Storia dello sport

 

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Storia dello Sport

 

di Danilo Mazzone

 

LO SPORT PRIMA DEI GRECI

Intanto va fatta una premessa: lo sport nel senso di misurazione dei risultati, di archiviazione dei record, di organizzazione delle competizioni, di premiazione, ebbe un antesignano nel GIOCO. IL GIOCO, il "ludus" (Huizinga, Homo Ludens, 1946) è più antico della cultura. Il concetto di cultura presume in ogni modo una convivenza umana, e gli animali non hanno aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare.Ogni gioco (scacchi, carte, etc) oltrepassa i limiti dell'attività fisiologica. Ogni gioco significa qualcosa.Il gioco, però, non è qualcosa di solo materiale, ma spirituale e irrazionale, istintivo.Rappresenta una fusione di materiale e spirituale.La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata.Nei giochi la collettività esprime l'interpretazione della vita e del mondo.I fattori fondamentali del gioco sono , ad esempio (Huizinga) la lotta, la rappresentazione, lo sfoggio, la finzione, etc. E' chiaro che la relazione fra cultura e gioco è da ricercarsi soprattutto nelle forme superiori del gioco sociale, laddove esiste nell'azione ordinata d'un gruppo o di una società, o di due gruppi in opposizione. Soprattutto nei giochi collettivi, oltre agli elementi dei quali abbiamo parlato prima, si aggiungono i concetti di tensione e incertezza.500.000 anni fa (inizio di forme di vita umana in Sudafrica), con l'invenzione di  strumenti e armi nacque anche l'esigenza di esercitarsi con essi.Oltre alle lance, c'erano cerbottane, dardi, arco e frecce.L'attenzione accordata all'arco nell'arte preistorica suggerisce che la padronanza di esso costituì uno spettacolare balzo in avanti. In molte società il tiro con l'arco era praticato in forme molto ritualizzate.Nel 10.000 a.C. nelle valli dell'Indo, dell'Eufrate le possibilità di nuove forme sociali, di nuovi strumenti e di nuovo sport risultarono ampliate. Tuttavia, proprio quando l'invenzione dell'agricoltura e l'addomesticamento del cane, della mucca e della pecora potevano accrescere il numero delle potenziali attività ricreative, paradossalmente la partecipazione a queste fu limitata e particolarizzata. Con l'insediamento di popolazioni a alta densità e di gerarchie sociali definite, le gioie selvagge date da giochi in numero limitato e richiedenti spostamenti divennero possibili solo alla classe portatrice di armi.Intorno al 3500 a.C. i sumeri inventarono una forma di scrittura, un calendario , un calendario e un sistema di pesi e misure. L'intento di tutta l'arte pubblica mesopotamica  era dimostrare a tutti la capacità e la forza della classe dominante, e così intimidire i potenziali nemici.Lo sport ufficiale assolveva a scopi militari e paramilitari.E' giunto a noi un bassorilievo raffigurante tre nuotatori assiri, due che utilizzano un galleggiante e uno che sembra stia effettuando una bracciata.Un'antica statua di due lottatori che portano cappelli, e un'altra di due pugili pronti a iniziare il combattimento, dimostrano come questi sport fossero noti e praticati. Significativamente il cavallo appare spesso nell'arte e nella letteratura mesopotamiche.Disponiamo di un manuale di addestramento dei cavalli datato 1360 a.C. detto "testo di Kikkulis". L'EGITTO. Anche presso gli egiziani lo sport esprimeva la complessità degli aristocratici. Un affresco proveniente dalla tomba di un principe della XI dinastia (2100-2000 a.C.) raffigura due lottatori nell'atto di affrontare 122 posizioni e prese diverse. 600 anni dopo, un altro affresco rappresenta lottatori in marcia. L'ultimo porta un piccolo stendardo sul quale è rappresentato un lottatore, simbolo della loro disciplina. Un altro sport da combattimento che compare nelle prime raffigurazioni egiziane è una sorta di scherma effettuata con bastoni o aste di legno. In un bassorilievo in calcare dell'Antico Egitto sono raffigurati alcuni giovani nella tipica posizione del loto (yoga): in un altro troviamo un giovane a testa in giù con le braccia piegate dietro la schiena.  Saper padroneggiare l'arte del nuoto nel Nilo costituiva la base della scurezza e dei piaceri dell'Egitto. Il nuoto non era solo un piacere e un divertimento, ma anche una necessità in caso di annegamento. In molto musei sono conservate statuette d'argento o in legno raffiguranti nuotatrici con le braccia tese che tengono un'ampolla piena di unguenti e balsami. Nelle tombe dei bambini è comune trovare delle palle fatte di strisce colorate che racchiudono della paglia pressata. I Re del Nuovo Regno avevano ruoli di stabilizzazione sociale da ricoprire.Oltre a crearsi una fama di uomini di Stato e di strateghi, dovevano propagandare se stessi come atleti supremi e cacciatori vigorosi.Amenofi II (1450-1425 a.C.) scoccò quattro frecce in successione verso quattro bersagli in rame distanziati circa di dieci metri. Ciascuna freccia colpì e attraversò le lastre, che avevano spessori di oltre sette centimetri.L'iscrizione di un bassorilievo dice: " Sua maestà ha compiuto questo gesto atletico di fronte a tutto il popolo".Un re egizio poteva acquisire grande prestigio attraverso le gare dei remi, di canottaggio, che venivano effettuate a prescindere dal trasporto delle persone. I faraoni erano considerati i migliori vogatori del mondo. Secondo quanto asserisce una cronaca delle gesta del reale atleta Amenofi II, egli eroicamente sconfisse duecento vogatori avversari. Oltre alla vittoria, questo risultato portò un altro esito desiderato: infatti "tutti i volti erano pieni di gioia nell'ammirarlo".Il mito dell'onnipotenza del re rimase centrale nella teoria politica egizia sino ai tempi dei romani.A Creta, nel 2000 a.C. nacque un'altra civiltà molto sportiva.Le classi superiori minoiche erano estremamente raffinate e isolate (quasi immuni) dagli influssi provenienti dalle culture che li circondavano.Una delle più belle raffigurazioni è quella di una località archeologica chiamata Haghia Triadha. Vi sono degli uomini (su un vaso) che sono in atteggiamento di lotta. Ci sono anche delle rappresentazioni di pugili con dei rudimentali guantoni in cuoio.Altro tema preferito dagli artisti minoici era la cerimonia del salto del toro. C'è una somiglianza con alcuni rodei dell'America, e con le corride della Spagna e del Messico.A Creta c'era il desiderio di assistere a un'esibizione coreografica di coraggio.Qualcuno vede in queste acrobazie una forma primitiva di ginnastica. Ai Giochi Olimpici successivi i cretesi avevano la fama di essere corridori molto veloci. Riguardo a testimonianze scritte circa giochi atletici nell'area del Mediterraneo, c'è un passaggio dell'Odissea in cui si descrive la partecipazione dell'eroe Odisseo (Ulisse) ai giochi successivi al pranzo dei Feaci.L'eroe arriva per caso nella terra di questo popolo misterioso. Essi invitano Odisseo a assistere all'esibizione delle loro capacità atletiche. Segue allora un raduno sportivo estemporaneo, consistente in corse a piedi con sedici partecipanti, in gare di lotta e di sollevamento pesi. Il piacere degli atleti riuniti e la "gran turba di gente" che sta a guardare non riescono a distogliere il prostrato Odisseo dalla sua nostalgia. Un giovane gli dice:

 

                   Che non si dà per un uomo, sin ch'ei vive, gloria più grande

                    Di quella che le mani si acquisiscono e i validi piedi

                                                                    (VIII, 145-146)

Un altro rimprovera Odisseo per la sua vita di avido e sedentario capitano di mare, tanto nociva per la forma atletica. Punto sul vivo, Odisseo spiega irato perché è così poco in forma, poi corre a sollevare e lanciare un enorme masso nei pressi, per dare dimostrazione di forza. Lo scaraventa lontano, la folla è stupita, e lui la convince delle sue capacità negli sport, ivi compresa la lotta, il tiro con l'arco e il lancio del giavellotto.Confessa poi che gli agili Feaci potrebbero vincerlo nella corsa a piedi. La festa continua con canti, altri lanci di massi, con il gioco consistente nell'acchiappare una palla di porpora lanciata in aria, e poi in dimostrazioni di destrezza. Probabilmente i Feaci in questione erano proprio i cretesi. Il popolo che li soppiantò  fu la dinastia micenea, che aveva l'epicentro nel Peloponneso. La capitale, Micene, era poco distante, in fondo, dalla mi

tica Olimpia: 100 chilometri. Questo popolo durò come dinastia dal 1600 al 1200 a.C.  I micenei erano irrequieti e aggressivi. Alcune tombe degli eroi micenei hanno conservato grandi quantità di coppe d'oro decorato, di gioielli e di altri ornamenti personali. I temi decorativi tuttavia erano diversi da quelli egiziani. Quasi sempre le scene erano d'azione e di violenza; leoni che abbattono un'antilope in fuga e la gettano a terra, tori selvaggi che caricano minacciosamente più che al semplice galoppo. Per quanto riguarda la mitologia del posto, fiorivano le leggende: a Micene vissero Agamennone, Oreste ed Elettra, e i racconti che li vedevano protagonisti fornirono i bardi nell'età buia del Mediterraneo, e successivamente diedero a Sofocle, a Corneille e a O'Neil l'argomento delle loro tragedie. Da Micene Achille partì per la sua spossante campagna contro la città di Priamo per vendicare il ratto di Elena, e fu nel viaggio di ritorno a Troia che l'astuto Odisseo visse le sue indimenticabili avventure. L'AGONISMO. Le aspirazioni delle classi superiori micenee sembrano essere state dominate dalla caratteristica che successivamente i Greci chiameranno "agon", un generale impulso interiorizzato alla ricerca della supremazia personale , supremazia che andava legittimata dal riconoscimento della vittoria in una gara pubblica.

 

  

                                                                            

LEZIONE 2- LA GRECIA (1° parte)

Molto probabilmente le Olimpiadi iniziarono prima del 776 a.C., data classica per i ludi più famosi del mondo.Sull'origine dei Giochi circolava una congerie di miti e leggende.

LE ORIGINI. All'inizio non esisteva uno stadio, ma solo una pista naturale dove veniva praticata l'unica disciplina conosciuta, cioè la corsa dello stadio (185 metri). Nella 14° Olimpiade (724) venne aggiunta la corsa doppia (dìaulos) corrispondente all'incirca ai nostri 400 metri; quattro anni dopo arrivò la corsa lunga (dòlichos), di circa 4000 metri.Nel 708 a.C. vennero introdotte le discipline della lotta e del pèntatlon, o lotta dei cinque esercizi, comprendenti lancio del disco, salto in lungo, giavellotto, corsa  e lotta. Negli anni successivi si aggiunsero pugilato, corsa dello stadio riservata ai fanciulli, corsa in armi, All'inizio erano festività regionali, nelle quali misuravano le forze gli atleti del circondario, poi la cerchia dei partecipanti si allargò , e le Olimpiadi divennero un evento al quale partecipavano da tutte le parti della Grecia. Nelle settimane precedenti la gara Olimpia pulsava di vita.Si aggiungevano bancarelle e chioschi di ogni specie. Al numeroso pubblico si mescolavano anche politici, filosofi, poeti e scrittori. In margine ai giochi si tenevano anche comizi politici.Se in età arcaica i Giochi non duravano probabilmente più di un giorno,  via via che entrava nel programma un numero sempre maggiore di discipline e alle gare si iscriveva un numero sempre maggiore di atleti, il periodo loro consacrato si prolungò.Il primo giorno c'era la sfilata, il secondo era riservato alle gare dei giovani. Nelle discipline della corsa c'erano delle eliminatorie e forse anche delle semifinali, e nell'atletica pesante occorreva superare delle semifinali prima di accedere alle finali. A Olimpia si presentavano solo i migliori. Questo era il programma vero e proprio:

 

1° giorno: giuramento davanti all'altare di Zeus

2° giorno:

                mattina (nell'ippodromo) :

             a)   Sfilata dei carri

             b)   Corsa dei carri (quadrighe)

             c)   Corsa dei cavalli.

                 pomeriggio (nello stadio):

                 pentatlon (corsa e lotta, lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto)

                sera :

                  Riti funebri.

3° giorno

-mattina presso l'altare di Zeus

a) Processione aperta dai giudici

b) Sacrificio ufficiale di cento buoi (ecatombe)

-pomeriggio nello stadio

a) Gare dei ragazzi (12-18 anni: corsa dei 200 metri, lotta e pugilato)

 

4° giorno

-mattina, nello stadio:

a) corsa dei 200 metri, 400 metri e 4800 metri

-pomeriggio di fronte all'altare:

a) Tornei di lotta , pugilato e pancrazio.

-sera, nello stadio:

-corsa oplitica.

 

5° giorno

-Processione e incoronazione dei vincitori.

-Banchetto per tutti i vincitori.

 

La corsa in armi  

SACRALITA'- Due caratteristiche che Huizinga sottolinea possono anche servire a definire i giochi antichi: a) la prima è riassunta nei termini "il gioco è una lotta per qualche cosa" e si identifica con il carattere di accentuato agonismo e competitività rilevabili nei giochi antichi; b) la seconda ravvisa una connessione con il sacro, che si manifesta con un carattere rituale: "L'ippodromo , il campo da tennis, il pallottoliere, la scacchiera non si differenziano dal tempio o dal cerchio magico".Tutti i giochi panellenici hanno un'origine di cerimonia funebre. Nell'anno 100 a.C si contavano più di cento giochi.I giochi Olimpici e quelli Istmici erano quadriennali. Una regola particolarmente severa riguardava l'esclusione delle donne, sia come partecipanti alle competizioni atletiche, sia come spettatrici. Era prevista la pena capitale per una donna sorpresa tra il pubblico.

L'ATLETICA. Le competizioni atletiche rappresentate nei poemi erano disputate in uno stadio. La parola indica la misura di 185 metri. In origine c'erano delle soglie di pietra, divise, a intervalli di circa 1,25 metri, da colonne o da pali che si incastravano in fori ancora visibili nei resti archeologici e che avevano lo scopo di delimitare le postazioni assegnate ai vari atleti. Nelle soglie c'erano delle scanalature orizzontali, che avevano lo scopo di marcare la posizione degli atleti. I corridori si disponevano su quella linea in posizione eretta, con i piedi accostati, uno più avanti dell'altro, e con il busto leggermente in avanti. LE GARE DI CORSA.Nel mondo greco l'abilità nella corsa era investita di un particolare valore. Achille era definito "più veloce". La gara di corsa prendeva presso i Greci molteplici forme, che spesso trovano una corrispondenza con le specialità moderne. Riportiamo nella seguente tabella i vari tipi di corsa disputati nell'antichità e le corrispondenze con le gare moderne:

 

NOME    DISTANZE ANTICHE   CORRISPONDENZA   MODERNA                      

 

Stadio           192,27 metri                      corsa dei 200 metri

 

Diaulos          2 stadi                                   400 metri

Hippios             4 stadi                                 800 metri

Dòlichos           7-24 stadi                            2000 metri

Oplitodromia      2-15 stadi                            non esiste

Lampaedromia        2.500 metri                      corsa a staffetta

Stadio femminile    5/6 di uno stadio                 200 metri

 

Le gare si differenziavano per categorie d'età.

 

 

LEZIONE N° 2- LA GRECIA

In un passo dell'Iliade Achille , come tributo all'amico morto Patroclo, organizza alcuni giochi atletici. Durante la festa Odisseo (Ulisse) lotta contro un uomo più giovane di lui.Il combattimento si protrae senza fine. Gli spettatori si annoiano.Lo stesso Achille vede che non ci sarà un vincitore e fa interrompere il combattimento. I contendenti si divideranno il trofeo, consistente in un grande tripode di metallo e in dodici buoi, più una schiava valutata quattro buoi. La corsa a piedi ha come premio un grande cratere d'argento sbalzato. Odisseo partecipa a questa gara, in cui compete contro due giovani nobili. Dopo che Achille ha indicato la meta e dato il via, Aiace sembra in prima posizione. Il nobile Odisseo guadagna velocemente terreno e si avvicina tanto a Aiace che il giovane sente il fiato sul collo,. Odisseo si posta alla pari con Aiace, ma non riesce a superarlo. Gli spettatori li incitano entrambi. Odisseo prega:

 "Ascoltami, dea, vieni buona in aiuto ai miei piedi"

                                        (Iliade, XXIII).

In quel momento, mentre Odisseo sente i piedi divenirgli leggeri, Aiace calpesta del letame di bestiame e scivola.                 

 

 

 

LEZIONE 3- LA GRECIA

Nei poemi omerici esistono molte descrizioni di gare sportive. Successivamente ci furono nuove discipline sportive come il pancrazio, una complicata forma di pugliato, e il pentahlon, combinazione complessa di gare di atletica, di lotta e corsa a piedi. Per gli eroi omerici era d'obbligo mettersi in mostra nelle competizioni sportive. Intorno al 900 a.C. si svilupparono le cosiddette poleis, ossia le città-stato, che vivevano del commercio e dei prodotti agricoli.Ne furono fondate anche in Crimea, nell'Italia del Sud e in Asia Minore.Iniziò a svilupparsi una città come Sparta. LO SPORT A SPARTA. A Sparta era considerato fondamentale l'allenamento militare.Non era però, solo una città bellica, ma anche un centro guida delle arti e della filosofia, offrendo ospitalità a artisti provenienti da tutto il Mediterraneo. Un'invenzione militare dell'esercito spartano era la falange, una formazione di soldati ognuno dei quali portava una lancia lunga due metri e mezzo, più una spada corta a doppio taglio.Normalmente c'erano otto file . L'efficacia di una falange era proporzionale all'addestramento militare. La falange diventò l'unità militare della maggior parte delle città-stato . Essenziale per il successo della falange erano l'assoggettamento di ciascun fante della propria volontà individuale, la sua fredda determinazione e la dipendenza reciproca. Se era nato da una famiglia di guerrieri, un bambino veniva tolto dalla madre all'età di 7 anni. Viveva in una guarnigione fino a 30 anni e poteva essere chiamato alle armi fino a 60. La loro ossessione per la forma fisica li portò a esigere che anche le donne si allenassero per correre. Gli atleti spartani erano un esempio per il resto del mondo greco. Tra i quindicesimi giochi olimpici  , nel 720 a.C., e i cinquantesimi, nel 576 a.C., da Sparta vennero 56 su 71 vincitori olimpici conosciuti. Nella prestigiosa gara di velocità dello stadio (circa 200 metri) su 36 campioni 21 erano spartani. Olimpia e le sue feste vennero a lungo utilizzate dagli spartani come propaganda per dimostrare ai loro rivali greci i risultati ottenuti da Sparta nell'arte, oltrechè nello sport.Gli spartani dedicavano statue agli atleti per commemorare le vittorie. Col crescere della produzione agricola, il conseguente accrescimento di valore della terra e l'alto costo di allevare cavalli da guerra, un numero sempre maggiore di poleis adottò la falange. Gli spartani iniziarono a vedere nemici dappertutto e, a poco a poco, si ritirarono dalle competizioni. OLIMPIA E LE OLIMPIADI. Olimpia è un'amena località del Peloponneso occidentale, a circa 320 chilometri a sud ovest di Atene.Scavi archeologici portarono alla luce le basi di altari e offerte sacrificali micenee.Per secoli la località non fu che una piatta distesa con pochi altari sacrificali.Nelle vicinanze c'era un ippodromo, che era la pista per le corse dei cavalli. La località viveva dei pellegrinaggi . La festa era ben preparata. Ogni quattro anni a primavera tre messaggeri partivano dall'Elide e percorrevano strade che coprivano l'intero mondo greco. Una città i cui atleti avessero vinto in festeggiamenti precedenti andava a aggiungere una statua di vincitori.Lo stadio di Olimpia poteva contenere 40.000 persone.Le Olimpiadi avevano la durata di cinque giorni fra agosto e settembre. Le gare iniziavano il secondo giorno. La gara di cavalli più prestigiosa era la corsa con le quadrighe, guidate da un condottiero con redini e frusta. La corsa girava attorno a due colonne, a una distanza di circa 360 metri l'una dall'altra. Si facevano all'incirca 12 giri.Le strette curve rendevano l'astuzia tattica e la capacità del conduttore importanti tanto quanto la velocità pura.Gli urti erano comuni, anzi abituali. C’erano veri e propri fenomeni di fanatismo e tifo.Il premio per il vincitore era una corona di foglie.Veniva poi la corsa dei cavalli. Poi c'era il pentathlon. C'erano lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto, corsa e lotta. Sembra che nel pentathlon ogni atleta partecipasse cinque volte a ogni gara, e che venisse tenuto un punteggio. La sera di questa giornata venivano uccisi migliaia di buoi nella cosiddetta ecatombe. GARE DI ATLETICA.Abbiamo già parlato delle gare di atletica. Si può dire che  il dolichos venisse corso prima di tutte le altre competizioni. Bisognava fare la spola 24 volte per 200 metri. La vittoria era determinata non solo dalla velocità, ma anche dalla capacità di difendersi nelle strette curve.Questa corsa, quindi, offriva lo spettacolo di una competizione molto aggressiva, senza esclusione di colpi. Poi c'era lo stadio. Il vincitore era considerato il più famoso di tutti nel panorama atletico, e, oltre alla corona, riceveva il dono dell'immortalità.Il primo vincitore del quale si abbia notizia è un certo Corebo di Elide. Nel 300 a.C. gli storici iniziarono a utilizzare una modalità di registrazione del tempo panellenica, al posto delle varie cronologie regionali. Da allora in poi nel mondo greco il tempo fu calcolato in periodi di quattro anni chiamati "olimpiadi". Ognuna prendeva il nome del corridore. La quarta  giornata era dedicata alle specialità di atletica pesante.Non si sa con precisione quanti fossero i finalisti delle competizioni di pancrazio e pugilato.Il vincitore del pancrazio godeva di un prestigio maggiore di quello di un qualsiasi altro pugile.  La quarta specialità era l'oplitodromia, la corsa in armi con parastinchi e elmetti. La quinta e ultima giornata era dedicata ai rituali e alle processioni. I giudici premiavano i vincitori con semplici rami d'olivo o corone di fiori, ma poi a casa si prevedevano ricompense più sostanziose.I nomi dei vincitori venivano incisi sui templi della polis che lo aveva mandato a Olimpia, nonché alla base di  statue.Molte città-stato della Magna Grecia ricorrevano a ogni mezzo pur di avere nelle loro file potenziali campioni.Reclutavano atleti e allenatori anche provenienti da lontano.Alcuni tifosi costruivano per i loro campioni attrezzature per l'allenamento, con bagni e diete a base di carne solo per gli istruttori.La partecipazione alle corse era appannaggio soprattutto dei maschi. ale o per la conquista di un trofeo internazionale. IL PANCRAZIO. Lo sport che veniva praticato di più era il pancrazio, una sorta di lotta senza esclusione di colpi.Anche i calci erano permessi.Gran parte dell'azione consisteva nel rotolarsi e cadere ad arte, con lo scopo di divincolarsi da strangolamenti o prese che minacciavano di spezzare un arto, causando così la resa del meno forte.Il pancrazio così assomigliava più al judo che alla lotta professionistica, nel senso che era metodico.GINNASI.I primi ginnasi furono delle aree piatte con vicino atrezzature per il riposo e dotate di acqua corrente. Le città più prospere edificarono più tardi dei ginnasi dotati di colonne, stanze di ritrovo, porticati, piccoli altari, nonchè depositi per lozioni, oli d'oliva e polveri per l'atletica. Più tardi ancora vi furono locali per bagno e docce.  Talvolta annessa al ginnasio c'era un'attrezzatura più piccola: la palestra. Era costituita da uno spazio sabbioso circondato da un colonnato. Più specificatamente, la palestra era utilizzata per l'allenamento alla lotta, e vi si potevano praticare anche pugilato e pancrazio. I ginnasi assunsero un'importanza centrale nella vita quotidiana dei greci. Le attrezzature atletiche servivano a rafforzare lo spirito greco.Questi club erano importanti punti d'incontro in cui si dibattevano idee, si lanciavano programmi e proposte.Nell'Atene dei tempi d'oro c'erano tre importanti ginnasi. L'Accademia, il Liceo e il Cinosarge.

 

 

LEZIONE n°4

.Il viaggiatore tardo romano Pausania è l'unica fonte dell'affermazione che a Olimpia si tenevano delle manifestazioni sportive per donne atlete.Nella Grecia classica c'erano messaggeri su lunga distanza che trottavano lungo le collinose strade fra una città-stato e un'altra, ma questi personaggi erano semplici lavoratori, non giovani di buona famiglia.Solo a questi erano aperte le competizioni atletiche ritualizzate. Nello sport greco la superiorità di un altro atleta poteva essere stabilita solo per mezzo di un confronto , non dopo misurazione di tempi. Un corridore greco veniva riconosciuto il migliore solo se primeggiava in svariati confronti. Per migliorare i risultati, ci fu un certo sviluppo della tecnologia: ad esempio l'atleta e il soldato greco rendevano il lancio più lungo e più preciso aiutandosi con una fionda. Lo sport in cui i greci preferivano partecipare preferivano partecipare era la lotta,. In realtà i maschi di tutte le classi sociali consideravano la lotta un divertimento usuale.A partire dalla fine del VI secolo a.C. ogni città stato greca doveva avere alcuni impianti per l'atletica. I primi ginnasi erano semplicemente delle aree piatte parzialmente ombreggiate con accanto delle attrezzature per il riposo e dotate di acqua corrente. Talvolta annessa al ginnasio era la palestra, che poteva anche essere pubblica.Era costitutia da uno spiazzo sabbioso circondato da un colonnato.Più specificatamente, era usata per l'istruzione all'allenamento e alla lotta.Le attrezzature esprimevano il gusto greco, servivano a rafforzare il senso di identità di una nazione. I ginnasi a poco a poco diventarono punti di incontro in cui si mescolavano le generazioni, si dibattevano idee, si lanciavano programmi, nascevano scandali e nuove proposte. A Atene c'erano tre grandi ginnasi: L'Accademia, il Liceo e il Cinosarge. Platone insegnava nell'Accademia. Allo stesso modo Aristotele preferiva il Liceo. Lì gli artisti ritraevano gli atleti più famosi , e dalle loro osservazioni trassero quei tipi umani ideali che  hanno colpito le generazioni successive.L'arte plastica greca era la scultura in marmo o in bronzo di grandi dimensioni.Gli spettatori greci si servivano degli incontri sportivi come pretesto per parossistiche manifestazioni d'amore e d'odio che servivano per una trasformazione irrazionale del carattere.. Il valore attribuito a una vittoria atletica e l'erotismo spiritualizzato portavano a eccessi. Il fatto che i vincitori a Olimpia e Delfi ottenessero come ricompensa immediata benedizioni, mastri e corone di valore simbolico non deve far perdere di vista il fatto che gli spettatori e i tifosi lontani dalla loro città natale assegnavano a questi simboli un significato molto grande, anche eccessivo.Dopo la guerra nel Peloponneso, dopo il 335 a.C. arrivò il dominio di Alessandro Magno. La fiducia in se stessi dei greci ne fu minata: lo scadimento delle ambizioni politiche e la scomparsa di celebrazioni politiche dell'orgoglio locale portarono all'attribuzione di un maggior peso simbolico al vincitore di una gara sportiva. Il desiderio di risultati sportivi eccezionali portò a un più attento reclutamento , a un addestramento più meticoloso e razionale.I professionisti e il loro seguito scendevano in pista a collezionare corone, trofei, fama nonché crediti.Gli atleti particolarmente forti potevano vedersi erette delle statue che riproducevano le loro fattezze. Lo stesso Alessandro Magno predispose raduni atletici regolari. Le cerimonie da lui indette nella città egiziana di Menfi prevedevano dei giochi greci: vi furono gare sportive a Persepoli e Susa, e in tutti i luoghi nei quali sostò da vincitore. Gli piacevano gli atleti come compagni di viaggio. Un certo Leonnato, lottatore, era talmente dedito al suo mestiere da portarsi dietro gli allenatori e i cammelli carichi di sacchi di sabbia speciale per i suoi incontri. I giochi e le gare tra i soldati di Alessandro che avevano sempre la caratteristica di incontri formali, miravano non solo a far conoscere la sofisticazione di un provinciale brillante e tremendamente potente (Alessandro infatti non riuscì mai a dimenticare di essere nato barbaro). In tutte le città fondate da Alessandro furono aperti ginnasi e scuole di lotta.Le conquiste di Alessandro in Africa e Asia accrebbero enormemente l'area geografica e la popolazione esposta all'influsso della cultura greca.Ci fu una più accentuata specializzazione , attribuibile al fatto che a una vittoria atletica era attribuito un grande valore.Nel V secolo a.C lo sportivo-dilettante-aristocratico, che era l'abituale eroe omerico, aveva quasi completamente abbandonato le gare pubbliche. Una classe eccezionale era rappresentata dalla corsa delle bighe , che richiedeva grande ricchezza solo che per parteciparvi. Nei giochi olimpici del 416 a.C. il poco scupoloso aristocratico Alcibiade fece parte di sette squadre, che ripristinarono la sua opinione pubblica infangata. Lo sport iniziò a diffondersi in tutto il mondo conosciuto, eccetto che in Palestina.Gli ebrei religiosi si opposero alle manifestazioni atletiche greche perché erano in connessione con culti idolatri.Il primo governante ebreo che vedesse di buon occhio lo sport fu Erode il Grande (73 a.c.). Egli voleva dimostrare che si ubbidiva ai governanti romani, e spinse gli ebrei a adeguarsi.La sua politica fu anche quella di regalare stadi, ippodromi , ginnasi e palestre ai funzionari romani.Le fece costruire a Tiberiade e Gerico.Istituì anche delle feste che si tennero ogni cinque anni a Cesarea. Offrendo ricchi premi, Erode indusse alcune famose stelle dell'atletica a esibirsi di fronte agli ebrei. GLI ETRUSCHI. Le origini degli etruschi sono misteriose.Parlavano un linguaggio diverso da qualsiasi lingua conosciuta. Tra il VII e il V secolo a.C. questi abitanti dell'Italia centrale costituirono una barriera all'espansione greca verso Nord.Le raffigurazioni etrusche ci danno atleti che lanciano il giavellotto, saltano in lungo, lanciano il disco o fanno del pugilato.Oltre a questi, ci sono raffigurazioni di giocolieri e ginnasti, oltre che di alcuni nuotatori e tuffatori. C'è anche un tipo di raffigurazione di un salto con l'asta del quale non si ha menzione greca né romana. Gli etruschi utilizzavano la palestra come centro di raduno degli atleti attivi, artisti e spettatori. Raffigurazioni degli artisti ritraggono anche tifosi entusiasti e spettatori. Gli etruschi erano anche amanti dell'equitazione. Pare che fossero stati gli etruschi a inventare i giochi dei gladiatori. Nel IV secolo i romani accolsero parte degli spettacoli. ROMA. Malgrado le loro eccezionali capacità militari e la loro abilità organizzativa, i romani non disponevano di una loro cultura. Il dominio dell'Italia era stato assicurato dal loro carattere rude e concreto. Le virtù romane dell'autocontrollo e dell'autodisciplina avevano subito un danno dall'edonismo greco.Le innovazioni più serie dei romani ci furono in campo militare. La falange cambiò in legione. Da 4000 si andò a 6000 uomini, e così si esigevano maggiore disciplina individuale, specializzazione e sottomissione ai comandi dall'alto. Il cittadino-soldato di leva doveva addestrarsi nel lancio del giavellotto, nel combattimento e nella marcia sincronizzata. La fanteria permise ai romani di ampliare il controllo geografico. Cicerone vide nella nudità degli atleti greci "l'inizio di ogni male".L'allarme per i costi dell'olio, e i premi degli atleti, il disprezzo per gli sfaccendati che si riunivano nei ginnasi, sono indicazioni sul fatto che alcuni romani avevano adottato gli stili dello sport greco. Dopo la conquista romana molte opere d'arte finirono nelle ville dei nobili. L'imperatore Adriano diede impulso diede un forte impulso alla creazione di stadi. Un progetto interessante fu quello di regalare un nuovo stadio a Atene.Come sempre avveniva nella Grecia classica, lo stadio era un manufatto costituito dagli elementi essenziali come superficie piatta  e gradoni erbosi. Alcuni dei primi imperatori romani avevano svolto attività sportive. Da vecchio Tiberio (regnò dal 14 al 37 d.C.) evitò ogni apparizione in pubblico, ma da giovane aveva vinto la corsa delle quadrighe. Un grande appassionato di giochi olimpici fu Nerone. Organizzò una forma particolare di giochi olimpici. Una corsa specificatamente creata fu una corsa di bighe trainate da dieci cavalli. Nel 69 d.C. istituì i Giochi Neroniani, manifestazione atletica in stile greco. Augusto, dopo la battaglia di Azio, in cui vinse contro Antonio e Cleopatra, istituì i giochi aziaci. Nell'86 l'imperatore Domiziano organizzò i giochi capitolini, nei quali i vincitori erano premiati con corone di quercia. CORSE DELLE BIGHE. I greci prendevano una radura erbosa,e vi sistemavano una linea di partenza e delle colonne attorno alle quali girare. Per i romani questo non andava bene: nel centro delle loro città costruirono ippodromi con tribune in legno e in muratura per gli spettatori. Vi erano molte statue decorative, bandiere e obelischi saccheggiati in Egitto. Oggi a Roma è visibile il Circo Massimo. Inizialmente creato dagli etruschi, aveva una capacità di un quarto di milione di spettatori, ed è l'impianto sportivo più capace mai esistito al mondo. Piazza Navona a Roma sorge sul sito di un altro ippodromo, e a tutt'oggi mantiene la sua forma.     

Come abbiamo anticipato, diversi imperatori romani avevano svolto attività sportive. Da vecchio Tiberio (14-37 d.C.) evitò ogni apparizione in pubblico, ma da giovane aveva vinto una volta a Olimpia aveva vinto la corsa delle quadrighe.Un tifoso appassionato di giochi fu Nerone.Fu lui a volere che in coincidenza del suo viaggio in Grecia nel 67 si tenesse una speciale edizione fuori programma dei "giochi olimpici".Lo stesso Nerone partecipò a gare di di nuova istituzione per attori, araldi e suonatori di lira.L'entusiasmo di Nerone per l'atletica greca si espresse anche nella stessa Roma. L'imperatore si rifornì di olio di oliva e di sabbie speciali per i suoi passatempi. Inoltre fece annettere un ginnasio ai bagni pubblici da lui fatti costruire. Nel 69 istituì i "giochi neroniani" , una manifestazione atletica tutta in stile greco, alla quale chiese di partecipare ai romani. Lo storico e critico Tacito nei suoi Annali condannò come pericolose moralmente queste manifestazioni sportive.Nerone non era il primo né sarebbe stato l'ultimo a cercare di istituire giochi tesi a immortalare un imperatore e le sue gesta.Dopo la decisiva battaglia contro Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio del 27 d.C, l'imperatore Augusto istituì le feste aziache nella Nicopoli d'Egitto da lui fondata nella parte nord occidentale della Grecia.Per un certo periodo di tempo i giochi rivaleggiarono con i giochi nemei e istmici. Augusto istituì delle feste aziache anche nella stessa Roma cercando di sostituire la concezione di "olimpiadi" come periodo di quattro anni.Più tardi l'imperatore Domiziano istituì delle feste chiamate "capitoline", nelle quali i vincitori erano premiati con corone di quercia, simbolo di Giove Capitolino.Anche Marco Aurelio vide di buon occhio la tradizione olimpica greca. Virgilio fu costretto a includere nella sua Eneide delle gare sportive, come aveva fatto Omero. Dobbiamo tuttavia concludere che lo sport come lo avevano conosciuto i greci non ebbe mai diritto di cittadinanza a Roma. I raduni atletici greci erano promossi solamente da mecenati nostalgici. Il più delle volte gli atleti professionisti greci gareggiavano nel quadro di una manifestazione più vasta in cui predominavano le bighe, le bestie feroci e i gladiatori. CORSE DELLE BIGHE. Si era già insediata nel Mediterraneo quando fu la accolsero i romani. Può darsi che essi abbiano imparato dagli etruschi a addestrare il gruppo di quattro cavalli che trainavano una biga leggera condotta da un auriga.Ai limiti della pista c'erano molte statue decorative, bandiere e obelischi saccheggiati dall'Egitto. Oggi a Roma è tuttora visibile nella sua interezza il Circo Massimo. Inizialmente creato dai re etruschi, aveva una capacità di un quarto di milione di spettatori.Nella capitale stessa la popolarità delle corse portò alla creazione di associazioni di aurighi professionisti. I colori delle giubbe degli aurighi avevano già assunto un significato simbolico, benchè effimero, già nel I secolo a.C. Leggiamo notizie sui tifosi dei Rossi, Bianchi, Gialli e Rubini. Ma erano due i rivali più acerrimi: Blu e Verdi. I rivali in politica, le sette religiose che si davano addosso a vicenda, i clan in lotta o le classi antagoniste potevano fare il tifo per un dato colore, ma anche passare all'altro. Questa rivalità strana portava a corruzioni e tumulti che turbavano la vita cittadina.C'era un tifo appassionato, violento, che diventò un aspetto della vita pubblica romana.GLADIATORI. Un assunto è che i romani adottarono gli usi dei gladiatori dai "crudeli" etruschi. Malgrado fossero disprezzati , alla loro comparsa nei sogni e nelle armi che avevano inflitto ferite mortali nei combattimenti erano attribuite qualità magiche. Si pensava che un'applicazione del sangue ancora caldo di un gladiatore ucciso potesse talvolta guarire l'epilessia. Con o suoi quasi 5000 alunni la scuola per gladiatori di Capua era la più antica, la più grande e la più prestigiosa. Ci volevano scuole che ospitassero e addestrassero atleti, nonché anfiteatri in cui poter esibirsi. Alcuni romani dichiararono di assistere a questi combattimenti per abituare i giovani alla visione del sangue.Nel 107 Traiano offrì uno spettacolo ininterrotto della durata di quattro mesi in cui uguagliò la cifra di 10000 animali da lui impiegati. Gli spettacoli diventarono sempre più elaborati. Tali spettacoli terminarono nel 681. LE TERME. In una definizione molto elastica dello sport potrebbero entrare anche le terme. A poco a poco le terme iniziarono a diventare impianti pubblici.La tecnologia idraulica rese possibile la creazione di impianti con stanze in cui circolava aria calda e secca, altre in cui circolava vapore e piscine con acqua calda e fredda. Questi complessi erano dotati di giardini, di ginnasi, di campi per i giochi, di sale per rappresentazioni teatrali. Tali strutture erano ritenute licenziose da molti moralisti , in particolare dai pensatori cristiani. Questi si opposero , e alla fine abolirono, il sacrificio pubblico dei gladiatori.Molte sale delle terme vennero trasformate in chiese. Le corse delle bighe continuarono laddove le condizioni lo permettevano, e anzi furono caratterizzate da  eccessi a Costantinopoli, che nel 330 diventò capitale dell'impero romano d'oriente.LE INVASIONI BARBARICHE. Il disordine politico nella stessa Roma rese possibile a un'orda di uomini chiamati Eruli di salpare con 500 navi dal Mar Nero in direzione del Mediterraneo per occupare Bisanzio, Corinto e Argos, per poi saccheggiare Atene nel 267. Olimpia fu minacciata , e gli Elei decisero di utilizzare le pietre di alcuni edifici vicini per costruire un muro di fortificazione provvisto di torri per proteggere la zona centrale, dov'erano i templi più antichi. Gli Eruli non arrivarono mai, e i giochi olimpici vennero ripresi. Tuttavia dopo quest'epoca abbiamo degli elenchi solo frammentari dei vincitori. L'ultimo vincitore olimpico fu un principe armeno, tale Varaztad, che vinse le gare di pugilato nel 385. Nel 394 l'imperatore Teodosio il Grande vietò che si continuasse a calcolare il tempo in olimpiadi e bandì la celebrazione di tutte le feste pagane, il che rese i giochi del 393 gli ultimi della serie. Nel 400 i barbari saccheggiarono ripetutamente Olimpia. Nel 600 un terremoto fece crollare il tempio di Zeus. LA SUDDIVISIONE IN IMPERI. Nessuno dei tentativi di riunire le parti dell'impero romano ebbe successo. La stabilità e la cultura letteraria sopravvissero solo a Oriente : dalla sua sede di Bisanzio l'imperatore Giustiniano (che regnò dal 527 al 565) istituì un ordine politico su tutta l'Eutopa e a lungo il potere centrale fu quello di Costantinopoli, oggi Istanbul.Fu conquistata dai turchi nel 1453. Se l'impero romano sopravvisse alla minaccia musulmana fu grazie al suo sistema fiscale e amministrativo efficace e al suo esercito aperto alle innovazioni. La lingua ufficiale era il greco, e l'impero d'Oriente governava la maggior parte dei territori appartenenti prima alla Grecia.Bisanzio contava circa un milione di abitanti, e gli sport da ippodromo rappresentavano una grande attrazione, ancora più di Roma. C'erano bighe trainate da un tiro di due o quattro cavalli allevati per lo scopo. La corsa si disputava su circa sette giri di una pista lunga 900 metri. Il segnale veniva dato dallo stesso imperatore, che lasciava cadere il fazzoletto.La prassi di distinguere le squadre con i colori continuò anche a Bisanzio.Per secoli i colori preferiti furono il blu e il verde.A volte c'erano degli antagonismi più profondi . Il partito antisemita in una generazione poteva essere partigiano di una scuderia in cui i conduttori erano verdi, o blu. Nei primi secoli della supremazia bizantina i dibattiti celavano dispute, ad esempio, sulla Trinità di Dio. Nel 512 scoppiarono dei disordini nell'ippodromo di Costantinopoli, con dei disordini. IL cavallo da corsa era segno di sofisticazione e potere. Ci furono svariati progressi tecnici che furono adottati dai bizantini. Erano la gualdrappa e la sella, ma anche gli speroni e il morso,  che consentivano al cavaliere un maggiore controllo dell'animale.La catafratta, una protezione per il cavaliere che comprendeva arco e lancia, divenne il baluardo contro la più numerosa cavalleria d'Europa. Il feudalesimo, che si basava sulla sottomissione della popolazione contadina ai guerrieri a cavallo , nel 1100 si era ormai instaurato in tutta Europa.I soldati fornivano protezione contro i predoni che avevano vanificato gli sforzi delle comunità contadine.La suddivisione più importante era quella fra gli aristocratici possessori di cavalli e portatori di armi, da una parte, e gli agricoltori sedentari che li sostenevano con il loro lavoro, dall'altra.Il cavaliere prudente evitava con accuratezza la battaglia, perché poteva significare la morte, o la perdita del cavallo e dell'armatura. Così gli aristocratici crearono degli sport paramilitari, occasioni per distinguersi davanti alla massa: la giostra, il torneo e il duello.IL TORNEO. Una giustificazione pratica dei tornei era che mantenevano cavalli e cavalieri in forma per il combattimento.Tuttavia le giostre permettevano anche ai contendenti di risolvere le contese in modi che limitavano il rischio di perdere il cavallo.Queste feste si svolgevano già in Francia nell'XI secolo.I contendenti combattevano dentro la cosiddetta "lizza", un campo racchiuso da una palizzata.A rigor di termini il torneo era un incontro fra due gruppi di cavalieri , ma questo poteva applicarsi a tutta una grande festa della durata di qualche giorno.Rivestiti di una pesante corazza, ornata di nastri e piume, i guerrieri si affrontavano a cavallo lungo una palizzata parallela alle tribune, che impediva ai cavalli di scontrarsi.Ciascun cavaliere brandiva una lancia e portava una spada, e scopo della contesa era disarcionare il rivale con la lunga lancia.I tornei formali finirono con l'essere appesantiti da un cerimoniale che richiedeva sempre più tempo, energia e denaro. Le giostre erano annunciate da trombe, e c'erano musicanti che accompagnavano le danze e i banchetti.I tornei alimentarono tutta una serie di disegnatori, artigiani e fornitori.I grandi tornei erano argomenti di arazzi, quadri, tappeti e cronache.Le storie d'amore cavalleresche potevano trovare il loro punto culminante nelle giostre, nelle quali gli aspiranti erano determinati dai risultati della lizza.Nel 1184 Federico Barbarossa organizzò una festa imperiale a Magonza, alla quale si dice avessero partecipato 40.000 cavalieri. Il torneo più famoso ebbe luogo nel luglio del 1520, quando Enrico VIII d'Inghilterra incontrò Francesco I di Francia in una grande radura del nord della Francia. L'incontro del Campo del drappo d'oro durò almeno tre settimane. Enrico soggiornò in un temporaneo castello  messo a disposizione per l'occasione , mentre per i partecipanti meno insigni furono montate 2800 tende. IL DUELLO. Un tipo di combattimento praticato in forma non pubblica era il duello. Questo modo di risolvere una disputa o decidere un punto d'onore è un'istituzione dell'età preistorica. Nella sua Germania Tacito scrive che poteva accadere che i germani potessero fare combattere il prigioniero di una tribù contro un campione tribale, e considerare il risultato come un pronostico prima di intraprendere una guerra. Il concetto che gli dèi favorissero i coraggiosi e i forti era radicato nella mentalità europea pre cristiana. Più tardi il duello si trasformò in una specie di giudizio, nel quale si presumeva il Dio cristiano intervenisse concedendo la vittoria al più giusto. In Francia i duelli erano frequenti.Nelle scuole di scherma i duelli erano istituzionalizzati.La punizione significava a volte la confisca di beni da parte della Chiesa.In Inghilterra il duello era diffuso anche nella borghesia.Fino alla prima guerra mondiale i duelli erano autorizzati dal codice militare prussiano in caso di forti divergenze personali. La lunga storia delle associazioni di duellanti nelle università tedesche è un'altra testimonianza della persistenza del combattimento formale nella mentalità europea.Le regole del duello erano identiche dalla Polonia alla Spagna.Invece,persistevano tradizioni di sport locali. C'erano giochi con la palla nel nord della Francia, mentre a Pisa nell'undicesimo secolo era praticato il "Gioco del Ponte".Pisa è divisa in due dal fiume Arno.I giocatori erano suddivisi in compagnie da 30 a 60 soldati. Il luogo del finto combattimento era un ponte. I guerrieri erano coperti da imbottiture, e l'unica protezione era un lungo scudo leggero fissato al braccio. Scopo del gioco era raggiungere la riva opposta, in un dato tempo (es. 45 minuto). Il combattimento continuava in Arno se i disputanti venivano buttati giù dal ponte. Allo scadere del tempo i giudici stabilivano chi aveva catturato il territorio nemico.                                     

 

LEZIONE 6

La maggior parte delle città italiane aveva delle feste annuali che costituivano l'affermazione dell'orgoglio locale.Per molti versi  le manifestazioni sportive erano almeno estremamente paragonabili fra loro.Il palio di Siena viene tuttora organizzato nella piazza della città ed è molto fotografato dai turisti.Un esempio molto interessante è dato dal "Gioco del Ponte" di Pisa.Pisa è divisa in due dal fiume Arno.Una delle due squadre era teoricamente composta da tutti gli abitanti di una sponda del fiume, tra i quali sceglievano gli effettivi giocatori.Ogni gruppo aveva una sgargiante uniforme che lo contraddistingueva e grandi stendardi di seta con emblemi e slogan delle squadre cittadine. I preparativi duravano per mesi prima della gara effettiva, che si disputava il 17 gennaio.Il luogo del finto combattimento era un ponte sull'Arno.I guerrieri erano coperti da imbottiture, e l'unica protezione era uno scudo leggero fissato al braccio.Nel 17° secolo il tempo fissato era di 45 minuti. Le squadre si scontravano e l'intera città lo incitava. Il combattimento continuava in Arno se i disputanti erano gettati giù dal ponte. Allo scadere del tempo i giudici stabilivano chi aveva catturato il territorio nemico, e quindi quale sponda avesse vinto. Quindi i vincitori si davano alla pazza gioia.C'erano molte feste simili attese dalla cittadinanza con trepidazione e specifiche di un dato luogo. Erano ricorrenze per il desiderio di agghindarsi e lasciare libero corso a un'aggressività parzialmente tenuta a freno, nonché di assistere con partecipazione a un esito drammatico. Le competizioni civiche europee possono essere paragonate in senso lato alle feste atletiche della Grecia classica e al circo di Roma e Bisanzio. Non vi era quasi nessuna possibilità che una gara sportiva avvenisse tra persone appartenenti a classi diverse. Pertanto le manifestazioni sportive alle quali assisteva un pubblico operavano nel senso della conservazione e della celebrazione delle differenze sociali e culturali esistenti.Nel Rinascimento l'entusiasmo dei letterati italiani per i classici italiani costituì anche la base per un nuovo modo di concepire la letteratura, l'educazione e lo sport. Mentre nel Medioevo, salve le giostre e i tornei, lo sport era appannaggio di professionisti, e il corpo doveva essere mortificato e considerato la prigione dell'anima, l'Umanesimo propose una visione a 360° dell'uomo, come fusione di qualità fisiche e intellettuali. In questo si riprendeva il messaggio della Repubblica di Platone. IL CALCIO FIORENTINO.Le prime testimonianze letterarie sul gioco del pallone risalgono a tempi molto antichi. A partire dal XIV secolo disponiamo di cronache che raccontano come gli assassini prendessero a calci la testa della loro vittima. La maggior parte degli esempi viene dall'Inghilterra. In una tragedia Francesco I De Medici predice al suo avversario che non avrebbe avuto pace sinchè "till I can play at football with you head".A parte questi episodi truci, durante il Rinascimento i giochi con la palla godevano in Italia di una vasta popolarità. Le diverse varianti (palla col pugno, la palla elastica il calcio) sono documentati.Il Calcio fiorentino contiene caratteristiche anche del rugby.Il quadrilatero di gioco misurava 172 braccia per 82, leggermente inferiore rispetto alle dimensioni di un campo di calcio.Si giocava a piedi, ma si poteva colpire la palla anche con il pugno, non con la mano aperta.Lo scopo era quello di lanciare la palla al di là della linea tracciata in corrispondenza dei lati più corti del campo. Alcune partite si svolgevano durante il Carnevale.La durata era di due ore, più o meno tra le 16 e le 18. Nella prima ora si svolgeva il complesso cerimoniale. La prima testimonianza letteraria appare nel 1460. Il narratore racconta un sogno in cui gli appare una donna bella come un angelo, che gli permette di esaudire tutti suoi desideri. Subito dopo viene trasportato su un "prato celestiale" che assomiglia un giardino di Venere. Non gli appaiono però le ninfe, ma degli uomini.

                   Dove uno di loro cominciò a parlare

                   Ch'aveva in mano una palla gonfia.

                    E disse agli altri: "Voglian noi giocare".

Il calcio veniva giocato d'inverno. Vi partecipavano prevalentemente nobili, ma anche qualcuno delle classi meno elevate.Il luogo deputato agli incontri di calcio era Piazza di Santa Croce.Nel 1607 a causa dei ricorrenti disordini fra il pubblico venne emanata una severa legge per mantenere l'ordine durante il gioco. Lo studioso di antichità greche Coresio nel suo manuale di teoria di gioco del calcio non nasconde che il calcio sia stato un'invenzione repubblicana, che cercava di rivaleggiare con lo sport della palla.La forza dei regnanti deriva proprio dal beneamato Calcio, solare simbolo del potere.  Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata, afferma che il calcio rappresenta l'illusione di una battaglia, e che le vere battaglie dicano di avere come obiettivo quello di volere competere con il calcio.Dopo la partita di calcio venivano organizzati banchetti.Il vero senso del calcio travalicava  la pura gioia di giocare, attraendo anche i favori delle classi meno agiate.A poco a poco furono necessari provvedimenti coercitivi per mantenere l'ordine.Si proibisce di passeggiare in prossimità dello steccato, perché gli spettatori invedevano il campo.C'era anche il timore, da parte delle autorità, che l'entusiasmo e la partecipazione degli spettatori suscitassero sommosse politiche. I letterati fiorentini dell'epoca, come Bardi, sottilinea il fatto che i giocatori dovessero usare il fair play per non istigare a zuffe bestiali gli spettatori. Non solo, ma , prendendo ad esempio o versi di Petrarca, Bardi vede nel calcio fiorentino anche mezzo di sfogo spirituale e un antidoto contro la malinconia.Anche Coresio affermava che il calcio mandava al vento i torbidi pensieri.  C'era un altro aspetto, quello del "lasciarsi andare" carnascialesco. Da tempo il Carnevale aveva svolto la funzione di temporaneo sfogo delle tensioni sociali, e le autorità non temevano altro periodo all'anno come quello del mascheramento, del completo capovolgimento, del dominio dei buffoni e delle risate liberatorie.Generalmente però funzionava il meccanismo grazie al quale la ribellione non portava conseguenze, perché autorizzata, circoscritta a un periodo ben preciso.Proliferavano gli esempi di filosofi o uomini di cultura che propugnavano la necessità dell'Educazione Fisica: Martin Lutero si proclamò a favore della scherma, Francois Rabelais (1490-1553) nel suo Gragantua e Pantagruele scrive come al giovane Pantagruele vengano assegnati due maestri, due tutors, che , oltre a istruirlo in maniera accademica, gli insegnavano come cavalcare con l'armatura, volteggiare a dorso di cavallo, saltare da un cavallo all'altro, e impiegare la picca, la spada e la balestra. Doveva anche praticare il sollevamento pesi, la lotta, la corsa, il salto in lungo, in alto, il nuoto e il canottaggio.Doveva anche sapersi arrampicare su una fune, su un palo, su un albero e su un muro.Fondamentalmente la svolta è che si rifiuta il concetto secondo il quale la natura umana è immutabilmente cattiva. Gli intellettuali del tempo cominciano a pensare che la nobiltà d'animo non è un dono di Dio, ma si costruisce miscelando cultura classica e preparazione fisica intensa.Uno spirito sano aveva maggiori possibilità di nascere in un corpo sano.Fino a quel momento non c'erano stati testi pedagogici, che parlassero di educazione. I nobili avevano accanto dei servili tutori, e si annoiavano in piccole accademie. I ragazzi delle classi più agiate frequentavano i licei classici o le decrepite università. Il resto dell'educazione era informale. La svolta si ebbe con Jean Jacques Rousseau, il cui romanzo pedagogico L' Emilio fu una vera e propria bomba. Rousseau asseriva l'esistenza di un uomo naturale non macchiato dal pessimismo del dogma cristiano e totalmente libero dai preconcetti di classe. Nel suo romanzo Emilio è un orfano innocente, al quale in campagna il saggio tutore impartisce un'educazione ideale. Il precettore prescrive con dettagliati esempi esercizi fisici , ma aggiunge la clausola anti aristocratica secondo la quale Emilio deve imparare un mestiere "non tanto per imparare il mestiere in sé, quanto per superare i pregiudizi che lo fanno disprezzare".

               Esercitate continuamente il corpo; rendetelo robusto e sano.

               La forza del corpo e quella dell'anima, la ragione di un saggio e il vigore di un atleta.

Le conseguenze di questo trattato ci furono sulla tradizione pedagogica tedesca. Se a livello pedagogico e filosofico John Locke e Rousseau proposero qualche novità, a livello pratico non ci furono molte novità. In certo periodo si organizzarono partite di tennis. I giochi europei del XVII secolo assomigliavano di più ai nostri giochi di pallamano e con racchetta, che al "tennis su prato" attuale. Ci sono rimaste racchette con corde del XIV secolo , e sappiamo anche che erano ammessi colpi di diritto e rovescio. Inizialmente il tennis era praticato nei fossati dei castelli. Svariati re francesi cercarono di bandire questo gioco come passatempo per i sacerdoti e le classi inferiori, ma non riuscirono a impedire che si diffondesse. Il gioco del tennis era giocato al coperto in un campo recintato. A Parigi probabilmente il termine derivava dal francese "tenez" ("prendete!"). Nel 1596 nella sola Parigi esistevano 250 campo da gioco. Si ritiene che 7.000 persone vivessero del tennis, ivi compresi i fabbricanti di racchette e palline, gli istruttori , i custodi dei campi e i giocatori professionisti e gli impresari. Agli inizi del XVII secolo il gioco si era trasferito da Parigi ed era praticato in tutta l'Europa settentrionale da quei cittadini abbastanza ricco da potersi permettere gli esorbitanti affitti dei campi da gioco. Poi, a poco a poco il tennis diventò demodè. I campi da gioco vennero demoliti o trasferiti verso altri scopi.             

 

 

LEZIONE N° 7

 

LE ORIGINI INGLESI

 

Quasi tutte le gare di atletica furono inventate dagli studenti universitari inglesi.Furono loro a inventare il salto in lungo, il salto triplo, la corsa a ostacoli, e la corsa ippica a ostacoli, nonché a fissare distanze standard delle varie corse. Furono gli inglesi a fissarne le distanze per le gare di nuoto, canottaggio, e le gare equestri di ogni tipo. Gli inglesi fissarono il cavallo da corsa moderno e le varietà di cani utilizzati per vari sport.Gli inglesi inventarono quasi tutti i giochi di squadra ora praticati, dal calcio e dal rugby al polo.Ci furono altre innovazioni inglesi meno concrete , come gli handicap per accrescere l'eccitazione di un arrivo alla pari, il fare un pronostico, la nozione di "dilettante", di "giustizia sportiva", il concetto stesso di primato sportivo. Alcuni storici della società accentuano troppo il fatto che nell'Inghilterra pre industriale ognuno poteva muoversi da una classe a un'altra; ciò nondimeno la mobilità sociale sia vero l'alto che verso il basso era un fenomeno più frequente che sul continente..  L'Inghilterra si distingueva anche per la sua relativa ricchezza. Malgrado la loro cronica insicurezza economica, i lavoratori inglesi in campagna e in città probabilmente mangiavano carne più regolarmente di quelli del continente , leggevano libri , andavano a teatro e partecipavano a manifestazioni sportive. Lo sport inglese e la Rivoluzione Industriale ebbero origini comuni nel dinamismo della cultura inglese. L'idea di primato sportivo è nuova sotto il sole , e quale concetto accettato al di fuori della cultura anglosassone è davvero molto nuovo.  Un'altra condizione base dello sport moderno era il concetto di sostanziale uguaglianza degli esseri umani, al di là delle caste tradizionali e delle generazioni. Il concetto che il nobile e il servo possano essere uguali è all'opposto di quelli assunti che avevano retto la società europea.Alla fine del 17° secolo troviamo affermazioni secondo le quali un certo cavaliere aveva percorso 160 chilometri in un giorno per il solo gusto di compiere l'impresa. Alcuni nobili cominciavano a scommettere con altri di essere in grado di sostenere imprese sportive. Le corse a piedi formali davanti a molti spettatori furono un'invenzione inglese.Le prime erano le corse dei "valletti". Nel XVI secolo il compito del valletto era di correre davanti e accanto alle pesanti carrozze, allontanando il cavallo da pericoli eccezionali lungo le strade dissestate.In modo non dissimile sa quegli eccentrici che tenevano vicino a sé dei Bantù, Sioux, giganti e nani,e alcuni inglesi vollero avere valletti più rapidi, quelli la cui bravura fosse verificabile in incontri diretti.Robert Carey, per distinguersi nei confronti di lord Essex, andò in Portogallo a rendergli omaggio. Il viaggio gli richiese 12 giorni, e Carey venne ricompensato con 2.000 sterline. Molto presto ci fu una differenza fra la corsa e la marcia. Le scommesse nel mondo non erano una cosa nuova, ma a dire il vero facevano parte dei riti religiosi presso gli indiani del Centro America, e venivano praticate già dai tempi dei romani.Nel 1709 un tedesco di 64 anni vinse una scommessa in base alla quale avrebbe camminato per 480 chilometri per Hyde Park nel giro di sei giorni.Nel 1729 un pollivendolo scommise 50 sterline che  avrebbe camminato per 200 volte intorno all'area degli Upper Moorfields in 27 ore, e così fece al ritmo di 8 chilometri l'ora, per il suo divertito pubblico. C'erano spettatori e scommettitori per corse fra carriole, gare di lancio e corse fra disabili.Nel 1683 , per una scomnmessa di 20 ghinee, lord Danblain fu sfidato a superare 54 metri con 20 salti. Si raggiunsero degli eccessi, e i moralisti dell'epoca giunsero a pensare che tali spettacoli sportivi avrebbero accentuato la dissolutezza e e l'ozio della popolazione. Il pugilato moderno nacque in Inghilterra da condizioni particolari. Il pugilato con le regole scritte, l'etichetta e i guantoni non aveva nessun legame con quello descritto durante l'antichità. Fu una risposta anglosassone al vizio europeo del duello.Esso era sopravvissuto in Europa come retaggio delle competizioni che distinguevano le classi superiori dalle inferiori. Inghilterra un bruto.I puritani consideravano determinate attività, come il duello, opera del demonio.Tra le classi sociali inferiori esistevano svariati tipi di pugilato. Vi erano poche regole. Alla fine del XVII secolo , per allungare la gara mantenendo viva l'attenzione del pubblico pagante, gli incontri vennero divisi in riprese.O due che combattevano si esibivano all'aria aperta su un palcoscenico circondato  da corde e chiamato "ring". Il match finiva quando un concorrente era sbilanciato.  Vi era una continua pressione contro le atrocità da arena e da stadio, e contro gli sport accompagnati da spargimenti di sangue. Le classi dei commercianti si opponevano alla boxe per la sua esclusività. Più tardi oltre ai pugili gentlemen comparvero anche podisti gentlemen. Alcune distanze vennero riconosciute come standard. Un percorso era quello da Oxford a Londra (circa 64 chilometri). I contendenti cercavano di coprire la distanza in un'ora.Poi si sviluppò la tendenza a non coprire più una data distanza camminando, ma correndo contro un cronometro. Il podista più famoso fu Robert Barclay , un nobile scozzese detto "Il capitano". Si era dato all'agricoltura scientifica e aveva scritto degli articoli sull'argomento. Era in grado di sollevare mezza tonnellata. Era anche capace di restare vispo e arzillo per giorni e per giorni mentre camminava. Nel 1801 aveva percorso 176 chilometri in 19 ore e 27 minuti in un parco fangoso.

 

Nel 1802 in 10 ore aveva marciato per 102 chilometri. Alle cinque di mattina di un giorno del 1808 il grande podista percorse 48 chilometri andando a caccia di galli cedroni.Pranzò alle cinque, percorse 93 chilometri in 11 ore fino alla casa di Ury, e dopo avere sistemato le sue cose camminò per 25 chilometri fino a Lawrence Kirk, partecipò a un ballo, tornò a Ury alle sette di mattina e trascorse la giornata successiva a sparare a delle pernici, dopo avere camminato per 208 chilometri e essere rimasto senza dormire per tre giorni.L'impresa successiva fu quella di camminare per un miglio all'ora per 1.000 ore consecutive. Pare sia riuscito a correre in 400 metri in 56 secondi.Corridori e podisti famosi videro le loro gesta descritte nei giornali, stabilirono delle tariffe per apparire in pubblico e vennero presentati a corte. Le caratteristiche dell'industrializzazione, della razionalizzazione e del calcolo andavano integrandosi nella vita e cultura di quella nazione. Lo sport fu codificato da regole scritte : sosteneva e rafforzava il consenso pubblico.Un gran numero di funzionari, artigiani, commercianti, imprenditori, studenti e dilettanti si diedero a praticare nuovi sport non locali e restrittivi. Andavano alla ricerca di guadagno, fama e piacere nel parteciparvi, di divertimento nell'assistervi. Lo sport non solo facilitò , ma in realtà favorì l'adattamento mentale di tutta la popolazione alle esigenze del mondo moderno. Atleti e tifosi, organizzazioni sportive e amministratori del XIX secolo fecero più che limitarsi a regolare e sprovincializzare le attività ricreative delle classi superiori e inferiori. Propagandarono anche nuovi sport orientati verso il risultato.La marcia fu superata dalla corsa e lo sprint dal mezzofondo.Le distanze del mezzofondo diventarono astrazioni quantificate e trasferibili. Le distanze non erano qualcosa di locale (ad esempio da Oxford a Londra, dalla fontana di un villaggio a un'altra siepe visibile in lontananza o da molo a molo) ma vennero astratte dagli elementi locali e dal terreno fisico, e fissate a 20 miglia o un miglio, o 100 yarde. Come avviene con la sperimentazione in laboratorio, , una volta che le condizioni della competizione diventarono applicabili, un risultato notevole in termini di peso, tempo e distanza era verificabile con precisione ovunque. Potevano essere fissate delle scommesse con una grande varietà di attività miranti a un altro risultato. La velocità con la quale le classi inferiori erano pronte a competere in attività che tradizionalmente erano state specifiche di una data classe portò anche a quella reazione curiosamente anacronistica che fu la fondazione e l'entrata in vigore di regole per dilettanti. Nel 1866 il Club Atletico Dilettanti adottò la regola che escludeva dalla competizione fra dilettanti non solo i marinai professionisti, ma anche chiunque "sia meccanico, artigiano o lavoratore o comunque dedito a un'attività servile". Molte delle notizie sportive erano integrate nella vita sociale delle scuole preparatorie ai college inglesi ("public school"). Queste erano aperte a tutti gli studenti i cui genitori potevano permettersi di pagare le tasse. In generale comunque si riproduceva lo spaccato della  società inglese, con la suddivisione in classe dei possidenti, dei liberi imprenditori, della nobiltà. L'evoluzione delle attività ricreative nelle scuole pubbliche assomigliò per alcuni versi all'evoluzione delle attività ricreative al di fuori delle scuole. C'era una continua tendenza a rendere i giochi meno spontanei e pericolosi.   

 

 

LEZIONE 8

LO SPORT IN GERMANIA

Il teorico tedesco Johan Basedow fondò nel 1760 il "Philantropium", una scuola che seguiva i dettami dell'Emilio di Rousseau. Un suo seguace fu Gut Muths, che creò un programma con il quale si voleva organizzare un progetto di educazione del bambino nella maniera più razionale possibile.In questo modo andavano soppressi i giochi veri e propri dell'infanzia, verso attività più ordinate. Muths organizzò delle tavole in cui erano scritti i risultati ottenuti via via nelle gare di corsa, nuoto, etc. I vincitori  delle varie gare ricevevano dei premi e vedevano pubblicati i nomi sul giornale scolastico.Anche in Germania ci fu un rinnovato interesse verso la misurazione , come in Inghilterra, ma si sposò con un marcato indirizzo nazionalistico. Un altro educatore fu Friedrich Ludwig Jahn, che sviluppò molto la ginnastica, con l'intento di dare dignità a un popolo che aveva conosciuto la dominazione napoleonica.I Turnplaze erano delle palestre dove si insegnava ginnastica in un'atmosfera di generale cameratismo. Questi intellettuali riportarono a galla gli insegnamenti della Grecia antica.A partire dagli anni settanta e ottanta il movimento dei ginnasti si era allontanato dalle finalità principali. Alcuni industriali si erano accorti che i dopolavoro erano diventati luoghi di ritrovo di "sovversivi". Il partito socialdemocratico marxista della Germania organizzò dei club sportivi propri e attrasse degli sportivi allontanandoli dai datori di lavoro e dallo Stato a favore della solidarietà di classe. L'ideologia dei club socialisti sportivi era marxista, socialista e potenzialmente rivoluzionaria. Altri club avevano un'impronta conservatrice.Consideravano certi sport come la corsa su strada un residuo dell'attività animalesca, mentre esaltavano la ginnastica vera e propria. Lo svedese Ling, invece, propugnò la diffusione di una ginnastica libera da atrezzature e da competizioni.SPORT AMERICANO.Solo alla fine del XVII secolo ci fu un movimento migratorio intenso verso gli USA.All'inizio il modello di sport fu quello inglese, con corse di cavalli e scommesse relative.La grande eccezione fu il baseball. Probabilmente discendette da un gioco inglese chiamato "rounders", del quale troviamo le sue basi peculiari.Una caratteristica peculiare era che venisse considerato americano tout court. Nel 1845 alcune peculiarità vennero istituzionalizzate in una serie di regole scritte.Rapidamente esso cambiò da passatempo per i dilettanti di  città vicine, per diventare una specie di teatro popolare. Il "summer game" è un gioco pieno di rituali.Prima di compiere vent'anni, aveva già delle leghe, delle organizzazioni di giocatori, bollettini e delegati ai cingressi. Il baseball ha alimentato leggende, creato miti e eroi. Pare che fosse stato inventato a New York nel 1839. Si creò il professionismo, così osteggiato dalla setta dei Puritani.O primi costruttori di campo per il baseball, o fondatori di giornali sportivi, operarono tutti in un ambiente fertile.La costruzione di linee ferroviarie per attraversare il Paese favorì il nascere di club di baseball un po’ in tutti gli States.Le sale da gioco e i saloon in tutta l'America installarono dei ricevitori per tenere aggiornati i clienti sui risultati di partite di baseball importanti su scala nazionale, nonché di gare e combattimenti. Gli States favorirono anche la comparsa di servizi sportivi e del giornalismo di massa. Lo sviluppo della tecnologia permise il passaggio dagli orologi da polso ai cronometri, e la vulcanizzazione della gomma favorì prodotti come le palle da tennisAi pattini a rotelle vennero applicati i cuscinetti a sfere, e questo comportò il boom della costruzione di piste di pattinaggio. Lo sport americano ebbe altri risvolti.Ancora prima della Guerra Civile negli Usa c'erano 250 college.Già nel 1904 negli States c'erano 250.000 studenti. Per occupare ol tempo gli studenti si inventarono le cosiddette "materie fuori programma". Fra di esse c'era l'educazione fisica.La prima competizione sportiva fu una gara di canottaggio fra Harvard e Yale.Inizoò a svilupparsi il football americano.All'inizio del Novecento ogni college aveva i suoi colori, le grida di incitamento e le mascotte.Il primo meeting internazionale di atletica si tenne al Manhattan Field di New York il 21 settembre 1895 fra il London Athletic Club e il New York Athletic Club. Gli americani vinsero tutte e undici le gare. Fra le masse di americani lo sport finì con l'essere considearto un obbligo civico, un bene morale, un qualcosa di importanza quasi sacra. Nello sport c'era un'ossessione per le statistiche.Gli americani ereditarono dagli inglesi l'attenzione per le misurazioni di spazio e tempo, ma con una cura particolare per i risultati eccezionali. La nuova società era uguaglitaria, colta, mirante ai risultati, ottimista, materialista. Il baseball è rimasto lo sport delle statistiche e dei record. Ogni giocatore ha una media sulla battuta. Tutti questi dati possono essere accorpati in medie mensili, annuali e così via. Tutto questo in America ci fu anticipatamente rispetto alle altre nazioni.LE OLIMPIADI. Il prestigio dei Giochi Classici in realtà non era mai tramontato.Tra le classi elevate non tramontò mai una curiosità per lo sport e per le feste sportive greche.Shakespeare alludeva ai giochi olimpici nell'Enrico VI e in Troilo e Cressida.Benchè i terremoti avessero fatto crollare o suoi monumenti, Olimpia e i suoi giochi non erano stati dimenticati.John Milton allude ai Giochi Olimpici nel Paradiso Perduto.In Germania Joachim Winckelmann ripropose nelle sue acqueforti il ritorno al passato, con la passione per i monumenti greci. A Olimpia nel 1875 gli scavi furono guidati anche da studiosi dello sport come Curtius e Diem.Nel 1858 un commerciante greco di cereali, tal Evangelos Zappas, offrì a re Otto di Grecia una donazione per la "restaurazione dei giochi olimpici". Lo spettacolo comprendeva una corsa di velocità chiamata "diaulo", "dolico", corsa di resistenza, quindi disco, lungo e giavellotto.Intanto lo sport iniziò a abbandonare la componente sciovinista, locale, per proporsi su scala mondiale.Alla metà dell'ottocento alcuni scozzesi famosi per la loro forza si esibirono nei "giochi caledoniani"  nel Canada orientale e negli Usa. Il football era giocato in Sudafrica e Australia. DE COUBERTIN. Pierre De Coubertin (1863-1937) era nato da genitori aristocratici e aveva ricevuto un'educazione classica.Coubertin intuì che l'educazione doveva essere un giusto equilibrio fra qualità fisiche e intellettuali. Egli guardava con ammirazione allo sport praticato in Inghilterra. La sua intuizione fu che, se la voglia di fare sport poteva essere solo anglosassone, la voglia di festa, di celebrazione, era universale.I suoi raduni per funzionari dello sport erano inframezzati da banchetti, discorsi e intermezzi musicali.I suoi raduni per corse di atletica e gare di canottaggio si concludevano con fuochi d'artificio e processioni con torce. Nel 1892 il barone, in un suo discorso, propose l'organizzazione dei giochi olimpici. I preparativi a Atene iniziarono nel 1894. Gli inizi furono difficili: il primo ministro greco disse al barone che non c'erano soldi. A quell'epoca Atene aveva 100.000 abitanti. Alla fine l'entusiasmo di Coubertin trovò come finanziatore il Re di Grecia: venne introdotta la gara di maratona, e si stabilì che sarebbero stati premiati con medaglie solo il secondo e il terzo. Le gare si tennero dal 5 al 15 aprile 1896. La popolazione locale era entusiasta. Alcune piccole società atletiche accolsero nuovi membri, che vennero addestrati in specialità già affinate in Europa settentrionale.Nei campi vicino a alcuni villaggi ci furono gare improvvisate di getto del peso, di lancio del giavellotto.La stragrande maggioranza degli atleti era greca. Si aggiunsero alcuni americani, inglesi, uno svizzero, un danese, uno svedese e un austriaco.L'unico italiano era venuto a piedi da Milano (Carlo Airoldi), ma quando arrivò non gli fu permesso di gareggiare in quanto professionista.L'unico grande gruppo di europei era costituito dai tedeschi.Questi erano dei ginnasti.Vinsero quasi tutte le gare.Le gare di atletica alle quali De Coubertin aveva dato importanza furono dominate dagli americani.Erano i soli a essersi allenati per le Olimpiadi.La grande eccezione fu Spiridon Loues, il vincitore della prima maratona. Il 10 aprile 1896 si presentò alla partenza un gruppo numeroso. Durante il percorso, però, molti si ritirarono. Così vinse Louis. Dopo quell'edizione, i Giochi si tennero in concomitanza con le Fiere Internazionali, come a Parigi (1900) e Sant Louis (1904). Ci furono gare di baseball, basket, lacrosse (gioco simile all'hockey, di origine canadese), e di motonautica.Ci furono anche delle giornate antropologiche nelle quali indiani pellerosse, filippini, della Patagonia, davano dimostrazioni delle competizioni dei loro paesi.Con una certa soddisfazione  Coubertin vide l'organizzazione dei giochi a Londra nel 1908. Per la prima volta furono assegnate medaglie d'oro ai vincitori. Un'altra innovazione era la partecipazione femminile. Ci fu un'aspra competizione fra gli americani, molti dei quali di origine irlandese, e i dilettanti inglesi, che appartenevano alle classi sociali elevate. Ci furono molti pasticci da parte dei giudici. Alcuni funzionari aiutarono materialmente Dorando Pietri , un maratoneta che stava crollando vicino alla linea del traguardo, in modo che potesse battere l'americano Johnny Hayes. Alcuni giudici mossero obiezioni ai costumi da bagno americani, perchè non facevano attrito.Altri battibecchi ci furono fra atleti svedesi e tedeschi nel campo della ginnastica. Ai Giochi di Stoccolma del 1912 parteciparono 3.889 atleti provenienti da 28 paesi, almeno 1.000 in più rispetto a Londra.Il vincitore del pentathlon e del decathlon moderno fu Jim Thorpe, un indiano americano, probabilmente uno dei più grandi atleti di tutti i tempi. Nel gennaio successivo Thorpe si vide depennato dall'ordine d'arrivo perché si scoprì che non era un dilettante. Precedentemente era stato un giocatore di baseball a 60 dollari la settimana.I finlandesi volevano sfilare sotto bandiera propria, e non sotto quella dell'Impero Russo, così le squadre cecoslovacca e ungherese,. Gli svedesi usarono la manifestazione per affermare la propria potenza. I reali premiarono gli atleti.Quando Gustavo V disse a Jim Thorpe che lo considerava l'atleta più stupendo del mondo, questi rispose "Grazie, Maestà!". I giochi successivi, dopo la tragedia della Prima Guerra Mondiale, si svolsero tutti nel Nord Europa (Anversa 1920, Parigi 1924, Amsterdam 1928). Si arrivò a un'internazionalizzazione di regole e gare, con l'eliminazione di realtà residuali particolaristiche e locali.Contemporaneamente, gli incontri di pugilato segnarono incassi da milioni di dollari e in Sudamerica scoppiarono i primi disordini per le partite di calcio. Negli anni venti i giochi olimpici facevano notizia sul piano internazionale. Dato che gli europei non avevano manifestazioni sportive storicamente legittimate o  organiche come quelle basate sulla big league del baseball o sulle associazioni calcistiche, alla coscienza europea i giochi olimpici sembravano assai più importanti . Al pari delle fiere mondiali dell'ultima metà del XIX secolo i giochi olimpici divennero sempre più ecumenici. Nel 1924 una settimana internazionale di sport invernali a Chamonix  venne riconosciuta come "i primi giochi olimpici internaziomali". I primi giochi invernali si svolsero a St.Moritz nel 1932. Le gare olimpiche di atletica femminile iniziarono nel 1928. A poco a poco, seppure con qualche ostilità, si allargò il ventaglio di discipline aperte alle donne. Alla fine l'ugualitarismo, la selezione in base al merito fecero sì che i neri potessero competere nei giochi olimpici.A Parigi nel 1924 il lungo fu vinto da un americano, William De Hart Hubbard. Per i primi 40 anni l'atletica leggera e il nuoto furono appannaggio degli atleti Usa. Tale dominio era dovuto in parte al benessere economico e in parte alla mentalità dell'investire in vista di benefici futuri (es l'allenamento). Però i vincitori potevano provenire da tutto il Mondo. Negli anni venti gli atteggiamenti rigidamente disciplinati dei finnici portarono all'affermazione di Paavo Nurmi, che dominò il mezzofondo dal 1920 al 1928 . Portava con sé un cronometro. Gli aristocratici olandesi e svedesi ottennero risultati straordinari nelle gare di equitazione. Il vincitore della maratona del 1932 fu l'argentino Carlos Zabala.I record sportivi fornivano una spinta formidabile, positivistica, verso il progresso. Le Olimpiadi del 1932 a Los Angeles furono i primi "giochi spettacolo".La California del Sud si prestò a ospitare i Giochi in una grande atmosfera di eccitazione. Si era preparata a nutrire, ospitare e accogliere ogni atleta per due dollari al giorno, e per i futuri ospiti aveva costruito un villaggio olimpico, formato da semplici cottages di due stanze sulla collina di Los Angeles. Fu il prodromo del villaggio olimpico. La bandiera olimpica con il simbolo dei cinque anelli sventolò per la prima volta nel 1920.A Los Angeles il ritmo di accelerazione delle cerimonie crebbe: ci furono bande composte da migliaia di musicisti, salve di cannone e un grande sventolìo di bandiere. I californiani  liberarono in cielo molte colombe, secondo un'usanza dell'antica Atene.Vi aggiunsero un'attraente fiamma olimpica. Non mancarono gli incidenti, come ad esempio la squalifica di Nurmi per professionismo. Vennero usate per la prima volta le cellule fotoelettriche. Partecipò il Giappone, allentando il concetto del "pericolo giallo".Le Olimpiadi di Los Angeles segnarono uno spartiacque nell'era dell'allenamento. Caddero molti record nel ciclismo, nel nuoto e nel canottaggio.         

 

LEZIONE 9

L'ideologia nazista era contraria allo sport e all'integrazione sportiva.Tuttavia, giunti al potere, i nazisti giunsero a dei compromessi.A quei tempi i giochi anglosassoni si erano fatta strada fra le classi più cosmopolite, ma il movimento dei ginnasti di Jahn, patriottico e idealista, si era opposto.Nel 1933 gli studiosi dello sport Carl Diem e Theodor Lewald si impegnarono molto. Nelle scuole e nei club si tenevano esercitazioni paramilitari, sport competitivi, discussioni patriottiche.Il 2 giugno 1933 il nuovo ministro nazista dell'Educazione annunciò che gli ebrei sarebbero stati esclusi dalle organizzazioni giovanili.A Berlino fu costruito il villaggio olimpico in una zona verde, con cottage in miniatura.Vi fu la prima corsa della torcia olimpica.Svariate staffette trasportarono la fiamma attraverso la Grecia, la Bulgaria, la Jugoslavia,l'Ungheria, l'Austria e la Germania. Ci fu il primo esempio di filmografia sportiva con Olimpia, il film dell'attrice Leni Riefenstahl, film della durata di sei ore.Nel lungometraggio l'autrice collegava i miti antichi con quelli moderni. Fu la prima a usare il ralenty. IL DOPOGUERRA. Nel dopoguerra i programmi e il pubblico sportivi continuarono a crescere. Nel 1948 fu accolto il basket. I neri americani cominciarono a gareggiare e a vincere. Dopo l'edizione australiana di Melbourne 1956, ci furono le olimpiadi di Roma del 1960. L'impressione generalmente positiva fu dovuta in parte alla stupefacente bellezza  dei monumenti  e alle evocazioni classiche. Gli incontri di lotta si svolsero nella basilica di Massenzio, la ginnastica alle terme di Caracalla, la maratona intorno al Campidoglio, su molti dei sette colli e sotto l'arco di Costantino. Pier Luigi Nervi costruì due nuovi palazzetti. I Giochi di Tokyo del 1964 furono a ll'insegna dell'efficientismo. L'architetto Kenzo Tage costruì una piscina che fu chiamata una "cattedrale dello sport". Il Giappone volle comunicare che la sconfitta del 1945 era stata dimenticata. I Giochi del 1968 a Città del Messico furono i primi a tenersi in una nazione non industrializzata. Ci fu una contestazione da parte di movimenti giovanili e una manifestazione giovanile che, in piazza Zocalo, fu soffocata nel sangue. Negli stessi giochi alcuni velocisti neri americani alterarono il loro aspetto alzando il pugno in un gesto che chiedeva giustizia per le discriminazioni . Le successive Olimpiadi di Monaco 1972 furono vissute dalla Germania federale come un atto di superiorità nei confronti dell'allora Germania Est. Lo stadio (70.000 posti) aveva una struttura di plastica traslucida. In 17 mesi fu creato un lago artificiale per le regate e le gare di canottaggio. Fu creato un enorme computer chiamato "Golem" che gestiva il traffico e migliaia di statistiche. Si crearono anche simboli visivi per le diverse discipline,ispirati ai segnali stradali. Purtroppo l'atmosfera festosa fu rovinata dall'attacco terroristico di Settembre Nero, terroristi palestinesi che uccisero un atleta israeliano e ne uccisero dieci. In una sparatoria sanguinosa all'aeroporto intervennero le forze armate tedesche, catturarono i terroristi con spargimento di sangue. I Giochi di Monaco costarono 600 milioni. Il denaro diventò un'ossessione anche in occasione dei Giochi di Montreal (Canada) del 1976. Le prime stime del 1972 furono che i giochi sarebbero costati 100 milioni di dollari. Il velodromo , edificio per le gare di ciclismo, ne costò 62. Ci furono pressioni politiche. Dietro pressione della Cina popolare, il governo canadese non ammise ai giochi Taiwan.Molte strutture non vennero portate a termine. Le Olimpiadi del 1980 furono affidate a Mosca, primo paese del blocco comunista. Però nel dicembre 1979 i sovietici invasero l'Afghanistan.Il presidente degli Usa organizzò un boicottaggio americano e indusse a seguirlo Germania, Giappone, e altre nazioni. 

 

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA CONSIGLIATA

Elias, Norbert – Dunning, Eric, Sport e aggressività, Bologna, il Mulino, 1989.

Guttmann, Allen, Dal rituale al record, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994.

Huizinga, Johann, Homo ludens, Torino, Einaudi, 1964.

Jacomuzzi, Stefano, Storia delle Olimpiadi, Torino, Einaudi, 1976.

Mandell, Richard D., Storia culturale dello Sport, Bari, Laterza, 1989.

Morris, Desmond, La tribù del calcio, Milano, Arnoldo Mondadori, 1982.

Panico, Guido, Lo sport, Roma, Editori Riuniti, 1998.

Vigarello, Georges, Culture e tecniche dello sport, Milano, Il Saggiatore, 1993.

 

 

 

 

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