Rivoluzione russa
Rivoluzione russa
Tratto da wikipedia : La Rivoluzione russa è stato un evento sociopolitico che ha influenzato la storia mondiale di tutto il XX secolo. L'Unione Sovietica, nata dalla Rivoluzione, fu il primo tentativo, su scala nazionale, di applicazione pratica delle teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels. All'inizio del 1917 la Russia, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della triplice intesa, era stremata.
Le perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e tranne alcune vittorie sul fronte austriaco, ormai vanificate dagli eventi, la Russia aveva subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia russa, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini. Nelle città mancavano viveri e combustibile, anche a causa dello stato disastroso in cui versava il sistema ferroviario, e nelle campagne l'inquietudine dei contadini aumentava a causa del sempre maggior numero di reclutati per la guerra. Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia, al punto che anche molti degli elementi più conservatori delle classi tradizionalmente alleate del regime stavano prendendo coscienza che solo un'uscita di scena di Nicola II, e forse dello stesso zarismo, avrebbero loro permesso di mantenere il controllo dello stato.
Rivoluzione russa
Russia, terra di rivoluzioni
La rivoluzione russa del 1905
La disastrosa sconfitta subita dalla Russia nella guerra contro il Giappone, mettendo in piena luce l'inefficienza e la corruzione del regime zaristico, contribuì a scatenare le tendenze rivoluzionarie che da tempo minavano la società russa.
Alla morte violenta dello zar Alessandro II, ucciso in un attentato terroristico, aveva fatto seguito una feroce reazione. Il nuovo zar, Alessandro III (1881-1894), con il pieno appoggio della Chiesa ortodossa e della nobiltà (le due colonne su cui si reggeva da sempre l'autocrazia zarista), cancellò ogni traccia delle timide concessioni fatte dal padre. Per legittimare in qualche modo la propria politica di integrale restaurazione dell'autocrazia, Alessandro III ricorse agli appelli alla salvaguardia dei valori tradizionali della "grande madre Russia". La polizia politica (Ochrana) infierì contro oppositori e studenti universitari, accusati di essere pericolosi propagatori di idee contrarie all'autentico rito nazionale e sovvertitrici dell'ordine sociale; le popolazioni non russe dell'Impero vennero sottoposte a una brutale russificazione; le religioni diverse da quella ortodossa perseguitate. Contro gli ebrei venne lasciata mano libera al cieco risentimento popolare, che sfociò in sanguinosi pogrom1.
Sotto Alessandro II e, successivamente, Nicola II (1894-1917) ben poco si era fatto per risolvere i
problemi delle masse popolari, specialmente contadine, che premevano tumultuosamente per ottenere condizioni di vita almeno tollerabili.
Riforme notevoli, ma non certo atte ad alleviare tali condizioni, erano invero state promosse da Sergej Julevic Vitte, ministro delle comunicazioni, delle finanze e dell'industria dal 1892 al 1903: questi infatti, inasprendo la pressione fiscale sulle campagne, era riuscito a stabilizzare il rublo e a favorire quindi quel flusso di capitali stranieri che aveva largamente contribuito al decollo industriale della Russia. Per ammodernare le infrastrutture del paese egli aveva inoltre promosso la costruzione della ferrovia transiberiana.
Ma la stessa borghesia, che pure aveva cominciato ad assumere una certa importanza grazie appunto al diffondersi di nuovi metodi di produzione, si vedeva negati i più elementari diritti politici. Essa pertanto esprimeva le proprie aspirazioni nel Partito democratico-costituzionale (meglio noto come Partito cadetto); così come il proletario rurale e urbano trovava i propri difensori nelle minoranze dell'intellighenzia che militavano nel Partito socialista rivoluzionario e nel Partito socialdemocratico russo.
Indipendentemente da questi ristretti gruppi politici, che solo più tardi avrebbero svolto una funzione determinante, le masse popolari esprimevano comunque la loro protesta attraverso frequenti ribellioni, regolarmente represse con spietata durezza dall'autocrazia zarista.
Il crescente malcontento portò, il 22 gennaio 1905 (9 gennaio 1905 secondo il calendario giuliano), ad un imponente manifestazione popolare. Guidati dal pope Gapon, il corteo di lavoratori marciò sul palazzo d'inverno. I manifestanti non intendevano chiedere un cambiamento di regime , né mettere in discussione la sovranità dello zar, ma soltanto presentare una petizione con cui supplicavano lo zar di porre termine alla guerra col Giappone, nonché di ottenere alcuni provvedimenti di riforma - come la convocazione di un'assemblea costituente - e miglioramenti salariali. Il popolo si rivolse al
1 Pogrom: termine russo (distruzione) usato per indicare atti di violenza contro le minoranze ebraiche, spesso condotte
dalle stesse autorità.
sovrano come a un padre reclamando la sua protezione - la presenza di intere famiglie e le icone che rappresentavano lo zar ne sono una chiara 1dimostrazione. Nonostante ciò i dimostranti furono accolti dalle fucilate dei soldati che provocarono molte centinaia di morti e di feriti, tanto che quel giorno è passato alla storia col nome di domenica di sangue.
L'indignazione popolare divampò allora diffusamente per tutta la Russia. Operai, soldati e marinai, si sollevarono spontaneamente , rilevando la profondità del malcontento che covava sotto la cenere, e il moto di protesta assunse ben presto le dimensioni di un autentica rivoluzione, da "oggetto" passivo della violenza delle autorità, il popolo mutò in "soggetto" attivo della rivoluzione.
Il 22 giugno 1905, dopo l'uccisione per mano di un ufficiale, di un marinaio, l'equipaggio della corazzata Potemkin si ammutinò, impadronendosi della nave. I ribelli issarono la bandiera rossa nella baia di Sebastopoli, sul mar Nero, e dopo fatto scalo a Odessa puntarono sulla Romania, dove ottennero asilo politico.
Per la prima volta fecero la loro comparsa i soviet (consigli), organismi rappresentativi dei lavoratori sorti in modo spontaneo a Pietroburgo e, successivamente, nelle altre principali città. Il moto rivoluzionario toccava così il suo apogeo. Il 17 ottobre lo zar si risolse finalmente a sottoscrivere un Manifesto, col quale si impegnava solennemente a concedere le fondamentali libertà politiche e a istituire un parlamento elettivo o Duma.
Situazione socioeconomica della Russia tra il 1914 e 1917
Nel 1914, a differenza delle altre potenze europee, la Russia viveva ancora in un paradossale intreccio di arretratezza semifeudale e di capitalismo industriale moderno.
Nella Russia del tardo '800 e del primo '900, infatti, l'industrializzazione, promossa e accelerata dal Vitte, è particolarmente avanzata nelle regioni minerarie degli Urali, nella zona petrolifera di Baku e intorno alle grandi città di Mosca e di Pietroburgo, ed è alimentata da un massiccio intervento statale e da un forte afflusso di capitali europei. Fra il 1888 e il 1913 la rete ferroviaria viene più che raddoppiata, le esportazioni (principalmente di materie prime) crescono di quattro volte, le importazioni (principalmente di manufatti), di cinque. Gli operai, che nel 1890 erano circa 1 400 salgono a quasi 3.000.000 ai primi del '900, e il loro numero è in continua ascesa. Ma al promettente sviluppo economico non si accompagna alcun miglioramento nella vita dei lavoratori, retribuiti con salari miserandi, costretti a lavorare per 10-12 ore al giorno, privi di ogni diritto di sciopero e di organizzazione sindacale.
In condizioni diverse, ma certo non migliori, vivono le masse di gran lunga più numerose dei contadini, i quattro quinti dei quali, dopo l'abolizione nel 1861 della servitù della gleba, sono rimasti legati alle comunità semifeudali dei mir. Data la continua crescita della popolazione, le terre dei mir vengono divise tra le famiglie delle singole comunità in appezzamenti sempre più piccoli, e le comunità devono pagare solidalmente le imposte e il riscatto previsto dalla riforma di Alessandro II, non ancora estinto nel 1906.
Lo stato preleva principalmente dai contadini le somme necessarie per pagare gli interessi dei capitali prestati dagli stranieri, cosicché i contadini, nonostante l'insufficienza delle loro entrate, sostengono gran parte del costo dell'industrializzazione, mentre il mir, che comporta obblighi e diritti colletti incompatibili con l'avvento di una società borghese, ostacola il progresso dell'agricoltura, già di per sé molto arretrata per scarsità di capitali.
La borghesia russa, comprendente liberi professionisti, commercianti, finanzieri, direttori tecnici, funzionari. Questa classe non ha sufficiente forza economico-politica per imporsi come egemone nel processo di rinnovamento del paese né per imporre allo zar l'auspicata svolta democratico-costituzionale, perché non ha alle spalle un lungo periodo di tirocinio politico, e perché gran parte degli impianti e delle fabbriche appartengono non a borghesi russi ma, come si è detto, a capitalisti stranieri o allo stato.
Al vertice della società russa, come autentico retaggio di feudalesimo, sta la nobiltà terriera, che circonda lo zar e ne condiziona e consiglia 1a politica, o che vive in provincia curando la gestione dei propri latifondi e monopolizzando l'amministrazione periferica.
La nobiltà considera mostruose anche le riforme promosse dal Vitte e dallo Stolypin, responsabili di aver introdotto nella «Santa Russia» i metodi capitalistici di produzione; tanto che, quando nel settembre 1911 lo Stolypin cade vittima di un attentato, molti pensano non senza ragione che il «rivoluzionario» autore dell'assassinio sia in realtà un agente dell'Okhrana, cioè della polizia politica segreta zarista, postosi al servizio degli ambienti più reazionari.
La presenza incombente della nobiltà conferisce un'impronta arcaica alla Russia dell'epoca, che risulta divisa piuttosto in caste che in classi: un abisso invalicabile separa infatti i mugik e gli operai, reietti e analfabeti - i «poveri e ubriaconi» della tracotante definizione di Stolypin - dal mondo dei ricchi e dei nobili che, per cultura, costumi, stile di vita, presumono di appartenere a un'umanità superiore e diversa.La rivoluzione del 1905 non ha modificato radicalmente il regime politico. La prima Duma, eletta nel 1906 secondo modalità che favoriscono gli agrari e i nobili a scapito dei contadini e degli operai, viene sciolta dallo zar dopo solo due mesi di vita perché la maggioranza cadetta invoca una riforma democratica della legge elettorale e pretende di esercitare il controllo sul governo, che invece - secondo la costituzione allora concessa - risponde del proprio operato soltanto allo zar. Nel paese si succedono intanto disordini molto gravi e ammutinamenti nelle file stesse dell'esercito, a fronte dei quali - con la connivenza documentata delle autorità - si consumano anche nuovi sanguinosi pogrom.
Viene, allora chiamato alla presidenza del Consiglio il ministro degli interni Pëtr Arkadevic Stolypin (luglio 1906), che per ristabilire l'ordine nelle campagne procede bensì a una grande riforma agraria (v. sotto), ma non appena si scontra con l'opposizione dei cadetti, non esita né a stroncare le proposte democratiche da loro avanzate, né a imporre una serie di drastiche limitazioni alla libertà di propaganda, né infine a far sciogliere il 16 giugno del 1907, anche la seconda Duma eletta in gennaio. Infine la terza Duma (1907-1912), eletta con una nuova legge che accentua ulteriormente i privilegi dei grandi proprietari,evita lo scioglimento anticipato in quanto è formata da una maggioranza conservatrice, che appoggia il governo senza ovviamente pretendere, alcuna concessione di carattere liberale. La quarta Duma (1912-1917), composta nonostante tutto da una maggioranza liberal-democratica, conduce bensì una decisa opposizione ai governi ma riesce solo a ottenere che essi si avvicendino continuamente, senza mutarne però l'indirizzo politico reazionario.
Una riforma veramente significativa, come si è detto, viene però attuata dallo Stolypin, che tiene la presidenza del consiglio sino al 1911. Convinto che il governo debba sì respingere tutte le istanze liberal-democratiche, ma debba nello stesso tempo assicurarsi, mediante un'efficace iniziativa di ammodernamento delle strutture produttive, l'appoggio di coloro che non siano affetti da odio pregiudiziale per qualsiasi novità, egli esprime con Brutale franchezza i propri intendimenti politici in un discorso tenuto alla terza Duma nel 1908: "II governo non ripone le proprie speranze nei poveri e negli ubriaconi, ma nella gente solida e vigorosa: in forti proprietari che sono chiamati a svolgere la loro parte nella ricostruzione del nostro zarismo".
Pertanto, nella giusta convinzione che il mir sia un'unità produttiva antiquata e inefficiente, lo Stolypin favorisce in ogni modo la formazione di proprietà individuali capitalistiche, sia abolendo i riscatti che i mir dovrebbero pagare collettivamente, sia autorizzando i contadini a vendere i loro diritti di proprietà comune e a liberarsi così dagli obblighi che ne derivano. In tal modo ottiene un duplice risultato: per un verso facilita e accelera la nascita di una classe di liberi e ricchi proprietari di terre (detti più tardi kulak), per l'altro stimola l'esodo dal mir di manodopera che potrà essere ingaggiata nelle attività industriali.
La riforma Stolypin, varata nel 1906, consegue un notevole successo: più di sei milioni di famiglie, sui sedici che ne avevano diritto, abbandonano effettivamente il mir nel corso di un decennio, e più di dieci milioni di ettari di terra, sciolti da ogni vincolopassano alla libera disponibilità dei loro padroni; ma la nuova classe dei kulak rimane pur sempre ultraminoritaria rispetto alle plebi rurali sfruttate. Pertanto, anche dopo la riforma, mentre circa 30.000 famiglie di nobili di latifondisti e di kulak posseggono un terzo del suolo nazionale gli altri due.
Terzi sono suddivisi fra 13-14 milioni di famiglie: e mediamente gli agricoltori ricchi posseggono terreni 225 volte più estesi di quelli dei contadini poveri. Questi ultimi non solo dispongono di terreni insufficienti, ma per la loro miseria non sono in grado di procurarsi i mezzi per uno sfruttamento razionale delle loro esigue proprietà, e spesso si riducono alla condizione di braccianti salariati (mugik)o alternano il lavoro sul proprio campo col lavoro alle
dipendenze di un padrone.
Lo scenario politico
Gli schieramenti politici russi possono essere distinti a seconda che essi appartengono alla fase pre-marxista1 o alla fase successiva.
Tra gli schieramenti della prima fase distinguiamo:
- Gli Anarchici, guidati da Mikhail Bakùnin (1814-1876), sostenevano che i metodi rivoluzionari tradizionali delle congiure e degli attentati, ed erano contrari ad ogni forma di collettivismo, rappresentano il cosiddetto sottoproletariato2 ed attribuiscono la massima importanza della lotta all'iniziativa di singoli individui e di piccoli gruppi di avanguardia.
- I Populisti, rappresentano un complesso movimento politico, genericamente affine al socialismo utopistico che si fonda su un presunto istinto rivoluzionario delle masse contadine. Sostengono il passaggio diretto dalla obscina3 al socialismo senza passare dall'esperienza capitalista. Il nome del movimento deriva dalla famosa frase di uno dei massimi rappresentanti, Alexandr Ivanovic Herzen (andare verso il popolo). Per ottenere questo scopo si organizzavano in partiti clandestini combattendo il regime con azioni terroristiche.
- I Nichilisti, costituiscono un movimento filosofico-letterario, che contrapponeva alla liberazione sociale, quella individuale, riaffermando l'importanza delle "minoranze pensanti".
- I Marxisti, intesi come effettivi sostenitori delle teorie di Karl Marx. Era un gruppo praticamente inesistente in Russia, sia perché le opere del filosofo tedesco non erano ancora state tradotte in russo, sia perché tali teorie erano difficilmente applicabili alla realtà russa. In seguito all'opera di Plechanov prima e di Lenin poi, il movimento diventerà la base per la nascita del Partito operaio socialdemocratico russo. Esso si rivolgeva al proletariato industriale e sostenendo la lotta di classe condotta da grandi masse auspicava alla presa del potere e alla collettivizzazione dei beni di produzione.
Alla fase successiva appartengono i seguenti partiti politici:
- Partito costituzionale democratico o Partito cadetto: d'ispirazione liberale, esso rappresenta la borghesia russa, per la tenacia con cui si batterono contro l'autoritarismo zaristico, i cadetti goderono di un certo prestigio sino alla rivoluzione bolscevica dell'ottobre 1917. Decisivo fu il ruolo di opposizione nei confronti dei "governi zaristi"4.
- Socialisti Rivoluzionari (comunemente designati con le iniziali «SR»), riprendendo alcuni temi cari al populismo, concentravano la propria attenzione sulle campagne e puntavano sulla naturale tendenza dei contadini al socialismo, che si sarebbe dovuto realizzare non già passando attraverso la preliminare introduzione del capitalismo nelle campagne, ma per lievitazione e trasformazione spontanea della vecchia obscina. Lenin era invece convinto che il capitalismo si stesse già affermando nelle campagne e già stesse disgregando le arcaiche strutture della obscina; e riteneva d'altra parte che i contadini non avessero alcuna naturale vocazione al socialismo, ma aspirassero semplicemente - grazie alla distribuzione delle terre - a trasformarsi
1Pre-marxista: con questo termine si indica la fase precedente alla divulgazione delle teorie marxiste in Russia,
determinante fu il lavoro svolto a tal fine da Georgij Valentinovic Plechanov (1857-1918).
2Sottoproletariato: A questo ceto appartengono i mendicanti, i delinquenti, gli straccioni: ceti e ambienti molto diversi
dal proletariato che lavora e produce.
3Obscina: tradizionale comunità rurale slava.
4Governi zaristi: governi nominati dallo zar senza tener conto della maggioranza presente in parlamento ( es. Stolypin).
in proprietari, secondo un ideale piccolo-borghese che col socialismo non aveva nulla a che fare.
- Partito operaio socialdemocratico russo: Le polemiche ideologiche cui abbiamo accennato non sarebbero però state di alcuna utilità, se non si fossero diffuse nella realtà concreta dei partiti e dei movimenti di ispirazione socialista, costretti in Russia alla clandestinità e di fatto assai poco consistenti. Dal punto di vista quantitativo, infatti, lo stesso Partito operaio socialdemocratico russo, fondato a Minsk nel 1898 da solo nove rappresentanti di disparate organizzazioni locali delle grandi città (Pietroburgo, Mosca, Kiev) e destinato vent'anni più tardi ad assumere la guida della rivoluzione, era ancora di dimensioni assai modeste nel 1903, quando si riunì all'estero, prima a Bruxelles poi a Londra, il suo II Congresso.
Risale a questo congresso la distinzione fra bolscevichi e menscevichi, che in realtà, nonostante i ripetuti tentativi di conciliazione, costituirono fin d'allora due diversi partiti, e nel 1912 si separarono anche formalmente. Nel 1912, infatti, Lenin convocò a Praga un congresso, presentandolo come VI congresso del partito socialdemocratico russo, ma invitando a parteciparvi solo gli esponenti della frazione bolscevica: ne rimasero pertanto esclusi anche uomini come Plechanov e Trotzkij che, pur essendo esponenti di primo piano del mondo socialista internazionale, avevano il torto di non condivide le idee di Lenin.
Prescindendo dalla "legittimità" di questo VI Congresso, che è problema di scarsa rilevanza storica, va comunque rilevato che le differenze di prospettiva di metodo fra bolscevichi e menscevichi erano tali da rendere improponibile un'ulteriore convivenza. I bolscevichi, guidati da Lenin, sostenevano la tesi del partito compatto, centralizzato, formato sostanzialmente da rivoluzionari di professione, impegnati fino in fondo nella lotta politica. I menscevichi ponevano invece una prospettiva più aperta e graduale, capace mobilitare un grande movimento di opinione, che doveva in primo luogo battersi per una riforma democratica della società, lasciando al futuro il trapasso al socialismo. Essi accusavano Lenin di bonapartismo e denunciavano il pericolo implicito nelle tesi da lui sostenute, che - secondo quanto obiettava Trotzkij, allora militante nelle file dei menscevichi di sinistra - avrebbero favorito l'instaurarsi di una dittatura sul proletariato e non del proletariato, perché la rigida disciplina necessaria per bruciare le tappe verso la rivoluzione avrebbe imposto l'egemonia dell'apparato organizzativo sul partito, del comitato centrale sull'apparato, e infine del potere personale di un dittatore sullo stesso comitato centrale.
Le rivoluzioni del 1917 furono guidate dalle minoranze politiche di cui si è detto; esse, peraltro, non furono certo "inventate" arbitrariamente da tali minoranze, ma nacquero dalla crescente e diffusa insofferenza popolare per le iniquità del regime zaristico, rese più acute ed evidenti dalle prove durissime della guerra.
Le sconfitte del 1914-15 erano costate ai Russi più di
due milioni di uomini e avevano comportato la perdita di grandi quantità di materiale bellico. La stessa vittoriosa avanzata del Brusilov nel 1916 aveva dovuto essere precocemente interrotta e alla fine risolta in un grave insuccesso, seguito da sempre più numerose diserzioni.
disastri analoghi, per il vero, avevano subito tutti i paesi belligeranti, ma altrove si era corsi ai ripari mediante tempestive rettifiche politiche e militari, la Russia zarista si dimostrava incapace di ogni trasformazione. La stessa borghesia liberale, che si era spontaneamente mobilitata per sostenere lo sforzo bellico con svariate iniziative, era guardata con sospetto. Fra gli alti funzionari non pochi parteggiavano per gli Imperi Centrali, perché temevano il contagio democratico dei Francesi e degli Inglesi; altri speravano che la vittoria dei nemici fornisse l'occasione per abrogare anche le precarie conquiste costituzionali del 1905. Dopo l'assassinio dello Stolypin, ultimo autentico statista dell'ancien régime, si erano avvicendati al governo uomini retrivi e del tutto insignificanti. Gli ambienti di corte, e specialmente la zarina Alessandra, subivano la nefasta influenza di Grìgorij Efimovic Novych, più noto sotto lo pseudonimo di Rasputin: un santone ciarlatano e guaritore, senza i buoni uffici del quale era ben difficile trovare udienza presso i sovrani.
Verso la fine del 1916 la quarta Duma eleva una indignata protesta contro questa situazione intollerabile, e un complotto, cui partecipa anche un parente dello zar, pone termine agli intrighi di Rasputin eliminandolo (30 dicembre 1916). Ma, di fronte a questi episodi che sono soltanto i sintomi della ben più vasta crisi dell'esercito e del paese, lo zar non sa reagire altrimenti che rafforzando la polizia e disponendosi a nuove repressioni, ormai chiaramente impraticabili dato che egli non può più contare sull'obbedienza dell'esercito.
Il seguito degli avvenimenti è di per se stesso eloquente. L'8 marzo 1917 (23 febbraio) gli operai di Pietrogrado insorgono perché la città e rimasta priva di pane. Le truppe di guarnigione si rifiutano di sparare sulla folla. Come nel 1905 si formano i soviet degli operai e dei soldati (ormai acquisiti alla causa della rivoluzione). La Duma preme perché si formi un nuovo governo, ma lo zar la scioglie. I liberali più autorevoli, riuniti in un comitato provvisorio della Duma, cercano di «ristabilire l'ordine statale e sociale» e di «creare normali condizioni di vita nella capitale», nominando un governo provvisorio e chiedendo l'abdicazione dello zar. Nicola II, quando anche i suoi generali gli dichiarano di non poter più rispondere dei loro reparti, si risolve finalmente ad abdicare in favore del fratello, granduca Michele (14 Marzo), che peraltro, data la situazione, rifiuta la corona, ormai evidentemente priva di significato.
Dal 17 marzo la Russia è dunque di fatto una repubblica, anche se ufficialmente lo sarà solo dal settembre per le resistenze opposte dai moderati, che non vorrebbero dichiarare decaduta la monarchia. E in questa repubblica - mentre è in corso un caotico processo di trasformazione - emergono due opposti punti di riferimento: il governo provvisorio, presieduto dal principe Georgij L'vov, liberale e sostenuto dalla borghesia, e il soviet di Pietrogrado, formato da SR, menscevichi, bolscevichi e socialisti indipendenti, sostenuto dalle masse popolari. Sull'esempio di Pietrogrado, altri soviet si formano nelle principali città della Russia occidentale e più tardi anche nelle campagne.
I rapporti fra governo provvisorio e soviet - nel periodo del «doppio potere», che si protrarrà fino alla Rivoluzione di Ottobre — non sono ovviamente regolati da alcuna norma giuridica e variano dalla collaborazione all'antagonismo, a seconda delle circostanze e del prevalere di questo o quel partito: mentre infatti gli SR e i menscevichi vogliono che i soviet si limitino a sorvegliare e stimolare il governo provvisorio, i bolscevichi, sotto l'influenza di Lenin, considerano i soviet come uno strumento rivoluzionario, destinato in prospettiva a eliminare e sostituire il governo provvisorio. I socialrivoluzionari, peraltro, sono divisi sin dall'inizio della guerra in una maggioranza «patriottica», relativamente moderata, che si batte per la difesa della patria rivoluzionaria, e in una minoranza di estrema sinistra, assolutamente contraria alla continuazione della guerra, che finirà col confluire nelle file dei bolscevichi. L'avversione di Lenin per il governo provvisorio e la sua predilezione per i soviet sono nette e senza tentennamenti. Fin dal 1906, nelle sue riflessioni sulla rivoluzione del 1905, egli aveva scritto: «I soviet furono costituiti esclusivamente dagli strati rivoluzionari della popolazione, furono fondati in una maniera del tutto rivoluzionaria, al di fuori di ogni legge e regolamento, come prodotto della primigenia capacità creativa popolare, come indicazione dell'attività indipendente del popolo».
Rientrato dall'esilio svizzero con l'aiuto dei Tedeschi, che consideravano il "disfattismo nazionale" da lui propugnato un'arma potente rivolta contro la Russia, Lenin giunge a Pietrogrado nell'aprile 1917, e, coerentemente con la sua diagnosi sui soviet, pubblica immediatamente le tesi (note appunto come «Tesi di aprile» sui Compiti del proletariato nella rivoluzione attuale. Il proletariato - egli sostiene - deve battersi perché il potere passi per intero ai soviet, i quali, se non potranno per il momento eliminare la proprietà privata e operare il trapasso al socialismo, dovranno almeno assumere il controllo «della produzione sociale e della distribuzione dei prodotti», ossia di tutta l'attività economica. Questa scelta, riassunta nella parola d'ordine «Tutto il potere ai soviet», viene inizialmente respinta a grande maggioranza dagli stessi bolscevìchi, ma alla distanza essa risulterà decisiva per le sorti della Russia e per la vittoria della rivoluzione, quale Lenin la concepiva.
DOCUMENTI
LE TESI D'APRILE
1. Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale - sotto il nuovo governo L'vov e C., e a motivo del carattere capitalistico di questo governo - rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialista di rapina, non è ammissibile alcuna concessione al « defensismo rivoluzionario ».
A una guerra rivoluzionaria, che giustifichi effettivamente il defensismo rivoluzionario, il proletariato cosciente può dare il proprio consenso soltanto alle seguenti condizioni:
- passaggio del potere nelle mani del proletariato e dei contadini poveri che si schierano
dalla sua parte;
b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione;
c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale.
Data l'innegabile buona fede dei larghi strati delle masse che sono per il defensismo rivoluzionario e che ammettono la guerra solo come necessità e non per spirito di conquista; dato che essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, tenacia e pazienza il loro errore, mettendo in rilievo il legame indissolubile che esiste fra capitale e guerra imperialista, dimostrando che non è possibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.
Organizzazione della più vasta propaganda di questo concetto nell'esercito combattente.
Fraternizzazione.
2. L'originalità dell'attuale momento in Russia sta nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell'insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.
Da una parte, questo passaggio è caratterizzato dal massimo di legalità (fra i paesi belligeranti, la Russia è, oggi, il paese più libero del mondo); d'altra parte, dall'assenza di violenza sulle masse e, infine, dalla fiducia incosciente riposta dalle masse nel governo dei capitalisti, i peggiori nemici della pace e del socialismo.
Questa caratteristica ci impone di saperci adattare alle particolari condizioni di lavoro del partito fra le immense masse proletarie appena svegliate alla vita politica.
3. Nessun appoggio al governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di « esigere » (ciò che è inconcepibile e genera illusioni) che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialista.
4. Riconoscimento del fatto che il nostro partito è in minoranza, e per ora in piccola minoranza, nella maggior parte dei Soviet dei deputati, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, soggetti all'influenza della borghesia e portatori dell'influenza borghese sul proletariato: dai socialisti populisti e dai socialisti rivoluzionari al Comitato di organizzazione (Ccheidze, Cereteli, ecc.), a Stekiov, ecc.
Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati degli operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario e che, per conseguenza, il nostro
compito, finché questo governo sarà soggetto all'influenza della borghesia, può consistere soltanto nella spiegazione paziente, sistematica,
perseverante - particolarmente adatta ai bisogni pratici delle masse - degli errori della loro tattica.
Finché saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo al tempo stesso la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati degli operai, affinché le masse, sulla base dell'esperienza, si liberino dai propri errori.
5. Nessuna Repubblica parlamentare ~ ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati degli operai sarebbe un passo indietro - ma Repubblica dei Soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini, in tutto il paese, dal basso all'alto.
Soppressione della polizia, dell'esercito e del corpo dei funzionari (cioè sostituzione del popolo armato all'esercito permanente) .
Eleggibilità e revocabilità, in qualsiasi momento, dei funzionari il loro stipendio non deve superare il salario medio di un buon operaio.
6. Nel programma agrario trasferire il centro di gravita sul Soviet dei deputati dei salariati agricoli. Confisca di tutte le terre dei proprietari fondiari. Nazionalizzazione di tutte le terre del paese; le terre saranno a disposizione dei Soviet locali dei deputati dei salariati agricoli e dei contadini. Formazione di Soviet dei contadini poveri. Di ogni grande proprietà (da 100 a 500 ettari circa, secondo le condizioni locali e altre, e secondo il parere delle istituzioni locali) fare delle aziende modello, sottoposte al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli e coltivate per conto della società.
7. Fusione immediata di tutte le banche in un'unica banca nazionale, sotto il controllo dei Soviet dei deputati degli operai.
8. Nostro compito immediato non è l'« instaurazione » del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati degli operai.
9. Compiti del Partito:
a) Convocare immediatamente il Congresso del Partito;,
b) Modificare il programma del Partito e in primo luogo:
1) sull'imperialismo e sulla guerra imperialista;
2) sull'atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello « Stato-Comune »
(cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha dato il modello);
3) correggere il precedente programma minimo invecchiato;
c) Cambiare il nome del Partito (invece di « socialdemocratico », i cui capi ufficiali - « defensisti » e « kautskiani incerti » - hanno tradito il socialismo in tutto il mondo passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci Partito Comunista).
10. Ricostituire l'Internazionale.
Fonte: Lenin, Oeuvres, XXIV, pag. 3.
La Rivoluzione di Ottobre
Il governo provvisorio, nel quale l’unico socialista (SR)era Aleksandr Fëdorovic Kerenskij, entrò in crisi nel maggio del’ 17 e fu sostituito da un nuovo governo, sempre sotto la presidenza del L’vov, nel quale, oltre a Kerenskij che fu nominato ministero della guerra, entrarono altri cinque socialisti ma nessun bolscevico. Così i menscevichi e gli SR (o almeno i socialrivoluzionari che come il Kerenskij erano piuttosto su posizioni democratico- radicali)si impegnavano nell’esercizio dell’autorità e tendevano a chiudere il circuito della rivoluzione tentando di accogliere le esigenze mediante un profondo rinnovamento delle leggi; i bolscevichi invece, ormai convertiti alla parola d’ordine lenista “Tutto il potere ai soviet”, conservavano piena libertà d’azione, proprio mentre erano sul tappeto questioni di immediato interesse per le masse popolari, come la cessazione della guerra e la distribuzione delle terre ai contadini.
Sulla necessità della pace erano d’accordo anche i menscevichi e gli SR, ma essi insistevano nel voler ottenere una “pace democratica”, senza poter indicare con quali forze effettive una pace democratica, senza annessioni e senza indennità, potesse essere imposta ai nemici vittoriosi. I bolscevichi, dopo alcune iniziali oscillazioni, si resero invece conto che - salvo la speranza di trasformare la “guerra imperialistica in guerra civile del proletariato contro le classi dominanti all’interno di ogni paese- la Russia doveva comunque accettare le condizioni imposte dai Tedeschi: i contadini- soldati, secondo l’espressione di Lenin, stavano già votando “con i tacchi” (ossia disertando) contro la guerra. I bolscevichi si fecero pertanto promotori del disfattismo nazionale di cui si è detto, inteso ad imporre a qualsiasi costo la liquidazione della guerra, e ottennero vasti e ovvi consensi fra le masse popolari.
Più difficile si presentava per i bolscevichi, che avevano la loro base principalmente nel proletariato urbano, il problema della distribuzione delle terre, perché, mentre i contadini aspiravano semplicemente a dividersele e a trasformarsi in piccoli proprietari, i bolscevichi miravano invece a organizzare una produzione agricola largamente socializzata, che secondo le loro speranze avrebbe permesso l’adozione di metodi di coltura moderni ed efficienti. In una conferenza panrussa del partito, svoltasi in aprile, Lenin aveva illustrato questa tesi dicendo fra l’altro: “Non possiamo nascondere ai contadini e tanto meno ai proletari e semiproletari della campagna, che la coltivazione su piccola scala non riuscirà a liberare l’umanità dalla miseria di massa; che è necessario per il benessere sociale prendere in considerazione il passaggio alla coltivazione su larga scala e mettervi immediatamente mano, insegnando alle masse e imparando dalle masse il modo per compiere tale passaggio con i mezzi pratici più adatti”.
Nei soviet, d’altra parte, la situazione dei bolscevichi non era inizialmente facile. Ancora nel giugno 1917, quando a Pietrogrado si riunì il I Congresso panrusso dei soviet,su 822 delegati, 285 erano SR, 248 menscevichi e solo 105 bolscevichi. Una mozione presentata da questi ultimi per il trasferimento del potere ai soviet fu respinta, e il Congresso approvò invece una mozione di fiducia al governo provvisorio, nel quale SR e menscevichi avevano i loro rappresentanti. I rapporti di forza erano però profondamente diversi nelle azioni di massa, nelle quali prevalevano le parole d’ordine lanciate dai bolscevichi. La cosa risultò particolarmente chiara nelle minacciose manifestazioni del luglio contro il governo provvisorio, che aveva messo in atto l’offensiva in Galizia.
In quell’occasione il governo provvisorio raccolse però la sfida e procedette a un’energica repressione ordinando l’arresto dei principali esponenti bolscevichi, tanto che lo stesso Lenin dovette riparare in Finlandia. Intanto il fallimento dell’offensiva in Galizia determinava la crisi del governo L’vov, e la presidenza passava al Kerenskij. Così, mentre la rivoluzione era ancora ben lontana dall’aver esaurito le proprie, potenzialità eversive, SR e menscevichi tentavano di esercitare i poteri che competono a ogni autorità costituita, e questo atteggiamento danneggiava particolarmente gli SR, che, insediati nel ministero dell’agricoltura, erano tenuti a contrastare il caotico movimento dei contadini e a rinviare la questione della terra alle decisioni dell’assemblea costituente: un’assemblea che il governo s’era bensì impegnato a convocare al più presto, ma che comunque apparteneva al futuro e non aveva dunque, per le masse rurali, la corposa e certa consistenza dell’immediato presente.
Ancora una volta, soltanto i bolscevichi conservavano piena libertà d’azione e non facevano alcun tentativo di creare al più presto un ordine nuovo, giuridicamente configurato.
La situazione si avvia al chiarimento definitivo nel settembre del 1917, quando il generale Lavr Georgievic Kornilov, dal 31 luglio nominato da Kerenskij comandante supremo dell’esercito, emette un proclama nel quale- premesso che “il governo provvisorio, sotto la pressione della maggioranza bolscevica dei soviet, sta agendo in completa armonia con lo stato maggiore tedesco e … sta uccidendo l’esercito e minando il paese”- chiede che gli vengano concessi i pieni poteri. E poiché le sue intimidazioni vengono ovviamente respinte, tenta di liquidare con le armi sia il governo provvisorio sia i soviet. L’iniziativa fallisce in pochi giorni (6-12 settembre), perché uno sciopero dei ferrovieri blocca le truppe in viaggio verso la capitale e perché le truppe stesse sono indotte alla resistenza dalla propaganda degli agitatori bolscevichi. I bolscevichi, anzi, per aver contribuito a sventare il colpo di stato, escono dalla prova con rinnovato spirito d’iniziativa e con più saldo prestigio, tanto che conquistano la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e di Mosca, cioè nei centri politici più importanti dell’intero paese.
Di fronte alle ambiguità dei governo Kerenskij, responsabile quanto meno d’aver nominato Kornilov comandante in capo dell’esercito, Lenin, rientrato clandestinamente in Pietrogrado, formula allora in termini perentori il dilemma che si presenta:” La situazione è chiara. O la dittatura di Kornilov, o la dittatura del proletariato e degli altri strati più poveri della classe contadina... Le masse hanno dato la loro fiducia ai bolscevichi e si aspettano fatti e non parole”.
La repressione delle manifestazioni di luglio, del resto, era stata l’ultimo successo del governo provvisorio e della maggioranza relativamente moderata che lo sosteneva in generale, infatti, i rapporti di forza fra governo provvisorio e soviet, nonché fra i bolscevichi e gli altri partiti della sinistra ,erano rispettivamente favorevoli ai soviet e ai bolscevichi. In modo più efficace di quanto consenta un’esposizione indiretta, tali rapporti possono essere illustrati dalle testimonianze dirette di coloro che vivevano nel bel mezzo della lotta. “Il governo provvisorio- scrive per esempio nel marzo del ‘17 il ministro della guerra del governo stesso al comandante in capo delle forze armate- non possiede un potere reale, e i suoi ordini sono eseguiti solo per quel tanto che è permesso dai soviet dei rappresentanti degli operai e dei soldati, che ha in mano gli elementi più importanti del vero potere, cioè i soldati, le ferrovie, il servizio postale e telegrafico”. E alla vigilia della rivoluzione bolscevica, che avrebbe abbattuto lo stesso governo provvisorio, un giornalista SR commenta in questi termini quanto sta accadendo nella città di Vitebsk: “L’epidemia bolscevica non ha risparmiato la nostra città. Come dappertutto, da noi si svolgono adesso nuove elezioni per il soviet dei deputati degli operai e dei soldati. Intervenendo nelle riunioni elettorali, gli oratori bolscevichi sottopongono a dura critica la tattica dei socialisti rivoluzionari e menscevichi. L’uditorio interpreta i loro slogan- “abbasso la guerra” e simili- nel senso che bisogna concludere subito una pace separata. Parlando nelle caserme e nelle campagne gli oratori pongono domande del tipo “chi vi darà il pane e la pace?”, per rispondere essi stessi all’istante “noi bolscevichi”. Le masse, dotate di scarsa coscienza politica, credono a queste larghe promesse e, non danno agli oratori menscevichi e socialrivoluzionari la possibilità di esprimersi. Quando questi ultimi intervengono, si levano grida ostili: “complici di Kornilov”, “difensori della monarchia zarista”, “servi della borghesia”.
Nonostante l’opposizione di alcuni esponenti del bolscevismo, come Leo Borrisovic Kamenev e Grigori Jeksejevic Zinoviev, Lenin, Trotzkij e altri dirigenti decidono di passare all’azione: formano un Comitato militare rivoluzionario, presieduto da Trotzkij (che rientrato in Russia nel maggio è passato in agosto tra le file dei bolscevichi, e dal settembre è presidente del soviet di Pietrogrado), e prefigurano gli organi di un nuovo potere che dovrà sostituirsi al governo provvisorio, ormai, completamente screditato.
Nella notte fra il 6 e il 7 novembre 1917 (24-25 ottobre) i bolscevichi occupano poi i punti strategici di Pietrogrado: centrali telefoniche, stazioni ferroviarie, impianti elettrici. Una nave da guerra punta i suoi cannoni sul Palazzo d’inverno, sede dei governo provvisorio. Kerenskij, abbandonato da tutti, fugge dalla città sperando invano di trovare altrove reparti militari che gli consentano di rientrarvi vittorioso. Alcuni ministri vengono arrestati, ma sono presto rilasciati. L’insurrezione vince in modo quasi incruento, senza incontrare alcuna valida resistenza.
La data del 7 novembre non era stata scelta a caso: per quel giorno era convocato in Pietrogrado il II Congresso panrusso dei soviet, che, ratificando il fatto compiuto e proclamando il trapasso di tutta l’autorità ai soviet, accentuò il significato politico e non puramente militare e minoritario dell’iniziativa bolscevica. Il giorno successivo, il Congresso approvò la composizione di un Consiglio dei Commissari del Popolo, che non volle ripetere neppure nel nome la consueta denominazione di “governo” o di “consiglio dei ministri” (e che, dall’inizio delle parole russe corrispondenti a “consiglio”, sov, “popolo”, nar, e “comitato”, kom, fu detto brevemente sovnarkom). A Lenin spettò naturalmente la presidenza a Trotzkij il commissariato (cioè il ministero) degli affari esteri, a Stalin, chenella Rivoluzione di Ottobre aveva svolto una parte secondaria, li commissariato delle nazionalità. Le decisioni del Congresso furono votate, oltre che dai bolscevichi, anche dalla sinistra SR; i rappresentanti SR delle altre correnti, i menscevichi e cadetti protestarono invece contro l’iniziativa insurrezionale presa unilateralmente dai bolscevichi, ma non si spinsero oltre la denuncia del sopruso anche perché contavano che la convocazione dell’Assemblea Costituente, prevista per la fine di novembre, avrebbe spezzato il dominio dei bolscevichi. Ben presto però le loro speranze si sarebbero dimostrate vane.
Lo storico inglese Edward Carr, dopo aver affermato che la politica di Lenin e dei bolscevichi era stata probabilmente “l’unica concepibile in rapporto alla situazione russa del momento”, soggiunge: “Ma questa politica impegnava i suoi patrocinatori nientemeno che alla transizione diretta dalle forme più arretrate di organizzazione politica ed economica a quelle più avanzate. In sede politica, il programma comportava il tentativo di superare l’abisso esistente tra l’autocrazia e la democrazia socialista facendo a meno della lunga esperienza e del lungo esercizio dei diritti civili e politici che la democrazia borghese, con tutti i suoi difetti, aveva reso possibile in Occidente. In sede economica, esso significava la creazione di un’economia socialista in un paese che non aveva mai avuto le risorse di attrezzature tecniche e di operai specializzati, caratteristiche di un sistema capitalista sviluppato. Questi pesanti handicap la vittoriosa Rivoluzione di Ottobre doveva ancora superarli. La sua storia è il resoconto dei successi e degli insuccessi incontrati nella realizzazione di questo compito”.
Eliminato il governo provvisorio e istituito il Sovnarkom, il fine dei bolscevichi muta radicalmente: prima essi miravano a dissolvere anche le ultime vestigia dell’ordine politico-sociale precedente; ora, poiché il potere è nelle loro mani, s’impegnano nel tentativo di edificare l’ordine nuovo e di sottrarre il paese ai pericoli dell’imminente caos, che essi stessi hanno contribuito a scatenare nella fase precedente della rivoluzione. Premessa necessaria dell’auspicata fase costruttiva è però la liberazione della Russia dal peso insostenibile della guerra, cui i bolscevichi pongono termine fra il dicembre 1917 e il marzo 1918 con l’armistizio e la pace di Brest-Litovsk, accettando realisticamente - nonostante l’opposizione, di tutti i partiti, SR di sinistra compresi - le durissime imposizioni dei Tedeschi.
Ma non meno urgente è il compito di ridare un ordine alla produzione sia nelle campagne sia nelle industrie. Nell’uno e nell’altro settore la situazione è gravissima, e i provvedimenti si susseguono a ritmo incalzante. L’8 novembre 1917 si sancisce la nazionalizzazione della terra, la cui assegnazione ai contadini viene affidata ai soviet di villaggio: si fa però eccezione per la media e piccola proprietà, nonché per le grandi proprietà coltivate razionalmente, che il decreto vorrebbe rimanessero indivise per essere trasformate in aziende modello di proprietà sociale. Nei fatti, gli obiettivi dei bolscevichi, che si propongono di nazionalizzare la produzione e che respingono "ogni forma di appropriazione privata della terra", devono fare i conti con le tendenze dei contadini, e la riforma viene attuata in modo alquanto caotico: solo l’l1% delle terre confiscate va allo stato, mentre l’86% viene distribuito fra i contadini, sia pure in semplice usufrutto, e il 3% è assegnato ad enti agricoli collettivi .
Il 15 novembre, vengono proclamati i Diritti dei popoli della Russia, che sanciscono la perfetta parità fra i popoli già compresi entro l’impero zarista e riconoscono che essi sono completamente liberi di "disporre di se stessi, sino ad aver diritto di staccarsi e di costituire unità politiche indipendenti". Ma questa libertà di secessione rimarrà di fatto una pura e astratta formula verbale.
Il 27 novembre viene imposto il controllo operaio sulle fabbriche, affidato a particolari Comitati - da eleggersi con la partecipazione dei rappresentanti degli impiegati e del personale tecnico"- che dovrebbero riorganizzare e dirigere il lavoro; ma in realtà, anche per l’indisciplina invalsa ormai da parecchi mesi, nonché per la crisi dei trasporti e dei rifornimenti di materie prime questi Comitati non riescono a riprendere il controllo delle fabbriche e a non rallentare il calo della produzione.
Il 27 dicembre infine il Sovnarkom vara i provvedimenti che sanciscono la nazionalizzazione delle banche, la sospensione del pagamento dei dividendi azionari e la limitazione del pagamento degli interessi ai soli piccoli risparmiatori.
Questi provvedimenti, per quanto drastici, non hanno ancora un carattere specificamente socialista: i bolscevichi infatti, attenendosi alla linea delle Tesi di aprile, si limitano per ora ad assicurarsi il controllo delle attività economiche senza procedere all’abolizione della proprietà privata, e solo la guerra civile li costringerà a "distruggere i vecchi rapporti in misura assai più vasta di quanto avevano previsto all’inizio"(Lenin).
Nel frattempo, adempiendo a un impegno del governo provvisorio che i bolscevichi avevano sempre condiviso, si procede all’elezione a suffragio universale dell’Assemblea Costituente (novembre 1917), e i bolscevichi escono nettamente sconfitti dalla consultazione popolare: su 36 milioni di votanti, ottengono infatti solo 9 milioni di voti e 175 seggi, contro i 21 milioni e 410 seggi degli SR, gli 86 seggi dei cosiddetti "gruppi nazionali", per lo più antibolscevichi, i 17 seggi dei cadetti, i 16 seggi dei menscevichi. E' vero che proprio in quei giorni la maggioranza degli SR (ma fra i loro deputati solo 40!) si associa ai bolscevichi, e che questi hanno raggiunto la maggioranza assoluta nelle grandi città di Mosca, e di Pietrogrado, ma comunque i bolscevichi (che su una popolazione di circa 150 milioni contano forse meno di centomila iscritti, benché Stalin ne dichiari 240 000) si trovano ora di fronte un organismo legale decisamente ostile, proprio mentre in Ucraina, nella Russia Bianca e nel Caucaso prende corpo una controffensiva antisovietica, alimentata non solo da zaristi impenitenti, come il generale Aleksej Maksimovíc Kaledin, ma anche dai cadetti.
Lenin, comunque, per nulla propenso a lasciarsi frenare da scrupoli giuridici o dal rispetto degli impegni assunti prima della Rivoluzione di Ottobre, il 26 dicembre pubblica sulla Pravda ("La verità"), organo del partito bolscevico, le sue Tesi sull’Assemblea Costituente, scrivendo fra l’altro: "in una repubblica borghese l’assemblea costituente è la più alta espressione del principio democratico", ma "una repubblica di soviet rappresenta una forma dei principio democratico più alta dell’ordinaria repubblica borghese", ed è l’unica istituzione "capace di assicurare la transizione meno gravosa possibile al socialismo"; d'altra parte la controrivoluzione di Kaledin e dei cadetti ha "eliminato ogni possibilità di risolvere le questioni più acute con i metodi della democrazia formale", e quindi l’Assemblea Costituente deve dichiarare la propri "accettazione incondizionata del potere dei soviet": ossia, in pratica, deve sottoscrivere il proprio atto di morte.
Le argomentazioni di Lenin avevano il torto di dare per dimostrato ciò che appunto si doveva dimostrare. La superiorità democratica dei soviet era infatti scontata solo se si assumeva per vero che democrazia non è governo della maggioranza, ma governo di coloro che meritano di avere diritto di voto. E il sottinteso ovvio di una tale massima è che meritevoli siano coloro che danno ragione a chi la formula.
Con queste dichiarazioni di Lenin, comunque, il destino della Costituente è segnato. Essa si riunisce il 18 gennaio 1918, respinge la proposta dei bolscevichi. di piena accettazione del potere dei soviet e viene sciolta il giorno dopo su proposta dello stesso Lenin.
Lo scioglimento coatto dell’Assemblea spinge su posizioni controrivoluzionarie anche gruppi di menscevichi e di SR non sospettabili di nostalgie zaristiche; d’altra parte, almeno una delle tesi di Lenin sulla Costituente è senz’altro fondata: poiché il boicottaggio del nuovo regime e la lotta armata antibolscevica sono già in atto, non esiste più uno spazio politico dove si possano collocare i lavori dell’Assemblea, e il problema reale della rivoluzione è ormai uno solo: il problema di vincere la guerracivile. E diciamo "problema della rivoluzione" e non "problema dei bolscevichi", perché la coalizione delle forze antibolsceviche è nettamente dominata dai reazionari. Fin dal dicembre del 1917, infatti, generali bianchi come Anton Ivanovic Denikin, Pëtr Níkolaevic Vrangel’ eil già citato Kornilov (che dopo il tentativo di golpe era stato arrestato e condannato al confine, ma era poi riuscito a fuggire) organizzano gruppi armati antibolscevichi nella valle del Don. Nella stessa regione agisce il Kaledin, che inizialmente ottiene notevoli successi, e avanzando verso nord s’impadronisce della città di Rostov, ma viene poi sconfitto e si dà la morte (1918). Più tardi si costituiscono sul medio Volga formazioni militari capeggiate dagli SR non convertiti al bolscevismo. Nel maggio del 1918, 45 000 soldati cechi (già disertori dell’esercito austro- ungarico e passati dalla parte dei Russi per combattere contro gli Imperi Centrali) si uniscono alle Armate Bianche. Buona parte della Siberia è controllata dagli zaristi, guidati dall’ex ammiraglio Aleksandr Vasilevic Kolcak che si presenta addirittura come governatore di tutta la Russia: sconfitto dai Rossi nell’aprile del 1919, egli viene però abbandonato dai Cechi e dagli altri reparti che combattevano alle sue dipendenze e che si disgregano, e l’anno seguente viene catturato dai Rossi e fucilato.
Gli Alleati occidentali, convinti che il bolscevismo sia una follia di breve durata, sbarcano truppe a Murmansk e ad Arcangelo. Una spedizione ben più consistente, di 8 000 Americani e di 72 000 Giapponesi, approda a Vladivostok nel 1918 progettando di attraversare l’intera Russia, di abbattere il regime sovietico e di riaccendere la guerra contro i Tedeschi sul fronte orientale (benché la Germania sia ormai prossima alla resa). Dall’aprile del 1920 anche la Polonia, sostenuta dalla Francia, muove guerra alla Russia.
Dalla metà del 1918 sino al 1920-21, la Russia sovietica è quindi esposta a un attacco concentrico, mentre le sue condizioni economiche si fanno sempre più disastrose: gli indici di produzione industriale precipitano a meno di un quinto dei livelli raggiunti nell’anteguerra, e il valore del rublo (la cui circolazione dal 1918 al 1921 passa da 27 a 1169 miliardi di rubo) si riduce paurosamente . Questi sono i risultati inevitabili dei cosiddetto comunismo di guerra, conseguenza a sua volta inevitabile della guerra civile e del sabotaggio dei proprietari, dei direttori di fabbrica e degli azionisti, passati in gran parte nelle file della controrivoluzione.
A ritmo vertiginoso le industrie vengono quindi nazionalizzate, e lo stato è costretto a improvvisarne la gestione non tanto per edificare il socialismo, quanto per salvare l’economia russa dall’estremo collasso. Anche più urgenti
dei problemi industriali sono i problemi dell’approvvigionamento e dell’alimentazione, cui lo stato provvede assumendo il monopolio del commercio del grano e ordinando che "ogni eccedenza di raccolto venga messa a disposizione del governo dei soviet, a profitto dei bisogni sociali". Ma le requisizioni sottraggono talvolta ai contadini anche il necessario, e li privano comunque di ogni incentivo a produrre: i raccolti pertanto diminuiscono, e cresce invece l’ostilità dei contadini per i bolscevichi, tenuta per il momento a freno solo dal timore che un’eventuale vittoria dei Bianchi restituisca ai vecchi e odiati padroni le terre confiscate.
Nonostante le immani difficoltà, la rivoluzione trova comunque forze sufficienti per tener testa a tutti i nemici eper assicurarsi la vittoria finale. Gli stessi soldati, che avevano votato "con i tacchi" contro il proseguimento della guerra esterna, sono dunque ancora pronti a combattere nella guerra civile contro le armate zariste! Questo risultato paradossale si spiega, innanzitutto, con la superiorità politica della rivoluzione, guidata da uomini che emergono non per privilegio di nascita ma per intelligenza e per autentica dedizione alla causa. La rivoluzione vuole eliminare il dominio di classe e restituire agli sfruttati la loro dignità, riconosce alle donne piena uguaglianza di diritti con gli uomini, si propone, di assicurare alle nuove generazioni i mezzi materiali e morali che ne permettano il pieno sviluppo, vuole costruire una scuola capace di liberare le massedal loro endemico analfabetismo, vuole infine riscattare la Russia dall'arretratezza. Le future delusioni e le repressioni dello stalinismo non sono ovviamente previste, e questi grandiosi progetti convincono per ora sia la maggioranza dei popolo sia le più creative élites culturali.
Il fronte della controrivoluzione non offre invece né idee né speranze. Le Armate Bianche sono solo l'espressione postuma di un regime crollato nella vergogna, i corpi di spedizione stranieri perseguono finalità estranee e contrarie agli interessi del popolo russo, le formazioni militari varia estrazione socialista sono costituite da idealisti, che hanno ottime ragioni di ribellarsi ai metodi adottati da Lenin, ma che, d'altronde, si trovano schierati dalla parte della pura reazione: dalla parte di quei generali zaristi che non esitano a ricorrere al terrore bianco pur di restaurare nelle campagne il vecchio regime di proprietà.
La superiorità politica della rivoluzione si traduce in termini militari con la formazione dell'Armata Rossa (gennaio 1918), che Trotzkij affida al controllo di commissari politici e al comando di alti ufficiali sicuramente fedeli alla causa socialista. Sul fronte interno la Ceka ("Commissione speciale panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio") combatte con implacabile durezza e con i metodi sommari del terrore rosso contro i nemici veri o presunti della rivoluzione e contro gli accaparratori di derrate alimentari. Come già durante la rivoluzione francese, l'essenza dei terrore rosso è la lotta contro il nemico di classe, cosicché l'origine sociale e la professione degli imputati diventano con patente iniquità elementi di prova della loro colpevolezza. La rivoluzione si era affermata inizialmente in modo quasi incruento, ma la guerra civile e la carestia costano milioni di morti. In tale contesto va collocato il terrore, che è un'azione di guerra e non di giustizia, così come fu orrenda azione di guerra l'eccidio dello zar e di tutta la sua famiglia, consumato a Ekaterinburg nel luglio del 1918 per ordine del soviet regionale dell'Ural, che, temendone la liberazione ad opera delle truppe controrivoluzionarie guidate dal Kolkak e ormai giunte nella regione compresa fra gli Urali e il Volga, volle togliere ai nemici ogni punto di riferimento dinastico .
Con questi strumenti e con questi metodi la rivoluzione riesce ad avere la meglio: entro il marzo del 1920 i Bianchi sono scacciati da tutta la Siberia e alla fine dell'anno si può già dire che la guerra civile sia sostanzialmente finita. Nel corso del 1921 la Georgia, l'Armenia, l'Azerbaigian e il Turkestan sono riconquistati. Nel 1922 anche l'ultimo corpo di spedizione straniero abbandona il territorio russo, sgomberando la base di Vladivostok. La Russia recupera cosa in Oriente i confini dell'anteguerra.
Diversa è invece la situazione in Occidente, dove i trattati di pace hanno fatto sorgere o rafforzato gli stati compresi tra la Finlandia e la Romania (ingrandita della Bessarabia), e dove la Polonia, grazie ai sostanziosi aiuti ricevuti dalla Francia, è riuscita a imporre alla Russia la pace di Riga (18 marzo 1921) e si è impadronita di vasti territori abitati da Ucraini, Russi Bianchi e Grandi Russi. Si è così costituito un "cordone sanitario" contro la diffusione del bolscevismo, e di fatto le speranze di Lenin nella rapida espansione internazionale della rivoluzione sono tramontate. D'altra parte, sui territori del vecchio impero degli zar si può ormai costituire l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (30 dicembre 1922).
Durante la guerra civile si è però consumata una spaccatura che è segno premonitore delle future involuzioni. Di fronte a Pietrogrado, sull'isola di Kotlin, la base navale di Kronstadt era stata fin dalla Rivoluzione di Febbraio dominata da reparti di marinai di tendenze libertarie, che avevano poi partecipato alla Rivoluzione d'Ottobre e si erano battuti valorosamente nella guerra contro le Armate Bianche. Nel marzo del 1921 costoro si ribellarono alla dittatura bolscevica e ai metodi del comunismo di guerra e chiesero che si restaurassero le libertà politiche e si procedesse alla libera elezione di nuovi soviet. La loro protesta, condivisa anche da alcuni gruppi operai delle grandi città, poteva ovviamente mettere in pericolo il dominio bolscevico e con esso, forse, le sorti non ancora consolidate della rivoluzione. Trotzkij inviò allora le truppe comandate dal generale Michajl Nikolaevic Tuchacevskij a stroncare la ribellione. Ai marinai fu intimata la resa senza condizioni e al loro rifiuto fu risposto con una serie di attacchi violentissimi, che ovviamente si conclusero con la conquista della cittadella. I superstiti furono passati per le armi o deportati.
Il bolscevismo, che aveva "cavalcato" le tendenze libertarie e l'anarchismo dell'azione diretta fin quando si era trattato di distruggere l'ancien régime, si dimostrava ora duramente repressivo nell'opera di costruzione del nuovo ordine.
Le date della rivoluzione
1881
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Muore Alessandro II, vittima di un'attentato di Volontà del Popolo. Sale al trono Alessandro III.
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1884
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Comincia l'industrializzazione del paese.
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1891
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Comincia la costruzione della ferrovia transiberiana (portata a termine nel 1904).
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1892
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II conte Vitte è nominato ministro delle comunicazioni e poi delle finanze). ]
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1894
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Muore Alessandro III. Sale al trono Nicola II.
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1895
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Lenin viene confinato in Siberia.
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1898
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Costituzione del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR). |
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1903
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Congresso del POSDR a Londra; scissione tra menscevichi e bolscevichi.
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1904
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Guerra russo-giapponese (fino al 1905).
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1905
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"Domenica di sangue". Ammutinamento del Potemkin. Creazione dei Soviet
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1906
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Prima e seconda Duma.
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1907
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Terza Duma.
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1911
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Assassinio di Stolypin.
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1914
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Scoppia la prima guerra mondiale. La Germania dichiara guerra alla Russia.
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1915
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Lo zar Nicola II assume personalmente il comando dell'esercito. ,
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1916
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Un complotto di aristocratici guidati dal principe Jusupov porta all'assassinio di Rasputin. 1
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1917"
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Scioperi a Pietrogrado. Inizia il processo rivoluzionario.
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27 febbraio
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Costituzione del Comitato Provvisorio della Duma e del Soviet di Pietrogrado.
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28 febbraio
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Costituzione del Soviet di Mosca. •
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2 marzo
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Abdicazione di Nicola II.
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5 marzo
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Costituzione del Governo Provvisorio.
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3 aprile
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Lenin arriva a Pietrogrado.
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7 aprile
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Pubblicazione delle "Tesi di aprile".
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2 maggio
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Dimissioni del ministro degli esteri Miljukov.
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5 maggio
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Costituzione del primo governo di coalizione.
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18 giugno
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Fallimento dell'offensiva lanciata da Kerenskij in Galizia.
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3 luglio
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Manifestazioni insurrezionali a Pietrogrado.
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8 luglio
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Dimissioni del principe Lvov, sostituito da Kerenskij alla presidenza del governo.
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16 luglio
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Il generale Kornilov viene nominato comandante in capo dell'esercito russo-
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24 luglio
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Secondo governo di coalizione.
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21 agosto
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I tedeschi conquistano Riga.
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27 agosto
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Tentativo di golpe militare da parte di Kornilov.
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9 settembre
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I bolscevichi conquistano la maggioranza nel Soviet di Pietrogrado.
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24 settembre
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Terzo (e ultimo) governo di coalizione.
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9 ottobre
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Creazione del Comitato Militare Rivoluzionario del Soviet di Pietrogrado.
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10 ottobre
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Il Comitato centrale del Partito bolscevico approva l'insurrezione armata, proposta da Lenin.
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24-25 ottobre
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Trionfa l'insurrezione armata dei bolscevichi; destituzione del Governo Provvisorio.
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26 ottobre
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Instaurazione del regime sovietico.
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30 ottobre
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La Guardia Rossa sconfigge a Pulkovo le truppe antibolsceviche che marciano su Pietrogrado.
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1918
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Apertura e scioglimento dell'Assemblea Costituente. Pace di Brest-Litovsk con la Germania.
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Circa la riforma agraria i bolscevichi avevano dovuto rinunciare da tempo al loro "vero" programma: fin dall'agosto 1917, il giornale Isvestija ("Notizie"), che esprimeva i loro punti di vista, aveva infatti pubblicato un articolo in cui si parlava apertamente di spartizione della terra fra i contadini "secondo princìpi egualitari". L'assegnazione della terra in usufrutto, anziché esplicitamente in proprietà, poteva servire tutt'al più a "salvare la faccia".
Nell'indescrivibile caos creato dalla Grande Guerra e dalla rivoluzione, né il governo provvisorio né il Consiglio dei Commissari del Popolo avevano potuto esigere le imposte con un minimo di regolarità: l'unico mezzo a loro disposizione per procurarsi del denaro era dunque l'emissione di nuova moneta. Ma l'aumento del circolante crea infallibilmente una progressiva svalutazione della moneta e un progressivo rialzo dei prezzi.
La rivoluzione russa del 1917
Le cause della rivoluzione del 1917 si possono ascrivere tutte all’anacronismo del regime autocratico russo, ossia l’incapacità zarista di riformare il sistema sociale. Retaggi feudali convivevano con la spinta alla modernizzazione, sotto il profilo sociale ed economico: le realtà economiche neolitiche della Siberia, l’agricoltura delle comuni di villaggio, rette dalle mir, le moderne industrie di San Pietroburgo e di Mosca.
Dal punto di vista ideologico e politico, sotto la cappa dell’autocrazia zarista si agitavano fermenti politici diversi, tutti improntati al rinnovamento.
- Il partito cadetto (KD) (costituzionale democratico), il partito della borghesia, proponeva istanze di riforma liberale e costituzionale.
- Il partito socialista rivoluzionario russo (SR) propugnava la riforma agraria (distribuzione delle terre ai contadini). Erano gli eredi del populismo radicato presso la classe dei lavoratori della terra.
- Il partito operaio socialdemocratico (POSDR), che si divideva nelle due fazioni dei Menscevichi e dei Bolscevichi che divergevano, sia per l’organizzazione del partito che per le strategie politiche.
Ricordiamo i nodi conflittuali della complessa realtà russa che causarono la “prima rivoluzione”, del 1905, ossia:
- La mancata distribuzione di terra ai contadini e il mancato aumento salariale agli operai.
- La questione delle autonomie delle nazionalità non russe dell’impero (ideologia “grande russa”).
- La sproporzione tra l’effettiva solidità economico-politica-militare dello stato e le sue velleità imperialistiche a livello internazionale (in quel periodo era in corso il gravoso conflitto con il Giappone).
La rivoluzione del 1905 era stata una sorta di prova generale per quella del 1917, in quanto, se da un lato aveva in un primo tempo confermato la fedeltà dell’esercito zarista, che non esitò a sparare sulla folla sotto il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, dall’altro aveva favorito l’emergere di alcuni fattori, quali:
- La nascita di organismi come i Soviet, i consigli degli operai e la duma (l’organo legislativo eletto dal popolo).
- La politicizzazione della popolazione operaia, che aveva attese e aspettative mai avute in precedenza.
- L’ingresso dei contadini nella lotta rivoluzionaria.
- La progressiva diminuzione di fedeltà da parte dell’esercito, di cui lo zar era detto “il piccolo padre” (uno per tutti valga l’esempio della “Corazzata Potemkij”, il cui ammutinamento fu reso celebre dal maestro Eisenstein).
- Il tentativo di riforma dovuto al primo ministro (dal 1906 al 1911) Pëtr Stolypin. La privatizzazione delle terre comuni della mir (che portò alla formazione di una piccola proprietà contadina) e il timido processo di industrializzazione (che determinò la nascita di una nuova classe urbana di operaia concentrata nelle zone di San Pietroburgo, Mosca, L’Ucraina, i porti del baltico e del Mar Nero), si affiancò alla spietata repressione contro contadini socialrivoluzionari ed al progressivo esautoramento delle istituzioni democratiche ottenute con la rivoluzione del 1905. La duma fu sciolta più volte, nel 1906 e nel 1907, e il tanto sospirato “parlamento” da essa rappresentato ebbe un peso democratico assai modesto.
è Lo scoppio della prima guerra mondiale, accelerando il processo di disarticolazione della compagine sconomico-politica-militare, favorì la catastrofe del regime autocratico e aprì la via alla rivoluzione socialista. L’estate del 1914 fu un momento di concordia nazionale, tutti gli schieramenti politici, tranne bolscevichi e menscevichi, si espressero a favore dell’entrata in guerra, dato che questa era vista, in senso nazionalista, come l’oblio delle lotte intestinenel nome della vittoria. Ma le prime sconfitte e il protrarsi della guerra, misero a nudo le incapacità organizzative, di armamento e di approvvigionamento del vecchio impero. Il controllo tedesco sul Mar Baltico e quello ottomano sul Mar Nero privarono la Russia della maggior parte dei rifornimenti esteri dei potenziali mercati del prodotto interno.
Esaurito l’impeto patriottico sotto i colpi delle sconfitte militari e della crisi economica, la “grande madre Russia” iniziò a scricchiolare. La produzione agricola, in seguito all’invio massiccio di contadini al fronte (12 milioni di uomini), subì una riduzione drastica e tutte le risorse vennero dirottate verso la produzione industriale. Questo determinò, soprattutto nelle città, dove i salari diminuivano ed il prezzo dei generi di prima necessità aumentava, una situazione di grave penuria alimentare. Nelle città e al fronte il malcontento esplodeva, soprattutto nei territori non russi; sommosse e scioperi furono fronteggiati dallo zar con spietate repressioni. Nella stessa corte, nelle gerarchie militari e nella chiesa si crearono sacche di opposizione allo zar. Sotto l’influenza della moglie, Alessandra, a sua volta plagiata da uno strano monaco- guaritore, Grigorij Rasputin, lo zar Nicola si opponeva ostinatamente alle richieste costituzionali avanzate dall’opposizione liberale, il cosiddetto “blocco progressista”.
è In questo clima di fortissima tensione s’inserì la protesta operaia, iniziata in sordina nel Febbraio del 1917 (in marzo, secondo il calendario occidentale) a Pietrogrado (così ribattezzata San Pietroburgo, dopo lo scoppio della guerra mondiale) in seguito ad una chiusura delle industrie belliche Putilov rimaste prive di materie prime. In pochi giorni fu proclamato, nella capitale, uno sciopero generale al quale si erano uniti tutti quelli che manifestavano contro il caro-vita.
è Lo zar impartì l’ordine di disperdere i manifestanti con la forza, com’era successo nel 1905, ma in questo caso l’esercito si rifiutò.
La mobilitazione politica della classe operaia e la defezione dell’esercito furono i fattori decisivi della rivoluzione del Febbraio 1917.
Completamente isolato, tradito dal suo stesso esercito, Nicola II abdicò in favore del fratello Michele, il quale rifiutò la corona. La famiglia reale al completo fu arrestata. Il secolare regime autocratico russo era finito per sempre con la dinastia dei Romanov. La repubblica sarà dichiarata solo a Settembre.
Spontanea, rapida e incontrastata. Così fu la rivoluzione di Febbraio.
E adesso? Le forze politiche rivoluzionarie si trovavano di fronte a molti problemi.
- Il primo e più urgente: Chi e come doveva prendere il potere.
- Che decisioni prendere in merito alla guerra.
- Come risolvere il problema agrario.
Due furono i centri di potere:
1) Il Governo Provvisorio, che prendeva il posto della Duma (espressione dei liberali).
2) Il Soviet di Pietrogrado, consiglio degli operai e dei soldati(i soldati sono il fattore nuovo rispetto ai soviet del 1905).
Peccato che i due centri esprimessero interessi disgiunti e programmi contrastanti.
1) Il governo provvisorio esprimeva l’interesse del partito liberale cadetto a ricondurre la rivoluzione in ambito parlamentare costituzionale, senza esiti socialisti. I provvedimenti presi, infatti, rispecchiavano quest’obiettivo.
Libertà di parola, di stampa, di associazione politica, abolizione della pena di morte, autonomia per le minoranze nazionali e convocazione di un’assemblea costituente. Inoltre erano favorevoli ad una prosecuzione della guerra.
- Il soviet di Pietrogrado, come quelli che si erano costituiti in tutte le città, accoglieva le istanze dei menscevichi (che intendevano accantonare momentaneamente la rivoluzione socialista a favore di un esito borghese, democratico e legalitario) e dei socialisti rivoluzionari, che, radicati nelle campagne, puntavano sulla riforma agraria consistente nell’assegnazione alle comunità rurali delle terre espropriate ai grandi proprietari e al demanio.
Sulla questione della guerra, entrambi i gruppi auspicavano la continuazione di una guerra in senso difensivo, per evitare che una sconfitta desse spazio alle forze contro-rivoluzionarie.
Questa situazione di doppio potere in realtà nascondeva un vuoto di potere o meglio un frazionamento di potere in una miriade di piccoli nuclei di potere locali, soviet, comitati locali, di fabbrica, di quartiere, assemblee di villaggio, organizzazioni etniche e “guardie Rosse”, milizie spontanee di giovani operai nei centri industrializzati.
Nei vari soviet e comitati, gli operai parlavano di aumenti di salario e chiedevano la giornata di otto ore, i soldati la fine della guerra, i contadini la distribuzione delle terre lasciate incolte dallo stato o dai grandi proprietari.
è In questo quadro emerge la figura di un membro del partito bolscevico, Vladimir Il’ic Ul’janov detto Lenin, in esilio in Svizzera fino all’aprile del 1917. Egli riteneva che la rivoluzione socialista in Russia fosse il prologo di una rivoluzione mondiale, ossia che la Russia fosse soltanto il primo passo di un processo rivoluzionario totale e questo in contrasto con le previsioni marxiste, che vedevano nel socialismo l’esito necessario del collasso del capitalismo industriale sviluppato, e in contrasto anche con l’opinione diffusa presso i dirigenti russi, compresi gli stessi bolscevichi, che pensavano che la rivoluzione attuata in Russia fosse ormai inevitabilmente borghese e non certo socialista. Lenin pensava che la guerra, scoppiata in Europa nel 1914 tra le potenze imperialistiche, costituisse l’inizio di una crisi irreversibile del sistema capitalistico e quindi di una trasformazione rivoluzionaria a partire proprio dall’anello debole della catena, la Russia. “Trasformare la guerra imperialistica in guerra civile” fu l’appello di Lenin ai dirigenti socialisti di tutti i paesi belligeranti. Nelle famose “Tesi di Aprile” presentate al congresso del Partito bolscevico (Libro, pag. 71, leggere, individuare le parole chiave) Lenin propone la rottura con il governo provvisorio, l’alleanza con i contadini mediante la riforma agraria, e la fraternizzazione con l’esercito per una cessazione immediata della guerra.
Grazie alle parole d’ordine: “riforma agraria” e “pace” la popolarità dei bolscevichi crebbe, essi divennero la maggioranza nei due soviet più importanti, Pietrograd e Mosca ed al fronte ricevevano sempre più consensi presso i soldati.
è La situazione in Russia nel corso dell’estate del 1917 era caotica.
I soldati al fronte si ammutinavano, disertavano per tornare nelle loro campagne, dove i socialrivoluzionari non riuscivano più a controllare il movimento dei contadini, che, in attesa della tanto promessa riforma agraria, iniziarono al assalire le terre dei nobili ed anche di piccoli proprietari agiati, i Kulaki, con espropriazioni violente. Nelle città sull’orlo della fame e nelle fabbriche cresceva la protesta operaia che rivendicava non più solo aumenti salariali ma il controllo sulla produzione. Nella periferia dell’ex impero, i movimenti nazionalisti rivendicavano assemblee costituenti nazionali Fu un movimento generale d’insurrezione che i bolscevichi approvavano ma che non diressero. Il governo provvisorio in ogni caso, ritenendoli direttamente responsabili, reagì repressivamente nei loro confronti e Lenin dovette riparare in Finlandia. Per cercare di fronteggiare la situazione la presidenza del governo fu assegnata ad un socialrivoluzionario moderato, il ministro della guerra, Aleksandr Kerenskij..
èDopo un fallito colpo di stato controrivoluzionario attuato dal generale Kornilov, che tentò una marcia su Pietrogrado e fu bloccato da Kerenskij, Lenin decide di ritornare clandestinamente a Pietrogrado, ritenendo che i tempi fossero maturi per un’insurrezione armata del partito bolscevico. Con due fedeli alle sue idee, il compagno Lev Davidovi’c Bronstein detto Trockij, presidente del soviet di Pietrograd, e Josif Visarionovi’c Dzugasvili, detto Stalin, allora direttore della “Pravda” (La Verità), il giornale del partito Bolscevico, formò un comitato militare che, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, conquistò senza incontrare resistenza, il “Palazzo D’inverno”, sede del Governo Provvisorio. Menscevichi e Socialrivoluzionari, a parte un ristretto numero, non aderirono al così chiamato Governo Rivoluzionario Bolscevico di Lenin.
►I Provvedimenti economici immediati del Governo Rivoluzionario, denominato “comunismo di guerra”.
- Nazionalizzazione delle banche.
- Consegna della gestione delle fabbriche agli operai.
- Decreto sulla terra, la tanto sospirata riforma, che confiscava le grandi proprietà di nobili e della chiesa e ridistribuiva, attraverso i singoli soviet, ai contadini.
I Provvedimenti politici.
- Trattative immediate per una pace separata.
- Riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i popoli della Russia.
- Riduzione della possibilità d’opposizione al partito (il partito cadetto fu dichiarato “illegale” e i dirigenti arrestati, con la falsa accusa di complotto).
- Riduzione della libertà di stampa.
- Creazione di una “polizia politica”, la CEKA (commissione straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio).
è Nel novembre del 1917 si tennero, in ogni modo, le elezioni per l’Assemblea Costituente, a suffragio universale e a scrutinio segreto. Il partito bolscevico, nonostante la crescita di popolarità nelle campagne, fu messo in minoranza da quello Social-rivoluzionario, al quale andavano le preferenze dei contadini, la stragrande maggioranza degli elettori. La Costituente, avendo, rifiutando di riconoscere la legittimità del Governo bolscevico, fu, da Lenin, fatta sciogliere con la forza, il 19 gennaio 1918, il giorno successivo al suo insediamento. Con tale atto si concretizzava, secondo Lenin, la dittatura del proletariato, prevista dallo stesso Marx, come necessaria fase di transizione alla società comunista.
Anche la guerra costituiva un pericolo per il fragile stato rivoluzionario. Vinte le resistenze interne allo stesso partito bolscevico, che assunse il nome definitivo di Partito Comunista Russo, Lenin riuscì ad ottenere il 3 marzo del 1918 la pace separata, con il trattato di Brest-Litovsk. Con esso, la Russia si impegnava al ritiro delle truppe e a rinunciare ai territori polacchi, alla Lettonia, all’Estonia, alla Finlandia e all’Ucraina (i territori maggiormente industrializzati e ricchi di giacimenti minerari).
è La pace umiliante di Brest.Litovsk e lo scioglimento della costituente, alimentarono però la reazione antibolscevica da parte di alcuni gruppi della rivoluzione del Febbraio 1917, menscevichi e socialrivoluzionari, ma soprattutto da parte delle armate controrivoluzionarie “bianche” (dal colore delle casacche dei cosacchi), organizzate da ex ufficiali dello zar.
è Insurrezioni e sommosse sconvolsero ancora una volta il paese. Si ebbe così un periodo di sanguinosa guerra civile, combattuta (tra il 1917 e il 1919) soprattutto nella zona del Don, in Ucraina e lungo la linea Transiberiana, grazie all’appoggio delle Potenze Occidentali, che, preoccupate dell’orientamento comunista assunto dalla rivoluzione russa, fornirono aiuti economici e militari alle armate bianche controrivoluzionarie. Furono due anni sanguinosi, funestati da eccidi e brutalità da entrambe le parti, a spese soprattutto della popolazione contadina, senza battaglie campali ma con uno stillicidio di scontri locali. In questa frenesia di sangue si colloca anche l’eccidio da parte bolscevica dell’intera famiglia Romanov, la famiglia reale, detenuta a Ekaterinburg, nel luglio del 1918.
L’ordine fu ristabilito dai bolscevichi che potevano contare su una potente ala militare, l’Armata rossa, organizzata da Trockij ed improntata ad alti livelli di disciplina e fedeltà alla causa rivoluzionaria. Del resto i “bianchi” non erano riusciti a fidelizzare le popolazioni “liberate” dai “rossi”, dato che non seppero regalare loro altro che dittature spietate e la prospettiva di un ritorno al passato.
Dopo aver pacificato la Russia all’interno e vinto la guerra con la Polonia (pace di Riga 1921), il cui esercito invase l’Ucraina nell’aprile del 1920, il governo comunista bolscevico si trovò a fare i conti con un’economia distrutta ed un paese sanguinante.
► Sul piano economico, persi i territori più ricchi, le Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), la Finlandia, la zona del Volga e la Siberia occidentale, il Governo Bolscevico cercò di accelerare il processo, iniziato con il “comunismo di guerra”, instaurato nel 1917, di abolizione della proprietà privata e del libero mercato, al fine di assicurare i rifornimenti all’esercito e di arginare la situazione di grave penuria alimentare in cui versava il paese. Le parole d’ordine:
Nazionalizzazione delle imprese, anche delle più piccole. Statalizzazione del commercio interno. Requisizione forzata di tutto il grano eccedente le pure necessità di sopravvivenza.
►Sul piano politico, fu instaurata di fatto la dittatura del Partito Comunista, messe fuori legge le altre organizzazioni politiche, proibiti i giornali non bolscevichi e reintrodotta la pena di morte. Attraverso la CEKA, “arma suprema per la realizzazione della volontà del proletariato”, venne instaurato un vero e proprio terrore. Il partito assunse un potere assoluto, svuotando di contenuto il ruolo dei soviet; le decisioni assunte dai vertici del partito dovevano essere accettate da tutti.
Tale dittatura ebbe conseguenze disastrose sia sul piano economico sia su quello politico.
ð Le condizioni d’arretratezza della Russia post rivoluzionaria del 1921 erano più disastrose di quelle dell’epoca zarista; inoltre nelle campagne i contadini reagirono alle requisizioni riducendo la produzione, il che aggravò la crisi e favorì il mercato nero. La dissoluzione dei circuiti economici produsse il ritorno a forme arcaiche di baratto e la fuga in massa dalle città, in cerca letteralmente di cibo.
ð La disgregazione sociale dovuta ad un biennio di guerra civile, di carestie, di dittature e sofferenze materiali, aveva aperto una frattura tra la popolazione ed il governo comunista, sia nelle campagne, ribelli alle requisizioni forzate di grano, sia nelle città, dove i pochi operai rimasti esprimevano sempre più dissenso nei confronti del partito, i cui vertici godevano di privilegi ingiustificati agli occhi dei lavoratori. Nel marzo del 1921 i marinai della base navale di Kronistad, si ribellarono, chiedendo il ripristino dei soviet destituiti dal partito.
è Zoppicante o meno, nel dicembre del 1922 sulle ceneri del vecchio impero nasceva l’URSS (CCCP), i cui confini ricalcavano quelli del vecchio impero zarista con l’eccezione delle repubbliche baltiche, della Finlandia e della Bessarabia (che nel 1918 era occupata dalla Romania). Uno stato federale che univa la Repubblica Socialista Sovietica Russa con le tre repubbliche “autonome” di Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia. Col passare del tempo le autonomie dei governi locali diverranno solo formali.
Il nuovo stato nasceva fortemente segnato da:
- La crisi economica, provocata dal “Comunismo di guerra”.
- La frattura Governo/popolazione provocata dalla dittatura rivoluzionaria del Partito Bolscevico.
- L’ Isolamento internazionale. Le potenze europee si rifiutavano di riconoscere lo Stato Sovietico.
è In prospettiva europea, anzi mondiale, Lenin, nel 1919 a Mosca, aveva costituito la Terza Internazionale o Comintern (Internazionale Comunista), che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, coordinare i partiti comunisti di tutto il mondo in vista di un rovesciamento della società capitalistica, sotto la guida di Mosca. Tale prospettiva di “rivoluzione socialista globale” si dimostrò inattuabile. In Ungheria, con Bela Kun, come in Germania, con gli Spartachisti di Rosa Luxemburg, i tentativi rivoluzionari furono sconfitti. Anzi, nell’ambito della progressiva erosione delle istituzioni liberali, messe in crisi dalla Grande Guerra, si venivano delineando in molti paesi regimi autoritari in senso fascista.
è Nel 1921, alla luce della frattura apertasi tra governo comunista e popolazione, in concomitanza con l’ammutinamento dei marinai della base baltica di Kronistad, al congresso del partito, che si svolse nel marzo, Lenin decise di dare avvio alla Nuova Politica Economica (NEP), che prevedeva l’abbandono del “Comunismo di Guerra” e la reintroduzione, nella vita economica di elementi di libertà e Profitto individuale. Una fase di economia mista (iniziativa privata e gestione pubblica) che permettesse la transizione verso un sistema socialista.
- Nelle campagne, cessarono le requisizioni, sostituite da un’imposta in natura e libertà di vendere le eccedenze.
- Fu favorito lo sviluppo della piccola impresa privata e liberalizzato il commercio.
. “Mиp”, Mir, in russo “pace” o “mondo”. Era l’organo decisionale delle comunità rurali russe (obscina) in cui i contadini erano usufruttuari in comune della terra che lavoravano. Al mir, retto da un consiglio degli anziani, spettavano la riscossione delle tasse, la ripartizione dei salari e infine il reclutamento delle forze armate. Ogni mir godeva di grande potere all'interno delle singole comunità. Dopo il 1861 (l’anno della Grande Riforma con cui lo Zar, Alessandro II, concesse l'emancipazione ai servi della gleba), il diritto di proprietà della terra passò (attraverso un pagamento ben superiore al valore di mercato della terra stessa) dalle mani della nobiltà al popolo contadino. La terra non veniva trasferita ai singoli proprietari ma era trasferita collettivamente a tutti i membri del villaggio. La comunità (obscina) diventava responsabile del pagamento del riscatto e delle tasse. La tradizione del mir fu responsabile del mancato sviluppo industriale russo, perché la comunità cercava di evitare l’allontanamento dei propri membri (dalla campagna alle fabbriche) per mantenere il numero delle persone responsabili del pagamento del riscatto della terra. Questo rallentò non poco la formazione di una manodopera industriale e la formazione di una coscienza di classe. Dopo la Rivoluzione russa del 1905 il governo Stolypin introdusse una serie di riforme, rovesciando il tradizionale favore del governo per le comunità del villaggio, e creando una procedura legale per la separazione del contadino dalla comunità e per la riunificazione dei suoi possedimenti, spesso assai frammentati (creazione del piccolo proprietario). Mир in russo significa pace.
La rivoluzione russa
Da febbraio a ottobre
Fra tutti gli sconvolgimenti politici e sociali provocati dalla prima guerra mondiale, la rivoluzione russa fu non soltanto il più violento e traumatico, ma anche il più imprevisto, almeno nei suoi sviluppi. In realtà, già prima dello scoppio del conflitto, erano in molti a pensare che il regime assolutistico degli zar non potesse resistere a lungo e fosse destinato a essere sostituito da forme di governo più adeguate ai tempi. Pochissimo, però, immaginavano che la caduta della monarchia avrebbe dato luogo al più grande evento rivoluzionario mai verificatosi nel mondo dopo la rivoluzione francese. Quando nel marzo 1917, il regime zarista fu abbattuto dalla rivolta degli operai e dei soldati di Pietrogrado, la successione fu assunta da un governo provvisorio di orientamento liberale. Obiettivo dichiarato del governo era quello di continuare la guerra a fianco dell’Intesa e di promuovere nel contempo l’occidentalizzazione del paese sul piano delle strutture politiche e dello sviluppo economico. Condividevano questa prospettiva non solo i gruppi liberal-moderati che facevano capo al partito dei cadetti, ma anche i menscevichi che si ispiravano ai modelli della socialdemocrazia europea, e i socialisti rivoluzionari, che avevano solide radici nella società rurale russa e interpretavano le aspirazioni delle masse contadine a una radicale riforma agraria. Rappresentanti di tutti e tre i partiti entrarono, nel maggio ’17, nel governo provvisorio. Gli unici a rifiutare ogni partecipazione al potere furono i bolscevichi, ma anch’essi, colti di sorpresa dallo scoppio della rivoluzione, assunsero sulle prime una posizione di attesa. Il consenso o la neutralità, di tutte le forze politiche antizariste non furono tuttavia sufficienti per fondare su solide basi il potere del governo provvisorio e per evitare che alla caduta del vecchio regime seguisse lo sgretolamento dell’autorità centrale. Come già era accaduto nella rivoluzione del 1905, al potere legale del governo si era subito affiancato e sovrapposto il potere di fatto dei soviet: soprattutto di quello della capitale, che agiva come una specie di parlamento proletario, emanando ordini spesso in contrasto con le disposizioni governative. Quello che la rivoluzione aveva ormai messo in moto era un movimento di massa che respingeva l’idea di un’autorità centrale, era favorevole a un diffuso potere dal basso, e, soprattutto, voleva porre fine alla guerra. Questa era la situazione nell’aprile del ’17, quando Lenin, leader dei bolscevichi, rientrò in Russia dalla Svizzera dopo un avventuroso viaggio attraverso l’Europa in guerra. Non appena giunto a Pietrogrado, Lenin diffuse un documento in 10 punti, le cosiddette tesi di aprile, in cui poneva in termini immediati il problema della presa del potere, rovesciando la teoria marxista ortodossa, secondo cui la rivoluzione proletaria sarebbe scoppiata prima nei paesi più sviluppati. Per l’immediato l’obiettivo era quello di conquistare la maggioranza dei soviet (riconosciuti come unica legittima fonte del potere) e di lanciare le parole d’ordine della pace, della terra ai contadini poveri, del controllo della produzione da parte dei consigli operai. Questo programma, che rispecchiava uno stato d’animo diffuso fra le masse operaie e contadine, portò molti consensi al Partito bolscevico, ma lo allontanò ulteriormente dagli altri gruppi socialisti e dal governo provvisorio. Il primo episodio di esplicita ribellione al governo si ebbe a Pietrogrado a metà luglio, quando soldati e operai scesero in piazza per impedire la partenza per il fronte di alcuni reparti. Ma l’insurrezione fallì per l’intervento di truppe fedeli al governo. Alcuni leader bolscevichi furono arrestati, o come lo stesso Lenin costretti a fuggire. Per i moderati fu questo l’ultimo successo. A settembre, infatti, un tentativo di colpo di Stato militare fu represso dal governo presieduto dal socialrivoluzionario Kerenskij, che fece appello alle forze socialiste, ma a uscire rafforzati dalla vicenda furono soprattutto i bolscevichi, principali protagonisti della mobilitazione popolare che conquistarono la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e di Mosca.
La rivoluzione d’ottobre
La decisione di rovesciare con la forza il governo Kerenskij fu presa dai bolscevichi in ottobre. Organizzatore e ente militare dell’insurrezione fu Lev Davidovic Bronstein, noto con lo pseudonimo Trotzkij, proveniente dalla sinistra menscevica, eletto in settembre presidente del soviet di Pietrogrado. La mattina del 7 novembre soldati rivoluzionari e guardie rosse (milizie operaie), circondarono il Palazzo d’Inverno, già residenza dello zar e ora sede del governo provvisorio, e se ne impadronirono la stessa sera, incontrando scarsa resistenza. L’attacco al palazzo d’inverno, destinata ad assurgere a episodio-simbolo della rivoluzione, come era stata la presa della Pastiglia del 1789- fu praticamente incruento: pochissime furono le vittime nei confusi che ebbero luogo nei corridoi e nei saloni dell’antica reggia. Nel momento stesso in cui cadeva l’ultima resistenza del governo provvisorio, si riuniva a Pietroburgo il Congresso panrusso dei soviet, cioè l’assemblea dei delegati dei soviet di tutte le provincie dell’ex Impero russo. Come suo primo atto il congresso approvò due decreti proposti personalmente da Lenin. Il primo faceva appello a tutti i popoli dei paesi belligeranti <<per una pace giusta e democratica senza annessioni e senza indennità>>. Il secondo stabiliva in forma lapidaria che la grande proprietà terriera era <<abolita immediatamente e senza alcun indennizzo>>. Il nuovo potere tendeva così a garantirsi l’appoggio, o almeno la neutralità, delle masse contadine, accontentate nelle loro aspirazioni più elementari e immediate. Veniva frattanto costituito un nuovo governo rivoluzionario, composto esclusivamente da bolscevichi e di cui Lenin era presidente, che fu chiamato Consiglio dei commissari del popolo. La fulminea presa del potere da parte dei bolscevichi lasciò disorientate tutte le altre forze politiche. I menscevichi, i cadetti, e la maggioranza dei socialrivoluzionari protestarono vivacemente contro l’atto di forza, ma non organizzarono manifestazioni di aperto sabotaggio contro il governo rivoluzionario e preferirono puntare le loro carte sulla convocazione dell’Assemblea costituente, le cui elezioni erano state fissate per la fine di novembre. I risultati delle urne costituirono una gravissima delusione per i bolscevichi. Con circa nove milioni di voti, ottenuti per lo più nei grandi centri, essi ebbero infatti meno di un quarto dei seggi (175 su 707). Quasi scomparsi dalla scena i menscevichi e i cadetti, i veri trionfatori delle elezioni furono i socilarivoluzionari che si assicurarono la maggioranza assoluta con oltre 400 seggi, grazie al massiccio sostegno dell’elettorato rurale. Ma i bolscevichi non avevano nessuna intenzione di rinunciare al potere appena conquistato. Riunitasi per la prima volta in gennaio, la Costituente fu immediatamente sciolta grazie all’intervento dei militari bolscevichi, che ubbidivano a un ordine del Congresso dei soviet. Questo nuovo atto di forza era coerente con le idee espresse più volte da Lenin, che non credeva alle regole della <democrazia borghese> e riconosceva al solo proletariato il diritto di guidare il processo rivoluzionario, attraverso le sue repressioni dirette (soviet) e la sua avanguardia organizzata (il partito). Certo è che, con lo scioglimento della Costituente, il potere bolscevico rompeva definitivamente con le altre componenti del movimento socialista e con tutta la tradizione democratica occidentale, ponendo le premesse per l’instaurazione di una dittatura di partito.
Dittatura e guerra civile
Se era stato relativamente facile per i bolscevichi impadronirsi del potere centrale, molto più difficile (per un partito che contava nel novembre ’17 circa 70000 iscritti su una popolazione di oltre 150 milioni di abitanti) si presentava il compito di gestire questo potere, di amministrare un paese immenso, di governare una società tanto complessa quanto arretrata, di affrontare i tremendi problemi ereditati dal vecchio regime, primo fra tutti quello della guerra. Convinti di poter conquistare in tempi brevi l’appoggio compatto delle masse popolari, i leader bolscevichi speravano di poter procedere rapidamente alla costruzione di un nuovo Stato proletario ispirato all’esperienza della Comune di Parigi, secondo il modello delineato da Lenin in una delle sue opere più famose, Stato e rivoluzione. In questo saggio, scritto alla vigilia della rivoluzione d’ottobre, Lenin prevedeva che, una volta abbattuto il dominio borghese, lo Stato stesso si sarebbe avviato verso una rapida estinzione e le masse si sarebbero autogovernate secondo i principi di democrazia diretta sperimentati nei soviet. Per quanto riguardava la guerra, l’ipotesi su cui puntavano i bolscevichi era quella di una sollevazione generale dei popoli europei, da cui sarebbe scaturita una pace equa, <senza annessioni e senza indennità>. Ma questa ipotesi non si realizzò. E i capi rivoluzionari si trovarono a trattare in condizioni di grave inferiorità con una potenza che già occupava vaste zone dell’ex impero russo. La pace separata con la Germania, che fu conclusa il 3 marzo 1918 con la firma del durissimo trattato di Brest-Litovsk, era dunque per i bolscevichi una scelta realistica. Per imporla Lenin dovette tuttavia superare le perplessità di alcuni fra i suoi stessi compagni di partito e la violenta opposizione dei socialrivoluzionari. Le potenze dell’Intesa, da parte loro, considerarono la pace come un tradimento, per cui non solo appoggiarono le forze antibolsceviche, che si erano andate organizzando nel paese, ma inviarono contingenti militari al fine di alimentare la guerra civile. La prima minaccia venne dall’Est, dove l’ammiraglio zarista Kolciak assunse il controllo di vasti territori della Siberia: fu in questa circostanza che lo zar e tutta la sua famiglia furono giustiziati, nell’estate ’18, nel timore che fossero liberati dai controrivoluzionari. Altri focolai di ribellione si andavano frattanto sviluppando nel nord della Russia, dove più forte era la presenza di truppe dell’Intesa, e soprattutto nella regione del Don dove, oltre alle truppe dei monarchico-conservatori, i cosiddetti bianchi, era attivo un movimento di guerriglia guidato dai socialrivoluzionari. Per far fronte a tutte queste minacce, il regime rivoluzionario fu indotto ad accentuare i suoi tratti autoritari, lasciando da parte le utopie antimilitariste e i progetti di autogoverno popolare. Si era cominciato, già nel dicembre ’17 con la creazione di una polizia politica, la Ceka. Nello stesso periodo era stato istituito un Tribunale rivoluzionario centrale, col compito di processare chiunque disubbidisse al <governo operaio e contadino>. Nel giugno 1918 tutti i partiti d’opposizione vennero messi fuori legge e fu reintrodotta la pena di morte che era stata abolita subito dopo la rivoluzione d’ottobre. Si procedeva frattanto alla riorganizzazione dell’esercito, ricostituito ufficialmente nel febbraio ’18 col nuovo nome di Armata rossa degli operai e dei contadini. Artefice principale dell’operazione fu Trotzkij che , servendosi anche di ufficiali del vecchio esercito zarista, fece di quella che avrebbe dovuto essere una milizia popolare una potente macchina da guerra, fondata su una ferrea disciplina. La creazione di un esercito efficiente consentì alla Russia bolscevica di sopravvivere allo scontro con i suoi numerosi nemici. Nella primavera del’20, a parte qualche residua sacca di resistenza, le armate bianche erano sconfitte e la fase più acuta della guerra civile poteva considerarsi esaurita. Ma proprio nel momento in cui trionfava sui suoi nemici interni, il regime bolscevico dovette subire un inatteso attacco esterno. A sferrarlo, nell’aprile del 1920, fu la nuova Repubblica di Polonia, soddisfatta dei confini definiti da Versasilles. La reazione dei bolscevichi fu rapida ed efficace tanto che l’Armata rossa giunse fino alle porte di Versailles. Ma, a fine agosto, una controffensiva polacca costrinse i russi a una precipitosa ritirata. Si giunse infine (dicembre 1920) alla conclusione di un armistizio e quindi alla pace, nel marzo 1921. La Polonia vide in parte accontentate le sue aspirazioni territoriali, incorporando ampie zone della Biellorussia e dell’Ucraina. La guerra contro l’aggressione straniera comunque accresciuto in Russia il senso di coesione nazionale, riavvicinando molti oppositori al regime sovietico, ormai identificato con una nuova <patria socialista>.
La Terza Internazionale
l’inattesa vittoria dei bolscevichi russi nella guerra civile rese possibile l’attuazione di un progetto che Lenin aveva concepito fin dall’inizio della guerra mondiale: sostituire alla vecchia internazionale socialista una nuova Internazionale <comunista>, che coordinasse gli sforzi dei partiti rivoluzionari di tutto il modo e rappresentasse, anche nel nome, una rottura definitiva con la socialdemocrazia europea, colpevole di aver tradito gli ideali internazionalisti. Già nel 1918, del resto, i bolscevichi avevano abbandonato l’antica denominazione di Partito socialdemocratico, a lungo contesa con i menscevichi, per quella di Partito comunista (bolscevico) di Russia. La riunione costitutiva dell’Internazionale comunista, o Terza Internazionale, come venne subito chiamata, ebbe luogo a mosca ai primi di marzo del 1919. La struttura e i compiti dell’Internazionale comunista furono fissati soltanto nel II congresso, che si tenne, sempre a Mosca, nel luglio del 1920. Il problema centrale fu rappresentato dalle condizioni cui i singoli partiti avrebbero dovuto sottostare per essere ammessi a far parte dell’Internazionale. Fu lo stesso Lenin a fissare le condizioni in un documento in ventun punti. Vi si affermava fra l’altro che i partiti aderenti al Comintern avrebbero dovuto ispirarsi al modello bolscevico, cambiando il proprio nome in quello di Partito comunista, difendere on tutte le sedi possibili la causa della Russia sovietica, rompere con le correnti riformiste espellendo i principali esponenti. Condizioni così pesanti e ultimative suscitarono in seno al movimento operaio europeo accesi dibattiti e gravi lacerazioni con conseguenti scissioni. Fra la fine del ’20 e l’inizio del ’21 fu comunque raggiunto quello che era stato lo scopo principale del secondo congresso: creare in tutto il mondo una rete di partiti ricalcati al modello bolscevico e fedeli alle direttive del partito-guida.
LA RIVOLUZIONE RUSSA
LA SITUAZIONE DELLA RUSSIA PRIMA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.
Anche in Russia nell’ultimo ventennio dell’800 era stato avviato il processo di industrializzazione, con la formazione conseguente di un certo nucleo consistente di proletariato industriale. Ma qui mancava la media borghesia imprenditrice, cosicché l’impero non poteva essere modificato politicamente e rimaneva arroccato all’organizzazione assolutistica del secolo precedente.
Tra il 1881 e il 1894 lo zar Alessandro III aveva accentuato la politica di repressione verso i liberali, con pogrom (epurazioni) antisemiti di una spaventosa ferocia, e imposto la “russificazione” contro le minoranze etniche nel Baltico, in Polonia ed Ucraina, oltre che una politica di sistematica persecuzione delle minoranze religiose contrarie alla Chiesa Ortodossa. Così molti Ebrei aderirono al Movimento Rivoluzionario. L’industrializzazione era imposta dallo Stato, mentre nelle campagne si mantenevano i rapporti quasi feudali.
Negli ultimi anni del secolo e l’inizio del 900 in Russia ci fu un vorticoso sviluppo industriale, favorito dall’afflusso di capitali soprattutto francesi, favorito dal protezionismo e dalla compressione dei salari degli operai. La costruzione di ferrovie, lo sviluppo dell’industria estrattiva del carbone e del ferro, la produzione di petrolio crescente ebbe uno spettacolare incremento. A Mosca e Pietroburgo si sviluppavano numerose industrie tessili e metalmeccaniche.
Nel 1898 si era costituito il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, sotto la guida di Lenin, che nel 1903 tenne il suo secondo congresso a Bruxelles, a causa della repressione russa. Qui Lenin si scontrò con parte dei suoi compagni sulle strategie da seguire, e vinse il congresso con alla testa l’ala bolscevica (rivoluzionaria, che voleva la dittatura del proletariato sotto la guida del partito rivoluzionario), che risultò maggioritaria, contro l’ala menscevica, risultata minoritaria, che poi evolverà verso la socialdemocrazia e le riforme, ma che in questa fase teorizzava la dittatura del proletariato attraverso un passaggio graduale attraverso lo stato democratico e borghese, che bisognava far esplodere. Ai margini rimanevano i socialisti rivoluzionari, che teorizzavano anch’essa la rivoluzione e la dittatura del proletariato, ma vedeva questa lontana nel futuro e da raggiungere con il tempo e con gradualità, attraverso il passaggio dallo stato autoritario a quello democratico borghese, con il quale si poteva collaborare e cooperare per favorire i processi di trasformazione verso lo stato socialista, e non volevano l’abbattimento dello stato come voluto da bolscevichi e menscevichi, né il ruolo guida del partito rivoluzionario.
Esisteva anche un Partito Socialdemocratico, che aveva rinunciato alla dottrina dell’abbattimento dello Stato e della Rivoluzione Proletaria accettando lo Stato Democratico, in cui, attraverso la collaborazione con le forze borghesi in un regime parlamentare si doveva trasformarlo in stato socialdemocratico, giungendo all’emancipazione del proletariato e delle classi rurali attraverso le riforme.
Queste forze sostenevano il malcontento operaio attraverso gli scioperi e quello dei contadini, con violenti e ricorrenti sommosse, represse con la forza.
Le correnti dei nobili e dei liberali borghesi chiedevano una politica di riforme, con l’instaurazione di un sistema costituzionale che limitasse il potere assoluto dello Zar, ma tali riforme prendevano in considerazione solo gli interessi dei possidenti.
La politica dello Zar Nicola II, succeduto ad Alessandro, fu di una cecità assoluta: non si concesse nulla, si attuò una brutale repressione, anche dando sfogo all’antisemitismo, si ricorse alla delazione. Inoltre, tra il 1904 e il 1905 l’esercito russo collezionò una serie impressionante di insuccessi nella guerra russo – giapponese, interessante il dominio della Corea e della Manciuria, scatenando il malcontento. A Pietroburgo, il Pope Gapon aveva creato un associazione di operai per conto della polizia, per sottrarre i lavoratori alla propaganda rivoluzionaria, ma non poteva ignorare che il malcontento era provocato dal rialzo del prezzo dei generi alimentari a causa della guerra. Nel gennaio 1905 organizzò una grande manifestazione popolare per chiedere riforme e tutta una serie di provvedimenti a favore degli operai e dei contadini. Ma l’esercito sparò sui pacifici dimostranti che recavano ritratti dello zar e immagini sacre e così la rivoluzione dilagò in tutto il paese estendendosi alle campagne, compreso le forze armate. Ancora nell’autunno c’erano violente ondate di scioperi che chiedevano la costituente e la fine del potere assolutistico. In ottobre lo Zar dovette istituire un parlamento e promettere il rispetto delle libertà fondamentali. La rottura tra bolscevichi e menscevichi, la secessione dei socialisti rivoluzionari e dei socialdemocratici, e l’appagamento della borghesia liberale, che vedeva soddisfatta la sua richiesta di una monarchia costituzionale, e che quindi uscì dal movimento rivoluzionario, provocò la fine della rivoluzione, cosicché quando in dicembre operai e contadini insorsero, furono sterminati dall’esercito.
Il nuovo Parlamento era composto così dalla borghesia liberale, che ne dava un interpretazione assai restrittiva in merito ai poteri e alle funzioni, dai democratici costituzionali (socialdemocratici) che non volevano radicali riforme sociali, e da menscevichi e socialisti rivoluzionari che si aspettavano miracoli da un regime di libertà. Risultava maggioritaria la componente conservatore, in base al meccanismo elettorale che privilegiava le classi sociali abbienti, ma soprattutto lo Zar aveva diritto di veto sulle decisioni parlamentari e il Parlamento non poteva deliberare sulle spese militari, sulle concessioni ferroviarie e tariffe doganali, né inquisire i ministri.
Ma la prima Duma, riunita nel 1906, non fu assolutamente docile ai voleri dello Zar, risultando composta da una maggioranza che voleva mutare il regime, e approvò richieste estremamente radicali, respinte dal governo. Quando si volle discutere la riforma agraria, la Duma fu sciolta. Stessa sorte toccò alla seconda Duma nel 1907, mentre la terza, dopo una opportuna modifica della legge elettorale in senso ancora più conservatore, poté durare un quinquennio fino al 1912, perché aveva una maggioranza conservatrice. La quarta Duma morì con la rivoluzione del 1917. Fu tentata tra il 1907 e il 1910 una riforma agraria, con la dissoluzione della proprietà collettiva del mir, consentendo ad ogni contadino di entrare in possesso della proprietà coltivata.
LA SITUAZIONE DELLA RUSSIA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE E LA PRIMA RIVOLUZIONE DEL MARZO 1917.
L’entrata della Russia in guerra fece precipitare la situazione: già nel 1916 si contavano due milioni di caduti e altrettanti di prigionieri, quattro milioni di mutilati, con circa un decimo della popolazione chiamata alle armi e un notevole assottigliamento della forza lavoro, con crisi della produzione di carbone e conseguentemente di quella di materiale bellico, con gravi disorganizzazioni nei trasporti e l’impossibilità di ricevere aiuti adeguati dagli alleati. I combattenti non avevano alcuna speranza per l’avvenire, perché il regime autoritario zarista non avrebbe compensato con le terre il sacrificio dei contadini.
Alla fine del 1916 interi reggimenti rifiutavano di combattere, ma lo Zar, anche dopo che una congiura di nobili liberali aveva liquidato il falso monaco Rasputin, persistette in un atteggiamento intransigente: così il paese entrava in uno stato di profonda tensione sociale.
Così l’8 marzo 1917 (febbraio secondo il calendario russo) in una generale stanchezza, scoppiò la prima rivoluzione. La situazione interna del paese era estremamente precaria. Nel febbraio 1917 la scarsezza di pane si era aggravata e già a gennaio a Pietrogrado si erano verificati degli scioperi. A marzo una controversia salariale opponeva operai e padroni delle officine metallurgiche Putilov, e quando fu minacciata la serrata, che riduceva alla fame i lavoratori, più di 30.000 operai scesero in sciopero. Il giorno dopo, 9 marzo, altri 200.000 operai incrociavano le braccia, e il 10 fu proclamato lo sciopero generale. Pur non essendo violente, le manifestazioni chiedevano fosse costituito un governo responsabile di fronte alla Duma. La cavalleria cosacca si dimostrò riluttante a disperdere i cortei di operai e quando lo Zar diede ordine all’esercito di sparare sulla folla, i soldati si ammutinarono e solidarizzano con gli operai. Di questo pronunciamento rivoluzionario lo Zar e il suo entourage non si resero minimamente conto. Il 12 marzo Pietrogrado era nelle mani degli insorti, con le armi date loro dai soldati : l’11 marzo il governo aveva sciolto la Duma, ma il 12 i deputati, dopo parecchie tergiversazioni, decisero di eleggere un Comitato per il Ristabilimento delle Istituzioni, ma intanto si era formato il Soviet degli Operai e dei Soldati, alla cui vicepresidenza fu eletto Kerenskij. Il Soviet lanciò un proclama nel quale, dopo aver dichiarato la necessità di costituire un governo popolare e che il popolo doveva creare da sé i propri organi di governo, chiedeva un’assemblea costituente da eleggersi a suffragio universale segreto e diretto. C’erano così due poteri in scontro: quello della Duma, che voleva un regime monarchico costituzionale, e quello del Soviet, che voleva la rivoluzione dopo un passaggio per una “fase borghese”. Il Soviet rifiutò di partecipare ad un governo provvisorio, formato dai socialdemocratici o cadetti, dagli ottobristi, dai progressisti e dai liberali conservatori, ad eccezione di Kerenskij come ministro della giustizia. Soviet e Duma raggiunsero l’accordo sull’amnistia per tutti i delitti politici , l’instaurazione di tutte le libertà fondamentali, la costituzione di una milizia popolare e la convocazione di un assemblea costituente.
Così il 15 marzo lo Zar Nicola II fu costretto ad abdicare a favore del fratello, granduca Michele, che però rifiutò. Nonostante il capo del governo, principe L’vov avesse accolto la richiesta dello Zar di trasferirsi a Murmansk (con il proposito di fuggire in Inghilterra), il Soviet ne decretò l’arresto insieme alla Zarina. Intanto a metà Lenin rientrava in patria e iniziava una violenta propaganda rivoluzionaria.
LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE.
La Russia era divenuta una repubblica borghese anomala, con un potere formale in mano alla borghesia liberale e ai socialdemocratici della Duma e il potere reale ai soldati e agli operai dei Soviet. Forze con interessi nettamente divergenti : operai e soldati volevano porre fine alla guerra e attuare la spartizione delle terre, i borghesi volevano continuare la guerra e difendere la proprietà terriera.
Ben presto al governo provvisorio, che non poteva affrontare questo problema per i legami della borghesia russa con la finanza francese, britannica e belga, subentrò nel mese di maggio una coalizione della quale facevano parte anche i rappresentanti dei Soviet, ancora in maggioranza Menscevichi e Socialisti Rivoluzionari, con Kerenskij al Ministero della Guerra, che formalmente questo governo voleva proseguire affianco all’Intesa. A giugno, dopo un ultima offensiva fallita, seguì un grosso contrattacco tedesco, mentre fin da aprile nelle campagne i contadini iniziavano ad occupare le terre, incoraggiati da Lenin che voleva la fine della guerra e la conquista del potere da parte di operai e contadini poveri. Soldati e operai erano in crescente agitazione, perché non vedevano cessare la guerra né iniziare la distribuzione della terra. E così l’esercito russo sempre più si avviava verso lo sfacelo. Inoltre, la politica seguita di difesa del latifondo, di contenimento dei salari, di prosecuzione della guerra, di rinvio della riforma agraria alienò al governo le simpatie dei Soviet, che progressivamente si bolscevizzarono. Le agitazioni nelle campagne aumentarono di colpo, a luglio la guarnigione di Pietrogrado insorse, ma il momento non fu ritenuto maturo da menscevichi e socialisti rivoluzionari, e i bolscevichi, che vi avevano partecipato pur sconsigliando l’azione, dovettero sopportare le conseguenze della repressione e Lenin fu costretto a riparare in Finlandia, mentre il menscevico Trotzkij veniva arrestato. Il capo del governo L’vov tentò di estendere la repressione alle campagne, ma gli altri membri del governo non furono d’accordo e si dovette dimettere.
Si costituì così un nuovo governo Kerenskij, che continuò la politica della guerra ad oltranza, ma che, sotto la parvenza socialdemocratica, finiva con l’attuare, con l’appoggio dei Soviet, la politica dei cadetti per dare respiro alla destra con la scusa di combattere l’anarchia e il disfattismo dell’estrema sinistra. Ad agosto il generale Kornilov tentò un putsch militare, il 25 agosto, chiedendo poteri amplissimi, e additando la rivoluzione come colpevole dello sfacelo della Russia, mentre i tedeschi erano a Riga, e chiese lo stato d’assedio di Pietrogrado. Kerenskij rifiutò e destituì il generale, che rifiutò e marciò sulla capitale. I bolscevichi si introdussero nei Soviet e organizzarono la resistenza contro il colpo di mano militare, e organizzarono la Guardia Rossa, formata da operai armati, ma non sostennero Kerenskij. Gli operai svolsero un’attiva opera di convinzione tra le truppe, e fabbricando una buona quantità di armi, sventarono il putsch. Dopo questo fatto, i bolscevichi assunsero il controllo dei Soviet.
Il 20 ottobre Lenin tornò in gran segreto a Pietrogrado e il 23 pose al Comitato Centrale del Partito Bolscevico la questione del potere, paventando il momento favorevole per una insurrezione mondiale e russa : fallimento dei partiti borghesi, distacco delle masse popolari dal traditore Kerenskij, la rivolta contadina. Ottenne l’appoggio di Trotzkij e Stalin, ma non quello di Kamenev e Zinoviev, che non credevano al ruolo guida del partito bolscevico e volevano una democrazia parlamentare. Solo nella notte tra il 6 e il 7 novembre (24-25 ottobre russo), dopo aver vinto in Comitato, la Guardia Rossa e le formazioni armate dei Bolscevichi occuparono i centri nevralgici di Pietrogrado, ad eccezione del Palazzo d’Inverno, dove era il governo senza Kerenskij, fuggito: ma l’8 novembre (26 ottobre) fu conquistato e i ministri arrestati.
Lo stesso giorno il II congresso panrusso dei Soviet decretò l’assunzione del potere e formò un governo rivoluzionario di bolscevichi che prese il nome di Soviet dei Commissari del Popolo, con Presidente Lenin, Stalin commissario per le nazionalità e Trotzkij commissario agli affari esteri.
PRIMI ATTI DEL GOVERNO BOLSCEVICO
Immediatamente il Soviet chiese la pace agli imperi centrali, una pace immediata e senza annessioni, cioè senza la conquista di terre straniere e senza l’annessione forzata di altri popoli, oltre che senza indennità di guerra. Si arrivò così alla pace di Brest-Litovsk con la quale la Russia rinunciava alla Polonia, alla Lituania, all’Estonia, alla Lettonia e alla Finlandia. Si riconosceva l’indipendenza dell’Ucraina, che si era proclamata indipendente, ma lo rimase per poco tempo.
Si abolì la diplomazia segreta, un decreto sulla terra abolì la grande proprietà fondiaria senza indennizzo e mettendo a disposizione dei comitati agricoli le tenute dei latifondisti, della Chiesa e del demanio, si abolì il lavoro salariato nelle campagne. Veniva decretato il controllo operaio sulla produzione, conservazione e compravendita di tutti i prodotti e le materie prime, veniva decretata l’uguaglianza di tutti i popoli della Russia e il loro diritto all’autodeterminazione.
Lenin, premuto da più parti, dovette indire a breve scadenza le elezioni per l’assemblea costituente, che diedero una maggioranza notevole ai socialisti rivoluzionari e ai menscevichi, e sono il 25% ai bolscevichi. Ma Lenin non credeva in quest’organo, credeva nella Rivoluzione sotto la guida del Partito Bolscevico. Prima della convocazione ufficiale dell’Assemblea, fu sciolto il partito socialdemocratico, con l’arresto dei deputati cadetti e socialisti rivoluzionari. Questa si riunì il 18 gennaio 1918 a Pietrogrado presidiata da truppe rivoluzionarie. Ma dopo che fu eletto alla presidenza un socialrivoluzionario moderato e passarono le prime misure antibolsceviche, un marinaio armato era salito sul seggio del presidente e aveva intimato all’assemblea di sciogliersi, perché la guardia era stanca. Così il 19 gennaio il Soviet sciolse la costituente e i reparti armati dei soldati bolscevichi fecero rispettare la decisione.
Iniziava così in Russia la lunga dittatura comunista che si protrarrà fino al 1991, con il dissolvimento dell’URSS.
Nei primi anni di governo, Lenin dovette affrontare la guerra civile con i fuoriusciti di Kerenskij nella zona del Don ( le forze bianche) e contro le forze rosse (socialrivoluzionari) in Siberia occidentale e centrale, sostenute da nazionalisti Cechi, le forze, mentre contingenti dell’Intesa sbarcati a Vladivostok, ad Arcangelo, a Murmansk, e nel Caucaso e in Finlandia, sostenevano i bianchi.
Intanto Trotzkij organizzava l’Armata Rossa, e dopo aver liquidato il conflitto del 1920-1921 con la Polonia, normalizzava la Russia.
IL COMUNISMO DI GUERRA E LA NUOVA POLITICA ECONOMICA (N.E.P.)
Durante la guerra civile ci fu un “comunismo di guerra” , con la nazionalizzazione di tutte le imprese produttive, delle ferrovie, delle case private, delle banche, della marina, si abolì la moneta e nacque una mastodontica macchina burocratica.
Dal '18 fino al '21, anno della fine della guerra civile, la Russia presenta un'economia definita Comunismo di guerra: è abolito il mercato, ai contadini vengono requisiti i cereali, le fabbriche vengono nazionalizzate e militarizzate dal punto di vista disciplinare.
Intanto venivano liquidati tutti gli oppositori interni al partito, anche con brutali repressioni militari e giustizia sommaria, e il Partito diveniva Stato con la sua Nomenklatura, istaurando una sua dittatura sulla società sovietica.
Lenin capisce che non è più possibile continuare in questo modo; quindi nel '21 stesso, è varata la NEP, una nuova politica economica teorizzata da Bucharin. La NEP si presenta come una sorta di fusione tra un'economia pianificata e un'economia di mercato: le fabbriche rimangono statalizzate, ma si consente lo sviluppo di piccole aziende private; ai contadini è permesso di produrre ciò che vogliono e di venderlo al mercato, senza requisizioni dello Stato: si lascia quindi un minimo spazio alla libera iniziativa privata. Lo scopo della NEP era quello di consentire uno sviluppo dell'agricoltura e un aumento di capitale circolante da essere investito per lo sviluppo dell'industria e poter così giungere ai livelli di sviluppo della Gran Bretagna e avere maggiori possibilità di realizzare il Comunismo.
LA MORTE DI LENIN E LA LOTTA PER LA SUCCESSIONE
Nel 1922 Lenin è colpito dal primo attacco della malattia che lo porterà alla morte nel giro di due anni: inizia così la lotta per la sua successione. I due personaggi più importanti all'interno del partito sono Trotzkij e Stalin. Il primo, capo delle Armate Rosse, è un rivoluzionario, contrario alla NEP e favorevole a riprendere la costruzione di un'economia socialista; inoltre voleva cercare di estendere la rivoluzione anche ad altri Paesi per evitare che la Russia si trovasse isolata. Il secondo dal '22 è segretario generale, cioè organizzatore nazionale del partito; è favorevole alla NEP e al libero mercato per appoggiare maggiormente la componente contadina del popolo russo, è favorevole al "socialismo in un solo Paese" e controlla la potente "burocrazia sovietica". L'intransigenza rivoluzionaria di Trotzkij spaventa molti, che quindi passano a sostenere Stalin. Così quest'ultimo, nel periodo della morte di Lenin si trova a capo del partito che, in quanto unico e quindi detentore di compiti politici, economici ed amministrativi , per la Russia sta diventando una realtà sempre più importante.
LA RIVOLUZIONE RUSSA
Prima regime autocratico: zar, non costituzionale , senza parlamento ma governo fatto di alternanza di poteri.
Con guerra: intensificazione industriale: cambiamento sociale: massa di contadini trasferisce nelle compagne
1915 cominciano scioperi operai: forte inflazione e penuria alimentare.
- Riforma agraria dei contadini
- Pace senza annessioni
Erano favorevoli a questo i menscevichi e socialdemocratici (inizialmente)
C’era governo dei “cadetti”: borghesi conservatori e moderati. Favorirono la politica dello zar(ondata patriottismo). Senso di impotenza di fronte crisi del impero zarista: la paura di accordo con Germania per risolvere crisi li fecero schierare opposizione (tradimento zarina).
Formazione comitato Duma: lo zar fu isolato anche dalla chiesa ortodossa x Rasputin
Zar tentò con il dispotismo: inutile:
febbrai 1917 (occ), marzo (ort): scioperi a Pietrogrado e le truppe per reprimerli socializzarono con loro. Zar abdicò.
Russia senza linea precisa anche per proseguimento o meno guerra.
Repubblica russa.
- Cadetti: repubblica parlamentare: x avvicinarsi a occidente e per vincere guerra, no riforma agraria: orribile per sforzo bellico.
- Socialisti rivoluzionari e menscevichi: appoggiarono governo provvisorio, si pace, si riforma agraria (ma x marxismo: prima capitalismo ok, poi rivoluzione e socialismo) si accordo con ala borghese x questio rinunciarono pace e riforma
- Bolscevichi: odio il governo, si pace e riforme x sempre.
Soviet: oltre che x operai anche al fronte e campagna: sempre + potere.
Doppio potere: governo si basava su assenso soviet, soviet non volevano governare.
Gov provvisorio Kerenskij
Altri dicevano dare potere a Kerenskij, Lenin no: potere ai soviet!!!
Tesi aprile: potere ai soviet, rivoluzione subito, rivoluzione socialista in tutto mondo.
Parola bolscevichi era condivisa da molti, ma non aveva ancora maggioranza.
I soviet accrebbero + crisi economica (disoccupazio e chiusura fabbriche) potere ai bolscevichi + scioperi di operai.
Kornilov tentò colpo di stato epr finire stato anarchia, ma fu sventato. A settembre ondata scioperi, Lenin tornò alla legalità: il 25 ottobre presa del palazzo d’inverno, fuga di kerenskj
Bolscevichi presero maggioranza (uniti a socialrivoluzionari=
Governo operaio e contadino: pace senza annessioni, disrib terre ai contadini poveri, cost. soviet del popolo.
Elezioni assemblea costituente: perso i menscevichi, ma + i socialrivoluzionari dei bolscevichi:; fu subito sciolta.
Primi mesi governo senza opposizioni.
Sforzo bellico insostenibile: pace nel momento culminante di invasione tedesca: persero tantissimi territori
Pace di Brest litovsk, marzo 1918: polonia Finlandia e stati baltici indipendenti + territori a Germania. Causò molte perplessità e allontanamenti dal governo.
- + campagna aggressione forze intesa: armate rosse sconfissero: stanchi e demotivati
+ guerra civile: armati bianche e versdi(socialisti e anarchici) + duri, ma vinsero lo stesso armate rosse
guerra civile: popolazione contraria a bolscevichi, ma meglio dei socialdemo che non gli avevano fatto la rif agraria.
Polonia poi invase ucraina x annettersela, ruissia li respinse e penetrò in territorio polacco (socializzare anche li), ma persero: armistizio disastroso x russia.
1922: nascita Urss, tutto territorio tranne Polonia, Finlandia e stati baltici
anni 1918-1922:
carenza grano cause:
- assenza popolazione maschile: sul fronte.
- Boscevichi paura per contadini: consumavano direttamente il grano e non davano al governo x denaro: non c’era niente da comprare. = caratteri individualistici. Non erano motivati
Comunismo di guerra (1918) : superamento delle leggi del mercato con baratto su larga scala delle merci “dittatura alimentare” contadini solo grano per sussistenza fino prossimo raccolto, in + dare al governo.
Conseguenze:
- I contadini ridussero i raccolti;
- Soviet si ridussero: gestione dall’alto;
- Sindacati sostenere la militarizzazione del lavoro.
- Allontanam,ento dalla classe operaia: x crisi alimentare x militarizzazione lavoro.
Persero sostenitori: operai e soviet navali.
Nep: nuova politica economica:
- Permettono ai contadini vendere racccoltoin più
- Liberalizzazione dela commercio
- Incremento mercato e industrializzazione
Conseguenze Nep:
- Aumento alimentari;
- Riavvicinamento contadini ai bolscevichi;
- Oscillazioni prezzi tra industria e agricoltura;
- Opposizione era un ritorno al capitalismo;
1922 muore Lenin.
Bisogno di consolidamento paese: unico socialista in tutto mondo occidentale:
problemi Nep:
- Beneficiava i contadini, ma non tanto per instabilità dei prezzi = roba agricola costava pochissimo e industriale tanto;
- Difficoltà per operai: svalutazione moneta per riequilibrio = abbassamento dei salari
- Peggioramento condizioni di vita
- Scioperi dilaganti nelle città
- Penuria di abitazioni (problema tipico russo)
Furono cmq anni di ripresa economica: presenza nel mercato internazionale
fallimento della Nep: soprattutto nelle campagne
Stalin (1927)
Cominciò a ristrutturare il partito:
- Leva : reclutamento e formazione di quadri: con il loro controllo ok presente ma anche futuro pieno difidati collaboratori.
- Leninismo: carattere religioso al pensiero di lenin si considerava suo interprete.
- Accrebbe il suo potere personale (un po’ preoccupò alleati)
- Opposizione sconfitta 1927: si allearono persone fino a prima litigavano: poco credibili: vinse Stalin (uomo forte)
1927 crisi agraria: riserve grano calarono (motivi oscuri)
sciopero del grano
con Stalin: campagna contro i kulaki (capri espiatori): era tutto il popolo a non consegnare le riserve, ma loro furono deportato imprigionati o uccisi
ma il concetto di kulaki era impreciso: colpirono un po’ tutti.
Militari e forze polizia controllarono e presero raccolti in più.
Miglioramento sul momento, dall’anno dopo:
- Crisi ulteriore e più grave
- Autoliquidazione: macellazione di bestiame e sabotamento della produzione
- Diminuzione della produzione successiva
Collettivizzazione: le famiglie di contadini furono portate a lavorare in aziende agricole collettive kolchoz. La popolazione ribellò con macellazioni e sabotamenti.
Il socialismo sovietico non era in grado di contemperare operai e contadini.
Usavano il terrore per tenerli sotto controllo.
Poca libertà di movimento fisico: sarebbero trasferiti in città: molti giovani preferivano diventare operai.
In europa crisi industriale, in russia fioriva dal nulla: meraviglia totale e entusiasmo russo (anche per propaganda staliniana)
- Contennero il malcontento dei contadini in parte.
- Richiedeva una forza militare x industrializzare tutto: società sotto pressione
- “eroi del lavoro”, stacanovisti , erano esaltati come nelle gare sportiva (chi lavorava di più)
- piani quinquennali: modo gestione industrie razionale: gestione militare della vita produttiva, dirigenti con obiettivi politici non ebbero chissà che risultati
- cmq Stalin riuscì a industrializzare dal nulla con moltissimi costi umani in fucilazioni e deportazioni = divenne una grande potenza economica
- aumentò la classe operaia russa tantissimi occupati ma la quantità di produzione pro capite non aumentava: estensiva.
- Il potere d’azuisto degli operai decrebbe notevolmente
Grandissime tensioni psicologiche sul popolo:
consci del terrore, ma vedevano in Stalin autoritario buono, rassicurante in un periodo di sconvolgimenti continui sociali.
1934 attentato (prob ucciso da Stalin) di un compagno: pretesto per purghe.
Liquidazione di tutti gli oppositori (max in 1936-37)
Tendenza di Stalin a diffidare di chiunque = uccise persone di ogni strato sociale.
Nel 1937 produzione industriale in ristagno, continuava flusso verso lager o morte.
Dal 1935 e minaccia fascista, massima unità per lotta contro il capitalismo.
Tesina
Pluridisciplinare
La Rivoluzione Russa
INDICE
-STORIA :"La rivoluzione russa"
-LENIN:"Che cos'è il potere sovietico?
-GEOGRAFIA :"La Russia"
-LETTERATURA :"Vladimir Majakowskij"
"Boris Pasternak"
-MUSICA : "Igor Stravinski"
-ARTE :"Vasilij Kandinskij e l'arte
astratta"
STORIA
Prima di iniziare a parlare della Rivoluzione Russa bisogna dire che questa ebbe un precedente: La comune di Parigi, un governo rivoluzionario costituito nel 1871 dai comunardi che per primi cercarono di realizzare un governo sperimentando i più avanzati principi del socialismo: casa e lavoro per tutti, istruzione gratuita e diffusa a tutte le classi sociali, partecipazione dei proletari alla vita politica, la terra distribuita equamente al popolo.
La Russia, all'inizio del 900, è dominata dagli zar della famiglia dei Romanov e, all'indomani del Congresso di Vienna, il loro potere si estende anche in Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania; i contadini sono riuniti in MIR e, quando lo zar Alessandro II nel 1861 abolisce la servitù della gleba, questi diventano braccianti. Molti di essi emigrano e questo è favorito anche dalla costruzione della nuova ferrovia, la TRANSIBERIANA, la più lunga del mondo che va dall'Europa sino al Pacifico: lo scopo di questa costruzione è quello di poter inviare facilmente le truppe russe in Manciuria dove la Cina (entrata da poco nella politica dell'espansionismo) rivendica il possesso della Corea) vince una guerra contro lo zar e quest'ultimo è costretto a sottomettersi ad essa firmando, negli Stati uniti, alcuni trattati di pace. Intanto sorgono le prime industrie, lo Stato diventa imprenditore, GB e Francia investono in Russia ingenti capitali, inviandovi uomini in grado di impiantare e gestire fabbriche: ma le condizioni del popolo non migliorano. Nel 1898, sulla base delle politiche marxista e socialista nasce il PARTITO SOCIALDEMOCRATICO che si divide in due correnti principali:
- MENSCEVICHI o riformisti guidati da Plechanov;
- BOLSCEVICHI o rivoluzionari guidati da Vladimir Ilijc Ulianov detto LENIN.
I primi chiedono più giustizia senza rinnegare lo zar; gli altri vogliono instaurare la dittatura del proletariato. Nel gennaio del 1905 il popolo di Pietrogrado si assiepa dinanzi al palazzo d'Inverno per chiedere pane e giustizia, ma lo zar, che d'ora in poi verrà definito NICOLA IL SANGUINARIO, fa prendere i rivoltosi a fucilate. Lenin e i suoi iniziano a creare nelle fabbriche e nelle campagne i primi SOVIET, i consigli dei rappresentanti del popolo (operai e soldati). Nicola II fa così eleggere un parlamento la DUMA.
Nel 1914 scoppia la I guerra mondiale e la Russia si allea nella TRIPLICE INTESA con Francia e GB ma cade nel baratro. Mentre il popolo insorge per il pane, la pace e l'aumento dei salari, Lev Tolstoij scrive una lettera allo zar denunciando le precarie condizioni della Russia. Lo zar abdica allora in favore del granduca Michele che dichiara lo scoppio della rivoluzione e che è tramontato il secolare potere dei Romanov.In un primo momento ci sono due centri di potere nel governo provvisorio: la Duma e i Soviet.
A questo governo si sostituisce quello del menscevico Aleksander Kerenskij che però non riesce a porre fine alla guerra. Nel marzo del 1917 Lenin torna clandestinamente dall'esilio in Siberia in un vagone piombatoe, affiancato da Stalin e da Trotzkij trasforma la rivoluzione democratico-borghese russa in una rivoluzione proletaria. Le GUARDIE ROSSE trozkiste in ottobre occupano Pietrogrado e Lenin sale al governo: IL SOVIET DEI COMMISSARI DEL POPOLO. Lenin emana decreti simili a quelli della comune parigina: abolisce il latifondo e la sede del governo si trasferisce a Mosca, la quale diventa unica capitale.
Tra il '18 e il '21 scoppia la guerra civile e la CEKA (polizia segreta) uccide più di diecimila oppositori, ma, per dimostrare che esiste anche un minimo di giustizia, l'8 giugno del '22 vengono processati 47 imputati socialisti. Nello stesso periodo si riuniscono a Berlino le INTERNAZIONALI SOCIALISTE e il 1^marzo si riunisce a Mosca la I internazionale detta KOMINTERN: il partito socialdemocratico unito di Lenin diventa Partito Comunista e viene adottato un inno L'INTERNAZIONALE. Lenin, che nell'ottobre del '21 aveva lanciato nuove politiche economiche, dà vita all'URSS che verrà riconosciuto da GB e regime fascista italiano nel 1924, anno in cui, il 1^gennaio muore Lenin. Stalin diviene nuovo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica; Trotzkij viene esiliato e fatto uccidere. La dittatura del proletariato diventa ben presto un regime totalitario di cui Stalin è il despota. Egli lancia i piani quinquennali trasformando lo Stato socialista in stato capitalista; nel 1936 elimina l'indipendenza delle 15 repubbliche sovietiche socialiste proclamando la supremazia di Mosca; i Soviet sono espropriati di ogni loro potere. S'instaura un'arte di regime. Allo scoppio della II Guerra Mondiale Stalin e Hitler si alleano per riuscire ad ottenere il dominio sul resto del mondo, ma Hitler, il 22 giugno 1944 invade di sorpresa l'Urss, ma l'esercito tedesco è mal schierato e mal equipaggiato per vincere in Russia. Il 5 marzo 1953 muore Stalin e il governo passa a Nikita Kruscev, che nel XX Congresso del PCUS aveva criticato duramente la politica di Stalin. Egli dichiara la riduzione delle pene dei prigionieri politici, e vara il piano economico settennale. Si rompe così la CORTINA DI FERRO creatasi tra l'Urss e il resto del mondo durante la guerra fredda. Kruscev allaccia rapporti bilaterali, stringe rapporti d'amicizia, lancia una sfida all'occidente democratico sulla diplomazia della distensione e della convivenza pacifica: è inoltre uno dei tre protagonisti del 1961, l'anno della pace. Alla sua morte gli succede BREZNEV e, alla scomparsa di questo MICHAIL GORBACIOV (1985) che lancia con successo la politica della Perestroika e della Gladnost (cambiamento e trasparenza). Ma i partiti comunisti, nel 1990, si dissolvono e con loro anche il Muro di Berlino. Nel 1991 cade anche in Russia il comunismo e quest'unione di repubbliche verrà chiamata CSI: Confederazione di stati indipendenti, il cui presidente è Boris Yeltsin, e dopo le dimissioni di questo Vladimir Putin.
Che cos'è il potere dei Soviet?
"Come si configura questo nuovo potere che nella maggioranza dei paesi è ancora forzatamente o deliberatamente sconosciuto.
La prima caratteristica di questo nuovo potere consiste nel fatto che lo Stato era diretto nel passato dai ricchi o dai capitalisti, mentre ora a dirigere lo Stato sono proprio quelle classi che il capitalismo dominava. Anche nella più democratica nella più libera delle repubbliche, fino a quando esiste il dominio del capitale, fino a quando la terra resta privilegio della proprietà privata lo Stato è diretta da una maggioranza proveniente per i suoi 9/10 dai capitalisti o dai ricchi. Per la prima volta nel mondo il potere dello Stato viene costruito qui, da noi, in Russia in forme tali che solo gli operai, i lavoratori delle campagne, sfruttatori esclusi, danno vita insieme a organizzazioni di massa, i SOVIET, e a questi soviet è conferito tutto il potere statale. Ecco perché nonostante tutte le calunnie lanciate contro la Russia dai dirigente della borghesia, in tutti i Paesi e ovunque nel mondo la parola Soviet è diventata non solo comprensibile, ma popolare, amata dagli operai e da tutti i lavoratori. Ed ecco perché il Potere Sovietico nonostante tutte le persecuzioni contro i combattenti del comunismo in tutti i Paesi è un evento ineluttabile e in un prossimo futuro trionferà in tutto il mondo. Sappiamo benissimo che nella organizzazione del Potere Sovietico ci sono ancora molti difetti; il Potere Sovietico non è un talismano miracoloso, non guarisce di colpo dai mali del passato: dall'analfabetismo, dalla mancanza di cultura, dal retaggio di una guerra feroce, dall'avvilente eredità del capitalismo predatore, ma tuttavia esso apre le vie per il passaggio al socialismo, esso da la possibilità agli oppressi di elevarsi, di prendere nelle proprie mani tutta l'amministrazione dello Stato, tutta la direzione dell'economia, tutta la gestione della produzione; il Potere Sovietico è la via al socialismo, trovata, creata dalle masse dei lavoratori; per queste ragioni il Potere Sovietico è INVINCIBILE!!!"
Da un discorso di LENIN
GEOGRAFIA
La federazione russa è la più grande e la più importante delle Repubbliche che fanno parte della CSI. E' bagnata dal Golfo di Finlandia, dal Mar Glaciale Artico, dal Mar Nero, dal Mar Caspio e delimitata a sud dal massiccio del Caucaso.
Il territorio è attraversato da numerosi grandi fiumi ricchi di acque: Peciora , Mezen, Dvina settentrionale, Don, Volga, Ural, Ob, Irtys.
I laghi principali sono il Mar Caspio, Ladoga, Onega, Baikal.
Il clima è continentale, con bassissime temperature invernali, scarsa piovosità e forti escursioni termiche.
Le coste sono generalmente basse e frastagliate. L'agricoltura vanta numerosi primati mondiali, ma alcuni ostacoli ne limitano la resa e lo sviluppo: inadeguata meccanizzazione, limitata estensione delle aree coltivate, sfavorevoli condizioni climatiche, perdita di territori fertili con il crollo dell'Urss.
Comunque si riescono a coltivare frumento, cereali, barbabietole, tabacco, canapa, patate, legumi e frutta.
E' diffuso l'allevamento di animali da pelliccia e quello della renna. L'attività più sviluppata è lo sfruttamento delle fonti energetiche: carbone, petrolio, metano, ferro, nichel, cromo, piombo, bauxite e minerali preziosi. Le industri sono legate a quest'attività estrattiva e sono: pesante, siderurgica, chimica, tessile, di conservazione. E' diffusissima la pesca d'alto mare e nei mari interni.
MOSCA
Fondata sulle rive della Moscova si è sviluppata a cerchi concentrici intorno al Cremlino, la cittadella fortificata degli ZAR, oggi sede del Parlamento. La Piazza Rossa è tra le più vaste del mondo; il suo monumento principale è il Cremlino, ma anche il Mausoleo di Lenin, i magazzini Gum, la Cattedrale di San
Basilio, il Museo Storico e la torre Spasskaja. Oltre ad essere il cuore amministrativo del Paese ne è anche il cuore economico: 35 quotidiani, 5000 periodici, 50 case editrici, 150 musei, 30 teatri (di cui il più famoso è il Bolscioi) e numerosi centri di ricerca scientifica e tecnologica.
LETTERATURA
Vladimir Vladimirovic Majakowskij
E' il rappresentante più alto e completo della nuova poesia russa. Egli espresse i valori, i contenuti, i problemi, i significati universali della Rivoluzione in un'opera lirica di grande vastità e varietà di forme. Svolse anche un'intensissima attività come animatore culturale, fu direttore di riviste, critico, teorico, giornalista e conferenziere. Tentò di fondare la creazione artistica su nuove basi di linguaggio e di contenuto. E' famoso per il XIV canto del POEMA DI LENIN, il suo capolavoro.
LA MORTE DI LENIN: è il XIV canto del Poema di Lenin; fu scritto nel 1924, ancora sotto shock per la grave perdita. Egli traccia in tutto il poema la storia di tutto il movimento russo e internazionale e a questa storia intreccia gli episodi di "colui che seppe dirigere le battaglie", cioè Lenin, "l'uomo più terrestre della terra". Questa è l'idea a fondamentale dell'opera, che si svolge con ritmi narrativi nervosi e distesi. E' uno dei pochi poemi epici contemporanei.
BORIS PASTERNAK
Sempre vicino alle cerchie poetiche avanguardistiche, nel 1912 iniziò a pubblicare le sue poesie.Fu dichiarato inabile al servizio militare e dopo la Rivoluzione lavorò la Commissariato per l'Educazione. Fu aspramente attaccato per il suo "esoterismo e atteggiamento apolitico" e per questo non scrisse per 11 anni, pubblicando di tanto in tanto solo qualche traduzione. Nel 1954 la rivista ZNAMIA pubblicò dieci poesie firmate da Yuri Zivago, protagonista del suo nuovo romanzo, la pubblicazione del quale era vietata in Russia. Il romanzo diventa in ogni nazione un successo editoriale tanto che gli fu assegnato il PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA, che rifiutò.
IL DOTTOR ZIVAGO
Narra la storia di un intellettuale russo, Yuri Zivago, le sue estasi creative, il suo amore per Lara, le vicende e i vagabondaggi della sua vita, in suoi momenti di felicità, vissuti sullo sfondo di una grandiosa descrizione della Russia. Benchè il romanzo termini con la rovina e la morte di Zivago, l'epilogo è pervaso dalla speranza della prossima libertà. In tutto il romanzo l'individuo è contrapposto all'artificiale mentalità collettiva. Il dottor Zivago è un romanzo in cui si incrociano numerose tradizioni e tecniche narrative, sicché il libro può essere letto su diversi piani ed è permeato di poesia: l'azione è accompagnata da un'ininterrotto sottofondo lirico.
MUSICA
Igor Stravinskij
Nelle sue composizioni riaffiorava l'influsso della musica jazz, il suo stile si orienta verso il neoclassico; compose anche opere a carattere sacro.
LE OPERE
Fuochi d'artificio
L'uccello di fuoco
Petruska
Sagra della Primavera
Le nozze
La storia di un soldato
Edipo Re
Persefone
La carriera di un libertino
ARTE
L'arte astratta prende avvio con il pittore russo Vasilij Kandinskij: la principale caratteristica di questa corrente artistica consiste nella volontà, da parte degli astrattisti, di non raffigurare più nelle loro opere la natura. Naturalmente questa rivoluzione era stata adeguatamente preparata dalle avanguardie di fine '800 e da quelle del primo '900 che avevano smaterializzato la pittura, scomposto il colore e fatto capire che si poteva dipingere benissimo senza imitare la natura o la realtà. Anche Kandinskij inizia come pittore di figure e personaggi di tipo impressionista, per poi rinunciare alle forme naturali e dipingere il PRIMO ACQUERELLO ASTRATTO. Lo seguono Piet MONDRIAN (che da un'opera di tipo espressionista giunge alla completa smaterializzazione della figura attraverso due composizioni intermedie). Nel 1911 Kandinskij, Marc e Klee formano il gruppo denominato IL CAVALIERE AZZURRO, che diffuse l'astrattismo in tutta Europa.
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