Tesina sulle automobili

 

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L' Automobile

 

L’invenzione dell’auto e l’industria automobilistica italiana dagli albori alla prima “utilitaria”.

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Federico Silveri

 

 

 

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  •   La Nascita Dell’Automobile.

 

  •   Il Motore a Benzina

 

  •    Il Motore Diesel

 

  •     La Nascita della FIAT e dell’Automobile Italiana

 

  •    L’automobile e il Futurismo in Letteratura

 

  •    La pittura Futurista: la Velocità e l’Automobile

 

  •    L’Automobile Italiana durante e dopo la Grande      Guerra
  •    L’industria Automobilistica Italiana e il Fascismo

 

  •    La Propaganda Fascista e l’Automobile

 

  •    La Balilla, la Prima “Utilitaria” Italiana

 

 

  • La Nascita Dell’Automobile

Il sogno di costruire un veicolo semovente ha assillato l’uomo fin dall’antichità, ma passarono tuttavia secoli prima che l’idea prendesse corpo e fosse sostenuta come invenzione. I padri della moderna automobile con motore a combustione interna sono universalmente riconosciuti in Gottlieb Daimler e Carl Benz, i quali pur essendo nati entrambi in Svevia non si conobbero né incontrarono mai e perseguirono ognuno la propria strada. I loro esperimenti condussero alla realizzazione e alla produzione in serie di un motore, compatto e veloce. Il 17 ottobre 1926 avvenne la fusione delle aziende di Daimler e Benz, fusione che diede vita a un marchio tuttora fra i più prestigiosi, la Mercedes Benz. Daimler e Benz devono dividere i loro meriti con una schiera di innumerevoli inventori che hanno contribuito allo sviluppo dell’intero progetto. Per permettere il movimento della prima “automobile” essa venne attrezzata di un motore a scoppio; il primo abbozzo risale addirittura al 1673, anno in cui il matematico e fisico olandese Christian Huygens lo presentò all’“Accademia Francese delle Scienze”, ottenendo però scarso seguito. Il primo motore a scoppio utilizzato per mettere in movimento un’auto fu però quello presentato all’ “Esposizione Universale Di Parigi” del 1867 da parte di Nikolaus Otto, un commesso viaggiatore tedesco, con una modifica apportata successivamente da Daimler e Wilhelm Maybach. Questi ebbero il compito di dedicarsi allo sviluppo di un motore a petrolio sulla base di quello di Otto, il quale benché perfettamente funzionante risultava di scarsa potenza, appena 3 cavalli. Otto tuttavia non si diede per vinto e brevettò nel 1876 un nuovo motore che riassumeva tutti i principi del motore a quattro tempi. Iniziò così la sfida tra Daimler e Otto, quest’ultimo infatti impose il veto sull’utilizzo del suo motore per un eventuale perfezionamento da parte del rivale, il quale però ignorò il divieto e si mise a costruire in segreto quello che sarà il primo motore a scoppio della storia, modificando con l’aiuto di Maybach il progetto di Otto. tesina automobileA vincere la causa davanti al tribunale del Reich fu Daimler il quale nel 1886 collaudò la sua prima automobile sperimentale, una carrozza per cavalli mossa da un motore della potenza di un cavallo e mezzo che gli consentì di raggiungere i 18Km/h. Seppur questo fu un inizio poco promettente lo sviluppo dell’automobile non avrà più soste.

  • Il Motore a Benzina

La maggior parte delle odierne automobili funziona con un motore a quattro tempi.

Anche se il merito di aver applicato per primo questo tipo motore a un mezzo di trasporto ( vedi sopra la carrozza di Daimler) va a Gottlieb Daimler, l’inventore del primo motore a scoppio alimentato a benzina è universalmente riconosciuto in Nikolaus Otto. Il motore progettato e costruito da Otto è composto da due parti principali: il carburatore e il cilindro, nel primo si forma la miscela esplosiva formata da aria e benzina, la quale dopo essere stata aspirata si divide in piccolissime gocce. Il cilindro è di metallo ed è chiuso a tenuta stagna da un pistone; dalla base superiore sporgono due tubi dei quali uno si collega al carburatore, mentre l’altro esce all’esterno. Il cilindro è inoltre caratterizzato da due valvole ( V1 e V2) che chiudono i due tubi e da una candela. La candela è costituita da due punte metalliche molto vicine, tra le quali scocca all’accensione del motore una scarica elettrica che produce l’esplosione della miscela provocando così il movimento del pistone. Il funzionamento del motore avviene in sei tempi, dei quali però vengono presi in considerazione solo quelli in cui il pistone in movimento, per questo motivo il motore a scoppio viene comunemente detto motore a quattro tempi.

Le quattro fasi nelle quali il pistone è in movimento sono:

  • ASPIRAZIONE: si aprono le valvole di aspirazione che permettono al pistone di risucchiare all'interno del cilindro della massa gassosa composta da aria e carburante formata precedentemente all’interno del carburatore.
  • COMPRESSIONE: questa fase si realizza quando il pistone inizia a risalire; all’inizio di questa fase la valvola di aspirazione è ancora aperta, questa viene poi chiusa e la miscela, nel caso del motore a ciclo di Otto senza iniezione diretta, viene compressa fino a raggiungere il minimo di volume del ciclo termodinamico.
  • COMBUSTIONE ( ed ESPANSIONE):  la scintilla che scocca tra le due punte metalliche della candela fa esplodere la miscela esplosiva formata da aria e benzina, provocando così una rapida discesa del pistone.
  • SCARICO: la valvola di scarico si apre permettendo la veloce fuoriuscita dei gas per differenza di pressione.

 

Dopo la fase di scarico i gas hanno due possibilità: essere riutilizzati e  poi purificati, o essere purificati direttamente, prima di passare per il silenziatore.

Il ciclo del motore a quattro tempi può essere anche schematizzato con un diagramma pressione-volume; ci riferiamo in questo caso a un motore ideale che funziona molto lentamente, a differenza del motore reale nel quale si hanno trasformazioni così repentine che non c’è mai un momento in cui il sistema si trovi in equilibrio.

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Il ciclo di Otto ideale si compone di sei fasi:

  • tesina automobileASPIRAZIONE ISOBARA: aspirazione della miscela aria/benzina a pressione atmosferica;
  • COMPRESSIONE ADIABATICA: drastica riduzione del volume;
  • COMBUSTIONE ISOCORA: combustione della miscela;
  • ESPANSIONE ADIABATICA RAPIDA;
  • ISOCORA di SCARICO ISTANTANEO;
  • ISOBARA di SCARICO.
  •  Il Motore Diesel

Nel 1893 l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel inventò una nuova tipologia di motore da applicare ai vari mezzi di trasporto, il motore Diesel.

Questa tipologia di motore differisce dal tradizionale motore a benzina per due aspetti principali; infatti esso presenta al posto del carburatore, un iniettore, il quale spruzza nel cilindro un getto di gasolio sotto forma di piccolissime gocce, la miscela esplosiva non è quindi costituita di aria e benzina, bensì di aria e gasolio.

La seconda differenza rispetto al motore benzina è data dal fatto che il motore diesel non presenta alcuna candela, in quanto l’accensione è dovuta ad una rapida compressione che si attua nel “secondo tempo” che causa un repentino surriscaldamento.

 

 

 

 

  • La Nascita della FIAT e dell’Automobile Italiana

In seguito alla progettazione e alla produzione della macchina di Daimler (1886) , in Europa ( soprattutto in Francia e Germania) nacquero industrie produttrici di automobili.

L’Italia si vide in un primo momento tagliata fuori dal mercato dell’automobile in quanto nel nostro paese l’automobile tende a non assumere una dimensione industriale; nel 1898 esistevano infatti in Italia solo tre costruttori che si occupavano del nuovo mezzo di trasporto: Lanza e Ceirano a Torino e Ricordi a Milano. Le aziende dei tre costruttori non avevano carattere industriale infatti riscivano a produrre nel migliore dei casi tra le 15 e le 20 auto ogni anno.

Nel 1899 nel capoluogo piemontese matura così l’idea di fondare una nuova società per la produzione su scala industriale di automobili; l’iniziativa parte da un gruppo di aristocratici, possidenti e professionisti, accomunati dalla passione per il nuovo veicolo, queste persone con al volontà di intraprendere una nuova attività economica e di assicurare alla città un settore industriale di avanguardia si riunirono l’11 luglio 1899 presso la sede del Banco Sconto e Sete dove firmarono l’atto costitutivo.

tesina automobileVenne così fondata la FIAT  (Fabbrica Italiana Automobili Torino); tra i soci che firmarono l’atto le due persone che possedevano il maggior numero di azioni erano Scarfiotti e Agnelli i quali furono nominati rispettivamente presidente ed amministratore delegato.

La prima vettura costruita dalla Fiat fu il modello “3½HP” in 8 esemplari nel corso del 1899, copia della “Welleyes” prodotta precedentemente dalla “casa automobilistica Ceirano”.

Negli anni successivi l’automobile (Fiat) e con essa Torino crebbero; nel 1901 15000 erano gli operai addetti al ramo metalmeccanico, dei quali poche centinaia facevano parte dell’industria dell’auto; soli dieci anni dopo gli impiegati torinesi nell’industria automobilistica erano circa 15000 a fronte di un totale di 30000 metalmeccanici.

La Fiat non era comunque la sola industria automobilistica italiana, infatti in pochi anni nacquero ben tredici case tra le quali possiamo ricordare: Lancia, Itala e O.M.T..

Due fattori permisero alla Fiat di prevalere sulle altre case automobilistiche in breve tempo: la spregiudicatezza di Giovanni Agnelli e la sua volontà di “fare come il Ford”; importantissimo fu anche il fatto di trarre dalla crisi automobilistica del 1907, dovuta a una caduta dei titoli azionari, un sostanziale vantaggio. Gli anni tra il 1906 e il 1909 furono comunque anni difficili per la Fiat coinvolta in uno scandalo finanziario per falsificazione dei bilanci; superata la crisi la casa torinese riuscì ad ottenere notevoli aumenti di produzione grazie all’applicazione parziale dei metodi tayloristici.

tesina automobileIl salto di qualità avviene nel 1912 quando la Fiat introduce nel mercato automobilistico un nuovo modello: la Fiat Tipo 0,lanciata sul mercato al prezzo di 8000 lire, prezzo che poi verrà ribassato a 6900 lire.

Di ritorno da un viaggio a Detroit, dove aveva visitato le grandi officine della Ford, Agnelli apprende quanto la produzione in serie possa abbassare i costi e aumentare la produttività, così decide di applicare il “fordismo” all’interno della sua azienda. Il “fordismo” consisteva nell’integrazione di quattro elementi: l’intercambiabilità dei pezzi; lo studio e la costruzione di apparecchiature ausiliarie; lo studio del modo più efficace per svolgere una certa prestazione; e il collegamento in sequenza di tutte le operazioni di lavorazione delle parti. (la catena di montaggio). Questo sviluppo nella fase di costruzione del veicolo permise alla Fiat di allargare i propri orizzonti, tanto da iniziare a produrre anche veicoli commerciali, tram, autocarri e motori marini.

Dal 1912 la parola chiave all’interno dello stabilimento Fiat è quindi: “fare come il Ford”.

 

 

 

  • L’Automobile e il Futurismo in Letteratura

L’invenzione dell’automobile influenzò i vari aspetti della società, anche la cultura e in particolar modo la letteratura e la pittura furono grandemente influenzate dal nuovo mezzo di trasporto.

L’influenza dell’automobile sulla letteratura di inizio ‘900 è ben riscontabile, soprattutto in Italia, dove si afferma il Futurismo, avanguardia che nasce nel 1909, anno in cui Filippo Tommaso Marinetti pubblica il primo manifesto del Futurismo sul giornale francese “Le Figaro”.

Il primo manifesto del Futurismo consta di undici punti nei quali oltre all’esaltazione della forza; del nazionalismo e della guerra appare un’evidente esaltazione della velocità e dell’automobile, come si può riscontrare ai punti 4 e 5:

  • “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente ,che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.”
  • “Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata a corsa,essa pure, sul circuito della sua orbita.”

L’esaltazione della velocità dell’automobile si traduce in letteratura nell’uso di uno stile paratattico e di una sintassi completamente distrutta caratterizzata dall’assenza di punteggiatura in favore  dell’uso di segni matematici (+; -; x; …) e musicali.

L’automobile era agli inizi del novecento, oltre che simbolo di velocità, spesso accomunata con la libertà e l’evasione; questa irrefrenabile voglia di libertà è ben visibile nei componimenti Futuristi e in particolar modo nelle loro poesie, infatti non venivano più usati i versi della tradizione, ma un nuovo tipo di verso: il verso libero. Tutte queste innovazioni apportate in campo stilistico dai Futuristi per “rompere” con il passato prendono il nome di “parole in libertà” e sono riportate nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista” del 1912. Il programma ideologico si suddivide in una parte distruttiva e in una costruttiva. La parte distruttiva comprende: 1- la critica della psicologia e del culto dell’interiorità; 2- la critica della sacralità dell’Arte, della sua autonomia, del suo valore supremo e superato, del Sublime estetico; 3- la critica dell’ intelligenza e del calcolo razionale a cui viene contrapposta la “divina intuizione,dono caratteristico delle razze latine”. La parte costruttiva muove dall’esaltazione del potere dell’intuizione e dell’ immaginazione che possono cogliere l’essenza della materia. Quest’ultima si esprime attraverso l’energia delle “forze cosmiche”, trasformando l’ uomo in una macchina, "in un uomo meccanico dalle parti cambiabili". La connessione fra programma tecnico è programma ideologico è evidente: distruggendo la sintassi si distruggono i legami logici, con la conseguenza di porre in primo piano l'intuizione e l'immaginazione.

 

Le opere futuriste nascevano con lo scopo di svegliare i cinque sensi in modo da proiettare chiunque le vedesse in una continua sollecitazione segnata dalla velocità ed è questo il motivo dell’uso nelle poesie delle “parole in libertà” capaci secondo i Futuristi di mettere in funzione nello stesso istante i cinque sensi. Il Futurismo venne successivamente ripreso dal Fascismo per il comune interesse al nazionalismo e alla guerra, il Fascismo si disinteressò completamente del culto della velocità futurista, interessandosi però dell’automobile a scopo propagandistico come vedremo successivamente.

 

 

 

 

  • La Pittura Futurista: la Velocità e l’Automobile

Il Futurismo italiano, come precedentemente accennato, non interessò solamente il campo culturale-letterario, ma si aprì anche ad altre forme artistiche. Particolarmente importante è infatti l’arte futurista i cui maggiori esponenti furono Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo. Anche gli artisti futuristi, così come i letterati (con il manifesto tecnico della letteratura futurista) , seguivano nelle loro creazioni le direttive del “Manifesto tecnico della pittura futurista” edito l’8 marzo 1910 a cura di Carrà, Russolo, Boccioni, Balla e Severini. I pittori di questa avanguardia condividevano con i letterati il gusto per la velocità e la deformazione che essa produce nei corpi che la subiscono; anche loro sono interessati dall’automobile e dai mezzi di trasporto che erano una novità agli inizi del ‘900.

L’interesse per la velocità e per la rappresentazione di essa appare nel manifesto dell’avanguardia pittorica ai punti 2 e 4, nei quali i pittori futuristi proclamano:

  • “che il dinamismo universale deve essere reso come sensazione dinamica”
  • “che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi”.

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Rendere efficacemente l’idea di dinamismo e velocità era come sopra affermato una delle priorità dei pittori futuristi; Giacomo Balla ad esempio nella sua tela “Dinamismo di un cane al guinzaglio” dipinta nel 1912 analizza la camminata di un cane bassotto, accompagnato a passeggio dalla sua padrona, di cui si intravedono soltanto i piedi ed il bordo della veste. Per comunicare il senso dinamico dell’azione, Balla utilizza un taglio diagonale molto ravvicinato, che mette a fuoco soltanto una parte della scena. L’immagine è frazionata in una sequenza di fotogrammi successivi che, accostati tra loro, suggeriscono lo svolgersi del movimento.

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Anche Umberto Boccioni era, come Balla, affascinato dalla velocità e soprattutto dagli effetti che questa produceva sul corpo umano come testimonia la scultura in bronzo “Forme uniche nella continuità dello spazio” del 1913. L’uomo di Boccioni raggiunge massime velocità non con mezzi naturali ma con mezzi meccanici e di questa velocità all’artista interessa studiare gli effetti sul corpo. Quest’opera rappresenta “la forma permanente che la figura umana assumerà assuefacendosi alle grandi velocità”,così come la commentò Giulio Carlo Argan.

Il futurismo in pittura così come in letteratura ebbe la sua età d’oro tra il 1910 e la fine del primo conflitto mondiale; la ricerca futurista tuttavia proseguì dando vita ad un secondo futurismo, privo però di tensione emotiva e di carica rivoluzionaria.

 

 

  • L’Automobile Italiana durante e dopo la Grande Guerra

Dal 1914 con lo scoppio del primo conflitto mondiale, in Europa milioni di uomini iniziarono a familiarizzare col nuovo mezzo di trasporto; le case automobilistiche  dei paesi in guerra dovettero far fronte alla grande richiesta di autocarri utili per il trasporto delle truppe; con l’impiego in guerra le potenzialità delle auto vennero messe a dura prova. Il nuovo veicolo si dimostrò comunque indispensabile durante il conflitto tanto che la produzione di auto e autocarri registrò in tutta Europa una forte crescita. Le aziende del settore automobilistico passarono dalle 32 del 1913 alle 55 del 17’ con un aumento esorbitante di capitale.

La Fiat restò la casa automobilistica più importante d’Italia e durante la guerra consolidò il suo primato grazie alla crescente richiesta da parte del Regio Esercito delle auto Fiat  modello “501” e del camion “18 BL”. Al termine della guerra la Fiat divenne il terzo colosso industriale d’Italia dopo l’Ansaldo e l’Ilva. A causa del rapidissimo sviluppo ci fu la necessità di costruire una nuova fabbrica; nel 1916 venne  così avviata la costruzione dello stabilimento “Lingotto” sulla base dell’architettura industriale americana del tempo.

tesina automobileL’industria automobilistica torinese tendette  sempre più a identificarsi con quella nazionale, e  neanche le case automobilistiche francesi e inglesi riuscivano a tenere il passo della Fiat.

 

 

 

 

tesina automobileNel 1919 vennero ultimati gli stabilimenti “Lingotto” e venne avviata la produzione di un nuovo modello la Fiat “501”, prima automobile italiana ad essere fabbricata in grande serie e in poco più di tre anni vengono prodotte 67710 “501”.

 

 

 

 

Nel dopoguerra l’Italia vide l’affermarsi di un sindacalismo che sfociò con l’occupazione delle fabbriche, con l’affermarsi del pericolo di scontri i capitalisti e tra questi anche Giovanni Agnelli videro come unica via di scampo, e finanziarono, pur senza particolare entusiasmo, le squadre di azione fasciste.

Il potere politico e quello economico iniziarono da questo momento a vivere in simbiosi al fine di non rovinarsi a vicenda; e quando Mussolini nel 1925 arrivò al potere si stabilì un clima di reciproco sostegno tra Agnelli e il Duce.

Sul piano aziendale la Fiat commercializza dal 1925 un nuovo modello, la “509” auto di “piccole” dimensioni che riscosse un notevole successo tanto che nel giro di  quattro anni raggiunse le 100000 unità prodotte.

 

 

 

 

 

 

 

 

  • L’Industria Automobilistica Italiana e il Fascismo

Come già affermato Agnelli e Mussolini si sostennero reciprocamente durante gli anni di dominio fascista; ad avvalorare questa affermazione sta la politica intrapresa da Mussolini subito dopo il suo insediamento al potere.

I primi provvedimenti del governo fascista andarono da subito a favore degli industriali e lo stesso Agnelli venne nominato senatore dal Duce, Agnelli dal canto suo fece in modo che  il quotidiano  “La Stampa”, del quale era proprietario, cessasse le polemiche contro il governo, sfociate dopo il delitto Matteotti.

tesina automobileIl comportamento di Agnelli resta comunque di non adesione al fascismo, sintomatico di ciò è l’iscrizione non autonoma al partito fascista, infatti la tessera gli venne offerta “Ad Honorem” da Mussolini nel 1932; e al termine della guerra Agnelli affermò che la tessera donatagli era stata per lui “una croce da accettare”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • La Propaganda Fascista e l’Automobile

Uno degli elementi della politica fascista che permisero a Mussolini di ottenere sempre crescenti consensi nel corso degli anni di dominazione fu sicuramente la propaganda e la manipolazione delle menti.

La propaganda coinvolse molti ambiti della società e Mussolini non poté fare a meno di applicare questo mezzo all’industria automobilistica; come già affermato il Duce strinse rapporti con Giovanni Agnelli tra i quali nacque una collaborazione.

Il regime fascista con il suo controllo sui vari aspetti della società iniziò ad imporre i nomi da attribuire alle nuove auto prodotte durante gli anni di dominazione; esempio di ciò è la “Balilla” prodotta a partire dal 1932, in pieno regime fascista dalla Fiat

tesina automobileIl nome  “Balilla” venne preso da un’istituzione fascista (Opera Nazionale Balilla) a carattere parascolastico, fondata nel 1926 e sciolta nel 1937 , anno in cui per ordine di Mussolini venne fatta confluire nella “Gioventù Italiana del Littorio” (GIL).

Il controllo fascista non si limitò tuttavia ai nomi delle auto, ma interessò anche i manifesti pubblicitari delle automobili nei quali spesso erano raffigurati simboli o motti fascisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • La Balilla, la Prima “Utilitaria” Italiana

“Il 12 aprile 1932 è una data molto importante  nella storia dell’industria italiana: al Salone internazionale dell’Automobile alla Fiera di Milano, viene ufficialmente presentata la Fiat Balilla… la prima vera utilitaria italiana.” Così venne presentato il nuovo modello della Fiat.

Non è un caso che Mussolini abbia scelto proprio questo modello come primo a portare un nome richiamante il fascismo, infatti il Duce vide nella Balilla un’auto rivolta a tutti, anche a coloro che prima di quel momento non avevano potuto acquistare un’automobile perché troppo cara; la Balilla costava infatti nel 1932 9900 Lire, un prezzo decisamente più basso rispetto alle dirette concorrenti.

tesina automobileLa Balilla divenne in poco tempo l’auto più venduta in Italia, nonché una tra le più vendute in Europa, un successo per l’industria italiana ma anche per Mussolini che grazie al nome dell’auto e alla pubblicità si fece conoscere anche oltre i confini italiani.

La produzione della prima “utilitaria” italiana cessò nel 1937 quando dopo un’onorata carriera venne sostituita dalla “508c”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sitografia

  • http://cronologia.leonardo.it/sport/crono28a.htm
  • http://cronologia.leonardo.it/sport/croaut01.htm
  • http://it.wikipedia.org/wiki/FIAT

 

Bibliografia

  • “Fisica: idee ed esperimenti Dal pendolo al quark” (U. Amaldi)
  • “Eikon vol. 3 ” (E. Bernini – R. Rota)
  • “La scrittura e l’interpretazione vol. 3 L’età dell’imperialismo: le avanguardie.”  (R.Luperini-P.Cataldi-L.Marchiani-F.Marchese)

 

 

  • Fine articolo Tesina sulle automobili

 

 

 

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