Sumeri tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
- Da wikipedia articolo sui sumeri
I Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi "luogo dei signori civilizzati") sono la prima popolazione sedentaria al mondo che possa essere considerata "civilizzata"[senza fonte].
Erano rappresentati da una etnia della Mesopotamia meridionale (odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 4000 a.C.)[senza fonte] fino all'ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.).
La loro scrittura cuneiforme sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura e compare attorno alla fine del IV millennio a.C.
Fine articolo wikipedia sui sumeri
Fine articolo sui Sumeri
Unità didattica di storia
ad alta comprensibilità
realizzata dalle insegnanti
Rosanna Colognato e
Rossana Salgarello
LE CIVILTA’ SUI FIUMI
I POPOLI ANTICHI
LA VITA SUI FIUMI
POPOLI DELLA MESOPOTAMIA
1) SUMERI 2)BABILONESI 3)ASSIRI
1) I SUMERI
Sumeri
|
|
|
|
4000 a.C 3000 a.C. 2000a.C 1000a.C. O


I Sumeri vivevano in Mesopotamia. Due erano le città più importanti: UR e URUK.
Le città avevano una ziqqurat molto alta.( disegno grande costruzione in mattoni)
Magazzini: luogo dove mettere il grano |
Sopra la ziqqurat c’era il tempio dove i Sumeri andavano a pregare. Anche i magazzini erano nella ziqqurat.
I Sumeri mettevano nei magazzini: grano, orzo e legumi.
I Sumeri hanno inventato: la scrittura e la ruota.

Le Citta’
Comandava-comandare=dire cosa fare a qualcuno Uomini di fiducia= uomini scelti dal re Pregava-pregare= parlare con Dio |
Ogni città aveva un re: era il più importante di tutti gli uomini. Il re pregava al tempio, comandava il suo esercito( i suoi soldati) e riceveva dal popolo le tasse( grano, animali).
Molti uomini di fiducia aiutavano il re in questo lavoro.
In città vivevano: artigiani, uomini che lavoravano e costruivano con le proprie mani, e mercanti, uomini che vendevano e comperavano cose.
In campagna vivevano contadini, uomini che lavoravano i campi, e pastori, uomini che sorvegliavano( guardavano ) le pecore.
La religione
I Sumeri adoravano( pregavano) molti dei(erano politeisti).
2) BABILONESI
Babilonesi
|
|
|
|
4000aC. 3000aC. 2000aC. 1000aC. O
I Babilonesi vivevano in Mesopotamia.
La città più importante era Babilonia. Babilonia aveva la forma di un quadrato con intorno un fossato pieno d’acqua e un muro molto alto.
Il fiume Eufrate la divideva in due parti
STELE=Pezzo di pietra |
Hammurabi era un re importante perché aveva scritto le leggi su una stele. Tutto il popolo poteva così conoscere queste leggi.
La religione
I Babilonesi adoravano (pregavano) molti dei ( erano politeisti).
3) GLI ASSIRI
ASSIRI
|
|
|
|
4000aC. 3000aC. 2000aC. 1000aC. O

Gli Assiri vivevano nel nord della Mesopotamia.
BIBLIOTECA: luogo dove si sono tanti libri. MATEMATICA: studio dei numeri. ASTRONOMIA: studio dei pianeti. ASTROLOGIA: studio delle stelle. LETTERATURA: poesie, racconti scritti da persone. FERRO: metallo molto duro e resistente |
La città più importante era Ninive. A Ninive c’era una grande biblioteca con tanti testi di matematica, astronomia, astrologia e letteratura.
Gli Assiri erano contadini, allevatori( uomini che hanno tanti animali), commercianti e soldati( uomini che fanno la guerra).
I soldati avevano armi di ferro e carri da guerra tirati da cavalli.
Gli Assiri erano molto bravi nella guerra e avevano occupato la terra dei Babilonesi e tutta la Mesopotamia.
Assurbanipal era un re importante: aveva un grande regno e comandava un forte esercito.
La religione
Gli Assiri adoravano (pregavano) molti dei( erano politeisti).
Per ricordare La Mesopotamia è la terra tra i due fiumi, il Tigri e l’Eufrate. I Sumeri hanno inventato la ruota e la scrittura. Hammurabi era un re importante perché aveva scritto le leggi su una stele. Gli Assiri avevano occupato tutta la Mesopotamia perché avevano le armi di ferro.
|
Fine articolo sui Sumeri
LA SCRITTURA CUNEIFORME
La scrittura cuneiforme(dal latino, a forma di cuneo) si sviluppò in mesopotamia intorno al 4000-3500 a.C. Essa ha avuto un’evoluzione significativa nel corso del tempo. la scrittura cuneiforme non e' altro che la stilizzazione dei pittogrammi piu' comprensibili.
I segni cuneiformi in realtà sono il risultato di una graduale schematizzazione: originariamente i sumeri usavano segni pittografici, con il tempo le linee curve vennero sostituite da tratti verticali o orizzontali, sino ad ottenere i segni a cuneo, molto più rapidi da incidere ma in cui si era ormai perso il legame con l’originaria raffigurazione. Il logogramma è un segno grafico che rappresenta una intera parola o concetto, chiamato anche ideogramma. In akkadico i logogrammi sono spesso chiamati sumerogrammi, perchè la loro origine viene dai sumeri o quasi-sumeri (=che seguono il percorso dei sumeri). La forma grammaticale di una parola non è espressa con un logogramma, ma con il determinativo. Dalla fine del terzo millennio (2340 ca. a.C.) in Mesopotamia nacque un nuovo impero, quello di Akkad, il primo impero semita. Nel giro di qualche secolo il sumero scompare come lingua parlata, venendo sostituito dall’Accadico. La nuova lingua però, per esser trascritta, finisce per utilizzare gli stessi segni sumeri e, quando, alla fine del III mill. a.C., si ha un breve ritorno di questa popolazione al potere, vengono messe per iscritto tutte le maggiori opere letterarie della tradizione orale. Quindi il sumero, anche se scomparso come lingua parlata, continua a sopravvivere come lingua scritta. L’importanza della cultura Babilonese ha un peso notevole lungo tutto il secondo millennio, periodo in cui il suo sistema di scrittura si espande in tutto il Vicino Oriente penetrando in territori estremamente diversi e lontani fra loro (come l’Egitto e l’Iran). La ricerca di prodotti sempre più raffinati spinse da un parte ad ampliare la rete del commercio, dall’altra ad adottare una lingua internazionale (il babilonese) con una scrittura (quella cuneiforme) che ne fornisse il supporto grafico. Il cuneiforme si diffuse in fretta e, trattandosi di un sistema sillabico, le diverse lingue di avvalsero sempre più di esso per il fatto che poteva esprimerle in modo sufficientemente adeguato. Una delle scoperte più importanti nella storia della archeologia, fu il ritrovamento della biblioteca di Assurbanipal fra la rovine di Babilonia. I Greci hanno preso dall’alfabeto fenicio, i quali a loro volta hanno preso dall’alfabeto sumero.
L'ordine corrente dei segni cuneiformi come usato negli elenchi di segni è basato sulla seguente (arbitraria) sequenza:
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
Ordine dei segni: il segno
precede il segno
che precede
etc.
L'ortografia diversa di alcuni segni fa che questa sequenza non sia completamente unica.
Fine articolo sui Sumeri
STORIA DELL’ALIMENTAZIONE
Preistoria
Il pasto tipo degli uomini primitivi probabilmente sembrerà poco attraente. Gli uomini delle caverne si nutrivano di termiti, cavallette, formiche o piccoli topini di campagna. La dieta “vegetariana” comprendeva invece qualche uovo di uccello, tuberi o radici.
Neolitico
Nel neolitico le abitudini alimentari erano già diverse. Era stata appena scoperta l'agricoltura e l'allevamento, così la dieta comprendeva anche i cereali e le carni degli animali.
La scoperta del fuoco cambia radicalmente la vita dell’uomo. Scoperto in Cina circa 300.000 anni fa ed in Europa 100.000 anni fa, fu utilizzato per cuocere gli alimenti solo intorno al 7.500 a.C.
Età dei metalli
Ancora più avanti nel tempo, nelle età dei metalli, si aggiungono ai cereali la frutta e i prodotti dell'orto.
4000 a.C. Egiziani
All'epoca degli antichi egiziani, cioè da almeno 4000 anni prima della nascita di Cristo, la dieta comprendeva molto pane. Fatto con farina di frumento o, più spesso, di orzo, questo era infatti alla base dell'alimentazione degli antichi egizi. Gli egiziani non usavano quasi mai la carne; così insieme al pane si mangiava del pesce sotto sale, affumicato o seccato al sole, formaggio, legumi e frutta. Cruda, oppure sotto forma di focaccia dolce con frutta e miele. Da bere c'era già il vino e la birra, però era un po' diversa da quella che conosciamo oggi: non aveva bollicine.
Sumeri
La dieta dei Sumeri era largamente vegetariana in quanto i bovini erano considerati animali da lavoro e macellati solo al temine della loro vita lavorativa. Le materie prime della dieta dei Sumeri comprendeva orza, frumento, ceci, miglio, cipolle, lattuga. Il pesce veniva consumato normalmente.
Babilonesi
Più o meno nello stesso periodo, però in Mesopotamia, si praticava molto la lessatura dei cibi. I babilonesi bollivano tutto, quindi probabilmente la dieta consisteva di un buon lesso di carne preparato con cipolla, porri, aglio, sangue, formaggio fresco e magari anche samidu e shuhutinnu: due qualità di piante aromatiche. Come condimento avremmo usato olio di sesamo o di oliva, e come dolcificante il miele o la frutta, che avremmo mangiato anche cruda, proprio come oggi.
1000 a.C. Ebrei
Anche per questo popolo il pane era alla base dell'alimentazione, e oltre al pane lievitato veniva preparato anche un pane senza lievito, detto pane azimo. La carne era prevalentemente di montone, di vitello o di bue; quella di maiale no, perché era proibita. Queste pietanze venivano lessate o arrostite, ma si trattava di cibi non comuni e riservati ai giorni di festa. Quindi non avremmo trovato molto spesso la carne in tavola, in compenso legumi, frutta e formaggio. Da bere anche qui c'era il vino, e insieme a questo bevande ricavate dalla fermentazione dell'orzo, del miele e delle mele.
Greci
Nall'antica Grecia, all'ora dell'ariston, il pranzo, il pasto sarebbe stato veloce: olive, pesce fritto o formaggio e pane di orzo. In un panificio greco avremmo trovato tantissimi tipi diversi di pane Se ne conoscono addirittura 72, tra cui il daraton, che era un pane senza lievito; il phaios, un pane scuro; il semidelites, fatto con fior di grano; il caibanites, un pane composto da varie farine. E poi pani con olive, uva passa e fichi secchi. Anche qui non si mangiava molta carne, i greci la consideravano un cibo di lusso e compariva solo sulle tavole dei ricchi; la preferita era la carne di maiale, anche perché il pollame fece la sua apparizione solo nell'età classica. Una famiglia ricca avrebbe mangiato principalmente pane e legumi, oppure pesci sotto sale o affumicati, e forse il garon, una specie di salsina a base di pesce e erbe aromatiche. Una famiglia molto povera si sarebbe dovuta accontentare di pane e frutta. Ciliegie, uva e fragole erano molto comuni, mentre le pesche, di origine persiana, furono portate in Grecia dopo il IV secolo avanti Cristo. Da bere, anche qui, c'era il vino, che si consumava anche nei thermopolia, i bar dell'epoca. C'era anche un'altra bevanda, di dubbio gusto: si chiamava kikeon ed era a base di farina d'orzo, semi di coriandolo e lino, vino, formaggio grattugiato e foglioline di menta.
I greci ritenevano che il momento del pasto fosse occasione di nutrimento non solo del corpo, ma anche dello spirito. La loro moderazione, però non impedì loro di inoltrarsi nel campo delle sperimentazioni e delle novità. cominciarono a mescolare diverse sostanze e cibi, cercando di compensare sapori più forti. i greci introdussero l'uso dell'olio e dell'aceto, ritenuto curativo. Per attenuare o esaltare i sapori usavano aromi e miele, mentre facevano capolino alcune spezie, provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa. tra i cereali spiccava l'uso dell'orzo, quasi sempre bollito, ma con il passare del tempo la coltivazione del frumento portò alla produzione del pane a pasta lievitata.
Fenici
Nella tavola dei fenici era spesso presente una buona zuppa di farro o legumi come lenticchie, fave o ceci. Insieme al pane, fatto con farina di orzo, avremmo mangiato cipolle, radici, cetrioli o lattuga. In una famiglia ricca anche dell'ottima selvaggina; in una povera, invece, del pesce. I fenici usavano conservare le pietanze facendole essiccare o mettendole sotto sale, quindi in occasione di una scampagnata si mangiava, per esempio, della carne secca, fichi, uva, datteri o melagrane. Come condimenti venivano usati olio, sesamo e miele per i dolci. Da bere birra e vino. La birra era una bevanda molto diffusa in tutta l'Asia Minore e in Egitto, terre in cui orzo e grano venivano coltivati in abbondanza; questa veniva consumata quotidianamente come dissetante e, in certi casi, anche come ricostituente. Il vino era di buona qualità e veniva consumato in tutto il Mediterraneo Orientale.
Tra il VII e il IV secolo a.C. Etruschi
A pranzo, tanto per cominciare, una bella farinata di cereali, un piatto tradizionale, e insieme a questa anche farro, orzo, fave, piselli, fichi, frutti selvatici, latte e formaggio di capra. La carne più usata era quella di maiale, ma venivano arrostiti anche cervi, lepri e qualche orso. Nelle città della costa si mangerebbe del pesce: piccoli tonni, pesci spada e razze. Nelle lagune di Maccarese e di Orbetello non mancavano le anguille e i capitoni, le spigole e le orate. Ma questi erano piatti per i ricchi. Il menù di una famiglia del popolo, invece comprendeva: pane e olive, polenta e verdure cotte o crude, pesci in salamoia, frattaglie, conserve sotto aceto e castagne. Il vino era la bevanda preferita anche se spesso veniva annacquato e poi c'era un'altra bevanda molto rinfrescante, fatta con latte fermentato.
Tra il III secolo a.C. e il X secolo d.C. Romani
Tra i romani primitivi i pasti erano decisamente frugali, me se nelle epoche successive, e in particolare in quella imperiale, i cambiamenti furono notevoli. I romani avevano per la buona tavola un amore che non risparmiava cure e non badava a spese. Anche per loro il pane era alla base dei pasti, però il suo uso si diffuse solo verso il II secolo avanti Cristo. Prima si mangiava una specie di pappa di farro e grano, detta puls. Questa veniva consumata con legumi come fave, lenticchie e ceci, oppure con la carne allo spiedo. Tra i romani, oltre alle solite carni come bue, agnello e vitello, si usava anche quella di asino, di ghiro, di cinghiale, di fagiano e di pavone. Nelle villae si allevavano i pesci, la selvaggina e gli uccelli che venivano poi cucinati con maestria dai cuochi: i funghi venivano cucinati col miele; i piccioni con datteri, pepe, miele, aceto, vino, olio e senape; e le pesche venivano preparate come noi facciamo le anguille marinate. Si trattava di una cucina in cui venivano mescolati sapori pungenti e sapori dolciastri: nelle stesse pietanze, accanto all'aceto e alla menta, si usavano il miele, il mosto cotto e la frutta ridotta a purè. Anche qui il vino era la bevanda preferita, e si beveva caldo anche nei bar, che, a giudicare da Pompei, erano diffusi come ai giorni nostri.
Nell'antica Roma
Dalla frugalità all'abbondanza
Agli inizi della civiltà di Roma la cucina degli antichi romani era certamente frugale. Non bisogna dimenticare che la civiltà romana si sviluppò da un piccolo villaggio di agricoltori. Furono i contatti con la Magna Grecia a far iniziare l'evoluzione di nuove coltivazioni e quindi di nuove preparazioni. All'inizio erano soprattutto polente a base di cereali, primi tra tutti l'orzo, il miglio, e poi il farro, la base dell'alimentazione. Il sale era usato pochissimo perchè bene assai prezioso e costoso e a volte il cereale veniva fatto bollire nell'acqua di mare. La carne era poca, soprattutto di maiale e si preparava nei giorni di festa. Le polente potevano essere arricchite con formaggi, miele oppure uova. Progressivamente, con le conquiste e la possibilità di conoscere nuovi prodotti dell'agricoltura, nuove spezie e nuove abitudini alimentari, la cucina romana si trasformò con un'abbondanza di ingredienti e preparazioni da far tremare i dietologi.
Salse e cottura
Dietologi veri e propri tra i Romani non esistevano, ma ben presto ci si rese conto che gli eccessi alimentari erano fonte di un gran numero di malattie. Così, accanto ai primi trattati di gastronomia, nacquero alcuni rudimentali trattati di dietetica, i cui principi rimasero in voga fino al Medioevo. ed erano ben giustificati, se si pensa che i banchetti del periodo imperiale potevano annoverare fino a cento e più portate. Due le caratteristiche principali nelle preparazioni dei Romani: l'introduzione delle salse, che avevano il compito di "coprire" il gusto dei cibi mal conservati, ma che in seguito divennero elementi distintivi delle ricette, e la cottura dei pesci che venivano, infatti, bolliti prima di essere fritti o arrostiti. Lentamente il pane sostituì le polente di cereali. Dal pane alla pasticceria, anche se primitiva, il passo fu breve: bastò aggiungere miele, uvetta e noci e nocciole.
Peccati di gola
Quali erano i cibi più ricercati tra gli antichi? Come ai giorni nostri, era la scarsità a decretare il successo di un particolare alimento. Così anche tra i Greci e i Romani i tartufi e i funghi erano prelibatezza riservata ai ricchi. Alcune verdure, come gli asparagi o i fichi, erano oggetto di alcune leggi speciali. I Romani impararono le tecniche della conservazione delle carni e della produzione dei salumi, che poiché erano lavorati con il sale e le spezie, beni preziosi, erano una vera prelibatezza. Ostriche e aragoste erano i più apprezzati tra i prodotti ittici. E, a proposito di salse, una squisitezza che compare in tutti i trattati di cucina era il garum o liquamen. Era un condimento ricavato da interiora di pesce impastate con sale e con erbe odorose. Lasciamo alla fantasia del lettore immaginare quali caratteristiche di gusto e profumo avesse...
I cibi e la mensa dei Romani
I pasti giornalieri dei Romani durante gli ultimi secoli della Repubblica e nell’età Imperiale, erano normalmente tre:
1) Ientaculum, la prima colazione, composta da formaggio, latte o uova;
2) Prandium,, composta di cibi piuttosto leggeri, caldi o freddi, innaffiati dal mulsum, una miscela di vino e miele.
3) Caena, il pasto principale della giornata. La cena comprendeva la gustatio, la cena propriamente detta e le secundae mensae. La gustatio era l’antipasto; si mangiavano funghi, olive, uova sode, tartufi, verdure, anche qui accompagnate dal mulsum. La cena propriamente detta era composta da tre diverse portate, dette prima, seconda e termia cena; tra le carni venivano servite quella di cinghiale o di lepre, per la cacciagione carni di pavone, fagiano, merli e tordi, pesci come le triglie, storioni, ma anche ostriche. Le secundae mensae consistevano in frutta fresca e secca e dolci a base di farina e mosto cotto.
Nel Medioevo
Il "povero" Medioevo
Con il declino dell'Impero romano, le invasioni e i saccheggi dei barbari, la gastronomia segna una battuta d'arresto. I contatti con le popolazioni barbare, nomadi e guerrieri, non portò alcuna novità, ma anzi impoverì la tradizione gastronomica romana. Solo con Carlo Magno, lo sviluppo del monachesimo e dopo l'anno Mille, con la rinascita delle città, ritornò un certo gusto per la buona tavola. Il Medioevo è il periodo dei pasti a base dei pochi cereali che i barbari non saccheggiavano, delle verdure provenienti da un piccolo orto. in questo periodo le polente dei romani si sostituirono con zuppe di legumi e cereali. Dopo il 1000 arrivano nuove coltivazioni che sono le basi dei successivi cambiamenti: la canna di zucchero e il riso, entrambi giunti in Italia grazie agli arabi. Nel Medioevo si incomincia a produrre il burro e il formaggio secco, antenato del nostro parmigiano
L'eredità Araba
Sempre il Medioevo fu il periodo in cui si cominciò ad utilizzare ogni parte del maiale, che divenne, per facilità di allevamento, una delle fonti principali di carne e prodotti di salumeria, soprattutto prosciutti e salsicce. Questo ovviamente dove non era presente la dominazione araba che, in conformità alle leggi del Corano, proibiva il consumo della carne di maiale. Durante il periodo di permanenza in Sicilia, gli arabi influenzarono moltissimo la preparazione dei cibi. Essi riducevano in polvere le spezie che venivano mescolate alle carni e ai pesci. Le preparazioni dei dolci erano celebri e assai apprezzate, ancora oggi da esse derivano il marzapane e il torrone.
Siamo giunti alle invasioni barbariche, e ora c'è poco da scegliere: grandi quantità di selvaggina cotta allo spiedo e un vino molto forte. In questo periodo, avendo la fortuna di partecipare a un banchetto, capiremmo che i cibi non venivano presentati con un ordine prestabilito ed erano cucinati piuttosto grossolanamente. Nel medio evo si faceva un uso massiccio di spezie, sia nei cibi che nelle bevande. Si mangiavano i cigni e le gru. Formaggi, verdure e frutta completavano i banchetti. Questo per i ricchi. I poveri, molto probabilmente erano denutriti e correvano anche il rischio di morire di fame. Una famiglia medio borghese mangiava uova sode. Comunque alla base dell'alimentazione medioevale c'era sempre il pane e tra le bevande quella che andava per la maggiore era la birra, poi il vino e il sidro. Nella seconda metà del 400 la successione delle portate diventa più curata e durante i pranzi si passa da piatti leggeri a piatti più sostanziosi, per finire con frutta e dolci.
Nel Rinascimento
La cucina moderna affonda le sue radici nel Quattrocento e nel Cinquecento per le novità che arrivano dal Nuovo Mondo e che cambiano e arricchiscono le tradizioni popolari.. Nasce in questo periodo il gusto per la presentazione dei piatti. Compaiono le minestre preparate con brodo o latte, riso e cereali, mentre le carni più pregiate sono selvaggina e pollame. E' di questo secolo l'abitudine di avvolgere le carni in croste di pane. Inoltre alla fine del Quattrocento compaiono le paste "all'italiana". Maccheroni e vermicelli conditi con uvette oppure con burro e sale, e le prime paste ripiene, antenate dei tortellini.
Le novità
Patata, mais, fagioli, tacchino, cacao dalle Americhe, caffè e tè dall'Oriente: sono queste le novità che modificheranno le abitudini in cucina. Arrivati in Europa questi alimenti ebbero bisogno di parecchio tempo prima di affermarsi. La patata, ad esempio era destinata all'alimentazione animale e solo nel Settecento fu scoperta come cibo. Lo stesso discorso fu per il mais che cominciò ad essere consumato solo dopo le numerose carestie e pestilenze, che avevano decimato i raccolti e sottoforma di polenta divenne il re sulle tavole dei contadini. Per quanto riguarda il cacao e la bevanda da esso derivata, la cioccolata, essi conobbero il massimo splendore dopo il Seicento, quando divenne bevanda di re e principesse.
Dal 1500 al 1600
Ma la vera arte nella preparazione dei cibi inizia nel 1500. Con la scoperta dei nuovi continenti arrivano le patate, il riso, il mais, gli asparagi, gli spinaci, e finalmente è possibile realizzare insalate di pomodori. Tra il XVI e il XVII secolo, il mais diventa alimento di base dei contadini, soprattutto nell'Italia settentrionale,si afferma la polenta. In Francia nel XVII secolo i re cominciano ad occuparsi personalmente di cucina e se abbiamo i liquori dobbiamo ringraziare Luigi XIV. Luigi infatti amava molto le "bevande cordiali", che altro non erano se non alcol, zucchero e aromi. Al regno di Luigi XV risalgono il consommé e la fricassea di pollo e di piccione, e poi alcune salse che usiamo ancora oggi: la besciamella e la maionese. Il caffè, il tè e la cioccolata chiudevano i pranzi più importanti.
Niente più condimenti che coprono il sapore delle vivande, poche spezie a favore delle erbe aromatiche e del limone. La carne viene cotta molte ore fino a quando non si stacca dall'osso. Le vivande delle classi più umili sono fagioli, polenta di mais, pane casareccio farcito con formaggio. Pochi i condimenti, olio al sud e grasso di maiale al nord, burro per i nobili.
Nel Cinquecento aumenta il numero delle verdure utilizzate in cucina: carciofi, pomodori, fagioli, asparagi, spinaci, piselli e mais entrano stabilmente nelle abitudini alimentari delle persone.
1700
Se per disgrazia ci fosse capitato di vivere durante la grande carestia del 1769, sapete cosa ci avrebbe salvato dalla fame? Le patate! Queste venivano coltivate già da molti anni in Germania, ma furono introdotte in Francia solo sotto Luigi XVI. Nel XVIII il pranzo diventa un'occasione per riunirsi e a Parigi viene aperta la prima trattoria. L'arte della conservazione dei cibi fa enormi progressi ed ora è possibile avere marmellate, formaggi di molte qualità, salumi e salsicce. Nasce l'arte dolciaria. Torte, pasticcini e meringhe fanno il loro ingresso trionfale nei pranzi importanti.
Entra il vino nella cottura delle carni. Nasce il ragù e la gelatina. Entra il cavolo nella tavola dei poveri.
1800
Con il XIX secolo in seguito alle scoperte scientifiche applicate all'industria e all'agricoltura l'alimentazione cambia profondamente. All'inizio dell'ottocento viene impiantata in Francia la prima industria di lavorazione della barbabietola: grazie a questo ora diventa normale avere lo zucchero in tavola. Le teorie di Pasteur sulla fermentazione permettono progressi in campo enologico e caseario, quindi migliora la qualità dei vini e dei formaggi. L'abitudine del pranzo come occasione di riunione e festa si diffonde in tutte le classi sociali e le mamme diventano le regine della cucina.
Le minestre sono divise, dai cuochi francesi, in chiare (brodo), più spesse (minestre cremose) e vellutate.
1900
Oggi i nostri pasti si vanno sempre più semplificando, sempre più spesso il pranzo è uno spuntino, si può scegliere tra hamburger, pizzette o panini al bar. I pranzi importanti, quelli con tante portate e piatti raffinati, sono ormai riservati alle occasioni particolari.
Alla fine degli anni cinquanta un gruppo di cuochi francesi inventarono una sorta di cucina basata su nuove combinazioni di piccole quantità di cibi presentati artisticamente in piatti di dimensioni superiori al normale guarniti e addobbati dagli stessi ingredienti delle ricette. E' la Nouvelle Cuisine che oggi conosce un momento di difficoltà: troppi improvvisati e approssimativi imitatori ne hanno decretato un lento declino, e le preparazioni raffinate restano appannaggio esclusivo di pochi, selezionati e molto costosi templi del buon gusto.
2000
Dall'esigenza di cucinare in modo rapido, oggi le ricette sono tornate ad essere più semplici: l'attenzione delle massaie si rivolge sempre più alla qualità dei cibi, con una riscoperta dei sapori semplici e una strizzatina d'occhio alle nuove cucine etniche. La riscoperta della dieta mediterranea, tuttora considerata ottimale per il gusto e per la salute, i principi della dietetica e delle combinazioni alimentari, sono i motivi conduttori della cucina che si affaccia al Duemila.
A TAVOLA DOMANI
Da una parte la guerra dei medici a sovralimentazione e cibi spazzatura, dall’altra la ricerca tecnologica di prodotti in grado di catturare la curiosità del consumatore. Da una parte il fast food, il take away, dall’altra lo slow food, il “bio” i cibi a denominazione di origine controllata, la riscoperta di ricette tradizionali.
Quale di queste tendenze prevarrà? I percorsi di sviluppo per il 2020 indicano due ipotesi. Nella prima si prospetta una società basata sull’equilibrio sociale, sul progresso economico sostenibile dove si impongono solidarietà, senso civico, work-life bilance (equilibrio tra lavoro e tempo libero) e si sviluppano politiche corrette nei confronti dei Paesi produttori di materie prima. Se questo sarà lo scenario, a tavola rivaluteremo cibi tradizionali,presteremo attenzione agli equilibri nutrizionali, aiutati da Campagne che inviteranno alla riduzione del peso; si imporrà il cibo tipico e regionale, che limita gli spostamenti delle merci, si vedranno con favore alimenti poco elaborati.
La seconda ipotesi è quella di una società basata sul progresso economico competitivo, favorito dal mercato globale, una società in cui si lavora molto di più. In questo scenario aumenterà l’acquisto di prodotti rassicuranti che promettono giovinezza, bellezza e salute. Accanto a merci che costano sempre meno, si troveranno alimenti con una vistosa componente salutistica, high tech, distanti dalla tradizione mediterranea ma arricchiti con fattori nutritivi. Si imporrà il “wellness food” in cui alimentazione, dermatologia, cosmesi e tecnologia si fonderanno insieme.
In esperimenti di laboratorio condotti già negli anni Trenta era emerso come le cavie sottoposte a diete snervanti vivono il 50% in più rispetto ad altre cavie ben nutrite. Secondo i sostenitori di tale “dieta” l’equivalente di 160 anni di vita umana.
In successivi test un identico rapporto dieta-longevità è emerso in ragni, vermi e cani. A dimostrare l’applicabilità di tale tesi sugli esseri umani è stato un gruppo di scienziati auto-esiliati in una enorme bolla di vetro nel deserto dell’Arizona vivendo per due anni in ecosistema autosufficiente che produceva il minimo indispensabile.
Tutti i componenti alla fine sono emersi più sani e più forti di quando sono entrati. Come si spiega tutto questo? Secondo alcuni è la minaccia della fame a scatenare meccanismi di auto-conservazione negli animali compreso l’uomo. Altri avanzano la cosiddetta “ipotesi del chilometraggio” secondo cui meno benzina significa minor strada da percorrere e quindi durata e performance maggiori per la “macchina cellulare”.
Questa sarebbe la “dieta no-food” valutabile in circa 1800 Kcal al giorno, definite “pericolosamente insufficienti” dagli scienziati. Oltre a una perdita di peso troppo rapida, tra i rischi ci sono il calo di testosterone e ossa più sottili e fragili.
Forse uno stratagemma per propagandare “ricette” servite su enormi piatti da portata, ma in cui la parte edibile è quasi trascurabile, e dove gli “ingredienti” sono distribuiti più come un’opera d’arte che non un qualcosa di commestibile?
Fine articolo sui Sumeri
RIVOLUZIONE NEOLITICA
Svolta epocale dell’umanità, della relazione fra uomo e natura, della forma di vita umana si avrà intorno al 10.000 a. C. con la “rivoluzione neolitica”, caratterizzata soprattutto dall’origine dell’agri-coltura e dalla zootecnia d’allevamento, come prima forma di dominio sistematico e di sfruttamento della terra e di altri animali da parte dell’uomo. L’origine dell’agricoltura e dell’allevamento, che sostituiscono la raccolta e la caccia come fonti principali di sostentamento, sembra associata a dei rituali di offerte vegetali o di sacrifici animali alle divinità, ed è quindi strettamente connessa alla trasformazione della religione in culto sistematico e sacrificale (la parola culto è anche etimologicamente connessa all’agricoltura). Nasce una prima forma di casta sacerdotale nella declinazione della religione a culto di spazi-terreni e di tempi in cui si manifesta il sacro (sia sacer-dote che sacro sono termini legati ai sacri-fici) Il cibo non è più dato dalla natura, dalla terra all’uomo direttamente, ma è mediato dal, e apparentemente “frutto” del lavoro dell’uomo. I riti sacrificali sono connessi a particolari configurazioni astronomiche e apparentemente legittimati da una lotta fra potenze animali che è proiettata dall’uomo sulla volta celeste.
Corrispondentemente mutano natura anche le pratiche simboliche umane non più meramente evocative degli dèi celesti: i simboli diventano “sostituti sacrificali”, indicano azioni rituali sacrificali e vengono usati anche in relazione a realtà terrestri: il nuovo rapporto di dominio sistematico dell’uomo nei confronti della natura e degli altri viventi implica una declinazione delle pratiche simboliche a progetti di tali dominio, che prima ancora di concretizzarsi passa per una fase simbolica. Ecco l’origine della cultura, delle culture propriamente dette: la cultura, etimologicamente connessa con l’agricoltura e il culto, non è altro che la “coltivazione” sistematica di idee-progetti di dominio della natura, non è altro che la controparte ideale delle pratiche di dominio agri-culturale della terra, della natura. Dall’agricoltura sorge una forma di vita meno nomade e più stanziale, deriva un processo di lenta “urbanizzazione”, di formazione di una civitas: ecco l’origine della civiltà, delle civiltà propriamente dette. Nasce la proprietà privata, dei terreni e degli animali d’allevamento, nasce l’accumulo dei beni e una prima strutturazione economica e politica delle società in gerarchie di potere. Mentre la donna precedentemente giocava un certo ruolo nella raccolta del cibo, viene invece ad essere messa in secondo piano o quasi esclusa dalle pratiche agricole, e si passa da un periodo di religione matriarcale in cui era preminente la potenza generatrice della donna madre specchio-simbolo della potenza generatrice della madre natura celeste (identificata essenzialmente dalla Via Lattea) ad un altro in cui prevale un archetipo maschile correlato alla potenza produttrice del lavoro dell’uomo che sottomette insieme la terra, la natura e la donna. La vita dell’uomo incentrata sul dominio della terra comporta un passaggio a divinità puramente terrestri non più mero specchio di divinità celesti e ad una religione patriarcale, e conseguentemente ad una organizzazione politica fondata sull’idea di una regalità maschile simbolo terrestre di una regalità divina.
Esito di questa stessa “rivoluzione neolitica” sarà anche l’origine della scrittura come sistema in cui i simboli, ormai non più di valore meramente religioso o estetico ma di valore d’uso e di scambio pratico, saranno stilizzati in segni che diventeranno via via più arbitrari nel perdere il loro valore iconico di immagini, in lettere alfabetiche che pur avendo una loro origine astrale legata a figure di costellazioni si ordineranno poi in sequenze arbitrarie lineari e subordinate ai fonemi: la scrittura, tranne alcune eccezioni come quella cinese e quella geroglifica egizia, sarà alfabetico-fonetica e lineare. Tra i Sumeri della Mesopotamia la scrittura fonetico-alfabetica venne usata verso la fine del quarto millennio a. C., in relazione al sorgere della civiltà urbana verso il 3500 a. C. (e pressocché nello stesso periodo tra gli Egiziani). Almeno dal 3000 a. C. si conservarono campioni di pesi e di misure, e le prime cifre sumeriche risalgono ad un periodo compreso tra il 3300 e il 2850 a. C. Ed è alle culture sumero-accadica ed egizia che bisogna far risalire l’origine della civiltà classica greca.
A quattrocentomila anni fa risalirebbe invece la "scoperta" della "tecnica" del fuoco (presso i Sinantropi della Cina) anche se il suo uso diffuso effettivo avvenne molto piu' tardi, almeno verso il 2500 a. C., neolitico evoluto. Il fuoco permise all'uomo di dominare definitivamente gli altri animali, di vivere al di fuori delle caverne, di osservare molto di piu' il cielo e di cambiare quindi "forma di vita": il fuoco come "tecnica" a disposizione dell'uomo permise una "rivoluzione" nel mondo animale e il dominio pressocché assoluto dell'uomo. Già l’homo habilis, differenziandosi dai parantropi, passò, circa 2,3 milioni d’anni fa, dall’iniziale regime dietetico vegetariano ad uno carnivoro, probabilmente, oltreché per necessità di sopravvivenza, già per la ‘credenza’ di poter cosí inglobare e assorbire in sé la potenza "divina" celeste corrispondente all'animale mangiato. Poi, l'uso sistematico del fuoco nel neolitico e per suo mezzo il dominio sugli animali portarono a poco a poco ad una sostituzione graduale delle divinità animali celesti, e in particolare della grande madre celeste (“grande vacca celeste”) legata alla Via Lattea: il fuoco fu associato soltanto al sole e legato appunto a una divinità solare maschile-patriarcale predominante a cui si sacrificarono gli animali in contraccambio del "dono" del fuoco e in corrispondenza al sorgere del sole, all’equinozio di primavera, in una certa epoca precessionale che dura circa 2300 anni (nel periodo di 26.000 anni circa del moto precessionale, il sole passa attraverso tutti i dodici segni-costellazioni dello zodiaco, e circa ogni 2300 anni all’equinozio di primavera sorge in una costellazione diversa, in una certa costellazione-animale che ne è oscurato o bruciato (il sacrificio del toro sarebbe stato legato a un periodo che ha origine circa 4600 anni a.C., quando il sole all’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del toro; l’idea del capro espiatorio sarebbe legata all’epoca in cui il sole all’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione dell’ariete, da circa 2300 anni prima di Cristo all’anno della nascita di Cristo; il simbolo del pesce per indicare il Cristo, che con il suo “sacrificio” ha posto fine ai sacrifici, bandendoli come immorali, è anche collegato al fatto che il sole sorgeva nella costellazione dei pesci) .
Questo determinò una sorta di "rivoluzione copernicana" ante litteram nella mitologia e nell'esperienza umana del mondo. Successivamente, questo si associò anche alla relegazione esclusivamente terrestre ed ‘infera’ delle primitive divinità femmili-matriarcali. Si originò già all'interno della mitologia una proto-astronomia o proto-fisica del cielo o della luce, dei movimenti regolari degli astri-dèi basata sul numero, quantitativa e legata ad una "divinazione" astrologica (le costellazioni furono inventate dai Sumeri intorno al 2000 a. C.), di carattere ‘elio-centrico’. Lo sviluppo di una tale astronomia quantitativa, di una fisica del cielo basata sull'"oggettività" del numero fu alla fine determinante per l'abbandono nel mondo greco, nel VI sec. a.C., del "paradigma" del mythos in favore del logos come rapporto-misura (estensione metaforica del numero), ad esso contrapposto come sapere certo, incontrovertibile e "oggettivo", ovvero come espressione del mondo stesso, e non piu' "poietico": il mito fu abbandonato come rappresentazione o copertura "ideologica" - potremmo dire in termini moderni - come descrizione "fantastica" troppo legata ai desideri "soggettivi", umani.
E' certo che la pratica scritturale dei numeri, la pratica aritmetica nel neolitico si sia trasformata da una parte in una procedura di divinazione astronomica e di previsione delle posizioni degli astri dèi nella volta celeste, utile per i culti sacrificali, e dall’altra parte in una procedura applicata alle realtà terrestri da dominare da parte dell’uomo, una procedura in cui non era importante distinguere a livello qualitativo gli esseri o i processi, ovvero quando questi sono stati assimilati a degli "oggetti" senza qualità individuali: oggetti-prede di allevamento o di coltura, e quindi oggetti-cibo di fagocitazione, e anche di caccia o di pesca; la pretesa di “oggettività” del nuovo sapere “logico”sorto intorno al VI sec. a.C., si fonderà, altrettanto “ideologicamente” del sapere mitico, sul tentativo di legittimare questa riduzione della terra e degli altri viventi a “oggetti” di dominio dell’uomo. Così la pratica grafica di forme geometriche, la pratica geometrica si trasformò in una procedura da un lato di divinazione astronomica di traiettorie degli astri-dèi e dall’altro lato in una procedura di agrimensura, di misura di campi e terreni oggetti di coltivazione e di proprietà privata. I riti sacrificali, e i suoi derivati quali l'allevamento e l'agricoltura, e le ora connesse a questi caccia e pesca, sono i presupposti "tecnici" delle pratiche aritmetica e geometrica, legate al dominio dell'uomo sugli altri viventi uccisi o sfruttati e sulla terra-natura. E certamente tali pratiche aritmetica, geometrica e d’osservazione astronomica si sviluppano in relazione a società ormai complesse che regolano la loro vita religiosa con riti sacrificali effettuati su base astronomica, e che producono cibi, uccidendo e assoggettando individui di altre specie viventi in grandi quantità in relazione ai corrispondenti bisogni nutritivi.
Il tempo circolare, ciclico era ormai il tempo dei ritmi dell’agricoltura, del dominio della terra.
Forse, alla scrittura fonetico-alfabetica, affermatasi intorno al 3000 a. C., poi lineare, è da connettersi l’evento epocale più importante nella storia del pensiero umano: al pensiero per immagini multidimensionale non lineare e complesso che si estrinsecava nei primi simboli si sostituisce quasi totalmente un pensiero logico-verbale, linguistico, unidimensionale, lineare e sequenziale. Si tratta di una riduzione estrema della complessità del pensiero per immagini che resterà vivo solo in parte come sfondo ultimo su cui si fonda comunque il pensiero logico-verbale. Il pensiero matematico geometrico e la scrittura matematica non-fonetica e in parte non-lineare attuali sono “residui” di quell’arcaico pensiero complesso. Ed esito di ciò sarà il predominare di una cultura scritta su quell’orale nel mondo greco del VI sec. a.C. e il separarsi di un logos dal mythos con l’emergere di una nuova forma di sapere logico-filosofico, separato dalla religione, che si oppone al sapere mitico, nella sua ricerca di un fondamento fisso, stabile, certo e univoco del sapere: un sapere quello del logos basato ormai sulla scrittura lineare e non più su ideogrammi associati in maniera multidimensionale come il mythos.
Fine articolo sui Sumeri
Sumeri: conoscenze extraterrestri? Nel Vorderasiatische Museum di Berlino è conservata un incisione sumera con la sigla VA/243 la quale raffigurerebbe con le corrette dimensioni in scala tutti i pianeti del nostro sistema solare. A giudicare dalla foto (qui a lato), una qualunque persona in possesso del diploma di quinta elementare direbbe che effettivamente non possa che trattarsi dello schema di un sistema planetario. Se quel disegno non è un’illusione ottica non è lecito chiedersi come era possibile riprodurre in scala il Sistema Solare circa 5.000 anni fa? Come tutti sappiamo, ai tempi dei sumeri i telescopi non c`erano… e il pianeta piu` distante visibile ad occhio nudo era Saturno. Quindi ad occhio nudo si faceva ‘poca’ strada. La cosa strabiliante inoltre era che nel disegno sarebbe raffigurato un decimo pianeta, soprannominato Nibiru degli antichi Sumeri, un corpo planetario più grande della Terra che attraverserebbe una volta ogni 3600 anni circa il Sistema Solare secondo un orbita molto eccentrica ed inclinata di alcune decine di gradi sull'eclittica. E questo pianeta ai giorni nostri non è stato ancora individuato... Vi è inoltre un’altra considerazione importantissima da fare: ai tempi dei Sumeri si credeva che la terra fosse al centro dell’universo e tutti gli astri le ruotassero attorno! Il disegno dimostrerebbe invece come già a quei tempi la teoria geocentrica fosse superata! Molte teorie si sono sviluppate attorno a questa incisione, una tra tutte è quella di Zecharia Sitchin, autore occulto, il quale crede che gli abitanti di Nibiru furono i nostri fondatori grazie a un intervento di ingegneria genetica. Nel 1966 Carl Sagan, il grandissimo astrofisico oggi scomparso, scrisse nel suo libro “La vita intelligente nell’universo” quanto segue a proposito dell’incisione in oggetto: “Nell’illustrazione vediamo che il cerchio centrale è circondato da raggi e che può essere identificato molto chiaramente come un sole o una stella. Ma come dobbiamo interpretare gli altri oggetti che circondano ciascuna stella? È quanto meno un assunto naturale che rappresentino i pianeti […]. Il sigillo cilindrico nell’illustrazione presenta, curiosamente, nove pianeti attorno al sole prominente in cielo (e leggermente più a destra, due pianeti minori)” Possibile che i Sumeri conoscessero meglio di noi stessi il nostro sistema solare e abbiano lasciato quest’incisione per darci lezioni di astronomia? Nella popolazione sumera vivevano forse due persone come Copernico e Galileo? Siamo in piena fantarcheologia o una spiegazione più razionale esiste? Beh, iniziamo con l’analizzare bene la tavola e cerchiamo di distinguere uno ad uno tutti i pianeti raffigurati. La figura accanto mostra quale dovrebbe essere la disposizione dei pianeti nella tavoletta che stiamo analizzando. Fonte: (http://www.raphaelproject.com/corso/inc_194.htm) Vi sarebbero 12 oggetti: il sole (1) si troverebbe al centro, ed attorno ad esso ruoterebbero tutti i pianeti, luna (3) inclusa che sarebbe rappresentata come pianeta anch’essa. All’esame di un occhio `allenato` compaiono subito molte anomalie: La prima e più evidente è che le distanze tra i pianeti sono tutt’altro che perfettamente in scala: nel disegno Marte e Venere sono piu` vicini al sole di Mercurio, quando in realta` la sequenza esatta delle distanze e` Mercurio- >Venere->Terra->Marte; Inoltre Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono rappresentati pressochè alla stessa distanza (l`ordine giusto e` quello appena elencato) La seconda evidente anomalia consiste nelle proporzioni tra i pianeti: la luna e` rappresentata piu` piccola di plutone, quando in realta` lo supera di quasi il 50%. Giove (che nella realta` e’ 110 volte la terra), nel disegno sembra appena 3 volte la stessa (discorso analogo vale per Saturno, Urano e Nettuno). Esistono però anomalie più strettamente logiche. La prima: Saturno (che è il pianeta con gli anelli per eccellenza) e Urano non presentano anelli! Se davvero si conoscevano tutti i pianeti perche` non disegnare Urano, o per lo meno Saturno con gli anelli come vengono illustrati in un qualunque schema del Sistema Solare dei giorni d`oggi? Mi risulta un po’ difficile credere che conoscessero Plutone e non gli anelli di Saturno… Per la seconda anomalia serve una premessa: il motivo principale per il quale un oggetto viene classificato come pianeta, sta proprio nella sua dimensione; nell’agosto del 2006 l’IAU ha declassato Plutone a “pianeta nano”, riportando il numero dei “pianeti” reali del nostro Sistema Solare a 8. C`e` un motivo per cui Plutone e` stato declassato, e riguarda principalmente proprio la sua grandezza. Nel Sistema Solare vi sono oggetti che sono molto piu` grandi di Plutone come ad esempio Io, Europa , Ganimede, Callisto, Titano, Tritone, Eris e la stessa nostra luna. Tornando all'incisione sumera, perché i Sumeri avrebbero dovuto rappresentare Plutone e non gli altri oggetti più grandi di lui, se conoscevano così bene il nostro Sistema Solare? Noi lo conosciamo abbastanza bene, e sappiamo che oggetti del calibro di Plutone, a distanze superiori, sono presenti con una propria orbita indipendente dagli altri pianeti del Sistema Solare: Eris (più grande di Plutone stesso) ne è un esempio, come pure Sedna e Qauoar. Con che logica segnalarli o meno? La nostra e` una semplice convenzione: noi diciamo oggi che il Sistema Solare possiede 8 pianeti. Per oltre 60 anni sono stati 9. Perche` i Sumeri avrebbero rappresentato un sistema a 10 pianeti includendo plutone e non Eris, Sedna e gli altri oggetti simili? Il decimo pianeta chiamato Nibiru che dalle proporzioni sembrarebbe grande quanto Nettuno dove si troverebbe? Certo, non sappiamo TUTTO del nostro sistema solare, ed e` lecito ipotizzare che a grandissime distanze si possa trovare un pianeta con queste caratteristiche, anche se per ora sarebbe completamente nascosto! Sedna si spinge fino a 800UA, pressapoco 1/10 di distanza dalla nube di Oort… E’ molto strano che un oggetto di quel calibro sia passato finora inosservato.... Ad ogni modo a fine 2007 la Nasa dovrebbe lanciare un nuovo telescopio orbitante, Kepler, il quale dobrebbe essere in grado di vedere pianeti extrasolari di grandi dimensioni, e a quel punto , oggetti dell'ordine di grandezza di Nibiru, se esistono nel nostro sistema solare, non dovrebbero sfuggire. Ora fin qui sono sicuro che tutti i lettori che stanno leggendo l’articolo, non hanno fatto caso ad un particolare: si osservi questo dettagli del disegno sumero e provate a ricontare gli oggetti di questo ipotetico sistema solare. Si, gli oggetti sono 13 e non più 12! In alto a destra è ‘comparso’ un oggetto più piccolo degli altri che porta il numero a 13! Ora guardate nuovamente il disegno all’inizio dell’articolo e lo vedrete chiaramente! E quindi? I sumeri commisero un errore di disegno? Qui volendo è molto facile trovare una ‘soluzione’: si potrebbe tranquillamente affermare che quell’oggettino rappresenti Eris o Sedna o qualche nanopianeta candidato... Questo dimostra quanto è semplice volendo far ‘tornare i conti’ e quanto sia semplice voler vedere quel disegno come rappresentazione del nostro sistema solare. Anche perché le cose (volendo fare i pignoli) non finiscono qui. Osservate la freccia nell’incisione sottostante: Bene: come dovremmo interpretare quel nuovo simbolo? Come un pianeta che orbita molto distante dal sole? Come una stella vicina? O dovremmo forse interpretarlo come un oggetto non appartenente al Sistema Solare, in quanto fuori dal contesto del disegno? Il problema è proprio questo: il contesto. L’incisione, per capirne il significato, va interpretata analizzando l’intero contesto in cui si trova! Non è possibile analizzare singolarmente figurazione per figurazione ignorando il resto. E questo è compito degli addetti ai lavori, cioè degli archeologi e non degli astrofisici come Sagan (per citare il suo libro). Vi è infine un'ultima considerazione da fare, tanto per rispondere a Zecharia Sitchin: se i Sumeri sono veramente entrati in contatto con esseri extraterrestri, o addirittura sono stati creati da questi esseri ‘superiori’, bisognerebbe aspettarsi quantomeno una larga citazione di essi nelle opere arrivate ai giorni nostri, citazione che praticamente non esiste. E’ senz’altro insufficiente un disegno molto contorto per dimostrare il chiaro contatto con altre forme di vita. Se vogliamo pensare ad un esempio concreto, molti di noi hanno letto il celebre romanzo di Jules Verne. “Dalla Terra alla Luna”, dove incredibilmente Verne riuscì ad anticipare le capsule e i razzi che poi furono effettivamente utilizzati per raggiungere 100 anni dopo il nostro satellite! Ma non per questo Verne li vide di persona! Ebbe una grande fantasia nell’immaginarli, e incredibilmente indovinò! Ma nessuna persona (sana di mente) può credere che Verne viaggiò nel tempo per vederle, tornare al suo tempo e scrivere poi il suo romanzo. Per tutte queste ragioni il vero significato della tavoletta non va cercato tra gli astri, ma tra cose ben più terrestri. E qui la palla va passata agli archeologi, gli esperti del campo.... E gli esperti cosa dicono? Beh, neanche loro hanno una risposta certa. Gli archeologi ritengono che i sigilli cilindrici dei Sumeri fossero i precursori dei moderni rotocalchi, e che venissero usati nelle scuole e nelle università di Sumer, tutte rette da sacerdoti, per moltiplicare i loro modelli scientifici e le raffigurazioni dei loro simboli. In effetti, sul sigillo conservato al Museo di Berlino insieme ai corpi celesti, sono raffigurati anche un semidio e un sacerdote che venerano il dio Enlil, sacrificandogli due capre. Insomma, nulla a che vedere con gli extraterrestri. Comunque, per come è concepito il metodo scientifico, un'interpretazione certamente corretta molto probabilmente non l'avremo mai. Forse inventando la macchina del tempo e chiedendo all’autore del disegno che cosa sta raffigurando avremo una risposta. O forse neanche così: magari qualcuno, non soddisfatto della risposta, può pensare che nel risponderci l'autore ci ha presi in giro....
Fine articolo sui Sumeri
Di Marino Martignon
VICINO E MEDIO ORIENTE ANTICO E ANTICO EGITTO
1. Le civiltà della Mesopotamia (la “terra tra due fiumi”)
1.1 Dal villaggio alla città
1.2 La civiltà dei Sumeri
1.3 Gli Accadi
1.4 I Babilonesi
1.5 Cassiti e Assiri
APPROFONDIMENTI
Le prime forme di scrittura: i pittogrammi e la scrittura cuneiforme.
Il codice di Hammurabi.
2. Altri popoli del Vicino Oriente Antico
2.1 Gli Ittiti
2.2 Il popolo ebraico
APPROFONDIMENTI
L’alfabeto fenicio
3. L’Antico Egitto
3.1 La civiltà del fiume
3.2 Breve storia della civiltà egizia
3.3 Struttura sociale
3.4 La religione e la vita dopo la morte
APPROFONDIMENTI
Le conoscenze matematico-geometriche e tecnico-scientifiche degli antichi egizi.
La scrittura geroglifica e la sua decifrazione.
LABORATORIO
1. Le civiltà della Mesopotamia (la “terra tra due fiumi”)
1.1 Dal villaggio alla città
Come abbiamo visto l’attività di produzione agricola ha le proprie origini nei territori del Vicino e Medio Oriente (Siria, Iran, Iraq, ecc.). In particolare una regione risulta particolarmente fertile, si tratta di un territorio posto tra i fiumi Tigri ed Eufrate, quello che i Greci chiamarono Mesopotamia (termine che significa “in mezzo ai fiumi”).
Le condizioni di particolare fertilità del suolo mesopotamico consentirono una produzione alimentare tale da permettere la specializzazione dei ruoli all’interno delle comunità. Dato che non tutti dovevano dedicarsi esclusivamente alle necessità alimentari per l’abbondanza del raccolto, alcuni potevano specializzarsi nelle attività artigianali e nei commerci, con conseguente aumento della ricchezza dei singoli e della comunità stessa. L’accumulo dei prodotti agricoli sviluppò poi una organizzazione centralizzata che aveva lo scopo di gestire e difendere la comunità stessa e i beni che questa possedeva (l’abbondante produzione agricola portò al nascere di grandi magazzini di raccolta delle derrate alimentari, magazzini gestiti da un potere centralizzato della comunità). Specializzazione dei ruoli e organizzazione centralizzata della comunità, sono questi i due principali elementi che trasformeranno gradualmente i villaggi mesopotamici in città.
1.2 La civiltà dei Sumeri
Nel IV millennio a.C. nei territori della Mesopotamia venne a stanziarsi il popolo dei Sumeri. Sono proprio alcuni dei villaggi dei Sumeri a trasformarsi, per primi, in città con le caratteristiche che abbiamo indicato: Uruk, Ur, ecc. sono questi i primi centri che possiamo definire città
Le città sumeriche non formano uno Stato unitario, esse costituiscono delle realtà indipendenti, tra loro spesso in lotta.
Il cuore della città sumerica è costituito dal tempio. Il re-sacerdote presiede le cerimonie e si occupa della distribuzione dei beni (in questa civiltà non esiste ancora la proprietà privata e non vi è ancora la divisione in classi sociali). Tutto il raccolto viene consegnato al tempio. Le decisioni più importanti per la città vengono prese dall’assemblea degli anziani presieduta dal re-sacerdote.
Per sfruttare al meglio l’acqua dei fiumi i Sumeri applicarono un sistema di irrigazione basato sulla creazione e mantenimento di canali, dighe e chiuse, per attivare e mantenere un tale sistema la collaborazione tra i componenti la comunità era indispensabile.
Per difender le città-Stato erano state costruite delle possenti mura (tracce di queste mura difensive sono arrivate fino a noi) a difesa dei magazzini alimentari da attacchi nemici.
1.3 Gli Accadi
Verso la fine del III millennio Sargon, re degli Accadi, conquista i territori mesopotamici, occupati dalle città sumeriche, e vi fonda un impero che governerà egli stesso per 56 anni.
Nella struttura sociale del popolo degli Accadi si nota una certa distinzione sociale, possiamo, infatti, individuare tre classi:
- uomini liberi (commercianti e soldati)
- lavoratori (contadini e artigiani)
- schiavi (soprattutto prigionieri di guerra)
L’impero accadico durerà alcuni secoli quindi verrà distrutto da una popolazione barbarica venuta dal Nord i Gutei (ben presto anche questa popolazione verrà sconfitta dal re, di origine sumerica, della città di Ur).
1.4 I Babilonesi
All’inizio del II millennio una nuova popolazione, di origine semitica, iniziò la conquista dei territori mesopotamici, è la popolazione degli Amorrei (chiamati anche Babilonesi dal nome della loro città capitale: Babilonia.
La civiltà babilonese raggiunse il suo massimo splendore nel XVII sec. a.C. con il re Hammurabi, conosciuto anche per il codice legislativo ritrovato nel 1901.
Nel XVII sec. a.C. inizia la decadenza dell’impero babilonese antico, nel 1589 a.C. Babilonia venne distrutta dal popolo degli Ittiti.
1.5 Cassiti e Assiri
Cassiti
Del declino dell’impero babilonese approfittarono i Cassiti, un popolo nomade d’origine iranica che si insediò nella Mesopotamia meridionale. La dominazione cassita durò fino al XII sec. a.C., con l’arrivo della popolazione degli Assiri.
Assiri
Stanziatisi originariamente nel settentrione della Mesopotamia, l’impero assiro riuscì, nel corso dei secoli successivi, ad espandersi sino a comprendere gran parte del territorio medio orientale (VIII sec. a.C.).
L’impero assiro durò in Mesopotamia fino al VII sec. a.C. quando una serie di ribellioni consentirono la nascita di un nuovo impero babilonese (detto neobabilonese), questo nuovo impero durò poco, venne spazzato via da Ciro il Grande, il re di Persia che occupò i territori mesopotamici ponendo fine ad una civiltà che esisteva da millenni.
APPROFONDIMENTO ........! |
LE PRIME FORME DI SCRITTURA: I PITTOGRAMMI E LA SCRITTURA CUNEIFORME I pittogrammi Nella seconda metà del IV millennio presso i Sumeri (in quelli stessi anni anche presso gli Egiziani) lo sviluppo della organizzazione sociale che aveva portato alla nascita della città, pone un problema di carattere pratico, ossia la necessità di contabilizzare i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento che vengono raccolti presso i magazzini della città. Questa esigenza venne risolta mediante una soluzione piuttosto semplice, gli addetti alla contabilità escogitano di segnare su una tavoletta d’argilla molle il pittogramma (l’immagine) dl prodotto e quindi di indicare tante lineette per ogni unità di prodotto raccolto: è la nascita della scrittura (per convenzione questo viene considerato come il momento di passaggio dalla preistoria alla storia).
L’evoluzione delle forme di scrittura: dai pittogrammi ai caratteri cuneiformi Finché ci si limitava ad indicare la natura e la quantità di un bene raccolto o distribuito il pittogramma poteva anche andar bene, nel momento però in cui la scrittura venne utilizzata anche per scopi diversi (comunicazioni tra il re e i governatori, formule rituali, ecc.) i Sumeri scoprirono che era molto più comodo e veloce incidere l’argilla mediante linee rette e a tal fine si ricorse allo stilo (un bastoncino la cui punta veniva impressa nell’argilla fresca producendo dei segni di forma triangolare allungata) è la nascita della scrittura cuneiforme (la forma di triangolo allungato sembra un cuneo). La forma era ora molto stilizzata, non cercava più di riprodurre l’esatta immagine degli oggetti di riferimento.
La scrittura cuneiforme sillabica Nelle sue prime forme la scrittura cuneiforme era molto simile al pittogramma, era solo molto più stilizzata mancando delle forme curvilinee, ben presto però si pose un problema la cui soluzione comportò un radicale mutamento nelle forme di scrittura. La scrittura mediante pittogrammi, proprio perché legata alla rappresentazione di elementi concreti, aveva delle grosse difficoltà nel rappresentare concetti astratti, poteva rappresentare un uomo che si rivolgeva ad una donna con le braccia protese, ma non era in grado di rappresentare l’amore in sé. Queste difficoltà spinsero i Sumeri a collegare i segni cuneiformi non più all’immagine dell’elemento da rappresentare, ma al suono con cui ci si riferiva a quell’elemento. I segni iniziarono a rappresentare le sillabe usate per pronunciare la parola che richiamava l’elemento. Questo sistema trovò larga diffusione anche grazie al fatto che molte parole degli antichi Sumeri erano monosillabiche. Possiamo perciò dire che sono stati gli antichi Sumeri ad iniziare la prima forma di scrittura fonetica (ossia facente riferimento ai suoni), tale forma troverà poi nella scrittura dei Fenici la sua forma più evoluta.
|
APPROFONDIMENTO ........! |
IL CODICE DI HAMMURABI Uno dei più importanti sovrani babilonesi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.): Hammurabi, è conosciuto soprattutto per la sua opera di legislatore da quando, nel 1901, venne trovata casualmente in Iran una stele (ossia una lastra di pietra o marmo incisa) che riportava il codice legislativo emanato da questo sovrano (uno dei codici scritti più antichi che ci sia mai pervenuto). La riorganizzazione dei vasti territori sui quali Hammurabi era arrivato a governare richiedeva un unico codice legislativo valido su tutti i territori. Il codice, formato da 282 articoli un prologo e un epilogo, non poteva che essere scritto dal re, detentore del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Gli elementi più significativi che appaiono dalla lettura del codice sono i seguenti:
|
2. Altri popoli del Vicino Oriente Antico
2.1 Gli Ittiti
Lo studio della lingua del popolo Ittita ha consentito di risalire alla loro origine indoeuropea. Questa popolazione si stabilizza in Anatolia (l’odierna Turchia) agli inizi del II millennio a.C..
Rispetto ai popoli residenti gli Ittiti usano nelle battaglie il carro leggero trainato dai cavalli e sanno lavorare il ferro, anche per costruirsi le armi.
La forte spinta espansionistica di questo popolo è dimostrata dalla conquista e saccheggio della città di Babilonia (nel 1595 a.C.). Dopo difficoltà interne legate alla scelta della modalità di successione (non ereditaria, ma elettiva: i capi guerrieri eleggevano il re), nel XIV sec. a.C. ritornano ad una politica espansionistica occupando la Siria e la Palestina.
Nel XII sec. a.C. una nuova fase di disgregazione interna e l’arrivo di quelli che vennero definiti: “popoli del mare” dagli Egiziani (erano probabilmente delle genti di origine balcanica) portarono alla decadenza definitiva di questa civiltà.
Il crollo della civiltà ittita e la decadenza dell’impero egiziano consentirono lo sviluppo delle principali città fenicie e il formarsi delle Stato ebraico.
2.2 Il popolo ebraico
Breve storia della civiltà ebraica
Per la ricostruzione delle vicende storiche del popolo ebraico si ha a disposizione una fonte preziosa: la Bibbia (la parola “bibbia” deriva da greco e significa “i libri”).
In origine gli Ebrei (il termine “ebreo” indica, nella stessa lingua ebraica, “colui che proviene dalla regione al di là”), genti di origine semitica (il termine semitico fa riferimento ad un gruppo etnico, un gruppo di popoli nomadi presenti in Medio Oriente aventi in comune la forma linguistica), sono un popolo formato dall’unione di diverse tribù nomadi e seminomadi che si muovono tra Mesopotamia, Siria e Palestina, guidate dal più autorevole dei capofamiglia: il patriarca.
Proprio il patriarca Abramo guidò il popolo ebraico, verso la metà del II millennio a.C., dalla Mesopotamia verso il mar Mediterraneo fermandosi nella terra di Canaan, presso il fiume Giordano (nei territori a sud delle città dei Fenici).
Il patriarca Giacobbe (detto Israele, ossia “Forza di Dio”), successore di Abramo, guidò il popolo ebreo verso l’Egitto a causa della gravissima carestia che li aveva colpiti.
Stanchi di vivere in Egitto nella condizione di servi, gli Ebrei decisero, con la guida di Mosè, di ritornare nella loro patria d’origine (vicino al fiume Giordano), qui Giosuè (successore di Mosè) dovette lottare contro la popolazione dei Cananei che si erano insediati nei territori precedentemente occupati dagli Ebrei. Per aumentare la loro forza le dodici tribù ebraiche si organizzarono (verso l’anno 1000 a.C.) in federazione con a capo un unico re.
Saul fu il primo re, il suo successore David riuscì a sconfiggere i Filistei (altro popolo ostile) e a strappare ai Cananei la città di Gerusalemme che divenne la capitale del regno. Con Salomone (famoso per la sua saggezza) Gerusalemme divenne una capitale splendida, con un grandioso tempio in onore della divinità. Alla morte di Salomone il regno si divise in due parti.
Così divisi gli Ebrei dovettero sottomettersi ben presto alla popolazione degli Assiri prima, e dei Neobabilonesi poi. I Neobabilonesi distrussero il tempio di Gerusalemme e deportarono tutta la popolazione in Mesopotamia (587 a.C.).
Solo con le conquiste di Ciro il grande, re di Persia, gli ebrei (o israeliti) poterono tornare in patria e ricostruire il loro tempio, sempre sotto il controllo dei Persiani. Dopo il dominio persiano passarono sotto il controllo dei generali di Alessandro Magno per diventare poi provincia romana.
Lo spirito ribelle portò il popolo ebraico a diversi tentativi di rivolta contro i Romani, finche questi (nel 132 d.C.) decisero di distruggere la città di Gerusalemme e disperderne gli abitanti (questo evento verrà ricordato dagli Ebri sparsi per tutto il mondo con il nome di “diaspora”).
Solo dopo il secondo conflitto mondiale al popolo ebraico venne consentito il ritorno nella terra dei loro padri e così nasce lo stato d’Israele.
Una particolare concezione religiosa: il monoteismo
L’elemento caratterizzante il popolo ebraico rispetto a tanti altri popoli dell’antichità è la particolare concezione religiosa, detta “monoteistica” (significa “un solo dio”), che riconosce un unico Dio, creatore dell’universo e dell’uomo, e guida con amore gli uomini alla salvezza.
Il “popolo eletto”: l’alleanza di Dio con Abramo
Secondo il credo ebraico Dio (Jahvè nella lingua ebraica) ha scelto il popolo di Israele per arrivare a tutti gli altri uomini. La divinità, dopo l’alleanza con Abramo, guida il proprio popolo verso un destino di felicità.
La vita quotidiana del singolo e della comunità deve ispirarsi alle leggi dettate da Dio stesso a Mosè e ai profeti successivi.
La profonda religiosità spinge gli Israeliti a mantenere viva la loro identità culturale, anche se dispersi in mezzo ad altre genti.
Dall’Ebraismo il Cristianesimo e l’Islamismo
Dalla convinzione monoteistica ebraica avranno origine due nuove religioni destinate a diffondersi in tutto il mondo: il Cristianesimo e l’Islamismo, entrambi riconoscono un unico Dio e la veridicità della Bibbia.
2.2 I Fenici
A nord dei territori occupati dagli Ebrei si sviluppa, tra mare e montagne, una stretta striscia di terra (coincidente con l’attuale Libano) che verso la fine del II millennio a.C. non era più in grado di sfamare mediante l’agricoltura e la pastorizia i propri abitanti. Queste particolari condizioni spinsero gli abitanti di questa terra (chiamati dai Greci “Fenici”, che in greco significa “rosso”, per la loro abilità nel produrre dai molluschi un particolare colorante rosso purpureo) verso l’attività della pesca, quale forma di sostentamento alternativo. Ebbene proprio grazie alla pesca queste genti impararono ben presto l’arte della navigazione e le barche si trasformarono in navi in grado d’affrontare la navigazione nel mar Mediterraneo. L’abilità nella navigazione consentì quindi ai Fenici di sviluppare l’attività commerciale con le altre popolazioni che si affacciavano sul Mediterraneo. E ciò aumentò notevolmente la loro ricchezza.
La colonizzazione del Mediterraneo
Verso al fine del II millennio a.C. il declino della civiltà dei Micenei e degli Ittiti, consentì lo sviluppo delle principali città fenice (in particolare di Tiro e Sidone). I notevoli scambi commerciali spinsero per la costituzione, nei territori esteri, di propri centri per lo scambio delle merci, è la nascita delle colonie.
Le colonie sono diffuse per tutto il Mediterraneo:
- in Africa (a Cartagine)
- in Spagna (Cadice)
- in Sicilia (Palermo)
- in Sardegna (Cagliari)
Nel VII secolo a.C. le colonie, nate come piccoli centri per lo scambio di merci, sono diventate una importante realtà, diventa più facile lo sviluppo delle colonie rispetto a quello delle città della madre patria, ne è un esempio Cartagine. La città africana prima dello scontro con Roma aveva raggiunto una vera e propria supremazia sul mar Mediterraneo occidentale, arrivando a fondare a sua volta delle colonie (nei secoli VI e V colonie cartaginesi si svilupparono in Sicilia e Sardegna oltre che in Spagna).
APPROFONDIMENTO ........! |
L’ALFABETO FENICIO Dalla rappresentazione dell’immagine, alla rappresentazione del suono Il termine “alfabeto” deriva dalle prime due lettere del’elenco fenicio delle lettere “alef” e “bet”. Verso la fine del II millennio a.C. i Fenici, già impegnati da diversi anni nella ricerca di un sistema meno complesso di quello geroglifico per scrivere, scoprono che tutte le parole che compongono la loro lingua orale sono in realtà formate da un numero piuttosto limitato di suoni. Da questa riflessione partì l’idea di associare ai suoni dei simboli grafici, la lingua scritta poteva essere costituita dai simboli grafici che facevano riferimento ai suoni delle parole, non all’immagine della cosa che la parola richiama: è la nascita della scrittura fonetica e l’origine dell’alfabeto lineare.
La veloce diffusione dell’alfabeto fenicio Con soli 22 segni i Fenici erano in grado di poter scrivere tutto ciò che veniva scritto dagli egiziani mediante centinaia e centinaia di simboli. Proprio per l’estrema praticità e facilità d’uso la scrittura fenicia si diffuse con estrema velocità, anche perché questo popolo commerciava con innumerevoli altri popoli del bacino Mediterraneo. Anche la scrittura usata dal popolo greco subì l’influenza di quella fenicia, e così anche i Greci dell’inizio del I millennio a.C. iniziarono ad usare l’alfabeto fenicio. Dai Greci l’alfabeto venne quindi conosciuto e adottato dagli Etruschi e quindi dai Romani, arrivando così, grazie al latino (lingua dei Romani), fino a noi. Purtroppo ci rimangono poche testimonianze della produzione scritta fenicia, l’usanza di scrivere con l’inchiostro su fogli di papiro non ha consentito il conservarsi dei testi, ci rimangono solo alcune iscrizioni su cocci d’argilla e su pietra (in particolare sui sarcofaghi).
|
3. L’Antico Egitto
3.1 La civiltà del fiume
Con i mutamenti climatici legati alla fine dell’ultima glaciazione si ha nell’Africa settentrionale una radicale trasformazione del paesaggio. Territori prima rigogliosi e fertili si trasformano rapidamente divenendo aridi e desertici. Solo una striscia di terra riesce a mantenere l’originaria rigoliosità è la terra attraverso la quale transita un fiume maestoso: il Nilo (un fiume lungo più di 6000 chilometri).
L’acqua trasportata dal fiume è la vita per la flora e la fauna e di conseguenza per l’uomo. E proprio l’uomo che vive sulla riva del fiume comprende bene, già dal VI millennio a.C., come sfruttare le annuali inondazioni del fiume stesso a proprio vantaggio. Egli sfrutta il limo lasciato dall’acqua ritirata per piantare semi, senza altre lavorazioni della terra, che daranno un abbondante raccolto.
Gli agricoltori scoprono quindi, nei secoli successivi, che unendo le forze nello scavare canali e dighe si sarebbero ottenuti migliori risultati. E proprio dall’unione dei diversi villaggi che nel IV millennio a.C. nasceranno due regni: uno dell’Alto Egitto e uno del Basso Egitto.
Verso la fine del IV millennio (nel 3200 a.C.) Narmer, re dell’Alto Egitto (le terre a Sud), riesce ad unire i due regni in un unico regno.
3.2 Breve storia della civiltà egizia
Con Narmer inizia la storia di una civiltà straordinaria che si svilupperà nell’arco di tremila anni. Per convenzione la storia della civiltà egizia viene così suddivisa:
- Antico regno (3000-2150 a.C.)
- Primo periodo intemedio
- Medio regno (2040-1750 a.C)
- Secondo periodo intermedio
- Nuovo regno(1540-1070 a.C.)
- Epoca tarda (1070-343 a.C.)
Antico regno (3000-2150 a.C.)
In questi anni il paese vive in pace e prosperità. Il potere del faraone (considerato di origine divina) è assoluto, egli è venerato come un dio. E’ in questo periodo che vengono fatte costruire le grandi piramidi da faraoni che rimarranno nella storia: Cheope, Chefren, ecc.
Medio Regno (2040-1750 a.C.)
Rispetto al periodo precedente questi anni sono tormentati da invasioni e conflitti. La capitale viene spostata da Menfi a Tebe, nell’Alto Egitto. Iniziano movimenti di conquista nelle terre di Palestina e Fenicia. In questi anni un’ampia opera di canalizzazione consentirà di bonificare migliaia di ettari di terreno coltivabile.
Nuovo Regno (1540-1070 a.C.)
Negli anni del Nuovo Regno ritorna lo splendore dell’Antico Regno. In questi anni le armate del faraone Ramses II riusciranno a fermare gli Ittiti, tra i regnati dei due popoli verrà firmato un trattato di pace.
I “popoli provenienti dal mare” vengono affrontati e sconfitti dal faraone Ramses III.
Epoca Tarda (1070-343 a.C.)
Nell’ultimo millennio di vita la civiltà egizia vive la sua decadenza, divenendo territorio di conquista. Nel VII sec. a.C. il territorio egiziano viene conquistato dagli Assiri, e nel VI sec. a.C. dai Persiani. Territorio di conquista rimarrà anche nei secoli successivi, prima per le armate di Alessandro Magno e poi per gli eserciti romani (dopo la sconfitta subita da Antonio e Cleopatra nel 30 a.C. nella battaglia navale di Azio, l’Egitto diverrà provincia romana.
3.3 Struttura sociale
Il faraone, una figura centrale
Prima forma di Stato unitario di grande dimensioni, l’Egitto trova il suo centro di aggregazione nel faraone, questi non è solo il sovrano del suo popolo, egli è delegato dagli dei, amato e protetto dalle altre divinità, forma divini egli stesso. Proprio per le sue particolari caratteristiche il faraone è in grado di mantenere l’armonia nei rapporti tra umano e divino, egli è l’unico vero sacerdote.
Una struttura sociale piramidale
La società egizia non è un sistema di classi chiuse, anche il figlio di un contadino poteva diventare alto funzionario (evento in realtà ben difficile da verificarsi).
La gestione del potere era a struttura piramidale:
- al vertice il faraone
- quindi i ministri, gli alti funzionari e gli scriba
- artigiani e commercianti
- contadini
- infine gli schiavi
Ministri, alti funzionari, scriba e sacerdoti
Ministri, alti funzionari, scriba e sacerdoti sono questi, assieme al faraone, i pochi detentori del potere politico, economico e culturale.
Alti funzionari e ministri esercitano il loro potere in nome del faraone, essi sono nominati dal faraone e ad esso devono fedeltà assoluta. Tutto ciò che accade di importante deve essere riferito al faraone.
L’organizzazione di un sistema complesso quale quello egiziano necessitava di testi scritti, gli scriba erano coloro che si occupavano della scrittura e quindi avevano all’interno del sistema una notevole importanza.
I sacerdoti erano una classe molto potente e ricca, il loro potere derivava però sempre dal faraone è grazie a lui che le preghiere hanno effetto, lui concede privilegi e lui li toglie.
Artigiani e commercianti
Gli artigiani godono di un discreto benessere legato alla loro abilità, quelli più bravi sono ben pagati. Le opere meravigliose che si trovano all’interno delle piramidi, dagli arredi sacri ai dipinti sulle pareti sono opera di artigiani-artisti. Anche i commercianti godono di una discreta importanza nella società egizia, bisogna però ricordare che i grandi commerci sono gestiti direttamente da funzionari del faraone.
Contadini
Sono questi il vero motore della società egizia, sono loro a produrre il necessario per vivere e a lavorare per la costruzione delle piramidi.
Schiavi e servi
All’inizio della storia egizia non esiste la condizione di schiavitù , solo con le conquiste territoriali, e i conseguenti prigionieri di guerra, si hanno i primi schiavi, esseri privi di qualsiasi diritto. Diversa è al condizione dei servi, questi, pur “appartenendo” ad una altra persona, venivano trattati con riguardo: possono possedere beni, sono di diritto cittadini a pieno titolo.
3.4 La religione e la vita dopo la morte
Un complesso sistema religioso
Il sistema religioso egiziano si caratterizza per la moltitudine di divinità che lo compongono (spesso variabili da regione a regione) e per l’enorme complesso di credenze.
Le divinità in cui credevano avevano alcune l’aspetto umano (antropomorfe), altre sono figure miste uomo-animale, vi sono poi alcuni animali considerati sacri perché si riteneva che la divinità avesse assunto il loro aspetto (il gatto, il bue, il falco, ecc.).
Ogni elemento della natura e della vita dell’uomo era collegabile ad una qualche divinità, abbiamo così Aton, il dio-sole, Amubi, dio del mondo dei morti,ecc.
Il rispetto e la devozione per la divinità erano considerati sacri per gli antichi egizi, solo con la devozione e il rispetto (che si concretizzavano negli atti di culto, nelle preghiere e nelle azioni con potere magico) si poteva garantire un rapporto di armonia con gli elementi che ci circondano e quindi vivere secondo giustizia.
La vita dopo la morte
Tra le tracce pervenuteci dall’antico Egitto che più hanno colpito l’immaginazione dell’uomo moderno certamente troviamo le piramidi e la mummificazione, elementi riconducibili alla concezione che gli Egiziani avevano della vita dopo la morte.
Per comprendere la concezione egizia della vita dopo la morte bisogna riflettere sulla loro convinzione in merito ad una possibile esistenza dopo la morte. Perché si potesse continuare ad esistere anche dopo morti erano necessario si verificassero alcune condizioni:
- che il corpo del defunto fosse seppellito integro
- che il nome del defunto rimanesse scritto (sulla tomba, su statue o altro)
- che non gli mancassero cibi e bevande
- il trattamento di imbalsamazione (la mummificazione) garantiva un viaggio più sicuro nel mondo dell’aldilà
Della concezione egizia della vita dopo la morte troviamo molte informazioni nel “Libro dei Morti”, una specie di guida che spiega ai vivi cosa sarebbe accaduto dopo la morte. In questo libro si afferma che il defunto si presentava davanti agli dei in un luogo simile ad un tribunale, qui, dopo avere fatto un esame di tutti i peccati commessi in vita, poggia il proprio cuore su un piatto della bilancia, e sull’altro piatto viene posta la verità-giustizia (rappresentata da una piuma) se il cuore è leggero come la piuma allora verrà restituito al defunto che potrà vivere in eterno in compagnia degli dei.
L’attenzione posta alle piramidi e alle mummie non deve trarci in inganno, gli egiziani antichi erano un popolo che amava la vita per tutto ciò che la vita poteva offrire, probabilmente l’idea della continuazione della vita dopo la morte è legata proprio al grande amore per la vita stessa.
APPROFONDIMENTO ........! |
LE CONOSCENZE MATEMATICO-GEOMETRICHE E TECNICO-SCIENTIFICHE DEGLI ANTICHI EGIZI Conoscenze matematico-geometriche Riferendosi alle conoscenze matematiche e geometriche degli Egizi non è possibile parlare di vera e propria scienza, le conoscenze da loro possedute in questi ambiti hanno infatti innanzitutto un valore pratico-operativo, non sono mai fini a se stesse. Le operazioni matematiche erano limitate alla addizione e alla sottrazione (da queste solo attraverso un complesso meccanismo si arrivava alla moltiplicazione e alla divisione). Erano conosciute le frazioni e il sistema decimale di conteggio (si arrivava la milione). Le nozioni geometriche conosciute venivano utilizzate per scopi diversi: dalla misurazione dei campi, alla costruzione delle piramidi. Esistevano delle unità di misura di peso, di lunghezza e di superficie.
La medicina La medicina, intesa come arte di curare il corpo, era piuttosto diffusa nell’antico Egitto. I medici egiziani erano tra i più famosi dell’antichità. Della diffusione di tale arte ci è data testimonianza dalla numerosa serie di testi ritrovati che parlano di medicina. Quando si parla di medicina egizia non bisogna dimenticare che questa è strettamente legata alla religione e alla magia, e, d’latra parte, come era possibile per il corpo ritrovare la propria armonia-salute, senza l’aiuto della divinità. Ecco quindi che accanto ad indicazioni si carattere pratico sul come operare si trovano formule magiche che sole possono rendere efficace quei rimedi.
Conoscenze tecniche La costruzione delle piramidi dimostra che le conoscenze tecniche possedute erano notevoli. Gli Egizi erano in grado di tagliare, dando forma regolare, grossi blocchi di pietra e quindi trasportarli in posizione rialzata. Dato che non si conoscevano macchine elevatrici per portare in posizione sopraelevata i blocchi di pietra veniva sfruttato il piano inclinato. Nella costruzione delle alte mura dei templi si riempiva di terra l’interno dell’edificio man mano che ci si alzava e i blocchi venivano trasportati grazie al terrapieno, una volta che si era arrivati all’altezza desiderata si rimuoveva la terra..
|
APPROFONDIMENTO ........! |
LA SCRITTURA GEROGLIFICA E LA SUA DECIFRAZIONE La scrittura geroglifica Il termine “geroglifico” significa “lettere sacre incise”, i segni delle della scrittura geroglifica non sono lettere ma pittogrammi (parole-immagini). Alcuni disegni rappresentano cose, altri azioni (l’occhio, ad esempio, rappresenta il vedere), come si può immaginare un tale sistema era piuttosto complesso da usare, i soli segni base della scrittura sono 700! (le nostre lettere dell’alfabeto sono 21). Leggere e scrivere era un’operazione piuttosto difficile e solo poche persone (gli scribi) si dedicavano a questa attività dopo un lungo periodo di studio.
La decifrazione dei geroglifici Nei secoli immediatamente successivi alla fine della civiltà egiziana si perdette la capacità di leggere e scrivere i geroglifici e così tutte le iscrizioni geroglifiche presenti sul territorio caddero nell’oblio, divenendo un mistero il loro significato. Solo all’inizio dell’Ottocento fu possibile iniziare la decifrazione del geroglifico, grazie al ritrovamento, presso la città di Rosetta (roshid) nel Basso Egitto, di una stele (ossia una lastra di pietra, o marmo, incisa), risalente al 196 a.C., riportante una stessa iscrizione ripetuta in tre diverse forme di scrittura: geroglifico, demotico (forma di scrittura egiziana più recente del geroglifico) e greco. Dal confronto tra il greco e le altre forme di scrittura fu possibile iniziare la decifrazione dei geroglifici, a questa operazione si dedicò l’egittologo francese Jean-Francois Champollion.
|
Fine articolo sui Sumeri
1. LA NASCITA DELL’AGRICOLTURA
Durante il periodo più antico della storia umana, compreso tra la scomparsa dell’ homo abilis (circa due milioni di anni fa) e il X millennio a.C., conosciuto come Paleolitico (“età della pietra antica”), l’uomo provvedeva al proprio fabbisogno alimentare sfruttando quei mezzi di sostentamento che la Terra offriva spontaneamente: caccia e raccolta erano le uniche attività economiche praticate (economia di prelievo). I soli strumenti di cui l’uomo disponeva per sopravvivere erano rozzi utensili in pietra scheggiata e, a partire da circa un milione di anni fa, il fuoco. L’uomo dunque sopravviveva adattandosi all’ambiente.
Le popolazioni paleolitiche erano dunque popolazioni nomadi, costrette dalla mancanza di risorse ad abbandonare il territorio in cui erano insediate e a trasferirsi in atre zone ancora integre e da sfruttare.
Nel X millennio a.C. l’uomo iniziò progressivamente ad abbandonare il suo comportamento tradizionale di cacciatore e raccoglitore per dedicarsi a produrre, attraverso l’agricoltura e l’allevamento, il cibo (economia di produzione): in questo modo divenne possibile sottrarsi alle costrizioni del nomadismo e stabilirsi in modo definitivo in un certo territorio. La sedentarizzazione poteva però verificarsi soltanto nel caso in cui si fosse raggiunto un equilibrio costante tra le necessità alimentari della popolazione e i mezzi disponibili per soddisfarle. Per questa ragione, i nomadi poterono decidere di non spostarsi più soltanto a due condizioni: che il territorio occupato garantisse in maniera duratura la quantità di cibo necessaria per sopravvivere e che vi fosse un modo per continuare a mantenere tale equilibrio anche nel caso che le risorse naturali avessero iniziato a esaurirsi (o la popolazione fosse aumentata a tal punto da renderle comunque insufficienti).
Fu l’invenzione dell’agricoltura a permettere che questa seconda condizione si realizzasse. Lo sviluppo di un’attività agricola completa e articolata in tutte le sue fasi (semina, mietitura, conservazione delle sementi) fu soltanto l’ultima tappa della cosiddetta agricoltura “predomestica”, una serie di esperienze agricole che, in una prima fase, gli uomini iniziarono ad associare alle consuete pratiche di caccia e raccolta. I primi tentativi vennero fatti in terre soggette ad allagamento e nelle vicinanze dei bacini fluviali: aree particolarmente fertili come la Siria del nord, la valle del Giordano, i bassipiani tropicali dell’Asia e dell’America, le regioni umide della Cina del sud. Le esperienze riuscite permisero la successiva domesticazione delle piante. La presenza di cereali domestici nel Vicino Oriente è stata rilevata a partire dall’8.800 a.C., a Tell Aswad, in Siria. Dunque, tra IX e VI millennio, l’agricoltura aveva già iniziato a
diffondersi nelle vallate del Tigri e dell’Eufrate, in Messico, in Cina e sugli altipiani delle Ande.
Contemporaneo a quello dell’agricoltura fu lo sviluppo dell’allevamento: le società di cacciatori e raccoglitori, abbandonato il nomadismo, diedero inizio al domesticamento di quegli animali che erano soliti cacciare ed ebbero così la possibilità di disporre di riserve alimentari da associare a quelle fornite dalla coltivazione. Secondo alcuni storici non è da escludere che, in certe aree del globo, forme primitive di pastorizia abbiano preceduto la nascita delle attività agricole: sarebbe questo il caso dell’Africa.
POSSIBILI CAUSE DELLA RIVOLUZIONE AGRICOLA Secondo l’archeologo Gordon Childe, il riscaldamento dell’atmosfera avvenuto alla fine delle glaciazioni (12.000 a.C. circa) avrebbe provocato un inaridimento dell’area compresa tra l’Africa del Nord e il Vicino Oriente; in quest’area selvaggina e vegetazione si sarebbero fatte più rade e l’uomo, per sopperire alla riduzione delle risorse, si sarebbe rivolto alla coltivazione. Altri archeologi hanno fatto appello a cause demografiche: il ricorso a nuove strategie produttive sarebbe stato la conseguenza di un aumento della popolazione che avrebbe fatto crescere i bisogni alimentari della comunità. Recentemente alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi che sia fattori culturali, sia psicologici abbiano determinato la rivoluzione agricola. L’idea è che per realizzare le trasformazioni tecniche ed economiche l’uomo abbia, dapprima, immaginato e rappresentato se stesso in modo differente. Perché questo potesse accadere è stato necessario che nell’uomo si sviluppasse una specifica capacità di pensiero, consistente nel “vedere” e progettare il proprio futuro, che gli psicologi chiamano concettualizzazione psichica. Secondo tali teorie, non sarebbero stati solo l’ambiente e le necessità materiali a spingere l’uomo a modificare il suo modo di vita: l’uomo stesso, piuttosto, avrebbe iniziato autonomamente a pensare e a progettare un rapporto diverso, più attivo, con la natura.
Riduzione delle risorse spontanee
Crescita demografica
Invenzione dell’agricoltura
Disponibilità costante di risorse
Esigenza psicologica di un rapporto più attivo con la natura
Sedentarizzazione
2. DAL VILLAGGIO ALLA CITTÀ
Una delle principali conseguenze della scoperta dell’agricoltura e della trasformazione di alcune comunità umane da nomadi a sedentarie fu la nascita dei primi villaggi stabili. Lavorare la terra, attendere la crescita delle piante per raccoglierne i frutti, rendeva necessario che gli uomini abitassero stabilmente vicino ai campi. Essi iniziarono così a costruire le prime abitazioni. I primi insediamenti avevano dimensioni limitate: 20 o 30 edifici, abitati da altrettante famiglie, costruiti con materiali diversi (mattone crudo, argilla e pietra o argilla e legno) a seconda della loro disponibilità. Non mancarono forme di insediamento sparso a case isolate, soprattutto lungo alcune vallate; fu tuttavia il modello urbano quello che si impose nelle prime civiltà agricole. I primi villaggi rurali, nati tra il VIII e il VII millennio a.C. in Giordania, in Palestina e in Turchia (Catal Húyúk), si ampliarono sino a raggiungere l’estensione di veri e propri centri cittadini.
POSSIBILI RAGIONI DELLA NASCITA DEI VILLAGGI Gli uomini, diventati sedentari, scelsero di costruire le loro abitazioni vicine le une alle altre, di vivere in comunità. La ragione per cui questo avvenne va cercata in necessità di ordine economico e sociale. Alcuni lavori agricoli, come l’irrigazione dei campi, richiedevano collaborazione tra i coltivatori e anche la conservazione dei prodotti e la difesa delle scorte alimentari erano più facili all’interno di un villaggio, piuttosto che in una casa isolata. In secondo luogo, vivere insieme soddisfaceva l’esigenza di sentirsi parte di una stessa comunità, di fondare una propria identità sociale. Secondo alcuni storici, la pratica della delimitazione esterna del villaggio attraverso fossati e mura contribuiva a testimoniare al mondo esterno, in maniera simbolica, la “personalità” della comunità, oltre che a svolgere funzioni difensive.
Fino a quando rimane dominante un sistema di insediamento a villaggi, comunque, non è ancora possibile parlare di autentiche città urbane. Il villaggio, come si è appena detto, fu la struttura abitativa più funzionale, la più adatta a soddisfare certe esigenze di ordine organizzativo tipiche di un mondo esclusivamente agricolo.
Le prime vere città sorsero, a partire dal IV millennio a.C., in regioni in cui le attività agricole avevano raggiunto un notevole grado di progresso: pianure solcate da grandi fiumi come il bacino del Tigri e dell’Eufrate in Mesopotamia, la vallata del Nilo in Egitto, quelle dell’Indo e del fiume Giallo rispettivamente in India e in Cina. Caratteristica comune di queste zone era l’estrema fertilità delle terre, favorita dall’abbondante presenza d’acqua e dalle periodiche alluvioni causate dallo straripamento dei fiumi, le cui acque, defluendo, lasciavano sul terreno spessi depositi di fango molto fertile (limo). Questi sistemi favorirono lo sviluppo dell’agricoltura, detta irrigua perché basata su sistemi di irrigazione che sfruttavano l’acqua dei grandi fiumi, dalle rese particolarmente elevate che permisero un forte aumento della produzione. L’incremento della popolazione e la conseguente espansione dei centri abitati furono le conseguenze più immediate; inoltre, le funzioni stesse degli insediamenti urbani cominciarono a mutare, a differenziarsi. Accanto ai villaggi comparvero città che funzionavano come veri e propri centri organizzativi e amministrativi, abitati non soltanto da contadini ma anche da persone che esercitavano altri mestieri: artigiani, tecnici, amministratori.
LA DIVISIONE DEL LAVORO E LA NASCITA DELL’ARTIGIANATO Nel IV millennio, fu proprio la grande disponibilità di prodotti, e quindi la possibilità di accantonare una parte del raccolto dopo aver soddisfatto le esigenze alimentari dei contadini e quelle della semina, a consentire a parte della popolazione di abbandonare il lavoro nei campi per dedicarsi ad altre attività; in tal modo divenne possibile la divisone del lavoro. Di vero artigianato si poté parlare soltanto quando le attività manifatturiere divennero compito specifico e riservato di alcun individui. Nei villaggi gli artigiani iniziarono a fabbricare oggetti e utensili per la comunità contadina in cambio dei prodotti agricoli necessari per il loro sostentamento. Nacquero così le prime forme di baratto.
LA CERAMICA Una delle più antiche e principali attività artigianali che si svilupparono nelle prime società urbane fu quella della ceramica, cioè della produzione di oggetti attraverso la cottura dell’argilla. I vasi di terracotta apparvero nel VII millennio a.C. nelle pianure fluviali del Vicino Oriente, dove l’argilla era molto diffusa, e consentirono di conservare e trasportare i prodotti agricoli. Nacquero i prime piatti in ceramica e i primi torni, che resero possibile la conservazione dei cereali, diventati, con la nascita delle civiltà agricole, l’elemento base della dieta alimentare.
LA TESSITURA Contemporaneo allo sviluppo della ceramica fu quello della tessitura. In origine gli artigiani tessili lavoravano essenzialmente le fibre vegetali, come il cotone e il lino; lana e seta comparvero soltanto più tardi, intorno al 1000 a.C., rispettivamente nell’Europa del nord e in Cina. Il telaio fu uno dei primi strumenti artigianali utilizzati dalle civiltà antiche. I più raffinati risultati dell’arte tessile furono raggiunti nell’antichità dagli Egizi, presso i quali già nel II millennio erano diffuse la tessitura a disegno, la tintura attraverso coloranti naturali e il ricamo.
LA METALLURGIA La più importante tra le attività artigianali sviluppatesi dopo la scoperta dell’agricoltura fu però la metallurgia. Già vero la fine del Neolitico l’uomo lavorava, mediante martellatura, metalli malleabili come il rame e l’oro. Nel V millennio a.C. venne scoperta la possibilità di fondere il rame, mentre nel III millennio, nel Vicino Oriente, si iniziò a combinare il rame con lo stagno per produrre il bronzo; ma la scarsa disponibilità di rame e di stagno fece sì che per lungo tempo la metallurgia restasse un settore dallo sviluppo limitato. Essa fece un enorme passo avanti solo con la scoperta del sistema per produrre il ferro attraverso la fusione del suo minerale: i primi a riuscirvi furono, agli inizi del II millennio a.C., gli Hittiti, un popolo stanziato in Asia Minore.
LA GESTIONE IDRAULICA DEL TERRITORIO. LA CITTÀ COME CENTRO ORGANIZZATIVO I fabbricanti di manufatti, così come gli amministratori e i tecnici, potevano nutrirsi perché il lavoro dei coltivatori produceva cibo anche per loro. Essi, d’altra parte, svolgevano mansioni di capitale importanza per l’economia di queste città fluviali: la fornitura di strumenti per il lavoro agricolo, la progettazione e la direzione di quelle opere di canalizzazione e di contenimento delle acque indispensabili per l’agricoltura irrigua. La gestione idraulica delle piene e dell’irrigazione non poteva essere efficace senza il lavoro coordinato di molte persone su spazi molto ampi. Fu per questo che le città, dove risiedevano amministratori e tecnici, assunsero nei confronti dei territori circostanti compiti direzionali: la rettifica dei corsi d’acqua esistenti e la costruzione di un sistema di dighe e sbarramenti, ad esempio, erano imprese che richiedevano la collaborazione di parecchi villaggi sotto un’unica guida. Le città divennero così i centri dominanti intorno ai quali gravitavano le attività di intere regioni: attività di natura economica, organizzativa e politica.
LA CITTÀ COME CENTRO DEL POTERE POLITICO Tra le diverse teorie elaborate dagli studiosi per spiegare lo sviluppo istituzionale delle civiltà idrauliche, un posto di rilievo spetta alla necessità di organizzare in maniera efficace i lavori di irrigazione, di canalizzazione, di deviazione dei corsi d’acqua esistenti. Per fare ciò, sarebbe stata indispensabile la formazione di un potere centrale forte, capace di progettare e dirigere le operazioni, e un’unificazione politica dei territori.
3. LE CIVILTÀ FLUVIALI
LA MESOPOTAMIA Tra il VI e V millennio la Mesopotamia, la pianura solcata dai fiumi Tigri ed Eufrate, era un immenso acquitrino soggetto a continue inondazioni. I primi insediamenti stabili, in quest’area, furono realizzati dai Sumeri nella zona intorno alla foce dei due fiumi, e poterono sorgere soltanto in seguito a un’opera di sistemazione idrica del territorio che, attraverso canali e bacini, consentisse la bonifica e il controllo delle acque. I Sumeri crearono una civiltà urbana caratterizzata dalla presenza di città stato indipendenti, rette da un re (lugal) proveniente dalla classe sacerdotale: questa governava la società sumera e gestiva le terre, i commerci, l’artigianato, i lavori idraulici. Il fulcro della vita cittadina era il tempio, residenza dei sacerdoti ma anche magazzino, mercato, luogo di culto e sede delle attività politiche. La civiltà sumera sviluppò l’artigianato e diventò una grande potenza commerciale; per ragioni economiche, inventò, intorno al 3000 a.C., la prima forma di scrittura, detta cuneiforme, al fine della trascrizione di cifre.
Intorno al 2350 a.C. il territorio dei Sumeri venne conquistato da un popolo di origine semita, gli Accadi, che, guidati dal re Sargon, seppero approfittare del frazionamento politico e dei contrasti esistenti tra le città sumere e diedero vita a uno stato unitario, di tipo imperiale, che fondò la sua potenza sul controllo dei traffici commerciali. L’impero accadico tuttavia si disgregò rapidamente di fronte a invasioni di nuovi popoli di stirpe indoeuropea provenienti dall’Asia centrale, gli Hittiti che, alle soglie del II millennio a.C., giunsero in Oriente e si stabilirono in Anatolia dando vita a un regno di straordinaria potenza militare. Nel corso del XIII secolo a.C. gli Hittiti si scontrarono persino con gli Egizi, nella battaglia di Kadesh (1285). Il loro impero crollò verso il 1200 a.C. in seguito all’invasione di nuove genti di origine indoeuropea.
Dopo un periodo di rinascita della civiltà sumera, l’area mesopotamica vide la formazione di un nuovo impero a opera dei Babilonesi. Situata sulle rive dell’Eufrate, Babilonia riuscì a estendere il proprio dominio sui territori circostanti e, con il re Hammurabi che redasse il primo codice di leggi scritte della storia, unificò politicamente l’intera Mesopotamia. Nel 1146 altre popolazioni nomadi e seminomadi, gli Assiri, forti di una superiore tecnica militare, penetrarono in Mesopotamia e occuparono la stessa Babilonia, unificando in seguito tutte le regioni della Mezzaluna fertile.
L’EGITTO A partire dal IV millennio a.C. si sviluppò un’altra importante civiltà fluviale, quella egizia. In Egitto il processo di sistemazione idrica del territorio avvenne in ritardo rispetto alla Mesopotamia ma fu presumibilmente più rapido, grazie al fatto che la vallata del Nilo era meno paludosa. Inoltre le piene del fiume erano circoscritte e prevedibili, anche se assai violente. I primi insediamenti agricoli in Egitto, concentrati lungo il corso del Nilo, risalgono al V millennio a.C. In questa fase il territorio egizio era suddiviso in due diversi regni, l’Alto Egitto (corrispondente al corso alto del fiume) e il Basso Egitto (corrispondente alla zona del delta). Molto presto però l’Egitto assunse le caratteristiche di un regno unitario, guidato da una forte autorità centrale capace di dirigere con efficacia le opere idrauliche: nacque così la prima, grande organizzazione statale unitaria della storia. In Egitto i centri urbani non conobbero la crescita e la diffusione che ebbero invece in Mesopotamia: se si eccettuano le due grandi metropoli Menfi e Tebe, l’Egitto rimase terra di fattorie e di villaggi rurali. Il fenomeno è dovuto al fatto che le principali attività economiche furono sempre concentrate nelle mani dello Stato, che le gestiva direttamente; non vi erano quindi le condizioni perché grandi città emergessero. L’assetto politico ed economico dello Stato egizio fu caratterizzato dunque da un forte centralismo, incarnato dall’autorità del sovrano, il faraone, che occupava il vertice della scala gerarchica ed era considerato una divinità, in quanto figlio del dio Sole. Al di sotto del faraone stavano i funzionari pubblici, incaricati di amministrare la giustizia, il fisco, i lavori idraulici, l’esercito e di governare le varie province. I funzionari provenivano solitamente dalla nobiltà e dalla classe sacerdotale, e tra di essi un posto di rilievo era riservato agli scribi, gli specialisti della scrittura geroglifica cui spettavano la registrazione dei fatti economici e la redazione dei documenti pubblici. Artigiani, mercanti, soldati e contadini completavano la piramide sociale insieme agli schiavi, il livello più basso della società egizia, costituito da prigionieri di guerra e da persone indebitate.
La fonte principale dell’economia egizia fu l’agricoltura irrigua, praticata nelle terre fertili situate nelle fasce parallele al corso del Nilo e nella zona della foce. La pressione demografica non fu mai tale da richiedere la totale messa a coltura delle terre. Per non ostacolare i lavori agricoli, i villaggi vennero edificati fuori dai coltivi e, per la stessa ragione, i cimiteri furono collocati ancora più all’esterno, nel deserto o ai margini delle grandi città. L’artigianato ebbe un’importanza secondaria in Egitto; il commercio ebbe una dimensione locale (gli scambi avvenivano in gran parte sotto forma di baratto), e le importazioni principali erano rappresentate dal legname proveniente dal Libano.
La civiltà egizia elaborò importanti conoscenze nell’ambito dell’ingegneria, dell’agrimensura, della meteorologia, della medicina e dell’architettura. Un altro elemento tipico della civiltà egizia consiste poi nella religiosità: seguaci di una religione politeista popolata di dei, essi credevano nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte, a patto che il defunto conservasse il proprio corpo e l’aspetto che aveva avuto in vita. Per questa ragione si sviluppò un particolare culto dei morti, che prevedeva l’imbalsamazione del corpo, la costruzione di tombe considerate come case nelle quali il defunto avrebbe vissuto per l’eternità (le mastaba e le piramidi), e la sepoltura, assieme al cadavere, di oggetti, cibo, vestiti, suppellettili necessari per la vita ultraterrena.
4. LA NASCITA DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI
LA NASCITA DEL COMMERCIO Lo sviluppo dell'artigianato fu alla base della nascita del commercio. Quando nell'ambito di una comunità la produzione di certi beni diventò appannaggio esclusivo di determinate categorie professionali fu indispensabile procedere, tra i membri, allo scambio dei prodotti rispettivamente posseduti. Inizialmente le prime forme di commercio avevano carattere locale, si svolgevano tra membri della stessa comunità e non si allontanavano dal modello del baratto. Presto, però, il fenomeno della divisione del lavoro giunse a interessare intere regioni, intere comunità: certe zone finirono con lo specializzarsi nella produzione di alcuni prodotti trascurandone altri, anche in relazione alle materie prime e alle conoscenze tecnologiche di cui disponevano. Le varie regioni, a questo punto, cominciarono a scambiare tra loro ciò che avevano in abbondanza con i prodotti che non possedevano. Il commercio si estese rapidamente, diventando un’attività economica irrinunciabile e redditizia, grazie alla quale emersero nuove figure professionali, i mercanti, che si occupavano di rifornire le varie comunità dei beni richiesti.
LA CITTÀ COME CENTRO DI SCAMBI I grandi centri urbani assunsero un’altra importante funzione, quella del mercato. Sia gli scambi a livello locale sia quelli su scala regionale, infatti, si svolgevano solitamente nelle città principali, nelle piazze, nei templi o nei negozi concentrati intorno al centro cittadino. Qui confluivano i compratori dai villaggi circostanti e le merci provenienti da altri luoghi. Furono i mercanti a incaricarsi del trasporto di queste merci, attraverso itinerari terrestri, fluviali e marittimi talvolta molto lunghi, difficili e pericolosi.
LA CIVILTÀ COMMERCIALE DEI FENICI I Fenici, un popolo proveniente dal Golfo Persico, si stanziarono nel corso del III millennio sulla costa siro–palestinese, un’area ricca di insenature naturali ma povera di terre coltivabili. Le condizioni ambientali, unite alla grande disponibilità del legname necessario per costruire le navi, orientarono la civiltà fenicia verso le attività mercantili (commercio marittimo). Per favorire i commerci i Fenici fondarono colonie lungo la costa nordafricana e nel Mediterraneo occidentale (Sicilia, Sardegna e Spagna): inizialmente esse erano semplici scali marittimi dei quali le navi avevano bisogno di rifornirsi di merci o per lavori di riparazione, ma col passare del tempo si trasformarono in veri e propri centri urbani caratterizzati da un’intesa attività di scambio. Marsiglia, Malaga, Cartagine, Palermo, Marsala e Cagliari furono alcune tra queste colonie. Sempre per esigenze commerciali, i Fenici inventarono l’alfabeto fonetico, che rispetto alla scrittura cuneiforme e geroglifica risultava assai più semplice e fu dunque più accessibile a più ampi strati sociali.
GLI EBREI Nell’area siro–palestinese, agli inizi del II millennio a.C., si stabilirono anche gli Ebrei, un popolo di pastori nomadi proveniente dalla Mesopotamia. A causa di una grave carestia essi abbandonarono queste terre ed emigrarono in Egitto, dove rimasero per circa 400 anni in condizioni di semischiavitù, per poi fare ritorno in Palestina, dove crearono una civiltà sedentaria, agricola e commerciale (commercio terrestre). Gli Ebrei furono i fondatori dell’unica religione monoteistica del mondo antico, fondata sulla credenza in un unico Dio, Jahwèh. Di fronte alle continue aggressioni da parte dei popoli confinanti, gli Ebrei si riunirono in uno stato unitario, il Regno d’Israele, che sotto la guida del re David completò la conquista della Palestina e stabilì la capitale a Gerusalemme. Alla morte dell’ultimo re Salomone lo Stato ebraico si divise in due parti; entrambi i regni vennero successivamente conquistati dalle popolazioni mesopotamiche. Da allora ebbe inizio la diaspora, ovvero la dispersione del popolo ebraico nel mondo.
LA CIVILTÀ MINOICA Tra 2000 e 1500 a.C. circa fiorì, sull’isola di Creta, la civiltà minoica. Grazie alla sua posizione, al centro delle rotte marittime tra Asia, Europa e Africa, Creta divenne il perno dei commerci nel Mediterraneo e ne assunse il totale controllo. La civiltà urbana minoica era caratterizzata dalla presenza di molte città stato rette da un sovrano. L’impero commerciale cretese iniziò a declinare intorno al 1500 a.C. in seguito a un terremoto che distrusse buona parte delle città, e crollò definitivamente verso il 1400 a.C. di fronte all’invasione degli Achei, una popolazione indoeuropea che, dopo aver conquistato il Peloponneso in Grecia, estese la propria supremazia a tutta l’area dell’Egeo.
Fine articolo sui Sumeri
Sumeri tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
Disclaimer : gli obiettivi di questo sito sono il progresso delle scienze e delle arti utili in quanto pensiamo che siano molto importanti per il nostro paese i benefici sociali e culturali della libera diffusione di informazioni utili. Tutte le informazioni e le immagini contenute in questo sito vengono qui utilizzate esclusivamente a scopi didattici, conoscitivi e divulgativi. Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). In questo sito abbiamo fatto ogni sforzo per garantire l'accuratezza dei tools, calcolatori e delle informazioni, non possiamo dare una garanzia o essere ritenuti responsabili per eventuali errori che sono stati fatti, i testi contenuti nel sito sono di proprietà dei rispettivi autori. Se trovate un errore su questo sito o se trovate un testo o tool che possa violare le leggi vigenti in materia di diritti di autore, comunicatecelo via e-mail e noi provvederemo tempestivamente a rimuoverlo.