Harry Potter
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Harry Potter è una saga letteraria fantasy in sette libri, ideata dalla scrittrice inglese J. K. Rowling all'inizio degli anni novanta e concretizzata negli anni successivi, tra il 1997 e il 2007.
L'opera descrive le avventure del mago adolescente Harry Potter e dei suoi migliori amici e coetanei, Ronald Weasley e Hermione Granger. L'ambientazione principale è la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts dove vengono educati alle arti magiche i giovani maghi e streghe del Regno Unito e non solo. L'arco narrativo copre un periodo di sette anni - uno per ogni libro della serie - dal momento in cui Harry Potter, un undicenne orfano che abita a Little Whinging con gli sgradevoli zii adottivi Vernon e Petunia Dursley (da parte della madre di Harry), apprende della sua condizione speciale e inizia a frequentare Hogwarts allo scontro aperto con il suo antagonista, il malvagio mago Lord Voldemort, responsabile dell'assassinio dei genitori di Harry nel suo primo tentativo di ottenere il dominio del mondo magico. Harry Potter è esploso dapprima come fenomeno letterario in Inghilterra nel 1997, anno di pubblicazione nel Regno Unito del primo episodio della saga del piccolo mago, dal titolo Harry Potter and the Philosopher's Stone.
Nel 1998 il successo assume dimensione mondiale: solo in Italia il libro, tradotto come Harry Potter e la pietra filosofale e pubblicato con una tiratura iniziale di 20.000 copie, vince nel dicembre dello stesso anno il Premio Cento, riconoscimento dedicato alla letteratura per ragazzi; negli Stati Uniti la casa cinematografica Warner Bros. acquista i diritti cinematografici del volume e nel novembre 2001, per la regia di Chris Columbus, la storia di Harry Potter - interpretato dall'attore Daniel Radcliffe - conquista l'intera platea mondiale. Ad aprile 2007, i primi sei libri hanno venduto un totale di 400 milioni di copie e sono stati tradotti in più di 64 lingue.
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Storia di Harry Potter
Joanne Rowling, già nel 1971 all’età di sei anni, ha le idee molto chiare su quello che vorrebbe fare nella vita: scrivere. Non esce mai di casa senza avere con sé carta e penna su cui scrivere; Joanne continua a coltivare la sua passione anche andando contro alla famiglia che non vedeva la carriera da scrittrice come un mezzo per costruire un solido futuro, infatti studia lingue anziché letteratura finendo per fare l’insegnante di inglese e francese, la segretaria bilingue e l’impiegata. Nonostante questo però la Rowling continua a scrivere. Sempre. In ogni momento libero della giornata, la sera a casa e persino in ufficio (pratica che le causerà anche un licenziamento). Ormai scrivere è diventato, per sua stessa ammissione, una compulsione e a volte un vero e proprio bisogno, e in certi momenti tragici della sua vita, sarà anche una vera ancora di salvezza. Scrive due romanzi per adulti mai terminati cimentandosi anche in vari generi letterari ma è consapevole che le manca qualcosa, un elemento fondamentale: l’ispirazione. In un caldo pomeriggio estivo del 1990, su un treno per Londra, ecco arrivare l’idea che le cambiò la vita. Mentre guardava annoiata fuori dal finestrino uno scorcio di campagna inglese, l’immagine di un ragazzino con folti e spettinati capelli castani, occhialini tondi e una cicatrice a forma di saetta sulla fronte le balenò nella mente; insieme al giovane, una quantità di particolari iniziarono ad affollare la testa di Joanne: una Scuola di Magia in un Castello nascosto in un angolo remoto della Scozia, un Custode delle sue chiavi e dei suoi luoghi, fantasmi che l’infestano e gli amici del cuore di quel ragazzino occhialuto. Ripensando a quel’insolito pomeriggio, la Rowling ha commentato quel momento così: “Ho avuto una reazione fisica, un vasto flusso di adrenalina, che è sempre indice del fatto che hai avuto una buona idea”. Ecco come nasce l’idea di Harry Potter, su un treno che attraversa la campagna inglese, un’immagine ricorrente in tutti i romanzi: nel primo è simbolo, per Harry, di un nuovo inizio, di una nuova avventura per poi diventare, negli altri romanzi, un elemento caro al protagonista in quanto lo riporta ad Hogwarts che considera come la sua vera casa e nell’ultimo episodio della saga vi è una sorta di circolarità degli eventi in quanto l’autrice decide di far terminare la storia da dove era iniziata, alla stazione di King’s Cross con il treno per Hogwarts in partenza. Dal 26 giugno 1997, (il giorno della prima pubblicazione di Harry Potter e la Pietra Filosofale) i sette libri che compongono la saga creata da JK Rowling sono stati tradotti in circa sessanta lingue, comprese quelle morte, e hanno venduto oltre 500 milioni di copie guadagnandosi il titolo di “libro più venduto degli ultimi dieci anni”; l’ultimo capitolo della saga ha venduto circa 72 milioni di copie nel mondo solo nel primo week end tanto da fare di questo romanzo il campione assoluto d’incassi nella storia della letteratura mondiale. Eppure questa è solo una parte del fenomeno Harry Potter, il successo dei libri ha portato alla realizzazione dei film, i quali a loro volta hanno incrementato la popolarità dei libri, dando origine ad una mania collettiva che è tutt’ora in fase ascendente. Il settore del merchandising, di fronte ad un fenomeno di questa portata ha naturalmente invaso il mercato con le più disparate variabili di prodotti firmati Harry Potter; oltre ad acquistare ogni tipo di gadget, i fan di tutto il mondo organizzano spesso raduni o veri e propri eventi a tema e mantengono i contatti attraverso internet (i siti dedicati ai romanzi di JK Rowling sono centinaia di migliaia). Se tutto ciò fa parte dell’aspetto positivo del Potter-contagio, che al limite corre il rischio di invadere il mercato, esiste anche un rovescio della medaglia rappresentato principalmente da plagi, anzi da veri e propri cloni (come per esempio Harry Potter in Calcutta o Harry Potter and the Crystal Vase: ma questi sono solo l’inizio di una lunga lista di romanzi dal contenuto falso ma spacciato per autentico), e da numerosissime vertenze legali che hanno investito l’opera, l’autrice, la casa editrice (comprendendo a volte anche l’illustratrice ufficiale) da critiche e accuse da parte di alcuni estremisti religiosi e di autorità religiose, per cui Harry Potter sarebbe un libro contenente magia nera e addirittura satanismo, nonostante sia risaputo che la saga è un’opera di invenzione, una saga fantasy che rientra pienamente nel genere, benché sia fortemente influenzata anche dal genere classico del romanzo di formazione. Il termine “maghetto” viene usato per designare il giovane protagonista della saga della Rowling; un’espressione quanto meno fuori luogo se usata per descrivere l’Harry degli ultimi romanzi, un Harry quindicenne, sedicenne e diciassettenne che sembra aver del tutto abbandonato i modi fanciulleschi dei primi romanzi ed essersi avviato precocemente verso l’età adulta. Quel “maghetto” così abusato da parte di chi ignora la realtà della saga di Harry Potter non tiene conto del fatto che il suo protagonista è al centro di una crescita fisica e psicologica su cui si basa l’intera opera, perfettamente visibile nel numero dei romanzi: sette, come sette sono gli anni che Harry trascorre ad Hogwarts, il luogo della sua formazione culturale e spirituale. Harry non rimane il ragazzino protagonista di un romanzo per bambini ma bensì, poco a poco diventa il soggetto di un grande romanzo di formazione, quello che in tedesco è noto come bildungsroman. Il romanzo di formazione è un genere letterario che nasce in Germania dove ha come massimo esponente Goethe e il suo “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister”. Il bildungsroman consiste nella «storia di un giovane che fa il suo ingresso nella vita avvolto da una felice incoscienza, cerca anime gemelle, incontra l’amicizia e l’amore ma si scontra, però, con le dure realtà del mondo e dopo diverse esperienze significative ritrova se stesso e porta a termine il suo destino». Da questa definizione è facile capire come il genere letterario del “romanzo di formazione” sia presto uscito dagli ambienti letterari tedeschi del Settecento per essere applicato a una vastissima mole di opere, dal David Copperfield di Dickens fino al Giovane Holden di Salinger. Nonostante ci siano molti scettici è innegabile che Harry Potter di J.K. Rowling rientri a tutti gli effetti nella categoria dei romanzi di formazione. Anche a livello stilistico si può notare una costante evoluzione: se il primo romanzo, La Pietra Filosofale, e il secondo, La Camera dei Segreti, rientrano in un genere letterario più adatto ai ragazzi grazie a trame semplici e al fatto che i tre personaggi principali (Harry, Ron, Hermione) ragionano ancora in termini di undicenni, nei successivi romanzi tutto cambia: Harry non percepisce più Hogwarts come un rifugio sicuro e felice, la realtà sembra farsi più dura e lo stile si adegua a delle vicende più complesse ed è come se il romanzo crescesse insieme ai suoi lettori. Nel corso della saga, in effetti, assistiamo al lungo processo di maturazione di Harry. Egli è un ragazzino del tutto inconsapevole delle proprie capacità e a cui vengono nascoste le vere origini. La Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è il luogo in cui Harry affronta la propria crescita e maturazione attraverso un duplice percorso: da un lato egli impara a conoscere e controllare i propri poteri che derivano dalla sua eredità magica, dall’altro egli matura psicologicamente dopo aver affrontato prove difficili e significative che lo portano alla consapevolezza che la propria forza e le proprie capacità non derivano dalla magia che ha ereditato ‘biologicamente’ dai suoi genitori, ma dalle qualità che ha acquisito nel corso del suo processo di crescita. Molti romanzi di formazione hanno nella scuola o nella figura dell’insegnante uno degli elementi centrali della vicenda ma va tuttavia notato, e questo Harry Potter lo dimostra chiaramente, come in realtà la maturazione del protagonista non coincida mai con il successo scolastico ma segua strade diverse, spesso in opposizione ad esso. Harry non è certo il primo della classe in tutte le materie ed anzi vengono sottolineati i suoi costanti insuccessi in alcuni corsi. Spessissimo egli entra in conflitto con i propri insegnanti, non soltanto con l’odiato Severus Piton, il professore di Pozioni, ma anche con altri professori e tra questi non manca lo stesso Albus Silente (il preside di Hogwarts, nonché potentissimo Mago che si prenderà particolare cura di Harry duranti i suoi anni a scuola) che nel quinto e sesto episodio della saga viene spesso criticato dal ragazzo. Harry ad Hogwarts impara a conoscere e usare i propri poteri e comincia a conoscere meglio se stesso e il suo ruolo nel mondo, ma in realtà la sua evoluzione non segue la carriera scolastica: è indicativo anzi, che al termine del sesto libro, Harry Potter e il Principe Mezzosangue, egli decida di abbandonare Hogwarts proprio perché consapevole che il passo finale verso la definitiva maturazione non può avvenire a scuola ma nel mondo esterno. Il romanzo di formazione si concentra soprattutto sulla difficoltà del suo protagonista ad entrare a far parte armoniosamente con la società che lo circonda. Harry è un “disadattato”, ignaro di come va il mondo e di quali sono le leggi che lo regolano. Orfano dei genitori e cresciuto sotto l’oppressiva tirannia degli zii Dursley, che non gli hanno mai permesso di avere amici o anche solo conoscenti, non facendogli soddisfare il bisogno di aggregazione; Harry viene tutto d’un tratto sballottato in un mondo sconosciuto in cui dev’essere totalmente autosufficiente e dove la sua vita è in costante messa in pericolo. Come per tutti i protagonisti dei bildungsroman, anche per Harry l’incontro con il mondo esterno assume le connotazioni di un vero e proprio scontro. Il mondo della magia è ad Harry completamente sconosciuto, diversamente da come accade per gli altri suoi coetanei che al primo anno di Hogwarts già sanno dalla nascita di essere maghi ed hanno potuto apprendere le prime nozioni grazie ai genitori. Addirittura Hermione, anch’ella come Harry ignara della sua vera natura fino agli 11 anni, ne sa più di lui perché ha già letto tutto il possibile sul mondo magico. Quando Harry si trova in difficoltà davanti ad una porta chiusa e Ron la apre con un incantesimo come se fosse la cosa più semplice del mondo, creature magiche come i Folletti che gestiscono la Gringott, la banca dei Maghi, Fantasmi che infestano la Scuola di Magia e molti altri episodi lasciano Harry basito. Harry non è capace di interagire con i suoi simili, siano essi maghi o anche “babbani”, proprio perché egli non si riconosce né negli uni né negli altri. Cosa Harry sia veramente, quale sia il suo vero posto nel mondo, sono queste le domande che egli si pone nel corso dei romanzi, quesiti che si fa un qualsiasi adolescente “comune” in quanto questo è un periodo dell'età evolutiva caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello adulto dell'individuo e questo causa una forte instabilità data anche dalla società che non riconosce un ruolo preciso, al suo interno, per gli adolescenti. Harry è costretto a vivere con gli zii materni, i Dursley, che rappresentano la crudezza della realtà, poiché incarnano tutti gli aspetti più negativi di quel mondo che Harry impara lentamente a conoscere. Vernon Dursley è il “padre padrone” dai valori piccolo-borghesi che cerca di rendere “normale” quello strano ragazzo che purtroppo deve tenersi in casa. Di contro, James e Lily Potter vengono da Harry idealizzati al punto che, quando nel quinto romanzo, Harry Potter e L’Ordine della Fenice, scopre come fosse in realtà suo padre e lo trova diverso da quell’immagine che si era costruito, Harry non può fare a meno di entrare in crisi. I suoi genitori rappresentano per lui una temporanea fuga dalla realtà dura e crudele: quando nel primo romanzo Harry comincia a passare le sue notti davanti allo Specchio dei Desideri (Specchio Magico in cui ognuno può vedere realizzato il suo più grande desiderio) osservando i volti sorridenti dei suoi genitori, Silente lo rimprovera spiegandogli come non serva a nulla «rifugiarsi nei sogni e dimenticare di vivere». Ciò che Silente vuole da Harry è che egli affronti invece la realtà che lo circonda, infatti nel romanzo di formazione questo è un tema ricorrente: il protagonista dei bildungsroman cerca in persone da lui idealizzate ciò che non è capace di trovare nel mondo reale, in primis l’affetto. Per Harry, il padre rappresenta l’affetto paterno che gli è sempre mancato e anche la persona ideale da cui prendere esempio, quello di un mago altruista, eroico e di grandissime capacità. Col tempo, tuttavia, Harry si renderà conto che James Potter è diverso dall’ideale a cui Harry si ispira e questa presa di coscienza è un passaggio centrale nel percorso di formazione di Harry, il quale abbandonerà qualsiasi punto di riferimento astratto per concentrarsi in una realtà che va affrontata. Un altro passaggio tipi dei Romanzi di Formazione l’amore e i primi passi che il protagonista muove all’interno delle relazioni con l’altro sesso. JK Rowling non fa mancare nulla alla sua opera e infatti Harry nel corse dei romanzi avrà sia una prima deludente relazione con una ragazza più grande di lui, Cho Chang e poi scoprirà il vero amore nell’amica d’infanzia, nonché la sorella del suo migliore amico, Ginny Weasley. Nel quadro di questo processo di formazione che Harry affronta, la morte di Silente ne Il Principe Mezzosangue assume un ruolo chiave: così come con la morte di Sirius Black nel precedente episodio, la perdita di Silente rappresenta un colpo durissimo per Harry, il quale si vede privo di quella necessaria figura genitoriale che Sirius e Silente hanno impersonato fino a quel momento. La morte del preside di Hogwarts è quindi necessaria per permettere ad Harry di affrontare senza più aiuti superiori la dura realtà che lo circonda. Silente fino a quel momento lo aveva infatti aiutato cercando in ogni modo di tenerlo lontano da dolori e sofferenze nascondendogli spesso la verità: «Mi ero troppo affezionato a te», gli spiega Silente nelle ultime pagine de L’Ordine della Fenice. «Tenevo più alla tua felicità che a farti conoscere la verità, più alla tua serenità che al mio piano, più alla tua vita che alle vite che sarebbero state in pericolo se io avessi fallito». Silente comprende forse troppo tardi il suo errore, quello di aver eccessivamente protetto Harry al punto tale da renderlo troppo vulnerabile. Infatti assistiamo ad un cambio di rotta nell’atteggiamento dell’anziano Preside, che nel sesto episodio della saga non esita a mettere Harry in pericolo coinvolgendolo in avventure rischiose ma necessarie per preparare il ragazzo alla sfida finale che lo attende nel settimo, conclusivo romanzo della saga. Silente infine muore ed Harry si ritrova solo, solo a parte Ron ed Hermione, gli unici che possono aiutarlo nella sfida che dovrà affrontare. Il percorso di formazione di Harry si concluderà con il settimo romanzo. Qui Harry dovrà infine affrontare Voldemort per l’ultima volta, dovrà ucciderlo o sarà lui a morire. Voldemort è l’ostacolo finale che Harry deve affrontare per eliminare quegli ostacoli che gli hanno impedito di giungere alla piena maturazione e diventare adulto. Fu Voldemort l’artefice della morte di James e Lily Potter e dunque l’artefice dell’infelicità di Harry, della sua solitudine, del suo essere all’inizio della saga un “disadattato” incapace di comprendere l’andamento del mondo. Ma nel corso dei romanzi Harry ha imparato a cavarsela con le sue forze e a sfruttare a pieno le sue potenzialità per affrontare la dura realtà. Uccidere Voldemort significa affrontare quella sorta di “rito d’iniziazione” necessario a un giovane per considerarsi finalmente adulto; Harry per alcuni aspetti ha subito una precoce adultizzazione dovendo affrontare morti e sofferenze come solo pochi altri della sua età. Eppure, in altri aspetti è rimasto un bambino e questo proprio per colpa di Voldemort. Ucciderlo significa eliminare quell’ultimo ostacolo che si frappone fra lui e la felicità a lungo sofferta: perché sarà lui, e solo lui con le sue forze, a portare a termine quel compito, così da poter finalmente dire di aver raggiunto la definitiva maturazione, l’essere divenuto un uomo. Pertanto è opportuno sottolineare le differenze tra Harry Potter e le altre celebri saghe del genere Fantasy: i romanzi non sono ambientati in un'epoca immaginaria o differente dalla nostra, né in un altro universo, anzi la saga si caratterizza per essere ambientata nel mondo reale e nei decenni contemporanei più precisamente tra il 1981 e il 2016. Possiamo dire che il mondo magico di Harry Potter convive da sempre con quello ordinario delle persone comuni, che sono chiamate babbani, ma è dal 1692, con l’entrata in vigore del “Codice Internazionale di Segretezza Magica”, che il mondo magico si nasconde per motivi di “sicurezza e ordine” (basti pensare che il 1600 viene ricordato anche per la diffusa pratica della “caccia alle streghe”). Non a caso in Harry Potter si trovano moltissime citazioni della mitologia celtica e greca, dell'alchimia e degli stereotipi più classici sulla concezione magica e fantastica dell'uomo ma ci sono anche numerosi riferimenti alla storia “reale” e forti somiglianze con eventi poco felici che hanno segnato il XX secolo. JK Rowling tratta dei più classici temi adolescenziali come le ribellioni, la fiducia in se stessi, la curiosità, la scoperta dell'amore, l'impulsività ed i relativi errori per poi passare ad elementi molto più maturi come il potere politico, le strumentalizzazioni mediatiche, il razzismo, l'immaturità e le paure degli adulti, l'oppressione del più debole, la vecchiaia ed i suoi errori, la depressione e la morte.
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HARRY POTTER E L’ORDINE DELLA RICERCA
Le ricerche svolte su Yahoo! indicano che i lettori di Harry Potter sono rimasti fedeli negli anni
SUNNYVALE, Calif. – 6 Giugno 2003 – Sono passati ormai tre anni dal lancio di Harry Potter e il Calice di Fuoco, il quarto libro della popolare serie per bambini, e, a giudicare dalle ricerche svolte su Yahoo! Search (http://search.yahoo.com), l’incantesimo non è ancora stato spezzato.
Quando il quarto volume è stato lanciato, nel 2000, il 62% delle ricerche legate a Harry Potter venivano svolte dai minori di 12 anni, mentre solo il 10% erano posizionate nella fascia di età tra i 13 e i 17 anni. Con l’ormai prossimo debutto di Harry Potter e l’Ordine della Fenice, il 21 Giugno 2003, le ricerche da parte di tutte le fasce di età sono aumentate, il numero di ricerche effettuate dalla fascia di età dai 13 e i 17 anni è quasi triplicato fino a raggiungere il 29%. Questo dimostra che il fenomeno Harry Potter ha guadagnato fascino anche oltre i giovani lettori.
Questi sono alcuni tra i termini più interessanti legati ad Harry Potter ricercati su Yahoo! Search:
- Lessico di Harry Potter (enciclopedia dell’universo Harry Potter organizzata per argomento)
- Harry Potter e la Fiaccola Verde (racconto su Harry Potter scritto da un fan)
- Test di personalità Harry Potter (test per scoprire quale tra i personaggi di Harry Potter ti si addice di più)
- Figurine di Harry Potter (album di figurine basate sulle scene di Harry Potter)
- Censura su Harry Potter (bando sui libri di Harry Potter in alcuni distretti scolastici, legato al dibattito continuo sul Primo Emendamento)
- Disegni di Piton in Harry Potter (arte del professor Severus Piton)
Le ricerche più frequenti legate a Harry Potter e l’Ordine della Fenice sono:
- Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (il terzo libro di Harry Potter, da cui è stato tratto il film, programmato per uscire il 4 Giugno 2004)
- Harry Potter 5
- Leaky cauldron (comunità di fan che usano weblogs, riviste online e altri media online per stare in contatto e condividere informazioni)
- Harry Potter Fanfiction (siti di fan in cui i fan scrivono i propri racconti su Harry Potter. Vista la quantità di siti di questo tipo che stanno nascendo, esiste ora una directory dedicata in Yahoo! Directory)
- Gary Oldman (reciterà la parte di Sirius Black in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban)
- David Thewlis (reciterà la parte del Professor J. Remus Lupin in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban)
- JK Rowling
- Harry Potter e la Camera dei Segreti
- Michael Gambon (sostituirà Richard Harris nella parte del Professor Albus Silente in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban)
- Rupert Grint (avrà la parte del fedele amico di Harry Potter, Ronald Weasley)
- Fine articolo Harry Potter
Chi ha bisogno di Harry Potter?
di Elisabetta Liguori
I nostri figli hanno bisogno delle fiabe oggi?
Da donna moderna quale aspiro ad essere, da donna che vuol sentirsi al passo coi tempi, da donna che spesso arranca e questo passo sincopato ancora non lo ha compreso del tutto, io me lo chiedo di frequente. E poi si fa presto a dire fiabe. Quali fiabe? Non tutte le fiabe sono uguali, questo è evidente, sebbene qualcosa le accomuni. E se è vero che certe narrazioni di genere antico sono e restano espressione del Senso dei popoli; se è vero che, come lo stesso Freud sosteneva a proposito dell’Interpretazione dei sogni, esiste un nesso forte tra la psiche degli uomini e le fiabe che l’affollano; se è vero che l’immaginazione fantastica è indotta, frustata o esaltata dal quotidiano, allora la risposta non può che essere positiva.
I nostri figli ne hanno bisogno.
Questa necessità è estendibile a tutte le fiabe del mondo? Vediamo di capirlo.
Io cerco il fantastico. Perché è poi questa la chiave per distinguere ancora oggi la Favola (quella che si limita a raccontare una storia più o meno bene, con una morale più o meno efficace), dalla Fiaba in senso stretto. Il fantastico appunto. Una dimensione dell’altrove impossibile, eppure verosimile. Vicina. E’ di quello stupore convincente che i nostri figli hanno bisogno. Ed io con loro. E tanti come noi. Questo spiegherebbe, almeno in parte, il fascino suggestivo ed il grande successo editoriale della letteratura fantasy, dalla scopa fumante di Harry Potter, all’armadio bidimensionale di Narnia, fino ai draghi sentimentali di Eragon.
Per questa stessa ragione sono lieta che Eliana Forcignanò, giovane giornalista leccese, abbia scelto di esordire in questi giorni con il suo “Fiabe come rondini” per Lupo editore e il Fondo Verri: una scelta che oggi mi appare coraggiosa, quanto necessaria. La scelta della via fantastica, appunto.
La vita delle madri (e dei padri) è spesso costellata di storie di tutti i tipi. Anch’io ne ho cercate e trovate a valanghe in questi ultimi anni, così che ora sono ovunque nella mia casa, aleggiano come spiriti, fuori e dentro i miei farfugliamenti materni, dimorano tutte insieme nella stanza nella quale io continuo a rifugiarmi coi miei bimbi al buio della sera per tentare di avvicinare, con più leggerezza, idee comuni e vaste come quella del futuro, della morte, del dubbio, dell’imperfezione. Ogni volta che al mattino mi avvicino ai letti dei miei cuccioli c’è sempre un sorcio parlante che mi dà il buongiorno, mentre un cavallo alato protesta perché è troppo presto. E persino i quaderni sbuffano nelle cartelle.
Forse anche Eliana vive in una stanza come la nostra. Anche lei, nelle sue storie, racconta di un sé, disperso e fluttuante in universi fantastici, unici e personali.
E lo fa come se avesse un occhio da vecchio e uno da bambino.
Ecco, secondo me, sono proprio così gli occhi dei veri narratori di fiabe. Due occhi opposti. Atemporali. Mi pare che questo abbiano fatto, e continuino a fare ancora oggi, tutti i raccontatori di fiabe: cogliere il mondo attraverso una specie di strabismo onirico e terrestre, così da descrivere le cose che sono state e che saranno, interpretandole secondo le regole di un universo che mai sarà. Non una capacità comune. Forse un difetto di percezione.
Eliana ha questo splendido difetto.
Otto fiabe per diventare adulti, le sue.
Tanti modi sono offerti agli uomini per crescere, la fiabe da sempre sono uno di questi. Una strada semplice ed incantevole in cui ogni piccolo eroe senza risposte può cimentarsi coi giganti e uscirne sorprendentemente vivo. Quasi una fede da costruire. Cosa altro c’è, a pensarci bene infatti, al fondo di tutte le religioni del mondo, se non un’ idea come questa? Cosa alla base di ogni forma di spiritualità? Cosa se non il fascino rassicurante di una fiaba per sopravvivere e cambiare? Uno stupore finalmente rassicurante? Il desiderio di soluzione, futuro, pacificazione, meraviglia? La terra di Non so, abilmente raccontata in una delle fiabe di Eliana dal titolo “Le tre bottiglie”, è espressione perfetta della dimensione ambientale e spirituale del Dubbio con la quale tutti, adulti e bambini, siamo oggi chiamati a confrontarci. In questa storia la maturità arriva non da un padre, da un maestro, da un codice, ma dal mare. La verità qui non è imposizione, violenza, guerra di potere o indottrinamento; è invece riconoscimento dei propri limiti, esercizio di modestia, lunga arrampicata solitaria.
Sono tutti così gli eroi di Eliana: imperfetti.
Il re che non ha risposte per i suoi sudditi, la bambina allergica alla virgola che non può andare a scuola, la fata brutta a cui nessuno dà credito, la donna esageratamente bella che ha paura di perdere la libertà, il sovrano che non sa amare, lo scienziato che non vuole uscire dal suo laboratorio per paura di vivere, l’inquieta Linda che vive in un mondo igienicamente protetto ma fa la pipì nel letto. E molti altri: imperfetti, ma instancabili.
In una società che vuole costruire uomini futuri assoluti, con un Io meravigliosamente gigantesco e cieco, all’interno di famiglie che nutrono i propri figli a pane e perfezione, prepararsi per tempo al fallimento, all’incertezza, accettarla in anticipo come possibilità potrebbe significare assicurarsi una dignitosa sopravvivenza futura, garantirsi un risparmio certo domani sul costo dello psichiatra.
Un risultato importante, io credo.
Ma allora torno a chiedermi: abbiamo bisogno di tutte le fiabe allo stesso modo?
A mio parere, quello che rende una fiaba diversa dalle altre è il fine. La capacità di creare un mondo per un fine. Se un racconto mira al potere, al successo personale, alla suggestione, non può che essere fonte di violenza o artificio, se invece punta alla Felicità, alla trasformazione e alle sue rondini strane, allora, è di certo una buona fiaba. In una delle storie di Eliana la Felicità è una donna malata, che se ne sta, sdraiata ed esanime, ai bordi della città in attesa di essere accolta e riconosciuta da qualcuno. Come tutte le donne, non è una matassa facile da sbrogliare. Una caso interessante ma complicato. Quella donna per guarire cerca l’autenticità dell’Essere. Un’autenticità senza altri fini, quella dimensione cioè concessa a volte solo alla poesia.
È quella Felicità il fine delle fiabe di Eliana. Il loro vanto fuori dal tempo.
E’ sorprendente, ma le fiabe di Eliana, pur non provenendo da antiche tradizioni popolari, raccontano quella ricerca lenta ed affannosa con la levità delle rondini migranti e il fardello dei secoli. Tra le sue pagine il futuro incontra il passato e si riempie di meraviglia e potenziali trasformazioni. Non si deve fare altro che restare ad ascoltare.
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Introduzione: trama dell’opera di Harry Potter.
Di Michele Dondi
Il fenomeno letterario di Harry Potter nacque negli anni novanta del novecento (nel 1997 fu pubblicato nel Regno Unito il primo libro, Harry Potter and the Philosopher’s Stone ), grazie alla fantasia della scrittrice Joanne Kathleen Rowling. Il settimo ed ultimo libro della saga (Harry Potter and the Deathly Hallows) fu pubblicato in lingua inglese nel 2007.
L’avventura di Harry, Ron ed Hermione inizia il primo anno di scuola ad Hogwarts (ogni libro corrisponde ad un anno). Il nucleo dell’intera vicenda è già presente nell’incipit: i genitori di Harry sono morti quando lui era ancora bambino, vittime della malvagità del signore oscuro, Voldemort (Tom Orvoloson Riddle è il suo vero nome, che per anagramma diventa son io Lord Voldemort), che riuniva attorno a sé i mangiamorte.
Il papà di Harry, James, muore ucciso mentre una sera apre la porta a Voldemort credendo che fosse un amico; la mamma Lily, che è al piano superiore della casa con il figlio nella culla, accortasi del pericolo quando ha Voldemort di fronte a sé, non può far altro che proteggere il bambino con il suo corpo. É questo il mistero dell’amore che continuamente l’autrice richiama per tutti i sette libri, cioè il fatto che questa protezione della madre contro la maledizione mortale del nemico ha salvato il figlio, sulla cui fronte rimane una cicatrice a forma di saetta a memento di questa tragedia.
Harry così riscopre lentamente la sua storia e quella dei suoi genitori, e ne è sempre più affascinato, proprio come lo è il lettore. Le avventure conducono a continui confronti con Voldemort che dalla sua sconfitta è rimasto privo di forze: i primi tre libri trattano sostanzialmente dei confronti indiretti con Voldemort. Nel primo libro Voldemort lotta per conquistare la pietra filosofale, perché essa garantirebbe la vita eterna, ma Harry glielo impedisce. Dal quarto libro c’è una svolta: Voldemort riacquista le energie perdute prendendo parte del sangue di Harry nel loro primo duello faccia a faccia. È così che il signore oscuro commette l’errore che mai comprenderà: ha introdotto nelle sue stesse vene la protezione che Lily aveva garantito al figlio quando morì per lui. Nel quinto libro, con il duello al ministero della magia fra Voldemort, Harry e alcuni ragazzi della scuola, tutti i maghi saranno costretti a riconoscere il ritorno del signore oscuro che Harry già da un anno aveva affrontato. Il ministero della magia, infatti, aveva negato il ritorno di Voldemort per non creare panico. Così nel libro seguente la lotta si fa più dura ed in questa cornice il preside della scuola, Silente, che giudò Harry nella lotta contro Voldemort, viene ucciso da Piton, il professore di magia oscura.
Nel settimo libro, che prendiamo qui in considerazione, si svelano i particolari più strani. Si ridisegna il personaggio di Piton che da malvagio collaboratore di Voldemort si rivela complice di Silente nella lotta contro chi aveva ucciso la donna che un tempo aveva amato: la madre di Harry. La morte di Silente acquisterà poi un nuovo significato, poiché fu concordata con Piton, in quanto Silente era ormai morente a causa di una sua negligenza nel recupero degli horcruxes.
Questi sono oggetti o esseri viventi contenenti parti di un’anima, separate dal corpo originario; solo chi ha commesso un assassinio può riuscire a dividere la propria anima per rimanere in vita pur avendo subito una ferita mortale… ci si può infatti aggrappare ai pezzi di anima rimanenti. Tutto ciò conduce indubbiamente ad una perdita dell’umanità del personaggio. Voldemort è un personaggio che da sé si è destinato ad un’autodistruzione, ad un fallimento personale in quanto si è liberato dalla sua personalità, essendo la sua anima totalmente frammentata e divisa e non avendo più coscienza di sé.
I tre compagni di avventura si trovano di fronte al compito di distruggere gli horcruxes creati da Voldemort, il cui pericolo è notevole per il mondo magico e babbano (così sono chiamati coloro che non possiedono poteri magici). Le avventure sono ardue da superare, ma nel finale non si perde la tensione che si è creata lungo tutti e sette i libri, che alimentano sempre più i conflitti all’interno dell’animo del protagonista: la vittoria è sofferta e ad essa Harry può giungere solo vivendo l’angoscia, in un continuo conflitto fra le pulsioni alla vita che provengono dagli amici e le pulsioni alla morte nel momento in cui si arrende a Voldemort.
Qui di seguito riportiamo le definizioni dei due termini date dal dizionario.
Relativo, discreto, accettabile anche se non perfetto e sottoposto a limiti; di grandezza o proprietà, che viene definita in base a un sistema di riferimento fissato in modo arbitrario e che non è quindi totalmente dipendente dal fenomeno osservato [dal lat. relatīvu(m), der. di refĕrre “riportare”].
Assoluto, libero da ogni limite, non determinato da rapporti, da relazioni; che ha carattere generale, universale [dal lat. absolūtu(m), p.pass. di absolvĕre “sciogliere”].
Mi sembra interessante il confronto fra i due concetti opposti di relativo ed assoluto in relazione al romanzo di Harry Potter ed ai riferimenti che questo presenta rispetto alla cultura ad esso precedente.
Il contrasto è infatti presente fin dall’antichità dal relativismo sofistico alla concezione cristiana di una realtà assoluta, Dio.
Il contrasto che si esprime è dunque quello fra due concetti, che si evolve però come contrasto fra due visioni della vita. Il relativismo, per cui non si crede in un aldilà, che vede la morte come finis, e lo sguardo di quanti concepiscono la morte come transitus.
Il conflitto fra le due entità è sviluppato nel romanzo come scontro fra i due diversi rapporti che Harry e Voldemort stabiliscono con la società, il primo è pienamente umano e rispettoso della dignità altrui, il secondo vuole impadronirsi del mondo con la magia.
L’opera è coinvolgente per la sua particolarità: pur rientrando nel genere delle saghe fantasy, è pienamente influenzata dal genere classico del bildungsroman, del romanzo di formazione, che parte da aspetti adolescenziali quali le ribellioni, la fiducia, l’impulsività, per giungere ai temi più maturi del potere politico, delle paure degli adulti, dell’oppressione del più debole, della vecchiaia e dei relativi errori e infine della morte.
Un primo aspetto interessante è dato dal ruolo della magia, che non è sempre arma che risolve i molti conflitti, come si penserebbe ad un primo approccio con la lettura del romanzo. Harry continua a cercare di comprendere il suo ruolo nella storia con l’aiuto di altre persone, e così facendo affida un ruolo marginale alla magia, confidando più nelle sue possibilità di agire piuttosto che nelle potenzialità di questa.
In questa saga per ragazzi si fornisce una risposta alla possibilità dell’uomo di agire nella società che è esemplificata dal tema centrale del romanzo: Harry, ancora bambino, nella culla sopravvive alla maledizione mortale di Voldemort (l’antagonista, esperto di magia oscura) grazie alla protezione offerta dall’amore della madre che muore per lui.
Nel finale dell’opera si viene a creare un serrato confronto fra le posizioni di Harry e Voldemort. Il primo cerca di far sì che l’antagonista si penta delle sue azioni, ma quest’ultimo non riuscirà mai a comprendere il mistero che ha condotto alla sua sconfitta (l’amore offerto dalla protezione di Lily a Harry) e cercherà, convinto della sua potenza, di scagliare su di Harry l’incantesimo mortale dell’Avada Kedavra. La reazione di Harry è quindi quella dell’expelliarmus, l’incantesimo che consente di sottrarre all’avversario la sua bacchetta magica. In questo modo l’avversario subisce su di sé la sua stessa maledizione poiché l’ha scagliata contro qualcuno grazie al cui sangue era tornato in vita (libro quarto): è questo il ruolo marginale della magia, perché il vero protagonista dei romanzi non è il tema fantastico, ma quello della realtà. Questo legame con la realtà è sottolineato inoltre dal fatto che l’intera vicenda, diversamente dalle normali saghe fantasy, è ambientata nella società contemporanea, in un periodo che va dal 1981 al 2016.
Fra i diversi temi trattati in questi libri, si notano connessioni con i movimenti letterari e filosofici dell’ottocento e del novecento le più moderne teorie scientifiche, di cui è erede il romanzo: essendo poi un appassionato lettore di questa saga, ho deciso di sviluppare la mia tesina proprio con questo motivo di partenza, per prendere in considerazione i seguenti aspetti:
- l’aspetto scientifico offerto dalla teoria della relatività di Einstein in rapporto alla concezione relativa del mondo e dello spazio tempo riscontrabile nel romanzo.
- il concetto filosofico dell’angoscia sviluppato da Kierkegaard ed in seguito da Eliot rispettivamente in Timore e tremore e in Murder in the Cathedral, si analizza inoltre il rapporto dell’uomo con la società in Seneca e Agostino.
- il tema della scomposizione nei personaggi della fantasia dell’autore e nell’arte cubista.
Quello che quindi si riscontra da un’analisi dell’opera è la contrapposizione fra due realtà totalmente diverse.
Sul piano filosofico – letterario la contrapposizione si instaura fra quanti sono legati ai desideri di potenza e felicità concrete e terrene a scapito degli altri uomini (Voldemort e i mangiamorte), e quanti fondano la propria esistenza su valori moralmente validi, che sono quelli dell’amore, della stima reciproca e della solidarietà. Con Kierkegaard si andrà oltre questi valori: la sospensione teleologica dell’etica conduce al dovere assoluto verso Dio. Punto di partenza di quest’analisi sarà il tema dell’angoscia.
Sul piano scientifico si ha la differente prospettiva offerta dalla teoria della relatività che mette in crisi i precedenti concetti di assolutezza dello spazio e del tempo.
- Fine articolo Harry Potter
Nel rivolgermi alla giuria, voglio iniziare la mia arringa, in ordine all’imputazione n. 3, partendo dall’analisi della prova n. 7.
L’accusa porta a fondamento della propria tesi, che vuole il Professor Piton colpevole di violenze e abusi, fisici e psicologici sui suoi alunni, il trattamento riservato dall’imputato al giovane Neville Paciock e il terrore da quest’ultimo dimostrato nei confronti dell’insegnante. Terrore che proverebbe che l’imputato ha causato, con il suo comportamento, un grave danno psicologico al ragazzino.
E’ vero! Neville ha paura di Piton al punto tale che il professore incarna il personale Molliccio del ragazzo: la cosa che più di tutte lo spaventa.
Ma una simile constatazione dovrebbe portarci a riflettere.
Perché Neville che ha un vissuto così tragico, fra tante più che legittime paure che potrebbe avere, prova invece un timore così forte e radicale per Piton?
Davvero un ragazzo che tanto ha sofferto, privato dell’affetto dei suoi genitori, i quali sono ridotti a poco più che vegetali, colmo di insicurezze non solo adolescenziali, teme più di ogni altra cosa SOLO un professore bisbetico?
Questa fobia prova incontrovertibilmente che Piton è colpevole dell’accusa ascrittagli e ha volontariamente danneggiato la psiche di Paciock?
L’accusa dice di sì, affermando che il timore di Neville è dovuto alle angherie del Professor Piton nei suoi confronti.
La difesa non è dello stesso parere. Piton è brusco ed estremamente severo con i propri allievi, spesso è sarcastico e pungente, a volte persino minaccioso, questo è fuor di dubbio.
Ma è anche fuor di dubbio che nessuna delle minacce proferite dall’imputato ha mai avuto un seguito più drammatico di una, sia pur dura, punizione.
Il Professor Piton non ha mai avvelenato Harry Potter, sebbene quest’ultimo ritenga (ed è una mera opinione personale, non un dato di fatto) che sarebbe stato capace di farlo, né ha mai somministrato a Harry il Veritaserum, nonostante ciò che gli disse durante il 4° anno di scuola. Anzi, Severus Piton ha deliberatamente e volontariamente impedito che Potter fosse sottoposto proprio a tale trattamento durante il 5° anno da parte della Umbridge.
Lo stesso può dirsi per la minaccia rivolta a Paciock di avvelenare il suo rospo: Piton, che come tutti sappiamo è un esperto Potion Master, sa fin troppo bene che la pozione di Neville non avrà altro effetto sul rospo se non quello di mutarlo in un girino. Lo sa perché ha visto che ora la pozione di Neville è del colore giusto (Piton prese il rospo e lo sistemò nella mano sinistra, immerse un cucchiaino nella pozione di Neville, che ora era verde. Mentre, poco prima, il Professore aveva detto: “Arancione. Dimmi, ragazzo, non ti entra proprio niente in quel testone? Non mi hai sentito quando ho detto che bastava una sola milza di gatto? Non ho detto che bastava una spruzzata di succo di sanguisuga? Che cosa devo fare perché tu capisca, Paciock?" Da HP3; pag 107-109. Prova 7; lettera A; imp. 3).
Lo sa anche perché ha capito che Hermione ha aiutato il compagno ("Cinque punti in meno per i Grifondoro" disse Piton, cancellando in un attimo i sorrisi dalle facce dei ragazzi. "Ti avevo detto di non aiutarlo, signorina Granger... La lezione è finita". HP3; pag. 109. Prova 7; lettera A; imp. 3).
L’intento del Professore era solo quello di ottenere dall’alunno la massima concentrazione ed il massimo impegno nel portare a termine il compito assegnato per quella lezione.
Del resto, Piton sta anche ben attento a somministrare all’istante al rospo di Neville, divenuto girino, la pozione per farlo tornare adulto, prima che possa accadergli qualcosa di male (I Grifondoro applaudirono. Piton, irritato, prese una bottiglietta dalla tasca del mantello e versò qualche goccia sul rospo, che ritornò della sua taglia adulta. Da HP3; pag. 109. Prova 7; lettera A; imp. 3)
Inoltre, è bene che i giurati si ricordino che il rospo di Neville è stato abbondantemente strapazzato anche dal Professor Vitious, senza che a nessuno saltasse mai in mente di accusarlo di aver molestato Paciock, sebbene, sempre preoccupato com’è per Oscar, Paciock sicuramente non fosse comunque per nulla contento dell’accaduto (E per giunta, durante la lezione di Incantesimi, il professor Vitious aveva annunciato che li riteneva pronti a far volare gli oggetti, una cosa che morivano dalla voglia di provare fin da quando gli avevano visto far girare vorticosamente per la classe il rospo di Neville. HP1; pag. 163).
Precisato questo, torniamo al quesito iniziale sul Molliccio di Neville Paciock e proviamo a rispondere usando la logica.
Neville è stato privato dei genitori dai Mangiamorte di Lord Voldemort.
Per il ragazzo deve essere un dolore enorme saperli ridotti in quello stato e non poter fare niente.
Per un giovane, già per natura timido e impacciato, con un simile vissuto i Mangiamorte devono essere quanto di più spaventoso ci sia al mondo.
Del Professor Piton si è sempre detto che è stato e probabilmente è ancora un Mangiamorte.
L’imputato non ha fatto mai nulla per smentire tali voci, perché non poteva farlo. Il suo ruolo accanto a Silente, già prima di diventare una spia con il ritorno di Voldemort, gliel’ha impedito.
Silente e Piton sapevano che l’Oscuro Signore sarebbe tornato prima o poi (persino Hagrid ne è convinto. Si veda in proposito la dettagliata deduzione n. 568 sulla lettera C della prova n. 37; imputazione 2) e il Preside ha imposto al Professore di mantenersi ambiguo sul punto, per poter un giorno tornare da Voldemort a spiarlo (cosa poi effettivamente accaduta alla fine del 4° anno).
Nulla di più normale che Neville abbia conosciuto questa triste fama del suo insegnante e vi abbia creduto (come del resto fa Harry, nonostante le continue rassicurazioni di Silente).
All’epoca in cui avviene l’esercitazione con il Molliccio, Paciock non ha mai conosciuto di persona un Mangiamorte, tranne il Professor Piton che lui ritiene essere stato e forse essere ancora tale. Ovvio che per il giovane Neville Piton incarni i peggiori timori legati al suo personale dramma.
Ecco la vera risposta al suo terrore per il Professore di Pozioni, troppo grande e radicato per essere tributato semplicemente ad un cattivo o antipatico insegnante.
Neville ha paura di Piton perché lo crede un Mangiamorte, come quelli che annientarono i suoi genitori, non perché l’insegnante lo maltratta.
Il timore del ragazzo è comprensibilissimo, ma non prova affatto che Piton sia colpevole di abuso e violenza su propri alunni.
Neville ha subito un rilevante danno psicologico a causa del comportamento di Piton?
No!
Neville ha semmai subito un danno a causa di ciò che è stato fatto a suo padre e sua madre dai servi di Voldemort e lo riversa sul Professore di Pozioni perché lo crede un Mangiamorte e lo accomuna così ai responsabili della propria tragedia personale.
Affermare che il povero Neville è semplicemente spaventato da un cattivo insegnante equivale a svilire Paciock stesso e il suo grande e profondo dolore.
Inoltre, la dimostrazione certa che Neville non ha subito alcun rilevante danno psicologico a causa dell’atteggiamento di Piton nei suoi confronti, ci viene data dalla stessa evoluzione positiva della sua personalità.
Neville, da tremebondo ragazzino appena arrivato ad Hogwarts, timoroso perfino della sua stessa ombra, si sta trasformando in un giovane estremamente coraggioso e sicuro di sé che combatte a testa alta contro i Mangiamorte sia all’Ufficio Misteri del Ministero (fine 5° libro) sia ai piedi della Torre di Astronomia (fine 6° libro).
E’ veramente difficile affermare che un ragazzo che ha avuto una così brillante crescita, anche nelle capacità magiche, nonché nel coraggio e sicurezza personale, possa mai aver subito danni psicologici rilevanti! Al contrario, sembra che sia stato proprio la sua permanenza a Hogwarts, magari anche l’essere severamente spronato da Piton, che gli abbia permesso di raggiungere questi brillanti traguardi.
Per quanto riguarda tutti gli altri allievi, Harry Potter compreso, invece, non esiste la più benché minima prova che abbiano riportato danni psicologici a causa del Professor Piton.
Per quanti esempi di supposti abusi e maltrattamenti l’accusa abbia finora portato, mai, è stata in grado di dimostrare con i fatti che un simile danno si è verificato.
Né esistono prove di comportamenti fisicamente violenti da parte dell’imputato.
In un solo caso Piton ha reagito con effettiva violenza, ma in quella occasione era stato pesantemente provocato da Potter che si era permesso di ficcare il naso tra i suoi personali ricordi, violandone la privacy. L’intimità e la vita privata di una persona, persino di un professore “antipatico”, sono sacre e inviolabili, questo è dato comune a qualunque società civile.
Potter, invece ha volontariamente violato il diritto di Piton alla propria privacy. E’ ben comprensibile che l’imputato, per di più nel momento immediato in cui ha scoperto tale violazione, abbia perso la pazienza e le staffe sino al punto di essere brusco come fino ad allora non era mai stato. L’accusa rimarca che Piton lanciò a Harry un vaso, che, se lo avesse colpito, avrebbe potuto fargli molto male. Ma il vaso non colpì affatto Harry, esplose prima di toccarlo.
Si trattò di un momento d’ira a cui forse lo stesso Piton pose rimedio frantumando magicamente in volo il barattolo prima che potesse realmente centrare e ferire il ragazzo. Ed Harry stesso afferma di non essere rimasto minimamente scosso, e quindi psicologicamente leso, dall’incidente del vaso (Prova 6; lettera B; imp. 3).
Ad eccezione di questo episodio, seppur ripetutamente e gravemente provocato (Harry Potter non gli ha certo mai mostrato il rispetto e l’obbedienza che gli sarebbero spettati anche solo in ragione del suo titolo di professore, con gran rammarico di Silente. Si veda al riguardo anche la prova 5, imp. 3), Piton non ha mai fatto del male ad uno dei suoi alunni ed, anzi, ha spesso aiutato Potter o salvato Harry e i suoi amici, Neville compreso, da morte certa (si vedano: prova 71; lettera A; imp. 2 e relative deduzioni, prova 44; imp. 2 e relative deduzioni, prova 43; lettera B; imp. 2, nonché prova 89; imp. 4 e relative deduzioni, prova 2; lettere A, B, E, F, e G; imp. 2, prova 10; imp. 3).
I metodi di insegnamento del Professor Piton forse sono eccessivamente severi e, di certo, lui non fa niente per farsi amare come persona dagli studenti, ma il suo metro di valutazione della loro preparazione si è sempre dimostrato imparziale e corretto (non confondiamo la competitività per la Coppa delle Case con il metro di valutazione scolastica), così come la sua preparazione accademica è ineccepibile (come affermato anche dalla Umbridge – Imputazione 3, Prova 172, Lettera I – oppure da Harry stesso – Imputazione 3, Prova 172, Lettera C –).
Piton è’ un insegnante che dà tanto, in termini di conoscenze (preziose anche per la sopravvivenza dei suoi allievi contro Voldemort - come ammette lo stesso Harry come quando insegnò loro l’Expelliarmus, quando ancora non era nemmeno diventato docente di Difesa contro le Arti Oscure (Imputazione 3, Prova 172, Lettera A), e tanto pretende, inflessibilmente. Piton è estremamente esigente (vuole solo i migliori nella sua classe di MAGO - Imputazione 3, Prova 172, Lettera L), ma non è violento.
Piton è Severus di nome e di fatto, ma questo non configura di per sé un abuso o un comportamento violento. Si deve tener conto della sua personale indole (Piton non è tipo d’uomo da dimostrare sentimenti pubblicamente, con leggerezza, né mai si è mostrato indulgente persino con se stesso) e del suo “ruolo” extrascolastico che, come abbiamo già evidenziato, gli impone di mostrarsi “cattivo”.
Anzi, addirittura, il suo ruolo di “uomo di Silente”, gli impone molte delle parzialità che solitamente gli sono addebitate, poiché è ovvio che Piton, dovendo mantenere ottimi rapporti con la cerchia dei seguaci di Voldemort (nella attesa che quest’ultimo risorga), non possa che ingraziarsi i genitori (ad esempio, Lucius Malfoy) tramite i figli.
Per quanto poi riguarda in particolare Neville Paciock e Harry Potter, è giusto tener conto anche del fatto che, specialmente col suo carattere brusco e schivo, non deve essere affatto facile per Piton rapportarsi a questi due giovani allievi.
L’uno ha avuto la famiglia distrutta a causa dei Mangiamorte e per questo è terrorizzato dal Professor Piton e l’altro, Harry (figlio di James Potter) è rimasto orfano a causa di Voldemort che ha voluto vedere in lui il Prescelto nominato nella profezia di Sibilla Cooman. Profezia che, come sappiamo fu rivelata a Voldemort proprio da Piton, il quale non poteva inizialmente sapere cosa ne sarebbe disceso, ma poi non ha mai smesso di provare rimorso per la morte dei Potter.
Entrambe i ragazzi, sia Neville che Harry, rappresentano per Piton il passato e le proprie colpe e rimorsi, ed è quindi logico che per lui non sia facile tenere un comportamento normale con loro.
Per altro, accade spesso che ci si comporti in maniera più brusca, sgarbata ed odiosa proprio con qualcuno che ci fa star male con noi stessi, ricordandoci le nostre mancanze.
Non è un comportamento particolarmente maturo, ma è umano e il Professor Piton, al di là di tutto, è anche e sempre un essere umano come tutti, con pregi, difetti e debolezze.
In conclusione, Severus Piton può risultare un professore decisamente antipatico, ma ciò non lo rende automaticamente colpevole del reato per il quale è imputato.
Poiché non esistono prove concrete che Piton abbia effettivamente commesso reiterati atti di violenza sugli alunni, né che le sue azioni abbiano provocato rilevanti danni fisici i psicologici agli studenti, l’imputato deve essere giudicato innocente.
Sappiamo per certo che Silente, per ben 15 anni ( dal primo anno di insegnamento di Piton, fino al sesto anno di Harry Potter a Hogwarts) non ha mai concesso al Professor Piton la tanto agognata cattedra di Difesa contro le Arti Oscure. (LETTERA D della prova)
Sappiamo anche, proprio da Silente, che la cattedra in questione è stata maledetta da Lord Voldemort (frustrato per non averla ottenuta a suo tempo) molti anni addietro.
Ora ci proponiamo di analizzare logicamente, sulla scorta di precisi fatti e avvenimenti dei primi cinque libri, il funzionamento della Maledizione e spiegare quale ragionevole e plausibile motivazione può aver spinto il Preside a negare tanto a lungo la cattedra all’imputato e cosa questo possa dimostrare.
Innanzi tutto, è da premettere che la Maledizione ha sempre colpito, per decenni, ognuno dei docenti che hanno detenuto la cattedra, facendo sì che non riuscissero mai a restare in carica per più di un anno. (LETTERA A della prova)
Noi conosciamo l’effetto della Maledizione solo su cinque di loro (escluso Piton, di cui parleremo in seguito): il Professor Raptor, il Professor Allock, il Professor Lupin, il Professor Moody e, infine la Professoressa Umbridge.
Analizziamo ora ogni singolo caso.
Raptor: L’unico su cui, che si sappia, la Maledizione abbia mai avuto esito mortale (e se ce ne fossero stati altri, di sicuro la cosa sarebbe risaputa. Non è così, quindi si tratta di un’eccezione). Raptor è un uomo estremamente pauroso. Ci viene detto che inizialmente non era affatto così, ma dopo gli studi partì per un lungo viaggio e fece qualche brutto incontro con i Vampiri, rimanendone profondamente segnato.
Da allora in poi, Raptor ha sempre mostrato un’indole tremebonda.
Inizialmente, quando Silente gli assegna la cattedra di Difesa, Voldemort non è ancora entrato in lui, impadronendosi del suo corpo per i propri fini.
In seguito, l’Oscuro Signore lo sceglie come proprio ospite e, dopo il fallimento della rapina alla Gringott avvenuta il 31/7/91, si fonde con lui, nascondendosi dietro il voluminoso turbante del Professore. (HP1 pag 276)
Riteniamo che questo fatto, più che la sua morte a causa del tocco di Harry Potter (che Raptor non sopporta, fino a morirne, ma solo perché è Voldemort a non tollerarlo), sia il vero effetto della Maledizione su di lui.
Raptor temeva infinitamente i Vampiri, che si possono a ragione paragonare ai parassiti, poiché si cibano del sangue altrui e gli accade che Voldemort si impadronisca di lui e utilizzi il suo corpo, proprio come farebbe un enorme parassita (si noti, tra l’altro, che il Voldemort del primo libro, sebbene non beva mai – o almeno noi non ne siamo al corrente – il sangue di Raptor, si nutre di quello degli Unicorni per sopravvivere, un po’ come un Vampiro).
Allock: Gilderoy Allock è un mago vanesio, pasticcione e impostore.
Infatti, Allock, allo scopo di procurarsi fama, agi e ammiratori, ha sempre millantato avventure e imprese che in realtà non ha mai compiuto.
Per non essere smascherato, ha sempre utilizzato l’incantesimo Oblivion per cancellare la memoria dei veri autori delle imprese che si attribuiva, di modo che non potessero sbugiardarlo.
La cosa che più lo infastidisce in assoluto è non essere al centro dell’attenzione e osannato, tanto che, quando gli viene richiesto di affrontare la situazione creatasi a causa dell’apertura della Camera dei Segreti, tenta la fuga (essendo un fifone), ma per timore di perdere la propria fama cerca di obliviare perfino Harry e Ron.
Purtroppo per lui la Maledizione lo colpisce, tramite la bacchetta rotta di Weasley, e finisce lui stesso per auto-obliviarsi, perdendo la memoria come le sventurate vittime dei suoi raggiri.
Lupin: Remus Lupin è una brava persona, ma nasconde un segreto inconfessabile; è un Lupo Mannaro. Ragion per cui non trova mai lavoro ed ha sempre sofferto per la propria diversità, fin da ragazzino (tant’è che i suoi amici, i Malandrini, divennero appositamente Animagus per potergli stare accanto nelle notti di luna piena).
Lupin odia la propria condizione, di cui, tra l’altro si vergogna molto, e quindi la nasconde ed ha sempre paura che venga scoperta, temendo il giudizio altrui e l’emarginazione.
L’effetto della Maledizione su di lui è legato proprio alla sua natura di Mannaro. Infatti, scorda di bere la Pozione Anti-Lupo preparatagli mensilmente dal Professor Piton e di conseguenza Piton stesso svela il suo essere un licantropo, e il Professor Lupin è costretto a lasciare la scuola, a seguito delle preoccupate proteste dei genitori.
Moody: Malocchio Moody è famoso per essere stato il migliore tra gli Auror che ha catturato e spedito ad Azkaban moltissimi Mangiamorte, ma anche per essere il più paranoico e sospettoso, dopo le tante brutte esperienze sul campo.
Infatti, ha perduto un occhio e se l’è fatto sostituire con uno magico di vetro, che gli permette di vedere in ogni direzione, perfino dietro alla propria testa, attraverso la scatola cranica.
Il suo peggior timore è quello di venire sorpreso a tradimento da un nemico e catturato.
A causa della Maledizione, viene rapito da Barty Crouch Jr., fedelissimo servitore di Voldemort, e imprigionato nel suo stesso baule per l’intero anno scolastico.
Umbridge: La Professoressa Umbridge, oltre ad essere antipatica, crudele e priva di scrupoli, è una vera razzista.
Detesta, teme e vorrebbe ghettizzare tutte le creature diverse dai maghi (Giganti, Elfi domestici, Centauri, ecc.).
L’effetto della Maledizione su di lei è che Dolores si mette nei guai insultando i Centauri della Foresta Proibita e questi ultimi la malmenano lasciandola poi nella Foresta Proibita sotto choc e in stato confusionale finché Silente non la ritrova.
Da quanto detto finora si evincono alcuni dati interessantissimi.
La Maledizione della cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure agisce sempre in relazione alla natura della persona che colpisce, e lo fa in due sensi:
- Funziona da “pena del contrappasso” (nell’accezione dantesca).
- Raptor andò a stuzzicare i Vampiri (creature parassitarie) per studiarli e poi divenne l’ospite del cui corpo si impossessò Voldemort (proprio come un enorme parassita).
- Allock, per alimentare la propria vanità, obliviò tantissimi maghi e finì obliviato a sua volta.
- Lupin scordò di bere la Pozione e si trasformò in Lupo Mannaro entro le mura di Hogwarts, mettendo in pericolo la vita di Harry, Ron ed Hermione (nonché di Piton e di Sirius Black) e poi venne licenziato perché era un licantropo.
- Moody mandò ad Azkaban moltissimi Mangiamorte e poi fu catturato da uno di loro (Barty Crouch) e imprigionato a sua volta per ben un anno.
- La Umbridge era una crudele e offensiva razzista, insultò più volte le razze che riteneva inferiori e poi fu punita dai Centauri.
Si noti che il “contrappasso” dovuto alla Maledizione agisce a prescindere dal fatto che chi lo subisce meriti una punizione. Se la Umbridge e Allock meritavano senz’altro la sorte toccatagli, Lupin non ha alcuna colpa nell’essere stato morso da Fenrir Grayback da bambino e Malocchio Moody non ha certo fatto niente di male nel compiere il suo dovere di Auror arrestando i Mangiamorte.
- Agisce sulle peggiori paure di chi viene maledetto, concretizzandole.
- Raptor temeva i “parassiti” ed andò incontro al suo peggior timore, perché Voldemort entrò nel suo corpo.
- Allock voleva la fama imperitura e, temendo che qualcuno lo sbugiardasse, oltre ad appropriarsi delle altrui gesta “rubava” loro anche la memoria e finisce senza più alcuna memoria di sé e della sua fama.
- Lupin temeva da sempre che la sua natura di Lupo Mannaro venisse svelata, e il suo timore è stato avverato da Piton.
- Moody aveva timore della vendetta dei Mangiamorte, di essere catturato da loro, e alla fine lo è stato.
- Dolores Umbridge aveva paura delle altre razze magiche e fu rapita dagli esponenti di una di queste: i Centauri.
La Maledizione, inoltre, non è mortale. Che si sappia (e se così non fosse la cosa sarebbe nota) solo una volta in ventisei anni un docente di Difesa contro le Arti Oscure è morto alla fine dell’anno. Si tratta del professor Raptor. In effetti, però, Raptor non morì a causa della Maledizione, bensì a causa del fatto che ospitava Voldemort nel proprio corpo. L’Oscuro Signore (prima del rito con cui risorse nel 4° libro) non poteva più tollerare il tocco di Harry Potter, per via di ciò che accadde la notte in cui, dieci anni prima, aveva perduto i propri poteri tentando di uccidere il ragazzo. Quando Harry toccò Raptor, dal momento che nel corpo del Professore c’era Voldemort, Raptor ne fu annientato a causa del legame tra lui e l’Oscuro Signore (il quale rischiò a sua volta di venire distrutto) e morì.
Questo Silente deve pur saperlo, dal momento che conosceva benissimo tre dati importanti al riguardo: 1) Che Raptor è stato l’unico docente a morire; 2) Che Voldemort si era impadronito del corpo di Raptor; 3) Che Voldemort non tollerava di essere toccato da Harry.
Quindi, possiamo dire che Silente era consapevole che qualunque docente cui avesse dato la cattedra sarebbe stato sì colpito dalla Maledizione, ma non con esiti letali.
Tanto è vero che diede tranquillamente la cattedra a due persone cui teneva: Lupin e il suo vecchio amico Malocchio Moody. Due persone delle quali sicuramente non avrebbe rischiato la vita.
E’ da notare che l’osservazione fin qui condotta vale in cinque casi su cinque (in gergo tecnico la si potrebbe addirittura invocare come “legge statistica di copertura”, con una certezza pari al 100%), anzi dimostreremo, spiegando come la Maledizione al sesto anno funzionò sul Professor Piton, che vale in ben sei casi su sei, cioè nella totalità dei casi che a noi lettori in sei libri è dato di osservare.
N.B.: Segnaliamo, infine, un ultimo piccolo ma interessante dato; la Maledizione funziona, oltre che sui “docenti ufficialmente in carica”, anche su chiunque insegni comunque difesa.
Infatti, colpisce, sempre secondo il solito schema (natura profonda – contrappasso – peggior paura avverata) anche Barty Crouch Jr., il quale, in pratica ha effettivamente insegnato difesa contro le Arti Oscure, al posto di Moody al quarto anno.
Barty è un fedelissimo Mangiamorte (possiamo dire che sta, quanto a lealtà e stima verso Voldemort, al pari con Bellatrix) ed era stato rinchiuso ad Azkaban, da cui è poi rocambolescamente fuggito.
E’ presumibile che la sua più grande paura sia quella di essere ricatturato e allontanato dall’amato padrone. Paura che puntualmente si è avverata. E quale miglior contrappasso può esservi per un Mangiamorte della sorte toccata a Barty Crouch Jr., che finisce dissennato e , quindi, totalmente inutile per il suo Padrone?
Badate bene, però, Barty venne poi dissennato, quindi si potrebbe dire che anche su di lui la Maledizione ebbe effetto letale. Nulla di più sbagliato!
Intanto, non sappiamo affatto se il Bacio del dissennatore corrisponde alla morte, inoltre, quando Caramel fece dissennare Barty l’effetto della Maledizione su di lui si era già esaurito, perché Barty era stato smascherato ed è lampante che non avrebbe potuto certo insegnare a Hogwarts l’anno successivo. Il Bacio è qualcosa di successivo e ulteriore, rispetto all’effetto che la Maledizione ha comunque avuto perfino su di lui.
Ora che abbiamo visto come esattamente funziona la Maledizione della cattedra di Difesa, posto che Silente ha avuto decenni (e ogni anno, in tutto quel tempo, un insegnante diverso su cui osservare gli effetti della Maledizione) per comprenderne il funzionamento esatto, poniamoci la domanda che molti lettori si sono sempre fatti: perché il Preside non vuol mai dare la cattedra a Piton, pur continuando a fidarsi ciecamente di lui?
E perché, alla fine, gliela concede nel sesto libro?
Semplice: Silente che sa che la cattedra è maledetta, perché ha avuto decenni per constatare che la Maledizione agiva puntualmente su ogni insegnante, anche se in modo non mortale, impedendogli di rimanere in carica per più di un anno, non voleva rischiare in alcun modo di perdere la sua preziosa spia (il Professor Piton) . Se gli avesse concesso la cattedra, Silente era matematicamente certo che Piton non avrebbe più potuto restare a Hogwarts l’anno seguente.
Ma al sesto anno Piton contrae con Narcissa Malfoy un Voto Infrangibile e Silente lo sa (Vedi deduzione 551 di questa stessa prova) . A causa del Voto, alla fine del sesto anno è sicuro che Silente o Piton moriranno, o perché il Preside si sacrificherà (come poi effettivamente fa, d’accordo con Piton), o perché Piton non adempiendo al voto morirà. In entrambe i casi Piton di sicuro non potrà essere a scuola l’anno dopo.
Dunque, Silente, al sesto anno, sa di poter concedere alla sua spia (Piton) la cattedra perché tanto, in ogni caso, il Professore l’anno seguente non potrà più essere a Hogwarts e, quindi non deve più preoccuparsi di proteggerlo e non farlo incorrere nella Maledizione.
Ma spingiamoci oltre, dato che ora, conoscendo il funzionamento della Maledizione, ci è possibile farlo.
Domandiamoci: In che modo la Maledizione avrebbe potuto colpire il Professor Piton (e dunque, in che modo l’ha poi effettivamente colpito)?
Per far ciò dobbiamo chiederci: Qual è la natura del Professor Piton? Quale può essere la sua più grande paura?
Qual è la natura di Severus Piton, dal poco che sappiamo di lui, ce lo spiega Silente stesso: Piton è stato un Mangiamorte, in passato, finchè non ha scoperto come Voldemort aveva interpretato la Profezia (che Piton stesso gli aveva parzialmente rivelato, senza poter in alcun modo prevedere le conseguenze che ne sarebbero scaturite).
Quando comprese come Voldemort avrebbe agito per smentire la Profezia – e cioè che avrebbe tentato di uccidere il piccolo Harry Potter e probabilmente i suoi genitori – il suo rimorso fu talmente grande che decise definitivamente di passare dalla parte di Silente e divenne la sua spia.
Silente ci dice che, nonostante Piton non potesse assolutamente prevedere come Voldemort avrebbe interpretato la Profezia, quando la riferì (dopo averne ascoltato, tra l’altro solo la parte iniziale), si è sempre ritenuto responsabile per quel che accadde a James e Lily e la morte dei Potter è stata “Il rimpianto più grande della sua vita” (HP6; pag. 498). Assai probabile, poi, che Piton amasse Lily Evans e che anche per questo il suo rimorso sia tanto forte.
Dunque, Piton è un ex Mangiamorte che non ha mai smesso di provare rimorso per le vite spezzate di cui si attribuisce la fine (ed, infatti, si è adoperato negli anni per rimediare ai suoi errori nel ruolo di spia per conto di Silente). Che prova rimpianto per la morte dei Potter come se li avesse uccisi lui stesso (e se amava Lily, ciò è ancor più ovvio).
Piton è un Mangiamorte profondamente pentito delle colpe/crimini che ha commesso.
Questa la sua natura, su cui la Maledizione avrebbe potuto agire ed, infine, ha agito.
Domandiamoci insieme: quale può essere il “contrappasso” per un uomo come Piton?
Possiamo ragionevolmente ritenere, in base a ciò che sappiamo di lui da Silente e alla logica, che per un uomo terribilmente pentito per le proprie colpe, specialmente per aver causato a suo parere la morte di due persone che conosceva – di una delle quali probabilmente era addirittura innamorato -, il più grave “contrappasso” possa essere proprio causare nuovamente la morte di qualcuno. Specialmente di qualcuno che gli è estremamente caro.
Ora, chiediamoci: quale può essere il grande timore di Piton, la paura recondita, legata alla sua natura, su cui poteva agire la Maledizione?
Da tutto quanto osservato finora, è facile rispondere: il timore che una vita venga spezzata nuovamente per causa sua. La paura di uccidere ancora o di causare ancora la morte di qualcuno. Soprattutto, lo ripetiamo, se è la morte di una persona cara.
Del resto, a supporto del fatto che Piton non desideri più uccidere nessuno, possiamo notare come nel terzo libro Piton si trovi nelle condizioni di poter uccidere Sirius Black, suo nemico giurato di gioventù (il quale mandò addirittura Piton a farsi sbranare da Remus Lupin) e da lui ritenuto l’altro responsabile della morte dei Potter, quindi ancor più detestato, eppure, sebbene a parole lo minacci, non compia mai il gesto fatale di ucciderlo, nemmeno indirettamente quando potrebbe farlo dissennare all’istante (e invece, lo porta al castello perché la sua sorte venga decisa secondo la giustizia magica).
Inoltre, Bellatrix Black ci dice che, ogni volta in cui c’è da combattere, Piton trova una scusa per essere altrove e, dal momento che, nonostante tutto, sappiamo che Piton non è un vigliacco (nessun vigliacco, tra l’altro, tornerebbe da Voldemort con due ore di ritardo), possiamo presumere che lo faccia anche per non trovarsi in situazioni in cui gli verrebbe ordinato di uccidere.
Tutto ciò detto possiamo affermare che:
La Maledizione, in qualunque momento fosse stata data a Piton la cattedra, avrebbe agito su di lui, come su ognuno degli altri insegnanti ha sempre fatto, quale pena del contrappasso e concretizzando il suo peggior timore.
Piton che non vuol più morti sulla coscienza, che teme di macchiarsi di altro sangue innocente e magari amato, si sarebbe trovato in una situazione tale da uccidere o essere causa della morte di qualcuno, presumibilmente di qualcuno cui vuol bene (il che avrebbe logicamente anche il solito effetto collaterale della Maledizione: impedire che il docente resti in carica per più di un anno)
Cosa che, infatti, è puntualmente accaduta, quando la cattedra gli è stata assegnata e la Maledizione ha agito su di lui: Piton si è trovato, suo malgrado, a dover uccidere; ad uccidere proprio Silente, il suo mentore, l’unica persona che l’ha aiutato e accolto, che si fida di lui e che per questo è assai cara all’imputato (e Piton si è visto costretto a fuggire, lasciando la scuola. Dunque anche il termine di scadenza annuale della cattedra è rispettato).
Certamente l’accusa obietterà che, contro tutto quel che abbiamo dimostrato, va il fatto che Piton stesso non ha mai smesso di domandare per sé la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure, fino ad ottenerla.
Verissimo, ma, in primo luogo non sappiamo se Piton sa realmente della Maledizione e del suo esatto funzionamento (ricordiamoci che Silente è un uomo che non racconta mai tutto), dunque è probabile che, almeno per i primi anni di insegnamento, non sapesse a cosa sarebbe andato incontro.
Soprattutto poi, è possibilissimo che Piton abbia sempre reiterato la domanda di assegnazione della cattedra solo ed esclusivamente per rafforzare la sua copertura di spia (d’accordo con Silente che, infatti, non gliel’ha mai concessa), facendo sì che tutti continuassero a crederlo troppo interessato alle Arti Oscure per essere davvero dalla parte del Preside e tenendosi un appiglio per poter dire a Voldemort e ai suoi: Ce l’ho con Silente, che non vuol nemmeno darmi la cattedra perché non si fida totalmente di me (si veda il modo in cui Piton utilizza questa affermazione menzognera parlando con Bellatrix. Prova n. 37 LETTERA D; imputazione 2 e relative deduzioni.).
Il fatto che Piton abbia continuato a domandare la cattedra, dunque, non inficia minimamente quanto finora esposto.
Il ragionamento che abbiamo portato avanti ci dimostra, invece, ancora una volta, che Piton è fedele a Silente, che è pentito per il suo passato e desidera redimersi e che non è più un Mangiamorte, anzi, prova orrore al pensiero di commettere ancora gli errori che lo segnarono in gioventù. Ci dimostra altresì che Piton teneva a Silente e non avrebbe mai voluto ucciderlo di sua volontà, essendogli molto legato, nonché assolutamente leale.
Difendere Piton, traditore, assassino e Mangiamorte, sembra all’inizio un’impresa quasi impossibile, soprattutto se ci si ferma alle apparenze e ad una prima e superficiale lettura dei libri. Me se si scava appena un poco sotto la superficie, se si approfondisce in modo obiettivo la lettura e si lascia spazio ai dubbi, all’improvviso le cose non sembrano più essere così certe e inequivocabili e mille piccoli e grandi fatti non quadrano più, cosicché i comportamenti dei personaggi diventano addirittura stupidi e del tutto illogici.
Vogliamo esaminare insieme le principali cose che non quadrano e le strane coincidenze che si rilevano dopo una più approfondita lettura?
1. Perché Silente dovrebbe implorare Piton di non ucciderlo?
2. Silente era veramente indifeso?
3. Come fa Silente a sapere della missione di Draco e del Voto Infrangibile?
4. Perché Piton non stava pattugliando la scuola come tutti gli altri Professori e membri dell’Ordine?
5. Perché Piton non sapeva dell’arrivo dei Mangiamorte a Hogwarts, quella fatidica notte? Voldemort si fida realmente di Piton?
6. Stranezze nell’uccisione di Silente e strane coincidenze con Harry
7. Stranezze della Fuga di Piton
8. Cosa si sono detti nella Foresta Proibita Silente e Piton? Perché stavano parlando nella foresta invece che nello studio di Silente?
9. Perché Silente si fida così tanto di Piton?
10. Silente ha insegnato a Harry tutto quello che poteva e ha quindi esaurito il suo compito.
11. Piton sa degli Horcrux, è fedele a Silente ed è quindi la persona più utile per scoprire dove sono.
12. L’ accordo fra Silente e Piton: il piano di Silente
a. Silente è disposto a sacrificare la sua vita
b. Silente sa del Voto e della missione di Draco
c. Silente si fida di Piton che è la persona più utile per scoprire quali e dove sono gli Horcrux
d. Piton non vuole uccidere Silente
e. Complessità del piano/accordo esistente tra Silente e Piton
f. Modo per aggirare il voto
g. Lupin è al corrente del piano di Silente
h. Mancato intervento di Fanny al momento dell’uccisione di Silente
11. Come si sono veramente svolti i fatti: la vera sostanza dietro la falsa apparenza
12. Cosa sarebbe successo se Piton non avesse ucciso Silente sulla torre?
Perché Silente dovrebbe implorare Piton di non ucciderlo?
Perché Silente che, fino all'ultimo istante, anche con Draco (ma prima che arrivino gli altri Mangiamorte), continua a professare la sua totale fiducia in Piton (si vedano le innumerevoli Lettere della Prova 92) e lo vuole a tutti i costi vicino a sé (infatti chiede più volte a Harry di andare a chiamare Severus: attenzione, non il “Professor Piton”, bensì Severus, l’amico nel quale Silente ha la più profonda fiducia – Lettere M e N Prova 51), quando Piton finalmente arriva, il Preside dovrebbe averne improvvisamente paura fino ad arrivare al punto di implorarlo di non ucciderlo?
Solo perché un Mangiamorte si rivolge a Piton come se fosse uno dei loro? Ma per Silente tutto ciò è normale: Piton è la sua spia presso Voldemort, quindi i Mangiamorte devono forzatamente pensare che lui sia un Mangiamorte, per cui questa dichiarazione certo non può né stupire né spaventare per niente Silente.
E’ più che evidente che il Preside vuole a tutti i costi che Piton arrivi in tempo sulla torre, tanto è vero che la tira in lungo all'infinito con Draco (Silente arriva perfino a definirla “piacevole chiacchierata” Lettera H Prova 76), poi saluta l’arrivo dei Mangiamorte come se stesse “dando il benvenuto a una festa” (HP6 pag 537).
Silente non sembra affatto preoccupato, né di Draco, né degli altri Mangiamorte. L’unico suo chiaro ed evidente scopo è guadagnare tempo in attesa che Piton arrivi.
Ma perché Silente è così ansioso che Piton arrivi in tempo? Per fare cosa?
Quando Piton finalmente arriva, non fa e non dice assolutamente nulla, salvo guardarsi attentamente intorno (certo anche lui avrà notato che ci sono due scope: l’ha notato subito perfino Draco – HP6 pag 529 – figuriamoci se non se ne accorge uno come Piton che fa la spia-doppiogiochista) e mettere Draco dietro a se stesso: passano solo pochi istanti e Silente non ha certo alcun motivo di cambiare idea su quello che crede essere il suo fedelissimo Piton e pensare che voglia invece fargli del male. Perché, allora, Silente dovrebbe illogicamente implorare Piton di NON ucciderlo?
Silente era veramente indifeso?
Silente non è uno stupido né un uomo pauroso.
E’ un mago molto potente (si veda, ad esempio, la Lettera D Prova 76, in cui si libera in un istante di diversi maghi ed Auror quando Caramel cerca di arrestarlo con l’appoggio della Umbridge); è definito (HP1 pag 100) “il più grande mago dell'era moderna” ; è l’unico mago di cui Voldemort abbia paura e, quando avviene il duello tra loro alla fine del 5° libro, è proprio Voldemort che deve ritirarsi perché Silente dimostra non solo di non aver alcuna paura di lui, ma di poterlo anche battere in duello.
Inoltre, Silente ha più volte dimostrato di non temere la morte e di essere invece disposto a sacrificarsi per un bene superiore (vedi le varie Lettere delle Prova 18 e 19), tanto è vero che ha tranquillamente e volontariamente trangugiato il veleno mortale nella caverna (Lettera D Prova 18).
Silente sarebbe indifeso solo perché non ha una bacchetta per difendersi? Uno che sa fare magie anche senza l’ausilio della bacchetta (vedi come esempio le lettere B e C prova 76) e che può rendersi invisibile anche senza usare un Mantello dell’Invisibilità? (vedi lettera E prova 76).
Ma non siamo ridicoli!
Silente avrebbe potuto liberarsi di Draco in un batter d’occhio, ma non ha voluto farlo solo per cercare di convincere il ragazzo, che sapeva benissimo che non lo avrebbe MAI ucciso (Lettere F, G, H Prova 76), a passare dalla sua parte e lasciarsi proteggere. Per questo Silente afferma (Lettera D Prova 47): “No, Draco” ribatté Silente, tranquillo. “E’ la mia pietà, non la tua, che conta adesso”. Ed anche: “«Ma ora possiamo parlare chiaro... non è stato fatto alcun male, non hai ferito nessuno, anche se devi solo alla fortuna se le tue vittime sono sopravvissute... lo posso aiutarti, Draco... »” (lettera H Prova 76). E ancora: "Passa dalla parte giusta, Draco. Possiamo nasconderti meglio di quanto tu possa immaginare. E, cosa più importante, manderò dei membri dell'Ordine da tua madre stanotte, per nascondere anche lei. Tuo padre ora è al sicuro ad Azkaban... quando verrà il momento potremo proteggere anche lui... passa dalla parte giusta Draco... tu non sei un assassino" (Lettera E Prova 47)
Queste non sono certo le parole di un uomo indifeso e che ha paura di morire né, mai, lo è il suo atteggiamento durante la lunga chiacchierata con Draco o, successivamente, con i 4 Mangiamorte.
Queste sono le parole di uomo che sa benissimo che cosa sta succedendo, che ha perfettamente sotto controllo la situazione e sta cercando, con tutte le sue forze, di mantenere pura l’anima di Draco, convincendolo a passare dalla sua parte abbandonando Voldemort, e a desistere dalla missione affidatagli.
La dimostrazione che Silente aveva ragione e che Draco non lo avrebbe MAI ucciso la si ha quando Draco abbassa la bacchetta che teneva puntata contro Silente (Lettera E Prova 42) PRIMA che arrivino i Mangiamorte. Probabilmente, se Silente avesse avuto abbastanza tempo a disposizione ed i Mangiamorte non fossero già stati a Hogwarts (cosa che Silente, per propria ammissione, non aveva assolutamente previsto (“Ma stavi dicendo... sì, sei riuscito a far entrare i Mangiamorte nella mia scuola, cosa che, lo devo ammettere, ritenevo impossibile... Come hai fatto? » (Lettera F Prova 47), il Preside sarebbe certo riuscito a convincere Draco a passare dalla sua parte.
Come fa Silente a sapere della missione di Draco e del Voto Infrangibile?
E’ evidente, dalle parole stesse di Silente (si vedano le varie Lettere delle Prove 47 e 42) che Silente è perfettamente a conoscenza sia della natura della missione di Draco sia dell’esistenza del Voto Infrangibile.
Silente ne è a conoscenza molto tempo prima che Harry gli riferisca di aver origliato la conversazione tra Piton e Draco (lettera D Prova 47) dalla quale Harry viene a scoprire l’esistenza del Voto Infrangibile: lo è dall’inizio dell’anno (Lettera A Prova 47), anzi, addirittura da PRIMA dell’inizio della scuola, viste tutte le nuove misure di sicurezza che sono state adottate, compresa la perquisizione degli alunni al loro arrivo alla scuola e poi ogni volta che escono/rientrano, nonché la perquisizione dei Gufi che portano la posta ed eventuali pacchi. (HP6 pag 159, 207, 218 e 225).
Tutte queste nuove misure di sicurezza, che dipendono esclusivamente da Silente e non dal Ministero (come invece è per il drappello di Auror di stanza a Hogsmeade), vengono messe in atto solo all’inizio del 6° anno. Come mai? Silente era già convinto che Voldemort fosse ritornato anche all’inizio del 5° anno.
Perché Silente aspetta l’inizio dell’anno successivo per proteggere ulteriormente Hogwarts, soprattutto cercando di impedire che qualche Oggetto Oscuro vi venga introdotto?
C’è un’unica, logica spiegazione a questa domanda: Piton gli ha immediatamente riferito della missione di Draco che ha scoperto facendo il Voto Infrangibile. Così, durante l’estate, Silente ha rafforzato ed ampliato le difese della scuola.
Ciò che Silente non sa, e che anche Piton ignora giacché cerca di scoprirlo interrogando Draco (ma senza successo perché Draco è in grado di utilizzare l’Occlumanzia per schermare la mente – Lettera D Prova 48 dell’Imputazione 2), è il metodo che Draco intende usare (sta aggiustando l’Armadio Svanitore per far entrare i Mangiamorte a Hogwarts ed assicurarsi così una protezione quando cercherà di uccidere Silente).
Riguardo al Voto Infrangibile, Silente ne è a conoscenza in modo completo e lo si capisce dal fatto che, quando Harry gli riferisce la conversazione origliata tra Piton e Draco, dalla quale Harry ha potuto capire solo una parte del Voto (l’impegno a proteggere Draco), Silente mostra di non preoccuparsi e, quando Harry è stupito dalla sua indifferenza alla notizia e gli chiede se ha capito bene di cosa si tratta (Lettera D Prova 42), il preside risponde: «Sì, Harry, dotato come sono di un cervello straordinario, ho capito tutto quello che mi hai raccontato» rispose Silente con una certa asprezza. “Credo che potresti perfino prendere in considerazione la possibilità che abbia capito più di te.”
Sulla conoscenza del Voto Infrangibile da parte di Silente si vedano anche le dimostrazioni date con la Deduzione n. 521 della Prova 42 (che meglio spiega quanto qui sopra affermato) e con la Deduzione 550 della Prova 51 (Assegnazione a Piton della cattedra di Difesa contro le Arti Oscure, che è stata maledetta da Voldemort, e che Piton ha richiesto per ben 15 anni senza mai ottenerla, proprio solo dopo che Silente ha saputo del Voto Infrangibile e quando, perciò, il Preside già sa che è altamente probabile che Piton, indipendentemente dagli effetti della maledizione esistente sulla cattedra, non potrà più essere a Hogwarts ad insegnare l’anno successivo).
Ma se Silente è a conoscenza della missione di Draco e del Voto infrangibile già prima dell’inizio dell’anno, c’è un’unica persona che può avergli riferito queste informazioni, e si tratta proprio di Piton che mostra in tal modo una grande lealtà verso Silente fornendogli una preziosissima informazione sui piani di Voldemort, ma anche mettendolo al corrente del terribile Voto che ha dovuto stipulare.
Su fatto che Piton sia stato implicitamente costretto a stipulare il Voto Infrangibile per cercare di scoprire le mosse di Voldemort e mantenere nascosto il suo ruolo di spia a favore di Silente, si vedano le deduzioni n. 153 e 255 della Prova 42.
Perché Piton non stava pattugliando la scuola come tutti gli altri Professori e membri dell’Ordine?
Già, per quale strano motivo Piton non stava pattugliando la scuola come gli altri Professori e membri dell’Ordine in quella fatidica notte? Non certo perché Silente non si fidasse di lui, dato che ripete e rinnova continuamente e a chiunque la sua estrema fiducia in Piton.
Perché, allora, Piton manca all’appello per un compito così importante e a cui Silente teneva così tanto da adirarsi perfino con Harry quando il ragazzo mette in dubbio che Silente non sia più che attento all’incolumità dei suoi studenti: « Basta così» lo interruppe Silente. Lo disse in tono tranquillo, eppure Harry tacque all'istante; sapeva di aver varcato una linea invisibile. « Credi che abbia lasciato una sola volta la scuola indifesa durante le mie assenze quest'anno? No. Questa sera, quando me ne andrò, verranno attivate altre protezioni. Ti prego di non insinuare che non prendo sul serio la sicurezza dei miei studenti, Harry». « lo non... » borbottò Harry, un po' confuso, ma Silente lo interruppe. «Non desidero discuterne oltre ». (HP6 pag 499)
Quindi, se Piton non è a pattugliare i corridoi, allora Silente deve avergli riservato un compito ancora più importante ed essenziale: ad esempio quello di rimanere in attesa nel suo studio, pronto ad intervenire nel caso Silente avesse avuto bisogno di un suo personale e tempestivo intervento.
Dove stava andando Silente? A caccia di un Horcrux. E cosa gli era successo quando aveva trovato e distrutto l’Anello dei Gaunt? Che quasi ci rimetteva la vita, se non fosse stato “per l'intervento tempestivo del professor Piton quando sono tornato a Hogwarts terribilmente ferito” (Lettera C Prova 51). E’ quindi più che ragionevole ritenere che Piton fosse perfettamente informato di ciò che Silente stava facendo (gli aveva già salvato la vita una volta) e stesse nel suo ufficio, in preallarme, pronto a intervenire per salvare la vita a Silente (o magari anche a Harry in questo caso) se si fossero ripetuti i precedenti problemi.
La dimostrazione che Piton è al corrente che Silente sta cercando gli Horcrux, è data anche dal fatto che Silente, quando arriva sulla Torre, esorta Harry ad andare a chiamare Piton e dirgli TUTTO. (Lettera N Prova 51) Ma tutto riguardo a cosa? C’è il Marchio Nero su Hogwarts, è vero, ma Silente non sa cosa è successo e quindi non può far riferire nulla: l’unica cosa che Harry può raccontare a Piton è che cosa è accaduto nella caverna. Ma se Silente ordina questa cosa a Harry, è ovvio che Piton era al corrente della loro missione e doveva rimanere in attesa per poter prestare il suo “tempestivo intervento”, come già una volta era stato necessario.
Questo è certamente un compito più importante che pattugliare i corridoi della scuola, che poteva essere delegato a molte altre persone, mentre invece è evidente che Silente ritiene che Piton sia il massimo esperto di Arti Oscure, e correlate Difese, che ci sia a Hogwarts (tanto è vero che Katie Bell viene mandata da Piton che le salva la vita proprio perché, come dice Silente: “« Il professar Piton è molto più esperto delle Arti Oscure di Madama Chips” Lettera O Prova 2 Imputazione 2.
In quale modo Piton usa ora le sue profonde conoscenze in materia di Arti Oscure? Solo per fare del bene, alleviare il dolore, proteggere e difendere dalle Arti Oscure stesse. Proprio come ha fatto anche a favore di Potter, quando si è opposto al malocchio sulla scopa operato da Raptor. (Prova 89)
Perché Piton non sapeva dell’arrivo dei Mangiamorte a Hogwarts, quella fatidica notte? Voldemort si fida realmente di Piton?
Passiamo ora dall’altra parte dello schieramento e vediamo come è posizionato Piton nei confronti di Voldemort: a prima vista sembra essere il suo “prediletto”, come sostengono Narcissa e Draco (rispettivamente Lettera A Prova 15 Imputazione 2 e Lettera G Prova 92 Imputazione 4).
Ma le cose stanno veramente così o, ancora una volta, la realtà è ben diversa dall’apparenza?
Se Voldemort si fida così tanto di Piton da farne “il suo consigliere più fidato” (Lettera A Prova 15 Imputazione 2), come mai gli mette alle costole Codaliscia che lo spia in modo stupidamente evidente? (Lettera G, prova 48 Imputazione 2).
Se Voldemort ha fiducia completa in Piton, perché non lo informa quando i Mangiamorte attaccano Harry ed i suoi amici al Ministero alla fine del 5° libro, o quando i Mangiamorte entrano a Hogwarts tramite gli Armadi Svanitori?
Soprattutto in quest’ultimo caso la presenza di Piton poteva rivelarsi essenziale per la buona riuscita del piano, ma è evidente che Piton è stato tenuto all’oscuro di tutto. Questo, però, non è avvenuto per volontà di Draco, come si potrebbe supporre, visto che non è stato il ragazzo a scegliere i Mangiamorte che lo avrebbero aiutato (HP6 pag. 537 “E sì, mi sconcerta un po' che il nostro Draco abbia portato proprio te nella scuola dove vivono i suoi amici... » «Non sono stato io» esalò Malfoy. Non guardò Greyback; sembrava che non volesse nemmeno sfiorarlo con lo sguardo. « Non sapevo che sarebbe venuto... » “.
Piton sembrerebbe quindi essere il prediletto e fidato consigliere di Voldemort, ma alla prova dei fatti non viene mai informato delle cose importanti e ha Codalisce alle costole che lo spia quando non è a Hogwarts.
Forse, allora, Voldemort non si fida del tutto di Piton e pensa ancora, come al momento del suo ritorno, che Piton possa essere quello “che credo mi abbia lasciato per sempre”(Lettera F Prova 48 Imputazione 2) e lo tiene con sé solo e fintanto che pensa che gli possa essere magari ugualmente utile in qualche modo, forse solo per passargli informazioni sbagliate da trasmettere all’altra parte.
Del resto ci sono anche parecchi altri Mangiamorte che ancora non credono alla lealtà di Piton (Lettera A Prova 37 Imputazione 2), prima fra tutte Bellatrix, cui Piton snocciola una lunga serie di bugie (vedi l’interessante e dettagliata Deduzione 568 alla Prova 37 Imputazione 2 che dimostra, con una ragionevole logica, che Piton mente spudoratamente a Bellatrix) che ha già raccontato a Voldemort, probabilmente senza riuscire a convincerlo del tutto. Del resto, Voldemort è cattivo e crudele, ma non è anche stupido!
Occorrerebbe ora affrontare tutto il lungo discorso dell’Occlumanzia, di cui Piton a detta di tutti è il massimo esperto, ma il discorso verrebbe troppo lungo. Rinvio quindi alle parole di Piton stesso (lettera A prova 94 Imputazione 2) che, con Harry, sembra essere molto orgoglioso della sua capacità e non sembra avere alcun motivo per mentire al ragazzo in quel frangente: “L’Oscuro Signore, per esempio, sa quasi sempre se qualcuno gli sta mentendo. Solo chi è abile in Occlumanzia è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto” nonché alle dettagliate spiegazioni della Deduzione 294 della prova 94 Imputazione 2 di cui riassumo brevemente i punti principali e la conclusione. Occlumanzia di livello elevato: un ottimo occlumante è in grado di mentire davanti ad un ottimo legilimante perché "è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto." Ciò significa che, in questo particolare caso, il Legilimante non si accorge che l'altra persona gli si oppone, anzi, crede di "leggere" liberamente nella sua mente e, conseguentemente, è sicuro che l'altro stia dicendo la verità proprio perché ne riceve conferma controllandogli nella mente.
E' questo che fa Piton con Voldemort: dice la menzogna e permette a Voldemort di verificare nella sua mente, dove Voldemort troverà conferma che la "bugia" corrisponde alla "verità", nel senso che è correttamente supportata dai giusti ricordi e dalle appropriate emozioni.
Voldemort, a torto o a ragione, è convinto d’essere il migliore Legilimante del mondo e che nessuno può resistergli: è quindi sicuro di aver letto nella mente di Piton, che è invece riuscito a mentirgli con pieno successo.
Questo non significa ancora, però, che Voldemort ora si fidi completamente e ciecamente di Piton (del resto non è proprio nello stile di Voldemort fidarsi), ma nella mente di Piton non ha nemmeno mai potuto trovare prove di un supposto tradimento. Se le avesse trovate, infatti, Piton non sarebbe più vivo “E qui abbiamo sei Mangiamorte assenti… tre morti per servirmi. Uno troppo vile per fare ritorno… la pagherà. Uno credo mi abbia lasciato per sempre… verrà ucciso naturalmente…”, (Lettera F prova 48 Imputazione 2) esattamente come ricorda Piton a Bellatrix “Credi davvero che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto tutte queste domande una per una? E credi davvero che se non fossi riuscito a dargli delle risposte soddisfacenti sarei qui seduto a parlare con te?” (Lettera A prova 37 Imputazione 2).
Voldemort non riesce a trovare nella mente di Piton le prove del suo tradimento, ma continua a non fidarsi del tutto di lui, tanto è vero che lo fa spiare da Codaliscia e non gli fornisce le informazioni importanti.
Ma se Piton è fedele a Silente, per loro è essenziale che Voldemort si fidi completamente di lui, soprattutto perché occorre ancora scoprire cosa e dove sono nascosti gli Horcrux.
Stranezze nell’uccisione di Silente e strane coincidenze con Harry
Non vi è sembrato un po’ strano il comportamento di Piton al momento dell’uccisione di Silente? Arriva, si guarda appena intorno per capire cosa sta succedendo e, senza neppure dire una sola parola, uccide Silente.
Ma se Piton era un cattivo Mangiamorte che per sedici anni aveva dovuto fingere con Silente, subendo in silenzio tutte le bizzarrie del Preside, non pensate anche voi che nel momento in cui, finalmente, può ammazzarlo, sul viso di Piton avrebbe dovuto esserci un’immensa soddisfazione? E poi, voi ce lo vedete Piton che sta zitto e che nel momento del suo massimo trionfo e della sua agognata vendetta, lui sempre così sarcastico e pungente, non si lascia scappare neppure un "Crepa vecchiaccio della malora, tu e i tuoi dannati sorbetti al limone"???
No, Piton invece rimane zitto e sul suo viso c’è odio e disgusto. (Lettera L Prova 51) Guarda a caso, proprio la stessa espressione che c’era sul viso di Harry quando, nella caverna, costringeva Silente a bere la pozione velenosa, solo perché aveva promesso a Silente che avrebbe obbedito ai suoi ordini e il Preside gli aveva intimato di fargliela bere fino all’ultima goccia. (Lettera I Prova 51)
Badate bene, Harry sta facendo bere a Silente un veleno mortale (è stato lo stesso Silente a spiegare che la pozione era mortale - Lettera D Prova 18): quindi Harry sta uccidendo consapevolmente Silente, ma lo fa per eseguire un ordine che Silente stesso gli ha impartito. In quel preciso momento sul volto di Harry c’è odio e disgusto ed è chiarissimo che quell’odio è rivolto solo verso se stesso ed il disgusto è legato alla cosa terribile che si sta imponendo di fare per obbedire a Silente.
Ma quando Piton sta uccidendo Silente, sul suo volto compare la stessa identica espressione di Harry.
Non vi sembra uno strano parallelo questo, che potrebbe ben confermare che anche Piton stava eseguendo gli ordini di Silente e, quindi, che l’odio fosse diretto verso se stesso, disgustato dal gesto terribile che era costretto a compiere per obbedire a Silente, esattamente come Harry ha provato odio e disgusto per sé e per quel stava facendo nella caverna?
Su questo argomento si veda, più diffusamente, anche la Deduzione 549 Prova 51.
Stranezze della Fuga di Piton
Perché Piton fugge così rapidamente dopo l’uccisione di Silente? Ma poi si ferma stupidamente a perdere tempo prezioso duellando inutilmente con Harry, visto che è evidente non ha alcuna intenzione di fargli del male veramente? (come dimostrato dalle varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2).
Piton ha appena ucciso il capo dell’Ordine della Fenice, notizia che certo provocherebbe il panico nelle file dei “buoni”; ha con sé diversi Mangiamorte che riconoscono senza alcun problema la sua supremazia fra loro e gli obbediscono immediatamente; tramite gli Armadi Svanitori può far arrivare nella suola tutti i Mangiamorte che vuole e compiere un macello tra gli uomini dell’Ordine (che già sono in difficoltà prima della morte di Silente – Lettera D Prova 164 Imputazione 2) e gli studenti stessi (tra l’altro c’è anche Fenrir, un Lupo Mannaro che non ha bisogno della luna piena per uccidere!).
Insomma, Piton potrebbe ricoprirsi di gloria agli occhi di Voldemort per aver ucciso Silente (come dicono Narcissa e Draco – rispettivamente Lettera I e Lettere G e H della Prova 164 Imputazione 2) e conquistato Hogwarts, obiettivi che Voldemort non era mai riuscito a raggiungere, e potrebbe quindi ricevere onori e ricompense superiori a quelle di qualunque altro Mangiamorte.
Piton è un uomo dall’evidente ambizione (infatti è fra i Serpeverde): perché butta via un’occasione così importante? Su questo argomento si veda, più diffusamente, anche la Deduzione 555 Prova 164 Imputazione 2.
Stabilita l’incongruenza della velocissima ma apparentemente incomprensibile fuga di Piton, passiamo ad esaminare il suo rapporto con Harry nel corso del duello (varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2): Piton ha tranquillamente la possibilità di uccidere Harry, ma non lo fa. Anzi, si prodiga affinché nessuno gli faccia del male, liberandolo immediatamente dalla Cruciatus che uno dei Mangiamorte aveva lanciato sul ragazzo (Lettera A Prova 71 Imputazione 2): la scusa sarebbe che Voldemort vuole uccidere Harry con le sue mani. E allora? Da quando pochi minuti di Cruciatus uccidono una persona? La Cruciatus non uccide ma solo infligge dolore: ci sono volute ore per fare impazzire i coniugi Paciock. Non sarebbe del tutto logico che Piton, se davvero odia così tanto Harry, lo lasciasse cruciare almeno un pochino?
Se anche Voldemort voleva veramente uccidere Harry di persona, perché mai Piton non schianta Harry (lo ha alla sua mercé, disteso a terra e senza più bacchetta - Lettera D Prova 71 Imp. 2) e non se lo carica in spalla per portarlo in dono all’Oscuro Signore? Perché invece, ne approfitta per dare un’ultima importante lezione scolastica a Harry, ricordandogli che, in un duello, per poter vincere, deve usare gli incantesimi non verbali ed occludere la mente affinché l’avversario non possa leggerglieli e prevenirlo comunque?
Nel corso del duello (sempre varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2) Piton ha sempre lucidamente respinto gli incantesimi di Harry stando ben attento a non fargli mai del male: l’unica reazione dura ce l’ha quando Harry gli dà del vigliacco per aver ucciso Silente: in quel momento, e solo in quel preciso istante, Piton perde il controllo e colpisce il ragazzo con una sorta di magica frustata che, comunque non lascia a Harry nemmeno un graffio. (Sempre Lettera D Prova 71 Imp. 2)
Ma non è la parola “vigliacco” in sé ad irritare Piton. Infatti, poco prima (Lettera B Prova 71 Imp. 2), Harry l'aveva già chiamato "vigliacco", eppure Piton era rimasto lucido e tranquillo, aveva risposto con il suo solito sarcasmo e ne aveva approfittato per impartire a Harry un'utile lezione sui duelli.
E' solo quando Harry collega la parola "vigliacco" all'uccisione di Silente che Piton perde ogni lucidità e viene sopraffatto dal dolore. "NON..." urlò Piton, e il suo viso si fece all'improvviso folle, disumano, come se provasse tanto dolore quanto il cane che guaiva e ululava rinchiuso nella casa incendiata alle loro spalle,"CHIAMARMI VIGLIACCO!". (Sempre Lettera D Prova 71 Imp. 2)
Come si spiega questa grossa differenza nella reazione di Piton a distanza di pochi istanti?
E se a Piton, invece, quel gesto, quell’orribile assassinio, fosse costato tutto il suo coraggio, visto che per il mago significava uccidere l’unica persona che si fidava di lui e che, probabilmente, gli voleva anche bene? Non sarebbe più che lecita una sua reazione incontrollata?
Che cosa c’è sul volto di Piton in quel momento? Forse rabbia o odio verso Harry? No, in quel momento sul viso di Piton c’è solo DOLORE, un dolore immenso (come quello del cane rinchiuso nella capanna che brucia - Lettera D Prova 71 Imp. 2). E perché mai Piton dovrebbe soffrire, invece di gioire in quel momento in cui, in apparenza, è vincente è sta finalmente tornando dal suo Signore con una difficile missione compiuta con pieno successo? E se Piton, invece, soffrisse terribilmente perché è stato costretto, per il bene superiore e per obbedire agli ordini del Preside, ad uccidere Silente, suo unico amico e mentore?
Piton, inoltre, è molto solerte a trascinarsi dietro nella fuga gli altri Mangiamorte, che richiama più volte, prima per portarli via dalla Torre (Lettera C Prova 164 Imputazione 2) dove potrebbero essere un pericolo per Harry, che Piton sa benissimo che è lì. Appena arrivato si è infatti guardato attentamente intorno e ha certo notato che ci sono due scope: l’ha notato subito perfino Draco – HP6 pag 529 – figuriamoci se non se ne accorge uno come Piton che fa la spia-doppiogiochista. Per non parlare poi della particolare capacità di Piton di intuire la presenza di Harry sotto il Mantello dell’Invisibilità: lo percepisce nel 1° libro, quando il ragazzo è scappato via dal Reparto Proibito della Biblioteca durante le vacanze di Natale; poi nel 4° libro quando Harry è con il piede incastrato nella scala e solo l’intervento di Malocchio impedisce che Piton acciuffi il ragazzo con le mani pur non vedendolo. E’ probabile che, da esperto Occlumante quale Piton è, riesca a percepire i pensieri di Potter e quindi scoprire la sua presenza anche quando è sotto il, Mantello).
Piton esorta ancora i Mangiamorte a seguirlo nella sua fuga, evitando in tal modo che continuino a combattere contro i Membri dell’Ordine, contro i quali hanno invece grandi possibilità di vittoria. Infatti, a detta di Tonks, loro stavano già perdendo prima che arrivassero gli altri 4 Mangiamorte che erano sulla torre (Lettera C e D Prova 164 Imputazione 2).
Infine Piton sollecita ancora la fuga dei Mangiamorte anche nel Parco, sia evitando che facciano del male ad Harry (Lettera E Prova 164 Imputazione 2) , sia allontanandoli da Hagrid che può quindi finalmente andare a salvare il suo cane intrappolato nella capanna in fiamme.
Cosa si sono detti nella Foresta Proibita Silente e Piton? Perché stavano parlando nella foresta invece che nello studio di Silente?
Hagrid racconta di un’animata discussione avvenuta tra Silente e Piton al limitare della Foresta, quasi di un litigio. (Lettera A Prova 75)
Non è mai semplice capire i discorsi di Hagrid che, in questo caso, addirittura riporta una cosa che non avrebbe neppure voluto ascoltare. L’unica cosa che appare comprensibile è che Piton sembra volersi rifiutare di fare qualcosa, qualcosa che Silente pare invece dare per scontato, ma che Piton “non voleva farlo più”.
Di cosa può mai trattarsi? Non certo di fare indagini tra i Serpeverde per la storia della collana, perché di quello Hagrid riferisce che Silente e Piton ne parlano solo dopo.
Piton sembra non voler più fare una cosa che, come Silente gli ricorda in modo perentorio, “aveva accettato di farlo e basta”.
Silente ribadisce a Piton, senza lasciargli alcuna possibilità di rifiutarsi (Hagrid dice che Silente “E’ stato molto deciso”), che aveva accettato di fare quella data cosa e che, ora, deve tener fede a quanto promesso.
Ma queste parole di Silente, questa sua estrema insistenza e durezza, non assomigliano molto alle parole che il Preside rivolge proprio a Harry (Lettere B-C-D-E Prova 75) quando gli chiede una totale obbedienza e, successivamente, quando gli ricorda che gli aveva promesso di obbedirgli a qualunque costo?
Ecco, ancora una volta, uno strano parallelo tra il comportamento di Silente con Piton e con Harry: da entrambi si è fatto promettere qualcosa e poi, quando viene il momento, ricorda loro ciò che gli avevano promesso ed esige che lo facciano.
Attenzione, quando sono nella caverna, Silente chiede a Harry addirittura di obbligarlo a bere la pozione mortale, quindi gli chiede di ucciderlo.
Da quanto esposto al precedente Punto 3 sappiamo che Silente è perfettamente al corrente del Voto Infrangibile con il quale Piton ha “accettato” di uccidere Silente al posto di Draco se il ragazzo dovesse fallire. Se Piton non intendesse, invece, adempiere al voto, preferendo morire piuttosto che uccidere Silente, suo unico amico e mentore? Se fosse questa la cosa che Piton non voleva più fare?
Un’altra interessante domanda è: perché Silente e Piton parlano di una cosa così importante proprio nella Foresta, invece che nello studio del Preside?
Sembra quasi che si stiano nascondendo, che evitino di parlare nella scuola come se temessero che qualcuno potesse spiarli.
Voldemort ha già utilizzato lo strumento delle spie contro Silente: prima Piton stesso e poi Codaliscia. Dal precedente Punto 5 abbiamo capito che Voldemort non si fida un granché di Piton: non ci sarebbe certo nulla di strano se Voldemort si fosse procurato una nuova spia per seguire le mosse di Silente e magari anche quelle di Piton.
A pag. 328-9 di HP6 c’è una stana conversazione tra Silente e Harry, dalla quale si capisce chiaramente che Silente sta conducendo le sue ricerche sugli Horcrux di nascosto. Fin qui è tutto normale: è ovvio che Silente non lo andrebbe mai a sbandierare sotto il naso di Voldemort. Ma Silente mantiene le sue ricerche segrete per tutti: per il Ministero, ma, perfino per Minerva, come si evince dai due seguenti brani di Harry Potter e il Principe Mezzosangue:
HP6 pag 329: « Scrimgeour voleva sapere dove va quando non è a Hogwarts » proseguì Harry, continuando a fissarsi le ginocchia.
«Sì, è molto indiscreto a questo proposito» replicò Silente, ora allegro, e Harry si disse che poteva rialzare lo sguardo. «Ha perfino cercato di farmi seguire. Divertente, davvero. Mi ha messo Dawlish alle calcagna. Non è stato carino da parte sua. Sono già stato costretto a stregare Dawlish una volta; e ho dovuto farlo di nuovo, con enorme dispiacere ».
« Allora continuano a non sapere dove va? » chiese Harry, sperando in maggiori informazioni su questo affascinante argomento, ma Silente si limitò a sorridere al di sopra degli occhiali.
«No, non lo sanno, e non è nemmeno il momento giusto perché lo sappia tu. Ora suggerirei di muoverci, se non c'è nient'altro... »
HP6 pag 565: «Harry» cominciò, «vorrei sapere che cosa stavate facendo tu e il professor Silente questa sera quando avete lasciato la scuola ».
«Non posso dirglielo, professoressa» rispose Harry. Si aspettava la domanda e aveva la risposta pronta. Era lì, in quella stessa stanza, che Silente gli aveva detto di non rivelare i contenuti delle loro lezioni a nessuno, a parte Ron e Hermione.
« Harry, potrebbe essere importante» insistette la professoressa McGranitt.
«Lo è» convenne Harry, « e molto, ma lui non voleva che lo dicessi a nessuno».
Per non rivelare nulla, neppure a Minerva, forse Silente temeva veramente che ci fosse una spia, magari addirittura nella scuola. Ecco un logico motivo per il quale quella importante discussione è avvenuta nella Foresta.
Perché Silente si fida così tanto di Piton?
Silente dimostra un’incredibile, incrollabile e totale fiducia nei confronti di Piton (si vedano, in generale, le numerose Lettere della Prova 92), ma non ha mai voluto confidare a nessuno su cosa si basa la sua precisa convinzione circa la completa lealtà di Piton nei suoi confronti, anche se tutti sono sicuri che Silente avesse “una ragione inoppugnabile per fidarsi di lui”come dice Minerva (Lettera M Prova 92).
Silente è un mago molto potente e saggio: certo anche lui può commettere errori come tutti gli esseri umani, ma è alquanto improbabile che si fidi così ciecamente di Piton solo perché questi gli ha detto che provava un grande rimorso (Lettera C Prova 92) per aver riferito la profezia a Voldemort una volta che aveva compreso come l’Oscuro Signore l’aveva interpretata. Piton potrebbe anche essersi messo a piangere disperatamente, invocando perdono, ma voi ci avreste creduto?
E’ vero che Silente è un mago che “vuole credere il meglio delle persone” (Lettera L Prova 37 Imputazione 2), ma questo non significa che sia uno sprovveduto e che si fidi di chiunque, se non ha un più che adeguato motivo per farlo.
Del resto, come più diffusamente spiegato nella deduzione 557 della prova 92, Silente ha sempre dato prova di avere, grazie alla sua profonda conoscenza della natura umana, alla notevole esperienza, nonché al suo acume furori dalla media, la capacità di comprendere a fondo la vera indole delle persone, giudicandole con eccezionale correttezza.
Si pensi alla fiducia che ripone da sempre in Remus Lupin, nonostante quest’ultimo sia un Lupo Mannaro, o ancora al fatto che non ritenne mai che Hagrid fosse davvero responsabile della morte di Miritilla Malcontenta, di cui era stato accusato, oppure al suo corretto giudizio sui vari Ministri: i fatti gli hanno sempre dato pienamente ragione.
Ma Silente non è un uomo troppo fiducioso, qualunque cosa l’accusa abbia affermato su di lui, infatti non si è mai realmente fidato di Tom Riddle/Lord Voldemort, nemmeno quando quest’ultimo era solo un bambino di undici anni.(Lettera P prova 92) E’ quindi emblematico che Silente, benché non abbia mai avuto fiducia in Voldemort, abbia, invece, sempre professato piena, totale e incondizionata fiducia in Piton, nonostante il suo passato di Mangiamorte.
Del resto, ritenere che Piton abbia sempre e solo ingannato Silente per così tanti anni, equivale esattamente a pensare, in modo molto riduttivo, e quasi offensivo, che colui che è ritenuto (HP1 pag 100) “il più grande mago dell'era moderna” sia invece, fondamentalmente, solo un vecchio stupido, facile da ingannare poiché regala a chiunque la sua fiducia. Cosa che, come abbiamo appena visto, invece assolutamente non è.
Del resto, è più che evidente che la vera ragione per la quale Silente crede in Piton non è solo imputabile ai suoi pur grandi e dolorosi rimorsi. C’è un momento in cui, davanti ai sempre più evidenti sospetti su Piton da parte di Harry, che ha appena scoperto che è stato proprio Piton ad ascoltare la profezia e riferirla a Voldemort, sembra quasi che Silente sia lì lì per rivelare a Harry qualcosa di importante su Piton. Silente ha appena riferito al ragazzo dei grandi rimorsi provati da Piton quando ha capito le conseguenze dell’aver riferito la profezia, ma Harry da’ ancora di più in escandescenza e allora sembra proprio che Silente voglia aggiungere qualcos’altro, ma poi cambia idea e dice sempre e solo che ha una completa fiducia in Piton. (Lettera C Prova 92: “Professore... come fa a essere sicuro che Piton stia con noi?"
Silente non parlò per un attimo; sembrava che cercasse di prendere una decisione. Infine rispose: "Ne sono sicuro. Ho PIENA FIDUCIA in Severus Piton".)
E’ più che evidente che un uomo come Silente basa una decisione così importante (avere o non avere fiducia in un ex-Mangiamorte) solo su dati di fatto certi e rilevanti: deve quindi esistere “una ragione di ferro” per la quale Silente si fida completamente di Piton.
Tutti i “buoni” credono in Piton solo perché Silente ha fiducia in lui, ma tutti continuano a mantenere i loro dubbi, chi più chi meno, su di lui. (Lettere B, I e M prova 92)
Perché Silente non rende pubblica questa “ragione di ferro” sulla quale base la sua totale fiducia in Piton?
La risposta è molto semplice: se tutti sapessero i reali motivi per i quali Silente si fida di Piton, anche gli altri potrebbero valutarne la validità e sarebbero assolutamente certi che Piton è dalla parte dell’Ordine.
Ma in questo caso Piton, realmente fedele a Silente, sarebbe presto un uomo morto!
Se, infatti, fosse chiaro a tutti perché è giusto fidarsi di Piton, ben presto anche Voldemort verrebbe a conoscenza di tali motivi (al primo membro dell’Ordine catturato e torturato…) che, se veramente validi, gli dimostrerebbero che Piton lo sta tradendo da molto tempo facendo il doppio gioco a favore di Silente.
Infatti, non è un problema se Voldemort viene a sapere da qualche prigioniero (Auror o membri dell’Ordine o altri) che Piton è da loro ritenuto una spia che segue gli ordini di Silente, proprio perché è stato Voldemort stesso che crede di aver mandato Piton a spiare Silente ed è ovviamente informato del doppio gioco di Piton (quel suo arrivare con due ore di ritardo quando Voldemort è risorto, però “su ordine di Silente”: vedi Lettera F Prova 37 Imputazione 2).
Inoltre, finché nella mente dei suoi prigionieri, Voldemort trova sempre un po’ di dubbi sulla lealtà di Piton verso Silente e nessuno, mai, conosce i motivi veri per il quale Silente è così sicuro che Piton gli sia fedele, allora è facile per Voldemort essere ragionevolmente certo che Piton sia invece fedele a lui, visto che il vecchio Preside ha per Voldemort la grande debolezza di essere troppo buono e di voler sempre “credere il meglio delle persone” (vedi Lettera L Prova 37 Imputazione 2).
Ma se Voldemort venisse a conoscenza dei veri e validissimi motivi per cui Silente si fida di Piton, allora egli subito capirebbe che Piton è realmente fedele a Silente.
Ecco perché Silente non ha mai rivelato a nessuno la ragione di ferro per cui crede in Piton, ma questa ragione c’è, esattamente come dice Minerva (lettera M Prova 92) che è una delle più strette collaboratrici di Silente, che passa con lui più tempo di chiunque altro e, quindi, è anche quella che lo conosce di più. (su questo argomento si veda, più diffusamente, anche la Deduzione 559 sulla Prova 92)
Silente ha insegnato a Harry tutto quello che poteva e ha quindi esaurito il suo compito.
Nel corso del 6° libro Silente ha passato a Harry tutte le informazioni di cui disponeva sugli Horcrux e, nel corso della ricerca dell’Horcrux nascosto nella caverna, gli ha fornito anche importanti insegnamenti sul modo di riconoscere le trappole, difendersene ed aggirarle, anche tramite un’approfondita conoscenza della psicologia di Voldemort.
Ora Harry dispone di tutte le informazioni di Silente su quanti e quali sono gli Horcrux, nonché quali sono i tipi di oggetti che Voldemort potrebbe aver trasformato in Horcrux (ce n’è ancora uno che manca all’appello).
Silente non ha più informazioni utili da dargli e, come in ogni libro “fantasy” che si rispetti, è ora che l’eroe (Harry) affronti il “cattivo” (Voldemort) contando sulle sue sole forze, mentre il vecchio mago saggio (Silente) si tira da parte.
Silente sa di essere stato colpito dalla maledizione mortale dell’anello dei Gaunt e di avere i giorni contati, ma sa anche che Harry ha dimostrato di essere inattaccabile da questa maledizione visto che è riuscito a distruggere il Diario-Horcrux senza subire conseguenze negative: solo Harry quindi (e questo è confermato anche dalla profezia della Cooman), possiede quel particolare potere che può permettergli di sconfiggere Voldemort.
Il fatto che Silente sa di avere il tempo contato è dimostrato anche dal fatto che il Preside pare aver fretta di far vedere e apprendere a Harry il più possibile sulla vita di Voldemort e, quasi per la prima volta, vediamo una nota ansiosa nella sua voce quando gli chiede di ottenere, a tutti i costi, il ricordo integrale e non modificato, di Lumacorno (Lettera A Prova 161).
Perché non lo ha fatto prima? Perchè proprio ora? Forse proprio perché ora è consapevole che il suo tempo, a causa dell’inguaribile maledizione dell’anello dei Gaunt, ormai è molto limitato.
In effetti, valutando bene le cose a posteriori, Silente sembra proprio assumere l'atteggiamento di chi è in procinto di andarsene per molto tempo (nel suo caso, per sempre): sistemare al meglio tutto, perché chi resta possa compiere con continuità la sua opera.
Silente ora può quindi morire in pace, conscio di aver adempiuto fino in fondo al suo dovere: ha infatti rivelato a Harry ogni informazione importante e lo ha preparato al meglio per affrontare Voldemort.
Inoltre, con la sua morte Silente può permettere a Piton di adempiere il Voto Infrangibile, continuando a vivere e ottenendo finalmente la completa fiducia di Voldemort, tramite la quale potrà cercare di scoprire qual è l’Horcrux ancora sconosciuto e dove sono localizzati gli altri.
Piton sa degli Horcrux, è fedele a Silente ed è quindi la persona più utile per scoprire dove sono.
Ci sono alcuni fatti importanti, rivelati dai libri.
- Dal 4° libro sappiamo che alcuni Mangiamorte, i più fidati almeno, erano a conoscenza che il loro Oscuro Signore, aveva compiuto grandi passi verso il raggiungimento dell’immortalità. E’ lo stesso Voldemort a dirlo al momento del suo ritorno: Io, che mi sono spinto più in là di ogni altro sul sentiero che conduce all'immortalità. Conoscete il mio obiettivo: dominare la morte. (vedi Lettere B e C Prova 16 Imputazione 2)
- Fin dal 1° libro sappiamo che Silente non ha mai creduto alla morte di Voldemort e poteva sospettare l’esistenza di un Horcrux.
- Nel 5° e 6° libro scopriamo che Severus Piton fin da ragazzo è stato attratto dalle Arti Oscure, che era molto studioso, particolarmente in gamba in pozioni e nell’ inventare incantesimi e che conosceva moltissimi anatemi oscuri. In fin dei conti è proprio lui il Principe Mezzosangue! Voldemort ha scoperto degli Horcruxes da solo e quando era ancora a scuola e certamente Voldemort è un mago molto in gamba. Ma Piton è tutt'altro che scemo e a scuola era famoso proprio perché sapeva tutto sulle Arti Oscure. Essendo Piton molto studioso, molto attratto e con una profonda conoscenza delle Arti Oscure, si può supporre che anche lui abbia quantomeno sentito parlare di Horcrux e quindi può averlo scoperto studiando. E’ vero che Hermione dice che sui libri della biblioteca, anche reparto proibito, non si dice nulla degli Horcruxes, ma, ripeto, se lo ha scoperto Voldemort può averlo scoperto anche Piton che, a differenza di Voldemort, non è cresciuto in un orfanotrofio ma aveva una madre proveniente da una famiglia di maghi (qualcuno avrà ben insegnato a Piton tutti quegli incantesimi oscuri che lui già conosceva a 11 anni quando è arrivato a scuola?)
- Piton già sapeva qualcosa degli Horcruxes e poi, diventando Mangiamorte, ha potuto disporre di ulteriori informazioni che quelli dell'Ordine non avevano. Infatti il RAB che ha rubato il Medaglione era un Mangiamorte, visto che chiamava Voldemort col titolo di Oscuro Signore, che solo i Mangiamorte usano. E RAB sicuramente sapeva degli Horcruxes visto che ne ha trovato e preso uno. Se lo sapeva RAB non si può escludere che lo potesse sapere anche Piton.
Considerato che RAB è Regulus Black, egli ha poco meno delll'età di Piton (Sirius dice che suo fratello era più giovane di lui, ma probabilmente solo di un anno o due visto che era già diventato Mangiamorte ed era già stato ucciso prima della caduta di Voldemort, anno 1981 quando Sirius aveva 21 anni), probabilmente era anche lui un Serpeverde e potevano quindi essere amici già a scuola e lo sono rimasti anche dopo. Situazione, questa, che aumenta notevolmente la probabilità che anche Piton sia venuto a conoscenza del fatto che Voldemort avesse creato degli Horcruxes, soprattutto tenuto conto che entrambe i giovani si erano “pentiti” e avevano deciso di mettersi contro Voldemort.
Considerato che Piton sapeva, grazie ai suoi studi, dell’esistenza della magia degli Horcrux, che era probabilmente amico di RAB, che Voldemort aveva rivelato ai suoi seguaci che aveva trovato il modo per diventare immortale, ritengo fortemente probabile che una persona dotata della sua logica e lucida intelligenza sia arrivato all’ovvia conclusione che Voldemort aveva creato un Horcrux.
- Silente, benché lo sospettasse da sempre, ha avuto la certezza dell’esistenza degli Horcrux solo nel 2° libro, grazie al diario di Tom Riddle, e, dal modo in cui è stato trattato con noncuranza da Voldemort, ha cominciato a supporre che ne potesse esistere più di uno. Una prima conferma dell’esistenza di più Horcrucx gliela fornisce proprio Harry quando riferisce le parole di Voldemort: Io, che mi sono spinto più in là di ogni altro sul sentiero che conduce all'immortalità. (vedi Lettere B e C Prova 16 Imputazione 2) e poi ha la conferma definitiva, anche del numero (7, compreso il frammento d’anima custodito nello stesso Voldemort), quando vede il ricordo integrale di Lumacorno.
- Dopo essersi ferito alla mano Silente chiede aiuto a Piton, così come al ritorno dalla caverna è lui che manda a chiamare.
Piton ha salvato la vita di Silente curandolo tempestivamente dopo che aveva distrutto l'anello Horcrux: per fare questo nei tempi brevissimi ed essenziali per salvare la vita a Silente (come è stato il Preside stesso a riferire a Harry – Lettera C Prova 51), è molto probabile che abbia dovuto sapere con precisione di cosa si trattava, esattamente nel modo in cui ha potuto salvare Katie Bell dalla collana, perché gli portano l’oggetto e lui riesce a capire di cosa si tratta.
Per curare una maledizione bisogna assolutamente sapere chi o cosa l'hanno causata. Guardate come Piton salva facilmente Draco dal Sectumsempra: sapendo bene cosa ha causato le ferite, Piton è agelvolmente in grado di curarlo.
Quindi, Piton per curare il preside ha visto l'anello ed ha saputo cos'era, esattamente come fa per la collana e per il Sescumsempra. Al San Mungo Katie non ci sarebbe mai arrivata viva se Piton non avesse visto la collana e, proprio per averla potuta esaminare, ha riconosciuto quale tipo di maledizione aveva colpito la ragazza ed ha potuto prendere le dovute contromisure.
Inoltre, Piton è da anni preparato per diventare insegnante di Difesa contro le Arti Oscure (è da 15 anni che chiede la cattedra!) e certamente la materia non è limitata alla conoscenza degli incantesimi senza perdono e dei relativi controincantesimi, ma comprende anche lo studio dei rimedi ad una fattura che è già stata eseguita. Quindi è molto probabile che Piton abbia studiato gli effetti del maleficio che colpisce chi distrugge un Horcrux e sappia riconoscerli quando li vede. Del resto, è proprio Silente a dire che Katie Bell è stata mandata da lui, per essere curata, e non da Madama Chips (lettera O prova 2 imputazione 2), proprio perché “Il professar Piton è molto più esperto delle Arti Oscure di Madama Chips”.
- Vi è un altro, definitivo fatto che, insieme a tutti gli altri, testimonia che Piton è al corrente della questione degli Horcrux. Alla fine del 6° libro Silente insiste che Harry chiami Piton: non vuole Madama Chips, come gli offre Harry, ma vuole proprio Piton, anzi, vuole Severus. (Lettera M Prova 51) Non vuole il Professor Piton, ma vuole Severus, l’amico in cui ha piena fiducia e che sa che può salvargli la vita, come già ha fatto con l’anello, perché è già informato della questione degli Horcrux .
Ma c’è un altro fatto, ancora più importante: se all’inizio, dopo aver bevuto il veleno nella caverna, Silente vuole Severus solo per farsi curare, poco più tardi, dopo aver visto il Marchio Nero ed essere arrivati sulla Torre di Astronomia, Silente ancora insiste che Harry chiami Piton e gli dice anche di DIRGLI TUTTO. Ma tutto cosa, visto che Silente non sa cosa sta succedendo a Hogwarts, salvo che c'è il Marchio nel cielo? Avrebbe potuto dire: Harry sveglia Piton, digli che c'è il Marchio Nero e di correre qui. Invece dice: “Raccontagli che cosa è successo e portalo da me”, (Lettera N Prova 51) e questo raccontare tutto non può che riferirsi a ciò che è successo nella caverna. Ma questo conferma definitivamente che Piton è già al corrente della sua ricerca degli Horcrux.
Ma se Piton è al corrente degli Horcrux e che Silente sta cercando di distruggerli, allora Piton sa qualcosa che, per dirla come la direbbe il Preside, è di vitale importanza per Voldemort “perchè la cosa riguardava Voldemort in prima persona ", (Lettera E Prova 92) proprio come un tempo la profezia.
Piton sa degli Horcrux ma non lo dice a Voldemort, altrimenti Voldemort prenderebbe certamente le sue precauzioni: invece, dal 6° libro e dalle spiegazioni di Silente, è evidente che non lo fa perché non è in grado di accorgersi quando un suo Horcrux viene distrutto! (HP6 pag. 461-2)
Quando Piton era ancora un giovane Mangiamorte fedele a Voldemort, però, è subito corso a riferire della profezia al suo Signore (sempre Lettera E Prova 92).
Ora perché, invece, Piton non gli dice nulla della caccia agli Horcrux?
Perchè non è un è più Mangiamorte, ma è fedele a Silente.
L’ accordo fra Silente e Piton: il piano di Silente
Finora abbiamo esaminato le principali questioni che non quadrano nella versione “Piton Mangiamorte, traditore e assassino di Silente.
Ora esaminiamo i moltissimi elementi che fanno ragionevolmente presupporre che tra Silente e Piton possa esistere un accordo circa la necessità di uccidere il Preside se non si fossero presentate vie alternative (e più salutari) percorribili.
Silente è disposto a sacrificare la sua vita
Silente dimostra chiaramente e più volte di non temere assolutamente la morte (si vedano le varie lettere della Prova 18) sia con le parole che con i fatti, fino al punto di bere con tranquilla rassegnazione tutta la pozione nella caverna (lettera D Prova 18): un veleno mortale, con la particolarità di non agire immediatamente. Anzi, presumendo che la pozione stessa “Potrebbe paralizzarmi, farmi dimenticare perché sono qui, farmi impazzire di dolore, o mettermi fuori gioco in un altro modo. Se così fosse, Harry, sarà tuo compito assicurarti che io continui a bere, anche se tu dovessi obbligarmi con la forza. Hai capito?» (Lett. I Prova 51) impone a Harry di obbligarlo a berla fino in fondo.
Silente dimostra inoltre di essere pronto a sacrificare la propria vita per un bene superiore (si vedano le varie lettere della Prova 19).
Infine, tutti voi ricordate bene che Silente ha una mano bruciata che non ne vuol sapere di guarire, vero? Chissà, forse da quella ferita non si poteva proprio guarire (lo dice Hermione che ci sono antiche maledizioni che procurano ferite inguaribili – Lettera O Prova 51). Silente sa quindi di avere il tempo contato.
Silente sa del Voto e della missione di Draco
Lo sa dall’inizio dell’anno (come dimostrato al precedente Punto 3) e ha quindi tutto il tempo per cercare una soluzione. Infatti incarica Piton di scoprire COME il ragazzo intende mettere in atto il piano: è Silente stesso a dirlo a Draco (lettera G Prova 92). Piton, come sempre, esegue lealmente gli ordini di Silente e cerca di scoprire COME il ragazzo intende mettere in atto il suo piano, ma non ci riesce (Lettera D Prova 48 Imputazione 2) perché Draco si protegge con l’Occlumanzia.
Sulla possibilità che Draco riesca ad usare con successo l’Occlumanzia, si veda anche la Deduzione 294 della Prova 94 Imputazione 2, dove viene dimostrato che anche un Occlumante di basso livello (come può essere Draco) riesce ad opporsi con successo ad un Legilimante, anche molto bravo, perché altrimenti nessuno avrebbe mai cercato di insegnare l’Occlumanzia a Harry per opporsi a Voldemort!
A Draco non viene mai detto niente perché Silente teme che Voldemort capisca che il piano è stato scoperto e uccida il ragazzo (Lettera H Prova 76), nella cui innocenza Silente crede profondamente. Il fatto che Voldemort possa scoprire tutto tramite la Legilimanzia, non è affatto in contraddizione con quanto esposto sopra. Draco può infatti permettersi di usare l’Occlumanzia contro Piton, ma certo non può permettersi di usarla impunemente anche contro Voldemort, rifiutandosi di lasciarsi leggere nella mente: Voldemort subito sospetterebbe di lui! Solo un Occlumante veramente esperto, come è Piton, è infatti in grado di mentire a Voldemort. (Lettera A Prova 94 e relativa Deduzione 294).
Silente si fida di Piton che è la persona più utile per scoprire quali e dove sono gli Horcrux
Come già visto al precedente Punto 9, Silente si fida totalmente di Piton e ha le sue ottime ragioni per farlo.
Inoltre, dal Punto 11 sappiamo con certezza che Piton è a conoscenza di tutto quello che riguarda gli Horcrux e, nella sua qualità di spia di Silente presso Voldemort, è anche la persona che si trova nella condizione migliore per scoprire qual è l’Horcrux ancora sconosciuto e dove si trovano tutti gli altri.
Però, dal Punto 5 sappiamo che Voldemort non si fida affatto di Piton, quindi lui deve riuscire a riguadagnarsi la completa fiducia di Voldemort per poter svolgere adeguatamente il suo compito di individuare gli Horcrux.
Come risulta dal Punto 10, Silente sa di avere il tempo contato a causa della maledizione dell’Anello ed ha ormai passato a Harry tutte le informazioni di cui disponeva sugli Horcrux: il suo compito è ormai esaurito.
E’ rimasta una sola persona che può ancora aiutare veramente Harry a scoprire le informazioni mancanti sugli Horcrux, e questa persona, innegabilmente, è Piton.
Però Piton ha stretto quel pericoloso Voto con Narcissa e Silente lo sa, già prima dell’inizio dell’anno, così come sa qual è la missione di Draco, come è spiegato al Punto 3.
Silente è convinto che Draco è fondamentalmente “buono” e che non lo ucciderà mai, e questo risulta da quanto esposto al Punto 2 e da ciò che Silente, a posteriori, dice a Draco stesso (Lettere F, G e H della prova 76), che sono le parole di un uomo che ha perfettamente sotto controllo la situazione e sta cercando, con tutte le sue forze, di mantenere pura l’anima di Draco, convincendolo a passare dalla sua parte abbandonando Voldemort e a desistere dalla missione affidatagli.
Nel corso dell’anno scolastico, però, vedendo i disperati tentativi di Draco, Silente può anche aver dubitato o temuto che il ragazzo, terrorizzato dalla possibilità che Voldemort uccidesse lui e la sua famiglia se falliva, potesse veramente, spinto dalla disperazione, cercare di ucciderlo direttamente.
Certo un uomo come Silente non può permettere che un ragazzo, ancora così giovane, possa perdere l’innocenza spinto dal terrore di Voldemort; inoltre è evidente che, in uno scontro diretto con Silente, Draco ne sarebbe uscito perdente facendo così scattare Il Voto Infrangibile che pendeva sul capo di Piton.
Ma Piton è troppo essenziale per la ricerca degli Horcrux, quindi occorreva trovare un modo per garantirgli la sopravvivenza, o aggirando il Voto Infrangibile, o addirittura permettendogli di uccidere Silente stesso (a questo punto meno importante di Piton) che, come dimostrato dalla precedente lettera A, è un uomo disposto a sacrificare la sua vita per il bene della causa; vita che, tra l’altro, ha i giorni contati.
Piton non vuole uccidere Silente
Da quanto è stato finora spiegato e abbondantemente motivato, Piton è fedele a Silente, a partire dal fatto che non ha nessuna intenzione di ucciderlo, anzi gli ha appena salvato la vita (Lettera C Prova 51), gli ha immediatamente rivelato la missione di Draco e di aver fatto il Voto (Punto 3 e b che precedono), mentre non ha rivelato nulla a Voldemort del fatto che Silente sta cercando e distruggendo i suoi Horcrux (Punto 11 che precede).
Piton litiga nella Foresta con Silente perché si rifiuta di ucciderlo, cosa che il Preside gli ricorda che ha già accettato di fare (tramite il Voto) e che Silente vuole assolutamente che Piton faccia se non si presentassero loro altre alternative percorribili (Punto 8 che precede): ma resta il fatto che litigano perché Piton dice che non vuole uccidere il Preside.
Sempre nel precedente Punto 8, è già stata evidenziata la perfetta somiglianza tra le parole che Silente rivolge a Piton durante il litigio nella Foresta, nonché la sua estrema insistenza e durezza, con le parole e la durezza con cui Silente si rivolge proprio a Harry (Lettere B-C-D-E Prova 75) quando gli chiede una totale obbedienza e, successivamente, quando gli ricorda che gli aveva promesso di obbedirgli a qualunque costo.
Il fatto che Piton non volesse assolutamente uccidere il preside, e che lo fa solo per obbedire ai suoi ordini, è dimostrato (vedi precedente Punto 7) dal DOLORE, un dolore immenso (come quello del cane rinchiuso nella capanna che brucia - Lettera D Prova 71 Imp. 2) che c’è sul volto di Piton quando Harry gli da del vigliacco per aver ucciso Silente. Piton, infatti, soffre terribilmente perché è stato costretto, per il bene superiore e per obbedire agli ordini del preside, ad uccidere Silente, suo unico amico e mentore.
Un altro ulteriore elemento, se ancora ce ne fosse bisogno, che prova, sempre con un preciso parallelo proprio con Harry, che Piton non voleva uccidere Silente, è l’espressione di “odio e disgusto” che appare sul suo volto al momento dell’assassinio, esattamente la stessa espressione che c’è sul volto di Harry quando, per obbedire agli ordini di Silente, gli sta facendo trangugiare a forza il veleno nella caverna.
Come già chiaramente spiegato al precedente Punto 6, sia Harry che Piton stanno obbedendo agli ordini di Silente ed entrambi lo stanno uccidendo (anche se l’effetto del veleno della caverna non è immediato, come spiega lo stesso Silente): sul loro volto c’è quindi la stessa espressione di “odio e disgusto” ed è evidente che quell’odio è rivolto solo verso loro stessi, così come il disgusto è legato alla cosa terribile che si stanno imponendo di fare per obbedire a Silente.
Complessità del piano/accordo esistente tra Silente e Piton
A questo punto, tenuto conto che Silente:
- ha esaurito il suo compito, avendo ormai fornito a Harry tutte le importanti informazioni sugli Horcrux che aveva scoperto (vedi precedente Punto 10);
- sa bene che Piton è informato degli Horcrux (vedi precedente Punto 11);
- sa che solo una persona molto vicina a Voldemort, e che gode della sua piena fiducia, ha la possibilità reale di scoprire l’Horcrux mancante e l’ubicazione esatta degli altri (vedi precedente Punto c);
- sa che Piton è in ottima posizione presso Voldemort, ma ancora non gode della sua piena fiducia (vedi precedente Punto 5);
- sa di avere il tempo contato a causa della maledizione dell’Anello dei Gaunt ed in ogni caso è disposto a sacrificare la propria vita (vedi precedente Punto a);
- sa fin dall’inizio qual è la missione di Draco e che Piton ha stretto con Narcissa il Voto Infrangibile (vedi precedenti Punto 3 e Punto b);
- ha piena fiducia in Piton (vedi precedente Punto 9);
è più che ragionevole ritenere che un uomo saggio come lui giunga alla ovvia, ma lucida conclusione, che, per la vittoria finale contro Voldemort, se non ci saranno altre alternative praticabili sarà necessario sacrificare la propria vita per permettere a Piton, che ora è diventato più importante di lui nella lotta contro Voldemort, di sopravvivere ed aiutare Harry nello scontro finale.
Ora è solo necessario stabilire un piano, cercando, se è possibile, di aggirare il Voto Infrangibile, salvando quindi sia la vita di Piton che la propria, e recuperando altresì Draco dalla propria parte, evitando che diventi un potenziale assassino e Mangiamorte.
Se le cose, invece, dovessero presentarsi in modo del tutto negativo, occorrerà procurare un “amico” per Piton, che possa tenere i contatti con l’Ordine della Fenice una volta che Piton si sarà bruciato tutti i ponti uccidendo il Preside.
Silente ha un intero anno di tempo per preparare il suo piano, con le varie alternative a seconda di come si presenteranno le condizioni effettive e, certamente, uno dei suoi obiettivi più importanti, è quello di “salvare” l’anima di Draco, mantenendo integra la sua innocenza.
Ecco perché, nel momento decisivo, Silente è così tranquillo e dimostra di avere tutto sotto controllo (come evidenziato nel precedente Punto 2).
Una sola cosa preoccupa Silente in quel momento: l’assenza di Piton, senza la cui presenza il piano prestabilito non può funzionare.
Ecco perché (come evidenziato al Punto 1) prima Silente cerca in tutti i modi di mandare Harry a chiamare Piton e poi tira incredibilmente in lungo le cose con Draco: sta aspettando che Piton arrivi.
Modo per aggirare il voto
Tra i vari piani alternativi studiati da Silente, ci deve essere stato anche quello che prevedeva la possibilità, se esiste, di aggirare il Voto Infrangibile, per salvare la vita sia di Piton che del Preside stesso.
Questa possibilità certamente esiste visto che la stessa Rowling (Deduzione 518 Prova 94 Imputazione 2) ha affermato che nessuna magia, nei suoi libri, è infallibile.
Nella Deduzione 569 della Prova 42 viene ipotizzato un più che ragionevole modo di “aggirare” il Voto. Piton, infatti, giura a Narcissa di portare a termine il compito di Draco, ma solo se risultasse necessario, solo se Draco dovesse fallire (lettera B prova 42).
Che cosa fa Silente, per tutto il tempo, mentre attende l’arrivo di Piton? Cerca di convincere Draco a passare dalla sua parte, a decidere di NON eseguire la missione affidatagli da Voldemort. Ma se Draco si rifiuta di fare qualcosa che lo ripugna (era tutto l’anno che piangeva nel bagno di Mirtilla Malcontenta, disperato per quello che era costretto a fare, terrorizzato dall’idea che lui e tutta la sua famiglia sarebbero stati uccisi se non obbediva a Voldemort), se decide di non sporcarsi le mani di sangue e di mantenere ancora integra la sua anima, questo è un fallimento?
No, non è affatto un fallimento per Draco, bensì la sua vittoria (e quella di Silente) contro Voldemort.
A favore di quale soggetto è stato fatto il Voto? E’ stato fatto a favore di Draco, non certo di Voldemort, quindi è ragionevole che si debba giudicare l’esistenza o meno del “fallimento” con gli occhi della persona nel cui interesse il Voto deve agire. Se Draco non ritiene di aver fallito la missione, se Draco rifiuta volontariamente di uccidere Silente e di lacerarsi l'anima, Draco non ha fallito, quindi Piton non deve compiere la missione al suo posto.
Ecco quale era il principale piano di Silente: convincere Draco a rinunciare volontariamente alla sua missione e passare dalla sua parte. Silente ci prova in tutti i modi, e se avesse avuto abbastanza tempo a disposizione, il Preside sarebbe certo riuscito a convincere Draco a passare dalla sua parte, salvando quindi la propria vita e quella di Piton.
Purtroppo c’è una cosa che Silente, per propria ammissione, non aveva assolutamente previsto: l’arrivo dei mangiamorte.
“Ma stavi dicendo... sì, sei riuscito a far entrare i Mangiamorte nella mia scuola, cosa che, lo devo ammettere, ritenevo impossibile... Come hai fatto? » (Lettera F Prova 47)
Questo è il fattore, assolutamente imprevedibile, che ha reso impossibile il piano principale di Silente che prevedeva che nessuno dovesse morire.
Ma Silente aveva anche un piano di riserva, quello che Piton non intendeva eseguire quando ha discusso con il Preside nella Foresta e consisteva nell’uccisione di Silente stesso se non vi fossero state altre alternative.
Lupin è al corrente del piano di Silente
Per poter mettere in atto il piano di riserva senza “bruciare” il ruolo di spia di Piton, rendendo così vano sia il sacrificio di Silente, sia il terribile atto che Piton è stato costretto a compiere, era assolutamente necessario procurare un “amico” per Piton, che potesse tenere i contatti tra lui e l’Ordine della Fenice, una volta che Piton si fosse bruciato tutti i ponti con loro uccidendo Silente.
Su quale persona poteva cadere la scelta di Silente visto che doveva trattarsi di qualcuno di cui Silente si fidava molto e che fosse un bravo occlumante?
La persona migliore è indubbiamente Lupin che, tra l’altro, Silente ha già utilizzato come propria spia mandandolo tra i lupi mannari. Ecco un’altra delle solite deliziose coincidenze – ma saranno poi tali? – della Rowling: un Lupo Mannaro a spiare i lupi mannari e un ex-Mangiamorte a spiare Voldemort!
Lupin è certamente una persona di cui Silente si fida a fondo e, per spiare senza essere scoperto, deve anche essere un ottimo occlumante (in fondo Lupin ha sempre avuto un grande segreto – la sua intima natura di Lupo Mannaro - da salvaguardare rispetto agli altri, inoltre è un tipo molto riservato e controllato e quindi è un soggetto adatto per padroneggiare bene l’Occlumanzia): è quindi un soggetto perfetto per tenere i contatti con Piton!
Alcuni punti del 6° libro possono facilmente supportare questa ipotesi, sottolineandone l’estrema ragionevolezza.
Il comportamento di Lupin, nel corso del 6° libro, è spesso strano, talvolta sembra persino agire “fuori carattere”, cioè in modo inatteso per il personaggio di Lupin, di solito dolce e riservato, che noi conosciamo da ben quattro libri. La Rowling sembra voler sottolineare questa diversità tramite l’utilizzo di particolari avverbi ed aggettivi che, appunto, fanno emergere questa differenza comportamentale.
Analizziamo tutte le stranezze relative a Lupin che occorrono nel 6° libro, nelle due principali occasioni in cui si vede il personaggio: a Natale a casa Weasley e alla fine, appena dopo l’uccisione di Silente.
A casa Weasley, durante le vacanze di Natale (Lettera I Prova 92) c’è il primo inatteso comportamento di Lupin, volutamente sottolineato anche dalla Rowling proprio con il termine inaspettatamente: Lupin sta guardando il fuoco con aria vacua, ma, quando Harry comincia a parlare di Piton con Weasley, nota che Lupin volge un poco la testa verso di loro e resta attentamente in ascolto finché interviene all’improvviso, proprio quando Harry sta mettendo in dubbio l’operato di Piton e le giustificazioni che gli ha fornito il Sig. Weasley.
«Non hai pensato, Harry» cominciò il signor Weasley, «che Piton stesse solo fingendo... »
« Fingendo di offrire il suo aiuto in modo da poter scoprire che cosa Malfoy aveva in mente?» completò Harry rapido. «Sì, immaginavo che lei l'avrebbe detto. Ma come facciamo a esserne sicuri? »
«Non è affar nostro » intervenne Lupin inaspettatamente. Si era girato a guardare Harry, la schiena verso il camino. « Sono affari di Silente. Lui si fida di Severus, e questo dovrebbe bastare a tutti noi».
«Ma» interloquì Harry, «mettiamo che... mettiamo che Silente si sbagli su Piton... »
« L'hanno detto in tanti, tante volte. Tutto si riduce ad avere o non avere fiducia nel giudizio di Silente. lo ce l'ho, e quindi mi fido di Severus ».
Non solo Lupin interviene all’improvviso in un discorso di cui non era parte, ma che aveva vistosamente origliato, ma lo fa anche in modo decisamente brusco, quasi scortese, interrompendo il discorso ed impedendone del tutto la continuazione, sottolineando che “sono affari di Silente”. Inoltre, ne approfitta per fare una chiara dichiarazione di fiducia a favore di Piton. Un così strano comportamento di Lupin appare giustificato solo se è al corrente del piano di Silente, visto che i due stanno proprio toccando un punto importantissimo di quel piano: l’incarico di Piton di scoprire COME Draco intenderebbe uccidere Silente.
Inoltre, Lupin dichiara apertamente la sua fiducia in Severus benché nessuno glielo abbia chiesto e non sia affatto necessario (bastava che si fermasse alla dichiarazione di fiducia nel giudizio di Silente, senza aggiungere anche la sua personale convinzione): anche questa stranezza risulta però ampiamente giustificata se Lupin è realmente al corrente del piano e quindi del fatto che Piton merita veramente ogni più completa fiducia.
La conversazione prosegue quindi tra Lupin e Harry (Lettera N Prova 2 imputazione 2) con Lupin che continua a tessere le lodi di Piton che “ha preparato la Pozione Antilupo per me tutti i mesi, alla perfezione, perché non soffrissi durante la luna piena”, lo scusa per aver rivelato la sua natura di Lupo Mannaro dicendo che “La notizia sarebbe trapelata comunque” e sottolinea che Piton “avrebbe potuto danneggiarmi molto di più manomettendo la pozione.” ed esprime infine la sua gratitudine “Mi ha mantenuto in salute. Devo essergli grato».”
Uno strano discorso, non c’è che dire, per uno dei quattro Malandrini che tanto tormentavano Piton durante gli anni della scuola. Ma c’è di più, addirittura Lupin evidenzia che Harry è ingiustamente prevenuto nei confronti di Piton: “Tu sei deciso a detestarlo, Harry ». Lupin sorrise debolmente. «E capisco che con James come padre e Sirius come padrino tu abbia ereditato un vecchio pregiudizio".
Un altro strano comportamento di Lupin: poco dopo (HP6 pag 310) quando Harry chiede informazioni sul Principe Mezzosangue, non solo dice di non saperne nulla (ma ben conosce il Levicorpus, però, che era stato inventato proprio da Piton!) ma addirittura depista Harry (e con lui tutti i lettori) perché suggerisce di guardare di che epoca è il libro
(« Quanti anni ha questo libro, Harry? » «Non so, non ho mai controllato ».« Be', forse ti darà qualche idea sul periodo in cui il Principe è stato a Hogwarts» suggerì Lupin.). Ma il libro è di 50 anni prima (altra sottile coincidenza della Rowling: proprio come il Diario di Tom Riddle): Ron si addormentò quasi subito, ma prima di andare a letto Harry frugò nel suo baule ed estrasse Pozioni Avanzate. Lo sfogliò, finché trovò la data di pubblicazione sulla prima pagina. Aveva quasi cinquant'anni. Né suo padre né gli amici di suo padre erano a Hogwarts cinquant'anni prima. (HP6 pag 311) Così Harry dimentica ogni ricerca sull’identità del Principe, con buona pace dei lettori e di Lupin (per non parlare della Rowling)!
Arriviamo infine al gran finale, quando Lupin si trasforma subitaneamente nel primo, principale e più accanito accusatore di Piton: che incredibile cambiamento dal Lupin delle vacanze di Natale, poc’anzi descritto! (Lettera M Prova 92).
Harry non fa tempo a dire che Piton ha ucciso Silente che Lupin, ancor prima di aver assimilato l’incredibile notizia (TUTTI loro si fidavano di Piton perché così voleva Silente), si lancia ad accusarlo in ogni modo possibile.
Di nuovo la Rowling utilizza particolari aggettivi ed avverbi per sottolineare l’insolito comportamento di Lupin: “"Piton è un occlumante molto abile" osservò Lupin, con voce stranamente aspra. "L'abbiamo sempre saputo".”
Poi la Rowling utilizza anche il corsivo per sottolineare la parola “odiava” che io qui ho messo in grassetto (oltre al termine “sbottare” piuttosto insolito per il controllato Lupin): c’è sempre un motivo se un autore utilizza il corsivo e spesso lo si fa quando si vuole dare alla parola una valenza diversa dal significato comune (si veda l’esempio proprio in HP6 a pag 214 quando Harry dice a Hagrid che lui e i suoi amici volevano davvero – il corsivo è della Rowling - continuare a seguire Cura delle Creature Magiche, cosa che invece è del tutto falsa come risulta dalla pag. 163 di HP6). “E Silente ci ha creduto! » sbottò Lupin, incredulo. « Silente ha creduto che a Piton dispiacesse della morte di James? Piton odiava James... »
Infine Lupin arriva anche ad affermare che Piton avrebbe facilmente ucciso perfino Luna e Hermione se si fossero frapposte sulla sua strada (« Hermione» la consolò Lupin, «se non avessi obbedito a Piton e non ti fossi tolta di mezzo, probabilmente avrebbe ucciso te e Luna ». HP6 pag 559) e Lupin è sempre il primo a rilevare che Piton è stranamente riuscito a passare attraverso la barriera stregata che bloccava l’accesso alla Torre, cercando di indurre il sospetto che Piton, sicuramente in combutta con gli altri Mangiamorte, sapesse a priori come fare (invece la cosa era molto più semplice: bastava avere il Marchio sul braccio per passare, esattamente come ipotizza lo stesso Harry, cosa che non dimostra, di per sé, nessuna colpevolezza di Piton, soprattutto tenuto conto che Piton non aveva la più pallida idea che i Mangiamorte fossero nella scuola e che avevano posto una barriera all’ingresso della Torre!) : Lupin mostra quindi un vero e proprio accanimento, assolutamente inspiegabile contro l’uomo verso il quale aveva espresso la sua piena fiducia solo pochi mesi prima!
Il fattore più strano è che Lupin, a differenza di TUTTI gli altri (Minerva, Tonks, Madama Chips, Hagrid, perfino Slughorn), non mostra mai alcuno stupore, nessuna incredulità per l’accaduto: accetta il fatto che Piton abbia ucciso Silente come se fosse la cosa più naturale del mondo, quasi come se lo sapesse già e dovesse piuttosto convincere anche gli altri di questa cosa assolutamente inconcepibile per tutti. Lupin tiene esattamente il comportamento che deve tenere chi sa tutto (in merito all’accordo tra Silente e Piton) ma deve convincere gli altri dell’assoluta colpevolezza di Piton.
Perché questo strano atteggiamento di Lupin?
Perché Silente sospettava che ci fosse una spia tra coloro che gli si professavano amici (vedi quanto dimostrato al precedente Punto 8), e se la spia esiste veramente e scoprire l’esistenza del piano tra Silente e Piton, e quindi la totale fedeltà di quest’ultimo nei confronti di Silente, il sacrificio del Preside sarebbe stato completamente vano perché non avrebbe raggiunto lo scopo che si prefiggeva: far conquistare a Piton la completa fiducia di Voldemort per poter più facilmente scoprire l’Horcrux mancante e l’ubicazione degli altri già conosciuti.
Ecco perché Lupin fa di tutto per convincere i colleghi, ancora del tutto sconvolti, della totale e irrimediabile colpevolezza di Piton: ma lo fa solo per proteggere adeguatamente la sua copertura di spia che, ora, dopo a morte di Silente, si rivela ancora più preziosa ed insostituibile di prima.
Mancato intervento di Fanny al momento dell’uccisione di Silente
Le fenici hanno l’abitudine di intervenire sempre in aiuto del loro padrone (lo dice Silente a Draco, prova 51 lettera G), infatti quella notte Fanny era sulla torre ed ha disturbato Draco (sempre lettera G prova 51), ma non è intervenuta quando Piton ha lanciato l’Avada contro Silente, anche se noi sappiamo che avrebbe potuto farlo senza alcun problema, e l’aveva già dimostrato ingoiandosi addirittura l’Avada Kedavra di Voldemort alla fine del 5° libro (Lettera D Prova 51). Fanny è intervenuta in aiuto di Silente anche contro Caramel e la Umbridge nel 5° libro (lettera D Prova 76), e ha addirittura aiutato Harry nella Camera dei Segreti solo per il fatto che il ragazzo aveva dimostrato “lealtà” a Silente (HP2 pag. 298 "Prima di tutto, Harry, voglio ringraziarti" disse Silente con occhi di nuovo brillanti. "Devi avermi dimostrato una vera lealtà, giù nella Camera. Soltanto quella può avere indotto Fanny ad avvicinarsi a te". Però Fanny stranamente non interviene contro l’Avada di Piton, anche se continua a rimanere intorno alla Torre, tanto è vero che tutti ne sentono poi il canto (il cap, 29 del 6° libro è addirittura intitolato al canto di Fanny ).
A questo punto, è ragionevole supporre che Fanny non intervenga contro Piton semplicemente perché questo è stato l’ordine di Silente: in nessun altro modo potrebbe spiegarsi la sua assenza in un momento di così grande e reale pericolo per il suo padrone.
Come si sono veramente svolti i fatti: la vera sostanza dietro la falsa apparenza
Ho finora esposto moltissime cose, tutte tratte dai libri, ben documentate e logicamente motivate.
Potete prenderle semplicemente come DUBBI e come DOMANDE nate dal fatto che ci sono tante, troppe cose che non quadrano nei libri e, una volta lasciata da parte l’apparenza ed approfondita di più la sostanza, rimangono troppe questioni senza spiegazioni o in contraddizione tra loro se si segue l’ipotesi che Piton è un Mangiamorte, traditore ed assassino.
Non dico che tutto quadri perfettamente se invece si pensa ad un Piton ancora fedele all’Ordine e che sta eseguendo gli ordini di Silente, però mi sembra che già ci siano molte più risposte logiche e concordanti che non nel caso inverso.
Ecco dunque quello che io ritengo sia logicamente avvenuto e che, non solo non contrasta con la lettera dei libri, ma fornisce anche ragionevoli spiegazioni a tutte le domande che ho sollevato nella prima parte di questa lunga arringa.
- Piton svolge correttamente il suo compito di spia e, nel tentativo di sedare i dubbi di Bellatrix nei confronti della sua lealtà all’Oscuro e di scoprire la segretissima missione affidata a Draco da Voldemort, si trova costretto a stringere il Voto Infrangibile (per più dettagliate spiegazioni in merito vedi le Deduzioni 153 e 255 sulla Prova 42).
- Piton riferisce immediatamente a Silente sia qual è la natura della missione di Draco, sia che si è trovato costretto a stringere il Voto Infrangibile tramite il quale si è impegnato ad uccidere Silente al posto di Draco se quest’ultimo dovesse fallire. Piton precisa subito che non ha però alcuna intenzione di uccidere Silente e che preferisce morire lui stesso. Silente rafforza le difese della scuola e incarica Piton di cercare di scoprire in quale modo Draco cercherà di ucciderlo.
- Con il passare del tempo, risulta evidente che Silente non riesce a guarire dalla maledizione dell’Anallo dei Gaunt che, molto presto, lo porterà alla morte. Si da quindi da fare per passare a Harry tutte le informazioni importanti che conosce sugli Horcrux e ordina a Piton che, se non troveranno un modo per aggirare il Voto Infrangibile, dovrà ucciderlo per salvarsi la vita, ottenere finalmente la piena fiducia di Voldemort e continuare ad aiutare Harry nella ricerca degli Horcrux.
- Piton continua a rifiutarsi di uccidere Silente ed avviene il litigio nella Foresta, ma Silente si mostra irremovibile. Tutto avviene nel più segreto dei modi perché Silente sospetta che ci sia una spia di Voldemort vicino a loro.
- Con il passare dei mesi Silente, anche tramite le informazioni che gli passa Piton, capisce che Draco è in grande difficoltà: è terrorizzato da Voldemort ma non è un assassino e Silente si convince che il ragazzo non riuscirà mai ad ucciderlo. Da un lato Silente matura quindi l’idea di aggirare il Voto Infrangibile convincendo Draco a desistere volontariamente dalla sua missione e, dall’altro lato, continua ad insistere con Piton puntando ora anche sul fatto di salvare l’anima di Draco, che è un ragazzo ancora innocente. Probabilmente Silente utilizza anche un parallelo tra ciò che era Piton, prima di effettuare la sua giovanile scelta sbagliata di diventare un Mangiamorte, e la situazione in cui si trova ora Draco, apparentemente senza alcuna possibilità di scelta. Addirittura Silente implora Piton di impedire a tutti i costi a Draco di ucciderlo, caso mai si verificasse quella improbabile alternativa. Piton cede (rivede se stesso in Draco, persona che gli è molto cara) e promette.
- Se dovesse verificarsi il caso in cui Piton fosse costretto ad ucciderlo, Silente sa che deve procurargli un amico: la sua scelta cade su Lupin che, unico tra tutti, viene quindi messo al corrente dei piani di Silente.
- Si arriva alla fatidica notte: Silente cerca in ogni modo di poter avere Severus al suo fianco e, nell’attesa, si prodiga per convincere Draco a desistere dalla sua missione affinché Piton non sia costretto ad ucciderlo per salvare l’anima di Draco e per non morire egli stesso a causa del Voto. Silente è tranquillo perché è ragionevolmente sicuro di riuscire a convincere Draco, ma deve farlo possibilmente prima che arrivino i Mangiamorte che Draco si è portato con sé e che è un fatto assolutamente non previsto da Silente.
- Silente è quasi riuscito a convincere Draco, che ha abbassato la bacchetta ed ammette di essere terrorizzato da Voldemort che minaccia di ucciderlo con tutta la sua famiglia. Però Silente non fa in tempo a far dire esplicitamente a Draco che lui NON vuole più ucciderlo, unico modo per aggirare il Voto Infrangibile salvando Piton, perché arrivano i Mangiamorte e tutto precipita.
- Infine arriva Piton e subito Silente ne sussurra dolcemente il nome: è un sospiro, quello del Preside, felice che Piton sia arrivato in tempo per salvare l’anima di Draco e la vita di Piton stesso, dato che è ormai chiaro che, non essendo Silente riuscito ad aggirare il Voto nel modo che aveva programmato, ora Piton sarà costretto ad ucciderlo.
- Piton esita, ma Silente sa che non c’è più tempo per nulla, così lo implora, gli ricorda la sua promessa, gli chiede di farlo, per favore, gli chiede di ucciderlo salvando se stesso e Draco.
- Piton uccide Silente, l’odio e il disgusto, per sé ed il suo terribile gesto, incisi sul suo volto. Piton deve richiamare a sé ogni briciolo di determinazione e coraggio per compiere il suo dovere e riuscire a lanciare l’Avada che ucciderà il suo più caro amico, l’unica persona che abbia mai creduto in lui, colui che gli ha teso una mano dandogli un’altra possibilità. Ne risulta un Avada potentissimo, che sbalza addirittura Silente fuori dalla Torre.
- Ora Piton sa di dover fare ancora tre cose importanti e le farà nel migliore dei modi:
- continuare a proteggere Draco impedendogli di passare dalla parte di Voldemort, ora che è certo che il ragazzo NON è un assassino;
- portare al più presto fuori da Hogwarts tutti i Mangiamorte affinché nessuno venga ucciso;
- tornare da Voldemort e scoprire al più presto informazioni sugli Horcrux da passare poi a Lupin.
- Harry si mette di mezzo e, disperato e per la morte di Silente, lo insegue. Piton non vuole fargli del male, lo libera subito dalla Cruciatus di un Mangiamorte, gli impartisce gli ultimi essenziali insegnamenti per vincere in un duello, para tutti i suoi colpi ma non risponde mai. Fin quando Harry gli dà del vigliacco per aver ucciso Silente. Qui Piton perde il controllo e, sopraffatto dal dolore per aver dovuto uccidere Silente, terribile gesto che gli è costato tutto il suo coraggio, per la prima volta risponde colpendo Harry. Non gli lascia alcun segno, effettivamente, quindi non era nulla di grave.
- Infine Piton si smaterializza e torna da Voldemort: torna all’Inferno da cui era riuscito ad uscire tanti anni prima con l’aiuto di Silente, l’uomo che ha appena dovuto uccidere per poter ancora riuscire ad essere d’aiuto alla causa del “Bene”. Piton ha compiuto il suo dovere, ha mantenuto la parola data a Silente, Piton ha scelto, dolorosamente e coraggiosamente: ha scelto di fare ciò che era giusto, anche se questo gli è costato la lacerazione dell’anima.
Cosa sarebbe successo se Piton non avesse ucciso Silente sulla torre?
Pensiamo un po' a cosa sarebbe accaduto se Piton non avesse ucciso Silente.
1) Piton sarebbe morto subito perché aveva infranto il Voto in quanto Draco aveva dimostrato la sua incapacità di uccidere Silente (fallimento) senza tuttavia aver volontariamente deciso di non obbedire all’ordine di Voldemort (unico modo per aggirare il Voto come spiegato nel precedente Punto f).
2) Almeno uno dei 4 Mangiamorte sarebbe molto probabilmente riuscito ad uccidere Silente: teniamo presente che aveva bevuto il veleno nella caverna e diventava sempre più debole.
3) Harry sarebbe stato libero dal Petrificus, ma con 4 Mangiamorte davanti poteva anche ragionevolmente rimetterci la vita.
4) I 4 mangiamorte sarebbero scesi a dar man forte agli altri e avrebbero definitivamente sconfitto quelli dell'Ordine (la Tonks racconta a Harry che quando Piton è sceso dalla torre e si è trascinato dietro i Mangiamorte che stavano combattendo, loro -quelli dell'Ordine- stavano per essere sconfitti - Lettera C e D Prova 164 Imputazione 2), li avrebbero uccisi e poi sarebbero dilagati per la scuola seminando morte e distruzione (ricordiamoci che c’era un Lupo Mannaro fra loro, Grayback, che non aveva bisogno della luna piena per azzannare i ragazzini!).
Uno scenario veramente da apocalisse!
Invece Piton ha ucciso Silente (su precisa richiesta del Preside: Severus, per favore, fa quello che mi hai promesso, salva te stesso e Draco e porta via questi Mangiamorte dalla scuola salvando anche gli altri studenti) e poi:
1) ha portato via i Mangiamorte dalla scuola incitandoli più volte a fuggire ogni qual volta si fermavano;
2) ha impedito che un Mangiamorte cruciasse Harry, con la scusa che Voldemort voleva ucciderlo di persona. Ma la Cruciatus non uccide, infligge solo dolore e se Piton avesse odiato veramente così tanto Harry l’avrebbe certo lasciato soffrire almeno qualche minuto;
3) ha sempre respinto gli incantesimi di Harry senza mai fargli del male: l’unica reazione dura l’ha avuta quando Harry gli ha dato del codardo per aver ucciso Silente. Ma a Piton, invece, quel terribile gesto è costato tutto il suo coraggio, visto che significava uccidere l’unica persona che si fidava di lui e che, probabilmente, gli voleva anche bene. Infatti sul volto di Piton in quel momento c’è solo DOLORE, un dolore immenso (come quello del cane rinchiuso nella capanna che brucia). Piton soffre enormemente, in quel momento, perché è stato costretto, per il bene della “causa”, e quindi per compiere il suo dovere, ad uccidere Silente, suo unico amico e mentore;
4) avendo ucciso Silente ora Voldemort si fiderà completamente di Piton che potrà così scoprire più agevolmente le preziose informazioni sugli Horcrux, che poi passerà a Lupin che conosce come sono andate veramente le cose.
E’ vero, il grande Silente è morto, ma la scuola ed i suoi occupanti sono salvi e Piton gode ora della completa fiducia di Voldemort e potrà più facilmente scoprire vitali informazioni sugli Horcrux da passare poi a Lupin.
Piton non è un Mangiamorte, né un traditore o un assassino: Piton ha solo dolorosamente obbedito a Silente e ha coraggiosamente compiuto il suo dovere, scegliendo ciò che è giusto, e non ciò che è facile, come sempre Silente aveva insegnato.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA A (Premessa di Piton)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA B (Dov'eri quando il Signore Oscuro è caduto?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA C (Perché non l'hai mai cercato quando è sparito?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA D (Che cos'hai fatto in tutti questi anni che hai passato sotto le sottane di Silente? )
IN RELAZIONE ALLA LETTERA E (Perché hai impedito che il Signore Oscuro si procurasse la Pietra Filosofale?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA F (Perché non sei tornato subito quando è risorto?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA G (Dov'eri qualche settimana fa, quando abbiamo combattuto per impossessarci della profezia per il Signore Oscuro?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA H (E perché, Piton, Harry Potter è ancora vivo, quando l'hai alla tua mercé da cinque anni?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA I (E già che parliamo dell'Ordine, sostieni ancora di non poter rivelare dove si trova il suo quartier generale?)
IN RELAZIONE ALLA LETTERA L (« E con tutto questo dovremmo credere che Silente non abbia mai sospettato di te? » chiese Bellatrix. « Non ha capito da che parte stai in realtà, si fida ancora incondizionatamente di te?»)
CONCLUSIONE
IN RELAZIONE ALLA LETTERA A (Premessa di Piton)
Il colloquio tra Piton e Bellatrix deve essere esaminato avendo ben in mente la seguente premessa: Bellatrix Lestrange è, senz’ombra di dubbio, la più fanatica e fedele Mangiamorte di Voldemort e non crede minimamente nella lealtà di Piton all’Oscuro Signore. Inoltre, nella stanza accanto c’è Codaliscia intento ad origliare (Lettera G della Prova 48 Imputazione 2).
Che Piton sia o non sia un Mangiamorte, si trova quindi a doversi difendere dalla accuse e dai sospetti di Bella.
Se Piton fosse un Mangiamorte, indubbiamente racconterebbe solo la verità e si troverebbe in una situazione di vantaggio nei confronti delle due donne – che sono lì a chiedergli un favore – quindi, volendo potrebbe anche non rispondere (non dimentichiamo che, a detta di Bella stessa, Piton è il preferito di Voldemort).
Invece, se Piton fosse una spia al servizio di Silente, non potrebbe che raccontare a Bella una marea di bugie, che devono però essere tutte estremamente credibili perché assolutamente necessarie a sostenere il suo ruolo e la sua copertura (che per altro egli sa che è messa in dubbio anche da altri Mangiamorte, magari anche semplicemente invidiosi). Piton potrebbe raccontare a Bellatrix la verità ma solo se questo fatto non mettesse a rischio la sua copertura di spia a favore di Silente.
Del resto, Piton stesso inizia a rispondere a Bella con un preciso scopo: che Bellatrix riferisca quanto le viene detto a tutti quelli che dubitano di Piton. Quindi, l’evidente scopo di Piton è quello di convincere Bellatrix (ed i lettori) di essere un fedele Mangiamorte di Voldemort, indipendentemente dal fatto che ciò corrisponda o meno a verità.
Piton specifica anche che ogni risposta è stata già fornita, in modo convincente, anche a Voldemort, ed è ragionevole presumere che Piton voglia approfittarne per rimarcare ancora una volta il concetto all’Oscuro Signore tramite Bella.
Infine, Piton ironizza apertamente sul fatto che lui (Severus) non potrebbe mai mentire a Voldemort che è il miglior Legilimante al mondo (cosa di cui Bellatrix è già assolutamente convinta). (Menzogna n. 1) Ma noi sappiamo perfettamente che non è così in quanto Piton stesso ha dichiarato a Potter (nei confronti del quale non aveva certo alcun ragionevole motivo per raccontare una menzogna di questo genere) di essere in grado di mentire all’Oscuro Signore (Imputazione 2, Prova 94 Lettera A e relativa deduzione n. 294) Lo stesso Silente è ampiamente convinto della capacità di Piton di mentire a Voldemort (Imputazione 2, Prova 94 Lettera B e relativa deduzione n. 544) Del resto, tutto il colloquio con Bellatrix è permeato di ironia, a volte nemmeno troppo velata, tanto che Piton prende più volte apertamente in giro Bella a partire da quando dice a Narcissa: “Credo che dovremmo ascoltare ciò che Bellatrix arde dalla voglia di dire; ci eviterà noiose interruzioni… “ (HP6; pag 31); oppure quando la schernisce addirittura per essere finita ad Azkaban: “Sì certo, molto ammirevole” rispose Piton annoiato “Ovviamente non gli sei stata di grande aiuto in prigione, ma il gesto è stato senz’altro nobile… “ (HP6; pag. 33); nonché quando la sfotte pesantemente per il fiasco al Ministero: “E… perdonami… parli di rischi… hai affrontato sei ragazzini, no?” (HP6; pag 35: per altro tutti sappiamo che è stato proprio Piton a mandare l’intero Ordine della Fenice al Ministero contro i Mangiamorte. Si vedano su questo argomento anche le deduzioni n. 477 - 458 - 457 della Prova n. 44 Imputazione 2).
La difesa è fermamente convinta che Piton menta ripetutamente a Bella, poiché esistono evidenti prove logico-deduttive di questo fatto. Ciò, come già detto, dimostra inequivocabilmente che Piton non è un Mangiamorte.
Qui di seguito dimostreremo che l’imputato mente a Bella esaminando singolarmente le sue affermazioni (di cui alle lettere da B a L della prova 37).
IN RELAZIONE ALLA LETTERA B (Dov'eri quando il Signore Oscuro è caduto?)
Dalla risposta di Piton si evince chiaramente che è stato Voldemort ad inviarlo a Hogwarts con il compito di fornirgli informazioni su Silente e tutti i Mangiamorte ne sono al corrente.
D’altro canto, però, sappiamo che anche Silente afferma che Piton è una sua spia e che, dopo il suo (di Piton) pentimento, il Preside ha approfittato della sua conosciuta posizione di Mangiamorte per mantenerlo infiltrato nell’organizzazione.
Silente, a differenza di Voldemort, ha organizzato un vero e proprio doppio gioco. Infatti, mentre Voldemort ha solo mandato Piton a Hogwarts a fare il professore con il compito di tenere occhi e orecchie ben aperti, Silente, ha invece sempre voluto che Piton tenesse un comportamento ambiguo lasciando credere a tutti (perfino i membri dell’Ordine sono sempre stati lasciati quasi nel dubbio) di essere ancora un servo di Voldemort.
Un eventuale comportamento di Piton pro Silente porta Voldemort e i Mangiamorte a sospettare di lui, mentre un atteggiamento di Piton a favore di Voldemort rientra perfettamente nello schema previsto da Silente, pur se crea dubbi tra gli altri membri dell’Ordine.
Questo dimostra quanto Silente (che non è uno stupido, bensì uno dei più grandi maghi del suo tempo ed il solo di cui Voldemort abbia timore) è assolutamente certo della fedeltà di Piton, al punto di non mettere neppure gli altri membri dell’Ordine al corrente delle fondamentali ragioni per le quali si fida di Piton, il quale, facendo il doppio gioco, per nessun motivo deve correre il rischio di essere bruciato da una “fuga di notizie”: ad esempio, un membro dell’Ordine, sotto tortura potrebbe far saltare la copertura di Piton se, oltre a rivelare che è una spia di Silente – cosa di cui Voldemort è ovviamente a conoscenza, naturalmente pensando che però Piton giochi effettivamente a suo favore - rivelasse anche i motivi basilari per i quali Silente crede fermamente in Piton, cosa questa che, invece, potrebbe realmente indurre Voldemort a sospettare seriamente di Piton. (Vedi deduzione 558 di Ida59 sulla Prova 32 dell’Imputazione 2)
La difesa ricorda ancora una volta che Piton sta parlando con una Mangiamorte molto sospettosa e che deve assolutamente riuscire a convincerla a fidarsi di lui, anche allo scopo di poter scoprire il motivo per cui Narcissa si è recata da lui, essendo più che evidente che ciò che Lady Malfoy vuol dirgli riguarda piani segretissimi di Voldemort.
Inoltre, se pur è vero che Piton implicitamente sta dicendo a Bella di essere una spia di Voldemort, questa è anche l’unica occasione in cui ciò viene affermato, mentre per sei libri, tutti i “buoni” hanno sempre affermato il contrario e Piton stesso orgogliosamente si vanta con Harry Potter di essere la spia di Silente che procura all’Ordine preziose informazioni (Prova 143 Imputazione 2).
In questo caso, Piton, nel rispondere a Bella, non mente nell’affermare di essere stato mandato a Hogwarts da Voldemort, semplicemente omette il fatto essenziale che tutto ciò era stato pre-concordato con Silente. (Verità con grave omissione n. 1, in pratica equiparabile ad una Menzogna)
Del resto, se Silente gli fa fare il doppio gioco, non può che aver fatto sì che Voldemort credesse di aver avuto lui stesso l’idea di mandare Piton a Hogwarts. Sappiamo, a detta di Silente (Imputazione 2 Prova 32 Lettera A) che Piton è passato dalla parte dell’Ordine molto tempo prima della caduta di Voldemort (Imputazione 2 Prova 32 Lettera A) e, quindi, c’è stato tutto il tempo affinché Silente e Piton concordassero tra loro il piano del doppio gioco considerato che la Profezia è stata fatta poco prima della nascita di Harry (quindi circa a maggio-giugno 1980), che Piton passa con Silente anche a seguito dei rimorsi (Imputazione 2 Prova 32 Lettera L e M) che prova quando capisce come Voldemort ha interpretato la profezia stessa ( quindi circa fine estate/inizio autunno 1980), mentre Piton inizia ad insegnare solo il 1/9/81 e Voldemort scompare il 31/10/81
IN RELAZIONE ALLA LETTERA C (Perché non l'hai mai cercato quando è sparito?)
Abbiamo in questa risposta di Piton la prima menzogna certa al 100%.
Infatti, Piton afferma di non aver mai cercato Voldemort, dopo la sua scomparsa, perché l’ha creduto morto, esattamente come tanti altri Mangiamorte.
Ma Piton non ha MAI realmente creduto che Voldemort fosse morto (Menzogna n. 2) a dire il vero NESSUNO nel mondo dei maghi credeva davvero che fosse così.
Silente stesso ripete più volte, fin dal primo libro, che Voldemort non è morto e tornerà (HP1; pag. 283).
Perfino Hagrid lo afferma in diverse occasioni (HP1; pag. 58-59).
Lo stesso fatto che nessuno nella comunità magica, anche dopo la sua scomparsa, osi chiamare Voldemort per nome, dimostra che tutti si aspettano e temono il suo ritorno.
La stessa Pietra Filosofale, di proprietà di Nicolas Flamel, molto tempo prima che Voldemort risorgesse (siamo al primo anno di Potter a Hogwarts), venne ritirata dal sotterraneo della Gringott in cui era custodita e spostata a Hogwarts perché Silente e i membri dell’Ordine (Piton compreso) ritenevano, giustamente, che l’Oscuro Signore volesse impadronirsene per diventare immortale e volevano proteggerla personalmente.
Inoltre, essendo Piton la spia di Silente, è logico pensare che il Preside stesso gli avesse detto fin dal principio che Voldemort sarebbe tornato, dato che doveva prima o poi rimandarlo a spiare i Mangiamorte (infatti, quando Voldemort risorge, Silente gli invia Piton, come da precedenti accordi intercorsi tra Professore e Preside - Prova 32 Lettera E, imputazione 2)
Infine, Voldemort per primo si stupisce molto che i suoi servi non l’abbiano mai cercato, dato che, come lui stesso afferma, tutti loro sapevano dei suoi esperimenti per divenire immortale (HP4 pag. 555: ”Fui strappato via dal mio corpo, diventai meno che spirito, meno del più miserabile fantasma... eppure ero vivo. Che cosa fossi, nemmeno io lo so... Io, che mi sono spinto più in là di ogni altro sul sentiero che conduce all'immortalità. Conoscete il mio obiettivo: dominare la morte. E allora fui messo alla prova, e a quanto pare uno o più dei miei esperimenti funzionarono... perché non ero morto, anche se il maleficio avrebbe dovuto uccidermi.” Ed ancora, sempre HP4 pag. 551: “E poi mi chiedo: ma come hanno potuto credere che non sarei risorto? Loro, che conoscevano le misure che ho preso, tempo fa, per proteggermi dalla morte dei mortali? Loro, che avevano visto le prove dell'immensità del mio potere, ai tempi in cui ero più grande di ogni altro mago vivente?”).
Dunque, in conclusione, il motivo per cui Piton non cercò Voldemort dopo la sua scomparsa la notte che uccise i Potter, di sicuro non è quello raccontato a Bellatrix: Piton sta mentendo spudoratamente alla Mangiamorte Bellatrix.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA D (Che cos'hai fatto in tutti questi anni che hai passato sotto le sottane di Silente? )
Anche in questo caso la menzogna di Piton è evidente. Silente nel corso dei sei libri ha sempre ribadito la sua totale fiducia in Piton e soprattutto, dopo la resurrezione di Voldemort, l’ha di nuovo inviato tra i Mangiamorte a fingersi uno di loro, il che significa obbedire almeno in parte a Voldemort e conseguentemente, all’occorrenza, utilizzare anche le Arti Oscure.
E’ quindi assolutamente ridicolo e impensabile che Silente non tema una ricaduta di Piton, mentre frequenta Voldemort e i Mangiamorte, ma abbia invece paura di una sua ricaduta solo a causa dell’insegnamento di Difesa contro le Arti Oscure. (Menzogna n. 3)
Tutti sappiamo ormai benissimo il vero motivo per cui Silente non ha mai dato, fino al sesto anno, la cattedra a Piton: la cattedra, infatti, è maledetta e nessuno dei professori che l’ha detenuta è durato in carica per più di un anno (Prova 162 Lettera A e deduzione n. 566 di Niky) E’ quindi ovvio che Silente non abbia mai voluto mettere a rischio la sua spia, finché la situazione non si è evoluta in maniera tale da far sì che il rischio della maledizione passasse in secondo piano, rispetto al fatto che Piton avesse stipulato il Voto Infrangibile (vedi anche deduzione n.552 di Ida59 su questa stessa prova).
Il resto delle affermazioni fatte da Piton, in realtà, non è affatto una risposta ai quesiti posti da Bella. Piton si limita ad enunciare un’ovvietà (cioè che Voldemort non ha avuto di che lamentarsi per il fatto che Piton sia rimasto a Hogwarts), che per altro ha validità solo col senno di poi.
Inoltre, che Voldemort sia soddisfatto è certamente vero, ma non prova che Piton gli sia fedele, dato che, come abbiamo già detto, l’Oscuro Signore è convinto di aver mandato lui Piton a spiare Silente.
Piton mente ancora anche quando dice che resta con Silente per non finire in galera. (Menzogna n. 4) Sappiamo che Piton era stato assolto nel processo subito immediatamente dopo la caduta di Voldemort in quanto Silente lo aveva completamente scagionato (Imputazione 2 Prova 32 Lettera A) e che nessuno aveva più sospettato di lui da quel momento in poi (Imputazione 2 Prova 32 Lettera G): quindi Piton avrebbe tranquillamente potuto lasciare Silente senza che gli succedesse alcunché di male. Se è rimasto con lui è solo perché gli era fedele e aspettava il ritorno di Voldemort per riprendere il suo ruolo di spia.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA E (Perché hai impedito che il Signore Oscuro si procurasse la Pietra Filosofale?)
Ad onor del vero, questa non è una domanda posta da Bellatrix, ma è Piton stesso a tirare in ballo l’argomento, prevedendo le obiezioni della Mangiamorte, cosa che dimostra, ancora una volta, che Piton ritiene essenziale dover proteggere il suo ruolo di spia a favore di Silente, convincendo in tutti i modi Bella della propria fedeltà a Voldemort, e, di conseguenza, cercando di convincere definitivamente Voldemort stesso.
Ad ogni modo anche questa risposata di Piton è una collezione di menzogne ed è anche molto evasiva.
In primo luogo, tutto ciò che Piton afferma (cioè che dentro a Raptor c’era Voldemort, ma lui non poteva saperlo), ha potuto scoprirlo solo a posteriori, dunque non si può dire che siano quelli i motivi per cui ha ostacolato Voldemort, dato che a priori non li conosceva.
Piton, non sapeva che Voldemort si fosse impadronito del corpo di Raptor, altrimenti, che fosse stato o meno un Mangiamorte, avrebbe comunque tentato di ingraziarselo e aiutarlo: o perché era il suo caro padrone, o perché, essendo una spia per conto di Silente, non poteva rischiare la propria copertura.
Infatti, poco dopo, Piton mente ancora una volta, quando afferma di aver visto in Raptor solo un mago avido e inetto che tentava di rubare la Pietra per sé (e la stessa bugia deve averla certamente rifilata anche a Voldemort, che, proprio dopo l’episodio della Pietra, riteneva di aver perso la lealtà di Piton. (Prova 48 Lettera F Imputazione 2).
Difatti, quando Piton affrontò Raptor nella foresta (Prova 48 Lettera H Imputazione 2), gli chiese apertamente di scegliere da che parte stare (se con Silente e con i professori che difendevano la Pietra oppure con Voldemort), il che ha senso solo se Piton, pur non sapendo che Voldemort era direttamente dentro Raptor, riteneva però che Raptor volesse la Pietra per consegnarla poi all’Oscuro Signore. (Menzogna n. 5)
La stessa affermazione non avrebbe avuto alcun senso logico se Piton avesse creduto che Raptor voleva la Pietra solo per sé. Infatti, in quel caso sarebbe stato più logico dirgli soltanto che lo teneva d’occhio e che gli avrebbe impedito di appropriarsene.
Tutto quanto detto finora, d’altro canto, ci fornisce anche la spiegazione del perché Piton ci tenga tanto a dare questa giustificazione non richiesta a Bellatrix. La bugia in esame è, forse, la più importante, dato che riguarda il punto focale dal quale sono sorti i maggiori sospetti di Voldemort sulla fedeltà di Piton nei suoi confronti (e a ragione). Si può addirittura presumere che, a suo tempo, questa sia stata la prima ed essenziale menzogna che Piton ha rifilato a Voldemort, tornando da lui (che era da poco risorto) con due ore di ritardo, proprio tentando di convincerlo a non ucciderlo ed a fidarsi ancora di lui.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA F (Perché non sei tornato subito quando è risorto?)
In questo caso l’affermazione di Piton corrisponde a verità, solo che l’imputato la utilizza in modo contorto (per non tradire la sua posizione di spia a favore di Silente), facendo credere a Bellatrix di aver ingannato Silente e, in un certo qual modo, di essere riuscito a indurlo a rimandarlo da Voldemort. (Verità parziale e manipolata n. 1 – in pratica assimilabile ad una Menzogna)
In realtà, quando Voldemort risorse, Piton poteva sapere solo che l’Oscuro Signore aveva di nuovo un corpo ed aveva chiamato a raccolta i suoi Mangiamorte, ma non sapeva, e non aveva modo di sapere esattamente cosa stesse accadendo al cimitero.
Piton, però, sapeva benissimo quanto fosse pericoloso non rispondere immediatamente alla chiamata dell’Oscuro Signore, quindi, se lui fosse veramente stato un Mangiamorte, non avrebbe certo corso il rischio di aspettare l’ordine di Silente per tornare da Voldemort: è proprio a causa del suo ritardo che i dubbi di Voldemort su Piton crescono fino al punto di riferirsi a lui, tra i Mangiamorte assenti alla chiamata, come a “Uno che credo mi abbia lasciato per sempre... verrà ucciso, naturalmente...” (Prova 48 Lettera F Imputazione 2). Del resto,a Piton sarebbe stato oltremodo facile, approfittando della confusione del momento, accorrere da Voldemort e tornare puntuale da lui, senza incorrere nella sua pericolosa ira e, allo stesso tempo, senza che Silente se ne accorgesse, né Voldemort lo avrebbe poi trattenuto a lungo sapendo che Piton non doveva mettere in allarme Silente: si ricordi che l’Oscuro Signore è convinto che Piton spii Silente per suo conto.
Invece, Piton attese per ben due ore, nonostante avesse già concordato in precedenza con Silente il proprio ritorno da Voldemort (Prova 32 Lettera E Imputazione2).
Del resto, dal momento che Silente riteneva che Piton fosse la sua spia infiltrata tra i Mangiamorte, non avrebbe certo trovato strano che Piton rispondesse immediatamente al richiamo di Voldemort, quindi non vi è alcun senso logico in quella pericolosa attesa di due ore: Piton avrebbe semplicemente potuto far notare a Silente che il Marchio pulsava a causa del richiamo dell’Oscuro Signore ed andarsene immediatamente.
L’unico logico e ragionevole motivo per quel pericoloso ritardo, è che lo stesso fosse stato artatamente concordato tra Silente e Piton proprio per fornire la massima credibilità all’operato di Piton (pur facendo notevolmente aumentare i rischi per la vita di Piton stesso) come se stesse realmente operando come fedele informatore di Voldemort. Infatti, è Piton stesso a spiegare a Bellatrix, così come precedentemente lo aveva spiegato a Voldemort riuscendo evidentemente a convincerlo, che proprio quelle due ore di ritardo, apparentemente sintomo di infedeltà di Piton, ne dimostravano invece la piena affidabilità di informatore per Voldemort visto che era riuscito a tornare da lui proprio su ordine di Silente. Quale maggiore prova della propria fedeltà Piton poteva fornire a Voldemort, se non il rischiare addirittura la propria vita con quel ritardo, ben conoscendo la crudeltà dell’Oscuro Signore, ma dimostrandogli in tal modo la sua utilità di informatore visto che era riuscito (così fa credere a Voldemort) a mantenere il ruolo che l’Oscuro Signore gli aveva affidato sedici anni prima presso Silente?
Peccato però, per Voldemort almeno, che tutto ciò sia completamente falso e questo è dimostrato proprio dalle successive spiegazioni di Piton stesso.
Le ultime parole che Piton dice a Bellatrix (“Ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa volevo fare, per progettare la mia mossa successiva, per fuggire come Karkaroff, no?”) sono, guarda a caso, molto simili a quelle che Piton stesso dice a Caramell quando gli mostra il Marchio “E' dall’inizio dell'anno che questo Marchio ha cominciato a diventare più evidente. Anche quello di Karkaroff. Perche' crede che Karkaroff sia fuggito stanotte? Abbiamo sentito entrambi il marchio bruciare. Abbiamo capito entrambi che era tornato”. (Prova 1 Lettera A Imputazione 2)
Quel tempo a disposizione per pianificare le sue mosse, Piton l’ha condiviso pienamente con Silente, che era perfettamente al corrente di tutto fin dal principio (Prova 1 Lettera B Imputazione 2): che senso avrebbe mai avuto, altrimenti, avvertire Silente che il Marchio stava tornando nitido già dall’inizio dell’anno, se non per allertarlo e predisporre con lui ogni successiva mossa? Ma questo non è certo un comportamento da Mangiamorte!
Esaminando la frase con la quale Silente invia Piton da Voldemort (Prova 32 Lettera E Imputazione 2: “Severus” disse Silente rivolto a Piton, “ sai cosa devo chiederti di fare. Se sei pronto… se sei in grado…”) emerge chiaramente che c’è un precedente e dettagliato accordo, e la preoccupazione di Silente (Prova 32 Lettera E Imputazione 2: “Allora buona fortuna” disse Silente, e con una traccia di preoccupazione sul viso guardò Piton scomparire silenziosamente.) è dovuta proprio al fatto che sa che sta facendo correre a Piton un rischio enorme ma sa anche che, se il loro pericolosissimo gioco funziona, e Piton sopravvive, riuscirà senza dubbio a reinserirsi pienamente nelle grazie di Voldemort.
Sempre dalla frase di Silente appena citata, emerge anche che, dal momento che l’accordo tra loro era preesistente, Silente avrebbe potuto inviare Piton da Voldemort in qualsiasi momento successivo al richiamo del Marchio, ma ha appositamente lasciato intercorrere ben due ore proprio per creare un alibi a Piton permettendogli di raccontare a Voldemort la menzogna che era tornato da lui su incarico di Silente.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA G (Dov'eri qualche settimana fa, quando abbiamo combattuto per impossessarci della profezia per il Signore Oscuro?)
Posto che fu proprio il Professor Piton a inviare i membri dell’Ordine al Ministero, l’argomento è già stato diffusamente trattato anche nelle deduzioni n.477 – 458 – 457 Prova 44, Imputazione 2, cui si fa rinvio, dove si dimostra che: Piton mente spudoratamente a Bellatrix, ben sapendo che tanto lei non può rinfacciargli di aver avvisato l’Ordine e che, quindi non può contraddirlo. (Menzogna n. 6) Ancora una volta, le mente per conquistare la sua fiducia e giustificarsi ai suoi occhi, dato che la Mangiamorte (molto vicina a Voldemort) lo sospetta di tradimento.
La bugia è del tutto evidente addirittura nelle parole usate da Piton: “forse credi che Silente non se ne sarebbe accorto se mi fossi unito ai Mangiamorte per combattere l'Ordine della Fenice?”.
Quel che dice Piton, infatti, avrebbe senso (comunque solo a posteriori) solo se ci fosse stata la possibilità che Silente intervenisse al Ministero anche senza essere stato avvisato da lui (Piton). Solo in quel caso, giungendo direttamente per suo conto al Ministero e vedendo Piton battersi tra i Mangiamorte, Silente avrebbe potuto pensare che il Professore l’aveva tradito.
Ma è già stato ampiamente dimostrato (si veda sempre la deduzione 477 Prova 44 Imputazione 2 già citata) che questa possibilità non esiste, perché Silente era all’oscuro della trappola. Silente andò al Ministero (e così gli altri membri dell’Ordine) solo perché ce lo mandò Piton.
Bellatrix non lo sa e non può saperlo, ma noi ne siamo certi perché lo afferma Silente (si veda la prova 44, lettere C e E, imputazione 2).
A questo punto, essendo stato mandato all’Ufficio Misteri proprio da Piton, Silente addirittura non avrebbe sospettato dell’imputato nemmeno se l’avesse visto combattere contro i membri dell’Ordine. Per Silente sarebbe stato normale pensare che, così facendo, Piton stava solo tentando di non insospettire i Mangiamorte viste che, intanto, Piton gli aveva già fornito l’informazione essenziale che aveva permesso a Silente e all’Ordine di intervenire tempestivamente al Ministero per proteggere la profezia e la vita di Harry Potter..
Allora, che senso ha la giustificazione che Piton da a Bellatrix? Nessuna. E’ solo un modo evasivo di risponderle ed è una bugia che dà per scontato l’intervento dell’Ordine. Cosa, invece, niente affatto scontata a priori, ma certa solo a posteriori e risaputa da Piton perché è lui l’artefice di questo intervento.
La bugia è talmente evidente che, parlando come se l’intervento di Silente fosse scontato, Piton rischia persino di tradirsi, rivelando troppo a Bellatrix, la quale potrebbe facilmente capire che Piton già sapeva che l’Ordine sarebbe accorso al Ministero. E anche Bellatrix sa fare due più due, tanto da capire che Piton poteva saperlo in anticipo solo se era stato lui a dare l’allarme.
Infatti, l’imputato capisce di aver parlato troppo e il suo tono si fa esitante, mentre cambia discorso per distrarre la Mangiamorte.
Questo è importante, perché dimostra quanto lampante sia la menzogna che Piton dice a Bella.
Ma se Piton mente su questo argomento è solo perché NON è un Mangiamorte!
IN RELAZIONE ALLA LETTERA H (E perché, Piton, Harry Potter è ancora vivo, quando l'hai alla tua mercé da cinque anni?)
A questa domanda di Bellatrix Piton risponde in più modi, ma, anche in questo caso, non fa che mentirle ogni volta.
La prima affermazione di Piton non è nemmeno una vera risposta (tanto è vero che poi Bella gli ripropone la stessa domanda). (Risposta evasiva n.1)
Piton, infatti, afferma che Voldemort è stato ben contento che Harry fosse sopravvissuto, dal momento che così ha potuto usare il suo sangue per risorgere. Che l’Oscuro Signore sia stato lieto di poter utilizzare il sangue di Harry è senza dubbio vero, ma Piton ha potuto saperlo solo a posteriori, perché (come Bellatrix stessa gli rimarca) nessuno poteva sapere in anticipo che l’Oscuro Signore avrebbe riacquistato un corpo grazie anche al sangue di Potter.
Nemmeno Voldemort stesso poteva prevederlo inizialmente, tanto è vero che al primo anno tentò di uccidere Harry facendo, tra l’altro, (tramite Raptor) il malocchio alla scopa del ragazzo.
In quella occasione, fu proprio Piton a salvare Harry, pronunciando la contro-fattura sulla scopa e questo, addirittura, fu un ulteriore motivo per cui Voldemort sospettò che Piton l’avesse tradito. (Imputazione 2 Prova 43 Lettera B)
Dunque, in principio, Voldemort voleva Potter morto e non era affatto contento che Piton l’avesse salvato.
Fra l’altro, Piton afferma perfino che Voldemort è divenuto invincibile, grazie al sangue di Harry, ma nemmeno questo è vero. Voldemort non è affatto divenuto invincibile; l’unico effetto del sangue di Harry su di lui è che l’Oscuro Signore, dopo l’incantesimo con cui è risorto, è nuovamente in grado di toccare Harry.
La palese bugia di Piton non soddisfa Bellatrix, che, infatti, ripete la propria domanda.
La successiva risposta di Piton non è meno menzognera. (Menzogna n. 7)
Intanto Piton riferisce di presunte voci secondo le quali Harry poteva essere lui stesso un grande Mago Oscuro sotto le cui bandiere i Mangiamorte avrebbero potuto riunirsi nuovamente e dice che proprio per questo all’arrivo di Potter a Hogwarts (cioè al primo anno) lui temporeggiò, e non fece del male al ragazzo aspettando di verificare le dicerie su di lui.
Ma noi tutti sappiamo benissimo che, in realtà, simili voci su Harry si sparsero (tra gli studenti, non tra i Mangiamorte) solo durante il secondo anno quando si scoprì che parlava Serpentese e fu sospettato d’essere l’Erede di Salazar Serpeverde.
Piton mente ancora quando afferma che Harry non possiede alcun talento particolare ma è sempre e solo stato fortunato ed aiutato da amici più in gamba di lui. Ciò non è assolutamente vero (Menzogna n. 8) infatti:
- al primo anno, Ron ed Hermione lo aiutano a superare le varie prove poste a difesa della Pietra Filosofale, ma è Harry che affronta direttamente Raptor/Voldemort e recupera la Pietra;
- al secondo anno, quando ormai i suoi amici sono fuori gioco, Harry scopre e apre la Camera dei Segreti, affronta e uccide il Basilisco, distruggendo altresì il primo Horcrux di Voldemort;
- al terzo anno, Harry impara ad evocare un potente Patronus in grado di tenere a bada i Dissennatori e salva Sirius Black, ma noi sappiamo, dalle stesse parole di Lupin (HP3 pag. 202) che si tratta di una magia di livello avanzato, addirittura al di sopra del livello di GUFO.
- al quarto anno, Harry è il solo che riesce a resistere alla Maledizione Imperius di cui il falso Moody fornisce l’esempio in classe, ma riesce a resistere, addirittura, anche all’Imperius di Voldemort (HP4 pag 563) e, alla fine, quando Harry affronta da solo Voldemort in un duello diretto, riesce perfino a sfuggirgli;
- al quinto anno, Harry scampa all’Avada Kedavra di Voldemort solo grazie a Silente, però si dimostra in grado di resistere all’Oscuro Signore quando quest’ultimo tenta di impadronirsi di lui come aveva fatto con Raptor.
Di tutto questo Piton è perfettamente al corrente, quindi, mente spudoratamente affermando che Potter non ha alcun talento.
Poi, Piton aggiunge un’ulteriore bugia, dicendo che ha più volte tentato di far espellere Harry da Hogwarts. (Menzogna n. 9)
Al secondo anno, Piton scopre Ron e Harry quando giungono a scuola con la Ford Anglia volante di Arthur Weasley, ma lascia che sia Minerva McGranitt a decidere cosa fare di loro.
Soprattutto, al terzo anno, Piton ha più che mai l’opportunità di far espellere Harry: gli basterebbe rivelare a tutti che Potter (insieme a Hermione e Ron) l’ha aggredito nella Stamberga Strillante, disarmandolo con l’Expelliarmus: invece, Piton difende i ragazzi, sminuendo molto l’aggressione subita da loro e dichiarandosi invece sicuro che Harry, Ron e Hermione fossero state vittime di un incantesimo Confundus pronunciato da Sirius Black (cosa che sappiamo che è assolutamente falsa) e che non erano quindi responsabili delle loro azioni e, conseguentemente, non erano neppure punibili. (HP3 pag 327)
Inoltre, perfino dopo aver parlato con Bella, quindi nel corso del sesto anno di scuola, Piton potrebbe far espellere Harry per aver lanciato il Sectumsempra su Draco, cosa gravissima che avrebbe potuto comportare la morte di Draco e, in questo caso, anche la morte di Piton stesso a causa del Voto, eppure non lo fa e si limita ad affibbiargli una punizione.
Infine, anche l’ultima affermazione di Piton è una spudorata bugia. (Menzogna n. 10)
L’imputato afferma che non poteva certo uccidere Potter sotto gli occhi di Silente, né lasciare che qualcun altro lo uccidesse.
Certo, anche se Piton fosse un Mangiamorte, sarebbe stato certamente folle se avesse tentato di ammazzare Potter sotto il naso del Preside, ma la verità, come tutti sappiamo, è che Piton avrebbe potuto benissimo uccidere Harry di nascosto, o, ancor più semplicemente, lasciare che lo uccidesse qualcun altro, nonostante affermi il contrario.
Silente non avrebbe mai potuto rimproverarlo se Harry fosse stato ucciso da qualcun altro (del resto, sappiamo benissimo tutti che Harry ha il brutto vizio di cacciarsi da sé nei guai).
Tra l’altro, tanto per facilitare le cose a Piton, se lui avesse veramente voluto far del male a Harry, va sottolineato il fatto che Silente non è quasi mai presente quando Potter si trova in pericolo.
Ma, al contrario, invece di cercare di uccidere Harry, Piton interviene sempre per salvarlo e proprio quando Silente è assente e non può aiutare direttamente il ragazzo.
- Al primo anno, durante la partita di Quidditch, Silente non c’è e Raptor, che siede alle spalle di Piton, getta il malocchio sulla scopa di Harry. Piton (che evidentemente stava all’erta per proteggerlo e comprende tutto pur non avendo gli occhi anche sulla nuca) se ne accorge ugualmente e pronuncia il contro-incantesimo (Imputaz. 2 Prova 43 Lett. B). Piton è’ l’unico dei professori ad aiutare Harry, mentre avrebbe tranquillamente potuto lasciare che la scopa lo disarcionasse, fingendo di non essersi accorto dell’incantesimo di Raptor. Del resto, se perfino Hagrid capisce che si tratta dell’opera di una potente Magia Nera (HP1 pag 182), così come è confermato anche da una semplice studentessa (pur se si tratta della studiosissima Hermione), questo significa che certamente anche Minerva e Vitious devono aver capito quello che stava succedendo. Eppure non sono intervenuti: dobbiamo forse sospettare che anche loro siano dei crudeli Mangiamorte? Nella partita successiva, Piton addirittura fa da arbitro per poter essere vicino a Harry ed aiutarlo in caso di pericolo (Imputaz. 2 Prova 43 Lett. B);
- Al terzo anno, ancora una volta, Silente non è presente quando Harry rischia la vita, e Piton, invece di rimanersene comodamente al castello, corre alla Stamberga Strillante a salvare i ragazzi da Sirius Black (che, in base a quello che TUTTI affermano, vuol uccidere Harry) e da Lupin, dato che c’è luna piena e che quest’ultimo, come Piton sa benissimo, considerato che è lui a prepararla, ha scordato di bere la pozione anti-lupo;
- Al quarto anno, invece di approfittare del trambusto per accorrere al richiamo di Voldemort che è appena risorto (e sappiamo quanto Piton rischi pesantemente la vita nel tardare a presentarsi all’Oscuro Signore – si veda quanto precedentemente esposto in relazione alla lettera F), si precipita, insieme a Silente e Minerva McGranitt a salvare Harry da Barty Crouch Jr. (e l’Avversaspecchio del Mangiamorte lo mostra distintamente tra i nemici di Barty – Imputazione 2 Prova n. 15 Lettera C e relativa deduzione n.397);
- Al quinto anno, Silente, una volta tanto, è presente al Ministero proprio al momento giusto, ma vi arriva soltanto perché Piton avvisa l’Ordine della Fenice della trappola in cui Harry è caduto: anzi, addirittura, Piton avvisa l’Ordine preventivamente, senza nemmeno essere certo al 100% che Potter sia davvero in pericolo (Imput. 2 Prova 44 e relative deduzioni 477-458-457);
- Al sesto anno, anche se né Piton né Bellatrix possono ancora saperlo, l’imputato salverà ancora una volta Harry, quando uno dei Mangiamorte tenterà di torturarlo con la Cruciatus. (Imputazione 2 Prova n. 71 Lettera A) Ed è pur vero che in quell’occasione Piton afferma di non poter uccidere Potter perché Voldemort vuole che il ragazzo sia lasciato a lui, ma è altrettanto vero che l’Oscuro Signore sarebbe felicissimo se i suoi Mangiamorte gli consegnassero Harry vivo. Potter è disarmato, stordito e indifeso e Piton potrebbe facilmente schiantarlo, catturarlo e smaterializzarsi con lui per portarlo a Voldemort, invece, non lo fa, e impedisce ai Mangiamorte di fargli del male.
Dunque, se Piton non ha mai fatto del male a Harry non è certo per i motivi che l’imputato dichiara a Bellatrix ed è anzi vero tutto il contrario: Piton ha sempre protetto e difeso Harry Potter.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA I (E già che parliamo dell'Ordine, sostieni ancora di non poter rivelare dove si trova il suo quartier generale?)
Riguardo all’Ordine e alla sua sede, Piton risponde con una sola verità e molte menzogne.
Solo una cosa è decisamente vera: Piton non è il Custode Segreto, quindi non può rivelare l’ubicazione della sede in Grimmauld Place 12. (Verità n. 1)
Ma, se la casa è invisibile ai Mangiamorte grazie all’Incanto Fidelius, non lo sono i vari membri dell’Ordine ogni volta che si materializzano davanti alla soglia per le riunioni e Piton, durante tutto il 5° anno, avrebbe potuto tranquillamente indicare a Voldemort e ai Mangiamorte l’orario e la data delle riunioni perché potessero catturare o uccidere i membri dell’Ordine quando si presentavano davanti all’invisibile sede dell’Ordine.
Inoltre, per i primi tempi dopo la morte di Black, poiché la sua casa è contesa in eredità da Bellatrix, non viene più usata, almeno temporaneamente, come sede dell’Ordine, ma Piton non rivela neppure questa informazione.
Rendendosi però conto che Bellatrix non è stata affatto convinta dalle sue scuse, Piton afferma di aver comunque passato a Voldemort importanti informazioni.
Riguardo a Emmeline Vance non abbiamo modo di sapere se sia vero quel che dice Piton (Risposta dubbia n. 1), ma, se è pur vero che l’imputato, per mantenere la sua copertura, deve pur passare ogni tanto qualche informazione a Voldemort, è altrettanto vero che finora Piton non ha fatto che mentire a Bellatrix ed è quindi altamente probabile che lo faccia anche in questo caso, anche perché la Mangiamorte non ha alcun modo di controllare la veridicità della sua affermazione (del resto viene detto chiaramente che Bella, dopo il fallimento del Ministero, non è più nelle grazie di Voldemort al punto da ricevere le sue confidenze).
A supporto della tesi che anche questa volta Piton mente vi è il fatto che, subito dopo, l’imputato si vanta anche della morte di Sirius Black, rivendicandone il merito proprio perché dovuta anche alle informazioni da lui passate a Voldemort.
Questa è una doppia menzogna. (Menzogna n. 11)
Intanto, sappiamo benissimo che la morte di Sirius non ha nulla a che fare con qualunque informazione Piton possa aver fornito all’Oscuro Signore (anzi è proprio Bellatrix, per altro per pura fortuna, ad ucciderlo, scagliando oltre il velo, quindi, già che c’è, Piton ne sta anche approfittando per prenderla ulteriormente in giro).
Inoltre, siamo anche certi (si veda anche la deduzione n. 477 della prova 44 Lettera C, Imputazione 2, cui si fa rinvio) che Piton si preoccupò che Black non corresse pericoli e gli intimò di rimanere a Grimmauld Place ad attendere Silente, mentre gli altri membri dell’Ordine correvano al Ministero a salvare Harry Potter.
Quindi, non solo Piton non ha nulla a che fare con la morte di Black, ma ha fatto tutto il possibile per salvarlo.
IN RELAZIONE ALLA LETTERA L (« E con tutto questo dovremmo credere che Silente non abbia mai sospettato di te? » chiese Bellatrix. « Non ha capito da che parte stai in realtà, si fida ancora incondizionatamente di te?»)
Ancora una volta, Piton mente spudoratamente a Bellatrix. (Menzogna n. 12)
Intanto, Piton afferma che Silente non dubita di lui per via della propria indole troppo fiduciosa.
Ma non è vero che Silente vuol sempre e solo vedere il meglio delle persone.
E’ vero invece che il Preside è una persona ottimista e che effettivamente, essendo carico d’esperienza, nonché un gran conoscitore dell’animo umano, si è sempre mostrato in grado di scorgere le doti positive delle persone meritevoli. Ad esempio, ha gran stima di Remus Lupin, nonostante sia un lupo mannaro e mostra di aver compreso perfettamente l’animo di Draco Malfoy, prevedendo che il ragazzo non lo ucciderebbe mai e che è solo disorientato e terrorizzato da Voldemort.
Silente è però anche decisamente in grado di riconoscere il lato negativo delle persone e non fidarsi di loro.
Ad esempio, Silente stesso dice a Harry (Imputazione 2, Prova 32, lettera P) di non essersi mai veramente fidato di Voldemort, nemmeno quando quest’ultimo era ancora un bambino. Addirittura, Silente afferma che Voldemort non ha mai avuto nulla di buono in sé, che è cattivo per natura e non ha mai avuto la minima possibilità di redimersi.
Questo non è il solo caso in cui Silente mostra la sua grande capacità di valutare correttamente le persone.
Giusto per fare un altro esempio: ai tempi in cui la Camera dei Segreti venne aperta per la prima volta, all’epoca della morte di Mirtilla Malcontenta, tutti pensarono che la colpa della morte della ragazza fosse addebitabile al ragno Aragog e, di conseguenza, a Hagrid che l’aveva introdotto a scuola, ma Silente non smise mai di fidarsi di lui e alla fine si scoprì che aveva ragione.
Ancora, ma in senso contrario, ricordiamo la poca fiducia che, giustamente, Silente ha sempre riposto in Cornelius Caramell.
Dunque, non solo Piton mente spudoratamente nell’affermare che Silente è facile da ingannare perché eccessivamente fiducioso, ma pare assai difficile che Silente, che ha sempre avuto ragione nel giudicare le persone, si sbagli ora proprio sull’imputato.
E’, invece, logico pensare che il Preside abbia avuto ragione anche su Piton e che quest’ultimo gli sia sempre stato fedele, perfino nell’ucciderlo proprio per ordine di Silente stesso.
Poi, Piton mente ancora, dicendo che Silente l’ha sempre tenuto lontano dalle Arti Oscure. (Menzogna n. 13)
Come abbiamo visto, questo non è vero. Silente non ha dato la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure a Piton (abbiamo già spiegato perché in relazione alla lettera D), ma l’ha inviato a infiltrarsi tra i Mangiamorte, il che è l’esatto contrario del “tenerlo lontano dalle Arti Oscure”.
Inoltre, proprio appena dopo il dialogo tra Piton e Bellatrix, Silente assegnerà perfino la cattedra a Piton a totale e finale dimostrazione che, fino ad ora, la cattedra non gliela ha mai assegnata solo perché era stata maledetta da Voldemort. (vedi anche Imputazione Prova 162 deduzione n.552 di Ida59).
Infine, Piton propina a Bellatrix un ultima e molto significativa bugia. (Menzogna n. 14)
Dice che Silente è invecchiato e non ha più i riflessi pronti: analizziamo nel dettaglio questa affermazione.
Prima di tutto, domandiamoci perché Piton dice una cosa simile a Bella. Il fatto che Silente abbia riflessi meno pronti non ha, in verità, nulla a che fare col fatto che il Preside si fidi o meno di Piton.
Sembra quasi che Piton voglia dare alla Mangiamorte l’impressione di offrirle un’informazione molto utile su Silente, per dimostrarle ulteriormente la propria utilità per Voldemort e la propria lealtà al comune padrone.
Dunque, un'altra giustificazione per convincerla più che mai a fidarsi di lui.
Nel farlo, però, Piton utilizza stranamente quasi esattamente le medesime parole con cui Silente stesso si rivolgerà in seguito ai Mangiamorte sulla Torre di Astronomia (Imput. 4 Prova 51 Lettera A); questo, unito al fatto che, invece, quando il Preside parla con Harry si vanta di avere ancora riflessi prontissimi (Imput. 4 Prova 51 Lettera C), porta a ritenere che Piton e Silente si siano accordati su questa versione, proprio allo scopo di depistare Voldemort e i suoi servitori.
Inoltre, vi è da notare una cosa assai interessante: nella versione originale inglese del libro (che differisce da quella italiana a cura di Salani), secondo una traduzione letterale, Piton dice a Bellatrix che Silente ha riportato la ferita alla mano durante il duello con Voldemort al Ministero.
Tutti sappiamo che non è affatto vero. Silente ha riportato la ferita alla mano a causa della maledizione posta a difesa di uno degli Horcrux (l’anello di Orvoloson) e Piton lo sa benissimo, dato che è stato proprio lui a curare il Preside. (Imput. 4 Prova 51 Lettera C)
Perché raccontare anche questa bugia apparentemente inutile? (Menzogna n. 15)
Per sviare l’attenzione di Bellatrix e Voldemort (che di sicuro verranno a sapere della ferita di Silente tramite Draco) dalla vera modalità del ferimento di Silente, di modo che non possano sospettare che qualcuno sta cercando e distruggendo gli Horcrux. Non esiste altro logico motivo per una simile menzogna, altrimenti del tutto immotivata. (Imput. 2 Prova 37 Lett. L e relativa deduzione n. 28) Come più diffusamente spiegato nella deduzione citata, Piton non sta affatto rivelando preziose informazioni contro Silente alle due Mangiamorte: sta soltanto riferendo a Bellatrix e Narcissa una notizia che presto apprenderanno da Draco. In questo modo, Piton intende rendere più realistiche, e quindi più credibili, le giustificazioni fornite a Bellatrix che ancora non crede nella sua fedeltà a Voldemort. Piton sa che Bellatrix cercherà di accertare la veridicità delle sue parole: trovando piena conferma del ferimento di Silente ciò porterebbe indurla a credere anche alle altre giustificazioni ricevute, quindi a dubitare meno di lui e, infine, a stargli in modo meno opprimente alle costole per controllarlo.
CONCLUSIONE
Ora possiamo procedere ad un facile calcolo matematico: Piton fa 20 affermazioni in relazione a 10 diversi argomenti (lettere da A a L) e mente in modo evidente per ben 15 volte.
Piton dice la verità solo una volta (Lettera I - riguardo al fatto di non essere il Custode Segreto della sede dell’Ordine) senza reticenze o manipolazioni, ma solo perché in questo caso la verità pura e semplice non lo danneggia e non può essere inficiata o contestata da Bella.
In altri due casi (lettere B e F), Piton racconta una verità gravemente inficiata da omissioni, oppure appositamente distorta e manipolata per convincere Bellatrix di cose non vere, dunque, è come se Piton mentisse anche in questi due casi.
Infine, Piton fornisce una risposta evasiva e insoddisfacente (lettera H) ed una risposta dubbia, per la quale non esistono elementi obiettivi in base ai quali verificarne la veridicità (lettera I) ma, considerato che Piton, in pratica, mente, oppure omette importanti parti i verità o distorce seriamente la verità in ben 18 casi su 19, è ragionevole ritenere che anche la risposta dubbia sia, alla fine, una menzogna.
In pratica, Piton mente quindi alla Mangiamorte (e a Codaliscia che origlia dietro la porta) per ben 19 volte su 20.
Un simile comportamento non avrebbe il benché minimo senso logico se Piton fosse un vero Mangiamorte, di conseguenza possiamo ragionevolmente affermare che Piton è davvero la fedelissima spia al servizio di Silente ed è anche una spia molto abile che è riuscita ad ingannare con successo Bellatrix e Voldemort.
Silente si fida di Piton: questo è un dato di fatto inoppugnabile che emerge dalle varie lettere della prova 32. Tutti si fidano del giudizio di Silente e, conseguentemente, si fidano di Piton.
Ma poi Piton uccide Silente, conseguentemente nessuno gli crede più e tutti lo ritengono quindi un Mangiamorte traditore.
E se Silente, invece, avesse avuto ragione a fidarsi di Piton, fino al punto da affidargli, non solo la propria vita, ma addirittura la propria morte?
Proviamo a capire perché Silente si fidava così tanto e che cosa ha fatto Piton, nei tanti anni in cui sono stati insieme, per continuare a meritarsi l’incrollabile fiducia del Preside.
Esaminiamo con attenzione il comportamento di Piton e vediamo se è quello di un Mangiamorte o non è, invece, quello di un leale membro dell’Ordine della Fenice, fedele a Silente fino al punto di saper obbedire al tremendo ordine di ucciderlo.
1. Silente si fida di Piton: perché?
2. Piton riferisce a Silente la parte di Profezia ascoltata che ha riportato a Voldemort.
3. Piton difende a ogni costo la Pietra Filosofale perché sa che Voldemort vuol rubarla
4. Piton difende sempre Silente
5. Piton avverte Silente con molto anticipo che Voldemort sta tornando
6. Piton cerca di convincere Caramel che il Signore Oscuro è tornato
7. Il rapporto di Piton con il suo marchio
8. Piton compare nell’Avversaspecchio di Barty Crouch Jr.
9. Piton avvisa subito Silente che Voldemort ha chiamato a raccolta i suoi Mangiamorte, ma poi si presenta dall’Oscuro Signore con due ore di ritardo
10. Piton non ha mai rivelato il metodo di comunicazione tramite Patronus
11. Piton non ha mai dato informazioni sulla sede dell’Ordine
12. Piton si dimostra orgoglioso di essere la spia di Silente e di saper mentire a Voldemort ed insegna correttamente l’Occlumanzia a Harry
13. Piton avvisa l’Ordine della Fenice della trappola di Voldemort all’Ufficio Misteri del Ministero
14. Piton non rivela a Voldemort che Silente sta cercando di distruggere gli Horcrux.
15. Piton riferisce immediatamente a Silente sia del Voto sia della missione di Draco e poi cerca di scoprire i piani di Draco per riferirli a Silente.
16. Incongruenze nella fuga di Piton e nel suo duello con Harry
17. Piton non solo non cerca mai di uccidere Harry, ma si preoccupa sempre di proteggerlo e aiutarlo, così come fa in genere con i “buoni
18. Voldemort non fida di Piton
19. Conclusioni
Silente si fida di Piton: perché?
Silente dimostra un’incredibile, incrollabile e totale fiducia nei confronti di Piton (si vedano, in generale, le numerose Lettere della Prova 32), ma non ha mai voluto confidare a nessuno su cosa si basa la sua precisa convinzione circa la completa lealtà di Piton nei suoi confronti, anche se tutti sono sicuri che Silente avesse “una ragione inoppugnabile per fidarsi di lui”come dice Minerva (Lettera D Prova 32).
Silente è un mago molto potente e saggio: certo anche lui può commettere errori come tutti gli esseri umani, ma è alquanto improbabile che si fidi così ciecamente di Piton solo perché questi gli ha detto che provava un grande rimorso (Lettera L Prova 32) per aver riferito la profezia a Voldemort una volta che aveva compreso come l’Oscuro Signore l’aveva interpretata. Piton potrebbe anche essersi messo a piangere disperatamente, invocando perdono, ma voi ci avreste creduto?
E’ vero che Silente è un mago che “vuole credere il meglio delle persone” (Lettera L Prova 37 Imputazione 2), ma questo non significa che sia uno sprovveduto e che si fidi di chiunque, se non ha un più che adeguato motivo per farlo.
Non conosciamo, quindi, i motivi per cui Silente si fidava di Piton, abbiamo solo la sua parola, di cui, giova ribadirlo, ha tenuto conto il Tribunale dei Maghi quando a suo tempo ha scagionato Piton dall’accusa di essere un Mangiamorte (Lettera A Prova 32). Abbiamo solo la certezza che, già in precedenza, la sola parola di Silente è bastata per scagionare Piton dall’accusa di essere un Mangiamorte attivo, convincendo tutti della sua lealtà.
Nulla ci vieta di pensare, considerato che bastava la sola parola di un “pentito” per mandare un mago in prigione, che:
- Silente avesse portato all’attenzione del Tribunale prove talmente certe dell’innocenza di Severus Piton da farlo scagionare immediatamente dall’accusa di essere ancora un Mangiamorte,
oppure
- che bastasse la sola parola di Silente, la cui sola capacità di giudizio era sufficiente, per scagionare l’imputato da ogni possibile, futuro ed eventuale sospetto di essere ancora un Mangiamorte.
Del resto, come più diffusamente spiegato nella Deduzione 557 della Prova 92 Imputazione 4, Silente ha sempre dato prova di avere, grazie alla sua profonda conoscenza della natura umana, alla notevole esperienza, nonché al suo acume furori dalla media, la capacità di comprendere a fondo la vera indole delle persone, giudicandole con eccezionale correttezza.
Si pensi alla fiducia che ripone da sempre in Remus Lupin, nonostante quest’ultimo sia un Lupo Mannaro, o ancora al fatto che non ritenne mai che Hagrid fosse davvero responsabile della morte di Mirtilla Malcontenta, di cui era stato accusato, oppure al suo corretto giudizio sui vari Ministri: i fatti gli hanno sempre dato pienamente ragione.
Ma Silente non è un uomo troppo fiducioso, qualunque cosa l’accusa abbia affermato su di lui, infatti non si è mai realmente fidato di Tom Riddle/Lord Voldemort, nemmeno quando quest’ultimo era solo un bambino di undici anni.(Lettera P prova 32) E’ quindi emblematico che Silente, benché non abbia mai avuto fiducia in Voldemort, abbia, invece, sempre professato piena, totale e incondizionata fiducia in Piton, nonostante il suo passato di Mangiamorte.
Del resto, ritenere che Piton abbia sempre e solo ingannato Silente per così tanti anni, equivale esattamente a pensare, in modo molto riduttivo, e quasi offensivo, che colui che è ritenuto (HP1 pag 100) “il più grande mago dell'era moderna” sia invece, fondamentalmente, solo un vecchio stupido, facile da ingannare poiché regala a chiunque la sua fiducia. Cosa che, come abbiamo appena visto, invece assolutamente non è.
Inoltre, è più che evidente che la vera ragione per la quale Silente crede in Piton non è solo imputabile ai suoi pur grandi e dolorosi rimorsi. C’è un momento in cui, davanti ai sempre più evidenti sospetti su Piton da parte di Harry, che ha appena scoperto che è stato proprio Piton ad ascoltare la profezia e riferirla a Voldemort, sembra quasi che Silente sia lì lì per rivelare a Harry qualcosa di importante su Piton. Silente ha appena riferito al ragazzo dei grandi rimorsi provati da Piton quando ha capito le conseguenze dell’aver riferito la profezia, ma Harry da’ ancora di più in escandescenza e allora sembra proprio che Silente voglia aggiungere qualcos’altro, ma poi cambia idea e dice sempre e solo che ha una completa fiducia in Piton. (Lettera L Prova 32: “Professore... come fa a essere sicuro che Piton stia con noi?"
Silente non parlò per un attimo; sembrava che cercasse di prendere una decisione. Infine rispose: "Ne sono sicuro. Ho PIENA FIDUCIA in Severus Piton".)
E’ più che evidente che un uomo come Silente basa una decisione così importante (avere o non avere fiducia in un ex-Mangiamorte) solo su dati di fatto certi e rilevanti: deve quindi esistere “una ragione di ferro” per la quale Silente si fida completamente di Piton.
Tutti i “buoni” credono in Piton solo perché Silente ha fiducia in lui, ma tutti continuano a mantenere i loro dubbi, chi più chi meno, su di lui. (Lettere B, D e I Prova 32)
Perché Silente non rende pubblica questa “ragione di ferro” sulla quale base la sua totale fiducia in Piton?
La risposta è molto semplice: se tutti sapessero i reali motivi per i quali Silente si fida di Piton, anche gli altri potrebbero valutarne la validità e sarebbero assolutamente certi che Piton è dalla parte dell’Ordine.
Ma in questo caso Piton, realmente fedele a Silente, sarebbe presto un uomo morto!
Se, infatti, fosse chiaro a tutti perché è giusto fidarsi di Piton, ben presto anche Voldemort verrebbe a conoscenza di tali motivi (al primo membro dell’Ordine catturato e torturato…) che, se veramente validi, gli dimostrerebbero che Piton lo sta tradendo da molto tempo facendo il doppio gioco a favore di Silente.
Infatti, non è un problema se Voldemort viene a sapere da qualche prigioniero (Auror o membri dell’Ordine o altri) che Piton è da loro ritenuto una spia che segue gli ordini di Silente, proprio perché è stato Voldemort stesso che crede di aver mandato Piton a spiare Silente ed è ovviamente informato del doppio gioco di Piton (quel suo arrivare con due ore di ritardo quando Voldemort è risorto, però “su ordine di Silente”: vedi Lettera F Prova 37 Imputazione 2).
Inoltre, finché nella mente dei suoi prigionieri, Voldemort trova sempre un po’ di dubbi sulla lealtà di Piton verso Silente e nessuno, mai, conosce i motivi veri per il quale Silente è così sicuro che Piton gli sia fedele, allora è facile per Voldemort essere ragionevolmente certo che Piton sia invece fedele a lui, visto che il vecchio Preside ha per Voldemort la grande debolezza di essere troppo buono e di voler sempre “credere il meglio delle persone” (vedi Lettera L Prova 37 Imputazione 2).
Ma se Voldemort venisse a conoscenza dei veri e validissimi motivi per cui Silente si fida di Piton, allora egli subito capirebbe che Piton è realmente fedele a Silente.
Ecco perché Silente non ha mai rivelato a nessuno la ragione di ferro per cui crede in Piton, ma questa ragione c’è, esattamente come dice Minerva (lettera D Prova 32) che è una delle più strette collaboratrici di Silente, che passa con lui più tempo di chiunque altro e, quindi, è anche quella che lo conosce di più. (Su questo argomento si veda, più diffusamente, anche la Deduzione 559 sulla Prova 92 Imputazione 4)
Piton riferisce a Silente la parte di Profezia ascoltata che ha riportato a Voldemort.
Silente conosce con assoluta esattezza di quale parte della Profezia Voldemort è al corrente (Lettera C Prova 97).
La Profezia è molto breve e solo quando era già stata interamente pronunciata l’oste entra nella stanza (prima parte della Lettera M Prova 32) interrompendo Silente e la Cooman. Può essere solo così perché è la Cooman stessa a dirlo e noi sappiamo che, quando è in trance, non ricorda nulla di ciò che accade. Se ricorda l’interruzione significa che aveva già finito di enunciare la profezia ed era perciò uscita dalla trance. Quando la Cooman parla di interruzione non può quindi che riferirsi al suo colloquio di assunzione con Silente: infatti, sospetta che Piton origliasse per cogliere qualche dritta, visto che anche lui cercava lavoro in quel periodo.
Ma se l’enunciazione della profezia era già terminata quando l’oste è entrato nella stanza, in quel momento Silente non poteva certo sapere se Piton l’aveva ascoltata per intero o solo in parte.
Se Silente, invece, sa esattamente quale parte della Profezia è conosciuta da Voldemort, significa che questa informazione gliela ha passata Piton che è l’unico a sapere che cosa ha ascoltato, e riferito, a Voldemort. Inoltre, è senza dubbio un’informazione che gli ha fornito immediatamente, quando, colto dai rimorsi una volta che aveva capito come Voldemort aveva interpretato la Profezia, Piton è passato dalla parte di Silente.
Questa per Silente è un’informazione molto preziosa perché gli permette di comprendere il comportamento di Voldemort e di prevedere le sue mosse. E’ grazie a questa informazione che Silente comprende, nel 5° libro, che Voldemort sta cercando di rubare la Profezia (per poterla ascoltare interamente), tramite le incursioni nella mente di Harry, e cerca quindi di proteggere il ragazzo facendogli apprendere l’Occlumanzia.
Se i rimorsi sono una buona motivazione psicologica per credere a Piton, l’informazione passata a Silente su ciò che Voldemort conosce e, soprattutto, NON conosce della Profezia è obiettivamente una ragione ancora più valida e logica per credere nel reale pentimento di Piton.
Piton difende a ogni costo la Pietra Filosofale perché sa che Voldemort vuol rubarla
Silente, che non è mai stato convinto che Voldemort fosse realmente morto, fa portare a Hogwarts la Pietra Filosofale temendo che Voldemort tenti di impadronirsene. Silente aveva perfettamente indovinato, dato che Raptor cerca di rubarla proprio nella notte del giorno in cui Hagrid era andato a ritirare la Pietra dalla Gringott.
Tutti i Professori collaborano con Silente per proteggere la Pietra, ma Piton aiuta più di tutti, visto che addirittura arriva a sospettare (più che giustamente), che Raptor voglia rubarla. Avendo intuito (sempre giustamente) che il Troll poteva essere un diversivo ideato da Raptor per sviare l’attenzione e impossessarsene, quasi si fa staccare una gamba da Fuffi pur di proteggere la Pietra.
Ma da “chi” Piton stava proteggendo la Pietra? Da Voldemort che la voleva per produrre l’Elisir di Lunga Vita, come Silente aveva correttamente sospettato.
E’ quindi evidente che Piton mente, quando dice a Bellatrix (Lettera E Prova 37) che non sapeva che dietro a Raptor ci fosse Voldemort e che lui ha “visto solo l'avido, inetto Raptor che tentava di rubare la Pietra e, lo ammetto, ho fatto tutto ciò che potevo per ostacolarlo”. E’ pur vero che Piton non sapeva che Voldemort si fosse impadronito del corpo di Raptor, altrimenti, che fosse stato o meno un Mangiamorte, avrebbe comunque tentato di ingraziarselo e aiutarlo: o perché era ancora il suo caro padrone, o perché, essendo una spia per conto di Silente, non poteva certo rischiare la propria copertura; ma ciò non significa affatto che Piton non sospettasse che Raptor potesse indirettamente agire per conto di Voldemort.
Difatti, quando Piton affrontò Raptor nella foresta (Prova 48 Lettera H Imputazione 2), gli chiese apertamente di scegliere da che parte stare (se con Silente e con i professori che difendevano la Pietra contro gli attacchi di Voldemort, oppure dalla parte opposta e cioè con Voldemort), il che ha senso solo se Piton, pur non sapendo che Voldemort era direttamente dentro Raptor, riteneva però che Raptor volesse la Pietra per consegnarla poi all’Oscuro Signore.
La stessa affermazione non avrebbe avuto alcun senso logico se Piton avesse creduto che Raptor voleva la Pietra solo per sé. Infatti, in quel caso sarebbe stato più logico dirgli soltanto che lo teneva d’occhio e che gli avrebbe impedito di appropriarsene.
Piton deve aver certamente rifilato la stessa bugia anche a Voldemort, che, proprio dopo l’episodio della Pietra, riteneva di aver perso la lealtà di Piton. (Prova 48 Lettera F Imputazione 2). Per Piton era quindi molto importante riuscire a mentire a Voldemort su questo argomento perché, una volta scoperto che Voldemort si celava nel corpo di Raptor, ha subito capito quale tremendo rischio ha corso di far scoprire a Voldemort che lui, Piton, in effetti era fedele a Silente. Questo è, infatti, il punto focale dal quale sono sorti i maggiori sospetti di Voldemort sulla fedeltà di Piton nei suoi confronti (e a ragione).
Si può addirittura presumere che, a suo tempo, questa sia stata la prima ed essenziale menzogna che Piton ha rifilato a Voldemort, tornando da lui (che era da poco risorto) con due ore di ritardo, proprio tentando di convincerlo a non ucciderlo ed a fidarsi ancora di lui.
Sulla capacità di Piton di mentire a Voldemort si veda la Lettera A della Prova 94 e la relativa Deduzione 294.
Piton difende sempre Silente
Piton difende Silente, ogni volta questi viene ingiustamente accusato o denigrato. Non è un comportamento un po’ eccessivo se fosse un Mangiamorte?
Si pensi all’ostracismo che Piton, come gli altri membri del corpo docenti, fieramente oppone a Dolores Umbridge, ostacolandola più volte, o a come interviene a convincere il testardissimo Caramell che non vuole ascoltare Silente, dopo che Voldemort è risorto (mostrandogli il Marchio Nero. Lettera A Prova 1).
Abbiamo poi due esempi ancora più evidenti di come Piton scatti in difesa di Silente ogni volta che questi viene “attaccato”.
Nel primo caso, al quarto anno, Piton dà una rispostaccia a Karkaroff (che Piton sa benissimo essere un Mangiamorte), il quale ha appena insinuato che Silente ha imbrogliato per avere due campioni iscritti al torneo: “Eravamo convinti che la tua Linea dell'Età dovesse tenere alla larga i concorrenti più giovani, Silente” disse Karkaroff, il sorriso gelido ancora al suo posto, anche se i suoi occhi erano più freddi che mai. “Altrimenti, è ovvio, avremmo portato una più ampia delegazione di candidati dalle nostre scuole”. “Non è colpa di nessuno se non di Potter, Karkaroff” intervenne Piton a bassa voce. I suoi occhi neri ardevano di malevolenza. “Non incolpare Silente per l'ostinazione che Potter dimostra nell'infrangere le regole. Passa i limiti fin da quando è arrivato qui...” “Grazie, Severus” disse Silente con decisione, e Piton tacque, anche se i suoi occhi scintillavano maligni attraverso lo schermo degli unti capelli neri.(HP4; pag. 237). E’ interessante notare, quanto, anche in questo caso, la prospettiva di Harry Potter riguardo a Piton sia distorta dall’antipatia personale. Di fatti, è del tutto ovvio che Piton, sebbene non risparmi a Harry una delle sue solite frecciatine - per altro, giustificata, poiché il Professore è convinto che sia stato Potter a mettere il proprio nome nel Calice di Fuoco – non indirizzi, come Harry crede, il suo evidente malanimo verso l’allievo, bensì ce l’abbia effettivamente con Karkaroff.
E’ degno di nota, riguardo a questo episodio, anche l’atteggiamento di Piton, che, una volta tanto, non è minimamente controllato. Piton è in collera (si parla di “malevolenza” e scintillio maligno degli occhi, solitamente freddi, bui e impenetrabili) e non fa nulla per nasconderlo.
Evidentemente, che si oltraggi Silente è cosa che Piton non tollera al punto tale da essere uno dei motivi per cui (e la cosa, ribadiamolo, è rarissima) deroga al suo usuale, ferreo autocontrollo e porta, una volta tanto, il “cuore sul bavero”.
Vi è poi il secondo e ancor più emblematico caso: Piton difende la reputazione di Silente addirittura dinnanzi a Bellatrix Lestrange.
Sebbene Piton menta spudoratamente a Bellatrix per tutto il tempo (si veda in merito la deduzione 568 della Prova 37), quando la Mangiamorte tenta di negare la grandezza di Silente come mago, l’imputato, in tono canzonatorio, ma anche perentorio le ribatte che si sbaglia (“[…] Silente è stato un grandissimo mago... oh, sì, lo è stato” (perché Bellatrix aveva fatto un verso sarcastico), “anche il Signore Oscuro lo ammette. […]”. Lettera L Prova 37).
Ma questi, certamente non sono atteggiamenti da Mangiamorte: solo un uomo veramente e intimamente fedele a Silente si comporterebbe in tale modo!
Piton avverte Silente con molto anticipo che Voldemort sta tornando
Dalle Lettere della Prova 1 emerge in modo evidente che Piton ha preavvertito Silente, con largo anticipo (addirittura dall’inizio dell’anno, il 4°), che Voldemort stava tornando, perché se ne accorge subito dal fatto che il Marchio che lui e Karkaroff hanno sul braccio si fa sempre più nitido.
Dalla Lettera B della Prova 1 si capisce che Silente ha ricevuto l’informazione da Piton, perché è proprio la voce del professore che emerge dal Pensatoio di Silente comunicandogli, ancora una volta, la preziosa informazione.
Ma avvertire Silente che il Marchio stava tornando nitido già dall’inizio dell’anno, significa allertarlo e mettergli a disposizione molto tempo (che è una risorsa inestimabile in questo caso) per predisporre ogni successiva mossa.
Ma questo non è certo un comportamento da Mangiamorte!
Piton cerca di convincere Caramel che il Signore Oscuro è tornato
Il Professor Piton possiede ancora il marchio di riconoscimento dei Mangiamorte perché il suddetto marchio è indelebile e permane anche se il detentore non nutre più sentimenti di appartenenza al gruppo dal quale si è invece staccato da moltissimi anni e contro il quale combatte attivamente.
Proprio perché è un segno che reca un forte discredito personale, e che l’imputato stesso aveva da anni rinnegato come scelta sbagliata, Piton ha sempre nascosto il Marchio Oscuro.
Eppure, in un momento di forte pericolo per la comunità magica, cioè quando si è trattato di cercare di convincere il Ministro che Voldemort era tornato, e né le parole di Harry né quelle di Silente erano servite allo scopo, Piton non ha esitato a mostrarlo dimostrando in modo incontrovertibile il ritorno di Voldemort.
Facendo vedere il marchio nero a Caramell (Lettera A Prova 1), Piton vuole convincerlo della veridicità del racconto di Harry Potter, del fatto che Voldemort è realmente tornato e che quindi occorre regolarsi di conseguenza.
Questo gesto mostra chiaramente il suo schierarsi al fianco di Silente.
Se fosse stato un Mangiamorte, si sarebbe guardato bene dal compiere un gesto che confermava chiaramente il ritorno di Voldemort, danneggiando quindi gravemente il suo supposto padrone.
Il rapporto di Piton con il suo marchio
Piton dimostra un particolare rapporto col Marchio Nero.
Se fosse un Mangiamorte dovrebbe andarne estremamente fiero, poiché il teschio dalla lingua di serpente è il simbolo di appartenenza alla cerchia di coloro che Voldemort considera suoi adepti.
Bellatrix Lestrange, ad esempio, è di sicuro molto orgogliosa di sfoggiare sul proprio braccio il Marchio Nero.
Ovvio che se Piton fosse un Mangiamorte non sarebbe prudente per lui mostrare il Marchio in pubblico, però dentro di sé ne sarebbe orgoglioso.
Invece, Piton si comporta come se ritenesse il Marchio Nero un simbolo infamante e detestasse di averlo inciso sull’avambraccio.
Il che NON è normale per un Mangiamorte, mentre lo è per un uomo che prova rimorso per i propri errori ed è costretto a portarne indelebilmente il simbolo sulla propria pelle.
Piton è angosciato e addolorato dal fatto di possedere il Marchio di Lord Voldemort.
A ben vedere, ogni qual volta la cosa riguarda il suo passato come Mangiamorte, Piton appare infastidito e addolorato, come se mal tollerasse l’idea di ciò che è stato e ne rimproverasse ancora e sempre se stesso.
Si noti, infatti, come più volte reagisce con fastidio e dolore, quasi fisico, a determinati discorsi, stringendo o strofinando inconsapevolmente l’avambraccio sinistro, sul quale a suo tempo fu impresso il Marchio Nero (“[CUT... Parla il falso Moody] Ma io... io dico che ci sono macchie che non vengono via, Piton. Macchie che non vengono mai via, capisci quello che voglio dire?”
Piton all'improvviso fece una cosa molto strana. Si afferrò convulsamente il braccio sinistro con la mano destra, come se gli facesse male.”. Prova 32, Lettera F o ancora “Non pronunciare il nome dell'Oscuro Signore!” sbottò Piton. Calò un silenzio sgradevole. I due si scambiarono un'occhiataccia sopra il Pensatoio. “II professor Silente lo pronuncia” disse Harry piano.
“Silente è un mago di grande potere” mormorò Piton. “Se lui si sente sicuro a usare quel nome... il resto di noi... “ Si strofinò l'avambraccio sinistro, a quel che pareva inconsciamente, nel punto dove Harry sapeva che il Marchio Nero era impresso a fuoco nella pelle. (da HP5; pag. 502).
E’ vero che Harry Potter tende ad interpretare tale reazione di Piton come una sorta di “ammissione di colpa”, ma ricordiamoci, ancora una volta, che la visione di Harry su Piton è pesantemente distorta dal suo odio personale verso il Professore.
In altre occasioni (sia quando lo mostra senza esitazioni a Silente, per avvisarlo tempestivamente della probabilità che Voldemort stia per risorgere, sia quando lo mostra a Caramell per convincerlo della veridicità del racconto di Harry e perché dia finalmente retta a Silente) Piton mostra invece di rapportarsi tranquillamente al Marchio Nero che spicca sul suo braccio sinistro.
Il che porta, usando la logica a differenza di quanto fa Harry, a presumere che Piton sia infastidito dal Marchio SOLO a causa del rimorso e del fatto che soffre molto nel portare su di sé un tale simbolo d’infamia.
Non per nulla, ciò che lo ferisce profondamente (tanto che il disagio assomiglia a dolore fisico) nel discorso del falso Moody, è la constatazione che alcune “macchie” sono di natura tale che “non vengono mai via” (e per macchie è evidente che devono intendersi le colpe e i rimorsi), come se non vi fosse, al di là di ogni sforzo che Piton ha tenacemente compiuto, alcuna possibilità di fare ammenda del proprio passato e rimediare ai propri gravissimi errori di gioventù.
Piton compare nell’Avversaspecchio di Barty Crouch Jr.
Quando il falso Moody (in realtà si tratta del Mangiamorte Barty Crouch Jr.) viene fermato (proprio mentre sta per uccidere Harry Potter) e catturato da Silente, Piton e dalla McGranitt, Piton si riflette insieme agli altri tre nell’avversaspecchio del Mangiamorte (Lettera C prova 15 e relativa Deduzione 397)
L’immagine nell’Avversaspecchio prova che Piton, Silente e la McGranitt sono uniti contro lo stesso nemico.
Sappiamo dallo stesso falso Moody che l’Avversaspecchio è uno strumento in grado di segnalare eventuali nemici nelle vicinanze. Questi diventano chiaramente visibili solo quando sono estremamente vicini. ( “Oh, quello è il mio Avversaspecchio. Li vedi quelli là che gironzolano? Non sono davvero nei guai finché non distinguo il bianco dei loro occhi...” -HP4 pag. 295).
Quindi, l’Avversaspecchio non è uno specchio comune, perché non riflette l’immagine di chiunque, ma solo dei nemici di chi lo utilizza.
Per quanto ci si possa fermare dinnanzi a tale specchio magico, esso rifletterebbe la nostra immagine solo ed esclusivamente se siamo nemici di chi lo sta usando.
L’avversaspecchio, ovviamente, per poter funzionare, viene tarato magicamente su chi lo sta utilizzando per poterne distinguere i nemici.
Anche il vero Moody era solito usarlo, ma quando l’Avversaspecchio compare nel quarto libro è Barty Crouch Jr, che lo usa per pararsi le spalle, data la propria pericolosa posizione di Mangiamorte infiltrato tra i buoni.
Dunque, l’Avversaspecchio in esame è tarato su Barty e mostra i suoi nemici: se Piton vi compare non può che essere perché rientra fra i nemici di un Mangiamorte e, quindi, non è più un Mangiamorte.
E’ vero che tale strumento potrebbe non essere infallibile ma nonostante ciò che afferma Harry ("ehi, Harry, cosa sono questi aggeggi?" chiese Dean dal fondo della stanza, indicando gli Spioscopi e la Sfera di Cristallo."Segnalatori dell'Oscuro", disse Harry, passando fra i cuscini per raggiungerlo. "Principalmente essi mostrano quando un mago Oscuro o un nemico è vicino, ma non puoi contare troppo su di loro, possono essere ingannati..." -HP5 pag. 373) abbiamo la prova del corretto funzionamento di questi cosiddetti Detector Oscuri.
Harry, infatti, è stato tratto in inganno dalle parole del falso Moody, ovvero da Barty Crouch, che afferma di aver dovuto disattivare alcuni di questi strumenti, come lo Spioscopio, perché non funzionavano correttamente a Hogwarts ( “Un sensore Segreto. Vibra quando capta dissimulazioni e Bugie... qui non serve, naturalmente, ci sono troppe interferenze – studenti da tutte le parti che mentono sul perché non hanno fatto i compiti. Ronza da quando sono arrivato. Ho dovuto disattivare lo Spioscopio perché non smetteva mai di fischiare. E’ molto sensibile, capta segnali nel raggio di un chilometro...”-HP4 pag. 295) In realtà noi sappiamo che tali strumenti segnalavano correttamente sia le menzogne di Barty che si fingeva Moody, sia la presenza di suoi nemici all’interno dei confini di Hogwarts, sicuramente compresi nel raggio del segnale dello Spioscopio. Un’altra conferma dell’affidabilità dei Detector Oscuri ci viene data da Lumacorno ( “E’ abbastanza facile quando sai come fare, basta un Incantesimo Congelatore su quegli assurdi antifurto che usano invece degli Spioscopi e assicurarti che i vicini non ti notino quando porti dentro il pianoforte” - HP6 pag. 69) Secondo Lumacorno, sono più affidabili degli antifurto babbani.
Tali strumenti non sono personalizzabili, infatti, l’Avversaspecchio non indica i nemici del suo vero proprietario, ma quelli della persona che lo sta usando in quel momento; indica quali sono i nemici di Barty Crouch. Inoltre, non possono essere ingannati dalla pozione polisucco, infatti Silente, Piton e la McGranitt sono visibili nello specchio quando ancora sussiste l’effetto della pozione (Entrò, infilò il piede sotto il corpo abbandonato di Moody e con un calcio lo rovesciò, in modo da vederlo in faccia. Piton lo seguì, guardando l’Avversaspecchio, nel quale il suo volto era ancora visibile, intento a scrutare torvo la stanza. - HP4 pag. 578) e sono ancora lì, tutti e tre, anche quando Crouch ha ormai ripreso le sue vere sembianze (Silente si alzò, si chinò sull’uomo a terra e lo mise a sedere contro il muro dietro l’Avversaspecchio, dal quale le sagome riflesse di Silente, Piton e della McGranitt continuavano a scrutarli, cupe. – HP4 pag.581)
La conclusione non può che essere la seguente: L’Avversaspecchio, strumento rivelatore affidabile e perfettamente funzionante, ha mostrato semplicemente la verità. Piton, Silente e la McGranitt, compaiono insieme perché sono gli avversari di Barty Crouch, Mangiamorte e servitore fedele di Voldemort, quindi Piton, Silente e la McGranitt sono uniti nella lotta e sono avversari di Voldemort.
Ciò è inoppugnabilmente dimostrato dalla semplice considerazione logica che: l’Avversaspecchio, come abbiamo detto, non riflette chiunque ci si specchi, ma solo i nemici di chi lo utilizza, dunque, se Piton non fosse un nemico del Mangiamorte non vi comparirebbe, risulterebbero riflessi, solo Minerva e Silente.
Ma se Piton è nemico di un Mangiamorte, allora Piton NON è un Mangiamorte.
Piton avvisa subito Silente che Voldemort ha chiamato a raccolta i suoi Mangiamorte, ma poi si presenta dall’Oscuro Signore con due ore di ritardo
Quando Voldemort risorse, Piton, anziché accorrere da lui, non appena richiamato tramite il Marchio Nero, come un buon servo leale, prima di tutto avvisò Silente e poi rimase a Hogwarts ancora per due ore, prima di tornare dall’Oscuro Signore.
A Bellatrix Lestrange, Mangiamorte che dubita di lui e potrebbe farne saltare la copertura di spia, Piton racconta di averlo fatto calcolando esattamente ogni cosa per ingannare Silente.
Ma ciò che Piton racconta a Bella Lestrange, sappiamo bene che è menzogna. (Su questo delicato e complesso argomento si veda la dettagliata Deduzione 568 relativa alla Prova 37)
Né potremo aspettarci che Piton possa dire la verità sul suo ruolo di infiltrato nelle schiere di Voldemort (per conto di Silente) proprio ad una Mangiamorte (per di più la più leale a Voldemort).
In realtà, quando Voldemort risorse, Piton poteva sapere solo che l’Oscuro Signore aveva di nuovo un corpo ed aveva chiamato a raccolta i suoi Mangiamorte, ma non sapeva, e non aveva modo di sapere, cosa esattamente stesse accadendo al cimitero.
Piton, però, sapeva benissimo quanto fosse pericoloso non rispondere immediatamente alla chiamata dell’Oscuro Signore, quindi, se lui fosse veramente stato un Mangiamorte, non avrebbe certo corso il rischio di aspettare l’ordine di Silente per tornare da Voldemort: è proprio a causa del suo ritardo che i dubbi di Voldemort su Piton crescono fino al punto di riferirsi a lui, tra i Mangiamorte assenti alla chiamata, come a “Uno che credo mi abbia lasciato per sempre... verrà ucciso, naturalmente...”(Prova 48 Lettera F Imputazione 2). Del resto,a Piton sarebbe stato oltremodo facile, approfittando della confusione del momento, accorrere da Voldemort e tornare puntuale da lui, senza incorrere nella sua pericolosa ira e, allo stesso tempo, senza che Silente se ne accorgesse, né Voldemort lo avrebbe poi trattenuto a lungo sapendo che Piton non doveva mettere in allarme Silente: si ricordi che l’Oscuro Signore è convinto che Piton spii Silente per suo conto.
Invece, Piton attese per ben due ore, nonostante avesse già concordato in precedenza con Silente il proprio ritorno da Voldemort (Prova 32 Lettera E Imputazione2).
Del resto, dal momento che Silente riteneva che Piton fosse la sua spia infiltrata tra i Mangiamorte, non avrebbe certo trovato strano che Piton rispondesse immediatamente al richiamo di Voldemort, quindi non vi è alcun apparente senso logico in quella pericolosa attesa di due ore: Piton avrebbe semplicemente potuto far notare a Silente che il Marchio pulsava a causa del richiamo dell’Oscuro Signore ed andarsene immediatamente.
L’unico logico e ragionevole motivo per quel pericoloso ritardo, è che lo stesso fosse stato artatamente concordato tra Silente e Piton proprio per fornire la massima credibilità all’operato di Piton (pur facendo notevolmente aumentare i rischi per la vita di Piton stesso) come se stesse realmente operando come fedele informatore di Voldemort.
Infatti, è Piton stesso a spiegare a Bellatrix, così come precedentemente lo doveva aver indubbiamente spiegato a Voldemort riuscendo evidentemente a convincerlo, che proprio quelle due ore di ritardo, apparentemente sintomo di infedeltà di Piton, ne dimostravano invece la piena affidabilità di informatore per Voldemort visto che era riuscito a tornare da lui proprio su ordine di Silente. Quale maggiore prova della propria fedeltà Piton poteva fornire a Voldemort, se non il rischiare addirittura la propria vita con quel ritardo, ben conoscendo la crudeltà dell’Oscuro Signore, ma dimostrandogli in tal modo la sua utilità di informatore visto che era riuscito (così, almeno, Piton vuol far credere a Voldemort) a mantenere il ruolo di spia che l’Oscuro Signore gli aveva affidato quattordici anni prima presso Silente?
Peccato però, per Voldemort almeno, che tutto ciò sia completamente falso e questo è dimostrato proprio dalle successive spiegazioni di Piton stesso.
Le ultime parole che Piton dice a Bellatrix (“Ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa volevo fare, per progettare la mia mossa successiva, per fuggire come Karkaroff, no?”) sono, guarda a caso, molto simili a quelle che Piton stesso dice a Caramell quando gli mostra il Marchio “E' dall’inizio dell'anno che questo Marchio ha cominciato a diventare più evidente. Anche quello di Karkaroff. Perche' crede che Karkaroff sia fuggito stanotte? Abbiamo sentito entrambi il marchio bruciare. Abbiamo capito entrambi che era tornato”. (Prova 1 Lettera A Imputazione 2)
Quel tempo a disposizione per pianificare le sue mosse, Piton l’ha condiviso pienamente con Silente, che era perfettamente al corrente di tutto fin dal principio (Prova 1 Lettera B nonché precedente Punto 5): che senso avrebbe mai avuto, altrimenti, avvertire Silente che il Marchio stava tornando nitido già dall’inizio dell’anno, se non per allertarlo e predisporre con lui ogni successiva mossa?
Ma questo non è certo un comportamento da Mangiamorte!
Esaminando la frase con la quale Silente invia Piton da Voldemort (Prova 32 Lettera E Imputazione 2: “Severus” disse Silente rivolto a Piton, “ sai cosa devo chiederti di fare. Se sei pronto… se sei in grado…”) emerge chiaramente che c’è un precedente e dettagliato accordo, e la preoccupazione di Silente (Prova 32 Lettera E Imputazione 2: “Allora buona fortuna” disse Silente, e con una traccia di preoccupazione sul viso guardò Piton scomparire silenziosamente.) è dovuta proprio al fatto che sa che sta facendo correre a Piton un rischio enorme ma sa anche che, se il loro pericolosissimo gioco funziona, e Piton sopravvive, riuscirà senza dubbio a reinserirsi pienamente nelle grazie di Voldemort.
Sempre dalla frase di Silente appena citata, emerge anche che, dal momento che l’accordo tra loro era preesistente, Silente avrebbe potuto inviare Piton da Voldemort in qualsiasi momento successivo al richiamo del Marchio, ma ha appositamente lasciato intercorrere ben due ore proprio per creare un alibi a Piton permettendogli così di raccontare a Voldemort la menzogna che era tornato da lui su incarico di Silente stesso.
Piton non ha mai rivelato il metodo di comunicazione tramite Patronus
Come risulta dalla Lettera B Prova 143, Silente ha ideato lo speciale metodo di comunicazione, tramite il Patronus, che l’Ordine utilizza per comunicare in modo veloce e sicuro.
In una guerra, come in fondo è quella contro Voldemort, i metodi di comunicazione sono una delle cose più importanti e delicate, e a volte possono anche cambiare le sorti di una battaglia.
La prima cosa che Piton avrebbe dovuto riferire a Voldemort, se veramente fosse stato un Mangiamorte, è proprio questo particolare metodo di comunicazione.
Ma è evidente che Piton non lo ha fatto, perché il metodo continua a funzionare perfettamente: se un Patronus fosse stato intercettato, o, in qualche modo comunque ostacolato, è probabile che il suo mago di riferimento lo sarebbe subito venuto a sapere. Del resto, non si ha neppure sentore di vistose fughe di notizie dall’Ordine, cosa che porta ragionevolmente ad escludere che Voldemort sia a conoscenza di questo metodo di comunicazione.
Piton non ha mai dato informazioni sulla sede dell’Ordine
E’ vero che Piton, non essendo il Custode Segreto, non può rivelare a Voldemort l’ubicazione della sede dell’Ordine in Grimmauld Place 12 né rendergliela visibile.
Ma, se anche la casa è invisibile ai Mangiamorte grazie all’Incanto Fidelius, non lo sono le due case che le stanno ai lati, né lo sono i vari membri dell’Ordine ogni volta che si materializzano davanti alla soglia del numero 12 per le riunioni. Piton, durante tutto il 5° e 6° anno, avrebbe potuto tranquillamente indicare a Voldemort e ai Mangiamorte sia l’indirizzo delle case contigue a quella sita al numero 12, sia date e orari delle riunioni, affinché potessero recarsi là e catturare o uccidere i membri dell’Ordine quando si presentavano davanti all’invisibile sede dell’Ordine.
Inoltre, per i primi tempi dopo la morte di Black, poiché la sua casa è contesa in eredità da Bellatrix, non viene più usata, almeno temporaneamente, come sede dell’Ordine, ma Piton non rivela neppure questa informazione.
Piton si dimostra orgoglioso di essere la spia di Silente e di saper mentire a Voldemort ed insegna correttamente l’Occlumanzia a Harry
Dalla Lettera A della Prova 143 "Tanto meglio, Potter" disse Piton gelido, "perchè tu non sei né speciale né importante, e non sta a te scoprire che cosa l'Oscuro Signore dice ai suoi Mangiamorte" "No...quello è compito suo, non è vero?" sbottò Harry. [...]
Ma quando Piton rispose, sul volto c'era un'espressione curiosa, quasi soddisfatta.
"Sì, Potter" sibilò, con un luccichio negli occhi. "E' compito mio.[…]”
emerge con evidente chiarezza che Piton, uomo al solito gelido e controllato, mostra un grande orgoglio per il proprio ruolo di spia a favore dell’Ordine della Fenice
Il fatto è reso evidente proprio dal tono e dall’atteggiamento, una volta tanto quasi del tutto scoperto, con cui il Professore rimarca a Harry Potter il suo ruolo di spia a favore dell’Ordine della Fenice.
In quel momento, proprio parlando con Harry Potter, Piton non ha alcun motivo di mentire: sa bene che Harry lo odia, non ha alcuna fiducia in lui e che, qualsiasi cosa possa dirgli, non riuscirà mai a convincere Harry della sua completa lealtà all’Ordine. Proprio per questo motivo Piton può permettersi di essere del tutto sincero e, una volta tanto, di lasciar trapelare i suoi sentimenti.
Piton è uno dei migliori Occlumanti (si veda anche la deduzione 294 della Prova 94) del mondo dei maghi, probabilmente anche superiore a Silente.
Infatti il Preside lo delega a insegnare Occlumanzia a Harry perché teme che Voldemort, tramite Harry stesso, possa spiare nella propria mente (di Silente). Ma sembra non temere che Voldemort possa fare lo stesso con Piton, probabilmente perché sa che Piton, superiore a lui come Occlumante, è perfettamente in grado di mentire a Voldemort, il migliore Legilimante del mondo.
Piton spiega molto bene a Harry come utilizzare lo schermo dell’Occlumanzia e inizialmente lo incoraggia e sprona (Lettera F prova 94) dicendogli che, in fin dei conti, per opporsi ad un Legilimante si tratta solo di una questione di “volontà”, come per opporsi all’Imperius, cosa di cui Harry ha già dato buona prova di sé. Ripetutamente (lettere C, D e E) Piton spiega a Harry che per occludere la mente con successo è necessario esercitarsi moltissimo per riuscire a svuotare la mente da ogni emozione, rendendola piatta e calma; che si tratta di una questione di disciplina e di volontà di controllarsi; che occorre saper contenere la propria rabbia e dominare le proprie emozioni; che occorre essere forti, non lasciarsi provocare ed essere freddi e distaccati.
In pratica, Piton fa la quasi la descrizione di se stesso, cioè dell’uomo che ha saputo diventare dopo anni ed anni in cui si è esercitato nell’Occlumanzia per non essere più una debole e facile preda dell’Oscuro Signore come un tempo, invece, era stato, quando era ancora giovane e ingenuo: quando era ancora come “Gli sciocchi che portano il proprio cuore con orgoglio sul bavero, che non riescono a controllare le emozioni, che si crogiolano nei ricordi tristi e si lasciano provocare così facilmente… gente debole, in altre parole... non hanno alcuna possibilità contro il suo potere!” (Lettera C Prova 94)
E’ piuttosto evidente che Piton stia infatti parlando di se stesso, in quel momento, perché proprio lui, sempre così freddo e controllato e che parla sottovoce, in quel momento sta addirittura gridando e dimostrando un’enfasi ed una partecipazione che mai il “gelido” Professore mostra di solito!
Infine, ed ancora con grande orgoglio, Piton dice che è possibile mentire anche all’Oscuro Signore e spiega a Harry come fare (Lettera A Prova 94): ancora una volta, come detto poco sopra, proprio perché sta parlando con Harry che non ha alcuna fiducia in lui, Piton non ha alcuna ragione di mentire. Piton dice: L’Oscuro Signore, per esempio, sa quasi sempre se qualcuno gli sta mentendo. Solo chi è abile in Occlumanzia è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto”.
Chi, meglio di Piton, sa come mentire a Voldemort, visto che la sua stessa sopravvivenza dipende dalla sua capacità di mentire proprio all’Oscuro Signore?
Come meglio spiegato nella Deduzione 294 Prova 94 alla definizione di “Occlumanzia di livello elevato”, un ottimo Occlumante è in grado di mentire davanti ad un ottimo legilimante proprio perché "è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto."
Ciò significa che, in questo caso, il Legilimante non si accorge che l'altra persona gli si oppone, anzi crede di "leggere" liberamente nella sua mente e, conseguentemente, è sicuro che l'altro stia dicendo la verità proprio perché ne riceve conferma controllandogli nella mente.
Questo è ciò che Piton fa davanti a Voldemort che, certo d’essere il miglior Legilimante, è anche convinto che nessuno possa resistergli ed ha cercato di leggere nella mente di Piton, che è invece riuscito a mentirgli con pieno successo.
Questo fatto non porta certo Voldemort a fidarsi completamente e ciecamente di Piton (non è nello stile di Voldemort fidarsi), ma è evidente che non ha mai potuto trovare nella mente di Piton le prove del suo tradimento. Se le avesse trovate, infatti, Piton non sarebbe più vivo (Lettera F Prova 48) “E qui abbiamo sei Mangiamorte assenti... CUT. Uno che credo mi abbia lasciato per sempre... verrà ucciso, naturalmente…”, esattamente come Piton ricorda a Bellatrix “Credi davvero che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto tutte queste domande una per una? E credi davvero che se non fossi riuscito a dargli delle risposte soddisfacenti sarei qui seduto a parlare con te?” (Lettera F Prova 37)
Già nel corso della prima lezione di Occlumanzia Harry scopre dove si trova il corridoio che sta continuando a sognare. Non appena Piton ha la percezione di cosa il ragazzo sta pensando, interrompe l’incantesimo (Lettera F della prova 44) ed appare innervosito ed agitato. Se Piton fosse un Mangiamorte dovrebbe invece essere ben contento che le visioni inviate da Voldemort avessero già avuto successo e certo avrebbe dovuto lasciare continuare l’incantesimo.
Invece, alla domanda di Potter su cosa è conservato all’Ufficio dei Misteri, Piton mente spudoratamente dicendo che in quel luogo non c’è niente che riguardi Potter. (ancora Lettera F della prova 44)
Nonostante Ron sospetti che Piton cerchi di aprire la mente di Harry a Voldemort, Piton sta invece cercando effettivamente di proteggere il ragazzo.
Infatti quando Harry di nuovo è sul punto di fare una scoperta importante su come entrare nell’Ufficio dei Misteri, ancora una volta Piton interrompe precipitosamente l’incantesimo richiamandolo alla realtà urlando il suo nome e si dimostra furioso per quello che ha trovato nella sua mente. (Lettera G della prova 44)
Badate bene, con l’incantesimo di Legilimanzia non è possibile inserire nuovi ricordi, ma si può solo andare a ripescare ricordi già esistenti. Piton è quindi arrabbiato perché l’aver trovato quelle nuove immagini nella mente di Potter significa che il ragazzo non ha imparato ancora nulla di Occlumanzia e Piton per questo motivo si dimostra addirittura più furioso di quanto era stato poco prima quando Harry aveva casualmente visto per un istante i suoi ricordi da bambino.
Se Piton fosse veramente un Mangiamorte dovrebbe subito riferire a Voldemort che Harry ha già individuato (siamo a metà gennaio quando iniziano le lezioni di Occlumanzia) il luogo dove è nascosta la profezia, affinché Voldemort possa far scattare al più presto la sua trappola. Invece, è evidente che non racconta nulla a Voldemort, visto che la trappola scatta solo oltre la seconda metà di giugno.
Inoltre, se Piton fosse veramente un Mangiamorte, non avrebbe certo dovuto riferire questa informazione a Silente, cosa che invece ha fatto subito (Lettera B della prova 44)
Se Piton fosse un Mangiamorte fedele a Voldemort il suo comportamento sarebbe veramente incomprensibile, mentre ipotizzando un Piton fedele a Silente tutti i pezzi del puzzle si incastrano perfettamente.
Piton avvisa l’Ordine della Fenice della trappola di Voldemort all’Ufficio Misteri del Ministero
Unico membro dell’Ordine ancora presente a Hogwarts nel momento in cui Harry cade nella trappola di Lord Voldemort, riguardo all’Ufficio Misteri, Piton salva Potter, e gli altri cinque ragazzini che erano con lui, da morte certa (evitata per un soffio solo ed esclusivamente per l’intervento dell’Ordine e, nel caso di Harry, di Silente in persona) mandando l’Ordine al Ministero.
Lo fa senza esservi costretto, senza alcun secondo fine, poiché in realtà (proprio perché è il solo membro dell’Ordine presente a scuola) nessuno oltre lui sa in che guaio i ragazzi potrebbero essere finiti e, quindi, nessuno potrebbe mai rinfacciargli di non aver fatto nulla per salvarli.
Nemmeno se i ragazzini sopravvivessero e Harry riferisse a Silente di aver tentato (a dire il vero in modo che Silente stesso definisce letteralmente “criptico”) di avvisare Piton delle proprie intenzioni, Piton non rischierebbe assolutamente nulla, perché gli basterebbe giustificarsi affermando che non aveva minimamente capito le vaghe allusioni di Potter (vaghissime a dire il vero, dato che Harry gli disse solo: “Ha preso Felpato, ha portato Felpato nel posto dove è nascosta”. HP5; pag. 693. Prova 44; Lettera A; imp. 2 e relativa deduzione 477) e che comunque non poteva nemmeno lontanamente pensare che sei ragazzini potessero riuscire ad arrivare veramente al Ministero, che è a Londra (mentre Hogwarts è in Scozia: non proprio dietro l’angolo, a dire il vero!) senza scope, metropolvere (sequestrate le une e proibita l’altra per decreto Ministeriale della Umbridge) e non essendo in grado di smaterializzarsi.
Quindi Piton avvisò l’Ordine soltanto per salvare Potter e i suoi amici e lo fece in modo tempestivo (vedi Deduzione 458 Prova 44).
E, prima ancora, Piton controllò anche che Sirius Black non fosse in pericolo, bensì al sicuro in casa propria.
Inoltre, mentre l’Ordine accorreva al Ministero, per tutta sicurezza Piton si recò anche nella foresta proibita a cercare i ragazzi.
Fece cioè tutto il possibile per salvarli. Tanto è che, se si salvarono, fu proprio SOLO grazie a lui.
Comportamento il suo del tutto assurdo per un Mangiamorte che avrebbe invece dovuto lasciar funzionare la trappola del suo padrone e invece la manda a monte, causando tra l’altro la cattura di un alto numero di seguaci di Voldemort (tra i quali, ad esempio, vi è anche il suo amico di gioventù, Lucius Malfoy).
E’ del tutto evidente che Piton non agì da Mangiamorte, perché NON E’ un Mangiamorte.
Piton non rivela a Voldemort che Silente sta cercando di distruggere gli Horcrux.
Piton non stava pattugliando la scuola come gli altri Professori e membri dell’Ordine nella fatidica notte dell’uccisione di Silente, ma certo non è perché Silente non si fidasse di lui, dato che ripete e rinnova continuamente e a chiunque la sua estrema fiducia in Piton.
Perché, allora, Piton manca all’appello per un compito così importante e a cui Silente teneva così tanto, da adirarsi perfino con Harry quando il ragazzo mette in dubbio che il Preside non sia più che attento all’incolumità dei suoi studenti?
«Basta così» lo interruppe Silente. Lo disse in tono tranquillo, eppure Harry tacque all'istante; sapeva di aver varcato una linea invisibile. « Credi che abbia lasciato una sola volta la scuola indifesa durante le mie assenze quest'anno? No. Questa sera, quando me ne andrò, verranno attivate altre protezioni. Ti prego di non insinuare che non prendo sul serio la sicurezza dei miei studenti, Harry». « lo non... » borbottò Harry, un po' confuso, ma Silente lo interruppe. «Non desidero discuterne oltre ». (HP6 pag 499)
Quindi, se Piton non è a pattugliare i corridoi, allora Silente deve avergli riservato un compito ancora più importante ed essenziale: ad esempio quello di rimanere in attesa nel suo studio, pronto ad intervenire nel caso Silente avesse avuto bisogno di un suo personale e tempestivo intervento.
Dove stava andando Silente? A caccia di un Horcrux. E cosa gli era successo quando aveva trovato e distrutto l’Anello dei Gaunt? Che quasi ci rimetteva la vita, se non fosse stato “per l'intervento tempestivo del professor Piton quando sono tornato a Hogwarts terribilmente ferito” (Lettera C Prova 51 Imputazione 4).
E’ quindi più che ragionevole ritenere che Piton fosse perfettamente informato di ciò che Silente stava facendo (gli aveva già salvato la vita una volta) e stesse nel suo ufficio, in preallarme, pronto a intervenire per salvare la vita a Silente (o magari anche a Harry in questo caso) se si fossero ripetuti i precedenti problemi.
Ma se Piton è riuscito a salvare la vita di Silente curandolo tempestivamente dopo che aveva distrutto l'anello Horcrux, per riuscire a farlo nei tempi brevissimi ed essenziali per salvare la vita a Silente (come è stato il Preside stesso a riferire a Harry – Lettera C Prova 51), è molto probabile che abbia dovuto sapere con precisione di cosa si trattava, esattamente nel modo in cui ha potuto salvare Katie Bell dalla collana, perché gli portano l’oggetto e lui riesce a capire di cosa si tratta.
Per curare una maledizione bisogna assolutamente sapere chi o cosa l'hanno causata. Guardate come Piton salva facilmente Draco dal Sectumsempra: sapendo bene cosa ha causato le ferite, Piton è agelvolmente in grado di curarlo.
Quindi, Piton per curare il preside ha visto l'anello ed ha saputo cos'era, esattamente come fa per la collana e per il Sescumsempra. Al San Mungo Katie non sarebbe mai arrivata viva se Piton non avesse visto la collana e, proprio per averla potuta esaminare, ha riconosciuto quale tipo di maledizione aveva colpito la ragazza ed ha potuto prendere le dovute contromisure.
Inoltre, Piton è da anni preparato per diventare insegnante di Difesa contro le Arti Oscure (è da 15 anni che chiede la cattedra!) e certamente la materia non è limitata alla conoscenza degli incantesimi senza perdono e dei relativi contro-incantesimi, ma comprende anche lo studio dei rimedi ad una fattura che è già stata eseguita. Quindi è molto probabile che Piton abbia studiato gli effetti del maleficio che colpisce chi distrugge un Horcrux e sappia riconoscerli quando li vede. Del resto, è proprio Silente a dire che Katie Bell è stata mandata da lui, per essere curata, e non da Madama Chips (lettera O prova 2 imputazione 2), proprio perché “Il professar Piton è molto più esperto delle Arti Oscure di Madama Chips”.
Vi è un altro, definitivo fatto che, insieme a tutti gli altri, testimonia che Piton è al corrente della questione degli Horcrux e che Silente sta cercando di distruggerli.
Alla fine del 6° libro, Silente insiste che Harry chiami Piton: non vuole Madama Chips, come gli offre Harry, ma vuole proprio Piton, anzi, vuole Severus. (Lettera M Prova 51 Imputazione 4) Non vuole il Professor Piton, ma vuole Severus, l’amico in cui ha piena fiducia e che sa che può salvargli la vita, come già ha fatto con l’anello, perché è già informato della questione degli Horcrux .
Ma c’è un altro fatto, ancora più importante: se all’inizio, dopo aver bevuto il veleno nella caverna, Silente vuole Severus solo per farsi curare, poco più tardi, dopo aver visto il Marchio Nero ed essere arrivati sulla Torre di Astronomia, Silente ancora insiste che Harry chiami Piton e gli dice anche di DIRGLI TUTTO. Ma tutto cosa, visto che Silente non sa cosa sta succedendo a Hogwarts, salvo che c'è il Marchio nel cielo? Avrebbe potuto dire: Harry sveglia Piton, digli che c'è il Marchio Nero e di correre qui. Invece dice: “Raccontagli che cosa è successo e portalo da me”, (Lettera N Prova 51 Imputazione 4) e questo raccontare tutto non può che riferirsi a ciò che è successo nella caverna. Ma questo conferma definitivamente che Piton è già al corrente della sua ricerca degli Horcrux.
Ma se Piton è al corrente degli Horcrux e che Silente sta cercando di distruggerli, allora Piton sa qualcosa che, per dirla come la direbbe il Preside, è di vitale importanza per Voldemort “perchè la cosa riguardava Voldemort in prima persona ", (Lettera M Prova 32) proprio come un tempo la profezia.
Piton sa degli Horcrux e che Silente sta cercando di distruggerli ma non lo dice a Voldemort, altrimenti Voldemort prenderebbe certamente le sue precauzioni: invece, dal 6° libro e dalle spiegazioni di Silente, è evidente che non lo fa perché non è in grado di accorgersi quando un suo Horcrux viene distrutto. (HP6 pag. 461-2)
Quando Piton era ancora un giovane Mangiamorte fedele a Voldemort, però, è subito corso a riferire della profezia al suo Signore (sempre Lettera M Prova 32).
Ora perché, invece, Piton non gli dice nulla della caccia agli Horcrux?
Perchè non è un è più Mangiamorte, ma è fedele a Silente.
Inoltre, non solo Piton non gli racconta nulla, ma, parlando con Bellatrix (Lettera L prova 37), cerca addirittura di depistarla (e con lei anche Voldemort) facendole credere che la ferita alla mano di Silente sia una conseguenza del duello avuto con Voldemort al Ministero, mentre noi sappiamo bene che se l’è procurata successivamente, quando ha distrutto l’Anello Horcrux.
Piton riferisce immediatamente a Silente sia del Voto sia della missione di Draco e poi cerca di scoprire i piani di Draco per riferirli a Silente.
E’ evidente, dalle parole stesse di Silente (si vedano le varie Lettere delle Prove 47 e 42 dell’Imputazione 4) che Silente è perfettamente a conoscenza sia della natura della missione di Draco sia dell’esistenza del Voto Infrangibile.
Silente è a conoscenza della Missione di Draco molto tempo prima che Harry gli riferisca di aver origliato la conversazione tra Piton e Draco (lettera D Prova 47 Imputazione 4) dalla quale Harry viene a scoprire l’esistenza del Voto Infrangibile: lo è dall’inizio dell’anno (Lettera A Prova 47 Imputazione 4), anzi, addirittura da PRIMA dell’inizio della scuola, viste tutte le nuove misure di sicurezza che sono state adottate, compresa la perquisizione degli alunni al loro arrivo alla scuola e poi ogni volta che escono/rientrano, nonché la perquisizione dei Gufi che portano la posta ed eventuali pacchi. (HP6 pag 159, 207, 218 e 225).
Tutte queste nuove misure di sicurezza, che dipendono esclusivamente da Silente e non dal Ministero (come invece è per il drappello di Auror di stanza a Hogsmeade), vengono messe in atto solo all’inizio del 6° anno. Come mai, se Silente era già convinto che Voldemort fosse ritornato anche all’inizio del 5° anno?
Perché Silente aspetta l’inizio dell’anno successivo per proteggere ulteriormente Hogwarts, soprattutto cercando di impedire che qualche Oggetto Oscuro vi venga introdotto?
C’è un’unica, logica spiegazione a questa domanda: Piton gli ha immediatamente riferito della missione di Draco che ha scoperto facendo il Voto Infrangibile. Così, durante l’estate, Silente ha rafforzato ed ampliato le difese della scuola.
Ciò che Silente non sa, e che anche Piton ignora giacché cerca di scoprirlo interrogando Draco (ma senza successo perché Draco è in grado di utilizzare l’Occlumanzia per schermare la mente – Lettera D Prova 48 dell’Imputazione 2), è il metodo che Draco intende usare (sta aggiustando l’Armadio Svanitore per far entrare i Mangiamorte a Hogwarts ed assicurarsi così una protezione quando cercherà di uccidere Silente).
Riguardo al Voto Infrangibile, Silente ne è a conoscenza in modo completo e lo si capisce dal fatto che, quando Harry gli riferisce la conversazione origliata tra Piton e Draco, dalla quale Harry ha potuto capire solo una parte del Voto (l’impegno a proteggere Draco), Silente mostra di non preoccuparsi e, quando Harry è stupito dalla sua indifferenza alla notizia e gli chiede se ha capito bene di cosa si tratta (Lettera D Prova 42), il preside risponde: «Sì, Harry, dotato come sono di un cervello straordinario, ho capito tutto quello che mi hai raccontato» rispose Silente con una certa asprezza. “Credo che potresti perfino prendere in considerazione la possibilità che abbia capito più di te.”
Sulla conoscenza del Voto Infrangibile da parte di Silente si vedano anche le dimostrazioni date con la Deduzione n. 521 della Prova 42 Imputazione 4 (che meglio spiega quanto qui sopra affermato) e con la Deduzione 550 della Prova 51 Imputazione 4 (Assegnazione a Piton della cattedra di Difesa contro le Arti Oscure, che è stata maledetta da Voldemort, e che Piton ha richiesto per ben 15 anni senza mai ottenerla, proprio solo dopo che Silente ha saputo del Voto Infrangibile e quando, perciò, il Preside già sa che è altamente probabile che Piton, indipendentemente dagli effetti della maledizione esistente sulla cattedra, non potrà più essere a Hogwarts ad insegnare l’anno successivo).
Ma se Silente è a conoscenza della missione di Draco e del Voto infrangibile già prima dell’inizio dell’anno scolastico, c’è un’unica persona che può avergli riferito queste informazioni, e si tratta proprio di Piton che mostra in tal modo una grande lealtà verso Silente fornendogli una preziosissima informazione sui piani di Voldemort, ma anche mettendolo al corrente del terribile Voto che ha dovuto stipulare.
Su fatto che Piton sia stato implicitamente costretto a stipulare il Voto Infrangibile per cercare di scoprire le mosse di Voldemort e mantenere nascosto il suo ruolo di spia a favore di Silente, si vedano le deduzioni n. 153 e 255 della Prova 42 Imputazione 4.
Incongruenze nella fuga di Piton e nel suo duello con Harry
Perché Piton fugge così rapidamente dopo l’uccisione di Silente? Ma poi si ferma stupidamente a perdere tempo prezioso duellando inutilmente con Harry, visto che è evidente non ha alcuna intenzione di fargli del male veramente? (come dimostrato dalle varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2).
Piton ha appena ucciso il capo dell’Ordine della Fenice, notizia che certo provocherebbe il panico nelle file dei “buoni”; ha con sé diversi Mangiamorte che riconoscono senza alcun problema la sua supremazia fra loro e gli obbediscono immediatamente; tramite gli Armadi Svanitori può far arrivare nella suola tutti i Mangiamorte che vuole e compiere un macello tra gli uomini dell’Ordine (che già sono in difficoltà prima della morte di Silente – Lettera D Prova 164 Imputazione 2) e gli studenti stessi (tra l’altro c’è anche Fenrir, un Lupo Mannaro che non ha bisogno della luna piena per uccidere!).
Insomma, Piton potrebbe ricoprirsi di gloria agli occhi di Voldemort per aver ucciso Silente (come dicono Narcissa e Draco – rispettivamente Lettera I e Lettere G e H della Prova 164 Imputazione 2) e conquistato Hogwarts, obiettivi che Voldemort non era mai riuscito a raggiungere, e potrebbe quindi ricevere onori e ricompense superiori a quelle di qualunque altro Mangiamorte.
Piton è un uomo dall’evidente ambizione (infatti è fra i Serpeverde): perché butta via un’occasione così importante? Su questo argomento si veda, più diffusamente, anche la Deduzione 555 Prova 164 Imputazione 2.
Perché Piton non è un Mangiamorte!
Piton, inoltre, è molto solerte a trascinarsi dietro nella fuga gli altri Mangiamorte, che richiama più volte, prima per portarli via dalla Torre (Lettera C Prova 164 Imputazione 2) dove potrebbero essere un pericolo per Harry, che Piton sa benissimo che è lì. Appena arrivato si è infatti guardato attentamente intorno e ha certo notato che ci sono due scope: l’ha notato subito perfino Draco – HP6 pag 529 – figuriamoci se non se ne accorge uno come Piton che fa la spia-doppiogiochista. Per non parlare poi della particolare capacità di Piton di intuire la presenza di Harry sotto il Mantello dell’Invisibilità: lo percepisce nel 1° libro, quando il ragazzo è scappato via dal Reparto Proibito della Biblioteca durante le vacanze di Natale; poi nel 4° libro quando Harry è con il piede incastrato nella scala e solo l’intervento di Malocchio impedisce che Piton acciuffi il ragazzo con le mani pur non vedendolo. E’ probabile che, da esperto Occlumante quale Piton è, riesca a percepire i pensieri di Potter e quindi scoprire la sua presenza anche quando è sotto il Mantello.
Piton esorta ancora i Mangiamorte a seguirlo nella sua fuga, evitando in tal modo che continuino a combattere contro i Membri dell’Ordine, contro i quali hanno invece grandi possibilità di vittoria. Infatti, a detta di Tonks, loro stavano già perdendo prima che arrivassero gli altri 4 Mangiamorte che erano sulla torre (Lettera C e D Prova 164 Imputazione 2).
Infine Piton sollecita ancora la fuga dei Mangiamorte anche nel Parco, sia evitando che facciano del male ad Harry (Lettera E Prova 164 Imputazione 2) , sia allontanandoli da Hagrid che può quindi finalmente andare a salvare il suo cane intrappolato nella capanna in fiamme.
Questo, in modo molto evidente, non è certo un comportamento da Mangiamorte, bensì da uomo fedele a Silente, nonostante abbia dovuto ucciderlo per obbedire ai suoi ordini.
Stabilita l’incongruenza della velocissima, ma apparentemente incomprensibile fuga di Piton, passiamo ad esaminare il suo rapporto con Harry nel corso del duello (varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2): Piton ha tranquillamente la possibilità di uccidere Harry, ma non lo fa. Anzi, si prodiga affinché nessuno gli faccia del male, liberandolo immediatamente dalla Cruciatus che uno dei Mangiamorte aveva lanciato sul ragazzo (Lettera A Prova 71 Imputazione 2): la scusa sarebbe che Voldemort vuole uccidere Harry con le sue mani. E allora? Da quando pochi minuti di Cruciatus uccidono una persona? La Cruciatus non uccide ma solo infligge dolore: ci sono volute ore per fare impazzire i coniugi Paciock.
Non sarebbe del tutto logico che Piton, se davvero odia così tanto Harry, lo lasciasse cruciare almeno un pochino?
Se anche Voldemort voleva veramente uccidere Harry di persona, perché mai Piton non schianta Harry (lo ha alla sua mercé, disteso a terra e senza più bacchetta - Lettera D Prova 71 Imp. 2) e non se lo carica in spalla per portarlo in dono all’Oscuro Signore?
Perché, invece, ne approfitta per dare un’ultima importante lezione scolastica a Harry, ricordandogli che, in un duello, per poter vincere, deve usare gli incantesimi non verbali ed occludere la mente affinché l’avversario non possa leggerglieli e prevenirlo comunque?
Nel corso del duello (sempre varie Lettere della Prova 71 Imputazione 2) Piton ha sempre lucidamente respinto gli incantesimi di Harry stando ben attento a non fargli mai del male: l’unica reazione dura ce l’ha quando Harry gli dà del vigliacco per aver ucciso Silente: in quel momento, e solo in quel preciso istante, Piton perde il controllo e colpisce il ragazzo con una sorta di magica frustata che, comunque non lascia a Harry nemmeno un graffio. (Sempre Lettera D Prova 71 Imp. 2)
Ma non è la parola “vigliacco” in sé ad irritare Piton. Infatti, poco prima (Lettera B Prova 71 Imp. 2), Harry l'aveva già chiamato "vigliacco", eppure Piton era rimasto lucido e tranquillo, aveva risposto con il suo solito sarcasmo e ne aveva approfittato per impartire a Harry un'utile lezione sui duelli.
E' solo quando Harry collega la parola "vigliacco" all'uccisione di Silente che Piton perde ogni lucidità e viene sopraffatto dal dolore. "NON..." urlò Piton, e il suo viso si fece all'improvviso folle, disumano, come se provasse tanto dolore quanto il cane che guaiva e ululava rinchiuso nella casa incendiata alle loro spalle,"CHIAMARMI VIGLIACCO!". (Sempre Lettera D Prova 71 Imp. 2)
Come si spiega questa grossa differenza nella reazione di Piton a distanza di pochi istanti?
E se a Piton, invece, quel gesto, quell’orribile assassinio, fosse costato tutto il suo coraggio, visto che per il mago significava uccidere l’unica persona che si fidava di lui e che, probabilmente, gli voleva anche bene? Non sarebbe più che lecita una sua reazione incontrollata?
Che cosa c’è sul volto di Piton in quel momento? Forse rabbia o odio verso Harry? No, in quel momento sul viso di Piton c’è solo DOLORE, un dolore immenso (come quello del cane rinchiuso nella capanna che brucia - Lettera D Prova 71 Imp. 2).
E perché mai Piton dovrebbe soffrire, invece di gioire in quel momento in cui, in apparenza, è vincente è sta finalmente tornando dal suo Signore con una difficile missione compiuta con pieno successo?
Perché Piton non è più un Mangiamorte e soffre terribilmente perché è stato costretto, per il bene superiore e per obbedire agli ordini del Preside, ad uccidere Silente, suo unico amico e mentore. (Su queste ultime argomentazioni si veda anche l’Arringa 117 dell’Imputazione 4)
Piton non solo non cerca mai di uccidere Harry, ma si preoccupa sempre di proteggerlo e aiutarlo, così come fa in genere con i “buoni
Vediamo di fare un elenco cronologico di tutte le volte in cui Piton ha salvato/aiutato Harry (o altre persone) in presenza anche di pericoli potenzialmente mortali. Si vedano anche le Prove: 2 dell’imputazione 2, 10 dell’imputazione 3 e 89 dell’imputazione 4.
Molto spesso gli interventi di Piton avvengono proprio quando Silente è assente e non può aiutare direttamente il ragazzo, ciò che destituisce di fondamento l’affermazione che Piton fa a Bellatrix (Lettera H Prova 37) secondo la quale Piton avrebbe agito solo per non giocarsi la fiducia di Silente.
- Al primo anno, durante la partita di Quidditch, Silente non c’è e Raptor, che siede alle spalle di Piton, getta il malocchio sulla scopa di Harry. Piton (che evidentemente stava all’erta per proteggerlo e comprende tutto pur non avendo gli occhi anche sulla nuca) se ne accorge ugualmente e pronuncia il contro-incantesimo (Imputaz. 2 Prova 43 Lett. B). Piton è l’unico dei professori ad aiutare Harry, mentre avrebbe tranquillamente potuto lasciare che la scopa lo disarcionasse, fingendo di non essersi accorto dell’incantesimo di Raptor. Del resto, se perfino Hagrid capisce che si tratta dell’opera di una potente Magia Nera (HP1 pag 182), così come è confermato anche da una semplice studentessa (pur se si tratta della studiosissima Hermione), questo significa che certamente anche Minerva e Vitious devono aver capito quello che stava succedendo. Eppure non sono intervenuti: dobbiamo forse sospettare che anche loro siano dei crudeli Mangiamorte? Nella partita successiva, Piton addirittura fa da arbitro per poter essere vicino a Harry ed aiutarlo in caso di pericolo (Imputaz. 2 Prova 43 Lett. B);
- Al secondo anno, durante le lezioni del “Club dei Duellanti” salva Harry (e anche gli altri studenti) dal serpente che Draco gli ha lanciato contro, facendolo evanescere; Piton ha inoltre approfittato per insegnare a Harry l’Expelliarmus incantesimo che poi ha salvato la vita a Potter nel duello con Voldemort alla fine del 4° anno (lettera A Prova 172).
- Al terzo anno, quando trova Harry in possesso della Mappa del Malandrino (che lui sa essere opera anche di Black) cerca di levargliela temendo che Black cerchi di attirarlo fuori dal castello (fatto, questo ultimo, confermato a Harry anche dalle parole di Lupin); ancora una volta in assenza di Silente, Harry rischia la vita, e Piton, invece di rimanersene comodamente al castello, corre alla Stamberga Strillante a salvare i ragazzi da Sirius Black (che, in base a quello che TUTTI affermano, è un Mangiamorte e vuol uccidere Harry) e da Lupin, dato che c’è luna piena e che quest’ultimo, come Piton sa benissimo, considerato che è lui a prepararla, ha scordato di bere la pozione anti-lupo; poco più tardi, quando sono tutti svenuti nel parco, con i Dissennatori a due passi, salva Harry, Ron, Hermione e Black e li riporta al castello, dove poi mente a favore dei ragazzi, dicendo che Black aveva fatto loro l’Incantesimo Confundus, per evitare che i ragazzi vengano espulsi;
- Al quarto anno, invece di approfittare del trambusto per accorrere al richiamo di Voldemort che è appena risorto (e sappiamo quanto Piton rischi pesantemente la vita nel tardare a presentarsi all’Oscuro Signore – si veda il precedentemente Punto 9), si precipita, insieme a Silente e Minerva McGranitt a salvare Harry da Barty Crouch Jr. (e l’Avversaspecchio del Mangiamorte lo mostra distintamente tra i nemici di Barty come esposto al precedente Punto 8);
- Al quinto anno, rifiuta di dare il Veritaserum alla Umbridge così proteggendo Harry; cerca di evitare che Tiger strozzi Neville (lettera F prova 10 Imput. 3); sia affanna a controllare che Sirius goda buona salute e poi cerca di evitare che vada al Ministero dandogli incarico di raccontare tutto a Silente non appena arriverà; Silente, una volta tanto, è presente al Ministero proprio al momento giusto, ma vi arriva soltanto perché Piton avvisa l’Ordine della Fenice della trappola in cui Harry è caduto: anzi, addirittura, Piton avvisa l’Ordine preventivamente, senza nemmeno essere certo al 100% che Potter sia davvero in pericolo (Imput. 2 Prova 44 e relative deduzioni 477-458-457 e precedente Punto 13);
- Al sesto anno, salva la vita a Silente quando è rimasto ferito dalla maledizione dell’Anello Horcrux, salva la vita a Katie Bell dalla maledizione della collana e salva la vita di Draco colpito dal Sectumsempra di Harry, senza neppure richiedere l’espulsione di Harry, come invece sarebbe normale (anche Minerva dice che Harry è stato fortunato a non essere stato espulso: HP6 pag 481); indirettamente, tramite gli insegnamenti sui Bezoar del Principe Mezzosangue, salva la vita anche a Ron; durante la fuga, quando uno dei Mangiamorte tortura Harry con la Cruciatus. (Imputazione 2 Prova n. 71 Lettera A), e ormai qui Silente è addirittura morto, Piton interviene immediatamente per far interrompere la tortura; nella sua fuga si trascina dietro tutti i Mangiamorte evitando che facciano una carneficina tra gli studenti.
Dunque, non solo Piton non ha mai cercato di uccidere Harry ma, al contrario lo ha sempre protetto e difeso e, insieme a lui, ha sempre protetto e difeso gli altri alunni e, in genere, i “buoni”.
Questi vi sembrano comportamenti da crudele Mangiamorte?
(Sulle “buone azioni di Piton, si veda anche la divertente arringa comica n. 118)
Voldemort non fida di Piton
Vediamo come è posizionato Piton nei confronti di Voldemort: a prima vista sembra essere il suo “prediletto”, come sostengono Narcissa e Draco (rispettivamente Lettera A Prova 15 Imputazione 2 e Lettera G Prova 92 Imputazione 4).
Ma le cose stanno veramente così o, ancora una volta, la realtà è ben diversa dall’apparenza?
Se Voldemort si fida così tanto di Piton da farne “il suo consigliere più fidato” (Lettera A Prova 15 Imputazione 2), come mai gli mette alle costole Codaliscia che lo spia in modo stupidamente evidente? (Lettera G, prova 48 Imputazione 2).
Se Voldemort ha fiducia completa in Piton, perché non lo informa quando i Mangiamorte attaccano Harry ed i suoi amici al Ministero alla fine del 5° libro, o quando i Mangiamorte entrano a Hogwarts tramite gli Armadi Svanitori?
Soprattutto in quest’ultimo caso la presenza di Piton poteva rivelarsi essenziale per la buona riuscita del piano, ma è evidente che Piton è stato tenuto all’oscuro di tutto. Questo, però, non è avvenuto per volontà di Draco, come si potrebbe supporre, visto che non è stato il ragazzo a scegliere i Mangiamorte che lo avrebbero aiutato (HP6 pag. 537 “E sì, mi sconcerta un po' che il nostro Draco abbia portato proprio te nella scuola dove vivono i suoi amici... » «Non sono stato io» esalò Malfoy. Non guardò Greyback; sembrava che non volesse nemmeno sfiorarlo con lo sguardo. « Non sapevo che sarebbe venuto... » “.
Piton sembrerebbe quindi essere il prediletto e fidato consigliere di Voldemort, ma alla prova dei fatti non viene mai informato delle cose importanti e ha Codaliscia alle costole che lo spia quando non è a Hogwarts.
Forse, allora, Voldemort non si fida del tutto di Piton e pensa ancora, come al momento del suo ritorno, che Piton possa essere quello “che credo mi abbia lasciato per sempre”(Lettera F Prova 48 Imputazione 2) e lo tiene con sé solo e fintanto che pensa che gli possa essere magari ugualmente utile in qualche modo, forse solo per passargli informazioni sbagliate da trasmettere all’altra parte.
Del resto ci sono anche parecchi altri Mangiamorte che ancora non credono alla lealtà di Piton (Lettera A Prova 37 Imputazione 2), prima fra tutte Bellatrix, cui Piton snocciola una lunga serie di bugie (vedi l’interessante e dettagliata Deduzione 568 alla Prova 37 Imputazione 2 che dimostra, con una ragionevole logica, che Piton mente spudoratamente a Bellatrix) che ha già raccontato a Voldemort, probabilmente senza riuscire a convincerlo del tutto. Del resto, Voldemort è cattivo e crudele, ma non è anche stupido!
Occorrerebbe ora affrontare tutto il lungo discorso dell’Occlumanzia, di cui Piton a detta di tutti è il massimo esperto, ma il discorso verrebbe troppo lungo. Rinvio quindi alle parole di Piton stesso (lettera A prova 94 Imputazione 2) che, con Harry, sembra essere molto orgoglioso della sua capacità e non ha alcun motivo per mentire al ragazzo in quel frangente, visto che, comunque, harry non si fida per niente di lui: “L’Oscuro Signore, per esempio, sa quasi sempre se qualcuno gli sta mentendo. Solo chi è abile in Occlumanzia è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto” nonché alle dettagliate spiegazioni della Deduzione 294 della prova 94 Imputazione 2 di cui riassumo brevemente i punti principali e la conclusione. Occlumanzia di livello elevato: un ottimo occlumante è in grado di mentire davanti ad un ottimo legilimante perché "è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto." Ciò significa che, in questo particolare caso, il Legilimante non si accorge che l'altra persona gli si oppone, anzi, crede di "leggere" liberamente nella sua mente e, conseguentemente, è sicuro che l'altro stia dicendo la verità proprio perché ne riceve conferma controllandogli nella mente.
E' questo che fa Piton con Voldemort: dice la menzogna e permette a Voldemort di verificare nella sua mente, dove Voldemort troverà conferma che la "bugia" corrisponde alla "verità", nel senso che è correttamente supportata dai giusti ricordi e dalle appropriate emozioni.
Voldemort, a torto o a ragione, è convinto d’essere il migliore Legilimante del mondo e che nessuno può resistergli: è quindi sicuro di aver letto nella mente di Piton, che è invece riuscito a mentirgli con pieno successo.
Questo non significa ancora, però, che Voldemort ora si fidi completamente e ciecamente di Piton (del resto non è proprio nello stile di Voldemort fidarsi), ma nella mente di Piton non ha nemmeno mai potuto trovare prove di un supposto tradimento. Se le avesse trovate, infatti, Piton non sarebbe più vivo “E qui abbiamo sei Mangiamorte assenti… tre morti per servirmi. Uno troppo vile per fare ritorno… la pagherà. Uno credo mi abbia lasciato per sempre… verrà ucciso naturalmente…”, (Lettera F prova 48 Imputazione 2) esattamente come ricorda Piton a Bellatrix “Credi davvero che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto tutte queste domande una per una? E credi davvero che se non fossi riuscito a dargli delle risposte soddisfacenti sarei qui seduto a parlare con te?” (Lettera A prova 37 Imputazione 2).
Voldemort non riesce a trovare nella mente di Piton le prove del suo tradimento, ma continua a non fidarsi del tutto di lui, tanto è vero che lo fa spiare da Codaliscia e non gli fornisce le informazioni importanti.
Conclusioni
Effettivamente, Voldemort fa molto bene a non fidarsi di Piton, visto tutto ciò che proprio Piton ha fatto contro il suo padrone di un tempo (vedi tutti i precedenti punti dal numero 2 al numero 17 che contiene quel lunghissimo elenco di “opere buone” di Piton) e a favore, invece, di Silente e dell’Ordine della Fenice ai quali è ora completamente fedele.
E meno male che di tutte quelle “buone azioni” compiute da Piton, Voldemort non ne sa nulla, altrimenti non avrebbe perso due secondi ad ammazzarlo. Già il solo fatto che gli abbia impedito di prendere la pietra Filosofale ed abbia salvato Harry dal malocchio fattogli sulla scopa da Raptor (punto 4) ha fatto dubitare Voldemort della lealtà di Piton: figuriamoci se avesse saputo anche di tutto il resto!
Piton ha certo dovuto faticare parecchio per convincere Voldemort di “non averlo lasciato per sempre” e non essere quindi ucciso quando è tornato da lui: si veda la Deduzione 568 sulla prova 37, che enumera tutte le menzogne che Piton rifila a Bellatrix e che, certamente, ha raccontato anche a Voldemort, riuscendo a mentirgli grazie all’Occlumanzia, come sopra spiegato.
In conclusione, Silente si fida di Piton e Voldemort no, ed entrambi hanno perfettamente ragione perché Piton è fedele a Silente.
Ma se Piton è fedele a Silente, per loro è essenziale che Voldemort si fidi completamente di lui, soprattutto perché occorre ancora scoprire cosa e dove sono nascosti gli Horcrux.
C’è un modo ben preciso per ottenere che Voldemort si fidi di Piton ed è proprio la missione che Voldemort affida a Draco ed il Voto Infrangibile stretto da Piton che danno l’idea a Silente per offrire l’opportunità a Piton di convincere in modo definitivo e inoppugnabile Voldemort: il sacrificio della sua stessa vita, tramite l’ordine di ucciderlo che Silente impartisce a Piton,
Su questo argomento e sull’accordo tra Silente e Piton si veda l’Arringa 117 dell’Imputazione 4.
Nel difendere il professor Piton dall’accusa di continuare ad essere, in modo criminoso, con atto di tradimento e con premeditazione, membro dell’illegale organizzazione criminale, volgarmente chiamata “Mangiamorte”:
- in quanto non ha mai realmente cessato di farne parte;
- in quanto è tornato a farne parte dopo la ricomparsa del capo di detta organizzazione criminale, conosciuto col nome di Lord Voldemort;
vorrei iniziare facendo riferimento all’imputazione n° 1, per cui è già stato processato ed assolto. Veniva, infatti, accusato di aver volontariamente accettato di unirsi ad un’illegale organizzazione criminale, volgarmente chiamata “Mangiamorte”, in modo criminoso, con atto di tradimento e con premeditazione. Quest’accusa è stata archiviata. Perché? Perché il prof. Silente si è fatto garante per lui nel corso del primo processo che ha dovuto affrontare . Come tutti noi sappiamo, il Preside non è certo uno sprovveduto, ma, come si può leggere sul retro della sua figurina delle Cioccorane in Harry Potter e la Pietra Filosofale, uno dei più grandi maghi dell’età moderna, famoso per avere sconfitto nel 1945 il mago del male Grindelwald, per aver scoperto i 12 modi per utilizzare il sangue di drago, e per i suoi esperimenti di alchimia, insieme al collega Nicolas Flamel. E’ temuto e rispettato da tutti, persino da Lord Voldemort . Inoltre, egli ha a cuore l'incolumità di Harry Potter più di ogni altra cosa, anche per quel che rappresenta: l’unico in grado di sconfiggere l’Oscuro Signore. Possiamo supporre che si sia comportato con leggerezza fidandosi ciecamente di Severus Piton? No, a mio parere. Certo, in più occasioni ha dimostrato di essere, forse, un po’ troppo benevolo, di fidarsi troppo delle persone che gli stanno accanto, ma in questo caso non stiamo parlando della sua fiducia, ma del suo giudizio, della sua capacità di discernere, di riconoscere e saper distinguere il bene dal male. Basta riflettere sul comportamento di Silente nei confronti di Tom Riddle: lo tiene d'occhio perchè è capace di leggergli nell’intimo, nel profondo del suo cuore. Per ciò che riguarda, al contrario, Severus Piton, Albus Silente ha più volte affermato di fidarsi ciecamente di lui, senza mai lasciar intendere alcuna incertezza. Sostiene di avere prove inconfutabili del suo pentimento, e non derivano certo dalla fiducia che egli nutre nei confronti dell'imputato. Proibisce addirittura di pensare solamente che potesse non essersi pentito, lo difende in Tribunale, lo ribadisce più volte, e non soltanto ad Harry, ma a tutto il corpo docenti . Silente ha sempre detto di fidarsi di Severus Piton e l'ha detto con una tale certezza, da lasciare intendere che questa fiducia poggiasse su solide basi, su prove sicure e inconfutabili. Tuttavia non ha mai rivelato tali prove. Vorrei, tuttavia, sottolineare come il ritorno del prof. Piton al lato buono sia avvenuto, per ammissione dello stesso Preside, prima della disfatta di Lord Voldemort , e quindi prima di poter essere accusato di averlo fatto per vigliaccheria o di potersi difendere dicendo di aver seguito l’Oscuro Signore in quanto sotto l’effetto della Maledizione Imperius . Non abbiamo, quindi, prove dei motivi per cui Silente si fidasse del prof. Piton, solo la sua parola , di cui, giova ribadirlo, ha tenuto conto il Tribunale dei Maghi quando ha scagionato il prof. Piton. Abbiamo solo la certezza che, già in precedenza, la sola parola del prof. Silente è bastata per scagionare il prof. Piton dall’accusa di essere un Mangiamorte attivo, oltre che una spia per l’Ordine della Fenice. Nulla ci vieta di pensare, considerato che bastava la sola parola di un “pentito” per mandare un mago in prigione, che:
- Silente avesse portato all’attenzione del Tribunale prove talmente certe dell’innocenza di Severus Piton da farlo scagionare immediatamente dall’accusa di essere ancora un Mangiamorte,
oppure
- che bastasse la sola parola di Silente, la cui sola capacità di giudizio era sufficiente, per scagionare l’imputato da ogni possibile, futuro ed eventuale sospetto di essere ancora un Mangiamorte.
Partendo da questo presupposto, vorrei portare all’attenzione della Corte alcune prove che testimoniano, in maniera chiara ed oggettiva, che il prof. Severus Piton abbia definitivamente abbandonato il suo ruolo di Mangiamorte per diventare una spia dell’Ordine della Fenice all’interno dei Mangiamorte stessi.
Che Severus Piton sia un Mangiamorte, dunque, non può essere negato. E’ stato processato ed assolto per questo motivo, offrendo prove inoppugnabili del suo ravvedimento, prove di cui è a conoscenza Silente ed il Tribunale che lo ha giudicato. Come se ciò non fosse sufficiente, leggiamo la prova n°1 dell’imputazione 2 . Severus, con voce roca, con chi parla del Marchio Nero? Chi avverte che è diventato visibile e che quindi Lord Voldemort li sta convocando? Oltre che averne precedentemente parlato con Silente , avverte anche il Ministro Caramell, colui che ha il potere, in quanto Ministro, di avvertire la popolazione dei maghi che l’Oscuro Signore è tornato, che può convocare gli Auror ed ordinargli di iniziare a dare la caccia a Voldemort immediatamente, senza un’inutile spargimento di sangue innocente (come quello, fra l’altro, di Silente stesso al termine del sesto libro) e senza, soprattutto, che Piton stesso debba iniziare il suo lavoro di spia.
A questo punto, appare necessario porre l’accento su un paio di questioni apparentemente “strane” e su cui gli accusatori del prof. Piton intorbidiscono le acque. Questi ultimi sostengono infatti che, avendo il prof. Piton ancora il Marchio dei Mangiamorte, per effetto debba ancora appartenente al gruppo. Anzi, sostengono che sia orgoglioso di essere tale. A questo punto, vorrei sottolineare che, per ammissione dello stesso prof. Piton, come si può notare dal discorso tra quest’ultimo, Silente e Caramell, ogni Mangiamorte è stato marchiato a fuoco dall’Oscuro Signore. Si può dedurre, quindi, che il Marchio Nero non è come un semplice tatuaggio, che può essere facilmente eliminabile con un semplice intervento chirurgico o con una qualche magia. Può quindi ragionevolmente presumersi che sia indelebile, anche per evitare facili defezioni fra i mangiamorte stessi. Inoltre, che l’imputato non manifesti alcuna preoccupazione per l’apparizione del Marchio Nero è una pura affermazione dell’accusa, come si può facilmente notare non solo dal tono di voce roca che usa nel colloquio con Silente e Caramell, ma anche dai suoi precedenti colloqui con Karkaroff . Tuttavia, il prof. Piton, al contrario di quest’ultimo, non solo non è fuggito, ma ha anche avvertito chi di dovere del ritorno di Lord Voldemort, mostrando loro il Marchio Nero, nonostante tale segno recasse un forte discredito personale. Eppure, in un momento di forte pericolo per la comunità magica, cioè quando si è trattato di cercare di convincere il Ministro che Voldemort era tornato, e né le parole di Harry né quelle di Silente erano servite allo scopo, il prof. Piton non ha esitato a mostrarlo dimostrando il modo incontrovertibile il ritorno di Voldemort. Questo gesto mostra chiaramente il suo schierarsi al fianco di Silente. Se fosse stato un Mangiamorte, si sarebbe guardato bene dal compiere un gesto che avvisava del ritorno di Voldemort, danneggiando quindi gravemente il suo supposto padrone.
Dunque, il prof. Piton, dopo la chiamata di Lord Voldemort, prima avverte Silente e Caramell per permettere a questi ultimi di prendere gli opportuni provvedimenti, poi, dopo ben due ore dalla chiamata, ritorna dall’Oscuro Signore. Per poter fare ciò, corre seri rischi personali, corre il rischio di essere scoperto e di essere ucciso da Lord Voldemort, come non manca di fargli sapere Bellatrix . L’accusa prende spunto da questo dialogo per sostenere la colpevolezza del prof. Piton, prendendo alla lettera le sue dichiarazioni e sostenendo che le sue parole costituiscano una confessione del fatto che operava come spia, ma non per conto dell’Ordine della Fenice, ma all’interno di essa per conto dei Mangiamorte. Al contrario, questa è una chiara dimostrazione della fedeltà del prof. Piton a Silente ed all’Ordine della Fenice, nonché del fatto che sia una loro spia all’interno dei Mangiamorte. Quando chiama i suoi adepti al cimitero, Voldemort non è affatto sicuro della fedeltà di Piton, anzi, molto probabilmente è intenzionato ad ucciderlo . Il prof. Piton mente a Bellatrix quando giustifica il suo ritardo alla chiamata dicendo di aver appositamente aspettato che fosse Silente a chiedergli di andare da Voldemort. Infatti, quando sente il richiamo di Voldemort, il prof. Piton non poteva sapere quello che stava succedendo al cimitero, che Voldemort aveva riavuto il suo corpo e che in seguito Potter sarebbe tornato "vivo" a riferire a Silente del suo ritorno. In quel momento Piton non poteva sapere, quindi, che Silente due ore dopo (cioè dopo aver saputo da Potter quello che era successo al cimitero) gli avrebbe chiesto di tornare a fare la spia per lui. Piton non risponde alla chiamata di Voldemort semplicemente perché non è più un suo Mangiamorte. Il prof. Piton, quindi, rischia la vita non presentandosi e lo sa perfettamente. Se fosse stato un Mangiamorte, non potendo prevedere che Silente gli avrebbe chiesto di andare da Voldemort, perchè rischiare inutilmente? Nel dubbio, avrebbe avuto tutto il tempo per organizzarsi, come dice lui stesso a Bellatrix .
Già, Lord Voldemort.. Ma quali sono i rapporti intercorrenti fra il prof. Piton e l’Oscuro Signore? Quest’ultimo non sa se fidarsi o meno di Piton, non sa se lo ha abbandonato o meno (vedere nota 11). Quello "troppo vile per fare ritorno" è indubbiamente Karkaroff . Con l’espressione "il mio servo più fedele", si riferisce certamente a Barthy Crouch jr. Infatti, rileggendo attentamente le istruzioni date da Lord Voldemort, si può facilmente capire che si riferisce a quest’ultimo . E’ chiaro, infatti, che il “fedele mangiamorte” a cui fa riferimento è colui a cui era stato affidato il compito di inserire il nome di Harry nel Calice di Fuoco e noi sappiamo, per sua stessa ammissione, che tale persona è Barthy Crouch jr . Dunque, per esclusione, la persona su cui ha qualche dubbio non può essere che il prof. Piton quello "che credo mi abbia lasciato per sempre" . Come si può notare, Severus Piton usa addirittura le stesse parole adoperate solo un anno prima da Voldemort per l'ultimo Mangiamorte assente, è quindi chiaro che in quell' occasione fossero state rivolte a lui.
Appare dunque evidente che il prof. Piton gode della fiducia incondizionata del prof. Silente, mentre deve prestare maggiore attenzione al suo comportamento con Lord Voldemort. Deve, cioè, riguadagnarsi la sua fiducia per poter svolgere bene il suo ruolo di spia dell’Ordine della Fenice all’interno dei Mangiamorte. E’ logico che, per poter fare ciò, deve per lo meno avere un comportamento ambiguo, per non lasciar adito a dubbi. E’ logico che, circondato da possibili “guardiani” che lo spiano ad opera di Lord Voldemort, deve apparentemente comportarsi come se fosse di tutta evidenza la sua fedeltà verso l’Oscuro Signore . Il prof. Piton deve necessariamente avere un comportamento ambiguo ed intrattenere rapporti di amicizia con i Mangiamorte, con i loro figli (Tiger e Goyle), con i suoi guardiani e con i Malfoy in primis, per non scoprirsi. Questo anche prima della ricostituzione dell’Ordine della Fenice. Silente, infatti, non ha mai smesso di credere in un ritorno di Voldemort . E' naturale, quindi, che abbia chiesto a Piton di non rivelare apertamente il suo tradimento, in particolare ai suoi vecchi compagni. Durante il primo anno di scuola di Harry, Voldemort tenta, infatti, di tornare in vita, ma fallisce nel suo tentativo di prendere la pietra filosofale. Tuttavia, Silente sa che neppure questa volta è stato definitivamente sconfitto e che è in grado di tornare in altri modi . Piton ha continuato a fingere con i Malfoy e tutti gli altri Mangiamorte perchè non ha mai smesso di essere una spia a favore di Silente. Il fatto che Piton continui ad essere considerato uno dei mangiamorte più fidati, può solo dimostrare il suo grande valore come spia per l’Ordine. D’altra parte, dal discorso fra Piton e Bellatrix, si capisce come non sia facile per un mangiamorte qualsiasi essere messo al corrente dei piani di Voldemort, Per alcuni è addirittura difficile parlare direttamente con lui . E’ evidente che Piton non crede affatto che Codaliscia possa parlare a Voldemort quando vuole. Ciò dimostra che non tutti i mangiamorte sono considerati allo stesso modo dal loro padrone .Voldemort condivide i suoi piani solo con quelli che considera i più leali e i più fidati. Il ruolo di spia di Piton sarebbe del tutto inutile se lui non fosse riuscito a conquistarsi la stima di Voldemort, avendo, appunto, comportamenti ambigui o apparentemente dispregiativi nei confronti dei suoi studenti. La frase rivolta a Tiger, infatti, inserita nel suo contesto, svolge diverse funzioni:
- evita che Neville venga soffocato da Tiger;
- infine, la frase di Piton serve a distogliere l'attenzione da qualcosa di molto più pericoloso: l'avvertimento incomprensibile di Harry. Infatti, non appena Harry dice: "Ha preso felpato! ... Ha portato felpato nel posto dov'è nascosta!" ("Harry Potter e l'ordine della Fenice", p. 693), la prof.ssa Umbridge si butta a pesce su questo indizio e chiede: "Che cosa significa, Piton?" (sempre p. 693). A questo punto il professore si trova in una situazione davvero imbarazzante e rischia di essere messo nelle condizioni di non poter più aiutare Harry e l'Ordine della Fenice. Che fare? Piton risponde: "Non ne ho la minima idea... Potter, se mai mi venisse voglia di sentirmi urlare delle assurdità, ti somministrerò una Pozione Tartagliante" (pp. 693-694), poi cerca di spostare l'attenzione su qualcos'altro ed ecco che interviene in favore di Neville.
Infine, è proprio dalla conversazione con le due Mangiamorte, Bellatrix e Narcissa, che possiamo trarre un valido spunto per affermare l'innocenza di Piton. Se Piton non fosse una spia al servizio dell’Ordine, perché avrebbe dovuto camuffare la realtà raccontando che Silente si è indebolito nel duello con Voldemort al Ministero? Non sarebbe stato logico che raccontasse alle due (o allo stesso Voldemort) che Silente si è indebolito quando è riuscito a distruggere una delle sette parti dell’anima del Suo Signore? Piton riferisce a Silente quello che sa su Voldemort ma non riferisce ai Mangiamorte, ovvero a Narcissa e Bellatrix, della distruzione del secondo Horcrux, cosa che invece sa benissimo,avendo curato lui stesso il Preside ferito .
Il prof. Piton, dunque, per poter salvaguardare il suo ruolo di spia, come accennato in precedenza, deve comportarsi in maniera ambigua con i Mangiamorte, rivelando sempre qualcosa, ma non in maniera completa. Tale comportamento ambiguo deve necessariamente essere tenuto anche con gli Auror. A questo punto l’accusa potrebbe sostenere: a che pro il prof. Piton deve comportarsi così anche con loro che, istituzionalmente, sono dalla parte dell’Ordine della Fenice? La risposta è semplice quanto banale: perché così come ci sono delle spie all’interno dei Mangiamorte, potrebbero esserci delle spie anche all’interno degli Auror o delle stesso Ministero: ipotesi, quest’ultima, non certo campata in aria . Orbene, tali spie, che ovviamente lavorerebbero per Lord Voldemort, se tutti quanti, all’interno del Ministero sapessero, o avessero il sospetto che in realtà il prof. Piton fosse una spia all’interno dei Mangiamorte, potrebbero facilmente informare di ciò l’Oscuro Signore. Proprio per salvaguardare questo suo ruolo e per rafforzare l’idea di essere ancora un Mangiamorte, il prof. Piton deve tenere un comportamento apparentemente di disgusto nei confronti non solo di chiunque lavori per il Ministero ma soprattutto, oserei dire, nei confronti di Harry Potter , in virtù del fatto del collegamento esistente fra quest’ultimo e Lord Voldemort . Poiché, infatti, l’Oscuro Signore può leggere nella mente di Harry, se quest’ultimo sapesse con certezza che il prof. Piton lavora come spia per l’Ordine all’interno dei Mangiamorte, Voldemort lo saprebbe immediatamente. Il fatto che l’Oscuro Signore debba, o dovrebbe, far ricorso a spie o terze persone per sapere per chi lavora realmente il prof. Piton è dovuto soprattutto all’abilità di quest’ultimo come Occlumante, una branca della magia che consente di nascondere i propri pensieri e ben più potente della Legilimanzia, ovverosia della capacità di saper leggere il pensiero degli altri e di cui Lord Voldemort è maestro. Come sottolinea, infatti, Ida nella deduzione n°294 in riferimento alla prova 94 dell'imputazione 2, dopo un’attenta analisi dei libri deve desumersi che Lord Voldemort è un Legilimens, ovverosia esperto dell'arte magica tramite la quale è possibile estrarre emozioni e ricordi dalla mente di un'altra persona . Il prof. Piton,al contrario, è indubbiamente un ottimo Occlumante, probabilmente migliore di Silente stesso.(Occlumanzia di base: l'arte magica con la quale ci si può opporre alla Legilimanzia, impedendo al legilimante di "leggere" nella propria mente. In questo caso il Legilimante, però, si accorge che l'altra persona gli si oppone, e può quindi anche legittimamente sospettare che l'altro stia mentendo. Occlumanzia di livello elevato: un ottimo occlumante è in grado di mentire davanti ad un ottimo legilimante perché "è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto." (Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag 501). Ciò significa che, in ogni caso il Legilimante non si accorge che l'altra persona gli si oppone, anzi crede di "leggere" liberamente nella sua mente e, conseguentemente, è sicuro che l'altro stia dicendo la verità proprio perché ne riceve conferma controllandogli nella mente. E' questo che fa Piton con Voldemort se è una spia dell’Ordine - oppure che potrebbe fare con Silente se Piton fosse ancora un Mangiamorte: dice la menzogna e permette a Voldemort di verificare nella sua mente, dove Voldemort troverà conferma che la "bugia" corrisponde alla "verità", nel senso che è correttamente supportata dai giusti ricordi ed appropriate emozioni.). Infatti il Preside lo delega a insegnare Occlumanzia a Harry perché teme che Voldemort, tramite Harry stesso, possa spiare nella propria mente (di Silente). Ma sembra non temere che Voldemort possa fare lo stesso con Piton, probabilmente perché sa che Piton, superiore a lui come Occlumante, è perfettamente in grado di mentire a Voldemort, il migliore Legilimante del mondo . Vi sono, poi, molti indizi nel libro che ci fanno capire che l’Occlumanzia è un’arte magica più forte della Legilimanzia. E’ lecito dunque supporre ciò, non solo sulla base degli indizi sottolineati da Ida,ma anche partendo dal presupposto che, se fosse vero il contrario, infatti, la convivenza civile sarebbe resa molto difficile dalla possibilità di leggere sempre e comunque nella mente altrui e solo gli occlumanti più bravi potrebbe mantenere una certa privacy. La dimostrazione che basta poco per occludere la mente ed opporsi addirittura a Voldemort è data dal fatto che a Harry viene insegnata l’Occlumanzia: se fosse inutile contro Voldemort non avrebbero cercato di insegnargliela. Ma se l’Occlumanzia che Harry avrebbe potuto imparare, se solo si fosse data pena di farlo, poteva proteggerlo da Voldemort, questa è la lampante dimostrazione che un Occlumante, anche scarso, può sempre opporsi ad un Legilimante anche molto bravo. Appare quindi altamente improbabile che il prof. Piton possa essere scoperto con certezza a mentire a Lord Voldemort, così come non si può affermare che Voldemort si fidi ancora completamente e ciecamente di Piton (non è nello stile di Voldemort fidarsi), ma non ha nemmeno mai potuto trovare prove di un supposto tradimento. Se le avesse trovate, infatti, Piton non sarebbe più vivo .
Ma qual è lo scopo di tutto ciò, il fine ultimo per cui Severus Piton mette in gioco la sua vita? “Colui che ha il potere di sconfiggere il Signore Oscuro si avvicina… nato da coloro che per tre volte gli hanno resistito, nato al morire del settimo mese… ed il Signore Oscuro lo marchierà come suo pari, ma egli avrà un potere che il Signore Oscuro non concepisce… e se entrambi potranno morire uno per mano dell’altro, per nessuno di loro sarà possibile vivere se l’altro sopravvive… colui che ha il potere di sconfiggere il Signore Oscuro nascerà al morire del settimo mese…” (Harry Potter e l'Ordine della Fenice pag. 777). Come tutti sanno, la profezia, per come è stata interpretata da Lord Voldemort, indica in Harry Potter l’unico che può sconfiggere l’Oscuro Signore. Quindi lo scopo, il fine ultimo dell’Ordine della Fenice, compreso il prof. Piton, consiste nel porre in condizioni ideali Harry per sconfiggere Lord Voldemort. Tale compito è stato egregiamente svolto da Severus in diverse condizioni. Oltre a spiare i Mangiamorte, rischiando ripetutamente la sua vita, ha salvato Harry diverse volte , mettendo a repentaglio la sua stessa vita ed il suo ruolo di spia. Infatti, il prof. Piton salva la vita a Harry opponendosi, ad esempio, al malocchio di Raptor sulla scopa. Lui non è certo l’unico professore presente, se anche non facesse nulla, esattamente come nulla fanno gli altri, sicuramente faciliterebbe il lavoro dell’Oscuro Signore. Ancora, alla fine del 3° libro, si reca nella Stamberga Strillante per salvare Harry da un Lupo Mannaro e da Sirius che Piton, come tutti quanti gli altri nel mondo dei maghi, ritengono che sia un pericoloso criminale che sta cercando di uccidere Harry Potter. Ancora una volta il prof. Piton non è certo tenuto ad intervenire: avrebbe potuto starsene tranquillo a dormire nel suo letto come tutti gli alti professori. Invece, guarda caso, era lì a controllare che Lupin si fosse ricordato di prendere la pozione per non diventare anche lui un pericolo per gli studenti. Lupin dimentica, ma Piton controlla: chi dei due è più maturo e attento all’incolumità degli alunni? Chi glielo ha fatto fare, al presunto Mangiamorte, di preoccuparsi così dell’incolumità non solo di Harry, l’unico in grado di sconfiggere Lord Voldemort, e di tutti i ragazzi? Alla fine del 5° libro Piton salva ancora la vita a Harry avvertendo l’Ordine che il ragazzo potrebbe essersi recato all’Ufficio Misteri . Tutto ciò avviene lontano dagli occhi di Silente, quindi il prof. Piton, diversamente da quanto sostiene l’accusa, non aveva alcuna necessità di salvare Harry per mantenere la fiducia del Preside, né tantomeno per eseguire gli ordini di Lord Voldemort, che lo vorrebbe vivo al suo cospetto. Se è vero, infatti, che il professor Piton agisce salvando la vita ad Harry Potter per non perdere la fiducia e la copertura di Silente, credo che possa essere vero solo finché il professor Piton crede che il l’Oscuro Signore sia morto. Ma quando Lord Voldemort ritorna, perché continuare? Probabilmente per mantenere la sua posizione di spia per conto di Voldemort. Può essere, ma siamo sicuri che Voldemort ne abbia davvero bisogno? O meglio, siamo sicuri che l’Oscuro Signore abbia bisogno del professor Piton per questo compito? Prendendo in esame il Torneo Tremaghi ad esempio, abbiamo visto che la presenza di Barthy Crouch jr. si è rivelata molto più utile di quella dell'imputato. Quindi, perché mai il professor Piton non uccide Harry dopo che il suo presunto signore e padrone è tornato e può proteggerlo in quanto uno dei suoi più fidati seguaci? Ma soprattutto perché non lo uccide nemmeno quando Harry si trova assolutamente indifeso e quando ogni copertura ha perso di significato? Mi riferisco, ovviamente, allo scontro fra Harry ed il prof. Piton dopo l’assassinio del prof. Silente . In tale situazione, l’Oscuro Signore non aveva più bisogno di mantenere in vita Harry, poiché aveva già recuperato il suo corpo. Al contrario, l’Ordine della Fenice, in virtù della profezia, si. Questo ultimo intervento del prof. Piton è molto importante perché è avvenuto, a differenza degli altri, dopo il ritorno di Voldemort, quindi in totale spregio degli interessi di Lord Voldemort stesso. Prova ulteriore che abbia fatto tutto ciò nell’interesse dell’Ordine della Fenice. Infatti, come sottolineato da Niky nella deduzione n° 523, Harry Potter ha appena tentato di scagliare contro Piton uno dei suoi stessi incantesimi: il Sectusempra, inventato dal prof. Piton, e l'imputato reagisce con rabbia, parando il maleficio. Notate bene: lo para e basta, per quanto violentemente. Si limita a parare, ma non colpisce a sua volta. Potter viene scagliato lontano dall'onda d'urto del contro - incantesimo e perde la bacchetta. E', dunque, disarmato (non che anche con la bacchetta in pugno avesse dimostrato di avere la minima possibilità di difendersi davvero da Piton se questo avesse voluto fargli davvero del male). J.K.R. scrive addirittura: disarmato e indifeso come lo era stato Silente. E a questo punto cosa fa Piton? Nulla se non urlare contro il ragazzo tutta la sua furia per chi vuol rivolgergli contro uno degli incantesimi da lui inventati. Certo, gli fa volare via la bacchetta, appena Harry tenta di riprenderla, ma che altro potrebbe fare? Pensate che sarebbe logico, buono o cattivo che sia, che Piton lasci al ragazzo la possibilità di usarlo come un bersaglio del tiro a segno, in un momento poi così delicato? No, sarebbe un comportamento assai stupido, e sul prof. Piton sono state dette tante cose, ma nessuno (nemmeno Harry) ha mai messo in dubbio la sua intelligenza. Potter è di nuovo disarmato, ma il prof. Piton continua a non fargli del male, finché il ragazzo non gli da del vigliacco. Solo allora Piton colpisce Harry, ma comunque non scaglia contro di lui un maleficio mortale e il suo effetto si esaurisce in un solo "colpo di frusta", che non lascia nemmeno ferite a Potter. Sicuramente l'accusa obietterà che se Piton non continua a far del male ad Harry è solo per l'intervento di Fierobecco, ma, leggendo con attenzione il testo della prova si nota come, con tutta evidenza, quando l'ippogrifo interviene l'incantesimo di Piton ha già perduto il suo effetto. Del resto, poco prima, Piton ha anche fermato il Mangiamorte che stava torturando Harry (non uccidendo, solo torturando), con la scusa che di Potter vuole occuparsi personalmente l'Oscuro Signore. E non dico a caso la parola "scusa", perchè, per quanto sia plausibilissimo che Voldemort voglia uccidere Harry personalmente ed abbia dato ordini al riguardo, sembra però del tutto illogico e poco credibile che il Lord abbia da ridire se Potter viene torturato da uno dei suoi seguaci, purché resti vivo perchè lui stesso possa dargli il colpo di grazia. Dunque, abbiamo Harry indifeso, totalmente alla mercé di Piton, che l'accusa vorrebbe crudele assassino e spietato Mangiamorte, ma Piton non lo uccide, non lo ferisce, non lo schianta (incantesimo facile lo Schiantesimo, riesce perfino a Neville Paciock) per poi metterselo in spalla e portarlo come un pacco dono a Voldemort, suo supposto padrone. Vi sembra che questo sia un comportamento da Mangiamorte? No. Questo è solo il comportamento di un uomo fedele a Silente, che è ancora costretto a fingere a causa del suo ruolo di spia.
Infine, per concludere, vorrei ricordare a tutti voi una scena che forse è stata dimenticata o non sufficientemente considerata. Dopo la cattura del falso Malocchio Moody (in realtà Barty Crouch jr), nel suo ufficio succede qualcosa: Moody fu scagliato all’indietro e cadde sul pavimento. Harry, che non aveva smesso di fissare il punto in cui un attimo prima c’era il viso di Moody, vide Albus Silente, il professor Piton e la professoressa McGranitt restituirgli lo sguardo dall’Avversaspecchio. Si voltò e vide il terzetto in piedi sulla soglia, Silente in testa, la bacchetta tesa. (Harry Potter e il Calice di Fuoco, pagg. 577-578.PROVA 15, LETTERA C). L’ immagine nell’Avversaspecchio prova che Piton, Silente e la McGranitt sono uniti contro lo stesso nemico. Sappiamo dallo stesso falso Moody che l’Avversaspecchio è uno strumento in grado segnalare eventuali nemici nelle vicinanze . Tale strumento indica quali sono i nemici di chi lo sta usando in quel momento: Barty Crouch jr. Inoltre non possono essere ingannati dalla Pozione Polisucco. Infatti Silente, Piton e la McGranitt sono visibili nello specchio quando ancora sussiste l’effetto della pozione e sono ancora lì, tutti e tre, quando Crouch ha ormai ripreso le sue sembianze . La conclusione dunque, così come sottolineato anche da Astry di Teramo nella deduzione n° 397, non può che essere la seguente: l’Avversaspecchio, strumento rivelatore perfettamente funzionante ed affidabile, ha semplicemente mostrato la verità: i professori Piton, Silente e McGranitt compaiono insieme perché sono gli avversari di Barty Crouch, Mangiamorte e servitore fedele di Voldemort. Quindi può desumersi che siano uniti nella lotta e avversari di Lord Voldemort.
Prova 32, imputazione 2, lettera A: Harry Potter e il calice di fuoco, cap. 30, pag. 503: «Non ancora!» urlò Karkaroff, disperato. «Aspettate, ne ho altri!»Harry lo vide sudare alla luce delle torce, la pelle candida che faceva un netto contrasto con la barba e i capelli neri.«Piton!» gridò. «Severus Piton!»«Piton è stato assolto da questo tribunale» disse Crouch in tono gelido. «Albus Silente si è fatto garante per lui».«No!» urlò Karkaroff, tendendo le catene che lo legavano alla sedia. «Ve lo assicuro! Severus Piton è un Mangiamorte!»Silente si alzò. «Ho già deposto a questo proposito» disse chiaramente. «Severus Piton è stato un Mangiamorte, è vero. Però è tornato dalla nostra parte prima della caduta di Voldemort e ha fatto la spia per noi, a suo rischio e pericolo. Ora non è un Mangiamorte più di quanto lo sia io».
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 97: “E l'ultima persona che voleva che sapesse del suo ritorno era Silente,” disse Lupin. “Tu hai fatto in modo che Silente lo sapesse subito”. “E in che modo questo è stato utile?” chiese Harry. “Stai scherzando?” intervenne Bill incredulo. “Silente è il solo di cui Tu-sai-chi abbia mai avuto paura!”
"Non hai pensato, Harry" cominciò il signor Weasley, "che Piton stesse solo fingendo..."."Fingendo di offrire il suo aiuto in modo da poter scoprire che cosa Malfoy aveva in mente?" completò Harry rapido."Sì, immaginavo che lei l'avrebbe detto. Ma come facciamo a esserne sicuri?"."Non è affar nostro" intervenne Lupin inaspettatamente, Si era girato a guardare Harry, la schiena verso il camino. "Sono affari di Silente. Lui si fida di Severus, e questo dovrebbe bastare a tutti noi"."Ma" interloquì Harry, "mettiamo che... mettiamo che Silente si sbagli su Piton..."."L'hanno detto in tanti, tante volte. Tutto si riduce ad avere o non avere fiducia nel giudizio di Silente. Io ce l'ho e quindi mi fido di Severus".(Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 306-307) LETTERA B.
La McGranitt lo guardò torva. "Potter" (Harry notò il ritorno all'uso del cognome), "alla luce della morte del professor Silente, credo che tu debba capire che la situazione è cambiata..."."Non trovo" ribatté Harry, stringendosi nelle spalle. "Il professor Silente non mi ha mai detto di smettere di seguire i suoi ordini se fosse morto".(Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 565-566) LETTERA C.
"Piton ha ucciso Silente" rispose Harry.Lei lo fissò attonita per un attimo, poi ondeggiò in maniera allarmante; Madama Chips, ripreso il controllo di sè, accorse, evocò una sedia dal nulla e la spinse sotto la McGranitt."Piton" ripetè questa con voce debole, lasciandosi cadere sulla sedia. "Ci chiedevamo tutti...ma lui si fidava... sempre... Piton... Non posso crederci...". "Piton è un occlumante molto abile" osservò Lupin, con voce stranamente aspra. "L'abbiamo sempre saputo". "Ma Silente giurava che era dalla nostra!" sussurrò Tonks. "Ho sempre pensato che dovesse sapere qualcosa di Piton che noi ignoravamo...". "Ha sempre lasciato intendere che aveva una ragione inoppugnabile per fidarsi di lui" mormorò la McGranitt, premendosi gli angoli degli occhi traboccanti di lacrime con un fazzoletto scozzese."Voglio dire...con la storia che aveva...chiunque avrebbe dubitato...ma Silente mi disse a chiare lettere che il pentimento di Piton era sincero...e non voleva sentire nulla contro di lui!""Mi piacerebbe sapere che cosa gli ha detto Piton per convincerlo" fece Tonks. "Io lo so" intervenne Harry, e tutti si voltarono verso di lui."Piton ha passato a Voldemort l'informazione che l'ha indotto a dare la caccia ai miei genitori. Poi Piton ha detto a Silente che non aveva capito che cosa stava facendo, che era dispiaciuto di averlo fatto, dispiaciuto della loro morte"."E Silente ci ha creduto!" sbottò Lupin, incredulo. "Silente ha creduto che a Piton dispiacesse della morte di James? Piton odiava James..." (Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 555) LETTERA D
Molto lentamente - ma senza smettere di scrutarsi torvi, come se ognuno augurasse all'altro ogni male - Sirius e Piton avanzarono e si strinsero la mano. Si separarono molto in fretta.‘Per andare avanti questo basterà’ disse Silente, e si mise di nuovo tra i due. ‘Ora ho un compito per entrambi. L'atteggiamento di Caramell, anche se non giunge inaspettato, cambia tutto. Sirius, ho bisogno che tu parta subito. Devi avvertire Remus Lupin, Arabella Figg, Mundungus Fletcher - il vecchio gruppo. Nasconditi da Lupin per un po', ti cercherò lì’.... CUT... ‘Severus’ disse Silente rivolto a Piton, ‘sai che cosa devo chiederti di fare. Se sei pronto... se sei in grado...’‘Lo sono’ disse Piton. Era un po' più pallido del solito e i suoi freddi occhi neri erano animati da uno strano scintillio.
‘Allora, buona fortuna’ disse Silente, e con una traccia di preoccupazione sul viso guardò Piton scomparire silenziosamente. (Harry Potter e il Calice di Fuoco, cap.34 pag 606) LETTERA E
«Lo sai che non nascondo niente, Moody» disse, in tono calmo e minaccioso, «dal momento che tu stesso hai frugato con gran cura nel mio ufficio».Il viso di Moody si contorse in un sorriso. «Privilegi da Auror, Piton. Silente mi ha detto di tenere d'occhio...». «Si dà il caso che Silente si fidi di me» disse Piton a denti stretti. «Mi rifiuto di credere che ti abbia dato ordine di perquisire il mio ufficio!». «Ma certo che Silente si fida di te» ringhiò Moody. «E un uomo fiducioso, vero? È convinto che a tutti sia dovuta una seconda possibilità. Ma io... io dico che ci sono macchie che non vengono via, Piton. Macchie che non vengono mai via, capisci quello che voglio dire?». Piton all'improvviso fece una cosa molto strana. Si afferrò convulsamente il braccio sinistro con la mano destra, come se gli facesse male. Moody scoppiò a ridere. «Torna a dormire, Piton». «Tu non hai l'autorità di mandarmi da nessuna parte!» sibilò Piton, lasciando andare il braccio di botto, come se fosse arrabbiato con se stesso. «Ho diritto quanto te di aggirarmi in questa scuola di notte!». «Allora aggirati lontano da qui» disse Moody, con voce carica di minaccia. «Spero tanto di incontrarti in un corridoio buio una volta o l'altra... a proposito, ti è caduto qualcosa...»...[CUT]...Qui non c'è niente, Piton!’ abbaiò Moody. ‘Ma sarò felice di riferire al Preside con quanta prontezza hai pensato a Harry Potter!’
‘Cosa vorrebbe dire?’ ringhiò Piton, voltandosi di nuovo a guardare Moody, le mani ancora tese, a pochi centimetri dal petto di Harry. ‘Vorrebbe dire che Silente è molto interessato a sapere chi ce l'ha con quel ragazzo!’ disse Moody, zoppicando più vicino ai piedi delle scale. ‘E anch'io, Piton... molto interessato...’. La luce della torcia baluginò sul suo viso straziato, così che le cicatrici e il pezzo di naso mancante parvero più fondi e cupi che mai.
Piton stava guardando Moody, e Harry non riuscì a vederlo in faccia. Per un istante, nessuno si mosse né parlò. Poi Piton abbassò lentamente le mani. ‘Pensavo solo’ disse, la voce forzatamente calma, ‘che se Potter fosse di nuovo in giro di notte... è un'abitudine sbagliata... bisognerebbe impedirglielo. Per... per la sua incolumità’. ‘Ah, capisco’ disse Moody dolcemente. ‘Ti stanno molto a cuore gli interessi di Potter, vero?’. Ci fu una pausa. Piton e Moody continuavano a scrutarsi. Mrs Purr diede in un sonoro miagolio, sempre spiando tra le gambe di Gazza, alla ricerca della fonte del profumo di bagnoschiuma di Harry. ‘Credo che tornerò a letto’ disse Piton bruscamente. ‘E' l'idea migliore che ti sia venuta in tutta la notte’ ribatté Moody. ‘Ora, Gazza, se vuole darmi quell'uovo...’. ‘No!’ disse Gazza, stringendo l'uovo come se fosse il suo figlioletto primogenito. ‘Professor Moody, questa è la prova della slealtà di Pix!’. ‘E' di proprietà del campione a cui l'ha rubato’ disse Moody. ‘Ora me lo consegni’. Piton scese le scale e oltrepassò Moody senza aggiungere una parola…(Harry Potter e il Calice di Fuoco, pagg. 402-403-404), LETTERA F
Harry rimase ancora una volta seduto in silenzio, gli occhi fissi al turbolento contenuto del Pensatoio. C'erano altre due domande che moriva dalla voglia di fare... ma riguardavano le colpe di persone viventi...«Ehm» disse, «il signor Bagman...». «... non è mai stato accusato di attività Oscure da allora» concluse tranquillo Silente.«Bene» disse Harry in fretta, tornando a scrutare il contenuto del Pensatoio, che vorticava più lentamente ora che Silente aveva smesso di riversarvi altri pensieri. «E... ehm...». Ma il Pensatoio parve formulare la domanda al suo posto. Il volto di Piton affiorò di nuovo. Silente gli gettò un'occhiata, poi alzò lo sguardo verso Harry.«E nemmeno il professor Piton» disse.Harry scrutò gli occhi azzurro chiaro di Silente, e la domanda cruciale gli sfuggì di bocca prima che riuscisse a fermarsi. «Che cosa le ha fatto credere che avesse davvero smesso di sostenere Voldemort, professore?»Silente sostenne lo sguardo di Harry per qualche secondo, e poi rispose: «Questa, Harry, è una faccenda tra il professor Piton e me».(Harry Potter e il calice di fuoco, pag. 514) LETTERA G
Harry Potter e il calice di fuoco, pag. 503: "Severus Piton è stato un mangiamorte, è vero. Però è tornato dalla nostra parte prima della caduta di Voldemort e ha fatto la spia per noi, a suo rischio e pericolo"
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pagg. 185 - 186: “«Anni fa, c'erano un sacco di maghi e streghe controllati dalla Maledizione Imperius» disse Moody, e Harry seppe che alludeva ai giorni di massima potenza di Voldemort. «Un bel lavoretto per il Ministero, cercare di stabilire chi era costretto a fare certe cose e chi le faceva di sua spontanea volontà.”
"Harry Potter e il principe mezzosangue", pag. 498:. Ma subito dopo, quando Harry gli domanda: "... come fa a essere sicuro che Piton stia con noi?" Silente risponde: "Ne sono sicuro. Ho piena fiducia in Severus Piton".
"Harry Potter e il Calice di Fuoco" , pag: 603: “Piton si fece avanti e superò Silente, sollevando la manica della veste. Tese l'avambraccio e lo mostrò a Caramell, che si ritrasse.‘Ecco’ disse Piton con voce roca. ‘Ecco. Il Marchio Nero. Non è netto come un'ora fa, quando è diventato scuro, ma si vede ancora. Ogni Mangiamorte è stato marchiato a fuoco così dal Signore Oscuro. Era un modo per riconoscerci, e per convocarci a lui. Quando lui toccava il Marchio di qualunque Mangiamorte, dovevamo Smaterializzarci, e Materializzarci immediatamente al suo fianco. E' dall'inizio dell'anno che questo Marchio ha cominciato a diventare più evidente.”
Harry Potter e il Calice di fuoco, pag. 509: Silente pose le lunghe mani sui lati del Pensatoio e lo fece ruotare, come un cercatore d'oro che setaccia la sabbia per scoprire frammenti del prezioso metallo... e Harry vide il proprio volto trasformarsi gradualmente in quello di Piton, che aprì la bocca e parlò al soffitto, mentre la sua voce echeggiava appena.‘Sta tornando... anche quello di Karkaroff... più forte e nitido che mai...’.
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag 364:Severus, non puoi fingere che non stia succedendo niente!’ La voce di Karkaroff era bassa e ansiosa, come se si sforzasse di non farsi sentire da altri. ‘E' diventato sempre più evidente negli ultimi mesi, sono davvero preoccupato, non posso negarlo...’‘Allora scappa’ disse bruscamente la voce di Piton. ‘Vattene, farò io le tue scuse. Io, comunque, rimango a Hogwarts’.
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag 442, prova 2, LETTERA C:‘E allora?’ disse Karkaroff, sempre sforzandosi di non muovere le labbra. ‘Visto? Non è mai stato così nitido, nemmeno quando...’‘Fallo sparire!’ ringhiò Piton, gli occhi neri che scorrevano attorno all'aula.‘Ma tu devi essertene accorto...’ cominciò Karkaroff con voce agitata.‘Possiamo parlare più tardi, Karkaroff!’ esplose Piton.
Prova 16, Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 34: “Ma quando lui è tornato tu non sei venuto, non sei volato da lui subito quando hai sentito il Marchio Nero bruciare…““Esatto. Sono tornato due ore più tardi. Sono tornato su ordine di Silente.”.“Di Silente..?” cominciò Bellatrix, indignata.“Rifletti!” Esclamò Piton di nuovo impaziente. “Rifletti! Aspettando due ore, solo due ore, ho fatto in modo di poter rimanere ad Hogwarts come spia! Da allora, lasciando credere a Silente che tornavo dalla parte del Signore Oscuro solo perché mi era stato ordinato, ho potuto passare informazioni su Silente e sull’Ordine della Fenice! Pensaci, Bellatrix: il Marchio Nero si stava rafforzando da mesi, sapevo che lui stava per tornare, tutti i Mangiamorte lo sapevano! Ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa volevo fare, per progettare la mia mossa successiva, per scappare come Karkaroff, no?”“L'iniziale disappunto del Signore Oscuro per il mio ritardo è del tutto svanito, te lo assicuro, quando ho spiegato che gli ero rimasto fedele, anche se Silente ero convinto del contrario. Sì, il Signore Oscuro credeva che io lo avessi abbandonato per sempre, ma si sbagliava".
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 549, prova 48, LETTERA F: "Quanti avranno il coraggio di tornare quando lo sentiranno?" Sussurrò, i lucenti occhi rossi fissi alle stelle. "E quanti saranno così sciocchi da rimanere lontani?".
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 554: "E qui abbiamo sei Mangiamorte assenti...tre morti per servirmi. Uno troppo vile per fare ritorno...la pagherà. Uno che credo mi abbia lasciato per sempre... verrà ucciso, naturalmente... e uno, il mio servo più fedele, che è già rientrato al mio servizio".
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 34: “Ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa volevo fare, per progettare la mia mossa successiva, per fuggire come Karkaroff, no?”
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 574: ‘Io so chi è il Mangiamorte disse piano.‘Karkaroff?’ esclamò Harry agitato. ‘Dov'è? L'avete preso? E' prigioniero?’‘Karkaroff?’ disse Moody con una strana risata. ‘Karkaroff è fuggito stasera, quando ha sentito il Marchio Nero bruciargli il braccio. Ha tradito troppi fedeli seguaci del Signore Oscuro per avere voglia di incontrarli... ma dubito che andrà lontano. Il Signore Oscuro ha i suoi metodi per scovare i suoi nemici.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, cap. 6: "... Ed è stato scoperto il corpo di Igor Karkaroff in una capanna, su a nord. Ci avevano messo il Marchio Nero…"
Harry Potter e il Calice di Fuoco,cap. 33: ’Allora, come fare per catturarlo?Be'... ma usando le informazioni di Bertha Jorkins, naturalmente. Usando il mio fedele Mangiamorte, di stanza a Hogwarts, per assicurarmi che il nome del ragazzo venisse inserito nel Calice di Fuoco…”.
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 574: “Ma allora…non è stato lui a mettere il mio nome nel calice?”. “No”, rispose Moody (in realtà Barty Crouch jr) lentamente”No, non è stato lui. Sono stato io”
Harry Potter e il principe Mezzosangue, pagg. 31-34: « L'iniziale disappunto del Signore Oscuro per il mio ritardo è del tutto svanito, te lo assicuro, quando ho spiegato che gli ero rimasto fedele anche se Silente era convinto del contrario. Si, il Signore Oscuro credeva che io l’avessi abbandonato per sempre ma si sbagliava »
Prova 2, LETTERA A: Tiger, per favore, allenta quella presa. Se Paciock soffoca, ci toccherà riempire una montagna di noiose scartoffie e temo che dovrei farne cenno nelle tue referenze, se mai tu cercassi lavoro."
Prova 15, LETTERA A: Bellatrix rimase senza fiato; Narcissa parve perdere il controllo.“Volevo solo dire… che nessuno è ancora riuscito… Severus… per favore… tu sei l’insegnante preferito di Draco, lo sei sempre stato… sei un vecchio amico di Lucius… ti supplico… sei il prediletto del Signore Oscuro, il suo consigliere più fidato… vuoi parlargli, convincerlo…?”.
Prova 37, LETTERA A-I:
PREMESSA DI PITON:
«Prima che ti risponda... Oh, sì, Bellatrix, risponderò! Potrai riferire le mie parole agli altri che mormorano alle mie spalle e spargono menzogne sulla mia slealtà verso il Signore Oscuro! Prima che ti risponda, dicevo, lascia che faccia io una domanda. Credi davvero che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto tutte queste domande una per una? E credi davvero che se non fossi riuscito a dargli delle risposte soddisfacenti sarei qui seduto a parlare con te? »
Bellatrix esitò. «So che crede in te, ma…»«Pensi che si sbagli? O che in qualche modo io l’abbia ingannato? Che mi sia preso gioco del Signore Oscuro, il mago più grande, il Legilimens più abile che il mondo abbia mai conosciuto?»
1° QUESITO:
« … Dov'eri quando il Signore Oscuro è caduto? … ».« Mi chiedi dov'ero quando il Signore Oscuro cadde. Ero dove mi aveva ordinato di stare, alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, perché desiderava che spiassi Albus Silente. Immagino tu sappia che è stato per ordine del Signore Oscuro che ho preso il posto di insegnante»
2° QUESTITO:
« … Perché non l'hai mai cercato quando è sparito? … »« Mi chiedi perché non lo cercai quando sparì. Per la stessa ragione per cui Avery, Yaxley, i Carrow, Greyback, Lucius » fece un breve cenno del capo verso Narcissa, « e tanti altri non lo cercarono. Lo credetti finito. Non ne vado fiero, mi sbagliavo, ma è così... Se non avesse perdonato noi che perdemmo la fede in quel momento, gli sarebbero rimasti ben pochi seguaci».
3° QUESTITO:
« … Che cos'hai fatto in tutti questi anni che hai passato sotto le sottane di Silente? … »« … anche se il Signore Oscuro è soddisfatto che io non abbia mai abbandonato il mio posto: avevo sedici anni di informazioni su Silente da riferirgli quando è tornato, un dono ben più utile dei tuoi interminabili ricordi di quanto fosse sgradevole Azkaban ... »« Ma sei rimasto ... »« Sì, Bellatrix, sono rimasto » disse Piton, tradendo per la prima volta un'ombra di impazienza. « Avevo un lavoro comodo che ho preferito a una visita ad Azkaban. Stavano catturando i Mangiamorte, lo sai. La protezione di Silente mi ha tenuto fuori di prigione, è stata molto opportuna e io l'ho usata. Lo ripeto: il Signore Oscuro non è dispiaciuto che io sia rimasto, quindi non vedo perché debba esserlo tu.»
4° QUESITO:
« … Perché hai impedito che il Signore Oscuro si procurasse la Pietra Filosofale? … »« Credo che tu voglia sapere anche … come mai mi sono frapposto tra il Signore Oscuro e la Pietra Filosofale. La risposta è facile. Lui non sapeva se poteva fidarsi di me. Pensava, come te, che da fedele Mangiamorte fossi diventato il tirapiedi di Silente. Era in condizioni pietose, molto debole, e condivideva il corpo di un mago mediocre. Non osò rivelarsi a un alleato del passato, se quell'alleato poteva consegnarlo a Silente o al Ministero. Rimpiango profondamente che non abbia avuto fiducia in me. Sarebbe tornato al potere tre anni prima. Invece io ho visto solo l'avido, inetto Raptor che tentava di rubare la Pietra e, lo ammetto, ho fatto tutto ciò che potevo per ostacolarlo ».
5° QUESITO:
« … Perché non sei tornato subito quando è risorto? … »« Esatto. Sono tornato due ore più tardi. Sono tornato per ordine di Silente ».« Di Silente...? » cominciò Bellatrix, indignata.« Rifletti! » esclamò Piton, di nuovo impaziente. « Rifletti! Aspettando due ore, solo due ore, ho fatto in modo di poter restare a Hogwarts come spia! Da allora, lasciando credere a Silente che tornavo dalla parte del Signore Oscuro solo perché mi era stato ordinato, ho potuto passare informazioni su Silente e sull'Ordine della Fenice! Pensaci, Bellatrix: il Marchio Nero si stava rafforzando da mesi, sapevo che lui stava per tornare, tutti i Mangiamorte lo sapevano! Ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa volevo fare, per progettare la mia mossa successiva, per fuggire come Karkaroff, no?« L'iniziale disappunto del Signore Oscuro per il mio ritardo è del tutto svanito, te lo assicuro, quando ho spiegato che gli ero rimasto fedele anche se Silente era convinto del contrario. Si, il Signore Oscuro credeva che io l’avessi abbandonato per sempre ma si sbagliava»
6° QUESITO:
« … Dov'eri qualche settimana fa, quando abbiamo combattuto per impossessarci della profezia per il Signore Oscuro? … »« Ho avuto ordine di restare indietro » rispose Piton. « Forse sei in disaccordo con il Signore Oscuro, forse credi che Silente non se ne sarebbe accorto se mi fossi unito ai Mangiamorte per combattere l'Ordine della Fenice? E ... perdonami ... parli di rischi... Hai affrontato sei ragazzini, no? »
7° QUESITO:
« … E perché, Piton, Harry Potter è ancora vivo, quando l'hai alla tua mercé da cinque anni? »
« Se io avessi ucciso Harry Potter, il Signore Oscuro non avrebbe potuto usare il suo sangue per rigenerarsi, rendendosi invincibile ... »« Non vorrai farmi credere di aver previsto l'uso che avrebbe fatto del ragazzo! » disse lei, beffarda.« Per nulla; non avevo idea dei suoi progetti; ho già ammesso che pensavo che il Signore Oscuro fosse morto. Sto solo cercando di spiegare perché il Signore Oscuro non è dispiaciuto che Potter sia sopravvissuto, almeno fino a un anno fa... »« Ma perché l'hai tenuto in vita? »« Non hai capito? Solo la protezione di Silente mi ha tenuto fuori da Azkaban! Non trovi che assassinare il suo studente preferito l'avrebbe indotto a cambiare idea su di me? Ma c'è dell'altro. Quando Potter arrivò per la prima volta a Hogwarts circolavano ancora molte storie su di lui, voci secondo le quali lui stesso era un grande Mago Oscuro, e per questo era sopravvissuto all'attacco del Signore Oscuro. A dire il vero, molti vecchi seguaci del Signore Oscuro pensarono che Potter potesse essere un vessillo attorno al quale potevamo tutti stringerci ancora. Ero curioso, lo ammetto, e nient'affatto incline a ucciderlo nel momento in cui avesse messo piede nel castello.« Naturalmente mi è stato subito chiaro che non possedeva alcun talento straordinario. È riuscito a cavarsela in un certo numero di situazioni difficili grazie alla combinazione di pura fortuna e amici più brillanti di lui. È del tutto mediocre, pur se odioso e pieno di sé come suo padre. Ho fatto il possibile per farlo espellere da Hogwarts, luogo al quale credo che non appartenga affatto, ma ucciderlo, o lasciare che venisse ucciso sotto i miei occhi? Sarei stato uno sciocco a rischiare, con Silente a un passo ».
8° QUESITO:
« E già che parliamo dell'Ordine, sostieni ancora di non poter rivelare dove si trova il suo quartier generale? »« Io non sono il Custode Segreto, non posso pronunciare il nome di quel luogo. Sai come funziona l'incantesimo, immagino... »
9° QUESITO:
« E con tutto questo dovremmo credere che Silente non abbia mai sospettato di te? » chiese Bellatrix. « Non ha capito da che parte stai in realtà, si fida ancora incondizionatamente di te?»
« Ho recitato bene la mia parte » rispose Piton. « E tu trascuri la più grande debolezza di Silente: deve credere il meglio delle persone. Gli ho raccontato una storia di profondissimo rimorso quando sono entrato a far parte del corpo insegnanti, fresco dei miei giorni di Mangiamorte, e lui mi ha accolto a braccia aperte, anche se, come dicevo, mi ha tenuto lontano dalle Arti Oscure per quanto ha potuto. Silente è stato un grandissimo mago... oh, sì, lo è stato » (perché Bellatrix aveva fatto un verso sarcastico), « anche il Signore Oscuro lo ammette. Sono felice di dire, tuttavia, che sta invecchiando. Il duello con il Signore Oscuro sostenuto il mese scorso lo ha scosso. Dopo di allora ha riportato una brutta ferita, perché le sue reazioni sono più lente di un tempo. Ma in tutti questi anni non ha mai smesso di avere fiducia in Severus Piton, ed è qui che sta il mio grande valore per il Signore Oscuro ».
Prova 48, LETTERA G: Piton alzò una mano per interromperla, poi puntò di nuovo la bacchetta contro la porta nascosta che dava sulle scale. Si udirono una forte esplosione ed uno squittio, seguiti dal rumore di Codaliscia che trotterellava su per le scale."Le mie scuse" disse Piton. "Negli ultimi tempi ha preso l'abitudine di origliare alle porte. Non so che intenzioni abbia.”
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 772: "Sapevo che sarebbero passati dieci, venti o cinquant'anni prima che potesse tornare, ma ero sicuro che così sarebbe accaduto”
Harry Potter e la Pietra Filosofale, pag. 283: "No, Harry, non se n'è andato per sempre. E' ancora là fuori, da qualche parte, forse in cerca di un altro corpo da abitare... Visto che non è veramente vivo, è impossibile ucciderlo”.-
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 30: “Non avevo idea, Codaliscia, che aspirassi a compiti più rischiosi”, rispose Piton con voce di seta“ Ma possiamo provvedere: parlerò con il Signore Oscuro...”“Posso parlarci da solo, se voglio!”“Sicuro che puoi” disse Piton, sogghignando
Harry Potter e il principe Mezzosangue, pag. 35: “Le mie informazioni sono state consegnate al Signore Oscuro” rispose Piton. Se lui decide di non parlarne con te...” “Lui mi dice tutto!” Ribattè Bellatrix, infiammandosi. “Dice che sono la più leale, più fedele...”. “Davvero?” fece Piton, la voce delicatamente modulata a suggerire incredulità. “Lo dice ancora, dopo il fiasco al ministero?”
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 458: “Per la mia straordinaria abilità, e per l’intervento tempestivo del professor Piton quando sono tornato ad Hogwarts terribilmente ferito, forse non sarei qui a raccontarlo“
Ad esempio: Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 503: «Si!» esclamò Karkaroff. «C'era Travers... è stato complice dell'assassinio dei McKinnon! Mulciber... si era specializzato nella Maledizione Imperius, ha costretto tantissime persone a fare cose orribili! Rookwood, che era una spia, e passava a Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato informazioni utili dall'interno del Ministero!». Stavolta Karkaroff aveva fatto centro. Un mormorio corse tra la folla. «Rookwood?» chiese Crouch, facendo un cenno a una strega seduta davanti a lui che prese a scrivere in fretta su un rotolo di pergamena. «Augustus Rookwood del Dipartimento dei Misteri?». «Proprio lui» disse Karkaroff con impazienza. «Credo che usasse una rete di maghi in posizioni strategiche, sia dentro il Ministero che fuori, per raccogliere informazioni...». «Ma Travers e Mulciber li abbiamo già presi» disse Crouch. «Molto bene, Karkaroff, se questo è tutto, verrai ricondotto ad Azkaban mentre decidiamo...».
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag: 295, prova 35: -“Mi ricordi quali altre materie segui, Harry? - gli chiese Lumacorno”.”Difesa contro le Arti Oscure, Incantesimi, Trasfigurazione, Erbologia...”. “Tutte le materie richieste, in breve, per un Auror - osservò Piton, con una vaga ombra di disprezzo.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 501: La maledizione che non ti ha ucciso sembra aver creato una sorta di connessione fra te e l’Oscuro Signore. Le prove suggeriscono che a volte, quando la tua mente è più rilassata e vulnerabile – durante il sonno per esempio – tu condividi i suoi pensieri e le sue emozioni. Il Preside ritiene che questo non debba continuare. Desidera che io ti insegni a chiudere la mente all’Oscuro Signore”.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 500: "Che mi sia preso gioco del Signore Oscuro, il mago più grande, il Legilimens più abile che il mondo abbia mai conosciuto?".
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag 497: (parla Lupin) “So che non ti piace Piton, ma è un Occlumante straordinario e tutti noi, compreso Sirius, vogliamo che impari a proteggerti, quindi lavora sodo, d'accordo?”; "L’Oscuro Signore, per esempio, sa quasi sempre se qualcuno gli sta mentendo. Solo chi è abile in Occlumanzia è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto”.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag 556: “Piton è un occlumante molto abile” osservò Lupin con voce stranamente aspra. “L’abbiamo sempre saputo”.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 501: "L’Oscuro Signore, per esempio, sa quasi sempre se qualcuno gli sta mentendo. Solo chi è abile in Occlumanzia è in grado di escludere i ricordi e le emozioni che contraddicono la bugia, e può così mentire in sua presenza senza essere scoperto”.
Frase di Voldemort in Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 554: “E qui abbiamo sei Mangiamorte assenti… tre morti per servirmi. Uno troppo vile per fare ritorno… la pagherà. Uno credo mi abbia abbandonato per sempre… verrà ucciso naturalmente…”, poi ricordata da Piton (HP6 pag 32) a Bellatrix “Credi davvero che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto tutte queste domande una per una? E credi davvero che se non fossi riuscito a dargli delle risposte soddisfacenti sarei qui seduto a parlare con te?”
"Naturalmente mi è stato subito chiaro che non possedeva alcun talento straordinario. E' riuscito a cavarsela in un certo numero di situazioni difficili grazie alla combinazione di pura fortuna e amici più brillanti di lui. E' del tutto mediocre, pur se odioso e pieno di sé come suo padre. Ho fatto il possibile per farlo espellere da Hogwarts, luogo al quale credo che non appartenga affatto, ma ucciderlo, o lasciare che venisse ucciso sotto i miei occhi? Sarei stato uno sciocco a rischiare, con Silente a un passo".
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag.36-37 - LETTERA A
Era Raptor. "Lei!" esclamò Harry col fiato mozzo. Raptor sorrise. Non un solo muscolo gli si mosse sul volto. "Io" disse calmo. "Mi stavo proprio chiedendo se ti avrei incontrato qui, Potter". "Ma io pensavo... Piton...". "Chi, Severus?" Raptor rise, e non fu la sua solita risatina tremula, bensì una risata fredda e tagliente. "Sì, Severus sembra proprio il tipo giusto, non è vero? talmente utile averlo qui a svolazzare dappertutto, come un pipistrello gigante! Con lui in giro, chi sospetterebbe mai del po-povero, ba-balbuziente p-professor Ra-Raptor?". Harry non credeva alle proprie orecchie. Non poteva essere vero! "Ma Piton ha tentato di uccidermi!". "No,no,no! Sono stato io. La tua amica Granger mi ha urtato involontariamente quando è corsa ad appiccare fuoco a Piton, durante la partita di Quidditch. Con quello spintone ha interrotto il mio contatto visivo con te: ancora pochi secondi, e sarei riuscito a disarcionarti dalla scopa. Anzi, ci sarei riuscito anche prima, se Piton non avesse continuato a borbottare controincantesimi nel tentativo di salvarti". "Piton cercava di salvarmi? "Ma certo" disse Raptor, sempre in tono gelido. Perchè credi che volesse arbitrare lui la tua seconda partita? Cercava di evitare che io ci riprovassi.Veramente buffo... Non c'era bisogno che si desse tanta pena. Non avrei potuto fare niente comunque, con Silente che assisteva alla partita. Tutti gli altri insegnanti pensavano che Piton stesse cercando di ostacolare la vittoria del Grifondoro, lui si è reso veramente impopolare... e che gran perdita di tempo, visto che nonostante tutto, stanotte ti ammazzo"....[CUT]..."Eppure mi è sembrato che Piton mi odiasse tanto...""Oh, per odiarti ti odia. Era a Hogwarts con tuo padre lo sapevi? Si detestavano cordialmente. Però non ti ha mai voluto morto".
Harry Potter e la Pietra Filosofale, pag.274-276 - GUP (N) LETTERA B
PROVA 44, LETTERA E, Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 770: “E Piton?” ringhiò. “Di lui non parla, eh? Quando gli ho detto di Sirius non ha fatto altro che sogghignare come al solito… ”. “Sai benissimo che davanti a Dolores Umbridge non aveva scelta: doveva fingere di non prenderti sul serio” ribatté Silente.“Ma come ti ho già detto, si è affrettato a informare l’Ordine appena possibile. E’ stato lui a intuire dov’eri andato quando non sei tornato dalla foresta. Ed è stato lui a fornire alla professoressa Umbridge un falso Veritaserum quando lei ha tentato di costringerti a dirle dov’era Sirius”. Ma Harry non lo ascoltava: provava una gioia selvaggia nell’accusare Piton, come se questo alleviasse il suo senso di colpa, e voleva che Silente fosse d’accordo con lui.
PROVA 71, LETTERE B e D, Harry Potter e il Principe mezzosangue, pagg. 545 - 546: “(harry)"stupe..."
(piton)"Bloccato ancora, e ancora e ancora, finché non imparerai a tenere la bocca sigillata e la mente chiusa,Potter!" …[CUT] … “No, Potter!" gridò Piton. Si udì un esplosione e Harry fu scagliato indietro: battè di nuovo a terra, e questa volta la bacchetta gli volò via di mano. Udì le grida di hagrid e gli ululati di Thor; Piton si avvicinò, sovrastando Harry, disarmato e indifeso come lo era stato Silente. Il volto pallido di Piton, illuminato dalla capanna in fiamme, era intriso di odio proprio come quando aveva scagliato la maledizione su Silente."Tu hai il coraggio di usare i miei incantesimi contro di me, Potter? sono stato io a inventarli... Io, il principe mezzosangue! e tu rivolti le mie invenzioni contro di me, come il tuo schifoso padre? non credo... no!. Harry si era tuffato per recuperare la bacchetta; Piton la colpì con una fattura e quella volò a parecchi metri di distanza e sparì nel buio. "Mi uccida, allora" ansimò Harry. Non provava paura, ma solo rabbia e disprezzo "Mi uccida come ha ucciso lui, vigliacco... ". "NON..." urlò Piton, e il suo viso si fece all'improvviso folle, disumano, come se provasse tanto dolore quanto il cane che guaiva e ululava rinchiuso nella casa incendiata alle loro spalle,"CHIAMARMI VIGLIACCO!". E sferzò l'aria: Harry sentì come una frusta incandescente colpirlo in volto e fu scaraventato di nuovo al suolo.
PROVA 71, LETTERA A, Harry Potter e il Principe Mezzosangue pag. 546: “Ma prima che Harry riuscisse a finire la formula, sentì un dolore lancinante:cadde nell'erba, qualcuno urlava, sarebbe certamente morto di quel dolore, Piton l'avrebbe torturato fino alla morte o alla follia..."No!" ruggì la voce di Piton, e il dolore cessò all'improvviso com'era arrivato... "Hai dimenticato gli ordini? Potter appartiene al Signore Oscuro...Dobbiamo lasciarlo stare!Via!Via!"
“Oh, quello è il mio Avversaspecchio. Li vedi quelli là che gironzolano? Non sono davvero nei guai finché non distinguo il bianco dei loro occhi...”. (Harry Potter e il Calice di fuoco pag. 295).
Nel difendere il professor Piton dall’accusa di “avere, con intenzione criminosa e premeditazione, ed espressamente di sua propria volontà, attaccato Albus Silente con l’intento di causare, tramite mezzi magici, la morte o gravi danni corporei :
- usando la Maledizione che Uccide, o, alternativamente
- provocando la caduta del suddetto Albus Silente dalla Torre di Astronomia della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts
il tutto espressamente contro la volontà di Albus Silente ed abusando della fiducia da quest'ultimo riposta nello stesso imputato e dell'incapacità della vittima di difendersi pienamente essendo quest'ultimo privo della propria bacchetta e, quindi, disarmato", vorrei innanzitutto iniziare ponendovi una domanda: Severus Piton è fedele a Silente ed all’Ordine della Fenice o a Lord Voldemort ed ai Mangiamorte? Considerato il presunto omicidio del prof. Silente da parte del prof. Piton, questa domanda, a mio parere, è fondamentale.
Vorrei iniziare da alcune considerazioni personali. Mi ha colpito profondamente ciò che Piton dice a Bellatrix: “Non ha voluto darmi il posto di insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, lo sai. A quanto pare pensava che potesse causarmi una, diciamo, ricaduta… che avrei avuto la tentazione di riprendere le vecchie abitudini.” . Non mi spiego come mai il prof. Silente abbia dato al prof. Piton la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure proprio quest’anno, sapendo da quanto tempo il prof. Piton la desidera , e soprattutto sapendo che è maledetta . Non è giustificabile, a mio avviso, l’ipotesi di una difficoltà nel trovare un nuovo docente preparato in materia. Tali difficoltà, per quanto è possibile sapere, le ha sempre avute , soprattutto alla luce della “maledizione” lanciata da Lord Voldemort al titolare di tale cattedra.
Ciò mi ha portato a pormi un’altra domanda: qual è la visione del prof. Silente rispetto alla morte? Mi spiego meglio: potrebbe, il Preside, essere un fautore della massima “il fine giustifica i mezzi”, massima intesa nella sua accezione più positiva? Ovverosia intendendo il fine come la sconfitta definitiva dell’Oscuro Signore tramite alcuni mezzi, come, ad esempio, sacrificare se stesso, in ragione, appunto, di uno scopo encomiabile? A mio modesto parere, si. Analizziamo, ad esempio, la prova 18, lettera A e C . Questo due dialoghi, fra Silente ed Harry prima e Lord Voldemort poi, il primo dei quali in tempi assolutamente non sospetti, ci dimostrano chiaramente, come quest'ultimo intenda la morte. Se la morte di Nicholas Flamel, suo intimo amico (erano entrambi colleghi alchimisti), e della moglie non è nient'altro che una nuova, grande avventura, appare lecito desumere che il prof. Silente non abbia alcun timore di abbandonare questo mondo. Figuriamoci, poi, idealista qual è, se debba aver timore di morire quando, con la sua dipartita, otterrebbe scopi più che nobili ed utili allo scopo dell’Ordine della Fenice, da lui fondato e di cui è l’anima:
- corroborare la copertura di una spia dell'Ordine della Fenice all'interno dei Mangiamorte;
- contribuire a salvare la vita di Harry Potter, l'unico che può uccidere Lord Voldemort in base alla ben nota profezia di Sibilla Cooman .
Inoltre, il prof. Silente, nel suo colloquio con Lord Voldemort, afferma che ci sono cose peggiori della morte, come, ad esempio - aggiungerei io – vivere con il rimorso di aver preferito salvare se stessi, favorendo così la vittoria del male, piuttosto che immolarsi per la vittoria del bene. Il fatto, inoltre, che i due dialoghi siano avvenuti a distanza di anni non fa che portarci a due conclusioni: la convinzione di Silente risulta ben radicata nel suo intimo ed il fatto di essere estremamente sicuro del destino che lo attende.
Le affermazioni del prof. Silente, dunque, mi fanno pensare, come detto precedentemente, che è disposto a qualunque mezzo, addirittura a sacrificare la sua vita, pur di raggiungere uno scopo a cui tutti noi aneliamo: la vittoria del bene. E la vittoria del bene può essere raggiunta, come appena specificato, facendo di tutto pur di salvare Harry, il “prescelto”, l’unico in grado di sconfiggere l’Oscuro Signore in base alla profezia di Sibilla Cooman. Più volte, nel corso dell’ultimo anno, dopo aver sottolineato il fatto che, per tale motivo, la vita dello stesso Harry è molto più importante anche della sua , lo prepara alla battaglia finale contro Lord Voldemort parlandogli della sua famiglia e degli horcruxes, istruendolo personalmente sui modi per sconfiggerlo e dicendogli chiaramente di non avere dubbi in proposito allo scontro finale .
Ma, a mio avviso, c’è di più. Ci sono ulteriori prove che ci fosse una sorta di "piano premeditato" tra il Preside ed il prof. Piton. Il prof. Silente sapeva di essere in procinto di morire; questo appare chiaro. Ha ben tenuto testa a Voldemort nel Ministero alla fine del 5° libro, ma ne è uscito provato, senza contare le ferite riportate al braccio destro per la distruzione dell'Horcrux. Il Preside, inoltre, si rende conto che tutto quello che poteva dare per la causa della guerra contro Voldemort è già stato dato;
- ha protetto e vegliato Harry per 16 anni;
- ha protetto Hogwarts fin da quando Voldemort ha fatto domanda per insegnare;
- ha ricostituito e riorganizzato l'Ordine della Fenice;
- ha scoperto come Voldemort ha guadagnato l'immortalità e quindi come distruggerlo;
oltre ad aver, appunto, istruito Harry su come fare a sconfiggerlo. Ma non può più fare altro, la sua vita e le sue forze stanno giungendo al termine. Sa però che per identificare gli Horcruxes rimasti e dove sono nascosti occorre stare vicini alla sola persona che sa dove sono: Lord Voldemort! Ed una delle persone a lui più vicine è senz’altro il prof. Piton. Il Preside, inoltre, sa che è ora che il prof. Piton faccia qualcosa di eclatante per fugare i dubbi da tutti i Mangiamorte e convincere definitivamente Voldemort. In questo modo l'Ordine avrà un suo "uomo" come braccio destro di Voldemort, il quale potrà cercare di scoprire dove si trovano gli altri Horcruxes e comunicarlo in qualche modo a Harry. Altrimenti come potrebbe Harry, senza alcun aiuto, scoprire dove sono e così sconfiggere definitivamente l’Oscuro Signore?
È vero, ci sono dei dubbi sul fatto che il prof. Piton sia veramente fedele al prof. Silente ed all’Ordine della Fenice. L’accusa obietta che vi sono numerose prove che dimostrano, in maniera inconfutabile, la fedeltà del prof. Piton a Lord Voldemort ed ai Mangiamorte. A tal proposito, mi riporto integralmente all’arringa difensiva da me scritta in merito all’imputazione 2 ed inserita nel sito in data 02/06/06 per confutare tali accuse inique, oltre a portare alla vostra attenzione la prova 92 dell’imputazione 4 . Inoltre, ad ulteriore supporto del fatto che il prof. Piton sia fedele all’Ordine della Fenice ed al prof. Silente, nonché del fatto che vi sia un piano preordinato fra loro due, vorrei analizzare con voi la prova n° 42 dell’imputazione 4, facendo alcune considerazioni personali. Innanzitutto, se il prof. Piton non avesse voluto che Lord Voldemort avesse dubbi sulla sua fedeltà, perché non ha ucciso prima il prof. Silente? Ha lavorato per lui e con lui 15 anni, le occasioni non gli sono certo mancate. L’ultima occasione utile è anche recente nel tempo . Se il prof. Piton voleva ammazzare Silente, perchè l'ha salvato quando è tornato ferito alla mano dopo la distruzione dell'Horcrux? Se avesse voluto fugare ogni dubbio dell’Oscuro Signore sulla sua fedeltà, quale occasione migliore di questa? Vorrei portare poi alla vostra attenzione il Voto Infrangibile, stipulato fra il prof. Piton e Narcissa Malfoy . L’accusa basa l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Silente sul solo fatto che, in base a sue personalissime considerazioni e non supportate da fatti oggettivi, il Preside ed il prof. Piton non potrebbero essersi messi d’accordo su tale evento poiché, temporalmente, ha prima stretto il Voto Infrangibile con Narcissa Malfoy e poi ha litigato con Silente sull’omicidio. Questo mero dato temporale, a mio avviso, non significa niente. Sembra per lo meno improbabile che Silente e Piton abbiano discusso dei loro piani e dell’omicidio in una sola occasione, durante il litigio nella foresta. È un piano troppo articolato, non solo per la mera organizzazione dell’evento, ma anche per analizzare le possibili alternative e tutti gli effetti che ne sarebbero conseguiti, per poterne discutere, litigando peraltro, in una sola notte. Non dimentichiamo che sia il Preside che il prof. Piton sono persone molto meticolose e che dal loro operato, buono o cattivo che sia, possono derivare conseguenze per l’intero mondo dei maghi. Da una non perfetta organizzazione potrebbe derivare la vittoria di Lord Voldemort e la conquista, da parte sua, del potere sul mondo. Non è quindi plausibile che si siano organizzati alla svelta, in una notte, ma che l’omicidio di Silente sia stato organizzato da tempo. L’elemento che dovrebbe farci sospettare una lunga organizzazione del piano è innanzitutto l’apparente ritorno del prof. Piton fra i Mangiamorte avvenuto molto tempo fa. Ritorno che, risulta evidente, serve a permettergli di spiare meglio Lord Voldemort per conto dell’Ordine della Fenice, ruolo che, giova ribadirlo, ha già svolto in passato e per cui è stato assolto dall’accusa di essere un Mangiamorte. Vi sono, poi, le dichiarazioni di Silente, precedentemente analizzare, in merito alla morte. Dal che si deduce il fatto che non tema la morte, soprattutto se può servire a contribuire a salvare la vita di Harry Potter, l'unico che può uccidere Lord Voldemort in base alla ben nota profezia di Sibilla Cooman, ed a dare maggiore copertura al ruolo di spia all’interno dei Mangiamorte a Piton, l’unico, fra l’altro, in grado di scoprire le mosse dei Mangiamorte con un certo anticipo ed a potersi, quindi, regolare di conseguenza per salvarlo. Infatti, il Voto Infrangibile, che obbliga Piton a uccidere Silente nel caso che Draco fallisca, spiegherebbe bene la scelta di Silente di morire per mano di Piton. Infatti se Piton non agisse così, morirebbe comunque per colpa del vincolo contratto con tale voto . E Silente non è tipo da lasciar morire la gente che lavora per lui, ma soprattutto con la morte di Piton verrebbe meno la spia insospettabile che Voldemort ha accanto e che potrebbe, appunto, risultare vitale per la salvezza di Harry. È vero, infatti, che è difficile immaginare che chi sta dalla parte di Silente lo aiuti... ammazzandolo! Però se Piton non avesse scagliato l'Avada Kedavra contro Silente:
a) Silente sarebbe morto comunque, per mano di Amycus, Alecto oppure - più probabilmente – Grayback
b) E anche Piton sarebbe morto! Infatti, chi non adempie al Voto Infrangibile muore: Severus si era impegnato a portare a termine la missione di Draco, se questi non ci fosse riuscito, missione che consiste appunto nell'uccidere Silente.
Dunque l'alternativa era o la morte di entrambi (Silente e Piton) oppure la morte solamente di Silente...Se voi foste stati nei panni del Preside di Hogwarts, cosa avreste preferito? Almeno così Piton è vivo e ha una possibilità di aiutare Harry nello scontro con Voldemort (e poco importa che Harry creda a Piton oppure no, ci sono anche altri modi per aiutarlo!!!).
Inoltre, a sostegno del fatto che vi sia un piano preordinato fra il Preside ed il prof. Piton, vi sono ulteriori prove a dimostrazione di ciò. Innanzitutto, questo litigio, o discussione, è stato l’ultimo di una lunga serie, stante la riluttanza del prof. Piton ad uccidere quello che, probabilmente, è il suo migliore amico nonché mentore. C’è stata, infatti, un’altra discussione fra i professori Piton e Silente, avvenuto durante il quarto anno, quando ormai risulta evidente il ritorno di Lord Voldemort . Nel quarto libro, il Preside chiede al prof. Piton, che accetta, anche se a malincuore, di fare qualcosa per lui. Ma cosa? Pensiamo, poi, al litigio fra loro due nella foresta, due anni più tardi . Cos’è che il prof. Piton aveva già accettato di fare in Harry Potter e il Calice di Fuoco, ma poi non ha più intenzione di eseguire? Vorrei portare alla vostra attenzione il fatto che, nel primo scambio di battute, il prof. Silente non specifica nella maniera più assoluta cosa il prof. Piton debba fare e che quest’ultimo non ha bisogno di alcuna delucidazione in merito: comprende al volo e va via, dando inizio al piano, evidentemente precedentemente messo a punto. Alla luce degli eventi che hanno portato alla morte di Silente, è possibile ritenere che Piton si stesse rifiutando di uccidere il Preside, qualora ciò fosse risultato necessario, secondo il piano prestabilito con Albus.
In quest’ultimo brano, in cui Hagrid ci riferisce solo una minima parte della conversazione fra i due, il prof. Silente appare molto duro, sembra quasi arrabbiato, e il prof. Piton parla di una cosa che non sapeva se sarebbe riuscito a fare. Alla luce di quanto detto finora, appare estremamente plausibile che il prof. Silente stia sottolineando al prof. Piton l’importanza della morte del Preside, così importante per l'obiettivo comune. Ricordiamoci, infatti, che il prof. Silente non ha paura della morte, ed è disposto a morire per un bene superiore, per qualcosa in cui crede. A questo proposito si collega la frase che il Preside rivolge al prof. Piton poco prima che egli scagli la Maledizione: “Severus, ti prego ..” . Non sono disposto a credere che Silente stia “implorando” di essere risparmiato. Sembra quasi una preghiera che sottintende “Severus, ti prego, ne abbiamo già parlato, sai che lo devi fare, che è la cosa giusta”; sembra, insomma, che lo stia pregando di non desistere, di non vacillare. Il prof. Silente, infatti, sarebbe morto in ogni caso di lì a poco, per effetto del veleno bevuto nella caverna. In tale occasione disse infatti ad Harry che sarebbe morto comunque come effetto della pozione bevuta .
Analizziamo, poi, la prova n°51 dell’imputazione 4. Nel suo lungo dialogo con Silente sulla Torre di Astronomia , Draco Malfoy ci dice una cosa molto importante: Fanny, la fenice del Preside, quella notte era a Hogwarts ed è intervenuta nella battaglia (“Dovevo aspettare quassù il suo ritorno, solo che la sua fenice si è intromessa”). Anche Silente dice una cosa importante: «Sì, hanno questa abitudine». Dunque le fenici hanno l'abitudine di intervenire in caso di pericolo per il loro padrone. Del resto, la fenice di Silente intervenne perfino al Ministero a salvare il Preside proprio da un anatema che uccide: l'Avada Kedavra scagliato da Voldemort in persona. Un maleficio presumibilmente più potente di quello lanciato da Piton, che Fanny assorbe come se nulla fosse . Sappiamo poi che, dopo aver rallentato Draco, Fanny non si è allontanata da Hogwarts. Eccola, infatti, poco dopo, intenta a cantare nel parco . Dunque, Fanny interviene per bloccare Malfoy, ma non si fa viva, appena qualche minuto dopo, per fermare l'Avada Kedavra di Piton. Perchè un comportamento tanto illogico? Forse perchè Silente voleva sì fermare Draco, ma non anche Piton. Perché, forse, con Piton era già un accordo in tal senso. Per questo, Fanny interviene rispetto al vero pericolo (Draco), ma non fa assolutamente nulla per ostacolare il prof. Piton, che verosimilmente sta portando a compimento il piano concordato fra il Preside ed il prof. Piton. Draco Malfoy confessa poi di aver teso una trappola a Silente e si vanta con quest'ultimo del fatto che il suo piano ha funzionato . La risposta di Silente, per quanto criptica, è emblematica: “Bè... si e no...”. Dunque, il piano di Draco Malfoy non ha funzionato del tutto. Non sappiamo cosa esattamente volesse dire il Preside, ma di sicuro non era stupito di quel che stava accadendo, né eccessivamente preoccupato e non riteneva di essere caduto in trappola. Abbiamo, dunque, un ulteriore indizio non solo del fatto che fra Silente e Piton vi fosse un preventivo accordo su come affrontare la situazione, ma anche del fatto che il prof. Silente fosse stato preventivamente avvisato del piano di Draco. Da chi potrebbe aver avuto tale informazione? La risposta, a mio avviso, appare scontata: il prof Piton. Abbiamo, dunque, un ulteriore indizio della fedeltà di quest’ultimo alla causa dell’Ordine della Fenice e che stia svolgendo il ruolo di spia per conto di Silente all’interno dei Mangiamorte.
Analizziamo, infine, l’espressione del prof. Piton nel momento in cui scaglia la Maledizione Senza Perdono: sul volto del prof. Piton vediamo profondo odio e disgusto poco prima di scagliare l’Avada Kedavra su Silente . Queste sono esattamente le stesse parole che J. K. Rowling usa per descrivere lo stato d'animo di Harry mentre obbliga il Preside a bere il veleno nella caverna , perché glielo aveva precedentemente promesso , anche se Harry non vorrebbe farlo. Il parallelismo e l'analogia sono evidenti, soprattutto nella versione inglese . Appare dunque evidente come quel "Severus... ti prego...". debba intendersi come un "Ti prego, mantiene fede agli impegni, uccidimi se questo significa rimanere tra i Mangiamorte, vai fino in fondo". Ed ecco perché poi il prof. Piton è così pieno di odio verso se stesso e verso gli altri, ecco perché reagisce così di fronte a Harry in maniera inconsulta . Il prof. Piton non sopporta infatti, soprattutto da parte di Harry, l’unico che dovrebbe comprenderlo per aver vissuto una situazione analoga, l’accusa di vigliaccheria, mentre si è trovato in una situazione particolarmente difficile: portare a termine la sua missione per l'Ordine, anche a costo di distruggersi la vita, di apparire come un traditore e di perdere tutte le persone che aveva all'interno della Scuola e dell'Ordine stesso. Questa secondo me è la verità dietro ai fatti che la Rowling ci ha messo davanti agli occhi.
Vorrei spendere, infine, qualche parola a proposito della maledizione “Avada Kedavra”, usata dal prof. Piton e, soprattutto, sui suoi effetti . Vi sono, a mio parere, delle discrepanze:
- fra come bisogna utilizzare questa maledizione, gli effetti che questa maledizione produce - così come ci vengono spiegati dal falso Alastor Moody - e come la vediamo applicata nella realtà, e
- come la vediamo applicata dal prof. Piton contro il prof. Silente e gli effetti che si manifestano in questo singolo caso.
Il falso Moody ci spiega che, per poterla utilizzare correttamente, è necessario saperla fare, provare sentimenti di odio, bisogna voler uccidere o provocare determinati effetti, anche se non necessariamente verso la persona/essere vivente contro cui è diretta la maledizione, o Moody/Crouch non avrebbe mai potuto scagliarla contro i poveri ragni durante la sua prima lezione di Difesa contro le arti Oscure (personalmente non credo potesse odiare quei ragni). Le maledizioni senza perdono hanno effetto, cioè, solo se si ha l'intenzione di compiere tale atto! Questo concetto viene ribadito anche nello scontro nella sede del Ministero da Bellatrix Lestrange . È sufficiente provare odio e cattiveria in generale, che poi, con grande abilità magica e autocontrollo, possono essere indirizzati per scagliare la maledizione a chiunque. Quindi Piton potrebbe aver detto "Avada Kedavra" senza la giusta dose di magia e "volontà di uccidere" e potrebbe aver "pensato" qualche altro incantesimo che ha portato Silente fuori scena il tempo necessario a far credere a tutti che sia morto. Inoltre gli incantesimi non verbali sono uno dei punti più importanti del libro. Secondo me Piton ha sì detto Avada Kedavra ma potrebbe aver fatto un altro incantesimo. Riflettiamo, infatti, sugli effetti dell’Avada Kedavra, così come possiamo vederli nel corso della saga, e poi compariamoli con gli effetti dell’incantesimo usato dal prof. Piton. Finora abbiamo assistito a tre morti tramite la maledizione che uccide: il custode di casa Riddle, Frank, il campione dei Tassorosso, Cedric Diggory , ed una volpe . In tutti i casi in cui è stato utilizzato tale incantesimo, una volta colpiti da un lampo di luce verde, si sono semplicemente afflosciati al suolo, morti prima di toccare il suolo. Nel caso di Silente invece, quando viene colpito dall'Avada Kedavra di Piton, viene proiettato in aria e quindi ricade al di là della torre. Ora, perché mai il corpo di Albus Silente si è addirittura alzato in volo quando è stato maledetto? L’unica risposta plausibile è la seguente: l’incantesimo che Piton gli ha scagliato contro non è in realtà una maledizione, ma probabilmente un diverso incantesimo. Possiamo solo supporre che ciò sia stato possibile mediante l’utilizzo degli incantesimi non verbali (purtroppo il testo non chiarisce se il comando dato alla bacchetta con la mente possa contraddire in qualche modo quello espresso con la voce). E comunque non è tutto. È già capitato infatti che Silente sia stato sul punto di essere colpito da un Avada Kedavra, ma in quel caso “… dalla bacchetta di Voldemort uscì un altro getto di luce verde contro Silente, e il serpente scattò… Fanny calò davanti a Silente, spalancò il becco e inghiottì lo zampillo verde: esplose in fiamme e cadde a terra, implume e raggrinzita”. (Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 755). Per quanto concerne, infine, gli effetti dell’incantesimo utilizzato contro il Preside, vorrei invitarvi a rileggere la descrizione della morte di Sirus Black ad opera di Bellatrix Lestrange . Come potete notare, si possono notare delle somiglianze fra gli effetti dell’incantesimo usato contro Sirius e quelli dell’incantesimo utilizzato contro il prof. Silente. In entrambi i casi, le vittime vengono sbalzate all’indietro e l'incantesimo che colpisce le vittime fa volare le vittime all’indietro e causa un rallentamento nella caduta (sembra quasi l’incantesimo Levicorpus, peraltro inventato dallo stesso prof. Piton, o l’incantesimo Mobilicorpus), al contrario della Maledizione Senza Perdono, in cui le vittime si afflosciano semplicemente a terra, morendo prima di toccare il suolo. Inoltre, nel caso di Sirius, è il passaggio oltre al velo a ucciderlo, non l'incantesimo in sé . Diverso è il caso dell’Avada Kedavra, il cui scopo è quello di uccidere ed i suoi effetti sono molto diversi dal sollevare qualcuno e farlo cadere lentamente. L'incantesimo utilizzato da Bellatrix contro Sirius causa sicuramente un rallentamento del corpo nel toccare terra, dopo averlo fatto levitare. Molto simile a quello che succede al corpo di Silente, che cade lentamente all'indietro, dopo essere stato scagliato in aria. Sembra quasi che il prof. Piton esegua su Silente lo stesso incantesimo che Bellatrix esegue su Sirius. Il prof. Piton, dunque, potrebbe anche non aver utilizzato l’Avada Kedavra contro il prof. Silente, ma un altro incantesimo che, associato ad una pozione, sia in grado di simulare la morte del Preside. Potrebbe aver utilizzato uno stratagemma analogo per aggirare il Voto Infrangibile. Vorrei, infatti, ricordarvi cosa può fare un esperto di Pozioni quale il prof. Piton: “Non mi aspetto che comprendiate a fondo la bellezza del calderone che bolle a fuoco lento, con i suoi vapori scintillanti, il delicato potere dei liquidi che scorrono nelle vene umane, ammaliando la morte, stregando i sensi…. Io posso insegnarvi a imbottigliare la fama, la gloria, addirittura la morte…” . Potrebbe, ad esempio, aver utilizzato l’incantesimo Confundus per stregare i sensi di chi debba “vegliare” sulla corretta applicazione del Voto ed il Distillato della Morte Vivente per simulare la morte di Silente
Il prof. Piton, dunque, come il Preside, per la realizzazione di un fine, la sconfitta definitiva dell’Oscuro Signore, utilizza determinati mezzi, come, ad esempio, sacrificare se stesso, in ragione, appunto, di uno scopo encomiabile? Esiste, dunque, un parallelo fra il comportamento del Prof. Silente ed il comportamento del prof. Piton? Sì, a mio avviso. Il Preside, per raggiungere un determinato fine – la sconfitta di Lord Voldemort – non esita a sacrificare se stesso pur di salvare Harry, l’unico in grado di sconfiggerlo. Il prof. Piton, pur di raggiungere il medesimo scopo:
- non esita a rischiare la sua stessa vita, tradendo Lord Voldemort e lavorando come spia dell’Ordine della Fenice all’interno dei Mangiamorte;
- non esita ad obbedire agli ordini del prof. Silente: lo uccide, pur sapendo che sarà per sempre bollato come traditore e che, probabilmente, non potrà mai più essere riabilitato. Nessuno, infatti, ad ora, sembra aver compreso che l’uccisione di Silente non è altro che un modo per raggiungere meglio l’unico scopo per cui opera l’Ordine della Fenice: uccidere l’Oscuro Signore;
- non esita, infine, a collaborare con il prof. Silente nel tentativo di salvare Harry, “il prescelto”, l’unico in grado di sconfiggere Lord Voldemort
Alla luce, dunque, di un’attenta lettura degli avvenimenti che hanno portato alla presunta morte del prof. Silente, non possiamo fare altro che assolvere con formula piena il prof. Piton dall’accusa ingiustamente mossagli.
“Quattordici anni,” rispose Piton. La sua espressione era indecifrabile. Harry, senza smettere di guardarlo, aggiunse qualche goccia alla sua pozione; quella sibilò minacciosa e da turchese divenne arancione. “So che prima aveva fatto domanda prima per la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure... “ disse la Umbridge. “Sì,” rispose piano Piton. “Ma non ha avuto successo?”. Piton fece una smorfia. “Evidentemente”. La professoressa Umbridge prese nota.
“E tutti gli anni, da quando è arrivato qui a scuola, ha fatto regolarmente domanda per quel posto, se non sbaglio”“Sì,” confermò Piton, muovendo appena le labbra. Sembrava furibondo”.
Prova 161, imputazione 4, LETTERA B Harry Potter e il principe Mezzosangue, pag. 348 – 349.
“Vedi, non siamo mai riusciti a trattenere un insegnante di Difesa contro le Arti Oscure per più di un anno da quando rifiutai quel posto a Lord Voldemort”.
Prova 51, imputazione 4, LETTERA E Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 408.
Cfr., ad esempio: “Ci servirà un nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure. Poveri noi! Li perdiamo uno dopo l'altro, non ti pare?”. Harry Potter e la Camera dei segreti, pag. 300; “Davvero?’ disse Madama Chips in tono d'approvazione. ‘Vuol dire che finalmente abbiamo un insegnante di Difesa contro le Arti Oscure che conosce il suo mestiere?”. Harry Potter ed il Prigioniero di Azkaban, pag. 78.
“Per uno giovane come te, sono sicuro che tutto questo sembrerà incredibile, ma per Nicolas e Petronella è proprio come andare a dormire dopo una giornata molto, molto lunga. In fin dei conti, per una mente ben organizzata, la morte non è che una nuova, grande avventura. Sai, la Pietra non era poi una cosa tanto prodigiosa. Si, certo: tutti i soldi e tutta la vita che uno può volere …. Sono le due cose che la maggior parte degli esseri umani desidera più di ogni altra …. Ma il guaio è che gli uomini hanno una particolare abilità nello scegliere proprio le cose peggiori per loro”. Harry Potter e la Pietra filosofale, pag. 283 LETTERA A
“Sei stato sciocco a venire qui stanotte, Tom,” disse calmo Silente. “Gli Auror sono per strada”.“Per allora io me ne sarò andato, e tu sarai morto!” sibilò Voldemort. Sparò contro Silente un’altro incantesimo mortale, ma lo mancò e colpì invece il tavolo del guardiamago, che prese fuoco. Silente mosse appena la bacchetta: ne scaturì un incantesimo che al suo passaggio Harry, benché protetto dal suo guardiano dorato, si sentì rizzare i capelli; stavolta per respingerlo Voldemort fu costretto a evocare dal nulla uno scintillante scudo argenteo. L’incantesimo, quale che fosse, non provocò danni visibili allo scudo, ma ne trasse un rintocco profondo simile a un gong: un suono stranamente agghiacciante. “Non vuoi uccidermi, Silente?” gridò Voldemort, gli occhi scarlatti socchiusi appena visibili oltre il bordo dello scudo. “Sei superiore a tanta brutalità, vero?”.“Sappiamo entrambi che ci sono altri modi di distruggere un uomo, Tom” replicò tranquillo Silente, ed avanzò verso di lui come se non avesse paura alcuna, come se nulla fosse successo ad interrompere la sua passeggiata nell’Atrium. “Ammetto che non mi darebbe soddisfazione toglierti soltanto la vita...”.“Niente è peggio della morte, Silente!” ringhiò Voldemort. “Ti sbagli”, replicò Silente, continuando ad avvicinarsi e parlando in tono leggero come se stessero facendo due chiacchiere davanti a un bicchierino. Vedendolo camminare così indifeso, privo di scudo, Harry ebbe timore; avrebbe voluto gridare un avvertimento, ma il suo guardiano senza testa continuava a tenerlo contro la parete, bloccando ogni suo tentativo di liberarsi. “In verità, l'incapacità di capire che esistono cose assai peggiori della morte è sempre stata la tua più grande debolezza...”
Harry Potter e l'Ordine della Fenice, pag. 754. LETTERA C
“Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore… nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull’estinguersi del settimo mese… L’oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto… e l’uno dovrà morire per mano dell’altro, perché nessuno dei due può vivere… se l’altro sopravvive… il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore nascerà all’estinguersi del settimo mese…”).
Prova 19, imputazione 4, LETTERA C Harry Potter e l'Ordine della Fenice, pag. 777.
"Un pedaggio?" chiese Harry. "Dobbiamo pagare la porta?"."Si" rispose Silente. "Con il sangue se non mi sbaglio". "Sangue?"…[CUT]…"Professore!" protestò Harry, correndo verso Silente che levava già il pugnale. "Lo faccio io,io sono..."…[CUT]…"Sei molto gentile, Harry" rispose Silente passandosi sul braccio la punta della bacchetta. Il profondo taglio si rimarginò all'istante, come le ferite di Malfoy guarite da Piton. "Ma il tuo sangue vale più del mio."
Prova 19, imputazione 4 LETTERA B Harry Potter e il Principe Mezzosangue pag. 507-508
"Perché non posso berla io, la pozione?" chiese Harry, disperato."Perché io sono molto più vecchio, molto più capace e molto meno prezioso di te" rispose Silente.
Prova 19, imputazione 4 LETTERA C Harry Potter e il Principe Mezzosangue pag. 517
Harry non disse nulla, ma Silente non sembrò aspettare una risposta. Continuò, “Passando ad un altro argomento, sebbene collegato, è un mio desiderio che tu prenda lezioni private con me quest’anno.”“Private… con lei?” disse Harry, sorpreso fuori dal suo silenzio preoccupato.“Si. Penso che è tempo che io dia una mano più grande alla tua istruzione.”. “Cosa mi insegnerà, Signore?”.“Oh, un po’ di questo e un po’ di quello,” disse Silente con leggerezza. Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 78-79
“Devi?” chiese Silente. “Certo che devi! Ma non a causa della profezia! Perché tu, tu stesso, non sarai mai in pace finché non avrai tentato!...”. Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 465.
"C'è ancora il fatto che Silente si fida di Piton, e io so che Silente si fida là dove molte altre persone non lo farebbero, ma non ce lo vedo a permettere che Piton faccia l'insegnante a Hogwarts se avesse mai lavorato per Voldemort".
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 453. LETTERA A
"Taci, Ron" intervenne Hermione infuriata. "Quante volte hai sospettato di Piton, e quando mai hai avuto ragione? Silente si fida di lui, lavora per l'Ordine, e questo ci deve bastare"."Era un Mangiamorte" insisté Ron. "E non abbiamo mai avuto la prova che abbia davvero cambiato bandiera"."Silente si fida di lui" ripeté Hermione. "E se noi non possiamo fidarci di Silente, non possiamo fidarci di nessuno".
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 522. LETTERA B
Silente non parlò per un attimo; sembrava che cercasse di prendere una decisione. Infine rispose: "Ne sono sicuro. Ho PIENA FIDUCIA in Severus Piton". Harry respirò a fondo per qualche istante, tentando di calmarsi. Inutile. "Bè, io no!" gridò come prima. "Sta tramando qualcosa con Draco Malfoy in questo stesso momento, proprio sotto il suo naso, e lei continua...""Ne abbiamo già parlato, Harry" ribatté Silente, di nuovo inflessibile. "Ti ho detto la mia opinione"….[CUT]…"Non desidero discuterne oltre"
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 498-499. LETTERA C
““Ma lui è un ottimo Occlumante, vero Signore?” lo interruppe Harry, con al voce tremante per lo sforzo di mantenerla calma. “E Voldemort non è forse convinto che Piton stia dalla sua parte, anche adesso? Professore… come fa a essere sicuro che Piton stia con noi?”Silente non parlò per un attimo; sembrava che cercasse di prendere una decisione. Infine rispose: “Ne sono sicuro. Ho piena fiducia in Severus Piton”.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 494-5 e 497-8. LETTERA E
Harry tacque, agitato, guardando torvo Silente. Che cosa stava succedendo? Silente aveva davvero ordinato a Piton di scoprire le intenzioni di Malfoy, e dunque aveva già saputo da Piton tutto quello che Harry gli aveva appena detto? O era davvero preoccupato da quanto aveva sentito ma fingeva di non esserlo? «Allora, signore» riprese, in quello che sperava essere un tono educato e tranquillo, «lei continua a fidarsi...? »« Sono stato già abbastanza tollerante da rispondere a questa domanda» disse il Preside, che non sembrava più tanto tollerante. La mia risposta non è cambiata».
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 330. LETTERA F
Ho provato, Draco.Il Professor Piton ti tiene d'occhio per mio ordine... ""Non esegue i suoi ordini, ha promesso a mia madre... ""Naturalmente è quello che ha detto a te Draco, ma...". "Fa il doppio gioco, stupido vecchio, non lavora per lei!""Dobbiamo rassegnarci a dissentire su questo punto, Draco. Si da il caso che io mi fidi del Professor Piton... ".
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 532-533. LETTERA G
«No!» urlò Karkaroff, tendendo le catene che lo legavano alla sedia. «Ve lo assicuro! Severus Piton è un Mangiamorte!»Silente si alzò. «Ho già deposto a questo proposito» disse chiaramente. «Severus Piton è stato un Mangiamorte, è vero. Però è tornato dalla nostra parte prima della caduta di Voldemort e ha fatto la spia per noi, a suo rischio e pericolo. Ora non è un Mangiamorte più di quanto lo sia io»
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 503. LETTERA H
"Non è affar nostro" intervenne Lupin inaspettatamente, Si era girato a guardare Harry, la schiena verso il camino. "Sono affari di Silente. Lui si fida di Severus, e questo dovrebbe bastare a tutti noi"."Ma" interloquì Harry, "mettiamo che... mettiamo che Silente si sbagli su Piton..."."L'hanno detto in tanti, tante volte. Tutto si riduce ad avere o non avere fiducia nel giudizio di Silente. Io ce l'ho e quindi mi fido di Severus".
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 306-307. LETTERA I
"Ha sempre lasciato intendere che aveva una ragione inoppugnabile per fidarsi di lui" mormorò la McGranitt, premendosi gli angoli degli occhi traboccanti di lacrime con un fazzoletto scozzese."Voglio dire...con la storia che aveva...chiunque avrebbe dubitato...ma Silente mi disse a chiare lettere che il pentimento di Piton era sincero...e non voleva sentire nulla contro di lui!".
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 555. LETTERA M
«Si dà il caso che Silente si fidi di me» disse Piton a denti stretti. «Mi rifiuto di credere che ti abbia dato ordine di perquisire il mio ufficio!». «Ma certo che Silente si fida di te» ringhiò Moody. «E un uomo fiducioso, vero? È convinto che a tutti sia dovuta una seconda possibilità. Ma io... io dico che ci sono macchie che non vengono via, Piton. Macchie che non vengono mai via, capisci quello che voglio dire?».Piton all'improvviso fece una cosa molto strana. Si afferrò convulsamente il braccio sinistro con la mano destra, come se gli facesse male.
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pagg. 402-403-404. LETTERA N
Harry rimase ancora una volta seduto in silenzio, gli occhi fissi al turbolento contenuto del Pensatoio. C'erano altre due domande che moriva dalla voglia di fare... ma riguardavano le colpe di persone viventi...«Ehm» disse, «il signor Bagman...». «... non è mai stato accusato di attività Oscure da allora» concluse tranquillo Silente.«Bene» disse Harry in fretta, tornando a scrutare il contenuto del Pensatoio, che vorticava più lentamente ora che Silente aveva smesso di riversarvi altri pensieri. «E... ehm...». Ma il Pensatoio parve formulare la domanda al suo posto. Il volto di Piton affiorò di nuovo. Silente gli gettò un'occhiata, poi alzò lo sguardo verso Harry. «E nemmeno il professor Piton» disse.Harry scrutò gli occhi azzurro chiaro di Silente, e la domanda cruciale gli sfuggì di bocca prima che riuscisse a fermarsi. «Che cosa le ha fatto credere che avesse davvero smesso di sostenere Voldemort, professore?»Silente sostenne lo sguardo di Harry per qualche secondo, e poi rispose: «Questa, Harry, è una faccenda tra il professor Piton e me».
Harry Potter e il calice di fuoco, pag. 514. LETTERA O
Prova 51, imputazione 4, LETTERA C: "L'anello, Harry. L'anello di Orvoloson. Una terribile maledizione lo proteggeva. Se non fosse stato - perdonami la mancanza di modestia - per la mia straordinaria abilità, e per l'intervento tempestivo del professor Piton quando sono tornato a Hogwarts terribilmente ferito, forse non sarei qui a raccontarlo").
Prova 42, imputazione 4, LETTERA B: “Severus, vuoi tu vegliare su mio figlio Draco, nel suo tentativo di adempiere i voleri del Signore Oscuro?”. “Lo voglio,” rispose Piton. Una lingua sottile di fiamma scivolò dalla bacchetta e si avvolse intorno alle loro mani come un filo incandescente. “E vuoi tu, al massimo delle tue capacità, proteggerlo da ogni pericolo?”. “Lo voglio.” disse Piton. Una seconda lingua di fiamma scaturì dalla bacchetta e si intrecciò alla prima, formando una sottile catena ardente. “E, se dovesse rendersi necessario… se Draco dovesse fallire…” sussurrò Narcissa (la mano di Piton si mosse nella sua, ma lui non la ritrasse), “Vuoi tu portare a compimento l’impresa che il Signore Oscuro ha ordinato a Draco di eseguire?”Ci fu un attimo di silenzio. Bellatrix li guardava, la bacchetta sopra le loro mani intrecciate, gli occhio spalancati. “Lo voglio” disse Piton.
Prova 42, imputazione 4, LETTERA A: “"Sì, sono sicuro" rispose Harry. "Perché, cosa vuol dire?""Bè, non si può infrangere un Voto Infrangibile...""Che strano, ci ero arrivato da solo. Ma allora che cosa succede se lo infrangi?""Muori").
‘Severus’ disse Silente rivolto a Piton, ‘sai che cosa devo chiederti di fare. Se sei pronto... se sei in grado...”Lo sono’ disse Piton. Era un po' più pallido del solito e i suoi freddi occhi neri erano animati da uno strano scintillio. ‘Allora, buona fortuna’ disse Silente, e con una traccia di preoccupazione sul viso guardò Piton scomparire silenziosamente. Passarono parecchi minuti prima che Silente parlasse di nuovo.
Prova 92, imputazione 4 LETTERA D Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag 606
“Non lo so, Harry, non dovevo nemmeno sentirla, quella roba lì! Io… bè, veramente litigavano. Non volevo attirare l’attenzione, allora mi sono nascosto e ho provato a non ascoltare, ma non era mica tanto facile… Era una… bè, una discussione di quelle toste”.“Allora?” lo incalzò Harry, mentre Hagrid scalpicciava, imbarazzato.
“Allora… ho solo sentito Piton che diceva che Silente dà tutto per scontato e che forse lui – Piton – non voleva farlo più…”“Fare cosa?”. “Non lo so, Harry, era come se Piton era un po’ stanchino, ecco… comunque Silente ci ha detto chiaro e tondo che aveva accettato di farlo e basta. È stato molto deciso. E poi ha detto qualcosa di Piton che doveva fare delle indagini nella sua casa, Serpeverde. Bè non c’e mica niente di strano in questo” aggiunse in fretta, quando Harry e Hermione si scambiarono sguardi eloquenti. “Tutti i direttori delle Case hanno dovuto indagare sulla storia della collana…”.
Prova 75, imputazione 4 Harry Potter e il Principe Mezzosangue" - pag: 372-373
“Abbiamo un problema, Piton,” disse il goffo Amycus, senza distogliere da Silente lo sguardo e la bacchetta. “Il ragazzo non sembra in grado...”. Ma qualcun’altro aveva pronunciato il nome di Piton, con dolcezza. “Severus...”. Quel suono atterrì Harry più di ogni altra cosa che aveva vissuto quella sera. Per la prima volta, Silente supplicava. Piton non rispose. Avanzò e spinse rudemente Malfoy di lato. I tre Mangiamorte si ritrassero senza una parola. Persino il lupo mannaro era intimorito. Piton scrutò per un attimo Silente, e incisi nei suoi duri lineamenti c'erano disgusto e odio. “Severus... ti prego...”.. Piton levò la bacchetta e la puntò contro Silente. “Avada Kedavra!”. Uno zampillo di luce verde schizzò dalla punta della bacchetta di Piton e colpì Silente in pieno petto. L’urlo di orrore non uscì mai dalla bocca di Harry; silenzioso e immobile, fu costretto a guardare Silente scagliato in aria: per un istante parve restare sospeso sotto il teschio lucente, e poi cadde lentamente all’indietro, oltre le merlature, come una enorme bambola di pezza, e scomparve.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pagg. 538-539. LETTERA A
"Si, credo di si: solo bevendola posso vuotare il bacile e vedere cosa c'è sul fondo". "Ma se...se la ucciderà?". "Ne dubito" rispose Silente, tranquillo. "lord Voldemort non può voler uccidere la persona che riesce a raggiungere quest'isola".....[CUT]…. "Scusa, Harry, intendevo dire che non può volerla uccidere subito" si corresse Silente. "Vorrà mantenerla in vita abbastanza a lungo da scoprire come sia riuscita a superare le sue difese e, cosa più importante di tutte, perchè sia tanto decisa a vuotare il bacile”.
Harry Potter e il principe Mezzosangue, pagg. 515 – 516.
«Qualcuno è morto» rispose Malfoy, e la sua voce salì di un'ottava. «Uno dei suoi... non so chi, era buio... Ho scavalcato il corpo... Dovevo aspettare quassù il suo ritorno, solo che la sua fenice si è intromessa... ». « Sì, hanno questa abitudine».
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 535. LETTERA G
"Attento!" gridò Harry, ma non aveva ancora finito di urlare che dalla bacchetta di Voldemort uscì un altro getto di luce verde contro Silente, e il serpente scattò...Fanny calò davanti a Silente, spalancò il becco e inghiottì lo zampillo verde: esplose in fiamme e cadde a terra, implume e raggrinzita.
Harry Potter e l’ordine della Fenice, pag. 755. LETTERA D
"Sono arrivati altri Mangiamorte... e poi Piton... È stato Piton. Con l'Avada Kedavra". Harry non riuscì a continuare. Madama Chips scoppiò in lacrime. Nessuno le fece caso a parte Ginny che sussurrò: "Ssst! Ascoltate!". Madama Chips deglutì, si premette le dita sulla bocca, gli occhi dilatati. Da qualche parte, fuori nella notte, una fenice cantava in modo che Harry non aveva mai sentito prima: un doloroso lamento di terribile bellezza.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 555. LETTERA H
"Abbiamo deciso di mettere il Marchio Nero sopra la Torre e di costringerla a tornare subito per scoprire chi era stato ucciso" ribattè Malfoy. "E ha funzionato!"«Bè... sì e no... » replicò Silente. «Ma devo dunque dedurre che non è stato assassinato nessuno? »
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 534-535. LETTERA F
Piton non rispose. Avanzò e spinse rudemente Malfoy di lato. I tre Mangiamorte si ritrassero senza una parola. Perfino il lupo mannaro era intimorito. Piton scrutò per un attimo Silente, e incisi nei suoi duri lineamenti c'erano disgusto e odio. «Severus... ti prego... » Piton levò la bacchetta e la puntò contro Silente. «Avada Kedavra!»
Prova 39, imputazione 4 LETTERA A Harry Potter e il Principe Mezzosangue pag: 538-539
“….basta…..voglio smettere…” si lamentò Silente. “Lei…lei non può smettere, professore” ribattè Harry. “Deve continuare a bere, ricorda? Mi ha detto che doveva continuare a bere. Ecco…” . Odiandosi per quanto stava facendo, Harry spinse ancora il calice verso le labbra di Silente e lo inclinò per vuotarglielo in gola. “No...” gemette il mago, mentre Harry immergeva il calice nel bacile e lo riempiva un’altra volta. “Non voglio... Non voglio… Lasciami …”. “Va tutto bene, professore” replicò Harry, con la mano che tremava. “ Va tutto bene, sono qui…”.
Prova 51, imputazione 4, LETTERA I Harry Potter e il principe mezzosangue, pag. 518.
Harry si rimangiò la replica, timoroso di essersi spinto troppo in là, di essersi bruciato la possibilità di accompagnare Silente, ma il Preside continuò: «Desideri venire con me stasera? ». « Sì» rispose subito Harry. «Molto bene, allora: ascolta ». Silente si erse in tutta la sua altezza. « Ti porto con me a una condizione: che tu obbedisca all'istante a qualunque mio ordine, senza discutere ». «Certo». «Cerca di comprendermi, Harry. Intendo dire che devi eseguire anche ordini come 'fuggi', 'nasconditi' o 'torna indietro'. Ho la tua parola? ». «lo... Sì, certo». « Se ti dirò di nasconderti, lo farai? ». «Sì ». « Se ti dirò di fuggire, obbedirai? ». «Sì ».. « Se ti dirò di abbandonarmi e metterti in salvo, farai come ti dico? ». « lo... ».« Harry? ». Si guardarono per un attimo. «Sì, signore ». « Molto bene. Allora desidero che tu vada a prendere il tuo Mantello e ti trovi nella Sala d'Ingresso tra cinque minuti».
Prova 51, imputazione 4, LETTERA I Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 499 - 500
Prova 51, imputazione 4, LETTERA I Harry Potter and the Halfblood Prince, pag. 534 ed. Bloomsbury: “Hating himself, repulsed by what he was doing, Harry forced the goblet back towards Dumbledore’s mouth and tipped it, so that Dumbledore drank the remainder of the potion inside”.
Odiando se stesso, disgustato per quanto stava facendo, Harry inclinò e spinse il calice di nuovo verso la bocca di Silente, così che potesse bere il rimanente della pozione
Harry Potter and the Halfblood Prince, pag. 556 ed. Bloomsbury: “Snape gazed for a moment at Dumbledore, and there was revulsion and hatred etched in the harsh lines of his face.”
Piton scrutò per un attimo Silente, e incise nei suoi duri lineamenti c’erano disgusto e odio
" NON.." urlò Piton, e il suo viso si fece all'improvviso folle, disumano, come se provasse tanto dolore quanto il cane che guaiva e ululava rinchiuso nella casa incendiata alle loro spalle,"CHIAMARMI VIGLIACCO!".
Prova 50 imputazione 4 Harry Potter e il Principe Mezzosangue – pag. 546
Piton levò la bacchetta e la puntò contro Silente. “Avada Kedavra!”. Uno zampillo di luce verde schizzò dalla punta della bacchetta di Piton e colpì Silente in pieno petto. L’urlo di orrore non uscì mai dalla bocca di Harry; silenzioso e immobile, fu costretto a guardare Silente scagliato in aria: per un istante parve restare sospeso sotto il teschio lucente, e poi cadde lentamente all’indietro, oltre le merlature, come una enorme bambola di pezza, e scomparve.
Prova 39, imputazione 4 LETTERA A Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 539.
" Avada Kedavra è una maledizione che ha bisogno di essere sostenuta da un grande potere magico: potreste estrarre tutti le vostre bacchette adesso, puntarle contro di me, e pronunciare le parole, e dubito che mi fareste uscire anche solo il sangue dal naso”.
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag 189.
“Non avevi mai usato una Maledizioni Senza Perdono, vero, ragazzo?” sbraitò. Aveva abbandonato la vocetta infantile. “Devi volerlo, Potter! Devi voler provocare dolore … goderne…una giusta collera non può farmi male per molto… ma ti insegnerò io come si fa, d’accordo? Ti darò una lezione …”
Harry Potter e l’Ordine della fenice, pag. 751
“Ci fu un lampo di luce verde, un rumore improvviso, e Frank Bryce si afflosciò. Era morto prima ancora di toccare il pavimento.”
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pag. 19.
“Un lampo di luce verde saettò attraverso le palpebre di Harry, e sentì qualcosa di pesante cadere a terra accanto a lui; […] Cedric era disteso a terra al suo fianco, a braccia aperte. Era morto.”
Harry Potter e il Calice di Fuoco, pagg. 542-543.
Il grido rauco spaventò la volpe appiattita tra gli arbusti, che balzò fuori dal suo nascondiglio e risalì la sponda. Ci fu un lampo verde, un uggiolio, e la volpe ricadde a terra, morta.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, pag. 26.
Soltanto due continuavano a combattere, a quel che pareva ignari del nuovo arrivo. Harry vide Sirius schivare il fiotto di luce rossa di Bellatrix e deriderla. “Avanti, puoi fare di meglio”, le gridò la voce echeggiante nella vastissima sala. Il secondo getto luminoso lo colpì in pieno petto. La risata non si era ancora spenta sul viso, ma il colpo gli fece sgranare gli occhi. Senza rendersene conto, Harry lasciò andare Neville. Scese di nuovo a balzi i gradini ed estrasse la bacchetta, mentre anche Silente si voltava verso la piattaforma. Sirius parve impiegare un’eternità a toccare terra: il suo corpo si piegò con grazia e cadde all’indietro oltre il velo logoro appeso all’arco.
Harry Potter e l’Ordine della fenice, pag. 746..
Harry colse un misto di paura e stupore sul suo volto sciupato, un tempo così attraente, mentre varcava l’antica soglia e spariva dietro il velo, che per un momento ondeggiò come scosso da un forte vento, poi ricadde immobile.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pagg. 746 – 747.
“SIRIUS” urlò. “SIRIUS!”. “Non può tornare, Harry” disse Lupin con voce spezzata, mentre lottava per trattenerlo. “Non può tornare perché è m…”.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 748.
Era insopportabile, non riusciva a pensarci, non poteva … avvertiva dentro di sé un vuoto tremendo che si rifiutava di riconoscere o di esaminare, un buco nero là dov’era stato Sirius, dove Sirius era svanito; non voleva restare solo con quella vastità silenziosa, la trovava intollerabile…
Harry Potter e l’Ordine della Fenice, pag. 759 – 760.
Fonte www.forla.net
- Fine articolo Harry Potter
Harry Potter
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