La seconda guerra mondiale
La seconda guerra mondiale
Tratto da wikipedia : La seconda guerra mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confrontarsi da un lato le potenze dell'Asse e dall'altro i paesi alleati. Viene definito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la Grande Guerra, vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte del pianeta.
Ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania; terminò, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, nel teatro asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. È considerato il più grande conflitto armato della storia, e costò all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti. Le popolazioni civili si trovarono infatti direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso deliberatamente indirizzate contro obiettivi non militari. Nel corso della guerra si consumò anche la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti degli ebrei. Al termine del conflitto si instaurò un nuovo ordine mondiale, fondato sulla contrapposizione, nota come "guerra fredda", tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, mentre l'Europa, ridotta ad un cumulo di macerie, perse definitivamente la propria egemonia sul pianeta.
La seconda guerra mondiale
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LA II GUERRA MONDIALE
ORIGINI E RESPONSABILITA’
Gli undici mesi che vanno dalla conferenza di Monaco del 1938 allo scoppio della seconda guerra mondiale, 1 settembre 1939, mostrarono come la “falsa pace” negoziata a Monaco fra Hitler e le potenze democratiche non fosse che il rinvio di uno scontro ormai inevitabile.
Mentre nell’estate del 1914 il conflitto europeo era stato occasionato da un singolo evento tragico e imprevedibile come l’attentato di Sarajevo, nell’estate di venticinque anni dopo si può dire che la guerra fosse nell’aria.
Per la seconda guerra mondiale la questione delle responsabilità e molto meno controversa di quanto non sia per la prima.
Non vi sono dubbi sul fatto che a provocare il conflitto fu la politica di conquista e di aggressione della Germania nazista. Anche se ciò non significa che le altre potenze fossero immuni da errori o colpe.
Le democrazie occidentali si erano illuse, a Monaco, di aver placato la voracità dalla Germania con la cessione dei Sudeti, monti che si trovano al confine tra Cecoslovacchia e Germania.
In realtà già nell’ottobre del 1938, Hitler aveva pronti i piani per l’occupazione della Boemia e della Moravia, ossia la parte più popolata e sviluppata della Cecoslovacchia. L’operazione vera e propria scattò solo nel marzo del 1939 e fu facilitata dal progressivo sfaldamento della compagine statale cecoslovacca, indebolita dalla perdita dei Sudeti e minata dalla lotta tra le diverse nazionalità. Mentre la Slovacchia si dichiarava indipendente con l’appoggio dei tedeschi, Hitler dava vita al protettorato di Boemia e Moravia, facente parte integrante del “Grande Reich”.
La distruzione dello stato cecoslovacco determinò una svolta nell’atteggiamento delle potenze occidentali. Fra il marzo e il maggio 1939 Gran Bretagna e Francia diedero vita ad una vera e propria offensiva diplomatica, volta a contenere l’aggressività delle potenze dell’Asse con una rete quanto più possibile estesa di alleanze. Patti di assistenza militare furono stipulati con Belgio, Olanda, Grecia, Romania e Turchia, ma più importante di tutti fu quello con la Polonia, che costituiva il primo obbiettivo delle mire espansionistiche tedesche, già in marzo infatti, Hitler aveva rivendicato il possesso di Danzica e il diritto di passaggio attraverso un “corridoio” che avrebbe unito la città al territorio tedesco.
L’alleanza fra Inghilterra, Francia e Polonia, conclusa fra marzo e aprile, costituiva una risposta a queste minacce e significava che le potenze occidentali erano disposte alla guerra pur di impedire che la Polonia facesse la fine della Cecoslovacchia. Il radicalizzarsi della contrapposizione fra la Germania e gli anglo-francesi tolse ogni residuo spazio di manovra all’Italia.
Mussolini cercò dapprima di contrapporre alle iniziative di Hitler una propria iniziativa unilaterale come l’occupazione del piccolo regno d’Albania nell’aprile del 1939 considerato una base per una possibile ulteriore penetrazione nei Balcani. L’operazione ebbe il solo e unico risultato di accrescere la tensione fra l’Italia e le democrazie occidentali.
IL PATTO D’ACCIAIO E IL PATTO RUSSO SOVIETICO
Nel maggio 1939, Mussolini, convinto che l’Italia non potesse restare neutrale nello scontro che si andava profilando e sicuro della superiorità della Germania nazista, decise di accettare le pressanti richieste tedesche di trasformare il generico vincolo dell’Asse Roma-Berlino in una vera e propria alleanza militare chiamata significativamente “patto d’acciaio”.
Il patto stabiliva che, se una delle sue parti si fosse trovata impegnata in un conflitto per una causa qualsiasi, perciò anche in veste di aggressore, l’altra sarebbe stata obbligata a scendere in campo a suo fianco.
La principale incognita era costituita a questo punto dall’atteggiamento della Russia. Un’adesione sovietica alla coalizione antitedesca avrebbe probabilmente bloccato i piani di Hitler.
I sovietici si convinsero che i governi occidentali non avevano intenzione di offrire nulla in cambio dell’aiuto russo e così cominciarono a prestare maggiore attenzione alle offerte di intesa che stavano intanto giungendo da parte di Hitler fino a che il 23 agosto del 1939 i ministri degli esteri tedesco e sovietico firmavano a Mosca un patto di non aggressione fra i due paesi.
L’annuncio dell’accordo fra i due regimi ideologicamente contrapposti rappresentò uno dei più grandi colpi di scena nella storia della diplomazia di ogni tempo e fu accolto in tutto il mondo con stupore e indignazione.
Si tratto in realtà di un gesto di spregiudicato realismo, che assicurava da ambo le parti considerevoli vantaggi.
l’URSS non solo allontanava temporaneamente la minaccia tedesca dai suoi confini, guadagnando tempo prezioso per la sua preparazione militare, ma otteneva anche mediante un “protocollo segreto” un riconoscimento delle sue aspirazioni territoriali nei confronti degli stati balcanici, della Romania e della Polonia di cui si di cui si prevedeva la spartizione.
Dal canto suo Hitler era costretto a modificare la sua strategia di fondo, rinviando lo scontro col nemico storico della Russia sovietica, ma intanto poteva risolvere la questione polacca, di cui nel maggio del 1939 erano già pronti i piani d’invasione, senza correre il rischio di una guerra su due fronti.
LO SCOPPIO DEL CONFLITTO
Il 1° settembre del 1939, le truppe tedesche attaccavano la Polonia. Il 3 settembre Gran Bretagna e Francia dichiaravano guerra alla Germania, mentre l’Italia, il giorno stesso dello scoppio delle ostilità dichiara la “non belligeranza”.
La seconda guerra mondiale cominciava così come una continuazione della prima.
Molto simili erano la posta in gioco le cause di fondo: il tentativo della Germania di affermare la propria egemonia sul continente europeo e la volontà di Gran Bretagna e Francia di impedire questa affermazione.
Simile era anche la tendenza del conflitto ad allargarsi fuori dai confini europei, ma questa volta l’estensione del teatro di guerra sarebbe stata ancora maggiore ed ancora più rivoluzionarie le conseguenze sugli equilibri internazionali.
Rispetto al primo conflitto mondiale, il secondo vide inoltre accentuarsi il carattere “totale” della guerra.
Lo scontro ideologico fra i due schieramenti fu il più aspro e radicale e dunque più ampia fu la mobilitazione dei cittadini con o senza uniforme.
Nuove tecniche di guerra e nuove armi furono impiegate anche fuori dai campi di battaglia e le conseguenze sulle popolazioni civili furono più tragiche che in qualsiasi guerra del passato.
Le prime settimane di guerra furono sufficienti alla Germania per sbarazzarsi della Polonia e per offrire al mondo un’impressionante dimostrazione di efficienza bellica.
L’offensiva tedesca, accompagnata da una serie di micidiali bombardamenti
aerei, ebbe facilmente ragione di un esercito antiquato e mal guidato.
Fu questa la prima applicazione della “guerra-lampo”, un nuovo metodo di guerra che si basava sull’uso congiunto dell’aviazione e delle forze corazzate affidando a queste ultime il peso principale dell’attacco.
L’impiego su vasta scala dei carri armati e delle autoblindo e il loro raggruppamento in speciali reparti meccanizzati rendevano possibile la “guerra di movimento”, e consentivano, in caso di successo di impadronirsi in pochi giorni di territori molto vasti, tagliando fuori gli eserciti nemici dalle loro fonti di rifornimento e così in breve tempo Varsavia e tutta la parte occidentale della Polonia capitolò sotto i duri colpì della Germania nazista, la parte rimanente della Polonia, quella orientale, venne in breve tempo, come da accordo occupata dai sovietici.
L’Europa visse, durante la guerra di Polonia, una fase di trepida attesa che certo non giovò alle truppe alleate, mentre consentì ai tedeschi di riorganizzare le forze prima dello scontro decisivo.
Mentre le armi tacevano sul fronte occidentale, il teatro di guerra spostava si spostava inaspettatamente nell’Europa del nord.
Questa volta fu l’URSS a prendere l’iniziativa, attaccando il 30 novembre la Finlandia colpevole di aver rifiutato alcune rettifiche di confine.
La campagna si rivelò però più difficile del previsto, i finlandesi resistettero per più di tre mesi infliggendo notevoli perdite agli aggressori.
Nel marzo del 1940 la Finlandia dovette cedere alle richieste sovietiche, conservando tuttavia la sua indipendenza.
A questo punto fu di nuovo la Germania a cogliere tutti di sorpresa e a prevenire ogni eventuale mossa anglo-francese nel Nord-Europa lanciando il 9 aprile 1940 un improvviso attacco alla Danimarca e alla Norvegia.
La Danimarca si arrese senza combattere, la Norvegia al contrario oppose una certa resistenza, aiutata anche da un tardivo sbarco alleato nel Nord.
Ma ancora una volta l’azione tedesca si rivelò incontenibile nonostante la relativa esiguità delle forze impiegate.
Nella primavera del 1940 Hitler controllava buona parte dell’Europa centrosettentrionale. I tempi erano maturi per scatenare l’attacco ad occidente.
L’INVASIONE DELLA FRANCIA
L’offensiva tedesca sul fronte occidentale ebbe inizio il 10 maggio del 1940 e si risolse nel giro di poche settimane in un nuovo travolgente successo, tale da far ritenere che il conflitto fosse prossimo a concludersi con la vittoria della Germania.
L’esercito francese, in particolare, era il più numeroso e il più armato d’Europa e disponeva di una forte aviazione e di ingenti forze corazzate.
A provocare la sconfitta degli alleati dunque non fu un’inferiorità di uomini o mezzi, ma furono gli errori dei comandanti francesi, ancora legati a una concezione statica della guerra e fin troppo fiduciosi nell’efficacia delle fortificazioni difensive costituite dalla famosa “Linea Maginot”, che fra l’altro copriva solo il fronte franco-tedesco, lasciando scoperto il confine con Belgio e Lussemburgo da dove in realtà veniva la minaccia più seria.
Infatti i tedeschi iniziarono l’attacco violando la neutralità dei piccoli stati confinanti quali Olanda, Belgio e Lussemburgo.
Fra il 12 e il 15 maggio, dopo aver attraversato rapidamente la foresta delle “Andrenne” ritenuta dai francesi invalicabile dai carri armati, i reparti corazzati tedeschi sfondarono le linee nemiche nei pressi di “Sedan”, poi dilagarono in pianura e puntarono verso il mare, chiudendo in una sacca molti reparti francesi e l’intero corpo di spedizione inglese, appena sbarcato sul continente.
Solo un momentaneo rallentamento dell’offensiva consentì alle poche rimanenti forze britanniche, assieme a circa 100.000 fra belgi e francesi, un difficile e drammatico reimbarco alla volta dell’Inghilterra.
La sosta tedesca era dovuta in parte all’esigenza di riorganizzare le forze in occasione del definitivo attacco alla Francia, in parte ad un calcolo politico di Hitler che voleva lasciarsi aperta la strada di un accordo con la Gran Bretagna.
Per gli inglesi la ritirata rappresentò comunque la salvezza, o almeno la possibilità di continuare la lotta.
Ma per la Francia, fiaccata nel morale oltre che nell’efficienza bellica, la sconfitta era ormai irreparabile.
Il 14 giugno i tedeschi entravano a Parigi, mentre interminabili colonne di profughi si riversavano verso sud, dove nel frattempo si era formata la repubblica di “Vichy”, uno stato filotedesco che comprendeva tutto il sud-ovest della Francia, guidato dal maresciallo Philippe Pètain, da tempo schierato su posizioni di destra.
Il crollo militare della Francia e l’avvento di Pètain segnarono anche la fine della terza repubblica, nata settanta anni prima da un’altra catastrofe bellica quella subita da Napoleone III a Sedan.
Il 9 luglio l’assemblea nazionale, riunita a Vichy (nuova capitale della repubblica), si spogliava dei suoi poteri, affidando al presidente del Consiglio il compito di promulgare la nuova costituzione che si basava sui principi Hitleriani.
Come molti dei suoi concittadini di parte conservatrice, Pètain attribuiva la responsabilità della sconfitta non agli errori dei comandi militari, ma alla classe dirigente repubblicane e al sistema democratico-parlamentare.
La “rivoluzione nazionale” promossa da Pètain col diffuso consenso dell’opinione pubblica passiva e smarrita, desiderosa soprattutto di tenersi fuori dalla guerra, si risolse così in un ritorno alle antiche tradizioni come colto dell’autorità, difesa della religione e della famiglia, esaltazione retorica della piccola proprietà e del lavoro nei campi, organizzazione sociale di stampo corporativo.
L’INTERVENTO ITALIANO
Nell’estate del 1939, l’Italia era stata colta di sorpresa dallo scoppio improvviso quanto inaspettato della guerra e così all’inizio delle ostilità non aveva potuto far altro che dichiarare la propria “non belligeranza”, giustificando l’inadempienza agli impegni del patto d’acciaio con l’impreparazione ad affrontare una guerra di lunga durata.
In effetti, l’equipaggiamento delle forze armate già scarso e antiquato, era stato ulteriormente impoverito dalle imprese in Etiopia e in Spagna.
Insufficienti erano anche le materie prime, per le quali l’Italia dipendeva cronicamente dalle importazioni estere.
Il crollo repentino della Francia valse però a spazzar via le ultime esitazioni di Mussolini che deciso a non consentire che l’Italia restasse spettatrice del conflitto e a vincere le resistenze di quei settori della classe dirigente che fini ad allora si erano mostrati meno favorevoli alla guerra come il re, i gerarchi, gli industriali e gli stessi vertici militari.
Anche l’opinione pubblica, prima avversa alla guerra e all’alleanza con Hitler, cambiò idea di fronte a una vittoria da ottenersi con pochissimo sforzo; lo stesso Mussolini, in privato parlò di qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo della pace.
Il 10 giugno 1940, dal balcone di palazzo Venezia, il duce annunciava a una folla plaudente l’entrata in guerra dell’Italia contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente.
L’offensiva delle alpi, la prima operazione di guerra italiana, sferrata il 21 giugno in condizioni di netta superiorità numerica contro un avversario praticamente già sconfitto, il 22 giugno la Francia firmò l’armistizio con la Germania, si risolse però in una grande prova di inefficienza: la penetrazione in territorio francese fu limitatissima e le perdite relativamente ingenti.
L’armistizio subito richiesto dalla Francia venne firmato il 24 giugno e prevedeva solo qualche minima rettifica di confine, oltre alla smilitarizzazione di una fascia di territorio francese profonda 50Km.
Le cose non andarono meglio contro gli Inglesi, nel Mediterraneo la flotta italiana subì, in luglio, due sconfitte da quella britannica sulle coste della Calabria e nei pressi di Creta.
In Africa settentrionale, l’attacco lanciato in settembre dal territorio libico contro l’Egitto dovette ben presto arrestarsi per mancanza di mezzi corazzati.
Un’offerta di aiuto da parte di Hitler fu respinta da Mussolini secondo il quale l’Italia doveva combattere una sua guerra, parallela a quella tedesca e non coincidente con essa.
Una guerra che le forze armate italiane non erano però in grado di combattere, come gli avvenimenti dei mesi successivi avrebbero dimostrato.
LA BATTAGLIA D’INGHILTERRA
Dal giugno del 1940, la Gran Bretagna era rimasta sola a combattere contro la Germania ed i suoi alleati.
A questo punto Hitler sarebbe stato disposto a trattare, a patto di vedersi riconosciute le conquiste, ma ogni ipotesi di tregua trovò ostacolo nella classe dirigente britannica e in particolare nel primo ministro Winston Churchill, insediatosi nel maggio ’40 e da sempre deciso fautore di una linea intransigente contro le pretese espansionistiche tedesche.
I sacrifici annunciati da Churchill in un celebre discorso nel quale rendeva consapevoli i concittadini che la vittoria avrebbe avuto un alto prezzo di “sangue, travagli, lacrime e sudore”, ben presto divennero una dura realtà.
All’inizio di luglio Hitler dette il via al progetto dell’invasione dell’Inghilterra, con l’operazione “Leone marino”, con la quale voleva sfruttare il più dotato contingente aereo per compensare l’inferiorità navale per colpire il nemico sul proprio territorio, per minarlo nelle capacità produttive e nel morale.
Per circa tre mesi la Luftwaffe effettuò continue incursioni, prima contro obbiettivi militari, poi contro i principali centri industriali, compresa Londra, che fu ripetutamente bombardata; gli attacchi furono però efficacemente contrastati dalla contraerea e dagli aerei da caccia della Royal Air Force (RAF), che si valeva tra l’altro di un innovativo sistema di avvistamento radar.
All’inizio dell’autunno apparve chiaro che, nonostante le perdite umane e le distruzioni materiali subite, l’Inghilterra non era stata piegata e così l’operazione Leone marino fu rinviata a tempo indefinito.
La tenace resistenza inglese aveva ottenuto un successo determinante, soprattutto dal punto di vista psicologico, imponendo alla Germania la prima battuta d’arresto dall’inizio del conflitto.
IL FALLIMENTO DELLA GUERRA ITALIANA
Nell’ottobre del 1940 l’Italia attacca la Grecia dall’Albania, per ragioni di concorrenza con la Germania, che aveva invaso la Romania, ma l’inadeguata preparazione, la carenza di mezzi e di equipaggiamento e la resistenza molto più dura del previsto, costrinse l’esercito a rientrare in Albania.
Il capo di stato maggiore Badoglio fu costretto a dimettersi e nel paese si diffuse una crisi di sfiducia, alimentata anche dai contemporanei insuccessi in Africa, dove gli Inglesi erano passati al contrattacco e grazie alla loro superiorità di mezzi corazzati avevano in pochi mesi conquistato la Cirenaica.
Mussolini fu così costretto ad accettare l’aiuto della Germania, i quali reparti erano equipaggiati con moderni mezzi corazzati e comandati da un brillante stratega della guerra di movimento, il generale Erwin Rommel.
L’Asse lanciò così una forte controffensiva che portò in breve tempo a riconquistare i territori sottratti.
Fu un altro durissimo colpo per il prestigio dell’Italia, ormai costretta a rinunciare ad ogni sogno di guerra parallela e ridotta ovunque a recitare il ruolo di alleato subalterno.
Anche nei Balcani i fallimenti italiani dovettero essere colmati dall’intervento tedesco e così nell’aprile 1941 la Yugoslavia e la Grecia, attaccate simultaneamente da truppe tedesche ed italiane, furono rapidamente travolte, mentre gli inglesi, che in marzo erano sbarcati nella penisola ellenica, furono costretti a ritirarsi.
A questo punto, restando aperta solo il fronte nordafricano, dove gli inglesi erano avvantaggiati solo nella superiorità navale, Hitler non aveva più rivali in Europa e poté così concentrare gli sforzi bellici verso l’obbiettivo più ambito, la conquista dello spazio vitale ad Est ai danni della Russia.
L’ATTACCO ALL’UNIONE SOVIETICA
L’attacco tedesco all’Unione Sovietica dell’inizio dell’estate 1941 ebbe come risvolto il riavvicinamento dell’URSS comunista alle democrazie occidentali, rompendo la politica di equidistanza con il nazismo fino ad allora messa in atto.
Stalin non si aspettava un così precoce attacco, per cui l’avvio dell’Operazione Barbarossa non trovò grande resistenza e le truppe tedesche, affiancate anche da un piccolo contingente italiano, l’ARMIR, mandato in tutta fretta da Mussolini, ansioso di partecipare attivamente alla crociata antibolscevica, raggiunsero in breve tempo le vicinanze di Mosca.
Ma l’attacco decisivo verso la capitale fu sferrato all’inizio di ottobre e fu bloccato a causa del sopraggiungere del maltempo, che rese impraticabile la maggior parte delle strade, rallentando il movimento degli automezzi e favorendo la disperata resistenza russa.
I russi poterono quindi riorganizzarsi e sferrare una potente controffensiva che costrinse i contingenti dell’Asse a ritirarsi nelle pianure conservando però vasti territori di grandissima importanza economica, quali l’Ucraina, la Russia Bianca e le regioni baltiche.
Hitler aveva mancato l’obbiettivo di mettere fuori causa l’URSS ed era costretto a tenere immobilizzato sulle sconfinate pianure russe buona parte del suo esercito a dover far fronte alla controffensiva russa sempre più aggressiva, guidata personalmente da Stalin che seppe mobilitare il sentimento patriottico del popolo russo e al freddo inverno russo ormai alle porte.
Attingendo ad in serbatoio umano che sembrava inesauribile e riorganizzando la produzione industriale nelle regioni ad Est del Volga, la Russia riuscì a compensare le spaventose perdite subite, circa tre milioni di uomini, 20.000 carri armati e 15.000 aerei nei primi tre mesi di guerra.
Così anche la guerra meccanizzata si trasformava in guerra di usura, in cui l’elemento decisivo era costituito dalla capacità di compensare più rapidamente la perdite.
In una guerra del genere, così come era accaduto nel primo conflitto mondiale la Germania era destinata a perdere il suo vantaggio iniziale, dovuto alla superiorità tecnica e strategica.
L’AGGRESSIONE GIAPPONESE E IL COINVOLGIMENTO DEGLI STATI UNITI
Allo scoppio del conflitto, gli Stati Uniti avevano ribadito la linea di non intervento negli affari europei mantenuta negli anni fra le due guerre.
Ma, una volta rieletto alla presidenza per la terza volta (caso unico negli USA) nel novembre 1940 Roosevelt si impegnò in una politica di sostegno della Gran Bretagna, rimasta sola a combattere contro la Germania.
Nel maggio 1941 gli Stati Uniti ruppero definitivamente le relazioni diplomatiche con le forze dell’Asse.
Gli USA mettevano a disposizione delle nazioni in contrapposizione alla Germania materiale bellico e con questa politica, che tendeva a fare degli Stati Uniti un arsenale delle democrazie, si poneva in rotta di collisione con le potenze dell’Asse. Il 14 giugno 1941 si incontrarono su una nave da guerra a largo delle coste di Terranova Roosevelt e Churchill che dettero vita alla famosa “Carta Atlantica”: un documento in otto punti, in cui i due stati ribadivano la condanna dei regimi nazifascisti e fissavano le linee di un nuovo ordine democratico da costruire a guerra finita.
Il coinvolgimento degli USA in un conflitto che stava diventando sempre di più antifascista sembrava già a questo punto inevitabile.
A trascinare gli Stati Uniti nel conflitto fu l’aggressione improvvisa subita nel pacifico da parte del Giappone, la maggiora potenza dell’emisfero orientale e il principale alleato di Italia e Germania, cui era legato dal settembre 1940 dal “Patto tripartito” e già impegnato dal 1937 in una guerra contro la Cina, il Giappone aveva profittato del conflitto europeo per allargare le sue mire espansionistiche a tutto il sud est asiatico.
Quando, nel luglio 1941, i giapponesi invasero l’Indocina francese, Stati Uniti e Gran Bretagna reagirono decretando il blocco delle esportazioni verso il Giappone, paese benché industrialmente sviluppato, privo di materie prime, che si trovò a questo punto di fronte ad una scelta: piegarsi alle richieste delle potenze occidentali che esigevano il ritiro delle truppe dai territori dell’Indocina e della Cina, o scatenare una nuova guerra per conquistare nuovi territori ricchi di materie prime.
Il governo giapponese, dominato dalle correnti belliciste, scelse la strada per la guerra.
Il 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese attaccò, senza previa dichiarazione di guerra, la flotta statunitense ancorata a “Pearl Harbor”, nelle Hawaii, distruggendone buona parte.
Nei mesi successivi, approfittando della temporanea superiorità navale conquistata nel Pacifico, i giapponesi raggiunsero di slancio tutti gli obbiettivi che si erano, nel maggio 1942 controllavano le Filippine, la Malesia, la Birmania, l’Indonesia ed erano in grado di minacciare l’Australia e l’India costringendo la Gran Bretagna a distogliere forze preziose dal medio oriente.
Pochi giorni dopo l’attacco a Pearl Harbor, anche la Germania e L’Italia dichiaravano guerra agli Stati Uniti fu così che il conflitto divenne veramente mondiale.
LA MASSIMA ESPANSIONE DELL’ASSE
Nella primavera-estate del 1942, le potenze del patto Tripartito raggiunsero la loro massima espansione territoriale.
Il Giappone dominava incontrastato su tutto il Sud-est asiatico, vaste zone della Cina e su molte isole del pacifico.
In Europa le forze dell’Asse di nuovo all’offensiva in Russia, controllavano, direttamente o indirettamente, un territorio di circa 6 milioni di chilometri quadrati con oltre 350 milioni di abitanti.
Attorno a Germania e Italia ruotavano alleati minori quali Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Serbia e la Francia di Vichy; in Olanda, in Norvegia e in Boemia governavano alti commissari tedeschi.
Ai due lati del blocco e al suo estremo settentrionale c’erano Spagna, Turchia e Svezia, formalmente neutrali ma di fatto incluse nella sfera politico economica dell’Asse.
Sia la Germania che il Giappone cercarono di costruire nelle zone sotto il loro controllo un “nuovo ordine” basato sulla supremazia della nazione eletta e sulla rigida subordinazione degli altri popoli alle esigenze dei dominatori.
Mentre però il Giappone si appoggiò più ai movimenti indipendentisti locali, la Germania non concesse nulla alle esigenze di indipendenza e di autogoverno dei popoli ad essa soggetti.
Un trattamento particolarmente duro e inumano fu riservato ai popoli slavi, considerati inferiori e destinati, secondo i progetti di Hitler, ad una condizione di schiavitù: tutta l’Europa orientale doveva diventare una colonia agricola del “Grande Reich”, ogni traccia di industrializzazione e di urbanizzazione doveva essere cancellata e ogni forma di istruzione superiore bandita.
Le élite dirigenti e gli intellettuali a cominciare da quelli appartenenti al partito comunista dovevano essere sterminati fisicamente.
Circa 6 milioni di civili sovietici e 2 milioni di polacchi, senza contare gli ebrei, morirono durante il conflitto per i maltrattamenti gli stenti e le esecuzioni di massa.
Ma la persecuzione più orribile e più spietata fu quella consumata contro gli ebrei, da sempre considerati da Hitler come il nemico principale.
In tutti i paesi occupati dai nazisti, in particolare in quelli dell’Europa Orientale dove le comunità israelitiche erano più numerose, gli ebrei vennero prima confinati nei ghetti e poi addirittura deportati nei compi di sterminio nazisti, i lager, situati per lo più in località della Polonia Occidentale e in Germania, dai nomi destinati a diventare tristemente famosi: Auschwitz, Buchenwald, Dachau e molte altre.
Qui i deportati ebrei venivano sfruttati fino alla consunzione fisica, usati talora come cavie per esperimenti medici e, se non erano in grado di lavorare, eliminati nelle camere a gas.
La soluzione finale del problema ebraico, progettata e avviata da Hitler a partire dal 1941 e affidata alle cure delle SS, prevedeva infatti la pura e semplice eliminazione degli ebrei.
Fra i 5 e i 6 milioni di israeliti, provenienti da ogni parte d’Europa, scomparvero così negli anni di guerra.
Il sistema di sfruttamento, di terrore e di sterminio pianificato costruita dai tedeschi nell’Europa occupata portò alla Germania notevoli vantaggi immediati: una riserva inesauribile di forza lavoro gratuita, un flusso continuo di materie prime, un enorme prelievo di ricchezza e di beni di consumo che permise ai cittadini tedeschi di mantenere, almeno fino al 1943, un livello di vita molto più elevato di quello degli altri popoli europei.
LA SVOLTA DELLA GUERRA
Fra il 1942 e il 1943 l’andamento della guerra subì una svolta definitiva su tutti i fronti. I primi segni di inversione di tendenza si ebbero nel Pacifico, dove la spinta offensiva dei giapponesi fu fermata dagli americani.
Tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, un mutamento nei rapporti di forza si verificò anche nell’Atlantico, dove i tedeschi avevano condotto fino ad allora un’efficace guerra sottomarina contro i convogli che trasportavano armi e approvvigionamenti dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna.
Gli alleati riuscirono a limitare notevolmente le perdite grazie soprattutto a nuove invenzioni tecniche e al perfezionamento di quelle già esistenti come il radar, le bombe di profondità, i razzi antisommergibili, e grazie ad una migliore organizzazione tattica, che consisteva nel concentrare le forze nella difesa dei convogli anziché disperderle in una ricerca casule, e spesso inutile, dei sommergibili nemici.
Ma l’episodio decisivo nella svolta del conflitto si verificò in Russia. In agosto i tedeschi iniziarono l’assedio di “Stalingrado”, sul punto nodale della difesa russa nel settore sud-est e città simbolo che portava il nome di Stalin. Nel novembre 1942 dopo mesi di durissimi combattimenti, strada per strada, casa per casa, i sovietici contrattaccarono efficacemente sui fianchi dello schieramento nemico di cui faceva parte anche la spedizione italiana ARMIR, e chiusero i tedeschi ed i loro alleati in una morsa mortale.
Anziché autorizzare la ritirata Hitler ordinò la resistenza ad oltranza, sacrificando così un’intera armata che all’inizio di febbraio , fu costretta ad arrendersi.
Per i tedeschi quello di Stalingrado rappresentò il più grave rovescio subito dall’inizio della guerra.
Per i sovietici e per gli antifascisti di tutto il mondo, Stalingrado divenne immediatamente un simbolo di riscossa, il segno più evidente della svolta intervenuta nel corso della guerra.
Negli stessi anni in cui i tedeschi e sovietici combattevano attorno a Stalingrado, un’altra decisiva battaglia vedeva l’esercito britannico impegnato nel deserto del nord Africa contro il contingente italo-tedesco del generale Rommel che era giunto ad “El Alamein” a soli 80 Km da Alessandria.
A fine ottobre il generale Montgomery, comandante delle forze britanniche, poteva lanciare la controffensiva disponendo di una notevole superiorità in uomini e mezzi. Ai primi di novembre gli italo- tedeschi avevano perso la battaglia e cominciavano la lunga ritirata che li avrebbe portati, in tre mesi, a ripercorrere a ritroso tutto il litorale fino alla Tunisia. Frattanto nel novembre 1942, un contingente alleato era sbarcato in Algeria e in Marocco. Le truppe dell’Asse prese da due fuochi dovettero arrendersi, nel maggio 1943, alle preponderanti forze alleate. Una volta chiuso il fronte nordafricano, con la definitiva cacciata di italiani e tedeschi, gli angloamericani potevano prepararsi ad attaccare le fortezze d’Europa.
LO SBARCO IN SICILIA E LA CADUTA DELL’ITALIA FASCISTA
Tovatisi a combattere dalla stessa parte più per scelta altrui che per propria volontà, gli angloamericani e i sovietici si posero subito il problema di elaborare una strategia comune per sconfiggere le potenze fasciste.
Lo fecero per la prima volta nella conferenza che si tenne a Washington fra il dicembre 1941 e il gennaio 1942, nella quale tutte le 26 nazioni in guerra contro il patto Tripartito fra le quali oltre alle tre grandi USA URSS e Gran Bretagna, c’erano anche i paesi del Commonwealth e numerosi rappresentanti degli stati occupati dai tedeschi, sottoscrissero il patto detto delle “Nazioni Unite”: i contraenti si impegnavano a tener fede ai principi della “Carta Atlantica”, a combattere le potenze fasciste, a non concludere armistizi o paci separate.
L’impegno comune però non bastava però a cancellare né le divergenze ideologiche ne i contrasti strategici.
Il contrasto più grave riguardava i tempi e i modi con cui procedere all’apertura di un “secondo fronte” in Europa.
Stalin lo avrebbe voluto subito, possibilmente nell’Europa del Nord, per alleggerire la pressione tedesca all’URSS.
Churchill, invece, voleva prima chiudere la partita in Africa e pensava ad un successivo sbarco nell’Europa del Sud. Prevalse alla fine il punto di vista inglese.
Nella “conferenza di Casablanca” in Marocco nel gennaio 1943 inglesi e americani decisero che, una volta chiuso il fronte africano, lo sbarco sarebbe avvenuto in Italia, considerato l’obbiettivo più facile, sia per la vicinanza della Sicilia dalle coste della Tunisia, sia per ragioni politico – militari: lo stato di crisi in cui versavano le forze armate italiane e lo stesso regime fascista.
Nella stessa conferenza fu deciso che il conflitto si sarebbe concluso solo con la “resa incondizionata”.
La campagna in Italia ebbe inizio il 12 giugno 1943 con la conquista dell’isola di Pantelleria.
Un mese dopo, il 10 luglio, i primi contingenti anglo – americani sbarcavano in Sicilia e in poche settimane si impadronivano dell’isola, mal difesa dalle truppe italiane, ormai convinte dell’inevitabilità della sconfitta.
Anche la popolazione locale non oppose alcuna resistenza ed anzi accolse gli alleati come liberatori.
I successi alleati provocarono la caduta del regime fascista, che aveva già da tempo, fino dagli scioperi operai del marzo 1943, perso la fiducia popolare.
Mussolini fu invitato dal Re a dimettersi e il 25 luglio fu arrestato, lasciando la carica di capo del governo all’ex comandante delle forze armate Pietro Badoglio.
L’annuncio della caduta di Mussolini fu accolto dalla popolazione con esultanza e l’apparato fascista, che per vent’anni aveva riempito la scena politica italiana, si dissolse nel nulla.
Inizialmente Badoglio proclamò che non sarebbe cambiato nulla nell’impegno bellico italiano, ma il 3 settembre, dopo trattative segrete con gli anglo – americani, firmò l’armistizio, reso noto solo l’8 settembre, in coincidenza con lo sbarco alleato ad Anzio.
L’armistizio e la conseguente fuga del Re e del governo a Brindisi provocarono lo sbandamento delle truppe italiane ed il paese cadde nel caos completo, diventando oltretutto il campo di battaglia principale tra tedeschi e alleati.
I tedeschi si sentirono traditi e infierirono più volte in modo brutale sulla popolazione e sui resti dell’esercito (più di 600.000 soldati furono deportati).
LA RESISTENZA E LA LOTTA POLITICA IN ITALIA
Le conseguenze dal disastro dell’8 settembre si ripercossero anche sull’andamento della campagna d’Italia.
Attestatisi su una linea difensiva, la “Linea Gustav”, che andava da Gaeta a poco a sud di Pescara e che aveva il suo punto nodale nella zona di cassino, i tedeschi riuscirono a bloccare l’offensiva alleata fino alla primavera dell’anno successivo.
A partire dal dell’autunno 1943, l’Italia fu non solo divisa di fatto da un fronte, ma anche spezzata da due entità di stati distinte, in guerra l’una contro l’altra.
Mentre nel sud il vecchi stato monarchico sopravviveva con il suo governo e la sua burocrazia, esercitando la sua sovranità sotto controllo alleato, nell’Italia settentrionale il fascismo risorgeva dalle sue ceneri sotto la protezione degli occupanti nazisti.
Il 12 settembre 1943, un commando di aviatori e paracadutisti tedeschi liberò Mussolini dalla prigionia di campo imperatore sul Gran Sasso.
Pochi giorni dopo, il duce annunciò la sua idea di dar vita, nell’Italia occupata dai tedeschi, a un nuovo stato fascista, la “Repubblica Sociale Italiana” (RSI), a un nuovo partito “Fascista Repubblicano” e ad un nuovo esercito che continuasse a combattere a fianco degli antichi alleati.
La RSI che stabilì la sua capitale a Salò si proponeva di combattere contro gli artefici del “tradimento” del 25 luglio: monarchici e badogliani e fascisti moderati.
L’unica funzione effettivamente svolta dal governo repubblicano fu quella di reprimere e combattere il “Movimento Partigiano” che si stava sviluppando nell’Italia occupata.
Le prime formazioni armate di partigiani si raccolsero sulle montagne dell’Italia centro-settentrionale dopo l’8 settembre e nacquero dall’incontro di piccoli movimenti antifascisti già attivi nel paese e militari sbandati che non volevano consegnarsi ai tedeschi.
I partigiani agivano soprattutto fuori dai centri abitati, con attacchi improvvisi ai reparti tedeschi e con azioni di sabotaggio e di disturbo.
Ad ogni attacco i tedeschi rispondevano con spietate rappresaglie: particolarmente feroce fu quella messa in atto a Roma, nel marzo 1944 quando, in risposta ad un attentato che aveva causato la morte di 32 militari tedeschi, furono fucilati alle “Fosse Ardeatine” 335 detenuti, ebrei, antifascisti e militari badogliani.
Dopo una prima fase di aggressione spontanea e spesso casuale i gruppi di partigiani si andarono ad organizzare in brigate, più organizzate e legate con i partiti antifascisti fra cui il “Partito d’Azione” (PDA) di tendenze socialiste e la “Democrazia Cristiana” (DC).
Subito dopo il 25 luglio si formò anche il “Partito Librale” (PLI) e rinacque il “Partito Repubblicano” (PRI).
Quanto ai “Comunisti”, da sempre presenti nel paese con nuclei clandestini e già attivi negli scioperi di marzo, riuscirono a ricostruire buona parte del loro gruppo dirigente.
Nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre, gli alti rappresentanti dei sei partiti reazionari più importanti (PCI, PSIUP, DC, PLI, PDA e la “Democrazia del lavoro” appena fondata da Ivanoe Bonomi) si riunirono a Roma e si costituirono in “Comitato di liberazione nazionale” (CLN), incitando la popolazione alla lotta e alla resistenza per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni.
I partiti antifascisti si proponevano così come guida e rappresentanza dell’Italia democratica, in contrapposizione non solo agli occupanti tedeschi ma anche allo stesso sovrano, corresponsabile della dittatura e della guerra e al governo Badoglio di cui il CLN chiese la sostituzione.
Il contrasto fra CLN e governo fu sbloccato solo nel marzo 1944 dall’inattesa iniziativa del leader comunista “Palmiro Togliatti”, giunto in Italia dall’URSS dopo un esilio durato quasi vent’anni.
Appena sbarcato a Napoli ,Togliatti, scavalcando la posizione ufficiale del CLN, propose di accantonare ogni pregiudizio contro il re e contro Badoglio e di formare un governo di unità nazionale capace di concentrare le sue energie nella lotta contro il fascismo.
La scelta togliattiana, criticata dai socialisti e gli azionisti, consentì comunque di formare il primo governo di unità nazionale, presieduto sempre da Badoglio e comprendente i rappresentanti del CLN.
Da parte sua Vittorio Emanuele III si impegnò, nel 1944 poco dopo la liberazione Roma e Firenze, a trasmettere i suoi poteri al figlio Umberto, in attesa che a guerra finita fosse il popolo a decidere la sorte dell’istituzione monarchica.
Nel 1944 l’avanzata angloamericana dopo aver stroncata la linea Gustav e successivamente la “Linea Hitler” venne frenata dalla costruzione di una nuova linea: la “Linea Gotica” compresa fra Rimini e La Spezia.
L’offensiva riprese solo nella primavera del 1945 e portò al conclusivo cedimento delle forze tedesche e alla riconquista definitiva e dell’Italia.
LE VITTORIE SOVIETICHE E LO SBARCO IN NORMANDIA
Fra il 1943 e il 1944, mentre gli angloamericani erano impegnati nella lunga campagna d’Italia, i sovietici riprendevano l’iniziativa sul fronte orientale.
Dopo aver respinto nel luglio 1943 l’ultimo attacco tedesco, l’Armata rossa iniziò una lenta ma inarrestabile avanzata che si sarebbe conclusa solo nel maggio 1945 con la conquista di Berlino.
Le vittorie sovietiche, ottenute a prezzo di un’eccezionale sforzo organizzativo e di un’enorme sacrificio di vite umane, consentirono all’Unione Sovietica di accrescere notevolmente il suo peso contrattuale in seguito alla “Grande Alleanza”.
Il nuovo ruolo dell’URSS emerse chiaramente nel dicembre 1943 alla conferenza di Teheran, la prima in cui i tre presidenti alleati Roosvelt, Stalin e Churchill si incontrarono personalmente.
Questa volta Stalin ottenne dagli angloamericani l’impegno, da tempo sollecitato, per uno sbarco in forze sulle coste francesi, da attuarsi nella primavera del 1944.
Si trattava di un’operazione rischiosa, anche perché i tedeschi avevano munito tutta la zona costiera con imponenti fortificazioni difensive.
Per attuare il piano, che precedeva lo sbarco sulle coste settentrionali della Normandia, furono necessari n lungo lavoro di preparazione ed un’eccezionale spiegamento di mezzi, tale da assicurare agli alleati che agivano sotto comando unificato del generale Eisenhower una schiacciante superiorità aeronavale.
“L’Operazione Overlord”, questo il nome in codice dello “Sbarco in Normandia”, scattò all’alba del 6 giugno 1944, preceduta da un’impressionante serie di bombardamenti e da un nutrito lancio di paracadutisti.
Nonostante l’accanita resistenza tedesca, gli attaccanti riuscirono a far sbarcare in territorio francese, nelle successive 4 settimane, oltre un milione e mezzo di uomini.
Alla fine di luglio, dopo due mesi di combattimenti, gli alleati riuscirono a sfondare le linee tedesche e a dilagare nel nord della Francia.
Il 25 agosto, gli angloamericani e i reparti di De Gaulle entravano a Parigi, già liberata dai partigiani.
L’esercito tedesco logorato dalla tattica suicida imposta da Hitler, che pretendeva ovunque la resistenza ad oltranza, era in piena crisi.
Ma però, per una serie di errori dei comandanti alleati l’offensiva si arrestò e i tedeschi poterono riorganizzare le forze su un linea molto vicina al confine del 1939. Il crollo del Terzo Reich era però soltanto rinviato.
LA FINE DEL TERZO REICH
Nell’autunno 1944 la Germani poteva considerarsi ormai virtualmente sconfitta.
Il fronte dei suoi alleati si stava sfaldando: la Romania aveva cambiato schieramento, seguita a breve distanza dalla Bulgari, tra agosto e ottobre Finlandia e Ungheria avevano chiesto l’armistizio all’URSS e sempre in ottobre i russi ed i partigiani jugoslavi erano entrati in Belgrado, mentre gli inglesi erano sbarcati in Grecia.
Il territorio del Reich non era ancora stato toccato da eserciti stranieri, ma era sottoposto a continui bombardamenti da parte degli alleati, che disponevano ormai del dominio dell’aria.
Ma malgrado le 900.000 tonnellate di bombe piovute nel 1944, che avevano seminato il terrore nella popolazione, Hitler rifiutava ogni ipotesi di resa, continuando ad illudersi di poter rovesciare la situazione bellica, grazie anche all’impiego delle nuove armi segrete, quali i razzi telecomandati V1 e V2, che furono in effetti lanciati contro le città inglesi, ma con risultati tutt’altro che decisivi.
Inoltre sperava che l’innaturale e fragile alleanza tra URSS e potenze occidentali si spezzasse da un momento all’altro.
Nel frattempo a Yalta i tre grandi tornarono ad incontrarsi nel febbraio 1945; in questa occasione fu stabilito, tra l’altro, che la Germania una volta sconfitta sarebbe stata divisa in quattro zone di occupazione e sottoposta a una radicale misura di denazificazione.
Mentre i grandi discutevano ad Yalta, era già scattata l’offensiva finale che, nel giro di pochi mesi avrebbe portato al crollo del terzo Reich.
A metà gennaio, dopo un’ultima disperata controffensiva tedesca nelle Ardenne, gli alleati riprendevano l’iniziativa su tutti i fronti.
I sovietici, dopo aver conquistato Varsavia, attraversavano il restante territorio polacco e, in febbraio, erano già a poche decine di chilometri da Berlino.
Frattanto gli angloamericani attaccavano sul Reno e penetravano nel cuore della Germania incontrando, per la prima volta dall’inizio della guerra, una scarsissima resistenza.
Il 25 aprile le avanguardie alleate raggiungevano l’Elba e si congiungevano con i sovietici, accerchiando Berlino.
Contemporaneamente il CLN lanciava l’ordine di insurrezione generale contro il nemico in ritirata.
Mussolini, che tentava di fuggire in Svizzera, travestito da soldato tedesco, fu catturato e fucilato a Dongo dai partigiani e il suo corpo fu esposto impiccato per i piedi a piazzale Loreto, a Milano, insieme ad altri gerarchi fascisti.
Il 30 aprile, mentre i russi stavano entrando a Berlino, Hitler si suicidò nel bunker sotterraneo dove era stata trasferita la sede del governo, lasciando la presidenza del Reich all’ammiraglio Karl Dönitz, che chiede immediatamente la resa, firmata il 7 maggio nel quartier generale alleato di Reims.
La guerra europea si concludeva così dopo cinque anni e sei mesi dall’inizio, mentre in Estremo Oriente, dove il Giappone continuava a combattere.
LA SCONFITTA DEL GIAPPONE E LA FINE DELLA II GUERRA MONDIALE
A partire dal 1943, nonostante la priorità accordata sul fronte europeo, gli Stati Uniti avevano iniziato una lenta riconquista delle posizioni perdute nel Pacifico, valendosi di una superiorità che si faceva sempre più netta man mano che l’industria statunitense dispiegava tutto il suo enorme potenziale.
Decisivo fu soprattutto l’apporto delle grandi portaerei, capaci di trasportare fino a cinquanta apparecchi, e dei bombardamenti strategici effettuati con le cosiddette “Fortezze volanti” che, dalla fine del 1944 cominciarono a bombardare incessantemente il territorio nipponico.
Nell’estate 1945 gli alleati, ormai liberi da impegni bellici in Europa, erano pronti a portare l’attacco al territorio nemico.
Un nemico che però continuava a combattere con eccezionale accanimento, rifiutando di arrendersi anche nelle condizioni più disperate e facendo ampio ricorso all’azione dei “Kamikaze”, aviatori suicidi che si gettavano sulle navi nemiche con i loro aerei carichi di esplosivo.
Fu a questo punto che il nuovo presidente americano “Henry Truman”, che successe Roosvelt morto il 12 aprile 1945, decise di impiegare contro il Giappone la nuova “Arma totale”, la bomba a fissione nucleare o “Bomba Atomica”, che ara stata appena messa a punto da un gruppo di studiosi e sperimentata per la prima volta in luglio nel deserto del Messico.
La decisione di Truman serviva innanzitutto ad abbreviare una guerra che si preannunciava ancora
lunga e sanguinosa, ma aveva anche lo scopo di offrire al mondo e soprattutto agli alleati-rivali russi una dimostrazione della potenza americana.
Il 6 agosto 1945, il bombardiere americano “Enola Gay” sganciava la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima.
Tre giorni dopo l’operazione fu ripetuta a Nagasaki.
In entrambi i casi le conseguenze furono spaventose, non solo per il numero dei morti (100.000 a Hiroshima e 60.000 a Nagasaki) e per la distruzione totale della città, ma anche per gli effetti di lungo periodo su quanti erano stati contaminati dalle radiazioni.
Il 15 agosto dopo che l’URSS, aveva anch’essa dichiarato guerra al Giappone, l’imperatore Hiroito offri agli alleati la rasa senza condizioni.
Con la firma dell’armistizio, il 2 settembre 1945 si concludeva così il secondo conflitto mondiale.
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La seconda guerra mondiale
Le origini della guerra
La seconda guerra mondiale fu originata dall’aggressività della Germania in Europa e del Giappone in Asia. In Germania l’ascesa al potere di Hitler ( il cui simbolo era la svastica ) aveva fatto rinascere il nazionalismo mentre in Giappone si credeva che la creazione di un grande impero fosse la soluzione dei problemi interni.
Incoraggiato dal potere conquistato da Hitler, Mussolini puntò al colonialismo e nel 1936 proclamò l’Impero d’Etiopia. In seguito, assieme alla Germania, offrì il proprio appoggio militare ed economico alla guerra del dittatore Franco contro il fronte popolare spagnolo. A questi primi atti di violenza, gli stati democratici non reagirono, mentre l’Italia e la Germania erano sempre più unite dall’asse Roma – Berlino.
Il fatto scatenante
Il 1° settembre 1939 ci fu l’invasione della Polonia da parte della Germania a causa della rivendicazione della città di Danzica. Questo fu l’ultimo anello di una catena di atti aggressivi con i quali Hitler voleva realizzare il III Reich, avendo già annesso alla Germania Austria e Cecoslovacchia. Fu a questo punto che Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania, il 3 settembre ebbe così inizio il 2° conflitto mondiale. In seguito i due stati condussero trattative per allearsi con l’Unione Sovietica ma i ministri degli esteri sovietici firmarono il patto di non aggressione con la Germania mandando tutto a rotoli. Mussolini nonostante fosse legato ad Hitler e alla Germania dal “ patto d’acciaio “ con il quale si impegnava in caso di conflitto ad intervenire a favore dell’alleato, si vide costretto a causa della grave impreparazione delle forze armate italiane a proclamare, con il consenso del Fuhrer, lo stato di non belligeranza dell’Italia.
La guerra lampo di Hitler: l’occupazione della Polonia e l’offensiva ad occidente.
In meno di un mese fu occupato tutto il territorio polacco. La Polonia venne divisa fra la Germania e l’Unione sovietica a questa spettò anche le repubbliche Baltiche e una parte della Finlandia. Hitler intanto, stava preparando l’offensiva anche ad occidente, tale attacco ebbe inizio nel maggio del ’40.
Dopo alcuni successi nell’Atlantico, con l’azione di sommergibili, mine magnetiche e di unità corsare, indirizzò il suo attacco verso le coste del mare del nord. Occupò Danimarca e Norvegia (aprile – giugno 1940) e invase Olanda e Belgio nonostante fossero neutrali.
Le truppe francesi furono aggirate e travolte dalle corazzate tedesche che poterono così raggiungere Parigi il 14 giugno. Nell’arco di dieci giorni tutto il territorio settentrionale francese era in mano ai tedeschi.
Il 10 giugno, nel frattempo Mussolini aveva dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Egli ritenne opportuno anticipare l’intervento dell’Italia in previsione della futura, e ormai prossima, resa della Francia e delle concessioni territoriali che ne sarebbero derivate. L’esercito tuttavia non era in grado di sostenere un tale sforzo bellico; le truppe italiane, colte di sorpresa dalla dichiarazione di guerra, furono costrette a ritardare l’attacco alle frontiere francesi e Mussolini dovette accontentarsi di modeste assegnazioni territoriali.
L’8 agosto 1940 Hitler ordinò di attaccare la Gran Bretagna con gli aerei. Durò fino al 31 ottobre dello stesso anno. Gli inglesi resistettero ai continui bombardamenti che si scatenarono sulle loro città e l’aviazione tedesca, pur superiore per numero di unità, non riuscì a prevalere su quella inglese. A rendere efficace la difesa inglese contribuì in modo particolare l’impiego del Radar. Hitler fu costretto a rinunciare allo sbarco nell’isola. Questa prima sconfitta si dimostrò determinante per l’esito finale del conflitto.
L’espandersi del conflitto
Durante l’attacco tedesco agli stati occidentali, L’U.R.S.S. procedette alla definitiva incorporazione dei paesi baltici. Per fermare l’avanzata russa, Hitler, si preoccupò d’intervenire nelle regioni orientali dell’Europa e firmò con il Giappone il 27 settembre 1940 un patto che rappresentava un’aperta minaccia all’Unione Sovietica a causa dell’impegno sottoscritto dalle potenze dell’asse di costruire una grande Asia.Intanto Mussolini, combatteva gli inglesi nel Mediterraneo e in Africa dove nell’Agosto del 1940 l’esercito Italiano occupava la Somalia e nel settembre dello stesso anno avanzò verso l’Egitto. Successivamente il Duce tentò la conquista della Grecia, ma l’armata Italiana non solo non riuscì ad occupare il territorio Greco, anzi fu costretta ad arretrare in Albania di fronte alla controffensiva di truppe ben addestrate ( prima dell’attacco Mussolini disse: “ questa volta lo pago della stessa moneta. Saprà dai giornali che ho occupato la Grecia” ). L’apertura da parte dell’Italia di due nuovi fronti non aveva significato per l’Asse alcuna conquista di degno rilievo per il futuro del conflitto e già alla fine del ’40 si registrarono i primi successi inglesi nella controffensiva in Africa orientale. Un nuovo attacco alla Grecia fallì miseramente e Hitler fu costretto a fare intervenire le proprie armate sui fronti aperti da Mussolini, per rimediare ai fallimenti delle truppe italiane. Le sconfitte subite nel mediterraneo, ebbero l’effetto d’indicare il punto debole dello schieramento nell’Asse e di riportare in equilibrio la situazione che sembrava a favore della Germania.
Nel ’41 la Gran Bretagna, forte degli aiuti militari ed economici ricevuti dagli USA, che le permisero la ripresa, fece si, che alcuni Stati europei uscirono dall’alleanza con Berlino. Nell’aprile del ’41 la Germania iniziò la campagna dei Balcani con un imponente schieramento e l’appoggio degli eserciti italiano, bulgaro e ungherese. I tedeschi conquistarono la Jugoslavia, la Grecia e Creta. Hitler che fino a questo momento aveva riportato molte vittorie ma nessuna decisiva per l’esito finale del conflitto fu costretto ad affrontare l’U.R.S.S.
Sempre nel ’41 la Germania subì una grandissima perdita infatti il 27 maggio 1941 la corazzata Bismark (50.900 t a pieno carico, lunga 251 metri e larga 36, armata con 8 cannoni di 38CM, 12 di 15CM, 16 da 105CM, 16 da 37MM e 12 da 20MM, dotata di una velocità di oltre 30 nodi) venne affondata da parte degli inglesi dopo una estenuante ricerca.
L’Inghilterra per abbatterla ordinò di muovere due corazzate (la King George V e la Prince of Wales ), gli incrociatori da battaglia Hood e Repulse, la portaerei Victorious ( da cui partiranno 8 aerosilurati tipo Swordfish), gli incrociatori pesanti Norfolk e Suffolk, 6 caccia e 6 cacciatorpediniere contro la corazzata Bismark e l’incrociatore pesante Prinz Eugen.
Nel primo scontro la Prince of Wales viene seriamente danneggiata e lo Hood viene affondato.
Dopo questa perdita gli Inglesi chiamano la portaerei Ark Royal ( da cui partiranno 15 aerosilurati tipo Swordfish), le corazzate Ramillies e Rodney, l’incrociatore da battaglia Renown, l’incrociatore Sheffield e 6 cacciatorpediniere.
Il 27 maggio alle ore 8,15 l’incrociatore Norfolk segnalò la posizione della Bismarck alle corazzate King George V (l’ammiraglia) e Rodney che intanto erano sopraggiunte. Ore 8,47. La Rodney aprì il fuoco sulla Bismarck imitata subito dopo dalla King George V e, più tardi, dagli incrociatori Norfolk e Dorsetshire. La Bismarck si difese con attacchi molto precisi, ma la quantità di proiettili che la raggiungerono ne riducono progressivamente la capacità offensiva. Alle ore 10 il colosso tedesco è ridotto a un rottame completamente muto. Dei 2092 uomini della Bismark solo 110 si salvarono. la corazzata King George V
la corazzata bismark
Le campagne di Russia e d’Africa, l’intervento degli Stati Uniti e i successi giapponesi nel Pacifico (1941 – 1942)
Il 22 giugno 1941 ebbe inizio l’attacco a sorpresa della Germania all’U.R.S.S. Le armate tedesche sfondarono le frontiere russe secondo tre diverse linee di marcia. La prima verso Leningrado, la seconda verso Mosca e la terza verso Kijev. I tedeschi raggiunsero in meno di un mese la linea fortificata Stalin, che partiva dal golfo di Finlandia e arrivava fino al Mar Nero.
Nell’agosto la parte occidentale dell’Ucraina finì in mano ai tedeschi, e in ottobre Leningrado restò isolata dal restò dell’U.R.S.S.
Nonostante le rilevanti conquiste, il piano di Hitler poteva dirsi a questo punto fallito. Stalin, infatti, non aveva mobilitato il grosso delle sue forze come il Fuhrer aveva previsto, ma l’aveva mantenuto al di la delle zone conquistate dal nemico. Al termine dell’offensiva i tedeschi subirono perdite rilevanti ma la cosa più drastica era che anche dopo il loro inutile tentativo di conquistare Mosca, dovevano resistere alla controffensiva dei sovietici.
Verso la fine del 1941 anche gli stati uniti entrarono in guerra contro le forze dell’asse. L’episodio che provocò l’intervento statunitense nella seconda guerra mondiale fu l’attacco dei giapponesi alla base aeronavale di Pearl Harbor nelle Hawaii il 7 dicembre 1941. Il Giappone mirava da tempo ad estendere il suo dominio in estremo oriente: aveva conquistato la Manciuria, la Cina e aveva esteso e l’Indocina Francese suscitando la reazione di Roosevelt e Churchill, che avevano deciso la sospensione di rifornimenti di petrolio essenziale all’economia giapponese. Da qui la decisione di attaccare gli Stati Uniti per la conquista della supremazia navale nel Pacifico. Il piano giapponese voleva creare una fascia difensiva intorno allo stato con la possibilità di sfruttare entro questo perimetro le notevoli ricchezze offerte dalle terre del Pacifico sudoccidentale. dopo l’attacco gli U.S.A. dichiararono guerra al Giappone. Germania e Italia su richiesta del governo nipponico dichiararono guerra agli Stati Uniti.Nello schema dell’attacco a Pearl Harbor vengono mostrati i danni alle navi: quelle rosse sono quelle affondate, quelle arancioni sono gravemente danneggiate, quelle gialle hanno subito danni moderati mentre quelle in nero non hanno subito danni
Il 1° gennaio del 1942 venticinque Stati firmarono l’atto costitutivo delle Nazioni Unite e formarono un blocco compatto contro la coalizione Nazifascista. Gli Americani in questa prima fase della guerra nel Pacifico decisero di tenere una condotta puramente difensiva.
Nel frattempo gli Italo–Tedeschi, fecero affluire in Libia un notevole gruppo di forze. Ma ad El-Alamein il contrattacco degli inglesi e dei loro alleati segnò la fine della guerra in Africa.
La controffensiva alleata su ogni fronte (1942 – 1943)
Dal maggio ’42 gli Stati Uniti, terminata la fase difensiva nella guerra del Pacifico iniziarono una fase di difesa attiva. La flotta americana, si rivelò più efficiente e meglio organizzata che quella giapponese. Le parti erano ormai invertite: il Giappone modificò il proprio piano operativo riducendo in modo notevole il progettato “perimetro difensivo”, mentre gli Stati Uniti tendevano alla conquista delle isole del Pacifico. La disparità di forze divenne evidente nel ’43 quando gli americani avanzarono sia nel Pacifico centrale sia in quello sudoccidentale. La presenza americana si faceva sentire anche sui fronti occidentali. Le forze inglesi e statunitensi eseguivano le direttive di un unico comando in ogni luogo. I bombardieri, inviati in Gran Bretagna, iniziarono nell’agosto del’42 i loro voli sull’Europa, arrecando gravi danni all’industria bellica tedesca. Quando le truppe statunitensi sbarcarono in Marocco e Algeria, i tedeschi si trovarono serrati tra le armate anglo–americane. Nell’aprile del ‘43 le truppe americane si congiunsero con quelle inglesi e le ultime forze italo–tedesche furono costrette a firmare la resa.
Le coste tunisine costituirono la base per la campagna d’Italia. Gli alleati effettuarono lo sbarco sulle coste meridionali della Sicilia ad Anzio. Gli americani occuparono l’isola in circa quaranta giorni e le previsioni ottimistiche fatte da Mussolini crollarono in breve tempo. Del resto solo una minoranza credeva ancora nella vittoria dell’Asse. Questo si poteva capire perché nel marzo del ’43 le masse popolari scioperarono contro il governo, i partiti politici, disciolti dal regime, ripresero clandestinamente la propria attività e alcuni gruppi avevano posto come priorità l’uscita dell’Italia dalla guerra. Il 25 luglio Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e affidò il governo a Badoglio. Questo dapprima continuò il conflitto poi, iniziò le trattative per l’armistizio. L’annuncio avvenne l’8 settembre del 1943 ma, le truppe italiane si ritrovarono indifese contro la reazione tedesca.
Gli anglo–americani sbarcati in Calabria entrarono il 1° ottobre a Napoli, ormai in mano alla popolazione insorta contro i nazisti. La loro marcia a nord incontro delle forti linee di resistenza: alla fine del ’43 mentre Mussolini, liberato dai tedeschi, costituiva la repubblica di Salò, le truppe americane erano ferme sulla linea Gustav. E’ da dire che la lentezza delle operazioni rientrava nel piano statunitense, infatti, lo scopo non era quello di raggiungere la Germania attraverso l’Italia ma quello di indebolire la difesa tedesca, tenendo impegnato nella penisola un rilevante numero di divisioni avversarie ed evitandone così l’impiego su altri fronti strategicamente più importanti.
La controffensiva Russa cominciata nel ’42 trovò il suo epicentro nella città di Stalingrado, che raggiunta dall’armata tedesca e attaccata da ogni lato non rese le armi. I tedeschi assedianti Stalingrado divennero assediati. Hitler ordinò di non abbandonare il campo ma la sua armata dovette arrendersi nel febbraio del’43. Nella ritirata resa ancora più problematica dall’inverno russo, persero la vita migliaia di soldati di cui la maggior parte italiani.
La guerra in Europa: Dallo sbarco in Normandia alla resa tedesca
(1944 – 1945)
Sconfitta in Africa, costretta in U.R.S.S. ad abbandonare quasi tutte le posizioni conquistate, martellata dai bombardamenti che ridussero le sue città ad ammassi informi di rovine, la Germania iniziò il 1944 già sull’orlo della sconfitta. La Resistenza che nacque come moto spontaneo di reazione alla politica della Germania, divenne un vero e proprio “secondo fronte” che creò gravi problemi organizzativi e militari ai tedeschi. In Italia e in Francia gli anglo – americani ebbero i primi rapporti con i movimenti clandestini.
Solo nel maggio del’44, a causa del sistema appenninico e delle condizioni meteorologiche, gli alleati statunitensi riuscirono a sfondare il fronte della linea Gustav giungendo a Roma nel giugno ’44 e a Firenze nel settembre dello stesso anno. Qui le operazioni alleate dovettero subire al sopraggiungere dell’inverno una nuova sosta sulla linea Gotica. Nella primavera del ’45, con la ripresa dell’avanzata alleata e dell’azione partigiana anche l’Italia del Nord fu liberata: il 25 aprile gli alleati entrarono a Milano e Genova, il 26 a Torino. Il 29 aprile Mussolini fu catturato mentre tentava la fuga in Svizzera e successivamente giustiziato.
Nel frattempo il comando anglo–americano sferrò il suo attacco ad Ovest della Francia, precisamente in Normandia. Occupata la Bretagna, le truppe alleate avanzarono nell’interno della Francia verso Parigi. Qui il 19 agosto venne dato l’ordine di insurrezione: i carri armati americani, preceduti da quelli francesi, entrarono nella città e il comando della guarnigione tedesca firmò la resa. Ai primi di settembre quasi tutta la Francia era ormai liberata e De Gaulle poteva costituire il nuovo governo. Intanto gli alleati entravano nel Belgio e nell’Olanda.
Sul fronte sovietico, i russi dopo aver sgomberato tutto il proprio territorio dall’esercito invasore, lanciarono successivi attacchi che all’inizio dell’ultimo anno di guerra, portarono il suo esercito al confine germanico.
All’inizio del 1945 la situazione in Europa era già ben definita. Ad est la Germania aveva perso tutti i suoi stati satelliti. Nella Iugoslavia il movimento di resistenza Tito aveva già rioccupato gran parte del territorio. In Grecia gli Inglesi avevano liberato Atene con l’ausilio delle forze partigiane. Nelle regioni dell’Italia settentrionale le comunità di resistenza avevano impegnato una parte considerevole delle forze nazifasciste.
Quando gli alleati avevano da poco iniziato l’ultima offensiva contro la Germania, Stalin, Roosevelt e Churchill si incontrarono a Jalta per concordare il coordinamento del piano d’attacco e la successiva spartizione in zona d’influenza dei territori liberati. Il 13 febbraio, si scateno l’attacco contro le linee fortificate della Germania occidentale, mentre sull’altro confine i russi forzavano le frontiere orientali. L’armata inglese nel frattempo avanzava da settentrione. Il 30 aprile Hitler si suicidò insieme con alcuni suoi fidati collaboratori. L’armata rossa entrò a Berlino il 2 maggio e il 7 la resa della Germania segnò la fine della 2a guerra mondiale in Europa.
La fine della guerra in Estremo Oriente (1944 – 1945)
Al momento della resa tedesca il Giappone resisteva ancora agli americani. Mentre andava restringendosi il cerchio intorno al Giappone, questo tentò di rafforzare le proprie posizioni all’interno della zona di difesa colpendo le basi americane in Cina. Con queste operazioni i giapponesi ottennero qualche risultato, ma non riuscirono a contrastare il rifornimento alleato della Cina. Intanto gli americani proseguivano nella loro avanzata.
Gli U.S.A. possedevano intorno al Giappone tutti i punti strategici utili per lo scatenamento dell’offensiva finale ma, il Giappone non accennava ad arrendersi, anzi ricorse all’impiego di nuovi mezzi (i Kamikaze) e risparmiò la propria aviazione per resistere all’ultimo attacco nemico. In ogni modo il Giappone appariva già battuto e il 26 luglio ricevette dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Harry Truman, l’intimazione della resa incondizionata. Al rifiuto, gli U.S.A. lanciarono su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto) le bombe atomiche. Il 14 agosto l’Impero Nipponico accettò la resa e la guerra ebbe fine in tutto il mondo.
“e la guerra finì con un lampo”
Ecco le nazione principali che scesero in guerra
Con la Germania, il Giappone e l’Italia scesero come alleate: Finlandia, Bulgaria, Cecoslovacchia, Romania e Ungheria più le colonie e i protettorati di questi Stati
Con la Francia e l’Inghilterra scesero come alleate: U.R.S.S. e U.S.A. più le colonie e i protettorati di questi Stati.
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6 - LA II GUERRA MONDIALE
Origini del conflitto:
dopo la conferenza di Monaco (settembre 1938) le democrazie si erano illuse di aver placato la Germania con la cessione dei Sudeti. In realtà l’arco di tempo che va dalla conferenza di Monaco allo scoppio della II guerra mondiale, è un periodo di “falsa pace” in cui lo scontro tra le potenze democratiche e Hitler, spinto dal desiderio di creare il Grande Reich senza dover contrastare Francia e Inghilterra, è inevitabile.
Hitler era un giocatore d’azzardo: visto che a Monaco gli era stato dato su un piatto d’argento molto più di quanto avesse chiesto, continuò in tale gioco.
Già nell’ottobre 1938 i comandi tedeschi avevano pronti i piani per l’occupazione della Boemia e della Moravia.
Nel marzo 1939 approfittando dei contrasti tra cechi e slovacchi, la Cecoslovacchia scompare come Stato autonomo;
- la Boemia diventa protettorato del Reich
- la Rutenia è assegnata all’Ungheria
- nasce uno Stato slovacco completamente subordinato alla Germania
- Mussolini, per non essere di meno, avanzò pretese su Corsica, Savoia, Nizza, Tunisia, Gibuti; qualcosa volle subito, in via informale gli fu prospettata l’Albania, ove già c’era una specie di protettorato italiano: Re Zogu fu cacciato e l’Albania entrò a far parte dell’Impero fascista.
- Fine marzo 1939: viene aperta la questione polacca. Hitler chiede l’annessione di Danzica ed il suo raggiungimento attraverso un corridoio che sarebbe stato sottratto alla sovranità polacca.
Inghilterra e Francia, accantonata la politica dell’appeasement con la Germania, mossero una vera e propria offensiva contro i tedeschi, dopo aver stipulato patti di assistenza militare con Belgio, Olanda, Grecia, Romania, e Turchia, ma soprattutto con la Polonia (che era il primo obiettivo delle mire tedesche.
Lo stato maggiore tedesco stava predisponendo tutti i piani per l’invasione tedesca.
Maggio 1939, Mussolini, convinto che l’Italia non potesse rimanere neutrale e sicuro della superiorità tedesca, trasforma l’asse Roma-Berlino, che non aveva valenza militare, in Patto d’Acciaio che prevedeva che, se una delle parti si fosse trovata in conflitto, l’altra sarebbe intervenuta al fianco.
Per Hitler rimaneva l’incognita dell’atteggiamento russo, non volendo combattere su due fronti; dal canto suo Stalin temeva che si lasciasse a Hitler piena libertà d’azione sul fronte orientale.
Hitler allora offrì alla Russia la spartizione della Polonia e le 3 repubbliche baltiche (molto più di quanto potessero promettere Francia e Inghilterra).
23 agosto 1939: stipulato il patto di non aggressione fra Germania e Russia, patto Ribbentrop-Molotov: un gesto spregiudicato, un fatto che stupì. L’Urss otteneva ricompense territoriali, allontanava momentaneamente la minaccia tedesca e guadagnava tempo prezioso per prepararsi militarmente. La Germania rinviava lo scontro con il nemico storico, l’Urss, poteva così dedicarsi a risolvere la questione polacca combattendo su un solo fronte.
Scoppio del conflitto: 1 settembre 1939 le truppe tedesche attaccano la Polonia. Il 3 settembre Francia e Inghilterra dichiarano guerra alla Germania, mentre l’Italia dichiarava la sua “non belligeranza” (che sarebbe durata poco).
La II guerra mondiale sembra per questo una replica della I. In questa fase il conflitto rimaneva limitato all’Europa.
L’esercito tedesco aveva mostrato tutta la sua potenza e le sue capacità per la guerra lampo, fatta di rapidi sfondamenti e grandi manovre avvolgenti (con micidiali bombardamenti, uso congiunto dell’aviazione e delle forze corazzate, impiego di carri armati e autoblindo).
A metà settembre invasione di Varsavia che capitolò alla fine del mese. Per i successivi 7 mesi la guerra a occidente rimase come congelata. Tedeschi e russi imponevano ai territori sotto controllo uno spietato regime di occupazione.
La guerra si sposta sul fronte orientale dove la Russia (30 novembre) attacca inaspettatamente la Finlandia, che resiste per alcuni mesi.
Francia e Inghilterra cercano di coinvolgere Svezia e Norvegia: la Germania occupa il porto norvegese di Narvik. Poi il 9 aprile 1940 attacco alla Danimarca e alla Norvegia: la Danimarca si arrende senza combattere, la Norvegia oppone una minima resistenza.
Intanto la Germania prepara l’attacco della Francia : l’offensiva tedesca sul fronte occidentale si risolse in poche settimane a favore della Germania. Il 10 maggio 1940 attacco alla Francia travolta dalle truppe tedesche (inferiorità numerica della Francia e troppa fiducia nelle fortificazioni difensive della Linea Maginot). Come nel 1914 i tedeschi invadono gli stati confinanti violando la neutralità: la guerra dilaga in pianura e verso il mare a Dunkerque e Calais, che prendono un momento di pausa per organizzarsi.
Periodo di pausa che serve soprattutto agli Inglesi per riorganizzarsi. Hitler puntava allora alla vittoria sulla Francia, volendo lasciare una strada aperta per un possibile accordo con l’Inghilterra.
L’obiettivo è Parigi: 14 giugno 1940 tedeschi occupano Parigi: il governo francese è affidato al vecchio generale Petain che tratta l’armistizio, nel frattempo il governo francese si trasferisce prima a Tour poi a Bordeaux. L’armistizio viene firmato il 22 giugno a Rethondes (proprio nello stesso luogo in cui i tedeschi si erano dovuti piegare ai vincitori della I guerra). Ma intanto il Generale De Gaulle da Radio Londra dichiarava il proposito di continuare la guerra a fianco degli inglesi (nascono movimenti di liberazione come Francia Libera).
Il gen. Petain si insedia a Vichy, regime creato istituendo un’Assemblea nazionale che affida al Presidente del consiglio il compito di varare una nuova Costituzione basata su: antiparlamentarismo, carta del lavoro che aboliva il diritto di sciopero, corporativismo. La rivoluzione nazionale promossa da Petain si risolse in: culto dell’autorità, difesa della religione e della famiglia, esaltazione retorica della piccola proprietà e del lavoro nei campi, organizzazione sociale di stampo corporativo.
Epilogo: la Francia con le armi passa al fianco della Germania, tanto che gli inglesi distruggono la flotta francese prima che si consegni ai tedeschi.
L’Inghilterra rimane sola a combattere contro la Germania.
Nel frattempo Mussolini il 10 giugno 1940 annunciava alla folla dal balcone di Piazza Venezia l’entrata dell’Italia in guerra parlando di “migliaia di morti da gettare sul tavolo della pace contro le democrazie plutocratiche e reazionarie.
L’offensiva viene sferrata il 21 giugno con l’attacco alla Francia (che firmava il giorno dopo l’armistizio) dando prova di grande efficienza. A luglio la flotta italiana subiva 2 sconfitte da quella britannica sulle coste della Calabria e a Creta. Mussolini rifiuta l’appoggio offerto da Hitler, convinto che l’Italia potesse combattere da sola la sua guerra.
Inghilterra: Hitler era disposto a trattare con gli inglesi a patto di veder riconosciute le sue conquiste; Il Primo Ministro Churcill, rappresentante della linea intransigente contro Hitler, rifiuta promuovendo “la guerra per mare, per terra, per aria, con tutti i mezzi, con un solo obiettivo, la vittoria a tutti i costi…”. Hitler risponde invadendo l’Inghilterra (operazione leone marino). Germania contro Inghilterra nell’estate del ’40: la più grande battaglia aerea della storia. Tenace resistenza degli inglesi che impongono alla Germania la prima battuta d’arresto del conflitto con una dimostrazione della grande efficacia distruttiva del mezzo aereo.
Si mette in luce la grande resistenza del popolo inglese a Hitler: resistere era un dovere morale che Churchill aveva saputo infondere a tutti.
Per iniziativa italiana la guerra si estende ai Balcani e in Africa. L’attacco alla Grecia, fino ad allora considerato Paese amico in quanto a regime semifascista, fu mosso da ragioni di concorrenza con la Germania che aveva appena penetrato la Romania: esito fallimentare in Grecia, Badoglio si dimette.
Agosto 1940 Italia invade la Somalia. Il principale fronte di guerra era la Libia.
Tra dicembre ’40 e febbraio ’41 la controffensiva inglese conquista Tobruk e Bengasi (Africa Orientale Italiana). Grave colpo all’Italia.
Ad Hitler interessava l’attacco alla Russia.
La svolta si ha nell’estate del ’41 con l’attacco alla Russia (operazione Barbarossa) e con l’attacco del Giappone a Pearl Harbour (Usa scendono in guerra).
In poche settimane le armate del Reich penetrarono in terra sovietica e misero fuori gioco 600.000 avversari: miopia di Stalin che si era illuso che Hitler non attaccasse la Russia prima di aver risolto con l’Inghilterra. Alla spedizione tedesca in Russia si aggregò un contingente italiano preparato in tutta fretta per partecipare all’attacco antibolscevico. Inizialmente successo tedesco da nord a sud con l’obiettivo di raggiungere le zone petrolifere del Caucaso. L’attacco decisivo a Mosca (ottobre 1941) fu sferrato troppo tardi e fu bloccato a poche decine di km. A dicembre i sovietici lanciano una controffensiva e nell’inverno tedeschi e italiani sono imbottigliati nella pianura russa; le terribili condizioni del tempo fecero sì che la guerra lampo si trasformasse in una lunga guerra d’usura.
Aggressione del Giappone agli Usa
Gli Stati Uniti tendevano a restare fuori dal conflitto. Nel 1940 Roosevelt viene eletto presidente per la terza volta consecutiva.
Marzo ’41 è approvata la legge degli affari e prestiti, che consentiva la fornitura di materiale bellico a condizioni favorevoli a quegli Stati la cui difesa era essenziale per gli interessi americani. Questo è il presupposto per l’entrata in guerra.
Agosto ’41 incontro Roosvelt-Churcill a largo dell’isola di Terranova. Si approva la:
Carta Atlantica: condanna dei regimi fascisti; si fissano le linee di un nuovo ordine democratico da costruire dopo la guerra (sovranità popolare, autodecisione dei popoli, libertà di commercio, libertà dei mari, cooperazione internazionale, rinuncia all’uso della forza nei rapporti tra gli Stati.)
Il coinvolgimento degli Usa in una guerra che stava diventando sempre più guerra antifascista sembrò inevitabile; intanto nel settembre 1940 nasce il Patto Tripartito tra Italia, Germania e Giappone.
Il Giappone, approfittando del conflitto europeo, aveva allargato le mire espansionistiche a tutti i territori del sud est asiatico: quando nel ’41 i giapponesi invasero l’Indocina francese, Usa e Inghilterra reagirono bloccando le esportazioni verso il Giappone. Il Giappone reagisce attaccando la base americana di Pearl Harbour. Il Giappone in questo caso sfrutta la superiorità navale nel Pacifico e raggiunge in breve tempo gli obiettivi fissati (maggio ’42 occupa Filippine, Malesia, Birmania, Indonesia olandese).
Dopo Pearl Harbour anche Italia e Germania dichiarano guerra agli Usa: è guerra totale e mondiale.
Primavera-estate 1942 è l’apogeo dell’espansione territoriale del tripartito.
La Germania aveva la macchina bellica che lavorava a pieno ritmo, col lavoro obbligatorio dei prigionieri e degli operai prelevati dai paesi occupati (la Germania aveva la guerra lontano da casa).
Pensa ad un nuovo ordine dominato dalla razza ariana con gli altri considerati inferiori e destinati a condizione di semischiavitù. L’Europa orientale era destinata ad essere una colonia agricola del Grande Reich, senza traccia di industrializzazione. Le élites dirigenti dovevano essere sterminate.
Continua la persecuzione degli ebrei: ampia diffusione dei lager di sterminio.
Nasce il fenomeno di Resistenza al Nazismo.
1942-43 la svolta.
Gli americani si organizzano per bloccare l’offensiva giapponese: 2 battaglie, una nel Mar dei Coralli, una delle Isole Midway (Hawaii) (battaglie in cui si vede la grande importanza delle portaerei).
Febbraio ’43 i Marines americani conquistano l’isola di Guadalcanal.
Intanto Novembre 1942: i tedeschi assediano Stalingrado (interesse per i pozzi petroliferi), sono lunghi mesi di assedio; poi i russi riescono a chiudere in una morsa i tedeschi. Hitler ordinò la resistenza (piuttosto che battere in ritirata) sacrificando un’intera armata che dopo poco fu costretta ad arrendersi. Stalingrado diventa simbolo della riscossa. Il più grave rovescio subito da Hitler: il mito dell’invincibilità dell’esercito tedesco è infranto.
Contemporaneamente le vicende africane si risolvevano a favore delle truppe angloamericane: battaglia di El Alamein (nei pressi di Alessandria) in cui l’esercito britannico distrusse il contingente italo tedesco. Il Generale Montgomery disponeva un contingente superiore nei mezzi e negli uomini.
A novembre ’42 gli italo tedeschi, persa la battaglia, si ritirano ed in tre mesi sono costretti a tornare lungo il litorale della Tunisia; nel frattempo un contingente alleato è sbarcato in Marocco e Algeria.
Le truppe dell’Asse Germania-Italia-Giappone sono prese tra due fuochi: si arrendono nel maggio 1943.
La grande alleanza e la campagna d’Italia.
Le forze che combattevano contro l’Asse nella Conferenza di Washington concludono il Patto detto delle Nazioni Unite: cioè tener fede ai principi della Carta Atlantica, combattere le potenze fasciste, non concludere armistizi o paci separate.
Conferenza di Casablanca: inglesi e americani, Roosvelt e Churchill, decidono che, chiuso il fronte africano, lo sbarco sarebbe avvenuto in Italia.
Sorgono dei contrasti tra gli Alleati, nel senso che Stalin sollecita l’apertura di un altro fronte in Europa per alleggerire la pressione tedesca sull’Urss.
La campagna in Italia inizia il 12 giugno 1943 con la conquista di Pantelleria. Un mese dopo i primi contingenti anglo americani sbarcano in Sicilia.
Sbarco in Italia è il colpo di grazia per il regime fascista: caduta del fascismo. Tornano i grandi scioperi operai (a Torino). Si moltiplicano le proteste antifasciste.
Torna alla ribalta la monarchia: riunione del Gran Consiglio del Fascismo la notte tra 24 e 25 luglio 1943 si conclude con l’approvazione dell’ordine del giorno, che invitava il re a riassumere le sue funzioni di comandante supremo delle forze armate: esplicito atto di sfiducia verso il Duce.
Il 25 luglio Mussolini è invitato a rassegnare le dimissioni e arrestato.
Capo del governo è nominato Pietro Badoglio (ex comandante FFAA).
Entusiasmo di massa, festa nelle piazze; il crollo del fascismo è repentino e inglorioso: il Partito Fascista che per 20 anni aveva governato l’Italia in modo assoluto, scomparve nel nulla prima che Badoglio provvedesse a scioglierlo d’autorità.
L’armistizio tra italiani e anglo-americani sottoscritto il 3 settembre è reso ufficiale l’8 settembre.
L’Italia è nel caos: il re e il governo si rifugiavano a Brindisi sotto la protezione degli alleati, i tedeschi procedevano all’occupazione di tutta l’Italia del nord (600.000 militari arrestati e deportati in Germania).
Il 12 settembre 1943 Mussolini è liberato da un commando di aviatori e paracadutisti e dopo pochi giorni annuncia la nascita del Partito Fascista Repubblicano che stabilì la sua patria a Salò.
Inizia la Resistenza armata del movimento partigiano che nasce in Italia per opporsi ai tedeschi: il nord Italia diventa teatro di una guerra civile tra fascisti e partigiani. I movimenti più importanti sono la Brigata Garibaldi, Giustizia e Libertà, la Brigata Matteotti, vi erano anche bande autonome composte da militari, cattolici, badogliani.
Si ricostituiscono i partiti antifascisti: Dc, Pri, Pci, Pli, Psiup, Democrazia del Lavoro.
Dopo l’8 settembre si costituisce il Comitato di Liberazione Nazionale (Cnl) che incita il popolo alla lotta e alla resistenza. Tale Comitato si contrappone al Governo Badoglio, garante degli impegni assunti con l’armistizio. Tale contrasto è sbloccato nella svolta di Salerno in cui si istituisce un Governo di Unità Nazionale.
4 Giugno 1944: Roma è liberata dagli alleati, Re Umberto assume la luogotenenza generale del Regno. Il nuovo governo è presieduto da Bonomi (esponente del Comitato di liberazione nazionale), in stretto collegamento con la resistenza.
Intanto nel nord Italia i partigiani organizzano i Cnl Alta Italia, si diedero una direzione militare con la costituzione. Nell’autunno le truppe anglo americane si arrestano sulla linea gotica tra Rimini e La Spezia. La Resistenza visse il suo momento più difficile: il programma del generale inglese Alexander invitava i partigiani a sospendere le operazioni su vasta scala. Il Governo Bonomi riconosce al Clnal la rappresentanza nell’Italia occupata.
Vittorie sovietiche e sbarco in Normandia
Mentre gli anglo americani erano impegnati nella lunga campagna d’Italia, dal luglio ’43 l’Armata Rossa inizia la lenta avanzata sul fronte orientale che si concluderà nell’aprile-maggio a Berlino.
Conferenza di Teheran (28 novembre – 1 dicembre 1943): è la prima in cui i tre “grandi” Roosevelt, Stalin e Churchill si incontrarono personalmente ; Stalin ottiene dagli anglo americani l’apertura di un altro fronte sulle coste francesi nella primavera del ’44.
Sbarco in Normandia (operazione Overlord): scattò il 6 giugno 1944 al comando del generale Eisenhower: grande attacco con bombardamenti micidiali. Operazione molto difficile perché i tedeschi avevano munito tutta la zona con imponenti fortificazioni difensive (vallo atlantico). Sfondate le difese tedesche penetrano nel nord della Francia.
25 agosto le truppe anglo americane penetrano a Parigi: a settembre la Francia è quasi liberata.
Fine del III Reich
Il fronte degli alleati alla Germania si sfalda; Romania, Bulgaria, Finlandia, Ungheria chiedono l’armistizio.
Ottobre 1944: russi e partigiani jugoslavi entrano in Belgrado liberata; gli inglesi sbarcano in Grecia.
Scoppiano bombardamenti sulla Germania: Hitler rifiuta ogni ipotesi di resa. Spera nelle nuove armi segrete e in una rottura dell’alleanza russa e anglo americana.
Conferenza di Mosca: Churchill e Stalin stabiliscono la sfera di influenza: Romania e Bulgaria all’Urss, Grecia all’Inghilterra, situazione di equilibrio in Jugoslavia e Ungheria.
I tre grandi si incontrano a Yalta, conferenza in cui si stabilisce che la Germania sarebbe stata divisa in 4 zone di occupazione e sottoposta a misure di “denazificazione” . Libere elezioni per i Paesi liberati; in Polonia si promuove la nascita di un governo nato da un accordo tra comunisti e componente filo occidentale. L’Urss si impegnò a entrare in guerra contro il Giappone entro 2 mesi dalla fine del conflitto in Europa.
La spartizione dell’Europa era in atto: Stalin sfruttava le vittorie dell’Armata Rossa; a febbraio 1945 i russi sono vicini a Berlino, cacciati i tedeschi dall’Ungheria, dall’Austria, Praga è liberata il 4 maggio 1945.
Da marzo ’45 gli anglo americani varcato il Reno, dilagano in Germania. Il 25 aprile le avanguardie alleate raggiungono l’Elba e si ricongiungono ai russi che stavano accerchiando Berlino.
Contemporaneamente crollava il fronte italiano: il 25 aprile i tedeschi abbandonavano Milano , Mussolini tentava di fuggire ma catturato veniva fucilato dai partigiani, il cadavere esposto a Piazzale Loreto.
Il 30 aprile i russi entrano a Berlino: Hitler si suicida.
Il 7 maggio 1945 a Reims fu firmato l’atto di capitolazione delle forze armate tedesche.
Sconfitta del Giappone
A partire dal ’43 gli Usa avevano iniziato una lenta riconquista del Pacifico grazie alla potenza industriale, portaerei, bombardieri strategici. Dalla fine del ’44 bombardamenti a ripetizione sul Giappone che rifiutava di arrendersi.
12 aprile 1945 muore Roosevelt; il nuovo presidente degli Usa è Harry Truman deciso a impiegare contro il Giappone la bomba atomica. Bomba su Hiroshima: 100.000 morti, Nagasaky: 60.000 morti. Distruzione delle città ed effetti per le contaminazioni da radiazioni.
Il 15 agosto dopo che anche l’Urss aveva anch’essa dichiarato guerra al Giappone, l’Imperatore Hiroito offrì la resa incondizionata: armistizio.
Bibliografia consigliata
D. W. Ellwood – L’ alleato nemico. La politica di occupazione anglo – americana in Italia, 1943 – 1946, Feltrinelli, Milano, 1977.
P. Scoppola – I cattolici tra fascismo e democrazia, Il Mulino, Bologna, 1975.
Letture consigliate
– Alcune cifre sulla debolezza e l’ impreparazione bellica italiana a ridosso dell’ intervento in Urss. In: A. Aruffo, C. Adagio, F. Marri, M. Ostoni, L. Pirola, S. Urso - Geografia della storia, Lo scontro per la supremazia mondiale 3/1, Cappelli editore, Bologna, 1998.
– Alleati e mafia. In: A. Aruffo, C. Adagio, F. Marri, M. Ostoni, L. Pirola, S. Urso - Geografia della storia, Lo scontro per la supremazia mondiale 3/1, Cappelli editore, Bologna, 1998.
– Galeazzo Ciano : DIARIO 1937- 1943 – 1 settembre 1939, 30 settembre 1939, 9 ottobre 1939, 31 dicembre 1939, 23 gennaio 1940, 30 maggio 1940, 10 giugno 1940. A cura di Renzo De Felice, Rizzoli, 1980.
Alcune cifre sulla debolezza e l’ impreparazione bellica italiana a ridosso dell’ intervento in Urss.
Scorte di materie prime: acciaio per 3 mesi; rame per 6 mesi; stagno e nichel da procurarsi quotidianamente.
Munizionamento: 6 unità di fuoco (ogni unità di fuoco corrispondeva a 10 giorni) per le mitragliatrici e l'artiglieria.
Armamento: 1 milione e 300 mila uomini (contro i demagogici 8 milioni di baionette evocate da Mussolini), dotati del superato fucile modello 91; 12 mila pezzi di artiglieria, in gran parte residuati della I guerra mondiale; 400 carri armati leggeri rlal nacn rii 3 tnnnellate P meno
cadauno (contro le 20 tonnellate di quelli tedeschi, le 26 di quelli britannici, le quasi 30 tonnellate di quelli sovietici).
Aviazione: 1400 aerei di cui soltanto la metà moderni. Flotta: 2 corazzate di linea e 2 in corso di allestimento, ma prive di
protezione aerea. Sulla carta si sarebbe potuto mobilitare un numero di 73 divisioni binarie, cioè su 2 reggimenti, corrispondenti a 37 divisioni di tipo ternario. A rendere ulteriormente'insufficiente la capacità bellica italiana c'erano stati ili sperperi nelle guerre
d'Etiopia e di Spagna (1900 pezzi di artiglieria, 10 mila mitragliatrici, 240 mila fucili, 8 mila automezzi lasciati a Franco). Per giunta, nel periodo di non belligeranza, anziché colmare i vuoti pregressi, il regime vendeva armi ad alleati ed avversari. Materiale bellico fu venduto alla Francia (per un valore di 938 milioni), alla Gran Bretagna (per un valo
re pari a 144 milioni), alla Iugoslavia (per un valore di 238 milioni), all'Ungheria (per un ammontare di circa 500 milioni).
Nella campagna militare in Unione Sovietica arrivarono appena 430 pezzi anticarro, 19 semoventi, 225 cannoni di grosso calibro, 960 altri pezzi di artiglieria, 1130 trattori, 16700 automezzi e 55 carri armati.
Alleati e mafia
Terminati i combattimenti, la Sicilia era di fatto separata dall'Italia. I partiti antifascisti erano deboli e mancavano di collegamenti su scala nazionale. Alcuni notabili ne approfittarono per rivendicare la separazione dell'isola dal Regno d'Italia. Nei centri di provincia la rivolta individuale (banditismo rurale) e quella collettiva (piccola borghesia) attecchivano sulla massa di migliaia di braccianti disoccupati e davano alimento al separatismo anti-italiano sul quale soffiava la mafia. Quest'ultima ebbe l'opportunità di affermarsi grazie alla connivenza con l'occupazione alleata. Per citare qualche esempio, il capo della mafia siciliana Genco Russo venne nominato sindaco di Mussomeli. Charles Poletti, capo degli affari civili statunitensi in Sicilia, aveva tra i suoi consiglieri il gangster italoamericano Vito Genovese.
Il capo indiscusso della malavita di New York era Lucky Luciano [...]. Nell'autunno del 1942, i comandi americani disponevano, sull'Italia e sulla Sicilia, di informazioni molto scarse, insufficienti per condurvi una guerra. La Marina voleva dati precisi sulle coste, sui porti, canali, fiumi, sulle fortificazioni, le postazioni di artiglieria costiera e sulle caratteristiche fisiche dei possibili settori di sbarco; l'Army Intelligence voleva particolari sulle strade, sui ponti, sulla dislocazione delle truppe italiane e tedesche, sulle caratteristiche delle città, dei paesi e dei villaggi; l'O.S.S. voleva trovare nell'isola elementi fidati, capaci di appoggiare gli agenti segreti [...]. Il capitano Haffenden trovò in Lucky Luciano l'uomo chiave per un'operazione così complessa [...]. Gli uomini della malavita americana originari della Sicilia e in grado di "dare una mano" erano numerosi(F.
Gaja, L'esercito della lupara, Maquis, Milano, 1990, pp. 80-83). Altrove si legge: 'Dalla collusione tra servizio segreto americano e gangsterismo e tra quest'ultimo e la mafia, sorse il grande equivoco che favorì la ricostituzione dell'onorata società" dei dopoguerra e il rafforzamento dei suo potere nelle zone tradizionali [...]. Per primo don Calogero Vizzini, che a suo tempo era stato un valido sostenitore del fascismo, ebbe il riconoscimento del suo operato a favore degli Alleati. II giorno seguente al suo ritorno a Villalba dalla spedizione, nella Caserma dei Carabinieri, il tenente americano Beehr, dei Civil Affairs di Mussomeli, lo nominava sindaco dei paese [...]. Elementi mafiosi si erano infiltrati in tutti gli uffici della nuova amministrazione, ricoprivano cariche pubbliche, e si trovavano nelle migliori condizioni per controllare il mcvimento delle merci e dei mezzi d:
trasporto [...]. Tra Noia e Villalba, cioè tra Vito Genovese e Calogero Vizzini, s'era stabilito il grande intrallazzo di generi alimentari che rappresentava la più vasta organizzazione di borsa nera dell'intero mercato meridionale» (M. Pantaleone, Mafia e politica, Einaudi, Torino, 1978, pp. 52-54). Altri dati confermano questi rilievi: »Vincenzo Di Carlo, capo della mafia di Raffadali, fu nominato, nientemeno, responsabile dell'ufficio per la requisizione del grano e altri cereali. Il capo della mafia di Corleone, Michele Navarra, ebbe l'autorizzazione a raccogliere gli automezzi militari abbandonati dall'esercito. Max Mugnani, precursore del traffico di narcotici, fu nominato depositario dei magazzini farmaceutici americani in Sicilia» (F. Gaja, Op. cit., p. 111).
Ellwood, in un suo studio, riporta un documento dell'ambasciata statunitense di Berna su partiti, personalità ed organizzazioni utili agli Alleati in caso di invasione dell'Italia: «Si dice che i seguenti italiani influenti siano favorevoli agli Alleati e disposti a lavorare per le Nazioni Unite: Comm. Agnelli... Torino; Giovanni Rodriguere, Porto Longone, Isola Elba - sindaco; Comm. Berlingieri, Rossano Calabro, grosso proprietario terriero e molto influente.
Conte di Lusio, Messina, grosso proprietario terriero e molto influente. Elso Battistini, Aversa, capo della camorra.
Carmelo Albo, attualmente in prigione, capo della mafia».
Commenta Ellwood: “Fu probabilmente in questo limbo di consulenti semiufficiali che si svolsero i tanto discussi contatti degli Alleati con il separatismo siciliano: per ora non vi sono prove che questi legami abbiano goduto di appoggio ufficiale ai più alti livelli” (D. W. Ellwood, L'alleato nemico, Feltrinelli, Milano, 1977, p. 247).
Argomenta Salvatore Lupo, a proposito della Sicilia: «La mafia trova credito dopo la fine dei combattimenti nell'isola. Gli anglo-americani debbono amministrare. Del crollato apparato statale essi salvano giusto i carabinieri o il Servizio interprovinciale di PS creato da Mori; per questo cercano i detentori di qualche potere informale (sacerdoti, aristocratici) avendo in mente il modello del boss italo-americano o quello del capo nativo collaboratore del colonialismo britannico. Per il ruolo di sindaco si affidano a notabili prefascisti tra cui non mancano umini "di rispetto". Il problema immediato è quello dell'ordine e degli approvvigionamenti alimentari minacciati dal mercato nero» (S. Lupo, Storia della mafia dalle origini ai nostri giorni, Donzelli, Roma, 1993, p. 160).
Diario di Galeazzo Ciano
1939
30 SETTEMBRE - Il Duce stamani conferma il suo scetticismo sulla possibilità di negoziati, quindi, durante il consiglio dei Ministri, sono stato chiamato al telefono da Ribbentrop. Molto premuroso e cortese, più di quanto non lo sia stato nei recenti colloqui telefonici. Ha avanzato tre proposte: 1°) un incontro Hitler-Mussolini, possibilmente a Monaco; 2°) un mio viaggio a Berlino ove Hitler vorrebbe parlarmi a lungo su tutta la situazione; 3°) un nostro incontro alla frontiera del Brennero. Però questa terza soluzione era la meno gradita. Ho detto al Duce che conveniva scartare, almeno per ora, l'ipotesi di un suo viaggio: avrebbe potuto trovarsi in una difficile situazione sia di fronte al mondo se Hitler avesse - come è probabile - avanzato delle proposte assurde; sia di fronte allo stesso Hitler se questo gli avesse richiesto una immediata collaborazione militare. Quindi mio viaggio a Berlino. L'ho personalmente telefonato a Ribbentrop che ha sottolineato l'utilità di partire al più presto. Oggi stesso: ore 18. Parto senza una precisa idea di quello che i tedeschi mi proporranno: ma ho la volontà ferma e.radicata di salvaguardare a tutti i costi la nostra libertà d'azione. Non credo che da Berlino potrò portare un contributo al ristabilimento della pace in Europa, ma è certo che mi batterò come un leone per conservare la pace del popolo italiano
9 OTTOBRE - Il Duce stamani era depresso, come mai l'ho visto. Ormai si rende conto che la prosecuzione della guerra è cosa inevitabile, e sente tutto il disagio di doverne rimanere fuori. Cosa eccezionale in lui, si è sfogato con me. "Gli Italiani" ha detto "dopo aver per diciotto anni ascoltato la mia propaganda guerriera, non si rendono conto di come io possa - adesso che l'Europa è in fiamme - divenire l'araldo della pace….”
31 DICEMBRE - Mussolini ha sempre qualche ritorno di fiamma germanofilo: adesso vorrebbe scrivere una lettera a Hitler per dare alcuni consigli (finora non hanno avuto molto ascolto!) e per dire che continua a prepararsi. Per che cosa? La guerra a fianco della Germania non deve farsi e non si farà mai: sarebbe un crimine e una idiozia. Contro, non ne vedo per ora le ragioni. Comunque, caso mai, contro la Germania. Mai insieme. Questo è il mio punto di vista. Quello di Mussolini è esattamente il contrario: mai contro e, quando saremo pronti, insieme per abbattere le democrazie, che, invece, sono i soli Paesi con cui si può fare una politica seria e onesta.
Per ora non è il caso di parlare di guerra: le condizioni di impreparazione sono assolute. Oggi stiamo peggio che in settembre. Il Gen. Favagrossa ha detto ieri che se potrà avere tutte le materie prime richieste, sì che le fabbriche lavorino a doppio turno, una preparazione abbastanza completa sarà fatta per l'ottobre 1942. Anche Badoglio e Soddu escludono la possibilità di ogni altra azione in epoca più prossima.
Così si chiude l'anno, che per mc è stato tanto crudele nella vita intima e generoso in quella politica. L'anno che sorge, a mia idea, riserverà molte sorprese, e forse assisteremo al rapido concludersi di una tragica vicenda, che l'umanità non vuole e non riesce a capire. In questa incomprensione generale della guerra, assurda e inesplicabile, troviamo forse la chiave medesima della sua fine.
1940
23 GENNAIO - Consiglio dei Ministri: bilanci militari. II Duce prende lo spunto per parlare della situazione internazionale. Tutte le sue punte sono dirette contro Francia e Inghilterra che "non possono più ormai vincere la guerra". Ripete che noi non potremo rimanere neutri all'infinito: una neutralità mantenuta sino alla fine della guerra "ci farebbe passare nel girone B delle Potenze Europee". Prevede che le nostre possibilità militari ci consentiranno di agire nel secondo semestre del 1940, o meglio nel primo del 1941. Ogni accenno all'azione è sempre fatto con obbiettivi contro gli alleati. Parla di bombardamenti terrorizzanti della Francia, di controllo marittimo del Mediterraneo. Le dichiarazioni hanno molto impressionato i ministri, alcuni dei quali hanno subito fatto coro, specialmente Ricci e Revel. Riccardi invece, parlando poi in.anticamera, ha detto che è assurdo proporsi d'armare settanta divisioni, quando le materie prime a nostra disposizione bastano sì e no per armarne dieci.
Ho ricevuto Pavelic. Anfuso ha verbalizzato il colloquio. È un uomo deciso e sereno, che sa dove vuole arrivare e che non teme le responsabilità pur di realizzare i suoi scopi. Abbiamo fissato i punti principali della preparazione e dell'azione.
Assicuro Sir Percy Loraine che stiamo facendo "qualchecosa e più di qualchecosa" in favore della Finlandia. Ne è stato contento.
30 MAGGIO - La decisione è presa. Il dado è tratto. Mussolini mi ha consegnato stamani la sua comunicazione a Hitler circa l'entrata in guerra. Data prescelta è il 5 giugno, salvo che Hitler stesso non ritenga conveniente un ulteriore ritardo di qualche giorno. Il messaggio è comunicato in cifra ad Alfieri, con l'incarico di portarlo a Hitler, personalmente. In pari tempo ne do notizia a Mackensen. Per quanto orinai preparato, l'Ambasciatore ha accolto la notizia con molta gioia: ha avuto parole di ammirazione per il Duce ed ha elogiato la mia decisione di partecipare alla guerra come pilota. "In Germania - ha detto - i gerarchi non hanno dato un buon esempio. Lo stesso Baldur Voti Schirach è stato, almeno finora, imboscato nelle retrovie."
Mussolini si propone fare un discorso al popolo il pomeriggio del 4. lo, un'ora prima, comunicherò a Poncet e a Loraine lo stato di guerra. Il Duce voleva omettere "questa formalità". Ho insistito perché almeno sia salvata la forma.
II Ministro d'Egitto parla, a titolo personale, di una eventuale proclainazione di neutralità da parte del suo Governo. Lo incoraggio su questa strada. Non credo che la neutralità egiziana sposti gran che nel gioco, ma comunque sarebbe un certo vantaggio.
10 GIUGNO - Dichiarazione di guerra. Per primo ho ricevuto Poncet, che cercava di non tradire la sua emozione. Gli ho detto: "Probabilmente avete già compreso le ragioni della mia chiamata". Ha risposto: "Benché io sia poco intelligente, questa volta ha capito". Ma ho sorriso per un istante solo. Dopo aver ascoltato la dichiarazione di guerra ha replicato: "È un colpo di pugnale ad un uomo in terra. Vi ringrazio comunque di usare un guanto di velluto". Ha continuato dicendo che lui aveva previsto tutto ciò da due anni, e non aveva più sperato di evitarlo dopo la firma del Patto d'Acciaio. Non si rassegnava a considerarmi un nemico, né poteva considerare tale nessun italiano. Comunque, poiché per l'avvenire bisognava ritrovare una formula di vita europea, augurava che tra l'Italia e Francia non venisse scavato un solco incolmabile. "I tedeschi sono padroni duri. Ve ne accorgerete anche voi". Non ho mai risposto. Non mi sembrava il momento di polemizzare. "Non vi fate ammazzare" ha concluso accennando alla mia uniforme di aviatore, e mi ha stretto la mano. Più laconico e imperturbabile, Sir Percy Loraine. Ha accolto la comunicazione senza batter ciglio, né impallidire. Si è limitato a scrivere la formula esatta da me usata ed ha chiesto se doveva considerarla un preavviso o la vera e propria dichiarazione di guerra. Saputo che era tale, si è ritirato con dignità e cortesia. Sulla porta, ci siamo scambiati una lunga e cordiale stretta di mano.
Mussolini parla dal Balcone di Palazzo Venezia. La notizia della guerra non sorprende nessuno e non desta eccessivi entusiasmi. Io sono triste: molto triste. L'avventura comincia. Che Dio assista l'Italia.
La seconda guerra mondiale
LA SECONDA GUERRA MONDIALE
L'ascesa di Hitler
Quando il Partito nazista salì al potere in Germania nel 1933, i punti fondamentali del suo programma erano due:
- la soluzione della catastrofica situazione economica e sociale;
- la revisione delle condizioni del Trattato (Diktat) di Versailles.
Risolta rapidamente la crisi economica con un forte interventismo statale (parallelo al New Deal roosveltiano e alla politica del Fascismo in Italia), la politica di Hitler (che dal 1934 univa alla carica di Cancelliere quella di Capo dello Stato) dette inizio a una successione di azioni diplomatiche e militari che obbedivano puntualmente alla logica, annunciata, di liberare la Germania dalle condizioni imposte dai Paesi vincitori della prima Guerra mondiale.
a. un primo tentativo, non riuscito, di colpo di Stato filo-tedesco dei nazisti in Austria, per attuare l'unificazione con la Germania nel 1934, che provoca la reazione militare dell'Italia;
b. nel 1935 Hitler inizia segretamente a riarmare la Germania;
c. nel 1935 Stalin in URSS lancia la campagna "antifascista" del Comunismo internazionale, in reazione all'intonazione violentemente anticomunista della politica interna del Partito nazista in Germania;
d. nel 1936, approfittando dell'isolamento dell'Italia dovuto all'ostilità britannica durante la campagna militare italiana in Etiopia, Hitler decide di occupare militarmente la Renania tedesca, cioè la riva destra del Reno (per una larghezza di 200 Km), che una clausola di Versailles vietava come "zona smilitarizzata" a ogni presenza militare germanica;
e. durante la Guerra civile spagnola (1936-1939) la Germania invia armi e volontari in favore della causa degli insorti "Nazionalisti" del generalissimo Franco, in lotta contro il governo repubblicano poi egemonizzato dai comunisti e sostenuto da Stalin, che giocò in Spagna la carta di una rivoluzione sul modello sovietico;
f. alla fine del 1936 la Germania e l'Italia proclamano l'Asse Roma-Berlino, in funzione anticomunista (si aggiungerà anche il Giappone e l'Asse diverrà Roma-Berlino-Tokio);
g. nel 1937 Hitler realizza l'annessione (Anschluss) dell'Austria alla Germania;
h. nel Settembre 1938 nel convegno di Monaco, in Baviera, Mussolini, Hitler, Chamberlain, e Daladier si accordarono insieme per la cessione alla Germania dei Sudeti, il territorio cekoslovacco con 3 milioni di tedeschi (anche Polonia e Ungheria ottennero dei territori ceki);
h. nel marzo 1939 le truppe tedesche, per iniziativa unilaterale di Hitler, smembrano la Cekoslovacchia, occupando la Boemia e la Moravia, che diventano "Protettorati" del Reich tedesco (la Slovacchia invece è uno Stato indipendente vicino alla Germania).
i. nel Maggio 1939 Hitler e Mussolini fanno un'alleanza militare (Patto d'Acciaio);
l. il 27 Agosto 1939 Hitler e Stalin fanno il Patto di "non-aggressione" che sancisce l'accordo per la spartizione fra loro della Polonia;
m. il 1° Settembre 1939 Hitler dà l'ordine di occupare la città e il corridoio di Danzica, per riannettere gli ex-territori tedeschi alla Germania.
In sintesi, fra il 1935 e il 1939 la politica tedesca ha attuato, e quasi raggiunto, l'obiettivo di cancellare le clausole imposte alla Germania dal Trattato di Versailles, e nello stesso tempo di "occupare" il ruolo dell'Impero austriaco distrutto dagli Alleati nel 1919.
Il Giappone
1. La crisi nel Sud-Est asiatico investe i rapporti tra il nascente Impero giapponese, l'Impero britannico (e francese) e gli Stati Uniti. Con gli USA la tensione è forte per la Conferenza di Washington del 1921, che stabilisce:
a. maggiore tonnellaggio navale per USA e Gran Bretagna rispetto al Giappone (rapporto 5:5:3, confermato dalla Conferenza navale di Londra del 1930);
b. status quo nel Pacifico (a vantaggio di USA e Gran Bretagna);
c. sgombero giapponese dai territori cinesi occupati nella Guerra mondiale;
d. "porte aperte" della Cina all'aggressività economica delle grandi Potenze.
Nel 1924 gli USA e le colonie inglesi chiudono l'ingresso agli emigranti giapponesi.
2. Salito al trono nel 1921 l'Imperatore Hirohito Showa, il Giappone dopo la partecipazione vittoriosa alla prima Guerra mondiale progetta un piano di espansione imperiale in Asia, in diretto contrasto con il colonialismo britannico (Impero delle Indie), francese (Indocina) e americano (Arcipelaghi del Pacifico, Filippine), e all'imperialismo sovietico in Estremo Oriente.
3. Fra il 1932 e il 1934 il Giappone occupa la Manciuria, fondando l'Impero del Manciukuò. Nel 1934 il Giappone denuncia il trattato di Washington. Nel 1936, in piena crisi nippo-americana, il Giappone aderisce al patto anticomunista con la Germania nazista e l'Italia fascista, stipulato allo scoppio della guerra civile spagnola.
Nel 1937 il Giappone inizia la guerra con la Cina. Il conflitto nippo-cinese attraversa tutta la seconda Guerra mondiale, concludendosi nel 1945 con la resa del Giappone agli USA.
4. Nell'aprile del 1937 il governo americano (decennio di Roosvelt, democratico, eletto tre volte di seguito fra il 1933 e il 1945) denuncia la cosiddetta Neutrality Act (divieto di vendere armi agli Stati in guerra, del 1935) e annuncia la lotta all'ultimo sangue tra democrazie e dittature. E' la fine dell'isolazionismo politico americano, praticato dai governi repubblicani a partire dalla fine della prima Guerra mondiale e nel corso della crisi economica, esplosa nel 1929.
Nell'ottobre 1937 il Presidente Roosvelt, nel discorso detto "della Quarantena", annuncia la fine della neutralità americana. Nel 1938 s'inizia il riarmo americano. Nell'estate del 1939 ha inizio il progetto, richiesto dagli scienziati americani (primo firmatario è Einstein), di costruire la bomba atomica in funzione antitedesca. Alla fine del 1939 gli USA assicurano la Gran Bretagna del loro sostegno in caso di guerra.
Settembre 1939

Situazione precedente all'inizio delle ostilità. In nero Germania e Giappone e territori occupati. In blu Gran Bretagna e Impero coloniale, Francia e Impero coloniale, Polonia e USA. In rosso l’URSS.
La guerra
1. La seconda Guerra mondiale s'inizia nel Settembre del 1939 e si conclude nel Maggio 1945 in Europa, nell'Agosto 1945 in Asia. Essa può essere divisa in tre fasi distinte:
a. periodo 1939 - 1941
b. periodo 1941 - 1943
c. periodo 1943 - 1945.
- la guerra "continentale"
2. Fra il 1939 e il 1941 la guerra è esclusivamente europea, ed è caratterizzata da obiettivi limitati. Da una parte Germania URSS e Italia mirano a ridisegnare l'Europa di Versailles in ordine ai rispettivi imperialismi politici. Dall'altra Gran Bretagna (con il sostegno degli USA) e Francia mirano a difendere il vecchio equilibrio europeo vantaggioso anche per i loro interessi coloniali, basati sulla posizione militarmente "debole" soprattutto della Germania.
3. Nel Settembre 1939 la Germania con tre settimane di guerra occupa il territorio ex-tedesco di Danzica, attaccando la Polonia e costringendola alla resa.
Il 3 Settembre 1939 Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania.
L'Italia dichiara la "non belligeranza" e resta fuori del conflitto.
La URSS a sua volta, secondo il patto stretto con i tedeschi, invade la Polonia orientale a metà di Settembre e la occupa.
Nell'inverno 1939-40 la URSS invade e occupa i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) e attacca la Finlandia, costringendola alla resa nel Marzo 1940.
Il 6 Ottobre 1939 Hitler offre la pace agli anglo-francesi, che rifiutano.
Novembre 1939

La Germania e l'URSS invadono la Polonia
4. Nella primavera del 1940 l'esercito anglo-francese pianifica uno sbarco in Norvegia, nel porto di Narvik.
La Germania attacca la Danimarca e la Norvegia, la quale si arrende il 10 Giugno, dopo il reimbarco precipitoso degli anglo-francesi.
Il 10 Maggio 1940 a Londra W.Churchill è Capo di governo per sostenere la prosecuzione della guerra.
Il 6 Giugno l'esercito tedesco sferra l'attacco alla Francia attraverso le Ardenne, l'Olanda e il Belgio, che vengono invase.
Il 10 Giugno 1940 Mussolini decide di entrare in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. L'Italia si trova in una posizione difficile: deve cercare di bilanciare la potenza tedesca che sembra prossima alla vittoria, ma nel contempo possiede un'autonomia bellica di non più di sei mesi! Il Duce calcola che la guerra sia alla fine, e gli preme di potersi sedere al tavolo della pace a fianco dei tedeschi.
Maggio 1940

La Germania invade Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda e attacca la Francia.
5. Il 22 Giugno 1940 l'attacco tedesco costringe la Francia alla resa, mentre consente all'esercito inglese di imbarcarsi per l'Inghilterra. Hitler punta su un compromesso con la Gran Bretagna.
La Francia invece viene divisa in due:
a. uno Stato sovrano, non ostile alla Germania, nel Centro-sud, con capitale Vichy e Capo di governo il vecchio Maresciallo Pétain, eroe di guerra;
b. il territorio "esposto" al fronte di guerra, a Nord (compresa Parigi) e a Est, occupato dall'esercito tedesco.
Nel Luglio del 1940 Hitler offre nuovamente la pace alla Gran Bretagna, chiedendo la restituzione delle colonie ex-tedesche. Churchill respinge l'offerta e prepara il progetto di bombardare le città e le popolazioni tedesche, mentre con un attacco aereo a sorpresa fa annientare la flotta francese a Mers-el-Kebir.
6. L'obiettivo dell'Italia fascista è duplice e si esprime nel concetto della "guerra parallela" (a quella tedesca):
a. realizzare un imperialismo che dia all'Italia la supremazia nel Mediterraneo e il controllo dell'area dei Balcani;
b. presenziare alla pace vittoriosa, che ritiene ormai prossima.
Perciò la guerra italiana si svolse:
a. nel Mediterraneo, come guerra navale contro la flotta inglese di base a Malta e Gibilterra, e nei Balcani;
- nelle colonie africane di Etiopia, Eritrea e Libia contro le truppe inglesi;
Il 28 Ottobre 1940 dall'Albania, già occupata dall'Italia nel 1939, parte la campagna contro la Grecia, la quale era sostenuta dalla Gran Bretagna. La situazione militare dell'Italia fin dall'inizio si rivela debole, sia nei Balcani, dove l'offensiva contro la Grecia fallisce, sia nel Mediterraneo dove la flotta britannica può contare sulla superiorità tecnologica del "radar".
Dicembre 1940

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il conflitto si estende all'Africa settentrionale e orientale. Gli Italiani conquistano la Somalia britannica. In nero i territori occupati da Germania e Italia. Essi comprendono le colonie francesi perché la Francia dopo la resa è ora vicina agli Stati dell’Asse.
7. L'esercito tedesco è perciò, contro i piani di Hitler, coinvolto nella campagna balcanica per sostenere la situazione critica dell'Italia, ma anche per contenere l'avanzata sovietica nei Balcani, dove Stalin aveva strappato alla Romania due importanti regioni, la Bessarabia e la Bucovina settentrionale, avvicinandosi pericolosamente alla zona dei pozzi petroliferi romeni di Ploesti.
Marzo 1941

Bulgaria, Romania e Ungheria si alleano all'Asse.
8. Il 6 Aprile 1941 la Germania sferra un attacco alla Jugoslavia, avvicinatasi politicamente alla URSS, e alla Grecia. La Jugoslavia viene smembrata come già a suo tempo la Cekoslovacchia: la Serbia ha un governo filotedesco, Slovenia Dalmazia Croazia e Montenegro passano sotto il controllo dell'Italia, altre parti vanno alla Germania, alla Bulgaria e all'Ungheria.
Anche la Grecia si arrende, mentre le truppe inglesi abbandonano il suo territorio.
A metà del 1941 tutta l'area balcanica ha un nuovo ordine del tutto favorevole all'Asse, mentre la Gran Bretagna da una parte, la URSS dall'altra ne vengono escluse.
Aprile 1941

La Germania invade la Jugoslavia e soccorre l'Italia, la cui offensiva in Grecia viene respinta.
b. la guerra "mondiale"
Ma il 1941 è segnato da due eventi che cambiano radicalmente il carattere della guerra. Essa, da guerra per ridisegnare l'assetto dell'Europa di Versailles, diviene guerra per il dominio mondiale.
I due eventi sono:
a. l'attacco della Germania alla URSS il 22 Giugno 1941;
b. l'attacco del Giappone alla flotta USA del Pacifico il 7/8 Dicembre 1941.
la guerra contro l'Unione Sovietica
- Fin dal 1940 si contrapponevano segretamente tra loro due piani imperialistici:
- quello della URSS che progettava l'espansione a occidente in concomitanza con la fine della Germania e l'imposizione del modello comunista (piano che si realizzerà interamente dal 1945);
- quello del 3° Reich che a sua volta progettava un condominio mondiale con la Gran Bretagna, in nome della dottrina "ariana", asservendo l'Est dell'Europa in un sistema di territori vassalli in forma di colonialismo.
- L'attacco tedesco alla URSS era giustificato come lotta per la distruzione del sistema di potere comunista, che fu il motivo originario e costante del nazismo. Il suo vero movente, tuttavia, fu la percezione tedesca che fosse stato preparato un progetto di invasione della Germania da parte dei Sovietici. La guerra russo-tedesca assunse subito il carattere di spietata guerra di annientamento reciproco. Stalin, una volta occupata la Polonia orientale e i Paesi baltici, aveva attuato immediatamente una politica di sterminio dei cosiddetti "nemici di classe", deportando tra l'altro un milione e mezzo di polacchi. Hitler fece organizzare un esteso sistema concentrazionario (come ad Auschwitz) che si trovò totalmente sui territori attraversati dalla guerra e finì, in pochi anni, con lo sterminio di un immenso numero di prigionieri russi e polacchi, militari e civili, di cui quasi la metà era di origine ebraica. La concentrazione di cittadini di origine ebraica avvenne da tutte le regioni controllate dall'esercito tedesco e finì col determinare la vera e propria distruzione delle comunità ebraiche dell'Europa centro-orientale.
- Fra il gennaio e l’aprile del 1943 una grande insurrezione armata infuriò nel maggiore dei ghetti in cui i Tedeschi avevano concentrato i 3 milioni di Ebrei polacchi, quello di Varsavia - popolato da quasi 400.000 persone. Dopo la repressione il ghetto venne demolito.
- Alla "crociata anticomunista" contro la URSS presero parte anche l'Italia, la Romania, la Slovacchia, l'Ungheria, la Bulgaria, e volontari francesi e spagnoli. Anche la Finlandia riprese la guerra contro la URSS. Nel Luglio 1941 la Gran Bretagna strinse un patto di alleanza con la URSS contro la Germania mentre gli USA offrirono ampi rifornimenti bellici.
Luglio 1941

La Germania attacca l'Unione Sovietica. L'Africa Orientale Italiana si arrende agli inglesi.
- L'avanzata tedesca nell'URSS proseguì fino all'inverno 1941 giungendo alle porte di Mosca, mentre i russi praticavano la vecchia tattica della "terra bruciata". Anche nel centro e nel sud tedeschi e alleati raggiunsero il Donez e la Crimea. Ma nel Dicembre un'offensiva sovietica costò il ripiegamento di tutto il fronte fino alla fine della primavera 1942.
Dicembre 1941

I Tedeschi arrivano alle porte di Mosca. Il Giappone entra in guerra e conquista le Filippine (protettorato USA).
- Nell'estate del 1942 ricominciò una grande offensiva tedesca, che puntava sui campi petroliferi del Caucaso e di Stalingrado. Stalingrado fu conquistata il 18 novembre 1942.
- Il 19 Novembre 1942 ebbe inizio una grande controffensiva sovietica sul fiume Don, che accerchiò l'esercito tedesco a Stalingrado. Nel Gennaio del 1943 la "sacca tedesca di Stalingrado" venne annientata e 100.000 soldati finirono prigionieri. Da questo momento i tedeschi passarono sulla difensiva, e devono subire l'iniziativa militare sovietica, che a partire dal 1943 ha un'enorme superiorità in uomini e mezzi. La controffensiva sovietica a nord parte da Leningrado (S.Pietroburgo), al centro da Smolensk, al sud dall'Ucraina riconquistata.
La guerra nippo-americana
- L'attacco aereo giapponese a Pearl Harbour, base navale americana nelle Isole Haway, fu la conseguenza dell'iniziativa americana, risalente al luglio precedente, di bloccare i rapporti commerciali col Giappone, mettendo l'embargo ai rifornimenti di petrolio e di gomma, e sequestrando i beni e congelando i crediti giapponesi, in seguito all'avanzata militare nipponica in Cina e in Indocina (l'Indocina francese venne occupata dall'esercito giapponese nel luglio 1941). Anche la Gran Bretagna e i suoi Dominions e l'Indonesia olandese si unirono all'azione americana. Il Giappone si trovò nella necessità di capitolare davanti all'America o affrontarla in guerra, perché la sua intera economia per la guerra avviata da anni sul continente cinese dipendeva da materie prime d'importazione.
- L' 8 Dicembre 1941 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dichiarano guerra al Giappone. Subito dopo la Germania e l'Italia dichiarano guerra agli USA. Il Presidente americano Roosvelt aspirava a dare agli USA il ruolo di paese-guida del mondo, trasformando il loro immenso potenziale economico in un programma politico che coinvolgesse il resto del mondo nella visione americana. Ma questo comportava fatalmente lo scontro con gli altri "disegni", più limitati o mondiali che fossero: con quello tedesco e con quello nipponico anzitutto, in seguito con quello sovietico (e poi, su un piano diverso, quello britannico.
- Nell'agosto del 1941 aveva reso pubblici gli obiettivi e i disegni della politica americana nella cosiddetta "Carta Atlantica" (convegno Roosvelt-Churchill a Terranova). La Carta prevedeva il ruolo subordinato della Gran Bretagna. Nella concezione di un libero scambio illimitato in tutto il mondo, rispondente agli interessi del potenziale economico americano, sarebbero state eliminate le grandi aree "autarchiche" della Germania, del Giappone e dello stesso Commonwealth britannico.
- La guerra del Giappone contro USA e Gran Bretagna venne condotta sul motivo anticolonialista che rispondeva allo slogan "l'Asia agli Asiatici!". L'offensiva militare giapponese ha come direttrici a Sud gli arcipelaghi delle Filippine americane e delle Indie olandesi. Entrambi vengono conquistate fra il 1942 e l'inizio del 1943. Nel 1942 cadono in mano giapponese anche Hong-Kong, Singapore e la Birmania. La Tailandia si allea con il Giappone, che punta verso il continente indiano, cuore del colonialismo britannico. A Est l'offensiva giapponese punta verso la Nuova Guinea, l'Australia e gli arcipelaghi del Pacifico, conquistando un'enorme area ricchissima di materie prime. Le conquiste giapponesi appoggiano su governi nazionalisti anticolonialisti, con riconoscimenti di formale indipendenza.
- La controffensiva americana incomincia dal Maggio-Giugno del 1942, con le battaglie del Mar dei Coralli e delle Midway. L'enorme dispositivo industriale e finanziario USA e l'imposizione del servizio militare portarono alla graduale riconquista delle isole del Pacifico sud-occidentale nel 1943 e del Pacifico centrale nel 1944. Fra il 1944 e il 1945 vengono rioccupate le Filippine e la Birmania, mentre dal 1943 hanno inizio devastanti bombardamenti aerei su Tokio e sulle altre città giapponesi.

La guerra europea nel 1942, al momento di massima espansione degli Stati dell’Asse.
La resa del Paesi dell'Asse
- A partire dalla fine del 1942 la sconfitta degli Stati dell'Asse e dei loro alleati appare ormai irreversibile. Nella Conferenza di Casablanca nel Marocco nel Gennaio 1943 le potenze Alleate prendono la decisione, gravida di conseguenze, di imporre la resa incondizionata dei Paesi dell'Asse, e di procedere al bombardamento sistematico delle città e delle loro popolazioni.
2. Il bombardamento delle città tedesche segnò da parte degli Alleati una svolta perché ora venivano colpite direttamente le popolazioni. I bombardamenti al fosforo si concentrarono fino alla resa tedesca sulle principali metropoli con effetti devastanti. Il culmine si raggiunse a Dresda, dove nel febbraio 1945 vennero annientati 200.000 civili. La guerra, nei campi di concentramento tedeschi e sovietici e nei bombardamenti a tappeto degli Alleati, era ormai rivolta intenzionalmente allo sterminio dei civili.
Giugno 1942
In Nord-Africa l'offensiva italo-tedesca si ferma davanti Alessandria d'Egitto. L'espansione giapponese nel Pacifico viene arrestata. Le sorti della guerra cominciano a capovolgersi.
- Nel Novembre 1942 gli anglo-americani sbarcano in Marocco e di lì giungono in Tunisia, accerchiando l'esercito dell'Asse che nel Maggio 1943 è costretto a darsi prigioniero. L'Africa è così completamente in mano degli Alleati anglo-americani.
Novembre 1942

Gli italiani, con a fianco i tedeschi, vengono sconfitti ad El Alamein e perdono la Libia. Gli americani sbarcano in Marocco. Sul fronte russo inizia la Battaglia di Stalingrado.
Dicembre 1942
La Sesta Armata Tedesca viene sconfitta a Stalingrado e costretta alla resa. Gli Alleati occupano il Nordafrica, ad eccezione della Tunisia.
- Alla fine del Giugno 1943 la Sicilia è invasa dagli anglo-americani. La breve resistenza dell'esercito italo-tedesco è sopraffatta, benché gli italo-tedeschi riescano a sfuggire alla morsa e ripiegare in Calabria. A Roma, il 25 Luglio 1943, Mussolini viene messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo. Il nuovo governo Badoglio, d'accordo con il re Vittorio Emanuele III, fa arrestare il Duce e tratta segretamente la resa, mentre l'Italia, nel corso dell'estate del '43, viene semidistrutta da estesissimi bombardamenti Alleati.
- Il 3 Settembre del 1943 l'Italia firma segretamente la resa senza condizioni agli anglo-americani (Corto Armistizio). L’annuncio venne dato l’8 Settembre. Il re e Badoglio lasciano nascostamente Roma e fuggono a Brindisi al riparo degli Alleati. Quindici giorni dopo, sulla nave inglese Valiant ancorata a Malta, Badoglio firma il Lungo Armistizio.
Luglio 1943

Le forze dell'Asse in Nordafrica vengono costrette alla resa. Inglesi e Americani sbarcano in Sicilia. Con il colpo di stato del 25 luglio Benito Mussolini viene destituito. Nuovo capo del governo è il Maresciallo Badoglio.
- L'esercito italiano, in quel momento sparso soprattutto nella regione balcanica, rimane senza più ordini e praticamente abbandonato a se stesso. In parte viene catturato dai tedeschi, che reagiscono duramente contro il vecchio alleato che si accinge a passare con i vincitori. In parte si scioglie senza più combattere. L'esercito tedesco irrompe in Italia e appoggia la nascita della Repubblica Sociale Italiana, dopo aver liberato il Duce prigioniero. La nostra penisola viene attraversata dall'esercito tedesco, diretto a sud per fronteggiare gli Alleati anglo-americani.
- Ora ci sono più di 500.000 soldati italiani prigionieri in Germania e addetti al lavoro nelle fabbriche e nelle campagne (più tardi verranno considerati “lavoratori”). Altri 500.000 soldati italiani sono prigionieri nei campi di concentramento Alleati, sparsi in tutto il mondo.
Dicembre 1943

Gli Alleati anglo-americani occupano l'Italia meridionale. I tedeschi arretrano sul fronte russo.
- L'Italia fra il Settembre 1943 e l'Aprile 1945 è divisa in due: a nord uno Stato fascista repubblicano, comandato da Mussolini, che con l'aiuto dei tedeschi ricostruisce un proprio esercito, costituito da 600.000 soldati, sia di leva che volontari, che combatte a fianco del Terzo Reich ormai assediato; a sud la Monarchia e il governo del generale Badoglio, sotto l'autorità militare degli Americani (AMG) che utilizzano anche forze militari italiane regolari.
- Ben presto però nell'Italia del centro-nord infuria la guerra civile, tra le forze fasciste, alleate dei tedeschi, e bande irregolari di "partigiani", costituite soprattutto da sbandati dell'esercito ormai disfatto, organizzate e sostenute dagli Alleati. Fra le bande prevale decisamente l'iniziativa dei comunisti. L’attività dei partigiani agì nelle retrovie, specialmente nelle zone di montagna e con atti di sabotaggio e, specialmente da parte di militanti comunisti, con attentati (come quello romano di via Rasella) e agguati mortali rivolti a singole persone. I partigiani facevano capo al CLN (Comitato di Liberazione nazionale) che a sua volta rispondeva al Governo Militare Alleato.
- Nel Settembre ‘43 gli Alleati sbarcarono a Salerno giungendo a Napoli un mese dopo. Ma occorsero invece altri nove mesi per raggiungere Roma a causa della resistenza tedesca (il 15 febbraio ‘44 i bombardieri Alleati rasero al suolo l’antica abbazia benedettina di Montecassino). Il 22 Gennaio del 1944 gli anglo-americani sbarcano ad Anzio ma il tentativo di chiudere nel sud d'Italia l'esercito tedesco fallisce a causa della forte resistenza germanica. Ai combattimenti di Anzio e Nettuno partecipano anche reparti della Repubblica Sociale.

- La guerra in Italia si prolunga fino alla fine di Aprile del 1945, quando crolla la cosiddetta "linea gotica", estrema difesa tedesca sull'Appennino tosco-emiliano, e termina con la resa dell'esercito tedesco e dei reparti della R.S.I.

La linea Gotica attraversa l?Italia dal Tirreno all’Adriatico.
- Mussolini cadde nelle mani dei "partigiani": prelevato durante la ritirata da Milano in direzione della Valtellina, fu ucciso in circostanze ancora oggi rimaste quasi ignote. La fine violenta del fascismo repubblicano terminò in un bagno di sangue perché parecchie migliaia di volontari della Repubblica Sociale vennero sommariamente giustiziati dopo la resa dei tedeschi.
- L'avanzata sovietica a Oriente determinò il crollo dei Paesi alleati dell'Asse. Alla fine dell'estate del 1944 crollano e finiscono dalla parte dei sovietici la Romania e la Bulgaria, mentre la Grecia all'abbandono dei tedeschi precipita nella guerra civile tra monarchici e comunisti. Anche in Albania e nella ricostituita Jugoslavia i sovietici impongono governi filo-comunisti. All'inizio del 1945, conquistata sanguinosamente Budapest, anche l'Ungheria venne occupata e il nuovo governo si allea ai sovietici. Nella Polonia invasa dall'Armata Rossa un esercito di volontari polacchi organizza una grande rivolta antitedesca a Varsavia, con i russi alle porte che aspettano: la rivolta viene schiacciata. Ma ormai i russi invadono i Paesi baltici, la Finlandia che si arrende a Ottobre, e la Prussia orientale. Puntano su Berlino e sulla linea di incontro convenuta con gli americani sul fiume Elba. Il 20 Luglio 1944 un complotto dello Stato Maggiore dell'esercito tedesco, da sempre ostile al Partito nazista, fallisce un attentato a Hitler.
- Il 6 Giugno 1944 gli americani sbarcano nella Normandia (nord della Francia) e investono la Francia occupata dall'esercito tedesco.

Giugno 1944
Gli Alleati continuano l'avanzata in Italia e si arrestano sulla Linea Gotica. Il 6 giugno sbarcano in Normandia.
Il Generale De Gaulle, sostenuto dagli Alleati come legittimo rappresentante della Francia, entra a Parigi con gli americani alla fine di Agosto del 1944. Cercando di raggiungere la Germania gli Alleati incontrano ancora una fortissima resistenza tedesca nella regione delle Ardenne.
Nel Luglio 1944 a Bretton Woods (una cittadina del New Hampshire in USA) una Conferenza fissò il nuovo ordine finanziario ed economico che avrebbe regolato i rapporti internazionali (con esclusione del futuro blocco comunista). Il dollaro americano, ancorato all’oro (Gold Standard) avrebbe sostituito la sterlina britannica nei pagamenti internazionali, inaugurando quindi l’epoca della supremazia americana sull’intero occidente “capitalista”.
Da questo momento gli Stati Uniti si preparano ad assumere dopo la fine della Seconda guerra mondiale la guida e il controllo di tutta l’area che rappresenterà il cosiddetto “blocco occidentale”, contrapposto a quello “orientale” dominato dall’Unione Sovietica.
Agosto 1944

Gli Alleati occupano il nord della Francia e sbarcano nel sud. La Romania abbandona l'Asse. I Giapponesi perdono la Nuova Guinea.
Dicembre 1944

Gli Alleati occupano l'intera Francia. L'Armata Rossa invade e occupa i Balcani.
- Nei primi mesi del 1945 i sovietici invadono i territori tedeschi dall'est costringendo la popolazione tedesca a compiere una fuga disperata (15 milioni di “espulsi”). Intanto gli anglo-americani investono il fronte occidentale sul fiume Reno e lo sfondano. L'occupazione sovietica di Berlino, dove Hitler si toglie la vita, avviene alla fine di Aprile 1945. La capitolazione totale dell'esercito tedesco avviene il 9 Maggio 1945.
Maggio 1945

L'8 maggio la Germania distrutta decide la resa. Finisce il conflitto europeo.
- Nel Febbraio 1945 gli americani, in oriente, sbarcano a Jwo-Jima, in territorio giapponese. Ma il Giappone resiste, nonostante i bombardamenti a tappeto e la totale inferiorità bellica. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, il 6 e 9 Agosto del 1945, segnano la resa incondizionata del Giappone che viene occupato dall'esercito americano.
La fine della guerra
- Alle decisioni Alleate prese a Casablanca nel 1943, seguirono quelle prese con gli accordi di Yalta del Febbraio 1945 dove Stalin, Roosvelt e Churchill decisero le sorti della Germania, e di Potsdam del Luglio 1945, dove Truman (Roosvelt era morto) e Stalin decisero la divisione del mondo nel dopoguerra.
Agosto 1945
L'Unione Sovietica dichiara guerra al Giappone e invade la Manciuria. Gli Americani continuano l'offensiva per occupare i vari arcipelaghi del Pacifico. Il 6 e il 9 Agosto sganciano l’atomica su Hiroshima e su Nagasaki.
- La seconda Guerra mondiale si chiudeva con un bilancio di 55 milioni di morti, per il 50% civili. Circa 30 milioni di Europei, di cui il 60% tedeschi, nel 1945 vennero espulsi dai Paesi d'origine in seguito alla nuova definizione delle frontiere e diventarono profughi di guerra. A questo si deve aggiungere il dramma di milioni di prigionieri di guerra sparsi in tutto il mondo.
- Alla fine del secondo conflitto mondiale l'Europa conobbe la sua massima divisione della storia. Una linea la tagliava in due, la cosiddetta "Cortina di ferro", dividendo l'Europa "occidentale", occupata o liberata dall'esercito americano, da un'Europa "orientale" occupata dall'esercito sovietico e governata dai regimi comunisti, che applicarono subito i sistemi sovietici alla società civile e nell'economia..
- Comprendevano l'Europa "occidentale" Germania Ovest, Italia, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Spagna e (in posizione neutrale) Paesi scandinavi, Austria, Svizzera. Comprendevano l'Europa comunista: URSS, Germania Est, Polonia, Cekoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Yugoslavia, Albania.
Allegati
ALLEGATO A
LA TRAGEDIA NEL CONTEGGIO DI VITTIME
Vittime suddivise per nazionalità
Stato |
Abitanti (1939) |
Vittime Militari |
Vittime Civili |
Vittime Totali |
Vittime/1,000 ab. |
Albania |
1,100,000 |
28,000 |
|
28,000 |
25.5 |
Australia |
7,000,000 |
39,366 |
735 |
40,119 |
5.7 |
Belgio |
8,400,000 |
12,000 |
76,000 |
88,000 |
10.5 |
Birmania |
17,500,000 |
|
60,000 |
60,000 |
3.4 |
Brasile |
41,500,000 |
493 |
|
493 |
0.00 |
Bulgaria |
6,300,000 |
22,000 |
|
22,000 |
3.5 |
Canada |
11,600,000 |
39,300 |
|
39,300 |
3.4 |
Cecoslovacchia |
15,300,000 |
30,000 |
340,000 |
370,000 |
24.2 |
Cina [1] |
530,000,000 |
4,100,000 |
15,500,000 |
19,600,000 |
37.0 |
Corea [2] |
23,400,000 |
|
378,000 |
378,000 |
16.2 |
Danimarca |
3,800,000 |
|
4,100 |
4,100 |
1.1 |
Estonia |
1,100,000 |
|
40,000 |
40,000 |
36.4 |
Etiopia |
14,100,000 |
5,000 |
200,000 |
205,000 |
14.5 |
Filippine |
16,400,000 |
42,000 |
119,000 |
161,000 |
9.8 |
Finlandia [3] |
3,700,000 |
91,000 |
2,000 |
93,000 |
|
Francia [4] |
41,700,000 |
210,000 |
350,000 |
560,000 |
13.4 |
Germania [5] |
78,000,000 |
5,500,000 |
5,300,000 |
10,800,000 |
97.4 |
Giappone [6] |
78,000,000 |
1,930,000 |
700,000 |
2,630,000 |
33.7 |
Grecia |
7,200,000 |
20,000 |
280,000 |
300,000 |
41.7 |
India |
345,000,000 |
36,100 |
1,500,000 |
1,536,100 |
4.5 |
Indocina |
24,600,000 |
2,000 |
485,000 |
487,000 |
19.8 |
Indonesia |
70,500,000 |
|
400,000 |
400,000 |
5.7 |
Iraq |
3,700,000 |
1,000 |
|
1,000 |
0.3 |
Isole del pacifico |
1,900,00 |
|
57,000 |
57,000 |
30.0 |
Italia [7] |
43,800,000 |
313,000 |
130,000 |
443,000 |
10.1 |
Jugoslavia |
15,400,000 |
300,000 |
800,000 |
1,100,000 |
71.4 |
Lettonia |
2,000,000 |
|
220,000 |
220,000 |
110.0 |
Lituania |
2,500,000 |
|
345,000 |
345,000 |
138.0 |
Lussemburgo |
300,000 |
|
4,000 |
4,000 |
13.3 |
Malaysia |
5,500,000 |
|
83,000 |
83,000 |
15.1 |
Malta |
300,000 |
|
2,000 |
2,000 |
6.7 |
Mongolia |
700,000 |
300 |
|
300 |
0.4 |
Nuova Zelanda |
1,600,000 |
12,200 |
|
12,200 |
7.6 |
Norvegia |
2,900,000 |
3,000 |
7,000 |
10,000 |
3.4 |
Paesi Bassi |
8,700,000 |
12,000 |
200,000 |
212,000 |
24.4 |
Polonia |
34,800,000 |
123,000 |
5,500,000 |
5,623,000 |
161.6 |
Regno unito |
47,800,000 |
272,000 |
93,500 |
365,500 |
7.6 |
Romania |
19,900,000 |
317,000 |
450,000 |
767,000 |
38.5 |
Singapore |
700,000 |
|
200,000 |
200,000 |
285.7 |
Spagna |
25,500,000 |
4,000 |
|
4,000 |
0.2 |
Sudafrica |
10,300,000 |
6,841 |
|
6.841 |
0.7 |
Thailandia |
15,300,000 |
5,647 |
310 |
5,957 |
0.4 |
Ungheria |
9,200,000 |
300,000 |
280,000 |
580,000 |
63.0 |
Unione Sovietica [8] |
168,500,000 |
10,400,000 |
12,600,000 |
23,000,000 |
164 |
USA |
132,000,000 |
405,000 |
8,000 |
413,000 |
3.1 |
Totale |
1,899,500,000 |
22,563,247 |
48,524,663 |
71,087,910 |
35.9 |
Tutte queste stime risultano estremamente incerte e controverse per due motivi:
- solo “i vincitori” hanno potuto fare dei conteggi anagrafici accurati dei “loro” morti;
- l’uso dell’informazione è stato monopolizzato dai “vincitori”;
- la pubblicistica di tutti i Paesi ha ignorato per molto tempo i caduti e le vittime della parte sconfitta.
Nota
La classe “civili” specialmente nelle voci Polonia e URSS comprende, con gli altri, gli Ebrei di quelle nazioni periti nei campi di concentramento tedeschi.
La classe “militari” comprende i prigionieri di guerra, soprattutto tedeschi, russi, italiani, romeni ecc. morti nei campi di prigionia.
Le cifre riguardanti la Cina includono l’alto numero (fino a 8 milioni) di vittime militari e civili della guerra civile fra Kuomingtang e comunisti.
In Italia i caduti della guerra civile 1943 – 1945 sono ancora oggi privi di conteggi “seri”.
Le stime che riguardano l’URSS non includono le vittime russe dei Gulag sovietici.
ALLEGATO B
Documento 1.
Lettera di Einstein a Franklin D. Roosevelt (2 Agosto 1939)
Einstein fu tra i fisici che collaborarono alla stesura di questa lettera al presidente Roosevelt, che così veniva informato della possibilità di una nuova arma molto potente e pericolosa: la bomba atomica. La lettera di Einstein, redatta in tedesco, sicuramente contribuì a convincere il presidente Roosevelt a iniziare il programma atomico.
Albert Einstein
Old Grove Rd.
Nassau Point
Peconic, Long Island
2 agosto 1939
A F.D.Roosevelt,
Presidente degli StatiUniti,
Casa Bianca
Washington, D.C.
Signore,
i risultati di alcuni recenti lavori di E. Fermi e L. Szilard, a me pervenuti in forma di manoscritto, mi portano a ritenere che l’elemento uranio possa essere trasformato, nell’immediato futuro, in un’importante fonte di energia. Alcuni aspetti della situazione che si è creata inducono alla vigilanza e potrebbe essere necessario un pronto intervento da parte dell’amministrazione. Credo sia mio dovere portare alla sua attenzione i seguenti fatti e farle delle raccomandazioni.
Durante gli ultimi quattro mesi – grazie al lavoro di Joliot in Francia e Fermi e Szilard in America – sembra sia stato possibile creare una reazione nucleare a catena in una grande massa di uranio, in cui si genererebbero un’enorme forza e grosse quantità di elementi simili al radio. Pare dunque che questo risultato sarà conseguito nell’immediato futuro.
Questo nuovo fenomeno potrebbe anche portare alla costruzione di bombe, ed è immaginabile – anche se non certo – che siano bombe estremamente potenti di un genere mai costruito. Un singolo ordigno di questo tipo, trasportato via mare e fatto esplodere in un porto, sarebbe in grado di distruggere l’intero porto e parte del territorio circostante. Tuttavia queste bombe sarebbero troppo pesanti per il trasporto aereo.
Gli Stati Uniti possiedono minerali di uranio in modeste quantità. Un certo quantitativo si trova in Canada e nella ex Cecoslovacchia, mentre le più importanti risorse sono nel Congo Belga.
In questa situazione lei potrebbe ritenere utile mantenere contatti stabili tra l’amministrazione e il gruppo di fisici che in America lavorano alla reazione a catena. Potrebbe incaricare a questo fine una persona di sua fiducia in veste non ufficiale i cui compiti sarebbero:
essere vicino ai dipartimenti governativi e tenerli informati dei nuovi sviluppi, fornire suggerimenti per l’azione governativa, prestando particolare attenzione al problema di assicurare una fornitura di uranio agli Stati Uniti;
dare impulso al lavoro sperimentale, ora portato avanti nei limiti del budget dei laboratori universitari, fornendo, nel caso, finanziamenti offerti da privati di sua conoscenza interessati a contribuire a questa causa, e cercando anche la collaborazione di laboratori industriali che abbiano le apparecchiature necessarie.
Sono a conoscenza che la Germania ha fermato la vendita di uranio delle miniere cecoslovacche, di cui ha oggi il controllo, e che forse la ragione di questa tempestiva decisione è la presenza del figlio del sottosegretario di stato, von Weizsäcker, al Kaiser-Wilhelm-Institut di Berlino, in cui vengono replicati alcuni degli esperimenti americani sull’uranio.
Sinceramente
Suo Albert Einstein
DOCUMENTO 2. STORIA DELLA BOMBA ATOMICA
Verso la fine della Prima guerra mondiale il mondo della scienza, scindendo l’atomo, raggiunse la possibilità di trasformare la materia in energia. Nel 1921 il fisico tedesco Walter Nernst avvertiva: “Noi viviamo su un’isola di fulmicotone” per spiegare quale terribile energia fosse ricavabile da un solo atomo di materia.
Era appena cessato il lungo sterminio prodotto anche dalle invenzioni scientifiche. Eppure le cronache continuano, imperterrite, a sorvolare sulla rivoluzione antropologica determinata dalla Prima guerra mondiale; e arrivano, con intonazione celestiale, a dire di un clima idilliaco esistente nella cosiddetta internazionale degli scienziati: tutti inclini a lavorare insieme, in un concorso fervido e proficuo come in una classe modello. Tanta pacifica concorrenza sarebbe durata, sempre secondo le cronache, poco meno di una quindicina d’anni, fino all’arrivo di Hitler.
E’ un quadro poco credibile. Le formule dei teorici, come quella dell’equivalenza tra materia e energia, e le scoperte dei ricercatori non solo stavano mutando millenari equilibri tra uomo e natura, ma contenevano un’implicita e incalcolabile violenza, mascherata di idealità o neutralità scientifica. La chimica e la meccanica erano state protagoniste omicide nella lunga guerra in cui decine di milioni di uomini si erano combattuti. Le liste di proscrizione di Hitler, nella Germania del 1933, non misero in agitazione un pacifico e laborioso formicaio, ma sconvolsero i ranghi di un esercito di scienziati che già da molto tempo stavano esplorando le indefinite possibilità di agire artificialmente sulla natura per usarne gli effetti a scopo bellico.
Con la vittoria di Hitler però venne alla luce un conflitto che da anni opponeva scienziati ariani e scienziati ebrei: due premi Nobel, Lenard e Stark, avevano accusato la relatività di Einstein di essere solo un bluff ebreo. Tuttavia l’espulsione dall’Università di Göttingen di sette professori, tra cui Max Born, segnò una data decisiva, perché portò direttamente dentro la comunità scientifica tedesca il segnale della guerra civile che, cominciata nel 1917 in Russia come guerra contro la borghesia, si allargò alla Germania come guerra contro la cospicua minoranza ebraica. L’esodo dei fisici di origine ebraica dalla Germania, come Max Born e Jacob Franck, diventò tuttavia una faccenda internazionale. Da Copenhagen un decano come Niels Bohr esortava gli scienziati tedeschi ad abbandonare il loro paese.
Ma non la ristretta Danimarca, bensì gli Stati Uniti dell’inizio dell’età rooseveltiana divennero il ricettacolo fatale dell’esodo scientifico dalla Germania. Nell’autunno del 1933 Einstein aveva lasciato Berlino per l’università di Princeton. Solo qualcuno, per errore, prese la strada della URSS e finì dritto, dopo il carcere e la tortura, nei gulag siberiani. La presidenza di Roosevelt offre una straordinaria coincidenza con la führung di Hitler: ebbe la stessa durata (Roosevelt venne rieletto altre tre volte di seguito). Inoltre fu certamente una presidenza “dittatoriale”, per quanto fosse compatibile col sistema istituzionale americano. Allora negli Stati Uniti operavano le leggi razziali degli anni Venti, che sbarravano le porte agli europei del continente. Tuttavia fece eccezione a questo l’immigrazione intellettuale e scientifica dalla Germania di Hitler, certo agevolata dalle autorità americane. Alla fine del 1945 si contavano almeno 15.000 intelligenze europee finite negli USA dalla fine degli anni Venti in poi.
Nel corso degli anni Trenta per la prima volta entrò in discussione l’uso politico e bellico dell’energia atomica. Nel 1932 a Cambridge il fisico Chadwick scoprì la chiave per la fissione dell’atomo: il neutrone. Nel 1935 il fisico Joliot-Curie, nel discorso con cui ricevette il Nobel assieme alla moglie, disse: “E’ lecito pensare che gli scienziati, i quali a loro piacere possono creare e distruggere elementi, riescano a realizzare anche trasformazioni nucleari di carattere esplosivo”. Ma furono dei fisici mitteleuropei di origine ebrea come Szilard, Wigner e Teller, che da anni lavoravano in Germania ed erano poi emigrati in America per il clima di intimidazione venutosi a creare, i più accaniti sostenitori dell’utilizzazione militare della scoperta.
Enrico Fermi fu il primo, nel 1934, a scindere artificialmente l’atomo dell’uranio. Ma senza saperlo, e credendo di avere scoperto un nuovo elemento grazie alla potenza degli effetti della particella scoperta da Chadwick, il neutrone. Solo verso il Natale del 1938, a Berlino, i fisici Hahn e Lise Meitner scoprirono che Fermi aveva disintegrato l’atomo dell’uranio.
Mussolini a Roma, grazie all’interessamento di Marconi, aveva incoraggiato la nascita di un Istituto di fisica dove alcuni giovani ricercatori, fra cui Enrico Fermi, divennero la punta avanzata di una esperienza di ricerca tutta italiana. Il nome di Fermi è diventato famoso perché lo scienziato italiano, emigrato in USA nel 1938, ebbe parte fondamentale nella costruzione della prima bomba atomica. Nel 1927 il gruppo dei fisici romani era partito in modo quasi informale: con Fermi c’erano Rasetti, Majorana, Gentile (figlio del filosofo), Segrè, Amaldi. Ma nel 1929 Fermi aveva avuto l’onore di entrare all’Accademia d’Italia. Inserito nei posti di prestigio del regime fascista, era redattore (come Direttore di Sezione) della Treccani voluta da Giovanni Gentile. Fra il 1935 e il 1938 fu nel Consiglio d’Amministrazione dell’EIAR (la radio di stato) e del Consiglio Superiore dell’Educazione Nazionale (la scuola del regime). Nel 1937 entrò nel Consiglio Direttivo del C.N.R.
Ebbene, tutto ciò non impedì a Enrico Fermi, ritirando il Nobel per la fisica nel 1938 a Stoccolma, di non tornare più indietro e traslocare in USA. C’è da dire che l’enfant-prodige della fisica fascista aveva moglie di famiglia ebrea, e questa fu poi la ragione addotta per la sua improvvisa decisione di lasciare l’Italia. Nel luglio del 1938, non dimentichiamolo, c’erano state le cosiddette leggi razziali, che riducevano per gli ebrei le prerogative della cittadinanza italiana. Inoltre era in atto su giornali come La Stampa (ormai saldamente in mano ad Agnelli) una maramaldesca gazzarra contro italiani, magari fascisti e nazionalisti, di origine ebrea. Ma questa ragione per Fermi, allora saldissimo in sella nei vertici culturali del regime, sa di pretesto. Aveva trascorso quasi tutte le sue estati passate nelle università americane, in Michigan (1930, 1933, 1935), a New York (1936), in California (1937). La moglie Laura in una memoria racconta che a suo marito “era stato offerto varie volte di andare in America”. Nel dicembre i due coniugi da Stoccolma, dopo una sosta a Copenhagen da Bohr, s’imbarcarono per New York. Una foto li ritrae all’arrivo con i due figlioletti. L’espressione di Fermi è impenetrabile.
Il 17 marzo del 1939, e dunque molto prima dello scoppio della guerra in Europa, Enrico Fermi cercò l’ammiraglio Hooper, appoggiandosi con una lettera del suo decano Pegram, chiedendogli di interessare la Marina americana al progetto di una reazione a catena dell’atomo, cioè di una bomba atomica. La ragione era, secondo il fisico italiano, la necessità di prevenire la Germania nazista. Si può qui fare un cenno al caso Majorana. Il fisico, come tutti sanno, scomparve improvvisamente nella primavera del 1938 e non lasciò più alcuna notizia di sé. Si è scritto molto sul suo caso. Fermi, che non era un modesto, giudicò Majorana non solo uno scienziato di primo rango, ma un genio come Galileo e Newton. Tuttavia aggiunse che gli mancava il buon senso. Che cosa intendeva dire? Invece Majorana sembra avesse in grande antipatia Fermi (cit. da Tullio Regge). Per questo, sempre secondo la citazione di Regge, Majorana avrebbe lasciato l’Italia. Che cosa significa? La scomparsa di Majorana (che aveva simpatizzato per la Germania) sembra legarsi in un nodo oscuro, denso di domande che forse non avranno mai risposta, con la decisione di Fermi di lavorare per gli americani. Nel giugno del 1939 anche l’ebreo-ungherese Szilard, alla testa dei fisici della Columbia University di New York (la stessa di Fermi), interessò la Marina alle esperienze atomiche. La Marina rispose che mancavano i fondi necessari.
Ma il 2 agosto del 1939 fu Einstein a firmare un nuovo documento ufficiale, nel quale si chiedeva questa volta direttamente al governo americano di costruire la bomba atomica. La mobilitazione degli ebrei emigrati contro la Germania di Hitler toccò il vertice in quel momento. Einstein era inequivocabilmente il rappresentante più convincente e Roosevelt l’interlocutore più accreditato per l’esecuzione del progetto della bomba. Il consigliere privato di Roosevelt, il finanziere A.Sachs, si incontrò ripetutamente con il fisico Szilard consigliando di coinvolgere qualcuno che “avesse porta aperta presso il presidente Roosevelt”. Venne suggerito che Einstein scrivesse una lettera e questo egli fece, stilandola in tedesco. La lettera venne ripresa da Szilard in due versioni, una più lunga dell’altra. Einstein scelse infine la versione più lunga.
La lettera di Einstein dava corpo alla convinzione, espressa con molti particolari precisi, che la Germania stesse effettivamente considerando “la possibilità di provocare in una grande massa di uranio una reazione a catena che svilupperebbe ingenti quantità d’energia”. La lettera in realtà collegava tra loro dei fatti indipendenti e delle supposizioni, così da costruire una specie di teorema. Pochi mesi prima però Einstein aveva detto al giornalista americano W.L.Laurence di giudicare impossibile la liberazione dell’energia atomica. La risposta di Roosevelt arrivò due mesi e mezzo dopo, quando la guerra in Europa era nel frattempo incominciata. In realtà fu Sachs a trattenere la lettera con sé fino al momento opportuno. Ma come faceva il consigliere di Roosevelt a sapere che la guerra sarebbe scoppiata di lì a poco? Sachs ricorse a Napoleone per convincere Roosevelt. Napoleone aveva sbagliato a non ascoltare l’inventore Fulton che gli offriva il battello a vapore per invadere l’Inghilterra. Sachs inoltre tornò sulla convinzione dei fisici ebrei che la Germania la stesse preparando. Roosevelt fece subito ciò che Einstein aveva chiesto: unire un Comitato di scienziati. Vennero fatte ulteriori pressioni per scuotere la lentezza burocratica governativa.
C’è da domandarsi: Einstein sapeva che le tesi espresse a Roosevelt, riguardo ai tedeschi, erano un bluff? Lo sapevano Szilard e il consigliere Sachs? Lo sapeva Fermi? Oppure giocava davvero un ruolo essenziale il semplice sospetto? O forse nemmeno quello, ma lo scopo di rendere giustificata una resa dei conti con Hitler in termini drastici, apocalittici? Anni dopo Einstein si disse pentito della decisione presa nel 1939. Ma ciò accadde solo dopo la capitolazione della Germania. Egli inoltre cercò, piuttosto maldestramente, di sminuire il ruolo da lui avuto. Tuttavia aveva scritto un’altra volta a Roosevelt per renderlo più convinto e deciso. L’immagine di questo fisico è oggi popolare e resa curiosa da una aneddotica, che risale all’antico stereotipo del filosofo distratto e a quella (romantica) del genio scapigliato. Inoltre viene accreditata, con alcune ragioni, una versione che lo rappresenta come impenitente pacifista. Tuttavia sarebbe umiliante per Einstein affermare che non sapeva bene ciò che chiedeva a Roosevelt quando gli scrisse quelle lettere. La verità è che Einstein divenne il più autorevole rappresentante della mobilitazione antitedesca dei fisici emigrati in America (il solo a dissociarsi fu Max Born, che scelse di insegnare a Edimburgo), i quali da quel momento imposero la segretezza a tutte le loro ricerche, per escluderne gli scienziati tedeschi.
Però i tedeschi non fecero la stessa cosa. Le loro pubblicazioni continuarono a circolare e questo poté venire inteso, in America, addirittura come un’onestà sospetta. Tuttavia il fisico Heisenberg, già allievo di Bohr e premio Nobel a soli 32 anni, visitò gli Stati Uniti nell’estate del 1939 e fu alla Columbia University, dove non accettò l’offerta di una cattedra che gli venne fatta affinché si fermasse in America. Anche Fermi cercò invano di convincere il suo collega tedesco a lavorare per gli americani. In realtà, in Germania né la comunità degli scienziati né le autorità nazional-socialiste pensavano a costruire la bomba atomica. La cattura dei fisici tedeschi nell’aprile del 1945 da parte di una missione militare speciale degli Alleati dette luogo alla scoperta che un progetto per la costruzione di una bomba atomica non era mai esistito: la fisica nazista, benché fin dal 1942 fosse al corrente dei principi che stanno alla base della reazione a catena, stava lavorando da anni a un semplice e innocuo reattore. Tuttavia nel 1939 Einstein, Szilard e Fermi in America avevano denunciato esplicitamente i colleghi tedeschi. Però ancora nel 1941 il chimico tedesco Reiche, appena sbarcato in America, riferì che fino a quel momento i tedeschi non avevano lavorato alla bomba.
Alla direzione dell’Istituto di fisica Kaiser Wilhelm di Berlino, Heisenberg attuò per tutta la guerra il programma di ignorare qualsiasi applicazione dell’energia dell’atomo per scopi bellici, persuaso che esistesse nella comunità internazionale degli scienziati un tacito ma fermo patto comune. Nell’autunno del 1941 s’incontrò a Copenhagen con il suo maestro e decano Niels Bohr, che nonostante l’occupazione militare tedesca era regolarmente in contatto con i fisici d’Oltremanica e al di là dell’Atlantico. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni di Heisenberg, Bohr convinse poi gli anglo-americani ad accelerare il progetto della bomba. Quando si incontrò con Heisenberg, Bohr proprio non sapeva quel che stavano facendo gli americani, o con il suo allievo fece il doppio giuoco? E come si spiega il suo atteggiamento successivo al colloquio di Copenhagen?
“I fisici tedeschi, scrive Robert Junck ne Gli apprendisti stregoni (Einaudi), seguendo la voce della loro coscienza volevano impedire la costruzione di bombe atomiche, mentre i loro colleghi negli stati democratici si dedicarono con tutte le loro forze a realizzare la nuova arma”. Alla fine del 1942 un gruppo guidato da Fermi costruisce a Chicago una pila atomica, dimostrando così la possibilità di usare l’energia scatenata dall’atomo. Proprio nel 1942 Roosevelt e Churchill si erano accordati per concentrare insieme gli sforzi nella costruzione della bomba atomica in USA. Fu l’avvio del Manhattan Project, in cui fu decisa la militarizzazione dei fisici, erigendo un muro di segretezza tutto attorno. Come un’organizzazione segreta, dodici persone sole ebbero la visione dell’insieme del progetto, mentre altre 150 mila persone vi lavoravano senza saperne assolutamente lo scopo. Vennero erette tre città segrete, di cui Los Alamos, nel deserto dell’Arizona, fu il luogo in cui venne costruita la bomba. Si aveva l’obbligo di tacere e di mentire. Esercito e controspionaggio sottoposero i loro abitanti, che vivevano in baracche, sotto strettissima censura e sorveglianza. Era la vita di un campo di concentramento, ma i suoi prigionieri erano formiche esclusivamente impiegate a costruire la macchina di sterminio. Arrivato anche lui in America nel 1943, Niels Bohr finì con gli altri a Los Alamos e stentò ad adattarsi a quella disciplina carceraria. Direttore di Los Alamos fu Robert Oppenheimer, americano di origine tedesca che, come quasi tutti i fisici atomici americani, era stato iniziato a Göttingen.
Nella primavera del 1945 venne scelto il tipo di bersaglio della bomba. Doveva essere una città densamente abitata e costruita, però non ancora danneggiata da precedenti bombardamenti. Ma ora avvenne una svolta imprevista e di importanza capitale. La Germania era arrivata alla capitolazione. Però la bomba non era arrivata in tempo. L’obiettivo allora venne spostato sul Giappone. Le cronache raccontano che i responsabili del Manhattan Project erano tormentati dalla grande paura che la guerra cessasse del tutto prima che la bomba fosse pronta. Nella lista nera delle città predestinate era stata inclusa anche Kyoto. La fine della guerra contro la Germania ebbe tuttavia un altro effetto: sconvolse le ragioni di uno dei più forti sostenitori della costruzione della bomba, Leo Szilard. Non doveva essere sganciata sui tedeschi? Ora invece la prima bomba poteva diventare un annuncio di future guerre catastrofiche. La guerra fredda stava per iniziare. Ancora una volta Szilard convinse Einstein a firmare una lettera indirizzata a Roosvelt, nella quale si chiedeva di non impiegare la bomba, per non avviare una corsa agli armamenti dagli effetti imprevedibili. Roosevelt non la ricevette mai, e morì il 12 aprile.
Il nuovo presidente Truman creò subito una nuova commissione di esperti. Ma il vero compito specialistico venne affidato al cosiddetto scientific panel, una sottocommissione composta da Oppenheimer, Fermi, Compton e Lawrence che lavoravano direttamente al progetto Manhattan. Essi tuttavia non misero nemmeno in questione se la bomba dovesse venire usata. Spinti dal colonnello Groves, il responsabile numero uno del Manhattan Project, fanaticamente deciso a lanciare comunque la bomba, la commissione lavorò due giorni fra il 31 maggio e il 1 giugno, col risultato di raccomandare a Truman di impiegare al più presto la bomba contro il Giappone, senza alcun preavviso né monito ai giapponesi, su una città che fosse stata costruita con edifici molto infiammabili.
Nonostante la segretezza, la raccomandazione della commissione trapelò subito negli ambienti scientifici americani, provocando tuttavia una reazione contraria così forte da suggerire la preparazione di un rapporto sulle conseguenze per il futuro del mondo. L’Università di Chicago affidò la stesura di questo rapporto a sette scienziati, fra cui Leo Szilard che adesso si batteva apertamente contro l’uso della bomba. Come una petizione solenne, nel caldo afoso di mezzo giugno, quando ormai il Giappone stava agonizzando sotto i bombardamenti a tappeto dei B52 americani, il rapporto raggiunse il Ministro della guerra, tal Stimson. Stimson passò il Franck Report (così di denominò la controrelazione degli scienziati divenuti contrari, dal nome del loro più autorevole rappresentante, ex-professore di Göttingen) ai quattro del scientific panel, tra i quali sappiamo si trovava anche Fermi. Così il destino di Hiroshima e di Nagasaki venne di nuovo a dipendere da un sì o un no pronunciato da questi quattro fisici. La petizione per salvare il Giappone dallo sterminio atomico venne respinta con l’opposizione del solo Lawrence.
A Los Alamos intanto i lavori si intensificarono come non mai. Ormai l’evento si era impossessato delle menti e le conduceva implacabile verso il suo compimento. Come si sa la prima bomba venne sperimentata nella metà di luglio a Alamogordo, 320 chilometri distante dalla mesa di Alamo, fra stretti canyons isolati nel deserto del New Mexico. Le menti di tutti quegli uomini erano invasate da una terribile volontà di potenza. A chi sollevava obiezioni contro l’uso della bomba Enrico Fermi aveva esclamato: “Lasciatemi in pace con i vostri rimorsi di coscienza, è una fisica così bella!”. Così una congrega di scienziati si unì in un solo delirio. Il mondo non ne doveva sapere nulla. Tuttavia anche questa volta le parole volarono sussurrate tra i vari laboratori del Manhattan project e di nuovo fu l’ambiente scientifico di Chicago a sollevare la sua inquietudine contro il prevedibile lancio della bomba sul Giappone. Per iniziativa del ravveduto Szilard fu inoltrato un appello al presidente Truman.
Una volta ancora la sorte di Hiroshima e Nagasaki venne sottoposta al verdetto di quattro uomini: quel scientific panel che sapevamo costituito da Oppenheimer, Fermi, Compton e Lawrence. Avrebbero potuto diventare simboli di umanità. Invece scelsero di essere i responsabili del più vasto assassinio di massa della storia. Oltretutto la decisione venne loro affidata sulla base di un nuovo falso teorema. Come l’atomica era stata costruita sul presupposto che bisognava arrivare prima di Hitler, così ora si affermava che solo la bomba avrebbe indotto alla capitolazione il Giappone. Non era vero. Il governo di Tokio aveva avanzato due precise richieste di discutere la resa: la prima a Berna dove aveva sede il capo del servizio informazioni americano Dulles, l’altra su iniziativa dell’imperatore Hirohito che aveva chiesto la mediazione dell’Unione Sovietica. Gli americani sapevano di questi tentativi ma il presidente Truman li ignorò. Forse prevalse la considerazione dei due miliardi di dollari fino ad allora spesi per la bomba.
Benché si faccia di tutto per non ricordarsene, si sa quel che accadde il 6 e il 9 di agosto. I due mostri ebbero nome little boy e fat man, ragazzino e grassone. Novecentomila gradi di calore liquefecero i tetti degli edifici: c’erano 51 templi a Hiroshima. Le ombre umane si stamparono sull’asfalto. L’onda d’urto e la radioattività fecero il resto. Mai un così grande numero di uomini è stato sterminato in un solo istante. A Los Alamos la notizia dell’esito felice del lancio della bomba fu data da Truman alla radio e suscitò un vero tripudio entusiastico. I fisici si misero a correre all’impazzata, urlando “Whoppee!” come gli indiani. La scena rammenta un ballo demonico o una danza macabra. Uno di loro, Brode, che aveva studiato a Göttingen, tempo dopo si giustificò: “Finalmente le nostre famiglie e i nostri amici sapevano perché eravamo scomparsi da anni. Avevamo fatto il nostro dovere. Io personalmente non sento nessun rimorso”. Nel 1956, dopo la sua emarginazione per sospetto tradimento, Oppenheimer confessò: “Abbiamo fatto la parte del diavolo”.
ALLEGATO 3. L’ATTO DI RESA ITALIANA
IL TESTO DEL CORTO ARMISTIZIO
Lì 3 settembre 1943
Le seguenti condizioni di armistizio sono presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, Generale Comandante delle Forze armate alleate, autorizzato dai Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, e nell'interesse delle Nazioni Unite, e sono accettate dal Maresciallo Badoglio, Capo del Governo italiano.
1)Immediata cessazione di ogni attività ostile da parte delle Forze Armate Italiane.
2)L'Italia farà ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che potrebbero essere adoperati contro le Nazioni Unite.
3)Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite saranno rilasciati immediatamente nelle mani del Comandante in Capo alleato e nessuno di essi dovrà essere trasferito in territorio tedesco.
4)Trasferimento immediato in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, della Flotta e dell'Aviazione italiane con i dettagli del disarmo che saranno fissati da lui.
5)Il Comandante in Capo alleato potrà requisire la marina mercantile italiana e usarla per le necessità del suo programma militare navale.
6)Resa immediata agli Alleati della Corsica e di tutto il territorio italiano sia delle isole che del Continente per quell'uso come basi di operazioni e per altri scopi che gli Alleati riterranno necessari.
7)Immediata garanzia del libero uso di tutti i campi di aviazione e dei porti navali in territorio italiano senza tener conto del progresso dell'evacuazione delle forze tedesche dal territorio italiano. Questi porti navali e campi di aviazione dovranno essere protetti dalle forze armate italiane finché questa funzione non sarà assunta dagli Alleati.
8)Tutte le forze armate italiane saranno richiamate e ritirate su territorio italiano da ogni partecipazione alla guerra da qualsiasi zona in cui siano attualmente impegnate.
9)Garanzia da parte del Governo italiano che, se necessario, impiegherà le sue forze armate per assicurare con celerità e precisione l'adempimento di tutte le condizioni di questo armistizio.
10)Il Comandante in Capo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi provvedimento che egli riterrà necessario per proteggere gli interessi delle forze alleate per il proseguimento della guerra; e il Governo italiano s'impegna a prendere quelle misure amministrative e di altro carattere che il Comandante in Capo richiederà, e in particolare il Comandante in Capo stabilirà un Governo militare alleato su quelle parti del territorio italiano che egli giudicherà necessario nell'interesse delle Nazioni alleate.
11)Il Comandante in Capo delle forze armate alleate avrà il pieno diritto d'imporre misure di disarmo, smobilitazione e demilitarizzazione.
12)Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario a cui l'Italia dovrà conformarsi saranno trasmesse più tardi.
IL TESTO DEL LUNGO ARMISTIZIO
Queste condizioni armistiziali avranno vigore fino alla firma del trattato di pace (10-2-1947), atto di natura unilaterale imposto all'Italia (“diktat”), e accettato dal suo governo postbellico. In esso l'Italia sarà costretta a riconoscere il principio di aver “intrapreso una guerra di aggressione” (premessa, cpv. 2°): e pertanto le sue clausole avranno carattere punitivo. Mutilazioni del territorio nazionale, rinunzia alle colonie, riparazioni, limitazioni della sovranità dello Stato, divieti per gli armamenti anche solo difensivi, restrizioni d’ogni genere: queste condizioni - tutte gravissime - discendono, direttamente, dai criteri che avevano ispirato l'armistizio nel protocollo definitivo, per la cui firma s'era scelto il quadrato di una nave inglese e l'ancoraggio di Malta.
LA FIRMA
Il 29 settembre 1943 nelle acque di Malta, sul quadrato della nave britannica “ Nelson ”, si riunirono:
per gli “alleati”, il gen. Eisenhower, l'ammiraglio Cunningham, il gen. MacFarlane, il gen. Gorth, con i loro ufficiali;
per l'Italia; il Maresciallo Badoglio, il gen. Ambrosio, il gen. Roatta, il gen. Sandalli, l'ammiraglio De Courten, con i loro ufficiali.
Nella riunione fu discussa la dichiarazione di guerra del R. Governo italiano alla Germania, richiesta dagli anglo-americani attraverso il gen. Eisenhower. Il Capo del R. Governo italiano Badoglio concordò circa l'opportunità della dichiarazione di guerra al Reich, solo riservando al Sovrano la definitiva decisione.
In quella stessa riunione fu firmato l'atto definitivo dell'armistizio italiano. L'atto era intitolato “Condizioni aggiuntive di armistizio con l'Italia ”, e integrava il primo schema di armistizio, o “ corto armistizio ”, firmato il 3 settembre 1943.
Questo è il testo integrale del nuovo protocollo, noto col nome di “lungo armistizio”, o “resa incondizionata dell'Italia ”.
“Poiché in seguito ad un armistizio in data 3 settembre 1943, fra i Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, agenti nell'interesse di tutte le Nazioni Unite, da una parte, e il Governo italiano dall'altra, le ostilità sono state sospese fra l'Italia e le Nazioni Unite in base ad alcune condizioni di carattere militare;
e poiché, oltre queste condizioni, era stabilito in detto armistizio che il Governo italiano si impegnava ad eseguire altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario da trasmettere in seguito; e poiché è opportuno che le condizioni di carattere militare e le suddette condizioni di carattere politico, economico e finanziario siano, senza menomare la validità delle condizioni del suddetto armistizio dei 3 settembre 1943, comprese in un atto successivo;
Le seguenti, insieme con le condizioni dell'armistizio del 3 settembre 1943, sono le condizioni in base a cui i Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, agendo per conto delle Nazioni Unite, sono disposti a sospendere le ostilità contro L'Italia sempre che le loro operazioni militari contro la Germania ed i suoi alleati non siano ostacolate e che l'Italia non aiuti queste Potenze in qualsiasi modo e non esaudisca le richieste di questi Governi.
Queste condizioni sono state presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, Comandante Supremo delle Forze Alleate, debitamente autorizzato a tale effetto;
E sono state accettate senza condizioni dal Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano, rappresentante il Comando Supremo delle Forze italiane di terra, mare ed aria, e debitamente autorizzato a tale effetto dal Governo italiano.
1)--(A)Le Forze italiane di terra, mare, aria, ovunque si trovino, a questo scopo si arrendono.
--(B)La partecipazione dell'Italia alla guerra in qualsiasi zona deve cessare immediatamente. Non vi sarà opposizione agli sbarchi, movimenti ed altre operazioni delle Forze di terra, mare e aria delle Nazioni Unite. In conformità il Comando Supremo italiano ordinerà la cessazione immediata delle ostilità di qualunque genere contro le Forze delle Nazioni Unite ed impartirà ordini alle autorità navali, militari e aeronautiche italiane in tutte le zone di guerra di emanare immediatamente le istruzioni opportune ai loro comandi subordinati.
--(C)Inoltre il Comando Sapremo italiano impartirà alle Forze navali, militari ed aeronautiche, nonché alle autorità ed ai funzionari, ordini di desistere immediatamente dalla distruzione e dal danneggiamento di qualsiasi proprietà immobiliare o mobiliare, sia pubblica che privata.
2)Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni concernenti la dislocazione ed alla situazione di tutte le Forze Armate italiane di terra, di mare ed aria, ovunque si trovino, e di tutte le Forze degli alleati dell'Italia che si trovano in Italia od in territori occupati dall'Italia.
3)Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare gli aerodromi, le installazioni portuali e qualsiasi altro impianto contro cattura od attacco da parte di qualsiasi alleato dell'Italia. Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le disposizioni necessarie per salvaguardare l'ordine pubblico e per usare le Forze Armate disponibili per assicurare la pronta e precisa esecuzione del presente atto e di tutti i suoi provvedimenti. Fatta eccezione per quell'impiego di truppe italiane agli scopi suddetti che potrà essere sanzionato dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, tutte le altre Forze italiane di terra, mare e aria rientreranno e rimarranno in caserma, negli accampamenti o sulle navi in attesa di istruzioni dalle Nazioni Unite per quanto riguarda il loro futuro stato e definitiva destinazione. In via eccezionale, il personale navale si trasferirà in quelle caserme navali che le Nazioni Unite indicheranno.
4)Le Forze italiane di terra mare ed aria, entro il termine che verrà stabilito dalle Nazioni Unite, si ritireranno da tutti i territori fuori dell'Italia che saranno notificati al Governo italiano dalle Nazioni Unite e si trasferiranno in quelle zone che verranno indicate dalle Nazioni Unite. Questi movimenti delle Forze di terra, mare e aria verranno eseguiti secondo le istruzioni che saranno impartite dalle Nazioni Unite e in conformità degli ordini che verranno da esse emanati. Nello stesso modo, tutti i funzionari italiani lasceranno le zone notificate, eccetto coloro ai quali verrà dato il permesso di rimanere da parte delle Nazioni Unite. Coloro ai quali verrà concesso il permesso di rimanere si conformeranno alle istruzioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate.
5)Nessuna requisizione, appropriazione, od altre misure coercitive potranno essere effettuate dalle Forze di terra, mare ed aria e da funzionari italiani nei confronti di persone o proprietà nelle zone specificate nel capoverso n. 4.
6)La smobilitazione delle Forze italiane di terra, mare ed aria in eccesso del numero che verrà notificato, dovrà seguire le norme stabilite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
7)Le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto saranno riunite, secondo gli ordini, nei porti che verranno indicati dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, ed ogni decisione in merito a dette navi verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
-ANNOTAZIONE- Se alla data dell'armistizio, l'intera flotta da guerra italiana sarà stata riunita nei porti alleati, questo articolo avrà il seguente tenore:
“ le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto rimarranno fino a ulteriori ordini nei porti dove sono attualmente radunate ed ogni decisione in merito ad esse verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate ”.
8)Gli aeroplani italiani di qualsiasi genere non decolleranno dalla terra dall'acqua o dalle navi senza precisi ordini del Comandante Supremo delle Forze Alleate.
9)Senza pregiudizio a quanto disposto dagli articoli 14,15 e 28 (A) e (D) che seguono, a tutte le navi Mercantili, da pesca ed altre navi battenti qualsiasi bandiera, a tutti gli aeroplani e ai mezzi di trasporto interno di qualunque nazionalità in territorio italiano o in territorio occupato dall'Italia od in acque italiane dovrà, in attesa di verifica della loro identità o posizione, essere impedito di partire.
10)Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni relative ai mezzi navali, militari ed aerei, ad impianti e difese, ai trasporti e mezzi di comunicazione costruiti dall'Italia o dai suoi alleati nel territorio italiano o nelle vicinanze di esso, ai campi di mine od altre ostruzioni ai movimenti per via di terra, mare ed aria, e qualsiasi altra informazione che le Nazioni Unite potranno richiedere in relazione all'uso delle basi italiane o alle operazioni, alla sicurezza o al benessere delle Forze di terra, mare ed aria delle Nazioni Unite. Le Forze e il materiale italiano verranno messi a disposizione delle Nazioni Unite, quando richiesto, per togliere le summenzionate ostruzioni.
11)Il Governo italiano fornirà subito gli elenchi indicanti i quantitativi di tutto il materiale da guerra con l’indicazione della località ove esso si trova. A meno che il Comandante Superiore delle Forze Alleate non decida di farne uso, il materiale da guerra verrà posto in magazzino sotto il controllo che egli potrà stabilire. La destinazione definitiva del materiale da guerra verrà decisa dalle Nazioni Unite.
12)Non dovrà aver luogo alcuna distruzione né danneggiamento, né, fatta eccezione per quanto verrà autorizzato e disposto dalle Nazioni Unite, alcuno spostamento di materiale da guerra, radio, radiolocalizzazione, o stazione meteorologica, impianti ferroviari, stradali e portuali od altre installazioni, od in via generale di servizi pubblici e privati e di proprietà di qualsiasi sorta ovunque si trovino, e la manutenzione necessaria e le riparazioni saranno a carico delle autorità italiane ("will be the responsibility of the Italian authorities").
13)La fabbricazione, produzione e costruzione del materiale da guerra, la sua importazione, esportazione e transito, è proibita, fatta eccezione a quanto verrà disposto dalle Nazioni Unite.
Il Governo italiano si conformerà a quelle istruzioni che verranno impartite dalle Nazioni Unite per la fabbricazione, produzione e costruzione, e l'importazione, esportazione e transito di materiale da guerra.
14)--(A)Tutte le navi italiane mercantili, da pesca ed altre imbarcazioni, ovunque si trovino, nonché quelle costruite o completate durante il periodo di validità del presente atto, saranno dalle competenti autorità italiane messe a disposizione, in buono stato di riparazione e di navigazione, in quei luoghi e per quegli scopi e periodi di tempo che le Nazioni Unite potranno prescrivere. Il trasferimento alla bandiera nemica o neutrale è proibito. Gli equipaggi rimarranno a bordo in attesa di ulteriori istruzioni riguardo al loro ulteriore impiego o licenziamento. Qualunque opzione esistente per il riacquisto o la restituzione o la ripresa in possesso di navi italiane o precedentemente italiane, che erano state vendute od in altro modo trasferite o noleggiate durante la guerra, verrà immediatamente esercitata e le condizioni sopra indicate verranno applicate a tutte le suddette navi e ai loro equipaggi.
--(B)Tutti i trasporti interni italiani e tutti gli impianti portuali saranno tenuti a disposizione delle Nazioni Unite per gli usi che esse stabiliranno.
15)Le navi mercantili, da pesca ed altre imbarcazioni delle Nazioni Unite, ovunque esse si trovino, in mano degli italiani (incluse, a tale scopo, quelle di qualsiasi paese che abbia rotto relazioni diplomatiche con l'Italia) a prescindere dal fatto se il titolo di proprietà sia già stato trasferito o meno in seguito a procedura del Tribunale delle prede, verranno consegnate alle Nazioni Unite e verranno radunate nei porti che saranno indicati dalle Nazioni Unite le quali disporranno di esse come crederanno opportuno. Il Governo italiano prenderà le disposizioni necessarie per il trasferimento del titolo di proprietà. Tutte le navi mercantili, da pesca od altre imbarcazioni neutrali gestite o controllate dagli italiani saranno radunate in modo simile in attesa di accordi (arrangements) per la loro sorte definitiva. Qualunque necessaria riparazione alle sopraindicate navi se richiesta sarà eseguita dal Governo italiano a proprie spese. Il Governo italiano prenderà tutte le misure necessarie per assicurarsi che le navi ed i loro carichi non saranno danneggiati.
16)Nessun impianto di radio o di comunicazione a lunga distanza od altri mezzi di intercomunicazione a terra o galleggianti, sotto controllo italiano, sia che appartenga all'Italia od altra Nazione non facente parte delle Nazioni Unite, potrà trasmettere finché disposizioni per il controllo di questi impianti non saranno state impartite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le autorità italiane si conformeranno alle disposizioni per il controllo e la censura della stampa e delle altre pubblicazioni, delle rappresentazioni teatrali e cinematografiche, della radiodiffusione e di qualsiasi altro mezzo di intercomunicazione che potrà prescrivere il Comandante Supremo delle Forze Alleate.
Il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà a sua discrezione rilevare stazioni radio, cavi od altri mezzi di comunicazione.
17)Le navi da guerra, ausiliarie, di trasporto e mercantili e altre navi ed aeroplani al servizio delle Nazioni Unite avranno il diritto di usare liberamente le acque territoriali italiane e di sorvolare il territorio italiano.
18)Le Forze delle Nazioni Unite dovranno occupare certe zone del territorio italiano. I territori o le zone in questione verranno notificati di volta in volta dalle Nazioni Unite, e tutte le Forze italiane di terra, mare ed aria, si ritireranno da questi territori o zone in conformità agli ordini emessi dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le disposizioni di questo articolo non pregiudicano quelle dell'art. 4 sopraddetto. Il Comando Supremo italiano garantirà agli Alleati l'uso e l'accesso immediato agli aerodromi e ai porti navali in Italia sotto il suo controllo.
19)Nei territori o zone cui si riferisce l'art. 18, tutte le installazioni navali, militari ed aeree, tutte le centrali elettriche, le raffinerie, i servizi pubblici, i porti, le installazioni per i trasporti e le comunicazioni, i mezzi ed il materiale e quegli impianti e mezzi e altri depositi che potranno essere richiesti dalle Nazioni Unite saranno messi a disposizione in buone condizioni dalle competenti autorità italiane con il personale necessario per il loro funzionamento. Il Governo italiano metterà a disposizione quelle altre risorse o servizi locali che le Nazioni Unite riterranno richiedere.
20)Senza pregiudizio alle disposizioni del presente atto, le Nazioni Unite eserciteranno tutti i diritti di una Potenza occupante nei territori e nelle zone di cui all'art. 18, per la cui amministrazione verrà provveduto mediante la pubblicazione di proclami, ordini e regolamenti. Il personale dei servizi amministrativi, giudiziari e pubblici italiani eseguirà le proprie funzioni sotto il controllo del Comandante in capo alleato a meno che non venga stabilito altrimenti.
21)In aggiunta ai diritti relativi ai territori italiani occupati descritti negli articoli dal numero 18 al 20:
--(A)i componenti delle Forze terrestri, navali ed aeree ed i funzionari delle Nazioni Unite avranno il diritto di passaggio nel territorio italiano non occupato o al di sopra di esso e verrà loro fornita ogni facilitazione e assistenza necessaria per eseguire le loro funzioni.
--(B)le autorità italiane metteranno a disposizione, nel territorio italiano non occupato, tutte le facilitazioni per i trasporti (transport facilities) richieste dalle Nazioni Unite compreso il libero transito per il loro materiale ed i loro rifornimenti di guerra, ed eseguiranno le istruzioni emanate dal Comandante in capo alleato relative all'uso ed al controllo degli aeroporti, porti, navigazione, sistemi e mezzi di trasporto terrestre, sistemi di comunicazione, centrali elettriche e servizi pubblici, raffinerie, materiali ed altri rifornimenti di carburante e di elettricità ed i mezzi per produrli, secondo quanto le Nazioni Unite potranno specificare, insieme alle relative facilitazioni per le riparazioni e costruzioni.
22)Il Governo e il popolo italiano si asterranno da ogni azione a danno degli interessi delle Nazioni Unite ed eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite.
23)Il Governo italiano metterà a disposizione la valuta italiana che le Nazioni Unite domanderanno.
Il Governo italiano ritirerà e riscatterà in valuta italiana entro i periodi di tempo e alle condizioni che le Nazioni Unite potranno indicare tutte le disponibilità in territorio italiano delle valute emesse dalle Nazioni Unite durante le operazioni militari o l'occupazione e consegnerà alle Nazioni Unite senza alcuna spesa la valuta ritirata. Il Governo italiano prenderà quelle misure che potranno essere richieste dalle Nazioni Unite per il controllo delle banche e degli affari in territorio italiano, per il controllo dei cambi con l'estero, delle relazioni commerciali e finanziarie con l'estero e per il regolamento del commercio e della produzione ed eseguirà qualsiasi istruzione emessa dalle Nazioni Unite relativa a dette o a simili materie.
24)Non vi dovranno essere relazioni finanziarie, commerciali e di altro carattere o trattative con o a favore di paesi in guerra con una delle Nazioni Unite o con i territori occupati da detti paesi o da qualsiasi altro paese straniero, salvo con autorizzazione del Comandante in capo alleato o di funzionari designati.
25)--(A)Le relazioni con i paesi in guerra con una qualsiasi delle Nazioni Unite, od occupati da uno di detti paesi, saranno interrotte. I funzionari diplomatici, consolari ed altri funzionari italiani e i componenti delle Forze terrestri, navali ed aeree italiane accreditati in missione presso qualsiasi di detti paesi o in qualsiasi altro territorio specificato dalle Nazioni Unite saranno richiamati. I funzionari diplomatici, consolari di detti paesi saranno trattati secondo quanto potrà essere disposto dalle Nazioni Unite.
--(B)Le Nazioni Unite si riservano il diritto di richiedere il ritiro dei funzionari diplomatici e consolari neutrali dal territorio italiano occupato ed a prescrivere ed a stabilire i regolamenti relativi alla procedura circa i metodi di comunicazione fra il Governo italiano e suoi rappresentanti nei paesi neutrali e riguardo alle comunicazioni inviate da o destinate ai rappresentanti dei paesi neutrali in territorio italiano.
26)In attesa di ulteriori ordini ai sudditi italiani sarà impedito di lasciare il territorio italiano eccetto con l'autorizzazione del Comandante Supremo delle Forze Alleate e in nessun caso essi presteranno servizio per conto di qualsiasi paese od in qualsiasi dei territori cui si riferisce l'art. 25 (A), né si recheranno in qualsiasi lungo con l'intenzione di intraprendere lavori per qualsiasi di tali paesi.
Coloro che attualmente servono o lavorano in tal modo saranno richiamati secondo le disposizioni del Comando Supremo delle Forze Alleate.
27)Il personale e il materiale delle Forze militari, navali ed aeree e la marina mercantile, le navi da pesca ed altre imbarcazioni, i velivoli, i veicoli, ed altri mezzi di trasporto di qualsiasi paese contro il quale una delle Nazioni Unite conduca le ostilità oppure sia occupato da tale paese, saranno passibili di attacco o cattura dovunque essi si trovino entro o sopra il territorio o le acque italiane.
28)--(A)Alle navi da guerra, ausiliarie e da trasporto di qualsiasi tale paese o territorio occupato cui si riferisce l'art. 27, che si trovino nei porti o nelle acque italiane od occupate dagli italiani, ed ai velivoli, ai veicoli ed ai mezzi di trasporto di tali paesi entro o sopra il territorio italiano od occupato dagli italiani sarà, nell'attesa di ulteriori istruzioni, impedito di partire.
--(B)Al personale militare, navale ed aeronautico e alla popolazione civile di qualsiasi di tali paesi o territorio occupato che si trovi in territorio italiano od occupato dagli italiani sarà impedito di partire, ed essi saranno internati in attesa di ulteriori istruzioni.
--(C)Qualsiasi proprietà in territorio italiano appartenente a qualsiasi paese o territorio occupato o ai suoi nazionali, sarà sequestrata e tenuta in custodia in attesa di ulteriori istruzioni.
--(D)Il Governo italiano si conformerà a qualsiasi istruzione data dal Comandante Supremo delle Forze Alleate concernente l'internamento, custodia o susseguente disposizione, utilizzazione od impiego di qualsiasi delle sopraddette persone, imbarcazioni, veicoli, materiale o proprietà.
29)Benito Mussolini, i suoi principali associati fascisti e tutte le persone sospette di aver commesso delitti di guerra o reati analoghi, i cui nomi si trovino sugli elenchi che verranno comunicati dalle Nazioni Unite e che ora o in avvenire si trovino in territorio controllato dal Comando militare alleato o dal Governo italiano, saranno immediatamente arrestati e consegnati alle Forze delle Nazioni Unite. Tutti gli ordini impartiti dalle Nazioni Unite a questo riguardo verranno osservati.
30)Tutte le organizzazioni fasciste, compresi tutti i rami della milizia fascista (MVSN), la polizia segreta (OVRA) e le organizzazioni della Gioventù Fascista saranno, se questo non sia già stato fatto, sciolte in conformità alle dispozioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate. Il Governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive che le Nazioni Unite potranno dare per l'abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento ed internamento del personale fascista, il controllo dei fondi fascisti, la soppressione della ideologia e dell'insegnamento fascista.
31)Tutte le leggi italiane che implicano discriminazioni di razza, colore, fede od opinione politica saranno, se questo non sia già stato fatto, abrogate, e le persone detenute per tali ragioni saranno, secondo gli ordini delle Nazioni Unite, liberate e sciolte da qualsiasi impedimento legale a cui siano state sottomesse. Il Governo italiano adempirà a tutte le ulteriori direttive che il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà dare per l'abrogazione della legislazione fascista e l’eliminazione di qualsiasi impedimento o proibizione risultante da essa.
32)--(A)I prigionieri di guerra appartenenti alle Forze delle Nazioni Unite, o designati da questi e
qualsiasi suddito delle Nazioni unite, compresi i sudditi abissini, confinati, internati, o in qualsiasi altro modo detenuti in territorio italiano od occupato dagli italiani, non saranno trasferiti e saranno immediatamente consegnati ai rappresentanti delle Nazioni Unite o altrimenti trattati come sarà disposto dalle Nazioni Unite. Qualunque trasferimento durante il periodo tra la presentazione e la firma del presente atto sarà considerato come una violazione delle sue condizioni.
--(B)Le persone di qualsiasi nazionalità che sono state poste sotto sorveglianza, detenute o condannate (incluse le condanne in contumacia) in conseguenza delle loro relazioni o simpatie colle Nazioni Unite, saranno rilasciate in conformità agli ordini delle Nazioni Unite e saranno sciolte da tutti gli impedimenti legali ai quali esse sono state sottomesse.
--(C)Il Governo italiano prenderà le misure che potranno essere prescritte dalle Nazioni Unite per proteggere le persone e le proprietà dei cittadini stranieri e le proprietà degli Stati e dei cittadini stranieri.
33)--(A)Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo ("payments by reparation of war ") e pagamento delle spese di occupazione.
--(B)Il Governo italiano consegnerà al Comandante Supremo delle Forze Alleate qualsiasi informazione che possa essere prescritta riguardo alle attività ("assets") sia in territorio italiano sia fuori di esso, appartenenti allo Stato italiano alla banca d'Italia a qualsiasi istituto statale o parastatale italiano od organizzazioni fasciste o persone domiciliate ("residents") in territorio italiano e non disporrà né permetterà di disporre di qualsiasi tale attività fuori del territorio italiano salvo col permesso delle Nazioni Unite.
34)Il Governo italiano eseguirà durante il periodo (di validità) del presente atto quelle misure di disarmamento, smobilitazione e smilitarizzazione che potranno essere prescritte dal Comandante supremo delle Forze alleate.
35)Il Governo italiano fornirà tutte le informazioni e provvederà tutti i documenti occorrenti alle Nazioni Unite. Sarà proibito distruggere o nascondere archivi, verbali, progetti o qualsiasi altro documento o informazione.
36)Il Governo italiano prenderà ed applicherà qualsiasi misura legislativa o di altro genere, che possa essere necessaria per l'esecuzione del presente atto. Le autorità militari e civili italiane si conformeranno a qualsiasi istruzione emanata dal comandante supremo delle forze alleate.
37)Verrà nominata una Commissione di controllo che rappresenterà le Nazioni Unite, incaricata di regolare ed eseguire il presente atto in base agli ordini e alle direttive generali del comandante supremo delle forze alleate.
38)--(A)Il termine "Nazioni Unite nel presente atto comprende il comandante supremo delle forze alleate, la commissione di controllo, e qualsiasi altra autorità che le nazioni unite possano nominare.
--(B)Il termine “Comandante Supremo" delle forze alleate nel presente atto comprende la commissione di controllo e quegli altri ufficiali e rappresentanti che il comandante supremo delle forze alleate potrà nominare.
39)Ogni riferimento alle Forze terresti, navali ed aeree italiane nel presente atto s'intende includere la Milizia fascista e qualsiasi unità militare o paramilitare, formazioni e corpi che potranno essere prescritti dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
40)Il termine "materiali di guerra” nel presente atto indica tutto il materiale specificato in quegli elenchi o definizioni che potranno di tanto in tanto essere pubblicati dalla Commissione di controllo.
41)Il termine "territorio italiano” comprende tutte le colonie e possedimenti italiani e ai fini del presente atto (ma senza pregiudizio alla questione della sovranità) sarà considerata inclusa l'Albania.
Resta tuttavia stabilito che, eccetto nei casi e nella misura prescritta dalle Nazioni Unite, i
provvedimenti del presente atto non saranno applicabili né riguarderanno l'amministrazione di qualsiasi colonia o possedimento italiano già occupato dalle Nazioni Unite, o i diritti o poteri colà posseduti o esercitati da esse.
42)Il Governo italiano invierà una delegazione al Quartier Generale della Commissione di controllo per rappresentare gli interessi italiani e per trasmettere alle competenti autorità italiane gli ordini della commissione di controllo.
43)Il presente atto entrerà in vigore immediatamente. Rimarrà in forza fino a che sarà sostituito da qualsiasi altro accordo o fino a che non entrerà in vigore il trattato di pace con l'Italia.
44)Il presente atto può essere denunciato dalle Nazioni Unite, con effetto immediato, se gli obblighi italiani di cui al presente atto non saranno adempiuti o, altrimenti, le le Nazioni Unite possono punire contravvenzioni dell'atto stesso con misure adatte alle circostanze, quali ad esempio l'estensione delle zone di occupazione militare, od azioni aeree, oppure altra azione punitiva.
Firmato a Malta il giorno 29 settembre 1943:
M.llo PIETRO BADOGLIO, Capo del Governo italiano
DWIGHT D. EISENHOWER, Generale dell'Esercito degli Stati Uniti, Comandante in capo alleato
La seconda guerra mondiale
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