Il sessantotto 1968

 

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    “IL SESSANTOTTO

    E

    LA

    RIVOLUZIONE

    TECNOLOGICA

     

    A CURA  DI  MASSIMO CAPUANO

     

     

     

     

    PREMESSA

     

    Negli anni '60 il mondo occidentale evidenziava benessere economico e stabilità sociale. Scongiurato il pericolo di una terza  e definitiva  guerra mondiale con l'attenuarsi degli attriti tra Usa e Urss, il sogno di un'esistenza serena, agognata  soprattutto in Europa  durante i durissimi giorni della ricostruzione successiva al 1945, si era per molti realizzato, e negli anni '60 molti Stati,fra i quali l’Italia grazie ad un cospicuo aiuto dall’America con il piano Marshall si formarono sul modello americano favorendo imprese private o controllando quelle più produttive.Si poterono toccare così  con mano i primi risultati del cosiddetto "miracolo economico".L’emancipazione nei comportamenti individuali,la parificazione dei diritti uomo donna,la scolarizzazione di massa  e la rivoluzione tecnologica sono state tra le più vistose conquiste di quei fatidici anni.

      Un numero sempre maggiore di famiglie poteva permettersi cose che, fino a pochi anni prima, erano viste come lussi irraggiungibili: l'automobile, la televisione, le ferie al mare,i giovani volevano essere diversi dai loro genitori e volevano seguire la pista dell’essenziale si vestivano in modo trasandato, i ragazzi e le ragazze avevano lo stesso abbigliamento, entrambi i sessi avevano i capelli lunghi e i ragazzi la barba .                                                                                

     

     

     

     

    Il '68 va inserito in un discorso planetario poiché tale fenomeno interessò tutti i principali paesi del mondo, avendo alla propria base le medesime istanze di emancipazione e di miglioramento delle condizioni generali di vita.

    Intanto si diffondevano nei giovani occidentali  nuove ideologie di tipo rivoluzionario come il maoismo o il marxismo di Marcuse, che causarono disordini ovunque. La contestazione giovanile fu un fenomeno condiviso da molti, ma animato, in realtà, solo da una parte di giovani, gli studenti (prevalentemente universitari), che disponevano del tempo e delle risorse  necessarie  per organizzare un vasto movimento di protesta. Le rivolte studentesche scoppiarono nel1964 nelle università degli U.S.A., non solo come risposta ad un desiderio di ribellione, ma, soprattutto come una forte presa di posizione contro la discriminazione razziale e la guerra in Vietnam. La protesta si propagò in Europa e in Italia dal 1967 ed esplose nel 1968, quando i movimenti studenteschi diedero vita ad accese manifestazioni che degenerarono in brutale violenza  e assurde lotte armate. 

     

     

     

    LE CAUSE DELLA PROTESTA

     

    Il sessantotto è una delle rivoluzioni che ha scosso il  mondo intero e grazie  alla simultaneità e la vastità geografica delle rivolte si assistette a forme di ribellione simili e contemporanee, senza che vi fosse stata alcuna forma di preparazione o di coordinamento. Tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, le giovani generazioni dei paesi più diversi si sono ribellate ai rispettivi sistemi politici, culturali e sociali.

    Uno dei motivi più forti di aggregazione dei movimenti di protesta in tutto il mondo è  sicuramente   la guerra nel Vietnam, evento chiave della politica internazionale degli anni Sessanta.

     I giovani e gli studenti che scendevano in piazza per il Vietnam vedevano in quegli orrori l’infrangersi della pace e  degli  equilibri internazionali, e col crescente invio di truppe regolari a partire dal 1965 dalla lotta sociale si passò a una contestazione politica. I movimenti attaccavano il governo per il suo imperialismo dimostrato nell’intervenire in una guerra così distante che non era sentita dalla gente come ‘giusta’. Il Vietnam è stata la prima guerra televisiva:tutti gli orrori di una guerra moderna erano diventati il film quotidiano che le famiglie americane guardavano. Ben presto le immagini della guerra furono affiancate da quelle delle proteste contro l'intervento americano.
    Nel marzo 1965, quando l’America decise di intervenire in Vietnam, 25.000 dimostranti protestarono a Whasington mentre a   Berkeley 12.000 dimostranti in marcia verso gli accantonamenti dell’esercito furono respinti dalla polizia con gas lacrimogeni.
    Le proteste contro il ruolo che gli USA avevano assunto nel vietnam fino ad allora erano rimaste confinate nelle università.

     

                                       

     

     

    L’incendio delle cartoline precetto, era il metodo preferito dai dimostranti per fa capire la drammaticità e l’inutilità di questo intervento. In Vietnam a seguito degli accordi di Ginevra del ‘54, era stato diviso in due repubbliche: Vietnam del Nord a regime comunista, con capitale Hanoi e Vietnam del Sud a regime dittatoriale, con capitale Saigon e sostenuto dagli Americani, interessati al contenimento dell’espansione comunista nell’Asia del Sud.Tra il ’57 e il ’59 la situazione politica del Vietnam del Sud degenerò nella  guerriglia e con i Vietcong, sostenuti dalle masse contadine, guidati dal Vietnam del Nord e con l’appoggio delle grandi potenze comuniste: Cina e Unione Sovietica. Gli USA, preoccupati, decisero di intervenire, dapprima con l’invio di consiglieri militari, poi direttamente con truppe e mezzi aerei e navali. L’impegno militare americano aumentò  progressivamente e nonostante la consistenza delle truppe, non riuscirono comunque a predominare nella lotta.

     

     

     

     

     

    La difficoltà dell’esercito americano, tuttavia, non coinvolgeva solo il punto di vista militare e bellico, ma anche quello morale.Gli Stati Uniti vissero con la guerra del Vietnam, uno dei periodi più difficili della loro storia.

    Fu infatti una guerra impopolare: numerosi giovani protestarono, chiedendosi per quale ragione dovessero abbandonare la famiglia, lo studio e il lavoro per andare a combattere in una terra tanto lontana e perché una grande potenza come gli Stati Uniti non fosse in grado di sconfiggere rapidamente una nazione tanto più piccola e povera come il Vietnam.

    A queste proteste, i governo rispondeva che la guerra era necessaria, in quanto non bisognava permettere al comunismo di espandersi nel Vietnam e da li conquistare tutta l’Asia sud-orientale, e che la difficoltà nascevano dal fatto che il Vietnam del nord non combatteva in modo tradizionale, schierando in campo aperto il proprio esercito, ma usava la tattica della guerriglia.

    Questo modo di combattere, caratterizzato da azioni improvvise e rapide, era particolarmente difficile da affrontare.

    In ogni caso, l’opinione  pubblica non fu mai del tutto favorevole alla guerra, anche a causa del crescente numero dei morti e dei feriti.

     Militarmente la campagna si risolse in un insuccesso, ma ebbe devastanti effetti psicologici sul morale delle truppe statunitensi e soprattutto sull'opinione pubblica: gran parte dei cittadini americani era ormai giunta a convincersi che non fosse possibile vincere la guerra. Gli USA persero per la prima volta una guerra, con 60.000 morti e 100.000 mutilati. Tale perdita rappresentò una ferita morale e psicologica per un’intera generazione e un terribile evento militare ed economico che ridimensionò il ruolo planetario degli USA. I soldati americani reduci dal Vietnam, rappresentarono a lungo una mina vagante per la società americana, diventando spesso il simbolo di una colpa da cancellare.

     

     

     

     

     

     La guerra fu oggetto di un dibattito politicamente libero, che permise all’opinione pubblica mondiale di opporsi in modo crescente man mano che le truppe americane venivano coinvolte. Attorno al Vietnam si creò una vasta mobilitazione di  movimenti giovanili e di studenti universitari americani collegati al movimento pacifista e a quello per i diritti civili. Tutti i principali momenti di lotta nei campus universitari, dai grandi scioperi alle occupazioni, prendevano di mira la guerra nel Sudest asiatico, ma la loro era soprattutto una ribellione nei confronti dell’istituzione scolastica che in quegli anni era attraversata da una profonda crisi.

    Il movimento degli studenti rivendicava un mondo libero e pacifico e rifiutava i modelli tradizionali di vita imposti da politica, religione e scuola. Perseguiva valori egalitari, anti-borghesi, anti-autoritari e anti-militaristi.

     

     

                                                             CONTRO IL VIETNAM

     

     Tutto il mondo condanna il comportamento degli americani, rei di aver distrutto intere popolazioni, sfiorando il genocidio, quasi inutilmente, paragonandoli addirittura all’azione nazista della seconda guerra mondiale. L’opposizione alla guerra del Vietnam è il punto comune che unisce i movimenti studenteschi di tutto il mondo : gli Stati Uniti, prima potenza mondiale munita di potentissime armi, contro uno dei più piccoli popoli di contadini asiatici. I temi della protestai furono l’imperialismo americano e il razzismo.Già nel 1961 i movimenti per l’uguaglianza razziale che si erano attivati  per ottenere la scomparsa della segregazione nei servizi pubblici, in una società dove vigeva la segregazione di carattere razziale istituzionale nella vita di tutti i giorni (bagni pubblici, posti sull’autobus, scuole, ospedali, istituzioni religiose e chiese erano distinti per razza). I movimenti organizzarono Freedom Marches, azioni di protesta non violenta che andavano dal sit-in alla disobbedienza, sotto l’influenza di Martin Luther King, che aveva elogiato la tattica non-violenta per il raggiungimento dei fini di parità sociale, ma a causa delle aree più violente  dei movimenti che si erano venuti a creare ci fù una profonda revisione degli obbiettivi del movimento degli afro-americani .

    Questi movimenti trasformarono le ideologie in concrete azioni di lotta. Martin Luther King fu l’unico in grado di rappresentare la minoranza nera a livello nazionale. Pacifista convinto e grande uomo del Novecento, Martin Luther King Jr. nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta (Georgia), nel Profondo sud degli States.

     

     

     

     

    Suo padre era un predicatore della chiesa battista e sua madre una maestra.Il giovane Martin  studia teologia e vince una borsa di studio che gli consente di conseguire il dottorato di filosofia diventando l' ispiratore e l' organizzatore delle iniziative per il diritto di voto ai neri e per la parità nei diritti civili e sociali, oltre che per l'abolizione, su un piano più generale, delle forme legali di discriminazione ancora attive negli Stati Uniti.

    Il movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza ispirate a Ghandi che  nel 1964 gli fecero ricevere ad Oslo il premio Nobel per la pace. Durante gli anni della lotta, King viene più volte arrestato e molte manifestazioni da lui organizzate finiscono con violenze e arresti di massa; egli continua a predicare la non violenza pur subendo minacce e attentati,ma quando modifica la sua impostazione politica e si dichiara contrario alla guerra del Vietnam e si astiene dal condannare le violenze delle organizzazioni estremiste, denunciando le condizioni di miseria e degrado dei ghetti delle metropoli, entra in conflitto con la Casa Bianca. L’attentato che lo uccise il 4 aprile 1968 coincise con il definitivo declino delle rivendicazioni dei movimenti in quanto nessuno fu capace di raccogliere la sua eredità, né fornire alla gente una nuova via da seguire.

    Dopo l’attentato a Luther King crollarono tutti quegli ideali di uguaglianza e di protesta non violenta, era l’unico in grado di portare avanti una battaglia pacifica con lo spirito di fratellanza ma più delle volte a causa delle frangie più violente degenerata in risse e arresti.Ormai diventato personaggio scomodo per la polizia e lo Stato si pensa possa essere stato vittima  di un complotto. Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray, ma rivelò che non

    era stato lui l'uccisore, anzi sosteneva di sapere chi fosse il vero colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella cella in cui era rinchiuso. La morte di Martin L. King è accompagnata da molti interrogativi a cui ancora oggi non si è riusciti a dare risposta,come nel caso Kennedy  i diversi storici vedono molte analogie, la figura di Luther King resterà scolpita nell’immaginario di tutto per la tenacia ed il coraggio dimostrato nel perseguire la causa della gente di colore, per di più senza l’uso delle armi. Due mesi dopo, il 5 giugno, l'arabo di Gerusalemme Sirhan Bishara Sirhan, con tre colpi di revolver, rende lo stesso servizio a Robert Kennedy, nel pieno di una campagna elettorale che, secondo i sondaggi era destinato a vincere. Le elezioni di novembre, invece, porteranno alla Casa Bianca il repubblicano Richard Nixon.

     

     

     

     

     

    INTANTO NEL MONDO..

     

    Nel 1968 è il Vietnam il punto sul quale si concentrano gli sforzi bellici americani , che sono contemporaneamente alle prese con vari movimenti di liberazione armati in America Latina e in altri continenti. Con tutte queste tensioni è ovviamente messo in discussione l’ordine mondiale e le divisioni definite durante il congresso di Yalta. Il mondo appare, così, in evoluzione, agli occhi dei movimenti studenteschi; i quali si interrogano se non sia giunta l’ora di cambiare le vecchie egemonie delle principali potenze mondiali.

     Sul fronte sudamericano, nel 1967 viene ucciso il medico Ernesto Guevara , dirigente e teorico della rivoluzione cubana, deceduto in Bolivia durante una rivolta di minatori in una miniera di stagno. Fiero guerriero dall'animo indomito, il Che si rivela abile stratega e combattente impeccabile. A fianco di una personalità forte come quella di Castro  ne assume le direttive teoriche più importanti, assumendo l'incarico della ricostruzione economica che portò Cuba al rovesciamento della dittatura di Fulgencio Batista e all' ascesa al potere di Fidel Castro.

     

     

     

     

    Gli antefatti del movimento si ricollegano al clima di violenza e sopraffazione imposto a Cuba da Batista dopo il colpo di stato che lo aveva riportato al potere nel 1952. Ritenuta impraticabile ogni forma di opposizione legale, il 26 luglio 1953 un gruppo d' insorti capeggiato dal giovane avvocato progressista Fidel Castro prese d' assalto la caserma Moncada di Santiago di Cuba con l' intento di dare il via alla ribellione contro il regime di Batista.

     Fallita l' impresa, Fidel Castro fu costretto a riparare in Messico dove, insieme al fratello Raul e all' argentino Ernesto "Che" Guevara , creò un nucleo rivoluzionario (Movimiento 26 de Julio) con l' obiettivo di riprendere la lotta armata nell' isola.

    Non completamente soddisfatto dei risultati della rivoluzione cubana, abbandona Cuba e si avvicina al mondo afro-asiatico, recandosi nel 1964 ad Algeri, in altri paesi africani, in Asia e a Pechino. Nel 1967, coerente con i suoi ideali, riparte per un'altra rivoluzione, quella boliviana, dove, in quell'impossibile terreno, viene tratto in agguato e ucciso dalle forze governative. Non si conosce la data esatta della sua morte, ma sembra ormai accertato con buona approssimazione che il Che sia stato assassinato il 9 ottobre di quell'anno.

    Diventato in seguito un vero e proprio mito laico, un martire dei "giusti ideali", Guevara ha indubbiamente rappresentato per i giovani della sinistra europea (e non solo) un simbolo dell'impegno politico rivoluzionario.

     L’idea rivoluzionaria venne in particolare appoggiata dalla chiesa latino - americana , la quale diffuse ideali di giustizia e dignità umana, ricavandoli da una letterale interpretazione evangelica. Nel 1968, alla Conferenza di Medellin, durante la riunione dei Vescovi dell’America latina, vengono, infatti, prese posizioni in favore degli oppressi. Sempre in questo periodo, in Messico, durante l’apertura delle olimpiadi, l’esercito e la polizia reprimono nel sangue le manifestazioni studentesche per l’abolizione delle condizioni di miseria proprie dei ceti poveri.

     

     

     

     

    Nella seconda metà degli anni Sessanta iniziarono le lotte anche nelle università del Giappone. Nel ’66 vi furono cinque mesi di sciopero degli studenti dell’università di Waseda, contro l’aumento delle tasse e contro le autorità accademiche. Da qui partirono una serie di mobilitazioni che avrebbero investito tutte le università del paese: contestazioni che procedevano di pari passo con la lotta contro l’aggressione del Vietnam.

    La mobilitazione culminò nel ’68 quando venne organizzato e preannunciato l’assalto contemporaneo  all’Ambasciata americana, alla Dieta, al Ministero della Difesa, alla residenza del Primo Ministro e alla stazione ferroviaria di Shinjuku. Quest’ultimo è il vero obbiettivo, in quanto il nodo centrale di tutto il traffico di uomini e mezzi diretti in Vietnam che passano per il Giappone. Studenti e operai resistono agli attacchi per ore: all’una di notte il governo è costretto a decretare la legge marziale.

     

     

    IL MAOISMO E IL MARXISMO DI MARCUSE

     

    la rivoluzione comunista in Cina si instaurò la Repubblica popolare di cui fu il primo presidente Mao Tze tung. Dapprima Mao si ispirò al modello sovietico e cercò di costruire uno stato socialista per poi farlo diventare più radicale basato sull’assoluta eguaglianza coi cittadini,sull’esaltazione della classe operaia,sul rifiuto del predominio della civiltà tecnico-industriale.

                                                                                                                  

                                                                 

     

    Queste idee, diffuse dal “libretto rosso”entusiasmarono la mente di molti giovani europei mentre negli Stati Uniti si svilupparono le teorie di Marcuse trasferito, a causa del nazismo, negli U.S.A., dove, alla Columbia University, diviene membro dell’Istituto di ricerche sociali. I gruppi della rivolta giovanile e studentesca hanno avuto, negli anni Sessanta, sicuramente i suoi scritti come punto di riferimento. Le sue opere, “Eros e Civiltà” e “Luomo a una dimensione” sono state considerate “i testi sacri” della contestazione contro il sistema capitalistico e sicuramente hanno, illuminato sull’inumana condizione dell’uomo nella società dell’opulenza, in cui ogni valore viene mercificato e ogni tendenza al mutamento represso con la manipolazione e con sofisticate e mistificanti armi.  Marcuse  ha, perciò, teorizzato il “Grande Rifiuto” della condizione oppressiva del capitalismo avanzato.

    Questo malcontento era però nato molto tempo prima, dopo la II rivoluzione industriale, quando stava cominciando a prendere piede il sistema capitalista che poi divenne il protagonista dell’economia mondiale.

     

     

     

     

    Tale rivoluzione industriale, infatti,  considerava il sistema capitalistico come il modo naturale, immutabile e razionale di produrre e distribuire la ricchezza, senza scorgere l’opposizione reale fra capitale e lavoro salariato, fra borghesia e proletariato. Tale contraddizione venne espressa da Marx mediante il concetto di alienazione che egli considera un fatto reale, di natura socio-economica .  La causa del meccanismo globale dell’alienazione risiedeva nella proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della quale il possessore della fabbrica (=il capitalista), poteva utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui (=i salariati), per accrescere la propria ricchezza. La dis-alienazione dell’uomo si identificò con l’abbattimento del regime della proprietà privata e con l’avvento del comunismo.

     

    IL MOVIMENTO IN EUROPA

     

     Anche in Europa domina in questi anni un clima di insofferenza e di disagio. Tanto i giovani dei paesi occidentali, quanto quelli dei paesi orientali, erano mossi da un istinto di ribellione contro i rispettivi modelli di cultura e società. Il maggio ‘68 francese e l’autunno caldo in Italia  e la primavera di Praga, furono le punte più avanzate di un movimento che sconvolse l’intero continente. In Francia le immense manifestazioni  fanno incontrare due mondi molto diversi, da un lato gli studenti, che scendono in strada e si scontrano con la polizia a colpi di slogan e di sassi. Dall’altro gli operai che, a milioni, incrociano le braccia.

     

     

     

     

    Lo sciopero diventa rapidamente generale e il paese è paralizzato: nel ´66 i salari dei lavoratori francesi erano i più bassi della Comunità Economica Europea, mentre la settimana lavorativa era la più lunga e le tasse le più alte e le lotte portano a un'ampliamento della libertà di espressione, e nelle strade, nei bar e nelle industrie. Gli scioperi e le occupazioni bloccano il paese.

     Di fronte al paese in rivolta il generale De Gaulle, su pressione del suo primo ministro, Georges Pompiudou, scioglie l'Assemblea Nazionale e dichiara le elezioni anticipate. A dispetto di quello che ci si attendeva la vittoria è per i gollisti. L'anno successivo il Generale, ben conscio del bisogno di cambiamento, indice un referendum sulla decentralizzazione. Avendo messo in gioco tutta la sua credibilità, di fronte alla vittoria dei «No» rassegna le dimissioni, ma le conquiste ottenute dagli studenti furono poca cosa e gli operai ottennero solo aumenti salariali che poi verranno, in seguito, annullati dall’inflazione. Comunque, sul piano politico, le proteste riuscirono a scalzare il prestigio e l’autorità del generale De Gaulle, che lasciò il potere dopo la sconfitta del referendum del 1969.  Mentre gli studenti degli altri paesi si ribellano contro materialismo e consumismo, i cittadini cecoslovacchi invece si battono per i loro diritti fondamentali.

    Il perido conosciuto come “Primavera di Praga” è un tentativo di liberalizzazione messo in atto da Alexander Dubek, allora dirigente del Partito Comunista Cecoslovacco. Il “socialismo dal volto umano” non mirava ad abbattere il comunismo sovietico, quanto piuttosto ad offrire maggiori libertà, politiche e civili, pur mantenendo un sistema economico collettivista. Il progetto fallisce con l'invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici.Rimangono i ricordi  dei giovani che nelle strade di Praga discutevano animatamente coi carristi sovietici; per fortuna non si ripetè quanto era avvenuto a Budapest poco più di un decennio prima: i dirigenti cecoslovacchi rinunciarono a qualunque ipotesi di resistenza militare che, avrebbe sicuramente portato ad un massacro e tentarono la disperata carta della trattativa ma la Russia capiva che non poteva risolvere la partita con la semplice brutalità usata in precedenza a Berlino, a Budapest, a Varsavia: dietro a

    Dubček vi era davvero la quasi totalità del paese, e il clamore suscitato in tutto il mondo dal "nuovo corso" suggeriva senz'altro di cercare una via d'uscita diplomatica.

     

     

     

    Le discussioni furono drammatiche ed estenuanti, ed il 26 agosto Mosca si dichiarò disponibile a varie concessioni: si trattò, in effetti, di accorgimenti tattici volti unicamente ad evitare uno scontro frontale che avrebbe messo eccessivamente in cattiva luce il Kremlino di fronte all'opinione pubblica mondiale. Nel giro di pochi mesi tutto il gruppo dirigente rifomatore fu messo da parte e rimpiazzato da elementi stalinisti, e l’anno seguente Dubček fu espulso dal PCC.

     

     

    Ancora oggi, la stampa, le piazze e la televisione della Repubblica Ceca commemorano ampiamente la Primavera di Praga, perché il ricordo della speranza alimentata durante quel breve periodo di disgelo resta forte.

     In Belgio alla fine degli anni ‘60 ci fu una crisi profonda dell’industria carbonifera che venne utilizzata dal padronato per ricattare i minatori con la minaccia dei licenziamenti. Lo sfruttamento e i bassi salari provocarono un’esplosione delle mobilitazioni, che sfociarono in uno sciopero spontaneo in cui i lavoratori elessero un comitato di delegati fuori dalle strutture sindacali, chiedendo tra le altre cose aumenti salariali .La forza del movimento era tale da unificare i lavoratori, superando i pregiudizi razziali che erano stati fino ad allora fonte di divisione all’interno della classe operaia belga.In Svezia, nel dicembre del ‘69, ci fu uno sciopero nelle miniere di Kiruna .La cosa sorprese tutti: padroni, burocrazie sindacali, governo. Di quei lavoratori non si interessava nessuno, e nonostante vivessero nel più completo isolamento (le miniere erano situate al nord della Svezia, oltre il Circolo polare artico) furono influenzati dall’estensione delle mobilitazioni operaie in tutta Europa. Il comitato di sciopero eletto dai minatori di Kiruna riuscì alla fine ad imporre il proprio diritto a gestire la trattativa con il padronato conquistando la gran parte degli obiettivi che si proponeva. In Danimarca nel febbraio del ‘70 viene convocato uno sciopero improvviso di 24 ore negli 80 impianti dei cantieri navali di Copenaghen. La lotta viene scatenata dalla proposta di governo e padroni di abolire la scala mobile. La reazione del padronato è durissima, vengono licenziati tutti i leader operai, ma alla fine la forza del movimento è tale da costringere il padronato a riassumerli tutti e a ritirare temporaneamente i piani di abolire la scala mobile.

    In Olanda nel settembre del ‘70 ci fu uno sciopero ad oltranza con la partecipazioni di oltre 20mila portuali ad Amsterdam e Rotterdam, con la richiesta di aumenti salariali e contro il lavoro nero. In Germania le lotte spontanee ebbero inizio nel settembre del ‘69 nel settore siderurgico.

    La goccia che fece traboccare il vaso furono gli accordi vergognosi firmati dal sindacato metalmeccanici con il padronato. Per protestare contro l’accordo i siderurgici di Dortmund fecero un corteo che sfilò nelle vie della città ,cosa che aveva pochissimi precedenti nella storia del movimento operaio tedesco. In Gran Bretagna tra il ‘69 e il ‘71 c’è una forte intensificazione degli scioperi "illegali". Oltre il 93% degli scioperi saranno dichiarati tali perchè vengono convocati dagli shop-steward (consigli di fabbrica, che però a differenza di quelli italiani formalmente possono essere eletti solo dagli iscritti al sindacato) e non dalle centrali sindacali.

     

     

    Nel biennio ‘67-’68 assistiamo anche al risveglio delle lotte operaie in Spagna. Il 27 gennaio ‘67, a Madrid, più di centomila lavoratori rispondono all’appello delle Comisiones Obreras contro i licenziamenti e per le libertà sindacali, abbandonando i posti di lavoro, boicottando i mezzi di trasporto e concentrandosi in cortei in diversi punti della capitale. Anche gli studenti sono in

     

     

    agitazione: le facoltà di Lettere e Filosofia vengono occupate dagli studenti e successivamente assediate dalla polizia. Per tutto il ‘68 il livello delle mobilitazioni resterà molto alto e il 24 gennaio del ‘69 viene proclamato lo stato d’emergenza in tutto il paese. È la prima volta dalla fine della guerra civile che il franchismo adotta un provvedimento del genere.Il ‘69 spagnolo fu un movimento rivendicativo di massa senza precedenti nella storia di un paese fascista e che risulterà decisivo per l’abbattimento della dittatura .

    Ideali anti-imperialisti, anti-militaristi, anti-autoritaristi e anti-borghesi, recepiti dall’esperienza americana, alimentarono ovunque la contestazione. I giovani dei paesi occidentali puntavano alla realizzazione di forme di democrazia diretta in tutti i settori della vita.

     

     

     

     

     In Polonia la miccia che fece esplodere la protesta fu la decisione delle autorità polacche, di proibire la rappresentazione al Teatro Nazionale di Varsavia del dramma del più grande poeta romantico polacco, Adam Mickiewicz, Gli avi. Il testo del dramma scritto nell'ottocento conteneva forti accenti anti-russi. Molti intellettuali esponenti del marxismo critico e alcune migliaia di studenti dell'Università di Varsavia firmarono una lettera di protesta indirizzata al parlamento e dopo l'ultima rappresentazione del dramma, ci fu una manifestazione di piazza che terminò con l'arresto di 35 studenti.

     La tensione stava montando. Il 4 marzo due studenti furono espulsi dall'università, mentre in una riunione straordinaria dell'associazione degli scrittori si sentirono per la prima volta voci di profonda indignazione contro il regime. Contro queste misure repressive gli studenti organizzarono un comizio nel cortile dell'Università di Varsavia, ma durante la protesta pacifica, sono aggrediti da squadre di provocatori  agenti di polizia e milizie operaie .

     

     

     

     

     

     

    E' l'inizio del movimento di marzo che si estende a tutta la Polonia con occupazioni di istituti e università. Tra marzo e aprile furono normalizzate le varie università in cui si scioperava e manifestava. Ora il paese appariva tranquillo.

     Era necessario solo sconfiggere la "minaccia" che veniva dalla vicina Cecoslovacchia.Gli ultimi echi della protesta studentesca polacca saranno proprio volantinaggi contro l'invasione militare della Cecoslovacchia.

     

     

    IL ’68 IN ITALIA

    La presenza di giovani operai a fianco degli studenti fu la caratteristica anche del Sessantotto italiano, il più intenso e ampio tra tutti quelli dell'Europa occidentale assieme a quello francese. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni '60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico (il cosiddetto boom economico) e della borghesia, non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi più basse. L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si saldò con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata. L’istruzione veniva considerata un valore in sé e uno strumento di eguaglianza sociale e il fatto che i bambini fin dall’infanzia venissero distribuiti in “fasce” d’istruzione differenziate era una negazione di quest’uguaglianza. Gli studenti chiedevano riforme con lo scopo di eliminare i meccanismi tradizionali di selezione che discriminavano i ceti più poveri, e di organizzare una scuola in grado di accogliere un crescente numero di iscritti provenienti da tutte le classi sociali. Nel mirino della contestazione ci sono soprattutto l'autoritarismo accademico, interpretato come addestramento a un consenso e a una passività globali, per nulla limitati allo specifico universitario, e la connotazione classista del sistema dell'istruzione, denunciata anche da una parte del mondo cattolico a partire da don Lorenzo Milani, autore del severo atto d'accusa Lettera a una professoressa (maggio 1967). Il libro è firmato dai ragazzi della scuola di Barbiana, ma il vero autore è in realtà Lorenzo Milani,

                                           

     

     

    contro la scuola italiana che boccia i poveri e contro gli intellettuali al servizio di una sola classe. Don Milani accusa la scuola di chiudere la strada agli studenti più poveri con meccanismi di selezione, non sempre visibili, ma particolarmente efficaci: il linguaggio astruso degli insegnanti, l’organizzazione scolastica, i pregiudizi radicati nella società, la mancanza di strutture adeguate che favoriscano l’apprendimento dei ragazzi svantaggiati.

     

    LA CONTESTAZIONE

    Il Sessantotto italiano, secondo la storiografia ufficiale, comincia il primo marzo. Quel giorno, a Roma, si assiste al primo violento scontro tra polizia e studenti universitari. Teatro della battaglia è Valle Giulia, sede della facoltà di Architettura.Già il  24 gennaio 1966 avvenne a Trento la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti che occuparono la facoltà di Sociologia. L'occupazione sarà ripetuta lo stesso anno in ottobre, protestando contro il piano di studi e lo statuto, che entrambi erano in fase di elaborazione e proponendone stesure alternative.La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri  con le forze dell’ordine.

                                                                                 

                                                             

    Questa occupazione si concluse a causa dell'alluvione del 1966 che interessò gran parte dell'Italia settentrionale e centrale. Molti studenti si mossero come volontari per portare aiuto nelle aree più colpite, e questo primo movimento ed incontro spontaneo di giovani, provenienti da tutta Italia, contribuì a far sorgere in molti di essi lo spirito di appartenenza ad una classe studentesca prima sconosciuto. Ed ecco un racconto di  uno studente:

     

     “Una finestra socchiusa era il nostro unico ponte con l’esterno, con ciò che senza il controllo degli eventi stava accadendo nel mondo. La finestra era grande, robusta, colore verde speranza, arrivata fin lì dal miracolo industriale italiano degli anni Cinquanta. Ma quella mattina non riusciva a chiudersi e rimase socchiusa. Attraverso quel piccolo canale tra gomme e legni verniciati arrivava un odore acre. Lacrimogeni. Insieme scorreva il rumore dei tumulti, delle sirene delle prime ambulanze, alcune esplosioni. Potevano essere bombe molotov o colpi a salve sparati dalla polizia. La mattina del 2 febbraio 1968 noi eravamo dentro quell’aula magna. Nell’università La Sapienza di Roma, per la prima volta nella storia occupata da un nuovo popolo. E mentre noi eravamo dentro, armati esclusivamente delle nostre idee, dei nostri sogni, fuori, oltre quella finestra, il Mondo, il nostro Mondo, stava inevitabilmente cambiando senza che nessuno tra di noi l’avesse voluto. Quel giorno scoppiò il Sessantotto come tutti, d’ora in avanti, lo conosceranno. Si accese la miccia. Lo scontro tra due idee di società, una guerra civile tra movimenti contrapposti. Noi contro di loro, la destra contro la sinistra. Un Mondo nato per unirci e finito per essere la coda di vecchi risentimenti in un’esplosione di rabbia nazionale. Questa fu la conseguenza di quella mattina, di quegli scontri, di quello che i politici dell’Italia di allora avevano voluto. Democrazia Cristiana in testa. Loro, i potenti, avevano programmato tutto e si erano impossessati del Sessantotto, del nostro Sessantotto: per loro doveva diventare lo scontro tra classi. L’ordine era chiaro: Doveva trasformarsi in una guerra da combattere su ogni marciapiede, in ogni scuola, quartiere per quartiere. Anche quella rivolta era stata analizzata, studiata, deviata ed accompagnata dal Palazzo. Fino a quella mattina tra di noi non esistevano le differenze politiche. Eravamo tutti giovani. Il popolo dei giovani. Quei giovani che l’Italia aveva conosciuto un anno prima, nel 1967, a Firenze, quando accorremmo in massa da tutta Italia per portare soccorso alla popolazione di Firenze travolta dall’inondazione dell’Arno.Eravamo giovani che studiavamo nei licei e nelle università per cambiare la società, per cambiare le nostre città, che personalizzavamo il nostro abbigliamento, sognando di cambiare il Paese.

     

    Non si studiava certo per trovare, una volta grandi, il posto di lavoro. Eravamo la generazione concepita sotto le bombe, molto spesso messa nell’angolo da una società che tendeva ad escluderci, ancora troppo patriarcale, clericale, vecchia. Avevamo la Costituzione, avevamo la Repubblica, ma i costumi e le sovrastrutture anche culturali dell’Italia fascista non erano ancora del tutto crollate. Volevano, e davanti c’è sempre la vecchia Dc, che noi giovani non dovessimo parlare, partecipare, urlare il nostro dissenso e contribuire alla costruzione di una nuova Nazione. Noi non eravamo d’accordo. E ci mobilitammo. Tutti insieme. Almeno all’inizio. Oggi passo alle Poste a riscuotere

     

    la mia pensione. La mia rivoluzione 40 anni fa l’ho fatta e purtroppo non morirà mai dentro di me l’amarezza per come sia finita. Per come una parte di quella generazione si sia arresa, comprata e venduta dal potere. Travolta dalla politica. Un’altra parte di quella generazione smarrita nel terrorismo di destra e di sinistra. Qualcosa cambiammo. Troppo poco. Peccato. Almeno nessuno potrà accusarci di non averci provato”

    In pieno Sessantotto, quando la contestazione studentesca tentò di saldarsi, stava degenerando in modelli sempre più piccolo-borghesi - con le lotte operaie, Pasolini , uno tra i maggiori esponenti culturali del Paese, scatenò discussioni e polemiche durissime. In effetti, vi erano, all'interno del movimento degli studenti, ispirazioni ideologiche disparate che andavano dal marxismo allo stalinismo. Nel '68 durante le lotte studentesche scrisse un’ articolo in cui si dichiarò d'accordo con i poliziotti che caricarono gli studenti detti " figli di Papà ", fu anche contro la riforma che prevedeva  la scuola media unificata.  Fu uno dei primi ad accorgersi che nel boom degli anni '70 vi fosse un pericolo d’imborghesimento, ossia il rischio di una perdita del senso più profondo della tradizione popolare. Scrisse anche numerosi saggi e drammi; questi ultimi confluiranno poi negli Scritti corsari pubblicati dopo la sua morte. Pasolini  si rivelò sempre come voce diversa e anticonformista, alla continua ricerca di una verità sia nell'arte  che nella politica .Ecco la sua famosa lettera “il PCI ai giovani”

    “È triste. La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà  del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati... Adesso i giornalisti di tutto il mondo  vi leccano. Io no, amici. Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amiciQuando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti!
    Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
    Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.

     

    E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, e lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi,
    ai poliziotti si danno i fiori, amici”

    Dalla contestazione studentesca che fu inizialmente sottovalutata dai politici e dalla stampa, si passò  alle lotte dei lavoratori. Prendono origine le agitazioni per il rinnovo di molti contratti di lavoro; per l'aumento dei salari uguale per tutti, per la diminuzione dell'orario, per le pensioni, la casa, la salute, i servizi, ecc. Per la prima volta il mondo dei lavoratori e il mondo studentesco unito fin dalla prime agitazioni su molte questioni del mondo del lavoro, provocano delle tensioni nel Paese sempre più radicali e a carattere rivoluzionario, sfiorando in alcuni casi l'insurrezione, visti i proclami, i giornali e i fatti che accadono in Italia.La Fiat di Torino, dopo alcuni incidenti in settembre, causati da atti di sabotaggio alle catene di montaggio, dove vengono persino distrutte migliaia di auto, reagisce e sospende 25.000 operai, dopo cinque giorni di inutili mediazioni,  si sfiora il dramma. Al grido di "potere operaio" c'è mobilitazione generale e il tentativo di occupazione dell'azienda. Ai primi di novembre si processa il padronato dell'azienda. Tre mesi di agitazione mettono in crisi la città, con tre mesi senza salario vengono paralizzate tutte le attività produttive e commerciali. Nei primi giorni di dicembre la città è vicino al Natale più nero. Nemmeno la guerra aveva angosciato tanto: spente le luci, chiusi i negozi. Il 21 dicembre con una mediazione vengono accolte quasi tutte le richieste dei sindacati e ritorna una calma apparente. Ma inizia un'altra epoca, generando nuovi movimenti che sfociano nelle violenze e nelle assurde azioni armate. Ma gli operai otterranno alla fine dell'anno molti risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, minori ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica. E getteranno anche le basi dello Statuto dei lavoratori (siglato poi    nel '70).

     

                      

     

    I CAMBIAMENTI NELL’ARTE E NELLA MUSICA

     

     I movimenti del ‘68 ben presto porteranno ad una nuova espressione dell'arte, del tutto originale, che si adatterà alle nuove esigenze del mondo culturale: l'arte di tutti, o Pop Art. I pittori, infatti, erano diventati un tutt'uno col mondo fisico esterno, tanto che era mpossibile capire quanto fosse dovuto all'autore e quanto lo influenzasse il mondo esterno; il perché di questo derivava dal fatto che l'immaginazione di tutti, e in particolare dei pittori, era stata impressionata dalle esplosioni nucleari, le quali non hanno confini, fondono tutto alla loro elevata temperatura. Da ciò derivò l'Espressionismo in cui nulla era distinguibile, tutto si consumava in un unico fuoco. Ma, come abbiamo visto, all'alba degli anni '60 tutto cambiò, allontanato il terrore di una guerra atomica e cresciuta l’approvazione per la tecnologia, s'innescò il fenomeno del boom industriale e del consumismo. A questo punto, diveniva inutile "l'aggressione" alle cose da parte degli artisti; era meglio ritirarsi e lasciarsi penetrare dalla forza del progresso, rappresentata dagli oggetti prodotti in gran numero dall'industrialismo rinnovato. Colui che riuscì a rappresentare, nel migliore dei modi, questo mutamento repentino fu Roy Liechtenstein,infatti, con lui gli oggetti penetrano, si stampano da protagonisti, nelle tele dell'artista.

    Ma, ad essere rappresentati, non sono gli oggetti appartenenti ad uno stato di natura, ma quelli usciti dal ciclo produttivo dell'uomo, definiti oggetti-cultura, volutamente fabbricati per soddisfare fabbisogni di massa. Proprio da qui giunge il connotato "popolare" di quest'arte, inteso non in senso

    di degradazione, ma poiché si serviva di oggetti-merce, "popular" appunto, dalla cui abbreviazione degli inglesi divenne POP. Obiettivo di quest'arte era dunque quello di esaltare l'oggetto industriale,estraniandolo dal proprio ambiente al fine di farci notare la sua esistenza, concentrando su di esso la nostra attenzione.

     

     

                                           

     La tecnica usata era quella dello straniamento ottenuta attraverso il ricorso a diverse tecniche di composizione artistica, in modo da giungere, mediante la loro libera associazione, ad un significato inedito. All'interno della pop-art ebbe successo il combine-paintings cioè ricombinazioni di cose vere con la pittura. Gli autentici rappresentanti della pop-art sono stati Oldenburg, Warhol e il suddetto Liechtenstein, il primo prendeva le forme della vita, le isolava, le ingrandiva e ne studiava i dettagli, il secondo rappresentava divi e politici del tempo, l'ultimo affrontò l'intero mondo della mercificazione.Una prima affermazione di questi si compie attraverso i prodotti alimentari, come le carni, nei supermercati, impacchettate nella plastica e tutti gli altri prodotti esposti nei supermercati,  alla fine, quando poi la scena era già preparata ed addobbata, si dedicò al protagonista: l'essere umano.

     

     

     

    Anche per l'uomo era di scena la pubblicità, tuttavia lo riguardava anche un'altra forma di consumo, la narrazione di storie sentimentali, infatti, in quegli anni si consumava tanta stampa rosa, pagine e pagine di immagini tracciate con linee larghe, flessuose e sintetiche rotte dal levarsi dei fumetti, nuvolette che scandivano frasi stereotipate, che scorrevano in sequenza. Intervenendo su un materiale, Liechtenstein, ingigantiva su tele di ampio formato una singola casella di una storia, arrestando il flusso mediante l'effetto del blocco. Anche in Europa si diffuse rapidamente questo fenomeno, tuttavia andò trasformandosi in varie tendenze che sconfinarono nel Nuovo realismo.

    Ma la contestazione non si esauriva a quei modelli culturali che investivano le forme d'arte, quelle letterarie e morali, giacché riuscì a trovare nella musica un'ulteriore canale di diffusione, sicuramente più incisivo. Il modello musicale che si sviluppava in contemporanea alla beat generation fu il rock'n'roll, un tipo di musica bianca, che interpretava il senso di inquietudine, di protesta e di ribellismo dell'epoca. Esso si proponeva come un veicolo anti-tradizionalista e anticonformista, che voleva mettere al bando la musica melodica e sentimentalista e produrre un nuovo sound provocatorio. Con questo genere quindi si arrivava ad un punto in cui libertà in musica, nei costumi e libertà sessuale si fondevano prepotentemente, fra i maggiori interpreti ricordiamo Bill Haley e Elvis Presley.

    Ma il gruppo che fece più scalpore sicuramente è quello dei Beatles, gia nel ’64 occupavano  i primi posti delle classifiche americane,ma tra il ’68 e il ’69   i B eatles avevano cambiato look, si erano fatti crescere i capelli lunghissimi co barba e baffi e portavano abbigliamenti colorati, manifestando così in modo disordinato il loro infrangere le regole nella società e negli artisti.Avevano meno di trent’anni e la loro carriera era all’apice,ma dopo tanti successi e tanti dischi, la stanchezza e la necessità di vivere ognuno la loro vita privata causò il processo di disgregamento del gruppo che si sarebbe sciolto l’anno seguente.

     

    il sessantotto 1968

     

     

    Al movimento della beat faceva seguito quello degli Hippie, "figli dei fiori", particolarmente presente durante gli anni della guerra del Vietnam. I maggiori interpreti del pacifismo e della solidarietà tra i popoli sono stati Joan Baez e Bob Dylan, di cui bisogna necessariamente citare la sua "Blowing in the wind".Molte canzoni furono scritte sugli avvenimenti di quegli anni, le più significative della musica italiana furono quelle composte da Fabrizio De Andrè raccolte nell'album "Storia di un impiegato"; anche Francesco Guccini, cantautore dichiaratamente anarchico, dedica agli avvenimenti in cecoslovacchia un pezzo naturalmente intitolato "Primavera di Praga". Di grande importanza è anche la canzone "Come potete giudicar" dei Nomadi, vero e proprio inno alla libertà che con le     sue parole tocca i problemi di quegli anni.

     

    Gli hippie

    I termini "hipster" e "hippy" derivano dalla parola "hip", le cui origini sono sconosciute. Il termine "hipster è stato spesso utilizzato nel 1940 e 1950 per descrivere gli esecutori di musica jazz. Anche "hippy" è un gergo usato nel 1940, e uno dei primi usi registrati della parola "hippy" è rintracciabile in un programma radiofonico il 13 novembre 1945. Tornando indietro alla Harlem della fine degli anni '40,il termine "hippie" veniva a quell'epoca utilizzato dagli afroamericani come un termine per descrivere un determinato tipo di uomo bianco, che "agiva più da nero degli stessi neri." .Tante sono le facce del movimento hippie, le espressioni di una nuova tendenza che, dal sole della California, dove nacque ufficialmente nel giugno del 1967 a San Francisco, con l’arrivo della summer of love, l’estate dell’amore, avrebbe dovuto rivoluzionare tutto quello che era stato prima.Giovani e non giovani  che presero ad esprimersi contro il consumismo, il conformismo, le discriminazioni razziali, le tendenze imperialistiche della politica statunitense, ecco chi sono gli “hippie”,  termine dal mondo del jazz “Hip” infatti, vuol dire qualcosa come “saggio” o “iniziato”: uno che ha capito o pensa di aver capito le brutture della società e cerca ora un modo alternativo per non far più parte di questo meccanismo perverso, contrapposti al potere delle armi, e alla ricerca di una soluzione esistenziale alternativa all’integrazione sociale, in una comunità basata sulla non violenza, il rapporto con la natura.

                      

    Alla ricerca della felicità terrena, in continuo viaggio, col classico furgoncino volkswagen o in viaggio con la mente in un mondo virtuale, ma finalmente nuovo e puro. La “rivolta” hippie segnò la storia dei nostri tempi, concorrendo ad una rivoluzione culturale che si affermò ben oltre il contesto territoriale e sociale in cui ebbe origine, modificando idee, ordinamenti sociali, costumi di vita ed influendo anche sugli orientamenti politici internazionali. L’affermazione degli ideali pacifisti, dei metodi non violenti, di una concezione meno formalistica della famiglia, di una maggiore tolleranza nei confronti della diversità e delle scelte sessuali individuali.I giovani americani si ribellavano alla guerra in Vietnam sostenuti dal mondo della musica rock, per tutto il paese si moltiplicavano i raduni dove all'insegna di "fate l'amore e non la guerra" si dava libero sfogo ai propri bisogni e si difendevano i propri diritti L'esistenza hippie è un modo alternativo di vita dove dominano l'amore, la felicità e la libertà. Nel bene e nel male, gli Hippies hanno segnato la storia dei nostri tempi con una vita esasperata, senza ideali proponevano la fondazione immediata di un mondo nuovo. Il fondamento doveva essere il piacere. I fiori, le pietre, le persone, per loro qualunque oggetto era fonte di godimento.il loro simbolo è infatti il fiore e la oro attività primaria l’ amore: amore inteso come modo di porsi davanti alle cose, alle persone gli hippies non chiedevano la pace, la praticavano.

     

    Uno dei “leaders” del movimento hippie è stato sicuramente Timothy Leary, passato alla storia come, è nel bene e nel male un personaggio popolarissimo: già all’ inizio del decennio, quando regge una cattedra di psicologia nella prestigiosa università di Harvard, si pone alla ribalta delle cronache per le sue convinzioni inerenti il mondo degli stupefacenti; L’ "illuminato" Timothy è infatti convinto che gli allucinogeni (soprattutto quelli reperibili in natura) sono una porta d’ ingresso verso la coscienza e gli anfratti più reconditi dell’ incoscio, quelli impossibili da passare al vaglio di voluminosi tomi accademici.Col passare degli anni tali convinzioni saranno causa del suo allontanamento dagli atenei; ma Leary non si perde d’ animo, sempre più radicato in pensieri anticonformisti porta avanti il suo credo spirituale organizzando meetings e conferenze dove vengono tessute le lodi degli stupefacenti: in pochi anni il suo nome, come uno spettro allucinato e spaventoso, fa il giro di mezzo mondo, l’ attenzione dei media cresce a dismisura, i vips fanno a gara per contendersi la sua amicizia.

     

     

     

     Ma le istituzioni non stanno a guardare divertite: l’ FBI e la CIA lo tengono costantemente sotto tiro, iniziando una vera e propria “battuta di caccia” che rappresenterà per Timothy Leary una fonte inesauribile di scandali e noie legali.

     Nel frattempo l' illustre e prezioso amico John Lennon (attivista radicale “di spicco” nonché membro fondamentale dei mitici Beatles) sta portando avanti una lotta senza confini alla guerra ed alla disuguaglianza sociale sulla base di tali convinzioni:

    <<Oggi giorno per qualsiasi cosa c’ è bisogno della pubblicità; ogni cosa, persino un movimento di lotta pacifista, deve avere un enorme impatto mediatico perchè funzioni>>.

    Sono ormai passate alla storia le sue più o meno bizzarre manifestazioni pacifiste (ricordate i “Bed In”?) “inondate” da macchine da presa e provocatori dibattiti politici.

    Sulla scia di questi eventi (come già detto siamo sul morire dei ’60) nasce uno dei più devastanti connubi artistico - mediatico - spiritual - politico che mente umana abbia mai congegnato: 

    tale connubio è rappresentato dal binomio <<Lennon – Leary>> e sfocia nella provocatoria decisione da parte del professore ripudiato da Harvard di candidarsi alle elezioni presidenziali: 

    la simbolica ascesa alla casa bianca da parte del movimento hippy è appena cominciata.

     

     

    Leary è ben consapevole del fatto che questa impresa è a dir poco senza speranza in termini pratici, ma assolutamente incisiva dal punto di vista ideologico, gli occorre dunque un motto altrettanto incisivo, qualcosa che riesca a scuotere le coscienze e che (soprattutto) sappia accattivarsi l’ attenzione delle masse:

    il compito viene affidato a John Lennon, il quale riesce subito ad andare al di là delle aspettative;

    nascono così un motto ed un inno generazionale insieme:

    stiamo ovviamente parlando di COME TOGETHER (<<Venite Insieme>>).

    Il testo di questo brano è fortemente allusivo e decisamente bizzarro, “spezzettato” dalla cadenza ritmica del cantato, che è espresso da Lennon come fosse una vera e propria percussione.

     

     

                                                                

    conclusioni

    Nonostante che i movimenti di contestazione abbiano generato, ovunque, grandi trasformazioni sociali, l’attesa rivoluzione da molti predetta e sperata, nel 1968 non c’è stata. Negli Stati Uniti le proteste contro la guerra del Vietnam e l’isolamento del paese sulla scena internazionale costrinsero Washington a trattare la pace, e in quattro anni le truppe si ritirarono. In Francia, invece, il potere sembrò uscire vittorioso: le conquiste ottenute dagli studenti furono poca cosa e gli operai ottennero solo aumenti salariali che poi verranno, in seguito, annullati dall’inflazione. Comunque, sul piano politico, le proteste riuscirono a scalzare il prestigio e l’autorità del generale De Gaulle, che lasciò il potere dopo la sconfitta del referendum del 1969. In Italia e in Germania, purtroppo, in seguito a questo periodo inizieranno a comparire gruppi terroristici: le Brigate Rosse e i RAF. Nel 1972 l’attentato Palestinese durante le Olimpiadi di Monaco screditò notevolmente i movimenti rivoluzionari in generale. Nel 1973 avvenne un colpo di stato in Cile, che evidenziò le difficoltà del movimento popolare di far fronte all’intervento dell’esercito, e riabilitò la sinistra democratica e comunista, repressa dal regime dittatoriale del Generale Pinochet.

     

    Nel 1975 in Portogallo, con la Rivoluzione dei Garofani, si allontanò la prospettiva globale di un alternativa rivoluzionaria. In Francia, F. Mitterand, presentatosi come candidato unico per la sinistra, sfiorò per poco la vittoria. In Italia, come già detto, iniziò un periodo buio, con gruppi sovversivi di estrema destra e di estrema sinistra che misero a repentaglio la democrazia, con attentati e scontri. Attentati di matrice fascista vennero compiuti a Milano, a Brescia, a Bologna mentre le Brigate Rosse misero in atto una strategia basata su rapimenti ed omicidi politici. Il più eclatante fu quello dell’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, rapito e poi ucciso nel 1978. Comunque il periodo che ebbe inizio con il 1968 sarà sicuramente ricordato come caratterizzato da un grande fermento sociale: con l’affermazione del femminismo viene resa dignità alla figura della donna, troppo spesso rilegata ad un semplice ruolo domestico, inoltre si svolse il referendum sull’aborto, venne rivoluzionata la vita quotidiana tradizionale, il matrimonio, la divisione dei lavori domestici, la sessualità, la liberalizzazione dei costumi, il diritto allo studio, l’ecologia. Anche la controcultura importata dagli stati uniti, conobbe il proprio sviluppo negli anni 70: fiorirono riviste e movimenti undergoround, si svilupparono nuovi ideali e modi di vivere, con il ritorno alla terra oppure mediante la ricerca mistica e anche con l’uso e la diffusione di droghe.

     

    Trent’anni più tardi il riflusso degli ideali rivoluzionari risulta evidente, le società industriali hanno dato prova delle loro capacità di assorbire i traumi e anche di integrare gli artefici della contestazione e alcuni valori da essi sostenuti, nel sistema. L’evoluzione dei costumi, sia nella sessualità che nella vita privata è incontestabile, come la trasformazione dei rapporti educativi e dei metodi pedagogici, dalla scuola all’università. La "gioventù" è diventata un soggetto sociale, di specifica attenzione; i tempi di lavoro sono stati ridotti; la qualità della vita, anche culturalmente è migliorata.

     

     Possiamo, in conclusione, dire che le utopie del ’68, sono rimaste tali nella loro complessità , ma che è cambiato il modo di porsi nella società , in tutti i suoi aspetti. Questi anni hanno sicuramente favorito aperture ideologico - culturali - sociali e cono stati anticipatori delle trasformazioni future.

     

 

  • Fine articolo Il sessantotto 1968

 

Premessa

L'anno 1968 è molto importante per la storia italiana e mondiale, perché momento centrale di un periodo che ha portato un rinnovamento verso l'uguaglianza e la libertà all'interno della società capitalista che vive e vegeta allora come ora. Il movimento nacque a metà degli anni sessanta in America e raggiunge la sua apoteosi nel 1968.

Ebbe origine presso i giovani e gli operai per protestare contro la allora nuova società dei consumi, che (tuttora) propone il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita di tutti, mentre per le popolazioni del blocco orientale denunciavano la mancanza di libertà e l'invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema sia dell'URSS che dei paesi legati ad essa.

Diffuso in buona parte del mondo, dall'occidente all'est comunista, ebbe come nemico comune l'autorità: nelle scuole si contestava l'autorità e i pregiudizi dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico obsoleto. Nelle fabbriche si rifiutava l'autorità del potere unicamente del denaro (grandissimo tema di contestazione anche oggi, soprattutto per l'importanza che si dà alle vite rispetto al guadagno) e dell'organizzazione lavorativa, nella famiglia si contestava l'autorità assoluta dei genitori. In entrambi i sistemi venivano messi in discussione il potere politico e le discriminazioni dovute alla razza, alla ricchezza, al sesso, alla religione, all'ideologia.

Gli obiettivi dei popoli in ambo i blocchi erano: riorganizzare la società sulla base del principio di uguaglianza, rinnovare la politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, eliminare ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale, estirpare la guerra come unica relazione tra gli stati.

Le contestazioni in Italia

Il sessantotto italiano inizia con qualche mese di anticipo sul calendario e si prolunga ben oltre il 31 dicembre. Il profondo sommovimento iniziato in quell'anno durerà infatti oltre un decennio, e coinciderà con una radicale modernizzazione complessiva del paese. Ad accendere la miccia sono gli studenti universitari. Nell'autunno del 1967 occupano gli atenei di tutte le principali città del centro-nord, con la sola esclusione di Roma.

Nel mirino della contestazione ci sono sopratutto la connotazione classista del sistema dell'istruzione, denunciata anche da una parte del mondo cattolico a partire da don Lorenzo Milani autore del severo atto d'accusa Lettera a una professoressa, e l'autoritarismo accademico, interpretato come addestramento a un consenso e a una passività globali, per nulla limitati allo specifico universitario.

La critica del movimento studentesco, i cui principali testi teorici vengono elaborati nelle università di Pisa, Torino e Trento, si appunta tanto contro il sistema capitalistico quanto contro le organizzazioni della sinistra, accusate di aver rinunciato a qualsiasi ipotesi di trasformazione radicale dell'esistente.

Di fronte al dilagare delle occupazioni i rettori chiedono l'intervento della polizia. Occupazioni, sgombri e nuove occupazioni si susseguono. A Torino, Palazzo Campana, sede delle facoltà umanistiche, viene sgombrato e rioccupato più volte in un braccio di ferro che si concluderà con un diluvio di denunce ai danni degli occupanti. Il 2 febbraio viene occupata l'università di Roma, la più grande d'Italia. Alla fine del mese, il rettore D'Avack fa intervenire la polizia.

Il giorno dopo, primo marzo, un corteo di protesta arriva a Valle Giulia, sede della facoltà di architettura, e forza i blocchi della polizia. Gli scontri durano per ore. L'eco è enorme. I giornali, in edizione straordinaria, parlano di "battaglia". Con i fatti di Valle Giulia il movimento studentesco si sposta definitivamente dal piano di una protesta universitaria a quello della contrapposizione frontale con l'intero assetto sociale.

Nella cultura del movimento confluiscono i diversi filoni di pensiero critico e di protesta sociale che avevano costellato gli anni '60: l'elaborazione delle riviste della sinistra non istituzionale e quella dei vari gruppi cattolici dissenzienti; la critica alla società dei consumi elaborata dalla Scuola di Francoforte e da Herbert Marcuse nel suo celebre "L'uomo a una dimensione" e i fermenti terzomondisti innescati dalle lotte di liberazione dei popoli ex coloniali e dalla guerra nel Vietnam; l'"antipsichiatria" praticata da Franco Basaglia nell'ospedale di Gorizia e il movimento libertario giovanile sviluppatosi negli anni del "beat italiano". Inizialmente meno visibile, ma destinata ad affermarsi sempre di più negli anni successivi, sino a mettere in discussione l'intera impostazione politica del movimento, è l'originale versione del femminismo impostata da alcune pensatrici italiane.

L'inequivoco schieramento all'estrema sinistra del movimento studentesco scatena i neofascisti. Il 16 marzo, guidati dai deputati del Msi Anderson e Caradonna assaltano la facoltà di lettere a Roma. Messi in fuga si barricano nella facoltà di legge tirando dalle finestre banchi e armadi. Il leader del movimento studentesco Oreste Scalzone resta gravemente ferito. La protesta degli studenti non trova alcun ascolto nel quadro politico di governo.

Da cinque anni l'Italia è guidata da una maggioranza di centro sinistra, basata sull'alleanza tra Dc e Psi, che ha rapidamente accantonato le iniziali promesse riformiste. Offrono invece una sponda al movimento i partiti di sinistra, il Pci e il Psiup. Si tratta però di un flirt di breve durata.

Il Pci guarderà infatti prima con crescente sospetto, poi con aperta ostilità a un movimento che rifiuta di riconoscerne la leadership. Nelle elezioni politiche che si tengono in maggio, il Pci registra una lieve avanzata e il neonato Psiup, che raccoglie la maggior parte dei voti del movimento, coglie un notevole successo. Crollano invece i socialisti, che perdono oltre cinque punti percentuali, mentre la Dc mantiene le sue posizioni pressoché invariate.

Il vento della protesta arriva, senza ancora investirle in pieno, anche nelle grandi fabbriche del nord. In aprile, a Valdagno, gli operai tessili della Marzotto si scontrano con la polizia e abbattono la statua di Gaetano Marzotto, fondatore della dinastia e dell'azienda. In estate un aspro conflitto operaio si accende al Petrolchimico di Porto Marghera. In ottobre, alla Pirelli di Milano, nasce il Cub, comitato unitario di base, prima struttura autonoma operaia svincolata dalla leadership dei sindacati. Fatto ancor più rilevante, il 7 marzo uno sciopero generale indetto dai sindacati registra per la prima volta da anni una massiccia adesione degli operai Fiat, la principale industria del paese.

In estate, con le università chiuse, la contestazione si sposta sul terreno delle istituzioni culturali. Artisti e studenti interrompono la Biennale e la mostra del cinema di Venezia. In autunno la palla passa agli studenti medi che occupano ovunque gli istituti e riempiono le piazze con grandi cortei. Il 3 dicembre a Roma sfilano 30.000 studenti medi. Alla protesta contro l'assetto scolastico si somma quella contro la polizia, che il giorno prima, ad Avola, Sicilia, ha aperto il fuoco contro una manifestazione di braccianti uccidendone due.

Il 1968 si chiude nel sangue. La notte del 31 dicembre gli studenti pisani contestano un veglione di lusso di fronte al locale versiliese "La Bussola". Uno dei clienti spara ferendo il sedicenne Soriano Ceccanti, che resterà paralizzato.

Nel '69 sono gli operai a impedire che il movimento degli studenti declini come nel resto d'Europa. Tra maggio e giugno, alla Fiat, una serie di scioperi spontanei e improvvisi, proclamati al di fuori del controllo sindacale, paralizza la produzione per oltre 50 giorni. In prima fila ci sono gli operai meno qualificati e meno sindacalizzati, spesso immigrati dal meridione, che danno vita a un'assemblea congiunta con gli studenti. La radicalità dello scontro si rivela in pieno quando il 3 luglio, in occasione di uno sciopero generale cittadino, gli operai torinesi affrontano per 24 ore la polizia.

Il conflitto riprende su larga scala in autunno, quando arrivano a scadenza i contratti di lavoro che riguardano oltre 5 milioni di operai. L'"autunno caldo" segna il momento di massimo scontro sociale nell'Italia del dopoguerra. Gli operai rinnegano la suddivisione della forza lavoro in fasce diversamente qualificate e chiedono che il salario sia svincolato dalla produttività. Nascono in questi mesi i principali gruppi della sinistra extraparlamentare, mentre i sindacati, in un primo momento colti di sorpresa dalle dimensioni dell'agitazione operaia, danno vita a strutture unitarie di base, i Consigli di fabbrica.

In un clima di asprezza senza precedenti, il 12 dicembre a Milano una bomba deposta nella Banca nazionale dell'agricoltura uccide 12 persone. E' l'inizio della strategia della tensione, una sanguinosa catena di stragi che si ripeteranno per tutti gli anni '70 e i cui colpevoli non verranno mai scoperti. Sull'onda della strage di Milano, della quale viene accusato un gruppo di anarchici poi assolti, i contratti vengono firmati prima della fine dell'anno. Lo scontro sociale però non si interrompe neppure così. Negli anni '70 si allargherà ulteriormente, sino a coinvolgere oltre agli operai e agli studenti, praticamente tutti i settori della società civile.

Il movimento studentesco

Nella seconda metà degli anni '60 i valori politici e culturali sui quali si erano costruite le società occidentali del dopoguerra entrarono in crisi e aumentarono gli squilibri sociali provocati dall'industrializzazione. Il 1968 fu l'anno che segnò il momento cruciale di questo processo. Si manifestò inizialmente con la contestazione studentesca nelle Università, contro il comportamento tenuto dai soldati americani nel Vietnam, le regole di comportamento nelle Università, il comportamento autoritario del corpo docente e reclamavano una maggiore autonomia nella scelta dei documenti di studio, il libero accesso alle Università, allora limitato solo ai diplomati dei licei, e una cultura libera da mistificazioni.

Aumentarono le manifestazioni, iniziarono le diserzioni, si generalizzarono i simboli del pacifismo e divenne celebre in tutto il mondo lo slogan che invitava a fare l'amore e non la guerra (MADE LOVE NOT WAR). Si ebbero elementi anarchici e pratiche del pensiero libertario e individualista, come il movimento degli hippy (teorici della rivoluzione sessuale e del femminismo), riferimenti culturali e religiosi. Durante la battaglia per il diritto allo studio essi diventarono anche protagonisti di un nuovo modo di fare politica, infatti proposero un modello di democrazia diretta, che si basava sulla partecipazione attiva degli interessati.

I movimenti studenteschi si richiamarono alle idee di Lenin, Mao Tse-Tung e Che Guevara e diedero vita a gruppi politici extraparlamentari; criticarono la posizione dei partiti di sinistra e dei sindacati. I movimenti studenteschi americani, francesi, tedeschi e italiani avevano come maggior obiettivo la lotta contro ogni forma di gerarchia sociale: nella scuola era rappresentata dai professori, nella famiglia dai genitori, nelle fabbriche dai padroni, nello stato dai politici. Nonostante le numerose manifestazioni di protesta i governi occidentali non attuarono le riforme richieste e attaccarono più volte gli studenti con le forze di polizia, ci furono così arresti e scontri con morti nelle piazze, in quanto gli studenti oltre a denunciare il sistema educativo, si unirono, a seconda della situazione, alle proteste delle minoranze nere e al movimento pacifista.

Una delle più importanti manifestazioni fu quella svoltasi a Città del Messico, durante le Olimpiadi, dove furono uccisi 60 studenti in Piazza delle tre Culture e dove due atleti USA di colore, Tommie Smith e Tom Carlos, protestarono sul podio dei 200 m piani alzando il braccio e chinando il capo. Nel Sessantotto gli studenti americani occuparono due prestigiose università: Berkeley a San Francisco e la Columbia a New York, volendo dimostrare il loro rifiuto nei confronti del Ministero della difesa che aveva commissionato alle università la ricerca per produrre nuove armi per la guerra nel Vietnam. La loro denuncia, in una pubblicazione del Comitato per il coordinamento dello sciopero dell'Università della Columbia nel Settembre 1968, fu così esposto: "Siamo disgustati dalla guerra, dal razzismo, dall'essere parte di un sistema su cui non possiamo esercitare nessun controllo... che nega la libertà personale e sociale... che deve reprimere per continuare ad esistere".

Ben presto nacque un movimento pacifista, appoggiato anche dai movimenti di opinione e dagli intellettuali Europei, i Studenti sessantottini in protesta cui aderenti si rifiutarono di prestare il servizio militare. In Francia, nel 1968, la protesta si trasformò in rivolta contro lo stato. Il Ministero della Pubblica Istruzione voleva limitare il numero degli studenti universitari con una rigida selezione e utilizzare la ricerca universitaria per risolvere i problemi dell'industria; allora studenti e professori occuparono l'Università di Nanterre e la Sorbona di Parigi e proclamarono lo sciopero generale. Sempre nel 1968 sorsero, nelle università e nei licei parigini, accanto ai Comitati di base del Vietnam, dei Comitati d'azione e delle strutture associative giovanili che il 14 Febbraio indissero una giornata nazionale per la libertà sessuale, occupando le mense universitarie e le case dello studente. Poi il 22 Marzo, nell'Università di Nanterre, un giovane anarchico di origini Tedesche, Daniel Cohm-Bendit, promosse il blocco delle lezioni ed un'immediata assemblea generale, con la conseguente occupazione dell'ateneo; nacque così il movimento del 22 Marzo, attorno al quale si focalizzò l'attenzione degli studenti francesi e si affermarono gli slogan tipicamente anarchici (tipo "L'immaginazione è al potere") che disegnarono la fisionomia del '68 francese.

La Germania Federale fu la prima a raccogliere il messaggio d'oltre Atlantico e ben presto dall'università Libera di Berlino ovest partì la protesta. Gli studenti denunciavano il corpo accademico accusandolo di "regime oligarchico", respingendo "i seminari stupidi e le assurde prove d'esame".

In Italia già nel 1966 vi fu l'occupazione di alcune facoltà, ma fu nell'anno successivo che si intensificarono le agitazioni, che si sintonizzarono sulle esperienze del movimento studentesco americano e tedesco. Ciò che era destinato a incidere sull'azione rivendicativa degli studenti si delineò all'interno delle Università. Nel 1967, a Torino, vi fu l'occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di lettere, accompagnata da un manifesto dove appariva un cadavere ossificato con parrucchino e medaglie, a indicare la sclerosi delle istituzioni accademiche e a suggerire l'urgenza di soluzioni riformatrici. Nel 1968 le occupazioni da Torino, Trento, Pisa, Firenze si estesero e si affermarono ovunque i CONTROCORSI promossi dagli studenti su temi di attualità (la guerra del Vietnam, i rapporti tra il Primo e il Terzo mondo, l'economia capitalistica) e allo stesso tempo gli studenti imparavano a proteggere le loro iniziative dalle ritorsioni della magistratura o dall'intervento della polizia. Le masse giovanili iniziarono ad assaporare il fascino di libertà prima sconosciute: i vincoli di dipendenza familiare si allentavano, si abbattevano molti tabù sessuali e si diffondeva un nuovo modo di vivere e socializzare. Quando il 7 Marzo a Roma, davanti alla facoltà di Architettura, si verificò uno scontro, gli studenti capirono con stupore che poteva capitare anche alle forze dell'ordine di trovarsi costrette ad indietreggiare. Dopo questo grande successo, il movimento entrò nelle scuole medie superiori dove i capelli lunghi dei ragazzi o le minigonne bastavano per scatenare provvedimenti disciplinari. Presto tra il movimento studentesco e quello operaio si concretizzò un'attiva forma di solidarietà.

Movimento studentesco: ieri e oggi

Vi sono sostanziali differenze tra il movimento studentesco del '68 e quello dei giovani d'oggi. Nel '68 gli studenti sapevano per cosa scioperavano e la maggior parte delle motivazioni degli scioperi erano serie. Erano anche comuni a tutti gli studenti quindi ne consegue che vi era solidarietà tra i vari istituti anche di città e stati diversi. Le manifestazioni erano ben organizzate e molto numerose motivo per cui attiravano l' attenzione dei politici o degli interessati al messaggio che gli studenti volevano lanciare. Oggi gli studenti quando organizzano manifestazioni o altre forme di sciopero non sono molto organizzati e soprattutto non sono molto solidali tra loro. Spesso si fanno strumentalizzare oppure non hanno idee chiare, quindi anche se le manifestazioni sono ben organizzate e vi partecipano molte persone le forme di protesta non danno esiti particolarmente positivi. Questo è dovuto anche al fatto che oggi non vi sono gravi problemi all'interno dell'ambiente scolastico. Vi sono però gravi problemi per quanto riguarda le leggi finanziarie, ma gli studenti non scioperano perché il problema non li tocca da vicino.

Movimento studentesco: le origini

Il movimento studentesco nasce nelle università Americane e da qui si diffonde nel resto del mondo. I motivi del malcontento erano i comportamenti dei soldati americani nel Vietnam, le regole di comportamento vigenti nelle università (retrograde e non adatte alla nuova generazione), i corsi di studio e il comportamento del corpo docente (autoritario e spesso fasullo). Anche nel resto del mondo il movimento studentesco seguì le idee americane, ma, soprattutto in Italia, la rivolta dilagò anche nelle scuole medie superiori e spesso gli studenti si allearono con il movimento operaio.

I giornali cosa pubblicavano?

I giornali quotidiani sottovalutarono la contestazione. In generale invitarono gli studenti a cessare le occupazioni e le proteste e pubblicavano lettere di giovani che volevano riprendere serenamente gli studi, interrotti forzatamente a causa dell'esuberanza di alcune minoranze. Comunque vi furono delle eccezioni: il 25 febbraio 1968 sul quotidiano "La Stampa" apparve il primo servizio di una accurata inchiesta sulla contestazione giovanile. Dal primo Marzo i giornali cominciarono a riportare la cronaca dei vari scontri perché le modalità di lotta divennero più ardue (a Roma vi fu un violento scontro tra gli studenti dell'Università e la polizia). Purtroppo i giornali di parte politica riportarono i fatti secondo il loro punto di vista, di conseguenza ne scaturiva un'immagine fasulla e poco obiettiva del movimento.

Il movimento operaio

Il movimento operaio è un' espressione che designa l'insieme degli avvenimenti e dei processi storici attraverso i quali sono nate e si sono sviluppate le organizzazioni autonome delle classi lavoratrici. I movimenti operai emersero con un'identità propria solo dopo l'avvento dell'industria alimentata dall'energia a vapore, poiché fu solo dopo allora che la concentrazione degli operai in fabbriche attrezzate con macchinari trasformò le condizioni e i ritmi di lavoro. Verso la fine degli anni '60, a Cléon, in Francia, si lavorava nove ore e mezzo al giorno, con una interruzione di soli quaranta minuti per consentire ai lavoratori di recarsi in gruppo in sala mensa. Ciò significava nove ore e mezzo senza prendere aria, nei vapori dell'olio per i lavoratori dei trasporti, nel calore intenso per quelli della fonderia, senza areazione.

Quella che i capitalisti concepivano come una "forza lavoro" venne ad acquistare elementi di coscienza collettiva e di autonomia organizzativa. Lo sviluppo industriale, che dagli inizi degli anni '50 proseguì con fasi alterne fino al 1964, modificò la struttura stessa della classe operaia, verso la quale per tutto questo periodo fu perseguito il disegno di un attacco diretto e frontale.

In Italia il movimento operaio nasce negli anni '50 e '60 del secolo XIX; l'Italia ha visto svilupparsi su una base economico-sociale, che non era ancora quella del proletariato di fabbrica, un movimento operaio dalle strutture moderne e analoghe a quelle di altri paesi europei. Già prima dell'Unità d'Italia , forme di associazionismo operaio si erano sviluppate, soprattutto in Piemonte, in Lombardia, in Toscana, per opera prevalentemente di gruppi della borghesia liberale e manifatturiera che vedevano nelle società operaie di mutuo soccorso un mezzo per assicurare forme elementari di previdenza e di assistenza sociale e per avviare lo sviluppo di quell'istruzione professionale resasi necessaria per gli operai che dovevano lavorare con macchinari sempre più complessi. A favorire questo sviluppo contribuiscono due elementi: da una parte la crescita del movimento operaio internazionale, che non mancò di far sentire la propria influenza in Italia, e dall'altra parte le trasformazioni sociali trasformatesi nelle città e nelle campagne nei primi decenni dell'Unità con la penetrazione nel tessuto del paese, specie nel nord, di più consistenti elementi capitalistici. Verso la fine degli anni '60, contestazione studentesca e movimento operaio hanno lottato assieme per la costruzione di una società senza classi. La contestazione studentesca suggeriva negli ambienti operai il sistematico controllo delle decisioni sindacali, l'egualitarismo salariale, che rifletteva la semplificazione delle mansioni produttive introdotte dalle grandi aziende e infine il superamento delle retribuzioni differenziate da regione a regione ("GABBIE SALARIALI"), ottenuto con le lotte indotte dalla CGIL nel 1968.

Un' altra novità consisteva nel ricorso a forme di mobilitazione periodicamente incisive, tra cui il picchettaggio delle fabbriche durante gli scioperi per impedire l'ingresso ai non scioperanti e per bloccare l'entrata e l'uscita delle merci, oppure la resistenza all'intervento della polizia e la tendenza a protrarre le agitazioni oltre i limiti fissati dalle dirigenze sindacali.

Dopo uno stillicidio di scioperi articolati dagli inizi di maggio a Torino soprattutto nelle officine FIAT di Mirafiori diventa abituale la presenza degli studenti davanti ai cancelli della fabbrica e il 27 dello stesso mese sfila il primo corteo interno - forte di circa 5000 addetti alle presse - che attraversa gli altri reparti al grido di ''Potere operaio!''; il 3 luglio, durante una manifestazione a Corso Traiano indetta dalla ''nuova sinistra'', scoppiano incidenti che si concludono con 29 arresti, un processo per direttissima e l'immediato licenziamento da parte della FIAT dei 18 operai condannati; il 2 settembre, dopo mesi di agitazione che hanno sconvolto soprattutto le carrozzerie, l'azienda sospende i 25000 lavoratori e cinque giorni più tardi ritira il provvedimento in seguito a un fallito tentativo di occupazione dell'intero complesso, che per altro registra la partecipazione di numerosissimi ''esterni'' fatti entrare di soppiatto dai dipendenti. Durante tutto ''l'autunno caldo'' e nei tre mesi successivi, le lotte si diffondono fino al blocco totale della produzione, ai ripetuti assalti contro la ''palazzina'' degli impiegati, alla grande assemblea del Palazzo dello Sport che il 18 novembre ''processa'' pubblicamente i feudatari dell'automobile. Il 21 dicembre, infine, anche a causa del clima di sbalordimento e di angoscia in cui è piombato l'intero paese per la strage di Piazza Fontana a Milano, dove il 12 dicembre una bomba ad alto potenziale collocata nella Banca dell'Agricoltura provocò 16 morti, viene sottoscritto l'accordo sindacale che poneva fine alla vertenza dei metalmeccanici con l'ottenimento di consistenti recuperi salariali; riduzioni dell'orario lavorativo e altri miglioramenti. L'organizzazione operaia si strutturò successivamente nelle federazioni di mestiere, organizzazioni a base professionale che si proponevano di raggruppare i lavoratori di tutto un settore della produzione e del lavoro (metallurgici, tipografi, ferrovieri, tessili, edili, ecc.) per dirigere le azioni rivendicative e gli scioperi nell'ambito della contrattazione sindacale. Il movimento operaio occupava le fabbriche, prendeva in ostaggio i padroni, organizzava scioperi senza preavviso: queste forme di lotta sono state rese possibili dalle lunghe azioni condotte nelle fabbriche con perseveranza grazie anche alla lotta degli studenti. Queste lotte, al contrario delle nostre moderne rivendicazioni, che spesso non rispecchiano gli ideali degli scioperanti, ma sono utilizzate solo come mezzo di strumentalizzazione, non cercavano soltanto un miglioramento delle condizioni dei lavoratori nella società capitalistica, ma la forma stessa della lotta offriva così agli studenti un modello edificante di valori.

La situazione politica in Italia

Il bilancio degli anni precedenti il '60 non lascia spazio e tempo per i rinvii: un'azione di governo stabile, continua ed efficace non esiste più da quando la formula centrista si è esaurita e la DC oscilla tra stanche ripetizioni del centrismo. Un solo punto non è mai in discussione: che la DC abbandoni il governo, il quale non deve cadere sotto l'influenza dei comunisti. Dunque, la democrazia italiana consente un solo partito di governo e tanti altri con i quali è possibile, e talvolta doveroso, spartire brandelli di potere; come risultato l'attività parlamentare si va trasformando sempre più in una contrattazione tra le segreterie.

All'aprirsi del decennio '60-'70 la DC è sotto il controllo dei due leader, per l'occasione alleati, Moro e Fanfani, che fanno rotta verso il centrosinistra. A loro si allinea prudentemente Andreotti, mentre Mario Scelba si oppone, convinto che socialisti e comunisti siano una cosa sola: tutti marxisti e nemici di Dio. Questo turba una parte della DC, mentre l'altra è scossa dal progetto fanfaniano di aprirsi a sinistra. Fernando Tambroni, giovanissimo (1954), conquista la poltrona di segretario provinciale del partito Popolare e in quegli anni viene arrestato con l'accusa di antifascismo. Tambroni prepara una riforma elettorale che prevede l'abolizione del voto di preferenza e vorrebbe essere il campione della chiusura a sinistra, il grande avversario di Fanfani e di Moro. Il destino di Tambroni si gioca tutto nei primi giorni del luglio del '60, dopo un semestre di grandi tensioni all'interno della vita pubblica. La DC rovescia sul paese le conseguenze delle proprie lacerazioni, quando in diverse città nascono gruppi di imbianchini con idee razziste e gruppi di incendiari che si riallacciano agli ideali fascisti.

Tira un'aria di provocazione fascista e di irritazione antifascista, sicuramente il clima da guerra civile è il meno adatto ad aggirare lo scoglio della stabilità di governo, che si rivela insuperabile da anni. I missini si sentono abbastanza sicuri di sé, grazie all'appoggio che il MSI fornisce a Tambroni, per dare inizio al 6° Congresso del partito a Genova, una città piena di partigiani, di comunisti e di forzuti lavoratori portuali pronti a lanciare un appello a tutti gli antifascisti d'Italia in difesa della democrazia.

Con la tragica esperienza del luglio '60, il partito che sopporta il penoso "dovere di governare" impara ad alleggerirsi l'onere, giocando l'uno contro l'altro gli "opposti estremisti". Tutto ciò serve a dimostrare come solo la DC stia al centro, solo la DC difende la democrazia e l'ordine. Insomma, "la DC è alternativa solo a se stessa"; altrimenti è il caos, comunista o fascista. Fu proprio in questa situazione che la DC, il maggior partito italiano, confermò nel '62 la necessità di collaborare con i socialisti.

L'alleanza di centrosinistra, fu dapprima sperimentata a livello amministrativo in alcune grandi città (Milano, Genova, Firenze, et.), poi con l'appoggio concesso dal PSI ad alcune riforme varate dal governo democristiano Fanfani tra il '62 e il '63. Queste erano la riforma della scuola media inferiore con l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 14 anni, l'autonomia amministrativa delle regioni, la nazionalizzazione dell'industria elettrica e l'introduzione di un'imposizione fiscale nominativa sui titoli azionari.

Nel dicembre del '63 si costituì una compagine ministeriale tra DC, PRI, PSDI e PSI, presieduta dal democristiano Aldo Moro con vice-presidente del Consiglio il socialista Pietro Nenni (centrosinistra).Tuttavia l'operazione di inserimento nella maggioranza al potere costava al PSI la separazione dalla sua ala di sinistra che dava vita al PSIUP, schieratosi all'opposizione col PCI mentre l'aggravamento della recessione induceva il governo ad accantonare l'impegno della programmazione economica concordata in precedenza coi socialisti. La crisi viene affrontata con la riduzione della spesa pubblica e dei salari reali dei lavoratori, da cui derivò una raffica di agitazioni sindacali che divise la maggioranza tra fautori delle riforme di struttura destinati a controllare i grandi gruppi privati (PSI) e i partiti moderati, ostili a tale disegno e appoggiati dal potere economico. Né mancò la minaccia di un colpo di stato organizzato dal comandante dei carabinieri De Lorenzo, d'intesa col presidente della repubblica Segni (Piano Solo).La minaccia di involuzione anti-democratica indusse il PCI ad attenuare l'opposizione politica. Così il centrosinistra riuscì a compiere dei passi in avanti: veniva abolita la mezzadria, superando una struttura produttiva ormai obsoleta e rafforzando la piccola proprietà contadina; il socialdemocratico Giuseppe Saragat passava alla presidenza della repubblica ('64) e i due partiti socialisti al governo tentarono di riunire le loro forze allo scopo di comporre un Polo alternativo alla gestione democristiana al potere, dando vita al PSI, che però fu travolto dall'insuccesso del '68 determinando il ripristino delle due precedenti formazioni politiche (PSI, PSDI).

Nel '64 la situazione si è fatta seria: sono in deficit i bilanci di 3000 comuni su 8046: il sistema va cambiato. Però nulla cambia, se non in peggio; con una legge speciale lo stato si accolla un ammortamento dei mutui contratti dal comune di Napoli durante la gestione di Lauro. Bologna, che i comunisti esibiscono come modello di corretta gestione, nel '63 aveva registrato sedici miliardi di disavanzo e Messina, con 5000 dipendenti aveva accumulati ottantatré miliardi. Giorgio La Pira lascia a Firenze conti in rosso per 12 miliardi (e per giunta di voti democristiani dal 39% nel '56 al 27% nel '64). A Roma nel '65 l'ECA (Ente Commerciale di Assistenza) spende metà del suo bilancio per il personale e meno di un terzo per l'assistenza vera e propria. Durante questo anno è ministro della riforma il socialdemocratico Luigi Preti; le ragionerie dei ministri sono state meccanizzate ma i ragionieri ministeriali resistono ad oltranza ai calcolatori e si continua a registrare la contabilità a mano per occupare l'orario di lavoro e non perdere il posto. L'orario dei ministeri non supera le sei ore al giorno, in modo che lo stato sborsa un'enorme quantità di denaro per retribuire gli straordinari per i quali non esistono controlli. L' anno successivo si constata che metà dei comuni è carica di debiti . Nel '66 il ministro del bilancio Giovanni Pieraccini effettua un ricognizione sugli enti inutili e scopre che solo due di questi sono stati sciolti , mentre sul destino degli altri il ministro afferma che esiste solo un problema di occupazione.

Nel gennaio dell'anno seguente la D.C. si batte per rinviare la discussione parlamentare su questa ricognizione e a ottobre , agli sgoccioli della legislatura , il governo decide di rimandarla alla prossima. Nel '68 si riuniscono e si intrecciano i fili del cambiamento: riforma della scuola , antifascismo e antipenalismo di senso cattolico , rottura del costume tradizionale , la protesta studentesca monta in un crescendo che percorre uno dopo l ' altro tutti gli anni accademici e si allarga via via a temi più ampi. L' aria è surriscaldata e si incendia facilmente: in maggio si svolgono le elezioni degli organismi rappresentativi, alcuni esponenti dei gruppi minoritari protestano , si accusano l' uno con l' altro. Intanto i fascisti ne approfittano per picchiare. Così , con i fascisti e la polizia , i manganelli entrano all'università , ma la politica resta fuori. Gli esponenti dei partiti di sinistra sembrano speranzosi che sia la volta buona per smuovere le acque del centro sinistra e per dare una spinta alle riforme.

Dopo i fatti del luglio del '60 , la generazione del baby boom sente il dovere morale della partecipazione della vita politica. Questi ragazzi non hanno fatto né la guerra né la resistenza vogliono però ripercorrere la strada dei padri , combattendo in qualche modo. Vogliono cambiare tutto, raddrizzare i testi rendendo perfetto il mondo. Consapevoli che il futuro è davanti a loro, i ragazzi del '68 sono percorsi dalla voglia di non aspettarlo, ma di costruirlo.

Il 29 gennaio del 68 in una tesissima seduta della camera il socialista Anderlini rivela che il testo del rapporto del generale Manes consegnato al tribunale di Roma nel corso del processo a De Lorenzo, su "L'Espresso" è stato censurato di alcune parti essenziali per l'accertamento dei fatti. Il 14 febbraio la legge elettorale regionale è approvata anche dal Senato dopo il lungo ostruzionismo attuato da PLI, MSI,PDIUM. L'8 Marzo è approvata la nuova legge sulle pensioni dalla Camera: a partire dal primo maggio la pensione dei lavoratori con almeno 40 anni di anzianità sarà portata al 65% della retribuzione media degli ultimi tre anni.

Sandro Pertini, eletto il 5 giugno, presidente della Camera, Amintore Fanfani, presidente del Senato. Il 10 giugno Saragat incarica il segretario della DC Mariano Rumor di formare il nuovo governo dopo le elezioni politiche; rinuncerà per l'impossibilità di costruire un governo di centro sinistra. Il 25 giugno Giovanni Leone vara un governo ponte in attesa che i socialisti stabiliscano se rientrare o meno nell'esecutivo. Il governo Leone ottiene la fiducia l'11 luglio. Il 23 ottobre il 1° congresso del PSU si apre a Roma e si concluderà il 28. Il partito non riuscirà ad approvare il documento politico finale. Vi sarà consenso solo sul nome: si chiamerà PSI e sarà la sezione italiana dell'internazionale socialista. I gruppi spontanei della nuova sinistra, che raccoglie l'adesione di movimenti di cattolici del dissenso operante in tutto il territorio nazionale, si riuniscono a Rimini.

Sorge la corrente dei Morotei: al consiglio nazionale della DC, apertosi il 20, Aldo Moro annuncia una posizione autonoma all'interno del partito; Sandro Pertini, invece, riceve da Saragat un mandato esplorativo per formare il nuovo governo. Il 13 dicembre Rumor forma il suo governo per cui aveva ottenuto l'incarico l'8 novembre. Egli è a capo di un governo DC-PSI-PRI; il governo Rumor ha la fiducia del Senato e successivamente della Camera. Nel '68 ci furono anche delle elezioni politiche in cui il dato di maggior rilievo fu la sconfitta dell'unificazione socialista: le liste comuni PSI-PSDI persero, rispetto al '63 sia alla Camera che al Senato. Per contro, lo PSIUP, anche grazie all'appoggio di parte del movimento studentesco, ebbe una discreta affermazione. Il PCI guadagnò la Camera, la DC recuperò al Senato e alla Camera. Non fu ritenuto, considerato anche l'avanzata dell'opposizione di sinistra, un dato soddisfacente. La responsabilità fu addossata ad Aldo Moro che non venne riconfermato presidente del Consiglio. Il PRI dopo un declino ventennale, manifestò, sotto la guida di Ugo La Malfa segnali di ripresa: tornò dopo quasi 10 anni di assenza al Senato ed elesse 3 deputati in più rispetto al '63. Inoltre, Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi non ebbe eletti. L'opposizione di destra fu penalizzata: il PLI non ripeté l'exploit del '63, il MSI perse voti e seggi, mentre il PDIUM era ormai prossimo alla scomparsa.

La contestazione operaia e studentesca si riflette anche nelle vicende dei principali partiti: al XII congresso del PCI, in febbraio, emerse l'operazione del gruppo raccolto attorno alla rivista "Il Manifesto", che sarà riordinato in novembre; Enrico Berlinguer è eletto vice-segretario del PCI. Il 29 Giugno 1969, Giorgio Almirante è eletto segretario del MSI in sostituzione del defunto Micheletti. Con la sua elezione il MSI lascia intendere di voler legittimare la propria esistenza, tramite l'abbandono dei riferimenti al fascismo, l'accettazione del metodo democratico e l'apertura al sistema. Ma Almirante condurrà tale politica in modo ambiguo tanto che sarà definita "la politica del doppiopetto".

La scissione socialista provoca le dimissioni del governo Rumor e quelle di Sandro Pertini da presidente della Camera. Rumor vara il suo nuovo governo, un monocolore democristiano, dato che i contrasti tra i due partiti socialisti hanno impedito la ricostruzione di un governo di centrosinistra. In Novembre, dopo le dimissioni di Flaminio Piccoli, il fanfaniano Arlando Forlani è eletto segretario della D.C.; la ripresa, anche economica, la piena occupazione del Nord e la scadenza di importanti contratti , il più importante dei quali è quello dei metalmeccanici; favoriscono l'azione dei sindacati, che guidano gli scioperi generali e di categoria con l'adesione di milioni di persone al cosiddetto "autunno caldo". Il 12 Dicembre alla Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, una bomba provoca la morte di 17 persone e il ferimento di 88.A Roma scoppiano bombe alla BNL in via Veneto, dove rimangono ferite 16 persone. La strage di piazza Fontana provoca una fortissima impressione nel paese: il primo di una lunga serie di gravissimi fatti di sangue. Iniziava così la "strategia della tensione", un lungo calvario di stragi e attentati collegato a un disegno politico che mirava a stroncare sul nascere ogni presunta minaccia per la stabilità interna e per il sistema di alleanze internazionali del paese.

Le contestazioni nel mondo

La contestazione in questo periodo non si è però diffusa solo in Italia, molti stati europei e extraeuropei sono stati caratterizzati dallo stesso spirito di rivolta.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, le lotte si polarizzarono contro la guerra del Vietnam, assumendo la forma di un conflitto antimperialista. Ad essa si combinarono le battaglie dei neri per il riconoscimento dei loro diritti civili e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

Proprio la guerra del Vietnam cambiò il modo di guardare all'America dei giovani. In questo contesto negli USA nacque il movimento dei cosiddetti hippy, parola di gergo che voleva dire "uno che ha mangiato la foglia", in seguito ribattezzati "figli dei fiori", poiché la loro unica arma erano appunto i fiori. Si distinsero per costumi molto liberali ed ampio uso di droghe, soprattutto LSD, un allucinogeno che proprio in quegli anni fu immesso sul mercato con rapida diffusione.

Gli hippy si battevano soprattutto contro la guerra nel Vietnam, un sanguinoso conflitto che dal 1962 vedeva impegnati gli USA. Combattevano l'unificazione tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud poiché al nord vi era un governo comunista, mentre al sud vi era un governo filoamericano: con l'unificazione del Vietnam gli americani temevano che il comunismo si diffondesse anche ad altri stati asiatici. Nel sud filoamericano, però, vi era un nutrito gruppo di comunisti (i Vietcong) che volevano l'unificazione del Vietnam; e perciò, con l'appoggio del governo del Vietnam dal nord organizzavano atti di guerriglia. Gli USA si ritirarono dal conflitto solo nel 1974, non perché influenzati da un'opinione pubblica mondiale forse maggiormente contraria, ma perché c'era forte rischio di perdere il conflitto. La guerra, tuttavia, si concluse solo nell'aprile del 1975.

In America questo movimento si unì alle battaglie dei neri per la conquista dei più elementari diritti civili. Le battaglie per il riconoscimento dei diritti civili ai neri si dividevano sostanzialmente in due filoni: quello pacifista, guidato da Martin Luther King, un pastore battista apostolo della "non violenza", che fin da giovane si dedicò alla lotta contro la discriminazione razziale, il suo celebre discorso, in cui auspicava l'uguaglianza tra i popoli ("I have a dream") scatenò un' ondata di proteste e di violenze, culminate nel suo assassinio nel 1968; che auspicava appunto la progressiva integrazione delle masse di colore nella società bianca; e quello più intransigente del Black Panther Party, che chiedeva la formazione di un potere nero (Black Power), contrapposto a quello dei bianchi, era di orientamento Marxista e chiedeva inoltre libertà e occupazione, case e istruzione per tutti, la fine delle oppressioni anche verso le minoranze etniche. Era guidato da personalità del calibro di Angela Davis, Elridge Cleaver e Malcolm X, quest'ultimo era un avvocato allevato da una coppia di bianchi che gli avevano imposto il cognome "Little", divenuto adulto ha preferito cancellarlo con una X. Egli era propenso ad un'alleanza tra tutti i popoli neri e lottava per la superiorità razziale del suo popolo. Secondo lui la divisione razziale era inevitabile ma accusava i bianchi, da lui reputati persone intelligenti ma responsabili della condizione dei neri, di non fare abbastanza o il necessario per risolvere questi problemi. Morì in circostanze poco chiare nel 1965.

Cina

Nella Cina comunista il "sessantotto" rappresentò il momento più acuto della rivoluzione culturale avviata nel 1966. Tutto il sistema di potere di questo paese venne completamente trasformato. Partito dai gruppi di studenti universitari che protestavano contro i privilegi culturali ancora presenti nella società cinese, il conflitto fu subito appoggiato da Mao Zedong e dai suoi sostenitori, che lo radicalizzarono come strumento di pressione contro l'opposizione interna. Nell'estate del 1967 e agli inizi del 1968 lo scontro sembrò raggiungere un tale livello di acutezza da precludere una guerra civile. Successivamente però la tensione si allentò, numerosi dirigenti giovanili furono allontanati dalle città e inviati nelle zone rurali. Si imposero ovunque i "comitati rivoluzionari" che recuperarono i vecchi dirigenti. Infine gli avversari di Mao vennero emarginati.

Primavera di Praga

Situazione diversa si trovava nei paesi del patto di Varsavia, dove le manifestazioni chiedevano più libertà di espressione e una maggiore considerazione delle opinioni e della volontà della popolazione delle scelte politiche. La più alta delle manifestazioni di protesta fu la rivolta studentesca in Cecoslovacchia, successivamente chiamata "Primavera di Praga".

L'avvento al potere di Brežnev significò per la società sovietica la fine di ogni spinta riformatrice. Questa politica di conservazione riguardò anche tutti i paesi del patto di Varsavia, ma in Cecoslovacchia si era realizzato un originale tentativo di rendere democratico il sistema comunista. Il progetto riformatore prevedeva l'allargamento della partecipazione politica dei cittadini e la ristrutturazione dell'economia, con la rinuncia del potere assoluto da parte dello stato. A sostenere questo tentativo ci fu proprio il movimento politico e culturale della Primavera di Praga.

Tuttavia, nel timore che questo processo di democratizzazione contagiasse anche gli altri paesi del blocco sovietico, l'Unione Sovietica decise di soffocare nel sangue il movimento di riforma. A questa scelta così violentemente autoritaria molti partiti comunisti sparsi nel resto del mondo si dichiararono in totale disaccordo.

Il maggio francese

In Francia la protesta assunse toni molto violenti nel maggio del 1968 (vedi Maggio francese) e parve trasformarsi in rivolta contro lo stato. Essa ebbe origine da un progetto governativo di razionalizzazione delle strutture scolastiche mirante a renderle più rispondenti alle esigenze dell'industria: cosa che significava favorire i settori tecnologicamente più avanzati, facendo pesare l'incremento della produttività sulla classe operaia. Il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi secondari, una severa selezione da effettuarsi attraverso un esame supplementare che avrebbe ridotto considerevolmente il numero degli studenti universitari e consentito l'accesso agli studenti più dotati. In questo modo l'università avrebbe corrisposto meglio alle esigenze di alta qualificazione e specializzazione tecnica previste per i quadri dirigenziali. L'approvazione di questo piano, chiamato Piano Fouchet, provocò un'immediata risposta da parte delle masse studentesche. Contro lo spirito tecnocratico del Piano Fouchet, gli studenti e i professori progressisti dell'università di Nanterre decisero di scioperare. La protesta si allargò rapidamente e il 22 marzo prese il via il movimento più noto tra quelli sorti nella primavera del 1968. Questo movimento era capeggiato da un giovane anarchico, D. Cohn Bendit, e denunciava l'esistenza di un'unica condizione di oppressione che accomunava studenti e operai. L'occupazione alla Sorbona da parte degli studenti (2 maggio) rappresentò il momento di rottura, contrassegnato da scontri con la polizia. In 13 le organizzazioni studentesche proclamarono lo sciopero generale: fu il momento culminante della rivolta ed anche il più pericoloso per lo stato, perché alla protesta aderirono anche milioni di lavoratori in tutto il paese. La Francia era paralizzata. A questo punto prese in mano la situazione Charles De Gaulle e, forte dell'appoggio dell'esercito e raggiunto un accordo con la Confederazione generale del lavoro (CGT), dichiarò la rivolta "una follia estremistica", sciolse il Parlamento e indisse nuove elezioni dalle quali uscirono vincitori i gollisti.

 

Leonardo Sciascia

Sciascia nasce a Racalmuto in provincia di Agrigento, allora detta Girgenti, primo di tre fratelli, da un impiegato, Pasquale Sciascia, e da una casalinga, Genoveffa Martorelli. La madre proviene da una famiglia di artigiani mentre il padre è impiegato presso una delle miniere di zolfo locali e la storia dello scrittore ha le sue radici nella zolfara dove hanno lavorato il nonno e il padre.

A sei anni Sciascia inizia la scuola elementare a Racalmuto e ben presto si dimostra intenso lettore. Nel 1935 si trasferisce con la famiglia a Caltanissetta dove si iscrive all'Istituto Magistrale "IX Maggio" nel quale insegna Vitaliano Brancati che diventerà il suo modello e che lo guida nella lettura degli autori francesi, mentre l'incontro con un giovane insegnante, Giuseppe Granata (che fu in seguito senatore comunista), gli fa conoscere gli illuministi e la letteratura americana.

Richiamato alla visita di leva viene considerato per due volte non idoneo, ma alla terza, finalmente accettato, viene assegnato ai servizi sedentari. Nel 1941 prende il diploma magistrale e nello stesso anno si impiega al Consorzio Agrario, occupandosi dell'ammasso del grano a Racalmuto dove rimane fino al 1948.

Nel 1944 si unisce in matrimonio con Maria Andronico, maestra nella scuola elementare di Racalmuto. Da lei Sciascia avrà le sue due figlie, Laura e Anna Maria.

Il suicidio del fratello Giuseppe, avvenuto nel 1948, sconvolge Sciascia lasciandogli un profondo segno nell'animo. Nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare di Racalmuto.

Le prime opere: poesie e saggi

Nel 1950 pubblica le Favole della dittatura, che Pier Paolo Pasolini nota e recensisce. Il libro comprende ventisette brevi testi poetici.

Nel 1952, esce la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore, che viene illustrata con disegni dello scultore catanese Emilio Greco.

Nel 1953 vince il "Premio Pirandello" assegnato dalla Regione Sicilia per il suo saggio Pirandello e il pirandellismo. Inizia nel 1954 a collaborare a riviste antologiche dedicate alla letteratura e agli studi etnologici assumendo l'incarico di direttore di «Galleria» e di «I quaderni di Galleria» edite dall'omonimo ma non parente Salvatore Sciascia (Caltanissetta).

Nel 1956 pubblica Le parrocchie di Regalpetra, una sintesi autobiografica dell'esperienza vissuta come maestro nelle scuole elementari del suo paese e nello stesso anno viene distaccato in un ufficio scolastico di Caltanissetta.

A Roma: I racconti

Nell'anno scolastico 1957-1958 viene assegnato al Ministero della pubblica istruzione a Roma e nell'autunno pubblica i tre racconti che vanno sotto il titolo Gli zii di Sicilia.

La breve raccolta si apre con la La zia d'America (un tentativo di dissacrare il mito dello "Zio Sam", visto come dispensatore di doni e libertà).

Il secondo racconto è intitolato La morte di Stalin, nel quale, ancora una volta, il personaggio è un mito, quello del comunismo che viene incarnato, agli occhi del siciliano Calogero Schirò, da Stalin.

Il terzo racconto, Il quarantotto, è ambientato nel periodo del Risorgimento (precisamente tra il 1848 e il 1860) e tratta del tema dell'unificazione del Regno d'Italia vista attraverso gli occhi di un siciliano.

Nel racconto l'autore vuole mettere in evidenza l'indifferenza ed il cinismo della classe dominante affrontando un tema già trattato da Federico De Roberto ne "I Viceré" e da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo.

Alla raccolta si aggiunge, nel 1960, un quarto racconto, L'antimonio, che ebbe favorevole consenso della critica ed al quale Pasolini dedicherà un articolo sulla rivista Officina.

In esso si narra la storia di un minatore che, scampato ad uno scoppio di grisou (chiamato dagli zolfatari antimonio), parte come volontario per la guerra d'Abissinia ed, in seguito, per la guerra civile in Spagna.

A Caltanissetta: i romanzi

Sciascia rimane a Roma un anno e al suo ritorno si stabilisce con la famiglia a Caltanissetta interrompendo l'attività scolastica per assumere un impiego in un ufficio del Patronato scolastico.

Nel 1961 esce Il giorno della civetta con il quale lo scrittore indica nel giallo il genere di riferimento delle sue opere. Al romanzo si ispira il film omonimo del regista Damiano Damiani uscito nel 1968.

Gli anni sessanta vedranno nascere alcuni dei romanzi più sentiti dallo stesso autore, dedicati alle ricerche storiche sulla cultura siciliana.

Nel 1963 pubblica Il consiglio d'Egitto ambientato in una Palermo settecentesca dove vive e agisce un abile falsario, l'Abate Giuseppe Vella, che “inventa” un antico codice arabo che dovrebbe togliere ogni legittimità ai privilegi e ai poteri dei baroni siciliani a favore del Viceré Caracciolo.

Il ritorno al saggio

Nel 1964 pubblica il breve saggio o racconto, come dice lo stesso Sciascia nella Prefazione alla ristampa del 1967, Morte dell'Inquisitore, ambientato nel Seicento, che prende spunto dalla figura dell'eretico siciliano Fra Diego La Matina vittima del Tribunale dell'Inquisizione, che uccide Juan Lopez De Cisneros, inquisitore nel Regno di Sicilia.

La Compagnia del Teatro Stabile di Catania, diretta da Turi Ferro, mette in scena "Il giorno della civetta", con la riduzione teatrale di Giancarlo Sbragia.

Risale al 1965 il saggio Feste religiose in Sicilia che fa da cornice alla presentazione ad una raccolta fotografica ad opera di Ferdinando Scianna, fotografo di Bagheria, dove torna l'accostamento della Sicilia alla Spagna, soprattutto per quanto riguarda il valore e l'importanza, in ambedue le società, della superstizione religiosa e del mito.

Il ritorno al romanzo

Nel 1966 ritorna con un romanzo che riprende le modalità del “giallo” già utilizzate ne Il giorno della civetta, A ciascuno il suo.

La vicenda narrata è quella di un professore di liceo, Paolo Laurana, che inizia per curiosità personale le indagini sulla morte del farmacista del paese e dell'amico dottore, ma che si scontra con il silenzio di tutti i paesani, silenzio dovuto alla paura ed alla corruzione. Come commento alla tenacia nelle indagini del professore e alla sua tragica fine, l'explicit del libro si risolve in una frase lapidaria: ”Era un cretino”- disse don Luigi. Dal romanzo il regista Elio Petri trae, nel 1967, il film omonimo.

A Palermo

Nel 1967 si trasferisce a Palermo per seguire negli studi le figlie e per scrivere. Esce intanto per l'editore Mursia una Antologia Narratori di Sicilia, curata da Sciascia in collaborazione con Salvatore Guglielmino.

Nel 1969 inizia la sua collaborazione con il “Corriere della sera” e pubblica Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D., che racconta, attraverso una rappresentazione teatrale, la controversia per la vendita di una partita di ceci per la quale il vescovado di Lipari non vuole pagare la tassa (siamo all'inizio del ‘700). Il vescovo aveva scomunicato i gabellieri, ma il re, mediante l'appello per abuso, aveva annullato la scomunica. La storia, apparentemente banale, in realtà denuncia i rapporti tra Stato-guida dell'ex URSS e gli Stati satelliti. Le iniziali A.D. identificano Alexander Dubcek, che fu protagonista nel 1968 della Primavera di Praga.

La pensione

Nel 1970 Sciascia va in pensione e pubblica la raccolta di saggi La corda pazza nella quale l'autore chiarisce la propria idea di "sicilitudine" e dimostra una rara sensibilità artistica espressa per mezzo di sottili capacità saggistiche. La corda pazza riporta, già dal titolo, a Luigi Pirandello che nel "Berretto a sonagli" sostiene che ognuno di noi ha in testa “come tre corde d'orologio, quella “seria”, quella “civile”, quella “pazza”.

Sciascia vuole indagare su quella pazza che a suo parere coglie le contraddizioni, le ambiguità ma anche la forza razionalizzante di quella Sicilia che è tanto oggetto dei suoi studi.

Il ritorno al genere poliziesco

Il 1971 è l'anno de Il contesto, con il quale l'autore ritorna al genere poliziesco. La vicenda si svolge intorno all'ispettore Rogas che deve risolvere una complicata vicenda che origina da un errore di giustizia e una serie di omicidi di giudici. Benché il romanzo sia ambientato in un paese immaginario, il lettore riconosce senza sforzo l'Italia contemporanea.

Il libro desta molte polemiche, più politiche che estetiche, alle quali Sciascia non vuole partecipare ritirando così la candidatura del romanzo al premio Campiello. Dal romanzo è ispirato il film di Francesco Rosi, uscito nel 1976, intitolato "Cadaveri eccellenti".

Con gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel del 1971 si comprende che in Sciascia la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera si fa sempre più forte. Così sarà ne "I pugnalatori" del 1976 e ne “L'affaire Moro” del 1978.

Nel 1973 pubblica Il mare colore del vino e scrive la prefazione ad un'edizione della "Storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni.

Nel 1974 pubblica la prefazione ad una ristampa dei "Dialoghi" dello scrittore greco Luciano dal titolo Luciano e le fedi.

Esce intanto Todo modo, un libro che parla «di cattolici che fanno politica» e che viene stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche.

Il racconto, di genere poliziesco, è ambientato in un eremo/albergo dove si effettuano esercizi spirituali. In questo luogo, durante il ritiro annuale di un gruppo di "potenti", tra i quali cardinali, uomini politici e industriali, si verificano una serie di inquietanti delitti.

Anche da questo romanzo verrà tratto un film dallo stesso titolo diretto dal regista Elio Petri nel 1976.

L'incarico politico

Alle elezioni comunali di Palermo nel giugno 1975 lo scrittore si candida come indipendente nelle liste del PCI e viene eletto con un forte numero di preferenze come consigliere al comune.

Nello stesso anno pubblica La scomparsa di Majorana, una indagine sulla scomparsa del fisico Ettore Majorana avvenuta negli anni '30.

Nel 1976 esce una ristampa delle commedie "L'onorevole" e "Recitazione della controversia liparitana" con l'aggiunta de I mafiosi

Nello stesso anno pubblica l'indagine I pugnalatori, un libro inchiesta su una vicenda avvenuta a Palermo nel 1862 che vide uccise a pugnalate 13 persone.

All'inizio del 1977 Sciascia si dimette dalla carica di consigliere del P.C.I.

La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per certe forme di estremismo lo portano infatti a scontri molto duri con la dirigenza del partito comunista.

Successivamente sarà parlamentare nazionale ed europeo per il Partito Radicale.

Pubblica in quell'anno "Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia" dove è chiaro il riferimento al Candido di Voltaire.

I contatti con la cultura francese

In questi anni aumenta i suoi viaggi a Parigi e si intensificano i contatti con la cultura francese e nel 1978 pubblica L'affaire Moro sul sequestro e il processo nella cosiddetta "prigione del popolo" ad Aldo Moro organizzato dalle Brigate Rosse.

L'inchiesta sulla strage di via Fani

Nel 1979 accetta la proposta dei radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Eletto in entrambe le sedi istituzionali opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983 occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla strage di Via Fani, il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro.

Esce in quell'anno Nero su Nero una raccolta di commenti ai fatti relativi al decennio precedente, La Sicilia come metafora, un'intervista a Marcelle Padovani e Dalla parte degli infedeli, lettere di persecuzione politica inviate negli anni cinquanta dalle alte gerarchie ecclesiastiche al vescovo Patti con il quale inaugura la collana della casa editrice Sellerio intitolata "La memoria" che festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione con le sue "Cronachette".

Nel 1980 pubblica Il volto sulla maschera e la traduzione di un'opera di Anatole France, Il procuratore della Giudea.

Nel 1981 pubblica Il teatro della memoria e, in collaborazione con Davide Lajolo, Conversazioni in una stanza chiusa.

Nel 1982 esce "Kermesse" e "La sentenza memorabile", nel 1983 "Cruciverba", una raccolta di suoi scritti già pubblicati su riviste, giornali e prefazioni a libri.

Pubblica nel 1984 "Stendhal e la Sicilia", un saggio per commemorare la nascita dello scrittore francese.

Gli ultimi anni di vita

Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi ma egli continua, sia pure con fatica, la sua attività di scrittore.

Nel 1985 pubblica Cronachette e Occhio di capra una raccolta di modi di dire e proverbi siciliani e nel 1986 La strega e il capitano un saggio per commemorare la nascita di Alessandro Manzoni.

Carichi di tristi motivi autobiografici sono i brevi romanzi gialli Porte aperte del 1987, Il cavaliere e la morte del 1988 e Una storia semplice che uscirà in libreria il giorno stesso della sua morte.

Pochi mesi prima di morire scrive Alfabeto pirandelliano A futura memoria (se la memoria ha un futuro) che verrà pubblicato postumo e Fatti diversi di storia letteraria e civile edito da Sellerio.

Due mesi prima della sua morte lo scrittore a seguito di numerosi contatti precedenti con il Comune di Racalmuto, manifesta la sua volontà di aderire all'istituzione di una Fondazione intitolata al suo nome cui donerà circa 200 ritratti di scrittori della sua collezione privata (acqueforti, acquetinte, oli, grafiche), 2000 volumi della sua biblioteca e l'intera corrispondenza letteraria ricevute in circa cinquant'anni di attività. La Fondazione è stata successivamente costituita dal Comune di Racalmuto e dagli eredi dello scrittore ed è attualmente ospitata a Racalmuto in una vecchia centrale Enel, ristrutturata dal prof. Antonio Foscari.

Sciascia muore a Palermo. 20 novembre 1989. Viene ricordato da numerose parole di stima, fra cui quelle del grande amico Gesualdo Bufalino. È sepolto a Racalmuto, suo paese natale, all'ingresso del cimitero. Sulla lapide bianca una sola frase: "Ce ne ricorderemo di questo pianeta".

Karl Marx

Karl Marx nacque a Treviri nel 1818, fu un grande filosofo, economista e pensatore politico, fu uno dei fondatori, con Engels del socialismo scientifico. Iniziò gli studi universitari a Bonn e poi si trasferì a Berlino dove conseguì il dottorato in filosofia con una tesi dal titolo: Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e Epicuro. Nel 1842 cominciò a collaborare con una Gazzetta renana (Rheinische Zeitung) di Colonia, della quale successivamente divenne caporedattore. I suoi articoli riguardavano spesso i problemi socio-politici dell’epoca e questo gli creò problemi con le autorità prussiane: infatti il giornale, nel 1843, fu soppresso. Si recò quindi a Parigi, dove stabilì contatti con i movimenti socialisti e si dedicò ai primi studi di economia politica. Nel 1844 incontrò Engels ed entrambi si accorsero che per vie diverse erano giunti all’ideale della necessità storica di una rivoluzione, così decisero di collaborare alla formulazione dei principi teoretici del comunismo e alla creazione di un movimento operaio internazionale basato proprio su questi principi. La mente di Marx era speculativa mentre quella di Engels organizzativa, questo li aiutò molto nella composizione delle loro opere. Morì a Londra nel 1883.

 

La filosofia di Marx nasce in seguito al Positivismo, creando le basi di una nuova società comunista. Per Marx la materia primaria della sua filosofia è l’economia, intesa come condizioni di vita e rapporti sociali. Marx riduce la realtà in materia ed esclude la religione. Il suo è un materialismo metafisico ma economico e si divide in storico e dialettico.

Materialismo storico

Nei cosiddetti Manoscritti economico-filosofici del 1844, Marx utilizza gli strumenti della dialettica hegeliana per mettere a fuoco il tema del lavoro alienato nella società capitalistica. Se fino a questo periodo Marx appare vicino alla generazione dei filosofi della sinistra hegeliana in particolare a Feuerbach, in seguito se ne distanzia per dare al suo pensiero un carattere più nettamente materialistico, nell’Ideologia tedesca, scritta in collaborazione con Engels, trova le sue basi il materialismo storico di Marx, ossia una concezione che afferma la dipendenza di ogni fattore coscienziale dalle strutture economiche e dalle condizioni materiali nelle quali gli uomini riproducono nelle varie epoche la loro esistenza. L’economia è la struttura della realtà, le sovrastrutture (stato, diritto, religione, arte, coscienza religiosa e diritto di proprietà) sono tutto ciò che è culturale e sono il frutto della struttura. Lo stato ha un valore reale e storico.

Per Marx rappresentare lo stato e i diritti in valore assoluto è come giustificare l’ordine esistente e mantenere i diritti dei potenti e privilegiati.

Materialismo dialettico

Marx vuole portare la dialettica dalle idee alla storia. Per Marx la dialettica è la contraddizione delle classi sociali, cioè lotta di classe, la storia di ogni società è basata proprio su questo.

Importante è la critica di Marx a Hegel. Hegel ha una visione pallogistica, da un valore assoluto allo stato ed è visto da Marx come conservatore, il suo pensiero è ideologia. Gli riconosce il merito della scoperta della dialettica come motore della storia però gli critica la sua astrazione e la visione della dialettica come contraddizione dello spirito. Marx si allontana dalla sinistra hegeliana e critica i ragazzi che vi appartengono perché costituita da grandi frasi ma niente fatti (pensieri rivoluzionari, atti da conservatori).

Lotta di classe

Marx vede come punto centrale di tutte le rivoluzioni la lotta di classe, incentrata sulla rivolta dei proletari, che, come si vede nella storia, è inevitabile per le leggi della dialettica. Marx afferma che, come la classe borghese vinse sulla società feudale, il proletariato vincerà sulla società borghese e il suo sistema capitalista, “La borghesia ha prodotto in suo seno le armi e gli uomini, che le impugneranno per distruggerla: i proletari saranno i suoi seppellitori” (citazione di Marx).

Società capitalista

Critica agli economisti classici: il pensiero degli economisti classici è ideologico, giustificano l’ordine esistente e non si impegnano a modificare e migliorare. Marx riconosce a loro il merito di aver individuato le leggi dell’economia ma li accusa di aver giustificato la proprietà privata e di averla considerata assoluta, ovvero necessaria. Marx dice che si devono studiare i punti per un miglioramento. Proprietà privata: coloro che lavorano con “l’intelletto” hanno costituito le divisioni dei lavoratori, cosicché potessero ottenere dallo sfruttamento dei lavoratori “manuali” maggior guadagno e maggior potere.

Nel sistema capitalista, si crea un’eccessiva concentrazione di capitale, con un esiguo numero di borghesi. La formula del sistema economico borghese è DMD’, ovvero Denaro, Merci di produzione e forza lavoro (manodopera) e Denaro guadagnato, il quale è maggiore di quello investito per via del plusvalore. Esso è dovuto allo sfruttamento degli operai, i quali sono sottopagati rispetto al valore dei beni che producono con la loro forza lavoro. Inoltre il capitalista investe di continuo ciò che guadagna aumentando di continuo i suoi profitti sempre a discapito dei lavoratori.

Salto nella libertà

La rivoluzione del proletariato non avrà come risultato la società comunista, intesa da Marx come salto nella libertà, visto come obbiettivo finale. Essa comprende: l’assenza dello Stato, che è una sovrastruttura borghese determinando il dominio della stessa, l’assenza della proprietà privata, assenza di classi sociali, diritti uguali per tutti. La società comunista è il completo consapevole ritorno dell’uomo a se stesso. Ma prima della società comunista, ci sarà la dittatura del proletariato. Si arriva a tutto questo in seguito all’alienazione del lavoro: separazione tra lavoratore e ciò che produce, perché diventa solo un mezzo di guadagno per il capitalista. Il lavoro è alienante nel sistema capitalista e il lavoratore non trova soddisfazione nel lavoro perché non vede mai il prodotto finito che produce lui stesso: “l’uomo si nega nel lavoro”.

A causa dello sfruttamento, l’uomo si abbandona alla religione: “la religione è l’oppio del popolo”. L’alienazione della religione è frutto dell’alienazione del lavoro. L’uomo si abbandona alla religione (sovrastruttura) e quindi deve essere distrutta la struttura (l’economia capitalista). Inoltre Marx vuole annullare nel suo progetto la proprietà privata e critica i socialisti utopistici tra cui Saint-Simon, Proudon e Blanc, che vogliono rendere il proletariato a capo delle industrie e inborghesizzarlo.

Interpretazioni del Marxismo

La fortuna delle dottrine di Marx crebbe dopo la sua morte, con l’affermarsi del movimento operaio e la nascita di una delle principali correnti del pensiero contemporaneo, il marxismo. La sua analisi dell’economia capitalista, la sua teoria del materialismo storico, della lotta di classe e del plusvalore sono le fondamenta del socialismo moderno.

La dottrina di Marx, fu ripresa in seguito da Kautsky, il quale era fermamente convinto dell’inevitabile crollo del capitalismo, ponendo in parallelo Darwin, scienziato della natura e Marx, creatore della scienza della società. Inoltre, la dottrina Marxista, fu applicata in Russia da Lenin e portò alla formulazione dell’imperialismo come ultima fase del capitalismo, indicando la necessità di trasformare la guerra imperialista in guerra rivoluzionaria condotta dal partito comunista. Con Stalin, invece si arrivò a una riduzione e codificazione statica dell’ideologia marxista, portando al periodo meno fecondo del marxismo. Infine, si ebbe un’originale interpretazione del marxismo con Mao Zedong, il quale sostenne che sarebbero state le masse contadine il vero motore della rivoluzione mondiale.

Herbert Marcuse

Marcuse incentra la sua attenzione sulla polemica contro la società repressiva e la difesa dell’individuo e delle sue istanze di felicità, portando avanti un tentativo di sintesi originale tra marxismo e freudismo. Le sue opere più significative sono Eros e civiltà (1955) e L’uomo a una dimensione (1964).

Civiltà e repressione

Alla base di Eros e civiltà sta la convinzione, mutata da Freud, che la società ha potuto svilupparsi solo in virtù della repressione degli istinti, e in particolare della ricerca del piacere, la quale secondo la psicanalisi costituisce la molla fondamentale dell’essere umano. Infatti, la società è riuscita ad accrescere la produttività e a mantenere l’ordine, solo impedendo all’individuo la libera soddisfazione delle sue pulsioni. Freud riteneva la repressione un costo inevitabile della civiltà, Marcuse ritiene, invece, che non sia la civiltà in quanto tale ad essere repressiva, bensì quel tipo particolare di civiltà che è la società di classe. In altre parole, Freud, secondo Marcuse, non distinse fra rimozione di base (cioè un certo controllo degli istinti richiesto dalla vita sociale) ed un surplus di rimozione richiesto dalla particolare forma storica di civiltà delineatasi in Occidente. Quest’ultima è stata completamente sottomessa a ciò che Marcuse chiama il “principio della prestazione”, ossia alla direttiva di impiegare tutte le energie psico - fisiche dell’individuo per scopi produttivi e lavorativi.

Il principio di prestazione, riducendo il singolo ad un’entità per produrre, ha represso la richiesta umane di felicità e di piacere, comportando diserotizzazione del corpo umano e la cosiddetta “tirannide genitale”, ossia la riduzione della sessualità a puro fatto genitale e procreativo. In tal modo, il fine della vita, anziché essere quello di godere con gli altri del nostro stare al mondo, è divenuto il lavoro e la fatica, che gli uomini hanno finito per accettare come qualcosa di naturale, o come la giusta punizione per qualche colpa commessa, “introiettando” nella propria psiche la rimozione, secondo il processo che Marcuse descrive come “autorepressione dell’individuo represso”. Tuttavia, la civiltà della prestazione non ha potuto far tacere completamente gli impulsi primordiali verso il piacere, la cui memoria è conservata dall’inconscio e dalle sue fantasie.

La critica del “Sistema” e il “Grande rifiuto”

In uno scritto successivo, dal titolo L’uomo a una dimensione, Marcuse riprende e radicalizza i vari motivi di critica della società tecnologica avanzata. L’uomo a una sola dimensione è l’individuo alienato della società attuale, colui per il quale la ragione si è identificata con la realtà, perciò non scorge più il distacco tra ciò che è e ciò che deve essere; sicché per lui, al di fuori del sistema in cui vive, non ci sono altri possibili modi di esistere. Il sistema tecnologico, infatti, ha la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l’individuo in un frenetico universo consumistico e pur identificandosi con “l’amministrazione totale” dell’esistenza, si ammanta di forme pluralistiche e democratiche, che però sono puramente illusorie, poiché la decisioni, in realtà, sono sempre nelle mani di pochi. La stessa tolleranza di cui tale società si vanta, è unicamente una tolleranza repressiva, poiché il suo “permissivismo” funziona solo a proposito di ciò che non mette in discussione il sistema stesso.

Tuttavia, la società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi, a cominciare dalla contraddizione di fondo che la costituisce: quella fra il potenziale ossesso dei mezzi atti a soddisfare i bisogni umani e l’indirizzo conservatore di una politica che nega a taluni gruppi l’appagamento dei bisogni primari e stordisce il resto della popolazione con l’esaurimento di bisogni fittizi. Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, ossia il lavoratore salariato, ormai completamente “integrato” nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi “esclusi delle società opulente, ovvero dal <<sostrato degli emarginati e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili. Essi permangono al di fuori del processo democratico; la loro presenza prova come non mai quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni ed istituzioni intollerabili. Perciò la loro opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza. Perciò la loro opposizione colpisce il sistema al di fuori e quindi non è sviata dal sistema; è una forza elementare che viola la regola del gioco, e così facendo mostra che un gioco truccato>>.

Le forze mondiali della Rivoluzione

Anziché fermarsi ad un pessimistico “Grande rifiuto” fine a sé stesso, Marcuse, negli anni successivi a L’uomo a una dimensione, ha continuato a riflettere sui possibili soggetti rivoluzionari in grado di abbattere il Sistema, mettendo in luce come la sorti della rivoluzione mondiale siano affidate ad un vasto schieramento di forze, di cui fanno parte sia i gruppi del “dissenso” dei paesi avanzati (dal sottoproletario agli studenti), sia i “dannati” del Terzo Mondo, sia il proletario occidentale ancora politicamente attivo (come quello francese o italiano). Fiducioso nell’azione simultanea di queste forze il filosofo è piuttosto scettico sulla loro azione isolata e spontaneista.

Marziale

Nella letteratura latina ricorre spesso il tema della contestazione e della protesta. I più importanti autori in tal senso sono sicuramente Marziale, Persio e Giovenale. Tutti e tre appartenevano ad un ceto sociale molto poco abbiente e covavano uno spirito di rivolta che lo ritroviamo spesso nelle loro opere, non a caso gli ultimi due hanno scritto entrambi delle satire, opere di “contestazione” per eccellenza.

Marco Valerio Marziale nacque a Bibilis, in Spagna, vicino l'attuale Saragozza, in una data compresa tra il 38 e il 41 dC. All'età di 24 anni si recò a Roma per cercare fortuna, entrò in relazione con molte famiglie potenti ma non riuscì ad ottenere molta ricchezza come aveva fatto il suo amico Quintiliano. Rinunciò alla carriera di avvocato per dedicarsi solamente all'attività poetica. Quest'ultima però non gli dava grandi guadagni, poiché a quell'epoca non esisteva il diritto d'autore, quindi i maggiori proventi dalla vendita di libri arrivavano ai librai. Marziale quindi era costretto a chiedere delle somme di denaro ai ricchi patroni.

In particolare lui faceva il mestiere di cliente, ovvero si trattava di accompagnare i ricchi patroni durante le loro visite ufficiali oppure porgergli il saluto, in cambio egli davano la cosiddetta sportula che consisteva in viveri o denaro. Di questa sua condizione poco prospera egli se ne lamenta spesso nelle sue opere, a volte però la esagera un po', perché non stava poi così male come vuole far credere.

Marziale si lamenta pure del fatto che a Roma, in quel tempo, un onesto gentiluomo non poteva fare fortuna utilizzando mezzi onesti, infatti vi erano molti truffatori e affaristi senza scrupoli che facevano soldi illegalmente. Ciò era dovuto all'aumento dell'istruzione e degli intellettuali, che andò a generare una sorta di dequalificazione degli stessi.

I primi epigrammi di Marziale risalgono agli anni 80, quando scrisse il liber spectaculorum, dove celebra i spettacoli organizzati da Tito per inaugurare il Colosseo. Successivi a questo, abbiamo Xenia, dove parla dei doni che si scambiavano tra amici in occasione dei Saturnali (festività) e Apophoreta, dove parla dei doni che i commensali si scambiavano durante un banchetto.

Dall'85 in poi, comincia a scrivere una serie di epigrammi dal contenuto realistico-umoristico che in seguito verranno raggruppati in 12 libri. Essi ebbero un grande successo per via del linguaggio molto semplice e schietto ed erano letti in tutta Roma. La fama ottenuta con queste pubblicazioni, gli consentì ti ottenere un privilegio che solitamente era concesso solo ai padri che avevano più di 3 figli, si trattava del ius trium liberorum; inoltre ottenne pure l'iscrizione all'ordine equestre, una casetta nel Quirinale e un podere nei dintorni di Roma. Non riuscì comunque ad ottenere la stessa fama e ricchezza che avevano raggiunto altri poeti del tempo.

Dalla vita della metropoli però ne voleva fuggire, così si trasferì nella odierna Imola. Duro poco però questo soggiorno, infatti un po' gli mancò la vita metropolitana, così fece ritorno a Roma dove stette per un altro po' di tempo. Dopo la morte di Domiziano però, salirono al trono Nerva e poi Traiano, egli cercò di entrare nelle loro grazie, ma la sua poesia non era molto apprezzata. Così, deluso, decide di far ritorno nella sua città natale, dove lo aspettava una casetta regalatagli da Marcella, una sua ammiratrice. Neanche a Bibilis è molto soddisfatto però, infatti rimpiange le biblioteche e le persone colte di Roma, inoltre comincia un po' ad odiare l'ambiente pettegolo della provincia. Ha però il vantaggio di poter condurre una vita più rustica ed essenziale, nella sua città natale va a morire nel 104.

Il realismo di Marziale

Marziale critica fortemente le opere degli altri scrittori del suo tempo, si trattava infatti di opere molto solenni ed epiche, che cercavano di raccontare la vita delle persone utilizzando gli esseri mitologici come protagonisti. Negli epigrammi di Marziale invece troviamo uno stile molto realista, egli cerca di raccontare ed esaminare la vita reale con semplicità e schiettezza, accessibile al più vasto pubblico possibile. Questo suo pensiero viene racchiuso in una sua famosa frase: Hominem pagina nostra sapit (La nostra pagina ha sapore di uomo), ovvero ciò che scrive Marziale rappresenta veramente l'uomo, descrivendone soprattutto i vizi e i difetti, e non esseri mitologici.

Spinti dal poeta stesso, molti vedono nella poesia di Marziale la Roma corrotta e falsa, non era proprio così, infatti si era diffusa l'idea che Roma in quel periodo era molto più corrotta che in passato ma ciò non era proprio vero. Il realismo di Marziale quindi ha dei limiti, rappresenta realisticamente la società, però bisogna prendere ciò che scrive un po' con le pinze. Infatti anche lui viene un po' condizionato dal pubblico e dopo le prime pubblicazioni, cerca di scrivere degli epigrammi che possano dare lo stesso successo dei precedenti. Spesso utilizzando un linguaggio osceno e volgare che però attiri il pubblico e faccia vendere i suoi libri. Troviamo quindi spesso personaggi poco rispettosi, come impotenti, donne corrotte e via dicendo. Egli va quasi a finire nel banale, andando a raccontare storie vecchie di secoli, tipo: i medici che ammazzano i clienti, le donne vecchie che si truccano per apparire più giovani, i mariti che ammazzano le mogli per l'eredità etc. Questo dimostra che Marziale spesso non va a osservare la realtà ma cerca semplicemente di trovare degli argomenti umoristici che possono divertire la gente che compra i suoi libri.

Marziale però in alcuni casi diventa molto disgustoso, tipo quando va a fare battute sui calvi, sui sdentati e anche sui vecchi e sui malati. La sua opera però non è solo umorismo commerciale, spesso troviamo delle macchiette che appartengono alla sua fantasia e alla sua vera osservazione della realtà, per esempio quando parla di scocciatori o di bellimbusti effeminati oppure quando descrive persone affette da particolari tic. Un altro tema molto affrontato da Marziale è la povertà, vista spesso nei suoi aspetti più crudeli e brutti, tema un po' ispirato alla poesia realistica greca. Egli critica soprattutto i poveri che vogliono sembrare ricchi, che cercano di entrare nell'alta società senza averne le qualità, infatti plaude l'iniziativa di Domiziano che tolse dai posti migliori del teatro tutti i falsi ricchi.

La poetica di Marziale è solo puro divertimento, egli non attacca alcuna persona in particolare, si limita a descriverne i comportamenti e i vizi. Infatti riesce a passare tranquillamente la forte censura effettuata da Domiziano (questo anche perché egli inseriva dei messaggi adulatori all'interno).

Su Marziale si trova spesso la cosiddetta frase ad effetto, che va a concludere l'epigramma cogliendo di sorpresa il lettore o l'ascoltatore. Per arrivarci solitamente fa delle lunghe elucubrazioni su dei particolari grotteschi di una persona oppure esprimendo una serie di concetti, che poi portano ad una conclusione totalmente diversa da quella con cui si è partiti.

La vena rustica e intimistica

Non esiste però solo il Marziale rustico e grottesco, in alcuni epigrammi (un po' sparsi nelle varie opere) possiamo trovare pure un Marziale molto intimo, che lascia parlare il cuore. Esprime il suo grande amore per la vita semplice e rustica di campagna e la distingue dalla vita dei ricchi, piena di agi, inoltre critica le descrizioni idealizzate che fanno gli altri poeti della campagna stessa. Le descrizioni della campagna fatte da Marziale sono ricche di oggetti concreti, animati da una vera vitalità e non corrotta dalla vita cittadina, soprattutto quando parla della sua città natale Bibilis. Questa vena campagnola è un po' connessa con il suo desiderio di fuggire dalla caotica città, che però non vuole lasciare perché egli è sempre alla ricerca di ricchezza e fama.

In questa vena intima di Marziale troviamo spesso dei sentimenti di nostalgia e anche di tenerezza. Infatti egli spesso usa dei toni molto sarcastici contro vecchi e zoppi, però davanti ai bambini si commuove. Per esempio negli epigrammi funebri ai bambini morti prematuramente oppure ai bambini che sono costretti a studiare con il caldo.

Persio

Le informazioni riguardanti la vita di Aulo Persio Flacco derivano soprattutto da una biografia scritta dal Valerio Probo, il quale era un suo contemporaneo ed aveva commentato per primo la sua opera. Persio nacque a Volterra, in Etruria, nel 34 d.C. da una famiglia ricca e nobile. All'età di 13 anni fu inviato a Roma dal padre in modo da poter studiare nelle migliori scuole di grammatica e retorica, un suo grande maestro fu Anneo Cornuto, il quale gli fece conoscere Lucano. Morì molto giovane, neanche 23 anni. Scrisse poche opere e in vita non ne pubblicò nessuna, un suo amico però, dopo la sua morta, si occupò della pubblicazione delle satire, che ebbero un ottimo successo.

L'opera

L'opera è costituita da un prologo o epilogo (infatti in alcune raccolte è posizionato alla fine) dove polemizza contro gli stili letterari del tempo seguito da 6 componenti satirici in esametri dattilici.

  1. Nella prima satira, continua la sua critica alla moda letteraria del tempo, soffermandosi particolarmente sull'esibizionismo e la smania di successo dei poeti del tempo, seguita anche da una certa degenerazione morale.
  2. La seconda invece critica la religiosità di chi non ha dei veri sentimenti ma chiede agli dei solo di soddisfare la propria brama di denaro.
  3. La terza è indirizzata ad un giovin signore, il quale conduce una vita distaccata e appartata e lo esorta ad intraprendere il cammino della liberazione morale.
  4. Qui illustra la norma del nosce te ipsum (conosci te stesso), ovvero indica a chi vuole cominciare una carriera politica che prima di governare gli altri deve conoscere se stesso.
  5. Questa è dedicata al maestro Cornuto e riguarda il tema della libertà, contrapponendo ai vizi umani la libertà del saggio.
  6. Quest'ultima invece è dedicata all'amico Cesio Basso e deplora l'avarizia, prendendo come modello chi usa in maniera moderata i propri beni.

La sua opera è essenzialmente ispirata ad Orazio, in Persio però non abbiamo la situazione di equilibrio dove lo scrittore si mette nello stesso piano dell'ascoltatore e gli impartisce le proprie lezioni, secondo Persio appunto, lo scrittore non può mai trovarsi sullo stesso piano dell'ascoltatore. Il discorso di Persio inoltre non si aspetta di essere recepito dagli altri, rimane chiuso con se stesso e spesso impressiona sfavorevolmente i lettori moderni. Con il procedere dell'opera si nota che l'obbiettivo dell'insegnamento viene quasi a mancare, il poeta rimane chiuso su se stesso. Inoltre verso la fine compare il suo maestro a cui gli narra che ha trovato la sua pace anteriore (il classico angulus Oraziano).

Giovenale

Le notizie sulla sua vita sono poche e incerte, ricavabili dai rari cenni autobiografici presenti nelle sue sedici Satire scritte in esametri giunte fino ad oggi e da alcuni epigrammi a lui dedicati dall'amico Marziale.

Giovenale nacque ad Aquino, nel Lazio meridionale, da una famiglia benestante che gli permise di ricevere una buona educazione retorica. poiché nella prima satire, databile poco dopo il 100 d.C., si definisce non più iuvenis (v.25) -il che implica che avesse almeno 45 anni- la data di nascita si può indicare approssimativamente fra il 50 e il 60. Intorno ai trent'anni cominciò ad esercitare la professione di avvocato, dalla quale però non ebbe i guadagni sperati e ciò lo convinse a dedicarsi alla scrittura, alla quale arrivò in età matura, circa a quarant'anni (dopo la morte dell'imperatore Domiziano).

Visse soprattutto all'ombra di uomini potenti, nella scomoda posizione di cliente, privo di libertà politica e di autonomia economica: è probabilmente questa la causa del pessimismo che pervade le sue satire e dell'eterno rimpianto dei tempi antichi. Scrisse fino all'avvento dell'imperatore Adriano e non si sa con certezza la data della sua morte, sicuramente posteriore al 127, ultimo termine cronologico ricavabile dai suoi componimenti . Scarsamente attendibile è la notizia secondo cui fosse stato condannato all'esilio in Egitto dallo stesso Adriano, che non aveva apprezzato i toni offensivi di alcuni suoi versi.

Ideologia e pensiero

Giovenale considerò la letteratura mitologica ridicola in quanto troppo lontana al clima morale corrotto in cui viveva la società romana del suo tempo: egli considerò la satira indignata non soltanto la sua musa, ma anche l'unica forma letteraria in grado di denunciare al meglio l'abiezione dell'umanità a lui contemporanea.

In quanto scrittore di satire, Giovenale è stato spesso accostato a Persio ma tra i due vi è una profonda differenza: Giovenale non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini perché, a suo dire, l'immoralità e la corruzione sono insite nell'animo umano; pertanto egli si limitò a gridare la sua protesta astiosa, senza coltivare illusioni di riscatto.

Il rifiuto del pensiero moralistico è una delle componenti più importanti della poetica di Giovenale, così come l'astio sociale: a suo dire, non ci sono più le condizioni sociali che possano portare alla ribalta grandi letterati come Mecenate, Virgilio ed Orazio nel periodo augusteo perché il poeta, nella Roma dei suoi tempi, è bistrattato e spesso vive in condizioni di estrema povertà tanto che spesso è la miseria che lo ispira.

Questa radicale avversione contro le iniquità e le ingiustizie, che lo portarono anche a declamare versi di rabbia e protesta, sono stati interpretati da alcuni come segnali di un atteggiamento democratico di Giovenale. Questo modo di intendere Giovenale è però molto superficiale: al di là di qualche verso scritto in favore degli emarginati, l'atteggiamento di Giovenale è di inequivocabile disprezzo nei loro confronti, in quanto essi non hanno avuto l'intelligenza necessaria per uscire dalla loro condizione.

Più che un democratico solidale Giovenale fu un idealizzatore del passato, ovvero quel buon tempo in cui il governo era caratterizzato da una sana moralità "agricola". Questa utopica fuga dal presente rappresenta l'implicita ammissione della frustante impotenza di Giovenale, dato che nemmeno lui era in grado di "muovere le coscienze".

Negli ultimi anni della sua vita il poeta rinunciò espressamente alla violenta ripulsa dell'indignazione ed assunse un atteggiamento più distaccato, mirante all'apatia, all'indifferenza, forse allo stoicismo, riavvicinandosi a quella tradizione satirica da cui in giovane età si era drasticamente allontanato. Le riflessioni e le osservazioni, un tempo dirette ed esplicite, divennero generali e più astratte, oltreché più pacate. Ma la natura precedente del poeta non andò distrutta completamente e tra le righe, magari dopo interpretazioni più complesse, si può ancora leggere la rabbia di sempre. Si parla di un "Giovenale democriteo", per designare il Giovenale degli ultimi anni, lontano dall'indignatio iniziale.

 

Misoginia

Bersaglio privilegiato delle satire di Giovenale sono le donne, in special modo quelle emancipate e libere, che per il loro disinvolto muoversi nella vita sociale personificano agli occhi del poeta lo scempio stesso del pudore.

Quelli che egli considerava i vizi e le immoralità dell'universo femminile gli ispireranno la satira VI, la più lunga, che rappresenta uno dei più feroci documenti di misoginismo di tutti i tempi, dove campeggia la cupa grandezza di Messalina, definita "prostituta imperiale".

In pratica, secondo Giovenale, tutte le donne che utilizzano qualità non intellettuali (per esempio, l'avvenenza fisica) per emergere devono essere considerate "oscene" ed "infami".

I “ribelli” romantici inglesi

L'Inghilterra si pone nel XIX secolo come l'unica potenza mondiale in grado di difendere i poteri tradizionalisti del continente europeo. L'alleanza tra sistemi reali aristocratici europei e la monarchia inglese avviene però attraverso contraddizioni strutturali insanabili. L'impero coloniale inglese si venne costruendo sulla base di una borghesia industriale: erano gli interessi della borghesia e non dell'aristocrazia a dettare le linee della politica inglese. Così, se formalmente la monarchia inglese poteva vantare punti di contatto con le famiglie monarchiche del continente europeo, strutturalmente il sistema produttivo e gli interessi economici inglesi erano diversi rispetto quelli delle classi aristocratiche europee. Il modello strutturale inglese agì con carattere eversivo sulle società tradizionaliste e più arretrate del continente, e gli stati che cercarono di imitarne il modello senza perdita di potere per i gruppi tradizionalmente al comando - soprattutto la Francia, e la Germania -, ebbero grossi attriti interni.

La particolare struttura sociale inglese pose l'aristocrazia inglese sostanzialmente all'opposizione in campo culturale rispetto alla società borghese: qui prima che altrove si manifestarono forme culturali e spinte psicologiche che sul resto del continente dovranno apparire solo con qualche anno o decennio di ritardo. E' soprattutto la Francia a porre subito il mondo culturale inglese a proprio modello, proprio perché si doveva soprattutto all'Inghilterra la recente sconfitta del modello napoleonico. Dall'Inghilterra si diffondono i germi romanticisti, quelli che maggiormente investono il mondo letterario continentale. Ma non dobbiamo dimenticare altri influssi, primo tra tutti quello economico: si pensi all'influsso della tecnologia inglese e della manifattura. Ma anche quello della teoria economica: a London viene fondato da James Wilson nel settembre 1843 «The Economist», il settimanale economico e politico fautore del liberismo in campo economico, che avrà grande influenza nella storia economica non solo inglese. Nel campo delle diffusione della cultura letteraria, le riviste iniziano a svolgere un ruolo interessante: si veda il caso della «Edinburgh review». In Inghilterra, la parabola dei due esponenti della prima generazione romanticistica, William Wordsworth (1770\1850) e Samuel T. Coleridge (1772\1834), dall'ansia giovanile di rigenerazione, all'idealismo fino al conservatorismo, rappresenta la reazione della cultura inglese alla rivoluzione francese. I due inventano gran parte delle forme e delle idee estetiche del romanticismo; e creano un mito: quello della delusione dell'esperienza attiva, la presa di coscienza della negatività del volere. La natura e il mondo esterno non sono più oggetto d'imitazione, ma acquistano significato se investiti dal sentimento del poeta. La forza sentimentale è capace di ricreare nell'immaginazione un mondo di per sé inerte: da qui nasce la poesia romantica con la sua carica visionaria (Coleridge), e l'impegno etico (Wordsworth). Le loro Ballate liriche (Lyrical ballads) ebbero forza rivoluzionaria sul panorama poetico inglese, agendo da stimolo su tutti.

William Blake

Nato a London nel 1757, figlio di un commerciante londinese, studiò disegno. Nel 1772 divenne incisore. Nel 1784 aprì a London un negozio di stampe: lì pubblicò i suoi libri di poesie, con il lustrazioni che eseguì lui stesso. Morì a London nel 1827.

Nella prima opera da lui pubblicata, Schizzi poetici (Poetical sketches, 1783) è solo in minima parte la presenza degli elementi innovativi della sua poesia, che emergono invece nei successivi Canti d'innocenza (Songs of innocence, 1789) e Canti d'esperienza (Songs of experience, 1794). Le due raccolte furono pensate come opere complementari, espressione delle «due opposte tendenze dell'animo umano». Incise su rame e decorate con disegni di Blake, secondo la tecnica dell'illuminated printing, stampa illuminata cioè la miniatura a stampa, che, mescolando visivamente pittura e poesia, attua una sintesi delle due arti. Dal punto di vista formale i "Canti" de rivano dalla ballata popolare contemporanea: se ne distaccano per la complessa fusione di simbolismo criptico, impulso visionario, di mordente critica sociale. Intorno al 1790 Blake iniziò la serie dei grandi "libri profetici": Il matrimonio di cielo e inferno (The marriage of heaven and hell, 1790), America (1793), Il libro di Urizen (The book of Urizen, 1794), Milton (1804), Jerusalem (1804), Vala o i quattro Zoas (Vala or the four Zoas, postumo). Blake è un visionario. Nella profonda, tenace convinzione che le sue visioni interiori fossero più reali del mondo esterno, cercò di esprimerle con il mezzo pittorico e poetico. Nei suoi "libri profetici", influenzato dal neoplatonismo, da Swedenborg, da Böhme, dalla Kabbalah, e soprattutto dal Nuovo e dal Vecchio Testamento, diede un quadro esoterico in cui intreccia simbolismi e mitologie. L'artista è un veggente, dotato della facoltà di penetrare nella verità fantastica del cosmo. I "libri profetici" danno una rappresentazione vividamente drammatica dei temi ricorrenti in tutta l'opera di Blake: la falsità della morale corrente, la natura divina dell'energia e dell'immaginazione, la nega tività delle ideologie meccanicistiche nate dall'industrialismo, l'unità mistica dell'universo. La visionarietà di Blake ha toni utopistici, in un certo senso anche rivoluzionari. In opposizione a una concezione dell'uomo diviso tra spirito e corpo, desiderio e repressione, realtà e fantasia, Blake esalta l'attività creatrice e totalizzante dell'immaginazione attraverso cui può essere ricomposta la realtà scissa. Ne Il libro di Thel (The book of Thel, 1789) Blake sviluppa il proprio concetto di innocenza, che non deriva dalla ignoranza sessuale e quindi dalla repressione ma, come dimostra nelle Visioni delle figlie di Albion (Visions of the daughters of Albion, 1793), dalla gratificazione sessuale come matura liberazione dal- la morale conformistica.

William Wordsworth

Nato a Cockermouth [Cumberland] nel 1770, trascorse infanzia e prima giovinezza nel Lake District, a contatto con la natura, ciò che segnò indelebilmente la sua storia intima e poetica. Rimasto orfano di padre e madre, fu affidato a due zii. Frequentò un'ottima 'grammar school' nel centro rurale di Hawkshead e poi il Saint John's College di Cambridge. Si laureò nel 1791. Nel 1792 è in Francia: amico di Michel de Beaupuy, e innamorato di Annette Vallon da cui ebbe una figlia alla fine del 1792, fu sul punto di unirsi al partito dei girondini. La brusca partenza per l'Inghilterra fu certo imposta dalla fa- miglia. Fervente seguace del comunismo anarchico di W. Godwin, fu presto deluso di fronte alle stragi del Terrore e all'evoluzione espansionistica della politica francese. Nel 1795 si stabilì con la sorella Dorothy a Racedown [Dorset], e incontrò Coleridge. Ne nacque un sodalizio leggendario: Coleridge chiarì all'amico la natura della sua vocazione poetica, mentre Wordsworth con il suo temperamento riflessivo e risoluto agì da stimolo su Coleridge. Nel 1797 Wordsworth e Dorothy andarono a vivere vicino a Coleridge, ad Alfoxden Park [Somerset]. Nel 1799 si stabilì con Dorothy nel Lake District a Grasmere [Westmorland]. Nel 1802 sposò un'anima d'adolescenza, Mary Hutchinson. Gli anni dal 1805 al 1815 furono segnati dal distacco di Wordsworth da Coleridge, e dall'adesione alle idee conservatrici. Nel 1813 ottenne un impiego come "distributore di francobolli per il Westmorland", e si stabilì definitivamente a Rydal Mount [Westmorland]. Nel 1843 fu nominato 'poeta laureato'. Morì a Rydal Mount nel 1850. Dopo alcune poesie giovanili, Wordsworth scrisse Una passeggiata di sera (An evening walk, 1793), e Scene descrittive (Descriptive sketches, 1793), entrambe in distici eroici e con forti influenze di moduli settecenteschi. L'incontro con Coleridge fu decisivo per una svolta nella sua pro- duzione poetica.

Tra il 1797 e il 1798 Wordsworth e Coleridge scrissero in blank-verse le Ballate liriche (Lyrical ballads) pubblicate anonime nel 1798, considerate oggi il manifesto del romanticismo inglese. La prima edizione comprendeva 19 liriche di Wordsworth, tra cui Righe scritte sopra Tintern Abbey (Lines written above Tintern Abbey). Del 1798 è Peter Bell, pubblicato poi nel 1819, e una delle sue opere più importanti: Il preludio (The prelude) completato nel 1805 e pubblicato postumo nel 1850, poema autobiografico in cui Wordsworth descrive la formazione della sua vita spirituale e poetica. Nelle sue intenzioni doveva essere l'introduzione a un poema filosofico dal titolo "Il recluso" (The recluse), di cui fu pubblicata anche un'altra parte, L'escursione (The excursion, 1814)

Tra le sue cose migliori sono anche: Poesie in due volumi (Poems in two volumes, 1807) in cui sono alcuni componimenti famosi come "Ode all'immortalità" (Ode to immortality), "Ode al do- vere" (Ode to duty), "La mietitrice solitaria" (The solitary rea- per). La bianca colomba di Rylstone (The white doe of Rylstone, 1807) fu pubblicata nel 1815, è una poesia narrativa in sette canti che anticipa la maniera tarda di Wordsworth, rappresentata in particolare dai Sonetti ecclesiastici (Ecclesiastical sonnets, 1821) pubblicati nel 1822. Se Coleridge diede nelle "Ballate liriche" con la "Ballata del vecchio marinaio" l'inizio del movimento romantico in Inghilterra, Wordsworth elaborò una lirica senza la quale non vi sarebbe stata la moderna poesia inglese. Apportò uno straordinario rinnovamento del linguaggio, con uno spostamento della tematica, facendosi interprete di quanto accadeva in Europa, sia sul piano letterario che sociale. Wordsworth capovolse completamente il concetto di 'poetic diction', linguaggio poetico, trasformando anche la concezione della funzione della poesia che venne a identificarsi con l'espressione dell'emozione del poeta. Wordsworth definì la propria poesia come «emozione rivissuta in tranquillità». I versi austeri, purissimi, delle odi del primo periodo trasmettono al lettore la vertigine data dal «guardare fissamente» e dall'evocare istanti che sono vivibili da tutti, e quotidianamente, ma che solo il poeta è in grado di captare con precisione. L'emozione visiva dell'"Abbazia di Tintern" riflette l'affermazione di Wordworth per cui la vista è il più dispotico dei sensi.

L'aspetto meditativo e severo, presente in tutte le sue opere, domina nel periodo più tardo: con il rarefarsi dei momenti di percezione visionaria, è il deliberato privilegiare in significato morale della propria visione. In parallelo all'abbandono degli ideali rivoluzionari: Shelley e Browning parlarono con rammarico della loro "guida perduta".

 

Ecologia

Durante gli anni 60, cominciano a diffondersi ed affermarsi gli studi sull'ambiente. In particolare il pubblico fu molto colpito dalla teoria secondo la quale la Terra è un unico e gigantesco organismo, denominato Gaia. Questa teoria però, benché suscito molto interesse grazie anche alla diffusione dei mass media, non fu molto accettata dagli studiosi. In particolare una biologa, Margulis, sostenne che la Terra non si poteva catalogare come un organismo vivente, perché ad esempio non si evolve secondo i principi darwiniani, ma possiamo catalogarlo come il più grande degli ecosistemi.

Solitamente con la parola ecologia si ci riferisce alle varie iniziative che vengono effettuate per la salvaguardia dell'ambiente, tipo la raccolta differenziata e via dicendo. In biologia invece ha un significato molto diverso, la parola deriva dal greco oikos che significa casa; l'ecologia quindi si occupa di studiare gli individui in relazione all'ambiente in cui vivono. Infatti un individuo fa parte di una popolazione (ovvero una aggregazione di individui della stessa specie), inoltre una popolazione fa parte di una comunità (aggregazioni di specie diverse) mentre una comunità fa parte di un ecosistema, ovvero l'ambiente che lo circonda (terra, acqua, aria, etc). Il più grande ecosistema è proprio, come abbiamo detto prima, il nostro pianeta, ovvero la biosfera.

In un ecosistema troviamo sia componenti biotiche, ovvero gli esseri viventi sia componenti abiotiche, ovvero la materia inanimata come l'acqua, l'aria e il suolo. Queste due componenti lavorano in stretta collaborazione fra di loro, infatti molte componenti abiotiche (es l'ossigeno) favoriscono la vita però l'ossigeno può esaurirsi quindi deve essere rigenerato dalla vita stessa (es dalle piante). Un ecosistema quindi presenta diverse caratteristiche degli esseri viventi, è in grado di prelevare energia, la trasforma, la utilizza e inoltre si modifica al variare delle esigenze. Non sono però catalogabili come veri e propri esseri viventi (per esempio era stata fatta un'ipotesi secondo la quale la terra fosse un grande essere vivente detto Gaia), infatti non si evolvono in maniera darwiniana e sono in grado di riciclare le proprie componenti.

Gli ecosistemi spesso possono essere limitati, per esempio uno stagno e delimitato dai propri confini, oppure possono far parte di un ecosistema più grande, per esempio lo stesso stagno può far parte di un prato che a sua volta fa parte di una collina, etc. Un buon biologo quindi deve tenere presenti tutte queste possibili interazioni per effettuare un buono studio degli ecosistemi.

Le caratteristiche comprensive di un ecosistema non dipendono solamente dalla somma degli ecosistemi di ordine inferiore, infatti vi sono le cosiddette proprietà emergenti, che non derivano dalla semplice somma e sono un concetto cardine per lo studio dell'ecologia. Quest'ultima quindi, al contrario della biologia molecolare non studia gli organismi partendo dall'ordine inferiore ma facendo una visione d'insieme.

Livelli trofici

In un ecosistema, gli esseri viventi vengono catalogati in: produttori, consumatori e decompositori. I produttori sono in genere autotrofi, ovvero sono in grado di produrre l'energia che necessitano per vivere in maniera autonoma, solitamente si tratta di piante o batteri, che attraverso la fotosintesi e la luce del sole ricavano energia. Gli altri organismi vengono detti eterotrofi, si tratta di organismi che per vivere hanno bisogno di energia proveniente dall'esterno, per questo vengono detti anche consumatori, un esempio sono i vari animali sia erbivori che carnivori. Infine abbiamo anche i decompositori, i quali sono perlopiù batteri e ricavano energia da rifiuti di materiale organico, come ad esempio carcasse di animali morti. I consumatori possono essere di vari livelli, per esempio le poiane si cibano di serpenti che a loro volta si cibano di lucertole etc, fino ad arrivare ai produttori, si parla quindi di catena alimentare, che parte dai produttori e termina con i consumatori di livello più alto. Ogni livello di questa catena viene detto livello trofico, inoltre abbiamo organismi che possono appartenere a livelli trofici diversi, per esempio gli onnivori come l'uomo si cibano sia di produttori (piante), che di consumatori di primo livello (bovini) che di consumatori di secondo livello (alcuni tipi di pesci). L'insieme di tutte le catene alimentari presenti in un ecosistema formano la cosiddetta rete alimentare.

Biomassa

Tutti gli ecosistemi sono diversi tra loro, anche se hanno ambienti simili, per avere una parametri oggettivo su cui basarsi nella comparazione si parla di biomassa, ovvero il rapporto tra la massa a secco di tutto il materiale organico e la superficie dell'ecosistema. Se consideriamo le biomasse di consumatori e produttori noteremo che questi ultimi sono presenti spesso in quantità più elevata, infatti se proviamo a porli entrambi su un grafico otterremo una piramide, detta piramide della biomassa, con alla base i produttori e in cima i consumatori di livello più alto. Il grafico che rappresenta il numero totale degli organismi ha la stessa forma piramidale e viene detto piramide dei numeri.

Il ciclo dell'acqua

Il ciclo dell'acqua, detto anche ciclo idrologico, consiste nella circolazione dell'acqua all'interno dell'idrosfera terrestre, includendo le i cambiamenti di stato fisico dell'acqua tra la fase liquida, solida e gassosa. Il ciclo idrologico si riferisce ai continui scambi di massa idrica tra l'atmosfera, la terra, le acque superficiali, le acque sotterranee e gli organismi. Oltre all'accumulo in varie zone (come gli oceani che sono le più grandi zone di accumulo idrico), i molteplici cicli che compie l'acqua terrestre includono i seguenti processi fisici: evaporazione, condensazione, precipitazione, infiltrazione, scorrimento e flusso sotterraneo. La scienza che studia il ciclo dell'acqua è l'idrologia.


Non c'è un inizio o una fine nel ciclo idrologico: le molecole d'acqua si muovono in continuazione tra differenti compartimenti, o riserve, dell'idrosfera terrestre mediante processi fisici. L'acqua evapora dagli oceani, forma le nuvole dalle quali l'acqua torna alla terra. Non è detto, tuttavia, che l'acqua segua il ciclo nell'ordine: prima di raggiungere gli oceani l'acqua può evaporare, condensare, precipitare e scorrere molte volte.

  • L'evaporazione è il trasferimento dell'acqua da corpi idrici superficiali nell'atmosfera. Questo trasferimento implica un passaggio di stato dalla fase liquida alla fase vapore. Nell'evaporazione viene inclusa anche la traspirazione delle piante; in tal modo ci si riferisce a questo trasferimento come evapotraspirazione. Il 90% dell'acqua atmosferica proviene dall'evaporazione, mentre il rimanente 10% dalla traspirazione.
  • La precipitazione è costituita da vapore acqueo che si è prima condensato sotto forma di nuvole (cambio dalla fase gassosa alla fase liquida o solida) e che cade sulla superficie terrestre. Questo avviene soprattutto sotto forma di pioggia, ma anche di neve, grandine o nebbia.
  • L'intercettazione è la precipitazione intrappolata dalla vegetazione che non cade direttamente al suolo.
  • L'infiltrazione è la transizione dall'acqua dalla superficie alle acque sotterranee. L'aliquota di infiltrazione dipende dalla permeabilità del suolo o della roccia e da altri fattori. Le acque sotterranee tendono a muoversi molto lentamente, così l'acqua può ritornare alla superficie dopo l'accumulo in un acquifero in un lasso di tempo che può arrivare al migliaio di anni in alcuni casi. L'acqua ritorna alla superficie ad altezza inferiore a quella del punto di infiltrazione, sotto l'azione della forza di gravità e delle pressioni da essa indotta.
  • Lo scorrimento include tutti i modi in cui l'acqua superficiale si muove in pendenza verso il mare. L'acqua che scorre nei torrenti e nei fiumi può stazionare nei laghi per un certo tempo. Non tutta l'acqua ritorna al mare per scorrimento; gran parte evapora prima di raggiungere il mare o un acquifero.
  • Il flusso sotterraneo include il movimento dell'acqua all'interno della terra sia nelle zone insature che negli acquiferi. Dopo l'infiltrazione l'acqua superficiale può ritornare alla superficie o scaricarsi in mare.

Ciclo dell'azoto

Il ciclo dell'azoto è un ciclo biogeochimico con il quale l'azoto si muove principalmente tra l'atmosfera, il terreno e gli esseri viventi. Questo ciclo viene definito gassoso poiché il pool di riserva, cioè il serbatoio di questo elemento chimico, è appunto l'atmosfera, dove l'azoto occupa circa il 78 % del volume totale.


L'importanza del ciclo per gli organismi viventi è dovuta alla loro necessità di assimilare azoto per la formazione di composti organici vitali, quali le proteine e gli acidi nucleici, ma, ad eccezione di particolari batteri, l'azoto atmosferico non può essere direttamente assorbito dagli organismi e ciò rappresenta spesso un fattore limitante per lo sviluppo forestale.

Le piante, però, possono assimilare l'azoto tramite l'assorbimento di alcuni composti azotati (nitriti, nitrati e sali d'ammonio) che, disciolti nell'acqua, giungono fino alle loro radici. Una volta organicato nella fitomassa, l'azoto viene quindi trasferito agli organismi eterotrofi, come gli animali, mediante la catena alimentare. La decomposizione dei resti organici restituisce al terreno l'elemento, che può ritornare nell'atmosfera grazie all'azione di alcuni batteri specializzati.

Questo ciclo risulta molto complesso proprio perché l'atomo di azoto può entrare a far parte di un elevato numero di molecole: azoto molecolare, ammoniaca e sali d'ammonio, nitriti, nitrati ed azoto organico. I processi chimici coinvolti per la loro formazione possono essere suddivisi in quattro tipi: azotofissazione, ammonificazione, nitrificazione e denitrificazione.

L'azotofissazione è un processo riduttivo con cui l'azoto molecolare (N2) presente nell'atmosfera viene trasformato in ammoniaca (NH3). Questa trasformazione può avvenire sia con un processo industriale, detto di Haber, sia naturalmente.

Il 90% della quantità fissata naturalmente viene prodotto dall'attività di batteri liberi nel terreno o viventi in simbiosi mutualistica con le radici di alcune piante, come le leguminose, l'ontano ed alcune felci. Dal punto di vista agricolo, la fissazione biologica è una fonte d'azoto molto importante per l'arricchimento del terreno, perché il solo uso dei fertilizzanti chimici non potrebbe soddisfare la sua richiesta su scala mondiale (Schubert e Wolk, 1982). Una pratica agricola che sfrutta questa simbiosi per la fertilizzazione del terreno è il sovescio con le leguminose. In quest'ottica, il verificarsi di un incendio in una foresta rappresenta un grave sconvolgimento del ciclo dell'azoto biologico locale poiché il fuoco libera l'azoto presente nella materia organica sotto forma di NOx e azoto molecolare N2, sottraendolo alla disponibilità per le specie che tornano a colonizzare i terreni dopo il passaggio del fuoco; inoltre un incendio di elevata intensità ha effetti dannosi sulle colonie batteriche presenti nel terreno, ostacolando la ripresa di eventuali processi di nitrificazione.

Il 10% dell'azoto fissato proviene, invece, dall'azione dei fulmini durante i temporali, che ossidano l'azoto gassoso formando dei nitrati, i quali raggiungono direttamente il suolo tramite l'acqua contenuta nelle precipitazioni.

Un'altra fonte di ammoniaca per il suolo deriva dalla decomposizione dell'azoto organico, come gli amminoacidi presenti nei prodotti di rifiuto e nella sostanza organica in putrefazione. Questo processo è detto ammonificazione ed è attuato da particolari batteri e funghi che, degradando l'azoto amminico, liberano l'ammoniaca nel terreno, dove può reagire con diversi composti per formare dei sali d'ammonio.

Le molecole d'ammoniaca (o i sali d'ammonio derivati), che vengono così liberate nel suolo, possono subire un'ossidazione da parte di batteri liberi, con un processo chiamato nitrificazione, in cui si distinguono i batteri nitrificatori, che trasformano l'ammoniaca in nitriti (NO2), ed i batteri nitratatori, che, a loro volta, ossidano i nitriti e contribuiscono alla produzione dei nitrati (N03).

Gran parte dell'azoto, presente nel terreno come ioni ammonio o nitrato, entra nella biosfera, dove viene organicato (cioè inserito in molecole organiche) e si muove in un piccolo ciclo formato da piante, animali e batteri (ciclo biologico dell'azoto).

Una parte dell'azoto nitrico viene trasformato, ad opera di batteri denitrificanti specializzati, in azoto molecolare che ritorna all'atmosfera (capacità dei comparti dell'azoto).

Una certa quantità di nitrati viene perduta per migrazione dalle zone terrestri verso i sedimenti oceanici profondi (azoto nei sedimenti), entrando così in cicli geochimici di lunga durata: dai sedimenti l'azoto può ritornare disponibile attraverso le eruzioni vulcaniche (azoto "juvenile").

D'altra parte vi è un minimo, ma continuo rifornimento di azoto al ciclo della biosfera per alterazione delle rocce ignee della litosfera.

Nella catena alimentare, l'azoto giunge alle piante per poi essere mangiato dagli erbivori, successivamente prede dei carnivori di dimensioni modeste che vengono poi a nutrire degli altri carnivori di dimensioni generalmente più grosse. In questo modo l'azoto rimane dentro il corpo di alcuni esseri viventi, fino a quando essi rilasciano sostanze organiche, che tramite l'azione dei batteri decompositori viene restituito al terreno e riassorbito dalle piante.

Nonostante l'azoto contribuisca alla produzione di proteine esso, in alcuni dei suoi derivati, può essere causa dell'inquinamento atmosferico. Il biossido di azoto (NO2) e il monossido di azoto (NO), gas che vengono usati per la formazione dell'ozono, sono il risultato delle combustione dell'azoto mischiato ad altre sostanze. Queste sostanze derivate sia dalla combustione di alcuni ciclomotori che, in parte, dagli impianti industriali (biossido d'azoto), sono perciò gas inquinanti che insieme anche al monossido di carbonio e gli idrocarburi costituiscono un pericolo ambientale che non bisognerebbe trascurare.

Ciclo del carbonio

Il ciclo del carbonio è il ciclo biogeochimico attraverso il quale il carbonio viene scambiato tra la geosfera (all'interno della quale si considerano i sedimenti ed i combustibili fossili), l'idrosfera (mari ed oceani), la biosfera (comprese le acque dolci) e l'atmosfera della Terra. Tutte queste porzioni della Terra sono considerabili a tutti gli effetti riserve di carbonio (carbon sinks). Il ciclo è infatti solitamente inteso come l'interscambio dinamico tra questi quattro distretti. L'oceano contiene la maggior riserva di carbonio presente sulla Terra, sebbene essa sia solo in piccola parte disponibile all'interscambio con l'atmosfera.

il sessantotto 1968

Le dinamiche di interscambio sono legate a processi chimici, fisici, geologici e biologici. Sembra che anche altri corpi celesti possano avere un ciclo del carbonio, ma esistono pochissime informazioni a tal riguardo.

Il bilancio globale del carbonio è il bilancio degli scambi (entrate e perdite) tra le riserve di carbonio o tra uno specifico ciclo (ad es. atmosfera-biosfera) del ciclo del carbonio. Un esame del bilancio di carbonio di una riserva può fornire informazioni se questa stia funzionando da fonte o da consumatore del biossido di carbonio.

Il carbonio esiste nell'atmosfera terrestre principalmente come gas (anidride carbonica, o CO2). Sebbene costituisca una minima parte nella composizione dell'atmosfera (circa lo 0,04% molare, percentuale in aumento), questo gas gioca un ruolo importante per la vita sulla Terra. Altri gas contenenti carbonio sono il metano e i clorofluorocarburi (i CFC, totalmente artificiali). Questi sono tutti gas serra, la cui concentrazione nell'atmosfera é aumentata negli ultimi decenni, contribuendo probabilmente al riscaldamento globale.

Il carbonio viene preso dall'atmosfera in due modi:

  • Quando splende il Sole, le piante eseguono la fotosintesi per convertire il biossido di carbonio in carboidrati, rilasciando ossigeno nel corso del processo. Tale processo è più prolifico nelle foreste relativamente nuove, dove gli alberi crescono più rapidamente.
  • Sulla superficie degli oceani in prossimità dei poli, dove l'acqua diventa più fredda ed è in grado di dissolvere più biossido di carbonio (si vedano le voci sulla solubilità e la pompa biologica).

Il carbonio può essere rilasciato nell'atmosfera in molti modi differenti:

  • Attraverso la respirazione di piante e animali. Questa è una reazione esotermica e coinvolge la rottura delle molecole di glucosio (o di altre molecole organiche) in biossido di carbonio e acqua.
  • Attraverso il decadimento della materia organica animale e vegetale. Funghi e batteri spezzano i composti di carbonio di animali e piante morte e convertono il carbonio in biossido di carbonio se è presente l'ossigeno, e in metano se l'ossigeno non è presente.
  • Tramite la combustione di materiale organico che ossida il carbonio in esso contenuto, producendo biossido di carbonio (e altro). Bruciando combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale, si rilascia carbonio che è stato immagazzinato nella geosfera per milioni di anni. Questa e una delle ragioni principali per l'innalzamento dei livelli di biossido di carbonio nell'atmosfera.
  • Tramite le reazioni del calcare. Calcare, marmo e gesso sono composti principalmente da carbonato di calcio. Quando i depositi di queste rocce vengono erosi dall'acqua, il carbonato di calcio viene scomposto e forma infine, tra le altre cose, biossido di carbonio e acido carbonico. La produzione di cemento e di calce viene ottenuta riscaldando il calcare, con una notevole produzione di biossido di carbonio.
  • Sulla superficie degli oceani, dove l'acqua diventa più calda, il biossido di carbonio disciolto viene rilasciato nell'atmosfera.
  • Le eruzioni vulcaniche rilasciano gas nell'atmosfera. Questi gas comprendono vapore acqueo, biossido di carbonio e biossido di zolfo.

Circa 1900 miliardi di tonnellate di carbonio sono presenti nella biosfera. Il carbonio è parte essenziale della vita sulla Terra. Esso gioca un ruolo importante nella struttura, biochimica e nutrizione di tutte le cellule viventi. E la vita gioca un ruolo importante nel ciclo del carbonio:

  • Gli organismi autotrofi sono organismi che producono i loro composti organici usando il biossido di carbonio tratto dall'aria o dall'acqua in cui vivono. Per fare ciò necessitano di una fonte di energia esterna. Quasi tutti gli autotrofi usano la radiazione solare a questo scopo e il loro processo di produzione viene chiamato fotosintesi. Un piccolo numero di autotrofi sfrutta fonti di energia chimica (in questo caso di parla di chemiosintesi). Gli autotrofi più importanti per il ciclo del carbonio sono gli alberi delle foreste sulla terraferma e il fitoplancton negli oceani. La fotosintesi segue la reazione 6CO2 + 6H2O → C6H12O6 + 6O2
  • Il carbonio viene trasferito nella biosfera quando gli organismi eterotrofi si nutrono di altri organismi o di loro parti (ad esempio i frutti). Questo comprende l'assorbimento di materiale organico morto da parte di funghi e batteri, che producono fermentazione o decomposizione.
  • Gran parte del carbonio lascia la biosfera attraverso la respirazione. Quando è presente l'ossigeno, si ha la respirazione aerobica, che rilascia biossido di carbonio nell'aria o nell'acqua circostante, seguendo la reazione C6H12O6 + 6O2 → 6CO2 + 6H2O. Altrimenti si ha la respirazione anaerobica, con rilascio di metano nell'ambiente circostante, il quale giunge fino all'atmosfera o all'idrosfera (ad esempio con i gas di palude o la flatulenza).
  • La combustione di biomassa (ad esempio incendi boschivi, o legna usata per il riscaldamento) può trasferire anch'essa un sostanziale quantitativo di carbonio nell'atmosfera.
  • Il carbonio può anche lasciare la biosfera quando la materia organica morta (come la torba) viene incorporata nella geosfera. In particolare, le conchiglie, fatte di carbonato di calcio, possono trasformarsi in calcare attraverso il processo di sedimentazione.
  • Molto si deve ancora apprendere circa il ciclo del carbonio nell'oceano profondo. Ad esempio, una recente scoperta è che le bolle di muco delle Appendicolarie (dette "case") vengono create in quantità talmente grande che possono fornire una quantità di carbonio all'oceano profondo pari a quella rilevata in precedenza dalle trappole per sedimento [1]. A causa della loro dimensione e composizione, queste "case" raramente vengono raccolte da tali trappole, quindi gran parte delle analisi biogeochimiche le hanno erroneamente ignorate.

L'immagazzinamento di carbonio nella biosfera è influenzato da diversi processi che si attuano su varie scale temporali: mentre la produttività primaria netta segue un ciclo diurno e stagionale, il carbonio può essere immagazzinato per diverse centinaia di anni negli alberi e fino a migliaia di anni nel suolo. Cambiamenti in questi bacini di carbonio a lungo termine (ad esempio attraverso la deforestazione o l'afforestazione, o attraverso cambiamenti nella respirazione del suolo, legati alla temperatura) possono influenzare direttamente il riscaldamento globale.

I mari contengono circa 36.000 miliardi di tonnellate di carbonio, in gran parte sotto forma di ione bicarbonato. La presenza di carbonio inorganico, rappresentato da gruppi di carbonio senza legami carbonio-carbonio o carbonio-idrogeno, è importante per le sue reazioni in acqua. Questo scambio di carbonio diventa importante nel controllare il pH degli oceani e può comportarsi sia come sorgente che come assorbente di carbonio a seconda delle condizioni. Il carbonio è scambiato rapidamente tra atmosfera e oceano. Nelle regioni oceaniche di upwelling, il carbonio viene rilasciato verso l'atmosfera. Al contrario, nelle regioni di downwelling il trasferimento di carbonio (CO2) avviene tra atmosfera e oceano. Quando esso è assorbito dall'oceano avviene la formazione di acido carbonico:

il sessantotto 1968

Questa reazione può avvenire in entrambe le direzioni, fino a raggiungere l'equilibrio chimico. Un'altra importante reazione che determina il pH oceanico è il rilascio di ioni idrogeno e bicarbonato:

il sessantotto 1968

 

Lo sbarco sulla Luna

Negli anni 60 abbiamo una grande lotta tra le due potenze mondiali (USA e URSS), ognuna di esse voleva dimostrare di essere la più forte e avanzata tecnologicamente, così furono investiti ingenti capitali nella conquista dello spazio. Entrambe le schiere di scienziati progettarono e inviarono varie sonde e uomini nello spazio, il risultato più importante, fu quello ottenuto dagli astronauti americani con lo sbarco sulla luna avvenuto il 20 Luglio del 1969.

il sessantotto 1968

La Luna

La distanza media tra la Terra e la Luna è pari a 30 volte il diametro terrestre, ossia circa 384 000 km. Un valore non molto alto, se si prendono in considerazione i grandi numeri con i quali si misurano le distanze tra il nostro pianeta e gli altri corpi celesti.

Così, a causa della sua vicinanza, la Luna ci appare molto grande, nonostante sia un astro relativamente piccolo. Il suo diametro è di 3470 km (un quarto di quello terrestre); il suo volume è pari a 21 990 milioni di kmc, ovvero il 2% del volume della Terra. La sua superficie è di 37,960 milioni di kmq (esattamente il 7,4% di quella terrestre).

La massa della Luna, determinata applicando la legge della gravitazione universale di Newton, risulta piuttosto ridotta: l'1,2% della massa terrestre. Anche la densità del satellite è sensibilmente inferiore a quella della Terra: 3,33 contro 5,5. Assai basso è poi il valore della gravità: sulla superficie lunare è pari a un sesto di quello della gravità terrestre.

Il sistema Terra-Luna

I moti della Luna sono più numerosi e più complicati di quelli del nostro pianeta. Gli astronomi hanno constatato che il satellite presenta più di sessanta irregolarità nel suo movimento. I due moti principali sono quello di rotazione attorno al proprio asse, che costituisce il giorno lunare, e quello di rivoluzione attorno alla Terra, detto mese siderale. Inoltre la Luna è trascinata dalla Terra nel suo moto di rivoluzione attorno al Sole. Entrambi i movimenti sono compiuti nel medesimo tempo: 27 giorni, 7 h, 43 m e 10 s. Questo fatto straordinario comporta che la Luna volga alla Terra sempre la medesima faccia, mentre il resto del satellite rimane perennemente nascosto. Se si considera il periodo di rivoluzione della Luna in rapporto alla Terra e al Sole, il nostro satellite ritorna alla medesima posizione in 29 giorni, 12 h, 44 m e 3 s. Tale periodo, chiamato mese sinodico, è superiore a quello del mese siderale. Ciò è dovuto al fatto che durante la rivoluzione della Luna attorno alla Terra, la Terra ha compiuto un tratto della propria orbita attorno al Sole e quest'ultimo si trova spostato sull'eclittica, per cui il satellite, dopo avere raggiunto il punto di partenza della sua orbita, deve colmare il tratto percorso dal Sole sull'eclittica. L'orbita descritta dalla Luna attorno alla Terra è un'ellisse leggermente allungata. Al perigeo (distanza minima) la Luna dista 356 000 km; all'apogeo (distanza massima) 406 000 km. L'inclinazione dell'orbita lunare sull'eclittica è di circa 5°. I punti di intersezione dell'orbita lunare con quella terrestre vengono chiamati nodi. Questi sono detti ascendenti, se la Luna incontra l'eclittica dirigendosi da sud verso nord; discendenti, se la tocca passando da nord verso sud. Il percorso lunare tra un nodo e l'altro viene indicato come linea dei nodi. Il satellite compie la sua rivoluzione a una velocità media di 1,023 km/s.

Altri movimenti della Luna

Tra gli altri movimenti della Luna (di evezione, di variazione ecc.) merita di essere ricordato quello di librazione. Quest'ultimo consiste in una breve oscillazione della Luna sul proprio asse e consente di osservare alternativamente (una volta a destra e una volta a sinistra) una piccola porzione della sua faccia nascosta. Le cause di questo fenomeno sono due. La prima è che tra il moto di rotazione e quello di rivoluzione non vi è perfetta sincronia, in quanto l'orbita lunare è a forma di ellisse. La seconda, più complicata, è che l'asse di rotazione della Luna è inclinato di 6,5° rispetto alla linea di congiunzione tra la Terra e la Luna, ragione per cui in certi periodi è possibile vedere oltre il Polo Nord del satellite, mentre in altri si può scorgere un po' al di là del suo Polo Sud. La Luna esercita una certa influenza anche sul moto della Terra, rallentandone, con la sua forza di gravità, il moto di rotazione, fino al momento in cui il nostro pianeta non gira su se stesso nello stesso periodo durante il quale gli orbita attorno la Luna.

La Luna e le sue fasi

Sin da tempi antichissimi molte civiltà hanno suddiviso il tempo in settimane. Questa consuetudine trae le sue origini da osservazioni astronomiche. Quattro settimane corrispondono infatti a un periodo di tempo pari a un mese sinodico, detto lunazione. Di certo questo fatto deve aver attirato l'attenzione degli antichi.

La lunazione è suddivisa da quattro momenti caratteristici, corrispondenti ad altrettanti fenomeni celesti, detti fasi. Ogni fase è determinata da una posizione caratteristica che la Luna occupa nel cielo e che determina una diversa illuminazione della faccia rivolta verso la Terra e un diverso orario di presenza della Luna al di sopra dell'orizzonte. La prima fase lunare si verifica quando il satellite, ruotando attorno alla Terra, si viene a trovare esattamente tra questa e il Sole, volgendo così verso il nostro pianeta la faccia in ombra e rimanendo invisibile. La Luna sorge e tramonta insieme al Sole. Questa fase è chiamata di congiunzione, o di Luna nuova, o novilunio. In seguito la Luna, allontanandosi gradatamente dalla posizione di novilunio in senso contrario a quello del moto apparente del Sole, esibisce via via la sua faccia illuminata. Questa apparirà dapprima sotto forma di una falce sottilissima, poi a guisa di una falce sempre più piena, fino a diventare un mezzo cerchio. In questa fase, detta primo quarto, la Luna si trova ad angolo retto rispetto alla linea Terra-Sole. La Luna sorge a mezzogiorno e tramonta a mezzanotte.

Giunta la Luna sul prolungamento della linea Sole-Terra, la porzione illuminata visibile assumerà la forma perfetta di un cerchio. Si ha allora la fase denominata di opposizione, o Luna piena, o plenilunio. La Luna, in questa fase, sorge al tramonto e tramonta all'alba. Dopo questa fase la superficie illuminata della Luna va progressivamente riducendosi, fino ad apparire ancora come un mezzo cerchio. In questo caso il satellite si trova in una posizione tale da formare un angolo retto rispetto alla linea Terra-Sole, ma dalla parte opposta a quella del primo quarto. Questa fase prende quindi il nome di ultimo quarto e la Luna sorge a mezzanotte e tramonta a mezzogiorno. Da questo momento in poi il semicerchio illuminato diventerà sempre più sottile, mostrandosi a forma di una falce affilata, fino a scomparire del tutto, essendo la Luna tornata in congiunzione. Riprende allora un nuovo ciclo di fasi lunari con le stesse modalità del precedente.

L'influsso della Luna sulla Terra

La Luna esercita un'influenza diretta e non trascurabile sulle vicende terrestri. Secondo alcune credenze popolari la Luna aveva persino il potere di agire sullo spirito e sulle emozioni dell'uomo, lasciandovi tracce durature.

L'influenza della Luna sulla Terra si manifesta soprattutto attraverso fenomeni dovuti alla forza di attrazione. L'effetto da essi prodotto è il periodico sollevamento e abbassamento delle masse terrestri alla superficie. Quando la Luna si trova allo zenit di un mare, il livello dell'acqua si innalza al di sopra della media, dando luogo al fenomeno della marea. Anche le terre emerse, pur essendo più rigide dell'acqua dei mari, si alzano al di sopra del loro livello medio per questa medesima ragione.

Gli spostamenti delle terre emerse, sebbene piccolissimi, sono stati però oggetto di misurazioni esatte.

Tutti questi fenomeni producono delle conseguenze notevoli. Per effetto delle maree infatti le coste dei mari sono soggette a continui processi di erosione. Il riflusso marino finisce per intasare periodicamente le foci dei fiumi, con conseguenti gravi ripercussioni sul normale regime dei fiumi stessi e dei loro affluenti. Sovente le inondazioni sono provocate dalla concomitanza della piena di un fiume con una marea particolarmente elevata che ne impedisce il naturale deflusso alla foce. L'attrazione lunare è quindi in grado di alterare, anche solo per brevi intervalli di tempo, non esclusivamente la morfologia, ma anche la biologia del nostro pianeta, agendo sugli organismi viventi, sulla produttività delle colture e sul buon andamento degli allevamenti. In ultima analisi la Luna condiziona la stessa vita dell'uomo. Si registra poi un'influenza diretta della Luna sui fenomeni vitali. Molti agricoltori, per esempio, non procedono a semine, potature, trapianti e altri lavori agricoli se la Luna è in una fase giudicata sfavorevole all'operazione agricola che si vuole intraprendere. La scienza non si è ancora pronunciata in proposito, ma non si può escludere che in futuro si possa arrivare a dimostrare un'influenza diretta della Luna sui fenomeni biologici, anche se in termini diversi da quelli che la fantasia popolare è solita attribuirle.

Le eclissi

L'eclissi è un fenomeno che si verifica quando la luce solare che dovrebbe illuminare la Luna viene intercettata dalla Terra (eclissi di Luna) o quando la luce solare che dovrebbe colpire la Terra viene intercettata dalla Luna (eclissi di Sole). L'eclissi di Sole ha luogo solo durante la fase di Luna nuova (e quindi il satellite può trovarsi tra il Sole e la Terra). L'eclissi di Luna si verifica solo nella fase di Luna piena (e di conseguenza la Terra può occupare una posizione intermedia tra il Sole e la Luna).

Sappiamo che l'orbita lunare non è contenuta nello stesso piano su cui giace l'orbita terrestre. Questo fa sì che non si verifichi un'eclissi di Sole o di Luna ogniqualvolta il satellite si trova in fase di congiunzione o di opposizione. Infatti l'orbita lunare è, come s'è detto, inclinata di 5° su quella terrestre: le eclissi non avvengono così regolarmente a ogni fase di congiunzione e di opposizione perché, la Luna, pur essendo sulla direttrice Terra-Sole, si trova ora leggermente più in alto ora lievemente più in basso rispetto a questa linea. Tuttavia l'orbita lunare interseca l'orbita terrestre in corrispondenza dei due nodi, ascendente e discendente. Può succedere quindi che la Luna sia contemporaneamente in corrispondenza di uno dei due nodi e in una delle due fasi (congiunzione e opposizione). È precisamente in questi casi che si può verificare un'eclissi di Sole o di Luna. Gli astronomi sono perfettamente in grado di calcolare e prevedere con esattezza le date in cui avvengono le eclissi. Occorre però ricordare che talvolta si possono verificare delle eclissi parziali, che hanno luogo quando la Luna, anziché trovarsi in uno dei due nodi, è solo nelle loro vicinanze. In questo caso si effettua un occultamento parziale. Inoltre, data l'ampiezza della superficie terrestre, solitamente un'eclissi è totale in una certa zona e parziale per il resto del pianeta.

I monti e i mari della Luna

La scienza della Luna o selenologia deve il suo sviluppo all'invenzione del cannocchiale da parte di Galileo. Questi, scrutando il suolo lunare con l'ausilio del suo prezioso strumento ottico, riuscì a disegnare una prima carta della Luna. Il progresso dell'astronomia e la costruzione di strumenti sempre più perfezionati consentirono la produzione di una cartografia lunare più precisa e dettagliata. Si pensi alle carte lunari di illustri astronomi come Johannes Hevelius, Gian Domenico Cassini e J. Hieronymus Schröter. Dopo l'invenzione della fotografia il suolo lunare è stato osservato in tutti i suoi particolari e quindi riportato su carte assai attendibili. La superficie della Luna appare caratterizzata, come quella terrestre, da pianure intervallate da zone montuose. Le prime sono state chiamate "mari", mentre le seconde "monti". I "mari" della Luna sono grandi estensioni pianeggianti, che all'inizio furono ritenute liquide. Più tardi però questa ipotesi fu scartata del tutto perché si scoprirono in esse degli strani corrugamenti. I "mari" della Luna si presentano di forma e grandezza variabili, con insenature, golfi, penisole e rilievi costieri del tutto simili ai rilievi terrestri. Il "mare" più grande, il mare Imbrium o mare delle Piogge, si estende per circa 1 milione di kmq. I "monti" della Luna sono degli ammassi rocciosi dai bordi taglienti per mancanza di agenti corrosivi e alti migliaia di metri. La loro altezza viene stabilita misurando le ombre che essi producono e che, per l'assenza di atmosfera, sono assai nette. I "monti" lunari sono raccolti in catene di diversa forma e sono preponderanti nella faccia nascosta della Luna.

I crateri lunari

Il suolo lunare è coperto da voragini circolari che per analogia con quelle che si trovano sulla Terra sono state chiamate crateri. La loro presenza sulla Luna è massiccia: l'astronomo Ralph B. Baldwin ne ha contati più di 30 000. Le dimensioni dei crateri sono variabili e spesso cospicue: si pensi, per esempio, al cratere Clavius, largo 230 km.

Data la loro grandezza si esclude che si tratti di formazioni di origine vulcanica. Si pensa invece che essi siano stati determinati dalla collisione di meteoriti o pianetini con la Luna. Sappiamo infatti che il satellite non è protetto da un'atmosfera, capace di disintegrare o incendiare i corpi provenienti dallo spazio, così al momento dell'impatto tali corpi mantengono intatta la loro enorme forza d'urto.

I crateri lunari sono di forma circolare e presentano bordi in rilievo, taglienti e frastagliati. Hanno una profondità varia e al loro interno mostrano una formazione montagnosa appuntita, chiamata picco. Quando il picco manca, allora il cratere viene definito circo. Spesso all'interno dei singoli crateri se ne trovano degli altri più recenti. Dal bordo dei crateri e in condizioni di illuminazione solare particolare, si possono distinguere una serie di rette bianchissime, dette raggi. Si tratta di formazioni lineari, larghe circa 1 km, che si diramano a raggiera dai crateri più importanti, attraverso la superficie, per parecchi chilometri. Esse seguono la loro direzione senza deviazioni provocate dalle asperità del suolo. Ciò fa pensare a dei ricoprimenti di lava solidificata, originatasi probabilmente al momento dell'impatto del meteorite che ha causato il cratere centrale. Ma non si è ancora trovata una spiegazione soddisfacente a questo affascinante fenomeno lunare.

I fenomeni sulla superficie lunare

Quando la radiazione cosmica raggiunge, senza ostacoli, la superficie lunare, dà origine al di sotto di questa a varie reazioni chimiche che portano alla formazione di gas nobili, quali l'isotopo 3 dell'elio, il neon-21 e l'argo-38.

Sulla Luna non si registrano però mutamenti duraturi, simili a quelli che si verificano sulla Terra. Tuttavia, il 3 novembre 1958, da un osservatorio della Crimea, l'astronomo sovietico Kozyrev poté assistere a un fenomeno analogo a un'eruzione in prossimità del picco centrale del cratere Alphonsus. Il fatto suscitò grande scalpore nel mondo scientifico: si trattava del primo e unico mutamento osservato sulla superficie lunare. Dopo le osservazioni di Kozyrev, sono stati raccolti altri dati che starebbero a dimostrare l'esistenza di fenomeni lunari di breve durata, detti lunar transient events. Solitamente essi compaiono sotto forma di macchie rossastre, con improvvise luminescenze, che durano solo pochi minuti (o addirittura pochi secondi) e si verificano in prossimità dei crateri. Gli scienziati pensano si possa trattare di "processi di luminosità" provocati dai raggi ultravioletti del Sole su alcune rocce.

La Pop Art

La Pop Art è una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra.

Esordisce in Gran Bretagna alla fine degli anni '50, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni '60, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale.

Il termine "Pop Art" venne usato nel 1958 dal critico inglese Lawrence Halloway. Fu poi ripreso dall'artista Richard Hamilton.

"Pop Art" è l'abbreviazione di "Popular Art" (arte popolare). Con questo termine si fa riferimento a un'arte che è espressione della cultura popolare, cioè un'arte che scaturisce dalla tradizione, dalla società e dall'immaginario collettivo. L'arte popolare abbraccia manifestazioni della creatività che vanno dal folclore alla cosiddetta "arte colta".

La Pop Art è "popolare" nel senso che trae spunto dalla vita di tutti i giorni. In un mondo dominato dalla società dei consumi, la Pop Art respinge l'espressione dell'interiorità e dell'istintività, propria dell'Informale e dell'Espressionismo Astratto. Guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l'uomo contemporaneo: il cosiddetto "folclore urbano".

Con sfumature diverse, gli artisti Pop riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell'intrattenimento, della pubblicità. Li riproducono con la pittura e la scultura, in modo distaccato, spersonalizzato. Nelle loro mani le immagini della strada si trasformano nelle immagini "ben fatte" dell'arte colta. I temi raffigurati sono estremamente vari: prodotti di largo consumo, oggetti di uso comune, personaggi del cinema e della televisione, immagini dei cartelloni pubblicitari, insegne, foto di giornali.

Dal punto di vista stilistico, i quadri e le sculture Pop sono realizzati con con tecnica minuziosa, a volte iperrealista.

I soggetti spesso campeggiano al centro dell'opera, ben in evidenza, come vere e proprie icone contemporanee. Nei quadri di Andy Warhol, ad esempio, compaiono barattoli di minestra Campbells, bottiglie di Coca Cola, i volti di Marilyn Monroe e di Elvis Presley. Quelli di Roy Lichtenstein riproducono in modo minuzioso fumetti di guerra o di Dick Tracy. Scarpe da donna con il tacco alto dominano le tele di Allen Jones. I quadri-sculture di Jim Dine esibiscono pennelli, cacciaviti, martelli e vestaglie, dipinti o presenti fisicamente, fissati al supporto. Le sculture di gesso di Claes Oldenburg mostrano hamburger, fette di torta, alimenti, indumenti, tubetti di dentifricio ingigantiti.

In altri casi i soggetti sono combinati sulla tela, creando un effetto simile ai cartelloni pubblicitari o alle immagini suadenti e artefatte della pubblicità. Tipici i quadri di James Rosenquist, dove si mescolano tubetti di dentifricio, chiodi ingranditi, dettagli di automobili, volti di attrici famose. O anche i quadri e le sculture di Tom Wesselmann, che mostrano nudi femminili stilizzati, divani, vasi di fiori, sigarette accese. scarpe con il tacco alto, pennelli, Dick Tracy, fumetti guerra, ecc.

Antecedenti della Pop Art in Gran Bretagna sono alcuni collage dello scultore Eduardo Paolozzi e gli scritti di Lawrence Halloway. L'esordio ufficiale risale però al 1956, con la mostra "This is Tomorrow", presso la Whitechapel Gallery di Londra. Gli artisti di spicco in ambito inglese sono Richard Hamilton, Peter Blake, Allen Jones, David Hockney, Peter Phillips e Richard Smith.

La Pop Art in America è, invece, preceduta da "New Dada" e dal Lavoro di Robert Rauschenberg e Jasper Johns. Personalità di spicco sono Roy Lichtenstein, Andy Warhol, James Rosenquist, Jim Dine, Claes Oldenburg, Robert Indiana, Tom Wesselmann e George Segal.

L'esempio degli artisti inglesi e americani ha trovato seguaci anche in Francia (martial Raysse e Hervée Toloni), Italia ( Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano, Valerio Adami, Mario Ceroli, Titina Maselli, ecc.) e Svezia (Ovynd Fahlström).

 

 

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Il sessantotto 1968

 

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