Rivoluzione industriale

 

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    Rivoluzione industriale

 

La locuzione rivoluzione industriale, usata molto probabilmente per la prima volta già negli anni venti del XIX secolo, modellata in analogia con il termine Rivoluzione francese (tesi sostenuta da Raymond Williams), è stata sicuramente citata, secondo lo storico Fernand Braudel, nel 1837 dall'economista francese Adolphe Blanqui, fratello del celebre rivoluzionario Auguste Blanqui. Fu però definitivamente consacrata solo nel 1884 da Arnold Toynbee con la pubblicazione delle sue Conferenze sulla rivoluzione industriale in Inghilterra. Fu tra l'altro utilizzata in precedenza da: * Karl Marx ne Il Capitale (1867); * John Stuart Mill nei suoi Principi (1848); * Friedrich Engels ne La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845). Il termine rivoluzione sta a rappresentare un totale cambiamento nella società o in alcuni suoi aspetti, come ad esempio in rivoluzione scientifica. Il termine industria è antichissimo ma è solo alla fine del Settecento che acquista l'accezione di "settore manifatturiero", sebbene già al 1713 si può far risalire l'inizio della decadenza della protoindustria quando John Lombe fondò uno stabilimento dotato di una macchina per lavorare la seta, impiegandovi ben 300 operai.

 

Fonte: Wikipedia

 

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    Rivoluzione industriale

 

La Rivoluzione Industriale
Il Contesto Storico
La Macchina A Vapore.
L'industria Tessile
Industrie Metallurgiche E Siderurgiche
Il Carbone
Il Lavoro
Il Proletariato Urbano.
La Vita Degli Operai
La Protesta Operaia
Urbanizzazione E Vita Nelle Campagne
Enclosures
Aumento Demografico..
Urbanesimo


 

La Rivoluzione Industriale

Il Contesto Storico

 

L’Inghilterra dà l’avvio nel '700 a quel processo di trasformazione globale e radicale dell’organizzazione economica e sociale che va sotto il nome di "Rivoluzione industriale" e che segna in modo determinante la storia europea e mondiale condizionandone ogni forma di organizzazione civile e di esperienza di vita. Con il ‘700 giunge a piena risoluzione la catena di conflitti apertisi nel ‘600 con la crisi sia del sistema e del modello conoscitivo tradizionale sia delle certezze che a quello erano collegate. Questo secolo, di profonda e generale trasformazione, vede prevalere quella Alla base di questo processo vi è un complesso di fattori e cause: la disponibilità di materie prime, la capacità di organizzare efficacemente sforzi e risorse accumulate in precedenza e di indirizzare a buon fine le tensioni emergenti tra le diverse classi sociali, la disponibilità della classe dominante ad assecondare e guidare l’innovazione, la disponibilità infine degli intellettuali (scienziati e tecnici in particolare) ad applicare le loro conoscenze alla soluzione di problemi pratici.
Il metodo d’indagine scientifico - matematico, empirico e razionale, derivato dalle scienze naturali, è dal ‘700 applicato a tutto lo scibile. Nessun settore dell’esperienza umana è escluso dalla verifica e dal vaglio critico operato dalla ragione, che diventa criterio superiore di verifica di ogni affermazione e come principio di ogni azione.
La cultura del ‘700 presenta dunque una caratteristica peculiare e fondamentale: essa è cultura per l’azione, conoscenza finalizzata all’attuazione pratica vuoi di un oggetto (come il telaio meccanico), vuoi di un meccanismo organizzativo, di un sistema giuridico e costituzionale da realizzare al più presto nel concreto, per guidare l’evoluzione "naturale della realtà. Il ‘700 è il secolo in cui nasce il concetto stesso di "progresso".
Le prime macchine a vapore costituirono una risposta all’esigenza di ottenere un più efficace drenaggio e prosciugamento dei pozzi delle miniere. Infatti dopo una prima fase di disboscamento selvaggio per recuperare il legno con cui venivano alimentate le fornaci e quella successiva di sfruttamento delle miniere di carbone a cielo aperto, il combustibile per far funzionare le manifatture e le ferrovie doveva essere cercato in profondità. Le miniere di carbone al di sotto della falda acquifera venivano spesso allagate e le pompe per prosciugarle, azionate da cavalli, non riuscivano a sollevare l’acqua oltre i 10 m di dislivello. In questo quadro è evidente l’esigenza di macchine che permettessero, attraverso una maggiore razionalizzazione del lavoro e una diminuzione dei rischi delle miniere, di aumentare la produttività.


La Macchina A Vapore

 

rivoluzione industrialeGià nel 200 a.C. le potenzialità del vapore erano ben conosciute. Erone di Alessandria, ad esempio, matematico fisico ed ingegnere greco, fu l’ideatore di una turbina a vapore, l’eolipila, con la quale volle evidenziare la forza motrice del vapore acqueo. Tale apparato è fondamentalmente costituito da un arganello idraulico dotato di beccucci orientati nello stesso senso da cui fuoriesce vapore anziché acqua e funziona ruotando in senso inverso rispetto a quello di fuoriuscita del vapore, secondo il principio di azione e reazione che muove ancora oggi le turbine a reazione delle centrali termoelettriche.
A partire dal XV secolo, diversi uomini di scienza si cimentarono nella costruzione di macchine in grado di compiere lavoro sfruttando la potenza del vapore
Con Leonardo da Vinci si approdò a conoscenze circa la forza motrice del vapore fino a quel momento ignorate; la dimostrò con l’"Archituono": una grande pentola piena di acqua che, dopo qualche ora passata sul fuoco, esplodeva in mille pezzi.
Anche Giambattista dalla Porta, nel 1606, creò un apparecchio molto semplice che faceva uscire dell’acqua da un recipiente grazie alla sola forza del vapore.
Con la diffusione delle armi da fuoco, avvenuta verso la fine del XVI secolo, vennero costruite macchine in grado di macinare i minerali necessari alla preparazione della polvere da sparo, come la turbina a vapore ideata da Giovanni Branca nel 1629.
Dimostrata la quantità di pressione esercitata dall’aria atmosferica, equivalente 1,033 kg per 2 cm, grazie all’esperimento di Evangelista Torricelli nel 1643, cominciarono ad essere sfruttate anche le grandi forze messe in gioco dalla pressione atmosferica; nel 1650, Otto von Guericke costruì i famosi "emisferi di Magdeburgo".
Nel 1681, In Inghilterra, il francese Denis Papin, sotto la protezione dello scienziato R. Boyle, ideò la prima pentola a pressione, la cui peculiare caratteristica fu quella di funzionare a vapore e di avere una valvola di sicurezza di cuoio. Il principio base del funzionamento della locomotiva a vapore fu quindi noto. Nel 1690, Papin brevettò il "digestore", una pentola a vapore migliorata rispetto alla precedente.
Dal 1698 in poi diverse miniere inglesi installarono l’impianto di sollevamento idrico mediante la pressione del vapore ideato da Thomas Savery, scienziato che come molti altri era stato influenzato a fare altri esperimenti sul vapore dopo l’esperienza di Papin.


rivoluzione industriale


 

L'industria Tessile

 

Verso il 1760 l'industria attraversava un periodo espansionistico e si erano già susseguite diverse macchine tessili, come la navetta volante di Kay, che rendeva molto più rapido il lavoro di tessitura, e la cardatrice di Bourn, ma l'invenzione più importante fu brevettata nel 1769 da Arkwright, che consisteva di un telaio di legno alla sommità del quale erano disposte in senso orizzontale quattro bobine portanti il nastro. Da ciascuna bobina questo passava attraverso due coppie di rulli, divisi in quattro sezioni corrispondenti alle bobine; la seconda coppia di rulli si muoveva più rapidamente della prima, allungando così il filo, che veniva poi passato sotto il braccio di un'aletta attaccata a un fuso sul fondo della macchina ed era avvolto sulla bobina portata al fuso. La velocità della bobina era regolata rispetto a quella del fuso per mezzo di un freno, costituito da un pezzo di filato di lana avvolto intorno alla sua base; l'avvolgimento del filato si basava quindi sullo stesso principio della ruota sassone alla quale Arkwright si era ispirato, persino nell'espediente, piuttosto grossolano, di mettere degli spilli sull'aletta per permettere al filatore di guidare il filo in modo uniforme sulla bobina. La macchina era stata inizialmente studiata per essere azionata da un cavallo, ma in principio si usò la forza motrice dell'acqua: da qui il nome di telaio ad acqua. Parecchi miglioramenti furono apportati tra il 1769 e il 1775; uno dei più importanti, brevettato nel 1772 da Coniah Wood, fu l'introduzione di una barra mobile al posto degli aghi che servivano a guidare il filo durante l'avvolgimento. Più tardi il suo movimento fu reso automatico per mezzo di una ruota o camma e successivamente venne aggiunta un'altra coppia di rulli.
Quasi contemporanea di questo tipo di telaio fu la macchina azionata a mano che non traeva ispirazione da precedenti esperimenti. Si trattava di una macchina per grossa filatura o "jenny" che riproduceva i movimenti dell'operazione manuale; pare che la sua invenzione sia da attribuirsi a James Hargreaves, un testimone di Stanhill, vicino a Blackburn, che la realizzò nel 1764 brevettandola però solo nel 1769, poche settimane dopo il brevetto di Arkwright.. Avendo però Hargreaves venduto alcuni esemplari della macchina prima di quella data, il suo braccetto fu considerato nullo. Le bobine riempite di filo ritorto venivano sistemate sul fondo di un telaio provvisto di parecchi fusi, e un nastro di ognuna di esse veniva collegato al fuso corrispondente, passando tra due guide che formavano una barra scorrente avanti e indietro sul telaio. Il filatore estraeva il nastro muovendo la barra all'indietro per un certo tratto. Indi le guide venivano premute insieme per tener fermo il filo, mentre continuavano senza interruzione il movimento all'indietro della barra e la rotazione della ruota che muoveva i fusi. Quando si era raggiunto un punto di torcitura sufficiente, la barra veniva nuovamente spinta in avanti e i fusi girati lentamente per avvolgere il filato. Il filatore, frattanto, tirava una leva che abbassava una corda, detta "tenditore", per far scendere il filo in posizione da poter essere avvolto. Questa macchina subì parecchi miglioramenti, non appena venne in uso, specialmente per opera di Haley, Houghton e Tower.Il telaio ad acqua produceva un filato forte e ben ritorto, adatto alla maglieria e per l'ordito nei tessuti di cotone. Il filato ottenuto con la giannetta, dapprima usato per l'ordito e la trama, fu poi ritenuto più adatto solo per la trama; la macchina successiva, il filatoio intermittente di Crompton, sarebbe stata adatta per produrre entrambi i filati, tuttavia non fu brevettata e l'unico modello originale sembra sia in Francia.
La più antica in Inghilterra (attualmente nel Chadwich Museum, a Bolton) risale al 1802 o a qualche anno più tardi e si ispira alla macchina brevettata da Kelly. Crompton, che aveva iniziato gli esperimenti nel 1774 - la macchina cominciò a funzionare nel 1770 - combinò i rulli del telaio ad acqua con il carrello mobile della giannetta, sistemando i fusi sul carrello e i rulli al posto dei fusi nella giannetta. Il filatore tirava indietro il carrello con la stessa rapidità con la quale i rulli estraevano il nastro, fino a che erano stati ricoperti i 5/6 dell'intera distanza; indi i rulli venivano fermati e fatti funzionare come il fermaglio della gianneta, mentre il carrello continuava a retrocedere a una velocità molto minore e i fusi continuavano a ruotare. Alla fine dello stiramento si faceva compiere ai fusi qualche giro in senso opposto per liberare il filato. Il carrello veniva di nuovo riavvicinato ai fusi e, girando lentamente nel senso originario, avvolgevano il filato con l'aiuto del tenditore, come nella giannetta.


 

CONSUMI DI LANA E DI COTONE                        PREZZI DEL FILATO DI COTONE


Anno

Lana

Cotone

 

Anno

Prezzo

1695

40

1

1786

38

1741

57

2

1790

30

1772

85

3

1795

19

1799

98

50

1800

9.5

1805

102

60

1805

7.1

1840

260

430

1807

6.9

1860

410

950

1829

3.2

 

 

 

1832

2.1

(Dati in milioni di libbre)

(Dati in scellini/pence per libbra)

rivoluzione industriale


 

Industrie Metallurgiche E Siderurgiche

SettoreMinerario

Nel corso del '700 l'industria mineraria inglese fu un campo di importanti innovazioni tecnologiche, come l'uso delle pompe per prosciugare l'acqua nelle gallerie sempre più profonde o il sistema di trasporto su rotaia del materiale dai giacimenti sotterranei alla superficie. A sollecitare l'industria carbonifera fra il '700 e l'inizio dell' 800 fu soprattutto il processo di urbanizzazione e la conseguente necessità di riscaldamento delle case, che venne assicurato appunto dal carbone; solo in un secondo tempo il carbone fu massicciamente impiegato nella produzione industriale e nelle ferrovie. L'industria del ferro in Inghilterra fu a lungo alimentata, prima della costruzione della rete ferroviaria, dalle esigenze belliche e dallo sviluppo della marina militare, ma anche di quella mercantile.

 

Il consolidamento dell'apparato industriale interno fece lievitare la domanda di articoli di metallo (dalle macchine agricole e tessili agli utensili domestici ai materiali per costruire), mentre l'avvio dell'industrializzazione in altri Paesi, dopo le guerre napoleoniche, aprì un dinamico mercato di esportazione. Industria carbonifera e industria siderurgica si influenzarono reciprocamente, in quanto la produzione di combustibile rappresentò per la siderurgia una spinta al progresso tecnico, e per altro verso l'estendersi della produzione di ferro stimolò quella del carbone. Come risulta dalle tabelle 1 e 2, il balzo in avanti nella produzione carbonifera e siderurgica avvenne circa cinquant'anni dopo quella del cotone: tra il 1830 e il 1850 la produzione del carbone arrivò quasi a triplicarsi e quella del ferro fu più del triplo


PRODUZIONE DI CARBONE                                                PRODUZIONE DI FERRO


ANNO

QUANTITÀ'

 

ANNO

QUANTITÀ'

1550 - 1560

170

1740

16 - 25

1680 - 1690

2500

1760

20 - 26

1700

2500

1788

61

1750

5000

1796

109

1770

6205

1806

235

1780

6425

1825

382

1800

10000

1830

630

1829

16250

1840

1155

1850

44000

1850

2249

(dati in migliaia di tonnellate inglesi)

(dati in migliaia di tonnellate)


 

Il Carbone

Il carbone deriva da un lento processo di fossilizzazione delle foreste che rimasero sepolte in seguito a sconvolgimenti della crosta terrestre. Questo viene chiamato carbon fossile naturale e viene classificato in base al periodo in cui ha avuto inizio il processo: antraciti che sono i fossili più antichi con un elevato potere calorifico, litantraci che sono fossili di formazione più recente, sono i più comuni, e hanno un potere calorifico inferiore, ligniti che sono carboni non perfettamente fossilizzati e il torbe di ancor più recente formazione con potere calorifico via via inferiore. Nel 1709 Abraham Derby ideò un sistema di cottura del carbon fossile che lo rendeva più puro e quindi più utilizzabile (carbon cotto ,coke).I nuovi sistemi di lavorazione messi a punto da Henry Cort nel 1784 risolsero i residui problemi tecnici ,liberarono definitivamente le fonderie dal vincolo con le aree boschive, consentendo di utilizzare il coke in tutto il ciclo di lavorazione. Per l'Inghilterra ,che disponeva di grandi giacimenti di carbon fossile, per lo più ubicati in prossimità delle miniere di ferro, fu l'avvio di una crescita prodigiosa. Nacquero grandi complessi industriali che producevano barre e laminati di ferro in quantità prima inimmaginabili e di elevata quantità. L'Inghilterra ,che fino ad allora are stata importatrice di ferro (soprattutto della Svezia),divenne largamente autosufficiente e la sua produzione siderurgica e metallurgica consentì un rapido sviluppo dell'industria meccanica ,che produceva ad esempio, i telai e i filatoi meccanici impiegati nel ramo tessile al posto di quelli precedenti costruiti in legno ,che erano meno precisi e meno resistenti, incapaci di reggere all'impiego di più potenti forme di energia. Grazie a queste innovazioni, il ferro nelle sue varie forme di ghisa, acciaio, ferro dolce, diventò di largo uso e soppiantò il legno in molte applicazioni. La nuova età industriale, tuttavia, si pose davvero sotto il segno del carbone e del ferro, solo con l'avvento generalizzato delle costruzioni ferroviarie, intorno agli anni Trenta del XIX secolo.

 


 

Il Lavoro

Con la Rivoluzione industriale si modifica radicalmente il lavoro.
La classe operaia, come siamo abituati ad intenderla oggi, è il prodotto di un lungo processo che procede parallelamente all'affermazione dei metodi di produzione capitalistica. Nell'Inghilterra pre-industriale i lavoratori erano distinguibili a seconda del prestigio e dell'importanza economica, derivanti dalla loro qualifica. La diffusione del capitalismo industriale provocò, invece, il declino dei vecchi mestieri: pochissimi artigiani riuscirono ad emergere e la maggior parte perdette il suo lavoro a causa della concorrenza delle manifatture e fu costretta ad emigrare in città, entrando così a far parte di quella massa indistinta che costituiva la manodopera per le fabbriche. Macchine come la water-frame e la mule-jenny contribuirono a questo processo rendendo la produzione veloce, abbondante e sempre migliore, insomma decisamente superiore a quella che potevano offrire gli artigiani o i contadini, che, spesso, durante l'inverno si occupavano di attività commissionate loro da mercanti, che fornivano le materie prime e gli strumenti necessari e rivendevano il prodotto finito. Gli operai lavoravano per salari bassissimi, in ambienti insalubri, subendo orari massacranti: si afferma il regime dell'orologio che imponeva ritmi di lavoro prima mai utilizzati. In questo periodo si svilupparono addirittura delle vere e proprie teorie per la razionalizzazione del lavoro: la corrente conosciuta come Utilitarismo proponeva al capitalista come unico parametro di giudizio l'utile e lo autorizzava a uno sfruttamento sistematico dei dipendenti.I grandi industriali, per poter migliorare i profitti, decisero di far specializzare ciascun operaio in una singola fase del lavoro in modo da evitare dispersioni e perdite di tempo. In molti si opposero a questa tendenza cercando di mettere in luce come essa rovinasse inevitabilmente i lavoratori, privandolì della loro dignità. Il fatto che la manodopera fosse composta anche da donne e da bambini e vivesse nelle workhouses, miseri alloggi costruiti vicino ai centri produttivi, creò generazioni di persone degradate fisicamente e moralmente e senza una concezione propria della famiglia. E' però proprio in questo periodo che iniziarono le prime forme di protesta da parte dei lavoratori per ottenere qualche miglioramento alla loro condizione, ma il Governo si mosse più per soffocare questi moti che per risolvere i problemi che ne erano alla base.


 

rivoluzione industriale


 

Il Proletariato Urbano

Con l'avvento della rivoluzione industriale ed il mutare delle condizioni di lavoro, nasce la classe operaia, il cosiddetto proletariato urbano. Questo, privo di protezione ed esposto al rischio permanente della disoccupazione, dal momento che l'abbondante manodopera permetteva agli imprenditori di licenziare quando volessero, era sottoposto a condizioni di lavoro durissime. Le macchine, che non erano più alimentate da energia umana, ma da fonti esterne, non avevano teoricamente più bisogno di soste ed imponevano ritmi di lavoro costanti. Un operaio dunque compiva meccanicamente lo stesso lavoro per 12/ 16 ore al giorno, in pessime condizioni igieniche e con un salario appena sufficiente per vivere. Questi lavoratori erano dei veri e propri "schiavi", imprigionati in afose fabbriche alte otto piani fino a sera, senza un attimo di riposo salvo i tre quarti d'ora del pasto. Il fatto che il lavoro dell'operaio consistesse semplicemente nella prolungata esecuzione di facili e monotone operazioni e non servisse più essere dotati di forza fisica, allargava la possibilità di impiego anche a donne e bambini, pagati ancora meno degli uomini..  Fino alla metà del sec. XIX i tre quarti circa della manodopera impiegata nella fabbriche tessili inglesi erano donne e ragazzi fra i dieci e i diciotto anni. I dati seguenti si riferiscono agli operai dell'industria cotoniera inglese nel 1835:

 

Uomini

Donne

Giovani (13-18 anni)

Bambini

58.053

67.824

65.486

28.771

Tutta la vita dell'operaio veniva assorbita dalla fabbrica, dove il ritmo di lavoro era automaticamente imposto dalla macchina. Egli finiva col diventare uno strumento di produzione, asservito ad un meccanismo produttivo sul quale non poteva esercitare alcun controllo. Inoltre le terribili condizioni di vita portavano all'aumento del degrado e della criminalità nei tetri, malsani e sovraffollati centri industriali, dove l'assenza di servizi pubblici e di misure igieniche era quasi totale: si trattava di veri e propri agglomerati di case, sorte senza ordine, senza un piano preciso, senza il minimo rispetto per l'uomo e per la natura. Di solito intere famiglie abitavano in un'unica stanza, chiamata "cellar", senza finestre o con piccole prese d'aria. Nelle strade buie, fangose e malsane della Londra del XVIII sec., dove si conduceva una vita particolarmente squallida e misera, si diffondevano la delinquenza organizzata, il borseggio, la prostituzione, il gioco d'azzardo e l'alcoolismo, così come testimoniano molti scrittori ed artisti del periodo. Stanchi delle loro condizioni di vita gli operai ben si ribellarono, dando vita a varie forme di protesta.

La classe operaia, come siamo abituati ad intenderla oggi, è il prodotto di un lungo processo che procede parallelamente all'affermazione dei metodi di produzione capitalistica. Nell'Inghilterra pre-industriale i lavoratori erano distinguibili a seconda del prestigio e dell'importanza economica, derivanti dalla loro qualifica. La diffusione del capitalismo industriale provocò, invece, il declino dei vecchi mestieri: pochissimi artigiani riuscirono ad emergere e la maggior parte perdette il suo lavoro a causa della concorrenza delle manifatture e fu costretta ad emigrare in città, entrando così a far parte di quella massa indistinta che costituiva la manodopera per le fabbriche. Macchine come la water-frame e la mule-jenny contribuirono a questo processo rendendo la produzione veloce, abbondante e sempre migliore, insomma decisamente superiore a quella che potevano offrire gli artigiani o i contadini, che, spesso, durante l'inverno si occupavano di attività commissionate loro da mercanti, che fornivano le materie prime e gli strumenti necessari e rivendevano il prodotto finito. Gli operai lavoravano per salari bassissimi, in ambienti insalubri, subendo orari massacranti: si afferma il regime dell'orologio che imponeva ritmi di lavoro prima mai utilizzati. In questo periodo si svilupparono addirittura delle vere e proprie teorie per la razionalizzazione del lavoro: la corrente conosciuta come Utilitarismo proponeva al capitalista come unico parametro di giudizio l'utile e lo autorizzava a uno sfruttamento sistematico dei dipendenti. I grandi industriali, per poter migliorare i profitti, decisero di far specializzare ciascun operaio in una singola fase del lavoro in modo da evitare dispersioni e perdite di tempo. In molti si opposero a questa tendenza cercando di mettere in luce come essa rovinasse inevitabilmente i lavoratori, privandoli della loro dignità. Il fatto che la manodopera fosse composta anche da donne e da bambini e vivesse nelle workhouses, miseri alloggi costruiti vicino ai centri produttivi, creò generazioni di persone degradate fisicamente e moralmente e senza una concezione propria della famiglia. E' però proprio in questo periodo che iniziarono le prime forme di protesta da parte dei lavoratori per ottenere qualche miglioramento alla loro condizione, ma il Governo si mosse più per soffocare questi moti che per risolvere i problemi che ne erano alla base.


 

La Vita Degli Operai

 

La vita degli operai era completamente regolata in base ai ritmi della produzione: gli operai lavoravano per molte ore consecutive e disponevano di pochissime pause. Spesso erano costretti a mangiare mentre lavoravano per seguire le macchine che si trovavano in edifici malsani, poco areati e spesso poco illuminati. Inoltre non sempre i lavoratori vivevano nei pressi della fabbrica, benché si diffuse sempre più l'abitudine di costruire delle case intorno alle industrie in cui i salariati potessero dimorare.
La risposta ad un mercato ricettivo, capace di stimolare la produttività e pronto ad assorbire una maggiore quantità di manufatti, venne soprattutto dalle macchine. mentre queste ultime si imponevano nella produzione, il reperimento della manodopera restò difficoltoso. Esisteva tuttavia una riserva potenziale di forza-lavoro, costituita in primo luogo dai lavoratori agricoli occasionali, ma soprattutto dai poveri, dai vagabondi, dai ragazzi ospitati in gran numero nelle workhouses. La presenza di ragazzi nelle fabbriche fu una costante del processo di industrializzazione, con effetti disastrosi per la società sul lungo periodo: individui disfatti sul piano fisico (malformazioni, malattie professionali, sviluppo stentato) e sul piano morale (mancata istruzione, lontananza dalla famiglia).
Il lavoro di fabbrica è un lavoro meccanizzato scandito secondo ritmi regolari, monotoni e uniformi, misurati su un tempo astratto, che introduce una dimensione diversa dal passato, quando il ciclo delle stagioni e del tempo metereologico, la molteplicità delle funzioni svolte da ogni lavorante, l'assenza di una precisa disciplina del lavoro, davano all'attività dei singoli un'impronta diversa, più individualizzata. Con la meccanizzazione si introduce uno stretto rapporto tra tempo e lavoro, una regolarità dei ritmi uguale per tutti, una disciplina di fabbrica su cui sovrasta l'orologio. A questa disciplina la classe operaia venne educata con difficoltà, attraverso regolamenti, norme restrittive, controlli e punizioni.


 

La Protesta Operaia

Molti lavoratori, prima indipendenti, opposero una ferma resistenza alle innovazioni tecnologiche e al tentativo da parte dei capitalisti di ridurli al semplice ruolo di comuni salariati che spesso, invece di occuparsi dell'intera produzione di un oggetto, si limitavano a ripetere fino allo sfinimento la stessa operazione. Lo sfruttamento economico e la repressione politica impedirono ogni tipo di protesta legale spingendo così un gran numero di lavoratori ad agire clandestinamente e con violenza: tra il 1811 e il 1812 alcuni lavoratori sempre più declassati ed immiseriti diedero vita a molti episodi di terrorismo economico: il luddismo. L'origine del movimento veniva fatta risalire a un mitico Ned Ludd, che nel 1779 diede il via al sabotaggio della produzione meccanizzata rompendo un telaio. La grande ondata di agitazioni luddiste cessò con arresti e processi di massa terminati con ben 13 condanne a morte. Per scoraggiare la formazione di associazioni combattive e di opposizione una legge del 1793 legittimò unicamente le cosiddette Friendly Societies, che non avevano finalità di lotta, ma solo di mutuo soccorso contro la disoccupazione e gli infortuni, grazie ai contributi versati dai soci.


Urbanizzazione E Vita Nelle Campagne

 

Il XVIII-XIX secolo furono testimoni di grandi cambiamenti, che rivoluzionarono la società e l'economia inglese . La rivoluzione industriale portò nuovi condizioni di vita sia nelle zone urbanizzate sia nelle regioni rurali. L'agricoltura è sempre stata alla lunga il più importante settore economico in Inghilterra nel diciottesimo secolo ma i cambiamenti che avvennero a quel tempo nelle tecniche agricole e nei rapporti sociali tra la popolazione contadina crearono le condizioni senza le quali la rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile. Questi cambiamenti ebbero inizio prima del 1700 e continuarono fin dopo il 1800, dove accaddero tanti altri passi decisivi. In alcune parti della campagna furono create grandi fattorie sin dai tempi dei Tudor, così quelle fattorie, che si basavano principalmente sull'allevamento ovino, divennero sempre più fonte di lucro. Ma in molte aree il medioevale sistema di strisce di campo liberi (medioeval freefield strip system of farming) era ancora praticato.

Dopo la grave depressione del secolo XVII cominciarono a manifestarsi in Europa, all'incirca dagli anni 1720-1730, i primi concreti sintomi di uno sviluppo produttivo e quindi di una ripresa economica, che, pur tra rilevanti oscillazioni e profondi squilibri, assumerà forme sempre più ampie e decise. Il fenomeno più significativo fu l'incremento demografico, che nel corso del secolo portò la popolazione dai circa 118 milioni ai 187 con un ritmo di crescita particolarmente accelerato dopo il 1750. Lo determinarono diversi fattori, trai quali - insieme ad un certo processo in campo sanitario - un miglioramento dell'alimentazione con conseguente aumento delle capacità di resistenze alle fatiche e alle malattie, una sensibile diminuzione dalle carestie e delle epidemie (anche se attorno al 1760 una carestia piuttosto grave colpì Italia, Francia, Spagna ed Inghilterra ), l'abbassamento del tasso di mortalità e l'aumento delle natalità, nonché la cessazione delle guerre lunghe e sanguinose.
L'incremento demografico, rilevante soprattutto nell'Europa occidentale, in Austria e in Prussia, ma assai più contenuto nell'Europa orientale dove le condizioni generali di vita si erano ormai avviate verso una fase di staticità se non addirittura di involuzione, agì a sua volta da forte stimolo su tutta l'attività economica, determinando, come mai era accaduto in passato, un intenso sviluppo dei settori produttivi e moltiplicando tra l'altro la domanda di beni alimentari al punto da procurare un reale sconvolgimento in tutta la vita delle campagne. L'aumento della popolazione spinse infatti ad uno sfruttamento intensivo dei campi, portò alla ricerca di nuove terre da coltivare, sollecitò l'uso di più razionali tecniche agricole unitamente all'avvio di nuove colture
Il progresso e l'espansione del settore agricolo finì per incoraggiare un processo di accaparramento dei terreni destinati agli usi comuni. Un ristretto gruppo di capitalisti e grossi proprietari riuscì a concentrare nelle proprie mani estesi latifondi e quindi grandi possibilità di ricchezza, a scapito però di molti piccoli proprietari terrieri e contadini tra i quali si manifestò presto un diffuso pauperismo, Ciò accade in particolare in Inghilterra, dove il fenomeno si era manifestato fin dal tempo della "gloriosa rivoluzione" (1688) dando l'avvio ad una rilevante trasformazione delle zone destinate alla raccolta della legna e al pascolo gratuito (openfields: campi aperti) in possessi privati e recintati (enclosures), subito sottoposti dai proprietari ad un intenso sfruttamento produttivo in virtù di una serie di leggi specifiche - gli Enclosures Acts - che tendevano a sviluppare e potenziare il diritto di proprietà.

 


Enclosures

 

La chiusura dei cosiddetti open fileds (campi adibiti a libero sfruttamento) fu la principale conseguenza della nuova riforma agricola inglese, volta a riproporre una sorta di regime feudale. I latifondi, infatti, furono consegnati a nobili che, in tal modo, monopolizzarono l'intero settore agricolo. E furono proprio gli Enclosures Acts a proporre e salvaguardare questa nuova struttura organizzata, volta a potenziare il diritto di proprietà. Ma, sebbene la produzione agricola ottenne un notevole beneficio da tale riforma, essa costrinse molti contadini inglesi ad abbandonare i campi e a recarsi nelle città in cerca di lavoro.La vita nei grandi centri urbani, però, non era certo migliorata..
Il passaggio dalla campagna alla città, dall'iniziale speranza alla delusione nei confronti della moderna società volta esclusivamente alla produzione e al guadagno, le campagne desolate e il decadimento della vita rurale ispirarono molti scrittori del tempo. E' il caso di Goldsmith (1770) in The desert village che descrisse in modo molto crudo e malinconico le regioni agricole ormai abbandonate . Un secolo più tardi Dickens sottolineava invece come la vita del cittadino inglese non fosse migliorata, anzi fosse quanto mai monotona. In Hard times (1845) descrive una tipica città inglese del nord industrializzato: Coketown.


 

Aumento Demografico

 

Durante il diciottesimo secolo avvenne un'importante diminuzione della mortalità e un notevole aumento delle nascite e in tal modo la popolazione crebbe in modo vertiginoso. Gli storici non sono sicuri sulle reali cause di ciò che accadde. Alcuni pensano che il calo del tasso di mortalità fu resa possibile dalla scomparsa dei topi portatori di malattie quali la peste, altri ritengono che sia stato causato dai miglioramenti delle condizioni igieniche, da migliori materiali da costruzione e dallo sviluppo delle conoscenze mediche. Ma la maggior parte degli storici sono concordi nell'affermare che l' aumento della popolazione non sarebbe potuta avvenire in Inghilterra se le fattorie non avrebbero prodotto più cibo.
Prima del diciottesimo secolo molti villaggi e piccole cittadine produssero tutto il cibo di cui ebbero bisogno ma ora che alcune città stavano diventando sempre più grandi, divenne lucroso per gli abitanti dei villaggi aumentare la produzione e vendere le merci in sovrabbondanza alle città. La possibilità di guadagno attraverso il commercio del cibo inutilizzato incoraggiò alcuni grandi proprietari terrieri a sperimentare nuovi metodi di agricoltura e di raccolto. Iniziarono a coltivare più trifogli e rape che furono utilizzati come foraggio per pecore e per il bestiame, e che allo stesso tempo nutrivano il terreno. Perciò non persisteva più la necessità di lasciare alcun appezzamento inutilizzato o uccidere l' intero bestiame in inverno.
Lord Townsend, conosciuto come "Rapa Townsend" per i suoi enormi campi coltivati a rape usava quello che era conosciuto come la rotazione a quattro corsi di raccolto di Norfolk : il primo anno il campo dovrebbe essere coltivato con trifogli, il secondo con frumento , il terzo con rape e il quarto con orzo. Questo sistema dava ottimi raccolti. Jethro Tull migliorò l' aratro cosicché potesse scavare più in profondità e inventò il trapano per semenze, una macchina per seminare in fila in modo più uniforme. Il nuovo e miglior foraggio e nuovi metodi di allevamento di animali portò a bestiami più grandi e più in salute. Nel 1795 il numero medio di pecore vendute nel mercato di Smithfield a Londra era quasi triplicato dal 1710. Tutti questi cambiamenti ebbero una cosa in comune: potevano essere portati a termine solo con considerevoli capitali. Erano completamente incompatibili con il primitivo sistema dei campi liberi (open-field system), che non era adatto per l' uso di macchinari. I campi dovevano esseri circoscritti da recinti o da siepi. Ma le recinzioni enclosures non erano nuove. Ma mentre le recinzioni del tempo dei Tudor erano state fatte con l' obbiettivo di trasformare la terra coltivata in pascolo per le pecore, ora trasformavano i campi aperti in grandi e compatte fattorie nelle quali i nuovi ritrovati scientifici potevano essere effettuati con maggior profitto.
Non era difficile per il nobile, lui stesso un membro del Parlamento o amico intimo di un membro del Parlamento, chiedere al Parlamento di far passare Enclosure Acts. Questi permettevano alla nobiltà e ai pochi ricchi proprietari terrieri di racchiudere la maggior parte delle terre del villaggio in campi privati (private farms). Molti contadini non potevano permettersi di recintare la loro porzione di terra, così dovettero venderla ai grandi proprietari terrieri per una somma irrisoria. Altri contadini che non potevano dimostrare che avevano la precedenza sulle terre, perdettero il diritto su una porzione della terra che avevano coltivato per anni, così perdettero tutto. Vagavano per cercare lavoro, ma ce n' erano tanti in queste condizioni, così il salario era molto basso.


 

Urbanesimo

 

Il rapido incremento demografico, non trovando adeguato sfogo in impegni di lavoro nelle campagne, dove al contrario la politica delle "enclosures " aveva finito per allontanare i contadini, mutò radicalmente le precedenti forme di aggregazione sociale, spopolando le campagne e popolando le città: si verificò così il fenomeno dell'urbanesimo.
Di fronte alla prospettiva della disoccupazione e della povertà, ai contadini non restava infatti altro che cercare la soluzione dei propri problemi economici nell'ambito della nuova organizzazione industriale: essi, pertanto, si riversarono nelle zone dove più numerose sorgevano le fabbriche nella speranza, spesso illusoria, di trovare lavoro. Sotto tale aspetto la rivoluzione industriale fu nello stesso tempo effetto e causa della disgregazione del tessuto sociale rurale ormai dominato da pochi grandi proprietari, circondati solo da uno scarso numero di fittavoli, mezzadri e coloni. Anche la vita delle città mutò radicalmente dal momento che nelle capitali e nelle metropoli industrializzate si verificò in un breve giro di anni un fortissimo aumento della popolazione. Londra alla fine del Settecento raggiungeva le 900.000 unità, seguita da Parigi con quasi 600.000. Napoli, la terza città europea, passava nel giro di un secolo da meno di 200.000 abitanti a ben 400.000. Berlino, a sua volta, triplicava addirittura la sua popolazione, né Mosca e Varsavia erano da meno. Non meraviglia dunque che - mentre le città dovevano dare vita ad un impianto urbanistico ampiamente ristrutturato - le amministrazioni si trovassero a dover affrontare compiti difficilissimi, come quello dell'approvvigionamento delle derrate alimentari in quantitativi tali che spesso le campagne circostanti non erano in condizione di fornire, neppure nei periodi di massima resa. A causa di una penuria di alimenti pressoché generalizzata, si determinavano di quando in quando periodi di gravissima crisi come quello verificatosi in tutta l'Italia centro-meridionale durante le carestie del 1763-64, allorché in un anno nella sola Napoli morirono d'inedia ben 40.000.

 

Autori Elena Gajeri - Marisa Iandolo fonte: www.atuttascuola.it

 

 

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    Rivoluzione industriale

 

1700
La prima rivoluzione industriale


rivoluzione industriale

Paesaggio industriale dei primi ottocento



Nella seconda metà del Settecento in Inghilterra  avviene una trasformazione molto importante. Gli inventori costruiscono delle macchine a vapore e alcune persone iniziano ad usare queste macchine per lavorare il cotone.  Le macchine fanno in poco tempo il lavoro di molte persone. Le macchine portano a un grande sviluppo dell'industria. Queste nuove macchine cambiano il modo di lavorare e di vivere. Per questo motivo, questi cambiamenti sono chiamati rivoluzione industriale.
La rivoluzione industriale porta profondi cambiamenti

  • nelle città
  • nelle campagne 
  • nella società
  • nelle attività produttive.

Il lavoro a domicilio

                                                     
Prima della rivoluzione industriale, le famiglie contadine facevano oggetti nelle loro case, come ad esempio vestiti o strumenti per la casa.
Nel settecento erano molte le famiglie contadine che costruivano oggetti in casa, soprattutto i vestiti. I mercanti per guadagnare più soldi davano alle famiglie contadine i telai per tessere i tessuti e le materie prime (ad esempio lana e cotone). I contadini facevano molti vestiti e i mercanti li compravano a prezzi molto bassi. Poi vendevano questi vestiti a prezzi molto più alti nelle città. In questo modo i mercanti guadagnavano molti soldi.

Le fabbriche                          
La fabbrica moderna è il risultato della trasformazione dei sistemi artigianali con cui gli uomini per secoli avevano prodotto oggetti strumenti e beni di consumo.

I nuovi macchinari, molto più ingombranti di quelli precedenti, non trovano più posto nelle piccole case dei contadini, ma vengono concentrati in stabilimenti sempre più grandi; questi stabilimenti, all’inizio, si trovavano nelle campagne. Le prime fabbriche usavano in fatti l’energia idraulica dei fiumi. Dopo l'invenzione della macchina a vapore, le fabbriche si trasferiscono in città, vicino alle grandi vie di comunicazione e ai  centri di smercio. In città si concentra così anche la manodopera necessaria per far funzionare le fabbriche: gli operai.             
Ricorda:
La rivoluzione agraria aveva lasciato molti contadini senza lavoro. Questi contadini abbandonano quindi le campagne e cercano un nuovo lavoro nelle fabbriche.

IL LAVORO NELLE FABBRICHE

 

Alla fine del ‘700 in Inghilterra molti contadini sono costretti ad abbandonare il lavoro nei campi e andare in città a lavorare nelle fabbriche.
Nelle fabbriche lavorano molte persone tutte insieme. Il lavoro degli operai è molto pesante: gli operai lavorano 15/16 ore al giorno e sono pagati molto poco. Gli operai possono riposare solo la domenica, non hanno vacanze  e se sono ammalati non sono pagati. Le condizioni di lavoro sono molto difficili.
Per questo gli operai cominciano presto a mettersi insieme in associazioni per migliorare la loro vita: gli operai chiedono orari di lavoro più corti e condizioni di lavoro migliori, più sicurezza ed un pagamento migliore.

Prima della rivoluzione industriale

 

Dopo la rivoluzione industriale

Tutti i lavori vengono fatti con la forza dell’uomo

Molti lavori vengono fatti dalle macchine

Le botteghe degli artigiani possono essere sia in campagna che in città

Le fabbriche sono vicine alle città

Gli artigiani lavorano nella loro bottega: c’è un maestro più esperto che insegna il lavoro da fare agli apprendisti che imparano il lavoro. Ogni artigiano sa fare il suo lavoro dall’inizio alla fine.
In una bottega non lavorano più di 20 persone

Nelle fabbriche lavorano tantissime persone.
Ogni operai fa solo una parte del lavoro e fa solo e sempre quella.

Nelle fabbriche lavorano anche donne e bambini. Le donne e i bambini sono pagati meno degli uomini.

 

Completa le frasi
1) Le famiglie dei contadini e degli operai hanno ……………… figli.
2) In città le donne ……………………… nelle fabbriche ma sono pagate ……………………. degli uomini.
3) Anche i bambini ………………………. nelle fabbriche.
4) Le  case dei ricchi hanno ……..…………………… locali.
5) Le case degli operai sono ……………………………….
6) Gli operai lavorano ………………………. ore al giorno.
7) I sindacati sono gruppi di ……………………………….
8) Le nuove città nascono vicino alle ………………………..…. e alle ………………………..…

 


Rispondi dopo aver studiato:
1) Perché molti contadini vanno a vivere nelle città?
2) A cosa servono le macchine?
3 ) A cosa servono i sindacati?
4) A cosa serve il carbone?

I bambini nelle fabbriche
Nelle fabbriche i bambini cominciano a lavorare all’età di 6-7 anni. Questi bambini sono utilizzati come “attaccafili”, cioè devono aggiustare i fili di cotone, pulire i pavimenti o pulire le macchine.
I bambini iniziano il lavoro alle 5 o alle 6 di mattina e escono alle 7/8 di sera.
Durante il giorno i bambini e gli altri operai stanno chiusi nelle fabbriche dove c’è una temperatura di 26-30 gradi. Nelle fabbriche lavorano tante persone in uno spazio molto piccolo, con poca aria e finestre piccole. Molti bambini si ammalano o si feriscono (=si fanno male) con le macchine.
C’è solo un intervallo di mezz’ora per la colazione e un altro intervallo di mezz’ora per il pranzo. Se i bambini arrivano alla fabbrica in ritardo o fanno qualche sbaglio vengono picchiati dai sorveglianti(=persone che comandano gli operai e controllano il loro lavoro).
(testo tratto da A. Londrillo: “Viaggio nella storia” ed. Mursia, Milano 1993 III vol., pag.36)

 

Ora di inizio del lavoro

 

Ora di termine del lavoro

 

Ore totali di lavoro

 

I bambini iniziano a lavorare all’età di……

 

Temperatura nelle fabbriche

 


Le città     

La rivoluzione industriale trasforma le città. Molti villaggi si trasformano in vere e proprie città industriali. Ad esempio a metà del ‘700, Manchester era un piccolo centro agricolo, agli inizi dell'800 è ormai una città di 142.000 abitanti.
Molte persone vanno a vivere in città per lavorare nelle fabbriche. Le città diventano più grandi e occupano la campagna intorno alle città.
Muratori e piccoli impresari diventano ricchi perché costruiscono nuovi quartieri attorno alle fabbriche e alle periferie delle grandi città.
Le città si popolano a velocità incredibile, a tal punto che diventano in molti casi inabitabili,  poichè si aggravano i problemi già presenti prima della rivoluzione industriale: mancanza dei servizi elementari (acquedotti fogne e ospedali), scarsa illuminazione, insufficiente pulizia delle strade.
Nelle città nascono i quartieri dei ricchi e i quartieri degli operai.

Nei quartieri dei ricchi ci sono banche, negozi, parchi e giardini. I ricchi hanno delle belle case con tante stanze: una sala grande, la cucina, la camera da letto e il bagno. Le case dei ricchi hanno la luce a gas e l’acqua.

I quartieri degli operai sono vicini alle fabbriche. Le case degli operai sono piccole  e tutte uguali. Nei quartieri degli operai si vive male:

  • il fumo delle fabbriche non fa respirare bene
  • non c’è luce
  • non c’è il riscaldamento
  • non c’è il bagno
  • non c’è l’acqua
  • non ci sono le fogne
  • tante famiglie vivono in una sola stanza

Queste condizioni di vita fanno ammalare e morire molte persone, soprattutto i bambini.

rivoluzione industriale
La città industriale inglese di Scheffield in un dipinto di William Ibbit.                                                            

Il nuovo sistema
economico e produttivo
                     


Con la rivoluzione industriale sorgono due nuove figure, quella dell'operaio e quella dell'imprenditore capitalista.

Gli imprenditori capitalisti di solito erano stati mercanti o grandi proprietari terrieri e dalle attività mercantili o agrarie avevano ricavato il capitale, cioè le ricchezze necessarie per costruire le fabbriche.

Come mostra il disegno, con la produzione industriale si ottengono due risultati: - innanzitutto materie prime, macchinari, lavoro umano vengono trasformati in prodotti da commerciare;
- inoltre attraverso la vendita l'imprenditore capitalista realizza più denaro di quello che ha investito all'inizio del processo produttivo: aumenta il suo capitale e ottiene perciò un profitto. Egli può quindi comprare altre materie prime e nuovi macchinari, assumere più operai per produrre più prodotti: così il suo capitale aumenta sempre di più.

rivoluzione industriale


La società         


rivoluzione industriale                                                        


La rivoluzione industriale porta grandi cambiamenti anche nella società.

  • Innanzitutto porta a un forte sviluppo della popolazione, cioè a un grande aumento della popolazione;
  • in secondo luogo molte persone vanno a vivere in città: urbanizzazione
  • Inoltre la società industriale porta alla nascita di due nuove classi sociali:  i capitalisti industriali e il proletariato.

Il proletariato                        

rivoluzione industriale  Le condizioni di vita degli operai in città sono assai più dure di quelle dei  contadini delle campagne. I salari sono talmente bassi che entrambi i genitori sono costretti a lavorare per sopravvivere. Anzi mettono al mondo molti figli, affinchè, appena possibile, lavorino anch'essi. Gli operai poveri si chiamano proletari, perché la loro unica ricchezza è la prole, cioè i figli.
I bambini, abbandonati a se stessi, non ricevono nessuna istruzione e a sei anni  vengono assunti in fabbrica. Molte ragazze si prostituiscono per alleviare la miseria delle famiglie.




Questa stampa di DORE' rappresenta la lettura
della Bibbia in un ricovero notturno per poveri.

rivoluzione industrialeLa borghesia              

  La borghesia divenne la classe più importante dell'intera società nei  diversi paesi europei e il loro modo di vivere era simile ovunque. Dire borghese significava dire denaro: si diventava borghese grazie alla ricchezza, indipendentemente dall'origine che poteva essere anche molto umile.
Non tutti i borghesi avevano gli stessi mezzi finanziari: i più ricchi erano i banchieri e gli industriali (alta borghesia); venivano poi i professionisti,  che con i magistrati e i professori costituivano la media borghesia; infine piccoli commercianti e impiegati, che spesso riuscivano a stento a condurre una vita decorosa, formavano la piccola borghesia.                                                                                                                                 

Famiglia borghese ne "Il balcone" di    E. Manet               

 

 

 

 

 

 

fonte: www.cde-pc.it

 

 

 

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    Rivoluzione industriale

 

Gli anni della seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale rappresentò la seconda fase dello sviluppo dell’industria basata sulle macchine ed ebbe alcune caratteristiche che la distinsero dalla prima:
- vide la fine del primato dell’Inghilterra;
- segnò l’ascesa della Germania e degli Stati Uniti;
- si basò su due nuove fonti di energia: l’elettricità e il petrolio;
- mentre la prima aveva agito soprattutto sulla produzione tessile, la seconda, con delle scoperte scientifiche, creò degli oggetti che entrarono nella vita quotidiana trasformandola;
-cominciò intorno al 1870 e finì nel 1945.
In questa seconda fase dell’industrializzazione fu scoperta l’elettricità: una nuova fonte di energia che si poteva spegnere e riaccendere. Dal punto di vista del comportamento elettrico, esistono due grandi categorie: conduttori e isolanti. Nei conduttori, gli elettroni più lontani dai nuclei degli atomi sono mobilissimi. Negli isolanti invece gli elettroni non possono muoversi liberamente, ma restano sempre nei pressi del nucleo dell’atomo al quale appartengono. La corrente elettrica è costituita dal movimento di elettroni in un conduttore. Ciò che accade in un conduttore è un po’ ciò che accade in un tubo pieno d’acqua quando una delle sue estremità si trova più in alto dell’altra cioè quando l’acqua può scendere lungo un dislivello. Gli elettroni corrispondono alle molecole d’acqua e il dislivello “elettrico” è chiamato differenza di potenziale o tensione. Per riportare in alto gli elettroni serve una specie di pompa: il generatore di tensione ovvero la pila.
rivoluzione industrialeQuesta è stata scoperta alla fine del 700 da Alessandro Volta, Consisteva in una serie di dischetti alternati di zinco e di rame tra i quali erano posti dei dischetti di feltro imbevuti di una soluzione acida. Tutti i dischi erano forati al centro e infilati su un’asta di legno verticale. Alle due estremità, o poli, vi era da una parte un disco di rame (polo positivo o anodo) e dall’altra un disco di zinco (polo negativo o catodo).
Nella corrente elettrica si utilizzano tre grandezze:
- Intensità, essa viene indicata con la lettera I e si misura in ampère(A);
- Voltaggio, viene indicato con la lettera V e si misura in volt(V);
- Resistenza, viene indicata con la lettera R e si misura in ohm (Ω)
Ohm ha fatto due leggi
- La prima dice che in un circuito attraversato da corrente, l’intensità è direttamente proporzionale al voltaggio e inversamente proporzionale alla resistenza. E la formula che la esprime è
I­= V/R  
R= V/I
V= I x R     
- La seconda dice che in un conduttore attraversato da corrente, la resistenza è direttamente proporzionale alla lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione. E la formula che la esprime è
R=L/S x ρ (Rho).
Nel 1860 Antonio Pacinotti inventò la dinamo.
L’elettricità permise in breve tempo di inventare il telefono, ideato da Antonio Meucci (al quale però venne rubato il brevetto dall’americano Graham Bell) e del fonografo inventato negli Stati Uniti da Thomas Alva Edison nel 1876. Nel 1880 Edison inventò la lampadina ma nel 1882 ci fu la svolta decisiva: l’invenzione delle centrali elettriche. Grazie ad esse si può produrre energia elettrica.
L’energia elettrica si può produrre grazie a fonti di energia rinnovabili come l’acqua, il sole, il vento ecc. ma anche con risorse esauribili.
Per produrre energia elettrica grazie all’acqua ci sono le centrali idroelettriche:

  • Le centrali idroelettriche utilizzano la caduta delle acque dei fiumi e dei torrenti, raccolte in grandi bacini artificiali, creati sbarrando le valli con le dighe.
  • L’acqua raccolta nel bacino artificiale, viene convogliata attraverso un canale deviatore alle condotte forzate.
  • Il getto violentissimo dell’acqua, che esce sotto pressione dalle condotte, colpisce le pale di una turbina, mettendola in rotazione.
  • A sua volta, la turbina è collegata a un generatore di corrente elettrica: l’alternatore.
  • Il trasformatore, infine, aumenta i valori di tensione della corrente prodotta prima di inviarla alle linee di trasporto.

Per produrre energia elettrica grazie al sole ci sono le centrali solari:

  • In una centrale solare vi sono molte decine di specchi che catturano i raggi solari e li riflettono, concentrati, su di una caldaia posta sulla cima di una torre;
  • L’acqua contenuta nella caldaia si trasforma in vapore surriscaldato, a una temperatura superiore ai 500° C;
  • Il vapore prodotto fa funzionare una turbina, collegata a sua volta a un generatore di corrente (alternatore.)

Per produrre energia elettrica grazie al vento ci sono i generatori eolici, che sono come i mulini a vento, ma si differenziano dalla forma:

  • I generatori eolici di piccola taglia (potenze fino a 50 kw) sono largamente diffusi e impiegati per la produzione di energia meccanica o elettrica in zone isolate;
  • I generatori eolici di media taglia (potenze da 50 a 500 kw) hanno dei rotori con diametro intorno ai 30 metri;
  • I generatori eolici di grande taglia (potenze da 500 kw a qualche Megawatt)

              sono ancora allo stadio sperimentale.

 

Si può produrre energia elettrica anche grazie alle centrali termoelettriche:

  • In queste centrali, il combustibile, bruciando, sviluppa calore;
  • Il calore viene usato per trasformare l’acqua di una caldaia in vapore surriscaldato;
  • Il vapore mette in rotazione una turbina a vapore, collegata ad un generatore di corrente, l’alternatore;
  • rivoluzione industrialeIl trasformatore, infine, aumenta i valori di tensione della corrente per poi mandarla nei

     centri abitati.

Si può anche produrre energia elettrica grazie alle centrali a turbogas:

  • rivoluzione industrialeL’aria aspirata dall’atmosfera viene compressa ed inviata alla camera di combustione del compressore;
  • In questa camera, bruciando del gasolio o del metano, si produce calore.
  • rivoluzione industrialeLa miscela compressa così prodotta entra in una turbina dove avviene la conversione dell’energia termica in energia meccanica.

E infine si può produrre energia elettrica grazie alle centrali a ciclo combinato:

  • rivoluzione industrialeNella turbina a gas, l’aria viene compressa e utilizzata per la combustione. Vengono così prodotti gas ad alta pressione e temperatura che si espandono nella turbina, cedendo energia all’alternatore della turbina a gas trasformandola in energia elettrica.
  • I gas scaricati dalla turbina ad una temperatura superiore ai 500°C, vengono inviati nel generatore di vapore a recupero dove sono raffreddati a circa 110°C.
  • L’energia ceduta dai gas viene utilizzata per produrre il vapore con cui è alimentata la turbina a vapore. Questa turbina è collegata ad un alternatore che produce energia elettrica.

Nel mondo, però, la distribuzione delle risorse energetiche naturali è diseguale.
Le risorse energetiche naturali si possono distinguere tra:

  • Risorse distribuite in modo omogeneo e quelle che, al contrario, non lo sono perchè abbondano in un luogo e scarseggiano in un altro;
  • Risorse facilmente disponibili, come l’aria, e quelle che si ricavano con delle tecniche complesse, come il petrolio;
  • Risorse che si possono riciclare dopo l’uso, come il ferro, quelle che si rinnovano naturalmente, come la forza del vento, e quelle che si perdono dopo l’uso, come il legno che brucia.

Esistono diverse fonti di energia, quelle rinnovabili che non si esauriscono che possono essere il vento, il sole, ecc. e quelle non rinnovabili che si esauriscono.
Oggi prevale l’uso di energie non rinnovabili come il petrolio, gas naturale, legno e alcuni minerali radioattivi
IL PETROLIO
Grazie al petrolio si possono ottenere i carburanti e materie plastiche. Oggi il consumo di petrolio è di circa 70-80 miliardi di tonnellate all’anno.
Il problema è che la quantità che ne possiamo usare non dipende solo da quanto ce n’è, ma anche dal prezzo.
La quantità di petrolio presente sulla terra è molto irregolare: il 50% si trova in Medio Oriente, il 25% a cavallo tra l’Europa e l’Asia, il 10% in nord America e il 5% nel continente africano.
IL GAS NATURALE
Il gas naturale (metano) si trova quasi sempre nelle aree petrolifere ed è contenuto in grandi giacimenti sotterranei.
Il gas naturale è più costoso del petrolio ma è meno inquinante.
IL CARBONE
Il carbone copre il 30% del consumo mondiale di energia ed è usato per produrre energia elettrica.
IL LEGNO DA ARDERE
Nei paesi poveri viene usato come fonte di energia il legname.
Il problema è che questo viene tagliato ogni anno e le foreste non fanno in tempo a ricrescere. Questo non va bene soprattutto nelle zone aride e inoltre,
questi paesi, si creano una forte scarsità di legno.
L’ENERGIA NUCLEARE
Oggi, nel mondo esistono 500 centrali nucleari. Queste centrali, però, provocano gravi problemi per la salute: gli esseri viventi sono sempre stati soggetti a radiazioni nucleari ma nell’ultimo secolo sono aumentate le sostanze radioattive ma anche l’utilizzo di questa energia.

Già dal 1844 le comunicazioni erano diventante rapidissime perchè, Samuel Morse inventò il telegrafo che trasmetteva segnali a distanza attraverso cavi elettrici. Morse inventò anche l’alfabeto Morse e, grazie a esso si potevano trasmettere i segnali inviati dal telegrafo. Il problema era però che per collegare i diversi punti del mondo occorrevano moltissimi chilometri di filo: per collegare l’Europa all’America occorrevano 4000 chilometri di filo.
rivoluzione industrialeNella seconda metà dell’ottocento, furono scoperte le onde elettromagnetiche che servivano a trasportare l’elettricità nello spazio e quindi a non utilizzare i cavi.
Da questa scoperta derivarono due grandi invenzioni. Nel 1895 Guglielmo Marconi riuscì a usare le onde elettromagnetiche per inviare un segnale, esattamente la lettera S che realizzò il
Telegrafo
telegrafo senza fili. (in base allo stesso principio ma molto tempo dopo, Marconi inventò anche la radio) e nel 1973 Martin Cooper fece la prima telefonata da un cellulare più avanti i cellulari cominciarono ad essere più innovativi e, grazie ad essi si poterono inviare i primi SMS.
Communiquer de façon rapide, économique, a tout moment et en tout lieu : voilà les avantages des messages sur portable. Avec un espace de 160 caractères au maximum et 10 touches pour taper n’importe quel mot, on a créé un véritable langage : on comprime la langue écrite par des techniques spécifiques (abréviations, symboles, chiffres).
En 2004 on a publié le premier livre entièrement écrit en langage SMS : c’est le livre de Phil Marso, «Pa sage a taba » suivi d’autres textes du même auteur et d’un « Dictionnaire Langage SMS ».
Plusieurs années après, dans vingt et unième siècle, a été inventé le première iPod:
L'iPod est un appareil électronique conçu et commercialisé par Apple. C'est le lecteur portatif de musique numérique (aussi appelé baladeur numérique ou abusivement baladeur mp3) le plus vendu au monde : cent cinquante millions d’exemplaires ont été vendus entre son lancement en octobre 2001 et mai 2008[1]. Le père de l'iPod est Tony Fadell, qui avait proposé auparavant son idée à Philips et RealNetworks.
Ritornando alla seconda rivoluzione industriale, nel 1895, un fisico tedesco, Wilhelm Conrad Rontgen, scoprì tra le onde elettromagnetiche, un’onda misteriosa che aveva la proprietà di attraversare i
muri e il corpo umano. Li chiamò raggi X, li isolò e li usò per fare le prime radiografie.
rivoluzione industrialeIntorno al 1880, negli Stati Uniti e in Russia iniziò l’estrazione del petrolio, il combustibile che sostituì il carbone come fonte di energia. Un suo derivato, la benzina, permise lo sviluppo del motore a scoppio.
Nei motori a scoppio, il carburante, miscelato in dosi opportune all’aria, brucia nella camera di scoppio. L’accensione della miscela può essere comandata o spontanea.
Esistono diversi tipi di motore a scoppio:

  • Motore a 4 tempi (ciclo otto):
  • primo tempo- Aspirazione

Nella prima fase, cioè nell'aspirazione, mentre il pistone si sposta verso il basso, la valvola di aspirazione si apre e il combustibile entra nel cilindro
rivoluzione industriale

  • secondo tempo- Compressione

Il pistone sale comprimendo la miscela nella camera di combustione.

 

  • terzo tempo- Scoppio

Nella terza fase, cioè nello scoppio, la candela emette una scintilla e questa provoca la combustione della miscela di combustibile ed aria precedentemente compressi. La reazione rapida di combustione provoca lo scoppio con immediata produzione di gas che spinge verso il basso il pistone.

 

rivoluzione industriale

 

  • quarto tempo- Scarico

Nella quarta ed ultima fase, cioè nello scarico, il pistone si sposta verso l'alto mentre la valvola di scarico si apre. Di conseguenza i gas precedentemente originatisi dalla combustione vengono espulsi dal cilindro.

  • Motore a 2 tempi
  • primo tempo

Nella prima fase, la candela emette una scintilla che provoca lo scoppio della miscela. La produzione di gas spinge violentemente il pistone verso il basso. E quindi scoprendo la luce di scarico e in questo modo avviene lo scarico.

  • Secondo tempo

Il pistone risale chiude la luce d’immissione e apre quella di entrata della miscela.
Durante la risalita avviene la compressione della miscela del cilindro.
rivoluzione industrialerivoluzione industriale
rivoluzione industrialeIl motore a scoppio azionò, nel 1885  la prima automobile costruita in Germania da Paul Friedrich Benz.
Negli stessi anni, sempre in Germania, Rudolf Diesel mise a punto il gasolio o diesel.
Grazie al motore a scoppio, negli Stati Uniti, i fratelli Wright inventarono, nel 1903, il primo aeroplano. Tra le industrie giovani, una delle più vivaci fu l’industria dell’acciaio.
L’acciaio era una nuova lega di ferro e carbonio con tali doti di leggerezza, elasticità e robustezza da essere chiamato il metallo perfetto. Siccome era pure abbastanza economico, esso fu subito impiegato moltissimo e divenne il simbolo della seconda rivoluzione industriale che fu definita, quindi, anche l’età dell’acciaio. Tra il 1870 e il 1914 il consumo di acciaio aumento moltissimo: fu usato per le rotaie delle ferrovie perchè, essendo più elastico, sopportava il freddo e il caldo meglio del ferro; per le fiancate corazzate delle navi da guerra; per gli utensili domestici e, soprattutto, per le macchine industriali che divennero più leggere, più potenti e più precise.
Inoltre l’acciaio venne usato per l’edilizia civile come la torre Eiffel o il ponte di Brooklyn ma anche per costruire i primi grattaceli.

La chimica, nata alla fine del 600, segno la fortuna della Germania.
Nella metallurgia un nuovo procedimento chimico diede inizio alla produzione dell’alluminio, un metallo leggerissimo che ebbe infinite applicazioni.
Nel settore degli esplosivi il chimico svedese Alfred Nobel inventò la dinamite.
L’industria dei coloranti progredì grazie all’anilina, un derivato del catrame, che poteva essere prodotto velocemente e costava molto meno di qualunque colorante naturale.
L’anilina fu impiegata per la prima volta nel 1856 e subito dopo nacque il “rosso magenta”, il “bruno Bismarck” il “blu metilene” e tanti altri colori.
I coloranti chimici rivoluzionarono l’industria tessile perchè la moda passò, da colori bianchi o scuri a tinta unita, a vestiti brillanti pieni di colori.
Si continuò poi anche con i tessuti artificiali fatti con la cellulosa e molto meno costosi di quelli naturali come il lino, la seta e il cotone.
Un procedimento chimico aveva permesso, nel 1826, di scattare la prima fotografia in bianco e nero. Nel 1867 era stata realizzata la prima fotografia a colori. Nella seconda metà dell’ottocento farsi fotografare era diventata una moda.
Dalla fotografia fu difficile arrivare alla pellicola cinematografica ma Thomas Edison scoprì che facendo scorrere sedici immagini al secondo di uno stesso oggetto in movimento, capì che l’occhio umano non si accorgeva dello scorrimento dell’immagine. Poi i fratelli Lumiere costruirono un meccanismo simile alla macchina da cucire capace di far scorrere la pellicola; nel 1895 realizzarono il primo film.
Risultati strabilianti furono scoperti dalla chimica nel campo della medicina. Grazie all’anilina, il tedesco Robert Koch individuò i bacilli della tubercolosi e del colera.
Nel 1885 il medico francese Louis Pasteur scoprì il vaccino contro la rabbia.
Pasteur favorì la diffusione del vaccino contro il vaiolo scoperto nel 1794 da Edward Jenner. Dopo fu importante la scoperta dei farmaci che alleviarono i dolori.
Alla fine dell’ottocento vennero scoperti gli effetti calmanti dell’etere per fare gli interventi chirurgici.
Nel 1875 fu cominciata a usare l’aspirina per alleviare il mal di testa. Nello stesso anno fu inventato il DDT, un potente insetticida che, solo verso la metà del 900, si scoprì che era molto tossico per l’uomo e ne fu proibita la produzione.
I progressi della chimica permisero di sviluppare anche l’industria alimentare. Pasteur mise a punto il procedimento per conservare gli alimenti.
Poi ci furono altre ricerche che portarono al congelamento che veniva applicato alle carni bovine e successivamente alla verdura.
E infine si scoprì l’inscatolamento molto utile per la carne, verdura e frutta. S’impadronirono di questo mercato gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono uno stato federale e la capitale è Washington.
Il territorio statunitense è molto vasto ed è il quarto al mondo per estensione. Comprende anche due terre separate: a nord-ovest la regione dell’Alaska e, nell’oceano Pacifico centro-settentrionale, l’arcipelago delle Hawaii.

Il clima freddo dell'Alaska                                          Il clima caldo delle Hawaii

Gli Stati Uniti hanno una straordinaria varietà di climi e di ambienti naturali. in generale le temperature aumentano andando da nord verso sud e le precipitazioni diminuiscono da est verso ovest.
La vasta rete fluviale consente la navigazione per le comunicazioni e irriga i campi favorendo un vasto commercio. Il Mississippi insieme al Missouri forma un bacino vastissimo. Riceve anche le acque dei fiumi Ohio e Tennessee che nascono sui monti Appalachi, ed è collegato grazie a canali navigabili alla regione dei Grandi Laghi (Superiore, Michigan, Huron, Erie, e Ontario).
Da ricordare il Rio Grande che si getta nel Golfo del Messico e il Colorado occidentale.
La popolazione degli Stati Uniti è distribuita sul territorio in modo non uniforme, le densità più elevate si concentrano nella regione dei Grandi Laghi.
Nel nord-est degli Stati Uniti, dove la popolazione è più concentrata, si trova la cosiddetta megalopoli atlantica che si estende da Washington a Boston e comprende le città di New York, Baltimora e Filadelfia.
Nella regione dei Grandi Laghi, la città più popolosa è Chicago.
Sulla costa occidentale, in California, si estende un'altra megalopoli che comprende le città di San Francisco e Los Angeles.
Altre città in costante sviluppo sono:

  • Miami
  • Dallas e Houston
  •    Atlanta

Le principali città degli Stati Uniti sono Washington, che è la capitale, Boston, Chicago, Key West, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Orlando, Filadelfia, San Diego, San Francisco e New York.
A New York si trovano numerose attrattive come Central Park, il polmone verde di Manhattan; Ellis Island; l’Empire State Building, il più famoso grattacielo per i suoi 381
Metri di altezza; Wall Street centro finanziario ed economico; il ponte di Brooklyn che collega Brooklyn a Manhattan e fu il primo ponte costruito in acciaio; la Statua della Libertà simbolo degli Stati Uniti.
The Statue of Liberty, familiarly called “Miss Liberty”, is one of the symbols of America and one of its most visited monuments. It stands on Liberty Island, a small island at the entrance of New York harbour. It was given to the USA by France as a sign of friendship between the two nations.
French sculptor Auguste Bartholdi began building the statue in 1875 and engineer Gustave Eiffel, responsible for the construction of the Eiffel tower in Paris, designed its metal frame.
Public festivals and lotteries were organized in France to collect the money for its construction: 250,000 dollars, then a very large sum! The statue was completed in Paris in June 1884.
It was then dismantled and the following year was sent to New York by ship, packed in more than 200 crates. When it arrived in New York it was mounted on a high granite pedestal and inaugurated on October 28, 1886. At the time, it was the tallest man-made structure in America: a 46 metre-high colossus!
“Miss Liberty” carries the torch of freedom in her right hand and a tablet with the inscription “July IV MDCCLXXVI (1776), Independence Day”, in her left hand. At her feet are some broken chains.
By 1986 the statue had been completely restored and was ready for its centennial celebrations, which took place on a four-day week end and involved parades and fireworks.
The statue was closed to the public for security reasons after 11 September 2001 but us now reopened, so visitors can take lifts or go up 335 steps to reach its feet and then climb another 168 steps to the crown. It is no longer possible to get up inside the torch. From the top of the statue there is a wonderful view of Manhattan, Brooklyn and New Jersey.
Le risorse agricole, energetiche e minerarie sono immense. Gli Stati Uniti sono al primo posto nel mondo per importanti prodotti agricoli.
Il primato statunitense si verifica anche nel campo finanziario. Questa supremazia economica, però, è minata da gravi problemi sociali.
Quasi il 50% del territorio statunitense è destinato all’agricoltura e all’allevamento. La produttività è altissima grazie all’uso di metodi di coltivazione moderni. Anche se in modo ridotto, lo spazio agricolo è diviso in fasce (belt), destinate ad una sola coltura:

  • La corn belt (fascia del mais) si estende nella parte orientale delle pianure centrali;
  • La cotton belt (fascia del cotone) prevale nelle pianure meridionali;
  • La wheat belt (fascia del grano) prevale nelle pianure del Kansas e del Nebraska.
  • La dairy belt (fascia del latte) si estende tra la costa atlantica e la regione dei grandi laghi.

Nelle zone più calde è diffusa la frutticoltura.
Gli Stati Uniti sono ricchi di risorse minerarie ed energetiche. Il principale bacino carbonifero si trova lungo il versante interno dei monti Appalachi. I più importanti giacimenti di petrolio si trovano in Texas, Alaska, California, New Messico, Louisiana e Oklahoma.
Negli Stati Uniti il terziario è molto sviluppato soprattutto nelle attività finanziarie e bancarie.
Il turismo è molto sviluppato oltre nelle grandi città e ai numerosissimi parchi nazionali che attirano ogni anno flussi turistici, vi sono zone specializzate come la Florida e la California dove si trova l’immenso parco di Disneyland.

Nei paesi più avanzati si presentò una grande svolta nell’alimentazione che significò:

  • L’apertura di nuovi mercati con conseguenti grandi guadagni per i produttori.
  • La salvezza per le popolazioni colpite da carestie.
  • Maggiori possibilità di vita per i bambini.
  • Una maggiore varietà di alimentazione.

Di seguito, gli igienisti, dimostrarono che gli ammalati di colera o tubercolosi aumentavano dove le acque di scarico scorrevano a cielo aperto per le strade dei luoghi abitati o dove i quartieri operai erano privi di servizi igienici.
Così diversi governi ottennero fognature e acqua corrente anche nelle abitazioni più povere.
Nello stesso periodo un medico ungherese sconfisse la febbre puerperale, un’infezione che causava la morte di un’altissima percentuale di partorienti.
Questo perchè, in ospedale, i medici passavano dalla sala dei defunti alla sala parto con tutti i germi della putrefazione attaccandoli alla partoriente con le mani così, questo medico ungherese, inserì in ogni corridoio una vasca con acqua clorata (un disinfettante) dove i suoi colleghi erano costretti a usarla.
All’inizio ci furono delle proteste contro quest’imposizione ma si poté dimostrare che, grazie a questa semplice norma igienica, la percentuale dei decessi in ospedale era stata quasi del tutto abbattuta.
Un contributo alla diminuzione della mortalità infantile fu quello dell’invenzione dell’incubatrice, la culla riscaldata per i bambini nati prematuri.
Nel periodo della seconda rivoluzione industriale, l’arte continua a fare progressi e nascono vari movimenti artistici tra cui il puntinismo e il postimpressionismo.
Il puntinismo nasce in Francia nel 1884. I suoi principali esponenti sono Paul Signac e Georges Seurat. I puntinisti cercano di applicare nelle loro opere le teorie scientifiche
applicate dagli studiosi di fisica, chimica e ottica. In particolare partendo dalle leggi sull’interazione tra i colori adiacenti.
I puntinisti elaborano una nuova tecnica: accostano sulla tela piccoli puntini affiancati tra loro.
I puntinisti trattano paesaggi e scene di vita cittadina.
Gli artisti attivi tra la fine dell’ottocento e i primissimi del 900 sono definiti “postimpressionisti”, perche sono accomunati dal desiderio di oltrepassare l’impressionismo e dare vita a nuove forme espressive che influenzeranno la pittura del XX secolo.
I più importanti esponenti furono Cezanne, Gauguin, Van Gogh e Munch. Loro sono molto differenti tra loro per personalità e temperamento ma tutti si servono della pittura per comunicare i loro sentimenti e i loro stati d’animo, per andare oltre la fugacità delle cose e cogliere l’essenza della realtà.
La pittura di Cézanne
Paul Cézanne inizia a elaborare un linguaggio pittorico personalissimo. Lui vuole andare oltre l’apparenza delle cose ma vuole coglierne l’essenza eterna e duratura. Infatti, i suoi dipinti sono composizioni solide, geometriche, costruite con larghe e uniformi macchie di colore.
Proprio con il colore Cézanne riesce a dare pienezza alle forme e a dare l’illusione della profondità spaziale: i colori caldi vengono usati per esprimere gli elementi vicini mentre i colori freddi per le cose lontane.
La pittura di Gauguin
Anche Paul Gauguin elabora un linguaggio pittorico personalizzato.
Nel 1883, abbandonati lavoro e famiglia, Gauguin si trasferisce prima in Bretagna e poi in Polinesia.
rivoluzione industrialeLa sua pittura esprime simbolicamente il mondo interiore dell’artista, i suoi sogni e le sue visioni. Le forme risultano semplificate e appiattite dall’uso di linee di contorno scure e
dall’impiego di colori innaturali. Proprio il colore diventa lo strumento per raggiungere l’essenza delle cose, per non fermarsi alla loro apparenza.
La pittura di Van Gogh
L’olandese Vincent Van Gogh in soli dieci anni di lavoro produce moltissime opere, circa ottocento. Per Van Gogh la pittura è lo strumento per esprimere i suoi sentimenti: la natura viene cambiata, modellata, trasformata o deformata a seconda del suo stato d’animo.
Per Van Gogh il segno e il colore sono mezzi per esprimere sentimenti ed emozioni. Le sue pennellate sono ricche di colore denso e pastoso (è per questo che i suoi quadri sono molto
spessi), tutti gli oggetti hanno linee di contorno, i colori sono molto violenti e innaturali.
Negli ultimi due anni di vita, quando cominciava a essere infelice, usa colori cupi e pennellate a onda e a spirale.
La pittura di Munch
Edvard Munch è considerato uno dei principali predecessori della pittura espressionista. Lui avendo avuto molti lutti familiari è molto angosciato, quest’angoscia al esprime con l’uso di
colori violenti e irreali, linee sinuose e continue, immagini deformate, consumate dal tormento interiore.

Tra l’ottocento e il novecento, in letteratura, nasce il Verismo.
Il Verismo ha le sue radici nel positivismo e nel naturalismo.
Il Positivismo, il cui nome deriva da positivo, è un movimento filosofico: i positivisti affermano che la ricerca della verità deve essere condotta dalla ricerca scientifica e che occorre perciò rifiutare tutte le idee astratte.
Il Naturalismo è una corrente letteraria francese che ha i suoi massimi rappresentanti nei fratelli Goncourt, in Emile Zola e in Guy de Moupassant.
   Emile Zola
rivoluzione industrialeGli scrittori naturalisti applicano i principi del positivismo: il romanzo deve rappresentare con rigore scientifico tutte le classi sociali, anche quelle più umili.
Il Verismo è un movimento letterario che si diffonde in Italia negli ultimi decenni dell’ottocento e nei primi del novecento.
Il termine verismo deriva dalla parola “vero”.
Il Verismo deriva dal Naturalismo francese ma presenta anche dei caratteri diversi e originali:

  •   Il pessimismo- nelle opere veriste c’è sempre un pensiero pessimista.
  • L’impersonalità- gli autori veristi vogliono rappresentare la realtà in modo oggettivo senza commentarla o interpretarla.
  • Il linguaggio- gli scrittori veristi usano la lingua nazionale ma nella struttura delle frasi e nell’uso di alcuni termini imitano i dialetti regionali.
  • Il regionalismo- i veristi analizzano o descrivono le realtà sociali di una certa regione italiana.

I più importanti esponenti del Verismo sono:
Luigi Capuana, Federico de Roberto, Matilde Serao, Salvatore di Giacomo, Grazia Deledda, Cesare Pascarella e Renato Fucini e Giovanni
Verga che, tra le sue tante novelle ha scritto anche la Cavalleria Rusticana
Giovanni Verga                           
rivoluzione industrialeche venne rappresentata il 17 maggio 1890 nel Teatro Costanzi di Roma                                                    
Un’opera lirica tratta dall’omonima novella scritta da Giovanni Verga, composta però da Pietro Mascagni. Il suo successo fu enorme e tale è rimasto fino a oggi. Basti pensare che ai tempi della morte di Mascagni, avvenuta nel 1945, l'opera fu rappresentata più di
quattordicimila volte solo in Italia.
L’azione i svolge nella piazza nella quale si trovano una chiesa e l’osteria di Lucia il giorno di Pasqua.
Turiddu canta una serenata a Lola, della quale è perdutamente innamorato; prima di partire per il servizio militare le ha giurato amore eterno, ma la giovane durante la sua assenza ha sposato Alfio, il carrettiere.                                                                     
Turiddu per vendicarsi inizia a corteggiare Santuzza, ma dopo averla sedotta, la trascura. Il giovane si aggira nei pressi della casa di Alfio che è spesso assente e non si accorge di nulla.
Santuzza, angosciata e preoccupata, cerca Turiddu per parlargli e chiedere spiegazione del suo comportamento; entra allora nella casa di Lucia, madre del giovane e le confida quanto sta succedendo svelandole i suoi sentimenti e la sua disperazione: oramai è disonorata e abbandonata.
Arriva Turiddu e i due discutono animatamente finché passa Lola che si sta recando alla messa di Pasqua sola perché il marito lavora. Le due donne si scambiano battute ironiche.
Poco dopo Lola è seguita da Turiddu, insensibile all’implorazione di Santuzza che gli augura la mala Pasqua e decide, vedendolo arrivare, di rivelare quanto succede ad Alfio.
Dopo la messa la piazza torna a popolarsi. Turiddu offre agli amici nell’osteria della madre Lucia un bicchiere di vino e ne offre uno anche ad Alfio che, sdegnato, nel rifiutarlo lo abbraccia e gli morde l’orecchio sfidandolo a duello.
Turiddu, che si finge ubriaco, rivolge commosse parole di saluto alla madre a cui affida Santuzza e va ad incontrare il rivale.
Poco dopo il grido di una popolana:- Hanno ammazzato compare Turiddu!- annuncia il tragico esito del duello.

Personaggi

 

  • SANTUZZA (soprano) giovane contadina
  • TURIDDU (tenore) giovane contadino
  • LUCIA (contralto) madre di Turiddu
  • ALFIO (baritono) carrettiere
  • LOLA (mezzosoprano) moglie di Alfio

BIOGRAFIA DI MASCAGNI
rivoluzione industrialeNacque a Livorno nel 1863. Dopo aver ultimato il ginnasio, al quale aveva affiancato anche lo studio del fortepiano e del canto, dal 1876 in poi Mascagni decise di dedicarsi completamente agli studi musicali, seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini, fondatore dell'Istituto Musicale Livornese. Al 1880 risalgono le sue prime composizioni di musica sinfonica e sacra. Nel 1882 partì per Milano, superò l'esame d'ammissione al Conservatorio e cominciò a frequentare l'ambiente artistico milanese. Qui conobbe Giacomo Puccini e Amilcare Ponchielli. Il suo rapporto con l'ambiente del conservatorio, però, non tardò a farsi critico. Dopo un diverbio col direttore, Mascagni decise d'abbandonare sia l'Istituto che gli studi di musica. Per qualche anno sbarcò il lunario come direttore d'orchestra in compagnie d'operetta.
La sua fama
Dal 1899 al 1900 le sue tournée in qualità di direttore d'orchestra lo portarono a Pietroburgo, Vienna e negli Stati Uniti. Nel 1903, assunse la carica di Direttore della Scuola Nazionale di Musica di Roma, alla quale affiancò, a partire dal 1909, anche la direzione artistica del Teatro Costanzi. Questo doppio incarico non impedì a Mascagni di continuare i suoi viaggi di lavoro pel mondo, comprese due tournée in Sud America, durate diversi mesi.
Raggiunse fama mondiale con la composizione del melodramma La Cavalleria Rusticana la quale, in occasione del cinquantenario fu incisa su disco.
Tra il 1943-44 Mascagni terminò la sua carriera di direttore al Teatro Costanzi di Roma.
Morì nel 1945 nella camera del suo appartamento nell’Hotel Plaza di Roma.
Dal punto di vista stilistico la musica di Mascagni è spesso definita esasperata per la propensione verso gli acuti e per il largo uso che egli fa del declamato
Lo stile
delle sue opere. In realtà ciò riguarda una parte della sua produzione operistica, quella finale, quando si era già in pieno clima espressionistico.
Nei primi lavori è invece vivo uno stile fino ma decadente, che riaffiora similmente nella poesia e nella pittura di quel tempo. L’unica vera e propria opera verista di Mascagni fu la Cavalleria Rusticana il cui successo venne riproposto poi da Leoncavallo con i Pagliacci.
L’opera italiana a cavallo tra i due secoli scorsi non fu tutta verista: vi fu infatti il boom del verismo dopo la Cavalleria, ma ben presto, già dal 1896 quest’ultimo cedette il posto all’opera decadentista e, più tardi, a quella espressionista, e di tutti e tre questi stili Mascagni si fece grande ambasciatore, anche se spesso mal compreso.

 

fonte: skuola.tiscali.it

 

  • Fine articolo Rivoluzione industriale

 

    Rivoluzione industriale

 

ARTE E RIVOLUZIONE INDUSTRIALE       KLINGENDER

Il libro di klingende è sostanzialmente diviso in tre parti:

1parte età di grandi speranze, rivoluzioni, continuità tra scienza e arte. (3 personaggi Darwin, Wedgewood, Wright)

2parte sfruttamento dei lavoratori, povertà, fabbrica satanica, esposizione crystal palace (cattiva coscienza inglese)

3parte sorgere del proletariato, ricostruzione iconografica legata alla figura del lavoratore, realismo, cronaca.

I parte:

 Le radici della rivoluzione industriale le troviamo in Inghilterra nel periodo in cui per diventare una potenza marittima dovette costruire navi che attraversassero l’ oceano, produrre stoffe e merci finite, sopperire ai bisogni delle città in rapido sviluppo.
È il periodo dei grandi mutamenti tecnici che cominciavano a cambiare l’ economia, costruzione di canali e strade, invenzione della macchina a vapore.
Erasmus Darwin fu il patriarca e guida della lunar society, congregazione che rappresentava l’ avanguardia del pensiero scientifico in Inghilterra, strettamente interessata all’ applicazione pratica del sapere.
Darwin era stato il primo pensatore a proporre una valida teoria che teneva conto del mondo vivente. Suo nipote Charles Darwin deve aver fatto tesoro di questa prescienza.
L’ importanza di Darwin si basa sui suoi poemi didascalici tramite i quali egli trasmise ai lettori istruiti l’ entusiasmo per la scienza e la fede nel possibile miglioramento delle vicende umane.
Il primo poema ed il più famoso fu “the botanic garden”.
Le immagini poetiche di Darwin corrispondevano al gusto dei suoi contemporanei. Comprendono tutto il sapere e la sua applicazione industriale e ancora oggi non vi è modo migliore per accertare lo stato della scienza nel 1789/90.
Josiah Wedgewood preoccupato di stabilire mezzi di trasporto a basso prezzo da e per le sue fabbriche di ceramica ne fu il fautore e anche il tesoriere. Egli segnò l’ inizio della grand epoca della costruzione di canali
Wedgewood fu il primo vasaio inglese ad acquistare reputazione europea.
Divisione del lavoro, merci che venivano prodotte dall’ inizio alla fine da un unico artigiano, venivano ora prodotte in diversi stadi da specialisti. SEPARAZIONE TRA PROGETTO ED ESECUZIONE.
Urgenza di un continuo rifornimento di disegni originali forniti da artisti e disegnatori, primi designers industriali.
Joseph Wrigth di Derby fu il primo pittore professionista che espresse direttamente lo spirito della rivoluzione industriale. I suoi ritratti mescolano l’ ambiente di Wedgewood, Darwin e la Lunar society con quello dei prmi re del cotone.
Era un fisico preoccupato dei problemi della luce che era il tema incessante dei suoi dipinti. Divenne pittore di effetti di luce naturale e artificiale.
Le sue opere illustrano come nelle menti dei suoi contemporanei la scienza e l’ industria fossero intimamente associate. Wright fu un pioniere soprattutto quando scelse l’ industria come soggetto di molti dei suoi più importanti dipinti. Questi quadri introducono nelle belle arti scene industriali e sono i primi a enunciare il concetto che il lavoro manuale ha una sua dignità.

 

 

II parte:

dopo il 1728 mutamento dello stato d’ animo degli inglesi.
Il testo e le illustrazioni del testo di Gorge Walker mostrano quali fossero i cambiamenti e gli effetti sulla mentalità della borghesia. Le illustrazioni di Walker danno un quadro dei lavoratori dell’ Inghilterra verso il 1804-1815 minatori, scavatori, pescatori, contadini, aristocrazia, fabbricanti di tessuti, e di lavoratori poveri che spezzano pietre, cercatori di sanguisughe, venditori ambulanti.
Questo libro da una straordinaria impressione del processo di rivoluzione industriale, gli stadi più avanzati sono rappresentati dal lavoro dei bambini nelle fabbriche e dal minatore che torna a casa dopo il lavoro.
John Martin espresse in maniera molto completa l’ atmosfera del suo tempo. Nella sua rappresentazione dell’ inferno ricorrevano spesso incidenti in miniera, fabbrica satanica. Egli si interessò alle migliorie urbanistiche, progetti per rifornire d’ acqua Londra, eliminazione dei rifiuti, costruzioni ponti sul Tamigi.
John Martin diede all’ inferno l’ aspetto dell’ industria e gli illustratori contemporanei  diedero all’ industria l’ aspetto dell’ inferno.
Molti disegni di artisti di quella epoca si ispirano all’ industria, rappresentazione di pozzi minerari, scale per il carbone, ferrovie, gallerie. Quei luoghi desolati hanno un’ aria cupa di tristezza adatta all’ atmosfera del periodo.
La grande esposizione internazionale del palazzo di cristallo che riassume tutto il periodo di rivoluzione industriale, innovazioni tecnologiche….fu inaugurata il primo maggio 1851.
E’ di certo l’ avvenimento più documentato del XIX sec con illustrazioni e fotografie. Questi grossi libri rappresentano l’ inizio di una nuova era dell’ arte documentaria.

 

 

Alberto aleoppa

 

 

  • Fine articolo Rivoluzione industriale

 

    Rivoluzione industriale

 

L'età della II rivoluzione industriale

Grande depressione 1873-1896     

  • la produzione aumenta in modo proporzionalmente minore
  • la redditività del capitale è più bassa
  • la vertiginosa espansione produttiva del quarto di secolo precedente e la "rivoluzione dei trasporti" creano uno squilibrio tra domanda globale e offerta globale: crisi di sovrapproduzione, forte e prolungata caduta dei prezzi
  • crisi agricola: sovrapproduzione crea eccesso di offerta sui mercati internazionali, la concorrenza dei cereali americani provoca un tracollo nei mercati del Vecchio continente

Conseguenze economiche

  • Calo prezzi, riduzione profitti, calo investimenti, bassi salari
  • Crisi del liberismo
  • Adozione generalizzata di pesanti barriere protezionistiche
  • Creazione di oligopoli e monopoli
  • Si accelera il processo di ristrutturazione capitalistica attraverso una massiccia concentrazione e razionalizzazione delle imprese (si afferma il modello della grande fabbrica), allo scopo di aumentarne la produttività e garantire un maggior controllo del mercato

Conseguenze sociali

  • Nelle città e nelle campagne: accresciuta tensione fra datori di lavoro e lavoratori, scioperi, rafforzamento dell'associazionismo sindacale socialista e cattolico
  • Nelle campagne: sovrappopolazione contadina, emigrazione

 

Conseguenze politiche

  • In Italia, di fronte al progressivo acuirsi della crisi sociale, parte della classe dirigente liberale inizia a invocare una soluzione autoritaria contro quelle che vengono viste come forze sovversive e disgregatrici
  • L'accresciuta concorrenza  internazionale favorisce la spinta coloniale e imperialistica

 
La II rivoluzione industriale

  • Innovazione tecnologica

- Motore a scoppio                     - Industria chimica
- Telefono                                    - Industria elettrica
- Aeroplano                                 - Centrali elettriche

  • Nuovo rapporto fra economia e scienza attraverso la sistematica applicazione della ricerca scientifica alla produzione
  • Organizzazione scientifica del lavoro (taylorismo)
  • La produzione si orienta in misura crescente verso una produzione di massa

I rivoluzione industriale                                               II rivoluzione industriale
- Relativamente bassa intensità di capitale                   - Altissima intensità di capitale
- Scarso ruolo banche                                         - Importanza ruolo banche
- Importanza industrie leggere (tessili)                - Importanza industria pesante
- Concorrenza  e pluralità soggetti economici     - Tendenza monopolistiche
- Liberismo                                                         - Protezionismo
- Energia: carbone                                                        - Energia: petrolio ed elettricità
- Mercati interni ristretti                                               - Vendite rateali, pubblicità e
cinematografo diffondono
nuovi modelli di consumo
fra le masse

La concentrazione delle imprese avviene attraverso la creazione di
trusts fusioni verticali di imprese diverse allo scopo di controllare tutte le varie fasi di un processo produttivo, dalla lavorazione di base della materia prima al prodotto finito (ad esempio, un trust siderurgico possedeva e controllava miniere di ferro e di carbone, impianti siderurgici, industrie meccaniche, cantieri navali, ecc.)
cartelli alleanze orizzontali fra imprese attive nello stesso settore economico le quali, pur rimanendo distinte e autonome, stabiliscono accordi rivolti a eliminare la concorrenza interna e mantenere alti i prezzi (un esempio classico e attuale è costituito oggi dalle società petrolifere)
banche miste il gigantismo industriale richiede investimenti smisurati e assegna un ruolo fondamentale alle banche nel reperimento dei capitali necessari; le grandi banche si legano strettamente ai grandi gruppi industriali, spesso a danno dei risparmiatori.
La concentrazione investe anche la distribuzione commerciale: nascono i grandi magazzini e le catene commerciali.

 

Movimento operaio

La proprietà borghese affermatasi con la Rivoluzione francese aveva sciolto le antiche corporazioni di mestiere in nome della libera iniziativa economica, e vietato le associazioni operaie per difendersi contro le rivendicazioni del "quarto stato" (legge Le Chapelier 1791, Combination Laws 1799-1800). Fu compito delle nascenti organizzazioni operaie e del successivo sviluppo sociale ed economico rimuovere o mitigare pian piano, nel corso dell'Ottocento, questi divieti.
Inizialmente le associazioni di lavoratori avevano avuto carattere di società di mutuo soccorso che garantivano assistenza in caso di malattia, infortuni o vecchiaia. Successivamente nacquero vere e proprie leghe di resistenza per la lotta economica contro il padronato, che fornivano sussidi agli scioperanti e ai disoccupati, e che più tardi si trasformarono nei sindacati impegnati nella lotta per i miglioramenti economici, la riduzione delle ore di lavoro, la protezione del lavoro delle donne e dei fanciulli, ecc.
In questa fase, le organizzazioni dei lavoratori uscirono dal terreno puramente economico e si allargarono al campo dell'azione politica, incontrandosi con dottrine, partiti, movimenti e dando vita a diverse concezioni teoriche dell'attività sindacale e diversi raggruppamenti organizzativi.

 

Socialismo
E':
sistema di organizzazione complessiva della società e dell'economia, alternativo al capitalismo liberale
Sostiene:

  • uguaglianza sociale ed economica
  • nuova organizzazione della società mediante riforme o rivoluzione
  • socializzazione mezzi di produzioneèabolizione grande proprietà privata

     ê
trasferimento allo Stato o alle cooperative

  • diritto al lavoro
  • equa distribuzione sociale dei beni prodotti e della ricchezza
  • la preminenza della dimensione collettiva su quella individuale (in genere) e il valore della solidarietà contro l'etica della competizione e dell'individualismo
  • ruolo dello Stato (in genere)
  • internazionalismo (in genere): al di là delle divisioni nazionali, funzionali agli interessi delle borghesie, i lavoratori, in quanto unica classe di sfruttati, devono trovare unità d'intenti e di lotta per affermare i propri diritti

Ammette:

  • piccola proprietà privata purché basata sul lavoro personale, senza dipendenti salariati
  • proprietà personale del proprio reddito da lavoro, dei risparmi da lavoro, della casa di abitazione, degli attrezzi da lavoro, degli oggetti personali

Nasce:

  • come conseguenza della rivoluzione industriale
  • in quanto reagisce ai suoi altissimi costi umani
  • in quanto il regime di diffusa prosperità che intende realizzare è possibile solo nel quadro del surplus di ricchezza prodotto dalla civiltà industriale
  • come conseguenza della Rivoluzione francese (politica come programma di attiva trasformazione della realtà)

Si sviluppa:
in origine, dalle aspirazioni ugualitarie della Rivoluzione francese (sanculotti, giacobini); poi, di pari passo con lo sviluppo della rivoluzione industriale e il conseguente affermarsi di un sistema di sfruttamento capitalistico, attraverso una serie di teorizzazioni umanitarie e filantropiche rivolte a migliorare le pessime condizioni di vita dei lavoratori mediante una serie più o meno ampia, più o meno rapida di riforme (Saint-Simon, Fourier, Owen, Blanc, Proudhon); si colora di tinte rivoluzionarie dapprima con Blanqui, e poi con Marx ed Engels, acquistando una solida base teorica basata sulla critica della realtà storica e sociale; nato al di fuori delle prime forme di organizzazione del movimento operaio (solidarismo mazziniano, luddismo, cartismo), procede parallelo a queste e da un certo punto in poi penetra profondamente nel movimento operaio europeo (soprattutto nella variante marxista), pur coesistendo con alcune correnti socialiste non marxiste (specialmente in Gran Bretagna).
In generale, subìsce una profonda evoluzione dopo la rivoluzione russa del 1917.
N.B.:
Socialismo pre-industriale come aspirazione alla giustizia e uguaglianza sociale entro società agrarie: anabattisti XVI secolo, diggers XVII secolo
Socialismo moderno si sviluppa entro società segnate dalla rivoluzione industriale e aggiunge

  • teoria critica della società
  • elaborazione metodi di lotta politica

Precursori:
Claude-Henri de Saint-Simon: concezione tecnocratica secondo cui l'avvento del capitalismo industriale avvia una nuova fase di sviluppo dell'umanità in quanto
esautora i vecchi ceti parassitari e improduttivi a vantaggio dei soggetti sociali attivi (imprenditori, operai)
Charles Fourier: concezione utopistica secondo cui è necessario riorganizzare la società attorno a comunità (falansteri) di produttori liberi e uguali, in cui ciascuno possa sviluppare armoniosamente le proprie inclinazioni
Robert Owen: non si limita a chiedere aumenti di salario ma sostiene la necessità di redistribuire equamente fra i lavoratori la ricchezza da loro stessi prodotta, di trasformare macchine e capitale in strumenti al servizio dei lavoratori e della collettività, di migliorare la qualità della vita degli operai (riduzione orario di lavoro, agevolazioni al risparmio, fabbriche-modello salubri dotate di alloggi e scuole gratuiti)
Louis Blanc: al capitalismo privato deve sostituirsi la proprietà statale dei mezzi di produzione, gestiti dagli stessi operai
Pierre-Joseph Proudhon: concezione socialista libertaria (da taluni definita anarchica) secondo cui l'organizzazione sociale e produttiva avrebbe dovuto articolarsi attorno a libere associazioni cooperative di lavoratori e non controllata dallo Stato, per evitare degenerazioni burocratiche e autoritarie
Louis-Auguste Blanqui: teorico della necessità di mutare la società attraverso un mutamento violento e improvviso, la rivoluzione, spontaneamente innescata dall'insurrezione di una minoranza di rivoluzionari

Evoluzione storica
Allo scopo di dare organizzazione unitaria ai vari movimenti nazionali, dopo le sconfitte subìte nel 1848, venne fondata a Londra la I Associazione internazionale degli operai (1864), che tuttavia risultò composta da diversi gruppi spesso contrapposti fra loro. I maggiori problemi furono determinati dai contrasti tra la corrente marxista e i gruppi anarchici di Bakunin, che portarono all'uscita di questi ultimi dall'associazione e al suo definitivo scioglimento nel 1876.
Il marxismo cominciò a esercitare un ruolo egemonico all'interno del movimento socialista dopo il 1870 (Comune di Parigi). Furono prevalentemente marxisti coloro che nel 1889 fondarono a Parigi la II Internazionale, con lo scopo di dare impronta unitaria ai vari partiti nazionali che nel frattempo si erano costituiti.
Con la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo, il sistema capitalistico conobbe una nuova fase di crescita, che sul piano teorico indusse un ripensamento di alcune tesi della dottrina marxista.
All'interno del socialismo (in particolare di quello tedesco) si sviluppò così l'indirizzo revisionistico di Eduard Bernstein:

  • le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia sono notevolmente migliorate
  • la lotta di classe si attenua
  • il riformismo socialista è in grado di realizzare continue conquiste a vantaggio delle masse popolari
  • la vitalità del capitalismo esclude un suo crollo inevitabile e imminente
  • è necessario rinunciare a prendere il potere attraverso una rivoluzione
  • bisogna accettare di condurre la lotta politica entro le regole della democrazia liberale, non come tattica temporanea ma come quadro stabile di evoluzione
  • si deve realizzare un vasto programma di riforme graduali che consolidino e amplino dall'interno, indefinitamente, le conquiste della classe operaia («il movimento è tutto, il fine è nulla»)
  • la realizzazione della società socialista è riaffermato, ma come puro ideale, sempre più lontano nel tempo

In opposizione, i rivoluzionari riaffermarono la necessità della rivoluzione come unico mezzo per realizzare il socialismo.
Tra revisionisti e rivoluzionari si collocava il centro, che non rinunciava alla rivoluzione, intesa però come conquista della maggioranza parlamentare secondo le regole democratiche e successiva emanazione di una nuova Costituzione, come primo passo verso una nuova legislazione atta a fondare l'ordine socialista. La marxiana dittatura del proletariato sarebbe così consistita nel controllo delle istituzioni parlamentari da parte delle masse ottenuto senza violenza, cui si sarebbe dovuto far ricorso solo in casi estremi, di mancato rispetto delle regole del gioco democratico da parte delle vecchie classi dirigenti.

La rivoluzione industriale aveva accelerato e ampliato vertiginosamente la produzione; sconvolto l'assetto sociale tradizionale; imposto una tumultuante urbanizzazione; sottoposto a brutale sfruttamento una forza-lavoro ogni giorno più numerosa.

Si veda la sezione specifica.

 

Schema essenziale II rivoluzione industriale

Innovazioni tecnologiche e sviluppo nuovi settori industriali (confronto con la prima rivoluzione industriale)

 

Concentrazione industriale e                                           |------       trust, cartelli e monopoli (crisi liberismo)
riassetto del sistema capitalistico internazionale         |------       protezionismo (crisi liberismo)
|-------     banche miste

                                                                                                                                                                          |-- protezionismo
Rapporto seconda rivoluzione industriale/imperialismo  |----prevalenza interessi industriali-------|--espansione colonie
|----lobbies (influenza sulla politica)

 

Schema essenziale I guerra mondiale

Aumento tensione internazionale (attriti imperialistici, competizione economica internazionale)
Punti di frizione: Balcani, stretti, mare del Nord, Marocco
Rivalità anglo-tedesca (flotta, Asia centrale), franco-tedesca (Alsazia-Lorena, revanchismo), austro-russa (Balcani)
Blocchi contrapposti di alleanze (Triplice alleanza, superamento tensioni anglo-franco-russe)
Alleanze, fronti principali, guerra di posizione, nuove armi
Intervento dell'Italia (neutralisti, interventisti)
Sviluppo di movimenti irrazionalistici, antidemocratici e antiparlamentari (inizio di una crisi del liberalismo)
Fronte interno (razionamenti, propaganda)
Ristrutturazione economica (intervento dello Stato, pianificazione economica = crisi liberismo) e modificazioni del mercato del lavoro (lavoro femminile)
Conseguenze dei trattati di pace

Schema essenziale socialismo

Origini del movimento operaio e sindacale
Capisaldi essenziali della dottrina socialista
Socialismo riformista e socialismo rivoluzionario
I Internazionale (anarchici e marxisti; capisaldi essenziali della dottrina anarchica)
II Internazionale (revisionisti e ortodossi)

Schema essenziale Giolitti

Sfondo storico (sviluppo socialismo, evoluzione congiuntura economica)
Programma politico giolittiano (allargamento basi Stato, assorbimento spinte eversive, significato della neutralità governativa nelle controversie capitale/lavoro) e collaborazione socialisti riformisti
Riforme giolittiane (le più importanti)
Crisi rapporti Giolitti/Psi
Ridefinizione del blocco di potere giolittiano (gruppi di potere economico, cattolici)
Politica estera      |--iniziale avversione al colonialismo
|--riavvicinamento alla Francia (mano libera in Libia)
|--guerra di Libia (capisaldi essenziali della dottrina nazionalista)
Suffragio universale e Patto Gentiloni
Limiti del giolittismo (bifrontismo Nord-Sud, spregiudicatezza, uso politico dei prefetti)

Schema essenziale rapporti Stato e Chiesa (dall'unità alla I guerra mondiale)

Dottrina liberale e cavouriana (libera Chiesa in libero Stato)
Progressivo deterioramento dei rapporti Stato/Chiesa                              |--Sillabo
|-- legge delle guarentigie
|--Non expedit (astensionismo elettorale)
|--cattolicesimo  sociale
(Opera dei Congressi, enciclica Rerum Novarum)
|--attenuazione non expedit in funzione antisocialista
|--patto Gentiloni
|--Democrazia cristiana ed enciclica Pascendi

 Schema essenziale Crispi

Politica interna |--autoritarismo (accentramento politico)
|-- riforme (decentramento amministrativo, codice penale)
|--crisi interna (fasci siciliani, operai Toscana, anarchici Liguria)
Politica estera      |--espansione coloniale
|--triplicismo
|--Adua

Schema essenziale Destra storica

Limiti dell'unificazione (differenze regionali, piemontesismo, elevato debito pubblico, compromesso con la classe dirigente meridionale, analfabetismo)
Significato culturale e politico del brigantaggio meridionale
Politica fiscale durissima, pareggio del bilancio
Politica economica (liberismo)
Ristrettezza della base elettorale
Questione meridionale e questione romana
Completamento dell'unificazione (Veneto, Roma)

 

Schema essenziale Sinistra storica

Programma elettorale        |--allargamento suffragio
|--riforma istruzione
|--protezionismo moderato
Riforme                |--suffragio (1882)
|--istruzione
|--tariffa doganale moderata 1878, poi svolta protezionistica radicale 1887
Trasformismo
Politica estera |--attrito con la Francia (occupazione francese di Tunisi 1881, guerra doganale 1887
|--avvicinamento alla Germania (Triplice alleanza 1882, rinnovato 1887)
|--diffidenza verso l'Austria (terre irredente)
|--colonialismo moderato, poi accentuato con Crispi
Inizio sviluppo industriale e conseguenze sulla politica italiana

 

 

 

 

fonte: liceoamatrice.altervista.org

 

  • Fine articolo Rivoluzione industriale

 

La Rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale aprì le porte ad un mondo completamente nuovo

Tra il 1780 ed il 1850, in meno di tre generazioni, una profonda rivoluzione che non aveva precedenti nella storia dell'umanità cambiò il volto dell'Inghilterra. Da allora il mondo non fu più lo stesso. Gli storici hanno sovente usato ed abusato del termine rivoluzione per significare un mutamento radicale, ma nessuna Rivoluzione è stata così drammaticamente rivoluzionaria come la Rivoluzione industriale - salvo forse la Rivoluzione neolitica. Ambedue queste Rivoluzioni cambiarono per così dire il corso della storia, creando ciascuna di esse una discontinuità nel processo storico. La Rivoluzione neolitica trasformò l'umanità da un insieme slegato di selvagge bande di cacciatori, selvaggi, piccoli e malvagi in un insieme di più o meno interdipendenti società agricole.
La Rivoluzione industriale trasformò l'uomo da agricoltore-pastore in manipolatore di macchine azionate da energia inanimata.
Prima della Rivoluzione industriale il mondo animale e vegetale aveva fornito la grandissima parte dell'energia di cui l'uomo abbisognava per vivere, procreare e produrre. I cacciatori paleolitici fecero uso per migliaia e migliaia di anni di piante e di animali in maniera predatoria. Dal neolitico in poi l'uomo imparò a domesticare ed allevare piante ed animali, a migliorarne la qualità ed a farne un uso progressivamente più razionale ed efficiente. Tra il cacciatore del paleolitico e l'agricoltore del neolitico c'è un abisso; la differenza è quella tra lo stadio selvaggio e quello della civiltà. Però, nei secoli dei secoli, il mondo dell'uomo rimase un mondo di piante e di animali. La Rivoluzione industriale aprì le porte ad un mondo completamente nuovo: un mondo di nuove ed inusitate fonti di energia, quali il carbone, il petrolio, l'elettricità, l'atomo, sfruttate mediante convertitori vari; un mondo in cui l'uomo si trova a poter disporre di masse di energia inconcepibili nel precedente mondo bucolico. Da uno stretto punto di vista tecnologico-economico la Rivoluzione industriale può giustificatamente venir definita come il processo attraverso il quale una società acquisisce il controllo di vaste fonti di energia inanimata. Ma una simile definizione non fa giustizia al fenomeno ne per quanto riguarda le lontane origini del fenomeno stesso, né per quanto riguarda tutte le sue implicazioni, economiche, culturali, sociali e politiche. Gli agronomi del Quattro e Cinquecento potevano ancora utilmente rifarsi ai trattati degli agronomi romani. Le idee ippocratico­ galeniche continuarono a rappresentare la base della medicina ufficiale ben addentro al Settecento. Non pareva assurdo a Machiavelli richiamarsi all'ordinamento romano quando faceva piani per un esercito del suo tempo. Alla fine del Settecento Caterina II di Russia fece trasportare dalla Finlandia a Pietroburgo un enorme masso erratico per porlo alla base del monumento dedicato a Pietro il Grande: il trasporto del colossale sasso fu effettuato con sistemi sostanzialmente identici a quelli usati migliaia di anni prima dagli antichi Egizi nella costruzione delle piramidi. [...] Una essenziale continuità caratterizzò il mondo pre-industriale pur attraverso rivolgimenti grandiosi, quali lo sviluppo e la decadenza dell'Impero romano, il trionfo e il declino dell'Islam, i cicli dinastici cinesi. Se un antico Romano fosse stato trasportato diciotto secoli avanti nel tempo egli si sarebbe trovato in una società che egli avrebbe imparato a capire senza eccessiva difficoltà. Orazio non si sarebbe sentito fuori posto, Catullo si sarebbe sentito di casa tra le carrozze, le donnine e le torce illuminanti della Londra notturna del Settecento. Questa continuità fu rotta tra il 1750 ed il 1850. [...] D'altra parte, se la Rivoluzione industriale creò nel giro di tre generazioni una irrevocabile discontinuità nel processo storico, essa affondava peraltro le sue radici ben addentro nei secoli che la precedettero. A voler cercare le origini della Rivoluzione industriale bisogna andare a quel grosso sommovimento di idee e di strutture sociali, che accompagnò il sorgere dei comuni urbani nell'Italia centro s­ettentrionale, nei Paesi Bassi meridionali e ella Francia del nord-est tra l'XI ed il XIII secolo. Per capire il significato essenziale del sorgere o risorgere di quei centri urbani, bisogna metterne in rilievo il carattere rivoluzionario, la rivolta aspra e violenta contro predominante assetto agrario-feudale. Iniziò allora la fine di una società in cui potere e risorse economiche erano basati esclusivamente sulla proprietà terriera ed erano monopolizzati da gruppi sociali i cui ideali erano la guerra e la caccia o la preghiera. E cominciò ad emergere in sua vece una società basata sull’attività mercantile e manifatturiera e ispirata a ideali di praticità e di guadagno. Il posto del cavaliere e del monaco furono presi dal mercante, dal professionista e dall’artigiano. La civiltà imperniata su questi tre personaggi si sviluppò rapidamente e nel giro di pochi secoli conquistò l’Europa occidentale.
[C. M. Cipolla, La Rivoluzione industriale]

Un bilancio conclusivo

Il lavoro, in una società industriale, è sotto molti aspetti differente da quello che si svolge in una società preindustriale. In primo luogo esso è soprattutto il lavoro dei "proletari", che non hanno fonti di reddito degne di nota eccetto un salario in contanti che ricevono per la loro opera. La manodopera preindustriale, invece, è formata in gran parte da famiglie con le loro proprietà contadine, con le proprie attrezzature artigia­nali, e così via, o con un reddito salariale che integra questo diretto accesso ai mezzi di produzione, e che d'altro canto può costituire esso stesso un'integrazione dei salari. Inoltre il proletario, il cui unico legame con il proprio datore di lavoro è quello del sa­lario, va distinto dal "servo" o dal dipendente preindustriale, che ha col "padrone" una relazione umana e sociale molto complessa e comportante doveri per entrambe le par­ti, anche se non equamente divisi. La rivoluzione industriale sostituì il servo e l'uomo col lavorante e "le braccia ", eccettuati naturalmente i servitori domestici (perlopiù don­ne), il cui numero essa moltiplicò per il beneficio della media classe in sviluppo, per­ché il miglior modo di distinguersi dai lavoratori manuali era appunto quello di avere dei lavoratori dipendenti. In secondo luogo, il lavoro industriale, e specialmente il lavoro meccanizzato di fab­brica, impone una regolarità, una routine e una monotonia che non si notano nei ritmi preindustriali di lavoro, dipendenti dalle variazioni delle stagioni e del tempo, dalla mol­teplicità dei compiti in occupazioni non sottoposte alla razionale divisione del lavoro, dai capricci di altri esseri umani o animali, o anche dal fatto che un uomo può deside­rare di divertirsi anziché di lavorare. Questo valeva anche per il lavoro preindustriale salariato svolto dai lavoratori qualificati, come gli artigiani a giornata la cui invincibile tendenza a non iniziare il lavoro prima del martedì mattina ("lunedì santo") era la di­sperazione dei loro padroni. L'industria porta la tirannia dell'orologio, la macchina che fissa il tempo, e porta una complessa interazione dei processi, con tempi accuratamen­te stabiliti; si ha cioè la misurazione della vita non in stagioni (i termini quadrimestrali in cui scadono i contratti d'affitto) e nemmeno in settimane e giorni, ma in minuti, e si ha soprattutto una regolarità meccanizzata del lavoro che è in conflitto non soltanto con la tradizione, ma con tutte le inclinazioni di un'umanità tuttora non completamente di­sposta ad accettare un simile stato di cose. E dato che gli uomini non adottavano spon­taneamente queste novità, bisognò obbligarli con la disciplina e le multe, con leggi sul lavoro dipendente come quella del 1823 che li minacciava di prigione in caso di rottura di contratto (ma per i padroni c'era solo la minaccia di multe), e con salari tanto bassi che soltanto una fatica dura e ininterrotta consentiva di guadagnare il denaro necessa­rio alla sopravvivenza, senza per altro fornire loro il denaro che avrebbe permesso di tralasciare il lavoro per più del tempo da dedicare ai pasti, al sonno e, dato che la Gran Bretagna era un paese cristiano, alla preghiera nel giorno del Signore.
In terzo luogo, l'attività lavorativa dell'età industriale veniva svolta sempre più nel­l'ambiente della grande città (una novità rispetto al passato), e questo malgrado il fat­to che la più antiquata delle rivoluzioni industriali avesse dato vita a parecchie delle sue attività in villaggi industrializzati di minatori, tessitori, fabbricanti di chiodi e ca­tene, e altri operai specializzati. Nel I75O erano solo due in Gran Bretagna le città con oltre cinquantamila abitanti, Londra e Edimburgo; nel 1801 ce n'erano già otto, e nel 1851 ventinove, fra cui nove con più di centomila abitanti. In quell'epoca, gli abitanti della città erano diventati più numerosi degli altri, e quasi un terzo della popolazione viveva in città con più di cinquantamila abitanti. E che città! Non c'era soltanto il fat­to che erano coperte di una coltre di fumo e impregnate di cattivo odore, e che i ser­vizi pubblici elementari - il rifornimento di acqua, i servizi igienici, la pulizia delle stra­de, gli spazi aperti, e cosi via - non riuscivano a tenere il passo con l'immigrazione di massa nelle città, causando così, specialmente dopo il 183O, epidemie di colera, febbre tifoidea, e un numero spaventoso e costante di morti dovute ai grandi assassini delle aree urbane nel secolo XIX, la polluzione dell'aria e dell'acqua che si risolvevano nelle malattie respiratorie e in quelle intestinali. Non c'era soltanto il fatto che le nuove po­polazioni urbane, talvolta per niente abituate alla vita non rurale, come gli irlandesi, si pigiavano in slum tetri e sovraffollati, la cui sola vista raggelava il cuore degli osser­vatori. «La civiltà fa i suoi miracoli, - scrisse a proposito di Manchester il grande libe­rale francese de Tocqueville, - e cosi l'uomo civile è stato quasi fatto ridiventare un selvaggio». Né si trattava semplicemente della dura concentrazione sull'utilità e il profit­to di coloro che costruivano gli slum (è famosa a questo proposito la descrizione di Charles Dickens  in Coketown) e che costruivano file interminabili di case e magazzi­ni, strade acciottolate e canali, dimenticando però le fontane e le piazze pubbliche, i viali e gli alberi, e qualche volta anche le chiese.[...]
Non si trattò dunque soltanto del fatto che la città distrusse realmente la società. «Non c'è un'altra città al mondo in cui la distanza fra i ricchi e i poveri sia altrettanto grande o in cui la barriera fra le due classi sia altrettanto difficile da superare, - scriveva un pa­store a proposito di Manchester. - Ci sono meno rapporti personali fra un padrone di filanda e i suoi operai, fra uno stampatore di calicò e i suoi ragazzi dalle mani blu, fra il maestro sarto e i suoi apprendisti, di quanti ce ne siano fra il duca di Wellington  e il più umile dei suoi braccianti». La città era un vulcano, e i ricchi e i poveri ascoltavano con timore il suo rumore assordante, temendone le eruzioni. Ma per i suoi poveri abi­tanti la città non era soltanto un costante richiamo alla loro esclusione dalla società uma­na. Era anche un deserto di pietra da rendere abitabile soltanto con i loro sforzi. Quarto, l'esperienza, la tradizione, la saggezza e la moralità dei tempi preindustriali non fornivano una guida adeguata per il tipo di comportamento richiesto da un'econo­mia capitalistica. Il lavoratore preindustriale era sensibile a incentivi materiali, in quan­to desiderava guadagnare abbastanza da arrivare a godere quella che era considerata una vita confortevole al livello sociale a cui era piaciuto a Dio di porlo, ma anche le sue idee di vita confortevole erano determinate dal passato, e limitate da quello che era "appro­priato" per un uomo della sua posizione o magari della posizione immediatamente su­periore alla sua. Se guadagnava più di quello che considerava sufficiente, poteva capita­re che, come facevano gli immigrati irlandesi, disperazione del razionalismo borghese, ne approfittasse per lavorare meno o spendere denaro in divertimenti e alcool. La sua completa ignoranza materiale circa il modo migliore di vivere in una città o di approfit­tare del cibo prodotto industrialmente (così differente da quello dei villaggi) poteva in effetti rendere la sua povertà peggiore di "quanto bisognasse"; ossia peggiore di quello che sarebbe stata se il lavoratore non fosse stato l'uomo che inevitabilmente era.
[E. J. Hobsbawm, La rivoluzione industriale e l'Impero, trad. di A. Martinetti. Einaudi, Torino 1972. pp. 88-92]

La divisione del lavoro: due punti di vista.
Consideriamo come si manifestano gli effetti di questa divisione del lavoro in alcune particolari manifatture e saremo allora più facilmente in grado di spiegare come essa operi nella complessa attività sociale. Così, per dare un esempio molto banale, se tutte le parti di uno spillo dovessero esser fatte
da un solo uomo, se la stessa persona dovesse estrarre il minerale dalla miniera, separarlo dalle sco­rie, forgiarlo, dividerlo in piccole verghe, allungare queste verghe in fili e, alla fine, trasformare que­sti fili metallici in spilli, un uomo probabilmente, con tutta la sua laboriosità, potrebbe a stento fare uno spillo in un anno. Il prezzo di uno spillo, quindi, dovrebbe in questo caso essere almeno eguale al prezzo del mantenimento di un uomo per la durata di un anno. Fissiamo, per ipotesi, che per que­sto mantenimento siano necessarie sei sterline - compenso assai misero per una persona di tanta in­gegnosità - in tal caso il prezzo di uno spillo dovrebbe essere di sei sterline. Supponendo che il filo metallico gli sia fornito già pronto, come attualmente avviene, anche in questo caso penso che un uomo solo potrebbe, pur con la massima diligenza, fare a stento venti spilli al giorno. Quanto oc­corre per il suo mantenimento di un giorno dovrebbe quindi ricavarsi da questi venti spilli. Fissiamo in dieci pence il costo di questo mantenimento - compenso generosissimo se paragonato al prece­dente - ne consegue che ci sarà un mezzo penny di spesa per ogni spillo, da aggiungersi al prezzo del filo metallico, e al profitto del mercante; tutto ciò farà salire il prezzo di ogni spillo a circa un penny; prezzo bassissimo a paragone del precedente, ma ancora eccessivo se paragonato con quello attuale. Ma il fabbricante di spilli, nel produrre questo piccolo oggetto di poco conto, molto oppor­tunamente si preoccupa di dividere il lavoro tra un gran numero di persone; uno addrizza il filo me­tallico, un altro lo taglia, un terzo lo appuntisce, un quarto lo schiaccia in cima per infilarci le ca­pocchie, tre o quattro persone sono occupate a fare le capocchie, uno si occupa specificamente di innestarle, un altro riunisce gli spilli, e persino quello di metterli in carta è un mestiere a se stante. Se questa piccola operazione viene in questo modo divisa tra circa diciotto persone, queste diciotto persone, forse, complessivamente, faranno più di trentaseimila spilli al giorno. Si può considerare quindi che ciascuno, facendo la diciottesima parte di trentaseimila spilli, faccia duemila spilli al giorno e, supponendo che vi siano trecento giornate lavorative in un anno, si può considerare che ciascuno faccia seicentomila spilli all'anno, cioè che ciascuno produca seicentomila volte la quantità di lavoro che sarebbe capace di produrre, se dovesse da se stesso provvedere a tutti gli attrezzi e alle materie prime, come nella prima ipotesi; e cento volte la quantità di lavoro che sarebbe capace di produrre, se il filo gli fosse fornito già pronto, come nella seconda. Il mantenimento per la durata di un anno di ciascuna persona non deve quindi ricavarsi da un solo spillo, come nella prima ipotesi, e neanche da seimila, come nella seconda, ma da seicentomila spilli. Il padrone può permettersi, di conseguenza, di aumentare i salari dei lavoratori e vendere tuttavia questo articolo ad un prezzo di gran lunga più basso di prima, e gli spilli, invece di essere venduti a sei sterline e mezzo, come nella prima ipotesi, o a dodici pence la dozzina, come nella seconda, potranno vendersi in parecchie doz­zine per mezzo penny.
A. Smith,Ricerche sopra la natura e le cause delle ricchezze delle nazioni, 1776.

Se noi ora entriamo più da vicino nei particolari, è evidente, in primo luogo, che un operaio il quale esegue per tutta la vita sempre la stessa ed unica operazione semplice, trasforma tutto il proprio corpo nello strumento di quella operazione, automatico e unilaterale, e che quindi consuma per essa meno tempo dell'artigiano che esegue, avvicendandole, tutta una serie di operazioni. Ma l'operaio complessivo combinato, che costituisce il meccanismo vivente della manifattura, consiste unicamente di tali operai parziali unilaterali. Quindi in confronto con il mestiere artigianale indipendente si produce di più in meno tempo, ossia viene aumentata la forza produttiva del lavoro. Inoltre, il metodo del lavoro parziale si perfeziona, dopo che questo lavoro parziale è reso autonomo come funzione esclusiva di una persona. La costante ripetizione della stessa azione limitata e la concentrazione dell'attenzione su questa azione limitata insegnano, per esperienza, a raggiungere l'effetto utile prefisso con il minimo dispendio di forza. Ma poiché convivono sempre contemporaneamente differenti generazioni di operai che lavorano insieme nelle stesse manifatture, gli artifici tecnici così ottenuti presto si consolidano, s'accumulano e si trasmettono.[…]L'artigiano che esegue successivamente i diversi procedimenti parziali nella produzione di un manufatto, è costretto a cambiar ora di posto, ora di strumenti. Il passaggio da una operazione all'altra interrompe il corso del suo lavoro e forma come dei pori nella sua giornata lavorativa. Questi pori si chiudono appena l'artigiano esegue continuamente per tutta la giornata una sola e identica operazione, ossia scompaiono man mano che diminuisce la varietà della sua operazione. Qui l'aumentata produttività si deve o al crescere del dispendio di forza-lavoro in un dato periodo di tempo, dunque a crescente intensità del lavoro, oppure a una diminuzione del consumo improduttivo di forza-lavoro. Infatti l'eccedente nel dispendio di forze richiesto da ogni passaggio dalla quiete al moto trova una compensazione quando la rapidità normale una volta raggiunta presenti una durata più lunga. D'altra parte, la continuità d'un lavoro uniforme distrugge la forza di tensione e di slancio degli spiriti vitali, che trovano ristoro e stimolo nel variare dell'attività stessa.
Karl MarxIl capitale, libro I, 1867.

 

fonte: www.liceoberard.org/

 

    Rivoluzione industriale

 

LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NEL XIX SECOLO

 

Cosa si intende per seconda rivoluzione industriale?
Per seconda rivoluzione industriale si intende quel processo che porta a forti innovazioni tecnologiche e che si ha in seguito di una grande depressione.

Cosa si intende per grande depressione(1873-1896), quali ne sono le cause e quale il rapporto con la seconda rivoluzione industriale?
La grande depressione consiste in un periodo di crisi caratterizzato da un rallentamento dello sviluppo economico. (l'economia internazionale entra in una lunga fase di stagnazione produttiva) Si ha a partire dal 1873. Caratterizzata dalla deflazione, una particolare fenomeno, opposto all''inflazione, che consiste in una diminuzione del livello generale dei prezzi; causata dalla concorrenza dei prodotti agricoli e industriali a basso costo che venivano esportati sul mercato europeo da parte di due grandi paesi come Stati Uniti e Germania.

Quando si afferma e quali sono i paesi coinvolti?
Si afferma alla fine dell''800 , inizialmente in Inghilterra , poi anche in Belgio, Francia, Germania e in Italia (anche se con molto ritardo: quando in Inghilterra iniziava la seconda rivoluzione, in Italia era ancora in corso la prima.

Quali differenze presenta rispetto alla prima?
Nella prima rivoluzione industriale si passa dall'industria a domicilio alla creazione di un'industria basata sul sistema delle fabbriche gestite dai borghesi (capitalismo). Nella seconda, oltre che nell'industria, si verificano miglioramenti delle fonti energetiche, delle tecnologie, vengono unificati i mercati, create nuove forme di investimento grazie alla circolazione dei capitali, migliorate e ampliate le vie di comunicazione.

Considera materiali, fonti energetiche, tecnologie utilizzate...
Fu introdotto nella siderurgia l'acciaio, più resistente della ghisa e a prezzi più competitivi riguardi i costi di produzione. La chimica, l'elettricità e il petrolio furono grandi protagonisti della seconda rivoluzione industriale, in quanto settori trainanti delle economie industrializzate. Le reti ferroviarie si svilupparono e vennero ampliate, determinando:

  • Aumento di domanda di energia (carbone e vapore) che alimentava la ferrovia e il battello a vapore;
  • Investimenti di capitali per la costruzione di nuove reti e quindi sviluppo del sistema bancario;
  • Unificazione dei mercati.

Le ferrovie inoltre provocarono un'accelerazione nell'industrializzazione, che portò a una modernizzazione tecnologica, grazie all'unificazione dei mercati e della crescente convenienza dei trasporti. Si intensifica anche la produzione agricola, in seguito alla diffusione di nuove tecniche e delle scoperte scientifiche: fu migliorata l'irrigazione, i vecchi aratri di legno furono sostituiti con aratri di ferro, furono fabbricate nuove macchine.

L'organizzazione del mondo del lavoro
La sete di guadagno e la concorrenza spingevano i datori di lavoro a ridurre sempre più i costi di produzione. Ma i costi della materie prime, dei trasporti per raggiungere la fabbrica, dei macchinari atti alla lavorazione e ancora dei trasporti per inviare i prodotti finiti sul mercato non potevano essere ulteriormente diminuiti e compressi. Comprimibile invece poteva essere il salario corrisposto agli operai dal momento che non esisteva nessuna legge a tutela del lavoro. D'altra parte di fronte a un operaio non disposto a lavorare per un salario di fame, altri cento si presentavano pronti ad accettare qualsiasi retribuzione pur di non restare disoccupati. Il reclutamento della manodopera veniva compiuto in misura rilevante anche fra le donne e fra i bambini. Il lavoro femminile e infantile era impiegato perfino nelle miniere. Nelle manifatture i fanciulli lavoravano insieme agli adulti in ambienti malsani e sovraffollati. L'aria era generalmente irrespirabile e l'igiene inesistente.
Andò così diffondendosi il fenomeno della concentrazione , e gli organismi produttivi assunsero dimensioni sempre più vaste, dando vita ai primi imperi industriali e finanziari, mentre l'economia europea assumeva proporzioni mondiali. Tutto questo era in parte il risultato della libera concorrenza , teorizzata dagli economisti di orientamento liberista, alla cui base stava la fiducia nella legge della domanda e dell'offerta , che riconosceva ai più abili il diritto d'imporsi.

Scienza e industria
Mentre fino a metà secolo scienza e industria procedono separatamente nel loro sviluppo, in questo periodo si crea una forte saldature tra le due attività: il lavoro industriale diviene oggetto di studio scientifico e viene organizzato secondo criteri di efficienza . Lo stesso sovradimensionamento e sviluppo tecnologico degli impianti industriali richiese criteri di gestione più "scientifici" e "razionali". Se all'esterno la razionalizzazione delle imprese si attua tramite la formazione di trust e cartelli(detti anche pool) , all'interno avviene attraverso l'applicazione della scienza alla produzione.

L'innovazione organizzativa
In altri paesi l'aumento della produttività si indirizzerà non verso la razionalizzazione della produzione, cioè lo sfruttamento razionale e scientifico delle macchine; ma verso la razionalizzazione del lavoro , cioè un impiego più razionale e scientifico della forza lavoro. È questo il caso degli Usa.

Il Taylorismo
Fu infatti Frederick Taylor , negli Usa, a farsi portatore del movimento per lo scientifico management , teso ad applicare al lavoro umano i principi di efficienza dell'ingegneria meccanica. L'innovazione consisteva nello scomporre il lavoro nei movimenti più semplici misurando il tempo necessario a compierli. In questo modo si poteva stabilire il modo migliore di compiere un'operazione lavorativa ed il tempo ottimale necessario a compierla. Ispirandosi alla fiducia nella scienza il taylorismo si proponeva come una filosofia capace di risolvere i conflitti sociali: grazie alla scienza si sarebbe potuta produrre una quantità di ricchezza sufficiente per tutti ripartendola secondo criteri oggettivi in funzione del contributo da ciascuno prestato nella produzione . La proposta di Taylor incontrò la forte opposizione dei sindacati che la consideravano una forma di sottomissione dell'uomo alla macchina e di riduzione a macchina della stessa esistenza umana.

 

 

fonte: www.istitutoturoldo.it/

 

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