Storia della Germania - storia tedesca

     

    Storia della Germania


    Tratto da wikipedia :

    La storia della Germania è caratterizzata da una grande complessità, ed è strettamente dipendente dalla definizione che si assume come corretta per collocare politico-geograficamente la "Germania" stessa. Caio Giulio Cesare si riferì della Germania di tutti i territori al di là del fiume Reno, per distinguerla dalla Gallia. La Germania, in età antica, era un'espressione geografica. La vttoria nella battaglia Teutoburgo, da parte di alcune tribù germaniche, fermò l'avanzata romana. Dopo la caduta dell'Impero Romano, i Franchi riuscirono a sottomettere la maggior parte delle tribù germaniche occidentali. Quando nell'843 l'Impero Franco venne diviso tra gli eredi di Carlo Magno, la parte orientale del Sacro Romano Impero divenne il Regno dei Franchi orientali. Nel 962 Ottone I restaurò il SAcro Romano Impero, però senza la parte occidentale dell'impero Franco, cioè l'attuale Francia. Nel Medioevo i principi e duchi guadagnarono potere ai danni del potere imperiale. Gli imperatori venivano eletti dai principi ed incoronati dal Papa. Nel secolo XVI la Germania settentrionale abbracciò le teorie di Martin Lutero, mentre la parte meridionale restò cattolica. I protestanti e i cattolici tedeschi si scontrarono duramente nella guerra dei trent'anni (1618-1648). La lunga guerra lasciò vaste aree della Germania spopolate. La Pace di Westfalia sancì il tramonto dell'ideale dell'impero universale, dando spazio invece al sistema degli stati. Dopo le guerre napoleoniche (1803-1815), la Germania iniziò ad intraprendere la strada della modernizzazione. In questo periodo fiorì la vita intellettuale e culturale tedesca. Il Regno di Prussia divenne una potenza continentale. Dopo i falliti moti rivoluzionari del 1848, l'unificazione venne raggiunta nel 1871, escludendo però l'Austria, con la nascita dell'impero tedesco. All'inizio del secolo XX, l'economia tedesca era la più ricca d'Europa. Acquisendo alcuni territori in Africa, in Asia e in Oceania, la Germania era in grado di contrastare la supremazioa francese e britannica in campo coloniale. Nella Prima guerra mondiale, la Germania, affiancata da Austria-Ungheria e Impero Ottomano, combatté contro la Russia ad oriente e contro la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ad occidente. Uscita sconfitta dal conflitto, la Germania dovette subire un'umiliante trattato di pace nel 1919. Oltre a perdere le colonie d'oltremare e alcuni territori metropolitani, la Germania doveva pagare ingenti danni di guerra. L'imperatore Guglielmo abdicò e l'aristocrazia perdette gran parte delle sue prerogative. La Repubblica di Weimar tentò di operare in uno stato democratico. Dopo la Grande depressione del 1929 il popolo tedesco iniziò a perdere fiducia nel governo, iniziando a polarizzarsi, da una parte all'estrema sinistra con i movimenti comunisti, dall'altra dal partito nazionalsocialista di Adolf Hitler. Nel 1933 Hitler riuscì a monopolizzare il potere e a imporre uno stato totalitario. Anche se il regime di Hitler riuscì a migliorare l'economia tedesca, iniziò già subito a perseguitare le minoranze, sopprattutto quella ebraica. La politica estera aggressiva di Hitler riuscì a conquistare facilmente l'Austria e la Cecoslovacchia, ma nello sforzo di conquistare la Polonia, provocò l'inizio della Seconda guerra mondiale. Dopo aver firmato un patto di non aggressione con l'Unione Sovietica, la Germania nazista riuscì a conquistare gran parte dell'Europa continentale, però non a sottomettere la Gran Bretagna. Dopo la fallita invasione dell'Unione Sovietica nel 1941, la Germania nazista iniziò ad indietreggiare in tutti i fronti. Gli alleati anglo-americani bambardarono gran parte delle città tedesche. Nel maggio 1945 la Germania nazista venne definitivamente sconfitta. Dopo ave perso ancora ampi territori in favore della Polonia e dell'Unione Sovietica, la Germania venne divisa nel 1949 in due stati: la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca. Dalle regioni storiche orientali della Germania, iniziò l'esodo di milioni di tedeschi verso la RFG e, in misura minore, verso la RDT. A partire dagli anni 1950 la RFG iniziò a diventare una nazione prospera, mentre la RDT stentava ad uscire dalla crisi. Nel 1961 a Berlino venne innalzato il muro, che simboleggiò per quasi un trentennio, la divisione tra Est e Ovest. Nel 1989 il comunismo collassò, causando la fine della RDT; i territori dell'ex Germania comunista furono incorporati nella RFG. Il recupero economico dell'est fu più lento del previsto. Dopo la riunificazione, la Germania divenne sempre più integrata nell'Unione Europea. Nel 2002 la Germania abbandonò il marco tedesco per adottare l'euro.

     

 

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QUADRO STORICO DELLA GERMANIA

DALL'UNIFICAZIONE AGLI ANNI VENTI

 

 

Situazione socioeconomica

 

 

Nel 1871, con l'unificazione nazionale, la Germania era ancora un paese prevalentemente agricolo e la sua grande industria era appena agli inizi, ma già negli anni '90 la situazione era radicalmente mutata. La classe imprenditoriale tedesca, forte dell'esperienza degli altri paesi capitalisti, poté costruire la propria industria sulla base della tecnica più avanzata. A tale poderoso sviluppo contribuì, oltre che un mercato interno unico e l'uniformità amministrativa e di governo, anche la conquista della Lorena (ricchissima di giacimenti minerali) nella guerra con la Francia degli anni '70 e il contributo di 5 miliardi ottenuto da quest'ultima. In sostanza verso il 1895 nell'industria, nel commercio e nei trasporti era occupato oltre il 50% della popolazione attiva. Le crisi mondiali del 1873, 1882 e 1890 contribuirono alla rapida concentrazione dell'industria tedesca.

 

Ben diversi erano i ritmi di sviluppo delle forze produttive nell'agricoltura: qui, alla fine del XIX sec., i 3/5 di tutte le aziende contadine appartenevano alla categoria delle aziende piccolissime (fino a 2 ha); esse detenevano il 5,6% della terra coltivata, mentre i proprietari delle aziende medie e grandi (oltre 20 ha) ne possedevano il 54,4%. Le tenute degli junkers erano particolarmente estese nella Germania orientale.

 

Fin dal suo sorgere l'impero germanico si scontrò con eccezionali difficoltà per la conquista dei mercati esteri. A tale scopo, i capitalisti tedeschi introdussero la massima riduzione dei costi di produzione, sfruttando notevolmente gli operai e usando il dumping (smercio dei prodotti all'estero a prezzi bassissimi). Per compensare le perdite nell'export i capitalisti aumentavano i prezzi delle merci vendute all'interno del paese. Verso il 1879 il governo introdusse alti dazi doganali, affinché il protezionismo favorisse lo sviluppo dei monopoli (la cui forma dominante era il "cartello"), e ciò soprattutto nell'industria pesante, che aveva stretti rapporti con le banche (alla fine del XIX sec. le maggior parte delle operazioni di credito era concentrata in sei banche). Apparvero presto i magnati dell'industria e i grandi finanzieri, che concentrarono nelle loro mani le posizioni-chiave nella vita economica (KRUPP, SIEMENS, HANSEMANN, STUMM, KIRDORF, ecc.).

 

Il salario degli operai spesso era inferiore al minimo vitale. Nonostante la rapida ascesa economica e la notevole emigrazione, esisteva un grande esercito di riserva di disoccupati. Il basso livello di vita dei lavoratori frenava l'estensione del mercato interno e aumentava l'interesse dei capitalisti per i mercati esteri.

 

 

Situazione politica

 

 

L'unificazione tedesca era avvenuta sotto l'egida della monarchia e degli junkers che, con i militaristi prussiani, si erano impadroniti dell'apparato statale e dell'esercito. Gli junkers e i militaristi erano rappresentati dal Primo Cancelliere dell'Impero, Otto von Bismarck, che tenne questa carica per quasi 20 anni, fino al 1890, cercando continui compromessi con la borghesia. La quale accettò il ruolo secondario solo per timore del proletariato. Infatti dopo la caduta della Comune di Parigi, il centro del movimento operaio europeo si era spostato dalla Francia alla Germania.

 

Secondo la Costituzione dell'Impero solo il re prussiano poteva diventare Imperatore di Germania, con poteri illimitati sulle forze armate, con il diritto di ratificare o annullare tutti i progetti di legge, di convocare e sciogliere il parlamento (REICHSTAG). A quel tempo l'Imperatore era Guglielmo I. Ovviamente la Costituzione aveva solo una facciata pseudo-democratica (si pensi ad es. al fatto che pur proclamando il suffragio universale nelle elezioni del parlamento, le cui competenze peraltro erano assai limitate, essa impediva di votare alle donne, ai militari e ai giovani al disotto dei 25 anni). In effetti la Costituzione non faceva che legittimare il dispotismo prussiano: non a caso in Prussia, che occupava quasi i 2/3 del territorio imperiale, era ancora in vigore la Costituzione ultrareazionaria del 1850, che stabiliva un sistema elettorale solo per tre classi. Tuttavia, le esigenze del capitalismo ebbero col tempo la meglio: negli anni '70 venne introdotto un unico codice penale (e cominciò anche l'elaborazione del codice civile, che si protrarrà per oltre 20 anni), un'unica moneta, un unico sistema postale, inoltre venne fondata la Banca dell'Impero e si attuò la riforma amministrativa dei circondari in Prussia, onde strappare agli junkers il potere locale.

 

 

Il militarismo germanico

 

 

Il militarismo è sempre stato una tradizione della Prussia: con l'unificazione non fece che rafforzarsi. A parte alcuni ambienti piccolo-borghesi di diversi Stati del sud, nel complesso la borghesia tedesca, fattasi ardita dopo la vittoria sulla Danimarca, l'Austria e la Francia, appoggiò attivamente il gruppo militarista prussiano. Non dimentichiamo che proprio in virtù di tale militarismo la Germania poté contribuire a soffocare la Comune di Parigi. Insomma, per la borghesia, il militarismo era considerato l'arma più efficace contro le idee del socialismo (in tempo di pace gli effettivi erano più di 400.000 uomini). Il governo approvò la legge sul servizio militare obbligatorio e quella del settennato, cioè l'approvazione delle spese militari per un settennio (dopodiché occorreva la conferma parlamentare), che consentiva la massima libertà al gruppo militarista, esentandolo per quel periodo da qualsiasi controllo parlamentare. In 20 anni l'esercito aumentò del 50%, mentre la popolazione era cresciuta solo del 25%. Naturalmente le classi dirigenti erano interessate a mantenere rapporti tesi con gli altri Stati, in particolare con la Francia, al fine di poter giustificare la corsa agli armamenti.

 

 

La colonizzazione delle terre polacche occidentali

 

 

La preparazione dell'aggressione a est si abbinava alla germanizzazione delle terre polacche, che veniva giustificata con l'idea di creare una roccaforte per la guerra contro la Russia. Negli anni '70 le persecuzioni contro i polacchi vennero compiute all'insegna della lotta contro la chiesa cattolica. Nel 1886 si cominciarono a impiantare aziende di ricchi contadini tedeschi sulle terre polacche. In pratica le terre polacche occidentali erano diventate una colonia europea della Germania (in alcuni casi i polacchi venivano trasferiti dalle loro terre nelle zone interne della Germania: presentando gli operai polacchi come dei concorrenti di quelli tedeschi, il governo infatti sperava di inculcare nella classe operaia tedesca l'ideologia nazionalista).

 

 

 

 

 

 

 

I partiti principali

 

 

Gli junkers erano uniti nel partito dei Conservatori: essi temevano l'estensione delle competenze dei poteri imperiali e in questo senso non appoggiavano Bismarck. Il partito dei Liberali-conservatori o Imperiale, formatosi da una scissione del partito Conservatore, riconosceva l'inevitabilità dello sviluppo capitalistico: questo partito appoggiava Bismarck e forniva i quadri dirigenziali e governativi. Il partito Nazional-Liberale appoggiava Bismarck, ma rappresentava gli interessi delle media e grande borghesia; gradatamente esso si alleò con gli junkers e abbandonò le rivendicazioni politiche più progressiste. Il partito dei Progressisti, appoggiato da una parte della borghesia commerciale, dalla piccola-borghesia, dagli impiegati e da una parte degli operai, lottò contro i dazi protezionistici e il militarismo. Il partito del Centro-Cattolico univa gli elementi più eterogenei: dai proprietari cattolici della Slesia ai cattolici della Baviera, da alcuni capitalisti della Germania occidentale agli operai cattolici sfruttati da questi stessi capitalisti. La sua direzione era nelle mani di clericali reazionari: il programma politico era vicino a quello conservatore.

 

 

Il KULTURKAMPF (lotta per la cultura)

 

 

Negli anni '70 il partito del Centro-Cattolico si trovò coinvolto nella lotta con i circoli dirigenti (junkers e borghesia) che avevano scatenato una repressione contro la chiesa cattolica, la quale, temendo che l'ulteriore centralizzazione dello Stato, ovvero il prevalere della Prussia protestante, danneggiasse la propria influenza politica, aveva appoggiato le tendenze anti-prussiane presenti tra i polacchi, i danesi, i francesi dell'Alsazia-Lorena, e tra gli abitanti di tutti i territori che prima dell'unificazione non erano sottoposti al potere degli junkers prussiani. Un altro scopo del Kulturkampf fu quello di distogliere gli operai dalle loro rivendicazioni deviandone l'interesse verso le questioni religiose.

 

In quegli anni il governo privò il clero cattolico del controllo esclusivo delle scuole, vietò ogni attività all'ordine dei gesuiti, attuò la legge sull'obbligo del matrimonio civile, liquidò il potere dell'alto clero e l'autonomia della chiesa rispetto allo Stato. Lo Stato assunse direttamente la preparazione dei sacerdoti e il diritto di nominarli. Ma i risultati non furono quelli sperati: il partito Cattolico aumentò di 1/3 i propri deputati in parlamento e il no dei candidati socialisti aumentò di tre volte rispetto al 1871. E così nel 1876 il governo rinunciò al Kukturkampf e revocò molte leggi emanate in precedenza: esso si era convinto che nella lotta contro il socialismo era meglio avere la chiesa dalla propria parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fondazione del partito unico della classe operaia

 

 

Il partito Operaio-Socialista tedesco venne fondato nel 1875 al congresso di Gotha, dove si verificò l'unificazione degli Eisenachiani (marxisti ortodossi) con i Lassalliani (socialisti di Stato o della cattedra). Il programma approvato dal congresso conteneva tesi lassalliane erronee, come ad es. quella secondo cui i contadini erano una classe reazionaria, o quella per cui si riteneva necessario che il governo emanasse una legge volta a determinare il livello del salario sulla base del minimo dei mezzi di esistenza necessari (col che si minava a rendere inutile la lotta economica operaia). Inoltre i lassalliani volevano un socialismo senza rivoluzione, guidato dallo Stato. Ciononostante il partito rimase unito, diffondendosi con successo per tutto il paese. Nel 1877 aveva già superato in parlamento il partito Progressista e quello Imperiale, ottenendo il quarto posto. I suoi capi erano Bebel e Liebknecht. Marx ed Engels contribuirono a eliminare gli errori ideologici commessi al momento dell'unificazione: il primo con La critica del programma di Gotha, il secondo con l'Antidühring.

 

 

Le leggi eccezionali contro i socialisti

 

 

Nel 1878 il governo chiese al parlamento di votare una legge che prevedeva lo scioglimento di tutte le associazioni socialdemocratiche e di altre progressiste, nonché il divieto della stampa operaia e altre misure coercitive. Il disegno di legge venne respinto: a ciò fu determinante il voto dei Progressisti, del Centro Cattolico e dei Nazional-Liberali. Tuttavia, il governo di Bismarck, approfittando dell'attentato a Guglielmo I, la cui responsabilità fu addossata, senza alcun fondamento, alla socialdemocrazia, sciolse nel 1878 il parlamento, sospinto, in questo, anche dal fatto che una crisi industriale e agraria piuttosto forte (i prezzi dei prodotti agricoli USA, Russia e di altri paesi erano di molto inferiori) imponeva l'introduzione del protezionismo doganale, contro cui si era levato il parere di quella parte della borghesia che non temeva la concorrenza straniera.

 

Dopo lo scioglimento del Reichstag il partito Conservatore e quello Imperiale divennero il perno di tutte le intese politico-programmatiche di Bismarck. Ad essi si unirono, saltuariamente, il partito Cattolico e i Nazional-Liberali. Quest'ultimi, che si erano notevolmente ridimensionati come numero, appoggiarono la legge antisocialista ratificata alla fine del '78. Il nuovo parlamento varò anche le prime leggi sul protezionismo. I Nazional-Liberali, a causa di dissensi interni, si divisero: una parte restò ancora più fedele al governo, l'altra fondò con i Progressisti e altri elementi liberal-borghesi il partito dei Liberi Pensatori, che però durerà poco, confondendosi con i Nazional-Liberali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La repressione della socialdemocrazia fino alle dimissioni di Bismarck

 

 

Il governo proibì 45 organi di stampa sui 47 del partito Socialdemocratico, espulse da Berlino molti attivisti, sciolse i sindacati, le organizzazioni culturali di sinistra, le cooperative (confiscandone i beni), vietò ovunque le assemblee operaie. I leaders del partito continuarono a impegnarsi nel parlamento e crearono un'organizzazione di partito adatta alla clandestinità, pubblicando all'estero l'organo del partito. Gli opportunisti lassalliani però invitavano alla pacificazione e alla fine dell'attività illegale del partito. Marx ed Engels, nella famosa "Lettera circolare" inviata a Bebel e Liebknecht, si opposero. Essa ebbe l'effetto di lasciar fuori gli opportunisti dalla redazione dell'organo di partito "Sozialdemokrat", pubblicato a Zurigo per la prima volta nel 1879, e più tardi, fino al '90, a Londra. Nel 1880 il congresso del partito a Wyden in Svizzera decise di includere nel programma di Gotha un punto che prevedeva l'uso di mezzi anche illegali nella lotta politica contro il governo.

 

Nell'84 la Socialdemocrazia raccolse più di mezzo milione di voti, ma il governo rispose vietando il diritto allo sciopero. Nell'87 però si verificò la prima crisi politica: il parlamento aveva deciso di ridurre il settennato per i crediti militari a tre anni. Il governo di Bismarck, approfittando del desiderio di rivincita dei francesi, cercò di creare in Europa un nuovo allarme di guerra. Dopo aver sciolto nell'87 il parlamento, indice le elezioni in un'atmosfera di sciovinismo nazionalistico e di persecuzione contro tutti coloro che non erano d'accordo con le trame dei militari. Riuscì a organizzare un blocco elettorale vincente tra i Conservatori e i Nazional-Liberali. Il nuovo parlamento riconfermò il settennato, impose nuovi dazi protezionistici (cui però la borghesia non manifestava alcuna simpatia) e prorogò la legge anti-socialista.

 

L'oppressione politica e il carovita portarono alla ripresa degli scioperi nell'89 (solo in quell'anno raggiunsero quota mille, interessando i minatori, gli operai edili, metallurgici e tessili). Il giovane kaiser, Guglielmo II, salito al trono nell'88, tendeva a preferire una tattica più flessibile. Nel '90 scadeva il periodo di validità delle leggi eccezionali anti-socialiste. Il governo avanzò la proposta di renderle permanenti, offrendo in cambio una formulazione meno categorica delle stesse, ma il parlamento (soprattutto nei settori che rappresentavano la borghesia) sembrava più favorevole a una ripresa del dialogo col movimento operaio. Bismarck reagì minacciando, con un colpo di stato, di sciogliere il parlamento, di abolire il suffragio universale e di reprimere duramente i leaders socialdemocratici. Nel '90 il parlamento si oppose nettamente alla proroga delle leggi eccezionali. Bismarck, osteggiato anche da Guglielmo II, fu costretto a dimettersi.

 

Qui si può aggiungere che la crisi economica della Germania era dovuta al fatto che Stati Uniti, Russia e altri paesi avevano reagito ai dazi protezionistici tedeschi sui prodotti agricoli introducendo dazi considerevoli sui prodotti dell'industria tedesca. La Germania era arrivata al punto che sul mercato interno i prodotti agricoli importati costavano moltissimo, mentre sui mercati esteri non riusciva a piazzare le proprie merci industriali. Di qui l'esigenza di concludere accordi commerciali con Austria-Ungheria, Italia, Belgio, Svizzera, Romania, Spagna, Serbia e Russia, che prevedessero una riduzione reciproca dei dazi doganali.

 

In politica interna Guglielmo II approvò alcune richieste del movimento operaio, come ad es. la proibizione del lavoro per i bambini sotto i 13 anni, una giornata lavorativa di 11 ore per le donne, ecc. Le classi dominanti ripresero, a partire dal '94, la lotta antioperaia con vari progetti di legge, ma il parlamento li respinse.

 

 

Il movimento socialista negli anni 1891-1900

 

 

Dopo l'abolizione delle leggi eccezionali, il partito Socialdemocratico, al congresso di Erfurt nel '91, cerca di liberarsi ulteriormente dall'influenza degli opportunisti lassalliani, ma gli riesce solo in parte: l'idea che la società contemporanea (e la Germania in particolare) evolvesse inevitabilmente verso il socialismo, per cui andavano considerate sufficienti le riforme progressive e una tattica conciliatrice nei confronti della borghesia - quest'idea non era ancora stata definitivamente superata. Ecco perché ad un certo punto la borghesia prese ad appoggiare i leaders riformisti del partito e dei sindacati. Peraltro il capitale monopolistico aveva già la possibilità di concedere una parte dei propri sovrapprofitti ad uno strato privilegiato di operai qualificati: cosa che determinerà il manifestarsi del revisionismo, le cui tesi fondamentali saranno formulate da Bernstein in Le premesse del socialismo e i compiti della socialdemocrazia. A differenza dei lassalliani, i revisionisti mettevano in discussione tutta la teoria marxista. Tuttavia, benché nelle file del partito le loro opinioni fossero ufficialmente respinte, nessuno, neanche Bebel e Liebknecht, pose il problema di una rottura con questi nuovi teorici. L'unica fu la Luxemburg.

 

La politica di unità delle classi dominanti

 

 

Nel decennio 1891-1900, mentre si manifestava il carattere ineguale e a salti dello sviluppo del capitalismo tedesco, la sua espansione verso l'esterno divenne molto attiva. Mancando alla Germania ricche colonie, l'export di capitali si rivolgeva di preferenza ai paesi formalmente indipendenti ma deboli, facili prede della sua superiorità economica. Teatro della concorrenza anglo-tedesca divennero i paesi del Vicinoriente (specie la Turchia), dell'Estremoriente (Cina soprattutto) e del Sudamerica. Per poter ottenere un'espansione all'estero e per combattere all'interno la classe operaia, i circoli dirigenti del capitale tedesco e gli junkers avevano realizzato una forte politica di unità. Il compito principale ch'essi si posero fu quello di costruire una forte marina da guerra, con la quale assicurarsi dei domini coloniali. Il governo riuscì a far approvare dal parlamento gli stanziamenti con il voto del partito Centro-Cattolico, offrendogli in cambio alcuni privilegi clericali. Alle soglie del XX sec. il militarismo tedesco era divenuto una forza egemone e minacciosa.

 

Alla fine del XIX sec. ebbero grande diffusione, sul piano ideologico-filosofico, soprattutto tra la piccola-borghesia intellettuale, le idee di Nietzsche, così permeate di odio per l'uguaglianza, la giustizia sociale e la rivoluzione, essendo indirizzate verso il culto della forza superomistica e verso il razzismo; nonché le idee di Schopenhauer, che negavano qualsiasi razionalità nello sviluppo della società umana ed erano ostili all'idea di progresso storico.

 

Nell'ultimo decennio del XIX sec. sorsero diverse organizzazioni che propagandavano lo spirito d'aggressione, lo sciovinismo e il razzismo, la giustificazione teorica delle mire espansionistiche della borghesia e degli junkers, il culto delle tradizioni prussiane (vedi ad es. L'Unione Pangermanica, appoggiata da Krupp, Hugenberg e altri esponenti del grande capitale). I pangermanisti avanzavano l'idea di creare una "Mitteleuropa" (Europa-media), nell'intento di sottomettere al dominio tedesco una serie di paesi europei sotto il pretesto della loro "unificazione".

 

 

 

 

 

 

La politica estera

 

 

Dopo la vittoria della Germania sulla Francia nella guerra del '70-'71, l'Austria-Ungheria si avvicinò alla Germania per ottenere il suo appoggio nella lotta contro i popoli slavi sottomessi al suo dominio e per espandersi verso i Balcani. Bismarck non chiedeva di meglio.

 

Migliorarono, seppure per breve tempo, anche i rapporti tra Germania e Russia. Quest'ultima infatti, dopo il '71, liquidò gli articoli del Trattato di Parigi del 1856 che le vietavano di mantenere una flotta da guerra nel mar Nero. Inoltre Germania e Russia avevano interessi comuni sulle terre polacche che si erano spartite. I rapporti commerciali fra le due nazioni erano notevolmente migliorati (grano contro merci industriali). Infine le banche tedesche erano il principale centro di collocamento dei prestiti russi all'estero. Naturalmente la Russia temeva la crescente potenza politico-militare della Germania e il suo avvicinamento all'Austria-Ungheria, per cui, di tanto in tanto, onde creare un contrappeso, sviluppava iniziative bilaterali con la Francia.

 

In effetti, i rapporti russo-tedeschi peggiorarono in seguito alla sconfitta diplomatica della Russia zarista al congresso di Berlino del '78, ove Inghilterra, Austria-Ungheria e Germania fecero la parte del leone costringendo la Russia a ridimensionare le sue pretese sui Balcani dopo la vittoria militare sulla Turchia. I rapporti diventarono così tesi che la Germania concluse delle trattative segrete con l'Austria in funzione anti-russa: era questo il primo blocco militare europeo nel periodo del passaggio del capitalismo allo stadio imperialistico. I suddetti rapporti migliorarono solo quando ci si accorse, da ambo i lati, che la lotta delle tariffe doganali aveva arrecato ad entrambi i paesi un danno enorme. Di qui l'esigenza di affermare un'alleanza tra Germania-Russia-Austria/Ungheria, in modo tale che Francia e Inghilterra venissero completamente isolate. Quando però la Germania si accorse che la Russia in realtà non aveva alcuna intenzione di appoggiarla in una guerra contro la Francia, i rapporti tornarono di nuovo tesi. In definitiva, la Germania non riuscirà mai ad ottenere dalla Russia l'impegno di mantenere una neutralità incondizionata nel caso di una guerra con la Francia.

 

Nell'82 la Germania, con l'Austria-Ungheria e l'Italia stipulò la TRIPLICE ALLEANZA, con cui le tre nazioni si assicuravano aiuto reciproco in caso di guerra. Al blocco austro-germanico si sentirono attirate nell'83 anche la Romania e la Spagna.

 

La Germania era giunta tardi alla competizione coloniale, ma subito manifestò una straordinaria aggressività. Nell'82 venne creata la Società Coloniale Tedesca, con cui cominciò ad occupare in Africa il Togo, il Camerun, la Nuova Guinea, l'isola di Zanzibar, altre regioni sulla costa del Golfo di Guinea e un ampio territorio denominato Africa sud-occidentale tedesca. Ad ogni nuova conquista aumentavano gli attriti con l'Inghilterra. Nel biennio '84-'85 la Germania aveva occupato un territorio in Africa e in Oceania comprendente una popolazione di 14.400.000 abitanti, con un'estensione di 2.907.000 kmq.

 

Quando nel '92 venne stipulata una convenzione militare franco-russa in contrapposizione alla Triplice Alleanza, l'Europa si trovava praticamente divisa in due blocchi militari-politici più o meno equivalenti. Dalla Triplice Alleanza infatti chiesero di ritirarsi sia l'Italia, dopo la sconfitta subìta in Etiopia (1896), che la Spagna, dopo la guerra ispano-americana del '98, mentre la Romania fu attratta dall'influenza economica anglo-francese.

 

L'acuta lotta coloniale dell'Inghilterra con la Francia e la Russia spingeva una parte dei circoli dirigenti inglesi a cercare un compromesso con la Germania (nel '98-'99), ma il governo tedesco chiedeva in cambio un prezzo così elevato (in colonie da sfruttare) che l'Inghilterra rinunciò alla transazione. Orami era chiaro che il principale antagonista imperialista dell'Inghilterra era diventato la Germania.

 

 

Verso lo scoppio della I guerra mondiale

 

 

Verso l'inizio del XX sec. la Germania aveva preso il primo posto in Europa nella produzione industriale. Persino le terre degli junkers (più di 1/5 di tutta la superficie lavorabile) si erano trasformate in grandi aziende capitalistiche. Molti degli stessi magnati del capitale finanziario diventavano proprietari di grandi estensioni di terra per sfruttarne le ricchezze del sottosuolo. Gigantesche associazioni monopolistiche erano strettamente legate alle banche più grosse (9 di esse a Berlino concentravano la metà di tutti i depositi bancari tedeschi). Al potere gli junkers e la grande borghesia formavano un unico blocco, non senza contrasti sulle questioni coloniali (vedi ad es. il blocco degli "ottentotti").

 

L'imperialismo tedesco cominciò a scatenarsi a livello mondiale quando tutto il territorio della terra era già stato diviso: la Germania, nel 1914, aveva un territorio coloniale complessivamente inferiore di 3,5 volte a quello della Francia, e di 11,5 volte inferiore a quello inglese. Le colonie tedesche avevano una popolazione inferiore a quella inglese di 32 volte.

 

All'interno della nazione tedesca la condizione della maggioranza dei lavoratori era ben misera: basso livello salariale, disoccupazione, giornata lavorativa media di 11 ore, grande bisogni di alloggi, carovita e pesi fiscali enormi (a causa dell'imponente macchina burocratica e militare), aumento vertiginoso delle malattie... Oltre a ciò il governo cercava di limitare il suffragio universale, di sopprimere gli scioperi e il diritto degli operai ad associarsi (nella Dieta prussiana fino al 1908 non ci poté essere alcun rappresentante della Socialdemocrazia). Senonché i dirigenti sindacali e politici del movimento operaio erano sostanzialmente su posizioni opportunistiche, per cui essi non seppero far fruttare le forti rivendicazioni operaie in direzione della rivoluzione. Il congresso socialdemocratico di Jena, nel 1905, su proposta di Bebel, riconobbe per la prima volta lo sciopero politico di massa come una delle più importanti forme di lotta del proletariato, ma più di così non riuscì a fare. Grazie comunque a tale sciopero gli operai riuscirono ad ottenere l'introduzione del suffragio universale anche in Prussia, in Sassonia e in altri territori.

 

In assenza di una forte resistenza operaia ai disegni imperialistici del governo, lo Stato Maggiore di quest'ultimo poté ultimare l'elaborazione della variante definitiva del piano di guerra su due fronti contro la Francia e la Russia. Dal 1909 al 1914 le spese militari aumentarono del 33%. Nel 1914 la Germania era la seconda potenza navale del mondo, anche se molto distanziata dall'Inghilterra. Numerose associazioni borghesi propagandavano idee aggressive e la creazione di una Mitteleuropa sotto l'egida di una Germania forte sul piano coloniale ("Associazione coloniale", "Unione pangermanica", "Drang nach dem Osten"...).

 

Gli opportunisti socialdemocratici orientavano la classe operaia verso l'alleanza con la "propria" borghesia nazionale, con il "proprio" Stato imperialista. Liebknecht fu uno dei pochi dirigenti ad essere contrario al militarismo: nel 1907 un tribunale lo condannò a un anno e mezzo di reclusione, cosa che venne impedita dal fatto che nel 1908 gli operai lo elessero deputato alla Dieta prussiana e nel 1912 al Reichstag.

 

Nel 1908 il parlamento approvò una nuova legge reazionaria che vietava ai minori di anni 18 di entrare in associazioni politiche e decideva, con un'altra legge, di peggiorare considerevolmente la situazione economica della popolazione polacca.

 

La riforma finanziaria del 1909 comportò un aumento delle imposte indirette quasi del 30%. Nel 1913 il carovita era aumentato di circa 1/3 rispetto al 1900. Verso la fine del 1908 la Germania aveva un milione di disoccupati. La classe operaia reagì con scioperi economici e politici. All'inizio del 1910 sulle ceneri del partito dei Liberi Pensatori sorse il partito Popolare-Progressista della sinistra borghese. Ma nonostante la situazione politica fosse favorevole a una soluzione rivoluzionaria, la direzione socialdemocratica non ne seppe approfittare. Bebel morì nel 1913. Veniva intanto emergendo il nome di Kautsky, che si orientò decisamente verso i riformisti, propugnando la "conquista" operaia del parlamento, la sconfitta della borghesia per "logoramento" nella battaglia parlamentare.

 

 

La socialdemocrazia tedesca all'inizio del XX secolo

 

 

Al congresso di Dresda del 1913, Bebel, Luxemburg, Liebknecht e altri cercarono di opporsi ai riformisti guidati da Bernstein, Vollmar, Kautsky e altri, i quali esprimevano gli interessi dell'aristocrazia operaia, corrotta dal capitale finanziario, disposta a molti compromessi con la borghesia. [Per "aristocrazia operaia" vanno intesi, oltre al gruppo dirigente degli operai qualificati e dei capireparto, che avevano salari di molto superiori a quelli della maggioranza dei lavoratori, anche la numerosa burocrazia sindacale, i funzionari di partito, i parlamentari, i dirigenti delle cooperative, ecc.] Tuttavia, la direzione del partito non riuscì a ristrutturare i quadri, per cui si sviluppò la contraddizione tra tesi programmatiche ortodosse e tattica riformista. In nome dell'unità del partito si sacrificava la teoria e la prassi rivoluzionaria.

 

Il difetto più grande della socialdemocrazia è che si affidava eccessivamente alla spontaneità delle masse operaie. Ecco perché non vide mai la necessità di rompere con gli opportunisti e i revisionisti. Altri errori stavano nel fatto che non comprendeva l'esigenza di un'alleanza operaia con i contadini. Inoltre la Luxemburg era convinta che il capitalismo sarebbe crollato da solo. D'altra parte le stesse masse operaie non si avvidero della gravità di questi pericoli e continuarono ad avere piena fiducia in tutti i leaders del partito. Il quale, peraltro, nelle elezioni del 1912 era diventato il gruppo più numeroso in parlamento.

 

 

L'inizio della guerra

 

 

Nonostante il fatto che i piani dello Stato Maggiore tedesco prevedessero l'apertura delle ostilità anzitutto contro la Francia, il governo tedesco decise prima di tutto di dichiarare guerra alla Russia, ingannando le masse con la parola d'ordine della lotta contro lo zarismo conservatore. Il governo tedesco sapeva che la Francia sarebbe intervenuta a fianco della Russia, e così in effetti accadde. E siccome la Germania era intenzionata ad attaccare la Francia passando per il neutrale Belgio, l'Inghilterra si vide costretta a dichiarare guerra alla Germania. La Turchia si schierò subito con la Germania contro la Russia. Serbia, Montenegro e Giappone si posero invece a fianco degli anglo-francesi (i primi due perché volevano l'indipendenza dagli austro-ungarici, il secondo per togliere alla Germania le colonie asiatiche).

 

 

Il tradimento della IIa Internazionale

 

 

Nonostante le solenni dichiarazioni dei congressi di Stoccarda e Basilea, i leaders della II Internazionale non organizzarono alcuna azione contro la guerra imperialistica imminente. La destra del partito Socialdemocratico accorderà anzi, in segreto, pieno appoggio al governo. Dal giorno della dichiarazione di guerra alla Russia, tutta la stampa socialdemocratica si schierò a favore della campagna sciovinista invitando le masse a difendere la patria dalla barbarie russa. I parlamentari socialdemocratici votarono a favore dei crediti di guerra.

 

Stesso tradimento si verificò in Francia, nel partito socialista, dopo l'assassinio di Jaurès. E così nel partito socialdemocratico austriaco, nei menscevichi e nei socialrivoluzionari russi. Contro la guerra si espressero i socialdemocratici serbi, romeni, i socialisti di sinistra bulgari, la sinistra tedesca di Liebknecht e Luxemburg, i bolscevichi russi e altri gruppi ancora. Coloro che tradirono cercavano di convincere le masse operaie che si trattava di "una guerra difensiva". In realtà essa aveva come scopo una nuova redistribuzione mondiale delle terre coloniali, la rovina delle nazioni concorrenti, la distruzione delle avanguardie socialiste per indebolire il proletariato... Gli unici che chiederanno la trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile (all'interno di ogni singola nazionale, per rovesciare il governo borghese) saranno i bolscevichi. Il rifiuto di questa proposta determinerà la rottura dei bolscevichi dalla II Internazionale e la nascita della III.

 

 

Lo svolgimento della guerra

 

 

Le operazioni militari del 1914 si chiusero, nel complesso, a favore dell'INTESA (Francia, Inghilterra...). Il progetto tedesco di "guerra lampo" era fallito: era iniziata una lunga guerra di logoramento. L'economia dei paesi belligeranti non era però preparata a questo tipo di guerra. I tedeschi, vedendo che il nemico più debole era la Russia, spostarono nel 1915 il settore principale della guerra mondiale sul fronte orientale. La Russia subì pesanti sconfitte ma non si arrese. L'Italia passò dalla parte dell'INTESA contro l'Austria, per occupare il Trentino, Trieste, l'Istria, le isole del Dodecaneso, la Dalmazia e una parte dell'Albania. Nel 1914 la Bulgaria passò invece a fianco di Germania e Austria-Ungheria a spese della Serbia. Nel 1915 i tedeschi dovettero cedere agli inglesi l'Africa sud-occidentale e il Camerun. La Germania allora decise di iniziare la guerra sottomarina: le navi mercantili, indipendentemente dalla bandiera, venivano affondate senza preavviso appena apparivano in una zona determinata intorno alla Gran Bretagna e all'Irlanda. In seguito alla protesta degli USA (che minacciavano di entrare in guerra) e di alcuni dirigenti della politica tedesca, si decise di colpire solo le navi da guerra. Nel 1916 la Romania dichiarò guerra all'Austria per conquistare la Transilvania, ma i tedeschi occuparono Bucarest. Ad un certo punto sembrava che gli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria...) potessero vincere il conflitto, ma la Russia da una parte e l'Inghilterra dall'altra li costrinsero a ridimensionare le pretese (decisiva fu la battaglia navale dello Jutland). L'INTESA, in realtà, avrebbe potuto vincere con relativa facilità se avesse superato gli antagonismi interni e avesse coordinato le operazioni. I tedeschi infatti erano stati fermati dai francesi a Verdun e gli austriaci non erano riusciti a vincere gli italiani.

 

E così nel 1917 con l'aiuto dei tedeschi, l'Austria determinò a Caporetto una pesante sconfitta all'Italia, mentre tra le file dei militari francesi e russi si andavano manifestando serie intenzioni di concludere la guerra. Gli inglesi invece sfondarono in Mesopotamia e in Africa orientale. In Russia lo zar fu costretto ad abdicare e il governo provvisorio passò nelle mani di Kerenskij che volle proseguire la guerra, determinando il tracollo economico della Russia, tanto che la sua intenzione era diventata quella di uscire dall'INTESA. Nel 1917 gli USA dichiararono guerra alla Germania e nel '18 cominciano a intervenire militarmente. Nel '17 decisero di allearsi all'INTESA anche Cina, Grecia, Brasile, Cuba, Panama, Liberia e Siam.

 

 

La situazione interna della Germania

 

 

Alla guerra di logoramento la Germania non era assolutamente preparata. Già verso il 1916 la sua situazione economica era disperata. Il governo reagì militarizzando sia l'economia (con pesanti razionamenti) che il lavoro, rafforzando la censura militare, sorvegliando la popolazione con sistemi militari-polizieschi. Monopolizzazione e regolamentazione statale dell'economia avevano raggiunto i massimi livelli: i funzionari statali che esercitavano il controllo sulla produzione erano persone di fiducia dei cartelli, dei trusts e dei maggiori capitalisti. In agricoltura furono introdotti piani di semina obbligatori e la consegna forzata da parte dei contadini del raccolto allo Stato. Fu introdotto il sistema delle carte annonarie e il lavoro obbligatorio per gli operai, con l'ovvio divieto di scioperi e richieste "illegali". Il governo naturalmente giustificava questa situazione in nome degli interessi nazionali di difesa e dicendo che in tal modo i capitalisti venivano posti sotto controllo statale, sicché nessuno di loro avrebbe potuto approfittare della guerra. In realtà i capitalisti si arricchirono enormemente con le commesse militari, con la svalutazione della moneta cartacea, con l'inflazione galoppante... I leaders della socialdemocrazia non seppero approfittare mai di questa occasione.

 

 

La svolta verso la pace

 

 

All'inizio del '17 le borghesie dei vari paesi belligeranti, essendosi impaurite del crescente malcontento e delle agitazioni delle masse popolari, cominciarono ad orientarsi verso una pace senza vittoria. Tuttavia nessuna delle due parti (Imperi centrali e Intesa) voleva rinunciare ai territori già conquistati all'avversario o ai propri possessi coloniali. La situazione si sbloccò in Russia con la rivoluzione democratico-borghese del febbraio 1917. Il governo russo manifestò l'esigenza di arrivare alla pace. Gli operai tedeschi reagirono positivamente e cominciarono a scioperare. Nell'estate del '17 una notevole parte della borghesia tedesca era giunta alla conclusione che conveniva stipulare una pace di compromesso con l'INTESA, ma, ancora una volta, senza dover rinunciare ai territori già occupati dalla Germania in Polonia, nel Baltico, in Francia e in Belgio.

 

Intanto si sviluppò un forte movimento rivoluzionario nell'Austria-Ungheria, in Francia, in Inghilterra, in Italia. In Russia si verificò addirittura la rivoluzione bolscevica nell'ottobre 1917. Subito i bolscevichi chiesero una pace "senza annessioni né indennità". Il decreto però non venne accettato dai paesi belligeranti, per cui la Russia fu costretta a intavolare trattative separate. Con la Germania concluse un trattato di pace a Brest-Litovsk, col quale la Germania staccava dal territorio sovietico la Polonia, la Lettonia, parte dell'Estonia, la Lituania, l'Ucraina e la Bielorussia. La Russia aveva accettato per poter ristrutturare la propria economia disastrata.

 

In campo militare gli Imperi centrali avevano in Europa i maggiori possessi (Romania, Alsazia-Lorena, Belgio, Serbia, Polonia, Montenegro, Albania, Bucovina, Galizia, parte dell'Italia, parte della Russia...). Ma sul piano economico e politico la loro situazione era assai peggiore. Inoltre tutti gli Stati borghesi temevano che accettando la pace, le loro masse operaie avrebbero fatto una rivoluzione analoga a quella russa, per cui non erano assolutamente disposti a cedere nulla. La situazione venne ulteriormente sbloccata dagli USA e dall'Inghilterra, che proposero una pace imperialista (i cd. "14 punti di Wilson", presidente USA). In virtù di essi l'Europa occidentale sarebbe tornata alla situazione prebellica, l'impero ottomano sarebbe stato smembrato, Palestina-Siria-Irak e altri territori del Vicino e Medioriente sarebbero passati alle potenze imperialiste, le quali infine si sarebbero dovute coalizzare contro l'URSS.

 

Intanto in Finlandia nel 1918 scoppia una rivoluzione socialista, che però la Germania fa fallire occupando la nazione. Nella stessa Germania e in Austria-Ungheria le manifestazioni operaie e gli scioperi aumentano considerevolmente. Gli americani minacciano di sbarcare in Europa, e di questo la più preoccupata è senza dubbio la Germania. La quale, ad un certo punto, decide di sferrare un attacco frontale e massiccio sul fronte occidentale contro inglesi e francesi, sperando di respingere gli inglesi sulla Manica, ma il tentativo fallisce. La controffensiva dell'INTESA obbliga la Germania ad accettare l'armistizio e i "14 punti di Wilson" (ad essa si unì anche l'Austria).

 

In conclusione, dopo la fine della guerra, in Europa la potenza militarmente più forte era diventata la Francia, che infatti chiederà alla Conferenza di Parigi d'indebolire al massimo la Germania. L'Inghilterra invece, che aveva la più forte marina da guerra del mondo, voleva una Germania debole sui mari e nelle colonie, ma non in Europa, temendo sia la Francia che la Russia. Furono però gli USA che ottennero i maggiori vantaggi da questa guerra, poiché tutte le loro forniture belliche e alimentari vennero pagate dai paesi belligeranti in oro, il che permise agli americani di diventare la potenza finanziaria più forte del mondo. Dal canto suo il Giappone era riuscito a togliere alla Germania tutte le colonie asiatiche.

 

 

La rivoluzione socialista in Germania nel 1918

 

 

Il governo tedesco, con l'appoggio dei socialdemocratici riformisti, cercò di salvare la monarchia dallo sfacelo economico della nazione, ma non vi riuscì. Guglielmo II fuggì in Olanda e così si proclamò la Repubblica socialista di Germania. Il potere passò ai Consigli degli operai e dei soldati, la cui maggioranza però non lottò per la liquidazione del vecchio apparato statale reazionario, onde minare le posizioni capitalistiche della borghesia e feudali degli junkers e quelle militaristiche del regime prussiano: ancora ci si illudeva sulle funzioni democratiche del parlamentarismo, e si credeva che la fine della guerra, della monarchia, l'introduzione del suffragio universale e la proclamazione della Repubblica fossero sufficienti per realizzare il socialismo. In realtà il nuovo governo non riuscì neppure a discutere la riforma agraria, per cui i contadini non appoggiarono mai gli operai.

 

Intanto i partiti borghesi si riorganizzavano assumendo nuove denominazioni: il partito Popolare-Progressista si unì con la sinistra Nazional-Liberale e fondò il partito Democratico Tedesco, che rappresentava i ceti commerciali, i banchieri, i capitalisti dell'industria leggera, gli azionisti in borsa, la piccola-borghesia e gli intellettuali di città; i magnati dell'industria pesante, i finanzieri, gli junkers si organizzano nel partito Nazional-Popolare; il partito Cattolico divenne il partito Democristiano-Popolare. A causa del vergognoso compromesso dei socialdemocratici di centro e di destra con la borghesia, l'ala sinistra (gli spartachisti) decise di fondare un partito Comunista autonomo (Liebknecht, Luxemburg, Pieck, Mehring...), che era su basi marxiste e rivoluzionarie. La borghesia rispose immediatamente dichiarando fuorilegge i comunisti: Liebknecht e Luxemburg vennero arrestati in segreto e fucilati.

 

Nel '19 si fecero le elezioni all'Assemblea Nazionale: i socialdemocratici ebbero il 45,5%, i partiti borghesi il 54,5%, i comunisti boicottarono le elezioni. La direzione centrale dei consigli operai venne trasferita all'Assemblea. Tutti i tentativi rivoluzionari intrapresi in varie regioni della Germania furono repressi. La rivoluzione proletaria era fallita. Questo perché ci si era fermati al momento democratico-borghese: si rovesciò la monarchia, si deposero il kaiser, 22 re, duchi e principi, si affermarono il suffragio universale (esteso anche alle donne), la giornata lavorativa di 8 ore, il diritto di organizzazione, di libertà di parola, di riunione, ecc., ma lo Stato rimase quello che era, la proprietà non venne toccata, nessuna seria riforma economica e sociale venne intrapresa.

 

 

La Repubblica di Weimar (1919-21)

 

 

L'Assemblea Nazionale, riunitasi a Weimar, doveva sancire nella Costituzione repubblicana il regime borghese, reso possibile dal fatto che la posizione degli junkers si era notevolmente indebolita. Il blocco fra le due classi continuava però a sussistere, anche se ora esso era posto sotto il controllo della grande borghesia. La Costituzione garantiva l'inviolabilità della proprietà privata e garantiva al Presidente della Repubblica pieni poteri sul parlamento, sulle forze armate e sulla stessa Costituzione. Gli junkers reagirono compiendo un putsch, ma un'insurrezione armata degli operai lo fece fallire: in seguito il governo di Weimar represse nel sangue questa stessa insurrezione per timore che potesse estendersi. I capitalisti tedeschi trovarono grandi appoggi nei capitalisti americani, contro il loro proletariato. La borghesia tedesca si sentì così forte che decise di espellere i socialdemocratici dal governo, facendo persino assassinare in carcere il leader del partito Comunista, Jogiches.

 

Negli anni '22-'23 gli junkers e alcuni circoli monopolistici si affidarono al partito Nazional-Socialista (nazista), nato nel '19 (dal '21 il leader era Hitler), per eliminare la Repubblica di Weimar, il partito Comunista e altre forze progressiste e per passare alla dittatura aperta del capitale monopolistico ricominciando le aggressioni imperialistiche.

 

La Conferenza di pace a Parigi (1919-20)

 

 

Fu particolarmente disastroso per gli interessi imperialistici della Germania il Trattato di Versailles, per il quale essa dovette cedere l'Alsazia-Lorena alla Francia, tutti i territori ottenuti con il trattato di Brest-Litovsk (si formarono così nuovi Stati indipendenti: Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia). La Germania dovette rinunciare anche alla Polonia, alla Romania, e consegnò alla Francia per 15 anni il bacino carbonifero SAAR. S'impegnò a pagare le cd. "riparazioni di guerra". L'impero austro-ungarico venne addirittura smembrato in tre Stati: Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. L'Austria cedette all'Italia alcuni territori e altri ancora alla Serbia che così poté formare il nuovo Stato della Jugoslavia.

 

Nel 1923 la Francia, vedendo che la Germania non era in grado di pagare i propri debiti di guerra, occupò a titolo di risarcimento i giacimenti della RUHR. Gli operai tedeschi, aiutati dai comunisti di vari paesi europei, cominciarono la resistenza ai francesi. Si profilava la possibilità di una guerra civile guidata dal partito Comunista. In Sassonia e Turingia si formarono addirittura dei governi operai, i quali però non riuscirono a organizzare le masse per una sollevazione nazionale. Di qui la vittoria della reazione borghese. La crisi politica del 1923 si concluse con la sconfitta degli operai e con la messa al bando del partito Comunista.

 

LEGGE FONDAMENTALE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA (23. 5. 1949) La Legge Fondamentale (Grundgesetz) fu deliberata in data 8 maggio 1949 con 53 voti favorevoli e 12 voti contrari (CSU, DP, Zentrum, KPD) dal “Consiglio parlamentare” presieduto da Konrad Adenauer. Fu ratificata da tutti i Landtage dei Länder salvo quello della Baviera e in data 23 maggio 1949 promulgata dallo stesso Consiglio. I membri del consiglio erano stati eletti dai parlamenti dei Länder nelle zone di occupazione bellica statunitense, inglese e francese. Gli alleati, con dichiarazione congiunta del 5 giugno 1945, avevano assunta la suprema potestà di governo in Germania. Il trattato di Potsdam del 2 agosto 1946 aveva stabilito come principi politici fondamentali del regime di occupazione bellica: 1) la demilitarizzazione, 2) la deideologizzazione, 3) la denazificazione, 4) la democratizzazione del paese. In seguito allo smembramento della Germania in due Stati, avviata dalle varie costituzioni dei Länder a partire dal 1946 e dalla formazione della Bizone sotto controllo anglo-statunitense nel 1947, la conferenza di Londra (USA, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo) del 7 giugno 1948 dichiarò la necessità di una costituzione federale preparata da un’assemblea costituente. I governatori degli alleati stabilirono in data 1 luglio 1948 alcuni documenti di indirizzo (cd. Frankfurter Dokumente) e concordarono in data 26 luglio 1948 con i Ministerpräsidenten dei Länder le regole della procedura costituente. I lavori del Consiglio furono preparati da una commissione di esperti che stilarono in due settimane un primo progetto sul lago di Herrenchiemsee (progetto del 23. 8. 1948) e durarono dal 1 settembre 1948 all’ 8 maggio 1949. Cinque commissioni elaborarono una prima bozza, i governatori un memorandum (22. 11. 1948). In tre letture, la commissione principale elaborò versioni ulteriori (10. 12. 1949 e 25. 1. 1949), sottoposte anch’esse al parere di un comitato di redazione e sintetizzate nella fase finale dalla proposta di un comitato a cinque (5. 2. 1949). In seguito ad un memorandum dei governatori militari del 2 marzo 1949, la deliberazione finale avvenne in quarta lettura, peraltro preceduta da comunicati e accordi delle tre potenze occupanti sulla fusione delle tre zone di occupazione occidentali (Abkommen über die Drei- Mächte-Kontrolle, 8. 4. 1949) e sull’istituzione dell’amministrazione internazionale della Ruhr (Abkommen über die Errichtung einer Internationalen Ruhrbehörde, 28. 4.1949). Tali accordi furono seguiti da uno Statuto dell’occupazione (Besatzungsstatut, 10. 4. 1949). I poteri degli alleati cessarono soltanto con il cd. trattato 2+4 (Vertrag über die abschließende Regelung in bezug auf Deutschland, 12. 9. 1990). La riunificazione della Germania non ha portato ad una riattivazione del potere costituente, anche perché la legge fondamentale è stata oggetto di numerose revisioni parziali periodiche (51 leggi dal 1951 fino al 2002).

 

 

BREVE STORIA DELLA GERMANIA DAL DOPOGUERRA AI GIORNI NOSTRI

Come punto di partenza della breve storia della Germania che verrà delineata, si possono assumere i giorni dell’aprile e maggio del 1945, quando essa fu sopraffatta, sommersa e smembrata dall’ondata di forze nemiche che avevano attraversato le sue frontiere nei mesi precedenti. L’8 e il 9 maggio 1945 le truppe tedesche annunciarono la resa incondizionata, dopo due settimane i componenti dell’ultimo governo del Reich vennero arrestati e, in seguito, nei processi di Norimberga vennero messi sotto accusa per crimini contro la pace e l’umanità. Il 5 giugno gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Unione Sovietica e la Francia, cioè le quattro potenze vincitrici, assunsero il comando supremo sul territorio che era stato del Reich, con l’obiettivo di esercitare il totale potere discrezionale sulla Germania: l’idea principale di tale politica era di dividere la Nazione in tre zone di occupazione1 con una capitale, Berlino, divisa in tre parti e un comune Consiglio di Controllo costituito dai tre comandanti supremi. Con la Conferenza di Potsdam del luglio-agosto 1945 vennero tracciati i nuovi confini occidentali della Polonia, si decise per il mantenimento dell’unità politica ed economica delle quattro zone2, fu fissata la percentuale del patrimonio industriale (15%) che i sovietici avrebbero potuto confiscare a titolo di riparazioni di guerra nelle zone occidentali del Paese e si decise che ogni forza di occupazione doveva cercare di ricavare dalla propria zona di occupazione le proprie riparazioni.

 

Avvenuta la spartizione dei territori, a est i sovietici promossero la creazione di un partito socialista unificato e gettarono le basi per la nascita di uno Stato comunista, a ovest, invece, gli alleati occidentali favorirono la creazione di una società democratica ed una riforma monetaria, attuata nel 1948. Per quanto riguarda tale riforma, si disse che i primi Deutsche Mark, in sostituzione dei vecchi Reichsmark, erano “figli di nessuno”.4 Infatti furono emessi in un Paese che ancora non esisteva, non portavano la firma della banca di emissione, né l’indicazione del luogo e la data di stampa e furono stampati negli Stati Uniti, perché le uniche tipografia che erano in grado di stampare carta-moneta si trovavano nel settore sovietico di Berlino. Nel novembre del 1947 tutte le banconote stampate negli Stati Uniti furono portate in grande segreto in Germania, ma solo il 18 giugno del 1948 fu annunciata la nascita della nuova valuta, fissando un rapporto di cambio a 6.50 Deutsche Mark contro 100 vecchi marchi per risparmi e crediti, per i redditi fissi, invece, fu concesso il cambio alla pari.6 Mentre gli occidentali erano impegnati nella riforma monetaria e visto che la conversione del nuovo marco era stata limitata alle sole zone occidentali, Stalin non si fece sfuggire l’occasione di tentare di estorcere l’annessione di Berlino Ovest alla zona di occupazione sovietica imponendo il blocco della città. Nella notte tra il 23 e il 24 guigno 1948 venne interrotto qualsiasi contatto per via di terra tra le zone occidentali e Berlino Ovest e il settore orientale cessò di fornire alla città energia e generi alimentari. A questo punto da parte degli alleati venne attuato il “ponte aereo di Berlino”, una delle operazioni più colossali e incredibili del nostro secolo, che riuscì a rifornire Berlino Ovest dei generi di sopravvivenza necessari fino al 12 maggio 1949, quando il blocco venne tolto.7 Con la cessazione del blocco di Berlino, la Germania e il Deutsche Mark superarono la loro prova più dura e ora si poteva far nascere il nuovo Stato tedesco su base federale: il 23 maggio 1949 venne promulgata la nuova Legge Fondamentale (“Grundgesetz”), la quale, come dice il nome stesso, non era una vera e propria Costituzione, quasi a lasciare aperta la possibilità della riunificazione tra le due Germanie.8 Nel 1958 iniziarono i problemi per i due Stati: l’Urss aveva proposto di riunificarli in una confederazione con obiettivo di continuare a governare i Paesi occupati dall’Armata rossa imbrigliando la Germania Occidentale in una fitta rete di obblighi e servitù internazionali. Ovviamente questo progetto fu respinto con decisione dalle potenze alleate e dalla Germania Federale, ma i sovietici non avrebbero minimamente rinunciato alla loro parte di Germania. Durante la crisi, che proseguì per tre anni, l’Urss minacciava di concludere un trattato di pace separato con la Germania orientale e di mettere fine al regime quadripartito dell’ex capitale tedesca, evidenziando così la volontà di togliere agli occidentali il diritto di stare a Berlino Ovest e di circolare liberamente tra i quattro settori della città. La guerra delle dichiarazioni verbali continuò fino alla notte del 13 agosto 1961, quando i tedeschi dell’Est costruirono un muro per separare dagli occidentali il settore orientale di Berlino.9 Ritornando un po’ indietro con la storia, è da segnalare che la Germania dell’Est fu fondata il 7 ottobre 1949, giorno in cui assunse la denominazione di Repubblica Democratica Tedesca ed in cui Stalin riuscì ad insediare un Governo di tedeschi orientali, con capitale Berlino Est. La Rdt fu sempre una creatura di Mosca: fin dall’inizio essa fu una dittatura comunista, il cui fondamento era l’egemonia del Partito Socialista Unificato della Germania (SED). Tuttavia, nonostante l’economia pianificata, la polizia segreta e la severa censura, questo sistema chiuso trovava molteplici modi di vivere nelle cosiddette “nicchie esistenziali”: gratifiche arrivavano dai grandi successi che il Paese riportava nello sport, mentre i lavoratori potevano vantarsi di avere la maggiore produzione industriale ed il più alto tenore di vita di tutto il blocco orientale. Però, nonostante la propaganda di piani annuali più che realizzati, di battaglie di produzione vinte e dietro la facciata di un’educazione anti-occidentale nelle scuole, sul posto di lavoro e nell’esercito, prendeva sempre più piede la convinzione che l’obiettivo di superare l’economia dell’Ovest sarebbe rimasto un’utopia. Durante gli anni Settanta, il cancelliere della Germania Federale Willy Brandt10 cercò di attuare la “Ostpolitik” (“Politica dell’Est”), dando inizio ad una fase di maggiore distensione. Il suo obiettivo principale era quello di raggiungere una coesistenza, il più possibile pacifica, tra le due Germanie e di ottenere così i conseguenti vantaggi economici ed umani, in quanto riteneva che la riunificazione dei due territori tedeschi fosse un’utopia (come si sbagliava!). Sperava, in questo modo, di salvare almeno l’unità culturale e affettiva del popolo tedesco e di riuscire a realizzare nella Germania Est la penetrazione commerciale, la collaborazione economica mediante aiuti in denaro e assistenza tecnica. Anche gli Stati Uniti approvarono l’Ostpolitik di Brandt, pur essendo convinti che avrebbe ottenuto l’effetto contrario, cioè un’ulteriore divisione. Quindi, gli anni Settanta iniziarono, per i tedeschi dell’Ovest, con la speranza che piano piano “la goccia dell’economia avrebbe scavato la dura pietra delle fedi ideologiche e attenuato gradualmente le differenze fra i due sistemi”.11 Nel frattempo all’Est, l’esaurimento delle risorse, l’aggressiva distruzione dell’ambiente da parte dell’industria ed il calo della produzione, conseguenza del centralismo e dell’economia pianificata, costrinsero il regime della SED, il Partito Socialista Unificato, ad abbassare il livello delle sue promesse. Sempre più spesso si dovevano chiedere prestiti finanziari all’Ovest, la qualità della vita calava e le infrastrutture (abitazioni, traffico, tutela dell’ambiente) erano sempre più fatiscenti. Soprattutto le generazioni più giovani si accorgevano della retorica insita nel sistema che proclamava il potere della “classe operaia e del partito marxista-leninista” (Art. 1 della Costituzione della Rdt). A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, la popolazione incominciò a rivendicare il diritto di decidere autonomamente, di partecipare alla gestione dello Stato e soprattutto di avere maggiore libertà individuale e beni di consumo di qualità. Nel frattempo i movimenti di protesta che nascevano nei Paesi dell’Europa Orientale stavano mettendo sulla difensiva tutto il blocco socialista. Fin dal 1985 sempre più persone si recavano a chiedere protezione davanti alla Rappresentanza Permanente della Repubblica Federale a Berlino Est e all’Ambasciata Tedesca di Praga e le loro speranze si rafforzarono quando Michail Gorbaciov divenne il nuovo Segretario Generale del PCUS. Tuttavia la direzione della SED non si fece contagiare dalla politica della “Perestroika” e dichiarò con fermezza che le riforme democratiche che si stavano realizzando nell’URSS non dovevano contagiare la Rdt. 12Incominciarono a fiorire le pubblicazioni clandestine o non ufficiali. Fra queste la più diffusa era “Grenzfall” (“Caso limite”) i cui primi numeri apparvero a Berlino Est nel 1986 e dal gennaio 1987 venne fatta uscire regolarmente una volta la mese in novecento esemplari che, fatti circolare di mano in mano, raggiungevano una vasta cerchia di lettori. Questo giornale, stampato artigianalmente su carta scadente in 15 pagine, formato tabloid, si dichiarava organo della “iniziativa per la pace e i diritti dell’uomo”. Era proibito ma tollerato, oggetto di sequestri ma letto avidamente dagli stessi funzionari del regime: questo era segno che nessuno aveva più voglia di compromettersi per uno Stato oramai in agonia. Proprio sul numero otto del 1987 di “Grenzfall” apparve una notizia molto utile per la popolazione della Rdt: “La Polonia liberalizza la legge sui passaporti” e vennero date utili istruzioni per chi volesse emigrare in Occidente sfuggendo ai divieti di Berlino Est. Centinaia di migliaia di cittadini della Rdt seguirono queste indicazioni cercando rifugio nelle ambasciate occidentali. Da molte parti giungevano ai responsabili di governo della Rdt ripetute richieste di demolizione del Muro, ma nel gennaio 1989 il capo di Stato e di Partito Honecker rispose che “l’argine di protezione antifascista” non sarebbe stato toccato “fino al giorno in cui non fossero mutate le premesse che hanno portato alla sua costruzione. Ci sarà ancora tra 50 e anche tra 100 anni!”. Quest'irrigidimento dei dirigenti della Rdt non fece altro che approfondire il malumore della popolazione. Nel settembre 1989 l’Ungheria aprì le sue frontiere ed in questo modo molti cittadini della Rdt riuscirono ad arrivare alla Germania Ovest passando dall’Austria. Questo crollo di disciplina tra le file del Patto di Varsavia incoraggiò sempre più cittadini della Germania dell’Est a partecipare ad azioni di protesta. Nell’ottobre 1989, proprio in coincidenza con il quarantesimo anniversario della fondazione della Rdt, si organizzarono proteste di massa, soprattutto a Lipsia, al grido di “Siamo noi il popolo!”. Questa pacifica “rivoluzione dolce” ebbe l’effetto di paralizzare gli organi dello Stato: i ministri e il Politbuero si dimisero compatti. Lo stesso Erich Honecker, Presidente della Rdt, venne deposto il 18 ottobre dall’ufficio politico della SED; aveva 76 anni ed era malato di cancro. Finirà i suoi giorni in un ospedale sovietico. Il segretario della sezione di Berlino della SED, Schabowski, dopo aver fatto l’annuncio equivoco che si sarebbe emanata una nuova legge sulla libertà di circolazione, provocò, la sera del 9 novembre 1989, un massiccio attraversamento del confine a Berlino13. I funzionari non poterono far altro che guardare inerti: era sfuggita loro di mano la situazione, la capacità di reagire agli eventi. Il Muro oramai era aperto: ben presto fu smantellato e, sotto forma di piccoli pezzi di cemento armato, offerto in vendita in tutto il mondo come souvenir. Questi nuovi e sconcertanti avvenimenti fecero intravedere la possibilità di ottenere la riunificazione della Germania, obiettivo dei decenni passati. Però bisognava procedere con molta cautela: per Francia e Gran Bretagna questo obiettivo non era “attuale” e nella stessa Rdt il nuovo Governo Modrow parlava di rapide riforme e di mantenimento dell’esistenza dello Stato. Proprio in osservanza di questo clima di cautela, il Cancelliere Kohl cercò di avvicinarsi all’obiettivo con un programma in dieci punti, secondo cui sarebbe stato possibile istituire un’unione contrattuale per mezzo di strutture confederative, il cui presupposto essenziale era un cambiamento del sistema politico ed economico della Rdt. Date le preoccupazioni provenienti dai Paesi confinanti con la Germania, Kohl ebbe qualche accortezza: - collocò le trattative dirette con la Rdt nell’ambito dello sviluppo europeo; - evitò di porre un termine entro il quale si sarebbero dovute concludere le trattative;

 

- affermò che il ritmo e i contenuti di questa cooperazione sarebbero stati decisi innanzitutto dagli stessi cittadini della Rdt. Il processo di unificazione potè fare dei passi in avanti solo quando Bonn assicurò che non avrebbe approfittato della questione dell’unità per sollevare rivendicazioni di spostamento di confini, che in caso di unificazione non avrebbe allargato le strutture Nato al territorio della ex Rdt e che avrebbe offerto una riduzione delle forze armate tedesche per compensare il vantaggio strategico. Il Presidente degli USA, George Bush, acconsentì all’unificazione della Germania, a condizione che la Repubblica Federale restasse nella Nato. Affinchè la Rdt diventasse una controparte democraticamente valida, il 18 marzo 1990 vi si tennero le prime libere elezioni dopo quarant’anni. La partecipazione al voto fu molto alta: il 93.38 % degli aventi diritto.14 La nuova coalizione di Governo, con a capo Lothar de Maizière, si accordò sulla data del 1° luglio per la nascita di un’unione economica, monetaria e sociale e su di un rapido passaggio dall’economia pianificata all’economia di mercato, senza privilegi particolari per la Rdt15: infatti non esistevano più le condizione economiche necessarie affinchè lo Stato della Rdt potesse continuare ad esistere autonomamente e con il voto del 18 marzo era apparso evidente che la maggioranza dei cittadini desiderava l’adesione alla Repubblica Federale.

 

Nell’agosto 1990 il Parlamento della Rdt si pronunciò a favore dell’adesione alla Repubblica Federale e già il 31 agosto veniva firmato il “Trattato di Unificazione”.16 Il 3 ottobre 1990 divenne esecutiva l’adesione della Rdt alla Repubblica Federale, secondo l’articolo 23 GG (cioè Grungesetz, Legge Fondamentale) del Trattato. I nuovi Laender ricreati nella ex Rdt, il Brandeburgo, il Meclemburgo - Pomerania Occidentale, la Sassonia, la Sassonia - Anhalt e la Turingia diventarono Laender della Repubblica Federale. Berlino, unificatasi con la sua parte orientale, fu designata capitale e la Legge Fondamentale, con qualche modifica, entrò in vigore anche sul nuovo territorio. Ottenuto anche il consenso di Gorbaciov17, nulla più si opponeva alla firma, il 12 settembre 1990, del cosiddetto “Trattato 2+4”: l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e i rappresentanti dei due Stati tedeschi confermarono la creazione di una Germania unificata che comprendeva i territori della Rdt, della Repubblica Federale e di Berlino.

 

Con la ratifica del “Trattato di Unificazione” e del “Trattato 2+4” terminavano i diritti e le responsabilità delle quattro potenze vincitrici verso Berlino e verso la Germania intera. La Germania recuperava così la piena sovranità sui suoi affari interni ed esteri, perduti 45 anni prima con il crollo della dittatura nazista; venivano inoltre confermati il confine con la Polonia sull’Oder - Neisse, la prosecuzione dell’alleanza nella Nato , mentre il numero degli effettivi delle forze armate tedesche veniva limitato a 370 mila e si stabiliva entro il 1994 il completo ritiro delle truppe sovietiche18. Tuttavia, una volta crollato il Muro di Berlino, Mosca cercò di trattare con la Germania le migliori forme di cooperazione19: in cambio del riconoscimento dell’unificazione tedesca, della sigla di un patto di non aggressione e del ritiro delle truppe dai territori tedesco-orientali, Gorbaciov ottenne da Kohl un sostegno economico di 13 miliardi di marchi, prestiti Hermes per 11.5 miliardi e sanatorie per altri 15 miliardi e venne previsto un ampliamento del sostegno tedesco negli anni successivi.20 21Bonn e Berlino Est, poi, concordarono lo scioglimento anticipato e contemporaneo del Bundestag (Parlamento) e della Volkskammer (Camera del Popolo). Il 2 dicembre 1990 ebbero luogo nuove elezioni per eleggere un Bundestag allargato a 662 deputati, rappresentativo delle due Germanie riunificate. Dopodiché si tennero anche le elezioni regionali per il Bundesrat (Consiglio Federale) nei cinque Laender dell’ex Rdt. Ora, di fronte alla Germania unita si presenta la sfida del tutto nuova dello sviluppo dei nuovi Laender, onde completare l’unità interna della Germania ed appare subito chiaro che la crescita ed il consolidamento di questi Laender sarà possibile solo sulla base di un impegno nazionale, europeo e globale strettamente collegati tra loro. Una domanda che ci si può porre a questo punto è: tutto questo era prevedibile? Gli eventi precipitosi che in poco tempo, fra il 1984 ed il 1989,22 portarono all’unità della Germania furono per tutti uno shock, tuttavia forse qualcosa si poteva, se non proprio prevedere, almeno intuire. 23 Già De Gaulle aveva delle convinzioni in proposito. Basti ricordare un suo discorso del 25 marzo 1959, in cui affermò: “La riunificazione nella Germania delle due parti ora separate, noi riteniamo sia il normale destino del popolo tedesco ed il suo obiettivo (...)”. Inoltre si erano manifestati anche altri sintomi illuminanti: la riunificazione avvenne rapidamente tra il 1989 ed il 1990, ma il cammino in questa direzione era già iniziato nella prima metà degli anni ottanta. Infatti già in quegli anni si poteva riscontrare un enorme aumento delle presenze tedesco-orientali nella Repubblica Federale, grazie anche agli accordi sui visti turistici raggiunti fra Bonn e Berlino Est24. Ancora più evidente era l’aumento del numero delle persone trasferitesi legalmente dall’Est all’Ovest: 9.113 nel 1982, 7.729 nel 1983 ed addirittura 34.982 nel 1984. Questi erano segni evidenti che il muro berlinese stava oramai perdendo la sua forza contenitrice e che il suo abbattimento, almeno politicamente, era oramai iniziato.

 

CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI EVENTI POLITICI E’ sembrato opportuno, dopo aver dato l’excursus storico degli avvenimenti della Germania dal dopoguerra ad oggi e prima di addentrarsi nel vivo della tesi, dare un breve cronologia dei principali eventi che hanno portato nell’arco di poco più di un anno all’unificazione tedesca:

26 Agosto 1989 Masse di rifugiati tedesco-orientali si riversano in Ungheria e cercano asilo nelle ambasciate tedesco-occidentali di Praga e Varsavia.

2 settembre 1989 L’Ungheria apre i confini con l’Austria: circa 55.000 tedeschi orientali fuggono in Occidente.

1° ottobre 1989 6.000 rifugiati tedesco-orientali scappati in Polonia durante l’estate, stipati in treni speciali, partono da Praga e, attraverso un passaggio in territorio tedesco-orientale, raggiungono la Germania ovest.

5 ottobre 1989 Una seconda ondata di treni speciali porta 11.000 rifugiati tedesco-orientali da Praga in Germania ovest via Repubblica Democratica Tedesca. Nel frattempo si verificano rivolte della popolazione a Dresda.

 

4 novembre 1989 Circa un milione di persone scendono in piazza a Berlino Est invocando libere elezioni, libertà di stampa e libertà di viaggiare.

7 e 8 novembre 1989 Dopo che in ottobre Egon Krenz, Segretario generale del Partito comunista della Germania Est (Sed), ha avviato la riorganizzazione del partito e del governo, pressato sempre più dalle manifestazioni di piazza, si giunge, il 7 novembre, alle dimissioni del Governo dell’allora Willi Stoph e l’8 novembre alle dimissioni del Politbuero (ufficio politico). Il Comitato centrale del Partito comunista tedesco-orientale si riunisce immediatamente per ricostituire queste cariche e conferma Krenz alla carica di Segretario generale e invita il Parlamento a chiamare Hans Modrow a formare un nuovo Governo.

9 novembre 1989 Gunter Schabowski, portavoce del Comitato centrale, annuncia che i tedeschi orientali possono recarsi liberamente in Germania Ovest; e così centinaia di migliaia di abitanti di Berlino Est si riversano in Berlino Ovest: l’intera città festeggia l’apertura del Muro.

28 novembre 1989 Il Cancelliere Kohl annuncia un programma in dieci punti di progressiva convergenza tra le istituzioni della Germania ovest e quelle della Germania est, al fine di giungere ad una Federazione tra i due Stati.

 

4 dicembre 1989 Continuano le manifestazioni di massa a Lipsia e in altre città: la richiesta di riunificazione con la Germania Occidentale si fa sempre più pressante.

7 dicembre 1989 Si riunisce per la prima volta la Tavola Rotonda, formata dai rappresentanti dei principali partiti politici e comitati civici: viene rivolto un invito al governo della Germania Est ad indire elezioni libere e segrete per il 6 maggio 1990 ed a disciogliere la polizia segreta (Stasi).

8 e 9 dicembre 1989 Il Partito Comunista della Rdt, riunito in sessione straordinaria, annuncia la propria ristrutturazione, che prevede la rinuncia a qualsiasi forma di stalinismo. Inoltre cambia la sua denominazione in Partito del Socialismo Democratico.

22 dicembre 1989 Apertura della Porta di Brandeburgo che separava Berlino Est da Berlino Ovest.

1° gennaio 1990 Mezzo milione di tedeschi orientali e occidentali festeggiano il Capodanno in prossimità o sulla sommità del Muro.

 

6 febbraio 1990 A causa di un rilevante flusso migratorio di tedeschi da est ad ovest, si avviano le negoziazioni tra Repubblica Federale Tedesca e Repubblica Democratica per creare l’unione monetaria tra le due nazioni.

10 febbraio 1990 Kohl incontra Gorbaciov: quest’ultimo annuncia che l’Unione Sovietica riconosce il diritto del popolo tedesco di riunirsi in un unico Stato. 25 febbraio 1990 Ormai tutti i maggiori partiti tedesco-orientali si sono espressi a favore della riunificazione della Rdt con la Germania Ovest, anche se con varie sfumature di posizione.

18 marzo 1990 Si tengono le elezioni politiche nella Germania est: una larga maggioranza viene attribuita ai partiti che favoriscono una rapida unione monetaria ed economica, al fine di giungere ad una completa unificazione dei due Stati. E’ il primo Parlamento liberamente eletto nella storia della Repubblica Democratica Tedesca. 31 marzo 1990 Per quanto riguarda l’unificazione monetaria, la Banca Centrale della Germania Occidentale raccomanda la conversione del Marco tedesco-orientale rispetto a quello tedesco-occidentale (DM) al cambio di 2 a1: i tedeschi orientali protestano e chiedono un cambio di 1 a 1.

 

 

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