Verbi italiani e coniugatore automatico dei tempi varbali
Verbi italiani e coniugatore automatico dei tempi varbali
Le diverse modalità con le quali può avvenire un'azione vengono rese con i diversi modi verbali, mentre i tempi verbali ne esprimono la collocazione temporale.
Sono sette i modi della lingua italiana.
Modi finiti
I modi finiti si chiamano così perché le loro desinenze definiscono sempre una persona (prima, seconda o terza) e un numero (singolare o plurale).
Indicativo
È il modo della realtà, della sicurezza, della certezza. Ha otto tempi: quattro semplici (presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice), chiamati così perché non hanno bisogno di un verbo ausiliare, e quattro composti (passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore), che invece necessitano di un ausiliare.
Congiuntivo
È il modo della possibilità, dei desideri, delle opinioni. Ha quattro tempi: due semplici (presente, imperfetto) e due composti (passato, trapassato).
Condizionale
È il modo delle azioni che avvengono a una data condizione. Ha due tempi: il presente, (semplice) e il passato, (composto).
Imperativo
È il modo delle richieste, degli ordini, degli inviti. Ha solo la seconda persona (tu e voi) e un solo tempo, il presente. Alcune grammatiche contemplano un imperativo futuro del tutto identico al futuro semplice dell'indicativo.
Modi indefiniti
Questi modi non permettono di identificare la persona e il numero (fatta eccezione per il participio, in cui si può distinguere il singolare dal plurale).
Infinito
È la forma base del verbo. Si usa in dipendenza da un altro verbo (es.: "Sai guidare una motocicletta? "), ma si può usare anche come verbo principale per indicare ordini, desideri, eccetera (es.: "Uscire, uscire fuori, subito!"). Ne esistono il tempo presente ("riflettere") e passato ("aver riflettuto").
Participio
È simile a un aggettivo e, per questo, può indicare il numero e talvolta anche il genere (p. es., il participio mangiata indica un femminile singolare). Si usa con i verbi ausiliari nella costruzione dei tempi composti. Ha due tempi, il presente ("riflettente") e il passato ("riflettuto").
Gerundio
Si usa nelle subordinate per esprimere un certo tipo di rapporto con la reggente. Ha due tempi: il presente ("riflettendo") e il passato ("avendo riflettuto").
Coniugazione dei verbi
Ci sono tre modelli diversi per la flessione dei verbi: questi modelli, chiamati coniugazioni, si distinguono dalla vocale tematica (ovvero quella all'inizio della desinenza) dell'infinito presente. Le tre coniugazioni, in italiano, sono:
- la prima (-are);
- la seconda (-ere), composta per la maggior parte da irregolari;
- la terza (-ire);
- i verbi essere e avere hanno una coniugazione propria.
Ci sono poi verbi la cui classificazione è controversa, come dire e fare; questi appartengono, per l'infinito, rispettivamente alla terza e alla prima, ma la loro coniugazione segue principalmente la seconda.
Esistono tre modi di coniugare i verbi:
- per esprimere un'azione compiuta dal soggetto, si coniugano i verbi nella forma attiva;
- per esprimere un'azione subita dal soggetto, si usa la forma passiva, formata dal verbo essere (o, in certi casi, venire, andare, finire, restare) seguito dal participio passato del verbo;
- per esprimere un'azione che è compiuta dal soggetto e che termina sul soggetto stesso, si usa la forma riflessiva, in cui il verbo è preceduto da una delle particelle mi, ti, si, ci, vi. La forma riflessiva a sua volta può essere:
- propria: soggetto e complemento oggetto coincidono ("Piero si veste").
- apparente: le particelle mi, ti, si, ci, vi non svolgono la funzione di complemento oggetto, ma di complemento di termine ("Piero si asciuga i capelli" = "Piero asciuga i capelli a sé", dove "i capelli" è il complemento oggetto e "si" = "a sé" è il complemento di termine).
- reciproca: l'azione è compiuta e subita scambievolmente da due soggetti ("Piero e Carlo si salutano" = "Piero saluta Carlo e Carlo saluta Piero").
- Attenzione: alcuni verbi hanno una forma pronominale che è simile a quella riflessiva ma non c'entra affatto: le particelle mi, ti, si, ci, vi fanno parte del verbo stesso. Per esempio, "Piero si pente" non significa "Piero pente sé stesso": infatti "pentirsi" è un verbo che ha la forma pronominale.
Verbi regolari e verbi irregolari
I verbi che seguono fedelmente il modello della propria coniugazione sono detti regolari. Quelli che cambiano, per alcuni tempi, o la radice o la desinenza o addirittura entrambe sono quelli irregolari: per esempio, andare, all'indicativo presente diventa io vado; uscire, all'indicativo presente diventa io esco.
Le tabelle delle coniugazioni dei verbi regolari si trovano in questa voce.
Verbi difettivi e verbi sovrabbondanti
I verbi difettivi sono quei verbi che mancano totalmente di alcune voci verbali o di interi tempi. Per esempio:
- addirsi (si addice, si addiceva, ...)
- fervere (ferve, fervono, ferveva, ...)
- incombere (incombe, incombono, incombeva, ...)
- solere (suole, sogliamo, solevo, è solito, ...)
- urgere (urge, urgono, urgeva, urgeranno, ...)
- vertere (verte, vertono, verteva, verterà, ...)
- vigere (vige, vigeva, vigerà, vigente, ...)
- competere (compete, competeva, competerà, competente, ...)
- tangere (tange, tangeva, tangerà, tangente, ...)
- soccombere (soccombe, soccombeva, soccomberà, soccombente, ...)
- dirimere (dirime, dirimeva, dirimerà, dirimente, ...)
- prudere (prude, prudeva, pruderà, ...)
- angere (ange, angere).
I verbi sovrabbondanti sono quelli che, mantenendo lo stesso significato, hanno due desinenze diverse per l'infinito presente e quindi appartengono a due coniugazioni diverse. Gli esempi più frequenti sono quelli dei verbi starnutare/starnutire o dimagrare/dimagrire. Attenzione: alcuni verbi sono apparentemente sovrabbondanti, perché le due forme hanno significati diversi. Per esempio, arrossare vuol dire "rendere rosso", mentre arrossire significa "diventare rosso"
Fonte Wikipedia
Avvertenze
1 - Per il riflessivo scrivere l'infinito riflessivo (vestirsi, lavarsi, ecc.).
2 - La coniugazione di alcuni verbi irregolari può essere errata.
Il coniugatore automatico dei verbi è © Prof. PIETRO DE PAOLIS - E' consentita la diffusione citando l'autore e il dominio: - Scuola Elettrica - www.scuolaelettrica.it