Il romanticismo

     

    Il romanticismo


    Tratto da wikipedia : Il Romanticismo è stato un movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi in Germania (Romantik) preannunciato in alcuni dei suoi temi dal movimento pre-romantico dello Sturm und Drang, al termine del XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa nel secolo seguente.

    Il termine "romanticismo" viene dall’inglese romantic che nella metà del XVII secolo usava questo termine riferendolo a ciò che rappresentava non la realtà ma quello che veniva descritto in termini "romanzeschi" in certa letteratura come quella dei romanzi cavallereschi. Accanto a questo primo significato si sviluppò e alla fine prevalse nel XVIII secolo quello di "pittoresco" riferito non solo a ciò che veniva artisticamente raffigurato ma soprattutto al sentimento che ne veniva suscitato.

    Non è possibile definire il Romanticismo in senso univoco poiché si tratta di un fenomeno complesso che assume connotazioni diverse a seconda delle nazioni in cui si sviluppa. Nel movimento romantico non c'è un riferimento preciso a un sistema chiuso di idee che possa compiutamente definirlo ma esso fa piuttosto riferimento a un "modo di sentire" a cui gli artisti del tempo adeguarono il loro modo di esprimersi artisticamente, pensare e vivere.

    Per quanto il Romanticismo sia un movimento culturale di origini tedesche, esso si sviluppa anche in Inghilterra, a seguito del declino dell’Illuminismo. Pittori come Géricault, Delacroix e Caspar David Friedrich emergono come importanti artisti romantici mentre in Inghilterra Turner dà una impronta personale al sentire visivo romantico. Come reazione all’Illuminismo e al Neoclassicismo, cioè alla razionalità e al culto della bellezza classica, il Romanticismo contrappone la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e soprattutto l’affermazione dei caratteri individuali d’ogni artista. Il termine "romanticismo" venne applicato per primo da Friedrich von Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e contrapposta a quella "classica". August Wilhelm von Schlegel scrive (nell’opera Corso di letteratura drammatica) che era un termine più che adeguato per definire il movimento che si era venuto a creare verso il 1790, perché alludeva alla lingua romanza, originata dalla mescolanza dei dialetti tedeschi con il latino.

    E proprio la diversità e l’eterogeneità erano rappresentative, secondo lui, dell’era romantica, in cui l’uomo non era più integro, unico e sufficiente a se stesso come nell’antichità classica, quando veniva predicato il concetto latino dell’autarchia (cfr. Orazio). Infatti, secondo i filosofi come Schopenhauer che si rifanno in parte a Johann Gottlieb Fichte, l’uomo, essere finito, tende all’infinito, cioè è alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nel mondo finito a sua disposizione non trova che risorse limitate. Questo fa sì che l’uomo senta un vuoto, una mancanza, che lo relega in una inevitabile situazione di infelicità. Tale posizione era già presente in Pascal, che però usava l'argomento a sostegno della ragionevolezza del Cristianesimo; è invece un elemento originalmente romantico l’aver confrontato tale condizione dell’uomo moderno con la condizione dell’uomo nel mondo classico.

     

 

Il romanticismo

 

  • ROMANTICISMO

     

    Il R. è un movimento culturale che si diffonde in Europa tra la fine del ‘700 e la metà dell’‘800; durante questo periodo viene scoperta l’irrazionalità dell’uomo e vengono rivalutate l’immagine e la libertà creativa dell’individuo.

    La parola nasce come aggettivo nel ‘600 in Inghilterra, ma romantic assume un significato negativo o critico, utilizzato per indicare le situazioni ed i personaggi assurdi dei poemi cavallereschi del Medioevo. Nel ‘700 in Francia, grazie a Rousseau, romantique acquista un significato positivo o, almeno, neutro ed indica l’emozione suscitata dai paesaggi creati dall’uomo. Alla fine del ‘700 in Germania il termine diviene un sostantivo e viene usato per riferirsi al nuovo movimento culturale, divulgato dalla rivista letteraria “Ateneum” fondata dai fratelli Schlegel; R. indica la poesia moderna (del ‘700) contrapposta a quella antica.

    La poesia moderna mira al disordine e all’incompiutezza; per i tedeschi la sua nascita è da far risalire alla diffusione del Cristianesimo, che ha portato alla formazione della visione negativa della vita, caratterizzata dal senso di distacco e nostalgia (perché per il cristiano il bene è solo nell’aldilà e non nella vita terrena), presente nella poesia romantica; questo senso di mancata pienezza ed il desiderio di raggiungere la realizzazione della felicità dell’individuo sono propri della poesia romantica.

    Il movimento nato in Germania e in Inghilterra alla fine del ‘700 si diffonde poi anche in Francia e in Italia. La data precisa di diffusione del R. in Italia è il 1816, anno in cui è pubblicato un articolo di una giornalista francese, Madame de Stael, letterata già nota in Europa per la sua opera intitolata “Sulla Germania”, nella quale ella divulga ed illustra la poesia tedesca contemporanea, esaltandola; nell’articolo provocatorio del 1816, “Sulla maniera e l’utilizzo delle traduzioni”, ella accusa gli italiani di essere culturalmente arretrati e di non aprirsi alla cultura straniera (tedesca ed inglese). Tra i letterati italiani si creano due schieramenti: uno a favore del consiglio di Madame de Stael (e quindi favorevole anche la R.), l’altro composto dai conservatori e contrario al R.

    Gli aspetti del R. sono spesso contraddittori, ma tra tutte le forme artistiche di questi periodo si trovano temi comuni, tematiche negative. L’epoca tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’‘800 è quella della Rivoluzione francese e della Rivoluzione industriale (della quale l’Inghilterra è il fulcro), due eventi che scardinano l’assetto socio-economico dell’Europa; uno dei temi dominanti delle opere è la denuncia delle inumane condizioni di vita degli operai delle fabbriche. Questi grandi cambiamenti provocano una duplice reazione: il miglioramento della vita (benessere), ma anche lo sconcerto della popolazione (soprattutto in Francia, dove tali cambiamenti erano stati più rapidi). L’uomo è quindi disorientato e il suo smarrimento viene tradotto nell’arte e nella letteratura, che trattano perciò tematiche negative.

    In Francia viene scardinato l’ordine dell’antico regime che si era mantenuto per secoli: ciò porta la libertà, ma anche una sorta di senso di colpa, dovuta all’incertezza per il futuro, verso l’uccisione del padre/leggi e della madre/natura, infatti l’ambiente naturale viene modificato e profanato dall’avvento delle industrie. Inoltre il capitalismo nascente è considerato un’organizzazione del lavoro razionale, ma in realtà non lo è molto poiché avvengono comunque crisi cicliche a causa dello squilibrio tra domanda e offerta (perché i salari sono ancora troppo bassi), quindi tale sistema economico porta solo a rovinare la natura, mentre non permette di raggiungere il necessario livello di benessere. L’industria viene considerata come un “mostro” che sfugge al controllo del suo creatore; uno dei romanzi di questo periodo, che riprende il tema del “mostro ribelle” è “Frankenstein”.

    In questo quadro cambia anche la figura dell’intellettuale: prima egli viveva a corte o nelle case degli aristocratici (nei luoghi del potere) o era aristocratici egli stesso e il suo compito era quello di diffondere l’ideologia di corte e fare da mediatore tra la corte e il popolo, invece con la Rivoluzione francese l’aristocrazia viene emarginata, perciò l’intellettuale si muove in ambito borghese ed è di estrazione borghese (insegnate, giornalista, impiegato… ma non vive solo delle proprie opere, egli si dedica all’arte “a tempo perso”). Sorge però un problema perché gli intellettuali non condividono i valori borghesi (l’utile, gli interessi…) ma i valori estetici e morali, quindi essi vengono estraniati ed emarginati come individui stravaganti ed eccentrici. Aumenta anche il mercato dei libri e delle opere d’arte perché la gente può permettersi di acquistarli, quindi l’intellettuale deve considerare il gusto del pubblico, la borghesia, i cui valori sono però differenti dai suoi.

    Da tutti questi fattori derivano le due principali figure di eroi romantici: la vittima (come l’Ortis di Foscolo) di una società che la delude pensando ai soldi e non agli ideali, delusione che a volte porta l’individuo al suicidio (come l’Ortis) o all’esilio (come Foscolo), e il titano, l’eroe ribelle che sfida la società. La maggior parte dei protagonisti delle opere romantiche tedesche, francesi e inglesi oscillano tra questi due poli.

    Si dice che il R. nasca dalla delusione dell’Illuminismo, in quanto la luce della ragione era sfociata in guerre sanguinose (la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche), perciò durante il R. vengono scoperte e  trattate le componenti irrazionali dell’uomo: i sentimenti, le passioni estreme e quindi pericolose per la loro irruenza e la loro natura irrefrenabile, l’istinto, i sogni (anche quelli ad occhi aperti), la follia (tema ripreso anche nel ‘900) ed altre componenti negative quali le malattie.

    Vi è l’esigenza di fuggire dalla realtà, che crea solo incertezza e perturbazione, e per fuggire è necessaria la fantasia (mondo onirico). Questa fuga verso l’irrazionale è di tre tipi:

    • Fuga nello spazio ® se il luogo in cui si vive non soddisfa, si va alla ricerca di un paradiso, anche se in realtà esso è inesistente; molti romanzi vengono infatti ambientati in luoghi esotici (esotico = tutto ciò che è lontano dal comune), selvaggi e sconosciuti, nasce quindi anche la figura del “buon selvaggio” spesso più civile degli uomini della società europea.
    • Fuga nel tempo ® avviene verso il passato, per riscoprirlo
    • gli illuministi francesi vedevano nel passato un cumulo di pregiudizi, ingiustizie e orrori, mentre i romantici come “passato” intendono il Medioevo, un mondo oscuro e misterioso (che stimola quindi la fantasia), nel quale si pensa che la letteratura europea abbia avuto origine: nasce così il filone del romanzo storico, per esempio “Ivanhoe” dello scrittore britannico Walter Scott (dal quale Manzoni trarrà ispirazione per “I promessi sposi”)
    • mito dell’infanzia, vista come il momento in cui l’uomo è in grado di mantenere la propria innocenza ed ingenuità, in un rapporto felice con la vita.
    • Fuga nell’interiorità dell’uomo ® v. mito dell’infanzia.

    Mentre, come predicavano gli illuministi, la razionalità è uguale per tutti e fa in modo che tutti siano uguali, i sentimenti distinguono gli uomini, quindi la passionalità ci rende unici: è questa la base dell’individualismo e del soggettivismo romantico.

    Con la riscoperta da parte dei romantici della storia dei singoli popoli, si rafforza l’idea di “popolo” (gruppo di persone accomunate dalla stessa storia, cultura, tradizioni, abitudini…) e di “nazione”. Con il Congresso di Vienna, seguito alla sconfitta di Napoleone, in Europa c’è la Restaurazione, finalizzata a riportare al potere i regimi oppressivi presenti in passato: sarà il R. ad aiutare i popoli a liberarsene. Soprattutto in Italia il R. ha un aspetto di carattere sociale e politico, poiché esso è intrecciato al Risorgimento italiano, al quale contribuisce.

    Le caratteristiche dell’arte del R. sono opposte a quelle del Classicismo: l’artista del Classicismo doveva imitare il passato, considerato come il punto più alto raggiunto dall’umanità per quanto riguarda l’espressione artistica, invece per i romantici ogni popolo ha la propria storia e ogni momento storico ha la propria importanza. L’artista del R. non ha modelli né regole ma è originale, diventa un “genio” che segue la propria ispirazione (furor), la sua arte è fuori dal tempo e dallo spazio poiché ogni epoca è caratterizzata da un gusto diverso che l’arte deve seguire. Si diffonde quindi anche il concetto di incompiutezza di un’opera (ripreso anche nel ‘900), inconcepibile per i classici (basti pensare a Virgilio, che voleva che la sua opera, l’“Eneide”, alla sua morte fosse bruciata, perché ancora non del tutto terminata). In generale durante il R. vi è il rifiuto del passato come “modello” da imitare, pur cercando di fuggire dalla realtà verso il passato; infatti, con il R., finalmente morirà la mitologia pagana e, al massimo, gli artisti introdurranno nelle loro opere l’ideologia cristiana. Inoltre i romantici scrivono nel momento in cui la passione è accesa (per esempio, nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” sono presenti pagine piene di punti di domanda, punti esclamativi, puntini di sospensione…) per coinvolgere in maniera diretta il pubblico, mentre prima, quando gli autori scrivevano raccontando i loro sentimenti, non lo facevano “a caldo”, nel momento dell’esperienza, ma dopo, per creare distacco.

     

    CLASSICISMO

    ROMANTICISMO

    pubblico erudito (élite)

    pubblico “popolare” (borghesia)

    concetto di bello eterno

    concetto di bello storico (che cambia secondo l’epoca)

    imitazione

    originalità

    rispetto delle regole

    rifiuto di regole e modelli

    lettura di opere di autori latini e greci

    lettura di opere di autori moderni e stranieri

    temi mitologici

    temi cristiani e attuali

    lingua aulica (alta e dotta)

    lingua comune e popolare

    no dialetto (ad eccezione di Goldoni)

    uso del dialetto

     

    Il R. ha in sé due “anime”, una realista e l’altra fantastica (irrazionale), che restano fuse tra loro fino alla fine del R. (metà ‘800); la prima, alla fine dell’‘800, darà origine al Verismo, la seconda, nei primi decenni del ‘900, darà origine al Decadentismo. Delle due anime, inizialmente in Italia viene accolta solo quella realista, basata sulla rivalutazione della storia di un popolo e della nazione, poiché in Italia sono vivi i moti del Risorgimento, infatti gli intellettuali romantici italiani scrivono testi che incitano alla lotta: qui sta la differenza tra l’intellettuale italiano e quello nordico (tedesco o inglese), in quanto l’italiano condivide con il resto della società gli stessi valori e ideali di indipendenza e libertà; vengono così tralasciate le tematiche fantastiche e irrazionali, come si può notare dal realismo del romanzo storico del Manzoni. Nella seconda metà dell’‘800, quando l’Italia acquista l’indipendenza (1860-1861), viene introdotta anche l’altra tendenza del R., nel momento in cui però il R. si sta ormai spegnendo.

 

CENNI SUL ROMANTICISMO

 

Il Romanticismo è stato un movimento artistico, culturale e letterario sviluppatosi in Germania (Romantik) e in Inghilterra (Romanticism) al termine del XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa. Il termine romanticismo" viene dall'inglese romantic che rappresentava in modo dispregiativo i romanzi cavallereschi.

 

Romanticismo: definizioni e interpretazioni 

Il romanticismo è un movimento culturale che si sviluppa in Germania negli ultimi decenni del ‘700 e i primi decenni del ‘800. Tra gli artisti principali ricordiamo Delacroix, Géricault e Turner. Nasce come reazione all’ Illuminismo e al Neoclassicismo cioè alla razionalità e al culto della bellezza classica alle quali si contrappongono la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e soprattutto l’affermazione dei caratteri individuali d’ogni artista. Il termine "romanticismo" venne applicato per primo da Friedrich von Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e contrapposta a quella "classica". August Wilhelm von Schlegel scrive (nell'opera corso di letteratura drammatica) che era un termine più che adeguato per definire il movimento che si era venuto a creare verso il 1790, perché alludeva alla lingua romanza, originatasi dalla mescolanza dei dialetti tedeschi con il latino. E proprio la diversità e l'eterogeneità erano rappresentative, secondo lui, dell'era romantica, in cui l'uomo non era più integro, unico e sufficiente a se stesso come nell'antichità classica, quando veniva predicato il concetto latino dell'autarkeia (cfr. Orazio). Infatti, secondo i filosofi come Schopenhauer che si rifanno in parte a Johann Gottlieb Fichte, l'uomo, essere finito, tende all'infinito, cioè è alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nel mondo finito a sua disposizione non trova che risorse limitate. Questo fa sì che l'uomo senta un vuoto, una mancanza, che lo relega in una inevitabile situazione di infelicità. Tale posizione era già presente in Pascal, che però usava l'argomento a sostegno della ragionevolezza del cristianesimo; è invece un elemento originalmente romantico l'aver confrontato tale condizione dell'uomo moderno con la condizione dell'uomo nel mondo classico. Come dice August Schlegel "...presso i greci, la natura umana bastava a sé stessa, non presentava alcun vuoto [...] la religione sensuale de' Greci non prometteva che beni esteriori e temporali".

 

Tornando al termine "romanticismo" che, utilizzato in modo sempre più ampio ed esteso, venne applicato già nell'Ottocento, dapprima ad una nuova tendenza della sensibilità basata sull'immaginazione e in seguito a un orientamento più diffuso del pensiero filosofico, parlando, via via, non solamente più di arte romantica, ma anche di scienza o filosofia romantiche. Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine romantico sono stati molto vari, e ciò crea problemi a chi voglia definire con maggior precisione questo termine. Il Wellek restringe il Romanticismo solamente a quei movimenti letterari europei che nella prima metà dell'Ottocento si rifecero a questo nome. Il Praz collega il romanticismo ad un cambiamento della sensibilità avvenuto nel Settecento e vivo ancora oggi. Filosofi come Schlegel e Nietzsche considerano il romanticismo come uno dei due cardini sul quale ruota continuamente la spiritualità dell'uomo, distinguendo il primo fra classico e romantico, il secondo tra apollineo e dionisiaco. Le opinioni divergono non solo sul termine ma anche sulla omogeneità europea del fenomeno sostenendo una sostanziale omogeneità come Wellek o sulla diversità delle sue manifestazioni nazionali come il Lovejoy. Ancor oggi nel linguaggio comune le differenze sono molteplici: infatti, mentre in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di ricordi medievali, in inglese romantic si collega con il sentimento e l'amore.

 

Nel considerare il termine solo per indicare alcuni precisi fenomeni letterari bisogna in ogni caso tener presente che essi si svilupparono in date differenti (tra il 1800 e il 1830) nei diversi paesi europei. Il romanticismo nacque infatti dapprima in Germania (con la fondazione della rivista "Athenaeum", creata dallo stesso Schlegel, insieme al fratello Wilhelm ed al poeta Novalis, il cui gruppo viene usualmente chiamato come "gruppo di Jena", 1798) ed Inghilterra (pubblicazione delle "Lyrical ballads" di Coleridge e di Wordsworth, 1798) poi in Francia (pubblicazione, a Londra ma in francese "De l'Allemagne" di M.me De Stael, 1813) ed infine in Italia grazie alla "Biblioteca Italiana" appoggiata dagli Austriaci (1816)

 

Temi caratteristici di quasi tutti i campi toccati dal movimento romantico sono:

Negazione della ragione: gli autori romantici rifiutano l'idea illuministica della ragione, in quanto questa non si è rivelata in grado di spiegare la totalità delle cose che sono. Per questo nell'era romantica c'è un grande progresso nell'esplorazione dell'irrazionale: la follia, il sogno, le visioni assumono un ruolo di primaria importanza.

Esotismo: è una fuga dalla realtà, che può essere temporale o spaziale, e che può andare verso un luogo esotico o comunque lontano da quello di appartenenza, oppure in un'epoca diversa da quella reale, come il medioevo o l'età classica. Il tema della fuga sarà fortemente sentito e ripreso da molti autori novecenteschi, tra i quali spicca James Joyce (con Gente di Dublino).

Soggettivismo e individualismo: con la mancanza della ragione illuministica, tutto ciò che circonda l'uomo, la natura, non ha più una sola e razionale chiave di lettura, ed è così che si arriva al concetto per cui ogni uomo riflette i propri problemi, o comunque il proprio io, nella natura, che ne diventa così il prodotto soggettivo.

Concetto di popolo e nazione: una fonte di ispirazione dei poeti romantici è l'opera di Omero, che si prefigura come risultato della tradizione orale e folcloristica di un intero popolo: in questo periodo infatti, l'individualismo diventa, su grandi dimensioni (quindi a livello statale) una forma di nazionalismo, che sfocia per esempio nella ricerca di origini antiche delle moderne nazioni (da qui anche l'interesse per il medioevo, che viene rivalutato).

Ritorno alla religiosità: mancando il supporto della ragione illuminista, l'uomo romantico cerca stabili supporti nella fede e nella conseguente tensione verso l'infinito. Si determina così un ritorno all'utilizzo di pratiche magiche e occulte, spesso accidentale motivo di importanti scoperte scientifiche.

Studio della storia: mentre nel Settecento illuminista l'uomo veniva considerato quale essere razionale e quindi di pari dignità nel corso della storia, in età romantica si recupera una visione dell'uomo in fieri, cioè in costante cambiamento. Si sviluppano così nuove discipline come la numismatica, l'epigrafia, l'archeologia, la glottologia. Due importanti teorizzatori della lettura più scientifica e oggettiva della storia sono Mommsen e Niebhur.

 

Parallelamente si sviluppa una forte critica allo spregiudicato uso del lume della ragione che nel Settecento portò molti pensatori illuministi a stigmatizzare il popolo del Medioevo, oppresso dal peso di una religione oscurantista: i romantici, predicando un ritorno alla religiosità e invitando al tuffo nella fede (oggetto d'indagine peraltro già affrontato da Pascal[1] e successivamente da Kierkegaard[2]), riabilitano i tempi bui del Medioevo, apprezzando quei caratteri che l'illuminismo criticava (lo stesso Hegel finirà per rivalutare le religioni "positive", condannate in età giovanile[3]).

 

La nuova concezione romantica della Storia 

Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che mirando alla realizzazione di un Europa al di sopra delle singole nazioni aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità che si mescolava ora alla religione. L'insurrezione spagnola (1812) combatteva gli occupanti atei francesi in nome del cattolicesimo, la resistenza russa (1812) distruggeva l'armata napoleonica portando in processione le sacre icone, i greci (1821) si battevano per la loro indipendenza e per la loro religione contro i musulmani turchi. Religione e patria si mescolavano nelle opere degli esuli polacchi che la fallita rivoluzione del 1830 disperdeva come il popolo d'Israele in una biblica dispora in tutta Europa. Chiedevano a Dio il perdono dei loro peccati che avevano suscitato la vendetta divina con lo smembramento della loro patria. «La patria appariva il coronamento d'una rigenerazione morale e sociale e religiosa, d'una carità superiore agli egoismi individuali e di classe.» (A.Omodeo, Scritti scelti, Mondadori, Milano, 1934) Dunque la storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce nella storia. Esiste una Provvidenza divina che s'incarica di perseguire fini al di là di quelli che gli uomini ingenuamente si propongono di conseguire con la loro meschina ragione.

 

Punti chiave del romanticismo 

Il romanticismo si rifà in linea di massima alla necessità di attingere all'infinito. A causa di ciò sono spesso ricorrenti alcuni essenziali punti cardine come:

 

Assoluto e titanismo: caratteristica inequivocabile del romanticismo è la teorizzazione dell'assoluto, l'infinito immanente alla realtà (spesso coincidente con la natura) che provoca nell'uomo una perenne e struggente tensione verso l'immenso, l'illimitato. Questa sensibilità nei confronti dell'assoluto si identifica nel titanismo: viene paragonata dunque allo sforzo dei Titani che perseverano nel tentativo di liberarsi dalla prigione imposta loro da Zeus, pur consapevoli di essere stati condannati a restarci per sempre.

Sublime: secondo i romantici, l'infinito genera nell'uomo un senso di terrore e impotenza, definito sublime, che non sono tuttavia recepiti in modo violento, tali da deprimere il soggetto, ma al contrario l'incapacità e la paralisi nei confronti dell'assoluto si traduce nell'uomo in un piacere indistinto, dove ciò che è orrido, spaventevole e incontrollabile diventa bello.

Sehnsucht: dal tedesco traducibile come desiderio del desiderio o male del desiderio. È la diretta conseguenza di quanto sperimenta l'uomo nei confronti dell'assoluto, un senso di continua inquietudine e struggente tensione, un sentimento che affligge il soggetto e lo spinge ad oltrepassare i limiti della realtà terrena, opprimente e soffocante, per rifugiarsi nell'interiorità o in una dimensione che supera lo spazio-tempo.

Ironia: la consapevolezza della finitudine delle cose che circondano l'uomo e che egli stesso crea si traduce nell'ironia, per cui l'uomo prende coscienza della sua stessa limitatezza. L'ironia, che Socrate medesimo usava per autosminuirsi quando si confrontava con i suoi interlocutori (ironia socratica), si identifica quindi in un atteggiamento dissimulatore.

 

Romanticismo e Idealismo

 


Kantismo e idealismo


L’idealismo si oppone radicalmente alla gnoseologia kantiana e propone una visione della realtà completamente alternativa. L’idealismo ha comunque in comune col pensiero di Kant l’interesse per il problema conoscitivo, l’attenzione al rapporto soggetto-oggetto, la volontà di individuare, a partire dalla propria interpretazione della realtà, il ruolo dell’uomo nel mondo.


 


L’importanza di Kant


Il punto di partenza dell’analisi idealistica sono dunque i concetti e le categorie kantiane, che vengono interpretate e, in parte, stravolte. Non è un caso che tutti i filosofi idealisti siano attenti conoscitori ed estimatori di Kant e che Fichte, in particolare, abbia, in giovane età, scritto un libello (Ricerca di una critica di ogni rivelazione) che i  contemporanei ritenevano fosse opera dello stesso Kant.


 

 


Studiare l’idealismo


Non è possibile, quindi, padroneggiare adeguatamente la filosofia idealistica senza conoscere in maniera approfondita il pensiero kantiano. Poiché gli idealisti ricavano le loro principali categorie da un confronto col kantismo, è necessario ricordarne i concetti e le problematiche principali, per comprendere le riserve che ciascuno filosofo idealista mantiene verso la filosofia critica.


 


      I punti deboli del kantismo


Prima ancora che Fichte inaugurasse l’idealismo, il pensiero di Kant era stato oggetto di acute analisi che ne mettevano in luce alcuni aspetti problematici. In particolare furono i lavori di tre accademici del tempo (Reinhold, Schulze, Mainon) che suggerirono ai futuri filosofi idealisti possibilità di approfondimento e, successivamente, di superamento, di particolari tematiche kantiane.


 

 


I concetti problematici della filosofia di Kant


I concetti kantiani che creavano maggiore incertezza fra gli studiosi erano quelli di noumeno e di Io-penso. Il primo poneva dei limiti invalicabili alla conoscenza umana e, soprattutto, insinuava il dubbio che la conoscenza umana non corrispondesse alla realtà nella sua effettiva costituzione. Per quanto concerne l’Io-penso, Kant stesso, nel suo modificare le proprie posizioni dalla prima alla seconda edizione della Critica della ragion pura [cfr. cap. 1., p.17], aveva generato diversi dubbi: come poteva l’Io-penso essere una pura funzione logica e, nello stesso tempo, fondare il senso d’identità del soggetto?


 

 


Illuminism e romanticismo

Tali difficoltà acquistarono maggiore rilevanza con il diffondersi della cultura romantica, che si contrapponeva  alla precedente cultura illuministica, di cui Kant era stato il massimo rappresentante. Il romanticismo, nella sua religiosa tensione verso l’assoluto, rifiutava il concetto di limite conoscitivo e diffidava dell’approccio analitico della ragione.


 

Conviene, prima di proseguire, sintetizzare alcuni aspetti particolari della filosofia del romanticismo, per evidenziare, successivamente, i condizionamenti esercitati sull’idealismo.

 

 

 

 

LA FILOSOFIA ROMANTICA

 


Le ragioni filosofiche del romanticismo


Bisogna innanzitutto sfatare il luogo comune che interpreta il romanticismo come una reazione di carattere irrazionalistico-religioso all’esigenza di ordine intellettuale avanzata dall’illuminismo. La filosofia romantica, invece, intende affrontare in maniera altrettanto rigorosa il problema della realtà e della verità e, dal suo punto di vista, ha delle ragionevoli obiezioni da opporre al kantismo. In questa sede è per noi opportuno chiarire proprio i motivi di tale critica, che si ritroveranno quasi immutati nelle filosofie idealistiche.


 

 


Il kantismo e la verità


Il concetto di noumeno, nella filosofia di Kant, pone in serio dubbio la possibilità dell’uomo di cogliere con verità il reale. La conoscenza intellettuale, infatti, ottenuta attraverso l’applicazione delle categorie al molteplice sensibile, pur se esatta e coerente, non corrisponde necessariamente alla realtà nella sua vera essenza. La nostra conoscenza, infatti, è solo il risultato di un’interpretazione effettuata dalle categorie sul fenomeno; se tale risultato corrisponda al dato reale, è questione che l’intelletto umano, secondo Kant, non può risolvere.


 


Esito scettico del kantismo


Si ricordi lo schema proposto nel capitolo dedicato a Kant:

                           -_

S--------------------_O         O

                            -

 

Come si ricorderà, la conoscenza della realtà in sé è negata all’uomo in quanto, per possederla, egli dovrebbe conoscere senza le categorie, il che è impossibile. La realtà noumenica rappresenta, allora, il limite di qualsiasi conoscenza umana. D’altra parte, però, ciò che l’uomo conosce nei limiti che la natura ha stabilito, non è detto sia la verità, perché il noumeno -la cosa in sé- potrebbe non corrispondere alla fenomeno. Il kantismo ha dunque un esito scettico, in quanto non è in grado di stabilire se ciò che dichiara conoscibile sia poi corrispondente alla realtà.


 


La risposta dei romantici

La filosofia romantica ha dunque, dal suo punto di vista, ragione ad affermare  che il kantismo non risolve affatto il problema della verità: difatti la ragione, che dovrebbe, in limiti stabiliti, offrirci una conoscenza certa, in effetti non può confermarci la verità della sua interpretazione del reale.


 


I limiti della ragione illuministica

I romantici manifestano dubbi sulla validità della ragione, quale teorizzata dalla cultura illuministica. La ragione, infatti, è per sua stessa natura portata a dividere, sezionare, analizzare nei dettagli, mentre la realtà è sempre un’unità di relazioni, una somma di parti. Di conseguenza, la ragione può essere un utile strumento pratico ma non può pretendere di cogliere la vera realtà poiché, per farlo, è necessario uno sguardo sintetico e non analitico.


 


Una nuova forma di conoscenza


La ragione dunque è ingannevole, poiché altera la realtà e non coglie la sua essenza; bisogna allora trovare un nuovo modo di conoscere e di individuare la verità. Si dissolve così lo scetticismo kantiano, che ritiene impossibile comprendere la cosa in sé poiché bisogna conoscerla al di fuori delle categorie:



il problema non esiste più, in quanto non è più la ragione deputata a comprendere la verità.

Riprendendo lo schema di prima, potremmo così sintetizzare:

 

                            _-

S----------------------O

                             -_

      


 


Il sentimento e l’arte


Il sentimento rappresenta l’esperienza spirituale capace di intuire la verità universale, di cogliere l’unità spirituale del mondo evitando l’artificiale frazionamento della realtà prodotto dalla ragione. Il sentimento si esplica in particolare nell’esperienza estetica, in cui il fenomeno non viene  esaminato secondo una logica scientifica, ma colto nella sua unità spirituale e nella sua relazione con il resto dell’universo.


 


L’arte e la scienza


L’esperienza estetica si contrappone dunque a quella scientifica e -contrariamente al nostro senso comune- si dimostra in grado di cogliere la verità, al contrario della scienza, la cui immagine del mondo è falsa, in quanto frutto di una separazione artificiale tra i fenomeni a scapito di una loro comprensione universale. La scienza è così dequalificata a strumento puramente pratico, mentre l’arte è la più alta forma di conoscenza umana.


 


La posizione del romanticismo


Questa superiorità gnoseologica dell’arte sulla scienza può sorprenderci, abituati a considerare l’ambito artistico proprio della creatività e della fantasia e quello scientifico oggettivo e corrispondente ai dati di fatto. La posizione dei romantici sembra certamente  singolare ma è importante capire come la loro intenzione non era quella di rifugiarsi nell’arte e nella fantasia, una volta falliti i programmi conoscitivi della ragione; bensì quella di proporre una convinzione gnoseologica alternativa e risolvere quel problema della verità che il kantismo aveva lasciato in sospeso.


 

 


Il sentimento non si manifesta in tutti gli uomini

Il sentimento, quale facoltà privilegiata dell’uomo in grado di accedere alla verità, ha caratteristiche affatto diverse dall’intelletto kantiano; questo era comune a tutti gli uomini e anche l’individuo meno dotato lo applicava per poter conoscere il mondo. Il sentimento, invece, è la capacità di cogliere l’unità spirituale della realtà al di là delle apparenze sensibili e, di conseguenza, non tutti gli uomini sono in grado di esercitarlo.


 


Il genio


Solamente un individuo di straordinaria sensibilità, superiore  a quella della gente comune, è in grado di andare al di là del mero dato sensibile per cogliere l’universalità, lo spirito unitario che comprende in sé tutti i fenomeni. Tale individuo è il genio.


 


L’infinito


La centralità del concetto di infinito nella cultura romantica è una conseguenza del rifiuto dei limiti della ragione: la possibilità di penetrare, attraverso il sentimento, la realtà in sé permette all’uomo di cogliere l’universalità del reale, senza tener conto dell’ordine e della misura.


 

 


Il finito e l’infinito


L’intero pensiero romantico è caratterizzato da una tensione continua tra la dimensione del finito e quella dell’infinito:  il singolo soggetto cerca di rapportarsi e penetrare nell’infinità, superando i suoi limiti naturali ma, a volte, sperimenta la propria inadeguatezza. Concetti tipici della cultura romantica, quali l’individualismo, il titanismo, una visione sia pessimistica sia ottimistica della vita, si  motivano proprio sulla base di questa continuo tentativo di

 risolvere il proprio sé finito nell’infinità della natura.


 

 


Romanticismo e idealismo

Questa tensione tra finito e infinito è, probabilmente, il carattere della cultura romantica che, in maniera più visibile, è stato ripreso dalla filosofia idealistica.


 

 


La natura e il panteismo


Coerentemente a quanto esposto, i romantici considerano la natura come un’unità organica e evitano l’approccio analitico della scienza. Quando non rifiutano pregiudizialmente la scienza, prediligono le discipline di carattere qualitativo (la chimica, il magnetismo) piuttosto che quantitativo.

La natura è spesso divinizzata, proprio perché è colta come unità spirituale; questa concezione panteistica sarà  ripresa dalla filosofia idealistica.


 


Contributi del romanticismo alla storia della scienza


Con la cultura romantica  la fiducia nel progresso scientifico sembra entrare in crisi, almeno rispetto all’epoca illuministica. Eppure il romanticismo ha il merito di avere interrotto quella fiducia ingenua nel progresso tecnologico e di avere individuato ambiti dell’esperienza umana inaccessibili all’approccio quantitativo. Questa posizione, piuttosto che portare a un cedimento della ricerca scientifica, ha favorito l’esplorazione di altre metodologie di ricerca (in particolare in ambito psicologico). La predilezione dei romantici per le discipline di tipo qualitativo, ha contribuito alla crisi del meccanicismo e della fisica classica e ha favorito uno straordinario progresso nel campo della ricerca fisica.


 

 


La storia


Il romanticismo propone anche una particolare concezione della storia, che condizionerà fortemente il pensiero idealistico. Poiché i romantici intendono evitare una visione frammentaria del reale, anche in ambito storico cercano una dimensione universalistica: nella storia si manifesta, così, una spiritualità universale, che guida i singoli popoli a realizzare determinati valori spirituali.


 

 

 

L’IDEALISMO

 


Caratteri generali dell’idealismo


Prima di affrontare in modo specifico il pensiero di Fichte, conviene precisare alcune caratteristiche generali della filosofia idealistica, proprie anche degli autori che si studieranno successivamente. Questo permetterà di comprendere meglio le singole riflessioni dei diversi filosofi.


 


Critica a Kant


Il punto di partenza dell’idealismo è il radicale rifiuto della gnoseologia kantiana. Seguendo i primi critici di Kant e influenzati dalla cultura romantica, i filosofi idealisti individuano nel noumeno il fallimento del tentativo kantiano di risolvere il problema della conoscenza. Ritengono sia totalmente da respingere



 una  facoltà conoscitiva con così grandi limiti e incapace, fra l’altro, di garantire la verità.


 

 


Rifiuto del dualismo kantiano


Per superare però la difficoltà rappresentata dal noumeno, è necessario rifiutare il “dualismo kantiano”, ossia la considerazione separata di soggetto e oggetto. Secondo Kant, infatti, la realtà del soggetto e quella dell’oggetto sono separate e diverse fra loro; entrano in comunicazione attraverso la sensazione, i cui dati sono interpretati dalle categorie dell’intelletto.


 


Unità della rappresentazione


Al dualismo kantiano i filosofi idealisti contrappongono l’idea che, nell’esperienza della rappresentazione, il soggetto e l’oggetto non siano fra loro separati, ma costituiscano anzi un’unità inscindibile. Non vi è nulla di ciò che consideriamo reale che non comporti l’unità di soggetto e oggetto: nessun soggetto può infatti concepirsi se non in rapporto a un oggetto da lui percepito; un oggetto si può dire reale solamente perché conosciuto da un soggetto. La natura propria dell’oggetto, infatti, è quella di poter essere percepito da un soggetto.


 


Unità di soggetto-oggetto


La vera realtà non è dunque costituita da due entità separate che si incontrano in determinate circostanze, ma è la loro unità inscindibile. Soggetto e oggetto è come se fossero due poli di un unico essere. Modificando lo schema  che abbiamo già illustrato nel capitolo su Kant, la visione idealistica potrebbe essere così sintetizzata.


 


L’idea


Quest’unica realtà, di cui soggetto e oggetto non sono che delle parti, è la totalità del mondo, l’universalità in cui è compreso tutto l’essere. Qualsiasi realtà particolare non può che esistere al suo interno. La totalità non può però essere una realtà materiale ma, invece, spirituale (l’idea), in quanto la materia è divisa e frammentata al suo interno e non può riassumere in sé tutte le determinazioni particolari.


 


Definizione di idealismo

L’idealismo è dunque quella corrente filosofica che concepisce la realtà come una totalità spirituale (idea), che comprende tutte le determinazioni particolari. La realizzazione dell’idea rappresenta, di conseguenza, lo scopo dell’agire di tutti gli essere determinati.


 


Differenze fra gli idealisti

Quanto abbiamo detto è comune ai diversi pensieri dell’idealismo. Le differenze fra i diversi filosofi che si studieranno  si manifestano  nella particolare concezione dell’idea e, soprattutto, del modo in cui le determinazioni finite si rapportano a tale infinito.


 

 


L’idealismo e la religione


La filosofia idealistica mantiene un rapporto molto ambiguo  con la cultura religiosa. Da una parte, criticando la cultura illuministica e ponendo a fondamento del mondo una realtà spirituale, è in un primo momento salutata con favore dagli intellettuali religiosi.  Nello stesso tempo, però, l’idea, poiché è elaborata concettualmente, si identifica fatalmente con il ruolo assegnato alla divinità e costituisce, per la cultura religiosa, una pericolosa laicizzazione di un

 principio sacro.


 

 


Licenziamento di Fiche


Non è un caso che Fichte sarà allontanato dall’insegnamento universitario con l’accusa di ateismo e che Fichte e Schelling, nella seconda fase della loro attività, avvertiranno l’esigenza di interpretare secondo criteri più religiosi i loro principi filosofici. Vedremo che proprio il conflitto fra idealismo e religione

condurrà al superamento di questa corrente filosofica.


 

 


Difficoltà dell’idealismo


L’idealismo è una filosofia particolarmente complessa, in quanto afferma l’esistenza di un principio astratto  di cui ogni cosa farebbe parte. La realtà più autentica sarebbe quindi per noi inconoscibile, mentre la nostra stessa realtà, che ci sembra così evidente, sarebbe  relativa all’esistenza di tale idea. Questa valutazione sembra contraddire il nostro senso comune, insieme al principio che

è la realtà spirituale a generare quella materiale.


 

 


E’ il pensiero a produrre la materia


In effetti, secondo gli idealisti, non è la materia a precedere la dimensione dello spirituale, ma è il pensiero a dare origine agli esseri materiali. Di conseguenza, la filosofia idealistica assume un carattere fortemente concettuale e astratto che risulta, a una prima lettura, di difficile comprensione; molto spesso gli studenti cercano di comprendere, dal punto di vista fattuale, la possibilità di questa produzione dallo psichico al materiale e, non riuscendovi, si dichiarano incapaci

 a comprendere questa filosofia.


 

 


Come studiare l’idealismo


Il nostro consiglio è quello di non sforzarsi a comprendere l’idea come se  fosse una realtà concreta in quanto, anche se gli idealisti la considerano reale, rimane comunque un concetto. Conviene accettare passivamente, e in forma un po’ dogmatica, questa convinzione della superiorità dell’idea infinità sulle realtà finite  e del pensiero sulla materia.  Accettando come dati di fatto queste conclusioni e lavorando con i concetti che ne derivano, si inizierà a comprendere ciò che si è accettato passivamente. Non per questo si condividerà la filosofia idealistica, ma se ne capiranno i fondamenti filosofici.

 

Dall’Illuminismo al Pre-Romanticismo

 

1. L’ILLUMINISMO

Il periodo storico-culturale che chiamiamo «Illuminismo» può essere racchiuso tra la fine del XVII secolo e la Rivoluzione francese (1789).

Il Settecento si caratterizza come un secolo nel quale la società europea guarda a se stessa con il bisogno di autoanalizzarsi, di mettersi in discussione, attraverso profonde riforme che puntavano a razionalizzare la vita sociale, politica e culturale.

Il pensiero dell’Illuminismo si basa infatti sull’esaltazione della ragione e delle capacità razionali dell’uomo, contro ogni verità scritta una volte per tutte, ogni dogma di fede, ogni autorità incontestabile: bisogna poter dimostrare l’efficacia e la razionalità di ogni principio, prima di poterlo applicare. L’arma più potente del pensiero illuminista sarà la critica: la possibilità, cioè, di un’analisi senza pregiudizi dei discorsi prodotti dagli uomini.

Francia e Inghilterra (ma anche Prussia, Austria e Russia) sono le culle di questo movimento. In Italia, queste idee hanno successo in Lombardia (governata dagli austriaci), nel granducato di Toscana e nel Regno di Napoli (governato dai Borboni), mentre sono quasi assenti negli altri stati della penisola.

Dietro questo rinnovamento culturale c’è il fenomeno economico e politico dell’emergere della classe sociale della borghesia, che, a poco a poco, sottrarrà all’aristocrazia il governo e la gestione della vita culturale, economica e, infine, politica. La borghesia, per attuare il suo ideale di libertà negli scambi economici, doveva necessariamente opporsi a quelle forme di barriere e di privilegi feudali, propri del governo della classe aristocratica. Destinataria della nuova cultura illuminista sarà la borghesia cittadina, attraverso strumenti inediti come i giornali, i periodici e i club.

Se in molti paesi europei, compresa l’Italia, i maggiori scrittori dell’illuminismo saranno ancora nobili o esponenti del clero, conquistati dalle nuove idee, in Inghilterra assistiamo alla nascita di una nuova figura di scrittore, legato al mercato e alla vendita dei libri, che vive duramente della sua attività di scrittura, per conto di editori bisognosi di “prodotti letterari” da vendere.

Una delle opere più rappresentative dell’Illuminismo francese è «L’Enciclopedia» di Diderot e D’Alambert (pubblicata tra il 1751 e il 1777): una raccolta di notizie e informazioni su tutti i campi della conoscenza, creata non per “catalogare” il già conosciuto, ma per portare avanti un’idea di sapere problematico e sempre in movimento e sviluppo.

 

I maggiori esponenti dell’Illuminismo italiano sono:

a) i lombardi Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giuseppe Parini;

b) il veneto Carlo Goldoni;

c) il napoletano Giambattista Vico.

 

Pietro Verri (1728-1797) fu uno dei fondatori della prima importante rivista lombarda, «Il Caffè», che fu pubblicata dal 1764 al 1766. In questa rivista si esprimeva l’ideale di una cultura legata all’utilità quotidiana, con giovanile entusiasmo contro ogni pregiudizio, falso valore e istituzioni ormai sorpassate. La battaglia di rinnovamento sociale prese la forma, in questa pubblicazione, di una battaglia linguistica: la lingua scritta doveva seguire i cambiamenti della società e aggiornarsi, rendendosi comprensibile al maggior numero possibile di persone, doveva esprimere “cose e non parole”.

 

Cesare Beccaria (1738-1794) è autore di uno dei libri di riflessione giuridica più importanti dell’Illuminismo di tutta Europa: «Dei delitti e delle pene» (1764). In questo libro si polemizza contro ogni sistema giudiziario irrazionale, contro la pena di morte e la tortura, si richiedono per i condannati delle pene “socialmente utili”. Si insiste più che sulla punizione delle colpe, sul dovere dello Stato di rimuovere le cause che portano gli uomini a delinquere (povertà, ignoranza, ecc.): nella convinzione che i tribunali debbano trattare l’uomo sempre come persona e mai come “cosa”.

 

Giuseppe Parini (1729-1799), a differenza dei primi due, nasce da una famiglia piccolo-borghese e non nobiliare. Per questo motivo dovrà mantenersi ottenendo l’ordinazione a sacerdote e lavorando come insegnante privato (“precettore”) presso famiglie nobili. Le sue opere principali sono: la raccolta di poesie intitolata «Odi» (1791) e «Il Giorno» (pubblicata dopo la morte, nel 1801). Quest’ultima opera è un poema satirico che racconta, attraverso i diversi momenti della giornata, la vita “alla moda” di un giovane aristocratico (il “giovin signore”). Attraverso questa satira e critica della vita nobiliare, emerge il bisogno di una maggiore uguaglianza all’interno della società, che però non arriva a negare il ruolo di guida dell’aristocrazia rispetto ad altre classi sociali. Nelle «Odi», Parini si presenta come poeta civile impegnato nel diffondere i valori della razionalità contro i pregiudizi e le prepotenze del suo mondo e della sua società. La poesia infatti, secondo Parini, doveva educare l’uomo alla virtù attraverso la bellezza dei suoi versi, perché agendo sui sensi e sulle passioni poteva rendere l’uomo più felice e quindi più pronto a comportarsi in modo virtuoso e onesto.

 

Carlo Goldoni (1707-1793) nasce, come Parini, da famiglia borghese e la sua vita sarà segnata da diverse fortune economiche, fino alla sua morte, che avverrà in completa miseria. È autore delle più importanti e belle commedie teatrali della letteratura italiana del ‘700. Tra le molte opere, ricordiamo: «La locandiera» (1752) e «I Rusteghi» (1760). Quello di Goldoni è stato definito un “illuminismo popolare”, lontano dalle speculazioni sui diritti, la libertà, la ragione dei grandi intellettuali del tempo, e più vicino a un’idea di ragione legata al buon senso quotidiano e popolare, tipico della classe mercantile veneta. Nelle sue commedie i personaggi borghesi hanno un ruolo fondamentale: sono laboriosi e ricchi di buon senso, al contrario dei nobili (nullafacenti e privi di valori morali). Ma il comico di Goldoni è legato anche ad alcune amare considerazioni: i continui conflitti che attraversano il mondo sociale, il prevalere dell’interesse e del calcolo economico, la crudeltà della vita di relazione tra gli uomini. Il linguaggio delle sue commedie è legato a quello della vita quotidiana, dividendosi tra un italiano “settentrionale” e un dialetto veneto articolato e differenziato a seconda della classe sociale del personaggio che parla. Più che un esperto conoscitore della tradizione letteraria, Goldoni si presenta al suo lettore come un esperto conoscitore del mondo e del teatro, della natura profonda degli uomini e delle donne, e delle tecniche necessarie a tradurre il mondo reale in scena teatrale. Goldoni è autore di una importante riforma del modo di fare teatro: 1) al posto del “canovaccio” (un testo che lascia agli attori la possibilità di improvvisare), egli impose un testo scritto da rispettare; 2) alle “maschere fisse” e a trame prefissate, sostituì l’analisi dei caratteri dei personaggi.

Si consiglia di approfondire la trama de “La locandiera” su:

http://it.wikipedia.org/wiki/La_locandiera_(Goldoni)

La trama de “I Rusteghi” su:

http://it.wikipedia.org/wiki/I_rusteghi

 

Giambattista Vico (1668-1744) è una figura molto particolare di questo periodo culturale italiano. Pur non partendo dalle riflessioni degli intellettuali illuministi, realizza uno dei sistemi filosofici più importanti di questi anni. Figlio di un povero librario, vivrà attraverso l’insegnamento. La sua opera filosofica maggiore è la «Scienza Nuova» (pubblicata nel 1725 e poi rivista e corretta nel 1730 e nel 1744). Secondo Vico, l’umanità esprime nella poesia, in modo fantastico e immaginario, il suo rapporto con il mondo: nei miti e nelle opere poetiche si possono leggere la vita e le relazioni sociali di un popolo. Fu anche autore di un’autobiografia e di alcune poesie.

 

2. DAL NEOCLASSICISMO AL PRE-ROMANTICISMO

Il Neoclassicismo del ‘700 non guarda al mondo antico, classico, come un modello da imitare in ogni forma ed espressione. Il Neoclassicismo illuministico sapeva ben distinguere la lontananza dal mondo antico. La classicità è riproposta come modello di razionalità e libertà. La bellezza greca e la virtù romana erano i modelli per immaginare una società perfetta e libera, costruita nel giusto equilibrio fra natura e civiltà. La malinconia che nascerà in questi autori dalla consapevolezza della distanza ormai irrecuperabile tra vita antica e vita moderna, porterà a sviluppare forme di pre-romanticismo (ad esempio, in Inghilterra, Gray e Walpole). A differenza degli scrittori dell’Illuminismo, i neoclassici e i pre-romantici abbandonano l’impegno sociale e politico e si dedicano all’arte come esperienza totale e assoluta. Da questi modelli nascerà anche il Romanticismo tedesco. A fare da spartiacque tra l’esperienza degli illuministi e quella di questi scrittori sarà la Rivoluzione francese: in Italia, in particolare, le speranze di liberazione della nazione dallo straniero, nate a seguito degli eventi rivoluzionari francesi, presto si trasformeranno in una sfiducia rassegnata e in una crisi del valore illuminista della ragione.

In Italia i maggiori esponenti del neoclassicismo sono Vittorio Alfieri e Vincenzo Monti. Il neoclassicismo pre-romantico avrà in Ugo Foscolo il suo maggior rappresentante.

 

Vittorio Alfieri (1749-1803) appartenne alla ricca nobiltà terriera e la sua vita fu sempre caratterizzata dalla smania di spostarsi continuamente, dal desiderio costante della gloria e della fama letteraria. Fu principalmente autore di tragedie, tra le quali ricordiamo il «Saul» (1782) e la «Mirra» (1784-86). All’Illuminismo, secondo Alfieri troppo “ragionatore” e poco “poetico”, l’autore oppone l’idea del “forte sentire”, del sentimento della libertà che porta “l’uomo libero” a scontrarsi con il “tiranno”. Non è più la ricerca illuministica di un bene collettivo e razionale a prevalere, ma la presenza di un “io” eroico, solitario e spregiatore del presente e del mondo. Alfieri sarà un modello per gli scrittori successivi che, sradicati e allontanati dal potere, cercheranno una soluzione individuale e solitaria per progettare un mondo diverso. 

 

Vincenzo Monti (1754-1828) attraversò diverse correnti letterarie, nello stesso modo in cui attraversò diversi regimi politici, parteggiando ora per uno, ora per l’altro governo. La sua opera più nota è la traduzione italiana dell’«Iliade» di Omero. Per Monti, la poesia è un ricamo fatto sul mondo, un modo per imporsi sulla scena sociale e per avere in essa un ruolo positivo. Il suo è uno sguardo rivolto al passato classico, che però vuole fare di questo passato un qualcosa di possibile e accettabile nel presente, il suo è quindi un classicismo borghese. Leopardi lo definì poeta dell’«immaginazione», ma non del «cuore».  

 

Ugo Foscolo (1778-1827) ha diversi temi costanti nella sua opera letteraria: l’amore per la patria, l’importanza dell’amore e dell’amicizia, la lode della bellezza e dell’armonia, la convinzione che i sepolcri, le tombe delle persone illustri possano costituire un legame tra passato e presente. Alla fiducia nella ragione dell’Illuminismo, Foscolo oppone un’idea degli accadimenti storici come processo di sopraffazione non razionale, basato sulle forze cieche della natura e malvagie della storia umana. A questo modello negativo, Foscolo oppone i valori dell’amore e dell’arte (che spesso sono rappresentati in un’unica figura femminile, che simboleggia entrambi). Tra le sue opere principali ricordiamo:

  1. il romanzo epistolare «Ultime lettere di Jacopo Ortis» (1801, seconda edizione 1817);
  2. i sonetti e le odi, raccolti in «Poesie» (1803);
  3. il carme «Dei Sepolcri» (1807);
  4. il poema le «Grazie» (incompiuto).

Nei sonetti, la vita dell’uomo nel mondo è rappresentata come contraddizione e continua opposizione. In «Alla Sera», le immagini di quiete e oscurità rimandano al richiamo della morte, della fuga definitiva dal tempo e dalle cose; in «A Zacinto», la riflessione autobiografica sulla propria nascita in Grecia, conduce a un’amara constatazione dell’impossibilità di un ritorno alle origini; in «In morte del fratello Giovanni» la tomba è presentata come l’unico luogo dove ricostruire un’unità familiare dispersa.

Nel carme «Dei Sepolcri», ritorna il tema delle tombe come occasione per riflettere e dar rilievo alla virtù degli uomini più grandi, fondatori di valori collettivi, educatori di una intera nazione e fondamento della sua civiltà. Secondo Foscolo, ad esempio, la  grande poesia dei nostri maggiori poeti trasforma le illusioni soggettive in forza civile e collettiva, o comunque la poesia è in grado di rendere giustizia alla disarmonia e al silenzio della storia reale.

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RIEPILOGO DELLA DATE PIÙ IMPORTANTI:

 

1744                «Scienza Nuova» di Vico

1751-77          «Enciclopedia» di Diderot e D’Alambert

1752                «La locandiera» di Goldoni

1760                «I Rusteghi» di Goldoni

1764-66          Viene pubblicata la rivista «Il Caffè»

1764                «Dei delitti e delle pene» di Beccaria

1782                «Saul» di Alfieri

1784-6            «Mirra» di Alfieri

1789                Rivoluzione francese

1803                «Poesie» di Foscolo

1804                Napoleone è nominato imperatore

1807                «Dei Sepolcri» di Foscolo

1810                Traduzione dell’«Iliade» di Monti

1817                Seconda edizione delle «Ultime lettere di Jacopo Ortis» di Foscolo

 

 

  • IL ROMANTICISMO: LE DUE DEFINIZIONI:

Numerosi, nel corso del tempo, hanno tentato di dare una definizione del fenomeno "romanticismo", tra le piu' pregnanti abbiamo da una parte la definizione di Hegel e dall'altra, quella abbastanza contrapposta, di alcuni storici.

  • Quella di Hegel, intende vedere il romanticismo, semplicemente come un movimento che mira all'esaltazione del sentimento e un rifiuto della ragione illuministica. Sebbene la definizione hegeliana non sia sbagliata, risulta molto limitata, perchè se pur è vero quello che afferma non coglie nella sua interezza il fenomeno romanticismo ma ne delinea solo alcune caratteristiche.
  • Ecco che, la versione di questi altri storici è di intendere il fenomeno nella sua globalità dicendo che non è possibile dare una definizione precisa di romanticismo, nè si può neanche parlare di un fenomeno unitario si può invece classificare come una mentalità che portò nuovi modi di pensare alle persone e che aveva, in generale, alcuni tratti comuni come una volontà d'evasione dalla realtà, la critica alla ragione illuminista, l'esaltazione del sentimento una ricerca dell'infinito.

 

2. I TRATTI GENERALI CARATTERISTICI ED IL DISCORSO SULLA NON UNITÀ DEL MOVIMENTO (ED IL CIRCOLO DI JENA):

Come sappiamo, il romanticismo nacque alla fine del XVIII secolo, in Germania, nella città di Jena. I suoi maggiori esponenti furono Friedrich von e August Schlegel insieme ad altri (i nomi sono troppo difficili da scrivere). Friedrich, dopo che si trasferì a Berlino, fondo la rivista "Athenaeum", che rappresenta il primo documento di diffusione delle idee romantiche.

I fratelli Schlegel strinsero dei rapporti d’amicizia anche con Fitche , di cui subirono l’influsso filosofico e considerandolo il padre del Romanticismo. Lo stesso Hegel, ebbe modo di conoscere le dottrine estetiche e filosofiche dei due fratelli. Dopo la morte di Friedrich von  , il gruppo (conosciuto come il circolo di Jena) si sciolse, ma le sue idee si diffusero ed ebbero grande successo in altre città tedesche, come Monaco .

2.1 Ateggiamenti caratteristici del romanticismo:

E' ovvio che non sia molto semplice poter fare un elenco di tutti i caratteri e le forme in cui il romanticismo è stato interpretato nel corso degli anni, ma è possibile delinearne gli aspetti più comuni, come ad esempio il rifiuto della ragione illuministica e la ricerca di altre vie d'accesso per giungere all'infinito.

Inoltre, è importante dire che, seppur Hegel abbia polemizzato contro il primato del sentimento (elemento comune tra i caratteri generali del R.) e contro certo punti del circolo di Jena, il suo atteggiamento risulta sempre romantico in quanto egli condivide il tema dell'infinito con una leggera differenza rispetto ai romantici: se questo ultimi ritenevano che all'infinito ci si potesse arrivare con il sentimento o con la fede, Hegel diceva che l'unico mezzo possibile per arrivarci fosse la ragione dialettica.

 

3.  IL RIFIUTO DELLA RAGIONE ILLUMINISTICA

Spesso si intende il romanticismo come il movimento della non-ragione, tuttavia non è esattamente così dal momento che è vero che rifiutano la ragione, ma non in senso lato, rifiutano solo quella illuminista dicendo che la ragione illuminista, quella ragione calcolatrice e "scientifica",  poteva cogliere solo pochissimi aspetti della realtà, e anche i più superficiali.

Inoltre i romantici intendendo la storia sotto forma di percorso guidato da Dio, vedono nella ragione illuminista un tentativo di ribellione a questo e vedono nella rivoluzione francese, per esempio, la conseguenza dicendo: "avete voluto voi prendere in mano il vostro destino? ecco il risultato". Ecco che Hegel prende la ragione illuminista e la divide in intelletto e ragione propriamente detta, addossa all'intelletto tutti i limiti sopraccitati e dice che invece è la ragione, intesa però nel modo "dialettico", che deve essere la guida (ecco perchè è sbagliato dire in toto che rifiutano la ragione).

 

4. L'ARTE:

I romantici cercavano dunque altre vie d'accesso all'infinito. Quest'ultima era per loro il sentimento (categoria spirituale che fino ad allora si aveva sempre ignorato), interpretato come un insieme di emozioni indescrivibili, con il quale la ragione non ha niente a che vedere (citazione: il pensiero non è altro che un sogno del sentimento "Novalis") e viene ritenuto in grado di poter oltrepassare quei famosi limiti di cui Kant ha tanto parlato e di poter giungere alla conoscenza primordiale. Il sentimento è visto come l'infinito stesso.

Data una definizione di come i romantici vedevano il sentimento, bisogna ora vedere come ritenevano che esso si potesse esprimere. La sua forma espressiva è, appunto, l'arte.

Per i romantici l'arte aveva tre valori principali:

  • Un valore conoscitivo, secondo cui si riteneva che con l'espressione artistica si potesse dare una spiegazione di molte cose, tra le quali l’infinito.
  • Un valore creativo- divino, in quanto il poeta o il pittore era ritenuto come una sorta di genio-Dio, le cui opere non erano altro che libere creazioni, con le quali egli poteva esprimere ogni emozione o sentimento, proprio come un Dio nel momento della creazione e da qui abbiamo la relazione Dio: universo = artista: opera d'arte.
  • il poter andare oltre l'esperienza: ogni artista, attraverso le proprie opere, era in grado di poter superare i limiti della conoscenza, a modo suo ovviamente, ma dal momento che veniva paragonato a Dio, nessuno gli impediva di poter rappresentare ciò ke meglio per lui rappresentava l'infinito.

I romantici rifiutarono il classicismo, il quale prevedeva il principio di imitazione, tanto ke nelle opere classiche vigeva l'armonia delle regole e dell'equilibrio. Invece l'estetica romantica era un'estetica ella creazione, nella quale l'artista era totalmente libero di rappresentare ciò che voleva. Da qui abbiamo un'assolutizzazione dell’arte, ritenuta in grado di trascendere i limiti del finito.

In conclusione, l'arte non è altro che la libera e totale espressione del sentimento ed il genio è colui che dal nulla crea qualcosa, come Dio, potendo così superare ogni limite della conoscenza.

 

5. LO SPIRITO RELIGIOSO E LA RAGIONE DIALETTICA:

Come strategia per giungere al sentimento e al vero sapere ecco che i romantici riscoprono la religione e le danno una notevole importanza; in particolare, proprio con questo rifiuto così marcato della divinità dell'illuminismo (kant era agnostico ad esempio) loro si "scagliano" dalla parte opposta andando proprio anche a riscoprire le fedi positive, che sono quelle religioni naturali con l'aggiunta di tutta quella costellazioni di riti e liturgie.

  • Ecco, un esempio è Schlegel, il quale abbraccia il cattolicesimo (e non il protestantesimo ad esempio) proprio perché il cattolicesimo è più coinvolgente con tutti i suoi riti, le sue liturgie, ecc.. .

Tuttavia questo non fu l'unica altra via per raggiungere il vero sapere:

  • Hegel rappresentò, per esempio, una eccezione, in quanto egli non abbracciava la religione, ma neanche l'illuminismo bensì prendeva il discorso kantiano sulla ragione e sull'intelletto (propriamente detti) e diceva che l'intelletto aveva le colpe ed i "difetti" che loro avevano scagliato alla scienza mentre abbraccia la ragione, in senso dialettico arrivando a dire che è solo tramite la ragione dialettica che arriviamo alla conoscenza vera e quindi anche all'infinito

 

 

7.  “L’UOMO È SPIRITO”:

Da una nota frase di Fichte (o fiche x gli amici) possiamo dedurre che l'uomo non ha un'essenza immutabile e predeterminata, ma se la crea da solo, ed ha quindi un'essenza dinamica, in continuo divenire. La nostra essenza viene costruita attraverso l'azione e l'essenza dell'uomo non può essere altr oche la libertà.

Nel 1794, Fiche scrisse la "dottrina delle scienze" in cui esponeva il suo pensiero circa l'esistenza, intesa come un rapporto dialettico (di interazione) tra l'io e il non-io.

6. IL SENSO DELL’INFINITO:

L'infinito è il protagonista principale del movimento romantico: con esso e in esso l'uomo può raggiungere la Verità, andare oltre quelle che sono le barriere filosofiche dell’illuminismo e di Kant, e avvicinarsi egli stesso alla forma perfetta e infinita di essere (dio) - ne è esempio la proporzione dio:creature = artista:quadro - . A questo punto, dobbiamo considerare i vari modi in cui questo "infinito" era concepito:

  • L'infinito è nel finito, e il finito è nell'infinito  (parole chiave: immanenza, panteismo): il finito è la manifestazione vivente dell'infinito, e questo ne regola le dinamiche e i processi atemporali (processi che avvengono non perché stanno in un determinato tempo ma che avvengono indipendentemente da esso), essendo IN esso (natura, leggi varie.. ecc). Il panteismo è il sentimento dell’immedesimazione tra infinito e finito, è talmente forte che i romantici tendono a considerare il finito come la realizzazione dell’infinito.
  • L'infinito va oltre il finito (trascendentismo teismo): basti pensare all’l'iperuranio di Platone. Il  trascendentismo  concepisce  l’infinito come un qualche cosa che si differenzia dal finito, però si manifesta o rivela in esso. Quindi, in questo caso, il finito non è più la realtà stessa dell’infinito, ma una sua manifestazione.

 

 

7.1.  STREBEN, SEHNSUCHT, IRONIA E TITANISMO:

Vediamo ora la spiegazione di alcuni termini importanti che ci aiutano a capire quello che era lo  scopo del pensiero romantico:

- Esistere: vuol dire agire, confrontarsi con quegl’elementi che si contrappongono alla propria realizzazione;

- Streben: significa sforzo ed è inteso, appunto, come quello sforzo continuo che l'io deve compiere per superare il non io (il finito). Il dramma di questo sforzo è che la nostra voglia continua di realizzarci è infinita, non trova mai pace, mentre i mezzi a nostra disposizione per poterci realizzare sono finiti,limitati. Questo problema porterà l'uomo ad uno stato di infelicità eterna, che i romantici giustificano con la presenza, all'interno di ognuno di noi, di un "demone dell'infinito" caratterizzato dal non essere mai soddisfatto.

- Senhsucht: lett. "desiderare il desiderio" . Se all'uomo è impossibile raggiungere l'oggetto del suo desiderio, egli non potrà mai conoscere il piacere di averlo realizzato, per cui i romantici sostenevano che il vero momento del piacere è il PRIMA del raggiungimento di un qualsiasi desiderio --> l'uomo si sente vicino all'infinito nel momento prima in cui il suo desiderio si sta per realizzare.

- Ironia: Ironia: atteggiamento che nasce dalla consapevolezza che qualsiasi aspetto della realtà (umano, naturale, sociale) è solo una manifestazione finita, e perciò inadeguata, dell’infinito e come tale non può essere “presa sul serio”. Atteggiamento di superiore distacco e rifiuto di assumere un determinato stato di cose qualsiasi come definitivo, quindi un “prendersi gioco” delle molteplici vicende della vita;

-Titanismo e vittimismo: sono atteggiamenti che rappresentano la conseguenza della lotta continua per raggiungere i propri desideri:

1. vittimismo: si parla di vittimismo quando non si riesce sopravvivere nella lotta per raggiungere i propri desideri e si ritiene che l'unica soluzione sia il suicidio;

2. eroismo/titanismo: è quell'atteggiamento di lotta continua con la consapevolezza di non poter mai vincere e l'uomo titano andrà sempre alla ricerca della propria dignità all'interno della realtà circostante ( e ha quindi una corretta concezione della realtà).

 

 

 

 

 

8. L’EVASIONE:

Ecco che la mentalità romantica, intesa come ribelle e anticonformista (per alcuni sensi), si concretizza nel tema dell'evasione: lo spirito ribelle romantico vuole evadere da tutto ciò che è quotidiano e monotono, vuole abbandonare il comune "finito" quotidiano per darsi ad esperienze uniche e travolgenti (ecco che anche la droga era un utile mezzo per fare queste esperienze);  parallelamente a ciò, viene riscoperto anche il medioevo, con tutti i usoi miti e le sue leggende, proprio per andare alla ricerca del tenebroso, dello strano e del magico (Bram stoker per esempio, l'autore di Dracula, era un romantico).

Ovviamente questa evasione si concretizzava maggiormente nell'arte (altro tempo), in cui lo spirito romantico, senza limiti di nessun tipo dava voce ai suoi sentimenti, creando come un'atmosfera da "sogno" (altro luogo) anche nelle sue opere.

Ciò si lega fortemente alla figura del romantico come viaggiatore; ma, il viaggiatore non era inteso come colui che viaggiava in mezzo alle città per conoscere costumi ed abitudini dei posti, ma come un vagabondo infelice che vagabondava senza meta

 

8.1. L’ARMONIA PERDUTA:

1. periodo classico: in cui tra uomo e natura e tra individuo e società vi era un rapporto basato sulla comunione e la spontanea e immediata identificazione. l'uomo non vedeva un nemico nella natura ma si sentiva parte di essa e viveva in armonia con essa. Stessa cosa nel rapporto tra individuo singolo e società, il singolo io non viveva il rapporto con gli altri con conflittualità, ma si sentiva integrato in una società in cui aveva un suo ruolo e la sua vita aveva un suo senso, non vi era scontro con la società. Questo periodo è identificato con quello dell'età classica (lo stesso degli umanisti e dei rinascimentali, il mondo greco romano). In questo modo la vita non era una lotta per la propria affermazione contro gli altri e la natura, ma la vita di ogni individuo aveva un suo senso compiuto, ciascuno aveva un proprio ruolo e trovava negli altri e nella natura immediato soddisfacimento alle proprie esigenze.

2. rottura dell'unità: a questo periodo di segue uno rottura dell'unità tra uomo e natura e individuo e società. La natura diventa un nemico, una forza da sottomettere e controllare, piegandola ai propri bisogni e questo avviene attraverso la scienza, con cui l'uomo sottomette la natura al proprio volere e non vede più in essa la propria dimora e non si sente più parte di essa. La natura va sottomessa con la tecnica e piegata alla volontà dell'uomo, non è più il luogo della bellezza e dell'armonia. Stessa cosa avviene nel rapporto con gli altri e la società. L'individuo singolo entra in conflitto con la società, questa è quel non io che si oppone alla realizzazione dei suoi deisderi e vivere significa (vedi il concetto dialettico di esistenza come lotta tra io e non io e streben) combattere con gli altri e con le forme dell'organizzazione sociale per affermare la propria volontà contro la volontà degli altri.

3. periodo: il senso dell'unità perduta, della fratellanza con gli altri e delle proprie radici naturali diventa così una delle esigenze che il poeta e l'artista romantico cercano di realizzare, ritornare alla natura e a un rapporto autentico e non conflittuale con gli altri sono obiettivi della società futura e ogni autore romantico cerca di individuare delle vie per realizzare questo ritorno all'unità. Tale riconquista dell'armonia porta avvenire attraverso la politica (il concetto di nazione come unità di popolo basata sulla comune storia, lingua e tradizione), attraverso la poesia e l'arte (capaci di costituire un comune patrimonio in cui tutti possano riconoscersi, vedi romanzo storico), attraverso l'amore (visto come fusione tra due singoli) ecc ecc.

 

 

 

 

 

 

 

L’AMORE COME ANELITO DI FUSIONE TOTALE E CIFRA DELL’INFINITO:

L’amore è un altro dei temi principali del romanticismo tedesco, su cui poeti e filosofi hanno incentrato la loro attenzione. L’esaltazione dell’amore deriva sicuramente dall’importanza che il sentimento e le emozioni hanno acquistato nel romanticismo. Infatti l’amore viene considerato dai romantici il sentimento più forte che dà una felicità e un piacere immensi; per questo motivo costituisce la vita della vita stessa .Vita e amore sono considerate la stessa cosa.

L’amore possiede innumerevoli caratteristiche:

  • la globalità: essa rappresenta la ricerca di una sintesi tra anima e corpo, spirito e istinto , sentimento e sensualità. A questo è collegata l’idea di una donna che è capace di amare con “la pienezza del proprio essere”; cioè senza essere frenata, senza rinunciare alla passione. Questo tipo di donna ha, logicamente, gli stessi diritti dell’uomo, sia nella vita che nella cultura.
  • completa fusione delle anime e dei corpi: ovvero i due corpi si fondono in un tutt’uno. Infatti, come scrive Hegel, il vero amore è un unificazione.
  • Tendenza a caricarsi di significati simbolici e metafisici: i romantici sostengono che l’amore pur essendo rivolto a creature finite, sia anche una manifestazione di un qualche cosa di infinito, inteso nella forma Uno-Tutto. L’amore infatti è qualche cosa che dona armonia, congiungendo uomo e natura, e ancora il finitoo e l’infinito e cosi via. L’more quindi costituisce la cifra dell’assoluto.

 

 

LA NUOVA CONCEZIONE DELLA STORIA:

Un'altra caratteristica del romanticismo è la passione e l’intersse per la storia. Anche gli illuministi si erano interessati alla storia, ma i romantici pur ispirandosi ad essi avevano fondato “una nuova filosofia della storia”. Infatti mentre per gli illuministi il protagonista della storia era l’uomo, per i romantici e la provvidenza. L’esito della rivoluzione francese e il fallimento dell’impresa napoleonica, aveva portato a credere che non fosse l’uomo a decidere e a fare la storia, ma fosse una potenza extra umana e trascendente.  La storia è vista come un processo complessivamente positivo, in cui non vi è nulla di irrazionale o di inutile, in cui esistono solo progressi e non regressi (sconfitte e fallimenti). Ogni momento successivo supera ed è più perfetto del momento precedente. I romantici criticano gli illuministi, in quanto secondo i primi è assolutamente scorretto che i filosofi giudichino la storia, rifiutando alcuni suoi momenti (es. medioevo), principalmente per due motivi:

  • Giudicare la storia significava mettere in discussione Dio, in quanto Dio si manifesta o realizza nella storia.
  • Ogni momento della storia è importante, perché costituisce l’anello di una catena; cancellando un qualsiasi momento storico questa catena si spezzerebbe.

Per questo motivo lo stoicismo romantico, anche se dà molta più importanza al futuro, considera molto importante anche il passato che rappresenta un qualche cosa di fondamentale per il presente e il futuro. I romantici non criticano alcuna epoca del passato, ma trovano dei lati positivi in qualsiasi momento storico. A differenza degli illuministi che criticavano il Medioevo , i romantici lo considerano un epoca di fede, di fantasia e mistero e di imprese cavalleresche. 

 

Il Romanticismo e le sue varie componenti

 

 

 

Il Romanticismo, complesso movimento storico, politico, letterario, filosofico, sociale, artistico, iniziato in Germania alla fine del 1700 e ai primi dell ‘800, si diffuse in tutta l’Europa grazie ad una particolare situazione storica, causata dalla crisi delle ideologie illuministiche, in seguito al diffondersi della filosofia Kantiana e idealistica, dal fallimento del dispotismo politico di Napoleone e dal culto della nazione contro il cosmopolitismo e illuminismo. Quindi, data la sua complessità, è molto difficile, non solo ridurlo ad una precisa definizione tecnica ma anche determinarne i limiti cronologici. Comunque come data di scadenza, in Germania, si preferisce il 1797, anno di pubblicazione della rivista Athenäeum, che propose grandi problematiche al mondo culturale ed accademico di tutta Europa, grazie alla partecipazione di un gruppo di intellettuali (tra cui, i fratelli Schegel, Novalis, Schelling), che proclamavano l’avvento di una nuova civiltà, caratterizzata da una nuova estetica, da una nuova concezione filosofica, religiosa e sociologica, e anche da una nuova letteratura. Essi, partendo dalla concezione estetica di Schiller, che distingueva la poesia ingenua degli antichi e quella sentimentale dei moderni, affermavano che la poesia antica è quella che imita la natura con un’arte soprattutto realistica e oggettiva, mentre quella moderna è sentimentale, perché basata sull’esperienza interiore del poeta.

 

Questi intellettuali presero le mosse sia da quello che si può considerare il centro di origine del Romanticismo, il gruppo di letterati degli ideologi tedeschi, verso la fine del Settecento, con a capo Herder, grande ammiratore della poesia popolare e dell’arte primitiva, sia dallo Sturm Und Drang (tempesta e assalto), movimento che anticipa quello romantico; in Inghilterra, il 1798, quando fu stampato il programma aggiunto alle Lyrical Ballades da Wordsworth a Coleridge; in Francia, il 1813, con la traduzione del corso di letteratura drammatica del tedesco Schlegel e l’Allemagne di M. de Staël; in Italia, il 1816, col primo manifesto del Romanticismo italiano "La lettera semiseria di Crisostomo" di Berchet con le versioni delle ballate tedesche "Leonora" e "Il cacciatore selvaggio" del Bürger. In tale lettera il Berchet, poeta tipicamente romantico, per aver posto le basi della poetica romantica in Italia, condanna le regole classiche e l’imitazione dei modelli, esaltando una poesia spontanea, popolare, ispirata a sentimenti vivi e attuali, educativa, morale, nazionale, cristiana: l’arte deve essere popolare, estesa a tutta la classe borghese emergente; la mitologia deve essere bandita, perché tratta fatti lontani dalla realtà e quindi diseducativi; l’Italia si deve aprire agli influssi della letteratura moderna europea; la naturalezza e il sentimento diretto della realtà storica portano ad imitare solo la natura ed a trattare fatti contemporanei al periodo in cui si vive; La lingua e lo stile devono essere semplici e naturali. Agli stessi principi di utilità, di concretezza, di buon senso, di modernità, di moralità e di italianità si ispira il periodico "Il Conciliatore", che nello stesso titolo propone una conciliazione del nuovo col vecchio (la nostra tradizione classica) a differenza della poetica tedesca, più estrema.

 

A questo riguardo, basti pensare all’atteggiamento moderato del Manzoni verso il Romanticismo. Il periodo storico tra la fine del Settecento e il congresso di Vienna (1814) vede l’Europa –vivere- uno dei periodi più drammatici della sua storia con il definitivo crollo delle società di antico regime, con il fallimento delle attese rivoluzionarie della Rivoluzione Francese, con la tragica fine dello straordinario periodo napoleonico ed ancora con l’anacronistico ritorno al passato dell’Europa della restaurazione, emersa dal congresso di Vienna, essendo il potere riportato nelle mani delle tradizionali e screditate aristocrazie: da tutto questo nasce la delusione storica, presente in molti intellettuali. Poiché l’ondata di rivolta, che in Francia aveva dato un duro colpo agli ordini preesistenti, si era diffusa un po’ in tutti gli stati europei, il processo di Restaurazione che fece da moderatrice e da guida nei rapporti civili della vita spirituale delle masse, avvenne alla luce del compromesso tra il vecchio e il nuovo. Infatti, la borghesia in ascesa, già presa in considerazione durante le esperienze rivoluzionarie e napoleoniche e poi ben inserita nel progresso delle strutture capitalistiche, diventava sempre più insofferente. In campo letterario e filosofico, si diffondevano scritti con aspirazioni che rifiutavano il vecchio ordine: si pensi all’ideologia liberale e allo spirito nazionale. Questi ricchi fermenti culturali, aspiranti ad un ordine nuovo, si allineavano con i progressi nell’economia, per cui si affermava sempre di più il binomio progresso-libertà. I grandi fatti nuovi che caratterizzeranno l’Europa della restaurazione saranno i fermenti nazionali in tutti quei paesi delusi nelle loro aspirazioni unitarie come l’Italia, la Germania, la Polonia, dove l’esigenza patriottica sfociava nella rivoluzione risorgimentale. Quindi l’età della restaurazione appare molto complessa e contraddittoria mentre, come risposta ad una situazione così complessa si ha un movimento culturale, quello romantico, anch’esso vario e contraddittorio. Pur polemizzando con l’Illuminismo, il Romanticismo si può considerare sia come svolgimento, approfondimento di esso sia come antitesi. Infatti dall’illuminismo esso prende, approfondendoli, i concetti di libertà, di fratellanza e di democrazia, intendendo però la libertà non come fine ma come "mezzo" per raggiungere altre libertà fino al marxismo e la democrazia in senso più popolare. Si deve dire però che nella seconda generazione romantica (De Senctis, Tommaseo, Mazzini), il distacco dall’Illuminismo fu più forte.

 

Per i romantici, la poesia deve veramente essere educatrice del popolo, mentre la conoscenza della storia viene considerata basilare per stabilire le origini della civiltà di ogni nazione europea. I tedeschi, ad esempio, esaltavano il medioevo, perché fu in quel periodo che la Germania nacque come nazione civile. Ma l’aspetto centrale del Romanticismo è senz’altro la scoperta del sentimento (diverso in tutti gli uomini, che presentano quindi una libera individualità), che corrisponde in filosofia alla scoperta della creatività Kantiana dello spirito, anche se il Romanticismo filosofico analizza la ragione più criticamente, mentre quello letterario si muove sulla via del sentimento. Infatti per Kant la realtà è frutto dell’attività creatrice del pensiero, ponendo però dei limiti alla ragione teoretica, che può conoscere solo il manifestarsi fenomenico della realtà, mentre gli idealisti sono portati alla conoscenza globale della realtà, come un tutto organico di finito e infinito, che illumina il primo. Questa via seguono Fichte, Schelling ed Hegel, che giunse ad affermare che "tutto ciò che è reale è razionale", frutto dell’attività creativa del pensiero umano e quindi degno di essere considerato. Tale affermazione che il soggetto pensante può creare anche dal nulla tutta la realtà, ha come conseguenza sia l’esaltazione del vitalismo individuale sia una concezione metafisica della ragione, con il disprezzo per la realtà empirica, che spesso nei romantici provoca uno stato di insoddisfazione, causato dal contrasto tra ideale e reale.

 

Un altro aspetto importante del Romanticismo è l’esaltazione del concetto di Patria, soprattutto nei paesi che avevano perduto la loro indipendenza per le guerre napoleoniche e per il congresso di Vienna. Si deve anche ricordare il ritorno alla fede religiosa con cui il Romanticismo superò il meccanicismo materialistico dell’Illuminismo. Ancora, l’inquietudine e la passionalità erano sentite come espressione dell’individualismo contro l’egualitarismo settecentesco. In Italia, i più grandi interpreti del Romanticismo furono Manzoni, col suo amor patrio, la sua fede religiosa e il suo bisogno di educare il popolo mediante le su opere; Leopardi, con la sua inquietudine la sua aspirazione d’Infinito e la sua contemplazione idilliaca della natura e anche il Foscolo, da considerare meglio un neoclassico romantico, con la sua fede nel culto delle Illusioni e nella forza eroica del sentimento contro la fredda ragione (Sepolcri) In Inghilterra, gli scrittori che più caratterizzarono il Romanticismo furono per la lirica Byron, simbolo del poeta ribelle e satanico e Shelley; per la narrativa Walter Scott, iniziatore del romanzo storico a cui si ispirò il Manzoni per i Promessi Sposi; molto successo ebbe pure Dickens.

 

In Francia le idee romantiche, divulgate da , Madame de Stäel, si affermarono con De Lamartine, De Musset, De Vigny, Victor Hugo e soprattutto con la grandissima opera narrativa di Honorè del Balzac e di Stendhal. In Spagna si deve ricordare l’opera di Josè de Espronceda; in Russia le opere di Puškin e di Gogol. I maggiori narratori americani dell’Ottocento, Poe, Melville e Hawthorne, seguono soprattutto le vie del "nero": Poe con racconti basati sul mistero, l’orrore, il brivido dell’arcano, Hawthorne con la "La lettera scarlatta" e Melwille con "Moby Dick". I rivolgimenti politici e sociali dell’ultimo Settecento e del primo Ottocento, trasformando la composizione sociale e i gusti del pubblico, provocarono anche mutamenti nella produzione musicale: infatti, la presenza delle nuove categorie emergenti comportò richieste verso una musica meno evasiva e più legata ai problemi politici e sociali dell’epoca. Con il tedesco Beethoven, si aprì una nuova era musicale, non solo per le novità tecniche, ma anche per l’impegno professionale e il senso di responsabilità. Ad incoraggiare questo processo di rinnovamento furono proprio le idealità romantiche, quali la libertà di ispirazione e di espressione, che permisero la ricerca di nuovi contenuti musicali che riflettessero gli ideali civili, politici e morali della cultura romantica. Nel campo della musica strumentale ricordiamo il polacco Chopin, l’austriaco Schubert, il tedesco Schumann, Listz. In Italia il melodramma subì un grande rinnovamento dando molta importanza alle vicende umane messe in scena, ai caratteri dei personaggi e ai contenuti letterari. Rossini e soprattutto Donizetti e Bellini sentirono molto l’influsso della cultura romantica, che essi espressero particolarmente attraverso l’amore infelice. Qualitativamente e di gran lunga più innovativo fu però Verdi, che cercò di esprimere caratteri più virili ed eroici, con argomenti che riflettessero il clima di tensione politica e di patriottismo dell’epoca in opere come "Nabucco" o "La battaglia di Legnano".

 

Gli sconvolgimenti storici di questo periodo con la conseguente crisi di idee all’interno della società, portarono ad una nuova immagine di artista solitario, rispetto al ruolo di educatore morale e civile precedente di genio incompreso che, convinto dell’impossibilità di modificare la società si chiude in se stesso, immaginando mondi fantastici in cui rifugiarsi, creando la cosiddetta "pittura visionaria", di cui un precursore fu il pittore svizzero Füssli che si ispirò ad autori come Dante e Shakespeare, rivalutati nel romanticismo perché autori genuini e forti. La pittura del Romanticismo affrontò anche temi tratti da riti magici e misteriosi come si vede nei dipinti di Goya, che tratta spesso convegni notturni di streghe e demoni in onore di Satana. Un pittore che sentì fortemente sia il bisogno di tenere vive le regole neoclassiche del decoro sia l’esigenza romantica di esprimere una profonda ricerca interiore fu il francese Delacroix. Ricordiamo la sua famosa opera "La libertà che guida il popolo" in cui il pittore vuole dimostrare la propria adesione ai moti rivoluzionari (le tre giornate di Parigi del Luglio 1830) ritraendosi accanto alla figura femminile rappresentante la Libertà, nel personaggio col cappello nero armato di fucile.

 

Conclusione

Da quanto letto, il Romanticismo è un movimento in cui convivono aspetti anche opposti fra di loro come il "liberalismo" e la "restaurazione" la religione della libertà e il ritorno alla fede dogmatica del Cristianesimo; il Titanismo e il vittimismo; la reazione e la rivoluzione; il realismo e il poetico. A questo riguardo, il critico Bosco distingue una scuola romantica, con regole precise, e una sensibilità romantica, con gli aspetti più complessi e contraddittori del movimento. Perciò se la data di inizio del Romanticismo tedesco del 1800 e di quello italiano del 1816 è molto vaga, per lo stretto legame tra Illuminismo settecentesco e romanticismo, ancora meno chiara è la data della fine, perchè il Romanticismo sopravvive nel Verismo e nel Decadentismo. A questo riguardo, il critico Bosco parla di Romanticismo bifronte, con due aspetti apparentemente non conciliabili fra di loro: da una parte, il movimento tende alla concretezza, ad una visione reale, storica (Manzoni); dall’altra all’indefinito, al vago (Leopardi). Per questo, il Romanticismo sfocerà nel Naturalismo, nel romanzo sperimentale e anche nel decadentismo simbolista. Il Romanticismo esiste ancora oggi, non solo perchè alcune sue esigenze sono universali, come l’aspirazione all’infinito, la sensibilità, l’angoscia del dubbio universale, l’inquietudine e l’insoddisfazione, lo scontro fra ideale e reale, ma anche per l’attuale individualismo attivo, che comporta l’autonomia dell’individuo, limitata però dalla piena padronanza che egli deve avere su se stesso e dal concetto della superiorità dell’interesse del tessuto sociale cui appartiene.

 

IL ROMANTICISMO

 

 

 

Romantico: romantic (inglese)

Senso dispregiativo per indicare la materia amorosa degli antichi romances (romanzi cavallereschi).

Nel ‘700 perde questa accezione negativa e va a definire il fantastico, il soprannaturale, il mistero.

In francese viene ampiamente usato il termine “romantique” (soprattutto da Rousseau) per sottolineare il rapporto sentimentale tra natura e stato d’animo.

In Italia comincia ad essere usato il termine “romantico” nel 1814. Il sostantivo romanticismo designa il movimento letterario che si diffonde in Germania e poi in tutta Europa.

Schlegel usa il termine “romantique” per definire la poesia moderna (nel senso di inquieta, drammatica) contrapposta a quella classica che era composta e armoniosa.

C’è un uso storico del termine e uno generale. Alla domanda “cos’è il romanticismo” si può rispondere dicendo che si può usare il termine in senso comune: romantico è sinonimo di sentimentale. Oppure il romanticismo si può intendere come movimento letterario in senso storico, come una componente eterna in tutti i tempi. Classicismo e romanticismo sono due componenti costanti.

Le date sono diverse da nazione a nazione.

Esotismo: una delle tendenze fondamentali del romanticismo. Può essere inteso in senso spaziale, come desiderio di fuga verso terre lontane, paesi selvaggi che possono essere i mari del nord o del sud. Si può avere anche un esotismo di tipo temporale: l’immaginazione progetta idealmente epoche diverse da quella del presente, in questo caso i tempi più vagheggiati sono il medioevo, o la Grecia antica vista come paradiso di perfezione e armonia.

Ritorno al cristianesimo, predilizione per la notte.

La dialettica diventa un modo di essere della realtà.

Estremo soggettivismo.

Mito del popolo.

Amore: tema centrale del romanticismo.

 

Il Romanticismo e Manzoni

Il Romanticismo entra in Italia attraverso la garbata mediazione di una grande "operatrice culturale", madame de Stäel (1766-1817). Il suo articolo, Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, esce nel gennaio del 1816 sulla Biblioteca italiana, periodico milanese promosso e divulgato a cura del governo austriaco.
La scrittrice francese invita gli italiani ad aprire i propri orizzonti, a guardare anche alla produzione d'oltr'Alpe e, in particolare, agli sviluppi della cultura in Inghilterra, Germania e Francia, dove ormai si sta diffondendo il Romanticismo. Subito si infiamma il dibattito fra i critici della proposta della Stäel e i suoi sostenitori, come Pietro Borsieri (1786-1852), autore dell'articolo Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani (1816) e Ludovico Di Breme (1780-1820) che scrive Avventure letterarie di un giorno (1816), ma non mancano in primo piano gli amici del Manzoni, come Ermes Visconti e Giovanni Berchet. Questi, nella Lettera semiseria di Giovanni Grisostomo (dicembre 1816), elabora il manifesto del Romanticismo italiano. In tono elegante e vivace polemizza contro i classicisti, che ripetono sempre gli stessi moduli poetici, imitando i modelli antichi, fanno della poesia mezzo di diletto, piuttosto che di educazione, ignorano il sentimento, si rivolgono a una categoria ristretta di "addetti ai lavori".
Invece il Romanticismo propugna un'arte diretta a un ampio pubblico borghese, mira a riprodurre i problemi degli uomini, calati nella realtà, si propone una funzione importante, perché vuole educare le menti e i cuori.

Anche Alessandro Manzoni vi aderisce con entusiasmo, ma non si pronuncia per iscritto. Conosciamo le sue idee sul questo movimento dalla lettera Sul Romanticismo, inviata al marchese Cesare D'azeglio nel 1823 e pubblicata senza il suo consenso nel 1846. Egli ritiene assurdo l'uso della mitologia, massicciamente presente nella poesia neoclassica, perché crea una letteratura d'evasione, elaborata secondo l'imitazione acritica, pedissequa e anacronistica dei classici. Invece l'opera d'arte deve essere educativa, cioè deve aiutare l'uomo a conoscere meglio se stesso e il mondo in cui vive. In questo testo Manzoni elabora una formula che mette a fuoco la sua concezione poetica: l'opera letteraria ha "l'utile per iscopo, il vero per oggetto e l'interessante per mezzo".
È questa un'affermazione non nuova nella forma, ma certamente nuova nella sostanza. L'utile coincide con la moralità in senso cristiano ed è il fine stesso della poesia tesa alla formazione delle coscienze; l'interessante viene a coincidere con la scelta stessa dell'argomento da trattare, che deve restare nell'ambito della meditazione sull'uomo, sulla sua vita e sul suo rapporto con la Divina Provvidenza; mentre il vero coincide con la ricerca del vero storico.
In pratica considera il Romanticismo come un rinnovamento dei moduli espressivi e dei temi propri della letteratura, poiché si indirizza a un pubblico vasto. In modo particolare sottolinea le peculiarità del Romanticismo lombardo, che, erede dell'Illuminismo, non lo sconfessa ma ne approfondisce e sviluppa le tematiche. Aperta all'Europa, Milano, ex capitale della napoleonica Repubblica Cisalpina, ospita intellettuali e periodici che non intendono sconfessare la Ragione, ma, semmai, vogliono affiancarle il sentimento, per rendere più completa la visione dell'uomo. In nome della Ragione si cerca di svecchiare la letteratura, liberandola da regole assurde, come le tre unità aristoteliche, che hanno condizionato la produzione teatrale italiana sino al Settecento.
I classici sono letti con ammirazione e costante interesse, ma non più imitati, perché l'opera d'arte nasce strettamente congiunta con lo spirito di un'epoca, che è irripetibile. Infine anche la Religione è vissuta in sintonia con il vaglio della Ragione.
L'esempio più evidente delle strette interrelazioni tra i due movimenti culturali, in Lombardia, è proprio Manzoni, un grande romantico, nipote di un grande illuminista, Cesare Beccaria. Ma c'è di più: il Romanticismo lombardo porta avanti, senza nasconderlo, un preciso intendimento patriottico-risorgimentale che emerge dalle pagine del periodico Il Conciliatore. È un foglio azzurro che viene pubblicato due volte la settimana a Milano, dal 3 settembre 1818 al 17 ottobre 1819: viene sostenuto economicamente dal conte Luigi Porro Lambertenghi (1780-1860) e dal conte Federico Confalonieri (1785-1846), che collaborano anche con interventi redazionali. Lo dirige il piemontese Silvio Pellico e scrivono articoli Giovanni Berchet, Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri, Ermes Visconti. Collaboratori occasionali sono grandi nomi dell'economia, come Melchiorre Gioia, Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) e Giuseppe Pecchio (1785-1835), storici come il ginevrino Sismonde de Sismondi (1773-1842), scienziati come il medico-letterato Giovanni Rasori (1766-1837).
Manzoni ne rimane estraneo, troppo assorbito dalla sua attività creativa, che in quegli anni è davvero intensa. Segue, però, con attenzione e partecipazione, condividendone il programma. Il titolo del periodico, "Conciliatore", non è casuale: nasce dall'intenzione di mettere in comune gli sforzi dei circoli intellettuali milanesi per dare alla letteratura forza ed efficacia, per elaborare un valido progetto culturale, sociale e politico: inevitabile, quindi, proprio alla luce dell'evidente intento patriottico, che intervenga l'occhio vigile della censura austriaca, la quale lascia ben poca vita al giornale. L'impegno sociale del Conciliatore, che mira alla "pubblica utilità", istruendo i Milanesi sulle innovazioni che in Europa segnano il progresso in tutte le branche del sapere (dalla pedagogia all'agricoltura, dalle istituzioni alla medicina, dalle scienze naturali alle loro applicazioni tecniche), lo pongono sulla linea del Caffè, del quale, peraltro, i "conciliatori" si considerano eredi e prosecutori.
Naturalmente il giornale si presenta come espressione di una cultura italiana. Per esempio, il problema della coltivazione della vite in Toscana non risulta meno interessante di quello dei bachi da seta in Lombardia. C'è quanto basta per indurre l'Austria a sopprimere il giornale e costringere al silenzio i collaboratori con l'intimidazione o la deportazione: tra questi ricordiamo Silvio Pellico, il quale riporta le memorie della sua prigionia nel carcere asburgico dello Spielberg nel libretto Mie prigioni (1832), che fece grande scalpore e rappresentò per l'Austria una notevole sconfitta.

Gli anni del "periodo creativo" del Manzoni sono caratterizzati da grandi eventi storici che si ripercuotono sulla Lombardia, lasciando tracce profonde. Il crollo di Napoleone, e la restaurazione sui troni degli antichi sovrani, "spazzati via" dalla conquista francese, porta la Lombardia nuovamente sotto la dominazione austriaca. Anche qui, come in altri Paesi europei, si formano società segrete; in Lombardia sorge la Carboneria, che organizza moti insurrezionali, destinati a fallire prima ancora di realizzarsi.
Manzoni abbraccia gli ideali patriottici e risorgimentali, auspicando l'indipendenza e l'unificazione delle regioni italiane: esprime le sue idee soprattutto nelle quattro appassionate Odi civili. Proprio il Cinque maggio, che non ha un carattere militante patriottico, perché non invita all'azione, rappresenta una riflessione sul rapporto fra l'uomo e la storia. Manzoni introduce il concetto di provvida sventura, affermando che le sconfitte, come l'esilio di Napoleone, avvicinano l'uomo alla fede e gli fanno conquistare qualcosa di molto più alto e prezioso, la salvezza dell'anima.
Con la scrittura delle tragedie Il conte di Carmagmola e Adelchi, si rafforzano proprio due concetti che diventeranno il fondamento della poetica manzoniana: la provvida sventura e il vero storico.
Nella Lettre à monsieur Chauvet sur l'unité de temps et de lieu dans la tragédie, pubblicata nel 1823, il Manzoni offre un vero saggio di metodologia. Egli sostiene che l'unità d'azione non corrisponde a un singolo avvenimento, ma a molti avvenimenti, anche lontani nel tempo e nello spazio; essi, però, sono collegati da rapporti interni (come quello di causa ed effetto). Collante che garantisce l'unità dell'azione è, per Manzoni, il vero storico ossia rispetto per i fatti e riproduzione fedele delle caratteristiche dei personaggi, così come ci sono state tramandate dalla storia e puntualizzate in seguito a una severa ricostruzione preliminare. Sentiamo l'eco dell'insegnamento dello Schlegel che costituisce il punto fondamentale della poetica manzoniana: il rispetto della verità storica è garanzia della validità morale ed estetica dell'opera d'arte: l'unità d'azione, dunque, nasce dalla capacità dello scrittore di cogliere i nessi tra gli eventi e rintracciarne il senso più alto. Si noterà anche che non è estranea, soprattutto in quest'ultima implicazione, la visione religiosa dell'autore.

 

 

 

 

 

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