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    Pesca in Laghetto

     

    La pesca alla trota nei laghetti è una realtà tutta italiana, nata attorno agli anni settanta dalla conversione di ex cave di ghiaia in centri di pesca sportiva. S'è affermata però, solo verso la fine degli anni ottanta grazie al settore agonistico che l'ha promossa e tecnicamente evoluta. Oggi, si può tranquillamente dire, che la trotalago è la disciplina che conta il maggior numero di praticanti sia a livello amatoriale che agonistico. Lo “striscio” come nuova tecnica di pesca e la “bombarda” come nuovo strumento di lenza, ne sono l'emblema.

     

     

    LO STRISCIO

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    Lo striscio è un sistema di pesca che sfrutta l'istinto alla caccia della trota. Nell'azione di pesca somiglia, grossomodo, allo spinning. Solo che a differenza dello spinning, usa le esche naturali con le quali richiama l'attenzione della trota facendole roteare come un cucchiaino.
    Deve il suo successo alla semplicità della lenza ma, soprattutto, all'attiva partecipazione del pescatore all'azione di pesca.

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    L'azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare sistematicamente l'esca gestendone il comportamento con la canna ed il mulinello a varie profondità.
    Due le specialità dello striscio: la pesca col “piombino” e la pesca con la bombarda.
    La pesca col “piombino” è per la corta distanza, la pesca con la bombarda è per la media e lunga distanza. Per ciascuna di esse, ovviamente, differenti attrezzature.

     

     

     

    L'ATTREZZATURA

    Nella pesca a striscio servono poche ma, specifiche cose: una canna, un mulinello, del filo, un amo, un “piombo” ed una girella tripla. Nient'altro.

     

    LA CANNA

    Alla canna è richiesto il lancio, la conduzione e sollecitazione dell'esca, la gestione dell'abboccata e il salpaggio al volo della cattura. Dunque: potenza, azione, sensibilità, robustezza e maneggevolezza. Come dire: “botte piena e moglie ubriaca” perché alcune di queste caratteristiche sono fra loro in contrasto. In particolare la potenza e l'azione che, rispettivamente vogliono una struttura di canna rigida e morbida. Una questione non da poco, che è stata risolta con un compromesso cioè, ripartendo su più modelli le quantità di potenza e d'azione necessarie. Non in eguale proporzione s'intende, ma privilegiando ora l'una, ora l'altra a seconda la specializzazione data ad ogni singolo modello di canna.

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    LE LENZE PER IL TROTA LAGO

     

    LE LENZE PER LO STRISCIO


    Le lenze per lo striscio sono, nel complesso, davvero facili da costruire. Poche le cose che servono: un “piombo” (piombino, bombarda …), un gommino salvando, una girella tripla, un terminale con amo e nient'altro.
    Ovviamente serve anche la capacità di costruire i nodi che sono tre: quello alla girella, quello all'amo e quello per lo shock-leader.

    Per tutti e tre vi proporrò, in disegno, le fasi costruttive. Non chiedetemi però, di descriverle, mi ci vorrebbero tutte le pagine di questo sito con il risultato di annodare le dita di chi provasse a leggerle.

     


    Il segno della matita è di sicuro più eloquente. Gli unici consigli che posso dare con i nodi sono: 1) non stancarsi mai di provare; 2) utilizzare fili, ami e anelli sovradimensionati.
     Anche per la costruzione delle lenze vi rimando ai disegni, all'interno dei quali userò le parole soltanto per descrivere le differenze tecniche che in acqua, influenzeranno il comportamento dell'esca. Mi riferisco in particolare alla sottigliezza dei fili, alla lunghezza dei terminali, alle dimensioni dell'amo e alle circostanze in cui queste variabili sono da prendere in considerazione.

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    LE TECNICHE DI RECUPERO

    Pescare a striscio è un po' come pescare a spinning: si lancia e si recupera l'esca, sperando che nel tragitto una trota decida di aggredirla. Ma il recupero può essere fatto in tanti modi.

    Ogni lago possiede caratteristiche morfologiche proprie che influenzano il comportamento della trota e che possono essere distinte in geometriche e geografiche. Le caratteristiche geometriche riguardano le dimensioni del perimetro e la profondità. Le caratteristiche geografiche sono rappresentate dalla posizione, dall'altitudine e dal relativo clima. Vi sono poi caratteristiche ben note: l'acqua gelida, vicina agli 0° C, inibisce la secrezione gastrica del pesce, riducendo lo stimolo dell'appetito; gli strati superficiali dell'acqua, increspati dal vento, sono più ossigenati e quindi graditi dalla trota e così via. Conoscere questi elementi significa capire in che modo la trota ne viene condizionata e, di conseguenza, agisce. Di tutti questi elementi e di una infinità di altri dettagli si deve tenere conto quando si inizia a pescare a striscio. Non c'è una regola fissa che faccia comprendere immediatamente dove si trova il pesce, qual è la sua indole al momento, se è in caccia o meno. L'unica regola nello striscio sono le eccezioni. Un pescatore che conosce gli elementi sopra elencati, arriverà a un buon risultato con un minor numero di tentativi di un pescatore che procede a casaccio, anche perché saprà già in partenza quali attrezzature utilizzare. E' una sorta di catena: le condizioni ambientali, permanenti o momentanee di un lago, determinano le attrezzature da impiegare e queste, a loro volta, influiscono sulla tecnica di recupero da applicare. Attrezzature per lo striscio leggero richiederanno tecniche di recupero come la tremarella e il saltarello.

    La tremarella.

    Gli inventori del recupero definito "tremarella" sono i pescatori novaresi che, proprio con questa tecnica, vinsero nel 1990 il titolo italiano. Oltre che inventori, i novaresi sono anche i migliori interpreti di questo recupero che, però, ormai si è diffuso anche tra i trotisti di tutta Italia. Lo strano nome di questo recupero bene illustra il movimento della canna, che deve, appunto, tremolare incessantemente, con lo scopo di far avanzare a scatti velocissimi l'esca. L'innesco avanza e si ferma velocissimamente, a scattini brevi, rapidissimi e incessanti, paragonabili a quelli di un gamberetto in fuga. Se a questo già invitante movimento si aggiunge la rotazione e una certa variazione di velocità degli scatti si capisce come l'istinto aggressivo della trota non sappia trattenersi. Ecco come si esegue una corretta tremarella: impugnata la canna ed effettuato il lancio, il calcio dell'attrezzo deve premere strettamente contro l'avambraccio. Si lascia scendere il piombino alla profondità desiderata e, da lì, si inizia la tremarella. Ma, attenzione: la mano che impugna la canna deve far tremare il cimino molto velocemente in su e in giù, cercando di trasmettere il tremore solo verso il suo apice ed evitando, nel contempo, che sia tutto l'attrezzo a ballare. Chi guarda deve avere la sensazione che la mano e l'avambraccio siano immobili e che sia soltanto il cimino, e in minor misura il sottovetta, a tremare. Allo stesso tempo la mano sinistra deve far girare la manovella del mulinello lentamente, facendo avanzare l'esca nella direzione voluta. L'errore più comune è quello di eseguire il tremolio con il filo molle. Per mantenere una costante tensione ci si potrà allora aiutare con un terzo movimento, con un impercettibile e delicato "pompaggio" della canna.

    Il saltarello.

    In un certo modo questa tecnica di recupero ricorda la tremarella, ma c'è una differenza sostanziale: il modo in cui far avanzare l'esca. Lasciando da parte per il momento il tremore da imprimere al cimino, prendiamo in esame soltanto un elemento, ossia il modo in cui muovere la canna per effettuare il recupero. Il movimento usato è quello del pumping che vede la canna partire in posizione alta e inclinata, con il filo teso che, a sua volta, deve far avvertire la pressione del contatto con il piombo. L'avanzamento dell'esca può avvenire in superficie o sul fondo e si ottiene spostando progressivamente la canna verso l'alto. Nel frattempo il mulinello rimane inattivo. Diventa immediatamente operativo a fine corsa della canna, per riavvolgere il filo mentre l'attrezzo ritorna velocemente in posizione iniziale. L'effetto "tremarella" va prodotto quando si sta sollevando la canna verso l'alto. Questo modo d'agire è indicato soprattutto per insidiare trote in superficie o a mezz'acqua quando queste sono scarsamente attive e faticano a reggere la tocca. Tuttavia il saltarello si esprime al meglio in inverno, quando le trote stazionano sotto sponda e attaccate al fondo. Per effettuare un corretto recupero a saltarello in inverno servono un bracciolo di 30-40 cm e un piombino a goccia (di quelli chiamati anch'essi "saltarello"); la canna va mossa con effetto di pumping e, allo stesso tempo, viene fatta sostare per permettere al piombo di tornare sul fondo e per avere il tempo di riavvolgere il filo molle.

    Il recupero lineare.

    Vediamo ora quali sono le tecniche di recupero più indicate quando si opera lo striscio lungo. Anche in questo caso, su una base di semplicità (lancio-recupero) si innesta una serie infinita di varianti. Indipendentemente dal tipo di zavorra impiegato, sia essa un semplice piombino di 1 g sia una bombarda di 30 g, si deve riuscire a farle percorrere una certa corsia d'acqua, mantenendola costantemente in "carreggiata" dall'inizio alla fine della strisciata. Certo, è impossibile controllare che, sott'acqua, la zavorra si stia comportando correttamente. Starà dunque al pescatore "possedere" la tecnica del recupero lineare in ogni suo fondamento. Il recupero lineare prevede un movimento omogeneo dell'esca rotante in una determinata fascia d'acqua. Raggiunta la profondità voluta, e dopo i preliminari dell'allineamento del filo, si gira la manovella del mulinello senza interruzioni o variazioni di sorta, equilibrando la velocità alla forza discendente del peso della zavorra. Le due forze, agendo in simbiosi, creano una condizione di stallo nel senso che la bombarda non scende né sale, ma procede sempre alla stessa profondità. Ridurre la velocità significa lasciare scendere progressivamente la zavorra, aumentarla invece vuol dire indirizzarla in direzione della superficie. Non è facile conquistare il giusto equilibrio perché si guida la zavorra al buio, comunque non è impossibile. Durante la strisciata, se il recupero è troppo rapido, si avvertirà in canna una strana sensazione di eccessiva fluidità; al contrario, se è troppo lento, si percepirà una sproporzionata resistenza della bombarda.

    Lineare con tremarella - Il nome ben illustra di cosa si tratta. La strisciata è esattamente quella del recupero lineare, cui va aggiunto il tremore del cimino. Questo tremolio dell'esca, unito alla sua rotazione, aggiunge un ulteriore stimolo al procedere lineare visto nella tecnica di base. Tenere la canna alta o bassa non fa alcuna differenza, purché venga rispettato il mantenimento delle corsie e si tenga il filo costantemente teso. Integrando i giri di manovella con impercettibili pompaggi di canna si rende l'esca ancora più attirante.

    Il Recupero a scatti veloci.

    E' un sistema assai stimolante con il quale ci si potrà sbizzarrire e usare tutta la propria fantasia nel variare la regola generale. Può essere attuato sul fondo o staccato da esso.

    Sul fondo - Si lancia con la canna tenuta bassa, indifferentemente se a destra o a sinistra. La bombarda deve arrivare sul fondo tenendo il filo in tensione ed eseguendo un breve recupero lento con il mulinello. A questo punto, una volta che l'esca si è avvicinata al fondo, improvvisamente si imprimeranno 2 o 3 giri di manovella con arresto istantaneo. Con la canna e il mulinello immobili e con il filo in tensione si aspetterà il rilassamento del cimino: questo sarà il segnale inequivocabile dell'avvenuto raggiungimento del fondo. Ora, tirando lentamente il filo con la punta della canna, si farà strisciare l'esca, facendole percorrere un tratto di circa 1 m e poi si eseguiranno, improvvisamente, altri 2 o 3 giri rapidissimi di manovella, ripetendo la sequenza di operazioni descritta.

    A mezz'acqua e in superficie - In questa tecnica è richiesta la massima attenzione e concentrazione. Si lancia questa volta a canna alta. Raggiunta la profondità desiderata, controllando la caduta della zavorra con un cronometro, si effettuerà un breve recupero, girando lentamente la manovella del mulinello: la bombarda, anche se trainata, tenderà a scendere. Improvvisamente si danno 2 o 3 giri velocissimi di manovella con arresto immediato; una frazione di secondo di attesa (questo è il momento della tocca) e di nuovo un recupero lentissimo e così a seguire, ripetendo le stesse azioni.

     

     

    Le Stagioni

    LA POSIZIONE DELLE TROTE NELLE 4 STAGIONI DELL'ANNO

    ESTATE-AUTUNNO

    Quando si comincia ad alzare la temperatura, le trote tendono a sostare in prossimità del fondo, ed in mezzo al laghetto sportivo. Consigliamo una pesca lenta, con la bombarda, calcolate che dovete arrivare il più in fretta possibile in mezzo al lago ed a una certa profondità. Come innesco, una doppia camola di miele è ottima.

     

     

    In Autunno, forse uno dei mesi migliori per la pesca di questo tipo, avremo le trote a pelo d'acqua. Adesso ci si può sbizzarrire con tutte quelle tecniche dette "veloci"; TREMARELLA che possiamo fare con i piombi, con gli slim, con i vetrini; come innesco, una sola camola innescata per intero, meglio ancora sarebbe il verme di terra tagliato; per la pesca lunga consigliamo tutte le bombarde gallegianti.

    INVERNO-PRIMAVERA

    In questo periodo dell'anno, le trote diventano più lente. E allora dobbiamo essere pazienti, e adottare una pesca un pò lenta. Le tecniche che funzionano, sono il SALTARELLO, la PENNA, e qualche piccola bombardina per pescare a fondo. Le esce da usare sono: doppia camola, verme e camola, tebo. Ricordiamo che le trote in questo periodo battono molto il sottosponda perchè questo è il periodo della frega.

     

     

    Le trote si svegliano dal torpore invernale. Vanno a caccia degli insetti che sostano a pelo d'acqua. Per chi è in cerca di emozioni forti consigliamo, la solita tremarella. Per chi cerca la mangiata dai 10mt in poi allora una pesca con delle bombarde gallegianti che possono andare dai 6gr fino ai 25gr. Per questo tipo di pesca l'innesco va molto curato. O si mette un Kaimano solo, interamente innescato, oppure camola-camola, o Kaimano-camola. La seconda camola va inserita con il doppio passaggio altrimenti si rischia di perderla nel lancio.


     

    L' attrezzatura

    LE CANNE

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    Ad oggi sono sette le canne da bombarda ed ognuna di esse con una spiccata personalità tecnica. Di base sono tutte potenti ma, in maniera differente da modello a modello per consentire all'azione di entrare in gioco nella fase cruciale della pesca. Le dosi di potenza e d'azione inserite in ogni modello, ne determinano la personalità che può essere sbilanciata o più verso l'una o più verso l'altra.
     Questo sbilanciamento è anche la caratterizzazione che distingue le canne per la pesca in superficie da quelle per la pesca in profondità. Infatti, la potenza oltre che per il lancio, serve anche nella pesca estiva in profondità dove, il peso della bombarda e la pressione dell'acqua, mettono in sofferenza la cima.

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    L'azione invece, aumenta il grado di sensibilità dell'intera canna e soprattutto aiuta il pescatore a meglio trasmettere all'esca le stimolazioni della tremarella. Da ciò si capisce che, a parità di potenza, in estate occorre un tipo di canna mentre in autunno, un'altra.
     Le sigle che distinguono le varie “ personalità ” di canna, fanno esclusivo riferimento all'azione. I dati di potenza invece, sono normalmente scritti sul retro della base ma, attenzione, non sempre sono credibili specialmente quando il range tra minimo e massimo è troppo ampio.

    “ 42 L ” = Light (Leggera) è questa la canna ad azione più parabolica. “Libidinosa” nella pesca a galla con bombardine di 6 – 10 grammi di peso.
    “42 ML” = Medium Light (Medio Leggera) - azione e potenza ottimali: 10- 15 grammi nella pesca a galla, 10 grammi nella pesca in profondità.
    “ 42 M ” = Medium (Media) – azione e potenza ottimali: 15- 20 grammi nella pesca a galla; 15 grammi nella pesca in profondità.
    “43 o 44 MH” = Medium Heavy (Medio Pesante) – azione e potenza ottimali: 20- 25 grammi nella pesca a galla; 20 grammi nella pesca in profondità. La “43MH” ha una cima ed un portacima con un'azione leggermente più morbida della “44MH” e quindi è molto più adatta nella pesca di superficie e di mezz'acqua quando occorre stimolare la trota con la tecnica della tremarella.
    “45 LD” = Long Distance (Lunga distanza) – da questa canna in poi, prevale la potenza sull'azione quindi, la potenza ottimale di questa canna è di 30 grammi .
    “45 HLD” = Heavy Long Distance (Lunga Distanza pesante) potenza ottimale 35- 40 grammi anche se tranquillamente consente di pescare con 5 grammi in più ed in meno.
    “45 HHLD” = Heavy Heavy Long Distance – potenza ottimale per guadagnare davvero sulla distanza di lancio rispetto al modello precedente è 45- 50 grammi .

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    Il numero che precede le lettere sta ad indicare la lunghezza della canna; esempio: 42 = 4,20 metri .
    Questo indipendentemente dal tipo di canna, telescopica o ad innesti. Ed a questo proposito, quale delle due? Anche per le canne da bombarda vale lo stesso discorso fatto per le canne da piombino, tecnicamente sono meglio quelle ad innesti: fusto sottile che più velocemente “taglia” l'aria nella fase di spinta del lancio, “ spina ” in dirittura naturale che garantisce nerbo e precisione nella mira, anelli sempre allineati che fluidificano la fuoriuscita del filo, curva perfetta, eccezionale reattività agli impulsi della tremarella e grande affidabilità. Ma, anche le telescopiche d'oggi, non scherzano purché montate con anelli di qualità.

    LA SPINA
    Ogni segmento di canna è costruito avvolgendo del tessuto in carbonio su di un mandrino. La saldatura o giunzione dell'ultimo strato da luogo ad una riga longitudinale chiamata spina. Un vero e proprio punto di forza che richiama alla memoria la spina dorsale del corpo umano. Se diritta permette di fare cose incredibili, se storta invece, di star male. Lo stesso vale per la canna che dà il meglio di sé in termini di potenza, di precisione di lancio e di tremarella, con le spine allineate. L'operazione di allineamento va fatta prima di montare la canna e la posizione ideale delle spine è opposta a quella degli anelli. Ma come trovare le spine? Nei pezzi grossi e rigidi, osservando attentamente il tessuto in carbonio. Si deve vedere una sottile linea longitudinale che corre lungo il pezzo. Nei pezzi piccoli e flessibili invece, quali il cimino tubolare ed il sottovetta, la spina è rilevabile soltanto con la loro flessione e rotazione. Il punto spina sarà quello dove la flessione risulterà più resistente.

    CONSIGLIO PER GLI ACQUISTI
    Le canne fondamentali per la pesca con la bombarda sono tre, che possono ridursi a due se i laghi del proprio territorio non richiedono il lancio a lunga distanza. Sono: la “42 ML”, la “ 42 M ” e la “43 MH”. Le altre vanno a completare specifiche esigenze: la “ 42 L ” è per godere in pesca con i fili sottili, la “44 MH” per la pesca in profondità estiva e le tre “LD” (Long Distance) per i grandi laghi dove spesso occorre lanciare oltre i cento metri.

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    Anellatura della canna telescopica.
    Dall'anellatura dipende la “salute” e l'efficienza della canna stessa. Per non metterla a rischio di rotture o per non alterarne le caratteristiche tecniche da nuda, bisogna sposarla ad anelli di qualità prestando attenzione alla loro misura e quantità.
    Ma, non solo. Bisogna anche evitare le legature troppo spesse e gli scorrevoli inutili.

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    Gli anelli migliori sono sicuramente i “ S.I.C .” della Fuji ma, costano un occhio della testa. Vale la pena montarli sempre come apicale e, se si vuole, sulle canne molto potenti. Garantiscono: sicurezza all'usura, una maggiore scorrevolezza ed un minor surriscaldamento del filo in tensione. Sulle altre canne invece, vanno benissimo gli anelli standard sempre della Fuji che oggi come oggi, hanno poco da invidiare ai nobili SIC. Il tipo consigliato è: a ponte medio-alto su tutte le canne fino alle “MH” (comprese quelle da piombino) e, a ponte basso, sulle più potenti.

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    Ma quanti ce ne vogliono?
    La regola dice: Tanti quanti ne bastano al filo per seguire la parabola della canna sotto sforzo. Non uno di più, non uno di meno.
    Posizione obbligata è la sommità d'ogni sezione dove l'anello diventa solidale con il fusto, da ponderare invece, quella degli anelli scorrevoli.
    Per capire esattamente dove vanno messi gli scorrevoli, bisogna flettere al massimo la canna e piazzare uno scorrevole fra un anello fisso e l'altro, dove si vede il segmento di canna inarcarsi troppo.
    Raramente si mette uno scorrevole sul terzo pezzo ma, non è da escludere a priori: dipende dall'azione della canna.
    La “ L ” e la “ UL ” ne sono l'esempio.
    Obbligatori invece, sono gli anelli scorrevoli sul cimino e sul portacimino per via dell'enorme carico di lavoro cui, questi sono costretti a sopportare durante il salpaggio al volo della cattura. Importante però, è non esagerare nell'uno o nell'altro verso.
    Metterne troppi potrebbe sbilanciare la canna in avanti mentre, metterne pochi, rischiare la rottura del pezzo.

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    NON TOCCATE I GIUNTI A SPIGOT di una canna ad innesti
    Al momento di assemblare una nuova canna ad innesti, raramente si riesce a far penetrare completamente il giunto maschio (spigot) nel giunto femmina. Rimane sempre fuori un tratto di uno o due centimetri. E' giusto così. Non cercate di forzare le parti e neppure pensate di carteggiare il maschio per far combaciare i due pezzi. Questo spazio è il margine di sicurezza che garantisce una più lunga vita alla canna.
    I giunti maschio e femmina sono in carbonio e lo sfregamento dell'apri e chiudi li consuma.
    I due centimetri circa lasciati dal progettista servono per compensare l'usura data dal tempo.


    IL MULINELLO

    Inizialmente è bene chiedersi: qual'è il compito cui deve assolvere il mulinello? 
    Contenere il filo e permettere il lancio e il recupero. 
    Bene, ce ne sono alcuni che è già molto se contengono il nylon e lo avvolgono, ma ne esistono anche altri equipaggiati con tutte le innovazioni che la tecnologia ha messo a punto in questi ultimi tempi.  Infatti, fino a qualche anno fa i mulinelli erano costruiti tutti nello stesso modo. La bobina alloggiava in una girante che ricordava, per la sua forma un bicchiere. Ma dopo ci si accorse che questi mulinelli erano tutt'altro che funzionali, dato che causavano inestricabili parrucche di nylon. Le imprecazioni di migliaia di pescatori che si trovavano ogni volta a doverle sbrogliare convinsero le ditte ad incominciare a costruire modelli a bobina esterna.

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    Il problema sorse quando ci si accorse che la forma della bobina non andava bene. Infatti prima si prediligevano quelle basse e larghe, ma bobine alte e strette avrebbero richiesto giranti troppo voluminose rendendo l'attrezzo scomodo da usare. La bobina esterna doveva avere una forma più compatta, tendente a quella di un quadrato. Di qui tutti gli studi portarono, dopo qualche anno, alla progettazione di bobine coniche, quelle che vanno per la più oggi.

    La loro forma, piuttosto allungata, simile a quella di un cono gelato segato a metà, permette al nylon in uscita di incontrare minore attrito e quindi di lanciare meglio e con minor sforzo arrivando ben oltre la distanza che sarebbe possibile raggiungere con una bobina tradizionale. Ma la conicità ha anche rivelato uno svantaggio, e cioè la facilità nel provocare parrucche dovute al fatto che le spire di nylon tendono a scivolare in avanti sovrapponendosi. A questo inconveniente si è rimediato introducendo un'altra miglioria tecnica: il recupero a spire incrociate o a doppio passo.

    MULINELLI PER LA PESCA IN LAGHETTO

    Nella pesca a striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante a differenza di altre tecniche dove si può considerare di seconda priorità. Dal suo corretto funzionamento dipendono, infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro, il mulinello deve possedere dei meccanismi e caratteristiche di ottimo livello. 

     

    Fra i tanti modelli sul mercato, ce ne sono alcuni veramente perfetti per le esigenze dello striscio in cava. Il problema, se non si pratica questa pesca già da qualche tempo, è casomai quello di capire quali sono i più adatti al tipo di necessità che noi abbiamo. Provate a entrare in un negozio e chiedere un mulinello da "laghetto", potreste sentirvi consigliare la quasi totalità dei modelli esposti sui ripiani. Per i mulinelli, infatti, non esiste una specializzazione così grande come per le altre attrezzature.
    Le canne per lo striscio leggero, ad esempio, si distinguono per maneggevolezza e per sensibilità, il mulinello da accoppiare loro dovrà quindi possedere le stesse caratteristiche. Dovrà essere uno di quelli concepiti per agevolare il lancio di microzavorre, avere dimensioni piccole o medie e bobina con diametro massimo di 45 mm. 
    Il mercato offre due tipi diversi di mulinello che differiscono nella concezione meccanica della sede raccoglifilo: quelli a bobina rotante fig 1.1. e quelli a bobina fissa fig 1.2. 

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    Fig.1.1 Mulinello a Bobina Rotante

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    Fig.1.2 Mulinello a Bobina Fissa

    In Italia a differenza che negli Stati Uniti prediligiamo i mulinelli a bobina fissa , quindi prenderemo in considerazione maggiormente questi.

    Avvolgimento incrociato ... Nel normale avvolgimento di vecchio tipo le spire vengono disposte semplicemente l'una sull'altra, più o meno strette a seconda della trazione. Ne risulta che alcune spire si incastrano in mezzo alle altre frenando il lancio e provocando parrucche durante il lancio successivo. Se nei mulinelli dotati di bobine tradizionali non succede frequentemente è solo perché il fascio di spire è molto sottile. In una bobina conica, invece, è larghissimo e le spire che possono essere trascinate via sono molte di più. Per questo motivo venne introdotto il riavvolgimento incrociato; tramite un doppio movimento di avantiindietro dell'alberino, dispone le spire in senso diagonale e non una accanto all'altra come nel riavvolgimento classico, evitando pasticci. Tenendo conto di quelle che sono le esigenze di lancio nella pesca a striscio in cava, si può subito capire perché una bobina conica e un riavvolgimento incrociato siano di basilare importanza, permettendo alla bombarda di arrivare più lontano grazie alla forma più lunga della bobina e al minore attrito.

    Sono abbastanza validi anche quei mulinelli dotati di bobina normale ma piuttosto larga, purché non inserita nella girante, allo scopo di facilitare le lunghe distanze.

    Rapporto di recupero... Un altro elemento da tenere in considerazione per la scelta di un mulinello da abbinare a una canna da trota in laghetto è il recupero. Ce ne sono di più lenti o velocissimi ma per questa pesca è meglio restare su un recupero medio. Quelli troppo veloci o lenti non consentirebbero un adeguato controllo del piombo. Un 5:1 (pari a cinque rotazioni per ogni giro di manovella) o un 5,2:1 può essere considerato ottimale, ma qualcuno li preferisce anche più veloci. Importante è che, una volta scelto un rapporto di recupero per un mulinello, lo si mantenga per tutti gli altri che si decide di acquistare. 

    Frizione anteriore o posteriore... In alcuni mulinelli questo fondamentale componente è situato davanti, sulla bobina. In altri il comando di regolazione si trova dietro al corpo. Il primo tipo di frizione si chiama anteriore, il secondo posteriore. Tutte e due possono venire usate per questo genere di pesca ma la migliore, in questo caso la più comoda, è senza dubbio quella più amata è la posteriore. 

    • Quando ci troviamo nella situazione di un pesce che mangia a grandi distanze (e capita spesso in laghetto) è sempre meglio avere la frizione tutta chiusa. Ma lasciandola sempre chiusa, anche dopo la ferrata, c'è il rischio di rompere il nylon nel recupero del pesce, soprattutto quando si trova nel sottoriva. Serve, per questo, una frizione che possa essere regolata con la massima velocità e praticità e quella che meglio risponde a tali requisiti è la posteriore. Solitamente la frizione posteriore è regolabile a scatti cui sono abbinati dei numeri. Per tararla sul carico di rottura del filo basta ricordare il numero corrispondente. Altrimenti si può frenare il nylon al momento tenendo una mano sul pomolo di regolazione.
    • La frizione anteriore, invece, non è altrettanto comoda e istintiva perché, dovendola regolare in velocità, si rischia di toccare con la mano il filo che esce dall'archetto. Inoltre non sarebbe pratico tenere continuamente la mano sulla bobina per stringere o mollare filo. Nulla vieta di avere qualche mulinello di un tipo e qualcuno dell'altro secondo le preferenze. Tenere tutta chiusa la frizione, comunque, è una buona abitudine da acquisire anche quando si pratica una pesca come la tremarella, dove il filo fuori non è molto. Una ferrata sicura e potente, anche se non eccessiva, è sempre indispensabile.

    Rullino Prendifilo In passato non ci si faceva tanto caso ma oggi il nottolino prendifilo è sempre più curato nella forma. Se una volta addirittura mancava o era costituito da un semplice cilindretto che permetteva al nylon di scivolare durante il recupero, oggi è stato protagonista di un enorme salto qualitativo. Esistono rullini guidafilo con o senza cuscinetto a sfera e, quelli che ne sono dotati, hanno il pregio di possedere una grande scorrevolezza anche quando la trazione è elevata. E' importante che il nottolino ruoti, altrimenti il filo si surriscalda e si rovina. E quando si rovina deve venire sostituito spesso, oltre a non essere più affidabile nei momenti critici. Questo discorso va rapportato soprattutto ai diametri impiegati e, nella pesca a striscio, nylon sono sempre piuttosto sottili per lanciare lontano.

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    Inoltre il rullino scorrifilo di grande diametro e montato su cuscinetto a sfera permette al nylon di diluire meglio la torsione eventualmente accumulata durante il recupero. Se non possiede il cuscinetto a sfera deve essere costruito, almeno, con materiali molto duri e ben levigati. Il migliore è il Sic, un carburo di silicio lavorato al diamante che, oltre a essere durissimo, possiede un grado di levigatura incomparabile. Ma il prezzo, purtroppo, ne risente non poco. Senza pretendere il meglio, la ceramica, l'allumina e l'hardloy vanno bene comunque. Piuttosto, è meglio scegliere un mulinello che abbia rullino di grandi dimensioni. 
    Un grande diametro permette al filo in tensione di essere riavvolto con un angolo meno stretto perché la superficie di contatto è maggiore. Tutto questo si traduce, ancora una volta, in più lunga durata della lenza e minori rischi di rottura.

    La Manovella L'ultimo elemento da tenere in considerazione è la manovella. Non deve essere troppo ampia, perché sarebbe scomoda nei recuperi e la pesca a striscio si basa proprio sul continuo lancio e recupero della lenza. Ognuno ha un braccio e una mano differente. Conviene, perciò, provarne qualc'uno diverso fino a trovare il più comodo da usare. Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato mulinelli dotati di doppia manovella. Lo scopo è quello di bilanciare il mulinello durante l'avvolgimento e offrire una presa immediata in ogni situazione grazie al fatto di avere due pomoli anziché uno solo. Chi preferisce la tradizionale manovella singola può trovare oggi anche mulinelli equipaggiati con sistema di bilanciamento, che consiste in un peso inserito nel rotore allo scopo di bilanciarne la rotazione. A voi la scelta.

    CONSIGLIO...  L'acquisto di un attrezzo è anche questione di gusti e ognuno ha la marca che preferisce. In genere, l'identikit del mulinello ideale per la pesca in Laghetto, secondo noi, è il seguente: peso dai 250 grammi per la pesca leggera ai 350 grammi per quella a distanza; frizione posteriore; bobina in metallo a profilo conico; avvolgimento a spire incrociate; rullino scorrifilo di ampio diametro su cuscinetto a sfera; rapporto di recupero da 5:1 a 5,4:1. Il tutto abbinato a una meccanica montata su almeno tre cuscinetti a sfera per assicurare recuperi fluidi e una buona durata.

    La placca portamulinello Le "morbidone" sono corte e maneggevoli: sono attrezzi che non richiedono il lancio forzato a due mani e, pertanto, la placca portamulinello può essere collocata bassa. D'altro canto la "tremarella" richiede che il calcio della canna debba far corpo unico con l'avambraccio e già questo non lascia alternative. Quindi, la distanza che deve intercorrere tra il tallone della canna e il piede del mulinello deve essere all'incirca pari alla lunghezza dell'avambraccio di chi pesca.

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    Bobina Coperta... Mulinelli a bobina carenata o coperta, come quelli che vediamo in questa pagina, non sono certo fra i più usati per striscio in laghetto. Si tratto, casomai, di modelli molto più adatti alla passata grazie ai vantaggi che offrono nell'uso di nylon particolarmente sottili, soprattutto perché con la bobina coperto è molto difficile formare le fastidiose parrucche. Pensandoci bene, però, questa importante caratteristica può tornare molto utile anche nello striscio leggero invernale, quando si usano nylon dello 0,16 o anche più sottili per lanciare lenze inferiori ai tre grammi.
    Un altro vantaggio dei mulinelli a bobina coperta sta nel fatto che per lanciare non è necessario ribaltare l'archetto. Nel caso dei Contact 400 che vediamo qui sopra basta far compiere alla manovella un mezzo giro all'indietro per liberare il filo; ilSarfix Royal Project della Foto in alto a sinistra, invece, ha un comodo pulsante sul davanti che è sufficiente schiacciare per preparare il mulinello al lancio. Entrambi hanno una leva di freno supplementare oltre alla normale frizione.

     

    LE BOMBRADE

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    Le bombarde per la pesca a striscio della trota possono essere di vari colori, forme e grammature; la domanda che un pescatore si pone quando arriva sul posto di pesca e sempre la medesima:

     "CHE BOMBARDA DEVO USARE OGGI? "

    Per rispondere a questa domanda, bisogna considerare innanzitutto in che periodo dell'anno siamo, le condizioni atmosferiche della giornata e guardare attentamente la superficie del lago per individuare le possibili "bollate", indice della presenza delle nostre prede.
    Il comportamento delle trote varia sempre a seconda del periodo dell'anno:

    • in inverno si trovano prevalentemente sul fondo vicino a riva ed anche imbrancate a galla, in una porzione d'acqua compresa tra i dieci centimetri ed il metro;
    • in primavera, le troviamo a mezz'acqua;
    • in estate, solo a grandi profondità
    • in autunno, imbrancate e abuliche, a pelo d'acqua.

    Si può procedere poi, alla scelta della bombarda che sarà determinante per la battuta di pesca.
    Ma ecco che si presenta un altro problema piuttosto complesso. Sulla bombarda ci sono delle indicazioni, che rappresentano il peso complessivo e la galleggiabilità o affondamento in acqua. Inevitabile, a questo punto, soffermarsi un attimo per capire bene cosa significa " galleggiabilità/affondamento ".

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    Queste sono i termini utilizzati per definire quanto affonda la bombarda in modo libero, solitamente rappresentata dalla lettera " G ".

    Una bombarda su cui leggiamo " 10 grammi - G3 " significa che stiamo usando una bombarda che pesa complessivamente 10 grammi , ma che in acqua affonda come se si utilizzasse un piombo puro da 3 grammi ; ciò dipende dal contrasto tra il peso dell'anima metallica e la galleggiabilità del corpo oppure, come nel caso delle bombarde Phantom , dal peso specifico del materiale plastico con cui sono costruite.
    Capito tale concetto, ci si può fare ora, una domanda: " Se usassi una bombarda da 20 grammi - G3, otterrei, in pesca, il medesimo risultato? "
    La risposta è NO.
    Perché?
    Perché entrambe, pur avendo in acqua lo stesso peso ( 3 grammi ), hanno corpi di volume diverso. La spinta dell'acqua dal basso verso l'alto è maggiore su quella col corpo più grosso e quindi, nella discesa libera è più lenta.
    Per compensare questa differenza di velocità, l'esperienza insegna che basta un grammo di peso in più o in meno nelle rispettive “G.” delle due bombarde in questione. (10 gr. G.3 = 20 gr. G.4 oppure 10 gr. G.2 = 20 gr. G.3).

    Un altro fattore molto importante è rappresentato dal fatto che l'anima in piombo, o similare, posta all'interno del corpo della bombarda può essere disposto in diverse posizioni: in avanti, in avanti e dietro, al centro e verso l'astina.

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    Tale disposizione permette alla bombarda di lavorare in modi differenti (assetto) che uniti ai vari tipi di recupero, moltiplicano in modo esponenziale le possibilità di pesca.

    Le bombarde col piombo sistemato al centro o alle due estremità del corpo, navigano in posizione supina e quindi richiedono una conduzione prevalentemente a canna bassa, variando la velocità di recupero con repentini cambi di direzione a destra e a sinistra.
    Le bombarde col piombo anteriore, hanno una predisposizione fisica alla discesa e alla risalita, rapide; quindi, sono particolarmente adatte ai percorsi strisciati a saliscendi alternando recuperi veloci a recuperi lenti.
    Le bombarde invece, col piombo posteriore (verso l'astina) hanno in pesca la stessa sensibilità di quelle ad assetto supino ma, con la tendenza alla discesa per il verso dell'astina nei momenti in cui sono rilasciate. Tendenzialmente vanno recuperate a canna alta.
    La costruzione della lenza è abbastanza semplice, bombarda, gommino di silicone per non schiacciare il nodo (probabile rottura), la girella tripla che favorisce molto la rotazione dell'innesco, un finale dello 0,16 - 0,14 la cui lunghezza dipende dal peso della bombarda, un amo compreso tra il nr. 4 e il nr.8 che dipende esclusivamente dell'innesco che si utilizza. Per facilitare un po' la gestione del terminale vi consiglio di utilizzare una lunghezza compresa tra 100 e 150 cm se si usa una bombarda da 8 a 12 grammi , da 150 a 180 se si usano pesi tra 15 e 25 grammi e oltre i 180 se si utilizzano bombarde molto pesanti da 30 in su. Per quanto riguarda il tipo di esche da usare, camole, caimani e lombrichi sono ottimali.
    Consiglio, qualora si voglia pescare a notevole distanza con bombarde superiori ai 30 grammi , l'utilizzo del lombrico per evitare la rottura delle camole durante il lancio e quindi sprecare energie inutilmente.
    Ricordo comunque che l'arma vincente per ottenere dei buoni risultati di pesca è il continuo allenamento, consiglio di frequentare laghi morfologicamente diversi in modo tale da incrementare la nostra esperienza rispetto ai comportamenti sempre diversi delle trote nei periodi dell'anno.

    I PIOMBINI PER LO STRISCIO E LA TREMARELLA

    Se nelle bombarde la velocità d'affondamento (G.) in acqua è determinata dal contrasto tra il peso dell'anima metallica e la galleggiabilità del corpo, nei piombini, che sono fatti di solo piombo, è determinata dal peso del piombo stesso e dalla sua forma.
    Certo, molto conta anche la mano del pescatore che deve sorreggerli durante il recupero ma, senza un aiuto da parte del loro stesso corpo, anche la più abile delle mani sarebbe in difficoltà.
    Partendo dal concetto fisico che una sfera di piombo lasciata cadere in acqua, arriva sul fondo prima della stessa schiacciata a foglia o resa sottile come filo di ferro, ben si capisce quanto sia importante nel piombino la forma fisica, soprattutto se associata al moto trainante dell'azione di pesca. Un esempio per capire quest'altro concetto, è la tavola da sci acquatico che, al traino di un motoscafo, è in grado di “sciare” sul pelo dell'acqua sopportando anche il peso di una persona. Lo stesso accade ai piombini lunghi e sottili che meglio di quelli corti e grossi, hanno la capacità di navigare in superficie.
    Ecco perché in circolazione si vedono piombini tozzi e snelli. Non è un capriccio commerciale ma, un'esigenza tecnica.

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    Fra i tanti comunque, quattro i modelli selezionati dal mondo agonistico meglio conosciuti sotto il nome di: “Saltarello”, “Short”, “Slim” e “Super Slim” .
    Per ciascuno di essi, ovviamente, una funzione. Ma, nella pesca 2+2 non fa mai 4 e perciò, non è da escludere a priori un loro utilizzo fuori regola come ad esempio, l'utilizzo di piombini lunghi e sottili sul fondo quando si tratta di sensibilizzare l'azione di pesca o di piombini tozzi in superficie quando, in partenza di gara, bisogna sveltire la manovra.

    Il saltarello è in assoluto, il piombino più “aggressivo”, progettato per strisciare sul fondo e in particolare, su fondali accidentati. Corpo a goccia e astina direzionale, gli permettono di saltare gli ostacoli del fondo e, quindi, di limitare gli incagli. Ottimo in inverno con la tecnica di pesca omonima ed in estate nella pesca in profondità.
    Grammature: da 2 a 12 grammi.

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    Lo Short è aggressivo quanto il Saltarello ma è particolarmente adatto nei recuperi in sospensione (mezz'acqua e superficie) su trote aggressive. E' rapido nei saliscendi subacquei ma, anche, estremamente permissivo nel lasciar passare, attraverso il corpo, i frenetici impulsi della tremarella.
    Grammature: da 1 a 5 grammi.

    Lo Slim è un piombino longilineo che, rispetto allo short, distribuisce i suoi grammi di peso su una maggiore superficie corporea. E' perciò meno irruente e quindi, adatto nella pesca di mezz'acqua e nei confronti di trote poco aggressive.
    Grammature: da 1 a 5 grammi.

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    Il Super Slim , lo dice il nome stesso, è un piombino lungo e molto sottile. Nel comportamento in acqua, molto somiglia alla tavola da sci acquatico ed è perciò, ideale nella pesca in superficie a basse velocità di recupero. Ma, non solo. E' anche ideale nella tremarella “sussurrata” cioè quella tremarella stretta e delicata che spesso bisogna produrre per far abboccare le trote indolenti.
     Il “super Slim” ha una scala di grammature che sale di mezzo grammo alla volta ma, che purtroppo si ferma ai tre grammi. La ragione è che diventerebbe troppo lungo e quindi, fisicamente, troppo delicato.


    PIOMBINI SPECIALI

    Oltre ai piombini in piombo ci sono poi anche i piombini in vetro. Si chiamano “ Ghost ” ma i pescatori preferiscono chiamarli “ vetrini ”. Due le caratteristiche principali: la trasparenza e la minore velocità d'affondamento data dal materiale vetro che in acqua pesa il 40% meno che in aria. In parole povere: un Ghost di 4 grammi in bilancia, ne pesa 2,40 in acqua. Dunque, maggiori possibilità di pescare leggeri lanciando più lontano.

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    Anche per i Ghost vale il discorso della forma corporea per sfruttare al massimo la possibilità di averli plananti o affondanti a seconda le circostanze. Ci sono infatti, Ghost di tipo “Short” e Ghost di tipo “Slim”. La scelta dell'uno piuttosto che dell'altro sarà, in funzione della profondità di pesca e della velocità del recupero che il pescatore vorrà attuare.
    Altro “piombino” speciale è la catenella si styls
    Gli effetti che in pesca si ottengono con questa “lenza-piombino” (tale è in realtà) sono:
    1) un affondamento più lento dell'esca rispetto ad un piombino “Superslim” di pari peso e quindi una maggiore capacità di “strisciare” in superficie a basse velocità di recupero;
    2) un migliore contatto canna / esca che sensibilizza l'abboccata e la trasmissione della tremarella.
    Ciò grazie alla distribuzione del peso degli styls su una maggiore lunghezza di filo che spesso supera i quindici centimetri. La catenella di styls è molto utilizzata nei laghi piccoli su trote schizzinose. Non è in vendita nei negozi di pesca perché è un prodotto facile da costruire e perchè i pescatori amano personalizzarsela. Ma per quanti tipi di catenelle si vedano in giro, nella sostanza, due soltanto sono quelle fondamentali su cui il pescatore può “giocare” con gli styls, sono: la catenella raggruppata e la catenella aperta.

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    La catenella raggruppata è lunga circa 15 cm ., è colma di styls del n° 20 e, normalmente, pesa attorno ai 4 grammi .
    L' aperta invece, è lunga circa 40 cm . (anche 30 – 50), ha styls del n° 16 o del n° 18 con molta aria tra l'uno e l'altro e, normalmente, pesa attorno ai 2 – 3 grammi .
    La loro costruzione tipo prevede:

    • girella sotto e sopra il tratto di filo scelto(tra 15 e 40 cm .) che deve essere di diametro sostenuto (0,22–0,25 mm.);
    • Styls quanti ne bastano per raggiungere il peso desiderato, del n° 16 – 18 o 20 schiacciati sul filo portante con un'apposita pinzetta.

    E' tutto. Da sapere resta solo che 4 styl del n° 20 fanno un grammo e che le misure 18 e 16 sono più piccole della 20.

     

    LE ESCHE

    Le esche per la pesca alla trota sono molte, vediamone alcune:

    LA CAMOLA DEL MIELE

    La camola del miele è la larva di una farfalla che depone le uova negli alveari e che subito dopo la schiusa si nutre del miele (da cui trae il nome) e della cera dei favi.
    Ne esistono di due tipi : quella piccola di colore giallo con sfumature grigie è reperibile in tutti i negozi di pesca, tenuta viva in scatoline di plastica contenenti appositi dischetti o strisce di cartone a struttura alveare.
    Deve essere innescata da sola su un amo sottile a gambo corto del n.8 o 9.
    Emette dei filamenti con cui si costruisce un bozzolo. L'altro tipo di camola del miele è più grande, di colore giallo tendente al bianco, non emette filamenti.
    Leggermente più difficile da trovare in commercio, è conservata fra trucioli di legno.
    La camola del miele, è un'esca valida soprattutto per gli inneschi rotanti destinati alle trote d'immissione,
    può essere usata da sola o in coppia in modo che giri perfettamente, oppure assieme ad altre esche come il verme o il caimano. E' ottima anche in estate quando l'acqua è calda e le trote rifiutano qualsiasi esca.

    La camola del miele va innescata su ami a filo sottile dal n.6 al n.8 a seconda che se ne usi una sola o in coppia. Generalmente è un'esca preferita più dall'iridea che dalla fario.

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    IL TEBO

    Chiamato dai pescatori "camolone", il tebo è un'esca nuovissima essendo stata importata dal Cile dove vive nei tronchi degli alberi, scavando lunghe gallerie.
    Si presenta come una grossa camola di 3 o 4 cm, di colore pallido, con il dorso più o meno rosso e la testa scura.
    Non possiede nessuna corazza come il caimano quindi come caratteristiche assomiglia ad una grossa camola del miele. E' reperibile nei negozi di pesca tenuto in scatoline contenenti una strana pasta.
    Viene utilizzato soprattutto dai garisti sulle trote d'immissione per convincerle ad attaccare grazie al particolare aroma che emana. Infatti a fine gara quando le trote non mangiano più perché sono spaventate o punte,
    per cercare di prendere ancora qualche pesce (le trote prese nell'ultima ora valgono oro) i garisti cambiano esca e su un piccolo amo innescano un tebo sfruttando l'aroma che emana l'esca tentando di migliorare il risultato.
    Si innesca da solo in modo naturale su ami che vanno dal n.4 al n.8 oppure in coppia con la camola del miele.

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    IL CAIMANO

    Si tratta di una grossa larva di colore marrone chiaro, ricoperta da una dura corazza che garantisce un innesco robusto. E' reperibile nei negozi di pesca all'interno di scatoline contenenti una particolare segatura.
    Viene utilizzato principalmente nelle gare  innescato in modo che giri perfettamente.
    E' un'esca eccezionale che per la sua particolare consistenza e durezza è in grado di tenere bene anche dopo svariati lanci e recuperi senza sfaldarsi.
    Va innescato infilando l'amo, normalmente abbastanza grosso, dalla coda per poi farlo uscire appena sotto la testa (la parte più grossa e scura). Data la sua consistenza è molto facile ferrare a vuoto, pertanto il caimano va impiegato con trote aggressive che attacchino l'esca con violenza e decisione.
    Si innesca una sola camola alla volta su un amo del n.5 o in coppia con la camola del miele su un amo del n.6.

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    IL LOMBRICO

    Può essere di vari tipi: di terra, californiano, olandese, veronese, e così via.
    Lo si conserva in una cassetta di legno alta circa 25cm e dotata di un coperchio forato per l'aerazione. All'interno si preparerà una lettiera composta da vermi9 di terra, terra di letame e torba. Per i vermi olandesi si aggiungeranno pezzetti di giornale bagnati e ridotti in palline.
    Cibo buono per tutti i vermi sono gli scarti di verdura.
    Il tutto, sempre ben umidificato, dovrà essere tenuto in un ambiente fresco: i colpi di caldo sono letali. I vermi morti dovranno essere tolti immediatamente.
    Come innescarlo:il verme sarà bucato sulla testa e fatto scorrere su per il gambo dell'amo (del n. 6-8). Oltrepassati il nodo e la paletta per circa 1,5 cm, si fa fuoriuscire la punta. La coda del verme dovrà essere troncata se sarà più lunga di 1cm. 

    VERMONE E' un gigantesco verme di terra che si conserva come gli altri suoi simili più piccoli, meglio, però, se in una lettiera composta dalla terra del luogo in cui è stato raccolto. Lo si riconosce non solo per le dimensioni, ma anche per l'enello vicino alla testa e la pancia di colore più chiaro.
    Il verme è da sempre l'esca più classica per la trota.
    Con il termine generico "verme" indichiamo svariati tipi di lombrichi che possono avere spesso impieghi differenti. Noi parleremo dei tre tipi più importanti ed usati nella pesca al tocco in torrente e in laghetto : verme di terra, di letame e d'allevamento.

    • Incominciamo con il verme di terra : è il tipico lombrico che si trova nei prati, è molto grosso e lungo di colore rosa tendente al grigio, di solito se ne innesca solo metà, la parte più tozza per realizzare inneschi rotanti molto validi soprattutto per la trota fario d'immissione. Va innescato sull'amo infilandolo dalla testa (la parte più scura) per poi farlo fuoriuscire a circa un terzo della lunghezza, in caso sia troppo lungo tagliatelo due centimetro sotto l'amo.

      Per pescare le trote d'immissione con il verme da terra non abbiate paura ad usare ami molto grossi (rendono facile l'innesco e la rotazione) con gambo lungo, del n.2 o del n.4 ; invece per le trote selvatiche bisogna sempre usare ami più piccoli, gambo lungo del n.6 o del n.7 o se preferite ancora più piccoli.

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    Il verme di letame, in realtà è un mini lombrico che vive nel letame. Piccolo e sottile, è di colore rosso con riflessi verde-argento. Viene usato spesso in inverno per pescare con il galleggiante le trote svogliate sottoriva. Bisogna innescarlo in modo che non ci sia la rotazione, deve essere utilizzato su una montatura leggera che lo faccia lavorare nel modo più naturale possibile. Risultano più adescanti quelli prelevati da un letamaio vecchio perché sono meno acidi, attenzione ad innescarli sull'amo perché può fuoriuscire il liquido interno che é molto sgradevole.
    Va innescato singolo o in coppia su ami del n.7 o del 10, a gambo lungo.

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    Il verme d'allevamento è il più utilizzato per le sue particolari caratteristiche.
    Di colore rosso tendente al bruno, è una ottima esca per le sue dimensioni. Di diametro sui sei millimetri, una volta innescato tende ad allungarsi di meno a differenza dei suoi simili, per questa caratteristica durante la rotazione è molto più stabile e tiene bene anche le velocità più forti.
    Viene utilizzato principalmente nelle gare, è facilmente reperibile nei negozi di pesca, conservato in scatoline di plastica tra terriccio umido e scarti di caffè.
    Deve essere innescato su ami del n.2 o del n.4 come per il verme di terra.

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    Innesco corretto del Verme, in
     questo modo l'esca tenderà a ruotare su se stessa.

    ZUCCHERINI

    Si tratta di un'esca galleggiante costituita da un cilindretto in materiale spugnoso simile a una gomma da masticare ma molto più morbida. Vedrete molti pescatori che mentre si dedicano al nostro hobbie preferito ne mangiano qualc'uno. Sicuramente schifati, li vedrete subito sotto un brutto occhio, bhe, dopotutto sono proprio quei zuccherini che più o meno andiamo tutti pazzi comprandoli al bar. Comunque consigliamo di non mangiarli in nessun caso dato che molti vengono trattai con arome attiranti e particolari conservanti che non sono consoni all'alimentazione umana.

    Generalmente chiamato "Zuccherino", più propriamente il suo nome è Mallows.

    I mallows possono essere aromatizzati alla vaniglia o al formaggio e si gonfiano un poco nell'acqua circondandosi di un alone sapido molto appetito dalle trote.

    I mallows si usano principalmente, e con risultati davvero ottimi nella pesca ferma sul fondo. Se utilizzati a striscio o a tremarella, lo zuccherino disperde in fretta la sua aroma rendendo necessaria una sostituzione molto frequente che rappresenta una notevole perdita di tempo.

    Tuttavia, in virtù dell'azione galleggiante, si tratta di una validissima alternativa alla pallina di polistirolo per mantenere il boccone sollevato dal fondo.

    In questo caso si innesca prima lo zuccherino, fino a coprire la legatura dell'amo, e poi si infila la camola o il verme.

    In commercio esistono zuccherini di vari colori che conviene provare per trovare quello migliore a seconda della giornata. Il bianco, però, può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica per la pesca di superficie nella seconda metà della primavera, quando il vento trasporta sull'acqua i bianchi.

     

    ALTRO

    IL MONOFILO

    Nella pesca a striscio, la possibilità di raggiungere le distanze di lancio necessarie per insidiare le trote, non dipende soltanto dalla potenza della canna o il maggior peso della zavorra, ma deriva dal coordinamento di tutto un insieme di piccoli accorgimenti.Gli esperti  garisti sanno bene che, trascurare uno di loro, significa annullare totalmente i benefici apportati dagli altri.

    La canna certo è importante, e importanti sono anche il mulinello o il gesto del lancio, ma il diametro del filo e la sua quantità caricata in bobina lo sono forse di più.

    Il diametro ( simbolo Ø) rappresenta lo spessore del filo; esso è molto importante perchè scegliendo un monofilo di un diametro rispetto ad un'altro dovremo prendere in considerazione che cambiano anche le proprietà di tenuta e durezza dello stesso.

    Infatti, si deve guardare con attenzione che non sia ne troppo rigido, ne troppo elastico. Poiché, in questo tipo di pesca, la lenza  viene svolta e riavvolta innumerevoli volte, avere un monofilo troppo rigido significa troppo spesso finire aggrovigliati in fastidiose parrucche, mentre avere un monofilo troppo elastico significa annullare la rapidità di risposta della canna in carbonio in fase di ferrata. 

    La malleabilità di un filo sottile non è quindi paragonabile a quella di un'altro più grosso; il filo morbido rende fluido lo svolgersi delle spire in uscita dal rocchetto e riduce al minimo l'attrito prodotto al contatto tra filo e anello.

    Il diametro 0,18 è il giusto compromesso tra fluidità e carico di rottura necessario all'estrazione al "volo" della preda. Ciò nonostante qualcuno azzarda addirittura l'utilizzo di uno 0,14 in bobina; in ogni modo si deve tenere presente che l'uno o l'altro diametro, da soli, non sono in grado di sopportare lo strappo di un lancio di bombarde pesanti 30 o 40gr, ma di pesche molto leggere tipo tramarella o saltarello leggero con zavorre che non superano i 10gr.

     

     

    Altro elemento fondamentale è la tenuta al nodo. Infatti potremo avere il miglior monofilo in commercio, ma se non sappiamo come legarlo e rispettarlo, avremo di certo speso male i nostri soldi ugualmente. Vediamo quindi alcune raccomandazioni generali per la congiunzione di due monofili:

    1. Bisogna evitare, se possibile, la congiunzione di due fili con caratteristiche contrapposte, per esempio, uno rigido e l'altro più morbido. In caso contrario ne conseguirebbe che quello più rigido potrebbe indebolire l'altro, determinandone la rottura anche sotto l'effetto di una minima trazione.
    2. Gli avvolgimenti delle spire devono essere uniformi, come uniforme deve essere anche la tensione esercitata nel serrarle.
    3. Ogni pezzo di filo che dovrà sottostare alle tensioni di un nodo deve essere sottoposto ad un preventivo riscaldamento, passandolo 4 o 5 volte tra i polpastrelli del pollice e dell'indice.
    4. Prima di stringere le spirali larghe di un qualsiasi nodo è bene inumidirle per lubrificarle e facilitarne lo scorrimento durante la deformazione.
    5. A fine operazione ogni legatura dovrà essere sottoposta a una tensione uniforme ed energica.


    CONSIGLIO ...    Molti frequentatori assidui di laghetti, nonché molti garisti, preferiscono all'inizio dell'anno di pesca, comprare molto filo (esistono in commercio bobine da 100 fino a 1000m, economicamente molto convenienti) che durante la stagione cambiano con frequenza, addirittura ogni volta che viene usato, al posto di comprare un filo costosissimo e di alta qualità per tenerselo in bobina  più mesi. Questo è spiegato dal fatto che, anche se il filo è buonissimo, si usura e corrode ugualmente soprattutto alla luce del sole e al contatto con l'acqua. 
    E' sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese, cambiare con frequenza il filo.

    Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alla preferenza e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso.

    http://www.laghettodelcigno.com/attrezzatura/filoc.jpg

    I trotisti hanno due esigenze: l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda.
    Alla perfetta rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.

    Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del braccio finale non è consigliato solo per la minore visibilità, ma soprattutto perché facilita la rotazione dell'esca.

    Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16. 

    Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.

    CONSIGLIO ... Ecco una tabellina che illustra i diametri dei monofili da utilizzarsi con le varie canne da striscio così da ottenere la migliore resa durante le fasi di lancio, recupero, ferrata e, soprattutto, di rotazione dell'esca. Ricordiamo che il diametro del filo della lenza terminale potrà variare, ma essere sempre inferiore a quello della lenza madre. La rotazione dell'esca è facilitata da un terminale sottile. 

     

     

    Tipo di striscio

    Ø filo in bobina

    terminale

    Ø

    lunghezza

     

     

    2-5 gr

    14-16

    12-14

    40-80 cm

    4-8 gr

    16

    14-16

    60-100 cm

    10-12 gr

    16

    16

    150 cm

    15-20 gr

    16

    16

    150-200 cm

    25-40 gr

    18

    16

    150-250 cm

     

    LE GIRELLE

    La girella è un piccolo attrezzo che spesso da molti non viene neanche considerato.
    Consiste in un filo di lega di ferro piegato e costruito in modo da formare normalmente due piccoli anelli uniti tra di loro da un cilindretto. Essa principalmente ha la funzione, data la sua forma, di migliorare il movimento della montatura impedendo che il filo di nylon si pieghi. Attrezzo veramente fondamentale per una buona battuta di pesca, in commercio ne esistono di molti tipi che si distinguono principalmente dalla presenza o no del moschettone. Con il moschettone vengono utilizzate per attaccare ad esempio alla lenza madre una montatura e permettere il ricambio veloce con un altra; può essere migliorata aggiungendo una o più girelle permettendo così allo stesso tempo una funzione di rotazione, con il moschettone presentano una o due girelle.
    Senza il moschettone, vengono utilizzate normalmente solo per far girare meglio l'esca. Queste si usano nella parte finale della montatura, di solito sotto i piombi, una se si pesca con l'esca al naturale, doppia o tripla se si pesca a striscio con la rotazione.
    Nel caso della pesca a striscio se non si utilizza almeno doppia dopo pochi minuti bisogna cambiare il finale perché, dato che la velocità di rotazione dell'esca è maggiore a differenza di quella del filo di nylon, si formerà inesorabilmente una parrucca ( il filo piegandosi si accartoccia su se stesso).
    Le misure che si utilizzano di più nella pesca alla trota in torrente vanno dal n.12 al n.18.

    http://www.laghettodelcigno.com/attrezzatura/girell.gif

    http://www.laghettodelcigno.com/attrezzatura/girelldue.gif

    GIRELLA TRIPLA

    E' un piccolo accessorio molto importante soprattutto nella pesca della trota in laghetto e in torrente. Serve, come la girella normale, a demoltiplicare in modo più efficace la torsione del basso di lenza a cui è legato l'amo. Spesso in queste specialità si fa uso di inneschi così detti rotanti, ossia che girano su se stessi durante il recupero o sospinti dalla corrente attirando l'attenzione delle trote e stimolando l'istinto aggressivo. Nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca. Ecco perché è necessario mettere sulla lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Le aziende specializzate nella pesca in laghetto hanno da tempo realizzato particolari girelle triple che servono benissimo a tale scopo. Esse si piazzano tra la zavorra e il finale di lenza.


     


    Regola del Vento

    La regola del vento, fa parte di quelle regole fondamentali che tutti i pescatori dovrebbero conoscere quando per la prima volta si accingono a pescare in un laghetto a loro sconosciuto. Viene considerata come regola dato che in generale è considerato come aspetto fondamentale per fare una buona pescata e quindi riempire il cestino di pesci. Infatti, un particolare che a molti sfugge all'entrata in un laghetto sportivo è la direzione del vento, che con un po' di accortezza ci può mostrare fin da subito dove si trovano i pesci.

    Spesso, soprattutto in primavera ed estate, il vento fornisce una validissima indicazione sulla posizione delle trote.

    Premettiamo subito, che però questa regola è efficace se non si sono verificati bruschi cambiamenti di tempo nelle ultime ore, e la direzione del vento si mantenga costante da qualche giorno.Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti: 

    1. Primo è che increspando la superficie dell'acqua, la riossigena, aspetto fondamentale per le trote dato che spesso i laghetti hanno un livello di ossigeno appena sufficiente per la loro sopravvivenza; 
    2. Secondo, è il relativo movimento di masse d'acqua, così da rimescolare il lago nei vari strati, portando l'acqua calda o fredda (a seconda delle stagioni) in profondità e in superficie;
    3. Terzo fattore è  che il vento porta sempre con se varie quantità di fogliame, insetti, polveri, ecc.. richiamando in superficie i pesci attratti dal rumore, sia per fame che per semplice curiosità, che provocano cadendo in acqua. Oltretutto c'è da sottolineare che le trote di allevamento sono abituate fin da piccole ad associare il rumore provocato dal vento, al mangime che veniva loro somministrato nelle vasche di allevamento, così accorreranno per verificare la presenza o non del cibo.

    Quindi conviene sempre provare dove il vento increspa la superficie aumentando il tenore d'ossigeno disciolto nell'acqua. In più, il continuo moto ondoso verso una determinata sponda crea un movimento naturale di cibo che richiama le trote da quella parte, oltre al fatto (come detto sopra) che l'aria stessa trasporta sulla superficie del lago insetti e altri generi commestibili.

    Il vento però, non ha la stessa influenza su tutti i laghetti e molto dipende dalla loro conformazione. Se il lago è molto esteso le trote si troveranno quasi certamente verso la riva posta contro vento. Se invece, è più piccolo e il vento spira da qualche giorno nella medesima direzione è facile trovarle anche lungo la riva opposta, che resta riparata, ma più in profondità.

    Questo perchè il movimento dell'acqua sospinta dal vento in superficie batte contro la riva e ricade sul fondo dando origine ad una corrente subacquea di senso contrario. Si tratta, però, di una situazione difficile da valutare poichè dipende in gran parte dalla temperatura del lago nei vari strati di profondità e quindi dal clima e dalla stagione (l'acqua più calda sale, mentre quella più fredda scende).

    In definitiva, la regola del vento consiste nel pescare sempre contro vento!

     

     

  •  

  • Fine articolo

 

 PARTE I - LA TROTA IRIDEA

 

I.1 – DESCRIZIONE (Oncorhinchus mykiss)

 

Nome: la Trota Iridea ha sempre rappresentato un problema di classificazione per gli ittiologi a causa delle sue innumerevoli forme e varianti. Infatti inizialmente venne classificata come Salmo Gairdneri per quelle distribuite sul versante Pacifico Nord-America, e come Salmo Mykiss sul versante Pacifico Nord-Asia. Successivamente studi più approfonditi hanno evidenziato che appartenevano più precisamente al genere Oncorhinchus e non al genere Salmo.

In Italia uno dei nomi più diffusi è "trota americana" (appunto per le sue origini derivanti dal continente Americano), "trota arcobaleno" o "trota Iridea" (per la sua caratteristica livrea ad arcobaleno/iride).

 

Origini: originaria del Nord America, la Trota Iridea è stata introdotta nelle nostre acque e quelle europee verso la fine del secolo scorso, presentando subito innumerevoli problemi di acclimatamento a causa delle diverse condizioni dell'ambiente e per questo raramente è in grado di riprodursi autonomamente.

Sul principio l’immissione in acque libere dette ovunque risultati deludenti, per l’incapacità dell’iridea di riprodursi nelle nostre acque, ma, a differenza della fario, la più facile possibilità di allevarla artificialmente dette poi il via ad una vera e propria industria di troticoltura, sia per ripopolare i corsi d’acqua, sia per incrementare un mercato ittico in continua espansione.

 

 

                                                  la pesca

PESCE SPORTIVO

La Trota Iridea è  in assoluto  il pesce più  insidiato nei laghetti di pesca sportiva,

dove viene seminata giornalmente, grazie alla facilità di adattamento,  tolleranza

ad acque "meno pure" e in particolare per il suo carattere aggressivo.

 

Riproduzione: nonostante la sua capacità di adattarsi all'ambiente, allo stato libero, la Trota Iridea raramente si riproduce nelle nostre acque. Questo perchè la femmina, raggiunge la maturità sessuale intorno ai due o tre anni, si trasferisce a valle in acque ricche di cibo, mentre il maschio sessualmente maturo a 2 anni, resta nei luoghi abituali. Inoltre la deposizione delle uova avviene tra novembre e marzo quando le acque più tiepide non sono indicate per una normale fecondazione, che a differenza della fario richiede acque a temperatura maggiore.

 

L'Inseminazione delle uova partecipano normalmente due maschi, uno più grande e l'altro più piccolo della femmina. Vengono deposte sul fondale (meglio se ghiaioso) da mille a cinquemila uova di colore rosa-arancione, del diametro di circa cinque millimetri, le quali si schiuderanno nel giro di un mese.

 

La crescita può variare notevolmente a seconda dell'ambiente in cui vive e come si adatta, generalmente comunque si sviluppa:

 

1° anno

10/15 cm

2° anno

20/25 cm

3° anno

30/40 cm

Risultati positivi potrebbero aversi in bacini chiusi in cui siano assenti le fario, ma si tratta per lo più di casi sporadici e non sempre accertati.

Per questo l'Iridea viene fatta riprodurre artificialmente in stabilimenti ittiogenici consentendo così il costante ripopolamento di corsi d'acqua e laghi, dai quali sarebbe altrimenti scomparsa.

 

Caratteristiche Fisiche: simile nell’aspetto alla Trota Fario, presenta alcune caratteristiche marcate e sufficienti a consentire la distinzione fra le due specie. Infatti, l'Iridea ha l'apertura boccale meno ampia, il corpo più slanciato, il  muso più tozzo e la testa più piccola. La coda è più incisiva, in contro ha tutte le altre pinne meno sviluppate.

La femmina ha il muso più arrotondato e corto rispetto a quello del maschio. La mascella inferiore non presenta la tipica forma a "becco" che distingue il maschio dalla femmina. La livrea tende ad essere più chiara nei periodi di riproduzione sempre rispetto al sesso opposto che si colora di un rosso-verdone vivo. Presenta all'interno della pancia, soprattutto in autunno, la presenza di due cordoni di uova rosa-arancioni.

Il maschio presenta una mascella  inferiore del muso, stretta ed allungata. Questa forma caratteristica della mascella viene chiamata in gergo "becco". Nel periodo che procede la riproduzione non è difficile notare, all'interno dei pesci, dei cordoni biancastri che costituiscono il seme per fecondare le uova.

                                  

NON SOLO LAGHETTO

La Trota Iridea non viene seminata solo in laghetto ma anche in torrente dove ha

dimostrato di adattarsi molto bene ed essere efficace durante le gare di pesca sportiva.

Da noi non riesce a riprodursi spontaneamente e per questo viene fatta oggetto di allevamento intensivo.

 

Livrea: la livrea costituisce l'elemento più inequivocabile di distinzione tra la Fario e l'Iridea; sovente caratterizzata da una colorazione roso-purpurea (da qui l'appellativo di "trota arcobaleno") lungo tutta la linea laterale con sfumature verde bruno sul dorso, i fianchi sono leggermente più chiari con il ventre biancastro. Il mantello dell'Iridea ha una tipica punteggiatura fatta di tante piccole macchioline nere cha vanno dalla testa alla coda.

Mancano le macchioline rosse della fario.

 

Adattamento: seppur con tutti i problemi che ha avuto, e che tuttora ha, soprattutto nella riproduzione, la Trota Iridea si è adattata bene alle nostre acque. Questo è dovuto in particolare alla sua tolleranza in fatto di temperature, caratteristiche bio-chimiche, ossigenazione dell'acqua e popolazione, sopportando acque meno pulite. Per questo motivo, e anche perché cresce molto più rapidamente rispetto alla Trota Fario, viene fatta oggetto di attività intensiva di pescicoltura in Italia.

 

Dove trovarla: la Trota Iridea non ha un vero e proprio habitat particolare, infatti è dimostrato dalla possibilità di pescarla quasi ovunque. Le zone in cui le iridee sono più frequenti in torrente sono le acque schiumose, ai margini delle correnti più forti, dietro i sassi; rispetto alla fario, si dimostra più mobile e predilige le correnti piuttosto uniformi e non troppo violente dove può anche condurre vita di gruppo. Tenendo presente appunto non ama le forti correnti, la si può trovare pertanto nei punti in cui queste rallentano e il fondo sprofonda in buche e avvallamenti, oltre che all'ombra di alberi frondosi e sotto radici sommerse, arcate di pontili. La si insidia negli spazi liberi e nei corridoi fra folta vegetazione acquatica, meglio se l'acqua è poco veloce.

 

I-2. COMPORTAMENTO

 

Alimentazione: più vorace della Trota Fario, l'Iridea ha le stesse abitudini alimentari: larve e insetti (specie nel primo stadio giovanile), vermi, crostacei, avannotti e pesciolini (anche della stessa specie); uova d'altri pesci.

Rispetto alla Trota Fario, è d'indole meno pigra e diffidente, infatti lascia più volentieri la tana per andare a caccia di cibo, attaccando branchi di pesciolini. Spesso si avvicina anche agli stivali dei pescatori, attratta dalla semplice curiosità.

Può raggiungere gli otto chilogrammi di peso e la sua alimentazione può dirsi onnivora.

 

Comportamento: nella pesca alla Trota Iridea in laghetto a differenza che nei torrenti, è fondamentale pescare sempre sopra i grandi branchi che si formano in determinate posizioni a seconda della stagione. In torrente l'acqua del corso è più o meno della stessa temperatura quindi, se insidiamo l'Iridea sappiamo anticipatamente che si troverà in quella particolare posizione, che varierà a seconda dei mesi e cambiamenti climatici. In laghetto, il problema più grosso è quello di capire quali sono le posizioni in cui le trote andranno a mettersi, in funzione delle stagioni, delle condizioni del tempo e del laghetto, avendo a che fare con masse di acqua estese in cui la temperatura dell'acqua può variare notevolmente. Il problema si aggrava ancor di più se il laghetto in questione è di origine artificiale, derivanti da escavazioni di ghiaia e sabbia, in cui non si hanno punti di riferimento con rive e fondali uniformi.

Quindi, per trovare all'interno del laghetto i branchi di trote, dovremo far leva sul motivo che stimola il pesce a spostarsi da una posizione rispetto ad un'altra. I motivi dei spostamenti attribuibili alla Trota Iridea sono principalmente cinque:

 

  • esigenze alimentari
  • esigenze riproduttive
  • temperatura dell'acqua
  • livello di ossigenazione 
  • esposizione al vento

 

Questi fattori sono complementari tra di loro e varieranno tutti in rapporto alla variazione di uno solo di essi, quindi è bene prenderli tutti in considerazione allo stesso modo sapendo ad esempio che quando la temperatura dell'acqua si abbassa vuol dire che si entra nella stagione riproduttiva dove l'alimentazione della trota cambia, il livello di ossigenazione aumenta e a causa del freddo il vento reciterà una parte differente che in estate; il relativo posizionamento delle trote sarà infatti diverso.

Entrando in un laghetto la prima volta, invece, capita spesso di rimanere disorientati ed è necessario un minimo di frequentazione per capire innanzitutto com'è fatto, quali sono i punti più profondi e come scendono le rive, e quindi imparare a prevedere il comportamento e gli spostamenti dei pesci nelle diverse stagioni.

 

Le Bollate: la situazione sicuramente più facile e che salta all'occhio maggiormente, per individuare i grossi branchi di trote, è quando sostando in superficie (o a pochi metri più sotto) immancabilmente qualcuna di queste salta fuori dall'acqua o "bolla" gli insetti sulla superficie. Quindi osservando fin da subito il laghetto potremo capire molte cose, da come mangiano, come si muovono e soprattutto dove si trovano.

Verremo facilitati, se sappiamo già precedentemente che la situazione si verifica maggiormente in primavera e autunno, quando le trote trovano a galla le condizioni ottimali. Nel primo caso perché i raggi del sole incominciano a scaldare i primi strati superficiali, così da rendere l'acqua del lago leggermente più calda che non in profondità; nel secondo caso, al contrario, perché gli strati più alti sono i primi a raffreddarsi dopo le torride temperature estive .

Il tutto, comunque varia molto, anche in relazione al tipo di lago, infatti un lago grande e profondo impiega molto più tempo a modificare la propria temperatura, risentendo meno degli sbalzi, quindi le trote tardano a modificare le loro abitudini. A risentire maggiormente della temperatura esterna saranno quindi i laghi più piccoli e i punti meno profondi, che sono i primi a scaldarsi e a raffreddarsi in seguito al mutare del clima.

 

Il Vento: il vento è un'altro fattore importante per prevedere gli spostamenti delle trote. Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti: il primo è che increspando la superficie dell'acqua, la riossigena, aspetto fondamentale per le trote dato che spesso i laghetti hanno un livello di ossigeno appena sufficiente per la loro sopravvivenza; secondo, è il relativo movimento di masse d'acqua, così da rimescolare il lago nei vari strati, portando l'acqua calda o fredda (a seconda delle stagioni) in profondità e in superficie; terzo fattore è  che il vento porta sempre con se varie quantità di fogliame, insetti, polveri, ecc.. richiamando in superficie i pesci attratti dal rumore, sia per fame che per semplice curiosità, che provocano cadendo in acqua. Oltretutto c'è da sottolineare che le trote di allevamento sono abituate fin da piccole ad associare il rumore provocato dal vento, al mangime che veniva loro somministrato nelle vasche di allevamento, così accorreranno per verificare la presenza o non del cibo.

Quindi, una regola fondamentale in laghetto, sarà quella di capire subito in che direzione tira il vento (parliamo sempre di vento costante, non a raffiche), e successivamente pescare lanciando in direzione contro vento (dove il moto delle onde batte contro la riva) nelle zone in cui l'aria increspa l'acqua.

 

La regola del Vento

La regola del vento, fa parte di quelle regole fondamentali che tutti i pescatori dovrebbero conoscere quando per la prima volta si accingono a pescare in un laghetto a loro sconosciuto. Viene considerata come regola dato che in generale è considerato come aspetto fondamentale per fare una buona pescata e quindi riempire il cestino di pesci. Infatti, un particolare che a molti sfugge all'entrata in un laghetto sportivo è la direzione del vento, che con un po' di accortezza ci può mostrare fin da subito dove si trovano i pesci.

Spesso, soprattutto in primavera ed estate, il vento fornisce una validissima indicazione sulla posizione delle trote.

Premettiamo subito, che però questa regola è efficace se non si sono verificati bruschi cambiamenti di tempo nelle ultime ore, e la direzione del vento si mantenga costante da qualche giorno.Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti:

 

  • primo è che increspando la superficie dell'acqua, la riossigena, aspetto fondamentale per le trote dato che spesso i laghetti hanno un livello di ossigeno appena sufficiente per la loro sopravvivenza; 

 

  • secondo, è il relativo movimento di masse d'acqua, così da rimescolare il lago nei vari strati, portando l'acqua calda o fredda (a seconda delle stagioni) in profondità e in superficie;

 

  • terzo fattore è  che il vento porta sempre con se varie quantità di fogliame, insetti, polveri, ecc.. richiamando in superficie i pesci attratti dal rumore, sia per fame che per semplice curiosità, che provocano cadendo in acqua. Oltretutto c'è da sottolineare che le trote di allevamento sono abituate fin da piccole ad associare il rumore provocato dal vento, al mangime che veniva loro somministrato nelle vasche di allevamento, così accorreranno per verificare la presenza o non del cibo.

 

Quindi conviene sempre provare dove il vento increspa la superficie aumentando il tenore d'ossigeno disciolto nell'acqua. In più, il continuo moto ondoso verso una determinata sponda crea un movimento naturale di cibo che richiama le trote da quella parte, oltre al fatto (come detto sopra) che l'aria stessa trasporta sulla superficie del lago insetti e altri generi commestibili.

Il vento però, non ha la stessa influenza su tutti i laghetti e molto dipende dalla loro conformazione. Se il lago è molto esteso le trote si troveranno quasi certamente verso la riva posta contro vento. Se invece, è più piccolo e il vento spira da qualche giorno nella medesima direzione è facile trovarle anche lungo la riva opposta, che resta riparata, ma più in profondità.

Questo perchè il movimento dell'acqua sospinta dal vento in superficie batte contro la riva e ricade sul fondo dando origine ad una corrente subacquea di senso contrario. Si tratta, però, di una situazione difficile da valutare poichè dipende in gran parte dalla temperatura del lago nei vari strati di profondità e quindi dal clima e dalla stagione (l'acqua più calda sale, mentre quella più fredda scende).

In definitiva, la regola del vento consiste nel pescare sempre contro vento!

 

 

 

I.3 - COMPORTAMENTO INVERNALE

 

Le ore di sole si riducono  progressivamente, i raggi sono sempre meno  intensi e caldi. Il freddo si fa veramente pungente. La temperatura dell'acqua ha perso il calore che aveva accumulato durante l'estate, e all'esterno resta più giorni sotto lo zero. Cala la nebbia fitta soprattutto sui laghetti in pianura, con i pochi raggi che non riuscendo più ad attraversarla rendendo le giornate ancora più cupe di quanto siano. Le piccole insenature si coprono di uno strato di ghiaccio. La natura si addormenta.

Con l'arrivo dell'Inverno per le trote si prospetta il periodo peggiore che metterà a dura prova le loro doti di sopravvivenza. Il periodo peggiore perché contemporaneamente avvengono due fattori che da soli sarebbero più che sufficienti per stressare i pesci. Infatti troviamo il problema della riproduzione, con tutti i sui rituali e risvolti che sfruttano molto la trota fisicamente e, il periodo invernale, dove la mancanza di cibo si aggiunge al radicale abbassamento delle temperature rendendo il metabolismo assai lento, di un animale che è a sangue freddo.

A questo punto ai pesci, per sopravvivere in condizioni accettabili, non resta altro che comportarsi ed adattarsi nel meglio che si può, portandosi in varie posizioni a seconda della conformazione del lago e a quanto siano rigide le temperature (Fig 1).

Con temperature invernali dolci, cioè non troppo rigide e con giornate soleggiate che riscaldano lievemente l'acqua, le trote continuano i rituali della riproduzione portandosi a contatto della superficie e delle rive. Questo comportamento, viene spiegato dal fatto che la trota, almeno di giorno, posizionandosi in superficie anticipa ciò che succede in primavera, cioè si riscalda ai raggi del flaccido sole. Sempre con queste condizioni i pesci si  radunano in grossi branchi, che vedrete "passeggiare" su e giù per la riva, rincorrendosi lentamente l'una con l'altra per cercare il partner che sia disposto e pronto alla riproduzione. Inoltre, il periodo della frega può continuare in maniera irregolare per tutto l'inverno a seconda delle trote che vengono immesse, per cui nei bassi fondali di ghiaia che costituiscono l'ambiente adatto per la deposizione i pesci trovano facilmente la ghiotta pastura naturale costituita dalle loro stesse uova.

Con temperature invernali basse e pungenti, con nebbia bassa e ghiaccio sulla riva, le trote si portano a stretto contatto con il fondo,  nei pressi delle rive più basse e riparate dall'azione del vento gelido, che corrisponde di solito alle anse e agli angoli più stretti del lago dove il fondale digrada dolcemente. C'è un motivo ben preciso alla base di questo comportamento: l'acqua a quattro gradi raggiunge la massima densità e precipita sul fondo essendo più pesante. Dato che, in questa stagione la temperatura media del lago alle altre profondità difficilmente supera i quattro gradi, le trote non possono far altro che accontentarsi di questa situazione.

 

Azione di pesca: in inverno, qualsiasi condizione che si trovi, generalmente l'azione di pesca deve essere molto lenta sul fondo, spesso nell'immediato sottoriva o, più frequentemente, lungo il gradino che precede il salto di profondità a una decina di metri dalla sponda.

La tecnica migliore, quindi, è quella del saltarello con canne molto leggere e striscini in grado di lavorare sul fondo a picco, lentissimi scatti che mantengono l'esca il più vicino alle trote per convincerle ad abboccare.

Un particolare importante, in questo periodo, è l'uso della pallina di polistirolo per tenere l'esca sollevata di qualche centimetro e renderla ben visibile alle trote. L'azione di pesca deve essere molto lenta anche perchè la bassa temperatura dell'acqua rallenta le funzioni vitali della trota, soprattutto il processo digestivo e, di conseguenza, la sua predisposizione nei confronti dell'esca.

 

 

I.4 - COMPORTAMENTO PRIMAVERILE

 

Le giornate si allungano progressivamente, i raggi del sole sono sempre più intensi e caldi, non arrivano più bassi come d'inverno e l'acqua incomincia a riscaldarsi proprio a partire dalla superficie. Inoltre, una leggera brezza increspa quasi sempre il pelo dell'acqua assicurando valori ottimali di ossigenazione. La natura si risveglia, con schiuse di insetti sia acquatici che terrestri.

La primavera è la stagione in cui, più di tutte, è facile fare buone e abbondanti catture, infatti, terminata la fase della riproduzione, la trota sfiancata ed affamata, ricomincia a cercare freneticamente il cibo,  portandosi più in superficie, facilitata anche dalla temperatura ottimale dell'acqua.

Occorre però,  prestare grande attenzione a tutti i possibili segnali di attività delle trote sul pelo dell'acqua. Infatti non è facile come in autunno, quando le trote si trovano in superficie e il vento è per lo più assente, la superficie è increspata rendendo meno visibile la presenza dei pesci.

I branchi possono trovarsi ovunque, non solo a centro lago Fig.2 (posizione tipica della trota in primavera), ma anche a poche decine di metri dalla riva o addirittura ancora in profondità. Dipende sempre dalla temperatura dell'acqua e dalle condizioni atmosferiche primaverili, cioè con una stagione che si mantiene fredda, troveremo i pesci in posizioni tipicamente invernali, con temperature invece calde da molte settimane il comportamento delle trote tenderà a diventare estivo, (cioè le troveremo al centro del lago con la tendenza a scendere sul fondo).

Molto è legato anche all'azione del vento "Vedi La Regola del Vento" e, in genere, vale la regola che le trote si trovano più facilmente davanti alla riva situata contro vento, a una distanza dalla sponda minore quanto maggiore è la forza dell'aria.

Se la giornata è tranquilla e soleggiata, con temperature medioalte, sarà bene cercare la trota nei punti in cui la superficie dell'acqua appare leggermente increspata. Poiché l'azione di pesca avviene principalmente a galla, infatti, la leggera brezza riesce a confondere il tonfo e la vistosa presenza del galleggiante piombato che spesso non fanno altro che far spaventare le trote, rendendo i pesci meno guardinghi e più disponibili ad abboccare.

Con l'arrivo dei primi caldi, di solito verso il mese di maggio, le trote incominciano a spostarsi verso il fondo, pronte però a risalire se intervengono condizioni particolari come brezze rinfrescanti e temporali, che raffreddando la superficie del lago, riportano alti i livelli di ossigenazione e trasportano con se molti insetti.

 

 

 

Azione di pesca: l'azione di pesca, dato che deve seguire il comportamento del pesce, varierà a seconda del variare della stagione, della posizione delle trote e dalla conformazione del laghetto. Quindi è buona cosa munirsi sempre, ed uscire da casa, con tutta l'attrezzatura (soprattutto se non si conosce il laghetto) così da trovarsi pronti a tutte le evenienze. Canne da saltarello, bombarde affondanti, bombarde galleggianti, ecc..

Per chi non volesse, o non potrebbe, o semplicemente non ha voglia di "correre dietro agli screzi" delle trote, consigliamo la classica tecnica a striscio con lo sbirulino da 10/20 gr che è la più adatta a sondare gli strati intermedi e non impedisce di pescare anche in superficie con un recupero piuttosto veloce a canna alta, confidando nel fatto che in questo periodo le trote si dimostrano particolarmente aggressive e disposte a inseguire anche un boccone che procede a discrete veloci.

 

I.5 – COMPORTAMENTO ESTIVO

Quando si comincia ad alzare la temperatura, le trote tendono a sostare in prossimità del fondo, ed in mezzo al laghetto sportivo.

 

Azione di Pesca

Consigliamo una pesca lenta, con la bombarda, calcolate che dovete arrivare il più in fretta possibile in mezzo al lago ed a una certa profondità. Come innesco, una doppia camola di miele è ottima.

 

 

 

 

I.6 – COMPORTAMENTO AUTUNNALE

In Autunno, forse uno dei mesi migliori per la pesca di questo tipo, avremo le trote a pelo d'acqua.

 

 

Azione di Pesca

Adesso ci si può sbizzarrire con tutte quelle tecniche dette "veloci"; tremarella che possiamo fare con i piombi, con gli slim, con i vetrini; come innesco, una sola camola innescata per intero, meglio ancora sarebbe il verme di terra tagliato; per la pesca lunga consigliamo tutte le bombarde gallegianti.

 

 

 

 

 

 

PARTE II – L’ATTREZZATURA

 

II.1 – LE CANNE

 

La prima caratteristica che salta all'occhio, impugnando una canna da striscio per trote in laghetto, è la flessibilità. Basta un piccolissimo movimento, appena un accenno, perché il cimino cominci a ballare. Trovandosene una in mano per la prima volta viene da chiedersi se non si romperà nella lotta col pesce. Ebbene no, state tranquilli. Queste canne sono fatte apposta per resistere a grandi sforzi pur mantenendo notevole flessibilità. I materiali impiegati per la costruzione sono tutti di prima qualità. Si tratta di fibre in carbonio ad alto modulo, chiamato anche "alta resistenza". Altrimenti, non si spiegherebbe come possano, in alcuni casi, lanciare piombi anche di cinquanta grammi senza rompersi al volo. Non solo non si rompono, ma riescono anche a scagliare simili pesi a un centinaio di metri dalla riva. Se ne trovano in commercio di già montate ma molte ditte preferiscono fornire i modelli nudi perché ciascuno possa personalizzarle secondo i propri gusti e quanto vuole spendere.

 

Canne da Laghetto

La caratteristica fondamentale di una canna da striscio è la sensibilità che in pesca vuol dire sentire bene le tocche e le mangiate dei pesci. Se così non fosse, quando si recupera a settanta, ottanta metri da riva non si capisce se il pesce c'è e bisogna ferrare. I cimini ultrasensibili, invece, riescono a fare anche questo. Non tutte le canne da striscio, però, vengono costruite nella stessa maniera.

Infatti, come i garisti ci insegnano, ogni canna che sporge dalla rastrelliera di un buon pescatore in laghetto ha una sua azione e caratteristiche molto specifiche. Dallo striscio ultraleggero con le tecniche del saltarello e della tremarella, che richiedono attrezzi molto sottili e flessibili, allo striscio pesante per il lancio a grande distanza di galleggianti piombati oltre i quaranta grammi di peso. Alcune, però, sono semplicemente dei doppioni, soprattutto se la rastrelliera appartiene a un campione delle gare in laghetto. Per evitare perdite di tempo nei brevi turni di pesca delle manifestazioni agonistiche, infatti, alcuni hanno più canne di riserva montate con la medesima lenza. In caso di rottura basta cambiare canna. Per un pescatore normale, con comunque, tre canne diverse sono sufficienti a coprire quasi tutte le esigenze dello striscio.

Le rastrelliere da laghetto consentono di tenere montate numerose canne, ognuna coi suo mulinello, e si dimostrano motto pratiche negli spostamenti a piedi lungo il perimetro della cava.

 

Canna da pesca leggera

Le canne da pesca per praticare lo striscio leggero hanno lunghezze comprese tra i 3,50 e i 4 m, anche se la  misura ideale, quella che consente una buona manovrabilità, si è ormai standardizzata sui 3,80 m. Devono avere azioni e dimensioni diverse dalle canne per bombarde (canne medie/pesanti) e quindi essere molto morbide dato che la loro potenza di lancio va da zero a cinque grammi. I piombi da lanciare, in effetti, non sono grossi e non serve nemmeno raggiungere grandi distanze; nella maggior parte dei casi si pesca sotto riva.

Poiché nello striscio si pesca al tocco, cioè la mangiata della trota è resa visibile dai fremiti del cimino che, a loro volta, giungono alla sensibilità della mano che impugna la canna, se ne deduce che la trota sentirà ancor prima del pescatore la resistenza opposta dalla durezza dell'attrezzo. Ecco quindi che la principale prerogativa di una canna da striscio, o almeno del suo cimino, deve essere la massima sensibilità.

E' bene che il cimino sia in fibra di carbonio piena oppure tubolare con inserito un riporto, questo per garantire maggiore resistenza e flessibilità. L'azione deve essere completamente parabolica per due motivi: consentire di muovere l'esca nel modo più adescante e recuperare il pesce senza rompersi. E' vero che i materiali  impiegati sono ultraresistenti ma queste canne sono dei veri fuscelli: piccole e sottili.

L'azione parabolica e il montaggio degli anelli consente di far flettere l'attrezzo e scaricare lo sforzo nel punto più resistente che è la base. In pratica la punta si piega subito e l'unico pezzo rigido ed elastico che stanca il pesce è quello costituito dall'ultimo segmento prima dell'impugnatura. Una buona canna da saltarello e tremarella non si rompe nemmeno se si sollevano dall'acqua  pesci di tre etti, per questa sua caratteristica costruttiva. Con prede più grosse è meglio avere a portata di mano un guadino o far scivolare il pesce sulla riva, a patto che non sia troppo scoscesa.

Gli anelli migliori in questo caso, sono a ponte alto perché facilitano la fuoriuscita del nylon. Lo tengono lontano dal fusto dell'attrezzo che, quando è bagnato, frena moltissimo i lanci perché il filo vi striscia sopra. Anche se gli anelli a ponte alto sono i più delicati in assoluto, su questo tipo di canne possono essere montati tranquillamente perché non devono sopportare grandi sforzi nel lancio. E' importante che almeno l'apicale (quello di punta) sia in silicio per non rovinarsi durante il recupero compromettendo la durata del nylon sottile. Se volete  anelli scorrevoli prestate attenzione particolarmente a come sono montati, i più recenti sono su tubetti conici che assicurano una maggiore superficie di contatto. Ma non sempre sono consigliabili perché possono rovinare l'azione dell'attrezzo. 

Il portamulinello deve avere dimensioni appropriate alla canna.Per attrezzi così sottili esistono portamulinelli specifici molto stretti. I più adatti sono quelli a cremagliera che, oltre alla legatura, vengono fissati alla canna con un adesivo. Offrono il vantaggio di non muoversi nemmeno al centro, come accade invece con gli altri, anche se ben legati. Prima del montaggio è bene tener conto di un particolare, la levetta di chiusura: montando il portamulinello come indicato dalle case costruttrici, cioè con questa levetta in alto, prima o poi si avranno dei problemi in pesca. E' come una manina sempre pronta ad acchiappare il filo al volo e spesso ci riesce. Capovolgendo il portamulinello non si da alla levetta la minima possibilità di disturbare l'azione di pesca. Volendo scegliere quelli ad anelli, che possono essere spostati lungo il calcio, è bene sapere che non offrono sufficiente stabilità. Dopo qualche tempo si allentano e vanno stretti di continuo, l'impugnatura si consuma, specie se è di sughero, e la tenuta diventa sempre meno affidabile.

Un consiglio. Se l'impugnatura è troppo stretta e scomoda, come quasi sempre accade per le sottili canne leggere, si può apportare una piccola modifica. Con una striscia di pelle o di gomma, oppure con del nastro di sughero adesivo (reperibili nei negozi di pesca), si esegue un avvolgimento sul calcio fino a ottenere un diametro comodo da impugnare. Attenzione, però, a non esagerare evitando di aggiungere peso inutile.

 

Canna da pesca media

Qui la lunghezza è leggermente superiore, intorno ai quattro metri e venti a dispetto dei 3.80 delle canne per pesca leggera. Anche l'azione è diversa, tendente al medio rigido per lanciare grammature maggiori (dai dieci ai venticinque grammi). Questo perché con un'azione parabolica non si riuscirebbe a caricare sufficientemente il lancio. Quindi il cimino è sempre molto sensibile, non più di carbonio pieno come per la tremarella, ma in tubolare cavo di carbonio ad alta resistenza. Un vettino pieno sarebbe troppo rigido perché più grosso di quello da tremarella. Anche il diametro degli altri pezzi è maggiore e l'impugnatura più lunga. In questo caso, se facciamo la prova del gomito, il tallone deve sporgere indietro di una decina di centimetri.

Per raggiungere distanze maggiori serve un'impugnatura che faciliti il lancio a due mani, come accade per il surf casting (pesca a fondo in mare). Quindi più lunga per lanciare meglio e leggermente più spessa di diametro.

La placca portamulinello deve trovarsi leggermente più in alto rispetto alle canne per la pesca leggera, proprio per agevolare una posizione corretta delle mani nel lancio lungo.

Il numero degli anelli è lo stesso delle canne da tremarella ma questa volta sono preferibili a ponte basso, più resistenti, e leggermente più grossi per non frenare il nylon durante il lancio.

 

Canne diverse con effetti diversi... le canne ad azione rigida sveltiscono il gesto dei pescatore e facilitano il recupero della preda. Le superparaboliche offrono maggiori garanzie di cattura anche con fili sottili. Si tenga presente che più l'azione della canna è morbida, più i tempi saranno lunghi. Ma al pescatore dilettante non occorre tanta sofisticatezza: l'azione intermedia è la più equilibrata per operare in ogni circostanza.

 

Canna da pesca pesante

Le canne da pesca "pesante" dovendo lanciare, alle volte, anche pesi oltre i quaranta grammi devono per forza essere potenti.

Pur mantenendo un cimino sensibile, anche qui come per la pesca media in tubolare cavo ad alta resistenza, l'azione è decisamente rigida. Queste canne sono tranquillamente in grado di sollevare qualsiasi trota per farla volare sulla sponda. I lanci sono quasi sempre a due mani, quindi l'impugnatura è piuttosto lunga e sporge una ventina di centimetri dietro al gomito. Il rivestimento migliore per questa parte è indubbiamente il sughero, ma anche la gomma si presta egregiamente allo scopo.

Dove non bisogna transigere, per questo tipo di canne, è in fatto di anelli. E' meglio se tutti i passanti sono in silicio per via degli sforzi notevoli e prolungati cui vengono sottoposti. Non dimentichiamo che i nylon sono dello 0,16 o dello 0,18 e per rovinarli basta una piccola intaccatura anche su un solo anello. Inoltre i passanti sono più numerosi, anche dieci o undici, perché queste canne sono più lunghe (sui quattro metri e mezzo) e hanno generalmente un pezzo in più delle altre. Questa lunghezza è necessaria anche in considerazione dei terminali impiegati (fino a due metri, invece dei cinquanta centimetri usati per la tremarella). Ma, soprattutto, una lunghezza maggiore della canna consente di caricare il lancio molto di più grazie alla possibilità di sfruttare una leva più lunga. Inoltre, quando si pesca a certe distanze, una canna un poco più lunga può essere d'aiuto per mantenere il recupero in superficie, se le trote si trovano sotto il pelo dell'acqua, e anche sulla ferrata garantisce un movimento più ampio, capace di trasferire a destinazione almeno una parte della forza nonostante la notevole distanza e l'elasticità del nylon che ammortizzano il colpo.

Il lancio di galleggianti piombati oltre i venti grammi richiede canne potenti ma sufficientemente elastiche per potersi caricare nella fase iniziale e restituire come una molla tutto la forza immagazzinata. Serve inoltre una buona sensibilità alle tocche del pesce.

 

Canna da gara

L'agonismo insegna, che durante lo svolgimento di una manifestazione si incontrano tre momenti diversi tra loro: i primi minuti di gara (in cui si deve essere velocissimi nell'estrarre la cattura), le successive pescate e, infine, il momento più difficile, quello in cui le abboccate si rarefanno e i pesci rimasti in acqua sono diventati più sospettosi. Per ciascuna di queste fasi occorre un modello di canna ad azione più o meno parabolica (quelle che in gergo sono chiamate "morbidone") che ci consenta di operare al meglio. La scelta dei cimino è importante La sensibilità è la dote principale di un buon cimino, che deve essere quindi sottile.

Per la prima fase serve un attrezzo che non faccia perdere tempo nel tira e molla del sottosponda e che obbedisca prontamente alle forzature; serve dunque una canna quasi rigida ad azione sensibile di punta. Per la seconda fase c'è bisogno di una canna ad azione media in cui appaia manifesto il lavoro dei pezzi centrali, che devono assecondare la flessuosità della punta. Infine, per eseguire la pesca di "ricerca" che caratterizza la terza fase, è indispensabile una "morbidona" ad azione superparabolica la cui accentuata flessibilità permetta di imbobinare fili sottilissimi (per esempio dello 0,12) che facilitino il lancio di pesi veramente ridotti e accompagni meglio le violente strattonate della preda allamata. Questa canna è talmente sensibile e flessuosa che le tocche della trota sono inavvertibili dalla mano del pescatore. Questa morbidezza è una dote importante perché anche la trota, dall'altro capo della lenza, non avvertirà alcuna tensione, se non quella, minima, simile alle resistenza opposta da una qualsiasi piccola preda appena addentata.

 

Distinguere le canne

E' naturale che un garista non abbia problemi a capire le differenze tra una canna e l'altra, ma per chi non possiede sufficiente esperienza, oltre a fidarsi dei consigli di un buon negoziante, può imparare anche a distinguere le diverse azioni osservando il profilo della canna chiusa e il numero degli anelli.

Se la canna chiusa è molto sottile e dotata di pochi anelli, in buona parte scorrevoli, molto probabilmente si tratta di un attrezzo a striscio leggero con le tecniche a saltarello e tremarella. In questo tipo di canne gli anelli sono generalmente a ponte medio o a ponte alto. 

Le canne a diametro più grosso, sono quasi sicuramente per la pesca pesante a distanza. Nonostante il notevole spessore, però, gli anelli sono ugualmente tanti, molti dei quali anche in questo caso scorrevoli poiché la canna è più lunga (anche di un metro). Utilizzando molti anellini scorrevoli si ottiene una traiettoria dei filo molto fedele alla curvatura della canna sotto sforzo, senza angoli stretti che piegherebbero troppo i singoli elementi anziché consentire una corretta distribuzione delle forze sull'intera lunghezza della canna. Il rischio, nel caso di anelli troppo distanziati fra loro, è che l'elemento telescopico della canna si pieghi troppo e si rompa per lo sforzo eccessivo. 

Nelle canne da pesca media, le quali non richiedono grossi sforzi essendo state costruite per lanciare pesi sui 15-20gr, lo spessore non è eccessivo, così come il numero degli anelli che è rapportato alla lunghezza.

 

Accessori

Le migliori placche portamulinello per canne da laghetto sono quelle del tipo a cremagliera. Sono molto pratiche, leggere e assicurano una stabile posizione del mulinello. Oltre alla legatura, vanno fissate con una striscia di biadesivo.

Molte canne presentano delle speciali impugnature di tipo "piatto" che permettono una migliore bilanciatura e comodità diventando un tutt'uno con l'avambraccio del pescatore.

Il tappo di chiusura dell'impugnatura può essere di vari modelli e materiali, dal sughero, plastica all'alluminio. In commercio ci sono anche canne con il tappo incluso direttamente nella fibra di carbonio con il filetto ricavato nel materiale stesso.

 

Il montaggio della canna

Allineare gli elementi telescopici della canna è un'operazione abbastanza semplice ma, nel caso della pesca a striscio in laghetto, richiede una certa attenzione. Anche i più piccoli particolari possono contribuire ad aumentare o diminuire la distanza raggiungibile con il lancio. E' il caso di un perffeto allineamento degli anelli, che va controllato di tanto in tanto anche durante la pesca. Gli anellini scorrevoli, infatti, tendono spesso a inclinarsi di lato seguendo la trazione del filo sotto sforzo, cosa che frena moltissimo l'uscita dei filo. Il discorso vale sia per le canne pesanti, che servono proprio a raggiungere le distanze maggiori , sia per quelle più flessibili che devono consentire di lanciare pesi molto leggeri. Consigliamo anche di non forzare troppo gli scorrevoli sugli elementi telescopici della canna che ne sono provvisti per evitare che si blocchino.

 

II.2 - GLI ANELLI

 

A differenza di altre tecniche di pesca dove il compito dell'anello è essenzialmente di sostegno, nelle pesca in laghetto è fondamentale data l'alta usura che subisce il monofilo in seguito ai continui lanci e recuperi.

Appena comperata una canna, arriva il momento di scegliere gli anelli e montarli.

Spesso si fa l'errore di sottovalutarli considerandoli dei semplici accessori, così da montare vecchi anelli guidafilo, in materiali sorpassati che dopo dieci lanci ci ritroviamo l'intero filo usurato al limite della rottura; e qui si da la colpa al rivenditore del monofilo.

Invece, come i garisti sanno, sono tutt'altro che accessori ma degli elementi importantissimi che nella preparazione di una canna vanno scelti a seconda della tecnica sia come materiale che numero.

Infatti, importante sono il numero degli anelli passafilo e l'identificazione del punto in cui collocarli.

la pescaRiguardo al numero non c'è una regola fissa che valga per tutte le canne; si può dire che bisogna mettere tanti anelli quanti ne occorreranno in base alla curva disegnata dalla canna sotto sforzo.

Il loro equilibrato posizionamento deve ridurre al minimo gli effetti di angolazione del filo e l'arcuatura dei tratti di canna posti tra un anello e l'altro. Tanti anelli ben allineati ripartiscono equamente su più ponti dell'attrezzo il carico di lavoro.

Gli  anelli montati sulla canna da pesca formano una specie di tunnel al cui interno il filo deve scorrere con la massima fluidità. E' però inevitabile, che si crei ugualmente un certo attrito prodotto dal contatto tra filo e anello, soprattutto se la canna è piegata sotto lo sforzo di una preda allamata o in situazioni di continui lanci (come del resto la pesca in laghetto); di conseguenza è molto importante scegliere un tipo di anello che offra garanzie antierosive e refrattarie.

Gli anelli in commercio che si avvicinano maggiormente a queste caratteristiche, sono sicuramente quelli in SiC (Silicon Carbide) che, purtroppo, costano moltissimo. Tuttavia, il mercato offre eccellenti alternative al SiC, con la sola eccezione dell'apicale.

Infatti questo anello, posto in cima alla canna di dimensioni più piccole rispetto agli altri, costituisce l'ingresso del tunnel, ed è il passante che deve sopportare maggiormente l'effetto del filo che, passandovi all'interno, è perennemente costretto a un lavoro in "curva". La scelta di un apicale in SiC è dunque d'obbligo per tutte le canne che siano da lancio o non.

Gli anelli, oltre al materiale con cui vengono prodotti, si distinguono anche dalla forma e dalla grandezza.

Ad esempio, per le corte canne paraboliche servono anelli molto piccoli, leggeri, a gambo singolo e a ponte alto, quali sono quelli di solito impiegati per la pesca all'inglese. Il "ponte alto" è una proprietà necessaria che aiuta ad attenuare il fastidioso aderire del filo alla struttura dei pezzi nelle giornate di pioggia.

Se nella pesca a lunga distanza questo non è un problema perché il peso stesso delle bombarde tiene il filo teso e distaccato dalla canna, nello striscio leggero il ponte alto diventa un requisito fondamentale se si vuol riuscire a lanciare i pesi da 2 a 3 gr.

E veniamo a dove piazzare gli anelli: la sommità di ogni pezzo telescopico è già di per sé un caposaldo da cui partire; peraltro, la legatura in quella posizione serve anche di rinforzo ai pezzi stessi mentre, per i passanti intermedi, si deve invece ricorrere agli anelli scorrevoli.

C'è, infine, un piccolo trucco per allineare correttamente i passanti. La sua applicazione permetterà, sul campo gara,  di armare prima e in sicurezza la canna, così da iniziare a pescare più in fretta.

A casa, si apre la canna e si allineano per bene tutti i passanti, controllandone lo schieramento da ogni angolatura (magari socchiudendo un occhio come si fa per prendere la mira con il fucile) e infine, con un pennarello indelebile di colore contrastante, si disegnano sottili tacche sul corpo della canna sopra e sotto la legatura di ogni anello. Giunti sul campo di pesca basterà far combaciare gli anelli con le tacche per avere la sicurezza di avere un attrezzo perfettamente allineato.

 

II.3 - I MULINELLI

 

Inizialmente è bene chiedersi: qual'è il compito cui deve assolvere il mulinello?

Contenere il filo e permettere il lancio e il recupero.

Bene, ce ne sono alcuni che è già molto se contengono il nylon e lo avvolgono, ma ne esistono anche altri equipaggiati con tutte le innovazioni che la tecnologia ha messo a punto in questi ultimi tempi.  Infatti, fino a qualche anno fa i mulinelli erano costruiti tutti nello stesso modo. La bobina alloggiava in una girante che ricordava, per la sua forma un bicchiere. Ma dopo ci si accorse che questi mulinelli erano tutt'altro che funzionali, dato che causavano inestricabili parrucche di nylon. Le imprecazioni di migliaia di pescatori che si trovavano ogni volta a doverle sbrogliare convinsero le ditte ad incominciare a costruire modelli a bobina esterna.

Il problema sorse quando ci si accorse che la forma della bobina non andava bene. Infatti prima si prediligevano quelle basse e larghe, ma bobine alte e strette avrebbero richiesto giranti troppo voluminose rendendo l'attrezzo scomodo da usare. La bobina esterna doveva avere una forma più compatta, tendente a quella di un quadrato. Di qui tutti gli studi portarono, dopo qualche anno, alla progettazione di bobine coniche, quelle che vanno per la più oggi. La loro forma, piuttosto allungata, simile a quella di un cono gelato segato a metà, permette al nylon in uscita di incontrare minore attrito e quindi di lanciare meglio e con minor sforzo arrivando ben oltre la distanza che sarebbe possibile raggiungere con una bobina tradizionale. Ma la conicità ha anche rivelato uno svantaggio, e cioè la facilità nel provocare parrucche dovute al fatto che le spire di nylon tendono a scivolare in avanti sovrapponendosi. A questo inconveniente si è rimediato introducendo un'altra miglioria tecnica: il recupero a spire incrociate o a doppio passo.

 

 

Mulinelli per la pesca in laghetto

Nella pesca a striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante a differenza di altre tecniche dove si può considerare di seconda priorità. Dal suo corretto funzionamento dipendono, infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro, il mulinello deve possedere dei meccanismi e caratteristiche di ottimo livello.

Fra i tanti modelli sul mercato, ce ne sono alcuni veramente perfetti per le esigenze dello striscio in cava. Il problema, se non si pratica questa pesca già da qualche tempo, è casomai quello di capire quali sono i più adatti al tipo di necessità che noi abbiamo. Provate a entrare in un negozio e chiedere un mulinello da "laghetto", potreste sentirvi consigliare la quasi totalità dei modelli esposti sui ripiani. Per i mulinelli, infatti, non esiste una specializzazione così grande come per le altre attrezzature.

Le canne per lo striscio leggero, ad esempio, si distinguono per maneggevolezza e per sensibilità, il mulinello da accoppiare loro dovrà quindi possedere le stesse caratteristiche. Dovrà essere uno di quelli concepiti per agevolare il lancio di microzavorre, avere dimensioni piccole o medie e bobina con diametro massimo di 45 mm.

Il mercato offre due tipi diversi di mulinello che differiscono nella concezione meccanica della sede raccoglifilo: quelli a bobina rotante Fig. 3 e quelli a bobina fissa Fig. 4.

 

 

la pesca                                     la pesca

Fig. 3 Mulinello a Bobina Rotante                            Fig. 4. Mulinello a Bobina Fissa

 

In Italia a differenza che negli Stati Uniti prediligiamo i mulinelli a bobina fissa, quindi prenderemo in considerazione maggiormente questi.

 

Avvolgimento incrociato: nel normale avvolgimento di vecchio tipo le spire vengono disposte semplicemente l'una sull'altra, più o meno strette a seconda della trazione. Ne risulta che alcune spire si incastrano in mezzo alle altre frenando il lancio e provocando parrucche durante il lancio successivo. Se nei mulinelli dotati di bobine tradizionali non succede frequentemente è solo perché il fascio di spire è molto sottile. In una bobina conica, invece, è larghissimo e le spire che possono essere trascinate via sono molte di più. Per questo motivo venne introdotto il riavvolgimento incrociato; tramite un doppio movimento di avantiindietro dell'alberino, dispone le spire in senso diagonale e non una accanto all'altra come nel riavvolgimento classico, evitando pasticci. Tenendo conto di quelle che sono le esigenze di lancio nella pesca a striscio in cava, si può subito capire perché una bobina conica e un riavvolgimento incrociato siano di basilare importanza, permettendo alla bombarda di arrivare più lontano grazie alla forma più lunga della bobina e al minore attrito.

Sono abbastanza validi anche quei mulinelli dotati di bobina normale ma piuttosto larga, purché non inserita nella girante, allo scopo di facilitare le lunghe distanze.

 

Rapporto di recupero: un altro elemento da tenere in considerazione per la scelta di un mulinello da abbinare a una canna da trota in laghetto è il recupero. Ce ne sono di più lenti o velocissimi ma per questa pesca è meglio restare su un recupero medio. Quelli troppo veloci o lenti non consentirebbero un adeguato controllo del piombo. Un 5:1 (pari a cinque rotazioni per ogni giro di manovella) o un 5,2:1 può essere considerato ottimale, ma qualcuno li preferisce anche più veloci. Importante è che, una volta scelto un rapporto di recupero per un mulinello, lo si mantenga per tutti gli altri che si decide di acquistare.

 

Frizione anteriore o posteriore: in alcuni mulinelli questo fondamentale componente è situato davanti, sulla bobina. In altri il comando di regolazione si trova dietro al corpo. Il primo tipo di frizione si chiama anteriore, il secondo posteriore. Tutte e due possono venire usate per questo genere di pesca ma la migliore, in questo caso la più comoda, è senza dubbio quella più amata è la posteriore.

 

  • Quando ci troviamo nella situazione di un pesce che mangia a grandi distanze (e capita spesso in laghetto) è sempre meglio avere la frizione tutta chiusa. Ma lasciandola sempre chiusa, anche dopo la ferrata, c'è il rischio di rompere il nylon nel recupero del pesce, soprattutto quando si trova nel sottoriva. Serve, per questo, una frizione che possa essere regolata con la massima velocità e praticità e quella che meglio risponde a tali requisiti è la posteriore. Solitamente la frizione posteriore è regolabile a scatti cui sono abbinati dei numeri. Per tararla sul carico di rottura del filo basta ricordare il numero corrispondente. Altrimenti si può frenare il nylon al momento tenendo una mano sul pomolo di regolazione.

 

  • La frizione anteriore, invece, non è altrettanto comoda e istintiva perché, dovendola regolare in velocità, si rischia di toccare con la mano il filo che esce dall'archetto. Inoltre non sarebbe pratico tenere continuamente la mano sulla bobina per stringere o mollare filo. Nulla vieta di avere qualche mulinello di un tipo e qualcuno dell'altro secondo le preferenze. Tenere tutta chiusa la frizione, comunque, è una buona abitudine da acquisire anche quando si pratica una pesca come la tremarella, dove il filo fuori non è molto. Una ferrata sicura e potente, anche se non eccessiva, è sempre indispensabile.

 

 

Rullino Prendifilo: in passato non ci si faceva tanto caso ma oggi il nottolino prendifilo è semprepiù curato nella forma. Se una volta addirittura mancava o era costituito da un semplice cilindretto che permetteva al nylon di scivolare durante il recupero, oggi è stato protagonista di un enorme salto qualitativo. Esistono rullini guidafilo con o senza cuscinetto a sfera e, quelli che ne sono dotati, hanno il pregio di possedere una grande scorrevolezza anche quando la trazione è elevata. E' importante che il nottolino ruoti, altrimenti il filo si surriscalda e si rovina. E quando si rovina deve venire sostituito spesso, oltre a non essere più affidabile nei momenti critici. Questo discorso va rapportato soprattutto ai diametri impiegati e, nella pesca a striscio, i nylon sono sempre piuttosto sottili per lanciare lontano. Inoltre il rullino scorrifilo di grande diametro e montato su cuscinetto a sfera permette al nylon di diluire meglio la torsione eventualmente accumulata durante il recupero. Se non possiede il cuscinetto a sfera deve essere costruito, almeno, con materiali molto duri e ben levigati. Il migliore è il Sic, un carburo di silicio lavorato al diamante che, oltre a essere durissimo, possiede un grado di levigatura incomparabile. Ma il prezzo, purtroppo, ne risente non poco. Senza pretendere il meglio, la ceramica, l'allumina e l'hardloy vanno bene comunque. Piuttosto, è meglio scegliere un mulinello che abbia rullino di grandi dimensioni. Un grande diametro permette al filo in tensione di essere riavvolto con un angolo meno stretto perché la superficie di contatto è maggiore. Tutto questo si traduce, ancora una volta, in più lunga durata della lenza e minori rischi di rottura.

 

La Manovella: l'ultimo elemento da tenere in considerazione è la manovella. Non deve essere troppo ampia, perché sarebbe scomoda nei recuperi e la pesca a striscio si basa proprio sul continuo lancio e recupero della lenza. Ognuno ha un braccio e una mano differente. Conviene, perciò, provarne qualc'uno diverso fino a trovare il più comodo da usare. Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato mulinelli dotati di doppia manovella. Lo scopo è quello di bilanciare il mulinello durante l'avvolgimento e offrire una presa immediata in ogni situazione grazie al fatto di avere due pomoli anziché uno solo. Chi preferisce la tradizionale manovella singola può trovare oggi anche mulinelli equipaggiati con sistema di bilanciamento, che consiste in un peso inserito nel rotore allo scopo di bilanciarne la rotazione. A voi la scelta.

 

 

Un Consiglio: L'acquisto di un attrezzo è anche questione di gusti e ognuno ha la marca che preferisce. In genere, l'identikit del mulinello ideale per la pesca in Laghetto, secondo noi, è il seguente: peso dai 250 grammi per la pesca leggera ai 350 grammi per quella a distanza; frizione posteriore; bobina in metallo a profilo conico; avvolgimento a spire incrociate; rullino scorrifilo di ampio diametro su cuscinetto a sfera; rapporto di recupero da 5:1 a 5,4:1. Il tutto abbinato a una meccanica montata su almeno tre cuscinetti a sfera per assicurare recuperi fluidi e una buona durata.   

 

 

 

 

La placca portamulinello: le "morbidone" sono corte e maneggevoli: sono attrezzi che non richiedono il lancio forzato a due mani e, pertanto, la placca portamulinello può essere collocata bassa. D'altro canto la "tremarella" richiede che il calcio della canna debba far corpo unico con l'avambraccio e già questo non lascia alternative. Quindi, la distanza che deve intercorrere tra il tallone della canna e il piede del mulinello deve essere all'incirca pari alla lunghezza dell'avambraccio di chi pesca.

 

Bobina Coperta: mulinelli a bobina carenata o coperta, come quelli che vediamo in questa pagina, non sono certo fra i più usati per striscio in laghetto. Si tratto, casomai, di modelli molto più adatti alla passata grazie ai vantaggi che offrono nell'uso di nylon particolarmente sottili, soprattutto perché con la bobina coperto è molto difficile formare le fastidiose parrucche. Pensandoci bene, però, questa importante caratteristica può tornare molto utile anche nello striscio leggero invernale, quando si usano nylon dello 0,16 o anche più sottili per lanciare lenze inferiori ai tre grammi. Un altro vantaggio dei mulinelli a bobina coperta sta nel fatto che per lanciare non è necessario ribaltare l'archetto. Nel caso dei Contact 400 che vediamo qui sopra basta far compiere alla manovella un mezzo giro all'indietro per liberare il filo; ilSarfix Royal Project della Foto in alto a sinistra, invece, ha un comodo pulsante sul davanti che è sufficiente schiacciare per preparare il mulinello al lancio. Entrambi hanno una leva di freno supplementare oltre alla normale frizione.

 

II.4 - IL MONOFILO

 

Nella pesca a striscio, la possibilità di raggiungere le distanze di lancio necessarie per insidiare le trote, non dipende soltanto dalla potenza della canna o il maggior peso della zavorra, ma deriva dal coordinamento di tutto un insieme di piccoli accorgimenti.Gli esperti  garisti sanno bene che, trascurare uno di loro, significa annullare totalmente i benefici apportati dagli altri. La canna certo è importante, e importanti sono anche il mulinello o il gesto del lancio, ma il diametro del filo e la sua quantità caricata in bobina lo sono forse di più. Il diametro (simbolo Ø) rappresenta lo spessore del filo; esso è molto importante perchè scegliendo un monofilo di un diametro rispetto ad un'altro dovremo prendere in considerazione che cambiano anche le proprietà di tenuta e durezza dello stesso. Infatti, si deve guardare con attenzione che non sia ne troppo rigido, ne troppo elastico. Poiché, in questo tipo di pesca, la lenza  viene svolta e riavvolta innumerevoli volte, avere un monofilo troppo rigido significa troppo spesso finire aggrovigliati in fastidiose parrucche, mentre avere un monofilo troppo elastico significa annullare la rapidità di risposta della canna in carbonio in fase di ferrata. La malleabilità di un filo sottile non è quindi paragonabile a quella di un'altro più grosso; il filo morbido rende fluido lo svolgersi delle spire in uscita dal rocchetto e riduce al minimo l'attrito prodotto al contatto tra filo e anello. Il diametro 0,18 è il giusto compromesso tra fluidità e carico di rottura necessario all'estrazione al "volo" della preda. Ciò nonostante qualcuno azzarda addirittura l'utilizzo di uno 0,14 in bobina; in ogni modo si deve tenere presente che l'uno o l'altro diametro, da soli, non sono in grado di sopportare lo strappo di un lancio di bombarde pesanti 30 o 40gr, ma di pesche molto leggere tipo tramarella o saltarello leggero con zavorre che non superano i 10gr. Altro elemento fondamentale è la tenuta al nodo. Infatti potremo avere il miglior monofilo in commercio, ma se non sappiamo come legarlo e rispettarlo, avremo di certo speso male i nostri soldi ugualmente. Vediamo quindi alcune raccomandazioni generali per la congiunzione di due monofili:

 

  • Bisogna evitare, se possibile, la congiunzione di due fili con caratteristiche contrapposte, per esempio, uno rigido e l'altro più morbido. In caso contrario ne conseguirebbe che quello più rigido potrebbe indebolire l'altro, determinandone la rottura anche sotto l'effetto di una minima trazione.

 

  • Gli avvolgimenti delle spire devono essere uniformi, come uniforme deve essere anche la tensione esercitata nel serrarle.

 

 

  • Ogni pezzo di filo che dovrà sottostare alle tensioni di un nodo deve essere sottoposto ad un preventivo riscaldamento, passandolo 4 o 5 volte tra i polpastrelli del pollice e dell'indice.

 

  • Prima di stringere le spirali larghe di un qualsiasi nodo è bene inumidirle per lubrificarle e facilitarne lo scorrimento durante la deformazione.

 

 

  • A fine operazione ogni legatura dovrà essere sottoposta a una tensione uniforme ed energica.  

 

Un consiglio: molti frequentatori assidui di laghetti, nonché molti garisti, preferiscono all'inizio dell'anno di pesca, comprare molto filo (esistono in commercio bobine da 100 fino a 1000m, economicamente molto convenienti) che durante la stagione cambiano con frequenza, addirittura ogni volta che viene usato, al posto di comprare un filo costosissimo e di alta qualità per tenerselo in bobina  più mesi. Questo è spiegato dal fatto che, anche se il filo è buonissimo, si usura e corrode ugualmente soprattutto alla luce del sole e al contatto con l'acqua. 

 

E' sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese, cambiare con frequenza il filo.

Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alla preferenza e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso.

I trotisti hanno due esigenze: l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda.

 

Alla perfetta rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.

Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del braccio finale non è consigliato solo per la minore visibilità, ma soprattutto perché facilita la rotazione dell'esca.

Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16. 

Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.

 

Un consiglio: ecco una tabellina che illustra i diametri dei monofili da utilizzarsi con le varie canne da striscio così da ottenere la migliore resa durante le fasi di lancio, recupero, ferrata e, soprattutto, di rotazione dell'esca. Ricordiamo che il diametro del filo della lenza terminale potrà variare, ma essere sempre inferiore a quello della lenza madre. La rotazione dell'esca è facilitata da un terminale sottile. 

 

 

 

 

TIPO DI STRISCIO

Ø FILO IN BOBINA

TERMINALE

Ø

LUNGHEZZA

2-5 GR

14-16

12-14

40-80 CM

4-8 GR

16

14-16

60-100 CM

10-12 GR

16

16

150 CM

15-20 GR

16

16

150-200 CM

25-40 GR

18

16

150-250 CM

 

 

 

 

II.5 - LE GIRELLE

 

La girella è un piccolo attrezzo che spesso da molti non viene neanche considerato. Consiste in un filo di lega di ferro piegato e costruito in modo da formare normalmente due piccoli anelli uniti tra di loro da un cilindretto. Essa principalmente ha la funzione, data la sua forma, di migliorare il movimento della montatura impedendo che il filo di nylon si pieghi. Attrezzo veramente fondamentale per una buona battuta di pesca, in commercio ne esistono di molti tipi che si distinguono principalmente dalla presenza o no del moschettone. Con il moschettone vengono utilizzate per attaccare ad esempio alla lenza madre una montatura e permettere il ricambio veloce con un altra; può essere migliorata aggiungendo una o più girelle permettendo così allo stesso tempo una funzione di rotazione, con il moschettone presentano una o due girelle.

la pescaSenza il moschettone, vengono utilizzate normalmente solo per far girare meglio l’esca. Queste si usano nella parte finale della montatura, di solito sotto i piombi, una se si pesca con l’esca al naturale, doppia o tripla se si pesca a striscio con la rotazione. Nel caso della pesca a striscio se non si utilizza almeno doppia dopo pochi minuti bisogna cambiare il finale perché, dato che la velocità di rotazione dell’esca è maggiore a differenza di quella del filo di nylon, si formerà inesorabilmente una parrucca ( il filo piegandosi si accartoccia su se stesso). Le misure che si utilizzano di più nella pesca alla trota in torrente vanno dal n.12 al n.18.

 

Girella Tripla

E' un piccolo accessorio molto importante soprattutto nella pesca della trota in laghetto e in torrente. Serve, come la girella normale, a demoltiplicare in modo più efficace la torsione del basso di lenza a cui è legato l'amo. Spesso in queste specialità si fa uso di inneschi così detti rotanti, ossia che girano su se stessi durante il recupero o sospinti dalla corrente attirando l'attenzione delle trote e stimolando l'istinto aggressivo. Nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca. Ecco perché è necessario mettere sulla lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Le aziende specializzate nella pesca in laghetto hanno da tempo realizzato particolari girelle triple che servono benissimo a tale scopo. Esse si piazzano tra la zavorra e il finale di lenza.

 

II.6 - L'AMMORTIZZATORE  SSK (molla)

 

Per raggiungere lunghe distanze di lancio è necessario l'uso di nylon sottili che in genere non superano lo 0,18. Il problema è che, quando si usano certi pesi, il filo si rompe facilmente sul nodo a causa dello sforzo iniziale del lancio. Molti pescatori ovviano a questo inconveniente collegando alla lenza principale uno "shock-leader", ovvero uno spezzone di nylon più robusto poco più lungo della canna. Recentemente è arrivata sul mercato una interessantissima novità.

Si tratta di una spiralina di sottile acciaio armonico inventata e brevettata da un artigiano della Val d'Ossola, già conosciuto per la produzione di ami da trota veramente perfetti, che viene collegata al monofilo senza bisogno di nodi e ha l'importante funzione di ammortizzare come una molla l'urto iniziale del lancio grazie alla sua elasticità. La sigla SSK sta infatti per "Spring Safefrom Knot", ovvero molla salvanodo. In questo modo non è più necessario l'uso di un filo più grosso per ammortizzare il colpo e l'assenza del nodo garantisce un ulteriore tenuta del nylon.

Alcune prove, hanno fatto registrare risultati davvero incoraggianti: lanci di 100m con filo diretto dello 0,16 e zavorra di soli 15gr.

 

 

 

PARTE III – LE ESCHE

 

III.1 - IL LOMBRICO

 

Può essere di vari tipi: di terra, californiano, olandese, veronese, e così via. Lo si conserva in una cassetta di legno alta circa 25cm e dotata di un coperchio forato per l'aerazione. All'interno si preparerà una lettiera composta da vermi9 di terra, terra di letame e torba. Per i vermi olandesi si aggiungeranno pezzetti di giornale bagnati e ridotti in palline. Cibo buono per tutti i vermi sono gli scarti di verdura. Il tutto, sempre ben umidificato, dovrà essere tenuto in un ambiente fresco: i colpi di caldo0 sono letali. I vermi morti dovranno essere tolti immediatamente.

Come innescarlo:il verme sarà bucato sulla testa e fatto scorrere su per il gambo dell'amo (del n. 6-8). Oltrepassati il nodo e la paletta per circa 1,5 cm, si fa fuoriuscire la punta. La coda del verme dovrà essere troncata se sarà più lunga di 1cm. 

Il verme è da sempre l’esca più classica per la trota. Con il termine generico "verme" indichiamo svariati tipi di lombrichi che possono avere spesso impieghi differenti. Noi parleremo dei tre tipi più importanti ed usati nella pesca al tocco in torrente e in laghetto: verme di terra, di letame,  d’allevamento e il vermone.

 

Verme di terra

la pescaE’ il tipico lombrico che si trova nei prati, è molto grosso e lungo di colore rosa tendente al grigio, di solito se ne innesca solo metà, la parte più tozza per realizzare inneschi rotanti molto validi soprattutto per la trota fario d’immissione. Va innescato sull’amo infilandolo dalla testa (la parte più scura) per poi farlo fuoriuscire a circa un terzo della lunghezza, in caso sia troppo lungo tagliatelo due centimetro sotto l’amo.

Per pescare le trote d’immissione con il verme da terra non abbiate paura ad usare ami molto grossi (rendono facile l’innesco e la rotazione) con gambo lungo, del n.2 o del n.4 ; invece per le trote selvatiche bisogna sempre usare ami più piccoli, gambo lungo del n.6 o del n.7 o se preferite ancora più piccoli.

 

Verme di letame

la pescaIl verme di letame, in realtà è un mini lombrico che vive nel letame. Piccolo e sottile, è di colore rosso con riflessi verde-argento. Viene usato spesso in inverno per pescare con il galleggiante le trote svogliate sottoriva. Bisogna innescarlo in modo che non ci sia la rotazione, deve essere utilizzato su una montatura leggera che lo faccia lavorare nel modo più naturale possibile. Risultano più adescanti quelli prelevati da un letamaio vecchio perché sono meno acidi, attenzione ad innescarli sull’amo perché può fuoriuscire il liquido interno che é molto sgradevole.

Va innescato singolo o in coppia su ami del n.7 o del 10, a gambo lungo.

 

 

 

 

Verme d’allevamento

la pescaIl verme d’allevamento è il più utilizzato per le sue particolari caratteristiche. Di colore rosso tendente al bruno, è una ottima esca per le sue dimensioni. Di diametro sui sei millimetri, una volta innescato tende ad allungarsi di meno a differenza dei suoi simili, per questa caratteristica durante la rotazione è molto più stabile e tiene bene anche le velocità più forti. Viene utilizzato principalmente nelle gare, è facilmente reperibile nei negozi di pesca, conservato in scatoline di plastica tra terriccio umido e scarti di caffè.

Deve essere innescato su ami del n.2 o del n.4 come per il verme di terra.

Vermone

E' un gigantesco verme di terra che si conserva come gli altri suoi simili più piccoli, meglio, però, se in una lettiera composta dalla terra del luogo in cui è stato raccolto. Lo si riconosce non solo per le dimensioni, ma anche per l'anello vicino alla testa e la pancia di colore più chiaro.

 

III.2 - LA CAMOLA DEL MIELE

 

La camola del miele è la larva di una farfalla che depone le uova negli alveari e che subito dopo la schiusa si nutre del miele (da cui trae il nome) e della cera dei favi. Ne esistono di due tipi : quella piccola di colore giallo con sfumature grigie è reperibile in tutti i negozi di pesca, tenuta viva in scatoline di plastica contenenti appositi dischetti o strisce di cartone a struttura alveare.

Deve essere innescata da sola su un amo sottile a gambo corto del n.8 o 9.

la pescaInnesco singolo  la pesca Innesco doppio

Emette dei filamenti con cui si costruisce un bozzolo. L’altro tipo di camola del miele è più grande, di colore giallo tendente al bianco, non emette filamenti. Leggermente più difficile da trovare in commercio, è conservata fra trucioli di legno. La camola del miele, è un'esca valida soprattutto per gli inneschi rotanti destinati alle trote d’immissione, può essere usata da sola o in coppia in modo che giri perfettamente, oppure assieme ad altre esche come il verme o il caimano. E’ ottima anche in estate quando l’acqua è calda e le trote rifiutano qualsiasi esca.

La camola del miele va innescata su ami a filo sottile dal n.6 al n.8 a seconda che se ne usi una sola o in coppia. Generalmente è un’esca preferita più dall’iridea che dalla fario.

 

III.3 - IL TEBO

 

Chiamato dai pescatori "camolone", il tebo è un’esca nuovissima essendo stata importata dal Cile dove vive nei tronchi degli alberi, scavando lunghe gallerie. Si presenta come una grossa camola di 3 o 4 cm, di colore pallido, con il dorso più o meno rosso e la testa scura. Non possiede nessuna corazza come il caimano quindi come caratteristiche assomiglia ad una grossa camola del miele. E’ reperibile nei negozi di pesca tenuto in scatoline contenenti una strana pasta. Viene utilizzato soprattutto dai garisti sulle trote d’immissione per convincerle ad attaccare grazie al particolare aroma che emana. Infatti a fine gara quando le trote non mangiano più perché sono spaventate o punte, per cercare di prendere ancora qualche pesce (le trote prese nell’ultima ora valgono oro) i garisti cambiano esca e su un piccolo amo innescano un tebo sfruttando l’aroma che emana l’esca tentando di migliorare il risultato.

la pesca               la pesca               la pesca

Si innesca da solo in modo naturale su ami che vanno dal n.4 al n.8 oppure in coppia con la camola del miele.

 

 

 

 

III.4 - IL GATOSS

 

Larva della Tipula Maxima, viene chiamata più comunemente "gatoss" dai pescatori. E’ molto voluminosa, assomiglia ad un corto e grasso lombrico di 4-5 centimetri, dal colore bruno e traslucido dovuto alla pelle sottile che contiene del liquido. La larva di Tipula deve essere innescata su un piccolo amo a filo sottile, appuntando delicatamente lo strato superficiale della pelle in prossimità del capo stando molto attenti a non far fuoriuscire il liquido. Solo se innescata in questo modo la larva rimane viva a lungo divincolandosi in maniera lenta ma continua, risultando un richiamo irresistibile per trote, cavedani e barbi. Il gatoss è facilmente reperibile ai bordi dei piccoli ruscelli di montagna tra i ciottoli umidi e le foglie marce o ancora meglio nelle rogge dove l’acqua ha la stessa temperatura tutto l’anno e quindi possiamo trovarlo in qualsiasi stagione.

Va innescato da solo su un amo piccolo ma resistente del n.18.

la pesca

 

III.5 - IL PORTASASSI

 

Il portasassi è la larva di friganea, si tratta di una piccola "camola" acquatica di colore giallo che si costruisce intorno all’addome una corazza, costituita da granelli di sabbia o pezzettini di legno. E’ molto facile da trovare, basta cercare sotto i ciottoli o i sassi posti in acqua tranquilla ai margini dei torrenti. Il portasassi viene utilizzato esclusivamente per le trote selvatiche presentandolo sgusciato e innescato su un amo a filo sottile del n.8. Essendo un’esca di cui la trota si ciba giornalmente la sua efficacia è scontata se innescato ed utilizzato in modo corretto. Effettuate una passata il più naturale possibile con una montatura leggerissima e un finale fine.

Molti pescatori, spesso gli staccano la testa e il filetto trasparente, per evitare che il corpo annerisca una volta che è stato infilato sull’amo. Va conservato per qualche giorno in scatoline contenenti acqua.

la pesca                     la pesca

 

 

 

III.6 - IL CAIMANO

 

Si tratta di una grossa larva di colore marrone chiaro, ricoperta da una dura corazza che garantisce un innesco robusto. E’ reperibile nei negozi di pesca all’interno di scatoline contenenti una particolare segatura. Viene utilizzato principalmente nelle gare  innescato in modo che giri perfettamente. E’ un’esca eccezionale che per la sua particolare consistenza e durezza è in grado di tenere bene anche dopo svariati lanci e recuperi senza sfaldarsi. Va innescato infilando l’amo, normalmente abbastanza grosso, dalla coda per poi farlo uscire appena sotto la testa (la parte più grossa e scura). Data la sua consistenza è molto facile ferrare a vuoto, pertanto il caimano va impiegato con trote aggressive che attacchino l’esca con violenza e decisione.

Si innesca una sola camola alla volta su un amo del n.5 o in coppia con la camola del miele su un amo del n.6.

la pesca                la pesca

 

 

Il Caimano Bianco

Il Caimano Bianco è il risultato che si ottiene bloccando la muta del caimano normale. Quando il Caimano marrone cambia la propria pelle esso per un breve periodo di tempo, (pochi minuti), assume una colorazione bianca e la sua corazza è decisamente più tenera della precedente. Gli allevatori in quel momento particolare, con tecniche specifiche lo congelano e lo chiudono sottovuoto nei sacchetti che possiamo trovare in tutti i negozi di pesca. Questo tipo di esca è usato praticamente solo in gara. La forza del caimano bianco è racchiusa nel fatto che esso se ben innescato permette una rotazione eccezionale e anche nei casi più difficili, quando le trote non ne vogliono sapere di mangiare, esso da buoni risultati. Inoltre rispetto al caimano normale è meno difficile ferrare a vuoto in quanto è molto più tenero anche se più delicato, mai quanto le camole. Purtroppo esso ha una durata limitata a poche ore dopo l'apertura del sacchetto in quanto le esche anche se morte assumono un colore sempre più marrone col passare delle ore, in genere il sacchetto di plastica lo si apre pochi minuti prima dell'inizio della competizione ed è buona norma utilizzare come porte esche le vaschette a tenuta di freddo contenenti ghiaccio.

Viene innescato dalla parte posteriore lasciando la testa fuori; si possono utilizzare ami del N.4-6-8 a seconda della grandezza dell'esca.

 

III.7 - UOVA DI SALMONE

 

Sono l’esca preferita dalla Trota Iridea. Reperibili in tutti i negozi da pesca conservate in barattolo, le uova di salmone sono valide soprattutto nel tardo autunno e inverno o nelle prime battuteprimaverili per convincere le trote iridee rese apatiche dalle basse temperature. A differenza della pesca in torrente, nella pesca in cava si ha bisogno di più tipi di uova, oltre al solito bianco e rosso, sarebbe bene avere anche varie sfumature senza disdegnare anche quelle fosforesenti. Questo perchè spesso le trote cambiando il tipo di uova attaccano senza pensarci troppo. Con le uova di salmone si usano ami del n.5 o del n.6, a gambo corto e filo sottile ma sempre a curva piuttosto arrotondata per non danneggiare l’uovo mentre viene calzato. Si possono usare sia con il galleggiante, che a lancio standoa ttendi a non esagereare con al forza dato che si sfalderebbero subito.

Vanno innescate due o tre alla volta, oppure per dargli un minimo di rotazione e consistenza assieme ad una camola del miele (consiglio quest’ultimo innesco).

                    

 

III.8 - LA PLACENTA

 

La placenta è l’ovaio fertile di trota, si presenta sotto forma di un filetto di minuscole uova compatte tra loro. L’efficacia di questa esca è incomparabile se la scelta e il procedimento di preparazione viene effettuata correttamente. Una volta scelta la placenta (matura al punto giusto, non si deve sfaldare troppo ma neanche rimanere intatta), dovete avvolgerla un filetto alla volta in carta stagnola e conservarla nel congelatore. Il giorno prima della battuta di pesca, procedete allo scongelamento e al taglio dei filetti in senso verticale alla loro lunghezza. A fine operazione, si otterrà una certa quantità di bocconi pronti all’uso innescandoli su un amo del n.5.  Assolutamente micidiale per la trota iridea in inverno, pescando innescata su un amo piccolo, filo fine e montatura un galleggiantino.

 

III.9 - SPAGHETTI

 

Gli spaghetti sono sottili cilindri di gomma morbidissima o silicone che si trovano in vendita della lunghezza di circa dieci centimetri. Non si innescano interi ma vanno calzati, centrandoli bene all'estremità e facendoli salire fin sul finale senza bucarli. Basta tagliarne un pezzetto sufficiente a realizzare l'innesco: lungo circa cinque o sei centimetri se utilizzato da solo, più corto se fatto seguire a una seconda esca (in genere una camola del miele). Innescati nella maniera corretta, gli spaghetti in silicone garantiscono una perfetta tenuta anche nei lanci più violenti e nei lunghissimi recuperi, ruotando molto facilmente e si vedono bene nell'acqua grazie alla colorazione bianca, arancio, sfumata, perlinata e fluorescente molto valida anche per la pesca in profondità o nella penombra della sera. Lo svantaggio, se utilizzati singolarmente, è quello di non avere sapore. La loro attrattiva è costituita esclusivamente dal movimento e dal gioco di colori. Vanno dunque usati quando le trote sono molto aggressive purchè sia abbia l'accortezza di non sospendere mai il recupero sull'abboccata e ferrare al momento giusto in maniera piuttosto violenta per eviatre che il pesce, non sentendo sapore ne odore, decida di lasciare il boccone. Usati in accoppiata alla camola del miele, quando le trote sono piuttosto aggressive, e non vanno tanto per il sottile, offrono il vantaggio di non dover rifare ogni volta il boccone. Basta sostituire solo la camola.

 

III.10 - ZUCCHERINI

 

Si tratta di un'esca galleggiante costituita da un cilindretto in materiale spugnoso simile a una gomma da masticare ma molto più morbida. Vedrete molti pescatori che mentre si dedicano al nostro hobbie preferito ne mangiano qualc'uno. Sicuramente schifati, li vedrete subito sotto un brutto occhio, bhe, dopotutto sono proprio quei zuccherini che più o meno andiamo tutti pazzi comprandoli al bar. Comunque consigliamo di non mangiarli in nessun caso dato che molti vengono trattai con arome attiranti e particolari conservanti che non sono consoni all'alimentazione umana.

 

Generalmente chiamato "Zuccherino", più propriamente il suo nome è Mallows. I mallows possono essere aromatizzati alla vaniglia o al formaggio e si gonfiano un poco nell'acqua circondandosi di un alone sapido molto appetito dalle trote. I mallows si usano principalmente, e con risultati davvero ottimi nella pesca ferma sul fondo. Se utilizzati a striscio o a tremarella, lo zuccherino disperde in fretta la sua aroma rendendo necessaria una sostituzione molto frequente che rappresenta una notevole perdita di tempo. Tuttavia, in virtù dell'azione galleggiante, si tratta di una validissima alternativa alla pallina di polistirolo per mantenere il boccone sollevato dal fondo. In questo caso si innesca prima lo zuccherino, fino a coprire la legatura dell'amo, e poi si infila la camola o il verme. In commercio esistono zuccherini di vari colori che conviene provare per trovare quello migliore a seconda della giornata. Il bianco, però, può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica per la pesca di superficie nella seconda metà della primavera, quando il vento trasporta sull'acqua i bianchi batuffoli dei pioppi.

 

III.11 - PESCIOLINI FINTI

 

Come pesciolini finti intendiamo quelle piccole esche in gomma morbida o silicone a forma di pesce e dai colori variopinti. Vera e propria moda degli ultimi anni, i pesciolini finti hanno acquistato una tale fama di esca micidiale da superare e sostituire i famosi visitors. Nella pesca a striscio questi piccoli artificiali morbidi vanno innescati singolarmente facendo uscire la punta dell'amo di lato così da lasciare le codina piatta libera di vibrare nell'acqua durante ilo recupero. Al contrario dei minnows, infatti, il movimento dell'esca non è dato dalla paletta ma risiede tutto nel moto ondeggiante di questa piccola coda piatta e della forma idrodinamica del pesciolino. E' bene dire che ci sono due tipi principali di pesciolini finti, talmente poco diversi fisicamente tra loro ma immensamente come efficacia per adescare le trote. Il primo modello, assai poco diffuso ed adescante è proprioa  forma di pesciolino e si muove tramite la codina di gomma. In ogni caso è sempre bene averne qualcuna con sé da provare nelle giornate più strane per vedere se almeno une delle innumerevoli colorazioni disponibili può essere quella giusta. Anche perché basta tenerle, come gli spaghetti, in una bustina di plastica trasparente senza che si deteriorino come avviene per le esche vive.Una volta infilata la busta nel gilet da pesca occupa pochissimo spazio e può restarvi per mesi fino al momento di usarla. Il secondo modello, invece è micidiale se si ha l'accortezza di fare una cosa...tagliare la coda! Esattamente dovete tagliare il codino di silicone lasciandone solo mezzo centimetro. Innescato su di un amo almeno del N°4 prende la forma a L ruotando (se innescato giusto) in modo vorticoso. Attrattiva fondamentale per la trota in laghetto.

 

III.12 - VISITORS

 

I Visitors, chiamati anche Twister o falcetti, sono senza dubbio, tra le esche artificiali da striscio, i più usati grazie la movimento molto attirante della piccola codina a forma di falce (di qui il soprannome con cui sono conosciuti fra i pescatori). Anche questi artificiali sono realizzati in gomma morbida o silicone trasparente con colorazioni vivaci, comprese le fluorescenti. Le più usate sono comunque la rossa, la gialla e soprattutto la bianca. In commercio si trovano twister di varie misure ma gli unici adatti per questa pesca sono i più piccoli. Vanno innescati centrando bene l'estremità della parte più tozza (corpo) e uscendo con l'amo vicino all'attaccatura della coda che deve restare libera di muoversi. Eseguito l'innesco, molti pescatori tagliano via una parte della codina pari per circa metà della sua lunghezza o poco più. Si tratta di un particolare apparentemente banale o controproducente, in realtà permette di ottenere una vibrazione più stretta durante il recupero che le trote sembrano gradire in modo particolare. Inoltre questo piccolo accorgimento serve anche ad evitare che la trota morda solo la parte finale della coda senza rimanere allamata. In questo modo, invece, il pesce è costretto ad aggredire anche il corpo dell'esca dove spunta l'amo. Anche in questo caso, per la ferrata vale quanto detto a proposito degli spaghetti. I twister vanno usati in presenza di trote particolarmente aggressive, quando non è necessario ricorrere all'esca naturale. Nelle giornate giuste consentono, infatti, un notevole risparmio di tempo e di esche. Altrimenti, il loro uso può dare risultati positivi nelle giornate in cui non resta che procedere per tentativi nella speranza di ottenere qualche abboccata.

 

 

 

 

 

 

 

PARTE IV – LE TECNICHE

 

IV.1 – INTRODUZIONE

 

Le trote che vengono immesse nei laghi di pesca sportiva, provengono da allevamenti dove sono abituate a nutrirsi con mangimi. Diversamente da quelle che popolano i nostri fiumi, non sono sospettose anzi a volte vengono attirate dalla presenza dell’uomo e dal rumore delle auto, specie diesel, che ricorda loro il rumore del trattore che lancia il mangime nell’allevamento. All’interno del lago si distribuiscono diversamente a seconda delle stagioni, (temperature), del vento e del periodo relativo alla deposizione delle uova. Durante la primavera e l‘autunno sono solite aggirarsi in branchi nei pressi della superficie lontano dalla riva; durante l‘inverno sono distribuite nel raggio di una quindicina di metri dalla sponda e in profondità. Il comportamento alimentare delle trote varia al variare della temperatura dell’acqua: dai 18 ai 12 gradi sono voraci, dagli 11 agli 8 gradi sono meno aggressive, dai 7 ai 4 gradi sono lente, sotto ai quattro gradi non si alimentano quasi per nulla. Quando le trote si muovono in superficie, si spostano nel lato del lago, dove il vento, increspando l’acqua, produce una maggiore ossigenazione. Durante il periodo della deposizione delle uova, le femmine costruiscono una specie di nido nei pressi della riva più ossigenata del lago, pulendo con la coda un tratto circolare di fondo; ogni femmina è seguita da diversi maschi che cercano di fecondare le uova. In questo periodo le trote sono meno aggressive. Le tecniche adatte ad effettuare catture sono due: quelle statiche e lo striscio.Questa dispensa tratta solo lo striscio che si divide in quattro metodi di pesca: la penna, il saltarello, la tremarella e la bombarda. In tutte queste tecniche è previsto il movimento o meno continuativo dell’esca che serve a stimolare l’istinto predatorio delle trote.La trota per cacciare adopera la vista e l’udito che nei pesci funziona mediante un organo, la linea laterale, capace di leggere come un sonar le vibrazioni che si propagano sott’acqua. Lo striscio sfrutta questa caratteristica con un’esca che ruotando produce vibrazioni. L’innesco và effettuato con la massima cura per assicurare una perfetta rotazione. Viene eseguito facendo assumere all’esca la forma di una con una parte sul gambo dell’amo e un’altra parte, inclinata di circa 120°, sulla curva. La prima parte copre tutto il gambo dell’amo, la legatura e l’ultima parte del finale. Allo scopo esistono ami con una piega accentuata montati con lo scarto della legatura rivolto in alto i quali consentono all’ innesco di non scivolare sulla curva. Gli ami adatti variano dal 10 al 4 montati con finali dal 12 al 20; il filo più sottile necessita di un rinforzo nell’ ultimo tratto. Le esche che si possono usare sono tantissime: naturali ed artificiali. Quelle maggiormente usate sono: le camole del miele, i caimani, i lombrichi, i tebo, le alborelle, la pastina da trote, le siliconiche, il polistirolo, gli zuccherini. La pastina galleggiante, il polistirolo e gli zuccherini servono a rendere galleggianti gli inneschi.

 

IV.2 - LA PESCA CON LA PENNA DI PAVONE

 

Si tratta di una tecnica adattabile a qualsiasi stagione, e che ci permette di associare molte azioni di pesca differenti. Con questa montatura potremo infatti praticare sia una pesca statica mantenendo il galleggiante immobile, sia una pesca più dinamica, alternando pause a recuperi brevi lenti o veloci. Il vantaggio fondamentale che ci porta questa montatura è che una volta individuata la profondità a cui stazionano le trote potremo mantenerla nei lanci successivi regolando la posizione della penna sicuri di non fare mai “passate a vuoto”. Questa montatura ci consente inoltre di poter fermare il recupero in caso di abboccata del pesce senza che la zavorra trascini l’esca in profondità.

 

Montaggio

Filo in canna non superiore allo 0.18, lo shock leader non serve. Sulla lenza madre inseriremo la penna di pavone, dalla grammatura rapportata alle dimensioni del lago e alla potenza della canna. Come zavorra utilizzeremo una torpille che tari la penna all’80% del carico, in modo che in posizione di stallo sia visibile da grande distanza(la penna anche se leggermente sottocarico non offre resistenza all’affondamento in caso di abboccata), esempio penna 4 gr. Torpille 3.5 gr. Dopo il piombo, gommino salvando e girella tripla per assicurare la dovuta rotazione dell‘esca. Finale di diametro intorno allo 0.16 di lunghezza non inferiore ai 50cm. L’amo verrà scelto in funzione dell’esca, da un 5 per vermi e caimani, ad un 9 per camola singola. Dobbiamo anche tenere presente che nel caso avessimo intenzione di usare la pasta d trote come esca, essa tenderà a salire in superficie nei momenti di stallo, e che quindi sarà necessario zavorrare l’amo o il finale.

 

Azione di pesca

L’azione di pesca a mio avviso più efficace consiste nel lanciare ben in mezzo al lago, e subitaneamente mettere in tensione la lenza, di modo che il finale scenda in profondità descrivendo un arco di circonferenza e cominciando subito a ruotare. Il recupero deve essere un’alternanza di scatti e pause, evitando sempre di perdere il contatto con la lenza. Eventuali varianti che dovrete inventare di volta in volta renderanno più adescante il recupero.

 

IV.3 - PESCA A BOMBARDA DA 6 A 12g.

 

Questa pesca va prediletta nei laghi medio- piccoli e nella stagione primaverile; infatti si può coprire una distanza di 60 mt. e sondare qualsiasi profondità. Utilizzando la bombarda è molto difficile avvalersi di tecniche come la tremarella o il saltarello, bisogna quindi cercare di attirare il pesce con lo spostamento della direzione dell’esca a lato e verticalmente; un maggior rilievo assume il colore dell’esca: dovrà essere di due colori contrastanti o comunque molto diversi. L’esca, inoltre, dovrà essere molto resistente e quindi consistere in caimani e vermi (magari usando il caimano o il verme stabilmente, e usare la più fragile camola come paletta dell’elica). Per aumentare la rotazione, e quindi anche il potere catturante dell’esca alcuni pescatori collegano il terminale con una girella quadrupla invece della solita tripla. Il filo usato è uno 0,18 come lenza e uno 0,16 come terminale; nella pesca con piombi più pesanti è preferibile usare il gommino salvanodo, i più accorti lo utilizzano anche con le grammature di cui stiamo parlando.

Il lancio con la bombarda è a due mani e progressivo: con questo tipo di lancio infatti, si limita di molto un’eventuale rottura del filo e aumenta la precisione del lancio.

La tecnica con la bombarda “leggera” essendo molto elastica permette di pescare durante tutta la primavera poiché sia con clima caldo o più freddo, col variare della profondità del pesce può variare facilmente la profondità dell’esca. La canna usata sarà ad azione parabolica e non di punta, poiché ci permette un lancio più morbido e una sensibilità maggiore. Parlando di bombarde è necessario dare spazio anche alle particolarità che le distinguono tra loro:

 

  • Posizione del piombo: se il piombo è posizionato verso la fine, lontano dall’astina, la caduta sarà a 45° rispetto al piano della superficie, mentre se il peso è distribuito lungo tutto il piombo, questo avrà una caduta parallela al piano della superficie.

 

  • La Gallegiabilità: la bombarda oltre al peso ha una sua galleggiabilità, ovvero il suo vero peso nel discendere verso il fondo; se lanciamo una bombarda da 10 g. con G =1 (galleggiabilità 1), al momento del lancio raggiungerà una distanza pari a quella di un peso di 10g. ma nella discesa verso il fondo avrà la velocità di un piombo da 1g.

 

IV.4 - LA PESCA CON IL PIOMBINO

 

Se vogliamo insidiare le trote nel sottoriva e fino a circa 30 metri dalla sponda, la tecnica più redditizia è senz’altro quella con microbombarde, sbirulini e piombini da tremarella tipo torpille eccetera. L’attrezzatura è sempre la solita, canne sui 3.80-3.90 mt. mai troppo potenti(capacità di lancio fino a 10-12 gr.) e mulinelli di dimensioni ridotte caricati di un buon 0.18, 0.16 per i più esperti.

Le montature, pur variando il tipo di zavorra, si assomigliano un po’ tutte, e saranno così realizzate:

 

  • Zavorra(piombini, torpille, ghost ecc.), girella tripla per ridurre le torsioni del finale durante il recupero(indispensabile!),

 

  • finale 0.16, 0.14 dai 60 cm in su, per non insospettire la trota.

 

  • ami dal 4-5 per i vermi e i caimani, al 8-9 per chi volesse utilizzare la singola camola: da scegliere preferibilmente quelli a gola larga e con la curva accentuata per bloccare meglio l’esca.

 

 Il recupero dovrà essere molto vario e movimentato, onde stimolare l’istinto aggressivo della trote, che da qualche giorno ormai mangia con più appetito che d’inverno. Quindi dovremo alternare pompaggi, pause recuperi regolari e tratti di tremarella per far fare alla nostra esca guizzi e scatti improvvisi. Se il posto lo consente, non è mai sbagliato cambiare posizione ogni tanto, specie se le abboccate cominciano a diminuire. Una volta allamato il pesce, la tecnica più redditizia per portarlo a riva senza troppi problemi è di forzarlo all’inizio e farlo pattinare sull’acqua per impedirgli di fare resistenza con il corpo e compromettere la resistenza della nostra montatura. D’obbligo è il guadino, che si rivela sempre un valido alleato in caso di sorprese inaspettate e catture da foto.

 

IV.5 – LA TREMARELLA

 

La tremarella si effettua con una lenza composta da una zavorra, una girella e un finale di lunghezza dai 30 ai 90 cm. Le zavorre più usate sono: piombi di varie forme, catenelle di piombini e vetrini. La forma e il peso specifico della zavorra influenzano il comportamento dell’esca sott’acqua. Le zavorre che affondano velocemente sono adatte per trote aggressive. La catenella di pallini o cilindretti di piombo và costruita tra due girelle sopra un tratto di filo grosso della lunghezza di circa 20-40 cm.

Il recupero si effettua con la sola canna, mentre questa si sposta bisogna far vibrare il vettino. Tra un recupero e l’altro il filo in bando và recuperato con il mulinello. Tutti questi movimenti devono far procedere l’esca rotante alla stessa profondità e a scatti. L’intensità delle vibrazioni e la velocità di spostamento della canna variano a secondo della distanza di lancio e della profondità di pesca. Dopo avere effettuato il lancio, non appenala lenza tocca l’acqua, si chiude l’archetto del mulinello e si mette il filo in tensione; poi si conta mentalmente fino a quando si inizia il recupero: a parità di conteggio si avrà la stessa profondità di pesca. Per allenarsi a mantenere traiettorie rettilinee si può provare a strisciare in profondità, vicino al fondo e controllare, fermando il recupero, se ci si allontanati notando in quanto tempo il filo si ferma. Una volta che si è avvertita una tocca si smette di tremare e, muovendo la canna per sostenere il piombo, si aspetta una partenza decisa quindi si ferra. Per la tecnica della tremarella si abbina ad ogni zavorra una canna dedicata dotata diuna azione e di un vettino adatti a far avanzare la zavorra a scatti. Una canna che và bene per un piombo da 3 grammi non funziona con uno da 5. Il mulinello vuole piccolo, caricato con filo dal 14 al 20 e a frizione anteriore.

 

 

 

 

PARTE V – COSA NON FARE

 

La ferrata

La ferrata è il momento più bello per ogni pescatore e va curata in ogni particolare. Innanzi tutto cercatevi un bel posto all'ombra di una pianta avente i rami che toccano in acqua, questo vi riparerà dal sole; poi montate come lenza un bel pallettone da 25 grammi su un filo dello 0.23 e un finale da 0.20 con amo del 2. A questo punto potete iniziare la vostra passata, iniziando da una piccola corrente per prenderci un po' la mano per poi posare la lenza in verticale a quella piccola cascata che sta davanti a voi, ora tirate la leva del mulinello e date più filo che potete in modo da far cadere sul fondo la vostra zavorra. Se sotto c'è una trota avete il novanta percento di probabilità di tramortirla oppure sentirete una toccata strana… Non vi state sbagliando, lì il pesce vi ha dato uno strattone, quindi date un bel colpo con la canna e a questo punto avrete tre possibilità:

 

  • Avete ferrato quella famosa Marmorata che da generazioni nella vostra famiglia tentate inutilmente di catturare dopo aver ipotecato anche la casa pur di acquistare l'attrezzatura giusta. Date un bel colpo in modo da far compiere alla canna e a tutto il resto, un arco in cielo facendo 'volare' il vostro pesce in mezzo ai rami che vi stanno alle spalle. Perderete un po' di tempo a cercarlo ma la soddisfazione sarà grande. Questa operazione vale anche per chi di voi si cimenta in gare di vario tipo perché in partenza vi fa guadagnare tempo prezioso.?!

 

  • Era solo il fondo; se vi va bene nel dare lo strattone, il pallettone si impasta sul secondo segmento della vostra tredici metri mandandovi in frantumi le vostre ferie in Norvegia. Purtroppo nelle prove di rottura i costruttori di canne non prevedono queste azioni ma in futuro penso che lo faranno.

 

  • La zavorra è rimasta impigliata nei sassi sul fondo, che fare? Impugnate la canna con tutta la forza che avete e iniziate a farle compiere movimenti in tutte le direzioni nel migliore dei casi il filo si stacca e vi creerà un enorme ingarbuglio sul vettino, nel peggiore … è meglio se vi tuffate In acqua muniti di bombole cercando il punto dove siete rimasti incagliati.

 

Per ottenere delle belle parrucche sul finale non dovete fare altro che collegare finale, lenza e filo con un bel nodo e dimenticare qualsiasi girella, mi raccomando l'innesco che deve essere fatto a regola d'arte permettendo una bella rotazione dell'esca e se il fiume ve lo permette posate il tutto in verticale alla cascata; per chiudere in bellezza la giornata vi consiglio di appoggiare anche il cimalino della canna specie se tredici metri in modo da far divertire anche il vostro negoziante. Sul mulinello la cosa è un po' più complicata ma se andate a letto alle cinque del mattino dopo una notte in birreria per poi alzarvi alle cinque e trenta per andare a pescare, la cosa vi sarà sicuramente più semplice. Impugnate la vostra cinque metri attrezzata con un mulinello che non sia a bobina chiusa, aprite l'archetto e fate volare tutta la lenza da dietro di voi in avanti con tutta la forza che avete in corpo (quale..??) se riuscite a superare indenni gli alberi secolari che vi sovrastano, il lancio sarà perfetto. Ora viene il bello… avete una cinquantina di metri di filo in acqua, vi cade indietro la canna e per condire la cosa il mulinello dovete appoggiarlo nella sabbia in modo da favorire l'oliatura dello stesso che da ora in poi girerà perfettamente, nel sollevarla impigliate il filo nella sacca porta pesci avendo cura di farlo passare dalla fibbia posteriore del cinturone; di solito questo è il momento in cui viene scambiato il fondo per una poderosa toccata, recuperate velocemente, prima con le mani poi con il mulinello, vedrete che il risultato non tarderà a venire. I più bravi riescono anche riavvolgere il filo direttamente sul perno sotto la bobina oppure a chiudere un paio di segmenti della canna che in precedenza non erano stati bloccati.

 

L’attrezzatura

Ogni pescatore, oltre alle varie cose che tutti sanno, deve portarne delle altre che sono indispensabili, vediamo quali. Un bel panino con mortadella unito ad una bottiglia di vino bianco non fa mai male in quanto durante la vostra battuta di pesca arriva sempre il momento dello sconforto e quindi non resta altro che fare una bella bevuta, magari con il vostro compagno perdonandolo del fatto che è riuscito a catturare più pesce di voi. Il vestiario deve essere sempre doppio o meglio triplo perché la caduta in acqua è sempre alla vostra portata e se partecipate a qualche gara portatevi anche un vestito da cerimonia chissà che quella sia la volta buona che riuscite ad entrare in medaglia. Un buon pescatore deve sempre avere una canna di scorta per ogni misura, in quanto se seguite i miei consigli sicuramente vi capiterà di usarla. Portatevi anche un set di pronto soccorso completo di pinze, tenaglie e molto anestetico, gli ami sono molto pericolosi specialmente in mano alle persone più esperte in quanto sottovalutano la loro pericolosità. Inoltre fate attenzione a fare le montature tenendo l'amo in bocca, sono innumerevoli i casi di gente che si autoallama. Lasciate a casa gli occhiali, specialmente se polarizzati, perché rovinare una bella abbronzatura nelle giornate estive? Se uscite con la vostra famiglia al completo per una bella scampagnata, nel vostro bagagliaio non deve mancare la televisione portatile da 22", le palette da spiaggia, il pallone e l'amaca. La televisione vi serve per vedere il Gran Premio o il giro d'Italia nelle ore pomeridiane quando solo i nostri amici moschisti si divertono, le palette le usano i vostri marmocchi dandosele in testa tutto il giorno, il pallone lo usate voi con il nonno ricordando i tempi passati e l'amaca la usa vostra moglie che sostiene di fare la serva tutta la settimana. Non fatevi venire l'idea di fare una grigliata con il pesce che pescate perché la cosa sicuramente vi porterà iella e non catturerete niente. A tale proposito un paio di cornetti o quadrifogli in tasca aiutano sempre e fanno la differenza fra i campioni ed il normale pescatore. Per ultimo vi suggerisco di informarvi anticipatamente a proposito degli orari d'apertura della pescheria più vicina, in quanto non si sa mai che dobbiate farci ricorso. Non c'è niente di peggiore che tornare a casa dalla moglie, che per l'ennesima domenica è stata trascurata, senza neanche un pesce da mettere sotto i denti.

 

Il viaggio

I peggiori incidenti alla vostra attrezzatura avvengono nel bagagliaio dell'automobile. Ricordo che quando praticavo l'aeromodellismo i modelli che non schiantavo al suolo li frantumavo chiudendo il portellone della mia auto. Succede così anche nella pesca. Caricate tutta l'attrezzatura la sera prima perché immancabilmente il mattino sarete in ritardo e nella fretta di partire oltre che a dimenticare le esche in frigorifero e l'impermeabile ancora steso sul portapanni, triturerete i vettini chiudendo il bagagliaio. Nelle giornate piovose non dimenticate di aprire completamente la vostra dieci metri bloccando bene i segmenti, tre volte su quattro non riuscirete più a chiuderla, a questo scopo vi conviene acquistare in ferramenta un bel seghetto per poterla tagliare ricavando due belle cinque metri (chi ha la tredici può ricavarne una anche da lancio). Il portabagagli vi può evitare l'intervento sulla canna ed inoltre vi potrete caricare le prede che sicuramente vi avranno fatto divertire per l'intera giornata. Se disponete di un'automobile nuova fiammante, vi suggerirei di foderare il vano posteriore con della tela cerata rendendo il tutto a prova stagna. Se piove eviterete di insudiciare la moquette con gli stivali ed inoltre le esche che puntualmente, al ritorno, usciranno dalla vostra vaschetta termica, non avranno accesso all'abitacolo. Vermi e Camole sono particolarmente vivaci solo quando non li usiamo per pescare e quindi quelli che non si disperdono in auto prenderanno posto fra la vostra verdura in frigorifero. Quando vi recate in posti nuovi portatevi cartine dettagliate del luogo onde evitare di finire in qualche zona no-kill con conseguente arresto e nottata in gattabuia, con voi deve trovar posto tutto il necessario alla sopravvivenza perché non si sa mai dove potete capitare, i più pignoli normalmente dispongono di un Gps per la ricerca via satellite.

 

 

 

 

Fine articolo

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  • Le Maree e le correnti

     

    La marea è una deformazione della superficie di un astro prodotta dall'azione gravitazionale di uno o più corpi celesti. In particolare per la Terra l'oscillazione di livello del mare causata dall'attrazione gravitazionale combinata del Sole e della Luna. Poiché vengono sollecitate, oltre alla superficie marina, la crosta solida (non perfettamente rigida) e l'involucro gassoso atmosferico, si parla anche di maree terrestri e di maree atmosferiche.

    L'attrazione luni-solare sulla massa acquea produce in questa una deformazione periodica e regolare che in generale si manifesta col ripetersi nell'arco di 24h 50 minuti, corrispondente al giorno lunare medio, di due innalzamenti (flusso o alta marea) e due abbassamenti (riflusso o bassa marea) del livello marino. I due flussi e i due riflussi si alternano circa ogni sei ore generando due correnti di senso opposto (correnti di marea). Le maree possono essere considerate come onde estese con periodo di 12h e 25m e lunghezza d'onda pari a circa una semicirconferenza terrestre L'altezza dell'onda di marea., o ampiezza di marea é data dal dislivello tra alta e bassa marea e dipende dalle reciproche posizioni Terra-Luna-Sole: raggiunge il valore massimo quando i tre corpi celesti sono allineati sia in congiunzione sia in opposizione (sizigie: fasi di Luna nuova e di Luna piena); è al minimo quando la Luna si trova a 90° con l'allineamento Terra- Sole (quadratura: fasi di primo e ultimo quarto).

     

  • Le teorie statica e dinamica

    Già nell'antichità era noto il rapporto intercorrente tra oscillazioni di marea e fasi lunari, ma una spiegazione razionale del fenomeno fu possibile solo dopo1'enunciazione della teoria newtoniana sulla gravitazione universale.

    Dopo i primi tentativi di spiegazione dello stesso Newton, il problema teorico delle maree fu affrontato da vari studiosi, tra cui Laplace, Poincaré, G H Darwin, Harris.
    In prima approssimazione lo studio delle maree si può compiere quantitativamente adottando le semplificazioni della teoria statica che suppone la Terra ricoperta uniformemente da una coltre di acqua di spessore costante e ne trascura il movimento di rotazione.

    Più aderente alla realtà è la teoria dinamica che tiene conto della non omogeneità della massa oceanica, della forma e della profondità dei bacini, delle mutue azioni tra bacino e bacino, dei complessi effetti che riguardano gli spostarnenti delle masse d'acqua sulla superficie della Terra in rotazione. Le due teorie ottengono gli stessi risultati per quanto riguarda i periodi delle onde di marea; per le fasi e l'ampiezza la teoria dinamica giustamente abbandona le considerazioni teoriche e ricorre all'osservazione. L'oscillazione di marea è determinata dalla differenza tra l'attrazione newtoniana esercitata da un astro sui punti della superficie terrestre e il centro di massa della Terra. L'attrazione esercitata sul centro di massa della Terra viene equilibrata necessariamente dalla forza centrifuga originata dal movimento di rivoluzione dei corpi in gioco attorno al centro di massa del sistema; lo stesso non è però possibile per tutti gli altri punti.

    Tale differenza di attrazione costituisce la forza di marea, che risulta direttamente proporzionale alla massa dell'astro e inversamente al cubo della distanza tra il centro dell'astro e i punti della superficie terrestre ciò spiega perché la Luna, nonostante abbia una massa notevolmente inferiore rispetto a quella solare, abbia per la sua relativa vicinanza un effetto di marea superiore di circa 2,2 volte a quello prodotto dal Sole.

    Facendo riferimento al sistema Terra-Luna, in equilibrio meccanico, i due corpi si muovono ruotando attorno al centro di massa G del sistema, posto sulla congiungente i centri degli astri. I due corpi sono soggetti alla forza gravitazionale che tende ad avvicinarli e a quella centrifuga che tende ad allontanarli.

    L'attrazione lunare risulta massima per i punti della superficie terrestre direttamente volti verso la luna, minima per quelli opposti e intermedia per il centro, mentre la forza centrifuga ha valore massimo nel punto più lontano dalla luna e minimo per il punto più vicino.

     

     

     

     

    In "P" si determina pertanto una forza risultante diretta verso la luna poiché prevale l'attrazione lunare, e in P' una forza risultante diretta in senso opposto perché prevale la forza centrifuga.
    Ne consegue che sulla superficie terrestre si manifestano delle componenti tangenziali dirette verso "P" nell'emisfero volto alla luna e verso (P') nell'altro, cui si devono i due rigonfiamenti diametralmente opposti poiché la quantità d'acqua degli oceani deve rimanere costante, in concomitanza con i rigonfiamenti sul piano meridiano dei punti P e P' si manifestano degli abbassamenti di livello negli altri settori: la superficie marina assume cioè una configurazione di equilibrio paragonabile a un ellissoide con asse maggiore nella direzione Terra-luna.
    Le stesse considerazioni valgono per il sistema Terra-Sole che analogamente dà origine a due onde di marea (di altezza inferiore) che interferiscono con quelle lunari sommandosi in sizigie ed elidendosi in quadratura.

    La forza di marea, sia lunare sia solare, è piuttosto piccola se confrontata con la forza gravitazionale (ca. 10 alla -7 volte).

    Gli ingenti spostamenti d'acqua si possono spiegare notando che la forza di marea non è diretta secondo la direzione di gravità e quindi può essere scomposta in due componenti, una verticale e una orizzontale.

    La componente verticale produce una variazione di gravità del tutto trascurabile, mentre quella orizzontale, anche se dello stesso ordine di grandezza, è però paragonabile alle altre sollecitazioni orizzontali (differenza di pressione tra acque di diversa densità, azione del vento, ecc.) ed è quindi in grado di imprimere un moto sensibile a una massa d'acqua.

    È dunque la componente orizzontale che provoca gli spostamenti orizzontali (correnti di marea) e l'accumulo e la sottrazione delle acque con le conseguenti oscillazioni di livello.
    La forza agisce su tutto lo strato d'acqua, relativamente sottile, cioè ugualmente a tutte le profondità.

     

    Sviluppo armonico delle maree

    Volendo conoscere l'effettiva azione della forza di marea su di un punto P comunque disposto sulla superficie terrestre bisogna tenere conto dell'angolo tra la congiungente punto P-centro della Terra e la congiungente centro Terra-centro astro; è necessario inoltre considerare le variazioni di distanza nel corso del tempo tra il punto in esame, la luna e il Sole.

    La variazione di livello di marea nel corso del tempo si può allora considerare come un fenomeno oscillante risultante dall'interazione di un gran numero di termini periodici semplici (maree parziali), ciascuno con periodi, ampiezze e fasi costanti.

    Nella rappresentazione armonica delle maree l'evoluzione di livello è la somma di tante onde sinusoidali semplici del tipo

    h = a cos (A* t +B)

    in cui "A", la pulsazione di marea dipende dalle condizioni astronomiche considerate e pertanto risulta costante nel tempo per ogni località, mentre "a" e "B", rispettivamente l'ampiezza e la fase, rappresentano le costanti armoniche, non prevedibili astronomicamente, variabili da luogo a luogo e deducibili solo dall'analisi di lunghe serie di osservazioni.

    Note le costanti armoniche è possibile prevedere (previsione armonica delle maree) l'andamento di marea nel tempo per ogni luogo.

    La marea si evolve col sovrapporsi di ritmi soprattutto diurni e semidiurni dovuti agli effetti delle numerose componenti che intervengono nel fenomeno. Anche componenti a periodo più elevato possono rivestire una certa importanza come le semimensili, con periodo medio di 14,16 giorni quella legata all'intervallo tra le maree sizigiali, con periodo di 13,66 giorni quella denominata lunare quindicinale, relativa al tempo occorrente alla Luna per cambiare declinazione da zero al massimo e viceversa, la lunare mensile, con periodo di 27,55 giorni (mese anomalistico), legata all'ellitticità dell'orbita lunare, la solare semiannuale, con periodo di 182,6 giorni, legata alla declinazione variabile del Sole, ecc.

    La marea complessiva deriva dall'interazione delle suddette componenti (e di numerose altre, ma di minore effetto) che conferiscono alla variazione di livello della superficie marina il caratteristico andamento ritmico con due alte e due basse maree al giorno, di ampiezza variabile con periodo di ca. 14 giorni.

    Secondo l'importanza rivestita dalle molteplici componenti di marea nelle varie parti della superficie terrestre, l'andamento della marea presenta diverse configurazioni che, per semplicità, possono essere ridotte a tre tipi fondamentali:

    ·     maree diurne, caratterizzate da una sola alta e bassa marea nel corso delle 24 ore;

    ·     maree semidiurne, con due alte e due basse maree pressappoco di uguale ampiezza;

    ·    maree miste, sempre con due alte e due basse maree ma con ampiezza diversa in base al prevalere della tendenza semidiuma o diurna.

    Le maree più frequenti sono quelle a carattere semi - diurno o miste di tipo semidiurno.

     

     

    Le maree semidiurne si sviluppano sulle coste atlantiche europee, africane e dell'America Meridionale dal Venezuela al Brasile, lungo parte delle coste atlantiche nordamericane, nel golfo del Bengala e lungo la costa sud-orientale dell'Africa.

    Lungo quasi tutte le altre coste si hanno maree miste, mentre maree diurne di carattere puro si manifestano solo in poche e ristrette aree come il golfo del Tonchino, il Mar di Ohotsk, il golfo del Messico e presso la punta sud-occidentale dell' Australia.

    Le maree possono essere classificate anche in:

    ·     maree lunari quando si verificano in direzione della Luna.

    ·     maree antilunari in direzione opposta alla Luna.

    ·     maree equinoziali: nei periodi di Luna Piena o Nuova.

    ·     maree di quadratura: quando la Luna è al primo o ultimo quarto.

     

  • Distribuzione delle maree

    Le maree hanno in aperto oceano ampiezza modesta, valutabile in pochi decimetri (25-30 cm a Honolulu, 30-50 cm all'isola Mauritius. ecc); valori più elevati si producono invece presso le coste per effetto della morfologia dei fondali.

    In media l'oscillazione di marea misurata su tutta la superficie oceanica è compresa tra 1 e 2 m.
    Le più forti escursioni di livello si hanno per l'Europa sulle coste della Bretagna (Saint-Malo, Granville e altre località) con valori medi di 10 m; maree ancora più alte si registrano sulle coste canadesi atlantiche tra la Nuova Scozia e il continente (baia di Fundy) con oltre 15 m, dell'Argentina meridionale (Porto Gallegos) con 14 m, ecc.

    Nel Mediterraneo le oscillazioni sono modeste, dell'ordine di qualche decina di centimetri (21 cm a Marsiglia, 55 a Tunisi); fanno eccezione le maree superiori al metro, del golfo di Gabès e di alcune località dell'alto Adriatico (Trieste). L'innalzamento del livello del mare in una zona e il conseguente abbassamento di un'altra di uno stesso bacino o tra bacini contigui implicano lo spostamento ritmico di ingenti masse d'acqua, che si manifesta con la formazione delle correnti di marea.

    Tra escursioni di livello e flusso di corrente si ha uno sfasamento di 1/4 di periodo; inoltre le correnti risentono degli attriti e dell'azione geostrofìca. In genere sono unidirezionali, ma possono anche presentare carattere giratorio attorno ai punti anfìdromici. La velocità di norma è dell'ordine del nodo, ma in condizioni particolari arriva a punte di 10-15 nodi.

     

  • Marea atmosferica

    Si manifesta con variazioni periodiche della pressione atmosferica. Le maree atmosferiche dipendono, oltre che dall'azione gravitazionale luni-solare, anche dall'effetto del riscaldamento e del raffreddamento dell'aria.

    Per questo motivo il Sole ha per le maree atmosferiche maggiore importanza. Si hanno due minimi e due massimi di pressione al giorno di entità variabile con la latitudine del luogo. Rispetto alla pressione normale, le variazioni sono dell'ordine di 0,3 mbar ai Poli e di ca. 1,5 mbar nelle fasce tropicali.

     

  • Marea terrestre

    È una conseguenza dell'attrazione luni-solare sulla crosta terrestre che, non essendo perfettamente rigida, risponde alle sollecitazioni con deformazioni elastiche.

    Le maree terrestri, di piccola entità e di difficile determinazione per l'esistenza della concomitante variazione di livello del mare, si manifestano con periodiche variazioni della direzione della verticale e dell'accelerazione di gravità.

     

  • Le correnti marine

    Le correnti marine sono enormi masse d'acqua mosse da un lento moto continuo dovuto a diversi fattori

    1) Le acque tendono a ristabilire l'equilibrio idrostatico turbato dalla diversità di riscaldamento solare alle diverse latitudini, che ne modifica ovviamente la temperatura, ma anche la salinità e quindi la densità.

    2) Un altro fattore che influenza le correnti marine é la rotazione terrestre, che determina i sensi di circolazione delle masse acquee. La circolazione è simmetrica nei due emisferi: dall'equatore si muovono due correnti calde, equatoriale con direzione nord e sud, dirette da Est verso Ovest e sospinte dagli alisei, le quali incontrando le coste dei continenti si flettono verso le latitudini superiori lambendole e cedendo loro man mano grandi quantità di calore che ne influenzano benevolmente il clima.

    Le loro acque progressivamente si mescolano alle masse fredde e per compensazione ritornano verso l'equatore (correnti di ritorno), lambendo altre coste continentali ed influenzandone il clima con abbassamento della temperatura media

    3) Altri fattori che agiscono sul moto delle correnti marine sono le differenze della pressione atmosferica (l'alta pressione produce un vero e proprio abbassamento anche se minimo del livello delle acque) e, nelle vie di comunicazione tra mari aperti e mari interni, inoltre anche le differenze di densità delle acque e i flussi delle maree.

     

     

     

    Le Fasi lunari

    L'orbita lunare, intono alla quale questa si muove, giace in un piano non coincidente con il piano dell'orbita terrestre, cioè con il piano dell'eclittica. L'inclinazione del piano dell'orbita lunare rispetto all'eclittica é di 5° 09'.

    I punti in cui l'orbita lunare taglia l'eclittica terrestre sono detti nodi dell'orbita, rispettivamente ascendente, quando la Luna passa dall'emisfero australe a quello boreale, e discendente, nel caso opposto. La linea congiungente questi due punti é detta linea dei nodi. Il raggio medio della Luna è di 1.738 Km con massime dalla forma sferica di. 2 km.

    La Luna è vista dalla Terra sotto un angolo medio di 31 '05" (diametro apparente) con un minimo di 29'22" al perigeo e un massimo di 33'31" all'apogeo. La Luna completa un'orbita rispetto alle stelle fisse in 27 giorni, 7 ore, 43 minuti, 12 secondi.

    È questo il mese siderale (27,32166 giorni). Oltre al mese siderale si considerano anche altri tipi di periodi lunari.
    Il mese sinodico, o mese lunare, o lunazione, è l'intervallo di tempo tra due fasi successive di Luna nuova. Il valore effettivo varia tra 29,25 e 29,75 giorni (in media 29 giorni 12 ore, 44 minuti). Questo intervallo di tempo è alla base dei calendari lunari e lunisolari.
    Il mese anomalistico è l'intervallo di tempo tra due successivi perigei. È uguale a 27,55455 giorni. Il mese tropico è l'intervallo di tempo tra due successivi passaggi per il cerchio orario del Primo Punto di Ariete, o equinozio di primavera.

    A causa della precessione degli equinozi questo periodo è leggermente diverso dal mese siderale. È uguale a 27,32158 giorno. Il mese draconitico, o mese draconico, è l'intervallo di tempo tra due successivi passaggi attraverso il nodo ascendente. È uguale a 27,21222 giorni (27 giorni, 5 ore, 5 minuti, 36 secondi).

     

  • Librazioni

    Poiché la Luna effettua una sola rotazione attorno al proprio asse nel tempo di una rivoluzione completa attorno alla Terra, essa rivolge verso di noi sempre la stessa faccia.
    Tuttavia il fenomeno delle librazioni rende visibile dalla Terra fino al 59% della superficie lunare.
    Con il nome di librazioni sono indicati due tipi differenti di fenomeni, librazioni geometriche e librazioni fisiche.

    La librazione geometrica è l'effetto di tre cause differenti librazione in longitudine, librazione in latitudine e librazione diurna. La librazione in longitudine è dovuta al fatto che la Luna si muove più velocemente al perigeo che all'apogeo poiché la velocità di rotazione si mantiene costante, la Luna presenta una rotazione longitudinale apparente di ca. 8°.

    La librazione in latitudine è dovuta al fatto che l'asse di rotazione della Luna non è perpendicolare al suo piano orbitale, ma è inclinato rispetto a questo di ca. 6° 40'. Durante una lunazione, allora, i poli N e S della Luna appaiono inclinati alternativamente verso la Terra.

    La librazione diurna, o parallattica, è dovuta al fatto che un osservatore vede la Luna sotto differenti angolazioni da differenti punti della Terra, ovvero al tramonto rispetto al Sorgere della Luna stessa.
    Questo fenomeno ammonta a circa 1°.

    La librazione fisica infine è un'irregolarità del moto della Luna prodotta dall'attrazione gravitazionale della Terra sul rigonfiamento equatoriale della Luna. È di piccola entità ammontando ad appena 2'.

     

    Fasi lunari

    La Luna non splende di luce propria, ma riflette la luce del Sole e, di conseguenza, presenta fasi.
    Quando la Luna si trova tra il Sole e la Terra (congiunzione) la faccia rivolta verso di noi non è illuminata e si ha la fase di novilunio (Luna nuova).

    Quando è la Terra a trovarsi tra il Sole e la Luna (opposizione) la faccia visibile è completamente illuminata e si ha plenilunio (Luna piena).

    Gobba a Ponente LUNA CRESCENTE

    Nelle fasi intermedie il Sole illumina solo una porzione della faccia visibile. Tra il novilunio e il plenilunio la porzione illuminata aumenta (Luna crescente) e la Luna assume prima l'aspetto di una falce, viene quindi illuminata esattamente a metà (primo quarto) e prende poi l'aspetto di un disco gibboso (Luna gobba).

    Gobba a Levante LUNA CALANTE

    Tra il plenilunio e il novilunio la porzione illuminata diminuisce con continuità (Luna calante) la L è gibbosa sino a che (ultimo quarto) non è illuminata esattamente per metà. Dopo di ciò assume nuovamente l'aspetto di una falce che si restringe sempre più sino ai successivo novilunio. Quando, prima del novilunio, è illuminata per circa tre quarti viene detta Luna vecchia.

     

  • Eclissi di Luna

    Quando la Luna nel suo moto attorno alla Terra passa nel cono d'ombra proiettato dal nostro pianeta, essa non viene più illuminata dal Sole e si ha quindi un'eclisse di Luna. In realtà, anche se su di essa non arrivano più i raggi diretti del Sole, la sua superficie può ancora assumere una pallida colorazione per effetto della luce che vi giunge per diffrazione sull'atmosfera terrestre.

    Poiché il Sole non è una sorgente luminosa puntiforme, ma a forma di disco, l'ombra della Terra è circondata da tutte le parti dalla cosiddetta penombra, una zona d'ombra parziale che deve essere attraversata dalla Luna prima di arrivare alla zona d'ombra più interna.

    La maggior parte delle eclissi sono penumbrali e molto spesso non vengono neanche avvertite.

    L'eclisse vera e propria può essere parziale o totale; nel primo caso la Luna entra totalmente nel cono d'ombra della Terra, nel secondo caso vi entra solo parzialmente poiché l'orbita lunare è inclinata rispetto al piano dell'eclittica, non si ha un'eclisse lunare al mese: l'eclisse si produce solo quando la Luna attraversando l'eclittica, cioè passando per un nodo della sua orbita, si trova allineata con la Terra e il Sole.

    L'eclissi lunari possono essere viste su larghe fasce della superficie terrestre e si protraggono per tempi abbastanza lunghi. Tenendo conto delle dimensioni del cono d'ombra della Terra e del moto della Luna, un'eclisse totale può durare anche poco meno di due ore.

     

  • Luna Nuova

    In questo caso la Luna trovandosi dalla parte del sole (congiunzione), tramonta e sorge con esso. Non è quindi visibile, se non nei giorni di poco precedenti o seguenti, quando si presenta in forma di esile falce, rimane debolmente illuminata dalla luce solare riflessa dalla terra.

     

    Primo Quarto (7,4 gg)

    La Luna è posta a 90 gradi rispetto al sole (quadratura).

     

  • Luna Piena (14,7 gg)

    La Luna è dalla parte opposta del sole venendone quindi illuminata.

     

  • Ultimo Quarto (22,1 gg)

    La Luna si trova a 90° rispetto al sole.

     

  • La Luna

    Luna, il satellite naturale della terra con la quale costituisce ciò che può essere considerato un pianeta doppio. La sua orbita intorno alla terra é quasi circolare ad una distanza di circa 60 volte il raggio della terra. La distanza dalla terra é massima all'apogeo (406.740 Km) e minima all'epigeo (356.410 Km).

     

  • Caratteristiche fisiche

    Il rapporto tra la massa della Terra e quella della Luna è pari a 81,302 +- 0,01, come risulta da misurazioni accurate delle accelerazioni di satelliti artificiali in caduta libera. È facile quindi risalire, dalla massa della Terra e dal volume della Luna, alla densità di quest'ultima, che risulta mediamente pari a 3,340 g/cm3, molto inferiore quindi a quella della Terra.
    Anche il campo gravitazionale della Luna è molto inferiore a quello della Terra l'accelerazione di gravità è di 1,6 m/s2 e la velocità di fuga è di 2,38 m/s (11 ,2 sulla Terra).

    Pur cosi piccolo, il campo gravitazionale lunare esercita una sensibile azione attrattiva sulla Terra il cui effetto più rilevante è costituito dalla sua influenza sulle maree, rallentando anche la rotazione della Terra, con la conseguenza che il giorno terrestre anche se in modo impercettibile continua ad aumentare.

    Le prime misurazioni sui satelliti artificiali in orbita lunare permisero di osservare nella Luna, per la prima volta ne11968, forti concentrazioni di massa, i cosiddetti "mascon" dalle dimensioni di un centinaio di chilometri e situati a un centinaio di chilometri di profondità.

    La luce proveniente dalla Luna è in massima parte luce solare riflessa e ne ha quindi la stessa composizione, a parte una certa prevalenza delle lunghezze d'onda maggiori.

    L'albedo lunare, cioè la frazione di luce solare riflessa, è pari a 0,07 (7%). Per effetto della luce riflessa dalla Terra (luce cinerea), la Luna mostra una leggera luminosità anche nella fase di novilunio.
    La temperatura della superficie lunare, causa l'assenza completa di atmosfera e la bassissima capacità termica del suolo lunare, ha oscillazioni di circa 270 °C nell'arco di un giorno lunare (14 giorni terrestri), da massimi di 120 °C a minimi di 150 °C durante la notte
    Le informazioni ottenute dalle missioni lunari Apollo e dagli studi con sonde senza equipaggio hanno portato alla definizione di un modello attendibile della struttura interna della Luna.

    Lo strato superficiale formato da sabbia e polvere (regolite) arriva in alcuni punti anche a 20 m di profondità. Lo spessore della crosta è in media di 60 km: al di sotto di essa si trova il mantello che arriva a ca.1000 km di profondità. A profondità maggiori si trova una zona parzialmente fusa chiamata astenosfera.

    La parte più interna è il nucleo lunare, presumibilmente del diametro di ca. 1000 km, ricco di ferro, probabilmente liquido e a una temperatura di circa 1500 °C. I sismometri lasciati sul suolo lunare nel corso di differenti missioni hanno registrato terremoti lunari sia di tipo superficiale, sia di tipo profondo.

    Si è appurato che gli eventi sismici sono dovuti alla caduta di meteoriti e a sommovimenti che hanno luogo all'interno della Luna stessa. Questi ultimi sono più frequenti quando la Luna si trova più vicina alla Terra e sono pertanto attribuibili ad azioni gravitazionali, del nostro pianeta.

     

  • Composizione chimica

    La materia che costituisce la crosta lunare ha composizione simile a quella della crosta terrestre. Nelle rocce lunari portate sulla Terra, tutte di composizione basaltica, sono stati trovati solo tre nuovi minerali.

    Dallo studio di queste rocce non è emersa una chiara soluzione del problema dell'origine della Luna: non è da escludere che si sia staccata dalla Terra per effetto di marea, mentre è improbabile che si tratti di un corpo vagante nello spazio catturato dalla Terra, in quanto le rocce lunari più antiche hanno la stessa età del Sistema solare.

    La superficie lunare è completamente ricoperta da formazioni di vario tipo, tutte sovrapposte a due tipi fondamentali di suolo, uno lucido, piano e scuro, con potere riflettente attorno a1 6% e l'altro corrugato e più chiaro, con albedo attorno al 15%. Il primo tipo è correlato ai cosiddetti mari e il secondo ai continenti lunari sopraelevati rispetto ai mari.

    Continenti e mari sono nomi convenzionali in quanto sulla Luna, come non esiste atmosfera, non esiste, e probabilmente non è mai esistita acqua. Le regioni continentali occupano 2/3 della faccia visibile della Luna e quasi tutta quella nascosta.

    Dopo i mari le più riguardevoli formazioni lunari sono i crateri. I crateri sono di dimensioni molto differenti: hanno bordi montagnosi, il loro fondo è spesso più basso della superficie che li circonda e non di rado nel centro si alza una montagna.

    Alcuni crateri, detti crateri raggiati, come il cratere Tycho, hanno "raggi" formati da materiale roccioso che si diparte a raggiera da essi. Vi sono anche molte formazioni, minori degne di osservazione, come le fenditure e i crepacci (rille).

    Vi sono anche alcune caratteristiche osservabili del paesaggio lunare a carattere particolarmente effimero: si tratta dei cosiddetti Fenomeni Lunari Transienti che prendono forma di colorazioni, lampi di luce o leggeri offuscamenti di particolari della superficie.

     

  • L 'esplorazione della Luna

    La Luna fu osservata per la prima volta con un cannocchiale da Galileo che ne disegnò una mappa. La prima mappa accurata con la nomenclatura attuale per le montagne lunari fu pubblicata da J Hevelius nel 1647.

    Con l'avvento della fotografia furono redatti atlanti lunari sempre più completi, fino al recente Photographic Lunar Atlas di G. P. Kuyper e alla mappa della faccia invisibile dalla Terra realizzata sulla base delle fotografie riprese dalle sonde spaziali sovietiche e statunitensi.

    L'era dell'esplorazione lunare fu aperta nel 1959 da tre sonde sovietiche che inviarono a terra preziose informazioni scientifiche, osservando tra l'altro l'assenza di un campo magnetico lunare e fotografando per la prima volta la faccia nascosta del nostro satellite.

    Dopo il successo del primo atterraggio morbido della sonda automatica sovietica Lunik 9, gli Statunitensi intrapresero il progetto di fotografare dettagliatamente il suolo lunare. Le sonde Lunar Orbiter fotografarono praticamente tutto il suolo lunare rendendo così possibile il progetto Apollo di esplorazione umana della luna (1961-1971). Nella prima fase del progetto fu messo a punto il razzo Saturno, un vettore in grado di portare sulla Luna un carico utile elevato.

    Contemporaneamente venne studiato a terra il veicolo destinato a scendere sul suolo lunare, chiamato anch'esso Apollo. Nella seconda fase, iniziata nel 1967, furono sperimentate le tecniche necessarie per organizzare la discesa dell'uomo sulla Luna e il suo ritorno sulla Terra.

    Nel 1969 ebbe inizio la terza fase che il 20 Luglio 1969 portò sulla superficie lunare gli astronauti statunitensi N. Armstrong e E. Aldrin. L'esplorazione diretta del suolo lunare fu poi continuata dagli stessi Statunitensi con equipaggi umani e dai Sovietici con sonde automatiche.

     

  • La luna e le maree nella pesca sportiva in mare

     

  • La Luna e le maree

    Uno degli argomenti più affascinanti della pesca sportiva, riguarda proprio le influenze planetarie, meteorologiche e climatiche i cui enigmi rappresentano dei veri rompicapo per la maggior parte dei pescatori.
    E' importante quindi avere almeno delle buone conoscenze di base riguardo l'influenza del pianeta Luna sulle acque del mare ed i relativi cicli biologici dei pesci.

    Da tenere presenti sono due fattori riguardanti la Luna: le sue fasi e la sua attrazione gravitazionale sulle acque della Terra che provoca le maree.

    La Luna non brilla di luce propria, ma riflette quella del Sole. Dalla Terra possiamo vedere come la quantità di luce cambi da un momento all'altro. Questi cambiamenti sono noti come fasi lunari. Occorrono 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi prima che si abbia la luna nuova. Ognuna delle 8 fasi ha un nome diverso: Luna Nuova, Falce Crescente, Primo Quarto, Luna Crescente, Luna Piena, Luna Calante, Ultimo Quarto, Falce Calante e Luna Nuova. Chiarito questo primo importante punto, passiamo ora alle maree.

    Una marea è una oscillazione periodica del livello delle acque degli oceani terrestri. A causa della rotazione terrestre, le maree si verificano ogni 12 ore e 26 minuti e sono provocate dall'attrazione gravitazionale della Luna e del Sole sulle masse d'acqua. Ergo, in qualsiasi punto della costa, si avranno ogni 24-25 ore due fasi di alta e due fasi di bassa marea: una bassa seguirà una alta ogni 6-6 ore e mezza.

    Ogni giorno, presenterà fasi di marea spostate di circa un'ora rispetto al giorno precedente, per cui ad una data ora in un dato giorno della settimana, la relativa fase di marea sarà spostata al suo opposto rispetto a quella della settimana precedente: ergo, se al sabato mattina avete goduto di una produttiva fase di alta marea, ricordatevi che alla stessa ora del sabato successivo avrete una fase di bassa marea.
    Ora, quando la Terra si avvicina alla Luna i mari vengono attirati da quest'ultima e si ha una alta marea. Un'alta marea si verifica anche al lato opposto della Terra nello stesso istante.

    Tuttavia, quando la Luna ed il Sole sono allineati -sia che la Luna si trovi davanti o dietro la Terra- si hanno le maree sigiziali, caratterizzate da fasi di alta marea più alte del normale e da fasi di bassa marea più basse del normale: le sigiziali si verificano due volte al mese e cioè con Luna piena e con Luna nuova.

    Di contro, si hanno le maree delle quadrature quando la Luna si trova ad angolo retto rispetto al Sole, le cui caratteristiche si concretizzano con maree di ampiezza minore rispetto alle maree normali: esse si verificano due volte al mese e precisamente durante il primo e l'ultimo quarto.
    Riassumendo quindi, ad ognuna delle 8 fasi lunari, corrispondono all'incirca 3 giorni e 3/4 di marea propria, e cioè: 2 sigiziali, 2 delle quadrature e 4 normali al mese.

    Eccovi, in sintesi, uno scenario-base di marea.

    Se la fase di Luna Nuova cade nel primo giorno del mese e la Luna Piena circa due settimane dopo, il 15 avremo le più alte e le più basse maree e le più forti correnti di marea dell'intero mese (più forti durante la Luna Piena).

    Durante la settimana precedente ciascuna di queste fasi, le maree crescono di intensità, decrescendo ad ogni successivo giorno.

    Durante le settimane del Primo e dell'Ultimo Quarto (approssimativamente l'8 ed il 22 del mese), le maree risulteranno più "dolci", dalle escursioni cioé meno violente.

    La differenza di escursione delle acque varia da luogo a luogo geografico. Se consideriamo la Liguria ad esempio, notiamo che soltanto pochi centimetri separano una fase di alta marea da una di bassa marea. Ma nella Baia di Fundy in Nova Scotia, Canada, ci sono ben 7 metri e mezzo di escursione tra le due fasi, durante le quali la relativa velocità della corrente d'arrivo di un'alta marea sorprenderebbe un uomo in piena corsa.

    Come regola, l'intensità di variazione delle maree diminuisce progressivamente man mano che ci si avvicina all'Equatore. La differenza tra la bassa e l'alta marea, comunque, può andare da 0 a 18 metri. Le maree più alte si registrano generalmente in baie con estremità piuttosto strette, dove l'acqua è sospinta avanti e indietro lungo i lati della baia stessa.

    Le cifre riportate sulle Tavole di Marea sono delle approssimazioni basate su circa 24 fattori coagenti, in aggiunta al tempo del mese (come orario), al tempo del giorno (come orario) e della fase lunare: inoltre, dei cambiamenti in alcuni di questi fattori possono alterare tali orari riportati.
    Altri importanti fattori coagenti sono: i venti, il tempo atmosferico, l'intensità della luce, la pressione atmosferica, le correnti, la disponibilità di cibo.

    I venti sono tra gli agenti più determinanti. Infatti, un forte e persistente vento che coagisce con le onde di marea può far anticipare di parecchio una fase di alta marea e far risultare così il moto ondoso generale di gran lunga più intenso e violento del normale. Ovviamente, lo stesso vento, persistendo nella stessa direzione e con la medesima intensità, provocherà risultati opposti con la corrente di bassa marea, trattenendo le acque del mare al largo.

    I cambiamenti dei valori di pressione atmosferica invece, influenzano enormemente lo stato delle acque. Una bassa pressione ad esempio, consente alla fascia d'acqua costiera di alzarsi, sviluppando così un moto ondoso più violento. Sappiamo benissimo, a tal proposito, ciò che accade nel sottocosta durante un uragano, periodo di estrema bassa pressione.

    Tutti questi concetti possono risultare un po' ostici al neo angler d'altura, ma non lo sono molto di più di quanto possa risultare complesso il montaggio di un artificiale o il confezionamento di un nodo Bimini twist.

    In altri termini, la conoscenza delle maree e delle loro interazioni e fattori coagenti vari è di gran lunga più importante di queste due ultime operazioni: se infatti andate a pescare nel luogo e nel tempo errati, sarà ben difficile che possiate catturare qualcosa, anche con l'artificiale montato al meglio e con il più perfetto dei Bimini twist.

     

  • L'enigma Luna

    Per la pesca sottocosta, da terra come dalla barca, le maree sigiziali risultano le migliori, in quanto le alte acque che si riversano in tale frangente portano una maggior quantità di cibo -e di pesci- nelle acque basse. Per contro, quelle delle quadrature sono più sfavorevoli.

    In ogni caso, i movimenti delle maree mettono in circolazione le sostanze alimentari che abbondano nelle acque costiere poco profonde e quindi i pesci diventano solitamente più attivi durante il flusso ed il riflusso delle maree.

    Le coste tidali, specialmente nei mari caldi e temperati, spesso ospitano una ricca e varia popolazione di organismi, la maggior parte dei quali si nasconde tra le rocce e le alghe, mentre gli altri seguono i movimenti delle acque portandosi dal largo alle coste e viceversa.
    Anche nella pesca in altura, in linea generale, si ha lo stesso andamento. Però vi è da sottolineare una cosa importante: all'atto pratico, sia che si peschi in altura che sottocosta, ci sono specie che seguono tale schema con comportamenti regolari, mentre ce ne sono altre che preferiscono di gran lunga avvicinarsi al sottocosta con le maree di quadratura.

    Tra queste ultime, ad esempio, figurano i carangidi, gli sfirenidi, gli squali (predatori tipicamente pelagici), mentre tra gli altri si notano ad esempio i tarpon, gli scienidi (ombrine), wahoo e cobia.
    La questione sulla presunta o reale influenza lunare (fasi lunari e maree relative) sulla pesca è forse antica quanto il pescatore. Avendo pescato in quasi tutti gli hot spot del mondo, ho avuto modo di assistere a numerose tavole rotonde sull'argomento condotte dalle massime autorità sportive in materia.

    D'altro canto, dato che studi scientifici approfonditi sull'effetto della Luna sui rostrati, gli squali ed i tunnidi non esistono (sono stati fatti soltanto su snapper, cernie e altre specie dei reef corallini), le voci dei migliori skipper, angler e mate, risultano essere le uniche fonti attendibili.
    Da una prima ma attenta analisi esce fuori un brutale assioma: in alcuni (pochi) hot spot l'influenza della Luna, in particolar modo della fase di Luna Piena, è assolutamente indubbia, mentre nel resto degli hot spot, fattori quali le correnti, la temperatura dell'acqua e la presenza di foraggio risultano molto più determinanti ai fini del successo in pesca, relegando il fattore-Luna a poco più che zero.

    Alla categoria dei primi hot spot fanno parte: le Isole Vergini, la Guadalupa, il Golfo del Messico, la Baja California, il Venezuela, Portorico, la East Coast americana, il Canada e il nostro Mediterraneo per la Luna Piena, più le Bahamas (assenza di Luna o Luna Nuova).

    Al secondo gruppo invece Madeira, le Azzorre, Australia, Costa Rica, Senegal, Costa d'Avorio, Panama, Yucatan, Florida e le Hawaii nei quali non si denotano apprezzevoli differenze tra le varie fasi della Luna.

    La Luna, a causa del suo enorme potere attrattivo, è capace di muovere enormi masse d'acqua formando correnti sia superficiali che -di conseguenza- di profondità.

    Se in un dato hot spot esistono banchi, secche o drop-off (cadute batimetriche) repentini è chiaro che enormi quantità di plankton e foraggio vanno ad ammassarsi nei vortici correntizi e attirare così i predatori.

    Se, invece, al contrario, nel dato hot spot esiste una situazione morfologica e batimetrica più regolare, ecco che gli effetti della Luna sortono minor effetto.

    Si è poi notato come ad esempio la Luna Piena abbia effetti negativi soprattutto nei luoghi con fondali bassi o relativamente bassi, dove il foraggio tende ad affondare portandosi dietro i predatori, mentre risulta avere effetti diametralmente positivi negli spot caratterizzati da fondali molto profondi. Le eccezioni comunque non poche, confermerebbero la regola.

    Questo autentico rebus, se si pensa anche che alcuni di questi hot spot sono relativamente vicini o sullo stesso parallelo, conferma come ogni hot spot possieda determinate variabili ambientali che ne condizionano fortemente le prerogative alieutiche e come quindi nella pesca sia sempre meglio essere informati e aggiornati su tutti i parametri prima di affrontare acque sconosciute.

    D'altra parte, l'interesse generale sarebbe quello di non dare alla Luna alcuna reale influenza sulla pesca. Altrimenti, come si farebbero a riempire i lodge ed i charter di pesca anche nelle fasi di Luna contrarie?
    Per concludere, è vero che ogni specie ha... le sue lune! ma il pescatore, se riesce a conoscerne i segreti se ne avvantaggia notevolmente.

    GLOSSARIO

     

    Acqua alta

    Normalmente si parla di Acqua alta quando la marea, a causa di un fenomeno del tutto naturale dettato dalle fasi lunari e meteorologiche, raggiunge un livello tale da invadere parti del centro storico di Venezia e delle isole della laguna. Il fenomeno è più frequente nei mesidi ottobre, novembre e dicembre

    Barena

    Per barena si intende quella parte del territorio della laguna normalmente emerso che viene però periodicamente invaso dalle acque lagunari. Sono costituite da sedimenti fluviali e presentano associazioni vegetali diverse a seconda della loro sommersione e salinità delle acque. Ospitano moltissime specie di uccelli che vengono a svernare e a nidificare in laguna.

    Bocca di porto

    Bocca di porto sono comunemente chiamate le vie di comunicazione della laguna con il mare Adriatico; sono tre: bocca di Lido, bocca di Malamocco, bocca di Chioggia

    Bricola

    E' un palo, o un gruppo di pali, che delimitano i canali navigabili della laguna

    Calìgo

    Termine veneziano per indicare la nebbia

    Canale

    Nel centro storico di Venezia sono le vie d'acqua, chiamati anche rii. In laguna canale è una via d'acqua di profondità variabile e comunque navigabile. I canali sono normalmente segnati da "bricole" singole o raggruppate tre alla volta, disposte talvolta su un solo lato del canale, talvolta su tutti e due i lati. L'inizio di un canale è segnato da un gruppo di cinque "bricole" che circondano una bricola centrale più alta detta dama o, in dialetto veneziano, "macaco".

    Cason

    Edificio isolato che sorgeva nelle valli da pesca. Anticamente aveva il tetto coperto di paglia. Il cason può essere da pesca o da caccia a seconda dell'uso che ne viene fatto

    Dama

    E' una briccola caratteristica costituita da cinque pali e da un palo centrale più alto che indica l'inizio di un canale lagunare.

    Dozana

    Termine veneziano per indicare il periodo in cui la marea si abbassa: "aqua de dozana"=marea che sta calando

    Ghebo

    Il termine indica un piccolo canale della laguna dai fondali generalmente bassiche prende origine da un canale principale e inoltrandosi tra le barene spesso termina in un paludo. Nella laguna non hanno alcuna indicazione segnaletica.

    Marea

    "Alta" e "Bassa" marea sono quei particolari fenomeni naturali soggetti alle fasi lunari (marea astronomica), alla pressione atmosferica, al vento e alle perturbazioni. Le fasi astronomiche sono di circa sei ore.

    Morto d'acqua

    Nei periodi di quadratura (quarti di luna) le ampiezze di marea sono molto limitate e l'acqua scorre più lentamente. Questo scorrere lento viene anche chiamato "morto de aqua".

    Rio

    I rii sono vie d'acqua percorribili da barca a remi o a motore che si trovano all'interno del centro storico di Venezia, a Murano e a Burano

    Sacca

    Insenatura, usato di norma come discarica

    Sessa

    E' un particolare fenomeno che si verifica lungo il mare Adriatico che in fase con la massima astronomica può provocare acque alte sulle lagune anche in assenza di fenomeni meteorologici. Nel loro passaggio le perturbazioni agiscono sulla marea a Venezia in modo repentino, una sorta di stimolo impulsivo, noto con il nome di "strom surge" in seguito al quale l'Adriatico, a causa della forma del bacino, si comporta come una cavità risonante. Al cessare dell'impulso iniziale rimane una situazione perturbata del livello marino, che si manifesta con una serie di oscillazioni longitudinali e trasversali, dette sesse, la cui ampiezza tende a smorzarsi nel tempo. L'oscillazione fondamentale ha un periodo caratteristico di 22 ore circa; ve ne sono poi di secondarie la più importante delle quali ha un periodo di circa 11 ore. Di esse bisogna tener conto in sede di previsione della marea. Accade infatti in modo abbastanza frequente che nei giorni successivi ad uno "storm surge", pur con pressione atmosferica in aumento ed in assenza di vento, grazie allo sfasamento di quasi tre ore tra la periodicità astronomica della marea (circa 25 ore) e la sessa (circa 22 ore), l'oscillazione possa trovarsi in fase con il massimo di marea astronomica e produrre acqua alta. Si sono registrati casi con massimi superiori a quello verificatosi durante lo strom iniziale.

    Siroco o scirocco

    Vento teso, proveniente da sud-est, particolarmente insistente nel periodo autunnale e invernale quando, accompagnando le perturbazioni, può provocare il fenomeno dell'acqua alta

    Velma

    Parti del territorio lagunare che normalmente sommerse, in caso di basse maree particolarmente accentuate tendono ad emergere.

     

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Tecniche di pesca

Appeso ad un filo


Ovvero come orientarci nella scelta dei monofili da bobina e da terminali

 

Da che pesca è pesca, esiste prima di ogni altra cosa una preda, un'amo, un filo. Spesso non si riflette abbastanza su quanto sia determinante questo filo ai fini della cattura. Compriamo un filo perché ce lo ha consigliato un amico, perché abbiamo visto la pubblicità da qualche parte, perché ci ha colpito il confezionamento. Altra storia quando questo filo viene messo a fare il suo lavoro in acqua. Dando molto generosamente per buono il fatto che la qualità dei fili in commercio sia in media almeno discreta, cosa a cui personalmente non credo affatto ma che risulta essere una semplificazione indispensabile per capire dove e come sceglierne uno in base all'uso che ne dobbiamo fare e alle sue caratteristiche, vediamo quali sono le cose che dobbiamo richiedere ad un filo da surfcasting per aiutarci in pesca piuttosto che diventare un ostacolo messo tra noi e il pesce nel cestino. Intanto i fili possono essere intuitivamente classificati in base alle loro doti di fedeltà all'etichetta, di tenuta, di rigidità, di uniformità di diametro, di scorrevolezza e di memoria meccanica. Ulteriori caratteristiche più soggettive sono il colore, il costo, il tipo di supporto su cui vengono avvolti dalla casa produttrice.

 

I monofili da bobina

E' a lui che nella nostra azione di pesca compete il lavoro più duro. Lancio dopo lancio, recupero dopo recupero, pesce dopo pesce, il monofilo viene sottoposto ad uno stress incredibile. Se poi si decide di pescare in passata nella corrente, il mulinello non dispone di efficienti sistemi antitorsione, o la preda è particolarmente grande in relazione al carico di rottura del filo che abbiamo in bobina possono essere davvero dolori. Può veramente bastare entrare in un negozio e chiedere un filo da surfcasting senza dire altro? Penso proprio di no. Intanto, ognuno di noi con il tempo ha maturato o maturerà un suo personale stile di pesca, a cui la andrà subordinata la scelta di tutta l'attrezzatura, dal sistema reggicanna al tipo di mulinello fino all'ultimo tipo di snodo da posizionare sul trave.


Le macchine di Formula 1 sono un sistema integrato di parti meccaniche, elettroniche e aerodinamiche, che per poter dare il massimo vanno costruite intorno al pilota e al suo stile di guida. Il surcasting per certi versi è la stessa cosa, e la funzione del filo da bobina è paragonabile a quella delle gomme. L'esito di un Gran Premio, per quanto bravo possa essere il pilota, può essere del tutto compromesso da una scelta di gomme sbagliata. La stessa, identica, situazione avviene spesso durante una battuta di surf. Un diametro troppo sottile e voilà, ore e ore di attesa per una bella orata si vanificano nel preciso istante in cui dopo essere venuta "quasi" docilmente a riva appesa al nostro sottile guinzaglio intuisce il pericolo e con la sua classica sgroppata sotto gradino ci lascia con un palmo di naso, da perfetti fessi quali ci siamo dimostrati.


In casi come questi la sfortuna non c'entra quasi nulla. Le nuove tecniche di pesca sulla distanza con le supertelescopiche impongono, ed è vero, l'uso di fili da bobina sottili, tra lo 0,14 e lo 0,20. Per non impazzire con le parrucche è necessario che lo shock leader sia conico. Ma anche se abbiamo fatto tutto a perfezione, e acquistato il miglior filo sul mercato, bisogna ricordarsi che è pur sempre un sistema di pesca nato per le mormore che si intrattengono a pascolare sui canaloni più lontani. E per quanto grosso possa essere questo pesce al suo massimo, e solo in condizioni davvero eccezionali può arrivare a pesare un chilo. Oltretutto a parità di peso è molto meno combattiva e potente dell'orata, che a volte ne condivide territorio e abitudini alimentari.


D'altra parte cercare di ottenere la distanza che negli spot del Lazio è solitamente necessaria per arrivare alla zona di pascolo delle orate con fili sopra lo 0,28 è quasi un controsenso, anche considerando che i diametri sostenuti tendono a creare altri problemi se c'è corrente o alghe in sospensione, e crea un eccessivo appesantimento della linea in acqua. Dunque, cerchiamo di essere sempre in pesca con il diametro giusto, procurandoci qualche bobina di ricambio per i nostri mulinelli in modo di poter adattare il nostro stile di pesca alle necessità del momento. Altra variabile importante da nella scelta del filo da bobina è la sua elasticità: un filo elastico trasmette in maniera meno evidente le abboccate, ma può esserci di grandissimo aiuto per evitare perdita di contatto con il pesce allamato e per assorbirne le sfuriate più potenti.


Tipicamente questa necessità può verificarsi pescando a gronghi di taglia tra il chilogrammo e i due, in presenza di corrente sostenuta. Laddove uno 0,35 è esagerato, può essere più indicato, anche se questo può comportare una difficoltà tecnica maggiore, pescarli con uno 0,25 o addirittura con uno 0,22 di questo tipo. Viceversa, se peschiamo con le tecniche del sottoriva light, cioè con lanci cortissimi, piombature il più possibile e canna in mano, ci sarà di enorme aiuto un filo in bobina anche molto rigido, che ci aiuterà a portare ferrate fulminee e micidiali appena avremo avvertito il minimo tocco sulla lenza. Altra variabile importante nella scelta dei monofili da bobina è l'assenza di memoria meccanica cioè la capacità di non deformarsi in modo irreversibile se sottoposto a torsione, trazione, o costretto ad assumere una certa forma o posizione, per esempio forzandolo in una bobina molto stretta e allungata.


Questa esigenza si fa sentire in modo particolare nella già citata pesca sulla lunghissima distanza, laddove una minima deformazione del filo in fase di lancio può trascinare via numerose spire sottostanti, determinando una parrucca istantanea e la conseguente perdita del calamento e dello shock, di una consistente quantità di filo ma soprattutto del tempo necessario a rimetterci in pesca. L'assenza di memoria meccanica è particolarmente importante anche nello shock leader, infatti se la bobina è riempita fino all'orlo, e talvolta oltre, non è difficile che un filo più spesso per sua natura che non abbia questa dote tenda a esplodere in spirali fuori dalla bobina al momento dell'apertura dell'archetto.


Nel caso in cui ce ne dovessimo accorgere, dovremmo perdere un po’ di tempo a riaggiustare a mano le spire; di notte sarà assai più probabile immaginare lo scenario più disastroso di una spira che si impiglia nel body o nella manopola del mulinello, intorno ad una mano del lanciatore, con le conseguenze che ognuno di noi può trarre da solo. La scorrevolezza e l'uniformità di diametro, insieme alla morbidezza sono evidentemente doti molto desiderabili nella pesca dalla spiaggia. Eppure capita spesso rispetto a queste caratteristiche di avere delle pretese di profilo troppo alto, cioè irrealizzabili, oppure si finisce per non farci proprio caso. Il buon senso consiglia di fare una semplice prova prima di acquistare del filo che non si conosce: tirarne fuori dal contenitore un campione lungo più o meno un metro e farlo scorrere tra i polpastrelli.


La sensibilità al tatto può darci molte più indicazioni di trecento pagine di caratteristiche tecniche. Se il filo va o non va, per i nostri gusti, lo può decidere questa prova in maniera estremamente risolutiva. Se il filo cambia sezione di 1/100 di mm sull'arco di un metro non ce ne accorgeremo, e comunque sarà del tutto irrilevante. Se la stessa variazione di diametro si ripeterà tre o quattro volte nell'arco di dieci centimetri ce ne accorgeremo di certo, e il dubbio di dover scartare il filo avrà più di qualche fondamento. In quanto a scorrevolezza e morbidezza sono caratteri più soggettivi, e necessitano di fare la stessa prova magari confrontandolo con un altro campione di filo già noto.

 

Per riassumere quanto detto e dare delle indicazioni di carattere operativo su come orientarsi sul mercato proponiamo una tabella con i nostri giudizi sulle caratteristiche di alcuni prodotti di buona qualità da noi ampiamente testati presenti sul mercato: nessuno tra gli esclusi ce ne voglia ma si sono fatte delle scelte soggettive.

 

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TECNICHE DI PESCA ALLA TROTA

a cura di Enrico Sbardella

Tecniche di pesca con il galleggiante

Tecnica a recupero con la Penna di Pavone

La penna di pavone è un tipo di galleggiante non molto sensibile ed è molto duro nella fase dell'abboccata del pesce quindi il suo utilizzo ve lo indico soprattutto quando le trote sono molto reattive e poco sospettose verso l'esca e quindi quando la mangiata del pesce è molto decisa. La lenza da fare è molto semplice, la penna di pavone può variare tra i 3 e i 5 grammi di portata, secondo le distanze da raggiungere, e potete tararla con un piombo secco di mezzo grammo inferiore alla portata della penna, il piombo ideale per tale galleggiante è il cosiddetto piombo "short" (Esempio Penna di Pavone da 4 gr. - Piombo Short da 3,5 gr.). La lenza madre potete farla tranquillamente con dello 0,20 con un terminale da 60 cm. dello 0,18 con un amo del n°6 innescando due camole oppure mezzo kaimano insieme ad una camola.

la pesca

Tecnica a recupero con galleggiante allungato "pennino"

La lenza che vi vado a descrivere può essere utilizzata nelle giornate in cui le trote si mostrano sì voraci ma allo stesso tempo preferiscono un movimento della lenza piu' morbido rispetto alla lenza a penna di pavone. Il galleggiante che potete utilizzare deve essere di tipo allungato, detto anche "pennino", di una grammatura non superiore ai 2 grammi di portata montato su una lenza madre dello 0,16. La taratura del pennino deve essere necessariamente fatta interamente con pallini spaccati di numero non inferiore a 8-9 pallini distanziati tra loro di una decina di centimetri. Il terminale va bene di una lunghezza di 50 cm. con un monofilo di diametro dello 0,14 con una amo del n°10 innescando una sola camola interamente calzata. Il movimento che dovete imprimere all'esca deve essere alternato da movimenti decisi ma lenti a movimenti più lineari e un pò più veloci.

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Tecnica con galleggiante piombato

Questa tecnica ve la indico particolarmente quando le trote stazionano nei pressi della superficie e si mostrano eccessivamente apatiche nei confronti dell'esca. Il galleggiante deve essere piombato e di forma sferica, possibilmente con foro passante, e di grammatura compresa tra i 4 e gli 8 gr. la lenza madre non più grande di uno 0,16 ed un terminale di 2,50 metri dello 0,14 con un amo del n° 10 innescando una sola camola calzata per intero. Questa lenza potete eseguirla con due girelle triple una sotto il galleggiante in modo che esso scorrendo si fermi su di essa e l'altra al centro del terminale. Non vanno messi ulteriori piombi sulla lenza e nessun fermo sopra il galleggiante. Nella fase di pesca dovete far sobbalzare il galleggiante molto lentamente in modo che l'esca rimanga sempre in prossimità della superficie e si muova a balzelli, di solito la fase dell'abboccata non è segnalata con l'affondamento del galleggiante ma il più delle volte da un cambio di direzione dello stesso.

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Tecniche di pesca con il piombo e vetrino

Tecnica con il piombo a fondo

La pesca con il piombo a fondo è una tecnica molto facile da mettere in atto ed è particolarmente indicata per i pescatori novizi. La lenza potete farla su un monofilo dell 0,20 dove metterete un piombo forato di grandezza variabile tra i 3 e gli 8 grammi, vi consiglio di utilizzare sempre i piombi fatti appositamente per la pesca alla trota (piombo slim e piombo short) in quanto rispetto ad un piombo di forma sferica o perica non si appuntano sul fondale del lago ma vi si appoggiano in posizione orizzontale. Il terminale fatelo con un monofilo dello 0,18 di lunghezza almeno di 150 cm. con un amo del n° 6 innescando due camole oppure mezzo kaimano insieme ad una camola. Nel caso in cui il fondale del lago presenta forme di vegetazione e di fanghiglia dovete sollevare l'esca dal fondo, per fare ciò potete utilizzare delle palline di polistirolo innescandole prima delle camole. Per questo tipo di pesca è particolarmente indicato l'uso come innesco della cosiddetta "Pasta per le trote" che è di tipo galleggiante e non necessità dell'uso del polistirolo. Nei casi in cui voi usiate il polistirolo oppure la pasta sostituire il terminale con uno di lunghezza non superiore al metro in modo che l'esca non si stacchi troppo dal fondale.

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Tecnica con il piombo a recupero

La tecnica di pesca col piombo a recupero è molto difficile da mettere in atto soprattutto perchè dovete capire a che altezza lavorate con l'esca. Il piombo da utilizzare non deve essere di grammatura superiore ai 5 grammi in modo che non affondi troppo velocemente e il terminale deve aggirarsi intorno ai 120 cm con un amo del n° 6 innescando due camole oppure mezzo kaimano insieme ad una camola. Se le trote stazionano nei pressi del fondale nella fase di recupero tenete la canna bassa in modo che l'esca non si alzi troppo e viceversa nel caso in cui le trote stazionino più alte nella fase di recupero tenete la punta della canne in alto in modo che l'esca non vada troppo in prossimità del fondo.

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Tecnica con il vetro a recupero

La montatura e l'azione di pesca con il vetro è la stessa che per il piombo a recupero soltanto che il vetro si differenzia dal piombo per il suo peso specifico ossia il vetro in acqua è affondante al 50% (un piombo da 4 gr. affonda per 4 gr. mentre un vetro da 4 gr. affonda in acqua per 2 gr). Questo fattore permette di poter utilizzare questa zavorra in maniera molto più facile rispetto ad un piombo e potete effettuare una fase di recupero più lenta senza che l'esca scenda in maniera molto repentina verso il fondo. Particolarmente adatto quando le trote stazionano in prossimità della superficie.

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Tecniche di pesca con la bombarda

Tra tutte le tecniche di pesca quella con la bombarda è sicuramente la più completa e la più redditizia. Essa consente di poter pescare le trote a qualsiasi altezza stazionino e di poter raggiungere distanze molto elevate con lenze poco sospettose e molto efficaci. Le bombarde si differenziano per la grammatura e per la loro affondabilità. La grammatura dipende dallle distenze che volete raggiungere e l'affondabilità dipende dalla posizione delle trote. Più alta di grammatura è la bombarda più potrete raggiungere distanze elevate, più alta è l'affondabilità della bombarda più potrete pescare verso il fondo. Per pescare in prossimità della superficie occorrono bombarde con affondabilità non superiore ai 2 gr., per pescare a mezz'acqua o in prossimità del fondo occorrono bombarde fino ad una affondabilità di 5 gr. La lenza è molto facile una volta passata la bombarda fermarla con la solita girella tripla e tra la bombarda e la girella mettere un gommino salvanodo in modo che in fase di lancio la bombarda non si rovini sbattendo sulla girella. Il terminale può variare tra i 150 cm e i 250 cm secondo la grandezza della bombarda che si vuole usare, fino a 10 gr. va bene un finale da 150 cm, salendo con la grammatura aumentare la lunghezza del terminale. La misura dell'amo dipende dalla mangiata delle trote un amo del n° 6 innescato con due camole va bene quando le mangiate sono numerose e le trote poco sospettose, mentre un amo del n°10 innescato di una sola bombarda va bene quando le trote sono più restie all'abboccata.

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RACCOMANDAZIONI E CONSIGLI

In tutte le tecniche di pesca per la congiunzione della lenza madre al terminale si consiglia sempre l'utilizzo della girella "tripla" che facilita la rotazione dell'esca nella fase di recupero.In tutte le tecniche di pesca si consiglia di eseguire attentamente l'innesco delle camole, in quanto per rendere l'esca molto attrattiva nei confronti delle trote, esse devono essere innescate in maniera tale che nell'acqua, nella fase di recupero, abbiano un andamento rotatorio.Il fondale da utilizzare nelle tecniche di pesca con il galleggiante è sempre relativo alla profondità del lago e allo stazionamento delle trote, tuttavia, si deve sempre tener conto che nella fase di recupero l'esca tende a salire verso la superficie proporzionalmente alla velocità di recupero che si imprime all'esca, quindi supponendo che le trote stazionino a 2 metri dalla superficie non bisogna mettere un fondale inferiore ai 2,70 mt. Per raggiungere distanze elevate anche con grammature leggere occore riempire la bobina del mulinello fino al limite della capienza e usare lenze madri molto piccole 0,14-0,16, il principio è che più sottile è il monofilo e più si raggiungono distanze elevate, sempre unito ad una buona tecnica di lancio.

 

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