I templari tutto di tutto
- cavalieri, equipaggiati come cavalleria pesante
- sergenti, equipaggiati come cavalleria leggera, provenienti da classi sociali più umili dei cavalieri
- fattori, che amministravano le proprietà dell'Ordine
- cappellani, che erano ordinati sacerdoti e curavano le esigenze spirituali dell'Ordine.
I cavalieri templari
Tratto da wikipedia : quello dei "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri Templari o semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani e medievali.
L'origine di quest'ordine risale agli anni 1118-1120, successivi alla prima crociata (1096), quando la maggior parte dei cavalieri era tornata in Europa e le esigue milizie cristiane rimaste erano arroccate nei pochi centri abitati. Le strade della Terrasanta erano quindi infestate da predoni e Ugo di Payns, originario dell'omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, fondarono il nucleo originario dei templari, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che visitavano Gerusalemme dopo la sua conquista. L'ordine venne ufficializzato il 29 marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II e definitivamente dissolto tra il 1312 e il 1314 dopo un drammatico processo. Accanto alla croce rossa in campo bianco, fra i simboli dei templari c'era il beauceant.
I templari nascono come ordine monastico-militare; la loro struttura trae ispirazione dall'ordine cistercense e trae sostegno dalla figura più rappresentativa che proprio in quegli anni di fondazione caratterizzava la cultura europea, il predicatore e teologo Bernardo di Chiaravalle (poi santo). Oltre i tre classici voti degli ordini monastici - povertà, obbedienza e castità - adottarono la regola benedettina e cistercense. Bernardo, che quasi subito divenne loro convinto sostenitore, nel suo De laude novae militiae indica ai cavalieri le attività da svolgere in tempo di pace e di guerra, l'alimentazione da seguire, l'abbigliamento da indossare nelle varie circostanze per ciascuna categoria di fratelli. I cavalieri ad esempio adottarono la veste bianca dei cistercensi sormontata da una croce rossa. Venivano reclutati soprattutto tra i giovani della nobiltà, desiderosi di impegnarsi nella difesa della cristianità in Medio Oriente. L'ordine militare così formato aveva una gerarchia assai rigida. I suoi membri, come in ogni ordine monastico, facevano voto di castità, obbedienza e povertà, lasciando all'ordine tutte le loro proprietà ed eredità.
La presenza dei templari sul territorio era assicurata dalle diverse sedi templari: le Precettorie, le Mansioni e le case fortezza o capitanerie (queste ultime due meno importanti delle precettorie), largamente autonome dal punto di vista gestionale. Nelle grandi capitali (Parigi, Londra, Roma e altre) vi erano, invece, le Case e ognuna di esse aveva il controllo di una delle sette grandi province dall'Inghilterra alle coste dalmate in cui i templari avevano diviso la loro organizzazione monastica. Al massimo del loro fulgore arrivarono presumibilmente ad avere centinaia di sedi distribuite capillarmente in tutta Europa e Medio Oriente, il che indica la loro notevole influenza economica e politica nel periodo delle Crociate.
La crescita dell'Ordine fu ulteriormente accentuata dal favore del papa Innocenzo II, che aveva concesso all'Ordine la totale indipendenza dal potere temporale, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre al privilegio di rendere conto solo al pontefice in persona e di esigere le decime.
Vi erano quattro divisioni di confratelli nei templari:
Qualunque cavaliere, in ogni caso, al momento della sua investitura faceva voto di castità, obbedienza e povertà.
Ciascun cavaliere aveva sempre due o tre sergenti che lo accompagnavano in battaglia e un gruppo di sei o sette scudieri per assisterlo sia in tempo di pace che di guerra. Alcuni confratelli si occupavano esclusivamente di attività bancarie, in quanto l'Ordine trattava frequentemente le merci preziose dei partecipanti alle Crociate. La maggioranza dei Cavalieri templari si dedicava tuttavia alle manovre militari. I templari usavano le loro ricchezze per costruire numerose fortificazioni in tutta la Terra Santa ed erano probabilmente le unità da combattimento meglio addestrate e disciplinate del loro tempo. Alcuni li considerano precursori dei moderni corpi speciali o unità d'élite.
Il maggiore influsso dei templari non fu comunque di tipo militare, quanto piuttosto di tipo culturale ed economico, sotto il profilo della diffusione di strumenti economico-finanziari, con la distribuzione del reddito attraverso la creazione di posti di lavoro: con le abbazie ed i loro terreni agricoli, con la costruzione delle cattedrali, l'ordine portò lavoro, reddito e sviluppo in molte parti d'Europa, attraverso una estesa rete di succursali.
I cavalieri templari tutto di tutto
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I TEMPLARI
"NON NOBIS DOMINE , SED NOMINE TUO DA GLORIA"
Parlare dei TEMPLARI, scrivere di loro e della loro storia non è facile, ed io certo non voglio averne la pretesa, anche per motivi di spazio.
Il mio scopo è quello di risvegliare in voi, dandovi delle informazioni, quella curiosità, per poi approfondire l'argomento indicandovi anche alcuni titoli degli innumerevoli testi che sono stati scritti su questi eroi.


Eroi che sono passati alla storia al pari degli eroi Omerici e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, con la piccola differenza che questi cavalieri sono realmente esistiti, hanno combattuto, sofferto, e sono morti per una causa in cui hanno creduto fino alla fine tanto da diventare un mito, il mito dei CAVALIERI TEMPLARI.Nel corso dell' XI secolo, a causa della credenza sulla possibile fine del mondo, una moltitudine di persone, intraprendevano il non facile viaggio verso la Terrasanta. I mussulmani, che avevano il controllo di Gerusalemme già dal 638, non impedivano il pellegrinaggio, anzi a volte lo favorivano perché questo incentivava un notevole scambio commerciale, infatti lungo la strada, oltre agli ostelli per l'accoglienza, nella maggior parte gestiti dalla Chiesa, sorgevano anche mercati. L'attraversamento dell'Anatolia, rimaneva sempre rischioso e spesso i pellegrini venivano scortati da gente armata, se non erano armati loro stessi. Comunque, la maggior parte dei pellegrini europei giungeva in Terrasanta via mare, a causa della discreta sicurezza della navigazione offerta dalle repubbliche marinare, oltre che dalla sorveglianza esercitata dalla marina da guerra bizzantina.
Subito dopo la I Crociata (1095-1099), voluta da Urbano II, a quanto sembra più per motivi economici che per motivi di fede, questa moltitudine di gente aumentò notevolmente, e questa volta i cristiani, pur avendo preso Gerusalemme, non venivano risparmiati dai mussulmani, a cui rimaneva il controllo di ampie zone. Si rese quindi necessario difendere questa moltitudine di persone ed assisterle sia durante il viaggio, sia una volta arrivati a destinazione.
Molti cavalieri spinti oltre che dal fervore religioso anche dalla sete di avventura, si riunirono in gruppo per assolvere questo difficile compito. Il primo a formarsi fu l'ORDINE DI SAN GIOVANNI, detti anche GIOVANNITI od OSPITALIERI, fondato tra il 1070 e il 1080 (i testi discordano) a Gerusalemme presso il convento benedettino della chiesa di Santa Maria latina, e successivamente presso , un ospedale fondato a Gerusalemme nel 1070 da mercanti amalfiltani e poi ceduto all'Ordine, (da qui il nome Ospitalieri). L’istituzione nacque con finalità puramente assistenziali nei confronti dei pellegrini, dei poveri e dei malati. Sembra assai probabile che i frati di questo convento, espulsi dalla città di Gerusalemme durante l’assedio crociato del 1099, si siano dimostrati preziosi informatori per le forze cristiane. E’ invece sicuro, e molto più importante, che questa istituzione si sia militarizzata dopo la fondazione dell’Ordine Templare. La data della loro militarizzazione è assai incerta, si oscilla dal 1120 (quasi certamente troppo presto) fino al 1160 (quasi certamente troppo tardi). Il periodo oggi più credibile è quello del 1130-1135, durante il quale l’Ordine ricevette delle donazioni quali il Crac. Sono tuttora oscure le motivazioni che spinsero l’Ospedale alla militarizzazione ed è addirittura possibile che questa si sia verificata con una certa riluttanza. Sicuramente l’attenzione politica e le risorse economiche che ben presto il Tempio iniziò ad attirare su di sé devono aver contribuito a spingere l’Ospedale verso una soluzione così drastica.
Con l'evolversi degli avvenimenti, gli Ospitalieri cambiarono nome in: Ordine di Rodi, per poi diventare l'attuale Ordine di Malta con sede a Roma. L'Ordine di San Giovanni fu riconosciuto dalla chiesa nel 1113, e nel 1120 Raimondo del Puy fu eletto Gran Maestro.
Anche in Spagna, dove la dominazione mussulmana era massiccia, si formarono degli ordini cavallereschi copiando più o meno quelli orientali, come l'Ordine di Santiago, di Montesa, di Aviz, di Allantara, di Calatrava.

Nel 1190 ad Acri in Palestina, venne fondato l'ordine dei Cavalieri dell'Ospedale di Santa Maria in Gerusalemme, meglio conosciuti come Teutonici, che a differenza dei cavalieri Ospitalieri e dei Templari, raccoglievano nelle loro file, (secondo alcune fonti), solo cavalieri nobili tedeschi, ma per quanto formato in grande maggioranza da cavalieri provenienti dalla Germania, esso vide sempre nelle proprie file, militare cavalieri provenienti da tutta Europa. Nella battaglia di Gruenwald del 1410 tra i teutonici, combatterono anche cavalieri danesi, spagnoli, italiani ed addirittura polacchi. L'ordine fu riconosciuto dalla Chiesa nel 1199. Sempre ad Acri, intorno alla metà del 1200, venne fondato l'ordine di S.LAZZARO (cavalieri Lebbrosi), che era formato principalmente da cavalieri Ospitalieri e Templari, ammalatisi di questa terribile malattia. Questi cavalieri si distinguevano dall'abito bianco con Croce verde o completamente nero, alcune fonti sostengono che questi cavalieri potevano indossare l'abito dell'ordine di provenienza con la differenza della Croce che doveva essere verde, mentre Alain Demurger, accenna ad un mantello verde con Croce rossa. Nel 1118, (ma qui le date sono discordanti, si parla di 1118, 1119 o 1120) UGO di PAYNS insieme a GOFFREDO di SAINT OMER, PAGANO di MONTDIDIER, ARCIBALDO di SAINT-AMAND, ANDREA di MONTBARD (zio si San Bernardo), GOFFREDO di BISSOT, UGO di CHAMPAGNE e di TIBALDO Conte di BRIE, (alcune fonti raccontano invece di 30 cavalieri, provenienti da Champagne e da Borgogna) fondarono il nucleo primario della "MILIZIA DEI POVERI CAVALIERI DI CRISTO".
UGO di PAYNS, insieme ai suoi compagni, trovarono ospitalità presso un'ala del palazzo di Baldovino II
Re di Gerusalemme. Nel 1120, grazie a Baldovino, l'ordine prese possesso della Moschea di AL-AQSA, edificata sulle rovine dell'antico TEMPIO DI SALOMONE, e da qui il nome di TEMPLARI "CAVALIERI DEL TEMPIO".
In alcuni testi, viene sostenuto che i Templari avessero imitato l'istituzione del "RIBAT", una fortezza dove i mussulmani conducevano una vita religiosa e militare, ma anche questo potrebbe essere messa in discussione, in quanto non è certo che i Franchi conoscessero l'esistenza del "RIBAT".
Inizialmente la Chiesa non dette molto credito all'ordine, quindi Ugo di Payns, accompagnato da alcuni cavalieri, si fece ricevere a Roma da Papa ONORIO II che li inviò al concilio di TRYER (14 gennaio 1128).
A questo concilio partecipò anche l'Abate cistercense BERNARDO di CLAIRVAUX, che ebbe l'incarico di revisionare le regole dell'ordine successivamente approvate dal Papa.
L'ordine dei Templari, invece, fu riconosciuto dal Papa INNOCENZO II, il 29 marzo 1139, con la bolla "OMNE DATUM OPTIMUM". (n.d.a.) Le fonti che ho consultato sono discordanti, alcuni testi riportano il riconoscimento dell'ordine da parte della Chiesa durante il concilio di Troyer 1128, altri invece, come ho riportato, nel 1139.)
La Casa Madre o Capitana, è quindi l'antico Tempio di Salomone, mentre la sua protettrice è la Vergine Maria, questo probabilmente a causa dell'influenza di S.Bernardo. Sia gli Ospitalieri, che i Templari avevano le stesse finalità, difendere, soccorrere e dare ospitalità ai pellegrini, difendere la fede contro gli infedeli. La loro fede fu talmente grande, che non contenti, fecero giuramento di povertà, castità e obbedienza, ne più ne meno di un qualsiasi frate, un frate che però impugnava la spada. Jules Michelet, scrive: “Il soldato ha la gloria, il monaco il riposo. Il Templare rifiutava l’uno e l’altro. Egli riuniva ciò che queste due vite hanno di più duro: i pericoli e le astinenze………”.
Diventarono così, in modo particolare i Templari, il braccio armato della Chiesa, cioè monaci guerrieri.
Ma come potevano, due figure così in antitesi fondersi conciliando il fatto di essere guerrieri, con quello di essere frati che sono segno di pace e vita?
A questo pose rimedio la Chiesa a cui faceva molto comodo avere questo "braccio armato", imponendo loro una regola che, come vedremo più avanti, sarà anche causa della loro fine, "Perché Templare, mai di spada un cavaliere del Tempio venga brandita contro un altro cristiano, se non per ragioni di difesa del luogo Santo"
Come ordine religioso, presero ad esempio quello dei frati Cistercensi, anche forse per onorare l'amicizia si S. Bernardo, Abate Cistercense.
Inizialmente i templari non si preoccuparono di creare una gerarchia, e quindi, come regole di base, presero quelle dettate da S. Agostino. Naturalmente, con il passare del tempo, queste furono del tutto inadeguate e dai 72 articoli iniziali, si arrivò a ben 678 articoli, la maggior parte dei quali furono dettate da S. Bernardo. Comunque il testo iniziale rimase invariato e diceva: "Voi che avete condotto finora una vita cavalleresca secolare, della quale Gesù Cristo non fu per niente causa, ma che avete abbracciato soltanto per umana convivenza, (vi ammoniamo) perché voi seguiate coloro che Dio ha scelto dalla massa della perdizione e indicato con la Sua dolce pietà alla difesa della Santa Chiesa, e perché vi offriate a unirvi a loro per sempre".
Gli articoli descrivono tutto il mondo templare, dal come dovevano vestirsi, al comportamento a tavola, dall'obbedienza al Gran Maestro e alla Chiesa e così via, fino ad arrivare alla povertà individuale, che non deve essere vista come quella francescana, ma come privazione di ciò che eccedeva alla dotazione normale di un cavaliere, come armi, vestiario, ecc. a favore di altri. Tra le regole ve ne furono anche di singolari, come quella del divieto di cacciare gli animali tranne che il leone, (animale temuto dai pellegrini e che aveva già fatto parecchie vittime), o come quello di accogliere nell'ordine cavalieri scomunicati, a patto che questi avessero fatto ammenda e riconciliandosi con la Chiesa. Come vedremo più avanti, molte di queste regole vennero usate in modo improprio dagli inquisitori, come la presunta omosessualità, durante i processi che decretarono la loro fine.

Una di queste regole, ad esempio, era quella di non accogliere donne all'interno delle case o baciare l'altro sesso, anche se fossero state madri, sorelle, ecc. "Crediamo sia cosa pericolosa per ogni religione guardare troppo un viso di donna". Regola che poteva dare adito ad una calunnia di omosessualità.Come già detto, c'era una regola che imponeva il tipo di abbigliamento. I Templari, erano divisi in Cavalieri, Sergenti e Cappellani. I primi portavano l'abito e mantello bianco con Croce rossa, mentre per i Sergenti e i cappellani era previsto un abito nero o bruno (tipo francescano), sempre con Croce rossa.
Per completare il quadro uniformologico, gli altri ordini si abbigliavano nel seguente modo: Teutonici, abito e mantello bianco con Croce nera. Ospitalieri, abito e mantello nero con Croce bianca, o abito rosso sempre con Croce bianca.
Per l'ordine di S. Lazzaro lo abbiamo già descritto.
Nei primi anni di vita dell'ordine, l'arruolamento fu molto scarso, (forse anche a causa di una certa chiusura dell'ordine all'esterno, ho trovato molti testi
che parlano di lavori di scavo nel Tempio, a cui non poteva accedere nessuno, si parla della ricerca da parte dei Templari dell'Arca dell'Alleanza, ritenuta sepolta sotto il Tempio di Salomone, avvalorato da alcuni testi che Ugo di Payns aveva consultato in alcuni viaggi precedenti alla formazione dell'ordine).
Sta di fatto che nel 1127 Ugo di Payns si recò in Francia per arruolare nuove leve. A sostegno dell'iniziativa, S. Bernardo compose il: "DE LAUDE NOVAE MILITIAE". A questa iniziativa aderirono molti nobili cavalieri, in particolare figli minori di nobili destinati a diventare ecclesiastici, e gente comune. Iniziarono ad arrivare anche grandi donazioni, non solo in denaro, ma anche in beni materiali, che i templari poi vendevano o acquistarono ricavandone profitto. Alcuni, in cambio di denaro, ottennero pensioni e vitalizi.
Altre entrate in denaro pervennero a favore dei Templari, dalla Chiesa, in modo particolare, chi concedeva un'ablazione annuale all'ordine, aveva diritto di un settimo della penitenza ricevuta e aveva facoltà di essere sepolto nei cimiteri dell'ordine. Altra agevolazione era l'esenzione del pagamento delle Decime (tasse a favore della Chiesa). Tutto questo portò i Templari a disporre in breve tempo di una grande forza economica.
ORIGINI E SIMBOLISMI

Molto si è scritto sulle origini dei Templari, negli ultimi tempi, forse spinti anche dalla moda “NEW AGE”, si sta cercando tale origine nell’antica stirpe “CELTICA”. Io non mi sento in grado di poter esprimere un giudizio al riguardo, però mi sento di riportarlo per dovere di cronaca.I primi cavalieri provenivano da CHAMPAGNE e dalla BORGOGNA, quindi terre del nord ovest della Francia, terre “celtiche” o “galliche”. Quando Ugo de Payens intraprese il viaggio per l’arruolamento, si recò proprio in queste terre, oltre che in Normandia e poi nelle isole britanniche, “terre celtiche”.
Un anno dopo, Goffredo di Saint-Omer si recò in Fiandra, mentre de Payns in Angiò, ancora terre celtiche. Julius Cohen scrive: “….Poichè qui – fra i celti e gli eredi dei celtici, era più facile trovare gente battagliera, generosa, impulsiva, entusiasta e soprattutto desiderosa di instaurare fin da questa vita, stretti contatti con l’aldilà”.
Questa tesi, può essere avvalorata anche dai simbolismi dei templari, quali il “BAFFOMETTO; idolo che, secondo le accuse mosse ai cavalieri, “ha la forma d’una testa d’uomo con una gran barba, e viene baciata e adorata nei capitoli provinciali”.
Ma quale era poi il suo significato? Fulcanelli, ne ”Le dimore filosofali” dice: “L’emblema completo delle tradizioni dell’ordine, usato come paradigma esoterico, sigillo della cavalleria e segno di riconoscimento”

(Bafometto)Bafometto, sembra derivi dal greco BAFEUS METIS che significa “colui che tinge o che conferisce saggezza”. Altro significato può essere legata dalla corruzione di MAHOMET, e viene intesa come segno della conversione all’Islam di alcuni cavalieri Templari, altra ipotesi sull’etimologia del nome, può essere presa dalla lingua anglosassone “BAFFIN
MAT” “Il sapiente opaco” ,”Morto, ormai entrato nel regno dell’aldilà”. Altro simbolo dei Templari, riportato sui sigilli, e quello che mostra due cavalieri su un cavallo, che ci riporta all’antica cavalleria celtica, Gerhard Herm in “Il mistero dei Celù” scrive:
“Sul cavallo stavano due cavalieri……….”.
Ma su questo simbolo si sono fatte molte congetture, prima fra tutte quella della povertà dei primi cavalieri che non si potevano permettere un cavallo, e quindi, questo veniva usato in due. Tesi improbabile, perché, se anche poveri, i cavalieri avevano sempre un cavallo, se non addirittura due. Altro è quello di individuare nel simbolo “l’unione e devozione”, altri invece hanno voluto vedere i due fondatori dell’ordine Ugo de Payns e Goffredo di Sait-Omer. Per gli inquisitori , infine, questo fu visto come simbolo di “promiscuità e omosessualità”.
Un altro simbolo che è stato visto come di origine celtica è il BAUSSANT, “di due colori”. Il Baussant è l’insegna dei templari, “VEXILLU’ TEMPLI”, bianco e nero, ma cosa potrebbero significare questi due colori?, il bianco e il nero, la vita e la morte, il bene e li male, il bianco e il nero fa parte anche dell’antico gioco celtico degli scacchi, o come dal francese arcaico VAUCENT “valgo per cento”, tanto che i cavalieri templari italiani lo chiamavano VALCENT. Forse il significato è molto più semplice e va ritrovato nella suddivisione delle classi, “bianco” cavaliere, “nero” sergente, ma combattono insieme, o il bianco “castità, purezza”, il nero “forza, coraggio”, o ancora come dice Giacomo di Vitry : “Sono franchi e benevoli con gli amici, neri e terribili con i nemici”.

Comunque, lascio a chi legge libera interpretazione, Alain Demurger in: “Vita e morte dell’ordine dei templari” scrive: “Naturalmente, sigillo e stendardo sono stati oggetto di strambe elucubrazioni che sono solo d’impaccio nelle bibliografia Templare, già di dubbia affidabilità”.

I Templari furono abili guerrieri, essi ebbero un ruolo dominante nel presidio e nella difesa delle innumerevoli fortezze in loro possesso, come Castel Blanc, Arima, Tortosa (contea di Tripoli), Safed (1240) e a Athlit (1218), dove i Templari intrapresero anche la costruzione della fortezza.L’Ordine al seguito di altri contingenti militari, normalmente formavano l’avanguardia e la retroguardia dell’armata, circa la condotta sul campo, mantenevano delle precise norme disciplinari, come il mantenere il silenzio durante la marcia notturna o quando suonava l’allarme, dovevano attendere ordini prima di ingaggiare battaglia, anche se non avevano nessun obbligo di combattere, essi mostrarono il loro valore in più occasioni, subendo spesso pesanti perdite come nella battaglia ai Corni di Hattin (1187) o di Forbie (1244) dove caddero 312 Templari. Questo loro comportamento, spesso li metteva in contrasto con i sovrani militari, con i quali non condividevano decisioni strategiche, mentre, in altri casi, furono proprio i Templari a consigliare le tattiche da seguire. Anche in Spagna i Templari si
trovano a combattere i mussulmani a fianco degli altri Ordini già elencati, decisamente e politicamente più
forti, ed anche qui si occuparono principalmente del presidio e della difesa di fortezze e castelli.
SIRIA, nel 1290, le fortezze templari stavano cadendo in mano mussulmana, il 18 maggio 1291, in Paletina, a San Giovanni d’Acri, i cavalieri combatterono con estremo coraggio, coprendosi di gloria, ma anche questo ultimo baluardo crociato in Terrasanta venne espugnato. Eroica battaglia fu quella combattuta a Ruad, isola al largo di Tortosa, donata da Bonifacio VIII con la Bolla “LAUDANDA SEDIS APOSTOLICAE”, nel novembre 1031 e tenuta fino all’ottobre del 1303, (l’Ordine lasciò sul terreno più di 250 Cavalieri). Dopo questa data l’Ordine trasferì il suo quartier generale a Cipro (1303) e successivamente in Francia
IL DECLINO E LA FINE
Nel 1305 il priore di Mantfaucon, nella regione di Tolosa, ESQUIEU DE FLORYAN, si presentò al cospetto di Re Giacomo II d’Aragona, raccontando cose terribili sui Templari, dicendo che queste rivelazioni gli erano state fatte da un cavaliere cacciato dall’ordine. Questi accusava i suoi compagni di essere degli eretici e dei sodomiti, che idolatravano l’idolo barbuto, che sputavano sulla Croce e altre cose.

Giacomo II non credette ad una sola parola e lo cacciò. De Floryan, non contento, si presentò allora presso la corte di Filippo IV il Bello e questi non si lasciò sfuggire l’occasione di attaccare l’ordine, come vedremo più avanti.(Filippo IV il Bello)
Già con il regno di Luigi IX, c’erano stati degli attriti tra i Templari e la monarchia, a causa dei privilegi e diritti che l’ordine aveva ed anche, sembra, per l’attaccamento che Molay, Gran Maestro dell’ordine, aveva per il denaro. I disaccordi con Filippo IV il Bello, si acuirono quando, a causa di un prestito da parte del tesoriere dell’ordine, senza l’approvazione del Gran Maestro, questi espulse il tesoriere per violazione delle regole, senza tenere conto delle richieste d’indulgenza da parte del Papa Clemente V e del Re Filippo IV.
Certamente non fu questa la causa dell’attacco di Filippo IV contro l’ordine, c’era naturalmente dell’altro. E’ probabile che il Re avesse mire sulle ricchezze dei Templari, in quel periodo Filippo era stato impegnato in una sanguinosa guerra contro i fiamminghi ed aveva riportato una sconfitta e questa portò ad una grave crisi economica il paese.
Filippo, a causa delle tasse imposte al clero si mise in contrasto anche con la Chiesa e con il Papa Bonifacio VIII. Alla morte di Bonifacio, Filippo fece in modo di far eleggere uno dei suoi sostenitori, Clemente V, spostando la sede pontificia da Roma ad Avignone dove vi rimase fino al 1377 sotto il controllo francese.
Il grande bisogno di denaro da parte di Filippo portò persino all’arresto degli ebrei per incamerare i loro beni. Altro elemento che fa sostenere la tesi del fabbisogno economico di Filippo è che dopo la repressione del Tempio, le casse dello stato non lamentarono almeno per il momento disavanzi.
Altro motivo di attacco contro i Templari fu quello del potere tra lo Stato e la Chiesa?, Filippo IV “Re cristianissimo”, difensore della fede?. Ma anche di quest’ultima ipotesi non abbiamo riscontri attendibili. Malcon Barber scrive: “ Il Re ha due problemi, il suo potere e i suoi mezzi finanziari. Il Tempio si trova al centro di entrambi”.
E’ probabile che furono tutte queste causa, messe insieme a portare Filippo IV il Bello ad iniziare la repressione con i primi arresti nell’ottobre del 1307.

Filippo, nominò due consiglieri, GUGLIELMI DI PLAISSANS, inquisitore molto in vista in Francia, e GUGLIELMO DI NOGARET, esperto legislatore, ma(Guglielmo di Nogaret)
di personalità maligna, già resosi protagonista dell’episodio riportato dagli storici come “lo schiaffo di Anagni” (7 settembre 1303). Nogaret, aveva l’incarico di riportare in Francia il Pontefice per giudicare, davanti al concilio, la sua illegittima elezione. In quella notte Bonifacio VIII venne schiaffeggiato ed incarcerato. Il popolo di Anagni insieme a molti uomini d’armi e i Templari, insorse
liberando il Papa. Bonifacio VIII, perdonò chi lo aveva incarcerato, ma scomunicò Nogaret. Il Papa, morì 35 giorni dopo essere rientrato a Roma.
Anche Dante Alidieri, nella Divina Commedia riporta
tale episodio, e nel 20° canto del Purgatorio possiamo leggere: “Perché men paia il mal futuro e’l fatto, veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, e nel vicario suo Cristo esser catto. Veggiolo un’altra volta esser deriso; veggio rinnovellar l’aceto e’l fele, e tra vivi ladroni esser anciso”.
E’ normale quindi che il Nogaret, avesse un conto aperto contro i Templari.
La Chiesa, inizialmente fu contro tale decisione, Clemente V con una lettera indirizzata a Filippo, in data 27 ottobre, scrisse: “Il vostro comportamento impulsivo è un insulto contro di Noi e contro la Chiesa”. Ma il Papa era un uomo debole e sotto l’incalzare di Filippo, a causa anche di una possibile minaccia postuma di eresia a Papa Bonifacio VIII, si vede costretto, anche per non farsi sfuggire di mano la situazione, ad emanare, il 22 novembre 1307, la Bolla “PASTORALIS PRAEEMINETIAE”, ed ordinò l’arresto di tutti i templari. In questo modo, le accuse vennero rese pubbliche, controllate dalla Chiesa e i loro beni messi sotto tutela ecclesiastica.

(Papa Clemente V)ma ormai il danno era fatto, è l’inizio della fine e con l’andare del tempo niente era più sotto controllo.
Inizialmente, non tutti i sovrani d’Europa si trovarono d’accordo con tale iniziativa, ansi, molti difesero l’Ordine, aiutando alcuni Templari a fuggire. Certamente, quelli legati alla corona francese si videro costretti ad arrestare gli appartenenti all’Ordine, alcuni stati iniziarono gli arresti solo dopo l’emissione di una nuova Bolla da parte di Clemente V “FACIENS MISERICORDIAM” (12 agosto 1308). In Bretagna, ci fu scontro aperto tra la popolazione e le guardie di
Filippo andate a confiscare i beni del Tempio. In Italia, gran parte dei templari, riuscì a fuggire, sicuramente aiutati anche dalle autorità locali, qui gli Stati non controllati dalla Francia, scagionarono completamente i Templari lasciandoli liberi. In altri, anche se con riluttanza, iniziarono gli arresti e l’inquisizione accese molti roghi. Solo a Venezia non vi fu persecuzione, tanto che i Cavalieri ebbero il permesso di tenere aperta la loro Casa. In Portogallo, il Sovrano Dionigi detto il Giusto, fondò un nuovo ordine dove poter far confluire i Templari del regno, “LA CAVALLERIA DI CRISTO”. In tutta Europa, comunque, si proseguì con
gli arresti, ma al di fuori della Francia, tutto fu trattato con molta riluttanza.
Ma quali accuse vennero mosse contro i Templari?

Alcune imputazioni vennero riferite al comportamento “Dissolutezza, omosessualità, superbia, avarizia”, certamente qualcuno fu sicuramente colpevole di questa accuse, interessante fu una lettera scritta da un anonimo che taluni identificarono addirittura con Ugo di Payns che parla di: “alcuni di voi (Templari) turbati da persone di scarso giudizio, quasi che la vostra professione……sia illecita o perniciosa, costituisca peccato oppure impedimento in vista di un maggiore traguardo”, o il non rispettare il voto di castità e di aver avuto rapporti omosessuali. Alfonso I il battagliero Re di Aragona dice: “L’uomo che si vota alla guerra ha bisogno della compagnia degli uomini, non quella delle donne”, ma certamente questa non fu una scusa.Gli inquisitori usarono anche le regole del Tempio per formulare accuse e avvalorare le colpe, come l’articolo 54: “Sorores quidem amplius periculosum est coadunare, quia antiquus hostis femineo consortio complures expulit a recto tramite paradisi. Ideoque, fratres carissimi, ut integritatis flos inter vos semper appareat, hac consuetudine amodo uti non licet”
(“Pericolosa scelta è la compagnia di una donna, poiché il diavolo, antico compagno della donna, ha deviato molti dal retto sentiero del paradiso.….”), art. 74 della traduzione francese.
Dal settembre 1307 all’agosto 1308, data alla quale il papato prende ufficialmente in mano il caso, i capi d’accusa sono suddivisi in 127 articoli. Malcon Barber, li riassume in sette categorie:
1° I Templari rinnegano Cristo, che definiscono falso Profeta e che è stato Crocifisso per le Sue colpe e non per riscattare l’umanità, sputano sulla Croce, la calpestano, vi urinano sopra nel corso delle loro cerimonie.
2° Adorano gli idoli: gatti a tre teste a tre facce, che sostituiscono il Salvatore.
3° Non credono ai Sacramenti e i sacerdoti dell’Ordine, dimenticano le formule di Consacrazione durante la Messa.
4° I Maestri e i Dignitari dell’Ordine, anche se laici, assolvono i peccati dei confratelli.
5° Esercitano pratiche oscena e omosessualità.
6° Hanno il dovere di contribuire all’arricchimento dell’Ordine con qualsiasi mezzo.
7° si riuniscono segretamente la notte, ogni rivelazione fatta all’esterno sui Capitoli tenuti è severamente punita, talvolta anche con la morte.

A Vienne, il 22 marzo 1312, con la Bolla: “VOX IN EXCELSO”, Clemente V abolì l’ordine. “non senza amarezza e tristezza d’animo, non per sentenza di giudizio, ma per provvedimento o decisione apostolica”.Durante il Concilio, si arrivo quasi allo scontro fisico tra circa 4000 Templari giunti in armi e l’esercito di Filippo, forte di 12000 uomini. Anche se notevolmente inferiori di numero, i templari, sicuramente avrebbero messo in grande difficoltà l’esercito, che non era certamente abituato a combattere contro uomini veterani delle guerre nel deserto e che non avevano mai indietreggiato davanti a nessun nemico. Giacomo di Vitry dice: "Tutte le volte che li si chiamava alle armi, non chiedevano quanti fossero i nemici, ma unicamente in qual luogo essi si trovassero”.
Ma la regola: ”Perché Templare, mai di spada di un Cavaliere del Tempio venga brandita contro un altro cristiano se non per ragioni di difesa del luogo Santo”, e in osservanza appunto di questa regola i Cavalieri deposero le armi, forse anche per un preciso ordine del Gran Maestro, e si inchinarono alla volontà di Clemente V. Il 6 maggio 1312, data della fine del Concilio, prolungato per la decisione della suddivisione dei beni Templari, l’Ordine cessa definitivamente di esistere e con la Bolla “CONSIDERANTES DUDUM”, ridisegna la mappa degli Ordini Monastici e Clemente V si riserva il diritto del giudizio del Gran Maestro e di 3 altri dignitari; CHARNEY, Precettore di Normandia; PAIRAUD, Siniscalco del Tempio; GONNEVILLE, Maresciallo dell’Ordine. Rimasero soltanto alcuni templari in attesa di sentenza, quelli che avevano confessato e che si erano riconciliati con la Chiesa vennero liberati, molti si ritirano in conventi, altri hanno l’opportunità di abitare nelle loro vecchie sedi, alcuni ottengono anche una pensione. Per gli irriducibili, le pene saranno severissime, da carcere a vita in condizioni disumane, fino al rogo che ancora illumina le piazze d’Europa. Rimane il problema del gran maestro MOLAY e di altri tre dignitari, che Clemente V, come abbiamo già detto, si riservava il giudizio, ma anche qui la cosa vene pilotata da Filippo, quindi il loro destino era ormai segnato.


Dopo essere stati giudicati colpevoli e condannati al carcere a vita, il Gran Maestro GIACOMO DE MOLAY, e il Gran Maestro di Normandia CHARNEY, ritirarono le loro confessioni, opponendosi al giudizio dei tre Cardinali presieduti dal Marygny, la loro sorte era segnata ed entrambi finirono sul rogo, mentre, PAIRAUD e GONNEVILLE, altri due dignitari dell’Ordine, terminarono i loro giorni in carcere.Il Gran Maestro DE MOLAY, prima di essere arso vivo, rivolto verso il Re, il Papa e Nogare disse: “Desideriamo che i nostri volti siano rivolti alla Cattedrale di Notre Dame, e desideriamo cantare lodi dell’Onnipotente con il Te Deum, mentre il fuoco farà massacro delle nostre carni. Quanto a voi, miserabili, indegni di essere chiamati uomini, che avete insozzato ed infangato un Ordine Sacro, ascoltate attentamente: tu, Filippo, Re dell’inganno e della menzogna, e tu Clemente, fantoccio guascone che crede di essere degno del Soglio Pontificio, e tu, Nogaret, abile spia e concertatore dell’infamia e del disonore ascoltate: sarete al cospetto del Santo Tribunale di Dio entro l’anno per rispondere delle vostre nefandezze”.

(Giacomo de Molay)Ciò che il Gran Maestro dell’Ordine aveva profetizzato, si avverò. Il 20 aprile 1314 moriva a causa di una infezione intestinale Clemente V. Il suo corpo venne esposto nella Cattedrale e alcuni testimoni sostennero di aver visto un fulmine, entrato da una vetrata, incenerire il suo corpo. Il 29 dicembre 1314, moriva in una battuta di caccia Filippo IV. Infine il 31 dicembre 1314, moriva Nogaret in circostanze oscure.
LA TORTURA
Durante l’inquisizione, verso la fine del XIII secolo, è abitudine l’uso della tortura per interrogare i sospetti, in particolare per quelli accusati di eresia, comunque, questa, veniva applicata ogni qualvolta si volesse far confessare l’accusato di qualsiasi crimine. Già con la Bolla “AD EXTIRPANDAM” del 1252 emessa da Innocenzo IV, ne veniva regolato l’impiego e l’uso. Nel 1265 Clemente IV confermò questa bolla, mentre Clemente V nel 1311 la fece applicare contro i Templari. Jean Favier scrive: “faceva parte dell’armamentario normale della giustizia. A nessuno veniva in mente che delle confessioni potessero essere viziate dai metodi con i quali venivano ottenute”.
Ma chi erano gli inquisitori? Chi applicava in modo così efficace questo “ delicato mezzo di persuasione”? Può sembrare strano ma furono proprio gli Ordini monastici (francescani e domenicani) ad essere autorizzati, per contrastare l’eresia, ad usare la tortura. Contro i Templari vi fu un particolare accanimento (per loro furono applicati 6 gradi di tortura), anche perché le accuse erano completamente infondate, non a caso, centinaia di Cavalieri ritrattarono le loro confessioni pur sapendo così di essere destinati ad una fine ancor più tragica.
“I Templari sono guerrieri che non soccombono facilmente alla paura”.
Certamente i Templari non avevano paura di morire e lo avevano dimostrato nelle numerose battaglie agli infedeli. Molti di quelli che confessarono le accuse attribuite loro sotto tortura, erano veterani di Acri, Safed, o di Ruad, e ancor prima di Tripoli, ma un Templare che cadeva in mano turca conosceva la sorte che lo attendeva, una morte rapida perché i Mussulmani non avevano nessuna pietà dei Cavalieri Templari o Ospitalieri. Tutto ciò anche per rispetto dei loro valorosi nemici. Dopo la battaglia di Hattin in Galilea, 4 luglio 1187, il Saladino trionfante entrò in Gerusalemme, tratto da: Magnum bullarium romanum, III, augustae taurinorum 1859 “………..ci fu battaglia, e i nostri furono sbaragliati, perduta la croce del Signore, trucidati i Vescovi, catturato il Re e quasi tutti passati per le armi o trucidati, salvo pochissimi salvatisi con la fuga, i Templari e gli Ospitalieri, furono tutti decapitati sotto gli occhi stessi del Re”.
Molti Cavalieri che sotto tortura avevano confessato colpe inesistenti, sicuramente sarebbero morti da eroi nelle battaglie in Terrasanta o in Spagna. La tortura invece aveva ben altro effetto e gli Inquisitori sapevano usarla in modo pregevole anche dal punto di vista psicologico. Il metodo era semplice, si portava il Cavaliere all’interrogatorio dopo una esecuzione, o prima gli venivano mostrati gli strumenti, macchine sofisticate come: gli allungatori, le sedie chiodate, gli stenditoi, acqua e olio bollenti, gli stringigola ecc., e ben pochi riuscirono a non confessare ” qualsiasi” cosa. Da un verbale dell’epoca ci perviene questo stralcio d’ interrogatorio: Inquisitore (I),Templare (T).
I -: è vero che all’atto dell’iniziazione sputavi sulla Croce ? Se ammetti questo smetteremo di tenerti appeso per i testicoli!
T -: si è vero, ma per pietà tiratemi giù!
I -: è vero che vi baciavate durante la notte?
T -: si, ma tiratemi giù!
I -: è vero che non riconoscevi Cristo nell’uomo della Croce?
T -: ……….(nessuna risposta)
I -: è morto , portatelo via.
Aimerico di Villiers-Le-Duc, il 13 maggio 1310, compariva davanti la commissione pontificia per essere interrogato. Il giorno prima aveva assistito al rogo di 54 suoi compagni, dichiarò testualmente: “ …………che egli stesso, temendo di non saper resistere se condotto al rogo, avrebbe confessato e deposto sotto giuramento per paura della morte………., che tutte le accuse erano vere, ed avrebbe persino confessato di aver ucciso Gesù Cristo se glielo si fosse chiesto”.
Fortunatamente, non in tutti gli stati fu applicata la tortura, sistematica invece in Francia, anzi molti si rifiuteranno anche dopo le pressioni di papa Clemente V. A Ravenna , ad esempio l’Arcivescovo Rinaldo da Concoregio, rifiutandosi di riaprire il processo il 18 giugno 1311 afferma. “ si devono considerare innocenti coloro che hanno confessato per timore della tortura, se in seguito hanno ritrattato le loro confessioni, o anche coloro che non hanno avuto il coraggio di ritrattare per paura delle torture o per timore di nuovi supplizi, sempre che il fatto sia stabilito”. Per concludere, uno dei più grandi storici Victor Carriere, nel 1914 scrive: “E’ oggi un fatto definitivamente acquisito: Il tempio in quanto tale è innocente dei crimini di cui lo si è accusato così a lungo”.
CONCLUSIONE
Dopo una lunga ricerca, mi sono accorto di essermi imbarcato in una impresa non facile, che mi ha portato a ricercare: testi, documenti, biblioteche polverose non sempre fornite, a rompere le scatole alla gente, con cui mi scuso e a spendere soldi e di questo chiedo scusa a mia moglie. C’è stato un momento, in cui, sommerso dagli appunti, spesso in contraddizione tra loro, che avrei voluto lasciare perdere tutto, ma spinto più per curiosità che per passione, complice anche un opuscolo de LARTI (Libera associazione Ricercatori Templari Italiani), mi sono reso conto che alla fine, pur ammettendo gli errori commessi, nessuno ha chiesto scusa a questi uomini che si sono levati, anche se con le armi in pugno, a difesa della Fede, per quanto giustificati dalla teoria del “nemico giusto” di Sant’Agostino e dalle parole di Giovanni Battista (Luca 3,14) reale ragione di sopravvivenza dell’ordine fu la sua insostituibile attività militare contro i nemici della Cristianità in assenza di efficienti stati nazionali, ed è stata proprio la Chiesa una delle cause principali della loro fine. Giovanni Paolo II nel giugno 1994 disse: “Di fronte a questo grande Giubileo, la Chiesa ha bisogno della metanoia, cioè del discernimento delle mancanze storiche e delle negligenze dei suoi figli nei confronti delle esigenze del Vangelo”. Umilmente credo quindi, che la Chiesa debba fare ammenda di questo, per me, enorme errore, e riabilitare, così come ha già fatto per altri casi, questi Eroi chiamati “CAVALIERI TEMPLARI”.
OYEZ, OYEZ BONNES GENTS
Ricerca e testo di: Mario Ruggiero
Supervisione bozze
e traduzioni latine: Patrizia Pirri
Supervisione: Fabrizio Valente
Marco Bianconi
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“Gli ordini cavallereschi”
PERIODICI DE AGOSTINI
“Medioevo”
fine articolo
I cavalieri templari tutto di tutto
Templari Storia Dell’Ordine
TEMPLARI
(Pauperes commilitones Christi Templique Salomonis) (Da: "Dizionario degli Istituti di Perfezione" Direttore: Giancarlo Rocca. Volume IX, pagine 886-905 - Edizioni Paoline - Roma 1997 Imprimatur: Frascati, 3.10.1973, Mons. Leonello Razza, Vicario Generale)
I. Storia generale dell'Ordine.
1. Origine. L'Ordine dei Templari fu istituito a Gerusalemme verso il 1119. Ugo di Payns, un nobile di ceto medio della Champagne, e nove suoi compagni emisero i normali voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, e costituirono una comunità che, per donazione di Baldovino II, ebbe come propria residenza una parte del palazzo reale identificato dai crociati come il tempio di Salomone, donde il nome di Templari.
Inizialmente si dedicarono alla protezione dei pellegrini che percorrevano le strade verso Gerusalemme; assunsero tale compito in un periodo in cui gli impegni sociali e morali della cavalleria erano urgenti, mentre il reale bisogno di protezione si desume dagli scritti dei pellegrini all'inizio del sec. XII.
Tuttavia, nel giro di pochi anni i Templari cominciarono a partecipare alle campagne militari contro gli infedeli, pur non abbandonando l'impegno originario.
E' stato talvolta sostenuto che i Templari abbiano imitato l'istituzione musulmana del ribat una fortezza alle frontiere dell'Islam, dove i musulmani conducevano una vita religiosa e militare. Ma questa ipotesi è discutibile: non è, infatti, certo che i Franchi in Oriente, durante i primi decenni del sec. XII, conoscessero l'esistenza del ribat, e la trasformazione operatasi col nuovo compito assunto non rappresentò un cambiamento radicale nella forma di vita dei Templari. Il mutamento può essere spiegato semplicemente dal bisogno di soldati negli Stati crociati. Nei suoi primi anni, tuttavia, la comunità non registrò un ampio sviluppo, mentre alcuni membri cominciarono a nutrire dubbi circa il loro genere di vita.
Queste circostanze spiegano il viaggio che Ugo fece in Occidente con 5 compagni, probabilmente nel 1127, e l'appello che egli rivolse a San Bernardo e che portò alla composizione del De laude novae Militiae, scritto a sostegno dell'Ordine. Non appena i Templari divennero noti i Occidente, furono subito apprezzati. Erano, infatti, considerati da San Bernardo come una nuova specie di milizia, che aveva il merito di impegnarsi in un duplice conflitto: i Templari non solo combattevano, quali monaci, contro le forze del male con le armi della preghiera e dell'abnegazione, ma partecipavano inoltre a una lodevole lotta materiale per la difesa della Chiesa e della cristianità. Per questo essi - come Crociati e in netto contrasto con quanti combattevano in guerre secolari - meritavano una ricompensa spirituale: essi erano persino considerati come martiri che offrivano la propria vita.
Al Concilio di Troyes, tenuto nel gennaio 1128 (o 1129 secondo R. Hiestand, Kardinalbischof...: v. bibl.) sotto la presidenza del legato pontificio, il Card. Matteo, vescovo di Albano, l'Ordine venne approvato e fu redatta una regola, probabilmente sotto la guida di San Bernardo, sebbene alcune clausole fossero aggiunte in seguito. Essa era basata in parte sulle già esistenti consuetudini dei Templari, mentre se ne possono discernere alcune mutuate dalla regola di San Benedetto. In questo periodo Ugo e i suoi seguaci viaggiarono attraverso l'Europa occidentale, cercando reclute e offerte. Questo segnò l'inizio del rapido accumularsi di ricchezze in seno all'Ordine in tutta la cristianità occidentale.
2. Espansione. Evidentemente i Templari avevano bisogno di considerevoli mezzi finanziari e quindi, diversamente da altre istituzioni monastiche contemporanee ma ugualmente agli altri Ordini militari, all'Ordine venne concesso di acquistare qualsiasi tipo di diritto di proprietà, tale differenza risultava già nella regola, la quale consentiva ai Templari di ricevere offerte di decime. Un'altra differenza risultò dal fatto che, diversamente dai benefattori dei monaci, quelli che favorivano i Templari non cercavano di fondare case per l'Ordine mediante le loro donazioni: quanti vivevano lontano dai confini della cristianità intendevano unicamente procurare i mezzi per la lotta contro gli infedeli. Tuttavia i benefattori si aspettavano ovviamente dai Templari preghiere e altri benefici spirituali, che i monasteri promettevano ai propri benefattori e che costituivano un importante fattore per attirare offerte. Alcuni donatori, tuttavia, ottennero vantaggi più materiali, come pensioni o vitalizi, oppure, in alcuni casi, anche versamenti in denaro.
L'acquisto di proprietà dai laici venne favorito da vari privilegi pontifici ottenuti nel sec. XII; il papato, infatti, sosteneva generosamente l'Ordine; tali privilegi includevano il diritto di seppellire chiunque avesse scelto di essere inumato nei cimiteri dei Templari, mentre chi elargiva all'Ordine una oblazione annuale si concedeva l'esenzione di un settimo della penitenza impostagli. Questa concessione contribuì senza dubbio ad accrescere il numero dei confratres del Tempio.
Con le donazioni l'Ordine accumulò una grande quantità di beni di varia natura in ogni parte della cristianità occidentale, anche se il volume delle offerte diminuì nel sec. XIII. Inoltre i Templari incrementavano e consolidavano normalmente il loro patrimonio mediante la compera che, in alcune regioni, era una forma di acquisto più frequente della donazione. La parte del reddito che i Templari lasciavano disponibile per l'Oriente aumentò con le esenzioni fiscali, ottenute dalle autorità ecclesiastiche e civili; la più importante, concessa dal papato nel sec. XII, fu l'esonero dal pagamento delle decime su terre che i Templari coltivavano personalmente o a proprie spese, mentre nel sec. XIII l'Ordine venne dispensato dalle tasse pontificie per la Terra Santa. Ma l'esenzione dalle decime, come altri privilegi fiscali ottenuti dall'autorità pontificia, compresa l'esenzione dalla giurisdizione del vescovo, sollevarono l'ostilità del clero secolare e diedero luogo a controversie. Queste di solito furono risolte mediante compromessi locali, che ebbero l'effetto di limitare le concessioni ottenute dal papa; lo stesso Innocenzo III ridusse (1215) i privilegi delle decime.
Mentre l'Ordine otteneva proprietà e privilegi, attirava anche reclute nell'Europa occidentale. Molti erano i figli più giovani di famiglie che altrimenti sarebbero stati destinati ai monasteri.
3. Attività militari. La rapida espansione dei Templari nell'Europa occidentale rivela l'importanza che essi - come gli altri Ordini militari - assunsero nella difesa della Terra Santa. Mentre i signori laici e i baroni in Siria dovevano fare assegnamento principalmente sui mezzi provenienti da proprietà in Oriente e incontravano difficoltà nel procurarsi colonizzatori, i Templari avevano una costante fonte di rendite e di reclute; e il contrasto con il potere laico diventava più evidente quando le terre orientali venivano perse a vantaggio degli infedeli.
Gli Ordini militari si trovarono perciò a svolgere un ruolo dominante negli affari bellici degli Stati crociati, assumendo il presidio e la difesa di un crescente numero di fortezze e procurando un notevole contingente degli eserciti che venivano messi in campo, anche se la quantità degli effettivi dei Templari non risultava elevata neppure in rapporto alle norme medievali, e, d'altra parte, non erano infrequenti gravi perdite: per esempio, nella battaglia di Forbie (1244) vennero uccisi 312 Templari.
La fortezza di Gaza, annessa nel 1149, fu tra le prime cedute all'Ordine, ma, per mancanza di documenti, non è possibile tracciare l'esatta estensione dei possedimenti dei Templari. E' certo però che l'Ordine occupava parecchi castelli in tutti gli Stati crociati. Così, nel sec. XII la gran parte a nord della contea di Tripoli passò sotto il controllo degli Ordini militari e le fortezze dei Templari in questa regione comprendevano Tortosa, Chastel Blanc e Arima. In alcuni casi, come ad Athlit (Chateau Pélerin) nel 1218 e a Safed nel 1240, i Templari intrapresero la costruzione di castelli, curandone anche la manutenzione e la difesa.
I cavalieri e i sergenti, che l'Ordine metteva in campo, formavano all'inizio una truppa a cavallo, che non differiva essenzialmente da altri contingenti occidentali del tempo, anche se gli Ordini militari, analogamente ad altri sovrani franchi in Siria, utilizzavano anche i turcoples del luogo, alcuni dei quali potevano essere arcieri a cavallo. In genere, però, tali Ordini erano in grado di fornire una forza militare ben disciplinata ed esperta.
I costumieri dei Templari contengono precise norme circa la condotta sul campo di battaglia: per esempio, doveva essere mantenuto il silenzio durante le marce notturne, e quando suonava l'allarme durante una marcia, i frati dovevano attendere ordini prima di ingaggiare battaglia. Spesso i Templari fornivano l'avanguardia o la retroguardia delle armate crociate, e il valore della loro esperienza e disciplina risultò già evidente durante il viaggio di Luigi VII il Giovane attraverso l'Asia Minore nel corso della seconda crociata. Tuttavia il loro comportamento nella crociata egiziana di San Luigi IX (1249-50) sta a dimostrare che essi non sempre agivano con prudenza. Non avendo alcun obbligo preciso di combattere, i Templari potevano seguire una politica indipendente che talvolta contrastava con quella dei sovrani degli Stati crociati. Naturalmente la loro abilità nel seguire una politica autonoma aumentava col diminuire dell'autorità secolare negli Stati suddetti. Ma la loro potenza militare li rese anche consiglieri importanti e permise loro di influire sulle decisioni politiche dei sovrani militari: fu Gerardo di Ridefort, gran maestro dei Templari, a consigliare Guido di Lusignano a dare battaglia (1187) a Saladino. Tuttavia, per la posizione raggiunta, essi furono anche coinvolti nei conflitti politici interni che caratterizzarono la storia successiva degli Stati crociati. Nel 1291 caddero in Siria le ultime roccaforti e l'Ordine trasferì il proprio quartier generale a Cipro; ma questo non segnò la fine delle attività militari dei Templari in Oriente: infatti, nel 1300 essi occuparono l'isola di Ruad, al largo di Tortosa, e la tennero sino al 1302.
L'espansione dell'Ordine in Europa fece entrare anche i Templari nel conflitto con gli infedeli del continente. Nel sec. XIII all'Ordine vennero assegnati territori ai confini dell'Europa orientale e nel 1241 i Templari subirono perdite per mano dei Mongoli, ma recarono un migliore servizio nella penisola iberica. I sovrani di Spagna cercarono subito di utilizzare i Templari contro i Mori, ma fu solo verso il 1150 che l'Ordine vi si trovò realmente impegnato. L'entrata dei Templari nella riconquista aragonese fu contrassegnata dalla donazione di Monzón e di altre roccaforti (1143) da parte di Raimondo Berengario IV. Nella Spagna essi svolsero le stesse attività militari effettuate in Oriente, presidiando castelli e partecipando a spedizioni, ma l'Ordine non vi ebbe la posizione importante svolta in Terra Santa. Nel centro della penisola gli Ordini militari spagnoli erano più potenti dei Templari che, pur avendo in Aragona, durante la seconda metà del sec. XII, un ruolo importante nella difesa dei castelli di frontiera, diedero un contributo limitato agli eserciti aragonesi: si ritiene che il contingente dei Templari nella spedizione di Giacomo I a Maiorca (1229) fosse circa un venticinquesimo dell'esercito. Nella seconda metà del sec. XIII, quando la riconquista spagnola era pressochè compiuta, la presenza dei Templari è attestata nelle guerre secolari tra Aragona e Castiglia, nonchè contro i francesi nel 1285; ma poichè i Templari non erano in grado, nella maggior parte dell'Occidente, di mettere in campo una notevole forza militare, questo non succedette in grande misura in altri paesi occidentali. La presenza di case Templari è attestata in tutta Europa (Inghilterra, Polonia, Germania, Francia, Italia, Portogallo, Spagna ecc.).
4. L'organizzazione. Se i mezzi finanziari dei Templari dovevano effettivamente essere utilizzati nella lotta contro gli infedeli, occorreva un'amministrazione centralizzata ed efficiente. Durante il sec. XII i Templari svilupparono un sistema a tre livelli amministrativi, analogo a quello degli Ospitalieri di Malta: la Commanderia o convento, la provincia e la sede centrale dell'Ordine (cfr., per i particolari A. Demurger, Vita e morte dell'Ordine dei Templari ... vedi bibliografia).
L'unità fondamentale di amministrazione in tutta la cristianità occidentale era nota come convento o Commanderia, talvolta come precettoria. Un convento veniva istituito quando l'ammontare della proprietà dei Templari in un'area particolare ne garantiva l'esistenza. Ciascuna casa era diretta da un'ufficiale chiamato commendatore o praeceptor; egli aveva la responsabilità amministrativa dei beni dei Templari nel suo distretto ed era altresì il superiore di una comunità; se la sua Commanderia si trovava ai confini della cristianità, poteva anche avere il compito di difendere un castello e di comandare le truppe. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi occidentali, i conventi contavano spesso un numero molto scarso di Templari con una gerarchia non elaborata di ufficiali: il superiore della comunità era spesso aiutato da un claviger o camerarius, sebbene i Templari - sovente con il titolo di commendatore - avessero normalmente la responsabilità di complessi patrimoniali all'interno di una Commanderia. Ma il superiore di un convento era tenuto a consultare i suoi colleghi; secondo i costumieri dei Templari, doveva tenersi settimanalmente un capitolo ovunque risiedessero quattro o più membri. Tali assemblee erano in parte corpi giudiziari e infliggevano pene che sono descritte dettagliatamente negli stessi costumieri dell'Ordine.
Le Commanderie venivano raggruppate per formare provincie, sebbene all'interno di una provincia esistessero talvolta ufficiali intermedi con autorità su un insieme di conventi. I confini delle provincie coincidevano con quelle dei regni e principati: in Occidente le isole britanniche costituivano una solo provincia, mentre in Siria furono create le provincie di Gerusalemme, Tripoli e Antiochia. A capo di ciascuna provincia era un maestro provinciale che normalmente nominava i superiori dei conventi e, nelle provincie occidentali, riceveva annualmente anche una quota delle rendite di ogni Commanderia. In molte provincie, oltre al Maestro, vi erano pochi ufficiali centrali, ma divenne consuetudine tenere ogni anno capitoli provinciali. A questi partecipavano i superiori dei conventi che riferivano sullo stato delle Commanderie, e poteva essere discusso qualsiasi problema concernente la provincia. Le provincie occidentali avevano l'obbligo di inviare annualmente un terzo delle rendite alla sede centrale dell'Ordine in Oriente; i maestri provinciali venivano nominati dalle autorità centrali; ma, date le distanze, queste non potevano garantire una costante supervisione delle provincie stesse. Alla fine del sec. XIII sembra che i maestri provinciali dell'Occidente siano stati convocati in Oriente soltanto a intervalli di quattro anni. Alcuni problemi - come le decisioni riguardanti l'alienazione di proprietà su vasta scala - erano tuttavia riservati alle autorità centrali dell'Ordine, e un controllo sulle provincie era effettuato mediante la visita canonica: fino alla metà del sec. XIII sembra che questa sia stata compiuta in Occidente da un maestro deça mer, nominato di quando in quando, ma, nella seconda metà dello stesso secolo, costui fu sostituito da visitatori, responsabili di un gruppo di provincie: un solo visitatore, per esempio, garantiva la visita delle provincie della penisola iberica.
L'amministrazione centrale era diretta dal gran maestro, eletto a vita da una commissione di tredici fratelli. Si ha notizia di ventitré gran maestri succedutisi dal 1119 al 1307. Al pari di altri ufficiali, doveva consultarsi con altri membri ed era assistito nel governo ordinario dal convento centrale, che comprendeva gli altri ufficiali principali dell'Ordine. Nella loro amministrazione centrale i Templari imitavano in parte le amministrazioni laiche del tempo, ma alcuni uffici centrali erano propri degli Ordini militari. Infatti, i Templari avevano un siniscalco - anche se questo ufficio scomparve alla fine del sec. XII e le sue funzioni furono assunte (a quanto pare) dal gran commendatore - un maresciallo, un tesoriere, un drapier e un turcoplier. Si è insinuato che il potere del convento aumentasse a spese di quello del gran maestro, ma in realtà si conosce poco sui rapporti tra il gran maestro e il convento centrale.
L'altro organo di governo centrale era il capitolo generale, che comprendeva Templari scelti dalle provincie e costituiva l'assemblea di tutto l'Ordine. Non è certo che questa si riunisse annualmente, nè si conoscono con esattezza i suoi poteri; tuttavia gli ufficiali più importanti erano generalmente nominati da essa, e si presume che i nuovi statuti fossero emanati in seno alla medesima.
5. Classi. Inizialmente non esisteva alcuna distinzione di classi fra i Templari: nella regola il termine miles era usato come equivalente di frater. Ma i chierici furono presto ammessi come cappellani, e tale diritto venne confermato da Innocenzo II (1139). In questo periodo anche i membri laici erano stati divisi in due classi: i milites e i servientes. Per i primi il titolo di ammissione diventò la discendenza cavalleresca, mentre i sergenti dovevano essere di nascita libera. Però costoro formavano in realtà due gruppi, poichè i frères des mestiers erano distinti dai sergenti d'arme: i primi normalmente non combattevano ed erano impiegati per lavori domestici o agricoli; i secondi erano fratelli combattenti, ma si distinguevano dai cavalieri per l'abito e l'equipaggiamento. Solo i cavalieri, per esempio, avevano la croce rossa dell'Ordine su un abito bianco; altri fratelli vestivano abiti scuri. Il contingente dei cavalieri sembra essere stato numericamente maggiore in Oriente, ma nei paesi occidentali - almeno nei periodi più recenti della storia dell'Ordine - i sergenti costituivano il gruppo più numeroso. Questo si verificò, anche in Spagna, nonostante la partecipazione dell'Ordine alla Riconquista.
Nel governo dell'Ordine prevaleva l'elemento cavalleresco: gli uffici più importanti erano assegnati ai milites, anche se nei paesi occidentali, dove i cavalieri erano numericamente pochi, i sergenti spesso assumevano la direzione delle commende, ufficio al quale furono preposti anche alcuni cappellani. Tuttavia l'elemento clericale era generalmente subordinato a quello laico: ciò era già stato posto in rilievo dalla bolla Omne datum optimum di Innocenzo II (1139), mentre il decreto riguardante la nomina del gran maestro stabiliva che soltanto uno dei 13 elettori doveva essere un cappellano. Tale subordinazione non era sempre accettata senza difficoltà dai cappellani dell'Ordine.
Le case dei Templari ospitavano abitualmente anche alcuni non appartenenti all'Ordine. Nella regola era previsto che i Crociati potessero vivere e combattere, per un certo periodo, con i Templari in Terra Santa, e tale consuetudine si riscontra nella Spagna, mentre le case dell'Ordine in tutti i paesi accoglievano spesso individui, talvolta conosciuti come donati, che condividevano la vita quotidiana dei Templari senza emettere i consueti voti. L'Ordine utilizzava spesso anche servi regolarmente retribuiti.
6. Vita conventuale. Questa era basata sulla prassi monastica del tempo, ma con alcuni necessari adattamenti, a motivo del carattere militare dell'Ordine.
Come altre istituzioni contemporanee, quella dei Templari insisteva inizialmente su un periodo di prova per le reclute, quantunque la regola non ne specificasse e fissasse la durata. Il noviziato però non fu mantenuto a lungo e, all'epoca della soppressione dell'Ordine, alcuni membri ignoravano che esso fosse esistito.
I Templari, come altri Ordini del sec. XII, proibivano anche l'oblazione dei bambini, ma, d'altra parte, non era fissato alcun limite minimo di età per le reclute. E' attestato che, nei primi anni del sec. XIV, alcuni membri erano effettivamente ammessi all'età di dieci o undici anni, ma l'età media per il reclutamento si aggirava allora tra i venticinque e i trenta anni.
Nei loro conventi i Templari conducevano una forma di vita cenobitica, ma essa assumeva un certo valore solo nelle case più grandi. La recita dell'ufficio divino costituiva la struttura della vita quotidiana. Gli assenti dalle rispettive case dovevano recitare un certo numero di Pater Noster per ciascun ufficio. Poichè la maggior parte dei Templari era analfabeta, la loro partecipazione agli uffici liturgici risultava limitata anche quando risiedevano nei conventi, e pure a questi fratelli veniva raccomandata la recita di Pater per ciascun ufficio.
Le norme concernenti il vitto rispondevano alla premura di garantire che i fratelli fossero sufficientemente validi per combattere: la carne era perciò consentita tre volte alla settimana, e i periodi di digiuno risultavano più limitati di quelli consueti nei monasteri, mentre i digiuni supplementari erano proibiti.
Quanto al vestiario, si teneva presente il clima orientale, perciò ai fratelli era concesso d'indossare abiti di lino dalla Pasqua alla festa di Ognissanti.
Il lavoro manuale non era compito di tutti i membri; soltanto come penitenza esso era svolto dai cavalieri e dai sergenti d'arme. Non si hanno molte indicazioni sulla lettura-meditazione, nè su attività letterarie e intellettuali. Nel convento i Templari svolgevano mansioni pratiche che variavano secondo la posizione gerarchica personale e comprendevano sia l'amministrazione sia lavori casalinghi e agricoli. Erano queste le attività più familiari ai Templari, poichè la maggior parte di essi aveva poca o nessuna esperienza dell'Oriente o della guerra. La maggioranza dei sergenti non andavano mai in Terra Santa; e quei fratelli che combattevano in Oriente, normalmente limitavano il servizio a brevi periodi. Probabilmente nella Spagna, per la guerra contro gli infedeli, i cavalieri e i sergenti d'arme osservavano la ferma più lunga.
7. Attività finanziaria. I Templari divennero presto noti per le loro operazioni finanziarie, e in questo settore resero molteplici servizi. Denaro, gioielli, documenti e altri beni erano spesso depositati nelle case dei Templari, perchè fossero al sicuro, ma l'Ordine provvedeva più del dovuto nel custodire depositi occasionali.
In Francia parecchi nobili avevano con i Templari conti correnti, in cui venivano regolarmente versati i loro redditi e di cui l'Ordine si serviva per effettuare pagamenti a favore dei suoi clienti. Durante la maggior parte del sec. XIII l'Ordine funse da tesoreria a Parigi per i re Capetingi.
Normalmente l'Ordine organizzava anche trasferimenti di denaro dei clienti da un luogo all'altro. I Templari si rivelarono subito importanti nel settore dei prestiti, emessi sovente a favore di sovrani in Occidente: nella seconda metà del sec. XIII, per esempio, i re d'Aragona si facevano anticipare le imposte loro dovute ottenendo dai Templari dei mutui che spesso erano ripagati dai tributi che la Corona riceveva abitualmente dall'Ordine. In genere non risulta chiaro quale fosse l'utile che i Templari ricavano dai prestiti in denaro; talvolta si facevano certamente pagare gli interessi, e Giacomo I d'Aragona (1208-76), in parecchie occasioni accennava a un tasso d'interesse del 10% a favore dei Templari. Tuttavia, in alcuni casi, i profitti erano meno tangibili e consistevano nella benevolenza di chi prendeva prestito, piuttosto che in un provento fisso in denaro.
L'importanza dei Templari in campo finanziario trova una spiegazione in diversi fattori. Il carattere militare e religioso dell'Ordine lo rendeva un punto idoneo di riferimento per mettere al sicuro il denaro e gli oggetti di valore, mentre la rete delle sue case in tutta la cristianità dell'Occidente facilitava i trasferimenti di moneta; inoltre la sua struttura centralizzata gli consentiva di avere a sua disposizione somme di denaro più considerevoli che non altre istituzioni religiose.
8. Critiche e soppressione. Le ricchezze e i privilegi, dei Templari provocarono presto delle critiche. Tuttavia, venendo meno i successi degli Stati crociati nel sec. XIII, l'attenzione si concentrò sempre più sull'uso che i Templari facevano dei loro beni. Si disse che la Terra Santa traeva poco vantaggio dalle notevoli ricchezze dell'Ordine. Furono avanzate richieste affinchè i redditi dei Templari e degli Ospitalieri fossero valutati al fine di conoscere a quanti cavalieri questi Ordini potessero provvedere in Oriente. Si pensava e si sostenne che essi dovessero sempre mantenere per obbligo tale contingente. In realtà, i critici tendevano a una eccessiva semplificazione della questione e a ignorare i problemi finanziari che gli Ordini militari dovettero affrontare, quando persero i redditi in Oriente. Si riteneva altresì che il loro contributo alla lotta contro gli infedeli sarebbe risultato più prezioso se non fossero stati tanto indipendenti dal re di Gerusalemme. Alcune critiche al riguardo, però, non devono essere prese nel loro significato verbale. I Templari e gli Ospitalieri erano spesso criticati per l'ostilità e la rivalità che si diceva esistesse tra loro, benchè sia stato recentemente sostenuto che i loro contemporanei esageravano la mutua avversione degli Ordini. Si ritenne che il problema potesse risolversi mediante la fusione dei Templari con gli Ospitalieri. E poichè le riforme proposte non vennero effettuate, la critica inevitabilmente aumentò, contribuendo a creare un'atmosfera che rese possibile al re di Francia di sferrare il suo attacco contro i Templari. Si giunse così, nel 1312, con il Concilio di Vienne, alla soppressione dell'Ordine. Gli storici hanno a volte considerato le accuse contro i Templari più seriamente di quanto meritassero. Quelle contro l'Ordine non risultavano molto originali, essendo state rivolte precedentemente contro altri individui e gruppi. E' difficile credere che i Templari avrebbero rinunciato a quella stessa causa per la quale continuavano a combattere in Oriente e altrove. Nelle case dell'Ordine non furono trovate prove incriminanti, e le confessioni ottenute erano state generalmente precedute da minacce e torture. I Templari non si mostrarono impazienti di persistere nella presunta apostasia e idolatria. Se le attività elencate nelle accuse fossero state svolte molto a lungo, difficilmente sarebbero rimaste sconosciute fuori dell'Ordine. E, pur ammettendo fra i Templari casi di sodomia, la stessa accusa doveva rivolgersi a molti Ordini religiosi del tempo.
La spiegazione più comunemente addotta per spiegare l'iniziativa di Filippo il Bello è che costui stava cercando di ottenere le ricchezze dei Templari in un momento in cui versava in gravi difficoltà finanziarie. Se ciò è vero allora si deve dire che l'obiettivo non fu raggiunto. Nel maggio 1312 Clemente V assegnò i beni dell'Ordine, nella maggior parte dei paesi, agli Ospitalieri, anche se costoro incontrarono ritardi e difficoltà nell'entrare effettivamente in loro possesso. Tuttavia le proprietà dei Templari nella penisola iberica furono escluse dal provvedimento del Papa, perchè in alcune parti di questa regione i Templari vantavano diritti considerevolissimi, e specialmente Giacomo II d'Aragona temeva il potere di cui avrebbero goduto gli Ospitalieri ottenendo quelle proprietà.. Nel 1317 si convenne infine che a questi ultimi fossero assegnati i beni dei Templari in Aragona e Catalogna, ma che le proprietà degli Ospitalieri e dei Templari nella provincia di Valencia si utilizzassero per sussidiare il nuovo Ordine militare di Montesa. Due anni più tardi fu raggiunto un accordo anche in Portogallo, secondo cui i beni dei Templari dovevano servire per l'istituzione dell'Ordine militare del Cristo.
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La sorte dei singoli Templari venne decisa più rapidamente. A coloro che erano stati riconosciuti innocenti dai concili provinciali e a quanti si erano sottomessi alla Chiesa fu concesso un vitalizio, ma essi non ebbero la dispensa dai voti e continuarono a vivere nelle case dei Templari o in altri istituti religiosi. Giacomo di Molay, tuttavia, l'ultimo gran maestro, dopo aver ritrattato le sue precedenti confessioni, protestando la propria innocenza, fu bruciato sul rogo il 18 di marzo del 1314.
Bibliografie: M. Dessubrè, Bibliographie des Templiers, Parigi 1928 (rist. Niecuwkoop 1966); II. Neu, Bibliographie des Templier-Ordens, 1927-65, Bonn 1965; I. Dailliez, Bibliographie du Temple, Parigi 1972.
Regola: II. de Curzon, La règle du Temple, Parigi 1886 (pubblica la Règle, i Retraits e gli Égards); II. Prutz, Forschungen zur Geschichte des Tempelherrenordens. I. Die Templerrengel, in Könisherger Studien I (1887) 145-82; J. Delaville Le Roulx, Un nouveau manuscrit de la Regle du Temple, in Annuaire-bulletin de la Sociètè de l'Histoire de France 26 (1889); G. Schnürer, Die ursprüngliche Templerregel kritisch untersucht und herausgegeben, Friburgo in Br. 1903; L. Daillez, Le plus ancien texte de la Règle du Temple, in Bulletin de la Sociètè d'Émulation 111 (Bruges 1974) 175-200; Id., La Règle des Templiers, Nizza 1977; The Rule of the Knights Templar, trad. e introd. a cura di J. M. Upton-Ward, Rochester (NY, USA) 1992.
Cartolari: Cartulaire gènèral de l'Ordre du Temple, a cura del Marquis d'Albon, 2 vol., Parigi 1913-22; E.-G. Léonard, Introduction au Cartulaire manuscrit du Temple du Marquis d'Albon, ivi 1930; P. Gerard - E. Magnou, Cartulaires des Templiers de Douzens, ivi 1965; D. Le Blevec - A. Venturini, Cartulaires des ordres militaires (XIIe-XIIIe siècles) (Provence occidentale - Basse Vallée du Rhóne), in Les cartulaires. Actes de la Table ronde (Paris, 5-7.12.1991), Parigi 1993, p. 451-65.
Storia generale dell'Ordine (qui si indicano quelle a carattere più scientifico): II. Prutz., Entwicklung und Untergang des Tempelherrenordens, Berlino 1888 (rist. Vaduz., Liechtenstein, 1978); G. A. Campbell, The Knights Templars. Their Rise and Fall, Londra 1937; M. Melville, La vie des Templiers, Parigi 1951, 1974; J. Leclercq, Un document sur les dèbuts des Templiers, in RevHistEccl 52 (1957) 81-91; J. Leclercq, ed., De laude novae militiae, in Sanctii Bernardi opera omnia 3 (Roma 1963); G. Bordonove, les Templiers, Parigi 1963 (ed. italiana, Milano 1969); M. Barber, The origins of the Order of the Temple, ivi 14 (1972) 91-124; L. Daillez, Les Templiers, ces inconnus, Parigi 1972; M. Estèbe, Sur l'Ordre mystérieux des Templiers, in L'information historique 34 (1972) 25-8 e 2 fig., 70-2 e 5 fig.; R. Hiestand, Papsturkunden für Templer und Johanniter, 2 vol., Gottinga 1972 e 1984; R. Pernoud, Les Templiers, Parigi 1974 (coll. Que sais-je ? 1557); L. Bulst-Thiele, "Sacrae domus militiae Templi Hierosolymitani magistri". Untersuchungen zur Geschichte des Templerordens: 1118/9-1314,Gottinga 1974; G. Bordonove, La vie quotidienne des Templiers au XIIIe siècle, Parigi 1975 (trad. italiana, Milano 1989); G. Lamattina, I Templari nella storia, Roma 1981; St. Howarth, The Knights Templars. Christian Chivalry and the crusades 1095-1314, Nuova York 1982; A. Demurger, Vie et mort de l'Ordre du Temple, Parigi 1985 (ed. italiana: Milano 1987); R. Hiestand, Kardinalbischof Matthäus von Albano, das Konzil von Troyes und die Entstehung des Templerordens, in Zschr KG 99 (1988) 295- 325; AA. VV., I T.: mito e storia. Atti del convegno internazionale di studi alla Magione Templare di Poggibonsi-Siena, 29-31maggio 1987, Sinalunga (Siena) 1989; R. Pernoud, s.v., in DS 15 (1990) 152-61; A. - M. Legras - J. L. Lernaitre, La pratique liturgique des Templiers et des Hospitaliers de Saint Jean de Jerusalem, in AA. VV., L'ecrit dans la société médiévale. Textes en hommage à L. Fossier, Parigi 1991, p. 77-137; F. Cardini, I poveri cavalieri del Cristo. Bernardo di Clairvaux e la fondazione dell'Ordine Templare, Rimini 1992; F. Tommasi, "Pauperes commilitones Christi". Aspetti e problemi delle origini Gerosolimitani, in AA. VV., "Militia Christi" e Crociata nei sec. XI-XIII. Atti della undicesima settimana internazionale di studio, Mendola, 28 agosto - 1 settembre 1989, Milano 1992 (Miscellanea del Centro di Studi Medievali XIII), p. 443-75; M. Barber, The new knighthood. A History of the order of the Temple, Cambridge 1994.
Storie locali: B. A. Lees, Records of the Templars in England in the twelfth century, Londra 1935; T. W. Parker, The Knights Templars in England, Tucson 1963; J. Martin- J. Meurice, Les Templiers. Leur ferme et leur domaine à Wavre, in Wavriensia 15 (1966) 33-68 e 10 fig.; P. Rogghè, De Orde van de Tempelridders en haar geschiedenis in het graafschap Vlaanderen, Ledeberg-Gent 1973; A. J. Forey, The Templars in the Corona the Aragón, Saragozza [s.d.]; L. K. Cumps, De Templiers in Vlaandren, Tielt 1976; L. Dailliez, Les Templiers en France, Hainaut, Brabant Liege et Luxembourg, Nizza 1978; A. M. Legras, Les Commanderies des Templiers et des Hospitaliers de Saint Jean de Jerusalem en Saintonge et en Aunis, Parigi 1983.
: L. Delisle, Mémoire sur les opérations financiéres des Templiers, Parigi 1889 (rist. Ginevra 1974); J. Attività economica Piquet, Des banquiers au moyen âge: les Templiers, ivi 1939; L. Di Fazio, Lombardi e Templari nella realtà socio economica durante il regno di Filippo il Bello, 1285-314, Milano 1986.
Architettura templare: A. du Mege, Notice sur quelques monuments de l'Ordre de la Milice du Temple et sur l'église de Montsaunes, in Memoire de la société archeologique de la France (Toulouse 1847); E. Lambert, L'architecture des Templiers, Parigi 1955.
Esoterismo: E. Montanari, Considerazioni sul templarismo, in Studi e materiali di storia delle religioni 40 (1969) 243-81; G. Ventura, Templari e templarismo, Roma 1980; J. Maurin, La double mort des Templiers ou l'ésotérismé du Temple, Parigi 1982; P. Partner, The Murdered magicians. The Templars and their Myth, Oxorfd 1982; B. Blandre, L'Ordre des Chevaliers du Temple, du Christ et de Notre Dme. Association ou Ordre religieux ésotérique ?; in Praxis juridique et religion 3 (1986) 158-63 (sulla nascita dei cosiddetti neo-templari nel sec. XX).
Soppressione: a quanto indicato da M. Fois, Soppressioni, in DIP VIII, 1808-11, aggiungere: Kelm, Der Templerprozeß ( 1307-12), in AA. VV., Macht und Recht. Große Prozesse in der Geschicthe, Monaco 1990, p. 80-101, 297-9; A. Dernunger, Encore le proces des Templiers. A propos d'un ouvrage recent, in Le Moyen Age 97 (1991) 25-39 (esamina il volume di R. Seve-A. M. Chagny-Seve, Le proces des Templiers d'Auvergne, 1309-11), Parigi 1986; J. M. Sans i Travé, El proces dels Templers catalans: entre el turment i la gloria, Lleida 1991; A. Beck, Der Untergang der Templer, Friburgo 1992 (ed. italiana, La fine dei Templari, Casale Monferrato 1994).
A. J. Forey
9. Le "sorores templi".
a) La regola. A differenza della regola degli Ospitalieri (di Malta) che non nomina mai le sorores, la regola templare, approvata nel 1129 nel Concilio di Troyes, dedica loro un paragrafo: «Sorores quidem amplius periculosum est coadunare, quia antiquus hostis femineo consortio complures expulit a recto tramite paradisi. Ideoque, fratres carissimi, ut integritatis flos inter vos semper appareat, hac consuetudine amodo uti non licet " (art. 54). Evidentemente, nel corso dei nove anni che precedettero l'approvazione del loro Ordine, i Templari accettarono fra loro delle sorelle, in un sistema che, secondo altri articoli della regola e grazie alle varianti di alcuni manoscritti, si può ipotizzare sia quello delle case miste o doppie; lo si deduce anche dalla versione francese della regola, successiva a quella latina, che traducendo l'art. 54 afferma: «Perillouse chose est compaignie de feme, que le deable ancien par compaignie de feme a degeté pluisors dou droit sentier de paradis. Dames por serors de ci en avant ne soient receues en la maison dou Temple; por ices, très chiers freres, de ci en avant ne covient acostumer ceste usance, que flor de chasteé tous tens apparisse entre vos" (art. 70).
Non pare quindi che le sorores accolte nel Tempio andassero a vivere in un convento proprio, ben separato dalla domus dei fratres sia fisicamente sia giuridicamente; sembra, invece, che proprio la convivenza con i fratelli sia stata all'origine della decisione di interrompere l'esperimento. Altri Ordini, come ad es. quello cistercense, cercarono in quel tempo di limitare o anche di chiudere l'accesso ai monasteri da parte delle donne, ma per motivi eminentemente economici; nel caso dei Templari, la ragione addotta è di tipo spirituale: i cavalieri, che già avevano compiuto una rivoluzione con l'unire due dei tre ordines medievali (i bellatores e gli oratores) in un'unica forma vitae , modificando fortemente ma non interrompendo affatto il loro contatto con il «secolo", non si sentirono in grado di estendere alle donne la propria visione del mondo, e le videro di conseguenza più come una minaccia, in particolare al voto di castità, che come un aiuto.
b) Le «sorores". Oltre alla regola, però, che solo accenna a un'usanza da interrompere, ci sono giunte alcune testimonianze di donne che nel sec. XII entrarono nel Tempio per condividerne la vita spirituale, professando povertà, castità e obbedienza. Tuttavia la dichiarazione più alta e che mostra maggior sintonia con la spiritualità templare è quella che ci dà l'oblata (?) Adaladis di Subirats: nel 1185 in Catalogna offre «corpus meum Deo militaturum et animam meam per oblationem ut hostiam vivam Deo placentem sub obediencia et regula domini Dei omnipotentis Patris et Filii et Spiritus sancti et domus milicie Templi Salomonis suorumque fratruum", affermazione che evidentemente riecheggia la regola, il secondo paragrafo del prologo, in cui i cavalieri «non cessant animas suas hostiam Deo placentem offerre", e l'art. 6 ove si dice che «sicut Christus pro me animam suam posuit, ita et ego pro fratribus animam meam ponere sum paratus. Ecce competentem oblationem, ecce hostiam viventem Deoque placentem".
Alla fine del sec. XII in Catalogna era attiva una casa doppia, a Rourrel, dove nel 1198 i fratres e le sorores obbedivano ad una donna, la praeceptrix Ermengarda d'Oluja.
Tra la fine del sec. XIII e gli inizi del sec. XIV compaiono invece alcuni monasteri femminili: è il caso probabilmente di quello presente nella domus templare di S. Iacopo in Campo Corbolini a Firenze e, senz'altro, dell'intero monastero delle moniales cistercensi di Mühlen, nella diocesi di Worms, che passarono in blocco ai Templari di cui professavano la regola ancora nel 1324, ben dodici anni dopo la soppressione dell'Ordine.
A monasteri doppi o misti sembra invece da ricondursi la deposizione scritta nel 1309, durante i processi all'Ordine, dal templare Ponsard de Gizy. Descrivendo alcune usanze della casa, che spesso trovano conferma nella regola o negli statuti, egli affermò che «li maistres qui fesoient freres et suers du Temple, aus dites suers fesoient promestre obedience, chastee, vivres sans propre», ma, una volta entrate, le sverginavano e ne avevano figli che diventavano a loro volta templari. Ponsard, che poi prese le difese dell'Ordine, disse di averlo scritto per vendicarsi delle offese ricevute da un templare; tuttavia l'accettazione di sorores che professavano i tre voti monastici, benchè ciò resti non suffragato da alcun ordinamento, dovette essere un'effettiva consuetudine del Tempio, come è confermato dall'accenno alle sorores, fatto da Giacomo da Vitry (†1240) nel sermone 37 (J. B. Pitra, Analecta novissima..., II, Frascati 1838, p. 408).
Occorre infine segnalare che tutte le testimonianze di sorores templi provengono dalle province occidentali dell'Ordine.
c) «Consorores», donate, converse. Gli statuti accennano inoltre a due altri tipi di donne presenti nelle preghiere quotidiane dei Templari: la mattina, dicono, preghiamo «per nos confreres et per nos consuers et per nos bienfaitors et per nos bienfaiteresses» (art. 683).
La benefattrice è evidentemente una donna laica esterna all'Ordine, che però partecipa ai benefici spirituali in virtù delle donazioni o delle opere compiute per i Templari, mentre in questo caso «consorella» potrebbe indicare l'insieme delle donne, laiche e religiose, che hanno aderito all'Ordine: le sorores e le consorores, le converse, le oblate, le donate, sposate o no. Le fonti documentarie, benchè scarse e di incerta interpretazione, prevedono ognuno di questi casi e ricordano talvolta dei contratti per cui al dono della propria persona e dei propri beni, in totalità o in parte, fa riscontro un'assicurazione di sostegno materiale e spirituale da parte dell'Ordine,
L'attività assistenziale, invece, non era compresa di per sè nella vocazione templare, a differenza, come si accennava, degli altri grandi Ordini militari, Ospitalieri e teutonici, in cui la presenza femminile era legata fin dall'origine, anche se non esclusivamente, , all'assistenza di pellegrini e di ammalati. E infatti, nei rari casi di ospizi templari, subito si ritrovano le donne: a S. Michele di Leme in Istria e a S. Egidio della Misericordia a Piacenza, due luoghi di ricovero gestiti dai Templari all'inizio del sec. XIV, operavano delle converse.
Malgrado le poche notizie che si hanno finora sulle sorelle templari, possiamo quindi pensare che le adesioni religiose femminili al Tempio, pur complessivamente meno numerose e comunque non auspicate dalle autorità centrali dell'Ordine, fossero tendenzialmente «contemplative».
Bibliografie: A. Forey, Women and the Military Orders in the twelth and thirteenth centuries, in StudMon 29 (1987) 63-92 (= Id., Military Orders and Crusades, Aldershot 1994); H. Nicholson, Templar attitudes towards women, in Medieval History 1 (1991) 74-80; F. Tommasi, Uomini e donne negli Ordini militari di Terrasanta. Per il problema delle case doppie e miste negli ordini giovannita, templare e teutonico (sec. XII-XIV), in Doppelklöster und andere Formen der Symbiose männlicher und weiblicher Religiosen im Mittelalter, a cura di K. Elm - M. Parisse, Berlino 1992, p. 177-202; Id., Per i rapporti tra Templari e Cistercensi. Orientamenti e indirizzi di ricerca, in I Templari Una vita tra riti cavallereschi e fedeltà alla Chiesa, a cura di G. Viti, Firenze 1995, p. 227-74, 271-2.
Le citazioni della regola e degli statuti templari sono tratte da G. Schnürer, Die ursprüngliche Templerregel, Kritisch untersucht und herausgegeben, Friburgo 1903, per la regola latina, e da H. de Courzon, La règle du Temple, Parigi 1886, per la regola francese e gli statuti. (Ulteriore bibliografia nella bibliografia generale sui Templari).
S. Cerrini
I Templari in Italia
1. Origini e geografia insediativa. Viabilità terrestre e possibilità di utilizzo delle installazioni portuali da parte di pellegrini e crociati in partenza o di ritorno dalla Terra Santa sono all'origine del precoce impianto e della diffusione dell'Ordine del Tempio nella penisola italiana.
Come già si era verificato per l'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme anche nella dinamica insediativa del Tempio vengono privilegiate le località costiere e sembra prevalere la tendenza a procedere dal litorale verso l'interno: città come Barletta, Trani, Molfetta e forse Messina si segnalano nella prima metà del sec. XII tra le primissime sedi di stabilimenti Templari nel Meridione. Assai antica deve essere stata anche la domus di Venezia: qui i Templari si erano insediati già prima del 1144. Posteriori, rispettivamente di uno o due decenni, sono invece le prime notizie certe su case templari a Genova e a Pisa, le altre due città marinare del Nord che tanta parte hanno avuto nel movimento crociato.
Quanto alla viabilità terrestre, il fenomeno del moltiplicarsi di case dell'Ordine è più visibile (o solo meglio attestato) lungo gli itinerari dell'Italia centrale e settentrionale. Così nel momento di maggior fioritura dell'Ordine la via Emilia arriva a contare lungo il suo tracciato non meno di dieci stabilimenti a Piacenza, Fiorenzuola d'Arda, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Faenza, Forlì, Cesena e Rimini. La via Postumia ne incontra sette a Genova, Tortona, Piacenza, Cremona, Verona, Montebello Vicentino e Tempio di Ormelle (Oderzo). Nel tratto tosco-laziale della via Francigena - Romea sette case templari sono localizzabili a Lucca, San Gimignano, Siena, Viterbo, Vetralla, Sutri e, naturalmente, a Roma. L'antichità (1138) dell'insediamento romano è da mettere in relazione con la presenza nell'Urbe della sede apostolica.
A quanto pare, meccanica e modalità di insediamento spesso si ripetono in modo identico: i Templari grazie anche all'intercessione dei pontefici ottengono i luoghi delle future sedi in concessione temporanea o perpetua da enti e ecclesiastici dietro corresponsione di un censo annuo. Di solito si tratta di chiese minori, di oratori o cappelle dipendenti da episcopi, cattedrali o monasteri alle quali talora sono annessi ospedali, come nel caso di Santo Stefano a Reggio Emilia.
Almeno in Italia è scarsamente attestata un'attività edilizia sacra da parte dei Templari, e in genere essi utilizzano preesistenti luoghi di culto: una non trascurabile eccezione è quella della nuova chiesa templare di Perugia (San Bevignate), la cui creazione alla metà del sec. XIII in forme maestose e solenni si deve anche al fatto che la città umbra è scelta spesso come dimora dai papi e per conseguenza la precettoria locale è destinata ad ospitare alti dignitari dell'Ordine, legati alla Curia.
Dal punto di vista topografico, caratteristica generale degli insediamenti urbani dei Templari in Italia è l'ubicazione fuori della cinta muraria.
2. Organizzazione. Al contrario di ciò che, ad esempio, avviene in Francia, in Italia gli insediamenti templari sono meno numerosi di quelli Giovanniti. Mancano dati complessivi sicuri, ma secondo una stima approssimativa (per difetto) possono essere assegnati al Tempio centocinquanta insediamenti, meno di un terzo dei quali si trovano nella metà inferiore della penisola, cioè entro i confini del regno di Sicilia.
Apparentemente due provincie costituiscono la forma più arcaica di ordinamento amministrativo-territoriale: l'inferiore (senza l'isola di Sicilia?) e la superiore, che include tutto il territorio a nord del regno di Sicilia, oltre alla Sardegna. Entrambe le unità geografico-amministrative presiedono maestri provinciali o grandi precettori, al di sopra dei quali è possibile trovare un unico responsabile per tutta la penisola, il magister totius Italiae.
Funzionari di rango inferiore successivamente vengono preposti al governo di unità territoriali più circoscritte: Ducato di Puglia, Terra di Lavoro, Terra Romae, Patrimonio di San Pietro in Tuscia, Ducato di Spoleto, Marca Anconitana e Marca Trevigiana non sono che i nomi di alcune tali provincie minori del Tempio.
Il carattere di internazionalità dell'Ordine si manifesta nei paesi di origine dei funzionari del Tempio: c'è prevalenza di transalpini nel regno di Sicilia, specie dopo l'avvento degli Angioini e in due casi la provincia dà all'Ordine maestri generali nelle persone di Armando di Peragors (1232?- 44) e Guglielmo di Beaujeu (1273- 91). Nella provincia superiore detta anche di Lombardia, la maggioranza dei grandi precettori proviene dall'aristocrazia nord-italiana.
La residenza del gran precettore si identifica con il centro amministrativo e con la casa madre della provincia. A Barletta (San Leonardo) di norma stanno i maestri del regno di Sicilia. Quella di Roma (Santa Maria dell'Aventino) è probabilmente la più antica sede del maestro provinciale per l'Italia centrale e settentrionale. Certamente è la più prestigiosa, almeno fino a quando i pontefici mantengono la propria nell'Urbe; ma nella seconda metà del Duecento la casa templare di Roma perde progressivamente di importanza, mentre ne acquistano quelle di Bologna e di Piacenza, dove preferibilmente si celebrarono le maggiori assise (i capitoli) e si compiono i principali atti amministrativi dell'Ordine nella provincia.
3. Attività economica. Lungi dal derivare da una marginale e comunque poco documentata attività bancaria, la fortuna economica dell'Ordine del Tempio in Italia si fonda su un patrimonio, che si è venuto accumulando in primo luogo attraverso donazioni, legati e altre forme di liberalità dei laici e degli ecclesiastici. Nelle risoluzioni dei concili pisano (1135) e lateranense II (1139) sono senza dubbio le premesse di quella campagna di solidarietà collettiva a sostegno dei Templari che, promossa o assecondata dai pontefici nel sec. XII proseguirà per buona parte del Duecento.
Per quanto inferiore alla giovannita, quello dei Templari in Italia è pur sempre un esteso patrimonio fondiario e immobiliare, capace di suscitare rivalità e gelosie in ambito ecclesiastico, non meno che preoccupazione e timori in quello secolare: poco prima della metà del Duecento i beni non soggetti a vincoli feudali, che il Tempio (come anche l'Ospedale di San Giovanni e l'Ordine Teutonico) possiede nei domini della corona siciliana, raggiungono un'estensione tale da richiedere da parte di Federico II adeguate misure legislative per essere drasticamente ridimensionati.
Le aziende agrarie del Tempio si chiamarono grangie, masserie, casali. I casali della Puglia ricordano le fattorie fortificate d'Outremer.
Il sistema misto di conduzione è tipico dell'organizzazione agricola dell'Ordine nella penisola. I Templari danno a lavorare le loro terre a concessionari (conductores); ma, dove il personale delle commende rurali è più numeroso, essi coltivano direttamente il suolo. In tal caso, secondo il modello cistercense, si ricorre per il lavoro dei campi ai membri più umili dell'Ordine. quando non addirittura alla manodopera servile, rappresentata dai Saraceni del regno di Sicilia o di Siria.
L'allevamento del bestiame da carne, da latte, da lana e da lavoro costituisce una voce primaria nel bilancio del Tempio: le fertili campagne della Puglia offrono ricchi pascoli alle mandrie di buoi e bufali di proprietà dei Templari, mentre in Toscana le loro greggi di pecore praticano la transumanza; allevamenti di suini nei boschi del Tempio sono infine segnalati in Piemonte, come in Sicilia.
Le colture più diffuse sono quelle dei cereali, della vite, dei legumi. Generalmente in Italia la produzione agricola dell'Ordine serve al consumo interno, le eccedenze sono destinate alla vendita e parte del ricavato viene versato al tesoro centrale sotto forma di responsiones; ma è soprattutto dai porti della Puglia che nella seconda metà del Duecento salpano navi cariche di cereali e legumi, per andare a rifornire le case dei templari in Siria, rese sempre più dipendenti dalle occidentali sotto l'aspetto alimentare a causa della progressiva perdita di territori e aree coltivabili a vantaggio dei Saraceni. Dopo la catastrofe del 1291 è Cipro a ricevere le vettovaglie pugliesi.
4. Soppressione. Il primo atto formale della Santa Sede contro l'Ordine consiste nella promulgazione della bolla Pastoralis praeeminentiae: Clemente V invita sovrani, autorità secolari e inquisitori dei vari stati e provincie della cristianità a procedere in nome del papato alla cattura delle persone, al sequestro e alla custodia dei beni spettanti al sodalizio religioso-militare dei Templari.
Sebbene la data di emissione rechi 22 di novembre del 1307, trascorrono alcuni mesi prima che il mandato cominci ad avere pratica attuazione e produca i primi concreti risultati sul suolo italiano. La suddivisione tra i due Ordini mendicanti, titolari dell'ufficio della Fede, del territorio della penisola in aree di competenza fa sì che gli inquisitori haereticae pravitatis per l'affare dei Templari nell'Italia settentrionale siano i Domenicani, mentre in Romagna e nell'Italia centrale operano i Francescani. Nei domini piemontesi dei conti di Savoia - a quanto pare - sono invece i funzionari di Amedeo V ad applicare la direttiva papale. Nel regno di Napoli il vicario di Carlo II, Roberto d'Angiò, altro destinatario della lettera circolare di Clemente V, non si comporta diversamente dal conte di Savoia.
Se da un lato le differenti "operazioni di polizia" si possono considerare riuscite, perchè a volte permettono di recuperare i beni dell'Ordine e di scongiurare nuove indebite appropriazioni e saccheggi, dall'altro mancano dell'effetto sorpresa, che invece ha giocato a favore di Filippo IV di Francia nell'ottobre 1307. Così in Italia sono poche decine i Templari che è possibile assicurare alla giustizia e tradurre davanti ai tribunali inquisitoriali.
A partire dall'agosto 1308 Clemente V istituisce non meno di sette commissioni ecclesiastiche d'inchiesta, secondo un criterio di ripartizione geografica che tiene conto della frammentazione politica e dell'ordinamento provinciale ecclesiastico della penisola. Successivamente, tra il 1309 e il 1311, vengono istruiti una serie di processi: interrogatori di Templari hanno luogo in Puglia (Lucera, Brindisi), nelle Terre della Chiesa (Viterbo, Palombara Sabina), nell'Abruzzo superiore (Penne e Chieti), in Toscana (Firenze, Lucca), nella Marca d'Ancona (Fano) e nella provincia ecclesiastica di Ravenna (Cesena, Ravenna). A Messina nessun Templari si presenta agli inquisitori, i quali si riducono ad ascoltare le deposizioni di persone estranee all'Ordine. In Sardegna il delegato del Papa cerca inutilmente i Templari o qualcun altro che sia disposto a testimoniare.
Colpiscono nelle inchieste contro i Templari in Italia la diversità delle procedure giudiziarie e la natura contraddittoria delle conclusioni. Nelle regioni dove maggiore è l'influsso del re di Francia (Regno di Napoli) o del pontefice (Terre della Chiesa), si ottengono in prima istanza ammissioni di colpevolezza da parte dei Templari; quasi sicuramente si adopera la tortura. Al contrario nella Sicilia aragonese e nella Marca Anconitana non possono essere acquisite prove testimoniali a carico dell'Ordine. Diversa è anche la piega presa dagli avvenimenti in Toscana e nell'alta Italia, dove generalmente l'opinione pubblica è più favorevole che altrove all'Ordine. Così insoddisfatto del loro operato, Clemente V con lettera del 27 giugno del 1311 chiede ai presuli di Pisa, Ravenna, Firenze e Cremona di ripetere gli interrogatori e di servirsi della tortura per strappare, finalmente, confessioni e appurare per tale via l'"odiosa malvagità" dei frati-cavalieri. L'invito del pontefice è raccolto dall'arcivescovo di Pisa e dal vescovo di Firenze, e le di lui istruzioni sono applicate alla lettera qualche mese dopo; rimane invece inascoltato presso l'arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, più che mai convinto assertore dell'innocenza dei Templari, dopo averne personalmente sottoposti ad esame alcuni nel novembre 1310 a Cesena e altri nello stesso mese di giugno 1311, nel corso del sinodo provinciale di Ravenna da lui stesso presieduto.
Nel 1312 l'arcivescovo di Ravenna interviene al Concilio di Vienne, nella cui sede certamente ha ancora modo di esporre pubblicamente il proprio pensiero circa i Templari, e dove, tuttavia, nonostante l'indecisione o il parere contrario della stragrande maggioranza dei presuli italiani presenti, il 22 marzo Clemente V decreta l'abolizione dell'Ordine militare più antico della cristianità.
Beneficiari dell'eredità materiale dell'Ordine, estinto anche in Italia sono gli Ospitalieri di San Giovanni, quantunque in taluni casi non possano sottrarsi all'obbligo, sancito da un decreto del Papa, di provvedere al sostentamento degli ex-Templari che non sono tornati allo stato laicale.
Bibliografie
In generale: F: Bramato, Introduzione alla storiografia templare italiana, in Nicolaus, ns, 16 (1989) 141-61.
R. Caravita, Rinaldo da Concorezzo arcivescovo di Ravenna (1303-21) al tempo di Dante, Firenze 1964 (VII centenario della nascita di Dante. Collana di studi storici 2); A. Luttrel, Two Templar-Hospitaller Preceptories North of Tuscania, in Papers of the British School at Rome 39 (1971) 90-124 (ora in The Hospitallers in Cyprus, Rhodes, Greece and the West 1291-1440. Collected Studies, Londra 1978); I. Tacchella, I Cavalieri di Malta in Liguria, Genova 1977; R. Finzi, I Templari a Reggio Emilia ed il processo a fra Nicolao, in Atti e Memorie della Dputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi, s. XI, I (1979) 25-47; F. Bramato, I Templari in terra di Bari. Note ed appunti per una storia dell'Ordine cavalleresco dei Templari in Italia, in Nicolaus, ns, 7 (1979) 173-81; A. di Ricaldone, Templari e Gerosolimitani di Malta in Piemonte dal XII al XVIII secolo, I-II, Madrid 1979-80; F. Bramato, Regesti diplomatici per la storia dei Templari in Italia, in Rivista Araldica 78 (1980) 38-48; 79 (1981) 39-52; 80 (1982) 121-7; 154-8; F. Tommasi, L'Ordine dei Templari a Perugia, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria 78 (1981) 5-79; B. Capone, Quando in Italia c'erano i Templari, Torino 1981; L. Tacchella, Templari e Giovanniti in San Vitale a Verona, in Studi storici Luigi Simeoni 32 (1982) 127-38; A. Gilmour-Bryson, The Trial of the Templars in the Papal State and the Abruzzi, Città del Vaticano 1982 (Studi e testi 303; cfr. recensione di F. Tommasi in StudMed, terza s., 27 [1986] 762-8); L. Avonto, I Templari in Piemonte. Ricerche e studi per una storia dell'Ordine del Tempio in Italia, Vercelli 1982; F. Tommasi, "Templarii" e "Templarii Sancti Iohannis". Una precisazione metodologica, in StudMed, terza s., 24 (1983) 373-84; A. Rubini, I Templari e l'Abruzzo, in Bullettino dell deputazione abruzzese di Storia Patria 73 (1983) 89-102; E. Trota, L'Ordine dei Cavalieri Templari, a Modena e l'ospitale del ponte di Sant'Ambrogio, in Atti ... per le antiche provincie modenesi, s. XI, 6 (1984) 29-55; F. Bramato, L'Ordine dei Templari in Italia. Dalle origini al pontificato di Innocenzo III (1135-216), in Nicolaus, ns, 13 (1985) 183-221; L. Di Fazio, Lombardi e Templari nella realtà socio-economica durante il regno di Filippo il Bello, 1285-1314, Milano 1986; AA.VV., Templari e Ospitalieri in Italia. La chiesa di San Bevignate a Perugia, Milano 1987; B. Capone-L. Imperio-E. Valentini, Guida all'Italia dei Templari. Gli insediamenti templari in Italia, Roma 1989; AA.VV., I Templari: Mito e storia. Atti del Convegno internazionale di studi alla Magione Templare di Poggibonsi (Siena), 27-31.5.1987, Sinalunga (Siena)1989; F. Bramato, Storia dell'Ordine dei Templari in Italia. Le fondazioni, Roma 1991 (raccoglie studi pubblicati in riviste e convegni); P. C. Begotti, Templari e Giovanniti in Friuli. La mason di San Quirino, San Quirino 1991; P. C. Begotti-V. Golin, Sulla via di pellegrini e crociati ... i Templari a San Quirino. Antologia per le scuole dell'obbligo, Pordenone 1991; G. Cagnin., Templari e Giovanniti in territorio trevigiano (sec. XII-1312), Treviso 1992.
F. Tommasi
La Restaurazione dei Templari
Nel corso dei secoli, in Europa e in America, sono sorti Ordini e associazioni di vario genere, rivendicando la loro diretta discendenza dai Templari e richiamandosi, nei loro riti, opere e regola, a quelli del famosissimo Ordine (cf G. Ventura, Templari e templarismo...; M. Lo Mastro, Dossier Templari; e B. Blandre, L'Ordre...; v. bibl.). La pretesa filiazione diretta dall'antico Ordine, però, è del tutto infondata, storicamente e giuridicamente falsa; e, in ogni caso, un'eventuale rivivescenza dell'Ordine (teoricamente possibile) deve passare tramite la S. Sede.
Diversa, invece, la situazione della fondazione effettuata nel 1979 a Poggibonsi (Siena), per iniziativa del conte Marcello Alberto Cristofani della Magione. Questi ha infatti dato vita a un'associazione di laici che intendono richiamarsi agli ideali e allo stile di vita descritti da s. Bernardo nel Liber ad Milites Templi de laude novae militiae per i Templari (senza pretendere una filiazione diretta dall'antico Ordine), e come fini particolari si propongono la cura della liturgia e recita dell'ufficio divino, l'approfondimento della spiritualità e della cultura della cavalleria cristiana, l'assistenza dei pellegrini e il sostegno morale e materiale del prossimo, ed in particolare dei cristiani in Terra Santa, e l'educazione dei giovani. Riconosciuta civilmente il 21.9.1979, l'associazione, con le sue costituzioni di impostazione cavalleresca e con espliciti riferimenti all'antico Ordine, venne approvata (8.9.1988) dall'arcivescovo di Siena, mons. Mario Jsmaele Castellano, come associazione privata di fedeli sotto il titolo di «Milizia del Tempio» (Ordo Militiae Christi Templique Hierosolymitani). Il 24.11.1989 lo stesso mons. Castellano approvò alcune modifiche alle costituzioni, mentre il 18.11.1990, il nuovo Ordinario di Siena, mons. Bonicelli, approvò la regola sotto il titolo di «Regola dei poveri cavalieri di Cristo dell'Ordine della Milizia del Tempio», tratta da quella dell'antico Ordine adattata a oggi. Intanto, il 13.9.1989, Giovanni Paolo II aveva concesso in perpetuum una serie di indulgenze plenarie per i momenti salienti della vita dei cavalieri.
In base alla regola, la nuova «Milizia» abbraccia tre categorie di membri: i cavalieri con professione solenne che si consacrano perpetuamente alla Milizia con l'investitura e la promessa di osservare i tre classici consigli evangelici insieme alla testimonianza pubblica di fede (quarta promessa) e i cavalieri non professi (o "in obbedienza") che con l'investitura si impegnano a tendere alla perfezione della vita cristiana; le donne (dame) che, restando nel loro stato, desiderano collaborare in vario modo con la Milizia, sempre sotto l'autorità del gran maestro della Milizia; la terza categoria è composta da quegli uomini e donne che, a causa della giovane età e inesperienza, non vengono ritenuti pronti per assumersi un impegno definitivo: essi servono nelle file della Milizia come donati, emettendo solo una promessa temporanea, da rinnovarsi ogni tre anni. Per essere ammessi alla professione e all'investitura occorre il noviziato della durata di almeno un anno e aver compiuto 21 anni.
Possono essere aggregati alla Milizia anche quegli adulti che, pur condividendone gli ideali, non possono o non desiderano impegnarsi con la «regola»; essi vengono cooptati come cappellani (vescovi e sacerdoti) o come «decorati» (benemeriti) o iscritti come amici.
Secondo la regola e le costituzioni, la Milizia è retta dal gran maestro (maestro dei poveri cavalieri di Cristo, duca della Milizia del Tempio) eletto ogni tre anni dal capitolo dei tredici cavalieri di giustizia (consulta).
Al capitolo generale, composto dai cavalieri e dalle dame, spetta il compito legislativo; alla consulta (o corte d'onore), anche quello disciplinare e di controllo; al consiglio magistrale gran priorale, la formulazione della politica di governo.
Agli organi centrali sono affiancati 5 dicasteri per l'attuazione dei compiti della Milizia: la prelatura (il prelato generale è nominato ogni tre anni dall'arcivescovo di Siena) per la formazione spirituale e dottrinale; la luogotenenza generale per l'amministrazione della disciplina, indire e regolare l'elezione del nuovo gran maestro; la precettoria magistrale (capitana) per la formazione ideale e cavalleresca; la cancelleria magistrale per il governo, l'amministrazione e l'organizzazione generale; il governatorato per il mantenimento della sede magistrale e la conservazione del patrimonio.
La regola prescrive solo la recita in comune dei vespri (i cavalieri professi hanno l'obbligo del breviario quotidiano), ma è allo studio la possibilità di costituire anche case di vita conventuale.
I cavalieri con professione solenne (religiosi), o in obbedienza (secolari), portano, secondo i casi, l'abito bianco composto da una tunica, uno scapolare con croce ottagona rossa sul petto e un mantello dove la stessa croce è posta sulla spalla sinistra; le dame, un velo bianco con la croce senza il braccio superiore; i cappellani, una mozzetta bianca con bordo e bottoni rossi e croce ottagona sulla parte anteriore sinistra. Gli altri iscritti non hanno abito, ma solo la decorazione o il distintivo.
La Milizia si sostiene finanziariamente con i contributi dei suoi membri, con le donazioni di enti pubblici e privati e con l'attività che svolge.
Attualmente la Milizia, che conta una trentina di cavalieri con professione solenne, alcune centinaia di cavalieri in obbedienza e molti iscritti nella altre categorie, ha costituito una decina di precettorie nazionali (gran priorati) e molti priorati e commende locali; ha promosso o affiliato gruppi scouts e organizzazioni giovanili in Italia e all'estero. La sede magistrale è nel castello della Magione di Poggibonsi (Siena), uno straordinario complesso monumentale romanico risalente al sec. XI, appartenuto fino al 1312 ai Templari e, alla soppressione di questi, agli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme; dopo essere passato dalle mani di diversi proprietari, il 20.1.1979 venne acquistato dal conte Marcello Alberto Cristofani della Magione, che ne fece la dotazione patrimoniale per la sede magistrale della costituenda Milizia del Tempio.
Sede magistrale: Castello della Magione - 53036 Poggibonsi (Siena).
Bibliografie
G. Ventura, Templari e templarismo, Roma 1980 (prima ed. 1964); B. Blandre, L'Ordre des chevaliers du Temple, du Christ et de Notre Dame. Association ou Ordre religieux esotérique?, in Praxis juridique et religion 3 (1986) 158-63; M. Lo Mastro, Dossier Templari 1118-990,Roma [1990]; G. Mantelli, La Magione, Casa templare sulla via Francigena, Poggibonsi 1990; Regola dei poveri Cavalieri di Cristo dell'Ordine della Milizia del Tempio, ivi 1992.
(Le informazioni su Poggibonsi sono state inviate dalla sede magistrale della Milizia).
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I templari tutto di tutto
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Nomenclatura templare.
1 - Nell'indicare la nomenclatura che segue si è fatto riferimento, là dove possibile, a quella adottata dall'antico Ordine. In fasi successive il significato di alcune denominazioni è profondamente cambiato, date talune interpretazioni più recenti, forse storicamente non corrette, ma ormai consolidate nella prassi.
Tutto ciò premesso, si è ritenuto di raggruppare titoli e funzioni in modo tale da identificare competenze significative ed accettabili sul piano della comune comprensione dando, là dove possibile, brevi cenni sull’origine storica e sull’utilizzazione tradizionale templare di tale terminologia.
2 - Il titolo di Gran o Grande, premesso alla funzione, era sconosciuto agli antichi Templari. Solo diversi secoli più tardi, in epoca non più storicamente templare, venne introdotto tale aggettivo.
Lo stesso termine di Maestro (in latino: magister militum), era indifferentemente adottato per indicare i responsabili delle varie province templari, oltre che il responsabile “finale” dell’Ordine, che non fu mai indicato come Gran Maestro.
Per questo motivo sussistono, infatti, alcune incertezze nell’individuazione dei Maestri veri e propri dell’Ordine, dato che i documenti dell’epoca utilizzano lo stesso termine di Maestro anche per i responsabili locali o provinciali dell’Ordine.
Solo a partire dal XIV secolo [1] sembra che sia invalso l’uso di premettere l’aggettivo di Gran o Grande al termine di Maestro, per indicarne la responsabilità centrale nell’Ordine e, per conseguenza, tale aggettivazione si estese, progressivamente, a tutte le altre cariche dell’Ordine, allo scopo di distinguere i titolari di funzioni centrali rispetto ai loro omologhi, titolari delle stesse funzioni a livello locale.
Attualmente, il titolo di Gran o Grande si premette a quello di Alto Ufficiale od Alto Dignitario dell'Ordine, indicandone le funzioni attribuite (ad es.: Gran Maresciallo), anche semplicemente onorifiche (in questo caso, con la specificazione di "onorario") nell'ambito del Gran Priorato.
3 – Ciò premesso, è possibile individuare i seguenti ruoli, secondo l’ordine tradizionale loro assegnato:
Gran Priore.
Il Gran Priore ha funzioni primarie ed esclusive di rappresentanza, organizzazione e gestione dell'Ordine nel territorio di competenza del Gran Priorato.
Anticamente il Priore gestiva un Priorato la cui estensione territoriale era piuttosto varia. Successivamente, il Priorato si è identificato con territori piuttosto ampi e, a partire dal XVIII secolo, generalmente coincidenti con gli Stati dell’epoca. Attualmente esistono Priorati e Gran Priorati, a seconda del numero dei membri iscritti.
Nell’OSMTH sono considerati Gran Priorati quelli che superano i 50 i Cavalieri. Solo i Gran Priorati hanno diritto ad un voto in seno al Consiglio dei Gran Priorati ed ognuno di loro rappresenta uno Stato. I singoli Priorati possono far parte dell’OSMTH, ma non hanno diritto di voto.
Gran Cancelliere.
Il Gran Cancelliere ha funzioni di notaio del Gran Priorato, di conservatore dei titoli, dei privilegi e dei documenti istituzionali e controfirma i Decreti del Gran Priore, attestandone la validità formale e l’autenticità legale.
Tradizionalmente, il Gran Cancelliere è la seconda carica dell’Ordine.
Gran Referendario.
Il Gran Referendario è il consulente giuridico dell’Ordine ed il responsabile della sua attività giurisdizionale. E’ incaricato per conto del Gran Priorato dell'istruttoria degli atti relativi al contenzioso od all'arbitrato fra i membri dell'Ordine, redige le proposte di atti (Decreti o Regolamenti) ed assicura la tutela giuridica civile e templare del Gran Priorato.
Tradizionalmente, la figura del Referendario (dal latino: ad referendum = consigliere), appare intorno al XV secolo, con lo sviluppo delle prime grandi scuole giuridiche di Bologna, Parigi e Salamanca.
Gran Cerimoniere.
Il Gran Cerimoniere è il responsabile del Protocollo, del Cerimoniale e della applicazione uniforme dei Rituali, oltre che della organizzazione e del corretto svolgimento dei Capitoli nazionali.
Egli, in tal modo, ha una responsabilità primaria nella gestione dell'immagine esterna dell'Ordine e nelle pubbliche relazioni.
La funzione di Maestro delle Cerimonie, in passato, è sempre stata di primaria importanza, sia per ragioni “esterne” di visibilità sia per la necessità di gestire le riunioni capitolari tra Cavalieri di diversa origine, anche linguistica, entro i prescritti limiti del Rituale.
Attualmente, mentre le funzioni protocollari si sono di molto attenuate, sempre maggior risalto hanno quelle strettamente connesse allo svolgimento dei Rituali.
Gran Precettore.
Il Gran Precettore ha la funzione prevalente di formare i membri del Gran Priorato, in materia di rituali, regole e comportamenti.
In casi particolari può avere la funzione di responsabile di un’area territoriale nella quale occorra promuovere, appunto formando ed informando, nuove adesioni all’Ordine.
Tradizionalmente, i termini di Precettore e di Precettoria, si sono, successivamente, identificati inquelli di Commendatore e di Commenda (o Commanderia).
Del pari, ilPrecettore, una volta che fosse stato preposto al governo di una regione o di una provincia templare, era designato comeGran Precettore, ora più comunemente trasformato in Gran Priore. Oggi, in senso traslato, al termine di Precettore si associa una funzione essenzialmente formativa.
Grande Elemosiniere.
Il Grande Elemosiniere è preposto alle questioni sociali, alle opere di carità dell'Ordine ed al coordinamento delle sue iniziative interne ed esterne.
Il termine Elemosiniere, tipico dell'Ordine degli Ospedalieri, è stato lungamente utilizzato da Principi e Re per indicare il loro principale consigliere. Tra queste funzioni importante era il diritto di grazia.
In senso traslato ciò ha portato, nel tempo, ad individuare funzioni di carità, di assistenza e di soccorso ai più deboli.
Gran Maniscalco.
Il Gran Maniscalco è il responsabile delle attività culturali del Gran Priorato e concorre, sia pure indirettamente, alla formazione dei Cavalieri, compito precipuo del Gran Precettore.
Per il Maniscalco (arcaico: maliscalco o marescalco; latino medievale: mariscalcus, incrociato con manus) si intendeva un altissimo dignitario delle antiche Corti medievali, con attribuzioni prevalentemente militari, molto simili a quelle templari del Maresciallo dell'Ordine.
Gran Visitatore.
Il Gran Visitatore ha la funzione di incaricato del servizio ispettivo presso i Gran Balivati, Balivati, Precettorie e Commende, alle dirette dipendenze del Gran Priore.
In questo caso, il termine è stato desunto dall’organizzazione ecclesiastica, nella quale il Visitatore apostolico o diocesano ha esattamente la funzione “itinerante” di assicurare la presenza diretta del suo mandante, con una funzione ispettiva esercitata in passato solo in via temporanea e su preciso mandato del Gran Priore (o, a suo tempo, dal Gran Precettore).
Nella tradizione templare più antica tale termine è sconosciuto; solo nei tempi moderni esso è stato utilizzato, essenzialmente per mandati esplorativi o promozionali.
Gran Tesoriere.
Il Gran Tesoriere è il responsabile del Tesoro del Tempio ed è incaricato della tenuta dei conti e della gestione finanziaria e contabile dell'Ordine.
E’ nota la straordinaria capacità organizzativa e gestionale dei Templari in materia finanziaria [2].
Favoriti dalla capillarizzazione organizzativa delle Commende che, soprattutto in Occidente, avevano la funzione di retrovia logistico per la Terrasanta, i Templari fruirono di molte risorse, in uomini e, soprattutto, in mezzi finanziari.
A ciò concorsero numerosi privilegi papali [3] e la possibilità di riscuotere direttamente i riscatti dei prigionieri, di gestire i patrimoni loro affidati dai pellegrini che si recavano in Terrasanta, donazioni ingenti ed il conferimento all’Ordine dei patrimoni dei Cavalieri, all’atto del loro ingresso nell’Ordine.
Gran Siniscalco (o Gran Segretario).
Il Gran Siniscalco ha le funzioni di Capo della Segreteria del Gran Priorato, di Segretario del Consiglio del Gran Priorato e del Magistero ed è incaricato delle proposte, e relative istruttorie per la concessione delle onorificenze cavalleresche.
Anticamente, il Siniscalco (arcaico: seniscalco o senescalco; latino medievale: siniscalcus), era il Maestro di casa della famiglia reale o delle grandi famiglie feudali od aristocratiche; in seguito, fu titolo di alti funzionari reali od imperiali.
Gran Cappellano.
Il Gran Cappellano ha la responsabilità del monitoraggio spirituale, morale e religioso dei membri dell’Ordine.
Nella storia dell’Ordine, soggetto esclusivamente alla giurisdizione del Papa e sottratto, per questo, non solo alla potestà dei Re o dei Principi, ma anche a quella, molto importante, dei Vescovi, la questione dei cappellani fu molto dibattuta, dato che questi dipendevano dall’autorità degli stessi Vescovi. La questione fu risolta dall’autorità papale [4], che concesse ai Templari la possibilità di avere propri cappellani, propri luoghi di culti e propri cimiteri. Taluni Autori, addirittura, sembrano propensi a ritenere che, dopo tale concessione pontificia, sia stato organizzato, addirittura, un vero e proprio Ordine, minore, dei Cappellani templari.
L’ecumenismo cristiano dell’Ordine dà la possibilità di dotare le strutture dell’Ordine di assistenti religiosi, a seconda delle varie confessioni cristiane presenti e nulla vieta che ve ne siano più di uno, sia nelle Commende sia a livelli più elevati.
Gran Maresciallo.
A suo tempo era il Ministro della Difesa dell'Ordine che risiedeva, generalmente, a Gerusalemme, dove era il quartier generale dei Templari.
Il Maresciallo del Tempio aveva una funzione estremamente importante, date le immanenti necessità militari dell’Ordine e, talvolta, fu addirittura confuso con quello di Maestro dell’Ordine, di cui spesso assumeva l’interim, in caso di assenza o di morte, prima dell’elezione del nuovo Maestro [5].
Attualmente, per ovvie ragioni, si tratta di una carica le cui funzioni sono semplicemente onorifiche.
Gran Conestabile.
Si tratta di un titolo che potrebbe essere attribuito a tutti i Consiglieri, anche onorari, facenti parte del Consiglio del Gran Priorato o del Magistero
a titolo diverso da quelli connessi alle funzioni di cui sopra.
Per ilConestabile (arcaico: connestàbile o contestàbile o conestàbole o conestàvole; in francese: conestable, dal tardo latino comes stabuli e, cioè, soprintendente alle stalle imperiali), sitratta di unAltoUfficiale di Corte con varie attribuzioni e, più in particolare, quella di comandante dell'avanguardia dell'esercito.
Non nobis, Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
[1] Cfr.: Pernoud, Régine: Medioevo, Fabbri ed., Milano (1983), Rizzoli ed., Milano (1995 e 1998), Bompiani ed., Milano (1999); traduzione dall’originale: ”Pour en finir avec avec le Moyen Âge”, Edition du Seuil, Paris, 1977; Haimovici Hastier, Nicolas – Venceslai, W. Stelio: De Militum Templi Regula Ordinis Librisque Cognitis, Bucuresti (2001).
[2] Cfr.: Daillez, Laurent: I Templari, San Paolo ed., Milano (2001), pag. 151 e sgg.; traduzione dall’originale: Les Templiers ces inconnues, Librairie Académique Perrin, Paris (1972) – 1998).
[3] E’ nel marzo del 1139, nel corso del Concilio Laterano, che il Papa Innocenzo IIcon la Bolla Omne datum Optimum riconosce definitivamente la Regola Primitiva. In tal modo è riconosciuta l’indipendenza dell’Ordine, soggetto direttamente solo al Papa, motivo per il quale gli sono definitivamente conferiti diritti e privilegi tra cui, preminente, l’esenzione dalla giurisdizione episcopale e dei Principi.
[4] Questi privilegi furono riconfermati nel 1162 da Papa Alessandro III e, successivamente, da Papa Innocenzo III, nel 1198, con la Bolla Cum de viris.
[5] Cfr. i casi di Jean de Terric e di Richard de Bures.
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I templari tutto di tutto
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IL DIO OCCULTO DEI TEMPLARI
A cura di Giuseppe Cosco
All’inizio del XIV secolo cominciarono a correre strane voci sull’Ordine dei cavalieri del Tempio, che, ben presto, divennero accuse gravissime: apostasia, idolatria, sacrilegio, sodomia, stregoneria e omicidi rituali. Tra le accuse più gravi mosse ai Templari vi era anche quella di adorare orribili idoli dopo aver rinnegato Cristo, come attestano alcune delle dichiarazioni rese al processo. Un templare morente, Il 14 aprile del 1309, ad una commissione, dichiarò: <<Sono stato ricevuto nell’Ordine quaranta anni fa alla Rochelle dal Fratello de Legione, oggi defunto. Egli mi disse che bisognava rinnegare Nostro Signore. Non mi ricordo se si servì della parola Gesù Cristo oppure crocifisso; è tutt’uno, disse lui (sed dixit ipsi testi quod totum est unum). Io risposi che se anche lo avessi rinnegato sarebbe stato un atto di bocca e non di cuore; cosa che feci... Il Fratello Legione mi ordinò di sputare su una piccola croce ed io sputai una volta nella direzione della croce, e non sopra>> (Jean Marquès-Rivière, Storia delle dottrine esoteriche, Mediterranee, Roma 1984).
Pur se con delle varianti il tenore delle deposizioni continua in tal senso. Bisogna convenire con gli scrivani ecclesiastici del secolo XIV, tra i quali Angerius de Béziers, che i cavalieri del Tempio erano depositari di un misterioso culto <<falso ed ingannevole>>? Sembrerebbe ormai assodato che in seno all’Ordine si celebrassero rituali segretissimi. E’ anche certo "che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio... Se si dice influenza materiale, si intende impregnazione spirituale ed anche <<osmosi mistica>>, in un certo senso" (Ibid.). Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale.
Le altre gravi accuse, mosse contro l’Ordine, furono quelle di tenere "costumi deplorevoli" e di adorare i bafometi (teste ed immagini misteriose). Per quanto concerne questi strani idoli ecco quanto riporta l’accusa lanciata dalla corte romana:
Art. 46 - In tutte le provincie essi possedevano idoli, teste con tre facce, con una sola o anche crani umani.
Art. 47 e sgg. - Nelle loro assemblee e soprattutto nei grandi Capitoli, essi adoravano l’idolo come un Dio, come il loro Salvatore, affermavano che questa testa poteva salvarli, che concedeva all’Ordine tutte le sue ricchezze, e che faceva fiorire gli alberi e germinare le piante della terra.
C’è da sottolineare che vi sono varie testimonianze e confessioni, sull’esistenza degli idoli. Questo è uno dei maggiori misteri dei Templari. Alcune testimonianze conservate nei "Documenti inediti della Storia di Francia", dimostrano che essi adoravano una <<testa barbuta>>. Jean Marquès-Rivièrescrive: "Il fratello Jean Taillefer, della diocesi di Langres, dichiarò che al tempo della sua ammissione, gli era stato mostrato un idolo dalla figura umana. Ugo di Bures, fratello borgognone, parla di una testa contenuta in un armadio della cappella. Questo idolo era a suo parere d’argento, di rame o d’oro, e raffigurava una testa umana con una lunga barba che egli riteneva bianca.
"Il templare Rodolfo di Gisi dichiarò di aver assistito ad un Capitolo generale tenuto dal fratello di Villers, nella diocesi di Troyes, durante il quale il fratello Ugo di Besancon appoggiò su un banco una testa d’idolo. A quel punto lo spavento del neofito fu talmente grande, che egli uscì dal Capitolo senza attendere l’assoluzione. Lo stesso Rodolfo di Gisi, nuovamente interrogato, confessò di aver visto una testa simile in sette Capitoli, e, a suo dire, l’idolo aveva un’aria terribile e demoniaca; ogni volta che appariva la testa, egli poteva a malapena guardarla, perché lo riempiva di terrore" (Jean Marquès-Rivière, Amuleti, talismani e pantacoli, Mediterranee, Roma 1972).
Altre confessioni sconvolgenti provano il culto diabolico praticato dall’Ordine ad una strana testa e ad un ancor più misterioso idolo. Marquès-Rivière precisa ancora: "Non bisogna confondere la TESTA dei Templari con la statua intera; Fratello Giovanni di Turn, tesoriere del Tempio di Parigi, confessò di aver visto l’immagine di un uomo, che a suo parere poteva essere un santo, su una tavoletta che gli avevano ordinato di adorare. Arnoldo di Goerte, della diocesi di Saintes, aveva udito parlare di un idolo contenuto nella casa del Tempio di Rupelle; la deposizione di Pierre Girald di Marsac è più dettagliata, egli afferma che il suo iniziatore, il fratello Thibault, estrasse dal suo abito una piccola immagine di donna e gli disse che tutto si sarebbe volto in bene se avesse avuto fiducia nell’immagine".
Ai commissari incaricati di istruire il processo, Guglielmo Pidoye, amministratore e guardiano dei beni del Tempio, "…mostrò loro un grande idolo d’argento perfettamente dorato che raffigurava una donna. Il testo afferma (Doc. in., t. II, pag. 218) che su una stoffa rossa attaccata dietro il busto, un biglietto consumato recava la dicitura: Caput LVIII (58a testa). Matter, nella sua Storia dello Gnosticismo, scrive: <<Al rinnegamento seguiva l’adorazione di un idolo, una testa che variava nella forma e nell’espressione, nel materiale e nel colore. Ne esistevano svariate copie che i Templari custodivano nei cofanetti>>. Presto si venne a creare una confusione fra la testa e l’idolo, e spesso l’una era scambiata con l’altro" (Ibid.).
Va considerato dopo quanto detto, l’androginia dell’idolo chiamato Baphomet, in quanto, esso aveva la barba ma anche il seno femminile. Il suo nome è stato oggetto di diverse interpretazioni. Alcuni lo hanno considerato "una variante di Maometto (Mahomet, Machomet, Maphomet, Baphomet)" (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, Gremese Editore, Roma 1989). Per altri è "una abbreviazione di AB PPHibus TEMplum, il Tempio (deriva il suo potere) dai serpenti" (Ibid.). Tra le numerose scuole e sette di gnostici derivate da i maestri principali della gnosi Simon Mago, Meandro, Saturnino, Carpocrate, Basilide, Valentino e Marcione, uno di questi gruppi, gli ofiti, veneravano il Serpente del Paradiso terrestre. Taluni studiosi, per questo ed altro, affermano che le dottrine templari procedevano dagli ofiti.
La soterologia gnostica vede il mondo materiale come una prigione, l’aborto di un dio inferiore, il regno delle tenebre, quello della Materia-eterna che si contrappone a quello della Luce, il regno di Dio. Il mondo della materia, secondo loro, è stato creato dal dio demiurgo (l’artefice) del cosmo che era "o l’ultimo degli eoni, il più lontano dal Dio-Abisso, o un Demone che aveva rapito una scintilla della Pienezza divina - il Pleroma - onde animarne la materia" (Leone Cristiani, Breve storia delle eresie, Paoline, Catania 1957).
Gli ofiti dei primi secoli cristiani praticavano gli stessi rituali di cui erano accusati i Templari. Secondo Origene bestemmiavano Gesù Cristo, praticavano la sodomia e celebravano un culto orgiastico di tipo fallico. L’orientalista Joseph Hammer affermò anche che: "la leggenda medievale del Santo Graal fosse di origine gnostica, e che i Templari avessero ripreso direttamente dagli gnostici certi atti di adorazione a cui si supponeva che la leggenda del Graal avesse dato origine. (…). Il Graal stesso era per Hammer un vaso gnostico, simbolo della conoscenza gnostica e senza alcun significato cristiano" (Peter Partner, I Templari, Einaudi, Torino 1993).
Jean Marquès-Rivière, nel suo: "Amuleti, talismani e pantacoli", ancora a proposito del Baphomet, cita Porfirio, che nello Styx, riporta la descrizione di Bardesane di una statua che "si trovava <<nel paese dei Brahmani>>; questa statua <<aveva le mani disposte a croce, la faccia destra era quella di un uomo, la sinistra quella di una donna; il lato destro aveva attributi maschili, il sinistro femminili. Sul seno destro era scolpito il sole e sul sinistro la luna; le braccia erano circondate da angeli...>>".
Maschio e femmina erano questi idoli. Maurizio Blondet ci informa che "Gershom Scholem ci ha avvertito che già nella tradizione ebraica maggioritaria <<Dio ha due ‘configurazioni’ (parsufim), un volto maschile e uno femminile>>. E ci ha spiegato che, da questa paradossale androginia di Dio presa alla lettera, i seguaci di Sabbatai Zevi hanno dedotto le loro crude pratiche orgiastiche, <<manifestamente riprese dal culto della Grande Madre, che continuò a essere praticato da piccoli gruppi dell’Asia Minore sotto spoglie islamiche>>" (Maurizio Blondet, Gli <<Adelphi>> della dissoluzione, Strategie culturali del potere iniziatico, Ediz. Ares, Milano 1994).
Val la pena di considerare anche che "Nel processo dei Templari si ebbero due testimonianze indipendenti e concordanti sull’origine del Baphomet. Questo sarebbe stato la testa barbuta nata miracolosamente dal coito contro natura di un nobile signore di Sidone con il cadavere di una fanciulla di cui era follemente innamorato. De Sede ritiene che questa testa la si possa identificare con quella celeberrima che si dice essere stata realizzata verso l’anno 1000 da papa Silvestro II, il dottissimo Gerberto d’Aurillac, testa che era in grado di rispondere affermativamente o negativamente a qualsiasi domanda" (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, cit.).
L’immagine di un essere barbuto con le corna è posta sul portale di due chiese, una si trova a Parigi, è la chiesa di Saint-Méry, l’altra a Provins, è la chiesa di Sainte-Croix. Il "mostro" è visibile anche su un edificio di Saint-Briss-Le-Vineux, nei pressi di Auxerre, appartenuto ai Templari. Quali segreti celava il misterioso idolo? Le supposizioni sono ancora tante ma il mistero rimane, assieme agli altri che avvolgono l’Ordine. Joseph Hammer nel suo "Mystery of Baphomet Revealed" identificò il dio bisessuale dei Templari come una divinità androgina, supponendo che riti sessuali e orge rituali ne caratterizzarono l’adorazione.
I cavalieri del Tempio erano molto profondi nella magia e H. Cornelius Agrippa, nel XVI secolo, disse di loro che erano esperti maghi. E’ se il loro Baphomet fosse stato un talismano prodigioso che, nella sua androginia, celava l’unione fra le due grandi polarità del cosmo? Serge Hutin, a tal proposito, racconta la straordinaria ipotesi di Maurice Magre e cioè che: "i Templari fossero in possesso di una figura baphometica carica di magico potere, …loro sottratta nel corso di uno scontro armato tra i cristiani e i mongoli invasori" e per l’Ordine fu l’inizio della fine.
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I templari tutto di tutto
LE CHIESE TEMPLARI
Allo spirare del 1984 ebbe luogo in Perugia un convegno internazionale, col concorso di eminenti studiosi, sulla presenza dei Cavalieri Templari in Umbria. Poiché anche noi presentammo una relazione sull'architettura sacra degli Ordini militari, ci siamo risolti a stralciare dalla relazione stessa quella parte che investe il problema delle chiese templari a pianta centrale, problema che evidentemente esce dallo stretto ambito regionale, per concernere invece l'intera architettura europea, e che può conseguentemente offrire aspetti interessanti, in generale. E' noto che di sovente le chiese templari presentano - come già accennato - pianta centrale, sia rotonda che ottagonale; riguardo a simili forme è stato fino ad oggi affermato che esse derivassero "tout court" dalla rotonda chiesa dell'Anastasis, o Santo Sepolcro, in Gerusalemme; di modo che, tra i due tipi di pianta, l'andamento ottagonale non sarebbe dovuto a nient'altro che ad una deformazione stilistica dell'edificio circolare, cioè ad una scelta occasionale.Ma abbiamo buoni motivi per credere che le cose non stiano proprio così e che al contrario, le chiese ottagonali ripropongano la moschea di Omar in Gerusalemme, ciò che può sembrare di primo acchito sconcertante.Appunto per giustificare il nostro assunto esponiamo qui appresso le relative ragioni, seppure in maniera estremamente ristretta.
Nel 1118 il nobile francese Ugo di Payns raccolse un gruppetto di otto cavalieri, insieme con i quali fondò in Gerusalemme l'ordine dei "poveri cavalieri del Cristo"; poiché essi versavano in condizioni di estrema indigenza, re Baldovino Il li sistemò nel portico del tempio di Salomone; di modo che assunsero il nome di "Templari". In quel tempo, sull'area dove sorse il tempio suddetto, distrutto dai Romani di Tiro, si elevava la rotonda musulmana detta "Cupola della Roccia", o moschea di Omar, costruita dal Califfo Abd-al-Mallk (sec. VII d.C.). Presso il fianco sud della spianata stessa - detta in arabo Haram-esh-Sharif - consistente in un'area di forma rettangolare, si elevava una seconda moschea, quella di Al-Aqsa, che non era nient'altro che il resto del portico perimetrale del distrutto tempio di Salomone. Ad essa aderiva una terza moschea detta "Bianca". Dentro il suddetto porticato si rifugiarono i primi otto Templari, la cui situazione fu ufficializzata da Papa Innocenzo Il soltanto verso la metà del secolo XII, quando fu loro concessa anche la facoltà di costruire chiese e cappelle. L'assetto dell'Haramesh-Sharif che abbiamo descritto è rimasto immutato fino ai nostri giorni.Ciò premesso, diamo un succinto quadro dell'altro complesso architettonico gerosolimitano formato dal S. Sepolcro, distante in linea d'aria circa 400 m. dallo Haram-esh-Sharif; qui Costantino aveva fatto costruire, sopra il Sepolcro di Cristo, un edificio rotondo, chiamato "Anastasis", o Resurrezione. Ad esso si accedeva passando per un cortile situato dietro un'imponente chiesa basilicale a cinque navate con matronei, nella cui cripta si ravvisava il punto dove S. Elena, madre di Costantino, rinvenne il legno della Croce; tanto per dare un'idea del complesso, si potrebbe pensare alla basilica romana di S. Paolo, dietro la cui abside si trovasse, a qualche decina di metri di distanza, la chiesa di S. Stefano Rotondo: così avremmo un quadro abbastanza somigliante della situazione dei due templi, collocati - si ripete -l'uno dietro l'altro.Il complesso architettonico subì vari rimaneggiamenti, fino a trovare l'attuale assetto definitivo, che è quello risalente ai Crociati; essi conferirono all'insieme l'aspetto di una chiesa romanica, la cui abside maggiore è costituita da quel che resta dell' Anastasis. L'Anastasis stessa fu a suo tempo (sec. IV d.C.) costruita a pianta circolare perché il tempio di tipo rotondo era espressamente destinato al culto del sovrano, che veniva identificato col Sole-Hèlios: poiché Cristo era il sovrano per eccellenza, ed anzi fu esplicitamente configurato come il Sole, gli fu conseguentemente attribuita l'architettura spettante a tale somma qualificazione e funzione. Tralasciamo qui di descriverne l' intera struttura e portiamoci allo spirare del secolo VII d.C. quando, essendo Gerusalemme caduta in mano araba, il Califfo Abd-al-Mallk volle costruire sul luogo della spianata del tempio di Salomone (da non confondere col S. Sepolcro), dove la tradizione voleva che Maometto avesse spiccato un volo notturno al cielo, una moschea che espressamente doveva imitare, come architettura, il non lontano tempio del S. Sepolcro. Tuttavia l'edificio, detto la moschea di Omar, oppure la "Cupola della Roccia", non ricevette pianta rotonda - come l'Anastasis - bensì ottagonale. A nostro giudizio, il motivo risiede nel fatto che il nuovo fabbricato doveva non soltanto copiare e superare per magnificenza la vecchia chiesa dell'Anastasis, ma anche sostituire, per i fedeli arabi residenti in Palestina, la Kaabah ed il circostante ambiente, poiché Abd-al-Malik aveva vietato, per ragioni politiche, l'annuale pellegrinaggio alla Mecca, ove appunto trovasi la famosa pietra nera e l'edificio che la custodisce la Kaabah.E poiché le strade adducenti alla piazza dove sorge la Kaabah avevano un andamento a raggiera, e poiché inoltre il popolo aveva l'abitudine di compiere circumambulazioni intorno alla Kaabah stessa, sembra abbastanza giustificato il credere che l'assetto ottagonale conferito alla moschea di Omar abbia voluto riproporre l'allineamento delle strade e delle case della Mecca, in modo che il fedele - nel percorrere i propri giri intorno alla roccia - non dovesse troppo dolersi del "surrogato" impostogli in sostituzione del luogo genuino. Perciò l'aspetto della moschea di Omar deve essere frutto di un compromesso conciliante le diverse esigenze: da un lato di somigliare al S. Sepolcro, dall'altro di riprodurre in sintesi l'ambiente della Mecca intorno alla Kaabah. Tutto ciò deve aver dato origine alla forma ottagonale sormontata dalla cupola, meraviglioso risultato scaturito dalla simbiosi fra spiritualità (il vocabolo ci sembra lecito) maomettana e cristiana.Quando, dopo la conquista crociata di Gerusalemme, ai Templari fu concessa la spianata del Tempio di Salomone, essi dovettero essere orgogliosi del possesso della splendida moschea, tanto è vero che ne fecero uno dei principali emblemi dell'Ordine, come è chiarissimamente mostrato da un sigillo che la riproduce e che reca la scritta "S. Tñbe Templi Xristi" (Sigillum Turbae Templi Christi).
Conseguentemente ci sembra di non avanzare possibilità campate in aria se riteniamo che il meraviglioso edificio musulmano, tuttora risplendente della propria delicata rivestitura azzurrina, abbia costituito modello per le chiese templari offrenti pianta ottagonale, particolarità che è del tutto inspiegabile se invece si ritiene che l'unico modello sia stato il rotondo edificio della Anastasis. Ritornando brevemente al suaccennato sigillo raffigurante la moschea di Omar, si deve sottolineare che sinora esso è stato reputato una rappresentazione dell'Anastasis: ma quest'ultima chiesa non ha mai posseduto una cupola a forma di
cipolla, poiché invece è stata sempre coperta da un tetto a tronco di cono. Né ci sembra sostenibile tradurre la leggenda sul bordo del sigillo stesso "S. Tñ be Templi Xristi" come "Sigillo della cupola del Tempio di Cristo", tradurre cioè "tuba" come "cupola", poiché allora la leggenda sarebbe priva di senso; ma poiché la "ñ " di "tñ be" è superiormente sbarrata, essa va letta "turbae", cioè moltitudine, raggruppamento, e allora la leggenda acquista un senso (proposta dei perugini Angelo Finetti ed Enzo Marcaccioli): esso cioè è il sigillo di quel contingente (militarmente addetto alla difesa) del Tempio di Cristo.Il fatto che i Templari si definissero, secondo vari sigilli, sia "Milites Templi Salornonis", sia "TurbaTempli Christi", sia "Milites Christi" ecc., dimostra che essi si ritenevano qualificati tanto come difensori del tempio di Salomone dove si trovava la loro casa madre, quanto del tempio di Cristo, o Anastasis: erano i soldati del tempio in generale, tempio come "luogo santo", indipendentemente dalla collocazione che i luoghi santi trovano dentro Gerusalemme.In conclusione, ci dissociamo dalle tendenze espresse più o meno da tutti gli studiosi che hanno trattato il tema dell'architettura templare e che hanno ritenuto l'adozione della forma ottagonale o rotonda, per le chiese a pianta centrale dell'Ordine di cui trattasi, frutto di scelte casuali; riteniamo invece che la preferenza accordata rispettivamente ai due tipi edilizi sia da ascrivere ad una consapevole decisione: vale a dire, dove ci si volle riferire alla chiesa del S. Sepolcro fu adottata la pianta rotonda, e dove invece alla moschea di Omar -naturalmente esorcizzata, benedetta, e consacrata in chiesa cristiana durante l'occupazione crociata di Gerusalemme - la pianta poligonale.
Cripta Templare a S.Giovanni d'Acri - Israele
Quest'ultima soluzione architettonica rappresenta quindi un interessante esempio di "cominixtio" tra idee artistiche cristiane e musulmane le quali, nel contrapposto gioco di elementi appartenenti ai due mondi spiritualmente così diversi, hanno tuttavia trovato una finale, efficace sintesi espressa successivamente in numerose pregevoli realizzazioni dell'Occidente europeo.
I templari tutto di tutto
La Traditio Templi postula di per sé la tradizione di una cavalleria Templare, cavalleria
spirituale ed iniziatica...
Henry Corbin, Tempio e Contemplazione
Della cavalleria ci siamo già occupati in
un precedente articolo, nel quale
cercavamo di impostare una riflessione
sulla sua origine metastorica e sulla
conseguente segretezza che attiene alle
sue reali origini, che si perdono in una
tradizione esoterica antichissima. Una
storicizzazione della cavalleria è quindi,
se non impossibile, possibile solo in
parte e precisamente in quell’aspetto che
riguarda gli ordini cavallereschi di
monaci guerrieri più importanti come gli
Ospitalieri di San Giovanni, oggi
cavalieri di Malta, e l’Ordine dei poveri
cavalieri di Cristo e del Tempio di
Salomone, da cui la definizione più
breve di cavalieri Templari. Secondo
Guillame de Tyre, l’Ordine fu fondato
ufficialmente nel 1118 da Hugues de
Payen, che si presentò, assieme ad altri
otto compagni, al palazzo del Re di
Gerusalemme, Baldovino I, fratello
minore di quel Goffredo di Buglione che
diciannove anni prima aveva conquistato
la Terra Santa. Singolare è la tradizione,
riprodotta sui sigilli dell’Ordine, secondo
cui i cavalieri si presentarono al Re
cavalcando in due il medesimo cavallo,
sul cui significato sono state formulate le
ipotesi più varie, ma che ha, al di là di
tutto questo, una valenza esoterica
certamente più complessa. Passeranno
dieci anni prima che l’Ordine venga
riconosciuto con una bolla papale
emanata nel Concilio di Troyes da Papa
Onorio II, dotandosi di una regola scritta
I Templari e il segreto del Graal
espressamente per l’ordine da San
Bernardo di Chiaravalle, che stabiliva
l’assoluta povertà personale dei membri
della milizia che non dovevano avere
“nulla di proprio, nemmeno la loro volontà” e dovevano preoccuparsi soltanto di “armare di fede
lo spirito, di ferro il corpo”. La regola stabiliva l’abbigliamento stesso dei cavalieri appartenenti
all’Ordine, che dovevano indossare esclusivamente indumenti bianchi, a cui più tardi verrà
aggiunta la croix pateè rossa. Essi erano tenuti a combattere fino alla morte e non potevano
ripiegare in alcun modo di fronte ai nemici, nè erano autorizzati a riscattarsi o a chiedere
misericordia al nemico qualora venissero catturati: per questo i Templari divennero ben presto la
milizia cristiana più temuta e certamente la più potente organizzazione militare del tempo, tanto
da arrivare a contare ben novemila centri in tutta Europa e una disponibilità economica, in gran
parte proveniente dalle donazioni ricevute da coloro che ne entravano a far parte, che non trovava
riscontro in nessun altro potentato economico dell’epoca, fecendo sì che la maggior parte dei
sovrani dell’epoca si trovarono ben presto a essere in qualche modo indebitati nei confronti
dell’Ordine. Il potere politico dell’Ordine Templare nei primi anni del ‘300 era tale da permettere
all’ordine l’indipendenza assoluta da qualsiasi potere secolare o ecclesiastico eccettuato quello
dello stesso Papa, alla cui persona soltanto essi erano tenuti a prestare giuramento, in base alla
Bolla pontificia emanata da Innocenzo III nel 1139. Eppure una tale eccezionale potenza non
servì a salvare l’Ordine dalla distruzione, tanto che questa venne operata in una sola notte: era
venerdì 13 ottobre 1307. In quella tragica notte, tramite uno stratagemma volgarissimo come la
riscossione delle decime, uomini di Filippo IV detto il Bello, con il benestare del Papa fantoccio
Clemente V, penetrarono nelle diverse sedi del Tempio arrestando tutti i monaci e confiscandone
tutti i beni. Stranamente tutti i confratelli si arresero senza accennare la minima resistenza, come
se avessero ricevuto un ordine ben preciso in questo senso: non è difatti documentato un solo caso
di resistenza opposta agli uomini del Re. I Templari arrestati vennero sottoposti alle torture più
atroci nel tentativo di estorcere confessioni che giustificassero le più disparate accuse che vennero
mosse all’ordine per giustificare la rappresaglia organizzata dal Re col beneplacito dello stesso
Papa. Coloro che erano scampati all’arresto vennero perseguitati con spietata ferocia, vennero
bruciati vivi, torturati, condannati al carcere; alcuni di loro si lasciarono addirittura morire per non
rivelare segreti o ammettere colpe infamanti, mentre il Re chiedeva al Papa misure sempre più
rigorose contro la milizia del Tempio, fino a farne decretare lo scioglimento ufficiale nel 1312,
senza che fosse ancora stato pronunciato alcun verdetto di colpevolezza. Tutto ciò non placò
tuttavia la persecuzione nei confronti dei poveri cavalieri di Cristo: nel 1314, difatti il Gran
maestro dell’Ordine Jacques de Molay e Geoffroi de Charnay, insieme ad altri confratelli,
superstiti della Milizia Templare, vennero arsi vivi davanti a Notre-Dame maledicendo il Re e il
Papa: questi ultimi troveranno entrambi la morte entro l’anno. Solo in Scozia, dove le Bolle papali
di scioglimento dell’Ordine non vennero mai rese pubbliche, questo sopravvisse per circa quattro
secoli, ed è certo che alcuni cavalieri Templari combatterono al fianco di Robert the Bruce nella
battaglia di Bannockburn, nel 1314, in favore dell’indipendenza scozzese. Anche in altre parti
d’Europa l’ordine sopravvisse, cambiando il proprio nome come in Portogallo, oppure confluendo
in altri ordini come quello dei Cavalieri Teutonici o negli Ospitalieri di San Giovanni. In maniera
molto sommaria è questa la storia del più grande e importante ordine cavalleresco che la storia
ricordi. Qui si ferma il racconto, seppur succinto, della storia della Milizia del Tempio, per lasciar
spazio a considerazioni di natura completamente differente. E’ innegabile difatti che la storia
dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone, possieda una dimensione diversa,
I Templari e il segreto del Graal
profondamente enigmatica e sfuggente, e comunque completamente contrapposta alla dimensione
unicamente exoterica di ordine di monaci guerrieri. Una particolare mistica caratterizzò l’ordine
già dal momento della sua presunta formazione, e un certo alone di mistero lo seguirà nel corso di
tutta la sua storia fino alla tragica ma quantomeno strana persecuzione di cui fu oggetto e con la
quale venne ferocemente annientato. Dopo molti secoli la Milizia del Tempio mantiene comunque
inalterato il suo fascino conservando ben celate le risposte alle infinite domande che si sono
accumulate dal momento della sua presunta scomparsa: tra le accuse di cui fu oggetto l’Ordine,
quelle relative alla conoscenza e all’utilizzo dell’alchimia, secondo alcuni fonte delle immense
ricchezze dell’ordine, della magia e di riti negromantici da parte dei cavalieri del Tempio
contribuirono a tenere vivo l’interesse su un’ organizzazione dalle valenze esoteriche
estremamente complesse: non si può non prendere in considerazione il fatto che l’Ordine fu per
tutto il Medioevo l’anello congiungente di una tradizione che dall’Europa, passando in Asia
attraverso l’equivalente ordine orientale degli Assassini di Sheik al Jabal, il vecchio della
montagna, risale direttamente all’unica Tradizione Primordiale a cui più volte abbiamo accennato
in precedenza. Così coloro che per secoli furono considerati i custodi unici del Santo Graal, la
mitica coppa in cui bevve Gesù durante l’ultima cena e in cui, secondo le leggende, Giuseppe
d’Arimatea raccolse il sangue che sgorgava dal corpo martoriato del Cristo, furono distrutti nel
momento in cui più vicino sembrò quell’avvicinamento tra Oriente e Occidente per il quale
l’Ordine aveva operato durante tutta la sua storia, al fine di ricreare quei legami con il Centro
spirituale supremo che sembravano appartenere ormai soltanto alle fantasie di ascetici visionari.
Non si può negare, quindi, che nel bene e nel male, con la comparsa e la scomparsa dell’Ordine,
l’Europa e conseguentemente tutto il mondo non furono mai più gli stessi. Con la distruzione dei
poveri cavalieri di Cristo il mondo occidentale iniziò la sua vera decadenza: una decadenza
derivante essenzialmente dal sempre maggiore allontanamento da qualsiasi forma tradizionale tale
da portare l’Occidente, seppure interrotta da sporadici tentativi di restaurazione, ad una corsa
sempre più inarrestabile verso il tramonto.
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