Testi canzoni Francesco De Gregori

     

    Francesco De Gregori


    Tratto da wikipedia : Francesco De Gregori (Roma, 4 aprile 1951) è un cantautore italiano. Soprannominato "il Principe" dei cantautori,De Gregori presenta uno stile originale, da molti imitato, che deriva dall'assimilazione di autori quali Fabrizio De Andrè, Simon & Garfunkel, Bob Dylan e Leonard Cohen: i suoi maggiori ispiratori. Nelle sue canzoni troviamo dal punto di vista musicale sonorità rock e vicine alla musica popolare; dal punto di vista dei testi, invece, presenta un ampio uso della sinestesia e della metafora, spesso di non immediata interpretazione, con liriche di ispirazione intimista, letterario-poetica ed etico-politica in cui trovano spazio riferimenti all'attualità e alla storia, che lo hanno reso uno dei cantautori più importanti dell'attuale scena musicale italiana; è considerato da molti sia un cantautore sia un poeta, malgrado egli non ami definirsi né l'uno né l'altro, ma solo "artista".

    BIOGRAFIA DI FRANCESCO DE GREGORI

     

    Francesco De Gregori è un caposcuola: negli anni ’70 ha profondamente modificato la musica italiana, specie dal punto di vista letterario e formale, con un’ulteriore rivoluzione rispetto a quella contenutistica della canzone d’autore degli anni ’60, tanto che tracce della sua influenza si possono riscontrare in molti altri cantautori.

    Nasce a Roma il 4 aprile 1951. Il nonno è uno dei maggiori bibliotecari del secolo, ed anche il padre ha seguito la stessa strada; lo zio era un partigiano, ucciso in Friuli da partigiani di altra parte politica; la madre è insegnante di lettere. De Gregori ben presto si trasferisce con la famiglia a Pescara, per poi tornare nella capitale, nel 1960. Instradato dal fratello Luigi (che con il cognome della madre, Grechi, inizierà poi una sua carriera, cantando anche brani firmati da Francesco), ascolta il rock ed il folk americano e comincia a suonarli con l’armonica e la chitarra del nonno. Scrive una delle sue prime canzoni - Buonanotte Nina - invertendo l’ordine degli accordi di una canzone di De André, di cui è un grande ammiratore. Partecipa al ’68 e intanto esordisce al Folkstudio di Roma, che gli permetterà di assorbire molteplici influenze: alle sue canzoni, infatti, alterna canti politici e tradizionali, brani di De André e di Leonard Cohen e Bob Dylan, che segneranno profondamente la sua scrittura, ma compone anche canzoni satiriche, peraltro mai pubblicate (da Roma capitale a Miele di rose per Giorgio Lo Cascio). Al Folkstudio, insieme ad Ernesto Bassignano, Giorgio Lo Cascio e Antonello Venditti da vita a “I Giovani del Folk”. Con il secondo forma un duo, mentre con Venditti, dopo una breve tournée in Ungheria, pubblica un primo disco, firmato da entrambi: Theorius Campus (1972). L’album però si fa conoscere soprattutto per la Roma capoccia di Venditti. La storia cambia nel ’73 con Alice che, per la sua visionarietà (“come un quadro cubista”, dice De Gregori) e la sua finezza lirica, è un brano di rottura nella storia della canzone italiana. Il brano ottiene anche un minimo di notorietà, grazie alla partecipazione al “Disco per l’estate”, dove peraltro arriva ultimo. È inserito in Alice non lo sa, disco - prodotto da Edoardo De Angelis - che fa presagire la portata innovatrice della sua opera. Tra le canzoni: Buonanotte fratello e La casa di Hilde. Arrivano le prime accuse di ermetismo, alle quali il cantautore replica con Niente da capire, una sorta di manifesto programmatico, contenuto in Francesco De Gregoridel 1974 (conosciuto come “La Pecora” per l’animale in copertina, che, in realtà, è un agnello). L’album è probabilmente il meno considerato nella sua discografia ma, a testi a volte non ancora del tutto a fuoco, accosta gusto melodico e arrangiamenti minimali, come in Cercando un altro Egitto, Bene, Souvenir. A questo punto De André gli propone una collaborazione che sfocerà in due album del genovese: in Canzoni viene edita Via della povertà (da Desolation row di Bob Dylan) ed in Volume 8 quattro brani cofirmati, più Le storie di ieri – efficace denuncia contro il neofascismo - del solo De Gregori.

    In questi anni esistono molti brani del cantautore romano non pubblicati. Uno su tutti: De Gregori era morto, che anticipa con una preveggenza stupefacente quel che accadrà, di lì a poco, al suo autore. Il successo e la contestazione. Nel 1975 infatti arriva Rimmel, l’Lp più venduto dell’anno in Italia. È un disco straordinario, con molti brani diventati classici, ed è la consacrazione presso il grande pubblico. Poi all’inizio del 1976 De Gregori intraprende un tour i cui proventi vanno a Lotta Continua e quindi pubblica Bufalo Bill: altro album di notevole valore anche se sensibilmente diverso dal precedente, più ostico. De Gregori è, ormai, un personaggio affermato, e come tale accusato di tradimento da alcuni. Durante un concerto al Palalido di Milano, il 2 aprile 1976, un gruppo di autonomi della sinistra extra-parlamentare sale sul palco: è una sorta di processo pubblico, traumatizzante per il giovane cantautore, che interrompe il tour. Ne terrà ancora uno in autunno e poi si ritirerà dalle scene. È uno snodo fondamentale del suo percorso. Dopo due anni di silenzio, esce De Gregori, trainato da uno dei suoi pezzi più riusciti, Generale, un’evocativa raffigurazione di guerra. L’album (che contiene anche Natale, Renoir, Due zingari) conferma la statura artistica e la notorietà. Il 1979 è densissimo: c’è uno storico tour (e relativo album live) con Lucio Dalla, intitolato “Banana Republic”, che ha un enorme riscontro di pubblico, segnando il ritorno, in Italia, della stagione dei grandi concerti. Nel tour De Gregori apporta anche una canzone di un cantautore poco noto, Un gelato al limon di Paolo Conte. Sempre nello stesso anno, prende a raccolta una band di musicisti anglosassoni e pubblica Viva l’Italia: un disco minore nella sua discografia, ma con guizzi notevoli come la title-track, Capo d’Africa e L’ultima nave, delizioso divertissement. 

    Dopo aver prodotto Intorno a trent’anni di Mimmo Locasciulli, nel 1982 pubblica Titanic: disco di altissimo livello, in cui De Gregori mostra pienamente la sua maturità artistica e che nel 2006 verrà indicato in un referendum del quotidiano “La repubblica” come il migliore degli ultimi trent’anni. Il 1983 è l’anno del suo più grande successo, La donna cannone, che conquista anche il pubblico più lontano dai canoni della canzone d’autore. È contenuta in un Q-disc omonimo, in cui spicca anche La ragazza e la miniera. Scacchi e tarocchi (1985) è un disco non del tutto riuscito - specialmente per gli arrangiamenti -, anche se include tracce ottime come Ciao ciao (su Tenco), A Pa’ (dedicata a Pasolini) e, su tutte, La storia, toccante e pregiata canzone d’amore per la storia. Due brani del disco sono prodotti da Ivano Fossati, che partecipa come chitarrista anche al

    lungo tour seguente con De Gregori che gli offre anche la possibilità di un suo set durante i concerti. Con questo album comincia anche la collaborazione con il bassista Guido Guglielminetti, che avrà anni dopo un ruolo fondamentale. Nell’86 De Gregori esordisce al Premio Tenco (anche se era in cartellone già alla prima edizione, nel 1974), cantando fra l’altro Sudamerica di Conte insieme all’autore, Fossati e Roberto Benigni. Nel 1987 esce l’affascinante Terra di nessuno: risaltano Pilota di guerra (ispirata dalla figura di Antoine de Saint-Exupéry), Mimì sarà e la seducente Il canto delle sirene, che preavvisa la svolta rock. Il disco è premiato con la Targa Tenco per il miglior album dell’anno, così come il successivo Mira Mare 19.4.89, molto legato all’attualità, sin dal titolo in cui compare la data di pubblicazione. Contiene canzoni dignitosissime come Bambini venite parvulos o Vento dal nulla, ma è guastato dagli arrangiamenti (di Fio Zanotti) e dalle sonorità laccate (ad eccezione di Cose, un gioiello). A vari brani sarà data nuova veste nelle versioni dal vivo successive. Nel 1989 De Gregori scrive anche il testo di Diamante per Zucchero, mentre l’anno prima aveva partecipato a La pianta del tè di Fossati, cantando con lui e De André Questi posti davanti al mare.

    L’attività dei concerti è ormai di primaria importanza, testimoniata nel 1990 da tre contemporanei album live, su cui spicca Musica Leggera. Le canzoni subiscono, talvolta, dei veri e propri stravolgimenti, proprio come ha sempre fatto uno dei suoi maestri: Dylan. Versioni come quelle di Caterina o La donna cannone (alla chitarra, anziché al pianoforte) sono memorabili. Nel frattempo l’amico Lo Cascio pubblica per Franco Muzzio Editore una calorosa biografia, “De Gregori”. Dopo aver scritto le musiche per il film “Il muro di gomma” di Marco Risi, De Gregori pubblica Canzoni d’amore (1992): si guarda intorno, entusiasma e vende bene. E fa un altro passo verso il rock. Poi comincia a scrivere degli editoriali per “L’Unità”, diretta da Walter Veltroni e nel 1993 esce con un nuovo live, forse il migliore, Il bandito e il campione, con la gustosa title-track, scritta dal fratello Luigi (che vince la Targa Tenco per la canzone dell’anno) e due cover: Vita spericolata di Vasco Rossi e Sfiorisci bel fiore di Jannacci. Pochi mesi dopo un altro disco dal vivo, Bootleg, con

    Mannaggia alla musica, scritta molti anni prima per Ron, e Anidride solforosa di Dalla, cantata con Angela Baraldi. Nel 1996 Prendere e lasciare è il nuovo disco di inediti. Contiene canzoni scadenti (come Tutti hanno un cuore), così come delle perle (come Compagni di viaggio e Battere e levare); in generale, gli arrangiamenti di Corrado Rustici hanno inclinazioni pop che mal si addicono al cantautore e che permangono in parte anche nel doppio live La valigia dell’attore (1997) che contiene, però, bellissimi inediti: la title-track (scritta per Alessandro Haber e che si aggiudica la Targa Tenco come miglior canzone), Il suono delle campane, Dammi da mangiare e Non dirle che non è così (traduzione di If You See Her Say Hello di Dylan). Da qui in poi Guglielminetti diventa il produttore fisso di De Gregori, oltre che “capobanda” delle sue band.

    Nel 2001, dopo alcuni anni di silenzio discografico, esce Amore nel pomeriggio, lucido ed eterogeneo, Targa Tenco come disco dell’annata. Comprende fra le altre Canzone per l’estate (scritta con De André nel ’74), L’aggettivo “ mitico” e Il cuoco di Salò, un capolavoro arrangiato da Franco Battiato. Nasce intanto il sito “Rimmelclub”, comunità di appassionati degregoriani. De Gregori intanto inizia a tenere concerti con una frequenza sbalorditiva, dagli stadi ai localini, dando un taglio nettamente rock al suono, come testimoniato su Fuoco amico (2002), live dalla carica irruente e dal missaggio imperfetto, che contiene anche L’attentato a Togliatti. In estate il cantautore intraprende un tour con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron, con molte interpretazioni collettive, documentato in gran parte sul doppio cd In tour. Il 14 settembre 2002 invece canta alla manifestazione dei Girotondi a Piazza San Giovanni a Roma, davanti ad una marea di persone, poi si chiude nella sua tenuta in Umbria con la band e con Giovanna Marini per registrare Il fischio del vapore, un album sporco e meraviglioso di brani della tradizione popolare italiana, Targa Tenco dell’anno nella sezione “interpreti”. Le vendite sono notevoli, specialmente rispetto alle aspettative, contribuendo a far conoscere la Marini ad un ampio pubblico. Nel 2003, per la prima volta, De Gregori partecipa al concerto del primo maggio a Roma, dopodiché fa una cameo nel film “Perduto amor” di Battiato e collabora a Che fantastica storia è la vita di Venditti: canta con lui Io e mio fratello, di cui firma anche il testo. Intanto esce la biografia “Quello che non so, lo so cantare” di Enrico Deregibus (Giunti). Per Natale esce il doppio Mix, antologia metà in studio e metà live con una cover rock-blues di A chi, Come il giorno (traduzione di I Shall Be Released di Dylan) e Ti leggo nel pensiero (scritta precedentemente per Ron). Il nuovo album, Pezzi, viene edito nel 2005, ed insignito della Targa Tenco come migliore della stagione. È l’apice della svolta rock di De Gregori, all’opposto del successivo e inatteso Calypsos, pubblicato solo undici mesi dopo: un disco delicato e acustico, dalla rinnovata ispirazione, specie per Cardiologia, ennesimo

    capolavoro del suo repertorio.

    De Gregori è un artista e intellettuale che ha sempre dato prova di vitalità artistica, sia nei contenuti che nelle forme, pur nella coerenza stilistica: la sua opera intera continua ad essere indipendente e inconfondibile. (a.pc.)

     

    DISCOGRAFIA

    Theorius Campus (RCA 1972, con Antonello Venditti)

    Alice non lo sa (RCA 1973)

    Francesco De Gregori (RCA 1974, conosciuto come “La Pecora”)

    Dal vivo - Bologna 2 settembre 1974 (RCA 1975, live con Lucio Dalla, Maria Monti e Antonello Venditti)

    Rimmel (RCA 1975)

    Bufalo Bill (RCA 1976)

    De Gregori (RCA 1978)

    Banana Republic (RCA 1979, live con Lucio Dalla)

    Viva l'Italia (RCA 1979)

    Titanic (RCA 1982)

    La donna cannone (RCA 1983, Q-disc)

    Scacchi e tarocchi (CBS 1985)

    Terra di nessuno (CBS 1987)

    Mira Mare 19.4.89 (CBS 1989)

    Niente da capire (CBS 1990, live)

    Catcher In The Sky (CBS 1990, live)

    Musica leggera (CBS 1990, live)

    Canzoni d’amore (Columbia 1992)

    Il bandito e il campione (Serraglio 1993, live con inediti)

    Bootleg (Serraglio 1994, live con inediti)

    Prendere e lasciare (Columbia 1996)

    La valigia dell’attore (Serraglio 1997, doppio live con inediti)

    Amore nel pomeriggio (Columbia 2001)

    Fuoco amico (Serraglio 2002, live)

    Il fischio del vapore (Caravan 2002, con Giovanna Marini)

    In tour (Blue Drag 2002, doppio live con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron)

    Mix (Columbia 2003, doppio con un cd live e un cd antologico, con inediti)

    Pezzi (Caravan 2005)

    Calypsos (Caravan 2006)

     

    Rimmel. Arrangiato da De Gregori stesso in chiave (prevalentemente) country-folk e suonato ottimamente da musicisti anche jazz, è di stupefacente forza espressiva, grazie all’armonia tra i testi, limpidi ed incisivi, e le musiche, aperte e coinvolgenti. Contiene alcuni capisaldi del repertorio del cantautore, come la title-track, Pezzi di vetro, Pablo (il cui ritornello è scritto con Dalla) e Buonanotte fiorellino.

     

    Bufalo Bill. È il disco in cui De Gregori sperimenta se stesso al massimo: “è lo stadio della musica più scarna melodicamente, ma più densa armonicamente”, dice lui. Ricco di idee e creatività, che si manifestano nella cura della voce - tra cantato e semi-recitativo -, negli arrangiamenti, nel linguaggio ispirato e, talvolta, volutamente enigmatico. La title-track (un grande affresco sull’America) ed Atlantide (fortemente influenzata da Three angels di Dylan) sono capolavori assoluti. Non da meno Ninetto e la colonia (che tratta della multinazionale United Fruites), Festival (sul suicidio di Luigi Tenco) e Santa Lucia.

     

    Titanic. In piena rotta con il vuoto ottimismo degli anni ’80, il disco è ispirato da “La fine del Titanic”, poema di Hans Magnus Enzensberger. Maturo, fresco e spontaneo, suonato da una band affiatata, carico di allegorie e ritmi, è uno degli apici della discografia di De Gregori. Oltre alla vicenda del transatlantico, compaiono tematiche come il ’68, la guerra, i rapporti affettivi. Caterina è Caterina Bueno, grande interprete di canto popolare, sui moduli del quale è costruita L’abbigliamento di un fuochista, cantata con Giovanna Marini. È anche il disco di La leva calcistica della classe ’68.

     

    Canzoni d’amore. Titolo ingannatore per un album che di canzoni d’amore, effettivamente, ne ha solo una (Bellamore). Il tranello può essere spiegato dalla copertina: una foto scattata da De Gregori stesso a Santiago del Cile, in cui due personaggi spaventati sono stretti nell’ “abbraccio di chi si sente in pericolo”. Pericoli diversi: da una brechtiana Chi ruba nei supermercati? ai ritratti sfuggenti di Hitler e Craxi. Un disco duro e delicato al contempo, con arrangiamenti briosi (di Vincenzo Mancuso) che prendono una piega decisa verso il rock.

     

    Pezzi. Cupo e duro, nitida fotografia della realtà contemporanea con testi dal tono apocalittico, in cui ricorre la parola “sangue”. Tranne pochi brani (Le lacrime di Nemo - l’esplosione - la fine e Passato remoto), l’album è fatto di rock travolgente, elettrico e che sa molto di Dylan. Due brani su tutti: Tempo reale, ritratto di un’Italia corrotta e menefreghista, e l’incantevole Gambadilegno a Parigi. Il mandolinista Marco Rosini scompare prima dell’uscita dell’album.

     

     

     

    Testi e spartiti di tutte le canzoni Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

1940

 

re

Mia madre aspetta l'autobus,

la        sol                  re

nell'estate cominciata da poco

mi-                         re

e il mattino la veste di bianco.

 

E la gente che legge i giornali

la                sol            re

sta parlando dell'uomo coi baffi,

mi-                    re

l'altro ieri è arrivato a Parigi.

 

re

E la gente cammina eccitata,

la                  sol                re

sta ridendo e pensando al domani,

mi-                                  re

partiranno con gioia anche loro.

 

I soldati bevono birra

la                sol           re

e corteggiano donne francesi.

mi-                      re

Non è vero che siano diverse.

 

Cosa importa se sono lontani

la                 sol             re

dai cortili che li hanno cresciuti,

mi-                      re

oramai questa terra è loro.

 

E cantando, attraversano il ponte

la             sol            re

che fra un poco faranno saltare ed il...

 

 

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