Martin Lutero tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
-
Martin Lutero
Nato il 10 Novembre 1483 a Islelebem, morì il 18 Febbraio 1546.
Lutero, Martin (Eisleben 1483-1546), teologo e riformatore tedesco, artefice principale della Riforma protestante, per la quale si avvalse dell'opera di teologi quali : Melantone, Carlstadt ed altri ancora. Il movimento protestante esercitò un influsso fortissimo sulla cultura occidentale che segna la definitiva dissoluzione dell'universalismo religioso cattolico .
-
-
I primi anni
Figlio di un minatore arricchitosi e diventato magistrato a Mansfeld, Lutero studiò a Mansfeld, Magdeburgo e Eisenach. Entrò diciassettenne all'università di Erfurt, conseguendo il diploma di magister artium nel 1505. Iniziò poi gli studi giuridici, su consiglio del padre, ma li interruppe per entrare nel monastero agostiniano di Erfurt, dove fu ordinato sacerdote nel 1507.
Dedicatosi allo studio della teologia, Lutero fu nominato da Johann von Staupitz, vicario generale degli agostiniani e suo amico e consigliere, lettore di filosofia morale presso un'università di recente fondazione, a Wittenberg. Laureatosi in teologia nel 1511, tornò a Erfurt, dove continuò a insegnare e a studiare (1509-1511). Nel novembre 1510, fu inviato a Roma e potè osservare da vicino la dissolutezza del clero romano. Tornato a Erfurt, fu poi professore a Wittenberg, dove completò gli studi in teologia ricevendo un dottorato nel 1512 e ottenendo in seguito la cattedra in teologia biblica che tenne fino alla morte.
L'esordio della Riforma
Sembra che il 31 ottobre del 1517 Lutero affiggesse sulla porta della cattedrale di Wittenberg un manifesto contenente 95 tesi (più propriamente 95 argomenti di discussione) redatte in latino. Con esse motivava il proprio rifiuto alla vendita delle indulgenze promossa da Leone X per la raccolta di fondi destinati a completare la basilica di San Pietro a Roma. L'appalto di tale vendita era stato aggiudicato, per la Germania, all'arcivescovo Alberto di Magonza, il quale l'aveva affidata all'ordine dei domenicani; tra questi si era distinto un certo frate Teztel, il quale servendosi di argomenti teologici molto discutibili e neppure del tutto compatibili con la stessa teologia cattolica, le offriva al popolo dietro versamento di congrua cifra. La teologia delle indulgenze era fondata sui supposti meriti di Cristo e dei santi, tali meriti, costituiti da buone opere e da una condotta conforme alla volontà di Dio, sarebbero stati tali da esorbitare la misura della sufficienza, tale eccedenza sarebbe allora stata messa al servizio dei credenti, onde permettere loro di sfuggire alle pene attuali del peccato ( le indulgenze donavano la possibilità di potersi sottrarre alle penitenze che i confessori comminavano a quanti erano incorsi in qualche fallo) e alle pene purgatoriali (cioè le pene che le anime dei trapassati dovevano scontare nel Purgatorio, prima di poter godere della vista beatificante di Dio in Paradiso). Tale vendita aveva fatto si che venissero messe in circolazioni espressioni burlesche come la famosa : Quando il soldo nella cassetta tintinna, l'anima dal Purgatorio se la svigna!.Le tesi di Lutero, tradotte immediatamente in tedesco e divulgate, vennero discusse sia a Wittenberg sia in altre città tedesche, provocando l'intervento della Curia romana che, dopo aver convocato Lutero dinanzi al cardinale legato Caetano e dopo un confronto a Lipsia nel 1519 con il teologo Johann Eck, ne condannò l'insegnamento il 15 giugno 1520 con la bolla Exsurge Domine di Leone X, che Lutero brucia sulla pubblica piazza il 10 dicembre, prima di essere scomunicato nel gennaio 1521. Convocato a comparire di fronte all'imperatore Carlo V alla dieta di Worms nell'aprile 1521, Lutero fu invitato a ritrattare le sue tesi; rifiutò, sostenendo che traeva le sue convinzioni dalla Scrittura e che nessuno era tenuto ad agire contro la propria coscienza. Celebre la sua confessione di fede in un momento tanto decisivo non soltanto per lui come uomo, ma per l'intera cristianità : Poichè la vostra maestà e le vostre signorie domandano una risposta semplice, ne darò una senza corna nè denti (cioè senza possibilità di fraintendimenti): Se non sarò convinto mediante le testimonianze della Scrittura e chiare ragioni- poichè non credo nè al papa nè ai concili da soli, poichè è evidente che hanno errato e si contraddicono - io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della Parola di Dio a motivo dei brani della Sacra Scrittura che ho addotti. Perciò non voglio nè posso ritrattarmi, poichè non è sicuro nè salutare fare alcunchè contro la propria coscienza ed aggiunse in tedesco ;Dio mi aiuti, Amen. Messo al bando dall'imperatore, Lutero fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore, il principe Federico III il Saggio di Sassonia, che lo nascose nella fortezza di Wartburg, dove egli tradusse in tedesco dal greco il Nuovo Testamento che a ragione è ritenuto unanimemente essere il documento letterario fondamentale della lingua tedesca.
IL conflitto con Carlostadio. La guerra dei contadini
Lutero torna a Wittenberg dopo 16 mesi, in seguito a voci circolanti in merito ad una interpretazione troppo radicale della sua teologia ad opera di un suo discepolo: Carlstadt che abbandonata la ricerca teologica per diventare un pastore di campagna, sviluppa una comprensione spiritualistica del cristianesimo contraria al battesimo dei bambini e alla presenza reale del Cristo nell'eucarestia. Dopo aver fatto vietare la circolazione dei suoi scritti e averlo fatto espellere dall'Elettorato della Sassonia, Lutero scrive contro di lui un libello Contro i profeti celesti nel quale lo accusa di erigersi a nuovo Mosè vietando le immagini e capovolgendo l'ordine di Dio che comunica con noi prima attraverso la Parola e i sacramenti e solo in seguito attraverso l'opera svolta in noi dallo Spirito Santo, la comunità cristiana lungi dal farsi tentare da devozioni soggettive è chiamata a dedicarsi alla meditazione della Sacra Scrittura. Lutero riprese l'insegnamento per difendere la sua dottrina dalle interpretazioni più radicali ed estremistiche, che sarebbero sfociate nella cosiddetta guerra dei contadini (1524-1526), questi sotto la guida di Tommaso Muntzer tentavano di sovvertire le istituzioni feudali tedesche che li mantenevano in uno stato di semi-schiavitù. Lutero, di origini contadine, non fu affatto scandalizzato dalle rivendicazioni politiche delle classi rurali e invitò i principi e i signori locali a prendere coscienza delle proprie responsabilità. Ma quando i contadini ebbero preso le armi e seguendo l'insegnamento di Muntzer cominciarono a confessare una sorta di comunismo-cristiano, Lutero invitò i principi tedeschi a schiacciare la ribellione e a restaurare l'ordine. Infatti nella vicenda Lutero scorgeva due pericoli: la ribellione all'autorità, e l'asservimento della religione a fini temporali; anche se il vangelo deve esercitare una violenza trasformatrice nel cuore dell'uomo, questa non può essere confusa con la violenza delle armi. L'evangelo può essere strumento per la fede, ma la fede non può essere strumento per la rivoluzione, nè diventare oggetto di speculazione politica. Le posizioni di Carlostadio e di Muntzer allontaneranno Lutero dalle idee congregazionaliste espresse prima del 1523 nel trattato: Che una comunità cristiana ha il diritto e il potere di scegliere la dottrina, di nominare e di revocare il proprio pastore. Nel frattempo aveva esposto le sue dottrine in alcune opere fondamentali come Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca (1520); La cattività babilonese della Chiesa (1520); La libertà del cristiano (1520); De servo arbitrio (1525); e il suo più noto Piccolo Catechismo, (1529), in cui formulò prescrizioni liturgiche, disposizioni per la predicazione e la lettura della parola di Dio e il canto corale. Non potendo difendere di persona la sua dottrina alla Dieta di Augusta perchè scomunicato, Lutero affidò l'incarico di sostenere la Riforma a Melantone : il testo, noto come Confessione di Augusta del 1530, costituisce ancora oggi la base della dottrina luterana insieme con gli Articoli di Smalcalda, redatti dallo stesso Lutero, questi ultimi usciti verso la fine del 1536 sono delle direttive che distinguono chiaramente i principi inderogabili della Riforma dai punti che possono essere discussi ed eventualmente modificati, essi inoltre denunciano gli abusi riconosciuti anche da molti cattolici e attaccano le posizioni dei teologi occamisti. Nel 1534 Lutero completò la traduzione dell'Antico Testamento dall'ebraico; nel frattempo la sua fama si era diffusa in tutta Europa e il suo invito ai principi perchè si rendessero indipendenti dall'autorità ecclesiastica trovò ampi consensi.
Il conflitto con Erasmo e con Zwingli.
Nel De libero arbitrio Erasmo mirava ad un recupero della dignità etica dell'uomo religioso, che a lui sembrava minacciata dagli insegnamenti luterani della giustizia imputata. Appariva infatti strano che Dio potesse donare la grazia salvifica ad uomini che non possedevano per sè nulla di tanto peculiare da meritare tale giustizia. Il tentativo di Erasmo appare allora quello di una restaurazione della cattolica etica del merito, quella per cui Dio per il tramite della propria giustizia retributiva commina premi o castighi a seconda delle opere o delle inclinazioni giuste o sbagliate degli uomini. Ovviamente appare connesso a questo tema quello della libertà umana, che nell'ottica di una teologia del merito deve essere necessariamente considerata libera, mentre invece negli intenti di Lutero l'uomo peccatore in relazione alle cose spirituali non possedeva tale libertà di scelta e doveva dunque essere considerato schiavo del peccato e con una volontà serva , incapace di cercare Dio e accettarlo come Salvatore. Erasmo affronta il problema facendo appello ad argomenti fondati sul buon senso e la ragione, per lui con il peccato originale la libertà della volontà umana non è stata distrutta ma solo viziata. L'uomo decaduto può continuare a compiere tutta una serie di operazioni tra le quali appaiono quelle di detestare sè stessi e la propria condotta, siamo cioè in grado di ravvederci, pentirci e organizzare una nuova condotta di vita. La grazia di Dio cooperando con tali nostre inclinazioni ci conduce infine alla santificazione. La grazia di Dio appare comunque subordinata alla volontà umana. Lutero nella replica ad Erasmo, De servo arbitrio (1526), assume la Scrittura come punto di vista obbligatorio. Non è possibile invocare argomenti razionali per determinare se l'uomo abbia in merito alle cose spirituali, libertà o meno, solo le Sacre Scritture possono decidere in merito, e con questo è già liquidato il presupposto ideologico dell'umanesimo cristiano di Erasmo!
Gli anni 1525-29 vedono Lutero impegnato a difendere, la sua visione circa l'oggettiva presenza, del corpo di Cristo, nel sacramento della Cena del Signore Zwingli contro i riformatori svizzeri,ed Oecolampadius, che ritenevano tale presenza solo simbolica. Zwingli nel suo Commentario sulla vera e falsa religione (1525) riteneva che l'ascensione di Cristo avesse posto definitivamente fine alla sua presenza fisica su questa terra. Le parole dell'istituzione della Cena dovevano dunque contenere una figura retorica, significando in realtà. Questo è il segno del mio corpo. Per Lutero il corpo di Cristo è certamente alla destra del Padre, ma ciò significa anche che il Figlio è ora associato alla onnipresenza del Padre. In tal modo non risulta difficile considerarlo associato alla Cena oppure all'opera della salvezza nel cuore del credente. Lutero accusava Zwingli di essere tendenzialmente un nestoriano, non considerando a sufficienza l'unità della natura umana di Dio con quella divina. Colloqui organizzati a Marburg nel 1-4 ottobre del 1529 tra Zwingli e Lutero, fallirono a causa del rifiuto luterano dell'esegesi razionalista di Zwingli.
Gli ultimi anni
Dal 1537 Lutero, oppresso da problemi di salute, si dedicò prevalentemente a scritti polemici. All'inizio del 1546 fu chiamato a Mansfeld per risolvere il contrasto tra due principi locali; riuscì nell'impresa, ma in seguito ad un attacco di angina pectoris si spense a Eisleben il mattino del 18 febbraio 1546.
Martin Lutero
Martin Lutero
(Eisleben, 1483 - 1546)
Martin Lutero nacque nella famiglia di un minatore sassone di origine contadina che aveva fatto una certa fortuna economica. Dopo i primi studi venne inviato all’università di Erfurt, dove nel 1505 conseguì il titolo di magister nella facoltà delle Arti liberali. In quello stesso anno, mentre tornava a Erfurt dopo una visita ai genitori, venne quasi colpito da un fulmine e fece voto di farsi monaco. Entrò allora nel convento degli agostiniani di Erfurt, divenendo sacerdote nel 1507. I suoi superiori lo indirizzarono allo studio della teologia e in seguito lo destinarono all’università di Wittemberg, dove insegnò filosofia e teologia. Nel 1510-11 fu inviato a Roma per discutere una questione interna dell’ordine, ma la missione fallì.
A partire dal 1511 Lutero visse un periodo di grande travaglio spirituale, che lo portò negli anni seguenti a formulare le basi rivoluzionarie della sua teologia. Nel 1517 pubblicò le 95 tesi sulla dottrina delle indulgenze che diedero inizio al vasto movimento della riforma protestante. Scomunicato dalla Chiesa di Roma, nel 1521 arrivò a una rottura anche con l’assemblea riunita a Worms dall’imperatore Carlo V. Poiché, rifiutandosi di sconfessare le proprie teorie, Lutero rischiava la vita, il principe di Sassonia lo protesse nel suo castello di Wartburg, dove Lutero cominciò a tradurre la Bibbia in tedesco per permettere a tutti di leggerla.
Ritornato a Wittemberg nel 1522, si mise alla guida del movimento riformatore, ma pose nelle mani dei principi la salvaguardia del nuovo ordinamento religioso. Durante la guerra dei contadini si schierò apertamente contro i rivoluzionari, spingendo i principi ad annientarli con la forza. Nel 1525 entrò in polemica con Erasmo da Rotterdam e con gli umanisti sulla questione del libero arbitrio. Dedicò gli ultimi anni della sua vita all’organizzazione delle nuove chiese evangeliche.
Fonte: kidslink.scuole.bo.it/ic6-bo/scuolainospedale
Martin Lutero
MARTIN LUTERO E LA RIFORMA
La questione delle indulgenze fu la scintilla che fece esplodere il movimento protestante in Germania. Allo scopo di procurarsi il denaro necessario alla costruzione della Basilica di San Pietro, Papa Leone X bandì tra i nobili cristiani una raccolta di denaro, promettendo in cambio a coloro che avessero effettuato un'offerta l'indulgenza, cioè la remissione dei peccati.
. In Germania la raccolta di fondi venne organizzata, con forme estremamente esose dall'arcivescovo di Magonza, i cui emissari cercarono di costringere le popolazioni, ed in modo particolare i contadini, a versare loro la somma richiesta. Questo modo di procedere provocò lo sdegno fra i popolani e scatenò la ribellione di Martin Lutero. Lutero per protesta affisse sulla porta della cattedrale di Wittenberg 95 tesi, tutte rivolte contro il traffico delle indulgenze.
Fino a questo punto non si trattava ancora di una ribellione alla Chiesa, poichè in epoca medievale era una cosa normale che un dotto ne sfidasse altri ad una discussione, presentando argomentazioni esagerate o palesemente false, che venivano poi confutate nel corso della loro discussione, in certi casi da colui che le aveva proposte.
Ciò però non avenne nel corso del dibattito che seguì alla discussione relativa alle 95 tesi luterane: Egli infatti si allontanò sempre più dal punto di vista cattolico, scatenando l’ostilità di Leone X,che lanciò contro di lui una bolla di scomunica.
Le dottrine di Lutero si fondavano su tre principi essenziali:
La giustificazione mediante la fede;
L'autorità della Sacra Scrittura;
Il sacerdozio universale dei credenti.
- Il primo di questi principi, si basava su un passo tratto da uno scritto di San Paolo che comprendeva la seguente frase: "il giusto si salverà per la sua fede", che stava a significare la salvezza dell'anima dipendeva dalla fede e non dalle opere, ossia, solo mediante la fede è possibile giustificare le opere, mentre le sole opere non possono sostituire la fede.
- Il secondo principio era ancor più radicale in quanto negava la necessità del magistero della Chiesa e delle sue tradizioni: Lutero sosteneva infatti che ogni cristiano poteva leggere ed interpretare da se la Sacra Bibbia. Per questo scopo essa poteva essere tradotta nella lingua nazionale e diffusa ovunque. Egli escludeva inoltre dalla Scrittura i tradi Padri della Chiesa e la tradizione, cioè tutto quel complesso di regole, leggi e prescrizioni, formatosi nel corso dei secoli ad opera dei vari papi e dei concili.
- Il terzo principio rappresentava la conseguenza più logica dei primi due: dal momento che che ogni buon cristiano praticante poteva regolarsi da se prendendo spunto dalle Sacre Scritture, diveniva inutile il sacerdozio in quanto ognuno diveniva automaticamente sacerdote di se stesso.
Nonostante la scomunica papale, Lutero continuò la sua opera teologica pubblicando nuovi scritti che invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali da quelle spirituali, in conformità con le teorie agostiniane che Lutero non rinnegò mai.
Nel 1524 Lutero abbandona l’ordine agostiniano e sposa Patarina Von Bora.
Nel 1526, una sessione della Dieta di Spira aboliva l'editto di Worms del 1521 che proibiva la diffusione della riforma negli stati dell'Impero, in attesa di un concilio ecumenico che mettesse ordine nella Chiesa.
La sessione della Dieta del 1529 sancì il ripristino del bando del 1521 e chiese che quell'abbozzo di tolleranza religiosa venisse ritirato ancor prima che il papato indicesse il concilio ecumenico che si sarebbe occupato del problema. I principi tedeschi che si erano schierati a fianco di Lutero e della Riforma redassero un documento comune che dichiarava come inviolabili i diritti della coscienza e della parola di Dio, di cui i principi avrebbero garantito la libera predicazione nel Sacro Romano Impero. Tale documento iniziava con la parola protestamur, ovvero 'dichiariamo solennemente'. Il termine venne a indicare per estensione le chiese che ebbero fondamento e origine dalla riforma protestante e il cui diritto di esistenza veniva riconosciuto proprio grazie a quel protestamur. Nel 1555, con la Pace di Augusta, venne sancito il principio del cuius regio, eius religio, secondo il quale luteranesimo e cattolicesimo diventavano religioni di stato soggette ai voleri del principe.
Lutero muore nel 1546.
Fonte: scuolareport.files.wordpress.com e Wikipedia
Martin Lutero
Data. |
Avvenimenti. |
1456 |
Nascita stampa |
1483 |
Nascita Martin Lutero |
1505 |
Lutero diviene monaco presso gli agostiniani |
1517- |
Emissione grande indulgenza tedesca |
-1517 |
Affissione delle 95 tesi da parte di Lutero contro la chiesa |
1518 |
Prima condanna da parte della chiesa nei confronti di Lutero |
1520 |
Seconda condanna contro Lutero |
1521- |
Scomunica contro Lutero |
-1521 |
Dieta a Worms, emissione condanna dall'imperatore verso Lutero |
1522-23 |
Assalto dei Ritter renani contro l'arcivescovo di Treviri |
1524-25 |
Rivolta sociale, Condanna di Lutero nei confronti di questa |
1525 |
Rottura con Erasmo da Rotterdam |
1530 |
Dieta di Augusta e fondazione Lega di Smalcalda |
1546 |
Morte Martin Lutero |
Tabella cronologica: Riforma Luterana
La riforma luterana è partita dalle 95 tesi di Martin Lutero, è, appunto, una riforma della chiesa, che poi ha portato alla scissione della chiesa cattolica, con conseguente nascita del Protestantesimo. È stata una data storica in quanto ha segnato il termine dell’Europa medievale e la nascita dell’Europa moderna, in quanto ha definitivamente rotto la principale caratteristica della prima, cioè: L’unità territoriale dovuta all’unità spirituale data dal cattolicesimo.
Ecco le date più significative:
Martin Lutero
fonte: anki.altervista.org/appunti/mappe
Martin Lutero
LUTERO E L’INDULGENZA TEDESCA DEL 1517
Creato da: Casula
1 La dottrina delle indulgenze
La riforma luterana ruppe in maniera irreversibile l’unità della cristianità in Europa, con la riforma si intrecciano motivi di ordine religioso, politico e culturale, ma l’episodio che fece scatenare il tutto fu la grande indulgenza del 1517. La dottrina delle indulgenze affermava che Gesù e i santi avevano creato un tesoro di indulgenze di cui il papa e il suo clero poteva usufruire, così da rimettere le proprie pene che avrebbero dovuto scontare nel purgatorio. A tale dottrina la chiesa del tempo aggiunse delle false credenze, si pensava cosi che le indulgenze non riguardassero solo le pene canoniche, ciò quelle commesse dal clero, ma anche quelle inflitte da Dio. Esse inoltre potevano cancellare oltre alla pena anche la colpa, comprese quelle dei parenti defunti. Alla fine del 400’ la pratica delle indulgenze era molto diffusa, e fu da una polemica intorno a queste che nacque la più grande crisi della chiesa cristiana. All’inizio del 1515 Alberto di Hohenzollern discendente di una importante famiglia tedesca, e gia possessore di due vescovadi, chiese anche di poter avere l’importante vescovado tedesco di Magonza. L’accumulo di cariche era vietato, ma Leone X era disposto a affidare questo vescovado dietro il pagamento di 10000 monete d’oro. Alberto si fece prestare quella somma dal banchiere Jacob Fugger, e per restituirli concordo con il papa il bando di un’indulgenza della durata di due anni. I soldi delle offerte dei fedeli sarebbero serviti: una parte a Alberto per saldare il debito con Fugger, l’altra a Leone X per la costruzione della basilica di San Pietro.
1.1 Le 95 tesi di Martin Lutero
Nel 1517 i frati domenicani impegnati nella diffusione delle lettere di indulgenza giunsero in Sassonia. Le indulgenze sarebbero dovute essere concesse gratuitamente dal papa ai fedeli, e si sarebbe dovuto chiedere solo di fare un offerta spontanea, altrimenti si sarebbe parlato di simonia, ma i frati non chiarirono questa condizione e con una due semplici rime convinsero i fedeli che “non appena la moneta cade nella cassetta, vola in paradiso l’anima benedetta”. Il monaco agostiniano Martin Lutero, venuto a conoscenza dell’arrivo dei frati domenicani, mise in guardia i suoi parrocchiani di Wittenberg, secondo lui il papa non poteva sostituirsi al potere di Dio. Lutero per condannare le indulgenze, scrisse 95 tesi, scritte in latino, ciò successe alla fine di ottobre del 1517. Lutero non era il primo ad accendere delle polemiche su questo argomento, ma tutti quelli che ci avevano provato prima di lui erano incappati in sanzioni disciplinari da parte della chiesa, il popolo però era a favore delle indulgenze. Ma le 95 tesi di Lutero ebbero un vantaggio dalla loro, la stampa, che permetteva di diffondere con estrema rapidità le opinioni e di amplificare le polemiche suscitate da quest’ultime, qualcuno tradusse in tedesco le tesi, creando dei brevi opuscoli, che in breve fecero il giro della Germania.
1.2 La condanna papale delle Tesi luterane
Mentre in Germania continuavano le polemiche, furono inviate a Roma le Tesi. I tipografi continuavano a stampare di tutto sull’argomento, e Lutero si scoprì abile polemista. Nell’estate del 1518, la chiesa di Roma emise una prima condanna verso Lutero, invitandolo a venire a Roma per discolparsi, ma intanto egli aveva trovato un protettore in Federico il Savio, il principe protettore di Sassonia. Successivamente però queste polemiche passarono in secondo piano, infatti nel gennaio 1519 era morto l’imperatore Massimiliano d’Asburgo, e per molto tempo le corti dei principi furono occupate dalla scelta del nuovo imperatore, infine il 28 giugno fu eletto Carlo d’Asburgo nipote di Massimiliano. All’inizio del 1520 venne formulata una seconda condanna verso Lutero, resa pubblica il 15 giugno, nella bolla papale che cominciava con le parole “Exsurge Domine”, ma Federico si intromise e chiese che Lutero fosse ascoltato alla prima dieta del nuovo imperatore, nella primavera del 1521.
1.3 Le ripercussioni politiche della protesta di Lutero
Quando Lutero partecipò alla dieta erano passati ormai tre anni dall’inizio della contesa, e le idee del frate avevano creato una vera e propria trasformazione culturale e politica in Germania. Ma ciò avvenne per una particolare arretratezza dell’allora nazione tedesca rispetto alle altre monarchie. In quel periodo si aveva la formazione di sovranità regionali coincidenti con i grandi ducati , anche se ostacolata dalla presenza di troppe autonomie cittadine, piccole sovranità della chiesa e dispersi poteri feudali, l’entità tedesca era data solo dall’autorità imperiale. Inoltre si avevano dei problemi finanziari a causa del troppo denaro proveniente dalla Germania che arrivava in Italia, a causa del papa, e le polemiche sollevate da Lutero per questo argomento furono assecondate da molti principi tedeschi. Di tutti questi problemi si sarebbe dovuto parlare alla dieta. Lutero era appoggiato anche dalla piccola nobiltà dei cavalieri (i Ritter), che aspiravano ad impossessarsi dei beni ecclesiastici.
2 La formazione religiosa di Lutero
Le tesi di Lutero una rimprovero agli abusi attuati dalla chiesa, esse erano infatti le riflessioni del frate riguardo il peccato e la natura umana. Martin Lutero era nato a Eisleben, in Sassonia, il 10 novembre 1483. Entrò nel 1501 all’università di Erfurt per studiare diritto, nel 1505 entro nell’ordine degli agostiniani. Nel 1507 divenne sacerdote, e messosi a studiare teologia, arrivo a Wittenberg. Il senso del peccato perseguitava Lutero, spingendolo a confessarsi continuamente. Lutero giunse ad alcune conclusioni:
- Nessun uomo può essere privo di sentimenti malvagi, qualunque cosa faccia.
- Tutti i comandamenti sono per noi impossibili ad adempiersi.
- Sapendo ciò l’uomo deve essere colto da un’angoscia insanabile.
Lutero, nel 1510, schiacciato dal peso del peccato, compì un viaggio a Roma, ma questo viaggio non gli recò alcun conforto, e tornato a Wittenberg, divenne dottore in Teologia, e nel 1513, iniziò ad insegnare. E proprio durante l’insegnamento leggendo le lettere di Paolo ai romani, il senso del cristianesimo cambiò ai suoi occhi.
- Sono inutili le buone opere per ottenere la salvezza, troppo grande è la malvagità umana.
- I comandamenti servono affinché l’uomo riconosca la propria impotenza al bene.
2.1 Lutero ed Erasmo da Rotterdam
Nel 1520 Lutero pubblicò quattro opuscoli, il primo di questi è il “Del papato romano” dove egli affermava che:
- Il papa non può essere considerato superiore alle sacre scritture.
- Il cristiano deve dimostrare di essere tale interiormente e non con la sudditanza alla curia romana.
In accordo con le tematiche luterane che affermavano che i cristiani non dovevano sottostare al volere del papa, c’era Erasmo da Rotterdam, il più grande rappresentante dell’umanismo tedesco. Egli nel 1516 aveva pubblicato un’edizione a stampa del Nuovo testamento, con il testo originale in greco, e la traduzione in latino, secondo lui infatti non può esistere la religiosità cristiana senza il contatto diretto con la parola di Dio, egli affermava che ognuno doveva apprendere e comprendere le sacre scritture secondo uno stile personale. Fra Lutero ed Erasmo esistevano però anche delle importanti differenze, infatti Lutero aveva la visione dell’uomo come essere totalmente corrotto, idee non proprie ad Erasmo.
2.2 Gli opuscoli del 1520
Nel 1520 Lutero pubblicò quattro brevi opuscoli, che sono:
- Il primo è il “Del papato romano” dove egli affermava che:
- Il papa non può essere considerato superiore alle sacre scritture.
- Il cristiano deve dimostrare di essere tale interiormente e non con la sudditanza alla curia romana.
- Il secondo è “La cattività babilonese della chiesa” dove egli affermava che:
- Perché i sacramenti siano veramente compiuti, non basta siano impartiti, ma bisogna prestare fede a essi.
- Il vero sacramento è uno solo: l’accettazione attraverso la fede della promessa di Dio.
- Il terzo è “Della libertà del cristiano” dove egli affermava che:
- Le opere non salvano, ma vanno compiute gratuitamente, per amore verso il prossimo.
- Il quarto è “Alla nobiltà di nazione tedesca” dove egli chiedeva che:
- I principi tedeschi intervenissero nell’opera di riforma della chiesa.
- L’abolizione dei monasteri e dei conventi, ed l’eliminazione dei numerosi divieti.
2.3 La fede e i sacramenti
Come Lutero afferma nel “La cattività babilonese della chiesa” i veri sacramenti non sono sette, ma solo uno (vedi su), egli crede infatti che il matrimonio, pur essendo una cerimonia di piena sacralità, ha a che fare con la vita civile, e non con la fede, non può essere dunque un sacramento. Egli rifiuta anche la cresima e l’estrema unzione, ritenendoli insignificanti e ritualistici. Secondo lui i veri sacramenti sono altri, l’eucaristia prima di tutto, in quanto egli non mise mai in dubbio la reale presenza del corpo e del sangue di cristo nel pane e nel vino. Un altro vero sacramento e il battesimo, simbolo della morte e della resurrezione. Riguardo la confessione, Lutero afferma che non è di nessun aiuto per arrivare al pentimento, e che il confessore non può cancellare i peccati, ma solo dare conforto.
3 La riforma in Germania
Il 6 gennaio 1521 Lutero venne ufficialmente scomunicato, e il 27 dello stesso mese si aprì la dieta di Worms, dove CarloV avrebbe dovuto incontrare i sette principi elettori e i principi ecclesiastici e laici. Per molti principi, giudicare Lutero era un compito che avrebbe dovuto svolgere la dieta e non la curia romana, in quanto era una faccenda che riguardava molto da vicino tutta la Germania. Se Lutero avesse deciso di attenuare alcune sue tesi alla dieta, avrebbe inflitto comunque un duro colpo alle pretese romane sull’impero tedesco. Così il 17 e 18 aprile 1521 egli si presento d’avanti all’assemblea, ma non ritratto nulla riguardo i suoi scritti, anzi cercò di aprire una discussione dottrinaria. Carlo V così diede ordine di catturarlo, ma ancora una volta Federico il Savio salvò Lutero, tenendolo nascosto nei suoi castelli. Lutero durante la “prigionia” scrisse la traduzione in tedesco del Nuovo testamento. Quando nel 1522 Lutero fece ritorno a Wittenberg la schiera dei suoi seguaci si era allargata. In quel periodo la Germania fu attraversata da un potente moto iconoclasta, cosi immagini sacre e reliquie vennero per lo più distrutte. Il clero fu costretto a dire la messa in tedesco e a prendere moglie, lo stesso Lutero si sposò con un ex-suora. Nello stesso anno i Ritter renani, i cavalieri, furono guidati da Ulrich von Hutten, umanista, e Franz von Sickingen, cavaliere, contro l’arcivescovo elettore di Treviri. Questa rivolta feudale venne però bloccata da uno dei maggiori principi tedeschi.
3.1 La guerra contadina tedesca
In occasione della rivolta dei cavalieri Lutero si schierò con i principi, abbandonando i due capi ribelli, che lo avevano protetto precedentemente. Nello stesso modo si comporto in occasione della grande rivolta tra il 1522 e il 1523. Un ex-prete, Thomas Muntzer, che affermava la continua ispirazione a Dio del vero cristiano, e che bisognasse andare oltre la lettera delle sacre scritture, si trovò al centro della grande rivolta contadina che sconvolse la Germania dal 1524 al 1525. Egli infatti, interpretando a suo modo il vangelo, spinse i contadini a distruggere senza pietà gli empi. La ribellione contadina è data dalla crisi della società signorile,che aumentava sempre di più i gravami feudali, ai quali i contadini risposero progetti di riforma, ad’esempio i dodici articoli dei ribelli della Svevia, dove chiedevano che l’elezione di un parroco fosse affidata agli stessi fedeli. Luterò definì la rivolta come un flagello di Dio, ma alcuni lo accusavano di essere il creatore della rivolta, cosi scrisse “Contro le empie e scellerate bande di contadini”. Il 15 maggio 1525 i contadini furono sconfitti dai cavalieri dei duchi, Muntzer fu giudicato come eretico, torturato e ucciso, e circa 100.000 contadini massacrati.
3.2 La rottura con Erasmo
Nel 1525 ci fu uno scontro tra Lutero ed Erasmo. Erasmo infatti pubblicò uno scritto denominato “De libero Arbitrio” dove affermava che la fede si basava sulla ragione e sulla libera scelta dell’uomo. Poco tempo dopo Lutero replicò scrivendo il “De servo arbitrio” dove affermava che l’uomo è schiavo delle passioni, e lo stesso Dio ha creato il potere temporale donandogli la spada, per tenere a freno le nostre passioni, in breve la ribellione contro l’Autorità e come ribellarsi a Dio.
3.3 L’intervento dei principi
La riforma in seguito venne appoggiata anche dai principi di Brandeburgo, del Palatinato, e della Prussica, oltre a quelli che gia vi aderirono, ovvero i principi di Sassonia e Assia. Per i principi accettare la riforma, oltre ad andare in contro ai cittadini, significava anche impossessarsi dei beni del clero cattolico. Nel frattempo anche in Svezia e Danimarca la riforma veniva imposta alla decisione dei sovrani. Nel 1526 si tenne una dieta a Spira, che lasciò la libertà ai principi di aderire o meno alle idee Luterane. Ma tre anni dopo, sempre a Spira questa scelta venne negata, infatti Filippo d’Assia a nome dei luterani oppose una protestatio che era una contestazione alla decisione della dieta. Alla nuova dieta tenuta ad Augusta nel 1530 i protestanti presentarono la loro confessione di fede, ma Carlo V gli ordinò di abbandonare le dottrine professate. Dopo ciò, nel 1530, i principi luterani crearono la lega di Smalcalda, creando un’organizzazione che lasciava nelle loro mani le sorti del protestantesimo.
Fonte: anki.altervista.org/appunti/
Martin Lutero
CARLO V E L’IMPERO UNIVERSALE
Nella prima metà del XVI secolo si assistette all’ultimo grande tentativo di dare vita a un’egemonia imperiale in Europa. Sul trono di Spagna era salito nel 1516 Carlo I d’Asburgo che aveva ereditato dalla madre l’impero spagnolo e dal padre i vasti domini della casa d’Austria.
Nel 1519 Carlo d’Asburgo ottenne dai principi tedeschi anche la corona del Sacro Romano Impero e assunse il nome di Carlo V.
Tanta potenza non poteva lasciare indifferente la Francia di Francesco I, che temeva l’accerchiamento, stretta com’era tra Spagna, Germania e Paesi Bassi. Teatro dello scontro per l’egemonia tra le due potenze fu l’Italia, che era sempre il paese più ricco, più popolato, più colto d’Europa.
Per Carlo V ricopriva un’importanza strategica il Ducato di Milano, il cui controllo avrebbe messo in comunicazione i due nuclei principali del suo dominio, Spagna e Germania. Era quindi vitale per la Francia mantenerne il possesso, se non voleva trovarsi territorialmente ancora più soffocata.
Lo scontro divenne inevitabile e durò a lungo per quasi quarant’anni (1521-59), trasformandosi da lotta per il predominio in Italia in lotta per il predominio in Europa.
Una serie di insuccessi francesi culminò nella disfatta di Pavia del 1525, nella quale lo stesso Francesco I cadde prigioniero,

Deportato in Spagna, lo sconfitto monarca francese fu costretto a firmare il trattato di Madrid (1526) con il quale, in cambio della libertà, si impegnava a concedere a Carlo V Milano e la Borgogna.
Non appena tornato in patria Francesco rigettò però il trattato e riprese le ostilità dando vita a un’alleanza antiasburgica (Lega di Cognac), alla quale aderirono Firenze, Venezia, il Ducato di Milano e il re d’Inghilterra Enrico VIII.
Vi partecipò anche il nuovo pontefice Clemente VII (1523-34) della famiglia dei Medici, in precedenza uno dei maggiori sostenitori di Carlo V che si era impegnato a fondo nel difendere il cattolicesimo dagli attacchi di Martin Lutero.
TENTATIVI DI PACE TRA CARLO V E FRANCESCO I
Carlo V continuò a combattere per il possesso di Milano fino al 1544 con episodi isolati anche sotto il regno del successore di Francesco, Enrico II.
Nel frattempo, in Germania era dilagato il movimento luterano contro il quale Carlo, proprio per il suo impegno militare in Italia, non volle inizialmente prendere posizione.
Sistemate finalmente le cose in Italia con la pace di Crepy (1544), nel 1546, quando ormai a Trento era stato aperto il concilio, Carlo ritenne giunto il momento di risolvere con la forza la questione protestante.
Dopo aver sconfitto i principi tedeschi preferì tuttavia ripiegare sulla politica del compromesso, concedendo forti garanzie ai protestanti.
Abdicò nel 1556 lasciando i domini spagnoli e i Paesi Bassi al figlio Filippo II; il titolo imperiale e i domini germanici andarono al fratello Ferdinando.
Martin lutero
Martin Lutero nacque nella famiglia di un minatore sassone di origine contadina che aveva fatto una certa fortuna economica.
Dopo i primi studi venne inviato all’università di Erfurt, dove nel 1505 conseguì il titolo di magister nella facoltà delle Arti liberali. In quello stesso anno, mentre tornava a Erfurt dopo una visita ai genitori, venne quasi colpito da un fulmine e fece voto di farsi monaco.
Entrò allora nel convento degli agostiniani divenendo sacerdote nel 1507. I suoi superiori lo indirizzarono allo studio della teologia e in seguito lo destinarono all’università di Wittemberg, dove insegnò filosofia e teologia. Nel 1510-11 fu inviato a Roma per discutere una questione interna dell’ordine, ma la missione fallì.
A partire dal 1511 Lutero visse un periodo di grande travaglio spirituale. Nel 1517 pubblicò le 95 tesi sulla dottrina delle indulgenze che diedero inizio al vasto movimento della riforma protestante.
Scomunicato dalla Chiesa di Roma, nel 1521 arrivò a una rottura anche con l’assemblea riunita a Worms dall’imperatore Carlo V.
Il principe di Sassonia lo protesse nel suo castello di Wartburg, dove Lutero cominciò a tradurre la Bibbia in tedesco per permettere a tutti di leggerla.
Ritornato a Wittemberg nel 1522, si mise alla guida del movimento riformatore, ma pose nelle mani dei principi la salvaguardia del nuovo ordinamento religioso.
Durante la guerra dei contadini si schierò apertamente contro i rivoluzionari, spingendo i principi ad annientarli con la forza. Dedicò gli ultimi anni della sua vita all’organizzazione delle nuove chiese evangeliche.
IL NUOVO MONDO
Mentre i portoghesi cercavano il passaggio intorno all’Africa per raggiungere le Indie, il geografo (1474) fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli esponeva l'idea che fosse possibile giungere in Asia partendo dalle coste atlantiche e navigando sempre verso Occidente.
La lettera e i calcoli di Toscanelli non rimasero probabilmente ignoti a Cristoforo Colombo che sposò con la fede e la passione di un convincimento religioso il progetto di raggiungere il Levante attraverso la via di Ponente. Si trovò davanti un muro di incomprensione e di scetticismo e ci volle la notizia che il Portogallo, con Diaz, si stava avvicinando alle Indie, perché, dopo otto anni di tentativi, la regina di Spagna Isabella di Castiglia convincesse il re Ferdinando a finanziare Colombo.
Colombo espone il suo progetto per ottenere l’approvazione al viaggio
verso le Indie
Colombo approdò il 12 ottobre in una piccola isola dell’arcipelago delle Bahama nell’America centrale, detta dagli indigeni Guanahani e da lui battezzata San Salvador (oggi Watling). Quindi, proseguendo nel suo viaggio, giunse alle grandi isole di Cuba e di Haiti sempre più convinto di aver raggiunto l’Asia: ecco perché egli chiamò “Indie Occidentali” la nuova terra scoperta, e “indiani” i suoi abitanti.
Né si liberò di tale convinzione nemmeno dopo le altre tre spedizioni compiute negli anni seguenti, nel corso delle quali scoprì le Antille e la costa nord dell’America meridionale, tra l’Honduras e le foci dell’Orinoco.
Nessuno, al momento, capì l’importanza della scoperta. Oggi il 12 ottobre -il Columbu’s day- viene celebrato con grandi feste, dall’Atlantico al Pacifico come data di nascita dell’America.
Per aver preso le difese degli indigeni di Haiti che si erano rivoltati, Colombo venne in contrasto con le autorità spagnole: destituito dalle sue cariche dall’inviato governativo Francisco de Babadilla, fu tradotto in Spagna. Subito liberato, intraprese un quarto viaggio (1502-04) navigando nei mari dell’America centrale. Affranto e ammalato ritornò a Valladolid dove in miseria e dimenticato da tutti morì ignorando di aver scoperto un nuovo continente.
Vespucci affermava che la massa compatta di terra che sbarrava la via occidentale verso le ricchezze delle Indie era un nuovo continente.
Nel 1519 Ferdinando Magellano, un navigatore portoghese passato al servizio della Spagna scoprì all’estremo sud del continente il passaggio (lo Stretto di Magellano, appunto) che immetteva nell’oceano sconosciuto (battezzato Pacifico per il tempo favorevole trovatovi).
Le navi spagnole affrontarono un’estenuante navigazione di sei mesi per giungere, nel 1521, ai mari dell’Asia. Sbarcato in una delle Isole Molucche, Magellano trovò però la morte in uno scontro con i selvaggi.
La parte più importante della grande impresa era compiuta: giungere in Asia navigando verso ovest. Nel 1522, dopo tre anni di spedizione, una sola delle cinque navi, la Vittoria, riuscì a fare ritorno a Siviglia con 21 superstiti. Per la prima volta nella storia dell’umanità, una nave aveva compiuto interamente il giro del globo terracqueo.
Fonte: kidslink.scuole.bo.it
Martin Lutero
Arte durante il periodo della Riforma protestante e della Controriforma
Il XVI secolo è il periodo in cui si consuma, in Europa, la rottura dell’unità religiosa del cristianesimo in seguito alla Riforma protestante. Mentre l’Europa settentrionale aderisce alla Riforma nelle varie confessioni, luterana, calvinista o anglicana, l’Europa meridionale resta fedele al cattolicesimo romano. Agli inizi del Cinquecento il cattolicesimo era l’ideologia dominante e l’elemento unificante di tutti gli strati sociali e di tutte le tendenze culturali. Nel corso del secolo tutto il sistema di idee e di valori entra in crisi.
La Riforma protestante
Se le equilibrate e armoniche rappresentazioni idealizzanti del Rinascimento esprimono l’acquisita fiducia dell’uomo in se stesso nel momento in cui giunge a concepirsi come misura di tutte le cose, nei primi decenni del Cinquecento tale sicurezza si è già profondamente incrinata. Nel 1517 Martin Lutero sferra il suo primo attacco alla Chiesa cattolica: con le tesi di Wittemberg i protestanti dichiarano che il papato rappresenta ormai solo la decadenza morale e religiosa dell’epoca. Pietra dello scandalo è soprattutto la vendita delle indulgenze, con cui il papato affranca i credenti dal peccato dietro pagamento di denaro che serviva a finanziare la sontuosa ristrutturazione di San Pietro. Per Lutero tali traffici lucrativi erano estranei alla vera fede cristiana: l’ambizione mondana della Chiesa di Roma induceva gli uomini ad adorare quadri e statue più dello stesso Dio.
Le posizioni che Martin Lutero esprime a partire dal 1517 riguardano prima di tutto la teologia: solo Dio può salvare l’uomo, attraverso la grazia, che riguarda il rapporto del singolo con Dio; essa non può passare attraverso vie istituzionali come la Chiesa. Anche l’interpretazione delle Sacre Scritture è lasciata all’individuo.
Per la prima volta masse di persone possono liberamente avvicinarsi a libri ritenuti fonti di verità assoluta. Qui il discorso di Lutero si fa politico e mette in discussione l’autorità della Chiesa, la legittimità della gerarchia ecclesiastica, il primato del papa.
Contro lo scandalo della vendita delle indulgenze Lutero propone un cristianesimo nuovo, che rende l’individuo responsabile e purifica la religione dagli aspetti meramente esteriori. Il progetto di Lutero riprendeva temi ed esigenze di riforma che erano già stati sostenuti, all’interno del mondo cattolico, da chi aderiva alle correnti evangeliche, all’umanesimo teologico, alla devotio moderna. Uomini come Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro avevano in mente una riforma della Chiesa imperniata sulla semplificazione dei vari aspetti della teoria e della pratica religiose. Gli aderenti all’evangelismo, però, non erano mai giunti a una rottura aperta con la gerarchia ecclesiastica, anzi ne facevano parte e in posizioni di assoluto rilievo. Proprio il distacco tra le posizioni evangeliche, spesso elitarie, e la massa della popolazione le rendeva inefficaci rispetto alla capacità di penetrazione delle idee luterane. La Riforma fu un processo lungo e tormentato in cui fattori sociali, politici e militari giocarono non meno di quelli religiosi e culturali. Al desiderio di ritorno alla purezza originaria del cristianesimo si associavano infatti le istanze di riscatto sociale dei contadini (le cui rivolte verranno represse nel sangue con l’approvazione di Lutero) e le aspirazioni nazionalistiche dei principi tedeschi contro Roma e l’impero. Questo complesso intreccio di tensioni favorì la diffusione del luteranesimo, tra il 1520 e il 1555, in Germania, in Danimarca e nella penisola scandinava. Nello stesso periodo anche l’Inghilterra si staccò dalla Chiesa di Roma, mentre una nuova confessione riformata, quella calvinista, si diffuse a partire daI 1540 dalla Svizzera alla Francia, all’Olanda e alla Scozia. Il discorso religioso della Riforma nei suoi vari aspetti, e le reazioni emotive, individuali e collettive nel mondo cristiano lacerato ebbero forti riflessi nella pratica artistica. All’adesione implicita o esplicita dei maggiori artisti del Rinascimento tedesco al credo luterano, o almeno alla devotio moderna proposta dalla filosofia di Erasmo da Rotterdam, fanno riscontro la drammatica, cupa religiosità cattolica di Sebastiano del Piombo e di Pontormo, i travagli spirituali di Lotto e dello stesso Michelangelo. Ma al di là delle specifiche personalità, più profondi riflessi concernono l’iconografia e la committenza: l’iconoclastia calvinista in Olanda è uno dei fondamenti delle origini del trionfo del genere profano borghese.
L’Italia e la Controriforma
In Italia le esigenze di riforma non arrivano alla creazione di una nuova Chiesa. Le élites intellettuali sostengono i principi della tolleranza religiosa e del libero pensiero, finendo così per essere osteggiate sia dalla Chiesa cattolica sia da quelle riformate. Il protestantesimo popolare nell’Italia del Cinquecento colpisce soprattutto gli aspetti rituali ed esteriori della religione tradizionale, come la devozione verso i santi rappresentati nei quadri e nelle statue, considerata idolatrica. I sostenitori della linea controriformista reclamano una maggiore fermezza da parte della Chiesa romana e delle sue gerarchie. A vincere, anzi a trionfare, sono i controriformisti. Nel 1540 papa Paolo III Farnese approva la regola della Compagnia di Gesù, un ordine nato per difendere l’ortodossia cattolica e per diffonderle nel mondo attraverso l’apostolato, la creazione di missioni e l’istruzione dei giovani.
Nel 1542 viene istituita l’Inquisizione romana con il compito di impedire le infiltrazioni protestanti nel mondo cattolico. Fin dalle prime battute del Concilio di Trento (1545-1563) i controriformisti riescono a far passare le loro tesi.
Nel 1559 viene compilato il primo indice dei libri proibiti, ma a questo punto non si tratta più di una sottile lotta tra teologi: la posta in gioco ormai è la vita. Siamo in un’epoca di intolleranza e di sospetto: la pena per l’eretico è il rogo. Per gli evangelici italiani si aprono due vie: l’emigrazione o il nicodemismo, cioè nascondere le proprie vere convinzioni (dal personaggio evangelico Nicodemo, un fariseo che andò da Cristo di notte per non farsi riconoscere dagli ebrei) e aderire esteriormente ai rituale cattolico.
Per l’Inquisizione romana l’errore e l’eresia possono infiltrarsi dappertutto, anche nelle opere d’arte. Alla fine del Concilio, nel 1563, si affronta il tema e la normativa del culto delle immagini, con i suoi riflessi sui caratteri dell’arte sacra, iconografici in prima istanza, ma anche espressivi. Il pietismo devozionale, si configura chiaramente, soprattutto nella pittura romana, ben prima della messa a regime decretata dal concilio. Ben noto e tipico è il caso del Giudizio universale di Michelangelo scoperto nel 1541, tacciato di luteranesimo da libelli anonimi e di offesa al decoro dall’Aretino, ma sgradito anche sul piano spirituale ai cardinali evangelici non ancora emarginati. La committenza di Paolo III ne impedì la distruzione invocata dall’Aretino, ma non gli risparmiò i “braghettoni” di Daniele da Volterra imposti ai nudi.
I documenti finali del concilio di Trento contengono decisive “istruzioni” per il rinnovamento dell’arte sacra: i cardinali del Concilio – tra cui San Carlo Borromeo – propongono un’arte capace di parlare a tutti e di restituire una chiara identità religiosa al territorio. Per contrastare un’importante caratteristica luterana (il rifiuto del culto della Madonna e dei santi) si promuove il rilancio della devozione verso figure molto popolari, la cui vita e il cui martirio vengono illustrati in modo spettacolare in statue, dipinti e affreschi. Per lo specifico campo della pittura, le norme sull’arte sacra della Controriforma segnano un momento di svolta e sono alla base del passaggio dal Rinascimento al Barocco. Come disse il cardinale Paleotti: «l’arte sacra deve illuminare l’intelletto, eccitare la devozione e pungere il cuore attraverso l’ordine, la chiarezza, la semplicità, il controllo della forma, il rifiuto delle stravaganze». Viene consigliato l’inserimento di personaggi e dettagli tratti dalla vita quotidiana, in modo che l’azione sia ambientata nella realtà attuale e non in un indistinto passato.
La chiesa del Gesù del Vignola a Roma: modello della Controriforma
La Controriforma introdusse il principio che le opere destinate alle chiese dovevano essere approvate dal vescovo della diocesi. E se le opere non erano conformi alle aspettative, queste potevano essere rifiutate o si poteva richiederne la modifica. L’azione di controllo, e potenzialmente di censura, fu quindi demandata ai vescovi i quali ebbero atteggiamenti diversificati. In alcuni casi l’azione fu più diretta ed incisiva. San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1560 al 1584, pubblicò nel 1577 delle precise istruzioni (Instructiones fabricae et supellectilis ecclesiasticae) destinate agli architetti e ai pittori e scultori di soggetti sacri, che rimasero quale modello di rigore per l’arte del periodo successivo.
La Chiesa del Gesù è la prima chiesa dell’Ordine dei Gesuiti., fondato da Ignazio da Loyola e approvato da papa Paolo III Farnese ne 1540. La chiesa doveva adattarsi alle esigenze di diffusione dell’ortodossia cattolica contro i pericoli della Riforma protestante.
Sul suo modello, se si fosse rivelato funzionale allo scopo, migliaia di altre chiesa sarebbero state costruite in tutto il mondo da missionari gesuiti impegnati nell’opera di evangelizzazione.
Per questo il cardinale Alessandro Farnese, che commissionò l’opera, stabilì regole precise ed inderogabili da seguire nella costruzione:
- Una sola grande navata, per accogliere una moltitudine di persone, catturare l’attenzione dei fedeli senza creare motivi di dispersione nelle più nascoste navate laterali
- La navata centrale unica permetteva inoltre di migliorare l’acustica (le parole dei predicatori dovevano fissare in modo indelebile nella mente dei fedeli gli insegnamenti della Chiesa) e di illuminare in modo uniforme l’ambiente, così da creare un netto stacco tra la luce e l’oscurità
- Sulla navata di inseriscono le cappelle laterali: queste sono luogo di meditazione e di raccoglimento in preghiera del fedele.
La Chiesa del Gesù diventò un modello paradigmatico per tutta l’architettura della Controriforma.
Ha una pianta a croce latina con cappelle al posto delle navate laterali (impianto simile al Sant’Andrea di Mantova di Leon Battista Alberti).
Le superfici della navata sono ritmate dagli archi a tutto sesto e dalle due paraste affiancate che sorreggono l’architrave continuo decorato.
Il transetto è quasi inesistente per accentuare ulteriormente la compattezza dello spazio.
Sopra di esso è posta una cupola, che inonda di luce l’altare, punto focale dell’intero edificio, mentre la navata è illuminata solo da finestre.
Il soffitto a volta crea un’acustica suggestiva, il ritmo lento dell’architettura indirizza l’interesse e lo sguardo del fedele verso il predicatore.
Vignola morì nel 1573 senza poter realizzare la facciata della Chiesa del Gesù, il lavoro venne proseguito da Giacomo della Porta che realizzò una facciata ispirandosi a quella della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella dell’Alberti, rielaborando però il linguaggio classico in modo monumentale ed imponente: le colonne e i pilastri sono raddoppiati, il timpano ed il portale d’accesso creano un punto focale centrale dell’intera facciata.
Fonte: www.websavona.it/arte/manierismo/
Martin Lutero
Chi sono i Luterani?
Per luteranesimo si intende la teologia sviluppata dal monaco agostiniano Martin Lutero e le dottrine professate dalla chiese evangelico-luterane nate dalla Riforma protestante (*) del XVI secolo.
Secondo la tradizione, il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, 95 tesi sfidando gli insegnamenti della Chiesa cattolica romana sulla natura della penitenza, l’autorità del papa e l’utilità delle indulgenze. L’azione di Lutero fu in gran parte una risposta alla vendita di indulgenze promossa da papa Leone X per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro. Queste tesi, inizialmente scritte per sollecitare una disputa accademica, furono tradotte e divulgate in tutta la Germania e oltre, dando l’avvio a un grande movimento di riflessione teologica, di protesta spirituale e politica contro la Chiesa romana. L’intenzione di Lutero, comunque, non era quella di fondare una nuova Chiesa bensì quella di riformare quella esistente da capo a piedi.
La rottura definitiva con Roma avvenne nel 1520 quando Lutero, minacciato di scomunica con bolla papale, bruciò, davanti agli studenti di Wittenberg, la bolla, il codice di diritto canonico e la Summa Theologiae di San Tommaso. Il 3 gennaio 1521 fu definitivamente scomunicato. Seguì la messa al bando da parte dell’imperatore, sempre nel 1521.
All’epoca la Bibbia e la messa erano in latino e quindi solo pochi dotti potevano accostarsi alle Sacre Scritture. Grazie alla coeva invenzione della prima macchina per stampa a caratteri mobili, Lutero, insieme ad amici esperti delle lingue bibliche, tradusse la Bibbia in tedesco avvicinando i fedeli alla sua comprensione ed evidenziando le contraddizioni tra l’operato del clero e la dottrina cattolica.
Nel 1530, il ramo luterano del movimento della Riforma protestante, presentò alla dieta di Augusta il suo principale documento di fede, la “Confessione Augustana”, elaborata da Filippo Melantone che era in stretto contatto con Lutero.
Dopo la morte del fondatore il luteranesimo si frammentò in diversi blocchi (puristi, moderati, estremisti, mistici, pietisti, ecc) entrando anche in conflitto con il calvinismo di origine ginevrina.
Con la Pace di Augusta (1555) si riconobbe la religione del principe di ciascun territorio dell’impero come religione di tutti i sudditi (cuius regio, eius religio) legittimando definitivamente il luteranesimo.
Esso si diffuse rapidamente in quasi tutti gli stati germanici. In Scandinavia (Danimarca, Svezia, Norvegia) ebbe un carattere più tradizionalista mantenendo molte delle strutture ecclesiastiche cattoliche.
Il paese extra-europeo dove il movimento ebbe maggior successo furono gli Stati Uniti d’America grazie alle migrazioni di tedeschi e scandinavi. Vi sono forti presenze luterane anche in Brasile, nell’America Centrale, in Tanzania, in Etiopia e in Papua - Nuova Guinea.
Nel XX secolo il momento più drammatico, per la Chiesa Luterana in Germania, fu durante il nazismo quando il regime hitleriano favorì la fondazione nel 1933 della Chiesa Evangelica Tedesca di chiari intendimenti razzisti ariani, approfittando anche della secolare vicinanza tra “trono e altare”. Come reazione fu fondata la Chiesa Confessante, composta da pastori e membri di chiesa sia luterani che riformati, che tuttavia subì persecuzioni (D. Bonhoeffer).
I luterani presenti in Italia, di lingua tedesca ma anche italiana, e riuniti nella CELI (Chiesa Evangelica Luterana in Italia) sono circa 5000.
La dottrina di Lutero si riassume in quattro citazioni che vengono condivise anche dalle altre chiese provenienti dalla Riforma del ‘500:
- sola fide: l’uomo ottiene la propria salvezza solo con la fede in quanto, schiavo del peccato originale, è incapace di salvarsi in virtù delle proprie forze o con il proprio agire;
- sola gratia: la fede è un dono esclusivo della grazia di Dio;
- solo scriptura: la fede trova il suo fondamento solo nella parola di Dio, la Sacra Scrittura, e non già nella sua interpretazione da parte del magistero della Chiesa o nella tradizione storica;
- solus Christus: non vi è alcun salvatore e mediatore indicato da Dio al di fuori di Gesù Cristo.
Momento centrale della vita della Chiesa luterana è la proclamazione della Parola di Dio: alla Bibbia è riconosciuta l’autorità suprema in materia di fede e di etica, tanto che la comunità accetta come sacramenti soltanto il battesimo e la cena del Signore, considerandoli istituiti direttamente da Cristo sulla base dei dati biblici. Particolare importanza ha il sermone come illustrazione della parola di Dio.
Nella celebrazione dell’Eucaristia, chiamata Santa Cena, tutti i partecipanti si comunicano sotto entrambe le specie del pane e del vino e, a differenza di altre denominazioni protestanti, il luteranesimo non nega la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nelle due sostanze che dopo la consacrazione ‘coesistono’ in unione tra loro (consustanziazione). Mentre per il cattolicesimo la transustanziazione è conversione “in toto” della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e sangue di Cristo, mantenendo invariato solo l’aspetto esteriore.
Diversamente dal cattolicesimo, la funzione sacerdotale è attribuita simbolicamente all’intero popolo dei credenti, in virtù del Battesimo. Il pastore è pertanto un semplice ministro di culto e non è tenuto al celibato.
In quasi tutte le chiese luterane nel mondo è riconosciuto anche il ministero pastorale delle donne.
Conseguenza diretta del valore non meritorio attribuito alle opere e ai meriti è il rifiuto del culto dei santi.
Nelle chiese luterane nel mondo, si trovano modelli diversificati di guida. Anche nelle chiese che hanno mantenuto il servizio vescovile, il governo della Chiesa è sempre collegiale; un ruolo fondamentale, a tutti i livelli della Chiesa, viene svolto dai sinodi (composti da laici – maggioranza, e ministri consacrati – minoranza).
(*) Dopo l’editto di Worms del 1521 che proibiva la diffusione della Riforma luterana negli stati dell’Impero, i principi tedeschi simpatizzanti della Riforma, in occasione della Dieta del 1529 redassero un documento che dichiarava come inviolabili i diritti della coscienza e della parola di Dio. Tale documento iniziava con la parola protestamur, ovvero ‘dichiariamo solennemente’. Il termine venne ad indicare per estensione le chiese che ebbero origine da questa Riforma.
Fonte : www.chiesadimilano.it/
Martin Lutero
Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero invitò altri dottori a discutere 95 tesi scritte naturalmente in latino e affisse sulla porta laterale della cappella del castello di Wittenberg. Pensava a Tetzel, il domenicano incaricato di predicare le indulgenze che il Papato con bolla del 31 marzo 1515 aveva imposto ad Alberto di Brandeburgo per reperire i fondi che doveva pagare alla Curia romana per il suo terzo arcivescovato, Magonza? Ma Tetzel non si recò in Sassonia dove il duca Federico non gli permetteva di entrare, avendo una collezione di reliquie portatrici di indulgenze che ogni 1 novembre egli esponeva alla devozione dei fedeli...in effetti già un anno prima, alla vigilia di Ognissanti 1516, Lutero aveva fatto un sermone contrario alle indulgenze. Intanto, nel 1517, fa un passo in più, perché invia copia delle Tesi ad Alberto di Brandeburgo insieme ad una lettera.
Disputa per chiarire l’efficacia delle indulgenze.
Per amore e zelo di far risplendere la verità quanto qui sotto scritto sarà discusso a Wittenberg sotto la presidenza del R.P. Martin Lutero, maestro in Arti e sacra Teologia, e ivi lettore ordinario della stessa. Perciò egli prega che coloro i quali non possono esser presenti a discutere con noi verbalmente, lo facciano per iscritto. Nel Nome del Signore nostro Gesù Cristo. Amen.
1. Il signore e maestro Gesù Cristo dicendo: "Fate penitenza ecc." volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.
2. Questa parola non può intendersi nel senso di penitenza sacramentale (cioè confessione e soddisfazione, che si celebra per il ministero dei sacerdoti).
3. Non intende però solo la penitenza interiore, anzi quella interiore è nulla se non produce esteriormente varie mortificazioni della carne.
4. Rimane cioè l'espiazione sin che rimane l'odio di sé (che è la vera penitenza interiore), cioè regno dei cieli.
5. Il papa non vuole né può rimettere alcuna pena fuorché quelle che ha imposte per volontà propria o dei canoni.
6. Il papa non può rimettere alcuna colpa se non dichiarando e approvando che è stata rimessa da Dio o rimettendo nei casi a lui riservati, fuori dei quali la colpa rimarrebbe certamente.
7. Sicuramente Dio non rimette la colpa a nessuno, senza sottometterlo contemporaneamente al sacerdote suo vicario, completamente umiliato.
8. I canoni penitenziali sono imposti solo ai vivi, e nulla si deve imporre in base ad essi ai moribondi.
9. Lo Spirito Santo dunque, nel papa, ci benefica eccettuando sempre nei suoi decreti i casi di morte e di necessità.
10. Agiscono male e con ignoranza quei sacerdoti, i quali riservano penitenze canoniche per il purgatorio ai moribondi.
11. Tali zizzanie del mutare una pena canonica in una pena del Purgatorio certo appaiono seminate mentre i vescovi dormivano.
12. Una volta le pene canoniche erano imposte non dopo, ma prima dell'assoluzione, come prova della vera contrizione.
13. I morituri soddisfano ogni cosa con la morte, e sono già morti alla legge dei canoni, essendone sollevati per diritto.
14. La integrità o carità perfetta del morente, porta necessariamente con sé un gran timore, tanto maggiore quanto essa è minore.
15. Questo timore e orrore basta da solo, per tacere d'altro, a costituire la pena del purgatorio, poiché è prossimo all'orrore della disperazione.
16. L'inferno, il purgatorio ed il cielo sembrano distinguersi tra loro come la disperazione, la quasi disperazione e la sicurezza.
17. Sembra necessario che nelle anime del purgatorio di tanto diminuisca l'orrore di quanto aumenti la carità.
18. Né appare approvato sulla base della ragione e delle scritture, che queste anime siano fuori della capacità di meritare o dell'accrescimento della carità.
19. Né appare provato che esse siano certe e sicure della loro beatitudine, almeno tutte, sebbene noi ne siamo certissimi.
20. Dunque il papa con la remissione plenaria di tutte le pene non intende semplicemente di tutte, ma solo di quelle imposte da lui.
21. Sbagliano pertanto quei predicatori d'indulgenze, i quali dicono che per le indulgenze papali l'uomo è sciolto e salvato da ogni pena.
22. Il papa, anzi, non rimette alle anime in purgatorio nessuna pena che avrebbero dovuto subire in questa vita secondo i canoni.
23. Se mai può essere concessa ad alcuno la completa remissione di tutte le pene, è certo che essa può esser data solo ai perfettissimi, cioè a pochissimi.
24. È perciò inevitabile che la maggior parte del popolo sia ingannata da tale indiscriminata e pomposa promessa di liberazione dalla pena.
25. La stessa potestà che il papa ha in genere sul purgatorio, l'ha ogni vescovo e curato in particolare nella propria diocesi o parrocchia.
26. Il papa fa benissimo quando concede alle anime la remissione non per il potere delle chiavi (che non ha) ma a modo di suffragio
27. Predicano da uomini, coloro che dicono che subito, come il soldino ha tintinnato nella cassa, l'anima se ne vola via.
28. Certo è che al tintinnio della moneta nella cesta possono aumentare la petulanza e l'avarizia: invece il suffragio della chiesa è in potere di Dio solo.
29. Chi sa se tutte le anime del purgatorio desiderano essere liberate, a giudicare da un aneddoto che si narra riguardo ai santi Severino e Pasquale?[1].
30. Nessuno è certo della sincerità della propria contrizione, tanto meno del conseguimento della remissione plenaria.
31. Tanto è raro il vero penitente, altrettanto è raro chi acquista veramente le indulgenze, cioè rarissimo.
32. Saranno dannati in eterno con i loro maestri coloro che credono di essere sicuri della loro salute sulla base delle lettere di indulgenza.
33. Specialmente sono da evitare coloro che dicono che tali perdoni del papa sono quel dono inestimabile di Dio mediante il quale l'uomo è riconciliato con Dio.
34. Infatti tali grazie ottenute mediante le indulgenze riguardano solo le pene della soddisfazione sacramentale stabilite dall'uomo.
35. Non predicano cristianamente quelli che insegnano che non è necessaria la contrizione per chi riscatta le anime o acquista lettere confessionali.
36. Qualsiasi cristiano veramente pentito ottiene la remissione plenaria della pena e della colpa che gli è dovuta anche senza lettere di indulgenza.
37. Qualunque vero cristiano, sia vivo che morto, ha la parte datagli da Dio a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche senza lettere di indulgenza.
38. Tuttavia la remissione e la partecipazione del papa non deve essere disprezzata in nessun modo perché, come ho detto [v. tesi n°6], è la dichiarazione della remissione divina.
39. È straordinariamente difficile anche per i teologi più saggi esaltare davanti al popolo ad un tempo a prodigalità delle indulgenze e la verità della contrizione.
40. La vera contrizione cerca ed ama le pene, la larghezza delle indulgenze produce rilassamento e fa odiare le pene o almeno ne dà occasione.
41. I perdoni apostolici devono essere predicati con prudenza, perché il popolo non intenda erroneamente che essi sono preferibili a tutte le altre buone opere di carità.
42. Bisogna insegnare ai cristiani che non è intenzione del papa equiparare in alcun modo l'acquisto delle indulgenze con le opere di misericordia.
43. Si deve insegnare ai cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che non acquistare indulgenze.
44. Poiché la carità cresce con le opere di carità e fa l'uomo migliore, mentre con le indulgenze non diventa migliore ma solo più libero dalla pena.
45. Occorre insegnare ai cristiani che chi vede un bisognoso e trascurandolo dà per le indulgenze si merita non l'indulgenza del papa ma l'indignazione di Dio.
46. Si deve insegnare ai cristiani che se non abbondano i beni superflui, debbono tenere il necessario per la loro casa e non spenderlo per le indulgenze.
47. Si deve insegnare ai cristiani che l'acquisto delle indulgenze è libero e non di precetto.
48. Si deve insegnare ai cristiani che il papa come ha maggior bisogno così desidera maggiormente per sé, nel concedere le indulgenze, devote orazioni piuttosto che monete sonanti.
49. Si deve insegnare ai cristiani che i perdoni del papa sono utili se essi non vi confidano, ma diventano molto nocivi, se per causa loro si perde il timor di Dio.
50. Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S. Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle.
51. Si deve insegnare ai cristiani che il papa, come deve, vorrebbe, anche a costo di vendere - se fosse necessario - la basilica di S. Pietro, dare dei propri soldi a molti di quelli ai quali alcuni predicatori di indulgenze estorcono denaro.
52. È vana la fiducia nella salvezza mediante le lettere di indulgenza. anche se un commissario e perfino lo stesso papa impegnasse per esse la propria anima.
53. Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali perché si predichino le indulgenze fanno tacere completamente la parola di Dio in tutte le altre chiese.
54. Si fa ingiuria alla parola di Dio quando in una stessa predica si dedica un tempo eguale o maggiore all'indulgenza che ad essa.
55. È sicuramente desiderio del papa che se si celebra l'indulgenza, che è cosa minima, con una sola campana, una sola processione, una sola cerimonia, il vangelo, che è la cosa più grande, sia predicato con cento campane, cento processioni, cento cerimonie.
56. I tesori della Chiesa, dai quali il papa attinge le indulgenze, non sono sufficientemente ricordati né conosciuti presso il popolo cristiano.
57. Certo è evidente che non sono beni temporali, che molti predicatori non li profonderebbero tanto facilmente ma piuttosto li raccoglierebbero.
58. Né sono i meriti di Cristo e dei santi, perché questi operano sempre, indipendentemente dal papa, la grazia dell'uomo interiore, la croce, la morte e l'inferno dell'uomo esteriore.
59. S. Lorenzo chiamò tesoro della Chiesa i poveri, ma egli usava il linguaggio del suo tempo.
60. Senza temerarietà diciamo che questo tesoro è costituito dalle chiavi della Chiesa donate per merito di Cristo.
61. È chiaro infatti che per la remissione delle pene e dei casi basta la sola potestà del papa.
62. Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio.
63. Ma questo tesoro è a ragione odiosissimo perché dei primi fa gli ultimi.
64. Ma il tesoro delle indulgenze è a ragione gratissimo perché degli ultimi fa i primi.
65. Dunque i tesori evangelici sono reti con le quali un tempo si pescavano uomini ricchi.
66. Ora i tesori delle indulgenze sono reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini.
67. Le indulgenze che i predicatori proclamano grazie grandissime, si capisce che sono veramente tali quanto al guadagno che promuovono.
68. Sono in realtà le minime paragonate alla grazia di Dio e alla pietà della croce.
69. I vescovi e i parroci sono tenuti a ricevere con ogni riverenza i commissari dei perdoni apostolici.
70. Ma più sono tenuti a vigilare con gli occhi e le orecchie che essi non predichino, invece del mandato avuto dal papa, le loro fantasie.
71. Chi parla contro la verità dei perdoni apostolici sia anatema e maledetto.
72. Chi invece si oppone alla cupidigia e alla licenza del parlare del predicatore di indulgenze, sia benedetto.
73. Come il papa giustamente fulmina coloro che operano qualsiasi macchinazione a danno della vendita delle indulgenze.
74. Cosi molto più gravemente intende fulminare quelli che col pretesto delle indulgenze operano a danno della santa carità e verità.
75. Ritenere che le indulgenze papali siano tanto potenti da poter assolvere un uomo, anche se questi, per un caso impossibile, avesse violato la madre di Dio, è essere pazzi.
76. Al contrario diciamo che i perdoni papali non possono cancellare neppure il minimo peccato veniale, quanto alla colpa.
77. Dire che neanche S. Pietro se pure fosse papa, potrebbe dare grazie maggiori, è bestemmia contro S. Pietro e il papa.
78. Diciamo invece che questo e qualsiasi papa ne ha di maggiori, cioè l'evangelo, le virtù, i doni di guarigione, ecc. secondo I Corinti 12 [1COR, 12].
79. Dire che la croce eretta solennemente con le armi papali equivale la croce di Cristo, è blasfemo.
80. I vescovi i parroci e i teologi che consentono che tali discorsi siano tenuti al popolo ne renderanno conto.
81. Questa scandalosa predicazione delle indulgenze fa si che non sia facile neppure ad uomini dotti difendere la riverenza dovuta al papa dalle calunnie e dalle sottili obiezioni dei laici.
82. Per esempio: perché il papa non vuota il purgatorio a motivo della santissima carità e della somma necessità delle anime, che è la ragione più giusta di tutte, quando libera un numero infinite di anime in forza del funestissimo denaro dato per la costruzione della basilica, che è una ragione debolissima?
83. Parimenti: perché continuano le esequie e gli anniversari dei defunti e invece il papa non restituisce ma anzi permette di ricevere lasciti istituiti per loro, mentre è già un'ingiustizia pregare per dei redenti?
84. Parimenti: che è questa nuova di Dio e del papa, per cui si concede ad un uomo empio e peccatore di redimere in forza del danaro un'anima pia e amica di Dio e tuttavia non la si redime per gratuita carità in base alla necessità di tale anima pia e diletta?
85. Ancora: perché canoni penitenziali per se stessi e per il disuso già da tempo morti e abrogati, tuttavia a motivo della concessione delle indulgenze sono riscattati ancora col denaro come se avessero ancora vigore?
86. Ancora: perché il papa le cui ricchezze oggi sono più opulente di quelle degli opulentissimi Crassi, non costruisce una sola basilica di S. Pietro con i propri soldi invece che con quelli dei poveri fedeli?
87. Ancora: cosa rimette o partecipa il papa a coloro che con la contrizione perfetta hanno diritto alla piena remissione e partecipazione?
88. Ancora: quale maggior bene si recherebbe alla Chiesa, se il papa, come fa ogni tanto, così cento volte ogni giorno attribuisse queste remissioni e partecipazioni a ciascun fedele?
89. Dato che il papa con le indulgenze cerca la salvezza delle anime piuttosto che il danaro perché sospende le lettere e le indulgenze già concesse, quando sono ancora efficaci?
90. Soffocare queste sottili argomentazioni dei laici con la sola autorità e non scioglierle con opportune ragioni significa esporre la chiesa e il papa alle beffe dei nemici e rendere infelici i cristiani.
91. Se dunque le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e l'intenzione del papa, tutte quelle difficoltà sarebbero facilmente dissipate, anzi non esisterebbero.
92. Addio dunque a tutti quei profeti, i quali dicono al popolo cristiano "Pace. pace", mentre non v'è pace.
93. Valenti tutti quei profeti, i quali dicono al popolo cristiano «Croce, croce», mentre non v'è croce.
94. Bisogna esortare i cristiani perché si sforzino di seguire il loro capo Cristo attraverso le pene, le mortificazioni e gli inferni.
95. E così confidino di entrare in cielo piuttosto attraverso molte tribolazioni che per la sicurezza della pace.
Fonte: docenti2.unior.it
Martin Lutero
La Comunità Evangelica Luterana (di Confessione Augustana)
Il 31.10.1517 Martin Lutero affisse 95 tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. Da allora prese inizio la Riforma che trasformò la vita religiosa in tutta l’Europa del nord e dette concetti basilari a varie chiese evangeliche. In quell’epoca l’Europa ribolliva e manifestava ovunque iniziative di riforma. Alla sensibilità religiosa di Lutero ed al suo genio spetta il merito di aver percepito il disagio della sua epoca e d’aver dato a tutti la chiave per risolverlo. In un certo senso ha unito e guidato tutto il movimento della Riforma, anche se la sua radicalità religiosa ed il suo rigore l’hanno man mano isolato in un movimento che procedeva ormai da solo. Dopo lo scisma da Roma seguiva quello dall’ala radicale della Riforma, poi quello da Zwingli sulla questione della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e infine dall’Umanesimo sulla questione della nostra totale dipendenza da Dio. In tutti questi scontri Lutero si basava radicalmente sulla Bibbia quale fondamento della teologia luterana e mezzo mediante il quale lo Spirito Santo crea la fede in noi. Egli contrapponeva l’autorità della Bibbia a quella dei papi e dei concili che non riteneva infallibili. Probabilmente fu questo, piuttosto che la sua teologia della giustificazione, a condurre allo scisma tra le chiese della Riforma e la Chiesa Cattolica Romana.
La crisi della società alla fine del medioevo si manifestava tra altro nella paura del purgatorio e dell’inferno. In quei tempi si vedeva la vita terrena come un passaggio verso la vita eterna che dominava il presente. Chiaro che in questa prospettiva l’idea di dover andare all’ inferno creava una crisi esistenziale. La chiesa coltivava e sfruttava questa paura, vendendo le indulgenze, un perdono delle pene del purgatorio. Lutero nelle sue 95 tesi attaccò questo uso poco spirituale delle indulgenze.
Anche Lutero condivise la paura del suo tempo. Per assicurarsi la salvezza scelse la via ritenuta più sicura per arrivare al paradiso, cioè diventò monaco dell’ordine agostiniano eremita. Era conosciuto per il suo zelo, pregava, vegliava, digiunava e si castigava, ma nonostante tutte queste “opere buone” non aveva mai la sensazione di aver fatto abbastanza per guadagnarsi la salvezza. La vita monastica non era la risposta alle sue paure.
Nel fratempo fu scelto per lo studio di teologia e infine diventò professore di esegesi dell’università di Wittenberg, cioè spiegava la Bibbia agli studenti. Questo compito gli dava la possibilità di studiare a fondo il testo biblico ed in esso egli trovò poi la risposta alle sue domande: la giustizia di Dio, da lui tanto temuta, è rivelata nell’Evangelo come una giustizia che Dio nella sua misericordia ci dona in Cristo. Siamo quindi giusti non per le nostre opere imperfette, ma a causa della fede che ci unisce a Cristo e ci rende partecipi della sua giustizia. Questa cosiddetta giustificazione per sola grazia mediante la fede che si esprime nei tre “sola”: sola gratia, sola fide, solus Christus, è il cuore della teologia luterana. Il richiamo alla Bibbia come unica autorità in questioni di fede costituisce il quarto “sola” e cioè: sola scriptura.
Nel 1530, la Riforma era ormai affermata, l’imperatore Carlo V convocò una dieta ad Augsburg (in latino: Augusta) per mettere a confronto le confessioni diverse. Per questa dieta Philipp Melanchton (Melantone in italiano) scrisse la cosiddetta Confessio Augustana, una confessione di fede che illumina i principali punti della teologia luterana. Nonostante il suo carattere pacifico la confessione fu respinta dalla parte cattolica. In seguitò diventò la confessione di base di tutte le chiese luterane. Se quindi la nostra Comunità si chiama “luterana” oppure “di Confessione Augustana” sono solo due modi diversi per esprimere la stessa cosa.
Al tempo della Riforma anche Trieste ha visto un forte movimento evangelico che però fu represso dalla controriforma. Il luteranesimo ricomparve a Trieste nel 1717, quando la città fu dichiarata porto franco. Per incrementare il commercio, agli stranieri fu permesso di mantenere la propria religione. A quel tempo questa era una cosa eccezionale, perché normalmente i territori erano confessionalmente unificati, per cui chi voleva abbracciare una fede diversa da quella ufficiale, doveva emigrare. Così Trieste diventò un bell’esempio di come tolleranza e collaborazione pacifica potevano creare benessere spirituale e materiale per tutti.
Nel 1717 arrivarono le prime cinque famiglie luterane dalla Germania, un numero destinato a crescere velocemente. Negli anni migliori la Comunità luterana contava quasi 2000 membri; nel 1852 Trieste aveva 70.846 abitanti e nell’ambito della città vivevano 2.353 protestanti. Nel 1882 i membri luterani confermati (cioè esclusi i bambini) erano 640 e nel 1915, già 1.400; nel 1932 se ne contavano circa 700 ed oggi sono circa 150, non inclusi i battezzati che non hanno contatto regolare con la Comunità.
Come primo atto istituzionale della presenza evangelica a Trieste nel 1754 fu aperto un cimitero evangelico, situato tra le attuali via Silvio Pellico e Corso Italia, poi venne spostato in Via del Monte, dove si vede ancora il vecchio ingresso. Oggi il terreno è accessibile da Scala dei Giganti ed appartiene alla Comunità Metodista. Nel 1843 i cimiteri luterano ed elvetico che ospitavano anche gli anglicani furono spostati nel sito odierno, accanto al cimitero comunale. L’ingresso si trova in via Slavich, già via dell’Istria.
Al 1778 risale l’atto costitutivo della Comunità, quindi ancora prima della Patente di Tolleranza che Giuseppe II emise nel 1781. Grazie alle riforme dell’imperatore, la Comunità ha potuto acquistare la chiesa dedicata alla Beata Vergine del Rosario, situata in Città Vecchia. Essa fu dedicata alla Santissima Trinità e fungeva da luogo di culto dal 1786 al 1871. Ancora oggi lo stemma della Comunità e una tavola commemorativa sopra l’ingresso ricordano questo periodo.
Nel 1871 la chiesa fu rivenduta al Comune e la Comunità cominciò la costruzione della sua chiesa attuale sull’allora Piazza dei Carradori, oggi Largo Panfili. Fu inaugurata nel 1874. Il progetto venne redatto dall’architetto Karl Johann Christian Zimmermann, rettore delle costruzioni a Breslau (Breslavia), nella Slesia inferiore, e realizzato dall’impresa G.Berlam e G. Scalmanini. L’edificio, in stile neogotico, è rivestito in pietra calcare del Carso (Monrupino) e del medesimo materiale sono pure le quattro colonne levigate, poste all’interno della chiesa. I tetti, molto spioventi, sono coperti da tavole di ardesia inglese. Le fondamenta del Campanile, eretto sul portale d’ingresso, poggiano su 238 pali di legno, dovuti affondare nel terreno molle della zona, un tempo occupato da saline.
All’interno lo sguardo viene attirato dalla vetrata centrale che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo, secondo un celebre dipinto di Raffaello Sanzio, e che fu offerta dalla Famiglia von Rittmeyer , che istituì anche la fondazione per i ciechi. Il fonte battesimale fu un dono di Heinrich Renner e, come l’altare e il pulpito, fu eseguito dal falegname artistico Buhl di Breslau. Sulla parete di destra si trova la crocifissione di un pittore della scuola veneziana, dono della famiglia Hausbrandt. L’organo fu costruito dal fabbricante Steinmeyer, di Alt Oettingen in Baviera. Restaurato dalla stessa ditta nel 1985 fu suonato in occasione di numerosi concerti. Le tre campane, di cui è rimasta una, vennero fuse dalla canna di un cannone francese, catturato dall’esercito prussiano durante la guerra del 1870, e donata dall’imperatore Guglielmo I. I due monumenti funebri di stile neoclassico, di cui uno è rimasto senza le figure, sono dedicati a due membri fondatori della Comunità. Tali monumenti, eseguiti da Antonio Bosa da Bassano, allievo di Canova, erano collocati nella chiesa del Rosario e poi trasferiti in quella attuale. Furono pure trasferite dalla prima chiesa le tre lapidi murate nella sacrestia, tutte datate 1786, che recano dediche all’imperatore Giuseppe II ed ai due governatori di Trieste, Conte Karl von Zinzendorf und Pottendorf e Conte Pompeo de Brigido. Con decreto del 22 maggio 1957 il Ministro della Pubblica Istruzione ha dichiarato la chiesa di interesse particolarmente importante, ai sensi della Legge 1 giugno 1939 N.1089, sulla tutela dei beni di interesse artistico e storico.
La Comunità fu coinvolta in numerose opere sociali: nel 1835 prese l’avvio la scuola evangelica che, con vari sedi e con alti e bassi, esistette fino al 1938; nel 1863 un’associazione sportiva; nel 1870 l’associazione delle donne evangeliche; nel 1872, e fino alla prima guerra mondiale, un asilo, progetto ripreso negli anni 1951-69 e 1971-82; nel 1893 il Deutscher Hilfsverein (associazione tedesca di aiuto) che oggi risiede in Via Coroneo 15; nel 1908 l’ospizio della Contessa de la Tour; nel 1919 l’Istituto Cecilia Rittmeyer per i ciechi; nel 1977 la SOGIT (Soccorso Ordine di S. Giovanni).
Al centro della vita comunitaria sta il culto domenicale. La liturgia del culto si è sviluppato a partire dalla messa cattolica. Un’importante differenza è che non in tutti i culti viene celebrata la Santa Cena (Eucaristia). Al centro sta invece l’annuncio dell’Evangelo, per cui le letture bibliche e la predicazione prendono il posto più importante. Anche il Sacramento della Santa Cena viene compreso a partire della parola ed è un altro mezzo per la diffusione dell’Evangelo.
Per noi un sacramento è un segno visibile, istituito da Gesù Cristo e collegato ad una promessa di salvezza. Questa definizione vale solo per il battesimo e la Santa Cena. Abbiamo anche gli altri riti come confessione, matrimonio, ordinazione, estrema unzione ecc., ma non vengono considerati sacramenti e non sono necessari per la salvezza.
Le feste ecclesiastiche sono quelle legate alla Trinità come Natale, Pasqua e Pentecoste. Alla vigilia di Natale viene celebrato un culto in tedesco in cui i canti natalizi tedeschi hanno una parte importante, cosa che dà al culto un’atmosfera speciale. Particolarmente sentito è il Venerdì Santo a causa dell’importanza teologica della croce per la teologia luterana. Feste particolari sono il culto di Ringraziamento per il raccolto la prima domenica di ottobre, una festa che è sentita soprattutto dai membri tedeschi, e il culto della Riforma la domenica più vicina al 31 ottobre, giorno in cui nel 1517 Martin Lutero ha affissato le 95 tesi alla porta di Wittenberg. La festa della Riforma viene celebrata insieme alle altre comunità evangeliche.
Secondo il principio che la chiesa è l’assemblea dei credenti, i laici hanno una parte importante della direzione della chiesa. L’assemblea generale elegge il Presbiterio che dirige la Comunità. Ogni Comunità nomina dei sinodali che insieme ai pastori formano il sinodo, organo supremo della chiesa che elegge il decano, guida spirituale della chiesa, e il concistoro, organo direttivo della chiesa. Le chiese luterane sono generalmente chiese regionali o nazionali autonome. La maggior parte è confederata nella Federazione mondiale delle Chiese Luterane.
Nel 1949 la Comunità fu membro fondatore della CELI (Chiesa Evangelica Luterana in Italia).
Fino agli anni sessanta circa, la Comunità era di lingua tedesca. Già in precedenza però l’adesione di Trieste all’Italia, la seconda guerra mondiale, il declino dell’industria triestina, i matrimoni misti ecc. facevano diminuire il numero dei tedeschi a Trieste. Viceversa le generazioni cresciute in un ambiente italiano, l’intesa tra la CELI e lo stato italiano, le conversioni di italiani al luteranesimo nonché l’internazionalizzazione della composizione dei membri, causava una sempre crescente importanza della lingua italiana. Oggi la lingua italiana è quella corrente, ma anche la lingua tedesca trova il suo spazio in un culto mensile di lingua tedesca, in numerosi contatti con altri componenti della CELI, con l’Austria e la Germania e in altre occasioni. Questo ci permette di essere aperti a tutti e di far dialogare due culture.
L’importanza della Comunità oggi sta nella qualità dei suoi contributi teologici, etici e culturali, nell’essere un’alternativa costruttiva alla religione regnante e nel contribuire in spirito ecumenico alla pluralità religiosa della città, nell’essere punto d’incontro tra cultura italiana e tedesca (ed altre), nei suoi contributi ed iniziative sociali ed culturali ed infine nella conservazione e rievocazione di una parte importante della identità storica, culturale e artistica di Trieste.
Pastore Dieter Kampen
Fonte: bollutnet.nemesistemi.it/
Martin Lutero
Cristianesimo protestante
Denominazione
Il termine cristiano deriva dal nome di Cristo, di cui i cristiani si dichiarano seguaci. Essi furono chiamati così per la prima volta ad Antiochia, nel III sec. d.C., mentre prima erano definiti nazareni.
Protestantesimo: Il termine "protestantesimo" deriva dalla " protestatio", ossia dalla dichiarazione solenne dei diritti, presentata dal partito luterano, composto da cinque principi e quattordici città, alla seconda dieta di Spira (1529), che aveva confermato la condanna di Lutero. La definizione venne poi estesa a tutte le confessioni della Riforma.
Simboli
La simbologia cristiana è molteplice, ma è la croce ad essere comunemente accettata come simbolo ufficiale del cristianesimo: essa ricorda il sacrificio di Cristo e la fede in un Dio Uno e Trino.

I Protestanti usano in genere il crocifisso senza il corpo di Cristo, per privilegiare il messaggio della Risurrezione invece di quello del sacrificio sulla croce.
Tra gli altri simboli si ricordano: il buon pastore (con riferimento a Cristo pastore del suo gregge);
il pellicano (simbolo di Cristo che dà il suo corpo in cibo, in quanto il pellicano accumula grasso sul petto e con esso sfama i suoi piccoli);
il pesce (in greco), ictus; le lettere che compongono questa parola sono le iniziali di: "Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore" cioèihsouz cristoz qeou uioz svthr);

il segno (lettere iniziali di Cristo in caratteri grecicristoz);

l’agnello (con riferimento a Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo);
l’ancora, (simbolo di salvezza);
il pane, il vino, (simboli dell’Eucarestia).
La simbologia protestante è particolarmente essenziale e scarna:
Libro della Bibbia aperto,
Immagini di Lutero e dei principali riformatori che però non costituiscono oggetto di culto.
Diffusione
Su un totale di circa un miliardo e novecento milioni di cristiani, coloro che si riconoscono nelle varie confessioni nate dalla Riforma, sono circa quattrocento milioni.
Libri sacri
Il termine Bibbia deriva dal grecoqabiblia , che vuol dire "I Libri". Si tratta infatti di una raccolta di testi scritti in più di mille anni in situazioni storiche e culturali molto diverse.
La Bibbia consta di due parti disuguali: la prima, chiamata "Antico Testamento" (A.T.), corrisponde ai trentanove libri delle Bibbia ebraica con l’aggiunta però di sette libri chiamati "deuterocanonici" (Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruc, Maccabei I e Maccabei II).
I libri specificatamente cristiani della Bibbia, chiamati "Nuovo Testamento". furono scritti tutti in greco nel I secolo d.C. In primo luogo vi sono i quattro vangeli (Marco, Luca, Matteo e Giovanni) e gli "Atti degli Apostoli"; seguono poi le dodici lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei, le otto lettere dette "pastorali" e l’Apocalisse di Giovanni.
I Cristiani considerano i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento come ispirati da Dio e li considerano "Parola di Dio". Tuttavia Dio non ha "dettato" la Bibbia agli autori, ma ha guidato la mente e l’intelligenza di questi ultimi senza però interferire con i loro pensieri e le loro emozioni.
I libri specificatamente cristiani della Bibbia, chiamati "Nuovo Testamento". furono scritti tutti in greco nel I secolo d.C.. In primo luogo vi sono i quattro vangeli (Marco, Luca, Matteo e Giovanni) e gli "Atti degli Apostoli"; seguono poi le dodici lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei, le otto lettere dette "pastorali" e l’Apocalisse di Giovanni.
I Cristiani considerano i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento come ispirati da Dio e li considerano "Parola di Dio". Tuttavia Dio non ha "dettato" la Bibbia agli autori, ma ha guidato la mente e l’intelligenza di questi ultimi senza però interferire con i loro pensieri e le loro emozioni.
Il protestantesimo pone la Bibbia al centro della vita cristiana al di sopra dei pronunciamenti ecclesiastici e della tradizione. E’ il principio della "Sola Scriptura" che ispira la dottrina e l’etica riformata.
I Protestanti, a differenza dei cattolici, seguono il canone della Bibbia ebraica, non includendo quindi nell’A.T., i libri "deuterocanonici".
Dottrina
Il Cristianesimo (= dal nome di Gesù Cristo), è una religione nata in Palestina nel primo secolo , e diffusasi in seguito nell’area greco-romana per opera di Paolo di Tarso. E' diventata poi una delle grandi religioni mondiali, prima in Europa e poi anche al di fuori di essa: Al centro del cristianesimo vi è la figura di un personaggio storico, Gesù (Jeshua), un ebreo nato nella cittadina di Betlemme, in Giudea, nel primo secolo dell’era che da lui prese il nome di "cristiana".
Non abbiamo notizie di fonte indipendente (tranne pochissimi frammenti), su questo personaggio: abbiamo notizie sulla sua vita dai quattro Vangeli canonici e dai Vangeli apocrifi. Secondo questi testi (scritti da cristiani), Gesù sarebbe il Figlio di Dio, nato da una Vergine ebrea di Nazareth, di nome Maria (Miryam), e concepito in modo miracoloso per opera dello Spirito santo:. Gesù all’ ètà di circa trent’anni avrebbe iniziato la sua vita pubblica, annunciando la Buona Novella (=Vangelo) sull’imminenza della venuta del regno di Dio, compiendo miracoli, pronunciando discorsi e parabole,, celebrando con i suoi discepoli la Cena della Pasqua ebraica. Catturato e processato dal Sinedrio con l’accusa di bestemmia, viene consegnato ai romani e crocifisso alla vigilia della festa ebraica di Pesach: Tre giorni dopo la sua morte, la sua tomba sarebbe stata trovata vuota ed egli sarebbe apparso ai suoi discepoli vivo. Asceso al cielo alla destra del Padre, ritornerà alla fine dei tempi.
Per i cristiani Gesù è il Figlio di Dio, il Messia atteso dagli ebrei, la seconda persona dela Trinità, formata dal Padre, dal Figlio, e dallo Spirito Santo.
La fede cristiana ha stretti legami con la fede degli ebrei, Gesù era ebreo, e nella fede di Israele ha vissuto ed è morto.
Il testo sacro degli ebrei (=la Bibbia), è, con l’aggiunta dei Vangeli canonici, delle lettere di Paolo, e di altri scritti, il testo di riferimento dei cristiani:
Il Dio padre di Gesù Cristo, che ha fatto risorgere da morte suo figlio per la redenzione dell’umanità, è lo stesso Dio degli ebrei.
Nel corso dei secoli, per motivi teologici, dottrinali, storici, politici, la comunità cristiana si è divisa in una molteplicità di gruppi, che però si riconoscono tutti nell’essenziale della fede.
- Fede in un Dio unico, misericoridioso, creatore, padre di Gesù Cristo;
- fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Dio come il Padre, morto in croce per la salvezza dell’umanità e risorto tre giorni dopo la morte;
- la Bibbia, testo fondamentale della fede;
- la Chiesa come popolo di Dio in cammino verso la salvezza.
Esistono diversi modi di vivere questa fede:
- La confessione Cattolica della fede cristiana.
- La confessione Protestante della fede cristiana.
- La confessione Ortodossa della fede cristiana.
Il movimento genericamente indicato come "protestantesimo" ( dalla "protestatio", ossia la dichiarazione solenne dei diritti, presentata dal partito luterano, composto da cinque principi e quattordici città, alla seconda dieta di Spira (1529), che aveva confermato la condanna di Lutero), trova origine in Germania nel XVI sec. Nato come una reazione alla eccessiva ricchezza della Chiesa di Roma , la cosiddetta "Riforma Protestante" ha dato origine a una molteplicità di chiese unite nella concezione non gerarchica della chiesa, nella centralità della Bibbia, nella responsabilità individuale nel campo etico-morale, nel rapporto diretto e personale con Dio.
La confessione protestante è un modo di vivere la fede cristiana differente in alcune parti dal cattolicesimo e dall'ortodossia.Il fondatore del movimento protestante, Martin Lutero, teorizzò una nuova forma di intendere la religione che si riassume nei tre principi di "sola Fede", "sola Grazia", "sola Scrittura". Questi punti si concretizzano nei seguenti aspetti pratici della dottrina:
- il punto di riferimento del protestantesimo è la parola di Dio, che si trova nella Bibbia; tutti gli aspetti della dottrina, del culto e dell'etica protestante hanno un fondamento nella Scrittura. I Riformati rifiutano tutti quegli aspetti che non hanno riferimento esplicito nella Parola di Dio (es. l'esistenza del Purgatorio, il Primato di Pietro e i sacramenti, fatta eccezione per il Battesimo e l'Eucarestia;
- libera interpretazione di sé, sulla base delle Sacre Scritture;
- il rapporto con Dio è diretto, senza bisogno di mediazioni;
- tutte le confessioni riformate pongono l’accento sul sacerdozio universale dei fedeli, che si esprime mediante carismi o ministeri (come il diaconato, il pastorato e l'insegnamento);
- la salvezza è ottenuta per Grazia di Dio, mediante la dottrina della giustificazione per sola fede: l'uomo è salvato dalla Grazia di Dio e dalla sua fede nella misericordia del Signore, e non dalle sue opere. Per secoli, infatti cattolici e protestanti si divisero polemicamente sul valore della fede e delle opere nella salvezza dell'uomo, ma il 31 ottobre 1999, le due Chiese hanno finalmente firmato un accordo ad Augusta che risolve questo secolare dissidio. Il paragrafo 15 della "Dichiarazione", indica così il superamento della diatriba: "insieme confessiamo che, soltanto per Grazia e nella fede dell'opera salvifica di Cristo, e non in base ai nostri meriti, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere."
- Sono riconosciuti solo i sacramenti del Battesimo e dell' Eucarestia perché sono gli unici che hanno un fondamento nella Scrittura (in particolare nell'eucarestia le posizioni sono differenti secondo le chiese: per i luterani, solo nel momento della celebrazione vi è consustanziazione e presenza reale, mentre per le altre chiese della Riforma, la presenza di Cristo è puramente simbolica;
- pur riconoscendo a Maria un ruolo significativo nella storia della salvezza, non manifestano nei suoi confronti alcun tipo di culto;
- rifiutano l'ordinamento gerarchico, considerato in modo diverso a seconda delle Chiese.
Storia
Sull’esistenza storica di Cristo, dalla cui predicazione ha avuto origine il cristianesimo, non ci sono dubbi. Egli nasce sei o sette anni prima della nostra era (a causa di un errore di datazione), durante l’impero di Cesare Augusto, a Betlemme di Giudea. La parte più interessante della sua vita è, senza dubbio, quella condotta in pubblico, che ha inizio nel 26 d.C. con il suo battesimo nel fiume Giordano, per opera di Giovanni Battista. Egli afferma di essere figlio di Dio e la sua missione è quella di trasmettere la "buona novella" agli uomini, inducendoli così alla conversione e permettendo loro di entrare a fare parte del regno del Padre. Per diffondere il suo messaggio compie miracoli, narra parabole e raccoglie intorno a sé i 12 discepoli, perché continuino la sua opera dopo la sua morte. Gesù Cristo è condannato a morte come ribelle dalle autorità romane per essersi proclamato Re dei Giudei. Secondo i cristiani dopo la sua morte sarebbe risorto e avrebbe inviato alla sua comunità, la Chiesa, lo Spirito Santo, per guidarla nel suo cammino di predicazione ed evangelizzazione. La legge fondamentale per Cristo, esplicitata nel cosiddetto Discorso della montagna è l’amore: sono beati i miti, i poveri, i misericordiosi, i perseguitati; sono condannati la ricchezza e il potere.
Le prime comunità cristiane compaiono già nel I secolo d.C.. Esse vivono nella preghiera, nella celebrazione della Cena (= Eucaristia), nell’ascolto della parola trasmessa dagli apostoli, nella comunione dei beni. Ma la religione cristiana è ferocemente avversata dal potere dominante romano per le idee di fratellanza e uguaglianza che predica, per il rifiuto di assolutizzare lo stato e rendere il culto dovuto all’imperatore. I cristiani sono inoltre accusati dall’opinione pubblica di molti crimini, quali cannibalismo (con riferimento all’Eucarestia), incesto, alto tradimento, ecc. Secondo la tradizione sono dieci le persecuzioni scatenate dai vari imperatori romani, ma non valgono a frenare l’espansione della nuova religione che, anzi, trova nei martiri la sua forza. Con l’editto di Costantino nel 313 è assicurata libertà di culto ai cristiani e il Concilio di Nicea del 325 consolida il movimento realizzando un’unità dottrinaria e un’organizzazione ecclesiastica a livello universale. Quando l’impero romano comincia a sfasciarsi sotto l’urto delle invasioni dei popoli germanici, la Chiesa si trova davanti al compito di "evangelizzare" i nuovi popoli; in quest’opera, sostanzialmente conclusa all’epoca di Carlo Magno, il monachesimo svolge un ruolo importante. L’unità che Carlo Magno dà al suo impero si traduce anche in un processo di riassestamento della Chiesa, ma la successiva caduta dell’impero carolingio porta ad una crisi all’interno della stessa Chiesa, da cui però quest’ ultima si rialza con un complesso di riforme ad opera di Gregorio VII. Non mancanovivaci contrasti con l’autorità imperiale, che culminano nella lotta per le investiture del secolo XI.
Nello stesso periodo una serie di dispute teologiche, aggravate da tensioni politiche, portano allo Scisma della Chiesa d’Oriente nel 1054. Inoltre, sono molto vivaci i movimenti millenaristici: nell’ attesa della fine del mondo e del giudizio universale, i seguaci di tali movimenti rifiutano gli aspetti istituzionali della Chiesa, la sua organizzazione, le sue proprietà temporali, i suoi dogmi. Tra loro ricordiamo i gioachimiti, i fraticelli, i flagellanti, le beghine, i valdesi.
Durante il secolo XII prende consistenza lo stato della Chiesa (Lazio, Umbria, Marche, parte dell’Emilia). Nei secoli XV e XVI si diffondono nei vertici gerarchici della Chiesa stessa corruzione e malcostume.
In questo situazione Martin Lutero elabora la dottrina della giustificazione attraverso la sola fede; è dichiarato eretico, ma rifiuta di ritrattare: è l’inizio della Riforma protestante. Nascono varie Chiese nazionali, tra cui quella inglese, che sorge per la ribellione del re Enrico VIII. Per rimuovere le cause che hanno portato alla Riforma, è promosso da parte cattolica un movimento di rinnovamento della Chiesa chiamato riforma cattolica o contro riforma che ha il suo culmine nel Concilio di Trento (1545-1563).
Dopo la scoperta dell’America (1492) cominciano a sorgere missioni nel Nuovo Mondo. Nel 1609 i Gesuiti creano la prima "riduzione" nel Paraguay, con lo scopo di alleviare la sofferenza cui sono sottoposti gli indios dai colonizzatori bianchi. Papa Gregorio XV istituisce a Roma un organismo preposto alla diffusione del Vangelo attraverso i missionari (propaganda fide). I missionari si diffondono in tutto il mondo, promuovendo l’avvio di opere di utilità pubblica.
Il contributo della Chiesa al miglioramento sociale si manifesta anche in risposta al processo di industrializzazione, che ha creato forti squilibri nelle masse rurali ed operaie: nel 1841-45 Giovanni Bosco avvia a Torino le prime scuole professionali per i giovani abbandonati; nel 1846 Kolping organizza associazioni in Germania, nel 1871 Leonardo Murialdo fonda le "Unioni Operaie Cattoliche", il primo ufficio cattolico di collocamento, il primo dopo-lavoro e la cassa pensione previdenza per vecchi inabili ed infortunati del lavoro. Anche alcuni papi si occupano della questione sociale e le dedicano encicliche: si ricorda tra questa la "Rerum Novarum" (1898), di Leone XIII.
Per quanto riguarda la chiesa ortodossa, con la rivoluzione russa del 1917, iniziano le persecuzioni con conseguente chiusura di chiese, imprigionamenti di membri del clero e confisca di proprietà. Solo a seguito dell'attacco della Germania nazista contro l'Unione Sovietica, nel 1941, la chiesa ortodossa riacquista una parziale libertà, in quanto il governo ne cerca l'appoggio nella "guerra patriottica ".
Il 25 dicembre 1961 il papa Giovanni XXIII indice il Concilio Ecumenico Vaticano II, che si apre l’11 ottobre 1962. A papa Giovanni XXIII succede Paolo VI che apre la seconda sessione del Concilio nel settembre 1963 e lo conclude due anni dopo con un memorabile discorso e con i messaggi di tutti i vescovi del mondo ai governanti, agli artisti, alle donne...alla fine del Concilio, risultano promulgati sedici testi ufficiali, quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni.
Prosegue intanto il cammino ecumenico, il 7 Dicembre 1967 il papa Paolo VI eil patriarca di Costantinopoli Atenagora aboliscono le rispettive scomuniche tra cattolici e ortodossi, e il 31 Ottobre 1999 cattolici e luterani siglano ad Augusta uno storico documento che risolve il tradizionale dissidio sulla giustificazione.
Culto
Il culto evangelico è stato caratterizzato sin dalle origini da dueelementi: grande semplicità e uso della lingua parlata dal popolo dei fedeli. Si ricorda però che la liturgia, cioè lo svolgimento del culto segue quella della chiesa cristiana antica con una sola differenza: alla presidenza può essere chiamato qualsiasi credente, uomo o donna, ministro o laico.
La celebrazione eucaristica non ha bisogno del sacerdote non essendo un sacrificio ma la commemorazione del sacrificio di Cristo e l'invocazione del suo Spirito. Gli elementi del culto sono dunque quelli tradizionali:
lettura e commento della Scrittura;
preghiere,
riconoscimento dei peccati;
celebrazione dei sacramenti ( Battesimo e Cena del Signore);
canto;
Quest'ultimo elemento è sempre stato di particolare interesse ed importanza nella vita religiosa degli evangelici, infatti le raccolte di inni sono numerosissime e il loro numero è sterminato.
I templi protestanti sono costruzioni molto semplici ed essenziali, prive di immagini al loro interno, per consentire un rapporto più diretto ed immediato con l’assoluto. L’elemento principale di un tempio protestante è di solito il leggio con il libro della Bibbia aperto, segno della centralità della Scrittura nel culto riformato.
Etica
I Protestanti, oltre a dare seguito ad alcuni comportamenti etici che riguardano tutti i cristiani, pongono l'accento su alcuni aspetti:
- la parola di Dio sulla quale si fonda l'assoluta libertà dell'uomo;
- la responsabilità individuale ed il ruolo della coscienza personale alla luce della Scrittura;
- il rapporto personale con Dio, senza intermediari ;
- la salvezza per fede e non per le opere compiute dall'uomo durante la propria vita;
- la Bibbia è intesa come testo sacro ove si trovano tutte le risposte per vivere secondo la fede.
Intervista a Francesco Comi
-Come i Protestanti concepiscono la vita dopo la morte?
In generale ritengono che dopo la morte non esista nulla, cioè è una morte totale, non c'è nessuna forma intermedia sia per i credenti sia per i non credenti.
E’ soltanto con la parusia, cioè con il ritorno di Cristo, che i salvati avranno modo di riottenere la vita, ossia la salvezza, intesa come vita eterna. Il corpo non muore e l’anima non va in cielo, perché non c’e’ distinzione tra corpo e anima.
Non esistono neanche l’inferno, il paradiso e il purgatorio, luoghi in cui l’anima si congiunge con lo Spirito. L’idea che dopo la morte non ci sia assolutamente nulla rafforza ancora di più l’idea che con il ritorno di Cristo c’e’ il ritorno alla vita.
-Quindi non è che non esistano Paradiso e Inferno, ma è un modo diverso di intenderli?
Naturalmente quando si parla di Paradiso e di Inferno si tratta di metafore, sono sostanzialmente delle entità che hanno un grandissimo valore simbolico.
Molte volte quando pensiamo al Paradiso e all'Inferno, immaginiamo le creazioni potenti di Dante, che con la sua opera ha creato gli stereotipi dell'immaginario collettivo. In realtà non esistono il Paradiso e l'Inferno, esistono la vita e la non vita, esiste il camminare alla destra di Dio, e il camminare da soli.
L'Inferno non è un luogo di pena, di punizione, ma è solo la non vita.
-I Protestanti credono nella resurrezione "della carne"?
Non ha senso, per noi Protestanti, parlare di resurrezione "della carne" come di resurrezione dello spirito. Non ci poniamo il problema se l'uomo sarà più bello, più felice e che non vivrà più in un stato di peccato. Sarà Cristo che ritorna, inaugurando un regno di beatitudine, ove il male non esisterà più.
-Qual è il fondamento dell' etica protestante in un breve slogan?
Qualsiasi scelta è dettata dalla propria coscienza, quindi non c'è nessuna regola che vale per tutti, l'ultima parola, l'ultimo atto di responsabilità è quello del cristiano solo di fronte al problema, con uno sguardo il più possibile profondo e diretto alla propria fede e alla parola di Dio con un atteggiamento di profonda preghiera e umiltà.
La decisione è personale, e vale per ogni problema che l'uomo si trovi ad affrontare, come l'eutanasia, l'aborto, il divorzio, ecc…
-Qual è la visione del male e del diavolo?
Sicuramente il diavolo non è un'entità fisica che si possa identificare con il male. Siamo monoteisti e non crediamo quindi in un Dio del male, per cui non esiste il diavolo. Però, paradossalmente, il diavolo c'è; è un atto della coscienza che dice " no" a Dio.
-Credete negli angeli?
Gli angeli sicuramente non sono importanti nel protestantesimo, ma a volte effettivamente la lettura biblica impone una certa familiarità con loro.
Sostanzialmente questo angelo è qualcuno, un personaggio che, a seconda della pagina biblica, assume diversi significati. Prima di tutto è colui che porta un messaggio di Dio, molte volte un messaggio di speranza, è colui che ci conforta, che ci indica una strada, che ci sta vicino quando siamo in difficoltà, o stiamo smarrendo la via di Dio. E' una figura simpatica e piacevole che non abbiamo ragione di negare.
*Docente presso l’istituto "B. Pascal", esponente della Chiesa Battista
Intervista al Pastore Casanova
- Ci delinei alcuni aspetti della morale e dell’etica battista.
Non vi è una morale unica, valida per tutti, ma dipende dalla sensibilità di Fede; ciascuno risponde in prima persona a quelli che sono gli stimoli dell’ambiente. Per esempio abbiamo varie risposte rispetto all’aborto, al matrimonio, alla limitazione delle nascite; in linea di massima direi che abbiamo una morale, o meglio, un’etica dell’esistenza. Dipende dalla situazione in cui l’individuo, o la coppia, sono chiamati a dare una propria risposta, che non è eterna e universale, ma personale.
In questo senso c’è una libertà massima, ma sempre nel rispetto di quella altrui; la privacy personale non deve essere violata, nessuno può permettersi di criticare.
Se per esempio io e mia moglie decidessimo di limitare il numero di figli da avere, sarebbe esclusivamente una scelta nostra.
- Come si pone un battista rispetto al divorzio?
Come si fa a dire a una coppia che il matrimonio è indissolubile? Chi lo rende tale? Il sindaco, il prete, il pastore, forse? È la coppia che ogni giorno deve vincere i problemi quotidiani.
- E a proposito dell’eutanasia?
È un problema molto grande; noi abbiamo la stessa posizione dei Valdesi. Per noi Evangelici la vita non si interrompe con la morte, il mio corpo muore, ma non la mia realtà di uomo. Vale la pena di portare avanti una vita che non è vita? Io mi rifiuterei ad una eutanasia attiva, ma accompagnerei il moribondo alla morte.
- Siete pro o contro la pena di morte?
Siamo completamente contrari e facciamo sottoscrizioni contro di essa.
- Che importanza date alla Scrittura ?
Nella Scrittura non troviamo le risposte a tutte le domande. Non leggiamo la Scrittura come una realtà storicamente esatta, ma la leggiamo come un libro che ci propone la verità del Signore per farci maturare interiormente.
- I cattolici credono nell’inferno e nel purgatorio, e voi?
Nella Bibbia abbiamo due strade per la salvezza: una è mediante la Grazia attraverso la Fede, mentre l’altra è quella che Matteo esprime come un giudizio sulle opere dell’uomo. Non crediamo nel Purgatorio e, personalmente, non credo neanche nell’Inferno. Una realtà è certa: chi crede in Cristo sarà salvato.
- Per quale motivo non riconoscete l’autorità del Papa?
Il Papa…questo alter ego di Dio, vicario di Cristo, come se Cristo avesse bisogno di un rappresentante sulla terra! Noi andiamo avanti per Fede, la visione della Chiesa piramidale, sacerdotale, presso i Protestanti non esiste.
- Come avviene il Battesimo?
Sotto questo aspetto ci distinguiamo dai Valdesi, siamo detti congregazionalisti, perché chi viene battezzato entra nella nostra "congregazione", cioè nel gruppo, nella comunità. Il Battesimo avviene per immersione.
Fonte: www.maella.it
Martin Lutero
Riforma protestante
Per riforma protestante si intende l'insieme dei movimenti religiosi che nel XVI secolo produssero la frattura della cristianità, dando vita alle Chiese protestanti
Benché la Riforma abbia avuto inizio nel XVI secolo, quando Martin Lutero sfidò l'autorità della Chiesa, le sue origini vanno ricondotte a eventi di carattere politico, economico e culturale risalenti ai secoli precedenti.
Le origini della Riforma
Sin dalla rinascita del Sacro romano impero con Ottone I di Sassonia nel 962, papi e imperatori vennero coinvolti in una continua lotta per la supremazia, che creò tra Roma e l'impero germanico un aspro antagonismo, aggravato dal diffondersi in numerosi paesi europei di un forte scontento per le richieste economiche del clero.
John Wycliffe e i lollardi
John Wycliffe anticipò la riforma protestante di circa due secoli
Wycliffe
- pose in dubbio l'autorità papale,
- introdusse il concetto del primato della grazia
- ripudiò la dottrina della transustanziazione.
Nel 1380, alcuni discepoli di Wycliffe, detti lollardi o predicatori poveri, iniziarono a diffondere le teorie religiose del maestro e la sua Bibbia in lingua inglese.

"John Wycliffe e i lollardi,"
Nel XIV secolo il riformatore inglese John Wycliffe attaccò direttamente il papato, criticando
- il commercio delle indulgenze, i pellegrinaggi e il culto smodato dei santi,
- denunciando la corruzione delle gerarchie ecclesiastiche.
Il suo insegnamento si diffuse in Boemia, dove trovò un forte sostenitore in Jan Hus, la cui condanna al rogo per eresia nel 1415 scatenò le guerre hussite.
In precedenza, la cosiddetta "cattività avignonese" dei papi e il Grande Scisma avevano già gravemente minato l'autorità della Chiesa
L'Umanesimo, la riscoperta della cultura classica, la nascita della filologia e l'esaltazione dei valori mondani tolsero alle autorità ecclesiastiche il monopolio del sapere. L'invenzione della stampa a caratteri mobili accrebbe notevolmente la circolazione di libri e idee in Europa..
Nascita della Riforma
La Riforma protestante ebbe inizio in Germania, quando Martin Lutero, nel 1517, pubblicò le sue 95 tesi schierandosi contro il commercio delle indulgenze.
Movimenti nazionali. La Germania e la Riforma luterana
Lutero
- reclamò una radicale riforma della Chiesa,
- attaccò il sistema dei sacramenti,
- affermò che la religione si fonda sulla fede individuale di ciascun credente, illuminata e alimentata dalla Bibbia.
Minacciato di scomunica dal papa, Lutero bruciò pubblicamente la bolla di scomunica e con essa un libro di diritto canonico
Nel 1521 l'imperatore Carlo V convocò Lutero dinanzi alla Dieta di Worms, ordinandogli di ritrattare. Questi rifiutò e venne bandito dall'impero.
Lutero nascosto nel castello di Wartburg tradusse il Nuovo Testamento in tedesco.
I suoi scritti si rivelarono un potente strumento di propaganda che trasformò le grandi città tedesche in centri di diffusione del luteranesimo.
Il movimento si diffuse rapidamente tra la popolazione.
La Germania era divisa:
l'imperatore,
la maggior parte dei principi
l'alto clero difendevano la Chiesa cattolica,
principi tedeschi del Nord,
il basso clero, difendevano il luteranesimo
i commercianti
buona parte dei contadini,
Lo scontro esplose nel 1524 con l'inizio della guerra dei contadini, un'insurrezione scoppiata in Svizzera e rapidamente diffusasi in quasi tutta la Germania.
Il programma dei rivoltosi reclamava la liberazione dalla servitù della gleba e da una serie di servizi pretesi dalla nobiltà e dal clero.
Lutero si schierò contro i contadini e, in un opuscolo del 1525, condannò fermamente la nuova ondata di violenza invitando i principi tedeschi a reprimere senza pietà le rivolte.
I contadini furono sconfitti nel 1525, ma la frattura tra cattolici e protestanti si approfondì.
Si raggiunse un compromesso con la Dieta di Spira del 1526, in cui, ai principi tedeschi che lo avessero desiderato, venne riconosciuto il diritto di abbracciare il luteranesimo;
. La guerra civile religiosa terminò con la pace di Augusta nel 1555.
Questa stabiliva che ciascun governante degli stati tedeschiscegliesse tra cattolicesimo e luteranesimo, e imponesse ai sudditi la fede scelta. Da allora circa la metà della popolazione tedesca è luterana ed ebbe fine l'unità religiosa dell'Europa occidentale sotto l'autorità del papa.
Scandinavia
Nei paesi scandinavi la Riforma avvenne pacificamente, con l'appoggio dei monarchi di Danimarca e Svezia.
Nel 1536 a Copenaghen un'Assemblea nazionale abolì l'autorità dei vescovi cattolici in Danimarca e nelle terre a essa soggette, Norvegia e Islanda;
Svizzera
Il primo movimento riformatore svizzero, contemporaneo alla Riforma tedesca, fu guidato dal pastore svizzero Huldrych Zwingli, divenuto celebre nel 1518 per la sua vigorosa denuncia della vendita delle indulgenze.
A Zurigo Zwingli fece abolire quanto restava delle pratiche cultuali e liturgiche cattoliche
In tal modo la città si separava dalla Chiesa cattolica.
Altre città svizzere, come Basilea e Berna, adottarono riforme simili;
le zone agricole rimasero invece cattoliche.
Scoppiarono due conflitti di breve durata tra cantoni cattolici e protestanti
Nel secondo Zwingli venne ucciso.
criticò il culto delle immagini, delle reliquie e dei santi e rifiutò il sacramento dell'Eucaristia e il celibato imposto ai sacerdoti
Teoria di Zwingli
In seguito, la principale figura di riformatore fu Giovanni Calvino, teologo protestante francese
Secondo Calvino la Bibbia è il fondamento della teologia e di ogni istituzione umana, perciò ogni sua posizione dottrinale inizia e si conclude nella Scrittura
L'umanità è peccatrice, ma gli esseri umani possono raggiungere Dio conducendo una vita religiosa retta
rigorosa
Teoria di Calvino
Calvino esercitò una pressione politica in direzione di riforme ulteriori.
Per imporre la disciplina morale Calvino organizzò un Consiglio, composto da pastori e laici, dotato di ampi poteri coattivi sulla comunità.
Furono prescritti minuziosamente abbigliamento e comportamento, vietati danza, giochi d'azzardo e altri svaghi; bestemmie e oscenità venivano punite severamente, e chi non si conformava veniva perseguito e persino messo a morte.
Per favorire la lettura e la comprensione della Bibbia, a tutti i cittadini veniva impartita almeno un'istruzione elementare.
Nel 1559 Calvino fondò a Ginevra un'università, alla quale fu affidata la formazione di pastori e insegnanti.
Le Chiese protestanti in Svizzera, Francia e Scozia( legate al calvinismo) furono chiamate "Chiese riformate".
Francia
La Riforma in Francia ebbe inizio da un nucleo di mistici e umanisti che si incontravano vicino a Parigi sotto la guida di Lefèvre d'Etaples.
Nel 1523 tradusse tutto il Nuovo Testamento in francese
Dopo la diffusione delle dottrine luterane in Francia, Lefèvre d'Etaples e i suoi seguaci furono perseguitati
Più tardi 120 pastori, istruiti da Calvino a Ginevra, tornarono in Francia per diffondere il protestantesimo
In tal modo si organizzò la prima Chiesa protestante di Francia e i suoi membri furono chiamati ugonotti
la divisione fra cattolici e protestanti condusse a lunghe guerre civili
Uno degli episodi più noti di questa lotta fu la notte di San Bartolomeo, durante la quale venne massacrato un gran numero di protestanti.
Sotto Enrico IV, sovrano protestante, gli ugonotti trionfarono
Ma poiché Parigi e oltre il 90% dei francesi rimasero cattolici, il re giudicò vantaggioso convertirsi al cattolicesimo, proteggendo però gli ugonotti e proclamando nel 1598 l'editto di Nantes che garantiva ai protestanti una certa libertà.
L'editto fu però revocato nel 1685.
Paesi Bassi
Nei Paesi Bassi il protestantesimo fu accolto favorevolmente
L'imperatore Carlo V tentò di arrestare la diffusione delle dottrine protestanti
- bruciando i libri di Lutero
- istituendo l'Inquisizione nel 1522.
Il protestantesimo si affermò ugualmente in Olanda e nelle provincie settentrionali
le province meridionali (oggi il Belgio) rimanevano prevalentemente cattoliche.
La maggioranza degli olandesi abbracciò il calvinismo,
Nel 1648 i Paesi Bassi divennero una nazione protestante indipendente.
Scozia
In Scozia, come in altri paesi, la Riforma si diffuse rapidamente.
- venne utilizzata come veicolo per conseguire l'indipendenza dall'Inghilterra
sotto la guida del riformatore religioso John Knox, discepolo di Calvino, il calvinismo divenne religione nazionale.
Maria Stuart, la regina cattolica di Scozia, tentò di abbattere la nuova Chiesa protestante, ma dopo sette anni di lotte dovette lasciare il paese; così il cattolicesimo rimase forte solo in pochi distretti settentrionali, specialmente tra le famiglie nobili.
Inghilterra
In Inghilterra la rivolta contro il papato fu diversa da quella degli altri paesi per due motivi.
- l'Inghilterra era una nazione compatta con un forte governo centrale; la rivolta fu nazionale; re e Parlamento agirono di concerto per trasferire al re la giurisdizione ecclesiastica appartenuta precedentemente al papa.
- la rottura politica avvenne prima della riforma religiosa, in conseguenza della decisione di Enrico VIII di divorziare dalla prima moglie, e i mutamenti dottrinali si ebbero successivamente sotto i regni di Edoardo VI ed Elisabetta I.
Dopo il matrimonio con Anna Bolena e il divorzio da Caterina, Enrico fu scomunicato dal papa e nel 1534 reagì facendo approvare al Parlamento un atto che nominava lui e i suoi successori capi supremi della Chiesa inglese,
stabilendo così una Chiesa indipendente anglicana.
I monasteri vennero soppressi e le loro proprietà acquisite dal re.
Enrico non aveva interesse a spingersi oltre a questi mutamenti,
L'obbedienza al papato, però, venne considerata un crimine;
molti luterani furono arsi vivi come eretici
e i cattolici, che rifiutarono di riconoscere la supremazia ecclesiastica del re, furono giustiziati.
Edoardo VI ammise l'introduzione nella Chiesa anglicana delle dottrine e delle pratiche protestanti respinte da Enrico VIII.
Nel 1549 fu pubblicato il Book of Common Prayer (Libro di preghiera) in inglese per conferire uniformità cultuale alla Chiesa anglicana,
In seguito, Maria I Tudor tentò di restaurare il cattolicesimo come religione di Stato:
durante il suo regno numerosi protestanti finirono al rogo
Una sistemazione definitiva si raggiunse sotto Elisabetta I nel 1563, con la restaurazione del protestantesimo e la persecuzione dei cattolici.
Durante il regno di Elisabetta quanti non giudicavano sufficientemente riformata la Chiesa d'Inghilterra formarono sette indipendenti, tra le quali quella dei puritani.
Sette minori
Oltre alle tre grandi Chiese – luterana, riformata e anglicana – create dalla Riforma nacque anche un ampio numero di piccole sette.
Una delle più importanti, quella degli anabattisti, perseguitati tanto da cattolici, quanto da luterani, zwingliani e altri protestanti.
Gli unitariani ebbero numerosi seguaci in Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Polonia.
Esiti della Riforma
In Europa la Riforma ebbe conseguenze ampiamente omogenee.
- In generale, il potere e la ricchezza della nobiltà feudale e della gerarchia cattolica passarono alle classi medie e ai monarchi degli stati nazionali.
- Varie regioni europee raggiunsero l'indipendenza politica e religiosa.
- l'eliminazione delle tradizionali restrizioni religiose su commercio e operazioni finanziarie aprì la strada alla nascita del capitalismo.
- Durante la Riforma fecero grandi progressi le lingue e le letterature nazionali per l'ampia diffusione di opere religiose scritte nella lingua locale e non in latino,
- l'istruzione popolare fu incrementata grazie alle nuove scuole fondate da John Colet in Inghilterra, da Calvino a Ginevra e dai principi protestanti in Germania.
Non per questo, tuttavia, scomparve l'intolleranza religiosa, e tutti gli schieramenti continuarono a perseguitarsi l'un l'altro per più di un secolo.
fonte: kidslink.bo.cnr.it/ic6-bo
Martin Lutero
Difensore del vincolo……………………………………………………… |
|
APPUNTI TRATTI SOLO DAL MANUALE, reperibili sul sito www.appuntiunira.net
Ultimo aggiornamento: 04/06/2008 23.31, nr. 7
IL CONCILIO DI TRENTO
E IL PROCESSO DELLA RIFORMA CATTOLICA
L'edizione di Manuzio, in lingua volgare per i parroci.
Le trasformazioni che si avvertono nettamente negli ultimi decenni del Cinquecento sono da imputare anche ad un fattore storico: la Riforma Protestante, destinata a dividere l’Europa e a modificarne nettamente l’assetto politico.
L’esigenza di riformare la Chiesa non era nuova e aveva già caratterizzato la storia religiosa a partire dal Medio Evo: si pensi ai "movimenti pauperistici" (che predicavano il ritorno alla povertà evangelica) e al formarsi di sette ereticali, condannate dalla Chiesa. Anche l’Umanesimo aveva espresso esigenze fortemente innovatrici, in Italia e all’estero. Si ricordino le personalità di Erasmo da Rotterdam e di Tommaso Moro, il primo si pronuncia a favore di un ritorno ai costumi evangelici e ai valori della tolleranza universale; il secondo vagheggia, attraverso l’Utopia, un radicale cambiamento di tipo politico-religioso.
Assai diversa risulterà la lacerazione cui darà luogo il monaco agostiniano tedesco Lutero Martino. (1483-1546). La sua azione, che si proponeva di combattere la corruzione del clero colpì ben presto, in maniera radicale, gli stessi principi e dogmi della fede, soprattutto nella misura in cui si potevano giustificare e rafforzare il potere dell’organizzazione ecclesiastica. Lutero auspica un rapporto diretto fra il credente e Dio (Sacerdozio Universale), che rende irrilevante la mediazione dell’autorità religiosa. Ma le ragioni delle Riforma non sono solo religiose e ideologico-culturali. Ad essa si accompagnano motivi di carattere politico e sociale, che esprimono anche l’esigenza di sottrarsi all’egemonia dei poteri tradizionali (rappresentati essenzialmente dall’imperatore e dal Papa), con le loro particolari strutture economiche e di governo. Dalla riforma di Lutero prendono via altri orientamenti come il Calvinismo (fondato da Giovanni Calvino , 1509-1564).
Per trovare una soluzione ai problemi derivanti dallo scisma, appianare i contrasti e interrogarsi sui principi del Cristianesimo la Chiesa ritenne opportuno convocare un concilio, soprattutto sulla pressione dell’imperatore e dei cardinali erasmiani. Non essendo ancora esaurite le speranze che esso fosse la grande occasione della riunificazione, fu scelta una sede prossima ai confini del mondo germanico culla della Riforma: la città di Trento.
Indetto nel novembre 1542, il Concilio ebbe inizio il 13 dicembre 1545. Fu trasferito a Bologna nel marzo 1547 e sospeso nel febbraio 1548. Riaperto a Trento nel 1551, fu interrotto nel 1552 per circa un decennio e ripreso nel gennaio del 1562. I lavori si conclusero il 14 dicembre 1563. Durante la più lunga interruzione si svolse il pontificato di Paolo IV, Gian Pietro Carafa (1555-1559, si era distinto nel 1542, ispirando il pontefice Paolo III ad istituire il Santo Uffizio dell’Inquisizione generale romana, unificando l’attività inquisitoriale fino allora esercitata dai vescovi nelle singole diocesi), la cui intransigenza ed intolleranza diedero il colpo definitivo alle residue tendenze riformatrici in seno alla Chiesa e dispersero gli ultimi nuclei protestanti ancora presenti nella penisola. Furono allora sottoposti a processo anche i cardinali Pole e Morone e l’organismo ecclesiastico fu spinto ad irrigidirsi nei confronti delle istanze che venivano dal mondo protestante e dalla cultura rinascimentale.
Le due correnti che si scontrarono nel concilio e che finirono poi per convergere furono quella che tendeva a porre in primo piano le riforme morali e disciplinari e quella che intendeva accantonare questi problemi (lasciandoli all’autorità del pontefice) per dare al concilio la funzione esclusiva di pronunciare una condanna contro le dottrine protestanti.
In definitiva, il concilio riuscì a realizzare un compromesso tra i sostenitori delle due posizioni e a raggiungere un orientamento unitario.
Respinta la teoria della giustificazione per fede, il concilio dette una nuova fisionomia alla Chiesa: ribadì la superiorità dei pontefici sui concili, riaffermò il magistero vincolante della storia secolare del papato romano e il valore assoluto della tradizione patristica e conciliare in quanto recepita e approvata da Roma. Furono confermati, secondo la tradizione, il numero dei sacramenti e la loro efficacia; l’interpretazione ufficiale delle Sacre Scritture fu riconosciuta come la sola valida, contro la teoria del libero esame.
La riorganizzazione dei vecchi ordini religiosi e la normalizzazione delle nuove congregazioni, l’obbligo della residenza per i vescovi, la riforma dei costumi del clero secolare, la costituzione dei seminari, quei decreti tridentini, cioè, che al momento della loro formulazione provocavano dispute assai meno vive di quelle che si accendevano sulla grazia, costituirono le pietre angolari su cui per i secoli successivi doveva reggersi l’edificio della Chiesa di Roma. Importante fu infine il riconoscimento che le decisioni del concilio avrebbero avuto validità soltanto dopo l’approvazione del Papa. Raccolte nella Professio fidei tridentinae, esse furono infatti approvate e pubblicate da Pio IV il 13 novembre 1564. In tal modo il concilio ribadiva solennemente il tradizionale ordinamento gerarchico della Chiesa, culminante nella indiscussa ed assoluta autorità del pontefice.
L’applicazione delle norme conciliari fu tutt’altro che agevole, non solo per la resistenza opposta dall’incrostazione di vecchi e perniciosi abusi, abitudini, passività, ma anche perché a lungo continuarono a sussistere atteggiamenti più aperti verso le nuove istanze religiose, una volontà di discussione che il papato non intendeva più consentire. Una volta eliminate le incertezze che si erano create nel campo dogmatico, l’individuazione e la condanna degli eretici divennero più facili con i conseguenti roghi o le abiure che concludevano i più frequenti processi dell’Inquisizione.
Nell’attuazione dei decreti del concilio si distinsero alcune notevoli figure come quella di San Carlo Borromeo, che si prefisse specialmente il compito di rialzare il livello morale e intellettuale del clero a lui sottoposto.
La punta di diamante di questo nuovo attivismo fu la Compagnia di Gesù (Gesuiti) alla quale si affiancarono altri ordini religiosi sia nati in precedenza che nuovi.
La restaurazione cattolica si svolse su due piani: l’uno puramente repressivo, della Controriforma; l’altro, di una Riforma Cattolica che, mostrando i principi si propose l’obiettivo di risvegliare le energie del mondo cattolico e di impegnarle a fondo nella difesa della fede della Chiesa. La vastità stessa del piano di rinnovamento strutturale, concepito a Trento, fece si che l’opera riformatrice richiedesse un secolo e più.
Tuttavia, questa residua mobilità delle sue istituzioni, insieme con il trionfo del principio di autorità e dell’accentramento nel governo delle cose ecclesiastiche, e con quel tanto di incertezza che era pur rimasta nelle più rigorose definizioni dogmatiche, agevolerà il cattolicesimo nell’opera di riconquista e in quella di conquista, nella sua diffusione nei paesi protestanti, e in quelle di missione, oltre gli oceani, e consentirà anche di risolvere senza nuove lacerazioni i problemi che movimenti quali il Quietismo e il Giansenismo porranno in seguito.
Con il termine "Riforma Cattolica", quindi si fa riferimento a questo complesso di esigenze. La Controriforma invece è costituita dal Concilio di Trento (1545-1563) e dall’opera di riorganizzazione e autoaffermazione che la Chiesa compie in attuazione delle direttive elaborate dal Concilio tridentino. La Chiesa progetta quasi una "riconquista" di quella parte dell’Europa che è ormai in mano agli eretici. Il Concilio sancisce un accentuato ampliamento del potere papale e un centralismo direzionale, che non lasciava spazio a posizioni ed iniziative che non fossero rigidamente "allineate"; come ad esempio il controllo che i "visitatori apostolici" inviati da Roma esercitavano sull’operato dei vescovi o al ruolo puramente esecutivo assegnato ai docenti dei collegi gesuitici.
La Controriforma faceva coincidere l’esperienza religiosa con l’ossequio e l’obbedienza all’istituzione religiosa, nella quale nell’età post-tridentina si accentuava l’accentramento monarchico. Strettamente collegato a questo centralismo è "l’arroccamento ideologico", la difesa dell’ortodossia perseguita dalla chiesa con "l’Indice dei Libri Proibiti", con il tribunale dell’ Inquisizione, con la collisione frequente con l’autorità statale. Il Concilio di Trento, pur tenendo conto di quell’insieme di fermenti e di istanze che avevano animato la Riforma Cattolica, stabilisce via i limiti dell’ ortodossia e la impone rigorosamente; procede ad una ridefinizione delle questioni ideologiche suscitate dai protestanti, fissa le linee del rinnovamento istituzionale della Chiesa e del suo intervento nella società. Alla rigorosa difesa dell’ortodossia è collegato il problema dei rapporti tra intellettuali e potere (ecclesiastico); molti erano i casi di repressione, con condanna e roghi, contro gli eretici (si pensi a Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei), ma oltre a ciò si osservano anche fenomeni di fuoriuscitismo, con l’esilio di importanti personaggi e fenomeni di nicodenismo, cioè la sofisticata pratica di conformismo e di arroccamento nella propria interiorità imposta dalla durezza dei tempi.
La ridefinizione teologica si fonda sul problema della salvazione affrontata da Lutero e Calvino. Il Concilio, infatti, respinge la convinzione che il peccato sia riscattato dalla fede e che solo per mezzo di quest’ultima si possa raggiungere la salvezza, decretando una dottrina della giustificazione in senso attivo. Derivano proprio da questa riformulazione del problema della salvezza le modalità e le finalità dell’intervento della Chiesa nella società in modo più operativo. Essa si dedica alla formazione e educazione del clero, opera per un’evangelizzazione del Nuovo Mondo, ed infine, per modellare la società secondo la prospettiva di religiosità ortodossa, si adopera per un controllo della attività intellettuale ed artistica. Infatti, nell’"Indice dei Libri Proibiti", che include Macchiavelli e Boccaccio, si accompagnano editti e trattati sulle arti figurative e teatrali, che vengono legittimate solo se inducono a cristiana devozione.
Nella Chiesa ci sono due titolari del potere:
- Il Papa
- I Vescovi
Argomenti più trattati dal diritto canonico:
- cause di canonizzazione (alcune sono state effettuate e concluse dopo mille anni)
- matrimonio canonico
Cause di scioglimento:
- può venire dichiarato nullo
- divorzio, quando si ha l’esito infausto per la non consumazione (effettuato dalla Romana Rota e non Sacra Rota che non esiste). E’ riservata al Papa
Procedure di scioglimento:
- Tribunali regionali (uno a Bologna)
- Tribunali di appello
- Romana Rota
Quasi tutti gli atti ufficiali sono in latino benché Giovanni Paolo II abbia cambiato questa prassi utilizzando spesso l’italiano
Codici del diritto canonico (non esiste una carta costituzionale, Giovanni Paolo II bloccò una iniziativa in tal senso):
- Codice Canonico del 1983, di Giovanni Paolo II, scritto in latino
- Codice dei canoni delle chiese orientali del 1990, di Giovanni Paolo II
Peculiarità: maggior enfasi del fidanzamento
Diritto Canonico da kànon = regola (strumento di misura era il regolo da cui deriva) in modo da distinguerlo dalle leggi civili (leges o nòmoi in greco) anche se dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965) si usa più spesso il termine diritto ecclesiale al posto di diritto canonico
Catecumeni: coloro che hanno manifestato la volontà di essere battezzati (can. 788)
Diritto canonico e diritto secolare – differenze 20
- Diritto Canonico: tende alla salvezza delle anime (salus animarum), le cui finalità trascendono il tempo e la storia e sono strumentalmente protese verso l’eternità. Caratteri:
- Universalitภinfatti la Chiesa è stata istituita da Cristo per portare a tutto il mondo il messaggio di salvezza
- Apertura dell’ordinamento, nel senso che tutti gli uomini, in potenza, ne fanno parte e la qualità di fedele si acquista per libera determinazione
- Elasticità, il giudice ecclesiastico può non applicare la legge ovvero la legge non è uguale per tutti cioè il fedele ha diritto a una sua norma finalizzata alla salvezza dell’anima (es. grazia, dispensa, tolleranza, equità canonica) peraltro solo per il diritto canonico umano (non divino)
- Rigidità, dura lex, sed lex, anche il Papa non può dispensare dall’osservanza di una disposizione divina che non ha posto
- Personalità, ovvero le norme sono dirette a chi:
- è battezzato cattolico (i battezzati possono anche non essere cattolici)
- ha 7 anni
- ha l’uso della ragione
- Dualismo cristiano del diritto canonico:
- diritto divino (Sacra scrittura)
- diritto umano
- Distinzione del diritto canonico tra:
- foro esterno (pubblico)
- foro interno (segreto)
- Diritto secolare (ius saeculare) perché fa riferimento al saeculum, ovvero al tempo storico, e quindi, indica con precisione i diritti di quelle società le cui finalità sono limitate nel tempo e dal tempo, a differenza del diritto canonico. Diritto degli stati, detto anche diritto civile (ius civile). Esso:
DOGMA è da considerare come dogma tutto ciò che è verità rivelata da Dio e definita come tale dal Magistero della Chiesa. Il dogma è una definizione che viene fatta in modo solenne dalla Chiesa. La proclamazione del dogma può avere luogo in due momenti: nei Concili Ecumenici o nelle decisioni dottrinali del Papa, quando parla " ex cathedra ".Il dogma è una verità rivelata definita solennemente dalla Chiesa in un particolare momento storico.
CALVINO GIOVANNI (1509-1564) Nato a Noyon, seguì un corso di studi che lo portò a contatto con i maggiori rappresentanti parigini dell’umanesimo cristiano. Ben presto mostrò insofferenza verso la religione cattolica tanto che si trovò invischiato nella faccenda dei Perasques e quando nel 1541 venne chiamato a Ginevra gli fu offerta l’opportunità di mettere in pratica le sue idee. Emise lo stesso anno delle ordinanze, con le quali riformava la chiesa Ginevrina e poneva le basi per quella calvinista. Elemento importantissimo per la nuova chiesa fu la teoria della doppia predestinazione.
SANTO UFFIZIO Istituito da Paolo III nel 1542 su sollecitazione del cardinale G.P. Carafa, futuro Paolo IV, il supremo tribunale dell’inquisizione anticlericale è il segno di una ripresa e di un rafforzamento dell’attività dell’inquisizione che segue due filoni principali: la lotta contro l’eresia e in particolare la difesa dell’ortodossia nei confronti della pressione protestante e la lotta contro stregoneria e al satanismo. L’inquisizione nel 1588 diventa Congregazione del Santo Uffizio. La procedura per accertare eventuali colpe di singoli si divise allora in due momenti: il primo consisteva in un lungo ciclo di predicazioni per convertire i colpevoli, con eventuale processo e il secondo, in caso di renitenza, prevedeva l’affidamento del colpevole al "Braccio Secolare" che ne decretava la pena di morte nel rogo, vista come ultima possibilità di purificazione.
GIANSENISMO- Dottrina morale e teologica cattolica, attiva soprattutto in Francia nel XVII, risalente al vescovo fiammingo Giansenio d' Y pres. Egli attinse ad alcuni aspetti del pensiero di S. Agostino, come la grazia, il libero arbitrio, la predestinazione per teorizzare una dottrina in stretta connessione con la dottrina del calvinismo,e che quindi venne combattuta dai Gesuiti e condannata in cinque proposizioni dal papa Urbano VIII. Alla base di questa dottrina vi era il pensiero che il peccato originale avesse talmente gravato sulla natura umana, da rendere l'uomo incapace di resistere al male attraverso le sue sole forze; solo l'aiuto della grazia divina può salvarlo.
CONTRORIFORMA E RIFORMA CATTOLICA "La riforma Cattolica ", scrive H. Jedin, "è la riflessione su di sé attuata dalla Chiesa in ordine all’ideale di vita cattolica raggiungibile mediante un rinnovamento interno; la Controriforma è l’autoaffermazione della Chiesa nella lotta contro il Protestantesimo ". A maggior chiarimento: l’esigenza di una riforma, cioè di concepire in modo nuovo l’esperienza religiosa, è testimoniata già in età umanistica, trovando molteplici espressioni dalla devotio moderna ad Erasmo e all’orientamento conciliarista, che ritiene fondamentale, per il rinnovamento, la limitazione della potenza papale con l’istituzionalizzazione dei concili ecumenici.
- Carattere della territorialità, applicabile a chi vive nel territorio dello stato
- Unicità del diritto umano, che però ammette la rilevanza del diritto naturale
Il diritto della Chiesa è stato indicato come: Ius decretalium: epistola decretale (del Papa) anche detto diritto decretale
- Ius sacrum
- Ius pontificium
- Ius ecclesiasticum
Complessivamente si distingue in :
- Diritto Divino naturale o diritto naturale, insieme delle norme poste all’atto della creazione
- Diritto Divino positivo, Sacra scrittura
- Diritto Ecclesiastico o diritto umano (norme poste dalla competente autorità, pontefice, concilio ecumenico, vescovi, ecc.)
La lettera di Plinio a Traiano. La risposta di Traiano diventa una regola di condotta per i rapporti con i cristiani
Le religioni del “libro”:
- cristianesimo (dualismo)
- ebraismo (unicità religioso/politica)
- islam (unicità religioso/politica)
Differenze:
- Diritto Canonico, della Chiesa
- Diritto Ecclesiastico, è quel ramo del diritto pubblico che regola:
- I rapporti dello Stato con le confessioni religiose (8 in tutto ma solo 6 quelle riconosciute)
- La religione a livello individuale
Motivi dello studio del diritto canonico
- formazione generale del giurista dal punto di vista storico, culturale, politico, economico. Risulta interessante poiché il diritto canonico è molto simile ai diritti secolari (civili) pur essendo orientato verso il tempo di Dio, l’aldilà
- ragioni storiche; fa comprendere l’evoluzione del diritto infatti il diritto canonico ebbe una influenza determinante nella civiltà giuridica europea. Da esso il principio maggioritario. Fu la rivoluzione pontificia di Gregorio VII a generare lo stato moderno occidentale di cui la chiesa fu il primo esempio
- contenuto tecnico, la cd. “Significazione storica” del diritto canonico, ovvero l’influenza del diritto canonico sul diritto comune. N.b.: avere voce in capitolo significa poter votare infatti il capitolo era formato da chi votava. A tutt’oggi vi sono ancora rinvii alle leggi della Chiesa negli ordinamenti della Chiesa e il diritto canonico è chiamato a disciplinare la vita d’una immensa comunità diffusa in tutto il mondo
Principi introdotti dal diritto canonico:
- Persona, concetto di eguaglianza introdotto dalla Chiesa
- Tutela del nascituro
- Matrimonio. Nel 1865 il codice civile prevede il solo matrimonio laico sebbene fosse copiato del matrimonio canonico. Nel diritto Canonico, esso deve essere aperto alla procreazione ed è un contratto (così non è nel diritto civile), è indissolubile (principio accettato dallo Stato italiano sino al divorzio)
- Diritto processuale: è una creazione della canonistica. Inizialmente era solo scritto. I diritto Romano non conosce il concetto di persona giuridica introdotto dal diritto canonico. La prima persona giuridica è la Chiesa stessa, la parrocchia che rappresenta i suoi fedeli. Innocenzo IV: fingatur esse persona, si finga sia persona
Gli accordi stipulati dalla Chiesa sono Trattati e vengono nominati: Concordati (vigente quello del 1984). Giovanni Paolo II ha stipulato centinaia di Concordati “svecchiando” il sistema e la Santa Sede è la sede diplomatica che ha più rapporti diplomatici al mondo
Perché il diritto:
- è limitato, perciò l’uomo cerca di superare la propria condizione con l’esercizio fisico, l’educazione e l’istruzione. Ordinariamente ovvia ai propri difetti associandosi agli altri, es. nel matrimonio
- è limitato anche in senso temporale, perciò tenta di prolungare nel tempo la sua esistenza, es. procreando figli e creando entità come associazione, fondazioni, istituzioni
Per superare tali limiti tende a vivere in relazione ma da questa relazione possono nascere minacce da ciò nasce il diritto (ius), ovvero la regola della relazione dell’uomo con i suoi simili, da non confondere con il diritto positivo (lex) fra i quali c’è una tensione perenne, giacché ogni legge sarà sempre imperfetta.
Il fenomeno giuridico non si esaurisce nei vari diritti, ma è presente in tutte le forme associative (es. famiglia) secondo il brocardo ubi societas ibi ius (Santi Romano era un canonista)
Perché il diritto canonico 13
Il diritto canonico ha come fine la salvezza delle anime (salus animarum) intesa come salvezza comunionale, ordinando secondo giustizia la vita della comunità, favorisce il perseguimento di quel fine sia in modo individuale che comunitario.
Per popolo di Dio si intende l’insieme dei battezzati e secondo un passo del Concilio Vaticano II (cd. Lumen gentium, ovvero la Rivelazione) si parla di una “non debole” analogia fra il dogma cristiano che si incarna in Gesù Cristo e la Chiesa che si incarna in un corpo sociale che vive nella storia e che è la continuazione del mistero della incarnazione. Come ogni organizzazione anche la Chiesa perciò produce diritto. Il diritto della Chiesa si è quindi evoluto dal “granello di senape” all’enorme albero. Scopo della Chiesa è invece la missione di evangelizzazione secondo il mandato di Cristo: “andate e ammaestrate tutte le nazioni”
Diritto canonico e teologia 23
Università Gregoriana: la Chiesa è una società umana elevata alla sfera sovrannaturale
Negli ultimi anni si coglie un sforzo di collegare teologia (che fornisce un senso al diritto canonico) e diritto canonico (considerato “scienza sacra”)
Le stagioni del diritto canonico:
- pregrazianeo, abbraccia il primo millennio di vita della Chiesa (313 editto di Costantino e il cristianesimo diviene religio licita; 380 editto di Teodosio, adozione ufficiale del cristianesimo), Il diritto divino positivo canonico è costituito da:
- Sacra Scrittura ed in particolare dai Vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) e dagli altri scritti neotestamentari (gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, di Giovanni, di Pietro, di Giacomo e di Giuda, nonché dall’Apocalisse di Giovanni). Si costituisce anche un’altra importantissima fonte di conoscenza, la Tradizione, cioè gli insegnamenti degli Apostoli e dei loro successori
Il concilio Trullano (692) attiverà il processo di separazione fra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente
- periodo classico, XII – XVI, fondamentale apporto di Graziano monaco camaldolese professore dell’università di Bologna, che con il Decretum tentò di fornire una interpretazione delle molteplici fonti canoniche, l’opera ebbe un enorme successo e divenne parte del Corpus Iuris Canonici (opera, a sua volta, che assurse a fonte ufficiale del diritto della Chiesa sino alla codificazione del 1917)
- periodo moderno, XVII – XIX, marcato dal Concilio di Trento (1545-1565), operato dalla Chiesa d’Occidente per rispondere al moto della riforma protestante avviata nel 1517 dal Martin Lutero. Il Concilio emana una serie di decreti che si aggiungono al Corpus Iuris Canonici che sono destinati a riformare profondamente la Chiesa. Carattere saliente del periodo è la maggior attrazione della vita giuridica a livello romano e dalla minor autonomia delle Chiese locali. Si giunge infine con la rivoluzione francese alla separazione del diritto canonico con il diritto secolare. Da questa separazione sorge l’esigenza della codificazione che segna anche la fine della “solidarietà” tra diritto canonico e diritto degli Stati
- periodo contemporaneo, XX fino ai giorni nostri. Eventi:
- Benedetto XV promulga il codice di diritto canonico (1917) che trasfonde nel moderno strumento del codice il complesso delle norme canoniche già da tempo emanate (deliberati dal Vaticano I e, soprattutto, del Concilio di Trento)
- Giovanni XXIII (già cardinale Roncalli, nonostante l’età avanzata fu un innovatore, 1958-1963) indice il Concilio Vaticano II, che impulso al rinnovamento del diritto della Chiesa
- Giovanni Paolo II promulga il codice di diritto canonico (1983) con la costituzione Sacrae disciplinae leges che è profondamente diverso dal precedente, che armonizza il diritto canonico con i principi del Vaticano II e che fa cadere ogni spirito “temporalista” della Chiesa
Chiese orientali:
- Chiese orientali cattoliche (21 Chiese e 5 tradizioni: Alessandrina, Antiochena, Costantinopolitana, Armena e Caldea) che hanno come codice di riferimento il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (c.c.e.o.) promulgato da Giovanni Paolo II nel 1990
- Chiese ortodosse, cioè quelle Chiese cristiane che non sono in comunione con la Chiesa cattolica, staccatesi con lo scisma del 1054
Implantatio Ecclesiae, è l’azione missionaria che segue le grandi scoperte geografiche dell’era moderna (1492)
Ius missionarium, ramo del diritto canonico relativo alle missioni
Congregazione de Propaganda fide, destinata a sostenere la propagazione della fede cattolica
Patronato, complesso di diritti e obblighi che la Santa Sede dava per l’attivazione e lo sviluppo dell’opera missionaria
diritto divino e diritto umano - 51
Fonti di produzione, ovvero organi e procedure mediante le quali vengono prodotte le norma canoniche; si tratta di un ordinamento non chiuso ma aperto al diritto naturale positivo i cui precetti sono diritto vigente anche se non positivizzato dal legislatore ecclesiastico:
- Leggi, che si distinguono per :
- Autore: pontificie, conciliari, sinodali, episcopali, capitolari
- Tipologia: universali e particolari, generali e speciali, territoriali e personali
- Consuetudini, ovvero diritto oggettivo non scritto
- Giurisprudenza, ovvero le sentenze pronunciate dagli organi giudiziari della Chiesa (Segnatura Apostolica, Rota romana, Tribunali ecclesiastici diocesani e capitolari) In ciò il diritto canonico si avvicina molto alla regola giurisprudenziale dell’ordinamento giuridico del common law. A fare giurisprudenza sono:
- Tribunali pontifici della Segnatura Apostolica
- Rota romana
Fonti di cognizione, si intendono le raccolte ed i documenti nei quali sono contenute le norme canoniche:
- Codice di diritto canonico, 1983
- Codice dei canoni delle Chiese orientali, 1990
Fonti storiche, ius vetus, raccolte nelle quali sono contenute le norme non più in vigore (es.: Corpus iuris Canonici, codice di diritto canonico del 1917)
Aequitas canonica, istituto che ha la funzione correttiva della legge quando la sua applicazione possa essere produttrice di ingiustizie o contrastare lo spirito di carità e le esigenze spirituali proprie dell’ordinamento canonico. Il giudice ecclesiastico essendo tenuto ad applicare il diritto divino può perciò disapplicare il diritto positivo se si discosta dalla giustizia.
DIRITTO DIVINO NATURALE E POSITIVO - 53
Diritto divino naturale, è dato dall’insieme di principi non scritti né oggetto di esplicita enunciazione, che sono stati impressi da Dio nella coscienza dell’uomo e che hanno valore universale. È caratterizzato da
- meta-positivà, ovvero dalla sussistenza prima ed a prescindere da qualsiasi legislatore positivo
- intrinseca validità, per ciò vige a prescindere del riconoscimento del legislatore positivo
- superiorità, rispetto al diritto positivo
- superiore obbligatorietà, derivante dalla sua origine divina
Ad esso sono da ricondurre i diritti umani
Diritto divino positivo, è costituito dalle norme che sono state manifestate dalla Rivelazione divina (diritto rivelato). Sono ricavabili dall’Antico e Nuovo Testamento, nonché dalla Tradizione apostolica costituita dall’insegnamento degli Apostoli e dei loro successori, i Vescovi.
Esso è infine il complesso di diritti e doveri soprannaturali che si riferiscono alla persona in quanto incorporata a Cristo mediante il battesimo (can. 96: “mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con doveri e diritti…”). È infine immodificabile ma oggetto di un continuo approfondimento da parte del Magistero ecclesiastico
Il diritto divino positivo ribadisce ed esplicita i precetti che sono propri del diritto (divino) naturale
Suprema autorità: due soggetti:
- Romano Pontefice, che è il successore di Pietro
- Collegio episcopale, costituito dai Vescovi, successori degli Apostoli, il cui Capo è il Pontefice
La Chiesa è una istituzione divina che non è inquadrabile né come associazione, né come fondazione. Essa partecipa tuttavia in parte all’una ed in parte all’altra
Vigenza dell’ordinamento canonico (sia esso positivo che naturale). In passato si riteneva avvenisse con la canonizzazione, tuttavia ciò è infondato in quanto esso vige a prescindere da qualsivoglia volontà del legislatore umano. Orientamenti sul tema:
- Scuola canonistica di ispirazione teologica, tesi opposta alla canonizzazione, che assorbe interamente il diritto divino nella teologia e riduce il diritto canonico positivo ad una sorta di sovrastruttura destinata a recepire le elaborazioni di quest’ultima
- Scuola spagnola di Navarra, parte dalla storicità del fenomeno giuridico (diritto canonico positivo) e distingue in due fasi:
- positivazione, presa di coscienza ecclesiale dei contenuti del diritto divino
- formalizzazione, traduzione del diritto divino in norme positive da parte dell’Autorità ecclesiale
diritto umano o ecclesiale - 58
Esso è il diritto posto dai soggetti competenti della Chiesa. È storicamente contingente e mutevole, sempre perfettibile sebbene vincolato al rispetto del diritto divino naturale o positivo
Elasticità del diritto umano o ecclesiastico: se questo dovesse contraddire il diritto divino, naturale o positivo, non viene osservato, al fine di attenuare il rigore della legge per salvare l’interesse spirituale del fedele (la finalità suprema che costituisce la ragion d’essere del diritto canonico: la salus animarum), sfruttando istituti che lo rendono “elastico”, ovvero:
- grazia
- dispensa
- tolleranza
- equità canonica (aequitas canonica)
Il diritto umano o ecclesiastico è posto dalle Leggi ecclesiastiche:
- Leggi generali, che sono universali e valide per tutti, poste dal Pontefice e dal Collegio episcopale riunito nel concilio ecumenico. Sono pubblicate nel Acta Apostolicae Sedis ed entrano in vigore dopo 3 mesi
- Leggi particolari, la cui efficacia è limitata ad un territorio o una comunità, poste dal Pontefice (beatificazioni e canonizzazioni), dal Vescovo diocesano e dalla Conferenza episcopale
- Consuetudine, si ha quando una condotta sia stata osservata da una comunità capace di ricevere una legge, con l’intenzione di introdurre un diritto. Può essere praeter legem (integra le lacune dell’ordinamento), contra legem (illegittima) o secundum legem (nient’altro che un corretto adempimento della legge)
Esse sono regolate dalla gerarchia e dalla territorialità (sebbene vi possano essere leggi personali)
se la chiesa abbia una costituzione - 61
Se per Costituzione si intende una legge fondamentale di partecipazione popolare, la risposta è ovviamente no poiché la sua istituzione non proviene dalla volontà popolare bensì dal suo Fondatore
Se si intende l’insieme dei principi al vertice del sistema normativo, la risposta è sì
Caratteristiche:
- non è scritta, si rinviene nelle numerose fonti di diritto positivo e naturale. Con la Lex Ecclesiae fundamentalis papa Paolo VI ha tentato di elaborarne una ma Giovanni Paolo II non vi ha dato seguito. Anche l’Inghilterra ne è priva
- rigidità assoluta, nella parte del diritto divino naturale o positivo
- flessibilità, nella parte del diritto umano o ecclesiale
Diritto canonico e ius civile - 64
Il diritto canonico ha frequenti rinvii al diritto civile (ius civile o ius saecolare) posto dallo Stato per le seguenti ragioni:
- in relazione alla disciplina di rapporti non risolti mediante accordi bilaterali (concordati, accordi, ecc.)
- poiché le due sovranità, Stato e Chiesa, insistono sul medesimo territorio e soggetti, sebbene con competenze diverse (Chiesa: materie spirituali; Stato: materie temporali)
- in relazione a materie miste, esempio tipico è il matrimonio
- quanto la Chiesa rinuncia a disciplinare una determinata situazione o rapporto, per evitare che tale disciplina non abbia effetto anche nell’ordinamento dello Stato, esempio tipico è il contratto
Forme di richiamo del diritto civile:
- rinvio formale o rinvio non ricettizio, quanto il diritto canonico è incompetente a disciplinare la materia
- presupposizione della legge civile dal parte del diritto canonico. Si ha quando prende atto della norma del diritto civile, riconducendogli effetti giuridici
- canonizzazione della legge civile, è la più ricorrente. Le norme civili vengono espressamente richiamate dalle norme canoniche, divenendo norme canoniche
De populo Dei, il popolo di Dio, indicato nel Libro II del codice canonico del 1983. Al can. 204 c’è la nozione di Christifidelis, fedele, ovvero tutti coloro che sono battezzati (can. 96: “mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo”), chiamati ad attuare la missione che Dio ha affidato alla Chiesa
Universalità del popolo, indica l’apertura a tutti
Can. 748: “non è lecito ad alcuno indurre gli uomini con la costrizione ad abbracciare la fede cattolica contro la loro coscienza”
Uguaglianza sostanziale del popolo di Dio: della fede, del battesimo, della dignità
Diversità funzionale del popolo di Dio: sul piano dei carismi, dei ministeri, dell’esperienza di fede
Chi non fa parte della Chiesa cattolica:
- battezzato che non professa o che non accetta uno dei sette sacramenti. Esso non è comunione con la Chiesa. Esso è un eretico
- battezzato che rifiuti la costituzione gerarchica della Chiesa (Pontefice, Collegio episcopale, singoli Vescovi) e la propria sottomissione ad essa. Si ha uno scisma
- non battezzati, pur non essendo soggetto del diritto canonico, può in taluni casi, se mosso da retta intenzione conferire il sacramento del battesimo
La legge ecclesiastica non si applica ai cristiani non cattolici (ovvero i casi sopra indicati)
Sotto l’ottica del carisma, cioè del dono gratuito dello Spirito che abilità chi l’accoglie ad un particolare servizio ecclesiale, c’è una tripartizione:
- Chierici, sono i ministri sacri, ovvero che hanno ricevuto l’ordine sacro e possono di amministrare i sacramenti (Vescovi, presbiteri e diaconi), solo a loro è concesso un potere sulla Chiesa – Corpo Mistico di Cristo (potere di insegnare, santificare e reggere) e sono abili alla potestà di governo o potestà di giurisdizione
- Laici, gli altri fedeli, che possono solo cooperare con i chierici nella potestà di governo, potendo anche predicare in chiesa pur senza omelia (riservata ai chierici). Essi vengono definiti in negativo, ovvero colore che non sono né chierici né religiosi
- Religiosi, coloro che professando i consigli evangelici (povertà, castità e obbedienza) ed emettendo i voti, testimoniano qui ed ora il Regno di Dio che verrà. Possono essere sia chierici che laici
La Chiesa costituita sulla terra come societas gerarchicamente ordinata, ha ricevuto dal suo Fondatore il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti (munus docendi) e di amministrare i sacramenti (il bene più prezioso della Chiesa), segni che perpetuano la presenza di Cristo per la santificazione degli uomini (munus sanctificandi)
Sacra potestas, i ministri sono rivestiti di sacra potestà. Essa discende dall’originario mandato apostolico di cui sono titolari supremi il Collegio episcopale (tutti i Vescovi, succeduti agli apostoli) ed il Pontefice e si distingue in:
- potestà di ordine (munus sanctificandi), è quella ordinata alla santificazione degli uomini mediante l’azione liturgica, l’amministrazione dei sacramenti e degli altri mezzi di grazia. Ha carattere personale, indelebile e da la facoltà di compiere i segni sacramentali che producono la grazia ex opere operato (in virtù di ciò che è operato), la cui efficacia non dipende da virtù e difetti dei ministri, ma dal fatto che questi realizzino l’azione di Cristo (in persona Christi Capitis, nell’eucarestia)
- potestà di magistero (munus docendi), consiste nel compito, ricevuto dalla Chiesa, di
- predicare il Vangelo a tutte le genti annunciando sempre e dovunque la verità rivelata
- riaffermare i principi morali insiti nella natura dell’uomo e nel progetto divino
Oggi tende a rivolgersi all’esterno della comunità dei credenti (es.: bioetica). Il Pontefice gode dell’infallibilità del magistero, come Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli
Oggetto della fede, da credere “per fede divina e cattolica” è la parola di Dio scritta o tramandata, sia come:
- magistero solenne (verità infallibile divina e cattolica)
- magistero ordinario (verità divina e cattolica)
- magistero autentico, si pone ad un gradino inferiore, ad opera del pontefice e del Collegio dei Vescovi, è quell’insegnamento impartito senza proclamarlo con atto definitivo (ovvero senza avvalersi dell’infallibilità). I fedeli non sono tenuti ad un assenso di fede ma ad una religioso ossequio
- potestà di giurisdizione (munus regendi), è il potere di governare i fedeli nella vita sociale della Chiesa. È stato il Vaticano II che ha riaffermato il fondamento sacramentale del potere della Chiesa, legato indissolubilmente alla dimensione ontologica del sacramento dell’ordine. Due tipi di potestà:
- potestà ordinaria, riconosciuta ipso iure, quella che dallo stesso diritto è annessa a un ufficio, che può essere propria (se esercitata dal titolare) o vicaria (se esercitata in rappresentanza d’altri)
- potestà delegata, quella che per ragioni di urgenza, utilità o necessità viene trasferita ad una persona transitoriamente, non in ragione dell’ufficio
Detti anche tria munera Ecclesiae (sanctificandi, docendi e regendi) corrispondenti al triplice ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo
Perché si abbia un libero esercizio di potestà, deve accedere la canonica o giuridica determinazione da parte dell’autorità gerarchica. Il potere della Chiesa ha un carattere personale e indelebile sulla persona in sacris
Ufficio ecclesiastico, qualunque incarico costituito stabilmente da esercitarsi per un fine spirituale
Tripartizione dei poteri: non è stato recepito dal codice il principio della separazione dei poteri lasciando la titolarità unitaria in capo allo stesso soggetto istituzionale (il Vescovo della diocesi, il Papa nel governo della Chiesa universale). A tale riguardo il can. 135 prevede:
- potestà legislativa, destinata alla produzione di norme, il legislatore inferiore non può dare validamente una legge contraria al diritto superiore, non può essere delegata se non espressamente previsto
- potestà giudiziale, di cui godono i giudici, ordinata alla risoluzione delle controversie e non può essere delegata se non per atti preparatori
- potestà esecutiva, ordinata al perseguimento dei fini dell’amministrazione, può essere delegata
La costituzione gerarchica della Chiesa è, per istituzione divina, fondata sul Collegio dei Vescovi (quali successori degli Apostoli, si tratta di una successione organica, non personale) e sul primato che, all’interno di esso compete al Pontefice (quale successore di Pietro, si tratta di una successione personale, per le specifiche funzioni e prerogative affidategli da Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”, “dov’è Pietro, lì è la Chiesa”. Ha quindi natura collegiale e insieme primaziale
L’autorità del Pontefice si consolidò gradualmente in Occidente anche grazie al Sacro Romano Impero
La questione del primato pontificio è al centro dello scisma d’Oriente (1054) con la definitiva rottura con le Chiese ortodosse sancita dalle reciproche scomuniche e concausa della Riforma protestante nata da un atto di ribellione ad opera di Martin Lutero (1517) sull’autorità del Papa in tema di indulgenze
La Riforma cattolica o Controriforma avviò un processo di centralizzazione del governo della Chiesa universale attorno al Pontefice con il Concilio di Trento (1545-1563) ed ebbe il suo culmine con il Concilio Vaticano I (1870) nel quale fu affermato il principio dell’infallibilità del Papa, lasciando però in ombra il Vescovo che pareva ripeterne l’autorità. Il Concilio Vaticano II ha successivamente riaffermato la natura collegiale e sacramentale dell’episcopato
il collegio dei vescovi - 113
Il collegio dei Vescovi, il cui capo è il Sommo Pontefice, è formato da tutti i Vescovi in forza della consacrazione episcopale e della comunione con il capo e i membri del collegio. Esercita la sua potestà in modo solenne nel Concilio Ecumenico (convocato dal Papa, rappresenta nella storia della Chiesa una forma straordinaria di esercizio della potestà di governo, essendosene celebrati 21 dalle origini del cristianesimo ad oggi), mediante l’azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo
Il metodo collegiale ricerca però l’unanimità (di cui è garante il Pontefice). Eventuali delibere prese a semplice maggioranza, potrebbero segnare serie fratture all’interno del Collegio recando un vulnus alla comunione nella carità che è uno dei principali lasciti di Cristo
È il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori. Il Papa è titolare dell’ufficio episcopale sulla diocesi di Roma che esercita tramite il Cardinale vicario
È capo del Collegio dei Vescovi (che agisce insieme al suo capo e mai senza il suo capo), Vicario di Cristo (in quanto capo visibile dei credenti come corpo mistico di Cristo, egli è titolare di una potestà ordinaria vicaria di concessione divina, distinta dalla potestà di governo) e Pastore qui in terra della Chiesa universale (in forza della quale ha la potestà ordinaria suprema sulla Chiesa che può esercitare liberamente senz’altri limiti derivanti da natura umana ma solo quelli derivanti dal diritto divino naturale e rivelato)
Elezione del Papa, vi procede il collegio dei cardinali riuniti in conclave, al quale hanno diritto ha partecipare tutti i cardinali che non hanno ancora 80 anni. La costituzione Romano Pontifici eligendo esclude l’intervento di qualsiasi altra autorità ecclesiastica o civile e gli elettori sono sottoposti a clausura fino alla proclamazione dell’eletto (cum clave) e devono mantenere il segreto sulle vicende del conclave
Vacanza della sede apostolica, si verifica per:
- morte
- legittima rinuncia, non richiede accettazione, per essere valida deve essere fatta liberamente e debitamente manifestata
Durante la vacanza il governo interinale è tenuto dal Collegio cardinalizio, che non può però apportare alcuna modifica o innovazione
È costituita da una serie complessa di dicasteri e altri organismi coordinati dalla Segreteria di Stato e presieduta dal cardinale Segretario di Stato, nominato dal Pontefice e suo principale collaboratore
Caratteristiche:
- indole strumentale o ministerialità, ovvero che essa non ha alcun potere all’infuori di quelli ricevuti dal Pontefice
- carattere vicario, ovvero che essa non agisce per proprio diritto ma esercitando la potestà ricevuta dal Papa
- diaconia, al servizio del ministero personale dei Vescovi, sia come membri del collegio episcopale,sia come pastori delle Chiese particolari
I dicasteri della Curia romana, posti su un piede di parità giuridica ed agiscono in nome del Pontefice con potestà ordinaria vicaria, si suddividono in:
- Segreteria di Stato, coadiuva il Pontefice, coordina gli altri dicasteri e cura i rapporti con gli Stati
- Congregazioni, corrispondono ad una sorta di ministeri nel governo della Chiesa universale ed hanno potestà essenzialmente esecutiva; vi sono:
- Congregazione per la dottrina della fede
- Congregazione per i Vescovi
- Congregazione per le Chiese orientali
- Congregazione per le cause dei santi
- Congregazione per il clero
- Tribunali, che hanno potestà giudiziaria:
- Supremo tribunale della Segnatura apostolica, giustizia amministrativa
- Tribunale della Rota romana, organo superiore di giustizia e garante della giurisprudenza
- Penitenzieria apostolica, foro interno e indulgenze
- Pontifici Consigli, che hanno poteri meramente consultivi e promozionali
Legati pontifici: cui è affidato l’ufficio di rappresentare stabilmente il Pontefice presso le Chiese particolari per rendere più saldi i vincoli di unità.
Nunzi, sono i legati che rappresentano il Pontefice presso gli Stati e le autorità pubbliche, promuovendo le relazioni
Nel suo ufficio di Pastore della Chiesa universale il Papa è assistito dai Vescovi. Uno dei modi con i quali essi cooperano con il Pontefice è il Sinodo dei Vescovi che realizza una prima e limita forma di partecipazione dell’episcopato alle funzioni di governo della Chiesa universale
Il Sinodo dei Vescovi è un’assemblea di Vescovi scelti per favorire una stretta unione fra il Pontefice ed i Vescovi stessi
A carattere consultivo, o, se concesso, deliberativo (poi il Pontefice deve ratificare le decisioni)
È interamente sottoposto all’autorità del Papa.
Tipi di assemblee:
- assemblea generale ordinaria
- assemblea generale straordinaria
Quando l’assemblea viene dichiarata conclusa, cessa l’incarico dei suoi membri, ciononostante, essendo un’istituzione stabile è dotata di una segreteria generale che permane presieduta dal Segretario generale (di nomina Pontificia) il cui incarico cessa quanto inizia la nuova assemblea. Durante l’assemblea vi sono uno o più segretari speciali che restano in carico sino al termine dell’assemblea
I Cardinali hanno origine dai chierici che fin dai primi secoli collaboravano a vario titolo con il Vescovo di Roma nelle sue funzioni di governo della diocesi romana
Si distinguono in tre ordini:
- Cardinali vescovi, alla guida di diocesi suburbicarie, che eleggono il loro Decano che preside primis inter pares il Collegio cardinalizio (preposto dal XI secolo alla elezione del Pontefice)
- Cardinali preti, i sacerdoti incardinati (da qui “cardinali”) nelle più antiche chiese romane dette titoli cardinalizi
- Cardinali diaconi, titolari di altre chiese romane dette diaconie cardinalizie
Nomina, spetta al Pontefice, chi non sia già Vescovo deve ricevere la consacrazione episcopale
Concistori, attività collegiale mediante la quale i Cardinali prestano aiuto al Pontefice. Può essere:
- Concistoro ordinario, convocati tutti i Cardinali che si trovano a Roma per questioni gravi
- Concistoro straordinario, convocati tutti i Cardinali per questioni particolarmente gravi
Il Concilio Vaticano II ha definito le Chiese particolari come “formate ad immagine della Chiesa universale”
La natura della Chiesa particolare è strettamente connessa all’ufficio dei Vescovi
Il modello della Chiesa particolare è la diocesi definita come “la porzione del popolo (elemento personale individuato in base ad un criterio territoriale) di Dio affidata alla cura pastorale del Vescovo (elemento gerarchico – istituzionale: la potestas del Vescovo) con la cooperazione del presbiterio in modo che sia operante la Chiesa di Cristo (nucleo costitutivo rappresentato nella parola di Dio e dall’eucarestia) una, santa, cattolica e apostolica (can. 369)
Alla diocesi sono assimilate altre tipologie di Chiese particolari:
- prelatura territoriale, affidata ad un Prelato o un Abate
- vicariato apostolico, non ancora costituita come diocesi, affidata ad un Vicario o Prefetto apostolico
- amministrazione apostolica, per ragioni gravi non eretta come diocesi e affidata ad un Amministratore apostolico
Nomina dei Vescovi, rappresenta uno degli aspetti di maggior importanza della vita istituzionale della Chiesa
Sono nominati dal Pontefice oppure da lui confermati se eletti in base a legittime consuetudini
Con la consacrazione episcopale i Vescovi ricevono l’ufficio di santificare, di insegnare e di governare in comunione gerarchica col Capo e con le membra del Collegio
Tipologie di Vescovi:
- Vescovi diocesani, ai quali è affidata una diocesi e gode di potestà ordinaria, propria e immediata, deve prendere possesso canonico della diocesi entro 4 mesi dalla ricezione della lettera apostolica. Ha il dovere di spiegare ai fedeli la verità della fede offrendo un esempio di santità, umiltà e semplicità di vita. Esercita il munus regendi anche tramite vicari. È tenuto alla residenza nella diocesi e deve presentare rinuncia all’ufficio al Pontefice a 75 anni (che può accettarle o meno)
- Vescovi titolari, ai quali viene affidato il titolo di una diocesi soppressa
- Vescovi coadiutori, forniti di speciali facoltà godono di successione al Vescovo diocesano
- Vescovi ausiliari, privi della successione, collaborano il Vescovo diocesano
Vacanza della sede episcopale, avviene per:
- morte
- rinuncia accettata dal Pontefice
- trasferimento
- privazione intimata al Vescovo stesso
Entro 8 giorni il collegio dei consultori deve eleggere l’Amministratore diocesano, decorso tale tempo la nomina spetta al Metropolita (il candidato può essere un sacerdote che abbia compiuto 35 anni)
I raggruppamenti (coetus) di Chiese particolari sono:
- province ecclesiastiche, sono circoscrizioni territoriali fra le più antiche che riuniscono fra loro diocesi vicine (suffraganee), hanno personalità giuridica e sono presiedute dal Metropolita (Arcivescovo della città più importante)
- regioni ecclesiastiche, riuniscono più province ecclesiastiche
- concili particolari, riuniscono i Vescovi di un territorio quando lo suggeriscono le circostanze. Una volta concluso il concilio gli atti vanno trasmessi alla Sede Apostolica cui compete la recognitio. Sono:
- concilio plenari, riunisce tutti i Vescovi della medesima Conferenza episcopale
- concilio provinciale, riunisce tutti i Vescovi della medesima provincia ecclesiastica
- conferenza episcopale, è l’assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, per promuovere il bene che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante l’apostolato. Eretta o soppressa dalla suprema autorità della Chiesa. Sono membri di diritto i tutti i Vescovi del territorio. Hanno un proprio statuto, un presidente, un consiglio permanente (organo esecutivo) ed una segreteria generale (funzioni di ausilio e redazione atti). L’organo deliberativo è la riunione plenaria, che può emanare decreti aventi valore legislativo e viene tenuta almeno una volta all’anno.
La potestà deliberativa incontra due limiti:
- materia, ove lo abbia disposto il diritto universale o con mandato speciale della sede Apostolica
- quorum deliberativo, con voto di almeno due terzi dei membri
la struttura interna delle chiese particolari - 134
La Curia diocesana, nell’esercizio delle sue funzioni il Vescovo è assistito da una serie di uffici e persone che costituiscono la Curia diocesana
Figure:
- Vicario generale, suo principale collaboratore, che ha la potestà esecutiva
- Vicari episcopali, di libera nomina
- cancelliere, provvede alla redazione degli atti
- consiglio per gli affari economici, tre fedeli esperti nominati dal Vescovo per 5 anni
- Economo, nominato dal Vescovo per 5 anni
Il consiglio presbiteriale è un gruppo di sacerdoti che, in rappresentanza del presbiterio, formano il “senato del Vescovo”
Capitolo cattedrale, composto da presbiteri scelti (di regola i più colti) ed è una forma elitaria del senato del Vescovo
Collegio dei consultori, fra i membri del consiglio presbiteriale il Vescovo nomina fra 6 e 12 sacerdoti cui spetta una serie di funzioni fondamentale (es. in caso di vacanza della sede episcopale)
Consiglio pastorale diocesano, organismo di rappresentanza del popolo di Dio (in particolare dei laici) che ha il compito di “studiare e proporre conclusioni operative” su quanto riguarda l’attività pastorale della diocesi. Trova il suo fondamento nel sacerdozio comune dei fedeli che rende corresponsabile l’intero popolo di Dio della missione di salvezza affidata alla Chiesa
Parrocchia, è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare la cui cura è affidata, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo pastore proprio
Sinodo diocesano, è l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per prestare aiuto al Vescovo diocesano in ordine al bene di tutta la comunità diocesana. È un organismo temporaneo a piena discrezionalità del Vescovo. Sono membri di diritto i vari Vescovi, i membri del consiglio presbiteriale, una rappresentanza di laici. L’unico legislatore del sinodo è il Vescovo diocesano mentre gli altri hanno voto consultivo. Vi è analogia tra sinodo diocesano (fondato nel sacerdozio comune dei fedeli) e Sinodo dei Vescovi (fondato nella collegialità episcopale), entrambi sono di ausilio all’esercizio di un ministero
Il regime degli atti, nei quali prende concretamente forma l’attività di governo del popolo di Dio. Dopo le leggi ecclesiastiche e le consuetudini (che costituiscono le fonti del diritto) sono:
- decreti generali, sono atti subordinati alle leggi, non tutti espressione di volontà esecutiva e istruzioni, rendono chiare le disposizioni
- atti amministrativi singolari, espressione di potestà esecutiva e soggetti al principio della legalità
- norme singolari, ovvero atti che possono derogare dalle norme generali di competenza del legislatore:
- precetto, è un decreto decisorio avente natura imperativa
- privilegio, una grazia in favore di determinate persone
- dispensa, una esenzione da una legge ecclesiastica in un caso particolare (.. non si dispensi senza una giusta e ragionevole causa…)
Atti amministrativi e norme singolari consentono di derogare alla norma generale trovando una spiegazione logica nella c.d. elasticità del diritto canonico
Premessa: per il raggiungimento del suo fine, la salus animarum, la Chiesa si serve del:
- insegnamento, munus docendi, ovvero potestà di magistero, attraverso la quale vengono trasmesse le verità rivelate ed i principi morali mediante predicazione, catechesi, azione missionaria, insegnamento della religione nella scuole cattoliche. È l’ufficio di interpretare la parola di Dio
- santificazione, munus sanctificandi, ovvero potestà d’ordine, si esplicita mediante la somministrazione dei sacramenti: battesimo, eucaristia, ordine sacro, matrimonio, confermazione, penitenza, unzione degli infermi
Il matrimonio è stato sempre oggetto di particolare attenzione, è l’unico preesistente all’istituzione dei mezzi di grazia da parte di Cristo che: “tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento” Ancora: “crescete e moltiplicatevi” che indica la finalità procreativa del matrimonio
Punto di partenza è un passo della Genesi che recita: “non è bene che l’uomo sia solo”
Una caro: carne della stessa carne, osso dello stesse ossa. Questa espressione tende a superare il limite individuale, l’essere coppia l’uno nell’altro
Il matrimonio come sacramento, la dottrina sul matrimonio, compiutamente elaborata nel Concilio di Trento indica come dal contratto validamente sorto (se invalido il contratto, è invalido anche il sacramento) scaturiscono gli effetti sacramentali. Ciò significa che i fini e le proprietà del matrimonio naturale sono pure i fini e le proprietà del matrimonio sacramento. Caratteristiche essenziali sono:
- unità, ossia l’esclusione della poligamia
- indissolubilità, cioè l’impossibilità di scioglimento del vincolo matrimoniale
I fini e le proprietà del matrimonio, ovvero i tria bona, che costituiscono la sostanza del matrimonio:
- bonum prolis, procreazione
- bonum fidei, fedeltà
- bonum sacramenti, indissolubilità
Il Concilio Vaticano II nella costituzione Gaudiumetspes, ha rivalorizzato l’elemento dell’amore naturalmente connesso alla procreazione
L’ordinamento canonico riconosce la competenza dell’autorità civile circa gli effetti meramente civili
Can. 1061: matrimonio rato (tra battezzati) e consumato (atto sessuale idoneo ma non necessariamente seguito da procreazione)
Matrimonio canonico, è quello celebrato a norma del diritto canonico da due battezzati o anche da un cattolico e un non cattolico
Struttura giuridica del matrimonio canonico: è un patto (fodeus) o un contratto che sorge esclusivamente dalla libera volontà (causa efficiente del matrimonio di cui i ministri sono gli stessi sposi) dei soggetti contraenti (il sacerdote è solo un testimone pubblico)
Perché sia valido occorre:
- consenso, un difetto o vizio del consenso produce l’invalidità del matrimonio, che deve essere accertata dal competente giudice ecclesiastico che dichiarerà, con effetti erga omnes, l’inesistenza o la nullità del matrimonio apparentemente esistente. Per capacità si intende l’idoneità del soggetto a valutare il proprio comportamento determinandosi coscientemente, per incapacità può afferire alla sfera intellettiva, della conoscenza, quella volitiva o quella attuativa operativa
Vizi del consenso:
- incapacità a contrarre il matrimonio, per infermità mentale, stato d’incapacità conseguente all’uso di sostanze stupefacenti, difetto grave di discrezione di giudizio, omosessuali, ninfomani, satiri (che non possono garantire la fedeltà)
- ignoranza, insufficiente conoscenza di ciò che con il contratto matrimoniale si vuole (almeno non devono ignorare che è necessaria una qualche cooperazione sessuale (sic!) finalizzata alla procreazione)
- errore, può essere
- errore di diritto (error iuris), l’errore circa l’unità o indissolubilità non ne vizia il consenso purché non ne determini la volontà
- errore di fatto (error facti) cioè l’errore sull’identità fisica. Se l’errore è relativo alle qualità della persona, non incide (sposare una donna perché bella o ricca, poi diversamente rivelatasi, è irrilevante). C’è poi il caso di error redundans in errorem personae, ovvero errore sulle qualità della persona (il primogenito, o la figlia del re) che in realtà diviene errore di persona; non espressamente previsto ma giuridicamente configurabile
- dolo, consenso viziato con inganno può essere un comportamento attivo, passivo o omissivo purché esplicitamente diretto ad indurre in errore (es.: sterilità taciuta)
- violenza o timore, il consenso estorto con violenza (qui il consenso viene addirittura a mancare) o per timore (metus, più comune) non è valido. Occorre che la violenza sia oggettivamente grave, incussa dall’esterno, prodotta dal comportamento volontario, efficace.
Il metus reverentialis ovvero quello indotto nel rapporto docente/discente, genitore/figlio, invalida quando oggettivamente diventino forme di pressione grave
- simulazione, quando ricorre una divergenza tra la manifestazione esterna del consenso e l’interno volere, porta all’invalidità del matrimonio. Può essere totale (quando non si vuole il matrimonio ), parziale (quando si vuole il matrimonio ma con esclusione di elementi essenziali, bilaterale o unilaterale (c.d. riserva mentale)
- condizione, de futuro con effetti risolutivi, invalida il matrimonio. Si ammette invece la condizione passata o presente (ti sposo se sei incinta) tuttavia non si può porre la condizione se con licenza scritta dell’Ordinario del luogo. Il matrimonio contratto sotto condizione senza licenza è meramente illecito, irregolare ma non per questo invalido
- assenza di impedimenti, sono fatti o circostanze che rendono la persona inabile a contrarre matrimonio validamente, sono detti impedimenti dirimenti, perché hanno effetti invalidanti. Si distinguono in:
- impedimenti di diritto divino, (munus docendi) dichiarati tali dalla suprema autorità della Chiesa, non possono mai essere dispensati
- impedimenti di diritto ecclesiastico, (munus regendi) posti dalla stessa autorità suprema ma possono essere dispensati dalla Santa Sede o dall’Ordinario del luogo per causa giusta e ragionevole
Dal punto di vista probatorio si distinguono in:
- pubblici, che possono essere provati in un foro esterno
- occulti, gli altri
Essi sono:
- età, l’uomo 16 e la donna 14, perché vi sia la maturità biologica e psicologica. Si tratta di un limite minimo tenendo conto delle diverse situazioni etniche del mondo ma in Italia l’età è 18 (art. 84 c.c.)
- impotenza, (impotentia coeundi), per anomalie organiche o psichiche, può essere assoluta (nei confronti di tutti) o relativa (nei confronti di una persona determinata). È un impedimento di diritto divino e non può essere dispensato ma è necessario che sia precedente al matrimonio e perpetua (non curabile con mezzi leciti). Se l’impedimento è dubbio il matrimonio non può essere impedito. Distinta dalla sterilità (impotentia generandi) la quale non impedisce i matrimonio
- precedente matrimonio, l’impedimento viene meno in caso di dispensa dal matrimonio rato e non consumato (privilegio paolino e petrino)
- disparità di culto, si tratta di un impedimento ecclesiastico ed è dispensabile
- ordine sacro e voto religioso, per diaconi, presbiteri e vescovi, affermatosi in età medioevale per due ragioni:
- spirituale, per una piena ed indivisa adesione a Cristo
- pratico-pastorale, per una maggiore disponibilità ai fedeli
Trattandosi di impedimenti di diritto ecclesiastico, sono dispensabili (…)
- ratto
- crimine, sorge nel caso di coniugicidio
- consanguineità (non dispensabile) e affinità (dispensabile)
- pubblica onestà, che nasce da un matrimonio invalido o concubinato pubblico in relazione ai consanguinei della persona con cui si è intrattenuta una relazione intima
- forma prescritta, l’inosservanza della forma giuridica o canonica (distinta dalla forma liturgica, che non è requisito di validità) porta all’invalidità. L’obbligo di scambiarsi il consenso è stato introdotto dal Concilio di Trento con il decreto Tametsi del 1563, allo scopo di evitare la piaga dei matrimoni clandestini. Il consenso viene dato alla presenza del testis qualificatus (l’Ordinario del luogo) e due testis communes. I ministri del sacramento sono gli stessi sposi.
Forme straordinarie:
- coram solis testibus, davanti ai soli testis communes senza il ministro sacro. È valido se celebrato quando vi sia pericolo di morte o impossibilità di avere il ministro sacro per un mese
- segreto, per ragioni pastorali, quando potrebbe suscitare disappunto o scandalo. Senza le pubblicazioni ed annotato in uno speciale registro della curia della diocesi
Effetti del matrimonio, il sacramento è il matrimonio come atto (di cui si occupa prevalentemente il diritto canonico) non il rapporto (poche norme a riguardo, lasciato al legislatore secolare) destinato a durante nel tempo
Disposizioni:
- vincolo perpetuo ed esclusivo
- principio di uguaglianza tra i coniugi
- diritto – dovere di educazione religiosa della prole
- eventuale legittimazione dei figli nati fuori dal matrimonio
nullità e convalidazione del matrimonio - 175
Il matrimonio è contratto invalidamente qualora vi sia stato:
- un vizio del consenso
- un impedimento non dispensabile o non dispensato
- un vizio di forma.
Il diritto canonico contempla solo casi di nullità (mentre il diritto civile prevede la nullità, intesa come anomali radicale dell’atto, e annullabilità, intesa come anomalia più limitata e relativa) ovvero è inefficace e senza effetto sin dall’origine e la nullità può essere accertata in ogni tempo con effetti ex tunc
Matrimonio putativo, quando sia stato celebrato in buona fede da almeno uno delle parti e fintanto che entrambe le parti non divengano consapevoli della sua nullità. Produce gli stessi effetti del matrimonio validamente contratto per quanto riguarda la legittimità dei figli
Qualora manchi l’atto o si presenti anomalo (es. consenso per scherzo, ioci causa, o sulla scena teatrale tra attori), il matrimonio dovrebbe considerarsi come inesistente
Convalidazione, il matrimonio è oggetto di particolare favore nell’ordinamento ecclesiastico (favor matrimonii) perciò si deve ritenere valido il matrimonio, presunzione iuris tantum, ovvero sino a prova contraria e gli sposi possono convalidare i matrimonio contratto invalidamente mediante due forme:
- convalidazione semplice (convalidatio simplex) che avviene mediante rinnovazione del consenso, purché l’altra perseveri nel consenso:
- se il matrimonio è nullo per un impedimento, il consenso può essere rinnovato qualora l’impedimento venga meno o sia stato dispensato
- se deriva da un vizio del consenso, chi è stato causa di nullità deve rinnovare il consenso e l’altra parte deve perseverare nel suo
- se deriva da un vizio di forma, il consenso deve essere rinnovato secondo le modalità prescritte
Si distingue infine se il motivi di nullità siano pubblici o occulti: il consenso deve essere ripetuto rispettivamente in modo pubblico o segreto
- sanazione in radice (sanatio in radice), grazie al quale un matrimonio invalido per impedimento o vizio di forma può essere sanato per concessione dell’autorità ecclesiastica (Santa Sede o Vescovo diocesano). Può essere data anche all’insaputa delle parti o di una di esse purché:
- perseveri il consenso
- l’impedimento sia venuto meno o sia stato dispensato
Non può tuttavia applicarsi in caso di mancanza o per vizio di consenso poiché nessuna autorità può supplirlo ma deve essere espresso dagli sposi
separazione e scioglimento del matrimonio - 177
L’essenza della condizione matrimoniale è data dalla comunità della vita (consortium totius vitae, can. 1055, par. 1) che comporta il dovere di coabitazione, ovvero comunanza di letto, di mensa e di abitazione (communio tori, mensae et habitationis)
Il dovere può venire meno per una causa legittima:
- adulterio
- grave compromissione del bene spirituale o corporale
- durezza della vita in comune (per sevizie, deviazioni, ecc.)
Il matrimonio canonico è perpetuo e indissolubile. Una volta rato e consumato non può essere sciolto per nessuna ragione e da nessuna autorità, neppure dal Papa. Viene meno solo con la morte di uno dei coniugi.
Il deferimento della causa al giudice civile non legittima i coniugi a separarsi a condizioni diverse da quanto previsto dal diritto canonico che prevede, eccezionalmente (solo il matrimonio rato, elemento della sacralità, e consumato, elemento della consumazione, è indissolubile) due casi di scioglimento:
- non consumato tra battezzati o tra una parte battezzata ed una non battezzata (in particolare nella dispensa super rato la dottrina ha visto una risoluzione per vizio attinente al funzionamento, ovvero la mancata consumazione). Pur avendo come una causa efficiente il consenso, solo con la consumazione che si realizza l’una caro in cui gli sposi si fanno dono reciproco di sé. La consumazione, in particolare:
- deve verificarsi dopo il matrimonio e deve essere accertata dalla Congregazione dei Sacramenti
- non deve derivare da anomalie fisiche o psiche poiché in tale caso si verserebbe nella fattispecie dell’impotenza
- deve infine sussistere una giusta causa che giustifichi lo scioglimento per il bene spirituale degli interessati
Si tratta di un provvedimento pontificio di dispensa concesso dal Pontefice “graziosamente” ovvero come grazia, in quanto i coniugi non hanno un vero diritto soggettivo a ottenere la grazia ma solo un’aspettativa
- consumato tra non battezzati (privilegio paolino, lo scioglimento è giustificato dal prevalere della fede sull’indissolubilità del matrimonio, è cioè una fattispecie di risoluzione del contratto concluso a condizioni inique), quando successivamente una parte viene battezzata e l’altra parte:
- non voglia farsi battezzare
- la induca al peccato
- pretenda una educazione acattolica dei figli
Lo scioglimento avviene allorché la parte battezzata celebra, a norma del diritto canonico, il nuovo matrimonio.
A questa fattispecie ne vengono assimilate altre (privilegio petrino):
- pagano poligamo (o pagana poliandrica) che riceve il battesimo e gli è gravoso rimanere con il primo coniuge, può scegliere uno dei coniugi e sposarlo di nuovo canonicamente
- pagano che riceve il battesimo che non può ristabilire la convivenza a causa della prigionia o della persecuzione, può sposare un’altra persona
La dottrina canonistica in passato si è affaticata nella ricerca dei principi legittimanti il godimento dei beni temporali di cui pure si affermava il diritto di acquisirli e amministrarli liberamente
Ciò al fine di evitare un inutile accumulo di beni temporali poiché il ricorso a tali beni si giustifica solo nella misura in cui è strettamente necessario alla comunità e all’aiuto dei poveri (patrimonio pauperum, cioè i beni della Chiesa sono i beni dei poveri, s. Ambrogio in De vita contemplativa)
Il Libro V intitolato “I beni temporali della Chiesa”, recita che essa ha il diritto nativo, indipendentemente dal potere civile, di acquistare, possedere amministrare e alienare beni temporali per conseguire i fini che le sono propri, ovvero (can. 1254/5):
- ordinare il culto divino
- sostentamento del clero
- opere di apostolato sacro e di carità al servizio dei poveri
I beni temporali ecclesiastici, caratteristiche:
- Beni temporali, oggettivamente distinti da quelli spirituali (es.: sacramenti) la cui destinazione è vincolata alla finalità proprie della Chiesa
- appartenenti alle persone giuridiche pubbliche della Chiesa
Possono essere:
- materiali (res corporales), come res sacrae (che peraltro possono anche essere di proprietà di privati), ovvero cose consacrate destinate al culto divino
- immateriali (res incorporales) come opere d’ingegno, res
Persone giuridiche pubbliche:
- Chiese particolari
- province ecclesiastiche
- conferenze episcopali
- parrocchie
- seminari
- istituti religiosi
- collegio cardinalizio
- capitoli dei canonici
Possono acquistare personalità giuridica:
- regioni ecclesiastiche
- Università cattoliche
- associazioni pubbliche dei fedeli
- pie fondazioni
Persone morali (al di sopra delle persone giuridiche, peraltro inspiegabilmente escluso il collegio episcopale):
- Sede Apostolica
- Chiesa universale
Si costituisce attraverso due modi di acquisto:
- di diritto privato, ovvero tramite il diritto secolare (civile)
- di diritto pubblico, ovvero attraverso il potere di imperio della Chiesa che può imporre alle persone fisiche e giuridiche ad essa soggette di devolvere parte dei loro redditi a enti ecclesiastici. Tale potere impositivo si distingue:
- tributi, prestazioni dovuto al mero titolo di appartenente ad una Chiesa particolare
- tasse, compensi per atti di potestà esecutiva
- oblazioni, offerte in occasione di somministrazione di sacramenti. Si tratta di prestazioni aventi il carattere della doverosità ma comunque volontarie al fine di fugare l’impressione che il sacramento fosse amministrato a pagamento (simonia)
Tali acquisizione avvengono mediante:
- questue, offerte dei fedeli
- collette speciali, per iniziative di carattere parrocchiale
Gli amministratori dei beni ecclesiastici sono
- Vescovo
- parroco
In caso di difetto dei legittimi organi il potere è avocato dall’autorità gerarchicamente sovraordinata (Pontefice, che è il supremo amministratore, Ordinario diocesano)
Compiti:
- curano la conservazione del patrimonio ecclesiastico
- tenuta dei libri contabili
Beni culturali, sono tutti in beni che costituiscono testimonianza materiale di un valore di civiltà comprese immagini e arredi sacri, edifici di culto, ecc.
Il sostentamento del clero, abbandonato il sistema beneficiale (costituito da una massa patrimoniale), si attua mediante tre istituti:
- istituto per il sostentamento del clero, beni e offerte dei fedeli
- fondo per la previdenza sociale del clero, beni forniti dagli stessi appartenenti il clero per la pensione
- fondo comune, per coloro che prestano servizio a favore della Chiesa (anche laici)
La Chiesa rivendica il diritto di esercitare nei confronti dei christifidelis un’azione coercitiva nelle forme del diritto penale (di origine nativa).
Finalità:
- protezione della comunità ecclesiale
- emenda del caduto
- finalità medicinale
Elementi del delitto:
- oggettivo, il fatto ovvero il comportamento dell’agente e l’evento legati da un rapporto causale
- soggettivo, atteggiamento mentale del soggetto, dolo o colpa
- antigiuridicità del fatto
Soggetti attivi del delitto sono i fedeli (solo i battezzati e cattolici sono tenuti alla legge penale) tranne il Papa che gode di una immunità assoluta (Dictatus Papae), che hanno compiuto 16 anni (16/18 è punito con pene minori), al di sotto il minore non è punibile
Consistono nella privazione irrogata ad un delinquente, di un bene spirituale o temporale
Due tipi che hanno lo scopo di restaurare la giustizia, di ricomporre l’ordine pubblico leso, riparare lo scandalo e promuovere pentimento ed emenda del reo:
- pene medicinali o censure, che hanno lo scopo di favorire l’emenda del reo, sono:
- scomunica, è la pena più grave e comporta l’esclusione dalla comunità ecclesiastica
- interdetto, ha gli stessi effetti della scomunica ma limitatamente alla partecipazione al culto
- sospensione, irrogata soltanto ai chierici comporta il divieto di atti relativi alla potestà d’ordine
- pene espiatorie, che hanno lo scopo di punire il delinquente
- proibizione o l’obbligo di dimorare in un certo luogo
- privazione della potestà, dell’incarico
- trasferimento penale ad altro ufficio
- dimissione del chierico
Vi sono poi misure penali diverse dalle pene, ovvero rimedi penali:
- ammonizione, che ha valore di diffida e scopo preventivo
- riprensione, contro chi ha causato scandalo
- penitenze (che non vanno confuse con le penitenze date dal confessore)
Applicazione delle pene, il ricorso ad esse è l’ultima ratio, prima si tentano altre misure di carattere pastorale. La pena può cessare per:
- espiazione
- sopraggiungere di una legge penale che modifichi la sanzione
- morte del reo
- prescrizione dell’azione penale
Fattispecie delittuose:
- delitti contro la religione e l’unità della Chiesa, eresia, apostasia, scisma, spergiuro, bestemmia
- delitti contro le autorità ecclesiastiche o la libertà della Chiesa, violenza fisica contro il Pontefice
- delitti di usurpazione degli uffici, celebrazione simulata dei sacramenti
- delitti di falsità, calunnia
- delitti contro obblighi speciali, violazione del celibato e della castità da parte di ecclesiastici
- delitti contro la vita, omicidio
l’amministrazione della giustizia - 207
Favor iuris, ovvero favore dell’ordinamento a superare i conflitti mediante soluzioni extragiudiziali. Paolo: “…In ogni modo, è già uno smacco per voi il fatto che vi facciate causa. Perché non sopportate piuttosto un’ingiustizia.. e vincere il male con il bene”
Esempio della spirito che anima la giustizia della Chiesa è l’aequitas canonica che si oppone al brocardo latino dura lex, sed lex
Il giudice è chiamato ad un’opera di interpretazione della legge e, tranne il caso della legge penale, può ricorrere all’analogia
Papa, ha il giudizio esclusivo sulla cause riguardanti:
- capi di Stato
- cardinali
- legati pontifici
- Vescovi nelle cause penali
- Tutte le cause che ritiene di dover avocare a sé (c.d. riserva o avocazione pontificia)
Ordinamento giudiziario
- tribunali di prima istanza, istituiti in ogni diocesi, tribunale del Vescovo (che ordinariamente esercita la funzione mediante un Vicario giudiziale o Officiale)
- tribunali di seconda istanza, istituiti presso l’arcidiocesi, tribunale del Vescovo Metropolita (anche le Conferenze episcopali, con il consenso della Santa Sede possono costituire tribunali di secondo grado)
- tribunali della Santa Sede:
- Rota romana, tribunale pontificio di appello dei fedeli
- Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, supremo tribunale della Chiesa
- Penitenzieria Apostolica, foro interno
Il giudice può essere monocratico o collegiale
Uditore, ha funzioni istruttorie, definito anche ponente o giudice relatore
Promotore di giustizia, è il pubblico ministero tenuto ad intervenire in ogni causa che tocchi il bene pubblico o causa penale
Difensore del vincolo, che interviene nella cause di nullità della sacra ordinazione, nonché di nullità o di scioglimento del matrimonio, il quale è chiamato a porre tutti gli argomenti che possono ragionevolmente addotti contro la nullità o lo scioglimento
Notaio, funge da cancelliere
A tali funzioni sono chiamati chierici competenti ma anche fedeli laici
IL sistema processuale canonico è costituito da un modello unico di processo detto giudizio contenzioso ordinario che costituisce la base anche dei vari processi speciali
Fasi processuali:
- fase introduttiva, presentazione del giudice, del Promotore di giustizia del libello introduttivo nel quale è indicato
- fase istruttoria, diretta a raccogliere le prove
- pubblicazione degli atti, per consentire alla parti di prenderne visione
- discussione
- sentenza
La sentenza può essere impugnata mediante:
- appello, forma ordinaria di impugnazione
- querela di nullità, è un rimedio processuale tendente a invalidare la sentenza inficiata da nullità insanabile o anche sanabile
- restitutio in integrum, contro sentenza passata in giudicato, qualora consti palesemente la sua ingiustizia
Processi speciali:
- nullità di matrimonio
- separazione personale dei coniugi
- dispensa dal matrimonio rato non consumato (che peraltro si conclude con un mero provvedimento amministrativo)
- dichiarazione di morte presunta del coniuge
- nullità della sacra ordinazione (riservata alla Santa Sede)
- processi di beatificazione e canonizzazione (disciplinati da una legge speciale di Giovanni Paolo II)
Nei processi penali si conclude con l’azione criminale, ovvero l’atto pubblico diretto ad infliggere o dichiarare la pena
Fonte: www.appuntiunira.net
Martin Lutero
Collegamenti utili gratuiti
Disclaimer : gli obiettivi di questo sito sono il progresso delle scienze e delle arti utili in quanto pensiamo che siano molto importanti per il nostro paese i benefici sociali e culturali della libera diffusione di informazioni utili. Tutte le informazioni e le immagini contenute in questo sito vengono qui utilizzate esclusivamente a scopi didattici, conoscitivi e divulgativi. Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). In questo sito abbiamo fatto ogni sforzo per garantire l'accuratezza dei tools, calcolatori e delle informazioni, non possiamo dare una garanzia o essere ritenuti responsabili per eventuali errori che sono stati fatti, i testi contenuti nel sito sono di proprietà dei rispettivi autori. Se trovate un errore su questo sito o se trovate un testo o tool che possa violare le leggi vigenti in materia di diritti di autore, comunicatecelo via e-mail e noi provvederemo tempestivamente a rimuoverlo.