Eta del bronzo nel bacino dell' egeo

 

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  • L'ETA DEL BRONZO NEL BACINO DELL'EGEO

     

     

    L'articolazione geografica:

     

    La varietà delle aree geografiche e la relativa frammentazione culturale costituiscono il tratto dominante del bacino dell'Egeo durante l'Età del Bronzo. La particolare posizione all'interno del Mediterraneo, a contatto con l'Anatolia, l'Egitto e la Mesopotamia, ha determinato le condizioni per l'emergere di gruppi socialmente e politicamente diversificati, protagonisti del primo capitolo della storia europea. Accanto al polo orientale, con il suo flusso di uomini, merci ed idee, va tenuto presente il richiamo incrociato con il settentrione: il distretto metallifero carpatico per le genti della penisola greca, e migliori condizioni climatiche o lo sbocco a mare per gli abitanti dell'area danubiana; sempre in ambito settentrionale, le terre lambite dall'Adriatico rendono possibile una specifica via dalmata-albanese. Le numerose isole che costellano l'Egeo (3864, compresi gli scogli minuscoli; 131 abitate nei secoli scorsi, solo 56 abitate al giorno d’oggi)  hanno da sempre costituito una serie di ponti naturali per l'accesso alla penisola greca; la varietà delle loro dimensioni (dai 1630 Km² di Lesbo ai 3,5 di Delos), le singole dislocazioni, la diversità delle risorse, mal si prestano tuttavia alla identificazione di modelli di insularità, utili per ricostruire le dinamiche storico-culturali nei rapporti fra centro e periferia. E le due isole maggiori, Cipro e Creta, (di 9251 Km² l'una, di 8336 Km² l'altra), sono state teatro di  vicende e processi del tutto diversi: assai più elaborati e producenti quelli cretesi, ad onta dei giacimenti di rame ciprioti. 

    Per grandi linee, una schematica suddivisione geografico-culturale  della penisola greca permette di distinguere il Peloponneso, la fascia  centrale (Attica, Eubea, Beozia e Focide), la Tessaglia (con possibilità di differenziazione fra zona orientale ed occidentale), la Grecia di  Nord-Est (Epiro, Etolia e Acarnania), la Macedonia e la Tracia. Tra le isole, Cipro e Creta rappresentano altrettante aree culturalmente definite; il variegato arcipelago delle Cicladi costituisce il centro ideale dell'intero bacino egeo; il gruppo di Nord-Est (Samotracia,  Lemno, Lesbo, Chio) propone specifici problemi di rapporti con la costa anatolica; le Sporadi meridionali acquistano una specifica fisionomia solo in età micenea. Più difficile da determinare risulta il ruolo delle isole ioniche: terminale di una via costiera adriatica in  alcuni casi, ponte naturale fra Grecia ed Italia meridionale in  altri, semplice  area periferica in altri ancora. Degli ambienti proposti, Creta, il Peloponneso e le Cicladi rappresentano le province culturali meglio note, più vivaci e più profondamente interagenti fra  di loro, tali in ogni caso da meritare una specifica classificazione  per le rispettive civiltà dell'età del Bronzo (Minoica, Elladica, Cicladica); classificazione autonoma viene anche riservata all'Età del Bronzo di Cipro (Cipriota).

     

    Periodizzazioni e cronologie:

     

    La tradizionale divisione in Antico, Medio e Tardo Bronzo, basata sullo studio delle ceramiche, prevede una serie di ulteriori suddivisioni, non sempre riscontrabili o riconoscibili nei singoli siti. Il punto di partenza per una simile distinzione in ambito egeo è rappresentato dalla periodizzazione minoica proposta da A. Evans già dal 1904. Uno schema evoluzionistico del medesimo tipo fu applicato poco dopo (e comunque già nel 1907) dallo stesso Evans all'ambiente cicladico. Nel 1918 A. Wace e C.W. Blegen introdussero il termine elladico e la sua periodizzazione, interessati a sostituire l'indicazione di classi di materiali ceramici come Urfirnis, Mattmalerei o Minia (quest'ultima identificata già da H. Schliemann). A lui si deve anche il  primo uso del termine miceneo, poi codificato (dopo i contributi di A. Furtwängler e S. Löschcke), da Ch. Tsountas; con tale termine viene oggi comunemente indicata l'età del Bronzo Tardo in ambito continentale. La sistemazione delle varie fasi della cultura cipriota risale, infine, a E. Gjerstad (1926). Quanto alla cronologia assoluta, l'originario ed elaborato sistema di Evans si fondava sulla c.d. datazione incrociata (cross-dating), cioè sui sincronismi con gli ambienti egiziano e mesopotamico. Le proposte cronologiche non sono tuttavia univoche; quelle recenti si basano anche su analisi di laboratorio di  vario tipo. I valori di cronologia assoluta, le successioni nelle  diverse aree e le corrispondenze fra le varie culture, possono essere schematizzati come nella fig.

     

    A commento della periodizzazione su esposta occorre tuttavia precisare che in ambito Egeo, a differenza di quello anatolico, non viene autonomamente considerata un'Età del Rame (o Calcolitico o Eneolitico); la lavorazione di questo metallo è già attestata nel Neolitico Tardo-Finale. Inoltre, la distinzione fra l'ultima fase dell'Antico Elladico e la prima del Medio, è assai  meno significativa (dal punto di vista storico-culturale) rispetto a quella fra Antico Elladico II e III; per tal motivo si tende a far iniziare con quest'ultimo periodo il nuovo stadio della cultura elladica. Infine, il c.d. Bronzo Finale (XII-1ª metà XI sec. a. C.), momento assai ben caratterizzato nella penisola italiana, viene spesso considerato come di semplice transizione all'età protogeometrica; la sua indicazione oscilla fra Tardo Elladico IIIC2 e Sub-miceneo.    

    --Stratigrafie-guida e siti peculiari:  (vedi tabella) Una delle stratigrafie portanti di ambiente elladico è quella di Lerna in Argolide. I livelli I e II, assai spessi, si riferiscono ancora ad età neolitica; a Lerna III, dell'AE II, appartiene la "Casa delle Tegole", edificio probabilmente pubblico, sistemato sui resti di uno precedente. L'insediamento III viene distrutto ed incendiato; sopra di esso si sistema Lerna IV, relativo all'AE III, con una sepoltura a tumulo ricavata sopra la "Casa delle Tegole". Una marcata continuità si ritrova nell'insediamento di età ME (Lerna V, a sua volta suddiviso in sette livelli, dall'EM I all'EM III). Lerna VI appartiene ormai al TE I. 

    Lo strato di distruzione della 'città' più antica a Colonna di Egina, fra il Neolitico Finale e il Bronzo Antico, viene collocato dagli scavatori intorno alla metà del III millennio a.C. All'AE II si riferisce la II città. Dell'AE III sono la III (quest'ultima con la "Casa Bianca") la IV e la V città. Di una vita assai breve (2050-2000) gode la VI; alla prima fase del ME si riferiscono le città VII e VIII; del ME II è la IX; l'ultima si arresta, intorno al 1600, alla fine della prima parte del ME III. 

    In immediata successione fra di loro si dispongono le stratigrafie di Manika e Lefkandi in Eubea. Manika 1 corrisponde all'AEII; Manika 2 occupa l'AE II; Manika 3 e 4 occupano l'intero AE III. L'insediamento sul pianoro di Xeropolis a Lefkandi comincia (fase 1) in corrispondenza con il terzo abitato di Manika. La fase 2, caratterizzata da uno stadio iniziale della ceramica minia, si riferisce alla seconda parte dell'AE III; le 3, 4 e 5 riguardano il ME I e II (nella fase più recente appare anche la ceramica a decorazione opaca, Mattmalerei). La fase 6, che occupa l'ultima parte dell'EM, prelude già al momento protomiceneo. Una rioccupazione del sito avviene nel TE IIIC (con tre fasi architettoniche distinte e una serie di livelli, fino alla metà dell'XI sec. a.C.). 

    Pur in mancanza di una stratigrafia vera e propria, il sito del Menelaion, vicino a Sparta, permette di documentare due successive costruzioni di tipo signorile, con tre fasi architettoniche assegnabili rispettivamente al TE IIB, al TE IIIA1 (non completata) e al TE IIIB2 (ripresa e riaggiustamenti dell'edificio precedente). 

    Situazione assai simile a quella del Peloponneso presenta la Grecia centrale, come appare nella stratigrafia di Eutresis in Beozia, che consente un'articolazione delle fasi più antiche dell'età del Bronzo. Ad una frequentazione del neolitico medio e tardo, seguono sotto livelli relativi all'AE I (I-V) e II (VI-VIII). Dei livelli più recenti è notevole la casa L (più volte rifatta), interpretata come edifico sacro. Manca, ad Eutresis, la distruzione violenta che caratterizza i siti del Peloponneso alla fine dell'AE II. L'insediamento successivo, dell'AE III, viene distrutto da un incendio; tra le costruzioni relative, la grande casa H era a ferro di cavallo. Il sito vive ancora in periodo ME (anche con importazioni cicladiche ed imitazioni di vasi minoici); gli scavatori non escludono, in particolare, che materiali di tipo mesoelladico siano stati qui ancora prodotti in momenti iniziali del Bronzo Tardo. 

    Di notevole interesse appaiono, ancora in Beozia, i rinvenimenti micenei di Orchomenos, dove una costruzione di tipo signorile (decorata con affreschi figurati), viene assegnata al TE IIIA-IIIB. Nella valle dello Spercheios, al confine con la Tessaglia, il sito di Lianokladhi ha un livello inferiore di età neolitica; il successivo è già dell'AEII; il III viene comunemente attribuito al mesoelladico (con frammenti di ceramica minia grigia), nonostante alcune forme richiamino ancora Lerna IV (dell'AE III). 

    Nota, per prima in ambito egeo, già dalla fine del secolo scorso è la stratigrafia delle tre 'città' di Phylakopì nell'isola di Melos (ognuna con una serie di sottofasi). La città più antica, risalente all'AC II, fu distrutta nell'AC III; la seconda, del MC, ha restituito anche frammenti cretesi di tipo Kamares e ceramica minia continentale; la terza, che occupa il lungo periodo dal TCI al TCIII, aveva nello strato superiore una costruzione del tipo a megaron e ceramica TE IIIC.

    Ancora in ambito cicladico, un insostituibile punto di riferimento è rappresentato dalla sequenza di Haghia Irini, nell'isola di Keos. Il primo livello risale, probabilmente, alla fine dell'età neolitica; il successivo si riferisce all'AC II, il terzo all'AC IIIA. Non è da escludere uno hiatus prima del centro MC, corrispondente all'H. Irini IV (che ha restituito anche frammenti di ceramica Kamares e minia). Il coinvolgimento cretese continua con il livello V, dell'ultima fase del MC. H. Irini VI è un grosso insediamento, cinto da una muraglia, con un singolare edificio lungo e stretto, interpretato come tempio. La distruzione di H. Irini VI potrebbe essere contemporanea a quella di Akrotiri di Thera; quella di H. Irini VII, con materiale del TM IB finale, coincide con la fine dei secondi palazzi a Creta; degli inizi del TCIII è H. Irini VIII. Gli episodi ulteriori si riferiscono alla frequentazione dell'area sacra (con una lunga serie di rifacimenti, fino alla piena età storica; nel VI sec. a.C. l'edificio era dedicato a Dioniso). 

    Se si prescinde dalle stratigrafie, il sito archeologico più famoso di ambiente cicladico, è quello di Akrotiri, sepolto sotto la pomice del vulcano, abbandonato prima dell'esplosione finale e dell'affondamento di una parte dell'isola (come dimostra l'assenza di resti umani sotto le macerie). Una serie di costruzioni signorili, disposte in apparente disordine e finora senza tracce di 'palazzo', fornisce l'immagine più eloquente di un prospero insediamento cicladico nella prima fase del Tardo Bronzo.

    Contemporaneo a quello di Akrotiri, e in parte collegato allo stesso episodio vulcanico, appare il sito di Trianda nell'isola di Rodi, i cui livelli occupano varie fasi del Bronzo Tardo. Il I si riferisce ad un momento iniziale del TB, con ceramica di tipo cretese TM IA. Un paio di terremoti, con relative, limitate, riprese precedono lo strato di puro materiale vulcanico, che determina la distruzione e il parziale abbandono di Trianda I. Il livello IIA ha restituito frammenti di tipo cretese (imitazione del TM IA, ma anche importazioni del TM IB) in associazione con materiale del TE IIB. Quest'insediamento viene distrutto violentemente (con resti di scheletri umani). Trianda IIB, con ceramiche del TE IIIA1, intrattiene pacifici rapporti con la vicina colonia micenea di Ialysos, dalla quale viene probabilmente distrutta subito dopo il 1400 a.C., anche perché era venuto a mancarle il sostegno minoico.

    Per l'ultimo momento dell'età del Bronzo l'insediamento meglio noto è, in ambito cicladico, quello di Koukounariès, nell'isola di Paros. Occupato fin dall'AC II, ha restituito una ricca cittadella fortificata del TC IIIC (XII sec. a.C.) con un edificio definito 'palazzo' (o 'mansion'!) dagli scavatori e numerosa ceramica di tipo miceneo. La distruzione violenta (con scheletri umani ed animali all'interno della cinta muraria) in un momento non molto evoluto del TC IIIC, forse contemporanea all'ultima di Philakopì, documenterebbe una serie di episodi bellici nelle Cicladi alla fine dell'età del Bronzo. Dopo una modesta rioccupazione, un nuovo insediamento si sviluppa fra il X e il VII sec. a.C., quando viene pacificamente abbandonato.

    Nessuna stratigrafia-guida è possibile citare per Creta, ambiente per il quale la periodizzazione proposta fu da Evans costruita a tavolino. Gli scavi successivi hanno restituito soltanto sequenze parziali o successioni topograficamente contigue anziché sovrapposte; le prove delle frequentazioni più ampie provengono perciò da grotte (come l'Antro Ideo o di Melidoni) o da santuari come quello di Kato Simi. Sito peculiare, per le varie fasi del Tardo Minoico, va considerato, in ogni caso, Cnosso (segnatamente il complesso della Unexplored Mansion). Per il TM IIIC ed il passaggio all'età del Ferro, di notevole importanza appare ora la località di Kavousi, con il doppio insediamento di Vronda e di Kastro. 

    I livelli dei cinque abitati di Thermi a Lesbo (del BA II e III) -solo l'ultimo fortificato e poi  abbandonato-, ed i dieci di Emborion a Chios (Area A, dal Neolitico Recente fino al Bronzo Antico III), costituiscono precisi punti di riferimento per la situazione delle isole nel N.E. dell'Egeo. L'incendio di Emborion I corrisponde all'abbandono di Thermi, per il concretizzarsi di minacce provenienti dalle coste della Tracia, in rapporto probabilmente anche con la fine di Troia II.

    Nel sito di Poliochni a Lemno (scavato negli anni '30 dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene), gli stretti rapporti con l'Anatolia dei momenti più antichi, non impediscono tuttavia una successiva apertura verso il mondo cicladico. Le capanne ovali dello strato nero (l'indicazione dei livelli con colori diversi riflette l'accorgimento applicato sulla planimetria dal direttore dello scavo A. Della Seta nel corso dei lavori, per distinguere le fasi architettoniche) corrispondono al IV livello della sequenza tardo calcolitica di Beycesultan. Le mura e il granaio del periodo azzurro si collocano nel Bronzo Antico I di Beycesultan, e precedono probabilmente di poco gli inizi della sequenza troiana. Già col periodo verde (del Bronzo Antico II) il contesto anatolico si va egeizzando, e così pure nel lungo periodo rosso (con almeno tre momenti edilizi), periodi entrambi corrispondenti ai diversi livelli di Troia I. Per la fase gialla il rapporto è invece con Troia II (alla quale rimanda anche un ricco 'tesoro' di oreficeria, oltre che una distruzione violenta). Una sorta di hiatus (forse non nella vita dell'insediamento ma nelle sequenze stratigrafiche) occuperebbe il lasso di tempo relativo agli strati III e IV di Troia. La fase bruna, del Bronzo Antico III, equivarrebbe ai livelli di Troia V; l'ultima, quella viola, largamente erosa, ha restituito ceramica a partire dagli inizi del XVI sec. a.C. 

    Per l'area macedone, gli scavi tedeschi di Kastanas hanno proposto un'impressionante sequenza stratigrafia di 28 livelli, raggruppati in 9 periodi. Il I appartiene al BA (2500-2000); il II si riferisce al BM. Dopo uno hiatus, la sequenza riprende con il BT (Kastanas III, 1600-1400 a.C.); ceramica del tipo TE IIIB si trova nei livelli del IV periodo; materiali del TE IIIC datano invece Kastanas V (che scende fino al 1000 a.C.). La prima età del Ferro (fino all'800 a.C.) occupa il VI periodo; dei momenti più recenti dell'età del ferro sono Kastanas VII ed VIII; il IX periodo, di piena età storica, scende fino al II sec. a.C. Una sostanziale corrispondenza coi dati di Kastanas si riscontra nel sito di Assiros. 

    Nell'isola di Cipro, vere e proprie stratigrafie sono disponibili solo a partire dal Cipriota Tardo. Nel sito di Enkomi, il livello più antico (IA) viene attribuito al CT IA, se non addirittura alla fine del CM; quello IB è del momento finale del CT I, e termina con una distruzione violenta verso il 1420. I 2 livelli del IIA corrispondono al CT IIA-B (XIV sec. a.C.). Quello IIB si riferisce ad un centro assai ricco, che ha strette relazioni sia con l'Egeo che con l'Oriente, a causa della presenza del metallo; questo insediamento viene distrutto alla fine del CT IIC. Carattere monumentale presentano alcune costruzioni del successivo livello IIIA, con un nuovo piano urbano e una massiccia cinta muraria; la ceramica importata è del tipo TE IIIC1. I livelli IIIB (1 e 2) chiudono la sequenza, nel CT IIIB; la distruzione finale si colloca verso il 1075 a.C. L'insediamento di Kytion, sulla costa sud-est dell'isola, presenta un'interessante continuità di vita dal CT IIC, fino al Cipriota Geometrico I. Il livello IV, del CT IIC, è assegnabile al XIII sec. (con ceramica TE IIIB); quello IIIA corrisponde agli inizi del XII sec. a.C. Un periodo di grande splendore si indovina per il livello III (CT IIIA, 1190-1150 a.C.) corrispondente forse all'arrivo di nuovi gruppi, portatori anche di una tecnica costruttiva a blocchi squadrati. Una calamità naturale distrugge probabilmente le strutture del livello II, verso il 1050 a.C.; il quartiere sacro viene rioccupato subito dopo (livello I) fino alla fine del II millennio. La costruzione di un tempio ad Astarte (verso la fine del IX sec. a.C.) nell'area del vecchio edificio segna l'inizio della colonia fenicia; l'area sacra continuò ad essere usata fino al 312  a.C., quando fu distrutta da un incendio. Nonostante l'assenza di strutture monumentali, i due livelli di Maa-Palekastro forniscono l'idea sulla consistenza di un abitato cipriota fortificato, fra la fine del CT IIC (I livello, distrutto da un incendio) e il CT IIIA1 (II livello, abbandonato verso il 1150 a.C.).

     

     

    --Continuità o frattura? (Alla ricerca di un approccio):

    Una rigida antinomia continuità-frattura (o conservazione-rivoluzione nella forma ideologizzata) non è in grado di far luce sulla complessità dei processi storici. Una formula di comodo come "continuità nel cambiamento" (H. Van Effenterre), esprime, d'altro canto, solo il disagio di fronte all'insufficienza di una tale categoria, invocata, in ambito egeo, soprattutto per il momento di passaggio fra il neolitico e il Bronzo Antico, per la transizione al Medio Bronzo, per la fase a cavallo fra la pre- e la protostoria (dalla fine della civiltà micenea alla nascita della polis). D'altro canto, "una profonda continuità di cultura non  impedisce una forte discontinuità storica" (R. Treuil). Per tal motivo, la documentazione archeologica non è in grado di spiegare l'abbandono di siti 'forti' come Micene, Tirinto e Pilo, o la continuazione in età storica di centri apparentemente più 'deboli' quali Atene, Tebe, Argo. L'approccio positivistico (in primo luogo di F. Schachermeyer e M. Gimbutas), sulla base dell'indispensabile esame tipologico, ha proposto una serie di ipotesi storiche, fatte sostanzialmente di invasioni e migrazioni, in funzione soprattutto della indo-europeizzazione della Grecia. L'approccio 'processuale' di C. Renfrew, teso appunto alla ricostruzione dei processi storici (con l'apporto di teorie e metodi di indagine propri della New Archaeology) consente oggi di superare lo schema evoluzionistico e migrazionistico e di indagare la dinamica economico-socio-politico-culturale dei gruppi umani nell'Egeo del II millennio (fino alla provocatoria ipotesi che le comunità neolitiche parlassero già un linguaggio indoeuropeo!). Il punto di partenza per un tale tipo di approccio può essere rappresentato dall'individuazione degli eventi e dei fenomeni che concorsero alla formazione dei processi sociali; il riconoscimento dei gruppi dominanti (o socialmente più attivi) può invece costituire, sostenuto dalla necessaria problematica, uno degli aspetti più qualificanti dell'indagine su quei processi.  

     

    --Eventi  e  fenomeni: 

    L'affermarsi di architetture complesse (la "Casa  a corridoio") e l'uso di cretule e sigilli per un sistema di immagazzinamento e controllo (a Lerna, ma anche a Zigouries, Tirinto, Nemea, Asine), costituiscono i fenomeni più rilevanti dell'Antico Elladico II, concluso invece da un evento preciso: una distruzione violenta in diversi centri del Peloponneso e della Grecia centrale, da qualche studioso attribuita ad una vera e propria invasione, collegata all'arrivo degli Indoeuropei dalle steppe caucasiche (popolo dei Kurgan). Accanto all'introduzione del cavallo e del carro, espressione culturale per eccellenza dei nuovi venuti sarebbe stata la tipologia funeraria del tumulo, con sepolture a semplice fossa, a fossa costruita, a cista,  ad enchytrismos, protette da una massa di terra e pietre, tenuta insieme da uno zoccolo circolare. Gli esemplari più antichi, quelli del gruppo R a Nidri nell'isola di Leucade, sono tuttavia, verosimilmente, anteriori alla distruzione della fine dell'AE II, introdotti attraverso l'Albania e l'Adriatico. La diffusione sistematica della nuova tipologia funeraria su suolo greco avviene durante il ME, in Messenia, dove, a riprova della sua permeabilità, il tumulo convive, dal TE I, con la tomba a tholos. Oltre che nel Peloponneso, in Attica e nella Grecia centrale, il tumulo è attestato ad Haghia Irini di Keos; del tutto isolata appare la documentazione di Paleoskoutella a Cipro. 

    A Creta, il fenomeno più importante del Bronzo Medio è rappresentato dalla nascita dei palazzi, la cui vita risulta scandita da una serie di eventi sismici. Si tratta di un processo complesso, in un momento di grande espansione dell'economia e della popolazione di alcune zone dell'isola: i gruppi agricoli emergenti di tradizione AM, gli artigiani specializzati ben evidenti nel MM IA, i lieviti culturali di tipo mesopotamico o egiziano, rendono possibile il coagularsi attorno ad una nuova tipologia architettonica (il palazzo), di un sistema di interessi incentrato sulla raccolta e la redistribuzione di beni. Nonostante l'apparente congruità cronologica, il richiamo alla distruzione di Troia V o all'arrivo degli Hatti nella loro sede storica, non intacca la peculiarità del fenomeno cretese: destinato a consolidarsi nel periodo del Bronzo Tardo, non avrà precisi riscontri in tutto l'Egeo, dal momento che i palazzi delle cittadelle fortificate del continente (solo dal XIV sec. a.C.) risulteranno  architettonicamente e funzionalmente assai diversi. 

    Fenomeno di rilevanza pan-egea può considerarsi, sempre nel Bronzo Medio, il definitivo affermarsi della produzione metallurgica, in seguito all'uso generalizzato dello stagno invece che l'arsenico nella lega del bronzo. Il salto di qualità (per le armi ed i recipienti) è ben esemplificato nei corredi dei circoli A e B di Micene che propongono una variante  nella tipologia del tumulo; impiantati alla fine del ME, conoscono il loro maggiore splendore nel TE I. 

    L'evento più traumatico del Bronzo Tardo è rappresentato dall'eruzione del vulcano di Tera e dal parziale sprofondamento (con conseguente maremoto) del cono vulcanico (caldera). Le ultime proposte cronologiche, basate sulle misurazioni dei picchi di acidità nei ghiacci della Groenlandia o sugli effetti delle gelate (provocate dalle alterazioni climatiche in seguito alle eruzioni) sui pini della California, concordano nel suggerire la seconda metà del XVII sec. a.C. Tale data risulta troppo alta per la ceramica del tipo TM IA, restituita dallo strato di distruzione dell'abitato di Akrotiri. Sembra invece accettato che la fine dei secondi palazzi a Creta non sia stata provocata dalla stessa eruzione che travolse quell'abitato; d'altro canto, strati puri di cenere e pomice restituiti recentemente dagli scavi di Trianda a Rodi, del Serraglio a Kos e di Mochlos a Creta, comprovano la diffusione degli effetti del cataclisma (che secondo alcuni si sarebbero avvertiti fino all'estremità S.E. del Mediterraneo ed al Mar Morto).  Con l'episodio vulcanico di Tera interferisce la c.d. talassocrazia minoica, da intendere probabilmente come una sorta di controllo commerciale dell'Egeo, privo di contenuti politici, volto ad assicurare in primo luogo condizioni di sicurezza per la navigazione. Per una tale attività, Ch. Doumas ha rivendicato di recente una specificità cicladica, sulla base anche della ricchezza dello strato di distruzione di Akrotiri (ivi compresa la rilevante decorazione figurata degli affreschi parietali). La terza forza economica, quella micenea, dava corpo, nello stesso periodo, alla rotta commerciale tirrenica, primo capitolo di quella 'scoperta' dell'Occidente, destinata a continuare oltre la caduta dei regni nel continente.

    L'evento che conclude e decanta la prima parte del Bronzo Tardo, è rappresentato dalla conquista micenea di  Cnosso (collocata di solito intorno alla metà del XV sec. a.C.). Proprio dal modello cretese prenderà probabilmente le mosse, adattata alle strutture socio- politiche micenee, l'originale tipologia del palazzo fortificato (anche nella versione di puro 'insediamento militare' a Gla in Beozia), tipica del continente.

    Connesse con il fenomeno della presenza micenea sulle coste dell'Asia Minore, sono due delle distruzioni notate nella stratigrafia troiana, collegate dai vari studiosi alla città omerica (Troia VIh: Schachermeyer, Hiller; Troia VIIa: Blegen, Mylonas, Caskey). In effetti, la VIh, distrutta da un terremoto, aveva già ceramica della prima metà del XIII sec. a.C.; la Troia VIIa, finita per un incendio, ha restituito materiale della fine del XIII sec.; ceramica ormai del XII sec. (TE IIIC) è stata recuperata nello strato VIIb. L'ipotesi più recente (Hiller) prevede per entrambe le distruzioni due episodi diversi della guerra troiana.  Il problema della cronologia della Troia omerica è, in ogni caso, in relazione con il fenomeno del dissolversi delle cittadelle micenee e dell'affermarsi, dopo un periodo convulso, di un nuovo ordine. Tra i due episodi dei Popoli del Mare contro l'Egitto (il primo nel quinto anno di regno del faraone Merneptah, verso il 1230 a.C.; il secondo, sotto Ramses III, verso il 1190) si inseriscono appunto la distruzione delle cittadelle di Micene e Tirinto e l'incendio del palazzo di Pylos (collocati in genere alla fine del XIII sec. a.C.). In una serie di tavolette di quest'ultimo edificio, riportanti l'indicazione di una specifica organizzazione territoriale (che coinvolgerebbe tuttavia un numero assai limitato di persone!) si è voluto vedere un'eco delle incombenti minacce. Allo stesso periodo sarebbe da ascrivere la fine dell'impero ittita. Sulle cause del crollo della potenza micenea le opinioni proposte variano dai movimenti di popolazioni o invasioni (del tipo Popoli del Mare o Dori), alle cause naturali (terremoti, cambiamento di clima e conseguenti siccità), alle discordie e conflitti interni. La fine del sistema palatino non comportò, tuttavia, la scomparsa della civiltà micenea; ma spostamenti di gruppi di esuli e di sbandati accompagnarono certamente la caduta dei regni. Un nuovo evento distruttivo, dopo la metà del XII sec., viene segnalato a Micene, Tirinto, Lefkandi, Teichos Dymaion in Achaia.  

     

    --Aspetti  e  problemi:

    Un rapido raffronto fra le varie aree permette di constatare che il livello di disomogeneità raggiunge il massimo durante il Medio Bronzo e che la koiné minoico-micenea del Tardo Bronzo, inizialmente legata agli aspetti della cultura materiale e alle manifestazioni artistiche, coinvolge in seguito le strutture socio-politiche. I sistemi di scrittura (geroglifico cretese, lineare A e lineare  B, cipro-minoico) -documentati precocemente nella Creta dei Primi Palazzi- palesano una diffusione piuttosto limitata anche nel momento del Tardo Bronzo (con un collegamento che nella Creta neopalaziale coinvolge anche la sfera del sacro e degli ex-voto, e che nel continente -con la lineare B- interessa il solo ambito palatino). La scrittura va dunque considerata, in ambiente egeo, soltanto come lo strumento operativo di una classe burocratico-amministrativa. 

    Strettamente collegati fra di loro sono i problemi della proto-urbanizzazione e del controllo del territorio. Gli insediamenti dell'AB II (da Manika a Kastri di Syros, a Colonna di Egina, ma anche a Cnosso e a Festòs) sembrano sufficientemente estesi, a giudicare anche, in qualche caso, dalla vastità delle necropoli. Le scarse informazioni sulle strutture sociali, sull'organizzazione del lavoro, sull'esistenza di un artigianato specializzato, sulla presenza di edifici o di spazi pubblici, sul patrimonio ideologico, rendono la situazione dell'Egeo assai diversa da quella del Vicino Oriente, dove il fenomeno urbano giunge a completa  maturazione già nel periodo detto di Uruk, intorno alla metà del IV millennio a.C. Le esperienze egee, piuttosto, sembrano contemporanee (senza che se ne possa affermare una dipendenza filogenetica) alla c.d. seconda urbanizzazione mesopotamica, assegnabile al Bronzo Antico III orientale (imperi di Akkad e di Ur III: 2700-2000 a.C.). Quanto al controllo del territorio, le limitate indagini di archeologia insediamentale non permettono di isolare specifici modelli per i periodi più antichi, nonostante alcuni recenti tentativi. Per il Medio e Tardo Bronzo, nella sola isola di Creta, sembra accertata una soluzione 'palaziale', i cui riscontri 'fiscali' o burocratici, nel momento finale, si ritrovano nelle tavolette in Lineare B dell'archivio di Cnosso. Ancora più esplicita è, per la fine del XIII sec., la documentazione del palazzo di Pylos (pu-ro), le cui tavolette ricordano 17 toponimi organizzati  in due province (capitale di quella 'ulteriore' sembrerebbe re-u-ko-to-ro). La Minnesota Messenia Expedition (nella seconda metà degli anni '60) ha sostanzialmente confermato sul campo l'organizzazione gerarchica del territorio di Pylos in età micenea, proponendo anche una tipologia dimensionale degli insediamenti. Più problematica risulta la situazione in Argolide, a causa dell'esistenza di diversi centri di potere in un'area relativamente ristretta: alla proposta paritaria di C. Renfrew (Early State Module) per i siti maggiori (Micene, Tirinto, Midea, Argo) si oppone l'ipotesi di un primato di Micene (Chadwick, Bintliff), confluito nell'epos omerico (il cui Catalogo delle navi, pur non rispecchiando esattamente la situazione politica, i rapporti di forza e l'assetto territoriale della Grecia micenea, potrebbe conservarne l'eco). 

    Nell'ambito della sfera economica, per l'aspetto dell'approvvigionamento del metallo, la ricerca degli isotopi del piombo (per accertare la provenienza del rame), ha permesso di enfatizzare il ruolo di giacimenti interni al bacino dell'Egeo, come quelli del Laurion (in età classica noti soprattutto per l'argento). Il contenuto dei commerci non può essere esaurito dagli indicatori archeologici (ceramiche di lusso, semplici contenitori, oggetti di metallo, armi, ornamenti personali, materiale variamente prezioso); l'esistenza di sistemi ponderali 'egei' diversi da quelli orientali, o il recupero di cretule di tipo minoico (della media età del Bronzo!) nella lontana Samotracia dimostrano la complessità e la vastità della rete di relazioni. Ed appare sorprendente che già nell'AE II oggetto di scambi potessero essere vasi di uso comune, anche di piccole dimensioni (oltre ad anfore, vasi  pithoidi e persino alari e bracieri): il relitto recuperato nel 1989-90 nelle acque antistanti il promontorio occidentale dell'isoletta di Dokos (ad Ovest di Hydra), ha restituito ceramiche di fabbriche diverse del continente, ma anche cicladiche. Le dimensioni e il peso delle due ancore probabilmente pertinenti allo stesso relitto hanno fatto ipotizzare uno scafo relativamente modesto (della lunghezza di 10 o 12 m., e del peso di 5-10 tonnellate) in apparente contrasto con la quantità del carico. 

    Collegato al problema degli scambi, è quello delle sicurezze delle rotte: le cinte murarie che muniscono alcuni insediamenti delle Cicladi nello stesso periodo del naufragio di Dokos (Kastrì a Syros, Kynthos a Delos, Askitariò e Rafina in Attica, Capo Colonna ad Egina) permettono di indovinare dietro le insicurezze e le minacce veri e propri episodi di pirateria: e non è forse un caso che la successiva situazione di pax minoica in Egeo abbia potuto trovare un'eco nella tradizione storica che faceva del talassocrate Minosse lo sgominatore dei pirati. Quanto alla specializzazione dell'artigianato, manifestazioni peculiari sembrerebbero la produzione di idoletti marmorei cicladici (nell'AC II) o quella della fusione (con rame e stagno) nel BM. In ambito cretese, l'alto livello tecnico della ceramica già nel periodo protopalaziale (per tacere della glittica, della sfragistica, dei vasi in pietra, o degli addetti alla scrittura) si spiega con l'organizzazione del lavoro propiziata dai palazzi. La linea di tendenza si consolida nel momento tardominoico, con professionalità specifiche nel campo dell'architettura (progettazione di edifici ed articolazione dei cantieri, decorazione parietale figurata etc.). Una rassegna di artigiani che lavorano per il palazzo è ricordata dagli archivi dei vari palazzi. Ad artigianato specializzato può anche essere ricondotta la multiforme produzione delle armi: lo sviluppo della tipologia fornisce preziose indicazioni sul variare delle tecniche di combattimento e sulla dotazione dell'armamento (come  risulta dall'indagine di I. Kilian Dirlmeier sui corredi delle tombe nei circoli A e B di Micene). La corazza da parata del signore di Dendra, il carro al galoppo nelle stele del circolo A, la teoria di guerrieri sull'omonimo vaso proveniente da una casa a Sud dello stesso circolo, propongono, in successione cronologica, iconografie diverse. 

     

    -Il volto  del potere:

    Se si  tiene anche presente che per molti contesti possono rimanere oscure le insegne o le qualificazioni del prestigio, i limiti imposti dalla documentazione archeologica consentono di avanzare soltanto ipotesi. In ambiente elladico, l'emergere di vere e proprie élites può essere collocato già nell'AE II: la "Casa delle Tegole" a Lerna, con il suo sistema di immagazzinamento e controllo di derrate, è stata interpretata come edificio pubblico, dietro il quale è possibile indovinare l'esistenza di proprietari terrieri, che gestivano in maniera razionale l'accumulo delle risorse.

    Alla tipologia dei tumuli (a Nidrì praticamente contemporanea alla "Casa delle Tegole"), è forse associabile un'idea di rango legata alla figura del guerriero-(cacciatore?) (con pugnali, arco e frecce, documentate ad Est fino a Vranà-Maratona anche nel ME). Assai più nitidi risultano i contorni delle oligarchie guerriere esemplificate dai circoli A e B di Micene e responsabili del formarsi della civiltà protomicenea. Il momento successivo è rappresentato dal wa-na-ka, vero e proprio monarca o principe, alla sommità della struttura piramidale palatina nel periodo aureo dell'età micenea. In un simile contesto diventa inevitabile l'esistenza di classi sociali differenti (non necessariamente ricollegabili al problema della pluralità di componenti della cultura materiale, che  viene, per es., richiamato a proposito della barbarian  ware).  In ambiente cretese, le tombe circolari AM I-II della Messarà si riferiscono probabilmente a strutture sociali per clan, nelle quali le fortune dei capi erano certamente in rapporto con lo sfruttamento della terra e l'allevamento del bestiame. La "Casa  Rossa" AM IIB di Vasilikì non ha restituito cretule o sigilli: ma anche dietro di essa è lecito indovinare élites fondiarie simili a quelle della "Casa delle Tegole" di Lerna. La stessa linea di tendenza è documentabile nella isolata casa ovale di Chamezi, del MM IA. Col Medio Bronzo, le strutture sociali dell'Isola sembrano nettamente divergere da quelle del Continente: le oligarchie protopalaziali (con l'indispensabile braccio burocratico-amministrativo) gestiscono l'accumulo e la redistribuzione di beni che, col passar del tempo, non saranno più esclusivamente agricoli.

    Nell'età neopalaziale, gli interessi del palazzo risulteranno infatti ancora più ramificati e il controllo del territorio sistematico, attraverso anche il coinvolgimento della sfera del sacro e la gestione diretta dei santuari: l'oligarchia al potere viene ora probabilmente rappresentata da una figura monarchica con una qualche connotazione religiosa (una sorta di 're-sacerdote' proposto a suo tempo da Evans). Con la conquista micenea di Cnosso, nella sala del trono siederà un wa-na-ka di tipo continentale, che ripristinerà l'omogeneità egea delle strutture politiche, disattesa nel Medio e nella prima parte del Tardo Bronzo.  In ambiente cicladico la caratterizzazione socio-politica delle evidenze risulta praticamente nulla. La diffusione delle ossidiane di Melos e di Yalì presuppongono, già dall'età neolitica,  gruppi di navigatori e di commercianti. La grande mobilità insulare determina probabilmente la sistemazione di nuclei cicladici sulle spiagge dell'Attica (Tzepi di Maratona e H. Kosmas), dell'Eubea (Manika) o di Creta (H. Fotià), nell'AC II. "L'ammiraglio della flotta", rappresentato secondo alcuni nell'affresco delle navi recuperato in una casa signorile di Akrotiri, potrebbe documentare, alla vigilia della catastrofe, l'esistenza di strutture politiche. La supposizione che egli fosse di "nazionalità" micenea (R. Laffineur), contrasterebbe tuttavia con l'idea corrente di un controllo minoico del mare Egeo in età TM I; l'ipotesi 'borghese' di Ch. Doumas, che privilegia l'aspetto commerciale delle strutture sociali cicladiche, appare invece più verisimile. 

    A Cipro, per i momenti più antichi, solo la peculiarità e la concentrazione dei modellini di soggetto religioso nelle tombe di Vounoi (del CA II) lascia indovinare, dietro una certa enfasi della sfera sacrale, gruppi di sacerdoti preposti alla sua gestione. A partire dal CT II, le cinte murarie e gli edifici di Enkomi e di Kytion, oltre alla qualità di alcuni rinvenimenti, depongono in favore dell'esistenza di gruppi di potere collegati probabilmente all'estrazione, lavorazione e commercializzazione del metallo, magari sotto l'egida di strutture religiose (Knapp). L'inevitabile incontro con le marinerie semitiche può aver potenziato la mobilità e la penetrazione dei commerci ciprioti (come dimostrano le ceramiche e gli oggetti bronzei recuperati in Sicilia). La notevole diffusione della classe di vasi micenei in pictorial Style del XIII sec. a.C. si giustifica probabilmente con l'arrivo nell'isola di gruppi di vasai dal continente greco. Dalla c.d. colonizzazione achea dell'isola alla caduta dei regni (e di una verisimile seconda ondata ormai nell'XI sec. a.C.) sfuggono, purtroppo, i riflessi socio-politici.  

     

    --Le testimonianze dei contemporanei:

    Delle relazioni commerciali minoiche (o più genericamente egee) con le altre potenze del Mediterraneo, alcune tombe dipinte a Tebe di Egitto, forniscono testimonianze assai più autorevoli dei singoli prodotti di cultura materiale. Le scene con raffigurazione di Keftiu (abitanti dell'isola di Creta) nelle tombe di alcuni dignitari (Senmut, User-Amon, Rekhmira, Menkheperreseneb, fra gli inizi e il terzo quarto del XV sec. a.C.) documentano anzi, attraverso il ritocco e il cambiamento del gonnellino indossato dai Keftiu, il subentrare di partners commerciali micenei (indicati come gli abitanti delle "isole che stanno in mezzo al Mare") a quelli minoici. Nella lista di toponimi delle iscrizioni sullo zoccolo di alcune statue nel tempio di Amenofi III a Qurna, della fine del XV sec. a.C., nomi di località micenee si alternano con altri dell'Isola di Creta. Ed un brano delle Ammonizioni, sorta di testo profetico, conservato in una redazione del XIV sec., ma risalente secondo alcuni al Primo Periodo intermedio (fra la fine del III e gli inizi del II millennio a.C.), ricorda l'interruzione, a seguito di calamità naturali, dei rapporti commerciali con i Keftiu (fornitori di olio profumato necessario all'imbalsamazione). 

    Le liste egiziane dei c.d. Popoli del Mare contengono anche il nome degli Eqwesh, per i quali è stata proposta l'identificazione con gli Ahhiyawa dei documenti ittiti, a loro volta ricondotti (non unanimemente!) all'etnico greco Achaioi (eventualmente accostabili al toponimo locativo a-ka-wi-ja-de di una tavoletta in lineare B di Cnosso). Secondo una proposta recente (Bryce), quello degli Ahhiyawa sarebbe un regno miceneo del continente greco, con una sorta di avamposto a Mileto, in funzione anti-ittita; dei contrasti ittito- micenei sarebbe addirittura espressione la saga troiana. Che gli Ittiti potessero aver deciso un embargo nei confronti di merci micenee viene ora ipotizzato sulla base degli scarsi rinvenimenti di oggetti importati nei due ambienti, oltre che su quella del noto decreto di Tudhaliyas IV a Sausgamuwa, re di Amurru (contro il commercio degli Assiri e, indirettamente, anche degli Ahhiyawa) (Cline). Ancora fra i Popoli del Mare, i Peleset provenivano probabilmente da Creta, se è esatta la loro identificazione con i Filistei della Bibbia (Geremia, 47, 2, 4).  L'unico documento scritto comprovante relazioni commerciali fra Ugarit e Creta ricorda l'esenzione fiscale che gode la nave del ricco tamkaru (mercante) Sinaranu, "quando essa arriva da Creta" (concessa dal re Ammistamru II, nella seconda metà XIII sec. a.C.).  Generalmente accettata è l'identificazione di Cipro con la Alashiya citata, oltre che nei documenti ittiti e ugaritici, nelle lettere di Tell-el-Amarna: da una di esse risulta che il re di quella terra era impegnato a fornire annualmente al faraone una certa quantità di rame. Indicazione di metallo cipriota (allume?) è contenuta in una tavoletta in lineare B di Pylos (ku-pi-ri-jo tu-ru-pte-ri-ja).  

     

    --Miti e tradizioni di età greca:

    Alla precoce preminenza culturale di Creta, la memoria storica dei Greci aveva probabilmente voluto rendere omaggio collocando nell'isola la nascita di Zeus e la sua tomba. La tradizione collegata, anche indirettamente, a Minosse è piuttosto articolata (Erod. III, 122; Tuc. I, 4 ed I, 8; Bacchil. I, 22 sgg.; Pindaro, Peana IV, 27-44): comunemente nota come 'leggende della talassocrazia' (raccolte nel volume di Huxley, Minoan in Greek Sources, 1968) è stata anche considerata una tarda elaborazione ateniese, per giustificare il predominio della città al tempo della lega delio-attica (Starr). Alcune di queste leggende coinvolgono inoltre le Cicladi, per le quali  la notizia di maggiore interesse, con riscontri di tipo archeologico, rimane tuttavia quella tucididea relativa ai primi abitanti, i Cari (I, 4 e I, 8). Assolutamente nebulosa resta invece la tradizione platonica concernente Atlantide, che si è tentato, senza molto successo, di identificare ora con Tera ora con Creta (Critias, 113c-121c; Timeo, 24e-25d). Gli effetti dell'eruzione del vulcano e del successivo maremoto sono stati richiamati per alcuni passi di Apollonio Rodio (Argon. IV, 1537 sgg.; 1694-1701) e per uno di Diodoro (V, 57, 8), che riferisce di un'inondazione nell'isola di Rodi. E ci si è spinti persino ad identificare gli effetti del cataclisma in alcune delle 'calamità' inviate da Jahv‚ al Faraone, al tempo dell'Esodo degli Ebrei dall'Egitto.  Antiche leggende sono state evocate anche a proposito della formazione della cultura micenea: quella di Danao e delle Danaidi di Egitto per l'emergere dei centri dell'Argolide, favorito dalle ricchezze elargite a mercenari dai re Hyksos; quella del semita Cadmo per giustificare le vicende della città di Tebe (sulla rocca Kadmeia).

    Ma è nell'epica omerica che la Grecia micenea riceve la sua consacrazione letteraria, con la guerra di Troia ed i Nostoi. Accanto a quella filologica, esiste ormai una 'questione omerica' archeologica, tesa ad individuare quanto di reminiscenze della Grecia micenea (per architetture, tipologie di  cultura materiale, ideologie, usanze, credenze religiose) si mescoli nei poemi ai dati più recenti dell'età del Ferro. Non meno arduo da risolvere è il problema del riscontro archeologico alla tradizione collegata alla formazione stessa del popolo greco, quella dell'invasione dorica e del contrastato ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso. La sostanziale continuità di cultura materiale, o la vita ininterrotta di alcuni insediamenti micenei lasciano poco margine alla significatività di singoli elementi di novità tipologica nel passaggio fra l'età del Bronzo e quella del Ferro. Di fronte al ricorrere generalizzato di quella tradizione letteraria, non resta che ribadire l'insufficienza dei dati archeologici: strati e sequenze sul terreno possono essere anche popolati di invasori senza volto.   

     

    --Egeo ed Occidente:

    Le frequentazioni egee in Occidente, ben documentate fin dall'età neolitica, assumono rilevanza specifica e generalizzata soltanto con il Tardo Bronzo egeo (corrispondente al Bronzo medio dell'Italia meridionale e Sicilia). L'espansione in Occidente costituisce, in questo senso, la risposta micenea alla c.d. talassocrazia minoica in Egeo. Elementi di tipo AE III sono stati riconosciuti dal Bernabò Brea nei momenti iniziali della cultura di Capo Graziano alle Eolie. Alle fasi finali della stessa (con ceramica di tipo TE I e II) risalirebbe l'edificio circolare a tholos di S. Calogero a Lipari. In Sicilia, il pomello osseo di spada da Monte Sallia (Ragusa), una tazza bronzea frammentaria dalla grotta Maccarrone di Adrano, una punta di lancia proveniente probabilmente dalla zona di Taormina, i gioghi bronzei di bilancina da Castelluccio (Siracusa) e Fiumedinisi (Messina), l'imitazione (da prototipi medio-minoici) del vaso a corna in vari contesti castellucciani (adesso anche  da Torre Gaffe di Licata) documenterebbero solo interessi marginali o relazioni commerciali mediate fra il mondo protomiceneo e l'isola. Nello stesso periodo, invece, prenderebbe corpo l'approvvigionamento sistematico di metallo tirrenico (piuttosto che di schiavi), lungo una rotta Eolie-Vivara (dove sono state riconosciute anche rondelle fittili, con funzione contabile, di tipo egeo). Le successive rotte (XIV-XIII sec.) ionica, le due siciliane (Thapsos - area siracusana ed area agrigentina), la sarda (probabilmente collegata con quest'ultima) documentano, con la molteplice provenienza dei loro contenuti, la ramificazione degli interessi micenei in Occidente, tesi al "drenaggio di ogni categoria di risorse disponibili" (Peroni).

    Il peso dei fenomeni di acculturazione innescati nel Sud della penisola risulterebbe dai nuovi mezzi di produzione e dai sistemi di accumulo e immagazzinamento al Broglio di Trebisacce (dove è documentato anche l'uso del tornio), ma anche dall'emergere o dal consolidarsi di élites locali (in strutture socio-economiche di tipo "gentilizio-clientelare"), quali palesano la tomba 3 di Toppo Daguzzo (seconda metà XV-inizi XIV sec. a.C.) o la 743 di Lavello (XIV sec. a.C.). In questa stessa prospettiva vanno considerate l'adozione di piedi e moduli architettonici di tipo miceneo negli edifici di Thapsos (e poi nell' anaktoron di Pantalica), la diffusione della tomba a tholos scavata nella roccia, soprattutto nella zona agrigentina. I misteriosi contrassegni eoliani su frammenti ceramici dell'età del Milazzese, o l'idoletto miceneo recuperato, per lo stesso periodo, nella capanna gamma III sull'Acropoli di Lipari, ribadiscono la vivacità della rotta eoliano-tirrenica anche nel XIV-XIII sec. a.C. Al supposto tumulo di Milazzo, con il rito dell'inumazione entro pithos (enchytrismos), può essere affiancato quello di S. Sabina di Carovigno in Puglia, con un vaso del TE IIIB. E' questo un momento di grande espansione del commercio di prodotti micenei, come dimostrerebbero i due frammenti TE IIIB recuperati ora a LLanete de los Moros, nella valle del Guadalquivir in Spagna.

    Le testimonianze nel Sud della Sardegna risalgono già al XIV sec. a.C., come è adesso ribadito dall'alabastron TE IIIA2  del nuraghe Arrubiu; la placchetta d'avorio con elmo da Mitza Purdia di Decimoputzu, le perline di S. Cosimo di Gonnosfanadiga, i frammenti ceramici dal nuraghe Antigori di Sarroch preludono al massiccio coinvolgimento, nella sfera metallurgica, della componente cipriota (a partire dal XII sec. a.C.). L'ancora evanescente rotta adriatica (fino all'area padovana e del delta padano) costituisce probabilmente un episodio secondario e cronologicamente più tardo (XIII-XII sec. a.C.). Lo stanziamento, dopo la caduta dei regni micenei, di piccoli nuclei transmarini nell'area agrigentina della Sikanìa, probabilmente adombrato dalla tradizione letteraria relativa a Minosse e Kokalos (Erod. VII, 70; Diod. IV, 79) potrebbe giustificare la sopravvivenza di determinate tipologie connesse con la sfera rituale o funeraria (modellini fittili, forme ceramiche etc.) in piena età del Ferro.  

     

    --L'eredità storica:

    Nella prospettiva di lunga durata, è opportuno porre il problema dei modelli antropologico-culturali forti che i tre ambiti culturalmente più vivaci, Creta, Peloponneso e Cicladi,  possono aver consegnato alle poleis greche. Il 'funzionario' minoico (e il suo continuatore miceneo) rappresentano il nucleo originario di quella burocrazia indispensabile al funzionamento delle città-stato. La mobilità e la vivacità del navigatore cicladico, alle quali si sommeranno le esperienze cipriote e fenicie, costituiranno forse il nerbo delle attività commerciali e accresceranno l'efficacia delle triremi ateniesi. Il principe-guerriero miceneo, che nel Pelopeion di Olimpia o nell'Ampheion di Tebe è già considerato un eroe, fornirà probabilmente, grazie anche alle suggestioni dell'epos, il  termine di confronto per le classi dominanti fino all'età delle tirannidi (per morire forse nell'ambito di magistrature puramente rappresentative come quella dell'arconte).  Emblematico della complessità dei processi storici, può essere considerato il caso di Atene. Miseri resti sulle pendici sud dell'Acropoli, documentano il coinvolgimento nel fenomeno dei tumuli in età mesoelladica. Per vedere emergere un gruppo dominante bisognerà invece attendere che si siano consolidate le strutture politiche dell'Argolide; la tomba a tholos non godrà di alcuna fortuna (attestata, nell'intera Attica, solo a Thorikòs, Maratona e Menidi); la cinta 'ciclopica', tarderà a nascere fino alla fine del TE IIIB, quando le altre cittadelle fortificate si apprestano a dissolversi. Ma nel mondo greco, la polis ateniese, sull'onda degli splendidi prodotti dei suoi vasai di età geometrica, diventerà presto il punto di riferimento, offuscato solo al tempo del sacco persiano: per conquistare l'Acropoli, le armate di Mardonio dovranno tuttavia distruggere proprio la cinta fatta costruire dal wa-na-ka miceneo.  

     

    VINCENZO LA ROSA 


     

    ------------BIBLIOGRAFIA (fino al 1992) 

    Un esauriente bibliografia tematica è in R. Treuil-P. Darcque-J.C. Poursat-G. Touchais, Les civilisations égéennes, Paris 1989. Per gli aggiornamenti sugli scavi e sulle scoperte: Chroniques des fouilles et découvertes archéologiques en Grèce, nelle annate del Bull. Corr. Hell.; Archaeological Reports, suppl. del Journ. Hell. Stud.; Archaiologikon Deltion-Chronikà (a cura del Servizio greco delle Antichità). Una raccolta sistematica della bibliografia egea è nel periodico Nestor, a cura di E. L. Bennett, University of Wisconsin; ad aspetti e problemi dell'età del Bronzo in Egeo è interamente dedicata la collezione di Aegaeum, Annales d'archéeologie égéenne de l'Université de Liège, pubblicata dal 1987 a cura di R. Laffineur. Contributi di epigrafia e linguistica relativa ad ambiente egeo ospitano le riviste Kadmos e Minos.  La scelta della bibliografia più recente (distinta per aree geografiche) viene in genere limitata alle monografie e agli Atti di Congressi; per una bibliografia analitica si rimanda alle voci specifiche.  

    G e n e r a l i : AA. VV., The prehistoric Aegean and its relations to adjacent areas (Athens, 1987), in corso di stampa; AA. VV., Fragen und Probleme der bronze zeitlichen ögöischen Glyptik (CMS, Beiheft 3), Marburg 1987; D.N. Tripathi, Bronzework of Mainland Greece from c. 2600 to 1450 B.C., Göteborg 1988; P. Warren-V. Hankey, Aegean Bronze Age Chronology, Bristol 1989; AA. VV., L'habitat égéen préhistorique (a cura di P. Darque e R. Treuil), Paris 1990; AA. VV., Transition. Le monde égéen du Bronze moyen au Bronze récent (Aegaeum, 3, 1989); S.A. Immerwahr, Aegean Painting in the Bronze Age, London 1990; G. Hiesel, Spaethelladische Hausarchitektur, Mainz am Rhein 1990; E. Saporiti, Pictorial Style in Late Bronze Age Mycenaean Pot Paintings, Ph.D. (New York Univ.), 1990; J. Van Schoonwinkel, L'Egée et la Méditerranée orientale à la fin du deuxième millénaire (Archaeologia Transatlantica, IX), Louvain-la-Neuve 1991; AA. VV., La transizione dal miceneo all'alto arcaismo. Dal palazzo alla città (C.N.R.), Roma 1991; AA. VV., Bronze Age Trade in the Mediterranean (a cura di N.H. Gale), Göteborg 1991; G. J. Younger, Bibliography for Aegean Glyptik in the Bronze Age (CMS, Beiheft 4), Marburg 1991; AA. VV., Eikon. Aegean Bronze Age Iconography: Shaping a Methodology (a cura di R. Laffineur e J.L. Crowley) (Aegaeum, 8), 1992; E. Borgna, L'arco e le frecce nel mondo miceneo, Roma 1992; P. Cassola Guida-M. Zucconi Galli Fonseca, Nuovi studi sulle armi dei Micenei, Roma 1992;   .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  , Agriculture in Ancient Aegean, .  .  .  .  .  .  .  .  1992; AA. VV., Mykenaikà (a cura di J. P. Olivier, Atti del IX Coll. Intern. St. Mic., Atene 1990), in corso di stampa; Atti del II Congresso Internazionale di Micenologia (Roma-Napoli, ottobre 1991), in corso di stampa. Bibliografia recente sul problema del passaggio dall'età del Bronzo a quella del Ferro in La civiltà micenea. Guida storica e critica (a cura di G. Maddoli), 2ª ed., Roma-Bari 1992, pp. 310-313.  

    ------PELOPONNESO: E. Stavrianopoulou, Untersuchungen zur Struktur des Reiches von Pylos, Partille 1988 (o) 1990?).

    ------GRECIA CENTRALE e EUBEA: A. Sampson, Manika II, Athenai 1988; Sp. Iakovidis, Gla.  .  .  .  .  .  .  .  .  

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    ------EGEO  E  OCCIDENTE: L. Bernabò Brea, Gli Eoli e l'inizio dell'età del Bronzo nelle isole Eolie e nell'Italia meridionale, Napoli 1985; L. Vagnetti, Ricerche recenti sulle relazioni fra l'Egeo e l'Occidente Mediterraneo, in La civiltà micenea. Guida storica e critica (a cura di G. Maddoli), 2ª ed., Roma- Bari 1992, pp. 217-234; AA. VV., La Sardegna nel Mediterraneo tra il Bronzo Medio e il Bronzo recente (XVI-XIII sec. a.C.) (Atti del Convegno di Selargius-Cagliari, 1987), Cagliari 1992; F. Lo Schiavo-L. Vagnetti.  .  .  .  .  .  .  .  .  , in Rend. Accad. Linc., .  .  .  .  . 

    .  .  .  .  . -----EGEO E ORIENTE: C. Lambrou-Phillipson, Hellenorientalia  (S.I.M.A., PB 95), Göteborg 1990; M. Burdajewicz, The Aegean Sea Peoples and Religious Architectures in the Eastern Mediterranean at the Close of the Late Bronze Age (BAR Int. Ser., 558), Oxford 1990; H. Cline, Orientalia in the Late Bronze Age Aegean: A Catalogue and Analysis of Trade and contacts between the Aegean and Egypt, Anatolia and the Near East (Ph.  D. Univ. Pennsylvania 1991), Ann Arbor 1992.     

 

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