Antenati d' Europa Asterix e tanti altri tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
Antenati d' Europa tutto di tutto
CHI PARLA DEGLI ANTENATI D‘EUROPA
INTRODUZIONE:
Questa presentazione raccoglie gli autori che descrivono popolazioni e insediamenti celtici nelle loro opere.
CRONOLOGIA:
Autori greci - Autori latini
Ecateo (560-480 a.C. ca.)
Erodoto (484 - 425 a.C. ca.)
Livio Andronico (III sec. a.C.)
Giustino (inizio II secolo-165 a.C.)
Polibio (200 - 118 a.C. ca.)
Diodoro Siculo (80 - 20 a.C. ca.)
Tito Livio (59 a.C. -17 d.C)
Strabone (63 a.C.-20 d.C. ca.)
Dionigi di Alicarnasso (Fine I a.C.)
Gaio Plinio Secondo (23-24 d.C. - 79 d.C.)
Plutarco (50 – 127 d.C. ca.)
Gaio Svetonio Tranquillo (70 d.C. – 140 d.C.)
Appiano (90-165 ca.)
Lucio Flavio Arriano (95 - 135 ca.)
ERODOTO (484-425 a.C. ca):
Erodoto, il greco "padre della storia", il fondatore della storiografia occidentale, ci parla, nel III libro delle sue Storie, dei popoli dell'India, l'ultimo, a oriente, "dei paesi abitati". Talvolta le informazioni di Erodoto sono inattendibili, spesso vanno interpretate (le feroci formiche "di dimensioni inferiori a quelle dei cani ma superiori a quelle delle volpi", che
aggrediscono i cercatori d'oro, saranno probabilmente una specie di roditori che, come le formiche, scavano le loro gallerie nel sottosuolo), ma è sempre presente un fondamentale rispetto, accanto alla curiosità, nei confronti dei costumi dei popoli "barbari": un buon inizio per la geoantropologia
PLUTARCO, (50 - 127 D.C. CA):
La fama di Plutarco è affidata alla sua grande opera storica “le vite parallele”; tale trattato è composto da 24 coppie di biografie di illustri uomini greci e romani messi in parallelo fra loro per analogia d’indole ed avvenimenti. Fra le coppie più importanti troviamo Teseo e Romolo, Aristide e catone, Demostene e Cicerone, Alessandro Magno e Cesare. Questi ritratti seguono lo schema delle biografie peripatetiche [nascita, età giovanile, personalità, imprese, morte] commentati da personali pensieri morali dello stesso Plutarco che preleva le informazioni da fonti storiche di detti e aneddoti che riguardano il profilo d
el personaggio.
LIVIO ANDRONICO, (III SEC. A.C):
Andronico si può giudicare, a buon diritto, l’iniziatore della letteratura latina.
POLIBIO, (200 - 118 A.C. CA.):
Ci resta un terzo della sua opera maggiore le Storie. Comprendenti 40 libri, le Storie narravano gli avvenimenti d'Oriente e d'Occidente dal 264 (inizio della prima guerra punica) al 144 (due anni dopo la distruzione di Cartagine e di Corinto). Tuttavia i primi due libri trattano brevemente, per riallacciarsi a Timeo, il periodo 264-220 e fanno da introduzione, così che l'opera vera e propria inizia con la seconda guerra punica. Conserviamo per intero i primi cinque libri (264-216); degli altri abbiamo estratti (libri da VI a XVIII) e frammenti. E' ipotizzabile che siano state fatte fino a cinque edizioni dell'opera, o anche che essa sia stata pubblicata postuma, senza la revisione da parte dell'autore. Da sottolineare come Polibio si interessa essenzialmente della storia a lui contemporanea
ECATEO, (560 - 480 A.C. CA.):
Autore della: Periegesi della Terra: si trattava di una descrizione geo-etnografica della terra, divisa in 2 libri, ossia Europa ed Asia. Ecateo si riallacciava alla tradizione marinara dei peripli, ossia quelle descrizioni dei territori in uso tra i naviganti antichi e diffuse fin dal VII secolo. Ecateo descriveva le coste a partire dall'estremo occidente, ossia la Spagna, con grande sistematicità. Infatti indicava distanze e punti cardinali, ma accennava anche ad usi e costumi dei popoli ed alla fondazione delle città, dando una summa delle conoscenze geografiche dell'epoca.
DIONIGI DI ALICARNASSO, (FINE I A.C.):
Oltre ad opere di retorica, scrisse un'importante opera storica: Antichità romane, composta in 20 libri, dei quali possediamo i primi 10, mentre il libro XI ci è giunto lacunoso. Il lavoro arrivava fino all'inizio della prima guerra punica, partendo dalle fasi più antiche della preistoria e della storia romana.
STRABONE, (63 A.C.-20 D.C. CA.):
La fama dell'autore è affidataall'opera che egli dichiara di aver scritto a sussidio della sua opera storica. Ci è pervenuta in 17 libri. La descrizione dell'oikoumene, il mondo conosciuto, in senso orario, seguendo la carta del mondo disegnata da Eratostene: Strabone parte da Spagna, Gallia e Britannia (III-IV), a cui segue una dettagliata descrizione dell'Italia (V-VI), ed in seguito da Europa del Nord, Illiria, Epiro (VII, mutilo) passa a Grecia ed isole ioniche ed egee (VIII-X). Infine Strabone si rivolge all'Asia: partendo dal Danubio e dalla zona armena (XI), tocca l'Asia minore (XII), per poi passare alla Troade, Cipro e la Cilicia (XIII-XIV), sconfinando poi all'India, con il Golfo Persico (XV), la zona arabo-mesopotamica (XVI) ed infine chiudendo la trattazione nell'Africa del Nord, con Egitto, Libia, Mauritania(XVII).
LUCIO FLAVIO ARRIANO, (95 - 135 CA.):
“Indikè” è posto come complemento alla narrazione della spedizione in India di Alessandro, narrata nei libri V e VI dell'Anabasi, questo "trattato sull'India" (questa la traduzione del titolo) si divide in due sezioni: la prima (cap. 1-16) descrive geografia, usi e costumi indiani basandosi sulle autorevoli testimonianze di Eratostene e Megastene, mentre nella seconda parte (17-43) Arriano descrive la navigazione compiuta dalla flotta macedone, comandata dall'ammiraglio cretese Nearco, dall'India all'Arabia, con notazioni etnografiche sui popoli incontrati.
GIUSTINO, (INIZIO II SECOLO-165 A.C.):
Delle sue opere sono pervenute a noi il Dialogo con il giudeo Trifone ca. 150, storia della propria conversione e difesa dei cristiani dalle calunnie mosse dagli Ebrei, e due Apologie, indirizzate agli imperatori Antonino, Marco Aurelio e Lucio Vero per difendere i cristiani accusati di essere atei e ostili allo Stato.
SVETONIO, (70 D.C. – 140 CA. D.C.):
Le opere sono:
De regibus, sui re stranieri;
le due opere enciclopediche: Roma sulla vita pubblica e privata dei Romani e Prata, sul mondo umano e su quello fisico.
DIODORO SICULO, (80 - 20 A.C. CA.):
Diodoro è l'autore della Biblioteca Storica, una storia universale in 40 libri dalle origini mitiche alla spedizione di Cesare in Gallia
GAIO PLINIO “IL VECCHIO”, (23-24 D.C. – 79 D.C.):
Plinio fu autore, come ci testimonia il nipote nel suo elenco, di saggi storici molto stimati, di cui però purtroppo nulla possediamo: 20 libri su Le guerre di Germania (ispirati alle sue campagne).
APPIANO, (90-165 CA.):
Autore di Storia Romana, Guerre Esterne Libri I-XII
TITO LIVIO, (59 A.C. - 17 D.C):
Ab Urbe condita libri ("Libri dalla fondazione di Roma", secondo la tradizione manoscritta, dallo stesso autore chiamati invece "annales" [con riferimento alla divisione interna del materiale anno per anno] o semplicemente "libri"), che prendeva appunto le mosse dalla fondazione di Roma fino al 9 a. C. o, forse, al 9 d. C., anno della morte di Druso, fratello di Tiberio, in una spedizione militare.
INDICE:
- INTRODUZIONE
- GLI AUTORI
- GLI AUTORI GRECI
- ERODOTO
- PLUTARCO
- ANDRONICO DI RODI
- POLIBIO
- ECATEO DI MILETO
- GLI AUTORI LATINI
- STRABONE
- ARRIANO
- GIUSTINO
- GAIO SVETONIO TRANQUILLO
- DIODORO SICULO
- GAIO PLINIO IL VECCHIO
- APPIANO
- TITO LIVIO
- CRONOLOGIA
LE CULTURE CELTICHE
La cultura di Golasecca
Durante l’età del ferro (circa nel 1000 – 900 a.C.) vediamo nascere un’importante cultura nella Lombardia occidentale: la cultura di Golasecca nell’attuale regione Insubre, territorio favorevole all’insediamento delle popolazioni e per il facile accesso ai corsi d’acqua e ai laghi e circondato dai valichi alpini.
I golasecchiani erano un popolo di stirpe celtica contemporanei dei cugini transalpini che diedero origine alla cultura di Halstatt, che scrivevano già dalla fine VII sec. a.C. in una lingua chiamata Leponzio.
Conosciamo i nomi d’alcuni ethnos che le componevano:
- I Leponti delle Alpi, caratterizzati da una particolare pratica funebre;
- Gli Orobii della parte orientale (delle Alpi);
- Gli Insubri della parte occidentale ed emergono come gruppo più importante a nord del Po.
La cultura Halstatt
Intorno al 700 a.C. fino al 450 a.C. si diffuse la cultura di Halstatt, popolo abile nel commerciare sale.
Diffusa soprattutto nella zona fra la Francia centrale e la Boemia.
Questa cultura caratterizzata da affinità culturali, forse anche linguistiche ed etniche; non aveva però un’unità d’ordine politico ma esistevano diversi clans guidati da una ristretta aristocrazia.
La cultura di La Tène
Sulle rive del lago Neuchâtel attorno al V sec a.C. iniziò la cultura di La Tène, caratterizzata dall’arte espressionista e dalla valida rete di commercio di massa che furono in grado di fondare, e dalla conseguente nascita della borghesia.
I materiali lateniani (spade, bracciali,corredi ecc.) divennero una sorta di spia della presenza dei Celti in Italia che poi l’hanno invasa agli inizi del V a.C.
Anche loro scrivevano nella lingua lepontica, sono stati ritrovati infatti alcuni testi che testimoniano la presenza dei gruppi celtici in Italia diversi da quelli halstattiani.
In relazione alla nostra penisola possiamo sostenere che i Celti cosiddetti storici costituirono il gruppo di invasori più consistente.
Dall’unione di queste ultime nella zona del basso Rodano e dell’alto Danubio ha origine la cultura celtica che, di natura nomade, comincia a migrare verso l’Italia settentrionale, dove si stanzia intorno a Mediolanum, entrano in contatto con gli Etruschi nell’Europa centrale, facendo scomparire la cultura di Hallstatt, nella Francia, da cui hanno origine i Galli, nella Germania, dove si integrano con un popolo proveniente dall’area del Baltico, differente da quello dei Celti, i Germani, nella Serbia, nella Macedonia e nell’Anatolia, dove compaiono i Galati (la parola celtico in greco si scrive gàlatos).
Celti, Italici e Romani
I Celti in Italia
Nonostante i Celti fossero presenti, seppur in modo parziale, nella società golasecchiana, e quindi nel tessuto etnico dell'area occidentale dell'Italia settentrionale, attorno al VI secolo a. C., essi irruppero in modo assai più consistente nella penisola a partire dal IV secolo a. C.. Tale irruzione si realizzò sostanzialmente attraverso due canali: quello più massiccio dell'invasione, che comportò lo stanziamento di alcune centinaia di migliaia di individui nella valle Padana e lungo la riva dell'Adriatico fino ad Ancona (sostituendosi al controllo del territorio agli Etruschi e agli Umbri), e quello secondario del mercenariato, ossia del mettersi a servizio, a pagamento, delle potenze che in quel momento miravano all'egemonia nel Mediterraneo (i Cartaginesi e i Greci di Sicilia). Secondo la tradizione tramandata da alcune fonti letterarie, Tito Livio (V, 33, 2-4) e Plinio (N. H., 12, 5), i Celti avrebbero abbandonato le sedi europee e avrebbero invaso le aree più settentrionali della penisola perché attratti inesorabilmente dal vino e dalla frutta, soprattutto dei fichi, di cui erano particolarmente ghiotti. Nella fattispecie Tito Livio, nel raccontare l'assedio posto dai Celti alla città etrusca di Chiusi nel 391 a. C., preludio al sacco di Roma del 390 a. C., individua la causa scatenante l'arrivo dei Celti in Italia in una tresca amorosa fra un lucumone etrusco, di nobili origini, e la moglie di un certo Arrunte, cittadino di Chiusi. Secondo la versione liviana dei fatti Arrunte, bramoso di vendetta e consapevole di non potere avere la meglio su un rivale tanto più potente di lui, si sarebbe recato oltralpe e, diffondendo in Gallia il vino, avrebbe convinto i Galli ad invadere l'Italia e a stringere d'assedio Chiusi. La leggenda tramandata dallo storico patavino può celare un sostrato di informazioni autentiche, ossia il ricordo di contatti e di relazioni commerciali fra il mondo etrusco e la realtà transalpina, in cui forse il vino giocò un ruolo non certo secondario.
A partire dal VI secolo a. C., a ondate successive, i Celti, da aree differenti del continente europeo (Francia nordorientale, Boemia, regione danubiana), invasero l'Italia. Nella memoria scolastica, la presenza celtica in Italia si connette al sacco di Roma del 390 a. C.: Brenno alla testa di truppe galliche irruppe nella città di Roma, la saccheggiò e la occupò per alcuni mesi, sottoponendo ad una cocente umiliazione i Romani (Liv. V, 48, 8).
Cronologia dell'invasione celtica dell'Italia
Tito Livio, storico romano vissuto nel I secolo a. C., sostiene che i Celti sarebbero arrivati in Italia a partire dal VI secolo a. C. Lo storico Patavino per ben tre volte ribadisce tale cronologia: quando la connette al regno di Tarquinio Prisco (616-578 a. C.); quando la collega alla fondazione di Marsiglia (600); quando precisa che i primi Galli sarebbero scesi in Italia duecento anni prima del sacco del 390 a. C. Diversamente Dionigi di Alicarnasso e Appiano riferiscono la conquista di Roma del 390 a. C. ai primi Celti venuti in Italia. Più vaghi risultano altri due autori greci, Polibio e Plutarco, che non danno indicazioni cronologiche precise: Polibio sostiene che "dopo qualche tempo" dal loro arrivo in Italia i Galli si sarebbero impadroniti di Roma; Plutarco ("Vita di Camillo") afferma che avrebbero invaso la penisola "molto tempo prima" dell'attacco di Brenno. Sulla base di queste divergenze hanno preso le mosse due cronologie sulla calata dei Celti in Italia: la cronologia "lunga" liviana (a partire dal VI secolo) e quella "corta" degli storici di lingua greca (a partire dagli inizi del IV secolo). Lo sbaglio di Livio che, unico, anticipa di due secoli l'arrivo dei Celti in Italia; l'assenza di materiale archeologico "celtico" riferibile al VI secolo favorirono l'accettazione della cosiddetta cronologia corta: le invasioni celtiche in Italia dovevano ascriversi alla forcella cronologica compresa fra la fine del V e gli inizi del IV secolo a. C. Al contrario, attualmente si assiste ad una parziale inversione di tendenza: nuovi risultati emersi dalle indagini archeologiche e nuovi studi sembrano confermare la versione liviana dei fatti e hanno, dunque, riportato alla ribalta la cosiddetta cronologia lunga.
Livio “Historiae”: libro V
I Galli Senoni assediano Chiusi. I Senoni, irritati per il fatto che gli ambasciatori inviati da Roma a sollecitare la pace avessero parteggiato per i Chiusini, si dirigono verso Roma, sconfiggono l'esercito romano presso l'Allia e conquistano la città (287-286 a.C.), ad eccezione del Campidoglio. Gli anziani, con le insegne delle cariche che avevano ricoperto, seduti su seggi eburnei all'interno delle case, vengono uccisi. I Galli si dirigono al Campidoglio; raggiunta la sommità, traditi dal clamore delle oche, sono ricacciati, ad opera di Marco Manlio. La città resta tuttavia assediata. I Romani, costretti dalla fame, accettano di pagare 1000 libbre d'oro ai Galli, purché tolgano l'assedio. Proprio mentre si patteggia la pace, sopraggiunge Furio Camillo con un esercito. Dopo sei mesi riesce a cacciare i Galli e ne fa strage.
V,33
Eam gentem traditur fama dulcedine frugum maximeque vini nova tum voluptate captam Alpes transisse agrosque ab Etruscis ante cultos possessisse; et invexisse in Galliam vinum inliciendae gentis causa Arruntum Clusinum ira corruptae uxoris ab Lucumone... |
Vuole la tradizione che questo popolo, attratto dalla dolcezza dei prodotti e soprattutto del vino, che a quel tempo costituiva per loro un nuovo piacere, abbia attraversato le Alpi e si sia impadronito delle terre precedentemente abitate dagli Etruschi; chi poi avrebbe mandato il vino in Gallia sarebbe stato un tale Arrunte di Chiusi spinto dall'odio per un lucumone che gli aveva sedotto la moglie... |
V,35
Clusini legatos Romam qui auxilium ab senatu peterent misere. De auxilio nihil impetratum; legati tres M. Fabi Ambusti filii missi, qui senatus populique Romani nomine agerent cum Gallis ne a quibus nullam iniuram accepissent socios populi Romani atque amicos oppugnarent. |
Gli abitanti di Chiusi mandarono ambasciatori a Roma per chiedere aiuto al Senato. Quanto ad aiuto non ottennero nulla; furono invece mandati in qualità di legati tre figli di Marco Fabio Ambusto, i quali, in nome del popolo romano, ammonissero i Galli di astenersi da atti di ostilità contro alleati e amici del popolo romano che non li avevano in nessun modo provocati. |
V,36
Mitis legatio, ne praeferoces legatos Gallisque magis quam Romanis similes habuisset..... Quodnam id ius esset agrum a possessoribus petere aut minari arma Romanis quaerentibus et quid in Etruria rei Gallis esset, cum illi se in armis ius ferre et omnia fortium virorum esse ferociter dicerent. |
Messaggio mite, ma esso era affidato a legati arrogantissimi, più simili per temperamento a Galli che a Romani...... E domandando i Romani quale razza di diritto fosse quella di pretendere terre da chi le possedeva o di minacciare la guerra, e che avessero a che fare i Galli nell’Etruria, risposero brutalmente che essi riponevano il diritto nelle armi e che tutto apparteneva a chi aveva la forza. |
V,37
Interim Galli postquam accepere ultro honorem habitum violatoribus iuris humani elusamque legationem suam esse, flagrantes ira cuius impotens est gens, confestim signis convolsis citato agmine iter ingrediuntur.......... Iam omnia contra circaque hostium plena erant et nata in vanos tumultus gens truci cantu clamoribusque variis horrendo cuncta compleverant sono. |
Dal canto loro, i Galli, quando seppero del provocatorio onore fatto ai violatori del diritto delle genti e del nessun conto che si era avuto della loro ambasceria, furenti di ira, che quella gente non sa dominare, tosto levarono il campo e con rapida marcia si incamminarono........ Tutto, davanti e all’intorno, era ormai occupato dai nemici, e quella gente per istinto portata a inutili schiamazzi faceva rintronare orrendamente la regione di canti selvaggi e di urli strani. |
V, 38
Adeo non fortuna modo sed ratio etiam cum barbaris stabat. |
Tanto non solo la fortuna, ma anche l’abilità tattica stava dalla parte dei barbari. |
V, 44
“.... Qui effuso agmine adventant gens est cui natura corpora animosque magna magis quam firma dederit; eo in certamen omne plus terroris quam virium ferunt... Cibo vinoque raptim hausto repleti, ubi nox adpetit, prope rivos aquarum sine munimento, sine stationibus ac custodiis, passim ferarum ritu sternuntur, nunc ab secundis rebus magis etiam solito incauti...” |
( parla Camillo) “...Codeste che ci corrono addosso alla rinfusa sono genti a cui natura diede un gran corpo e facili entusiasmi più che non fermezza d’animo; perciò nella lotta si avvantaggiano più del terrore che non della forza....Sazi di cibo e di vino ingordamente trangugiati, al sopraggiungere della notte si sdraiano a dormire dove e come capita, lungo i corsi d’acqua, senza provvedere a difese, senza sentinelle, senza corpi di guardia, ora poi resi anche più incauti del solito dai successi....” |
V, 46
.... In Campitolium ad suos rediit, seu attonitis Gallis miraculo audaciae seu religione etiam motis cuius haudquaquam neglegens gens est. |
....( Fabio) tornò in Campidoglio ai suoi, lasciando stupefatti i Galli per la prodigiosa audacia, oppure perché presi da scrupolo religioso, tra quelle popolazioni molto vivo. |
V, 48
... cibo deficiente et cum stationes procederent prope obruentibus infirmum corpus armis, vel dedi vel redimi se quacumque pactione possent iussit, iactantibus non obscure Gallis haud magna mercede se adduci posse ut obsidionem relinquant. Tum senatus habitus tribumnisque militum negotium datum ut paciscerentur. Inde inter Q. Sulpicium tribunum militum et Brennum, regulum Gallorum conloquio transacta res est, et mille pondo auri pretium populi gentibus mox imperaturi factum. Rei foedissimae per se adiecta indignitas est; pondera ab gallis allata iniqua et tribuno recusante additus ab insolente Gallo ponderi gladius auditaque intoleranda Romanis vox: “ Vae victis”. |
... mancando il nutrimento - i servizi di guardia si susseguivano, e il corpo indebolito quasi cedeva sotto il peso delle armi -, fu presa la decisione di arrendersi o di riscattarsi, quali che si fossero le condizioni, tanto più che i Galli davano aperta assicurazione che avrebbero tolto l’assedio dietro un compenso non eccessivo. Il senato tenne seduta e affidò ai tribuni militari l’incarico di trattare. Quinto Sulpicio e Brenno, capo dei Galli, vennero ad un abboccamento e si accordarono per un riscatto di mille libbre d’oro: a tanto si comprava il popolo che tra breve avrebbe avuto il dominio del mondo. Il patto, di per se stesso umiliantissimo, fu per di più aggravato da un’indegna prepotenza: i Galli apportarono pesi alterati, e poiché il tribuno non li voleva accettare, il Gallo insolente vi aggiunse la propria spada, e fu udita allora quella parola intollerabile per un Romano: “ Guai ai vinti”. |
V, 49
Galli nova re trepidi arma capiunt iraque magis quam consilio in Romanos incurrunt. |
Turbati dall’inaspettato intervento, i Galli corrono alle armi e, più guidati da furore che da accorgimento si gettano contro i Romani. |
TITO LIVIO. Commento
Tito Livio vuol fare emergere dalla sua “Storia di Roma” un ritratto estremamente negativo dei nemici dei Romani, in questo caso i Galli.
Più volte, infatti, nel libro V delle Historiae, sottolinea ed enfatizza la loro ira e ferocia e l’incapacità di controllarsi (vedi cap. XLIV, XLIX).
Altri caratteri distintivi dei Celti, a parere dell’autore, sono l'aggressività e l'immotivata volontà di provocazione (vedi cap. XXXV)e la disonestà (vedi cap XLVIII); quest’ultima è particolarmente disdicevole per un nemico poiché significa non rispettare il codice d’onore della guerra.
I Galli sono visti come dediti ai piaceri della gola (vedi cap. XXXIII e XLIV), selvaggi (vedi cap. XXXVII) che conoscono solo il linguaggio della violenza (vedi cap. XXXVI), incapaci di capire il senso sacrale della vita e del proprio ruolo, prerogative proprie invece dei Romani (vedi l'episodio del sacco di Roma, cap. XLI).
L’autore latino disprezza talmente i Galli da usarli come secondo termine di paragone quando i legati romani si comportano scorrettamente (vedi cap. XXXVI).
Livio tuttavia non disconosce le loro abilità in ambito militare (vedi cap. XXXVIII) e sottolinea i loro forti sentimenti religiosi (vedi cap. XLVI).
CRONOLOGIA della formazione, dello sviluppo e della romanizzazione delle popolazioni celtiche, per i latini i cosiddetti “barbari”
luoghi
popoli
personaggi
1000-800 a.C. - Primi insediamenti protoceltici di Golasecca (Como). Contemporaneamente si sviluppa in Austria la Cultura di Hallstatt.
520 a. C. - Lo scoppio di lotte tribali nel tratto superiore del Danubio porta alla devastazione degli insediamenti della valle del Rodano. L'interruzione dei commerci e lo Stato di Guerra permanente portano, verso il 450 avanti Cristo, alla fine della cultura di Hallstatt.
400 a.C. - Inizia la seconda grande invasione celtica in Italia settentrionale. Insubri, Boi, Senoni, invadono la pianura Padana sovrapponendosi a popolazioni celtiche già insediate da tempo e si scontrano con gli Etruschi.
388 a.C. - La nazione dei Senoni compie una spedizione contro Chiusi. La città etrusca di Melpun viene distrutta.
386 a.C. - I Romani subiscono una pesante disfatta alla confluenza del Teverecon l'Allia, Roma viene saccheggiata dai Galli.
385 a.C. - I Senoni si installano nel Piceno colonizzandolo nel 322 avanti Cristo. Polibio ci riferisce di un trattato di pace dei Senoni con Roma.
295 a.C. - Una coalizione di Senoni, Etruschi e Sanniti si ribella a Roma e viene distrutta a Sentinum.
294 a.C. - Arretium (Arezzo) viene presa e distrutta dai Celti.
278 a.C. - Brenno ferito a Delfi, si suicida a Eraclea. Una parte dei Celti, i Galati, proseguono le loro scorrerie oltre i Dardanelli stanziandosi al fine nel territorio che da loro prese il nome di Galizia. Il resto dell'orda celtica di Brenno viene sconfitta da un'armata macedone.
277 a.C. - Una parte delle tribù celtiche dell'esercito di Brenno in ritirata, i Bastarni, occupa una zona dell'attuale Bulgaria formando il regno di Tylis.
278-270 a.C. - I Galati servono prima come mercenari presso Nicomede, poi si danno ai saccheggi sino alla loro sconfitta finale da parte del SelucideAntioco I°, imperatore di Siria, che li sottomette confinandoli nel territorio che ancor oggi porta il loro nome.
268 a.C. - Con la fondazione della colonia di Ariminum (Rimini), inizia da parte romana l'esecuzione di un vasto piano di conquista dei territori Celtici in Italia. I primi a pagarne le conseguenze furono i Boi, stanziati da Bologna a Rimini.
268-267 a.C. - La fondazione di Sena Gallica segna la romanizzazione dei Senoni che scompaiono come tribù celtica.
230 a.C. - Attalo, reggente di Pergamo, dopo aver debellato totalmente un attacco dei Galati, fa realizzare una serie di grandi gruppi marmorei per eternare la sua vittoria. Oggi ne rimangono solo alcune copie romane tra cui il famoso "Galata morente" esposto a Roma presso il Museo Capitolino.
225 a.C. - Cinquantamila fanti e venticinquemila cavalieri Celti varcano le Alpi e vengono sconfitti e massacrati dalle armate romane nella battaglia di Talamone (a nord di Orbetello) descrittaci dettagliatamente settanta anni dopo da Polibio (Storie, II-27)
222 a.C. - Gli Insubri vengono debellati a Clastidiumsulla riva del Po. La loro capitale, Mediolanum (Milano), diviene colonia Romana. Stessa sorte seguono, nel 218 avanti Cristo, Placentia (Piacenza), roccaforte dei Boi, e Cremonasempre degli Insubri.
217 a.C. - Forti contingenti celtici aiutano l'armata di Annibale a sterminare le legioniromane presso il lago Trasimeno e nel 216 a Canne.
197 -196 a.C. - I Cenomani vengono sottomessi da Roma.
191 a.C. - Cadono le ultime resistenze sul campo dei Boi. Nel 189 la loro roccaforte di Bologna diviene colonia Romana. Nel 189 lo diviene quella di Modena e nel 183 è la volta di Parma, segnando così la fine del grande ramo italico del popolo dei Boi.
136 a.C. - I Celtiberi respingono l'assedio di Pallantia e braccano i Romani in fuga.
135 a.C. - Il console Tito Didio per rappresaglia massacra i capi Celtiberi e le loro famiglie che aveva convocato a un banchetto con la scusa di firmare un trattato di pace con Roma.
133 a.C. - Cade Numanzia capitale dei Celtiberi, i Celti di Spagna che si erano alleati con Asdrubale fratello di Annibale contro Roma. Publio Cornelio Scipione, nipote dell'Africano, con 60.000 romani riuscì, dopo due mesi d'assedio, a prendere per fame gli 8.000 celtiberi ribelli. La Spagna era Romana.
123 a.C. - Il console Caio Sestio Calvino distrugge la capitale dei Salluvi, l'oppidum di Entremont, e fonda nei pressi la colonia Romana di Aquae Sestiae Salluviorum (Aix En Provence).
122 e 121 a.C. - Domizio Adenobardo e Quinto Fabio Massimo risalgono la valle delRodano. Dai territori conquistati nascerà la Provincia Narbonnense.
113 a.C. - I Boi di Baviera e Boemiaorientale respingono le tribù germaniche in migrazione, che si riversano sul Norico Romano.
107 a.C. - Gli Elvezi e alcune tribù Germaniche, al comando di Divicus, sconfiggono presso Agen, in Gallia, un esercito romano agli ordini del console Lucio Cassio Longino.
105 a.C. - Un'armata mista di Germani e di Celti (tra cui compaiono Elvezi e Ambroni) attacca di nuovo la Provincia Narbonnense distruggendo, a Arausio(presso Orange), un esercito legionario forte di 80.000 uomini.
103 a.C. - Riunitasi per la terza volta, questa orda mista di Gallie di Germani, cerca di passare in Italia, ma viene fermata e distrutta dal console Mario prima nel 102 a Aix en Provence e poi definitivamente nel 101 nella pianura di Vercelli.
60 a.C. - Cade l'oppidum principale dei Boi a Bratislava, dando inizio alla cacciata dei popoli celtici dall'Europoa Orientale ad opera di Daci e Traci.
57-54 a.C. - Cesare conquista la Gallia.
55 e 54 a.C. - Cesaresbarca due volte in Gran Bretagna, vince tutte le battaglie contro i carri dei guerrieri celti, ma non riesce a conquistare l'isola.
53 a.C. - Vercingetorige organizza la rivolta prima presso la sua tribù, gli Arverni, poi, dopo aver sconfitto Cesare a Gergovia, riesce a legare a sé anche la potente confederazione degli Edui e con essi anche altre tribù minori.
52 a.C. - La città di Avaricum (Bourges) si ribella, nel suo oppidum si rifugiano più di 40.000 persone. Cesare la espugna e le legioni passano a fil di spada tutti i superstiti.
52 a.C. - Dopo essersi rifugiato ad Alesia (Alise Sainte Reine - Côte D'or) con più di 80.000 uomini, Vercingetorige viene assediato da Cesare e alla fine costretto alla resa.
16 a.C. - Un forte contingente di Marcomanni devasta gli oppida celtici in Boemia.
43 d.C. - L'Imperatore Claudio riavvia la conquista dell'isola di Britannia. Questa volta quattro Legioni al comando di Aulo Plauzio riescono a creare una testa di ponte che porterà alla colonizzazione dell'isola e alla sua creazione in Provincia Romana.
47-52 d.C. - Ostorio Scapula, Legato di Britannia, annette al dominio di Roma i territori sino al Galles.
60 d.C. - Svetonio Plautino combatte la battaglia di Mona Insula (Isola Anglesey) distruggendo il sacro centro dei Druidi di Britannia e massacrandone tutti i sacerdoti e le sacerdotesse riuniti sull'isola.
71-78 d.C. - Frontino, su incarico di Vespasiano, sconfigge e sottomette le ancor potenti tribù dei Briganti e dei Siluri.
84 d.C. - Il Legato Agricola, terminata la conquista del Galles, sconfigge definitivamente le selvagge tribù del Nord della Scozia, guidate dal Rix dei Pitti Calgaco, nell'ultima grande battaglia campale di Monte Graupius.
140 d.C. - L'Imperatore Antonino Pio, ripresa attivamente la lotta contro i razziatori celti del Nord della Scozia, sposta nuovamente il confine e fa costruire un secondo vallo (detto appunto "Antonino") più a Nord.
166-167 d.C. - I Romani in Britannia abbandonano il vallo Antonino e si ritirano definitivamente a Sud del vallo di Adriano.
208-211 d.C. - L'Imperatore Settimo Severo si reca in Britannia per combattervi le tribù celtiche in rivolta. Muore a Eburacum (York) nel 211.
212 d.C. - L'Imperatore Marco Aurelio Antonino, detto Caracalla, ritira tutte le guarnigioni romane dal Vallo di Adriano, sostituendole con truppe irregolari locali.
296 d.C. - Flavio Valerio Costanzio invade la Britannia per riprendere il governo dell'isola ad Alletto succeduto a Carausio.
dal 300 d.C. - Iniziano le incursioni di pirati Sassoni sulle coste del Nord-Est dell'Inghilterra.
367 d.C. - Il generale romano Magno Massimo (che i gallesi chiamano Maxen Wledig), a capo di una coalizione di tribù celtiche, debella totalmente un attacco congiunto di Pitti, Scoti e Sassoni, entrando nella leggenda celtica di Britannia.
410 d.C. - L'Imperatore Onorio ritira le ultime truppe romane dall'isola, comunicando agli abitanti che per il futuro dovranno provvedere da soli alla propria sicurezza.
417 d.C. - Secondo la leggenda, l'Imperatore Costanzio invia una legione in Britannia a sconfiggere i Sassoni.
440 d.C. - Le ultime truppe romane vengono ritirate dalla Britannia e prende il potere Ambrogio Aureliano, in alcune leggende supposto padre di Merlino e zio di Re Artù.
CRONOLOGIA BREVE
Tra la fine dell’ultima glaciazione (15000 a. C.) e l’inizio dell’età del Ferro (3200 a. C.) tutta l’Europa Transalpina vedeva pochi e sperduti insediamenti umani.
Fu dall’inizio dell’età del Ferro che alle rade popolazioni aborigene vennero gradatamente a sovrapporsene altre di cultura indoeuropea giunte in Europa dall'Asia Centrale. I Greci li chiamavano ‘Keltoi’ ed i Romani ‘Galli’ dal termine 'galatae' ovvero 'bianchi come il latte' in riferimento alla carnagione chiara di questi popoli. I Celti si insediarono nella regione comprendente le sorgenti del Reno, del Rodano e del Danubio.
Dal punto di vista linguistico 2800 anni fa questi proto-Celti si estesero all’attuale Francia e poi alla penisola Iberica dando origine ai Celtiberi. 2700 anni fa si espansero nell’attuale Belgio, Inghilterra, Irlanda, Cecoslovacchia. Nel primo millennio a.C. si assiste al periodo di massima fioritura della civiltà dei Celti in 15 milioni di abitanti. La nascita della cultura celtica propriamente detta va cercata quindi non nell'Asia Centrale, ipotetica patria delle genti indoeuropee, ma nell'Europa Centrale.
Nel 400 a.c. Belloveso, nipote di Ambigato re dei Celti Biturigi, a causa della densa popolazione che viveva nella Francia centro-settentrionale, si mise a capo di una emigrazione composta da genti delle tribù dei Biturigi, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti e Aulerci, e le condusse attraverso le Alpi nella pianura del Po. Le genti che vivevano già in questo territorio non erano né numerose né diffuse, ma già in Lombardia nel VIII sec si era affermata la cultura di Golasecca, innegabilmente celtica ed i cui esponenti, i Leponzi, avranno un ruolo fondamentale nella nascita della nazione Insubre. I Liguri, che vivevano sull’Appennino e nella pianura fino al Po sono descritti come fortissimi nel fisico e del tutto selvaggi.
Gli Orobi vivevano sulle Alpi, dal lago di Como al lago di Garda. I Veneti che si erano stabiliti sulla costa del mare Adriatico sin da epoche remote, hanno origini incerte, sebbene Giulio Cesare, che li incontrò anche sulle coste dell’Atlantico alle foci della Loira li annovera tra i popoli Celtici ; e Polibio li descriveva come del tutto simili ai Celti, tranne che nella lingua. Archeologicamente tra questi due popoli omonimi non sembrerebbe intercorrere però alcun legame o relazione.
I dialetti neoceltici che si parlano oggi nella Valle Padana hanno caratteristiche così nette e distinte dall’italiano che, seguendo i limiti dell’area in cui sono parlati, si può delimitare esattamente il territorio abitato, oggi come allora, da genti Celtiche.
Esso va dalla catena delle Alpi al Mar Ligure fino a Pontremoli e da qui a Senigallia seguendo la dorsale dell’Appennino.
La civiltà celtica ha dominato per più di mille anni un vasto mercato comune europeo e la sua influenza sulla cultura europea - sia culturale, linguistica o artistica - si scopre di nuovo. Gli antichi dialetti celtici sono gli antenati delle lingue gallesi e gaeliche di oggi.
I Celti si godevano la vita. Il cibo e le feste erano importanti e si considerava l’ospitalità un segno di nobiltà. Questa stessa ospitalità si trova anche oggi nelle Highlands della Scozia.
La cultura celtica veniva trasmessa a voce; la storia e gli avvenimenti non erano scritti ma ricordati sotto forma di versi. La cultura d’istruzione dei Celti comprendeva sia la religione che la geografia, sia la filosofia che l’astronomia. I loro oratori erano famosi in tutta l’Europa e servirono anche da insegnanti per i figli dei Romani.
La società celtica era molto egualitaria, anche le donne partecipavano nelle guerre, nel commercio e nella politica. I tagliapietre e gli orefici celtici non avevano rivali e l’arte celtica è ormai riconosciuta dappertutto per la sua originalità e per la sua qualità straordinaria. La mancanza d’unità al centro della loro comunità causò la caduta dei Celti, quando la macchina della guerra cominciò ad invadere il loro territorio.
La Gallia cadde, seguita subito dalle isole britanniche. In Scozia, però, i Pitti (un popolo celtizzato, ma di origine autoctona e pre-indoeuropea) resistettero ai Romani e la Scozia rimase libera. I Romani non conquistarono i Celti irlandesi e da questa terra arrivarono i Gaelici in Scozia. I Bretoni giunsero in Armorica (detta Bretagna in seguito alla loro penetrazione) dalla Cornovaglia, a seguito delle pressioni degli Anglosassoni. Tanto gli spostamenti degli Scoti irlandesi verso la Caledonia (poi detta Scozia) e dei Bretoni verso l’Armorica avvennero tra il 500 e il 600 d.C. (VI sec.).
INDICE
- I celti in Italia
- Cronologia dell’invasione celtica in Italia
- Livio “Historiae”: libro V
- Cronologia lunga
- Cronologia breve
AGER GALLICUS
Le popolazione celtiche nella penisola
SENONI
Occuparono il territorio compreso tra i fiumi Utens (Metauro) e Aesis (Esino), area corrispondente all’attuale Romagna e alle Marche settentrionali.
BOI
Occuparono la pianura emiliana, dall’area circostante Bologna fino a Modena ad ovest e parte della Romagna ad est.
CENOMANI
Si insediarono nell’area dove poi sorsero le città di Brescia e di Verona, tra i fiumi Oglio e Adige.
INSUBRI
Avrebbero occupato il territorio corrispondente all’odierna Lombardia centro-occidentale, il cui unico confine sicuro sembra essere il fiume Po.
Per Gallia Cisalpina (Gallia al di qua delle Alpi) i Romani intendevano la zona dell’Italia centro-settentrionale occupata dai Celti.
LA PRESA DI ROMA ED
IL METUS GALLICUS
COSA SIGNIFICA?
CHI?
COME?
QUANDO?
LE TESTIMONIANZE
La Presa di Roma ed il Metus Gallicus
COSA SIGNIFICA?
Questo termine si può tradurre come ‘Paura dei Galli’ e si riferisce al clima creatosi in seguito alla presa dell’Urbe da parte dei Barbari provenienti dal Nord.
Questo episodio fu quasi fatale per la storia di Roma: infatti i Romani dovettero stipulare un accordo con i Galli per la restituzione di Roma, pagando una quota di denaro, l’Aurum Gallicum.
QUIS?
-CHI?-
Roma viene invasa da una tribù di galli Senoni, guidata dal valente e spietato condottiero Brenno che, prima di invadere la Città, saccheggia l’Etruria e assedia la città di Chiusi.
QUOMODO?
-COME?-
Brenno giunge alla città di Chiusi.
I chiusini chiesero aiuto ai romani che mandarono in città alcuni ambasciatori della stirpe dei Fabi.
I galli non presero bene la cosa, lasciarono Chiusi e decisero di marciare direttamente su Roma. I romani tentarono di fermarli sul fiume Allia, ma la sola cosa che ottennero fu una sonora sconfitta che gettò l'Urbe nel terrore.
A questo punto si consumò l'onta: Roma si era già svuotata, la sua popolazione si era dispersa nelle città vicine nella sicurezza che nulla avrebbe fermato la marcia dei barbari invasori.
QUANDO?
-QUANDO?-
La data dell’invasione dell’Urbe si presume sia attorno al 390 a.C.; questa incursione viene anche denominata dagli storici come uno degli episodi più traumatici della storia di Roma.
LE TESTIMONIANZE
Tra gli autori che danno testimonianze sul Metus Gallicus possiamo ricordare i principali, tra i quali:
Tito Livio
Diodoro Siculo
Polibio
Plutarco
Giustino
Tito Livio
Historiae, V,41 ~ Analisi
In questo capitolo Livio pone a confronto, in termini antitetici, l'atteggiamento dei Galli e quello dei Romani nel corso dell'assedio di Roma.
Il principale intento dell’autore è di sottolineare la superiorità dei Romani.
I due campi semantici contrapposti sono quello dell’immobilità, simbolo anche nell’arte figurativa di perfezione divina, dei Romani e quello del movimento frenetico e disarticolato dei Galli, che rappresenta infatti l’imperfezione e l’inciviltà.
Mentre i dignitari romani sono connotati da parole che ne esaltano il senso della dignità del ruolo e la solenne sacrale immobilità ("augustissima vestis", "praeter ornatum habitumque humano angustiorem", "velut ad simulacra versi", "maiestate", "vultus gravitasque oris") che li rendono simili a dei ("simillimos dis") nella loro perfezione, i Galli vengono descritti stupefatti, incapaci di capire, privi di intenti precisi ("sine ira, sine ardore"), oppure sparpagliati, in disordine ("dilapsi"=dispersi), preda dell'ira ("iram movisse") ed impegnati a saccheggiare ("ad praedam").
Diodoro Siculo
V, 26, 31 :
"... essi hanno corpi immani, carne soda e bianca, ed una capigliatura rossiccia, il cui colore è aumentato ad arte, poiché la sogliono lavare con lisciva di calce e poi ritorcela dalla fronte alla sommità del capo e di là alla nuca. […] Appendono ai colli dei cavalli le teste mozze dei nemici e mentre i servi ne prendono le spoglie insanguinate, innalzano il loro grido di vittoria. […] Ubbidiscono anche in guerra ai filosofi e ai poeti che, entrando tra le schiere dei combattenti, dirimono i conflitti, come se placassero delle belve con incantesimi."
LA SOCIETA’ CELTICA
LA SOCIETA'
L’unità della società celtica era la tribù, al cui interno erano diversi gruppi sociali: i nobili, le famiglie dominanti; i cavalieri; gli agricoltori; gli artigiani e coloro che svolgevano lavori manuali come gli schiavi. A una classe colta appartenevano i druidi, sacerdoti intermediari tra l’uomo e le divinità. Nell’antichità le tribù erano comandate da un re, mentre nelle regioni celtiche più influenzate dal mondo classico vennero eletti magistrati.
La società celtica era basata sull’ agricoltura e sulla pastorizia. Dove la competizione per le risorse era forte (nell’attuale Galles), gli insediamenti erano dotati di fortificazioni posti in una zona elevata, circondata da fossati e da bastioni; l’interno era occupato da capanne e da aree adibite a lavori manuali. Il grano veniva conservato in pozzi scavati nel terreno. Poco prima di Cristo si svilupparono vere e proprie città fortificate, che Cesare chiamò oppida.

Queste erano formate da Cucinavano il pane in forni o su graticole e scavavano buche nel terreno per arrostire animali interi. Bevevano latte, birra, idromele e vino quando riuscivano a procurarselo mediante importazioni. Ricorrevano a colori vegetali per tingere le stoffe e pitturarsi il corpo. I Celti erano biondi e possenti, e il loro aspetto spesso incuteva timore ai nemici.
Molto vanesi, si schiarivano i capelli con l’argilla e gli ornavano con gioielli d' oro.
I Galli preferivano i calzoni , gli Irlandesi le tuniche, ma tutti indossavano mantelli la cui lunghezza indicava del rango sociale.
Le attività preferite erano la caccia, l’allevamento del bestiame, la guerra, i banchetti, il gioco della dama e degli scacchi, l’ascolto dei poemi tramandati oralmente. Infatti i Celti avevano una lunga tradizione orale che i loro sapienti coltivavano, e le storie dei loro dei ed eroi sono il riflesso di un modo di vivere antico che doveva essere diffuso un tempo in tutta l’Europa.
Lavoravano ottimamente i metalli e impiegavano la loro perizia per realizzare armature e bardature dei cavalli.
Il commercio era una attività molto importante: acquistavano oggetti di lusso e vino in cambio di cani, cavalli, pelli, sale e schiavi.
LE ABITAZIONI
La maggior parte delle fondamenta di case celtiche, ritrovate nell'Europa centrale, sono parzialmente incassate nel terreno. Alcuni gradini in pietra conducevano all'interno, ove sui lati si allungava una specie di profonda panca che di notte diveniva un letto. Le case erano a pianta circolare (in Britannia e in Irlanda) con un diametro di 13 metri o ovale e quadrata (in Europa continentale). Tutte avevano un focolare centrale, fonte di luce e calore e tetti alti coperti di paglia con un foro centrale per il fumo a 8 metri d’altezza. Solitamente le tipiche capanne celtiche presentavano due pali portanti verticali, eretti lungo l'asse principale della casa a 4-6 metri l'uno dall'altro. Questi dovevano sostenere il trave di colmo principale, su cui veniva costruita tutta la struttura del tetto. Inizialmente le abitazioni dei Celti furono realizzate con le pareti in canniccio e fango; nell'ultimo periodo di La Tène divennero invece abituali le pareti in pietra a secco o a palizzata di tronchi, uniti da chiodi o da graffe in ferro, e poi imbiancate a calce.
Nelle zone paludose dell'Irlanda le fattorie rotonde venivano erette su isole artificiali o palafitte dette crannogs (dall'irlandese crann = albero) mentre nelle praterie sorgevano un po' ovunque dei caratteristici fortini circolari, con spesse mura in pietra a secco, chiamati raths.

CLASSI SOCIALI
Il tessuto sociale celtico si articolava su tre livelli:
- Il druida, sommo sacerdote che presso i Galli aveva il nome di virgobrete (in realtà questo era più un magistrato), uomo di legge, di scienze esoteriche, indovino, conoscitore degli astri e della natura, medico, interprete dei sogni.
- Il cavaliere, uomo di potere economico, politico e militare, la cui fonte di ricchezza era il bestiame e l’artigianato ed il commercio.
- Il popolo, composto da servitori.
In realtà le decisioni più importanti spettavano al druida.Il re della tribù era chi possedeva più bestiame e gestiva più attività commerciali. Tra il bestiame i cavalli avevano un ruolo molto importante e di grande aiuto, si pensa che i celti abbiano acquisito l’uso del cavallo dagli Sciti che avevano anche la stessa struttura sociale.
Ogni comunità celtica si identificava in un gruppo economico: tutti vivevano per quella o quelle attività che gestiva un signore locale. Per questo motivo le decisioni del cavaliere venivano seguite da tutto il popolo. Nel corso degli anni i diversi gruppi economici si sono unificati, per esigenze commerciali, dando vita così a tribù più estese e complesse. I clan scozzesi sono un’espressione di questi antichi raggruppamenti sociali.La contrapposizione maggiore tra la cultura greco-romana e quella celtica consisteva nel fatto che mentre la prima si proponeva di conquistare la natura e di dominarla, conoscendo le sue leggi, la seconda preferiva conviverci, sentirsi parte integrante, conoscere il proprio destino per abbandonarsi ad esso.


GLI UOMINI E LE DONNE
Nella società celtica il maschio era espressione di vigore e forza e viveva assieme ad altri maschi, fino a che non era tempo di avere figli, per cui si avvicinava alle donne, con cui avrebbe vissuto assieme, continuando comunque a frequentare comunità maschili. Le donne, a loro volta, vivevano in gruppi, separati dagli uomini dove allevavano i figli. Esse esprimevano il coraggio e la tenacia. Gli uomini avevano grande rispetto per loro e ad esse erano molto legate. La prova di ciò ci è data dalle regine della Britannia che hanno combattuto i Romani. Addirittura si dice che in battaglia esse trasmettevano il coraggio ai guerrieri. Tuttavia, alcune di esse, di rango basso, potevano essere barattate con dei cavalli.
Al largo della Bretagna esisteva un’isola abitata solo da donne che vi vivevano in comunità ed assunse un ruolo di sacralità.
Gli uomini celtici amavano le feste, dove si raccoglievano assieme e raccontavano saghe e favole, i riti comunitari, dove, alle volte, compivano dei duelli mortali, prediligevano bere (vino, birra, whisky) e mangiare in particolare il maiale arrosto (il cavallo ed il toro erano impiegati per riti sacri). Secondo la tradizione, un buon celtico, oltre che un valente guerriero, doveva essere eloquente.
LATINITA’ O EUROPA:
dal presente al passato, dal passato al presente
LA RELIGIONE DEI CELTI.

I DRUIDI
•Quali analogie con le religioni greca , romana e cristiana?
•La tradizione narra che Eracle, eroe ellenico, giunto in Gallia, fondò Alesia. Dall’unione con una principessa locale, nacque Galates, che salito al trono diede il nome al suo popolo: Galati o Galli. Questo dimostra il forte legame tra Oriente e Occidente(Gallia e India).
PRINCIPI DELLA RELIGIONE
•La religione celtica si basa su concetti molto semplici: la reincarnazione della vita, la resurrezione, la rigenerazione, l’amore per la natura e la sacralità di alcune piante. Gli alberi erano il tramite con il firmamento, attorno ad ogni villaggio c’erano dei boschi sacri (drynemeton) dove si eseguivano i riti dai druidi. Il santuario Celtico, afferma la tradizione, può essere dappertutto e in nessun luogo, perché il centro del mondo è ovunque l'uomo sappia entrare in relazione con il tutto.
•REINCARNAZIONE per questo si amava la natura, perché si poteva rinascere in altre forme di vita
•RESURREZIONE indica una continuità della vita ai danni della limitatezza della morte
•RIGENERAZIONE il celtico non si preoccupava di morire in battaglia, tanto poi risorgeva. A simboleggiare questo concetto c’era la Croce Celtica.
SIMBOLI
•Di croci Celtiche ne esistono diverse varianti, ma tutte simboleggiano il mistero del centro, sono costituite da un cerchio e da una croce. Il cerchio contiene, non ha inizio né una fine e non ha direzione, mentre la croce ha un moto che si espande verso l'esterno a partire da un singolo punto centrale. Essa è diffusione, emanazione, ma anche riunione e sintesi, è forse il più completo simbolo, il più universale, che praticamente tutte le civiltà hanno adottato nel proprio patrimonio simbolico. Una leggenda narra di come San Patrizio creò la prima Croce Celtica.
•Egli stava predicando di Fronte ad una Pietra Sacra delimitata da un cerchio, durante la sua opera di conversione, quando tracciò all'interno del cerchio sacro una croce latina e benedì la pietra, creando così la prima Croce celtica. Ovviamente questa leggenda non deve essere interpretata letteralmente ma piuttosto va inserita nell'opera del Cristianesimo celtico di utilizzare simboli e idee già presenti nella cultura locale. Tuttavia va ricordato che la Croce Celtica non divenne un simbolo comunemente usato da cristiani fino almeno al IV secolo.
Esistono dei simboli che possono essere considerati i predecessori di questo tipo di croce. Uno di questi è il "Chi-Rho" (così chiamato perché formato dalle due lettere dell'alfabeto greco che compongono il monogramma del nome di Cristo), un simbolo comune nella cristianità dell'Impero Romano del IV secolo.
•Il crisma fu utilizzato anche come emblema da Costantino, oltre che come insegna militare e simbolo di vittoria (di conseguenza interpretato come vittoria di Cristo). La croce latina compare in senso al crisma stesso ma conserva in alto l'anello che ricorda la P (rho) e costringe a rilevare nell'incrocio l'antica X (chi) raddrizzata.
•Attorno ad ogni villaggio c’erano zone ritenute sacre per svolgere cerimonie, presiedute da druidi, e sacrificare alberi e animali: agli dei si sacrificava tutto, sia il simbolo della fertilità che la vita stessa.
•I Celti non credevano nel peccato, quindi la loro morale era molto semplice.
•Collezionavano le teste dei nemici e il loro cervello per accrescere la loro fama, sia perché quando il nemico fosse rinato lo avrebbe fatto senza testa, quindi più debole.

•La donna rappresentava il coraggio e la fertilità che si ricollega alla rigenerazione della vita: esisteva una forte venerazione per la madre. Non è escluso che esistessero druidesse. Ci è tramandato dalle fonti classiche che nell’Isola di Môn (Anglesey) si sono trovati resti di druidi anche di sesso femminile.
•E’ molto difficile al giorno d'oggi ricostruire con un certo rigore scientifico il corpus dottrinale, mistico, magico e l'insieme di conoscenze scientifiche e tradizionali possedute dagli antichi Druidi.
•Essi, infatti, non ci hanno trasmesso nulla di codificato, e la quasi totalità della loro dottrina è andata perduta con la morte dell'ultimo di essi. Tuttavia, attraverso una cauta analisi di un certo numero di fonti indirette (romane e greche) o tardive (che si riducono a qualche cenno nei manoscritti di età cristiana), aiutandosi anche con elementi del folklore nordeuropeo sopravvissuti nei secoli, si è riusciti, negli ultimi due secoli, a dipingere un quadro generale, a dire il vero piuttosto vago, ma comunque estremamente interessante. Quello che la maggior parte delle persone conoscono sui druidi si ricava dalle fonti degli storici greci, latini o da Giulio Cesare. Esistono però degli scritti gallesi come il Brut, scritto in gaelo antico che forniscono informazioni preziose. Le altre varie fonti che trattano l'antica religione celtica sono a volte imprecise, questo è dovuto al fatto che per molti secoli gli stessi Druidi non hanno lasciato nulla di scritto per un divieto religioso assoluto di farlo.
SOCIETA’
Nella società celtica il potere politico, detenuto saldamente dal Re, aveva origine sacrale: il sovrano era anche l’incarnazione di un simbolo solare, la cui forza e virtù dovevano procurare alla Tuath il favore degli dei, la vittoria in battaglia e l’abbondanza dei raccolti. Proprio per questo motivo era compito della classe druidica insignire il nuovo Re, allorché il precedente moriva o non poteva più guidare la tribù (si noti che questo avveniva anche in seguito ad una mutilazione o menomazione di qualsiasi tipo: il Re, in quanto simbolo vivente del suo popolo, doveva essere perfetto nel corpo e nello spirito, in caso contrario avrebbe attirato sul suo popolo lo sfavore dell’Annwyn).
•Oltre a questa determinante funzione di nomina del Re, la classe druidica esercitava un controllo politico forte, benché velato: in primo luogo deteneva il potere legislativo e giudiziario; in secondo luogo era la depositaria ufficiale di tutto il sapere e provvedeva essa stessa all’educazione dei giovani e di quanti volessero entrare nel sacerdozio; ma soprattutto aveva (nella persona del Capo Druido) fondamentali funzioni consultive.
•Riassumendo, si potrebbe schematicamente dire che il Druido era tenuto a consigliare il Re per il meglio (aveva la prerogativa di parlare prima del Re), ed il Sovrano aveva il dovere di tenerne in grande considerazione i pronunciamenti, onde non perdere il favore dell’Annwyn (parola che designa genericamente l’Aldilà, includendo gli spiriti, le anime dei defunti, le forze magiche e naturali, le entità divine o semidivine...in poche parole, l’Occulto). Tale favore sussisteva proprio in virtù di un giusto equilibrio fra l’uomo e la natura, fra la Terra e l’Aldilà, che era compito dei druidi mantenere, anche attraverso l’esercizio di rituali e cerimonie particolari.
CHI ERANO I DRUIDI ALL’INTERNO DELLA SOCIETA’ CELTICA?
•Essi erano sacerdoti, guaritori, veggenti, giudici, consiglieri del re, medici e molto altro ancora. Un re non dichiarava mai guerra ad un altro re se non dopo il beneplacito del Druida anziano. Officianti, sacrificatori, e aruspici durante le cerimonie sacre, maghi, poeti, rappresentando la vera memoria storica di un popolo che non utilizzava di fatto la scrittura. I Druidi erano un'espressione viva e vitale della società celtica primitiva, legati a filo doppio con quella particolare struttura sociale, e con lo spegnersi degli stati celtici indipendenti furono condannati a scomparire.
•La parola celtica era probabilmente dru-vis (dru=molto e wis=sapiente).I druidi erano perciò i custodi del sapere, e attorno a loro ruotava l’intera vita del popolo. Esistevano vari tipi di druidi specializzati:
•FILIDH: si occupava di profezie e riti divinatori
•BRITHEM: spettava a loro il potere giuridico, erano cioè magistrati che interpretano e applicano la complessa legislatura trasmessa oralmente.
•SENCHA: druido specializzato che svolge la funzione di storico ed è incaricato a tramandare la memoria collettiva di una società che si basava sull’oralità.
•GUTUATER: l’invocatore, colui al quale spettava il compito di lanciare maledizioni e benedizioni e di evocare gli spiriti attraverso il canto magico.
•SCELAIGE: esperto matematico
•DOGBAIRE: grande conoscitore di erbe inebrianti e allucinogene.
•LIAIG: preparato medico in grado di combinare i rimedi magici a quelli scientifici, come la chirurgia e alle piante curative.
•ATHEBERT: si occupava dei sacrifici e delle divinazioni ad essi connessi
Diversi druidi avevano anche doti di VATI, come dimostrano anche molti testi mitologici in cui essi compiono predizioni a volte ottenute con il sacrificio rituale degli animali e a volte derivate da una sorta di conoscenza “superiore”.
•Così come il Druido era il depositario della Sapienza, della Legge e della Magia, il Bardo era il custode delle Tradizioni, della Storia, delle Leggende, in una parola dell'identità culturale del suo popolo; tutto ciò veniva affidato alla sua memoria attraverso canti e ballate in metrica e in rima, che nel complesso formavano un corpus poetico di dimensioni impressionanti, monumentali; oltre a ciò il Bardo era l'autorità inappellabile nel risolvere le questioni dinastiche, e si ritiene che fosse in grado di recitare l'intera genealogia di qualunque guerriero fino almeno alla nona generazione.
•I druidi spesso si recavano in guerra di loro volontà. Durante uno scontro, ogni druida e bardo (cantore di gesta) godeva di totale immunità, tanto da potersi aggirare per il campo di battaglia liberamente senza che nessuno potesse fargli del male, in parte anche per il suo compito di storico. Questo speciale salvacondotto non veniva a cadere nemmeno nel caso che un druida decidesse di schierarsi con una delle sue parti, o esasperasse un guerriero in modo eccessivo: Cu Chulainn trova la morte per aver ucciso un druido, infrangendo così un divieto. Cu Culainn era figlio di una fanciulla mortale, Dectera, scomparsa nel nulla per 3 anni insieme con le sue 50 ancelle, e del dio del cielo Lugh.
LUOGHI SACRI
" C'era un bosco sacro, mai profanato da tempo immemorabile, che sotto la volta dei suoi rami racchiudeva un'aria tenebrosa e gelide ombre, facendo schermo in alto ai raggi del sole. Non Pani agresti e Silvani, signori delle selve, e Ninfe lo abitavano, ma vi erano celebrate cerimonie di barbari riti: vi si ergevano sinistri altari e durante i sacrifici il sangue umano sprizzava su ogni pianta.
Se un po' di fede merita l'antichità, che ha provato lo stupore per il divino, persino gli uccelli avevano paura di posarsi su quei rami e le fiere di sdraiarsi in quella selva; neppure il vento o la folgore che piombava dalle fosche nubi si abbattevano su di essa e le fronde degli alberi avevano un brivido tutto loro, senza che il vento le scuotesse. Acque abbondanti cadevano da cupe sorgenti e le lugubri statue degli dèi erano prive d'arte, ricavate rozzamente da tronchi intagliati .
E si narrava che spesso muggivano per i terremoti le profondità delle caverne, si
risollevavano i tassi abbattuti e si vedevano bagliori nelle selve, senza che vi fossero incendi, e che draghi striscianti si avviticchiavano ai tronchi. Le genti non si radunavano in quel luogo per celebrarvi il culto, ma lo avevano lasciato agli dèi. Quando Febo è a metà del suo corso o in cielo si stendono le tenebre della notte, neppure il sacerdote osa addentrarvisi per paura di vedersi improvvisamente davanti il signore del bosco." (III, 400-425).
Questo è quanto scrisse Lucano a proposito dei luoghi sacri. I Celti avevano dei santuari, chiamati “nemeton” (indica il “sacro” derivante dal nome di un personaggio epico: Nemed) ed erano radure nelle foreste, spiazzi di erba nei querceti sacri ma mai templi o statue come Lucano ci descrisse; probabilmente si trattava solo ceppi lignei. In genere, però, i druidi potevano officiare ovunque, non solo nei santuari, poiché la loro magia era quella della terra e si trovava in qualsiasi luogo.
E’ importante specificare che i dolmen, i menhir non furono opera dei celti. Infatti le imponenti strutture sono state attribuite alla precedente società megalitica, che si sviluppò circa 3000 anni prima dei Gaeli. Vennero adottati dai celti come luoghi di culto, per rappresentare la continuità tra l’uomo ed il firmamento.
MITOLOGIA
Nella mitologia celtica non vi è una netta distinzione tra divinità ed esseri umani infatti molti eroi hanno caratteristiche umane e spesso alcuni dei sono trasformazioni di figure umane.
Il processo di divinizzazione degli eroi è molto comune, basti pensare al mito dei Tuathà De Danànn, abitanti dell’isola che, con l’arrivo dei Gaeli,, “scomparirono”, diventando un popolo fatato e semidivino. Naturalmente l’ipotesi che siano svaniti non è da scartare, ma esistono molte altre credenze. Secondo alcuni i Tuathà De Danànn indicano in realtà un unico dio dalle mille caratteristiche , che presiedeva ogni aspetto della vita,altri insistono sulle loro origini umane e sulla loro trasformazioni in esseri appartenenti ad un livello superiore, aventi quindi privilegi maggiori dei nostri.
Le divinità principali sono:
Arawn: Re dell'Annwn (il mondo inferiore) e guardiano dei luoghi pericolosi. Tramite questo dio potrete avere accesso alla saggezza degli antenati.
Arianrhod: Per i celti il Caer Arianrhod (castello di Arianrhod) era la Corona Borealis, e il suo nome significa ruota d'argento. E' connessa al cielo, al mondo superiore dove vive nel suo castello a spirale. Maga, iniziatrice e signora del destino. Dea della luna piena, e' la potente figlia della Dea Madre Danu. Simbolo di ispirazione e divinazione.
Badb: Cornacchia. In questa forma appare durante le battaglie. Con Macha e Nemain forma la triade chiamata Morrigan. Simbolo di morte e rinascita.
Balor: Figura mitologica Irlandese, veniva usato come spauracchio per i bambini ed era raffigurato con un occhio sulla fronte ed uno sulla nuca.
Belatucadro: Antica divinità della Gran Bretagna.
Belatucadro: Antica divinità della Gran Bretagna.
Belenos: Splendente, luminoso. Dio della medicina. La festa di Beltane (primo maggio) si teneva in suo onore.
Blodeuwedd: Nata dai fiori. Fu creata da Gwyddyon e Math per essere la sposa di Llew Llaw Gyffes. Nel suo aspetto di gufo protegge il mondo naturale.
Bran: Corvo. Dio dell'ispirazione e protettore dei bardi. Possiede la saggezza ancestrale
Brighid: Più alta. Dea della cultura, dell'inspirazione e della guarigione. Imbolc (primo febbraio) era la sua festa.
Cerridwen: Porta divina, il passaggio attraverso il quale raggiungere l'OIW (o il Dio supremo). E' la Dea del calderone della saggezza da cui lo sciamano dovrà bere. Simbolo della natura, vita, morte, energia, iniziazione e ispirazione.
Cernunnos: Il dio cornuto, signore degli animali. Simbolo di forza, potere e
trasformazione. Viene rappresentato seduto a gambe incrociate con una
serpente nella mano sinistra (la terra) e un torque in quella destra (il cielo, lo
spirito). Indossa anche corna di cervo (l'illuminazione). Si pensa che
rappresenti lo sciamano al lavoro.
Dagda: detto anche Eochaid Ollathir o grande padre, padre di tutti. E' il Dio
druido dell'abbondanza, della scienza. della guerra, dell'eternita', del tempo
cronologico e atmosferico, della magia e dei quattro elementi. Possiede il
calderone dell'abbondanza, che può nutrire chiunque senza mai esaurirsi.
Danu: Madre dei Tuatha de Danaan. Il suo nome significa conoscenza, acqua
dei cieli.
Fomori: Divinità Celtiche dell'Irlanda, le principali sono Balor, Elatha, Indech
e Net. Venivano considerati come i primi abitatori dell'Irlanda.
Glain: Con questo nome i Celti chiamavano un uovo vermiglio, frutto di un serpente marino divino. Ogni primavera si celebrava un rito consistente nella ricerca dell'uovo sulla spiaggia.
Gwyddyon: Saggezza divina. Dio della magia.
Hesus: Dio della guerra Celtico/Britannico, conosciuto anche dai Germani.
Aveva la forma di cane.
Lugh :Anche detto Salmidanach o dalle molte arti. Dio della luce e del cielo, della conoscenza e dell'ispirazione, protegge i poeti e le persone di talento.
Macha: Dea della guerra, trasporta le anime dei morti. Con Nemain e Badb
forma la triade Morrigan.
Manannan : Dio del mare. Simbolo di saggezza, rinascita, e visione interiore. Ha il potere di creare illusioni ed e' collegato al mondo inferiore.
Nuada: Re dei Tuatha de Danaan e possessore della spada di Nuada. Perse una mano durante una battaglia, ma il Dio artigiano gliene costruì una in argento. Per
questo e' anche conosciuto come mano d'argento.
Ogma: Inventore dell'alfabeto Ogham. Simbolo di saggezza, conoscenza e della scrittura.
Fu l'eroe che lottò contro i Fomori e veniva spesso identificato ad Ercole in quanto munito di clava e vestito di pelle di fiera.
Rhiannon: E' la regina del mondo inferiore, ma viaggia anche sulla terra in groppa al suo cavallo. Il suo nome più antico, Rigantona, significa grande regina. E' la Dea della terra sacra, dei cavalli e degli uccelli (messaggeri degli altri mondi).
Tigernonos: E' il Dio celtico originario. Il suo nome significa Grande Re. E' un'ottima guida nei mondi ultraterreni.
Molto importante era anche la Dea Madre, simbolo della fecondità e dell’abbondanza, che occupa un ruolo centrale nella società antica. L’idea della figura madre-provvidenza è espressa in frequenti miti e leggende; la dea è spesso raffigurata in gruppi di tre circondati da frutta, pane o grano e una delle figure ha in braccio un bambino.

DIVINITA’ GALLO-ROMANE
Mercurius
Il dio che i Galli venerano sopra ogni altro è Mercurius. Questa notizia potrà apparire strana a un cittadino romano, il quale ben sa che è a Iuppiter, il re degli dèi, che va tributato il culto supremo. Evidentemente non la pensano così i Galli, come testimoniò Cesare nei commentari delle sue campagne . L'immagine che questi barbari si fanno di Mercurius non differisce molto dalla nostra.
Anche in Gallia, Mercurius è il dio che indica il cammino ai viandanti, che li guida e li protegge lungo le strade, che si occupa dei commerci e delle attività finanziarie, il più abile ad assicurare buoni guadagni. Inoltre, è a Mercurius che i Galli attribuiscono l'invenzione di tutte le arti e le tecniche.
A Mercurius i Galli innalzano il maggior numero di monumenti, tale è la devozione che gli portano. Questo fatto fu notato da Cesare ai tempi delle sue campagne, ma ancora ai nostri giorni, il viaggiatore che attraversa la Gallia può vedere, lungo le strade, le molte statue e iscrizioni dedicate al dio dei viandanti e degli artigiani. Da quando furono romanizzati, i Galli hanno preso a rappresentare Mercuris secondo l'immagine classica: un giovane nudo e sbarbato, con il caduceo in pugno e in mano la borsa per il denaro.
Ma all'occorrenza si possono incontrare le immagini, assai diverse, di un Mercurius vestito secondo la foggia gallica, dal mento barbuto. Talvolta lo accompagnano degli animali: un gallo, una capra, una lucertola o una testuggine. Un greco potrà forse riconoscere nella testuggine quella da cui il giovanissimo Hermes ricavò la prima lira, ma il gallo e la capra rimangono simboli del tutto estranei alle figurazioni classiche del dio.
Altre volte accanto a Mercurius troviamo un Serpente Criocefalo, dalle corna d'ariete.
Iuppiter
Non conosciamo con esattezza il nome dello Iuppiter gallico, ma molti pensano che sia Taranis, il Tonante.Taranis è il signore del tuono, il cui rimbombo è evocato dal suo stesso nome, e come tale gli ha potere tra le potenze del cielo.
Da lui derivano le tempeste e il maltempo. Da lui viene la pioggia,apportatrice di fertilità e di abbondanza.I Galli considerano Taranis un dio simile a Iuppiter, signore delle guerre e massimo degli dèi, ma pure simile ad un dio dell'oscurità e della morte. Quando Taranis ha l'aspetto di Iuppiter, viene placato sacrificandogli vite umane con riti sanguinosi. Quando invece ha il secondo aspetto , le sue vittime sono bruciate vive dentro grandi tini di legno. Ma con la cristianizzazione delle Gallie, questi usi barbari sono in parte cessati, e i Galli hanno cominciato a sostituire, nei sacrifici, gli uomini con gli animali.
Mars
Col nome di Mars, dio classico della guerra, vennero identificate numerose divinità galliche, legate alla guerra, alla protezione delle tribù e dei singoli uomini, ma anche deputate alla guarigione e alle acque termali. Le più note delle divinità celtiche assimilate ad Mars furono Esus, Toutanis, Medros, Nodons.
Apollo
Le fonti letterarie, prima di tutte Cesare, trattano di un'importante divinità gallica,che identificano con Apollo. Il suo compito è di cacciare la malattie.
Ma anche qui, come nel caso di Mars, le fonti epigrafiche ed iconografiche non sembrano corrispondere a una grande divinità specifica, bensì con una serie di dèi minori, legati alla luce e alle acque termali, e identificati via via con Apollo. Cesare fu colpito dal vasto culto che i Galli avevano di questo dio, che invece non spicca particolarmente tra le divinità romane Apollo infatti non è un dio che non appartiene al pantheon romano originario: i Romani lo avevano desunto dall'Aplu etrusco, e solo dall'epoca di Augusto il dio romano aveva assunto l'aspetto dell'Apollōn greco: una figura legata alla luce e alle arti, soprattutto musicali, ma allo stesso tempo un dio armato di frecce, feroce apportatore di pestilenze ed epidemie.
L'Apollo che in Gallia i Romani identificarono in varie figure divine locali è quindi un personaggio quanto mai ambiguo. Esisteva infatti un ampio spettro di divinità diffuse in tutta la Gallia che gli autori classici non esitarono ad associare ad Apollo. Figure legate da un lato alla luce solare e al fuoco, e dall'altro alla cura delle malattie, soprattutto a opera delle acque delle sorgenti termali.
In Germania sono state rinvenute le fondamenta di un tempio dedicato ad Apollo e risalente al II sec. . Il tempio consisteva in un ambulacro quasi quadrato con una fonte in una cella. Intorno sono state trovate iscrizioni votive ad Apollo e Sirona.In questo tempio c'è anche una figura di Apollo, rappresentato però secondo lo schema classico, con la lira ed i grifoni.
L’ASTRONOMIA DEI CELTI
Cosa sappiamo
dalle testimonianze degli scrittori greci e latini
Gli studiosi attuali ancora oggi utilizzano le affermazioni che avevano fatto i Celti per quanto riguarda l’astronomia, affermazioni che risalgono al 2500 a.C.
Molti documenti e reperti ritrovati non vengono quasi mai analizzati sotto l’aspetto archeoastronomico.
Abbiamo molte testimonianze da parte di autori latini e non che affermano che la conoscenza dei Celti era superiore a qualsiasi altra conoscenza nel mondo conosciuto.
Così afferma Diodoro Siculo:
"...quest'isola situata nel nord, dove abitano gli Iperborei... ...si adora Apollo sopra tutti gli altri dei e i suoi abitanti si considerano sacerdoti di Apollo e adorano questo dio tutti i giorni. In questa isola esiste un magnifico recinto e un tempio di forma sferica adornato con molti ex-voto.
Essi [gli abitanti] dicono che la Luna vista da questa isola pare rimanere molto prossima alla terra e che mostra montagne che si possono osservare con semplice vista.
Si dice che il dio visita l'isola ogni 19 anni periodo nel quale si realizza la stessa volta celeste e la medesima situazione in cielo e per questo il periodo di 19 anni è chiamato dai Greci anno di Metone. Nel momento della apparizione del dio tocca l'orizzonte e danza tutta la notte dall'equinozio di primavera alla salita delle Plejadi...".
Il testo risale al 300 a.C. e l’isola di cui si parla potrebbe essere la Britannia. Qualcuno ha proposto Stonehenge per il tempio e qualcun'altro Gavrinis in Bretagna, situato sull'omonima isola. Nel 300 a.C. i Druidi Celti insulari conoscevano il Ciclo di Metone ( che visse in Grecia circa 150 anni prima del resoconto di Ecateo di Abdera).
Successivamente abbiamo le citazioni di Pomponio Mela:"...I Druidi pretendono di conoscere le dimensioni e la forma della terra e del mondo, i movimenti del cielo e degli astri e il volere degli dei."
Va ricordato che il periodo di addestramento necessario per diventare Druidi durava 20 anni e durante tutto questo tempo gli allievi dovevano memorizzare tutta la scienza druidica. Un'altra citazione è la seguente, riportata da Strabone nella sua "Geografia":
"I Druidi affermano e altri con loro, che le anime e l'universo sono indistruttibili, ma che un giorno il fuoco e l'acqua prenderanno il sopravvento su di essi."
Anche Orazio ci tramanda qualche notizia:
"I Celti avevano, parimenti, i cosiddetti Druidi, essere esperti nella divinazione e in ogni altra scienza...".
Un'altra testimonianza ci viene da Diogene Laerzio il quale scrive:
"Affermano alcuni che la ricerca filosofica abbia avuto inizio dai barbari. E infatti Aristotele nel libro Magico e Sozione nel libro ventitreesimo della Successione dei filosofi dicono che gli iniziatori furono i Magi presso i Persiani, i Caldei presso i Babilonesi e gli Assiri, e i Gimnosofisti presso gli Indiani, i così detti Druidi e Semnotei presso i Celti e i Galli".
Sia Plinio il Vecchio sia i ritrovamenti archeologici venuti alla luce nel 1897 a Coligny, testimoniano che i Celti possedevano un calendario tanto complicato quanto efficiente e di qualità molto superiore a quello in uso presso i Romani prima della riforma Giuliana.
Esistono altri documenti che attestano fitti scambi di idee tra i pitagorici della scuola siracusana e Druidi celti che si incontravano nelle varie colonie greche della costa meridionale della Francia.
Inoltre Timagene (30 d.C.) afferma testualmente:
"... si sono sforzati con le loro ricerche di penetrare gli accadimenti e i segreti più sublimi della natura; tra costoro prevalgono, per il loro genio, i Druidi, così come ha stabilito l'autorità di Pitagora".
Nel III secolo Ippolito Romano scrive : "I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica... E i Celti ripongono fiducia nei loro Druidi come veggenti e come profeti poiché costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e all'aritmetica dei Pitagorici. Non tralasceremo la loro dottrina, dal momento che certuni hanno creduto di poter ravvisare diverse scuole filosofiche presso costoro".
In questo passo Ippolito mette chiaramente in evidenza che i Druidi conoscessero la filosofia pitagorica, ma esprime anche la conoscenza dell’uso del calcolo aritmetico.
Il testo originale è: "... 'ek psephon kai 'arithmon Pithagorike techne,"
Anche Clemente Alessandrino si pronuncia riaffermando quanto detto da Alessandro Polistoro nel II-I secolo a.C.:
"Nel suo libro sui simboli pitagorici Alessandro sostiene che Pitagora era stato allievo di Nazarato l'Assiro e pretende, inoltre, che Pitagora avesse ascoltato Galati [cioè i Galli] e Brahmani. Nell'antichità la filosofia, scienza di somma utilità, è fiorita presso i barbari, diffondendo la sua luce sulle nazioni. In seguito essa arrivò in Grecia. Al primo posto stanno i profeti degli Egiziani, i Caldei presso gli Assiri e i Druidi presso i Galli, i Samanei presso i Battriani, i filosofi dei Celti e i magi dei Persiani".
Le scuole druidiche ebbero molte rassomiglianze con quelle pitagoriche e anche le donne potevano essere ammesse allo studio dei sacri precetti.
Al di la delle pure e semplici citazioni classiche di tipo generale esistono anche almeno due casi di citazioni relative a Druidi realmente e storicamente esistiti.
Il primo caso si riferisce a Divitiacus, Druido a Bibracte, amico di Cesare e da lui citato molte volte nel De Bello Gallico. Di lui è documentata l'esistenza durante la guerra di Gallia quindi dal 61 al 56 a.C.
Cicerone (De div. 1,41,90) lo descrive come un uomo di grande sapere dedito allo studio della natura e capace di discutere di questi temi con gli intellettuali romani.
Tra l'altro l'epoca in cui Diviziaco visse e operò coincide bene con l'epoca durante la quale lo stagno di Bibracte fu costruito.
Il secondo caso si riferisce a Deceneo vissuto secondo Iordanes durante in I secolo a.C. presso i Geti, in territorio balcanico, pressappoco l'attuale Romania. Strabone riferisce di lui che: "...era capace di compiere previsioni in accordo con i segni celesti"Secondo la lunga citazione latina, Deceneo dimostrava di conoscere il corso dei 12 segni celesti, cioè le costellazioni zodiacali, e tutta l'Astronomia nota a quell'epoca.
Va messo bene in evidenza che l'uso che i Druidi facevano del cielo e soprattutto delle dodici costellazioni zodiacali non era astrologico. Infatti l'astrologia si diffonderà solamente più tardi come abitudine di provenienza orientale introdotta in Gallia dai Romani.
Le previsioni che Deceneo era in grado di fare si riferiscono alla cadenza dei fenomeni celesti, e non agli eventi futuri secondo il malcostume astrologico oggi tristemente ben noto e largamente diffuso.
Siti Archeologici Astronomici
Abbiamo inoltre notizia di siti sepolcrali, in relazione con le conoscenze astronomiche celtiche, poiché risulterebbero collocati secondo costellazioni o secondo l’orientazione del Sole e della Luna.
L’altezza che si individua osservando tre cromlech, individua una direzione che interseca la sfera celeste in corrispondenza del punto di levata eliaca delle Pleiadi, in corrispondenza del punto di tramonto della grande costellazione di Orione durante l’ VIII-VII secolo a.C.
Nel sito e' possibile rilevare anche la presenza di allineamenti verso il punto di levata del Sole nel giorno del solstizio d'inverno.
Altri allineamenti stellari avevano per oggetto le costellazioni di Cassiopeia, verso Nord, e la Croce del Sud, a meridione, che durante i secoli VIII e VII a.C. era visibile bassa sull'orizzonte alla latitudine del Monsorino.
Per quanto riguarda l'asse del corridoio, della tomba ritrovata, sprovvisto del circolo di pietre, si rileva che e' allineato in direzione sud verso il punto di tramonto della costellazione dello Scorpione.
Sempre nei boschi che coprono le colline prospicienti la sponda lombarda del Ticino esiste un secondo complesso formato da altri quattro recinti tombali, risalenti anche loro al periodo che si stende dal VIII al VII secolo a.C., di cui uno munito di un corridoio di monoliti orientato verso sud.
Anche in questo sito e' possibile rilevare l'esistenza di numerosi allineamenti astronomicamente significativi.
I centri geometrici di questi recinti erano allineati con i centri degli altri recinti e orientati verso la posizione di levata del Sole nei giorni corrispondenti ai due equinozi i quali avvenivano, nel VII secolo a.C., rispettivamente il 28 Marzo e il 30 Settembre del calendario giuliano.
Inoltre era possibile osservare il tramonto del Sole al solstizio d'estate (30 Giugno) e al solstizio d’inverno (28 Dicembre) .
Anche nel caso del presente sito e' possibile rilevare una notevole cura nella disposizione geometrica dei recinti tombali, la quale risulta essere ben lontana dall'essere casuale.
Esaurite le orientazioni solari, possiamo mettere in evidenza che dei recinti definivano una linea che intersecava l'orizzonte fisico locale in due punti di rilevanza lunare.
Ad oriente tale direzione permetteva l'osservazione del sorgere della Luna.
Dal punto di vista stellare dobbiamo rilevare che l'insieme dei quattro recinti presenti in sito e' tale da realizzare alcuni allineamenti rivolti verso i punti di prima visibilità di alcune stelle brillanti e importanti dal punto di vista agricolo, nel giorno della loro levata eliaca.
Era inoltre possibile osservare la levata della stella Arcturus, nella costellazione del Boote, all'alba del 5 Settembre, durante il VIII-VII secolo a.C. e la levata di ben quattro stelle luminose.
Le stelle in questione erano Sirio, nel Cane Maggiore, il 26 Luglio (giuliano), Antares, nella costellazione dello Scorpione, il 12 Novembre e Rigel, nella costellazione di Orione, all'alba del 6 Luglio.
La levata eliaca avveniva una sola volta per ciascuna stella durante l'anno rappresentando essa il primo giorno di visibilità dell'astro, ma per quanto riguarda la levata e il tramonto ordinario delle stelle, cioè quello che avveniva ogni notte, vanno rilevate Arcturus, nel Boote, e Capella, nell'Auriga e nella direzione opposta era visibile il tramonto
della costellazione dello Scorpione.
La costellazione dello Scorpione era vista sorgere mentre dalla
parte opposta tramontava la stella Delta Cygni.
Lungo la direzione che andava dal centro di un recinto tombale ad un altro , potevano essere viste sorgere le stelle Sirio, nel Cane
Maggiore, Antares nello Scorpione e Mira Ceti, la quale variando la sua luminosità apparente era visibile solamente nei periodi in cui la sua luminosità era superiore alla sesta grandezza.
Il sito della Brughiera della Garzonera
Il sito della Garzonera mostra l'esistenza di alcuni allineamenti posti lungo direzioni astronomicamente significative date dalla posizione di quattro tumuli sepolcrali.
Prendendo in esame la linea congiungente i centri dei circoli di pietre si rileva che in direzione ovest era possibile osservare il tramonto del Sole in vicinanza del giorno dell'equinozio di primavera che durante il VIII-VII secolo a.C. cadeva il 28 Marzo (Calendario Giuliano).
Il punto di levata del Sole ripassava dallo stesso punto il 30 Settembre, giorno dell'equinozio di autunno e il tramonto del Sole ad entrambi i solstizi.
Altri allineamenti presenti in sito riguardano Aldebaran, la stella più luminosa della costellazione del Toro e nuovamente le Pleiadi, la coda della costellazione dello Scorpione, il Cigno ed anche le costellazione della Vergine, dell'Auriga e di Orione.
Il fatto che sembrino esistere criteri comuni di orientazione nei vari gruppi di recinti litici presenti nei due differenti siti depone a favore del fatto che i Golasecchiani avessero stabilito alcuni criteri astronomici correlati con il culto dei morti e a cui doveva essere fatto riferimento
nella costruzione dei luoghi sacri.
Il sito del Presualdo a Sesto Calende
La necropoli in questione e' situata a sud del Comune di Sesto Calende nei pressi della cascina Presualdo, da cui il nome.
La necropoli del Presualdo si sviluppo' in corrispondenza del primo terrazzamento fluvio- glaciale presso il Ticino, ed e' posta a breve distanza dalle necropoli del Monsorino e di Golasecca, al di la dalla valle del Malvai.
La necropoli e' una delle più estese tra quelle del periodo golasecchiano ed e' quella che e' stata meglio studiata e documentata in assoluto.
Sostanzialmente e' possibile rilevare che dall'VIII al V secolo, la distribuzione delle tombe si e' spostata da nord-est verso sud-ovest seguendo grosso modo la direzione che congiunge il punto di levata del Sole solstiziale estivo con quello di tramonto dell'astro diurno nel giorno del solstizio invernale con una maggior concentrazione di sepolture più antiche nella zona orientale dell'area occupata dal sepolcreto, e un progressivo sviluppo delle deposizioni lungo la direzione sud-occidentale.
La retta congiungente due sepolture, oppure tra i centri geometrici dei due circoli individua una direzione orientata verso il punto in cui nel VI secolo a.C. poteva essere osservata alta nel cielo la stella Beta dell'Orsa Minore, Kochab che a quell'epoca era la stella luminosa, visibile ad occhio nudo, più prossima al polo nord celeste.
A livello del profilo dell'orizzonte fisico settentrionale era possibile, osservare anche in questo caso la parziale discesa della costellazione di Cassiopeia sotto l'orizzonte fisico locale e la sua successiva risalita verso la parte alta del cielo proprio lungo la direzione su cui sono situati i centri dei due recinti tombali della necropoli del Presualdo.
Possiamo quindi affermare che i due circoli in questione erano posti lungo una direzione polare che era possibile determinare osservando ad occhio nudo la stella luminosa più prossima al polo boreale, cioè Kochab.
Nella direzione opposta, cioè verso sud, la congiungente tra i centri dei due recinti intersecava l'orizzonte fisico locale il tramonto della costellazione della Croce del Sud che nel VI secolo a.C. in virtù della precessione degli equinozi saliva, alla latitudine del Presualdo, sopra l'orizzonte astronomico locale in concomitanza con il solstizio d'inverno che a quell'epoca cadeva il 27 Dicembre del calendario giuliano.
La stessa direzione poteva marcare anche il punto di tramonto di Fomalhaut, la stella più brillante della costellazione del Pesce Australe.
Il complesso alle Cornelliane (Sesto Calende)
Il sito, analogamente agli altri recinti presenti nella zona, e' stato collocato cronologicamente, dagli archeologi, al VII secolo a.C.
L'analisi degli allineamenti presenti in sito, rilevati dalla documentazione esistente in quanto attualmente il sito non esiste piu', ha permesso di mettere in evidenza che il sito "alle Cornelliane" era posto in accordo con alcune direzioni astronomiche interessanti.
Iniziando dalla congiungente i due monoliti posti ai lati del complesso, e' stato possibile mettere in evidenza la loro accurata disposizione lungo la direzione equinoziale, cioè la linea che congiunge gli estremi dell'orizzonte astronomico locale in corrispondenza dei quali il Sole sorge ad est e tramonta ad ovest nei giorni in cui taglia l'equatore celeste.
Durante il VII secolo a.C. l'equinozio di primavera avveniva il 28 Marzo del calendario giuliano, mentre l'equinozio di autunno accadeva il 30 settembre.
Lungo la linea passante per i due monoliti non solo poteva essere osservato il sorgere e il tramonto del Sole equinoziale, ma anche la levata eliaca di alcune stelle, per la precisione: Altair, nella costellazione dell'Aquila, Spica nella Vergine, Betelgeuse in Orione, Markab in Pegaso e Hamal nella costellazione dell'Ariete.
Le date pertinenti alle varie levate eliache furono, durante il VII secolo e alla latitudine del sito in esame, l’8 Febbraio nel caso di Markab, il 14 Aprile per Hamal, il 27 Giugno nel caso di Betelgeuse, il 12 Luglio per Procione, il 24 settembre per Spica e il 6 dicembre nel caso di Altair.
La costellazione di Orione sorgeva ad est e tramontava ad ovest, lungo la direzione individuata dai due monoliti da fine Giugno in poi e lo stesso faceva la costellazione della Vergine dalla fine di Settembre in avanti, sorgendo circa quattro minuti prima ogni notte.
Il sito "alle Cornelliane" sembra sia stato costruito utilizzando un criterio basato su due costellazioni poste quasi agli estremi nord e sud della Sfera Celeste: Cassiopeia e la Croce del Sud.
Quest'ultima durante il VII secolo a.C. era visibile dal luogo occupato dal sito delle Cornelliane a causa del fenomeno della Precessione degli Equinozi e della differente orientazione dell'asse della Terra nello spazio.
Attualmente, 2700 anni dopo, questo non e' più possibile.
La linea congiungente i centri dei due recinti tombali, i quali corrispondevano anche alla posizione delle due sepolture pertinenti a due circoli di pietre, erano allineati lungo la direzione lungo la quale era possibile osservare verso nord-ovest il tramonto della costellazione di Cassiopeia, più specificamente la stella Caph, di magnitudine 2.42, e verso sud-est la levata della stella Gacrux, di magnitudine 1.61 posta nella costellazione della Croce del Sud.
L'asse della struttura litica a corridoio posta tangente al circolo tombale meridionale era allineato verso nord-est lungo la direzione di levata di Cassiopeia e verso sud-ovest verso il punto di tramonto delle stelle della Croce del Sud all'orizzonte fisico locale.
In prossimità dello stesso punto dell'orizzonte fisico locale poteva essere osservato il tramonto di Fomalhaut, stella bianca la più luminosa della costellazione del Pesce Australe.
Il recinto tombale di Via Vecchia a Sesto Calende
La struttura funeraria posta a Sesto Calende venne scoperta casualmente nel 1977.
L'analisi del sito condotta con sofisticate tecniche di analisi archeoastronomica ha permesso recentemente di mettere in evidenza che con grande probabilità questo breve corridoio fu posto in opera secondo un criterio astronomico ben preciso.
La direzione scelta per collocare il corridoio coincide molto bene con quella lungo la quale era possibile osservare il sorgere del Sole al solstizio d'estate, che durante il VII secolo a.C. avveniva il 30 Giugno del calendario giuliano, mentre dalla parte opposta era possibile osservare il tramonto del Sole alla data del solstizio d'inverno durante il VII secolo a.C.
La linea congiungente i due punti solstiziali attraversa il recinto tombale passando praticamente per le due tombe poste presso il centro del recinto.
Questa particolare direzione pero', non ha rilevanza solamente dal punto di vista solare.
Nella direzione orientale il punto di intersezione tra la direzione considerata e l'orizzonte fisico locale e' posto molto vicino ai punti di levata delle stelle della costellazione del Leone, e della costellazione della Vergine.
Entrambe le due stelle avevano sia presso i Greci che presso i Celti notevole rilevanza dal punto di vista della pianificazione agricola.
Anche le stelle della costellazione dello Scorpione erano oggetto di allineamento.
Appare comunque ovvio che l'allineamento del corridoio con il punto di levata di queste due stelle rivesti' con molta probabilità un significato simbolico legato alla sfera culturale piuttosto che un significato importante ai fini agricoli.
Presso il recinto tombale erano codificati anche alcuni allineamenti che avevano per oggetto alcune particolari posizioni assunte dalla Luna.
I tumuli di Belcora a Somma Lombardo
La posizione reciproca dei due tumuli ritrovati definisce una direzione che può essere studiata dal punto di vista archeoastronomico.
La congiungente i centri geometrici dei due tumuli corre grosso modo da sud-est a nord-ovest e interseca l'orizzonte in punto molto prossimo al punto di tramonto della stella Vega la più brillante facente parte della costellazione della Lyra.
E’ possibile azzardare l'ipotesi che i due tumuli furono posti in quella precisa posizione reciproca in modo da realizzare proprio quel determinato allineamento verso il punto di tramonto delle stella Vega.
All'infuori dell’allineamento con il tramonto di Vega non si rilevano altre direzioni astronomicamente significative associate ai due tumuli.
Recentemente pero' (1997) e' stato rinvenuto un altro grande tumulo.
La cosa interessante e' che il tumulo scoperto nei pressi della Malpensa e' posto con rilevante accuratezza sulla linea congiungente i centri geometrici due tumuli di Belcora in modo tale da realizzare una terna di oggetti allineati con notevole accuratezza.
I tre tumuli sono allineati tra di loro lungo una direzione astronomicamente importante, la quale e' in accordo verso occidente, come abbiamo visto, con il punto di tramonto di Vega e verso oriente con il punto di levata della stella Fomalhaut, la più luminosa della costellazione del Pesce Australe.
La conclusione e' quindi che già nel X secolo a.C., durante la fase di Protogolasecca, gli abitanti della zona considerata ebbero una certa attenzione per il cielo stellato tanto da allineare dei tumuli sepolcrali lungo una direzione che risulta in accordo contemporaneamente con i punti notevoli di due stelle abbastanza simili tra di loro per luminosità e quindi per aspetto rilevabile ad occhio nudo.
E' particolarmente significativa l'assenza di correlazione con i punti notevoli della traiettoria dei punti di levata o di tramonto del Sole e della Luna.
Tale dato sperimentale potrebbe giocare a favore dell'idea che durante una delle fasi più antiche della cultura di Golasecca l'idea della morte e forse il rito funebre potesse essere collegato in qualche modo alle stelle più che alla Luna o al Sole.
I calendari dei Celti
l'Astronomia dei Celti è poco nota; ciò che si conosce in questo campo è quel poco che hanno riportato gli scrittori latini (Cesare, Plinio ecc.) e ciò che è stato ricavato dallo studio di scarsi reperti specifici.
Riguardo ai calendari utilizzati da questo popolo, che si espanse per quasi tutta l'Europa e persino in Asia Minore nell'Età del Ferro, dobbiamo distinguere due categorie; il calendario antico, di cui si conosce molto poco, e il calendario d'epoca romana che è stato rinvenuto a Coligny. Innanzitutto bisogna ricordare che il sapere dei Celti (o Galli) era detenuto dai saggi druidi, che formavano una casta di sacerdoti, di sapienti e di bardi, che nel campo culturale avevano probabilmente attinto molte idee dai pitagorici. A loro va attribuita la compilazione del calendario e la sua successiva elaborazione, specialmente quando i Celti, venuti a contatto con la cultura greca e romana, utilizzarono molte conoscenze di questi popoli.
Il calendario antico risale probabilmente all'Età del Bronzo, e le poche notizie che oggi abbiamo derivano dagli studi di carattere archeoastronomico .
Le date fondamentali dell'anno erano i solstizi e gli equinozi che venivano determinati dalle osservazioni fatte sulla levata del Sole. Poi, pare che già dall'Età del Bronzo vi fossero delle ulteriori divisioni che corrispondono alle date in cui il Sole assume le declinazioni + 16° o -16°; queste date cadono attorno al 2 febbraio (-16°), 5 maggio (+16°), 6 agosto (+16°), 2 novembre (-15°).
Le feste associate a queste quattro date vennero celebrate fino al Medioevo, specialmente in Irlanda, dove la tradizione celtica si. tramanda, quasi intatta, per molti secoli Ricordiamo che a Tara, in Irlanda, paese che non fu mai conquistato dai romani, sorgeva la capitale più prestigiosa dei re celtici.
In Italia questa festa si chiamava "Calendimaggio". I Celti chiamavano questa festa anche col nome di Cetsamain, cioè l'inizio della stagione della caccia. Durante questa festa, dedicata a Beltane, dio della luce, si accendevano dei falò e attorno ad un albero adorno di fiori i giovani danzavano felici per la primavera che era al suo culmine. La seconda festa in ordine di data è quella di Lammas che cade va ai primi di agosto, e che si chiamava Lughmasa o Lugnasad nella antica tradizione britannica. Da noi questa festa cade a Ferragosto.
Il Samhain che gli inglesi oggi chiamano anche Martinmas, cioè San Martino, cade il 2 novembre ed era l'inizio dell'inverno nordico. Era anche questa una festa del fuoco che però, come accade oggi, aveva stretti rapporti con il culto dei defunti. Infine attorno al 2 febbraio ca deva la festa di Imbolic chiamata più tardi anche andlemas, cioè la nostra "Candelora".
Questo calendario di tipo naturale s'è probabilmente raffinato e modificato quando la cultura celtica sentì l'influenza del mondo ellenico-romano. Nel 1802 a Lac d'Antre nel Jura francese e poi nel 1897 a Coligny nell'Ain, furono trovate due serie di frammenti (in totale 150) di un calendario gallo-romano in bronzo. Questo calendario, fondamentalmente di tipo lunare, è composto da 5 anni contenenti 62 mesi di 29 e 30 giorni, per un totale di 1835 giorni. L'accordo tra il calendario lunare e quello solare viene stabilito intercalando due mesi supplementari di 30 giorni; uno all'inizio del primo anno, l'altro in mezzo al terzo anno. Nel calendario, i 62 mesi (60 normali più 2 intercalari) sono disposti in 16 colonne, ognuna contenente 3 o 4 mesi. La tavola di bronzo si legge dall'alto in basso e da sinistra a destra. I mesi di ogni anno sono numerati da 1 a 12 ed i giorni entro il mese sono numerati per quindicine, dal I al XIV o XV, e sono preceduti da piccoli fori nei quali venivano appesi dei segnacoli. Ogni giorno è preceduto da D = dies, oppure da MD che vuoi dire "fausto", o da AMB che significa "infausto".
Stando a quanto dice Plinio, i druidi iniziavano l'anno e il mese in corrispondenza del sesto giorno della Luna, cioè quando questa era al primo quarto, e l'anno iniziava al primo quarto di Luna che cadeva prima del solstizio invernale. La lunghezza dell'anno nel calendario di Coligny è di 355 giorni perché era composto di 7 mesi di 30 giorni e 5 di 29 giorni; un sistema questo, che, non si sa perché, è differente da quello solito in cui vi sono 6 mesi di 30 giorni e 6 di 29 per un totale di 354 giorni. Il ciclo di 5 anni fu adottato per conciliare il calendario lunare con l'anno tropico. Esso è concepito in questo modo: inizia con il primo mese intercalare di 30 giorni; alla fine del primo anno vi sono 30+12x29,5=384 giorni, con un disaccordo di +19 giorni con il solare. Alla fine del secondo anno vi sono 384+12x29,5 = 738 giorni con una differenza di soli +8 giorni. Quindi alla fine del terzo anno vi sono 738+12x29,5=1092 giorni con una differenza di -3 giorni. L'aggiunta dell'intercalare porta a 1122 giorni cosicché alla fine del quarto anno vi sono 1122+12x29,5 = 1476 con una differenza di +15 giorni; ed infine al quinto anno 1476 + 12x29,5 = 1830 con una differenza di +4 giorni. I nomi dei mesi ed il numero dei loro giorni sono: Samon (30), Dumann (29), Riurcs (30), Anagant (29), Ogron (30), Cutios (30), Giamon (29), Simivisonna (30), Equos (30), Elembiu (29), Edrin (30), Cantilos (29).
Come si vede, il calendario di Coligny non raggiunge grandi livelli di precisione tuttavia lo si può ritenere abbastanza utile per scopi pratici.
ASTERIX E OBELIX
Storia del fumetto
In una torrida estate del 1959 René Goscinny (sceneggiature) e Albert Uderzo (disegni) creavano Asterix per la rivista per ragazzi Pilote. Tra i personaggi della BD francofona è il fumetto più famoso di sempre, diffuso in tutto il mondo, dall'Italia alla Nuova Zelanda, l'unico in grado di competere quasi alla pari con i giganti della Disney.
Un successo grande quanto inaspettato, quello di Asterix: gli autori non si sarebbero mai aspettati un successo così travolgente per la loro creazione che è diventata ben presto uno dei simboli di tutta la Francia. Questa marcia trionfale sembrava dover essere prematuramente troncata con la morte di Goscinny nel 1977; non fu così poiché Uderzo si industriò e da allora scrisse anche i testi delle avventure. Oggi Uderzo ha settantasei anni e forse non scriverà più album di Asterix, ma il suo cammino non rifermerà così: sono stati prodotti due film - "Asterix e Obelix contro Cesare" ed "Asterix e Obelix Missione Cleopatra" - e pare che sia in cantiere un terzo episodio con Asterix in terra iberica.
I personaggi
ASTERIX
Asterix, protagonista del fumetto a lui intitolato, è un guerriero di taglia piccola, ma di grande presenza di spirito, dotato di una mente vulcanica e di brillante ingegno. Astuto e ardimentoso, egli si incarica di tutte le missioni più rischiose. Ha sempre a portata di mano una boccetta della magica pozione di Panoramix, che gli conferisce forza sovrumana. Il suo migliore amico è Obelix, con il quale vive la maggior parte delle avventure.
OBELIX
Obelix è l' inseparabile amico di Asterix. Questo personaggio ingenuo e permaloso, ma anche molto allegro e simpatico, è un energumeno dotato di forza sovrumana e non ha bisogno di bere la pozione magica, essendo da piccolo caduto nel paiolo che la conteneva. Obelix di professione fabbrica e consegna menhir; è sempre pronto a mollare tutto per seguire Asterix nelle sue imprese, purchè ci sia una gran quantità di cinghiali da mangiare e la possibilità di menar le mani. Egli è l' esatto contrario dell' amico, e questo ne fa una formidabile e simpaticissima coppia. Come per Asterix, in "Asterix e Latraviata" incontriamo i genitori di Obelix: l'affettuosa madre Gelatina e Obellodalix, che gestisce insieme al padre di Asterix un negozio di souvenir gallici a Condate.
PANORAMIX
Panoramix è il venerabile druido del villaggio, dalla sapienza incomparabile. Raccoglie il vischio e prepara filtri magici dagli strabilianti poteri tra i quali, suo capolavoro assoluto, una pozione capace di donare a chi la beve una forza sovrumana: non è l' unica, tuttavia, che lui conosca. E' il consigliere di Abraracourcix e con lui prende le più importanti decisioni. Ripone tutta la sua fiducia in Asterix, cui affida le missioni più rischiose.
IDEFIX
Idefix compare per la prima volta in Asterix e il gro di Gallia, quando i due amici lo incontrano, randagio, su una strada di Lutezia, davanti a un negozio di alimentari, e il piccolo cane prende a seguirli per tutto il loro tour. Da allora Idefix e Obelix diverranno inseparabili, e il cagnolino seguirà lui ed Asterix in molte delle loro avventure. E' l'unico cane ecologista al mondo (quando viene abbattuto un albero guaisce disperatamente, vedi "Asterix e il Regno degli Dei"). Idefix è un cane di taglia piccola ma molto intelligente : la sua unica pecca è non aver ancora imparato a riportare i menhir che Obelix gli lancia tentando di insegnargli il suo mestiere .Infine, il suo nome è stato scelto dai lettori della rivista Pilote, che aveva bandito un concorso.
GIULIO CESARE
Sicuro di sé e arrogante, Cesare è lo stratega dell'esercito, nonché l'unico detentore del copyright delle citazioni latine. Nonostante circoli perennemente cinto d'alloro, Cesare viene impietosamente ridicolizzato dai Galli, che si rifanno della bruciante sconfitta di Alesia sbeffeggiando lui, l'esercito romano e tutti i suoi legati. Insieme formano una delle coppie d'oro della storia del fumetto: Cesare e Cleopatra vivono su queste strisce una storia d'amore mai legalizzata in un matrimonio, ma allietata, come si dice, dalla nascita di un figlio.
ORDINALFABETIX
Ordinalfabetix è il titolare della pescheria del villaggio. Si ostina a vendere solo pesce proveniente da Lutezia, che quindi arriva vecchio e spesso maleodorante. La moglie Ielosubmarine lo aiuta nel negozio, soprattutto a ritirare i pesci quando scoppiano le zuffe. Classico commerciante, è un ottimo speculatore, sa mercanteggiare e farsi pagare bene i suoi prodotti, Ordinalfabetix sa anche menar le mani, spesso contro il fabbro Automatix che non apprezza la fragranza dei suoi pesci.
ASSURANCENTURIX
Assurancetourix è il bardo, e come tale svolge anche la funzione di insegnante per i bambini del villaggio (vedi Asterix la rosa e il gladio). Ha la capacità di attirare con le sue stonatissime note la pioggia (vedi "Asterix le mille e un' ora"). Le opinioni sulla sua arte sono discordi: da una parte c'è lui, che crede di essere un genio: e dall' altra tutti i compagni che trovano abominevoli le sue composizioni. Per questo viene interrato a martellate quando tenta di cantare un' ode, e viene legato durante il classico banchetto di fine avventura. In fondo, però, è un allegro compagnone, apprezzato per il suo spirito ( quando tace).
ABRARACOURCIX
Abraracourcix è il capo del villaggio. Maestoso, coraggiosissimo, ma anche piuttosto presuntuoso e dotato di un caratterino alquanto pepato, è amato dai suoi e temuto dai nemici. Ha paura di una sola cosa: che il cielo gli possa cadere sulla testa. Così almeno dice: ma poi aggiunge: "Che cada è certo, ma domani no di sicuro". Più volte la sua autorità è stata messa in discussione, ma con la sua grande forza di volontà e i consigli del saggio druido Panoramix e del furbo Asterix riafferma sempre il suo potere: alla fine l'unica che riesce ad assoggettarlo è la dispotica moglie Beniamina.
MATUSALEMATIX
Matusalemmix è il decano del villaggio, e ha un'età piuttosto veneranda (93 anni). È molto seccato quando, nelle zuffe, i compagni non alzano le mani su di lui temendo di fargli male, perché si sente ancora forte e vigoroso. Va fiero di aver combattuto a Gergovia (battaglia nella quale Vercingetorige sconfisse Giulio Cesare). Matusalemmix si arrabbia spesso , pianta grane, si assesta su posizioni tradizionaliste dalle quali non vuol recedere; pur con tutti questi difetti e queste fissazioni, resta sempre un allegro e fiero vecchietto, che anima, con il suo carattere forte, tutto il villaggio.
AUTOMATIX
Automatix è il fabbro. E' il personaggio che ama meno, o meglio, che odia di più, le odi composte da Assurancetourix, che malmena sempre. Gran criticone, osserva spesso la poca freschezza dei pesci di Ordinalfabetix, che emettono un pessimo odore: in risposta il pescivendolo gli getta violentemente un pesce in faccia e puntualmente colpisce un altro, è così che iniziano le gazzarre alle quali partecipa tutto il villaggio.
BENIAMINA
Beniamina è la "first lady" del villaggio, essendo la moglie del capo,
Abraracourcix. E' una gran pettegola ed ama riunirsi con le amiche per spettegolare su ciò che accade nel villaggio e magari ingigantirli. Si occupa anche dell'emancipazione delle donne. Con tutti i suoi difetti, è una brava moglie e soprattutto un personaggio simpatico e divertente.
CAIUS BONUS
Caius Bonus è il centurione dell' accampamento fortificato romano di Petibonum. Dopo aver scoperto che c'era la pozione di Panoramix dietro la forza sovrumana degli abitanti del villaggio gallico, fa rapire il druido per carpirgli il segreto della pozione magica pensando di utilizzare il portentoso filtro di Panoramix per prendere il posto di Giulio Cesare come dittatore di Roma. Panoramix, con l'aiuto di Asterix, ne combina delle belle ai Romani, propinando a lui e ai suoi uomini , al posto della pozione magica richiestagli, una lozione per la crescita rapida dei capelli. Giulio Cesare scoprirà i suoi inganni e lo spedirà in Mongolia Inferiore.
I CINGHIALI
I cinghiali sono il cibo preferito dei Galli. E il loro passatempo preferito è (oltre a menare i Romani) andare nella foresta nell' intento di catturarne qualcuno da arrostire. In media ognuno mangia due cinghiali al giorno, ma Obelix non riesce a dormire senza averne mangiati almeno quattro. Per non parlare dei banchetti con i quali si conclude ogni avventura: se ne consuma una cinquantina. Insomma, i cinghiali hanno una paura matta dei Galli e fuggono solo a vederli.
CURIOSITÁ
OBELIX è ESISTITO VERAMENTE
Obelix, il noto personaggio dei fumetti di Asterix il gallo, è esistito veramente. Alcuni ricercatori tedeschi, appassionati di Asterix, hanno effettuato ricerche per verificare gli eventuali fondamenti storici di quel personaggio.
Una vera rivelazione è stata la scoperta nel Palatinato, ad opera dell'archeologo Kai Brodersen, di una stele votiva di origine gallica, ma scritta in latino, che parla di un certo Andossus, figlio di Obelexxus , di chiara stirpe celtica. Una vera chicca è stato lo scoprire che, invece di rivolgersi a divinità dell'olimpo gallico, come Toutatis, Andossus invochi per suo padre la protezione di un dio romano, Marte. Altro che pozione magica, per sopravvivere, almeno nell'aldilà, forse era meglio rivolgersi agli dei dei vincitori, che, perlomeno avevano dato prova della loro influenza, permettendo la disfatta dei Galli ad opera dei Romani.
CRONOLOGIA DELLE OPERE DI UDERZO
-
Asterix il gallico
-
Asterix e il falcetto d'oro
-
Asterix e i goti
-
Asterix gladiatore
-
Asterix e il giro di Gallia
-
Asterix e Cleopatra
-
Asterix e il duello dei capi
-
Asterix e i britanni
-
Asterix e i normanni
-
Asterix legionario
-
Asterix e lo scudo degli arverni
-
Asterix alle olimpiadi
-
Asterix e il paiolo
-
Asterix in Iberia
-
Asteriz e la zizzania
-
Asterix e gli elvezi
-
Asterix e il regno degli dei
-
Asterix e gli allori di Cesare
-
Asterix e l'indovino
-
Asterix in Corsica
-
Asterix e il regalo di Cesare
-
Asterix in America
-
Asterix e la Obelix Spa
-
Asterix e i belgi
-
Asterix e il grande fossato
-
L'odissea di Asterix
-
Il figlio di Asterix
-
Le mille e un'ora di Asterix
-
Asterix la rosa e il gladio
www.latinitas.altervista.org/mestre
-
Fine articolo Antenati d' Europa tutto di tutto
Antenati d' Europa tutto di tutto
Antenati d' Europa Asterix e tanti altri tutto di tutto


ASTERIX E CLEOPATRA
Copione teatrale scritto da Michela Cecchi ,
liberamente tratto dal libro di R.Goscinny e A. Uderzo.
PERSONAGGI:
NARRATRICE-CLEOPATRA-CESARE-NUMEROBIS(architetto,bravo,di corte)- BIRIBIS(scriba e aiutante di Numerobis)-STOCAFIS(architetto, cattivo, di corte)- PARABRIS(servo e aiutante di Stocafis)-ASTERIX- OBELIX- PANORAMIX-
ANCELLE-SCHIAVI-GINFIS(schiavo e spia di Cesare)- LEGIONARI
SCENA PRIMA
NARRATRICE ( a sipario chiuso ):
-La vicenda che stiamo per mostrarvi si svolge nell’anno 48 a. C. ad Alessandria capitale del regno d’Egitto .Giulio Cesare , ambizioso generale romano , da qualche tempo è sbarcato in Egitto. Sedotto dal fascino di Cleopatra, l’ha aiutata a salire al trono.
-Ora nel suo palazzo la bella Cleopatra sta discutendo proprio con Giulio Cesare .
Si apre il sipario
CLEOPATRA :
-Quello che dici Cesare è ignobile!
CESARE:
-Regina mia,bisogna arrendersi all’evidenza. Il tuo popolo è in decadenza. Ormai è buono solo per vivere sotto il giogo di Roma in stato di semi-schiavitù !
UNA ANCELLA SERVE DA BERE A CESARE
CLEOPATRA :
- Tu dimentichi che il mio popolo ha costruito le piramidi ! I templi ! Gli obelischi !
CESARE:
-Roba vecchia …alla mercè delle piene del Nilo!
CLEOPATRA( arrabbiata getta una brocca per terra )
-Basta! Io ti proverò ,caro signor Cesare,che il mio popolo ha ancora vivo il suo genio.
In tre mesi, né un giorno di più né un giorno di meno, ti farò costruire qui ad Alessandria uno stupendo palazzo .
CESARE :
-Beh…se tu ci riuscissi, o mia regina, dovrei riconoscere d’essermi sbagliato e ammettere che il tuo popolo è sempre un gran popolo!
(mentre esce di scena) …ma ho i miei dubbi.
(rivolto al pubblico ) Che classe però!
CLEOPATRA BATTE LE MANI ED ENTRANO 10 ANCELLE
CLEOPATRA :
-Avete sentito che insolente?
ANCELLA 1 :
-Sì,mia regina. Nessuno può permettersi di parlare così a voi !
ANCELLA 2 :
-Merita una lezione!
ANCELLA 3 :
-Il popolo egizio ha stile in tutto ciò che fa.
ANCELLA 4:
-Mostriamo a tutti con quanta grazia sappiamo danzare!
DANZA ORIENTALE DI TUTTE LE ANCELLE
(Al termine rimangono in scena solo due ancelle)
CLEOPATRA:
-Chiamatemi l’architetto Numerobis !
LE DUE ANCELLE ESCONO DI SCENA E RIENTRANO CON NUMEROBIS
NUMEROBIS (entra in scena e si inchina davanti alla regina Cleopatra )
CLEOPATRA :
-Ti ho mandato a chiamare perché sei il migliore architetto di Alessandria, il che non è un gran che!
NUMEROBIS :
-Ma mia regina…
CLEOPATRA:
-Non protestare! Le tue costruzioni sono fragili e poi si sente tutto quello che dicono i vicini!
NUMEROBIS:
-E’ colpa dei materiali moderni e poi quello che mi piacerebbe fare sono le piramidi e …
CLEOPATRA:
-Silenzio! Ti do l’occasione di rifarti . In tre mesi dovrai costruire un magnifico palazzo per Giulio Cesare, qui ad Alessandria .
NUMEROBIS:
-Tre mesi ?
CLEOPATRA:
-Se ci riesci ti coprirò d’oro, se no ti coprirò di pelle di coccodrillo .Ora vai.
NUMEROBIS (uscendo di scena)
-Tre mesi o in pasto ai coccodrilli ! Qui non ci vuole un architetto , ci vuole un mago !
(Si rivolge al pubblico )Sono salvo! Conosco l’uomo che fa per me .Lui sì che li sa fare i miracoli!
FINE PRIMA SCENA
SCENA SECONDA
NARRATRICE :
-Numerobis decide di partire per andare a chiedere aiuto al druido Panoramix , confidando nei suoi poteri magici.
-Dopo un lungo viaggio, giunge finalmente in un piccolo villaggio della Gallia .
La scena si svolge all’interno di una capanna
NUMEROBIS:
-Panoramix , sono felicissimo di rivederti!
PANORAMIX (rivolgendosi ad Asterix e Obelix)
-Vi presento il mio amico Numerobis , un architetto di Alessandria che ho conosciuto durante un viaggio in Egitto.
NUMEROBIS:
-Ho intrapreso questo lungo viaggio , o Panoramix, perché ho bisogno del tuo aiuto.
Devo costruire un palazzo per Cesare in tre mesi, altrimenti Cleopatra mi darà in pasto ai coccodrilli.
Se non mi aiuti tu con i tuoi poteri magici , non ce la farò mai . Salvami !
( Si getta ai piedi di Panoramix) Non voglio essere coccodrillato!
OBELIX:
-Ma questi coccodrilli sono buoni da mangiare?
ASTERIX:
-Taci Obelix!
PANORAMIX:
-Calmati Numerobis. Avevo proprio intenzione di venire a consultare qualche manoscritto nella biblioteca di Alessandria. Verrò con te in Egitto.
OBELIX E ASTERIX (esultano)
-Verremo anche noi!
NUMEROBIS:
-Per Osiride .Dite davvero ? Sono arrivato con una nave che aspetta sulla costa!
PANORAMIX:
Giusto il tempo di fare le valigie e ti seguiremo.
OBELIX (si china e solleva un cagnolino )
-Vieni mio piccolo Idefix ! Faremo un bellissimo viaggio.
ASTERIX:
-Ma non porterai anche lui, spero?
OBELIX:
-E perché no, signor Asterix?
ASTERIX:
-Perché è troppo piccolo per fare un simile viaggio e poi l’Egitto è il paese dei gatti. Ora vai a preparare i bauli e non parliamone più.
OBELIX:
-Sempre la stessa musica. Io sono quello che prende gli ordini , la comparsa, non ho mai voce in capitolo!
( Obelix prende da terra Idefix e guardando il pubblico lo nasconde sotto il braccio sogghignando)
FINE SECONDA SCENA
SCENA TERZA
NARRATRICE:
-I nostri eroi dopo molti giorni di navigazione giungono finalmente ad Alessandria dove vengono presentati alla regina Cleopatra.
NUMEROBIS (si inchina davanti alla regina che ha al suo fianco due ancelle)
-Oh mia regina . Ecco i miei amici Galli : un mago potente e due valorosi guerrieri che mi aiuteranno nella mia impresa .
CLEOPATRA:
-Bene! Fate presto , non resta più molto tempo e Cesare mi assilla ogni giorno . Se ce la farete ci sarà dell’oro per tutti …altrimenti i coccodrilli !
CLEOPATRA ESCE DI SCENA SEGUITA DA UNA ANCELLA, MENTRE L’ALTRA PARLA A NUMEROBIS
ANCELLA 4
-Ti avverto Numerobis che Stocafis, il tuo concorrente , ce l’ha a morte con te perché sei stato scelto tu.. Pur di poter costruire lui il palazzo di Cesare farebbe qualsiasi cosa e sarebbe molto felice di vederti finire in pasto ai coccodrilli. Fai attenzione!
NUMEROBIS:
-Ora vi porterò a casa mia .
(I quattro fanno un giro sul palco)
-Io lavoro qui. Vi presento Biribis, il mio scriba e amico fedele .
BIRIBIS E’ SEDUTO CON UN FOGLIO IN MANO
PANORAMIX:
-E’ una posizione comoda la tua scriba?
BIRIBIS:
-Beh! E’ una posizione seduta , più che altro accucciata.
PANORAMIX:
-E come si fa a diventare scriba?
BIRIBIS:
-L’ho imparato per corrispondenza …un’ottima scuola … che ha questo slogan (alza un foglio verso il pubblico) “Se sapete disegnare sapete anche scrivere”!
PARABRIS: :
-L’architetto Stocafis chiede di vederla , signore
NUMEROBIS:
-Stocafis !Che venga avanti!
STOCAFIS:
-Numerobis ,veniamo al sodo :costruiamo insieme il palazzo di Cesare nel tempo previsto e dividiamoci l’oro promesso dalla regina .
NUMEROBIS:
-Mi rifiuto di lavorare con te, non mi piacciono i tuoi metodi. Sei crudele con gli schiavi e disonesto. Fuori dai piedi !
STOCAFIS:
-Te ne pentirai ! Farò in modo che Cleopatra perda la scommessa e tu e i tuoi amici siate gettati ai coccodrilli ai quali auguro buon appetito !
ASTERIX:
-Ha il dente avvelenato!
OBELIX:
-Ha parlato fuori dai denti.
PANORAMIX:
-E’ divorato dall’odio.
BIRIBIS:
-Morde!
NUMEROBIS:
-Vi prego non usate quei termini , mi fate venire in mente i coccodrilli !
-Piuttosto andiamo al cantiere …vi faccio vedere come si costruisce da noi !
FINE TERZA SCENA
(musica “Il coccodrillo come fa?”)
SCENA QUARTA
NARRATRICE:
-Il cantiere dove si sta costruendo il palazzo di Cesare è appena fuori Alessandria e vi lavorano molti operai .
NUMEROBIS:
-Ecco il cantiere …ho già fatto portare molte pietre dalle cave di tutto l’Egitto e altre devono arrivare.
ASTERIX:
-Ma quelli sono schiavi?
NUMEROOBIS:
-Ma no, questi sono liberi lavoratori .
ASTERIX:
-Ma quelle fruste?
NUMEROBIS:
-Da noi si va avanti a furia di frustate .Niente di meglio alla mattina di una bella frustatine!
PANORAMIX:
Che strani metodi!
BIRIBIS ENTRA IN SCENA CORRENDO
BIRIBIS:
-Maestro ,gli operai si rifiutano di riprendere il lavoro .Credo che qualcuno li abbia sobillati contro di voi!
STOCAFIS FA CAPOLINO CON UN GHIGNO
NUMEROBIS :
-Tutte queste grane finiranno per guastarmi il sangue. I coccodrilli mi troveranno immangiabile!
ASTERIX:
-Meglio così! Ci tieni proprio a diventare un gustoso bocconcino per loro?
NUMEROBIS:
-Ma sono coccodrilli sacri ,non si può dar loro da mangiare qualsiasi cosa!
OBELIX:
-Eh sì , questi Egiziani sono proprio strani!
PANORAMIX:
-Ora ti faccio vedere io come si fa a far lavorare gli uomini .
-Asterix , porta un pentolone
PANORAMIX VERSA DEGLI INGREDIENTI DENTRO IL PENTOLONE
PANORAMIX (si rivolge a Numerobis )
-Dì ai tuoi uomini di mettersi in fila, darò una buona razione del mio filtro magico ad ognuno di loro!
GLI SCHIAVI SI METTONO IN CODA E BEVONO LA POZIONE …SI METTE IN FILA ANCHE OBELIX
PANORAMIX( rivolto a Obelix):
-No, a te no
OBELIX:
-Pazienza!
OBELIX CERCA DI TRAVESTIRSI DA SCHIAVO
PANORAMIX( quando si trova Obelix davanti )
-No Obelix .Il filtro magico non te lo do . Ti ho detto mille volte che ci sei cascato dentro da piccolo!
OBELIX:
-Come avrà fatto a riconoscermi così travestito?
QUANDO TUTTI HANNO BEVUTO, INIZIA IL BALLETTO SULLA MUSICA
“I FEEL GOOD”
BIRIBIS:
-Ho appena saputo che Cleopatra sta per arrivare al cantiere
ENTRA IN SCENA MAESTOSAMENTE LA REGINA CLEOPATRA
CLEOPATRA:
-Non vi fermate! Sono qui in incognito e in tutta semplicità. Continuate pure , va bene così…
FINE QUARTA SCENA
SCENA QUINTA
NARRATRICE:
-Approfittando della confusione , l’architetto Stocafis ,con l’aiuto del suo servo Parabris, ha rapito il suo rivale Numerobis e lo tiene nascosto in un sarcofago.
BIRIBIS:
Aiuto! Il mio maestro Nuberobis è sparito.
ASTERIX:
-Obelix andiamo da Stocafis ,sono certo che lui c’entra con la sparizione di Numerobis.
OBELIX( bussa ad una porta)
-Ecco Stocafis , facciamolo parlare!
PARABRIS:
-Chi sta urlando?I…Gall…i Galli?
ASTERIX:
-Sì , siamo i Galli !E siamo venuti per il tuo padrone .
PARABRIS(guardando Stocafis) :
-Padrone c’è qualcuno che vuole vedervi!
STOCAFIS( sta leggendo un giornale il Faraone Sera)
-Perché siete venuti da me?
ASTERIX:
-Parla furfante, dov’è Numerobis?
STOCAFIS( tenendo le braccia conserte):
-Nessuna forza al mondo mi farà parlare ,vero Parabris?
PARABRIS:
-Io invece parlo subito. E’ nascosto in un sarcofago.
STOCAFIS( guardando Parabris)
-Vigliacco!
PARABRIS:
-Lo so padrone!
ASTERIX:
-Mentre faccio la guardia a questi due, tu Obelix vai a cercare il sarcofago.
OBELIX:
-Bene Asterix!
……….
-Asterix , cosa è un sarcofago ?
ATERIX:
-E’ una grossa scatola pesantissima.
OBELIX:
-Ah, bene .Ecco credo di averlo trovato …( e spinge uno scatolone dove è nascosto Numerobis)
APPENA SI APRE LO SCATOLONE , ESCE NUMEROBIS AVVOLTO DA BENDE)
ASTERIX:
-Non c’è che da srotolare…
OBELIX:
-Posso farlo io? E’ come un regalo a sorpresa !
(e inizia a togliere la carta igienica che avvolge Numerobis)
ASTERIX:
-Come va Numerobis?
NUMEROBIS:
-Così così . Mi gira la testa.
OBELIX:
-Saranno state le privazioni … Da quanto tempo è che non mangi?
STOCAFIS e PARABRIS:
-Vi prego non fateci del male !
ASTERIX:
-Non preoccupatevi , abbiamo in mente per voi un lavoretto facile ,facile in cantiere …andiamo !
FINE QUINTA SCENA
SESTA SCENA
NARRATRICE :
-Nel frattempo la regina Cleopatra nel suo palazzo si sta facendo bella prima di ricevere Giulio Cesare.
CLEOPATRA E’ IN SCENA . DUE ANCELLE TENGONO UN TELO MENTRE ALTRE PORTANO OGGETTI .
ANCELLA 5:
-Ecco mia regina , il latte d’asina per il vostro bagno.
ANCELLA 6:
-Maestà ,vi ho portato il miele da aggiungere al latte. Renderà la vostra pelle ancora più morbida!
ANCELLA 7:
-Oh mia regina , permettete di allietarvi con il dolce suono dei flauti .
MENTRE LE ANCELLE SUONANO UN PEZZO, CLEOPATRA MIMA DI LAVARSI.
LE ALTRE ANCELLE LA VESTONO IN SCENA DAVANTI AL PUBBLICO.
CLEOPATRA:
-Sono pronta , fate entrare Cesare!
CESARE:
-Ave Cleopatra. E allora, il palazzo va avanti? Il termine fissato è quasi scaduto …
CLEOPATRA:
-Ave Cesare. Sta andando avanti benissimo ,caro Giulio.
Ben presto potremo organizzare una festicciola per l’inaugurazione!
CESARE:
-Ne sono felice…
CESARE SI ALLONTANA ARRABBIATO PER CIO’ CHE HA SAPUTO .
ANCHE CLEOPATRA LASCIA LA SCENA :
SUBITO DOPO RIENTRA CESARE.
LEGIONARIO:
-Ave Cesare!
CESARE:
-Ave legionario ! Vammi a cercare Ginfis , la mia spia egiziana .
IL LEGIONARIO RIENTRA CON LA SPIA
GINFIS:
-Ave Cesare!
CESARE:
-Ave, Ave Ginfis. Sto perdendo la faccia davanti a Cleopatra .
CESARE:
-Mi avevano detto che l’architetto Numerobis era un inetto …e invece sembra che il palazzo sarà finito in tempo . Come è possibile tutto ciò?
GINFIS:
-Oh, Cesare in cantiere ho visto cose prodigiose ! Gli operai bevono una pozione magica che dà loro una forza enorme . Riescono a sollevare i blocchi di pietra senza difficoltà !
CESARE (pensiero ):
-Conosco soltanto una persona capace di preparare una tale pozione …è un druido gallo …ma è lontano da qui…
GINFIS:
-Un druido gallo? Ci sono tre galli nel cantiere !
CESARE:
-Come ? Un vecchio druido dalla barba bianca, un piccoletto furbo e un grosso tardone?
GINFIS:
-Proprio così Cesare!
CESARE:
-Asterix, Obelix e Panoramix ! Gli irriducibili galli ! Sono capaci di tutti i prodigi …bisogna agire!
FINE SESTA SCENA
SETTIMA SCENA
NARRATRICE:
-Il giorno dopo , all’alba, nel cantiere le cose iniziano male per l’architetto Numerobis e i suoi amici galli .
IN SCENA CI SONO NUMEROBIS , ASTERIX , OBELIX E PANORAMIX .
ENTRA IN SCENA CORRENDO BIRIBIS.
BIRIBIS:
-Padrone, padrone! Gli operai non sono arrivati in cantiere questa mattina !
-Il cantiere è circondato da legionari romani che non lasciano entrare gli operai!
ENTRANO IN SCENA DUE LEGIONARI DI CESARE E SI PIAZZANO DAVANTI AI GALLI CON LE MANI SUI FIANCHI.
LEGIONARIO1:
-In nome di Cesare! Abbiamo appreso che alcuni dissidenti galli si nascondono in questo cantiere .
LEGIONARIO2:
-Ordiniamo loro di arrendersi altrimenti attaccheremo!
ASTERIX:
-Siamo qui per volontà della regina Cleopatra e non ce ne andremo che a lavoro finito .
LEGIONARI 1e 2:
-Ve ne pentirete,per Jupiter! !( e si allontanano )
NUMEROBIS:
-Cosa possiamo fare?
PANORAMIX:
-Costruiremo delle difese …forza Asterix …Obelix tocca a voi !
ASTERIX E OBELIX PORTANO DEI BLOCCHI SULLA MUSICA DI
“ROCKI”
ASTERIX:
-Stanno attaccando!
I LEGIONARI ENTRANO IN SCENA E SEMPRE A RITMO DI MUSICA SI SCONTRANO
CON I GALLI CHE HANNO LA MEGLIO.
LEGIONARIO1:
-Così proprio non va !
LEGIONRIO2:
Attaccheremo dai due lati contemporaneamente!
PANORAMIX :
-Bisognerebbe avvertire Cleopatra. Ha abbastanza influenza su Cesare per far cessare questo
attacco.
NUMEROBIS:
-Ottima idea ! Biribis , scrivi un messaggio per la regina!
BIRIBIS (prende carta e penna e si siede a scrivere):
-Vediamo di non fare errori d’ortografia!
OBELIX :
-Idefix porterà il messaggio a Cleopatra .
ASTERIX:
-Ma Idefix è piccolissimo!
OBELIX:
-Può darsi che sia molto piccolo ma è intelligentissimo!
( lega il messaggio al collo del cagnolino)
-Va’ da Cleopatra , Idefix!
( il cane non si muove)
ASTERIX:
-Non preoccuparti Obelix ! Sarò io a indicargli la direzione giusta!
(prende Idefix e lo lancia oltre le quinte)
PANORAMIX:
-Vedrete che gli aiuti non tarderanno ad arrivare!
FINE SETTIMA SCENA
SCENA OTTAVA
NARRATRICE:
-Appena la regina Cleopatra legge il messaggio, va su tutte le furie e decide di recarsi
personalmente al cantiere per vedere cosa sta succedendo. Nel frattempo al cantiere è giunto anche Cesare.
LEGIONARIO1:
-Vedi o Cesare che anche se non riusciamo a catturarli , il risultato sarà lo stesso perché il palazzo
non sarà finito in tempo.
LO SQUILLO DELLE TROMBE ANNUNCIA L’ARRIVO DELLA REGINA CLEOPATRA E DEL SUO SEGUITO.
CLEOPATRA:
-Cesare, cosa sta succedendo ? Sono uscita dal palazzo di corsa senza neppure cambiarmi appena ho letto il messaggio!
CESARE:
-Mia regina…mia cara regina …
CLEOPATRA:
-Quando si scommette bisogna essere sportivi! Esigo che i legionari lascino in pace i costruttori e se hanno causato danni vi pongano rimedio e …
CESARE:
-Buona, buona…d’accordo ti chiedo scusa e farò come vuoi tu…
CLEOPATRA SI ALLONTANA SODDISFATTA IN MODO REGALE
LEGIONARIO 2(rivolto a Cesare) :
-Allora ? Che si fa?
CESARE:
-Si leva l’assedio e si riparano i danni , somaro!
LEGIONARIO 1 e 2(si allontanano di corsa impauriti):
-Ave! Ave!
ANCHE CESARE ABBANDONA IL CAMPO.
ENTRANO IN SCENA I GALLI ESULTANTI .
PANORAMIX:
-Guardate i romani rinunciano all’assedio!
ASTERIX:
-Vittoria !
OBELIX :
-E tutto per merito di Idefix!
SI SPEGNE LA LUCE
NARRATRICE :
-Finalmente dopo alcuni giorni di duro lavoro…
SI RIACCENDE LA LUCE
ASTERIX:
-Ci siamo! Possiamo avvertire Cleopatra!
CLEOPATRA TORNA IN SCENA ANNUNCIATA DI NUOVO DAL SUONO DELLE
TROMBE .
NUMEROBIS(inchinandosi davanti alla regina):
-O mia regina abbiamo terminato il palazzo nel tempo stabilito .
CLEOPATRA:
-Tu hai mantenuto la promessa Numerobis e io manterrò la mia , per Iside!
CLEOPATRA BATTE LE MANI PER CHIAMARE LE ANCELLE
-Che sia ricoperto d’oro!
DUE ANCELLE ROVESCIANO SU NUMEROBIS L’ORO CONTENUTO IN DUE
ANFORE . ( spunta il sedere di Numerobis che è sempre inchinato )
OBELIX:
-Ce n’è ancora un pezzetto scoperto !
LE ANCELLE ROVESCIANO ANCORA UN PO’ D’ORO
CLEOPATRA:
-E ora si dia inizio ai festeggiamenti ! Mandate a chiamare Cesare !
ENTRA CESARE ACCOMPAGNATO DA DUE LEGIONARI
CESARE:
-O bellissima fra le regine ! Mi inchino di buona grazia davanti a tanta grazia !
AD UN CENNO DI CLEOPATRA ENTRANO LE ANCELLE E BALLANO SULLA
MUSICA DI ASEREJE.
DOPO LE ANCELLE , TUTTI GLI ATTORI SALGONO A TURNO SUL PALCO
BALLANDO SULLE NOTE DELLA STESSA CANZONE
FINE
Fonte: www.maestrasandra.it/copioni/asterix/
Antenati d' Europa Asterix e tanti altri tutto di tutto
Asterix il Gallico (Astérix le Gaulois) è una serie a fumetti francese creata da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni). Ambientata nell'antica Gallia al tempo di Giulio Cesare, attorno al 50 a.C., ha per protagonisti il guerriero gallico Asterix, il suo miglior amico Obelix, "trasportatore di menhir", e tutti gli abitanti del piccolo villaggio gallico (in Armorica) dal quale i due provengono, che si ostina a resistere alla conquista romana grazie all'aiuto di una pozione magica preparata dal druido Panoramix, in grado di conferire una forza sovrumana a chi la beve.
Asterix il Gallico (Astérix le Gaulois) è una serie a fumetti francese creata da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni)Ambientata nell'antica Gallia al tempo di Giulio Cesare, ha per protagonista un guerriero gallico (Asterix appunto) e i suoi amici di avventura che tentano di resistere alla conquista romana grazie all'aiuto di una pozione magica preparata dal druido Panoramix in grado di conferire una forza sovrumana a chi la beveDurante la conquista della Gallia (Francia) da parte dell'esercito di Giulio Cesare, un piccolo villaggio di Galli in Armorica (l'odierna Bretagna) resiste all'invasore, grazie al druido Panoramix, che prepara una pozione segreta che rende gli abitanti del villaggio invincibili. Circondato dagli accampamenti romani di Babaorum, Aquarium, Petibonum e Laudanum il piccolo villaggio gallico rimane l'unico pezzo di Gallia libero dal dominio romano. Il protagonista di queste storie è appunto Asterix, sempre accompagnato dal suo inseparabile amico Obelix.
«Astérix incarne malicieusement toutes les vertus de nos ancêtres les Gaulois. L'humour de René Goscinny et de Albert Uderzo vous fera aimer ce petit guerrier moustachu, personnage nouveau dans le monde des bandes dessinées.» |
|
(n°. 1 di Pilote - Testo di presentazione, 1959) |
|
Preceduto da queste parole, Asterix il gallico appare per la prima volta sul n° 1 di Pilote nel 1959, su sceneggiatura di Goscinny e disegni di Uderzo.Inizialmente Asterix doveva essere l'unico personaggio principale della storia. Uderzo insiste affinché Astérix abbia una spalla. Un personaggio grasso, placido e gioviale, che non porta ancora un menhir, ma un'ascia. Durante la prima avventura questa figura ha un ruolo di contorno, limitandosi ad aspettare il ritorno del protagonista.Goscinny lo recupera nelle avventure successive e ridistribuisce i ruoli: Astérix diventa un eroe a come alto simbolo di testardaggine contadina e di ostilità contrapposta al centralismo di Parigi. La realtà è molto più prosaica: per Goscinny ogni posto andava bene, e Uderzo ha scelto la Bretagna perché si ricordava bene dei suoi paesaggi. Il villaggio ha sempre delle scaramucce a portata di mano grazie agli accampamenti romani che lo circondano. Ma come in Lucky Luke le battaglie sono incruente. Occhi neri e braccia rotte, ma nulla di irreparabile.Il risultato dei loro sforzi è ben ripagato. L'angolo della posta, i conoscenti, tutti elogiano Astérix.Malgrado il tono apparentemente scanzonato, Asterix resta però ancora oggi un fumetto controverso. Il personaggio costituisce una diretta raffigurazione degli ideali xenofobi e sciovinisti della Francia di De Gaulle, e nella maggior parte delle sue avventure -spesso un'allegoria della società attuale- si rinviene un chiaro razzismo culturale non solo nei confronti dei 'Romani', ma anche di numerosi popoli europei. Questa tendenza si è fortemente accentuata non appena il disegnatore Albert Uderzo ha preso in mano il fumetto, dopo la prematura morte dell'ideatore René Goscinny.
Personaggi
Asterix
Il protagonista, è il guerriero più valoroso del villaggio. Piccolo, ma astuto e molto coraggioso, Asterix, insieme all'inseparabile amico Obelix è sempre pronto a mille avventure per difendere il loro piccolo villaggio o per sbeffeggiare il conquistatore romano grazie alla pozione magica del druido Panoramix può acquisire una forza sovrumana per brevi periodi di tempo.
Scapolo incallito, nei vari numeri in cui si sviluppa la serie Asterix si ritrova ad affrontare le situazioni più diverse. Sempre contro il conquistatore romano, Asterix ama beffarsi degli accampamenti che circondano il villaggio degli "irriducibili" e si intromette anche nella vita romana al di fuori della Gallia. Viaggia per tutto il mondo arrivando anche in America.
Obelix
Grande amico di Asterix, di cui è l'inseparabile compagno d'avventura, Obelix è dotato di una forza sovrumana, perché da piccolo è caduto nel paiolo in cui il druido Panoramix stava preparando la sua pozione magica. Costruisce e commercia in menhir, e passa il suo tempo libero a chiaccherare e passeggiare con Asterix, a cacciare cinghiali e a fare a botte con i legionari romani. È un bonaccione di buon carattere e dall'insaziabile appetito e non c'è niente che ami di più di un buon banchetto intorno al fuoco con tutti i suoi amici e tanti cinghiali arrosto. E naturalmente picchiare i Romani. La sua celebre frase, che pronuncia ogni qualvolta ha a che fare con i Romani è: Sono Pazzi Questi Romani, acronimo dovuto al traduttore Marcello Marchesi. Il suo appetito è venuto meno solo una volta perché si era preso una cotta per Falbalà.
Idefix
forza sovrumana a colui che la beve. È anche in grado di preparare altre pozioni, contravveleni e scherzi, come una pozione estremamente potente per È il cane di Obelix, un piccolo cagnolino di razza indefinibile (vagamente assomigliante a un fox terrier). È bianco con le punte delle orecchie e della coda nera. Coraggioso, deciso, intelligente e audace, nonostante la piccola taglia Idefix non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ed è capace di difendere sé stesso, il villaggio e i suoi amici. Come il suo padrone, ama combattere con i Romani, cosa che generalmente fa morsicandoli sul sedere. Idefix è un cane ecologista e non può sopportare quando viene abbattuto un albero. Se succede piange e si lascia andare a una serie di allucinanti ululati di disperazione.
Il debutto di Idefix risale all'episodio Asterix e il Giro di Gallia, nel quale il cagnolino inizia a seguire i due protagonisti nel loro tour senza essere notato, e solo al ritorno nel villaggio emetterà i primi latrati attirando l'attenzione di Obelix.
Il nome Idefix fu scelto per mezzo di un sondaggio tra i lettori di Pilote, il periodico francese che pubblicava le avventure di Asterix
In alcune storie il suo nome viene tradotto in italiano come Ercolino. È interessante notare che il nome in francese si pronuncia esattamente come idée fixe (idea fissa), un gioco di parole comune a tutti i personaggi della saga.
Panoramix
È il druido del villaggio. La sua specialità è la pozione magica, che dona una temporanea far crescere rapidamente e senza posa barba e capelli.
Giulio Cesare
Ispirato al personaggio storico di Caio Giulio Cesare, il dittatore viene rappresentato ironicamente e, come tutti i romani del fumetto, si esprime in romanesco nella versione italiana.
Abraracourcix
Il capo del villaggio. Orgoglioso e coraggioso, ha paura solo di una cosa: che il cielo gli cada sulla testa. Viene scorrazzato qua e là per il villaggio su uno scudo portato da due guerrieri semi-anarchici che immancabilmente lo fanno cadere per terra, mandando a rotoli la sua dignità di capo. L'unica che riesce ad assoggettarlo è la pettegola e ambiziosa moglie Beniamina.
Assurancetourix
Il bardo. È convinto di essere un grandissimo artista, ma è l'unico a pensarlo. Tutti gli altri trovano abominevoli le sue composizioni, ma lo trovano una persona simpatica, a patto che stia zitto. Normalmente finisce legato e imbavagliato al termine del grande banchetto che tradizionalmente conclude ogni avventura (accade per la prima volta in Asterix e il falcetto d'oro). È l'unico dei personaggi del villaggio, assieme a Panoramix e Abraracourcix, ad apparire già nella prima avventura di Asterix. Ha avuto i suoi momenti di gloria nelle avventure Asterix gladiatore, dove viene rapito, Asterix e i Normanni, dove insegna la paura ai terribili guerrieri nordici, e ne Le mille e un'ora di Asterix, dove il suo canto fa cessare la siccità in India salvando la figlia del rajah. Una curiosità: in Inghilterra il bardo si chiama Cacofonix.
Ordinalfabetix
Il pescivendolo. La vita sua e della moglie Ielosubmarine è dura in un villaggio di mangiatori di cinghiali e i commenti sulla freschezza della sua merce sono sempre causa di grandi risse nel villaggio. Grande amico di Automatix, sono accomunati dall'insofferenza per l'arte del bardo.
Automatix
Il fabbro. Rappresenta l'industria pesante del villaggio e ne è uno dei protagonisti più irascibili e rissosi. Sempre scettico nei confronti della merce dell'amico Ordinalfabetix, il suo obiettivo favorito è però il bardo Assurancetourix che prende volentieri a martellate ogni volta che sospetta che voglia cantare. La genesi del personaggio è piuttosto strana: sin dalla prima avventura, in Asterix il gallico compare nel banchetto finale un personaggio che pare più innervosito degli altri dal canto di Assurancetourix, anche se le fattezze non sono quelle famose di Automatix. La sua prima apparizione ufficiale come lo conosciamo oggi è in Asterix e i Normanni, e coincide con l'unica volta in cui, durante il classico banchetto finale, al bardo (eroe della storia) viene concesso di cantare, mentre Automatix viene legato all’albero col prezzemolo nelle orecchie.
Matusalemix
Il decano. Ha 93 anni ed ha partecipato alla Battaglia di Gergovia. Molto orgoglioso e conservatore, odia gli stranieri e pretende (inutilmente) di essere trattato con il rispetto dovuto a un veterano della resistenza contro i Romani. Ama le risse e le battaglie con i romani, ma la sua veneranda età porta i suoi compagni e i suoi nemici a cercare di non colpirlo, cosa che lo indispettisce molto. Ha una moglie giovane e bella, che sogna che diventi l'uomo più ricco e potente del villaggio.
Falbalà
La bella. È la ragazza più carina del villaggio, dove è ritornata dopo aver studiato per anni a Condate (l'odierna Rennes). Il suo fascino colpisce tutti gli uomini del villaggio e in particolare Obelix. I suoi baci hanno un effetto devastante.
Grandimais
Il mercante fenicio. Commerciante, truffatore, mezzo pirata, visita occasionalmente il villaggio gallico con la sua merce. Del tutto inaffidabile, ha però un debito di gratitudine verso Asterix e Obelix che lo hanno salvato dai pirati e quindi li imbarca spesso per i loro viaggi. Ha una visione tutta particolare della gestione della sua impresa commerciale.
I pirati
Incrociano al largo dell'Armorica e nel Mediterraneo tentando di assalire navi da carico e potersi così ripagare i debiti sulla loro barca. Ma sfortunati come sono finiscono sempre picchiati e affondati. Sono comandati da Barbe Rouge, vichingo irascibile e dispotico. Sulla coffa c'è Baba, ex schiavo nubiano balbuziente e con la "r" moscia. Il secondo è Treppiedi, vecchio pirata che è solito commentare sarcastico le sfortune dell'equipaggio con motti latini che i suoi compagni trovano di dubbio gusto.
I tormentoni
negli episodi della saga di Asterix troviamo spesso delle battute o dei temi che ricorrono più volte nel corso della storia. Eccone alcuni.
- Asterix legionario: Obelix è innamorato di Falbalà e la corteggia timidamente, ma quando scopre che ha un fidanzato scoppia in un pianto dirotto. Da quel momento, ogni volta che nel racconto qualcuno piangerà per i più disparati motivi, verrà scambiato per un innamorato deluso.
- Asterix e i Normanni: in questa storia si ironizza sulla cucina normanna. Ad ogni sua apparizione, il capo Olaf Grandibaf consuma una pietanza a base di crema (in particolare il cinghiale alla crema susciterà l'interesse di Obelix).
- Asterix in Iberia: Pepe, il figlio del capo Iberico Salsa Di Peperon Y Monton, ogni volta che non viene accontentato un suo capriccio trattiene il respiro fino a diventare paonazzo. Nel corso dell'episodio lo stratagemma verrà adottato anche da Obelix e persino da Idefix.
- Asterix il Gallico: Panoramix con una bevanda delle sue fa crescere ai romani barba e capelli a velocità incredibile, e quando il centurione giunge all'esasperazione, Asterix lo tormenta con tutti i giochi di parole e i proverbi riguardanti i peli o i capelli.
- Asterix e i Normanni: come altri personaggi della saga, anche Idefix ha una mania: non sopporta che un albero venga danneggiato. Ad esempio, nell'episodio Obelix fa finta di essere debole e di non riuscire a sradicare un albero, per avere la bevanda magica che gli viene sempre negata, ma anche fingendo lo sradica lo stesso, facendo piangere Idefix. Ma l'episodio in cui il cagnolino soffre di più è Asterix e il regno degli dei, nel quale i romani sradicano decine di alberi per costruire un nuovo palazzo.
Fonte Wikipedia e www.vergaviagrande.it
Asterix e tanti altri tutto di tutto
Antenati d' Europa Asterix e tanti altri tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
Disclaimer : gli obiettivi di questo sito sono il progresso delle scienze e delle arti utili in quanto pensiamo che siano molto importanti per il nostro paese i benefici sociali e culturali della libera diffusione di informazioni utili. Tutte le informazioni e le immagini contenute in questo sito vengono qui utilizzate esclusivamente a scopi didattici, conoscitivi e divulgativi. Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). In questo sito abbiamo fatto ogni sforzo per garantire l'accuratezza dei tools, calcolatori e delle informazioni, non possiamo dare una garanzia o essere ritenuti responsabili per eventuali errori che sono stati fatti, i testi contenuti nel sito sono di proprietà dei rispettivi autori. Se trovate un errore su questo sito o se trovate un testo o tool che possa violare le leggi vigenti in materia di diritti di autore, comunicatecelo via e-mail e noi provvederemo tempestivamente a rimuoverlo.