Gli Unni tutto di tutto

 

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  • Da Wikipedia :

 

Gli Unni erano un popolo guerriero nomade probabilmente di stirpe turco-mongola proveniente dall'Asia Centrale che giunse in Europa nel IV secolo. Secondo fonti locali della loro zona d'origine, gli Unni sarebbero stati padroni incontrastati di tutta l'Asia Centrale dal tardo I secolo alla metà del V secolo. Il nucleo originario forse risale a una tribù della Cina occidentale nota col nome di Xiongnu 匈奴 (probabilmente una variante arcaica è: 玁狁 Xiǎnyǔn, ma può darsi che tale designazione si riferisca a tribù completamente diverse) che durante la dinastia Han 漢 (206 a.C.-220 d.C.), fondò un regno nelle regioni a nord dell'impero cinese sconfiggendo nel 162 a.C. gli Yuezhi (cinese: Yuèzhī 月氏). Il potere degli Xiongnu, si indebolì durante i secoli seguenti e alla fine si scisse in due gruppi, uno dei quali, i Xiongnu Meridionali, migrò verso occidente attraverso la valle dell'Ili dopo essere stato sconfitto dai cinesi, stabilendosi lungo il corso del Volga, invadendo i territori degli Alani (in cinese: Ālánliáo 阿蘭聊), degli Ostrogoti e dei Visigoti. I Xiongnu Occidentali invece rimasero sotto l'influenza politica dell'impero cinese.

Da quando Joseph de Guignes nel XVIII secolo ha identificato gli Unni con gli Hsiung-nu, il dibattito sulle loro origini asiatiche si è acceso.

Recenti ricerche hanno mostrato che nessuna delle grandi confederazioni di guerrieri della steppa era etnicamente pura e, a rendere le cose più difficili, molti clan affermavano di essere Unni basandosi semplicemente sul prestigio del loro nome; o era attribuito da estranei che li descrivevano con comuni caratteristiche, presunti luoghi d'origine o reputazione. Sebbene sia molto difficile risalire ad un luogo di origine degli Unni, sembra che all'inizio il nome designasse un prestigioso gruppo di guerrieri della steppa la cui origine etnica è sconosciuta.

In alcuni antichi scritti si sostiene che gli Unni erano collegati agli Xiongnu o Hsiung-nu, un gruppo nomade che si trovava nell'attuale Mongolia ai tempi della dinastia Han. Addirittura, un principato unno che comprendeva i territori delimitati dal Fiume Talas, dai Monti Altaj e dal Fiume Tarim arruolò come mercenari un gruppo di soldati capaci di combattere "uniti come le squame del pesce", in base a quanto scritto dalle cronache cinesi, nel 36 a.C., provenienti dalle regioni orientali di confine del Regno dei Parti: ci sono fondati indizi che tali mercenari furono legionari romani presi prigionieri dai Parti tra il 53 a.C. (disfatta di Crasso a Carre) ed il 36 a.C. (disfatta di Marco Antonio). Se effettivamente la situazione stesse in questi termini, legionari romani, in seguito catturati dai cinesi, avrebbero combattuto per gli avi di coloro che furono i protagonisti della caduta dell'Impero romano d'Occidente mezzo millennio più tardi .

Comunque, l'identificazione degli Unni (xiongren in mandarino moderno) con tale gruppo nomade è, per quanto plausibile, carente di prove. « "Sulla spinosa querelle relativa alla complessa origine degli Unni, ritenuti generalmente di stirpe mongolide, si è ora propensi a prendere atto che i dati posseduti non risultino chiarificatori, in quanto basati in larga misura su considerazioni etimologiche [ … che] non solo rappresenterebbero realtà storiche diverse, ma sarebbero anche linguisticamente scollegati tra loro […].

È tuttavia legittimo chiedersi da dove mosse, come ultima sede, il popolo che travolse Alani e Goti. La “fase formativa” degli Unni sembra fosse avvenuta in un’area collocabile tra il lago d’Aral e il Mar Caspio; poi essi avrebbero aggirato il Caspio a settentrione restando a nord della catena del Caucaso per occupare un immenso territorio fino alla palude Meotide intorno al Mar d’Azov, ricordata anche da Ammiano Marcellino (Res gestae, XXXI, 2)" (tratto da: Silvia Blason Scarel, Attila e gli Unni, Catalogo mostra itinerante, Gruppo archeologico aquileiese, L’Erma di Bretschneider, 1995, p. 16-17) » Gli Unni non devono essere confusi con gli Aparni ("Unni Bianchi")di Procopio, in quanto si tratta di un ramo culturale e fisico completamente diverso, né con i Chioniti (gli Unni rossi, probabilmente i Kian-yun dei cinesi) che comparvero sulla scena in Transoxiana nel 320, guidati dal re Kidara.

 

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Gli Unni e i barbari

 

Perché gli uomini lasciano le loro terre?

Le persone, da sole o in gruppo, si sono sempre spostate dalla loro terra verso altri luoghi in cerca di cibo, di terre più fertili, per sfuggire alle guerre o per cercare di avere una vita migliore.

 

 

I barbari sono popoli nomadi.

Nel terzo secolo dopo Cristo, iniziano a lasciare le loro terre e vanno in cerca di terre più ricche.

I barbari si spostano verso sud e verso ovest.

I barbari sono molto diversi dai Romani: parlano un'altra lingua e hanno abitudini diverse.

Alcuni barbari vivono molto vicino al confine dell'Impero Romano, altri barbari vivono molto lontano.

All'inizio i Romani arruolano i barbari come soldati.

Poi le migrazioni dei barbari diventano vere invasioni di guerrieri che saccheggiano e distruggono.

 


barbari: popoli che vivono fuori dall'Impero Romano. I barbari non parlano la lingua dei Romani (il latino).

 


popoli: insieme di persone che vivono nello stesso paese, parlano la stessa lingua e hanno lo stesso governo

 


nomadi: persone che non stanno sempre nello stesso posto

 


Impero(Romano): grande territorio comandato da un imperatore

 

confine: linea naturale (mare, fiumi, montagne, … o convenzionale (decisa dagli uomini) che separa un territorio dall'altro

 


migrazioni: spostamento di persone o popoli da una terra ad un'altra

 


invasioni: occupare con la forza e la violenza la terra di un altro popolo

 


arruolano: fanno diventare soldati

 


Chi ha inventato la parola "barbaro"?

I greci, molto tempo prima della nascita di Cristo, chiamavano barbari tutti gli uomini che non parlavano come loro e che avevano abitudini diverse.

"Bar - bar" imitava il suono di una lingua straniera che non si capiva.

Anche i Romani chiamavano barbari gli stranieri, cioè le persone che abitavano fuori dai loro confini.

Oggi, invece, la parola "barbaro" si usa per offendere una persona che non si comporta bene e non rispetta le cose degli altri

 

I barbari si dividono in:

  • UNNI
  • GERMANI - Franchi, Eruli, Vandali, Svevi, Visigoti, Ostrogoti, Angli, Sassoni

Gli Unni vivono molto lontano dall'Impero Romano: in Asia.

Nel 410 d. C. gli Unni si spostano verso l'Impero Romano, in un inverno molto freddo, in cerca di cibo.

Gli Unni insieme ad altri barbari invadono e saccheggiano l'Impero Romano

I Germani vivono vicino all'Impero Romano

Nel 476 d.C., Odoacre, capo di una tribù di Eruli, depone dal trono l'imperatore romano d'occidente.

 

Finisce così l'Impero Romano d'occidente e inizia il MEDIO EVO

 


Il medioevo è il periodo della storia che va dalla fine dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C. alla scoperta dell’America nel 1492 d.C.

 


occidente: Ovest, parte dove tramonta il sole

 


oriente: Est, parte dove sorge il sole


 

 

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Gli Unni

 

Riflessioni sulla vita nell’Impero Romano durante l’invasione degli Unni

 

Alcuni sostengono che gli Unni fossero la conseguenza di un impero, quello Romano, ormai in sfacelo, altri minimizzano la loro invasione dicendo che fu solo la goccia che fece traboccare il vaso, gli storici però la pensano diversamente. Non si può dire con esattezza quando questo popolo iniziò a migrare verso l’Europa in cerca di terre migliori. L’unico indizio utile è il fatto che nell’inverno tra il 375 e il 374 ci fu una terribile carestia nella steppa che potrebbe aver indotto questa gente a migrare. Si sa comunque dagli scritti e dai reperti che gli Unni apparvero ai confini dell’Impero Romano verso il 390 sotto l’imperatore Teodosio I che purtroppo non prese troppo sul serio la loro minacciosa avanzata. Secondo le minuziose descrizioni degli storici quali Girolamo di Antiochia, gli Unni erano bassi, di corporatura massiccia, con una fronte larga, di carnagione giallastra, con sottili occhi a mandorla e il volto spesso sfregiato. Erano chiamati i demoni a cavallo, soprannome derivato dalla loro dimestichezza nell’uso appunto di questo animale, che più che come mezzo di trasporto, il cavallo sotto gli Unni era usato anche come casa e come letto, visto il fatto che dormivano e vivevano a cavallo. Non sapevano scrivere e comunicavano con versi molto simili a quelli usati dagli animali e, cosa molto strana, non avevano un culto unificato. L’Impero venne colto impreparato dal loro attacco: in quel periodo infatti gli eserciti erano accumulati in Italia, flagellata da continue e logoranti guerre civili. Non avevano una precisa tattica di attacco, o se l’avevano noi non la conosciamo perché non ci fu nessuno che sopravvisse ad un loro attacco per potercela raccontare. Migravano da una zona all’altra dell’Europa senza uno schema definito: un giorno assediavano Antiochia, l’altro Treviri. Si muovevano con fulminante velocità, tanto che per Roma era impossibile combattere una guerra contro un avversario che non poteva essere individuato sulla cartina. L’Impero era totalmente inerme contro questi demoni. Le cause di questa impotenza furono sicuramente il fatto che gli Unni combattevano senza uno schema preciso, mettendo in dure difficoltà gli accademici generali romani. Il lento esercito romano, appesantito dalle gravosi corazze dei legionari, non poteva di certo competere con la veloce guerriglia unna, che non contava su battaglie tra grossi eserciti, ma su brevi scontri sanguinari. Bisogna immaginare un legionario romano, che in media aveva 16 chilogrammi di corazza sulle spalle, a camminare in una infinita pianura dei Carpazi, magari con la melma e sotto la pioggia a dover fronteggiare un cavaliere unno, abituato a quelle condizioni ambientali, a cavallo e munito di un mortale arco. Un'altra ragione per la quale gli Unni erano superiori ai Romani era la motivazione con cui combattevano: gli Unni infatti erano sprezzanti della morte poiché erano perfettamente consapevoli del fatto che se fossero stati respinti, sarebbero morti di fame e di freddo nelle desolate lande russe, mentre invece i romani, lontani da casa, impauriti da questa minaccia, a combattere una guerra che non gli apparteneva, in condizioni climatiche a loro sfavorevoli contro un nemico per loro troppo forte. Mi sembra logico che i due popoli combattevano con una mentalità totalmente diversa!. Il già decadente apparato militare romano era messo in difficoltà anche dalla disinformazione. Infatti le notizie che giungevano a Roma erano poche e confuse, questo poiché coloro che assistevano ad un assalto unno senza essere uccisi erano più unici che rari. Per i Romani era un ostacolo anche la società unna: difatti questi popolo non aveva nessun tipo di organizzazione statale, non avevano città e addirittura bruciavano quelle che conquistavano, non avevano un palazzo reale, né strade, né leggi; la loro organizzazione era basata sulla libertà assoluta, cioè ogni singolo unno doveva pensare alla propria sopravvivenza. I Romani e gli Unni non riuscivano nemmeno a comunicare: in un primo periodo addirittura gli ambasciatori romani venivano uccisi. I Romani non capivano il perché di tutto ciò e si sentivano tremendamente impotenti. Non riuscivano a comprendere cosa volessero gli unni, perché fossero così crudeli, perché non risparmiassero neanche i bambini innocenti, perché non rispettassero nessun tipo di culto (basti pensare che usavano le chiese come stalle per i cavalli). Se tutto fosse proseguito in questo modo l’impero romano sarebbe morto sotto i colpi delle precise frecce unne. Poi un giorno presero il comando degli Unni due fratelli: Attila e Bleda, il primo sanguinoso guerriero, il secondo mite diplomatico. Bleda uscì dalla scena presto per opera di Attila, considerato una minaccia al suo potere futuro. E qui a mio parere iniziò la rovina degli unni. Infatti Attila, considerato da tutti il miglior condottiero del popolo unno fu, secondo me, la causa della rovina del suo popolo. Fu effettivamente un grande guerriero, vincitore di tante battaglie e conquistatore delle mille nazioni, ma commise un errore. Il suo errore fu quello di essersi troppo romanizzato. Nonostante mantenesse i rudi caratteri del suo popolo, egli lasciava intravedere il desiderio di una nazione: tipico modo di pensare romano. Era infatti contro il DNA degli Unni, sedentari da sempre, avere una nazione e una minima organizzazione. I successi fin lì ottenuti erano dovuti al fatto che i precedenti capi avevano lasciato assoluta libertà ad ogni singolo guerriero, senza imporsi creando un sistema statale unito. Attila invece cominciò ad espandere il suo regno non più guidato dall’istinto, ma seguendo una precisa logica espansionistica. Conquistò città su città, questa volta però risparmiandole dalle fiamme, e unificò tutti i guerrieri indipendenti in un unico grande esercito tutto sotto il suo comando. E fu l’inizio della fine. L’Impero romano, quando si accorse che gli unni cambiavano tattica di combattimento, approfittò dell’occasione per affrontare l’esercito di Attila in campo aperto ai Campi Catalaunici nel 451d.c. L’esercito romano, comandato dall’ abile generale Ezio, considerato l’ultimo, grazie a minuziose alleanze trionfò nella sanguinosa battaglia, dimostrando ancora una volta che gli Unni non erano capaci di combattere un grande scontro. Attila non venne ucciso ma semplicemente si ritirò per tornare l’anno successivo di nuovo a minacciare l’Italia. L’Impero purtroppo ormai non aveva più la forza di reagire, stanco della guerra, dilaniato da guerre civili e continuamente attraversato da popoli barbari. Fu il Papa a scongiurare le sorti di Roma. Il vescovo di Roma in un misterioso incontro segreto con Attila, nel quale riuscì a convincere il sanguinario capo a tornare nelle steppe asiatiche dove morirà un anno dopo.

 

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Gli Unni

 

ARRIVO DEI POPOLI BARBARI

 

 

Tra il 400 e il 500 d.C. l’Impero Romano indebolito viene attaccato da popoli germanici nomadi. Questi popoli sono spinti dagli Unni, popolo nomade dell’Asia Centrale. Guardiamo insieme la cartina che fa vedere i movimenti dei più importanti popoli germanici.

Le popolazioni nomadi vanno verso l’Europa occidentale, il Mediterraneo e l’Africa del Nord.

 

USI E COSTUMI DI ALCUNI POPOLI BARBARI

 

 

Per i Romani i popoli germanici sono barbari, cioè inferiori perchè sono violenti, crudeli e rozzi. I Romani pensano che la loro civiltà è superiore a tutte le altre. La civiltà dei popoli germanici è, invece, solo diversa da quella romana e ha degli aspetti nuovi e interessanti.

 

GLOSSARIO

Barbaro: per i Romani è barbaro chi vive fuori dai confini dell’Impero Romano, straniero.

Rozzo: persona non educata, che si comporta in modo primitivo

 

I popoli barbari sono diversi tra loro, specialmente i Germani e gli Unni.

Leggi con attenzione i due documenti per capire le differenze principali tra Germani e Unni.

 

 

 

 

 

                      I GERMANI

 

I “barbari” hanno gli occhi azzurri, i capelli rossicci e sono alti e robusti. Vivono in villaggi separati.

Vestono una tunica corta, tenuta ferma da una spilla o da una spina. I più ricchi vestono pelli di bestie selvatiche.

Le donne si vestono come gli uomini. Alcune portano abiti di lino ricamati.

I Germani  mangiano frutti selvatici, selvaggina e latte.

I Germani si lavano con acqua calda.

                   GLI UNNI

 

Gli Unni incidono con un coltello le guance dei bambini appena nati per non far crescere i peli. Sono robusti, hanno il collo grosso e sono brutti e curvi.

Non usano il fuoco. Mangiano radici, erbe selvatiche e carne semicruda.

Coprono le gambe con pelli di capra.

Le scarpe non sono modellate sulla forma del piede, per questo camminano a fatica. Vivono sempre a cavallo, di giorno e di notte.

Combattono lanciandosi  contro il nemico al galoppo. Sono guerrieri  feroci e lanciano da molto lontano giavellotti appuntiti.

 

“ I villaggi dei Germani non sono molto grandi. I villaggi sono abitati da un centinaio di persone. I Germani vivono in fattorie formate da una casa e da campi coltivati. Le fattorie sono separate da steccati che  segnano i confini tra una proprietà e l’altra. I villaggi hanno strade strette e tortuose. La casa è costruita dal capo famiglia con i materiali che ci sono nel territorio. Sono case semplici e servono per ripararsi dal freddo e dalla pioggia.

L’interno delle case  ha una sola stanza rettangolare, divisa da pali che sostengono il tetto. Il pavimento è ricoperto da assi di legno nella parte usata dalla famiglia, di terra battuta nella parte usata come stalla per gli animali. Al centro c’è il focolare in pietra. Su due pareti è appoggiata una panca, che serve per sedersi e per dormire. Non ci sono finestre, ma un buco aperto nel tetto, per fare uscire il fumo.

Le stoviglie sono semplici ciotole e piatti in legno, pentole in terracotta, cucchiai d’osso o di corno.”

 

IL MONDO DEGLI UNNI

 

“Gli Unni sono pastori che abitano nelle steppe della Mongolia, in Asia.

Gli Unni mangiano carne, latte, selvaggina, frutta , radici e cereali selvatici. Indossano vestiti di pelle o di fibre vegetali.

In inverno gli Unni vivono in accampamenti di tende a forma di cupola, fissate al terreno con peli e corde. In primavera le tende sono smontate e messe su carri a due ruote,coperti da pelli o corteccia d’albero.”

 

IL GOVERNO DEI GERMANI

 

“ I Germani scelgono come re un nobile. I capi vengono scelti per il loro valore. Il re ha un potere limitato. I capi danno l’esempio e vengono ascoltati perchè sono coraggiosi, forti e combattono in prima fila.

L’assemblea generale è riunita per le decisioni più importanti. Per primi vengono ascoltati i capi più anziani, poi quelli più nobili e alla fine quelli più bravi a parlare e più rispettati. Quando la proposta non piace, viene rifiutata con un mormorio. Quando la proposta piace battono le framee.

 

COME I BARBARI INCONTRANO I ROMANI

 

I primi barbari che entrano nell’Impero Romano sono i Visigoti. Si fermano nella Mesia (oggi Bulgaria) e nel 410, guidati da Alarico saccheggiano Roma. Nel 456 arrivano i Vandali e distruggono Roma.

Gli Unni, guidati da Attila, entrano nell’Impero e portano paura e distruzione.

Questi popoli abbandonano poi l’Italia. Anche oggi la parola “vandalo” è usata per indicare una persona che distrugge tutto per divertimento. Anche gli Unni sono famosi per le loro distruzioni fatte con le spaventose orde.

Nel 476 il capo barbaro Odoacre toglie il potere all’imperatore romano Romolo Augustolo. E’ la fine dell’Impero Romano d’Occidente. Rimane solo l’Impero Romano d’Oriente.

 

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Gli Unni

 

I Barbari

Quando un popolo viene in contatto con un altro popolo crede di individuarne le caratteristiche; i romani descrissero i barbari feroci e intrattabili, questi descrissero i romani vigliacchi e inaffidabili.
La vita media si aggirava intorno ai 19-29 anni. La mortalità nella primissima infanzia era altissima anche perché la povertà spingeva le famiglie contadine all’infanticidio e alla limitazione delle nascite.
La fame, il freddo, la paura erano gli inseparabili accompagnatori di ogni contadino, costretto a vivere su una terra sempre infeconda e semiselvaggia.
Centro della loro organizzazione era la famiglia; più famiglie si univano in un'orda; più orde in un distretto o pago. L'associazione dei pagi costituì per secoli il vero stato, il solo legame politico che poteva raccogliere in sé fino a 50-60.000 membri. Al padre spettava l'autorità suprema sulla famiglia e sui servi (la popolazione si divideva in liberi e servi); i liberi in nobili e popolo; tutti i liberi costituivano l'eribanno (esercito), tutti i possessori di fondi partecipavano di diritto all'assemblea popolare (ting), dove si eleggevano i capi o il re, dove si deliberava la guerra e si risolvevano i litigi personali. I morti si bruciavano; più tardi si seppellirono.

La loro economia era basata sulla caccia e la raccolta, anche se l’agricoltura e l’allevamento – principalmente di cavalli – stavano prendendo importanza. Comunque, prima che questi popoli diventassero sedentari la loro vita era concentrata sul fabbisogno della famiglia: chi produceva era anche consumatore, i pochi mercanti erano stranieri e importavano solo generi di lusso che barattavano a caro prezzo, l’importazione e l’esportazione con i paesi limitrofi erano rare, non si pagavano le tasse.
Gli spostamenti delle popolazioni barbariche erano facilitati dalla possibilità di trovare terre sempre fertili e dalla velocità di ricostruire i villaggi in un nuovo insediamento (le capanne erano costruite con pelli di animali). Il villaggio e le terre agricole erano di solito situati al centro del territorio occupato, circondati da difese naturali. Ai confini del villaggio c’erano delle zone boschive, chiamate anche "ALLMENDE", che servivano per il rifornimento di legna e la caccia. Essendo queste zone in comune con altri popoli, con l’aumento della popolazione nacquero dei contrasti di carattere politico/economico. Spesso i popoli in conflitto, ottenuta la pace, si coalizzavano in un unico grande villaggio.

Ai tempi di Cesare abbiamo l’insediamento e la pratica dell’agricoltura stabile e l’uso delle prime monete, che stavano sostituendo il baratto. L’eccesso di popolazione costrinse le popolazioni più numerose a emigrare attaccando i confini dell’Impero romano.

Quando presero il sopravvento, i barbari furono costretti a mantenere in vita gran parte degli usi, dei costumi e delle leggi di Roma: erano esperti guerrieri ma ancora nomadi o seminomadi, analfabeti, incapaci di amministrare uno Stato, i loro re erano in origine i capi delle tribù più potenti, scelti solo per le loro qualità di combattenti. Maggiormente civilizzate erano le popolazioni dei Franchi e dei Sassoni, che per questo motivo formarono regni più stabili e duraturi degli altri.
I conquistatori s’impadronirono delle terre migliori, che sottrassero ai cittadini romani. Ma si resero conto che, senza l’appoggio delle popolazioni sottomesse, non sarebbero stati in grado di mandare avanti l’agricoltura e la produzione dei terreni conquistati, perciò buona parte delle terre fu lasciata agli antichi proprietari.

Cimbri

Un popolo nomade della steppa Centrale-Asiatica che i greci chiamavano "Sciti" si muove a nord-ovest fra i fiumi Oder e Vistula verso il Baltico fra il 500 ac ed il 300ac. e raggiunge la Danimarca dando origine al popolo chiamato "Cimbri"

Compaiono nella storia per la prima volta sulla fine del secondo secolo a.C. Abitavano il nord dell'attuale penisola danese dello Yutland che ancor oggi si chiama Himmerland (Kimberland), ossia Terra dei Cimbri.
Intorno al 120 a.C. una parte del popolo cimbro dovette emigrare per carenza di sostentamento dovuta a varie cause : alluvioni, siccità e una forte crescita demografica. Si diressero verso il sud dell'attuale Europa trovando lungo il cammino come alleati i Teutoni e gli Ambroni. Lo spostamento trovò però un forte ostacolo da parte dell' esercito romano che si opponeva all'infiltrazione dei Cimbri nei territori occupati da Roma. Ci furono tre scontri violentissimi: 113 a.C. presso Klagenfurt; 105 a.C. presso Orange alle foci del Rodano; 101 a.C. in Val Padana ai Campi Raudii, dove l'esercito romano guidato da Caio Mario riuscì a sterminarli pressoché totalmente in una battaglia alla quale parteciparono come combattenti anche le donne cimbre.
I Cimbri sopravvissuti a questa tremenda sconfitta si rifugiarono sulle pedemontane veronese e vicentina.

Teutoni

Antica tribù germanica, stanziata originariamente nella penisola dello Jutland, corrispondente all’odierna Danimarca. Verso il 120 a.C. si unirono ai Cimbri nella loro migrazione verso sud; i due popoli si separarono nel 205 a.C. I Teutoni occuparono la Gallia e vi rimasero da allora fino al 102 a.C., quando furono sconfitti dal generale romano Caio Mario a ad Aquae Sextiae (Aix en Provence).

Turingi

Popolazione apparsa più tardi di altri sugli altopiani della Germania centrale, nella regione che ancora oggi porta il loro nome. Con tutta probabilità essi colmano il vuoto lasciato dalla precedente popolazione, la Confederazione alemanna, quando questa migra verso sud. Non è chiaro se essi siano un residuo degli Alemanni o un’altra tribù di piccole dimensioni. Appaiono nella regione dell’Harz intorno al 280. Sul Meno sono resi tributari dagli Unni. In seguito si espandono all'Elba, al Danubio, alla Boemia e alla Saale, lottano contro Eruli e Longobardi ma il loro vasto regno viene spartito tra Franchi e Sassoni. Formano un ducato che da loro prende il nome Turingia.

i Vandali

Con il nome di Wandili era designato in origine un gruppo di popoli della Norvegia e della Svezia meridionale comprendenti, oltre ai Vandali, anche i Goti e i Burgundi. Sappiamo che, di queste genti, i Vandali migrarono dapprima verso le foci della Vistola e quindi (nel I secolo a.C.), sotto la pressione di Rugi e Burgundi, in direzione della Posnania meridionale. Qui, sottomessi i celti Boi e ricevuto un apporto di nuovi immigrati - i Silingi dello Seeland -, le varie tribù vandaliche diedero vita ad una lega di carattere religioso detta dei "Lugi" (i "compagni").
Alleati di Roma nella guerra contro i Daci (inizi del II secolo d.C.), i Vandali, furono costretti dalla migrazione dei Goti e dall’attraversamento della Slesia da parte delle truppe longobarde dirette alla frontiera romana, a penetrare nell’Impero e a combattere, a fianco dei Marcomanni, contro Marco Aurelio (167). Una volta sconfitti, i Vandali Harii o Hasdingi (così detti dal nome della dinastia dominante) furono stanziati nella valle della Tisza superiore e costretti a fornire contingenti militari all’Impero. In seguito, questi Vandali, vinti dai visigoti Thervingi del re Geberic, ottennero dall’imperatore Costantino (335) di insediarsi come federati sulla riva destra del Danubio. I Vandali Silingi, insediati invece nella Slesia, presero parte, alla metà del III secolo, alla sfortunata scorreria dei Burgundi in territorio romano: battuti sul fiume Lech in Rezia, furono costretti a prestare servizio nella cavalleria romana.
I Vandali erano governati da due re cui erano affidate la "politica estera", la direzione della guerra e la scelta dei capi. I re erano considerati anche i mediatori tra il popolo e gli dei: Wotan (Odino), il cui culto era particolarmente diffuso tra gli Hasdingi, e gli Alci, una coppia di fratelli divini il cui supremo sacerdote portava delle vesti femminili. I Vandali si servivano, sicuramente a partire dal III secolo d.C., della scrittura runica e praticavano l’incinerazione dei defunti (sostituita nel IV secolo dall’inumazione). Nei loro corredi funebri (composti da armi, utensili e vasi, decorati da simboli solari e lunari e da svastiche), spicca, sin dal I secolo d.C., la presenza di oggetti di importazione romana. Praticavano l’allevamento del bestiame e, in misura minore, l’agricoltura e -dapprima con la mediazione dei celti della Boemia, poi dei Marcomanni e, infine, trattando direttamente con mercanti romani- il commercio dell’ambra.

All’avvento degli Unni in Europa (375), i Silingi della Slesia si mantennero indipendenti dai nuovi arrivati. Invece, sotto la pressione unna, gli Hasdingi della Pannonia, unitisi agli Alani, passarono in Rezia dove furono accolti, in qualità di federati, da Stilicone, generale "romano", figlio di un ufficiale di cavalleria vandalo dell’imperatore Valente.

L’Impero tentò di contrastare l’avanzata dei Vandali in Gallia per mezzo dei suoi fedeli alleati Franchi , i quali massacrarono 20 mila Hasdingi e uccisero il loro re Godigisel.
Il figlio di Godigisel, Gunderic, passò il Reno nei pressi di Magonza e condusse l’avanzata di Hasdingi, Silingi, Svevi e Alani alla volta di Treviri, Reims, Tournai, Amiens, Parigi e, verso sud, in direzione di Tours e di Bordeaux. Il caos disseminato dai Vandali permise agli Alamanni e ai Burgundi di penetrare a loro volta in Gallia. Superati i presidi dei Pirenei, avventatamente affidati dai Romani a truppe barbare propense più al saccheggio delle regioni che erano stati chiamati a difendere che al combattimento, i Vandali conquistarono quasi l’intera penisola iberica (409). Riconosciuti federati dell’Impero, gli Hasdingi si stanziarono allora nella Galizia orientale, gli Svevi in quella occidentale, i Silingi nella Betica mentre gli Alani –che numericamente erano i più importanti- presero possesso della Lusitania e della Spagna Cartaginese.
Roma tentò però a più riprese di riconquistare le sue antiche province servendosi dei Visigoti. Dopo la caduta (428) di Siviglia, l’ultimo bastione romano in Spagna, il re Genserico, fratellastro e successore di Gunderic, decise di imbarcare nel 429 a Iulia Traducta i suoi 80.000 sudditi ( 50 mila dei quali erano Vandali) alla volta dell’Africa.
Sbarcati in Africa, i Vandali avanzarono quindi in direzione di Hippo regius, dove si scontrarono con il governatore romano Bonifacio (430) e dove, in seguito, il re Genserico fissò la sua residenza. La stipula nel 435 di un trattato con l’Impero romano non impedì loro di espugnare Cartagine, l’ultimo caposaldo imperiale in Africa (439), e di costruire nel 440 una flotta con la quale saccheggiarono la Sicilia e le coste spagnole. A questo punto l’imperatore Valentiniano ritenne opportuno concedere ai Vandali, che nel 435 erano stati riconosciuti federati di Roma, la piena sovranità sui loro domini africani. Ma alla morte di Valentiniano, un nuovo attrito con i Romani, indusse Genserico a infliggere, con il saccheggio dell’Urbe (455), una dura umiliazione all’Impero.
Il regno fondato in Africa da Genserico – un sovrano animato dalle velleità di estendere il proprio dominio su tutto l’Impero romano- crollò sotto i colpi delle armate di Giustiniano. Il dominio vandalico fu particolarmente cruento e fu contrassegnato dalla metodica persecuzione del clero cattolico.

Alani

Gli alani erano una popolazione nomade sarmata della steppa del Mar Nero, allevatori di cavalli.
I Sarmati, come gli Sciti, facevano parte della etnia iranica. Abitavano le steppe lungo il Volga, le regioni pedemontane degli Urali Meridionali e la steppa del Kazakhstan occidentale. La migrazione delle tribù dall'Oriente verso Occidente si svolse in diverse ondate. Nell'Asia Centrale, da dove provenivano, i Sarmati avevano affrontato conflitti con Battriana, Partia, Sogdiana. All'inizio, lo spostamento dei Sarmati nelle steppe a nord del Mar Nero fu un processo pacifico: diventarono alleati degli Sciti. Ma col tempo il conflitto fra questi ultimi e Sarmati diventò insanabile. Devastando gli insediamenti degli agricoltori, i Sarmati occuparono completamente la steppa tra i fiumi Don, Dniepr, e Danubio. Verso la metà del II secolo a.C. i Sarmati divennero la maggior potenza delle steppe della costa settentrionale del Mar Nero. Le importanti città-stato di Tyras e Olbia furono circondate dalle tribù sarmatiche che probabilmente ne assunsero il protettorato, svolgendo un importante ruolo politico-militare nella regione: insieme alle tribù traciche dei Geto-daci si opposero all'espansione romana.

Nelle due guerre daciche portate da Traiano all'inizio del II secolo d.C. i Sarmati si schierarono dalla parte dei Daci.
Nel II sec. d. C. comunque il ruolo dominante nelle steppe nord-pontiche é nelle mani degli Alani, la grande famiglia delle tribù sarmatiche che ebbe probabilmente il sopravvento sulle altre famiglie della stessa stirpe. Il dominio sarmatico nelle regioni costiere settentrionali si concluse nel III sec. d. C., con l'invasione dei Goti. Poco dopo, nel 375, dall'Oriente giunsero gli Unni, che dopo aver fatto strage degli Alani accolsero i resti delle loro tribù nel loro esercito diretto verso Occidente.
Una parte degli Alani, sopravvissuta alla strage unna, si unì ai Vandali e con essi si stabilì in Africa, tanto che il sovrano vandalo potè assumere il titolo di “re dei Vandali e degli Alani."

Burgundi

I Burgundi (Burgundiones) facevano parte del gruppo etnico dei Vandali.
Alla fine del III sec., dopo lo sfondamento del limes da parte degli Alemanni, un buon numero di Burgundi occupò le zone abbandonate della regione fra Reno e Meno. I Burgundi cercarono di allearsi con Roma contro gli Alemanni, ma una spedizione comune fallì, perché l'inatteso ed elevato numero di guerrieri burgundi giunti per combattere fece intravedere ai Romani una grave minaccia. Alla fine del IV sec. i Burgundi scalzarono gli Alemanni dalla regione compresa fra il Taunus e il Neckar e raggiunsero il Reno, superandolo in massa dopo l'incursione di Vandali, Svevi e Alani (406). Federati dei Romani con l'incarico di proteggere il limes renano ottennero, appunto come federati, (413) "una parte della Gallia vicina al Reno" (il primo regno burgundo, intorno a Worms). Verso il 430 i Burgundi della riva destra sconfissero un reparto di Unni, ma poco dopo caddero sotto la dominazione di questo popolo, dal quale adottarono l'usanza di deformare artificialmente il cranio. Nel 436 gli Unni, probabilmente alleati di Flavio Ezio, posero fine al regno burgundo di re Gundicario sul medio Reno (vicenda alle origini della leggenda dei Nibelunghi). Nel 443 Ezio destinò gli scampati del popolo burgundo alla Sapaudia, una realtà geografica da non confondere con la Savoia, di cui è l'antecedente etimologico. Nel 451 i Burgundi combatterono gli Unni e nel 457 ampliarono il loro territorio verso sud ovest, nell'area fra Rodano e Saona, e nel 461 occuparono definitivamente Lione. Nel 480 il regno burgundo aveva raggiunto la sua massima estensione. Alla fine del V sec. i Burgundi subirono la pressione crescente dei Franchi a nord, e dei Visigoti e degli Ostrogoti a sud. Nel 534 la fine del regno burgundo, che venne diviso tra i sovrani merovingi: a Teodoberto, re di Reims, spettò il nord, Childeberto, re di Parigi, ricevette il centro,il sud (fino alla Durance) finì probabilmente a Clotario, re di Soissons. In seguito l'intero territorio seguì le sorti dell' Impero dei Franchi .

Batavi

Popolazione germanica, o forse celtica, che viveva nei pressi del delta del fiume Reno, dove si trova più o meno l’attuale Olanda, stanziati su di un’isola formata dall’incontro della Mosa con il fiume Waal. Alleati di Roma, erano esenti da gravami e contribuzioni, e serbati per il solo utilizzo in battaglia, come armi di offesa e di difesa. Nel 69 un principe batavo romanizzato, Giulio Civile, si pone a capo di una ribellione dei Batavi. La rivolta trova il sostegno delle popolazione germaniche oltre Reno, si estende in Gallia, sotto la guida di Giulio Sabino, e nella Germania Renana, sotto la guida della profetessa Velleda. Dopo il III secolo sono poco nominati e si presuppone una loro fusione con i Frisoni e i Franchi.

Gli Unni

"Animali selvaggi", "bestie a due zampe", "semi-uomini che mangiano i loro vecchi", "bevono il sangue" e "si nutrono della carne scaldata sotto le selle dei loro cavalli": così furono definiti gli Unni, nomadi di stirpe turco- mongolica giunti nel 376 sulle rive del Danubio. Questi feroci cavalieri armati di archi di corno, di frecce d’osso, di lacci e di reti non costituivano una grande armata: erano una miriade di minuscole bande pronte tanto a coalizzarsi quanto a combattersi da campi avversi. Solo la frammentazione del popolo unno può infatti spiegare come mai, dopo aver sottomesso gli Alani, alcuni abbiano mosso guerra agli Ostrogoti, mentre altri si siano schierati al fianco del loro re Vithimer o come mai, a distanza di pochi mesi, gli Unni abbiano dapprima sconfitto e poi aiutato (battaglia di Adrianopoli, 378) i Visigoti di Atanarico. Altrettanta ambiguità caratterizzò le relazioni degli Unni con Roma: scorrerie, compromessi e relazioni gli unniamichevoli si susseguono e si alternano con una rapidità tale da confondersi. Accade così che gli Unni prima saccheggino l’Impero e poi si pongano al servizio dell’imperatore Teodosio ma al tempo stesso, il loro re Rua estorce agli imperatori il libero accesso ai mercati romani - da cui gli Unni dipendevano per le armi, le granaglie e gli indumenti - e impone un tributo di 350 soldi aurei, portati ben presto dal suo nipote gli unnie successore Attila prima a 700, poi a 2100 e infine a 6000. La politica che il nuovo re, - un uomo tarchiato, di bassa statura, con gli occhi incassati, il naso schiacciato e una rada barbetta -, persegue nei confronti dell’Impero è fondata sul ricatto: una politica cui i Romani, ben consci che una loro spedizione contro i nomadi delle steppe non avrebbe portato, a fronte di spese e perdite enormi, a nessun risultato concreto e che, alle spalle delle loro armate, vivevano genti che non erano più ostili verso gli Unni di quanto lo fossero verso i propri eserciti, non possono che accettare.
La potenza di Attila si fondava dunque sul rispetto di delicati equilibri: sulla fedeltà - comprata con oro, doni e denari - dei suoi luogotenenti; sul favore dei capitribù germanici suoi vassalli che poterono consolidare la propria posizione, sancita da Attila, a scapito dell’individualismo dei loro sudditi; sull’appoggio dei ceti mercantili dell’Impero d’Oriente (i "verdi") che trovavano estremamente vantaggiosa la presenza, aldilà del confine, di uno stato unno esteso dal Reno al Mar Caspio e, infine, sul favore di molti potenti dell’Occidente, che furono amici degli Unni almeno finché non videro intaccati i loro interessi, vale a dire fino alla vigilia della campagna di Attila in Gallia. Al tempo stesso, la politica di ricatto nei confronti dell’Impero d’Oriente fruttò (448) al re unno, che, nel frattempo, aveva distrutto Viminacium (Kostolac), Margo, Singidunum (Belgrado), Naissus (Nis), Sardica (Sofia) e Arcadiopoli, la conquista di un territorio a sud del Danubio profondo cinque giorni di viaggio (100-120 miglia). Nel 451, invocato dai Bagaudi in lotta con i latifondisti gallo-romani e istigato dal vandalo Genserico da sempre desideroso di annientare i Visigoti, Attila si volse poi a Occidente. Con il pretesto di intervenire in qualità di "custode dell’amicizia romana" contro i Visigoti, il re unno ambiva infatti a sposare Onoria, sorella di Valentiniano III, per impadronirsi della metà dell’Impero e sostituirsi ad Ezio nel controllo della Pars Occidentis. Il suo piano fallì invece miseramente: l’esercito unno formato da Rugi, Gepidi, Sciri, Turingi e Ostrogoti venne sconfitto, a qualche miglio dall’odierna Troyes nei Campi Catalauni (Champagne), dalle armate che Ezio reclutò tra i Visigoti, i Franchi, i , i Burgundi, i contadini Bagaudi e gli Alani. Fu solo in prospettiva di servirsi ancora degli Unni per tenere a freno i Visigoti che Ezio non volle annientare le forze di Attila. Il re non rinunciò però del tutto alle sue mire in Occidente: nel 452 scese nell’Italia settentrionale e distrusse Aquileia, Concordia, Altino, Padova, Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo. La carestia che a quel tempo affligeva il paese -più che la celeberrima ambasceria guidata da papa Leone, dall’ex prefetto Trigezio e dall’ex console Gennadio Alieno -, lo dissuase tuttavia a continuare la sua spedizione. gli unniUna pericolosa minaccia si profilava intanto per il suo dominio in Oriente: a Teodosio II, fautore dei ceti mercantili "verdi", succedette l’imperatore Marciano, che, in ossequio all’aristocrazia latifondista degli "azzurri" penalizzata dalle scorrerie di Attila, decretò la chiusura dei mercati romani da cui dipendeva la sussistenza degli Unni. La politica bizantina finalizzata all’istigazione dei Germani alla rivolta sortì come effetto il tramonto della potenza unna: dopo la morte di Attila, gli Unni, disfatti dapprima sul fiume Nedao da una coalizione germanica (di Sciri, Rugi, Svevi ed Eruli) capeggiata dal re dei Ardaric, e poi dagli Ostrogoti, ribellatisi da soli e per primi al loro dominio, finirono con insediarsi nelle fortezze di confine dell’Impero d’Oriente o furono annientati dalle armate imperiali o si arruolarono negli eserciti d’Occidente o furono assoggettati dai nomadi Uguri e Onoguri, Sabiri e Avari. Il popolo unno ripiombò quindi nel caos e nell’anarchia e la steppa tornò a ripullularsi di signori arroganti, litigiosi tra loro, a volte in lotta, a volte al servizio dell’Impero. Tra questi vanno ricordati almeno due ex-luogotenenti di Attila: il romano di Pannonia Oreste (il padre di Romolo Augustolo) e l’unno Edeco (il padre di Odoacre) che si segnalò per la sua ferocia nella lotta contro gli Ostrogoti. La funesta inimicizia tra Odoacre e il re ostrogoto Teodorico aveva dunque radici lontane...

I Goti

La tribù germanica dei Goti, originatasi attorno al I secolo a.C. dalla fusione di tribù germaniche e scandinave, assunse notevole importanza nel III secolo compiendo numerose incursioni nell’Europa dell’est, passando il Danubio e colpendo il territorio romano. Probabilmente arrivarono sulle sponde del mar Nero, dove si fusero con altre tribù balcaniche e iraniche verso il 220-230 d.C., e dove stabilirono i primi contatti con i romani attraverso il commercio dell’ambra.
Vicino al fiume Dnstr edificarono semplici villaggi. Fra il 235 e il 270 in territorio imperiale saccheggiarono città e villaggi poco fortificati. Sconfitti dall’imperatore Claudio II (268-270 d.C.) si ammansirono per qualche tempo e si stabilizzarono politicamente, mettendo in evidenza la differenziazione in due entità “statali” ben separate, gli Ostrogoti (Ostgothen, o “goti dell’est”, detti anche “goti splendenti”) e visigoti (Westgothen, o “goti dell’ovest”, “goti saggi”), che rimanevano uniti per la tradizione e la lingua, ma erano governati da due capi autonomi.
Gli Unni provenienti dall'Asia si scontrarono in Ucraina con le popolazioni degli Alani e poi, piegando il loro cammino verso Occidente arrivarono al confine dell'Impero Romano, in Illiria e sul territorio danubiano incontrando i Goti Balti. Il loro nome deriva dal termine gotico “baltha”, che significa "audace". Mentre gli Amali divennero re degli Ostrogoti, i Balti con Alarico, divennero re dei Visigoti.

Questi, non potendo resistere ala smisurata pressione degli Unni, furono costretti ad attraversare il “Limes Romanis ” e, nell'anno 376 d.C., raggiunsero un accordo con Valente. Avrebbero potuto stanziarsi nella province della Tracia ( attuale Bulgaria ) in cambio di sottomissione al governo romano ed alla fornitura di contingenti all'esercito imperiale: Roma avrebbe guadagnato nuove forze militari dai Goti e tanto oro dai proprietari terrieri romani che avrebbero sostituito con tributi in oro l'obbligo di inviare soldati alle forze imperiali romane.
I Goti avrebbero avuto un loro territorio dove vivere prosperare passando dallo status di “ barbari ” a quello di “ foederati ” romani. Sembrava un ottimo accordo ma la cupidigia di alcuni funzionari romani, Massimo e Lupicino, costrinse i Goti alla ribellione.
Si narra che i romani vendessero a caro prezzo carne di cane ai Goti affamati richiedendo in cambio schiavi. Fritigerno, succeduto ad Atanarico alla guida del popolo goto, non riuscì più a calmare il popolo ed attaccò Lupicino, poi i Goti iniziarono il saccheggio della Tracia. Valente decise di attaccare i goti di Fritigerno ed ebbe la meglio nella prima battaglia ma, in soccorso dei Goti giunsero gli Ostrogoti e gli Alani e, nell'Agosto del 382 d.C., i romani furono disastrosamente battuti ad Adrianopoli.

Rugi

Il gruppo tribale dei Rugi rappresenta una delle principali stirpi stanziate dal re Theoderic (Teodorico) nella Venetia et Histria. Originari del Rogaland, in Norvegia, i Rugi erano "Germani orientali" di origine scandinava (Goti, Vandali, Burgundi, Eruli, Gèpidi) migrati verso oriente alla volta delle regioni baltiche dell'Oder e della Vistola. Dopo aver fatto tappa nell'isola di Rugen, i Rugi si insediarono nella Pomerania occidentale e alle foci dell'Oder. Spostatisi, nel III sec., sotto la pressione dei Goti nella valle della Tisza, i Rugi caddero, alla fine del secolo successivo, sotto l'egemonia degli Unni. Intorno al 455, quando sulle ceneri del grande impero di Attila sorsero i regni dei popoli affrancatisi con le armi dal dominio unno (i Gèpidi della Pannonia e della Transilvania, gli Eruli della Moravia meridionale, gli Svevi delle regioni danubiane, gli Sciri), i Rugi si stabilirono nella Bassa Austria dove vissero per alcuni decenni alle spalle dei provinciali romani del Norico. Il rex delle genti barbare d'Italia, Odovacar (Odoacre), li sconfisse quindi duramente nell'inverno del 487: il re rugio Fewa e la sua consorte, l'ostrogota Giso, furono in quell'occasione fatti prigionieri e giustiziati in Italia. L'anno seguente, la rivolta dei Rugi capeggiati dal figlio di Fewa, Friederic, fu sventata da Unulf, il fratello di Odovacar, il quale, per impedire la nascita di nuovi stati germanici ai confini settentrionali del suo regno, ordinò di far "terra bruciata" del Norico e di trasferirne la popolazione in Italia. I Rugi superstiti si unirono, nei pressi di Novae (odierna Svistov), alla gens di Theoderic in marcia verso la penisola.

Suebi o Svevi

In Origine questa popolazione era stanziata nei pressi del mar Baltico che i Romani chiamavano Mare Suebicum. In seguito i Suebi emigrano verso sud ed occidente stanziadosi nel lato tedesco del fiume Reno fino al 406, quando una parte di essi si unisce a Vandali ed Alani nella invasione della Gallia. Mentre Vandali e alani combattono contro i Franchi alleati dei Romani, i Suebi proseguono verso la Spagna. Nel 409, il loro re Hermeric stabilisce la sede dei Suebi nella parte nordoccidentale della penisola iberica, dove riceverà infine il riconoscimento ufficiale dei Romani. Il regno svevo in Spagna durò altri 175 anni, godendo di una politica abbastanza stabile, ad esclusione di qualche contrasto con i Visigoti, arrivati in Spagna nel 416. Gli Svevi mantennero comunque la loro indipendenza fino al 584, quando il re Visigoto Leuvigildo invade il regno degli Svevi, sconfiggendoli e assorbendo quel che resta del mondo svevo in Spagna. Gli Svevi rimasti indietro del 406 perdono la loro identità a favore degli Alemanni e sono assorbiti in questa tribù. Tuttavia la terra da essi occupata conserva ancora il loro nome.

Eruli

Popolazione di stirpe germanica originari del sud della Scandinavia, tra il mar Baltico e il mar Nero. Dopo la loro fuoruscita dallo Jutland vengono segnalati nelle zone Est dall’inizio del III secolo e, nel loro girovagare, sono spesso associati agli Ostrogoti. Guidano il sacco di Bisanzio nel 267, ma il loro contingente orientale viene annientato a Nis due anni più tardi. Associati per un periodo prima ai Goti e poi agli Unni, essi riemergono nella seconda metà del V secolo, quando si organizzano in confederazioni in Austria e in Italia. Sono appunto i primi barbari ad arrivare in Italia, sotto la guida di Odoacre. Rimesse le insegne dell'Impero e richiesto per sé il governo d'Italia, Odoacre procede alla distribuzione di terre ai soldati. Latifondi, plaghe deserte, terre demaniali non mancavano in Italia; l'agricoltura ne risente subito i benefici effetti; l'importazione del grano non è più necessaria. Ma il monarca avventuriero è il capo di un gruppo di soldatesche varie di stirpe, sempre più esigenti verso colui del quale hanno assecondato l'ambizione e le fortune. I loro interessi sono in contrasto con quelli dei Romani e nello stesso Odoacre, il re barbaro, pugna col patrizio romano. Situazione che Odoacre supera con abilità e acume: ariano, si mostra conciliante con la Chiesa; barbaro, mantiene l'ordine fra i suoi e la sicurezza pubblica per tutti; patrizio ricupera all'Italia la Dalmazia (480) e il Norico (487), per liberate il Norico dalle incursioni dei Rugi. Egli inoltre ha saputo tener testa per tre anni agli Ostrogoti invasori

Longobardi

I Longobardi erano un popolo di nomadi-guerrieri proveniente dalle steppe dell’Europa nordorientale, assai meno evoluto degli altri barbari giunti in Italia, e non erano mai entrati in contatto con i Romani. Erano divisi in tribù, ciascuna delle quali riconosceva solo l’autorità del proprio capo-guerriero (duca): per questo non riuscirono a dare vita a un regno unitario e stabile.

Dalla Scandinavia i Longobardi sarebbero scesi a sud, risalendo il corso dell’Elba e dell’Oder. Il loro primo re fu Agilmondo, sorpreso e ucciso in un attacco notturno dei Bulgari, che ne rapirono la figlia.
Successivamente si stanziarono nel Norico e infine, in Pannonia, subentrando ai Goti di Teodorico scesi in Italia, tra la fine del V e i primi anni del VI secolo a.C.

È molto probabile che la loro migrazione sia dovuta alla spinta delle popolazioni unne verso occidente. Entrarono pertanto in contatto prima con i Rugi nel 488, poi con gli Eruli, che sconfissero nel 512, infine coi Gepidi.
A contatto con quelle popolazioni ariane, abbracciarono anch’essi l’arianesimo, ma i rapporti tra loro si fecero via via più tesi, fino a sfociare nella guerra (527). Il re Cunimondo venne ucciso in battaglia e con il suo cranio, come si usava allora, fu fatta una coppa. Sua figlia Rosmunda fu poi sposata da Alboino.
Nel 567, alleati degli Avari, i Longobardi distrussero il popolo dei Gepidi che li aveva attaccati, massacrandoli fino all’ultimo, ma quando gli Avari pretesero di stanziarsi sulle terre per le quali avevano combattuto, i Longobardi furono costretti a spostarsi, e l’Italia parve loro a portata di mano

Quadi

Piccola tribù germanica delle cui origini si sa poco. Nella migrazione verso sud del primo secolo,si stabiliscono nella zona della Moldavia e della Slovacchia occidentale. Confinavano probabilmente con i Marcomanni a occidente, le tribù protoslave a Nord, la tribù sarmata degli Iazigi, e più tardi iVandali, a est, l’Impero romano a sud. Scendono con i Marcomanni (a cui erano probabilmente assai affini) in Italia e sono più tardi con i Vandali ed gli Alani in Spagna

Sauromati

Antica tribù di Sarmati conosciuta fin dal V secolo a.C. Mentre nel III sec. a.C. Roxolani e Iazigi avanzarono verso l'impero, i Sauromati restarono nelle pianure dell'Ucraina, finendo - molto più tardi - per essere assorbiti dagli unni nella seconda metà del IV secolo.

Bulgari

Popolazioni che si stanziarono nel VII secolo nella parte orientale della penisola balcanica, verso la quale si diressero nel secolo precedente numerose tribù slave. Di origine turca, parenti prossimi degli unni. Venuti dall’Asia, li si trova anzitutto nella regione fra Volga e Kama. Questa regione, il cui centro è Kazan, verrà chiamata fino al secolo XV Grande Bulgaria. Continuando la loro avanzata, i bulgari riusciranno a installarsi sulla riva destra del Danubio, l’attuale Bulgaria, da dove terrorizzeranno l’impero bizantino: saranno necessarie venti campagne, all’inizio del secolo XI, perché l’imperatore Basilio riesca a sottometterli. I bulgari, come gli ungheresi, rinunceranno alle incursioni e diverranno cristiani. Si fonderanno con le popolazioni preslave e slave, di cui adotteranno la lingua. Comparvero in Italia con Attila nel 452. Dal 504 al 511 coi Gepidi e coi Greci sbarcarono sulle spiagge del Bruzio, combattuti dai soldati di Teodorico. Si trovano nelle schiere dei Goti il 555. Risiedono nelle zone subalpine all’arrivo di Alboino.

 

Franchi

Una piccola tribù stanziata nell'area del Reno-Weser che divenne presto una confederazione di tribù. L'elemento "franco" originario si fuse con apporti di diversa origine, anche se principalmente a partire dai Germani occidentali stanziati in quell'area; tra i popoli che entrarono a far parte della confederazione dei Franchi ci furono sia Ingaevones, come nuclei di Sassoni, sia Herminones, come contingenti di Bavari, sia altri Istaevones, come Catti, Cauci, Bructeri, Camavi o Sigambri.

Si divisero in due sotto-federazioni: i Franchi Sali posizionati lungo la costa dell'attuale Olanda a nord del Reno (in verde) ed i Franchi Ripuari (in arancione), più a sud ad est del grande fiume che divideva il Barbaricum dall'Impero romano.

I Franchi sono menzionati per la prima volta nel 254 quando furono fermati, insieme agli Alemanni, nel corso di un loro tentativo di sfondamento del limes romano, dal giovane cesare Gallieno, il quale si meritò per questi successi l'appellativo di restitutor Galliarum e di Germanicus maximus.

Una nuova invasione da parte loro avvenne nel 257 quando sfondarono il fronte renano della Germania inferiore, e penetrarono fino a Mogontiacum, dove furono fermati dall'accorrente legio VI Gallicana, di cui era tribuno militare il futuro imperatore, Aureliano. Nel 258, compirono una nuova incursione, incuneandosi nei territori imperiali di fronte a Colonia, per poi spingersi fino in Spagna (saccheggiando Tarragona), fino a Gibilterra e raggiungere le coste della Mauretania romana.

Una nuova invasione avvenne nel 260 quando alcune sue orde riuscirono ad impadronirsi della fortezza legionaria di Castra Vetera, assediarono Colonia, risparmiando invece Augusta Treverorum. Altri si riversarono lungo le coste della Gallia fino a devastarne alcuni villaggi fino alle foci dei fiumi Senna e Somme.

L'anno seguente una nuova loro incursione fu fermata dalle armate di Postumo. Per questi successi, egli assunse l'appellativo di Restitutor Galliarum, ovvero di restauratore della Gallia, decidendo, inoltre, di assoldare tra le fila del suo esercito, bande di soldati Franchi appena sconfitti, per combattere contro i loro stessi "fratelli".

Con la morte di Aureliano una nuova ed imponente invasione di Franchi ed Alemanni devastò l'intera Gallia nel 275-276, percorrendo la valle del fiume Mosella, dilagarono nella zona dell'attuale Alsazia. Oltre settanta città caddero nelle loro mani. E solo quelle poche dotate di mura, come Treviri, Colonia e Tolosa, scamparono alla devastazione ed al saccheggio. Fu solo grazie all'intervento dell'imperatore romano Marco Aurelio Probo che l'intera Gallia fu ripulita dalle orde di barbari che per quasi tre anni avevano messo in ginocchio una delle regioni imperiali più ricche. Attorno al 278 un gruppo di Franchi, che erano stati stanziati nel Ponto come prigionieri di guerre, si ribellarono e impadronitisi di alcune navi, compirono incursioni e devastazioni in Acaia, Asia Minore, Africa settentrionale fino alla città di Siracusa, che occuparono, per poi fare ritorno in patria incolumi.

Nel 286 l'allora prefetto della flotta del canale del La Manica, il futuro usurpatore Carausio, che aveva come sede principale della flotta la città di Gesoriacum, riuscì a respingere gli attacchi dei pirati Franchi e Sassoni lungo le coste della Britannia e della Gallia Belgica.

Un nuovo successo sulle tribù germaniche è confermato dalla IV (quarta) acclamazione ricevuta da Diocleziano di Germanicus maximus, per i successi ottenuti da Massimiano sui Franchi nel 288. Quest'ultimo era riuscito a catturarne il re dei Franchi Sali, un certo Gennobaude, ed a ottenere la restituzione di tutti i prigionieri romani. Egli ne aveva, infine, stanziati alcuni nei territori circostanti Treveri e Bavai.

Nel 297 Costanzo Cloro ripopolò il territorio, una volta dei Batavi (l'attuale Scheldt) con la popolazione dei Franchi Sali provenienti dalla Frisia, tanto da permettere a loro di interferire nelle vie di comunicazione acquatiche con le isole britanniche.

Nel IV secolo la federazione dei Franchi fu protagonista di diverse incursioni in territorio gallico, condotte a partire dalla loro area d'insediamento presso il Reno. Gli imperatori Costanzo I e Giuliano li respinsero a fatica e infine assegnarono loro parte della Gallia Belgica in qualità di foederati dell'Impero romano, incaricati di difendere la frontiera del Reno. Da questo territorio i Franchi si estesero gradualmente in gran parte della Gallia romana, continuando a contribuirre alla difendere dei confini dell'Impero.

 

A cura di  Giuseppe Guidotti

 

 

  • Fine articolo Gli unni tutto di tutto

 

Gli Unni

 

68-69 d.C. anno dei quattro imperatori.

 

-galba          )senatore

-Otone          )prefetto del pretorio

-vitellio       )generale delle truppe in Germania

-vespasiano ) generale delle truppe in Palestina

 

 

dinastia Flavia

 

69-79 d.C. Vespasiano

-Vespasiano diventa imperatore

-appartiene all’ ordine dei cavalieri

-fondamentale il controllo dell’ esercito

-emana la lex de imperi vespasiani, che stabiliva che la legge è ciò che vuole l’ imperatore e che l’  

             imperatore è superiore alle leggi.

-70 d.C. conquista e distrugge Gerusalemme

-costruisce il Colosseo

 

79-81 d.C. Tito

- fronteggia l’ eruzione del Vesuvio e perciò viene definito

-ottimo imperatore

 

81-96 d.C. domiziano

-si proclama dominus et deus

-cura l’ esercito aumentando i salari.

            Conquista la Germania superiore e inferiore

-riduce al silenzio gli oppositori ma finisce vittima di una congiura nel 96

 

 

 

96-98 nerva cocceio

- scelto per le sue capacità, da inizio al

 

principato elettivo

 

98-117 d.C. Traiano ulpio

-generale spagnolo

-si cura dell’ amministrazione delle provincie

-conquista

Arabia-> controllo sul commercio carovaniere

dacia->colonna traiana

-guerra contro i parti vince ma si deve ritirare per ribellioni in Palestina

- si occupa del latifondo in Italia per riavviare l’ economia

 

118-128 d.C. Adriano

-politica difensiva

-fortifica i confini delle provincie -> britannia-sul Reno-dacia

-vallo di Adriano

 

 

128-161 d.C. Antonino il pio

-rafforza le conquiste

 

161-180 d.C. marco Aurelio

-ottiene delle vittorie contro i parti ma

-si diffonde la peste e l’ esercito deve ritirarsi

-respinge le popolazioni barbariche che premevano sul confine germanico

-muore di peste

-lascia lo stato senza denaro

 

180-192 d.C. Commodo

-fine del principato elettivo

-non si cura delle finanze, sperperando denaro in giochi

-entra in conflitto col senato lasciando grandi privilegi ai pretoriani

-congiura del senato

 

crisi dell’ impero( impero all’ asta- dinastia dei severi)

        

quadro storico


        -periodo di crisi

 

        -   pestilenze-> eserciti dimezzati->nuove leve->    


            latifondo->meno schiavi->       

                           ->meno interesse a produrre->

 

crisi agricola


            prezzi concorrenziali da tutta Europa ->

  -svalutazione/ inflazione ->tasse su tutti i ceti-> nessuna elargizione->mancata manutenzione    

    delle strade, ponti, acquedotti, terme

altre cause della crisi:

-attacchi germanici

-meno schiavi

-meno produzione agricola

-calo demografico dovuto al piombo

-terminano le elargizioni

 

impero all’ asta

 

192-193 d.C. Elvio pertinace

-era prefetto di Roma

-assassinato dai pretoriani

 

193 didio giuliano

-compra l’ impero

- in molte parti dell’ impero le armate si ammutinarono e acclamarono i loro generali

 

dinastia dei severi

193-211 d.C. Settimio severo

-comandante dell’ esercito stanziato sul Danubio

-cura l’ esercito con elargizioni->l’ esercito è la fonte di potere

-guerre contro i parti

-annona militaris -> tassa in natura per il nutrimento dell’ esercito

-diminuisce la percentuale di argento nelle monete

-2 figli: caracalla e geta

 

211-217 d.C. caracalla

-uccide il fratello geta per ottenere il trono

-estende la cittadinanza a tutto l’ impero con la constitutio antoniniana

-riceve più tasse

-si accresce la distanza tra città e campagna

-continua a fare elargizioni ai soldati

 

217-218 Macrino

-prefetto del pretorio

-fece assassinare caracalla

-fu ucciso dai soldati

 

218-222 eliogabalo

-nipote di caracalla

-influenzato dalla madre e dalla nonna

-istituisce un senato di donne->matriarcato

-gli fanno imporre la divinità del sole

-atteggiamento da sovrano orientale

-ucciso dai pretoriani

-damnatio memoriae

 

222-235 Alessandro severo

-il potere detenuto dalla nonna e dalla madre

-ispirato da idee pacifiste

-227 spedizione contro i parti

-235 spedizione in Germania ma rimane assassinato dall’ esercito

 

235-238 massimino il trace

-primo imperatore semi-barbaro

-grande combattente

-non parla il greco e solo poco latino

-difende i confini:blocca le invasioni germaniche

-troppe spese militari->aumenta le tasse->poco ben visto->viene ucciso

 

anarchia militare 238-284

 

238-243 gordiano III

-sale al trono 13enne

- burattino del senato

 

243-249 Filippo l’ arabo

-imperatore arabo

-pace con i persiani

-248 celebra i 1000 anni di Roma

 

249-251 decio

-carta del buon romano, il libellum

-pratica una forte persecuzione contro i cristiani

- morì combattendo contro i goti

 

251-253 Valeriano

-governa assieme al figlio gallieno

-muore in catene ostaggio dei persiani

 

253-268 gallieno

-smette di perseguire i cristiani

-divite il potere in civile e militare per evitare i colpi di stato

-accade la divisione dell’ impero nei regni di:

            Palmira->ad oriente

            imperium galliarum(britannia,Gallia,Spagna)->a settentrione

 

imperatori illirici

 

268-270 Claudio

- combatte contro i goti(ostrogoti e visigoti)

-chiamato perciò il goto

 

270-275 aureliano

-riunifica l’ impero

-combatte gli alemanni che erano arrivati in Italia

-costruisce le mura aureliane attorno a Roma

 

fine dell’ anarchia militare

 

284-304 Diocleziano

-soldato dalmata dalle umili origini

-divinizza la figura dell’ imperatore->si definisce figlio di Giove

-riforma l’ esercito

            -limitanei e comitatus

            -più legioni ma meno legionari per legione

-riforma del potere

            -instaurò la tetrarchia

            -divise l’ impero in dodici diocesi

            -due augusti e due cesari

                        -Diocleziano->galerio

                        -Massimiano->Costanzo cloro

            -4 capitali:

                 treviri sul Reno ->imperium galliarum+ nord Africa vicino Gibilterra->Costanzo cloro

                        Milano->Italia+nord Africa->Massimiano

                        sirmio->Grecia+tracia->galerio

                        nicomedia->Turchia+Palestina+nord Egitto->Diocleziano

-riforma fiscale

            -poter contare su proventi fissi

            -tassazione fissa ->immobilismo sociale

-crisi economica

            -pagare le tasse e annona militaris

            -inflazione sui beni di prima necessità

-301 edictum de pretiis ,calmiere sui prezzi

-persecuzioni cristiane

            -nuova campagna di persecuzioni

            -303-304 distruzione delle chiese e dei libri sacri

 

 

-305 Diocleziano abdica assieme a massimino per testare la successione dinastica

-Costanzo cloro muore senza designare un cesare

            2 pretendenti:

                        -Massenzio, figlio di Massimiano

                        -Costantino figlio di Costanzo cloro

-312 battaglia del ponte milvio prevale Costantino

 

Costantino è il successore di Costanzo cloro

licino è il successore di galerio

 

312- 327 Costantino

-1° imperatore cristiano

-cristianesimo nuova unità anche per i barbari

-313 editto di Milano, in cui sancisce la libertà di culto

            privilegia la chiesa

                        -possibilità di fare elargizioni

                        -istituzione del tribunale ecclesiastico

                        -esenzione del clero dalle tasse

-324 battaglia di crisopoli

            -combatte contro licino e vince

            riunisce nuovamente l’ impero sotto il suo comando anche se lo affida a dei rappresentanti

-325 concilio di licea

            -riunione dei vescovi e del capo dello stato

            -combattono l’ eresia ariana per mantenere una sola dottrina

            inizio del cesaro-papismo

-riforma dell’ esercito

            -accentua la suddivisione in limitanei e comitatus

-fonda una nuova capitale cristiana: Costantinopoli

-muore

 

lotte di potere tra i suoi tre figli:

            -costantinoII ->muore dopo poco

            -costante       ->va in oriente

            -Costanzo      ->va in occidente

-muore costante

-Costanzo governa da solo per un periodo poi elegge il nipote giuliano

 

361-363 giuliano l’ apostata

-valido generale

-tenta di sradicare il cristianesimo per questo è definito l’ apostata

-organizza una spedizione contro i persiani ma muore in guerra

 

2 fratelli al potere nel 364:

- Valentiniano->occidente

-valente        ->oriente

-Valentiniano muore

-valente governa con graziano

 

-si riaffacciano i visigoti

            -si stanziano sul Danubio

            -si ribellano e marciano su Costantinopoli

-378 Adrianopoli

            -valente subisce una dura sconfitta

 

-teodosio in oriente

-graziano in occidente

 

378-395 teodosio

-accordo di pace con i goti

 

-380 teodosio e graziano

    editto di tessalonica->cristianesimo religione di stato->persecuzioni contro i pagani

 

-390 strage di tessalonico

            -folla uccide comandante barbaro

            -teodosio decide punizione esemplare

            -decima la popolazione

            -vescovo Ambrogio lo scomunica

            -chiede pubblico perdono

 

383 muore graziano

395 muore teodosio

 

 

2 figli di Teodosio

-Arcadio-> in orienteà si libera dei consiglieri imposti dal padre

-Onorio-> in occidenteàsale al potere a 11 anni

            -tutore è un valido generaleàstilicone

silicone

                        -402 battaglia di Pollenza e presso Verona  contro i goti-> Alarico

                        -403 corte imperiale si sposta a Ravenna per facilitare la difesa

                        -405 stilicone vince contro i goti a Fiesole->Alarico

                        -sede dell’ impero accusa silicone di non aver ucciso Alarico.

                        -condannato a morte da Onorio

            -410 Alarico

                        -devasta per 3 giorni Roma

                        -rapisce galdia placida la sorella di Onorio

                        -muore e gli succede->

            ->ataulfo

                        -sposa galdia placida e fa un erede

visigoti si spostano in Spagna-> vandali si spostano dalla Spagna in nord Africa.

Vandali

            -si impongono sulla popolazione

            -imparano a navigare->pirateria

            -dall’ Africa non arrivano più alimenti per l’ Italia

 

423 muore Onorio

succede Valentiniano III

                        -figlio di un nobile romano(2°marito) e galdia placida

-ha 2 tutori

                        -galdia placida

                        -Ezio->

invasioni degli unni sotto Attila

unni vs romano-barbari

 

            Ezio

                        -campi catalanici->vincono i romani ma non uccidono Attila

                        -452 Attila invade l’ Italia->ma si ritira e muore

                        -455 Valentiniano III uccide Ezio

-455 i vandali saccheggiano Roma per 15 giorni

-Valentiniano viene ucciso

 

455-475 vari imperatori

 

-475 Oreste->patrizio romano

            -fa eleggere il figlio Romolo->soprannominato augustolo

-476 Odoacre

            -capo milizie barbariche

            -depone Oreste

            -diventa patrizio di Arcadio àgoverna in nome dell’ imperatore orientale

 

476 fine dell’ impero d’ occidente

 

crollo silenzioso, di fatto cambia poco

il territorio si divide in regni romano barbarici

-barbari cariche nell’ esercito

-romani cariche nell’ amministrazione

 

duplicità di leggi

-norme e tradizioni barbare

-diritti e doveri romani

i romani e i barbari si dispongono separati nel territorio

 

franchi

            -nord della Gallia

 

            -meroveo il capostipite della dinastia dei merovingi->

            ->parteciparono alla guerra contro Attila

           

-Clodoveo 482-511 ->maggiore esponente

                        507 allontana i visigoti conquistando tutta la Gallia

           

-Clotilde ->moglie di Clodoveo

                        -si converte al cristianesimo->

            ->franchi difensori della cristianità

            -favorirono le nozze miste->

            ->forte unione romano-barbarica

 

Anastasio successore di Zenone in oriente

                        ->Clodoveo diventa patrizio in occidente

 

Clodoveo muore nel 511

Il regno viene diviso in quattro regni dai suoi figli

 

Oriente

            -leggi romane

            -religione cristiana

            -cultura e lingua greca

 

-imperatore->tarasicodissa->

-Zenone 476-491

            -imperatore semi divino

            -chiesa sottoposta all’ imperatore-> cesaro-papismo

           

-benessereàgli attacchi sono deviati ad oriente->

            -> uno degli attacchi è condotto da teodorico

           

-teodorico 494-526

            -deviato ad occidente

            -488 arriva in Italia

-uccide Odoacre

-494 prende il comando

            -diventa rappresentante in occidente dell’ imperatore d’ oriente

-re instaura il consolato

            -ricostruisce alcuni edifici di pubblica utilità

            -cerca di far rivivere l’ impero

            àda oriente-> attacco all’ arianesimo

            ->teodorico si arrabbia e concede le cariche ai goti

            - i romani organizzano congiure

            -muore

 

-figlio di teodorico->atalarico

            -troppo piccolo-> governa la figlia di teodorico->

                        ->amalasunta

                                   -sposa il cugino teodoato che la fa uccidere

                        -dopo teodoato succede vitige

  •      ->ad occidente muore teodorico e succede il figlio

->ad oriente, seguendo allo zio giustino, sale al trono giustiniano

Giustiniano 527-565

            -“corpus iuris civilis”->emanato il 29 novembre 534

                                   -codex->raccolta delle leggi precedenti

                                   -digesto->raccolta delle opere dei giuristi

                                   -istituzioni->nozioni fondamentali del diritto privato

                                   -novelle->tutte le leggi successive all’ emanazione

-“renovazio imperii”->rinnovare la maestosità dell’ impero-> chiesa di santa Sofia

            -“recuperazio imperii”-> ritornare ai vecchi confini dell’ impero

                        sotto il comando del generale Belisario

                        532-guerra vandalica

                                   ->conquista in poco tempo in nord Africa

                       

-guerra greco ispanica

                                   -> attraversa Gibilterra e conquista la Spagna

                        535-guerra in Italia

-i romani->Belisario

- i goti->vitige

                       540->Belisario conquista Roma e Ravenna

-i romani->Belisario viene sostituito da narsete

- i goti->vitige viene sostituito da totilia

->totilia

            -riesce a difendere l’ Italia per 18 anni

                                               -primo re che ha l’ idea di una nazione unitaria

554-conquista dell’ Italia

            -appena gli eserciti si ritirano per difendersi dai parti in oriente, tutte le conquiste vengono perdute-> solo dannose per l’ economia

 

565 muore Giustiniano

 

i longobardi

568 arrivano e conquistano una parte dell’ Italiaà568-1861 -> l’ Italia rimane divisa

            -alcune terre rimangono comunque in mano bizantina

                        -pentapoli,Ravenna,le isole,la Calabria e il Lazio,sotto l’effettivo comando del papa

 

-si dividevano in 3 classi

            -aramanni, cittadini guerrieri

            -aldi, cittadini lavoratori

            -gli schiavi e i prigionieri di guerra

 

-re->comandante in armi per condurre le guerre uniti->

    ->finite le guerre ritornano al comando i capi tribù

 

-Alboino

-clefi 572-574

-autari 584

            -i bizantini cercano di riconquistare l’ Italia->

            ->si rivolgono ai franchi

            -autari riesce a difendersi e vince

-agiulfo 602

-602 patto intermediato dal papa (Gregorio magno) tra i bizantini (Maurizio) e i longobardi (agiulfo)

 

-rotari 636-652 ->si dichiara ariano

                        -643conquista la Liguria

                        -643->editto di rotari->leggi della tradizione germanica

                                   ->superamento della faida->

->stabilendo un guidrigildo(pagamento) per ogni offesa subitaà

àil sovrano diventa superiore a i capi delle tribù->riesce a imporre leggi universali

-ariperto 653à abolisce l’ arianesimo

-culiperto 660à dichiara il cristianesimo religione ufficiale

 

-lituprando 712-744 ->occupa delle zone nel Lazio->728 il castello di sutri->

                                   ->invece di renderlo ai bizantini lo da al papa->

                                   à728 primo possedimento terriero del papaà754

Astolfo 751-757

->conquista Ravenna->

            ->il papa si rivolge ai franchi->(pipino il breve)->

            ->riconquistano delle zone(tra cui Ravenna)

            ->le rendono al papa invece che ai bizantinià754

 

-754 viene trovato un documento (dichiarato poi falso storico)-> di una donazione di Costantino alla  

 chiesa

 

-i vescovi e il papa diventano importanti nelle città interne->

            ->gli unici mediatori per la popolazione con i longobardi

            -Gregorio magno->rende Roma importante

                                   ->sfrutta al meglio le terre donate alla chiesa

                                   ->chiede autonomia dall’ imperatore d’oriente->

                                   ->l’ imperatore lo vede negativo à

                        -704 decreto di iconoclastia (incendio delle icone)

                        ->emanato da leone IIIàl’ imperatore è la reincarnazione di dio

                        àlotta dell’ iconoclastia

                       

 oriente

            -grave crisi

                        -imprese militari

                        -ampliamento->spese per la difesa   

            -re persiano cosroe

                        -attacca:

                                   -Egitto

                                   -Siria

                        -arriva fino a Costantinopolià

ài romani sguarniscono le frontiere per salvare la capitale

 

nuova religione->monachesimo

            ->oriente->anacoretismo->gli eremiti->san simone ->si pose su una colonna

            ->occidente->cenobio->vita in comunità isolate-> san benedetto->autorità dell’ abate

                                                                                              ->ora et labora

 

-Eraclio 610-541

            ->riorganizza l’ esercito

            ->respinge i persiani

626->persiani assediano Costantinopoli->si difese eroicamente

628->completa vittoria bizantina

            ->per la crisi sociale

                        -distribuisce terre in cambio di servizio militare

            ->divide l’ impero in distretti sotto il controlli di

                        ->magistrati

 

 

 

 

islam e penisola arabica

Arabia

-principalmente desertica

            -sud e costo molto fertili->monsoni

            -importatrice di spezie, incensi e metalli preziosi

            -egemonia di popolazioni

                        -beduini->nomadi

                                   ->nord del paese

                                   ->brigantaggio - pastorizia- guide del deserto

                        agricoltori->stabili    

                                   ->commercianti

            -tante diverse tribù

                        ->ogni tribù ha le sue divinità->

            ->religioni molto diverse

            ->molti santuari e luoghi sacri in comune(alberi,pietre,sorgenti)

            -la mecca

                        -kaaba->edificio molto vecchio->contiene un meteorite sacro

                        -pochi mercanti ricchi speculano sui santuari

 

570 nasce Maometto

            -orfano di genitore a 6 anni->vive dallo zio

            -sposa una ricca locale e viaggia molto->assimila le varie tradizioni locali

610 visione dell’ arcangelo Gabriele

                        -unico dio->Allah ->dio:padre,giudice,vendicatore…

                        -gli detta il corano->libro sacro dettato dal dio

                        -religione attenta ai poveri->fare elemosina

622 -anno dell’ égira->fuga di Maometto da la mecca->si ritira a Medina

                        àbraccato dai ricchi mercanti perché toglie il business delle divinità minori

       -anno zero degli arabi

630 si organizza a Medina e riconquista la mecca.->comincia la vera diffusione dell’ islam

2 libri molto importanti

-corano->libro sacro dettato dal dio

-la sunna->scritti di Maometto->si accenna chiaramente alla guerra santa

 

3a religione monoteista rivelata da 1 libro

-cristianesimo

-ebraismo

-islam

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

medioevo

 

-età di mezzo

476 inizio:caduta impero romano d'occidente

1492 fine:scoperta dell' America

 

alto medioevo:500-900

basso medioevo:900-1400

 

-considerata un epoca caratterizzata dalla decadenza

->diffusione paganesimo->periodo visto dalla chiesa di corruzione spirituale

 

1688->primo resoconto scritto del medioevo->

->decadenza

            -arte e pittura

            -vita cittadina

            -imbarbarimento

            -regresso dell' Europa

1800->movimento romantico

->rivalutazione del medioevo->solo proseguimento del processo storico già avviato

 

la crisi economica

 

si aggrava la situazione romana

-crisi demografica

-regresso della vita contadina

-invasioni,guerre,carestie,pestilenze

-le città si spopolarono

 

cause:

->stagnazione commerci

->strade ormai dissestate

->monete scomparse->baratto

->mediterraneo passa in mano araba

 

->ricchi->commercio di lusso->proveniente da oriente

 

742-814 (Carlo magno)

->poca popolazione->

->si estendono i boschi

->si creano paludi->malaria

importanti:

-boschi->legna da costruzione, combustibile   -->

-acqua->pesca e caccia                                     -->economia di sussistenza<--

 

la curtis

-nucleo della produzione la fattoria o curtis

            -pars dominica->amministrazione

            -pars massaricia->pderi coltivati dai coloni->servi della gleba

->massari (o contadini) dovevano una percentuale annua sul raccolto

 

-->nasce il latifondo

->piccoli proprietari donavano le loro terre a un signore

            ->per avere protezione

            ->diventavano massari

-->curtis diventa luogo economico e sociale.

 

Scomparsa della schiavitù

elemento positivo->scompare la schiavitù

 

feudalesimo

-vassallo->rapporto tra re e nobile->

                        ->porzione di terra in cambio di alcuni obblighi:militare

inizia dal 600->diventa colonna portante impero di carlo magno-->finisce nel 1789 con rivoluzione                                                                                                                                         francese

->muore lo stato->in sostituzione->fitta disorganica rete di rapporti personali col re

-il vassallo può nominare->valvassori->valvassini

 

cultura medievale

->superstizioni:demoni,streghe

->arte medievale->mostri e demoni

 

 

i carolingi

 

regno dei franchi emerge->

->nuova dinastia carolingi-> Carlo magno

-carolingi->maestri di palazzo che hanno soppiantato i re->re fannulloni

 

-687 pipino di landen unisce le gallie->

->il figlio->carlo martello->il figlio->pipino il breve->il figlio->carlo magno

732->carlo martello sconfigge gli arabi presso poitiers

 

->forza dei franchi

            ->esercito

                        -contadini

                        -vassalli->vassallaggio->cavalleria->soldati professionisti

                                   doveri dei cavalieri

                                               -essere fedele al signore

                                               -essere fedele alla religione

                                               -non approfittarsi delle donne

           

-papato supporta i franche->cattolici

 

pipino il breve muore nel 768

    i figli

            -carlomanno

            -carlo->carlo magno

carlomanno muore dopo 3 anni->

771-814 carlo magno

            ->riunifica l' impero e conquista

                        -sassoni->germania settentrionale

                        -796 avari->baviera

                        -801-813->arabi in spagna

                        -si interessano all' italia

                        (italia

                                   (pag 10)

                                       ->il papa si rivolge ai franchi->(pipino il breve)->

                                                              ->riconquistano delle zone(tra cui Ravenna)

                                                               ->le rendono al papa invece che ai bizantinià754)

                                   756-774 Desiderio

                                               -re longobardo in italia

           

                        -papa adriano primo->desiderio si oppone->attacca il ducato di roma->

                                               ->i franchi arrivano in aiuto del papato->vincono

                        l'italia diventa dominio franco->carlo magno si dichiara re longobardo

 

            natale anno 800 d.c.->papa incorona carlo magno ccome imperatore dell' impero romano.

                        Restaurazione impero romano->ma è un'istituzione nuova

Diarchia

            -papato

            -impero

 

amministrazione->scompare l' apparato burocratico romano->poca efficenza

 

il nuovo impero romano si basava quindi sulla cristianità

-la chiesa->potenza spirituale e politica->onnipresente su tutto il territorio

            - vasti latifondi->esonerata spesso dalle tasse

 

governo centrale dell' impero->palatium

            -imperatore

            -chierici e cavalieri

            -cancelleria->affari eccelsiastici

            -conte palatino->responsabile della giustizia

-impero suddiviso in:

            -distretti->comandati da 1 conte

            -marche->zone di difesa->marca hispanica->in seguitoalle guerre contro arabi 801-813

cultura

            -decadenza della cultura classica

            -la chiesa ha il monopolio dell' istruzione->scuole religiose 

->cultura popolare e cultura elevata

 

corte di carlo magno

            -zona di ritrovo artistico

 

carlo magno->muore 814

->segue il figlio Ludovico il Pio->muore nel 840->impero diviso tra i suoi 3 figli

            -ludovico il germanico->germania

            -lotario->parte centrale

            -carlo il calvo->francia

lotario col trattato di verdun (843) riconosce la spartizione dell' impero

->887 fine dell' impero

 

-italia del nord-> duca del friuli->berengario->segue->ugo di provenza.

 

Invasioni

saraceni->sud

            -predoni musulmani->pirati->corsica,sardegna,nord africa, spagna

                        -famoso il forte di frassineto->francia

            -non rappresentavano un pericolo->solo razzia e non conquista

 

 

-ungari->est

            -insediamenti sul medio danubio

                        -razzie in germania,francia,italia

 

 

-scandinavi->nord

            -vichingi e normanni

            ->abili marinai->navi veloci

            ->razziavano sulle coste->con i cavalli andavano nell' entroterra

            -società divisa in tre classi:

                        -jarls->nobili

                        -karls->schiavi liberati o contadini

                        -thraellers->prigionieri

-danesi->danimarca

            -insediarono in inghilterra e francia

            ->diventando veri e propri vassalli

 

vassallaggio

            -i vassalli pretendevano l' ereditarietà->capitolare di quierzy nell' 877

            ->nuclei di potere autonomo->mancanza di una burocrazia centrale

->difesa locale->costruzione di castelli->poteri autonomi->guerre tra fedautari

           

 

 

francia->passa in secondo piano

germania->5 grandi ducati

            -sassonia

            -franconia

            -baviera

            -svevia

            -lorena

919->duca di sassonia->919-936 enrico I ->dinastia di sassonia

 

->segue ottone I-> detto il grande

            ->concede agli ecclesiastici(no eredi) grandi feudi  

                        ->elimina il problema della discendenza->trattato di quierzy (877)

            ->962 ->privilegium othonis->l' imperatore controlla l' elezione del papa

            ->955 ottone primo di germania ->sconfigge gli ungari nella battaglia di lechfeld

                        ->con questa sconfitta finiscono le razzie ungare

 

973-983 ottone II

            ->sale al potere a soli sei anni

            ->spedizioni infelici

                        ->981 cerca di riunificare l'italia ma viene sconfitto dagli arabi

            ->983 muore di malaria → segue il figlio

983-1002 ottone III

            ->sale al potere a soli 3 anni

            ->educazione classica -->fare il volere divino →

            ->da più importanza all' italia che alla germania-->

                        ->non apprezzato continue ribellioni

1014-1024 enrico II ->ultimo della dinastia di sassonia

nuova dinastia->franconia

-italia          ->arduino d' ivrea

-germania   ->corrado II

 

1027-1039 corrado II

            ->problema in italia tra feudi e comuni

                        ->per dare maggior potere ai comuni-->

            -->constituzio de feudis (1037)->permette ai fedautari minori una discendenza diretta

 

1039-1056 enrico III

            -figlio di corrado II

            -viene ripetutamente sconfitto dai normanni

            ->principatus in electione-->diritto di eleggere un papa

 

->papa niccolò III->annulla il privilegium othonis

            ->nuova frattura

                        -papato

                        -impero

 

1066->normandia->gulielmo il conquistatore

                        ->battaglia di hasting->conquista inghilterra->ne diventa re

            -inghilterra

                        -stato forte e organizzato

                        ->divisione in contee

                        ->1086 primo censimento dei beni

 

1154-1189 enrico II

            -più importante successore di gulielm

            ->sposa principessa di aquitania

                        ->annette ai suoi domini anche il nord della francia

            -->sovrano d' inghilterra

            -->feudatario di francia


 

  • Fine articolo Gli unni tutto di tutto

 

Gli Unni

 

Unni, Vandali

 

Gli Unni

 

La storia del popolo unno (Hsiung-nu), formatosi nel XVIII secolo a.C.dalla fusione di tribù europeoidi (biondi e brachicefali, di cui conservavano un tratto somatico -il naso prominente- che i Cinesi consideravano distintivo), di cinesi Hsia vessati dai funzionari imperiali e di genti mongoliche, è contrassegnata da una serie pressoché ininterrotta di guerre con la Cina e con i nomadi delle steppe: gli Yueh-chi dell'Ordos (i Massageti?) e i Ting-ling dello Jenissei (i futuri Khirgisi), -entrambi di stirpe europeoide-, e i Hsien-Pi di stirpe mongolica. Un momento cruciale della storia unna fu l'unificazione, tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C., dei 24 clan degli Hsiung-nu sotto il comando del condottiero (shan yu) Mao-tun e la costituzione di un regno unno che si estendeva su tutta la Mongolia centrale e le steppe transbaikaliche.

Il regno di Mao-tun era retto da un sistema amministrativo sorprendentemente complesso e difeso da un imponente esercito di cavalleggeri. Una serie di sconfitte militari e di feroci contrasti intestini portò tuttavia alla scissione del regno nel 47 d.C. in due stati unni: quello del Sud, vincolato all'ordinamento tribale e ben presto assimilato dall'Impero cinese, e quello del Nord, fondato su una democrazia guerriera e definitivamente disgregato nel II secolo d.C. da Tang-shi-huai, condottiero dei Hsien-pi.

Il tramonto della potenza Hung-nu e gli effetti del progressivo inaridimento delle steppe costrinsero gli Unni del nord a migrare verso occidente: alcune tribù (i Yue-pan) si fermarono allora nel paese siberiano dei Sette Fiumi, gli altri, dopo essersi fusi con gli Ugri dell'Ural, si spinsero invece fino in Europa. Questi meticci unno-ugri erano certamente molto mutati sia nell'aspetto esteriore, sia negli ordinamenti e nei costumi dai loro antenati, che avevano incominciato a dedicarsi all'agricoltura, si servivano di una scrittura di origine indiana ed erano in grado di produrre magnifiche manifestazioni d'arte.

Per quanto riguarda il periodo della migrazione degli Unni verso Occidente ricordiamo che, nel 160 d.C., il geografo Tolomeo segnala la presenza di avanguardie unne nella regione compresa tra il Don e il Volga e individui le sedi di questo popolo sullo Iaxarte, ai confini della Sogdiana. Fu dunque grazie ai contatti con l'Iran partico e sassanide e con le genti nordiraniche che alcuni termini iranici come shad=re, bäg=signore, bag=dio, kavay=saggio-re (turco kavkan, kaghan=re dei re) passarono nella lingua degli Unni, i quali appresero dai Sogdiani anche quell'alfabeto "runico" che trasmisero, in seguito, ai Bulgari. Tra il 160 e il 375 non si ha invece nessuna notizia del popolo unno né dalle cronache cinesi né dalle fonti classiche greche e latine. Sappiamo solo che, nel 290, il re dell'Armenia, Tigrane, aveva al suo soldo dei mercenari unni.

Nel 375, gli Unni raggiunsero le steppe dell'attuale Ucraina, popolate a quel tempo da Goti, Sciri, Gepidi, Alani (sarmati di stirpe ariana, affini sotto il profilo linguistico ai Saci e ai Sogdiani) e Slavi "poljani" (dei campi) e "drvljani" (delle foreste). Dopo aver proceduto alla sottomissione di Sciri e Gepidi, gli Unni sconfissero i re goti Ermanaric e Vithimeris: gli Ostrogoti (o Greutungi, "gente della campagna") fecero allora atto di dedizione al re unno Balamir, mentre i Visigoti (o Thervingi, "gente della foresta") di Athanaric, dopo un vano tentativo di resistenza sul fiume Dniestr, si risolsero nel 376 a oltrepassare la frontiera romana sul Danubio. Alle loro spalle incombevano gli Unni.

"Animali selvaggi", "bestie a due zampe", "semi-uomini che mangiano i loro vecchi", "bevono il sangue" e "si nutrono della carne scaldata sotto le selle dei loro cavalli": così uno storico di Antiochia, Ammiano Marcellino, definì gli Unni, che, giunti nel 376 sulle rive del fiume Danubio, erano entrati allora per la prima volta in contatto con i Romani. Non si deve credere che questi feroci cavalieri armati di archi di corno, di frecce d'osso, di lacci e di reti costituissero un'armata sterminata. Si deve piuttosto pensare ad una miriade di minuscole bande pronte tanto a coalizzarsi quanto a combattersi da campi avversi. Solo la frammentazione del popolo unno può infatti spiegare come mai, dopo aver sottomesso gli Alani, alcuni di questi arcieri a cavallo abbiano mosso guerra agli Ostrogoti, mentre altri si siano schierati al fianco del loro re Vithimeris o come mai, a distanza di pochi mesi, gli Unni abbiano dapprima sconfitto e poi aiutato (battaglia di Adrianopoli, 378) i Visigoti di Athanaric.

La complessità dei loro rapporti con i Goti è inferiore solo all'ambiguità delle relazioni degli Unni con Roma: scorrerie, compromessi e relazioni amichevoli si susseguono e si alternano con una rapidità tale da confondersi. Sappiamo difatti che gli Unni prima saccheggiarono l'Impero e poi si posero al servizio dell'imperatore Teodosio (contro l'usurpatore Massimo, 388) schierandosi, in seguito, al fianco dei magistri militum Stilicone e Olimpio (contro i Visigoti, 405, 409), Bauto (contro gli Iutungi ) ed Ezio (contro i ribelli Bagaudi e i Burgundi, 436). Fu dunque in accordo con l'aristocrazia terriera delle Gallie, della quale Ezio era di certo il principale esponente, che gli Unni massacrarono il re burgundo Gundikher e 20 mila dei suoi uomini: l'impressione destata tra i Germani da tale carneficina fu tale che la disfatta dei Burgundi divenne uno degli episodi centrali della saga dei "Nibelungen".

Si può quindi asserire che, per far fronte al pericolo germanico, -scatenato in definitiva dalla pressione dagli Unni-, Roma fece un massiccio ricorso a questi cavalieri delle steppe. La presenza nell'esercito tardo-imperiale romano di reparti di Unni è attestata nella "Notitia dignitatum", un documento ufficiale, redatto in forma definitiva nel 429-430: tra le insegne delle 283 formazioni militari al servizio dell'Impero compare infatti il simbolo cosmico del tao che sembra ascrivibile proprio ad un contingente unno. E' possibile inoltre che alcune tribù unne (gli Amilzuri, i Tunsuri, i Boisci e gli Itimari) si siano poste al servizio dell'Impero d'Oriente per sfuggire al controllo tirannico del loro nuovo re Rua.

Fu dunque Rua a unificare i vari clan da cui era formato il suo popolo. Una volta consolidato il suo dominio sulle tribù delle steppe, il re riuscì quindi ad imporre agli imperatori d'Oriente, oltre al libero accesso degli Unni ai mercati romani, un tributo di 350 soldi aurei: l'importo di questo tributo fu ben presto portato prima a 700, poi a 2100 e infine a 6000 soldi dal nipote e successore di Rua: Attila.

La politica che il nuovo re, -un uomo tarchiato, di bassa statura, con gli occhi incassati, il naso schiacciato e una rada barbetta-, perseguì nei confronti dell'Impero era senza dubbio fondata sul ricatto: una politica cui i Romani, ben consci che una loro spedizione contro i nomadi delle steppe non avrebbe portato, a fronte di spese e perdite enormi, a nessun risultato concreto e che, alle spalle delle loro armate, vivevano genti che non erano più ostili verso gli Unni di quanto lo fossero verso i propri eserciti, non poterono che accettare. Nel 435, un anno dopo la morte di Rua, Attila e il cugino Bleda (ben presto eliminato dal "flagellum Dei"), stipularono quindi a Margos un trattato che prevedeva la restituzione degli Unni passati ai Romani. L'Impero romano d'Oriente (afflitto dalla pirateria dei Vandali, dalle incursioni dei predoni Isauri, dalle scorrerie degli etiopi Blemmi in Egitto e impegnato nella guerra contro la Persia) fu costretto a cedere alle richieste della controparte e a fare notevoli concessioni anche di carattere territoriale.

La potenza di Attila si fondava dunque sul rispetto di.delicati equilibri: sulla fedeltà -comprata con oro, doni e denari- dei suoi luogotenenti, noti dalle fonti con il nome greco di "logades"; sul favore dei capitribù germanici suoi vassalli che poterono consolidare la propria posizione, sancita da Attila, a scapito dell'individualismo dei loro sudditi; sull'appoggio dei ceti mercantili dell'Impero d'Oriente (politicamente parlando: i "verdi") che trovavano estremamente vantaggiosa la presenza, aldilà del confine, di uno stato unno esteso dal Reno al Mar Caspio e, infine, sul favore di molti viri potentes dell'Occidente, che -come Ezio- furono amici degli Unni almeno finché non videro intaccati i loro interessi, vale a dire fino alla vigilia della campagna di Attila in Gallia. Al tempo stesso, la politica di ricatto nei confronti dell'Impero d'Oriente fruttò (448) al re unno, che, nel frattempo, aveva distrutto Viminacium (Kostolac), Margo, Singidunum (Belgrado), Naissus (Nis>), Sardica (Sofia) e Arcadiopoli, la conquista di un territorio a sud del Danubio profondo cinque giorni di viaggio (100-120 miglia).

 

Nel 451, invocato dai Bagaudi in lotta con i latifondisti gallo-romani e istigato dal vandalo Genseric da sempre desideroso di annientare i Visigoti (Genseric era acerrimo nemico del re visigoto cui, dopo il fallimento di un attentato, aveva rimandato mutilata la figlia), Attila si volse poi a Occidente. Con il pretesto di intervenire in qualità di "custode dell'amicizia romana" contro i Visigoti, il re unno ambiva infatti a sposare Onoria, sorella di Valentiniano III, e a sostituirsi ad Ezio nel controllo della Pars Occidentis. Il suo piano fallì invece miseramente: l'esercito unno formato da Rugi, Gepidi, Sciri, Turingi e Ostrogoti venne sconfitto, il 20 giugno del 451, a qualche miglio dall'odierna Troyes nei Campi Catalauni (Champagne), dalle armate che Ezio, dando sfoggio di una straordinaria abilità diplomatica, potè reclutare tra i Visigoti, i Franchi, i Sassoni, i Burgundi, i contadini Bagaudi e gli invero malfidi Alani. Fu solo in prospettiva di servirsi ancora degli Unni per tenere a freno i Visigoti che Ezio non volle annientare le forze di Attila.

Il re unno non rinunciò però del tutto alle sue mire in Occidente: nel 452 scese nell'Italia settentrionale e distrusse Aquileia, Concordia, Altino, Padova, Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo. La carestia che a quel tempo affligeva il paese -più che la celeberrima ambasceria sul Mincio (453) guidata da papa Leone, dall'ex prefetto Trigezio e dall'ex console Gennadio Avieno-, lo dissuase tuttavia a continuare la sua spedizione. Sembra inoltre che questa rinuncia sia stata motivata anche da alcune considerazioni di carattere politico (le armate del nuovo imperatore d'Oriente Marciano stavano attaccando con successo gli Unni sul Danubio) e e di tipo, per così dire, scaramantico: Attila rammentava la repentina morte del visigoto Alarico dopo il sacco della Città eterna.

Come si è detto, una pericolosa minaccia si profilava intanto per il dominio unno in Oriente: a Teodosio II, fautore dei "verdi", era succeduto l'imperatore Marciano. Il nuovo imperatore, in ossequio all'aristocrazia latifondista degli "azzurri" penalizzata dalle scorrerie di Attila, aveva decretato la chiusura dei mercati romani da cui dipendeva la sussistenza degli Unni e aveva attaccato il regno di Attila. Ma, come spesso avviene, anche in questo caso, più che le armi valse la diplomazia e la corruzione: la politica bizantina finalizzata all'istigazione dei Germani alla rivolta sortì come effetto il tramonto della potenza unna: dopo la morte di Attila, gli Unni, disfatti dapprima sul fiume Nedao da una coalizione germanica (di Sciri, Rugi, Svevi ed Eruli) capeggiata dal re dei Gepidi Ardaric, e poi dagli Ostrogoti, -ribellatisi da soli e per primi al loro dominio-, finirono con insediarsi nelle fortezze di confine dell'Impero d'Oriente o furono annientati dalle armate imperiali o si arruolarono negli eserciti d'Occidente. In seguito i resti del popolo unno furono assoggettati dai nomadi Sabiri e Avari (560 ca.) o, fondendosi con i turchi Onoguri, diedero origine al popolo bulgaro.

Dopo il tramonto del regno di Attila, la steppa tornò quindi a ripullularsi di signori arroganti, litigiosi tra loro, a volte in lotta, a volte al servizio dell'Impero. Tra questi vanno ricordati almeno due ex-"luogotenenti" del re unno: il romano di Pannonia Oreste (il padre di Romolo Augustolo) e l'unno Edeco (ant. turco Ädgü, = "buono, nobile", il padre di Odoacre) che si segnalò per la sua ferocia nella lotta contro gli Ostrogoti. La funesta inimicizia tra Odoacre e il re ostrogoto Teodorico aveva dunque radici lontane.

 

Bibliografia essenziale: F. Altheim, Attila et les Huns, Payot, Paris 1952; E. A.Thompson, Storia di Attila e degli Unni, (trad. it. A History of Attila and the Huns, London 1948), Sansoni, Firenze 1963; I.N. Gumilev, Gli Unni. Un impero di nomadi antagonista della Cina, Einaudi 19722 (orig. Khunnu, 1960).

 

I Vandali

 

In origine il termine Wandili designava un gruppo di popoli che comprendeva oltre ai Vandali anche i Goti e i Burgundi. Dalle loro sedi primitive -individuabili su base toponomastica in Norvegia, e più esattamente nella provincia dell'Hallingdal, e nella Svezia meridionale, nel Vendel nell'Uppland- i Vandali migrarono dapprima alla volta delle foci della Vistola e quindi (I secolo a.C.), sotto la pressione di Rugi e Burgundi, in direzione della Posnania meridionale. Qui sottomisero i celti Boi e, ricevuto un apporto di nuovi immigrati, i Silingi originari dello Seeland, diedero vita all'anfizionia dei "Lugi" (i "compagni").

Alleati di Roma nella guerra contro i Daci (inizi del II secolo), furono indotti dalla migrazione dei Goti e dall'attraversamento della Slesia da parte di truppe longobarde, ad entrare in conflitto con l'imperatore romano Marco Aurelio (167). I Vandali Hasdingi (detti anche Harii dal nome della loro dinastia dominante) si stanziarono allora nella valle della Tisza superiore e furono costretti a fornire contingenti all'Impero. In seguito, dopo esser stati sconfitti dai visigoti Thervingi del re Geberic, ottennero da Costantino (335) il permesso di insediarsi come federati sulla riva destra del Danubio. I Vandali Silingi, che erano invece insediati nella Slesia, presero parte intorno alla metà del III secolo ad una sfortunata scorreria dei Burgundi in territorio romano: battuti sul fiume Lech in Rezia, furono costretti a prestare servizio nella cavalleria romana (un'ala VIII Vandilorum è attestata in Egitto).

All'arrivo degli Unni in Europa, i Silingi della Slesia poterono mantenersi indipendenti; gli Hasdingi invece si spostarono alla volta della Pannonia e di qui, uniti agli Alani, passarono nel Norico e in Rezia dove furono accolti da Stilicone in qualità di federati. Nel 406, aggregatisi agli svevi Quadi e alla massa dei loro fratelli Silingi (quelli rimasti nella Slesia furono in seguito assorbiti dagli Slavi), i Vandali Hasdingi si mossero in direzione della Gallia: i detrattori del generale barbaro Stilicone, che, com'è noto, era figlio di un ufficiale di cavalleria vandalo dell'imperatore Valente, insinuarono che i barbari fossero stati spronati dal "traditore semibarbaro". In realtà, le armate imperiali di Stilicone, a quel tempo alle prese con i Goti di Radagaiso, non erano state in grado di respingere l'invasione. Attaccati dai Franchi, fedeli alleati di Roma, i quali massacrarono 20 mila Hasdingi e il loro re Godigisel, i Vandali passarono sotto la guida di Gunderic il Reno nei pressi di Magonza e avanzarono assieme agli Svevi e agli Alani in direzione di Treviri, Reims, Tournai, Amiens, Parigi e poi verso sud a Tours e Bordeaux. Di qui, oltrepassati i Pirenei, dilagarono nella penisola iberica e saccheggiarono Pamplona, Burgos, Salamanca e Siviglia (409): solo la Spagna Tarraconense rimase sotto il controllo romano. Riconosciuti federati dell'Impero d'Occidente, gli Hasdingi occuparono la Galizia oreientale, gli Svevi quella occidentale, i Silingi si insediarono nella Betica e gli Alani -che erano numericamente i più importanti dei barbari invasori, in Lusitania e Cartaginese.

Su mandato degli imperatori d'Occidente, i re visigoto Athaulf (il successore di Alarico) e Wallia tentarono di riconquistare la Spagna all'Impero: Fredbal, il re dei Silingi, fu sconfitto e inviato come prigioniero alla corte imperiale di Ravenna. Dopo la morte in battaglia del loro re Addac, gli Alani si unirono agli Asdingi e attaccarono gli Svevi che nel frattempo si erano schierati a fianco dell'Impero: gli Svevi furono salvati a stento da un'armata romana guidata dal comes Asterio. I Vandali sconfissero allora il generale romano Castino, perpetrarono delle scorrerie piratesche lungo le coste delle Baleari e della Mauretania ed espugnarono, nel 428, la città di Siviglia, l'ultimo bastione romano nella penisola iberica. Nonostante i successi, l'anno seguente, il re vandalo Genseric, fece imbarcare, 80.000 persone (delle quali ben 50 mila erano vandali) alla volta dell'Africa.

Dopo uno scontro vittorioso con il governatore romano Bonifacio (430), Genseric fissò la sua residenza a Hippo regius e cominciò ad assediare Cartagine che fu espugnata solo nel 439. Nel 440, i Vandali costruirono una flotta con cui conquistarono la Sicilia e coste spagnole. L'imperatore romano Valentiniano propose loro un accordo che prevedeva la spartizione dei domini africani: la Tripolitania sarebbe rimasta all'Impero mentre i Vandali avrebbero avuto la piena sovranità sull'Africa proconsolare, ma, dopo la morte dell'imperatore, i rapporti tra i Romani e i Vandali si deteriorarono. Genseric decise allora di saccheggiare la Città eterna (455).

Nel loro regno, i Vandali, ispirati dai vescovi ariani dell'Africa, perseguitarono crudelmente il clero cattolico. E' noto inoltre che Genseric, desideroso di stabilire il proprio dominio su tutto l'Impero romano, mantenne delle ottime relazioni diplomatiche con il re degli Unni Attila.

 

Bibliografia essenziale: L.Schmidt, Histoire des Vandales (orig. 1902), Payot, Paris 1953.

 

fonte: studentville.it

 

 

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Gli Unni

 

Costantino morì nel 337 e alla sua morte si scatenò una guerra tra i suoi figli finita appena nel 360.

Salì quindi al trono Giuliano, un militare che si era distinto per il suo valore, grazie all’aiuto dell’esercito, ma riuscendo poi a farsi ben volere dal sanato. Giuliano limitò i poteri del consiglio del Principe dando più valore al Senato. Durante il suo regno però nasceranno problemi di sicurezza ai confini con incursioni da oriente, dal Danubio e dal Reno, e proprio in un più violento scontro dalla Persia Giuliano perse la vita nel 363.

Giuliano cercò di recuperare la religione pagana a discapito di quella Cristiana, per questo sarà ricordato come Giuliano l’Apostata (= colui che rinnega la religione). Emarginò, infatti, i cristiani dai ruoli importanti e istituì scuole pubbliche alle quali i cristiani non poterono insegnare, cerco poi di finanziare la costruzione di templi pagani. Accorgendosi della diversità tra la cultura cristiana e quella romana, boicotterà la cristiana.

Il senato appoggerà molto Giuliano, che aveva ritornato molti terreni ai latifondi.

Come già detto, Giuliano ebbe dei problemi con i barbari che spingevano sui confini, questi si erano spostati a ridosso dell’impero per via degli spostamenti degli Unni e degli Slavi per colpa di carestie. I romani prima combatterono questi barbari, poi ne scesero a patti, infatti, ai Visigoti fu concessa l’entrata nell’impero a patto che si arruolassero nell’esercito.

Dopo la morte di Giuliano gli succederanno Valentiniano (364-375) a occidente e Valente (364-378) a oriente, questi fratelli cancelleranno le discriminazioni anti-cristiane di Giuliano.

Valentiniano morì nel 375 lasciando i trono a Graziano (375-383).

Dopo questa morte l’impero dovette affrontare dei problemi nella convivenza tra Romani e Visigoti, gli ultimi, infatti, stanchi dei dispetti dei Romani si ribellarono assieme agli Ostrogoti (stanziati in Crimea) ed agli Alani (stanziati in Pannonnia), e nel 378 puntarono su Costantinopoli. Arrivati ad Adrianopoli annientarono l’esercito romano uccidendo lo stesso Valente.

Graziano stipulò un trattato di pace con i Visigoti dando il trono d’oriente al generale Teodosio (376-395).

Teodosio dovette far fronte alla convivenza romani-goti, infatti, a Tessalonica (oggi Salonicco) si scatenò un’altra rivolta: la plebe si ribellò ai generali barbari e per sedarla, Teodosio mandò l’esercito che uccise molti civili. Il Vescovo di Milano, Ambrogio, scandalizzato dall’atto dell’amico, lo scomunicò, Teodosio, quindi, si vide costretto ad andare nella basilica di Milano a chiedere perdono in ginocchio ad Ambrogio.

Ambrogio capì che il potere dell’impero stava vacillando ma che forse sarebbe stato sostituito da quella della chiesa, creò quindi una gerarchia ecclesiastica, la quale si succederà a quella romana una volta caduto l’impero.

Teodosio nel 380 con l’editto di Tessalonica dichiarò il cristianesimo, unica religione di Stato, privando i non cristiani e i non cristiani ortodossi dei diritti civili, in questo periodo molti templi pagani, divennero chiese paleocristiane.

Con la morte di Teodosio, l’impero fu diviso fra i suoi due figli:

  • Arcadio, il più grande ad Oriente (377-408)
  • Onorio, il più piccolo ad Occidente.(393-423)

Teodosio non lasciò scritto quale dei due fosse il più importante, dividendo così l’impero in due imperi d’ugual importanza.

Onorio aveva solo 10 anni quando divenne imperatore e quindi il padre gli mise al fianco un tutore: il generale barbaro Silicone. Questo accortosi che Milano era troppo esposta per l’imperatore bambino, spostò la capitale a Ravenna, dove risiederà Onorio e la sorella Galla Placida.

Silicone riuscì a cacciare per diversi anni le schiere di barbari, ma quando ad un certo punto, i germanici riuscirono ad entrare, la corte imperiale lo accusò d’essere lui la causa, venendo ucciso da una congiura.

L’impero era rimasto senza comando e i Visigoti scesero nella penisola italica saccheggiando Roma, con quello che fu chiamato: “Sacco di Roma” nel 410. Nel 455 Roma fu di nuovo saccheggiata dai Vandali con cui Il papa Leone I dovette trattare per la vita della popolazione.

Nel 476 era al trono d’occidente un bambino Romolo Augustolo quando gli Ostrogoti di Odoacre scesero in Italia e Odoacre prese la sua corona, il bambino fu mandato in esilio e Odoacre chiese all’imperatore d’oriente Zenone di accettare la sua incoronazione.

 

Barbari:

  • Gli Ostrogoti si fermarono in Italia rimanendoci quasi un secolo. Portarono nel 476 la loro capitale a Ravenna formando un regno romano-barbarico. Di religione Ariana
  • I Visigoti di Alarico si stabilirono in Francia con capitale Tolosa formando un altro regno romano-barbarico. Religione Ariana
  • I Vandali di Genserico passeranno dalle Gallie, per poi fondare in Spanna la (V)Andalusia e poi fermarsi in Nord Africa, dal quale attaccheranno l’Italia nel 439. Religione Ariana
  • I Franchi che con il re Clodoveo (480-511) di stirpe merolingia conquistarono tutta la Gallia convertendola al cattolicesimo. Questa stirpe è detta dei “Re fannulloni” che davano i loro poteri in mano ai maggiordomi di corte, della stirpe Carolingia o dei Pipinidi (dalla quale discenderà Carlo Magno) che divenne regnante con il re Pipino. Guidati da Carlomartello, un pipinide, bloccarono l’avanzata mussulmana La loro capitale sarà Parigi. Religione Cattolica, perché si convertiranno solo quando entreranno nell’impero.
  • I Burgundi che si stanzieranno nella Borgogna, restando regno indipendente fino al 1400. Cattolici
  • Gli Unni che nel 451 guidati da Attila scesero dalle steppe mongole arrivando fino alla pianura Padana dove il Papa Leone I offrirò loro del denaro in cambio della loro ritirata, dopo la morte di Attila cesseranno le irruzioni Unne.

 

Il 476 è definito l’anno della caduta dell’impero romano d’occidente, l’impero romano d’oriente, o impero Bizantino continuerà fino al 1450 quando sarà conquistato dai Persiani.

 

In occidente si erano formati diversi regni Romano-barbarici o solo barbarici. In quelli romani-barbarici accorgendosi che i romani erano molto avanzati in fatto di burocrazia diedero questa mansione a loro, mantenendo invece un esercito barbaro. I più importanti regni di questo genere furono quello ostrogoto, quello Visigoto e quello Franco.

I regni barbarici invece non lasciavano posto ai romani, come succederà in Italia all’arrivo dei Longobardi.

 

[Nel 1100 i cristiani d’oriente cioè ortodossi (= “che interpreta correttamente la parola di Dio”) non riconosceranno il papa come un autorità.]

 

I regni Goti erano di religione ariana e quindi non appoggiati dalla Chiesa e per questo motivo, il regno più longevo fu quello Franco. I Vandali in Africa furono poi ri-conquistati dall’impero Bizantino. I Visigoti si stanziarono i Spagna e nella Francia Centrale mentre gli Suebi o Svevi in Portogallo. [Il Nord della Spagna non fu mai conquistato ed era abitato da una popolazione autoctona: i Baschi, di lingua Euskera non di ceppo indoeuropeo, e quindi antichissima]

In Italia Odoacre governerà per 15 anni con una convivenza pacifica tra Visigoti e Latini. Estendendo il suo regno alla Dalmazia e alla Sicilia. Nonostante fosse ariano ebbe buoni rapporti con la Chiesa ma poi nel 488 i Visigoti di Teodorico attaccarono per concessione di Zenone che gli aveva concesso di entrare in Italia in modo da toglierselo dai confini.

Teodorico mise capitale a Ravenna, sconfiggendo Odoacre con il quale stipulò un trattato di pace per poi ucciderlo poco dopo.

Teodorico era cresciuto alla corte di Costantinopoli e conoscendo le abilità romane farà occupare questi ultimi dell’amministrazione e del diritto romano per i romani e goto per i goti.

Avrà 3 consiglieri: Boezio, Cassiodoro e Simmaco, ma sospettando una congiura li farà imprigionare.

Teodorico cercherà di abbellire Ravenna, fonderà varie città e opererà un grosso restauro a Roma.

Il regno di Teodorico fu ricco e prospero, ricominciò a circolare la moneta e cattolici e ariani vissero in pace, infatti, Teorico si porrà come mediatore fra le due religioni.

Però i Franchi spingevano dalle Alpi e l’imperatore d’oriente Giustino rivendicava l’Italia.

Teodosio sentì quindi le congiure cattoliche sul collo facendo in modo che arresti perfino il papa. Morirà nel 516 segnando la fine del suo regno.

 

 

L’impero d’oriente era un regno florido e fiorente, con una piccola proprietà produttiva e brave maestranze. Importava seta dalla Cina, dalla quale in quel periodo ne strappo il segreto; miele, sale e caviale dalla Russia. L’artigianato orafo era molto alto e la moneta: l’aureo di Bisanzio, era internazionale.

L’imperatore qui avrà un ruolo di comando anche sulla chiesa il cosiddetto cesaropapismo.

Nel 527 salì al trono Giustiniano, che inizierà una rinascita dell’impero. Ampliò le sue terre recuperando l’Italia e diffondendo l’ortodossia, cercherà di rafforzare la legislatura e la giuridica, elaborando il Corpus Iuris Civilis nel 534 aiutato da Triboniano.

Il suo progetto ambizioso non fallì del tutto, infatti, capendo che era impossibile conquistare tutte le antiche terre, si accontenterà, di quelle che si affacciano sul Mediterraneo orientale, ad aiutarlo ci saranno due generali Narsete e Belisario.

Il Corpus Iuris Civilis era diviso in 4 parti:

  • Il Codex, contenente tutte le leggi da Adriano (130) in avanti.
  • Le Digesta o Pandette con le sentenze di alcuni famosi giuristi
  • Le Institutiones con le basi del diritto romano, un manuale per gli studenti di giurisprudenza
  • Le Novellae con le nuove leggi, quelle di Giustiniano e dei suoi successori.

Per poter conquistare altri territori firmerà un trattato di pace la “Pace Eterna”, con il re persiano Cosroe I, che durerà 10 anni. Questo patto porterà a pagare i persiani e poi i Turchi per le varie trattative, indebolendo Bisanzio.

Così, con uomini da poter usare su altri fronti, mandò Belisario a impadronirsi del regno Vandalo e da qui, dopo la morte di Teodorico e dell’usurpazione del trono della figlia Amalasunta da parte del marito, attaccò il regno Ostrogoto dove Belisario conquisterà facilmente il sud Italia nel 536 arrivando poi fino a Ravenna dove fu fermato da Totila (il nuovo re Goto), i Goti furono sconfitti grazie all’intervento di Narsete che li sconfisse uccidendo Totila nel 552.

 

 

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Gli Unni

 

 

 

POPOLI GERMANICI

 

 

 

IMPERO ROMANO

 

235-260

anarchia militare

Franchi e Alamanni si spin- gono all'interno della Gallia

254

 

I Goti invadono la Dacia e compiono scorrerie nei Balcani

256-271

 

Gallieno batte gli Alamanni a Milano e respinge i Goti

260-268

l'imperatore Gallieno perseguita i cristiani

Aureliano combatte in Pan- noria contro Vandali e Sarmati

270-275

L'imperatore Aureliano cambia la moneta

Sconfitti Franchi e Alamanni di nuovo entrati in Francia

276

 

Riconquista della Britannia (296)

285-305

Diocleziano crea il sistema della tetrarchia (293)

 

305-324

Guerre di successione

 

313

L'editto di Milano assicura la libertà delle religioni

I Sarmati e i Vandali sono

am- messi entro le frontiere dell'impero

324-337

l'imperatore Costantino tra- sferisce la capitale a Bisanzio

 

337-350

nuova crisi di successione contrasti religiosi

Franchi, Alamanni e Sassoni invadono la Gallia

353-360

Costanzo vuole imporre la fede ariana

Comparsa degli Unni in Russia Sconfitti gli Alamanni

361-363

Giuliano l'Apostata tenta di restaurare il paganesimo

Valentiniano oppone i Bur- gundi agli Alamanni

367

 

I Sassoni invadono la Britannia

369

 

Gli Ostrogoti, cacciati dagli Unni, entrano in Pannonia

375

 

Teodosio fa stabilire gli Ostrogoti in Pannonia e i Visigoti nella Mesia

376 380

l'imperatore Teodosio proclama il cristianesimo religione di Stato

 

388-394

riunifica per l'ultima volta l'impero

 

 

grandi figure di vescovi: Ambrogio a Milano e Gregorio a Tours

 

 

 

 

POPOLI GERMANICI

 

 

 

IMPERO ROMANO

 

394

divisione dell'impero tra i figli di
Teodosio, Arcadio e Onorio; na-sce l'Impero romano d'Oriente

il goto Alarico, penetrato in Ita- lia, viene sconfitto da Silicone che ferma anche gli Ostrogoti

402

405
409

 

Vandali, Svevi e Alani occupano la Spagna e la Gallia

410

 

Alarico saccheggia Roma i Visigoti invadono la Gallia i Vandali invadono l'Africa del Nord

 

412
429

 

 

il capo degli Unni Attila aiuta i Romani a battere i Burgundi

436

440

 

con il papa Leone Magno, il vescovo di Roma diventa il capo della Chiesa cattolica

la Britannia è occupata da Angli e Sassoni

 

Attila impone una pace umiliante all'imperatore d'oriente

gli Unni invadono la Gallia ma sono sconfitti dal romano Ezio

Attila entra in Italia ma è fermato dal papa Leone Magno

Genserico con i suoi Vandali devasta e saccheggia Roma

 

 

i Visigoti si trasferiscono in Spagna

441-442

447

451

452

455

468-477
470-500

 

i Sassoni fondano i tre regni del Kent, del Sussex e del Wessex, ma incontrano una forte resistenza da parte dei Britanni (leggenda di re Artù)

 

 

Odoacre depone Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente, assumendo il titolo di rex gentium. Il riconoscimento della sua autorità da parte dell'imperatore d'Oriente segna la fine dell'impero romano d'Occidente

476

 

 

 

 

 

 

 

l'imperatore d'Oriente Zenone conclude la pace con Gensericc

 

 

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Gli Unni

 

ATTILA

Attila (flagellum Dei) è il capo degli Unni, una popolazione tremenda e spietata.

Tutti i barbari, giunti in Europa, erano stati messi in fuga dagli Unni. Ora, nel 453, questi ultimi stanno arrivando proprio da noi, con la brama di impadronirsi dell’Impero Romano.

Entrano dalla zona di Gorizia, ma una leggenda suggerisce che siano passati per le Valli del Natisone e che Attila sia salito sul Monte Matajur, volendo dare una prima occhiata alla pianura.

Ancora oggi si dice di una persona particolarmente malvagia che è un Attila.

Qualcuno degli aquileiesi assicura che il comandante ha la testa di cane e che dà ordini ai suoi soldati abbaiando. Ma forse è solo perché i cittadini lo sentono chiamare “Khan”, ossia ”capo” e parlare in una lingua sconosciuta. (Alcuni secoli dopo, un altro mongolo “Gengis Khan” fonderà l’impero più grande che mai si sia visto, esteso dalla Cina fino alla Persia).

Dunque gli Unni, che non sono tanto esperti in assedi, incontrano grosse difficoltà ad Aquileia.

Un giorno, quando già pensano di lasciar perdere, Attila vede volare in cielo una cicogna con i suoi piccoli, lo ritiene un presagio favorevole e decide di continuare.

Aquileia cade prontamente nelle sue mani. è un bagno di sangue. Molti aquileiesi, vestiti a nero, fuggono la notte prima della disfatta e riparano a Grado, il porto marittimo di Aquileia.

Siccome non possono portarsi dietro le loro ricchezze, fanno prima scavare dai servi un pozzo (cavus aureus) e vi gettano un immenso tesoro. Dopo, per evitare che qualcuno spifferi la notizia, annegano i servitori (che tempi crudeli, anche in Aquileia cristiana!).

Attila cerca disperatamente e a lungo quel tesoro, ma non riesce a trovarlo.

Per tanti secoli si parla del tesoro di Attila con la speranza di scoprirlo. Si vendono persino i terreni con la clausola: “Cedo il mio campo, eccetto che per il pozzo dell’oro”.

Durante la prima guerra mondiale gli italiani lasciarono circolare la falsa notizia del ritrovamento del tesoro, per timore che gli austriaci potessero in qualche modo ricercarlo.

Un’altra leggenda racconta che Attila, assentatosi da Aquileia, avesse fatto costruire dalle sue truppe una collina in Udine, facendo riempire e svuotare più volte gli elmi dei soldati. Lo scopo sarebbe stato quello di costruire un osservatorio verso la città conquistata.

Ma così sarebbero sorti sia il colle del castello di Udine, sia il laghetto del “Giardin Grande”, ora Piazza I Maggio.

 

 

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Gli Unni

 

I Nibelunghi

 

Nell’epica del medioevo, la leggenda più importante del "ciclo germanico" è quella dei Nibelunghi, parola che significa "figli delle tenebre e delle nebbie". I Nibelunghi in origine erano la stirpe di nani che custodiva un tesoro, poi il termine indicò anche i guerrieri e gli abitanti del paese dei nibelunghi, nel nord della Germania.

Il tema fondamentale della leggenda è quello dell'oro dei Nibelunghi, con la maledizione legata all'anello magico che può moltiplicare il prezioso metallo, ma che porta sventure e lutti a chi lo possiede.

La leggenda è presente in molti dei poemi rimasti.

La Canzone dei Nibelunghi (1200-1205) è la più famosa del ciclo: vi si narrano le imprese di Sigfrido giunto nel regno dei Burgundi, il suo amore per Crimilde, sorella del re, la sua morte per mano di un vassallo del re, la vendetta di Crimilde che si serve di Attila, re degli Unni.

La vendetta culmina nella distruzione di due popoli: i Burgundi e gli Unni.

 

 

La vicenda

Il poema il Cantare dei Nibelunghi è diviso in due parti.

Nella prima si narra di Sigfrido che giunge alla città di Worms, capitale dei burgundi, deciso a conquistare la bella Crimilde, sorella di re Gunther. Ottiene la mano di Crimilde dopo aver aiutato con i suoi mezzi magici Gunther a conquistare Brunilde, regina di Islanda.

Si celebrano le doppie nozze. Dopo una lite, Brunilde vuole vendicarsi e trama con Hagen, un potente e fedele vassallo del re, per uccidere Sigfrido.

Sigfrido, durante una battuta di caccia, è colpito da Hagen nell'unico punto in cui è vulnerabile e muore.

Gunther e Hagen s’impadroniscono del tesoro dei Nibelunghi, conquistato da Sigfrido e lo nascondono nel letto del fiume Reno.

Nella seconda parte del poema si narra la vendetta di Crimilde, la quale accetta di sposare Attila, il re degli Unni, in cambio della promessa che il re acconsentirà ad ogni suo volere.

Così ella provoca una battaglia tra i Burgundi e gli Unni che termina con la distruzione dei due popoli.  Crimilde uccide il fratello Gunther e Hagen, che muoiono senza rivelare dove hanno nascosto il tesoro dei Nibelunghi. Alla fine la stessa viene uccisa.

 

 

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Gli Unni

 

  • 476 d.C. fine dell’Impero Romano d’Occidente
  • Alla fine del IV sec, però già era cominciata la crisi dell’impero romano. Ormai terminato il periodo dell’espansionismo l’impero comincia a deteriorarsi e permise che gli Unni di Attila potessero spingere le popolazioni germaniche (Visigoti, Ostrogoti, Vandali) verso sud. Per scampare ai barbari cominciano le fughe dalla città verso le campagne: nasce il feudalesimo.
  • Nel 568-9 invasioni dei Longobardi di Alboino dall’Ungheria.
  • 643: Editto di Rotari (re Longobardo) presso la certosa di Pavia: diritto scritto
  • Nel 650 ad invasioni longobarde terminate in mani bizantine resta: Ravenna, Istria, Roma, Napoli, punta della Calabria e la Sicilia. Inizia l’Alto MEDIOEVO.
  • 800: con Carlo Magno (figlio del re Gallo Pipino il breve) nasce il Sacro Romano Impero: si stabilizza il sistema feudale ed è dato nuovo impulso ad agricoltura e cultura (emanuensi). Il diritto, invece, in virtù della grande presenza di schiavitù del sistema feudale, declina.
  • Nel XII-XIII sec., dopo la scoperta dell’aratro, la ripresa dell’agricoltura, demografica determina il riflusso verso le città o determina la nascita di borghi (città fortificate), determinando la crisi del feudalesimo ed il rifiorire del diritto e degli scambi commerciali. Nasce un nuovo ceto sociale: i borghesi.

 

 

 

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Gli Unni

 

LA DECADENZA DI BONONIA

        

Già a partire dal terzo secolo d.C. a Bononia non si costruirono più nuovi edifici e durante il quarto secolo si iniziò a utilizzare materiali provenienti dai precedenti edifici ormai abbandonati e diroccati, ciò è la testimonianza di una progressiva  e profonda crisi  economica, sociale, politica e militare. Nel 410 discende in Italia Alarico, ma non riuscì ad entrare a Bononia e nel 452 d.C. gli Unni di Attila compirono delle scorrerie nell’Italia settentrionale, anch’essi però non espugnarono la città. La parte occidentale della città venne abbandonata e la popolazione, ridotta di numero, si concentrò nella parte orientale di Bononia.  Nel 476 cadde l’Impero romano e iniziarono gli stanziamenti delle popolazioni di origine germanica.

 

 

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I NIBELUNGHI

Il Cantare dei Nibelunghi fu trascritto tra il 1200 e il 1205 da un anonimo scrittore austriaco e mantiene intatta l’esaltazione dell’eroismo proprio delle saghe nordiche delle origini. I Nibelunghi erano un leggendario popolo di nani che viveva sotto terra e conosceva i segreti della fusione del ferro. Dai Nibelunghi sarebbe derivata la stirpe regale dei Burgundi, la popolazione germanica che nel V secolo formò il primo nucleo di un regno romano-barbarico sulla riva sinistra del Reno. Nel 436 essi mossero in soccorso di quella parte del loro popolo rimasta sulla riva destra del Reno e attaccata dagli Unni, barbari di origine mongola guidati da Attila che dilagarono in Europa, nelle steppe russe e siberiane. Burgundi di destra e Burgundi di sinistra andarono però incontro ad un generale massacro, di cui si conserva il ricordo nel Cantare dei Nibelunghi. I superstiti si rifugiarono prima in Savoia, poi occuparono Lione e tutta la valle del Rodano.

 

 

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Etnografia delle popolazioni Germaniche

 

 

1. I Germani nelle fonti storiche

La formazione dei gruppi germanici, la loro distribuzione geografica e le loro vicende storiche si ricostruiscono sulla base dei dati storici e archeologici disponibili. Le prime opere storiografiche redatte da autori germanici sono relativamente tarde, non anteriori al VI secolo. Pertanto, per la definizione di un quadro etnografico che rappresenti anche la situazione delle stirpi germaniche in epoca più antica, quando queste erano ancora stanziate nella cerchia nordica – ossia a partire dai primi secoli  a. C. – occorre basarsi su fonti storiche indirette, scritte da autori greci o latini. Tali documentazioni possono essere distinte in quatto categorie (Kaufmann 1913-14): 1) narrazione di eventi vissuti, come il De Bello Gallico di Cesare; 2) opere storiche come la Ab Urbe Condita di Tito Livio; 3) opere geografiche come la Naturalis Historiadi Plinio; 4) scritti di vario genere, come opere biografiche, epistolari, poesie, discorsi di contemporanei sui Germani.

Nell’etnografia classica, le popolazioni del nord Europa venivano distinte in due gruppi: i Celti ad ovest e gli Sciti ad est. Le prime notizie sui Germani, non ancora però conosciuti con questo nome, si devono a Pitèa, un esploratore di Marsiglia, il quale, intorno alla metà del IV secolo a.C., intraprese un viaggio per mare che lo condusse, dopo aver costeggiato la penisola Iberica, la Gallia e la Britannia, fino alla leggendaria Tule, identificata con la Scandinavia meridionale, dove potrebbe essere entrato in contatto con i Teutoni. Tuttavia, l’esperienza di Pitèa rimane un episodio isolato e ancora per due secoli il mondo mediterraneo continuerà a ignorare le popolazioni germaniche e a confonderle con i Celti. Solo nel II secolo a.C., a causa delle invasioni dei Cimbri e dei Teutoni, che si spingono fino alle porte di Vercelli, i Greci e i Romani dimostreranno un maggiore interesse per le tribù barbariche dell’Europa settentrionale. L’etnonimo Germani fa la sua comparsa nelle fonti storiche a partire dal I secolo a.C., ma solo nel De Bello Gallico  di Cesare (51 a.C.) sarà riferito per la prima volta ad una realtà etnica e culturale ben definita e perfettamente distinta da quella dei Celti. 

A partire dai primi secoli d.C. le tribù germaniche iniziano a lasciare la cerchia nordica per migrare verso sud in varie direzioni, invadendo i territori dell’Impero romano ed entrando in contatto con popolazioni appartenenti ad altre etnie. È in questa fase storica che inizia lo sfaldamento della comunità germanica originaria e che si vanno delineando le differenziazioni culturali e linguistiche fra i tre gruppi in cui convenzionalmente viene distinto il ceppo germanico: il gruppo orientale, il gruppo settentrionale e il gruppo occidentale. In questa sede viene offerta una breve rassegna descrittiva dei popoli germanici e degli avvenimenti storici di cui furono protagonisti durante l’epoca delle grandi migrazioni e invasioni barbariche (Völkerwanderungen), che tradizionalmente viene datata fra il 375 ca. (anno della morte del grande re ostrogoto Ermanarico) e il 568 (anno dell’invasione dei Longobardi in Italia).

 

 

2. I Germani orientali

Sulla base di notizie tramandate da diverse fonti classiche in greco e in latino, si apprende che i popoli inclusi oggi dalla ricerca scientifica nel gruppo dei Germani orientali erano stanziati, a partire dal I secolo d.C. ca., nella regione della bassa Vistola, lungo le coste del Mar Baltico. Tra di essi i più sono i Goti (Ostrogoti e Visigoti), i Vandali, i Gepidi, gli Sciri, gli Eruli, i Rugii, i Bastarni, i Burgundi. Il gruppo del germanico orientale era assai omogeneo al suo interno, sia sul piano culturale, che su quello linguistico, come rilevano le fonti classiche; Procopio di Cesarea, ad esempio, nel De Bello Vandalico, I,2 (VI secolo) riferisce che tutti questi popoli parlavano un’unica lingua, il gotico. A più riprese, inoltre, è stato evidenziato il ruolo guida esercitato dai Goti nei confronti delle altre popolazioni di questo ceppo.

Secondo un’antica tradizione (rintracciabile nell’opera di Giordane, De origine actibusque Getarum, VI secolo), l’area geografica di provenienza di molte stirpi del gruppo germanico orientale potrebbe essere collocata in Scandinavia: i Burgundi sarebbero originari dell’isola di Bornholm (< an. Burgundar-hólmr "isola dei Burgundi"), i Rugii dall’antico Rogaland (nella Norvegia meridionale) e i Goti dall’isola di Gotland o forse dal Götaland (regione della Svezia meridionale). Tuttavia, la ricerca attuale non ritiene plausibile l’ipotesi di una patria scandinava per le popolazioni del ceppo germanico orientale, dal momento che i dati archeologici e linguistici in grado di confermarla non sono considerati sufficienti.

A più riprese partono i movimenti migratori che condurranno i Germani orientali verso meridione, in varie direzioni. Intorno al 150 d.C. i Goti lasciano le loro sedi della bassa Vistola per spostarsi lentamente verso le pianure della Russia meridionale. Nel III secolo d.C. si sono stabiliti sulle rive del Mar Nero e sono già divisi in Ostrogoti e Visigoti. Da qui i Goti muovono in ripetuti attacchi verso Ovest, varcando più volte il Danubio e invadendo i territori dell’Impero Romano. Nel 378 i Visigoti affrontano e infliggono all’Imperatore Valente una sconfitta memorabile nella famosa battaglia di Adrianopoli e nel 410, sotto la guida di Alarico, si spingono fino in Italia, dove saccheggiano Roma per tre giorni. Nel 418 i Visigoti formano un regno nella Gallia sud-occidentale (il Regno di Tolosa) ed ampliano il loro dominio fino alla penisola Iberica, dove resisteranno fino all’arrivo degli Arabi, nel 711. Gli Ostrogoti, invece, sotto il regno di Ermanarico (IV secolo), estendono il loro dominio nella pianura ucraina, dal Mar Nero fino alle coste baltiche. Successivamente, sono costretti a soccombere agli Unni di Attila, ma alla morte di quest’ultimo riacquistano l’indipendenza e si consolidano in Pannonia come federati dell’Impero romano. Nel 488, sotto la guida di Teoderico, muovono verso l’Italia, dove fondano un regno che sarà distrutto nel 553, al termine di una sanguinosa guerra contro l’Imperatore d’oriente Giustiniano.

Il destino delle altre stirpi del gruppo germanico orientale è analogo a quello dei Goti. I regni romano-barbarici fondati da queste popolazioni non hanno lunga durata e scompaiono dalla ribalta della storia relativamente presto e con essi la loro lingua. I Vandali giungono in Africa sotto la guida di Genserico nel 429 e lì fondano un regno la cui egemonia si estende – almeno superficialmente – fino alla Corsica, alla Sardegna e alle Baleari, tanto che, in un famoso componimento eroico tedesco, il Carme di Ildebrando, il Mar Mediterraneo viene chiamato il "Mare dei Vandali". Anche il regno Vandalo in Africa sarà annientato per mano dell’Imperatore Giustiniano nel 534.

            I Burgundi formano dapprima un regno lungo il corso del Reno, con capitale Worms; poi, dopo una disastrosa sconfitta subita da parte degli Unni, oltrepassano il Reno e si stabiliscono nella Valle del Rodano, nell’attuale Bourgogne (cioè Burgundia, che prende il nome proprio dai Burgundi); in questa regione fondano un secondo regno, che più tardi (534) verrà inglobato nel regno dei più potenti vicini Franchi.

Oltre alle opere già citate di Procopio e di Giordano, altre fonti storiche da cui si attingono informazioni sui Germani orientali sono: la Germania di Tacito (98 d.C.), le Storie di Ammiano Marcellino (IV secolo), le Variae di Cassiodoro (V-VI secolo), il De Bello Gotico di Procopio (in greco, VI secolo), la Historia Gothorum, Vandalorum, Sueborum di Isidoro di Siviglia (VII secolo).

 

 

3. I Germani settentrionali

Le fonti classiche riportano poche e scarne notizie sui Germani settentrionali, evidentemente perché le loro sedi erano localizzate nel Nord dell’Europa (in parte dello Jutland, nelle isole danesi, nella Svezia centro-meridionale e nella Norvegia sud-occidentale), in territori assai distanti geograficamente dall’Impero romano, con il quale di conseguenza non intrattennero mai stretti contatti. Plinio cita, nella Naturalis Historia (IV, 96), solamente l’etnonimo degli Hilleviones, in riferimento a tutti i Germani del Nord; Tacito, nella Germania (44) cita gli Sviones, che nella tradizione indigena si chiamavano Svíar e che sono da considerare come gli antichi svedesi. Il geografo greco Tolomeo, nel II secolo d.C., cita per la prima volta il nome dei Gauti, stanziati nell’antica Svezia e già in epoca predocumentaria conquistati dagli Svíar. Nel VI secolo, Giordane e Procopio menzionano per la prima volta il nome dei Danesi (Dani). Il termine con cui si indicava, nel mondo scandinavo, tutti i Nordici, a prescindere dalla specifica tribù di appartenenza, era quello an. Nordhmadhr “uomo del nord”.

            Contrariamente a quanto avviene per le altre popolazioni germaniche – che tra il IV e il VI secolo migrano e intraprendono campagne militari alla ricerca di nuove terre in cui stabilirsi – le stirpi scandinave rimangono insediate a lungo nelle loro sedi storiche fino alla cosiddetta età vichinga, che viene datata tra la fine dell’VIII secolo e la metà dell’XI circa. Il nome an. víkingr (cfr. ags. wicing "pirata") vuol dire "colui che va di baia in baia, pirata" ed è derivato da an. vík- "insenatura, baia"; il termine an. víking indica un "viaggio per mare a scopo di rapina". L’espansione vichinga è, infatti, caratterizzata da azioni di pirateria e, in generale, da spedizioni legate al mare e alla navigazione, che venivano intraprese per desiderio di avventura e per brama di conquista, per la curiosità di conoscere nuove terre o anche per la necessità di trovare condizioni di vita migliori.

A partire dall’874 i Norvegesi iniziano la loro lenta emigrazione verso ovest, in direzione dell’Islanda, per sottrarsi alla politica feudale e accentratrice di Harladr Hárfágr (Araldo Bellachioma), che aveva unificato il regno e scavalcato l’autonomia delle piccole comunità tribali, che fino ad allora si erano governate autonomamente, sulla base del diritto consuetudinario della tradizione germanica. In seguito, nel corso del X secolo, partirà dall’Islanda una spedizione diretta verso la Groenlandia, e da qui, nell’anno 1000 – come riferiscono la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi – altri navigatori si sarebbero spinti verso l’America del Nord, senza tuttavia fondarvi delle colonie stabili. 

Segue invece la direzione sud-ovest l’espansione dei Danesi, impegnati, a partire dal IX secolo, in imprese di conquista verso le coste della Francia e dell’Inghilterra. Tra l’865 e l’875 occupano l’Anglia orientale e la Northumbria e nell’886 un trattato con re Alfredo sancisce la divisione del paese nella Danelaw (di giurisdizione danese) e nell’Inghilterra sud-occidentale; col tempo, i Danesi qui trapiantati si mescolano con la popolazione anglosassone, con effetti anche sul piano linguistico. Nel frattempo, a causa dei reiterati attacchi contro la Francia, il re francese si vede costretto a concedere in feudo ai Vichinghi un’intera regione, la Normandia (911). Qui i Danesi divengono cristiani e adottano la lingua francese. È da questa regione che, nel 1066, il duca normanno Guglielmo muoverà alla conquista dell’Inghilterra e, sempre nell’XI secolo, dalla Normandia altri Normanni partono alla conquista dell’Italia meridionale.

Infine, gli Svedesi si spostano verso est, in Russia, dove fondano le città di Kiev e Novgorod, che diverranno due importanti centri commerciali. L’espansione degli Svedesi, che si chiamano anche Variaghi o Vareghi, è infatti caratterizzata soprattutto da scopi di natura economica e commerciale; tra il IX e il X secolo, inoltre, i Variaghi si spingono fino al Mar Caspio e al Mar Nero, dove intrattengono rapporti commerciali con mercanti greci e arabi.

Tra le fonti storiche che riguardano i Germani settentrionali, si citano: le Gesta Hammaburgensis Ecclesiae pontificum (1067) di Adamo di Brema, che descrive la conversione al Cristianesimo degli Scandinavi, qui chiamati Ascomanni (termine composto dalla parola per "uomo" con il sostantivo an. askr "frassino", usato anche in riferimento ad un tipo di imbarcazione); le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus (1185). Numerose sono anche le opere scritte in volgare da autori di origine scandinava: il Landnámabók (Libro della presa della terra), anonimo, in cui sono narrate le vicende della colonizzazione dell’Islanda; l’Íslendigabók (Libro degli Islandesi), di Ari Þorgilsson (1067-1148); le opere del letterato e uomo politico islandese Snorri Sturluson (1179-1241), la Ynglynga Saga e la Heimskringla (Orbis Mundi), che narrano le storie dei primi re svedesi e norvegesi; la Íslendiga Saga (Saga degli Islandesi) di Sturla Thorðason (1214-1284), nipote di Snorri.

 

4. I Germani occidentali

Nel raggruppamento dei Germani occidentali sono incluse quelle popolazioni che erano stanziate lungo tutto il corso del Reno e del Danubio e che entrarono in più stretto contatto con i Romani. Non è un caso, del resto, che si deve a questi ultimi la gran parte delle informazioni oggi disponibili sul loro conto. Queste stirpi si affacciano alla storia allorché varcano il Reno e scacciano i Celti dai territori degli attuali Belgio e Germania occidentale e meridionale, allargando sensibilimente i loro insediamenti.

            Il primo episodio di conquista che la storia ricordi e che rappresentò un fatto significativo agli occhi dei Romani, è quello di cui furono protagonisti i Cimbri e Teutoni (cfr. supra), che nel II secolo a.C. penetrano in Italia, per poi subire una pesante disfatta da parte dei Romani presso Vercelli. Più tardi, nel 58 a.C. Cesare si scontra in Gallia con Ariovisto, un condottiero barbaro alla guida di un esercito composto da gruppi di Germani occidentali (Suebi o Svevi e Alamanni).

            I Germani di cui parla Tacito sono quasi certamente da identificare proprio con quelle stirpi che oggi si definiscono come Germani occidentali e che lo scrittore latino divide in Ingevoni, Istevoni ed Erminoni. A questa tripartizione la ricerca attuale (Maurer: 19523) affianca le denominazioni di Germani del Mar del Nord (Ingevoni), Germani del Reno-Weser (Istevoni) e Germani dell’Elba (Erminoni).

Gli Ingevoni o Germani del Mare del Nord comprendono i Frisi, gli Iuti, i Cauci e i popoli che costituiscono l’amfizionia della dea “Nerthus”, tra i quali primeggiano gli Angli. I Sassoni, che non sono mai menzionati da Tacito, si costituiscono probabilmente più tardi come lega militare, in cui vengono incorporate diverse popolazioni (tra cui quella dei Cauci), e che deve il suo nome all’uso del sax, un particolare tipo di pugnale. I Sassoni sono citati per la prima volta negli scritti di Tolomeo (II secolo d.C.). A partire dal V secolo, secondo la Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum di Beda (731), gli Angli, i Sassoni e gli Iuti iniziano a spostarsi nelle Isole Britanniche, dove fonderanno diversi regni e getteranno le basi della futura civiltà inglese. I Frisi, poi chiamati Frisoni nelle fonti altomedievali, consolidano i loro insediamenti nelle aree costiere del Mar del Nord, sviluppando una fiorente attività commerciale fra il Reno, la Manica e la Scandinavia; infine, tra il VII e l’VIII secolo vengono inglobati nel regno dei Franchi. Analoga sorte subirono i Sassoni rimasti sul continente, che, dopo una sanguinosa guerra durata più di trent’anni, vengono convertiti forzatamente al Cristianesimo e sottomessi da Carlo Magno.

Gli Istevoni sono i cosiddetti Germani stanziati tra il Reno e la Weser che, al tempo di Tacito, comprendono i Batavi in Olanda, gli Ubii intorno a Colonia, i Camavi, i Brutteri, i Cherusci in Vestfalia, gli Usipeti e i Tencteri a destra del Reno, i Catti e ancora molte altre tribù minori. Quasi tutte queste stirpi saranno destinate a scomparire per essere assorbite dalla popolazione dei Franchi, il cui nome compare per la prima volta nelle fonti storiche nel 258 d.C. In seguito alla conversione al Cattolicesimo da parte del re Clodoveo (496), i Franchi consolidano il loro prestigio nel mondo politico e culturale romano-cristiano e affermano con decisione la loro supremazia su tutte le altre popolazioni germaniche continentali (Burgundi, Alamanni, Bavaresi, Turingi) che, a turno, vengono sottomesse ed inglobate nel loro regno. I Franchi raggiungono l’apogeo della loro potenza durante l’epoca di Carlo Magno, che passò alla storia anche per aver promosso e realizzato una politica culturale orientata, da un lato, verso il recupero filologico delle testimonianze più importanti della tradizione letteraria latino-cristiana, dall’altro, verso un programma di traduzioni dei testi liturgici fondamentali della religione cristiana, che favorì certamente la nascita e lo sviluppo di una cultura scritta in lingua volgare.

Infine, gli Erminoni sono identificati con i Germani stanziati lungo il corso dell’Elba e includono i Suebi (come erano denominati da Tacito), il cui nucleo etnico era rappresentano dai Semnoni. Al nome dei Suebi, (nelle fonti più tarde attestato come Svevi) viene spesso associato quello degli Alamanni. Del gruppo degli Erminoni fanno parte anche i Quadi e i Marcomanni; questi ultimi si insediano in Boemia, dove prendono il nome di Baiuvari, o Bavari o Bavaresi, che mantengono anche dopo la loro espansione nei territori limitrofi dell’Austria e della Baviera. Vanno inseriti tra i Germani dell’Elba anche i Longobardi, che nel VI secolo si stabiliscono in Pannonia e nel 568, sotto la guida di Alboino, intraprenderanno l’ultima grande impresa militare che chiude l’era delle Völkerwanderungen, la conquista dell’Italia. Tutte le stirpi comprese nel gruppo degli Erminoni vengono gradualmente assoggettate e incluse nel regno Franco.

Tra i documenti storici da cui è possibile trarre notizie sulle popolazioni del ramo germanico occidentale si ricordano: la Historia Francorumdi Gregorio di Tours (VI secolo); gli Annales regni Francorum (741-829); la Vita Karoli di Eginardo (817-830); la Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum di Beda il Venerabile (731); la Cronaca Anglosassone, iniziata all’epoca di re Alfredo; l’opera Res gestae Saxonicae di Vitichindo di Corvey (919-973); la Historia Langobardorum di Paolo Diacono (744).

 

 

Bibliografia di riferimento

Blair, P.H. 19602, An Introduction to Anglo-Saxon England, Cambridge, Cambridge University Press

 

Brøndsted, J. 1976, I Vichinghi, Torino, Einaudi

 

Kaufmann, F. 1913-1923, Deutsche Altertumskunde, 2 voll., München, Beck      

 

Krüger, B. 19834, Die Germanen. Geschichte und Kultur der germanischen Stämme in Mitteleuropa, Ein Handbuch in zwei Bänden, Berli, Veröffentlichungen des Zentralinstituts für Alte Geschichte und Archäologie der Akademie der Wissenschaften der DDR 4

 

Lund, A.A. 1990, Zum Germanenbild der Römer. Eine Einführung in die antike Ethnographie, Heidelberg, Winter

 

Maurer, F. 19523, Nordgermanen und Alemannen. Studien zur germanischen und frühdeutschen Sprachgeschichte, Stammes- und Volkskunde, Bern, A. Francke A.G., / München, Leo Lehnen

 

Pohl, W. 2000, Die Germanen, München, Oldenbourg       Scardigli, P. 1964, Lingua e Storia dei Goti, Firenze, Sansoni

 

Todd, M. 2000, Die Germanen. Von den frühen Stammesverbänden zu den Erben des Weströmischen Reiches, Stuttgart, Theiss

 

 

 

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Gli Unni

 

EPICA CAVALLERESCA MEDIEVALE

Introduzione

La cultura medievale ebbe caratteristiche  diverse da regione a regione ma si possono individuare alcuni tratti comuni.

Le opere epiche raccontano storie e leggende delle popolazioni arrivate in Europa in seguito alle invasioni barbariche.

In altri casi parlano delle grandi imprese di cavalieri che lottano per difendere la fede cristiana e i propri territori; i cavalieri sono rappresentati come personaggi altruisti , generosi e fedeli al proprio signore mentre i nemici risultano essere spietati e crudeli, incarnazioni del male e del diavolo.

Nel medioevo la religione più seguita è il cristianesimo e di conseguenza la lotta contro l’Islam diventa uno dei doveri fondamentali per un cavaliere cristiano.

 

Chi è il cavaliere?

Inizialmente è un semplice guerriero di professione, abbastanza ricco da permettersi una cavalcatura propria.

Col passare del tempo la figura del cavaliere acquisisce grande prestigio in quanto era legato ad un signore (dominus) da un rapporto di sudditanza e fedeltà: il servizio difensivo del cavaliere veniva ricompensato con il mantenimento e la protezione. Nel X e XI secolo vi furono guerre continue tra i feudatari e di conseguenza divenne sempre più importante avere al proprio servizio cavalieri valorosi. (esempio Orlando)

Nel XII secolo le virtù personali e la nobiltà d’animo, insieme a gentilezza, cortesia e generosità caratterizzano la nuova figura del cavaliere che vede nell’amore un mezzo per nobilitare il proprio animo.(esempio Lancillotto)

 

IL CICLO CAROLINGIO (Francia)

In Francia, tra l’XI e il XIII secolo si diffusero le chansons de geste, cioè canzoni  in lingua d’oil che venivano cantate su una semplice melodia e accompagnate da uno strumento musicale e che parlavano delle imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini.

La più famosa di queste canzoni di gesta è la Chanson de Roland, costituita da circa 4000 versi decasillabi raggruppati in lasse (strofe) di diversa lunghezza. Alla fine del manoscritto è riportato il nome Turoldo ma non sappiamo se si tratti del nome dell’autore o di colui cha ha ricopiato il poema.

 

IL CICLO BRETONE O ARTURIANO (Inghilterra)

I romanzi cavallereschi del ciclo bretone riprendono le antiche leggende celtiche e raccontano le straordinarie avventure e gli amori di re Artù e dei suoi cavalieri. Sono stati composti nella seconda metà del XII secolo nella Francia settentrionale e raccontano vicende che non hanno una base storica ma appartengono al mondo delle leggende dei Celti che parlavano di cavalieri impegnati nella ricerca di oggetti magici (come il Santo Graal) o di persone smarrite in selve e castelli stregati.

 

Appartengono  a questo ciclo le avventure dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda (i più famosi sono Lancillotto, Ivano, Galvano e Percival) valorosi , cortesi e fedeli al mitico re britannico Artù, vissuto nel VI secolo dopo Cristo; l’autore è Chrétien de Troyes, un religioso che visse alla corte di Maria di Champagne nella seconda metà del XII secolo.

 

 

 

Sempre di origine bretone, ma non legata alla corte di re Artù, è la storia di Tristano e Isotta che si innamorano dopo aver bevuto un filtro d’amore destinato al re Marco di Cornovaglia e che non possono coronare il loro amore.

 

 

IL CICLO GERMANICO (Germania)

L’opera più significativa dell’epica germanica è il Cantare dei Nibelunghi, un testo anonimo scritto in lingua tedesca introno al 1200. In esso troviamo personaggi di epoche e provenienze geografiche diverse, come il re degli Unni Attila (V secolo) e il vescovo di Baviera Pilgrim (X secolo). I Nibelunghi erano creature demoniache che possedevano un favoloso tesoro. La narrazione dei duelli tra cavalieri si intreccia con la storia d’amore tra Sigfrido giovane re del Niederland (Olanda) e la bella principessa Crimilde sorella di Gunther re dei Burgundi che alla fine vennero in possesso del tesoro dei Nibelunghi.

 

IL CICLO SPAGNOLO (SPAGNA)

Risale all’XI secolo e venne prodotta da giullari in castigliano (da cui nacque lo spagnolo).L’epica spagnola pone al centro del suo racconto la Riconquista, cioè la liberazione dal dominio degli Arabi e racconta fatti storici realmente accaduti.

L’opera più famosa di questo ciclo è il Cantar del mio Cid, che racconta le imprese di Rodrigo Dìaz de Vivar (El Campeador) un cavaliere onesto e fedele al suo sovrano, generoso e valoroso sul campo di battaglia, corretto nei confronti dei nemici, uomo religioso e d’onore che riesce a raccogliere schiere di uomini per riconquistare la città di Valenza.

 

 

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