Tesi e tesine tutto di tutto

 

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Tesina significato amore per le donne

Tesina seduzione

Tesina spettacolo

Tesina america latina multidisciplinare

 

  • INDICAZIONI TECNICHE PER LA REDAZIONE DELLA TESI

     

     

    1. DOVERI GENERALI DEL TESISTA

     

    • Innanzitutto serietà: il lavoro di redazione della tesi deve essere individuale e (almeno minimamente) originale. Ciò significa che il tesista non deve in alcuna circostanza copiare pezzi di tesi da altri testi, altre tesine, o da siti Internet. È ammesso invece riferire, menzionare e citare opinioni altrui, in tal caso indicando sempre la fonte in nota (v. avanti, punti 3.2.1 e 3.2.2).
    • Il tesista dovrà iniziare a leggere e riflettere sui materiali indicati dal relatore, e quindi sottoporgli uno schema del lavoro che intende svolgere (in altre parole, un possibile indice della tesi).
    • Quando si inizia a scrivere: è preferibile evitare periodi troppo articolati e involuti; spezzare il più possibile i periodi inserendo punti, due punti, punti e virgola ecc.;
    • Il lavoro di redazione della tesi dovrà essere sottoposto al docente un capitolo alla volta, ogni volta allegando anche lo schema di indice.

     

     

     

    1. FORMATTAZIONE DEL TESTO

     

    • tipo di carattere: Times New Roman;
    • dimensione carattere: si consiglia di non superare la dimensione di 14 pt. per il testo e 10 p. per le note. Per regolare sia la dimensione del carattere sia il tipo di carattere si consiglia di cliccare su ‘formato’ – ‘carattere’ alla voce ‘tipo’ e di premere il pulsante ‘predefinito’ una volta effettuate le scelte definitive di formattazione del proprio testo. Questa procedura consentirà di aprire tutte le volte un nuovo documento e di avere le stessa formattazione
    • numero dei caratteri: non meno di 2000 caratteri per pagina;
    • lo spazio tra una riga e l’altra viene detto “interlinea”. Per modificare tale spazio fare clic su ‘formato’ – ‘paragrafo’ ed alla voce ‘rientri e spaziature’ si ha la possibilità di poter impostare tale misura. Si consiglia una interlinea di 1,5 e, comunque, non superiore a 2;
    • giustificare: il testo, le note e la bibliografia vanno giustificati attraverso l’apposita funzione “giustifica” (che trovate sia sulla barra standard degli strumenti, sia in ‘formato’ – ‘paragrafo’ – ‘rientri e spaziatura’ alla voce allineamento);
    • fissazione dei margini della pagina: facendo clic su ‘file’ – ‘imposta pagina’ si ha la possibilità di impostare la misura dei margini del proprio documento. Anche in questo caso è possibile predefinire la formattazione dei margini effettuata. Ciò consentirà di aprire ogni nuovo documento e di ritrovare le stesse impostazioni della pagina;
    • numerazione delle pagine: facendo clic su ‘inserisci’ – ‘numero di pagina’ – posizione: in basso – allineamento: centrato
    • la stampa della tesi deve essere eseguita fronte-retro, con rilegatura non rigida.

     

     

     

    1. STRUTTURA DELLA TESI

     

    • La tesi deve contenere un indice, un’introduzione, l’articolazione dell’esposizione in capitoli, un capitolo conclusivo, la bibliografia.
    • Non ci sono indicazioni prestabilite sul numero complessivo di pagine, ma per una tesina triennale si consiglia di stare tra le 30 e le 50 pagine, mentre per una tesi specialistica o magistrale tra le 100 e le 150. 

     

     

    3.1 INDICE

     

    • l’indice va collocato all’inizio della tesi.
    • l’indice deve riprodurre esattamente il contenuto della tesi, dando conto della suddivisione in capitoli, paragrafi e (eventualmente sottoparagrafi). Un possibile schema di indice è il seguente:

    Capitolo I. L’interpretazione nel diritto

    1. Le teorie dell’interpretazione

    1.1. Il formalismo giuridico

    1.2. Lo scetticismo interpretativo 

    …ecc….

     

    3.1.1 L’INTRODUZIONE

     

    • Nell’introduzione il tesista presenta l’oggetto della ricerca, e i vari passaggi (grosso modo corrispondenti ai capitoli) che seguirà l’esposizione.

    ES.: l’oggetto di questo lavoro è …; nel capitolo I si esporranno …, mentre nel capitolo II …; infine nel capitolo III… ecc. ecc.

     

     

    3.2. CAPITOLI E PARAGRAFI

     

    • numerazione dei capitoli: utilizzare i numeri romani (I, II, III, IV, ecc.)
    • paragrafi e sottoparagrafi: utilizzare i numeri arabi. Al numero si deve far seguire il rispettivo titolo di paragrafo o sottoparagrafo, in corsivo. Se l’esposizione lo richiede, i paragrafi possono essere articolati in sottoparagrafi; in tal caso la numerazione sarà la seguente: 1.1, 1.2 ecc. 

     

     

    3.2.1. CITAZIONI ALL’INTERNO DEL TESTO DELLA TESI

     

    • le citazioni testuali devono esser poste tra virgolette a sergente: «…»;

    ES: …come afferma Riccardo Guastini «una metanorma è una norma che verte, a livello di metalinguaggio, su di un’altra norma».... NB: la citazione testuale deve essere accompagnata da una nota che ne indichi precisamente la fonte (v. avanti, punto 3.2.2).

    • Dove si trovano tali virgolette? Fare clic su 'inserisci' – 'simbolo', poi selezionare all'interno del riquadro 'tipo di carattere' la voce 'testo normale', selezionare le virgolette e cliccare su 'inserisci', infine fare clic su 'chiudi';
    • le virgolette alte : “…” devono essere utilizzate per quando si intende dare enfasi ad una certa parola o frase, o quando si usa una parola in un significato particolare;
    • tutti i termini stranieri, inclusi quelli in latino, vanno indicati in corsivo (la funzione per indicare i caratteri in corsivo si trova sulla barra degli strumenti: C);
    • se è stata realizzata un’ellissi, all’interno di una citazione nel testo di tesi o inserita in nota, il simbolo da inserire nel punto dell’ellissi è il seguente: […].
    • È bene non eccedere nell’enfasi; tuttavia, quando si ritiene opportuno dare particolare evidenza a qualche parola o frase si dovrà usare il corsivo, e non il grassetto o il sottolineato.
    • È possibile fare citazioni indirette, ma in tal caso esplicitando chiaramente, in nota, la fonte della citazione.

    ES: «…così sostiene G. Tarello, citato in R. Guastini, L’interpretazione dei documenti normativi, Giuffrè, Milano, 2004, p. 27»

     

     

    3.2.2. COME SI FA UNA NOTA?

     

    • Per inserire una nota di qualsiasi tipo, sia che si tratti di nota esplicativa, di rimando, di citazione, etc.) fare clic su 'inserisci' – 'note a pie’ di pagina' e poi selezionare il tipo di nota e 'numerazione automatica';
    • le note vanno numerate capitolo per capitolo ed inserite a piè di pagina;
    • l’esponente di nota va collocato subito prima la punteggiatura (virgola, punto, due punti, punto e virgola, etc.), senza spazi rispetto alla parola che lo precede;
    • abbreviazioni comuni per introdurre note di citazione o di confronto sono le seguenti: cfr. (confronta), v. (vedi);
    • se nella nota il riferimento riguarda una monografia, le indicazioni saranno le seguenti: iniziale del nome dell’autore, punto, cognome dell’autore, virgola, titolo in corsivo dell’opera, virgola, casa editrice, virgola, città di pubblicazione, virgola, anno di pubblicazione, virgola, infine il numero esatto della pagina o delle pagine da cui è stata tratta la citazione od a cui si rimanda indicati da p. o pp. (p. è l’abbreviazione di pagina, mentre pp. è l’abbreviazione di pagine).

                Es. L. Ferrajoli, Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari, 1989, pp. 65-66.

    • se nella nota il riferimento riguarda opere collettanee le indicazioni saranno le seguenti: iniziale del nome dell’autore del saggio, punto, cognome dell’autore, virgola, titolo del saggio o contributo in corsivo, virgola, in, nome/i e cognome/i del curatore/i seguito da (a cura di) se si tratta di volume italiano, da (ed. by) o (eds.) se trattasi di volume in lingua inglese, a seconda che il curatore sia uno o più di uno, titolo dell’opera in corsivo, virgola, casa editrice, virgola, città, virgola, anno, virgola, indicazione della pagina iniziale e finale del contributo, numero esatto della pagina o delle pagine da cui è stata tratta la citazione od a cui si rimanda, tutti indicati da p. o pp.

                Es. A. Schiavello, Intersoggettività e convenzionalismo giuridico, in F. Viola (a cura di), Forme della cooperazione. Pratiche, regole, valori, il Mulino, Bologna, 2004, pp. 59-106, a p.161.

    • se nella nota il contributo riguarda un articolo di rivista, le indicazioni saranno le seguenti: iniziale del nome dell’autore, punto, cognome dell’autore, titolo dell’articolo in corsivo, virgola, titolo della rivista tra virgolette a sergente, virgola, anno, virgola, volume e numero del volume medesimo, indicazione della pagina iniziale e finale del contributo, numero esatto della pagina o delle pagine da cui è stata tratta la citazione od a cui si rimanda, tutti indicati da p. o pp.

                Es. E. Diciotti, Preferenze, autonomia e paternalismo, in «Ragion pratica», 24, 2005, pp. 99-118.

    • Nel caso in cui l’opera, l’articolo od il contributo sia già stato citato, saranno sufficienti le seguenti indicazioni: iniziale del nome dell’autore, punto, cognome dell’autore, titolo dell’opera (anche senza sottotitolo), cit., p. o pp. con il rispettivo numero di pagina/e.

                Es.: prima citazione: L. Ferrajoli, Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari, 1989.

    successive citazioni: L. Ferrajoli, Diritto e ragione, cit., p.102.

     

     

    3.3. LE CONCLUSIONI

     

    • Al termine dell’esposizione dell’argomento andrà inserito un breve capitolo conclusivo (“Conclusioni”, “Riflessioni conclusive”, o simili), in cui il tesista indica i risultati raggiunti nel suo lavoro.

     

     

     

    1. LA BIBLIOGRAFIA

     

    • la bibliografia va collocata al termine della tesi. Deve includere tutti i testi ed articoli consultati e citati in nota o nella tesi stessa.
    • in bibliografia devono essere indicati solo ed esclusivamente i testi effettivamente consultati dal tesista;
    • i contributi vanno ordinati in ordine alfabetico, per cognome dell’autore; a differenza delle note va indicato prima il cognome dell’autore/i e poi l’iniziale del nome; se sono indicate più opere di uno stesso autore, l’elenco di tali opere procederà in ordine cronologico a partire dalle opere meno recenti;
    • le indicazioni da inserire successivamente sono le stesse di quelle presenti nelle note complete (v. sopra, 3.2.2).

     

  • Fine articolo tesi e tesine

  • “Come si fa una tesi di laurea”

    Consigli pratici per la progettazione e l’elaborazione della tesi di laurea

     

    Guida a cura dei Tutor del C.O.T. della Facoltà di Lettere e Filosofia

     

     

     

    Tutor: Alessandro Agnetta, Alba Accetta, Natascia Barrale, Manuela Corica, Francesca Mattaliano, Elena Mauceri, Gianluca Spitalieri, Letizia Plano.

     

    Supervisori: Massimiliano Marafon, Daniela Tononi.

     

    Questa guida contiene un estratto degli argomenti trattati durante il seminario “Come si fa una tesi di laurea”, tenutosi il 20.02.08 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia.


    INDICE

     

    1. I primi passi

    • La scelta dell’argomento
    • Alcuni esempi di tesi
    • Tesi storica e tesi teorica
    • Piano di lavoro

    2. La ricerca in biblioteca

    • Come cominciare
    • Il prestito interbibliotecario
    • Le biblioteche virtuali
    • I periodici
    • L’emeroteca virtuale

    3. La bibliografia: i diversi tipi di fonti

    4. La citazione

    • Come inserire una citazione?
    • Esempi di citazione
    • Le “seconde” citazioni

    5. La struttura della tesi

    6.  Indicazioni pratiche sulla stesura

    7. Un esempio di frontespizio


     

    1. I primi passi

     

    • La scelta dell’argomento

     

    La scelta dell’argomento costituisce il primo momento del percorso di scrittura della tesi di laurea.

    Due sono le possibilità:

    • Lo studente può proporre al docente un argomento che trova particolarmente  interessante, e di cui possiede già delle buone conoscenze di base.
    • In alcuni casi l’argomento può essere proposto dal docente stesso.

     

    Nel caso in cui è lo studente a proporre un argomento, consigliamo di attenersi ad alcuni semplici criteri:

    - è preferibile esaminare un argomento o autore che non ha ricevuto ancora particolari appro-fondimenti o la cui lettura non è stata affrontata secondo quel particolare taglio che si vorrebbe o potrebbe dare.

    - attenzione alla scelta di argomenti più noti: sebbene sembrino più semplici talvolta gli argomenti più comuni comportano più difficoltà proprio perché ne sono già state fatte più letture.

    Si consiglia in ogni caso di affidarsi alle indicazioni del docente.

     

    L’argomento della tesi non dovrebbe essere

      • né troppo “ampio”…
      • né troppo “ristretto”

    nel caso di una tesi di letteratura per esempio sono sconsigliati titoli generici come La letteratura oggi o La letteratura italiana dal dopoguerra agli anni sessanta. Queste tesi infatti si espongono a diversi pericoli: lo studente correrà il rischio di offrire una piatta rassegna di nomi e di opinioni correnti o, nel caso in cui tenterà di dare al proprio lavoro un taglio originale, rischierà di condurre ipotesi azzardate o di omettere aspetti importanti. Allo stesso modo è da evitare un argomento troppo specifico, che potrebbe comportare difficoltà nel reperimento di testi.

     

     

    •  Alcuni esempi di tesi

     

    Tesi “su autori”

    - Autori stranieri che sono poco conosciuti in Italia (in quel caso bisogna conoscere la lingua dell’autore).

    - Tesi su autori noti: in questo caso si tratteranno aspetti molto particolari in relazione ad altri autori e/o fenomeni più ampi (contesto letterario, filosofico, sociale, storico, culturale ecc.)

    - Tesi su un autore “minore”: questo tipo di tesi  può aiutare a circoscrivere l’argomento o la sua presentazione, senza ovviamente dimenticare il contesto, e se ben fatta può trasformarsi in un interessante contributo teorico.

     

    Vari esempi di tesi

    Tesi secondo un percorso “tematico” e tesi su “autori”.

    N.B. I titoli che seguono sono soltanto degli esempi, in alcuni casi ispirati a tesi già elaborate e discusse,  e non devono pertanto intendersi come precisi suggerimenti ai fini della scelta dell’argomento della tesi!

     

    - Esempi (filosofia):

    - “Il concetto di esperienza da Locke a Hume”.

    - “ Tra Sartre e Heidegger: il confronto nell’esistenzialismo”.

    - “ Eros e dialettica nel Fedro e nel Simposio”.

    - “ La teoria degli affetti in B. Spinoza”

     

    - Esempi (lingue)

    - “Il teatro dell’assurdo in Samuel Beckett e Eugene Ionesco”.

    - “ La traduzione italiana di Harry Potter”.

    - “ Breton e il manifesto del surrealismo”.

     

    - Esempi (lingue mod. per il web)

    - “ L’apprendimento mediato dal computer nel bambino e nell’adulto”.   

    - “Adolescenti e internet: un’indagine sociologica”.

    - “ La censura nell’era digitale”.

    - “Comunicazione visiva: la pubblicità delle automobili”.

     

    - Esempi (lettere moderne e classiche)

    - “ La categoria del sublime tra Foscolo e Leopardi.

    - “ L’elaborazione del Mastro-Don-Gesualdo”.

    - “ Gli spazi del fantastico ne Il deserto dei Tartari di  D. Buzzati”.

    -  “ Il sapere in Epiteto” .

    - “ La Clitemnestra di Euripide”.

    - “ Le immagini dell’eroe omerico”.

     

    - Esempi (L2)

    - “ L’apprendimento dell’italiano da parte degli immigrati stranieri”

    - “ L’immagine del mediatore culturale negli ospedali”.

    - “ Linguaggio maschile, linguaggio femminile”.

    - “ L’emigrazione italiana in America Latina”.

     

    - Esempi (beni demoetnoantropologici)

    - “ Parole pericolose: il tabù nel linguaggio”.

    - “ Storia per immagini della festa del SS. Crocifisso a Monreale”.

    - “  I Pigmei: il popolo delle foreste” ( es. antropologia)

    - “  La nozione di globalizzazione e il multiculturalismo”.

     

    - Esempi (scienze e tecn. dell’arte, della moda e dello spettacolo)

    - “ Il giornale di antichità e le belle arti”

    - “ Lionello Venturi e la critica d’arte in Italia”.

    - “ C. Scarpa: l’opera e il museo”.

    - “ Il cinema in Italia negli anni della contestazione”.

    - “ Mulas tra arte e fotografia”.

    - “ Critica musicale nei periodici dell’Ottocento”.

    - “ La viola come strumento solista: due esempi”.

     

    -  Esempi (scienze storiche)

    - “ Marx: analisi del materialismo storico nel dibattito italiano”.

    - “ La questione del consenso in alcuni studi sul fascismo”

    -  “ Comparazioni tra i diversi totalitarismi”.

    - “ Il maxi processo e la stampa italiana”.

     

    Esempi (servizio sociale)

    -  “ Storie di minori migranti”.

    - “ Bullismo oggi: ricerche e strategie d’intervento”.

     

    - Esempio (beni archivistici e librari)

    - “ Un trattato di mercatura nel XV secolo.”

     

    - Esempi ( scienze del turismo)

    - “ Taormina la nascita del mito La perla dello ionio

    - “ Selinunte: storia e interculturalità”.

     

    - Esempi ( beni archeologici)

    - “ La tutela del patrimonio culturale immateriale”

    - “ Le monete di Domiziano della collezione del Museo Salinas di Palermo”.

    - “ Le fortificazioni di Eraclea Minoa”.

     

     

    • Tesi storica e tesi teorica

     

    Una tesi teorica è una tesi che si propone di affrontare un problema astratto che può essere già stato o meno oggetto di altre riflessioni: natura della volontà umana, il concetto di libertà, la nozione di ruolo sociale, l'esistenza di Dio, il codice genetico. Non c’è dubbio sul fatto che insigni pensatori si sono occupati di questi temi. Ma, tranne rari casi, se ne sono occupati in conclusione di un lavoro di meditazione pluridecennale!

    In mano a uno studente, dall'esperienza scientifica necessariamente limitata, questi temi possono dare origine a due “soluzioni”:

    - la prima porta a fare la tesi definita come panoramica.  Ad es. Si tratta il concetto di ruolo sociale, ma in una serie di autori.

    - la seconda soluzione è più preoccupante (cosa “non” si dovrebbe fare), perché il candidato presume di poter risolvere nell'ambito di poche pagine il problema di Dio o la definizione del concetto di libertà. Di solito il rischio è che il discorso diventi troppo personalizzato, generico, informale, privo di verifiche storiografiche e di citazioni.

    Altrimenti una ragionevole e pertinente soluzione è che il candidato trasformi il suo lavoro da tesi teorica in tesi storiografica, cioè non tratti il problema dell'essere, la nozione di libertà o il concetto di azione sociale, ma sviluppi temi come II problema dell'essere nel primo Heidegger, La nozione di libertà in Kant o II concetto di azione sociale in Parsons

     

    Cosa si può fare: dal teorico allo storiografico 

    Se le idee sono originali esse emergeranno anche (e soprattutto!) nel confronto con le idee dell'autore trattato: si possono dire cose nuove sulla libertà studiando il modo in cui qualcun’altro ha parlato della libertà. E se lo studente vuole, quella che doveva essere la sua tesi teoretica, può diventare il “capitolo finale” o la “conclusione” della sua tesi storiografica.

     

     

    • Piano di lavoro

     

    La tesi è un lavoro scientifico che si avvale di una bibliografia ossia di un repertorio di testi altrettanto scientifici che lo studente leggerà e consulterà per conoscere l’orientamento degli studi precedenti e per farsi un’idea personale sull’argomento.

    Per alcune discipline esistono dei repertori bibliografici specifici. In genere si consultano e sono on line o su volumi ordinati per anno e ogni volume è ordinato per argomento.

     

    ► Generalmente la ricerca bibliografica comincia da un primo elenco di testi sull’argomento che potrete procurarvi con l’aiuto di internet o sfruttando la bibliografia di un testo di recente pubblicazione che si ritiene fondamentale per l’argomento scelto.

    ► Poi si prosegue cercando testi di interesse specifico tra quelli citati nella bibliografia del testo stesso. In questo modo, la ricerca si allarga a macchia d’olio e consente di avere un’idea  sempre più ampia e dettagliata sull’argomento.


     

    2. La ricerca in Biblioteca

     

    • Come cominciare

     

    Il primo passo per il reperimento dei libri è la ricerca sul sito del catalogo d’ateneo http://147.163.1.133:8991/F (percorso: www.unipa.it > Sistema Bibliotecario > il Catalogo).

    È sempre consigliabile effettuare la “ricerca semplice” inserendo nella casella l’autore o - nel caso in cui sapete già che libro cercare - una parola del titolo, oppure una parola chiave dell’argomento per verificare la quantità di libri a disposizione.

    Ciascun risultato trovato corrisponde a un libro consultabile in una delle biblioteche d’ateneo: il catalogo comprende tutte le facoltà quindi è bene prendere subito nota del nome della biblioteca e della collocazione esatta del libro per abbreviare i tempi di ricerca in ciascuna biblioteca centrale o biblioteca di dipartimento.

     

    In alcuni giorni a settimana la Biblioteca Centrale della Facoltà offre anche un servizio di supporto per la ricerca bibliografica: è gratuito, basta prenotarsi! Per maggiori informazioni rivolgersi al personale della Biblioteca.

     

    Altre biblioteche
    Se il libro che vi interessa non si trova nel catalogo o se non siete soddisfatti dei risultati ottenuti, potete estendere la ricerca ad altre biblioteche:

     

    • Biblioteca Regionale (corso V. Emanuele)

         Anche qui potete consultare il catalogo online sul sito: http://opac.sicilia.metavista.it

     

    • Biblioteca comunale (Casa Professa)

         catalogo online sul sito: http://librarsi.comune.palermo.it

     

     

     

    • Il prestito inter-bibliotecario

    Infine, se state cercando un libro importantissimo, che non si trova in nessuna biblioteca della città, non escludete mai l’ipotesi del prestito interbibliotecario:

     

    Attraverso il catalogo OPAC del Sistema Bibliotecario Nazionale (www.internetculturale.it > ricerca bibliografica) potete individuare le biblioteche d’Italia che posseggono il libro in questione e richiedere alla Biblioteca Centrale di Lettere o alla Biblioteca Regionale di guidarvi a un “prestito interbibliotecario”.

    La biblioteca italiana che possiede il libro lo spedirà alla biblioteca palermitana ricevente, la quale lo presterà a voi per alcuni giorni.

     

    N.B: Il prestito comporta il pagamento delle spese di spedizione  che di solito si aggirano intorno ai 7-10 euro.

     

     

     

    • Biblioteche Virtuali

     

    Grazie all’utilizzo di internet oggi è possibile consultare molti libri comodamente da casa. Esistono infatti delle “biblioteche virtuali” che mettono a disposizione di tutti molti volumi consultabili online.

    Ecco un elenco delle principali biblioteche virtuali:

     

     

    Liber Liber

    http://www.liberliber.it/  Libreria elettronica del progetto Manuzio che mette a disposizione numerosi classici della letteratura in vari formati scaricabili.

     

    Progetto Gutenberg

    http://www.gutenberg.org/ Primo archivio di testi elettronici, forse il più ricco fra quelli disponibili, soprattutto per quanto riguarda la letteratura anglo-americana. Raccoglie infatti numerose opere di diverse nazionalità, la cui diffusione non sia soggetta a diritti d'autore.

     

    British Library

    http://www.bl.uk

    La British Library (BL) svolge nel Regno Unito l’importante ruolo di biblioteca nazionale centrale. Essa infatti riceve, cataloga, conserva e mette a disposizione tutte le opere pubblicate nel Regno Unito e in Irlanda. Oltre ai materiali britannici, la biblioteca acquisisce in tutto il mondo anche periodici e collezioni di interesse per la ricerca, la maggior parte delle pubblicazioni in lingua inglese e i libri di particolare rilevanza storica o culturale per le lingue e le culture europee.

    La British Library dispone inoltre di una completa collezione di tutti i periodici nazionali britannici, possiede manoscritti, spartiti musicali, materiale cartografico e registrazioni tratte dalle collezioni del National sound archive. La BL è particolarmente interessante anche per i libri e i manoscritti orientali.

     

    La Bodleian

    http://www.bodley.ox.ac.uk

    È la principale biblioteca gestita dall’Università di Oxford, La Central Bodleian si occupa in particolare di letteratura inglese, storia moderna, lingue e letteratura classiche, storia antica, teologia, manoscritti, arte, studi latino-americani, filosofia, scienze politiche, geografia e cartografia, musica, studi orientalistici, slavistica.

    Oxford mette anche a disposizione da diversi anni Olis consultabile all’URL http://www.lib.ox.ac.uk/libraries/libcats.html

     

     

    BNF

    www.bnf.fr

    La Bnf, Bibliothèque Nationale de France offre la possibilità di consultare i cataloghi attraverso un motore di ricerca interno. É sufficiente cliccare su Catalogue BN-OPALE PLUS nella home page.

    Oltre ai cataloghi e a quanto viene reso disponibile in Rete offre 50 mila documenti liberi dal diritto d’autore e diffusi gratuitamente consultabili all’URL http://gallica.bnf.fr/. La Bnf offre inoltre una bibliografia nazionale ad accesso gratuito via Web (http://bibliographienationale.bnf.fr), disponibile soltanto per le pubblicazioni successive al 2001.

     

    La Library of Congress

    http://www.loc.gov

    La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti (costituisce da anni uno dei riferimenti bibliografici più ricchi e più importanti del mondo. Nel 1993 la collezione della Loc ha festeggiato i 100 milioni di pezzi, oggi diventati più di 128 milioni. Alla Loc arrivano più di 31 mila nuovi pezzi al giorno, dei quali circa 7.000 diventano parte delle sue collezioni permanenti.

     

    • I periodici

     

    Oltre ai libri, può essere necessario effettuare una ricerca sui periodici (quotidiani,  settimanali, riviste ecc.). In questo caso può essere utile consultare il catalogo nazionale dei periodici ACNP

    http://acnp.cib.unibo.it

    (percorso: www.unipa.it > sistema bibliotecario > I servizi > Il catalogo nazionale dei periodici).

     

    L’ACNP vi permette di conoscere nome esatto, città, periodo di pubblicazione della rivista ed eventuali biblioteche che lo possiedono. Una volta individuata la rivista è possibile richiedere una copia dell’articolo che vi interessa alla biblioteca che possiede il periodico.

     

     

    • L’emeroteca virtuale

    È una delle risorse più importanti che l’ateneo ci offre e che purtroppo è poco conosciuta. L’ateneo ha acquistato infatti alcuni database di riviste digitali:

    Su www.unipa.it > sistema bibliotecario > Periodici online > Emeroteca virtuale, è possibile consultare molte riviste online, e talvolta scaricare interi articoli in pdf.

    Il database più interessante acquistato dall’ateneo per le ricerche di materie umanistiche è:

    www.jstor.org

     

    N.B. Per accedere al database è necessario collegarsi attraverso il server dell’università (con il vostro portatile in wi-fi, in Biblioteca Centrale o al Laboratorio d’informatica) oppure configurare il vostro computer in VPN (vd. indicazioni del Cuc sul portale www.unipa.it).

     

     

     

     

    3. La Bibliografia: i diversi tipi di fonti           

     

    La bibliografia è uno dei principali elementi di valutazione di uno scritto scientifico (e quindi anche di una tesi): se lo scritto è buono, la bibliografia è approfondita, meditata e aggiornata.

    Non esistono regole generali per strutturare la vostra bibliografia: i nostri consigli sono soltanto delle linee guida me per ogni decisione importante è bene sempre rivolgersi al proprio docente-tutor. Ciascuna disciplina infatti segue delle regole diverse:

    nelle discipline umanistiche per esempio si è soliti distinguere la letteratura primaria dalla letteratura secondaria.

    Esempio: fonte primaria le opere scritte da Verga, quelle secondarie, gli studi critici su Verga.

     

    Come procedere?

    La bibliografia è soprattutto il primo e concreto passo per cominciare a lavorare sulla tesi: il docente vi orienterà su una bibliografia di base ma poi toccherà a voi aggiornarla, completarla per poi riproporla all’esame del vostro docente.

    Curare la bibliografia soltanto dopo il lavoro di stesura della tesi è un pessimo modo di procedere: rintracciare nuovamente libri che avete letto mesi prima o addirittura inserire solo alla fine le citazioni al posto giusto è una grande fatica e molto spesso diventa quasi impossibile. Quindi, vi consigliamo di  scrivere la bibliografia insieme al testo.

     

    Le differenza tra i testi da consultare

    Non tutti i “libri” che consulterete sono rintracciabili secondo gli stessi criteri:

    • monografie
    • articoli all’interno di riviste
    • articoli all’interno di atti di convegni
    • saggi all’interno di raccolte
    • voci su enciclopedie.

    La differenza consiste sia nel modo di cercare i volumi che servono, sia nel modo di citarli.

     

    Se infatti nel caso di una monografia si può effettuare direttamente la ricerca del titolo dell’opera o dell’autore sui cataloghi bibliografici, nel caso di un articolo bisogna cercare il nome la rivista, selezionare nel menu a tendina dell’opac la voce “periodico”, e occorre sempre fare attenzione alla data e al numero della rivista e alle pagine dell’articolo.

     

     

     

    4. La citazione

     

    • Come inserire una citazione?

     

    Per sostenere una tesi è opportuno anche il riferimento ad uno o più studiosi che legittimino quel particolare punto di vista che si sta sviluppando.

    Le indicazioni che offriamo sono piuttosto generiche e possono variare a seconda degli ambiti di ricerca. Il sistema migliore per non sbagliare è certamente quello di imparare ad osservare con attenzione le citazioni, la bibliografia e le note dei libri che si consultano e da cui si studia.

     

    La citazione può variare:

    • può essere inserita nel corpo del testo ed essere letterale, ossia deve riportare esattamente le parole del testo che si cita. Naturalmente in questo caso va inserita tra virgolette.

    Esempio:

    Tale visione si obiettiva nella saggezza del proverbio e della saga popolare, ma anzitutto nelle grandi opere d’arte, nelle quali « qualcosa di spirituale si distacca dal suo creatore ».

    A questo punto deve seguire la citazione del passo attraverso la NOTA.

    (Come si inserisce una nota? > WORD, INSERISCI, RIFERIMENTO, NOTA a piè di pagina)

     

    • Oppure la citazione può essere parafrasata dal tesista che avrà comunque cura di segnalare, secondo le stesse modalità della citazione letterale, l’autore del testo in nota aggiungendo all’inizio la notazione Cfr., o nel corpo del testo segnalandolo conaltre espressione come “Come è già stato osservato da” oppure “si rimanda allo studio di”…

     

    Vi mettiamo in guardia dall’accusa di plagio: non appropriatevi delle frasi di un autore come se fossero vostre. I professori se ne accorgono quasi sempre e non è indice di scientificità e di serietà del lavoro.

    Quindi sì alle citazioni che danno spessore al vostro lavoro, no alle trasposizioni letterali!

     

     

     

    • Esempi di citazione “ in nota”

    VOLUME:

    D. Musti, Storia greca, Roma-Bari, 1992.

    Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano, 2003, p. 320.

     

    ARTICOLO ALL’INTERNO DI RIVISTA:

    L. Canfora, Trovare i fatti storici, in QS XIII 1981, pp. 211-220

    André Bazin, Othello, «Cahiers du Cinéma», n.13, Giugno 1952

    Roger Manvell, The Film Hamlet, «The Penguin Film Review», n.8, 1949.

     

    SAGGIO ALL’INTERNO DI UNA RACCOLTA:

    Roberta Mullini, Othello e il gioco della fonti, in Mariangela Tempera (a cura di), Othello dal testo alla scena, CLUEB, Bologna, 1983, p. 29.

    Alessandro Serpieri, Othello dal testo alla scena, in Mariangela Tempera, Othello dal testo alla scena, cit. P. 10.

     

    ARTICOLO ALL’INTERNO DI ATTI DI CONVEGNO:

    C. Bearzot, Filisto di Siracusa, in Storici greci d’Occidente (a cura di Riccardo Vattuone), Bologna 2002, pp. 91-136.

     

    Riepilogando:

     

    La citazione di una monografia

     

    Nome autore,

    l’iniziale puntata

    Cognome

    seguito dalla virgola

    Titolo

    In corsivo, seguito da virgola in tondo

    Traduzione o cura

    seguito da virgola

    Casa editrice (facoltativo nelle tesi di storia, mentre è importantissima nelle tesi di letteratura) seguito da virgola

    Luogo di pubblicazione

    (o all’inizio o alla fine)

    Anno seguito da virgola

    pagine

    (pp. se più di una o p. se è una sola)

    H. G.

    Gadamer,

    Verità e Metodo,

    G. Vattimo,

    Bompiani,

    Milano

    1983,

    p. 280

     

     

    La citazione di un articolo

     

    Nome,

    iniziale puntata

    Cognome, seguito da virgola

    Titolo articolo

    in corsivo

    seguito da virgola in tondo

    in

    scritto in tondo

    Titolo rivista

    che può essere abbreviato o no, in corsivo o tra virgolette uncinate, seguito da virgola

    Numero del volume

    in numeri romani di solito (o “n. 136)

    Anno pubblicazione

    in genere tra parentesi, o tra virgole

    Pagine

    pp. o p.

    M.

    Corti,

    Le fonti del fiore di virtù,

    in

    Giornale storico della Letteratura italiana,

    CXXXVI

    (1959),

    pp, 1-82.

     

     

     

    Come si cita un documento da internet

     

    • Documento on-line

    Evnine, Simon (2001). “The Universality of Logic: On the Connection between Rationality and Logical Ability.” Mind 110.438 (2001). 31 luglio, 2001. <http://www3.oup.co.uk/mind/> (Visitato il 31 luglio, 2001)

     

    • Una pagina Web

    Per una pagina da un sito Web, a differenza di un articolo on-line, a volte occorre cercare elementi come autore, data, etc. per completare la bibliografia. A volte, invece, mancano del tutto:

    • “La depressione” dal sito PsicoSomaticaOnLine.com. <http://www.psicosomaticaonline.com/depressione/index.html> (visitato il 2 febbraio, 2005).
    • Tullio Kezich, Corriere della Sera, 5 marzo 1996, in http://www.cinematografo.it, 29-11-04

     

     

    • Le seconde citazioni


    C’è una differenza tra PRIMA e SECONDA CITAZIONE IN NOTA:

      • la prima volta che citate un testo nelle note dovete riportarlo per intero secondo le indicazioni già date.
      • Se lo riportate più volte nel testo dovete usare delle particolari abbreviazioni seguendo gli esempi:

     

    Se la prima citazione è così:

    J.H. Oliver, The Athenian expounders of the sacred and ancestral law, Baltimore 1950.

     

    La seconda citazione può essere effettuata così:

    J.H. Oliver, op. cit., p. 23.

     

    Se però dello stesso studioso si utilizzano due o più lavori, allora op. cit. non permette di capire a quale si riferisca. Allora si ripete una parte significativa del titolo seguito da cit.:

    J.H. Oliver, The Athenian expounders cit., p. 23.

     

     

     

     

    5. La struttura della tesi

    Generalmente una tesi di laurea è strutturata così:

     

    Frontespizio con titolo, ecc.

    Indice

    Introduzione

    Capitolo primo (con titolo), paragrafi numerati ed eventuali sotto-paragrafi

    Capitolo secondo, terzo ecc.

    Conclusione e sviluppi futuri

    Eventuali Appendici (Appendice A, Appendice B...)

    Riferimenti bibliografici

     


     

    tesi e tesinetesi e tesine


    • Lo stile impersonale

     



     

    È sconsigliato l’uso della prima persona singolare (del tipo “io penso che” o “secondo me”) o plurale (“in questo lavoro ci occupiamo di”) ma è preferibile usare uno stile impersonale (del tipo “si ritiene che” o “è interessante notare che”o “per eventuali approfondimenti si rimanda a”).

     

        

     

          DUBBI ORTOGRAFICI ?

      • Accento
      • L’accento finale su a, i, o, u è sempre grave (es. Università).
      • L’accento sulla e è di norma acuto in: ché, poiché, affinché, perché,  cosicché, né, sé, mercé, testé, nella terza persona di alcuni verbi.
      • L’accento sulla e è invece grave in: è, ahimè, ohimè, caffè, cioè, gilè, falò, pietà, bebè, Mosè. Giosuè, lacchè ecc.
      • La È verbo maiuscola ha l’accento e non l’apostrofo E’.
      • Apostrofo: “ Qual è ”  si scrive senza apostrofo.
      • Un, uno, una : un va scritto con l’apostrofo solo se è seguito da un termine femminile ( perché in tal caso è una contrazione di “una”); dunque è un errore scrivere: “un’errore”…invece: un’interfaccia, piuttosto che una interfaccia.
      • VERBI:
      • Un solo verbo prende l’accento: : “ Paolo mi dà un libro”.
      • Tutte le altre forme verbali ne sono prive: io do, lui sta, lui fa, io so, lei sa, io sto, lei sta, lei va, lei fu.
      • Rifà, ridò, sottostà, e composti simili, sempre con l’accento finale ( anche se fa, do, sto, sta, non lo hanno).
      • Avverbi di luogo con accento: là, lì, giù.
      • Avverbi di luogo senza accento: qui, qua, su.
      • Sì affermazione, sempre con l’accento.
      • La virgola: ricordate la seguente regola: non si mette la virgola fra soggetto e verbo. Attenzione, in generale, a tutti i segni d’interpunzione (punto, virgola, punto e virgola, due punti ecc.).

             


    • Abbreviazioni

     

    AAVV

    Autori vari

    a c. di

    a cura di

    cap., capp.

    capitolo, capitoli

    ca.

    Circa

    cfr.

    Confronta

    cit.

    Citato. Si usa quando di un autore si citano vari testi. In quel caso si mette l'iniziale del nome il cognome, titolo dell'opera (o «titolo dell'articolo») e al posto di tutti i successivi riferimenti bibliografici si scrive «cit.». Es.: R. Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, cit., p. 57.

    ecc.

    Eccetera

    ed. or.

    edizione originale

    et al.

    et alii “e altri autori” [quando di un lavoro di più autori se ne cita solo il prima]

    ibid.

    ibidem Si usa quando si rimanda alla stessa opera citata nella nota immediatamente precedente. Se si rimanda alla stessa opera ma a una pagina diversa si aggiunge l'indicazione di pagina (es: Ibid., p. 232). Ibid. ha l'iniziale maiuscola all'inizio di frase, minuscola nel corpo della frase (es: Per un'analoga considerazione, cfr. ibid., p. 243)

    id., ead.,

    idem, eadem

    n.

    nota

    op. cit.

    opera citata Si usa quando si rimanda a un'opera già citata in precedenza ma non nella nota immediatamente precedente e solo quando di un autore citiamo un unico testo e non ci sono possibilità di confusione. Se l'opera in questione si compone di più volumi si specifica sempre il numero del volume: E. Severino, op. cit., p. 68; E. Auerbach, op. cit., vol. II, p. 43.

    p., pp.

    pagina, pagine

    seg., sg

    Seguente

    trad.

    Traduzione

    vol., voll.

    volume, volumi



     III. Norme stilistiche

     

     

    Impostare formato:

     

    Impostare la spaziatura:

    Inserire il numero di pagina:

    Inserire le note a piè di pagina:

     

    • per impostare i margini, selezionare FILE e poi IMPOSTA PAGINA dalla Barra del menù;

     

    • assicurarsi che l’etichetta MARGINI sia selezionata;

     

    • scegliere 3 cm per ognuna le impostazioni dei margini SUPERIORE ed INFERIORE, e 3,5 cm per i margini DESTRO e SINISTRO;

     

    • fare click su OK

     

    • dalla barra del menù, selezionare FORMATO e poi PARAGRAFO;

     

    • assicurarsi che l’etichetta RIENTRI e SPAZIATURA sia selezionata;

     

    • sotto il campo INTERLINEA, selezionare DOPPIA;

     

    • sotto il campo SPECIALE, selezionare PRIMA RIGA;

     

    • fare click su OK.

     

     

    • selezionare INSERISCI e poi NUMERI DI PAGINA dalla Barra del menù;

     

    • fare click su OK.

     

     

     

    • selezionare INSERISCI, RIFERIMENTO e NOTA A Piè DI PAGINA dalla Barra del menù;

     

    • modificare il campo NUMERAZIONE su RICOMINCIA AD OGNI SEZIONE;

     

    • fare click su INSERISCI.

     

     

     IV. Suggerimenti bibliografici

     

     

     

    Esempi di bibliografia corrispondente al sistema autore-data

     

    Esempi di bibliografia corrispondete al sistema citazione-note

    libri di autore singolo

    Cognome, Nome (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice.

    Cognome, Nome, Titolo, luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione.

    libri con curatore/i e diversi autori

    Cognome, Nome (ed./eds) (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice.

    Cognome, Nome (ed./eds), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione.

    saggi raccolti in volumi collettivi o capitoli di un libro

    Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», in nome del curatore o dei curatori  del volume (ed/eds), Titolo libro, Luogo di edizione, Casa Editrice, pp. del saggio.

    Cognome, Nome, «Titolo saggio», in nome del curatore o dei curatori  del volume (ed/eds), titolo libro, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione, pp. del saggio.

    articoli di riviste

    Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», Titolo Rivista , n° rivista, anno, pp. dell'articolo.

    Cognome, Nome, «Titolo saggio», Titolo Rivista , n° rivista, anno di pubblicazione, pp. dell'articolo.

    articoli tratti da internet

    Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», eventuale nome della rivista, sito internet.

    Cognome, Nome, «Titolo saggio», eventuale nome della rivista, sito internet, anno.

    Traduzioni

    Cognome, Nome (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, (Trad. it., Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione)

    Cognome, Nome, Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione, (Trad. it., Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione)

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

Come scrivere la tesi di laurea

 

1.Tipi di tesi

1.1 Diversi tipi di tesi

I due elementi fondamentali di una tesi di laurea sono:

un oggetto di studio, più o meno definito e in ogni caso sempre soggetto a variazioni e miglioramenti nel corso del proprio lavoro di ricerca

un approccio scientifico, personale o in linea con la tradizione di studi relativa all’argomento, da riprodurre o rielaborare con un certo grado di autonomia.

In base a questi due elementi si distinguono in via metodologica almeno tre diversi tipi di tesi:

 

    • Tesi compilative

Tesi compilative: lavoro di ricerca che verifica, aggiorna o semplicemente rende conto della situazione attuale o pregressa degli studi condotti in ambito scientifico intorno ad un argomento.

Caratteristiche: dal contributo meno personale ed originale, le tesi compilative sono generalmente considerate le meno rischiose e anche in sede valutativa le meno impegnative nella loro composizione.

Es. Giovanni Papini e il suo ruolo in "Lacerba" (1?gennaio 1913- maggio 1915)

 

    • Tesi di ricerca

Tesi di ricerca, lavoro che prende in esame un argomento in via più autonoma e personale, considerando la tradizione di studi maturata intorno ad esso semplicemente come il punto di partenza della propria analisi.

Caratteristiche: dal contributo individuale più originale, le tesi di ricerca sono generalmente più impegnative e lunghe nella loro composizione.

Es. Caratteristiche e funzioni del lessico scientifico nella trattatistica medica italiana del XVIII secolo.

 

    • Tesi sperimentali

Tesi sperimentale, lavoro di ricerca che rivoluziona nel metodo o nelle fonti utilizzate come "materiali" il modo più tradizionale utilizzato nell’indagare in via accademica un dato argomento.

Caratteristiche: dal contributo personale più alto e rischioso, le tesi sperimentali sono generalmente più lunghe e faticose ma anche più stimolanti e innovative nei loro risultati.

Es. Lettura ed interpretazione del Decameron di Giovanni Boccaccio nelle arti figurative del Rinascimento italiano.

 IMPORTANTE: Le tre tipologie di lavoro individuate non costituiscono una distinzione rigida e assoluta. È possibile ad esempio comprendere in una tesi di ricerca una sezione sperimentale, o concluderla con un excursus di rientamento compilativo. Presto o tardi tuttavia la natura "ultima" di ogni tesi di laurea emerge, per questo è importante scegliere fin dall’inizio le caratteristiche del proprio approccio e verificare poi "a tappe" quale indirizzo stia prendendo la propria ricerca, facendo attenzione a non tradire le aspettative metodologiche concordate con il proprio relatore e a non formulare promesse impossibili da mantenere sulla base degli strumenti prescelti nell’impostazione del proprio lavoro.

 

1.2 Le nuove tesi della riforma:

La riforma del percorso di studi universitari appena varata in Italia ha originato nel lavoro di tesi la distinzione di due diversi tipi di ricerca:

A. Tesi di laurea: ha attualmente la forma di un lungo saggio, è considerata espressione di un percorso di studi di tipo generalista (triennale) e varia tra le 60 e le 100 pagine dattiloscritte (120.000-200.000 battute) 

B. Tesi di specializzazione: equiparabile alla vecchia tesi di laurea, rende conto di un percorso più puntuale e completo (quinquennale) e varia tra le 100 e le 400 pagine dattiloscritte (200.000-800.000 battute).

 

 

2. Scelta dellargomento, primo indice e bibliografia orientativa

2.1 Argomento

L’argomento di una tesi può essere:

  • indicato dal relatore (o tutor)
  • concordato tra tutor e studente
  • indicato direttamente dallo studente

A tali modalità di assegnazione corrispondono evidentemente punti di partenza e stimoli diversi, che all’inizio di un lavoro di tesi si risolvono però tutti nella elaborazione di un PRIMO INDICE e di una prima BIBILIOGRAFIA ORIENTATIVA.

 

2.2 Il primo indice

Il primo indice della tesi è un piano di lavoro il più possibile ordinato, agile e aperto, che racchiude tutti gli spunti di riflessione e di indagine ipotizzabili su un tema prima dell’nizio concreto della ricerca.

1). perché un indice ordinato: in un lavoro di tesi è necessario stabilire fin dall’inizio una ratio coerente e logica tra le diverse parti del proprio lavoro. Una scaletta, anche approssimativa, concordata con il proprio tutor può infatti mettere lo studente - in particolare nei primi passi della sua ricerca - al riparo da fraintendimenti e deviazioni personali che esulano dalle indicazioni e dagli obiettivi previsti dal proprio relatore.

2). perché un indice agile: è molto importante non strutturare troppo l’indice iniziale di una tesi per non cadere nell’errore di "ingabbiare" eccessivamente fin dall’inizio le risorse e le prime intuizioni della propria ricerca. La struttura tradizionale della tesi è anche per questo, nel suo indice iniziale, costituita da un lavoro pensato in TRE O QUATTRO PARTI O CAPITOLI articolati ciascuno in DA UNO A QUATTRO PARAGRAFI, più una parte di introduzione e una conclusione. Tale modello costituisce un punto di partenza ragionevole per qualunque tipo di ricerca…

3). perché un indice aperto: è utile infine formulare per le parti che costituiranno il proprio lavoro (capitoli, paragrafi, sottoparagrafi?, titoli lunghi e articolati che prevedano più soluzioni di approccio nell’ambito del proprio PIANO DI LAVORO. Per esempio, in una tesi riguardante Il concetto di follia tra Erasmo da Rotterdam e Francesco Guicciardini, un titolo iniziale potrebbe essere:

Capitolo 1 Il concetto di follia nel Rinascimento Europeo. Le sue fondamenta classiche e medievali. Breve excursus sullinfluenza del pensiero di Erasmo nella cultura fiorentina del XVI secolo.

  

2.3 La bibliografia orientativa

La bibliografia orientativa del lavoro di tesi è costituita da tutti i testi, i materiali e le risorse utilizzate dallo studente nel corso del proprio percorso didattico e riferibili al proprio tema di ricerca, più opere a carattere enciclopedico e tutti i titoli eventualmente indicatigli inizialmente dal tutor per indirizzare più efficacemente l’approccio all’argomento oggetto della tesi. Tali testi e materiali costituiscono le prime fonti della ricerca e come tali vanno schedate e rivisitate continuamente all’inizio del proprio lavoro. Le funzioni principali della bibliografia orientativa di una tesi sono infatti:

  • conoscere lo stato degli studi accademici e professionali sull’argomento prescelto per la tesi;
  • avere un primo elenco di pubblicazioni da consultare (comprese le bibliografie di cui esse sono corredate);
  • individuare la terminologia critica specifica e le regole principali del "metodo" di indagine prescelto per la propria ricerca.

 

 

3. Fonti e loro schedatura

3.1 Fonti e risorse

Sono fonti (primarie) di un lavoro di tesi tutti i materiali e i documenti testuali, statistici e iconografici che concorrono in modo diretto all’indagine del suo tema. Sono risorse (o fonti secondarie) di un lavoro di tesi tutti i repertori, la letteratura critica e scientifica, gli strumenti enciclopedici e bibliografici utilizzabili in via parallela o indiretta da parte dello studente per contestualizzare ed approfondire la propria indagine.

 

3.2 Dal generale al particolare

Nell’approccio al lavoro di tesi fonti primarie e secondarie non vanno prese in esame in modo separato o alternativo. Procedere dal generale al particolare può significare infatti anche non partire sempre e comunque dall’enciclopedia per arrivare al piccolo saggio monografico. Il metodo più utile è piuttosto quello di integrare fonti e risorse facendole funzionare continuamente l’una da complemento ed approfondimento dell’altra.

Es. In una indagine con tema L’uso della metafora venatoria nella Divina Commedia, partire dalle voci “metafora”抍acciatore? 抳eltro?dell’Enciclopedia dantesca dell’istituto dell’enciclopedia Italiana e misurare tutte le occorrenze di termini legati alla caccia contenuti nel poema sarebbe meno utile - almeno all’inizio del proprio lavoro - di una lettura del saggio Comedía di Dante Alighieri a cura di Roberto Mercuri inserito nella Letteratura Italiana Einaudi, contenente una prima speculazione critica in torno al tema e una preziosa ed esaustiva bibliografia orientativa.

 

3.3 La schedatura

Per non perdere di vista le fonti e le risorse incontrate nel corso del proprio lavoro e per gerarchizzarle da subito in modo scrupoloso e coerente è necessario procedere alla loro schedatura (in un piccolo archivio cartaceo o un database elettronico). I dati ottenuti attraverso tale schedatura trovano spazio nel corpo del testo della tesi, nelle note e nella sua bibliografia finale e costituiscono dunque un materiale da custodire con estrema cura e precisione durante tutto l’arco del proprio lavoro. Le indicazioni particolari di una fonte documentaria vanno cercate nel frontespizio del libro, nelle note di copyright (nel retro del frontespizio) e nelle indicazioni di stampa (alla fine del volume).

 

I dati essenziali da inserire nella scheda di una risorsa documentaria sono:

1). le indicazioni bibliografiche

Le indicazioni bibliografiche di una fonte comprendono:
a). Per le monografie: nome e cognome dell'autore (non più di 3 autori diversi altrimenti indicare il 1°, titolo (in corsivo), luogo di pubblicazione, editore e data di pubblicazione

Es. Vladimir J. Propp, Morfologia della fiaba, Torino, Einaudi, 1966

IMPORTANTE: Quanto al luogo (o ai luoghi) di pubblicazione è fondamentale fare attenzione a non confondere questa indicazione con il luogo di stampa (in coda al libro) o con un toponimo inserito nel nome dell’editore (Es. Oxford University Press) della fonte in oggetto.

Allo stesso modo non va confuso l’anno di edizione di un testo con quello di eventuali ristampe, a meno che il suo testo non sia cambiato e non sia intercorso un periodo di tempo troppo lungo tra le diverse versioni dell’opera, nel qual caso è meglio citare la ristampa piuttosto che un suo introvabile antenato.

 

b). Per opere di classici a cura di: nome e cognome dell’autore, titolo (in corsivo), a cura di + nome e cognome del curatore, luogo di pubblicazione, editore, data di pubblicazione

Es. Ludovico Ariosto, Commedie. La Cassaria, I Suppositi, a cura di Luigina Stefani, Milano, Mursia, 1997

 

c). Per gli articoli di riviste: nome e cognome dell'autore e/o autori, titolo dell'articolo (in corsivo), titolo della rivista (tra virgolette alte), indicazione del volume, fascicolo, anno di pubblicazione e pagine

Es. Derrick de Kerkhove, Nel web l’individuo e la massa non si oppongono più, convivono, in: "Telèma", n.17-18, 1999, pp.27-31

 

d). Per i contributi all’interno di opere miscellanee (raccolte di scritti, interventi, saggi, articoli…): nome e cognome dell’autore del contributo, titolo del contributo (in corsivo) + in: titolo della raccolta (in corsivo), a cura di + nome e cognome del curatore, luogo di pubblicazione, editore e data di pubblicazione, volume della raccolta e pagine del contributo

Es. Vittore Branca, Boccaccio visualizzato: amore sublimante, amore tragico, amore festoso dalla novella alla figuratività narrativa, in: La novella italiana, Atti del convegno di Caprarola. 19-24 settembre 1989, Roma, 1990, pp.283-302

 

e). Per parti di opere enciclopediche o complessive in più volumi: nome e cognome dell’autore, titolo del volume (in corsivo) + in: titolo dell’opera (in corsivo), curatore o direzione, numero del volume, luogo di pubblicazione, editore, anno di pubblicazione

Es. Alberto Asor Rosa, Le Opere, in: Letteratura italiana Einaudi, diretta da Alberto Asor Rosa, v. I, Torino, Einaudi, 1992

 

f). Per le traduzioni: nome e cognome dell’autore, titolo (in corsivo), luogo di pubblicazione, editore, anno di pubblicazione, trad. it. di + nome e cognome, titolo della traduzione (in corsivo), luogo di pubblicazione, editore, anno di pubblicazione

Es. Mark D. Smith, Italy. A Modern History, Ann Arbor, The University of Michigan Press, 1959, trad. it. di Alberto Acquarone, Storia d’Italia, dal 1851 al 1958, Bari , Laterza, 1959

 

g). Per i contributi di natura elettronica nome e cognome dell’autore, titolo della risorsa (in corsivo), indirizzo, data di pubblicazione (recuperabile dalla nota di copyright) della risorsa, data dell’ultimo aggiornamento disponibile

Es. Richard K Harrison, Bibliography of planned languages (excluding Esperanto), http://www.vor.nu/langlab/bibliog.html, 1992, agg. 1997.

IMPORTANTE: Le regole di citazione bibliografica appena richiamate sono quelle usate tradizionalmente (fondate sulle norme ISO). Punteggiatura e diciture diverse da quelle indicate si possono tuttavia riscontrare facilmente in note e bibliografie di pubblicazioni a carattere scientifico. Il criterio da seguire nella elaborazione della tesi al fine di evitare incongruenze o oscillazioni è di conseguenza quello della COERENZA, in base al quale opere della stessa natura (saggi, articoli di riviste ecc…) vengono citate nelle note e nella bibliografia della tesi sempre con la medesima formulazione e punteggiatura, anche nel caso in cui essa non coincida con quella indicata dalla fonte bibliografica dalla quale si è assunta la sua notizia. Quella della coerenza è una vera e propria legge metodologica per la tesi di laurea, da non trasgredire per alcun motivo fin dall’inizio del proprio lavoro.

 

2). il luogo fisico in cui è stata reperita

Per luogo fisico in cui trovare e consultare le fonti di una ricerca si intendono essenzialmente:

-Archivi, di Stato e privati

-Biblioteche, di Stato, universitarie, di fondazioni e private

-Mediateche e Biblioteche telematiche e ondine

IMPORTANTE: non esistono parametri fissi per l’indicazione nella schedatura di una risorsa della struttura fisica in cui essa è stata reperita o consultata. Indicare il semplice nome di una biblioteca o il suo indirizzo (perfino i suoi orari o particolari modalità di accesso) sono infatti scelte personali che tuttavia dovrebbero rispondere sempre e comunque a un criterio oggettivo di funzionalità.

Es. Biblioteca Alessandrina (Piazzale Aldo Moro 4, Roma) – Note: per la consultazione è necessario portare con sé due documenti d’identità: uno da lasciare all’ingresso con gli effetti personali e uno da consegnare nelle sale di consultazione, altrimenti non accessibili.

 

3). il posizionamento delle fonti

Per posizionamento di una fonte nella schedatura della tesi si intende l’indicazione della sua utilità preferenziale per una o più parti della ricerca. E?buona abitudine segnare a matita nello schedario cartaceo o evidenziare in quello informatico il posizionamento di una fonte, e verificarlo poi all’inizio della scrittura di ogni nuovo segmento del lavoro

 

 

4. Come ricercare le fonti

4.1. In archivio e in biblioteca

Istituzioni pubbliche e private funzionano in modo analogo in materia di consultazione e prestito di libri e documentazione cartacea, così come identiche sono le modalità di accesso alle fonti contenute nei loro cataloghi. Tali modalità sono essenzialmente la CONSULTAZIONE in loco e il PRESTITO a casa.

 

1)Consultazione

L’accesso alla consultazione di un testo avviene attraverso il catalogo della biblioteca, che può essere cartaceo o informatico. Nel catalogo dell’istituzione i libri vengono distinti e ordinati in base a una collocazione, e poiché a diverse copie dello stesso libro possono corrispondere diverse collocazioni esplicitando tutte quelle previste per le diverse copie del libro che si sta cercando si aumenta evidentemente la probabilità di averlo a disposizione. I criteri discriminanti di un catalogo bibliotecario sono essenzialmente: il nome dell’autore (nei cataloghi per autore) e l’argomento trattato nel documento (nei cataloghi per soggetto). Va precisato che non va mai dato per scontato che il catalogo informatizzato di una istituzione corrisponda perfettamente a quello cartaceo e che entrambi siano necessariamente aggiornati; al contrario essi spesso costituiscono l’uno il completamento e l’aggiornamento dell’altro. Nel caso di cataloghi informatici o online è possibile inoltre cercare un documento in base a entrambi tali criteri (per autore e per soggetto), ma nel farlo va tenuto conto che il secondo è necessariamente più complesso del primo, sia per chi vi inserisce una fonte (il bibliotecario) che per chi dovrà reperirla e consultarla (l’utente della biblioteca).

 

2) Prestito

Il prestito, ovvero la consultazione del libro al di fuori degli spazi dell’istituzione richiede in genere una autorizzazione e una lettera di presentazione per essere iscritti al servizio (una malleveria del tutor o dell’istituzione che commissiona la ricerca). Laddove una fonte non sia reperibile nel catalogo di una istituzione esiste la possibilità (come si vedrà più avanti) di consultare i numerosi cataloghi di biblioteche italiane online che permettono di facilitare il lavoro di ricerca. È inoltre possibile ricorrere al prestito interbibliotecario oppure richiedere l’acquisto del testo in oggetto (desiderata) - procedure entrambe che richiedono fisiologicamente tempi lunghi di assolvimento

 

In mancanza o nell’insufficienza di fonti preacquisite (ad esempio quelle contenute nella bibliografia orientativa già vista) il criterio di consultazione preferibile per una ricerca di tesi procede anche in questo caso "dal generale al particolare", ovvero dalle opere enciclopediche e dai dizionari (di lingua e tematici) ai cataloghi e repertori (di libri e riviste) e alle raccolte di testi e documenti (opere generali) fino alle monografie e alle opere miscellanee (atti e studi in onore).

IMPORTANTE: Ogni tesi ha evidentemente il proprio metodo, un punto di partenza e una linea individuale di sviluppo, ma si possono indicare delle tappe ordinate in base a criteri il più possibile funzionali ed economici per sviluppare un lavoro di ricerca. Cambiando disciplina o argomento cambiano le fonti e le risorse o i testimoni del proprio lavoro, ma i passaggi fondamentali restano gli stessi.

A titolo di esempio si possono indicare i passi da seguire per lo svolgimento di una TESI IN MATERIE LETTERARIE relativa a un autore o una tematica italiani senza disporre ancora di alcuna indicazione bibliografica.

 

TESI IN MATERIE LETTERARIE

  • le voci contenute in enciclopedie corredate di brevi indicazioni bibliografiche per le singole voci, quali ad esempio l?em>Enciclopedia Treccani (comprensiva dei volumi di aggiornamento);
  • le voci contenute in dizionari tematici, procedendo ad esempio per autore consultando il Dizionario biografico degli italiani o invece per voce critica, come nel caso del Dizionario Critico della Letteratura italiana;
  • la presenza di titoli utili in repertori bibliografici ordinati per secolo ed area tematica come la Bigli o più semplicemente in ordine cronologico come la Liab. Letteratura italiana. Aggiornamento bibliografico o il Bollettino d’italianistica dell’Università di Roma "La Sapienza" interrotto invece al 1991.
  • La presenza del tema, del testo o dell’autore in oggetto all’interno di opere generali ordinate ad esempio per secoli come la Storia generale della letteratura italiana, per correnti letterarie come la Letteratura italiana Laterza e la Letteratura italiana Garzanti o per saggi corredati da indicazioni bibliografiche, come nella Letteratura Italiana Einaudi;
  • la presenza dei testi e dei documenti che costituiscono l’oggetto della ricerca, in collezioni di testi vulgati ordinati per secoli, come La letteratura italiana storia e testi della Ricciardi e la collana Novecento della Marzorati o per autore, come i Classici italiani Utet e gli Scrittori d’Italia o nel caso di edizioni particolari come la Collezione di opere inedite o rare della Commissione per i testi di lingua di Bologna;
  • l’asistenza di monografie critiche o di articoli/recensioni presenti in riviste e periodici (spogliabili in alcuni casi per mezzo di volumi ed indici riassuntivi distinti per annate) sul tema o sul personaggio/i personaggi oggetto della propria tesi;
  • la presenza di Atti e Studi tematici o in onore e miscellanee in cui siano contenuti interventi su argomenti affini a quello della tesi, ad esempio per Il teatro italiano dalle origini ai giorni nostri quelli pubblicati annualmente dal Centro studi sul teatro del Medioevo e del Rinascimento fino a quelli del Centro nazionale di Studi pirandelliani;
  • la presenza di edizioni critiche del testo o di testimoni privilegiati (ad esempio un’edizione critica, un manoscritto poco studiato, la prima edizione illustrata, il commento più autorevole? nella vulgata dell’opera oggetto della ricerca;
  • la presenza del testo in opere multimediali o cd-rom interattivi consultabili per voce, parola-chiave, o per anno/secolo di pubblicazione quali ad esempio la Letteratura Italiana Zanichelli (raccolta di testi letterari italiani da Dante ad Oggi) o raccolte in base a criteri disciplinari come ad esempio l?em>Archivio della tradizione poetica italiana da Petrarca a Marinoe i Commenti danteschi dei secoli XIV, XV e XVI editati dall’archivio Italiano.

 

4.2 Via internet

La RICERCA DI FONTI E RISORSE ATTRAVERSO IL WEB può avvenire in modo diretto (ad esempio consultando il catalogo "messo in Rete" da una biblioteca) o suscitato (frequentando magari un gruppo di discussione online allo scopo di reperire suggerimenti utili o indicazioni bibliografiche). In entrambi i casi anche la ricerca condotta via internet parte da una o più segnalazioni, spesso più labili e imprecise di quelle condotte tradizionalmente su cataloghi e repertori cartacei. Pur considerando la provvisorietà peculiare delle risorse accessibili nel web, va precisato che informazioni e documenti scientificamente inappellabili sono ormai numerosissimi nella Rete e che tutti i principali istituti di ricerca nazionali sono impegnati attualmente in progetti di condivisione e interazione di risorse elettroniche a fini di ricerca e di studio

 

RICERCA DI FONTI E RISORSE ATTRAVERSO IL WEB

Le possibilità a disposizione dello studente in cerca di fonti e documentazione per la propria tesi attraverso l’uso della Rete sono dunque diverse, costituiscono una risorsa importante e vanno indagate anch’esse in via metodologica procedendo "dal generale al particolare" ovvero effettuando:

  • una ricerca per parole-chiave attraverso motori di ricerca, tra i quali si segnalano almeno il più potente Google e quello legato in modo più stretto a risorse web d’ambito scientifico Arianna e portali o banche dati di libri in commercio quali Alice.it ;
  • una ricerca generale - per Autore, Titolo, Soggetto - o "approfondita" - ovvero realizzata utilizzando parole chiave, multiple choice e operatori booleani – all’interno di METAOPAC (Online public access catalog integrati), ovvero raggruppamenti di diverse istituzioni bibliotecarie che hanno messo in Rete i propri cataloghi in modo unificato, come il più noto SBN del Sistema Bibliotecario Nazionale, del Catalogo italiano dei periodici, o il metaopac Azalai messo a punto dalla Associazione Bibliotecari Italiani, consultabile per regione o in modalità nazionale come anche la sezione Banche dati bibliografiche del lombardo Cilea ;
  • una ricerca di titoli e materiali all’interno di singoli cataloghi informatizzati di istituzioni pubbliche e private internazionali, quali la Library of Congress di Washington o la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
  • una ricerca in banche dati bibliografiche, come MLA della Modern Language Association consultabile sia per monografie che per periodici
  • una ricerca in progetti e banche dati tematiche online realizzate da fondazioni o associazioni sull’opera di movimenti culturali, opere rare o singoli autori, quali ad esempio il Dante Project del Dartmouth College, il Cos? ?(se vi pare) di Luigi Pirandello messo online dal Progetto Manuzio di Liber Liber o il progetto Italinemo che raccoglie nel proprio database riviste di italianistica di tutto mondo.
  • una ricerca di testi e contributi critici disponibili in biblioteche virtuali online, quali ad esempio la Biblioteca italiana Online o il Duecento a cura di F. Bonomi.
    IMPORTANTE: A prescindere dalle discipline frequentate nella propria ricerca, tra le opportunità offerte dalla Rete allo studente impegnato nel lavoro di tesi ne vanno segnalate in particolare due, relative rispettivamente alla consultazione diretta e a quella suscitata. Tali opportunità sono:
    • la possibilità in molte biblioteche virtuali online di "scaricare" testi anche introvabili - nella propria zona o nel proprio Paese, ad esempio - sul proprio computer e di conseguenza di inserirli successivamente in un database e di poterli consultare con contatori numerici o lessicali, strumenti ipertestuali, ricerca per parole-chiave, ecc?/font>
    • la possibilità di mettere online la propria bibliografia (attraverso server dedicati o in Ftp) e sottoporla in questo modo a studiosi più esperti o ad appassionati dell’argomento (contattati attraverso gruppi di studio magari, o accessibili "per settore" ad esempio all’indirizzo http://tile.net/news/) che potrebbero aggiungervi qualche titolo o fornire allo studente consigli o informazioni in merito alla accessibilità ed effettiva utilità delle fonti da lui selezionate.

 

 

5. Scrivere la tesi

    • Che stile usare  

Le indicazioni presenti nei manuali dedicati alla scrittura della tesi di laurea e la tradizione consolidata negli studi accademici individuano nella prosa scientifica il modello più adatto e nelle sue caratteristiche stilistiche una griglia espressiva idonea per comunicare i risultati di mesi e mesi di ricerca. Una scrittura sciatta, troppo colloquiale, disinvolta può infatti pregiudicare facilmente la comunicazione di risultati importanti ottenuti attraverso il proprio lavoro così come una prosa eccessivamente erudita e densa di riferimenti renderli criptici o difficilmente fruibili anche al più avvertito lettore. Per questo, nel redigere la propria tesi di laurea, si consiglia agli studenti di utilizzare:

  • strutture morfologiche piane e paratattiche, evitando periodi farciti di subordinate e spostando invece l’attenzione sul contenuto della propria analisi;
  • una aggettivazione il più possibile denotativa, ovvero tesa a descrivere piuttosto che a contestualizzare o impressionare il suo lettore:
    Es. il sorvegliato utilizzo dei deverbali nella prosa sveviana, INVECE DI l timido utilizzo dei deverbali nella prosa sveviana.
  • forme impersonali tutte le volte che l’oggetto di cui si parla è stato verificato in modo scientifico e inappuntabile, per rendere conto della serietà ed esaustività del proprio lavoro:
    Es. Dall’analisi condotta sulle occorrenze dell’econografia muliebre pagana nel Canzoniere petrarchesco si evince che?/FONT>
  • la prima persona e le formulazioni ipotetiche unicamente nelle note, mai nel corpo del testo della tesi;
  • avverbi e connettivi in modo deduttivo, tale da riprodurre fedelmente i passaggi del ragionamento che ha condotto l’analisi - prima che la scrittura ?alla organizzazione delle proprie argomentazioni:
    Es. Nonostante il passo appena citato sia inserito nel trattato ?la cui composizione fu evidentemente successiva ?è tuttavia lecito supporre che Boccaccio si fosse posizionato sulla linea "oraziana" del dibattito letterario già negli anni in cui aveva posto mano all’ultima revisione del Decameron. Tutte e tre le dimensioni riconosciute nel testo plautino si trovano infatti menzionate nel Proemio del novelliere, in cui si legge  
  • indici ed elenchi in modo contenuto e con funzione descrittiva piuttosto che argomentativa;
  • termini stranieri desueti o classici antichi in corsivo e termini critici notevoli o innovativi in grassetto:
    Es. Il contesto situazionale di riferimento fornito al commediografo veneziano dalla battaglia di Lepanto costituisce una fondamentale conditio sine qua non per la trama del dramma [
  • una punteggiatura essenziale e articolata, con uso ridotto di punti esclamativi e interrogativi e invece diffuso di [:] e [;] nell抋rticolazione del pensiero e del ritmo delle proprie argomentazioni;
  • un uso vigile e contenuto di figure retoriche, tra le quali vanno utilizzate con parsimonia quelle "di parola, o del significante" (anafore, ellissi, climax? e sapientemente evitate invece quelle "di senso, o del significato" (metafore, similitudini, sinestesie?;
  • un editing effettivamente funzionale al pensiero sviluppato nel proprio testo, con accapo limitati a cambi di senso realmente significativi, e suddivisioni tra i paragrafi nette e prive di richiami in apertura e chiusura

 

    • STRUTTURA DELLA TESI

Le parti essenziali di cui si compone una tesi di laurea sono complessivamente sei. Ad esse si possono aggiungere una o più appendici, costituite da documenti o interventi esterni ed indipendenti dal testo e dunque non contemplate nell’elenco che segue.

1). IL FRONTESPIZIO: nel caso della tesi di laurea il frontespizio deve contenere almeno i seguenti dati: NOME DELL’ITENEO + NOME DELLA FACOLTA?(o delle facoltà, nel caso di tesi interdisciplinari) + INDICAZIONE DEL TIPO DI LAVORO (Tesi di laurea in? + INDICAZIONE DELLA MATERIA IN CUI SI PRESENTA IL CANDIDATO + TITOLO DELLA TESI (preferibilmente in corsivo) + NOME E COGNOME DEL CANDIDATO + NOME E COGNOME DEL RELATORE + NOME E COGNOME DEL CORRELATORE + ANNO ACCADEMICO IN CORSO

IMPORTANTE: Pur non essendoci delle regole fisse per l’impaginazione del frontespizio di una tesi, è buona norma "centrare" nella pagina tutte le indicazioni appena elencate con l’unica eccezione del nome del candidato (da porre in basso a sinistra nel foglio), di quello del relatore (da porre in basso a destra) e del correlatore (da porre sotto quello del relatore). E?inoltre buona norma segnare il nome del candidato leggermente al di sotto di quello degli altri due referenti del lavoro, in segno di "umiltà" accademica.

2). PREFAZIONE: costituisce lo "spazio dell’autore" per eccellenza, effettivamente scollegato dalla ricerca e scritto normalmente in prima persona. Rende conto delle particolari condizioni ambientali in cui si è eventualmente svolto il lavoro e può contenere ringraziamenti speciali a persone o istituzioni che ne hanno avvantaggiato o reso più facile lo svolgimento. Ha una lunghezza media che oscilla tra una a tre cartelle dattiloscritte. Può non essere presente in una tesi di laurea.

3). INTRODUZIONE: l’apertura effettiva e la presentazione della ricerca. Scritta in terza persona, rende conto dello stato degli studi sull’argomento della tesi e su particolari orientamenti seguiti nel corso della propria ricerca (ad esempio un approccio critico privilegiato, un orientamento storicistico, le motivazioni di una selezione di testi particolare e non scontata?. Ha una lunghezza media che va dalle cinque alle quindici pagine

4). IL CORPO DELLA TESI E LE NOTE: non esiste una formattazione standard per l’impaginazione della tesi di laurea. Le norme generalmente seguite nei lavori accademici sono tuttavia: un carattere dalle dimensioni ben evidenti, sia nel corpo che nelle note della tesi (normalmente Times New Roman da 14 punti per il primo e da 10 per le seconde). Interlinea 1 o 2 per il corpo del testo, e Singola per le note. I rientri laterali vanno lasciati molto ampi (dai 2 ai 4 cm) per favorire la rilegatura della tesi. Le note possono essere inserite indifferentemente a pie?di pagina, a fine capitolo o a fine tesi. La soluzione più consigliabile, più leggibile e dunque più ricorrente è tuttavia la prima

5). CONCLUSIONE: rende conto dei risultati finali del lavoro, chiude la tesi, è scritta in terza persona e può contenere appendici e tabelle riepilogative. Ha una lunghezza media che oscilla tra le cinque e le 15 pagine come l’introduzione, di cui rappresenta la fisiologica cerniera testuale. Occasionalmente raccoglie indicazioni sulle prospettive future della ricerca appena conclusa.

6). BIBLIOGRAFIA ED APPENDICI: obbligatoria la prima e supplementari invece le seconde. Vanno inserite nella bibliografia finale della tesi tutte le fonti e le risorse consultate di prima mano dal laureando e ritenute di qualche rilievo nella propria ricerca, più tutte le fonti e le risorse citate nelle note della tesi. Vanno escluse invece tutte le fonti giudicate ininfluenti e quelle riportate attraverso l’uso di testi intermediari.

 

    • Introduzione e conclusione: lo spazio dell’autore

Come nei prologhi delle commedie o negli editoriali giornalistici, le pagine iniziali e quelle conclusive della tesi costituiscono lo spazio espressivo più esteso a disposizione del proprio "autore". Ciò non significa evidentemente usare al loro interno un lessico meno sorvegliato né indulgere a barocchismi o abbassare eccessivamente il portato informativo del contenuto. Al contrario, nella introduzione e nella conclusione della tesi lo studente deve potenziare la propria scrittura avvicinandola sempre più alla perfezione stilistica del saggio o - in alcuni casi - alla squisita essenzialità della recensione accademica. Nel rendere conto delle condizioni dalle quali è scaturito il testo della tesi infatti, introduzione e conclusione devono elencare da una parte lo stato attuale ed eventuali sviluppi della propria ricerca e indicare dall’altra le ragioni (concrete o concettuali) che hanno fatto sì che lo studio si sia sviluppato in un certo modo, abbia assunto un particolare approccio, si sia concentrato su un corpus di testi o di documenti in particolare, offrendo se necessario anche un commento a tali scelte e qualche indicazione orientativa riguardo a fin dove (onestamente) ci si sia potuti spingere nella propria analisi. Per la padronanza della materia che introduzione e conclusione della tesi richiedono, è consigliabile scrivere la seconda solo al termine della stesura definitiva del testo e la prima addirittura dopo la chiusura ultima del lavoro. In questo modo è infatti più facile per lo studente considerarne l’economia (nelle dimensioni e nelle informazioni) all’interno della tesi ed eventualmente la necessità di integrare la prima o la seconda con excursus di tipo storicistico, interventi di studiosi particolarmente autorevoli ed altro.

 

5.4. Associazione del testo a immagini o dati

L’associazione del testo a immagini, tabelle, elenchi o documenti all’interno della tesi di laurea deve essere necessariamente:

    • argomentata e contestualizzata nelle righe che la precedono fisicamente nell’impaginato;
    • commentata in via autonoma dal testo in didascalie e note, o più raramente nelle righe o nelle pagine che la seguono all’interno dell’impaginato.

I criteri di selezione dei materiali da associare al testo di una tesi sono due:

    • associare allo scritto parti di documenti o di immagini precisamente collegati ad esso, pur in via ipotetica o come proposta di ricerca.

Es. La presenza delle ali nelle figure angeliche, mai citata nel testo biblico, passò nella tradizione culturale cristiana con ogni probabilità attraverso le prime rappresentazioni pittoriche tardo-latine legate al ciclo mariano e neotestamentario, come testimoniano ad esempio i mosaici romani della basilica di Santa Maria Maggiore, e in particolare quello [ (al termine del periodo si inserisce l’immagine).

IMPORTANTE: Nell’inserimento di un’immagine è obbligatorio citare nella rubrica o nelle note che la accompagnano: NOME E COGNOME DELL’AUTORE DELL’OPERA, TITOLO O SENZA TITOLO (IN CORSIVO), DATA (SE PRESENTE, OPPURE LINDICAZIONE ORIENTATIVA DEL SECOLO), MODALITA?DI ESECUZIONE ED EVENTUALI DIMENSIONI (O SE VIENE CITATO UN SUO PARTICOLARE: PART.), LA CITTA?E IL LUOGO FISICO IN CUI E?COLLOCATA.

Es. Masaccio, Madonna del Polittico già nella Chiesa del Carmine di Pisa, 1426, tempera su tavola, 135 x 73 cm, Londra, National Gallery.

    • associare allo scritto parti di documenti o di immagini che espandono o generalizzano il significato di un passo del testo o di un punto della ricerca.

Es. L’espressione accellare? nel senso di rendersi gioco di qualcuno?all’interno del Decameron di Boccaccio non è originaria trecentesca eppure molto significativa come modello nella lingua comica rinascimentale in ragione della sua determinante ripetizione nella VII e nella III giornata del novelliere, quelle "teatrali" e più presenti al commediografo cinquecentesco, come si evince dalle concordanze del Decameron [ (si allega la tabella contenente le occorrenze di accellare?presenti nel Decameron).

IMPORTANTE: Nella citazione di una tabella o una indicazione raccolta da risorse già pubblicate è sempre obbligatorio anche citarle all’interno delle note, o nella rubrica ad essa allegati.

Es. Occorrenze del termine accellare? da: ALFREDO BARBINA (a cura di), Concordanze del Decameron, Vol. II, Firenze, Giunti, 1969, pp.2016-2017

 

5.5 Le citazioni (Standard e APA)

Il corredo di citazioni presente nella tesi di laurea testimonia la parte saliente e probatoria del lavoro condotto dallo studente. La necessità di una citazione può derivare dall’esigenza di esprimere o testimoniare il pensiero o l’informazione di cui si sta parlando oppure dalla necessità di contestualizzare un concetto attraverso l’intervento di una "terza voce" più autorevole o semplicemente precedente la propria. Nel primo caso ad essere citati saranno evidentemente le fonti e i materiali sui quali si è concentrato direttamente lo studio, nel secondo invece tutti i testi e i dati rinvenuti sull’argomento nel corso della propria ricerca. Ma come vanno espresse tutte queste indicazioni?

      • Le fonti dirette di una tesi di laurea vanno citate di norma nel corpo del testo ed espresse con precisione e puntualità ogni volta che non possano essere riassunte o date per scontate.
      • Le risorse o fonti indirette vanno inserite nelle note di corredo al testo e solo raramente nel corpo di esso e vanno dosate con sapienza e parsimonia particolari.

 

Citare il giudizio o gli studi altrui è infatti concretamente utile in una tesi di laurea soltanto nel caso in cui le informazioni in essi contenute siano davvero essenziali per:

    • autorizzare i risultati della ricerca o i termini di un ragionamento in essa contenuto;
    • fornire al lettore informazioni suppletive, non contenute nel proprio testo per ragioni di economia espositiva;
    • suggerire al lettore prospettive alternative a quella assunta dall’autore della ricerca.

IMPORTANTE: Le citazioni comprese all’interno della tesi devono essere relative a fonti e materiali consultati personalmente (in lingua o in traduzione). Se al contrario si utilizzano testi intermediari, essi vanno esplicitati all’interno delle note della ricerca e inseriti nella bibliografia finale.

 

Le citazioni dirette di fonti e testi vanno inserite nel corpo della tesi:

1) tra le righe e in corsivo nel caso in cui si tratti di passi brevi, e con l’indicazione degli accapo [/] nel caso di versi e senza richiamo nelle note.

Es. 卍irettamente nel testo del componimento, in cui si legge Solo un sogno / gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta / da fuochista su un legno olandese da pesca, il Cetaceo a testimonianza che?/FONT>

2) con rientri e mantenendo l’impaginazione originale nel caso di citazioni lunghe e complete. Nel caso di citazioni parziali o incomplete, l’indicazione della parte di testo mancante va sempre espressa con il simbolo [inserito dopo l’ultimo segno d’interpunzione significativo, con indicazione dell’autore, dell’opera e del passo citato tra parentesi.

Es. [E così detto, cominciò a piangere e a dir da capo: "Oimè, lassa me, dolente me, in che mal’era nacqui, in che mal punto ci venni! [ (Giovanni Boccaccio, Decameron, VII, 2, 16-18)

IMPORTANTE: Nel caso di citazioni in lingue altre da quella della tesi, si usa mantenere intatte quelle classiche e medievali e invece esprimere in traduzione quelle relative a lingue moderne e contemporanee. Per quanto concerne le citazioni da lingue classiche l’autore, il titolo dell’opera e la parte del testo da cui è tratto il passo analizzato vanno indicati secondo le formule più ricorrenti nella tradizione degli studi filologici, purché omologate seguendo il medesimo criterio di coerenza utilizzato in tutto il resto della tesi.

Es.  [ Hoc dicens ferrum adverso sub pectore condit

Fervidus; ast illi solvuntur frigore membra

Vitaque cum genitu fugit indignata sub umbras.

(Verg. Aen., XII, 950-952)

 

Le citazioni indirette di risorse e documenti si inseriscono nel corpo della tesi:

1) tra le righe e tra virgolette alte [" "] nel caso in cui si tratti di passi brevi, con richiamo puntuale nelle note:

Es. Una interpretazione del tutto opposta di tale conflitto viene indicata invece da Giulio Ferroni, secondo il quale "contro questa forza indecifrabile i personaggi di Bufalino reagiscono con aggressività"?e dunque?/FONT>

2) alluse nel corpo del testo ed esplicitate poi per esteso nelle note nel caso si tratti di passi lunghi o ascrivibili a diversi autori:

Es. all’interpretazione opposta proposta da Giulio Ferroni? che però rende conto solo parzialmente dell’opera dell’autore siciliano che?/FONT>

 

Il sistema di citazione Standard appena richiamato può essere sostituito da quello Autore-Data, o APA (American Psychological Association) in base al quale si citano invece direttamente nel corpo del testo opere indicate poi per esteso nella bibliografia finale della ricerca, richiamandole invece tra le righe in base al COGNOME DELL’AUTORE + L’ANNO DI PUBBLICAZIONE + I NUMERI DELLE PAGINE DELL’OPERA ALLE QUALI SI FA RIFERIMENTO. Organizzare le citazioni di una tesi di laurea con il sistema autore/data comporta di conseguenza seguire lo stesso criterio anche nella sua bibliografia finale. In entrambi i casi inoltre, in mancanza di autori effettivi (ad es. per raccolte o opere miscellanee) è possibile indicare al posto del cognome dell’autore quello di un curatore, del direttore di progetto o perfino il nome dell’istituzione sua committente. La citazione APA viene infine compresa nel testo all’interno di parentesi quadre e la sua utilità è più evidente in presenza di testi-guida che è necessario richiamare spesso nel testo della tesi e che con il sistema Standard di citazione finirebbero con lo scucire eccessivamente il testo o per farcirlo di inutili note.

Es. La seconda fase del percorso poetico novecentesco [Mengaldo, 1994? p.LI], corrispondente cronologicamente all?I>entre-deux-guerres si rivela [esattamente antipodiale nelle intenzioni del poeta siciliano [Mengaldo, 1989, p.102] [

IMPORTANTE: Nel caso di due opere dello stesso autore edite nello stesso anno, nel sistema APA quest抲ltimo è seguito da una lettera alfabetica diversa per ciascuna di esse. Es. [Mengaldo, 1978a] Per diverse edizioni della stessa opera in anni diversi invece, l’anno è seguito da un numero d抋pice (progressivo). Es. [Mengaldo, 1992]

 

5.6 TRASLITTERAZIONI

Al termine della schedatura e nel complesso delle fonti utilizzate possono emergere discrepanze tra le regole seguite nella traslitterazione di autori dai nomi scritti con caratteri non latini. Per i medesimi principi di coerenza ed organicità citati a proposito della schedatura le forme di traslitterazione seguite all’interno di un lavoro di tesi devono essere tutte omogenee tra loro, anche a costo di distaccarsi da quelle presenti nel frontespizio di una o più fonti utilizzate. La traslitterazione di un alfabeto in un altro è regolata anch’essa da norme ISO, che tuttavia non hanno ancora raggiunto una effettiva diffusione e certificazione nell’uso comune. Si riportano qui di seguito i casi più rappresentativi di traslitterazione individuati nella tabella presente sul Piccolo Manuale di Stile Mneme di Giovanni Salmeri.

Tabella delle traslitterazioni (dal sito Mneme)

 

5.7  NOTE DI COMMENTO E DI APPROFONDIMENTO

Le indicazioni presenti nelle note di una tesi di laurea possono essere di tipologie diverse, come si è già visto riguardo alle citazioni. Più in particolare il corredo di note è costituito da indicazioni di commento o di approfondimento. Poiché il lavoro di tesi deve essere particolarmente sorvegliato nelle ipotesi e contenuto nei giudizi, lo studente è impegnato da una parte a non rendere passivo il proprio approccio alle fonti e dall’altra ad esporre ipotesi e commenti personali al proprio relatore prima di metterle per iscritto. Trascrivere in nota il risultato del proprio lavoro dopo averlo confrontato con il giudizio del proprio tutor infatti equivale a dare conto al lettore della verifica compiuta per tempo sulle proprie intuizioni e del consenso degli studiosi chiamati ad avvalorarne i risultati.

1. Note di commento: soggettive ma rigorosamente non impressionistiche nei loro contenuti, nella tesi di laurea devono essere poche e posizionate generalmente in prossimità del congedo di capitoli e paragrafi, ovvero dopo che si siano avanzate tutte le argomentazioni necessarie ad avvalorare la scientificità degli studi che le hanno prodotte. Per questo, laddove possibile, è necessario indicare al loro interno oltre al problema critico in esse contenuto anche l’eventuale soluzione ad esso incontrata nel corso delle proprie ricerche.

Es. In una tesi sulla Narrativa ebraica in Italia della seconda metà del XX secolo:

?La critica di N.P Lemche in: N.P. Lemche, Ancient Israel. A New History of Israelite Society, Sheffield, Jsot Press, 1988, pp.112-114 riguardo alla social location delle tradizioni sull’esodo e sulla Conquista era già allora insoddisfacente, nonostante si presentasse come innovativa cogliendo il nesso essenziale fra il tema narrativo della Conquista e il fenomeno storico del Ritorno dell’esilio. Nesso che fu invece al centro degli studi di M. Liverani in: M. Liverani, Le origini d’israele. Progetto irrealizzabile di ricerca etnogenetica, "Rivista Biblica Italiana", 28, 1980, pp.pp.9-31.

 

2.  Note di approfondimento: oggettive, costituiscono lo spazio delle intuizioni legate all’analisi delle fonti dirette della tesi di laurea negli ambiti non direttamente collegati al proprio argomento. Per questa ragione sono anch’esse spazio dell’autore" della ricerca e se segnalate per tempo al proprio relatore possono aprire nuovi sentieri ed indirizzi al proprio lavoro o a quello dei lettori della ricerca. Costituiscono una parte essenziale del valore scientifico della tesi di laurea e come tali vanno dunque espresse in forma ipotetica e propositiva.

Es. In una tesi su La maschera del diavolo nella letteratura sacra e profana in Italia tra XIII e XIV secolo:

?Il cenno all?I>homo salvatico contenuto ad esempio nel Decameron in Buffalmacco che "messosi indosso un pilliccion nero a rivescio, in quello s’acconciò in guisa che parea pure uno orso" (Dec. VIII, 9,92), trait d’union tra le due maschere medievali demoniache ovvero quella giullaresca incappucciata del Diavolo maggiore" e quella "minore" manifestazione della bestialità e della potenza irrevocabile della natura, inaugura un ambito di studi che, pur al di fuori della economia di questa ricerca, costituisce tuttavia un oggetto d’indagine non ancora esaurito dalla tradizione degli studi boccacciani e relativi alle farse e alle sacre rappresentazioni italiche d’età comunale.

 

5.8 LA BIBLIOGRAFIA FINALE

Le regole generali della bibliografia finale della tesi di laurea prevedono l’utilizzo nel suo elenco dello stesso parametro di citazione utilizzato nelle note e nel corpo del suo testo, ovvero il sistema Standard o quello AutoreData tra loro alternativi e già descritti a proposito della Schedatura delle fonti e delle citazioni inserite nella redazione della propria ricerca. Tra le diverse tipologie di bibliografie possibili nel caso della tesi di laurea vanno distinte:

    • la Bibliografia generale, posta in coda al testo e sistemata in ordine alfabetico per Cognome degli autori che la compongono.

IMPORTANTE: Nel caso di più opere dello steso autore, nella bibliografia classica si procede in ordine alfabetico per l’iniziale del titolo, considerando o escludendo in modo coerente in tutto l’elenco la presenza eventuale di articoli determinativi e indeterminativi.

Es.

KONIGSON, E.,                         Lo spazio del teatro nel Medioevo, Firenze, Uscher, 1994

MACHIAVELLI, N.,                 Andria. Dialogo intorno alla nostra lingua, (introduzione e note a cura di Giorgio Inglese), Milano, Rizzoli, 1997, pp.181-205

Mandragola (introduzione e note a cura di Gennaro Sasso), Milano, Rizzoli, 1994

MANGO, A.,                             La commedia in lingua del Cinquecento. Bibliografia critica, Firenze, Lerici, 1966

 

    • la Bibliografia frazionata, posta alla fine di ciascun segmento (parte o capitolo) della tesi. Ordinata in base agli stessi criteri appena considerati, ovvero contenente tutti i testi utilizzati per la redazione del segmento medesimo ma seguita poi, in coda al testo della tesi, da una Bibliografia generale complessiva.
    • la Bibliografia tematica e Ragionata, articolate al loro interno per temi o contenenti un breve commento (da una a cinque righe) per ciascuno dei titoli che le compongono. Poste in coda al testo come la bibliografia generale, sono tuttavia meno consigliabili in un lavoro di tesi a causa della loro maggiore estensione, della minore funzionalità che le contraddistingue ma soprattutto del rischio di discriminazioni e leggerezze cui espongono inevitabilmente il laureando

 

5.9 EDITING E INDICE FINALE

Come nella correzione di bozze di qualsiasi pubblicazione, la revisione del testo della tesi è un lavoro che procede per tappe e che di conseguenza va necessariamente sistematizzato. E?possibile in questo senso scegliere di controllare il testo capitolo per capitolo, analizzandone prima il corpo e poi le note o invece procedere analogamente a quanto farebbe il lettore della tesi analizzando dall’inizio alla fine il lavoro e senza separare lo scritto dal suo corredo di commenti e citazioni. Il metodo migliore è in ogni caso quello che si sente più proprio, ovvero quello più comodo e che permetterà di conseguenza allo studente di distrarsi e sbagliare il meno possibile. La correzione finale del testo risulta inoltre fortemente agevolata alla fine della ricerca dal fatto che le singole parti del lavoro siano state presentate di volta in volta al proprio relatore dopo essere state a loro volta sottoposte alla medesima attenzione e precisione redazionale. Se per la tesi di laurea esiste infatti da una parte la possibilità di rivedere il testo fino a pochi giorni prima della sua discussione, dall’altra è vero però che refusi ed errori sono segnali di imprecisione e superficialità che il relatore è disposto a tollerare soltanto all’inizio e che, se persistono, finiscono rapidamente per spazientirlo ed alterarne il giudizio complessivo sul lavoro svolto dal candidato. In nome della natura provvisoria del suo testo, l’indice conclusivo della ricerca costituisce l’ultima operazione da compiere nella redazione della tesi di laurea.

IMPORTANTE: come avviene normalmente nell’editoria inoltre, l’indice definitivo - se non verificato a tappe nel corso del lavoro - può rivelarsi troppo tardi eccessivamente macchinoso o articolato e costringere lo studente a rivederne l’interpunzione o la suddivisione in paragrafi, sottoparagrafi ecc?a pochi giorni dalla presentazione della tesi nella segreteria della propria facoltà. Per non confrontarsi con problemi e rivoluzioni di questo tipo, si consiglia di arrivare all’indice finale dopo averne redatto diverse versioni e simulazioni nel corso del lavoro ed averle sottoposte puntualmente al giudizio del proprio relatore, in modo da confrontarsi per tempo con lui sull’esigenza di eventuali semplificazioni, articolazioni o ritocchi alla struttura generale della tesi.

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

Come si fa una bibliografia?

Ci sono due metodi principali per fare una bibliografia, quello italiano e quello americano; si può scegliere quello che si preferisce, purché il criterio sia uniforme in tutto il testo. Naturalmente ogni metodo può avere all'interno piccole varianti, che sono ammesse purché siano omogenee in tutto il corso del testo. Quelle indicate sono regole generali per non sbagliare.

a) metodo italiano:

Cominciamo dal caso più semplice. L'immissione in bibliografia di un libro che ha un unico autore e che è uscito per la prima volta in Italia:

Cheli, Enrico, La realtà mediata. L'influenza dei mass media fra persuasione e costruzione sociale della realtà, Milano, Franco Angeli, 1992.

Come vedete, si tratta di rispettare un ordine canonico in cui appaiono:

  • Il cognome dell'autore, seguito da una virgola, e il nome dell'autore, seguito da un'altra virgola. Alcuni mettono solo l'iniziale, poi si accorgono che esistono Enrico ed Enzo Cheli, Fausto e Furio Colombo, oltre ad una serie infinita di Smith e di Brown. Insomma tanto vale essere completi;
  • il titolo per esteso, seguito da una virgola;
  • La città dove ha sede la casa editrice, seguita da una virgola;
  • Il nome della casa editrice, seguito da una virgola;
  • L'anno di edizione.

L'ordine deve essere sempre lo stesso e tutti gli elementi devono obbligatoriamente essere presenti. Se manca l'editore (e dunque anche la città), bisogna scrivere "s.l." (senza luogo); se manca l'anno si scrive "s.d." (senza data).

Ci sono però casi un po' più complessi di questo. Ad esempio, quando si cita una seconda o successiva edizione, che è diversa dalla prima (perchè rifatta, rivista, ingrandita, ecc.):

Pasquino, Gianfranco, Modernizzazione e sviluppo politico, Bologna, il Mulino, 1970 2

Qui il numero in esponente (detto anche "apice") in corpo più piccolo sta ad indicare la seconda edizione.

C'è poi il caso in cui si tratti di un volume collettivo curato da uno o più autori:

Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro (a cura di), Dall'argilla alle reti. Introduzione alle scienze della comunicazione, Ancona-Milano, Costa & Nolan, 1999

Può darsi anche che si voglia segnalare un particolare contributo in un volume collettivo:

Cristante, Stefano, Che cos'è l'opinione pubblica?, in Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro (a cura di), Dall'argilla alle reti. Introduzione alle scienze della comunicazione, Ancona-Milano, Costa & Nolan, 1999, pp. 107-141.

Naturalmente in questo caso il libro non può essere citato due volte: o nel primo modo o nel secondo.

Ci sono poi gli articoli di rivista:

Morcellini, Mario, Il profeta dimenticato, in "Problemi dell'informazione", a. XXII, 1997, n. 3, pp. 324-329.

I testi stranieri che non sono tradotti in italiano vanno citati nell'edizione originale e con il luogo e la casa editrice nella lingua originale. Ad esempio:

Spigel, Lynn, Make room for Tv: Television and the family ideals in post-war America, Chicago, Chicago University Press, 1992.

Nei titoli stranieri le uniche cose che vanno tradotte sono:
Ed., Eds. (editor, editors) = a cura di
mimeo, roneo = ciclostilato
Tutte le altre cose (compresa la grafia originale del nome della città), vanno lasciate intatte.

Occorre anche tenere conto che spesso, specie nei titoli di lingua inglese, si incontra un uso delle maiuscole superiore al nostro. In tal caso va conservato. Ad esempio:

Kelley, Milton, A Parent's Guide to Television, New York, John Viley, 1983.

Ci sono infine i libri stranieri tradotti in italiano. Prendiamo ad esempio:

Baudrillard, Jean, La società dei consumi, Bologna, il Mulino, 1976.

Si ci fermiamo qui, il nostro lettore è autorizzato a pensare che Baudrillard ha scritto direttamente in italiano e il 1976 è l'anno in cui è comparsa l'opera, che invece è uscita in Francia nel 1974. Questo modello di citazione è ritenuto insufficiente (e un po' italo-centrico). Bisogna arricchirlo; questo è il metodo più completo:

Baudrillard, Jean, La sociètè de consommation.Ses mytes ses structures, Paris, Gallimard, 1974. Traduzione italiana di Gustavo Gozzi e Piero Stefani, La società dei consumi, Bologna, il Mulino, 1976.

Naturalmente non sempre si può essere così completi. Se il traduttore non è Cesare Pavese come per Moby Dick e non state facendo una tesi di letteratura americana, può essere ridondante indicarne il nome, o peggio i nomi quando sono in due come in questo caso. Anche il titolo originale può risultare pesante, a meno che non si tratti di un testo scientifico. Un compromesso sbrigativo è il seguente:

Baudrillard, Jean, La società dei consumi (1974), Bologna, il Mulino, 1976

Attenzione: è considerato un errore anche serio citare un testo straniero nell'edizione originale omettendo di mostrare che si conosce la sua traduzione. Sapere se un libro è tradotto o no è un'indicazione che va data al lettore.

Adesso sapete più o meno come si indicano i contributi. Adesso vanno messi in ordine: l'ordine è quello alfabetico per cognome dell'autore o curatore (o primo autore, o primo curatore). I testi di ciascun autore o curatore vanno indicati in ordine cronologico. Ed è fatto.

b) Il metodo americano

Il metodo americano privilegia fortemente l'anno in cui è stata pubblicata una determinata pubblicazione. Esso è il più diffuso nelle scienze fisiche e sociali e permette, come vedremo, una maggiore efficienza e rapidità nelle citazioni e nelle bibliografie. Entrambi i metodi, comunque, sono ammessi.

Citeremo adesso con il metodo americano i testi che abbiamo analizzato illustrando il metodo italiano.

Un libro che ha un unico autore e che è uscito per la prima volta in Italia:

Cheli, Enrico, 1992, La realtà mediata. L'influenza dei mass media fra persuasione e costruzione sociale della realtà, Milano, Franco Angeli.

Un testo in seconda edizione:

Pasquino, Gianfranco, 1970,  Modernizzazione e sviluppo politico, Bologna, il Mulino, II ed.

Un volume collettivo curato da uno o più autori:

Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro (a cura di), 1999, Dall'argilla alle reti. Introduzione alle scienze della comunicazione, Ancona-Milano, Costa & Nolan

Un particolare contributo in un volume collettivo:

1999 Cristante, Stefano, Che cos'è l'opinione pubblica?, in Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro
(a cura di), 1999

Come vedete, il rimando ad altri volumi avviene soltanto con il nome dell'autore e l'anno. Se l'autore è stato così bravo da scrivere più di un contributo all'anno ed entrambi sono citati in bibliografia, si ricorre all'esponente:

Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro (a cura di), 19991
Abruzzese, Alberto, Dal Lago, Alessandro (a cura di), 19992

Ci sono poi gli articoli di rivista:

Morcellini, Mario, 1997. Il profeta dimenticato, in "Problemi dell'informazione", a. XXII, n. 3, pp. 324-329.

I testi stranieri in lingua originale:

Spigel, Lynn, 1992.Make room for Tv: Television and the family ideals in post-war America, Chicago, Chicago University Press

Kelley, Milton, 1983. A Parent's Guide to Television, New York, John Viley, 1983

I libri stranieri tradotti in italiano. L'anno è sempre quello dell'edizione originale:

Baudrillard, Jean, 1974. La sociètè de consommation.Ses mytes ses structures, Paris, Gallimard. tr. it., La società dei consumi, Bologna, il Mulino, 1976

Anche con il metodo americano occorre i contributi in ordine alfabetico per cognome dell'autore o curatore (o primo autore, o primo curatore). I testi di ciascun autore o curatore vanno indicati in ordine cronologico, ricorrendo all'esponente se ha scritto più cose nello stesso anno.

c) Citazioni di giornali e di siti Internet

Un articolo di giornale si cita come un articolo di rivista (vedi l'esempio dell'articolo di Morcellini) e non desta particolari problemi. Talvolta avviene che si è consultata un'annata di un giornale e si vuole farlo risultare. Sia che si utilizzi il metodo italiano che quello americano, è possibile in questo caso, in fondo alla bibliografia, aggiungere:

Si sono inoltre consultate le collezioni dei seguenti giornali e periodici:
"La Repubblica", quotidiano, 1996-97
"Il corriere della sera", quotidiano, 1996-97
"Internazionale", settimanale, 1997

 

Discorso analogo vale per i siti Internet (webgrafia):

Sono stati visitati i seguenti siti Internet:
Golem (www.iol.it)
La Repubblica (www.repubblica.it/televisioni)
Mediaset (www.mediaset.it)
Teche Rai (www.rai.teche.it)

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

Guida alla redazione delle tesi di laurea

 

Premessa

Con questa Guida si forniscono alcuni consigli e poche regole – queste ultime vincolanti sia per gli studenti sia per i docenti, tanto per le materie di diritto positivo (civile, costituzionale, penale…) quanto per le altre materie (romano, storia, filosofia del diritto…) – al fine di produrre uniformità, chiarezza e controllabilità delle tesi di laurea per i vecchi corsi quadriennali; per i nuovi corsi, si provvederà quanto prima. Per tutte le questioni non considerate in questa Guida – modalità di assegnazione della tesi, convenzioni redazionali particolari delle singole discipline, e simili – si rinvia, da un lato ai regolamenti in vigore, dall’altro alle guide più specifiche, ed eventualmente più esigenti, fornite dal relatore. Il testo della Guida è diviso in due parti: nella prima, si trovano soprattutto meri consigli (non vincolanti) circa la preparazione della tesi (parte 1); nella seconda, si trovano vere e proprie regole (vincolanti) circa la redazione della stessa tesi (parte 2).

 

1. Preparazione della tesi

La preparazione della tesi, normalmente, si svolge in quattro fasi.

1. 1. Assegnazione della tesi

La tesi va richiesta al docente di una materia contenuta nel piano di studi dello studente, e ne vanno concordati con il relatore titolo, contenuti e indice.  Benché il principale termine di riferimento per il candidato, dopo l’assegnazione, siano lo stesso relatore ed eventualmente il correlatore e altri cultori della materia prescelta, la tesi dovrà sempre dimostrare l’acquisizione da parte dello studente di una cultura giuridica complessiva, cioè non limitata alla sola materia oggetto della tesi, nonché, specie nel caso delle materie di diritto positivo, l’acquisizione della capacità di usare gli strumenti di lavoro del giurista (legislazione, dottrina e giurisprudenza). Può comunque essere utile, in particolare nelle materie diverse dal diritto positivo, consultare guide come U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano, ultima edizione

 

1. 2. Raccolta del materiale

A partire da una bibliografia minima, suggerita inizialmente dal docente, il candidato avrà cura di cercare, raccogliere e schedare personalmente tutto il materiale necessario per la redazione della tesi, e in particolare:

1.2.1. Opere generali di consultazione, come le voci dell’Enciclopedia del diritto, del Digesto, quarta edizione, dell’Enciclopedia giuridica Treccani, e simili.

1.2.2. Trattati e manuali della materia prescelta e delle altre eventualmente rilevanti, nelle ultime edizioni ove si tratti di materia di diritto positivo.

1.2.3. Commentari della legislazione.

1.2.4. Principali contributi scientifici sul tema oggetto della tesi: monografie, articoli su riviste, note a sentenza.

1.2.5. Repertori di dottrina e giurisprudenza. Per la sola dottrina, va consultato in particolare V. Napoletano, Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane, Milano (un volume all'anno); per la dottrina e la giurisprudenza, il Repertorio del Foro italiano, il Repertorio della Giustizia Civile, il Repertorio della Giurisprudenza Italiana. Il Repertorio del Foro Italiano e il Repertorio della Giustizia Civile (sotto la dizione Juris Data) sono consultabili anche mediante CD-Rom. Com’è noto, dall'ultima annata degli indici del repertorio (per materia o per legislazione) è possibile risalire alla voce che interessa, e di qui alla stessa voce nelle annate precedenti; sotto tale voce si troverà l'elenco dei contributi dottrinali e le massime delle sentenze pronunciate nella relativa annata, con l’indicazione delle riviste in cui gli uni e gli altri sono reperibili. Quanto alla dottrina, si dovrà fare particolare attenzione alle note a piè di pagina o incorporate nel testo, che permetteranno di risalire a ulteriori libri o articoli e quindi di ampliare la bibliografia; di regola, nelle note della tesi andrà citata solo letteratura che si è effettivamente consultata (divieto di citazioni “di seconda mano”). Quanto alla giurisprudenza, andranno parimenti citate le sole decisioni che si siano effettivamente consultate; si consiglia in particolare di leggere le sentenze per esteso, e non la sola massima.

Normalmente, il materiale è fornito dalle biblioteche del Dipartimento di scienze giuridiche e delle singole Sezioni, nell'orario esposto negli appositi albi (disponibili anche in via telematica al sito www. univ.trieste.it/fgiuris/strutture e biblioteche), nei limiti e con le modalità di consultazione e di prestito previsti dagli appositi regolamenti. Va ricordato, ad esempio, che è escluso di regola il prestito dei manuali, dei codici, dei periodici e delle riviste in genere, delle enciclopedie e dei testi antichi; i libri in lingua straniera e il materiale anteriore al 1980 sono invece ammessi al prestito, ma alle condizioni di volta in volta indicate dagli addetti alle singole biblioteche di Dipartimento. Non è escluso che per le tesi di maggiore impegno il materiale vada raccolto in altre biblioteche, della stessa università triestina o anche di altri atenei, eventualmente ricorrendo al prestito librario interuniversitario o alla consultazione di testi informatizzati.

 

1. 3. Sistemazione del materiale

Una volta raccolto tutto il materiale indispensabile per la redazione dell’intera tesi o di sue parti, esso va “sistemato” in una bibliografia e in un indice provvisorio, che dispongano la materia in un ordine che può essere logico, storico o d’altro tipo, ma che deve comunque consentire a chiunque consulterà la tesi di reperirvi le notizie essenziali. Bibliografia e indice provvisorio andranno sottoposti al relatore o almeno ai suoi collaboratori che seguano direttamente il lavoro. Relatore o collaboratori possono accettare bibliografia e indice provvisori, oppure suggerire cambiamenti o integrazioni, anche in corso d’opera; solo dopo la loro accettazione bibliografia e indice diventano definitivi.

 

1. 4. Stesura della tesi

Di regola, la stesura della tesi segue l’ordine dell’indice, dal primo capitolo sino alla eventuale Conclusione e alla Bibliografia finale; si consiglia peraltro di redigere per ultima l’Introduzione, che dovrà tener conto dei risultati raggiunti nel resto del lavoro. I capitoli andranno numerati, forniti di un titolo e divisi in paragrafi anch’essi numerati ed eventualmente intitolati; numerazione e intitolazione sia dei capitoli sia dei paragrafi dovranno comunque ritrovarsi nell’indice. Ove i paragrafi siano intitolati, può essere utile premettere a ogni capitolo un sommario, corrispondente all’indice del capitolo; di regola, i titoli non sono seguiti dal punto fermo.

Può essere opportuno, ove le conclusioni non possano già desumersi dall’Introduzione e dai paragrafi finali dei singoli capitoli, redigere un’apposita Conclusione: beninteso al fine – non di riassumere quanto si è già detto, bensì – di avanzare riflessioni personali (dalle quali è invece consigliabile astenersi nel corso dell’opera) e, nel caso delle materie di diritto positivo, anche proposte di riforma della legislazione vigente. Lo stile sarà sobrio e conciso, finalizzato anzitutto alla migliore comprensione del testo e delle tesi che si vogliono sostenere; è sconsigliata l’imitazione del peggiore gergo giuridico (tecnicismi non strettamente necessari, latinetti esornativi, “paroloni” in genere). Più in generale, sulla base dell’Indice, dell’Introduzione, della Conclusione e della Bibliografia finale, dev’essere possibile per chiunque si accosti al testo – e anzitutto per la Commissione di Laurea – conoscere gli argomenti toccati e le tesi sostenute dal candidato.

 

2. Redazione della tesi

Il testo della tesi segue certe regole standard, relative: 1) all’ordine delle parti; 2) alle citazioni; 3) alle note; 4) alla bibliografia; 5) alle formalità tipografiche, o parametri di stampa.

 

2. 1. Ordine delle parti

Le parti della tesi si succedono nel seguente ordine:

– frontespizio, di cui si fornisce il modello in appendice alla presente Guida;

– indice, nel quale compaiono titoli dei capitoli ed eventuali titoli dei paragrafi, con relativa pagina iniziale;

– Introduzione, eventualmente divisa in paragrafi;

– capitoli, numerati dall’1 in avanti;

– eventuale Conclusione, sempre abbastanza concisa da non aver mai bisogno di divisione in paragrafi;

– bibliografia finale.

 

2. 2. Citazioni

Il testo della tesi può nominare singoli autori, specie ove si tratti di classici o, naturalmente, dell’autore oggetto della stessa tesi; è peraltro auspicabile – specie ove si tratti di autori meno noti o dello stesso relatore della tesi, per quanto illustre – che i nomi siano citati in nota e non nel testo. Le citazioni testuali – passi di un autore racchiusi fra virgolette, possibilmente “a sergente” (« ») – vanno usate solo in caso di necessità e devono essere rigorosamente fedeli alla fonte; sono ammesse solo omissioni di parti della citazione, segnalate da tre punti racchiusi entro parentesi quadre ([...]).

 

2. 3. Note

Le note devono comparire a piè di pagina e non alla fine del capitolo, e vanno numerate capitolo per capitolo; ove la redazione della tesi avvenga per via informatica, com’è ormai comune, si procederà dunque a produrre altrettanti files quante sono le parti del testo dotate di note (singoli capitoli, Introduzione, eventuale conclusione). Le note sono esclusivamente finalizzate alla migliore comprensione del testo, e in particolare alla esplicitazione delle fonti di affermazioni in esso contenute. Particolare attenzione deve essere posta alla tecnica di citazione, che sarà diversa per legislazione, giurisprudenza e dottrina.

2. 3. 1. Legislazione. Va indicata la data (per esteso) e il numero della fonte legislativa, con le abbreviazioni usuali: ad esempio, l. 8 agosto 1995 n. 332. Gli articoli di codice verranno citati con il rispettivo numero, seguito dal comma e dall'eventuale lettera (scritta in corsivo): ad esempio, art. 431 comma 1 lett. a c.p.p.

2. 3. 2. Dottrina. Possono citarsi o libri o articoli contenuti in riviste, enciclopedie o su internet.

2. 3. 2. 1. Nel caso di libri, i modelli da seguire saranno i seguenti:

– N. Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna, 1979, p. 3 (o pp. 27-29); se già citato, N. Bobbio, Il problema della guerra, cit., p. 95 (o pp. 139-141). Ove il candidato preferisca omettere l’editore potrà farlo, ma in tal caso dovrà farlo sistematicamente, ossia per tutti i libri citati. Si prega di astenersi dal ricorrere a formule, solo apparentemente semplificatorie, come op. cit., ivi, ibidem, Id., Ead.anche dove si tratti dell’unica citazione di un autore o di citazioni contigue.

– J. S. Mill, Saggio sulla libertà (1858), trad. it. Il Saggiatore, Milano, 1981, p. 112; in questo caso, trattandosi di traduzione, la cifra fra parentesi indicherà la data di pubblicazione dell’originale, sempre reperibile nelle pagine iniziali del libro.

– O. Weinberger, Nuove considerazioni sulla teoria della nomodinamica, in L. Gianformaggio (a cura di), Sistemi normativi statici e dinamici, Giappichelli, Torino, 1991; se già citato, O. Weinberger, Nuove considerazioni, cit. La locuzione fra parentesi indica che si tratta del curatore di un’opera a più mani, per la quale è sconsigliato servirsi di sigle come A. V. o AA. VV ed è consigliato, invece, indicare il curatore. La locuzione (a cura di) può essere sostituita con (ed.) nel caso di opere in inglese.

2. 3. 2. 2. Nel caso di riviste o di voci di enciclopedia, i modelli saranno invece i seguenti:

– G. Conso, Ad un anno dall'approvazione dello statuto di Roma istitutivo della corte criminale internazionale, in “Diritto penale e processo”, 1999, p. 797; se già citato, G. Conso, Ad un anno dall’approvazione dello statuto di Roma, cit., p. 802. Nelle materie di diritto positivo è possibile ricorrere ad abbreviazioni standard dei titoli delle riviste, che in tal caso vanno in corsivo: nel caso, “Diritto penale e processo” diviene Dir. pen. proc.

– L. Carlassare, voce Regolamento (diritto costituzionale), in Enciclopedia del diritto, vol. xxxix, Giuffrè, Milano, 1988; se già citato, L. Carlassare, voce Regolamento, cit.

2. 3. 2. 3. Nel caso di internet, è sempre preferibile citare dall’edizione definitiva a stampa, se esiste; se peraltro si cita da internet, la citazione dev’essere tale da permettere a chiunque di risalire alla fonte.

2. 3. 3. Giurisprudenza. Nelle citazioni di decisioni giudiziali, i modelli saranno i seguenti:

– Corte cost., 31 gennaio 1992, n. 24, in “Giurisprudenza Costituzionale” (oppure Giur. Cost.), 1992, p. 312.

– Cass. Pen., (Sez. Un.), 4 dicembre 1953, in “Diritto penale italiano” (oppure Dir. pen. it.), 1954, pp. 28-35.

Trib. Sanremo, 13 dicembre 1993, in “Giustizia civile” (oppure Giust. civ.), 1994, I, pp. 1401 ss.

 

 2. 4. Bibliografia

La bibliografia finale riporterà essenzialmente la dottrina citata o comunque effettivamente utilizzata, ed eventualmente, nelle materie di diritto positivo, legislazione e giurisprudenza. Nel caso delle altre materie potranno essere opportune partizioni della bibliografia; ad esempio, nel caso di tesi sull’opera complessiva di un autore, occorrerà distinguere letteratura primaria (testi di un autore) e letteratura secondaria (testi su un autore). La dottrina verrà citata nell’ordine alfabetico degli autori e nell’ordine cronologico dei lavori di ogni singolo autore citato. Rispetto alle note, vi saranno due differenze: in primo luogo, al fine di favorire l’ordinamento alfabetico automatico degli autori, si potrà citare prima il cognome e poi il nome (per esempio, S. Veca diviene Veca, S.); in secondo luogo, degli articoli si citerà, non la o le singole pagine già citate in nota, ma la pagina iniziale (specie nelle materie di diritto positivo) o meglio ancora le pagine rispettivamente iniziale e finale (specie nelle altre materie).

 

2. 5. Formalità tipografiche, o parametri di stampa

Ogni parte della tesi (intestazione, Introduzione, primo capitolo, e così avanti) dovrà cominciare su una pagina dispari ed eventualmente proseguire su pagina pari; la redazione dovrà seguire i seguenti parametri, relativi rispettivamente a testo, titoli e note.

2. 5. 1. Testo. Il testo, a partire dall’Introduzione, sarà in corpo tondo; il corsivo sarà utilizzato, oltreché per le citazioni, solo per le parole straniere non divenute d’uso comune in italiano, come ex novo, common law, escamotage; si sconsiglia, di regola, l’uso del grassetto. Il carattere potrà essere uno qualunque fra i tanti disponibili; il corpo (i punti) sarà (saranno) 12, il rientro pari a 1 cm.; il testo sarà “giustificato” (non “a bandiera”).

2. 5. 2. Titoli. I titoli dei capitoli devono essere  centrati, nello stesso carattere del testo, ma in punti 14 anziché 12; i titoli dei paragrafi, invece, sono allineati a sinistra senza rientro, in corsivo, con il numero iniziale in tondo.

2. 5. 3. Note. Le note saranno segnalate da un richiamo in apice, nello stesso carattere del testo, in corpo (punti) 10; esse saranno giustificate senza rientro, nello stesso carattere del testo ma in corpo (punti) 10.

E’ opportuno che la tesi venga stampata fronte-retro; essa deve ammontare a non meno di 100 pagine, esclusi eventuali allegati, se indispensabili, da numerare a parte.

 

Fonte : UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

Regole per scrivere una tesi(na)

 

La tesina ha un frontespizio che va fatto firmare al primo relatore in triplice copia (l’unico da citare oltre all’autore).

In alto in centro università e facoltà

Indicazione del corso di studi ( Mediazione ecc. )

Titolo della tesi e autore centrati

A tre quarti in basso a destra nome primo relatore

In fondo in centro anno accademico

 

La nomina del secondo relatore è responsabilità del Preside, ma nelle tesi(ne) in cui la Prof.ssa Marello è primo relatore di solito il secondo relatore di lingua viene individuato fin dall’inizio e lo studente farebbe bene a contattarlo per eventuali dubbi o richieste bibliografiche.

 

Il titolo della tesina deve essere trasparente: chi non la leggerà mai, ma la vedra’ (forse) citata nel vostro CV deve sapere di che cosa tratta. A tale scopo pensare, se mai, a un titolo più brillante e a un sottotitolo decisamente chiaro.

 

Il titolo va depositato in segreteria almeno tre mesi prima della discussione

 

La tesina va consegnata su CD in formato pdf e in tre copie cartacee (una per il relatore, una per il secondo relatore una per la segreteria; se c’è un terzo relatore prevedere una copia cartacea in più). Le date di consegna sono indicate nella guida dello studente. La sessione di metà gennaio-metà febbraio è l’ultima di un anno accademico es. febbraio 2009 sarà la terza e ultima sessione di tesi dell’a.a. 2008-2009.

 

La Prof.ssa Marello desidera che la si contatti per chiedere una tesina almeno un anno prima dell’appello in cui la si vuole discutere. Non importa se si devono ancora sostenere vari esami. Si puo’ intanto iniziare a leggere bibliografia o se si tratta di una tesi con raccolta di materiali in classe si deve iniziare a pianificare la raccolta. Non si possono (riescono a) fare esperimenti nelle scuole da aprile a ottobre.

 

Una tesina deve essere di almeno 46000 battute spazi inclusi. Se si tratta di traduzione o di trascrizioni, i testi vanno in appendice e non vanno computati nelle 46000 battute. Rientrano nel conto invece le riflessioni sulla traduzione, sulle difficoltà di traduzione o trascrizione ecc.

 

La tesi(na) può essere scritta in italiano o in una lingua straniera fra quelle scelte dallo studente. Se non è in italiano si deve avere l’assenso del primo relatore.

 

  • MARGINI: destro 4, sinistro 3, superiore2,5, inferiore 2,5 Le pagine devono contenere almeno 2300 battute

 

  • CARATTERE: Times New Roman, Arial, Garamond... o qualsiasi altro che corrisponda approssimativamente ai sopracitati e sia simile per dimensioni a Times 12; interlinea 1,5.

 

  • CITAZIONI

 

La citazione va fatta in lingua originale curando l’ortografia

Se si ritiene utile tradurla mettere la traduzione in nota

 

3.a la citazione di passi tratti da testi, se si tratta di citazioni brevi, deve essere inserita direttamente nel testo tra virgolette (“ ”) e preceduta dal cognome dell'autore, dalla data di pubblicazione del libro e dalla pagina da cui è tratta la citazione. Se gli autori sono più di uno il loro cognome è separato da virgola; oltre dal secondo cognome in poi nella citazione si mette  et al. (in bibliografi si veda sotto il § 4)

     es: Secondo Weinreich (1954, p. 18): “Nel discorso l'interferenza è come la sabbia trasportata da un torrente; nella lingua essa è come il sedimento sabbioso depositato sul fondo del lago”; [...]

 

3.b i dati bibliografici vanno inseriti anche se non si riporta una frase, ma semplicemente si cita una fonte

     es: Da esperimenti fatti su parlanti inglesi (Higa 1968) si è visto che [...]

oppure 

3.c in Chi (1998, p. 57) viene proposta una pianificazione didattica per studenti universitari d'inglese a livello avanzato [...]

 

3.d se si riporta un intero paragrafo, allora è bene staccarlo dal resto del testo (saltando una riga) e scriverlo in corpo minore, indentandone i margini

     es: da un'inchiesta sull'uso del dizionario monolingue nella didattica dell'italiano ad alunni italiani dai 6 ai 14 anni si ricava che

il lavoro degli alunni sul dizionario è individuale, talora autonomo, talora guidato dal docente (complessivamente il 78%), nell'ambito di esercitazioni tratte prevalentemente dalle antologie [...] (Castellani, Tixi 1997, p. 449)

Le parentesi quadre [ ] servono a indicare le eventuali omissioni.

 

3.e se in una pagina ci fossero più occasioni per ricorrere a citazioni con indentatura è bene decidere quale citazione privilegiare (la più lunga e significativa) e invece riassumere o parafrasare le altre con le tecniche esposte in 3.b e 3.c.

 

  • BIBLIOGRAFIA: in ordine alfabetico

4.a E’ possibile fare più di una sezione ad esempio se si vogliono separare i dizionari o i manuali di lingua dagli articoli di linguistica. All’interno di ogni sezione adottare l’ordine alfabetico.

4.b Se si adotta una sigla per un dizionario o un testo di riferimento questo va nell’ordine alfabetico della sigla Non degli autori

Es.

 

Dardi A.,1980-1988, “L'influsso del francese sull'italiano tra il 1650 e il 1715”, serie di articoli apparsi in Lingua nostra dal volume 41 al 49

DBT = Picchi E., 1995, Data Base Testuale Versione 1.0 su licenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lexis Ricerche, Roma

De Felice E., 1978, Dizionario dei cognomi italiani, Milano, Mondadori

 

 

4.c cognome, nome, anno di pubblicazione, titolo corsivo, luogo di pubblicazione, editore. Se gli autori sono più di uno il loro cognome+nome è separato da virgola

DARE TUTTE LE INFORMAZIONI RIGOROSAMENTE IN QUESTO ORDINE.

 

es: Andorno Cecilia, Bosc Franca, Ribotta Paola, 2003, Grammatica Insegnarla e impararla, Perugia , Guerra

 

4.d Se gli autori sono numerosi in genere si danno fino a quattro al massimo

Hausmann F.J., Reichmann O., Wiegand H. E., Zgusta L. A (Hrsgg.), 1989-1991, Wörterbücher. Dictionaries. Dictionnaires. Ein internationales Handbuch zur Lexikographie, 3 voll. Berlin, New York, de Gruyter

 

  • Se non si conosce il nome di battesimo per intero allora mettere solo l’iniziale.

Se si opta per la sola iniziale TUTTA la bibliografia deve avere la sola iniziale.

 

4.e Se il volume è curato si userà (a cura di) oppure (ed. o eds.) oppure Hrsg. a seconda della lingua del titolo

Banfi E., Cordin P. (a cura di), 1990, Storia dell'italiano e forme dell'italianizzazione. Atti del XXIII Congresso della SLI, Roma, Bulzoni

 

 

4.f se si tratta di un articolo o di un contributo in rivista :

cognome e nome, anno di pubblicazione, “titolo dell’articolo”, in titolo rivista in corsivo, numero della rivista, pagine (pp.) in cui è contenuto l'articolo

     es: Marello Carla, 1998, “Hornby's Bilingualized Dictionaries”, in International Journal of Lexicography, 11, 4, pp. 292-314.

4.g se si tratta di un articolo o di un contributo in opera miscellanea

Berretta M., 1990, “Morfologia in italiano lingua seconda”, in Banfi E., Cordin P. ( a cura di), 1990, pp. 181-201

Qualora sia l’unico articolo in bibliografia tratto da quell’opera miscellanea allora si dà per esteso anche l’opera miscellanea

 

Berretta M., 1990, “Morfologia in italiano lingua seconda”, in Banfi E., Cordin P. ( a cura di), 1990, Storia dell'italiano e forme dell'italianizzazione. Atti del XXIII Congresso della SLI, Roma, Bulzoni pp. 181-201

 

 

 

  • Forme con cui si indica una parola

 

5.a Quando una parola è citata sia in italiano sia in un’altra lingua va in corsivo

 

es. La parola amore ha cinque lettere, ingl. love ne ha quattro

 

Se non è chiaro in che lingua è la parola che si sta usando farla precedere da un’abbreviazione che chiarisca la lingua

 

Es. la parola sp. dormitorio è un falso amico dell’it. Dormitorio

 

5.b Quando di una parola si menziona il significato metterlo tra virgolette singole

 

es. Liebe in tedesco significa ‘amore’

 

5.c Se si cita un lemma di dizionario usare il neretto

 

Nello Zingarelli 2004 il lemma cane ha 9 accezioni

 

  • Note e esempi

 

Mettere le note a fondo pagina; numerarle sull’intera tesi(na)

   6.a Non fare mai una nota solo per chiarire da che fonte si sta citando; procedere come indicato in 3.a e segg.

   6.b limitare il numero di note; se una nota è molto corposa può diventare un sottocapitolo

    6.c se si hanno molti esempi e alcuni vanno ripresi a pagine di distanza bisogna numerarli

Meglio numerarli sull’intera tesi(na)

 

    6.d Se si tratta di varianti si possono usare le letterine

 

es. (1a) Il Presidente dà una risposta agli esuli cubani

   (1b) La risposta del Presidente agli esuli cubani

 

   (2a) Il Presidente dette del denaro al Sottosegretario

   (2b) * il denaro del Presidente al Sottosegretario

 

 

7. Indici e Titoli

 

L’indice va messo in apertura di tesi e ne costituisce una specie di riassunto, perché i titoli dei capitoli e dei sottocapitoli devono dare un senso di sviluppo dell’argomento: sono una specie di indice analitico.

I capitoli vanno numerati da 1 a X

La presentazione in cui si ringrazia XY e si dicono alcune premesse e brevemente lo scopo della tesi(na) puo’ essere numerata 0 (zero) o non essere numerata; ugualmente la conclusione.

Se presentazione e conclusione sono molto corpose vanno numerate.

Per una tesina tre capitoletti sono sufficienti; ma puo’ dipendere dall’argomento

Nel numerare i sottocapitoli tenete presente che è scomodo andare oltre le tre cifre. Quello che segue è un indice di libro, quindi molto articolato (talvolta ha 4 cifre). Richiamo l’attenzione sui titoli del secondo capitolo (titoli che rivelano una argomentazione) rispetto a quelli del primo e terzo capitolo più elencatori. Un capitolo o un sottocapitolo non hanno una lunghezza prestabilita, ma dovrebbero contenere da almeno 20 righe a un massimo di tre-quattro pagine.

Si noti che i numeri semplici (ad es. 1, 2, ecc.) possono non avere nessun sviluppo scritto, ma essere solo le intestazioni del capitolo.

Le appendici vanno in fondo e vanno numerate in numeri latini, se più d’una.

 

 

LESSICO E DIZIONARI DELL'ITALIANO

 

Carla Marello

 

Indice

Premessa

1. Che cos'è una parola italiana

  1.1 Il parlante e il linguista di fronte alla parola

  1.1.1 Le lettere con cui sono scritte le parole italiane

  1.1.2 La tipica parola italiana

  1.1.3 Le sillabe che formano le parole italiane

  1.2 Dentro le parole: i morfemi italiani

  1.2.1 Parole derivate mediante affissi

  1.2.1.1 Derivati mediante prefissi. Parasintetici

  1.2.1.2 Derivati mediante suffissi

  1.2.1.3 Alterati

  1.2.2 Parole composte

  1.2.3 Elementi di composizione

  1.3 Conversione

 

2. Presente e futuro del lessico italiano

  2.1 Il lessico italiano è ancora italiano

  2.1.1 Prevedibili sviluppi

  2.2 Quando le parole straniere diventano italiane

  2.3 Quando le parole italiane diventano straniere

  2.4 Parole formate da più parole

  2.4.1 Parole giustapposte e sintagmi lessicalizzati nei dizionari

  2.4.2 Giustapposizione e lessicalizzazione viste dai linguisti

 

 

3. Le origini del lessico italiano

  3.1 Mille e più anni di storia

  3.1.1 Le parole più “antiche”

  3.1.2 Parole prese a prestito: lusso e necessità

  3.2 La complessa eredità greca e latina

  3.2.1 Greco: classico e bizantino. Composti "neoclassici"

  3.2.2 Quale latino?

  3.3 Il ruolo delle lingue germaniche

  3.3.1 Tedesco. Olandese. Lingue scandinave

  3.4 Il lascito dell'arabo e del persiano

  3.5 L'influenza del francese e del provenzale

  3.5.1 Francese antico. Provenzale

  3.5.2 Francese moderno

  3.6 L'influenza dello spagnolo e del portoghese

  3.7 L'influenza dell'angloamericano

  3.8 L'apporto di altre lingue

  3.9 L'apporto dei dialetti

  3.10 Prestiti non adattati

  3.11 Dal nome proprio al nome comune. Etimologie onomatopeiche

  3.12 Paretimologie, etimi complessi

  3.13 L'etimologia nei dizionari monolingui italiani

  3.13.1 Dati percentuali

  3.14 I dizionari etimologici e i dizionari storici

 

 

5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer

  5.1 Varietà di lingua e di lessico

  5.2 Lessici specialistici e dizionari specialistici

  5.3 Il vocabolario di base tra frequenza, dispersione e disponibilità.

  5.3.1 Quali e quante sono le parole fondamentali?

  5.4 Lessico e leggibilità

  5.5 Dizionari nei computer

  5.5.1 Dizionari su dischetto e su CD-ROM

  5.5.2 Dizionari nei programmi di videoscrittura e nei traduttori elettronici

  5.6 La linguistica dei corpora e le sue ricadute lessicografiche

  5.6.1 Concordanze, dizionari inversi, dizionari di frequenza.

 

6. Lessico e discorso nell'insegnamento dell'italiano

  6.1 Una "via testuale" alla didattica del lessico

  6.2 Lessico attivo e lessico passivo

  6.3 Apprendimento del lessico italiano da parte di italiani e di stranieri

  6.4 Gli errori lessicali

  6.5 Arricchire il patrimonio lessicale: strumenti e tecniche

  6.6 Far attenzione al contesto immediato

  6.6.1 La grammatica delle parole

  6.6.2 Modi di dire, frasi fatte, proverbi, collocazioni  ristrette

  6.7 Individuare le reti semantico-lessicali: la cerniera fra coesione e coerenza testuale

  6.8 Insegnare con i dizionari

  6.9 Insegnare con i dizionari elettronici

 

Bibliografia

  1. Dizionari (oppure manuali)
  2. Articoli e saggi

Appendice I ( di testi tradotti o trascritti)

Appendice II

 

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

INDICAZIONI TECNICHE PER LA TESI

 

  1. FORMATTAZIONE DEL TESTO

 

    1. tipo di carattere: viene rimessa la scelta al laureando;
    2. dimensione carattere: viene rimessa la scelta al laureando;
    3. numero dei caratteri: non meno di 2000 caratteri per pagina (si consiglia di non superare la dimensione di 13 pt. Per regolare sia la dimensione del carattere sia il tipo di carattere si consiglia di cliccare su ‘formato’ – ‘carattere’ alla voce ‘tipo’ e di premere il pulsante ‘predefinito’ una volta effettuate le scelte definitive di formattazione del proprio testo. Questa procedura consentirà di aprire tutte le volte un nuovo documento e di avere le stessa formattazione);
    4. lo spazio tra una riga e l’altra viene detto “interlinea”. Per modificare tale spazio fare clic su ‘formato’ – ‘paragrafo’ ed alla voce ‘rientri e spaziature’ si ha la possibilità di poter impostare tale misura. Si consiglia una interlinea di 1,5 e, comunque, non superiore a 2;
    5. giustificare: il testo, le note e la bibliografia vanno giustificati attraverso l’apposita funzione “giustifica” (che trovate sia sulla barra standard degli strumenti, sia in ‘formato’ – ‘paragrafo’ – ‘rientri e spaziatura’ alla voce allineamento);
    6. fissazione dei margini della pagina: facendo clic su ‘file’ – ‘imposta pagina’ si ha la possibilità di impostare la misura dei margini del proprio documento. Anche in questo caso è possibile predefinire la formattazione dei margini effettuata. Ciò consentirà di aprire ogni nuovo documento e di ritrovare le stesse impostazioni della pagina;
    7. numerazione di capitoli, paragrafi e sottoparagrafi: utilizzare i numeri arabi. Il primo numero indica il capitolo, il secondo il paragrafo, il terzo il sottoparagrafo.

Es. 1.2.3  titolo del sottoparagrafo

Il numero 1. indica, quindi, il capitolo primo, il numero 2. il paragrafo secondo ed il numero 3. il sottoparagrafo terzo.

Al numero si deve far seguire il rispettivo titolo di paragrafo o sottoparagrafo.

                 

 

 

 

CITAZIONI ALL’INTERNO DEL TESTO DELLA TESI

 

    1. le citazioni da testi devono esser poste tra virgolette basse;

es. « »

Fare clic su 'inserisci' – 'simbolo', poi selezionare all'interno del riquadro 'tipo di carattere ' la voce 'testo normale', selezionare le virgolette e cliccare su 'inserisci', infine fare clic su 'chiudi';

                   -    le virgolette alte devono essere utilizzate per i titoli degli articoli e delle riviste;

                   -    la virgoletta semplice ' va utilizzata per evidenziare termini ed espressioni;

-  tutti i termini stranieri, inclusi quelli in latino, vanno indicati in corsivo

-   se all’interno di una citazione nel testo di tesi o inserita in nota è stata realizzata un’ellissi il simbolo da inserire nel punto dell’ellissi è il seguente: […].

Se si tratta, invece, di un’ellissi del proprio testo di tesi sono sufficienti i tre punti di sospensione: …

 

 

 

  1. COME SI FA UNA NOTA?

 

-    Per inserire una nota di qualsiasi tipo, sia che si tratti di nota esplicativa, di rimando, di citazione,etc. fare clic su 'inserisci' – 'note' e poi selezionare il tipo di nota e 'numerazione automatica';

    1. le note vanno numerate capitolo per capitolo ed inserite a piè di pagina;
    2. l’esponente di nota va collocato subito dopo la punteggiatura (virgola, punto, due punti, punto e virgola, etc.);
    3. abbreviazioni comuni per introdurre  note  di citazione o di confronto sono le seguenti: cfr. (confronta), v. (vedi);
    4. Nel caso in cui l’opera , l’articolo od il contributo sia già stato citato, saranno sufficienti le seguenti indicazioni: nome dell’autore, punto, cognome dell’autore, cit, punto, p. o pp. con il rispettivo numero di pagina/e.

Es. S.J. Giuld, cit., p.102.

    1. Per le citazioni consecutive della stessa opera, articolo, saggio, è sufficiente indicare: ibidem in corsivo, virgola, p.o pp. ed il rispettivo numero/i di pagina.
    2. Es. Ibidem, p. 124.

 

 

  1. INDICE

 

    1. l’indice va collocato preferibilmente all’inizio della tesi.
    2. l'eventuale indice degli argomenti e/o degli autori, al contrario va inserito al termine della tesi.

 

 

  1.  BIBLIOGRAFIA

 

    1. la bibliografia va collocata al termine della tesi. Essa deve includere tutti i testi ed articoli consultati e citati in nota o nella tesi stessa;
    2. i contributi vanno ordinati in ordine alfabetico, per cognome dell’autore.

Per collocarli in ordine alfabetico automaticamente: fare clic su ‘modifica’ e su ‘seleziona tutto’, quindi cliccare su ‘tabella’ – ‘ordina A-Z’, se compare nel riquadro ‘paragrafi’, dare l’OK;

-   va indicato prima il cognome dell’autore/i e poi il nome per esteso;

    1. le indicazioni da inserire successivamente sono le seguenti:
    2. se il riferimento riguarda una monografia, le indicazioni saranno le seguenti: cognome dell’autore, virgola, iniziale del nome dell’autore, punto, [eventuali altri autori vanno inseriti con iniziale punto cognome], (anno dell’edizione originale), titolo originale in corsivo, editore originale, città, punto e virgola, titolo in corsivo dell’opera, virgola, casa editrice, virgola, città ed anno di pubblicazione, virgola, p. o pp., infine il numero esatto della pagina o delle pagine da cui è stata tratta la citazione od a cui si rimanda (p. è l’abbreviazione di pagina, mentre pp. è l’abbreviazione di pagine).

Es. S.J. Gould, La struttura della teoria dell'evoluzione, Codice, Torino 2003, pp. 65-66.

    1. se nella nota il riferimento riguarda libri collettivi le indicazioni saranno le seguenti: nome dell’autore del saggio, punto, cognome dell’autore, virgola, titolo del saggio o contributo tra virgolette alte, virgola, nome/i e cognome/i del curatore/i preceduto da ‘a cura di’ se si tratta di volume italiano, da ed. o eds. (se trattasi di volume in lingua inglese, a seconda che il curatore sia uno o più di uno), titolo dell’opera in corsivo, virgola, casa editrice, virgola, città ed anno, virgola, p. o pp. con il numero od i numeri di pagina corrispondenti.

Es.  S.J. Gould, La struttura della teoria dell'evoluzione, Codice, Torino 2003, p.161

    1. se nella nota il contributo riguarda un articolo di rivista, le indicazioni saranno le seguenti: iniziale del nome dell’autore, punto, cognome dell’autore, titolo dell’articolo tra virgolette alte, virgola, titolo della rivista in corsivo, virgola, anno, virgola, volume (abbreviato: vol.) e numero del volume medesimo, p. o pp. e numero o numeri di pagina corrispondenti.

Es. M. La Torre, “Institutionalism Old and New”, Ratio iuris, vol. 1.

    1. come ultima ed ulteriore indicazione per un articolo o per un saggio in opera collettiva deve essere precisato il numero delle pagine della rivista in cui è reperibile.

Es. articolo o saggio: Dworkin Ronald, “La comunità liberale”, Teoria politica, 1990, pp. 27-56.

-    se la bibliografia comprende anche web sites, realizzare una Sitografia ragionata (indicazione della URL e descrizione del contenuto del sito).

Es. http://www.decode.com

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

GUIDA PER I LAUREANDI IN DIDATTICA DELLA MATEMATICA

 

 

Complimenti per aver scelto una disciplina interessante per la tua tesi di laurea, e benvenuto nel gruppo! La lettura di questa piccola guida, soprattutto se sei alla prima esperienza di laurea, potrà facilitarti il lavoro nelle varie fasi della stesura della tesi.

 

 

1. Prerequisiti

 

Per laurearsi in didattica della matematica non sono richieste particolari competenze, tranne l’aver sostenuto con esito positivo gli esami di Didattica della matematica e di Logica e fondamenti di matematica. Il momento ideale per avviare il percorso di tesi è quando si devono ancora dare alcuni esami (diciamo 3-6) per terminare.

 

FAQ Per laurearmi in didattica della matematica devo aver scelto l’indirizzo scuola elementare maior scientifico? R Non necessariamente: ci sono stati molti studenti degli indirizzi scuola materna e scuola elementare maior linguistico che hanno svolto ottime tesi in didattica della matematica!

 

 

2. Scelta del tipo di tesi e dell’argomento

 

L’argomento della tesi può essere scelto dal docente o dallo studente stesso: io preferisco di gran lunga la seconda possibilità. Infatti la tesi di laurea è un’occasione il più delle volte irripetibile per fare ricerca su un tema che interessa lo studente; affrontarlo con entusiasmo lavorando a un progetto che ti sta veramente a cuore è un ingrediente essenziale per la buona riuscita del lavoro.

Lo studente può scegliere tra quattro tipi di tesi:

 

a. tesi compilativa

b. elaborazione di una proposta didattica

c. tesi empirica (sperimentale, correlazionale …)

d. tesi inchiesta

 

A. Tesi compilativa. Consiste nello scrivere una rassegna aggiornata ed esauriente su un determinato argomento (ad esempio: il contratto didattico, l’uso dei materiali strutturati nella scuola dell’infanzia, la storia dei sistemi di numerazione). E’ generalmente meno impegnativa delle altre tesi perché si prepara prevalentemente in biblioteca e con ricerche su Internet. Non necessariamente, tuttavia, si tratta di una tesi più facile o meno dignitosa delle altre.

 

FAQ E’ vero che con una tesi compilativa non si può prendere la lode? R Falso: ho supervisionato ottime tesi compilative che hanno preso la lode.

 

B. Elaborazione di una proposta didattica. Consiste nel progettare una proposta didattica (nel caso più semplice un’unità didattica o un’attività, nel caso più complesso un intero curricolo o una porzione di esso) e nel metterla in pratica in classe con i bambini, osservandone e descrivendone gli esiti. L’attività in classe può svolgersi nelle classi del tirocinio, con la collaborazione dei supervisori, oppure in altre classi individuate dallo studente o dal docente.

 

C. Tesi empirica. Nel caso più comune, quello della tesi sperimentale, consiste nel sottoporre una determinata ipotesi (per esempio: che l’apprendimento del concetto di numero avvenga in modo più efficace usando un certo strumento X anziché un altro strumento Y) al vaglio dell’esperienza. A tal fine occorre mettere in piedi un dispositivo sperimentale da attuare in classe. Si tratta di una tesi impegnativa, sia concettualmente che in termini di risorse temporali e di energie.

 

D. Tesi inchiesta. Consiste nell’andare in giro ad intervistare insegnanti o dirigenti scolastici riguardo a un determinato argomento (ad esempio, l’impatto della riforma della scuola sull’insegnamento della matematica). Non si tratta di una tesi difficile; richiede però un certo dispendio di tempo, grande disponibilità agli spostamenti, predisposizione alle relazioni umane e una certa dose di pazienza nell’affrontare intoppi burocratici.

 

 

3. Come mi devo muovere?

 

Una volta scelto il tipo di tesi e l’argomento della tesi dovrai mettere a punto, con l’aiuto mio e delle mie collaboratrici, un piano d’azione dettagliato e un indice provvisorio. La prima fase consiste in genere nel reperire e consultare del materiale bibliografico e sitografico (libri, riviste, siti Internet) pertinenti rispetto all’argomento scelto. Poi si tratta di attuare il progetto scelto, effettuando se necessario degli interventi in classe. Questa è la fase decisiva del lavoro, quella in cui dovrai mettere in gioco la tua bravura e la tua creatività (non pensavi di possedere queste caratteristiche? Ti sbagli: si tratta solo di tirarle fuori…). Infine, passerai a scrivere i vari capitoli della tesi, sulla base dell’indice provvisorio stilato (modificandolo se necessario).

A questo punto ti sarà assegnato un personal tutor che ti seguirà in tutte le fasi della stesura della tesi. Il tuo personal tutor potrò essere io stesso oppure una delle mie collaboratrici. Il nostro metodo di lavoro è questo: dovrai portarci i capitoli uno per volta, nella versione che consideri definitiva (niente spezzoni o abbozzi, mi raccomando!), e il personal tutor li correggerà direttamente al computer in tua presenza, restituendoti il capitolo pronto per la stampa oppure richiedendoti modifiche più sostanziali da fare a casa. Ogni capitolo verrà letto una e una sola volta: per favore non chiedere al personal tutor di tornare sopra al lavoro già fatto, poiché la sua risposta sarà gentile ma negativa.

Prima di iniziare a scrivere il capitolo ti consiglio di farti uno schema con l’elenco degli argomenti che intendi trattare, nell’ordine in cui vuoi trattarli. E’ bene che questo schema sia articolato in paragrafi e sottoparagrafi: questo ti darà il duplice vantaggio di farti disporre gli argomenti su due livelli di importanza e di ritrovarti con l’indice del capitolo già pronto! Lo schema aiuta inoltre a seguire sempre un filo logico e ad evitare ridondanze e ripetizioni.

Esempio:

1. Lo sviluppo motorio del bambino

2. Lo schema corporeo

            2.1 Tappa del corpo subito

            2.2 Tappa del corpo vissuto

            2.3 Tappa del corpo percepito

3. Il corpo e la percezione spaziale

 

FAQ Quanto dev’essere lunga una tesi? R Quanto è necessario: il valore delle tesi non si misura a chili, e quando si è detto ciò che si doveva dire è inutile aggiungere materiale solo per “allungare il brodo”.

 

 

4. Qualche regoletta redazionale

 

4.1 Titoli di paragrafi e sottoparagrafi

 

Il titolo di paragrafo dovrà essere numerato e formattato in grassetto, preceduto da due capoversi bianchi e seguito da un capoverso bianco. Il titolo di sottoparagrafo dovrà essere numerato e formattato in corsivo, preceduto da un capoverso bianco e seguito da un capoverso bianco. Per facilitarti le cose, si tratta dello stesso criterio che ho seguito nella compilazione di questa guida…

 

4.2 Riferimenti bibliografici e note

 

Le note a piè di pagina possono essere inserite solo se contengono incisi o altro materiale sostanziale. Devono essere evitate le note che contengono riferimenti bibliografici, che vanno invece indicati nel testo, seguendo il sistema autore-data.

Esempio:

Questo tipo di studi non solo è di grande fascino ma ha già dato molti interessanti frutti, per esempio per spiegare quanto concerne il fallimento ricorrente nell’apprendimento dei numeri relativi (Glaeser 1981).

 

4.3  Citazioni

 

Le citazioni dirette di un brano tratto da un autore vanno fatte tra virgolette se brevi, mentre con un sottotesto se lunghe. In questo caso si deve usare un corpo tipografico minore e un rientro di 1 cm a sinistra e a destra. In entrambi i casi si deve specificare il riferimento bibliografico, secondo le norme sopra indicate.

Esempi:

1) Dice Sarrazy (1995): “La necessità di questa rottura potrebbe essere riassunta dal seguente aforisma: credimi, osa utilizzare il tuo sapere e imparerai”.

2) Tornando alle implicazioni didattiche, scrive ancora Fischbein (1993) nello stesso articolo:

 

Uno studente di scuola superiore dovrebbe essere reso consapevole del conflitto e della sua origine, per dare rilievo nella sua mente alla necessità di basarsi nei ragionamenti matematici soprattutto sui limiti formali. Tutto ciò porta alla conclusione che il processo di costruzione dei concetti figurali nella mente dello studente non deve essere considerato un effetto spontaneo degli usuali corsi di geometria.

 

Dovresti comunque imparare ad utilizzare il più possibile le citazioni indirette, che comunicano un’impressione di padronanza dell’argomento e della relativa letteratura critica; con un buon corredo di citazioni indirette, insomma, la tua tesi potrà assomigliare molto a un libro scritto da un didatta della matematica professionista! Dovrai quindi abituarti a parafrasare con parole tue i concetti appresi sui libri che hai studiato, riportando sempre alla fine il riferimento bibliografico al libro o all’articolo da cui il concetto è tratto. Quando questo riferimento manca, il lettore assumerà che l’affermazione da te fatta è “farina del tuo sacco”.

Esempi:

1) Il contratto didattico non è una realtà stabile, statica, stabilità una volta per tutte; al contrario, esso è una realtà in divenire che s’accompagna alla storia di classe (Chevallard, 1988). (Il lettore capisce che questa affermazione, anche se riformulata con parole tue, l’hai letta nell’articolo di Chevallard)

2) Insieme all’attività eseguita fisicamente, sono molto utili le forme di rafforzamento ad opera sia di riproduzioni grafiche sia di verbalizzazioni del bambino. (Il lettore capisce che questa affermazione si fonda sulla tua esperienza personale o è qualcosa di condiviso da tutti gli autori che si occupano dell’argomento)

 

4.4 Bibliografia

 

Nel testo dei capitoli, come abbiamo detto, non deve comparire nessuna citazione bibliografica, ma solo i riferimenti bibliografici autore-data. La bibliografia va invece messa alla fine e dev’essere un unico elenco per tutta la tesi. L’elenco deve contenere non solo le opere che hai letto, ma anche tutte le altre che hai citato nel testo, anche se non le hai effettivamente lette! (ti sei mai chiesto come mai i libri che hai studiato hanno bibliografie così lunghe? Credi forse che gli autori si siano sciroppati tutti i malloppi contenuti in bibliografia? No, ne avranno letto sì e no il 30%! Il resto sono opere che hanno magari trovato citate da qualche parte, ma alle quali reputavano conveniente riferirsi nella loro esposizione).

Dovresti conformarti ai seguenti criteri:

Libro italiano

B. D’Amore (2001), Didattica della matematica, Pitagora, Bologna.

Libro straniero tradotto

M. Donaldson (1978), Children’s minds, Fontana LtD, Londra (tr. it. Come ragionano i bambini, Emme Edizioni, Milano, 1991).

Articolo in rivista

B. D’Amore, P. Plazzi (1990), Intuizione e rigore nella pratica e nei fondamenti della matematica, La matematica e la sua didattica, 3, pp. 18-24.

Articolo in volume collettivo

Balacheff (1990), Future perspectives for research in the psychology of mathematics education, in P. Nesher e J. Kilpatrick (a cura di), Mathematics and cognition, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 65-84.

 

 

5. Simulazione finale

 

Una volta ultimata la tesi, è importantissimo non arrivare alla discussione impreparati: dovrai prepararti un’ottima esposizione per “vendere” al meglio il prodotto che hai confezionato. Per l’esposizione potrai aiutarti con una presentazione in Power Point, o con dei lucidi, oppure ancora fare tutto a voce, a seconda delle tue preferenze e della tua confidenza con le nuove tecnologie. L’importante è che l’esposizione non superi i dieci minuti, perché bisogna lasciare il tempo necessario all’introduzione del primo relatore, all domanda del secondo relatore e alla riunione della commissione per determinare il voto finale.

Qualche giorno prima della discussione dovrai contattare il secondo relatore e ascoltare le osservazioni che vorrà farti. Alcuni controrelatori lasciano trapelare durante il colloquio il contenuto della loro domanda: si tratta di un aiuto dato allo studente, ma non arrivare con una risposta che sembri preparata in anticipo e soprattutto non leggere la risposta: si determinerebbe un grosso imbarazzo per la commissione. Sii perciò molto “cool” e naturale.

Qualche giorno prima della discussione, sarai invitato a prender parte a una simulazione della discussione finale a cui parteciperemo io, le mie collaboratrici e tutti gli altri laureandi della tua stessa sessione. In questa simulazione cronometrata, della durata di dieci minuti, dovrai fare la tua esposizione come se tu ti trovassi in seduta di laurea; gli altri partecipanti faranno la parte della commissione di tesi e, una volta terminata l’esposizione, ti daranno tutti i consigli che vengono loro in mente per migliorare la tua presentazione. Ovviamente tu farai lo stesso con la presentazione dei tuoi colleghi! Penso che quest’attività di role play sia estremamente utile per allentare la tensione dei giorni precedenti la discussione, per “fare gruppo” con i tuoi compagni e per cesellare la tua esposizione finale.

 

  • Fine articolo Tesi e tesine

 

 

 

 

 

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