Mitologia greca

     

    Mitologia greca


    Tratto da wikipedia : La mitologia greca è la raccolta di tutti i miti e le leggende appartenenti alla cultura degli antichi greci ed elleni che riguardano i loro dei ed eroi, la loro concezione del mondo, i loro culti e le pratiche religiose.

    I miti greci sono raccolti in cicli che concernono le differenti aree del mondo ellenico. Unico elemento unificante è la composizione del pantheon greco, costituito da una gerarchia di figure divine che rappresentano spesso forze o aspetti della natura. Gli studiosi contemporanei studiano e analizzano gli antichi miti nel tentativo di fare luce sulle istituzioni politiche e religiose dell’antica Grecia e, in generale, di tutta l’antica civiltà greca.

    La mitologia greca si compone di una vasta raccolta di racconti che spiegano l’origine del mondo ed espongono dettagliatamente la vita e le avventure di un gran numero di dei e dee, eroi ed eroine, mostri e altre creature mitologiche. Questi racconti inizialmente furono composti e diffusi in una forma poetica e compositiva orale, mentre sono invece giunti fino a noi principalmente attraverso i testi scritti della tradizione letteraria greca. Le più antiche fonti letterarie conosciute, i due poemi epici Iliade e Odissea, concentrano la loro attenzione sugli eventi che ruotano attorno alla vicenda della guerra di Troia. Altri due poemi quasi contemporanei alle opere omeriche, la Teogonia e Le opere e i giorni scritti da Esiodo, contengono invece racconti che riguardano la genesi del mondo, la cronologia dei sovrani celesti, il succedersi delle età dell’uomo, l’inizio delle sofferenze umane e l’origine delle pratiche sacrificali. Diverse leggende sono contenute anche negli Inni omerici, nei frammenti dei poemi del Ciclo epico, nelle poesie dei lirici greci, nelle opere dei tragediografi del V secolo a.C., negli scritti degli studiosi e dei poeti dell’età ellenistica e negli scrittori romani come Plutarco e Pausania. Le rovine monumentali ritrovate nei siti archeologici micenei e minoici sono state d’aiuto per chiarire alcuni problemi posti dall’epica omerica e hanno fornito concreti riscontri su particolari presenti nei racconti mitologici. Gli argomenti narrati dalla mitologia greca furono anche rappresentati in molti manufatti: i disegni geometrici sulla superficie di vasi e piatti risalenti anche all’VIII secolo a.C. ritraggono scene ispirate al ciclo della guerra di Troia o alle avventure di Eracle. Anche in seguito, sugli oggetti d’arte saranno rappresentate scene tratte da Omero o da altre leggende, così da fornire agli studiosi materiale supplementare a supporto dei testi letterari.

    La mitologia greca ha avuto una grandissima influenza sulla cultura, le arti e la letteratura della civiltà occidentale e la sua eredità resta tuttora ben viva nei linguaggi e nelle culture che fanno parte di questa zona del mondo. È stata sempre presente nel sistema educativo, a partire dai primi gradi dell'istruzione, mentre poeti e artisti di tutte le epoche si sono ispirati a essa, mettendo in evidenza la rilevanza e il peso che i temi mitologici classici potevano rivestire in tutte le epoche della storia.

Mitologia greca

 

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  • MITI

     

    ABADIR Con questa parola, di origine semitica si designa la pietra divorata da Crono al posto di

    Zeus neonato. La pietra che aveva salvato la vita a Zeus fu, poi sempre tenuta in grande

    considerazione.

    ABANTE Figlio di Ippotoone e di Meganira, per essersi fatto beffe di Cerere, da lui sorpresa a bere

    con troppa avidità, fu trasformato in lucertola dalla dea infuriata. La stessa leggenda è da Ovidio

    (Metamorfosi) attribuita a Stelèo. Sono ricordati con lo stesso nome di Abante, uno dei Troiani che,

    erranti nella città invasa dagl'incendi, si fece compagno d'Enea fuggiasco da Troia; e anche uno dei

    Centauri. D'un altro omonimo si favoleggia fosse figlio di Linceo e Ipermnestra, e padre di Preto e

    di Acrisio, nonchè avo di Perséo

    ABARI leggendario taumaturgo greco, sacerdote di Apollo, collocabile tra il VII ed il VI sec. a.C.

    Il suo ricordo in Erodoto e Pindaro ne riconduce la figura agli Iperborei, le popolazioni dell'estremo

    nord europeo, ed allo sciamanesimo. Per aver esaltato in versi il viaggio di Apollo agli Iperborei, fu

    fatto primo sacerdote di Apollo Iperboreo ed ottenne dal dio il dono dello spirito profetico ed una

    freccia d'oro, a cavalcioni della quale egli soleva fendere il cielo.

    ABASTE Nome di uno dei cavalli di Diomede.

    ABBONDANZA Divinità allegorica che avrebbe accompagnato nell'esilio Crono, quando Zeus gli

    tolse il regno e lo bandì dall'Olimpo. Essa non ebbe mai né templi né altari né culto. Negli antichi

    monumenti, essa è raffigurata da una giovane ninfa piuttosto pingue, il volto acceso di vivi colori,

    la testa cinta di una ghirlanda di fiori e di frutta, reggendo nelle braccia uno dei corni della capra

    Amaltea, ricolmo di vari prodotti della terra. Gli scrittori antichi, nel rappresentarla, le fanno

    sparpagliare con la mano sinistra le spighe, e la vestono d'una tunica verde ricamata in oro. Il nome

    greco di questa divinità è da identificare con quello di Eutenia.

    ABDERA antica città marittima della Tracia, fondata (secondo la leggenda da Eracle) attorno al

    VII sec. a.C. Fu distrutta e ricostruita un secolo dopo; secondo alcuni, dall'omonima sorella di

    Diomede; secondo altri, da Temesio di Clazomene, o anche da Eracle, in ricordo di Abdéro, suo

    compagno ed amico. Vi nacquero i filosofi Democrito, Leucippo, Protagora e Anassarco. Sede

    della scuola filosofica degli atomisti. Gli abitanti di Abdera furono ritenuti sciocchi e sul loro conto

    circolò nell'antichità gran quantità di storielle, benché la città potesse vantare un'insigne scuola di

    filosofi.

    ABÈO soprannome dato ad Apollo con riferimento alla città di Abèa, nella Focide, dove il dio

    aveva un celebre tempio ed un oracolo.

    ABIA Figlia di Eracle, sorella e nutrice di Illo, venerata con grande onore in un tempio che le era

    dedicato nella Messenia. Si ritirò nella città di Ira, alla quale diede il suo nome e che, secondo

    Omero, era una delle sette città che Agamennone offerse ad Achille, per disarmarne l'ira così

    funesta ai Greci.

    ABLABIE Nome che si dava alle Erinni o Furie, quando erano considerate sotto un aspetto mite e

    in attitudine di benignità verso chi riparava la colpa col sincero pentimento. La parola, in greco,

    vale: scevre di colpa.

    ABRETÀNO Epiteto attribuito a Zeus dal nome della ninfa Abrèzia dalla quale aveva preso il

    nome la località dove il culto del dio era particolarmente osservato.

    ABRÒTO Epiteto attribuito più comunemente al dio Apollo. Significa immune da morte.

    ABSÈO Nome di uno dei Giganti, figlio del Tartaro e di Gea, che mosse guerra a Zeus e fu da lui

    fulminato.

    ABSIRTO Figlio di Eeta, re della Colchide, e fratello di Medea. Costei, mentre, con Giasone, si

    apprestava a partire sopra una nave, recando con sè il favoloso Vello d'oro, inseguita dal padre, per

    tenerlo a bada tagliò a pezzi il fratellino, e ne seminò le membra in mare; ciò le permise di fuggire,

    mentre il padre e i suoi uomini si fermavano a raccattare i miseri resti dell'ucciso, per dargli

    sepoltura.

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    ACACÀLLIDE Figlia di Minosse primo re di Creta, madre di Filachide e di Filandro ebbe lo stesso

    nome la moglie di Minosse, che gli diede un figlio, Oàsso.

    ACACESIO

    antica città dell'Arcadia, dedicata al dio Ermes Acacesio

    ACACÈTO Epiteto di Ermes, significa incapace di fare il male.

    ACÀCO Figlio dell'arcade Licaòne, fu il marito della nutrice di Ermes.

    ACADEMO Eroe attico il quale rivelò a Castore e Polluce il luogo dov'era stata nascosta da Teseo,

    che l'aveva rapita, la loro sorella Elena, allora bimba appena decenne, e ancora ignara delle vicende

    che le serbava il destino di Troia.

    ACADINA fonte della Sicilia, consacrata ai fratelli Pàlici, celebre nella mitologia greca.

    ACAIA

    Acaia, nei poemi omerici appare quale epiteto di tutta la Grecia, come terra conquistata dagli

    Achei.

    ACALANTIDE Una delle nove figlie di Piero, tramutata dalle Muse in canarino, per punirla,

    insieme con le sorelle, di averle sfidate nel canto.

    ACALE Nipote di Dedalo, si diceva avesse inventato la sega ed il compasso, suscitando la gelosa

    invidia di Dedalo che lo fece precipitare da una torre; ma Pallade, mossa a compassione di lui, lo

    trasformò in pernice.

    ACAMANTE Figlio di Teseo e di Fedra, partecipò all'assedio di Troia, secondo Omero, fu inviato,

    insieme con Diomede, alla reggia di Priamo per chiedere la restituzione di Elena. L'ambasciata non

    ebbe séguito; ma Laodicea, una delle figlie di Priamo, s'innamorò d'Acamante, dal quale ebbe un

    figlio. Tornato l'eroe al campo greco, fu scelto fra quelli che si nascosero nel famoso cavallo di

    legno; e quando, per l'inganno di Sinone, ne scese, nel furore della strage che seguì, secondo

    l'indicazione della schiava Etra che gli additò, mostrandoglielo, il figlio avuto da Laodicea riuscì a

    trarre in salvo l'uno e l'altra.

    ACANTIDE

    mitologica figlia di Autonoo e Ippodamia, che fu trasformata in cardellino.

    ACANTO Giovane ninfa che corrispose all'amore di Apollo e ne fu ricompensata con l'essere

    cambiata nel fiore che le dà il nome.

    2) ACANTO, nome di alcune antiche città: Acanto in Egitto, a sud di Menfi, sede di un tempio

    dedicato ad Osiride. Acanto nella Caria, in Asia Minoree infine Acanto nella Penisola Calcidica.

    ACARNANA e ANFOTERO Fratelli e figli di Alcmeone e di Calliroe, per intercessione della

    madre, ottennero da Zeus il prodigio di diventare subito grandi e vendicare la morte del padre,

    ucciso dai fratelli di Alfesibèa. Alcmeone aveva tolto ad Alfesibèa un monile, da costui rubato alla

    propria madre Erifile dopo averla uccisa, per farne dono a Calliroe. Acarnana ed Anfotero uccisero

    i fratelli di Alfesibèa e consacrarono ad Apollo il fatale monile.

    ACARNANIA regione storica della Grecia, fra il Mar Jonio, il golfo di Patrasso ed il fiume

    Acheloo che la divideva dall'Etolia. Fu dapprima territorio spartano, poi macedone. Nel 314 a.C. si

    ricostituì, sotto il controllo macedone, in Stato federale. Fu poi spartita tra Etoli ed Epiroti.

    Recuperò poi l'autonomia, che mantenne anche in epoca romana fino a quando, nel 27 a.C.,

    Augusto incorporò la regione nella provincia di Acaia.

    ACASTA Una delle ninfe Oceanine.

    ACASTO Famoso cacciatore e uno degli Argonauti, figlio di re di Iolco, nella Tessaglia. Quando

    Giasone, obbedendo al comando di Iolco, gli ebbe consegnato il Vello d'oro, Iolco non volle più

    mantenere la promessa di cedergli il trono ; e allora Medea famosa maga che, innamorata di

    Giasone, con le magiche arti, l'aveva aiutato nella difficilissima conquista del Vello d'oro persuase

    le figlie del vecchio Pelia, per ringiovanirlo, di tagliare a pezzi il padre e farli cuocere con una

    mistura d'erbe da lei preparata. Acasto, succeduto, così, nel regno al padre, si preparò a vendicarne

    la morte; ma Giasone e Medea si sottrassero con la fuga al meritato castigo. Avendo Acasto bandito

    una gara per celebrare con giuochi funebri i funerali del padre, Pelèo, figlio di Eaco e di Endèide,

    volle parteciparvi; e, in questa occasione, Astidamia (secondo altri Atalanta), moglie di

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    Acasto,s'innamorò follemente di colui che sarebbe, più tardi, divenuto il padre di Achille; ma non

    essendo riuscita a piegarlo alle sue voglie, lo accusò davanti al marito di aver voluto farle violenza:

    Acasto dissimulando il suo rancore, condusse a caccia Peléo; ed approfittando del sonno che

    l'aveva colto, per stanchezza sul monte Pélio, lo spogliò delle armi, abbandonandolo alla crudeltà

    delle fiere e dei Centauri. Ma Chirone, uno di essi, lo sottrasse alla furia dei compagni, e gli

    permise, così di tornare a Iolco e uccidere Acasto e Astidàmia.

    ACATE

    personaggio dell'Eneide, compagno di Enea di proverbiale fedeltà.

    ACE Figlia di Minosse re di Creta e madre di Mileto, re della Caria.

    ACELO Nome d'un figlio che Eracle (durante la sua dimora presso la regina Onfale, della quale il

    padre Zeus lo volle schiavo adorante, per punirlo di certe malefatte) avrebbe avuto da una schiava

    di nome Melìde.

    ACESO Figlia di Asclepio, alla quale la leggenda attribuiva una profonda conoscenza della

    medicina.

    ACÈTE Capitano d'un vascello di Tiro, si oppose ai suoi compagni che volevano rapire Dioniso (da

    loro trovato senza conoscerlo, sulla spiaggia) nella speranza di ricavarne un grosso riscatto.

    Dioniso, sulle prime, non oppose loro resistenza; ma, ad un tratto, si fece da loro riconoscere; e, per

    punirli li tramutò in delfini, salvo Acète di cui fece il suo primo sacerdote.

    ACHEI Achei o Achivi, stirpe primitiva e leggendaria della Grecia antica, celebrata da Omero.

    Sarebbero giunti nella penisola ellenica intorno al 1700 a.C., stabilendosi nel Peloponneso, a Creta

    e sulla coste dell'Asia Minore, e partecipando alla fioritura della civiltà micenea. Parteciparono

    insieme ai Popoli del Mare (Pelasgi) ad un'impresa contro i Faraoni. Dopo l'invasione dei Dori

    sopravvissero nelle regioni che da loro prendono il nome di Acaia (Fiotide e del Peloponneso).

    Secondo un'altra interpretazione gli Achei coinciderebbero con i Dori, la cui invasione in effetti

    non sarebbe mai avvenuta, ed il loro declino sarebbe imputabile a cause di natura interna.

    ACHELÒE Una delle Arpie, cui vengono attribuite come sorelle Alope e Occìpete.

    ACHELOO Figlio dell'Oceano e di Teti, contese ad Eracle l'amore di Deianira, figlia di Eneo, re

    degli Etoli. Si accese fra i due contendenti una lotta furiosa nella quale Acheloo fece ricorso ad

    innumerevoli trasformazioni: in fiume, in serpente, in toro senza riuscire a liberarsi dalla stretta di

    Eracle anzi in questa forma ebbe rotto uno dei corni che le Naiadi riempirono di fiori e frutta

    facendone dono all'Abbondanza. Acheloo sconfitto si nascose nel fiume Toante che poi prese il suo

    nome. I greci lo consideravano il re dei fiumi e fecero di Acheloo oggetto di grande culto. Infatti

    l'Acheloo (Aspropotamo) è il più grande fiume della Grecia.

    ACHEMENIDE Uno dei compagni di Ulisse, sfuggito alla voracità di Polifemo e dimenticato da

    Ulisse nell'antro del Ciclope. Riuscito a porsi in salvo dopo molte dolorose avventure fu raccolto in

    Sicilia da Enea.

    ACHEO

    figlio di Xuto e nipote di Elleno, è il mitico capostipite degli Achei. Come termine è relativo

    all'Acaia ed agli Achei. Il dialetto greco parlato dagli Achei di epoca storica. La lingua parlata dagli

    antichi Achei (III-II millennio a.C.), della quale possediamo conoscenze solo congetturali. Omero

    generizza con la parola Achei i greci.

    ACHERONTE Fiume dell'Ade dalle acque amare. Le anime dei morti lo attraversavano sulla barca

    del demone Caronte senza possibilità di ritorno. Era un figlio di Demetra mutato in fiume per aver

    dato acqua ai Titani quando fecero guerra a Zeus. (Altro Acheronte era il padre delle Furie).

    ACHEROE Pioppo consacrato agli Dei infernali e che cresceva nella riviera d'Acheronte.

    ACHERONDIA Città situata in Puglia, sotto la quale si apriva una caverna che dava all'inferno.

    Eracle vi sarebbe entrato per catturare il mostruoso cane a tre teste Cerbero.

    ACHERUSA Palude del Ponto Eussino, alla foce dell'Acheronte, odierno Macropotamos dalla

    quale si scendeva all'Ade.

    ACHESO Uno dei figli di Asclepio dio della medicina e di Epione.ACHILLE Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni e della Nereide Teti. È consacrato come l'eroe per

    antonomasia. Quando nacque, Teti per renderlo immortale lo immerse nelle acque del fiume Stige

    tenendolo per i talloni rimanendo così l'unica parte vulnerabile dell'eroe. La Nereide informata

    dall'oracolo che il figlio sarebbe morto nella guerra che si stava preparando contro Troia, lo mandò

    con vesti femminili alla corte di Licomede re di Sciro, la Achille si innamorò di Deidamia (una

    delle figlie del re) e da lei ebbe un figlio Pirro o Neottolemo. Intanto l'indovino Calcante incitò i

    greci alla ricerca di Achille, senza il quale non avrebbero vinto la guerra e rivelò dove era nascosto.

    Ulisse si assunse l'incarico di ritrovare l'eroe, e presentatosi come mercante di gioielli e abiti

    femminili alla reggia di Licomede, individuato con facilità, Achille, dovette seguirlo. Teti volendo

    proteggere il figlio pregò il Fato perché mutasse la sorte di Achille e questi allora propose di

    scegliere fra una vita lunga ed oscura o una morte gloriosa in battaglia: e questa Achille scelse

    seguendo Agamennone a Troia cinto delle magnifiche armi che la madre aveva fatto fabbricare a

    Efesto. L'assedio a Troia durava ormai da anni quando scoppiò una contesa fra lui ed Agamennone

    la quale si concluse con la provocazione del duce della spedizione che fece rapire

    dall'accampamento di Achille la schiava diletta Briseide. Achille sdegnato giurò di non prendere

    più parte alla guerra e si ritirò nella sua tenda. Mentre i Troiani con la assenza di Achille riuscivano

    vincitori in tutti gli scontri. Intanto Agamennone pentitosi amaramente restituì all'eroe la schiava e

    gli fece offerta di grandi doni. Achille rifiutò persino di raccogliere la sfida a duello che Ettore gli

    aveva lanciato. Intanto Patroclo (amico di Achille) prese le armi forgiate da Efesto facendo le veci

    di Achille scontrò Ettore che lo uccise e lo spogliò delle superbe armi. Teti ottiene dal divino

    fabbro nuove armi per il figlio il quale rivestitosene si scontrò con Ettore uccidendolo e facendo

    scempio del cadavere che trascinò sul terreno per tre giorni attorno alle mura di Troia attaccato al

    suo carro. Commosso dalle lacrime di Priamo restituì il cadavere per la sepoltura. Sulla fine di

    Achille la tradizione più comune dice che egli sarebbe stato ucciso da Paride. Incantato dalla

    bellezza di Polissena una delle tante figlie di Priamo che egli aveva veduta un giorno al tempio. Già

    da tempo l'aveva chiesta in moglie ad Ettore che però aveva posto la condizione all'eroe di passare

    dalla parte dei troiani. Achille avrebbe respinto sdegnato la proposta, ma il volto della ragazza gli

    sarebbe rimasto impresso nella memoria che dopo aver reso il cadavere di Ettore egli avrebbe

    chiesto a Priamo la mano della figlia. Accordatosi con lui l'eroe si sarebbe recato al tempio per la

    cerimonia nuziale, mentre Deifobo lo accoglieva con gioia, Paride lo avrebbe ucciso scagliandogli

    una freccia nel famoso tallone. Secondo un'altra tradizione sarebbe stato ucciso da una freccia

    scagliatagli sempre nel tallone dal dio Apollo.Intorno al cadavere di Achille si combatte

    furiosamente finché Ulisse ed Aiace Telamonio riuscirono a portarlo nel loro accampamento. Teti e

    tutte le Nereidi lo piansero e lo vegliarono per svariati giorni, infine fu seppellito sul promontorio

    Sigèo dove Pirro o Neottolemo immolò la vergine Polissena. L'oracolo di Dodona decretò ad

    Achille onori divini. I Tessali gli eressero un tempio dove ogni anno gli venivano offerti giochi

    funebri e sacrifici. Omero lo pone come re dell'aldilà Non consolarmi della morte io pria farei

    servir bifolco per mercede a cui scarso e vil cibo difendesse i giorni, che del mondo defunto aver

    l'impero . ( Odissea, XI ).

    ACI o ACILIO Bellissimo pastore siciliano amato dalla ninfa Galatea, figlia di Nereo e di Doride,

    la quale per lui aveva sdegnosamente respinto l'amore di Polifemo. Avendo però questi sorpreso

    l'amoroso abbandono dei due amanti, in un accesso di furore, staccato un pezzo di rupe, la gettò

    addosso al rivale, La ninfa ottenne da Poseidone che l'amato fosse trasformato nel fiume omonimo,

    oggi scomparso. Alla sua foce, sarebbe approdato Ulisse.

    ACIDALIA Uno degli epiteti attribuito, dai Greci alla dea Afrodite considerata come insensibile ai

    crucci e agli affanni che, col suo potere, essa procurava ai mortali. (Lo stesso nome indicava una

    famosa fonte presso Orcòmeno, nella Beozia, dove convenivano le Cariti).

    ACLI Nome della più remota divinità che sarebbe preesistita, secondo alcuni autori greci, allo

    stesso Caos e dalla quale sarebbero poi discesi tutti gli altri déi.

    ACMEONE Principe greco tormentato dalle Erinni per aver ucciso la propria madre rea di aver

    ucciso il marito.

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    ACMONTE (C4-C1) vedi Dattili Idei.

    ACONTEO Cacciatore tramutato in pietra dalla Medusa mentre assisteva alle nozze di Persèo.

    ACONZIO giovane di Ceo, di grande bellezza, il quale andato a Delo per fare un sacrificio a

    Artemide, s'innamora pazzamente di Cidippe bella fanciulla ateniese, che però non corrisponde al

    sentimento del giovane. Perduta la speranza di farla sua, gettò una mela sulla quale aveva scritto:

    Giuro su Artemide, o Aconzio, di non esser d'altri che tua. Cidippe raccolse la mela e lesse così

    formulando il giuramento senza pensarci e poi buttò via la mela. Fu richiesta più volte in

    matrimonio da altri, ma prima che si compiessero le nozze era sempre presa da una febbre violenta

    che fu interpretata come punizione datale da Artemide, per non aver mantenuto il giuramento

    prestato anche se involontariamente e per questo finì con lo sposare il furbo Aconzio. Leggi cosa

    Ovidio gli fa scrivere.

    ACRATOFORO Uno dei soprannomi di Bacco Dioniso, con il quale il dio era onorato soprattutto

    in Figalia, nell'Arcadia.

    ACREA Soprannome di Era, datole a Corinto, dove la dea aveva un tempio.

    ACREO Soprannome di Zeus col quale era onorato a Smirne. Gli abitanti gli avevano dedicato un

    tempio su un'altura che dava sul mare.

    ACRISIO Il nome significa Uomo delle alture era re di Argo. Dalla moglie Euridice ( non quella di

    Orfeo), ebbe una figlia Danae. Seppe però dall'oracolo di Delfi che l'erede gli sarebbe venuto dalla

    figlia Danae, ma che questi lo avrebbe ucciso. Volendo eludere il Fato Acrisio rinchiuse la figlia

    con un'ancella in una prigione sotterranea fatta di ferro. Non aveva considerato i desideri di Zeus

    che riuscì ugualmente a rendere Danae madre di Perseo. Quando Acrisio scoprì il bimbo si

    imbestialì. fece rinchiudere Danae e il piccolo in una cassa che abbandonò alle onde del mare

    sicuro di sbarazzarsi dei due senza sporcarsi le mani. Zeus però li fece arrivare sani e salvi sull'isola

    di Serifo. Dopo molti anni Perseo ormai uomo ritornò con la madre ad Argo. Acrisio che ancora

    non aveva dimenticato la profezia non attese oltre e andò a rifugiarsi presso il re amico Larissa in

    Tessaglia. Perseo mosso dalle più sane intenzioni lo seguì e i due si riconciliarono. Per festeggiare

    l'avvenimento si organizzarono dei giochi durante i quali un disco scappò di mano a Perseo

    colpendo Acrisio ad un piede. La ferita portò Acrisio ad una lenta e dolorosa morte.

    ADAMANTEA Nutrice di Zeus a Creta.

    ADE Col significato di invisibile i Greci chiamavano la divinità che regnava sull'oltretomba e

    l'oltretomba stesso. Il dio Ade era anche chiamato Plutone nome più usato. Grandi sono le porte

    dell'Ade (solo per entrare, impossibile l'uscita) e alla sua guardia sta Cerbero. Nell'Ade scorrono

    quattro fiumi: lo Stige, l'Acheronte, il Cocito e il Piriflegetone. Lucrezio così descrive l'Ade: In

    realtà quei supplizi tutti che dicon vi siano nel fondo dell'Acheronte, noi li abbiam qui nella vita.

    .............Ma v'è il terror delle pene qui nella vita, maggiore quanto maggiore è la colpa, ed il castigo

    del fallo, il bagno, e l'orrido lancio giù dalla rupe, le verghe, la pece, il boia, le torce, il cavalletto, le

    piastre: e s'anco mancano, l'animo, conscio dei falli, in anticipo applica a sè quei tormenti, si strazia

    con i rimorsi, né scorge intanto qual termine possano avere i suoi mali, né quale fine, alla fine,

    avranno le sofferenze, e teme ch'esse si debbano far, con la morte, più gravi: così la vita diventa

    qui, per gli stolti, un inferno. (De rerum natura III,976-977, 1013-1022).

    ADEFAGIA divinità che personificava l'Ingordigia.

    ADEFAGO Epiteto attribuito ad Eracle per la sua grandissima voracità Euripide racconta

    nell'Alcesti Ghiottamente ingorgia tutto che trova ed altro chiede e pressa che gli si rechi.

    ADMETE Se ne sà di due , una figlia di Teti, l'altra figlia di Euristea. Desiderosa di possedere il

    cinto di Ippolita (regina delle Amàzzoni) causa la nona fatica di Eracle.

    ADMETO Re della Tessaglia, partecipò alla guerra di Troia e partecipò al famoso viaggio degli

    Argonauti. Ospitò Apollo quando fu punito da Zeus a servire un mortale per aver ucciso i Ciclopi

    coi suoi dardi. Admeto accolse benignamente Apollo affidandogli la cura dei suoi armenti, per

    questo il dio venne pure salutato come protettore dei pastori. Aiutato dal dio riuscì a sposare Alcesti

    figlia del re di Iolco, e quando fu colpito da una grave malattia, sempre con l'aiuto del dio riuscì a

    sfuggire al mortale colpo delle Moire, a condizione che un'altra persona si offrisse come vittima,

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    ma, nemmeno i vecchi genitori (ormai prossimi alla fine) accettarono di prendere il suo posto. Solo

    Alcesti si offrì di sacrificarsi per lui. Questo gesto d'amore sembrò a Persefone tanto sublime che

    intercedè da Ade ed ottenne che essa ritornasse sulla terra. Secondo un'altra versione Ade non si

    sarebbe commosso allora Eracle discese all'Ade combattendo con Tanato la Morte sconfiggendola

    la legò con una catena di diamanti e tenendola così prigioniera sino a che ottenne la restituzione di

    Alcesti che ricondusse trionfalmente a casa. Una delle ninfe Oceanine ebbe nome Admeto.

    ADONE (C1-FSC) Benché il nome sia di provenienza semitica Adonai Signore. Esso è un

    personaggio della mitologia greca. Giovane bellissimo figlio di Agenore e di Smirna (secondo altra

    tradizione di Fenice e Alfesibea oppure figlio incestuoso di Ciniro e sua figlia Mirra) Fattosi adulto

    Adone divenne un grande cacciatore e destò grande passione in Afrodite. Ares occortosi di avere un

    pericoloso rivale, per eliminarlo prese le forme di un cinghiale e si avventò su Adone e lo uccise.

    Afrodite alla notizia pianse a lungo e trasformò il suo beneamato in Anemone. Disceso nell'Ade

    Persefone si innamora delle bellezze del giovane per questo quando Afrodite si rivolse a Zeus per

    ottenere che Adone ritornasse in vita, essa si rifiutò di renderlo. Su consiglio di Calliope per

    mettere pace fra le due dee si stabilì che Adone vivesse sei mesi sulla terra e sei mesi nell'Ade. Ma

    allo scadere del termine Afrodite non rispettò i patti e così dovette intervenire nuovamente Zeus.

    Egli stabilì che Adone doveva essere libero quattro mesi all'anno, quattro mesi con Afrodite e

    quattro con Persefone. Adone ebbe templi nella maggioranza delle città greche, e pure in Egitto,

    nella Persia, in Assiria e in Giudea.

    ADPORINA Così era chiamata Cibele alla quale era eretto un tempio sopra una montagna nell'Asia

    Minore presso Pergamo.

    ADRASTEA Nome della dea Cibele, che ricorda Adrasto, figlio di che le aveva dedicato un tempio

    a Cizico. Altra Adrastea era la Ninfa che allevò Zeus quando Gea sottrattolo alla voracità di Crono

    lo nascose a Creta in una grotta. Era intesa così anche Nemesi personificava l'indignazione degli

    dei.

    ADRASTO Re di Argo presso il quale si rifugiarono Polinìce (figlio di Edipo) per sfuggire al

    fratello Eteocle e Tidèo (figlio di Enèo). Adrasto ricevette entrambi con cordialità e diede loro per

    spose Argìa e Deìpile sue figlie per fare verificare l'oracolo secondo il quale Argìa avrebbe sposato

    un leone (e Polinìce indossava una pelle di leone quale discendente di Eracle) e Deìpile un

    cinghiale (Tidèo indossava una pelle di cinghiale quale fratello di Meleagro uccisore del cinghiale

    di Calidone). Per fare fede alla promessa fatta a Polinìce di rimetterlo sul trono usurpato dal fratello

    mosse guerra contro Tebe e partì accompagnato da Polinìce, Tidèo, Capanèo, Ippomedonte,

    Partenopèo e Anfiarao. L'esito di questa guerra fu molto disastroso e tutti i condottieri vi lasciarono

    la vita tranne Adrasto, il quale si salvò fuggendo da Tebe sul cavallo Arione, che Poseidone aveva

    fatto uscire dalla terra con un poderoso colpo del suo tridente. Tornato in patria Adrasto sollevò

    l'animo dei figli dei sei condottieri che dieci anni dopo partirono alla volta di Tebe per vendicare i

    loro genitori. Questa guerra fu detta degli Epigoni, alla quale presero parte Egialèo (figlio di

    Adrasto), Diomede, Tersandro, Stenelo, Promaco, Alcmeone ed Eurialo. Stavolta l'esito fu

    favorevole agli Epigoni che distrussero Tebe però Egialèo vi morì in battaglia, ricondotto in patria

    l'esercito vittorioso Adrasto non sopravvisse al dolore della perdita del figlio. Si dice di un'altro

    Adrasto fatto uccidere da Telemaco per la sua perfidia. Un terzo Adrasto avrebbe ucciso il proprio

    fratello colpendolo per errore con una freccia indirizzata ad un cinghiale che terrorizzava il paese

    dei Miseni, si sarebbe ucciso per la disperazione.

    AEDE Una delle Muse. Presiedeva al canto.

    AEDONA Figlia di Pandareo, sposa di Zeto re di Tebe col quale ebbe solo un figlio Ati. Gelosa

    della prolificità della cognata Niobe, si propose di ucciderle col favore del buio, il maggiore dei

    figli ma per errore invece uccise il proprio figlio. Zeus mosso da compassione dalle lacrime

    disperate la mutò in usignolo.

    AEGOCERO Così è detto Pan, per quando gli dei lo collocarono fra gli astri del cielo, egli si era

    trasformato di sua volontà in capra.

    AELLO Era una delle Arpie, apportatrice di tempeste. le altre erano Ocipite (Ocitoe) e Celeno.

    8

    AEREA Epiteto di Era quale divinità per antonomasia.

    AETLIO Figlio di Eolo, padre di Endimione e marito di Calice.

    AETONE Uno dei cavalli di Poseidone.

    AEX Una delle nutrici di Zeus a Creta, posta per questo fra gli astri.

    AFAREO Figlio di Perierète e di Gorgofòna nipote di Perseo e re di Messene, ebbe culto a Sparta.

    Fu padre di Ida e Linceo, avversari dei Dioscuri.

    AFARIDI Ida e Linceo figli di Afarèo, su invito di Meleagro presero parte coi più valorosi guerrieri

    del loro tempo alla caccia del tristemente famoso cinghiale di Calidone mandato da Artemide a

    devastare l'Etolia perché in una festa avevano dimenticato di sacrificare ad essa.

    AFRODITE Dea greca dell'amore, i romani la identificarono in Venere. In occidente il culto della

    dea ebbe il suo maggior centro in Sicilia ad Erice dove esisteva un tempio dedicato a Tanit. Si

    praticavano riti di fecondità e la prostituzione sacra. Dalla Sicilia il culto di Afrodite si diffuse in

    Italia fino a Roma dove fu venerata col nome di Venus Erycina. Secondo Omero la dea è figlia di

    Zeus e di Dione. Esiodo invece racconta di Urano in amplesso amoroso con Gea quando arriva

    Crono e lo mutila. Il membro staccatosi galleggiava sulle onde quando si trasforma in spuma bianca

    nella quale si forma la divina fanciulla. Nata dal mare Afrodite veniva venerata dai naviganti non

    come Poseidone ma come colei che rende il mare tranquillo e la navigazione sicura. A lei era sacro

    il Delfino. Essa è la dea della primavera in fiore le sono sacre le rose e tante altre piante. Ma la

    primavera è anche la stagione degli amori quindi Afrodite viene collegata al matrimonio ed alla

    generazione dei figli, non fu mai la dea dell'unione coniugale come fu Era. Essa era piuttosto quella

    forza che spinge un essere verso l'altro con immenso desiderio. Afrodite era rappresentata col corpo

    cinto di rose e di mirto su un carro tirato da passeri, colombe e cigni. Suo era il cinto che rendeva

    irresistibile chiunque lo indossasse, in quanto vi erano intessute tutte le malie d'Afrodite. Persino

    Era era solita farselo prestare quando Zeus aveva per la testa qualche scappatella. Afrodite era

    accompagnata dalle Cariti e dai geni della bramosia e della persuasione: Eros, Imero e Peito. Era la

    bellezza personificata e Paride benché comprato con la promessa della bella Elena non fu ingiusto

    preferendola a Era e Atena assegnandole il pomo con la scritta Alla più bella tirato dalla Discordia

    sul banchetto nuziale di Peleo e Teti. Dopo aver concepito da un rapporto con l'eroe Anchise, il

    probo Enea dovette per comando di Zeus, sposare Efesto il deforme dio del fuoco che ella si

    affrettò a tradire con Ares dal quale avrebbe avuto due figli Eros (l'amore) e Anteros (l'amore

    corrisposto). Efesto, che avrebbe avuto da Afrodite un figlio, Priapo, aveva il sospetto che Afrodite

    lo tradisse e messosi all'erta un giorno sorprese i due amanti in flagrante allora stese attorno al letto

    una rete di sua costruzione dove i due rimasero intrappolati ed offerti in spettacolo agli dei accorsi

    al richiamo di Efesto. Oltre ad Ares , numerosi furono gli amanti di Afrodite quali: Bacco (che la

    rese madre delle Cariti e di Imene); Poseidone (col quale generò Rodo); Ermes (nacque

    Ermafrodito). Comunque aveva un debole per gli uomini in genere Alcuni suoi epiteti: Ciprigna,

    Citerea, Aurea, callòpigia,filomòte, Antheia, Pontica, Peristea, Tritonia, Apostrofia, Anadiomene.

    AGAMEDE Figlio di Ergino re d'Orcomeno famoso architetto insieme col fratello Trofonio costruì

    il tempio d'Apollo a Delfi e un edificio per custodire i tesori di Irièo figlio di Poseidone e re d'Iria

    nella Beozia. I due fratelli conoscevano una via segreta per entrare nella stanza del tesoro e ne

    approfittavano per rubarne ogni notte una parte. Ma il re vedendo che il suo tesoro diminuiva senza

    che le porte fossero forzate si pose in agguato e riuscì a incatenare Agamede. Trofonio

    sopraggiunto non riuscì a liberare il fratello che il re al buio non aveva ancora riconosciuto e per

    eliminare il sospetto da sè staccò la testa al fratello.

    AGAMENNONE Figlio di Atrèo (re di Micene) e di Erope (secondo altre fonti nipote di Atrèo)

    spodestato del trono da Egisto si rifugiò insieme col fratello Menelao a Sparta presso la corte di

    Tindarèo, e ne sposò la figlia Clitennestra. Scacciato l'usurpatore dal trono di Micene con l'aiuto del

    suocero. Quando scoppiò la guerra contro Troia per il rapimento di Elena una grande flotta greca si

    raccolse nel porto di Aulide. Agamennone fu nominato capo della spedizione ( o meglio Primus

    inter pares che doveva sentire il parere degli altri capi). Per aver ucciso inavvertitamente una cerva

    consacrata a Artemide, la dea impedì con dei venti contrari che la flotta partisse. Per calmare la dea

    9

    consigliato dall'indovino Calcante, egli non esitò a sacrificarle la figlia Ifigenìa, che Afrodite

    impietosita trasse in salvo sostituendola nel momento del sacrificio con una cerva. Placati così i

    venti la flotta potè partire ed approdare a Tenedo vicino Troia. Dove nel decimo anno dell'assedio a

    Troia iniziò la celebre contesa tra Agamennone e Achille. Dopo la sconfitta di Troia, Agamennone

    portò con sè come schiava Cassandra (una delle figlie di Priamo), giunto nella sua reggia fu ucciso

    da Egisto, che durante la lunghissima guerra contro Troia era diventato l'amante di Clitennestra, la

    quale lo aiutò perché non gli aveva mai perdonato il sacrificio (anche se non avvenuto) di Ifigenìa.

    Agamennone aveva avuto da Clitennestra quattro figli: Elettra, Crisotèmi, Ifigenìa ed Oreste che

    per placare l'ombra del padre uccise la madre.

    AGANEPORE Pretendente di Elena. Partecipò all'assedio di Troia come condottiero delle sessanta

    navi degli Arcadi.

    AGANICE Famosa maga della Tessaglia.

    AGANIPPE Figlia di Permesso (dio fluviale), fu mutata in fonte da una zampata di Pegaso. Le sue

    acque avevano la virtù di rendere poeta chi la beveva. Ecco perché le Muse erano anche dette

    Aganippòe.

    AGASTENE Re di Elide (figlio di Augia), partecipò alla guerra di Troia alleato ai Greci.

    AGATENORE Fondatore della città di Pafo nell'isola di Cipro, figlio di Anceo ed amante di Elena

    (fortemente richiesta!). Uno dei tanti figli di Eolo (dio dei venti).

    AGATODEMONE (C1-2) I greci tenevano la sua effigie nelle loro case come buon auspicio in

    quanto era il genio buono. La sua effigie era un piccolo serpente con la testa coronata e la coda con

    un fiore di loto, oppure come giovane che reggeva la cornucopia in una mano e nell'altra un mazzo

    di spighe e papaveri. Agatodemonisti venivano chiamati dai romani la gente che non beveva altro

    che un calice di vino per propriziarsi Agatodemone.

    AGAVE Madre di Pentéo (figlia di Cadmo e di Ermione). Avendo il figlio cercato di impedire le

    feste dionisiache che si stavano per svolgere sul monte Citerone in Grecia, la madre che faceva

    parte del coro delle Baccanti, invasata dal furore sacro scambiato il figlio per un cinghiale lo fece a

    pezzi. Una delle Nereidi si chiamava anch'essa Agave.

    AGAVO Uno dei tantissimi figli di Priamo (pare ne avesse cinquanta).

    AGELAO Vedi Paride.

    AGENORE Figlio di Poseidone e di Libia (re di Tiro), marito di Tefassa e padre di Cadmo, Fenice,

    Cilice e Europa. Quando Zeus rapì Europa (sotto forma di Toro) Agenore mandò i rimanenti figli

    alla ricerca della sorella con l'imposizione di non fare ritorno a mani vuote. Essendo stata

    infruttuosa la ricerca in quanto Zeus aveva condotto la ragazza a Creta, i fratelli non osarono fare

    ritorno. Cilice e Fenice si stabilirono nelle regioni che presero il loro nome mentre Cadmo fondò

    Tebe. Altro Agenore era figlio di un principe troiano (Antènore). Valoroso guerriero, disputò pure

    con Achille. Fu ucciso da Neottòlemo.

    AGESILAO Figlio di Eracle e di Onfale regina della Lidia. Era così detto anche Plutone in quanto

    governava l'aldilà.

    AGIEO così era detto Apollo. Con questo nome proteggeva chi entrava ed usciva da casa e

    sorvegliava le strade e i piazzali.

    AGLAE o AGLAIA Aggettivo dal significato Splendente attribuito a Pasifae la più giovane delle

    Cariti, fu moglie di Efesto. Viene raffigurata con un bocciolo di rosa in mano.

    AGLAO DI PSOFI Pastore che l'oracolo di Apollo salutò come il più felice dei mortali nella sua

    povertà.

    AGLAOPE O Aglaofono o Aglaofeme, una delle Sirene "quella dalla voce meravigliosa".

    AGLAURA Una delle figlie di Cecrope (fondatore di Atene e re di Agràule), aveva altre due

    sorelle Erse e Pandroso. Aglaura era sacerdotessa di Pallade Atena. La dea consegnò alle sorelle un

    paniere col divieto di aprirlo. Nel paniere era nascosto Erittonio appena nato, frutto degli amori di

    Efesto e Gea. La ragazza curiosa volle aprirlo e vi trovò un bambino mostruoso che al posto delle

    gambe aveva la coda di serpente, a quella vista fu presa da un orrore così grande da precipitare con

    le sorelle dalla rocca della cittadella.

    10

    AGLAURO Figlia del re di Atene, Erettèo. Aglauro promise a Ermes di assecondarne l'amore per

    la sorella Ersèa. Atena sdegnata da tale intesa suscitò nell'animo di Aglauro un'incontrollabile

    gelosia verso la sorella, cercando in tutti i modi di ostacolare l'incontro dei due amanti. Ermes

    infuriato trasformò la ragazza in rupe.

    AGNO Una delle ninfe nutrici di Zeus bambino. Aveva lo stesso nome una fontana del monte

    Licèo, sacra alla ninfa. Quando c'era siccità il sacerdote di Zeus gettando un ramo di quercia dopo

    aver invocato il dio, riusciva a far piovere.

    AGONII Dèi che si invocavano prima di iniziare imprese difficili.

    AGONIO Aggettivo di Ermes, quale protettore di atleti e palestre.

    AGOREO Altro aggettivo di Ermes datogli dai Lacedemoni.

    AGRAO Nome di uno dei Titani, significa campestre.

    AGRAULO Madre di Aglauro e moglie di Cecrope. In nome suo era consacrato ad Atene un bosco.

    Ebbe un figlio da Ares, al quale imposero il nome Alcippe.

    AGRIA Figlia di Edipo, fu uccisa per ordine di Creonte.

    AGRIO Uno dei giganti che lottò contro Zeus. Fratello di Diomede.

    AGRO Ninfa che allevò Zeus nell'Arcadia.

    AGROTERA Aggettivo di Artemide che significa Campestre.

    AIACE Figlio di Oileo (uno degli Argonauti) era un famoso arciere e molto veloce nella corsa.

    Prese parte nella guerra di Troia, coraggioso ma brutale, affrontava sia gli dèi che i duci greci.

    Violentò Cassandra che si era rifugiata nel tempio di Atena per sfuggire alle fiamme della città. Fu

    subito punito dall'indignazione della dea che pregò Poseidone per fare levare una burrasca quando

    Aiace sarebbe uscito con le sue navi. Appena fu giunto vicino agli scogli di Cafarèa, la sua flotta fu

    sbattuta dalla tempesta, ma dopo essersi dibattuto fra tanti pericoli riuscì a mettersi in salvo su uno

    scoglio e tronfio di orgoglio gridò: Mi salverò a dispetto degli dèi . Allora Poseidone che lo aveva

    aiutato a trovare rifugio, con un colpo del suo tridente, spaccò lo scoglio e per Aiace questa volta

    non ci fù scampo.

    AIACE Figlio di Telamone, considerato il più forte guerriero greco dopo Achille. Eracle per volere

    di Zeus gli regalò la pelle del Leone Nemeo (rendeva invulnerabile). Aiace se ne era rivestita sola

    una parte del petto, e così dal foro dove era entrato il dardo di Eracle egli poteva essere ferito, però

    nessuno lo sapeva. Anch'esso come il suo omonimo era irrispettoso degli dèi e presuntuoso della

    sua forza bestiale. Una volta scacciò malamente Atena che voleva dargli un consiglio e addirittura

    per farle sfregio tolse dal suo scudo l'effigie della civetta che era sacra alla dea. Morì suicida perché

    alla morte di Achille aspirava che le armi dell'eroe fossero a lui affidate, ma Agamennone le diede

    ad Ulisse. Allora Aiace impazzì ed in una notte sterminò un'intero gregge credendo di uccidere

    Ulisse e quanti lo avevano favorito, ritornato in sé dalla vergogna si uccise.

    ALALCOMENEO Fù il primo uomo della Beozia spuntato dalla terra vicino al lago Copalde. Si

    pensava fosse stato educatore della dea Atena (anche detta Pallade).

    ALALCOMENIA Aggettivo dato alla dea Atena dagli abitanti della città Alalcomenia in Beozia.

    ALASTOR Aggettivo di Zeus quale punitore delle malefatte. Altro Alastor era il figlio di Nelèo e

    Clori. Anche uno dei cavalli di Plutone era così chiamato.

    ALBIONE Figlio di Poseidone.

    ALCATOE o ALCITOE Una delle figlie di Minia ( re d'Orcomeno). La ragazza non volle

    partecipare ai riti dionisiaci e dissuase le sorelle Aristippe e Leucippe. Dioniso risentito mutò le

    fanciulle in pipistrelli.

    ALCATOO Figlio di Pelope, accusato di essere stato complice all'uccisione del fratello Crisippo, si

    rifugiò a Megara dove uccise il figlio di re Eusippo, ne sposò la moglie ed usurpò il trono. Altro

    Alcatoo era un troiano che sposò Ippodamia (figlia di Priamo), fu ucciso durante l'assedio di Troia

    da Idomenèo.

    ALCEIDE Vedi Anteo.

    ALCEO Figlio di Perséo, sposo di Ipponoma (o Ippomene) e padre di Anfitrione, fu il nonno di

    Eracle.

    11

    ALCESTI Figlio di Perséo, sposo di Ipponoma (o Ippomene) e padre di Anfitrione, fu il nonno di

    Eracle.Moglie di Admeto re di Tessaglia, figlia di Pelia e di Anassabia. Admeto per conquistare

    Alcesti dovette sottostare alle prove che Pelia imponeva a tutti gli aspiranti alla mano della figlia,

    egli riuscì a superare la prova che consisteva nell'aggiogare ad un carro un leone ed un verro.

    Quando gravemente ammalato stava per essere preso dalle Moire, Alcesti si offerse od ottenne di

    morire al posto del marito, ma Eracle traendola dall'Ade la fece rivivere.

    ALCIDA Mostro che vomitava fuoco, generato da Gea e ucciso dalla dea Atena.

    ALCIMEDONTE Uno dei marinai che tentarono di rapire Bacco per ottenere un grosso riscatto e

    fu dal dio trasformato in delfino. Un'eroe greco ebbe lo stesso nome e fu ricordato per avere dato in

    sposa ad Eracle la propria figlia.

    ALCIMEDA Madre di Giacone e moglie di Esone.

    ALCIMENE Figlio di Giasone e di Medèa e fratello di Téssalo. Quando Giasone ripudiò Medèa,

    essa per vendetta fece morire atrocemente i due giovani. Ebbe lo stesso nome un figlio di Glauco

    che fu ucciso dal fratello Bellerofonte.

    ALCINOE Moglie di Anfiloco e figlia di Polibio, fu indotta da Atena ad abbandonare il marito per

    scappare con Xanto, ma presa dal rimorso si uccise. Tutto ciò per punirla di aver privato del salario

    una delle sue operaie. Ebbero lo stesso nome una nutrice di Zeus e una sorella di Aristeo.

    ALCINOO Figlio di Poseidone, regnava sul popolo dei Feaci con la moglie Arete. Alla sua corte

    giunse il naufrago Ulisse e si svolsero le nozze tra Giasone e Medea. (Non confondere col Gigante

    Alcinoo).

    ALCIONE Moglie di Ceice e figlia di Eolo, il marito morì facendo ritorno da Claro dove aveva

    interpellato l'oracolo d'Apollo. Il dio del sonno inviò Morfeo a dare la funerea notizia ad Alcione e

    questa precipitatasi sulla riva riconosciuto il corpo del marito si gettò a mare per abbracciarlo, ma

    gli dei mossi a compassione dal dolore della giovane trasformarono i due in Alcioni. Secondo

    un'altra leggenda Ceice ed Alcione peccarono di vanità per cui Zeus tramutò Ceice in Smergo e

    Alcione nell'uccello marino che ne porta il nome. Anche una delle Pleiadi aveva lo stesso nome.

    ALCIONEO Uno dei giganti che mossero guerra a Zeus. Sconfitto cercò scanpo nascondendosi nel

    globo lunare, ma Atena lo fece precipitare. Gli si dava il potere di resuscitare, Eracle mutilandolo

    glielo tolse.

    ALCIPPE Figlia di Aglauro e di Ares.

    ALCITOE Vedi Alcatoe.

    ALCMENA Moglie di Anfitrione entrambi nipoti di Perseo. Quando i Tafi uccisero i fratelli di

    Alcmena, Anfitrione dichiarò loro guerra. Zeus approfittando dell'assenza di Anfitrione ne prese le

    sembianze e possedette Alcmena la quale concepì Eracle. Intanto a Era era giunta voce del nuovo

    tradimento di Zeus e giurò di odiare Eracle ancora prima di nascere. Dato che Zeus aveva predetto

    che quello dei gemelli che Alcmena aveva in grembo fosse nato per primo avrebbe controllato

    l'altro con la volontà, allora Era mutatasi in vecchia mendicante messasi vicino al palazzo reale

    formulando delle parole magiche fece in modo che il primo a nascere fosse Euristeo invece di

    Eracle. Un'altro figlio di Alcmena fu Ificlo. Alla morte di Anfitrione Alcmena sposò Radamanto re

    di Creta.

    ALCMEONE Uccise la madre Erifile, colpevole di essersi invaghita di un monile offertole da

    Polinice se gli avesse rivelato il nascondiglio del marito Anfiarao che si era nascosto per non

    partecipare alla guerra dei Sette contro Tebe, Erifile tradì il marito che trovò la morte a Tebe. Per il

    fatto di essere diventato matricida Alcmeone fu tormentato dalle Erinni e perduto il senno giravagò

    a lungo finchè fu ospitato da Tegèo re di Psofi e ne sposò la figlia Alfesibèa alla quale donò il

    monile che egli aveva strappato dal collo della madre. Ma dato che non aveva ancora recuperato il

    senno continuò a girovagare finchè si fermò da Acheloo dove finalmente recuperata la ragione ne

    sposò la figlia Calliroe che gli diede due figli Acarnana ed Anfotero. Per accontentare Calliroe con

    la scusa di volerlo consacrare ad Apollo nel tempio di Delfi si fece restituire da Alfesibea il triste

    monile, ma, sparsasi la voce del suo inganno egli fu ucciso dai fratelli di Alfesibea. Calliroe

    disperata chiese ed ottenne da Zeus che i suoi figli passassero repentinamente da infanti ad adulti

    12

    per divenire i vendicatori del padre, Acarnana ed Anfotero riuscirono così ad uccidere tutta la

    famiglia di Tegèo.

    ALCONE Figlio di Eritteo venerato ad Atene. Era un arciere abilissimo difatti una leggenda narra

    che un giorno un serpente avrebbe avvolto il figlio che stava dormendo e Alcone con una freccia lo

    uccise senza svegliare il bimbo. La venerazione degli Ateniesi gli era dovuta per l'arte medica.

    ALEA Aggettivo di Atena quale dea del grano e protettrice dei molini.

    ALEMONE Uno dei Giganti che fecero guerra a Zeus.

    ALEONE Figlio di Atrèo, chiamato Diòscuro, al pari dei fratelli Melàmpo ed Eumòlo.

    ALESO Figlio che Agamennone ebbe da Briseide quando la fece rapire ad Achille. Pare avesse

    attentato alla vita di Clitennestra rea assieme ad Egisto di aver ucciso Agamennone, ma fallitogli il

    tentativo fu da Zeus mutato nel monte vicino al quale Persefone raccogliendo fiori fu rapita da

    Plutone.

    ALESSANDRO Secondo nome di Paride, il più famoso figlio di Priamo.

    ALESSIDAMO Vedi Anteo.

    ALESSIROE Figlia di Eracle (dea della giovinezza eterna). Altra Alessiroe era una ninfa del monte

    Ida in Grecia si pensava fosse figlia del monte Cedreno, fu spesso confusa con Alessitoe.

    ALETE Era un compagno di Enea.

    ALETRIONE Giovane favorito da Ares e suo ruffiano nelle avventure erotiche, fu un giorno

    incaricato di vigilare mentre il dio era appartato con Afrodite. Però nella lunga attesa il giovane si

    addormentò ed Elio che stava spiando nascosto da una nube avvisò subito Efesto il quale sorprese

    in flagrante i due amanti. Ares infuriato per la negligenza del giovane lo mutò in gallo.

    ALETTO Era una delle tre Erinni, figlia di Acheronte e della Notte era la più spaventosa perché

    non dava tregua alle sue vittime (il suo nome significa l'irrefrenabile), era raffigurata in agitazione

    continua con in mano una fiaccola che scuoteva sopra le sue vittime.

    ALFEO Figlio dell'Oceano e di Teti (non si tratta della Teti madre di Achille). Alfeo avrebbe fatto

    una corte accanita alla dea Artemide la quale per sottrarsi al suo inseguimento si rese

    irriconoscibile sfregandosi del fango sul viso (per questo venne chiamata anche Alfèa).

    ALFESIBEA Fu la prima moglie di Alcmeone e da lui abbandonata per Calliroe.

    ALFIASSA O Alfiona, era uno degli aggettivi di Artemide.

    ALIA Una delle cinquanta Nereidi.

    ALICE Ninfa del mare figlia di Nereo e dell'Oceanina Doride.

    ALICO Eroe di Megàra, che accompagnò i Dioscuri quando andarono ad Attica per riprendere la

    sorella Elena.

    ALIMEDE Una delle cinquanta Nereidi.

    ALISSOTOE Ninfa ritenuta madre di Esaco, uno dei tanti figli di Priamo.

    ALITEO Aggettivo di Zeus.

    ALITERSE Figlio del noto indovino Mastore ricordato per i saggi consigli dati a Telemaco.

    ALLIROE Una delle concubine di Poseidone.

    ALLIROZIO O Allirotio, figlio di Poseidone e della ninfa Eurite. Morto per mano di Ares.

    ALLOPROSALLO Epiteto di Ares, gli fu dato per la sua volubilità.

    ALOADI o ALOIDI Erano due mostruosi giganti (Oto e Efialte) figli di Alòo ed Ifimedia (pare che

    crescessero di nove pollici al mese). Essi presero attivamente parte alla guerra contro Zeus. Zeus

    chiese tregua ai giganti che pretesero Artemide e Era come ostaggi, allora Zeus mandò Ares a

    combatterli, però Oto ed Efialte riuscirono a battere il dio e lo rinchiusero in una prigione di ferro

    per tredici mesi, fino a che Eracle lo liberò. Artemide convinta che gli dei sarebbero riusciti a

    sconfiggere con la forza i due giganti, un giorno sotto forma di cerva andò incontro al loro carro di

    guerra e quelli nel tempestarla di frecce involontariamente si uccisero l'un l'altro.ALOIDE Vedi Muse.

    ALOO Gigante figlio di Urano e di Gea e padre degli Aloidi.

    ALOPE Una delle Arpie. Altra Alope era figlia di Cercione, uccisa dal padre per essere stata

    amante di Poseidone. Il dio la trasformò in fonte.

    13

    ALTEA Figlia di Testio e di Euritèmi, moglie del re di Calidone e madre di Meleagro. Avendo il

    marito dimenticata Artemide nei suoi sacrifici la dea per vendicarsi mandò a Calidone un temibile

    cinghiale per devastare il paese. Meleagro lo affrontò e l'uccise facendo dono delle spoglie dello

    animale ad Atalanta figlia di Giasone d'Arcadia da lui amata, ma i fratelli si opposero al dono che

    essi stessi desideravano e venuti a contesa furono da lui uccisi. Indignata e addolorata per il fatto

    Altea prese il tizzone alla quale era legata la vita di Meleagro e lo mise sul fuoco di modo che il

    figlio morisse. Ma disperata si uccise anche lei.

    ALTEMENE Figlio di Catrèo o Cratèo (uno dei figli di Minosse re di Creta). Appreso dall'oracolo

    di Delfi che il padre sarebbe stato ucciso da uno dei figli, per scongiurare il pericolo uccise una

    delle sorelle che era stata violentata da Ermes e diede in spose a principi forestieri le altre sorelle,

    fatto ciò si esiliò di sua volontà e andò a vivere a Rodi. Il padre triste per aver così perduto il figlio

    che amava fortemente non potendo vivere senza di lui allestì una flotta e partì alla sua ricerca

    approdando su Rodi dove gli abitanti considerandolo un invasore presero le armi contro Catrèo, nel

    combattimento che ne seguì Catrèo riportò una ferita mortale inflittagli da una freccia scagliata

    giusto da Altemene che era corso per spogliarlo (era usanza dopo avere ucciso il nemico di

    spogliarlo delle armi), quando giunto vicino si accorse con orrore di avere colpito il padre che

    aveva inutilmente cercato di salvare. Disperato chiese ed ottenne dagli dei di essere inghiottito vivo

    dalla terra.

    ALTENO Nome di un parente di Diomede sprezzatore degli dei. Alteno per compiacere Afrodite

    che era stata offesa dall'eroe greco in un processo intentato contro Diomede gli fu acerrimamente

    avverso anche perché la dea gli favorì gli amori di Enippe bella figlia di Dauno.

    AMADRIADI Ninfe dei boschi e degli alberi dei quali ne dividevano la vita e la morte, racchiuse

    indivisibilmente nella loro corteccia erano simbolo della vita vegetativa.

    AMALTEA Era la capra che allattò Zeus, oppure il nome della ninfa figlia di Oceano che avrebbe

    nutrito il dio col latte di una capra generata dal dio del Sole, la quale perdette un corno, al quale

    Zeus concedette la proprietà di riempirsi di tutto quello che le ninfe potessero desiderare, questo per

    compensarle delle loro amorevoli cure avute nell'infanzia. Zeus volle mettere questa sua nutrice in

    cielo nella costellazione del Capricorno e di pelle caprina rivestì il suo scudo. Anche la sibilla

    Cumana era chiamata Amaltea. Lo stesso nome aveva pure una città sull'isola di Cipro.

    AMARINZIA Epiteto di Artemide, datole in un villaggio dell'isola Eubea, dove la dea era

    particolarmente venerata.

    AMATUNTA Città consacrata a Afrodite nell'isola di Cipro, nel tempio ad essa consacrato gli

    abitanti sacrificavano gli stranieri. Indignata da questo rito (considerando che era dea dell'amore),

    Afrodite mutò in tori gli abitanti della città e fece prostituire le donne.

    AMAZIA Una delle Nereidi.

    AMÀZZONI Favoloso popolo di donne guerriere che abitavano nella Cappadocia sulle rive del

    Termodonte, ma a volte si spingevano fino alla Scizia. Esse non ammettevano uomini nel loro

    paese, perciò una volta l'anno s'incontravano con loro per la continuazione della specie. Facevano

    morire oppure storpiavano i figli maschi, mentre avevano molta cura delle femmine che

    addestravano a combattere e bruciavano loro la mammella destra di modo ché potessero usare

    meglio le armi. Coi loro vicini ebbero molte guerre, ma furono più volte vinte da Bellerofonte, da

    Eracle e da Teséo che sposò la loro regina Ippolita o Antiope dalla quale ebbe Ippolito. Guidate

    dalla loro regina Pentesilèa (figlia di Ares) parteciparono alla guerra di Troia combattendo contro i

    Greci mettendoli più volte in difficoltà finché Achille non uccise la loro regina.

    AMAZZONIO Questo nome venne dato ad Apollo per avere aiutato le Amazzoni durante l'assedio

    di Troia.

    AMBROSIA Era il cibo degli dèi, così come il nettare era la loro bevanda. Chi lo assaggiava

    diveniva immortale, e d'ambrosia di nutrivano anche i cavalli degli dèi. Si dice che provenisse

    dall'orto delle Esperidi. Anche una figlia di Atlante si chiamava Ambrosia e anche una festa che si

    celebrava nel periodo della vendemmia in onore di Dioniso aveva lo stesso nome.

    AMICLA Una delle sette figlie di Niobe, uccise da Artemide.

    14

    AMICLE Padre del giovane Giacinto tanto caro ad Apollo.

    AMICLEO Epiteto di Apollo, venutogli dalla città Amiclea la dove aveva un tempio a lui dedicato.

    AMICO Figlio di Poseidone, grande pugile e re dei Bebricioni. Col suo popolo abbandonò la

    Tracia per stabilirsi in Bitinia, dove allettando le genti con giochi e pubblici divertimenti, le attirava

    in una foresta dove le derubava ed uccideva. Amico fu ucciso da Polluce e dagli Argonauti il suo

    seguito che erano riusciti e sventare le sue trappole.

    AMIMONE Una delle Danaidi che si concesse a Poseidone per gratitudine di averla sottratta alle

    violenze di un satiro. Dalla loro unione nacque Nauplio re d'Eubea.

    AMITAONE Capostipite degli Amitaonidi, fu padre di melàmpo (famoso indovino) e re d'Argo.

    AMNISIADI o AMNISIDI Ninfe onorate nell'isola di Creta nella città di Amniso.

    AMORE (C1-2) Per i Greci Eros, per i Romani Cupido, era rappresentato come un giovanetto

    nudo di grandissima bellezza armato di un arco col quale scagliava le infallibili frecce dalla cui

    ferita nasceva il mal d'amore. Era la personificazione della forza irresistibile che spinge gli esseri

    umani uno verso l'altra. Era venerato non solo come dio dell'amore ma anche come protettore delle

    amicizie fra gli uomini. Figlio di Afrodite e di Ares appena nacque Zeus al solo guardarlo conobbe

    quanti guai avrebbe conbinato quel bimbo e cercò di convincere Afrodite a sopprimerlo. Allora

    Afrodite per salvarlo da Zeus lo fece allevare di nascosto nei boschi dove le bestie feroci lo

    allevarono e nutrirono. Appena il bimbo crebbe abbastanza da utilizzare un arco se ne costruì uno

    di frassino e le frecce di cipresso, imparò da solo l'uso dell'arma addestrandosi con gli animali

    nell'arte di ferire gli uomini e gli dèi. Non risparmiò nemmeno la madre che scoccandole a

    tradimento una freccia la fece innamorare di Adone (unico amore della dea) che fu ucciso da Ares

    ingelosito. Afrodite gelosa della bellezza di Psiche pregò Amore perché la facesse innamorare del

    più povero dei mortali per togliersela davanti. Il dio vedendo la ragazza ne restò incantato e l'amò

    senza rivelarle chi egli fosse e senza farsi mai guardare altrimenti lo avrebbe perso. Psiche incitata

    dalle sorelle non resistette alla tentazione ed una notte accesa una lampada lo guardò, ma il dio

    svegliatosi di soprassalto per uno schizzo d'olio sparì. Psiche cercò inultilmente il suo amore anzi

    Afrodite la umiliava ed angustiava durante le sue ricerche. Infine i due si ritrovarono e Amore

    ottenne da Zeus che la sua amata fosse posta fra gli immortali. Dalla loro unione nacque la Voluttà.

    AMPELO Sacerdote di Dioniso o Bacco, era figlio di un satiro.

    AMPICO Fondatore dell'oracolo di Mallo nella Cilicia e padre di Mopso.

    ANACALIPTERIO Con questa parola i Greci designavano l'atto della sposa di togliersi il velo

    quando lo sposo presentava i doni nuziali. Dall'atto la parola passò ai doni stessi. Cosi Zeus

    consacrò la Sicilia come anacalipterio a Core.

    ANACETI DÈI Con questo nome erano venerati ad Atene i Diòscuri per la clemenza che usarono

    nei confronti dei cittadini di Afidna, quando ritrovarono in questa città la sorella Elena rapita da

    Teseo prima che da Paride.

    ANADIOMENE Aggettivo di Afrodite in riferimento alla sua nascita. La parola vuol dire sorta dal

    mare.

    ANAIDEIA Personificazione dell'impudenza di Atene.

    ANAITIDE aggettivo di Artemide o di Afrodite, presso gli abitanti della Armenia, della Lidia e

    della Persia.

    ANAPI Dio fluviale nel quale la ninfa Ciane mutata in fontana da Plutone, mescolò le proprie

    acque con quelle del dio.

    ANASCI Nato dall'unione di Castore con Febe figlia di Leucippo.

    ANASITEA Nome di una delle Danaidi, madre di Oleno, fu amata da Zeus.

    ANASSABIA Ninfa che per sottrarsi alla corte di Apollo si rifugiò nel tempio di Artemide.

    ANASSARETTA O Anassarete, ninfa dell'isola di Cipro o di Salamina, che per non avere

    compiaciuto Ofi, anzi lo schernì, gli dèi la mutarono in rupe, mentre Ofi si uccideva per la

    disperazione di essere stato respinto.

    ANASSIBIA Sorella di Agamennone e madre di Pilade, fu sposa di Strofio re della Focide.

    ANASSO Moglie di Elettrione e madre di Alcmena.

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    ANCEO Figlio di Poseidone e di Aristipalea, fu uno degli Argonauti e partecipò alla caccia del

    cinghiale Calidonio. Uno schiavo gli predisse che non avrebbe più bevuto vino della sua vigna,

    allora Anceo per farsi gioco di lui ordinò che gli venisse portata una coppa di vino, ma prima

    ancora egli bevesse lo schiavo gli ricordò che fra le labbra e la coppa c'era una certa distanza, e

    nello stesso istante lo avvisarono che il cinghiale era entrato nella sua vigna e la stava distruggendo,

    Anceo gettata la coppa si precipitò all'assalto della bestia che lo sbranò. Figlio suo fu Agatenore.

    ANCHIALE Madre di Tizia e di Cileno, Dattili Idèi che nella Troade formavano il corteo alla dea

    Cibele.

    ANCHIROE Figlia di Nilo e madre d'Egitto.

    ANCHISE (C1-2) Eroe di Troia, figlio di Capi e di Temi cugino di Priamo e padre di Enea figlio

    avuto da Afrodite, per essersi vantato del favore della dea fu da essa punito con la cecità. Dopo la

    caduta di Troia fu salvato dal figlio che lo portò a spalla. Durante il viaggio verso l'Italia, morì a

    Trapani dove il figlio gli diede onorata sepoltura sul monte Erice dove c'era un tempio consacrato

    ad Afrodite. Enea sceso nell'aldilà incontra il padre che gli dà le profezie sulla grandezza di Roma e

    l'Eneide così recita: ....... ma tu, Romano ricorda che i popoli devi al tuo cenno piegare questa sarà

    la tua arte e imporre di pace sicura le norme, e grazia concedere ai vinti e debellare i superbi . (VI)

    ANCURO Figlio di re Mida.

    ANDIRINA Nella città di Andera dove la dea aveva un tempio a lei consacrato così era chiamata

    Cibele.

    ANDREOCLE Uno dei tanti figli di Eolo (dio dei Venti), regnò nella Sicilia orientale.

    ANDROCLEA Una delle figlie di Antipeno e di Antipene re di Tebe, le quali obbedendo al

    comando dell'oracolo secondo il quale la città non si sarebbe liberata dal dominio di Eracle se una

    delle famiglie più illustri non si fosse sacrificata, così affrontarono la morte per la salvezza di Tebe.

    ANDROFONA Aggettivo di Afrodite dal significato di assassina di uomini.

    ANDROGENO Figlio di Minosse e di Pasifae, fu ucciso a tradimento dagl'invidiosi Ateniesi e

    Megaresi perché in tutti i giochi pubblici Androgeno grazie alla sua forza e destrezza ne vinceva

    tutti i premi. Minosse per vendicarlo fece guerra a Megara e ad Atene. Sconfitte le due città, le

    obbligò a inviare ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle quale pasto per il terribile

    Minotauro. Un'altra leggenda narra che Androgeno fu fatto uccidere a tradimento da Egeo re

    d'Atene, invidioso del fatto che il giovane era uscito vincitore nei Giochi Panatenèi celebrati in

    onore di Atena. Zeus, irato afflisse l'Attica con una tremenda siccità. L'oracolo consultato per come

    scongiurare gli dèi di far cessare una così terribile punizione, rispose che toccava al re intercedere

    la grazia del dio. Solo quando Egeo con preghiere pubbliche e sacrifici ebbe fatto ammenda della

    sua colpa si ebbe una pioggia abbondante. Androgenie furono chiamate le cerimonie espiatrici.

    ANDROMACA Figlia di Eezione, re di Tebe Ipoplacia nella Misia, fu moglie di Ettore dal quale

    ebbe Astianatte. È descritta come donna dolce ed affettuosa. Sorretta da coraggio alla vista di

    Ettore morto trascinato dal carro d'Achille essa si preoccupa non di sè ma per il figlio privato del

    padre. Dopo la caduta di Troia essa toccò come bottino a Pirro (figlio di Achille), dal quale ebbe tre

    figli. Alla morte di Pirro sposò il cognato Eleno (figlio di Priamo). Rimpianse sempre Ettore che

    aveva tanto amato e parlava sempre di lui e ne esaltava il valore, gli fece erigere un monumento

    nell'Epiro e nonostante la sorte l'aveva indotta a vivere con Pirro prima e con Eleno dopo, il

    rimpianto amoroso di Ettore non la abbandonò mai in tutta la sua vita.

    ANDROMEDA Figlia di Cefeo re dell'Etiopia (indicava i paesi a sud dell'Egitto e genericamente

    l'Africa) e di Cassiopea. Essendosi la madre vantata che la figlia superasse in bellezza le Nereidi,

    queste risentite si rivolsero a Poseidone perché punisse l'oltraggio avuto e poseidone mandò un

    mostro marino a devastare le coste del regno di Cefeo. Cefeo interpellato l'oracolo ebbe come

    responso che doveva abbandonare la figlia Andromeda alla mercè del mostro. I genitori sebbene

    addolorati acconsentirono alla brutale offerta anche perché spinti dal popolo rumoreggiante e fecero

    incatenare la figlia ad uno scoglio. Il Fato volle che mentre Perseo ritornava volando in patria la

    scorse ed incantatosi di tanta bellezza scese e si fece raccontare la storia, saputola si precipitò da

    Cefeo offrendosi di liberare Andromeda a condizione che gliela concedesse in moglie. Andromeda

    16

    era già promessa a Fineo, fratello di Cefeo. Cefeo fu più che contento di accettare l'offerta di Perseo

    e addirittura gli promise la successione al trono. Perseo arrivò giusto in tempo alla spiaggia dove il

    mostro stava già per attaccare la ragazza, allora Perseo libratosi in volo con la scimitarra (dono

    divino) iniziò una durissima lotta della quale ne uscì vincitore. Liberata Andromeda la riportò a

    corte dove il padre Cefeo si affrettò a mantenere la parola organizzando la festa nuziale, ma quando

    ecco arrivare l'ex pretendende Fineo che armi in pugno voleva far valere i suoi vecchi diritti su

    Andromeda. Cefeo cercò invano di far capire al fratello che non era il caso che reclasse visto che

    non aveva mosso un dito per liberarla dal mostro. Nacque così una furibonda lotta che visto il

    grande numero di seguaci che Fineo aveva portato con se stava per sopraffare Perseo che allora

    tirata fuori la testa della Medusa pietrificò tutti i suoi avversari Fineo compreso. Perseo ebbe da

    Andromeda e seguenti figli: Perse, Alceo, Elettrione, Stenelo e Gorgofona. Il figlio Perse rimase

    col nonno Cefeo mentre gli altri fecero ritorno con lui in Grecia.

    ANDROPOMPO Padre della ninfa Melanto.

    ANEMOTE Aggettivo di Atena.

    ANFIALO Figlio di Neottolemo e Andromaca.

    ANFIARAO Padre di Alcmeone, figlio di Oicle e di Ipermestra. Avendo saputo dall'oracolo che

    sarebbe morto nella guerra dei Sette contro Tebe per non parteciparvi si nascose. Aveva già deposto

    dal trono il re di Argo, Talao e costretto il figlio di questi (Adrasto) ad abbandonare l'Argolide.

    Aveva sposato Erifile, che per vanità e leggerezza fu causa della morte del marito del quale rivelò il

    nascondiglio a Polinice in cambio di una collana. Costretto così a partecipare alla guerra, un giorno

    Anfiarao mentre era a mensa con gli altri condottieri vide un'aquila che presa la sua lancia la gettò a

    terra trasformandola in un ramo di alloro, e il giorno dopo mentre combatteva la terra si aprì ed

    inghittì Anfiarao con tutto il suo carro da guerra. Anfiarao si era fatto promettere dal figlio

    Alcmeone che in caso fosse morto avrebbe ucciso la madre Erifile rea di averlo tradito. Fu venerato

    come un dio presso Tebe e presso Oropo la dove aveva pure due oracoli ed in suo onore si

    celebravano le Anfiaree.

    ANFIDAMANTE Crudele figlio di Busiride. Aveva l'usanza di sacrificare agli dèi tutti gli stranieri

    che gli passavano sotto mano. Fu ucciso da Eracle e offerto in sacrificio agli dèi (ripagato della

    stessa moneta).

    ANFIDEMONTE Figlio di Melantio, offerse ospitalità agli Atridi quando questi andarono a Itaca

    per tentare senza successo di convincere Ulisse a partecipare alla guerra contro Troia. Fu tra i proci

    e il giorno della resa dei conti morì per mano di Telemaco.

    ANFIDROMIA Così si chiamava la cerimonia che i Greci usavano fare il quinto giorno dopo la

    nascita di un bambino, ponendolo davanti all'altare degli dèi della casa dopo averlo fatto correre in

    braccio al padre intorno al fuoco dell'altare. Durante questo rito veniva imposto il nome all'infante.

    ANFILOCO Fratello di Alcmeone, aiutò il fratello ad uccidere la propria madre Erifile che aveva

    tradito il marito. Partecipò vittoriosamente alla guerra degli Epigoni. Fu ucciso senza gloria in una

    rissa tra lui e Mopso.

    ANFINOMEA Madre di Giasone, il supremo condottiero degli Argonauti. Si uccise conficcandosi

    un pugnale nel petto per la desolazione della lontananza dell'amatissimo figlio.

    ANFIONE Figlio di Zeus e di Antiope, fratello gemello di Zeto. Nati sul Citerone furono allevati

    da pastori. Divenuti adulti uccisero Lico re di Tebe che aveva ripudiato la loro madre per sposare

    Dirce la quale per raggiungere il suo scopo aveva fatto chiudere in prigione Antiope con false

    accuse. Anfione istruito da Ermes nel suono della lira possedeva un'alta conoscenza della musica

    che la tradizione lo vuole inventore assieme al fratello Zeto. Dal suo strumento sapeva tirare fuori

    suoni così belli e dolci che quando incominciò a costruire le mura di Tebe le pietre si collocavano

    da sole al loro posto. Anfione fu sposo infelice di Niobe. Impazzito per la morte di tutti i suoi figli

    profanò il tempio di Apollo e fu ucciso dalle frecce del dio. Anfione simboleggia il potere

    dell'intelligenza umana, contrapposto a Zeto che simboleggia la forza fisica.

    ANFIRO Una delle ninfe Oceanine.

    ANFITOE Una delle Nereidi.

    17

    ANFITRITE Figlia di Nerèo e di Doride. Era simbolo della forza del mare. La leggenda le

    attribuisce per marito Poseidone che essa avrebbe lungamente respinto finché si lasciò convincere

    dalle insistenze di un delfino che la convinse a sposare il poco bello Poseidone. Dall'unione dei due

    nacque un figlio maschio Tritone e molte figlie femmine che furono ninfe marine. Anfitrite è

    rappresentata seduta su un cocchio a forma di conchiglia tirata da delfini e circondata da Tritoni e

    Nereidi le quali alcune reggono le redini mentre altre soffiano nelle trombe marine per annunziare

    l'arrivo della dea che con uno scettro d'oro in mano comandava le onde.

    ANFITRIONE Figlio di Alceo re di Tirinto e nipote di Perseo, sposò Alcmena figlia di Elettrione e

    di conseguenza cugina sua, ma avendo ucciso senza saperlo il suocero ch'era pure suo zio per

    sfuggire alla vendetta di Stenelo si rifugiò a Tebe da Creonte, e fece guerra a quelli che avevano

    saccheggiato i territori di Elettrione. Della sua assenza approfittò il volubile Zeus che presentatosi

    sotto le false spoglie del marito approfittò di Alcmena che ebbe nello stesso parto Eracle (da Zeus)

    e Ificle (da Anfitrione). Nella successiva guerra contro Tebe ne venne vincitore perché aiutato dalla

    figlia di re Pterelao che si era innamorata di lui e per questo strappò al padre un capello d'oro al

    quale ne era legata la vita. Anfitrione morì ucciso in una spedizione dei Tebani contro i Mini.

    ANFIZIONE figlio di Deucalione e di Pirra. Secondo il mito, fu re di Atene, l'iniziatore del culto di

    Dioniso e colui che istituì le anfizionìe.

    ANFOTERO Vedi Acarnana.

    ANFRISIO O Anfriso, fiume della Tessaglia, sulle cui rive Apollo quando fu temporanemente

    esiliato dall'Olimpo, pascolava le greggi di Admeto. Là scorticò vivo il satiro Marsia che l'aveva

    sfidato nel canto, e sempre in quelle rive amò Evadne ed uccise inavvertitamente mentre giocava il

    suo amato Giacinto.

    ANICETO Uno dei due figli che Eracle ebbe nell'Olimpo dalla dea Ebe dopo che fu assurto

    sull'Olimpo. L'altro figlio era Alexiàre.

    ANIGRO Fiume della Tessaglia sulle cui rive vivevano le ninfe Anigridi. In questo fiume i

    Centauri feriti da Eracle alle nozze di Ippodamia lavarono le loro ferite rendendo sudice le acque

    del fiume che erano famose per la loro limpidezza.

    ANIO

    figlio di Apollo e Reo, sacerdote di Apollo e re dell'isola di Delo, menzionato da Virgilio. Dioniso

    attribuì alle sue tre figlie il potere di far sgorgare dal suolo grano, olio e vino. Con tali risorse Anio

    approvvigionò la flotta greca nella spedizione contro Troia.

    ANOSIA Parola che esprime empietà e scarso senso morale, spesso attribuito ad Afrodite.

    ANTAGORA Pastore dell'isola di Còo che riuscì a mettere in fuga Eracle giovanetto.

    ANTEA Moglie di Proculo re di Argo, presso cui si rifugiò Bellerofonte dopo aver ucciso per

    disgrazia in un incidente di caccia il proprio fratello Pirrene. Antea (anche detta Stenobea)

    innamoratasi del giovane che la respinse lo accusò davanti al marito di avere cercato di sedurla.

    ANTEDONE madre del dio Glauco.

    ANTENORE Principe troiano accusato di aver tradito la sua città ospitando segretamente Ulisse e

    concordato con lui come salvare i propri beni dopo la distruzione di Troia. Dopo la distruzione di

    Troia egli vagò attraverso l'Illiria, la Tracia e giunto in Italia fondò Padova che fu chiamata

    Antenorea. I suoi figli furono Archiloco, Atamante, Laodico, Acheloo e Anteo.

    ANTEO Noto gigante, figlio di Poseidone e di Gea. Il suo cibo preferito erano i leoni.Abitava il

    deserto libico dove tendeva agguati ai viandanti costringendoli in una lotta impari e vincendoli li

    uccideva per mantenere la promessa fatta al padre Poseidone cioè di costruirgli un tempio le cui

    fondamenta erano fatte di crani umani. Egli era invincibile perché anche se abbattuto al contatto

    con la madre terra (Gea) riprendeva nuove forze, ma questo non gli valse quando Eracle

    affrontandolo lo sollevò da terra (per evitare l'aiuto materno) e quindi lo soffocò. Pindaro descrive

    Anteo come un bruto e sarebbe stato re di Irasa nella Libia. Per trovare un marito alla sua

    bellissima figlia bandì una gara di corse che furono vinte da Alessidamo.

    ANTERO o ANTEROS Figlio di Ares e di Afrodite la quale vedendo che Eros non cresceva chiese

    consiglio a Temi e questa gli disse che ciò avveniva perché l'infante non aveva neanche un

    18

    compagno, allora Afrodite gli diede Antero, i due fratelli così crebbero insieme in forma di fanciulli

    alati. Essi differivano di molto nei loro poteri divini ad Antero era attribuito il ricambio del

    sentimento d'amore suscitato dal fratello ma più che altro era un ricambio fuggitivo e sensuale.

    ANTESIONE Figlio di Tisamene indovino di Sparta.

    ANTIANIRA Madre di Echione e di Erito.

    ANTICLEA Era la madre di Ulisse che incontratolo nell'Averno lo informa sulle condizioni di

    Penelope e di Telemaco.

    ANTICLO Uno dei guerrieri greci nascostosi nel cavallo di Troia. Per poco non tradiva la loro

    presenza quando Elena uscita con le donne Troiane a guardare il misterioso cavallo si mise ad

    imitare le voci dei vari guerrieri greci, Ulisse riuscì giusto in tempo a tappargli la bocca.

    ANTIFATE Re del favoloso popolo di nomadi e selvaggi dei Lestrigoni che distrussero la flotta di

    Ulisse.

    ANTIGONE Figlia di Edipo e di Giocasta, sorella di Ismene, Eteocle e di Polinice. Quando Edipo

    accecatosi per la consapevolezza di avere ucciso il padre e avere sposato la madre, fu scacciato da

    Tebe essa non volle abbandonarlo e lo seguì nel lungo pellegrinaggio attraverso l'Attica ed entrò

    con lui nel bosco sacro alle Eumenidi nel quale era vietato l'ingresso ai profani, e perciò le

    Eumenidi fecero strazio del corpo di Edipo. Perduto che ebbe così il padre, Antigone fece ritorno a

    Tebe, dove era in corso la guerra dei Sette re, scoppiata per le discordie dei suoi fratelli che si

    uccisero vicendevolmente e ai quali fu negata la sepoltura. Antigone contravvenendo agli ordini di

    Creonte che era divenuto re, raccolse i miseri resti e diede loro sepoltura, pagando con la vita la sua

    disobbedienza allo zio. Emone figlio di Creonte innamorato di Antigone per il dolore si uccise sulla

    tomba di lei.

    ANTILOCO Figlio di Nestore re di Pilo. A lui fu affidato il triste compito di annunciare ad Achille

    la morte dello amico Patroclo. Quando Antiloco grande amico di Achille venne ucciso da Mènnone

    (fratello di Priamo) mentre tentava di difendere il padre, fu subito vendicato da Achille che disperse

    l'esercito di Mènnone dopo averlo ucciso.

    ANTINOO Figlio di Eupite, era il più bello ed arrogante dei Proci aspiranti alla mano di Penelope.

    Dopo aver attentato vanamente alla vita di Telemaco, fu il primo a cadere sotto gli strali scagliati

    contro di lui da Ulisse.

    ANTIO Epiteto dal significato Fiorito dato a Dioniso nella città di Atene.

    ANTIOPE Regina delle Amazzoni fu sconfitta e fatta prigioniera da Eracle che la diede a Teseo.

    Altra Antiope era figlia di Nitteo, che Zeus travestito da satiro sedusse. Quando Nitteo si accorse

    che la figlia era gravida la scacciò e la giovane ebbe asilo presso re Epopeo, dove partorì i due

    gemelli Anfione e Zeto che però abbandonò.

    AONIE Aggettivo dato alle Muse nella Beozia, dal fonte Aonio a loro consacrato.

    APATE Significa l'inganno era figlia della Notte.

    APEMO Con questo epiteto che vuol dire: apportatore di ogni bene Zeus aveva un tempio a lui

    dedicato a Roma.

    APOLLO Senza dubbio dopo Zeus, Apollo è il dio più importante della mitologia greca. Il mito di

    Apollo è legato a quello di Artemide (sorella gemella di lui) con le differenze sessuali ed ha un

    carattere parallelo. Latona sedotta da Zeus pellegrinò a lungo sulla terra per sfuggire all'ira di Era,

    nessuno volle ospitarla per timore della vendetta della tremenda dea, finalmente giunse a uno

    scoglio errante sul mare che la ospitò e in prossimità del parto lo scoglio si fissò al fondo marino

    con delle colonne diventando così l'isola di Delo. Assistita dalla dea Iride Latona partorì i due

    gemelli Apollo e Artemide dopo un lungo e laborioso travaglio. Le due divinità hanno un che di

    misterioso e inavvicinabile che incute rispetto, entrambi munite di arco colpiscono da lontano e chi

    è colpito dai loro dardi muore senza soffrire. Apollo rappresenta l'autocontrollo, l'autoconoscenza e

    il senso della misura nel suo tempio a Delfi stava scritto Conosci te stesso. Egli si occupa anche

    delle espiazioni, delle purificazioni, delle guariggioni e tale compito gli rimane anche dopo avere

    dato le sue proprietà mediche al figlio Asclepio. Apollo è anche un dio profetico e dio del giusto e

    della purezza ed anche della musica difatti è rappresentato con la lira a capo delle Muse. Esso

    19

    venne identificato anche con Elio e veniva immaginato alla guida d'un carro tirato da quattro cavalli

    e col quale conduceva il Sole per il cielo. Identificato come un giovane bellissimo e nudo. Il centro

    del suo culto era Delfi dove c'era anche il suo famoso oracolo e dove ogni quattro anni si

    celebravano in suo onore i giochi pitici. I romani lo venerarono come protettore della salute e come

    dio della divinazione in suo onore celebravano i giochi detti Ludi Apollinares.

    APONIO Gli abitanti di Elida così chiamarono Zeus come riconoscenza per averli liberati da

    un'invasione di fastidiose mosche.

    APULO Nome di un pastore mutato in olivo per avere insultato delle ninfe nella grotta del dio Pan.

    AQUILONE Vento freddo di nord-est figlio di Eolo e dell'Aurora, era raffigurato come un vecchio

    coi capelli bianchi e con la coda di serpente e recava in mano un piatto di olive a simboleggiare le

    frequenti bufere che scatenava ad Atene città di Atena alla quale era consacrato l'olivo.

    ARA Luogo dove si compivano i sacrifici agli dei per mezzo del fuoco. Presso i romani si

    intendevano gli altari dedicati agli dèi e in senso estensivo ad ogni monumento commemorativo di

    una certa dimensione.

    ARACNE Fanciulla della Lidia, figlia di Idmone di Colofone, famoso tintore di porpora.

    Abilissima nell'arte della tessitura, si vantava di essere più brava di Atena, filatrice ufficiale

    dell'Olimpo, e per questo la sfidò in una gara. Aracne era una comune fanciulla mortale che si era

    fatta un gran nome per il talento che dimostrava nel lavorare la lana, un'arte che doveva aver

    appreso direttamente da Atena. Ma Aracne sosteneva di no, che anzi era lei a poter insegnare

    qualcosa alla dea. Così Atena apparve accanto al suo telaio nei tratti di una vecchia e, sorridendo, le

    consigliò maggiore prudenza, se non voleva adirarsi la dea. La fanciulla rispose con male parole e

    sfidò Atena, dovunque fosse, a gareggiare con lei nell'ordito e nel ricamo; allora la dea si rivelò e la

    gara ebbe inizio. Atena rappresentò sulla tappezzeria gli Olimpi in tutta la loro gloria, poi, per

    ammonire la fanciulla, aggiunse ai quattro angoli della tela altrettanti esempi di superbia umana

    punita. Aracne, lavorando di lena, disegnò sul suo lavoro gli amori degli dei, quelle unioni che non

    facevano loro onore: Europa ingannata da Zeus in falsa forma di toro, Leda sdraiata sotto le ali del

    cigno (Zeus), Poseidone che copre la sorella Demetra in sembianza di stallone. Il lavoro era

    talmente perfetto che Atena, per la collera, lo fece a pezzi e colpì la rivale con la spola. Umiliata e

    disperata Aracne si impiccò, ma la dea volle che continuasse a vivere e a tessere il suo filo

    trasformandola in ragno.

    ARCADE Figlio di Zeus e della ninfa Callisto. Insegnò agli uomini a seminare i cereali, a filare la

    lana e a fare il pane.

    ARCAGETE Epiteto di Asclepio il quale con questo nome aveva un tempio nella Focide.Lo stesso

    epiteto era riferito ad Apollo a Megara e nell'isola di Malta ad Eracle. La parola significa duce,

    condottiero.

    ARCE Figlia di Taumante e sorella di Iride, incappò nell'ira di Zeus.

    ARCHIA Era uno decli Eraclidi, nativo di Corinto e si suppone sia il fondatore di Siracusa. Come

    consueto prima di iniziare l'impresa consultò l'oracolo che gli propose la scelta tra la ricchezza e la

    salubrità della città da costruire. Archia scelse la ricchezza e Siracusa non tardò a divenire tra le più

    magnifiche delle città della Magna Grecia la quale comprendeva anche la Sicilia. Anche una delle

    figlie di Oceano ebbe lo stesso nome.

    ARCHIEREUS Nei templi Greci era il titolo che spettava al sommo sacerdote.

    ARES Figlio di Zeus e di Era. Dio della guerra,turbolento e litigioso rappresentava più la violenza

    che l'eroismo ed il coraggio. Gli dèi compreso il padre non lo tolleravano per i motivi già detti.

    Nella guerra tra Greci e Troiani egli partecipò a fianco di quest'ultimi senza un motivo ben preciso.

    Ares è l'unico dio che in una lotta con altri dèi viene atterrato e giusto ad Atena spetta questo

    compito, Atena è anch'essa dea della guerra ma ne incarna l'eroismo intelligente. Anche i compagni

    di Ares sono piuttosto antipatici e sono : Eris la discordia, Deimos il terrore e Fobos la Paura, gli

    ultimi due sono addirittura figli suoi e di Afrodite. Ebbe da Afrodite altri figli più simpatici : Eros,

    Anteros ed Armonia. Il culto di Ares era originario della Tracia si diffuse pure in Grecia senza però

    20

    diventare molto popolare tranne che a Sparta e a Tebe, i greci erano abbastanza raffinati per gradire

    un dio così irrazionale e demoniaco. Ad Atene aveva consacrato soltanto l'Aeropago che era il

    tribunale supremo. Gli animali a lui sacri erano il cane e l'avvoltoio e i suoi attributi la fiaccola e la

    lancia. I Romani lo identificarono ma non totalmente col loro dio Marte.

    ARETE Dea della temperanza e della virtù. Altra Arete fu figlia di Alcinoo e di Nausicaa. Da Arete

    Ulisse gettandosi ai suoi piedi ottenne una nave per fare ritorno a Itaca.

    ARETUSA Figlia di Nerèo e di Doride, era compagna fedele di Artemide. Una volta per

    rinfrescarsi dopo una battuta di caccia per rinfrescarsi si bagnò nel fiume Alfèo il quale

    innamoratosi della ninfa prese forma umana e la inseguì. Artemide richiamata dalle grida d'aiuto

    dopo aver trasformato Aretusa in fonte la sprofonda sottoterra e la fà riaffiorare nell'isola Ortigia

    (Siracusa). Alfèo per nulla scoraggiato riassunse le forme acquatiche e potè così unirsi alla ninfa.

    Aretusa è rappresentata nelle monete siracusane ritenute fra le più belle al mondo, dalla sua testa

    circondata da guizzanti delfini (questo motivo appare anche nelle ormai fuori corso banconote da

    cinquecentolire). Con lo stesso nome era chiamata una delle Esperidi figlie della Notte.

    ARGA Ninfa mutata in cerbiatta da Apollo rea di non averlo compiaciuto.

    ARGE e UPIS Nutrici di Apollo a Delo.

    ARGESIO Uno dei Ciclopi.

    ARGIRA Ninfa che amò e sposò il pastore Selèno, il quale sentendo avvicinare la morte di Argira,

    si ridusse come un'ombra. Afrodite commossa dalla misera sorte dei due mutò uno in fiume e l'altra

    in fonte. Selèno col passare del tempo finì per dimenticare l'amata moglie, e da allora tutti coloro

    che si bagnavano nelle sue acque finivano col dimenticare le persone a loro care.

    ARGO Nome di una città e di quattro personaggi, i quali erano:

    1) Figlio di Agenore e di Gea. Si diceva che avesse cento occhi che dormivano e vegliavano a turni

    di cinquanta, era dotato di una forza immane grazie alla quale uccise il satiro che rubava le greggi

    agli Arcadi e così pure Echidna che rapinava i passanti. Era lo aveva posto a sorvegliare Io amante

    di Zeus mutata da lui in giovenca. Zeus per liberarla affidò a Ermes l'ingrato compito di

    addormentarlo, Ermes lo addormenta col suono della sua magica zampogna e quindi lo uccide per

    evitare di replicare l'ardua impresa nel caso che Argo si fosse risvegliato. Era per commemorare i

    servigi di Argo mise i suoi cento occhi nella coda del pavone animale da lei preferito.

    2) Si chiamava così anche il fido cane di Ulisse che dopo vent'anni riconobbe il padrone e per la

    gioia morì.

    3) Pure la favolosa nave il cui nome significa la veloce si chiamò a questo modo. il suo nome si

    vuole fare derivare anche dal nome del suo costruttore Argo figlio di Arestore e di Argea. La nave

    sarebbe stata costruita su consiglio di Atena, fra il legname sarebbero stati messi pure delle assi

    ricavate dalla quercia sacra dell'oracolo di Dodona per cui la nave avrebbe avuto il dono della

    favella. L'Argo sarebbe stata la prima nave a solcare i mari.

    4) Capitale dell'Argolide e, dopo Sparta, la maggiore città del Peloponneso.

    5) Figlio di Zeus e di Niobe, fu il terzo re della città di Argo e signore del Peloponneso.

    ARGONAUTI Erano i cinquantadue eroi Greci partiti nel lunghissimo ed interminabile viaggio alla

    conquista del Vello d'oro. Capo supremo della spedizione era Giasone, seguono: Tifi, Ergino,

    Eufemo, Idmone, Mofo, Acaste, Anfiarao, Admeto, Anfidano, Anfione, Anceo, Argo, Asterione,

    Asterio, Augia, Bute, Castore, Ceneo, Cefeo, Clito, Echione, Eumedone, Euritione, Filamone,

    Glauco, Eracle (che abbandonò la spedizione per cercare Ila), Ida, Iola, Ificlo, Ifito, Laerte, Linceo,

    Linco, Menezio, Naufilio, Neleo, Oileo, Pelèo, Periclemene, Piritòo, Polluce, Teseo, Tideo, e Zete.

    Giasone conquistò il Vello d'oro più con la magia che con le armi, con gli Argonauti superstiti fece

    ritorno a Iolco attraverso il deserto libico dove furono costretti a portare la nave a braccia.

    ARIANNA Figlia di Minosse e sorella del Minotauro e di Fedra. Innamoratasi di Teseo che per

    liberare la sua città dal mostruoso tributo imposto da Minosse (dovevano ogni anno dare sette

    fanciulli e sette fanciulle come pasto per il Minotauro) aveva deciso di ucciderlo. Senz'altro sarebbe

    stato destinato a fallire se non fosse stato aiutato da Arianna che gli avrebbe dato un gomitolo di

    filo da sbrogliare lungo il tortuoso cammino nel labirinto alla ricerca del Minotauro, incontratolo lo

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    uccise con un colpo di mazza. Teseo così guidato dal filo di Arianna potè facilmente uscire dal

    labirinto e imbarcarsi per fare ritorno vittorioso ad Atene con Arianna. Sbattuti da una tempesta

    sull'isola di Nasso, vi sbarcarono e mentre Arianna riposava sull'isola, Teseo nell'intento di

    assicurare meglio gli ormeggi della nave fu trascinato via dalla tempesta lasciando così la povera

    Arianna sull'isola. Bacco di ritorno da un giro in India incontrò Arianna a Nasso e innamoratosi di

    lei la fece sua sposa e la pose per onorarla fra le stelle del cielo. Vuoi tu, lettore, leggere la lettera,

    che Ovidio le fa scrivere per Teseo? Si!?? Allora clicca qui.

    ARIDELA Aggettivo di Arianna, significa visibile da lontano. Probabilmente questo aggettivo gli

    viene dopo la sua elevazione fra le stelle ad opera di Bacco.

    ARIMASPI Leggendario popolo con un occhio soltanto come i Ciclopi, furono i primi ricercatori

    d'oro.

    ARIO Uno dei centauri.

    ARIONE Cavallo che Poseidone con un colpo del suo tridente aveva fatto scaturire dalla terra e

    aveva il dono della favella. Poseidone lo regalò a Capreo che a sua volta donò a Eracle e quindi

    passò ad Adrasto che grazie alla velocità di Arione fu l'unico dei sette re che assediarono Tebe a

    salvarsi con la fuga.

    ARISTEO Figlio di Apollo e della ninfa Cirene, fu allevato dalle ninfe che gli insegnarono a

    coltivare l'olivo, ad allevare le api per il miele e a rapprendere il latte. Educato dal centauro Chirone

    nell'arte della guerra e della caccia. Egli dedicò la sua vita ad allevare api e a fare il pastore.

    Innamorato di Euridice, lo stesso giorno che essa andò in sposa ad Orfeo egli tentò di farla sua

    prima del marito e nell'inseguimento che nacque Euridice per sfortuna calpestò un serpente che la

    morse e le tolse la vita. Le ninfe addolorate dalla sciagura, per punire Aristeo gli distrussero tutte le

    api. Aristeo su consiglio della madre fece ricorso al dio Proteo che gli disse di sacrificare ai Mani

    della morta quattro tori e quattro vacche, quando egli compì il sacrificio con sua grande gioia vide

    uscire dalle visceri degli animali sacrificati dei foltissimi sciami di api che lo ripagarono della

    perdita subita. I pastori gli eressero dei templi e lo assursero a loro protettore.

    ARMONIA Figlia di Ares e di Afrodite, fu moglie di Cadmo dal quale ebbe moltissimi figli. Alle

    sue nozze ebbe parecchi doni dagli dèi tranne che da Era. Scacciati dai sudditi da Tebe andarono

    nell'Illiria dove furono mutati in draghi. Armonia è la protettrice della concordia e dell'ordine

    morale e sociale.

    ARPIE Mostri con testa, busto e braccia di donna e il resto del corpo di uccelli rapaci con ali e

    artigli. Erano figlie di Taumante e di Elettra. Esse ricorrono anche nella legenda degli Argonauti

    che le misero in fuga. I loro nomi erano Celeno Oscurità, Ocipete dal volo rapido e Aello

    apportatrice di tempesta. Il termine Arpia pare provenga dal greco harpazein che significa rapire

    con impetuosa violenza. La loro residenza fu il giardino delle Esperidi da dove gli Argonauti le

    fecero fuggire e quindi andarono nelle isole Strofadi. Esse personificavano la morte violenta e

    trasportavano in volo le anime dei defunti nell'aldilà.

    ARPOCRATE (C1-Eg) Dal greco Har-pe-chrod cioè del dio egizio Horus che era raffigurato come

    un fanciullo e in tale modo con un dito in bocca. I greci scanbiarono il gesto per un chiaro ordine al

    silenzio e dato che nel loro Olimpo non avevano un tale dio, accettarono ben volentieri Arpocrate a

    questa mansione.

    ARSINOE Figlia di Nicocreonte, re di Cipro. Di lei si innamorò perdutamente Arceofone. Il

    giovane non riuscendo a in nessuna maniera a piacerle, per la disperazione si suicidò. Arsinoe

    assistè al funerale del giovane che era morto per lei con insensibilità e tranquillità, sconvolgendo

    tutti i presenti che invece ne erano addolorati per questo Afrodite sdegnata la mutò in ciotolo.

    ARTEMIDE A giudicare dal suo nome la dea sembra non essere di origine greca ma asiatica.

    L'immagine classica di Artemide ce la mostra come l'incarnazione della natura. Natura che va

    intesa così come la vedeva l'uomo antico: valli solitarie, alture remote, migliaia di vite che

    germogliano, crescono, stormiscono, cantano, si agitano, si cercano, si generano, si distruggono.

    Una natura che nello spettatore suscita sbigottimento ed inquietudine e senso di estraneità e

    mistero. Ecco Artemide. L'essenza della divinità non agisce sulla coscienza dell'uomo ma si

    22

    estrinseca nella purezza della natura immacolata. Certamente la natura ha anche un altra sembianza:

    terribile, demoniaca, distruggitrice e generatrice ma questa sembianza è data ad altre divinità e non

    ad Artemide. Essa rappresenta la natura estiva e vibrante di luce. Così come Apollo anche

    Artemide è lontananza e purezza, con le differenze dovute al sesso. In Apollo il distacco e la

    purezza sono la conseguenza di un virile atto di volontà ragionata, In Artemide si tratta dell'ideale

    dell'esistenza fisica dell'essere donna. Artemide incarna la natura, ora la natura o è incontaminata o

    non è natura (un prato dopo il picnic domenicale di gitanti non si può pretendere di essere ancora

    natura). Quindi era più che normale si pensasse Artemide vergine e così dice l'inno omerico:

    Artemide pure, la rumorosa dea dal fuso d'oro mai cedette all'amore di Afrodite, dal dolce sorriso.

    Artemide così come la natura è ritrosa. Atteone che osò spiarla al bagno venne sbranato dai suoi

    cani. La selva è il suo regno. Caccia per monti e boschi seguita dalle sue compagne, le Ninfe con le

    quali danza sui prati in fiore. Artemide essendo dea della natura è molto vicina agli animali sia

    curandoli che cacciandoli. Come cacciatrice il suo simbolo è l'arco ma non solo di giorno, anche di

    notte al lume di torce andava a caccia. La natura a volte è crudele e così anche Artemide. Così

    come Apollo essa procura la morte da lontano saettando, ma si limita alle appartenenti al proprio

    sesso. Ama le sue ninfe come sorelle che scaccia via se si lasciano prendere dall'amore. Essa

    procura alle donne le doglie del parto e la febbre puerperale, ma contemporaneamente le assiste nel

    parto. Essa si occupa pure di insegnare a curare ed educare i bambini. Essa è rappresentata in abito

    da cacciatrice con faretra e arco con il capo ornato, spesso è accompagnata da un levriero o da un

    cervo.

    ARUNTICEO Dispregiatore di Dioniso per averne deriso le feste fu atrocemente punito dal dio che

    ubriacatolo lo indusse a violentare la propria figlia Medulina la quale piena di furore lo uccise

    mentre dormiva.

    ASBOLO C1) Centauro che alle nozze di Piritòo combattè i Làpiti. Fu crocefisso da Eracle.

    ASCALAFO Famoso indovino figlio di Acheronte e della Notte. Quando Demetra disperata per il

    ratto della figlia Persefone si rivolse a Zeus perché Ade la restituisse, Il dio acconsentì a condizione

    che la ragazza non avesse né mangiato né bevuto nulla nell'Averno. Ma per sfortuna Persefone

    vinta dalla sete aveva mangiato alcuni chicchi di melagrana ed era stata vista da Ascalafo che aveva

    palesato il fatto. Demetra indignata lo mutò in Barbagianni. Altro Ascalafo fu figlio di Ares e di

    Astìoche, uno degli argonauti e che partecipò alla guerra di Troia. Innamorato di Elena per averla

    combattè e morì sotto le mura di Troia.

    ASCLEPIO Asclepio per i Greci, Esculapio per i Romani, era il dio della medicina. Dalle origini

    incerte non è chiaro se in origine fosse una divinità sotterranea della Tracia o se come nel caso di

    Imhotep in Egitto, un uomo realmente esistito che per la sua bravura in tale scienza fu elevato a

    divinità. Pindaro racconta che Asclepio era stato generato da Apollo e Coronide figlia di Plegia, re

    dei Tessali. Coronide prima di partorire si innamorò di un comune mortale di nome Ischi. Apollo

    furioso per il tradimento fece trafiggere l'infedele dalla sorella Artemide con una delle sue frecce.

    Quando la salma di Coronide si stava consumando nel rogo, Apollo le strappò dal grembo il frutto

    del loro amore, Asclepio. Apollo salvato che ebbe il figlio lo affidò alle cure del centauro Chirone

    che lo educherà all'arte medica e all'uso delle armi. Però fattosi adulto Asclepio sceglierà di

    alleviare le sofferenze umane con la medicina. La leggenda dice che Egli avrebbe guarito le Pretidi

    dalla pazzia, i Fineidi dalla cecità e Eracle dalle ferite. Crescendo la sua notorietà, cresce pure la

    sua ambizione e così vuole sconfiggere la morte. Così inizia a resuscitare i morti: Orione, Ippolito,

    Capaneo e tanti altri. Con questo egli però supera i limiti imposti da Zeus, il quale irato lo fulmina.

    La morte del figlio causa l'ira di Apollo che in un momento di collera uccide i Ciclopi rei di aver

    forgiato le saette a Zeus, fatto questo abbandonò per molto tempo l'Olimpo. Asclepio ebbe da

    Lampezia quattro figlie: Panacèa guariva tutti i mali, Iaso provocava le malattie, Igèa

    personificazione della salute ed Egle. Gli attributi di Asclepio erano: lo scettro, la verga e il rotolo

    di libro. Gli erano sacri il serpente, il cane, le oche e il gallo.

    ASCO Gigante che buttò in un fiume Bacco, salvato da Ermes il dio tolta la pelle ad Asco ne fece

    un otre.

    23

    ASEBIA Legge greca che puniva diversi reati e che significa: Empietà. Era considerato reato ogni

    atto volontario o involontario che fosse capace di richiamare la vendetta degli Olimpi. L'Asebia

    prevedeva i seguenti reati: la mancanza di fede, la ribellione ai sacerdoti, la violazione dei luoghi

    sacri, la divulgazione dei misteri religiosi, la stregoneria, la derisione dei riti, i culti non approvati

    dallo stato, l'omicidio volontario, la violenza contro i genitori, l'alto tradimento, ecc. Con l'accusa di

    Asebia si coprivano alcune lacune della legge e si prestava bene e facilmente ai processi politici e

    vittima tipica e illustre dell'Asebia fu Socrate.

    ASIA Ninfa figlia di Oceano e di Teti, diede il suo nome a una delle tre parti del mondo allora

    conosciuto.

    ASILO (C1,C2) Immunità data da un luogo sacro e poi il luogo stesso. Questa usanza era molto

    diffusa presso i Greci, essi pensavano che la santità di un luogo, tempio o bosco si trasmettesse a

    chi vi si trovasse e perciò diveniva sacro ed inviolabile. Pare che l'Asilo fosse inizialmente

    sconosciuto ai Romani. Augusto lo concesse al tempio del divo Giulio. Gli Imperatori erano avversi

    a tale usanza e perciò limitavano il diritto d'Asilo.

    ASOPO Figlio di Oceano e di Teti. Marito di Mètope dalla quale ebbe ventidue figli (solo due

    maschi). Fu trasformato da Zeus nello omonimo fiume perché aveva minacciato il dio che gli aveva

    violato la figlia Egìna.

    ASTERIA Ninfa sedotta da Zeus che per perseguire lo scopo si trasformò in aquila, fu madre di

    Ercole Tirio. Zeus stanco di lei, la trasformò in quaglia. Asteria, nella sua nuova forma riparò

    nell'isola di Ortigia.

    ASTERIO O dio degli astri. Fu re di Creta, sposò la figlia del re dei Fenici, Europa ed allevò come

    suoi i figli che ella aveva avuto da Zeus quando la rapì sotto forma di toro.

    ASTIANATTE Figlio di Ettore e di Andromaca. Il suo nome significa difensore della città Troia.

    Secondo la leggenda fu precipitato dalle mura dal feroce Pirro o Neottòlemo, figlio di Achille.

    ASTIDAMIA Moglie di Acasto che invaghitasi di Pèleo fu da lui respinta, lo accusò davanti al

    marito di averla insidiata. Pèleo per evitare di essere ucciso per adulterio, ammazzò la triste coppia.

    ASTILO Uno dei Centauri, famoso indovino.

    ASTIONE Bella figlia di Crise, sacerdote di Apollo, schiava di Agamennone e motivo dell'alterco

    scoppiato fra lui ed Achille, il quale voleva che ella fosse restituita senza riscatto al padre.

    ASTREA Anche detta Dike o Dice, Figlia di Zeus e di Tèmi. Dea della giustizia, secondo la

    leggenda abbandonò la terra disgustata dalla malvagità degli uomini. Si rifugiò in cielo nella

    costellazione della Vergine.

    ASTREO Figliodel titano Crio e di Euribia, sposo di Eos, con la quale generò Zefiro, Borea e

    Noto.

    ASTREI Erano i figli di Astrèo (erano ben 20) uno dei Titani che mosse guerra contro Zeus e fu

    fulminato dal Dio assieme ai figli. Astrèo fu marito di Eos.

    ATALANTA o ATALANTE Figlia di Schenèo, re di Sciro. Allevata da un'orsa divenne esperta

    cacciatrice e velocissima nella corsa che nessuno era capace di raggiungerla. Quando il padre volle

    darle marito, Atalanta, ricordando quanto le era stato detto dall'oracolo, secondo il quale se si fosse

    sposata, pur restando in vita non sarebbe più stata una creatura umana. Allora per liberarsi dalle

    molestie dei pretendenti, disse che avrebbe scelto colui che fosse stato capace a vincerla nella

    corsa, durante la quale armata di arco, avrebbe ucciso quelli che non fossero riusciti a superarla.

    Atalanta si fidava caparbiamente della propria agilità anche perché già altre volte era stata messa

    vittoriosamente a prova nei giochi funebri in onore di Pelia e un'altra volta inseguita da due centauri

    non solo li aveva sorpassati ma li aveva uccisi entrambi con le sue frecce. Seppure le condizioni

    dettate erano crudeli e la davano vincente, i pretendenti non mancarono, già più di uno aveva

    pagato con la morte l'amoroso cimento. Quando si presentò Ippomene, il quale prima di esporre la

    vita, aveva chiesto aiuto alla dea Afrodite, che gli aveva regalato delle mele d'oro, indicandogli

    pure come doveva farne uso. Cominciata la gara, Ippomene fingendo di lasciar cadere

    inavvertitamente i vistosi frutti, preseguiva imperterrito nella corsa, mentre Atalanta vinta dalla

    curiosità, si chinava a raccogliere ed ammirare le insidiose mele, intanto Ippomene toccava

    24

    vittorioso la mèta ottenendo così l'ambito premio. La gioia fù tale che il giovane dimenticò di

    ringraziare la dea che lo aveva aiutato e così causò lo sdegno della dea che abbandonò al loro

    destino la coppia, la quale per aver profanato il tempio della dea Cibele furono da ella mutati uno in

    leone e l'altra in leonessa. Non va confusa con Atalanta figlia di Iàso re di Arcadia, che ferì il

    cinghiale di Calidone e ne ebbe in dono le spoglie da Meleagro.

    ATAMANTE Re di Tebe, separatosi dalla moglie Nefele dalla quale aveva avuto due figli, Frisso

    ed Elle, sposò Ino che con amare calunnie cercò in tutti i modi di indurre Atamante a sacrificare i

    figli avuti da Nefele. Avuto sentore di quanto si tramava ai loro danni, Frisso e Elle partirono verso

    la Colchide cavalcando il mitico montone dal Vello d'oro, ma lungo il viaggio Elle cadde ed annegò

    nel tratto di mare che prese il nome di Ellesponto in onore della ragazza. Intanto Era indignata per

    quanto accaduto mise Atamante a conoscenza delle trame ordite dalla moglie per renderlo

    parricida. Egli in un attimo di ira spiaccicò Leandro contro un muro e rincorse selvaggiamente la

    moglie e l'altro figlio Melicerte, sino alla riva del mare dove precipitarono ed annegarono entrambi.

    Afrodite impietositasi pregò Poseidone di collocare i due tra gli dei marini, dando a Ino il nome di

    Leucotòe (in Grecia) o Matùta (a Roma) ed al figlio Palèmone (Grecia) o Portùnno (a Roma). Ad

    Atamante spettò la sorte di essere mutato in fiume.

    ATE Dea della sciagura e della vendetta, personificava la Fatalità. Si compieceva di procurare male

    agli uomini avvolgendoli nel cerchio della perdizione.

    ATENA Atena era figlia di Zeus e di Metis. Così come aveva fatto Crono anche Zeus divorò la

    moglie incinta in modo di avere sempre con sè la consigliera. finita la gestazione Zeus avrebbe

    partorito la figlia dalla testa. Efesto funse da ostetrico spaccandogli la testa con un colpo di scure.

    Atena nacque già adulta ed armata di tutto punto. Atena era una dea dalle molteplici attività; ella

    rappresenta l'invito alla ponderazione e alla misura. Da lei impararono l'arte i fabbri, i carpentieri

    navali, gli orafi, i fonditori e da lei le donne impararono l'arte di filare e tessere. Atena è pure

    patrona di tante altre arti e scienze, fra le quali la medicina, l'agricoltura, la pedagogia e tante altre

    scienze. Era raffigurata vestita di peplo con l'elmo in testa e armata di lancia e scudo. Dai Romani

    venne identificata con la dea Minerva.

    ATLANTIDE Isola dell'Atlantico, gli antichi immaginavano si trovasse ad occidente delle colonne

    d'Ercole e che sarebbe improvvisamente scomparsa.

    ATLANTE gigante figlio di Giapèto per aver aiutato gli altri giganti nella rivolta contro Zeus, fu

    condannato a reggere il peso del mondo sulle spalle. Egli possedeva il giardino delle esperidi, dove

    maturavano i famosi pomi d'oro. Prima che Zeus lo condannasse a quella triste pena, ebbe il tempo

    di avere una numerosa discendenza. figlie sue furono le Pleiadi avute da Pleione, da Etna ebbe le

    Iadi, da Esperide le Esperidi.

    ATROPO Una delle Moire, tagliava implacabilmente il filo della vita umana. Era raffigurata con

    delle cesoie, una bilancia e vestita di nero con l'espressione del viso duro, arcigna e impassibile.

    ATTEONE Giovane che uscito un giorno per una battuta di caccia soprese la dea Artemide e le sue

    ninfe al bagno. Per incanto della dea seccata, Atteòne venne mutato in cervo, e i suoi cani non

    riconoscendolo lo sbranarono.

    AUGE Figlia di Aleo e di Neera. Fu sacerdotessa di Atena. Violentata da Eracle, ne restò

    innamorata dell'eroe per tutta la vita. Dall'unione nacque Telefo.

    AUGIA Re dell'Elide, aveva promesso ad Eracle la decima parte della sua immensa mandria se gli

    avesse ripulito le stalle dal letame, che da trenta anni infettava l'aria. Eracle per riuscire

    nell'impresa, deviò il fiume Alfèo che portò via tutto il letame che insudiciava le stalle. Ad opera

    compiuta Augia non volle rispettare la parola data e per questo Eracle lo uccise.

    AURA

    nella mitologia greca figlia di Peribea e ninfa di Artemide, veloce come la brezza. Amata da

    Dionisio, uccise i gemelli avuti da lui e in seguito si tolse la vita gettandosi nel fiume Sangario.

    AUSONIO (C1-C4) Figlio che Ulisse ebbe da Calipso. Capostipite delgi Ausoni, tribù meridionali

    degli Umbri. Di qua la voce Ausonia per Italia.

    AZAN

    25

    figlio di Arcade, sovrano dell'Arcadia. Alla morte del padre, gli toccò in eredità la parte

    dell'Arcadia che da lui prese il nome di Azania

    BACCANTI

    Corteo di donne incoronate di pampini che seguiva il carro di Dioniso durante i suoi errabondi

    viaggi in Oriente. Con tale nome furono poi indicate le sacerdotesse che celebravano i riti in suo

    onore. Recavano in mano il tirso, un bastone sormontato da pampini e edera intrecciati.

    BACCO

    Uno dei tanti nomi per indicare il dio Dioniso.Gli erano sacre le foreste e le vallate dove viveva

    freneticamente. Fu dio della forza fecondatrice della natura, venerato dalle donne. La sua origine è

    alquanto complessa, quindi ci limitiamo a queste brevi righe onde evitare grandi confusioni.

    BAIO

    Compagno di Ulisse e presunto fondatore della città di Baia in Campania. Le fonti termali della

    città erano dedicate ad Ercole.

    BASALA o PASSALO

    Fratello di Achèmone e grande attaccabrighe come il fratello. La madre li aveva avvertiti di non

    molestare il Melàmpige che in greco significa uomo dalle natiche nere. Un giorno s'imbatterono in

    un uomo addormentato sotto un albero e lo stuzzicarono, ma l'uomo che era Eracle prese i due

    fratelli per i piedi e li appese alla sua clava e se li portava sulle spalle. In quella posizione ebbero

    modo di notare che Eracle si era imbrattato di fango le natiche e Basala esclamò al fratello Ecco

    l'uomo dalle natiche nere che dovevamo evitare, la battuta divertì l'eroe che li lasciò andare.

    BASILEA

    Figlia di Urano e Titea, e sorella di Rea.

    BASSAREO

    Nome attribuito a Dioniso e che significa vendemmiatore.

    BATTE

    Dea dell'impudicizia, era festeggiata di notte con danze e giochi lascivi. Ad Atene era chiamata

    Cotìto e i suoi sacerdoti Batti.

    BATTO

    Pastore della Tessaglia. Fu testimone del furto subito da Apollo, quando, Zeus scacciatolo dal cielo

    fu costretto a fare il custode alle mandrie di Admeto, e subì il furto delle vacche più belle da parte

    di Ermes. Batto, che aveva assistito all'abigeato ricevette da Ermes la vacca più bella a condizione

    che avesse tenuto la bocca chiusa. Ermes non fidandosi, del pastore, gli si presentò sotto altre

    spoglie e mostrandosi edotto del furto, gli offrì un bue e una bellissima vacca se lo avesse messo

    sulla giusta via per acciuffare il ladro. Batto, vinto dall'avidità, svelò senza titubanza il segreto che

    gli era stato imposto di tacere; allora il dio indignato lo trasformò nella pietra di paragone, che ha la

    proprietà di misurare la purezza dell'oro perché non venga scambiato con l'orpello.

    BAUCI

    Vecchia moglie del vecchio e povero Filemone, abitava in un piccolo villaggio della Frigia. I due

    coniugi ospitarono cordialmente Zeus ed Ermes che viaggiavano in incognito per quelle zone e sino

    a quel momento non avevano trovato altro che corruzione ed inospitalità. Dopo aver consumato,

    nella capanna dei due vecchi che si amavano teneramente, un pasto molto povero, i due visitatori si

    fecero conoscere, e condussero con loro i due vecchi su una montagna, dicendo loro di guardarsi

    intorno. Filemone e Bauci videro allora tutto il paese sommerso dal diluvio, che aveva risparmiato

    la loro capanna, mutata in un bel tempio. Gustata la meraviglia dei vecchi, Zeus chiese loro di

    formulare un desiderio che sarebbe stato appagato subito.

    Con Bauci prima non so che pispiglia, poscia in tal guisa a' Numi il comun senno

    palesa Filemon: <<Di noi create

    due sacerdoti e portinai del nuovo

    tempio; e come l'età concordemente

    passammo, alle vitali aure ci tolga

    26

    l'ora stessa; né mai della consorte

    io vegga il sasso funeral né questa

    le palpebre mi chiuda>>. A' lor desir

    fur veritiere le promesse.

    (Ovidio, Metamorfosi, VIII)

    Giunti alla decrepitezza, un giorno mentre stavano parlando davanti al tempio, Filemone si accorge

    che la sua Bauci si stava mutando in un tiglio, e Bauci a sua volta vedeva il marito mutarsi in una

    quercia; così ebbero il tempo di scambiarsi i più teneri saluti prima che la loro trasformazione si

    completasse.

    BÈLIDI

    Erano le figlie di Dànao meglio conosciute come Danaidi. Dal loro antenato Bèlo presero il nome

    di Bèlidi.

    BELLEROFONTE

    Nome che significa uccisore di Bellero. Non si conoscono con precisione i suoi genitori, giacché si

    favoleggia fosse figlio di Glauco re di Corinto. Ma Glauco era anche un epiteto di Poseidone,

    dunque potrebbe essere figlio del dio marino. La madre si chiamava Eurimeda o Eurinome, nome

    di una divinità marina. Poseidone gli aveva regalato Pegaso il cavallo alato, Bellerofonte non riuscì

    a domarlo finché Atena in sogno non gli mostrò delle briglie d'oro, imitatele finalmente poté

    domare il cavallo, diventando così l'inventore dell'equitazione. Per purificarsi dell'uccisione di

    Bellero fu mandato ad espiare la sua penitenza presso Preto re di Tirinto. Di lui si invaghì Antea

    moglie di Preto e vistasi rifiutata disse al marito di essere stata molestata da Bellerofonte. Preto non

    volendo uccidere il giovane da lui purificato, lo mandò presso il suocero Giobate re di Licia, con

    una lettera chiusa che diceva di uccidere il portatore della stessa. Giobate leggendo la lettera si

    gettò in conflitto con la coscienza; da una parte non voleva uccidere il giovane ospite e dall'altra

    non voleva dispiacere il genero, allora egli scelse una scappatoia: affidare a Bellerofonte un'impresa

    disperata lasciandolo così al volere degli dèi. Bellerofonte fu così mandato contro la mostruosa

    Chimera, con l'aiuto del suo favoloso Pegaso dall'alto uccise la Chimera con l'ausilio di saette.

    Allora Giobate lo mandò a combattere i Solimi: il giovane li vinse. Fu poi mandato contro le

    Amazzoni: vinse anche quelle. Ritornando i più forti guerrieri della Licia gli tesero un'imboscata:

    perirono tutti. Allora il re capì che gli Olimpi erano con Bellerofonte, si scusò e gli offrì la mano

    della figlia (sorella di Antea) e metà del suo regno. Da quest'unione nacquero: Isandro, Ippoloco e

    Laodamìa. Dopo aver ucciso la Chimera, Bellerofonte tornò in volo a Tirinto dove fingendosi

    innamorato di Antea la invitò a fuggire con lui in groppa a Pegaso. Quando furono sopra il mare

    Bellerofonte precipitò la malaugurata in acqua. La stessa fine fece egli stesso quando avanti con gli

    anni divenne cupo e miscredente, quindi salito in groppa a Pegaso voleva andare su in cielo a

    vedere con i suoi occhi se gli dèi c'erano oppure no. Ma Pegaso non volendosi prestare ad un

    sacrilegio lo precipitò sulla terra. Così il mitico cavallo alato sollevato da ogni peso terrestre si mise

    a servire Eos, e da allora galoppa nei cieli albeggianti.

    BÈLO

    Figlio di Poseidone e di Libia, gemello di Agemore e sposo di Anchinoe. Era il padre di Egitto e

    Dànao e di conseguenza il nonno delle cinquanta Danaidi. Altro Belo fu re di Sidone, padre di

    Anna, Didone e Pigmalione.

    BERENÌCE

    Moglie di Toloméo III Evergete, re d'Egitto. Ancora sposina il marito dovette lasciarla per partire

    in guerra contro la Siria. Berenìce fece voto agli dèi di tagliare i suoi bellissimi capelli se il marito

    fosse ritornato integro. Nel 245 a. C. Toloméo terminata la guerra ritornò con un ricco bottino e di

    conseguenza Berenìce fu felice di compiere la promessa fatta agli dèi e di posare la sua folta

    chioma sull'altare del tempio. Ma il giorno dopo la capigliatura non c'era più al suo posto, allora,

    Conone, l'astronomo di corte, che aveva appena scoperto una costellazione, la chiamò Chioma di

    Berenìce, fantasticando che Afrodite aveva trasferito la chioma nel firmamento.

    BIA e CRATOS

    27

    Bia, dea greca della violenza. Figlia del titano Pallante e della dea fluviale Stige e sorella di Cratos,

    il «potere», con cui spesso collaborava. Secondo le leggende, i due ebbero da Zeus l'incarico di

    incatenare Prometeo. Erano gli assistenti al trono di Zeus, sempre pronti a fare rispettare gli ordini

    del dio.

    BITONE

    Cleobi e Bitone, erano i figli di Cidippe, sacerdotessa di Era. famosi per la pietà filiale. Si

    aggiogarono al carro per trasportare al tempio la madre. Cidippe pregò quindi la dea affinchè li

    premiasse col dono più grande. In risposta, Era concesse loro di morire in modo indolore, passando

    insensibilmente dal sonno alla morte.

    BIZE

    mitica figlia del dio greco Erasino. Secondo la leggenda, insieme alle sorelle, ospitò ad Argo la dea

    Britomarti.

    BOLINE

    mitica ninfa greca che, per non cadere preda di Apollo, si buttò in mare da una località dell'Acaia

    dove, secondo la leggenda, sorse la città di Bolina.

    BÓREA

    Figlio di Astreo e di Eos. Era il vento del nord e re dei venti, fratello di Zefiro, Noto e Apeliote

    (Euro). Veniva raffigurato come cavallo o come uomo barbuto con i capelli scomposti, alato e con

    due facce. Sotto la forma di cavallo si godette le cavalle di Eretteo. Bórea si godette anche la figlia

    di Eretteo, Orizia, che rapitala mentre questa giocava sulle rive del torrente Ilisso, la possedette e da

    lei ebbe due figli Calai e Zete, gemelli alati.

    BRIARÈO (EGEONE)

    Uno dei Titani, figlio di Gèa e di Urano, aveva cento braccia tutte armate e dalle bocche delle sue

    cinquanta teste vomitava fiumi di fiamme e fumo. Briarèo fu sconfitto assieme ai suoi fratelli con

    l'arma che i Ciclopi nella officina di Efesto avevano allestito per Zeus: il Fulmine. Dopo la sconfitta

    Briarèo fu costretto a reggere sulle spalle il peso enorme dell'Etna. Secondo una leggenda più antica

    il titano non avrebbe lottato contro Zeus perché rinchiuso assieme ai fratelli Cotto e Gia, nel

    Tartaro, dove vi era stato messo da Crono. Liberato da Zeus fece causa comune con lui aiutandolo a

    sicura vittoria. Per premio Zeus nominò i tre, custodi dei Titani vinti nel Tartaro. Briarèo sarebbe

    intervenuto anche quando Era aveva ordito una congiura ai danni di Zeus e sorpresala mentre dava

    il segnale di rivolta, avvisandolo riuscì a sventare la congiura in tempo. Zeus per punire la moglie,

    per lungo tempo la tenne appesa fra il cielo e la terra, con una catena d'oro, mettendogli ai piedi

    delle pesanti incudini. Quando Efesto cercò di liberare la madre, il padre lo scaraventò giù nel

    baratro e così il buon Efesto divenne zoppo.

    BRISE

    Fu sacerdote di Zeus e a lui si deve la scoperta del modo di asportare il miele dagli alveari senza

    incappare nell'ira alquanto dolorosa delle api.

    BRISÈIDE

    Figlia di Brise e amatissima schiava di Achille. Vuoi leggere la splendida lettera che Ovidio le fa

    scrivere per il suo amato? si! allora clicca qui

    BRÒNTE

    Era uno dei ciclopi che aiutavano Efesto a costruire i fulmini a Zeus. Brònte era la personificazione

    del tuono, Stèrope del lampo e Àrge del fulmine. Tutti e tre facevano sull'incudine un fracasso

    spaventoso. Brònte è anche un fiorente paese alle pendici dell'Etna (720 m. s.l.m.).

    BRÒTEO

    Figlio di Efesto, di una bruttezza unica che per la disperazione si buttò nella bocca fiammeggiante

    del vulcano Etna.

    BUFÒNIE

    Antiche feste religiosei, si celebravano nel mese "skiroforion" (giugno-luglio), alla fine del

    raccolto. Si poneva una focaccia di farina d'orzo nuovo davanti all'ara di Zeus Polieus, poi si

    conduceva il toro davanti all'ara, e quando l'animale si chinava per mangiare la focaccia, veniva

    28

    sacrificato con un colpo di scure, vibrato da un sacerdote, fatto a pezzi e distribuito fra i presenti.

    La scure del sacrificio veniva gettata nel mare. Le Bufònie facevano parte delle feste diipolie, in

    onore di Zeus protettore della città.

    BUSÌRIDE

    Gigante mostruoso figlio di Poseidone e di Libia. Tendeva agguati ai passanti e li uccideva

    sacrificandoli a Zeus. Fu ucciso da Eracle che trovandosi a passare da quelle parti venne da costui

    aggredito.

    BUZÌGE

    Nome del primo uomo che riuscì ad aggiogare i buoi all'aratro

    CAÀNTO

    Figlio di Oceano e di Teti. Uccise il fratello Ismeno durante una disputa nata per il possesso della

    sorella Melia. Sarebbe diventato così il primo fratricida.

    CABIRI (IS-C1-C2)

    Erano i servitori della Grande Madre Cibele. Erano considerati i protettori dei marinai che li

    invocavano chiamandoli Megaloi theoi, mentre i romani li chiamavano Dii magni potentes

    valentes, sull'isola di Lemno, erano chiamati Haphaistoi.

    CACODÈMONE

    Era un Genio malefico.

    CADMO

    Figlio del re fenicio Agenore di Sidone e di Telefassa, era fratello di Europa, la fanciulla rapita da

    Zeus in forma di toro. Fondò il primo nucleo di Tebe e sposò Armonia, dalla quale ebbe le

    sfortunate figlie Autonoe, Ino, Agave e Semele . Verso la fine della loro vita Cadmo e Armonia

    sparirono misteriosamente da Tebe lasciando il trono al nipote Penteo. Si riteneva che Cadmo

    avesse introdotto in Grecia dalla Fenicia l'alfabeto. Mentre Cadmo cercava per tutta la Grecia la

    sorella Europa, rapita da Zeus in sembianza di toro, l'oracolo di Delfi gli impose di seguire una

    vacca che portava su entrambi i fianchi il disegno bianco della luna piena: sul terreno in cui essa

    per la prima volta avesse poggiato la testa, là Cadmo avrebbe edificato la sua città, Cadmea, nucleo

    della futura Tebe. La bestia lo guidò passo passo fino a una terra che da allora venne chiamata

    Beozia, il "paese della vacca", e quando, sfinita dalla stanchezza, si adagiò sul fianco poggiando il

    muso sull'erba, Cadmo capì che l'oracolo si era compiuto e volle offrire la giovenca in sacrificio ad

    Atena. Ma per attingere l'acqua lustrale dovette combattere contro il drago, figlio del dio Ares, che

    custodiva la fonte Areia e riuscì a ucciderlo armato non di spada né di lancia, ma impugnando

    semplicemente una pietra. Poi seminò i denti del drago e, immediatamente, dalla terra uscirono

    uomini armati, gli Sparti ossia gli "Uomini Seminati", che Cadmo debellò astutamente lanciando

    loro dei sassi. Convinti di essere stati colpiti dai loro stessi compagni, gli Sparti si avventarono

    l'uno contro l'altro, uccidendosi a vicenda finché solo cinque di essi rimasero in vita. Cadmo, uomo

    senza armi, aveva creato il nucleo di un popolo guerriero famoso in età classica per la sua tecnica

    militare. Compiuta la sua opera di fondatore, egli ricevette da Atena il ruolo di re della città di Tebe

    e, da Zeus, la sposa Armonia come risarcimento per la perdita di Europa.

    CALAI e ZETE

    Nome di due venti figli di Bòrea e di Orìzia. Parteciparono alla spedizione degli Argonauti e alla

    cacciata delle Arpíe dalla Tracia. I due fratelli furono uccisi da Eracle e poi mutati dagli dèi in

    venti. Si dice avessero le spalle coperte da scaglie d'oro, le ali ai piedi e lunga capigliatura.

    CALCÀNTE

    Calcante, indovino e sacerdote di Apollo che accompagnò il suo popolo all'assedio di Troia.

    Predisse che i venti sarebbero stati contrari finché non si fosse sacrificata Igenia figlia di

    Agamennone e che la guerra sarebbe durata 10 anni. La sua profezia infatti si avverò. Dopo la presa

    di Troia andò a Colofone, dove secondo la leggenda sarebbe morto per il rammarico d'esser stato

    superato da Mopso nell'arte divinatoria. Era consigliere di Agamennone.

    CALIDONE

    29

    Enèo re di Calidone era solito celebrare dei sacrifici in onore di tutti gli dèi per ringraziarli della

    benevolenza e dell'abbondanza dei raccolti, una volta si scordò di Artemide, la quale risentita si

    vendicò mandando a Calidone un terribile cinghiale che distruggeva i campi e assaliva i passanti.

    Enèo per finire questo flagello organizzò una battuta di caccia, invitando i più famosi eroi tra cui

    Meleagro ed Atalanta. La caccia al cinghiale di Calidone causò molte vittime. Atalanta riuscì per

    prima a scoccare una freccia e a colpire l'animale dietro l'orecchio ed infine Meleagro lo finì.

    CALIPSO

    Figlia di Oceano e di Teti, abitava in una grotta nell'isola di Ogigia. Trattenne l'eroe per sette anni

    ed invano gli offerse l'immortalità purché rimanesse con lei, lo rilasciò dietro comando di Zeus.

    CALLÌOPE

    una delle nove Muse. Presiedeva alla poesia epica e all'elegia. Era rappresentata giovane e bella,

    coronata d'alloro e nell'atto di scrivere con lo stilo su tavolette cerate, oppure di svolgere un rotolo

    di pergamena. Il nome significa: dalla bella voce. Figlia di Zeus e di Mnemosine, dea della

    memoria.

    CALLÌROE

    Era figlia del dio Achelòo, e moglie di Alcmeóne. Quando le fu ucciso il marito dai fratelli della

    prima moglie, chiese od ottenne dagli dèi che i suoi due figlioletti divenissero immediatamente

    adulti per vendicare la morte del padre, come fecero.

    Altra Callìroe, era una ragazza di Calidone, della quale si era invaghito Coréso, sacerdote di Bacco.

    Siccome ella si rifiutava di amarlo, Coréso pregò Bacco perché lo vendicasse, il dio allora fece

    perdere il senno ai Calidonesi. Interrogato l'Oracolo egli rispose loro che per recuperare il senno

    dovevano sacrificare a Bacco Callìroe, o chiunque fosse disposto a morire al posto di lei, e siccome

    non ci fu nessuno disposto a prenderne il posto la ragazza fu portata all'altare, dove Coréso gran

    sacerdote, vedendola tutta coperta di fiori, invece di colpire lei, si ficcò il coltello nel petto e morì.

    Callìroe mossa a pietà di lui, allora si immolò per placare l'ombra di Coréso.

    CALLISTO

    Figlia di Licaone e progenitrice degli Arcadi. Callisto il cui nome significa bellissima era sempre al

    seguito della dea Artemide e come alla dea era restia a parlare d'amore. Zeus che se n'era infatuato

    fu costretto a ricorrere ad un travestimento dal duplice scopo: non farsi scoprire dalla gelosissima

    Era ed ingannare la dolce Callisto, quindi le si avvicinò nelle vesti di Artemide. La ragazza non

    trovò niente di strano che la dea la accarezzasse, ma quando Zeus passò al sodo era troppo tardi per

    poter sfuggire. Dopo qualche tempo, le conseguenze diventarono visibili e Artemide, indignata

    scacciò la povera Callisto che si mise a vagare senza meta per i boschi, finché non partorì un

    bimbo, Arcade. Era scoperto l'ennesimo tradimento del marito se la prese con Callisto e la mutò in

    orsa, lasciandole però la mente umana. Passati degli anni, Arcade, che, ormai era giovanotto, un

    giorno mentre era a caccia vede un'orsa (l'orsa che era sua madre) e mentre stava per ucciderla,

    Zeus trasformò: Callisto nella costellazione dell'Orsa Maggiore e Arcade nella costellazione di

    Boote.

    CALPE

    antico nome del promontorio roccioso all'estremità SE della Spagna, che con il monte africano di

    Abila, che sorge sulla sponda opposta formava le Colonne d'Ercole. La leggenda dice che i due

    monti ne facessero uno solo ed Eracle lo divise per fare comunicare il Mediterraneo con l'Atlantico.

    CANÀCE

    Figlia di Èolo ed amante del proprio fratello Macarìo. Ebbe un figlio che affidò alla nutrice perché

    lo facesse sparire, ma le grida del bimbo richiamarono l'attenzione di Èolo che indignato coi figli,

    fece divorare il piccolo ai cani e diede un pugnale a Canàce perché si uccidesse con le proprie mani

    onde evitargli di macchiarsi di parricidio. Macarìo scappò a Delfi dove si fece sacerdote di Apollo.

    Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere all'amante/fratello? Clicca qui

    CANÈFORE

    Ad Atene erano le giovani vergini che portavano sulla testa la cesta che conteneva le offerte

    propiziatorie, le vesti e gli arredi sacri, nelle feste religiose.

    30

    CÀOS

    Lo spazio immenso, l'abisso vuoto che secondo le antiche cosmologie esisteva prima della

    creazione del mondo e dal quale nacquero gli dèi. Il concetto del Caos e delle divinità che lo

    separano è comune in molti popoli.Questo disordine era in ogni caso una divinità capace di

    generare e da essa nacquero inizialmente delle divinità oscure, malevoli, capricciose e chi più ne ha

    più ne metta. Ecco la prima lista delle nascite: Il Destino o Fato dai voleri imperscrutabili chiamato

    anche col nome di Ananke era una divinità ora benigna e ora ostile, in ogni modo divinità

    potentissima ed inesorabile alla quale tutti gli altri dèi dovevano sottomettersi e ubbidire. Niente e

    nessuno poteva cambiare ciò che egli aveva stabilito. Dal Caos nacquero l'Erebo, una specie di

    abisso senza fondo fatto di tenebre; la Notte, buia e misteriosa che dava però riposo e portava buoni

    consigli; le Moire, ministre del Destino e figlie dell'Erebo e della Notte; inoltre la Discordia, la

    Vecchiaia, la Morte, il Sonno, il Biasimo, la Pena, Cere, i Sogni, Nemesi, l'Inganno, la Brama, la

    Rissa, il Travaglio, l'Oblio, la Fame e... e non continuo oltre perché questa lunga lista già mette

    angoscia ai miei pensieri. Quindi vedrò di toglierla scrivendo il nome delle buone divinità venute

    dal Caos: la Concordia, l'Amore o Eros, il Giorno, Urano (il cielo) e Gea (la terra). A questo punto,

    per virtù dell'Amore le varie divinità iniziarono ad armonizzare ed acquisire delle personalità più

    clementi quindi il Caos da miscuglio indescrivibile ed inestricabile incomincia a delinearsi

    nell'Universo equindi nell'ordine.

    CAPANÈO

    uno dei sette capi che assediarono Tebe. Figlio d'Ipponoo e di Astinome, marito di Evadne, salì

    sulle mura di Tebe assediata e giurò temerariamente che neppure Zeus l'avrebbe fatto retrocedere.

    Egli si era vantato di espugnare Tebe anche se l'avessero difesa gli dèi, e sulle mura della città osò

    offendere Zeus dicendo che i fulmini del dio gli sembravano i raggi del sole a mezzogiorno. Zeus,

    sdegnato, lo fulminò, allora tutto l'esercito assediante si ritirò disordinatamente. Evadne si fece

    bruciare viva insieme al cadavere di Capanèo Dante lo colloca nell'Inferno (canto XIV) rendendolo

    il simbolo dell'uomo anarchico che, contro ogni evidenza, vuole vivere e agire indipendentemente

    da Dio. Fu uno dei sette condottieri che mossero guerra a Tebe.

    CARÌDDI

    figlia di Posidone e di Gea. Mostro rapace, rubò a Eracle una mandria di buoi e Zeus la punì

    fulminandola e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla ; qui rimase sotto forma di

    grande scoglio, pericoloso per i naviganti. Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre

    volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse.

    Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla.

    Rappresentava i pericoli della navigazione nello stretto di Messina.

    CARIO

    Fondatore della città di Megara.

    CARITI

    divinità greche, figlie di Zeus e di Eurinome, o di Zeus e di Era, chiamate dagli antichi romani

    Grazie, poiché riferite a tre personificazioni della bellezza armoniosa e della grazia femminile,

    Eufrosine la Gioia, Aglaia lo Splendore, Talìa la Floridezza; esse seguivano Afrodite ed erano

    compagne delle Muse. Nelle illustrazioni, sono rappresentate allacciate per mano tra di loro,

    generalmente nude. Gli ateniesi, invece, veneravano due sole Càriti, Auxo (colei che favorisce la

    crescita) ed Egemone (colei che guida). A Sparta ne erano conosciute solo due: Cleta e

    Faenna. Non occupato molto spazio nella mitologia e sono delle astratte personificazioni della

    bellezza, della gentilezza e dell'amicizia.

    CARONTE

    figlio di Erebo e della Notte, traghettava le anime dei defunti attraverso l'Acheronte nel Tartaro.

    Sulla barca di Caronte potevano salire solo coloro che erano stati seppelliti e dovevano pagare un

    obolo moneta alla portata di tutte le tasche. Da tale leggenda derivò l'usanza degli antichi Greci di

    porre una moneta nella bocca dei cadaveri.

    CARPO

    31

    Era una delle Ore.

    CARRI DEL SOLE E DELLA LUNA (AV)

    Il concetto della Luna e del Sole come carri. Gli antichi immaginavano che questi corpi celesti

    erano dei carri che volavano nel firmamento. L'idea del carro del sole e della luna si ritrova nella

    cosmogonia di molti popoli, quali: Egizi, indiani d'America, germanici, Indiani, Israeliti, Greci,

    Romani ecc. ecc..

    CASSANDRA

    Cassandra, personaggio della leggenda omerica; figlia di Priamo e di Ecuba, ebbe il dono della

    profezia da Apollo ma, avendo respito le sue profferte amorose, fu condannata a non essere mai

    creduta. Previde i lutti di Troia e la rovina di tutti i suoi abitanti. Presa prigioniera da Aiace Oileo,

    fu assegnata ad Agamennone, il quale la condusse a Micene, dove fu uccisa da Clitemnestra. Il suo

    nome designa, per antonomasia, chi prevede sventure..

    CASSIOPEA

    Sposa di Cefeo re di Etiopia. Per essersi dichiarata più bella delle Nereidi, incorse nelle ire di

    Poseidone, che pretese il sacrificio di sua figlia Andromeda. Fu poi trasformata in una

    costellazione.

    CASSÒTIDE

    Fontana di Delfi le cui acque davano virtù profetiche alle sacerdotesse di Apollo.

    CASTALIA

    Ninfa mutata da Apollo in fonte. Le sue acque avevano la proprietà di ispirare il genio della poesia

    a chi ne bevesse, o che ne ascoltasse il mormorio.

    CÀSTORE

    uno dei due Dioscuri, fratello di Polideuce Polluce, figlio di Zeus e di Leda. Ha tale nome anche

    una stella di seconda grandezza, nella costellazione dei Gemelli.

    CÀUMA

    Uno dei centauri. Gli altri erano: Ànico, Arnèo, Càutra, Chirone, Eurìto, Fòlo, Grinèo, Lìcida,

    Medòne, Pisènore e Roèto.

    CÀURO

    Era un vento, raffigurato come un vecchio barbuto, malvestito e con in mano un vaso pieno

    d'acqua, in atto di versarla. Soffiava da Nord-Ovest.

    CEBRÈNO

    Padre di Astèrope e della ninfa Enòne. Era un dio fluviale della Frigia.

    CEBRIONE

    Uno dei Giganti che fecero guerra a Zeus.

    CÈCROPE

    Mezzo uomo e mezzo serpente, fu ritenuto il fondatore di Atene. Fu Cècrope ad introdurre la

    monogamia e la sepoltura dei morti. Votò a favore di Atena nella disputa fra la dea e Poseidone per

    chi avrebbe dato il dono più utile e di conseguenza il proprio nome alla futura Atene. Atena creò

    l'ulivo e Poseidone il cavallo. Vinse Atena. Aveva costruito l'Acropoli, per questo detta anche

    Cecròpia. Introdusse il culto di Zeus e di Atena.

    CÈCULO

    Figlio di Efesto e di Prenèsta. Da adulto si mise a commere furti e rapine e col ricavato dei suoi

    illeciti fondò la città di Prenèste.

    CEDALIONE

    Era il Ciclòpe che si offerse di accompagnare Orione, quando questi divenne cieco.

    CEFALO

    Figlio di Ermes e di Erse. Cefalo aveva sposato Procri, i due vissero inizialmente innamoratissimi

    l'uno dell'altro. Una mattina mentre Cefalo stava cacciando, lo vide Eos e lo rapì, volendolo fare

    suo, ma il giovane innamorato com'era della moglie rifiutò le offerte amorose della dea. Eos allora

    insinuò il dubbio nel cuore del giovane, dicendo che Procri lo avrebbe tradito se fosse offerto un bel

    regalo e siccome Cefalo ribatteva, Eos lo mutò in altra persona in modo che Procri non poteva

    32

    riconoscerlo, e gli disse di offrire a Procri un diadema d'oro in cambio dei suoi favori. Visto che

    Procri accettò, Cefalo sdegnato abbandonò la moglie e tornò da Eos senza rimorsi. Dalla loro

    unione nacque Fetonte che fu adottato da Afrodite. Procri delusa per dimenticare si mise a

    viaggiare e un giorno approdò a Creta, dove si concedette a Minosse che gli regalò una freccia e il

    cane Lelapo che non mancavano mai una preda. Erano stati regali di Artemide a Minosse. Dopo

    quell'avventura Procri per paura della gelosia di Pasifae, moglie di Minosse, si rimise in viaggio.

    Cambiato nome in Pterela e le sembianze in ragazzo ritornò ad Atene e qui incontrò Cefalo che

    visti il cane e la freccia gli piacquero tanto da offrire una grossa quantità di argento in cambio. Ella,

    invece, disse che era disposta a separarsi da quei doni in cambio di una notte d'amore, ovviamente

    Cefalo non ci pensò due volte, a letto Procri si fece riconoscere come sua moglie. Così i due si

    riconciliarono e Cefalo fu entusiasta dei doni. Artemide vedendo che i suoi doni servivano da

    richiamo per amori da piazza. Per vendicarsi insinuò nel cuore di Procri il sospetto che Cefalo

    uscendo all'alba non lo facesse per andare a caccia ma per incontrarsi ancora con la dea Eos. Così

    una mattina lo seguì, Cefalo udendo dei rumori venire dai cespugli e credendo si trattasse di

    selvaggina scagliò la freccia infallibile che andò a colpire Procri. Condannato all'esilio per

    l'omicidio della moglie Cefalo andò a Tebe da re Anfitrione al quale rese vari servigi, il re lo

    compensò dandogli l'isola di Cefalonia così chiamata in suo onore. In preda al rimorso un giorno si

    gettò in mare da una scogliera.

    CEFÈO

    Re di Tegèa, aiutò Eracle nella guerra contro i Lacedèmoni. Fu uno degli Argonauti, diede la

    propria figlia Àuge in sposa ad Eracle e fu mutato dagli dèi in astro.

    CEFISO

    1) Cèfiso o Cefisso, nome di tre fiumi della Grecia Il Cefiso dell'Attica attraversa la pianura di

    Atene e sfocia nella Baia del Falero, il Cefiso della Beozia oggi Mavroneri sorge dal Parnaso e si

    versa nel Lago Copaide; anche nel Peloponneso esiste un piccolo corso d'acqua che porta questo

    nome.

    2) Divinità fluviale a cui gli Olimpi diedero il compito di arbitro nella contesa tra Era e Poseidone

    per l'assegnazione della signoria sull'Argolide. Viene citato anche come padre di Narciso, generato

    con Liriope.

    CÈICE

    Era il marito di Alcione, erano tanto felici ed innamorati che osarono paragonarsi a Zeus ed Era.

    Questo fatto non era gradito agli Olimpi, che per punirli del sacrilego paragone un giorno mentre

    Cèice a bordo di una nave stava andando a consultare l'Oracolo, gli mandarono contro una furiosa

    tempesta. Nel naufragio Cèice perse la vita e il suo spirito apparve ad Alcione che era rimasta a

    Trachine. Dal dolore Alcione si buttò a mare, gli dèi impietositi li trasformarono in uccelli.

    CELENO

    1) Una delle Arpie che a Salmidesso insozzavano la tavola di Fineo. Incontrata da Enea alle isole

    Strofadi, gli predisse difficoltà e dolori.

    2) Una delle Pleiadi che si concesse a Poseidone che la rese madre di Lico e di Nitteo.

    CÈLTINA

    Ninfa amata da Eracle.

    CÈLTO

    Figlio di Eracle e della ninfa Cèltina.

    CENÈO

    Fanciulla che venne mutata in uomo invulnerabile da Poseidone. Partecipò alla guerra fra Centauri

    e Làpiti alleato a quest'ultimi. I Centauri non riuscendo ad ucciderlo dato che era invulnerabile lo

    catturarono e lo seppellirono vivo sotto una catasta di grossi tronchi. Cenèo venne allora

    trasformato in uccello.

    CENTAURI

    Erano per metà uomini (dalla cintola in su) e per metà cavalli; abitavano sul monte Pelio, nella

    Tessaglia. Famosi Chirone, maestro d'Achille, Folo e Nesso, personaggi del mito di Eracle. Alle

    33

    nozze di Piritoo e Ippodamia i centauri vennero a rissa coi Lapiti che ne fecero strage. I superstiti si

    rifugiarono sul Pindo. Numerose nell'arte antica le raffigurazioni di centauri in statue e bassorilievi.

    Virgilio mette alcuni centauri all'ingresso dell'Ade. Erano litigiosi, sensuali, senza limiti nel

    godimento di donne e bevevano vino a fiumi. Il loro progenitore fu Issione, il primo assassino.

    Issione dopo tanto tempo chiese agli dèi il perdono delle sue pene, Zeus volle perdonarlo e nella

    sua magnanimità lo invitò alla mensa degli dèi. Ma Issione, che era un essere malvagio, osò

    insidiare Era per farle delle proposte oscene. Zeus volle metterlo alla prova per vedere fin dove

    arrivavano le sue brame, allora diede le forme di Era ad una nuvola (Nefele). Issione sfogò le sue

    voglie su quella nuvola che partorì il primo Centauro (era ancora totalmente umano), che si

    accoppiò con delle puledre che partorirono degli esseri metà uomo e metà cavallo. Questi esseri

    erano dominati da Chirone che sebbene fosse un Centauro, era mentalmente diverso. anche la sua

    origine era diversa.

    CENTIMANI

    Detti anche Ecatonchiri, erano esseri dotati di cinquanta teste e di cinquanta braccia. Si riteneva

    fossero tre: Cotto, Briareo e Gige. Figli di Urano e di Gea, appartenevano alla stessa generazione

    dei Ciclopi e si schierarono con Zeus nella lotta contro i Titani.

    CÈO

    Figlio di Elio e Gèa, fece guerra a Zeus assieme ai giganti. Era il padre di Latonia e d'Asteria.

    Anche un'isola ha il nome Ceo è la più occidentale delle isole Cicladi (Mare Egeo). Secondo una

    tradizione, i vecchi di Ceo si avvelenavano con la cicuta per lasciar posto ai giovani; ne poetò G.

    Pascoli nei I vecchi di Ceo.

    CERÀSTI

    Popolo crudele dell'isola di Cipro che sacrificava gli stranieri agli dèi. Afrodite per punirli mutò in

    tori gli uomini e alle donne tolse il senso del pudore, che si prostituivano pubblicamente. Abitavano

    la città di Amatunta.

    CERBERO o CÈRBERO

    Era il cane dalle tre teste che custodiva l'Ade. Egli aveva l'incarico di impedire ai morti di uscire ed

    ai vivi di entrare. Esiodo lo descrive con 50 teste, ma scrittori posteriori gliene attribuiscono

    soltanto 2 e, infine, 3, ed è sempre tricipite nelle figurazioni. Era figlio di Echidna e Tifone. Solo

    tre esseri eccezionali riuscirono ad affrontarlo per entrare negli inferi, essi furono: Eracle, che lo

    incatenò per riprendere Alcèsti; Orfèo che lo addormentò col suono della sua lira, per chiedere

    a Ade che gli rendesse la sua dolce Euridice; e infine Enea lo assopì, dandogli da mangiare una

    focaccia magica consigliata dalla Sibilla.

    CÈRCEIS

    Una delle Oceanine.

    CERCIONE

    Re di Arcadia, figlio di Poseidone o di Efesto, aveva una forza eccezionale. Assaliva i viandanti e

    obbligandoli a lottare, dopo averli sopraffatti piegava le cime di due pini e legava i malcapitati che

    venivano così squartati. Tèseo l'affrontò e gli fece fare la stessa terribile fine.

    CÈRCOPI

    personaggi mitologici, mutati da Zeus in scimmie per le loro ribalderie e ruberie. Prima della

    trasformazione erano due fratelli ribaldi e deformi che Eracle tenne prigionieri presso Efeso ma che

    poi liberò, tanto lo divertirono i loro lazzi e le loro facezie.

    CERVA DI CERINÈO

    Cerva che aveva le corna d'oro e i piedi di rame, era velocissima nella corsa, tanto che nessun

    cacciatore riusciva a catturarla e fu una delle dodici fatiche di Eracle.

    CHETO

    Figlia di Ponto e di Gea, sposò il proprio fratello, Forchi, al quale diede le Graie e le Gorgoni.

    CHIMERA

    Mostro favoloso, figlio di Tifòne e Echidna. Aveva la testa di leone, la coda di drago e il ventre di

    capra. Fu ucciso da Bellerofonte. Vomitava fuoco e fiamme e col suo alito (molto pesante) seccava

    34

    tutta la vita vegetale. Dopo aver devastato per molto tempo la Licia, la Chimera fu uccisa da

    Bellerofonte, montato sul cavallo alato Pègaso. Si tratterebbe, secondo alcuni interpreti, della

    personificazione di un vulcano della Licia, abitato in alto da leoni, a mezza costa da capre, alle

    falde da serpi.

    CHIO

    Ninfa figlia di Oceano.

    CHÌONE

    Sposa di Apollo e di Ermes in seconde nozze. Dal primo ebbe Filamondo, grande suonatore di

    cetra; e dal secondo, Autolico famoso ladro che fu avo materno di Ulisse. Orgogliosa dei suoi figli

    Chìone si vantò di essere più feconda e più bella di Artemide. La dea per punirla della sua

    vanagloria, con una delle sue frecce le tagliò la lingua in due. Altra Chìone, fu figlia di Borea e di

    Orizia e sposa di Poseidone dal quale ebbe un figlio chiamato Eumòlpo.

    CHIRONE

    Era il più famoso e sapiente dei Centauri, figlio di Crono e di Fillira. Partecipava spesso alle cacce

    con Artemide e da essa apprese la conoscenza della medicina e delle erbe medicinali. Fu maestro di

    Asclepio, Bacco, Achille, Eracle, Giasone, Tèseo, Càstore e Polluce, Nèstore, Enèa, Ippolito,

    Ulisse, Diomede, e Cefalo. Zeus gli fece dono dell'immortalità. Chirone fra le tante cose, insegnò

    agli uomini la pratica della venerazione agli dèi, l'inviolabilità del giuramento e le leggi. Anche se

    aveva la forma di Centauro non aveva nulla a che vedere e a spartire coi figli di Issione, in quanto

    egli era figlio di Crono che per avere la dolce Fillira si era mutato in cavallo per eludere la

    sorveglianza della gelosa Rea. La causa della morte di Chirone fu Eracle, che nella foga della

    guerra mossa ai centauri per errore colpì al ginocchio Chirone con una freccia avvelenata col

    sangue dell'Idra, e siccome il buon centauro era immortale e l'inguaribile ferita lo faceva soffrire

    atrocemente, Zeus commosso per sottrarlo ai tormenti del dolore lo mutò nella costellazione del

    Sagittario.

    CIÀNE

    nella mitologia greca, nome di una ninfa, personificazione di una sorgente presso Siracusa. Fu

    associata al mito e al culto di Persefone. Più tardi fu anche assimilata alla figlia di Cianippo e alla

    figlia di Liparo, re degli Ausoni. Quando Ade rapì Persefone, volendo ella aiutarla a sfuggire al dio

    degli inferi fu da lui mutata in fonte.

    Ciane, piccolo torrente, lungo circa 7 km., affluente dell'Anapo, in provincia di Siracusa. Famoso

    per i papiri, che crescono rigogliosamente lungo le sue rive.

    CIANIPPO

    Era un sacerdote di Bacco a Siracusa, in una cerimonia avendo offeso il dio cadde in uno stato di

    ubriachezza tale da violentare la propria figlia Ciàne. La Sicilia allora fu desolata da una pestilenza

    provocata da Bacco indignato del terribile incesto. Interrogato l'Oracolo, rispose che solo se si fosse

    sacrificato Cianippo tutto sarebbe cessato. La figlia stessa lo sacrificò poi agli dèi, per distogliere la

    pestilenza che essi avevano diffusa nella città per punire il turpe atto del padre. Subito dopo

    immolò sull'ara anche se stessa, col medesimo ferro con cui aveva ucciso il padre.

    CIBÈLE (C1-C4)

    Al tro nome di Rhea, sposa di Crono e quindi madre di Hestia o Vesta, Demetra o Cerere, Hera o

    Giunone, Hades o Plutone, Poseidone o Nettuno, Zeus o Giove. Personificazione della Madre

    Terra, protettrice della vegetazione e della agricoltura.Dea della terra feconda, chiamata la Gran

    Madre degli dei, identificata con Rea, probabilmente di origine frigia. Aveva tanti nomi quanti

    erano i luoghi nei quali si adorava. Così era detta Pessinunzia, Idea, Dindimea, Berecinzia, dalle

    città di Pessinunte e Berecinto e dai monti Ida e Dindime, tutti nella Frigia. S'innamorò del pastore

    Attis e lo tramutò in pino. Il suo culto si diffuse in Grecia e poi a Roma verso la fine del III sec.

    a.C. I suoi sacerdoti Coribanti e Galli usavano evirarsi per ricordare il gesto dell'infedele Attis, che

    s'era così punito. Veniva raffigurata come una matrona seduta in trono fra due leoni. A Roma era

    chiamata Magna Mater Deum Idaea.

    CICLADI

    35

    Ninfe che furono mutate in isole del Mar Egeo, colpevoli di non avere fatto sacrifici a Poseidone.

    CICLOPI

    Erano i tre giganteschi figli di Urano e Gea. Essi avevano un solo occhio al centro della fronte. Si

    chiamavano Bronte il tuono, Stèrope il fulmine e Arge lo splendore. Essi si rivoltarono contro il

    padre Urano, il quale li rinchiuse nel Tartaro. Quando Crono detronizza Urano, su invito di Gea

    libera i Ciclopi ma col tempo sentendosi minacciato dalla presenza di questi giganti, li richiude

    nuovamente nel Tartaro. Saranno liberati definitivamente da Zeus, quando parte alla conquista

    dell'Olimpo, con l'aiuto di Ade e Poseidone, allora i Ciclopi per sdebitarsi donarono il fulmine a

    Zeus, a Ade l'elmo dell'invisibilità e il tridente a Poseidone. Grazie a queste armi Zeus riesce nel

    suo intento e apprezzando le arti dei Ciclopi, se li tenne per essere sempre rifornito di fulmini. Li

    uccise Apollo per vendicare Asclepio, saettato da Zeus coi fulmini da essi fabbricati. Omero

    sembra farli abitare sulla costa napoletana da Baia al Vesuvio, mentre Virgilio li pone sulla costa

    orientale della Sicilia presso l'Etna. Il pastore antropofago Polifemo, personaggio dell'Odissea, è

    senz'altro il ciclope più noto.

    CILICE

    Fratello di Euròpa e figlio di Càdmo.

    CILLA

    Sorella di Priamo fu da lui uccisa perché Esaco aveva profetizzato che per la salvezza di Troia

    bisognava uccidere assieme al bambino, la donna della casa reale che avrebbe partorito quel giorno.

    La sera dello stesso giorno Ecuba mise al mondo Paride figlio di Priamo.

    CILLENE

    1) Il monte più alto del Peloponneso, al confine tra Arcadia e Acaia. Sulla sua vetta nacque Ermes a

    cui la montagna era sacra.

    2) CILLENE antica città dell'Elide, già conosciuta da Omero, teatro di varie guerre, più volte

    distrutta e riedificata, ora scomparsa. Nei pressi si trova la moderna Glarenza.

    CINIRO o CINIRA

    Sacerdote di Afrodite, dalla quale ebbe una figlia, Mirra che amò incestuosamente il padre. Altro

    Ciniro era anche un re di Cipro ed aveva cinquanta figlie che Zeus mutò in Alcioni.

    CINOSURA e ELICE

    Erano le due orse che si occuparono di Zeus quando era ragazzo. Il dio per gratitudine le mutò nelle

    costellazioni dell'Orsa Maggiore e Minore.

    CINZIO e CINZIA

    Così furono chiamati Apollo e Artemide perché nati sul monte Cinto.

    CIPARISSO

    Giovane molto caro ad Apollo. Tormentato dal dolore, per avere involontariamente ucciso un cervo

    che egli stesso aveva allevato, voleva lasciarsi morire. Apollo, commosso lo mutò in cipresso.

    CIRCE

    Famosa maga che abitava l'isola Eèa, la sua storia è largamente narrata nell'Odissea. Ulisse

    scampato alla tempesta approda nell'isola della maga, i suoi uomini vanno ad ispezionare l'isola e

    incontrano la maga che dando loro del cibo non appena lo mangiano vengono mutati in porci. Uno

    degli uomini che non fidandosi non aveva mangiato, corre ad avvisare Ulisse del fatto. Ulisse si

    arma e corre contro la maga, per strada incontra Ermes che gli dà un amuleto che lo protegge dagli

    incantesimi della megera. Grazie a questo amuleto Ulisse può con la forza costringere la maga a

    dare le forme umane ai suoi uomini. Fermatosi un anno nell'isola Ulisse ebbe da Circe un figlio,

    Telègono. Quando l'eroe decise che era il momento di ripartire la maga lo lasciò andare senza

    troppe storie, anzi gli diede dei buoni consigli.

    CIRENE

    Figlia di Ipseo e della ninfa Clidanope. Disprezzava i lavori tipici delle donne e per questo diventò

    un'abile cacciatrice. Un giorno mentre lottava senza armi contro un leone, la vide il dio Apollo che

    volle farne la sua amante, con un cocchio trainato da cigni Apollo portò Cirene in Libia, e là, la

    36

    fece sua. Dalla loro unione nacquero Aristeo ed Idmone. Cirene ebbe rapporti anche con Ares dal

    quale ebbe Diomede.

    CIRNO

    Figlio di Eracle e primo regnante della Corsica.

    CITÈRA

    Isola del Peloponneso, sulla spiaggia della quale Afrodite, emerse nuda dalla spuma del mare.

    CITERONE

    Catena montuosa che divide la Beozia dalla Megaride e dall'Attica, sacra a Dioniso e alle Muse.

    Sulle sue pendici trovarono la morte Penteo e Atteone; Zeus ed Era vi avrebbero consumato il loro

    matrimonio segreto, anche se altre tradizioni indichino l'isola di Samo o il monte Ida nella Troade.

    CIZICO

    Re del popolo dei Dolioni che discendevano da Poseidone. Fu ucciso per errore da Giasone.

    CLÀRO

    Isola dell'Egèo, famosa per uno degli Oracoli di Apollo.

    CLEOBI e Bitone

    erano i figli di Cidippe, sacerdotessa di Era. famosi per la pietà filiale. Si aggiogarono al carro per

    trasportare al tempio la madre. Cidippe pregò quindi la dea affinchè li premiasse col dono più

    grande. In risposta, Era concesse loro di morire in modo indolore, passando insensibilmente dal

    sonno alla morte.

    CLIMENE

    1) Figlia di Oceano e Teti, sposa di Giapeto al quale generò Atlante, Prometeo e Epimeteo.

    2) Una della Nereidi, moglie di Prometeo e madre di Deucalione.

    CLIO

    Una delle Muse, presiedeva alla Storia. Avendo rimproverato Afrodite perché innamorata di

    Adone, la dea per vendicarsi la fece innamorare incestuosamente del proprio padre; dall'unione dei

    due nacque Giacinto.

    CLITENNESTRA

    Secondo la leggenda nacque assieme a Castore, Polluce ed Elena, dall'uovo che Leda aveva

    concepito dopo il rapporto con Zeus che si era unito a lei sotto forma di cigno. Siccome Leda la

    stessa notte si accoppiò col marito Tindareo, Clitennestra nacque dal seme di Tindareo. Clitennestra

    sposò in prime nozze Tantalo (un omonimo del più famoso per il supplizio), re di Pisa (città del

    Peloponneso). Agamennone, gli fece guerra, lo uccise, assieme al figlio e ne sposò la vedova

    Clitennestra. Castore e Polluce, suoi fratelli, indignati mossero contro Micene (città di

    Agamennone). Ma Agamennone, scaltro com'era si recò subito da Tindareo che benedì il suo

    matrimonio e così si salvò dalla vendetta dei due Dioscuri. Dall'unione dei due nacquero: Elettra,

    Ifigenia, Crisotemi e Oreste. Quando Agamennone ebbe il comando delle truppe per la spedizione

    contro Troia, alla partenza mancava il vento. Allora interrogato l'oracolo Calcante, disse che ciò era

    dovuto ad uno sgarbo che Agamennone aveva fatto alla dea Artemide e per calmare la dea egli

    doveva sacrificare la propria figlia Ifigenia. Agamennone tergiversava, ma quando i Greci

    minacciarono di togliergli il comando, acconsentì al sacrificio anche se poi non fu consumato. Per

    questo fatto Clitennestra gli serbò rancore eterno. Egisto che aveva dei rancori nei confronti di

    Agamennone, non partecipò alla guerra e rimanendo a corte insinuò il dubbio nel cuore

    Clitennestra che già aveva molto sofferto. Al ritorno dalla spedizione Agamennone, venne dai due

    ucciso assieme ai suoi uomini.

    CLITO

    Giovane amato da Eos.

    CLIZIA

    Figlia di Ocèano e di Teti, fu amata da Apollo. Trascurata dal dio si lasciò morire di fame. Apollo,

    commosso la mutò in Girasole.

    CLOE

    epiteto di Demetra, in quanto protettrice del verde delle messi.

    37

    CLORI

    nome della dea dei fiori, sposa di Zefiro: corrispondente alla dea Flora dei Latini.

    CLÒTO

    Una delle tre Moire.

    COCITO

    Uno dei fiumi infernali, le sue acque erano ingrossate dal pianto dei morti. Emissario dello Stige,

    sboccava nell'Acheronte.

    COÈFORE

    Così erano chiamate le donne che nei riti funebri distribuivano i cibi.

    COIO

    Titano padre di Latona, e nonno di Apollo e di Artemide. Sua amante fu Tebe.

    COLCHIDE

    Regione dell'Asia dove era custodito il Vello d'oro.

    COLONNE D'ERCOLE

    Erano i due monti di Àbila e di Càlpe, che Eracle ottenne separando una montagna per mettere in

    comunicazione il Mediterraneo con l'Atlantico.

    COMÈTO

    Sacerdotessa di Artemide, nota per avere profanato il santuario col suo amante Melanippo.

    CÒMO

    Dio Greco di ogni tipo di piaceri anche quelli licenziosi. Era raffigurato come giovane massiccio,

    colorito in volto con i segni marcati degli stravizi, con una corona di rose e con in mano una

    fiaccola.

    CORE

    Epiteto che significa la fanciulla con il quale, soprattutto in Attica, veniva chiamata Persefone.

    CORONIDE

    Principessa arcade amata da Apollo al quale però fu infedele. Il dio fu avvertito del suo tradimento

    da un corvo bianco, animale a lui sacro, e volle punirla facendola uccidere dalle frecce della sorella

    Artemide. Nell'esalare l'ultimo respiro, Coronide pregò il dio di salvare il figlio che aveva

    concepito da lui e Apollo trasse Asclepio dal ventre della madre consegnandolo al centauro Chirone

    perchè lo allevasse. Quanto al corvo, latore dell'infame notizia, Apollo cambiò da bianco a nero il

    colore del suo piumaggio.

    CORUNÈTE o PERIFÈTE

    Brigante figlio di Efesto che aggrediva tutti quelli che incontrava uccidendoli a mazzate. Tèseo

    pose fine ai suoi misfatti.

    CÒTTO

    Uno dei Centìmani.

    CREÙSA

    Figlia di Priamo e moglie di Enèa. Nella fuga da Troia in fiamme Enèa smarrì la moglie Creùsa

    perciò ritornò indietro a cercarla, ma per strada incontrò l'ombra della moglie che lo scongiura di

    continuare in viaggio.

    CRINI

    Sacerdote di Apollo, noto perché non sacrificava quasi mai al dio.

    CRINISO

    Principe troiano, aiutato da Poseidone e Apollo alla costruzione delle mura della città. Alla fine dei

    lavori non volle dare ai due dèi il compenso pattuito. Allora, Poseidone, irato mandò un mostro

    contro la città e come tributo voleva una giovane donna ogni volta che appariva. Ma quando fu il

    turno di Crinise, figlia del re, il padre per sottrarla alla atroce fine, la mise in una barca e la

    abbandonò alle onde del mare. Quando, dopo avere ucciso il mostro, andò alla ricerca della figlia,

    non trovandola pianse tanto che gli dèi commossi gli fecero dono del potere di potersi mutare in

    tutto quello che volesse. Criniso fece largo uso di questo potere per sorprendere le ninfe che gli

    38

    piacevano, e per amore della ninfa Egesta, lottò contro il dio fluviale Achelòo e vintolo sposò la

    ninfa che gli diede una figlia, Alcèsti.

    CRIO

    Titano che personificava l'ideale della forza e della potenza.

    CRISAORE

    Figlio di Poseidone.

    CRÒCO Amò talmente tanto la ninfa Smilàce, che gli dèi, commossi mutarono lui in Zafferano, e

    la ninfa nel verde albero del Tasso.

    CRONO I latini lo identificarono con Saturno, era il più giovane dei Titani. Sua sposa fu Rhea, nota

    anche col nome di Cibele, dal nome della dea frigia chiamata Madre degli déi o

    Grande Madre. Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra). Su istigazione di Gea irata con Urano

    per aver rinchiuso nel Tartaro i Titani (altri loro figli), Crono con una falce datagli da Gea evirò

    Urano e lo privò del potere. Divenuto il supremo degli dei, Crono sposò Rhea con essa generò:

    Ade, Demetra, Era, Estìa, Poseidone e Zeus. << E mano a mano che ciascuno veniva dal sacro

    utero alle ginocchia della madre, tutti li ingoiava il grande Crono, mirando che nessun altro che lui

    degli illustri Uranidi avesse tra gli immortali dignità regale>>.(Esiodo, Teogonia 453). Li divorò

    tutti tranne Zeus che Rea nascose in una grotta sul monte Ida nell'isola di Creta, e al suo posto gli

    diede una pietra avvolta in delle fasce. Crono ingoiò la pietra senza accorgersi dell'inganno.

    Quando Zeus fu cresciuto si fece assumere come coppiere da Crono e su consiglio di Meti

    somministrò senape e sale nell'idromele di Crono. La pozione emetica fece vomitare Crono che

    rigettò in ordine inverso prima la pietra (Abadir) e poi i fratelli e le sorelle di Zeus. Quest'ultimi

    grati della liberazione pregarono Zeus perché li conducesse nella lotta contro i Titani seguaci di

    Crono. I Titani erano guidati da Atlante dato che Crono era troppo vecchio. Crono sconfitto venne

    esiliato su una isola occidentale.

    CRÒTO Uno dei figli di Pan e di Eufème, noto come cacciatore infallibile, fu dalle Muse mutato

    nella costellazione del Sagittario. La stessa mutazione viene anche riferita al centauro Chirone.

    CUPIDO o EROS Vedi Amore.

    CURÈTI Erano i giovani che danzavano e facevano grande rumore battendo le lance contro gli

    scudi per non fare sentire i vagiti di Zeus infante, quando Rea lo nascose a Crono perché non lo

    divorasse

    DADÙCO

    sacerdote dei Misteri eleusini, il più importante dopo lo ierofante, era a capo dei lampadofori;

    veniva sempre scelto di generazione in generazione nella famiglia ateniese sacerdotale dei Cerici.

    Portava la fiaccola di Demetra durante le cerimonie e proclamava i sacri divieti.

    DAÈIRA

    dea venerata a Eleusi, figlia di Demetra e di Oceano; con Ermete generò Eleusi, fondatore della

    città omonima.

    DAFNE

    Ninfa, figlia di Penèo e di Gea. Quando inseguita dal dio Apollo che voleva possederla a tutti i

    costi, pregò la madre Gea di salvarla. Allora Gea, la mutò in alloro. Apollo, innamorato staccò un

    ramo dalla pianta, se ne fece un serto e volle che la pianta le fosse consacrata.

    DAFNI

    Figlio di Ermes. Molto amato da Apollo, Pan e Artemide, questi dèi insegnarono molte cose a

    Dafni che peraltro inventò la poesia bucolica. Condannato alla cecità per non essere stato fedele

    alla ninfa Nomia, ma in questa condizione non visse a lungo. Allora, Ermes per ricordarlo lo mutò

    in pietra e a Siracusa fece nascere una fonte che prese il nome di Dafni, in onore del giovane poeta.

    DAMASCO

    figlio di Ermes e di Alimèa, ha dato il nome alla città omonima della Siria; fu scorticato vivo da

    Dionisio per avere tagliato le viti che egli aveva piantato.

    DAMASTE

    39

    Vedi Procuste

    DÀMIA

    divinità femminile greca, dea della fecondità e dell'abbondanza, venerata a Epidauro, Egina,

    Trezene e nella Magna Grecia. Assimilata dai Romani alla dea Bona degli Umbri e dei Sabini

    (affine alla dea Cupra dei Piceni).

    DAMNAMENEO

    Vedi Dattili Idei.

    DANAE

    Unica figlia di Acrisio re di Argo e di Euridice. Acrisio avendo avuto dallo oracolo di Delfi la

    predizione che un giorno sarebbe stato ucciso dal nipote, egli rimediò chiudendo la figlia in una

    cella sotterranea con la sola compagnia di una ancella, sicuro così che la profezia non poteva

    avverarsi. Ma Zeus (gran donnaiolo) affascinato dalla bellezza della fanciulla sotto forma di raggio

    di sole la raggiunse e la fece sua dall'unione nacque Perseo. Acrisio furibondo per la nascita del

    nipote che sarebbe stato la causa della sua morte fece rinchiudere la figlia ed il nipotino in una

    cassa e li abbandonò alle onde del mare sicuro così di sbarazzarsi dello incomodo nipote, ma Zeus

    fece in modo che la cassa con la sua donna e il figlio arrivasse all'isola di Serifo. Là vivevano i

    fratelli Ditti e Polidette nipoti di Zeus. Ditti che faceva il pescatore trovò la cassa sulla spiaggia

    salvò i due sventurati e li portò a corte da Polidette dove Perseo crebbe forte e bello. Polidette,

    respinto da Danae, che viveva per il figlio, studiò come liberarsi del ragazzo e lo mandò a uccidere

    Medusa e portargliene la testa. Contrariamente alle attese di Polidette, Perseo tornò vincente.

    Polidette invidioso della gloria del ragazzo trattò tutti male, umiliò Danae, trattò come un servo il

    fratello e schernì Perseo, allora il ragazzo grazie al potere della testa di Medusa lo pietrificò con

    tutti i suoi seguaci e l'isola di Serifo divenne una sassaia, sola una piccola parte rimase abitabile e

    Ditti ne divenne il re. Fatto ciò Perseo con la madre tornò ad Argo per conoscere il nonno Acrisio.

    DANÀIDI

    le 50 figlie di Danao, re di Argo. Tutte meno una, di nome Ipermestra, uccisero per ordine del padre

    i loro mariti figli di Egitto, loro cugino, e furono perciò condannate da Zeus al Tartaro, ove

    scontano la loro colpa versando acqua in eterno in un vaso senza fondo..

    DANAO

    Figlio di Belo e di Ancinoe. Aveva altri due fratelli: Egitto e Cefeo. Alla morte del padre che era re

    di Chemni, Cefeo si prese la parte meridionale del regno, mentre Danao ed Egitto litigarono per la

    spartizione del resto. Allora Egitto aveva cinquanta figli a titolo di instaurare una alleanza propose

    a Danao che aveva cinquanta figlie di unirli in matrimonio in modo da non avere più contrasti, ma

    Danao non fidandosi preferì andare in esilio. Così costruita una nave partì con le figlie. Approdato

    nel Peloponneso dichiarò che gli dèi lo avevano destinato a divenatare re di Argo, Gelanore re di

    Argo intimorito da alcuni presagi abdicò a favore di Danao che divenne il più potente re della

    Grecia.

    DARDANO

    Figlio di Zeus e di Elettra, fu il mitico antenato dei Troiani e, per loro tramite, dei Romani. Fondò

    in Troade la città che prese il suo nome e da lui deriva il anche il nome di Dardanelli, l'antico

    Ellesponto.

    DATTILI IDEI

    Rea, nelle doglie del parto di Zeus per resistere meglio agli spasimi poggiò le mani sulla terra, da

    quest'ultima sconvolta dal contatto spuntarono dieci demoni cinque femminili corrispondenti alle

    dita della mano sinistra e cinque maschili corrispondenti alle dita della mano destra. Il nome di

    Dattili Idei ricorda appunto la loro origine Daktylos (dito) e dal monte Ida a Creta dove ciò

    accadde. Per prima cosa aiutarono la dea a partorire Zeus. I Dattili maschi non sarebbero altri che i

    Cureti che con le loro danze rumorose protessero la culla di Zeus; difatti i confini dell'identità fra

    Dattili Idei, Coribanti e Cureti erano molto instabili. Ma neanche il loro numero era stabilito, così si

    diceva fossero cento, altrove si diceva venti che erano fabbri, e di trentadue che erano maghi.

    Oppure che i maschi erano nati dalla mano destra erano stati gli inventori della metallurgia, le

    40

    femmine nate dalla sinistra si stabilirono nella Samotracia, dove avrebbero insegnato ad Orfeo i

    misteri della Dea Madre. Altri raccontano di solo cinque Dattili Idei dandone pure i nomi: Peonio,

    Epimede, Giasio, Ida e Eracle (che non era L'eroe forzuto). Si racconta pure di soli tre Dattili Idei

    servi della dea madre Cibele: Acmonte l'incudine, Damnameneo il martello e Chelmi il ferro o il

    coltello. Quest'ultimo per aver offeso Rea fu tramutato in ferro o comunque gli altri due fratelli gli

    furono ostili. Si parla anche di due soli Dattili Idei Tizia e Cilleno nati non in conseguenza al parto

    di Rea ma a quello della Ninfa Anchiale, ma siccome questa stendendo le mani anzichè stenderle le

    chiudeva nacque soltanto un Dattilo per mano. Questi due sarebbero stati compagni di trono di

    Cibele. Nonostante tutte le varianti i Dattili altri non sono che strumenti della Grande Madre: fabbri

    e stregoni.

    DÈDALO

    Ateniese che era un genio paragonabile a Leonardo da Vinci. Un certo Talo, suo allievo inventò la

    sega ed il trapano, allora Dedalo, ingelosito lo uccise, condannato all'esilio per questo reato, si

    rifugia a Creta presso re Minosse. La costruisce la finta mucca, che Pasifae, moglie di Minosse,

    userà per soddisfare le sue voglie col toro, della quale si era innamorata. Dal rapporto animalesco

    nasce il mostruoso Minotauro. Allora il re di Creta ordinò all'inventore di costruire il labirinto. Fu

    Dedalo a suggerire ad Arianna come aiutare Teseo, quando uccise il Minotauro, Minosse scoperto

    anche questo imbroglio fece rinchiudere l'inventore assieme al figlio Icaro nel labirinto. Dedalo non

    si scoraggiò e costruite delle ali con delle piume e della cera dopo avere istrutito il figlio come

    volare spiccò il volo e fuggì, ma il viaggio fu fatale per il figlio che volato troppo in alto, le ali si

    sciolsero e precipitò in mare, moremdo. Dopo avere sepolto il figlio, Dedalo si rifugiò in Sicilia

    presso re Cocalo, dove visse fino a tarda età.

    DEIANIRA

    Sposa di Eracle. Per guadare il fiume Èveno accettò di salire in groppa al centauro Nèsso, il quale

    cercò di rapire la bella ragazza, allora Eracle con una delle sue frecce intinte nel sangue dell'Idra

    uccide il centauro, che prima di morire suggerisce a Deianira di intingere la veste di Eracle nel suo

    sangue per avere assicurata la fedeltà del marito. Quando Eracle si innamorò di Iòle, Deianira fece

    indossare la veste che aveva intinto nel sangue del centauro, convinta che così Eracle sarebbe

    ritornato a lei. Ma non appena Eracle indossò la veste , si sentì ardere e bruciare il corpo dal veleno

    contenuto nel sangue del centauro, non potendo più sopportare quell'immenso dolore, l'eroe si fece

    preparare un rogo e vi salì. Deianira dal rimorso e dal dolore della perdita del marito non

    volendogli sopravvivere si uccise. Leggi cosa Ovidio le fa scrivere al suo amato. Clicca qui

    DEIFOBO

    Dopo la morte di Paride, sposò la bella Elena. Visto che Troia era perduta per farsi perdonare da

    Menelao, segretamente lo introdusse con Ulisse, nella camera matrimoniale, consegnandogli il

    marito Deifobo, che fu dai due greci ucciso.

    DEINO

    Una delle Graie, il suo nome significa la terribile.

    DEIÒNE

    1) Ninfa che col contributo di Apollo generò Mileto.

    2) Deione o Deioneo, re della Focide, figlio di Eolo. Ebbe da Diomede, figlia di Xuto, parecchi

    figli, tra cui Cefalo.

    DELFI

    Luogo sul versante meridionale del monte Parnaso, dov'era il famoso oracolo d'Apollo che per

    molti secoli fu adorato dai Greci e da numerosi altri popoli. Da una cavità della roccia uscivano dei

    vapori tossici che avevano la proprietà di eccitare chi li respirava. La cavità era posto nella parte

    più nascosta del tempio, la si trovava la Pizia, inalando i vapori entrava in trance, con una

    esaltazione da arrivare al parossismo, durante questa fase che pensavano fosse il dio a possederle,

    parlavano e un sacerdote raccogliendo le loro parole, le interpretava e dava la risposta ai pellegrini

    che andavano ad interrogare il dio.

    DELFINA

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    Mostro metà donna e metà serpe, avrebbe custodito Zeus, quando Tifone imprigionatolo gli aveva

    tagliato i tendini delle mani e dei piedi.

    DELFINO

    Poseidone per la ricerca di Anfitrite mandò Delfino il quale trovatala fu tanto persuasivo nel

    convincere la giovane alle nozze col dio, che per compensarlo lo mise fra le costellazioni.

    DELO

    Una delle più piccole isole delle Cicladi, fatta spuntare dagli abissi del mare dal tridente di

    Poseidone e rimasta vagante fin quando Latona vi partorì Artemide e Apollo. Prima dell'evento

    divino l'isoletta si chiamava Asteria e anche Ortigia.

    DEMETRA

    Nota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei

    Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono,

    che la inghiottì, e di Rea. Alter-ego della madre ed anche di Gea, era, come loro, venerata come

    Madre Terra; ma mentre Gea rappresentava l'elemento primordiale e Rea la potenza generatrice,

    Demetra era la divinità della terra coltivata, la dea del grano. Con il dono dell'agricoltura,

    fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini anche le regole del vivere civile e, di

    conseguenza, le leggi. Nel doppio aspetto di Rea/Demetra, le storie orfiche accennano al suo

    congiungimento con Zeus dal quale sarebbe nata Core o Persefone, l'unica figlia di Demetra

    secondo la tradizione classica. Nella leggenda, come nel culto, Demetra era strettamente legata alla

    figlia Persefone che fu rapita da Ade. Nella disperata ricerca della figlia, la dea abbandonò l'Olimpo

    e rinunciò alle sue funzioni divine, tanto che la terra deperì e smise di dare frutti finché la figlia non

    le venne resa, almeno per un periodo dell'anno. Gli antichi videro adombrati in questo mito

    riferimenti impliciti ai cicli della natura, delle stagioni, dei raccolti, in particolare ai frutti della terra

    che trascorrono parte dell'anno nascosti sotto la superficie per poi sbocciare e fruttificare. Non

    mancano richiami (messi in evidenza in più di un testo filosofico e, molto probabilmente, anche

    nei misteri) al destino dell'uomo, il cui corpo, sepolto sotto terra come Persefone, non impedisce

    all'anima di raggiungere l'immortalità in una continua dialettica di morte e rinascita. Al nucleo

    centrale della leggenda di Demetra, il cui significato era rivelato solo agli iniziati dei Misteri di

    Eleusi, si aggiunsero in varie epoche miti secondari, come quello della violenza che subì da

    Poseidone. Un'altra leggenda vuole che Demetra si sia innamorata di Iasione dal quale ebbe Pluto,

    la ricchezza. Tutti i miti, anche se contraddittori, sono comunque concordi nel non attribuire un

    marito a Demetra, che generò i suoi figli al di fuori di ogni vincolo coniugale.

    Demetra crucciata

    Quando Demetra sentì, con un acuto dolore al cuore, il grido della figlia Persefone strappata al

    mondo dei vivi dalla fiamma amorosa di Ade, volò come un uccello sopra le terre e le acque alla

    sua ricerca, vagando per nove giorni e nove notti con due fiaccole accese nelle mani; non volle

    toccare né nettare né ambrosia, che sono il cibo degli dei, e non sostò neppure per bagnarsi il corpo.

    Adirata con l'Olimpo intero, il cruccio di Demetra si tramutò in furore quando, al decimo giorno

    delle sue peregrinazioni, Poseidone osò violentarla. Decise allora di non risalire più in Cielo e di

    abdicare alla sua funzione divina provocando così l'inaridimento generale della terra che non dava

    più frutti. Zeus fu costretto a inviare Ermes nel mondo dei morti con l'incarico di riportare

    Persefone alla madre ma, per avere ingerito del cibo mentre era nell'Ade (un seme di melagrano

    datole ad arte dal marito) Persefone fu obbligata a passare un terzo dell'anno negli Inferi,

    rimanendo invece sulla terra con la madre il resto dell'anno.

    DEMOFONTE

    Quando Demetra percorreva la terra in sembianze di comune mortale alla ricerca disperata della

    figlia Persefone rapita da Ade, fu accolta nella reggia di Eleusi da re Celeo e dalla moglie Metanira.

    Per ringraziarli della loro benevolenza cercò di rendere immortale l'ultimo nato della casa, il

    bambino Demofonte, e, per distruggere le sue parti mortali, ogni notte lo esponeva in segreto alla

    42

    forza del fuoco. Ma l'umana apprensione di Metanira causò la rovina del figlio. Una notte, spiando

    nella stanza, la madre vide il trattamento a cui era sottoposto il bambino e, gridando alti lamenti, si

    avventò contro Demetra. La dea ribollì di sdegno e lasciò consumare il piccolo tra le fiamme, ma

    per ripagare i genitori di quella perdita, riversò i suoi favori su un altro dei loro figli, Trittolemo, al

    quale fece dono di un carro trainato da dragoni alati e di una scorta di sementi. Con questi doni

    Trittolemo insegnò agli uomini a coltivare i campi e a conoscere i benefici dell'agricoltura.

    DEMOGÒRGONE

    Antichissimo dio della Terra. Personaggio che si incontra nel De genealogiis deorum gentilium di

    Boccaccio, ed è descritto come misterioso padre degli dei pagani. Si rincontra anche in opere

    rinascimentali (Ariosto, Folengo, ecc.) come figura infernale.

    DÈMOS

    Uno dei cavalli di Ares.

    DEUCALIONE

    Figlio di Promèteo. Per volontà di Zeus, costruì un'arca nella quale chiusosi con la moglie Pirra,

    aspettò il diluvio col quale il sommo dio ripulì il mondo dall'umanità malvagia. Riuscì a restare a

    galla per nove giorni e nove notti finché la barca non si arenò nella cima del monte Parnaso. Qui

    aspettarono che le acque si ritirassero e quando scesero a valle come da istruzioni avute tirarono

    delle pietre dietro le loro spalle, dalle pietre di Pirra nascevano delle donne, invece, da quelle tirate

    da Deucalione gli uomini, così la specie umana continuò. Quando Deucalione morì venne

    sepolto vicino al tempio di Zeus in Atene.

    DICE o DIKE

    Dea della Giustizia, detta anche Astrea, figlia di Zeus e Temi, fu considerata il principio

    fondamentale per lo sviluppo di ogni società civile. Era una delle Ore, stanca degli errori degli

    uomini si trasferì in cielo diventando la costellazione della Vergine.

    DIDONE

    o Elissa o Elisa, figlia del re Mutto di Tiro, che divenne regina e sposò lo zio Sicheo. Avendole suo

    fratello Pigmalione ucciso il marito e iniziato una persecuzione contro di lei, si rifugiò in Africa

    ove fondò la città fenicia che prese il nome di Cartagine, ben presto prospera per i commerci. Qui

    approdò Enea, secondo le leggende antiche raccolte e rinnovate da Virgilio, e Didone,

    commuovendosi per le sventure dell'eroe, divenne sua moglie. Ma dovendo Enea adempiere il suo

    fato, l'abbandonò. Didone, disperata, si uccise (Eneide, IV - Heroides). Altre leggende raccontano

    diversamente i fatti. Vuoi leggere cosa Ovidio le fa scrivere? Si!? Clicca qui

    DIOMÈDA

    Schiava di Achille, con la quale si consolò dopo che Agamennone gli aveva sottratto la bella

    Brisèide.

    DIOMEDE

    1) Re della Tracia, figlio di Ares e di Cirene famoso per le sue cavalle alle quali dava in pasto gli

    stranieri che si avventuravano nella sua terra. Per questo fu ucciso da Eracle e il suo corpo dato in

    pasto alle cavalle. Gli animali furono poi dispersi sul monte Olimpo. Ebbe culto in Tracia, poi in

    tutto il mondo ellenico; a lui venivano sacrificate vittime umane.

    2) uno dei principali eroi dell'Iliade, re di Argo, figlio di Tideo e di Deipile, partecipò alla guerra

    degli Epigoni per la conquista di Tebe e poi alla guerra troiana. Come nei poemi omerici è

    raccontato, con la protezione di Atena, ferì Ares e Afrodite, partecipò ad imprese rischiose insieme

    a Ulisse, uccise Reso re dei Traci e s'impadronì delle frecce fatali di Filottete. Tornato in patria e

    insidiato dalla infedele moglie Egialea, riprese il mare, approdò nelle coste dell'Italia meridionale,

    divenne re della Daunia fondandovi Argos, Hippios e altre città. I suoi compagni furono tramutati

    in uccelli.

    DIONE

    ninfa figlia di Urano e di Gea (o, secondo altri, di Oceano e di Teti) che, amata da Zeus, divenne la

    madre (Secondo una delle varianti della leggenda) di Afrodite o Venere. Nel tempio di Dodona

    43

    veniva venerata insieme a Zeus; anche in Atene e in altre città ebbe culto antichissimo. Veniva

    chiamata anche Dionèa.

    DIONISO

    Vedi Bacco.

    DIOPATRA

    Ninfa violentata da Poseidone.

    DIOSCURI

    Dios kuroi, significa figli di Zeus. Nella mitologia greca ci sono due coppie di gemelli a portare

    questo nome; Anfione e Zeto, chiamati Diòscuri tebani; Castore e Polluce i Diòscuri spartani. In

    ogni caso i Diòscuri cantati dai poeti per l'amore fraterno e l'inseparabilità erano quest'ultimi. I

    Diòscuri aiutarono gli dèi nella lotta contro i Giganti. I due fratelli sarebbero nati dall'uovo che

    Leda aveva concepito quando Zeus nelle spoglie di un cigno la fece sua. Castore nacque mortale,

    mentre Polluce era immortale. Quando decisero di prendere moglie, i divini gemelli rapirono le

    figlie di Leucippo, però le ragazze erano promesse a Ida e Linceo, anch'essi gemelli e cugini dei

    Dioscuri. Ida e Linceo giurarono vendetta nei confronti di Castore e Polluce, così nella lite che ne

    seguì, Castore fu ucciso da Ida. Polluce inferocito dal dolore della perdita del fratello, inseguì i due

    e raggiuntoli uccide Linceo, intanto Ida stava per scagliare una stele contro Polluce, ma viene da

    Zeus incenerito con un fulmine per difendere il figlio. Polluce che amava il fratello chiese a Zeus di

    togliergli il dono dell'immortalità per potere stare col fratello e siccome questo non era possibile,

    Zeus gli offrì di vivere un giorno con Castore sull'Olimpo, e un giorno con Castore sottoterra. La

    leggenda dice che non potendo fare più nulla per la sorella Elena, si misero a proteggere la nave

    che trasportava Elena. Cavalcandole affianco, proteggevano la sorella e la nave dalla potenza delle

    onde. Per cui furono molto venerati dai marinai.

    DITIRAMBO

    nell'antica poesia greca di tradizione dorica, canto corale in onore di Dioniso; per estensione,

    qualunque composizione di ispirazione orgiastica. Il ditirambo è un poema lirico intonato

    all'entusiasmo e alla gioia. Questo genere poetico fu coltivato da Simonide, Bacchilide, Pindaro e

    altri minori, e, secondo Erodoto, sarebbe stato inventato da Arione di Metimma. Secondo

    Aristotele, seguito da quasi tutti i moderni, dall'antico ditirambo si sarebbe sviluppata la tragedia

    greca.

    DODONA

    antica città dell'Epiro. sede di uno dei più famosi santuari, sacro a Zeus, dove il dio dava i suoi

    responsi a mezzo dei sacerdoti e delle sacerdotesse che ascoltavano lo stormire delle foglie delle

    querce del vicino bosco sacro, dal volo delle colombe che vi avevano il nido e dal suono dei grandi

    cembali di bronzo mossi dal vento. .

    DOLICO,

    Dòlico presso gli antichi Greci, la più lunga delle gare di corsa. Fu disputata per la prima volta

    durante la quindicesima Olimpiade (716-712 a.C.).

    DORI

    1)Figlia di Ocèano e di Tèti. Sposò il fratello Nerèo ed ebbe cinquanta figlie, le Nereidi.

    2)stirpe ellenica che avrebbe avuto per capostipite Doro. Dalla Tessaglia, dove si erano dapprima

    stanziati, essi discesero nel Peloponneso: secondo la leggenda questa migrazione dorica sarebbe

    avvenuta nel 1104 a.C., sotto la guida degli Eraclidi. I reperti archeologici e la critica storica fanno

    risalire invece l'infiltrazione dorica tra le popolazioni preellene e tra le altre stirpi elleniche (Eoli,

    Joni) che si erano stanziate in Grecia, almeno al XIV sec. a.C. Con l'insediamento dei Dori, popolo

    rude e barbarico, in Grecia comincia il periodo che si suol chiamare Medioevo ellenico, che segna

    la fine dell'età micenea ed un decadimento generalizzato delle arti e della letteratura. Quale

    contributo abbiano portato gli invasori alla civiltà greca, è difficile stabilire nei particolari, ma in

    complesso non fu cospicuo. Delle città che occuparono o che fondarono, Sparta fu quella che si

    distinse: proverbiali la rigidità della disciplina militare ed i modi di vita gregari adottati dagli

    spartani. La religione primitiva dei Dori denuncia l'influenza di correnti e concezioni religiose della

    44

    civiltà mediterranea arcaica. I Dori fondarono colonie in Asia Minore, in Africa, in Sicilia e

    nell'Italia meridionale.

    DORIDE

    Figlia di Oceano e Teti, fu sposa di Nereo e madre delle Nereidi. Nella poesia latina, la

    personificazione dell'acqua salsa.

    DORO

    figlio di Elleno e della ninfa Orseide, fratello di Eolo, fu il capostipite del popolo che da lui prese il

    nome. Dopo una serie di migrazioni, si stabilì nel Peloponneso, sede storica dei Dori..

    DRAGO (AV)

    o dragone, mostro favoloso che si ritrova in tutte le antiche mitologie. Rettile alato con ali di

    pipistrello, con testa di cane, zampe di leone, e bocca con una o più lingue che vomita fuoco e

    fiamme. Nella letteratura e nell'arte cinese, è uno degli elementi più comuni, ed è considerato un

    essere benefico. Nella tradizione occidentale, invece, è generalmente identificato con un'entità

    malvagia e nemica dell'uomo, che solo un eroe può sconfiggere. Secondo la mitologia greca,

    trainava il carro di Cerere, e un drago dalle cento teste custodiva l'ingresso dell'Orto delle Esperidi

    e il Vello d'oro. Nella mitologia nordica e germanica, il Lindwurm, stava a custodia del tesoro dei

    Nibelunghi, finché non fu ucciso da Sigfrido. Nelle antiche leggende cristiane e cavalleresche è una

    delle incarnazioni del demonio: lo si raffigura lottante e sopraffatto dall'arcangelo Michele e da s.

    Giorgio.

    DRIADI

    Dette anche Amadrìadi, erano le ninfe dei boschi, figlie di Dori e di Nerèo. Vivevano nelle foreste

    in simbiosi con le piante e ne seguivano la sorte.

    DRIOPE

    1) ninfa dell'Arcadia,accopiatasi con Ermes, divenne madre di Pan. Fu mutata da Bacco in driade e

    quindi in albero.

    2) eroe mitologico, figlio di Spercheo e Polidora, fondatore della stirpe dei Driopi e tra i primi

    abitanti della Grecia.

    3) nella mitologia greca, figlia del re Driope, compagna delle ninfe amadriadi. Apollo si infatuò di

    essa e per possederla si mutò in tartaruga quando Driope la strinse al petto, il dio si mutò prima in

    vipera, facendo fuggire le compagne della ninfa e rimasti da soli la fece sua, dalla unione nacque

    Anfisso. Dopo il suo matrimonio con Andremone, fu rapita dalle amadriadi e non fece mai più

    ritorno. Nel luogo della sua scomparsa sorse un pino nero

    ÈACO

    Figlio di Zeus e di Egina e re di Egina. Per la sua pietà era molto caro agli dèi. Quando una

    pestilenza aveva distrutto la popolazione dell'isola, pregò perché lo aiutassero gli déi, che mutarono

    in uomini una colonia di formiche. Così nacque la razza dei Mirmidoni. Dopo la sua morte Èaco

    per volere di Zeus divenne giudice delle anime dei morti nel Tartaro assieme a Minosse e

    Radamànto.

    ÈAGRO

    divinità fluviale della Tracia; Marito di Calliope e padre di Orfèo e, secondo alcuni miti, anche di

    Lino e Marsia

    EBE

    dea della giovinezza eterna e della forza vitale; secondo Omero, coppiera degli dei, data in sposa a

    Eracle. Dai Romani fu assimilata alla loro Juventa o Juventus

    ECAÈRGO

    (=colui che agisce da lontano), appellativo che si usava dare ad Apollo e ad Artemide.

    ECALÈSIE

    feste istituite da Teseo in onore di Ecale.

    ECATE

    45

    divinità infernale originaria dell'Asia Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con

    Artemide e con Demetra. Secondo Esiodo, figlia di Perseo e Asteria, era signora del regno infero,

    delle evocazioni, degli incantesimi e dei fantasmi. I suoi simulacri venivano eretti nell'interno delle

    case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò anche l'appellativo di Trivia. Le

    furono dedicati templi a Egina, ad Argo, a Samotracia e in moltissime città dell'Asia Minore. Gli

    Ateniesi le eressero una statua sull'Acropoli. Era detta triforme e come tale veniva spesso

    rappresentata (con tre teste e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste,

    (Artemide), terrestre (Demetra) e ctonia (Ecate). Aiutava od opprimeva le donne nel parto.

    ECATOMBE

    Significa sacrificio di cento buoi (o altri animali), ma generalmente si limitava a uno soltanto.

    ECATONCHIRI

    Equivalente di Centìmani, erano i giganti con cinquanta teste e cento braccia, figli di Urano e Gea,

    essi erano : Briarèo, Còtto e Gige. Rinchiusi nel Tartaro da Crono, furono liberati da Zeus che

    cercava alleati per la sua lotta contro i Titani.

    ECHIDNA

    Mostro, donna nella parte superiore e serpente nella parte inferiore. Figlia di Crisaore, moglie e

    madre di Tifone e della maggior parte dei mostri della mitologia classica. Dalla sua unione con

    Tifòne, generò una serie di mostri orripilanti quali: l'insonne dragone che custodiva il vello d'oro, il

    drago che faceva da guardia ai pomi delle Esperidi, Scilla, Cerbero, la Chimera, l'Idra di Lerna il

    cane Ortro che unitosi alla madre generò la Sfinge e il leone Nemèo e anche l'aquila che straziava

    Prometeo. Fu uccisa nel sonno da Argo.

    ECHINADI

    Erano delle ninfe che in un sacrificio di dieci buoi offerto agli dèi dei boschi e delle acque, si

    dimenticarono di Achelòo, che per questo le mutò in isole.

    ECO

    Ninfa dei boschi e delle sorgenti. Con Pan generò Lince. Dotata di grande parlantina Zeus, si

    serviva di lei per trattenere la gelosa Era, ogni volta che s'incapricciava di qualche donna. Era

    apprezzava molto la ninfa, finché accortasi della presa in giro, la punì a non potere parlare se non

    interrogata e nel rispondere poteva solo ripetere le ultime sillabe della domanda rivoltale. Quando

    si innamorò di Narciso non potendogli dire dell'amore che provava, gli ripeteva sempre le ultime

    sillabe delle parole da lui pronunciate. Narciso stanco di quel fatto non si fece più vedere. Eco dalla

    disperazione di averlo perduto si mise a cercarlo e non trovandolo dal dolore si lasciò morire e di

    lei restò solo la voce. Gli dèi impietositi la mutarono in roccia.

    EDIPO

    Figlio di Giocasta e di Laio re di Tebe. L'oracolo di Delfi aveva previsto a Laio la morte per mano

    di un figlio, al che il re fece di tutto per non averne. Ma il Fato, che non può essere ingannato, gli

    fece il brutto tiro di farlo ubriacare, in quelle condizioni Laio prese Giocasta e la mise incinta.

    Quando la donna partorì il re memore del vaticinio prese il bimbo, gli fece bucare e legare i piedi e

    lo espose sul monte Citerone. Il pecoraio Euforbo, trovò il bimbo e lo portò al suo re, Polibo.

    Questi con la moglie Peribea non avendo figli lo allevarono come suo, e lo chiamarono Edipo. Il

    giovane crebbe sano e forte alla corte di Corinto, finché non ebbe delle allusioni circa la sua

    origine, allora egli andò a consultare l'oracolo di Delfi che gli disse che avrebbe ucciso il padre e

    sposato la madre. Edipo, allora decise di non tornare più a Corinto per non fare offesa a Polibo e

    Peribea, che credeva suoi genitori. Nel suo vagabondare in una strettoia incontra Laio, siccome il

    sentiero non permetteva il passaggio del carro del re e del giovane Edipo, l'araldo chiese al giovane

    di farsi da parte. Edipo che non era per niente umile fece finta di non sentire e continuò a

    camminare, finì che un cavallo gli pesto un piede e Laio diede una frustata al giovane insolente che

    non gli aveva ceduto il passo. Edipo dalla rabbia ammazzo Laio e l'araldo e continuò a vagadondare

    senza meta. Intanto a Tebe, Creonte fratello di Giocasta aveva preso temporaneamente il trono,

    aveva promesso il regno e la mano della sorella a chi sarebbe riuscito a sconfiggere la Sfinge che

    opprimeva il regno. Edipo che aveva udito il bando si presentò alla Sfinge, ascoltò l'indovinello e lo

    46

    risolse. Per il dispiacere la Sfinge si suicidò e Tebe fu salva. Acclamato dal popolo Edipo sposò

    Giocasta senza sapere che era sua madre. Ma gli dèi indignati mandarono una pestilenza a Tebe,

    allora fu interrogato nuovamente l'oracolo che rispose che solo scacciando l'assassino di Laio tutto

    si sarebbe risolto. Edipo ordinò delle ricerche ma non approdando a niente chiamò a corte Tiresia,

    indovino che sapeva le cose future e passate. L'indovino tergiversava per paura, ma messo alle

    strette indicò Edipo quale assassino del padre Laio. Edipo e Giocasta non volevano credere a

    quanto detto, ma davanti a delle prove inconfutabili dovettero ricredersi, allora Giocasta dalla

    vergogna s'impiccò e Edipo presa una spilla dalle vesti di lei si accecò. Scacciato da Tebe e

    perseguitato dalle Erinni, partì per l'esilio accompagnato dalla figlia Antigone. Dopo tanto

    girovagare giunse a Colono in Attica, dove finalmente le Erinni smisero di tormentarlo. Edipo,

    sotto lampi e tuoni discese negl'inferi, pianto dalla figlia Antigone.

    EEA

    1) Isola della costa tirrenica che prendeva nome dalla maga Circe (o Eea), poi unita alla terraferma

    e detta Monte Circeo.

    2) Città della Colchide governata da re Eeta (fratello di Circe, e padre di Medea), in cui era

    custodito il vello d'oro riportato in Grecia dagli Argonauti.

    EÈTA

    Fu padre di Medea. Re della Colchide, nelle stanze d'oro del suo palazzo di notte andavano a

    riposare i raggi del sole.

    EFESTO

    Dio del fuoco e fabbro della mitologia greca, era l'equivalente del dio Vulcano dei Romani.

    Siccome Zeus aveva generato Atena senza partecipazione femminile, facendola nascere dalla sua

    testa, Era ingelosita volle fare altrettanto e così senza avere contatto con uomo, generò Efèsto, ma

    nacque debole e deforme. Era non volendo un figlio deforme lo buttò dall'Olimpo. Molti anni dopo

    per vendicarsi della madre le costruì un trono con un marchingegno straordinario, non appena Era

    si sedette, dal trono scattarono una miriade di corde sottilissime e fortissime che legarono

    saldamente la dea e in più il trono si mise a galleggiare in aria. Gli dèi non riuscendo a togliere la

    dea da quella posizione ridicola ordinarono a Efèsto che liberasse sua madre, ed egli rispose

    ridendo che non aveva avuto il piacere di conoscerla. Ares provò con la forza a costringere Efèsto a

    liberare la dea ma fu scacciato a malo modo, allora ci provò Dioniso che andato con la sua

    combriccola da Efèsto lo fece ubriacare a puntino e caricatolo sul dorso di un mulo lo portò

    sull'Olimpo. Benché ubriaco il dio aveva mantenuto una certa lucidità, difatti per liberare Era, volle

    in cambio Afrodite per sposa.

    EFIDRÌADE

    ninfa delle acque.

    EFIRA

    Ninfa figlia di Ocèano e di Teti.

    EGA

    Ninfa, fu una delle nutrici di Zeus.

    EGEO

    Re di Atene, sposato con Mèlite e poi con Calchiope, non avendo avuto figli da nessuna delle due,

    sposò Etra, figlia di Piteo re di Trezene. Da lei finalmente ebbe un figlio, Teseo. Ma il padre non

    era Egèo bensì, Poseidone.

    EGIDA

    Era un oggetto e fregio molto misterioso di Zeus. Scuotendolo incuteva terrore ai nemici, con

    questo oggetto scatenava anche le tempeste. L'Egida fu costruita da Efesto e anche la dea Atena col

    permesso di Zeus ne faceva uso.

    EGIMIO

    Fu il capostipite dei Dori. padre di Dimànte e di Pànfilo.

    EGINA

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    Figlia di Asopo dio fluviale. Venne rapita da Zeus che voleva farla sua, ma Asopo accortosi del

    rapimento mise il fuga il rapitore che per sfuggire si mutò in roccia davanti alla quale Asopo passò

    senza accorgersi di niente. Zeus una volta arrivato al sicuro sull'Olimpo con uno dei suoi terribili

    fulmini uccide Asopo, così sistemato ogni impedimento, raggiunge la bella ninfa e sotto forma di

    aquila la fece sua, da questa unione nacque Eaco.

    EGIPANE

    Nome di Pan nella forma di Caprone.

    EGISTO

    Tieste dopo essere stato scacciato da Micene dal fratello Atreo, dopo che gli uccise e servì a pranzo

    i figli, chiese all'oracolo di Delfi come vendicarsi del fratello. L'oracolo gli rispose che doveva

    generare un figlio con la propria figlia, Pelopea. Tieste andò a Sicione dove la figlia era

    sacerdotessa e al termine di un rito notturno nel bosco sacro, facendo attenzione a non farsi

    riconoscere la violentò. Pelopea nella foga della lotta riuscì a togliergli la spada e la nascose. Atreo,

    nell'intento di far pace col fratello si reca a Sicione, dove si innamorò di Pelopea e volle sposarla.

    Quando Pelopea si sgravò di Egisto avuto da Tieste, per vergogna lo fece esporre sui monti, dove

    fu salvato dai pastori. Atreo credendo che il figlio fosse suo lo fece recuperare. Atreo sapendo che

    Tieste era vivo non riusciva a stare tranquillo quindi ordinò ai figli di cercarlo e portarlo a Micene.

    Tieste fiducioso del fatto che il fratello lo cercava altrove ritornò a Micene dove venne

    imprigionato. Atreo, finalmente tranquillo ordina al giovane Egisto di uccidere Tieste mentre

    dormiva, Egisto fallì il compito poiché Tieste aveva un sonno leggerissimo e sentitolo arrivare lo

    disarma, guardando meglio l'arma si accorge che era la sua spada, Egisto gli rivela che l'aveva

    avuta dalla madre. Tieste ordina al giovane di portargli la madre, ma quando Pelopea viene a

    sapere di essere stata violata dal padre, sconcertata si uccide con la spada di Tieste. Tieste fattosi

    riconoscere da Egisto per suo padre, comanda al giovane di fare vedere la spada insanguinata ad

    Atreo e una volta tranquillizzato di ucciderlo. Questa volta Egisto non fallisce il suo compito.

    Tieste così ritorna sul trono di Micene, ma il suo trono non dura a lungo, poichè Agamennone

    aiutato da Tindareo riconquista Micene e manda nuovamente in esilio Tieste, mentre Egisto partiva

    alla ricerca di terre più calme dove potere meditare la sua vendetta.

    EGLE

    Furono diverse le donne ad avere questo nome:

    1) Secondo nome di Coronide, madre di Asclepio.

    2) Una delle Espèridi.

    3) Una delle Elìadi.

    4) Un'amante di Tèseo.

    EIDOTEA

    Figlia di Pròteo, rivelò a Menelao smarritosi come costringere il padre a dargli un vento favorevole

    per il ritorno in patria.

    EIONE

    Una delle Nerèidi.

    EIRENE

    Figlia di Zeus e di Temi, era una delle Ore e personificava la pace. Figlio suo era Pluto dio delle

    ricchezze, essendo queste un frutto della pace.

    ELAI

    Figlia di Anio, aveva avuto da Bacco il dono di cambiare in olio, vino e biada tutto quello che

    toccava. Agamennone voleva per questo portarla con se nella guerra contro Troia, ma Bacco la

    muto in colomba.

    ELARE

    Ninfa madre del gigante Tizio.

    ELATO

    Uno dei centauri. Altro Elato fu il fondatore della città Elatea, e figlio di Leanira e di Arcade.

    ELENA

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    Simbolo della bellezza femminile, generatrice involontaria di odio e distruzione. Nata dall'uovo di

    Leda assieme a Castore e Polluce e Clitennestra. Ancora undicenne viene rapita da Teseo, non

    avendo l'età per amare, Teseo la nasconde in un luogo sicuro in attesa che la ragazza cresca. Intanto

    Teseo assieme a Piritòo parte per rapire Persefone dall'Ade, ma rimane prigioniero. Durante

    l'assenza i Diòscuri trovano e liberano la sorellina e la riportano a nella casa paterna di Tindareo.

    Matura andò in sposa a Menelao, generando così quattro figli una femmina e tre maschi. Nel

    frattempo si era svolto il giudizio di Paride, nel quale Afrodite per l'assegnazione del pomo aveva

    promesso in sposa Elena. La dea mantenendo la promessa sistema le cose in modo che Paride si

    rechi alla corte di Menelao, che si era recato ai funerali del nonno a Creta lasciando a corte la

    moglie. Paride intanto circuisce e rapisce Elena che porta con sé il figlio Plistene e parte del tesoro

    di Menelao. Menelao non ottenendo con la diplomazia la restituzione della moglie muove guerra

    contro Troia. La guerra muoveva in favore di Menelao e morto Paride, altri figli di Priamo si

    contesero la mano di Elena, la ottenne di forza Deifobo, ma il destino di Troia ormai era segnato e

    Elena per riconquistare la fiducia degli ateniesi quando Troia nella notte cadde aiutò attivamente

    Menelao ad uccidere Deifobo. Perdonata dal marito finalmente fa ritorno a Sparta.

    ELENO

    Famoso indovino, figlio di Priamo e di Ecuba.

    ELETTRA

    1) Figlia di Oceano e Teti, fu madre delle Arpie e di Iride generate con Taumante.

    2) La figlia di Atlante che partorì a Zeus Dardano.

    ÈLICE

    ninfa nutrice di Zeus, fu da questi mutata nella costellazione dell'Orsa Maggiore, per sottrarla alle

    ire di Crono.

    ELIO

    Dio greco del sole, nato da Iperione e Eurifaessa. Elio guida la sua quadriga ogni giorno per il cielo

    e partendo da un palazzo della Colchide giunge in un'altro palazzo nel paese delle Esperidi.

    Chiamato spesso anche Febo (più propriamente epiteto di Apollo, figlio del titano Iperione e della

    titanessa Tea, fratello di Eos l'Aurora e di Selene la Luna. Al mattino Elio si levava da Oceano a

    oriente dove aveva il suo splendido palazzo, percorreva il cielo in una coppa d'oro, e scendeva a

    sera di nuovo in Oceano a occidente. Era il dio al quale non sfuggiva nulla di quanto avveniva in

    cielo e sulla terra. Fu lui infatti a denunciare a Efesto l'adulterio di Afrodite, a informare Demetra

    del rapimento di Persefone, a scoprire il furto dei suoi stessi buoi uccisi in Trinacria dai compagni

    di Ulisse. Fu padre di Eeta e di Circe; Climene gli generò Fetonte e le sorelle Eliadi; anche Pasifae,

    sposa di Minosse, era sua figlia.

    ELISA

    o Elissa, nome fenicio di Didone, spesso usato da Virgilio nel IV libro dell'Eneide.

    ELISO

    Era la dimora eterna degli eroi, dei poeti e di tutte le anime virtuose. Ognuno vi godeva i piaceri

    che più lo dilettavano in vita. Era chiamato anche col nome di Campi Elisi.

    ELLENO

    Figlio di Decaulione e di Pirra. Fu il capostipite di tutti i Greci, per via dei figli e dei nipoti che

    furono a loro volta capostipiti delle varie genti greche. I nomi dei parenti e delle genti greche: dal

    nipote Acheo vennero gli Achei; dal figlio Doro i Dori; dal nipote Ion gli Ioni; dal figlio Eolo gli

    Eoli.

    ELPA

    Figlia di Polifemo che fu rapita da Ulisse dopo che aveva accecato il ciclope.

    ELPIS

    La speranza, era uno dei doni contenuti nel vaso di Pandora e fu l'unico a rimanervi dentro.

    EMPUSE

    Erano figlie di Ecate, demonesse impudiche, avevano il sedere d'asino e portavano sandali di

    bronzo. Si divertivano a spaventare i viandanti e avevano la facoltà di mutarsi in vacche, cagne o

    49

    belle ragazze e in questa forma durante la siesta si ficcavano nei letti per succhiare la forza

    vitale degli uomini.

    ENCELADO

    Uno dei giganti che mosse guerra a Zeus. Era figlio di Urano e Gèa, venne da Zeus fulminato e

    messo sotto l'Etna dove ancora vomita fiamme contro il cielo.

    ENDIMIONE

    Figlio di Zeus e di Càlice. Selene avendo visto il giovane in una grotta addormentato se ne

    innamora e lo bacia sugli occhi. Nacque un'amore a dir poco sconvolgente considerato che

    nacquero cinquanta figlie e dato che cinquanta sono troppi anche per una divinità, Selene chiese ed

    ottenne da Zeus che Endimione potesse dormire con eterna giovinezza per l'eternità, così Selene

    senza il rischio di ulteriori maternità potè continuare a baciarlo ed accarezzarlo.

    ENÈA

    Enèa, nella mitologia greca, eroe troiano, figlio di Anchise e di Afrodite e discendente di Dardano .

    Fu partorito sul monte Ida e sposò Creusa dalla quale ebbe Ascanio. Combatté valorosamente sotto

    le mura di Troia durante l'assedio da parte degli Achei . Caduta la città, secondo la più antica

    versione della leggenda troiana, si ritirò con la moglie, il figlio e il padre Anchise sull'Ida, dove

    regnò sui superstiti del popolo troiano. Secondo una versione più recente (sec. VI a.C.), avrebbe

    preso il mare e fondato varie città: Enea in Macedonia e un'altra nel territorio degli Enotri. A questa

    versione si riallacciano le posteriori leggende romane che identificano con Enea il progenitore dei

    Re di Alba Longa e quindi del fondatore di Roma . Queste leggende trovarono la loro compiutezza

    nella rielaborazione che ne diede Virgilio nell'Eneide.

    ENIALIO

    Per gli antichi Greci era il dio della guerra, coadiuvato da Enio. Era venerato nelle zone di Gortina,

    Salamina e Tirinto. I Romani lo identificarono con Quirino.

    ENIO

    Dea della guerra, della distruzione e della strage, evocata assieme a Enialio.

    ENIPEO

    Poseidone si trasfigurò in questo fiume. Una giovane e bella donna dal nome Tira, affascinata dalle

    acque limpide del fiume vi si immerge, allora Enipeo la possiede facendole partorire due figli:

    Nelèo e Pelia.

    ENONE

    Ninfa che aveva appreso da Apollo l'arte medica, figlia del dio fluviale Enèo. Era l'amante di Paride

    quando questi era ancora sconosciuto. Abbandonata da Paride per Elena, si ritirò sul monte Ida e

    quando gli portarono l'eroe mortalmente ferito per l'odio che covava nei confronti di Elena si rifiutò

    di curarlo. Quando Paride viene riportato a Troia Enone impietosita prese una cesta di piante

    medicinali e andò a casa di Paride che trovò già morto, allora la ninfa addolorata si uccise. Leggi la

    lettera d'amore che Ovidio le fa scrivere.

    ENOPIONE

    Figlio di Bacco e di Arianna. Causò la cecità di Orione dopo che questi gli aveva violentato la

    figlia.

    ENOSIGÈO

    attributo del dio del mare Posidone, così definito perché si riteneva che egli fosse la causa dei

    terremoti, che provocava scuotendo la Terra con il suo tridente.

    ENÒTRO

    nella mitologia greca, figlio di Licaone, re d'Arcadia, che alla morte del padre si stabilì nell'Italia

    meridionale insieme al fratello Peceuzi. Secondo Pausania, Enòtro fu il fondatore di Enotria , la

    prima colonia greca sullo Ionio. I poeti classici chiamarono poi Enotria tutta l'Italia.

    EOLO

    Dio dei Vènti, abitava nell'isola di Lipari e teneva chiusi i vènti in una caverna.

    EOS

    50

    Figlia dei Titani Iperione e Tea, dea dell'Aurora, per via dei suoi genitori non fu mai considerata

    dea di prima classe. Era la sorella di Selene e di Elio lo annunciava e lo precedeva su un cocchio

    trainato da due cavalli. Nel suo lavoro di presentatrice la dea assumeva due diversi nomi: Emera al

    primo apparire del sole e Espera al calare. Eos fu sposa di Titone. Amò Astreo col quale generò i

    Vènti: Borea, Zefiro, Noto e tutte le stelle, fra le quali la stella del mattino (Eosphóros).

    EPAFO

    Figlio di Zeus e di Io. Padre di Libia che fu da Poseidone resa madre di Agenore e Belo.

    EPIBOMIO

    Veniva così chiamato il sacerdote che dirigeva i sacrifici nei Misteri Eleusini.

    EPÌFANE

    epiteto con cui si designavano le divinità che si fossero manifestate come tali agli uomini.

    EPIMELETI

    Erano i sacerdoti minori nei Misteri Eleusini.

    EPIMETEO

    Della generazione dei Titani, era fratello di Atlante e di Prometeo, sua esatto opposto. Ebbe da

    Ermes l'insidioso dono di Zeus e accolse Pandora, fonte di tutti i mali dell'umanità.

    EPIONE

    Era la moglie di Asclepio.

    ÈRA

    (dal greco Hera) antica divinità lunare venerata ad Argo; più tardi, ma molto prima di Omero,

    considerata regina del cielo. Come tale la si ritenne figlia di Crono e di Rea, sorella quindi di Zeus

    di cui divenne sposa. Fu madre di Ares, di Efesto, di Ebe. Di matronale bellezza, di impeccabili

    costumi, proteggeva la castità del matrimonio e la santità del parto. Fu dai Romani assimilata

    all'italica Giunone. Già in Omero si trasforma in moglie gelosa che perseguitava le amanti di Zeus,

    orgogliosissima, nemica acerrima dei Troiani a causa del giudizio di Paride. Le erano sacri il

    pavone, la cornacchia e la melagrana; aveva come messaggeri Iride e le Ore. Ebbe culto speciale ad

    Argo Era Argiva, a Samo, nella Magna Grecia e soprattutto sul promontorio Lacinio Era Lacinia.

    ERACLE

    Zeus incapricciatosi di Alcmena, prende le sembianze del marito di lei, Anfitrione. Zeus passa con

    la donna un giorno e una notte d'amore, notte che in effetti era durata tre giorni poiché Zeus aveva

    ordinato al sole di riposarsi per tre giorni. Intanto fatto ritorno il vero Anfitrione , fece i suoi doveri

    coniugali concependo Ificle gemello uterino di Eracle. Intanto la gelosa Era accortasi dell'ennesimo

    tradimento del divino marito e sapendo che il primo bambino che sarebbe nato nella casa dei

    discendenti di Perseo sarebbe diventato re, per fare dispetto a Zeus fece in modo che Nicippe,

    nuora di Perseo partorisse in anticipo rispetto ad Alcmena, così per primo nasce Euristeo che

    diventa re. Zeus irato perché Era lo aveva giocato, riesce ad ottenere un compromesso da Era nel

    senso che Eracle sarebbe diventato un dio se riusciva a portare a termine dieci imprese impostegli

    da Euristeo. Eracle ancora in fasce strozzò due serpenti mandati da Era per soffocarlo. Crescendo

    fu istruito da Chirone nella medicina e nella chirurgia; Anfitrione gl'insegnò a guidare i carri;

    Castore lo allenò nella lotta; Eurito gli insegnò l'uso dell'arco e infime Eumolpo gli diede lezioni di

    canto e di lira. Eracle si mise a girare per la Grecia, finché la Pizia non gli ricordò che doveva

    mettersi agli ordini di Euristeo per compiere le fatiche. L'idea di servire un uomo molto al di sotto

    di lui lo tormentava, ma non volendo disubbidire agli ordini del divino padre, si recò da Euristeo.

    La prima fatica fu combattere il leone Nemeo che non poteva essere ucciso dalle armi perché aveva

    la pelle invulnerabile. La seconda fatica fu l'uccisione dell'Idra di Lerna dalle nove teste una delle

    quali era immortale e le altre rinascevano non appena tagliate. L'Idra aveva metà corpo di ninfa e

    metà di serpente. Eracle l'affrontò e dopo avere bruciato le teste mortali con un enorme masso gli

    schiacciò quella immortale e così l'Idra morì in un mare di sangue. Eracle bagnò le sue frecce in

    quel sangue di modo che così avrebbero inflitto ferite mortali o inguaribili. La terza fatica fu

    catturare la cerva Cerinea che aveva i piedi di rame e le corna d'oro ed era sacra alla dea Artemide.

    Eracle non volendo offendere la dea non tirò frecce alla cerva per non ucciderla ma si limitò a

    51

    inseguirla per un anno finché l'animale crollò sfinito e così Eracle potè catturarlo. La quarta fatica

    fu catturare il cinghiale Calidone che devastala l'Elide e l'Arcadia. La quinta fatica fu pulire le stalle

    di re Augìa, dal letame che da trent'anni non veniva ripulito. L'impresa sarebbe stato impossibile se

    Eracle non avesse deviato le acque del fiume Alfeo che con la violenza delle sue acque riuscì a

    portare via tutto lo sporco. La sesta fatica fu sterminare gli Uccelli Stinfàli che avevano gli artigli,

    le ali, il becco e le penne di bronzo che usavano come frecce. La settima fatica fu la cattura del toro

    di Creta che Poseidone aveva mandato perché non gli era stato fatto un sacrificio promessogli.

    l'Ottava fatica fu di uccidere Diomede re dei Bistonti che nutriva le sue cavalle della carne dei

    poveracci che si trovavano a passare da quelle parti, Eracle gli fece fare la stessa crudele fine. La

    nona fatica fu prendere il Cinto di Ippolita regina delle Amazzoni, alla quale era stato regalato da

    Ares. La decima fatica fu prendere i buoi di Gerione che era un mostruoso gigante e aveva un cane

    bicipite e un drago con sette teste che custodivano l'armento. Eracle per impossessarsi dei buoi

    dovette uccidere Gerione e compagni, nel portare le bestie a Euristeo mentre dormiva fu dal gigante

    Caco derubato di quattro giovenche, al risveglio Eracle si mise alla ricerca del maltolto e trovato

    Caco con le bestie ne nacque una lite nella quale uccise il gigante. L'undicesima fu la conquista dei

    pomi delle Esperidi che erano custoditi dal drago Ladòne e da Atlante. Per venirne in possesso

    Eracle incaricò Atlante di andargliere a cogliere e intanto lui avrebbe sostenuto il peso del cielo.

    Atlante liberatosi dal gravoso compito non voleva più liberarlo ma l'eroe con una astuzia riuscì a

    cavarsela. La dodicesima e ultima fatica fu scendere nell'Ade e catturare Cerbero. Le fatiche furono

    dodici perché la seconda e la quinta non gli vennero riconosciute in quanto in una si era fatto

    aiutare e nell'altra aveva preteso un compenso. Il centauro Nesso che aveva tentato di rapirgli la

    moglie Deianira, fu da Eracle ucciso con una delle sue frecce, ma Nesso prina di morire consiglia la

    donna di bagnare le una veste di Eracle nel suo sangue per garantirsi la fedeltà dell'eroe. Eracle

    intanto si era innamorato di Jole e stava per lasciare la moglie, Deianira per riconquistare il marito

    gli fa indossare la veste intinta nel sangue del centauro ma invece di riavere l'amore dell'eroe ne

    causa la morte, infatti non appena Eracle indossa la veste l'eroe viene preso da indicibili dolori si fa

    preparare un rogo e vi sale sopra, Atena lo trae fuori e lo porta sull'Olimpo dove Zeus gli da per

    sposa Ebe e il dono dell'eterna giovinezza.

    ERACLE DATTILO

    Inventore dei giochi olimpici, era il più anziano dei Dàttili Idei.

    ERANOS

    nell'antica Grecia, banchetto che si teneva fra amici, condividendo le spese; associazione di persone

    che si incontravano per banchettare o festeggiare assieme utilizzando, per le spese, i fondi raccolti

    in una cassa comune. Molte di queste associazioni, che furono numerose sia in epoca ellenistica che

    romana, si trasformarono poi in sodalizi di stampo politico o assistenziale.

    ERATO

    Musa della poesia lirica e amorosa. Anche una delle Nereidi aveva lo stesso nome.

    EREBO

    Figlio di Tenebre e di Caos e sposo della Notte. Suoi figli erano: Etere e Giorno. Entità che

    rappresentava il mondo sotterraneo, dove dimoravano i morti. Secondo Servio è il luogo di raduno

    delle anime prima di muovere verso l'Eliso. Genealogicamente era considerato figlio del Caos,

    fratello della Notte e padre dell'Etere e del Giorno.

    ERIBEA

    Madre degli Astri e dei Vènti, sposa di Astrèo.

    ERICE

    1) Figlio di Afrodite e di Bute, in una gara fu vinto e ucciso da Eracle.

    2) Monte ai cui piedi è situata Trapani (Drepani) in Sicilia. Sul monte Erice, Enea seppellì il padre

    Anchise. Sullo stesso monte si ergeva un tempio dedicato a Tanit dea cartaginese dell'amore, ivi si

    praticava la prostituzione sacra.

    ERIDANO

    Mitico fiume figlio di Oceano e di Teti.

    52

    ERINNI

    Erano le dee della vendetta, si occupavano di perseguitare inesorabilmente chi uccideva un

    consanguineo, o mancava di rispetto al padre, la madre, al fratello maggiore o ai forestieri. Le

    Erinni erano tre e si chiamavano: Aletto l'inarrestabile, Megera e Tisifone la vendicatrice, generate

    dalla Terra dalle gocce di sangue che caddero dall'evirazione di Urano. Le loro armi erano:

    serpenti, scudisci e fiaccole ardenti. I Romani le chiamavano Furie.

    ERIS

    Figlia della Notte e dea della discordia, fedele ancella di Ares. Per non essere stata invitata alle

    nozze di Peleo e di Teti, tirò sulla tavola nuziale la funesta mela d'oro che causò il giudizio di

    Paride e la lunghissima guerra di Troia.

    ERISITTONE

    Per avere abbattuto degli alberi in una foresta sacra a Demetra, fu punito dalla dea con una fame

    così forte da costringerlo a mangiare le proprie carni.

    ERITOO

    Uno dei divini cavalli del carro solare.

    ERIZIA

    Una delle Espèridi.

    ERMAFRODITO

    Fanciullo con seno da donna e lunghi capelli. Figlio di Ermes e di Afrodite. La ninfa sorgiva

    Salmace se ne innamorò, fu da lui respinta, ma quando il giovane si bagnò nella fonte Salmace lo

    abbracciò e si fuse con lui.

    ERMES

    Figlio di Zeus e di Maia la più grande delle Pleiadi. Ermes veniva considerato come la

    personificazione del vento e come tale ne aveva le caratteristiche: la velocità, la leggerezza,

    l'incostanza, la monelleria e l'umore scherzoso. Caratterizzato da astuzia e abilità, gli furono date

    dai Greci le attribuzioni più varie: dio delle relazioni pacifiche, del commercio, della navigazione,

    dei viaggi, dell'eloquenza, capo delle Cariti o Grazie, protettore dei ginnasi, dei concorsi degli

    efebi, dei ladri, degli sportivi, degli araldi e dei navigatori. Inventore e propagatore delle scienze

    (specie della matematica e dell'astronomia) Ermes nacque in una grotta spaziosa ai fianchi del

    monte Cillene. Appena nato si liberò da solo delle fasce in cui era avvolto e furtivamente uscì dalla

    caverna. Fatti pochi passi incontrò una tartaruga, la raccolse le tolse il guscio e sulla cavità di

    questo tese sette corde inventando così la cetra che dava un suono dolcissimo. Ma subito gli venne

    in mente un'altra idea, rubare la mandria di buoi ad Apollo, perciò il piccolo dio si precipita in

    Tessaglia. Ermes vi giunse che era notte e senza perdere tempo si impossessa di cinquanta buoi e

    tirandoli per la coda li fece camminare all'indietro per dare l'impressione che le bestie invece di

    allontanarsi si avvicinavano al pascolo. Giunto che fu in nell'Elide in prossimità del fiume Alfeo,

    scoprì una grotta e la vi nascose la mandria facendo attenzione a mimetizzare per bene l'ingresso.

    Stava per spuntare l'alba quando il piccolo dio fa ritorno alla sua culla nel monte Cillene, quindi si

    rimette le fasce e fa finta di dormire. Appena giorno Apollo si accorge subito che mancano delle

    bestie ed essendo il dio dei vaticini e degli indovini, seppe subito chi era il ladro. Si presenta quindi

    da Ermes e gli impone di rendergli le bestie, Ermes cadeva dalle nuvole, lui non sapeva che cosa

    fossero i buoi e come poteva un lattante di appena un giorno rubare cinquanta buoi? E come poteva

    andare così lontano in Tessaglia se ancora non sapeva camminare? Apollo sforzandosi di non ridere

    nell'udire come quell'infante gli rifilava una bugia dietro l'altra, lo minaccia di grandi punizioni se

    non ubbidiva subito. Ermes senza scomporsi prese la cetra e si mise a suonarla, ad Apollo che era il

    dio della musica il suono della cetra piacque tanto che desiderava averla per sè. Ermes che aveva

    uno spiccato senso degli affari gli propose allora lo scambio: la cetra in cambio dei buoi. Apollo

    accettò e da quel giorno diventarono ottimi amici e addirittura Apollo regalò al piccolo dio una

    verga magica, alla quale in seguito vennero intrecciati due serpenti d'oro. La verga venne chiamata

    Cadùceo e fu il principale attributo di Ermes e degli araldi. Dato che era rapido come il vento, Zeus

    lo nominò araldo degli dèi, ma non semplice messaggero, ma un messaggero speciale, infatti

    53

    riceveva l'incarico di portare a termine quelle transizioni particolarmente delicate e le conduceva

    alla sua maniera nella massima libertà di azione. Come messaggero degli dèi egli era anche il dio

    dei sogni, perché i sogni erano considerati come messaggi divini, e per portare i sogni anche a chi

    non dormiva con la sua verga magica aveva il potere di addormentare i mortali. Nella sua mansione

    di araldo degli dèi Ermes accompagnava le ombre dei morti nell'Erebo. Questo compito gli viene

    dal fatto che l'anima era considerata un soffio di vento (Vento che lui personificava). Suoi attributi

    erano: il Cadùceo, i calzari alati e la cappa che rende invisibile.

    ERMIONE

    Bellissima figlia di Menelao e di Elena, fidanzata forse con Oreste, fu promessa in sposa dal padre

    a Neottolemo, in cambio di aiuto per la conquista di Ilio. Sposata da Neottolemo dopo la presa della

    città, soffrendo dell'amore del marito per Andromaca, sua concubina, lo uccise con la complicità di

    Oreste, col quale regnò poi su Sparta. Alla morte di Oreste sposò Diomede e ottenne dagli dèi

    l'immortalità. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere ad Oreste? Si!? Allora clicca qui.

    ÈRO

    nella mitologia greca, sacerdotessa di Artemide a Sesto; innamorata di Leandro, si suicidò quando

    questi annegò mentre si recava a nuoto da lei attraverso lo stretto dell'Ellesponto

    Èro e Leandro, (lett.) titolo di un poemetto greco in esametri di Museo (secc. IV-V d.C.). Leandro

    di Abido, innamoratosi di Ero di Sesto, bellissima sacerdotessa d'Afrodite, andava ogni notte a

    visitarla attraversando a nuoto l'Ellesponto sotto la guida di una fiaccola che la fanciulla teneva

    accesa in cima alla torre; ma una notte il vento spense la fiaccola e Leandro, spinto dai flutti contro

    gli scogli, annegò. Ero, sconvolta dal dolore, si gettò dall'alto della torre.

    EROS

    1) Nelle più antiche teogonie è la forza generatrice uscita da Caos, contemporaneamente a Gea.

    2) dio dell'Amore, personificazione di questo sentimento. Ignoto a Omero, è citato da Esiodo, per

    cui si può ritenere che il suo mito nasca intorno all'VIII sec. a.C. Fu concepito in maniera duplice,

    come divinità teogonica (e allora dai mitografi viene variamente identificato con il figlio del Caos,

    o del Giorno e della Notte, o del Cielo e della Terra, o anche generato da Urano, da Crono, ecc.), e

    come divinità della passione amorosa, inseparabile da Afrodite (e allora vien detto comunemente

    figlio di questa dea e di Ares, ma anche di Ilitia, di Zefiro e di Iride, di Zeus e infine di Poro e di

    Penia). Venerato dovunque, ma particolarmente a Tespie in Beozia e a Pario sull'Ellesponto, le sue

    statue erano poste in tutte le palestre e gli efebei, insieme ad Ermes, Eracle, Atena. Spartani e

    Cretesi sacrificavano a lui prima delle battaglie. Venivano celebrate grandi feste in suo onore a

    Tespie (ogni quattro anni), dette Erobie, a Samo, Eleuterie. Come simbolo dell'amore corrisposto

    fra gli uomini adulti e i giovani palestriti, da lui nacque la figura di suo fratello Anteros l'amore

    contrastato. Fu celebrato da poeti e fu soggetto di dispute filosofiche, famosa fra tutte quella narrata

    nel Simposio di Platone. Fu rappresentato forse più di ogni altro dio da scultori e pittori, ritratto

    come un fanciullo o un efebo, spesso alato, con vari attributi (i fiori, la lira, l'arco con cui scaglia a

    uomini e a dei dardi di amore) In età ellenistica la sua figura diviene più molle, femminea, sempre

    più infantile, finché venne rappresentato come un putto alato. A questo periodo risale anche la

    formulazione del mito di Amore e Psiche. Dai latini fu chiamato Amore e Cupido.

    ERSE

    Figlia di re Cecrope di Atene e sorella di Aglauro, con la quale doveva custodire la cesta in cui

    Atena aveva nascosto Erittonio. Fu amata da Ermes dal quale ebbe Cefalo. Sacerdotessa della dea

    Atena, personificazione della rugiada. Era ritenuta la protettrice dell'agricoltura.

    ESIONE

    Figlia di Laomedonte, re di Troia. Quando Zeus si accorse della congiura fattagli da Era, Apollo e

    Poseidone, per punirli li mandò a servire Laomedonte. Apollo fu incaricato di pascere le mandrie

    del re, mentre a Poseidone spettò il gravoso carico di costruire le mura di Troia. Siccome il compito

    era molto pesante gli andarono in aiuto Apollo e Eaco, re dei Mirmidoni: la parte di mura costruite

    da quest'ultimo non si mostrò resistente come quella costruita dai due dèi; infatti quando i Greci

    presero d'assalto Troia quella fu la parte che crollò. Si intende che prima di iniziare quei lavori

    54

    servili, Apollo e Poseidone avevano pattuito con Laomedonte un compenso, e il re fu molto

    generoso nelle promesse, ma quando fu il momento di pagare, Laomedonte sostenne che non gli

    doveva nulla e che lui non aveva promesso nulla. Apollo che era molto vendicativo salì sul colle

    che sovrastava la città e col suo arco d'argento fece piovere su Troia delle frecce che scatenarono

    una pestilenza. Dal canto suo Poseidone sbattendo il suo tridente fece nascere dal mare un orribile

    drago che divorava tutte le messi e gli uomini che incontrava. I Troiani interrogato l'oracolo di

    Delfi appresero che il re Laomedonte colpevole di spergiuro per placare i due dèi doveva

    sacrificare la bellissima figlia Esione. Si può immaginare il dolore del povero padre che cercava di

    salvare la figlia, ma il popolo intero pretese che il re obbedisse per la salvezza del popolo. La

    povera Esione fu perciò esposta incatenata sulla riva del mare. La fortuna volle che si trovava a

    passare di là Eracle che vedendo la ragazza le si avvicina e così viene informato di quanto era

    accaduto. Certamente Eracle non poteva permettere che una innocente pagasse le colpe altrui e poi

    lui era votato a distruggere tutti mostri. Intanto Laomedonte promette ad Eracle due splendidi

    cavalli bianchi per la salvezza della figlia. Eracle si mise accanto la ragazza e aspettò il drago e non

    appena lo vide lo uccise. Laomedonte dalle esperienze precedenti non aveva imparato nulla, infatti

    negò il compenso all'eroe che irato uccise Laomedonte e tutti i suoi figli maschi escluso Podarce in

    quanto Esione scongiurò Eracle perché lo risparmiasse. Da allora Podarce venne chiamato Priamo

    il riscattato.

    ESONE

    Figlio di Creteo re dei Minii fratellastro di Pelia e padre di Giasone (famoso eroe). Secondo un'altra

    tradizione, egli riuscì a vedere il ritorno di Giasone, ringiovanito da Medea con una pozione

    magica.

    ESPÈRIDI

    ninfe figlie di Atlante e di Esperide, abitanti di favolose isole dell'Oceano Atlantico, dove, insieme

    col drago Ladone, custodivano i pomi aurei donati a Era da Gea per le sue nozze e che furono poi

    conquistati da Eracle. Discordi, i mitografi le considerarono figlie della Notte e di Erebo, o di Zeus

    e di Temi, o infine di Forco e di Ceto; alcuni le identificano con le Atlantidi. Secondo i più erano

    tre: Egle, Aretusa, Iperetusa; ma altri ne enumerano o 4 o 5 o 6, aggiungendovi Espera, Eriteide e

    Vesta. Secondo la leggenda, dopo che Eracle ebbe rubato i pomi, le ninfe E. per il gran dolore

    furono trasformate in alberi, ma altri invece raccontano che esse, o per intervento di Atena, o per

    spontanea restituzione degli Argonauti (sulla cui nave «Argo» Eracle aveva lasciato il suo bottino),

    recuperarono i pomi, e seguitarono per l'eternità la loro missione di custodi.

    ESPERO

    figlio di Astreo e di Eos, leggendario signore delle terre d'Occidente. Secondo una tradizione,

    essendo salito sulle spalle di Atlante per vedere le stelle più da vicino, fu sorpreso da un uragano e

    scomparve. In sua memoria, venne dato il suo nome all'astro che compare per primo, alla sera, e

    che annuncia il tempo del riposo. Secondo altri mitografi, Afrodite, invaghitasene, lo avrebbe rapito

    in cielo e lo avrebbe poi trasformato in astro.

    ESTIA

    Dea del focolare domestico. Era la prima figlia di Crono e di Rea, quindi sorella maggiore di Zeus.

    Il suo culto è uno dei più semplici ed è quasi privo di leggende. In uno dei pochi episodi si narra

    che, corteggiata da Poseidone e da Apollo, la dea chiese ed ottenne da Zeus di poter mantenere per

    sempre la sua verginità, in cambio ottenne grandi onori e il culto in tutte le case degli uomini nei

    templi di tutti gli dèi. Suo attributo è il focolare, santuario della pace e della concordia.

    ETERE

    personificazione della luminosità del cielo, che compare tra i miti cosmogonici primordiali.

    Secondo una tradizione, figlio dell'Erebo e della Notte e fratello di Emera; in una seconda serie di

    generazioni, la sua figura sembra sovrapporsi e confondersi con quella di Urano.

    ETNA

    Il vulcano era ritenuto una delle officine del dio Efesto, dove i Ciclopi forgiavano le folgori di

    Zeus.

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    ETO

    Uno dei cavalli del carro solare. Altro suo nome era Etone.

    ETRA

    1) figlia di Pitteo, re di Trezene, sposa di Egeo; fu amata da Poseidone, da cui ebbe Teseo; secondo

    altri sposa di Poseidone. Teseo le affidò Elena, ma, dopo che i Dioscuri la liberarono, Etra la seguì

    come schiava a Sparta e a Troia, dove fu riconosciuta e liberata dai nipoti Demofoonte e

    Acamante.

    2) Ètra era figlia di Erebo e della Notte, dall'unione con Atlante ebbe per figlie le Pleiadi.

    ETTORE

    Grande eroe troiano, figlio di Priamo e di Ecuba, sposo di Andromaca, dalla quale ebbe Astianatte.

    Combatté valorosamente a difesa della città di Troia. Omero gli dedica i versi più belli dell'Iliade,

    dipingendolo come padre affettuoso e valoroso guerriero. Uccise Patroclo, l'amico di Achille, e fece

    grande strage dei Greci; fu ucciso in duello da Achille che legò poi il suo cadavere ad un carro e gli

    fece fare per tre volte il giro delle mura di Troia. La sua salma fu consegnata al padre, che per

    intercessione degli dei era riuscito a commuovere Achille, solo dodici giorni dopo. Fu oggetto di

    culto nella Troade.

    ETUSA

    Figlia di Poseidone e di Alcione.

    EUANTE

    Figlio di Bacco e di Arianna.

    EUBULIA

    Dea che dava buoni consigli.

    EUFEME

    Con Pan generò Croto, fu nutrice delle Muse.

    EUFEMÌA

    nell'antica Grecia, silenzio che andava osservato durante la celebrazione di alcuni riti; eufemismo.

    EUFEMO

    Uno dei figli di Poseidone.

    EUFRONA

    Affine ad Eubulìa. Era dea della Notte e apportatrice di buoni consigli.

    EUFROSINE

    Una delle Càriti.

    EUIPPE

    Figlia del centauro Chirone, il suo nome era Tea ma in seguito venne chiamata Euippe quando

    Poseidone la mutò in giumenta perché non aveva avuto il coraggio di confessare al padre di essere

    stata messa incinta da Eolo.

    EUMOLPO

    figlio di Posidone e di Chione. Era ancora fanciullo quando il padre lo condusse nel regno degli

    Etiopi, presso i quali Eumolpo apprese i più arcani segreti della natura, degli uomini e degli dei.

    Ritornato in patria, fu posto al bando e fuggendo approdò a Eleusi, che allora era in guerra con

    Atene. Aiutò gli Eleusini e istituì il culto misterico della Gran Madre Demetra, di sua figlia Kore e

    di Dioniso e fu il primo gran sacerdote del santuario da lui fondato, carica rimasta poi ereditaria

    nella famiglia che discese da lui Eumolpidi. Fu dotato di spirito profetico, abile nella poesia e nella

    musica. Venuto a contesa con Eretteo, morirono entrambi combattendo. Insegnò musica ad Eracle.

    EUNOMIA

    Una delle Ore, si occupava dell'ordine legale.

    EURÌALO

    personaggio dell'Eneide di Virgilio, giovane bellissimo che militava con Enea, teneramente amato

    dal compagno d'armi Niso che gli era vicino in ogni cimento e in ogni rischio e insieme al quale fu

    trucidato dai Rutuli, il cui campo avevano attraversato nottetempo.

    EURIALE

    56

    Una delle Gorgoni.

    EURIDICE

    Diversi personaggi ebbero questo nome:

    1) Madre di Laomedonte.

    2) Madre di Danae.

    3) Madre di Alcmena.

    4) ninfa della Tracia, moglie di Orfeo. Inseguita un giorno dal pastore Aristeo che ne era invaghito,

    fu morsa da un serpente e morì. Orfeo discese allora nel regno di Ade e con il suo canto e il suono

    della lira commosse Persefone, la quale acconsentì a che Euridice risalisse in terra, purché durante

    il tragitto i due sposi non si guardassero. Orfeo, ormai sulla soglia della luce, non seppe trattenersi

    dal volgere la testa verso Euridice che così ritornò nell'Ade per sempre.

    EURIMEDONTE

    Nome di vari personaggi:

    1) Figlio di Minosse.

    2) re dei Giganti, morì nella lotta contro gli dei dell'Olimpo.

    3) Eurimedonte, auriga di Agamennone durante la guerra troiana, fu ucciso insieme al padrone da

    Egisto dopo il ritorno in patria.

    EURINOME

    Dea di tutte le cose, sorse nuda dal Caos per avere qualcosa dove poggiare i piedi creò il cielo e la

    terra e il mare e si mise a danzare dal movimento si alzò il vento Borea, essa lo strofinò fra le mani

    ed esso si mutò nel serpente Ofione che avvolse la dea e la fecondò. Eurìnome assunta la forma di

    colomba depone l'uovo cosmico, quando l'uovo si schiuse nacquero tutte le cose. Eurìnome e

    Ofione andarono sul monte Olimpo, ma quando Ofione si vantò di essere il creatore la dea gli pestò

    la testa rompendogli tutti i denti e lo rinchiuse nelle oscurità sotterranee. Crono e Rea precipitarono

    Ofione e Eurinome nell'Oceano e presero il loro posto. Eurinome si chiamava la divinità con la

    quale Zeus generò le Cariti. Eurinome è anche il nome di una divinità marina, figlia di Oceano che

    con Teti salvò il piccolo Efesto.

    EURIPILO

    Nome di vari personaggi:

    1) Figlio di Euristeo, ucciso da Eracle.

    2) Figlio di Poseidone, ucciso da Eracle.

    3) Figlio di Telefo, alleato dei Troiani.

    EURISTEO

    Nipote di Perseo. La sua nascita fu affrettata da Era per impedire che Eracle, figlio della cugina

    Alcmena, avesse la primogenitura. Regnava su Tirinto, Argo e Micene. Fu lui, per volere di Era, a

    imporre a Eracle le "fatiche" che dovevano dare gloria all'eroe. Morì in battaglia contro gli Ateniesi

    e la sua testa fu portata ad Alcmena che gli cavò gli occhi.

    EURITO

    Nome di vari personaggi:

    1) Gigante ferito da Dioniso e finito da Eracle;

    2) Maestro di Eracle nel tiro con l'arco;

    3) Re d'Ecalia;

    4) Cugino di Augia, ucciso da Eracle.

    EURIZIONE

    Nome di vari personaggi:

    1) Re di Ftia, venne ucciso per errore durante la caccia al cinghiale Calidone;

    2) Centauro che al matrimonio di Piritòo, ubriacatosi cercò di fare violenza alla sposina, Teseo e

    Piritòo gli tagliarono naso ed orecchie;

    3) Figlio di Ares;

    EUROPA

    57

    In Fenicia viveva una bellissima principessa, Europa, figlia di Agenore e di Telefassa. La giovane

    donna si recava spesso con le sue coetanee, sulle rive del mare per bagnarsi o per intrecciare

    ghirlande di fiori. Zeus dall'alto la vide e se ne innamorò, scese dall'Olimpo e per non intimorire la

    ragazza si mutò in uno splendido toro bianco, mettendosi a pascolare. Vedendolo mansueto Europa

    si avvicinò senza timore e si mise ad accarezzarlo, poi per gioco gli salì in groppa. Allora il toro

    che era stato mansueto si mise a correre verso il mare e sempre sul mare sul quale galoppava come

    se fosse sulla sabbia, il toro si diresse sull'isola di Creta. Dopo diverso tempo giunto sull'isola il

    toro si fermò all'ombra di un'albero e prese le sue sembianze divine fece sua la bella Europa che

    generò Minosse, Radamanto e Sarpedonte.

    EUROTA

    Il mitico inventore del molino ad acqua, nonno di Giacinto e di Euridice.

    EUTERPE

    Una delle Muse, si occupava della musica e della poesia lirica

    FALLO

    (dal greco phallòs, membro virile) simbolo dei poteri generativi della natura, o della fecondità, al

    quale Greci e Romani dedicavano un culto (culto fallico o fallicismo), spesso orgiastico come nei

    Misteri dionisiaci.

    FANTASO

    Dio dei Sogni.

    FAONE

    (dal greco Phàon, splendente) Vecchio pescatore di Mitilene, bruttissimo in origine, il quale, per

    aver trasportato Afrodite da Lesbo al continente rifiutando ogni compenso, ebbe in dono dalla dea

    la gioventú e la bellezza meravigliosa. Secondo la leggenda, Saffo s'innamorò ardentemente di lui,

    e, non essendo corrisposta, si gettò in mare dall'alto dello scoglio di Leucade.

    FARO

    o Capo Peloro, promontorio e capo sull'estrema costa della Sicilia nordorientale: lo divide dalla

    Calabria uno stretto di ca. 3 km. Caratteristici del luogo i refoli, simbolo della mitica Cariddi,

    vortici generati dalla corrente dello Stretto di Messina.

    FATO

    Divinità superiore agli dèi, alla quale nessuno può sfuggire e disubbidire. Gli dèi altri non erano che

    dei collaboratori del Fato e nulla potevano fare per cambiarne le decisioni. I Greci personificarono

    il Fato, nelle Moire. I Romani nelle None e Decume.

    FEBE o FEBEA o TITANIDE

    figlia di Urano e di Gèa, moglie di Ceo e madre di Latona e di Asteria. Un'altra Febe è figlia di

    Leda e sorella di Elena. Febe è anche un soprannome di Artemide.

    FEBO

    Epiteto di Apollo. dal greco foibos: splendente. Con questo nome veniva spesso indicato anche Elio

    FEDRA

    figlia di Minosse e di Pasifae, moglie di Teseo, re di Atene. Innamorata del figliastro Ippolito e da

    lui respinta, lo calunniò presso il marito, che lo fece uccidere da Posidone, poi, tormentata dal

    rimorso, si uccise. Leggi le dolci parole che Ovidio le fa scrivere all'amaro amore, clicca qui

    FENICE

    Assieme a Chirone educò Eracle nell'arte dell'eloquenza e della guerra. Altro Fenice era figlio di

    Agenore, incaricato dal padre di ritrovare la sorella Europa e di non fare ritorno senza essa, quando

    si convinse che non l'avrebbe mai trovata si fermò nella regione che da lui prese il nome di Fenicia.

    FETONTE

    Elio, dio del Sole innamoratosi di Climene figlia di Oceano e di Teti la sposa. Dall'unione

    nacquero Fetonte, Egle, Lampezia e Faetusa. Divenuto grande Fetonte si mise in testa di guidare il

    carro solare attorno alla Terra. Elio inizialmente non volle accontentare il figlio ma visto che anche

    58

    la madre insisteva, Elio dopo averlo istruito gli consegnò il carro. Il giovane iniziò così a sorvolare

    la terra ma i cavalli accortisi che il guidatore era inesperto, gli presero la mano e lo portarono fuori

    dalla via normale, creando lo scompiglio generale. A Zeus non restò altro che fulminare il giovane

    per evitare la distruzione della Terra. La madre e le sorelle partirono per recuperare il corpo del

    giovane sulle rive dell'Eridano e qui lo piansero sconsolatamente, gli dèi impietositi mutarono le

    Eliadi in pioppi. Elio, addolorato non voleva più guidare il carro solare e Zeus dovette tribolare

    parecchio con le buone maniere e con gravi minacce per farlo mettere nuovamente al lavoro.

    FILIRA

    mitica figlia di Oceano e di Teti. Per sfuggire a Crono si trasformò in giumenta, ma fu ugualmente

    sedotta dal dio trasformato in cavallo e generò il centauro Chirone. Da Zeus fu trasformata in tiglio

    (in greco philira).

    FILLI o Fillide

    Principessa sposa di Acamante che non vedendolo tornare alla fine della guerra di Troia, morì di

    crepacuore. Atena impietosita la mutò in Mandorlo. Acamante che era stato solo trattenuto da un

    guasto alla nave arrivò all'indomani e non potè fare altro che abbracciare l'albero che per

    contraccambiare le carezze fece uscire dai rami spogli i suoi bellissimi fiori. Anche l'amante di

    Demofoonte aveva questo nome ed era una principessa Tracia figlia di Licurgo. Se vuoi leggere la

    meravigliosa lettera che Ovidio le fa scrivere clicca qui.

    FILOMELA

    Figlia di Pandiòne re d'Atene e di Zeusippe e sorella di Procne. Procne aveva sposato Terèo re di

    Tracia dal quale aveva avuto un figlio, Iti. Volendo rivedere la sorella alla quale era molto attaccata

    pregò il marito affinché si recasse ad Atene a prendere la sorella. Terèo accontentò il desiderio

    della moglie e andò a prendere Filomela ma durante la strada del ritorno si invaghì della giovane, la

    violentò e le tagliò la lingua in modo che non potesse denunciarlo. Filomela riuscì ugualmente a

    raccontare alla sorella con un ricamo quanto le era capitato. Allora Procne d'accordo con Filomela,

    ucciso il figlio Iti lo serve come pasto a Terèo e a fine del banchetto gli mostrò la testa del figlio, e

    con la sorella scappò via. Terèo superato il primo momento di sgomento e orrore si armò e corse

    all'inseguimento, ma quando stava per raggiungerle gli dèi mutarono i tre in uccelli: Terèo fu

    mutato in ùpupa, Filomela in rondine e Procne in usignolo.

    FINEO

    1) Re di Salmidesso, nella Tracia, venne privato dagli dèi della vista per avere, a sua volta,

    accecato i figli in seguito a una falsa accusa rivolta loro dalla matrigna Idea. Divenne un famoso

    indovino. Fu perseguitato dalle Arpie che a ogni pasto gli strappavano il cibo di bocca e

    insozzavano la tavola con i loro escrementi. Era Zeus a inviarle, perché Fineo aveva osato svelare

    ai mortali il sacro pensiero del signore dell'Olimpo. A liberarlo dai mostri furono gli Argonauti.

    2) Zio e promesso sposo di Andromeda, pietrificato dalla vista della testa di Medusa mostratagli da

    Perseo.

    FISCOA

    Ninfa amata da Bacco che la rese madre di Narcèo, che per primo introdusse ad Elea il culto di

    Bacco.

    FLEGETONTE

    Fiume infernale le cui acque erano fiammeggianti ed alimentavano la lava dei vulcani. Era il luogo

    di dannazione dei parricidi e matricidi. Per via delle sue acque fiamme fiammeggianti era chiamato

    anche Piriflegetonte.

    FLEGIAS

    Figlio di Ares e di Crise, incavolato con Apollo perché gli aveva violato la figlia Corònide

    rendendola madre di Asclepio, incendiò il tempio dedicato al dio a Delfi. Apollo per vendicarsi lo

    uccide e lo precipita nell'Ade dove lo condanna a stare incatenato sopra una rupe.

    FLEGONE

    Uno dei cavalli del Carro Solare.

    FOBO

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    Personificazione dello Spavento, figlio di Ares e di Afrodite.

    FOBOS

    Uno dei cavalli del Carro Solare.

    FORBANTE

    Crudele e violento figlio di Triopa e di Orsìnome. Apollo lo mise in cielo nella costellazione del

    Serpenatrio per avere liberato l'isola di Rodi dai serpenti.

    FORCHI o FORCO

    Dio marino figlio di Ponto e di Gea. Sposò la sorella Cheto ed ebbe per figli: Le Graie, le Gorgoni,

    e il serpente Ladone. (Una bella famigliola)

    FTIA

    Apollo la rese madre di Doro

    GALASSAURA

    Una delle NinfeOceanine

    GALATEA

    1) Ninfa che per amore di Aci tradì Polifemo. Col ciclope generò Galato.

    2) Statua scolpita da Pigmalione e a seguito delle sue preghiere fu da Afrodite mutata in donna

    vera.

    GALINZIA

    Figlia di Prèto, Era la mutò in donnola per averla ingannata e derisa il giorno della nascita di

    Eracle. Era per prolungare ad Alcmena i dolori del parto si era presenatata nelle spoglie di vecchia

    nella casa di Anfitrione, ma Galìnzia avendo notato la sgradevole presenza della vecchia le disse

    che già Alcmena aveva partorito un figlio. Quando la dea si accorse di essere stata presa in giro la

    punì come già detto.GALLI (C1-C4)

    Sacerdoti di Cibele, affini ai Coribanti si distinguevano da questi perché si eviravano in memoria di

    Ati.

    GARAMANTE

    Capostipite dei Garamantidi, figlio di Apollo e di Acacalli.

    GEA o GAIA

    Dea primigenia della Terra, nata dal Caos, generò da sola Urano e il Ponto. Veniva venerata come

    divinità della terra e dei morti, considerato che i morti ritornano alla terra. Era raffigurata a mezza

    figura uscente dal suolo.

    GELLO

    Nome usato come spauracchio per tenere buoni i bambini si lasciava loro credere che rapisse i

    bambini.

    GERIONE

    Aveva tre teste, sei braccia e tre corpi, noto perché aveva una splendida mandria di buoi rossi

    custoditi da Eurizione e dal cane a due teste Ortro. Prendere i buoi fu la decima fatica di Eracle che

    per averli uccise : Gerione, Eurizione che era anch'esso un gigante e il cane bicipite Ortro. Gerione

    era discendente di Medusa.

    GIACINTO

    Figlio di Amicle e di Diomeda per la sua grande bellezza fu amato da Apollo e da Zèfiro. Un

    giorno mentre Apollo e Giacinto giocavano al lancio del disco Zèfiro ingelosito fece deviare il

    disco che colpì al capo Giacìnto uccidendolo. Apollo disperato per la morte dell'amico per rendere

    immortale il ricordo lo mutò nel delicato fiore che ne porta il nome.

    GIANIRA

    Una delle ninfe Oceanine.

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    GIAPETO

    Figlio di Urano e di Gea, sposò l'Oceanina Climene che gli partorì Atlante, Menenzio, Prometeo e

    Epimeteo.

    GIASIONE

    Genio della fertilità della terra e della pioggia fecondante. Fu il primo seminatore a cui Demetra

    affidò i suoi segreti, dopo di ciò si unì alla dea, che rimase incinta di Pluto, dio della ricchezza e di

    Polimelo, inventore del carro e dell'aratro. Giasione venne per questo fulminato da Zeus. Demetra

    incantata dal genio inventivo del figlio polimelo lo muta nella costellazione del Boote.

    GIASONE

    Figlio di Esone che venne privato dal fratellastro Pelia del trono di Iolco, in Tessaglia. Fu affidato

    alle cure del centauro Chirone; poi, raggiunta l'età adulta, tornò a reclamare il regno che era stato

    del padre. Pelia accettò di consegnarglielo a patto che prima portasse a Iolco il vello d'oro, che era

    in possesso del re Eeteo di Colchide e sorvegliato da un dragone sempre all'erta. Giasone intraprese

    così la famosa spedizione sulla nave Argo, seguito dal fior fiore della gioventù ellenica, rientrando

    in patria col vello d'oro e la sposa Medea. Ma intanto Pelia aveva ucciso il padre Esone, per

    vendicare il quale l'eroe si avvalse delle arti magiche della moglie. Costretta ad abbandonare Iolco,

    la coppia si stabilì a Corinto dove, dopo dieci anni, Giasone abbandonò Medea per Creusa, figlia di

    Creonte re della città. La fine dell'eroe è controversa. Alcune fonti riferiscono che morì per il dolore

    provocato dalla morte dei figli soppressi per vendetta da Medea, altre che rimase ucciso sotto la

    carena della nave Argo, all'ombra della quale si riposava quando ormai era già rientrato in possesso

    di Iolco. Vuoi leggere la lettera che che Ovidio scrive per conto di Ipsipile? Clicca qui.

    GIGANTI

    figli di Gea, fecondata dal sangue di Urano, che era stato evirato da Crono, spesso confusi o

    identificati coi Titani. Esseri di straordinaria statura e di forza sovrumana, nemici degli dei,

    tentarono di dar la scalata all'Olimpo, ma furono colpiti insieme dai fulmini di Zeus e dai dardi di

    Eracle. Alcuni precipitarono nell'Averno, altri furono seppelliti sotto monti che diventarono

    vulcani. I testi greci tramandono alcuni nomi di giganti: Efialte, Alcioneo, Tifeo, Briareo, Eurito,

    Encelado, Porfirione. Simboleggiarono la forza bruta contro l'intelligenza, ed in particolare la

    violenza dei cataclismi naturali (eruzioni vulcaniche, terremoti, inondazioni, ecc.), fonte di terrore

    perché se ne ignoravano le cause. Anche nella mitologia nordica compaiono i giganti, formidabili

    nemici degli dèi, demoni del freddo inverno, delle tempeste, del mare burrascoso e dei ghiacci

    perenni.

    GIGANTOMACHIA

    È la lotta grandiosa e primordiale che si svolse tra i Giganti e gli Olimpi nella penisola di Pallene,

    in Tracia. Benchè fossero di origine divina, i Giganti erano mortali o, almeno, potevano essere

    uccisi se colpiti contemporaneamente da un dio e da un mortale. Per questo nella lotta fu

    determinante la presenza di Eracle, non ancora accolto tra gli dei. I Giganti furono sconfitti uno per

    uno: Alcinoo a esempio, che era invincibile finchè rimaneva sul suolo patrio, fu ucciso da Atena e

    da Eracle dopo che l'eroe l'ebbe trascinato fuori da Pallene; Efialte fu colpito da una freccia di

    Apollo nell'occhio sinistro e da una di Eracle nell'occhio destro; Porfirione, che assalì Era, venne

    abbattuto dal fulmine di Zeus e dalle frecce di Eracle.

    GIOCASTA

    Sposa di re Laio di Tebe dal quale ebbe Edipo. Più tardi, senza riconoscere il figlio e senza che egli

    stesso la riconoscesse, sposò Edipo dal quale ebbe vari figli. Scoperto l'incesto, s'impiccò nel

    palazzo di Tebe.

    GLAUCO

    Figlio di un pescatore della Beozia, un giorno vide che i pesci da lui presi se posati su una certa

    erba riprendevano, la vita e il movimento. Allora provò a mangiarla e si ritrovò trasformato in

    divinità marina. Amava Scilla e per farla sua ricorse alla magia di Circe, ma questa che era

    innamorata di lui, per gelosia mutò la ragazza in un orribile mostro. Altro Glàuco era figlio di

    61

    Minosse e di Pasifae, da bambino cadde in un vaso di miele e soffocò Asclepio lo fece rivivere.

    Altro Glàuco era il padre di Bellerofonte, fu calpestato ed ucciso dalle sue cavalle imbizzarrite.

    GOLGO

    Fondatore della città di Golgi a Cipro era figlio di Afrodite e di Adone.

    GONIADI

    Ninfe che rendevano salubre le acque correnti.

    GORGONEO

    La testa della Medusa che Atena portava nel suo scudo.

    GORGONI

    Figlie di Forco e di Cheto.Il loro nome proviene dal greco gorgós=spaventoso Erano: Steno, Euriale

    e Medusa. Avevano ali d'oro, mani di ferro, zanne di cinghiale e ai fianchi e alla testa avevano dei

    serpenti. Chi le guardava restava pietrificato.

    GRAIE

    Grâiai=le vecchie, figlie di Ceto e di Forco, divinità marina figlia di Ponto e di Gea. Nate vecchie,

    erano sorelle e custodi delle Gorgoni e vivevano alle soglie del paese della notte. Secondo Esiodo

    erano due: Enio e Penfredo; altri mitografi ne aggiungevano una terza, Dino. Possedevano un solo

    occhio e un solo dente, che si scambiavano a vicenda. Perseo le costrinse a rivelargli il nascondiglio

    delle ninfe Stigie, il cui aiuto gli era indispensabile per uccidere Medusa.

    GRAN MADRE (C1-C4)

    Divinità delle forze generatrici della natura, idea diffusa in tutti i paesi del Mediterraneo, finì per

    contretizzarsi con svariate dee, quali: Cibele, Gea, Rea, Temi, Afrodite. Originariamente era un

    mucchio di legna carbonizzata coperta da cenere che teneva viva la brace.

    GRAZIO

    Uno dei Giganti.

    GRINEO

    Uno dei Centauri

    HAGHIA TRIADHA

    sito archeologico nell'isola di Creta, presso Festo. Vi sono stati rinvenuti resti di un villaggio

    dell'epoca minoica e tardo minoica e una necropoli, ha restituito un sarcofago di grande interesse.

    HALAI

    antica città greca i resti, risalenti al VI sec. a.C., sono stati rinvenuti presso Larymna, in Beozia.

    HALOS

    antica città greca, nella Grecia centrale, vi sono state ritrovate necropoli risalenti al IX sec. Nelle

    vicinanze fu ritrovato un tesoro risalente al I sec. a.C.

    HYPNOS

    Dio del Sonno era fratello gemello di Thanatos, la morte. Figlio della Notte, Hypnos era un dio

    benefico e dava il meritato riposo facendo uso della sua verga magica. I Romani lo chiamarono

    Somnus.

    IADI

    Iadi dal greco Hyades, le Piovose, nella mitologia antica erano le figlie di Atlante e Pleione. Furono

    trasformate da Zeus, per aver abbandonato (impaurite da Era) Bacco infante ed essersi rifugiate a

    Tebe, nelle piovose stelle della costellazione del Toro.

    IASIONE

    Figlio di Zeus e di Elettra, una delle Pleiadi, fu amato da Demetra che si unì a lui nell'isola di

    Creta, in un campo arato tre volte. La figlia che nacque era Pluto, la Ricchezza.

    ICARIO

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    Contadino a cui Bacco per ricompensarlo dell'ospitalità avuta gli regala del vino e gl'insegna la

    viticoltura. Icario fa assaggiare il vino allora sconosciuto ad altri contadini che scambiando la

    sbronza per avvelenamento, uccidono il povero Icario. L'ombra di Icario appare in sogno alla figlia

    Erigone e gli narra come è stato ucciso e gli esprime il desiderio di essere sepolto. La ragazza che si

    trovava lontano a pascolare gli armenti, si sveglia angosciata dal sogno e anche se notte parte in

    compagnia della propria cagna Maira alla ricerca del cadavere del padre finché trovatolo lo

    seppellisce e sopraffatta dal dolore si impicca. Attratti dai latrati della cagna dei contadini si

    avvicinato e trovata la salma della ragazza la seppelliscono, la cagna poverina si accuccia alla

    tomba di Erigone e si lascia morire. Zeus commosso da così triste storia trasferisce Icario nella

    costellazione del Boote, Erigone in quella della Vergine e Maira nella stella Sirio. Anche il padre di

    Penelope si chiamava Icario.

    ICARO

    Figlio dell'inventore Dedalo e di una schiava di Minosse, tentò di fuggire da Creta con le ali

    fabbricate dal padre. Precipitò presso Samo nel mare che, da quel momento, si chiamò Mare Icario.

    ICELO

    Figlia di Hypnos e sorella di Morfèo, faceva parte del corteo dei sogni.

    ICORE

    nome dato al sangue incolore degli Dei.

    IDA

    1) Catena di montagne della Troade, in Asia Minore, dove si svolsero il giudizio di Paride,

    l'incontro tra Anchise e Afrodite e il ratto di Ganimede da parte di Zeus. Una tradizione vuole che

    qui si siano celebrate le nozze segrete tra Zeus ed Era.

    2) Monte dell'isola di Creta dove Zeus nacque e venne cresciuto dalla capra Amaltea.

    IDA

    eroe mitologico, originario della Messenia, cugino dei Dioscuri. Con il fratello gemello Linceo

    prese parte all'impresa degli Argonauti ed alla caccia al cinghiale calidonio. Si scontrarono infine

    con i cugini Dioscuri: Linceo fu ucciso ed Ida. uccise Castore prima d'esser fulminato da Zeus. Così

    si chiamava pure una delle nutrici di Zeus e della madre di Minosse, re di Creta.

    IDIA

    Moglie di Oète fu madre di Medèa.

    IDOTEA

    Ninfa figlia di Proteo, insegnò a Menelào come costringere Proteo a dirgli la via per il ritorno a

    Sparta. Altra Idotea fu la moglie di Mileto, fondatore dell'omonima città

    IDRA DI LERNA

    Mostro dalla forma di serpente con nove teste, le quali se tagliate rinascevano. Ucciderla fu la

    seconda fatica di Eracle che tagliandole man mano bruciava il moncone in modo da impedire la

    crescita della nuova testa.

    IEROCERICE

    Così veniva chiamato il principale sacerdote che celebrava i Misteri Eleusini. Araldo sacro della

    famiglia dei Cerici.

    IERODULI

    Erano gli schiavi delle divinità. I maschi erano adibiti ai lavori nelleproprietà del tempio, mentre le

    donne venivano offerte nella prostituzione sacra.

    IFI

    personaggio mitologico; figlia del cretese Lidge e di Teletusa. Avendo Lidge deciso di sopprimere

    tutte le femmine che gli fossero nate. Teletusa salvò Ifi (nata durante un'assenza di lui) allevandola

    e vestendola come se fosse di sesso maschile. Poi la fanciulla fu realmente mutata in maschio.

    IFIGENIA

    Figlia di Agamennone e di Clitennestra, nel momento in cui il padre stava per sacrificarla ad

    Artemide fu dalla stessa dea sostituita con una cerva ed assunta fra le sue sacerdotesse.

    IFIMEDIA

    63

    Moglie di Alòo, innamoratasi di Poseidone genera col dio due figli: Oto ed Efiàlte.

    IFITO

    personaggio mitologico. Figlio di Eurito, re d'Ecalia, fu ucciso da Eracle presso Tirinto, pur

    avendone difese le ragioni presso la propria famiglia in occasione della richiesta dell'eroe di sposare

    la sorella Iole. Un'altra leggenda gli attribuisce la fondazione dei Giochi d'Olimpia, nati da una

    tregua con Licurgo.

    IGEA

    personaggio mitologico; figlia di Esculapio, venerata dai Greci come dea della salute. Era

    raffigurata sotto l'aspetto di una giovane donna prosperosa, nell'atto di dissetare in una coppa un

    serpente.

    ILIADE

    poema epico dell'antica civiltà greca, del sec. VIII a.C. composto da Omero, in 24 canti o libri di

    complessivi 15.693 esametri in dialetto jonico. Racconta i fatti dell'ultimo mese e mezzo della

    decennale guerra di Ilio o Troia; il sorgere dell'ira di Achille verso Agamennone che gli aveva

    portato via la schiava Briseide (I); la presentazione degli eserciti e dei loro capi (II); le battaglie cui

    non partecipa l'eroe offeso (III-VIII), il tentativo di Agamennone di sedare l'animosità di Achille

    con scuse e doni (IX), e l'insuccesso che perseguita gli assedianti, nonostante le prodezze da cui

    tornano feriti eroi come Ulisse, Diomede e lo stesso Agamennone (XI e segg.), Achille, deponendo

    l'ira, consente ai suoi Mirmidoni di combattere e all'amico Patroclo di indossare le sue armi (XVI);

    Ettore uccide Patroclo credendolo Achille (XIX); questi, addolorato dalla morte dell'amico, ritorna

    in campo per vendicarlo, e uccide Ettore (XXII), funerali di Patroclo (XXIII), restituzione del corpo

    di Ettore e suoi funerali (XXIV).

    ILIONA

    Figlia di Priamo ed Ecuba, andò in sposa a Polimestore, re dei Traci. Costui, corrotto dai Greci,

    volle uccidere il piccolo fratello di lei, Polidoro, che venne però sostituito da Iliona stessa con il

    figlioletto Dipilo. Avvenuta l'uccisione, Iliona uccise il marito e si diede la morte.

    ILO

    Fondatore di Troia, quando finì di fondare la città pregò Zeus di manifestare la sua benevolenza. Il

    dio gli fece trovare davanti la sua tenda una statua di legno della dea Pallade, il famoso Palladio che

    doveva essere il talismano della città.

    IMENE

    o Imeneo, personaggio mitologico; figlio di Dioniso e di Afrodite, o, secondo altri mitografi, di

    Apollo e di Calliope. Era per i Greci il dio delle nozze, raffigurato come un adolescente coronato di

    rose, ammantato in un velo e recante una fiaccola. Gli sposi e quanti assistevano al matrimonio gli

    rivolgevano fervide invocazioni, specialmente nel canto nuziale, detto imeneo, che s'intonava

    quando la sposa veniva condotta fuori della casa paterna.Il suo nome significava fiore della

    verginità delle fanciulle. Era figurato come un adolescente bellissimo con in mano la fiaccola

    nuziale. Era compagno di Eros.

    IMERO

    Divinità che rappresentava il desiderio amoroso. altro Imero, era figlio di Lacedemone, per colpa

    d'Afrodite s'unì carnalmente alla sorella. Resosi conto del misfatto, si annegò in un fiume che da lui

    prese il nome.

    IMEROPA

    Una delle Sirene, il nome significa Colei che con la voce suscita desideri.

    INO

    Figlia di Cadmo e di Armonia, era sorella di Semele, di Agave e di Autonoe e madre di Atteone.

    Fu la seconda sposa di Atamante, che per lei abbandonò Nefele, al quale diede Learco e Melicerte.

    Quando Era fece abbattere sui campi di Beozia una terribile siccità, Ino corruppe gli ambasciatori

    del marito che erano stati mandati a interrogare l'oracolo di Delfi, i quali portarono un falso

    responso secondo il quale il dio pretendeva il sacrificio di Frisso e di Elle, i figli che Atamante

    aveva avuto dalla prima moglie Nefele. I due ragazzi furono fatti fuggire dalla Grecia in groppa

    64

    all'ariete dal vello d'oro, e Atamante e Ino vennero resi folli da Era. Atamante uccise Learco, Ino si

    gettò con Melicerte in mare da una scogliera. Madre e figlio vennero però trasformate in divinità

    marine che furono Leucotea e Palemone.

    INVIDIA DEGLI DEI

    ostilità degli dei nei confronti degli uomini che assurgano ad una felicità troppo elevata; il concetto

    ha avuto la sua formulazione più antica in Erodoto (V sec. a.C.), ed è uno dei motivi costituenti di

    molti miti dell'antica Grecia, e come tale ha goduto di ampia rappresentazione nella tragedia

    classica.

    IO

    Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io,

    principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non

    sfuggì alla sospettosa Era che, calata dal cielo, ordinò alle nebbie di ritirarsi; ma Zeus, che aveva

    previsto l'arrivo della consorte, fece in tempo a mutare la figura di Io in quella di una lustra

    giovenca. Era, fingendo di non sapere, lodò l'aspetto dell'animale e costrinse il marito a fargliene

    dono, quindi la affidò alla custodia dei cento occhi di Argo. Ma Zeus, che non sopportava di

    vedere Io così umiliata, chiese a Ermes di liberarla e il giovane dio, pur essendo il più abile dei

    ladri, dovette addormentare Argo al magico suono di un flauto prima di mozzargli il capo. Era fissò

    i cento occhi di Argo nelle penne del pavone, animale a lei sacro, poi perseguitò la giovenca Io con

    le intollerabili punture di un tafano e la costrinse a vagare da una regione all'altra del mondo in

    preda alla frenesia. L'infelice trovò finalmente ristoro e riposo sulla riva del Nilo, dove ritornò alle

    sue fattezze originarie e generò a Zeus il figlio Epafo. Le genti egiziane venerarono Io col nome di

    Iside.

    IOLCO

    L'attuale Volo, in Tessaglia, da cui gli Argonauti partirono alla conquista del vello d'oro.

    IPERBOREI

    Popolo favoloso che si riteneva vivesse in uno stato di perfetta felicità in una terra sconosciuta dove

    il sole non tramontava mai. Secondo altre tradizioni, nel loro paese sarebbe stato collocato il

    Giardino delle Esperidi che custodiva i pomi d'oro.

    IPERIONE

    uno dei Titani, secondo alcuni mitografi dio della luce e padre di Elios, Selene, Eos. Omero e altri

    poeti lo identificarono col Sole

    IPERMESTRA o IPERMNESTRA

    una delle 50 Danaidi; fu la sola che disobbedì al padre Danao astenendosi dall'uccidere il proprio

    marito, Linceo. Il popolo d'Argo la salvò quando Danao volle punirla della disobbedienza. Vuoi

    leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere al suo amato Linceo? Allora clicca qui.

    IPERTURA

    Una delle Esperidi.

    IPPO

    Una delle Ninfe Oceanine.

    IPPOCAMPI

    Esseri marini metà cavalli e metà pesci.

    IPPOCRENE

    mitica fonte del monte Elicona, nella Beozia, scaturita, secondo la tradizione, per effetto d'un calcio

    del cavallo Pègaso. Era sacra ad Apollo e alle Muse, e si credeva che la sua acqua infondesse

    l'ispirazione ai poeti.

    IPPOLITA

    regina delle Amazzoni, secondo alcuni mitografi, figlia di Ares, chiamata anche Antíope. Eracle le

    tolse, per volere di Euristeo, una cintura prodigiosa donatale dal padre, e, dopo averla sconfitta con

    le sue seguaci e fatta prigioniera, la diede per moglie a Teseo.

    IPPOLITO

    65

    Figlio di Teseo e di Antiope. La matrigna Fedra si innamora di lui che la respinge, allora Fedra

    offesa nel suo amore di donna lo denuncia a Teseo di avere insidiato il suo onore. Teseo che aveva

    reso dei servigi a Poseidone aveva avuto dal dio la promessa di soddisfare i tre voti che avrebbe

    richiesto, allora Teseo chiede a Poseidone di punire il figlio che l'amore paterno gli impediva di

    castigare e Poseidone lo esaudì così mentre ippolito andava in esilio da Atene, un mostro marino

    spuntato dal mare spaventò i cavalli del giovane che così precipitò in mare dove annegò. Ippolito fu

    risuscitato da Asclepio (suscitando l'ira di Zeus che non sopportava che altri arrogassero i suoi

    poteri) per intercessione di Artemide (Diana) e regnò ad Aricia, nel Lazio, sotto il nome di Virbio.

    Vuoi leggere la splendida lettera d'amore che Ovidio gli fa inviare da Fedra? Allora clicca qui

    IPSIPILE

    eroina greca, figlia di Toante re di Lemno; divenuta regina dell'isola fu amata da Giasone, quando

    questi era in viaggio verso la Colchide alla conquista del Vello d'oro. Vuoi leggere cosa Ovidio le

    fa scrivere al suo amato Giasone? Clicca qui. Il file è in formato write di Windows

    IRENE

    la più giovane delle Ore, figlie di Zeus e di Temi; fu per i Greci e per i Romani dea e

    personificazione della Pace.

    IRIDE

    Figlia di Taumante e Elettra, sorella delle Arpie. Personificazione dell'arcobaleno e messaggera

    degli dei. Fu inviata da Era a sobillare la rivolta delle donne troiane che, in Sicilia, incendiarono la

    flotta di Enea. Per i romani rappresenta la Fama.

    ISSIONE

    Re dei Lapiti, Issione era figlio di Flegias il sacrilego inceneritore di templi, ma anch'egli, quanto a

    sacrilegi, non gli fu da meno. Cominciò col L'uccidere il suocero facendolo cadere in un pozzo

    pieno di carboni ardenti al solo scopo di non pagargli i doni di nozze, e poiché l'uccisione di un

    congiunto gridava vendetta al cospetto degli dèi nessuno si prestò a purificarlo. Lo fece Zeus

    portandolo con sé sull'Olimpo, ma Issione, anziché dimostrare gratitudine, insidiò Era. Allora, per

    metterlo alla prova, Zeus modellò Nefele (una nuvola che rassomigliava alla dea). Issione usò

    violenza al fantasma, commettendo un nuovo e più grave sacrilegio, quello di ingratitudine nei

    confronti di una divinità, e Zeus dovette punirlo. Ermes lo incatenò a una ruota infuocata che

    rotolava incessantemente nel cielo. Dall'unione di Issione con la nube nacquero i Centauri.

    ITACA

    Piccola isola greca del mare Ionio, al largo della costa epirota. Ne era signore Ulisse che vi tornò

    dopo un viaggio di dieci anno seguito alla distruzione di Troia.

    JACO

    uno dei nomi di Diòniso (Bacco), specialmente nei misteri eleusini.

    JINCE

    Figlia di Pan e di Eco. Era la mutò in uccello per avere fatto su Zeus l'incantesimo che l'aveva fatto

    innamorare di Io.

    KAIROS

    personificazione del momento opportuno. Veniva rappresentato come un giovanetto con le ali ai

    piedi e talvolta agli omeri, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca quasi rasa. Un altare a lui

    dedicato era ad Olimpia.

    KER

    era l'anima di un defunto che portava sventure e anche dea della morte, morte

    LACHESI

    Una delle Moire.

    LADONE

    1) Dio fluviale padre delle ninfe Dafne, Metope, Siringa e Talpusa.

    2) Altro Ladòne era il serpente che fu messo da Era a guardiano dei pomi delle Esperidi.

    LAIO

    66

    Re di Tebe, e padre di Edipo. Rapì un giovinetto, di cui si era innamorato, attirando su di sè la sua

    maledizione e la collera di Era che odiava chi disprezzava le donne. Forse per questo gli fu

    destinato di morire per mano del figlio Edipo.

    LAMIA

    Si concesse a Zeus che per sdebitarsi le concesse il dono di potersi togliere e rimettere gli occhi.

    Dall'unione nacquero molti bambini che furono tutti uccisi da Era, fatta eccezione di Scilla. Lamia

    per vendicarsi rubava e divorava i figli altrui e il suo volto si trasformò in una maschera orrenda.

    Lamia in seguito si unì alle Empuse e stremava i giovani con la sua libidine. Il suo nome fu usato

    come spauracchio dalle bambinaie greche per tenere buoni i bambini.

    LAMPETUSA

    Una delle Eliadi figlie di Elio e di Neèra, pascolavano in Sicilia il gregge del padre. Le altre erano:

    Lampezia e Fetusa, sorelle di Fetonte.

    LAODAMIA

    1) Figlia di Bellerofonte e di Achemone, amata da Zeus generò Sarpendonte. Per il suo orgoglio fu

    da Artemide uccisa con una delle sue frecce.

    2) Altra Laodàmia era la moglie di Protesilào che fu il primo dei greci a cadere sotto le mura di

    Troia. Quando la donna seppe della morte del marito scongiurò gli dèi perché gli restituissero in

    vita il marito. Mossi a compassione gli dèi gli resero il marito per solo tre ore, passato questo tempo

    anch'essa si lasciò morire appresso a Protesilào. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere?

    Allora clicca qui.

    LAOMEDONTE

    Re di Troia per il quale Poseidone eresse le mura della città. Poichè rifiutò di pagare il dovuto,

    dovette esporre in sacrificio a un mostro marino la figlia Esione, che Eracle si offrì di salvare in

    cambio dei cavalli di Zeus. Ma, poichè neppure questa volta Laomedonte rispettò gli impegni,

    Eracle uccise tutti i suoi figli maschi, a eccezione di Priamo, e giurò di muovere guerra alla città.

    LATONA

    Figlia di Ceo e di Febe, fu la prima sposa di Zeus che la rese madre di Apollo e di Artemide. Era

    per gelosia la costringe a sgravarsi dei figli nell'isola di Delo. Per questo motivo Latòna parteggiò

    per i Troiani nella guerra causata da Elena. Offesa da Nìobe fu vendicata ferocemete da Apollo e

    Artemide che uccisero i quattordici figli della sventurata sacrilega.

    LEARCO

    Uno dei figli di Ino e di Atamante, ucciso dal padre in preda al furore ispiratogli da Era, la quale

    non aveva perdonato Ino di avere allevato Bacco, che Zeus aveva avuto da uno dei tanti tradimenti.

    LEDA

    Madre dei Dioscuri Castore e Polluce, di Clitennestra e di Elena. Figli che concepì quando Zeus la

    fece sua sotto le spoglie di Cigno.

    LELAPO

    Mitico cane metallico e animato costruito da Efesto. Zeus lo aveva regalato a Europa che lo regalò

    a Minosse che lo regalò a Procri, che lo regalò a Cefalo. Zeus mutò il cane in roccia stanco di

    vedere il suo regalo trattato come moneta di scambio per delle mortali scaramucce d'amore.

    LEO

    eroe eponimo figlio di Orfeo. Per liberare Atene da una terribile pestilenza, sacrificò tre delle sue

    figlie come suggeritogli dall'oracolo delfico.

    LEONE DI NEMEA

    Leone dalla pelle invulnerabile. Ucciderlo fu la prima fatica di Eracle.

    LEONTE

    Figlio di Orfeo. Sacrificò le sue tre figlie agli dèi per salvare Atene dalla carestia.

    LERNA

    Palude dell'Argo nella quale aveva residenza l'Idra dalle nove teste. Nella stessa palude le

    quarantanove uxoricide Danàidi gettarono le teste dei loro mariti.

    LESTRIGONI

    67

    popolo mitico di giganti antropofagi governato dal re Lamo, la cui sede sarebbe stata nel lontano

    Occidente, secondo Omero, in Sicilia secondo gli autori greci postomerici. Ulisse capitò tra loro e

    si salvò a stento dalla loro ferocia.

    LETE

    Uno dei fiumi dell'Ade. I morti, tuffandosi nelle sue acque, perdevano totalmente la memoria della

    vita terrena.

    LEUCE

    Ninfa mutata da Persefone in pioppo quando Ade cercò di farla sua.

    LICA

    Era lo schiavo che Deianira incaricò di portare a Eracle la veste intinta nel sangue del centauro

    Nèsso. Eracle indossata la veste per gli atroci dolori che gli causava prese lo schiavo e lo

    scaraventò nel mare.

    LICOREO

    Figlio di Apollo e della ninfa Coricia. Fondatore della città che prese il suo nome Licorea. Nei suoi

    pressi approdò l'arca di Deucalione dopo il diluvio.

    LIMNADI

    Ninfe dei laghi e degli stagni.

    LIMNIADI

    Venivano chiamate così le ninfe dei prati.

    LINO

    1) Figlio di Apollo e di Psamate figlia di Crotope re di Argo. Per paura del padre espose il figlio su

    un monte dove venne allevato da alcuni pastori. Venne sbranato da uno dei cani di Crotope. Dal

    dolore di Psamate, Crotope capì che il ragazzo era figlio di lei e la condannò a morte. Allora Apollo

    addolorato per la perdita del figlio e dell'amante mandò su argo una specie di Arpia, Pene che rapì

    tutti i bambini della città.

    2) Altro Lino era figlio di Ermes e di Urania, fu un grande musicista e inventò il ritmo e la melodia

    Apollo per gelosia lo uccise.

    LIRIOPE

    Ninfa Oceanina, fu amata da Cefìso.

    LOTIDE

    Ninfa che per avere respinto l'amore di Ermes fu dal dio mutata nel fiore del loto.

    MAIA (C1-C2-In)

    Nome di diversi personaggi:

    1) Figlia di Atlante e di Pleione e madre di Ermes;

    2) La Maia dei Romani era moglie di Vulcano e annunciava la primavera;

    3) La Maia indiana era madre della Trimurti e del dio dell'amore Kamadewa.

    MANIE

    Così erano chiamate le Erinni. Mania era la personificazione della pazzia.

    MARONE

    Sacerdote di Apollo a Ismaro, in Tracia. Nell'Odissea è colui che dà a Ulisse il vino con cui questi

    ubriaca Polifemo, riuscendo in tal modo ad accecarlo.

    MARSIA

    Satiro, famoso suonatore di flauto che a quanto pare suonava lo stesso flauto inventato da Atena e

    che la dea buttò via quando si accorse che suonandolo gli venivano le guance gonfie e modo

    grottesco. Marsia suonava così bene che tutti dicevano che neanche Apollo con la sua lira avrebbe

    potuto suonare di meglio. Il dio risentito e offeso in quello che era la sua arte sfida il povero Marsia

    in una gara musicale dove il vincitore avrebbe potuto punire il vinto nel modo che più gli gradiva.

    Il satiro ingenuamente accettò la sfida e come era presumibile considerato che a giudicare erano le

    Muse, che erano legate ad Apollo, Marsia perse. Apollo ancora offeso lo legò ad un albero e lo

    scorticò.

    MEDEA

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    Figlia del re di Colchide Eeta, sorella di Absirto e nipote della maga Circe. Aiutò Giasone a

    superare le prove che gli permisero di conquistare il vello d'oro e lo seguì a Iolco dopo averlo

    sposato a Drepane. Con il pretesto di rendergli vigore e giovinezza, convinse le figlie dello

    usurpatore Pelia a fare a pezzi e a bollire il corpo del padre e per questo dovette rifugiarsi con il

    marito a Corinto. Qui Giasone l'abbandonò per Creusa, alla quale Medea donò una veste stregata

    che si incendiò appena venne indossata dalla fanciulla; per rendere più spietata la sua vendetta,

    uccise anche i due figli avuti da Giasone. Fuggì poi ad Atene su un carro trainato da serpenti alati e

    divenne la moglie di re Egeo. Fu smascherata da Teseo e tornò in Colchide dove regnò sulle terre

    del padre. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere per il suo amato Giasone? Clicca qui,

    MEDUSA

    Una delle Gorgoni, l'unica mortale delle tre, figlia delle divinità marine Forco e Cheto. Era in

    origine una bella fanciulla, ma le sue chiome vennero tramutate in serpenti da Atena che volle

    punirla per essersi concessa a Poseidone in uno dei templi dedicati alla dea. Il suo aspetto era

    diventato così tremendo che chiunque la guardasse in faccia diventava di pietra. Per questo Perseo,

    quando le tagliò la testa, ricorse a un lucido scudo di bronzo su cui si rifletteva l'immagine del

    mostro. Anche recisa, la testa di Medusa manteneva i suoi terribili poteri tanto che, col solo

    mostrarla, Perseo annientò Fineo che voleva impedirgli di sposare Andromeda. Atlante, secondo

    alcune versioni, sarebbe stato vittima dello stesso sortilegio. Dopo varie vicende, la testa di Medusa

    fu collocata da Atena al centro del proprio scudo.

    MEFITIS

    Divinità dell'Italia centro meridionale, le erano dedicate le puzzose esalazioni del vulcano.

    MEGALARTO

    ("Megàlartos", "dai grandi pani"), considerato l'inventore del sistema per trasformare il grano in

    pane.

    MEGARO

    Figlio di Zeus, si salvò dal diluvio universale rifugiandosi sulla cima del monte Gerania.

    MEGÈRA

    una delle tre Erinni ("Mégaira").

    MELAMPO , «dal piede nero », figlio di Amitaone e nipote di Creteo. Fu il primo mortale cui

    Apollo concesse il dono di trarre profezie dalle viscere di animali, il primo ad esercitare l'arte

    medica, il primo che in Grecia eresse un tempio a Dioniso. Capiva anche il linguaggio degli uccelli;

    questa proprietà gli era venuta da una nidiata di serpenti che, per sdebitarsi con lui che li aveva

    salvati dalle mani di un servo, gli avevano leccato gli orecchi. Suo fratello Biante era innamorato

    della loro cugina Pero, ma il padre di lei, Neleo, voleva dargliela soltanto in cambio del bestiame

    del re Filace. Quel re, era così geloso della sua mandria che non pensava lontanamente a venderla, e

    la custodiva tanto bene che non c'era nemmeno da pensare a rubarla. Ma più ancora amava suo

    figlio Ificlo, e il suo maggiore cruccio era che il figlio fosse impotente. Allora Melampo si fece

    promettere da re Filace la famosa mandria contro la guarigione di Ificlo; la cosa gli riuscì tanto

    bene che Ificlo generò ben presto un figlio, Podarce. Padre e nonno felice, Filace diede a Melampo

    il bestiame, questi lo passò a Neleo in cambio di Pero che Melampo generosamente cedette a

    Biante. Così furono contenti tutti; ma la felicità non doveva durare a lungo, perchè Pero morì

    giovane. Ora avvenne che le tre figlie - Lisippe, Ifinoe e Ifianassa - di Preto, figlio di Abante, che

    assieme ad Acrisio regnava sull'Argolide, venissero colpite per decreto divino da pazzia. Non si sa

    di preciso cosa avessero commesso: forse avevano schernito Dioniso, forse avevano suscitato la

    collera di Era per certi loro amorazzi. Fatto sta che furiose giravano per i monti, comportandosi in

    modo abominevole e costringendo i viandanti a soddisfare le loro brame. Melampo offrì a re Preto

    di riportate le sue figliuole alla ragione chiedendo come parcella un terzo del suo regno. Preto,

    pensando che tre pazze in famiglia fossero sufficienti, non volle mettersi nel mezzo anche lui e

    respinse la richiesta esorbitante. Melampo non insistette. Ma la pazzia contagiò le altre donne di

    Argo; molte uccisero i loro bimbi e seguirono le figlie di Preto sui monti. Allora Preto fece sapere a

    Melampo che aveva ripensato e accettava la proposta. « Maestà », ridacchiò Melampo, « prima si

    69

    trattava di guarire tre donne, adesso ce ne sono molte di più. Anche facendo uno sconto sulla

    quantità, voglio ora due terzi del tuo regno: uno per me e uno per mio fratello Biante. Gli affari,

    sire, sono affari ». A Preto non restò che accettare le condizioni iugulatoríe, e Melampo, messosi

    subito all'opera, riuscì con mezzi piuttosto sbrigativi a riportare le donne di Argo e le figlie di Preto

    alla ragione. Preto fu di parola cedendo a Melampo e Biante i due terzi del regno, dando per

    soprammercato - fu generosità o risentimento? Lisippe in sposa a Melampo e Ifianassa a Biante.

    MELIA

    Figlia di Oceano, Apollo la mise incinta di Tenero che divenne un noto veggente.

    MELIADI

    Ninfe dei frassini, nate dal sangue sparso da Urano quando venne evirato. tutelavano i greggi.

    MELOBOSIDE

    Una delle Ninfe Oceanine.

    MENECEO

    Si sacrificò buttandosi dalle mura della città quando Tiresia disse che per salvare Tebe dalla peste,

    uno degli Sparti doveva morire.

    MENELAO

    Figlio di Atreo, il re di Micene, e fratello di Agamennone. Quando sposò Elena, ricevette da

    Tindareo il trono di Sparta, e proprio alla figura della moglie, rapita da Paride e causa della guerra

    di Troia, è legata la sua celebrità. Durante il conflitto Menelao mise in luce tutto il suo valore: si

    scontrò con il suo avversario personale, Paride, e lo avrebbe colpito a morte se Afrodite non glielo

    avesse sottratto avvolgendolo in una nube, e uccise Deifobo. Alla caduta della città si riconciliò con

    la moglie e fu il primo a lasciare con le sue navi i lidi di Troia. Arrivò il patria dopo otto anni di

    peregrinazioni, ma da quel momento condusse un'esistenza tranquilla a Sparta. Riguardo alla sua

    morte, come riguardo a quella di Elena, varie sono le tradizioni: sarebbe stato condotto nei Campi

    Elisi, oppure a Tauride dove Ifigenia lo avrebbe sacrificato alla dea Artemide.

    MENEZIO

    Fu da Zeus fulminato per avere preso parte alla rivolta dei Titani.

    MENTA

    Per essere stata amata da Plutone fu da Persefone mutata nella nota erba aromatica che ne porta il

    nome. Era figlia del dio fluviale Cocìto.

    MEROPE

    1) Una delle Pleiadi che si accoppiò con Sisifo.

    2) Principessa di Chio, fu violentata da Orione che il padre Enopione accecò con l'aiuto di Dioniso.

    MEROPS

    Re di Coo e sposo della ninfa Etemia. Quando la ninfa morì Merops si voleva uccidere, ma, Era,

    commossa da tanto amore lo mutò nella costellazione dell'Aquila.

    METEO

    Uno dei cavalli di Plutone.

    MÈTI

    Mètide o Metis, nella mitologia greca, personificazione della saggezza; figlia di Oceano e di Teti.

    Fu moglie di Zeus prima di Era ed un oracolo le predisse che avrebbe partorito un figlio che

    avrebbe detronizzato il padre. Per evitare ciò, Zeus la divorò quando era incinta. Qualche tempo

    dopo Zeus soffrì di tali dolori alla testa che per guarirne si fece aprire il cranio da Efesto. Dal suo

    cervello uscì allora Atena.

    MIAGRO

    Divinità dal compito alquanto insolito di scacciare le mosche era chiamato anche col nome di

    Miode.

    MIDA

    Re di Bromio. Ospitò Sileno che ubriaco si era addormentato nel suo giardino e poi lo riportò da

    Bacco che per ricompensarlo della sua cortesia gli fece esprimere un desiderio, Mida, scioccamente

    scelse di poter mutare in oro tutto quello che toccava. Accortosi che rischiava di morire di fame

    70

    perché anche i cibi e le bevande che cercava di portare alla bocca diventavano d'oro, andò a cercare

    Bacco e gli chiese di togliergli quel dono troppo scomodo. Bacco divertito gli disse di lavarsi le

    mani nelle sorgive del fiume Pàttolo e così fatto Mida ritornò alla normalità. Scelto come giudice di

    una gara musicale fra Pan e Apollo al contrario dell'altro giudice Tmolo, Mida votò per Pan

    provocando l'ira di Apollo che per punirlo gli fece nascere delle lunghe orecchie di asino. Mida

    vergognandosi si coprì il capo con un grande cappello frigio per non farsi vedere dal popolo.

    Purtroppo anche i re hanno bisogno dei barbieri e così dovette mostrare il suo segreto, imponendo il

    segreto al suo barbiere. L'uomo non potendo tenere per sé tale notizia scavò un buco nella terra e

    disse <<Mida ha le orecchie d'asino>>, ma in quel luogo crebbero delle canne che ogni qualvolta

    spirava il vento, svelavano il segreto che il barbiere aveva seppellito nel buco, mettendolo così a

    conoscenza di tutti.

    MINOSSE

    Figlio di Zeus e di Europa. La madre dopo essere stata abbandonata da Zeus sposa Asterio re di

    Creta, alla morte di costui pretese la successione al trono, perciò prego Poseidone che gli mandasse

    egli stesso la vittima da sacrificare per la sua incoronazione, il dio per mostrargli il suo consenso

    dal mare fece nascere un toro bianco. Era una bestia così bella che Minosse non volle sacrificare e

    lo sostituì con un altro toro. Così facendo, si tirò addosso lo sdegno di Poseidone che del toro ne

    fece il suo strumento di vendetta, difatti fece in modo che Pasifae moglie di Minosse si

    innamorasse follemente di quel toro. La donna si struggeva dal desiderio di accoppiarsi con quel

    favoloso toro ma la cosa non era per niente facile, allora si rivolse a Dedalo che era ospite alla corte

    di Minosse. Il geniale inventore fabbricò una vacca di legno, all'interno cava e di sopra ci mise una

    pelle bovina per ingannare l'animale e spiegò alla sciagurata come sistemarsi all'interno di quello

    sconcio simulacro. Allora spinse la finta vacca sul prato dove allegramente il toro la montò

    soddisfacendo così l'insane voglie di Pasifae. Scaduto il tempo Pasifae partorì una creatura

    mostruosa dalla testa di toro e dal corpo umano che fu chiamato Minotauro. Minosse per

    nascondere quelle incestuosa corna fece rinchiudere il mostro e la moglie nel Labirinto.

    MINOTAURO

    Mostruoso essere per metà uomo e per metà toro, nato dall'unione di Pasifae, moglie di Minosse re

    di Creta, con un toro mandato sull'isola da Poseidone. Viveva nel labirinto del palazzo dove, con

    l'aiuto di Arianna, lo raggiunse e lo uccise l'eroe Teseo.

    MIRMEX

    Ninfa prediletta da Atena che le avrebbe ispirato l'invenzione dell'aratro. Mirmex si vantò come se

    l'idea fosse stata tutta sua e la dea per punirla la mutò in formica.

    MIRRA

    figlia di Cinira re di Cipro, nutrì un amore incestuoso (ispiratole da Afrodite) per il padre, il quale

    tentò poi di ucciderla, ma ella fuggì nei deserti d'Arabia, dove divenne madre di Adone e fu

    tormentata dal rimorso. Gli dei, mossi a pietà, la mutarono nell'albero a cui rimase il suo nome e le

    cui gocce di resina ricordano le amare lacrime da lei sparse.

    MISENO

    figlio di Eolo e insuperabile suonatore di tromba che morì affogato dagli dei marini per averli

    sfidati a uguagliarlo. Durante la guerra di Troia contribuì col suo strumento a spronare gli eroi

    troiani. Caduta la città, seguì Enea in Italia e gli fu compagno fedelissimo. Enea ne trovò il

    cadavere presso un promontorio su cui lo fece inumare e al quale diede il suo nome.

    MNEMOSINE

    Madre delle nove Muse, generate con Zeus.

    MOIRE

    Dee del Destino, figlie di Zeus e della Notte. Esse sono: Cloto la filatrice, Làchesi colei che

    aggiudica e Atropo colei che non può essere sviata. Il loro filato sono i giorni dei mortali: Cloto

    fila, Làchesi svolge il filo nel fuso, Atropo lo taglia. Ovviamente la lunghezza del filo determina la

    71

    lunghezza della vita e stabilire questa lunghezza spetta a loro, nemmeno il potente Zeus può fare

    qualcosa per modificarla.

    MOMO

    Dio del Riso, della maldicenza e del sarcasmo. Figlio del Sonno (Hypnos) e della Notte e fratello

    della Follia. Fu dagli dèi scacciato dall'Olimpo in quanto soleva schernire anche loro.

    MORFEO

    nella mitologia greca, figlio di Hypnos e della Notte, che secondo il mito recava il sonno agli

    uomini. Era raffigurato come un vecchio alato, con una corona di papaveri e una cornucopia. Nella

    locuzione «essere tra le braccia di Morfeo», dormire.

    MUSE

    I Romani assimimilarono le Muse con le loro antiche divinità locali chiamate Camene e che erano

    ninfe delle sorgenti e delle acque venerate presso il boschetto di Porta Capena. Figlie di Zeus e di

    Mnemosine (che significa Memoria). Il sommo dio si unì per nove notti con la dea figlia di Urano e

    di Gea. Allo scadere della gestazione la dea partorì (nella Pieria ai piedi dell'Olimpo) nove bimbe:

    le Muse che presiedevano alla bella arte della musica. Esse erano: Clio ispiratrice della storia,

    Euterpe la rallegrante, Talia la festosa, Melpomene la cantante, Tersicore che gode della danza,

    Erato stimolatrice di nostalgie, Urania la celeste, Polinnia la ricca di Inni e Calliope dalla bella

    voce. Le Muse erano invocate dai poeti come ispiratrici dei loro canti. Chi osava offenderle veniva

    severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia. Questi aveva nove figlie che hanno

    voluto gareggiare con le Muse nel canto e furono mutate, come racconta Ovidio in rauche gazze.

    Da questo evento le Muse a volte vengono chiamate Pieridi.

    MUSEO

    era il poeta e i sacerdote strettamente legato con Orfeo, di cui una tradizione lo voleva suo figlio e

    discepolo. In Grecia significò prima tempio delle Muse, mentre a Roma indicava lo studio del

    letterato, dell'erudito. Era connesso anche con i misteri eleusini dei quali, si dice, sarebbe stato il

    primo sacerdote. Personaggio che si pone al confine tra storia e mito, venne considerato dagli

    antichi un autore di opere a carattere oracolare e cosmogonico

    NAIADI

    Ninfe delle acque sorgive, dei fiumi, dei laghi, delle fonti e delle cascate. Rapirono e tennero presso

    di sé Ila, il giovane amato da Eracle.

    NAPEE

    Ninfe delle valli.

    NARCEO

    Figlio della ninfa Fiscòa e di Bacco.

    NARCISO

    Figlio della ninfa Lirìope e del dio fluviale Cefìso. Ragazzo dalla bellezza indescrivibile. Di lui si

    innamorò la ninfa Eco, lui non volle corrisponderla e la povera ninfa si ridusse a un'ombra e non

    rimase altro che la voce. Nemesi la dea che puniva le colpe e le debolezze degli uomini, commossa

    per la fine della ninfa decise di vendicarla e per fare ciò condusse Narcìso ad una fonte dalle acque

    limpidissime che rifletterono l'immagine del giovane, il quale vedendo la sua immagine riflessa se

    ne innamora e non vuole più lascialrla finché non muore. Fu da Nemesi mutato nell'omonimo fiore

    che fu poi consacrato alle Erinni.

    NASSO

    Isola del mare Egeo, la più grande delle Cicladi, legata alle vicende di Dioniso e Arianna.

    NAUCRATE

    Madre di Icaro.

    NAUPLIO

    Figlio di Poseidone e di Amimòme, inventò il modo di stabiliire le rotte facendo riferimento

    all'Orsa Maggiore.

    NAUSICAA

    72

    Figlia di re Alcinoo e della regina Arete dei Feaci, fu la prima a incontrare Ulisse appena

    naufragato sulle coste di Corciria e ad accompagnarlo alla corte del padre.

    NECESSITÀ

    Figlia della Fortuna, dea allegorica adorata e ubbidita ciecamente anche da Zeus. Era chiamata

    anche col nome di Ananke.

    NEREIDI

    Le cinquanta figlie del dio Nereo, Ninfe marine del Mediterraneo, distinte dalle Naiadi, che erano

    le Ninfe delle acque dolci, e dalle Oceanine, Ninfe dell'Oceano. La più celebre delle Nereidi fu

    Tetide, madre di Achille. Offese da Cassiopea, le Nereidi furono vendicate da Poseidone che

    pretese il sacrificio di Andromeda.

    NEMESI

    Dea della giustizia e della vendetta, perseguitava i malvagi e coloro i quali non facevano buon uso

    dei doni avuti dalla sorte. Essa tormentava senza tregua chiunque infrangeva le regole.

    NEPENTE

    bevanda, dalla magica proprietà di alleviare dolori e tristezze.

    NEREO

    Il "vecchio del mare", figlio di Gea e di Ponto, personificazione maschile del Mare. Dalla sorella e

    sposa Doride ebbe cinquanta figlie, le Nereidi. Come altre divinità marine, aveva la prerogativa di

    predire il futuro e di sapersi trasformare apparendo sotto diverse forme.

    NERITE

    Giovane bellissimo figlio di Nerèo, amante di Afrodite quando la dea abitava ancora il mare.

    Quando la dea dovette salire sull'Olimpo voleva portarlo con se ma avuto un rifiuto dal giovane ,

    Afrodite lo mutò in conchiglia.

    NETTARE

    Bevanda degli dèi, che dava l'immortalità a chi la beveva.

    NIKE

    Dea della vittoria, personificata come giovane donna alata. Era anche detta Nice o Niche.

    NIMBO

    Disco lunimoso che veniva posto sul capo delle divinità della luce, quali Elio e Selene. Divenuto in

    seguito attributo dei santi cristiani.

    NINFE

    Con questa parola i Greci designano una giovane donna in età sessuale matura, per cui il termine

    poteva essere usato per indicare senza distinzione una dea o una mortale. Il termine anche se

    indicava una figlia di dea o una figlia di dio non implicava necessariamente la loro immortalità.

    Solo le Nereidi, le Naiadi e le Limniadi avevano il dono dell'immortalità, mentre le altre ninfe

    erano longeve. Molte volte le ninfe facevano da balia agli dèi o ai figli degli stessi.

    NIOBE

    Figlia di Tantalo e sposa di Anfione. Madre di 14 figli, sette femmine e sette maschi. Le furono

    uccisi tutti da Apollo e da Artemide per punirla di avere offeso la loro madre, sulla fecondità delle

    due donne, infatti Latona aveva avuto solo Apollo e Artemide, mentre Niobe ne aveva avuti 14 e di

    questo si vantava disprezzando la dea. Dall'eccidio si salvarono solo un maschio e una femmina che

    in tempo pregarono Latona affinché li perdonasse.

    NISA

    1) Ninfa che si prese di cura di Bacco quando era bambino.

    2) NISA è il nome del monte sul quale Dioniso avrebbe trascorso la fanciullezza. È attribuito anche

    ad altre località legate al suo culto, da cui gli viene l'epiteto di Niseo.

    NITTIMO

    Fu ucciso dai fratelli e servito a tavola a Zeus.

    NONIO

    Uno dei cavalli di Poseidone.

    NOTO

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    Dio dell'omonimo vento del sud, apportatore di tempeste e di oscurità per cui rendeva insicura la

    navigazione. Era chiamato anche col nome di Austro.

    NOTTE o NYX

    Dea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento,

    depose l'uovo d'argento dal quale nacque Eros. Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos.

    Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno (Hypnos), il Sarcasmo

    (Momo),le Moire, i Sogni, Nemesi, e le Esperidi. Era inoltre madre di personificazioni quali: la

    Vecchia, la Discordia, L'Inganno, la Tenerezza, la Sciagura, la Miseria, la Sorte, Hemera, il Giorno,

    e le Kere.

    OCEANINE

    Figlie di Oceano e di Teti, erano tremila le più famose sono:Acaste, Anfiro, Asia, Admeto,

    Calliroe, Clitia, Criside, Calipso, Cherchide, Climene, Dione, Dori, Elettra, Eudora, Europa,

    Eurinome, Galaxaura, Ianira, Iante, Ippo, Idia, Meti, Melobosi, Menesto, Ociroe, Plexaura,

    Polidora, Pito, Primno, Perside, Petrea, Rodeia, Stige, Telesto, Toe, Tiche, Urania, Zeuxo e Xante.

    OCEANO

    Secondo Esiodo era figlio di Urano e di Gea. Invece per Omero, Oceano è il principio di tutte le

    cose. Egli è un dio fluviale con la particolarità di circondare tutte le terre e di sorgere da sè stesso e

    ritornare in sè stesso. Rappresentava la grande forza generatrice dell'acqua; sorgenti, mari e fiumi

    nascono da lui. Teti era la sua sposa e con essa generò tremila figli (i fiumi) e tremila figlie, le

    Oceanine. Oceano e Teti che erano della stirpe dei Titani furono gli unici a non prendere parte alla

    guerra dei Titani contro Zeus e per questo il sommo dio per ricompensarli gli lasciò governare le

    acque.

    OCIPETE

    Una delle Arpìe che risponde anche al nome di Ocitoe o di Ocipode.

    OCIROE

    1) Figlia del centauro Chirone e della ninfa Cariclèa.

    2) Altra Ociroe era una delle Oceanine.

    OGIGIA

    Antico nome della Beozia e nome dell'isola di Calipso.

    OLIMPI

    Le dodici maggiori divinità dell'Olimpo, legate tutte alla stirpe di Zeus. Erano: Zeus stesso,

    Poseidone, Apollo, Ares, Ermes, Efesto, Estia, Demetra, Era, Atena, Afrodite e Artemide.

    OLIMPO

    Era la montagna sulla quale gli dèi avevano la loro sede. È alta tremila metri e fa parte alla catena

    montuosa che si estende tra la Tessaglia e la Macedonia. Con la sua cima ricoperta di nevi in

    inverno è nella sua base prosperoso di boschi fitti, interrotti da precipizi, balze e rocche. Illuminato

    per primo al sorgere del sole e oscurato per ultimo al tramonto. La sua cima circondata da nubi

    squarciate di tanto in tanto da lampi, seguiti da tuoni, era nascosta alla vista degli umani. Percui gli

    antichi Greci fantasticavano fosse la sede degli dèi.

    ONCO

    Grande allevatore di cavalli e figlio di Apollo. Nelle sue mandrie si nascose Demetra per scampare

    alle voglie amorose di Poseidone.

    ONIRO

    Dio dei Sogni, figurato come giovane alato e con un corno per versare i sogni.

    ORE

    figlie di Zeus e di Temi, in origine divinità della natura e dell'ordine, delle stagioni e delle piogge,

    più tardi connesse anche al concetto della Giustizia. Furono talvolta identificate con le Cariti (le

    Grazie) e chiamate Auxo e Carpo, nomi alludenti alla semina, alla crescita e ai frutto delle piante

    secondo le stagioni: oppure Eunomia (l'Equità), Dike (la Giustizia) e Irene (la Pace), con

    riferimento all'ordine, alla giustizia e alla pace. In seguito furono specialmente connesse con le

    74

    suddivisioni del giorno. I Greci ne contarono 10, i Romani 12, danzanti intorno al carro del Sole.

    Controllavano l'ordine della natura nell'alternarsi delle stagioni ed erano le portinaie dell'Olimpo.

    OREADE

    ciascuna delle ninfe dei monti, figlie di Nereo e di Doride e seguaci di Artemide (Diana)

    ORESTEO

  • Figlio di Deucalione. La sua cagna partorì un palo, che sotterrato da Oresteo germogliò diventando

    così la prima vite. La cagna è la stella Sirio che fa maturare l'uva.

    ORFEO

    Celebre musico e poeta, figlio di Apollo e di Clio. Suonava in modo talmente dolce la sua cetra che

    i fiumi si fermavano per ascoltare, le belve si ammansivano e i sassi e gli alberi si commovevano.

    Portando con se la sua cetra Orfeo discese negli Inferi per recuperare la dolce Euridice. Al suono

    del suo strumento e del suo canto Caronte lo traghettò, Cerbero lo lasciò passare, le anime dannate

    di Tantalo, Sisifo e Issione non soffrirono più. Negli Inferi, Orfeo col suo canto e col suo suono era

    riuscito a commuovere i giudici infernali, anime dei morti. Anche Persefone e Plutone, regnanti del

    tetro paese delle ombre si commossero e acconsentiro che egli riportasse con se Euridice, a

    condizione che non si voltasse mai a guardarla finché non fosse fuori dagli Inferi. Orfeo con la

    sposa iniziò così il ritorno al mondo dei vivi, ma per strada non sentendo più i passi della sua amata

    si voltò a guardare e così Euridice rifattasi ombra si dileguò nell'ultimo saluto di addio al suo sposo.

    Orfeo non riuscendo a rassegnarsi rifece i suoi passi indietro, e stavolta a nulla valsero le sue

    suppliche a Caronte perché lo facesse traghettare. Inutilmente egli aspettò per sette giorni senza

    toccare cibo sulle rive dell'Acheronte. Sconsolato Orfeo si ritirò sul monte Rodope, rinchiuso nel

    suo dolore. Le Baccanti cercarono di consolarlo in tutti i modi, facendo a lui profferte amorose e

    respinte anche quelle, le Baccanti sdegnate lo fecero a pezzi e gettarono le sue membra nel fiume

    Ebro. La sua testa e la sua cetra continuavano a cantare il suo dolore per la perdita di Euridice. Zeus

    commosse dalla struggente storia, pose la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della

    Lira. Ancora oggi, si dice che, nelle notti stellate è possibile udire il suo canto d'amore.

    ORFISMO

    Orfeo era ritenuto il fondatore dell'Orfismo, religione misterica che iniziò a espandersi dalla Grecia

    in Asia Minore dal VI secolo a.C.. Era una dottrina filosofica e cosmogonica che esaltava le forze

    spirituali dell'Uomo e il desiderio di identificarsi con le divinità. I precetti religiosi degli orfici

    vengono dall'unità del creato col creatore e la natura divina dell'Uomo è data dall'anima immortale,

    mentre il principio del male è dato dal corpo che è una prigione. Alla morte l'Uomo sconterà i

    peccati commessi in vita per poi riprendere una nuova esistenza. Orfeo ottenne da Persefone e da

    Dioniso la grazia di salvare l'anima dal ciclo delle reincarnazioni e così di potersi riunire agli dèi.

    Poteva avere tale grazia solo chi iniziato ai misteri orfici e conduceva una vita corretta secondo le

    regole della setta che prevedeva sia dei riti selvaggi che regole ascetiche. L'Orfismo influì molto

    sulla filosofia greca, col suo senso del dolore e del continuo rinnovarsi della vita, un esempio è dato

    dalla filosofia di Pitagora.

    ORGIE

    Feste religiose dove prevaleva una certa sovraeccitazione che rasentava la follia. I partecipanti,

    donne e uomini erano seminudi e danzando e urlando si abbandonavano a pratiche sconce, si

    chiamavano Orgiasti e i sacerdoti Orgiofàni.

    ORIONE

    Viveva a Tanagra un uomo di nome Irieo, che inconsapevolmente ospitò nella sua capanna Zeus,

    Poseidone ed Ermes. Irieo ospitò molto caldamente i tre viandanti che prima di ripartire gli chiesero

    quale era il suo più grande desiderio e il vecchio rispose che desiderava un figlio ma considerata la

    sua età non riusciva a generarlo. Gli dèi presero un'otre e la riempirono della loro orina e

    ordinarono a Irieo di sotterrarla. Dopo dieci mesi ne venne fuori un gigante che venne chiamato

    Orione in ricordo di come fu generato. Questo gigante era ritenuto il più bello dei mortali,

    innamoratosi di Merope, figlia di Enopione che a sua volta era figlio di Dioniso. Orione chiese a

    Enopione la mano della giovane, che si dimostrò disposto a condizione che egli avesse liberato

    75

    l'isola dalle belve che la infestavano. Orione da bravo cacciatore non ebbe difficoltà e sterminate le

    fiere va a chiedere il suo compenso ma Enopione rifiutò di rispettare il patto. Orione incavolato

    prese un'otre di vino e la bevve per dimenticare, ma ubriacatosi penetrò nella stanza di Merope e la

    violentò. Enopione allora chiese a Dioniso che era suo padre di vendicarlo, il dio ordinò ai Satiri di

    ubriacarlo fino a farlo addormentare, allora Enopione lo accecò. Un oracolo disse ad Orione che per

    recuperare la vista se avesse potuto volgere le orbite ad Elio sorgente dall'Oceano. Facendosi

    guidare da uno dei garzoni di Efesto, un certo Cedalione, giunse sulle rive dell'Oceano e riebbe da

    Elio la vista. Orione acquistata la vista parte alla ricerca della vendetta, tornato a Chio non trova

    Enopione che preventivamente si era nascosto in un rifugio fattogli da Efesto. Allora credendo che

    il suo nemico si fosse nascosto da Minosse, Orione andò a Creta e non trovandolo neanche là, si

    mise a cacciare e minacciava di sterminare tutti gli animali, allora Madre Terra per evitare la strage

    mandò un'enorme Scorpione che lo uccise. Orione data la sua origine divina fu portato in cielo

    nella omonima costellazione.

    ORTIGIA

    Isola nella quale Latona partorì Apollo e Artemide.

    ORTRO

    Cane dalle due teste, figlio di Tifone e di Echidna. Custode delle mandrie di Gerione, fu ucciso da

    Eracle.

    OSSA e PELIO

    Monti della Tessaglia che nella guerra contro Zeus i Giganti sovrapposero uno sull'altro per potere

    giungere sull'Olimpo.

    OTRERE

    Figlia di Ares e progenitrice delle Amàzzoni.

    OVERBECK (AV)

    Johannes, archeologo tedesco (Anversa 1826-Lipsia 1895). Studioso di iconografia della mitologia

    greca, compilò un repertorio di tutte le fonti antiche sugli artisti greci. Scrisse "Mitologia figurata

    dell'arte greca" del 1871-1879

    PALICI

    Divinità ctoniche, protettrici della zona vulcanica della piana di Catania furono ritenuti due figli

    gemelli di Zeus o del dio locale Adrano e della ninfa Talìa. Per sottrarsi alla persecuzione della

    gelosissima Era, Talìa si era fatta nascondere da Zeus sotto terra; ed, un giorno, poco lontano dal

    fiume Simmète (che scorreva nella Sicilia) si videro uscire dalla terra i due bambini che la ninfa

    aveva partoriti e che furono chiamati Palici dalle parole greche: pàlin ikèsthai, che vogliono dire

    nati due volte: cioè da Talìa e dalla terra. Essi professavano l'arte degli indovini; e, nei pressi del

    tempio dove rendevano i loro oracoli, sgorgava una sorgente di acqua bollente e sulfurea, che la

    superstizione credeva fosse stata culla dei due gemelli, sùbito assunti nel novero degli déi. Sulla

    sponda del laghetto, si usava, quando sorgeva qualche lite fra gli abitanti del luogo, di asseverare

    con giuramento i termini della controversia; e lo spergiuro era perseguitato dal castigo degli déi.

    Nel tempio dei Palici si rifugiavano pure gli schiavi maltrattati dai padroni; e a questi era proibito

    di andarli a riprendere, se non dopo aver prestato giuramento, in nome dei fratelli Palici, di trattare

    con umanità e dolcezza i propri dipendenti. Per questo motivo il tempio dei fratelli Palici divenne

    centro di ribellioni di schiavi.

    PALLADE Altro nome di Atena

    PALLADIO

    Era una scultura raffigurante Atena che alza in alto uno scudo e la lancia.

    PALLANTE

    1) Titano sposo di Stige e padre di Bia, Crato, Nike e Zelo.

    2) Altro Pallànte era un Gigante che nella guerra contro Zeus venne ucciso da Atena che si prese sia

    la sua pelle che il suo nome.

    PAN

    76

    Dio dei pastori e dei greggi. Di Pan ne esistevano diversi, infatti ogni generazione di dèi aveva il

    suo Pan. I Greci per distinguerli li chiamarono in modo diverso in base al loro padre, Ermopan da

    Ermes, Diopan da Zeus, Titanopan dai Titani. Il più famoso rimane Ermopan, quando Ermes fece il

    pastore per conto di Driope e innamoratosi di una delle ragazze di questi, la mise incinta.

    Certamente il nome viene da Paian Pascolare. Pan vagava per monti, valli e boschi, zufolando e

    seguito da tanti Paniskoi e dalle ninfe. Grande amante del sesso ebbe numerose avventure con

    diverse ninfe tra le quali Eco ed Eufeme con la quale generò il Sagittario dello zodiaco. Si vantava

    di avere fatto l'amore con tutte le Menadi. Il suo più grande amore fu rivolto a Selene ma la dea non

    gradiva quel dio sporco e peloso, allora Pan nascose la sua figura sotto delle pelli bianche e

    profumate, Selene non riconoscendolo accettò di cavalcarlo e si fece fare tutto quello che a Pan

    piacque. Pan era un dio bonario che aiutava chiunque avesse bisogno di lui. Insegnò ad Apollo

    l'arte del vaticinio. Il dio non sopportava di essere disturbato durante il riposo pomeridiano, se ciò

    avveniva Pan si alzava in piedi ed emetteva degli urli terrificanti tanto da creare il timore panico.

    PANATENEE

    Una delle principali feste del calendario liturgico ateniese. Si distinguevano in Piccole Panatenee

    (annuali) e Grandi Panatenee (quadriennali). Il momento culminante della festa era la solenne

    processione che si snodava attraverso la città fino all'acropoli, dove veniva offerto un peplo

    ricamato alla statua di Atena. Contemporaneamente alla processione si svolgevano giochi e gare

    ginniche.

    PANDORA

    Fu la prima donna creata da Efesto per ordine di Zeus che volendo punire gli uomini per avere

    ricevuto da Prometeo il fuoco sacro. Gli dèi si misero all'opera e crearono la donna che Ermes

    chiamò Pandòra, gli diedero un vaso chiuso e la mandarono come dono a Epimeteo fratello di

    Prometeo. Pandòra aveva avuto l'ordine di non aprire mai il vaso ma la curiosità di vedere cosa

    c'era dentro era così grande che la donna aprì il vaso facendo così uscire tutti i mali, soltanto Elpis

    la Speranza restò dentro perché Pandora riuscì a mettere nuovamente il coperchio sul vaso.

    PARIDE

    Secondo figlio di Priamo e di Ecuba (pure detto Alessandro), strumento degli dèi per la distruzione

    di Troia. Già prima che nascesse la madre sognò di partorire una torcia la quale avrebbe bruciato

    l'Asia. Esaco altro figlio di Priamo che aveva la facoltà di dare oracoli rivelò che sarebbe nato in

    quel giorno il bimbo che avrebbe causato la distruzione di Troia e che perciò bisognava ucciderlo

    assieme alla madre. Ma quel giorno partorirono due donne nel palazzo di Priamo la sorella Cilla

    (che partorì Munippo) ed Ecuba (partorì Paride), perciò Priamo fece uccidere la sorella ed il nipote,

    mentre per precauzione considerando che Paride era suo figlio ordinò venisse esposto sul monte

    Ida. Agelao fu incaricato di questo compito, e così egli fece dopo qualche giorno ritornando sul

    posto vide che un'orsa allattava il bimbo, allora Agelao lo portò con sè crescendolo come figlio suo.

    Paride cresceva forte, bello ed intelligente, però essendo considerato schiavo pascolava le mandrie

    sul monte Ida. Amò la ninfa Enone che gli diede un figlio Corito. Intanto Eris per vendicarsi del

    fatto di non essere stata invitata alle nozze di Peleo e Teti, gettò fra le dee il pomo aureo con la

    scritta alla più bella il pomo fu violentemente conteso da Era, Atena e Afrodite. E siccome il

    destino aveva così deciso al fine che si compisse la distruzione di Troia. Per ordine di Zeus, Ermes

    portò le tre dee di fronte a Paride perché facesse da arbitro. Paride in questa situazione trovò molte

    difficoltà perché ognuna delle dee meritava il premio ed ognuna offriva doni immensi ma alla fine

    decretò la vincita di Afrodite che gli diede il proprio amore e le promise la bella Elena. A causa di

    questo difficoltoso verdetto Era ed Atena che non accettarono la sconfitta parteggiarono per i greci.

    Un giorno Priamo mandò a chiedere un toro dalla mandria di Agelao e Paride per il desiderio di

    vedere Troia si prestò a portarlo in città e partecipando ad una festa alla corte di Priamo superò tutti

    in tutte le gare e visto che tutti lo consideravano uno schiavo stava per nascere una lite generale

    quando Agelao rivelò la vera identità del giovane, allora Priamo felice di avere ritrovato il figlio e

    ritenendo che la profezia ormai non si sarebbe più avverata lo accolse a corte. Presto gli affidò la

    missione di riportare a Troia Esione. Paride che non aveva dimenticato la promessa di Afrodite fece

    77

    rotta su Sparta dove vi abitava la bella Elena e facendola innamorare fuggì con lei. Menelao offeso

    da questa azione col fratello Agamennone e tutti i greci mosse contro Troia. Fallite le trattative,

    scoppiò la guerra, ma Paride non diede prova di coraggio e non per essere un vile ma per godersi

    Elena, solo il rimprovero di Ettore lo costrinse a battersi a duello con Menelao e mentre questi stava

    per ucciderlo Afrodite lo salvò. Per puro caso toccò proprio a lui uccidere Achille, ma non potè

    vantarsene a lungo, perché poco dopo fu ferito a morte da Filottete e solo allora si ricordò di Enone

    che con le sue erbe avrebbe potuto guarirlo e che invece a causa del tradimento con Elena si rifiutò.

    Da Elena ebbe tre figli maschi Bunomo, Agano, Ideo (morirono tutti e tre bambini per il crollo di

    una casa) e una figlia che si chiamò come la madre. Leggi cosa il sommo Ovidio gli fa scrivere per

    la sua amata Elena.

    PARTENOPE

    Nome di una sirena vergine che innamoratasi e respinta da Ulisse per il dolore si gettò nell'Egeo. Le

    onde del mare portarono il corpo della sventurata sulla costa della Campania dove gli abitanti del

    luogo gli fecero una tomba dove nelle vicinanze sorse la città di Partenope che fu poi distrutta dai

    Cumani. I Greci ricostruirono la città dandole il nome di Neapolis, l'attuale Napoli. Ecco perché

    Napoli è chiamata città partenopea.

    PATROCLO

    amico di Achille. Lo seguì a Troia e combatté al suo posto quando Achille, sdegnato contro

    Agamennone, si rifiutava di aiutare i Greci. Scambiato dai Troiani per Achille, capovolse le sorti

    della battaglia ma rimase ucciso da Ettore

    PASIFAE

    moglie di Minosse, re di Creta. Afrodite, adirata per i mancati sacrifici di lei, le inspirò un

    mostruoso amore per un toro. Dall'unione, che Pasifae poté realizzare chiudendosi in una vacca di

    legno costruita da Dedalo, nacque il Minotauro. L'episodio venne trattato da Euripide e ricordato da

    Dante (Inf. XII e Purg. XXI).

    PEANA

    canto lirico di origine greca in onore di Apollo, accompagnato dalla lira. Il peana servì anche per

    celebrare vittorie e, in un secondo tempo, per esaltare uomini illustri.

    PEANTE

    Assieme al figlio Filottète esaudì la preghiera di Eracle, appiccando il fuoco al rogo che l'eroe si era

    fatto costruire per sottrarsi alle sofferenze causategli dalla veste intrisa del sangue di Nesso che

    Deianira gli aveva fatto indossare.

    PEGASO

    cavallo alato nato dal sangue di Medusa, uccisa da Perseo. Portava sul mondo i lampi e i tuoni di

    Zeus finchè venne domato da Bellerofonte che, cavalcandolo, uccise la Chimera e lottò contro le

    Amazzoni. Quando però l'eroe volle farsi trasportare fino all'Olimpo, il cavallo lo disarcionò.

    Secondo una credenza ellenistica, dopo la morte di Bellerofonte, Pegaso scese sull'Elicona e,

    mentre le Muse cantavano, battè lo zoccolo sul monte producendo una fessura dalla quale sgorgò

    una fonte le cui acque donavano l'estro poetico.

    PEGEE

    Con questo nome erano designate le ninfe delle fonti.

    PEITO

    dea greca della persuasione.

    PELEO

    Figlio di Eaco signore di Egina. Cacciato dal fratello Teseo, si era rifugiato in Tessaglia, dove però

    aveva ucciso accidentalmente il re Eurizione. Andò allora a Iolco e si unì agli Argonauti nella

    spedizione per la conquista del vello d'oro. Aveva sposato la divina Teti, concessagli da Zeus

    perché nessuno degli dei era disposto a unirsi alei a causa di una profezia che la indicava come

    madre di un figlio che avrebbe superato la potenza del padre. Quel figlio, che Tedi ebbe da Peleo,

    fu Achille.

    PELIA

    78

    Figlio di Poseidone, era fratellastro di Esone al quale strappò il trono di Iolco. Quando il nipote

    Giasone si presentò a reclamare i suoi diritti, Pelia lo spedì in Colchide alla conquista del vello

    d'oro. Fu ucciso dalle figlie, ingannate da Medea che le aveva convinte a tagliare a pezzi il corpo

    del padre e a bollirlo in un calderone per rendergli la giovinezza.

    PENELOPE

    Originaria di Sparta, era la moglie di Ulisse di cui per venti anni (dieci di guerra e dieci per il

    ritorno) attese il ritorno. Assediata da una schiera di pretendenti, seppe tenerli astutamente a bada

    con la scusa di voler prima terminare di tessere il sudario per il suocero Laerte. La tela richiese un

    lavoro infinito, perché Penelope, nella segreta speranza che intanto il marito facesse ritorno a Itaca,

    di giorno tesseva e di notte disfaceva il lavoro della giornata. Vuoi leggere la sua tenerissima lettera

    d'amore che Ovidio le fa inviare al suo amato Ulisse? Si?! E allora clicca qui.

    PENEO

    Fiume dell'Elide, nel Peloponneso. Con le sue acque e con quelle dell'Alfeo Eracle ripulì le stalle di

    re Augia.

    PENIA

    Dea della povertà e sposa di Pòro dio dell'abbondanza, madre di Amore.

    PENTEO

    Figlio di Agave e di Echione, che era uno degli Sparti nati dai denti del drago ucciso da Cadmo.

    Poiché la madre era sorella di Semele, Penteo era cugino di Dioniso, del quale però disprezzava il

    culto. Proprio questo determinò la sua morte. La tragica storia di Penteo ebbe inizio quando suo

    cugino Dioniso, conquistata l'Asia, decise di tornare nella natia Tebe per imporvi il suo culto.

    Malgrado i cauti consigli del nonno Cadmo e gli ammonimenti dell'indovino Tiresia, Penteo volle

    opporsi ai riti orgiastici che giudicava sconvenienti, trattando Dioniso alla stregua di un impostore e

    di un ciarlatano. Tentò persino di farlo incatenare ma il dio si liberò dai lacci e provocò l'incendio

    del palazzo reale. Per porre fine alla situazione, Penteo si recò di persona sul monte Citerone con lo

    scopo di sorprendere le donne di Tebe che partecipavano ai riti, ma esse lo scorsero nascosto tra le

    fronde di un pino e, in preda alla furia dell'estasi bacchica, si avventarono su di lui dilaniandolo a

    mani nude. La prima a infierire fu la madre Agave che, scambiandolo per un leone di montagna, gli

    staccò la testa che poi portò fieramente a Tebe conficcata in cima a un tirso.

    PENTESILEA

    Figlia di Ares e di Otrèra, fu regina delle Amazzoni. Nella guerra di Troia parteggiò per i Troiani e

    fu uccisa da Achille che si innamorò del suo corpo senza vita.

    PEONE

    Era il medico degli dei, fu egli a curare le ferite di Marte e di Venere, feriti sotto le porte di Troia,

    da mani di comuni mortali.

    PERSA

    Chiamata anche Perseide fu la ninfa amata da Elio, fu madre di Circe e Pasifae.

    PERSEFONE

    o Core, nei poemi omerici è la terribile moglie di Ade, il re dell'Tartaro, dall'aspetto spaventoso e

    dal volto simile a quello di Medusa; a lei, regina dei morti, si rivolgono gli uomini perchè le loro

    imprecazioni abbiano efficacia. Ma in un secondo tempo Persefone venne anche immaginata sotto

    aspetto ben diverso, cioè come figlia (Core) di Demetra, dea della terra apportatrice di vita, e di

    Zeus o, Poseidone o, secondo altri, di Stige. A questa seconda personalità di Persefone è legato il

    celebre mito: era la dea una dolce fanciulla che amava giocare con le Ninfe e cogliere fiori presso

    Enna in Sicilia, o presso Eleusi o Nizza, o Cnosso, ecc. Senonchè un giorno, mentre la vergine si

    diletta nei suoi svaghi, ecco venir fuori dalla terra Ade che la rapisce su un cocchio tirato da 4

    cavalli e la conduce negli abissi terrestri. Demetra, per sfogare il suo dolore, impedisce alla terra di

    dare frutti e così tutti gli uomini rischiano di perire. Ma Zeus riesce a placare la dea facendo sì che

    Persefone possa rimanere con la madre per alcuni mesi dell'anno. Feste in onore di Persefone

    venivano celebrate in Sicilia e in Grecia. Nella mitologia Romana Persefone prese il nome di

    Proserpina.

    79

    PERSEO

    Figlio di Danae e di Zeus e nipote di Acrisio re di Argo. Dato che Polidette considerava d'impaccio

    per le sue intenzione poco oneste nei confronti di Danae pensò di toglirselo dai piedi spingendo il

    giovane ad imprese impossibili. Perseo con l'incoscienza della gioventù dichiarò che era capace di

    portare la testa della Medusa a Polidette e questi lo prese in parola. Perseo si avviò dunque senza

    nemmeno sapere dove trovare la Gorgone, ma Atena ed Ermes lo misero sotto la loro protezione e

    il dio gli regalò una scimitarra seghettata dei calzari alati che lo facevano volare, un'elmo che

    rendeva invisibili chi lo indossava e gli disse di chiedere alle Graie, abitanti a nord e che potevano

    dargli notizie utili. Perseo si impossessò dello unico occhio delle tre Graie e con quello si fece dire

    dove trovare le Gorgoni ed ottenne pure una bisaccia dove mettere la testa della Medusa. Poco

    lontano dal giardino delle Esperidi oltre l'Oceano Perseo trovò le Gorgoni addormentate e per

    evitare l'effetto pietrificante della loro vista si avvicinò voltato guardando attraverso lo scudo che

    Atena le reggeva come uno specchio e gli guidò la mano quando con la scimitarra tagliò la testa a

    Medusa. Dal collo assieme al sangue uscirono Pegaso e Crisaore. Senza guardare la terribile testa la

    mise nella bisaccia e grazie ai calzari alati fece ritorno a casa sorvolando le coste libiche, dalla

    bisaccia cadevano delle gocce di sangue , quelle che cadevano nel deserto diventavano vipere e in

    corallo quelle che finivano in mare. Le altre Gorgoni al risveglio vedendo la sorella decapitata si

    precipitarono a inseguire Perseo che grazie all'elmo dell'invisibilità riuscì a scappare alla vendetta

    delle Ninfe dello Stige. Per riposare chiese ospitalità ad Atlante che rifiutò, allora presa la testa di

    Medusa lo mutò nella montagna che anche oggi ne porta il nome. La mattina dopo Perseo riprese il

    volo verso casa ma non giunse tanto presto a causa della sua avventura con Andromeda. Pur non

    avendo colpa della morte del nonno Perseo non volle succedergli sul trono di Trezene e lo scambiò

    con quello di Tirinto e nei pressi fondò Micene. Le mura della città furono edificate dai Ciclopi.

    Dopo moltissimi anni di regno sereno gli toccò affrontare l'invasione di Bacco con i suoi Satiri e

    menadi, che volevano introdurre il culto orgiastico del dio, ma nè Perseo nè i suoi sudditi volevano

    saperne allora Bacco colpì le loro donne con la pazzia ed esse incominciarono ad uccidere i loro

    figli. Perseo allora incoraggiato da Era che detestava Bacco (figlio bastardo di Zeus) incontrò l'orda

    in battaglia campale e là mutò in pietra Arianna, Bacco infuriato per la perdita della sposa distrusse

    Micene, allora intervenne Zeus inviando Ermes a ricordargli di essere entrambi figli suoi e placò

    l'animo di Bacco dicendogli che Arianna sarebbe stata posta fra le stelle.

    PIGMALIONE (C1-FSC)

    1) Fratello cattivo di Didone.

    2) Re di Cipro che sdegnato dalla lascivia delle donne, risolse il problema scolpendo una statua di

    marmo o d'avorio, ma stranamente se ne innamora e rivolgendo le sue insistenti preghiere ad

    Afrodite, la dea muta la statua in donna vivente. Pigmalione la chiamò Galatea e con lei generò

    Pafo, Metarme e Cinira.

    PIRAMO (C1-AB)

    Piramo e Tisbe erano due giovani follemente innamorati, ma non potevano coronare il loro sogno

    per via delle famiglie che erano nemiche, così decidono di fuggire. Datosi appuntamento sotto una

    pianta di gelso, la prima a giungere fu Tisbe che vedendo avvicinare un leone con le fauci

    insanguinate per avere da poco ucciso una preda, presa da paura scappa via, nella fuga le cade il

    velo con la quale si copriva la testa, allora la belva sfoga la sua rabbia con quel velo macchiandolo

    di sangue e quindi perso ogni interesse il leone se ne và. Intanto arriva Piramo che vedendo il velo

    insanguinato lo riconosce per quello della sua amata e credendo che l'abbia sbranata il leone,

    disperato impugna la spada e se la conficca nel petto uccidendosi. Tisbe che intanto si era

    rasserenata va nuovamente all'appuntamento ma trova l'amato Piramo immerso nel sangue che

    stringe il velo di lei, allora Tisbe si sdraia accanto al giovane e impugnata la spada si uccide anche

    lei. Il sangue dei due amanti fece fiorire un gelso bianco che da quel giorno produsse more nere in

    segno di lutto.

    PIROO

    Uno dei cavalli del carro solare.

    80

    PIRRA

    Figlia di Epimeteo e di Pandora e moglie di Deucalione. Dopo il diluvio mandato da Zeus, divenne

    la madre del genere umano ripopolando la terra con le pietre che, insieme al marito, si gettò alle

    spalle per ordine di Temi.

    PIRRO

    Più conosciuto dai Greci col nome di Neottolemo, era figlio di Achille e di Deidamia, principessa

    dell'isola di Sciro. Dopo la morte del padre fu chiamato a combattere a Troia dove si distinse per

    eroismo e valore. Fu uno dei guerrieri nascosti nel ventre del cavallo di legno introdotto dentro le

    mura della città e l'uccisore di re Priamo. Nella spartizione del bottino gli fu assegnata Andromaca,

    la moglie di Ettore, che sposò, ma che poi abbandonò per Ermione, la figlia di Elena e di Menelao.

    La sua morte fu dovuta ad Apollo che non gli aveva perdonato di avere ucciso Priamo sull'altare del

    suo tempio.

    PITIA

    o Pitia o Pitonessa, sacerdotessa di Delfi che, posseduta dal nume, pronunciava l'oracolo di Apollo.

    Prendeva il nome dal serpente Pitone, ucciso dal dio, che si credeva sepolto sotto il tempio.

    Rendeva i responsi sedendo presso un sacro tripode posto sulla bocca di una voragine naturale dalla

    quale uscivano vapori e li comunicava a un sacerdote assistente detto profeta, che a sua volta li

    trasmetteva al postulante. La Pitia veniva scelta fra giovanette della più alta nobiltà e doveva

    conservare castità perpetua.

    PITONE

    Mostruoso e gigantesco serpente che Era mandò contro Latona quando seppe della nuova infedeltà

    di Zeus. Il serpente che non le dava tregua fu ucciso da Apollo appena nato con una delle sue

    infallibili frecce.

    PLEIADI

    Figlie di Atlante e della Oceanina Pleione. Per salvare la loro verginità dalle voglie di Orione che

    da anni le inseguiva, Artemide le mutò nell'omonima costellazione. Ma c'è un'altra leggenda che ci

    dice che le Plèiadi erano tuttaltro che vergini. Zeus si era accoppiato con tre di esse: Maia che fu

    madre di Ermes, Elettra che gli diede Dardano, e Taigete; Sterope si concesse ad Ares; Merope si

    accoppiò con Sisifo ed infine Alcione e Celeno che furono impalmate da Poseidone.

    PLUTO

    Dio della ricchezza, originariamente era una divinità agricola a cui era affidata la fertilità dei campi.

    Simboleggiava la ricchezza agraria e quindi il raccolto abbondante. Era figurato come bambino in

    braccio a Tiche la Fortuna o in braccio a Irene la Pace, a volte invece era figurato come vecchio

    cieco che distribuisce a caso la prosperità.

    PODARGE

    Nome dell'Arpia amata da Zefiro col quale generò Xanto e Bàlio.

    POLIFEMO

    ciclope figlio di Nettuno e della Ninfa Toosa. Nel IX libro dell'Odissea Omero lo descrive rozzo e

    violento, quasi incarnazione della forza bruta, in contrasto col sottile ingegno dell'astuto Ulisse che

    con furbizia si prende gioco di Polifemo Il gigante infatti aveva fatto prigioniero Ulisse con i suoi

    compagni, divorando alcuni di questi. Dopo averlo ubriacato ed accecato con un palo

    arroventato, Ulisse fugge con i superstiti nascosto in mezzo al gregge.

    POLISSENA

    Figlia di Priamo e di Ecuba, amata da Achille fu involontaria causa della morte dell'eroe, ucciso a

    tradimento da Paride mentre festeggiava le nozze con Polissèna. Pirro figlio di Achille uccise

    Polissèna sulla tomba del padre (dopo che l'ombra d'Achille stesso l'ebbe domandata)..

    POLITE

    Figlio di Priamo e di Ecuba, venne ucciso sotto i loro occhi da Pirro, il feroce figlio di Achille.

    PONTO

    Gea senza accoppiarsi partorì questo mare.

    81

    PONTO EUSINO, nome (in greco: Mare Inospitale) con cui i Romani e i Greci chiamarono il Mar

    Nero in riferimento alla presenza di popolazioni selvagge lungo le coste. I Greci vi penetrarono

    dall'VIII sec. fondando, nelle zone costiere, colonie da dove intrapresero intensi rapporti

    commerciali. Venivano esportati olio, vino, manufatti, mentre pesce, grano, metalli e ambra erano

    importati dalle coste baltiche. L'abbondante produzione di frumento dei territori circostanti fu

    importante per le vicende politiche della Grecia. Le colonie greche continuarono a prosperare e,

    sotto il dominio romano, furono lasciate nella completa autonomia. Il loro declino iniziò nel III sec.

    d.C. con le invasioni barbariche.

    PORFIRIONE

    Uno dei Giganti che combatterono contro gli Olimpi. Zeus lo confuse accendendo in lui

    un'improvvisa brama per Era, e poi lo uccise con l'aiuto di Eracle.

    PORO

    Dio dell'abbondanza e sposo di Pènia.

    POSEIDONE

    Figlio di Crono e di Gea, fratello di Zeus e di Ade. A lui toccò la signoria del mare, comprese le

    coste e le isole ed essendo la terra territorio franco non disdegnava prendere qualche proprietà.

    Abitava in un palazzo in fondo agli abissi marini. Instabile di umore come il mare, ora era

    sorridente e benevolo, ora burrascoso e violento. Gli antichi attribuivano a Poseidone le scosse di

    terremoto che provocava sbattendo il suo tridente. Avendo cospirato con Era e Apollo contro Zeus,

    viene punito ed esiliato nella Troade al servizio di Laomedonte. Questi gli nega il compenso

    pattuito per avere egli costruito le mura della città. Poseidone fa scaturire dal mare un mostruoso

    drago. Per placare il dio, il re deve esporre la figlia Esione per essere divorata dal mostro, ma la

    giovane è liberata da Eracle che uccide il mostro. Innamoratosi di Anfitrite la chiede in sposa, la

    fanciulla intimorita fugge, ma un delfino la ritrova e convince Anfitrite a sposare il dio. La novella

    sposa gelosa di Scilla, la muta in un mostro dai dodici piedi e dalle sei bocche che divoranoi

    marinai che attraversano lo Stretto di Messina. Un figlio di Poseidone, il ciclòpe Polifemo si

    invaghisce di Galatea, già fidanzata di Aci. Polifemo scaglia contro il rivale un macigno che lo

    schiaccia. Aci viene mutato in fiume siculo. Poseidone può cambiare forma a suo piacimento:

    simbolo dell'incostanza del mare. Le sue contese con altre divinità si spiegano col fatto che egli era

    anche dio delle acque terrestri, prima che il suo regno fosse ridotto al solo mare. Egli era anche il

    dio tutelare delle corse dei cavalli. I Romani lo identificarono con Nettuno.

    PRIAMO

    Il celebre re di Troia vissuto all'epoca dell'assedio acheo. Era figlio di Laomedonte e fratello di

    Esione, unico maschio lasciato in vita da Eracle quando il padre si rifiutò di pagare i servigi

    dell'eroe. La sua casata era composta da cinquanta figlie e da cinquanta figli, nati dalle sue

    concubine e dalla moglie Ecuba. Tra i figli di Priamo erano Ettore, Paride, Eleno e Deifobo; tra le

    figlie, Creusa e l'indovina Cassandra. Quando Troia cadde, fu ucciso da Pirro, figlio di Achille,

    sull'altare del tempio di Apollo.

    PRIAPO

    Figlio di Afrodite e di Dioniso. Nato deforme con pancia enorme, lingua lunga e membro

    mostruosamente smisurato. Nascendo così brutto Afrodite lo rinnegò e lo abbandonò. Lo

    allevarono dei pastori che dalla sua mostrusità fallica ne avevano tratto dei buoni auspici per la

    fertilità dei campi e dei greggi. Così Priapo divenne il dio dell'amore pratico e della fertilità delle

    campagne. Gli era sacro l'asino ed era figurato come vecchio barbuto seminudo con un enorme

    membro eretto e munito di falce. Proteggeva inoltre gli orti e le vigne dai ladri, dai golosi e dagli

    uccelli. Ispirò la poesia Priapea dai versi e dai contenuti alquanto sconci. A noi sono giunti

    all'incirca 80 carmi priapei.

    PRITANEO

    Ogni città greca aveva il suo Pritaneo sede del fuoco sacro e in seguito divenne centro politico.

    PRÒCRI

    82

    figlia di Eretteo, re dell'Attica. Moglie di Cefalo. Numerose versioni del mito: sedotta da Cefalo

    sotto mentite spoglie, fuggì a Creta, divenendo seguace di Artemide; amante di Pteleo, fu inseguita

    dal marito; fu bramata da Minosse, che le donò un cane e una lancia magica; uccisa erroneamente

    da Cefalo, sorpreso con Eos (Aurora).

    PROCUSTE

    mitico ladrone dell'Attica, il cui vero nome era Damaste o Polifemone. Assaliva i viandanti e li

    costringeva a distendersi su un letto. Se le membra dei malcapitati sporgevano, le mutilava. Se

    invece erano troppo corte, le stirava fino a far raggiungere l'esatta lunghezza del letto. Venne ucciso

    da Teseo, che gli inflisse il medesimo supplizio.

    PROMETEO

    Titano figlio di Giapeto e di Climene figlia di Oceano. In origine era solamente un Titano

    intelligente che riuscì ad ingannare Zeus, ma successivamente fu trasformato nel creatore e

    salvatore del genere umano mentre Zeus appare come un crudele tiranno. Quando i Titani sfidarono

    Zeus e vennero da lui imprigionati nel Tartaro, Prometeo che aveva il dono di vedere il futuro,

    suggerì loro di usare l'astuzia ma i Titani ignorarono il suo consiglio e allora passò dalla parte di

    Zeus. Dopo la battaglia Prometeo si trovò a scontrarsi con Zeus sul problema del genere umano.

    Per Esiodo fu Prometeo a creare l'uomo con la creta trovata a Panopea, modellando le figure in cui

    Atena poi soffiava la vita. Essendo Zeus irato col genere umano aveva deciso di distruggerlo e

    sostituirlo con delle creature migliori e cominciò a togliere loro il fuoco e ad affamarli chiedendo

    loro le parti migliori di cibo nei sacrifici. Nella disputa sorta per stabilire quali parti di toro

    sacrificare agli dèi e quali tenere per sé, Prometeo fu chiamato a fare da arbitro, per cui smembrò

    un toro e ricucì la pelle formando due sacche che riempì con le varie parti dell'animale. Una sacca

    conteneva la carne ben nascosta sotto lo stomaco e l'altra conteneva invece le ossa nascoste sotto un

    grosso strato di grasso e presentate le sacche a Zeus gli chiese di scegliere quale volesse e il dio

    tratto in inganno scelse la sacca col grasso e le ossa che da quel giorno divennero le parti da

    sacrificare agli dèi. Zeus irato per l'inganno privò gli uomini del fuoco ma Prometeo andò di

    nascosto sull'Olimpo e rubò una brace che nascose nel cavo di un fusto di finocchio e che donò agli

    uommini. Sempre incurante dei castighi di Zeus, Prometeo insegnò agli uomini molte arti, fra le

    quali la metallurgia e tolse agli uomini il potere di vedere il futuro pensando che tale potere avrebbe

    spezzato il cuore degli uomini. Zeus durante la notte vide la terra coperta da tantissime luci e

    arrabbiato più che mai mandò i suoi servi Bia e Crato assieme a Efesto a catturare Prometeo e a

    incatenarlo sul monte Caucaso, dove ogni giorno un avvoltoio gli mangiava il fegato, ma

    considerando che Prometeo era un Titano e perciò immortale, la notte il fegato gli rinasceva per

    essere rimangiato il giorno successivo. Prometeo anche se incatenato e costretto a subire l'orribile

    supplizio, scherniva Zeus perché era conoscenza di un terribile segreto sulla sorte del dio supremo.

    Dopo tanto tempo ottenne la liberta in cambio del segreto che impedì al dio di sposare Teti, perché

    gli avrebbe dato un figlio che sarebbe diventato più potente del padre e l'avrebbe spodestato proprio

    come fece Zeus col padre Crono. Prometeo era venerato nell'Attica come dio delle arti.

    PROSCINEMA

    Presso i Greci era la preghiera rivolta agli dèi per ottenere protezione, salute e aiuto per sè o per gli

    altri.

    PROTEO

    Dio marino che per incarico di Poseidone custodiva le foche e i vitelli marini. Come tutte le divinità

    marine aveva il dono della divinazione, ma era molto difficoltoso avere i suoi vaticini e per questo

    bisognava sorprenderlo nel sonno e legarlo ben stretto e non avere paura delle sembianze di leone,

    pantera, drago, cinghiale, di fuoco ardente o di albero che assumeva per sfuggire alle domande che

    gli venivano rivolte. Solo se non riusciva a liberarsi concedeva di svelare il futuro.

    PROTOGENIA

    Nome che significa La prima generata, era stata la prima figlia che ebbero Deucalione e Pirra dopo

    il Diluvio Universale.

    PSICHE

    83

    rappresentata da Apuleio (nella favola "L'asino d'oro" libro IV, XXXII) come una fanciulla di rara

    bellezza ("Metamorfosi", IV-VI). Rapita da Zefiro, visse in un palazzo d'oro. Fu amante di Eros, da

    cui ebbe una figlia (Voluttà). L'amore durò fino a quando Psiche, contravvenendo ad un patto sacro,

    cercò di scorgere il volto di Eros (invisibile amante). Abbandonata, fu sottoposta a una serie di dure

    prove da Afrodite, (che invidiava la sua bellezza). Resa immortale da Zeus, mosso a compassione,

    si unì nuovamente ad Eros. Il mito di Psiche ha ispirato artisti di ogni epoca (Raffaello, Van Dyck,

    Gèrard, Canova, Gibson, ecc.). Dal significato di Soffio, è l'equivalente del concetto di anima.

    Secondo gli antichi l'anima si distingue in anima sensitiva e anima intellettuale; l'anima sensitiva è

    prerogativa dell'uomo vivo mentre la seconda si forma in punto di morte a somiglianza del defunto

    dalla cui bocca o ferita mortale esce ed abbandona il corpo. Anche le arti figurative rappresentano

    l'anima umana sotto forma di un'essere alato o di un'uccello col volto umano. Da queste astrazioni

    nacque la favola di Psiche e Amore.

    PSICOPÒMPO

    epiteto di Ermes. Designava la funzione di guida per le anime dei trapassati nel regno delle tenebre.

    Detto anche di Caronte e, in alcuni casi, di Apollo.

    PTERELAO

    Figlio di Tafo e nipote di Poseidone dal quale aveva avuto in dono l'immortalità affidata alla cura di

    un capello d'oro al quale era legata la sua immortalità. La figlia di Pterelao, Cometo innamoratasi di

    Anfitrione per aiutarlo nella conquista della città di Tafo, da costui assediata, strappò al padre il

    fatale capello facendolo così morire

    RADAMANTO

    Figlio di Europa e di Zeus. Fu un uomo onesto e giusto e per questo motivo alla sua morte Zeus lo

    nominò giudice dell'Inferno, compito che divideva coi fratelli Minosse ed Eaco.

    REA

    Figlia di Urano e di Gea e sposa di Crono, fu madre di Demestra, Era, Estia, Ade, Poseidone e

    Zeus.

    SATIRI

    Geni dei boschi, delle acque e dei monti. Con le ninfe e le Baccanti partecipavano alle feste di

    Bacco, figurati con gambe caprine, due corna in fronte e una coda tra la caprigna e l'equina.

    SAUROCTONO

    era l'appellativo per Apollo uccisore della lucertola.

    SCILLA E CARIDDI

    Le due rupi poste tra l'Italia peninsulare e la Sicilia, affacciate sullo stretto di Messina, note fin

    dall'antichità per in pericolo che rappresentavano per la navigazione e ritenute sede di due terribili

    mostri chiamati con quei nomi. Scilla, sulla rupe posta in prossimità di Reggio Calabria, aveva

    dodici piedi e sei lunghi colli sormontati da altrettante teste; in ognuna delle sei bocche aveva tre

    file di denti e latrava come un cane. Cariddi, sulla costa siciliana, stava appostata invisibile sotto un

    alto albero di fico e tre volte al giorno inghiottiva le acque dello stretto, rivomitandole

    successivamente in mare.

    SCOTO

    Era il padre delle Erinni il suo nome significa Buio.

    SELENE

    Dea della luna e sorella di Elio. Ebbe delle avventure con Endimione, Pan e con Zeus col quale

    generò Pandia la lucente, personificazione del chiarore del plenilunio.

    SEMELE

    figlia di Cadmo re di Tebe; amata da Zeus, divenne madre di Dioniso. La gelosa Era le si presentò

    sotto l'aspetto d'una vecchia e la indusse a pregare Zeus di mostrarlesi in tutto il suo splendore

    divino. Il dio finì con l'arrendersi alle insistenti preghiere di Semele, che allora rimase

    istantaneamente incenerita dallo splendore emanante da lui. Zeus, dopo il rogo di Semele, salvò il

    corpo di Dioniso e lo mise dentro una propria coscia.

    84

    SEMICAPRO

    creatura che aveva per metà corpo umano e per metà corpo caprino.

    SEMIDIO

    Nella mitologia classica venivano definiti Semidei sia i mortali ai quali dopo la morte furono

    tributati onori divini che ai nati dalle unioni di dèi con i mortali. Erano considerati semidei anche i

    Fauni, i Satiri, le Sirene, le Nereidi ecc..

    SFINGE (C1- EG)

    Esistono due Sfingi: quella egizia e quella greca. La prima rappresenta la potenza regale del faraone

    ed è un monumento funerareo formato da un corpo leonino e dal volto del Faraone. La Sfinge greca

    invece è un mostro alato col corpo mezzo di donna e mezzo di leonessa nato dalla unione

    incestuosa del cane Ortro con la madre Echidna.

    SIBILLE

    col nome di Sibille, Greci e Romani designarono alcune donne ritenute profetesse ispirate dagli dèi.

    Se ne annoverano di solito una decina: la Cumana, la Dèlfica, la Líbica, la Sàmia, l'Ellespòntica, la

    Frigia, la Pèrsica, l'Eritrea, la Tiburtina. Più famosa di tutte fu la Sibilla Cumana, chiamata da

    Virgilio Deífobe. Stava in una spelonca presso Cuma e dava responsi, scritti su foglie o orali, che

    rimanevano sempre oscurissimi.

    SICA

    Ninfa che innamoratasi di Bacco fu da lui mutata in Fico, delle sue foglie Bacco amava incoronarsi.

    SILENO

    Educatore di Bacco, seguì il dio nei suoi viaggi. Figurato come vecchio panciuto cavalcava sempre

    un asino perché aveva le gambe malferme, era sempre in uno stato di ubriachezza perenne, era

    sempre a conoscenza delle cose passate e future. I Sileni invece erano degli esseri simili ai Satiri

    ma a differenza di questi avevano i tratti equini, le orecchie aguzze, zoccoli e coda di cavallo e per

    il resto erano umani, anche essi se la intendevano con le Ninfe.

    SINOPE

    Ninfa figlia del dio fluviale Asopo, Zeus che si era invaghito della giovane le promise di donarle

    qualunque cosa essa desiderasse e Sinope chiese la conservazione della sua verginità, lasciando

    così il dio a bocca asciutta visto che non poteva rimangiare la parola data.

    SIPRETE

    Giovane mutato in donna per avere sorpreso Artemide nuda al bagno.

    SIRENE

    Figlie del dio fluviale Acheloo e della Musa Calliope. Erano le messaggere di Persefone. Il loro

    compito era quello di fare entrare le anime dei defunti nell'Ade addolcendogli il passo col loro

    canto. Erano figurate come uccelli con la testa e il torso di donna e con artigli robusti. Essendo

    figlie di una Musa, esse erano esperte nella musica e soprattutto nel canto che era dolcissimo. Le

    Sirene col corpo finale di pesce sono una raffigurazione più tarda.

    SIRINGA

    Ninfa compagna di Artemide e che passava il tempo a cacciare con la dea. Un giorno Pan si

    innamorò di lei e Siringa per potere mantenere la sua verginità pregò le ninfe del fiume Ladone, che

    non riusciva ad attraversaredi aiutarla e le ninfe la mutarono in giunco. Quando Pan giunse al fiume

    usando quel giunco, costruì il flauto e lo chiamò Sirynx per ricordare la sua amata.

    SISIFO

    Figlio di Eolo e di Enarete, fondatore della città di Corinto. Divenne famoso per la sua furbizia. Un

    giorno vide Zeus rapire la ninfa Egina, figlia del dio fluviale Asopo e di Metope. Zeus portò la

    ninfa nell'isola di Enone e là si unì a lei. Asopo chiese informazioni a Sisifo che promise di dirgli

    quello che sapeva in cambio di una sorgente perenne d'acqua fresca per la sua città. Asopo

    immediatamente lo accontentò dandogli la sorgente Pirene. Zeus irato dalle chiacchiere di Sisifo lo

    punì mandandogli Thanatos la morte perché lo portasse nell'Ade. Sisifo molto astuto ingannò

    Thanatos lo legò e lo rinchiuse in una cella, per un certo periodo sulla terra non morì nessuno. Gli

    dèi preoccupati mandarono Ares a liberare Thanatos che tornò a cercare Sisifo, intanto lo scaltro

    85

    Sisifo aveva dato alla moglie Merope l'istruzione di non seppellire il suo corpo né di dargli onori

    funebri. Fu così che Ade ingannato si arrabbiò per la dimenticanza di Merope e autorizzò Sisifo a

    tornare nel mondo dei vivi per punire la moglie e farle seppellire il corpo. Tornato a Corinto Sisifo

    non fece nulla di tutto ciò e riprese la sua vecchia vita di truffatore fino a tarda età a dispetto degli

    dèi del Tartaro. Per questa ragione la sua ombra fu duramente punita nel Tartaro, infatti fu costretto

    a spingere un enorme masso su per una erta collina e appena giunto in cima il masso rotolava a

    valle costringendolo a ricominciare il duro lavoro perennemente.

    SMILACE

    Nome della Ninfa amata teneramente da Cròco, gli dèi mutarono lui in zafferano e lei nel verde

    Tasso.

    SOGNI

    Sono i figli di Sonno, essi sono: Morfèo, Fobètore e Fantàso.

    SONNO

    nell'antica mitologia greca, il dio del sonno, figlio dell'Erebo e della Notte.

    SPARTI

    Così furono chiamati gli uomini nati dai denti di drago seminati da Càdmo.

    SPERMO

    Una delle tre figlie di Anio, mutata da Dioniso in colomba assieme alle sorelle, per impedire ad

    Agamennone di sfruttare il potere che il dio aveva dato alle tre ragazze e cioè di mutare tutto quello

    che toccavano in olio, vino e biada.

    STENEBEA

    nella mitologia greca era la moglie di Preto, re dell'Argolide, la quale, avendo accusato

    ingiustamente Bellerofonte, fu precipitata in mare da Pegaso. La sua storia ispirò una tragedia di

    Euripide, oggi perduta.

    STIGE

    Era il fiume infernale che girava nove volte attorno all'Ade. La dea con lo stesso nome era madre di

    Zelo, Nike, Crato e Bia. Zeus per ricompensarla di essere immediatamente intervenuta in suo aiuto

    nella guerra contro i Titani, stabilì che il suo nome fosse il più solenne giuramento degli dèi.

    STINFALO

    Città dell'Arcadia nord-orientale posta sulle rive del lago o della palude dove vivevano gli uccelli

    cacciati da Eracle.

    STROFADI

    Isole della Grecia poste nel mare Ionio a sud di Zacinto. Vi trovarono rifugio le Arpie dopo che

    furono cacciate dalla Tracia dagli Argonauti; qui le incontrò Enea durante il suo viaggio verso

    l'Italia

    TAIGETE

    Figlia di Atlante e una delle tante amanti di Zeus col quale generò Lacedemone.

    TÀLASSA

    personificazione del mare, a cui i naviganti facevano sacrifici prima di salpare.

    TALIA

    I personaggi con questo nome erano diversi, fra i quali troviamo:

    1) una delle Muse;

    2) una delle Cariti;

    3) una Ninfa compagna di Cirène;

    4) la madre dei fratelli Palici.

    TALO

    1) Era il gigante di ferro costruito da Efesto e da Zeus messo a guardia di Creta quando vi lasciò

    Europa.

    2) Altro Talo fu un'apprendista di Dedalo. Fu ucciso dal maestro geloso perché l'allievo aveva

    inventato la sega ed il trapano.

    86

    TANTALO

    Figlio di Zeus e della titanessa Pluto la ricchezza, nacque in Lidia e governò a Sipilo. Sposo di

    Dione o di Eurianassa. Tantalo ebbe tre figli: Pelope, Niobe e Brotea. Tantalo invidiato per le

    proprie ricchezze non regnava soltanto in Lidia ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di

    Troia e sull'isola di Lesbo. Ammesso alla mensa degli dèi e avendo ascoltato le loro conversazioni

    era divenuto immortale. Per contraccambiare l'ospitalità un giorno invitò gli dèi ad un banchetto

    nella sua capitale Sipilo, dove per onorare gli dèi intervenuti osò imbandire quanto di più caro

    aveva, il figlio Pelope tagliato a pezzi e fatto bollire. Il gesto fu interpretato con l'intenzione di

    mettere a prova l'onniscenza degli dèi e non con l'intenzione di onorare gli dèi con quanto aveva di

    più prezioso, ma ad ogni modo sia l'una che l'altra intenzione risultava essere una nefandezza, la

    prima perché metteva in dubbio le qualità degli dèi, la seconda per il sacrificio umano che gli dèi

    olimpi avevano ripudiato e sostituito con sacrifici di animali. Ritornando al banchetto gli dèi

    rifiutarono di assaggiare quel piatto, tranne Demetra che ancora sconvolta dal dolore per la perdita

    della figlia Persefone, distrattamente mangiò la carne di una spalla. Ermes andò nell'Ade a prendere

    Pelope, Rea ricompose i pezzetti e fece riemergere dal calderone il giovane più bello che mai, la

    spalla mangiata venne sostituita con una d'avorio. Il sacrificio di Pelope non fu l'unica empietà di

    Tantalo, infatti invitato alla mensa degli dèi egli avrebbe rubato nettare ed ambrosia per darla ai

    propri amici mortali ed avrebbe divulgato i segreti appresi dagli dèi. Per queste offese Tantalo

    venne relegato nel Tartaro dove tormentato dalla fame e dalla sete, legato ad un albero da frutto,

    immerso nell'acqua di una palude non riesce a berla perché appena si avvicina l'acqua si ritrae e

    ogni volta che cerca di raccogliere un frutto i rami si allontanano ed inoltre un enorme masso

    incombe sul suo capo minacciandolo di schiacciargli il cranio a ogni momento, facendolo così

    vivere in una condizione di perenne terrore.

    TARASSIPPO

    demone che faceva imbizzarrire i cavalli nelle curve degli ippodromi.

    TARGÈLIE

    festa che veniva celebrata il 6 e il 7 di targellione, forse in onore di Apollo, prima del raccolto. Un

    ateniese, scelto come capro espiatorio, veniva condotto in processione per le vie della città,

    percosso e poi cacciato. Il giorno dopo si offrivano al dio le primizie del raccolto.

    TARTARO

    figlio dell'Etere e della Terra, padre dei Giganti dei tempi primordiali. I Greci chiamarono Tartaro il

    luogo sotterraneo in cui Zeus precipitò e imprigionò i Titani. Il nome indicò poi quella parte

    dell'Inferno in cui i malvagi subivano atroci tormenti, e anche, in generale, l'Inferno, o Ade, o

    Erebo Dall'unione di Tartaro con Gea nacque Tifone.

    TAUMANTE

    Figlio di Gea e del Pònto. Padre di Iride e delle Arpie avute dalla sua unione con l'Oceanina Elettra.

    TEA

    Figlia di Oceano e di Teti e madre di Elio, di Selene e di Eos (Il sole, la luna e l'aurora). Altra Tea

    fu la profetessa figlia di Chirone che sedotta da Eolo fu mutata da Poseidone nella cavalla Euippe

    per sottrarla alle ire del padre, nelle spoglie di cavalla partorì la puledra Melanippe.

    TEBE

    Figlia di Asopo e di Metope e sposa di Zeto che per amore diede il nome della moglie alla città che

    fino a quel momento era chiamata Cadmea.

    TELEFO

    Figlio di Eracle e di Auge, esposto da bambino fu nutrito da una cerva. Da adulto sposò Argiope. Si

    oppose al passaggio attraverso le sue terre dell'esercito greco, ma Achille lo ferì con la sua lancia,

    dal cui colpo non si poteva guarire se non per il contatto con la stessa. Dato che l'oracolo aveva

    predetto che Troia non poteva essere presa se Telefo non fosse stato in campo coi Greci, Ulisse fece

    un medicamento nel quale aveva mischiato un pò della ruggine raschiata dalla lancia di Achille e lo

    fece guarire e così diede dei validi consigli ai Greci.TELEGONO

    87

    Figlio di Ulisse e di Circe. Così come aveva vaticinato Tiresia fu parricida inconsapevolmente.

    Inviato da Circe alla ricerca di Ulisse per farsi da lui conoscere, approdò ad Itaca e per sfamare

    l'equipaggio della sua nave sfornita di viveri cominciò a devastare la campagna, provocando

    l'intervento di Ulisse che fu da lui ferito a morte. Ulisse morente ricordando la predizione di Tiresia

    si fece condurre davanti lo straniero e così ebbe la spiegazione del tragico evento. Atena accorsa

    inutilmente in aiuto del suo protetto non potè fare altro che confortarlo e convincerlo ad arrendersi

    ai voleri del Fato. Morto Ulisse, Atena volle che Telegono sposasse Penelope, dalla quale ebbe

    Itaco che fu fondatore di Preneste e di Tuscolo.

    TELEMACO

    Figlio di Ulisse e di Penelope. Quando il padre partì per la guerra di Troia, Telemaco era appena

    nato, poi, mentre Ulisse era tenuto lontano da Itaca dall'odio di Poseidone, tenne a bada i

    pretendenti della madre e si mise in viaggio per raccogliere notizie su di lui. Quando Ulisse rientrò

    in patria, fu al suo fianco nel cacciare gli arroganti pretendenti e pregò il padre perché risparmiasse

    la vita al cantore Femio e all'araldo Medonte.

    TELESFORO

    Era il dio dei convalescenti, accompagnava Asclepio.

    TEMI

    1) Figlia di Urano e di Gea, fu la prima moglie di Zeus col quale ebbe le Ore e le Moire. Tra

    Temi ed Era, seconda moglie di Zeus stranamente esistevano rapporti molto cordiali. Temi non è la

    dea della Giustizia come erroneamente si crede, ma la dea delle leggi naturali e perciò vigila su

    quanto è lecito ed illecito, regola la convivenza fra gli dèi, fra i mortali e i due sessi. La Giustizia

    invece è rappresentata da una delle Ore, Dike (figlia di Temi).

    2) Si chiamò Temi anche una Ninfa figlia di Ladone e madre di Evandro per volere di Ermes.

    TEOFANE

    figlia del re di Tracia Bisalte, amata da Posidone che la rapì e la condusse nell'isola di Crumissa.

    Posidone aveva trasformato se stesso in un ariete e Teofane in una pecora; dalla loro unione nacque

    un ariete dal vello d'oro.

    TERAMBO

    Figlio di Poseidone, per avere insultato delle Ninfe fu da loro mutato in scarafaggio.

    TESEO

    Figlio di Egeo re di Atene e di Etra figlia di Pitteo re di Trezene. Per motivi a noi sconosciuti Pitteo

    volle che il matrimonio restasse segreto. Egeo non potendo rimanere a corte da Pitteo dovette

    ritornare ad Atene per curare gli affari dello stato, nel momento di partire disse ad Etra che il figlio

    che sarebbe nato doveva essere chiamato Teseo e quando avrebbe avuto la forza e l'età per andare a

    conoscere il padre doveva portarlo dinanzi all'enorme macigno sotto il quale Egeo aveva riposto la

    sua spada e i suoi sandali: il figlio avrebbe dovuto sollevare il macigno con le proprie forze e se

    fosse stato capace di tanto avrebbe dovuto prendere spada e sandali e andare dal padre ad Atene.

    Qualche tempo dopo nacque Teseo. Allevato a Trezene nella casa del nonno, aveva appena sette

    anni quando giunse Eracle che per presentarsi al re aveva tolto la pelle del leone Nemeo che l'eroe

    era solito indossare sopra la tunica. Teseo che stava giocando coi suoi coetanei entrò con essi in

    quella stanza: nel vedere la pelle del leone la scambiarono per un leone vivo e fuggirono spaventati,

    meno Teseo che impugnata una scure che si trovava là per caso si avventò contro la belva per

    ucciderla, ma quando fu vicino si accorse dell'equivoco e scoppiò a ridere. A sedici anni fu

    condotto dalla madre dinanzi al macigno sotto il quale il padre aveva riposto la spada e i sandali. Il

    giovane senza sforzo sollevò il macigno e presi sandali e spada li indossò e partì alla volta di Atene

    per andare a conoscere il padre Egeo. La strada che da Trezene portava ad Atene era infestata dai

    briganti e nei pressi di Epidauro s'imbattè nel terribile gigante Perifete che con una mazza di bronzo

    assaliva e uccideva i passanti per derubarli. Il brigante si slanciò contro Teseo per fargli fare la

    stessa fine, ma stavolta fu Perifete ad avere la peggio e caduto a terra morto Teseo gli levò la mazza

    di mano facendone la sua arma preferita. Più avanti si imbattè in un altro gigante, Sini che uccideva

    i passanti squartandoli con l'ausilio di due pini che piegava e legava quindi i malcapitati alle cime

    88

    dei due alberi che riprendendo la posizione originaria squartavano il malcapitato. Teseo gli fece

    fare la stessa fine che egli riservava alle sue vittime. Oltre Megaride, Teseo nel passare per uno

    stretto sentiero di montagna che correva sul ciglio di un precipizio si imbattè con un'altro brigante,

    Scirone che fermava i viaggiatori li costringeva a lavargli i piedi e poi con un calcio li precipitava

    nel burrone. Anche a costui Teseo inflisse la stessa fine. Nelle vicinanze di Eleusi, Teseo dovette

    affrontare Procuste. Questi fermava i passanti e dopo averli derubati li faceva stendere su un letto e

    tagliava tutto quello che fuoriusciva dal letto se invece non arrivavano alla misura del letto

    legandoli con delle corde li stirava finché non arrivavano a toccare la sponda inferiore. Teseo

    vendicò tutti i malcapitati facendo fare a Procuste la fine che il bandito faceva fare alle sue vittime.

    Dopo queste imprese Teseo giunse ad Atene e si recò subito a corte facendosi annunciare come un

    ospite straniero. Sebbene fosse sera, Egeo lo ricevette e lo accolse benignamente e siccome il

    giovane gli riuscì simpatico ordinò per il giorno successivo un banchetto in suo onore. Medea che

    era moglie di Egeo convinse il vecchio re che il giovane era venuto per ucciderlo e così preparò una

    coppa di vino avvelenata e durante il banchetto Egeo porse al giovane la coppa avvelenata. Teseo

    presa la coppa in mano nell'alzarsi per fare il brindisi con la spada urtò il tavolo attirando così

    l'attenzione dei presenti sulla spada, Egeo riconobbe subito la spada e capì che Teseo era suo figlio,

    allora con una manata fece cadere la coppa fatale e abbracciò teneramente il figlio. Egeo

    riconosciuta così la malvagità della sposa la allontanò dalla reggia e dal paese. Teseo fu cinto della

    regalità del padre e il giovane si avvalse del potere per consolidare sul suo popolo il potere che con

    suo padre era diventato vacillante. Teseo libera Atene dal tributo che doveva pagare al re di Creta

    Minosse, mandando periodicamente sette giovanetti e sette fanciulle per essere dati in pasto al

    Minotauro: aiutato da Arianna, la bella figlia del re Minosse Teseo riesce a entrare nel Labirinto,

    uccide il mostro e porta in salvo gli ostaggi e Arianna, che promette di sposare. Invece nel viaggio

    di ritorno, abbandona la giovane dormiente nell'isola di Nasso. Dimentico di sostituire alla nave che

    lo porta la vela nera con una bianca lascia credere al padre Egeo che il figlio sia morto; il vecchio

    dalla disperazione gi getta nel mare che da allora porta il suo nome. Teseo fa una spedizione contro

    le Amazzoni e s'impadronisce di molte di queste donne col tradimento. Sposa poi una di esse,

    Antiope da cui ha un figlio, Ippolito. Morta Antiope, Teseo sposa Fedra la quale s'incapriccia di

    Ippolito; poiché questi la respinge, la perfida donna l'accusa presso il padre. Teseo maledice il

    figlio che per effetto di tale maledizione subisce una tragica fine; Fedra vinta dai rimorsi, si uccide.

    Fatta amicizia con Piritoo, re dei Lapiti, Teseo prende parte alla lite dei Lapiti coi Centauri.

    Accompagna poi Piritoo nell'Erebo, quando costui vi scende per rapire Persefone. L'impresa finisce

    male; Teseo viene poi liberato da Eracle e torna ad Atene. Il suo trono è occupato da un usurpatore,

    il suo popolo non lo vuole più. Triste si rifugia a Sciro, il re dell'isola, Licomede, lo uccide a

    tradimento. Dopo secoli le sue spoglie vengono riportate ad Atene e il popolo lo venera come l'eroe

    nazionale della stirpe ionica.

    TESPIO

    Quando Eracle stava cacciando il leone Nemeo era ospite di re Tèspio, il povero re aveva cinquanta

    figlie molto irrequiete e temendo che potevano darsi ad amori sconvenienti decise di approfittare

    della presenza di Eracle per fargli fare un figlio ad ognuna. Gli offrì perciò la primogenita Procri

    come compagna di letto ed Eracle ben felice non disdegnò tanta ospitalità. Ma Tèspio ogni notte gli

    mandava una figlia diversa tranne l'ultima che volle serbare vergine. Un'altra versione dice che

    Eracle le possedette tutte in una notte.

    TETI

    Due sono i personaggi col nome di Teti;

    1) una è Tethys che fu sposa di Oceano e madre dei fiumi e delle Oceanine.

    2) L'altra è Thetis (una oceanina) detta anche Tetide, figlia di Nereo e di Doride e perciò nipote di

    Tethys. Thetis accolse il piccolo Efesto quando fu gettato dalla madre dall'Olimpo. Thetis sposò

    Peleo e dalla loro unione nacque Achille, Efesto per sdebitarsi forgiò l'armatura del pelide.

    THANATOS

    Personificazione della Morte, era figlio della Notte e fratello di Ipno (il Sonno).

    89

    TICHE

    Dea del destino aveva il potere di decidere la fortuna dei singoli e della collettività. I Romani la

    identificarono con la dea Fortuna.Ogni città aveva la propria dea Tiche figurata con una corona

    turrita in capo e con in mano dei simboli di buon augurio.

    TIFONE

    personificazione del vento impetuoso del Sud, il mito è originario dell'Asia meridionale, da

    dove passò in Egitto e poi in Grecia. Gli Egizi lo chiamarono Set o Seteh. Per i Greci era un essere

    mostruoso dalle cento teste e dalla forza immane, chiamato anche Tifeo era figlio di Gea e di Ade.

    Unitosi con Echidna generò altri esseri mostruosi come lui i quali erano: il cane Cerbero, l'Idra di

    Lerna, Ladone e Ortro. Il mito di Tifone è molto complesso e ha numerose varianti di cui una, data

    da Omero, fa del mostro un Titano con 100 teste di serpente, vomitanti fuoco e fiamme e ciascuna

    con occhi di bragia (si tratta dunque di una personificazione dei fenomeni vulcanici). Per avere

    osato contendere a Zeus l'impero sul mondo, questo Tifone di Omero venne fulminato e poi sepolto

    sotto l'Etna, dove non cessò di agitarsi formidabilmente. Altro Tifeo fu il figlio che Era ebbe senza

    partecipazione maschile.

    TIIA o THYIE

    Figlia di Castalio o del fiume Celso, fu la prima sacerdotessa di Dioniso. Dalla sua unione con

    Apollo nacque Delfo che diede il suo nome alla città divenuta famosa per l'oracolo.

    TIMÈTE

    (dal greco Thymóites), nella mitologia greca, ultimo re Teseide di Atene o, come racconta l'

    "Eneide", fratello di Priamo che per primo consigliò di introdurre a Troia il cavallo di legno

    TINDAREO

    Eroe greco dalla incerta genealogia. Fu re di Sparta e marito di Leda amata da Zeus in forma di

    cigno. Cedette il suo trono a Menelao, sposo di Elena.

    TIONÈO

    (dal greco Thyonaios), epiteto di Dioniso (figlio di Tione).

    TIRESIA

    Indovino tebano al quale vengono attribuite le più strane avventure. Un giorno mentre era sul

    monte Citerone gli capitò di vedere due serpi avvinghiate e uccidendo la femmina fu nello stesso

    punto mutato in donna e divenne una prostituta rinomata, sette anni dopo nello stesso punto gli

    capitò di uccidere il maschio di serpe e divenne nuovamente uomo. Dato che lui era stato sia uomo

    che donna, fu chiamato al cospetto di Era e di Zeus perché volevano sapere nell'amplesso amoroso

    chi godesse di più; e Tiresia sentenziò che fatte le parti del piacere amoroso pari a dieci, la donna

    ne riporta tre volte tre e l'uomo una sola. A questa sentenza Era si arrabbiò e tolse la vista a Tiresia,

    allora Zeus per compensarlo gli diede il dono della profezia e la capacità di capire il linguaggio

    degli uccelli. Anche dopo morto ottenne da Ade di conservare i suoi poteri e di potersene servire,

    infatti quando Ulisse scese nel Tartaro, l'ombra di Tiresia lo mise a conoscenza che Poseidone gli

    era ostile e che sarebbe riuscito ugualmente a giungere ad Itaca. Si dice anche che fu Artemide a

    togliergli la vista perché sorpresa da lui mentre si vestiva e che fu sempre Zeus a fargli dono del

    vaticinio.

    TIRO

    (in gr. Tyro), nella mitologia greca, figlia di Salmoneo e Alcidice, amata da Posidone, da lui ebbe i

    gemelli Pelia e Nelia. Secondo un'altra tradizione sposò il dio fluviale Nipeo, generando Neleo,

    secondo altri, sposò Creteo, con cui generà Esone, Fere e Amitaone.

    TITANI

    I Titani erano delle divinità antichissime, tanto antiche che presso i Greci non avevano più culto,

    fatta eccezione per Elio e Crono. I Titani erano figli di Urano e di Gea, erano sei maschi e sei

    femmine i loro nomi sono: I maschi Coio, Crio, Crono, Giapeto, Iperione e Oceano;

    le femmine Febe, Mnemosine, Teia, Temi, Teti e Rea.

    Sposatisi tra di loro da Teia e Iperione nacquero: Elio, Selene ed Eos; da Febe e Coio nacquero:

    Apollo, Artemide ed Ecate; da Rea e Crono nacquero: Demetra, Era, Estia, Ade, Poseidone e Zeus.

    90

    A sua volta Crono fu spodestato da Zeus, causando così la rivolta dei Titani che il giovane dio

    mitigò con l'aiuto dei Ciclopi e dei Centimani. Come si può notare le geniture a volte sono molto

    contrastate.

    TITONE

    oTitònio, figlio di Laomedonte re di Troia; per la sua bellezza fu amato e rapito da Eos (l'Aurora),

    che ottenne da Zeus la sua immortalità, ma dimenticò di chiedere che rimanesse eternamente

    giovane e bello. Perciò Titone invecchiò, il suo corpo si disseccò, e per intercessione di Eos,

    rimasta a lui affezionata, gli dei lo mutarono in una cicala.

    TIZIO

    gigante, figlio di Zeus e di Elara. Secondo una tradizione fu ucciso da Apollo e Artemide per aver

    tentato di violentare Latona. Nell'Ade fu condannato a rimanere immobile mentre due avvoltoi gli

    rodevano il fegato

    TRITONE

    Figlio di Anfitrite e di Poseidone. Uomo nella parte superiore e pesce nella parte inferiore. Abitava

    i mari era un abile amatore ed era circondato dalle Nereidi, rivolse le sue attenzioni anche ad Ecate.

    Con la Buccina soffiandoci dentro poteva sollevare tempeste o placare le acque.

    TRITTÒLEMO

    figlio di Celeo, re di Eleusie, allevato da Demetra, per riconoscenza verso Celeo che l'aveva

    ospitata nella sua casa quando, durante il suo pellegrinaggio alla ricerca della figlia Persefone, si

    era presentata sotto l'aspetto d'una povera vecchia. Per ricompensarlo, la dea insegnò a Trittolemo

    le pratiche dell'agricoltura, affidandogli l'incarico di diffondere nel mondo questo insegnamento.

    TROIA

    Città della Troade, chiamata propriamente Ilio dai Greci, teatro della decennale guerra. Secondo la

    leggenda sarebbe stata fondata da Troe, nipote di Dardano e padre di Ilo. Le sue mura sarebbero

    state costruite da Apollo e da Poseidone come espiazione per il tentativo di rovesciare Zeus. La

    rocca di Troia aveva il nome di Pergamo. Negli ultimi decenni del secolo scorso Heinrich

    Schliemann eseguì scavi là dove riteneva dovessero trovarsi i resti dell'antica Troia e in uno degli

    strati archeologici rinvenuti credette di poter identificare le rovine della città descritta da Omero.

    Nuovi scavi furono successivamente eseguiti da altri archeologi (soprattutto da Dorpfel), i quali,

    pur con alcune varianti, confermarono la tesi di Schliemann. Gli studiosi ritengono ormai

    concordemente che la Troia omerica sia veramente esistita e abbia raggiunto un notevole grado di

    civiltà, e che il conflitto coi popoli greco asiatici fu certo determinato da rivalità economicocommerciali.

    TROIANE (LE)

    tragedia di Euripide che rappresenta una ferma e dura condanna della guerra attraverso la

    narrazione delle sofferenze patite dalle nobili troiane dopo l'assedio della città.

    TROILO

    l'ultimo dei cinquanta figli di Priamo. Era destino che Troia non fosse presa finché Troilo vivesse,

    ma egli, temerariamente, volle combattere con Achille, che lo uccise; poco dopo la città fu presa

    dai Greci.

    XÈNIA

    termine con cui venivano definiti i doni che si scambiavano gli ospiti greci e romani.

    ULISSE

    Il vero nome di questo eroe era Odisseo, nome dal significato formidabile datogli dal nonno. Ulisse

    che significa Lo zoppo in riferimento alla ferita riportata alla coscia in una battuta di caccia, fu

    l'epiteto che i romani preferirono usare per questo personaggio. Figlio di Anticlea e di Laerte, da

    parte materna Ulisse è nipote di Ermes. Secondo una leggenda, diversa da quella omerica, Ulisse,

    dopo l'uccisione dei Proci, avrebbe lasciato il regno a Telemaco e si sarebbe esiliato nelle selve

    dell'isola, per sfuggire alla profezia dell'oracolo secondo la quale sarebbe morto per mano di un suo

    figlio; Ulisse infatti voleva evitare che Telemaco si macchiasse d'un delitto tanto atroce. Ma ( al

    Fato non si sfugge) la profezia, secondo questa leggenda, si sarebbe avverata ugualmente, poiché

    91

    Ulisse sarebbe stato ucciso da Telegono, figlio suo e di Circe, che non aveva riconosciuto in lui il

    padre. Non stiamo a dilungarci nelle imprese di questo eroe in quanto largamente note e studiate a

    scuola nella famosa Odissea.

    URÀNIA

    1) una delle nove Muse: quella dell'Astronomia e della Poesia didascalica, figlia di Zeus e di

    Mnemosine. Secondo altri mitografi essa sarebbe invece figlia di Urano e di Gea.

    2) epiteto di Afrodite, come dea dell'amore puro celestiale, opposta ad Afrodite Pandemia, dea

    dell'amore materiale, volgare.

    URANO

    Figlio e sposo di Gea, padre dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecatonchiri. Il figlio Crono per

    spodestarlo si armò di una falce e nascostosi evirò Urano mentre stava per accoppiarsi con Gea; dal

    sangue uscito Gea concepì le Erinni, i Giganti e le Ninfe Melie, mentre dai genitali caduti in mare

    nacque Afrodite.

    VELLO D'ORO

    Era la pelle dell'ariete nato da Teofane e da Poseidone, donato poi da Ermes a Nefele, moglie di

    Atamante e madre di Frisso e di Elle. Quando per gli intrighi di Ino i due ragazzi dovettero essere

    sacrificati, la madre li fece fuggire in groppa al sacro animale; durante il viaggio Elle cadde e morì

    nel mare che da allora ne porta il nome (Ellesponto), ma Frisso giunse in Asia Minore dove

    sacrificò il montone a Zeus. Il vello, che arrecava ricchezza e potenza a chi lo possedeva, fu donato

    a Eeto re di Colchide, e appeso a una quercia del bosco sacro di Ares, sorvegliato notte e giorno da

    un dragone. Proprio per riportare in Grecia questo prezioso cimelio fu organizzata la spedizione di

    Giasone e degli Argonauti.

    VÈNTI

    Figli di Urano e di Gea, erano sotto il dominio di Eolo loro re. Il loro regno era ubicato a Lipari

    dove Eolo teneva i Vènti racchiusi in una caverna, dopo che avevano arrecato grandi danni alla

    Sicilia staccandola dal continente.

    ZACORI

    Erano molto simili ai nostri sagrestani. Il loro compito era quello di curare la manutenzione, la

    pulizia e la custodia dei templi. In seguito divennero aiuto-sacerdoti con manzioni di ispettori ed

    economi dei templi. A questa carica potevano accedere anche le donne.

    ZALMOXI

    dio degli antichi Tracogeti al quale, ogni quattro anni, veniva sacrificato un uomo estratto a sorte.

    Secondo Erodoto Zalmoxi sarebbe stato uno schiavo di Pitagora che, una volta morto, era divenuto

    immortale. Tornato presso la sua gente, si sarebbe nascosto in una grotta per quattro anni e una

    volta uscito fece credere a tutti di essere resuscitato.

    ZEFIRO

    Il Vento occidentale, figlio del titano Astreo e di Eos. Accolse Afrodite alla sua nascita e la portò

    prima a Citera, poi a Cipro, e fu lo unico vento lasciato libero da Eolo perché spingesse la nave di

    Ulisse verso Itaca. Rapì Flora, che lo rese padre di Carpos, dio dei frutti. Provocò per gelosia la

    morte del fanciullo Giacinto che gli preferiva Apollo. A volte viene definito come il padre dei

    cavalli immortali di Achille e sposo dell'arpia Podarge.

    ZÈTO

    figlio di Zeus e di Antiope, gemello di Anfione, che simboleggia la forza fisica. Vendicò la madre

    dai torti subiti da Lico e da Dirce, costruì le mura di Tebe.

    ZEUS

    In tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di

    Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono

    obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito tra gli uomini che Prometeo aveva

    creato col fango, ma anche Zeus era sottoposto al Fato. La sua sede naturale era la vetta del monte

    Olimpo; armato del tuono e del fulmine il Tuonante o il Saettatore, Zeus poteva scatenare la

    tempesta scuotendo il proprio scudo, e al suo intervento diretto furono attribuiti, almeno fino all'età

    92

    classica, molti fenomeni naturali. Gli era sacra la quercia e attraverso lo stormire delle sue fronde

    egli si manifestava nel santuario oracolare di Dodona. Altro suo oracolo era il boschetto di

    Olimpia chiamato Altis. Figlio del titano Crono e di Rea, Zeus apparteneva alla seconda

    generazione divina. Crono, messo in guardia da un oracolo che uno dei suoi figli lo avrebbe

    spodestato, divorava la sua prole man mano che veniva al mondo, ma Rea, dopo avergli dato in

    pasto Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era, quando doveva mettere alla luce Zeus, si rivolse a

    Urano e Gea perché lo aiutassero a salvare la vita del nascituro. Gli antichi dei trasferirono perciò

    Rea a Lictos, nell'isola di Creta, dove la madre partorì il bambino divino nel segreto di una grotta

    del monte Ida. Dopo la nascita di Zeus, Rea trasse in inganno Crono presentandogli una grossa

    pietra avvolta in un panno, che egli inghiottì convinto di essersi liberato di un altro possibile rivale.

    La ninfa (o la capra) Amaltea allevò il futuro re degli dei col latte, mentre la ninfa Melissa lo

    nutriva col miele. In ottemperanza allo oracolo, raggiunta l'età adulta, Zeus volle impadronirsi del

    potere detenuto da Crono. Su consiglio di Gea o di Metide, fece ingerire al padre una droga che lo

    obbligò a vomitare i figli che aveva inghiottito, e primo fra tutti il sasso che gli era stato presentato

    al suo posto. Tale macigno venne successivamente posto dallo stesso Zeus a Delfi dove divenne

    oggetto di venerazione come omphalos, ombelico o centro della terra e del mondo. Appoggiato dai

    fratelli e dalle sorelle riportati in vita, Zeus spodestò Crono, quindi combatté i Titani; dopo la

    vittoria ebbe in sorte il cielo, mentre ai fratelli Poseidone e Ade andarono rispettivamente il mare e

    il regno dei morti; la terra rimase dominio comune. Dopo aver domato la rivolta dei Giganti che

    avevano attaccato il cielo, come ultima prova e per ottenere il dominio assoluto sul mondo, Zeus

    affrontò in una lotta grandiosa il mostro Tifone. Dio provvidenziale, cosciente della propria

    responsabilità, Zeus non si lasciava trasportare dai propri capricci come gli altri dei dell'Olimpo, a

    meno che non si trattasse di capricci amorosi. Dalle sue unioni divine nacquero dei e dee che

    sedettero nel gran consesso degli Olimpi; i suoi amori con donne mortali generarono altri dei o

    stirpi di eroi. La prima delle spose di Zeus in ordine di tempo fu Metide, quindi venne Temi.

    Quest'ultimo matrimonio ha un evidente valore simbolico perché generò l'Ordine eterno e la Legge.

    Una tradizione vuole Zeus unito a Dione che gli avrebbe partorito Afrodite. Le unioni divine

    continuano con Ermione, Demetra, Mnemosine e Latona. Soltanto a questo punto si pose il

    matrimonio sacro di Zeus con la sorella Era, la sposa ufficiale. Anche le passeggere unioni di Zeus

    con donne mortali furono innumerevoli. Tra i figli avuti, i più famosi, a parte Eracle e Dioniso che

    vennero accolti tra gli Olimpi, furono gli eroi Tantalo e Perseo. Non vi era regione del mondo

    ellenico che non si vantasse di avere come eponimo un figlio nato dagli amori di Zeus: i

    Lacedemoni si dicevano discendenti del dio e della ninfa Taigete; gli Argivi si riconoscevano in

    Argo, i Cretesi vantavano la loro origine dai figli di Europa. Allo stesso modo i grandi protagonisti

    delle leggende e molti degli eroi si ricollegavano a lui: è il caso di Menelao che discendeva da

    Tantalo, o di Achille discendente di Eaco. Il padrone del mondo spesso sceglieva a capriccio le sue

    amanti e le prendeva con grande malizia e furbizia, cambiando aspetto o forma, lasciando poi le sue

    vittime esposte alla vendetta della gelosa e oltraggiata moglie Era. E' quanto accadde alla tenera Io,

    a Callisto, o a Europa; accadde anche a Semele che pure gli concepì il divino Dioniso. Altre volte,

    nella volontà di Zeus di dare figli a donne mortali, i poeti e i mitografi hanno voluto ricercare un

    atto provvidenziale: Leda che egli fecondò sotto forma di cigno, doveva partorire Elena affinché

    provocasse un conflitto sanguinoso che facesse diminuire la popolazione troppo numerosa della

    Grecia e dell'Asia; dall'inganno perpetrato nei riguardi di Alcmena nascerà Eracle, l'eroe destinato a

    liberare il mondo dai mostri. L'iconografia ci presenta il dio in vari atteggiamenti: nudo mentre

    scaglia la folgore; tranquillo mentre impugna la folgore e si appoggia allo scettro; eretto col corpo

    parzialmente avvolto nelle vesti; seduto, impugnante con la destra lo scettro sormontato da

    un'aquila e recante con la sinistra protesa una Nike

    93

    PERSONAGGI

    AGATONE

    di Atene, poeta tragico greco (seconda metà del V sec. a.C.). Delle sue opere rimangono alcuni

    titoli e pochi frammenti. Secondo Aristotele fu il primo tragediografo a introdurre intermezzi

    svincolati dall'azione, ed il primo ad utilizzare trama e personaggi di pura invenzione, in "Anteo"

    ("Il fiore"), A. compare come interlocutore nelle "Tesmoforiazuse" di Aristofane e nel "Simposio"

    di Platone

    AGLAOFONTE

    nome di due pittori greci. Il primo, Aglaofonte di Taso, era il padre di Polignoto, e visse tra il VI e

    V sec. a.C. Aglaofonte il giovane, pittore greco probabilmente figlio di un Aristofane, visse ad

    Atene nella seconda metà del sec. V a.C., celebrato nell'antichità per i quadri delle vittorie

    agonistiche di Alcibiade, raffiguranti le personificazioni dei giochi olimpici, pitici e nemei.

    ALESSANDRO

    Alessandro III Magno, re di Macedonia (356-323 a.C.). Figlio di Filippo il Macedone e di

    Olimpiade, ebbe come maestri Leonida, per le arti militari, Lisimaco per le lettere e Aristotele per

    le scienze e la filosofia. Successe al padre nel 336. Nel 334, dopo aver distrutto Tebe ed

    assoggettato gli Illiri, assunse il comando supremo dei greci e invase la Persia. Presso Granico ed

    Isso riportò due splendide vittorie, sbaragliando l'esercito persiano e facendo prigionieri i familiari

    di Dario (Sisigambi, sua madre, Statira, sua moglie, e tre figli). Occupò la Siria e la Fenicia, prese

    Tiro, Gaza, Gerusalemme, entrò in Egitto, dove venne acclamato liberatore e figlio di Giove

    Ammone, primo segno di quel processo di divinizzazione orientaleggiante con cui egli modificò

    l'istituto monarchico. Fondò Alessandria. Lasciato l'Egitto, varcò il Tigri e l'Eufrate e, nel 331, ad

    Arbela, vinse le ultime forze dell'esercito persiano. Con queste vittorie caddero in suo potere Susa,

    Persepoli, Babilonia, Ectabana, la Media, la Battriana. Nel 327 si accinse alla conquista dell'India:

    con un esercito di 120.000 uomini tra macedoni e persiani, mosse verso la valle dell'Indo,

    conquistando sul suo cammino la Sogdiana, la Partia, l'Ircania e l'Aria. Passato l'Indo, si spinse

    verso il Gange. Giunto all'Ifasi, affluente dell'Indo, le milizie si rifiutarono di procedere oltre ed A.

    decise per il ritorno. Discesa la valle dell'Indo fino all'Oceano Indiano, fece costruire una flotta che,

    guidata dal navarca Nearco, raggiunse Susa attraverso le ignote acque del Mar Arabico e del Golfo

    Persico. A. ed il resto dell'esercito raggiunsero invece la città per via di Terra, attraverso il deserto

    iranico, nel febbraio 324. A. incoraggiò la fusione tra gli elementi etnici del suo impero, e ne diede

    esempio sposando in seconde nozze la persiana Statira, figlia di Dario III. Morì di febbri malariche

    nel 323 a.C., a Babilonia, a soli 32 anni, mentre stava per preparare una spedizione verso

    l'Occidente. Le memorie e le leggende sulle sue imprese iniziarono all'indomani della sua morte,

    narrate da Tolomeo Soter, Aristobulo di Cassandria, poi da Pompeo Trogo, Diodoro Siculo,

    Arriano, Plutarco. Nella cultura orientale, la figura divinizzata di A. si ritrova addirittura nel

    Corano. Nel medioevo, le sue avventure ispirarono poemi epici e cavallereschi francesi, ma anche

    spagnoli, tedeschi, italiani.

    ALCIBÌADE

    Alcibìade, generale e uomo politico ateniese (450 circa-404 a.C.). Suo padre, Clinia discendeva

    dagli Eupatridi, sua madre, Dinomache, dagli Alcmeonidi. Fu allevato da Pericle, suo cugino, ed

    istruito da Socrate. Partecipò alla prima fase della guerra peloponnesiaca combattendo a Pontidea

    (432) e Delio (420). Eletto stratego nel 419, contribuì alla rottura della tregua di Nicia e promosse

    la spedizione in Sicilia (415). Sospettato della mutilazione delle erme e di aver profanato i misteri

    eleusini, fu richiamato ad Atene, ma preferì la diserzione al processo. Passò al nemico,

    consigliando a Sparta le strategie per sconfiggere Atene e promuovendo l'alleanza con la Persia.

    Richiamato dagli Ateniesi in difesa della democrazia (Atene era caduta nelle mani dell'oligarchia

    dei Quattrocento), sconfisse gli Spartani ad Abido ed a Cizico, e nel 407 rientrò ad Atene come

    94

    trionfatore. Ma quando il suo luogotenente fu sconfitto a Nozio dalla flotta spartana di Lisandro, fu

    privato dei poteri ed andò esule in Frigia, presso il satrapo Farnabazo, che lo fece uccidere (404).

    ANITO

    uomo politico ateniese (V-IV secolo a.C.). Appartenente al gruppo politico di Teramene, fece parte

    del governo democratico di Trasibulo e nel 404-403 partecipò alla spedizione contro i Trenta. Nel

    399 fu tra gli accusatori di Socrate.

    1) APOLLODORO

    (arte) bronzista ateniese (fine V sec.-inizi IV sec. a.C.). Secondo le fonti (Plinio) fu autore di statue

    di filosofi e fu detto "l'insensato" poichè, spinto da desiderio di perfezione, distruggeva le opere

    appena ultimate.

    2) Apollodoro di Atene, (lett.) filologo e uomo di cultura greco (Atene 180-110 a.C. circa). Autore

    di una "Cronaca", opera in quattro libri, in trimetri giambici (dalla guerra di Troia al 144 a.C.), di

    una esposizione "Sugli dei" e "Sul catalogo delle navi dell'Iliade".

    3) Apollodoro di Atene, (arte) detto lo Schiagrafo (pittore di ombre), pittore ateniese (fine V sec.

    a.C.). Introdusse la tecnica del chiaroscuro rendendo più realistiche le sue rappresentazioni.

    4) Apollodoro di Caristo, (lett.) poeta greco della Commedia Nuova Ateniese, operò durante la

    prima metà del III sec., fu ripreso da Terenzio nell'Ecyra (insieme a Menandro), e nel Phormio.

    5) Apollodoro di Damasco, (arte) detto il Damasceno, il più famoso architetto dell'antichità romana

    (II sec. d.C.), partecipò per Traiano ai lavori nel complesso del Foro traiano e della basilica Ulpia.

    Fra la prima e la seconda campagna dacica costruì il grande ponte sul Danubio nei pressi di

    Debrecen.

    6) Apollodoro di Pergamo, (lett.) celebre retore greco di tendenza atticistica (104-22 a.C. circa),

    maestro di Ottaviano, fondò una scuola di retorica a Roma. Un suo scritto teorico fu tradotto in

    latino da Valgio Rufo

    APOLLONIDE

    di Nicea, (lett.) grammatico greco (I sec. d.C.), scrisse numerosi commenti alcuni dei quali: "Sulla

    corrotta ambasceria di Demostene", "sui Silli di Timone".

    1) APOLLONIO

    di Atene, (arte) scultore greco di scuola neoattica del periodo di Augusto, figlio di Nestore, autore

    del Torso del Belvedere (in marmo, Vaticano) e del Pugilatore (in bronzo, Museo nazionale

    romano).

    2) Apollonio di Perge o Pergèo, matematico greco (Perge 262-180 a.C circa), visse e insegnò ad

    Alessandria e fu il più grande matematico dopo Archimede, suo contemporaneo. Scrisse un trattato

    in 8 libri sulle coniche in cui dimostrò come l'intersezione di un piano con un doppio cono concavo

    dia origine a seconda dei casi al cerchio, ellisse, parabola, iperbole; introdusse inoltre 387

    proposizioni sulle proprietà delle coniche e su fondamentali teoremi.

    3) Apollonio Ròdio, (lett.) poeta epico nativo di Alessandria (295-230 a.C. circa), si trasferì a Rodi

    (di qui l'appellativo di Ròdio) in seguito a un'accesa polemica col maestro Callimaco. Compose Le

    Argonautiche, poema in quattro libri, narrante le imprese degli argonauti e la vicenda d'amore di

    Medea e Giasone (terzo libro), imitata da Virgilio nel IV libro dell'Eneide, nel racconto della quale

    A. dimostrò notevoli capacità come poeta e come psicologo. Il poema rappresenta un compromesso

    fra tradizione omerica e nuovo gusto alessandrino, ed unico poema epico greco rimastoci per intero

    tra Omero e l'età imperiale romana. Fu anche importante erudito e tra l'altro successore di Zenodoto

    alla Biblioteca di Alessandria.

    1) ARCHELAO

    di Priene, scultore greco, figlio di Apollonio (II-I sec. a.C). Autore di un rilievo sulla vita di Omero

    (Apoteosi di Omero, Londra, British Museum).

    2) Archelao, figlio di Perdicca II e re di Macedonia, durante il regno (413-399 a.C.) contribuì al

    progresso della Macedonia: costruì strade, riformò l'esercito e introdusse la cultura greca, ricevendo

    nel suo palazzo personaggi come i poeti Agatone, Euripide e il pittore Zeusi.

    95

    3) Archelao, generale di Mitridate, soprannominato il Cappadoce, fu vinto da Silla a Cheronea e a

    Orcomeno (86 a.C.), in seguito trattò con lui la pace di Dardano. Accusato di tradimento da

    Mitridate passò dalla parte dei romani.

    4) Archelao, figlio e successore di Erode il Grande (23 a.C.-18 d.C.), ricevette da Augusto il titolo

    di etnarca di Giudea, Samaria, Idumea. A causa della sua crudeltà fu esiliato in Gallia (6 d.C.).

    ARCHIMEDE

    Archimede, (Siracusa 287-212 a.C.) è considerato il piú grande matematico e fisico dell'antichità,

    fu ucciso da un soldato romano durante l'assedio posto da Appio Claudio e da Claudio Marcello a

    Siracusa alla cui difesa egli aveva contribuito con macchine di sua ideazione. Il calcolo del volume

    della sfera fu una delle sue invenzioni piú geniali, e tra le sue scoperte che giovarono moltissimo

    anche ai moderni ricordiamo: le regole di quadratura e di cubatura del cilindro e del cono, la

    proprietà delle spirali, il principio idrostatico. Inventò parecchie macchine, tra le quali una chiamata

    coclea o vite di A. per attingere acqua dal fondo di una nave, gli specchi ustori e varie altre

    macchine da guerra. Lasciò alcune opere di grande importanza, quasi tutte perdute.

    1) ARISTIDE

    Aristide, celebre generale e statista ateniese soprannominato il Giusto, figlio di Lisimaco (540-468

    a.C.). Fu uno dei dieci strateghi ateniesi nella battaglia di Maratona (490); arconte nel 489-488, fu

    ostracizzato nel 482 perché si opponeva agli armamenti navali proposti da Temistocle. Richiamato

    in patria (480), si riappacificò con il rivale. Combatté a Salamina e a Platea. Uomo conosciuto per

    la sua saggezza e onestà, amministrò le finanze della Confederazione delica. Appoggiò la politica

    di Cimone.

    2) ARISTIDE di Mileto, autore greco del II sec. a.C, scrisse probabilmente le "Favole milesie".

    1)ARISTOFANE

    Aristofane, il maggiore dei poeti greci della commedia antica (Atene ca 455-ca 385 a.C.). Esordì

    molto giovane con la commedia I banchettanti. In seguito compose oltre 40 commedie con intenti

    politici e morali flagellando con viva arguzia i vizi dei suoi tempi. Ce ne sono pervenute intere 11.

    Gli Acarnesi (425 a.C.), contro la guerra; I Cavalieri (424), in cui attacca Cleone; Le nuvole (423),

    contro Socrate e la filosofia; I calabroni (422), satira della mania ateniese per i processi; La pace

    (421), in cui si scaglia contro la politica della guerra; nelle commedie successive A. accentua

    l'elemento fantastico: Gli uccelli (414), storia di due ateniesi che, stanchi della vita ad Atene,

    fondano una città tra gli uccelli; Lisistrata (411), sulla pace; Le Tesmoforiazuse (411), contro

    Euripide; Le rane (405), satira letteraria; infine con Ecclesiazuse (392) e Pluto (388), ha inizio la

    commedia di mezzo.

    2) Aristofane di Bisanzio, grammatico alessandrino (ca 257-180 a.C.), fondatore della dottrina

    analogica. A.lui si deve, pare, l'introduzione degli spiriti e degli accenti nella scrittura greca.

    Successe ad Eratostene nella direzione della Biblioteca di Alessandria.

    1) BIONE

    d'Abdera, matematico greco, vissuto intorno al III sec. a.C. Discepolo di Democrito, fu il primo ad

    affermare che in certe regioni le notti e i giorni durano sei mesi.

    2) Bione di Flossa, poeta alessandrino (Smirne II-I sec. a.C.). Ispirandosi a Teocrito, scrisse poemi

    bucolici ed erotici fra cui Epitaffio di Adone, in esametri.

    CABRIA

    generale ateniese (Chio 357 a.C.), eccellente stratega, aiutò Serse a resistere all'attacco di Agesilao

    nel 378 e, due anni dopo, sconfisse la flotta peloponnesiaca a Nasso. Al servizio di Taco, re

    dell'Egitto, sconfisse la flotta persiana nel 361, ma morì durante l'assedio nel porto di Chio.

    1) CALLIMACO

    (sec. V a.C.) architetto e scultore greco di Corinto. Gli si attribuisce l'invenzione del capitello

    corinzio (introduzione nel capitello del motivo ornamentale tratto dalle foglie d'acanto) e quella del

    cuneo per la lavorazione del marmo.

    2) Callímaco di Cirene, (vissuto, probabilmente, tra il 310 e il 240 a.C.). Poeta, erudito, critico e

    grammatico greco, nato a Cirene e vissuto in Alessandria. Fu alla corte di Tolomeo II, che lo volle

    96

    presso di sè come poeta, dove divenne uno dei funzionari addetti alla famosa biblioteca di

    Alessandria, poi alla corte di Tolomeo III Evergete. Il maggiore e più raffinato rappresentante della

    cultura e della poesia alessandrina. Promotore di una nuova concezione dell'arte poetica ispirata

    non più ad epopee nazionali, bensì a molteplici spunti liberi da tradizioni ed intenti morali, animati

    dal sentimento e dalla cultura, elaborati in forma elegante e preziosa, in forte contrasto con

    tradizionalisti quali Apollonio Rodio. Tale nuova poetica caratterizzò l'arte letteraria ellenistica ed

    augustea. Fra le sue opere ricordiamo gli Inni a varie divinità, gli Aitia (Origini) la sua opera

    maggiore di cui restano brevissimi frammenti, i Pinakes (Tavole) repertorio critico degli scrittori

    greci e delle loro opere, la famosa elegia La chioma di Berenice di cui restano numerosi frammenti

    e la traduzione di Catullo, l' Ecale, breve epillio (poemetto) dedicato ad un episodio del mito di

    Teseo e circa 60 epigrammi nell' Antologia Palatina.

    3) Callimaco di Afidna, (V sec. a.C.) capitano ateniese, sostenne la proposta di Milziade durante il

    consiglio di guerra precedente la battaglia di Maratona. Morí combattendo nella battaglia stessa.

    CALLINO

    (VIII-VII sec. a.C.) il primo, in ordine cronologico, dei poeti elegiaci greci di cui si ha notizia.

    Nacque e visse ad Efeso. Una delle sue elegie giunse fino a noi, incompleta: consiste di 21 versi nei

    quali esorta la gioventú a combattere contro gli invasori. Ci restano di lui anche altri tre frammenti.

    1) CALLIPPO

    astronomo greco (IV sec. a.C.) discepolo di Eudossio. Da lui prese nome il ciclo callippico (76

    anni, di 365 giorni e 1/4 ciascuno), studiato per correggere il ciclo metònico (dell'astronomo

    Metone), che era di 19 anni, ciascuno dei quali paragonato a giorni 365 e 5/19.

    2) Callippo, avventuriero ateniese del IV sec. a.C. Dopo essere stato compagno di Dione (v.) nella

    lotta contro Dionisio di Siracusa, si schierò contro di lui e fu a capo dei congiurati che lo

    assassinarono.

    CALLISTENE

    (IV sec. a.C.) generale ateniese, sconfisse Perdicca, re di Macedonia, ma venne ucciso per aver

    concluso una pace poco vantaggiosa.

    1) CIMONE

    Cimone, generale e uomo politico ateniese (510-449 a.C.), figlio di Milziade (v.). Fu stratego con

    Aristide nel 478, al tempo della Guerra persiana. Nel 468 vinse la flotta nemica all'Eurimedonte,

    distrusse la flotta fenicia, occupò il Chersoneso e sottomise Taso che si era ribellato (462). Esiliato

    perché considerato filospartano, fu richiamato dopo dieci anni in patria (451). Concluse l'armistizio

    con Sparta e riprese la lotta contro i Persiani. Morí (forse di peste) durante l'assedio di Cizio, nella

    primavera del 449.

    2) CIMONE di Cleone, pittore greco del VI secolo a.C., apprezzatissimo dai contemporanei per la

    conoscenza della prospettiva e degli scorci.

    CLEANTE

    Cleante, pittore greco, vissuto in epoca imprecisata a Corinto. Fu nominato da Plinio, che gli

    attribuisce l'invenzione del disegno.

    CLEOFONTE

    demagogo e oratore ateniese di origine tracia. Uno dei capi democratici. Venne condannato a morte

    (405 a.C) per tradimento durante l'assedio di Atene da parte di Lisandro.

    CLÌSTENE

    Clìstene, uomo politico ateniese (secolo VI a.C.). Figlio di Megacle, dopo la cacciata dei

    Pisistratidi, promosse la riforma, in senso antiaristocratico e antioligarchico, della costituzione di

    Solone. Introdusse inoltre l'ostracismo, una norma che bandiva chiunque rappresentasse un pericolo

    per lo Stato democratico.

    CLIZIA

    artista dell'Attica (Vl secolo a.C.) che dipinse il celebre vaso François, capolavoro della ceramica

    greca, trovato in una tomba presso Chiusi nel 1844, attualmente al Museo archeologico di Firenze.

    CRATETE

    97

    Cratete di Atene (metà del V secolo a.C.), poeta comico della commedia antica. Lodato da

    Aristotele nella sua "Poetica", ci restano dieci titoli ed alcuni frammenti. Nella commedia "Le

    Bestie" descrive il contrasto tra la vita raffinata e quella semplice secondo natura, vi fa parlare gli

    animali i quali esortano gli uomini a divenire vegetariani.

    1) CRATINO

    (550 circa-422 a.C. circa) poeta comico greco, autore di una ventina di commedie satiriche,

    vivacissime, di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti: "Archilochi", "Fuggitive", "Odissei",

    "Chironi", "Pluti" e "La Damigiana" in risposta alla commedia "Le Nuvole" di Aristotele, il quale

    lo accusava di essere divenuto un ubriacone: in essa il poeta, accusato dalla moglie Commedia di

    tradirla con Ebbrezza, si difende con un'apologia delle virtù ispiratrici del vino.

    2) Cratino, detto il Giovane, poeta comico greco del IV secolo a.C., di cui restano soltanto pochi

    frammenti.

    CRISIPPO

    Crisippo, (IV secolo a.C.) medico greco, maestro di Erasistrato, si dedicò allo studio delle proprietà

    delle erbe medicamentose.

    CRITONE

    ricco Ateniese discepolo e amico di Socrate, a cui offrì invano i mezzi per fuggire dal carcere. Al

    suo nome è intitolato un dialogo di Platone, composto verso il 395 a.C.

    1) DEMETRIO

    di Efeso, architetto greco (seconda metà del V sec. a.C.). Lavorò e portò a compimento, in

    collaborazione con Peonio, il tempio di Artemide a Efeso, che, dopo la distruzione del 346 a.C.,

    venne ricostruito da Dinocrate, architetto di Alessandro Magno.

    2) Demetrio Falereo, oratore e uomo politico ateniese (350 ca-283 a.C.). Allievo di Teofrasto, fu

    autore di opere di argomento filosofico, grammaticale, storico, purtroppo andate perdute. D. si fece

    porre da Cassandro a capo del governo di Atene e tenne la carica per dieci anni (317-307 a.C.),

    finché non fu sconfitto da Demetrio Poliorcete. Cercò scampo in Egitto, ove morì nel 283.

    3) Demetrio I Poliorcete, re di Macedonia (336-283 a.C.), figlio di Antigono Monoftalmo.

    Combatté contro Cipro e Atene e riuscì ad ottenere il controllo sull'Attica, la Beozia e parte del

    Peloponneso. Conquistata la Macedonia, si fece proclamare re nel 294 a.C. Le sue ambizioni

    egemoniche erano senza fine: tentò di conquistare l'Asia, ma Seleuco lo sconfisse e lo tenne

    prigioniero fino alla morte.

    DEMÒSTENE

    1) Demòstene, militare ateniese (-Siracusa 413 a.C.) Vinse i pelopponesiaci a Olpe, impedendo la

    loro espansione nell'Etolia e nell'Acarnania; combatté contro gli spartani e partecipò all'assedio di

    Siracusa, dove fu sconfitto e condannato a morte.

    2) Demostene, oratore e uomo politico greco (Atene 384-Calauria 322 a.C.). Si narra che egli fosse

    balbuziente e che con durissima disciplina avesse vinto questo difetto e conquistato con un lungo

    studio tutti i segreti dell'arte oratoria. Intentò la prima causa a 18 anni, contro Afabo, il tutore che

    gli aveva dilapidato le ricchezze di famiglia. Si dedicò a studi storici e divenne logografo. Nel 355

    incominciò la sua carriera di oratore politico, allorché la libertà della democratica Atene fu

    gravemente minacciata dalle mire imperialiste e unificatrici di Filippo II di Macedonia. Di questi fu

    irriducibile avversario e pronunciò contro di lui le tre orazioni dette "Filippiche" e le tre dette

    "Olintiache", quando Filippo minacciò la città di Olinto. Per questa sua nobile tenacia nel difendere

    gli ideali della libertà e della democrazia, nel 336 Ctesifonte propose al popolo di onorare D.

    offrendogli una corona d'oro, ma questa proposta diede occasione all'oratore Eschine, avversario di

    D. e fautore del partito macedonie, di accusare Ctesifonte, del quale D. si assunse la difesa

    pronunciando, nel 330, la celebre orazione "Per la corona", modello insuperato di oratoria

    giudiziaria e politica. Accusato di aver ricevuto danaro da Arpalo, tesoriere del Re di Persia, fu al

    centro del grosso scandalo messo in piedi dal partito macedone: subì un processo e fu condannato.

    98

    Esule, vagò per la Grecia e l'Asia e tornò in patria soltanto dopo la morte di Alessandro Magno.

    Dopo la sconfitta di Crannone subita dai greci, D. fuggì; inseguito, per non cadere nelle mani dei

    nemici, preferì darsi la morte col veleno nel tempio di Posidone a Calauria. Di lui ci sono pervenute

    61 orazioni.

    DIOGENE

    Diogene Laèrzio, grammatico e scrittore greco, nato a Laerte in Cilicia nel III sec. d.C. Fu autore di

    una raccolta di epigrammi e di una compilazione in 10 libri: "Le vite, le dottrine e le opinioni dei

    filosofi illustri", prezioso documento per ricostruire la storia della filosofia greca.

    DIONE

    uomo politico siracusano (Siracusa 409-354 a.C.). Imparentato con Dionigi il Vecchio, ne divenne

    consigliere. Fu esiliato da Dionigi il Giovane e fuggì in Grecia. Approfittando dell'assenza di

    Dionigi, rientrò a Siracusa con la forza, sostenuto dagli accademici. Instaurò nella città un regime

    dittatoriale. Fu vittima di una congiura.

    1) DURIDE

    di Samo, storico greco (340 a.C.-260 a.C.). Allievo di Teofrasto, divenne tiranno di Samo. Fu

    autore delle "Storie", in ventitré libri, che narrano le vicende della Grecia alessandrina dal 370 al

    281 a.C. e che ebbero molti imitatori fra gli storici successivi. Scrisse anche le "Storie di Agatone".

    2) Dùride, pittore e ceramista greco, fra i maggiori rappresentanti dello stile severo fiorito fra il VI

    e il V sec. a.C. Gli vengono attribuite ca 200 opere, per lo più coppe a figure rosse di soggetto

    mitologico o di genere. Tra queste ricordiamo la celebre coppa dipinta con la raffigurazione di "Eos

    che trasporta il figlio Mennone", oggi a Parigi, Louvre.

    ELLÀNICO DI MITILENE

    storico greco (Mitilene sec. V a.C.). Della sua vasta produzione ci sono giunti solo pochi

    frammenti. Fu autore di un stesura sistematica e ripartita secondo un criterio genealogico di tutta la

    mitologia, di monografie etnografiche, di opere di cronologia e di una storia dell'Attica ("Atthis"),

    dall'antichità fino al termine della guerra del Peloponneso.

    ENÈA

    Enèa il Tattico, scrittore greco (sec. IV a. C). Fu autore un importante trattato di arte militare, la

    "Memorie sulla strategia", scritto in base alle proprie esperienze come soldato e di cui ci resta solo

    un frammento riguardante gli assedi.

    EPICARMO

    poeta e comico greco (525 ca-450 ca a.C.). Visse a Siracusa alla corte di Gelone e poi di Ierone .

    Considerato da Aristotele l'inventore della commedia, fu tra i maggiori rappresentanti della

    commedia doricosicula. Fu autore di opere che parodiavano argomenti mitici o storici e delle quali

    ci restano titoli e frammenti.

    ERMIPPO

    (lett.) poeta ateniese della commedia antica, vissuto nel sec. V a.C. la sua produzione comprendeva

    circa 40 commedie satiriche, di cui ci restano alcuni frammenti e 10 titoli ("Agamennone", "La

    nascita di Atena"; "Gli dei", "I Cercopi", ecc.).

    ERMOCRATE

    (stor.) politico siracusano (m. a Siracusa nel 408 a.C.). Fu promotore della Pace di Gela (425 a.C.) e

    dell'alleanza delle città greche di Sicilia contro Atene. Nel 415 a.C. fu a capo della guerra contro

    l'invasione ateniese e sconfisse il generale Democrito. Fu poi bandito da Siracusa in seguito

    all'avvento al potere del partito democratico (410 a.C.) e fu ucciso durante il suo tentativo di

    riprendere la città con la forza (408 a.C.).

    ERMOCREONTE

    (arte) architetto greco che operò intorno al sec. III a.C. Realizzò l'Altare dei Giganti nei pressi del

    tempio di Apollo a Parion, monumento che fu riprodotto sulle monete della città.

    ERMODORO

    di Salamina, (arte) architetto greco, attivo a Roma tra la fine del sec. II e l'inizio del sec. I a.C.

    Secondo le testimonianze di diversi autori latini, avrebbe costruito i cantieri navali in Campo

    99

    Marzio, il tempio di Marte al Circo Flaminio e il tempio di Giove Sartore, primo tempio in marmo

    costruito a Roma.

    1) ERMOGENE

    (arte) architetto greco, forse originario di Priene, attivo tra il III e il II sec. a.C. Apportò numerose

    innovazioni all'architettura ionica e introdusse il canone del tempio eustilo. Si devono a lui la

    realizzazione del tempio di Artemide Leucofriene e di Zeus Sosipoli a Magnesia e del tempio di

    Dioniso a Teo.

    2) Ermògene di Tarso, retore greco (ca 160 d.C.). Celebre oratore, scrisse una serie di trattati

    sull'arte del parlare, che costituirono un corso sistematico di retorica, molto apprezzato fino in

    epoca bizantina.

    ERMONATTE

    (arte) pittore vascolare greco, attivo tra il 470 e il 450 a.C. Pittore del periodo di transizione tra lo

    stile arcaico e quello classico, la sua produzione, che annovera un centinaio di vasi, è caratterizzata

    da soggetti mitologici e scene con pochi personaggi, staccati fra loro, dalla caratteristica figura

    allungata e dal ricco panneggio delle vesti.

    ERÒDOTO

    Eròdoto, (stor.) storico greco di Alicarnasso (Asia Minore 484-425 a.C.). Derivò dalla sua origine

    greco-caria i molteplici interessi del suo spirito universale e li approfondì nei viaggi di ricerca in

    Asia Minore, Medio Oriente, Egitto, Grecia continentale e Magna Grecia. Agli intenti geografici ed

    etnologici dei logografi ionici, unì uno spirito acutamente indagatore, che fece di lui il "padre della

    storia". Si propose di raggiungere la verità e di celebrare "le imprese grandi e mirabili". Le sue

    "Storie", divise dai grammatici alessandrini in 9 libri intitolati alle 9 Muse, trattano nella I parte

    (libri I-V, 27) le vicende della Lidia e la conquista degli Imperi orientali da parte della Persia, poi,

    probabilmente dopo il soggiorno in Atene, Erodoto concentrò il suo interesse sul conflitto tra Persia

    e Grecia fino alla presa di Sesto (478 a.C.), con la quale termina la guerra difensiva degli Elleni (V,

    28-IX). Come storico si preoccupò di essere informato e imparziale. Vide negli avvenimenti umani

    l'attuarsi di una legge superiore, punitrice di ogni eccesso, in base alla quale non deve essere punita

    la potenza per se stessa, ma la prepotenza, che necessariamente ne deriva: così si spiegano le

    tragiche vicende di Creso, Cambise, Policrate, il crollo dello stesso Impero persiano per la folle

    violenza di Dario e di Serse. Secondo E. non è possibile sfuggire al proprio destino: da questa

    convinzione il filosofo trasse un'amara considerazione intorno all'esistenza.

    ÈSCHILO

    Èschilo, (lett.) poeta tragico greco (Eleusi 525-456 a.C.). Partecipò alle guerre persiane e fu a

    Maratona, Salamina, Platea, tanto che Aristofane vide in lui il rappresentante della generazione che,

    col trionfo sui Persiani, pose le basi alla libertà dello Stato ateniese. Si recò poi in Sicilia, alla Corte

    del tiranno Gerone. Nel 468 tornò ad Atene, ma dieci anni dopo ripartì per la Sicilia e passò gli

    ultimi anni della sua vita a Gela. Gli furono attribuiti 90 drammi; se ne conservano 7 e frammenti di

    alcuni altri. Il mito, che egli accoglie dalla poesia epica, acquista nelle sue opere valore di una

    raffigurazione ideale, che assomma le contraddizioni dell'umana esistenza e dello stesso mondo

    divino. Proprio da questa esperienza dolorosa, portata alla più alta espressione drammatica,

    nascono per gli uomini la consapevolezza del destino e l'ammaestramento. E. introdusse un

    secondo attore e fece del dialogo il vero protagonista del dramma. Predilesse la forma della trilogia

    legata: infatti, ponendo come presupposto la solidarietà, nella colpa come nella punizione, dei

    membri di una medesima famiglia, il poeta della giustizia divina era in grado di cogliere, nello

    svolgersi del tempo, quel trionfo della giusta vendetta che non poteva esaurirsi nell'ambito di una

    sola generazione. Questa tragica catena di delitti e di punizione viene interrotta solo dalla bontà di

    una divinità pacificatrice. Così nella "Orestea" ("Agamennone", "Coefore", "Eumenidi"), unica

    trilogia superstite, le antiche colpe delle due dinastie dei Pelopidi e dei Tindaridi si assommano

    nella persona di Oreste, il quale, mentre uccidendo la madre adempie a un volere divino che

    impone la vendetta del padre ucciso, ne viola un altro che vuole rispetto per i genitori: solo la

    grazia celeste può liberarlo dalla stretta esasperante. Analoghi contrasti si notano in tutte le altre

    100

    tragedie ("Danaidi"; "Persiani"; "I Sette a Tebe"; "Prometeo incatenato"). A questa drammatica

    concezione del nostro tragico destino, corrispose la grandiosità della rappresentazione scenica, atta

    a colpire l'immaginazione, mentre queste passioni sovrumane, tutte protese verso la loro meta, si

    esprimono in un linguaggio immaginoso e ardito, da cui traspare il vigore di un'alta fantasia

    creatrice.

    ÈSCHINE

    Èschine, (stor.) oratore e uomo politico (Atene 390 ca-Samo 314 a.C.). Contemporaneo e

    antagonista di Demostene, fu avverso ai Macedoni nella prima giovinezza, ma dopo aver

    partecipato a una ambasceria presso il re Filippo (346) cambiò le sue opinioni in proposito e,

    tornato ad Atene, divenne capo del partito filomacedone. Accusato da Demostene di corruzione

    poiché aveva accettato il dono che tradizionalmente veniva offerto da Filippo agli ambasciatori

    (che invece Demostene aveva a sua volta rifiutato, dimostrando così la propria disapprovazione nei

    confronti della politica macedone), fu processato (343). Assolto, tentò di vendicarsi di Demostene

    accusando Ctesifonte quando questi propose (337) di offrire una corona d'oro al grande oratore del

    partito democratico. Il processo si celebrò soltanto nel 330 ed E. vi ebbe la peggio, sebbene

    pronunciasse un'orazione tutt'altro che priva di argomenti. Fu costretto a pagare un'ammenda e

    andò in volontario esilio. Pare che a Rodi, dove si recò in un primo momento, abbia fondato una

    scuola di retorica.

    ESIODO

    (lett.) poeta greco nato ad Ascra in Beozia (VIII sec. a.C.). Della sua esistenza è nota solo la

    contesa col fratello Perse per l'eredità paterna (movente individuale al successivo approfondimento

    del concetto universale di giustizia), e la vittoria riportata a Calcide di Eubea in una gara poetica.

    Con E. il soggettivismo e lo spirito didascalico penetrano nella poesia greca. Gli antichi gli

    attribuirono, oltre la Teogonia, Le opere e i giorni e le Eoie, anche molte altre opere di carattere

    epico o didascalico che sono creazione della scuola esiodea (come Lo Scudo e le perdute:

    Ornitomantia; i Precetti di Chirone; la Astronomia; la Melampodia; l' Egimio e altre). Nella

    Teogonia possiamo scorgere un primo tentativo, che precede quello dei filosofi ionici, d'imporre un

    ordine razionale alla molteplicità del divenire. A partire dagli elementi primordiali: la Terra, il

    Caos, l'Amore, attraverso una serie di rapporti genealogici, si viene a sancire il nuovo ordinamento

    del mondo, sotto la giusta signoria di Zeus, che segna la conciliazione tra le antiche divinità

    preelleniche, ancor vive fra i contadini della Beozia, e le più recenti divinità olimpiche: questa è la

    verità di cui Esiodo si proclama banditore. Tale norma di giustizia, che Esiodo svela nel mondo

    divino, si impone come unica salvaguardia del diritto, anche nella vita umana, mentre la violenza è

    la legge delle fiere selvagge. Per attuare questa norma, nelle Opere e i giorni, la sua opera

    poeticamente più significativa, E. proclama una nuova virtù: quella tenace del lavoro campestre.

    1) ÈUBULO

    (stor.) politico ateniese (495 ca-330 ca a.C.). Amministratore esemplare delle finanze di Atene,

    schierandosi contro il partito di Demostene e Iperide, appoggiò Eschine nel suo atteggiamento

    pacifista e di apertura nei confronti della Macedonia.

    2) Èubulo, (lett.) poeta comico ateniese (IV sec. a.C.). Esponente della commedia di mezzo,

    compose centoquattro commedie, per lo più di soggetto mitologico o parodie di tragedie; di tale

    vasta produzione ci sono giunti numerosi titoli e frammenti.

    EUCLIDE

    1) Euclide, (stor.) arconte ateniese nel 402-403 a.C. Sotto il suo arcontato, che seguì la Tirannia dei

    Trenta, fu ristabilita la democrazia e si sostituì nei documenti ufficiali l'alfabeto attico con quello

    ionico.

    2) Euclide, (stor.) matematico greco del III sec. a.C., vissuto ad Alessandria, dove fondò una

    scuola. Ci restano varie sue opere, di cui la più importante sono gli "Elementi", in 13 libri, dove

    tratta della geometria piana, dell'aritmetica, della geometria solida, servendosi di alcuni postulati

    comunemente accettati per dedurre numerosi teoremi. Ricordiamo inoltre "I dati", "Della divisione

    delle figure", "I Fenomeni", un trattato di ottica.

    101

    Teoremi di Euclide, teoremi di geometria elementare, enunciati da Euclide e relativi al triangolo

    rettangolo: (1) il quadrato costruito su un cateto è equivalente al rettangolo che ha per lati

    l'ipotenusa e la proiezione del cateto sull'ipotenusa; (2) il quadrato costruito sull'altezza relativa

    all'ipotenusa è equivalente al rettangolo che ha per lati le proiezioni dei cateti sull'ipotenusa.

    Postulato di Euclide, quinto postulato degli "Elementi", assioma su cui è basata l'intera geometria

    euclidea e che afferma che per ogni punto di un piano si può condurre una sola retta parallela ad

    una retta data non passante per il punto./P>

    EUDOSSO

    di Cnido, matematico e astronomo greco del IV sec. Discepolo di Archita, le sue ricerche di

    geometria portarono all'elaborazione della teoria generale delle proporzioni che sarà poi ripresa da

    Euclide negli "Elementi". Dimostrò inoltre i teoremi sul volume del cono e della piramide. Stabilì

    la durata dell'anno tropico in 365 giorni e ¼, misurazione che sarà poi adottata dal calendario

    giuliano. Formulò inoltre una teoria delle macchine e dell'armonia, scrisse trattati e dialoghi sugli

    dei, sull'universo e sulla meteorologia; fondò una scuola di matematica.

    EURIPIDE

    Euripide, (lett.) poeta tragico greco (Salamina 484-480 a.C.-Pella 406 a.C.). Condusse vita

    meditativa e di studio (fu uno dei primi a possedere una biblioteca), lontano da ogni attività

    politica. Tuttavia le sue tragedie, scritte in gran parte durante la guerra del Peloponneso,

    rispecchiano a volte problematiche estremamente attuali (p. es. la famiglia, la società, la condizione

    della donna e degli schiavi, l'efficacia delle diverse forme di governo, gli orrori della guerra).

    Staccandosi dalla fede tradizionale, E. immette sulla scena la critica razionalistica del mito,

    l'indagine filosofica e, a volte, la disputa sofistica. Si può forse avvertire in lui l'aspirazione verso

    un più profondo senso del divino. Predilige le passioni più ardenti, la descrizione dell'amore

    concepito come malattia funesta, gli imprevisti mutamenti di scena, i riconoscimenti, le situazioni

    patetiche che preannunciano il dramma psicologico borghese dell'età alessandrina. Le sue

    innovazioni tecniche consistono nel prologo narrativo, nel deus ex machina introdotto per

    concludere una situazione troppo intricata, la diminuita importanza del coro, che spesso si dilunga

    in divagazioni lirico estetiche. Scrisse 92 drammi, di cui ci sono pervenuti un dramma satiresco ("Il

    Ciclope") e 17 tragedie. Le tragedie che ci rimangono, sono, in un probabile ordine cronologico:

    "Alcesi", "Medea", "Ippolio", "Ecuba", "Andromaca", "Heracles", "Elettra", "Gli Eraclidi", "Le

    supplici", "Le Troiane", "Le Fenicie", "Ifigenia aurica", "Elena", "Ione", "Oreste", "Le baccanti",

    "Ifigenia in Aulide".

    FERECRATE

    commediagrafo greco (Atene V sec. a.C.). Tipica una satira sottile che toccava temi fantastici ed

    era arricchita da intrecci sofisticati. Fu definito "atticissimo" per la grande attenzione allo stile e al

    lessico. Tra le sue opere più famose, di cui si possiedono frammenti: "I selvaggi" (420), in cui

    colpiva con la sua satira gli esaltatori dello stato di natura; "Minatori", in cui descrisse la vita felice

    dei morti.

    FIDIA

    Fidia, il più grande scultore della Grecia, l'espressione più completa e più alta del mondo ellenico.

    Nato ad Atene agli inizi del V sec., fu scolaro di Egia, scultore del Peloponneso, e sentí anche

    l'influsso del sommo Polignoto. Con ogni probabilità, in gioventú fu anche pittore, certo fu

    espertissimo in tutte le tecniche: marmo, bronzo, tecnica crisoelefantina, cesello e intarsio. Al

    primo periodo della sua attività appartengono le due statue di Athena: quella di Pellene in Acaia e

    la Areia di Platea. Tra il 465 e il 460 ebbe l'incarico di eseguire per Delfi un gruppo votivo dedicato

    agli eroi di Maratona. Dal 452 al 448, nella pienezza della maturità, scolpì il primo capolavoro: lo

    Zeus di Olimpia, in quella particolare tecnica detta crisoelefantina, che proveniva da tipi arcaici e

    voleva in avorio le parti ignude, e in lamina d'oro le vesti, la barba e i capelli. La figura di Zeus, che

    in piedi sarebbe stata alta 15 metri, era rappresentata seduta su un trono. Ma il genio del sommo

    Ateniese rifulse in tutto il suo splendore nella grande statua di Athena Parthenos e nei marmi del

    Partenone. La dea, alta quasi 12 metri, era raffigurata in piedi, paludata di chitone dorico con elmo

    102

    a triplice cimiero, la mano destra reggente una minuscola Nike, la sinistra poggiata sullo scudo.

    Mirabile simbolo, splendente d'oro e di avorio, della città di Atene nel tempo della sua maggiore

    potenza civile, militare, artistica. Oltre a questa, era famosa una statua della dea detta Promachos,

    colossale, tutta in bronzo, posta sull'Acropoli quasi a guardia della città. I marmi del Partenone

    erano formati da 92 metope a rilievo giunte purtroppo a noi mutile, frammentarie, corrose in

    seguito allo scoppio di una polveriera posta nell'interno del Partenone stesso (1687). Se Fidia non

    fu l'esecutore materiale di tutti i rilievi del Partenone, è certo che dal suo genio scaturí l'idea della

    grandiosa composizione. Di Fidia è sicuramente il bellissimo fregio che circonda la cella dei

    Tempio, dove si snoda la processione delle feste Panatenaiche. Ignota è la fine di Fidia.

    Perseguitato alla morte di Pericle, suo grande amico, dovette fuggire da Atene. Alcuni credono

    riparasse a Elide, altri lo dicono morto avvelenato nel 431 a.C.

    FILOLAO

    leggendario legislatore di Tebe (VII sec. a.C.), esule dalla nativa Corinto.

    IFICRATE

    stratego ateniese (Ramnunte, 415-354). Nel corso della Guerra corinzia, compì coraggiose scorrerie

    nel Peloponneso, arrivando fin sotto alle mura di Corinto (390). Dopo un periodo al servizio del

    persiano Artaserse II, tornò ad Atene e compì importantissime imprese, come la liberazione di

    Corcira e l'occupazione di Cefalonia. In seguito, dopo alterne fortune ed un periodo trascorso

    presso il trace Coti I (365), rientrò ad Atene (356), combattendo nella guerra sociale. Infine fu

    destituito per sospetto tradimento, ma fu assolto.

    1) IPPIA

    Ippia, figlio di Pisistrato e tiranno di Atene dal 527 a.C. col fratello Ipparco, sfuggì alla congiura da

    cui questi fu ucciso (514), ma venne scacciato dagli Ateniesi nel 510. Rifugiatosi in Persia, si unì

    nel 490 alla spedizione di Dario contro la Grecia e morì poco dopo, combattendo nelle file persiane

    con la speranza di ricuperare il dominio di Atene.

    IPPOCRATE

    1) Ippocrate di Coo, il più grande medico dell'antichità, detto il padre della medicina (460-370

    a.C.). Egli per primo distinse la medicina dalla tradizione sacerdotale e la fondò sulla ricerca

    scientifica e sulla osservazione. I suoi numerosi scritti e quelli degli alunni furono raccolti nel

    Corpus hippocraticum. che fu il trattato più diffuso nell'antichità e nel Medio evo. I suoi Aforismi

    in particolare furono considerati come dogmi fino al sec. XVIII. Il giuramento ippocratico è una

    formula di giuramento che i suoi discepoli e poi tutti i medici fino al secolo scorso pronunciavano

    al momento della laurea, promettendo di esercitare la professione con assoluta moralità, di

    difendere il segreto professionale, ecc.; con esso si apre il Corpus hippocraticum.

    2) Ippocrate di Chio, matematico e filosofo greco del V sec. a.C., si occupò prevalentemente di

    geometria e compose un'opera perduta dal titolo "Elementi" che lo fa considerare precursore di

    Euclide.

    IPPONATTE

    poeta greco del VI sec. a.C., di Efeso, autore di giambi dei quali restano pochi frammenti.

    Probabilmente a causa del crudo carattere dei suoi versi, la tradizione lo rappresenta come un

    popolano deforme, adirato soprattutto con gli scultori Bupalo e Atenide che ne avrebbero fatto un

    ritratto eccessivamente realistico; il suo stesso nome, però, che in greco significa probabilmente

    signore di cavalli, lo caratterizza come appartenente alla nobiltà e ciò smentisce completamente tale

    tradizione. Della sua poesia restano pochi mutili frammenti, alcuni di acceso realismo, altri di

    vivace ironia, tutti comunque tali da farci rimpiangere di avere perduto nei secoli la sua opera.

    LICONE

    demagogo e oratore greco di Atene attivo alla fine del V sec. a.C. Fu, insieme a Meleto, il

    sostenitore dell'accusa contro Socrate.

    LISIPPO

    Lisippo, scultore greco (Sicione IV sec. a.C.). Contemporaneo di Alessandro Magno, che ritrasse in

    parecchie statue, si distinse per il vigore dello stile e per un tipo proprio di figura umana slanciato

    103

    ed elegante e soprattutto per la prima volta completamente sviluppato nello spazio tridimensionale.

    Fu la figura artistica che più di tutte segnò il passaggio dall'epoca classica quella ellenistica, che a

    lui si ispirò. Delle sue numerosissime opere ci sono pervenute alcune copie, tra le quali quelle

    dell'Ercole Farnese (Museo Naz., Napoli) e dell'Apoxyomenos, l'atleta che si deterge con lo strigile

    (Musei Vaticani, Roma), dell'Eros che incorda l'arco (British Museum, Londra), dell'Ares Ludovisi

    (Museo Naz. Romano, Roma), ecc. Ritrattista famoso, raffigura i volti dei massimi filosofi, da

    Socrate ad Aristotele.

    MELISSO

    Melisso di Samo, filosofo e uomo politico greco (V sec. a.C.); nel 441 fu a capo della flotta nella

    battaglia contro Atene. In Aristotele si trovano notizie secondo cui egli fu seguace della scuola

    eleatica, in cui però introdusse l'idea dell'infinità dell'Essere. Rimangono alcuni frammenti del suo

    scritto "Sulla natura dell'essere".

    MENECRATE

    scultore greco della prima metà del II sec. a.C. Scolpì una parte del fregio dell'altare di Pergamo,

    che rappresenta la gigantomachia.

    MILZIADE

    Milziade II, stratego (Atene 550 a.C. circa-489 a.C. circa), figlio di Cimone e nipote di Milziade il

    Vecchio, tiranno del Chersoneso ereditò il governo da giovane. Nel 515 domò la rivolta in Tracia e

    due anni dopo seguì Dario I re dei Persiani nella spedizione contro gli Sciiti. Occupò le isole di

    Lemno e di Imbro approfittando della rivolta delle città della Ionia. Dopo la sconfitta degli Ioni fu

    costretto ad abbandonare il principato e a tornare ad Atene dove fu processato perchè accusato di

    aver instaurato una tirannìa. Assolto, fu nominato stratego. Nel 490 a.C. sconfisse i Persiani a

    Maratona, ma non riuscì poi a domare la ribellione di alcune isole alleatesi ai Persiani tra cui Paro.

    Al ritorno in patria fu accusato di tradimento e condannato ad una ammenda che, non potendo

    pagare, lo costrinse al carcere dove morì poco dopo per le ferite che aveva subito in guerra.

    MIRO

    poetessa greca (IV-III sec. a.C.). Scrisse un inno a Poseidone e alcune invettive che anticipano

    quelle ellenistiche di Euforione e di Valerio Catone. Delle sue opere sono giunti a noi solo pochi

    frammenti.

    MISONE

    Misone, ceramografo attico attivo tra il 500 e il 480 a.C. Decorava con precisione ed arte

    generalmente grandi vasi. Una delle sue anfore è esposta al Louvre e mostra il re Creso in trono sul

    rogo funebre.

    MUSEO

    poeta greco del IV secolo d.C., autore del piccolo poema "Ero e Lendro".

    NICIA

    1) Nicia, generale ateniese (Atene ca 470-Siracusa 413 a.C.). Diresse la guerra del Peloponneso e,

    nel 421, concluse abilmente la pace con Sparta, che fu detta di N. Nel 418 fu il responsabile della

    sconfitta di Mantinea, e nel 415 ebbe il comando nella spedizione contro Siracusa, che si risolse,

    nel 413, con la sconfitta e la distruzione della flotta ateniese. Fatto prigioniero dai Siracusani, venne

    ucciso.

    2) Nicia, pittore greco (Atene IV sec. a.C.). Figlio di Nicodemo, dalle fonti letterarie si conosce la

    sua abilità coloristica, il risalto particolare dato alle luci e alle ombre, ottenuto con particolari

    accorgimenti tecnici. Molte sue opere furono portate a Roma dove fu particolarmente apprezzato,

    esercitando una notevole influenza su una serie di pitture romane. Si ricordano i suoi dipinti di

    Pompei.

    OMÈRO

    secondo la tradizione antichissima, il più illustre poeta epico in lingua greca, il primo di cui ci siano

    pervenute le opere e uno dei maggiori di ogni età. Insieme ai due grandi poemi Iliade e Odissea,

    una più tarda tradizione greca gli attribuiva molte altre opere: gli Inni omerici, la

    Batracomiomachia, ecc. Le vicende della sua vita erano scarsamente note anche agli antichi e

    104

    leggendarie. Le biografie tramandateci sono tarde, fabulose e contraddittorie. Sebbene gli scrittori

    più antichi, fra essi Pindaro e Semonide di Amorgo, concordemente lo dicano jonico e nato in Chio

    o a Smirne, più tardi, come ci informa un noto distico dell'Antologia Palaina, molte città si

    contesero l'onore di avergli dato i natali: Smirne, Chio, Colofone, Itaca, Pilo, Argo, Atene; secondo

    una variante, invece di Itaca, Cyme. La tradizione lo dice cieco. La moderna indagine critica ci

    porta a ritenere che egli fu verosimilmente dell'Asia Minore, di Smirne o dell'isola di Chio che le è

    davanti, che fu un poeta di Corte e che probabilmente visse per qualche tempo alla Corte di un

    Eneade e che l'attività poetica si svolse fra la seconda metà del sec. VIII e gli inizi del VII. A queste

    conclusioni, sia pure scarne, si è giunti oggi dopo tutti i travagli della cosiddetta «questione

    omerica», della lunga disputa cioè, non ancora conclusa, sulla personalità storica di O. e su gli

    autori o l'autore e il modo di redazione dell'Iliade e dell'Odissea. La sua grande abilità narrativa si

    avvale di strumenti quali una lingua ionica ricca di lessico e duttile di forme, e il verso esametro

    che fluidamente si adatta ai diversi stati d'animo descritti. Di grande fantasia che spazia dal mare

    alla terra, dall'Olimpo all'Oltretomba, modella paesaggi e personaggi che vivono le più diverse

    avventure guerresche, politiche, idilliche; sensibile al mondo della natura e a tutte le sue creature

    animate e inanimate, alla sorte e alle vicende della vita che viene colta nei suoi aspetti più vari e

    reconditi. Suggestiva è la naturalezza con cui il divino si mescola all'umano e al fantastico. Grande

    fu il successo di questo poeta fin dal VII sec. a.C., considerato maestro e creatore di ogni forma di

    poesia; forte e prepotente l'influsso che esercitò su lirici e tragediografi, su filosofi e pedagogisti.

    Studiato e commentato in tutte le epoche letterarie; tradotto in tutte le lingue e in tutti i tempi, è

    entrato nel vivo della cultura moderna europea.

    PÀNFILO

    pittore greco di Anfiopoli (attivo tra il 390 e il 340 a.C.). Ebbe Pausia e Apelle come discepoli e

    pare sia stato il primo a usare la tecnica dell'encausto. Le sue opere sono tutte andate perdute, ma se

    ne hanno notizie da fonti letterarie. Continuò la tradizione della scuola sicionia, occupandosi dei

    problemi della prospettiva, dell'ombra, dell'ottica in figure solidamente costruite.

    PAUSANIA

    1) Pausania, principe spartano morto circa nel 468 a.C. Nel 478 conquistò Bisanzio e parte

    dell'isola di Cipro a capo della flotta greca. Ma il suo governo autoritario e il sospetto che gravava

    su di lui di avere una intesa segreta con i Persiani, crearono il malcontento tra gli alleati. Uscito

    incolume dal processo, si insediò con le sue truppe come sovrano a Bisanzio, da dove sarà poi

    cacciato. Tentò con i Persiani di fomentare una rivolta di iloti, ma, scoperto, fu murato e lasciato

    morire nel tempio di Atena Calcieco.

    2) Pausania, re di Sparta (nato nel 445). Nel 405-404 contribuì all'assedio di Atene e in seguito

    favorì, contro Lisandro, il rientro di Trasibulo e dei democratici. Inviato in Beozia, dopo la morte di

    Lisandro si ritirò dal combattimento e venne per questo accusato. Fuggì a Tegea.

    3) Pausania, scrittore greco detto "il Periegete" (II sec.). La sua opera "Periegesi della Grecia", in

    dieci libri, descrive luoghi e monumenti fornendo numerosi dettagli di tipo storico, sociale,

    religioso, mitologico e geografico, di un percorso che muove dall'Attica, passa poi alle regioni della

    Grecia centrale e infine al Peloponneso. Quest'opera è tra le fonti principali della conoscenza della

    topografia e della storia greca.

    PERIANDRO DI CORINTO

    Periandro di Corinto, uno dei Sette Savi, tiranno di Corinto (627 a.C.-585 a.C.) figlio di Cipselo.

    Proseguì la politica del padre e sotto di lui Corinto raggiunse il massimo splendore: fondò Potidea,

    Apollonia ed Epidammo ed ebbe rapporti amichevoli con Atene, Mileto, Lesbo e l'Egitto. Inoltre

    favorì la classe artigianale e facilitò il commercio, ma non ottenne le simpatie della classe

    contadina. Protesse gli artisti e arricchì Corinto di numerosi monumenti.

    PERICLE

    Pericle, politico ateniese (493 a.C.-Atene 429 a.C.). Improntò di sè la politica, l'arte, i costumi e le

    istituzioni del V sec. a.C., che fu appunto chiamato secolo di P. Figlio del nobile Santippo,

    simpatizzò per le classi popolari e perciò divenne avversario di Cimone, il maggior rappresentante

    105

    dei conservatori e fautori di una politica filospartana. P. si affiancò al democratico Efialte e, alla

    caduta di Cimone, instaurò la democrazia in Atene (461). Dopo l'uccisione di Efialte P., rimasto il

    solo capo, attuò vaste riforme economiche e sociali a favore della popolazione meno ricca; istituì la

    paga eliastica, forma di sussidio per i bisognosi, e limitò il potere dell'Areopago, roccaforte della

    ricca borghesia. Favorevole alla guerra del Peloponneso, fu certo nelle sue intenzioni estendere il

    predominio ateniese su tutta la Grecia, non senza tentare nello stesso tempo di eliminare la potenza

    persiana. In quest'ultimo tentativo spinse l'esercito ateniese in Egitto, ma la spedizione si concluse

    in un grave insuccesso (452) che non contribuì certo a rafforzare la posizione di P. Venne allora

    richiamato Cimone che concluse subito con Sparta, vittoriosa nel 547 a Tanagra, una tregua di 5

    anni, e riprese la guerra contro la Persia, ma morì prematuramente. P. concluse la pace anche con la

    Persia assicurando in tal modo la posizione di Atene; in seguito si dedicò all'attuazione di quelle

    sublimi opere d'arte, i cui lavori diresse personalmente, destinate a essere considerate nei secoli

    come insuperabili capolavori. Sorsero così il Partenone e la statua crisoelefantina di Atena; Fidia,

    Protagora e Anassagora furono da lui protetti e Atene raggiunse il massimo splendore. Fu saggio

    amministratore della pubblica economia gestita sempre in favore del popolo e delle belle arti. La

    sua politica estera non conseguì brillanti risultati a causa degli enormi ostacoli frapposti dalla classe

    conservatrice, la quale non mancò di intrigare con gli avversari di Atene pur di liberarsi dell'audace

    democratico. Morì di peste.

    PINDARO

    Pindaro, poeta lirico greco. Nacque a Cinocefale, villaggio presso Tebe, durante la 65° Olimpiade

    (520-517 a.C.). Visse alcuni anni in Sicilia (478-474) poi ad Argo dove morì nel 438. Educato in un

    austero ambiente religioso e tradizionalista, si formò dapprima presso il flautista Scopellino e le

    poetesse Mirtide e Corinna, in seguito ad Atene presso Lasao d'Ermione e di Agatocle. Fu attivo

    alle corti di Siracusa, Agrigento e Cirene, in Tessaglia e in Macedonia. Fervido ammiratore del

    passato, durante le guerre persiane mantenne un atteggiamento distaccato, quasi indiffferente, ma

    più tardi cantò Atene come "baluardo della Grecia". É il più conosciuto dei poeti antichi perchè di

    lui ci sono pervenuti, oltre a numerosi frammenti, 4 libri di componimenti interi, gli "Epinici",

    scritti per i vincitori dei giochi panellenici. La sua opera poetica, assai vasta, fu raccolta e

    pubblicata da Aristofane di Bisanzio che la divise, secondo la materia, in 17 libri: 11 di canti

    liturgici (così divisi: un libro di Inni in lode degli dei, 1 di Peani, 2 di Ditirambi, 2 di Prosodi, 2 di

    Parteni, 1 di Carmi dafneforici, 2 di Iporchemi); 6 di canti profani (1 di Encomi, 1 di Treni, 4 di

    Epinici). Di essa sono giunti a noi interi i quattro libri degli "Epinici": "Odi olimpiche", "Pitiche",

    "Nemee" e "Istmiche", caratterizzati da un tono costantemente elevato, da repentini ed

    imprevedibili passaggi (voli pindarici) e dalla compresenza di attualità (in riferimento ai vincitori

    dei giochi) e di mito. La poesia di P., veramente grandissima, nasce in un clima religioso

    estremamente rarefatto. Il suo mondo morale è il mondo eterno e universale del mito, il mondo

    delle pure sostanze, non quello delle contingenze e dei particolari. L'influenza di P., considerato

    dagli stessi antichi inimitabile, è stata rilevante nella poesia moderna, in particolare su poeti come

    Goethe e Holderlin.

    PISISTRATO

    Pisistrato, tiranno ateniese, figlio di Ippocrate, vissuto nel sec. VI a.C.(561-560 a.C.-528-527 a.C.).

    Si copr' di gloria combattendo contro i Megaresi, i quali furono costretti a riconsegnare Salamina e

    a cedere il porto di Nisea. Tornato in patria occupò l'Acropoli e si impadronì del potere con

    l'appoggio dei braccianti e dei piccoli contadini. Il favore generale che gliene derivò e le sue non

    comuni capacità politiche gli permisero di annullare l'opposizione degli aristocratici, dopo che

    questi l'avevano costretto all'esilio con un Colpo di Stato. Ritornò infatti ad Atene nel 546 e la

    governò fino alla morte adottando una linea politica equilibrata e progressista che promosse il

    benassere e il prestigio di Atene. Favorì la distribuzione di terre, lo sfruttamento delle miniere del

    Pangeo e la colonizzazione dell'Ellesponto. Abbellì la città e specialmente l'Acropoli, potenziò la

    flotta ed incrementò i commerci, protesse la cultura avviando Atene a divenire il centro culturale

    106

    della Grecia. Nella tradizione storiografica la sua figura è lodata come quella di un tiranno saggio e

    rispettoso delle istituzioni. Gli successe il figlio Ippia.

    PITAGORA

    Pitagora, bronzista greco vissuto nella prima metà del V sec. a.C. Nato a Samo, si trasferì poi a

    Reggio dove fu probabilmente allievo di Clearco di Reggio. In un periodo compreso tra il tardo

    arcaismo e il classicismo, il P. si dedicò in particolare alle figure maschili, rendendone il

    movimento ricco di realismo e forza espressiva. Gli sono attribuite infatti molte statue di atleti ed

    eroi oggi perdute. Tra quelle pervenute: il bronzetto di New York al Metropolitan Museum e l'erma

    del "Discobolo Ludovisi" al Museo nazionale romano a Roma.

    PLATONE

    Platone, poeta comico vissuto in Atene nel V-IV sec. a.C. Trattò motivi tipici della commedia

    antica, come la satira politica ("Cleofonte", "Pisandro", ecc.) e la parodia mitologica ("Faone",

    "Menelao", ecc.) e temi di interesse sociale ("I sofisti").

    1) POLEMONE

    di Ilio, erudito e periegeta vissuto nel II sec. a.C. Distintosi negli studi, ottenne la prossenia di Delfi

    e la cittadinanza in alcune città greche. Nella sua attività dimostrò varietà di interessi e onestà nel

    metodo d'indagine e di esegesi. Tra le sue periegesi, quella "d'Ilio", "dell'Acropoli", "di Atene",

    "della via sacra di Eleusi", "dei tesori di Delfi", ecc.

    2) Polemone I, re del Ponto (36 a.C.-8 a.C.). Distintosi contro i Parti, ottenne da Antono la

    Licaonia, parte della Cilicia, e nel 36, il regno del Ponto. Più tardi gli venne affidata anche la

    Piccola Armenia, sostituita da Augusto con il regno del Bosforo Cimmerio. Morì durante una

    rivolta

    1) POLICLETO

    Policleto il Vecchio, scultore tra i maggiori dell'antichità greca (forse Argo 480 a.C.-400 a.C.).

    Dalle scarse notizie intorno alla sua vita sappiamo che fu discepolo di Agelada e che tra il 440 e il

    430 a.C. soggiornò in Atene, dove conobbe Fidia. Prevalentemente bronzista, realizzò statue di

    atleti applicando i principi di proporzione e di simmetria delle forme, da lui descritti nel trattato

    "Canone", che è andato perduto. La sua attività si può suddividere in tre periodi: un primo,

    peloponnesiaco, uno attico e un secondo peloponnesiaco. Gli sono state attribuite le statue: il

    "Discoforo", il "Doriforo"; l'"Eracle di Corinto"; il "Diadumeno"; l'"Amazzone". Del grandioso

    simulacro crisoelefantino di Hera, eseguito da P. per il santuario della dea, non rimangono che

    documenti nelle monete argive. Alla rappresentazione della figura umana, che sancì il modello

    classico, P. conferisce una intensa dinamicità ed un solido equilibrio plastico, attraverso la

    contrapposizione delle masse e delle tensioni muscolari.

    2) POLICLETO

    il Giovane, architetto greco che visse nel IV sec. a.C. Secondo la fonte di Pausania, fu autore della

    tholos e del teatro di Epidauro, documenti di una personalità artistica raffinata ed incisiva.

    3) POLICLETO

    incisore di gemme greco attivo nella prima metà del I sec. d.C. A Berlino si trova il calco di una

    sua corniola raffigurante Diomede con il Palladio.

    POLICRATE

    tiranno di Samo (circa 540 a.C.-522 a.C.). Arricchitosi con la pirateria, nel 540 si impadronì del

    potere con i fratelli Pantagnoto e Silosonte. Eliminati questi, rimase unico tiranno (535). Costituì un

    esercito mercenario che mantenne a spese dei commercianti, degli artigiani e delle classi più povere

    alle quali offrì occupazione nella costruzione di opere publiche o nell'esercito stesso. Stroncò ogni

    opposizione dei nobili e dei contadini affermando il proprio potere anche sulle isole vicine e sulle

    città costiere. Creò infatti una potente flotta che, con la pirateria, si impose nell'Egeo. Si alleò con

    Ligdami di Nasso e con Arcesilao III di Cirene. Alleato dapprima anche con il faraone Ahmose

    contro la Persia, mutò poi posizione e inviò ai persiani una flotta in aiuto per invadere l'Egitto. Gli

    equipaggi, formati da oppositori politici, con l'appoggio di Sparta si volsero ad assediare Samo ma

    senza successo poiché P. riuscì a corrompere gli spartani. P. fu ucciso a tradimento dal satrapo

    107

    persiano Orete. Tiranno crudele, astuto e senza scrupoli, P. tuttavia si circondò di una corte

    raffinata e geniale formata da poeti, artisti e scienziati. Arricchì Samo di grandiose costruzioni

    come il tempio di Hera, un acquedotto sotterraneo, la cinta muraria, il porto militare, ecc.

    PRASSITELE

    Prassitele, (arte) (detto il Grande) scultore della Grecia classica (Atene, V-IV sec. a.C.-seconda

    metà del IV sec.). Figlio di Cefisodoto e padre di Cefisodoto e Timarco (entrambi scultori).

    Contrariamente ai grandi artisti del V sec., che predilessero il bronzo, realizzò statue

    prevalentemente in marmo, spesso vivificate dall'opera del pittore Nicia; espresse un ideale di

    bellezza giovanile, ricco di morbida grazia. Ritrasse divinità fiorenti, in forme dolci e allungate. Fu

    uno degli artisti più ammirati dell'antichità. Alcuni critici distinsero l'attività di P. in tre periodi:

    peloponnesiaco, attico, asiatico (in base alla diversa destinazione delle sue opere). Anche seguendo

    un criterio di valutazione cronologico, è possibile distinguere tre fasi: una, detta "prima maniera",

    in cui P. appare ancora legato alla tradizione di Policleto (di cui è tipica espressione il Satiro

    coppiere); una seconda (detta "seconda maniera"), in cui P. scolpì le statue delle Veneri e di Eros;

    infine una terza (detta "maniera matura o terza", caratterizzata da una nuova ponderazione delle

    statue (alla quale appartengono l'Ermete di Olimpia, il Fauno in riposo, l'Apollo Sauroctono). Delle

    circa quaranta opere di cui si ha notizia scritta, ci è pervenuto un solo originale: l'Ermes di Olimpia.

    L'Afrodite di Cnido fu ritenuta dagli antichi il capolavoro di P. Molto noti e apprezzati furono

    l'Eros, che noi conosciamo in molte copie (la migliore delle quali è conservata al Palatino), il

    simulacro di Ebuleo (una copia della testa è in Vaticano), la Diana di Gabis (ora al Louvre) e il

    Bacco barbuto (copia in Vaticano).

    PROTÀGORA

    Protàgora il Periegeta, geografo greco (II-III sec. d.C.). Si occupò di misurazioni fisiche. Disegnò

    alcune cartine. Prese in esame una serie di notizie paradossografiche. Venuto dopo Tolomeo,

    anticipò le teorie di Marciano. Scrisse un'opera in sei libri intitolata "Geografia dell'ecumene".

    SAFFO

    (secc. VII-VI a.C.) celebre poetessa greca di Lesbo, vissuta a Mitilene, si dedicò all'educazione di

    fanciulle aristocratiche, alle quali insegnava la poesia, la musica e la danza. Platone, Alceo,

    Strabone e altri la descrissero bella e casta cosi che non si sa come sia nata la leggenda della sua

    bruttezza e del suo disperato amore per Faone, mentre la tradizione dei suoi vizi e dei suoi amori

    con le donne di Lesbo fu creata dai commediografi attici. Delle sue poesie, non restano che due odi,

    4-5 poesie con qualche lacuna e molti frammenti. La poesia di Saffo, tutta rivolta all'amore e alla

    bellezza, è delicatissima nelle immagini e ardente pur nella semplicità e dolcezza del verso. Vuoi

    leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere al suo amato Faone? Allora clicca qui. E scegli quale

    lettera leggere.

    1) SENOFONTE

    Senofonte, letterato e uomo d'armi greco (Atene 430circa-353 a.C.). Di famiglia aristocratica, fu

    forse allievo di Socrate. Partecipò alla spedizione di Ciro contro il fratello Artaserse II, re di Persia:

    morto Ciro nella battaglia di Cunassa, S. guidò la famosa ritirata dei 10.000 greci, che egli narrerà

    in una delle sue opere più famose, le "Anabasi". Esiliato da Atene, passò al servizio di Sparta, cui

    rimase sempre fedele: partecipò alla campagna dello spartano Agesilao contro Farnabazo e nel 394

    combatté tra gli Spartani contro i suoi compatrioti, ritirandosi poi in un podere a Scillunte (v.),

    nell'Elide. Tra le opere storiche, accanto alle "Anabasi", sono da ricordare le "Elleniche" (storia

    della Grecia dalla fine del libro di Tucidide alla battaglia di Mantinea), "La costituzione degli

    spartani" e la "Ciropedia", che esprimono i suoi ideali politici e morali. Oltre ad una serie di scritti

    minori di argomento tecnico fra i quali ricordiamo l' "Ipparco", l' "Equitazione" e le "Entrate dello

    stato ateniese", è da menzionare il gruppo di scritti volti ad esaltare e difendere la figura di Socrate,

    suo maestro: l' "Apologia", i "Memorabili", l' "Economico" e il "Simposio".

    2) SENOFONTE

    Senofonte Efesio, romanziere greco (II secolo d.C.). Non si conosce nulla della sua vita, a tal punto

    che non si sa se l'appellativo Efesio derivi dalla sua patria, Efeso, oppure dal nome della sua unica

    108

    opera pervenutaci, "Le Efesie", opera in 10 libri di cui possediamo un compendio in cinque libri e

    che manifesta la scarsa vena fantastica dell'artista.

    SOCRATE

    scultore greco attivo a Tebe nella prima metà del V secolo a.C. Secondo Pausania, fu autore della

    statua di Cibele Dindimene, posta nel santuario di Tebe.

    SOFOCLE

    Sofocle, poeta tragico greco (Colono 497-496-Atene 406 a.C.). Figlio di Sofilo, fu discepolo di

    Lampro, dal quale imparò la musica e la danza; nel 480 guidò il coro di efebi che cantò il peana per

    la vittoria di Salamina; nel 468 partecipò a un concorso per una tragedia e vinse, contro Eschilo, col

    Trittolemo; nel 443 ebbe la carica di tesoriere della Confederazione attica, nel 441 fu stratego (con

    Pericle) nella spedizione contro Samo, morì poco dopo Euripide. Secondo una leggenda, poco

    prima della morte, il figlio, per farlo interdire, lo aveva accusato di imbecillità, ma, in tribunale, S.

    ottenne l'assoluzione recitando ai giudici un coro dell' "Edipo a Colono". Compose oltre 120 opere,

    delle quali giunsero a noi 7 tragedie intere ("Aiace", "Antigone", una delle più belle, "Edipo re",

    che è stata giudicata la migliore tragedia antica, "Elettra", "Le Trachinie", "Filottete", "Edipo a

    Colono"), un dramma satiresco ("I cercatori di tracce") e circa mille frammenti. S. introdusse nella

    tecnica della tragedia alcune modifiche: portò a tre (da due) il numero degli attori; scrisse e

    presentò drammi indipendenti (non collegati in trilogie come aveva fatto Eschilo); poté arricchire il

    dialogo e sviluppare l'azione drammatica; aumentò il numero dei coreuti da 12 a 15; perfezionò

    l'apparato scenico. Anch'egli trasse dal mito la materia della sua tragedia: ma già il mito per S. è

    meno alto e fermo in una ieratica contemplazione religiosa, meno immerso nell'orrore

    incomprensibile e disumano delle volontà supreme dei fati e degli dèi, come era in Eschilo; il senso

    dell'uomo ha incrinato in lui il senso del nume e perciò i suoi personaggi sono mossi dalla forza

    interna, umana delle passioni, e caratteri, umanamente opposti, creano il dramma, ma sono, però,

    eroi, e ancora legati, più o meno intimamente, al mito.

    SOLONE

    1) Solone, in senso ironico o spregiativo, giudice o legislatore di grande saggezza.

    2) Solone, legislatore d'Atene e poeta (639-559 a.C.). Pose le basi della costituzione timocratica da

    lui detta costituzione di S., per cui la popolazione fu divisa in 4 classi, secondo criteri di censo,

    presi sulla base della proprietà fondiaria di ciascun cittadino; istituì, a fianco dell'Areopago, un

    consiglio di 400 membri (100 per tribù). Compose diverse poesie (5000 versi. ma ne restano solo

    280, in dialetto ionico) una ("Salamina"), giovanile, per eccitare gli Ateniesi alla riconquista di

    Salamina, poi "Esortazioni", ecc.; la sua poesia, di carattere gnomico, esalta i valori della giustizia.

    Vuole la leggenda che S. sia morto esule a Cipro, dopo l'avvento dei Pisistratidi. Fu annoverato fra i

    sette sapienti e protagonista di varie leggende.

    TEMÍSTOCLE

    Temístocle, uomo politico e condottiero ateniese (525-459 a.C.). Arconte nel 493-92, creò un

    partito democratico avverso ad Aristide e promosse la costruzione di una potente flotta da guerra, la

    fortificazione del Pireo e di Atene stessa. Nel 480 riportò sui Persiani la famosa vittoria navale di

    Salamina ma nel 470 gli fu inflitto l'ostracismo perché aveva voluto organizzare contro Sparta i

    democratici del Peloponneso. Bersagliato anche da altre accuse, andò errando da un luogo all'altro

    finché non si rifugiò presso Artaserse I re dei Persiani e finì con lo stabilirsi a Magnesia sul

    Meandro, dove morì. Secondo una leggenda si sarebbe ucciso per non combattere contro la patria.

    TEODORO

    di Samo, scultore greco attivo intorno alla metà del VI sec. a.C. Figlio di Telecle, collaborò alla

    costruzione dell'Heraion di Samo, dove lasciò un autoritratto in bronzo. Considerato l'iniziatore

    dell'arte bronzea, fu, secondo Erodoto, autore dell'anello di Policrate e famoso toreuta per il re

    Creso

    1) TEOPOMPO

    re di Sparta dell'VIII sec. a.C. Figlio di Nicandro della dinastia degli Euripontidi, guidò gli Spartani

    nella prima guerra messenica. La tradizione gli attribuisce l'istituzione dell'eforato.

    109

    2) Teopompo, retore e storico greco (Chio 380 ca-320 ca a.C.). Esule con il padre, accusato di

    laconismo, a Chio, visse in molte città della Grecia, frequentando, ad Atene, la scuola di Isocrate.

    Soggiornò a lungo presso Filippo II di Macedonia e Alessandro. Della sua vasta produzione ci

    rimangono pochi frammenti; essa comprendeva encomi, orazioni, lettere e opere storiche:

    "Elleniche" (12 libri sugli avvenimenti dal 411 al 394 a.C.), "Filippiche" (58 libri, storia della

    Macedonia dal 362 al 336 a.C.).

    3) Teopompo, poeta della fine del V sec. Esponente dell'antica commedia attica, scrisse opere di cui

    ci rimangono pochi frammenti. Si sa che portò sulla scena argomenti e motivi della cultura e della

    politica a lui contemporanea. Da lui prese il nome il verso pentametro cretico catalettico.

    TRASILLO

    militare ateniese (V sec. a.C.). Fu stratego a Samo e combattè a fianco di Trasibulo a Cinossema e

    Abido. Fu al comando della flotta nella battaglia delle Arginuse nel 406, ma venne condannato a

    morte perchè accusato di non avere tratto in salvo i naufraghi

    TRASIMACO

    di Calcedonia, retore greco (seconda metà del V sec. a.C.). Nella "Repubblica" di Platone è

    l'interlocutore che sostiene la tesi secondo la quale "il diritto è l'utile del più forte".

    TRASIMEDE

    scultore greco (prima metà del IV sec. a.C.). Autore della statua di Asclepio nel tempio di Epidauro

    e delle opere di rivestimento della porta e del soffitto del tempio.

    TUCÍDIDE

    Tucídide, storico greco (460-395 a.C.). Comandante di una flotta ateniese nella guerra del

    Peloponneso, fu sconfitto dagli Spartani, accusato di negligenza per aver fatto capitolare la flotta

    ateniese nella battaglia di Anfipoli. Fu esiliato (423-403). Tornato ad Atene verso il 404, vi morì,

    sembra, assassinato, di morte violenta e misteriosa all'epoca dei Trenta Tiranni. Scrisse una storia

    della guerra peloponnesiaca, vero capolavoro di obbiettività e imparzialità, ammirevole anche dal

    punto di vista letterario. L'intera opera è ispirata e percorsa dal concetto di physis, ovvero la legge

    del più forte e dell'inevitabilità dell'ingiustizia. Una delle caratteristiche più evidenti dell'opera e, in

    generale, di tutte le opere di T. è la profonda drammaticità, resa attraverso minuziose descrizioni di

    particolari significativi.

    ZENONE

    Zenone di Rodi, storico di origine greca del II sec. a.C. Autore di un'importante storia di Rodi, che

    fu ripresa da Polibio

 

 

Mitologia Greca

 

PERSEFONE

 

Demetra, dea delle messi, aveva una figlia di nome  Core. Un giorno, Core mentre raccoglieva fiori, vide la terra aprirsi sotto ai suoi piedi e da essa uscì Ade, re dell'Oltretomba, sopra ad un carro trainato da quattro cavalli neri come la pece. Ade si era innamorato della fanciulla e, per questo era uscito dal suo nero regno per portarsela via con sé. Le grida di disperazione di Core si udivano ancora nell'aria,ma ormai essa era dentro la voragine,rapita dal feroce Ade.

 

Demetra in quel istante sentì le urla e dopo essersi vestita a lutto cominciò a vagare in cerca di Core. Vagò nove giorni e nove notti senza ottenere nulla e alla fine si recò da Elio, il sole, che aveva visto tutto quello che era successo."Demetra, non cercare Core" disse ed aggiunse: "Tua figlia ora é la sposa di Ade ed il suo nuovo nome é Persefone".Udite queste parole, Demetra, che era la più mite degli dei, emise un urlo talmente forte che di colpo tutti i fiori e le piante smisero di crescere.Dopo poco tempo la terra diventò un deserto e nulla valse la supplica degli dei... Demetra non si placò.Allora Zeus, ordinò ad Ade di riportare la fanciulla sulla terra, purché non avesse ancora mangiato il cibo dei morti. Persefone aveva ingerito solamente sei semi di melagrana,portati dal giardiniere Ascolaphus e così Ade dovette rassegnarsi. Appena giunse sulla terra, la fanciulla corse subito ad riabbracciare la madre Demetra che, immediatamente cessò la sua collera facendo tornare la terra verde e piena di fiori. 

Zeus, allora, si avvicinò a Persefone, e le disse che ogni anno sarebbe dovuta rientrare nell'Oltretomba per sei mesi come sposa di Ade e, per ogni seme che aveva mangiato ci sarebbe stato un mese d'inverno. Gli altri sei mesi, ossia la primavera e l'estate, Persefone sarebbe tornata al mondo dei Vivi vicino a sua madre Demetra.

 

IL POMO DELLA DISCORDIA

 

Venere, la Dea della luce, della bellezza e dell'amore, nacque in un'alba di primavera nel mare argentato di Cipro. Dallo Zefiro gentile la conchiglia ove giaceva la Dea era stata portata sulla riva. Qui, la valva opalescente si era dischiusa e ne era balzata fuori, meravigliosa di freschezza e di grazia la Dea.

 

Mentre,avvolta da veli vaporosi, ella si avviava lungo la spiaggia, i fiori nascevano sotto i suoi piedi e accorrevano le Ore dalle ali di farfalla. Esse le asciugavano il corpo rorido, le posavano sul capo una scintillante corona d'oro e le cingevano le bianche braccia con monili preziosi. Giove intanto mandava dal Cielo un carro tirato da bianche colombe e in quel cocchio Venere apparve agli Dei riuniti sull'Olimpo ad attenderla. Un saluto trionfale accolse la nuova Dea e tutti la elessero, unanimi, regina di bellezza.

 

Ma le altre due Dee, Giunone e Minerva, che fino allora avevano tenuto lo scettro della bellezza sull'Olimpo, sentirono una punta di invidia a quelle ovazioni entusiaste.E ne approfittò la livida Discordia per eccitare gli animi al rancore e gettare inosservata per terra un pomo di massiccio oro, dove era scritto "Alla più bella". Giunone subito lo raccolse, Minerva glielo strappò di mano, Venere reclamò per sé la mela scintillante. Giove per mettere fine al litigio disse alle tre Dee: "Scendete tutte e tre sul monte Ida e chiedete il giudizio del principe Paride che sta guardando pascere i suoi armenti sulla prateria. Egli deciderà quale di voi sia la più bella!".Le Dee obbedirono e,scese sulla montagna, dissero al bel principe pastore: "A chi di noi daresti tu il pomo destinato alla Dea più bella?" Paride rimase a lungo stupito davanti a quelle sfolgoranti bellezze e veramente non sapeva neppure lui quale scegliere.

 

Ma infine, mentre le divinità attendevano intrepide il suo giudizio,si accostò a Venere e le diede il pomo,dicendo: "A te Venere,il pomo della bellezza". E così da allora la Dea nata dalla schiuma candida delle acque di Cipro restò incontrastata regina di grazia e di amore nell'Olimpo e il suo irresistibile sorriso assoggettò il Cielo e la Terra.

 

IL VASO DI PANDORA
 

Erano troppo cattivi e superbi gli uomini da qualche tempo. Giove, il possente nume che governava il Cielo e la Terra ne era proprio stanco."Bisogna punirli" si disse. E, chiamato presso il suo trono il fabbro Vulcano gli comandò di fabbricargli una donna. "Fabbricare una donna!!! Ma non é la stessa cosa che cesellare lo scudo di Minerva o sbalzare l'armatura di Marte!" gli disse. "Obbedisci!!" ripeté Giove, severo. "Ho bisogno di castigare gli uomini che stanno diventando veramente malvagi!" E Vulcano obbediente se ne tornò alle sue fucine e cominciò a costruire la donna.

 

 Con le braccia vigorose, la modellò in argilla dal capo alle piante, la fece disseccare, le plasmò con dita sapienti un volto soave, la colorò di tenero rosa e le diede come anima una scintilla del fuoco divino che ardeva nei forni immensi dell'Olimpo. Allora la donna aprì gli occhi, sorrise e le sue membra si mossero con grazia; era in tutto simile alle bellissime Dee. Accorse Minerva ad ammirarla e le donò una cintura di perle e un abito ricchissimo di porpora e gemme; le Grazie le adornarono il petto e le braccia di gioielli scintillanti; Venere, la dolce dea dal sorriso adorabile, sparse sulla testa dellafortunata ragazza tutte le più squisite grazie femminili, mentre le Ore dalle lunghe trecce dorate inghirlandavano la donna appena creata con serti di rose vellutate e profumate. Anche Giove volle offrire il suo dono alla bellissima mortale, prima di mandarla fra gli uomini."Io ti metto nome Pandora " disse Giove. "E il tuo nome vuol dire la donna "di tutti i doni" e a quelli che hai ricevuto ora, aggiungo il mio. Eccolo, tu porterai questo vaso con te, quando andrai sulla terra. Esso contiene tutti i mali che possono far piangere, soffrire, rovinare gli uomini. Guardati dunque dall'aprirlo, essi sfuggirebbero tutti per il mondo; mentre invece chiusi lì dentro, rimarranno imprigionati in eterno e non potranno nuocere a nessuno". La donna accolse grata il dono del nume e su di un cocchio a forma di cigno, scese sulla Terra ove il Fato aveva stabilito che dovesse diventare la sposa di un re. Ma la curiosità, a poco a poco, prese a roderle il pensiero: che cosa dunque conteneva il prezioso vaso intarsiato donatole da Giove? Tutti i mali aveva detto il nume? Ma come erano fatti? Quali erano? E se avesse aperto appena un pochino il coperchio e avesse curiosato con precauzione da uno spiraglio? 

 

Piano piano la donna sollevò il coperchio, ficcò il viso nella breve fessura, ma dovette staccarsene subito inorridita. Un fumo denso,  nero e acre usciva a folate enormi dal vaso e mille fantasmi orribili si delineavano in quelle tenebre paurose che invadevano il mondo e oscuravano il sole. C'erano tutte le malattie e tutti i dolori e tutte le brutture e tutti i vizi. E, tutti rapidi, inafferrabili, violenti, uscivano dal vaso irrompendo nelle case tranquille degli uomini. Invano Pandora, cercava affannosamente di chiudere il vaso, di trattenere i Mali e di rimediare al disastro. Il Fato inesorabile si compiva e da quel giorno la vita degli uomini fu desolata da tutte le sventure scatenate da Giove.  Quando tutto il fumo denso fu svaporato nell'aria e il vaso parve vuoto, Pandora guardò nell'interno: c'era ancora un grazioso uccellino azzurro; era la Speranza, l'unico bene rimasto ai mortali a conforto delle loro sventure.

 

Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora, aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli stesso aveva imposto all'umanità, un dolce azzurro conforto:la Speranza che non abbandona nessuno.

 

Dedalo e Icaro

 

Ad Atene nacque il primo uomo che scolpì la pietra, che cesellò i metalli, che insegnò le leggi dell'architettura. Si chiamava Dedalo e fu veramente un artista incomparabile ed un ingegno complesso e meraviglioso. Dedalo fabbricava statue così belle e modellate con tanta perfezione da sembrare animate di vita,

 

cesellava i troni degli dei e i treppiedi preziosi per i templi divini, costruiva palazzi fantastici e sapeva in ogni circostanza ideare nuove geniali opere d'arte.Un suo nipote, Talo, rassomigliava, per ingegno a lui : aveva trovato un giorno nella campagna una mascella di serpente ed aveva avuto l'idea di servirsene per segare un ramo d'albero.

 

Il risultato fu così brillante, che Talo, pensò di tagliare nel ferro una serie di denti e di adoperarlo per segare i tronchi. Aveva così inventato la sega.Dedalo capì subito che il nipote aveva veramente un grande talento e, temendo di essere in seguito eclissato da lui, lo condusse una mattina sull'alta Acropoli e, a tradimento lo gettò nel vuoto.

 

Ebbe un bel dichiarare poi davanti all'Areopago che era accaduta una disgrazia: non gli credettero e, per punizione, fu mandato a Creta in esilio. Qui Minosse, re di Creta, aveva una figlia ancora bambina, a cui, come a tutti i ragazzi, piacevano i balocchi. Dedalo, appena giunto alla corte del re, per ingraziarsi la principessa, le costruì il meraviglioso giocattolo animato che ora vi descrivo.Scolpite nel marmo più puro, alcune fanciulle danzavano in cerchio insieme con molti fanciulli che tenevano per mano.  Le fanciulle erano incoronate di viole e vestite di tuniche lievi come nuvole;i giovanetti tenevano sopra le corte tuniche di porpora, piccole spade d'oro sospese a cinture d'argento. A volte essi ballavano in tondo in rapidi giri di danza, a volte rompevano il cerchio e descrivevano graziose figurazioni, mentre nel mezzo, due danzatrici più abili componevano deliziosi balletti. La principessina rimase attonita e felice dinanzi a quel dono, e il re Minosse prese al suo servizio l'artista. Poiché a quel tempo il paese era devastato da un mostro mezzo uomo e mezzo toro, Minosse incaricò Dedalo di costruire un palazzo sotterraneo in cui rinchiudere lo spaventoso animale. Così l'architetto abilissimo costruì il famoso Labirinto. Ma purtroppo il mostro venne sconfitto da Teseo e, Minosse quando venne a saperlo, montò su tutte le furie e incolpò Dedalo dell'accaduto.Per punirlo il re, rinchiuse l'architetto e suo figlio Icaro nello stesso Labirinto. Dedalo, che non poteva sopportare a lungo l'odiosa prigionia, volle tentare a qualunque costo, l'evasione. L'unica via libera era quella dell'aria. Perciò Dedalo costruì per sé e per suo figlio due paia d'ali tessute di piume leggere; le attaccò con cera alle spalle e alle braccia di Icaro e se le fissò anch'egli al dorso, poi attese che i servi dormissero e rivoltosi al figliolo gli disse:"Seguimi Icaro" raccomandò al figlio. "E non temere nulla: abbi soltanto cura di restare presso di me come un uccellino appena uscito dal nido. Non ti lasciar tentare dall'altezza: il fuoco del Sole brucerebbe le tue ali, e non scendere troppo in basso, ché l'umidità le appesantirebbe. "Ti obbedirò padre" rispose Icaro. Fiducioso Dedalo si lanciò nello spazio, mentre Icaro lo seguiva.

Sotto si stendevano azzurre e calme le acque dell'Egeo e vi si specchiava sfolgorante, il Sole. Passavano i due uomini alati, Dedalo e Icaro, sul mare, e gli uccelli fuggivano spaventati. Costeggiavano le isole e i pastori alzavano gli occhi stupiti credendo a visioni fantastiche, mentre i contadini gridavano:" Sono Numi scesi dall'Olimpo, volano con ali di piume verso il Sole!". Icaro udiva quei gridi di stupore e si sentiva inorgoglire sempre di più. Gli pareva quasi di essere una divinità, così alto nello spazio, così libero e veloce fra le nuvole. Doveva essere anche più bello avvicinarsi al cielo, attraversare le eccelse vie dove le stelle serene e i mondi si inseguono eternamente. Tentare un volo audace vicino al Sole, per guardare da presso l'immenso Astro luminoso!. Icaro quasi senza accorgersene, trascinato dal suo stesso desiderio,si allontanò a poco a poco dalla scia tracciatagli dal padre che lo precedeva. E si portò in rapida ascesa, verso la regione alta del firmamento; ma il calore ardente del Sole rammollì presto la cera profumata che faceva aderire alle sue spalle le ali, sciolse le piume dell'armatura che le teneva insieme e le fece precipitare nelle onde sottostanti. Icaro cercò invano di rimanere sospeso nell'aria battendo affannosamente le braccia. Cadde nel mare e la schiuma lo ricoprì. Da allora quel mare si chiamò Mare Icario.

 

Dedalo, accortosi tardi dell'imprudenza di Icaro, non poté far nulla per evitare la tragica morte del figliolo nell'Oceano e dovette proseguire il volo, finché arrivò a Cuma. Qui costruì un tempio magnifico dedicato ad Apollo e vi consacrò le sue ali prodigiose. Ma l'angoscia per la morte tragica di Icaro era così immensa, che Dedalo non trovò altra consolazione che mettersi a scolpire sulle porte del tempio tutta la storia di Minosse e della sua discendenza. Il cesello magnifico creò una fantastica, mirabile opera d'arte. Ma quando il povero padre giunse a scolpire l'episodio della sua fuga dal Labirinto e la morte di Icaro, le mani gli tremarono di commozione, il bulino gli cadde a terra, e l'opera rimase incompiuta a quel punto.

 

La Storia di Gilgamesh

Gilgamesh è un re dispotico, crudele, violento. Gli uomini di Uruk, annichiliti dalla sua arroganza e malvagità, si rivolgono alla dea Ninsun, madre di Gilgamesh, pregandola di creare un suo doppio, cioè qualcuno che gli sia pari per forza fisica e impetuosità di cuore. Gilgamesh cesserà di essere un Signore-Padrone dispotico il giorno in cui avrà trovato un suo pari, che sia nel contempo suo rivale e amico, così profetizza la dea che crea perciò Enkidu, dal corpo villoso e dai lunghi capelli femminili. Enkidu è il contrario di Gilgamesh. Semiselvaggio, vive e si accoppia con gli animali, vivendo nelle grotte o nella foresta. Dotato di forza sovrumana, distrugge tutto quanto incontra. Un giorno un cacciatore lo incontra nella foresta, e rimane talmente spaventato che subito corre dal suo re a raccontargli l’accaduto. Udite le parole del cacciatore, Gilgamesh decide che l’unico modo per ammansire quel mezzo animale è allontanarlo dalla sua condizione di bestia, dalla sua selvatichezza. Per far questo è necessario che venga sedotto, che conosca l’amore di una donna. Quindi Gilgamesh manda da Enkidu una cortigiana con l’incarico di sedurlo. Ella si unisce a lui per sette giorni e sette notti e finalmente riesce a farne un uomo. "Enkidu - disse la donna - sei divenuto bello come un dio, perché vuoi continuare a errare in compagnia degli animali? Suvvia, vieni con me, che io ti condurrò a Uruk. E’ lì, appunto, che Gilgamesh infuria come un toro e tiene sotto i suoi piedi tutti gli uomini". "Guidami alla città di Uruk - rispose Enkidu - e in quanto a Gilgamesh e al suo crudele dominio, io muterò ben presto lo stato delle cose. Io lo provocherò e lo sfiderò, e gli mostrerò, una volte per tutte, che i giovani campagnoli non sono degli imbecilli". L’incontro tra i due avviene alla porta del tempio. Gilgamesh e Enkidu si azzuffano come tori selvaggi, ma è il re che inaspettatamente ha la peggio, e comprende così di aver incontrato il suo degno avversario. La profezia della dea si avvera, e il risultato finale della lotta fu l’inizio di una lunga e tenera amicizia.
 
Passa il tempo, ed Enkidu nella nuova vita civile non si trova bene, e giorno dopo giorno si infiacchisce e intristisce sempre più. Allora Gilgamesh propone un’impresa: andare nella Foresta di Cedri a sfidare e uccidere il mostro Khumbaba. Giungono così presso la foresta foltissima, ai margini della quale si trova un’immensa porta; Enkidu la schiude, ma il grande portale, girando sui cardini, si richiude di colpo schiacciandogli la mano. Per dodici giorni Enkidu giace gemendo per il dolore, pensando di desistere dall’impresa. Ma Gilgamesh lo sprona, e i due entrano nella foresta dalla grande porta. Finalmente incontrano, sfidano e vincono il mostro Khumbaba. Gilgamesh però vuole risparmiargli la vita, mosso a compassione dai suoi lamenti, ma Enkidu insiste nell’ucciderlo, al che tutti e due sguainano le spade e staccano la mostruosa testa dal corpo gigantesco.
 
Al loro ritorno a Uruk, vittoriosi e festeggiati da tutti, si fa avanti la dea Ishtar, che ammaliata dall’impresa di Gilgamesh e più che altro dalla sua bellezza, gli chiede di giacere con lei diventando suo sposo. Ma Gilgamesh, sdegnosamente la rifiuta, al che la dea, furibonda, gli manda incontro il Toro Celeste, il cui galoppo è foriero di tempeste e terremoti e la cui venuta procura sette anni di siccità; ma Enkidu accorre in soccorso dell’amico, afferra una coscia e il membro del Toro Celeste, li strappa con un colpo violento e li getta in faccia alla dea., che umiliata e sconfitta se ne torna al suo cielo. Ma Ishtar ora fa le sue profferte a Enkidu, che lui sdegnosamente rifiuta, allora la dea lo punisce facendolo ammalare. Giorni e giorni dura l’agonia di Enkidu, finché il nono, vegliato dal suo amico, muore. Disperato Gilgamesh lo piange, e impone il lutto a tutta la nazione. Grande è il dolore per la perdita dell’amico, e grande è la paura che ‘forse’ anche lui dovrà morire.
 
Pensa così che l’unica soluzione è quella di diventare immortale, e parte alla ricerca di Utnapistim, che abita alla bocca dei due fiumi, l’unico che si è salvato dal diluvio e che gli Dei hanno fatto diventare un dio, pensando che lui saprà come renderlo immortale. Parte, e dopo molto tempo arriva alla Porta del Sole Tramontante sul monte Masu, che gli viene aperta dai guardiani, gli Uomini-Scorpione. Viaggia dodici ore nel buio di un sotterraneo, poi finalmente irrompe la luce del sole; spossato, si ferma in riva al mare dalla ninfa Siduri, colei che fa il vino e la birra, che inizialmente cerca di distoglierlo dall’impresa ma che poi lo aiuta indicandogli che il barcaiolo Ursanabi può condurlo da Utnapistim. Salpano quindi, e attraversano le Acque della Morte, e dopo 120 remate arrivano da Utnapistim detto Il Lontano, che vive nel luogo del transito del sole, a est della montagna. Qui Il Lontano gli racconta di come si salvò dal diluvio. Ma Gilgamesh vuole l’immortalità, e Utnapistim gli dice che deve stare sveglio sei giorni e sei notti, così avrà l’immortalità. Ma Gilgamesh è troppo stanco dal viaggio e subito si addormenta. Al risveglio si dispera per non aver avuto la forza di resistere al sonno, al che Utnapistim, mosso a compassione, gli rivela il segreto degli Dei, e cioè che in fondo al mare esiste una pianta che dà l’immortalità. Subito Gilgamesh si getta nel profondo dell’Oceano, trae a sé la pianta, ma non la mangia subito perchè vuole farne dono anche agli altri uomini di Uruk. Così si incammina e ritorna dalla porta da cui era entrato.
 
Lungo la strada vede un pozzo; è stanco e vuole rinfrescarsi; appoggia quindi la pianta su di una pietra e fa il bagno; ma all’improvviso un serpente, attratto dal profumo della pianta, esce dall’acqua e la ghermisce, e subito si spoglia della sua pelle e ritorna al pozzo. Gilgamesh si siede e piange la perduta immortalità. Affranto, ritorna a mani vuote a Uruk, e su una pietra l’intera storia incide.

 

 

fonte: www.francesca.larosamazza.com

 

 

 

 

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