Tutto sugli Aztechi

     

    Aztechi


    Tratto da wikipedia :

    Gli Aztechi furono una delle grandi civiltà precolombiane, la più florida e viva al momento del contatto con gli ispanici. Si svilupparono nella regione mesoamericana dell'attuale Messico dal secolo XIV al XVI. In nahuatl, il linguaggio nativo degli Aztechi, "Azteco" significa "colui che viene da azckaban: una regione mitica nel nord del Messico. Gli Aztechi si riferivano a loro stessi come Mexica o Tenochca: l'uso del termine "aztechi" come termine generico per designare tutte le genti accomunate da tradizioni, abitudini, religione e lingua ai Mexica è stato introdotto dal geografo tedesco Alexander von Humboldt per distinzione dagli attuali messicani.

     

    Aztechi

 

 

Tutto sugli Aztechi

 

  • AZTECHI

    La civiltà azteca si stanziò nel territorio che oggi forma il Messico. La configurazione morfologica del paese tocca tutti gli estremi: dalle distese vulcaniche alle alte mesatas dall’atmosfera rarefatta, dall’aridità dei deserti alla ricchezza delle vegetazioni tropicali lussureggianti. Per tale aspetto questa terra ha provocato nell’uomo sentimenti che vanno dalla disperazione all’amore.

    LA STORIA

    LE CIVILTA’ PRE-AZTECHE

    Prima dell’arrivo del popolo azteco, nell’altopiano centrale del Messico erano sorte, sviluppate e scomparse molte civiltà. Tra tutte si può ricordare quella della città di Tula, divenuta poi un mito per le popolazioni successive. Ai Toltechi, i suoi abitanti, verranno attribuite moltissime invenzioni fra cui: la pittura, l’affresco, la scultura, la scrittura, lo sviluppo delle tecniche architettoniche e la preparazione delle composizioni di piume di cui usavano adornarsi.

    Inoltre sono i promotori di una civiltà molto raffinata basata sull’artigianato e la tecnica.

    Verso la metà del XII secolo, i Toltechi migrano e si disperdono; della grande Tula rimarranno solo le imponenti rovine, che si ergono a circa 90 Km da Città del Messico.

    IL GRANDE IMPERO AZTECO

    LE ORIGINI

    Verso la metà del XIII secolo, nella Valle di Messico penetra un nuovo popolo: gli Aztechi. Gli storici ipotizzano che gli Aztechi provengano dal leggendario Chicomoztoc (“le sette caverne”), sito che allude alle loro abitudini cavernicole. Per loro tale luogo simboleggia la terra madre e le steppe del nord dove hanno vagato a lungo.In un primo momento la tribù avrebbe lasciato la misteriosa città di Aztlan (“luogo bianco”) per giungere nella Valle del Messico. Si stabiliscono per un certo tempo in riva al lago di Texcoco, ma, a causa dell’ostilità di una popolazione vicina, sono costretti a rifugiarsi a sud dello stesso lago. Vengono cacciati anche da questo territorio e si trasferiscono su un isolotto dove fondano Tenochtitlan. Per una trentina di anni vivono in modo autonomo, intenti alla costruzione della città e alla creazione di isolotti artificiali dove coltivano il necessario. La mancanza di materie prime li spinge, però, ad avere rapporti con il mondo esterno. Iniziano ad inserirsi, a poco a poco nella rete di alleanze che unisce le potenze della Valle. All’inizio del XV secolo le città di Tenochtitlan, Texcoco e Tlacopan formano una “Triplice Alleanza” atta a prendere il sopravvento sulle varie signorie e città stato presenti su quel territorio.

    IL GRANDE IMPERO

    Nel 1440 sale al potere di Tenochtitlan Montezuma I. Il suo regno inizia con una serie di disastri naturali: carestie, invasioni di cavallette, inondazioni e gelate. Dopo il tragico inizio gli eserciti di Montezuma I invadono le regioni orientali del Golfo de Messico e poi quelle che si estendono al di là dei vulcani. Lo scopo di tali conquiste è sottomettere il più gran numero di città a cui far pagare onerosi tributi. Le enormi distanze che intercorrono fra i margini dell’impero e le rudimentali vie di comunicazione compromettono l’unità, per cui molte province, alla morte di Montezuma I, si ribellano, ma i successori dell’imperatore, pur mediocri, riescono a sedare tali insurrezioni. Riescono, inoltre, a raggiungere e conquistare la provincia di Oaxaca che occupa le rive del Pacifico.Nel 1502 ha inizio il regno di Montezuma II. Nella politica interna egli rende il sistema di governo più assolutistico, in cui i privilegi di casta sono preponderanti. Nella politica estera dedica quasi tutte le sue energie alla sottomissione e al controllo delle sacche di resistenza. Infatti, nella rete delle città e dei popoli tributari ell’”Alleanza”, le spedizioni di conquista o punitive dei suoi predecessori hanno lasciato numerosi vuoti, e talvolta intere regioni immuni al tributo. Organizza, quindi delle spedizioni verso il sud, verso il Pacifico e verso il nord. Durante il suo regno Tenochtitlan risuscita la grandezza della leggendaria Tula.

    LA CONQUISTA SPAGNOLA

     

    L’URTO FRA DUE MONDI

    Nel primo decennio del XVI secolo gli Aztechi incontrano per la prima volta una spedizione di Spagnoli, che aveva lasciato Cuba nel 1519 comandata da Hernan Cortes. Montezuma crede che siano dei messaggeri degli dei e gli manda in dono viveri, gioielli, piume e sacrifici umani. Poco dopo cambia idea e decide di attaccarli, scatenando i migliori stregoni dell’impero. L’avanzata spagnola non si arresta e Montezuma non sa se accogliere sontuosamente i nuovi venuti o tentare di cacciarli. Gli Spagnoli trovano, però, aiuto e ospitalità nelle varie città stato ostili alla Triplice alleanza. Il primo incontro tra Montezuma e Cortes avviene a Tenochtitlan con grande sfarzo e reciproco omaggio. Si assiste alle danze rituali per la festa di Huitzilopochtli a cui è presente tutta la nobiltà azteca. Con questa occasione i conquistadores riescono a radunare e a uccidere 10000 rappresentanti dell’illustre nobiltà. Lo stesso Montezuma è fatto prigioniero e muore in circostanze misteriose. Allora gli Aztechi decidono di opporsi agli Spagnoli, che erano riusciti a fuggire e a coalizzare le città ostili. Grazie a questo aiuto assediano la capitale che cade il 13 agosto 1521. Con tale vittoria la civiltà azeca è sconfitta. L’anno dopo Cortes riceverà l’incarico di governatore della Nuova Spagna.

    LA DOMINAZIONE SPAGNOLA

    Cortes impone l’assoggettamento alla corona spagnola ed esige la conversione degli indios alla religione cristiana, abolendo i sacrifici umani e favorendo l’arrivo nel1525 di un gruppo di francescani. Viene abolita la poligamia e migliaia di mogli di secondo rango vengono gettate sulla strada assieme ai figli, bastardi senza nome né futuro. Parte della nobiltà si oppone a tale sopravvento e viene fatta scomparire a poco a poco; un’altra parte sceglie la via della collaborazione. Riescono quindi ad ottenere il titolo di “cacicco” o le funzioni di governatore a lei riservate dal regime spagnolo e si ritrovano a capo di popolazioni locali raggruppate in comunità che dopo il 1530 vengono dotate di istituzioni ricalcate su quelle iberiche.

    Per tutto il XVI secolo, le masse indie sono colpite in modo irreparabile, non solo dalla conquista, ma anche dalle epidemie importate dagli Spagnoli, che decimano la popolazione in modo molto grave e i superstiti cercano rifugio nell’alcol, lasciandosi staccare dalle loro radici. Da questo momento scompare la civiltà azteca lasciando posto ad una massa di sbandati senza più radici e facilmente dominabili dagli Spagnoli.

    ECONOMIA

    L’economia azteca era fondata sul clan che era l’unità di base del sistema ed era un gruppo di case appartenenti a più famiglie. Il gruppo possedeva alcune terre che erano condotte comunitariamente e nessuno poteva avanzare diritti sulla terra che lavorava. Quando non c’era abbastanza spazio per coltivare si costruivano i chinampas: giardini galleggianti costituiti da grossi cesti di canne intrecciate, riempiti di terra e ancorati nell’acqua poco profonda. Alla base dell’agricoltura stava il “milpa” ossia il campo di grano dove lavoravano uomini e donne. Non si coltivava solo questo cereale, ma anche zucche, legumi, pomodori, peperoni, ananas e avocado.

    Le donne inoltre erano brave tessitrici: raccoglievano le fibre, le preparavano, le filavano, le tinteggiavano e le tessevano per preparare mantelli, gonne lunghe e larghi calzoni, di cui gli Aztechi usavano vestirsi.Quelli che non lavoravano nei campi erano coloro che si dedicavano ai commerci o alla produzione di gioielli. I primi formavano la corporazione dei “viaggiatori commercianti” e godevano di speciali agevolazioni: non pagavano le tasse e non erano soggetti alle leggi e ai tribunali ordinari. A Tenochtitlan si rifornivano di diversi prodotti come tela di cotone, vestiti di pelliccia di coniglio, specchi di ossidiana e di rame, erbe medicinali, cosmetici e soprattutto sale, per poi partire in lunghi viaggi attraverso l’impero e le regioni circostanti. Là avrebbero trovato cotone, piume, pietre preziose, cioccolato e gomma. Gli orefici erano riuniti in una corporazione, lavoravano al servizio del sovrano e dei suoi dignitari e, quindi, erano esenti dalle tasse. Gli intagliatori di pietre erano molto numerosi e anch’essi al servizio del sovrano. Lavoravano soprattutto la giada, il cristallo, il turchese, l’ossidiana e lo smeraldo.

    IL GOVERNO E L’AMMINISTRAZIONE

    Il capo supremo degli Aztechi aveva il titolo di “colui che parla” e veniva regolarmente eletto. Infatti la monarchia non era assoluta, come nella teocrazia peruviana, ma in teoria tale popolo può essere definito democratico. Ogni famiglia costituiva un clan, venti dei quali formavano la tribù dei tenocha. Ogni clan aveva il proprio consigli ed un capo eletto. Tra questi i più vecchi, saggi e con maggiore esperienza partecipavano al Consiglio della tribù. Esso esprimeva quattro rappresentanti principali che eleggevano il re; egli era scelto tra i fratelli del governatore precedente o se non vene erano tra i nipoti.

    La giustizia azteca era esatta, rapida e definitiva: il furto, l’adulterio, la bestemmia, l’assassinio e l’ubriachezza non rituale erano tutti delitti capitali. La peggiore nefandezza era la stregoneria, soprattutto se diretta verso un membro di un clan.Per i membri del clan le imposte erano inevitabili e pagate per lo più con prestazioni di lavoro. Si fornivano anche vettovaglie, che venivano raccolte nei depositi centrali. I territori conquistati dovevano pagare a Tenochtitlan un tributo non eccessivo ogni sei mesi, costituito da manufatti o materie prime tipici di quel luogo.

    LA RELIGIONE E LA GUERRA

    Per gli Aztechi la guerra e la religione erano inseparabili. Il sangue era la bevanda degli dei e per procurarsi sufficienti prigionieri-vittime da sacrificare, si combattevano continue guerre limitate o “guerre dei fiori”. Huitzilopochtli era il patrono degli Aztechi che li aveva guidati dalle lande del nord alla terra promessa di Tenochtitlan. Egli era il sole che si levava ogni mattina sconfiggendo la notte e l’uomo poteva ripagarlo solo nutrendolo con la sostanza della vita: il sangue. Sacro dovere di tutti era, quindi, procurarsi dei prigionieri, riserva di cuori e di sangue.

    Vi erano inoltre moltissime altre divinità, che proteggevano le diverse categorie di lavoratori, che governavano i fenomeni atmosferici e che presiedevano l’aldilà. Ad essi era dedicato il calendario, composto da 18 mesi di 20 giorni ciascuno per un totale di 360 giorni. Si veniva così a creare un vuoto di 5 giorni quando i fuochi sacri venivano spenti e gli uomini erano obbligati a non fare nulla, solo a rannicchiarsi ed aspettare che finito questo periodo di tempo si riaccendessero. 

    Per gli Aztechi la morte complicava ogni cosa, poiché i sopravvissuti dovevano far penitenza per l’atto antisociale costituito dal decesso del loro parente. Il moribondo, prima di morire, doveva essere confessato da uno stregone. Dopo la morte veniva introdotta nella bocca una pietra verde che prendeva il posto del cuore e la salma veniva avvolta in una tela, bruciata e le ceneri messe in un’urna. Tutti venivano cremati tranne i capi che venivano sepolti. Gli Aztechi consideravano i defunti come coloro che erano passati allo stato immortale: continuavano a vivere, ma erano diventati impalpabili e invisibili. Per non farli arrabbiare i vivi dovevano portare il lutto per 80 giorni e ripeterlo per 4 anni.Nella concezione azteca ogni uomo abile era un guerriero, mentre esisteva solo un corpo di professionisti arruolati tra le migliori famiglie. Le guerre erano brevi e non comprendevano azioni a sorpresa e non si uccideva o distruggeva senza necessità.

    IL MATRIMONIO

    Il matrimonio era simboleggiato con il legare i lembi estremi dei mantelli dello sposo e della sposa. Una volta uniti essi dovevano rimanere insieme per tutta la vita. Un uomo si sposava a vent’anni, una donna circa a sedici. Il matrimonio era permesso solo tra appartenenti a gruppi diversi. Si riteneva infatti che i membri di un clan fossero tutti dello stesso sangue, per cui sposarsi all’interno di esso sarebbe stato incestuoso. Inoltre il matrimonio era poligamico e permetteva il concubinato. L’uomo era legato alla donna soprattutto per la preparazione dei cibi.

    IL LINGUAGGIO, LA LETTERATURA E LA MUSICA

    Il Nahuatl era il linguaggio degli Aztechi. Esso non fu inventato né perfezionato da loro, dato che era già parlato dai Toltechi. Tuttavia divenne la lingua franca del Messico e dell’America Centrale a seguito delle vaste conquiste egli Aztechi. Il Nahuatl è un linguaggio vivo e parlato ancora oggi.

    La letteratura azteca consisteva in ciò che non era scritto, in ciò che veniva trasmesso oralmente, e i loro scritti geroglifici servivano ad aiutare la memoria dei cantastorie a ricordare lo svolgersi degli eventi.La musica era legata alla danza, e non è mai esistita sotto forma di musica “pura”. Vi erano danze di massa di varie forme e, certamente, anche balli di gruppo. Ciò era finalizzato ad ottenere l’aiuto dei poteri invisibili dai quali dipendeva la prosperità degli Aztechi.

 

STORIA   DEGLI  AZTECHI

Gli Aztechi erano situati un poco più a nord dell’attuale area del Messico.

Questa civiltà era sorta in tempi piuttosto recenti (a metà del secolo XIV) ed era formata da più popolazioni simili.

Essi avevano la loro capitale a Tenochtitlàn (l’attuale città del Messico).

Verso il 1000 d.C. l’impero tolteco  fu distrutto. Tribù nomadi di cacciatori scesero dal nord ad occupare le terre rimaste libere nella valle. L’ultima fu la tribù dei Tenochca, che noi chiamiamo Aztechi.

Dalle antiche leggende pare che gli Aztechi abbiano lasciato la loro patria dopo una siccità e abbiano vagato per anni nel deserto. Con loro portarono le  statue del dio Huitzilochtli nella speranza che potesse guidarli. Il dio inviò loro un messaggio sotto forma di sogno:

- Costruite la vostra città nel luogo in cui vedrete un’aquila, con un serpente, appollaiata su un cactus.

Nel 1345 gli Aztechi si stabilirono nell’unica terra rimasta libera: un’isoletta del lago Texcoco.

Con i tributi che venivano pagati loro dalle altre tribù, costruirono Tenochtitlan.

Gli Aztechi diventarono sempre più potenti e ricchi con la guerra. Nel 1519 si trovarono padroni di un vasto impero.

                                                                                              

TERRITORIO

La Valle del Messico si trova a 2000 metri sul livello del mare ed è circondata da catene di montagne vulcaniche. Il lago Texcoco era paludoso e profondo solo 4 metri.

L’unico cibo erano rane e pesci, che barattavano con il legname delle altre tribù che risiedevano sulle rive del lago. 

 

POSIZIONE SOCIALE

IMPERATORE: Il Re e la Donna Serpente si ripartivano  il governo dello stato. Per diventare nobili, gli uomini dovevano dimostrare un grande coraggio in guerra.

Il re sceglieva i funzionari tra i guerrieri migliori e dava loro: terre, mantelli e gioielli.

I figli di nobili e di contadini dovevano guadagnarsi il rango.

SACERDOTI E NOBILI: Era compito dei funzionari giudicare i prigionieri .

I nobili erano puniti con più severità della gente comune. I nobili che si erano ubriacati e coloro che erano stati sorpresi a rubare il raccolto, venivano messi subito a morte. Non c’erano prigioni.

CONTADINI E ARTIGIANI: Vi erano parecchi clan. I clan erano delle TRIBU’ che vivevano in piccoli villaggi. Chi non apparteneva a nessun clan doveva lavorare la terra dei nobili. I ladri dovevano restituire il doppio di quello che avevano rubato .

Gli artigiani e i mercanti badavano da soli ai loro affari e tramandavano la professione ai figli.

GLI SCHIAVI E I BRACCIANTI: I braccianti senza terra lavoravano per i nobili, mentre gli schiavi erano o prigionieri di guerra, o criminali, o poveri che s’erano venduti per non morire di fame.

 

COME SI DIVENTAVA GUERRIERI

Le  mazze  erano  le  armi  più  usate,  fatte  in  legno  e  munite  di  lame  e  di  ossidiana. Altre  armi   erano  lo  scudo  e  la  lancia.

A  otto  anni  i  bambini  andavano  alla  scuola  del  clan  (Teplochcalli)  per imparare ad essere  bravi  guerrieri. La  vita   era  dura, imparavano  ad  essere  buoni, lavorando   umilmente:  scavando canali  e  pulendo  i   templi.

I  figli  dei  contadini  per  aiutare  nei  campi  il  padre  avevano  il  permesso  di  andare  a  casa  per  qualche  ora  per  poi  tornare  alla  Teplochcalli. 

I  ragazzi  alla  scuola  del  clan, imparavano   i  canti,   le  danze  religiose  e  le  leggi  cittadine.

I  pigroni  venivano  molestati  con  punture  di  spine. Diventavano   bravi  allenandosi  ( non  si  facevano  male ) con  armi   di  legno. I  bambini  accompagnavano  i  guerrieri  in  battaglia, ma  dovevano   stare  lontani  dai  combattimenti, perciò  portavano  i  cibi.

Per  far  sì  che  il  desiderio  di  un  guerriero  si  avverasse, che  era   quello  di  diventare “Maestro  di  ferite“, il  guerriero   doveva  portare  tre  nemici  vivi  e  legare  i  capelli  in  cima  alla  testa. I  più  bravi  diventavano  guerrieri  dell’ aquila  e   del  giaguaro.

Quando  un  guerriero  moriva  in  battaglia, l’ anima  saliva  in  un  cielo  vicino  al  sole. Poteva   essere  premiato  anche  il  figlio  di  un  contadino, se  si  era  distinto  in  battaglia,  poteva  diventare  nobile  e  ricco.

 

L'AGRICOLTURA

Il potere degli Aztechi non sarebbe cresciuto così tanto se i governanti non avessero organizzato i campi per le forniture e gli alimentari.

I raccolti erano incerti perché c’era la siccità o le gelate improvvise che potevano distruggere o gelare i prodotti. Per questo furono costruiti le Chinampas: grandi orti costruiti su palafitte sulle rive del lago Texcoco.

Chinampas:

Per costruire una Chinampas   si segnava, sulla riva del lago, il campo con dei pali e  poi, si recintava con rami intrecciati e si  piantavano alberi tutt’intorno, le loro radici consolidavano il terreno. Si riempiva il recinto con il fango raccolto sul fondo del lago unendo gli scarti del legname, altri rifiuti e altri vegetali, il tutto  veniva  lasciato decomporre. Alla fine il terreno era vangato con cura. Il nuovo terreno era pronto, ma prima di piantare i semi  si doveva aspettare  l’ordine del governo. 

 

AL     MERCATO

Intorno al 1450 Tenochtitlan contava almeno 300 000 abitanti. Quindi servivano  enormi  quantità  di  cibo  e di altre merci, perciò, sull’isola vicina, Tlatelolco, si sviluppò un mercato.

All’inizio il mercato era indipendente ma dopo una sommossa venne conquistato nel 1473 dai soldati Aztechi.

Il commercio locale era riservato  alle  donne.  Le donne di città andavano quasi ogni giorno  a  scambiare ortaggi, ceramiche, stuoie e cesti.

Gli Aztechi non usavano il denaro ma barattavano  le merci.

Il commercio con le località remote era rischioso e controllato dai mercanti  Aztechi. Essi superavano montagne innevate e passi d’alta quota, affrontavano popolazioni ostili, ragni   e serpenti velenosi.

Il  mercato era frequentato ogni giorno  anche da  20 000  persone.

Il commercio era regolato  da leggi  severe. Ladri e imbroglioni erano giudicati sul posto e, se ritenuti colpevoli, picchiati a morte.

Analogamente al mercato di Tlatelolco  anche gli altri mercati erano luoghi in cui incontrare amici, scambiare qualche chiacchiera e vedere  qualcosa di nuovo.

 

LE BOTTEGHE ARTIGIANALI

Gli Aztechi  imparavano molti mestieri artigianali:

realizzavano pregevoli gioielli e amuleti in oro e argento,

ricavavano affilati coltelli da schegge di selce e ossidiana,

sbozzavano grandi statue in pietra,

modellavano a mano l’argilla.

Gli Aztechi non conoscevano il tornio da  vasaio e non sapevano comporre mosaici di pietre preziose.

Molti lavori venivano eseguiti o ornati con penne e piume, perché i guerrieri recavano in battaglia scudi e stendardi piumati , simbolo del loro rango.

I governanti Aztechi valutavano più dell’oro le brillanti penne blu-verde della coda del quetzal, un uccello raro.

Migliaia di penne di quetzal servivano per realizzare i copricapo indossati dallo Tlatoani ( imperatore azteco) e da altri ricchi nobili.

 

PREZZI, PESI E MISURE

Gli Aztechi non avevano denaro, quindi si limitavano a scambiare beni di ugual valore. La gente portava i prodotti al mercato, per scambiarli poi con altri di cui avevano bisogno. Per colmare le piccole differenze di valore si usavano i chicchi di cacao.

Non esisteva un sistema preciso per i pesi e le misure. Un “carico” era il peso che un uomo poteva trasportare senza troppa fatica sulla schiena. Per misurare le lunghezze ci si serviva del corpo umano: la distanza tra il pollice e il mignolo della mano, quella tra una mano aperta e l’altra, tra la terra e le punte delle dita tenendo le braccia alzate erano altrettante misure di lunghezza.

100 chicchi di cacao

O

100 fogli di carta        = 1 mantello

O

1 canoa

1 mantello di piume = 100 mantelli   1 schiavo danzatore = 35 mantelli

                                                                                

GLI   ABITI,  LE  PETTINATURE

Per  gli  Aztechi  i  vestiti  erano  un mezzo per esprimere la propria situazione sociale (rango). Un nobile Azteco poteva "esibire"in pubblico la propria ricchezza semplicemente indossando vestiti raffinati e costosi, gioielli ...

I vestiti dei cittadini comuni erano tessuti con rozze fibre di agave maguej. Gli uomini del popolo potevano portare lunghi e ricchi mantelli solo per nascondere le gambe deturpate da cicatrici prodotte in guerra.

Gli artigiani tingevano il cotone grezzo di verde, di blu, di giallo e di nero usando foglie e corteccie, di carminio schiacciando le cocciniglie e, di porpora, con la secrezione di un mollusco marino.

Un contadino non ci metteva molto a vestirsi. Dormiva con il perizoma. Al mattino raccoglieva la coperta  e se la  avvolgeva su un  braccio, ne legava gli angoli sull’altra spalla ed era pronto.

Ogni categoria di persone aveva la sua pettinatura. Le donne sposate intrecciavano i capelli e legavano poi le trecce in modo che le due punte sporgessero ai lati del viso.

Le ragazze  portavano capelli sciolti. 

I ragazzi che non avevano ucciso alcun nemico dovevano portare  i capelli sciolti e lunghi sulla nuca.

I guerrieri portavano un ciuffo di capelli legati sulla testa. Si adornavano con ornamenti per le labbra, per il viso e per le orecchie.

Per andare alle feste si decoravano il viso con una strato di colore e con disegni impressi con stampi d'argilla.

 

L’OSSERVAZIONE DELLE STELLE

Soltanto i sacerdoti che avevano studiato l’astrologia erano in grado di leggere il calendario sacro.

Nessuno osava dare un nome a un bambino senza aver consultato un sacerdote perché gli Aztechi erano molto superstiziosi.

Il lavoro del sacerdote-astrologo era molto complesso. Oltre al giorno e al numero, doveva tener conto dell’ora e del dio che dominava su ciascun gruppo di 13 giorni.

Servendosi del calendario sacro il sacerdote- astrologo osservava ogni notte le stelle e di conseguenze era in grado di consigliare il re su decisioni importanti da prendere.

Il sacerdote presso gli Aztechi aveva un potere grandissimo.

Gli Aztechi presero l’idea dell’anno solare dal calendario dei Maya, lo divisero in 18 periodi di 20 giorni ciascuno con il resto di 5 giorni sfavorevoli alla fine di ogni anno. Per predire il futuro usavano anche un calendario sacro di 260 giorni, suddiviso in 20 periodi di 13 giorni.

Le date Azteche sono una mescolanza tra i due calendari.  

 

GLI DEI

Gli Aztechi adoravano numerosi dei. Ciascuno di questi presiedeva a dei momenti particolari della vita. Credevano che gli dei li seguissero sempre e si arrabbiassero se non si compivano i sacrifici prescritti o non si celebravano le loro feste. Perciò gli Aztechi cercavano di guadagnarsi il loro favore anche uccidendo molti prigionieri.

Huitzlochtli era il loro principale dio e gli Aztechi compivano molti sacrifici un suo favore.

Adoravano gli dei del cielo: Colibrì Azzurro, dio del sole a mezzogiorno, sua madre Coatlicue e Tezcatlipoca, dio della notte. Micitlantecuhtli era il dio dei morti, Tlaloc era invece il dio della pioggia. Tonatiun era il dio del sole. Coatlicue era molto importante perché era la madre terra. 

 

GIOCHI SACRI

La pallacanestro deriva dall’antico gioco del tlachtli.

Questo gioco era praticato già dagli Aztechi. Il tlachtli aveva un significato religioso, infatti, il cortile di pietra era una copia di quello che c’era in cielo, dove gli dei giocavano a palla con le stelle.

Potevano giocare solo i nobili, ma tutti potevano assistere e scommettere sulla loro squadra preferita. Le squadre in campo erano due, dovevano cercare di mandare la palla nell’anello di pietra degli avversari. Era molto difficile che un giocatore ci riuscisse, perciò quando vinceva, aveva il diritto di chiedere al pubblico, abiti e beni.

Di solito, però la gente se ne andava prima che la sfida fosse finita.

C’erano altri giochi per esempio: bisognava arrampicarsi su un palo unto di grasso e raggiungere la figura sacra in cima.

Invece quello prediletto dai nobili era il patolli. Si giocava su una stuoia con 52 caselle, dei gettoni rossi e blu e dei fagioli segnati che servivano come dadi, si riusciva a vincere se si mettevano tre gettoni in fila.

Cinque Fiori era il dio del gioco.

A volte gli Aztechi giocavano d’azzardo, rivolgevano le loro preghiere a Cinque Fiori per avere fortuna. Qualcuno si giocava tutto, persino i vestiti e doveva per forza diventare schiavo.

 

LA FINE DELL’IMPERO

Nel  1517 Hernan Cortès, futuro conquistatore del Messico, lasciò la Spagna per fare fortuna; egli credeva ai racconti fatti da Colombo, dopo il suo viaggio del 1492, circa le ricchezze del Nuovo Mondo.

Cortès era sicuro che avrebbe trovato l’oro e non si preoccupava delle popolazioni indigene e del loro stile di vita.

Cortès e i suoi soldati compirono due marce attraverso un territorio accidentato per raggiungere Tenochtitlan, la grande capitale degli Aztechi.

Cortès raggiunse la città degli Aztechi nel 1519 dove si incontrò con Montezuma per la prima volta a novembre, ma  i difensori della città lo costrinsero a ritirarsi. Con un altro attacco nel 1521 riuscì infine ad occuparla.

Nel giro di cent’anni, il 90% degli Aztechi morì di stenti o per le malattie importate dall’Europa.

Nel 1535 il Messico divenne una colonia spagnola.

 

Gli Aztechi

 

Gli Aztechi o Mexica si stabilirono nella Valle del Messico nel XIII sec. d.C. e dopo alterne vicende occuparono due isolotti del versante occidentale del lago Texcoco.

Essi provenivano dal nord della Mesoamerica e si definivano discendenti dei Chichimeca, popolazioni “barbare” di lingua nahuatl come loro.

L’oracolo del dio aveva predetto che la capitale degli Aztechi doveva essere fondata nel luogo stesso in cui avrebbero incontrato un’aquila posata su un cactus, con un serpente nel becco. NeI 1325 la profezia si avverò e così fu fondata Tenochtitlàn (il luogo del frutto di cactus”). Ancora oggi l’aquila che divora il serpente è l’emblema del Messico.

Alla fine del XV secolo due grandi sovrani quali Montezuma I e Ahuitzoil riuscirono ad estendere il loro impero dalla costa del Golfo al Pacifico, raggiungendo a nord i limiti della Mesoamerica e a sud il Guatemala e EI Salvador.

L’impero, di così vaste proporzioni, fu governato dai tre sovrani di Tenochtitlàn, Texoco e Tlacopàn che formavano una triplice alleanza: in realtà la città guida fu sempre Tenochtitlàn, la vera capitale imperiale.

Gli Aztechi erano abili agricoltori, conoscevano il maggese e praticavano l'irrigazione, costruivano giardini galleggianti e periodicamente ripartivano le terre.

Coltivavano mais e fagioli, (ancora non conosciuti dagli Europei), meloni, peperoni, vaniglia, pomodori, cotone, cacao (che trasformavano in cioccolato), l’agave, di cui facevano fermentare la linfa, e il tabacco, che veniva fumato durante le cerimonie religiose.

Praticavano inoltre l'allevamento del bestiame, che era limitato a una particolare razza di cani senza pelo destinati al consumo e ai tacchini.

Come generi di alimentazione venivano utilizzate anche pernici, anatre e oche selvatiche.

 

Il Commercio

 

Nel bilancio dello Stato azteco il commercio era una voce fondamentale insieme ai tributi in generi alimentari che ogni cittadino doveva versare. La permuta era l’unico mezzo per acquisire beni di consumo ma, poiché non esisteva una moneta, cioè un valore di scambio fisso, bisognava creare un riferimento universale: si scelse così il cacao, molto apprezza­to dagli Aztechi efacilmente trasportabile.

I “pochtecas” (commercianti) costituivano una classe privile­giata in ascesa e monopolizzavano il commercio su larghe distanze: si occupavano inoltre di servizi segreti, di ambasciate e di riscossioni di tributi.

Gli altipiani messicani importavano piume colorate, cotone e pelli di giaguaro dalle terre tropicali; oro e smeraldi dalla Colombia e dal Panama, bronzo dal Perù.

Contrariamente alle popolazioni maya, gli Aztechi non prati­cavano il commercio marittimo. Per gli interscambi a grandi distanze, i mercanti si appoggiavano alle loro lontane basi commerciali e sembra che fossero riuniti in una specie di con­fraternita che dava loro la possibilità di trovare ospitalità e assistenza in qualsiasi centro.

Ciò che colpì maggiormente gli Spagnoli e di cui hanno lasciato testimonianza, fu l’abbondanza dei mercati che in ogni città si svolgevano a cadenze fisse. Il più ricco era il mer­cato quotidiano di Tlateloco. Hernàn Cortés lo descrive così:

“Qgni giorno vengono qui a vendere o a barattare oltre ses­santamila persone... La piazza è grande il doppio di quella di Salamanca e vi si vende ogni tipo di merce. C’è una strada per la cacciagione e una per i venditori di ortaggi, radici ed erbe medicinali…” Bernal Diaz elenca altre mercanzie quali schiavi indiani, cotone e fili ritorti, pollame, ceramiche, tabac­co, cocciniglia per coloranti, sale, coltelli di pietra... Si vende­vano anche oggetti in oro e argento, pietre preziose e piume. Al centro della piazza c’era sempre un gruppo formato da una decina di notabili che avevano il compito di fare da pacie­ri o da giudici in caso di controversie.

L’ottima organizzazione commerciale azteca era legata ad una efficiente rete stradale che permetteva rapide comunica­zioni con la costa e con le regioni settentrionali e meridionali fino all’istmo di Panama; esistevano inoltre delle mappe con i percorsi consigliati. Le merci venivano portate a spalla da schiavi o da portatori di professione.

 

La Società

 

Alla base della società azteca c’era il popolo (o “machehuales”) organizzato in molti clan i cui membri discendevano da uno stesso antenato e lavoravano le terre avute in eredità, pagando allo Stato dei tributi consistenti in una parte dei pro­dotti. Ogni gruppo godeva di amministrazione autonoma e aveva un suo tempio e una sua scuola.

Le cariche dirigenti di tipo militare, amministrativo, giudiziario e religioso erano dapprima elettive e solo in seguito divenne­ro ereditarie dando origine a un’aristocrazia di sangue (“tecluti”) a cui faceva capo l’imperatore. che si occupava di politica estera. In politica interna era coadiuvato da un consigliere cui spettava, benché uomo, il titolo di Donna Serpente. I membri della nobiltà venivano educati in scuole rigorosissime, dette “Calmecac” o Case dei giovani, rette da sacerdoti, nelle quali l’allievo apprendeva l’autodisciplina, si abituava alle privazio­ni. studiava la scrittura e la lettura, l’astronomia, l’astrologia, la storia, la matematica, l’interpretazione dei sogni. Anche i figli dei “machehuales”., se idonei,  potevano accedere a que­sta scuola. I soli privi della possibilità di migliorare la loro condizione erano gli schiavi, che indossavano un infamante colla­re di cuoio, e i portatori, ritenuti socialmente inferiori.

Ogni persona curava il proprio corpo e l’abbigliamento con particolare attenzione. Sicuramente i più ricchi, che non lavo­ravano, avevano maggior tempo da dedicare a se stessi. Secondo il cronista Andros de Tapia, Montezuma si lavava due volte al giorno, ma tutti “si bagnavano frequentemente, e molti ogni giorno, nei fiumi, nelle lagune o in vasche”. Per detergersi usavano sostanze vegetali come la radice delle saponaria ed erbe profumate.

I maschi portavano generalmente i capelli lunghi con frangia anteriore; l’appartenenza a un determinato mestiere o grup­po sociale era indicata da un taglio diverso: i sacerdoti si rasavano ai lati del capo ma portavano una lunga ciocca al centro della testa; i guerrieri (come il guerriero-aquila, il guerriero-giaguaro, il guerriero comune) avevano sulla nuca una lunga coda che veniva tagliata dai barbieri dopo la prima battaglia. L’indumento principale maschile era il perizoma (“maxtlatl”), della stessa foggia di quello utilizzato dai Maya. Il mantello (“tilmafli”), di fibra d’agave, cotone di pelo di coniglio unito a piume colorate, era comune soprattutto d’inverno.

Le donne si acconciavano le lunghe e lucenti chiome in modi conformi all’età, allo stato sociale, al ceto di appartenenza.

Indossavano una gonna, o “cueitl”, fissata alla vita da una cintura ricamata; nel­le campagne si lasciavano il busto scoperto; in città se lo coprivano con 1’ “huipilli”, un corsetto generalmente bianco, scollato e libero sulla gonna. Uomini e donne del popolo camminavano a piedi nudi, ma i nobili e i ricchi calzavano i “cactli”, sandali con suola di fibra o pelle allacciati alla gamba con corregge intrecciate. Si usavano gioielli di varie fogge e materiali: oro, cristallo, conchiglie, ambra, turchese e ampi copricapi con impalcatura ricoperta di piume.

 

Religione

 

La società degli Aztechi era basata sulla religione. Dal famoso calendario, noto come Pietra del Sole, che raffigura al centro il volto del dio Sole e del mondo e intorno i simboli delle quattro ere preistoriche e dei giorni, chiusi in una composizione circolare con l’anello esterno formato da due serpenti di turchese, all'organizzazione politica sociale, tutto era subordinato a scopi religiosi. Dio del sole era Tonatiuh, dea della luna Metzli, Dio della pioggia Tlaloc, Dea del mais Centeotl. Accanto al Dio della guerra erano venerati il terribile Dio dell' inverno Tezcatlitpoca, venditore delle colpe umane, e Quetzalcoatl, il serpente piumato, Dio della civiltà e della tolleranza, costretto all' esilio da Tezcatlipoca, ma che sarebbe tornato dall' est. E, infatti, nello straniero, bianco di pelle e dalla lunga barba che si chiamava Cortès, Montezuma credette di riconoscere il divino Quetzalcoatl redivivo. L' immagine azteca del mondo era caratterizzata da un forte sentimento della precarietà: il mondo intero appariva appoggiare sul vuoto, la natura era piena di forze disttruttive che andavano attentamente sorvegliate. La concezione del tempo degli aztechi vedeva un periodico ritorno di momenti di catasrofe. Era di fronta al sole che gli aztechi esprimevano a fondo il loro senso di incertezza: persino gli dei erano dovuti morire al fine di ogni epoca, perchè il sole potesse rinnovarsi, perciò era necessario procedere a continui sacrifici umani i quali erano compiuti da sacerdoti sulle grandi piramidi di Tenochtitlàn e sul cui significato si è molto discusso.

Anche la produzione artistica azteca, che nella maggior parte dei casi si trattava di scultura, era sempre ispirata dalla religione, infatti quasi tutte le statue che ci sono rimaste raffigurano dei o simboli religiosi.

 

Fine degli Aztechi

 

Quando nel 1519 sbarcarono gli Spagnoli in Messico con Hernàn Cortès, un nobile castigliano in cerca di fortuna gli Aztechi, dominavano una confederazione che comprendeva circa trenta province.

Stupefatti dalla vista dei cavalli e delle armi da fuoco gli indigeni in un primo momento lo accolsero calorosamente, scambiandolo per una divinità.

Ma più tardi quando osarono ribellarsi alle sue esose e crescenti richieste, furono ridotti in schiavitù e quando Cortès durante una festa raggiunse la capitale, sterminò la popolazione. In questo modo la civiltà degli Aztechi scomparve per sempre.  

 

Gli Inca

 

Il mondo degli Inca era definito, nella lingua ufficiale “que­chua”, Tahuantinsuyu o “mondo dalle quattro direzioni”. In realtà la direzione ritenuta più importante era quella est-ovest, il percorso del sole.

Al momento della conquista spagnola l’impero incaico occu­pava più di un milione di chilometri quadrati: da Cuzco - nella sierra meridionale del Perù - si era allargato a nord in tutto l’Ecuador e, a sud, in Cile e nell’Argentina nordoccidentale.

La storia del Perù e dell’area andina, come ce la rac­conta l’archeologia, è caratterizzata da una serie di grandi civiltà millenarie le quali raggiunsero il loro apogeo e la loro decadenza molto prima che gli Inca arrivassero ad assogget­tare l’intera regione. Questa eredità fu raccolta ed assimilata dall’impero incaico, un po’ come i Romani avevano fatto in Europa. Gli Inca fecero la loro prima comparsa su un elevato altipiano, brullo e desertico, caratterizzato da una notevole escursione termica: la terra dei Quechua, “il popolo della Valle calda” che diede il nome alla loro lingua. Il fatto di non sapere quasi nulla della storia delle civiltà preincaiche è dovu­to proprio agli stessi Inca che tramite i rammentatori cancella­rono ogni traccia degli altri popoli mediante un’efficace mani­polazione della storia che doveva essere tramandata.

Come nelle altre civiltà precolombiane l’agricoltura era il principale mezzo di sussistenza, anche se in un primo momento era molto sfavorita a causa dei pendii scoscesi.

Tuttavia gli Inca, ricorrendo alla tecnica del terrazzamento e sviluppando un efficace sistema di irrigazione, furono capaci di provvedere alla loro sopravvivenza, integrando la loro alimentazione, principalmente costituita dalla patata, con del pesce e con la carne del porcellino d'India.

 

Commercio

 

Il commercio era largamente praticato presso gli inca, ma non aveva l’impor­tanza che rivestiva presso i contemporanei Aztechi. In appo­siti mercati, nelle città più importanti, si effettuavano scambi e compravendite di prodotti locali. Nelle zone costiere, che era­no anche le più povere, ogni merce era ritenuta preziosa; dall’interno erano richiesti soprattutto articoli di lusso: piume colorate, coca e sostanze stimolanti provenienti dal versante amazzonico, smeraldi, giade e oro.

Cosa che invece colpì particolarmente i conquistadores fu la cosiddetta Strada Reale, divisa in due arterie principali: quella andina e quella costiera. La prima, lunga 5200 chilometri, percorreva la Cordigliera dal limite settentrionale dell’impero, costituito dal Rio Ancasmayo, attraverso l’Ecuador, il Perù, la Bolivia, il Cile e l’Argentina fino a Tucuman. La strada costiera - lunga più di 4000 chilometri e larga 7 metri - partiva da Tumbes, al limite del regno incaico sul Pacifico, e proseguiva verso sud, attraverso il deserto, per tutta la lunghezza del Perù e del Cile. Nei punti più pericolosi erano stati eretti dei muri di pietra; per superare le paludi si era proweduto a sopraelevare il ter­reno e per scendere lungo i pendii erano stati costruiti terraz­zamenti e gradini. Vi erano inoltre molte altre piccole vie e sentieri, destinati alle spedizioni militari o al trasporto delle merci.

Sicuramente le più ardite opere di ingegneria stradale erano costituite dai ponti (“chaca”) che gli Inca ritenevano sacri. Ce n’erano di varie tipologie: sospesi, galleggianti su barche, a mensola, a lastre di pietra. Quello più famoso era il ponte sospeso di San Luis Rey, fatto costruire dal re Inca-Roca, che attraversava la gola del rio Apurimac. Era sostenuto da cavi in “cabuya” (corda vegetale) massicci “quanto un como umano e lunghi circa 55 metri, fissati alle due rive del fiume a pilastri di pietra conficcati nel terreno e legati a travi in legno. Il pon­te, ricoperto con graticci di canna e foglie, oscillava nel vuoto, come un’amaca, ma era molto robusto: appositi operai era­no addetti alla sua costante manutenzione.

 

Società

 

La società incaica era a struttura piramidale, cioè assoluta­mente accentrata: il governo si avvaleva di un sistema gerar­chico complesso e minuzioso facente capo a Cuzco.

Al vertice della gerarchia sociale stava il “sapa-inca”, l’impera­tore, diretto discendente di Inti, il Dio Sole. Egli perciò dete­neva non solo la suprema autorità politica e militare, ma anche quella religiosa. Appena conquistavano una provincia, gli Inca la dividevano in tre parti, la prima delle quali era per il Sole, la seconda per il re e la terza per il popolo; questa parte era equamente suddivisa, pro capite, tra la popolazione e ogni suddito riceveva al momento del matrimonio un lotto di terreno per sé, la moglie e ciascun figlio.

Oltre all’inca, tre categorie di persone facevano parte della classe superiore: i membri della famiglia imperiale; i “cura­cas”, che erano i capi dei popoli sottomessi ma riconfermati nel loro potere dopo aver prestato giuramento di fedeltà al sovrano; e infine una folta schiera di magistrati, dignitari, cit­tadini che nel corso di guerre o calamità naturali si erano distinti per il coraggio, nonché i capi delle famiglie più impor­tanti. Anche i sacerdoti, i medici, i guaritori e i guerrieri erano tenuti in alta considerazione.

Ma la vera forza dell’impero era costituita dai contadini e dagli abitanti dei villaggi andini riuniti in “ayllu” (nuclei-dan). Ognuno di questi gruppi possedeva della terra coltivabile (“marca”) ed era protetto da un suo antenato, a volte identifi­cato con un animale, una roccia, un fiume o un lago. Ciascun villaggio era governato da un consiglio di anziani o da un capo-villaggio.

 

Religione

 

 

La religione incaica consisteva in un insieme di credenze basate sulla personificazione delle forze della natura, sull’influsso degli astri, sulla presenza di spiriti in tutte le cose: l’impero abbracciava molti territori e grandi erano, al suo interno, le sfumature religiose e cultuali.

Fin dalla nascita dell’impero la divinità incaica per eccellenza fu Inti, il dio Sole. Suo figlio, detentore del potere in terra, era il sapa-inca che aveva al suo servizio sacerdoti e Vergini del Sole; solo a Cuzco 4000 persone erano addette al culto. Gli Inca non si opponevano alle religioni locali ma esigevano che fosse rivolto un culto particolare al dio Sole. A partire dal regno di Pachacuti (1438-147 1), la divinità più celebrata fu Viracocha, il Creatore, benigno responsabile del benessere degli uomini e del loro nutrimento. Dopo il dio Sole Inti e il dio-creatore Viracocha, un posto di rilievo spettava a Inti lllapa, il Tuono, signore della pioggia che percorreva gli spazi celesti armato di fionda per scagliare i fulmini. Gli indigeni credevano di identificare il suo profilo tra le stelle dell’Orsa Maggiore e ritenevano che attingesse la pioggia dalla Via Lattea. Anche la Luna era venerata, perché sorella del Sole. Esisteva inoltre un culto rivolto a immagini, oggetti, o elemen­ti della natura considerati sacri e chiamati “huaca”: potevano essere laghi, fiumi, idoli, feticci, pietre o oggetti toccati dall’inca. A Cuzco e dintorni esistevano circa 500 luoghi rite­nuti “huaca”. Nelle case si conservavano i “conopa”, statuet­te antropomorfe collegate al culto degli antenati.

Lo stregone-indovino era una figura di primo piano nell’area andina e i sacerdoti erano incaricati di interrogare gli spiriti dei morti per conoscere il futuro. Per trarre vaticini si osserva­vano anche le viscere degli animali, il cammino dei ragni, la disposizione delle foglie di coca. Il sacrificio umano era prati­cato ma non per consuetudine, come facevano gli Aztechi: si riteneva invece che il lama fosse l’animale da sacrificio per eccellenza. Per ottenere la benevolenza degli dei si offrivano conchiglie, statuine in oro e argento e tessuti preziosi.

 

La fine degli inca

 

La fine degli Inca si ebbe pochi anni dopo quella degli Aztechi. Una guarnigione spagnola nel 1522 venne a conoscenza di un impero che avrebbe dovuto trovarsi all'interno del continente sudamericano. Nel 1531 fu allestita una spedizione guidata da Francisco Pizarro e Diego de Almagro, costituita da tre navi: la flotta avanzò lentamente lungo la costa dell' Ecuador e del Perù, inoltrandosi infine verso l'altopiano. Gli spagnoli entrarono nell' impero Inca in un momento di sua grave debolezza.. Essi infatti erano stati colpiti da malattie importate dagli spagnoli e negli anni 1524-25 il Perù era stato contagiato dal vaiolo dove a causa di questo morì l'imperatore. In seguito era cominciata una violenta guerra tra i suoi due figli Atahualpa e Huascar conclusa con la vittoria del primo. Questa guerra combaciò con l'avanzata spagnola guidata da Pizarro verso l'altopiano peruviano dove la popolazione Inca fu massacrata.

 

 

Gli Aztechi

 

Gli Aztechi o Mexica si stabilirono nella Valle del Messico nel XIII sec. d.C. e dopo alterne vicende occuparono due isolotti del versante occidentale del lago Texcoco.

Essi provenivano dal nord della Mesoamerica e si definivano discendenti dei Chichimeca, popolazioni “barbare” di lingua nahuatl come loro.

L’oracolo del dio aveva predetto che la capitale degli Aztechi doveva essere fondata nel luogo stesso in cui avrebbero incontrato un’aquila posata su un cactus, con un serpente nel becco. NeI 1325 la profezia si avverò e così fu fondata Tenochtitlàn (il luogo del frutto di cactus”). Ancora oggi l’aquila che divora il serpente è l’emblema del Messico.

Alla fine del XV secolo due grandi sovrani quali Montezuma I e Ahuitzoil riuscirono ad estendere il loro impero dalla costa del Golfo al Pacifico, raggiungendo a nord i limiti della Mesoamerica e a sud il Guatemala e EI Salvador.

L’impero, di così vaste proporzioni, fu governato dai tre sovrani di Tenochtitlàn, Texoco e Tlacopàn che formavano una triplice alleanza: in realtà la città guida fu sempre Tenochtitlàn, la vera capitale imperiale.

Gli Aztechi erano abili agricoltori, conoscevano il maggese e praticavano l'irrigazione, costruivano giardini galleggianti e periodicamente ripartivano le terre.

Coltivavano mais e fagioli, (ancora non conosciuti dagli Europei), meloni, peperoni, vaniglia, pomodori, cotone, cacao (che trasformavano in cioccolato), l’agave, di cui facevano fermentare la linfa, e il tabacco, che veniva fumato durante le cerimonie religiose.

Praticavano inoltre l'allevamento del bestiame, che era limitato a una particolare razza di cani senza pelo destinati al consumo e ai tacchini.

Come generi di alimentazione venivano utilizzate anche pernici, anatre e oche selvatiche.

 

Il Commercio

 

Nel bilancio dello Stato azteco il commercio era una voce fondamentale insieme ai tributi in generi alimentari che ogni cittadino doveva versare. La permuta era l’unico mezzo per acquisire beni di consumo ma, poiché non esisteva una moneta, cioè un valore di scambio fisso, bisognava creare un riferimento universale: si scelse così il cacao, molto apprezza­to dagli Aztechi efacilmente trasportabile.

I “pochtecas” (commercianti) costituivano una classe privile­giata in ascesa e monopolizzavano il commercio su larghe distanze: si occupavano inoltre di servizi segreti, di ambasciate e di riscossioni di tributi.

Gli altipiani messicani importavano piume colorate, cotone e pelli di giaguaro dalle terre tropicali; oro e smeraldi dalla Colombia e dal Panama, bronzo dal Perù.

Contrariamente alle popolazioni maya, gli Aztechi non prati­cavano il commercio marittimo. Per gli interscambi a grandi distanze, i mercanti si appoggiavano alle loro lontane basi commerciali e sembra che fossero riuniti in una specie di con­fraternita che dava loro la possibilità di trovare ospitalità e assistenza in qualsiasi centro.

Ciò che colpì maggiormente gli Spagnoli e di cui hanno lasciato testimonianza, fu l’abbondanza dei mercati che in ogni città si svolgevano a cadenze fisse. Il più ricco era il mer­cato quotidiano di Tlateloco. Hernàn Cortés lo descrive così:

“Qgni giorno vengono qui a vendere o a barattare oltre ses­santamila persone... La piazza è grande il doppio di quella di Salamanca e vi si vende ogni tipo di merce. C’è una strada per la cacciagione e una per i venditori di ortaggi, radici ed erbe medicinali…” Bernal Diaz elenca altre mercanzie quali schiavi indiani, cotone e fili ritorti, pollame, ceramiche, tabac­co, cocciniglia per coloranti, sale, coltelli di pietra... Si vende­vano anche oggetti in oro e argento, pietre preziose e piume. Al centro della piazza c’era sempre un gruppo formato da una decina di notabili che avevano il compito di fare da pacie­ri o da giudici in caso di controversie.

L’ottima organizzazione commerciale azteca era legata ad una efficiente rete stradale che permetteva rapide comunica­zioni con la costa e con le regioni settentrionali e meridionali fino all’istmo di Panama; esistevano inoltre delle mappe con i percorsi consigliati. Le merci venivano portate a spalla da schiavi o da portatori di professione.

 

La Società

 

Alla base della società azteca c’era il popolo (o “machehuales”) organizzato in molti clan i cui membri discendevano da uno stesso antenato e lavoravano le terre avute in eredità, pagando allo Stato dei tributi consistenti in una parte dei pro­dotti. Ogni gruppo godeva di amministrazione autonoma e aveva un suo tempio e una sua scuola.

Le cariche dirigenti di tipo militare, amministrativo, giudiziario e religioso erano dapprima elettive e solo in seguito divenne­ro ereditarie dando origine a un’aristocrazia di sangue (“tecluti”) a cui faceva capo l’imperatore. che si occupava di politica estera. In politica interna era coadiuvato da un consigliere cui spettava, benché uomo, il titolo di Donna Serpente. I membri della nobiltà venivano educati in scuole rigorosissime, dette “Calmecac” o Case dei giovani, rette da sacerdoti, nelle quali l’allievo apprendeva l’autodisciplina, si abituava alle privazio­ni. studiava la scrittura e la lettura, l’astronomia, l’astrologia, la storia, la matematica, l’interpretazione dei sogni. Anche i figli dei “machehuales”., se idonei,  potevano accedere a que­sta scuola. I soli privi della possibilità di migliorare la loro condizione erano gli schiavi, che indossavano un infamante colla­re di cuoio, e i portatori, ritenuti socialmente inferiori.

Ogni persona curava il proprio corpo e l’abbigliamento con particolare attenzione. Sicuramente i più ricchi, che non lavo­ravano, avevano maggior tempo da dedicare a se stessi. Secondo il cronista Andros de Tapia, Montezuma si lavava due volte al giorno, ma tutti “si bagnavano frequentemente, e molti ogni giorno, nei fiumi, nelle lagune o in vasche”. Per detergersi usavano sostanze vegetali come la radice delle saponaria ed erbe profumate.

I maschi portavano generalmente i capelli lunghi con frangia anteriore; l’appartenenza a un determinato mestiere o grup­po sociale era indicata da un taglio diverso: i sacerdoti si rasavano ai lati del capo ma portavano una lunga ciocca al centro della testa; i guerrieri (come il guerriero-aquila, il guerriero-giaguaro, il guerriero comune) avevano sulla nuca una lunga coda che veniva tagliata dai barbieri dopo la prima battaglia. L’indumento principale maschile era il perizoma (“maxtlatl”), della stessa foggia di quello utilizzato dai Maya. Il mantello (“tilmafli”), di fibra d’agave, cotone di pelo di coniglio unito a piume colorate, era comune soprattutto d’inverno.

Le donne si acconciavano le lunghe e lucenti chiome in modi conformi all’età, allo stato sociale, al ceto di appartenenza.

Indossavano una gonna, o “cueitl”, fissata alla vita da una cintura ricamata; nel­le campagne si lasciavano il busto scoperto; in città se lo coprivano con 1’ “huipilli”, un corsetto generalmente bianco, scollato e libero sulla gonna. Uomini e donne del popolo camminavano a piedi nudi, ma i nobili e i ricchi calzavano i “cactli”, sandali con suola di fibra o pelle allacciati alla gamba con corregge intrecciate. Si usavano gioielli di varie fogge e materiali: oro, cristallo, conchiglie, ambra, turchese e ampi copricapi con impalcatura ricoperta di piume.

 

Religione

 

La società degli Aztechi era basata sulla religione. Dal famoso calendario, noto come Pietra del Sole, che raffigura al centro il volto del dio Sole e del mondo e intorno i simboli delle quattro ere preistoriche e dei giorni, chiusi in una composizione circolare con l’anello esterno formato da due serpenti di turchese, all'organizzazione politica sociale, tutto era subordinato a scopi religiosi. Dio del sole era Tonatiuh, dea della luna Metzli, Dio della pioggia Tlaloc, Dea del mais Centeotl. Accanto al Dio della guerra erano venerati il terribile Dio dell' inverno Tezcatlitpoca, venditore delle colpe umane, e Quetzalcoatl, il serpente piumato, Dio della civiltà e della tolleranza, costretto all' esilio da Tezcatlipoca, ma che sarebbe tornato dall' est. E, infatti, nello straniero, bianco di pelle e dalla lunga barba che si chiamava Cortès, Montezuma credette di riconoscere il divino Quetzalcoatl redivivo. L' immagine azteca del mondo era caratterizzata da un forte sentimento della precarietà: il mondo intero appariva appoggiare sul vuoto, la natura era piena di forze disttruttive che andavano attentamente sorvegliate. La concezione del tempo degli aztechi vedeva un periodico ritorno di momenti di catasrofe. Era di fronta al sole che gli aztechi esprimevano a fondo il loro senso di incertezza: persino gli dei erano dovuti morire al fine di ogni epoca, perchè il sole potesse rinnovarsi, perciò era necessario procedere a continui sacrifici umani i quali erano compiuti da sacerdoti sulle grandi piramidi di Tenochtitlàn e sul cui significato si è molto discusso.

Anche la produzione artistica azteca, che nella maggior parte dei casi si trattava di scultura, era sempre ispirata dalla religione, infatti quasi tutte le statue che ci sono rimaste raffigurano dei o simboli religiosi.

 

Fine degli Aztechi

 

Quando nel 1519 sbarcarono gli Spagnoli in Messico con Hernàn Cortès, un nobile castigliano in cerca di fortuna gli Aztechi, dominavano una confederazione che comprendeva circa trenta province.

Stupefatti dalla vista dei cavalli e delle armi da fuoco gli indigeni in un primo momento lo accolsero calorosamente, scambiandolo per una divinità.

Ma più tardi quando osarono ribellarsi alle sue esose e crescenti richieste, furono ridotti in schiavitù e quando Cortès durante una festa raggiunse la capitale, sterminò la popolazione. In questo modo la civiltà degli Aztechi scomparve per sempre.  

 

I maya

 

Di tutte le popolazioni precolombiane i Maya furono i più progrediti dal punto di vista intellettuale, tanto da meritarsi il nome di "Greci d' America".

La civiltà Maya si sviluppò nel Messico meridionale, nei territori degli odierni stati di Yucatàn, Campeche, Quintana Roo, Tabasco e Chiapas, diffondendosi anchenel Guatemala, nel Belize ed in parte di Honduras e di El Salvador.

Si reputa che la prima città maya fu Cuello, che già nel 2400 a.C. era un fiorente centro agricolo.

La civiltà dei Maya aveva il proprio fondamento economico nel mais. Attraverso la coltivazione della pianta del mais, l'uomo aveva potuto gettare le basi per una società sedentaria legata alla terra e alla agricoltura ed ai cicli naturali di nascita, crescita e morte. Rappresentava il loro nutrimento principale, un alimento divino, che aveva formato la carne e il sangue degli uomini durante l'ultima fase della creazione. Credevano infatti che in un luogo di delizie e di abbondanza erano state trovate dagli dei le pannocchie bianche e le pannocchie gialle, che furono macinate per formare la carne dell’uomo e per conferirgli forza e vigore.

Tuttavia i Maya coltivavano anche altri tipi di prodotti come i fagioli, le zucche ed il cacao, e allevavano cervi, tacchini e persino i cani, che venivano ingrassati e mangiati.

 

Il Commercio

L’attività di maggior importanza per i Maya fu senza dubbio il commercio.

Generalmente gli scambi avvenivano all’interno di un’unica regione (scambio regionale) oppure fra regioni distanti tra loro (scambi interregionali). Si negoziavano beni utilitari (viveri e strumenti, sale, ossidiana e pietre da macina) e prodotti eso­tici e voluttuari legati ai rituali, alla ricchezza e al rango socia­le. I prodotti esportati più frequentemente erano: giadeite, serpentina, ossidiana, sale, cacao e penne di quetzal. Altri prodotti come i metalli (argento, oro, rame e leghe), la gom­ma e le pelli di animali provenivano da diverse aree e passa­vano per i territori maya. All’interno delle varie regioni, veni­vano organizzati veri e propri mercati e fiere, durante i quali si praticavano riti e attività ricreative.

Per trasportare le merci ci si avvaleva delle sole energie uma­ne; non si conosceva l’utilizzo della ruota e i carichi venivano trasportati sulla schiena da portatori, spesso organizzati in carovane umane. Per i trasporti marittimi, era comune l’uso della canoa, a volte munita di vele.

 

La società

 

La società maya era composta da tre classi principali: l’élite dirigente formata dai nobili e dai sacerdoti; i plebei e gli schia­vi; una classe media emergente.

I plebei abitavano le case più umili, situate in genere alla peri­feria dei centri; a questo gruppo appartenevano probabilmen­te, oltre ai contadini, i servi, i portatori e gli operai. La classe media era composta di funzionari, mercanti, guerrieri, artigia­ni, architetti, artisti e abitava vicino al nucleo civico e religioso dove risiedeva la classe dominante: il sovrano, la sua famiglia e altri membri della nobiltà che presumibilmente occupavano le cariche principali in campo politico, religioso ed economi­co.

L’indumento principale degli uomini di ogni classe sociale era il perizoma (“ex”). Si trattava di una larga fascia di cotone lunga abbastanza da essere avvolta ripetutamente intorno alla vita e passata fra le gambe. Questi perizomi erano variamen­te decorati e ornati con penne di quetzal alle estremità. Oltre agli “ex” gli uomini portavano, a volte, un largo riquadro di cotone, detto “pati”, annodato alle spalle, che i poveri usava­no anche come coperta per la notte.

L’indumento principale delle donne era, secondo il cronista Herrera, un vestito simile a un sacco, lungo e largo, aperto ai due lati e cucito tipo ai fianchi”. Ancora oggi questo indu­mento viene indossato in Messico ed è chiamato “huipil”. In testa portavano un grande fazzoletto di cotone “aperto come un corto cappuccio che serviva anche a coprire il seno”. Sandali di pelle non conciata e legati con cordicelle di canapa completavano l’abbigliamento della gente comune.

 

Religione

 

I Mayaavevano una religione politeista e secondo loro esistevano dei per quasi ogni attività umana e fenomeno naturale; il più antico dio, creatore del mondo, era Hunab. Esistevano inoltre il dio del mais e delle foreste (Yum Kaax), il dio della morte (Ah Puch), il dio della stella Polare (Xaman Ek), ma al di sopra di tutti c’era Itzamna, figlio di Hunab, signore dei cieli e della terra, del giorno e della notte. Per raggiungere la dignità religiosa e diventare grandi sacerdoti dovevano sottoporsi a riti di transizione, che assicuravano il contatto diretto con la divinità, poteri sciamanici ed il dominio sullo spazio e il tempo degli uomini. Dopo una morte rituale, risorgevano alla nuova vita dal ventre di tartarughe, coccodrilli e serpenti, simboli terrestri. Parallelamente al dolore provocato dall'auto sacrificio di sangue, al ritmo incessante dei tamburi e della danza, anche l’ingestione di sostanze psico attive, come funghi e fumo di semi e erbe, poteva provocare stati di trance. Lo sciamano si elevava dalla condizione umana e raggiungeva una visione globale della realtà, entrava in contatto con le divinità e gli antenati e superava la concezione del tempo come successione di elementi concatenati a livello superficiale.

I luoghi dove si svolgevano queste cerimonie religiose erano le piramidi, che non avevano la funzione di tomba, ma che erano usate come veri e propri templi.

Tra tutti i riti sicuramente il più importante era quello funebre, che veniva compiuto più per esorcizzare i vivi che per onorare i defunti.

 

Decadenza e morte

 

Non sono chiare le cause che determinarono la fine dei Maya del Periodo classico intorno al 1000 d.C., ma sicuramente si trattò di un processo graduale dovuto a fattori ecologici e politici. Nel 1542, pochi anni dopo la conquista dell’America, le truppe spagnole condotte da Francisco Montejo sottomise­ro i sedici piccoli Stati in cui si era frantumato il regno dei Maya in seguito alle invasioni dei Toltechi provenienti dalla Valle del Messico. Gli ultimi Maya furono relegati a territori sempre più ristretti e si opposero alla dominazione spagnola fino al 1697.

Ancora oggi in Messico, Guatemala, Honduras e El Salvador vivono due milioni e mezzo di discendenti di questa grande cultura e si parlano 28 lingue di origine maya.

 

Aztechi

 

Tribù dei Nahua, che prese il nome dal suo mitico Paese d'origine, Aztlán (terra degli aironi). Nel XIV sec. si stabilirono lungo la valle del Messico. Tenochtitlán, l'odierna Città di Messico, costruita secondo la leggenda verso il 1325 o il 1370 su un'isola del lago Texcoco, fu la prima sede della monarchia azteca, iniziatasi con Acamipichtli (1375). Successivamente l'imperatore Itzcoatl (ca. 1360-1440) fece di Tenochtitlán il centro dell'espansione azteca, che raggiunse il golfo del Messico e l'Oceano Pacifico. Si creò così un vasto Stato a sistema federativo di cui facevano parte le città conquistate. La spedizione spagnola agli ordini di Cortés distrusse l'impero azteco (1522), massacrandone gli abitanti e uccidendo l'ultimo dei suoi sovrani, l'imperatore Cuauhtémoc (1525).

 

RELIGIONE

La vita dell'individuo e della società degli Aztechi era basata sulla religione. Dal famoso calendario all'organizzazione politica e sociale tutto era subordinato a scopi religiosi. Dio del sole era Tonatiuh, dea della luna Metzli, dio della pioggia Tlaloc, dea del mais Centeotl, dio dell'inverno il terribile Tezcatlipoca, vendicatore delle colpe umane, e Quetzalcoatl, il serpente piumato, era il dio della civiltà e della tolleranza, costretto all'esilio da Tezcatlipoca, ma destinato a tornare dall'Est. E nello straniero bianco di pelle e dalla lunga barba che si chiamava Cortés l'imperatore Montezuma credette di riconoscere proprio il divino Quetzalcoatl.

 

ARTE

L'arte azteca in ogni sua manifestazione appare legata, più che a esigenze estetiche, a motivazioni religiose. La scultura, di aspetto monumentale anche quando è di piccole dimensioni, tende a effetti drammatici nella rappresentazione delle divinità, mentre i rilievi zoomorfi e le figure umane sono resi con acuto realismo. Numerosi gli oggetti legati al rito del sacrificio umano, come urne cinerarie e coltelli in ossidiana; vastissima anche la produzione di oreficeria, quasi scomparsa con la conquista spagnola.

 

 

Aztechi

 

Storia

All'arrivo di Cortés, nel 1519, gli Aztechi detenevano il controllo di tutta la parte centro-meridionale del Messico, sia per occupazione diretta sia per legami di vassallaggio con i capi delle città vicine. Secondo antiche leggende, nel 1168, una migrazione condusse gli Aztechi nella valle del Messico, dove dovettero affrontare le pressioni di popolazioni più potenti. Solo nel 1325 gli Aztechi occuparono alcuni isolotti del lago di Texoco e costruirono quella che sarebbe divenuta la più grande e popolosa città dell'America precolombiana: Tenochititàn. L'ascesa politico-militare degli Aztechi iniziò nel 1427, quando il grande re Itzcoatl, alleatosi con i re di Texoco e Tlacopàn, sconfisse i Tepanechi. Sotto i successivi monarchi (Montezuma I, Axayacatl, Tizoc, Ahuitzotl, Montezuma II), la potenza militare e politica degli Aztechi si accrebbe notevolmente e portò al dominio su quasi tutte le popolazioni del Messico centro-meridionale.

La confederazione azteca

Gli Aztechi sancirono il loro dominio mediante imposizioni di tributi e lo stanziamento di guarnigioni: evitarono di annettere i territori occupati e di formare uno stato unitario. Tenochititlàn, assieme alle città di Texoco e Tlateloco, dominava su un territorio che si estendeva fino all'attuale Guatemala. Alla fine del regno di Montezuma II le lotte interne e l'ingenuità del re stesso facilitarono la conquista spagnola.

Religione

Le divinità avevano una profonda influenza sulla vita quotidiana degli Aztechi; le divinità più importanti erano: Quetzalcoatl, Uitzilopochtili, Coyolxauhqui, Tlaloc. I sacrifici, sia animali che umani, erano parte integrante della religione azteca: per un guerriero era motivo di orgoglio morire in battaglia o essere offerto come vittima sacrificale.

Società

La società azteca era divisa in tre classi: schiavi, comuni e nobili. Gli schiavi, che erano tali per nascita, potevano conquistare la libertà; i comuni potevano possedere a vita i loro lotti di terreno; i nobili restavano tali per tutta la vita. I guerrieri, in caso di meriti speciali, potevano elevarsi a rango nobiliare.

 

Gli Aztechi

 

STORIA

Le fonti a disposizione non consentono ancora di essere precisi circa l'origine degli Aztechi. È certo comunque che essi appartenevano al gruppo etnico nahua, giunto dal N nell'antico Messico intorno al VI-VII secolo. La zona che vide lo sviluppo di quell'insediamento fu la valle dell'Anáhuac, nella parte centrale del Paese, dove altre genti nahua (Toltechi, Chichimechi, ecc.) avevano dato origine a compagini statali. L'ascesa degli Aztechi avvenne dopo che nel 1325 sotto la guida di Tenoch, ebbero edificato la città di Tenochtitlán. Lentamente il loro peso politico aumentò. Tenochtitián entrò in una specie di confederazione che comprendeva Texcoco (la capitale dei Chichimechi) e la città-Stato dei Tepanechi, Azcapotzalco. Nella prima metà del XV sec. gli Aztechi ampliarono ancora il loro potere e, per opera del loro sovrano Itzcoatl, relegarono gli alleati in posizione subordinata. Ai successori di Itzcoatl spettò il compito di ampliare il dominio: Montezuma I (1440-1469) domò Huasteca, Axayacatl (1469-1481) soggiogò Tlatelolco e Tarascán, Ahuizotl (1486-1502) si spinse fino al Guatemala. Montezuma II (1502-1520), figlio primogenito di Axayacatl, realizzò ulteriori conquiste, ma a lui toccò anche confrontarsi con gli Spagnoli, sbarcati nel 1519 al comando di Hernán Cortés. Dopo alterne vicende, Montezuma morì, in seguito a ferite, nei giugno 1520; ereditò il potere suo fratello Cuitláhuac, che tentò invano di respingere Cortés. Scomparso pure Cuitláhuac, continuò a lottare contro gli Spagnoli il nipote Cuahtémoc (figlio di Tilalcopatal, sorella di Montezuma e di Cuitláhuac), ma Cortés occupò Tenochtitlán (13 agosto 1521) e fece prigioniero il giovane principe, per poi farlo assassinare nel 1525. L'impero degli Aztechi non esisteva più. Lo Stato che essi avevano costruito era di tipo monarchico: il sovrano (tlacatecuhli) veniva eletto dal Consiglio dei dignitari di corte fra gli appartenenti agli strati sociali più elevati; ma generalmente lo scettro si trasmetteva di padre in figlio o quanto meno restava nell'ambito di uno stesso clan. La società presentava un impianto verticale: il primo nucleo era la famiglia; più famiglie costituivano un clan, o calpulli; più calpullis formavano una tribù; ogni tribù inviava un proprio rappresentante al Consiglio dei dignitari che assisteva il monarca. Gli uomini erano catalogati sulla base del loro mestiere: il che favoriva una certa stratificazione di classi. Le donne, pur nell'ambito di uno status inferiore a quello degli uomini, godevano di molti diritti. In ordine alla scala sociale, all'apice stavano il sovrano e le supreme gerarchie, alla base i plebei e gli schiavi; fra i due estremi, i ceti che oggi sarebbero definiti medi. All'istruzione si attribuiva grande valore; funzionavano due modelli di scuole: il telpuchalli, o scuola aperta a tutti, e il calmecac, o scuola per l'ordinamento sacerdotale. La proprietà era collettiva, nel senso che ciascun calpulli, inteso come distretto amministrativo all'interno del quale viveva la collettività di un clan, disponeva della terra e degli altri mezzi necessari alla vita. Ma veniva riconosciuta pure la proprietà privata. Al sovrano erano dovuti a titolo di omaggio, beni e servigi, nonché l'esenzione da qualsiasi tributo. L'economia era basata prevalentemente sull'agricoltura e sull'artigianato, mentre il commercio si svolgeva soltanto mediante baratto. I militari erano tenuti in alta considerazione e appunto militare era, il più delle volte, il primo consigliere del monarca, una specie di viceré dotato di vasti poteri (celebre fu Tlacaélel, al servizio di Montezuma I). Queste strutture istituzionali permisero agli Aztechi di consolidare un grande impero, ma furono anche all'origine della loro decadenza e fine. Fattori determinanti di questo processo furono la rigidità della stratificazione sociale, che impediva i ricambi e la valorizzazione degli elementi migliori, nonché il fatto che gli Aztechi non trasformarono al momento giusto la loro entità politico-territoriale in un regno unitario, ma conservarono il sistema dei rapporti di vassallaggio all'interno del quale numerose erano ormai le ribellioni di cui approfittarono gli Spagnoli.

 
RELIGIONE: CARATTERI GENERALI

Il tratto più saliente della religione azteca, quello che più impressionò i cronisti spagnoli, è senza dubbio il sacrificio umano. Un'importante divinità, Xipe, sembrerebbe personificare l'idea stessa del sacrificio umano tipicamente azteco (ossia con esclusione dei sacrifici di bambini agli dei della pioggia, comuni alle regioni andina e mesoamericana). In questo genere di sacrificio si è voluto vedere una specie di mortificazione della materia in vista di una rinascita «spirituale»; e Xipe, in verità, estendeva la sua azione anche alla «liberazione» penitenziale, ottenuta di solito con le scarificazioni. Il tutto è espresso con un simbolismo che accoglieva analogicamente la sorte della pannocchia di mais, quando, spogliata – o «scorticata» come Xipe, il cui nome significa appunto lo Scorticato, o come la vittima sacrificale umana – mostra l'oro interiore dei grani maturi. Durante le feste di Xipe avvenivano carneficine sacrificali: prigionieri di guerra (di guerre sostanzialmente «rituali», distinte dalle guerre di conquista), decapitati e scuoiati, erano i «sostituti» dei catturatori che danzavano tenendo in mano le loro teste, mentre le pelli venivano indossate da altri che rappresentavano la condizione migliore ottenuta con la morte. Le carni della vittima erano ritualmente mangiate in un banchetto offerto dal catturatore ai suoi amici. L'identificazione tra catturatore e vittima è rilevata da vari fatti, tra cui: nella formula di cattura il vincitore si dichiarava «padre» del vinto; egli non partecipava al pasto cannibalico («Dovrei mangiare me stesso?», diceva); era compianto, quasi fosse colui che doveva morire, e nel corso del rito veniva ornato di paramenti propri delle vittime sacrificali. In tal modo il catturatore subiva, attraverso la vittima, l'esperienza sublimatrice di morte e rinascita. E d'altro canto ai prigionieri sacrificati si prospettava una sorte privilegiata nell'aldilà, pari a quella dei caduti in guerra. Insomma il catturatore otteneva una sua salvezza personale con una cerimonia che affonda le sue radici nella pratica primitiva della caccia di teste e dell'antropofagia rituale. C'è in più l'esperienza politeistica, rivelata dalla presenza di Xipe.

 
RELIGIONE: UNA "TEOLOGIA" SOLARE

Un ulteriore sviluppo della pratica in senso politeistico si può chiaramente scorgere a livello del culto pubblico, fondato su una «teologia» solare (equazione di base: Sole=Stato, come presso gli Inca e altrove), nella quale non sono più gli uomini i «cannibali», ma «cannibale» è il dioSole a cui è offerto il cuore e il sangue delle vittime. Né le vittime sono più «sostituti» di altri uomini, ma diventano i «sostituti» di divinità che, a turno, come è narrato in un drammatico mito cosmogonico, si sacrificano per dare forza («movimento») al Sole. E anche il Sole, in questo stesso mito, è assurto alla sua attuale splendida condizione soltanto dopo essere «morto» volontariamente, gettandosi in un rogo; prima era un dio malato, sifilitico e scabbioso, come talvolta veniva rappresentato anche quel Xipe di cui si è detto sopra. Per dare «movimento» al Sole cade in una festa annuale Tezcatlipoca, grande dio mago, rappresentato per lo spazio di un anno da un giovane scelto nella riserva dei prigionieri nobili. Cade Huitzilopochtli, il dio tribale che avrebbe guidato gli Aztechi alle sedi storiche, anch'egli impersonato per un anno dalla vittima che realizzava il suo sacrificio. Cade la «dea del Sole», impersonata, durante una cerimonia riservata alle donne, da una fanciulla che viene poi sacrificata. Cade la «Madre degli dei», rappresentata da una donna costretta a morire lietamente «come se andasse a nozze»; la sua pelle veniva indossata da un giovane che poi celebrava riti nel tempio di Huitzilopochtli; un frammento di coscia serviva a un altro giovane per personificare Centleot, il dio-mais. Insomma tutte le divinità del pantheon azteco venivano idealmente immolate al Sole. Unica eccezione era Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Ma questi più che un dio era un antico eroe cultuale assurto a condizione divina per adattamento al sistema politeistico. Insieme a Tezcatlipoca egli è l'eroe delle azioni cosmogoniche che danno al mondo l'assetto attuale (p. es. la separazione del cielo e della terra). In altre imprese i due si presentano come antagonisti e allora su Quetzalcoatl si polarizzano la saggezza e la benevolenza mentre su Tezcatlipoca la forza bruta (era rappresentato come giaguaro) e il potere magico. D'altra parte sono proprio queste sue qualità «dinamiche» che fanno di Tezcatlipoca una vittima del Sole che ha bisogno della sua forza e dei suoi poteri, ma non ha bisogno della saggezza di Quetzalcoatl. Il dio tribale Huitzilopochtli dona al Sole le sue facoltà guerriere e il suo calore (è il dio dell'estate e del sud); e il Sole che incorpora Huitzilopochtli diventa esso stesso un grande guerriero che scaccia dal cielo la Luna e le stelle. In questa identificazione del tribale Huitzilopochtli con l'universale Sole sta forse il nucleo dell'ideologia azteca che portò questa nazione alla fondazione di un impero e dunque di un universo superetnico dominato dalla loro supremazia etnica. Tale supremazia, sorretta dalle armi, parrebbe il punto di arrivo logico di un popolo cui la religione comandava di far guerra di continuo per procurare vittime umane sacrificali. Si sarebbe avuto così un passaggio dalla guerra rituale alla guerra imperialistica vera e propria, che trovava una società e una cultura perfettamente rispondenti allo scopo. A questo proposito c'è da notare che quando gli Aztechi, consolidata la loro potenza, conclusero trattati di pace con alcuni popoli vicini, si riservarono tuttavia la facoltà di intraprendere guerre al solo scopo di procurarsi vittime sacrificali.

 
LETTERATURA

Ultimi venuti sull'altopiano del Messico ed eredi di civiltà anteriori, anche notevolmente sviluppate (Toltechi e Mixtechi, in particolare), gli Aztechi diedero opere originali, sia alle lettere sia alle arti. Il nahuatl era ed è tuttora una lingua agile e ricca, adatta per la sua struttura grammaticale e la fonologia ai parallelismi, alle assonanze e alla retorica «fiorita» e pertanto ai discorsi e alla poesia. Inoltre gli Aztechi, che possedevano un'acuta sensibilità musicale, associarono sempre la musica e la danza alla recitazione dei poemi (il termine cuicaní designava al tempo stesso il poeta e il cantore). Esistevano «case del canto» destinate alla formazione dei poeti-cantori e concorsi di poesia dotati di ricchi premi. Comune era l'uso di declamare poemi alla fine dei banchetti, alla corte e presso le famiglie aristocratiche; molto praticata era anche la poesia corale, a più voci, con prefigurazioni di dialogo drammatico. Alti personaggi, come Nezahualcoyotl, re di Texcoco, non disdegnavano di comporre versi e musiche. Di molta stima godeva anche l'arte oratoria, e tutte le cerimonie pubbliche e private erano sempre accompagnate da discorsi, ammonimenti degli anziani, esortazioni morali, ecc.; e pure largamente coltivate furono la prosa storica (annali pittografici) e quella didattico-narrativa, con particolare predilezione per la favola, l'aneddotica umoristica e il racconto mitologico. Resti di questa ricca tradizione esistono tuttora presso molte tribù indigene messicane, e le ricerche di studiosi come A. M. Garibay hanno riportato in luce molti testi dell'antica letteratura azteca: poemi religiosi e cosmogonici, spesso oscuri perché irti di metafore e di allusioni, espressione comunque di un pensiero teologico ricco ed evoluto; poemi epici in cui si fondevano dati storici e mitologia (particolarmente importanti quelli intorno a Quetzalcoatl, il Serpente Piumato); poemi lirici di ogni genere, che cantavano l'amore, la bellezza della natura e della donna, i fiori, la guerra, la morte, spesso con eleganza e originalità ammirevoli. Particolarmente belle le «elegie» di Nezahualcoyotl, che è stato definito il «Leopardi messicano». Molti altri testi di grande interesse storico e artistico sono stati trascritti o messi in prosa da cronisti e missionari cristiani subito dopo la Conquista; in particolare da Bernardino de Sahagún, Toribio de Benavente e Bartolomé de las Casas.

 
ARTE

Già nei primi trent'anni del sec. XV gli Aztechi costruivano templi di pietra e alla fine di quel secolo essi erano alla pari, almeno per quanto riguarda l'architettura, con le civiltà che li avevano preceduti. Gli edifici religiosi erano certamente più imponenti rispetto a quelli civili, poiché anche i palazzi in fondo non erano che l'ampliamento del tipo comune di abitazione e rispettavano uno schema con camere rettangolari che si aprono su di un cortile interno. I templi erano costruiti su grandi piramidi tronche terrazzate, in cima alle quali si arrivava per mezzo di una ripida scalinata, fiancheggiata o divisa in due rampe da balaustre, che terminavano nella parte inferiore con la testa del Serpente Piumato. Numerose altre sculture, rappresentanti serpenti o crani umani, ornavano la piattaforma superiore della piramide. Il vero e proprio tempio era costituito da una cella che ospitava la statua del dio e da un'altra cella che serviva agli officianti, davanti alla quale era un altare di pietra. I più importanti templi aztechi si trovano a Tenayuca, Xochicalco e Malinalco; quelli della capitale Tenochtitlán, distrutti dagli Spagnoli all'epoca della Conquista, sono individuabili dalle fondamenta, ritrovate in alcuni casi sotto le abitazioni di Città di Messico. Malgrado la grandiosità degli edifici, l'architettura azteca non presenta particolari elementi di originalità, mentre la scultura a tutto tondo e il bassorilievo sono di livello molto elevato. L'arte scultorea era una produzione a carattere fortemente esoterico, riservata agli iniziati, sacerdoti o divinità. Gli scultori aztechi usarono ogni tipo di materiale ed ebbero un senso della proporzione tale da conferire alla loro produzione una severa monumentalità. Le figure di divinità sono statiche, in posizione eretta o seduta, scolpite con una grande cura dei particolari (quasi sempre legati a simboli di morte)  e un certo amore per il macabro e il grottesco. In contrasto con queste rappresentazioni simboliche di divinità (Statua della dea Caotlicue, Città di Messico, Museo Nazionale di Antropologia) vi sono esempi di straordinario realismo in figure animali o umane (Statuetta della dea Tlazolteotl partoriente, Washington, collezione Robert Wood Bliss). Per quanto riguarda i bassorilievi, essi dimostrano una grande maestria compositiva, come si può osservare nella Pietra del Calendario  e nella Pietra di Tizoc (Città di Messico, Museo Nazionale di Antropologia), che hanno l'una un significato religioso e l'altra un valore storico (vi sono rappresentate simbolicamente le vittorie di Tizoc). Il disegno e la pittura sono modesti e anche gli affreschi di Tizatlán e Malinalco non sono di qualità superiore ai disegni che si vedono nei codici, che però hanno una certa attrattiva e molti caratteri umoristici. La pittura denota una preferenza per i colori forti, e un tipo di disegno secco e convenzionale. Gli artigiani aztechi fecero anche notevoli lavori nel campo dell'oreficeria, della ceramica (in genere decorata a motivi neri su fondo rosso o arancione), della glittica e dell'arte plumaria (scudi, ventagli, acconciature), ma l'architettura e la scultura costituiscono le manifestazioni artistiche più rappresentative della loro cultura.

 

Cronologia degli Aztechi

 

1168 Caduta di Tula di fronte ai chichimechi. Gli aztechi cominciano la loro migrazione.
1215 Gli aztechi nella regione di Mexico.
1247 I chichimechi fondano Tenayuca.
1325 Gli aztechi sono respinti sulle isole del lago di Texcoco.
1370 Gli aztechi fondano Tenochtitlàn.
1428 Vittoria decisiva degli aztechi sui loro vicini.
1430 Itzacoatl, 4° sovrano azteco, dà il via alla politica imperialista.
1440-1469 Regno di Montezuma I.
1455 Conquista dell'Oaxaca.
1458 Conquista di Veracruz
1469-1481 Regno di Axayacatl.
1476 Conquista della Valle di Toluca.
1481-1486 Regno di Tizoc.
1486 Ahuitzotl, "Mostro-dell'-Acqua", ottavo sovrano azteca sale sul trono di Messico.
1492 12 ottobre. Cristoforo Colombo, di primo mattino, sbarca a Guanahani e"scopre l'America".
1493 Maggio. La Bolla pontificia lnter caetera stabilisce la ripartizione dei "nuovi mondi" scoperti a Occidente. Settembre-novembre. Secondo viaggio di Colombo che, con un seguito di diciassette navi, milletrecento uomini, considerevoli quantità di bestiame, sementi ed utensili, inaugura la colonizzazione dell'America.
1494 Giugno. Trattato di Tordesillas, negoziato tra il sovrano portoghese Giovanni II e i Re Cattolici, che delimita le sfere d'influenza tra le due monarchie iberiche, assicurando alla Corona di Castiglia le terre situate al di là di una linea ideale a trecentosettanta leghe ad ovest delle Isole di Capo Verde.
1503 Montezuma Il Xocoyotzin, nono sovrano azteca, sale sul trono di Messico.
1511 Una scialuppa affidata alle acque dopo un naufragio al largo della Giamaica, conduce alcuni Spagnoli fin sulle coste dello Yucatán. V'è tra loro Jerónimo de Aguilar il quale, dopo aver trascorso otto anni tra i Maya, sarà riscattato ed incorporato alla spedizione di Cortés, del quale sarà preziosissimo interprete.
1517 Marzo-giugno. Spedizione di Hernández de Córdoba alle coste dello Yucatán. Novembre. A Valladolid, le Cortes di Castiglia riconoscono Carlo 1 (in seguito Carlo V) quale sovrano.
1518 Maggio-novembre. Spedizione di Juan de Grijalva sulle coste del Messico. 23 ottobre. Firma della Capitulación (contratto giuridico) per la conquista del Messico.
1519 18 febbraio. In aperto dissidio con il governatore di Cuba, Diego Velázquez, Hernán Cortés salpa dall'isola antigliana con undici navi e cinquecento soldati.
3 marzo. Gli uomini di Cortés trovano, sulle coste di Cozumel, Jerónimo de Aguilar. I5 marzo. I capi mava di Tabasco offrono a Cortés venti donne, fra le quali Malintzin, chiamata dopo il suo battesimo, donna Marina. Parlando il nahuatl e il maya, sarà, con Aguilar, l'interprete della spedizione.
21 aprile, Giovedì Santo. Cortés sbarca sulla costa dell'attuale Veracruz. Agosto. Cortés e i suoi uomini si inoltrano sugli altopiani del Messico centrale.
Settembre-ottobre. La città-stato indipendente di Tlaxcala, in odio agli Aztechi, stringe patto di alleanza con gli Spagnoli.
9 novembre. Cortés fa il suo trionfale ingresso a Messico e incontra sulla Calzada de Itztapalapan Montezuma. Dal 14 dello stesso mese fino alla morte, il sovrano azteca sarà tenuto in ostaggio.
1519 Per sei mesi, gli Spagnoli tenteranno di amministrare e gestire l'impero messicano, attraverso i buoni uffici del re Montezuma cercando al contempo di comprendere i meccanismi del sistema politico dello Stato azteca.
1520 22 maggio. Secondo giorno della festa di Toxcatl: Pedro de Alvarado massacra a tradimento l'élite della nobiltà messicana, riunita sul sagrato del grande tempio per celebrare le annuali solennità in onore del dio Uitzilopochtli. L'eccidio viene perpetrato in assenza di Cortés, partito alla volta del Golfo per contrastare l'avanzata di Pánfilo de Narváez, inviato sulle sue tracce dal governatore di Cuba Diego Velázquez.
24giugno. Cortés, sconfitto e messo ai ceppi da Narváez, fa ritorno a Messico. 27giugno. Morte di Montezuma. Nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio, gli Spagnoli sono costretti a fuggire da Messico, subendo pesantissime perdite. Si tratta della famosa "Noche triste", durante la quale Cortés piange la conquista perduta.
7 luglio. Battaglia di Otumba, nella quale gli Spagnoli sconfiggono in campo aperto l'esercito azteco, lanciato sulle loro tracce.
7 settembre. Cuitlahuac, decimo sovrano azteca, sale sul trono di Messico. Si diffonde intanto la spaventosa epidemia di vaiolo, introdotta da un uomo di colore, giunto al seguito di Narváez.
25 novembre. Morte di Cuitlahuac.
1521 25-29 gennaio. Quauhtemoc, undicesimo sovrano azteca, sale sul trono di Messico.
30-3I maggio. Cortés stringe d'assedio Messico; entrano in azione i brigantini costruiti a Texcoco.
15 agosto. Quauhtemoc offre la resa.
1522 Si pubblica a Siviglia la seconda Carta de Relación di Hernán Cortés.
1523 Si pubblica a Siviglia la terza Carta de Relación. Carlo V licenzia le istruzioni relative al governo di Messico indirizzate a Cortés. Giungono a Messico i tre Francescani fiamminghi Johann Van den Auwera, Johann Dekkers e Pietro di Gand.
1524 13 maggio. Giungono a San Juan de Ulúa i "dodici", i primi evangelizzatori francescani, al seguito di fray Martín de Valencia.
18giugno. I "Dodicí" giungono a Messico.
2 luglio. Si riunisce a Messico il Primo Capitolo francescano.
1525 Si pubblica a Toledo la quarta Carta de Relación.
26 febbraio. Assassinio di Quauhtemoc, impiccato a Tuxkala, nel distretto di Acallan, sulla strada per Las Hibueras, dietro ordine di Cortés.

 

GLI AZTECHI

La capitale azteca era la più grande del mondo.Gli aztechi erano una popolazione nomade che si spinsero verso l’altopiano del Messico.Qui gli aztechi fondarono la loro capitale. L’impero azteco era organizzato in decine di distretti, e inoltre era dominato da un potere centrale molto forte, impersonato dal re. Il re era affiancato da un nutrito apparato amministrativo e da un consiglio supremo dotato di funzioni amministrative e giudiziarie. Le cariche civili e religiose erano riservate alla nobiltà: gli appartenenti a questa casta ereditaria erano inoltre gli unici a possedere le terre, invece i contadini la ricevevano in usufrutto dalla comunità.  I mercati e gli artigiani rappresentavano un ceto intermedio di privilegiati, e si trasmettevano il mestiere di padre in figlio. Alla base di questa piramide sociale stavano gli schiavi e i servi, che erano prigionieri di guerra o colpevoli di diritti gravi. Gli aztechi non conosceva l’applicazione pratica della ruota, inoltre non conosceva nemmeno gli utensili di metallo. L’architettura azteca affascinò gli europei per l’ordine dell’impianto, la cura e l’eleganza dei palazzi e le splendide piramidi.Anche la scultura azteca era molto importante che rivela un gusto particolare per i volumi pieni e le dimensioni monumentali. Grande importanza avevano anche la musica e la danza che erano eseguite da una casta di specialisti. Essi erano istruiti con una disciplina severissima, infatti un loro minimo errore poteva anche essere punito con la morte.La concezione azteca del mondo era dominata da una autentica ossessione della precarietà cosmica. Quattro soli avevano preceduto l’età moderna e per quattro volte l’umanità aveva subito terribili cataclismi che l’avevano annientata, la prima volta era stata divorata dai giaguari, la seconda era stata trasformata in scimmie da un vento magico, la terza era stata sommersa da una pioggia di fuoco, e la quarta dal diluvio. Per ritardare l’avvento della quinta non restava altro che nutrire di sangue umano il sole, il signore della terra, celebrando periodicamente sacrifici umani. La vita di ogni uomo era scritta nel libro dei destini, un complicatissimo calendario di 260 giorni che veniva letto e interpretato da un indovino specializzato. L’osservanza di questo calendario era fondamentale per gli aztechi e chi non si adeguava alle regole prefissate finiva in quello che si può definire l’inferno azteco: il miotlan, l’ultimo dei nove mondi che stanno sotto la terra.

 

LA CULTURA DEGLI AZTECHI

 

Gli Aztechi erano una popolazione guerriera installatasi nell’attuale Messico centro-meridionale alla fine del XIII secolo.  Essi erano discendenti dei Toltechi e degli Olmechi, tribù che li avevano preceduti.  Il loro impero si espanse in poco tempo. 

La loro capitale era Tenochtilàn, essa era una città galleggiante, perché era stata costruita nel lago Texcoco; le sue fondamenta erano formate da piccole isole che erano da sempre presenti nel lago e da altre che erano state create artificialmente dagli Aztechi stessi.  Su di essa vi erano costruiti ricchi palazzi e templi per adorare gli dei; al giorno d’oggi su Tenochtilàn sorge Città Del Messico.  Per raggiungere la costa esistevano canali e strade elevate sull’acqua. 

Gli Aztechi erano abili agricoltori, costruivano giardini galleggianti e periodicamente ripartivano le terre.  Coltivavano mais, fagioli, meloni, peperoni, vaniglia, pomodori, cotone, cacao ed il tabacco, che veniva fumato durante le cerimonie religiose.

Praticavano inoltre l'allevamento del bestiame, che era limitato a una particolare razza di cani senza pelo destinati al consumo e ai tacchini.  Come generi di alimentazione venivano utilizzate anche pernici, anatre e oche selvatiche.  Inoltre pescavano rane e pesci che barattavano con il legname con i popoli che si trovavano sulle rive del lago anch’essi.

Il Re e la Regina si spartivano il governo; per diventare nobili era necessario dimostrare grande coraggio in guerra.  I funzionari, infatti, venivano scelti dal Re tra i guerrieri migliori e ricevevano in omaggio terre e gioielli.  La nobiltà non era ereditaria.  I contadini erano costretti a lavorare le terre dei nobili se non ne possedevano una loro, come dovevano fare anche gli schiavi, che erano soprattutto prigionieri di guerra.  Gli artigiani invece, come i mercanti, facevano tutto da soli e tramandavano la professione ai figli.

I commercianti costituivano una classe privile­giata e monopolizzavano il commercio, si occupavano anche della riscossione dei tributi.  Essi, inoltre, importavano piume colorate, cotone e pelli di giaguaro dalle terre tropicali; oro e smeraldi dalle popolazioni lontane; viaggi rischiosi che non sempre andavano a buon fine.  Il commercio locale era riservato alle donne che ogni giorno scambiavano i beni di prima necessità con i popoli vicini.

Le pene per i peccati venivano decise e messe in atto dai sacerdoti e dai nobili, non esistevano prigioni, per questo molti peccatori venivano immediatamente condannati a morte.

I sacerdoti usavano osservare le stelle, essi avevano un potere grandissimo, infatti, quando nasceva un bambino, prima di dargli un nome, bisognava consultare un sacerdote.  Gli Aztechi avevano molti Dei in cui credevano e facevano loro molti sacrifici, ogni tanto sacrificavano alcuni prigionieri.

Ogni persona curava il proprio corpo e l’abbigliamento con particolare attenzione.  Per detergersi usavano sostanze vegetali ed erbe profumate.  I più ricchi si lavavano più di una volta al giorno. 

L’appartenenza ad un determinato mestiere o grup­po sociale era indicata dal diverso taglio di capelli : i maschi portavano generalmente i capelli lunghi con una lunga frangia sulla fronte; i sacerdoti si rasavano ai lati del capo e portavano una lunga ciocca al centro della testa; i guerrieri, dopo la prima loro battaglia, usavano farsi tagliare la loro lunga coda che avevano sulla testa.

Questi si facevano fare le armi dagli artigiani, erano di legno e le lame erano fatte con l’ossidiana, una pietra molto tagliente.  I ragazzi dovevano imparare fin da piccoli l’arte del guerriero; nella scuola facevano lavori pesanti e dovevano imparare canti, danze religiose e le leggi cittadine.

Gli uomini portavano in vita un gonnellino e, d’inverno, indossavano un mantello fatto di cotone di pelo di coniglio arricchito con piume colorate.  Anche gli abiti potevano essere colorati, gli artigiani producevano abbigliamento tinteggiato, e con l’aiuto di alcuni molluschi, conchiglie o pezzi di corteccia, tingevano in diversi modi i vestiti.

 Le donne si acconciavano i capelli in base all’età che possedevano, allo stato sociale ed al ceto di appartenenza; se erano sposate portavano le trecce, le ragazze invece portavano lunghi capelli sciolti.  Indossavano una gonna, fissata in vita da una cintura ricamata; nel­le campagne si lasciavano il busto scoperto; in città portavano un corpetto generalmente bianco e scollato. 

Tutto il popolo camminava a piedi nudi, ma i nobili e i ricchi calzavano sandali con la suola di pelle ed allacciati alla gamba con sfarzose stringhe intrecciate fino al ginocchio.

Quando dovevano recarsi ad una festa si coloravano il viso con tempere ricavate dalla natura e lo decoravano con argilla.  Più si era ricchi e più ci si vestiva lussuosamente.  I diversi modi di vestire indicavano il ceto sociale a cui ogni cittadino apparteneva.  

Gli Aztechi erano esperti nel creare gioielli, infatti, ne usavano di varie forme e materiali: oro, cristallo, conchiglie, ambra, turchese; inoltre era consuetudine indossare ampi copricapo ricoperti di piume.  Oltre a questi monili erano bravi nel creare statue di pietra e oggetti di argilla; non conoscevano però il tornio.

La pallacanestro deriva da un antico gioco sacro azteco, potevano parteciparvi solo i nobili, ma tutti potevano assistere; lo scopo era di fare entrare il pallone nell’anello di pietra dell’avversario.  Visto che era molto difficile, chi faceva canestro aveva il diritto di chiedere abiti e beni al pubblico.  Esisteva anche il Dio del gioco, a cui molti aztechi rivolgevano le loro preghiere per vincere al gioco.

All’inizio del XVI secolo il Messico fu invaso dai Conquistadores, coloni spagnoli, che, guidati da Cortés, distrussero completamente l’impero azteco e ne fecero una colonia Spagnola.

 

GLI AZTECHI

Gli aztechi sono una opolazione che dominò il Messico centromeridionale dal XIV al XVI secolo e diede origine a un vasto impero, distrutto dagli invasori spagnoli. Gli aztechi, tribù della grande etnia nahua, affine agli indios pueblo e shoshoni del New Mexico, derivano il proprio nome da una mitica patria del Nord, Aztlán, e si attribuiscono anche il nome di mexica; la loro lingua appartiene al ramo nahuatlan della famiglia uto-azteca.

Origini

Dopo la caduta della civiltà tolteca, che fiorì dal X all'XI secolo, varie ondate migratorie investirono la parte centrale dell'altopiano del Messico, intorno al lago Texcoco. Ultimi arrivati, gli aztechi furono costretti a occupare, su palafitte, l'area paludosa a ovest del lago, minacciata da vicini potenti, e in soli duecento anni realizzarono la profezia contenuta in una loro popolare leggenda, che prevedeva l'edificazione di un potente impero. I segni della profezia, che i sacerdoti avrebbero riconosciuto al loro arrivo in quell'area (un cactus che spunta da una roccia e sul quale è appollaiata un'aquila che mangia un serpente), appaiono ancora sulle banconote messicane.

Con l'incremento demografico, la società azteca si dotò di una superiore organizzazione civile e militare e prima del 1325 fu fondata la città di Tenochtitlán quella che sarebbe divenuta la più grande e popolosa città dell'America precolombiana, dove sorge l'attuale Città di Messico.

L'ascesa politico-militare degli Aztechi iniziò nel 1427, quando il grande re Itzcoatl, alleatosi con i re di Texoco e Tlacopàn, sconfisse i Tepanechi. Sotto i successivi monarchi (Montezuma I, Axayacatl, Tizoc, Ahuitzotl, Montezuma II), la potenza militare e politica degli Aztechi si accrebbe notevolmente e portò al dominio su quasi tutte le popolazioni del Messico centro-meridionale.

La capitale

Lo stretto letto del lago fu convertito in chinampas, orti molto produttivi coltivati su isole artificiali costruite ammassando il fango raccolto dal fondo. Furono fabbricate strade rialzate e ponti per collegare le isole alla terraferma e vennero scavati canali per trasportare beni e persone. Inoltre vennero innalzate imponenti strutture religiose, costituite da piramidi ricoperte di pietrisco, sulle quali si ergevano i templi e a cui si accedeva tramite scalinate.

Grazie alla sua posizione e all'efficiente organizzazione, la città prosperò. Quando gli spagnoli, guidati da Hernán Cortés, cominciarono la loro conquista nel 1519, il mercato della capitale, dove transitava il commercio di tutto l'impero e dell'America centrale, attirava fino a 60.000 persone al giorno.  

La confederazione azteca

Gli Aztechi sancirono il loro dominio mediante imposizioni di tributi e lo stanziamento di guarnigioni: evitarono di annettere i territori occupati e di formare uno stato unitario.

Gli aztechi formarono alleanze militari con le popolazioni vicine, creando un impero che si estendeva dal Messico centrale al confine dell'attuale Guatemala. All'inizio del XV secolo, Tenochtitlán dominava insieme con le città-stato di Texcoco e Tlatelóco (l'attuale Tacuba) e nel corso di un secolo tutto il potere cadde in mano agli aztechi.

Alla fine del regno di Montezuma II, nel 1520, le lotte intestine e le spinte secessioniste facilitarono la conquista spagnola, alla quale contribuì anche l'ingenuità dell'imperatore Montezuma, che nel 1521 riconobbe in Cortés l'incarnazione del dio Quetzalcoatl.

L’arte

Le opere artistiche e i manufatti prodotti in America centrale, tra il XIII e il XVI secolo, dalle popolazioni azteche che giunsero in Messico nel XII secolo proveniendo da Aztlán, un mitico luogo situato a nord dell'America centrale. L'arte azteca si poneva al servizio dello stato e della comunità, e aveva lo scopo di trasmettere e affermare una visione del mondo e un'identità politica e religiosa autonome rispetto a quelle di altre culture. Si ebbero espressioni artistiche nei campi più diversi, dagli strumenti musicali alla pietra, dalla ceramica alla carta, alle piume d'uccello. La caratteristica della cultura azteca che ha maggiormente interessato gli studiosi è il fatto che essa rappresenta una perfetta fusione di elementi appartenenti a tradizioni artistiche anteriori con elementi autoctoni originali svelando, seppure nell'aspetto violento e rude, una complessità intellettuale e una sensibilità che rimandano a una grande ricchezza simbolica.

Scultura

La scultura azteca era di tipo monumentale e trovava espressione soprattutto nelle grandi costruzioni architettoniche. In essa vi era un'importante componente simbolica e astratta, strettamente legata all'universo religioso: tra gli esemplari conservati, e attualmente custoditi nel Museo antropologico di Città di Messico, si ricordano le figure di divinità, la Piedra del Sol o calendario azteco, grande blocco circolare lavorato in rilievo e dedicato alla divinità solare Tonatiuh, e la Piedra de Tizoc, enorme disco decorato da un fregio che narra le conquiste di quello che fu un famoso tlatoani ("imperatore") degli aztechi, tra il 1481 e il 1486.

Nell'ambito della vita quotidiana svolsero un ruolo molto importante anche le piccole sculture in pietra che riproducevano animali e oggetti comuni, su alcune delle quali sono conservate tracce di pittura o resti di decorazioni realizzate applicando pietre di tipo differente.

Gli aztechi erano a conoscenza anche di tecniche che consentivano di modellare opere di grande bellezza in materiali molto difficili da lavorare. Valgano come esempi un vaso a forma di scimmia realizzato in ossidiana, oppure la straordinaria riproduzione di un cranio umano, esposta al Mankind Museum di Londra, ottenuta intagliando e levigando perfettamente il cristallo di rocca, che testimonia non solo la grande abilità artistica ma anche l'elevato livello di nozioni di anatomia umana che questa popolazione possedeva (l'opera è anzi di fattura così particolare da aver generato in alcuni studiosi forti dubbi sulla sua autenticità).

Seppure meno numerosi, i lavori di scultura in legno e turchese rivestirono una discreta importanza. Sono stati ritrovati tamburi decorati con rilievi molto complessi, cornici per specchi in ossidiana e alcuni esemplari – teste zoomorfe e maschere – di quelli che sono stati definiti mosaici di turchesi (sculture di legno ricoperte con mosaici di pietre), realizzazioni peculiari dell'antica tradizione mesoamericana.

Oreficeria

Benché i mixtechi, che produssero gli oggetti rinvenuti nelle tombe di Monte Albán, siano riconosciuti come i migliori orefici dell'America centrale, gli aztechi non furono certamente meno abili e divennero espertissimi nell'arte di fondere e combinare insieme l'oro e l'argento e dare forma a gioielli quali collane, pendenti, pettorali, orecchini, bezotes (ornamenti che si collocavano in un foro situato sotto al labbro inferiore) e bracciali. Cospicua era la produzione di recipienti, e grazie alla tecnica della cera persa potevano essere realizzate anche figure snodate; bellissimi infine erano gli ornamenti ottenuti combinando i metalli con pietre semipreziose quali la giada, l'ametista e il turchese.

Lavorazione delle piume

Una delle espressioni artistiche più originali degli aztechi fu l'elaborazione di mosaici, scudi e abiti di piume, per i quali utilizzavano le piume di uccelli catturati nei boschi tropicali del Messico e del Guatemala oppure allevati in cattività. Le piume venivano suddivise in base alla grandezza, alla qualità e al colore: le più apprezzate erano quelle verdi del quetzal (in modo particolare quelle caudali, molto lunghe), quelle rosse del tlauquecholli, uccello simile al fenicottero, e quelle turchesi dello xiuhtótotl. Di questi fragili capolavori, vale la pena ricordare il grande abito di piume di quetzal, con decorazioni d'oro, conosciuto come il penacho ("corona") di Montezuma, attualmente conservato al Museo etnografico di Vienna.

Ceramica

La ceramica era il materiale artistico più popolare, con cui venivano realizzate figure di persone e divinità, soprattutto immagini delle dee femminili della fertilità. Queste sono raffigurate in posizione eretta, con i capelli divisi in due ciuffi o riccioli sollevati al di sopra del capo, un gonnellino decorato che scende fino ai piedi e in braccio due figure più piccole. Tra le divinità maggiormente rappresentate sono Tláloc e Quetzalcóatl.

Società e religione

La società degli aztechi era divisa in tre classi: schiavi, comuni e nobili. Gli schiavi, che erano tali per nascita, potevano comprare la propria libertà, o conquistarla, fuggendo e rifugiandosi nel palazzo reale. I comuni, o maceualtin, possedevano a vita i lotti di terra sui quali costruivano le loro case. La nobiltà comprendeva i nobili per nascita, i sacerdoti e coloro che si erano conquistati il rango, in primo luogo i guerrieri.

Vari dei influenzavano la vita quotidiana degli aztechi. Tra questi, i più importanti erano Uitzilopochtli (dio Sole), Coyolxauhqui (dea Luna, nei miti uccisa dal fratello, dio Sole), Tlaloc (dio della pioggia) e Quetzalcoatl (al quale era attribuita l'invenzione della scrittura). Vedi anche Mitologia azteca.

I sacrifici umani e animali erano parte integrante della religione azteca, e supremo orgoglio per il guerriero era morire in battaglia o immolarsi quale vittima sacrificale, sebbene spesso fossero i prigionieri a essere sacrificati in riti secondari.

Per i loro manoscritti (o codici) in carta o pelli di animali, di cui ci sono pervenuti alcuni esempi, gli aztechi usavano la pittografia. Il loro complesso e accurato calendario era di origine maya.

Le divinità

Gli aztechi erano politeisti e il loro pantheon comprendeva una complessa gerarchia di divinità. Tezcatlipoca era una delle divinità principali e rappresentava il principio di dualità: sua insegna era uno specchio, nel quale si riflettevano le azioni dell'umanità; divinità aerea, rappresentava l'alito vitale e la tempesta, mentre in seguito fu associato alla fortuna individuale e al destino della civiltà azteca. La festa più importante dedicata a Tezcatlipoca era il tóxcatl, durante il quale veniva compiuto il sacrificio di un giovane, considerato rappresentazione del dio in Terra.

Quetzalcoatl, il "Serpente piumato", era il padre dei toltechi e colui che aveva introdotto la civiltà presso gli uomini; i suoi devoti, per adorarlo, si ferivano e bagnavano con il proprio sangue la bocca delle sue statue, in sostituzione del sacrificio diretto. Huitzilopochtli, dio della guerra, era rappresentato dal serpente, la cui forma rievocava quella delle frecce e dei giavellotti, ed era celebrato in una cerimonia durante la quale un sacerdote trapassava con una freccia una mensa preparata con sangue di persone sacrificate per l'occasione. Fra le divinità importanti vi era Tláloc, che viveva in un paradiso acquatico chiamato Tlalocan, al quale erano destinati coloro che erano morti per acqua o per fulmine, o per idropisia; a Tláloc erano offerti in sacrificio bambini e giovani donne, affinché tenesse lontana la carestia.

Xolotl rappresentava le forme ascendenti e discendenti del fuoco, quello delle fiamme e quello caduto dal cielo; divinità mostruosa, veniva rappresentato con le orbite vuote perché, secondo la leggenda, quando gli altri dei diedero vita al Sole divenne tanto triste da piangere fino al punto di perdere gli occhi. Ometecuhtli e Ome-cíhuatl costituivano la coppia procreatrice del genere umano: rappresentavano rispettivamente il Cielo, o principio maschile, e la Terra, o principio femminile. Tlazolteot, dea della fecondità, della lussuria e del desiderio, poteva assolvere i propri fedeli da qualsiasi errore o peccato. Mictlantecuhtli era il dio delle tenebre e il signore dell'oltretomba e della morte e viveva in una regione chiamata Tlalxicco, l'Ombelico del mondo, al quale erano destinati i defunti che non meritavano altro luogo del cielo.

La cosmogonia e le età del mondo

Come in molte altre tradizioni mitologiche e religiose, anche presso gli aztechi esisteva la credenza in una successione di età del mondo, il cui passaggio era segnato da catastrofi e cataclismi; in particolare, gli aztechi credevano che quattro "Soli" o mondi avessero preceduto il mondo attuale. A ciascuno dei primi quattro Soli corrisponde un punto cardinale: rispettivamente, Nord, Ovest, Sud, Est.

Il primo Sole si chiamava Nahui-Ocelotl ("quattro-giaguaro") e durò un periodo lungo tre volte cinquantadue anni; il mondo era abitato da giganti e venne distrutto dai giaguari, simboli zoomorfi di Tezcatlipoca in quanto dio del freddo e della notte.

Il secondo Sole, Nahui-Ehécatl ("quattro-vento"), si dissolse dopo un periodo di sette volte cinquantadue anni, a causa di un immane uragano, manifestazione di Quetzalcóatl, che trasformò in scimmie tutti i sopravvissuti.

Il terzo Sole, Nahui-Quiahuitl ("quattro-pioggia"), fu distrutto dopo un periodo lungo sei volte cinquantadue anni da una pioggia di fuoco, manifestazione di Tláloc, dio del tuono e del lampo dai denti larghi e dagli occhi enormi, e di Quiahuitl, la pioggia: gli abitanti del mondo erano tutti bambini e quelli che sopravvissero si trasformarono in uccelli.

Il quarto Sole, Nahui-Atl ("quattro-acqua"), ebbe una durata di tre volte cinquantadue anni, dopo di che il mondo fu sommerso da un diluvio, al quale scamparono soltanto un uomo e una donna che si erano rifugiati sotto un enorme cipresso. Tezcatlipoca li punì trasformandoli in cani e mozzando loro la testa.

Il Sole attuale è il quinto, si chiama Nahui-Ollin ("quattro-movimento") ed è destinato a scomparire per la forza di un movimento o tremore della Terra: in quell'istante appariranno i mostri dell'Ovest, dall'aspetto di scheletri, i quali uccideranno l'intero genere umano, cui hanno dato origine Quetzalcóatl e suo fratello gemello Xolotl riportando in vita le ossa dei morti e nutrendole del proprio sangue. Il Sole attuale era situato al centro rispetto ai precedenti e costituiva il quinto punto cardinale; la sua creazione era attribuita a Huehuetéotl, dio del fuoco: infatti il focolare domestico si trovava al centro della casa.

Gli aztechi oggi

Gli aztechi contemporanei vivono nei pressi di Città di Messico e superano il milione, costituendo il gruppo di indios più importante del paese. Parlano la lingua azteco-nahua e, nonostante la conversione al cattolicesimo, molte delle loro credenze religiose tradizionali sono sopravvissute. Vedi anche Arte azteca.

 

 

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