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DARWIN, LO SCIENZIATO CHE DISCENDEVA DALLE SCIMMIE

I fringuelli delle Galapagos e il mistero dell’origine della specie

 

 Darwin

 

Ritratto di Darwin anziano (1809-1882)

 

 

La mattinata era fredda, piovigginosa, si sentiva nell’aria che era dicembre. Il 27 dicembre del 1831, per la precisione. Il “Beagle”, un piccolo vascello inglese, partiva dal porto di Portsmouth per un lungo viaggio di cinque anni che l’avrebbe portato a toccare i posti più remoti del globo terrestre. A bordo c’era un giovane, Charles Darwin, che grazie a quel viaggio sarebbe diventato famoso. Aveva abbandonato gli studi di medicina e a soli 22 anni si era imbarcato per dedicarsi alla sua grande passione, la Natura. 

 

In quei cinque anni Darwin osservò, raccolse e catalogò una quantità impressionante di minerali, piante e soprattutto animali. Una curiosità smisurata, come ogni scienziato che si rispetti. Il giovane naturalista fu colpito soprattutto dal fatto che c’erano, sparse per tutto il mondo, numerose specie di animali che si assomigliavano moltissimo tra di loro. Questo lo portò a pensare a lontani progenitori comuni. D’altra parte i resti fossili che aveva osservato nelle rocce somigliavano proprio ad antichi animali estinti: che fossero loro quei progenitori comuni? Le riflessioni di Darwin si scontravano però con le teorie in voga all’epoca, secondo cui i fossili erano nient’altro che scherzi di natura, [1] e secondo cui tutti gli animali avevano conservato quelle caratteristiche che Dio aveva dato loro all’inizio della creazione. L’idea che potessero comparire specie nuove, o che le specie vecchie si modificassero col tempo, non sfiorava nessuno; eppure razze miste venivano prodotte dai floricoltori e dagli allevatori anche nell’Ottocento! Ma se un’evoluzione -come pensavano Darwin e pochi altri- c’era realmente stata, nascevano altri interrogativi: come si erano trasformati quegli uccelli primitivi nei fringuelli che Darwin ora osservava nelle isole Galapagos? E perché c’era una specie diversa di fringuello per ogni isola dell’arcipelago?

Fu  proprio la presenza, su isole vicine tra loro, di specie che differivano di piccoli particolari a suggerirgli la risposta. Probabilmente -pensò Darwin- la causa di questa diversità stava nell’influenza dell’ambiente esterno. Gli animali, cioè, si adattavano alla natura circostante. Ma come? Lamarck, uno zoologo francese, già qualche anno prima aveva avanzato delle ipotesi sull’evoluzione degli animali. Secondo la sua teoria le giraffe, per esempio, avevano collo e gambe più lunghi a forza di allungarsi per brucare le foglie degli alberi. E trasmettevano queste caratteristiche ai loro piccoli. 

 

Darwin conosceva la teoria di Lamarck, però non ne era rimasto soddisfatto: se io faccio flessioni tutta la vita diventerò magari muscolosissimo, ma i miei figli non nasceranno per questo muscolosissimi! Pensò allora ad una spiegazione differente: un piccolo numero di giraffe nascevano -per caso- con il collo e le gambe un po’ più lunghe del normale. Proprio come qualcuno di noi è più alto, o più basso, dei propri genitori. Queste giraffe avevano dei vantaggi sulle altre, quello di potere raggiungere le foglie dei rami più alti in caso di scarsità di cibo, e quello di scappare più veloci davanti a un leone o un leopardo. Avevano perciò rispetto alle altre più possibilità di sopravvivere, e quindi di avere dei piccoli (che avrebbero avuto il collo e le gambe più lunghi degli altri). Ovviamente se un gruppo di queste giraffe si fosse spostate in una zona dove gli alberi erano più alti, o i leopardi più veloci, a lungo andare colli e gambe si sarebbero dovuti allungare ancora di più, altrimenti le possibilità di sopravvivenza sarebbero state minime. Questo spiegava come le specie si trasformavano, e il motivo per cui le caratteristiche delle specie erano diverse da luogo a luogo.

 

Nasceva così la teoria della selezione naturale, che Darwin rese nota più di 20 anni dopo nel famosissimo libro “L’origine della specie”. Fu la prudenza che gli suggerì di aspettare così tanto, e non aveva torto. Infatti, non appena pubblicato, il libro scatenò feroci polemiche, soprattutto da parte della Chiesa. La teoria di Darwin sosteneva che gli animali si evolvevano “a caso”, seguendo una crudele competizione naturale in cui sopravvivevano solo i migliori. Ma ancora più grave era una dei punti della nuova teoria: l’uomo e le scimmie avevano gli stessi antenati! Allora non era vero che Dio aveva creato in origine Adamo ed Eva, come diceva la Bibbia. Aveva creato delle scimmie da cui poi saremmo discesi tutti noi, con i nostri cugini babbuini, orango-tango e scimpanzé!

 

La stretta parentela tra uomo e scimmia era difficile da mandare giù. Il lavoro di Darwin incontrò resistenze anche da parte di moltissimi uomini di scienza, e ci vollero molti anni prima che venisse accettato completamente. Eppure la somiglianza tra uomo e scimmia non era così difficile da vedere, sarebbe bastato far guardare loro certe trasmissioni televisive di oggi...

 

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PROVE     DELL’ORIGINE      DELL’UOMO

 DA   QUALCHE   FORMA   INFERIORE

 

L’opera scritta da Charles Darwin intitolata “L’origine dell’uomo” si prefigge di considerare se l’uomo, come tutte le altre specie, è disceso da qualche forma preesistente; la maniera del suo sviluppo e il valore delle differenze tra le cosiddette razze umane.

Per arrivare alla conclusione che l’uomo è il discendente di qualche forma preesistente egli ricercò le variazioni dell’uomo nella struttura somatica e nelle facoltà mentali e se queste si trasmettono ai discendenti con le stesse leggi che valgono per gli animali inferiori.

Egli cercando fino a che punto la struttura del corpo umano mostra tracce più o meno evidenti della sua provenienza da qualche forma inferiore trovò la seguenti analogie:

  • I tessuti e il sangue dell’uomo sono molto affini a quelli degli animali inferiori in quanto l’uomo può ricevere o trasmettere a quest’ultimo alcune malattie come la rabbia, il vaiolo, l’herpes ed il colera.
  • I nervi del gusto delle scimmie e l’interessamento del loro sistema nervoso mostrano molta somiglianza a quelli dell’uomo in quanto anche le scimmie provano piacere a fumare e ad ubriacarsi reagendo nel medesimi modo.
  • Le scimmie alla nascita hanno bisogno di cure come i bambini.
  • L’uomo differisce dalla donna nelle dimensioni, nel vigore del corpo, nella pelosità e nella mente così come differiscono tra loro i due sessi di molti mammiferi.
  • L’embrione dell’uomo e della scimmia presentano evidenti differenze solo negli ultimi stadi di sviluppo.

 

SUL MODO DI SVILUPPO DELL’UOMO    

  DA QUALCHE FORMA INFERIORE

 

L’uomo, si sa, è soggetto a molte variazioni, infatti neppure due individui della stessa razza sono uguali.

La lunghezza delle gambe è uno dei caratteri più variabili. Per i denti esiste altrettanta diversità come per i lineamenti. Darwin inoltre osservò che gli organi interni sono più variabili delle parti esterne come la diversità delle facoltà mentali che esiste tra gli uomini della stessa razza e ancor più tra gli uomini di razze differenti. Anche nelle scimmie appartenenti alla stessa specie si riscontra la diversità dei caratteri mentali che è in parte innata o è il risultato del modo in cui sono state trattate o educate.

Oltre a speciali tendenze e abitudini, animali ed uomo, si trasmettono l’intelligenza generale, il coraggio, il carattere buono o cattivo ed anche la pazzia o il deterioramento delle facoltà mentali.

Le cause della variabilità sia nell’uomo che negli animali sono in rapporto con le condizioni in cui ogni specie è vissuta per parecchie generazioni.

L’uomo differisce profondamente da qualsiasi altro animale domestico in quanto non è stato mai guidato da una scelta né metodica né inconsapevole. Nessuna razza o gruppo umano infatti è stato soggetto ad una selezione per il solo fatto di essere più utile a qualcuno.

Darwin nella sua opera ordinò le leggi delle variazioni nel seguente modo:

  • Azione diretta e definita dalle modificate condizioni ambientali.
  • Effetti dell’aumentato uso o disuso delle parti.
  • Arresto di sviluppo.
  • Reversione.
  • Variazione correlativa.
  • Velocità di accrescimento.
  • Selezione naturale.

Per quanto riguarda l’azione diretta e definita delle modificate condizioni ambientali egli notò che il cambiamento di ambiente induce una quantità quasi infinita di variazioni. Dapprima si credeva che il colore della pelle e la qualità dei capelli dipendessero dalla luce e dal colore ma tutti gli studiosi affermano che questa influenza è stata molto lieve anche, nel corso di molti secoli. Riguardo agli animali domestici il caldo e l’umido agiscono sulla crescita del pelo ma nel caso dell’uomo Darwin non ha trovato nessuna prova.

Per quanto concerne gli effetti dell’aumentato uso o disuso delle parti egli notò che l’esercizio rinforza i muscoli mentre la completa inattività o la distruzione del loro nervo li indebolisce. Quando un rene per malattia finisce di funzionare, l’altro aumenta di volume e compie un lavoro doppio così come le ossa aumentano di volume e si allungano quando sostengono un peso maggiore.

Anche le diverse occupazioni eseguite abitualmente determinano modificazioni nelle proporzioni delle varie parti del corpo. Darwin notò infatti che le braccia dei marinai che prestarono servizio in una guerra erano più corte di quelle dei soldati perché le adoperavano soprattutto per spingere e non per portare pesi. Non si sa con sicurezza se queste modificazioni potrebbero divenire ereditarie se lo stesso genere di vita fosse seguito per molte generazioni ma è probabile che sia così.

Per quanto riguarda l’arresto di sviluppo in cui le parti del corpo continuano a crescere pur conservando la loro primitiva condizione a differenza dell’arresto di accrescimento, l’esempio più evidente è quello del cervello degli idioti: i loro crani sono piccoli, la loro intelligenza è debole, sono portati all’imitazione, sono notevolmente attivi e come gli animali odorano ogni boccone di cibo prima di mangiarlo.

Per reversione si intende l’arresto di una struttura nella sua differenziazione ma la continua crescita.

Numerose anomalie nell’uomo sono state considerate casi di regresso come la crescita dei canini che sono efficienti per la masticazione ma non servono più all’uomo come arma contro i nemici.

L’uomo somiglia a certe scimmie in almeno sette muscoli ciò dimostra che egli potrebbe discendere da qualche creatura simile alla scimmia e alcuni muscoli possono riapparire dopo molte generazioni.

La variazione correlativa mostra che nell’uomo molte strutture sono così in intima relazione che quando varia l’una, varia anche l’altra come i due lati opposti del corpo e delle estremità inferiori e superiori. Anche l’organo della vista e dell’udito, i denti e i capelli, il colore della pelle e dei capelli sono in relazione.

La velocità di accrescimento è importante perché compensa gli effetti gravi di epidemie e di guerre.

E’ dimostrato che gli uomini civili siano più prolifici dei selvaggi in quanto hanno una vita meno dura e si nutrono di cibi sostanziosi a differenza dei selvaggi. Quindi i progenitori dell’uomo devono aver avuto tendenza ad accrescersi repidamente ma questa prolificità è ora diminuita poiché ogni territorio è stato densamente popolato.

L’uomo è stato esposto ad una lotta per l’esistenza ed alla rigida legge della selezione naturale conservando le variazioni benefiche ed eliminando quelle nocive. Egli infatti è l’animale più dominante in quanto ha sviluppato un linguaggio articolato, ha scoperto il fuoco di estrema importanza e, dotato di una struttura corporea molto abile e pratica, ha saputo dare ai frammenti di pietra svariate forme. Soltanto lui è divenuto bipede attraverso l’uso delle mani che sono diventate perfette per la precisione ed i piedi per sostenere il corpo e camminare. Le facoltà mentali inoltre si sono gradualmente sviluppate ed il cervello è divenuto più grande.

Altra differenza tra l’uomo e gli animali è la mancanza del pelo sulla pelle. Le parti che ora sono pelose erano molto protette dal calore ma la parte superiore del capo costituisce una eccezione.

Anche la mancanza di coda è un carattere differenziale dell’uomo ma anche delle scimmie.

In conclusione non sappiamo se l’uomo discenda da qualche specie piccola, come lo scimpanzé, o da una vigorosa come il gorilla e quindi non possiamo dire se l’uomo è divenuto più grande e forte o più piccolo e debole dei progenitori

 

Darwin affermò che non si può trovare un animale che non abbia qualche parte allo stato rudimentale e l’uomo non fa eccezione a questa regola.

Distinse inoltre due tipi di organi:

  • Rudimentali cioè del tutto inutili.
  • In formazione cioè di grande aiuto ai loro possessori sebbene non interamente sviluppati.

Il disuso di un organo in un certo periodo di vita in cui esso è più usato e la trasmissione ereditaria sembrano essere gli agenti principali che inducono gli organi a divenire rudimentali.

Egli riporta alcuni organi ora divenuti rudimentali:

  • L’uomo come molti animali ha la capacità di muovere e raggrinzare la pelle. Come le scimmie egli è capace di eseguire movimenti del cuoio capelluto e possiede sulla fronte il muscolo che solleva le sopracciglia.
  • Darwin studiò l’orecchio di varie scimmie e anche quello dell’uomo. Egli notò una piccola sporgenza ottusa del margine che si piega all’interno, ossia l’elice. Tale particolare è presente anche nelle scimmie.
  • Per la maggior parte dei mammiferi il senso dell’odorato ha grande importanza. Nell’uomo invece 

     è di scarsissima utilità in quanto non lo avverte del pericolo, né gli indica il luogo del cibo.   

     Nell’uomo può richiamare però alla memoria idee ed immagini di luoghi e scene dimenticate.

  • Il dente del giudizio è divenuto un rudimento nella razza umana in quanto si nutre di cibi teneri e 

     cucinati.

Queste analogie strutturali dimostrano l’origine dell’uomo da un progenitore comune.

Non si potrebbe dare altra spiegazione al fatto che l’embrione umano nella prima fase sia difficilmente distinguibile da quello di un animale.

Possiamo inoltre capire l’esistenza degli organi rudimentali in quanto il progenitore primitivo possedeva le parti in questione ma sono mutate per non uso o per selezione naturale.

 

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Charles Darwin

(Shrewsbury, Shropshire 1809 - Down, Kent 1882), naturalista britannico, fondatore delle teorie dell'evoluzionismo e della selezione naturale, le quali continuano ancora oggi a esercitare un'enorme influenza sulle scienze naturali e, più in generale, sullo sviluppo del pensiero moderno.

Darwin nacque in una famiglia agiata e culturalmente raffinata: il nonno materno, Josiah Wedgwood, fu un imprenditore di successo nel campo della ceramica e della porcellana, mentre il nonno paterno, Erasmus Darwin, fu un celebre naturalista del suo tempo. Si iscrisse a medicina all'università di Edimburgo, senza tuttavia portare a termine gli studi poiché nel 1827 si trasferì a Cambridge con l'intenzione di intraprendere la carriera ecclesiastica. Qui Darwin incontrò due personalità decisive per l'elaborazione delle sue teorie: il geologo Adam Sedgwick e il naturalista John Stevens Henslow, i quali contribuirono a rafforzare i suoi interessi per l'osservazione meticolosa dei fenomeni naturali. Grazie alla raccomandazione di Henslow, nel 1831 Darwin riuscì a imbarcarsi sul Beagle, un brigantino britannico in partenza per una spedizione di ricognizione scientifica intorno al mondo, in qualità di naturalista non stipendiato. Darwin aveva allora solo 21 anni e si era appena laureato.

 

Teoria della selezione naturale

Al suo ritorno in Gran Bretagna nel 1836, Darwin si stabilì a Londra e iniziò a mettere per iscritto le sue idee sulla variazione delle specie (Notebooks on the Transmutation of Species).

Per l'elaborazione della teoria della selezione naturale ebbe un ruolo fondamentale la lettura del saggio di Thomas Robert Malthus, intitolato An Essay on the Principle of Population, nel quale si sosteneva che l'aumento delle disponibilità di cibo necessarie alla sopravvivenza della specie umana non potesse in alcun modo uguagliare il tasso di crescita della popolazione: secondo Malthus quest'ultima doveva, quindi, essere limitata nel suo sviluppo da ostacoli naturali, quali carestie e malattie, o da azioni prodotte dall'uomo, come le guerre.

Grazie alla lettura di Malthus, Darwin intuì che tutte le specie animali e vegetali dovessero necessariamente essere in competizione l'una con l'altra per la loro esistenza e per la loro perpetuazione nelle generazioni successive: in base, cioè, alla teoria della selezione naturale, solo gli individui che riuscivano ad avere la meglio nella lotta per l'esistenza con gli altri animali arrivavano a riprodursi, trasmettendo alla generazione successiva i caratteri ereditari che ne avevano favorito la sopravvivenza. Darwin ipotizzò, inoltre, che tutti gli organismi affini discendessero da antenati comuni e che anche il globo terrestre fosse una delle strutture naturali sottoposte a pressione evolutiva. Nel 1838 completò la prima bozza della sua teoria dell'evoluzione per mezzo della selezione naturale, che perfezionò nei due decenni successivi. Nel 1839 sposò una cugina, Emma Wedgwood, e poco dopo si trasferì in una piccola proprietà nel Kent (Down House), dove rimase fino alla morte.

L'ipotesi di Darwin fu esposta per la prima volta nel 1858 in un articolo presentato contemporaneamente da Alfred Russel Wallace, un giovane naturalista che era giunto indipendentemente da Darwin a elaborare l'ipotesi della selezione naturale come meccanismo di evoluzione delle specie. La teoria completa di Darwin fu pubblicata nel 1859 in un libro intitolato Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale, che ebbe grande successo (prima edizione italiana per i tipi di Nicola Zanichelli e Soci, Modena, 1864).

 

Gli ultimi anni

Darwin trascorse gli ultimi anni della sua vita a cercare soluzioni alle questioni sollevate da L'origine delle specie. Nelle opere successive, tra cui The Variation of Animals and Plants Under Domestication (1868), The Descent of Man (1871) e The Expression of the Emotions in Man and Animals (1872), espose in maggiore dettaglio alcuni argomenti che nell'opera maggiore erano stati solo accennati. L'importanza dell'opera di Darwin fu riconosciuta dai suoi contemporanei mentre era ancora in vita, con l'elezione a membro della Royal Society (1839) e dell'Accademia delle scienze francese (1878). Alla sua morte fu sepolto nell'abazia di Westminster.

 

 

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LE  TEORIE  EVOLUZIONISTICHE

 

LAMARCK  E  I CARATTERI  ACQUISITI

 

Il naturalista francese Jean Baptiste de Lamarck, in seguito ad osservazioni su reperti fossili e su organismi viventi, mise in dubbio l’idea comune, ai suoi tempi, che le specie fossero fisse ed immutabili. Egli per primo fornì la prova che gli organismi avevano subìto, col passare del tempo, delle modificazioni e, nel 1809 in un libro dal titolo “Philosophie Zoologique”, affermò che gli organismi si erano evoluti in risposta al loro ambiente.

 

EVOLVERE = passare da una forma all’altra.

 

Lamarck fu il primo a suggerire il concetto di evoluzione.

La teoria di Lamarck spiegava due fatti osservati: anzitutto la differenza tra gli organismi vissuti nel passato e quelli attuali e il perfetto adattamento di ogni organismo nel suo ambiente.

Lamarck aveva osservato che ogni essere vivente subisce modificazioni tali che lo rendono adatto ad un suo tipo di vita particolare e suggerì che il meccanismo responsabile di queste specializzazioni fosse l’uso o il disuso di particolari organi. I caratteri sviluppati da un individuo nel corso della sua vita prendono il nome di CARATTERI ACQUISITI, e Lamarck credeva che tali caratteri potessero essere trasmessi alla discendenza.    

L’ereditarietà dei caratteri acquisiti, che sta a fondamento della teoria di Lamarck, non è stata ancora validamente dimostrata; a parte alcune rare mutazioni, l’informazione genetica contenuta nei cromosomi viene infatti trasmessa in forma invariata di generazione in generazione.

La teoria dell’evoluzione di Lamarck non convinse molti studiosi dei suoi tempi, e ancora oggi, i genetisti non sono stati capaci di trovare alcuna prova che i caratteri acquisiti possano essere ereditari.

 

 

DARWIN  E  LA  SELEZIONE  NATURALE

 

A circa cinquant’anni di distanza dalla teoria evoluzionistica presentata da Lamarck, il naturalista inglese Charles Darwin rivoluzionò le idee della maggior parte dei naturalisti del tempo pubblicando nel 1859 un libro dal titolo “L’origine delle specie attraverso la selezione naturale”.

Come già aveva teorizzato Lamarck, Darwin affermò che gli organismi viventi avevano, poco alla volta, sviluppato quelle qualità che permettevano loro di adattarsi all’ambiente.

A differenza di Lamarck, Darwin infatti riconobbe l’esistenza di una certa variabilità all’interno di una stessa specie; e proprio le variazioni naturali, e non i caratteri acquisiti, sono trasmesse con l’eredità.

Osservando come gli allevatori di piante e animali usavano la selezione per ottenere particolari varietà, Darwin ipotizzò che un tipo simile di selezione avesse luogo anche in natura e chiamò questo processo di interazione tra popolazione e ambiente SELEZIONE NATURALE.

Egli notò, inoltre, come in natura la maggior parte degli organismi generi un numero di figli maggiore di quello che riesce effettivamente a sopravvivere; per esempio, le querce producono migliaia di ghiande e le rane depositano centinaia di uova, ma solo alcune di queste sopravvivono e riescono, a loro volta a riprodursi nelle generazioni successive.

Dal momento che non tutti i nati riescono a raggiungere l’età adulta, Darwin ipotizzò che esistesse tra  loro una specie di competizione nella quale solo gli organismi più adatti riescono, a loro volta, a riprodursi e chiamò tale fenomeno “sopravvivenza dei più adatti”.

Ad esempio, secondo la teoria di Darwin, in ogni generazione di cicogne alcuni esemplari avrebbero avuto zampe più lunghe di altri, e solo questi sarebbero stati in grado di procacciarsi i pesci delle acque profonde. Tali individui, potendo nutrirsi meglio, avrebbero avuto sugli altri un vantaggio selettivo, cioè maggiori probabilità di sopravvivenza e di riproduzione, trasmettendo il carattere vantaggioso alla progenie.

 

 

 

 

 

La teoria della selezione naturale di Darwin può essere così riassunta:

  1. Le specie tendono a produrre un grande numero di discendenti.
  2. Le risorse del mondo naturale sono limitate.
  3. Ci deve essere una lotta per la sopravvivenza tra la progenie (lotta che si ripete ad ogni generazione) a causa della quale non tutti i nuovi nati sono in grado di sopravvivere.
  4. Esiste un’ampia variabilità di caratteri all’interno delle popolazioni, dovuta all’insorgenza di mutazioni spontanee (non ci sono due individui identici) e molti caratteri diversi vengono ereditati.
  5. Gli organismi che sopravvivono e si riproducono maggiormente sono quelli che hanno ereditato i caratteri più vantaggiosi per la sopravvivenza in quel particolare ambiente.
  6. Tale processo continua per molte generazioni e perciò la popolazione risulta sempre meglio adattata al suo particolare ambiente.

 

Naturalmente le variazioni all’interno di una popolazione avvengono in maniera casuale e non dipendono direttamente dall’azione dell’ambiente. La selezione naturale “seleziona” alcuni dei caratteri già presenti nel codice genetico e l’ambiente non fa altro che favorire il suo mantenimento.

Darwin non conosceva niente della genetica moderna, ma a partire dai suoi tempi la ricerca ha dimostrato che le mutazioni sono indipendenti dai bisogni di un organismo ed i relativi cambiamenti possono anche essere utili in un determinato ambiente, ma spesso non lo sono. Solo quelli utili aumenteranno, comunque, la possibilità di sopravvivenza di un organismo.

 

CONFRONTO  TRA  DARWIN  E  LAMARCK

 

Le teorie di Darwin e di Lamarck affermano entrambe che l’evoluzione della specie avviene gradatamente, di generazione in generazione, ma la causa di tale cambiamento è spiegata in modo diverso.

Se consideriamo, ad esempio, la velocità del ghepardo che, come si sa, è l’animale terrestre più veloce e può superare i 100 km orari, sappiamo che sia Darwin che Lamarck avrebbero spiegato questa straordinaria velocità come risultato dell’evoluzione.

Lamarck l’avrebbe attribuita all’attività dei primi ghepardi che, inseguendo le prede, avrebbero sviluppato arti adatti alla corsa e avrebbero trasmesso questo carattere acquisito alle generazioni successive.

La teoria di Darwin, invece, afferma che la selezione naturale avrebbe agito sui cambiamenti all’interno della famiglia dei ghepardi. In origine, tra di essi ci sarebbero stati alcuni individui capaci di correre più velocemente di altri; questa variazione sarebbe stata ereditata a caso, così come altre variazioni quali calore, grandezza e maculazione. Nell’ambiente dei ghepardi correre veloci è però un vantaggio per la cattura delle prede e solo i più veloci sarebbero riusciti a procurarsi il cibo e, di conseguenza, a sopravvivere e a riprodursi lasciando in eredità tale caratteristica alle generazioni successive.

La differenza fondamentale tra le teorie di Darwin e di Lamarck riguarda il momento in cui una variazione insorge in una popolazione.

Secondi Lamarck, le variazioni avvengono dopo un cambiamento ambientale, ovvero, sono il risultato di un cambiamento ambientale; nella teoria di Darwin, invece, le variazioni esistono prima, indipendentemente dall’ambiente e non come risposta alle condizioni ambientali.

Quindi, come già osservato, una determinata necessità ambientale non provoca mutazioni genetiche, che, invece, insorgono casualmente e spontaneamente, come pure non esiste una  trasmissione ereditaria di caratteri acquisiti; la teoria di Lamarck, dunque, non sostenuta da alcuna evidenza, non è considerata valida, mentre numerose sono le prove della validità della teoria di Darwin. 

 

 

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DARWIN

 

Scienziato inglese (1809 - 1882). Con le teoria dell'EVOLUZIONISMO, basata sulla selezione naturale, rivoluzionò la concezione tradizionale dell’origine delle specie viventi. Egli sosteneva che tra i vari individui vi sia una continua lotta per la sopravvivenza, e che in questa lotta prevalgono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano, trasmettendo i loro caratteri ai discendenti. Questa dottrina ebbe una grande influenza su tutto lo sviluppo scientifico e filosofico del secondo Ottocento dando origine al darwinismo sociale, di cui VERGA fu il maggior esponente in ambito letterario. Tale dottrina tende a vedere la società umana regolata dalle stesse leggi del mondo animale e naturale, quindi dominata anch’essa dalla lotta per la vita, che assicura la sopravvivenza il dominio al più forte. Il darwinismo sociale pone la lotta per la vita come una legge assoluta che governa ogni forma di società possibile, e che non potrà mai essere modificata. Queste teorie, che sono la manifestazione della profonda crisi attraversata dalla borghesia nella seconda metà dell’ottocento, causano la perdita di quei caratteri progressivi che caratterizzarono negli anni passati le lotte rivoluzionarie contro il regime assolutistico-feudale.

EVOLUZIONISMO

A cavallo tra Settecento e Ottocento, a seguito del grande impulso ricevuto dallo sviluppo delle scienze, tra cui quelle naturali, si assistette ad intensi dibattiti scientifici riguardanti la teoria della trasformazione delle specie. Nel Settecento era prevalente la tesi del "fissismo", diffusa da Linneo, secondo la quale le specie sono rimaste inalterate nel tempo e presentano gli stessi caratteri che ricevettero all’atto della creazione. Nello stesso periodo vi fu la nascita di una teoria opposta nota come "trasformismo", alla cui elaborazione parteciparono numerosi studiosi, tra i quali si distinse J. B. Lamarck il quale sosteneva che i mutamenti ambientali modificano i bisogni dell’organismo e, di conseguenza, le sue abitudini. Ma fu solo con CHARLES DARWIN che tale teoria assunse il significato tuttora conosciuto. Il pensiero scientifico di DARWIN poggia su due teorie. La prima è relativa alla lotta per l’esistenza: in natura non c’è posto per tutti e le risorse naturali non sono sufficienti a garantire l’esistenza degli esseri che si moltiplicano in una crescita vertiginosa. Essi devono, quindi, sostenere una guerra perenne gli uni contro gli altri per guadagnarsi uno spazio vitale e adeguati mezzi di sussistenza. La seconda teoria è quella che riguarda la selezione naturale: nella lotta per la vita, infatti, soltanto i più adatti sopravvivono, trasmettendo poi ereditariamente le loro qualità. In questo modo si tramandano solo le specie più resistenti, mentre quelle che presentano particolarità inadatte a reggere la lotta sono necessariamente destinate a scomparire. La concezione darwiniana della trasformazione delle specie metteva in crisi la visione ottimistica della natura difesa dagli eponenti del NATURALISMO, ma l’aspetto più problematico era la collocazione e il significato dell’uomo nell’economia generale della natura. Se la selezione naturale è la legge che regola lo sviluppo e la trasformazione delle specie, non c’è nessuna ragione per cui l’essere umano si sottragga ad essa. Una volta estesa all’uomo, la selezione naturale non si applica solo alla sua struttura fisica, ma anche alle sue determinazioni intellettuali e morali. In questo modo, tale teoria si estende dall’ambito naturale a quello storico-sociale giustificando una dinamica conflittuale che è sempre stata presente in qualsiasi nazione civile.

AVVENIMENTI IDEOLOGIE PERSONAGGI INNOVAZIONI

 

COMTE: FEDE POSITIVISTA E RELIGIONE DELL'UMANITÀ

 

Rembrandt, Lezione di anatomiaNon è facile trovare nel panorama culturale odierno chi si interessi del pensiero e dell'opera di Auguste Comte (1798-1857), quasi fosse esaurita l'attualità di un filosofo che innegabilmente esercitò una grande influenza, seppur indiretta, sulla mentalità della borghesia ottocentesca. Tuttavia a noi sembra che la parabola descritta dal pensiero di Comte sia oggi estremamente attuale, in quanto in esso ritroviamo il nucleo teoretico più sistematico e logico su cui si basano alcune soluzioni date al problema umano nella società contemporanea. Occorre per questo però porre attenzione all'intero procedere sistematico del fondatore della filosofia positiva, dall'intuizione giovanile (1822) della "legge dei tre stadi" fino alla progettazione della "religione dell'umanità", che non può essere ridotta come fanno alcuni interpreti a mero frutto di pazzia senile, dal momento che in essa trova compimento coerente la stessa intuizione iniziale.

Lo scopo peculiare del pensiero di Comte è infatti la costruzione di un nuovo e stabile ordine sociale, giudicato indispensabile da chi aveva come lui vissuto le convulsioni della Francia post-rivoluzionaria, i grandi sconvolgimenti sociali e culturali che dal dominio napoleonico al regno di Luigi Filippo ponevano le basi della rivoluzione industriale. Non si può definire infatti originale l'idea iniziale della "legge dei tre stadi", che in effetti Comte deriva dal suo maestro Saint-Simon, o più semplicemente dall'Illuminismo che fortemente ancora permeava la cultura francese del primo Ottocento: l'idea appunto che la scienza rappresenti la forma di sapere superiore e definitivo cui l'umanità deve giungere, abbandonando via via l'ingenuità e la superstizione primitiva. Piuttosto superficiale, o addirittura deformante, si rivela anzi la stessa concezione comtiana della scienza, identificata sulla base del modello meccanicistico con un corpus definitivo di conoscenze, con un sapere comunque finalizzato ad una utilizzazione pratica.

È appunto nella operatività del progetto che si focalizza l'intenzione del filosofo, trasformatosi, certo anche a seguito di un grave esaurimento nervoso, in Pontefice della "religione positiva", progettista maniaco di un nuovo culto per una nuova Chiesa.

Le tre tappe del pensiero di Comte

La nostra analisi percorrerà, senza pretesa di essere esauriente, le tre tappe che Comte propone come necessarie per la realizzazione di una nuova società in cui l'uomo si realizzi pienamente:

* l'eliminazione del senso religioso

* l'instaurazione di una nuova religione con la conseguente riduzione del cattolicesimo;

* la imposizione di un "dispotismo spirituale", naturale premessa per l'instaurazione a livello politico di un regime totalitario.

1. L'eliminazione del senso religioso

jubov', ViaggiatriceCon la "legge dei tre stadi" Comte vuole dare una spiegazione allo svolgersi della storia. La successione che egli immagina dello sviluppo storico è contraddistinta da tre fasi: stadio teologico, stadio metafisico e stadio positivo. Nei primi due l'umanità non ha fatto altro che ricercare la natura intima degli esseri, le cause prime e finali dei fenomeni naturali, attribuendo la funzione originaria ad agenti soprannaturali. Nello stadio positivo la ragione umana, riconosciuta l'impossibilità di giungere a conoscenze assolute, abbandona queste ricerche, rinuncia ad indagare sull'origine e sul destino dell'universo e mira a scoprire le leggi effettive dei fenomeni. In questo stadio la ragione - come dice Comte stesso - non si chiede più il "perché" delle cose, "non si interroga più sulle cause dei fenomeni, ma lavora a determinare le leggi secondo le quali si producono questi fenomeni"(Corso di filosofia positiva, 1830-1842).

L'esito di questo percorso è l'agnosticismo, contraddistinto dal fatto che si ritiene il problema di Dio insolubile, che si considera impossibile pronunciarsi tanto per l'esistenza quanto per la non esistenza di Dio e che si crede vietata ogni soluzione del problema delle origini e dei fini dell'uomo e del mondo.

A ben vedere questa posizione proclama una negazione del problema di Dio molto più radicale rispetto all'ateismo tradizionale. Infatti, al pari di Marx, si vuole eliminare alla "radice" lo stesso porsi del senso religioso, proclamando superata l'attenzione alle domande che riguardano il destino e le origini dell'uomo e del mondo. Lo stesso Comte confessa di aver voluto non evitare, ma superare l'ateismo, considerandolo una "emanazione insufficiente, poiché tende a prolungare indefinitamente lo stato metafisico, ricercando senza posa nuove soluzioni dei problemi teorici invece di eliminare, come radicalmente vane, tutte le ricerche accessibili" (Sistema di politica positiva, 1851-1854). "Il vero spirito positivo consiste soprattutto nel sostituire sempre lo studio delle leggi invariabili dei fenomeni a quelle delle loro cause propriamente dette, prime o finali, in una parola la determinazione del come a quella del perché" (Ibidem). La forma assunta dall'ateismo, dunque, secondo Comte, non è capace di estirpare alla radice il senso religioso, in quanto conserva "i termini del problema di Dio, le abitudini di pensare e i modi di ragionare del credente" e quindi si inoltra in una via da cui è possibile ricadere di nuovo nell'ansia religiosa (cfr. H. De Lubac, Il dramma dell'umanesimo ateo, Morcelliana 1978, pp. 124-130).

A questa eliminazione del senso religioso Comte arriva facendo proprio un concetto di ragione, inteso come "misura di tutte le cose" e come tale negatore della stessa categoria della possibilità. La ragione viene fatta coincidere con il modo di procedere delle scienze. Essa dunque implica le categorie della sperimentabilità e verificabilità pratica. Tutto ciò che non può essere sperimentato e verificato secondo i criteri scientifici, non esiste, non è possibile che sia. C'è in Comte un fiducioso ottimismo circa le possibilità della scienza e quindi della ragione di poter risolvere ogni umano problema senza Dio.

Un ottimismo, così dogmaticamente affermato, che non riesce più a percepire il limite dell'uomo e quindi anche delle sue costruzioni scientifiche. La scienza, anzi, viene a prendere il posto di Dio, nel suo tentativo di risolvere ogni tipo di problema umano. Anche l'idea di progresso viene affermata sulla base di questo atteggiamento ottimista nelle possibilità della ragione umana. Un progresso inesauribile avrebbe dominato la scena storica universale. In questo orizzonte l'uomo stesso diventa misura di tutte le cose, nonché criterio ultimo dell'esistenza della realtà.

Una volta eliminata la dimensione delle domande ultime assolute non rimane che ridurre tutto al "relativo", al "contingente". Il relativismo conduce a sua volta ad una "sottomissione all'oggetto", ad una forma cioè di "feticismo", che Comte stesso recupera dallo stadio teologico, preferendolo al politeismo e al monoteismo e paragonandolo all'epoca positiva. In altre parole l'uomo nelle sue domande ultime e nelle sue esigenze scompare per lasciare il posto al trionfo dell'oggetto, delle cose, verso cui si sente sempre più asservito. È l'epoca del capitalismo, che da un trionfo dell'oggetto si nutre e da cui trae alimento per proporsi in maniera definitiva (cfr. H. De Lubac, op. cit., pp. 113-124).

2. La riduzione del cattolicesimo e la "nuova religione"

Comte non si limita ad escludere Dio, ma tenta anche di sostituirlo in modo da eliminarlo totalmente dalla scena del mondo. "Si distrugge infatti solo quello che si sostituisce... Seguendo questa massima, tanto ben detta che pensata, bisogna dunque sostituire il cattolicesimo con una vera religione, sotto pena di veder prolungare indefinitamente la sua ignobile caducità" (Corrispondenza inedita). Il positivismo deve sostituirsi al cristianesimo e rendersi capace di soddisfare tutti quei bisogni della natura umana che non trovano risposta nella posizione ateistica della vita. E questa sostituzione avviene ponendo al posto di Dio l'"Umanità". È questa la vera divinità, il "Grande Essere Provvidenziale", il "nuovo Essere supremo", capace di soddisfare il bisogno di adorazione presente nel cuore di ogni natura umana. Essa costituisce "il solo vero grande Essere, di cui noi siamo consciamente i membri necessari" (Sistema di politica positiva).

Il dio adorato dai positivisti è un "Essere relativo", che "ha una potenza limitata, benché sempre superiore alle nostre forze, individuali o collettive", mentre i teologi e i metafisici - secondo Comte - adorano "un Dio assoluto, il cui potere è senza limiti". Per questa ragione i secondi devono considerarsi dei "veri schiavi", in quanto "sottomessi ai capricci di una potenza impenetrabile", mentre soltanto nei primi l'uomo può diventare veramente libero, in quanto questi "sono subordinati a leggi immutabili e conosciute, che ci liberano da ogni impero personale" (Lettere a Henri Dix Hutton).In questo modo l'"Umanità" prende il posto dell'"antico Dio". "In essa - dice Comte noi viviamo, ci muoviamo e siamo". Essa è "il centro delle nostre affezioni" (Appello ai conservatori, 1855).

L'"Umanità", di cui parla Comte, comprende molti individui di tutte le generazioni, ma non li ritiene tutti, in quanto essa è "l'insieme continuo di esseri convergenti". I "parassiti" ed i "criminali" ne sono esclusi perché "non trasmisero ai successori nessun equivalente di ciò che ricevettero dai loro predecessori". Ne fanno dunque parte soltanto quegli uomini "che hanno cooperato alla grande opera umana, quelli che si prolungano in noi, che sono da noi continuati, quelli di cui noi siamo i veri debitori" (Sistema di politica positiva).

E non a caso Comte si rifiuta di considerare la figura di Cristo tra i benefattori dell'Umanità. Quest'ultimo viene infatti considerato un "avventuriero religioso", un "ciarlatano", un "falso fondatore" che nulla ha apportato al progresso umano. Il suo nome non viene fatto comparire assieme a quelli che hanno contribuito all'edificazione dell'"Umanità", come Confucio, Mosè, Maometto, ecc. (cfr. Catechismo positivista, 1852).

In realtà ciò che a Comte fa problema è la supposta divinità di Gesù Cristo; un uomo che si dice Dio rompe con una religione che ha eliminato il Dio-Mistero per sostituirlo con il Dio-Uomo, con l'umanità che si divinizza. Ma a pensarci, Comte, in questa sua eliminazione, riconosce al cristianesimo una forza davvero originale rispetto alle altre religioni. Rifiutando la figura di Cristo, egli sancisce quella profonda differenza che c'è tra la religione nata dalla presenza, morte e resurrezione di Gesù Cristo e quelle i cui fondatori rispondono ai nomi di Confucio, Mosè, Maometto, Buddha. Infatti la pretesa di Cristo di definirsi e chiamarsi Dio non può essere accettata da chi ha chiuso la ragione, con la "legge dei tre stadi", al senso religioso.

Il cristianesimo viene così condannato, non solo per la sua pretesa origine divina, ma in modo particolare per il suo carattere "immorale" ed "antisociale". Il cristianesimo, infatti, secondo Comte, predica un rapporto "personale" (da intendersi come sinonimo di "individuale") con Dio, a scapito del rapporto "sociale", del rapporto con gli altri uomini. Il grande torto del cristianesimo consiste dunque nell'avere "consacrata la personalità con un'esistenza che, legando ciascuno direttamente ad una potenza infinita, l'isolava profondamente dall'Umanità" (Catechismo positivista). Da ciò consegue che ogni influsso sociale viene dal credente rigettato per un tipo di esistenza anarchico. "L'uomo che si crede in rapporto diretto con un Essere assoluto, non può essere che un fermento di disgregazione sociale. Egli è sollevato da uno "slancio astratto" che contrasta incessantemente "l'ordine collettivo" e disconosce tutte le solidarietà, incapace di riconoscerle nel tempo e nello spazio" (H. De Lubac, op. cit., p. 150).

Da queste considerazioni deriva anche l'accusa al cristianesimo di essere egoista, di aver sviluppato nell'individuo "un'abitudine continua di calcoli personali", che lo ha condotto nel tempo a modificare le tendenze della natura umana, dandole "un eccesso di circospezione, di previdenza, e finalmente di egoismo, che la sua organizzazione fondamentale non esigeva". L'"appello continuo ed esorbitante allo spirito di puro egoismo" ha fatto sì che la morale cristiana tendesse "ad atrofizzare, per difetto di esercizio proprio, la parte più nobile del nostro organismo morale"(Discorso sullo spirito positivo).

Evidentemente Comte della religione cristiana propone una forte riduzione, quando ne limita i principi ai due aspetti: morale e sociale. Pensare al cristianesimo come ad un ordinamento morale e sociale, significa in sostanza ridurlo ad elementi naturali, il cui controllo è possibile da parte della ragione. Comunque anche questa operazione riduttiva del cristianesimo è direttamente conseguente all'eliminazione del senso religioso. Una volta eliminato dalla realtà il senso del mistero per limitare lo sguardo alle leggi dei fenomeni, tutto ciò che risulta insignificante e senza senso viene accantonato. In questa prospettiva ciò che all'uomo importa è stabilire la forma migliore di collaborazione con gli altri uomini, sia a livello sociale che etico. Tutto ciò che contribuisce a dare una risposta a questa esigenza di socialità viene accettato e rivalutato, a scapito invece di quello che sembra contrastare questo spirito di "comunione".

Se il cristianesimo, compresa la stessa figura di Gesù, è oggetto delle più feroci critiche, un destino diverso tocca invece la figura di san Paolo, che - secondo il capostipite del positivismo - viene considerato il fondatore del cattolicesimo. È stato san Paolo a sminuire il carattere immorale ed antisociale del cristianesimo e a giungere alla formulazione del dogma e alla costituzione dell'attuale sistema cattolico, che Comte guarda con profonda ammirazione e che poi non esiterà a far proprio, dopo averlo svuotato del suo contenuto originario ed essenziale, nell'elaborazione della sua "religione dell'Umanità". Se san Paolo finisce per porsi sotto la sequela di Gesù Cristo è perché questo gli permette di evitare "quell'obbligo, sempre odioso ad un uomo retto, di farsi adorare" (Sistema di politica positiva).Secondo Comte, con l'istituzione nel suo seno di un sacerdozio, il cattolicesimo ha limitato fortemente quell'"anarchia evangelica", allora imperante. Il sacerdozio, infatti, ha ristretto i miracoli, ha soprattutto limitato le rivelazioni, concentrando il potere "sul capo visibile della Chiesa, divenuto così l'interprete permanente dei precetti divini" (Sistema di politica positiva).Così facendo il cattolicesimo non ha fatto altro che rafforzare il legame sociale, cosa pregevole per il Nostro.

Inoltre in questo processo di umanizzazione del cristianesimo si innestano, secondo Comte, il culto dei santi e quello della Vergine, che hanno contribuito in modo determinante all'estinzione del "culto di Dio". Anche il dogma dell'incarnazione viene recuperato ed interpretato come il tentativo di eliminare qualsiasi distinzione tra l'uomo e Dio. Lo stesso dogma trinitario in sostanza ha permesso all'uomo di riconoscere la sua "divinità", cosicché il cattolicesimo viene ad essere una premessa necessaria per l'instaurarsi della "religione dell'Umanità" (cfr. H. De Lubac, op. cit, pp. 158-159).

Sulla base di queste considerazioni è possibile spiegare anche il tentativo di Comte di cercare una alleanza con la Chiesa cattolica ed in special modo con l'ordine gesuita, ritenuto l'autentico capo spirituale del cattolicesimo. Resta comunque certo che nell'intento del maggior rappresentante del positivismo questa alleanza doveva avere un carattere puramente provvisorio; infatti una volta che "la religione dell'Umanità" fosse stata riconosciuta ed accolta positivamente dalle masse, lo stesso cattolicesimo avrebbe dovuto abbandonare le sue "pretese cristiane" per confluire nella religione positiva. Si comprende allora che ciò che Comte propone alla Chiesa cattolica non è altro che rinnegare il suo fondamento, cioè Gesù Cristo, per ridursi esclusivamente ad un fatto morale e sociale (cfr. H. De Lubac, op. cit., pp. 165-168).

3. Il nuovo dispotismo spirituale e politico

Van Gogh, Il giro dei carceratiLa "religione dell'Umanità" diventa nelle intenzioni dell'Autore la vera religione positiva, l'unica capace di prendere il posto del cattolicesimo. Al pari della religione cattolica, il positivismo avrà il suo culto, i suoi dogmi, le sue cerimonie, le sue "consacrazioni" o "sacramenti sociali" con cui santificare "tutte le fasi attuali della vita privata, connettendole sistematicamente alla vita pubblica" (Catechismo positivista).I mesi prenderanno i nomi significativi della religione positiva e i giorni della settimana saranno consacrati ognuno ad una delle sette scienze. Verranno costruiti templi laici (istituti scientifici) e un papa positivo eserciterà la sua autorità su coloro che si occuperanno dello sviluppo delle industrie e dell'utilizzazione pratica delle scoperte. Nella società positiva la donna diventerà la custode e la fonte della vita sentimentale dell'Umanità.

L'Umanità sarà il "Grande Essere", lo spazio il "Grand'Ambiente" e la terra il "Gran Feticcio": in ciò consisterà la trinità della religione positiva. Questi brevi accenni sono sufficienti a dare un'idea della legislazione religiosa positivista, che non è nelle nostre intenzioni descrivere nel dettaglio. A noi interessa invece rilevare quella forma di "dispotismo spirituale" che consegue da questa costruzione religiosa positivista e che conduce al totalitarismo. Infatti nella società retta dal positivismo i sacerdoti dovranno un'obbedienza assoluta al "Gran Sacerdote", "organo supremo dell'Umanità", sia nell'azione, sia nel pensiero che nel cuore. "La fede, cioè la disposizione a credere spontaneamente, senza previa dimostrazione, ai dogmi proclamati da un'autorità competente, è una verità fondamentale, base immutabile e necessaria dell'ordine sociale..."(Sistema di politica positiva). Sulla base di questa sequela i sacerdoti positivisti si costituiranno come classe intellettuale, incaricata di pensare per tutti gli altri uomini: è ciò che De Lubac definisce "dispotismo spirituale": la "diffidenza per l'intelligenza" di cui è permeato tradisce tra l'altro il carattere caricaturale dell'idea comtiana della scienza, ridotta a nuovo dogma.

Con l'istituzione della "religione dell'Umanità", l'uomo non ha più bisogno di prostrarsi dinanzi a Dio, al mistero che sottende tutta la realtà, ma dovrà sottomettere se stesso ad altri uomini e a cose puramente umane. In questi termini Comte si rivolge ai suoi adepti: "Impadronitevi del mondo sociale, poiché esso vi appartiene, non già sulla base di qualche diritto, ma secondo un dovere evidente, fondato sulla vostra attitudine esclusiva a ben dirigerlo, sia come consiglieri speculativi, sia come comandanti attivi. Non bisogna dissimulare che i servitori dell'Umanità oggi finiscono per eliminare radicalmente i servitori di Dio da ogni posto direttivo degli affari pubblici, come incapaci di prenderne un sufficiente interesse e di comprenderli realmente..."(Lettere inedite a C. Blignieres).

Dio e l'Umanità, secondo Comte, non possono essere conciliati. Si deve scegliere o per l'uno o per l'altro. Qualsiasi tentativo di sintesi nasconde un'incapacità a capire le ragioni di fondo che sostengono i due "regimi". Comunque la scelta di Dio appartiene ormai ad uno stadio superato dalla evoluzione storica, allo stadio teologico. Non resta allora che fare la scelta per l'Umanità, per lo stadio positivo, ricacciando Dio e le sue pretese assolute.

La venerazione dell'Umanità comporta però la necessità di ordinare la società secondo una distribuzione gerarchica, in cui c'è la classe speculativa (composta dal capo religioso positivista e dalla sua casta sacerdotale) che ha la funzione di comandare sull'intera società, seguita dalla classe attiva cui appartengono i banchieri, i quali a loro volta esercitano il potere sul resto dell'Umanità proletaria.

In questo ordinamento tutte le forze discordanti saranno escluse, senza però usare alcuna forma di violenza o di forza, ma cercando di "disciplinare la volontà" dell'individuo. A riguardo Comte si proclama contro ogni forma di democrazia, così come respinge ogni ansia rivoluzionaria, proponendosi come "la sola difesa sistematica dell'ordine contro le sovversioni comuniste o socialiste" (Corrispondenza inedita).

La forma politica che egli preferisce è quella dittatoriale, in cui non si fa alcun uso di metodi violenti, ma si tenta la strada della persuasione, facendo appello a due vie: l'immaginazione ed il sentimento. Per appassionare la massa degli uomini al sistema positivista occorre "proporre loro il quadro dei miglioramenti che il nuovo sistema porterà nella condizione umana". E ciò sarà possibile se parallelamente si cercherà di suscitare nelle persone un diverso sentimento, fatto di rispetto, di venerazione, di "tenerezza" e persino di "sottomissione" nei confronti di chi è alla guida della società. In questo modo l'individuo nello stato positivo si troverà privo di qualsiasi diritto e con una serie di doveri da assolvere. La fede positiva, eliminando l'assoluto per dar rilievo al relativo, sostituisce "le leggi alle cause e i doveri ai diritti". Essa sostituisce "la vana e tempestosa discussione dei diritti" con un "fecondo e salutare apprezzamento dei doveri" (Catechismo positivista).Ogni rivendicazione dei diritti, infatti, è anarchia.

Così ogni idea di diritto "deve scomparire completamente come puramente relativa ad un regime preliminare, e direttamente incompatibile con lo stato finale che non ammette che doveri a seconda delle funzioni".

L'individuo diventa una pura astrazione se non viene compreso nell'insieme sociale, l'unica posa reale, così come avviene per il singolo animale che consiste nella specie. Per lui non c'è salvezza che nello "spirito di insieme e nel sentimento del dovere" (Sistema di politica positiva).

La formula religiosa positivista conduce dunque alla dittatura di un partito o di una setta. Rifiutando all'uomo ogni libertà e ogni diritto, essa è costretta a cadere in una forma di totale tirannia.

Come si può capire da questi brevi accenni, la "religione dell'Umanità" non rimane nel puro ambito del culto, ma incide e intende organizzare nei minimi particolari la stessa vita sociale. Così facendo Comte ritorna al problema politico da cui la sua indagine prese inizio. Allora si trattava, infatti, di risolvere uno stato di anarchia e di crisi politica esistente, cercando di individuare - come accade per l'indagine scientifica - le leggi che regolano il procedere sociale. Una volta individuate queste leggi si poteva intervenire, modificando la stessa struttura della società. Da queste motivazioni ebbe inizio la costruzione della scienza sociologica o "fisica sociale", che Comte pose fin dall'inizio al vertice delle altre scienze, non solo per una ragione storica, ma soprattutto perché questa scienza possedeva l'oggetto più complicato rispetto alle altre indagini scientifiche.

Ora questa esaltazione del metodo scientifico e della "fisica sociale" trova a nostro avviso una sua continuazione nell'ambito della "religione dell'Umanità". Purtroppo alla costruzione religiosa dell'ultimo Comte non si è dato mai molto rilievo, perché considerata una parte inferiore rispetto all'ideologia scientista dominante. In realtà a noi sembra che la fondazione della "religione dell'Umanità" non abbia altro scopo che quello di sacralizzare l'ambito sociale, nella convinzione - per dirla parafrasando J.P. Sartre - che siamo su di un piano in cui esiste solamente l'uomo sociale.

Da ciò si deve dunque partire per spiegare la stessa riduzione del cattolicesimo, operata da Comte in nome della socialità. In questo modo la "religione dell'Umanità" altro non è che una venerazione del rapporto sociale, ossia una "sociocrazia".

A differenza del cristianesimo, la religione positivista tende all'organizzazione del Regno della Società sulla terra. Siamo dunque in una prospettiva esclusivamente immanentista, dove la religione e la sociologia collaborano per conseguire lo stesso fine: l'organizzazione di una nuova società.

In questo modo la sociologia, come scienza sociale, acquista una "consacrazione" ulteriore, una portata universale non molto dissimile dalla pretesa, manifestata da questa disciplina anche ai nostri giorni, di poter spiegare tutto sulla base dell'organizzazione e dei rapporti sociali.

Nella costruzione teoretica di Comte, dunque, non c'è più posto per l'espressione della propria interiorità e individualità. Il valore di ogni singolo individuo non si fonda più sulla base di un rapporto personale e irriducibile con il Mistero che sottende la realtà, ma sulla capacità di sapersi omologare nel grande calderone della socialità, dove il diritto scompare per lasciare il posto al dovere.

In Comte la negazione dei diritti dell'uomo consegue all'eliminazione e alla negazione di Dio. Se non si ammette un rapporto dell'uomo con l'infinito, con il Mistero, non si può nemmeno fondare la dignità, l'irriducibilità e la sacralità della persona. Se l'uomo fosse determinato soltanto dalle leggi biologiche, egli non avrebbe alcuna consistenza e non sarebbe mai libero, ma sottomesso ad un potere o ad una necessità evolutiva che lo sovrasta. Soltanto se l'uomo viene concepito in diretto rapporto con l'infinito, con "l'origine di tutto il flusso del mondo", egli rimane libero di fronte a tutti i tentativi di afferrarlo, di dominarlo e di eliminarlo nella sua dignità ultima e irriducibile (cfr. L. Giussani, La coscienza religiosa nell'uomo moderno, Jaca Book 1985).

Una volta eliminata la presenza di un Assoluto nell'universo, non resta che affidarsi alla forza cieca della fatalità. E in questa accettazione Comte non appare poi così lontano da Nietzsche. "Adoratore dell'Umanità, Augusto Comte ha profondamente disconosciuto la natura dell'uomo. Ha creduto di soddisfarla offrendole una divinità che le fosse perfettamente omogenea, un essere composto dai suoi propri adoratori... La sua maggior debolezza deriva dal fatto che egli non ha mai lasciato che in sé si ponessero quei grandi interrogativi critici che mettono in discussione tutto il nostro essere umano, quei grandi interrogativi dell'al di là, che soli rivelano l'uomo a se stesso. Egli ha creduto di averli per sempre esorcizzati. Mai forse la loro voce si è fatta sentire, come oggi, più forte e più pressante" (H. De Lubac, op. cit., p. 206).

Attualità del pensiero di Comte

Da quanto detto fino ad ora si può comprendere l'enorme incidenza avuta dal pensiero di Comte nella mentalità contemporanea. Anzi possiamo con certezza affermare che esso è alla base della scristianizzazione attuale. Infatti il suo tentativo non è quello di negare o eliminare la religione cattolica, quanto di svuotarla del suo autentico contenuto e di ridurla ad un puro fatto morale e sociale. Questa riduzione avviene in forza della negazione del Mistero che si manifesta nella realtà e nelle circostanze quotidiane della vita umana.

"Il positivismo che domina la mentalità dell'uomo moderno esclude le sollecitazioni alla ricerca del significato che ci viene dal rapporto originario con le cose... Vorrebbe imporre all'uomo di fermarsi a ciò che appare. E questo è soffocante" (L. Giussani, Il senso religioso, Jaca Book 1986, p. 146). In questo modo Comte arriva ad eliminare dal cuore dell'uomo quel senso di precarietà assoluta, determinato dalla condizione di vivere le varie circostanze della vita senza riuscire ad afferrare e conoscere la destinazione finale e il disegno complessivo ad esse sottese. Una volta eliminata la nozione di Mistero, tutto viene determinato e spiegato da una ragione "misura di tutte le cose", secondo un criterio che risponde alla logica dell'utilità e del dominio assoluto.

Per Comte, infatti, "solo il positivismo può renderci sistematicamente liberi, cioè subordinati a leggi immutabili e conosciute, che ci liberano da ogni impero personale" (Lettere a Henri Dix Hutton).All'interno di questa prospettiva è inevitabile la caduta in una concezione determinista della realtà, che toglie qualsiasi spazio alla libertà dell'uomo. Questa affermazione di universale necessità, che permette di mettersi al riparo da "ogni impero personale", non può convivere con la possibilità di un compimento totale dell'io personale, con la capacità dell'uomo "di possedere il proprio significato, di raggiungere la propria realizzazione" (L. Giussani, Il senso religioso, cit., p. 160). La libertà diventa quindi un presupposto indispensabile per condurre l'uomo al suo compimento e alla sua piena realizzazione. Senza la libertà non si darebbe all'uomo la possibilità di un'adesione personale all'essere e l'individuo sprofonderebbe in un completo assoggettamento alle richieste sociali e al potere che controlla e domina tali richieste. E la libertà a sua volta si dà soltanto all'uomo che non rinnega quel rapporto originario e costitutivo con il Mistero che sottende tutta la realtà (cfr. op. cit., pp. 118-126, 160-162, 165-173).

Inoltre nell'orizzonte tracciato da Comte alla ragione viene assegnato il compito di occuparsi delle leggi dei fenomeni, senza accorgersi che l'atteggiamento scientifico non riesce ad esaurire la molteplice varietà dell'esperienza umana, i cui aspetti non si riducono all'ambito biologico, fisico-chimico e sociologico. Questo atteggiamento razionalista e scientista è costretto a distruggere la stessa categoria della possibilità per lasciare il posto alla pianificazione ideologica e al dominio assoluto del potere. La storia stessa viene interpretata in modo da rendere ragione dell'idea che le si impone, tralasciano l'autentica manifestazione della realtà.

All'interno di questa ottica il primato dell'uomo nei confronti di qualsiasi istituzione sociale e statale, affermato dalla Chiesa cattolica, perde la sua consistenza ribaltandosi nel suo opposto. All'uomo non viene riconosciuto alcun diritto originario, alcuna "somiglianza" con Dio, ma soltanto il dovere di "sottomettersi" alla volontà sociale, espressa dallo stato positivista.

Partendo da questa prospettiva totalitaria tracciata dal pensiero di Comte, quanto numerosi sono gli echi che rimandano alla dispotica tirannia dell'Umanitarismo raccontata da R.H. Benson nel Padrone del mondo.

 

 

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DARWIN E LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE

 

Il Positivismo si alimentò con i principi dell'inglese Charles Darwin (1809-1882). Responsabile della teoria su L'origine della specie (1859). Darwin sostenne che gli esseri viventi erano il risultato di un'evoluzione che vedeva sopravvivere l'organismo più forte.

La conclusione nasceva da anni di studio su fossili di animali della pampa argentina e delle Galapagos, e le scoperte dei resti fossili di un dinosauro e dell'uomo pleistocenico di Neanderthal (1856) e di Cro-Magnon (1868), gli dettero conferma; le teorie di Darwin provocarono una viva polemica con la Chiesa cattolica, sostenitrice della genesi biblica, non intaccando tuttavia la crescente fede nella scienza.

Dalle idee di Darwin partì l'inglese Herbert Spencer (1820-1903), che sostenne che l'universo si può spiegare in base a un processo di evoluzione, valido anche per le realtà sociali, che dal semplice va al complesso attraverso fasi in cui gli organismi sono sempre più differenziati. Un bieco sviluppo di tali idee si vide col darwinismo sociale, che sostenne il principio di selezione del più forte anche nella società, rafforzando le ideologie razziste, mentre una fondamentale importanza ebbe l'individuazione delle leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari da una generazione all'altra, messe a punto dal biologo e fisico tedesco Johann Gregor Mendel (1822-1884). Egli iniziò la ricerca genetica, e le sue scoperte trovarono l'applicazione pratica nell'agricoltura, nell'allevamento e nella medicina umana.

 

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Da wikipedia

 

Charles Darwin

 

 

Charles Robert Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) è stato un naturalista, geologo e agronomo inglese, celebre per aver formulato, assieme ad Alfred Russel Wallace, la teoria dell'evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale di mutazioni casuali congenite ereditarie (origine delle specie), e per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati (uomo compreso) da un antenato comune (origine dell'uomo).

Darwin
Ha pubblicato la sua teoria sull'evoluzione delle specie nel libro L'origine delle specie (1859), che è rimasto il suo lavoro più noto. Ha raccolto molti dei dati su cui ha basato la sua teoria durante un viaggio intorno al mondo sulla nave HMS Beagle, e in particolare durante la sua sosta sulle Isole Galápagos.

La vita

 

Nacque a Shrewsbury, in Inghilterra, quinto dei sei figli di Robert Darwin e Susannah Wedgwood; era nipote di Erasmus Darwin e Josiah Wedgwood.

Completati gli studi, si iscrisse a Medicina ad Edimburgo nel 1825. Il suo disgusto per la dissezione e la rozzezza della chirurgia del tempo lo portarono ad abbandonare la Scuola di Medicina nel 1827. In quell'istituto fu comunque influenzato dal lamarkiano Robert Edmund Grant. Suo padre, insoddisfatto che non fosse diventato medico e temendo divenisse un buono a nulla, lo spedì a Cambridge, sperando che entrasse a far parte del clero.

A Cambridge, Darwin fu fortemente influenzato da personalità scientifiche quali William Whewell e John Stevens Henslow: questo, unitamente all'interesse per le collezioni di coleotteri, lo indirizzò, incoraggiato da suo cugino William Darwin Fox, verso la storia naturale. Darwin rimase a Cambridge per ulteriori studi in Geologia, per la quale dimostrava predisposizione. Nell'estate del 1831 lavorò col grande geologo Adam Sedwick in rilievi stratigrafici nel Galles.

Dopo che ebbe finito i suoi studi, il giovane studioso venne raccomandato da Henslow come accompagnatore di Robert Fitzroy, capitano della nave Beagle che era in partenza per una spedizione cartografica di cinque anni attorno alle coste del Sud America. Il lavoro di Darwin durante la spedizione gli permise di studiare di prima mano sia le caratteristiche geologiche di continenti ed isole, sia un gran numero di organismi viventi e fossili. Egli raccolse metodicamente un gran numero di campioni sconosciuti alla scienza: tali campioni, conferiti al British Museum, erano già di per sé un notevole ed ineguagliato contributo scientifico.

 

Fra Capo Verde e le Falkland

Nel suo viaggio visitò le isole di Capo Verde, le Isole Falkland (o Isole Malvinas), la costa del Sud America, le Isole Galápagos e l'Australia. Di ritorno nel 1836, Darwin analizzò campioni di specie animali e vegetali, che aveva raccolto, e notò somiglianze tra fossili e specie viventi della stessa area geografica. In particolare, notò che ogni isola dell'Arcipelago delle Galápagos aveva proprie forme di tartarughe e specie di uccelli differenti per aspetto, dieta, eccetera, ma per altri versi simili.

Nella primavera del 1837 ornitologi del British Museum informarono Darwin che le numerose e piuttosto differenti specie che egli aveva raccolto alle Galápagos appartenevano tutte a un gruppo di specie della sottofamiglia Geospizinae, all'interno della famiglia Fringillidae, cui appartengono anche i comuni fringuelli. Ciò, unitamente alla rilettura del saggio del 1798 di Thomas Malthus sulla popolazione, innescò una catena di pensieri che culminarono nella teoria dell'evoluzione per selezione naturale e sessuale. Darwin ipotizzò che, ad esempio, le differenti tartarughe avessero avuto origine da un'unica specie e si fossero diversamente adattate nelle diverse isole.

 

Teorie abbozzate

 

Sulla base di tali ragionamenti, ed in sintonia con i Principi di geologia di Charles Lyell e il Saggio sui principi della popolazione di Malthus (in cui si teorizzava il concetto di disponibilità di risorse alimentari intesa come limite alla numerosità delle popolazioni animali), Darwin scrisse gli Appunti sulla trasformazione delle specie. Ben consapevole dell'impatto che la sua ipotesi avrebbe avuto sul mondo scientifico, Darwin si mise ad indagare attivamente alla ricerca di eventuali errori, facendo esperimenti con piante e piccioni e consultando esperti selezionatori di diverse specie animali. Nel 1842 stese un primo abbozzo della sua teoria, e nel 1844 iniziò a redigere un saggio di duecentoquaranta pagine in cui esponeva una versione più articolata della sua idea originale sulla selezione naturale. Fino al 1858 (anno in cui Darwin si sarebbe presentato alla Linnean Society di Londra) non smise mai di limare e perfezionare la sua teoria.

 

Altri trattati e l'avventura del "Beagle"

Darwin pubblicò altri trattati scientifici, tra cui la spiegazione della formazione degli atolli corallini nel Pacifico del sud e il resoconto del suo viaggio a bordo del HMS Beagle.

Nel 1839, Darwin sposò sua cugina, Emma Wedgwood. La coppia visse alcuni anni a Londra, per poi trasferirsi a Downe, nel Kent, in una residenza chiamata Dorm House (oggi attrazione turistica). Ebbero dieci figli, tre dei quali morirono in tenera età.

La Zoologia del viaggio della H. M. S. Beagle venne pubblicata, in cinque volumi, fra il 1839 e il 1843. In quel periodo, Darwin ebbe una fitta corrispondenza scientifica con Alfred Russel Wallace, che si trovava a lavorare nelle Isole del Pacifico meridionale. Nel giugno del 1858, Wallace gli espose una propria teoria dell'evoluzione. Nello stesso periodo, alcuni amici di Darwin lo persuasero a rendere pubbliche le sue idee.

L'origine delle specie

Il 1 luglio 1858, Darwin fece la propria comunicazione (riguardo all'Origine delle specie per mezzo della selezione naturale) alla Linneian Society; insieme fu letta anche una comunicazione di Wallace. Il libro di Darwin fu pubblicato un anno più tardi; tanto era l'interesse suscitata dalla sua opera che la prima edizione andò esaurita in un giorno.

Nelle sue opere successive - quali La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico, L'origine dell'uomo e la selezione sessuale e L'espressione delle emozioni negli animali e nell'uomo - Darwin sviluppò altri temi soltanto abbozzati o neppure accennati ne L'origine delle specie. Per esempio, ne L'origine dell'Uomo e la selezione sessuale, Darwin aggiunse alla selezione naturale, come meccanismo di selezione, anche la selezione sessuale, dovuta alla "scelta femminile" (o in alcuni casi maschile) che spinge uno dei due sessi a sviluppare caratteri sessuali secondari abnormi e, in apparenza, in contrasto con la sopravvivenza e quindi il fitness individuale, come i palchi dei maschi dei cervi europei (Cervus elaphus) o la coda, sempre nei maschi, del pavone (Pavo cristatus). Ne L'espressione delle emozioni negli animali e nell'Uomo, Darwin abbozzò per la prima volta lo studio del comportamento animale secondo una prospettiva evoluzionistica, che avrebbe dato spunto nel secolo successivo all'etologia.

Nonostante le profonde modifiche cui è andata (e va) incontro anche ai giorni nostri la teoria dell'evoluzione per selezione naturale, le riflessioni di Darwin sono ancor oggi la base ed il presupposto scientifico per lo studio della vita e della sua evoluzione.

 

La selezione degli animali domestici

Charles Darwin è famoso per lo studio della selezione degli esseri viventi nelle condizioni di vita selvatica, condizioni studiate nel corso del viaggio sul brigantino Beagle. Si tende a dimenticare, invece, che Darwin dedicò lunghi anni ed immensa attenzione alla selezione dei vegetali coltivati e degli animali domestici, tra i quali i riproduttori non sono scelti dalla prevalenza del più forte, che regola la riproduzione allo stato selvaggio, ma per scelta dell'uomo che preferisce un riproduttore ad un altro sulla base del vantaggio economico, come avviene per bovini e suini, o per mere considerazioni estetiche, come accade per cani e colombi.[1],

Al tempo di Darwin le fattorie inglesi erano teatro delle pratiche che avrebbero creato le razze moderne di bovini, suini, ovini; studiando l'opera degli allevatori del proprio paese, come quella dei colombofili e dei cinofili londinesi, lo scienziato britannico compose la propria opera più voluminosa: La variazione delle piante e degli animali in condizione di domesticità.

 

Accanto a Newton

L'opera di Darwin fu molto apprezzata dalla comunità scientifica. Egli divenne membro della Royal Society nel 1839 (per la raccolta di informazioni effettuata durante il suo viaggio) e nel 1878 fu accolto anche dall'Académie des Sciences francese.

Nel 1870 fu nominato socio d'onore della Società Geografica Italiana.

Alla sua morte, avvenuta a Downe il 19 aprile del 1882, Darwin ricevette funerali di stato e fu sepolto nell'Abbazia di Westminster, accanto a Newton.

 

Darwin e la fede cristiana

Charles Darwin discendeva da un ambiente anticonformista. Sebbene vari membri della sua famiglia fossero liberi pensatori, apertamente privi di credenze religiose convenzionali, egli inizialmente non dubitò della verità letterale della Bibbia. Frequentò una scuola anglicana, poi a Cambridge studiò teologia anglicana per diventare prete, ed era pienamente convinto dall'argomento teleologico di William Paley, secondo il quale il progetto della natura dimostrerebbe l'esistenza di Dio.

Tuttavia, le sue credenze cominciarono a cambiare durante il suo viaggio con l'HMS Beagle. Mise in questione quello che vedeva, rimanendo perplesso, per esempio, di fronte al fatto che le belle creature degli abissi oceanici fossero state create dove nessuno le poteva vedere, e rabbrividendo alla vista di una vespa che paralizzava bruchi e li offriva come cibo vivo alle proprie larve; considerò che quest'ultimo caso era in contraddizione con la visione di Paley di un progetto benefico. Mentre era sul Beagle, Darwin era però rimasto ortodosso, e citava la Bibbia come un'autorità nella morale, ma aveva cominciato a vedere la storia del Vecchio Testamento come falsa ed inaffidabile.

Dopo il suo ritorno, investigò la trasmutazione delle specie. Sapeva che i suoi amici naturalisti ecclesiastici la ritenevano un'orrenda eresia, che minava le giustificazioni miracolose per l'ordine sociale, e sapeva che tali idee rivoluzionarie erano sgradite specialmente in un momento in cui la posizione raggiunta dalla Chiesa anglicana era attaccata dai dissidenti radicali e dagli atei. Mentre stava sviluppando segretamente la sua teoria della selezione naturale, Darwin scrisse persino della religione come di una strategia di sopravvivenza tribale, sebbene credesse ancora che Dio fosse il legislatore ultimo.

La sua fede nel cristianesimo continuò ad attenuarsi, ed infine, con la morte della figlia Annie nel 1851, la perse completamente. Continuò a dare sostegno alla Chiesa locale e ad aiutare con il lavoro parrocchiale, ma di domenica faceva una passeggiata mentre la sua famiglia andava a messa. In età avanzata, quando gli venne chiesto delle sue convinzioni religiose, scrisse che non era mai stato un ateo nel senso di negare l'esistenza di un Dio, ma che in generale «"agnostico" sarebbe la più corretta descrizione del mio stato mentale».

Charles Darwin riferì nella sua biografia del nonno Erasmus Darwin, di come venissero fatte circolare delle storie false che sostenevano che Erasmus avesse invocato Gesù sul letto di morte. Charles concluse scrivendo "Tale era lo stato del sentimento cristiano in questo Paese [nel 1802].... Possiamo almeno sperare che adesso non prevalga più niente del genere." Nonostante questa speranza, storie molto simili vennero fatte circolare dopo la sua morte , di cui la più importante è la "Storia della Signora Speranza", pubblicata nel 1915, che sosteneva che Darwin si fosse convertito sul suo letto di malattia. Tali storie sono state propagate da alcuni gruppi cristiani al punto da diventare leggende urbane, sebbene queste asserzioni siano state confutate dai figli e siano state rigettate come false dagli storici

 

  • Fine articolo tratto da Wikipedia su CHARLES DARWIN (1809-1882)

     

    Viaggio, dal 1831 per cinque anni, sul brigantino “beagle” per esplorare molte terre dell’emisfero australe: il sud America, le isole Falkland, la terra del Fuoco, le isole Galapagos, l’Australia, la nuova Zelanda.

     

    Durante il viaggio lettura del libro di Charles Lyell (1797-1875): “Principi di Geologia” (mutamenti della crosta terrestre).

     

    Darwin applicò il principio dei cambiamenti graduali anche agli animali.

     

    Darwin sapeva di aver concepito un’idea eretica e se la tenne per sé fino a quando scoprì che Alfred Russel Wallace (1823-1913) aveva una teoria analoga alla sua.

    Nel 1853 Russel inviò a Darwin un manoscritto che conteneva i puntì fondamentali della sua teoria e Darwin capì che all’altro capo del mondo un uomo era giunto alla sua stessa conclusione.

     

    Darwin pubblicò un libro dove illustrava la sua teoria: “Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale, ovvero la conservazione delle razze favorite nella lotta per l’esistenza”.

     

    Subito suscitò scalpore l’idea rivoluzionaria di Darwin e Alfred Russel Wallace coniò, mettendosi da parte, il termine Darwinismo.

     

    PRIMA DI DARWIN: LAMARCK E CUVIER

     

    darwinJean Baptiste Lamarck (1749-1829)                   Evoluzionista

     

    • Esiste una tendenza spontanea degli esseri viventi a divenire via via più complessi.
    • In un animale ancora in via di sviluppo l’uso di un organo lo rinforza, mentre il non uso lo indebolisce fino a farlo scomparire (teoria dell’uso e del non uso).
    • Una volta comparsi, i nuovi caratteri si trasmettono alla discendenza (principio dell’eredità dei caratteri acquisiti).

     

    darwinGeorges Cuvier (1769-1832)                     Antievoluzionista

     

    • Teoria delle catastrofi: sulla terra avvennero tre grandi catastrofi, l’ultima delle quali sarebbe stata il diluvio universale descritto nella bibbia.

 

  • Fine articolo Charles darwin tutto di tutto

 

Charles Darwin Charles Darwin

 

Charles Darwin

 

 

La selezione e le sue influenze:

dalla biologia alla storia e

dalla letteratura Italiana alla letteratura Inglese

 

L’Esperienza di Darwin

 

  • Charles DarwinCharles Darwin nacque il 12 febbraio 1809 a Shrewsbury, in una famiglia agiata. All’età di sedici anni, è inviato all’università di Edimburgo per compiere studi di medicina. Ma, poiché questi  non lo coinvolgevano affatto, suo padre gli propose di diventare pastore e seguire, di conseguenza, l’insegnamento classico dispensato all’università di Cambridge. Tuttavia, la materia che lo interessa da sempre è la storia naturale. A Cambridge si lega molto con il suo professore di botanica, il reverendo Joseph S. Henslow, dal quale sarà reclutato per partecipare, nel 1831, ad un viaggio ufficiale d’esplorazione delle coste del Sudamerica, a bordo di una nave della marina reale, il “Beagle".
  • Durante tutto il viaggio, durato 5 anni, Darwin compie osservazioni geologiche sulle coste sudamericane,africane e australiane, raccoglie fossili ignoti ed esemplari di qualsiasi tipo di animali contemporanei. Il suo catalogo alla fine del viaggio indicizza ben 3.907 esemplari diversi riportati a bordo. Da questa massa enorme di osservazioni trae pubblicazioni scientifiche in ambito geologico e zoologico, che appaiono negli anni che seguono il suo ritorno (1840-1843).  Nello stesso tempo  pubblica anche il suo giornale di viaggio. Tutto ciò lo rende famoso presso il pubblico, ed è accolto dai suoi colleghi sia come geologo sia come zoologo.
  • Profondamente influenzato dal pensiero di Charles Lyell, nella prima edizione del suo libro “sull’origine delle specie mediante selezione naturale” adottò l’espressione discendenza con modificazioni che racchiude la sua visione della vita secondo la quale tutte le specie viventi sono correlate fra loro attraverso un comune progenitore di qualche specie sconosciuta vissuta in un’epoca remota.

 

 

 

 

La Teoria di Darwin

 

  • Darwin ricevette importanti spunti per la formulazione della sua teoria dalla conoscenza dei meccanismi della selezione operata dall’uomo su piante e animali e dalla lettura del saggio di Thomas R. Malthus sulle popolazioni. Egli sosteneva che la popolazione si accresce molto più rapidamente dei mezzi di sussistenza; ne derivano la fame e la miseria per molti. Darwin vide in questa lotta per la vita e la conseguente sopravvivenza degli individui più dotati il processo che dirige l’evoluzione dei viventi e lo chiamò selezione naturale.
  • Selezione Naturale:  Darwin osservò che la sopravvivenza dipende almeno in parte dalle caratteristiche ereditate dai genitori. Conclude quindi che gli individui dotati di tratti ereditari che permettono di adattarsi meglio all’ambiente hanno maggiore probabilità di sopravvivere e di riprodursi. Tali caratteristiche sono dette adattamenti evolutivi.
  • Selezione Artificiale:  Darwin trovò prove sufficienti a sostenere le sue teorie osservando i risultati della selezione artificiale che l’uomo opera su piante e animali. L’uomo incrociando individui con caratteristiche scelte e prestabilite si era di fatto sostituito all’ambiente e aveva modificato le specie.

 

Charles Darwin

 

 

 

 

“Se un grande cambiamento nelle specie poteva essere effettuato in poco tempo tramite selezione artificiale, esso poteva essere attuato in maniera altrettanto valida dalla selezione naturale nel corso di migliaia di generazioni”

 

 

 

 

 

Darwin e la Biologia

 

  • Le diverse forme di vita si sono originate, attraverso successive modificazioni, da un antenato comune.
  • Il meccanismo che ha portato alla formazione delle diverse specie è stato la selezione naturale, che ha agito per lunghissimi periodi di tempo.
  • Darwin sviluppò la sua teoria della discendenza con modificazioni basandosi principalmente sulla distribuzione geografica delle specie e sui fossili; i fossili documentano infatti i cambiamenti che la vita ha subito nel tempo. Le sostanze organiche degli  organismi morti, generalmente, vanno incontro a rapida decomposizione, ma le parti dure degli animali, che sono ricche di minerali, possono dare origine e fossili. La documentazione fossile documenta che gli esseri viventi si sono evoluti in una sequenza cronologica. Prove molecolari e cellulari fanno ritenere che i procarioti siano i precursori di tutti gli organismi viventi. [pesciàanfibiàrettiliàmammiferiàuccelli]
  • Charles DarwinAnatomia Comparata: gli arti anteriori dell’uomo, del gatto, della balena e del pipistrello (e in generale di tutti i mammiferi) sono costituiti dagli stessi elementi scheletrici la loro funzione è tuttavia differente. La loro somiglianza strutturale non ci sorprenderebbe se tutti i mammiferi discendessero da un antenato comune. Gli arti considerati costituiscono la variazione di una comune radice anatomica, che si è adattata a funzioni diverse. I biologi chiamano le strutture che sono simili perché derivano da un antenato comune strutture omologhe.

 

  • I problemi che l’uomo si ritrova ad avere durante la vita a ginocchia e spina dorsale sono causati dal fatto che sono ossa atte a sostenere strutture non bipedi.

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Charles DarwinEmbriologia Comparata: le specie strettamente imparentate, nel loro sviluppo embrionale, presentano stadi simili. Per esempio, in tutti gli embrioni di vertebrati esiste uno stadio in cui ai lati della gola sono presenti strutture chiamate tasche branchiali. Gli embrioni assumono caratteristiche diverse a mano a mano che lo sviluppo procede. Nei pesci le tasche branchiali diventano branchi mentre nei mammiferi vanno a costituire parte della gola e dell’orecchio.

Charles Darwin

 

  • Biologia Molecolare: L’universalità del codice genetico costituisce un’importante prova delle correlazioni esistenti tra tutte le forme viventi. Il DNA e le proteine di individui appartenenti alla stessa famiglia mostrano più somiglianze rispetto ad individui della stessa specie non consanguinei. Le specie che risultano strettamente correlate hanno in comune una percentuale di DNA e di proteine maggiore rispetto alle specie non imparentate.

Charles Darwin 

 


Codice Genetico

Nel 1961 gli scienziati iniziarono a costruire il dizionario del codice genetico sintetizzando artificialmente molecole di RNA partendo da triplette di nucleotidi  sempre diverse, in questo modo riuscirono a vedere ogni codone per quale amminoacido sintetizza.  Per ogni codone esiste un solo possibile amminoacido  ma per ogni amminoacido vi possono essere più codoni che lo sintetizzano, perciò  il codice genetico è detto ridondante. Inoltre è condiviso da tutti gli organismi, dai batteri più semplici agli animali più complessi con rarissime  varianti. Da una specie all’altra ciò che cambia è solamente la sequenza amminoacidica. L’universalità del dizionario genetico fa ritenere che il codice genetico abbia avuto un’origine evolutiva molto precoce.

Dna

Il DNA è un acido deossiribonucleico costituito da lunghe catene di nucleotidi a loro volta composti da uno zucchero a 5 atomi di carbonio detto deossiribosio perché rispetto al ribosio ha un atomo di ossigeno in meno, un gruppo fosfato e una base azotata (adenina, citosina, guanina, timina). È un doppio filamento avvolto ad elica e spiralizzato grazie alla presenza di istoni che a gruppi di 8 vanno a costituire il nucleosoma.

Charles Darwin

 

 

 

  • Charles DarwinLa Selezione Naturale in Azione: un esempio di evoluzione in atto è la comparsa della resistenza agli insetticidi degli insetti. Ogni volta che viene usato un nuovo insetticida una quantità di veleno relativamente piccola, sparsa per la prima volta su una coltura, uccide il 99% dei parassiti: durante le successive applicazioni, l’efficacia diminuisce progressivamente. I pochi insetti che sopravvivono al primo trattamento sono quelli che possiedono qualche caratteristica genetica che li rende resistenti al pesticida; dal momento che tutti gli altri muoiono, sono gli unici in grado di riprodursi, trasmettendo i geni per la resistenza ai loro discendenti.

à Un insetticida non crea organismi resistenti ma seleziona quelli già presenti nella popolazione.

 

 

 

  • Charles DarwinModifiche e Caratteri Ereditari: Darwin osservò che la selezione naturale, favorendo alcuni caratteri ereditari rispetto ad altri modifica le popolazioni nel corso delle generazioni, ma non poteva spiegare la causa della variabilità tra gli individui di una popolazione né dimostrare come si trasmettessero i caratteri dei genitori alla prole. Oggi sappiamo che i caratteri ereditari sono portati da geni presenti nei cromosomi e che le mutazioni possono crearne di nuovi. Inoltre sappiamo come le leggi di Mendel della segregazione e dell’assortimento indipendente degli alleli operino durante la meiosi determinando variazioni genetiche nei gameti e di conseguenza anche nella discendenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Gregor Mendel

 

Legge della Segregazione: 1. esistono versioni alternative di un gene che determinano i caratteri ereditari, queste sono chiamate alleli; 2. un organismo che possiede due alleli identici di un gene è detto omozigote per quel gene; un organismo che possiede due alleli diversi dello stesso gene è chiamato eterozigote; 3. gli alleli vengono definiti dominanti se sono espressi fenotipicamente e recessivi se danno effetti visibili [legge della dominanza]; 4. le cellule spermatiche e le cellule uovo possiedono un solo allele per ogni carattere ereditario (gene) [legge della segregazione].

***Le coppie di alleli si separano (segregano) durante la formazione dei gameti, la fusione durante la fecondazione dei gameti riaccoppia nuovamente i geni.

 


Charles DarwinLegge dell’Assortimento Indipendente: incrociando due piante che differiscono per due caratteri anziché uno si effettua un incrocio diibrido, si uniscono così quattro tipi di gameti maschili con quattro tipi di cellule uovo. Il rapporto della nuova generazione sarà quindi di 9:3:3:1.

 

***Ogni coppia di alleli segrega indipendentemente durante la formazione dei gameti, questo comportamento dei geni è detto legge dell'assortimento indipendente.

Charles Darwin 

 

 

 

 

 

 

 


Darwin e la Storia

 

  • Quando si prendono in esame le opere, i discorsi e i documenti di Hitler e di altri ideologi nazisti, è facile riscontrarne l’influenza darwiniana. Hitler pensava di poter migliorare la razza umana come fanno gli allevatori. Per lui si doveva eliminare chi "contaminava" la razza ariana, chi soffriva di malattie genetiche e i deboli, quindi i meno evoluti. A questo scopo, ordinò il feroce sterminio di molti, prova che considerasse gli esseri umani come animali e che fosse fissato con il darwinismo.
  • Charles Darwin"L’idea di Darwin della lotta per la sopravvivenza servì da giustificazione al concetto razzista di persone e nazioni superiori e inferiori e avvalorò il conflitto fra di essi“. Hitler vedeva la lotta come il principio darwiniano della vita umana che costringeva ogni popolazione a tentare di dominare le altre; senza lotta il mondo sarebbe marcito e morto.

 

  • Nuovo Ordine: messo in atto da Hitler prevedeva quindi la spartizione del mondo fra le poche nazioni ritenute degne di esercitare la sovranità. I tedeschi avrebbero naturalmente avuto il primo posto ottenendo così il famigerato spazio vitale. I popoli sottomessi venivano così schiavizzati oppure eliminati per fame, lavoro o camere a gas nei “campi di concentramento” e nei “campi di sterminio” (questi ultimi adibiti esclusivamente all’uccisione).

 

 

  • Soluzione Finale: essa portava a termine le persecuzioni disumane a cui erano stati sottoposti in particolare gli Ebrei dall’avvento di Hitler, lo sterminio non toccava, però solamente le popolazioni ebree ma anche zingari, omosessuali, prigionieri politici e chiunque potesse ostacolare la “vita” del nazismo.

 

*Lo sfruttamento dei prigionieri arrivava persino all’obbligo di stesura delle tesi di laurea per i membri delle SS.

 

  • Hitler riteneva che la razza Ariana fosse la più forte e che il popolo tedesco fosse il suo rappresentante più puro. Il dominio del mondo poteva essere realizzato solamente da un gruppo di superuomini [ubermensch, termine di influenza Nietzschiana] che avrebbero dominato i sottouomini [untermensch].

 

 


Razza Ariana

Charles Darwin

  • Chi erano veramente gli Ariani?

 

Storicamente erano gli Arii, quindi tribù indoeuropee che si stanziarono nell’India settentrionale nel 2000 a.C. Attualmente i loro discendenti sono gli Indiani induisti o comunque chi proviene dall’India.

 

Charles Darwin

 

 

  • Chi Hitler immaginava fossero?

Hitler estese indebitamente la denominazione di “Ariani” a tutte le popolazioni di lingue indoeuropea e in particolare alle popolazioni di lingua germanica. Perciò gli ariani più puri si distinguerebbero “biologicamente” da tutte le altre razze perché sono alti, belli, biondi e hanno gli occhi azzurri (caratteristiche che tra l’altro avevano anche alcuni ebrei).

Charles Darwin 

 

 


                                                    

 

  • Charles DarwinL’operazione della soluzione finale fu gestita da Himmler e Heydrich e consistette nel progressivo estraniamento dalla vita pubblica degli Ebrei giungendo alla pubblicazione delle leggi di Norimberga nel 1935 con le quali venivano proibiti i matrimoni misti e chiunque avesse avuto almeno un nonno ebreo sarebbe stato considerato di conseguenza di razza ebraica. Durante la notte dei cristalli, (Novembre 1938) 1500 negozi ebrei vennero distrutti e bruciate quasi 200 sinagoghe. Dopo avere poi confinato gli ebrei nei ghetti, si arrivò all’attuazione della deportazione nei campi di Auschwitz, Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Terezin

 

 

 

 

Charles Darwin 

 


Auschwitz

Come Auschwitz si indica il complesso concentrazionario nato nei pressi della cittadina polacca Oświęcim di cui facevano parte 3 lager principali e 39 sottocampi.

  • Auschwitz I: fu fondato nel maggio 1940 inizialmente per accogliere prigionieri di guerra. All’ingresso del campo campeggiava la cinica scritta “Arbait Macht Frei”. All’interno le SS selezionarono dei gruppi di criminali comuni di origine tedesca come supervisori degli altri detenuti che venivano chiamati Kapò. Questi si macchiarono dei crimini più efferati abusando del loro potere. Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani; il sovraffollamento costringeva i prigionieri a condividere il pagliericcio con altri, favorendo la trasmissione di germi. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.
  • Charles DarwinAuschwitz-Birkenau: divenuto operativo il 7 Ottobre 1941, qui giunsero alla morte più di 1 milione di persone. Il luogo venne selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Il campo era circondato da filo spinato ed arrivò a contenere fino a 100000 persone internate. Lo scopo primario del lager era l’eliminazione di massa, infatti, era dotato di quattro camere a gas con annessi crematori, l’eliminazione iniziò nella primavera ‘42.
  • Auschwitz-Monowitz: il campo fu creato con lo scopo di fornire manodopera a basso costo per il grande impianto chimico Buna Werke proprietà della I.G.Farben. Il prodotto consisteva nella gomma sintetica, la cosiddetta Buna S (stirene-butadiene)  che salvò Primo Levi in quanto era stato “assunto” grazie alla sua qualificazione di chimico e quindi utile alla lavorazione/produzione della gomma.

 

 

 

Darwin e la Letteratura Italiana

 

Le teorie di Darwin hanno profondamente influenzato il mondo della letteratura                                                           italiana dalla fine del 19esimo secolo ad oggi. Questa influenza ebbe inizio con l’avvento del verismo di Verga derivante comunque dal Naturalismo Francese.

 

Giovanni Verga

Charles DarwinNacque a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia agiata. La sua vita si distribuì equamente fra il paese di origine e salotti culturali di Firenze e Milano. Egli sostituì l’aspetto scientifico dell’esperimento con la tecnica con cui lo scrittore presenta la storia. Il Naturalismo perde la volontà di fare scienza e diventa un modo di fare letteratura. Verga diventa così il massimo esponente del Verismo Italiano i cui capisaldi sono:

 

Impersonalità: quindi fare in modo che i fatti raccontati non siano filtrati attraverso l’ottica dell’autore, ma devono essere riportati documenti umani, ciò che viene raccontato deve essere reale e documentato. Il lettore è così posto faccia a faccia col fatto nudo e schietto.

 

Eclisse dell’autore: l’opera dovrà sembrare essersi fatta da sé, quindi il  lettore dovrà essere introdotto nel mezzo degli avvenimenti e le opinioni, le riflessioni e le spiegazioni dell’autore non dovranno mai essere presenti nel testo. Deve essere come se l’autore fosse scomparso.

 

Regressione: il narratore si mimetizza nei personaggi, adotta il loro modo di pensare e di sentire, adottando anche la loro morale. È come se a raccontare fosse direttamente uno di loro.

 

Non giudicabilità: il fatto narrato è una conseguenza della lotta per la vita (per cui il più forte schiaccia necessariamente il più debole), quindi un avvenimento obbligato e non dipendente da scelte, perciò chi osserva questo spettacolo, non ha il diritto di giudicarlo.

 

 

 

 

Pessimismo Verghiano: la visione di Verga risulta pessimistica in quanto la società umana è dominata dalla lotta per la vita dove vince il più forte e gli uomini sono mossi esclusivamente da interessi economici, dal loro proprio egoismo e dalla volontà di sopraffare gli altri. Per questo motivo non ci sono alternative alla realtà esistente, quindi  sarebbero inutili sforzi per cambiare la propria posizione. Da ciò deriva una profonda sfiducia sia nel passato (JJ Rousseau) sia nel futuro (Positivismo).

 

Produzione Letteraria:

 

Preverismo: nel periodo preverista che si estende fino al 1875, scrive diversi romanzi di stampo  melodrammatico e critico nei confronti della società moderna: “Una Peccatrice” (1866), “Storia di Una Capinera” (1871), “Eva” (1872), “Eros” (1875) e “Tigre Reale” (1875).

 

Charles DarwinCharles DarwinVerismo e Vita dei Campi: Con l’approdo al Verismo nel 1878 esce “Rosso Malpelo”, opera ispirata ad una rigorosa impersonalità. Intende ora studiare i vari strati della società (partendo dalle basse sfere) utilizzando i nuovi strumenti acquisiti quali la visione materialista della società e l’impersonalità. Un’influenza particolare su Verga l’aveva avuta l’Assomoir di Zola, dove spesso la voce narrante diventava l’interprete del “coro” dei personaggi popolari. Altri racconti pubblicato fra il ‘79 e l’80 vennero poi raccolti nel volume Vita dei Campi  (Cavalleria Rusticana, La Lupa, Fantasticheria, ecc.) ove però vi è ancora una minima influenza Romantica.

 

 

 

 

 

 

Charles DarwinIl Ciclo dei “Vinti” e “I Malavoglia”: con l’intento di tracciare un quadro sociale di tutte le classi e la fisionomia della vita italiana del tempo, Verga volle scrivere un ciclo di romanzi basato sulla “lotta per la sopravvivenza”, concentrandosi sulle vicende dei “vinti”, quindi di coloro che vengono travolti dalla fiumana del progresso. Perciò assumerà il nome di “Ciclo dei Vinti” il cui primo romanzo è “I Malavoglia”. Questo romanzo è scritto nel 1881 ed è ambientato nelle campagne della Sicilia all’indomani dell’Unità e la storia ruota intorno alla famiglia di pescatori Toscano immersa all’improvviso in un mondo di innovazioni a cui si devono adattare in fretta. Il romanzo tratta quindi le vicende del ceto più basso in un modo rurale e arcaico. La caratteristica particolare del romanzo si individua nella presenza del “coro” costituito dai Malavoglia e dal Paesello che offre due diversi punti di vista.

 

Il Gesualdo: nel 1889 Verga pubblica il secondo romanzo del ciclo dei Vinti, “Masrto-don Gesualdo”. Ora non si tratta più di un ambiente popolare di contadini, pescatori e operai, ma di un ambiente borghese e aristocratico. Il livello del narratore si innalza e ha uno sguardo critico e sarcastico. La gran parte della narrazione e focalizzata sul protagonista e l’osservazione dei fatti coincide con la sua visione. Avviene qui la vittoria dell’economicità a discapito dei valori.

 

La Duchessa de Leyra e gli ultimi romanzi: del romanzo “La Duchessa de Leyra” Verga scrive solo il primo capitolo oltretutto molto scialbo. Gli ultimi due romanzi del ciclo, “L’Onorevole Scipioni” e “L’Uomo di Lusso”, invece non saranno nemmeno affrontati. L’interruzione probabilmente fu dovuta a più cause, fra cui l’inaridimento dell’ispirazione e la difficoltà di affrontare gli ambienti dell’alta società con la tecnica da lui utilizzata.

 

 

 

 

 

 

Darwin and English Literature

Charles Darwin

Charles Dickens

 

The “struggle for life” appears also in Dickens’ works. In particular he remark that in his novel “Oliver Twist” appeared for the first time in instalments in 1837 and later published as a book.

 

Charles DarwinThe Plot: Oliver is a poor boy of unknown parents; hi is brought up in a workhouse and in an inhuman way. He is later sold to an undertaker as an apprentice, but the cruelty and the unhappiness experiences with his new                                                                  master, force him to run away to London. There he falls into the hands of a nasty gang of young pickpockets, who try to make a thief out of him, but the boy is helped by an old gentleman. Oliver is eventually kidnapped by the gang and forced to commit burglary; during the job he is shot and wounded. It is a middle-class family that adopts Oliver and shoes kindness and affection towards him, at last. Investigations are made about who the boy is and it discovered he has noble origin. The gang of pickpockets and Oliver’s half-brother, who paid the thieves in order to ruin Oliver and have their father’s property all for himself, are arrested in the end.

 

 

Meaning:

  • This novel explains as the industrialization, due to the human progress, cause some situations in which the weak and the outcasts must fight for survive in civilized world. Instead, the strongest, in this case the middle class, can dominate the others using their best quality, consequential from the heritage of their predecessors.
  • There is also another meaning of the novel. Besides the struggle for life the character of the fortune is also expressed, therefore of the case. In fact, just the name Twist means the turn of the fortune that can intervene in any moment and in any place.

 

 

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Charles Darwin tutto di tutto

 

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