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  • IL MESOLITICO


  • Origine e significato del termine

     

    A cura di Laura Seragnoli

     

     

    Il termine MESOLITICO fu coniato nel 1873 da M. Reboux, ma nel corso dell’Ottocento fu di uso molto sporadico.

    Sino alla prima guerra mondiale si pensava infatti che tra Paleolitico e Neolitico si fosse frapposto uno iato, spiegato in termini ambientali (la fine delle glaciazioni avrebbe infatti contribuito a un forte incremento delle foreste rendendo così inospitale l’Europa occidentale.

     

    Il primo ad attribuire al termine “mesolitico” il significato ancora oggi in uso (cioè quello di un periodo compreso tra il Maddaleniano e il Neolitico)  fu J. de Morgan nel 1909.

     

    Il concetto di Mesolitico è stato tratteggiato da vari Autori privilegiando, di volta in volta, diversi parametri:

     

    • Cronologico
      • Indica le industrie dei cacciatori-raccoglitori di età olocenica

     

    • Tecnologico
      • Introduzione massiccia di armature microlitiche di tipo geometrico ottenute con la tecnica del microbulino

    à strategie di caccia più efficaci entro un ambiente più “difficile” (Rozoy)

     

    • Culturale
      • Adattamento delle culture ad ambienti post-pleistocenici (Braidwood)

     

    • Economico
      • Risposta alla crisi alimentare legata alla scomparsa delle grandi faune dell’era glaciale à intensificazione della raccolta di risorse alimentari alternative (pesca, raccolta di vegetali e molluschi etc.) (Radmilli)

     

     

    IL MESOLITICO
    Suddivisioni interne

     

    Già nel 1931 Goury proponeva una divisione bipartita:

     

    • Epipaleolitico (Aziliano e Sauveterriano)

     

    • Preneolitico (Tardenoisiano)

     

     

    Alcuni Autori (es. Rozoy, Broglio etc.), sottolineando la continuità rispetto al Paleolitico piuttosto che i caratteri di novità,  continuano a preferire il termine di Epipaleolitico a quello di Mesolitico.

     

    In letteratura la terminologia più utilizzata è quella di:

     

    • Epipaleolitico = complessi post-maddaleniani di età pleistocenica

     

    • Mesolitico = complessi sauveterroidi e tardenoidi di età olocenica

     

    Alcuni Autori, poi, utilizzano il termine Mesolitico solo per indicare alcuni gruppi culturali particolarmente innovativi e dinamici, presso i quali si genera il passaggio da un’economia di tipo predatorio alla produzione del cibo.

     

    Dal punto di vista della tipologia dei manufatti litici si possono distinguere:

    • Un periodo caratterizzato da strumenti microlitici a forma di triangolo (in Italia à Sauveterriano)

     

    • Un periodo caratterizzato da strumenti microlitici a forma di trapezio (in Italia à Castelnoviano)

     

     

    L’OLOCENE

    Cronologia

     

     

     

    Secondo la cronologia tradizionale l’OLOCENE inizia in concomitanza con l’inizio del Preboreale, cioè del primo periodo di riscaldamento successivo all’ultima glaciazione.

    = 14C: 10.200¸8700 bp

     

     

     

    Durante il Congresso INQUA di Christchurch si è formulata la proposta di retrodatare l’inizio di tale periodo al primo rialzo della temperatura durante l’oscillazione di Allerød, comprendendo dunque anche il successivo periodo freddo del Dryas recente

    = 14C: 11.800¸10.800 bp

     

     

     

    NB: per convenzione l’inizio dell’Olocene è fissato a 8050 ± 150 a.C.

    = 14C: 10.000 bp

    L’OLOCENE
    La periodizzazione di Blytt-Sernander

     

    Il Norvegese A. Blytt, basandosi sullo studio delle torbiere del Nord Europa, elaborò una periodizzazione che teneva conto dell’alternarsi di periodi umidi (di accrescimento delle torbe) e aridi (pedogenesi della torba):

    BOREALE

    Arido

    ATLANTICO

    Umido

    SUB-BOREALE

    Arido

    SUB-ATLANTICO

    Umido

     

     

     

    Lo Svedese R. Sernander, collaborando con il palinologo Van Post, correlò le fasi di tale sequenza con i mutamenti del livello dei mari o con mutamenti climatici riscontrabili dallo studio delle stratigrafie.

     

    zona

    pollinica

    Periodo

    Clima

    Epoca (NON calibrata à l’età reale è più alta) cfr rdm (ac)

    IV

    PREBOREALE

    Freddo/arido

    10000-9500 bp

    8300-6800 bc

    9600-85000 ac

    V-VI

    BOREALE

    Caldo/arido

    9500-7000 bp

    6800-5500 bc

    8500-6400 ac

    VIIa

    ATLANTICO

    Caldo/umido

    7000-5000 bp

    5500-2700 bc

    6400-3350 ac

    VIIb

    SUB BOREALE

    Caldo/arido

    5000-2500 bp

    2700-700 bc

    3350-800 ac

    VIII

    SUB ATLANTICO

    Freddo/umido

    2500- …

    IX-VIII sec a.C.

    Da 800 a oggi

     

    (da

    Van Post)

    L’OLOCENE
    dal Preboreale all’Atlantico

     

    Il Mesolitico dell’Europa Nord-orientale si sviluppa in un arco di tempo compreso tra 10.000 e 6.500 anni dal presente, cioè nei periodi Preboreale, Boreale e nella prima parte del periodo Atlantico.

    Tra Preboreale e Boreale la temperatura aumenta progressivamente, le grandi calotte glaciali diminuiscono, si alza il livello dei mari (di circa 60 m in 2500 anni) attestandosi a –40/-20m rispetto a oggi.

    L’alleggerimento delle masse glaciali provoca un sollevamento dei continenti (fenomeni isostatici) per cui l’area del Baltico passò da lago sbarrato dai ghiacci a mare a Yoldia, poi a lago ad Ancylus e infine, verso 5500, ancora mare a Littorina.

     

    PREBOREALE (8300-5800 bc):

    clima freddo e secco con progressivo aumento della temperatura.

    L’Europa settentrionale è caratterizzata da tundra, pino silvestre e betulla.

     

    BOREALE (6800-5500 bc):

    clima arido e caldo (forte continentalità)

    Espansione  del nocciolo = pianta termofila che migra verso nord a partire da aree mediterranee.

    Probabilmente la Manica era occupata da terre emerse.

     

    ATLANTICO (6500-2700 bc / 6500-3400 bc):

    Clima caldo ma anche umido à optimum climatico

    Si divide in due parti:

    • Atlantico antico (5500-4000 bc): oscillazioni fresche o fredde
    • Atlantico recente (4000-2700 bc): è il periodo dell’optimum climatico. Massima trasgressione marina.

    Si diffondono boschi di latifoglie, si ha la massima diffusione del querceto misto (olmo, quercia, tiglio, ontano) e un innalzamento dei limiti altitudinali del bosco.

    Decresce l’importanza del nocciolo e di altre specie pioniere.

    Diffusione del vischio, in Danimarca è presente la castagna d’acqua (Trapa natans).

    L’OLOCENE
    dal Preboreale all’Atlantico

     

    Nelle nostre regioni:

    PREBOREALE = temperato-arido 10.000 – 9000 bp (NON cal.)

    BOREALE = caldo-arido 9000 – 7500 bp

    ATLANTICO = caldo-umido 7500 – 4500 bp

     

    In Europa la vegetazione aumenta di pari passo con aumento di temperatura e di umidità. Occorre comunque ricordare che le variazioni climatiche e le associazioni floro-faunistiche sono diverse da regione a regione.

    La situazione italiana e, in particolare, quella della Val Padana sono abbastanza peculiari in quanto aumenta la temperatura ma NON l’umidità à inaridimento generale.

     

     

    La deglaciazione alpina si realizza durante le oscillazioni temperate precedenti il Tardiglaciale e durante il tardiglaciale würmiano

    Già nel Preboreale le aree alpine a 2000 m ca. mostrano un ambiente arido steppico (analisi polliniche).

    Risalgono le linee di riva dei mari (trasgressione Versiliana o Flandriana)

    NB: probabilmente fino alla fine del Preboreale tutta la zona a nord del delta del Po era ancora emersa ed è stata invasa dal mare durante il Boreale, quando la linea di riva doveva trovarsi a circa 3-5 km rispetto alla costa attuale.

     

    In età Preboreale e Boreale si affermano boschi di latifoglie (Querceto misto). La pianura doveva però essere caratterizzata da un paesaggio di tipo steppico, mentre la foresta si diffonderà solo durante l’Atlantico.

     

    Se si escludono  poche eccezioni (Altino, Covoloni del Broion), gli insediamenti sono noti solo in zone umide (es. conca di Trento, occupata da un lago) o su praterie montane a quota 2000 (Dolomiti, Alpi orientali).

    Solo con il periodo di optimum climatico dell’Atlantico si avrà un’espansione dei siti in zone collinari e in pianura, su alti morfologici, fino alla costa e al corso del Po.

    IL MESOLITICO
    Le industrie: caratteri generali

     

    Caratteri generali delle industrie mesolitiche sono:

     

    • Tendenza al microlitismo (ma industrie leptolitiche esistevano già nel Paleolitico Superiore, per es. le lamelle Dufour)

     

    • Produzione di strumenti di forma geometrica standardizzata, ottenuti mediante la tecnica del microbulino

     

    • Uso generalizzato del ritocco erto

     

     

     

     

    N       = punte su

              scheggia laminare

    O      = punte a dorso

    P       = segmenti

    Q      = lamelle a dorso e

       troncatura

     

     

    R       = Triangoli

     

     

     

    S       = punte a due dorsi

     

     

     

     

    T        = trapezi

     


    IL MESOLITICO
    Le industrie: i microliti geometrici

     

    TRIANGOLI: appaiono già nel corso del Maddaleniano II ma probabilmente non erano ottenuti con la tecnica del microbulino. A seconda della loro morfologia si distingono:

         -  Triangoli isosceli

         -  Triangoli scaleni, a loro volta distinti in base al numero di lati

           ritoccati, alla concavità di uno dei lati etc…

     

    mesoliticot = troncatura

    L = lunghezza

    L = larghezza

    1 = isoscele

    2 = isoscele allungato

    3 = scaleno

     4 = scaleno allungato

                                                                                               5 = scaleno allungato con

                                                                                                     lato breve corto

    TRAPEZI: le varietà sono ancora più numerose e comprendono

        -  Trapezi rettangoli

        -  Trapezi isosceli

        -  Trapezi scaleni

        etc.

    mesolitico1 = rettangolo

    2 = di Vielle

    3 = a basi falsate

    4 = simmetrico

    5 = simmetrico corto

    6 = simmetrico lungo

    7 = simmetrico a troncature

          oblique

    8 = simmetrico a troncature

          concave

    9 = di Montclus

    10 = del Martinet

    11 = lamelle bitroncate

     

     

    SEGMENTI (o “Croissants”): si differenziano dalle punte a dorso curvo perché, essendo ricavati con la tecnica del microbulino, non conservano più il bulbo.

    IL MESOLITICO
    Le industrie: la tecnica del microbulino

     

    mesolitico

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

                             (da Broglio)

     

    La tecnica del microbulino è un procedimento rapido mediante il quale, a partire da una lama o da una lamella sulla quale si è praticata una intaccatura, si ottiene una troncatura obliqua. 

    La frattura che si produce con il colpo di bulino ha un andamento elicoidale caratteristico. Il bulbo resta nel prodotto di scarto (il microbulino), mentre la lama troncata presenta una punta a sezione triangolare molto robusta (piquant-trièdre) che può essere successivamente obliterata da un ritocco erto.

     

      • lamelle troncate con incavo di preparazione (per la produzione

    di trapezi)

    3       trapezio e microbulino residuo

    4-6    trapezi a piquant-trièdre

      • trapezi a troncature totalmente ritoccate

    IL MESOLITICO
    Le industrie: i microliti geometrici e l’uso dell’arco

     

    mesolitico

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

                     (da Camps)

     

     

     

     

     

     

     

    A: archi in legno di olmo da Holmegaard (Danimarca)

    B: freccia di Loshult (Svezia meridionale)

    C-D: ricostruzioni


    IL MESOLITICO
    Le industrie: i microliti geometrici e l’uso dell’arco

    attestazioni iconografiche

     

     

    mesoliticoCacciatori dell’arte parietale del Levante Spagnolo

    1 Cueva del Garroso (da Almagro)

    2 Els Secans (da Vallespi)

    3 Cueva Remigia della Gasulla (da Porcar)

     

     

     

    mesolitico

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Scena di caccia ai cervi dal riparo dell’Araña (Spagna) (da Hernandez Pacheco)

     

     

     

     

    IL MESOLITICO
    Le industrie: i microliti geometrici e l’uso dell’arco

    attestazioni iconografiche

     mesolitico

    IL MESOLITICO

    Le industrie

     

    • SAUVETERRIANO

     

    Termine coniato da L. Coulonges nel 1928 per indicare le industrie comprese tra il Maddaleniano e il Tardenoisiano.

    È caratterizzato da:

    • grande diffusione di triangoli, soprattutto scaleni
    • Segmenti
    • Punte di Sauveterre (armature microlitiche fusiformi, simmetriche, sottili, con uno o due margini abbattuti da ritocco erto)
    • Lamelle a dorso abbattuto
    • Grattatoi su scheggia più o meno circolari

     

     

     

     

     

     

    • TARDENOISIANO/CASTELNOVIANO

     

    Il Tardenoisiano è un’industria a trapezi diffusa nel nord della Francia e nel bacino di Parigi. Il Castelnoviano ha invece uno sviluppo costiero meridionale.

    Si tratta di industrie evolute, già pienamente mesolitiche.


    IL MESOLITICO in ITALIA

    Caratteri generali

     

     

    Si dispone di poche sequenze che mettano in luce il passaggio dall’Epigravettiano finale al Mesolitico antico:

     

    • Riparo di Biarzo (Udine)
    • Isola Santa (Lucca)
    • Grotta della Madonna di Praia a Mare (Cosenza)
    • Grotta della Serratura (Salerno)

     

     

    Rispetto all’Epigravettiano si notano:

     

    • Accentuata microlitizzazione

     

    • Comparsa del ritocco bilaterale

     

    • Comparsa della tecnica del microbulino

     

    • Standardizzazione dei tipi e diffusione delle prime armature

     

    • Maggiore differenziazione delle fonti di sussistenza

     

    • Diminuzione nell’uso di grotte e ripari a favore di insediamenti all’aperto

     

     

     

    IL MESOLITICO in ITALIA
    La sequenza culturale dell’Italia settentrionale

     

    La sequenza culturale del Mesolitico dell’Italia settentrionale è stata ricavata dall’analisi delle stratigrafie di alcuni importanti siti della conca di Trento: le scoperte si sono susseguite a partire dagli anni Sessanta, in concomitanza con operazioni di cava del pietrisco dalle grandi conoidi detritiche  lungo il versante destro della valle.

     

    La stratigrafia più importante è quella di Romagnano Loc III.

     

    A questa si sono aggiunte altre scoperte da:

     

    • Valle dell’Adige
      • Pradestel
      • Vatte di Zambana

     

    • Dolomiti
      • Colbricon
      • Plan de Frea
      • Lago delle Buse
      • Mondeval de Sora

     

    • Veneto
      • Riparo Soman
      • Covoloni del Broion

     

    • Carso triestino
      • Grotta Azzurra
      • Grotta dell’Edera
      • Grotta della Tartaruga

     

    • Friuli
      • Riparo di Biarzo

     


    IL MESOLITICO in ITALIA
    La sequenza culturale dell’Italia settentrionale

     

     

    • SAUVETERRIANO (14C 7950¸5850 a.C.)

     

    • strumenti microlitici a dorso o doppio dorso
    • triangoli scaleni o isosceli, anche a tre lati ritoccati
    • segmenti

     

        • fase antica (14C 9600¸8500 a.C.)
          • Romagnano Loc III, liv. AF-AE
          • Pradestel, liv. M

     

        • Fase media (14C 8500¸7500 a.C.)
          • Romagnano Loc III, liv. AC3-AC9
          • Pradestel, liv. L1-L14

     

        • Fase recente (14C 7500¸7000 a.C.)
          • Romagnano Loc III, liv. AC1
          • Pradestel, liv. H1-H2

     

        • Fase finale (14C 7000¸6500 a.C.)
          • Vatte di Zambana
          • Pradestel, liv. F

     

     

          • CASTELNOVIANO (14C 6500 à a.C.)

     

    • affermazione delle industrie laminari
    • tecnica di scheggiatura più raffinata e prodotti di fattura più regolare
    • diminuzione dei triangoli a favore dei trapezi
    • frequente presenza del piquant-trièdre

     

     

     

     

    IL MESOLITICO in ITALIA
    — Romagnano Loc III —

     

           (da Broglio)

     

    Romagnano Loc III si trova all’apice della conoide del rio Bondone, nella valle dell’Adige. La sequenza stratigrafica (della potenza di oltre 8 m) è stata scavata a partire dagli anni Settanta da R. Perini. Gli strati mesolitici vanno dal Sauveterriano antico (AF 9830 ± 90 bp) al Castelnoviano recente (AA 1-2 6480 ± 50 bp).

    IL MESOLITICO in ITALIA
    — Romagnano Loc I
  • Romagnano Loc III – Sauveterriano antico (AE)

     

    1, 2     grattatoi

    3, 4, 7 troncature

    5         becco
    6         bulino

    8, 9     punte microlitiche

    10       punta a dorso

    11-17 segmenti

    18-22 dorsi e troncature

    23-41 triangoli

    42-47 punte a due dorsi

    49-50 nuclei

     

    (da Broglio)

    IL MESOLITICO in ITALIA
    — Romagnano Loc III —

     

    Romagnano Loc III – Sauveterriano medio (AC8-AC7)

     

    mesolitico1-10 grattatoi

    11-13 schegge ritoccate

    14, 15 bulini

    16, 17 becchi

    18, 19 coltelli a dorso

    20-24 punte microlitiche

    25-29 segmenti

    30-32 punte a dorso

    33-35 segmenti

    36      dorso e troncatura

    37-41 triangoli

    42-47 segmenti

    48-59 triangoli

    60-72 punte a due dorsi

     

     

     

     

     

     

     

     

                             

     

     

    (da Broglio)


    IL MESOLITICO in ITALIA
    — Romagnano Loc III —

     

    mesoliticoRomagnano Loc III – Sauveterriano recente (AC2 – AC1)

     

    1-4 grattatoi

    5, 6 schegge ritoccate

    7, 8 bulini

    9     becco

    10   scagliato

    11  coltello a dorso

    12, 13 punte microlitiche

    14-16 punte a dorso

    17-21 segmenti

    22-24 dorsi e troncature

    25-45 triangoli

    46-58 punte a  due dorsi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    (da Broglio)

    IL MESOLITICO in ITALIA
    — Romagnano Loc III —

     

    Romagnano Loc III – Castelnoviano (AB2 – AB1)

    1, 2, 4, 7    grattatoi

    5                 scheggia ritoccata

    3, 6            bulini

    8                punta

    9                segmento

    10             dorso e troncatura

    11-15        triangoli

    16, 17       punte a due dorsi

    18-20        lame ritoccate

    21-40        trapezi

    41, 42       trapezi in corso di

                     fabbricazione

    43           trapezio e microbulino

    44, 45    residui di fabbricazione di troncature normali di trapezi

     

     

    (da Broglio)

    IL MESOLITICO in ITALIA
    strutture d’abitato

     

     

     

     

     

    Plan de Frea (Valgardena, quota 1900-2000 m).

    Un unico masso formava tre ripari che sono stati occupati in momenti diversi (Sauveterriano medio). A ridosso del masso si è trovato un fondo di capanna a pianta piriforme poco infossato, un focolare e alcune pietre lungo il perimetro esterno, probabilmente impiegate per bloccare una copertura in  materiale organico.

    IL MESOLITICO in ITALIA
    uso del territorio

     

     

     

    L’area di Colbricon si trova nel Trentino orientale, a circa 2000 m di altitudine. Tra gli anni Settanta e Ottanta si sono susseguite campagne di scavo (Bagolini e Dalmeri) in 9 siti che presentavano tracce di una occupazione durante il Mesolitico.

    In seguito allo scavo e allo studio dei reperti si è affrontata l’analisi spaziale finalizzata all’individuazione delle modalità di utilizzo del territorio. Si è potuto osservare che, dei 9 siti, quelli di sussistenza (denominati 1, 3 e 7) erano collocati lungo la sponda del piccolo bacino lacustre, mentre i siti 6, 8 e 9, in posizione panoramica erano probabilmente bivacchi occupati per l’avvistamento della selvaggina.

    IL MESOLITICO in ITALIA
    le sepolture

     

     

     

     

     

     

     

     

    A Vatte di Zambana, in un contesto Sauveterriano, è stata rinvenuta una sepoltura femminile. La donna, di corporatura minuta e dell’età di circa 50 anni, era stata adagiata in una fossa poco profonda, con il viso rivolto a sinistra e le mani unite all’altezza del pube e risultava coperta da un tumulo di pietre. All’interno della tomba non si è trovato corredo, ma era presente ocra nella zona circostante il cranio.

     

    IL MESOLITICO in ITALIA
    le sepolture

     

    A Mondeval de Sora, in Cadore (2150 m), nel 1985, sotto l’aggetto di un masso erratico, si è rinvenuto un paleosuolo sauveterriano (9000 BP). A due anni di distanza si è scoperta una sepoltura castelnoviana.

     

    Il defunto, di corporatura robusta e dell’età di circa 40 anni, era stato deposto in posizione allungata in una fossa scavata nello sterile.

    Tra gli elementi di corredo erano presenti ocra rossa, manufatti litici, oggetti in osso/corno, ciottoli di calcare e due agglomerati resinosi. Presso le spalle e sotto il cranio, insieme a canini atrofici di cervo, erano state deposte delle lame in selce, mentre sullo sterno e in prossimità delle ginocchia si sono trovati punteruoli d’osso che forse avevano la funzione di tenere chiuso un sudario. (da Guerreschi)

     

     

     

    IL MESOLITICO in ITALIA
    le sepolture

     

    Recentemente (1995) è stata portata alla luce una sepoltura mesolitica nel sito di Borgonuovo, ai piedi della parete rocciosa del monte di Mezzocorona (TN), nella Valle dell’Adige.

     

    In prossimità della roccia si è evidenziato un accumulo di pietre che costituiva il tumulo di una sepoltura del Sauveterriano recente.

    La fossa, proco profonda, era orientata EW e tagliava un piano ricco di manufatti.

    L’individuo che vi era stato deposto era probabilmente di sesso femminile e di età superiore ai 30 anni. Lo sguardo era rivolto a mezzogiorno, le mani erano unite sul ventre e i piedi erano leggermente sovrapposti.

    All’interno di questa sepoltura non si è trovato corredo, ma vi sono tracce di ocra rossa. Anche all’esterno della struttura si sono trovati resti faunistici (corno e mandibole di cervo) con tracce di ocra rossa che sembrano indiziare la presenza di un particolare rituale funerario.

     

    Il livello mesolitico a cui la sepoltura è collegata è risalente a 6500-6000 a.C. (non cal.).

     

    (da Nicolis e Dalmeri)

     

    IL MESOLITICO in ITALIA
    le sepolture

     

     

                      (da Piperno)

     

    Nella Grotta dell’Uzzo (TP) si sono scoperte diverse sepolture, risalenti a momenti diversi. È attestata la pratica dell’inumazione all’interno di fosse con corredo scarso, che solitamente non contiene oggetti di prestigio.

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le principali novità

 

 

 

 

 

 

  • Industria litica ricavata da supporti prevalentemente LAMINARI

 

 

  • Inizia la lavorazione sistematica di OSSO/CORNO/AVORIO

 

 

  • Inizia l’uso sistematico di OGGETTI d’ORNAMENTO  (denti, conchiglie, pietre forate…)

 

 

  • Inizia la strutturazione dello spazio abitativo, sia a livello di singole ABITAZIONI che  a livello di VILLAGGI

 

 

  • Maggiore complessità nelle SEPOLTURE, che presentano CORREDI FUNERARI

 

 

  • Sviluppo sistematico di MANIFESTAZIONI ARTISTICHE

 

 

 

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La transizione

 

 

CENNI ALLE PROBLEMATICHE PRINCIPALI

 

 

 

  • Si deve escludere una discendenza di  Homo sapiens sapiens da Homo sapiens neanderthalensis:

 

    • In Europa occidentale gli ultimi Neandertaliani hanno caratteri spiccatamente paleoantropici

 

    • Lo spazio cronologico tra gli ultimi Neandertaliani e i primi Sapiens sapiens è troppo esiguo per aver permesso una simile evoluzione

 

    • Esistono prove della contemporaneità degli ultimi Neandertaliani e dei primi Cro-Magnon, le cui industrie risultano interstratificate all’interno di alcuni giacimenti (es. Roc de Combe, Piage, Grotta del Pendo) e, in alcune zone, le prime industrie del Paleolitico Superiore (Aurignaziano) hanno una cronologia molto alta. Esistono inoltre neandertaliani (come quelli di Saint-Césaire) che hanno adottato un’industria del Paleolitico Superiore

 

    • Le analisi del DNA mitocondriale mettono in luce molte differenze tra Neandertaliani e uomo moderno

 

 

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La transizione

 

 

  • Ci sono dubbi sull’origine dell’Uomo moderno:

 

    • In Marocco esistono esemplari già nel Würm antico

 

    • In Palestina, nella zona del Carmelo (Skuhl, Qafzeh) esistono ominidi con caratteri simili a Homo neanderthalensis che presentano anche caratteristiche più moderne, affini a quelle dell’uomo di Cro-Magnon

 

Tale origine è stata di volta in volta individuata:

      • In Africa (es. Stringer, Out of Africa…)

 

      • In Oriente (es. Breuil...)

 

 

  • Anche la novità delle industrie (laminari) è stata interpretata come prova di una “diffusione” dall’esterno

 

 

 

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La transizione

 

 

I COMPLESSI di TRANSIZIONE

 

CASTELPERRONIANO: Secondo il Breuil (che definì questa industria sulla base dei ritrovamenti della grotta di Les Fèes a Châtelperron) il Castelperroniano era un particolare tipo di Aurignaziano, caratterizzato dalla presenza di punte di Chatelperron, cioè di punte o coltelli su lame o lamelle a dorso curvo.

È caratterizzato da un aumento dell’indice laminare e dalla presenza di manufatti in osso o  conchiglia.

  (Da Breuil)

 

datazioni:

Cueva Morin, strato 10 :    36.950 ± 6580

Gr. du Renne, livello 8 :     33.860 ± 250

                                               33.550 ± 400

 

ULUZZIANO: è stato definito da A. Palma di Cesonla nel 1965-66 in base ai ritrovamenti della Grotta del Cavallo nella Baia di Uluzzo ed è diffuso soprattutto nell’Italia meridionale (Puglia e Calabria) sino alla Toscana e all’area centrale tirrenica (ma allo stato attuale non risulta documentato in Lazio)

Presenta alcune analogie con il Castelperroniano (per es. per la presenza di coltelli a dorso curvo).

Secondo Palma di Cesnola deriverebbe dal Musteriano appenninico o da quello denticolato toscano.

 

datazioni:

Grotta del Cavallo, liv. Ei:          > 31.000

Serino:                                   31.200 ± 650

Castelcivita:                        33.220 ± 780; 34.000; 32.470 ± 650

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                (da Mellars)

 

Nelle tre file superiori sono presentate punte Castelperroniane da varie località francesi del Paleolitico Superiore.

Nella fila più bassa si trovano invece i semicerchi Uluzziani, di provenienza italiana.

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La transizione

 

ALCUNE IPOTESI:

 

In passato alcuni Autori, riferendosi alla comparsa dell’Uomo moderno in Europa, hanno molto insistito sul concetto di “Rivoluzione Umana”.

Oggi invece si tende a escludere che si sia verificata una brusca sostituzione dell’Uomo di Neandertal da parte dell’Uomo moderno.

 

Secondo un’ipotesi formulata da F. Bordes nel 1958 Homo Sapiens Sapiens si sarebbe evoluto a partire da esemplari pre-sapiens già presenti in Europa in età Rissiana e, durante il Musteriano, sarebbe stato il responsabile della diffusione del Musteriano di Tradizione Acheuleana.

Bordes & De Sonneville Bordes ipotizzano dunque che il Castelperroniano sia il risultato di un’evoluzione partita dal MTA.

 

Secondo la TEORIA del SINTETOTIPO di Laplace i complessi del Paleolitico Superiore occidentale deriverebbero dai complessi musteriani della stessa area.

Da industrie sempre più differenziate si sarebbero sviluppati i complessi a punte a dorso (Castelperroniano), quelli a strumenti carenati (Aurignaziano), quelli a lamelle a dorso marginale (Aurignaziano a forte componente lamellare), quelli a denticolati…

 

L’arrivo degli “Aurignaziani” è preceduto (quasi ovunque) da industrie di transizione (Castelperroniano, Uluzziano…) e solo in alcune aree appare all’improvviso (per esempio nella Spagna meridionale).

Il passaggio è dunque molto graduale e non si notano significative cesure almeno sino a  33.000 anni fa.

 

 

 


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A partire dagli anni Cinquanta gli scavi di A. Leroi-Gourhan alla Grotte du Renne di Arcy-sur-Cure hanno dimostrato che tra le industrie del Musteriano finale e quelle del Paleolitico Superiore (Aurignaziano) si frappone un complesso di transizione (Castelperroniano) che, nello strato X, risulta datato 34.000­ ¸ 32.000 BP.

L’evoluzione tra Musteriano Finale e Castelperroniano risulta essere continua.

 

 

MUSTERIANO FINALE à CASTELPERRONIANO à AURIGNAZIANO

 

Dopo la scoperta di Saint-Césaire è ormai chiaro che le industrie di transizione sono da attribuire agli ultimi Neandertaliani che, contemporanei ai primi Cro-Magnon, hanno adottato la tecnologia di scheggiatura laminare.

 Nell’area francese è possibile notare una progressiva avanzata delle industrie di tipo Aurignaziano, mentre quella Castelperroniana viene gradualmente sospinta verso Ovest.

 

 

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Hahn, dopo aver elaborato alcune carte europee con curve isocrone, ha dimostrato che il pattern risulta simile per quanto riguarda Musteriano finale e tecnocomplessi di transizione, mentre si differenzia notevolmente con la comparsa dell’Aurignaziano.

Quest’ultimo appare molto precocemente in alcune località della Penisola Iberica (es. in Cantabria e Catalogna intorno a 43.000 anni fa), tanto da mettere in crisi la tradizionale ipotesi di una “colonizzazione” da Est.

Secondo Hahn e altri Autori, vi sarebbero prove di scambi tra comunità di Neandertaliani e di Cro Magnon (viene, per esempio, interpretato in questo senso il ritrovamento di ornamenti nei livelli castelperroniani di Arcy-sur-Cure).

 

 

 


IL PALEOLITICO SUPERIORE
La transizione

 

 

          Musteriano finale (in alto) e tecnocomplessi di transizione (in          

          basso)

          (da Hahn)

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
La transizione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           Protoaurignaziano (in alto) e Aurignaziano antico (in basso)

           (Da Hahn)

 

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
La transizione

 

 

 

 

            (da Jöris)

 

 

 

 

 

 

Al momento della loro comparsa, le prime industrie del Paleolitico Superiore non occupano tutta l’Europa: lo dimostra la distribuzione delle punte della Font Robert.

Secondo Gamble gli uomini moderni sarebbero penetrati solo nelle zone vuote, non occupate dai Neandertaliani, che, a loro volta, sopravvissero in Francia sino a quando non si trovarono “accerchiati”.

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La transizione

      (da Zilhao)

 

 

Nella Penisola Iberica invece le ultime industrie musteriane (30  20.000 anni fa) sono attestate nell’area meridionale (Es. a Carihuela, Zafarraya), dove non esistono industrie di transizione e dove, quindi, l’Aurignaziano compare all’improvviso.

 

 

 

 

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

L’AURIGNAZIANO

 

Individuato per la prima volta nel 1860 da E. Lartet nel sito di Aurignac, in Alta Garonna.

Caratteristiche dell’industria Aurignaziana:

 

  • Lame ricavate da nuclei prismatici, con distacchi uni- o bipolari
  • Grattatoi spessi, carenati e a muso
  • Bulini carenati o Busqués
  • Lamelle a dorso marginale (lamelle Dufour)
  • Lame a strozzatura
  • Zagaglie a base spaccata

 

Secondo il de Mortillet questa industria doveva essere successiva rispetto a quella Solutreana, di aspetto più arcaico, e precedente rispetto al Maddaleniano.

Si deve a Breuil la “battaglia aurignaziana” con la quale l’Autore collocò tale industria nella sua posizione corretta:

 

AURIGNAZIANO à SOLUTREANO à MADDALENIANO

 

Secondo Breuil si potevano riconoscere:

 

  • Aurignaziano Inferiore: a punte di Châtelperron con persistenza di elementi musteriani

 

  • Aurignaziano Medio: con bulini e grattatoi carenati e con punte di zagaglia a base fenduta

 

  • Aurignaziano Superiore: a punte della Gravette, della Font-Robert, e bulini di Noailles.

 

Negli anni Trenta Peyrony considerò Aurignaziano stricto sensu solo quello Medio, mentre quelli Inferiore e Superiore furono classificati come PERIGORDIANO

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

ZAGAGLIA: è un’arma da getto munita di una punta in osso o corno. La tipologia delle zagaglie si basa principalmente sulla morfologia della base (che, a seconda del tipo di immanicatura, può essere spaccata, sbiecata, biforcuta etc…). L’Aurignaziano è caratterizzato da punte di zagaglia a base spaccata (o “fenduta”).

 

 

 

                      (da Knecht)

 

Catena operativa per la produzione e l’immanicatura di una zagaglia con punta a base spaccata.

A e B: scheggiatura della punta a partire da un supporto in corno

C: operazione di spaccatura della base

D: punta finita

E: inserimento nell’immanicatura

F: espansione della fenditura mediante un cuneo

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da de Sonneville-Bordes)

 

Aurignaziano I (La Ferrassie, livello F)

1       grattatoio a ventaglio               9       lama ritoccata

2       grattatoio carenato circolare  10     bulino-troncatura

3       grattatoio carenato                   11     grattatoio-bulino

4       grattatoio a muso                       12     bulino diedro

5       grattatoio-bulino                         13     perforatore

6, 7   grattatoi su lama ritoccata      14-17punte a base spaccata

8       grattatoio su lama aurignaz.      18-19lamelle Dufour

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

 

 

 

                  (da de Sonneville-Bordes)

 

 

Aurignaziano II (La Ferrassie, livello H)

 

1       grattatoio                                      9       coltello a dorso tipo Audi

2       grattatoio a ventaglio      10     lama ritoccata

3-4    grattatoi a muso                11     grattatoio su scheggia

5       grattatoio-bulino                12     grattatoio su lama ritoccata

6       bulino diedro                       13-14 zagaglie a losanga ppiattita

7-8    bulini busqués

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da de Sonneville-Bordes)

 

Aurignaziano III  (La Ferrassie, livello H’)

 

1       grattatoio                                               9       bulino su troncatura

2       grattatoio doppio                       10     grattatoio-bulino

3       grattatoio a ventaglio               11     raschiatoio

4       grattatoio su scheggia               12-16 punte a sezione ovale

5-6    grattatoi a muso                          17     punta a base forcuta

7       lama troncata                             18     punta a sezione ovale

8       bulino busqué

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

 

                            grattatolo aurignaziano carenato

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

IL PERIGORDIANO

 

Negli anni Trenta D. Peyrony  introdusse il termine Perigordiano con il quale raggruppava le due estremità della sequenza proposta da Breuil per l’Aurignaziano.

 

Da un punto di vista tecnico-tipologico Peyrony notò infatti che l’Aurignaziano Medio sembrava estraneo alla linea evolutiva che invece univa Aurignaziano Inferiore e Superiore (per esempio, secondo Peyrony vi era una stretta parentela tra le punte de La Gravette e quelle di Châtelperron).

 

Questa sua ipotesi appariva confermata dagli scavi di Laugerie-Haute.

 

Il Perigordiano inferiore presenta ancora molti elementi musteriani (schegge Levallois, punte musteriane, raschiatoi, coltelli a dorso etc…). Compaiono poi altri strumenti, caratterizzati sempre dal ritocco erto, quali la punta delle Cottés, la punta de La Gravette e quella della Font Robert.

 

Rispetto a quello dell’Aurignaziano, lo strumentario in osso/corno del Perigordiano appare piuttosto povero.

 

Secondo Peyrony vi sarebbe dunque stato lo sviluppo di due linee evolutive parallele:

 

  • Quella AURIGNAZIANA, portata dall’Uomo di Cro-Magnon
  • Quella PERIGORDIANA, portata dall’Uomo di Combe Capelle

 

Queste due linee evolutive sarebbero convissute in Dordogna senza influenzarsi reciprocamente, sino alla comparsa di una nuova popolazione, portatrice del Solutreano.

In seguito Peyrony formulò l’ipotesi di un “Perigordiano del II gruppo” che attualmente  non appare accettabile.

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

paleoliticoPUNTA de LA FONT ROBERT: è una punta peduncolata (a peduncolo assiale), caratterizzta da ritocchi erti o semierti. Fu segnalata per la prima volta nel 1908 da Bardon e Bouyssonie nella grotta omonima (Corrèze). Secondo Peyrony è uno dei fossili guida del Perigordiano
V-a.

(da Bardon e Bouyssonie)

 

 

 

PUNTA de LA GRAVETTE: si tratta di una punta a dorso rettilineo o debolmente ricurvo, ricavata da una lama stretta, interpretabile come armatura. È uno strumento caratteristico del Perigordiano IV o del Gravettiano.

È molto ben documentata nei livelli superiori del giacimento di La Gravette.

 

(da Lacorre)

 

 

 

BULINO di NOAILLES: fu individuato per la prima volta nel 1903 da Bardon e Bouyssonie nella grotta di Noailles, in Corrèze. È un bulino d’angolo su troncatura ritoccata, di piccole dimensioni; il colpo di bulino è arrestato da una intaccatura. È uno strumento tipico del Perigordiano.

(da Bardon e Bouyssonie)

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

                (da Pradel)

 

 

 

Perigordiano antico evoluto (Le Fontenioux):

 

1-2             coltelli di Châtelperron

3-4             punte delle Cottés o gravettes primitive

5-6             gravettes

7                 grattatoio semplice

8                 grattatoio su scheggia

9-11, 13     bulini

12, 14        lame troncate

15              “lisciatoio” in osso

16              osso decorato

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da de Sonneville-Bordes)

Perigordiano V A                                   Perigordiano V B

(La Ferrassie, livello J)                           (La Ferrassie, livello K)

    • Grattatoi                              16-17         grattatoi

3                 bulino                                    18              bulino multiplo

4                 becco                                   19-23         elementi troncati

    • gravettes

7                 punta tipo gravette a base troncata

8                 grattatoio peduncolato

9                 microgravette

10-14         punte de La Font Robert

15              punta a faccia piana

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Monméjean, Bordes e de Sonneville-Bordes)

 

 

 

 

 

Roc de Gavadun

    • bulini di Noailles

23              “Grand Noailles”

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

IL SOLUTREANO

 

È documentato solo in area occidentale-atlantica ed è stato interpretato come fenomeno intrusivo di origine alloctona. Diversi Autori propendono per una diffusione a partire da aree diverse (Europa Nordorientale, Europa meridionale, area mediterranea, Africa…). Altri vi riconoscono invece una evoluzione (o “solutreanizzazione” dal Gravettiano occidentale, con adozione del ritocco piatto a pressione (Laplace), che costituisce la caratteristica principale di questa industria.

Altri ancora (Smith) hanno ipotizzato che il Solutreano si sia evoluto dall’Aurignaziano o che possa affondare le sue radici in  alcuni complessi musteriani sudorientali.

Così come l’origine, anche il declino del Solutreano appare misterioso.

 

Breuil propose una suddivisione in tre fasi, basata su alcuni fossili guida caratteristici:

 

  • Solutreano inferiore con punte a faccia piana

 

  • Solutreano medio con punte a foglia di lauro

 

  • Solutreano superiore con punte a foglia di salice e a cran

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

PUNTE A FACCIA PIANA: sono strumenti caratterizzati da una estremità appuntita o a ogiva, elaborati mediante ritocco piatto su tutta la superficie dorsale (o su una sola parte)  e, talvolta anche alla punta o alla base della faccia ventrale.

 

 

 

(da Smith)

 

 

 

PUNTE A FOGLIA DI LAURO: si tratti di punte a due lati simmetrici e a due estremità appuntite. La sezione è biconvessa.

 

 

 

 

(da Bordes)

 

 

PUNTE A FOGLIA DI SALICE: Hanno estremità più smussate e profilo più slanciato. La sezione è semicircolare. Il ritocco piatto è coprente sulla faccia dorsale e può estendersi a margini della base su quella ventrale.

 

 

(da Bordes)

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

PUNTE A CRAN: sono punte caratterizzate da un’intaccatura (cran) che forma un peduncolo asimmetrico. Il ritocco è piatto e regolare e può essere più o meno coprente e talora è esteso in parte anche alla faccia ventrale.

 

 

 

 

 

 

(da Smith)

 

 

 

 

 

 

                                

 Punte a cran

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Bordes)

 

 

 

Solutreano inferiore di Laugerie-Haute Est

 

1-2             grattatoi

3                 perforatore

4-5             bulini

6                 pezzi a dorso parziale

7-10, 14     punte a faccia piana

11-12         punte a faccia piana di stile musteriano

13              bulino su pezzo a ritocco bifacciale

15              ritoccatoio in osso

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da Smith)

 

 

 

Strumenti solutreani (provenienze varie)

 

1       punta a faccia piana a ritocco parzialmente bifacciale,

         tendente alla foglia di lauro

2-3    grattatoi “grimaldiani”

4       foglia di lauro peduncolata

5       grattatoio solutreano

6       foglia di lauro denticolata

7       foglia di lauro


IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

                 (da Smitth)

 

 

 

 

 

 

 

Foglia di lauro da Pech de la Boissière

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

 

                 (da Smith)

 

Solutreano superiore (da Fourneau du Diable, terrazzo inferiore)

 

1                 foglia di lauro a losanga

2                 “punta di Badegoule”

3-4             punte a cran “atipiche”

5                 punta a cran tipica unifacciale

6-7             punte a cran più o meno bifacciali

8                 foglia di salice

9                 osso inciso

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

IL MADDALENIANO

 

È l’ultima delle industrie pienamente paleolitiche.

 

La periodizzazione interna del Maddaleniano è stata definita in base alla presenza o all’assenza di arpioni in osso:

 

  • Maddaleniano inferiore (senza arpioni)
    • I
    • II
    • III

 

  • Maddaleniano superiore (con arpioni)
    • IV
    • V
    • VI
      • VI a
      • VI b

 

 

La suddivisione interna del Maddaleniano inferiore in tre fasi Fu proposta da Breuil sulla base della stratigrafia (ricostruita a tavolino) del sito di Le Placard. Un’altra importante stratigrafia, che tuttavia presenta uno schema evolutivo diverso, è quella di Laugerie Haute, sito scavato prima da Peyrony e poi da Bordes.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

In sostituzione del tradizionale schema bipartito F. Bordes ne ha proposto uno tripartito:

 

  • Maddaleniano inferiore
    • I
    • II
  • Maddaleniano medio
    • III
    • IV
  • Maddaleniano superiore
    • V
    • VI

 

La sequenza di riferimento per il Maddaleniano inferiore è quella di Laugerie-Haute Est (scavi Bordes 1957-58).

Tra il livello del Solutreano superiore (L) e il primo livello del Maddaleniano I, Bordes rinvenne un’industria maddaleniana più arcaica, definita Maddaleniano 0.

 

(da Bordes)

 

Per le fasi IV-VI del Maddaleniano ci si basa invece sulla sequenza de La Madeleine.

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

MADDALENIANO 0

                                     

 

  • Strumentario di fattura molto grossolana
  • Dominano i grattatoi
  • Strumentario in osso relativamente abbondante

 

 

 

 

MADDELENIANO I

 

 

  • Indice dei bulini  superiore a quello dei grattatoi
  • Perforatori multipli a stella
  • Raclette
  • Zagaglie con base a biseau semplice

 

 

 

 

MADDALENIANO II

 

 

  • Lamelle a dorso
  • “triangoli scaleni” (lamelle scalene)
  • industria più laminare

 

 

 

 

MADDALENIANO III

 

 

  • strumentario in osso vario
  • compaiono le baguette a sezione semicircolari inornate o con motivi incisi

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

MADDALENIANO IV

                                     

 

  • compaiono arpioni arcaici
  • zagaglie a biseau semplice o doppio
  • baguette a sezione semicircolare ornate

 

 

 

 

MADDELENIANO V

 

 

  • arpioni a una sola fila di denti
  • sporadici bulini a “becco di pappagallo”

 

 

 

 

MADDALENIANO VI

 

 

  • arpioni a due file di denti
  • bulini a “becco di pappagallo”
  • punte di Laugerie-Basse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

 

 

             (da Bordes)

 

Maddaleniano I (Laugerie-Haute Est)

1       grattatoio su scheggia                        12     affilatoio  in calcare

2       grattatoio con ritocco a raclette      13     pezzo scagliato

3       bulino-grattatoio                                  14     zagaglia decorata

4       perforatore doppio                              15     “bastone di comando”

5, 7-11raclettes                                                         16     lamella a dorso

6       bulino trasversale

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da Bordes)

Maddaleniano II (Laugerie-Haute Est)

1       grattatoio su lama ritoccata

2       grattatoio doppio

3       bulino su troncatura

4       bulino diedro multiplo

5       bulino-grattatoio

6       grattatoio-becco

7       lamella a dorso denticolata

8       lamella denticolata

9-18 lamelle scalene (“triangoli”)

19-20 zagaglie

21-22 perforatori

23     triangolo

24     rettangolo

25     lamelle a dorso

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da de Sonneville-Bordes)

 

 

 

 

 

 

Maddaleniano III (Laugerie-Haute)

 

    • lamelle a dorso

10              lamella a dorso denticolata

7                 baguette a sezione semicircolare decorata

8-9, 11-14 punte di zagaglia a base sbiecata

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da de Sonneville-Bordes)

 

Maddaleniano IV (La Madeleine)

1-3    grattatoi                               14     punta con base a doppio biseau

4-5    perforatori                            15     punta con base sbiecata

6       grattatoio-perforatore      16     baguette semicircolare decorata

7-8    punte a dorso                     17     arpione primitivo

9, 13 grattatoi-bulini                   18     arpione primitivo a base forcuta

10-12 bulini

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

 

 

 

                 (da de Sonneville-Bordes)

Maddaleniano V (La Madeleine)

1-2    grattatoi                                        8-9             bulini

3-4    grattatoi-bulini                             10-11         “tridenti”

5       perforatore doppio                     12, 15        zagaglie

6       punta a cran maddaleniana   13              arpione

7       bulino a becco di pappagallo 14              baguette semicircolare

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE
I complessi

 

 

                  (da de Sonneville-Bordes)

 

 

Maddaleniano VI (La Madeleine)

 

1                 grattatoio

2                 bulino

3                 perforatore

4, 5, 9        bulini a becco di pappagallo

6, 7, 8, 10 punte a cran maddaleniane

11, 12        zagaglie con base a doppio biseau

    • arpioni  due file di denti

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

I complessi del Paleolitico Superiore della Penisola si articolano secondo uno schema più semplice rispetto a quello evidenziato in Francia. Dopo l’Uluzziano (complesso di transizione, paragonabile al Castelperroniano), si hanno:

 

  • Proto-Aurignaziano mediterraneo diffuso intorno a 38¸37.000 anni fa in Veneto, Liguria, Campania, Puglia

 

    • A lamelle Dufour: prende nome dalle caratteristiche lamelle a ritocco erto marginale  (alterno o inverso), probabilmente impiegate come armature di armi da getto.

 

    • Facies “non Dufour” o di “tradizione uluzziana”

 

  • Aurignaziano classico antico con punte a base spaccata e strumenti carenati.

I siti sono documentati principalmente lungo la costa tirrenica,

dai Balzi Rossi (riparo Mochi, grotta dei Fanciulli, grotta del

Caviglione) al Circeo (Grotta del Fossellone)

 

  • Gravettiano italico (di origine incerta), attestato principalmente in Liguria, Toscana, Campania e Puglia.

Secondo Palma di Cesnola si articola in:

 

    • Industrie gravettiane indifferenziate a punte a dorso, con rare gravettes e microgravettes

 

    • Industrie gravettiane evolute, caratterizzate da strumenti particolari:
      • Versante tirrenico: bulini di Noailles, gravettes, microgravettes à rari bulini di Noailles.
      • Versante adriatico (Gargano): punte simili a quelle de La Font Robertà dorsi troncati à dorsi angolati.

 

  • Epigravettiano italico con complessi autonomi rispetto a quelli europei

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

 

 

              (da Mussi)

 

 

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da Blanc)

 

 

 

 

 

 

Riparo Mochi – strato G

Protoaurignaziano a lamelle Dufour

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da Cioni et al.)

 

 

Grotta di Castelcivita

Protoaurignaziano italico a lamelle Dufour (30.980 ± 720)

In alto: strato gic con piccole punte

In basso: strato rsa a lamella Dufour

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Blanc)

 

 

 

 

 

 

 

 

Grotta del Fossellone

Aurignaziano antico (Circeiano)

 

1-6 grattatoi

7-9 lame ritoccate

10 bulino

11 punta a base fenduta

 

Come nel Paleolitico Medio, con l’industria pontiniana, anche nel Paleolitico Superiore i siti del Circeo si distinguono per l’uso di ricavare manufatti litici da ciottoletti marini spiaggiati (industria cosiddetta “Circeiana”)

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Blanc)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riparo Mochi – livello D

Gravettiano a bulini di Noailles

 

    • grattatoi
    • bulini

10-13         bulini di Noailles

14-20         gravettes, microgravettes, lamelle e coltello a dorso

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  (da Palma di Cesnola)

 

Grotta Paglicci – strati 22-21

Gravettiano indifferenziato a punte a dorso (22) e a rare punte de La Font Robert (21)

Il Gravettiano a rare punte de La Font Robert è simile a quello indifferenziato a punte a dorso, da cui si differenzia proprio per la presenza delle caratteristiche punte a peduncolo assiale.

Lo strato 21 è datato intorno a 22.000 anni fa.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Palma di Cesnola)

 

 

Grotta Paglicci – strato 20

Gravettiano a dorsi e troncature

 

Per lo strato 20 si dispone di datazioni assolute che lo collocano intorno a 20.000 anni fa.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

Con l’Epigravettiano le culture della Penisola seguono un percorso autonomo rispetto a quelle europee.

L’Epigravettiano si può mettere in parallelo con il Solutreano e il Maddaleniano francesi.

 

Si possono distinguere diverse fasi:

  • epigravettiano antico pleniglaciale, simile al Gravettiano finale ma privo di Bulini di Noailles. In una fase intermedia compaiono punte a faccia piana (debole “solutreanizzazione”= e nella fase finale si hanno anche punte a cran.

 

  • Epigravettiano recente, fase di transizione con tendenza al microlitismo

 

  • Epigravettiano finale, durante il quale si formano diversi complessi regionali.

 

In generale le caratteristiche dell’Epigravettiano sono:

 

  • Accorciamento dei grattatoi
  • Presenza di bulini nucleiformi
  • Coltelli a dorso curvo
  • Diminuzione delle gravettes e microgravettes
  • Aumento dei dorsi e troncature
  • Diffusione di microliti geometrici ottenuti mediante la tecnica del microbulino.

 

Tra le industrie dell’Epigravettiano si annoverano anche il cosiddetto Bertoniano(definito come industria regionale da A. M. Radmilli in base ai ritrovamenti di Montebello di Bertona, in Abruzzo; oggi viene ricondotto all’Epigravettiano) e il Romanelliano (da Grotta Romanelli in Terra d’Otranto, caratterizzato da grattatoi circolari anche di piccole dimensioni. Attualmente  è documentato anche in altre aree della Puglia e della Liguria. Non si tratta dunque di un aspetto regionale quanto, piuttosto, di una facies finale dell’Epigravettiano).

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 (da Broglio e da Palma di Cesnola)

 

 

 

 

 

 

Epigravettiano italico antico

    • punte a cran dalla grotta di Paina
    •         punte a faccia piana e punta a cran dalla grotta Paglicci

IL PALEOLITICO SUPERIORE

in ITALIA

 

paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                (da Guerreschi)

 

 

 

 

 

Riparo Tagliente

Epigravettiano italico recente

 

    • grattatoi

7-8             bulini

9                 coltello a dorso

10-12         piccole punte a dorso

13, 16-18 lamelle a dorso e troncatura

    • segmenti

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

 

                        (da Valoch)

 

 

 

L’area dei siti archeologici intorno ai moderni villaggi di Dolni Vestonice, Pavlov e Milovice, ai piedi delle colline Pavlovske (Repubblica Ceca).

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

               (da Klima)

 

Il sito di Dolni Vestonice I

Nella planimetria dell’abitato si può osservare la presenza di una recinzione che ingloba un’area paludosa e di fosse contenenti accumuli di ossa di mammut e di altri mammiferi. All’interno del villaggio vi sono strutture abitative a pianta subcircolare con focolari.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

Dolni Vestonice I

Nel 1951, in posizione esterna rispetto alla recinzione del villaggio, si è scoperta una struttura abitativa parzialmente seminterrata. Per la sua posizione e per le caratteristiche dei materiali che vi sono stati rinvenuti è stata definita come la “capanna dello sciamano”.

 

 

 

 

(da Klima)

Forno rinvenuto entro la struttura interpretata come “capanna dello sciama-no”. Vi si sono ritrovati più di 2.300 pezzi di argilla cotta.

 

 

Forno scoperto nel 1978 a 40 m a ovest. È scavato a una profondità di 60 cm ed è circondato da una struttura di argilla a ferro di cavallo. Anche questo forno conteneva frammenti di figurine fittili.

(da Valoch e da Soffer)

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

 

 

figurina fittile muliebre,                       Testina muliebre in avorio,

rinvenuta nel 1925                                rinvenuta nel 1936

(da Klima)                                             (da Klima)

 

 

 

Figurine in terracotta antropomorfe e zoomorfe

(da Klima)

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

 

(da Svoboda)

 

 

 

 

 


Dolni Vestonice II

Sepoltura DV XVI.

La depressione i è interpretata come fondo di capanna. Al centro si trova il focolare (D), con carboni, loess bruciato e vari blocchi di calcare. In una leggera depressione interna alla capanna (A) si tovano resti di carbone, resti faunistici e scarti litici, ocra e conchiglie di Dentalium. In un’altra depressione (E) si sono trovati vari resti faunistici tra cui un dente forato, 6 conchiglie di Dentalium, ocra e strumenti litici o in osso.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

                            

                        (da Klima)

 

Dolni Vestonice II

Sepoltura trisoma scoperta nel 1986 , contenente gli scheletri DV XIII, XIV e XV. I due individui più esterni sono giovani di sesso maschile, mentre l’individuo centrale, per le sue proporzioni più minute, è interpretato come femminile. Tale scheletro risulta inoltre affetto da una serie di patologie e di malformazioni.  I tre individui presentano tracce di ocra in corrispondenza del capo, quello femminile anche nella regione pelvica. All’interno della fossa sono presenti strumenti di pietra, resti lignei bruciati, ornamenti di conchiglia, denti umani e animali forati, perle d’avorio…

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Dolni Vestonice / Pavlov —

 

 

 

 

                 (da Klima)

 

 

 

 

Dolni Vestonice

Ornamenti vari:

1-3 denti di volpe e di lupo forati

4-17 conchiglie fossili

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Sungir —

 

Sungir

Località distante circa 150 km da Mosca. Gli scavi, condotti a partire dagli anni Cinquanta, hanno interessato un’area molto ampia. Si sono individuate 6 sepolture, tra cui quella di due adolescenti (uno di sesso maschile e uno di sesso femminile) e quella di un uomo di una sessantina d’anni.

Il giovane adolescente aveva una collana a vari fili di perle, un copricapo con perle e denti di volpe e altri 250 canini di volpe si trovavano intorno ai fianchi.

Sul petto si è ritrovato un ciondolo in avorio, mentre uno spillone ricavato dallo stesso materiale ma ubicato presso il collo era forse adibito a tener chiusa una veste.

Poco lontano dalla spalla destra si è ritrovata una piccola scultura in avorio raffigurante un mammut. Lungo il fianco destro era presente una lunga lancia in avorio (2,40 m ca) con dischi di avorio intagliato.

La sepoltura femminile presentava alcuni elementi analoghi (la collana a vari fili di perle, il berretto ornato da perle, lo spillone presso la gola) ma si differenziava per l’assenza di canini di carnivori e del ciondolo. Sono stati rinvenuti anche due bastoni forati in corno con decorazione a punti e vari dischi in avorio presso la testa e i fianchi. Una serie di piccoli elementi in selce costituiva probabilmente l’armatura della lancia.

 

 

 

 

 

(da Bader)

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Sungir —

 

 

 

 

 

 

 

(da Prideaux)

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Sungir —

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                    (da Bader)

 

 

 

Sungir

L’individuo anziano aveva una collana di perle e un copricapo ornato da perlee  da denti di volpe. Sugli avambracci e sulle braccia c’erano bracciali in avorio e sul petto un pendaglio di scisto con tracce di pigmenti rossi e neri.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

— Sungir —

 

 

 

 

 

 

                 (da Boriskovski)

 

 

 

 

 

Sungir

Nella parte alta dell’immagine è possibile osservare alcune figurine di mammut ritagliate in avorio, più in basso invece il bastone forato con decorazione a punti e alcune rondelle raggiate in avorio.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

(da Mussi)

 

 

 

Schema topografico delle cavità dei Balzi Rossi di Grimaldi

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

 

 

     Grotta dei Fanciulli                                           Grotta del Caviglione

       (da Simone)                                                      (da Mussi)

 

La Grotta dei Fanciulli prende nome da questa sepoltura bisoma di due individui di giovane età. I due ragazzi erano adagiai sul dorso con le gambe flesse e avevano migliaia di conchiglie di Nassa neritea forate in prossimità del bacino (proabilmente decorazioni di perizomi). All’interno della stessa grotta  sono state ritrovate altre sepolture (per esempio quella dei cosiddetti “negroidi” di Grimaldi).

 

Nella Grotta del Caviglione si è trovato un solo individuo inumato con gli arti inferiori ripiegati. Nella cavità era inoltre presente la raffigurazione di un cavallo incisa su una parete rocciosa.

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

 

Ricostruzione delle sepolture della Barma Grande ai Balzi Rossi.

Si sono rinvenute 4 sepolture, di cui una multipla (con un maschio adulto e due adolescenti), scoperta nel 1892. Gli inumati erano cosparsi di ocra e avevano oggetti di ornamento costituiti da conchiglie forate, vertebre di pesce, canini di cervo, pendagli in osso lavorato. Facevano parte del corredo anche alcune lame di dimensioni molto lunghe. Da questa grotta proviene anche una serie di statuette muliebri in steatite.

 

 

(da Mussi)

 

   

Collana di uno degli individui della sepoltura tripla. È composte da vertebre di pesci, conchiglie marine e canini atrofici di cervo forati.

(da De Villeneuve et al.)

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

 

sepoltura sottostante il 5° “focolare” nella caverna delle Arene Candide presso Finale Ligure. 

L’individuo inumato è un giovane di sesso maschile. Porta sul capo una cuffia di conchiglie (ciclonasse, Gasteropodi, cipree), echinidi senza aculei        e canini di cervo forati.

Altri ornamenti erano dislocati vicino al polso, alla mano sinistra e al ginocchio destro. Nella mano destra tiene una lama di selce, mentre in prossimità delle braccia sono presenti bastoni forati in corno di alce decorati.                                        

 

 

 

 

 

 

(Museo di Genova-Pegli)


IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

                  (da Palma di Cesnola)

 

 

Sepoltura gravettiana dal livello 21d della Grotta Paglicci.

L’individuo inumato era di sesso femminile, dell’età di 20-25 anni. La donna era stata deposta supina, con le mani sul pube e con un diadema di denti forati.

Tra gli elementi di corredo c’erano anche strumenti litici.


IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

 

 

(da Broglio e Leonardi)         (da Broglio)

 

Al Riparo Tagliente (a sinistra) è stata portata alla luce una sepoltura epigravettiana. L’inumato era stato adagiato in una fossa profonda coperta da pietre, su una delle quali era incisa una figura di felino.

 

Nel 1988 al Riparo di Villabruna (nelle Alpi Feltrine) Broglio ha scoperto la sepoltura di un adulto di sesso maschile (età ca. 25 anni), disteso all’interno di una fossa. Il cadavere era cosparso d’ocra e portava con sé un tipico corredo da cacciatore: strumenti in osso e in selce, un nucleo e un ciottolo ritoccatore, un grumo di propoli e ocra etc… La fossa era stata riempita con pietre che recano tracce di decorazione ottenuta con pigmenti di colore rosso.

 

IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

Schema di riepilogo -1

 

 

 

 

            (da Zampetti e Mussi)

Sepolture gravettiane

1-2 Grotta dei Fanciulli, sepoltura doppia 6 e 5

3 Grotta dei Fanciulli 4

4 Baousso da Torre 1

5 Baousso da Torre 2

6 Grotta Pagliacci

7 Grotta delle Veneri


IL PALEOLITICO SUPERIORE

Le sepolture in Italia

Schema di riepilogo - 2

 

 

 

                      (da Zampetti e Mussi)

 

 

 

8-10 Barma Grande, sepoltura tripla (4, 3, 2)

11 Barma Grande 5

12 Grotta del Caviglione I

13 Grotta delle Arene Candide

 

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