Egizi antico Egitto

 

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    Con Antico Egitto si intende la civiltà sviluppatasi in quella sottile striscia di terra fertile che si distende lungo le rive del Nilo a partire dalle sue cateratte al confine col Sudan fino allo sbocco nel Mediterraneo, e riconosciuta come entità statale a partire dal 3300 a.C. fino al 31 a.C., quando ci fu la conquista romana.

    Le tracce di insediamenti lungo il Nilo sono molto antiche e si calcola che l'agricoltura (in particolare la coltivazione di grano e orzo) abbia fatto la sua comparsa in quelle regioni intorno al 6000 a.C.

    Proprio la presenza del fiume, che rende possibile la vita in una regione peraltro desertica, è il motore primo del precoce nascere della civiltà urbana e del suo persistere quasi immutata, ai nostri occhi, per quasi tremila anni. Le acque del Nilo, con le loro piene annuali, non portano solo fertilità ma anche distruzione se non vengono costantemente controllate, imbrigliate, incanalate, conservate per i periodi di siccità; ed è proprio da questo stato di cose che nasce la necessità di uno stato organizzato, uno stato che garantisca la manutenzione di quelle strutture da cui dipende la sopravvivenza di tutti.

    La necessità di avere una struttura statale per la gestione delle opere (dighe e canali) collegate con le acque del Nilo, ha portato alla formazione di uno dei primi stati della storia, nel 3300 a.C. Infatti questa esigenza fece sì che le tribù nilotiche impararono a vivere prima sotto l'autorità di capi locali (fase della formazione dei distretti o nomos). I vari nomos si scontrarono e si allearono tra loro, nell'arco di circa un millennio, fino a formare due regni, l'Alto Egitto al sud (costituito dalla parte meridionale della valle del Nilo) ed il Basso Egitto al nord (costituito principalmente dal delta del fiume), che vennero unificati nel 3000 a.C. in un solo impero da Menes (da identificarsi probabilmente con il sovrano egizio Narmer), re dell'Alto Egitto, che inaugurò le trenta dinastie dell'antico Egitto. Tra i monumenti più famosi dell'Antico Egitto vi sono sicuramente le piramidi, tombe di sovrani dalla III alla XII dinastia.

    Le piramidi più famose si trovano presso Giza, vicino alla città moderna del Cairo. La loro imponenza testimonia la potenza dello stato e l'importanza delle credenze religiose sull'oltretomba. La grande piramide, la tomba del sovrano Khufu (conosciuto anche come Cheope), è l'unico monumento sopravvissuto delle sette meraviglie del mondo antico. L'antico Egitto raggiunse l'apice della sua potenza ed estensione territoriale nel periodo chiamato Nuovo Regno (1567 a.C.-1085 a.C.), quando i confini dell'impero andavano dalla Libia all'Etiopia al Medio Oriente. L'antico Egitto conobbe anche momenti di debolezza e di polverizzazione del potere come avvenne nei tre Periodi Intermedi, nel secondo dei quali l'Egitto cadde sotto il controllo dei dominatori detti Hyksos.

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  • La Civiltà Egiziana

     

    Tutte le grandi civiltà del mondo antico si formarono vicino e in relazione a fiumi: L’Egitto ( definito da Erodoto: Dono del Nilo) e la Mesopotamia ( mesos – potamos = terra tra due fiuli.

    Il territorio in relazione al quale si sviluppò la Civiltà Egizia era ed è sostanzialmente una lunghissima oasi in territorio desertico.

     

     

    Egitto predinastico

     

    Questo territorio era abitato fin dagli inizi del Neolitico: è accertata la presenza di popolazioni Camitiche almeno 5000 anni prima di Cristo; si utilizzavano metalli al posto della pietra e si svilupparono tecniche agricole, di irrigazione e di tessitura.

    Le popolazioni riuscivano già a sfruttare le piene annuali del fiume e ad adattare ad esse la produzione agricola.

    Si migliorarono progressivamente le tecniche di irrigazione creando argini, canali e serbatoi, ma i diversi gruppi di villaggi erano frequentemente in lotta e in conflitto proprio per il controllo delle risorse idriche e dei territori migliori.

    La Valle del Nilo e il Delta erano due zone distinte che tendevano però ad unirsi per ragioni economiche e per il controllo delle acque, mentre altre zone intorno al fiume tendevano a mantenere maggiori autonomie. Sostanzialmente il territorio restava diviso in due parti:

     

    ALTO EGITTO      alto corso del fiume; più favorito nel controllo delle acque, ma meno provvisto di territori adatti all’agricoltura; maggiori difficoltà di comunicazione, fonda comunque il primo nucleo della civiltà egiziana.

     

    BASSO EGITTO   Zona verso il Grande Delta; vocazione commerciale, migliori possibilità di comunicazione, contatti con le altre popolazioni. Prevalente l’attività artigianale: lavorazione dei metalli e tessitura.

     

     

    Egitto Faraonico: l’Antico Regno

     

    L’Era dei Faraoni inizia convenzionalmente con il re MENES

     

    3200 a.c.                MENES unifica i due regni fondando appunto l’ANTICO REGNO. Cominciano a definirsi i principi dell’organizzazione statale e sociale che rimarrà sostanzialmente immutata.

                                   Il sovrano viene “divinizzato – si consolida il potere assoluto – si inizia una certa espansione commerciale.

     

    Il paese era ricco e autonomo e non sentiva alcuna necessità di intraprendere spinte espansionistiche. A differenza di quanto avviene in Mesopotamia, si va costituendo come Impero Unitario.

    Dopo Menes, governarono nell’Antico Regno circa 30 dinastie. Il periodo di maggior splendore fu quello della Quarta Dinastia dei Faraoni Cheope, Chefren e Micerino. Le Piramidi da loro innalzate pare rappresentassero una offerta votiva del popolo verso l’attività di protezione militare e politica dei Faraoni, ma certamente assolvevano a numerose altre funzioni di tipo cultuale e celebrativo. Le capitali furono da prima Thinis, nell’Alto Egitto e poi Menfi, situata nella zona del Delta

     

    2260 – 2160 a.c.    Crisi dell’Antico Regno con la fine della VIa Dinastia ( principi di Menfi)

    Il potere del Faraone era eccessivo e mal gestito ed era troppo soprattutto per le classi aristocratiche che organizzarono insurrezioni popolari, creando le condizioni di una guerra civile. Prevalgono le tendenze centrifughe e si indebolisce l’autorità e il potere centrale dei faraoni. Emergono forti contrasti tra i poteri locali.

     

     

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La Storia Dell'Antico Egitto

 

La “Valle dei Re”, dove vennero seppelliti i faraoni dalla XVIII alla XX Dinastia, si estende sulla sponda occidentale del Nilo di fronte a Karnak e Luxor.

Il primo faraone a porre sicuramente qui la sua sepoltura fu Thutmosis I.

Non si trattava di vistosi sepolcri, facile preda dei ladri, ma di cunicoli sotterranei in cui la salma del faraone sperava di riposare in eterno.

Tuttavia la maggior parte di queste tombe furono saccheggiate già in tempi remotissimi.

A quell’epoca erano luogo di culto non più le tombe stesse bensì i grandi templi funerari, costruiti ad una certa distanza, come quello della regina Hatshepsut e il “Ramesseum” di Ramsete II.

Per mantenere la segretezza, anche gli operai non venivano più alloggiati nelle immediate vicinanze del sepolcro, ma in una zona più lontana, a Deir el-Medina.

La XVIII Dinastia segna una svolta nella storia dell’Egitto dopo due secoli di dominazione da parte degli Hyksos giunti da Oriente e stabilitosi nel delta del Nilo.

Sarà un principe di Tebe, Kamosis, devoto ad Amon, a risvegliare la coscienza egiziana e a muovere guerra contro gli Hyksos. L’eredità di Kamosis, caduto prematuramente in battaglia, viene raccolta da suo fratello Amosis, fondatore della dinastia, che riuscirà a sconfiggere definitivamente gli Hyksos e ad unire l’Alto e il Basso Egitto in un unico stato sovrano.

L’influenza dell’Egitto si espande maggiormente sotto il regno della regina Hatshepsut e di Thutmosis III, che in diciassette vittoriose campagne militari, riesce ad imporre la supremazia dell’Egitto sulla Palestina, la Fenicia e la Siria fino all’Eufrate.

L’Egitto è potente, ricco e temuto quando sale sul trono Amenophis IV, il faraone dalla personalità complessa e misteriosa. Nel quinto anno del suo regno, Amenophis spezza lo strapotere della classe sacerdotale che venera il dio Amon: abbandona Tebe e fonda a Tell-el-Amarna una nuova capitale, Akhet-Aton, l’“orizzonte di Aton”. Il faraone d’ora in poi si proclama “Akhenaton”, in onore del nuovo culto del dio del disco solare.

In quella città nasce Tutankhamon, probabilmente figlio di Akhenaton, che viene indotto dal clero a riportare la capitale a Tebe e a restaurare il culto di Amon.

La dinastia, in piena crisi dopo la morte prematura di Tutankhamon, si esaurisce con l’avvento al trono del dignitario-sacerdote Ay e del generale Horemheb, che lascerà l’Egitto ad una nuova Dinastia del Delta, la XIX, fondata da Ramsete I.

Tutankhamon appare nell’universo egiziano come una cometa: le scarse notizie sulla sua vita riguardano appena sei anni di regno.

Il faraone-fanciullo, probabile figlio del faraone eretico Akhenaton, muore a diciotto anni senza aver avuto il tempo per distinguersi in grandi imprese, eppure è l’artefice, con i suoi consiglieri, del ritorno alla tradizione, a quell’ordine religioso e politico clamorosamente infranto dal suo predecessore.

Alla morte di Akhenaton, il personaggio chiave diventa il sacerdote Ay, tutore del giovanissimo faraone, riconvertito all’antica fede in Amon: Tutankhamon è costretto a trasferire la capitale nuovamente a Tebe - pur vivendo egli stesso a Menfi - e a ripristinare l’antico culto. I templi di Aton vengono rasi al suolo e Tutankhamon elargisce tesori inestimabili al clero per risarcirlo dei “danni” provocati dal padre Akhenaton. Nel frattempo sposa la principessa Ankhesen-Amon, figlia di Akhenaton e Nefertiti.

Alla sua morte, celebrata fastosamente come testimonia la sontuosità del suo corredo funebre, il sacerdote-tutore Ay sposa la vedova di Tutankhamon, diventando per breve tempo faraone egli stesso su un trono ormai vacillante.

Nelle cronache egizie le vicende di Akhenaton e di Tutankhamon vengono registrate superficialmente, come se quello fosse un periodo da dimenticare, che non incise sulla storia se non come episodio “irregolare”. Sia la rivoluzione artistica, caratterizzata dalla raffigurazione realistica dei personaggi e dall’esaltazione dei tratti naturalistici che la rivoluzione religiosa con la creazione di un dio, Aton, simbolo perentorio di affermazione della natura divina del faraone e della sua dinastia, senza bisogno di intermediazione della classe sacerdotale, si concludono con la morte di Akhenaton , il faraone “eretico”.

Con la fine del II millennio a.C., si apre l’era dei faraoni guerrieri, la XIX Dinastia - i Ramessidi - in grado di sventare l’incombente pericolo degli appettiti territoriali degli Ittiti e delle invasioni dei “Popoli del Mare”.

Particolarmente incisiva fu la presenza femminile tra gli antenati di Tutankhamon, donne dalla personalità forte che guidarono la XVIII Dinastia attraverso un periodo di grandi trasformazioni per l’Egitto.

La prima è Tetisheri, progenitrice della stirpe, seguita da Ahhotep, madre del faraone Amosis vincitore degli Hyksos, la quale tiene le redini del governo in assenza del figlio impegnato nelle battaglie. Alla morte di Amosis sarà Nefertari, sua moglie, a guidare il regno durante gli anni della grande espansione dell’Egitto dal Nilo all’Eufrate, quando suo figlio Amenophis I è troppo piccolo per governare.

Le più celebri tra le donne della XVIII Dinastia sono, però, la regina Hatshepsut e la regina Nefertiti, la prima ammirata per la sua risolutezza e la seconda per la sua bellezza. Hatshepsut regna per lunghi anni al posto del figlio Thutmosis III ed è l’unico faraone donna al quale è permesso portare il segno virile della barba posticcia, simbolo della sua divina regalità. Ultima donna della dinastia è la giovane vedova di Tutankhamon, la principessa Ankhesen-Amon, che è costretta a sposare il sacerdote Ay, coreggente del faraone fanciullo, sigillando così il ritorno definitivo al culto di Amon.

Per gli Egiziani l’immortalità era una certezza, perché il Ka - la forza vitale che sopravvive al corpo dopo la morte - prolunga il cammino dell’uomo in eterno. Ad un’unica condizione: la conservazione del corpo e l’alimentazione del Ka con tutti i beni terreni.

Per assicurare il viaggio nell’oltretomba, il corpo doveva essere protetto, e quindi si procedeva alla mummificazione e alla copertura corazzata della salma con amuleti e strati d’oro. Il corpo veniva poi posto in sarcofagi ermeticamente chiusi e sigillati.

Per salvare le mummie dai predatori, i faraoni costruirono dapprima le piramidi - vere fortezze della sepoltura - dotate di percorsi segreti per nascondere la camera funeraria. Tuttavia le astuzie architettoniche non sempre salvarono il corpo dal saccheggio.

Durante la XVIII Dinastia, vennero preferite delle tombe poco appariscenti in un luogo anonimo tra le rocce, mentre le offerte al Ka venivano portate al tempio funerario. Le mummie spesso erano traslate da una tomba all’altra per salvarle dai profanatori. E così avvenne che in una sola tomba, non lontana dal tempio della regina Hatshepsut a Deir-el-Bahri, furono ammassate più di 40 salme.

In Egitto le credenze religiose imponevano che nessun corpo poteva varcare la soglia dell’aldilà se non interamente conservato, e perciò la mummificazione raggiunse la perfezione massima. Praticando un’incisione sul fianco, venivano asportati gli organi vitali deperibili, mentre il cervello veniva estratto con sottili strumenti dalle narici. Il corpo e gli organi interni rimanevano immersi in un bagno di salnitro fino al totale essiccamento.

Il corpo, così disidratato, veniva poi trattato con oli e resine speciali e avvolto con numerosi strati di bende di lino. Ai defunti di alto lignaggio, la salma veniva “corazzata” con guaine d’oro e deposta in sarcofagi.

All’arte della mummificazione soprintendevano degli specialisti, devoti al dio Anubi, protettore degli imbalsamatori, che operavano in appositi laboratori.

Le dimore dei morti durante il Nuovo Regno (1552 - 1080 a.C. circa) abbondano di decorazioni con scene e scritte religiose dal Libro dei Morti, in cui Osiride riceve gli omaggi dal defunto. Nella tomba di Tutankhamon, il faraone è rappresentato mentre, guidato dal suo Ka, abbraccia Osiride. Il Libro stesso conteneva le formule magiche che preservavano il morto dalla condanna del Tribunale d’Oltretomba, presieduto dal dio. Il papiro veniva posto accanto alla mummia, come promemoria per recitare i rituali giusti per salvarsi dalla “divoratrice dei morti”, rappresentata con le fauci di coccodrillo e il corpo per metà leone e per metà ippopotamo.

Una delle versioni più complete del Libro è il “Papiro di Ani”, che è conservato al British Museum e che reca, tra l’altro, l’immagine di un traghettatore. Le barche servivano per il viaggio nell’aldilà ed erano fedeli riproduzioni delle barche che navigavano sul Nilo per il funerale dei faraoni. Nella tomba di Tutankhamon, Carter trovò 37 diversi modellini di imbarcazioni, costruiti in legno, giunco o papiro.

 

Amosis                                   1552 - 1527

Amenophis I                           1527 - 1506

Thutmosis I                            1506 - 1494

Thutmosis II                           1493 - 1490

Hatshepsut                             1490 - 1468

Thutmosis III                          1490 - 1436

Amenophis II                         1438 - 1412

Thutmosis IV                         1412 - 1402

Amenophis III                        1402 - 1364

Amenophis IV

Akhenaton                              1364 - 1347

Semenkhkare                          1347

Tutankhamon                         1347 - 1338

Ay                                          1337 - 1333

Horemheb                               1333 - 1306

 

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La Storia Dell'Antico Egitto

 

 

 

Generalità e particolarità dell Egiziano Classico

 

Introduzione approfondita a una delle lingue più affascinanti del mondo antico

 

Una delle caratteristiche fondamentali della Lingua Egiziana che ci si appresta qui ad esaminare e che, per certi versi, ne costituisce una apparente difficoltà, è costituita dalla sua peculiarità di non essere scritta coi caratteri grafici che ci sono usuali bensì a mezzo di «graziosi disegnetti» che lo studente dovrà imparare a riconoscere ed a riprodurre . Questa caratteristica - inizialmente forse «insolita» - costituisce però una delle particolarità che contribuiscono a determinare la bellezza ed il fascino di questa nobile lingua.
I «disegnetti» cui ci si intende riferire, non sono le 21 lettere del nostro alfabeto ma dei «grafemi» particolari che, nella fase Classica della Lingua Egiziana (di cui stiamo per occuparci), erano già presenti nel numero di parecchie centinaia.
L’oggetto della presente Grammatica è, per l’appunto, l’apprendimento di una delle fasi della Lingua Egiziana scritta in Caratteri Geroglifici.

I Geroglifici compaiono in Egitto verso il 3.000 a.C. contemporaneamente all’inizio della cosiddetta Epoca Storica e, da allora, si continuò ad usarli almeno fino al momento della più tarda iscrizione geroglifica a noi nota incisa sulla parete Nord (o muro interno») della «Porta di Adriano», eretta da tale imperatore nel complesso del tempio di Philae.

L’antica Lingua Egizia è imparentata sia con le contemporanee Lingue Semitiche dell’Asia Anteriore scritte in caratteri cuneiformi (famiglia delle «Lingue Accadiche» in generale) o in altri «alfabeti» come avviene per l’Aramaico, l’Ebraico biblico, eccetera) come pure con le antiche Lingue Camitiche che venivano parlate in quell’area dell’Africa settentrionale che si estende dalle oasi libiche fino alle isole Canarie. L’antica Lingua Egizia, ubicata in posizione di «cerniera» fra i due blocchi linguistici, presenta delle caratteristiche lessicali che la apparentano con entrambi i gruppi seppur si possano riconoscere nella Lingua Egizia una preponderanza di caratteristiche camitiche, e quindi africane, influenzate da tratti semitici che sono soggiaciute ad una evoluzione di tipo simmetrico.
L’analisi dei testi in Lingua Egizia ci permette di riconoscere e ricostruire l’evoluzione della Lingua stessa.

Se noi ci chiedessimo, ora, quale lingua si parlasse in Italia solo 2.000 anni or sono, dovremmo constatare che se ne parlava una del tutto diversa dalla attuale: si parlava Latino, una lingua della famiglia Indo-Europea che, nella sua lunga e continua evoluzione è divenuta l’«ITALIANO» che noi tutti ora siamo abituati a parlare. Se allora, nello spazio di due millenni, la nostra lingua si è evoluta tanto da far sì che un Italiano contemporaneo non si possa avvicinare ad un testo latino se non previo uno studio specifico, è agevole capire come ben tre millenni e mezzo abbiano operato nell’evoluzione della Lingua Egizia che, come l’Italiano, è andata soggetta a delle ben definite Fasi Linguistiche che la attuale filologia ufficiale così differenzia:

Antico Egiziano: circa 3.000 ÷ 2.200 a.C.; individuato, grossomodo, dal «Periodo delle Piramidi». I famosi «Testi delle Piramidi» sono scritti nella Lingua di questa fase evolutiva.

Medio Egiziano o Egiziano Classico: circa 2.200 ÷ 1.375 a.C. È questa la «fase aurea» della Lingua Egizia e copre il periodo del 1° Periodo Intermedio, del Medio Regno e arriva a coprire una buona parte del Nuovo Regno. Nel periodo iniziale di tale fase il linguaggio parlato era il medesimo della lingua scritta. L’identità tra lingua parlata e scritta perdurò sino alla fine della Din. XII per differenziarsi successivamente nel persistere della lingua classica nei testi scritti e nel variare (per evoluzione, perfezionamento, forme popolari o dialettali) dell’idioma parlato. Verso la fine del periodo che caratterizza questa fase linguistica accadeva che i testi scritti adottassero una lingua che, in pratica, non era compresa quasi da nessuno (un po’ come accadeva, fino a pochi anni fa, nella liturgia della Chiesa Cattolica che continuava ad adottare il Latino per rivolgersi ad una popolazione di fedeli che solo in minima parte poteva comprenderla chiaramente).

Neo-Egiziano: circa 1.375 ÷ 700 a.C.
Il «Neo-Egiziano» è la lingua che venne adottata quasi alla fine del Nuovo Regno a seguito della «rivoluzione» promossa da Amenhotep IV - Akhenaton (1.350÷1.334 a.C. ) il quale, nella sua necessità di rinnovamento e di distacco dal passato, volle applicare all’uso «comune» quella lingua - probabilmente la forma dialettale in uso nell’area della nuova capitale indicatagli dal suo dio - fino a farla assurgere alla condizione di «lingua letteraria» impiegandola egli stesso, per la prima volta, nel suo famoso «Inno ad Aton».

Demotico: circa 700 a.C. ÷ 500 d.C.
Il vocabolo «Demotico», con cui viene individuata la fase linguistica successiva a quella del «Neo-Egiziano», è quasi sempre usata erroneamente. «Demotico», derivando dalla parola greca dhmoV - che vuol dire «popolo» - dovrebbe assumere il significato di «popolare», inducendoci a credere che gran parte della popolazione dell’Antico Egitto godesse di un buon grado di familiarità con questa lingua; nulla di più errato: il «Demotico» comportava un alto grado di difficoltà tanto che in A.E. tardò non poco ad affermarsi. L’uso del Demotico venne praticamente «imposto» durante il regno di Psammetico I (Din. XXVI, 664÷610 a.C.) nell’ambito della sua profonda opera riformatrice, dapprima come lingua relativa agli atti amministrativi e giuridici, fino a divenire lingua letteraria. Il primo documento scritto il Demotico a noi noto data al 650 a.C. mentre il più recente - si fa per dire - è del 479 d.C.

Copto: circa 200÷1.600 d.C. Il «Copto» è, propriamente, la lingua adottata un Egitto dopo l’introduzione in questo paese, da parte dell’Evangelista Marco, della nuova Religione Cristiana . Le date relative all’impiego in Egitto del Copto e del Demotico lasciano supporre che le due lingue si siano «sovrapposte», almeno per un certo periodo; supposizione errata perché, mentre il Demotico - pur se di uso limitato ad un ristretto numero di persone - era, fondamentalmente, una «lingua dell’amministrazione statale», il Copto non è praticamente mai assurto a ruolo di «Lingua parlata» restando relegato all’impiego di «Lingua liturgica» che i Cristiani d’Egitto avevano elaborato prendendo come base la loro lingua che scrivevano però con dei nuovi caratteri grafici (quelli del Greco, che reputavano essere la lingua impiegata per la originaria redazione delle Sacre Scritture cui aggiunsero sette nuove lettere - di derivazione dal Demotico - per quei suoni che, sconosciuti al Greco, erano invece caratteristici delle articolazioni fonetiche della lingua Egiziana). Questa lingua è tuttora in uso quale lingua liturgica nelle Chiese Copte d’Egitto ma si sta oramai sempre più affermando anche in questi ambienti, da sempre conservatori, una forte tendenza ad adottare ora la lingua araba.

La FASE LINGUISTICA che, in questa sede, si vedrà di affrontare è quella che sempre serve da base per lo studio delle altre. Ci si intende riferire all’EGIZIANO CLASSICO.

Una ulteriore caratteristica fondamentale e peculiare della lingua Egizia è costituita dal fatto che essa, come tutte le altre del gruppo semitico, è caratterizzata da una struttura grafica esclusivamente Consonantica, senza la scrittura delle articolazioni vocaliche che, rimanendo del tutto inespresse, daranno successivamente origine, come si vedrà per le differenti vocalizzazioni del Copto, a dei ceppi Dialettali distinti in località e dislocazioni geografiche differenti.

 

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RELIGIONE, ARTE E CULTURA DEGLI EGIZI

 

Gli Egizi avevano uno spirito altamente religioso, adoravano tutto ciò che vive sulla terra, in cielo, nelle acque. I loro dèi avevano forme umane o animali e, più frequentemente, mezzo uomini e mezzo animali. Le principali divinità erano legate al culto solare e a quello dell'oltretomba. Il dio Sole era adorato sotto diversi nomi: Amon a Tebe, Ra a Menfi, Aton a Eliopoli . Le divinità dell'oltretomba, tra cui Anubi e Sokaris, erano subordinate a Osiride, sposo di Iside e fratello di Seth. Fra le divinità dinastiche, le principali erano la dea-avvoltoio Nekhbet, nell'Alto Egitto, e la dea-serpente Uto e il dio Oro nel Basso Egitto. Notevole era comunque la diversità tra la religione ufficiale, altamente simbolica, e quella popolare, che affondava le proprie radici negli antichi culti di epoca predinastica. La necessità di codificare l'essenza divina del faraone portò all'affermazione del culto solare, destinato a dominare su tutta la storia egizia. L'altro grande culto era quello di Osiride, strettamente legato al culto dei morti. Il corpo era unicamente il supporto materiale per l'armonica convivenza degli elementi spirituali di ogni essere umano: il ka, il ba e l'ankh. Quest'ultimo era considerato tanto elevato che solo dopo la morte l'individuo avrebbe potuto possederlo, essendo in origine una prerogativa riconosciuta solo agli dei e al faraone. Gli Egizi furono soprattutto cultori dell'aritmetica, della geometria e dell'astronomia. La soluzione dei problemi matematici aveva prevalentemente scopi pratici, collegati alla costruzione delle dighe e delle piramidi, alla delimitazione della proprietà terriera, alle misure di superficie ecc. Si servivano del calcolo numerico decimale, privo dello zero: l' 1 era rappresentato con un segno, il 2 con due segni, il 3 con tre segni e così via fino al 9; con altro segno speciale indicavano il 10, con due di questi speciali segni il 20 ecc. Conoscevano con precisione l'addizione e la sottrazione, ma la moltiplicazione e la divisione erano eseguite con complicate e lunghe serie di calcoli. Nell'astronomia, pur essendo sprovvisti di strumenti, seppero darsi ragione della ineguaglianza dei giorni, delle fasi lunari, delle eclissi, dei moti dei pianeti ecc. Riuscirono così, tra l'altro, a fissare il levare eliaco di Sirio, preannunciante l'inondazione del Nilo (20 luglio). Orientarono in modo perfetto le piramidi, una delle quali, la grande piramide di el-Giza serviva da osservatorio, con una galleria diretta a nord verso l'Alfa del Dragone, stella che nel 2000 a.C. era la Polare, e un'altra a sud con inclinazione corrispondente all'altezza meridiana delle Pleiadi. Furono inoltre cultori dell'idraulica e della meccanica. L'antico Egitto conobbe piuttosto precocemente l'uso dell'inchiostro, servendosi come materiale di scrittura del papiro, oltre che di tavolette e ostraca (schegge di calcare). Data la fragilità dei manoscritti, pochi sono i testi conservati integralmente. I frammenti lasciano intravedere la ricchezza e la varietà della produzione letteraria egizia: insegnamenti didattici, fiabe, narrativa, poesia amorosa, satira, nonché inni, testi funebri, biografie ecc. Gli Egizi si servivano di segni grafici (geroglifici) desunti da figure del mondo animale e vegetale, usati nella duplice valenza della cosa rappresentata in sé, ovvero dei soli suoni fonetici evocati dalla figura. Già all'epoca dell'Antico Regno, gli Egizi erano in grado di padroneggiare i materiali più diversi (pietra, terracotta, legno, avorio, oro, rame), praticando tutte le arti: dall'architettura alla scultura e al rilievo; dalla pittura alla ceramica. Intorno al 3000 a.C., lo stile egizio si fissa, assumendo caratteristiche sue proprie e pressoché inimitabili. Le prime manifestazioni architettoniche egizie a noi note, sono le tombe sotterranee, con gallerie, celle e sale a colonne, dette ipogei, struttura che passò poi nelle mastabe , tombe a tronchi di piramide su base quadrata o rettangolare. Attorno alla metà del III millennio si hanno i primi esempi di tronchi di piramide sovrapposti, cui seguono più tardi le piramidi a pareti continue, come quelle di Cheope . Le pareti, molto spesse, racchiudono tre celle sovrapposte, congiunte da gallerie aerate e da sfiatatoi: la cella del re è al centro e vi si accede da un corridoio a piano inclinato. Gli edifici sacri più grandiosi furono quelli costruiti intorno al Il millennio, contraddistinti da una successione di elementi: grande cortile porticato, atrio, vestibolo, cella, che via via si restringevano in altezza fino al santuario, con la statua della divinità. Vi si accedeva attraverso una porta monumentale preceduta solitamente da una coppia di obelischi e da un viale fiancheggiato da sfingi. Notevoli i complessi di Deir al-Bahari, Luxor , Karnak. I palazzi reali pare ripetessero la struttura della forma centrale dei templi; i resti del Palazzo di Ramses III, a Luxor, avvalorano tale ipotesi.

 

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LA RELIGIONE EGIZIANA

 

IL CULTO DEGLI ANIMALI

La religione egizia è basata sugli animali-totem.

Questo fenomeno si evidenzia nelle tribù cacciatrici che adoravano, in segnio di buon auspicio, gli animali che più spesso venivano cacciati.

L'origine di questa religione ha radici antichissime, infatti si pensa che gli egiziani fossero una delle città più religiose mai esistita.

Questa religione, basata sul culto degli animali, fu sempre presente tra gli egiziani nonostante il passaggio dalla caccia all'agricoltura.

L'abitudine di seppellire e fasciare con fascie di lino gli animali sacri, la ritroviamo in epoche molto lontane.

Sono stati scoperti molti templi un onore di vari animali che rappresentavano alcuni dei.

Alcuni di essi sono:

- Api = il bue

- Anubi = lo sciacallo

- Altri ancora come il gatto, l'ippopotamo, il coccodrillo, ecc...

Con il passare dei secoli, l'aspetto di questi dei si trasformò parzialmente diventando da intero animale, ad un essere con il corpo d'uomo e la testa di animale; ma il culto dei Totem rimase sempre vivo negli strati popolari.

LA CIVILTA' DELLA MORTE

L'idea dell'oltretomba era talmente forte da costituire una tra le caratteristiche principali della cultura egizia; infatti la vita dopo la morte era considerata il seguito di quella terrena.

In molte pitture tombali, il defunto veniva raffigurato in un banchetto insieme alla sua sposa, amici e parenti.

Le tombe erano decorate con affreschi raffiguranti la vita quotidiana; inoltre si dipingeva una finta porta che aveva un significato simbolico.

Al defunto venivano offerte le stesse condizioni che aveva in vita e per assicurare la salvezza dell'anima, il corpo veniva mummificato.

Le tombe dei faraoni erano le piramidi, dove l'uomo riposava circondato da immense ricchezze.

RA, ISIDE E OSIRIDE

Dopo la fine del regno nuovo, il centro del culto di Iside fu Philae, un'isola sul Nilo in cui le venne dedicato un grande tempio.

Il suo sposo, Osiride, fu il re d'Egitto e civilizzò il suo popolo con l'insegnamento della legge, dell'agricoltura e della religione.

Fu assassinato dal suo malvagio fratello Seth che sparse i resti del suo corpo.

Iside sapendo della sua morte, si trasformò in falco e trovò il corpo di lui; così gli infuse una nuova vita con il battito delle ali.

Osiride risorge e ha un figlio da Iside: Horus.

Egli vendicò la morte del padre uccidendo Seth e salendo al trono.

Osiride attraverso Horus, fu considerato fonte di nuova vita e divenne del regno dei morti.

Questo mito può rappresentare molti eventi, il più importante dei quali è il ciclo della vegetazione ( la rinascita annuale della natura ).

Un'altra divinità importante era rappresentata da Ra, Dio del sole, rappresentato con il corpo di uomo e la testa di falco.

Si pensava che i faraoni fossero "figli del sole" e che dopo la morte raggiungevano il loro padre oltre il tramonto.

ISIDE E I CULTI MISTERICI

Storia della resurrezione di Osiride

Il culto di Iside era diffuso anche in molti paesi del Mediterraneo e anche a Roma dove però veniva represso.

Nel 48 a.C. il senato ordinò di abbattere il tempio di Iside a Roma, ma nessuno volle farlo, così fu abbattuto dal console che lo aveva ordinato.

Il sacerdote di Iside a Roma dice alla nobile Paolina che il dio Anubi voleva sedurla; così, con il consenso del marito, accettò, ma solo dopo si accorse che quello non era Anubi, ma Decio Mundo.

Paolina denunciò il fatto al senato e i sacerdoti della dea Iside furono cacciati.

Oltre al culto della dea Iside, c'è anche quello del Nilo che si manifesta in due ricorrenze: " La navigazione di Iside "e il periodo che va dal 13 novembre al 16 dicembre dove si commemora il ritrovamento del cadavere di Osiride.

IL DESTINO DELL'ESSERE UMANO

Gli egiziani pensavano che ogni uomo vivesse lo stesso ciclo di Osiride: muore, viene imbalsamato (e quindi salvato dalla distruzione ), percorre il suo viaggio verso occidente e infine viene ammesso nel regno dei beati dopo aver superato il giudizio davanti a Osiride.

Originariamente si pensa va che solo il faraone dopo la morte divenisse un dio; poi però il culto di questo dio, favorito dalla classe sacerdotale, divenne più democratico.

Questo è da porre in relazione con la nascita del ceto medio.

Si finì poi per ritenere che ogni essere umano potesse diventare un dio, a condizione che la sua vita fosse stata buona; così compare una precisa valutazione morale.

Agli occhi dei posteri, la religione egizia, appariva come una filosofia alla quale si rivolsero i sapienti come Pitagora e Platone.

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

 

Il Gatto in Egitto

Qualche notizia sull'importanza dei Gatti in Egitto

Come riportato da Erodoto, il gatto, nell'antico Egitto, era considerato come un animale sacro e chi faceva del male ad uno di loro era perfino passibile della pena di morte. C'era anche una città, Bubasti, nel Delta, nella quale si adorava la Dea gatta chiamata Bastet o Bast (vedi mio articolo sui "gatti di Cambise", su questo sito, in cui parlo anche del motivo per cui il gatto era così importante e considerato).
Nell'ultimo periodo dell'impero egiziano, però, si affermò una consuetudine che, da bravo gattofilo quale sono, mi ha fatto inorridire. Per impetrare favori alla Dea Bastet, i gatti venivano a lei sacrificati. E, più ricco era il petente, più gatti venivano uccisi e poi mummificati ed accatastati, a centinaia, nei depositi dei templi. Da qui, la grande quantità di mummie di felini che si continuano a ritrovare un po' dovunque.
Dalle radiografie effettuate, risulta che i poveri animali erano prima storditi con un colpo in testa e quindi uccisi spezzandogli il collo. L'operazione veniva effettuata dagli stessi sacerdoti della Dea, che, poi, procedevano all'imbalsamazione ed alla fasciatura della mummia, facendosi lautamente pagare. Però, sempre dalle radiografie effettuate sui reperti, si riscontra che questi furbi sacerdoti spesso imbrogliavano. Molte mummie di mici, infatti, sono dei "falsi" che, all'interno della fasciatura, hanno o solamente un mucchietto d'ossa di provenienza incerta o addirittura proprio niente: solo stracci!
In definitiva, se gli egiziani del Tardo Impero si erano ridotti a questa barbara usanza, sia pur per delle superstizioni religiose, mi sembra che la loro decadenza, anche sotto il profilo culturale, sia più che evidente. Perciò, se sono poi presto andati a catafascio, .ben gli sta: il gatto più brutto che abbia mai visto era comunque un animale meraviglioso!

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

 

Estratto da : L altro Egitto di Guglielmo Gualandi

 

Fra l'Egitto dei misteri risolti con le presenze aliene e la ristretta visuale dell'egittologia ortodossa, c'è un altro Egitto, a parer mio ancora più intrigante...

1 - LA TEORIA DELLA CORRELAZIONE DI R. BAUVAL
Secondo quel ricercatore, alla luce degli effetti della Precessione degli Equinozi:
- l'orientamento dei così detti "condotti di aerazione" della Grande Piramide, indica la data del 2450 a.C.;
- la coincidenza della 'inclinazione dell'asse delle tre piramidi - Khufu, Khafra e Menkaura - con l'inclinazione dell'asse delle tre stelle della cintura di Orione - Alnitak,Alnilan, Mintaka - indica una data prossima al 10500 a.C. circa, l'epoca dell'era del Leone, l'era dello Zep Tepi, ( Il primo tempo ).
Bauval ritiene che sia l'orientamento dei condotti ad indicare la data della costruzione. Ma se le Piramidi risalgono al 10500 a.C. circa, l'inclinazione dell'asse indicherebbe la data della costruzione, mentre l'orientamento dei condotti della Grande Piramide indicherebbe la data del 2450 a.C., per ragioni sconosciute.

2 - LA GROTTA CHAUVET - 37 mila anni fa

Nel 1994, nel sud della Francia, tre speleologi si sono imbattuti in alcune grotte sulle cui pareti erano state incise e dipinte raffigurazioni di animali.
Una delle grotte, denominata Chauvet, contiene dei dipinti che sono stati datati al 35 mila a.C. dalle analisi al Carbonio 14.
Su quelle pareti ci sono tori, cavalli, uri, orsi, cervi, mammut, leoni e qualche animale fantastico.
Sul fondo della grotta sono stati trovati i resti del fuoco dal quale sono stati tratti i carboni utilizzati per realizzare parte delle opere rupestri.
E' stata proprio l'analisi di quei resti a permettere quella straordinaria datazione.
Quelle datazioni pongono seri problemi alla cronologia della storia delle antiche civiltà.
La realizzazione di quelle opere artistiche ( la hanno battezzata la "Cappella Sistina della Preistoria" ) ha certamente richiesto un periodo di maturazione millenario, quindi la data della comparsa del Sapiens Sapiens va spostata nel passato, anche se non sono stati trovati resti di uomini "moderni" risalenti a quelle lontanissime ere.

3 - LA GROTTA LESCAUX - 20 mila anni fa.
E' stata rinvenuta negli anni 40 nel sud ovest della Francia, al suo interno ci sono intere pareti piene di dipinti di animali magistralmente riprodotti.
Dalla parte centrale della grotta divergono diversi cunicoli sulle cui pareti e sui soffitti compaiono raffigurazioni di cavalli, tori, cervi ed un animale fantastico, si tratta di un animale a forma di cavallo sulla cui fronte sono raffigurati due corni sovrapposti. Che sia nato qui il mitico unicorno?
Le caratteristiche artistiche di quelle raffigurazioni impongono la revisione della datazione della nascita della capacità artistica dell'uomo, perché quei dipinti risalgono a 17 / 20 mila a.C..
La grotta centrale è stata chiamata "la grotta dei cavalli", a causa di un branco di cavalli in corsa, fra i quali c'è anche qualche toro.
L'ingresso della grotta è lineare e permette di vedere una porzione di cielo.
Qualche anno fa la dottoressa Chantal Jegues, specializzata in etnoastronomia, ha messo a punto una teoria in base alla quale i cavalli in corsa rappresenterebbero le costellazioni dello zodiaco.
Nel tramonto dei solstizi d' estate il raggio del sole penetra nella grotta e va ad illuminare alcuni fra i cavalli in corsa.
L'etnoastronoma ha riprodotto la volta del cielo come era nel 17 mila a.C, circa, ed ha trovato che i cavalli illuminati dal sole riproducono le stelle del gruppo delle Pleiadi.
Le osservazioni della dottoressa Jegues hanno permesso di individuare dei punti sulla figura di un toro che coincidono con le posizioni delle stelle della costellazione del Toro e, in altre figure sarebbero rappresentate altre costellazioni dello zodiaco.
E' facile comprendere quante e quali convinzioni, consolidate da tempo, vengano rimesse in discussione.
La grotta non è stata utilizzata come abitazione, ma solo occasionalmente, forse per riti che coinvolgevano le stelle poi, attorno al 7 mila a.C., a causa di un crollo di rocce, l'accesso alla grotta rimase occluso in modo che il suo prezioso contenuto è arrivato integro fino a noi.
Lo scetticismo degli studiosi di stretta fede ortodossa è d'obbligo.

4 - UADI KABBANIYA - 20 mila anni fa.
Il ricercatore Jhon Reader, in un suo libro intitolato Africa, pubblicato nel 1998, ha rimesso in discussione la tesi, peraltro molto diffusa, che le prime forme di agricoltura siano nate nel Medio Oriente in una zona chiamata Crescente Fertile, grosso modo l'attuale Turchia.
Secondo Reader la prima forma di agricoltura, di cui esista traccia, è stata individuata in una zona sulla riva sinistra del Nilo, alla latitudine di Assuan, attualmente desertica chiamata Uadi Kabbaniya.
Le note a piè di paggina di Africa, richiamano il lavoro di due ricercatori americani, Fred Wandorf e Romuald Schild che hanno fatto una ricerca descritta nel libro "La preistoria di Uadi Kabbaniya".
20.000 anni fa, gruppi di nomadi iniziarono a sostare sulla riva sinistra del Nilo a 60 chilometri dalla valle del grande fiume.
In quel tempo il paesaggio era molto diverso, le acque del Nilo scendevano verso nord scorrendo in diversi piccoli fiumi, attraversando zone palustri.
Gli scavi hanno portato al ritrovamento di semi di cereali "addomesticati", ed a tracce di insediamenti umani. Quei ritrovamenti attestano l'esistenza di una agricoltura definita "spontanea".

5 - NABTA PLAYA - 8 mila anni fa.
Nel 1974, 100 chilometri ad ovest della valle del Nilo, in una zona desertica poco distante da Uadi Kabbaniya, il Professor Fred Wandorf dell'università di Dallas, ha individuato un antichissimo insediamento umano in una depressione che, migliaia di anni fa, ha ospitato un lago battezzato Nabta Playa.
Dagli studi è emerso che quella zona, attualmente desertica, è stata dalle piogge fino a 8.000 anni a.C. circa, per cui l'attuale deserto era una distesa verdeggiante ed abitata dall'uomo.
Gli scavi effettuati in quel sito hanno fatto tornare alla luce una tomba molto importante, che è stata attribuita ad un capo abbastanza potente da essere inumato in una tomba scavata nella roccia viva e ricoperta con grandi pietre finemente levigate provenienti da cave molto lontane , una di quelle pietre ha un volume di circa un metro cubo, quindi ha un peso di circa due tonnellate. Si pone il quesito del come siano state trasportate e poi lavorate quelle pietre.
Oltre alle pietre impiegate nella tomba, sono stati trovati dei blocchi disposti in modo da formare un cerchio all'interno del quale sono stati rinvenuti due allineamenti, uno indicava il nord, l'altro il punto in cui sorge il sole agli equinozi, ovvero l'est geografico.
Una piccola Stonehenge africana, costruita diverse migliaia di anni prima di quella del nord Europa ma, probabilmente, con finalità molto simili.
Secondo il Prof. Wandorf , quando il monsone si è spostato verso sud lasciando alla desertificazione quella fascia di terra, gli abitanti si sono dovuti spostare verso la valle del Nilo in cerca di zone umide e, naturalmente, hanno portato con se la loro cultura che comprendeva la osservazione sistematica del cielo e l'abilità di trasportare e lavorare grandi pietre.
Sia Nabta Playa che Uadi Kabbaniya, costituiscono una importante risposta a chi vuol limitare il periodo predinastico a pochi secoli prima del III millennio. Entrambi i ritrovamenti dimostrano che la valle del grande fiume ha ospitato popolazioni particolarmente abili per diversi millenni prima del 3.000 a.C.
Voglio qui ricordare le parole di Zahi Hawass, il responsabile del sito archeologico di Giza :
". Forse abbiamo trovato il 30 % di quello che resta dell'Antico Egitto, nessuno sa cosa si celi ancora sotto le sabbia del deserto. . " E' proprio quello che penso anche io e, quelle appena ricordate, sono le prove che ciò era scientificamente dimostrabile.

6 - LA STELE DELL'INVENTARIO.
Verso la fine del XIX secolo, l'egittologo Auguste Mariette, scavando nei pressi della Grande Piramide in un tempietto detto la "Casa di Iside", ha trovato una stele che venne indicata come la Stele dell'Inventario.
La traduzione di quel documento riservò una sorpresa perché nella stele Iside veniva indicata come "la Signora della Piramide" e vi si affermava che al tempo di Cheope, una piramide, la Sfinge, il Tempio a valle della Seconda piramide ed altre strutture erano già presenti sulla piana di Giza.
La stele venne datata almeno al 1500 a.C. circa ed il contenuto della stele risultò convincente per diversi egittologi come Auguste Mariette, Sir M.Flinders Petrie, Wallis Budge ed altri, ma gli egittologi delle epoche successive contestarono quella lettura ed attribuirono i suo contenuto alla fantasia del suo compilatore.
Voglio precisare chi erano gli egittologi ricordati, a sostegno della loro competenza e credibilità.
Auguste Mariette è stato uno dei primi traduttori dei "Testi delle Piramide", ha gettato le basi per la realizzazione del Museo Egizio del Cairo e l'Egitto gli fu tanto riconoscente da onorarlo con il titolo di Pascià, alla sua morte lo fecero collocare in un sarcofago e gli dedicarono una statua che possiamo ancora vedere nel cortile del Museo Egizio del Cairo.
Sir M. Flinders Petrie è stato considerato il "padre dell'egittologia britannica", ha lavorato per decenni in Egitto effettuando scavi, misurazioni e catalogazione dei materiali rinvenuti, a Londra c'è una fondazione ed un Museo dedicati ai suoi lavori.
Sir Wallis Budge, è stato conservatore del Museo Egizio di Londra, ha lasciato, fra le altre cose, un dizionario dei geroglifici utilizzato ancor oggi.

7 - L'ETA' DELLA SFINGE.
Scwaller de Lubicz ha scritto in uno dei suoi libri - La Teocrazia Faraonica - che le erosioni della Sfinge e delle pareti della sua nicchia, non sono dovute alle particelle di quarzo trasportate dal vento, ma alla presenza di acqua.
J.A.West ha messo quella osservazione al centro dei suoi interessi e, con l'ausilio di R.Schoch, un geologo specializzato in erosione del calcare, ha dimostrato che quelle erosioni sono dovute a millenni di piogge battenti. Per trovare condizioni simili nel Nord Africa, si deve risalire almeno a prima dell' 8 mila a.C.
Quindi la Sfinge deve essere stata costruita prima, come l'adiacente Tempio a Valle, costruito con brocchi da 200 ton. estratti per realizzare la sua nicchia.

8 - LA CRONOLOGIA EGIZIA.
E' praticamente impossibile fornire date certe prima della 664 a.C., possiamo indicare solo dei "periodi di riferimento" senza mai dimenticare che, anche le date apparentemente precise, vanno sempre seguite da un significativo "circa".
L'inizio del periodo dinastico è stato per molti decenni un elemento di dissidio fra egittologi. E' sufficiente ricordare che J. F. Champollion, l'uomo che, nel 1821 ha scoperto il modo per tradurre i geroglifici, aveva collocato quell'inizio nel 5800 a.C. circa, mentre l'egittologia ufficiale è arrivata a collocarlo nel 3000 a.C. circa.
Avremo occasione di parlare delle motivazioni in base alle quali Champolliom, riteneva che il periodo dinastico cominciasse all'inizio del VI millennio, è certo che gli Egizi stessi ritennero che l'inizio della loro civiltà risalisse a tempi lontanissimi.
Diodoro Siculo, lo storico greco del I secolo a. C., racconta di aver appreso, dai sacerdoti egizi, che il tempo intercorso dal regno di Osiride all'arrivo di Alessandro, è stato di 23000 anni, mentre il regno degli dei sarebbe stato di 1500 anni. Un totale di 24.500 anni, una valutazione inferiore a quella riferita da altre fonti, ma si tratta pur sempre di una quantità di tempo enorme, se confrontata con le cronologie ufficiali.
Ritorniamo ad occuparci dell'inizio del periodo dinastico per ricordare che quella data è stata spostata più volte avanti e indietro nel tempo, fino ai giorni nostri quando le differenze si sono molto ristrette. C'è chi parla del 2900 circa, e c'è chi parla del 3100 a.C. con una flessibilità di 150 anni in più o in meno. (come sostiene Alan Gardiner)
Mi sembra utile ricordare qui di seguito le fonti utilizzate per ricostruire la cronologia Egizia.

9 - LA PIETRA DI PALEREMO.
Questo documento è a Palermo da molto tempo e non se ne ricorda la provenienza.
E' il frammento più grande di una lastra di granito che risale alla V dinastia e riporta i nomi dei regnanti. dalla Prima alla Quinta dinastia.
In quel documento si parla anche di circa 120 Re che avrebbero regnato prima dell'avvento dei Re dinastici, un periodo di tempo valutabile in 2500 / 3000 anni, ai quali vanno sommati i circa 6 millenni del periodo dinastico.

10 - IL PAPIRO REGIO DI TORINO.
Il papiro risale alla XII dinastia, XIII secolo a.C. circa, riporta i nomi dei re dinastici e, a fianco di ogni re, la durata del regno, il livello della piena annuale del Nilo ed altre informazioni che erano, evidentemente, ritenute molto importanti.
Prima dell'elenco dei re dinastici, il papiro riporta due periodi, uno relativo a 10 neteru - divinità - che sarebbe durato 23200 anni ed un secondo periodo nel quale avrebbero regnato gli Shemsu Hor - i compagni di Horus - per 13420 anni.
Un totale di 36620 anni ai quali vanno aggiunti gli anni di regno dei re dinastici, un periodo complessivo di 40000 mila anni circa.

11 - LA "AEGYPTICA" DI MANETONE.
Manetone era un sacerdote Egizio vissuto nel III secolo a.C., al quale il secondo regnante della stirpe dei Tolomei chiese di stilare una storia del suo paese, scritta in greco.
A noi non è arrivata nessuna copia del lavoro di Manetone, sono arrivati solo gli stralci copiati da storici di epoche successive, dal cui confronto si è cercato di risalire al testo originale.
Anche Manetone, come le altre fonti originali, prima di iniziare l'elenco dei re "storici", riporta informazioni relative ad un periodo nel quale avrebbero governato i semidei e poi i Re Horus, per un periodo di 13.130 anni, seguiti da un lungo elenco di re predinastici per altri 13.777 anni, un totale di circa 27.000 anni prima di Menes, il primo Re della I dinastia.
L'elenco attribuito a Manetone continua con un elenco di re raggruppati in trenta dinastie, divise in tre parti separate da periodi intermedi. La storia Egizia di Manetone termina nel 332 a.C., data della conquista dell'Egitto da parte di Alessandro Magno.

12 - GIOCANDO FRA I MILLENNI.
A me piacciono i titoli intriganti, è vero, ma quella che viene presentata come la "storia dell'antico Egitto" , giustifica quel titolo apparentemente poco rispettoso del lavoro degli storici.
Vediamo di sbrogliare la matassa. Parlando delle convinzioni di Champollion, ho avuto occasione di ricordare come lo scopritore della chiave di lettura dei geroglifici ritenesse che il periodo dinastico iniziasse nei primi decenni del VI millennio prima dell'era volgare.
La convinzione di Champollion non era una "ipotesi deduttiva", ma l'accettazione del testo di Manetone, così come è arrivato ai nostri giorni, un attestato di fiducia condiviso da altri egittologi come F.Petrie.
A me sembra che la differenza fra la cronologia moderna ed i periodi di tempo indicati da Manetone giustifichino quel titolo, ci sono infatti circa tre millenni di differenza che riemergono più volte nel corso della cronologia egizia, ad esempio nella durata del Secondo Periodo Intermedio.
Per la cronologia ufficiale, il secondo Periodo Intermedio inizia nel 1784 e termina 226 anni dopo, nel 1554 a.C. , sempre circa, ovviamente.
Ma queste date trascurano le indicazioni della Storia di Manetone, secondo le quali dalla fine della XII dinastia all'inizio della XVIII dinastia passerebbero ben 1590 anni così distribuiti fra le varie dinastie: XIII din. 455 anni ; XIV din 484 anni ; XV din. 281 anni; XVI din. 518 anni; XVII din. 151 anni.
F. Petrie proponeva un arretramento di 1460 per la XII dinastia, un numero di anni suggerito dalle caratteristiche del calendario Egizio, per cui è opportuno spiegare, sia pur in modo stringato, la struttura del complesso calendario Egizio.

13 - I CALENDARI EGIZI.
C'è un calendario solare, quello civile, nel quale l'anno è diviso in 12 mesi da 30 giorni ciascuno più 5 giorni intercalari. 365 giorni in totale che segnano le date degli eventi ufficiali gestiti dallo stato, comprese le festività.
C'è un calendario sotiaco, si basa sul ciclo del sistema di Sirio, Soped del Cane, dedicata ad Iside, che ha la caratteristica di non alzarsi sull'orizzonte per 70 giorni ogni anno, quando ricompare nell'aurora, prima che la luce del sole la cancelli, coincide con l'inizio della piena annuale del Nilo e quindi anche l'inizio dell'anno. Un anno che coincide con l'anno astronomico ed è lungo 365 giorni ed 1/4.
Quindi l'anno civile era più corto dell'anno sotiaco di 1/4 di giorno per cui ogni 4 anni "rimane indietro" di un giorno.
Un giorno ogni 4 anni, un mese ogni 120 anni; servono 1460 anni (4 x 365), prima che l'inizio dell'anno civile ritorni a coincidere con la "ascesa di Sothis", l'inizio dell'anno sotiaco, il momento dell'anno nel quale iniziava la piena annuale.
La prima data certa, nella quale i due cicli coincisero è il 139 d.C. ed è attribuita a Censorino.
Il quesito, posto, a chi si interessa di cose Egizie, consiste nello stabilire "quando" quel calendario è stato adottato. Tenendo presente il punto fisso fornito da Censorino nel 139 d.C. e risalendo a ritroso nel tempo di qualche ciclo, possiamo ndividuare in quali date l'evento si è ripetuto.
Abbiamo così il 1321 a.C. poi 2781, 4241, 5781 e il 7161, sempre a.C., quando possiamo anche fermarci. Questo viaggio a ritroso serve per dire che, probabilmente, il calendario è stato adottato prima dell'unificazione delle Due Terre.
Le datazioni di Manetone, sembrano affermare che l'unificazione risale a prima del 5681, quando si verificò la coincidenza dei due cicli e fu adottato il calendario Egizio.
F.Petrie suggeriva una scelta mediana, proponendo di arretrare la fine della XII dinastia di un solo ciclo sotiaco, 1460 anni facendo risalire l'inizio dei Regni dinastici al 4241 a.C., come abbiamo avuto modo di vedere, la proposta non venne accolta.

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

IMHOTEP: il leonardo dell'Egitto

 

Vissuto durante la III Dinastia, pare abbia servito sotto ben quattro Faraoni: da Djoser a Huni. La sua mummia non è stata ancora identificata, anche se c'è l'ipotesi che la colloca in una mastaba, la 3518, a Saqqara. Di lui ci sono pervenute numerose statuette che lo raffigurano sia con vestiti comuni che con le dignità del suo rango. Il suo nome significa "colui che viene in pace" e poco si sa delle sue origini e della sua vita privata. Alcuni dicono che fosse di umili origini, altri lo fanno figlio dell'architetto Kanopher e di Khredouonk, e pare che fosse sposato ad una certa Ronfrenophert. Anche il suo luogo di nascita rimane nel dubbio: forse in un sobborgo di Memphis, forse nel villaggio di Gebelein, a sud di Tebe. Certo è che, grazie al suo eccezionale ingegno, si occupò delle più diverse discipline e presto giunse ad assumere un rango inferiore solo a quello del Faraone, tant'è che venne poi anche deificato. Viene citato come sommo sacerdote di Heliopolis, primo ministro e consigliere del Faraone, capo e protettore degli scribi, mago e medico, astrologo ed astronomo, poeta, ed, ovviamente, architetto. Gli vennero dedicati templi e luoghi di culto a Memphis, dove rimpiazzò Nefertum nella grande triade locale, a Deir-el-Medina , a Deir-el-Bahari, a Karnak, a File, ecc. Nel Canone Regio di Torino viene indicato come "figlio di Ptah". Per i Greci, divenne Asklepion, dio della medicina, per gli alchimisti Ermete Trismegisto ed anche i primi cristiani, che, in Egitto, univano la nuova religione ad alcune credenze locali, continuarono il suo culto.
Oltre ad essere ricordato come il costruttore della piramide a gradoni di Saqqara (dove recentemente si sono trovati altri sotterranei con vasi che pare contenessero sostanze legate ai suoi esperimenti), iniziò la costruzione del complesso di Sekhemkhet, dismessa per la prematura morte del Faraone, dove avrebbe dovuto sorgere un'altra piramide, più grande di quella di Djoser. Pare inoltre che il progetto del primo Tempio di Edfu si debba a lui.
Il massimo della genialità lo raggiunse però nel campo della medicina. Nel papiro "Smith", che gli viene attribuito, sono elencati oltre novanta termini anatomici e quarantotto tipi di lesioni. Si sa che era in grado di diagnosticare e curare oltre 200 infermità: 15 addominali, 11 della vescica, 10 del retto, 29 degli occhi, 18 della pelle ed altre dei capelli, della lingua e delle unghie. Conosceva posizione e funzioni degli organi vitali e della circolazione sanguigna. Praticava l'odontoiatria e la chirurgia. Curava, soprattutto con elementi di origine vegetale, tubercolosi, calcoli, appendiciti, gotta ed artrite. E tutto questo più di duemila anni prima di Ippocrate, che noi consideriamo il padre della nostra medicina.

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

 

L’  ORZO  e gli  EGIZI

 

Originari dell’ASIA MINORE, dal Sud del Caucaso al Mar Caspio, i  CEREALI furono introdotti in Egitto durante il periodo Neolitico.

 

Tuttavia, soltanto dopo il 35OO a.C., quando il regime della piena estiva del Nilo si stabilizzò  definitivamente, le semine e i raccolti   furono    caratterizzati da ritmi e metodi ben precisi.

 

Dalle origini fino all’Età Moderna, le coltivazioni effettuate su terreni ricchi di limo (chiamati   NILI   in   riferimento al Nilo),   furono   sempre   ricercate dai contadini.

Sopravvissero   fino   alla   costruzione  della   diga  di   Assuan, all’inizio degli anni Sessanta.

 

Gli  EGIZI, uno dei popoli più antichi del mondo a praticare l’agricoltura, seminavano   tre diversi tipi di GRANO:

 

-il  GRANO DURO   (Triticum durum)

 

-un altro tipo di grano affine al grano duro ma di scarsa importanza, il Triticum turgidum)

 

il  FARRO  (Triticum dicoccum)

 - il  SORGO  (Andropogon Sorghum)

 

Il più antico GRANO di origine Egizia è il  KAMUT,   antenato del grano duro, scoperto migliaia di anni fa tra   l’EGITTO   e   la   MESOPOTAMIA.

 

E’ un grano ricco di proteine e di minerali ed è altamente  digeribile.

Con il nome di   “ANTICHI  CEREALI”  da  COLTIVAZIONE BIOLOGICA  oggi sono in vendita prodotti alimentari (PASTA)  con farina di grano Kamut   ottenuti  macinando la parte più interna del chicco di questo antico cereale, paste caratterizzate dal gradevole sapore, delicatamente dolce.                                            

 

Seminavano anche l’ORZO, che richiedeva però  molta acqua e amava il caldo: cresceva in abbondanza sulle sponde del Nilo.

 

Dopo il processo di germinazione, veniva trasformato    in  MALTO,   utilizzato essenzialmente   per la produzione della BIRRA.

 

A  partire dal II millennio a.C., lo sviluppo delle tecniche di irrigazione consentì di ottenere nuovi terreni coltivabili al limitare del deserto e qui vi seminarono l’ORZO in virtù della sua proprietà        di ridurre il tasso di salinità elevato.

 

Venivano coltivate grandi varietà di sottospecie  di grano e di orzo.

 

E’ comunque difficile identificare con precisione cereali, come il  SEKHET BIANCO o VERDE, menzionati dai geroglifici o rappresentati sui bassorilievi.

 

 

Nell’Antico Egitto, la  BIRRA  veniva bevuta in qualsiasi circostanza: nei campi, sulle imbarcazioni, in occasione di feste e di ricevimenti popolari, era associata al culto del dio OSIRIDE.

 

Veniva anche detta “il  NETTARE di CLEOPATRA”

 

Alla portata non solo del faraone, ma anche del semplice  contadino o dell’artigiano di città, la birra egiziana  veniva prodotta con frumento, orzo e datteri che, con il loro zucchero, assicuravano la fermentazione.

 

Utilizzando un forno simile a quello dei  fornai, il birraio e i suoi  aiutanti  versavano l’impasto fresco in stampi bollenti.

 

Questa operazione richiedeva moltissima attenzione, dal momento che la pasta, fatta con frumento oppure orzo, doveva restare nel forno il tempo necessario per far dorare la crosta in superficie, mentre all’interno la pasta doveva rimanere cruda.

 

I pani così preparati venivano poi sbriciolati in un grosso mastello, pieno di un liquido dolce preparato con acqua e datteri.

 

Un birraio entrava nel mastello e pestava la preparazione finchè diventava omogenea.

Bisognava poi aspettare alcuni giorni perché avesse luogo la fermentazione.

 

Il contenuto del mastello veniva allora travasato in giare di dimensioni maggiori.

 

Un colino tratteneva i pezzi di pane più grossi imbevuti di birra, che un birraio strizzava come spugne per farne uscire il prezioso liquido.

 

Alcuni birrai, più scrupolosi, effettuavano una seconda filtrazione per eliminare le eventuali briciole di pane sfuggite al colino.

 

Questa birra si conservava piuttosto bene e veniva immagazzinata in anfore chiuse con  un tappo di paglia e di argilla umida o da un piattino fermato con un po’ di gesso.

 

Al termine della lavorazione, il birraio apponeva il suo segno distintivo, per indicare il luogo e la data di fabbricazione.

 

Un tipo di produzione più modesto consisteva nel far fermentare quasi quotidianamente la pasta di farina di orzo. Terminata la fermentazione, la birra veniva filtrata e conservata in giare aperte: la schiuma che si formava in superficie veniva raccolta e fatta seccare, in modo da ottenere  il    LIEVITO,    utile per la produzione del pane.

 

Benché la maggior parte degli Egizi fabbricasse da sé la propria birra, il traffico di imbarcazioni cariche di anfore era molto intenso sul Nilo: rifornivano le città e le case dei più ricchi, che acquistavano la loro bevanda preferita da chi era più noto per la qualità del suo servizio.

 

Per essere consumata, la birra veniva versata in brocche di uno o due litri e poi gustata in calici di pietra, di metallo o di maiolica.

 

La birra scura era la più comune, mentre quella bionda era riservata ai pasti importanti.

 

La  “BOUZA”       si produce ancora sulle sponde del  Nilo

 

La birra a base di orzo e grano viene ancora oggi prodotta sulle sponde del Nilo, dove è conosciuta con il nome di BOUZA.

 

Questa bevanda fermentata è notevolmente alcolica e pericolosa, in quanto tossica.

I locali pubblici  delle principali città egizie venivano definite nell’antichità come “case della birra”

 

NOTIZIE  ATTUALI

 

Nel   2006   una   missione   archeologica   polacca  ha scoperto in un sito di DAQAHIIYA, nel Delta del Nilo, i resti della più antica fabbrica di birra del nostro pianeta.

 

 ( da   “MERIDIANI” –  EGITTO -  Editoriale Domus -  novembre 2008-n.173)

 

Scuola Primaria Giacomo Matteotti di  ALPIGNANO  (TO)

cl. 5° C       Carla Volpe    Gabriella Sorba

Bortot  Ornella -  A.N.I.S.N. – TORINO – sezione del  PIEMONTE

Dipartimento Scienze della Terra

Laboratorio didattico interdisciplinare di Scienze Naturali –  BOTANICA

“  i  CEREALI  “

l’ ORZO e gli EGIZI  - La  BIRRA

Salone del Libro di Torino anno 2009 – Stato ospite :  EGITTO

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

  Il  LINO e  gli  EGIZI

 

Gli archeologi hanno scoperto che molte delle mummie egizie rinvenute in tombe faraoniche – che risalgono a oltre 6000 anni fa  - sono già avvolte con bende di lino, di dimensioni m. 4,50 x 1,20.

 

Il suo colore giallo zafferano o rosso derivava da una tintura al CARTAMO, una pianta erbacea appartenente alla Famiglia delle Composite  (Carthamus tinctorius)

 

Anche per il trattamento delle dita delle mani e dei piedi – che venivano bendate separatamente – si utilizzavano sottili strisce di lino.

 

Le unghie dei piedi e delle mani erano tenute ferme con l’aiuto di un sottile filo di lino.

 

Il  LINO  era una pianta particolarmente preziosa per gli EGIZI, perché non lasciava scarti.

 

I  semi erano impiegati nell’alimentazione ed erano utilizzati anche per la preparazione di un  olio.

 

Inoltre, essendo dotati di numerose virtù medicinali, erano anche utilizzati per la produzione di svariati rimedi erboristici.

 

I  residui della lavorazione del LINO  servivano come  FORAGGIO per il BESTIAME e come FERTILIZZANTE per il  TERRENO.

 

Tuttavia, la parte più importante della pianta era il fusto, da cui si ricavava l’omonima fibra tessile.

 

A partire dal Regno Antico  la coltivazione, il trattamento e la tessitura del LINO  rivestivano un’importanza fondamentale, tanto che dipendevano direttamente dal Tesoro.

 

Il  LINO  rappresentava infatti l’elemento base dell’industria nazionale egizia, un florido artigianato, le cui produzioni venivano esportate in tutto il mondo antico.

Dallo studio delle tombe di GEBELEIN, nell’Alto Egitto, sulla sponda occidentale del Nilo, a circa 29 km. a sud di Tebe, sorgeva questa città, il sui nome significa “le due colline” o anche “le due montagne” per la posizione geografica.

 

Al Museo Egizio di Torino  sono conservati  preziosi frammenti  del tessuto di LINO  proveniente dagli scavi di  Gebelein : è dipinto con scene di paesaggio e vita del luogo, in particolare, la navigazione sul fiume.

La città di GEBELEIN aveva un’economia fiorente, determinata dallo sfruttamento agricolo della pianura, dalla   COLTIVAZIONE   del   LINO   e   dalla successiva lavorazione del tessuto, di qualità pregevole e raffinata.

 

Tutti i tessuti, senza eccezione, tutti gli abiti, quelli dei vivi come quelli dei morti, venivano confezionati con filo di lino (dalla   tela   grezza alla raffinata batista, che serviva per vestire le statue degli dei e le mummie).

 

Inoltre, la lavorazione del lino forniva una grande abbondanza di prodotti destinati all’esportazione, sia nel bacino del Mediterraneo sia in Oriente.

 

Il  cotone, che comparve sulle sponde del Nilo solo nel V secolo a.C., relegò a poco a poco la coltivazione del lino in secondo piano.

 

La coltivazione del Cereali e del Lino occupavano i contadini per tutto l’anno, in successione dai primi.

 

Il lavoro era agevolato dal ritmo delle stagioni e dalla piena del Nilo, che corrispondeva idealmente al ciclo di crescita delle varie piante coltivate.

 

Negli ultimi giorni del mese di EPIPHI, verso la fine si SHEMU, la stagione calda, cioè verso il 10 di giugno, cominciava il periodo del raccolto dei cereali, corrispondente anche alla semina del lino, che richiedeva quattro mesi per germinare e giungere a maturità.

 

All’inizio della piena, i terreni destinati alla semina dei cereali venivano progressivamente sommersi dalle acque del fiume, mentre i campi di lino in fiore inserivano una nota di blu intenso nel paesaggio.

 

Quando il Nilo si ritirava, i contadini raccoglievano il lino, maturato durante la piena.

Alla fine di  CHOIAK, l’ultimo mese di AKHET –l’inondazione- verso il 15  del mese di novembre, era tempo di dedicarsi all’aratura e alla semina del grano e dell’orzo.

 

Esistono circa 15 specie di questa pianta, originaria dell’Africa a sud del deserto egiziano, con le cateratte del Nilo, - la  NUBIA  - oggi lo Stato del SUDAN.

Il nome  NUB significava, al tempo dei faraoni d’Egitto,  “il Paese dell’ORO” per le ricche miniere di oro, quel lucente metallo che gli Egizi chiamavano :

 

 FUOCO SOLIDIFICATO  o CARNE  degli  DEI, oro che arrivava

 in Egitto dalle lontane miniere di Wady Allaqi e Bam el-Haggar

 

Dal Paese di Kush arriveranno molto più tardi, proprio in Egitto, gli eserciti invasori del potente reame nubiano di Kush, con la presenza dei misteriosi Faraoni Neri.

 

Grandi carovane trasportavano attraverso il deserto il “ FUOCO SOLIDIFICATO”, insieme a spezie, avorio, leoni  destinati ai giardini dei faraoni  e   ghepardi utilizzati per la caccia, insieme ai preziosi legni di Sicomoro e di Acacia -   per   costruire   le imbarcazioni – il cuoio, il bestiame e il  LINO, nonché i micidiali arcieri dell’esercito egiziano.

 

SIAT  era la  SCIARPA di  LINO lunga e stretta, di colore bianco, terminante ad una estremità con una frangia, indumento proprio degli dei.

 

centri religiosi dell’Egitto per il culto del dio Falco HORO, tempio e monumenti tuttora in uno stato di conservazione quasi perfetto.

 

Il prodotto depurato era chiamato  NITRY,  da qui il termine  greco   NITRON  e

arabo  NATRON : il nome deriva forse da vocaboli :

 

“ dio “   e   “ incenso “

 

Scuola  Primaria Giacomo Matteotti di ALPIGNANO (To)

cl. 5° B   -  Giusy Prestipino – Paola Sansone

cl. 5°  C   -  Carla  Volpe – Gabriella Sorba

Bortot  Ornella -  A.N.I.S.N.  di TORINO – sezione PIEMONTE

Dipartimento Scienze della Terra

Laboratorio  interdisciplinare di Scienze Naturali – BOTANICA -

LE  PIANTE  TESSILI  “      il   LINO -  ( le fibre tessili naturali)

Salone del Libro di Torino – anno 2oo9 –

Stato ospite - EGITTO

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

L'antico Egitto La Cosmologia ed il Mito

 

L'antico Egitto La Cosmologia ed il Mito

 

 

La vita di tutti i giorni dell'Uomo Egizio è scandita dal rispetto delle regole tramandate dai Miti delle cosmogonie. L'uomo vive secondo canoni precisi ripresi dagli esempi di vita condotta dagli dei nell'aldilà.
Il Mito serve per comunicare la conoscenza. Infatti i Miti Egizi che ci vengono tramandati dai testi delle Piramidi, ci trasmettono anche la storia sociale di un antichissimo e coltissimo popolo.
Una testimonianza ci viene fornita dalla Pietra di Palermo: è un frammento di una lastra di pietra nera, che reca la lista dei re d'Egitto a partire da Menes, primo sovrano della I dinastia, ed almeno fino a Neferirkara, terzo re della V dinastia. Purtroppo il documento è incompleto e la sua origine è ignota.
E' stato acquisito dal Museo di Palermo in seguito ad un lascito nel 1877 e, negli anni successivi, nel commercio dell'antiquariato sono comparsi sei nuovi frammenti, ora conservati al Museo del Cairo e all'University College di Londra.
In particolare, i frammenti del Cairo elencano i re che recano sul capo alternativamente la corona dell'Alto e del Basso Egitto.
Nel III secolo a.C il sacerdote e storico egizio Manetone, che su richiesta di Tolomeo I ha scritto in greco la storia dell'Egitto ed il Canone di Torino, un papiro del tempo di Ramses, presentano entrambi una formulazione cosmologica delle origini dell'Egitto secondo la quale l'integrazione del Mito con la storia viene fatta ricorrendo all'esistenza di un'Età dell'Oro durante la quale gli dèi regnavano sulla terra.
Ra, con altri otto dei, faceva parte della "Grande Enneade di Eliopoli", personificazione di ogni bellezza, magia e potere cui fece presto seguito la "Piccola Enneade" che comprendeva Horus, Thoth, Anubi, Maat. Nonostante ci fossero nove dei nella Grande Enneade, ognuno era solo e sempre il vero Uno, ciascuno rappresentava un aspetto del grande dio creatore, Atum.
O tu, Grande Enneade che sei a On [Eliopoli] (e cioè) Atum, Shu, Tefnut, Geb, Nut,Osiride, Iside, Seth e Nefti; o voi figli di Atum estendete la sua benevolenza ai suoi figli
I Nove, ora con un nome ora con un'altro, regnarono per molti secoli, finché il mondo Egiziano, influenzato dai greci e dai romani prima e dal cristianesimo poi, cambiò definitivamente con l'avvento dell'uomo-dio sacrificale, Yeshua (Gesù).Ma anche allora si continuò a credere che i nove si erano semplicemente ritirati in un regno celeste o in un'altra dimensione; l'Enneade era andata via, forse per tornare un giorno gloriosamente.
Elaiopoli era la sede della più antica "teologia". La cosmogonia eliopolitana è testimoniata da lunghi testi parietali trovati all'interno delle Piramidi nella necropoli di Saqqara, ad ovest dell'Antica Menfi.
Il Dio primordiale della cosmogonia è dunque Atum, il dio Sole.
E' il vero dio dell'Egitto, il Sole, oggetto di adorazione ovunque anche se denominato con vari attributi e nomi. E' Ra, il più grande di tutti gli dei d'Egitto, il Dio-Sole di On (Eliopoli, il più antico e prospero centro commerciale del Basso Egitto). E' il Sole stesso, raffigurato di solito con la testa di falcone che sorregge il disco solare tra due ali o tra due serpenti. Suo simbolo è l'obelisco.
Ci sono giunti due Miti che riguardano entrambi la sua vecchiaia. Il primo è comunemente chiamato "II Mito della distruzione degli uomini"
Ra, da millenni sovrano-dio dell'Egitto, viveva a Eliopoli in uno splendido palazzo e ogni giorno, a bordo della sua sontuosa barca, portava la sua luce e i suoi raggi benefici in tutto il paese; la notte si recava a illuminare il regno delle tenebre (Duat).
Ma, col passar degli anni, diventò decrepito; "le sue ossa erano d'argento, le sue carni d'oro, i capelli lapislazzuli". E il rispetto al sovrano, da parte dei sudditi, venne meno. Il grande Ra, indignato, decise di punire l'umanità per questo oltraggio alla propria maestà e convocò il concilio degli dei. Nun, il decano, propose che si giudicassero soltanto i colpevoli; ma Ra osservò che essi, avvertito il pericolo, si sarebbero rifugiati nel deserto. Fu deciso perciò di agire indiscriminatamente e, non appena l'occhio terribile di Ra si rivolse " contro i suoi bestemmiatori", questi fuggirono, come previsto, nel deserto. Ra chiamò a sé la dea Hathor e la trasformò in Sekhmet feroce dea della guerra dalla testa leonina, che fece un'orribile strage. Ma Ra voleva soltanto dare un esempio, non distruggere l'umanità intera; accortosi che Sekhmet, assetata di sangue, sfuggiva al suo controllo, mandò dei messi a Elefantina con l'ordine di raccogliere quanti più "didi" potessero, mentre alle sue ancelle comandò di preparare gran quantità di birra. Mescolatovi il succo delle bacche, ne inondò i campi "con settemila brocche". Sekhmet, credendola sangue, ne bevve a sazietà, si ubriacò "e non riconobbe più gli uomini". L'umanità fu salva, ma Ra perse la voglia di regnare ("II mio cuore è stanco d'esser con loro") e decise di salire in cielo. Nun chiamò allora la dea Nut, la trasformò in vacca e Ra le sali in groppa. Essa si alzò ritta sulle zampe, altissima: ma guardando in basso "tremò per l'altezza". Allora Ra chiamò il dio dell'aria Shu ordinandogli di sostenerla. Da quel momento il cielo è formato dalla Vacca Celeste sotto il cui ventre splendono le stelle e attraverso il quale la barca di Ra compie ogni giorno il suo percorso.

Anche in Egitto, dunque, esisteva il Mito della ribellione degli uomini contro il loro creatore, il quale allora decide di vendicarsi. Così venne sancita la separazione tra dei e uomini ed ogni categoria ricevette il proprio posto nell'universo, il quale conobbe, per questo, lo spazio ed il tempo.
Il secondo Mito riguarda il nome segreto di Ra, sebbene la protagonista sia Iside, qui rappresentata come ancella di Ra, ma in realtà astutissima dea che per acquistare la massima potenza doveva svelare ancora un unico segreto: il nome sacro e nascosto di Ra.
Per potersi impadronire del nome segreto di Ra, Iside prese del fango, ne formò un velenosissimo serpentello, ci sputò sopra e lo acquattò sulla strada che il vecchio Ra percorreva solitamente. Un giorno, passando di là, il dio fu morso dalla serpe.Le sue urla si levarono altissime, mentre il veleno invadeva la sua carne come il Nilo invade l'Egitto. Appena poté proferire parola disse: "Nessuno ha mai sofferto un simile dolore; non è fuoco, eppure il mio cuore brucia, non è acqua, eppure il mio corpo è madido di sudore e percorso da brividi". Accorse Iside che gli rivelò la causa del suo atroce soffrire e si disse pronta a usare tutte le possibili formule magiche contro il veleno; ma, aggiunse, per dar loro efficacia occorreva che vi fosse inserito il nome segreto di Ra ( Colui del quale si pronuncia il nome, vivrà).
Ra snocciolò tutti i propri interminabili titoli protocollari come sovrano, poi tutti i suoi infiniti attributi come dio-Sole e tutti quelli di dio degli dei e degli uomini. Non servi a nulla. Alla fine con la bava alla bocca, divorato dal veleno, straziato da insopportabili sofferenze, cedette. Il suo nome segreto era rinchiuso in lui e per conoscerlo Iside dovette aprirgli il petto ed estrarlo dal suo cuore.
Pronunciato quel nome, d'incanto il dolore cessò.

Per comprendere il significato del Mito del nome sacro di Ra si deve sottolineare la singolare importanza che gli Egizi davano al nome delle cose; infatti, tutto aveva un suo nome proprio, le piramidi i palazzi,gli scettri dei re, le statue. Queste ultime, poi, portavano inciso profondamente nella pietra il nome di colui che rappresentavano in modo che non venissero usurpate dai successori.
Eliopoli ispirò e motivò la costruzione dei grandi monumenti di Giza. Per la gente di quel tempo e di quel luogo, la teologia rappresentava l'apice di ogni conoscenza. Tutto ciò che esisteva era dio e tutto era una sua manifestazione.
I Testi delle Piramidi sono una delle maggiori fonti di conoscenza dell'antico Egitto e dalla loro lettura è possibile conoscere i principali protagonisti della religione eliopolitana.
La piramide di Unas diventò la prima piramide parlante; risale al 2350 a.C, circa anche se molti Egittologi sono del parere che i Testi delle Piramidi siano molto più antichi delle prime iscrizioni sopravvissute e che siano gli scritti religiosi più antichi del mondo che ci siano pervenuti. Lo scalpello del tagliapietre incise i primi segni dei Testi delle Piramidi
Il faraone non se ne è andato da morto,
se ne è andato da vivo.

Il tema centrale di questi Testi è il viaggio nell'aldilà in cui il re identificato con Osiride ascende al cielo, ma in essi troviamo anche il bellissimo racconto della Creazione, che è il primo Mito Egiziano.
Prima dell'atto creativo di Atum, l'universo era un vuoto d'acqua informe chiamato Nun. Da questo vuoto emerse una collina, il sacro Monte di Atum.
Nonostante il suo carattere metaforico, si credeva anche che questo elemento fosse un luogo fisico, il luogo concreto dell'inizio di tutte le cose. Il tempio di Atum a Eliopoli era probabilmente costruito su questa collina. Anche se alcuni Egittologi di recente hanno sostenuto che in realtà si trattava del terreno rialzato della piana di Giza.
Secondo altri le piramidi volevano rappresentare il Monte Primordiale.
Il dio eiaculò l'universo con un orgasmo esplosivo provocato masturbandosi. Questa emissione di energia capace di dare vita fecondò il vuoto di Nun. respingendone i confini per dare spazio all'espansione della creazione della materia.
Nella versione originale Atum è presentato come un essere androgino: il fallo rappresentava il principio maschile e la mano quello femminile. Questo definisce uno dei cardini del sistema eliopolitano e tutto pensiero Egizio, l'idea dell' eterno equilibrio eterno maschile e femminile, la polarità yin-yang senza la quale governerebbe il caos.
Dal getto dello sperma di Atum cominciò a svolgersi l'universo. arrivando gradatamente a manifestarsi nel mondo fisico e materiale in cui viviamo, ma solo dopo aver attraverso numerose altre fasi. Dall'atto creativo emersero due esseri, Shu e Tefnut. (l'elemento secco e l'elemento umido).
La parola Shu significa anche "sollevare": il dio Shu separa Nut da Geb "sollevando" la cupola del cielo dalla terra. Il suo nome si scrive con la sagoma di una piuma (che il dio infatti reca sul capo). Le "ossa di Shu" servono al faraone per salire in cielo.
Shu è maschio e rappresenta la potenza creativa, mentre Tefnut è femmina e incarna un principio d'ordine che limita, controlla e modella la potenza di Shu. Tefnut è rappresentata anche come la dea Maat, che presiede all'eterna giustizia. Insieme, Shu e Tefnut sono talvolta denominati congiuntamente il Ruti, raffigurato sotto forma di una coppia di leoni (o meglio un leone e una leonessa).
Tefnut, come rugiada mattutina, dà il benvenuto al dio solare e proprio per questo viene anche chiamata "occhio di Ra". Il suo nome significa "sputo" e si scrive con la sagoma di una bocca da cui esce un fiotto d'acqua.
Dall'unione di Shu e Tefnut nacquero Geb (il dio della terra) e Nut (la dea del cielo), a rappresentare gli elementi del cosmo visibile, ulteriori forme manifeste dei loro "genitori".
Geb e Nut a loro volta generarono due coppie di gemelli maschi e femmine: il famoso quartetto composto da Iside e Osiride e da Nefti e Seth.

Essi esprimono il principio di dualità: maschile-femminile, positivo-negativo, luce-tenebra. Nefti è la "sorella oscura" della benefica Iside, mentre Seth è la forza distruttrice che ostacola, che si oppone alla natura civilizzatrice e creativa di Osiride.
Una lettura obiettiva dei Testi delle Piramidi comporta molto più che il semplice simbolismo poetico. Per esempio, il loro sistema cosmologico ha notevoli parallelismi con la concezione della fisica moderna della creazione e dell'evoluzione dell'universo. Descrive letteralmente il «Big Bang», in cui tutta la materia esplode da un punto di centralità e poi si espande e si dispiega, diventando più complessa via via che le forze fondamentali entrano in essere e interagiscono, raggiungendo il livello della materia elementare.
Il sistema cosmologico prosegue e la Grande Enneade conduce a un'altra serie di dei, l'Enneade Minore. Il legame o «tramite» è Horus, il figlio magico di Iside e Osiride. È considerato il dio del mondo materiale, con un ruolo che richiama quello di Atum nell'universo.
Questi tre dei, che costituiscono la prima Triade o Trinità erano in certo modo gli dei nazionali, venerati in tutto il paese, le loro vicende si possono considerare il poema nazionale degli Egizi; poema, tuttavia, che non fu mai scritto, sebbene Plutarco ce ne tramandò per sommi capi il bellissimo Mito.
Osiride era un Mitico re-dio degli abitatori del Nilo; sovrano benefico insegnò ai suoi selvaggi sudditi a vivere in pace, ad abbandonare l'avventurosa vita nomade ed a questo fine insegnò loro a lavorare la terra, a coltivare la vite per ottenerne il vino, e l'orzo da cui trarre la birra, mostrò loro come forgiare i metalli e le armi per difendersi dalle belve, li invogliò a vivere in comunità, a fondare città.
Iside, la sorella-sposa, per parte sua, guariva le loro malattie, scacciava gli spiriti maligni con arti magiche; fondò la famiglia, insegnò agli uomini a fare il pane e alle donne tutte le arti muliebri, la tessitura ed il ricamo; insomma, inventarono la civiltà.
L'Egitto si trovò cosi nell'Età dell'Oro. Compagno ed amico di Osiride era Thot, dio delle scienze, cui spettò il compito di insegnare agli Egizi a leggere e scrivere.
Non contento di ciò, Osiride volle portare la sua benefica missione anche nel resto del mondo e, durante la sua assenza, lasciò la reggenza del trono a Iside.
Ma ecco che il fratello Seth, escluso dal trono in quanto figlio cadetto,cominciò a tramare per usurparglielo, ma la vigile Iside riuscì a stroncare ogni manovra.
Osiride tornò dal viaggio, felicemente concluso, in compagnia di Thot e di Anubi (dio dei morti).
Il perfido Seth, l'esatto opposto di Osiride, ordì un orribile inganno ed organizzò una grande festa in onore del fratello e durante il banchetto mostra agli invitati un magnifico scrigno finemente istoriato e tempestato di gemme e. scherzando, proclama che ne farà dono a chi, entrandovi, lo occuperà esattamente con il proprio corpo (l'aveva fatto costruire su misura per Osiride, che aveva una statura gigantesca).
Ognuno dei commensali, ammirato per la preziosità dell'opera e desideroso d'averla, provò ad entrarvi, ma risultava sempre troppo piccolo. Alla fine fu la volta del re, la cui statura si adattò a pennello, Seth, fulmineo, con i suoi complici rinserrò il coperchio, lo sigillò con piombo fuso e gettò lo scrigno nel Nilo.
Gli dei atterriti presero forme di animali per sfuggire a una simile sorte. Iside, disperata, si strappò le vesti e con l'aiuto di Thot riuscì a fuggire e partì alla ricerca della salma dello sposo per dargli almeno degna sepoltura.
Era scortata da una terribile guardia del corpo, sette velenosissimi scorpioni; giunse esausta nella città di Pa-sin, ma lacera e sfinita com'era, non trovò ospitalità forse anche a causa del poco raccomandabile seguito.
Una donna, di nome Usa, le chiuse ostentatamente la porta in faccia così i sette scorpioni si consultarono tra loro sul modo di vendicare l'affronto fatto alla dea, e ad uno ad uno avvicinandosi al loro capo Tefen iniettarono nella sua coda tutto il proprio veleno.
Tefen, introdottosi nella casa della poco cortese donna, trovato il suo bambino lo punse; la potenza del veleno era tale che la casa prese fuoco.
Frattanto una misericordiosa e umile contadina, Taha, impietosita da quel volto scavato nel dolore, accolse Iside spontaneamente; Usa non trovò una sola goccia d'acqua per spegnere l'incendio e disperata, col bambino morente fra le braccia, vagava in cerca di aiuto ma nessuno le rispondeva. Iside ebbe pietà di lei ed impartì al veleno l'ordine di non agire così il bimbo guarì subito, mentre una pioggia miracolosa spegneva l'incendio;l'ira del cielo s'era placata e Usa, pentita, capi di trovarsi di fronte ad un essere soprannaturale così offrì doni a Iside implorandone il perdono.
Iside riprese il suo peregrinare tra le infinite difficoltà che gli spiriti maligni servi di Seth le mettevano sul percorso; giunta presso Tanis seppe da alcuni bimbi che la cassa, trasportata della corrente del Nilo, aveva raggiunto il mare aperto, disperata continuò a camminare e giunse a Biblo dove era approdata la bara fermandosi tra i rami di un cespuglio che, al contatto col corpo divino, s'era trasformato in una acacia così splendida che un giorno il re di Biblo, vedendo lo stupendo albero, ordinò di tagliarlo per farne una colonna del suo palazzo.
Iside, appreso questo fatto, tutte le notti si trasformava in rondine e volteggiava intorno alla colonna, lanciando strida strazianti, ma nessuno le faceva caso; alla fine decise di agire, si sedette presso la fonte, e quando le ancelle della regina vennero ad attingere acqua prese a conversare, a pettinarle ed a offrire divini profumi tanto che anche la regina volle conoscere la straniera che, in brevissimo tempo, entrò nelle sue grazie e fu nominata governante del principino; ma ogni notte, preso il suo aspetto di rondine, non cessava di piangere.
La regina, una sera, volendo sincerarsi che il bambino dormisse, entrò nella sua camera e vide con raccapriccio la culla del figlioletto circondata da alte fiamme e, ai piedi del letto, sette minacciosi scorpioni che facevano la guardia. Urlò atterrita; accorsero le guardie, il re e la stessa Iside, al cui cenno le fiamme si spensero d'incanto. A questo punto la dea svelò la propria identità; spiegò alla regina che per riconoscenza per l'ospitalità aveva deciso di rendere il principe immortale e così ogni notte lo immergeva nelle fiamme purificatrici, ma purtroppo ora l'incanto era rotto. La regina ne fu profondamente rattristata e il re, onorato d'aver dato ospitalità ad una dea, le offrì tutto ciò che lei desiderava. Iside, naturalmente, chiese la grande colonna e lei stessa recuperò lo scrigno, riempiendo poi il tronco di profumi e avvolgendolo in bende e lo lasciò al re e al suo popolo come suo ricordo e preziosa reliquia.
Ripresa la via del ritorno scortata da due figli del re, non seppe resistere a lungo a lungo senza aprire la cassa, all'apparire del volto del marito le sue urla di dolore riempirono l'aria di un tale spavento che uno dei figli del re uscì di senno. Peggior sorte toccò all'altro che cadde fulminato dallo sguardo che Iside gli lanciò quando si accorse di essere osservata mentre piangeva sul caro viso.
Rimasta sola, Iside tentò di tutto. Usò invano tutte le possibili formule maniche per richiamare in vita lo sposo; trasformatasi in falco, e agitando su di lui le ali per cercar di ridargli il soffio della vita, miracolosamente rimase fecondata.
Giunta in Egitto, nascose la bara presso Buto, tra le inestricabili paludi del Delta che la proteggevano dai pericoli, ma per caso Seth, andando una notte a caccia al chiaro di luna, la trovò, la aprì e vista la salma del fratello, in preda al più scatenato furore la tagliò in quattordici parti che sparpagliò per tutto l'Egitto.
L'infelice Iside, al nuovo scempio, ricominciò la pietosa ricerca dei macabri resti e dopo immense fatiche riuscì a ricomporli (tranne il membro virile divorato da un ossirinco, una specie di storione del Nilo).
Sui luoghi ove i resti furono ritrovati, sorsero cappelle e poi templi nei quali si compivano pellegrinaggi chiamati « della ricerca di Osiride».
Ricomposto il corpo, Iside chiamò a se la diletta sorella Neftis (innocente sposa del malvagio Seth), Thot e Anubi. E con la scienza ereditata da Osiride, tutti insieme si prodigarono per rendere a Osiride la vita. Anubi imbalsamò il corpo e confezionò cosi la prima mummia, che fu fasciata e ricoperta di talismani. Sui muri del sepolcro, ad Abido, furono incise le formule magiche di rito. Accanto al sarcofago fu posta una statua del tutto somigliante al defunto. Osiride cosi resuscitò, ma non potè regnare più su questa terra e divenne re del " Sito che è oltre l'Orizzonte occidentale" e lo trasformò da luogo cupo e triste in una landa fertile e ricca di messi.
Compiuto il rito della sepoltura, Iside tornò a nascondersi nelle paludi per proteggere se stessa e soprattutto il nascituro dalla vendetta di Seth. Quando Horus nacque, la madre lo protesse con tutto l'amore, invocò su di lui l'aiuto di tutti gli dei, gli insegnò la scienza, l'educò nel culto del padre. Horus crebbe "come il sole nascente, il suo occhio destro era il sole, quello sinistro la luna" ed egli stesso era un grande luminoso falco che solcava i cieli. E quando fu abbastanza grande, Osiride tornò una volta sulla terra per farne un soldato.
Allora Horus, radunati tutti i fedeli del re tradito, partì alla ricerca di Seth per vendicare il padre
. La tremenda battaglia durò tre giorni e tre notti; Seth e i suoi si trasformarono nei più terribili e imprendibili animali per cercare di sfuggire alla sconfitta; Horus mutilò Seth, ma questi si trasformò in un enorme maiale nero e ingoiò l'occhio sinistro di Horus, la luna cessò cosi di splendere. Alla fine Seth stava per soccombere, quando Iside cominciò ad intromettersi, a supplicare il figlio perché il massacro avesse termine, dopo tutto Seth era suo fratello e marito della diletta sorella Neftis. Horus, in uno scatto d'ira, tagliò la testa alla madre. Thot la guarì subito ponendole, al posto della sua, una testa di mucca. La battaglia riprese e durò all'infinito senza vincitori né vinti finchè Thot non si intromise autoritariamente, guarì Seth ma gli impose di restituire l'occhio a Horus . La luna tornò a risplendere. Intervennero allora anche gli dei e posero la questione al giudizio di Thot. Fu un processo-fiume che durò ottanta anni. Seth accusò Horus di non esser figlio di Osiride, essendo nato troppo tempo dopo la morte del padre. Horus controbattè tacciando Seth di malafede e alla fine il Divino Tribunale sentenziò che Horus avesse il regno del Basso Egitto e Seth quello dell'Alto Egitto.
Il tutto, secondo Manetone, sarebbe avvenuto 13.500 anni prima di Menes.
Osiride e Ra sono gli dei più noti. Ra luce divina, e Osiride, signore del processo di resurrezione, non sono opposti ma complementari.
L'epopea, come il Ciclo Troiano o quello della Tavola Rotonda, potrebbe espandersi a volontà con l'innesto di altri episodi e di nuovi personaggi ma per comprenderne l'intimo significato dobbiamo sfrondare il racconto di tutte le vicende marginali.
Allora restano in piedi la morte di Osiride, l'affannosa ricerca del suo corpo da parte di Iside che termina col ritrovamento nel cespuglio, poi il concepimento di Horus e l'imbalsamazione di Osiride. A questo punto ci si rende conto che nel racconto Osiride è il primo uomo che muore, ucciso da un altro uomo, e questo era un fatto inaudito, innaturale, che doveva restare assolutamente unico, soltanto un tragico incidente.
Gli antichi Egizi amavano tanto la vita che il concetto di morte, almeno come l'intendiamo noi, veniva ostinatamente rifiutato insieme alle parole tristi che l'accompagnano. La morte è "la Vita Perpetua", il sepolcro "la Dimora Perpetua", l'oltretomba "il Luogo soggetto al dio (Osiride)" o "i Campi dell'Aldilà" ove la parola Aldilà non significa Paradiso o Inferno o il Nulla, ma semplicemente un bellissimo luogo che sta ad occidente e che il Sole (Ra) illumina dal tramonto all'alba, quando da noi fa buio. Per questo i morti si chiamano semplicemente "gli occidentali".
L'uomo è immortale, non può morire. Pertanto la buona Iside riuscì ad opporsi alla catastrofe e a ristabilire le leggi della natura con tre mezzi fondamentali: la magia, la mummificazione e il miracoloso concepimento. Iside è il simbolo dell'amor materno, dell'amore fraterno,della dedizione coniugale, fu sempre carissima al popolo e veniva rappresentata su statuine con il figlio in braccio come le immagini della Madonna col Bambino. Il suo culto durò molto sia in Grecia che a Roma; una testimonianza è l'incisione dell'immagine di Iside che fece eseguire Giuliano l'Apostata (IV secolo d.C) sulle sue monete.
Inoltre Iside è la Grande Maga che tenta di assicurarsi il potere su Ra svelando il segreto dell'energia vitale che lo anima,ossia il nome celato dei suoi ka. Iside la Grande Madre che riuscì a trovare le membra sparse del corpo di Osiride e a resuscitarlo per far nascere Horus.
Spesso Iside è rappresentata con il simbolo del trono che è indicativo di come la dea sia la personificazione e la sintesi stessa del trono d'Egitto. L'assistenza e la protezione che ella offre al figlio Horus nell'assumere il ruolo di sovrano a cui ha diritto fa sì che ella diventi la dispensatrice del diritto divino al trono ai faraoni dell'antico Egitto. Nella posizione di madre di Horus, Iside era anche la madre simbolica dei faraoni. Si diceva che il sovrano d'Egitto suggesse il latte dal seno della madre Iside: è immagine comune, infatti, quella della dea seduta sul trono con il piccolo Horus sul grembo, attaccato al suo seno.
La triade Iside, Osiride ed Horus rappresenta la continuità della vita, la vittoria sulla morte, la vita oltre la morte ed Osiride si reincarna in Horus, nato dall'unione con Iside dopo la resurrezione.

 

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

 

EGITTO

 

 

L'Egitto ebbe la più lunga storia unitaria, politica e culturale, fra tutte le civiltà mediterranee, svoltasi senza interruzioni dal 3000 a.C. al IV secolo d.C. La natura del paese, attraversato e reso fertile per tutta la sua estensione dal Nilo, e il relativo isolamento rispetto alle influenze culturali esterne, diedero vita a uno stile artistico uniforme che subì pochi mutamenti nel corso di tanti secoli.

L'arte in ogni sua espressione era principalmente al servizio del faraone, considerato un dio in terra, o destinata alla decorazione di edifici pubblici e religiosi. Fin dalle epoche più remote, la fede in una vita dopo la morte fece sì che i defunti venissero sepolti con un corredo di beni materiali che assicurasse loro ogni agio anche nell'aldilà. I cicli naturali – le piene annuali del Nilo, il susseguirsi delle stagioni e il moto del sole, che portava il giorno e la notte – venivano considerati doni concessi dagli dei agli egizi (Vedi Mitologia egizia). Nel pensiero, nella morale e nella cultura era profondamente radicato un profondo rispetto per l'ordine e l'equilibrio. I cambiamenti e le innovazioni non erano incoraggiati, perciò lo stile e le convenzioni figurative dell'arte egizia, stabiliti agli albori di questa civiltà, rimasero pressoché inalterati per oltre tre millenni.

Periodo predinastico

I primi abitanti dell'area del Nilo si insediarono sui terrazzamenti o altipiani creati dal fiume. Gli strumenti e i manufatti rinvenuti documentano l'evoluzione dallo stadio di cacciatori-raccoglitori a quello di agricoltori stanziali (Origini dell'agricoltura). Intorno al 4000 a.C. con l'inizio del periodo predinastico, la civiltà egizia entrò nella sua prima fase di sviluppo, che durò fino al 3100 ca. a.C.

Sono state scoperte tracce di insediamenti organizzati risalenti a quest'epoca, mentre i manufatti sono emersi principalmente dagli scavi nelle necropoli, poiché venivano deposti nelle tombe insieme al corpo imbalsamato – la mummia – affinché lo spirito potesse usarli nella sua nuova vita. Sopravvive così un gran numero di beni personali come vasellame, utensili e armi. Le ceramiche venivano decorate con scene della vita del tempo; tra i motivi ricorrenti vi sono anche figure di uccelli e animali delle sponde del Nilo e, nelle opere del tardo periodo predinastico, compaiono anche le imbarcazioni a più remi caratteristiche del fiume. Il rame era impiegato in quantità limitate per realizzare grani per collane e semplici utensili, ma quasi tutti gli attrezzi erano scolpiti nella pietra, come i mortai per macinare i pigmenti usati per truccare gli occhi (Vedi Cosmetici). Molto comuni le piccole sculture in avorio e osso intagliato o in creta.

Antico Regno

L'Antico Regno, databile dalla III alla VI dinastia, occupò i cinque secoli compresi tra il 2755 ca. a.C. e il 2255 a.C. Intorno al 3100 a.C. il paese fu riunificato sotto la guida di potenti condottieri meridionali. Tuttavia, la divisione dell'Egitto in due parti distinte, Alto Egitto al sud e Basso Egitto al nord, rimase forte. La nascita del potere centrale è commemorata nella Stele del re Narmer (3100 ca. a.C., Museo egizio, il Cairo), una pietra scolpita che raffigura il re, con il capo cinto dalla corona tipica del Regno del Sud, nell'atto di soggiogare i popoli settentrionali.

Architettura

Le tombe per i regnanti delle prime dinastie, costruite ad Abido e Saqqara, imitavano la struttura dei palazzi o dei templi. Il gran numero di ceramiche e oggetti in pietra, in avorio e in osso intagliato che vi sono stati rinvenuti attestano l'elevato livello di sviluppo dell'Egitto dell'Antico Regno. La scrittura a geroglifici, con cui si esprimeva la lingua egizia, si trovava allora nello stadio iniziale della sua evoluzione.

Durante la III dinastia, l'architetto Imhotep costruì per il faraone Zoser (2737 ca. - 2717 ca. a.C.) a Saqqara, nei pressi della capitale Menfi, un intero complesso funerario composto da un gruppo di templi ed edifici a questi collegati, e dalla grande piramide a gradoni nella quale fu deposto il corpo del re: è forse il più antico esempio conservatosi di architettura monumentale e una delle prime versioni della caratteristica piramide egizia.

Le piramidi di Giza (in cui furono sepolti i faraoni della IV dinastia) illustrano l'abilità degli architetti egizi nell'edificare monumenti che sono ancor oggi considerati fra le meraviglie del mondo. La grande piramide di Cheope raggiungeva originariamente l'altezza di 146 m ed era formata da circa 2.300.000 blocchi di pietra del peso medio di 2,5 tonnellate ognuno. Oltre che da una piramide, ogni impianto funerario era costituito da un tempio a valle, una strada d'accesso e un tempietto o una cappella in cui venivano celebrati i riti religiosi per lo spirito del faraone.

Intorno a Giza – dove si trova, oltre alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, anche la celeberrima Sfinge – crebbe una necropoli, formata da numerose mastabe ("panca in mattoni d'argilla"), cioè tombe a tetto piatto con pareti a scarpata, chiamate così per la loro somiglianza con le panche allora poste di fronte alle case. Le mastabe erano riservate ai membri della famiglia reale, agli alti ufficiali, ai cortigiani e ai funzionari, e per la maggior parte erano dotate di pozzi perpendicolari che conducevano alla camera funeraria contenente la mummia e le offerte. In epoche successive, al tipo di tomba costruito in conci di pietra ne subentrò un altro, scavato direttamente nella roccia.

Dalla disposizione delle tombe di Giza e Saqqara si deduce che le case a cui esse si ispiravano dovessero formare centri dalla struttura urbanistica ben organizzata. Si conosce ben poco dell'architettura domestica dell'Antico Regno, poiché le abitazioni e persino i palazzi erano costruiti in adobe (mattoni seccati al sole) e non si sono conservati. Le migliori testimonianze sui costumi e le condizioni di vita degli antichi egizi derivano quindi dai templi e dalle tombe, realizzati in pietra e destinati a durare.

Scultura

Rispetto al periodo predinastico, la scultura egizia subì una rapida evoluzione, giungendo, già al tempo di Zoser, alla realizzazione di grandi statue dei faraoni che ne ospitassero lo spirito. Il blocco di pietra veniva prima squadrato fino ad assumere la forma di un parallelepipedo; la figura veniva quindi sbozzata sul lato frontale e sui due laterali: ne nasceva una statua pensata per essere osservata frontalmente.

Dovendo rappresentare l'immagine eterna dell'essenza della persona rappresentata, l'artista non era interessato a descrivere il movimento nel senso in cui lo intendiamo ai nostri giorni e rappresentava persino le figure in piedi non come se stessero camminando, ma in riposo. L'anatomia umana era nota fin dagli inizi del periodo dinastico, ma veniva tradotta in forma astratta. Le immagini dei regnanti, in particolare, venivano idealizzate e caricate di una grande dignità.

Una statua in diorite di Khefren (2530 ca. a.C., Museo egizio, il Cairo), costruttore della seconda grande piramide di Giza, riassume tutte le qualità che resero memorabili le sculture regali egizie: il re è assiso su un trono decorato da un emblema delle terre riunificate, con le mani sulle ginocchia, il capo eretto e lo sguardo rivolto lontano. Il falcone del dio Horus posto alle sue spalle simboleggia che egli è "Horus vivente", uno degli dei. Tutte le parti della figura sono compatte e bilanciate, dando vita a una potente immagine di regalità divina.

In altri casi i personaggi venivano raffigurati a coppie o in gruppi in cui il defunto compare insieme al resto della famiglia. Le statue erano in pietra, legno e (raramente) in metallo, successivamente dipinte; gli occhi erano intarsiati con altri materiali, come il cristallo di rocca, per aumentarne l'effetto di verosimiglianza. Le sculture ritraevano quasi esclusivamente persone importanti, ma in alcuni casi si scolpivano anche personaggi intenti a preparare il cibo o a svolgere attività artigianali, da deporre nella tomba come servitori del defunto nell'aldilà.

I rilievi avevano principalmente due funzioni: sulle mura dei templi dovevano glorificare il re; nelle tombe dovevano fornire allo spirito tutto ciò di cui avrebbe avuto bisogno per l'eternità. Le decorazioni delle camere nelle tombe private rappresentano di solito scene in cui l'occupante prende parte o sovrintende a varie attività, come quando era in vita. Il tipico metodo di raffigurazione bidimensionale della figura umana, sia scolpita sia dipinta, fu dettato dal desiderio di cogliere l'essenza del soggetto; combinava una rappresentazione di profilo del capo e della parte inferiore del corpo a una frontale del torso, utilizzando così la visione più comprensibile per ogni parte. Questa regola, o canone, era applicata ai re e ai membri della nobiltà, mentre per i servitori e i lavoratori dei campi il suo impiego era meno rigido. Per completare l'effetto di verosimiglianza i bassorilievi venivano colorati e alcuni dettagli aggiunti solo a pennello, anche se esistono, nell'Antico Regno, rare decorazioni non scolpite ma interamente affrescate.

Dai bassorilievi funerari si possono trarre molte indicazioni relative alla vita e ai costumi egizi; vi sono illustrati i metodi per allevare il bestiame, le varietà di cibo e la loro preparazione, la cattura degli animali selvatici, la costruzione delle navi e le varie fasi delle attività artigianali. Le immagini erano disposte sulle pareti in bande o registri e volevano essere narrazioni perpetue: non di eventi verificatisi in un particolare momento, ma dalla durata eterna.

Arti decorative

Le ceramiche riccamente decorate del periodo predinastico furono sostituite da manufatti di fine fattura privi di ornamentazione, spesso con la superficie brunita, in una grande varietà di forme. Nell'antichità la ceramica era il materiale utilizzato per tutti i tipi di recipienti, sia per quelli impiegati per mangiare e bere, sia per quelli di grandi dimensioni per i magazzini per cibi o bevande, come la birra.

I gioielli erano in oro e pietre dure, decorati con quei motivi zoomorfi e vegetali ai quali si ispirarono sempre, per tutta la storia egizia, le arti decorative. Si sono conservati ben pochi esempi di mobili del tempo, ma dalle pitture tombali si desume che la forma di sedie, letti, sgabelli e tavoli fosse piuttosto essenziale, decorata a motivi vegetali e con gambe terminanti in zampe animali.

Al termine della VI dinastia il potere centrale si era indebolito; i governatori locali presero a farsi seppellire nelle rispettive province invece che nei pressi dei complessi funerari del loro re. Risale a quest'epoca la più antica statua in metallo conservatasi, una figura in rame (2300 ca. a.C., Museo egizio, il Cairo) di Pepi I (che regnò dal 2395 ca. al 2360 a.C.).

 

 

Medio Regno

 

Il cosiddetto "primo periodo intermedio" (dalla VII alla X dinastia) fu un tempo di confusione e anarchia. Si tentò di mantenere le tradizioni artistiche dell'Antico Regno, ma fino al momento in cui i potenti signori di Tebe riunirono nuovamente il paese l'attività artistica non seppe conservare il suo precedente vigore.

Mentuhotep II, faraone dell'XI dinastia che regnò dal 2061 al 2010 a.C., fu il primo sovrano del Medio Regno unito (2134-1784 a.C.) e promosse un nuovo stile dei monumenti funerari, probabilmente ispirato ai complessi piramidali del Regno Antico. Nella valle sulla riva sinistra del Nilo, a Tebe, fece costruire una serie di templi disposti sulla lunga strada lastricata che conduceva a un santuario posto su una piattaforma scavata nel fianco della montagna, sulle cui mura la sua immagine appariva in compagnia degli dei.

Architettura

L'architettura del Medio Regno non è degnamente rappresentata dagli esempi conservati. Solo un piccolo edificio, risalente al periodo di Sesostri I (che regnò dal 1962 al 1928 a.C.) della XII dinastia, emerse fra i templi di Karnak. Questa cappelletta, corrispondente a una stazione della processione del battello sacro, è una tipica testimonianza dello stile del tempo: la sua struttura cubica, realizzata in base a un rigido sistema a pilastri e architravi, ha purezza di linea e proporzioni armoniose quasi astratte. I pilastri sono decorati da fini rilievi con immagini del re e delle divinità.

Scultura

La scultura del Medio Regno viene spesso descritta come un passo in direzione del realismo. Le prime opere di questo periodo imitavano direttamente quelle dell'Antico Regno, nel tentativo di restaurare le antiche tradizioni, mentre la scultura della XII dinastia manifestò un fresco interesse nei confronti della realtà. Le ben caratterizzate statue di faraoni come Amenemhet III e Sesostri III sono molto differenti da quelle dei loro predecessori, idealizzate al punto da essere assimilabili a quelle divine.

In queste, invece, l'impegno e la dedizione nel compiere i doveri legati all'alto ufficio si rispecchiano chiaramente nel viso e la struttura ossea traspare al di sotto delle superfici levigate, producendo un effetto di verosimiglianza ancora inedito per l'arte egizia.

Pittura

L'abitudine, diffusa tra la nobiltà, di costruire monumenti funerari nei propri centri d'influenza, più che nella capitale del regno, perdurò a lungo. Benché molte di queste tombe fossero ornate da rilievi simili a quelli di Assuan, nel Medio Egitto esse vennero solo dipinte, a opera di artigiani provinciali che tentavano di uniformarsi agli stili ufficiali delle imprese faraoniche. Vi compaiono talora nuovi motivi pittorici, ma in genere i soggetti e il loro svolgimento sono fedeli agli antichi modelli. Dipinte erano anche le decorazioni dei sarcofagi rettangolari in legno caratteristici di quest'epoca.

Arti decorative

Durante il Medio Regno vennero create opere superbe nel campo delle arti decorative, in particolare gioielli in metalli preziosi intarsiati con pietre policrome. La terracotta invetriata conobbe ulteriori impieghi con la produzione di amuleti e figurine.

 

Nuovo Regno

 

La XIII dinastia fu un periodo di governanti deboli, che regnarono in rapida successione: se ne contano 50 o 60 nell'arco di un secolo e mezzo. Durante il "secondo periodo intermedio" (dalla XIV alla XVII dinastia) il paese fu nuovamente diviso. Gli hyksos, invasori stranieri originari dell'Asia occidentale, penetrarono in Egitto e ne divennero i nuovi signori. Questo ebbe un impatto significativo sul paese, poiché essi importarono nuove tecnologie e, al tempo stesso, diedero agli egizi una visione più ampia della loro collocazione nel Mediterraneo. Ma da Tebe ripartì l'impulso alla riunificazione, gli occupanti furono scacciati e venne ristabilito un unico potere regale. Il Nuovo Regno (1570-1070 a.C.), iniziato con la XVIII dinastia, fu un periodo di grande potenza, ricchezza e influenza e vide l'espansione del commercio con l'estero e delle conquiste.

Architettura

I re della XVIII, XIX e XX dinastia promossero grandemente l'architettura religiosa. Con la capitale nuovamente a Tebe, fu dedicata una particolare attenzione al dio locale Ammone, che divenne la principale divinità egizia. Quasi ogni faraone del Nuovo Regno ordinò aggiunte al complesso di Karnak, centro del culto di Ammone, contribuendo così a creare una delle più imponenti strutture religiose della storia. Gigantesche porte, cortili colonnati e sale sorrette da colonne polimorfe e decorate con obelischi e statue manifestavano tangibilmente il potere del re e dello stato.

Sulla riva sinistra del Nilo, nei pressi della necropoli di Tebe, sorsero numerosi templi per il culto dei defunti. Durante il Nuovo Regno le spoglie dei faraoni vennero deposte nelle tombe scavate nella roccia dell'arida Valle dei Re, al cui ingresso sorgevano gli edifici religiosi. Tra essi, uno dei primi e dei più originali è il tempio funerario (1478 ca. a.C.) della regina Hatshepsut a Dayr el-Bahri, costruito dall'architetto reale Senemut e collocato sulle alte sponde del Nilo nei pressi del tempio di Mentuhotep II, faraone dell'XI dinastia, a cui probabilmente si ispirava; era una struttura terrazzata dotata di vari altari e rilievi che illustravano le imprese di Hatshepsut. Altri faraoni non seguirono questo precedente e costruirono i propri templi più in basso, sulla terra coltivata.

Tombe scavate nella roccia furono aperte nei fianchi montuosi della Valle dei Re nel tentativo – non sempre riuscito – di celare il luogo di sepoltura delle mummie reali. I lunghi corridoi in discesa, le scale e le camere erano decorati con bassorilievi e dipinti con scene ispirate a testi religiosi (Letteratura egizia) che dovevano proteggere e aiutare lo spirito nella nuova vita.

Il faraone della XIX dinastia Ramses II, uno dei più prolifici costruttori del Nuovo Regno, fece edificare il gigantesco tempio rupestre di Abu Simbel in Nubia, nel sud del paese, addossato alla montagna e presidiato da quattro colossali statue del re. Tra il 1963 e il 1972, per impedire che finissero sommerse dalle acque della nuova diga di Assuan, si realizzò l'integrale spostamento di questo e di un altro tempio a una quota superiore.

Come nelle epoche precedenti, anche nel Nuovo Regno l'architettura domestica e i palazzi erano in adobe. Si sono conservati tuttavia reperti in numero sufficiente per suggerire che le dimore nobiliari si articolassero su più stanze, con pavimenti, mura e soffitti dipinti. Le case per i ceti benestanti erano organizzate come piccole tenute, con edifici residenziali e di servizio racchiusi in un recinto. Si sono persino scoperti i resti delle modeste abitazioni dei lavoratori, raggruppate in villaggi che assomigliano molto a quelli dell'Egitto moderno.

 

Scultura

Durante il Nuovo Regno la scultura raggiunse i suoi vertici. La severa stilizzazione dell'Antico Regno e l'acerbo realismo del Medio Regno lasciarono posto a uno stile raffinato che combinava un senso di nobiltà con una grande attenzione alla delicatezza dei dettagli. Iniziato durante i regni di Hatshepsut e Tutmosi III, questo stile raggiunse all'epoca di Amenofi III , che diede inizio ai lavori per il tempio di Luxor, una maturità e una grazia senza pari.

L'arte del periodo di Akhenaton, il figlio di Amenofi III, riflette la rivoluzione religiosa che egli aveva intrapreso. Akhenaton venerava unicamente Aton, il dio del sole, e riteneva che l'arte dovesse mutare indirizzo. L'inizio del suo regno si caratterizzò per l'impiego di un realismo che sfiorava la caricatura, che tuttavià si sviluppò in uno stile di grande bellezza e profonda penetrazione emotiva, qualità testimoniate dalla testa in calcare dipinto ( 1365 ca. a.C., Staatliche Museen, Berlino) di Nefertiti, la regina sposa di Akhenaton.

Pittura

Durante il Nuovo Regno il bassorilievo venne utilizzato soprattutto per la decorazione di edifici religiosi, mentre l'arte del dipingere fu riservata principalmente alle tombe private. La necropoli di Tebe è una ricca fonte di informazioni sul graduale mutamento della tradizione pittorica, oltre che di vivaci illustrazioni della vita del tempo.

Rispetto alla cultura, la pittura permetteva di raffigurare un maggior numero di espressioni, consentendo all'artista vivide rappresentazioni della vita lungo il Nilo. Gli ufficiali furono presentati mentre ispezionavano gli esotici tributi fatti giungere in Egitto da ogni parte del mondo allora conosciuto. Le attività delle botteghe reali furono descritte meticolosamente, illustrando la produzione di ogni tipo di oggetti, dalle sculture di grandi dimensioni ai gioielli più delicati.

Anche i riti funebri furono seguiti in ogni loro fase, dalla processione alla tomba fino alle preghiere finali agli spiriti. Uno dei motivi caratteristici delle pitture tombali tebane, i cui primi esempi risalgono all'Antico Regno, è la rappresentazione del defunto nell'atto di cacciare e pescare tra i papiri, passatempi ai quali avrebbe potuto dedicarsi per l'eternità.

Arti decorative

La arti decorative del Nuovo Regno raggiunsero un livello di qualità pari a quello della scultura e pittura contemporanee. Gli oggetti di uso comune destinati alla corte e alla nobiltà erano di raffinata fattura e realizzati con grande perizia tecnica, come si nota perfettamente nel corredo funerario della tomba di Tutankhamon scoperta nel 1922: i ricchi materiali, alabastro, ebano, oro, avorio e pietre dure, sono combinati per creare oggetti stupendi. Anche la ceramica del Nuovo Regno rivela un'analoga passione per la decorazione, con le superfici dipinte a colori brillanti e a motivi floreali.

 

Ultimo periodo

Agli energici re della XVIII e XIX dinastia e della prima parte della XX succedettero altri più deboli che lasciarono che il paese sfuggisse al loro controllo. Ramses III (1198-1167 a.C.), l'ultimo potente faraone della XX dinastia, costruì sulla sponda occidentale del Nilo l'immenso tempio funerario di Medinet Habu, uno dei meglio conservati. Vi era annesso un palazzo, che sappiamo visitato e utilizzato dal re nel corso della sua vita. Sulle mura del tempio sono scolpite scene di battaglia tratte dalle campagne di guerra organizzate da Ramses III a difesa dell'Egitto dagli invasori stranieri.

Le dinastie che vanno dalla XXI alla XXIV si susseguirono durante il "terzo periodo intermedio", per un intervallo di oltre 350 anni, e nelle sedi di Sais, Tanis e Bubasti nell'area del delta del Nilo. I faraoni della XXV dinastia, che riuscirono a riunificare l'Egitto, erano originari di Cush in Sudan; abbracciarono tuttavia la religione e i costumi egizi e incorporarono nei propri nomi quelli di famosi re del passato, ritenendo che fosse loro compito riportare il paese ai suoi antichi splendori. Questi re cusciti rinnovarono i templi e edificarono nuove costruzioni dedicate agli dei: la loro arte imitò scene e motivi tratti da monumenti precedenti, mentre tombe a piramide furono nuovamente elevate nella loro madrepatria, finché gli assiri invasero l'Egitto e posero termine alla dinastia cuscita.

Gli assiri non riuscirono a controllare tutto il paese; i loro vassalli diedero vita a una nuova dinastia indigena a Sais e regnarono per circa 140 anni. I saiti proseguirono sulla strada di restaurazione già seguita dai cusciti e le arti rifiorirono: la scultura e la fusione del bronzo divennero attività artistiche molto importanti e si svilupparono numerosi contatti con la civiltà greca. Una colonia ebraica nella città di Assuan è testimonianza dei contatti tra i re saiti e i regni di Israele e Giuda. L'arte della XXVI dinastia fece ricorso a molte antiche forme, spesso copiando fedelmente motivi precedenti. L'interesse mostrato verso un certo tipo di ritrattistica dal vero, già iniziato con la XXV dinastia, proseguì anche in quest'epoca, spesso con splendidi risultati.

La XXVI dinastia terminò nel 525 a.C. con l'invasione dei persiani e dal quel momento in poi, salvo brevi periodi, l'Egitto non fu mai più completamente libero dal controllo straniero. La conquista del paese da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C. e dai romani nel 30 a.C. fece entrare l'Egitto nel mondo classico, ma le antiche tradizioni artistiche rimasero vive nella rappresentazione iconografica di Alessandro e dei suoi successori. Nel periodo della dinastia dei Tolomei e in quello romano furono costruiti dei templi che echeggiavano i tradizionali stili architettonici egizi.

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

EGITTO

 

CONFINI

L’Egitto è situato in Africa settentrionale e sulla Penisola del Sinai. Il paese copre una superficie pari a 1.001.450 Km q ed è delimitato a nord dal Mar Mediterraneo, a est da Israele , dal Golfo di Aqaba e dal Mar Rosso  e a ovest dalla Libia.

IDROGRAFIA

La Valle del Nilo raramente supera i 3 Km di ampiezza fino alla città di Idfu. Da qui al  Il Cairo si allarga a 23 Km circa, e infine nei pressi del Cairo, confluisce nel delta che occupa 250 Km circa del litorale mediterraneo. Le sabbie depositate dal Rosetta, dal Damietta e da altri rami del Nilo hanno reso il delta la regione più fertile del paese.

 

CLIMA

L’Egitto ha una stagione calda da maggio a settembre e una fredda da novembre a marzo. I venti, però , mitigano le temperature in entrambe le stagioni . Le notevoli escursioni termiche dei deserti fanno scendere la temperatura da 46° C durante il giorno a 6° C dopo il tramonto e in inverno si possono verificare anche delle gelate. La zona più umida dell’Egitto è quella lungo la costa mediterranea dove le precipitazioni medie annue sono di 200 mm circa. In molte località del deserto non piove talvolta per anni.

AMBIENTE

Meno dell’ 1% del territorio dell’Egitto è attualmente protetto. La desertificazione minaccia le terre coltivabili . L’acqua corrente scarseggia nelle zone lontane dal Nilo , unica fonte idrica per tutto l’anno. Il rapido incremento demografico sta esaurendo le risorse naturali e il terreno coltivabile. L’inquinamento causato dal settore petrolifero minaccia le barriere coralline , le spiagge e l’habitat marino.

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

EGITTO ANTICO

 

La popolazione egizia si stabilisce lungo il corso del Nilo le cui inondazioni rendono il terreno circostante fertile

 

La storia dell’Egitto va dal 3000 a. C: sino al 332 a.C. ed è così suddivisa:

 

 

Antico Regno (3000-2200 a.C.)

Concezione del faraone-dio

Sviluppo dell’arte monumentale (piramidi di Cheope – Chefren – Micerino)

 

Primo periodo intermedio  (2200–2000 a. C.)

Dinastie rivali dividono il paese

La religione era politeista fondata su molti dei. Il tempio era considerato la dimora terrena degli dei

 

Medio Regno (2000-1780 a. C.)

Si ristabilisce l’autorità del faraone ed è l’epoca di massimo splendore

All interno della società c’era una scala gerarchica

Sul gradino più basso c’erano gli schiavi poi in ordine:

contadini; artigiani; soldati; ufficiali; scribi; governatori; sacerdoti ed in fine i faraoni

 

Dominazione straniera (17801570 a. C.)

Genti  provenienti da nordest conquistano il paese

 

 

Nuovo Regno (1570-1075 a. C.)

I sucessivi faraoni ricostruirono l’esercito dotandolo di nuove armi

 

 

Ultimo periodo (1075-1332 a. C.)

L’Egitto crolla sotto l’attacco degli Assiri e dei Persiani

 

 

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

 

L '  EGITTO 

 

 

L’EGITTO E’ UN DONO DEL NILO

 

L’Egitto se si considera la sua posizione geografica  sembrerebbe un paese povero: è una stretta valle incassata fra due altopiani desertici, assolata, arida e malsana; ma in quella valle scorre il Nilo che per la lunghezza è il secondo fiume del mondo (6700 Km), e le piene del Nilo rendono il paese fertilissimo.

Si può dire che l’Egitto è un dono del Nilo.

Ingrossato dalle piogge che cadono abbondanti sull’altopiano etiopico ogni anno tra agosto e settembre, questo fiume generoso straripa, sommergendo una grande vastità di terre e depositando uno strato di limo fertilissimo.

Quando poi le acque fra ottobre e dicembre decrescono via via e rientrano infine nel loro letto, il sole prosciuga i terreni già inondati e screpola il limo, nel quale, senza bisogno di concimazione e di faticosa aratura, si possono gettare le sementi che a loro volta germogliano rapidamente sotto l’azione del sole continuo e del clima asciutto.

I primi abitanti di questa fortunata valle vennero probabilmente da Occidente, attratti dall’abbondanza di pesca e selvaggina. Ma dopo molti secoli, nell’età neolitica, essi compresero i vantaggi che si potevano trarre dalla fertile fanghiglia depositata dal fiume; e di cacciatori che erano, divennero agricoltori.

Si costruirono dimore stabili su terrapieni o dietro dighe artificiali,  per ripararsi dalle piene del fiume; impararono a scavare canali di irrigazione e serbatoi per regolare l’afflusso e il deflusso delle acque nella stagione delle inondazioni.

Gli animali feroci  furono distrutti o risospinti verso il deserto, ma il bove, l’asino e gli ovini furono addomesticati. Pochi erano gli alberi di alto fusto, come il sicomoro, la palma, il fico: in compenso abbondavano le piante acquatiche (il loto e il papiro) e i cereali (frumento, orzo, miglio).

Queste culture vennero intensificate e divennero la base economica della vita dell’Egitto.

Man mano che procedeva l’opera di bonifica, ai primi abitatori mediterranei vennero ad aggiungersi, provenienti dall’Asia, genti di razza alpina, le quali forse introdussero in Egitto l’industria dei metalli.

I vecchi abitatori ed i nuovi si fusero rapidamente in un solo popolo, ben diverso da quello sia dell’Asia  che  da quello dell’Africa stessa. Furono detti  Camiti, cioè discendenti di CHAM, figlio di Noè. Erano piccoli, snelli e bruni; laboriosi, intelligenti e miti, tanto che anteposero alle dure violenti arti della guerra le pacifiche e feconde opere della pace.

 

 

 

 

I TRE REGNI DELL’ANTICA STORIA EGIZIANA

 

Le popolazioni della valle del Nilo, a mano a mano che il suolo venne occupato e bonificato, si andarono ordinando in molti Stati autonomi, aggruppati ognuno intorno al tempio del dio protettore del luogo e retti da un re sacerdote. Poi gli staterelli si riunirono in due regni: il Regno del Basso Egitto, che comprendeva la parte stretta e incassata della valle sull’area del delta del Nilo, e il Regno dell’Alto Egitto che si estendeva lungo il fiume .

Infine, dopo lunghi contrasti, un re del sud,  MENES, conquistò il nord; e da allora in poi l’Egitto costituì un solo Regno sotto monarchi, chiamati Faraoni, che vennero considerati come divinità.  Da Menes, il cui regno va dal 3300 e al 3200 a. C. , alla conquista romana che è del 30 a.C., si succedono sul trono d’Egitto  31 dinastie, tra rivolte interne, guerre, invasioni straniere e cambiamenti della capitale.

Trentadue secoli di storia che si considerano divisi in  Antico – Medio e Nuovo Regno.

 

L’ANTICO REGNO

Comprende le prime 10 dinastie e dura fino alla VI dinastia, cioè fino a circa il 2300 a.C. ed è detta dell’impero menfitico, dal nome della   città di Menfi, che fu la sede della monarchia. La scelta di Menfi come sede del governo non poteva essere più felice, situata in una zona fertilissima fra il Fayum  e il Delta,  (la stessa dove ora sorge Il Cairo) . La città era in ottima posizione sia per gli scambi commerciali con i paesi del Mediterraneo orientale, sia per la  difesa contro le incursioni dall’Asia o dalla Libia.

Sotto le prime 4 dinastie di Menfi, la monarchia raggiunse uno dei punti culminanti della sua potenza.

L’autorità del re è assoluta. Egli è il capo assoluto dello Stato e della religione, padrone della terra e degli uomini, giudice supremo e unico legislatore, rappresentante degli dei e dio esso stesso. Soltanto il timore del giudizio di Osiride, giudice dei morti, costituì un freno morale al degenerare del suo potere assoluto nelle crudeltà e nel dispotismo.  Essendo egli un Dio, da cui dipendono i buoni e i cattivi raccolti, la vita e la morte dei sudditi, era una figura altamente ritualizzata, ossia oggetto di riti. La carica si trasmetteva per via paterna, in base al diritto di primogenitura.  Il sovrano aveva molte mogli, tra cui una principale, proveniente quasi sempre dalla sua famiglia, spesso si trattava di sua sorella, questo era considerato un modo per trasmettere al successore la natura divina dei genitori.

Dell’alta maestà di quei Re rimangono, perenne documento, le piramidi innalzate dai Faraoni della IV dinastia, Cheope, Chefren e Micerino , a Gizeh, presso l’antica Menfi: templi e dimore dei loro corpi dopo la morte.

Lo stesso altissimo modello raggiunto nelle opere ingegneristiche  fu conseguito quasi in ogni campo, dalla scultura alla pittura, alla navigazione, alle scienze. Gli astronomi di Menfi crearono per primi un calendario solare basato su un anno di 365 giorni, mentre i medici dell’Antico regno acquisirono notevoli conoscenze nel campo dell’anatomia (in particolare del sistema circolatorio del corpo umano) e della chirurgia.

L’organizzazione sociale era fortemente stratificata; al gradino più basso erano i servi e sopra di loro i contadini, che sono la maggior parte della popolazione. L’Egitto conosceva la schiavitù, ma era limitata all’utilizzazione di manodopera costituita da prigionieri di guerra. Di rango superiore ai contadini erano considerati gli artigiani, quasi tutti dipendenti di istituzioni religiose o statali; al di sopra troviamo i soldati di mestiere, mercenari stranieri , libici, nubiani, etiopici e greci. Gli scribi erano matematici, ingegneri, letterati o semplici amministratori; essi svolgevano il compito di registrare dati di ordine tecnico, legale, religioso e celebrativo.

Erano considerati una classe superiore perché conoscevano la difficile scrittura geroglifica.

I sacerdoti, che con gli scribi erano detentori del sapere, costituivano una classe gerarchicamente strutturata: la maggioranza era preposta a operazioni routinarie come svolgere servizi funebri, dirigere le processioni in onore delle varie divinità, compiere profezie. Al di sopra stavano i teologi , cioè sommi sacerdoti che dirigevano i culti sulla base di dottrine gelosamente custodite e trasmesse attraverso scuole annesse al tempio. Soprattutto quelli che amministravano il culto di divinità importanti  formavano dei nuclei di potere, capaci di influenzare la politica del paese e determinare gravi crisi istituzionali.

Il Tempio era inoltre una istituzione  economica poiché possedeva terre e bestiame, servi e beni di varia natura procurati dalle offerte dei fedeli e dalle concessioni del faraone.

La famiglia era saldamente stabilita e formava la base della società. L’uomo ne era il capo; ma la donna non era, come presso gli altri popoli orientali, relegata in una condizione di inferiorità.

Il sistema economico  dell’Egitto  si fondava sull’agricoltura , praticata lungo la valle del Nilo, da qui provenivano i principali prodotti : pane, birra d’orzo, volatili, germogli di papiro, pesce e carne bovina, la vegetazione delle rive del fiume forniva legname per le loro costruzioni. Dalla pianta del papiro si poteva ricavare cibo, materiale di intreccio e fogli di carta.

La popolazione era obbligata a fornire  periodicamente una certa quantità di manodopera per i servizi connessi alla costruzione di opere irrigue, palazzi , templi, piramidi.

Non era conosciuta la moneta ma gli scampi avvenivano in base a dei valori prefissati.

Per l’importazione del legname necessario alla costruzione delle imbarcazione si avvalevano  del Libano, ricco di alberi da cedro.

L’Egitto era ricco di oro, rame e vari tipi di pietre.

In questo periodo il Regno si estese verso la Libia, la Nubia e la Palestina ma era profonda la rivalità fra i templi del nord e quelli del sud, fino a che verso il 2100 si ristabilì l’unità dell’Egitto. Questo periodo fu chiamato del Medio Regno.

 

IL MEDIO REGNO        

La seconda epoca, detta  del Medio Regno, abbraccia anch’essa  dieci  dinastie, dalla decima alla ventesima. Le prime tre dinastie  restaurarono il potere monarchico, riportarono la pace nel paese dopo un periodo di rivalità tra i templi del sud e quelli del nord,  ricacciarono i predoni verso la Siria e verso la Libia ed eressero grandiose costruzioni, a Tebe ed anche a Abido e a Menfi.

Ora più grandiose delle tombe dei re, sorgono i templi degli dei.

Si bonificano  le aree paludose del Fayyum e di Menfi e si ristabilisce il predominio del tempio del Dio Ra, rappresentativo del Basso Egitto.

Le truppe egiziane penetrano nella Nubia del sud che comincia ad essere annessa politicamente, mentre sul fronte opposto arrivano in Siria , in cui si creano stati-vassallo per contrastare l’espansionismo degli Hatti e del Mitanni.

La magnifica ripresa  della vita egiziana fu bruscamente interrotta, verso il 1680, al tempo della XIV dinastia, da un’invasione di Hycsos, o di re pastori, che appartenevano alle tribù semitiche che vagavano tra l’Arabia e la Siria. Si valevano in guerra di carri, di cavalli e di armi di ferro che erano sconosciuti in Egitto, e anche per questa ragione assoggettarono tutto il Basso Egitto, dove regnarono per quasi un secolo:  non riuscirono però a occupare Tebe, che si eresse a roccaforte nazionale del popolo egiziano.

E da Tebe partì  il movimento di riscossa contro gli Hycsos.  Il re di Tebe Ahmosi, fondatore della XVIII dinastia, riuscì verso il 1580 a ricacciare gli invasori e a inseguirli sino in Palestina.

 

IL NUOVO REGNO

 

Le lunghe lotte contro gli Hycsos avevano addestrato gli egiziani alle armi, avevano creato una classe di guerrieri  avidi d’onori e di prede, avevano acquistato istinti di conquista e di dominio.

Con Thutmosi III il moto di espansione egiziana aveva raggiunto e conquistato la Nubia, la Palestina, la Fenicia e la Siria. Questo vasto dominio fu mantenuto per oltre due secoli: i re di Babilonia e di Assiria  sollecitavano l’amicizia e la protezione del faraone d’Egitto, e immense ricchezze affluivano da ogni parte a Tebe.

Potentissimi erano divenuti i sacerdoti del dio di Ammon, a Tebe, tanto che invano Amenophis IV cercò di indebolirli, proclamando  come dio unico Aton, il Sole,e imponendone a tutti il culto.

Amenophis IV , che si faceva chiamare Ekhn-aton (Colui che è caro a Aton) trasferì la capitale nel Medio Egitto , su una terra che non era consacrata ad alcuna divinità, e che venne chiamata Akhet-aton, ora chiamata Tell el-Amarna.

I sacerdoti di Tebe resistettero vittoriosamente, forti delle credenze religiose popolari, e il successore Tutankamen, fu costretto a sopprimere la riforma religiosa  per riportare la pace nel paese, riportando nel contempo la capitale a Tebe.  Del regno di Tutankamen non si sa  molto, egli è noto soprattutto per lo splendido corredo funerario ritrovato nella sua tomba da due archeologi britannici.

 

GLI HITTITI E LA DECADENZA DELL’EGITTO 

 

Durante le lotte religiose e approfittando della debolezza egiziana che ne derivava, un popolo di origine indo-europea stanziato  nel centro dell’Asia minore, gli Hittiti, si erano impadroniti  della Siria e della Palestina, già conquistate dagli Egiziani.

Ristabilita la pace tra Faraoni e sacerdoti, fu possibile a Seti I e a Ramsete II di recuperare almeno in parte le conquiste perdute:  con gli Hittiti, dopo la battaglia di Kadesch,  fu concluso un trattato di pace e di amicizia , e l’Egitto  potè dedicarsi a opere pacifiche di  civiltà e abbellimento artistico. Sorsero allora i templi di Luxor e di Karnak.

E’ questo il penultimo periodo della fioritura e dell’indipendenza egiziane.

Ben presto popolazioni esterne  tornarono ad invadere i terriotri conquistati e lo stesso Egitto. Erano questa volta Achei, Dàrdani, Dànai, Lici, Tirreni-Etruschi, Sardi, gruppi di  quelle popolazioni indo-europee che erano discese alcuni secoli prima dalle loro sedi originarie nell’Europa centro-orientale, avevano invaso la Grecia, l’Italia, l’Asia Minore, la Persia, e raggiunte la Siria, la Palestina e la Libia, premevano sulla valle del Nilo , attratte dalle ricche città e dalle floride campagne.

Ramsete III  riuscì a ributtarli in mare in una grande battaglia alla foce del Nilo: ma la Palestina, ultimo dominio dei faraoni in Asia, andò perduta e fu in gran parte occupata dai Filistini (1150).

La  perdita dell’Impero e gli assalti dei predoni stranieri portarono in Egitto miseria, discordia, e decadenza. Nel frattempo l’autorità dei successori di Ramsete II, si indeboliva sempre più e cresceva, invece, il potere dei sacerdoti a Tebe,  che tendeva a frazionare politicamente il paese.

Fu così dalla fine della XX dinastia (1085)  alla XXVI dinastia (660), durante i quali la capitale da Tebe fu portata a Tanis, nel Basso Egitto, poi a Sebasti, nel Delta.

Nel 671 i re d’Assiria dalla Siria e dalla Palestina penetrarono in Egitto, saccheggiarono Tebe e si impossessarono di tutto il paese. Il loro dominio fu però breve. Nel 660 Psammetico III, principe di Sais nel Basso Egitto, fondatore della XXVI dinastia, detta saitica ,  giovandosi della reazione del popolo contro le violenze degli Assiri, riuscì  ad abbattere il dominio straniero e a imporre la sua sovranità su tutto il paese.

Con la restaurazione dell’indipendenza e della unità politica tornarono i giorni della prosperità  in Egitto.

Psammetico e i suoi successori  della XXVI dinastia sanarono i mali provocati  dalle guerre intestine e dal recente dominio assiro. Essi restaurarono i templi rovinati, intrapresero importanti opere pubbliche, tra cui  la riattivazione del canale che univa il Nilo al Mar Rosso, fatto già scavare da Ramsete II e interratosi poi per l’incuria dei successori; dettero grande impulso al commercio, valendosi delle buone relazioni con i Fenici, e principalmente con i Greci, i quali contribuirono  alla rinascita saitica.

Si portò a termine un viaggio marittimo di circumnavigazione intorno all’Africa, compiuto da marinai fenici al servizio del Faraone.

Ma tanto splendore fu nuovamente turbato e poi spento da una successiva invasione, quella dei Persiani, che conquistarono rapidamente il paese nel 525.

I re persiani tennero l’Egitto per circa  200 anni; poi sopravvennero i macedoni, e in Egitto apparve Alessandro Magno (332), accolto dal popolo come un liberatore, proclamato dai secerdoti come il figlio di Ammon.  Egli assunse le insegne e i poteri del faraone e, fondata la città che porta il suo nome, ripartì alla conquista dell’Oriente.

Morto di lì a poco Alessandro (323), il dominio dell’Egitto toccò  a uno dei suoi generali, Tolomeo,che, assunto il titolo di faraone, si stabilì in Alessandria.

I Tolomei o Lagidi, come si dissero i successori di Tolomeo, regnarono in Egitto per quasi tre secoli, conservando sempre mentalità e sistemi greco-macedoni.

Alessandria divenne uno dei centri più importanti della cultura ellenistica: qui fu istituita la prima biblioteca del mondo, la quale nel I sec. a.C. arrivò ad avere circa 700.000 volumi.

Il regno dei Tolomei finì con la conquista romana e con la trasformazione dell’Egitto in provincia dell’Impero romano.

 

LA RELIGIONE E I RITI SACRI

 

In un paese come l’Egitto, in cui la vita dipendeva dal fiume dalle ignote sorgenti che si credeva scendesse dal cielo, e la prosperità e le carestie venivano dal cielo e dal sole più che dall’attività degli uomini, importanza dominante ebbe la religione.

Si credette cioè in spiriti soprannaturali che influissero in bene o in male sui destini dell’uomo. Spiriti presente nell’aria, nelle nubi, nel sole, nella terra, nei corpi degli animali e persino nei corpi inanimati.

Quando l’Egitto esce dalla preistoria nella luce della storia, ogni provincia , ogni città ha il suo dio:  Tebe adora Ammon, Menfi adora Pta, Eliopoli adora Ra; e ogni dio e città ha il suo ricco e potente collegio sacerdotale.

Invano Amenophis IV  tentò di instaurare  il culto di un solo dio, Aton,  che desse unità religiosa e quindi politica a tutto il paese. Gli dei locali vinsero: anzi, accanto a loro, si onorarono , uno in ogni città, un animale sacro, come il bue Apis a Menfi, il gatto a Tebe , la vacca a Denderàh. E, prima che in forma umana, gli dei furono rappresentati in forma di fiere  o di bestie domestiche.

Il culto più diffuso fu quello del Sole, datore di vita e fecondatore della terra.  Esso fu venerato in molte forme e intorno a esso sorsero diverse leggende: fra le quali la leggenda di Osiride, Iside, Horus. Osiride è il sole che muore al tramonto, ucciso da Seth, dio della tenebra e dell’arido deserto; Iside è l’astro della notte, la luna, sposa tenerissima di Osiride, che ne recupera, ne compone e ne conserva la salma; Horus, figlio di Osiride e di Iside, è il sole nascente al mattino che vince Seth, la tenebra, e riporta al mondo la vita.

In questa leggenda solare veniva così raffigurato il perenne conflitto fra il bene e il male, il giorno e la notte, la luce e la tenebra, l’arido e mortale deserto e i verdi campi ricchi di raccolti; vi era inoltre rappresentato il perenne alternarsi della vita e della morte e il risorgere della vita e della morte, come fa il seme che, dopo essere stato sotto terra rigermoglia, e il trasmettersi della vita di creatura in creatura.

Alla leggenda solare si collegano i riti funerari egiziani. L’uomo, come Osiride, risorgerà e vivrà immortale, se il suo corpo verrà composto e conservato. Si temeva che, distrutto il corpo, anche l’anima avrebbe cessato di esistere. Da ciò la somma cura che gli Egiziani avevano per la conservazione dei cadaveri di quelli uomini, specialmente, le cui azioni benefiche si desiderava continuassero a farsi sentire nel mondo anche dall’aldilà.

I riti funerari furono essenzialmente la ripetizione delle cure che Iside aveva somministrato al cadavere di  Osiride per farlo risorgere in Horus.

Il cadavere veniva disseccato e avvolto in bende intrise di essenze aromatiche. Sulle bende erano scritte le formule delle preghiere. Così mummificato, il defunto veniva racchiuso in un sarcofago, sul quale spesso veniva dipinta la sua figura, e veniva deposto nella tomba. Le tombe furono scavate nella roccia perché resistessero nel tempo, ma sin dalla III dinastia si arrivò alla forma della piramide che sembra sfidare i secoli.

 

L’ARTE EGIZIANA

 

Gli  Egiziani crearono un’arte compiuta e unitaria nelle sue varie espressioni : architettura, scultura, pittura. Vi arrivarono naturalmente per gradi, ma una volta raggiunta una forma, gli artisti vi si attennero poi per secoli e secoli senza apportarvi mai alcuna sensibile modifica.

Un altro carattere è costituito dalla perizia tecnica degli artisti, che furono abilissimi a lavorare  le pietre più dure, come il granito, il porfido, il basalto, a trarre dalla roccia e mettere in opera monoliti colossali, come certi obelischi e a erigere con perfetto calcolo edifici grandiosi.

Un terzo carattere è costituito dall’ispirazione religiosa. L’arte servì a onorare  gli dei e a perpetuare la conservazione dei morti.

I monumenti architettonici che ci sono pervenuti sono le tombe e i templi, perché costruiti con pietre dure, dovevano resistere nel tempo.

Come scultori, gli artisti egiziani seppero assicurare alle figure un ritmo lineare senza preoccuparsi della prospettiva. Invece nei volti, gli artisti ritrassero l’espressione viva  e individuale delle persone.

Come pittori, amarono i colori vivaci e sin dai tempi più remoti usarono dipingere sulle pareti delle camere sepolcrali e dei templi scene sacre e della vita comune  e di ricoprire di colori i bassorilievi, le statue, le colonne e i sarcofagi.

 

LA SCRITTURA, LA LETTERATURA. LA SCIENZA E LA TECNICA

 

La scrittura più antica degli Egiziani, detta poi dai Greci  geroglifica (scrittura sacra scolpita)   perché usata in preferenza per le iscrizioni  sulle pareti dei templi e delle tombe, sui sarcofaghi e sugli obelischi, somigliò alla pittura o al disegno, riproducendo in maniera stilizzata le immagini  stesse delle cose che voleva significare.

Le altre due scritture egiziane, la ieratica, cioè sacerdotale, e la demotica, cioè popolare, furono scritture semplificate , più recenti,  e alfabetiche: ogni segno cioè non rappresenta l’immagine, ma uno dei suoni fondamentali che concorrono alla formazione della parola.

La decifrazione della scrittura egiziana, avvenuta nei primi del secolo scorso, ha permesso di leggere le numerose iscrizioni dei monumenti e le migliaia di rotoli dei papiri che si sono rinvenuti e continuamente si rinvengono nelle tembe e fra le rovine delle antiche città.  Questo materiale è in gran parte documentario e ci  illustra la storia egiziana.

Assai minore è il valore letterario; gli inni sacri ed i poemetti che ci restano hanno valore pratico, morale piuttosto che artistico. Le cronache e le biografie dei sovrani sono semplici repertori di avvenimenti. I racconti fantastici o avventurosi sono ingenui e primitivi.

L’eredità più preziosa che ci hanno tramadato gli Egiziani è la scienza e la tecnica.

Secondo i Greci, gli Egiziani furono i primi a coltivare la medicina, la chimica, la geometria e, in generale, le scienze esatte.

Ci hanno insegnato a coltivare il grano e a usare il lievito per fare il pane.

Per costruire le dighe del Nilo e i canali di irrigazione, per livellare i terreni e rilevarne le misure per il censimento catastale, per costruire le piramidi e i templi, per innalzare gli obelischi, essi hanno approfondito lo studio della geometria e della meccanica. Per lavorare i metalli, fabbricare ceramiche e vetri colorati e preparare colori, essenze, profumi hanno studiato a fondo le proprietà fisiche e chimiche della materia.

Il sezionamento dei cadaveri per la imbalsamazione e la mummificazione, quindi la conoscenza dell’anatomia del corpo umano ha insegnato loro l’arte della medicina e della chirurgia.

Non si sono conservati i trattati di queste discipline; ma si sa che i Greci appresero dagli Egiziani, specialmente nel campo della geometria e delle scienze morali; e la nostra civiltà ha come base la cultura dei Greci.

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

L’ORGANIZZAZIONE POLITICA IN EGITTO

 

Fin dagli inizi l’organizzazione dello stato in Egitto era molto diversa da quella Sumera

Ciascuno dei villaggi degli agricoltori sorti nella valle era costituito da un insieme di famiglie imparentate tra loro protette da un totem.

Attraverso riti magici i capi ottenevano l’immortalità e la natura di dei, quando un clan estendeva il suo dominio su un altro villaggio subordinava anche il totem,creando una gerarchia fra gli dei ,da qui si spiega la natura teocratica del faraone Egiziano.

Teocrazia = potere del dio.Mentre in Mesopotamia i potentissimi  sacerdoti rappresentavano solamente i dei, potevano cosi garantire la fecondità delle mandrie e del raccolto ,e soprattutto garantire l’inondazione del Nilo .Il deserto che lambiva i confini dell’Egitto ricordava agli Egiziani la precarietà del loro benessere e della loro ricchezza che dipendevano dal fiume e dal ripetersi regolare delle inondazione. La bibbia quando racconta la cattività degli ebrei in Egitto trasmette questa sensazione di precarietà e di incertezze .

Il sogno del faraone delle vacche magre e delle vacche grasse che simboleggiano l’alternarsi degli anni della prosperità e della carestia, dall’ immagine di un mondo in balia di forse immense che cerca la sua sicurezza nel potere sopranaturale di un sovrano divino partecipe di queste forse che può in qualche modo controllare e volgere al favore del paese

LA STORIA DELL’ EGITTO  periodo predinastico

La storia dell’Egitto si suddivide in convenzionalmente in antico,medio,nuovo regno inframmezzati da 1°e il 2°periodo intermedio e seguiti dal periodo della decadenza .

Gia in epoca predinastica iniziarono a delinearsi i primi caratteri fondamentali della civiltà Egizia con i faraoni della cosiddetta monarchia TINITA dal nome della capitale TKINIS ,e questo periodo va dal 3000 al  2700 a.C.

I faraoni di questo periodo appartenenti alle prime due dinastie furono consapevoli del fatto che sia il loro prestigio sia la prosperità dello stato dipendevano dalla capacità di controllare e valorizzare le risorse dell’ ambiente.

Nel periodo TINITA tutta l’economia ruotava intorno alla agricoltura che riusciva ad ottenere raccolti abbondanti solo se organizzata in un sistema sottoposto ad una rigida gerarchia

PERIODO DELL’ANTICO REGNO

All’inizio dell’antico regno,lo stato Egiziano si estendeva dalla prima cataratta fino alla costa mediterranea,

e appariva come una striscia lunga e stretta,questa  particolare configurazione geografica,avrebbe avuto notevoli conseguenze sulla vita politica dello stato, perché difficilmente un'unica autorità avrebbe potuto controllare tutto il territorio .

Il sovrano dovette costituire un complesso sistema amministrativo.

Subito dopo il Faraone l’autorità maggiore era il TJATY o visir scelto dai componenti della famiglia  reale; sotto il suo controllo vi erano i nòmoi funzionari che governavano le province .

_PERIODO INTERMEDIO: (DA 2200 fino 2050 a.C. )verso la fine  dell’antico regno iniziò un processo  d’indebolimento che sarebbe sfociato in anarchia (ana = senza archia = governo) nel I periodo .

I nòmoi ignorando l’autorità del faraone si comportavano come piccoli sovrani all’ interno della loro provincia .

In questo modo il regno perse la sua autorità sociale,e in questo modo scoppiarono rivolte sociali, e il disordine prese il sopravvento.

MEDIO REGNO (2050-1786 a.C.).

La causa principale della crisi che aveva sconvolto gli ultimi anni dell’antico regno era rappresentata dalla diminuzione dell’autorità dei sovrani furono nominati dei controllori regi col compito di affiancare i nomati e di esercitare una forma di controllo sulle loro attività.

Venne nominato un funzionario che aveva il compito d’impedire lo scoppio, di lotte dinastiche alla morte del faraone, fu attuata un’ambizione politica estera, rafforzando i confini verso il Sinai e la Libia, e venne colonizzata la Nubia territorio ricco di miniere d’oro.

Per migliorare l’agricoltura fu condotta a termine la bonifica di un ampia depressione a sud di Menfi.

2 PERIODO INTERMEDIO (1786 – 1565 a.C.)

Anche  il periodo si concluse con una crisi di regno, e in questo periodi ci furono circa 200 faraoni .

Una catena di ondate immigratorie provocò una sistematica infiltrazione di popolazioni all’interno del territorio.

Gli HYKSOS riuscirono a predisporre il proprio dominio nella zona del delta , stabilendo la loro capitale ad Avaris, grazie alla loro superiorità militare e in particolare all’uso dei carri da combattimento.

NUOVO REGNO (1567-1080 a.C.)

Mille anni che trascorrono tra la cacciata degli HYKSOS e l’arrivo delle truppe persiane che distruggono l’esercito .

Nel 1525 vedono l’Egitto raggiungere  l’apice della sua potenza e poi arrivare verso il declino faraonico .il contesto politico che si trova in Egitto nel Nuovo Regno è diverso da quello dalle epoche precedenti .

L’Egitto era stato un’unica grande potenza  all’interno di un’ampia area geografica.

Ora invece il vicino Oriente subisce  nuove trasformazioni sorgono nuovi imperi con il quale l’Egitto è costretto a misurarsi .

A questa nuova sfida alcuni faraoni con una politica espansionistica aggressiva.

Si diressero verso il cuore del continente Africano in direzione della Nubia , verso l ‘Asia, in cui vennero sottomesse   la Palestina , la Siria e la regione intorno l’ Eufrate .

Il ruolo di potenza internazionale  dell’Egitto si consolidò  durante la 9° dinastia ( dal 1320 al 1200°a.C.)

Il  cosiddetto periodo Ramessise, soprattutto ad opera del faraone RamsesII .

Egli durante il suo lungo regno consolido  il potere assoluto e si dimostrò  risoluto a non tollerare la presenza di  pericoli  ai confini difendendo il possesso della Palestina e della Siria e affrontando nella battaglia di Kadesh (1259circa a.C.) affrontando  l’esercito Ittita grande potenza  dell’epoca il cui centro si trovava in Asia Minore

PERIODO DELLA DECADENZA (1080 – 505 ca. a.C.)

Dopo la battaglia di Kadesh, lo stato egizio iniziò un lungo periodo di disgregazione causata dall’emergere delle forze  centrifughe  e autorità del sovrano .

I  privilegi concessi al clero che era diventato il maggior proprietario terriero  furono l’origine del ristagno economico .

Si verificarono disordini e perfino le tombe dei sovrani , furono saccheggiate.

Inoltre nel settimo secolo  A. C. l’Egitto dovette subire la sottomissione agli Assiri.

Dopo  l’ultimo breve periodo di splendore all’epoca della ventiseiesima dinastia (664-525 a.C.) capitale Sais

L’indipendenza  fu più volte :prima con il re persiano Cambise 525 a.C. ,poi  con Alessandro Magno  (323 a.C. morte di Alessandro Magno ) .

La dinastia dei Tolomei. 300 anni dopo  l’ Egitto venne conquistato dai Romani  e divenne provincia romana  con la battaglia di Azio.

Guarda la fotocopia di Kadesh

In Egitto trovò il suo primo sviluppo un’ideologia del potere che comparirà in altri momenti nella storia del vicino oriente.  Ideologia politica che sarà  invece estranea ai Greci e ai Romani .

TEOCRAZIA = Governo di un re dio sotto cui  scrivono i sudditi i quali sono considerati di qualunque classe sociale , di privato possesso del re .

FARAONE = Colui che abita nella grande casa .

La grande casa era dunque il cuore stesso del regno , esso era considerato con efficiente burocrazia che assicurava il potere centrale il controllo su ogni aspetto della vita del paese .

Il visir era alle strette dipendenze del faraone il nucleo fondamentale della burocrazia di palazzo era formato dagli scribi .

Costoro non erano soltanto tecnici della scrittura ma detentori della cultura , in una società prevalentemente orale e letteraria .

In Egitto  in particolare la classe degli scribi costituiva la classe  degli intellettuali che attraversava ogni strato della società poiché in Egitto  qualsiasi aspetto della vita civile veniva accuratamente registrato e  pianificato.Lo scriba  era sempre presente , oltretutto questi scribi  erano selezionati e venivano addestrati  in apposite scuole.

Un ‘altra casta importante era quella dei sacerdoti , e si amministravano  in nome degli dei grandi porzioni di territori , tanto  che andarono a finire  veri e propri lati fondisti , erano i custodi più severi dei costumi  tradizionali ,tanto che il potere  faraonico si indebolì fu la casta sacerdotale a mantenere viva la cultura e l ‘identità nazionale del popolo egiziano .

Oltre a questo i sacerdoti erano i depositari del sapere.

LA RELIGIONE

La civiltà egiziana è stata definita una civiltà della morte.

La vita nell’oltre tomba  una prosecuzione e un perfezionamento di quella terrena , una condizione beata in cui i defunti potevano continuare a godere dei sui beni  per l’eternità.

Nelle raffigurazione il morto continua e prosegue gli svaghi che aveva da vivo , questo per non separarli dalla vita quotidiana.

L’ ambiente della tomba doveva reintegrare simbolicamente la vita che la natura aveva sottratto .

Tali pitture avevano anche un valore magico e allegorico si credeva che l’immortalità fosse garantita solo se venivano assicurate le stesse condizioni che aveva da vivo tanto che al momento della morte il corpo veniva mummificato .Le piramidi erano i monumenti sepolcrali dei faraoni.

IL MITO DI OSIRIDE

Secondo il mito egiziano raccontato diffusamente dal greco Plutarco Osiride è un giovane dio che viene ucciso per gelosia dalla divinità malvagia Set, sua sorella che è anche sua moglie si trasforma in falco riesce a scoprire il corpo di lui, lo seppellisce dopo averlo imbalsamato e diffonde nuova vita con il battito delle sue ali.

Osiride ritorna alla vita, e da Iside ha un figlio Horus.

Horus il quale vendica la morte del padre uccidendo Set. Osiride diventerà il re dei morti.

La religione egiziana era inizialmente Zoolotrica  cioè fondata sul culto delle divinità Zoomorfi.

Questa caratteristica derivava  dall’antico culto dell’animale totenico tipico delle civiltà mesolitica  e neolitica.

In Egitto si mantenne vivo anche dopo il passaggio all’agricoltura  e alla vita sedentaria .

Sono stati trovati cimiteri  negli strati preistorici  di tori,sciacalli , montoni,sepolti ordinatamente e avvolti in ben lino .Le altre divinità erano Anubi dalla testa di sciacallo ,custode della porta dei morti,Api dalla testa di bue divinità di Menfi ,il Gatto in Egitto animale intoccabile .

Ammone venerato a Tebe ,che poi divenne Ra.

IL LIBRO DEI MORTI =

Una raccolta di massima di sapienza di aforismi.

Il primo autore di questo libro era Imnothep.

C’è un altro testo attribuito al faraone Echnaton che è l’inno al sole .

Un altro racconto è il giudizio tra verità e menzonia .

 

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

Dall’ antico Egitto all’ Egitto contemporaneo

 

L’Egitto, più precisamente, la repubblica Araba d’Egitto è una repubblica presidenziale. Il Presidente, che è anche comandante delle Forze Armate e presiede il Consiglio Nazionale della Difesa, gode di vastissimi poteri d’intervento a tutti i livelli. In primo luogo a lui spetta nominare il Primo Ministro e i ministri del governo

Il potere legislativo è attribuito all’Assemblea del Popolo composta da 392 deputati dei quali 30 devono essere donne e 10 rappresentanti della comunità copta. Un altro potere dell’Assemblea è quello di controllare il governo ed eventualmente sollevare i ministri dall’incarico, ma il potere presidenziale è talmente forte che capita raramente. Amministrativamente il Paese è diviso in 26 distretti retti da “Governatori” di nomina presidenziale. Il governo locale è assicurato a tre livelli decrescenti fino a quello del villaggio. Per ciascun livello sono previsti un Consiglio del Popolo, elettivo, e un Consiglio Esecutivo nominato dal governo centrale.

Poiché i consigli del Popolo non dispongono di capacità proprie di spesa finiscono con l’avere soltanto carattere consultivo, mentre il potere resta nelle mani dei funzionari di nomina governativa. Il sistema giudiziario si basa su un miscuglio di norme islamiche , principi del codice napoleonico e concessioni ai principi del diritto occidentale: questi ultimi soprattutto destinati ai residenti di nazionalità estera.

La giustizia è amministrata attraverso l’ufficio del Procuratore Generale, nominato dal Ministro della Giustizia, che si avvale di diversi pubblici ministeri ai vari livelli. Massimo organo giudiziario è la Suprema Corte Costituzionale.

L’Egitto conta attualmente quasi 65 milioni di abitanti con un incremento annuo dell’1,9%, un tasso di crescita fra i più alti del mondo. La superficie coltivabile costituisce il 3% della superficie totale che comprende anche il deserto del Sahara.

La densità di abitanti per km quadrato raggiunge i 2166 abitanti. La popolazione è giovane, più della metà degli abitanti non supera i 20 anni. Il divario tra campagna e città è netto: la campagna sembra ferma al periodo faraonico, gli strumenti sono antichi anche se le condizioni climatiche sono favorevoli, ma soprattutto il fiume Nilo è favorevole. L’Egitto è un paese multietnico, la popolazione è divisa in “Egiziani”, le persone più comuni che conservano ancora la purezza etnica paragonabile alle sculture faraoniche, dalla razza bianca mediterranea, in “Copti”, che risiedono nelle città lavorando come artigiani, commercianti e impiegati in virtù dell’isolamento al quale li ha costretti la loro religione ed in “Nubiani”, popolazione di razza nera stanziatasi verso il 4° millennio a.C. nei territori a sud.

Ormai sono quasi del tutto scomparse la religione politeista e le leggende faraoniche, la lingua parlata è l’arabo e la principale religione è l’Islamismo.

 

 

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egizi antico egitto

 

 

ASSASSINIO SUL NILO

La morte di  Tutankhamon

di Spiteri Giuseppe

 

La storia è la ricostruzione degli avvenimenti del passato e le vicende degli uomini (vissuti anche migliaia di anni fa), fatta dagli storici dopo aver studiato con attenzione le tracce del passato: utensili, armi, antichissimi manoscritti e dipinti, resti di costruzioni spesso sepolti nel terreno e riportati alla luce grazie agli scavi degli archeologi. Queste tracce sono i documenti, le testimonianze, le fonti sulle quali lavora lo storico, per ordinarle sulla linea del tempo secondo un preciso ordine cronologico.

egizi antico egittoegizi antico egittoGli antichi egizi, la cui storia abbraccia un periodo lungo più di 5000 anni (che comprende quattro fasi: Antico, Medio, Nuovo Regno ed Età Tarda – suddiviso in 30 dinastie-), ci hanno lasciato moltissime di queste tracce, numerosi templi, le piramidi, la sfinge e tanti altri monumenti sepolcrali faraonici, con all’interno moltissime raffigurazioni murali e scritte a carattere geroglifico descriventi le gesta del defunto (geroglifico: scrittura costituita da ideogrammi, ciascuno dei quali rappresentava un oggetto, un azione, un idea, secondo il principio dei "rebus”). Un ruolo importante per la ricostruzione della storia egizia, lo hanno avuto sicuramente gli scribi, specialisti della scrittura geroglifica, che all’interno del loro paese, utilizzavano prevalentemente il papiro (ricavato dall’omonima pianta), mentre negli scambi commerciali o diplomatici con l’estero, si servivano di tavolette in argilla (umida che poi facevano essiccare), perché più resistenti; registravano e scrivevano ogni cosa: i tributi che i sudditi versavano, le offerte fatte al tempio, le battaglie, i prigionieri e soprattutto le imprese dei loro re. Se un sacerdote egiziano voleva impressionare uno straniero con la propria civiltà, gli declamava la lista dei re. Erano talmente orgogliosi di loro, che scrivevano i loro nomi anche sulle pareti dei templi. Ecco perché si è riusciti a ricostruire non solo la loro storia e quella del loro popolo, ma soprattutto il loro modo di vivere, le loro credenze e anche le loro paure. Ogni volta che un egiziano usciva dai propri confini, cominciava per lui un’avventura audace e pericolosa; se fosse morto in terra straniera, lontano dai sacerdoti e dagli imbalsamatori, il suo corpo non sarebbe potuto essere mummificato ed ogni speranza di vita eterna sarebbe stata perduta. Gli antichi egizi credevano nella resurrezione ed il corpo, dopo la morte, era altrettanto importante che in vita; erano convinti che durante la notte, una parte dell’anima lasciasse il corpo, per visitare il mondo sotterraneo e farne ritorno solamente al sorgere del sole; ma l’anima per poterci ritornare doveva essere in grado di riconoscerlo. Per questa ragione, doveva essere conservato nelle migliori delle condizioni possibili. Senza il corpo intatto scemava ogni speranza d’immortalità e questa era la catastrofe peggiore che potesse colpire un antico egizio. Questo è il motivo per il quale praticarono la mummificazione, un complesso rituale religioso che richiedeva circa 70 giorni per la preparazione della salma. Nell’antico Egitto (nome che deriva dal greco Aegyptos), il Dio del regno dei morti era Osiride che fu ucciso dal fratello Seth, fatto in 14 pezzi e poi disperso su tutta la terra. La sorella e moglie di Osiride, Iside, trovò tutti i pezzi tranne uno (il membro virile), li riunì e li avvolse con strisce di tela, creando così la prima mummia. Partendo da questa leggenda, nacque così la pratica sofisticata che si sviluppò nell’arco di 3500 anni.

Secondo la religione degli antichi egizi, il faraone non era solo un uomo ed un re, ma motivati dall'identificazione con il figlio del dio sole RA, lo consideravano anche una divinità ed in quanto tale, egli era oggetto di culto (teocrazia). Potente, giusto, autorevole e rispettato, il faraone seppe essere il garante di una gerarchia sociale piramidale (seguito dai sacerdoti, gli scribi, i guerrieri, gli artigiani, i contadini e infine gli schiavi), che permise alla civiltà egizia di perdurare per oltre tremila anni dando esempio di grande organizzazione e capacità. Quando il re moriva, veniva vestito e dotato di un corredo (cibo, suppellettili, ornamenti, abiti, oggetti di valore che gli erano appartenuti, ecc.), per garantirgli la vita anche nell’aldilà, ma prima che morisse, veniva costruita per lui una tomba elaborata in grado di proteggerlo per l’eternità. Queste tombe si chiamavano mastabe, venivano intagliate nella pietra, che si trovava sotto la sabbia, cunicoli, labirinti e porte segrete per meglio proteggere il mausoleo dai saccheggiatori; poi venivano coperte da un’ampia e solida struttura in mattoni. Ma per alcuni egizi la sete di ricchezze superava la fede, non importava quanto complicati e nascosti fossero i passaggi all’interno della tomba, i ladri, che per intere generazioni vissero saccheggiando e vendendo gli oggetti preziosi rubati, riuscivano sempre a trovare il tesoro. Il motivo era semplice, spesso i predoni erano le stesse persone che le avevano costruite. Per evitare queste razzie bisognava creare un qualcosa di talmente massiccio, da risultare impossibile trovare la camera funeraria (dove erano concentrate la maggior parte delle egizi antico egittoricchezze), pur conoscendo la sua esatta posizione. La soluzione fu la costruzione delle piramidi, che sono state il progetto più grandioso del mondo antico, che esistono da più di 4000 mila anni e non ci hanno ancora svelato tutti i loro segreti (le più grandi si trovano a Giza, vicino al Cairo, che si estende su un altopiano di duemila metri quadrati dove sorgono la piramide di Cheope alta 147 metri, Chefren alta 140 metri e Micerino alta invece 65 metri e sembra che il loro allineamento corrisponda  a quello di tre stelle della costellazione di Orione.). Le loro dimensioni imponenti, dovevano anche servire per scoraggiare i ladri di tombe. Ma ironicamente furono proprio queste dimensioni a fornire un esplicito ed inequivocabile segnale, che indicava loro le ricchezze nascoste all’interno; considerata l’enorme superficie occupata dalle piramidi, i non graditi visitatori impiegavano più tempo a trovare la camera funeraria, ma prima o dopo riuscivano nel loro criminoso intento di trafugare i tesori. Era chiaro, che bisognava inventare un’altro tipo di sepoltura. Così a cominciare dal 1500 anni a.C. i faraoni del Nuovo Regno (1700-1070 a..C.), scelsero un modo diverso, per preservare le loro mummie reali, nascondendole in una valle desolata, non lontana dalla odierna Luxor: “La valle dei re”. Le tombe erano scavate nella roccia viva e poi ricoperte da montagne di detriti; ma anche qui purtroppo i sepolcri dei faraoni continuarono ad essere depredati e saccheggiati. Oggi, dopo anni di scavi archeologici, si contano 62 tombe, ma solo una non è mai stata spogliata dei suoi immensi tesori. E’ quella della figura più enigmatica della civiltà egizia, il re fanciullo Tutankhamon (Nebkheprura, XVIII dinastia), uno dei faraoni meno importanti, ma allo stesso tempo il più famoso.

A 3300 anni dalla sua morte, due investigatori americani ingaggiati da Discovery Channel, Greg Cooper e Mike King esperti di analisi del crimine, sostengono, dopo un’inchiesta condotta in maniera molto simile alle moderne indagini di omicidio, che il faraone non sia morto per cause naturali, ma che sia stato invece assassinato. Prima di addentrarci nei dettagli della loro inchiesta, vediamo di conoscere meglio Tutankhamon. Chi era? Perché è cosi famoso?

egizi antico egittoLa sua fama è dovuta alla sensazionale scoperta fatta da Howard Carter, un disegnatore britannico con il pallino dell’archeologia, che dopo anni di ricerche nella valle dei Re, finanziati dal suo connazionale Lord Carnavon, quando ormai tutti gli scienziati asserivano che l’intera valle era stata svuotata di tutti i suoi tesori, scavando nel triangolo compreso tra la tomba di Ramses II, Ramses IV, e Merenpthah, portò alla luce la mattina del 4 novembre del 1922, il primo di 16 gradini che conducono alla sua tomba. La notizia della sua successiva apertura fece velocemente il giro del mondo, suscitando la meraviglia e le inevitabili polemiche di tutta la comunità internazionale, legate all’opera sacrilega degli archeologi. Così in seguito a tutta una serie di coincidenze che portarono alla morte diverse persone che in qualche modo erano venute a contatto con la tomba, nacque “la maledizione di Tutankhamon”. Come già detto, la sua, è l’unica tomba inviolata della storia egizia e se si pensa alle sue dimensioni ridotte, paragonate alle enormi ricchezze contenute in essa, riesce difficile immaginare cosa potessero contenere i più grandi sepolcri faraonici, prima di essere saccheggiati. Infatti, all’interno, vi sono stati trovati migliaia di oggetti preziosi, un trono d’oro, vasi di alabastro, bizzarre teste di animali d’oro (poste una di fronte all’altra come se facessero da sentinella alla tomba), due statue con grembiule e sandali d’oro, suppellettili di ogni genere dislocati nelle diverse stanze che la compongono e anche quattro carrozze che non potendo entrare intere, visto l’ingombro, vennero introdotte segate in vari pezzi. L’ingresso della camera sepolcrale era sbarrato da una parete tutta d’oro massiccio; dentro al sarcofago, tutto ricoperto d’oro di dimensioni enormi 5,20 C 3,35 C 2,75 metri, all’apertura nel 1926 (ci sono voluti circa quattro anni per sgomberare tutti i tesori) furono estratte e separate quattro bare una dentro l’altra, l’ultima contenente la mummia, con la sua magnifica maschera facciale d’oro ancora intatta, divenuta l’emblema della civiltà egizia.

egizi antico egittoegizi antico egittoegizi antico egittoTutankhamon era probabilmente figlio di Akhenathen e di Kia (moglie minore del faraone) morta di parto proprio alla sua nascita. Akhenathen ( che per i primi anni regnò con il nome di Amenofi IV fu il faraone eretico che proprio quando l’Egitto aveva raggiunto il suo apogeo, grazie a più di 200 anni di stabilità politica e dopo avere adorato le stesse divinità per secoli, scosse il suo equilibrio religioso diventando monoteista. Spostò la capitale dalla gloriosa Tebe, in una zona vergine e desertica a circa 140 Km dalla moderna Cairo, in un posto che oggi si chiama Amarna e iniziò a costruire la sua città Akhetaton. Quindi proclamò di voler seguire un solo Dio: Aton, il dio sole. Per il re caddero gli dei familiari che per generazioni gli egiziani avevano adorato: Osiride il Dio dei morti, Anubi il Dio con la testa di sciacallo, Hator la dea dell’amore e della musica, Seth il dio malvagio fratello di Osiride che veniva rappresentato come un’animale indefinibile, forse perché oggi estinto (una via di mezzo fra un asino ed un cane) e tanti altri (si è calcolato che in Egitto fossero venerati circa tremila dei, in quanto non solo ogni nomo – provincia -, ma persino ogni villaggio aveva la propria divinità). Per Akenathen ormai, c’era solo il disco solare i cui raggi diffondeva la luce su tutti. Ma questi non furono i soli cambiamenti introdotti da Akenathen; da un giorno all’altro, lo stile dell’arte si trasformò da formale, in naturalistico. Se prima il ritratto del faraone appariva vigoroso e sensuale, venne poi rappresentato in maniera grottesca, forse per distaccare il re dal resto dell’umanità. Quando i primi egittologi scoprirono queste figure grottesche, percepirono subito un mutamento radicale negli usi e nei costumi degli antichi egizi. Akhenathen aveva anche modificato quel sistema politico che aveva prodotto ricchezza e stabilità in passato. Infatti il dominio egiziano sul vicino oriente era stato costruito su un grande esercito permanente comandato dal faraone stesso. La politica estera si basava per il vicino oriente su trattative commerciali e alleanze, che l’esercito faceva rispettare. In Nubia (il Sudan di oggi) al contrario, il metodo adottato fu quello della colonizzazione. Si trattava di un sistema che aveva arricchito notevolmente l’Egitto. Akhenathen fu guida religiosa, ma verso la fine del suo regno si distaccò dalla politica estera e così facendo, perse alcuni territori in Siria e in Palestina. L’Egitto, stava vivendo un periodo di eccezionali mutamenti. Proprio in questa epoca tumultuosa venne alla luce Tutankhaton, il futuro Tutankhamon.

egizi antico egittoAlla morte di Akhenaten, poiché con la moglie principale Nefertiti, egli non aveva avuto eredi maschi, a soli nove anni Tutankhaton sale al trono. Durante il suo regno, la rivoluzione religiosa posta in atto dal suo predecessore, venne totalmente annullata. Akhetaton venne abbandonata e Tebe con i suoi due grandi templi tornò ad essere ancora una volta il centro religioso del paese (mentre Menfi venne confermata capitale amministrativa) e i migliaia di sacerdoti trascurati nei 17 anni dall’esperimento di Amarna, poterono finalmente adorare gli dei dell’antico Egitto. Tutankhaton per accattivarsi il loro favore e quello del suo popolo, ripiegò su posizioni più concilianti rispetto al suo predecessore e modificò il suo nome in Tutankhamon che significa “simbolo vivente del dio Amon”. Accompagnato dalla giovane moglie Ankensenamon, riprese la residenza dei suoi antenati, stabilendo la corte a Tebe. Qui orfano giovanissimo iniziò il suo regno come re dell’Alto e Basso Egitto (il primo che comprendeva tutta la valle del Nilo da Assuan a Heliopolis, presso l'odierno Cairo, rappresentato col simbolo del giunco o con il loto e il secondo che occupava invece tutta l’area del delta del Nilo, rappresentato col simbolo dell'ape o con il papiro; praticamente gli egizi divisero la loro terra orientandosi al contrario perché si rivolgevano verso il sud geografico da dove nasceva il Nilo). Si occupò personalmente del restauro di molte statue divine e monumenti trascurati ormai da troppo tempo, propiziando ovunque l’attività degli artisti, incaricati di portare all’antico splendore i manufatti che testimoniavano la devozione egizia verso gli dei.  Tuttavia i suoi veri sostenitori non furono i sacerdoti, ma i militari, che ritenevano indispensabile una convinta opera di pacificazione per risollevare la situazione internazionale del paese. Evidentemente all’inizio a prendere le decisioni di stato, non era il giovane re, ma quasi certamente Ay, promosso al rango di visir (la più alta carica del paese a determinare il destino dell’Egitto). Regnò solo per un decennio, troppo poco per dare prova di doti guerriere. Morì improvvisamente in maniera molto misteriosa alla giovane età di 18 anni. Ed ecco il punto dal quale sono partiti i due investigatori americani: perché è morto così giovane? Quali possono essere state le cause del suo decesso? Morte naturale? Incidente? Suicidio? Omicidio? Per trovare indizi e potere meglio analizzare il caso, hanno consultato esperti di egittologia e ricostruito insieme a loro la sua vita, attraverso le scritte e i dipinti murali della tomba e gli oggetti ritrovati al suo interno. Nel 1968 per la prima volta (fino a quel momento, non erano disponibili apparecchiature portatili) vennero eseguite sul corpo del faraone, da un ricercatore dell’università di Liverpool Ronald Harrison, cinquanta lastre radiografiche. Successivamente esaminandole, egli stesso aveva identificato una macchia scura alla base del cranio, segni che per lui erano quelli inequivocabili di un colpo inferto con un corpo contundente, che avrebbe provocato un’emorragia interna (successivamente calcificata), in grado di causare il decesso. King e Carter, ottenute le radiografie originali, per trovare conferma alle ipotesi del Dr Ronald Harrison, le mostrano ad esperti del settore: un medico, un neurologo ed un radiologo. Quest’ultimo fa notare che le zone scure delle RX potrebbero essere dovute, anche alla cattiva qualità delle lastre dell’epoca. Tuttavia, pur condividendo la versione di Harrison, aggiunge che, se come ipotizzato, un colpo alla nuca ha provocato una frattura, essa si è calcificata e ciò significa che il coagulo di sangue è rimasto lì per un certo tempo, forse qualche mese e che si deve essere vivi affinché avvenga la calcificazione. Ha però scoperto, che le vertebre del collo erano fuse, segno tipico di una malformazione muscolo scheletrica chiamata sindrome di Klippel- Feil, che non consente di girare la testa, senza dover muovere anche il busto e che rende molto vulnerabile chi ne soffre ad ogni trauma o caduta. Questa tesi è peraltro supportata dal fatto che in alcune raffigurazioni sugli oggetti vari, rinvenuti nella tomba il faraone è riprodotto appoggiato ad un bastone assistito amorevolmente dalla moglie Ankesenamon.

egizi antico egittoMa anche la frettolosità della sua sepoltura, può essere identificato come un indizio. La tomba è piccola e i dipinti non sono curati come quelli di altre tombe faraoniche. Probabilmente il sepolcro in cui è stato sepolto, non era quello a lui destinato. I faraoni, appena saliti al trono, iniziavano a costruirsi la loro “dimora millenaria”, ma Tutankhamon non ne ebbe il tempo, poiché morì in giovane età. La sua tomba probabilmente fu preparata in soli 70 giorni, il tempo necessario agli imbalsamatori di preparare il suo corpo, per il suo lungo cammino verso l’eternità. Ma a chi la morte di Tutankhamon poteva giovare? Chi poteva avere la possibilità di avvicinarlo indisturbato e compiere questo presunto delitto? L’assassino come ai giorni nostri, va cercato tra i parenti, gli amici più stretti o comunque qualcuno che potesse trarre vantaggio dalla sua morte. Tracciato un profilo psicologico, che vede l’assassino come un arrampicatore sociale o un fanatico religioso, i principali indiziati sono: la moglie Ankhesenamon, il visir Ay, il comandante militare Horembed e il suo tesoriere Maya. Analizzando la posizione di quest’ultimo, che occupava un posto di rilievo nel governo di Tutankhamon, poiché amministrava le ingenti quantità di oro e di oggetti preziosi che arrivavano dalle scorribande dell’esercito nei paesi limitrofi, è quello che poteva avere meno interessi ad ucciderlo, poiché con il suo successore, la sua importante carica, poteva anche non essere riconfermata. Horembed era invece un uomo di umili origini, molto ambizioso e spietato, ma fedele servitore e rispettoso delle leggi. Passava molto tempo con lui per insegnargli le tecniche di caccia e ad usare le armi. Ma la storia comunque ci dice, che non abbia avuto vantaggi immediati dalla sua morte, quindi come potenziale assassino è da escludere. Ankesenamon moglie di Tutankhamon, era una delle sei figlie di Akhenaten e Nefertiti, quindi sua sorellastra. Dai dipinti murali rinvenuti nella tomba e dalle raffigurazioni sugli oggetti, sembra che il re e la regina fossero inseparabili, devoti l’uno all’altro e che piacesse loro stare insieme; per ragioni politiche la cerimonia delle loro nozze era avvenuta quando erano ancora bambini, ma aldilà di tutto esisteva sicuramente un profondo legame tra marito e moglie. L’unico movente potrebbe essere, che il faraone fosse incapace di generare eredi sani. Infatti in una sala della tomba sono state trovate due sarcofagi con all’interno due piccole mummie di feti (entrambe femmine) da aborti avuti da Ankesenamon stessa. Ma si conosce l’esistenza di una antica tavoletta trovata negli archivi della capitale ittita nella Turchia di oggi, in cui una regina (della quale non si menziona le generalità, ma che a molti archeologi lascia supporre sia Ankesenamon), supplicava il re ittita (tradizionalmente nemico dell’Egitto) di dargli in sposo, uno dei suoi tanti figli, per non essere altrimenti costretta a sposare un suo servitore. Quindi perché uccidere Tutankhamon e poi andare fuori dai confini dell’Egitto a mendicare per marito il figlio ad un suo nemico giurato? Tutto questo sembra non avere molto senso e potrebbe di fatto scagionare Ankesenamon. Come indiziato rimane solamente il vecchio visir Ay, che dopo la morte del giovane re, divenne suo successore, come ci confermano le raffigurazioni murali nella tomba di Tutankhamon, in cui presenzia alla sua cerimonia funebre indossando la corona di faraone e nel cartiglio sopra di lui, compare il suo nome (il cartiglio è una cornice ellittica che racchiude il nome dei faraoni, scritto in caratteri geroglifici). Ma come può Ay, che non era nobile, essere diventato faraone? La risposta è stata trovata in un negozio d’antiquariato nel 1931. Un egittologo s’imbatté in un anello con un doppio cartiglio, uno con il nome di Ankesenamon e l’altro quello di Ay. Il servitore che Ankesenamon aveva disperatamente cercato di non sposare, era lui; l’anello trovato dal prof. Newlarry (l’egittologo in questione) dimostra che Ay fu il successore di Tutankhamon in qualità di re, sposando la sua giovane vedova. Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Tutankhamon, tutta una serie di eventi ci suggerisce, che sia stato commesso almeno un altro crimine, approfittando della confusione del momento. Il re ittita, cui Ankesenamon aveva mandato la missiva, inizialmente diffidente perché temeva un tranello, alla fine si convinse e mandò uno dei suoi figli in Egitto, perché sposasse la regina. Ma egli non arrivò mai a destinazione; in una distesa desolata lungo il confine egiziano fu assassinato. Ad infittire questa già intricata rete di mistero si aggiunge anche il fatto, che di Ankesenamon dopo il matrimonio con Ay non si sa più nulla. Che fine ha fatto visto che in nessun dipinto viene raffigurata insieme a lui e in nessun geroglifico viene mai più menzionata? Siamo forse in presenza di un pluriomicida?  Forse Ay si è macchiato di tutti questi crimini per accedere indisturbato al trono? Non si hanno certezze, ma è chiaro che Tutankhamon, Ankesenamon ed il giovane principe ittita dovettero morire tutti nel giro di pochi mesi e che Ay si ritrovò a fare il faraone. Ma alla fine dopo tutti i suoi sforzi, ricevette poche ricompense; a solo tre anni dalla sua ascesa al trono, morì e la sua tomba subì una spogliazione, la sua mummia fu distrutta, il suo ricordo venne cancellato e gli oggetti preziosi che aveva programmato di portare con se, vennero rubati. Il suo nome è quasi sconosciuto, ricordato solo come il successore di Tutankhamon. Per quanto riguarda il giovane faraone, gli antichi egizi odiavano a tal punto ciò che Akhenaten aveva fatto, che rimossero sistematicamente ogni traccia del ricordo del re; infatti il suo cartiglio non compare sulle pareti del tempio di Avilos (il meglio conservato) dove sono elencati tutti i re dell’antico Egitto ed è stato cancellato anche dalle colonne del tempio di Luxor, che egli stesso aveva fatto decorare. Ma nonostante questo, a 3300 anni dalla sua morte, il suo nome sopravvive, affascinando con l’alone di mistero che avvolge la sua morte, l’intera umanità…

Quelle fatte dai due investigatori americani, evidentemente sono solo ipotesi, che alla luce degli indizi trovati, sembrano alquanto realistiche. Forse più in là nel tempo, gli storici troveranno prove più concrete, che confrontate con quelle già in loro possesso, saranno la verifica della fondatezza delle tesi fin qui formulate. Nella frase appena espressa c’è l’essenza di quello che la storia è, una scienza che si avvale di ipotesi, tesi e verifica, per studiarla sono necessarie varie discipline. In questa breve relazione abbiamo potuto constatare, la fondatezza di quest’ultima affermazione; infatti, anche se passate inosservate, in essa, dall’analisi del periodo storico della civiltà egizia preso in esame e dalla descrizione degli sviluppi dell’indagine, sono comparse una ad una, quasi tutte le discipline elencateci in quell’occasione e che hanno dato un contributo importante per la ricostruzione della storia del faraone. Per renderci conto del ruolo svolto dalle varie discipline, posso provare a riassumerle brevemente.

La geografia (scienza che ha per oggetto la descrizione della terra, sia nelle caratteristiche fisiche, che climatiche), ci è servita per individuare in quale parte del mondo si trova l’Egitto, paese d’origine di Tutankhamon: in Africa settentrionale, sulla penisola del Sinai, ed è delimitato a nord dal Mar Mediterraneo, a est da Israele, dal Golfo di Aqaba e dal Mar Rosso, a sud dal Sudan e a ovest dalla Libia. Il clima secco caratteristico di quella zona ha favorito l’eccezionale conservazione dei papiri, mentre il Ghibly (vento che soffia in quella area geografica prevalentemente desertica) ha contribuito notevolmente all’erosione di alcuni importanti monumenti costruiti proprio nel deserto, come ad esempio le Piramidi e la Sfinge (colossale rappresentazione di un leone dalla testa umana, in cui si sono volute riconoscere le fattezze del faraone Khefren che sta a guardia della sua tomba.

La topografia (scienza che studia il territorio), ci ha dato indicazioni sulla morfologia del territorio dell’Egitto, quasi interamente desertico e con una sua unica riserva di acqua dolce, costituita dal Nilo, lungo le cui rive erano anticamente e sono tuttora concentrate, la maggior parte della terre coltivabili, della popolazione e dei centri urbani

La toponomastica (scienza che studia l’origine del nome del luogo) che ci dice che la parola Egitto deriva dalla parola Aegyptos, termine usato per la prima volta dal poeta Omero, che era la versione greca di ”Hikuptah”, che in babilonese indicava il tempio di Ptah a Menfi. Gli antichi egizi chiamavano invece il loro paese Kemet cioè “terra nera, riferendosi alla terra coperta dal nero limo lasciato dalle piene del Nilo.

La biologia (scienza che studia l’attività fisiologica dell’organismo degli esseri viventi) per stabilire mediante varie analisi ed esami di laboratorio (RX, TAC, DNA, ecc.) se e di quali malattie soffrisse Tutankhamon per morire così giovane (escludendo ovviamente la pista dell’omicidio). Nel 1968 oltre alle radiografie l'assistente di Harrison, R.C. Conolly (sierologo) analizzando un pezzetto di tessuto grande come la capocchia di uno spillo, riuscì a stabilire il gruppo sanguigno del sovrano: A2 (sottogruppo MN) decisamente un gruppo sanguigno poco comune. Si è anche stabilito che Tutankhamon non avesse enflagione delle arterie, né tumore al cervello e neanche la tubercolosi.

 L’epigrafia (scienza che studia le iscrizioni incise, dipinte o espresse in qualunque altro modo su lapidi e monumenti) per analizzare i geroglifici presenti nei sepolcri, negli obelischi, sui templi, ecc. sparsi un po’ ovunque sul territorio egiziano.

La glottologia (scienza che studia i linguaggi nelle loro origini e nelle loro trasformazioni storiche) per lo studio della lingua parlata anticamente in Egitto, che ha dato un importante contributo agli egittologi, per decifrare i geroglifici. 

L’architettura (scienza che studia l’insieme di manifestazioni architettoniche di un determinato periodo, legate da comuni caratteristiche di stile) per studiare i vari monumenti (templi, piramidi palazzi, obelischi, statue, colonne, ecc.) dislocati in tutto il territorio egiziano.

La matematica (scienza che studia i numeri, le loro relazioni ed il loro rapporto) per calcolare le datazioni dei vari eventi storici e poterli collocare nella loro esatta posizione cronologica; per calcolare la superficie quadrata, cubica e anche l’altezza dei vari monumenti sepolcrali o per studiare la numerazione egiziana che si basava su un semplice schema iterativo e di simboli, distinti per ciascuna delle prime sei potenze di dieci (dieci, cento, mille, ecc.). Si è anche scoperto che questo antico popolo conosceva il numero "p greco", le quattro operazioni, le equazioni quadratiche e il calcolo dell'area di quasi tutte le figure piane.

egizi antico egittoLa fisica (scienza che studia i fenomeni naturali e le leggi che li regolano) per verificare la teoria di Robert Bauval fatta nel 1993 secondo la quale, quando le tre stelle della costellazione di Orione, Alnitak, Alnilam e Mintaka attraversavano il meridiano a Giza  al tempo della loro costruzione, formavano una linea non completamente diritta nella parte alta del cielo meridionale che corrisponde esattamente alla pianta delle tre piramidi.

La chimica (scienza che studia la composizione e le proprietà dei corpi semplici e composti, i loro fenomeni di trasformazione e di combinazione e le leggi che li regolano). con l’esame del carbone 14 usato sicuramente sulla mummia di Tutankhamon e la termoluminescenza sugli oggetti rinvenuti nella tomba. Nell’antico Egitto erano già noti i sistemi d fabbricazione di vetro, ceramica, smalto, il modo di tingere fibre tessili con coloranti naturali, di preparare saponi, oli, resine (usate prevalentemente per l’imbalsamazione dei morti) e sostanze medicamentose.

 

egizi antico egitto

 

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

     Iside
La dea del cielo che ha conquistato un impero

Non'ostante in origini fosse venerata come una generica dea del cielo nel basso Egitto, come altri Dei egizi, si vede in Iside una carriera in crescita per quanto riguarda il numero di suoi veneratori e di conseguenza dei ruoli e dei poteri a lei attribuiti.
Partiamo dalle origini:
come gia detto agli esordi della sua venerazione era una comune Dea dei cieli, il suo tempio più antico si trova nel basso Egitto, a tredici chilometri dal tempio di Osiride.
Probabilmente proprio la vicinanza dei loro templi, ha portato la tradizione popolare a vedere questi due Dei uniti in matrimonio.
Con questa unione il culto e la notorietà di Iside aumentano, viene infatti venerata non più come una Dea generica, anzi, inizia a rappresentare la figura della sposa e della madre di famiglia, ma viene vista in seguito anche come guardiana dei morti   insieme alla cognata Nifte.
Le storie e le leggende su Iside si moltiplicano e ne fanno crescere la venerazione, una delle più conosciute storie isiache, vede protagonista il Dio del sole Ra' morso da un serpente creato da Iside,
la quale si offre di guarirlo in cambio dei poteri magici da lui custoditi. Per poterle donare i suoi poteri, Ra' le deve rivelare la sua identità. Dopo averlo fatto, Iside, che già veniva vista come potente Dea-maga, diventa a tutti gli effetti la Dea della magia.
Di miti come questi ce ne sono a decine, sparsi tra i vari papiri egizi   ritrovati, ma un mito in particolare, quello Osiriaco, è degno di nota.
Assassinato Osiride dal fratello Set, Iside percorre il paese alla ricerca della salma del marito e quando l'ha trovata riesce ancora a concepire da lui un figlio. Set la perseguita ed ella si rifugia nel Delta, dove partorisce Horo , che alleva di nascosto amorevolmente. Horo, divenuto adulto, è riconosciuto erede di Osiride dal tribunale della Grande Enneade e Set punito.
In Bassa Epoca fu adorata ovunque in Egitto; il suo tempio più importante era situato nell'isola di File.
In età ellenistica il culto di Iside, assimilata a divinità locali in Fenicia, Palestina, Siria, Asia Minore e infine in Campania e a Roma, conobbe una rapida diffusione nel mondo mediterraneo. Divenne la protettrice dei naviganti , la dea del mondo sotterraneo e dei sortilegi magici; fu chiamata Panthea e “dea dai mille nomi”, diventando una grande dea universale.
A Roma, fino all'Impero il suo culto fu contrastato; in seguito Calligola, Claudio e Nerone ne favorirono l'espansione, che culminò sotto Adriano. Templi di Iside sorsero ovunque in Occidente, in Gallia, in Spagna, in Germania e nelle regioni del Danubio; vi si celebravano i misteri isiaci, ai quali si poteva partecipare dopo lunghe iniziazioni e grandi feste pubbliche, di cui due furono particolarmente famose.
In una, celebrata in novembre, si rappresentavano la ricerca e la scoperta del corpo di Osiride; l'altra, celebrata in marzo, apriva la navigazione. Il culto isiaco resistette nel mondo occidentale fino alla fine del paganesimo; gli ultimi riti ufficiali furono celebrati a Roma nel 394 d.C.

Isabella Testoni
1B tur
12/04/05

 

     Osiride
Il sovrano della vita oltreterrena

Osiride è un'importante divinità egizia dalla figura molto complessa, il cui nome (Usir) è d'origine ancora sconosciuta.
La sua venerazione si è sviluppata inizialmente nel basso Egitto ma con la 5ª dinastia il suo mito è già ben delineato. Decisivo per la crescita della sua venerazione, deve essere stata soprattutto l'attrattiva esercitata dal tema osiriano, di una vita che può continuare nel corpo dopo la morte. È forse in questa fase che Osiride è identificato come il sovrano defunto (in qualche modo l'opposto del suo erede Horo, visto come il sovrano vivente).La sua figura prende a questo punto forme e dimensioni più umane, il terribile dio e giudice dei morti diventa così una divinità di carattere benigno.
La figura del sovrano defunto è iconograficamente chiara: il dio è sempre ritratto come mummia e reca gli attributi della regalità (pastorale, flagello, corona dell'Alto Egitto fiancheggiata da due piume).
Molto importante è il desiderio di garantire al sovrano dei vivi non solo la sopravvivenza, ma anche la protezione di fronte al tribunale ultraterreno che l'attende.
Conseguenza di questa identificazione è la rapida diffusione nel popolo del culto di Osiride:
questi diventa un dio di salvezza, nel senso della partecipazione alla vita oltremondana di tutti i sudditi attraverso la persona del sovrano che li rappresenta.
I principali santuari del dio si trovavano a Busiri, ad Abido e nell'isola di Bigge. Il culto di Osiride passò in Occidente in età ellenistico-romana, sebbene sempre molto in ombra rispetto a quello di Iside.
Isabella Testoni
3B tur
12/04/05

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    
Horus
Lo sguardo del sole e della luna

Horus è la principale divinità egizia, all'inizio era una divinità del cielo, rappresentato da uno sguardo fatto con il sole e la luna, viene rappresentato anche ieracomorfa .
I miti e le opinioni si contrastano sulle sue origini.
In alcuni miti era il figlio di Ra', Dio del sole, e fratello di Set, suo acerrimo nemico, per questo motivo era chiamato dagli ieracompoli   Ra-Horakhti.
Secondo un altro mito è stato invece generato da Iside che grazie ai suoi poteri di magia è riuscita a concepire un figlio con la salma di Osiride, sovrano della vita dopo la morte, e marito di Iside.
Tra Horus ed Osiride c'è un particolare rapporto speculare:
Osiride era rappresentato dal sovrano, cioè il faraone, dopo il passaggio ultraterreno del suo corpo , mentre Horus veniva rappresentato dal faraone in vita.
Sappiamo infatti che il faraone oltre ad essere capo politico ed economico, rappresentava sopratutto la divinità di Horus in terra, alla sua morte nel suo corpo si vedeva la divinità di Osiride.
A Edfu si trovano ancora importanti rovine del più importante tempio costruito in suo nome in età tolemaica.
Isabella Testoni


I gatti, gia altamente diffusi nell'antico Egitto, venivano visti e venerati come creature che Iside mandava per proteggere i morti.

Presenze ed accenni del mito Osiriaco si trovano nei Testi Delle Piramidi e negli scritti di Plutarco.

horus

1come nella maggior parte delle religioni, anche quella egizia presenta le inconfondibili caratteristiche di equilibrio tra cielo e terra, vita e morte, bene e male, terra e cielo (quest'ultimo sta nei compiti di Iside, cioè separare cielo e terra)

1con forma di falco anche se con il tempo prende forme più umane nel corpo mentre la testa rimane ieracocefala, a forma di falco

popolo, tribù unificatrice dell'Egitto

la teoria Osiridiana si basa sul concetto che dopo la morte il corpo continua a vivere, ecco il motivo per cui le tombe piramidali all'interno della camera funebre c'erano cibi e utensili di utilizzo quotidiano oltre alle varie ricchezze in oro

 

Fine articolo gli Egizi e l’ antico Egitto

 

Egizi antico Egitto

 

 

L’ Egitto si trova nell’Africa del nord ed è attraversata da un fiume lunghissimo e spettacolare che si chiama Nilo

 

 Fu proprio lungo le coste di questo fiume che tra il IV ed il I millennio a.C., quindi per ben 3000 anni, si sviluppò la civiltà egizia, una delle più durature di tutta l’antichità.

 

La storia degli egiziani inizia intorno al 3300 a.C. Allora l’Egitto era diviso in due grandi aree: il Basso Egitto governato dai re con la corona rossa e l’Alto Egitto, in cui i re avevano la corona bianca.

 

Fu proprio in questo periodo che gli egiziani inventarono la scrittura geroglifica.

 

Stagione della semina e dei raccolti o “ peret
(novembre-marzo): quando le acque si ritiravano, il terreno fangoso ricco di limo veniva arato e si seminava. Il lavoro era seguito con attenzione dagli scribi che segnavano ogni operazione.

 

 

 

                                                                                                                       

 

 

Fu proprio sulle sue sponde che la civiltà Egizia potò svilupparsi; infatti per gli egiziani fu una vera fonte di inesauribile ricchezza, perché le sue terre erano fertili e coltivabili, a differenza del resto dell’Egitto dove invece prevaleva il deserto

 

Il Nilo è il fiume più lungo del mondo, nasce dal lago Vittoria, nel centro dell’Africa, scorre verso nord e sfocia nel mar Mediterraneo.

 

In base al ritmo delle piene del Nilo gli Egizi impararono a dividere l’anno in tre stagioni

Stagione dell’inondazione o akhet
(luglio-novembre): il Nilo straripava e inondava i campi e talvolta anche le abitazioni, ma il terreno veniva ricoperto dal fertile limo.                                      

 

 

 

 

                                                                                                                        

 

 

Queste terre erano così fertili perché ogni anno, da giugno a settembre le abbondanti piogge facevano alzare il livello di acqua del fiume che si gonfiava fino ad inondare le terre circostanti. Poi, quando le acque si ritiravano, sul terreno rimaneva il limo, uno strato di terriccio nero, umido e ricco di sali. Così, le terre, divenute fertili erano pronte per essere seminate e garantivano ogni anno abbondanti raccolti.

 

Circa 1000 anni dopo, gli egiziani si trovarono a dover affrontare un periodo molto ma molto difficile: il Paese venne sconvolto da disastrose inondazioni, terribili carestie e disordini interni.

 

Ci vollero quasi due secoli per ritrovare la tranquillità: la capitale venne spostata a Tebe ed ebbe inizio il Regno Medio

 

                                                                                                                       

 

  


generale


 

Stagione della sete o “ chemu
(marzo-luglio): sono i mesi più caldi e secchi, durante i quali si attendeva una nuova inondazione.
Si coltivavano il grano e l’orzo, da cui si ricavavano il pane e la birra e il lino per fabbricare i tessuti.
Si raccoglieva anche la frutta (fichi, datteri, melograni e uva) e gli ortaggi.

 

 

                                                                                                                        

 

 

Per questo motivo gli egiziani divennero degli abili contadini. Essi impararono anche a costruire canali e dighe per portare l’acqua preziosa anche nelle zone più aride.
Il fiume ospitava anche molti animali come ippopotami, coccodrilli, anatre, quaglie….; fu per questo motivo che gli egiziani si dedicarono alla caccia, alla pesca e impararono a navigare su quel fiume che divenne la principale via di commercio.

 

                                                                                                                       

 

 

Gli egiziani furono una civiltà molto religiosa. Essi erano politeisti, cioè adoravano molti dei.
C’erano gli dei che avevano lo stesso aspetto degli esseri umani, quelli con il corpo umano e la testa di animale.
Secondo gli egiziani, tutte le divinità avevano abitato la Terra prima degli uomini e possedevano una forza e un potere che nessuno poteva eguagliare, tranne il Faraone.

                                                                                                                       

 

 

Iside, moglie di Osiride, essa aveva allevato con grande cura e amore i suoi figli. Per questo era la dea che proteggeva le madri ed i bambini.

 

                                                                                                                       

 

 

Intorno al 3000 a.C., il guerriero Narmer unificò le due corone e divenne il primo faraone della storia egiziana.
Nacque così il Regno Egizio Antico che ebbe Menfi come capitale. Durante questo periodo vennero costruite le imponenti e spettacolari piramidi

 

Stagione della semina e dei raccolti o “ peret
(novembre-marzo): quando le acque si ritiravano, il terreno fangoso ricco di limo veniva arato e si seminava. Il lavoro era seguito con attenzione dagli scribi che segnavano ogni operazione.

 

 

 

                                                                                                                        

 

 

Seth fratello e nemico di Osiride, era il dio del deserto e delle tempeste di sabbia. Aveva il corpo umano e la testa di un asino.                                                  

                                                                                                                           

 

 

 

            

 

 

Fu proprio in questo periodo che gli egiziani inventarono la scrittura geroglifica.

 

Horus figlio di Iside e Osiride aveva ereditato tutto l’Egitto e il compito di proteggere il Faraone. Horus aveva il corpo di un uomo e la testa di un falco.

 

 

Intorno al 1800 a.C. gli Hyksos, una pericolosa tribù straniera invase l’Egitto.
Ancora una volta però gli egiziani riuscirono a riunificate il Paese ed iniziò uno dei periodi più ricchi e splendidi di questa civiltà: il Regno Nuovo.
E’ questa l’epoca in cui regnarono il faraone Aken-Aton con la moglie Nefertiti, il figlio Tutankamon, Ramses II e molti altri personaggi importantissimi per la storia dell’Egitto

 

                                                                                                                       

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                                                                                                                            generale


 

Thot secondo gli Egizi fu lui ad inventare il linguaggio: per questo era il dio della scrittura e della saggezza e proteggeva gli scribi. Aveva il corpo di un uomo e la testa di Ibis, un uccello del Nilo.                                                                                                                            

 

 

 

            

 

 

Hathor era la dea della danza, della musica, della felicità e dell’amore. Aveva il corpo di una donna ma sulla testa portava il disco della luna con le corna di vacca.                                                                                                                            

 

 

 

            

 

 

Gli Egiziani credevano che dopo la morte la vita continuasse in un luogo meraviglioso dove l’anima del defunto, che chiamavano Ka, avrebbe condotto un’esistenza simile a quella terrena.                                                                                                                           

 

 

 

             

 

 

Anubi era il signore dei morti e proteggeva coloro che preparavano le mummie. Aveva il corpo di un uomo e la testa di sciacallo

 

 

 

            

 

 

Il viaggio che il defunto doveva compiere per raggiungere questo fantastico mondo era però lungo, complicato e pieno di prove ed ostacoli da superare; richiedeva l’indispensabile aiuto degli dei: bisognava attraversare un fiume, poi superare sette cancelli, combattere con serpenti, coccodrilli e demoni…                                                                                                                            
L’ultima prova era quella più importante perché stabiliva se l’anima del defunto poteva o non poteva raggiungere il regno di Osiride: il dio Anubi poneva su un piatto della bilancia una piuma e sull’altro piatto il cuore del defunto. Se il cuore pesava più della piuma allora voleva dire che era carico di malvagità e per questo veniva divorato dal terribile mostro Ammit con la testa di coccodrillo. Se invece il cuore e la piuma avevano lo stesso peso allora era appartenuto ad un uomo buono la cui anima era degna della vita eterna.

 

 

 

            

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amon-Ra era il dio-sole creatore degli uomini. Amon-Ra è il protagonista di molti miti sulla creazione. Il più famoso narra che all’inizio esisteva un grandissimo oceano tutto buio. In mezzo a questo oceano a un certo punto emerse una montagna e contemporaneamente comparve il dio Sole che creò tutte le cose                                                                                                                           

 

 

 

            

 

 

Osiride regnava con bontà e giustizia su tutto l’Egitto insieme alla sorella e moglie Iside. Il fratello Seth, accecato dalla gelosia, con un astuto tranello lo uccise. Iside, però con l’aiuto del figliastro Anubi, lo riportò magicamente in vita. Per questo divenne il dio della morte, della rinascita e dell’aldilà. Osiride era anche il dio della terra, poiché aveva insegnato agli uomini a seminare e a raccogliere.

 

 

 

            

 

 

Anche gli Egizi erano politeisti, credevano cioè in molti dei: alcuni avevano forma umana, altri di animale.
Gli dei più antichi rappresentavano le forze della natura e potevano favorire o danneggiare i raccolti.
Alcune divinità come Iside, Osiride e Ammon-Ra erano adorate in tutto il regno ed erano considerate molto potenti; altre, invece, venivano venerate nelle singole città o nei villaggi.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


divinità


 

Il faraone era il re dell’Egitto, il padrone di tutte le terre e di tutte le ricchezze del Paese: poteva decidere della vita e della morte dei suoi sudditi.
Il faraone svolgeva sostanzialmente tre compiti importanti:

  • sovrano assoluto: organizzava il lavoro agricolo, studiando la costruzione dei canali e dei bacini per ampliare e zone da coltivare. Stabiliva i tributi e organizzava le scorte nei magazzini per i periodi di carestia. Infine organizzava spedizioni per gli scambi commerciali con altri Paesi;
  • sacerdote massimo: tra i suoi doveri principali c’era quello di compiere cerimonie per “ringraziare” il Nilo; considerato egli stesso una divinità, il faraone aveva il compito di abitare sulla terra per garantire al suo popolo buona salute e abbondanti raccolti;
  • comandante delle forze militari: doveva mantenere l’ordine e la pace nel Paese e difendere l’Egitto dai nemici.

 

 

  

 

 


 

  • Spesso sulla corona del faraone c’era un cobra, simbolo del timore e del rispetto che i sudditi gli dovevano.
  • Sulla testa del faraone, di solito si metteva il “nemes”, un particolare tessuto a righe oro e blu, simbolo della sua natura divina.
  • Il faraone aveva due scettri: una frusta a tre frange, simbolo del suo potere sui campi e sulle persone, e un bastone ricurvo, simbolo di saggezza, per ricordare la sua funzione di guida per il popolo.
  • Un altro oggetto molto importante era la croce anelata, simbolo della vita.                                                                                          

                                                                                                                         

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                         faraone
abitazioni

 

 

 

Le abitazioni

I palazzi dei nobili erano molto grandi, anche su due piani, con abitazioni per i servi, magazzini e giardini.
Le case delle altri classi sociali erano costruite con mattoni cotti al sole, poiché l’Egitto era privo di legname; le abitazioni avevano stanze quadrate con piccole finestre e il tetto piatto, a terrazza.

 

 

L’ abbigliamento

La corte del faraone era formata da persone riccamente vestite con abiti di lino, simbolo di freschezza e pulizia, e abbellite con gioielli preziosi.
Uomini e donne erano, truccati con una speciale polvere verde o grigia detta “Kol”.
Le persone comuni, invece, si vestivano con abiti realizzati in tela grezza.

 

Il cibo dei nobili

Nelle case dei nobili si mangiava pesce e frutta, sulle tavole reali c’erano anche il vino e la carne. Si mangiavano anche caramelle molto dolci fatte con miele, mandorle e datteri.
Si usavano soprattutto vasi realizzati in alabastro e ceramica smaltata, ma anche di vetro, materiale molto raro e pregiato.

 

 

Il cibo del popolo

La base dell’alimentazione della gente comune era il pane non lievitato, a cui si aggiungevano molte verdure(cetrioli, insalata, cipolle….) e frutta come meloni, datteri e fichi.
Raramente potevano permettersi di mangiare carne.
La bevanda più diffusa era la birra ricavata dalla fermentazione dell’orzo.
Si usavano vasi di terracotta, cesti intrecciati con foglie di palma o di papiro.

  

 

fonte: www.comprensivocassanomagnago2.it

 

 

Egizi antico Egitto

 

 

Accenni Storici.
L'Egitto e le sue origini africane.
L'Egitto viene ritenuto la culla di una delle quattro grandi civiltà antiche che si svilupparono lungo le valli dei grandi fiumi dell'Africa e dell'Asia più di cinquemila anni fa:  le altre tre sorsero in India e in Cina.
La civiltà egizia non si manifestò all'improvviso come una civiltà pienamente sviluppata priva di radici africane. La datazione con il carbonio dei reperti di orzo e grano trovati vicino ad Assuan nell'antico Egitto, attesta che un'agricoltura primitiva esisteva già attorno al 16.000 a.C.
Sebbene non esistano tracce tangibili delle origini di queste comunità neolitiche, le recenti scoperte archeologiche rivelano la possibile appartenenza a gruppi originari della regione del Sahara, un tempo fertile, che l'espansione del deserto costrinse a migrare verso le regioni del sud e dell'est.
Secondo le parole di Erodoto :" Così come l'Egitto era un "dono del Nilo", la cultura e la popolazione dell'Egitto furono inizialmente un "dono" degli altipiani dell'entroterra dell'Africa".
E' importante sottolineare le radici africane della civiltà egizia in modo da controbattere l'opinione che gli egizi fossero per razza, lingua, e anche geograficamente separati dall'Africa.

La rivoluzione urbana dell'Egitto.
Il graduale sviluppo di efficienti metodi di controllo delle piene, dell'irrigazione e della bonifica delle paludi contribuì a un significativo incremento della produzione agricola e ad una sostanziale cooperazione e organizzazione fra villaggi che potevano essere sparsi ovunque.
Tutto questo contribuì alla costituzione di centri amministrativi che si trasformarono poi in grandi città: fu una vera e propria rivoluzione urbana che trasformò l'Egitto in una delle grandi civiltà antiche.
Tra il 3500 e il 3000a.C le diverse comunità agricole lungo le rive del Nilo furono gradualmente unificate per formare dapprima due regioni, l'Alto e il Basso Egitto, che poi vennero riuniti nel 3100a.C da una figura leggendaria chiamata Menes, proveniente dalla Nubia.
Menes fu il capostipite di una lunga successione di faraoni, in tutto 32 dinastie, che governarono una società stabile e relativamente isolata durante i successivi 3000 anni.
Fino al 1350a.c il territorio dell'Egitto comprendeva non solamente la valle del Nilo, ma anche parti di territori che oggi appartengono a Israele e alla Siria.
Il controllo su una estensione così vasta richiedeva un sistema amministrativo efficiente e ramificato.
Le esigenze dell'agricoltura includevano non solo le bonifiche, l'irrigazione e il controllo delle piene, ma anche la distribuzione delle scarse terre arabili tra i contadini e la costruzione di silos per immagazzinare grano e altri prodotti agricoli.
Erodoto scrisse che:
" Sesostri ( faraone Ramsete II, 1300a.C circa) divise la terra in lotti e la distribuì in parti quadrate di uguale grandezza, dai cui prodotti esigeva un tributo annuo.
Se un appezzamento di un uomo veniva danneggiato dallo straripamento di un fiume il re mandava ispettori per quantificare l'estensione del danno, affinché potesse pagare in futuro un giusto adeguamento del tributo al quale la sua proprietà era stata assoggettata.
Forse fu così che venne inventata la geometria, la quale successivamente passò in Grecia. (Erodoto, Storie II, 109,2-3 ).
Erodoto parla anche della distruzione dei confini di questi lotti a causa degli straripamenti del Nilo, che richiedevano l'impiego di sorveglianti chiamati Harpedonaptai che significa : "coloro che tendono la fune" .Questi funzionari dovevano ricostruire i confini attraverso delle linee con gradazioni e con l'aiuto di un regolo e un compasso.
Esistevano altre occupazioni che richiedevano aritmetica e misurazioni pratiche.
Quando la civiltà egizia fu matura, le pratiche finanziarie e commerciali che esigevano una certa abilità nei numeri ebbero un'evoluzione.
L'istituzione di calendari e la creazione di un sistema unificato di pesi e misure furono frutto di una cultura dei numeri in evoluzione e l'alto livello di questa cultura matematica pratica si ritrova nella costruzione delle piramidi.

Fonti della matematica egizie.
Le fonti principali matematiche egizie sono costituite da due Papiri : il "Papiro di Ahmes" e il "Papiro di Mosca".
Il primo è così chiamato dal nome dello scrittore che lo compose, circa nel 1650a.C ed è anche conosciuto con il nome di "Papiro matematico di Rhind", dal nome del collezionista che lo acquistò nel 1858 donandolo poi al British Museum. Il secondo fu scritto nel 1850a.C e venne poi portato in Russia verso la metà del XIX secolo.
I due Papiri contengono una raccolta di 112 problemi (con relative soluzioni).
La frase di apertura del Papiro di Ahmes afferma che questo sarà "uno studio diretto di tutte le cose, la penetrazione di tutto l'esistente, la conoscenza di tutti gli oscuri segreti".
Mentre un esame del Papiro non conferma questo intento, esso rimane, grazie ai suoi 87 problemi e alle loro soluzioni, la fonte più completa sugli esordi della matematica egizia.
Il papiro di Mosca contiene 25 problemi e tra questi due risultati notevoli per la matematica egizia : la formula del volume di una piramide tronca a base quadrata e una importante soluzione del problema di ricavare quello che qualche commentatore ritiene sia l'area della superficie curva di un emisfero.
La registrazione dei numeri egizi.
Nell'antico Egitto si possono distinguere tre sistemi di numerazione differenti :

  • Geroglifico ( pittorico )
  • Ieratico ( Simbolico )
  • Demotico ( popolare )

I primi due fecero la loro comparsa proprio agli inizi della storia egizia.
La notazione ieratica è utilizzata sia nel Papiro di Ahmes che in quello di Mosca.
La variante demotica era un adattamento popolare della notazione ieratica e divenne importante durante il periodo greco e poi in quello romano della storia egizia.
Quello a geroglifici era un sistema di scrittura pittorico dove ogni carattere rappresentava un oggetto.
egizi antico egitto
Venivano utilizzati simboli separati per rappresentare potenze di dieci dalla 1 alla 7.
 1 era rappresentato con un'unica asta verticale
10 con un pezzo di corda più lungo a forma di ferro di cavallo
100 con un giro di corda avvolto
1000 con un tratto simile ai fiori di loto
10000 era rappresentato con un dito a uncino
100000 con un girino
1milione con un uomo con le braccia alzate
10 milioni era rappresentato con un'unica asta verticale
Si può osservare che alcuni di questi geroglifici c'è l'idea di fondo della fune la cui lunghezza e forma determina la grandezza del numero rappresentato, in accordo con l'importante compito dei "tenditori di fune" dell'antico Egitto.
Il girino sembra essere stato il simbolo generico per i grandi numeri.
Un uomo con le braccia alzate come stupito forse sta a indicare la vastità o l'eternità.
Il sole nascente potrebbe essere stato associato a una delle divinità egizie più potenti : Ra, il dio-sole.
egizi antico egitto
Si può rappresentare qualsiasi numero utilizzando l'insieme dei simboli riportati sopra
276=6+7*10+2*100

egizi antico egitto
4622= 2+2*10+6*100+4*1000                           

Il fatto che questo sistema numerico non possedesse uno zero o un suo equivalente posizionale non creò difficoltà. Non era importante l'ordine in cui comparivano i geroglifici, ma la prassi era di sistemarli da destra verso sinistra in ordine di grandezza decrescente. Per addizionare due numeri si raccoglievano tutte le serie di simboli che comparivano in entrambi i numeri, sostituendoli con il simbolo immediatamente superiore quando era necessario. La sottrazione era il processo inverso dell'addizione : si otteneva la scomposizione sostituendo al geroglifico di grandezza maggiore dieci geroglifici del simbolo immediatamente inferiore.
La rappresentazione ieratica era simile per il fatto che era di tipo additivo e si basava sulle potenze di dieci, era però più economica dal momento che molti geroglifici identici venivano sostituiti da un numero minore di simboli o da un simbolo unico. Ecco qui rappresentata una  versione di numeri ieratici :
egizi antico egitto

Ecco un esempio di come gli Egizi scrivevano il numero 2765 :
Lo stesso numero poteva essere rappresentato anche in ordine inverso :
egizi antico egitto

E' presente chiaramente l'idea  di un sistema numerico in cifre. La notazione ieratica metteva a dura prova la memoria però era più economica, veloce, concisa e più adattabile ad uno scrittore con penna e inchiostro. Questo è il motivo per cui fu adottata abbastanza precocemente nell'antico Egitto.
Il numero 9999 mediante i geroglifici per esempio avrebbe richiesto 36 simboli, con la rappresentazione ieratica solo 4.
La graduale sostituzione della notazione a geroglifici con quella ieratica può aver ricevuto impulso dalla crescente popolarità del papiro come mezzo di scrittura. A partire dalla I dinastia vennero fabbricati sottili fogli di "carta" biancastra con l'interno del fusto di una pianta a forma di canna che cresceva nelle paludi lungo le rive del Nilo. I giovani fusti venivano tagliati , si toglievano le parti rigide esterne e il tenero midollo interno veniva disteso e battuto fino a quando si trasformava in fogli, mentre la linfa naturale della pianta agiva da collante. Una volta seccata al sole, la superficie destinata alla scrittura veniva raschiata per essere levigata e incollata in rotoli, dei quali il più lungo che si conosce misura più di 40 metri. Su questi rotoli gli egizi scrivevano con uno strumento simile a un pennello, utilizzando come inchiostro un'essenza nera a base di fuliggine e una rossa a base di ocra.

 

Egizi antico Egitto

 

Usi e costumi Egizi
Alimentazione : Attraverso le scene affrescate sulle pareti delle tombe, si é potuto ricostruire le abitudini alimentari degli antichi Egizi. Sulla tavola sia del ricco che del povero non mancavano i cereali e il pane era modellato in forme diverse. Le zuppe di verdure erano il piatto ricorrente, arricchite con gallette di pane. Per completare il menu, dolci a base di mandorle e frutti tropicali come il mango e l'avocado. Il clima caldo creava qualche problema per la conservazione della carne che veniva riservata alle grandi occasioni. Il pesce era molto gradito ed era disponibile in abbondanza. Era presente anche presso le case più modeste, conservato in salamoia. Nelle case più ricche i servizi da tavola erano di materiale pregiato, come l'alabastro. Il cibo veniva portato alla bocca con le mani (senza l'utilizzo di posate), che venivano deterse in appositi catini pieni d'acqua. Eleganti ancelle servivano alle mense dei ricchi. Nell'antico Egitto venivano consumate bevande alcoliche come la birra ed il vino, ma anche superalcolici ricavati dalla lavorazione del dattero.
Casa : Quel che é rimasto dell'edilizia civile egizia consente agli archeologi osservazioni interessanti. All'esterno della valle del Nilo, sono venuti alla luce numerosi insediamenti, mentre lungo il Nilo l'alto tasso di umidità ne ha impedito la conservazione nel tempo. Si tratta di abitazioni che variavano nelle dimensioni in base alla crescita in altezza della popolazione; la casa tipo del funzionario era caratterizzata da un piano terra destinato alle attività commerciali, il primo piano al ricevimento degli ospiti, il secondo alle stanze da letto ed agli allogi per le donne dell'harem. I vari piani erano collegati da una scala che arrivava fino al granaio. Nella parte alta spesso trovavano posto anche poveri alloggi per i servi. Ad Amarna, dove i lavori di scavo hanno evidenziato l'esistenza di una vasta area abitativa, le case degli amministratori del faraone erano caratterizzate da un vasto cortile d'accesso rettangolare occupato da una piscina, popolata di pesci e decorata da piante acquatiche galleggianti. I muri interni erano decorati da affreschi. I costruttori di tombe di Deir El Medina, vivevano invece in case realizzate in mattoni crudi. Le stanze erano solo quattro, di modeste dimensioni. L'arredamento della casa egiziana era essenziale: panche, stuioe, letti in vimini e poggiatesta, ma solo per i più ricchi. Nelle ore buie venivano utilizzate delle ciotole di ceramica riempite di olio su cui galleggiava uno stoppino in fibra vegetale.
Condizione della donna : La donna egizia era considerata "la signora della casa"; se si trattava di una donna del popolo, si occupava della macinatura dei cereali e della preparazione della birra, della filatura e della tessitura del lino; se apparteneva alla nobiltà, invece, sovrintendeva al lavoro delle ancelle. La donna condivideva con il marito la vita sociale e disponeva di un patrimonio che portava in dote allo sposo, ma che un contratto le restituiva in parte in caso di vedovanza. Per legge il marito era tenuto a mantenere la propria moglie. La sua posizione giuridica non differiva da quella dell'uomo. Si preoccupava assieme allo sposo dell'educazione dei figli ed in particolare le era affidata l'educazione della figlia femmina. Si sposava molto giovane, spesso con un uomo più anziano di lei. Solitamente il matrimonio era combinato dai genitori. I due sposi potevano essere consanguinei e appartenevano sempre allo stesso ceto sociale. Colui che sposava una schiava, viveva al di fuori della legalità e i loro figli erano considerati schiavi. All'interno dell'harem, la donna in apparenza godeva di molti agi, ma in realtà era costretta in uno stato di confinamento. Il matrimonio era una semplice festa tra le due famiglie e si concludeva con il trasferimento della sposa a casa del marito. Contratti scritti sono riferibili solo all'età tarda. In caso di divorzio il marito passava degli alimenti alla moglie nella misura di un terzo rispetto alla quota definita nell'accordo iniziale. Cause principali di divorzio erano l'adulterio e la sterilità. Se l'infedeltà del marito era tollerata era possibile che egli prendesse una seconda moglie, al contrario se l'adultera era la moglie veniva frustata e subiva l'amputazione di un orecchio o del naso. La donna aveva diritto dopo la morte ad una tomba tutta sua al pari dell'uomo.
Cosmesi : La cura del corpo era molto importante per gli antichi egizi. Essi utilizzavano creme, unguenti e profumi per ammorbidire e profumare la pelle. Le donne si schiarivano la pelle con un composto cremoso ricavato dalla biacca, disponibile in colori diversi, dalla più pallida alla più ambrata generalmente destinata alle labbra. Evidenziavano il contorno degli occhi con il kohl nero o verde, rispettivamente estratti dalla golena e dalla malachite. Le unghie venivano tinte così come le palme delle mani e dei piedi e a volte anche i capelli con una pasta a base di hennè. Utilizzavano specchi, pinzette per la depilazione e attrezzi per la manicure. I profumi (utilizzati da uomini e donne come le creme), venivano estratti da fiori, fatti macerare e pigiati. Tutte le essenze odorose avevano nel dio Shesmu il loro protettore. Venivano prodotti in laboratori associati ai templi e conservati in vasetti di pasta vetrosa, la faience.
Medicina : I medici dell'antico Egitto erano molto numerosi, per questo motivo ognuno di loro si occupava quasi esclusivamente delle malattie che meglio conosceva. I medici ordinari erano affiancati dai professionisti di grado superiore, gli ispettori ed i sovrintendenti. Ad assisterli era del personale paramedico di sesso maschile. Essi dovevano le loro conoscenze anatomiche all'osservazione degli animali durante il macello, e non all'imbalsamazione del defunto che era riservata ai sacerdoti devoti ad Anubi. Il cuore era considerato sede delle emozioni e dell'intelletto. Il benessere del corpo si doveva, a loro avviso, allo scorrimento dei suoi liquidi nei metu, i vasi che lo attraversavano. Se uno di questi vasi si ostruiva si manifestava la malattia. La polmonite e la tubercolosi erano tra le malattie più diffuse a causa dell'inalazione di sabbia o di fumo dei focolari domestici. Le malattie parassitarie erano altrettanto comuni a causa della mancanza di igiene. Gli attrezzi più comuni di un medico erano: pinze, coltelli, fili di sutura, schegge, trapani e ponti dentari.
Educazione : La scuola egiziana fu fondata attorno al 2000 a.C. con lo scopo di formare giovani esperti da destinare alle funzioni amministrative dello Stato. Era una scuola rigida e poco permissiva, spesso venivano inflitte punizioni corporali. Le lezioni si svolgevano generalmente all'aperto. Gli alunni stavano accovacciati su stuoie intrecciate ed erano muniti di pennelli o cannucce e di cocci di terracotta sui quali scrivevano. Allo studio delle lettere erano ritenuti funzionali l'esercizio ripetuto della ricopiatura e della dettatura. Il giovane che voleva avere accesso ai più alti gradi dell'amministrazione doveva conoscere almeno una lingua straniera, così come chi voleva intraprendere con successo la carriera diplomatica doveva conoscere il babilonese. Importante era anche la preparazione fisica, curata mediante esercizi ginnici.
Navigazione : Il Nilo era la più importante via di comunicazione, la più rapida e la più facile. Anche nella stagione della siccità, quando le acque del Nilo erano basse, la sua navigazione era resa possibile dal vento di tramontana. Le imbarcazioni del periodo più antico erano zattere in fibra di papiro intrecciato. Erano leggere, ma poco adatte al trasporto di grandi quantitativi di merci, per questo furono sostituite con barche di legno, generalmente in cedro del Libano. Lo scafo era rettangolare o triangolare ed era spesso decorato. In particolare venivano raffigurati sul moscone gli occhi che consentivano alla barca di "vedere". Numerose barche solari furono ritrovate affiancate a tombe reali, infossate in grandi buche. Erano destinate a crociere ultraterrene. La più famosa é quella di Cheope. Oggi l'imbarcazione più usata per la navigazione sul Nilo é la Feluca, piccolo veliero con lo scafo di legno.
Il contadino : Il contadino era analfabeta e la considerazione sociale di cui godeva era del tutto impari alla fatica profusa. Gli strumenti da lui utilizzati erano diversi, tra questi lo Shaduf, una sorta di traliccio che sorreggeva un'asta, da una parte veniva appeso un contrappeso e dall'altra un secchio che, calato nell'acqua e riempito, poteva essere rapidamente trasportato dove necessitava. La terra che il contadino coltivava non era mai sua, ma della corona o di un'ordine sacerdotale. Il suo lavoro era condizionato dalla piena del fiume. Egli veniva aiutato da un seminatore che spargeva i semi nei solchi tracciati. Spesso era presente un funzionario del proprietario della terra. Il periodo più duro per il contadino era il momento della raccolta, doveva infatti lavorare sotto lo sguardo degli ispettori del Faraone, impegnati a determinare la quota di prodotto che gli sarebbe stata sottratta. Dopo la raccolta, si presentava lo scriba per definire l'ammontare delle tasse.
L'artigiano : Solo pochi tra gli artigiani riuscivano ad uscire dall'anonimato ed a firmare le proprie opere. I piccoli artigiani raramente potevano contare su una sede di lavoro stabile in prossimità del villaggio in cui abitavano. Spesso erano costretti a faticosi e prolungati spostamenti. Il materiale più usato era l'oro, disponibile in abbondanza nelle miniere della Nubia e del deserto orientale. L'oro veniva sbalzato e punzonato con uno strumento appuntito, venivano utilizzate delle fornaci, indispensabili per la fusione dell'oro quando si doveva realizzare un manico o un becco da aggiungere ad un vaso. Molto abili erano i falegnami ed i mobilieri, anche se l'Egitto era costretto ad importare dal Libano il legname di cui scarseggiava.
Il soldato : L'Egitto, per tutta la durata dell'Antico Regno, non dispose di un esercito organizzato, ma nel Medio Regno si andò formando un'esercito permanente, affidato al comando di ufficiali di vario rango ed impegnato nelle campagne di conquista della Nubia. Il soldato era costretto a lunghi turni di addestramento, all'uso delle armi ed all'obbedienza della rigida disciplina. L'esercito era diviso in vari reparti, ogni reparto obbediva ad un sovrintendente che doveva rendere conto ad un generale. Una squadra di scribi provvedeva ad inventariarne perdite, forniture, prigionieri. Le armi utilizzate erano lance e frecce per i combattimenti a distanza, il pugnale, la spada, la clava, il bastone per il corpo a corpo. Dagli Ittiti gli Egizi appresero l'uso del carro da guerra, che permise loro di vincere lo scontro con gli Hyksos.
I servi, gli schiavi : Il popolo Egizio era costituito da uomini liberi, sebbene compresi in una gerarchia sociale rigida dove tutti dovevano contribuire al benessere del paese. Esistevano i cosiddetti dipendenti, non si trattava di schiavi, ma di uomini del popolo che alle tradizionali attività agricole alternavano corvées obbligatorie. Il lavoro coatto era finalizzato alla costruzione dei complessi funerari o a spedizioni militari in Nubia o nel vicino Oriente. Da qui provenivano i prigionieri di guerra ai quali venne applicata l'etichetta di schiavi. Nel Medio Regno, il divario tra lavoratori liberi e coatti si fece più ampio, dato che gli individui si identificarono sempre più con il mestiere svolto, i lavoratori si emanciparono e non furono più costretti a rispondere alla chiamata del Sovrano.
Lo scriba
La figura dello scriba nacque con la necessità di inventariare con precisione gli enormi ammassi di derrate alimentari in entrata ed in uscita dalla casa del Faraone. I tempi di formazione dello scriba erano lunghi, si andava dalla copiatura dei testi redatti in geroglifico corsivo, alla compilazione di miscellanee da opere letterarie. Solo gli alunni più dotati, quelli che apprendevano la difficile arte del geroglifico monumentale, quello più complicato, riuscivano ad arrivare a corte. Lo scriba, consapevole del ruolo che ricopriva, custodiva gelosamente i segreti della sua professione e li tramandava di generazione in generazione. I suoi tradizionali strumenti di lavoro erano uno stilo, un'astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e, appeso, un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulire i pennelli. Gli scribi scrivevano sul papiro, facile da raccogliere e trasportare e che, opportunamente lavorato, formava fogli resistenti e morbidi allo stesso tempo. Gli scribi provvedevano ad incollarli uno all'altro in caso di testi estesi. Inutile dire che la professione di scriba era la più difficile ed ambita di tutto l'antico Egitto.
Il sacerdote
La casta sacerdotale aveva un ruolo importante nella gestione del potere, affiancando i Faraoni e minacciandone a volte la supremazia. Il sacerdote aveva il compito di officiare i numerosi e complicati riti imposti dagli Dei. Potevano inoltre avere l'accesso alla parte più interna del tempio, qualla in cui era conservata la statua del Dio, dopo preventive pratiche purificatorie. La circoncisione, la rasatura del corpo, l'astensione da cibi come le verdure a foglia verde o i pesci di mare, il divieto periodico di rapporti sessuali (ai sacerdoti era consentito sposarsi) costituivano la regola. Dopo essersi purificato, il sacerdote faceva il suo ingresso nel tempio rivestito di una tunica di lino purissimo, mentre il corteo degli officianti si fermava davanti alla porta della cella centrale, in attesa della rottura dei sigilli. Tolti i sigilli, compariva il simulacro del Dio. Durante la celebrazione dei giorni di festa, spesso la statua del Dio veniva trasportata su barche solari.
Il funzionario
La professione di funzionario era piuttosto ambita anche se spesso avveniva solo tramite trasmissione ereditaria. Il Visir, braccio destro del Faraone, veniva anche detto "sovrintendente a tutti i lavori del sovrano", in quanto direttore del cantiere finalizzato a dargli onorevole sepoltura. Era giudice supremo e riceveva periodicamente postulanti che venivano ad esporgli le loro lagnanze. A lui si doveva la trasmissione degli ordini del Faraone agli scribi di palazzo, l'imposizione di tasse e corvées, la gestione delle trattative diplomatiche.
Il Faraone
Il Faraone era la suprema autorità della piramide sociale Egizia. La parola "Faraone" significa "grande casa". Il faraone veniva raffigurato con la barba, ricurva o fissata al mento da un nastro. Altri simboli dichiaravano il suo potere, come la corona, bianca quella dell'Alto Egitto, rossa quella del Basso Egitto, doppia quella del Paese unificato. Attaccata alla cintola del gonnellino aveva una coda di animale, variamente identificata in una coda di cane o di toro. Il Re impugnava un bastone pastorale ricurvo ed il flagello. Sulla sua testa compariva spesso l'Ureos, il serpente cobra femmina, rappresentazione dell'occhio del dio solare; sulle spalle era appollaiato il falco Horus, il figlio di Iside ed Osiride. Al sovrano ci si poteva avvicinare solo nell'atto del suddito che si prostra sino a baciare la terra. La sua nascita era preceduta da apparizioni miracolose che ne anticipavano la consacrazione. La giornata tipo del Faraone era minuziosamente organizzata, da una parte gli impegni ufficiali, dall'altra le occupazioni domestiche. Quanto si sa dei Faraoni vivi, dei loro pensieri, dei sentimenti é nulla rispetto a quello che si sa di loro da morti, unica eccezione quella del Faraone Akhenaton che pitture di gusto insolitamente realistico ritraggono in scene di vita familiare che ne testimoniano l'attenzione verso le figlie e la moglie.

 

Egitto

 

Ieri:  la campagna, percorsa da una rete di canali per l’irrigazione, era resa fertile dal limo depositato dal Nilo durante le inondazioni. Magnifiche opere architettoniche, prime fra tutte i templi dei grandi faraoni, si ergevano maestose nel territorio. Dappertutto c’erano i segni della potenza politica ed econmica di questa civiltà.

Oggi: per secoli i monumenti sono rimasti sepolti sotto la sabbia, preservati dal clima caldo e secco. Con la loro scoperta, avvenuta durante la campagna militare in Egitto da Napoleone, sono iniziati i saccheggi delle opere d’arte e ciò che rimane lo si può vedere nei musei. Oggi le zone monumentali sono molto curate visto che il turismo è una voce molto importante per l’economia del Paese.

L’Egitto e il Nilo: dal lago Vittoria, nel cuore dell’Africa, nasce il fiume più lungo della Terra, il Nilo che sfocia nel Mediterraneo, suddividendosi in vari bracci e formando un vasto delta. A differenza della Mesopotamia, l’Egitto aveva confini geografici abbastanza precisi: a nord e a est due mari, il Mediterraneo e il mar Rosso, a ovest il deserto libico, a sud la prima rapida (cateratta) del Nilo, oltre la quale inizia la regione più aspra e montagnosa, la Nubia. La regione del delta fu chiamata nell’antichità Basso Egitto, mentre la valle del fiume, fino alla prima cateratta, Alto Egitto. Il Nilo costituiva l’unica fonte abbondante d’acqua e anche la principale via di comunicazione: senza il Nilo l’Egitto sarebbe stato un deserto senza vita. Ogni estate, gonfiato dalle piogge, il Nilo straripava e allagava buona parte della valle, depositandovi un fango ricchissimo di elementi organici, il limo. Fu in questa sottile striscia verde che la civiltà egiziana nacque e fiorì. Gli antichi egizi chiamavano la fascia fertile Terra nera (il limo è di colore scuro) e il deserto Terra rossa; e se la Terra nera era la parte viva del paese, la Terra rossa veniva considerata il regno dei morti: qui si costruivano infatti le piramidi dei faraoni e le tombe dei nobili, come anche i modesti cimiteri delle classi umili.

Lo sviluppo delle tecniche irrigue: in Egitto nacquero e si svilupparono comunità agricole ben organizzate strettmente legate allo sfruttamento del fiume; col tempo, infatti, seppero governare le piene del Nilo con dighe e argini e dirigere la portata delle acque con canali, per estendere l’area coltivabile.

Gli Egiziani - Fasi della storia: la lunghissima storia dell’Egitto viene suddivisa in base alle dinastie regnanti che si succedettero sul trono dai tempi del primo faraone Menes che ebbe la facoltà di l’Alto e il Basso Egitto, creando così un unico impero. Vengono considerati tre periodi principali, dove regnava il faraone, e due periodi di mezzo, epoche queste di crisi e di frammentazione politica. Nello specifico si ha un Antico Regno che comprende i faraoni dele prime otto dinastie, il Medio Regno quelli dalla IX alla XVII dinastia, il Nuovo Regno quelli dalla XVIII alla XX dinastia. Con la fine del Nuovo Regno iniziò la decadenza irreversibile dell’Egitto.

L’Antico Regno: l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto segna l’inizio del Regno Antico. L’autore di questo avvenimento fu Menes, re dell’Alto Egitto, che riunito il Regno si proclamò faraone. In un primo tempo la capitale venne posta a This nell’Alto Egitto, poi fu spostata a Menfi, dove il Nilo sbuca nella grande pianura che porta al delta. Durante il Regno Antico i faraoni della IV dinastia: Cheope, Chefren e Micerino, fecero costruire le tre piramidi omonime che si trovano a Gizah, presso Il Cairo. In questo periodo l’Egitto era suddiviso in distretti ognuno governato da un fiduciario del faraone.

Primo periodo intermedio: inizia un periodo di crisi, dove i vecchi funzionari, che governavano i distretti in cui era suddiviso il Regno, avendo acquistato un peso politico non indifferente, riuscirono a scalzare la figura del faraone, che perse d’importanza, e a diventare dei veri e propri monarchi. Nel contempo cominciavano a premere ai confini tribù nomadi attirate dalle fertili pianure del delta. Le conseguenze furono drammatiche per l’intero Egitto; si verificò una grave crisi economica, soprattutto del comparto agricolo, che detrminò un lungo periodo di carestie e di lotte interne.

Il Regno Medio: venuto meno il potere dei monarchi, i faraoni portarono la capitale da Menfi a Tebe e riuscirono a pacificare l’Egitto e a ristabilire il loro potere centrale ponendo i funzionari sotto il loro stretto controllo. Durante il Medio Regno gli Egizi intrapresero una politica di forte espansionismo. La Palestina venne conquistata. Intanto le lotte fra i faraoni e i funzionari continuarono, finché il faraone Sesostri III eliminò i distretti, non ebbe quindi più bisogno dei funzionari, e suddivise l’Egitto in tre grandi dipartimenti: il Delta (Basso Egitto), il Centro (Alto Egitto) e il Sud (Bassa Nubia), governati da semplici funzionari, che non avevano diritto di trasmettere la loro carica per via ereditaria.

Secondo periodo intermedio: un evento catastrofico interruppe il periodo di maggiore prosperità dell’Egitto: la calata degli Hyksos, un popolo di pastori nomadi.Questi si impadronirono del Basso Egitto pur essendo rozzi e culturalmente inferiori agli Egizi. Ebbero il merito di introdurre il cavallo, fino ad allora sconosciuto nella regione, e un carro da guerra trainato da cavalli molto più leggero e veloce in battaglia.

Il Regno Nuovo e la decadenza: la cacciata degli Hyksos per opera di una dinastia tebana e la riunificazione dell’Egitto, con capitale Tebe, segnano l’inizio del Regno Nuovo. Fu il periodo di massima espansione territoriale e anche il periodo in cui i faraoni si dedicarono alla costruzione di imponenti templi funerari nella zona della Valle dei Re. Tra i faraoni più importanti ricordiamo Tutmosi III che stipulò trattati di non belligeranza e di collaborazione economica con tutte le potenze vicine (Hittiti, Assiri, Babilonesi). Amenofi IV tentò una riforma religiosa radicale, sostituendo il culto di Amon-Ra e di tutti gli altri dei con quello di Aton. Fu una svolta epocale, anche se di breve durata, perché di colpo l’Egitto passò da una religione politeista a una religione monoteista. La sua riforma proclamò una violenta crisi nei rapporti tra il faraone e i potenti sacerdoti. Morì assassinato e il suo successore Tutankhamon ripristinò il culto di Amon e degli altri dei. Da questo momento inizia inarrestabile la decadenza dell’Egitto. Molte furono le ribellioni interne al Paese così come all’esterno. Ramses II dovette affrontare l’emergente potenza degli Hittiti, un popolo dell’Asia Minore, stanziato in Anatolia, l’attuale Turchia. Dopo la battaglia di Qadesh venne firmato un trattato di pace con gli Hittiti. Da qui in poi si verificarono altre violente incursioni ad opera dei Libici e dei “popoli del mare”, che seppur ricacciati dal teritorio indebolirono talmente l’Egitto che non seppe risollevarsi dai duri colpi inferti successivamente dagli Assiri, dai Babilonesi e infine da Alssandro Magno che conquistò definitivamente l’Egitto e fondò la città di Alessandria, sul delta del Nilo.

 

Hittiti – Anatolia

Anatolia: ieri/oggi

L’Anatolia era una regione ricca di metalli (rame, argento, ferro) e di boschi ricchi di legname; gestiva un florido commercio e il territorio presentava fiorenti città-stato. Oggi l’Anatolia, l’attuale Turchia, è una regione inospitale, calda d’estate, freddissima d’inverno, con forti venti. Scarse sono le vie di comunicazioni e il territorio è quasi completamente desertico.

Gli Hittiti - Fasi della storia

Le fasi in cui si può suddividere il racconto storico sono cinque:

-  I fase:  delle origini, corrisponde all’incirca al III millennio, quando delle tribù nomadi, gli Hittiti,  si
stanziarono nell’Anatolia centro settentrionale. Crearono città-stato indipendenti tra loro, rette da principi
guerrieri.
-  II fase: l’Antico Regno, quando il re Hattusuli I riunì tutte le città-stato dell’Anatolia in un regno e pose
come capitale Hattusa. Fu un periodo di espansione terrtoriale verso sud. Poi l’impero Hittita entrò in una
fase di decadenza, a causa di una lunga serie di conflitti dinastici. Il re Telepinu tentò invano di porvi 
rimedio con un editto che stabiliva i criteri di successione.
-  III fase: periodo di crisi e di disordini politici che portò la perdita di tutti i territori conquistati.
-  IV fase: il Nuovo Regno, fu un nuovo periodo di prosperità. Proseguì l’espansione territoriale verso
sud-est e si rispresero i commerci con la Mesopotamia. Ben presto però l’impero hittita dovette scontrarsi
con l’Egitto di Ramses II. Si ebbe un grande scontro militare a Qadesh, ma l’esito in realtà fu di sostanziale
equilibrio e vennero avviate relazioni pacifiche.
-  V fase: il crollo dell’impero hittita e la sua rapida scomparsa. Nonostante la pace con l’Egitto, l’impero
hittita si avviava a un rapida decadenza. Le congiure interne per il potere, la crisi del sistema politico, le
ribellioni delle città per l’autonomia, le invasioni dei “popoli del mare”, lunghi periodi di carestie, il
commercio in fase di collasso e la mancanza di materie prime (stagno e bronzo) ne determinarono la
progressiva scomparsa.

Società Hittita

Sistema politico: il potere del re era fortemente condizionato dall’aristocrazia. La designazione del re doveva essere approvata dall’assemblea degli aristocratici. Tutta l’organizzazione del potere si fondava sui legami di parentela e soprattutto sul rapporto di fedeltà. Il potere sul territorio era fortemente decentrato. Il re si occupava della guerra e della giustizia. L’impero era in mano a potenti governatori, uno per provincia, che godevano di una notevole autonomia. A sua volta i governatori avevano a loro servizio propri fiduciari.

Sistema economico: agricoltura e allevamento erano le voci fondamentali dell’economia. A queste si deve aggiungere gli artigiani che costituivano una classe a parte. Particolare importanza ebbero i fabbri. Anche il commercio, svolto dai mercanti di professione, fu una voce importante dell’economia.

La scrittura: gli Hittiti usavno soprattutto la scrittura cuneiforme, che avevano appreso dai popoli mesopotamici, ma anche un tipo di scrittura geroglifica di loro invenzione, che utilizzavano soprattutto nelle iscrizioni e nei sigilli reali. Il testo più famoso è senza dubbio l’editto del re Telepinu che regolava la successione al trono.

 

La Fenicia: il racconto storico

 

I Fenici - Fasi della storia: I luoghi che videro la nascita e lo sviluppo delle città-stato fenicie corrispondono all’incirca all’attuale Libano, una sottile striscia di terra lungo la costa orientale del Mediterraneo. Stretti tra il mare e le catene dei monti del Libano, isolati in piccole pianure costiere, i Fenici non crearono mai un organismo statale unitario, ma riuscirono a mantenere a lungo la loro autonomia grazie al ruolo economico che svolsero nel mondo antico. La conformazione geografica del territorio fu uno stimolo all’espansione sul mare: non potendo fondare il proprio sviluppo sull’agricoltura, i Fenici crearono una civiltà interamente basata sul commercio marittimo, sfruttando la ricchezza delle foreste di cedri del Libano per costruire navi veloci e sicure, in grado di navigare non solo nel Mediterraneo ma anche nell’Atlantico.  L’attivismo commerciale e il ruolo di polo finanziario, che valse il titolo di “la Svizzera del Medio Oriente”, durò fino al 1958, prima che una feroce guerra civile tra cristiani e musulmani insanguinasse il paese. A partire dal 1975, coinvolto nel conflitto arabo-israeliano, il Libano ha subito continue occupazioni straniere siriane e israeliane. Oggi il paese è distrutto dalle guerre che ne danno una visione ben lontana dai suoi antichi splendori.

La civiltà fenicia - Fasi della storia: il racconto storico può essere suddiviso in tre momenti:

  • Il primo momento corrisponde al III millennio, quando lungo le coste del Mediterraneo orientale cominciano a prendere forma tutti quegli insediamenti che diventeranno le città-stato fenicie: Ugarit, Tiro,Sidone, Biblo, Tripoli, Beirut. Si sviluppò ben presto un’economia basata sull’artigianato (bronzo, avorio, tessuti, vetro) e sul commercio marittimo (soprattutto commerciavano la porpora). Non a caso gli  insediamenti erano collocati sulla costa in posizione strategica per i traffici commerciali. Per la  costruzione delle navi potevano sfruttare le foreste di cedri del Libano, che fornivano un legno molto pregiato. La ricchezza delle città costiere e l’importaza commerciale attirarono le mire dei grandi imperi primo fra tutti l’Egitto, che riuscì a conquistare la regione condizionandone fortemente lo sviluppo a causa dei forti tributi che ne richiedeva.
  • Il secondo monento corrisponde all’invasione dei “popoli del mare”. Questi dopo aver saccheggiato la regione e dopo essersene andati ebbero il merito di liberare le città dai condizionamenti dell’Egitto, ormai entrato nella fase della decadenza. Da questo momento si può parlare di nascita della civiltà dei Fenici. Essi non crearono mai un unico popolo, né ebbero un'unica cultura; esistevano tante città-stato indipendenti. Solo in acuni periodi prevalse dal punto di vista economico prima Sidone e poi Tiro. Ogni città gestiva proprie rotte commerciali e col passare del tempo sentirono il bisogno di creare delle basi commerciali in posizioni strategiche. Si trattò inizialmente di porti o di semplici approdi, in seguito divennero vere e proprie città autonome come lo fu Cartagine nelle coste dell’attuale Tunisia.
  • Il terzo momento lo si fa iniziare con il VI secolo. I Babilonesi di Nabucodonosor conquistano la Fenicia che divenne colonia da sfruttare. I Fenici entrarono inoltre in concorrenza con un altro popolo marinaro, i Greci. La fine arriva con i Persiani prima e con Alessandro Magno dopo. Soltanto Cartagine resisterà assumendo il controllo del Mediterraneo occidentale che contenderà a lungo prima con i Greci e poi con i Romani.

 

Società Fenicia

Struttura sociale: il re aveva il potere politico e quello religioso, anche se il suo potere era molto limitato dalle classe dei mercanti che detenevano il potere economico. In ogni città esistevano altri funzionari che occupavano le principali cariche pubbliche. I più importanti costituivano il consiglio degli anziani, che regolavano tutte le questioni attinenti alla vita delle città. Si aveva in pratica una vera e propria oligarchia. Più in basso nella scala sociale c’erano gli artigiani, i marinai, i contadini e i pastori. Potevano riunirsi in assemblee ma non avevano nessuna ingerenza politica. Numerosi erano gli schiavi.
Religione: erano politeisti e praticavno i loro riti nei templi. Conoscevano e praticavano il sacrificio umano ed animale per propiziarsi le divinità.
Scrittura: inizialmente utilizzavano una scrittura ideografica, poi sillabica ed infine inventarono un alfabeto fonico con semplici segni che indicavano solo le consonanti, mentre le vocali venivano desunte dal contesto.


Fonte: www.francesca.larosamazza.com

 

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