DIFFERENZIAZIONE SOCIALE

 

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  • LE FORME DELLA DIFFERENZIAZIONE SOCIALE

    Di Marco Bontempi

     

    Introduzione

     

    La differenziazione delle forme sociali è il processo in base al quale varia la complessità della struttura sociale. Nella riproduzione della società, quando un incremento della complessità sociale supera i limiti ammissibili alla struttura che è propria di quella data forma sociale, perché la società possa continuare a riprodursi è necessario un mutamento della forma della sua differenziazione. descrivere il mutamento sociale attraverso la prospettiva della differenziazione significa porre al centro dell’analisi le interdipendenze tra le diverse dimensioni della vita sociale, così come tra i diversi concetti sociologici che descrivono la morfologia sociale, sia in senso microsociologico  (cioè che fanno riferimento alla “scala” dell’individuo come: ruoli, identità, forme dell’azione sociale e della reciprocità, contesti di socializzazione ecc...) che in senso macrosociologico (cioè che fanno riferimento alla “scala” della società come: forme della diseguaglianza e della stratificazione, sistemi economico, politico, della cultura e dei valori, ecc…).

     

    Sono possibili 4 forme di differenziazione della struttura sociale:

     

    • Differenziazione segmentata
    • Differenziazione centro-periferia
    • Differenziazione stratificatoria
    • Differenziazione funzionale

     

    La differenziazione segmentata si caratterizza per l’uguaglianza dei sistemi parziali della società, distinti o su base di discendenza (tribù, clan, famiglie) o su base di residenza (villaggi o case).

    La differenziazione centro-periferia si sviluppa in seguito all’invenzione della scrittura con la nascita della città come sistema di strutturazione sociale. Si caratterizza per la disuguaglianza sulla base della residenza in città o in campagna. Ciò fa sì che nella differenziazione centro-periferia i sistemi parziali della società (città/campagna) siano disuguali. Nel centro possono svilupparsi nuove differenziazioni, la più importante è la nascita della nobiltà, ossia la differenziazione degli strati sociali.

    La differenziazione stratificatoria si caratterizza per la disuguaglianza gerarchica dei sistemi parziali e non più residenziali. In questo caso i sistemi parziali sono gli strati sociali. La differenziazione stratificatoria più semplice è quella che si struttura nella distinzione di due strati sociali: nobiltà e popolo, ma le forme della stratificazione sociale possono essere più articolate, come nel caso delle caste in India, o dei ceti nell’Europa Medievale.

    Nella società stratificata la comunicazione all’interno dello strato, tra membri del medesimo rango, è strutturata su base di uguaglianza, mentre la comunicazione tra strati diversi è strutturata su base di disuguaglianza. L’ampiezza degli strati varia in misura inversamente proporzionale all’altezza della posizione. Lo strato di vertice è il riferimento per la descrizione della società, gli altri strati definiscono la capacità selettiva di cui lo strato di vertice è capace. Così la struttura sociale è chiusa.

    La differenziazione funzionale si caratterizza per la disuguaglianza funzionale dei sistemi parziali. Qui i sistemi parziali sono definiti da funzioni specifiche, ognuna delle quali è intesa avere la stessa rilevanza delle altre. I sistemi parziali sono: il sistema politico, il sistema economico, il sistema della scienza, il sistema dell'arte, il sistema giuridico, il sistema dell’educazione, le famiglie, la religione. Ogni sistema svolge una funzione specifica, fondamentale per l’esistenza della società a questo livello di complessità. In questo senso i sistemi sono eguali tra di loro, ma diseguali rispetto alle funzioni. Ogni funzione è svolta in modo autonomo dal sistema preposto. Il rapporto tra funzioni non è regolato gerarchicamente a livello di società nel suo insieme, così, nonostante la disuguaglianza delle funzioni, la società è senza centro e senza vertice. Ogni sistema interagisce con gli altri sulla base dei principi specifici che presiedono al proprio funzionamento interno. Non esiste un punto di vista unitario e condiviso dal quale descrivere la società nel suo insieme, ma tanti punti di vista quanti sono i sistemi parziali differenziati.

     

    Il passaggio da una forma ad un’altra delinea un incremento della complessità sociale, ma non un aumento lineare della differenziazione; infatti alcuni sistemi parziali altamente differenziati in una forma possono essere più semplici nella forma successiva (ad es. i sistemi di parentela).

    Nei processi di differenziazione è possibile individuare alcuni elementi generali che variano con il variare delle diverse forme dalla differenziazione, tra questi possiamo indicare qui almeno: a) Il tipo di interazione sociale e i contesti di socializzazione. Il tipo più semplice di interazione è quello diretto, caratterizzato dalla presenza fisica degli attori dell’interazione. In questo caso la comunicazione è una combinazione di parole, gesti, espressioni del viso, tono di voce, e viene rapidamente adattata alle reazioni dell’interlocutore. Quando gli attori dell’interazione aumentano numericamente e la società è più complessa, si sviluppa anche il tipo di interazione indiretta, il cui carattere principale è che non è faccia a faccia, ma mediata da tecnologia (scrittura e altri mezzi di comunicazione). Relativamente ai contesti si distingue tra informali e formalizzati, questi ultimi con particolare riferimento alle relazioni sociali istituzionalizzate; b) Le forme dell’azione sociale. In particolare le due tipologie classiche: quella weberiana (azione razionale rispetto allo scopo, azione razionale rispetto al valore, azione affettiva, azione tradizionale) e quella parsonsiana che distingue tra tipi di azioni espressive e tipi di azioni strumentali; c) L’articolazione delle posizioni sociali e la struttura delle diseguaglianze tra gruppi e individui. Si tratta delle diverse modalità nelle quali viene elaborata la stratificazione sociale: numero delle posizioni e degli strati presenti in una società; fattori della diseguaglianza, quali ad esempio il controllo delle risorse, materiali e simboliche, e le forme della proprietà, la divisione del lavoro; tipi di rapporti tra appartenenti al medesimo strato e tra membri di strati diversi, forme di legittimazione culturale e simbolica della stratificazione.


     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    PARTE PRIMA
     
    LA DIFFERENZIAZIONE NELLE LE SOCIETÀ PREMODERNE

     


    Scheda 1

    La struttura delle  società segmentarie (o società tribali)

    Non è il primo tipo di società in senso storico, ma è il tipo di società più semplice di cui abbiamo informazioni. Le società di cacciatori e raccoglitori sono un esempio di società segmentaria. L’unità sociale di base è costituita dalla famiglia. Un insieme di famiglie forma la banda che è autosufficiente per quanto riguarda l’organizzazione dell’attività di caccia (uomo) e di raccolta (donna). La banda è esogamica, cioè gli uomini devono prendere le mogli presso famiglie di altre bande (spesso concorrenti nella caccia/raccolta). Si sviluppano così reti di parentela che legano famiglie di bande diverse. Le bande appartengono al gruppo più vasto che è detto tribù, che è endogamico (cioè la scelta del partner matrimoniale è vincolata tra gli appartenenti alla medesima tribù) e occupa i territori delle bande che la compongono.

    La tribù è la forma sociale specifica di questo livello di differenziazione, nel senso che è l’elemento di identità linguistica e di discendenza da un capostipite comune. L’identificazione con un antenato (anche mitico o magico) definisce il clan che può corrispondere alla tribù oppure no.

    Nelle società di caccia e raccolta, come anche in quelle di pastorizia e di orticoltori (agricoltura non stanziale) non vi sono disuguaglianze permanenti, Vi sono differenze tra società di caccia e raccolta e società di orticoltori: i primi non conoscono l’agricoltura, nemmeno nella forma della semina/raccolta. Gli orticoltori coltivano la terra (tolta alla foresta) finché è produttiva, per poi spostarsi dopo qualche anno. In tal modo inizia a delinearsi l’importanza della residenza come elemento di organizzazione sociale (il villaggio). La coltivazione produce una crescita quantitativa di risorse che rendono possibile una maggiore estensione degli insediamenti e della densità della popolazione. Quando viene meno l’equilibrio tra risorse e popolazione una parte del villaggio si separa e fonda altrove un nuovo villaggio.

    La sostanziale uguaglianza tra i membri (eccetto lo sciamano e qualche capo per la caccia o per la guerra, ma si tratta di posizioni individuali) è data da condizioni materiali e strutturali: non è possibile accumulare ricchezze, né trasferirle ai figli per eredità. Ogni famiglia è simile alle altre. In situazioni di crisi (carestia, guerra) o emergenza, la società può resistere alla perdita di molti dei suoi segmenti senza per questo perdere la propria capacità di sopravvivenza. Ciò che resta può ricominciare anche quasi da zero proprio in forza della sua flessibilità e semplicità.

    La complessità che si sviluppa in queste società è legata ai rapporti di parentela (reali e magici) e alle regole matrimoniali (scambio delle donne tra bande), talvolta anche ai ruoli di capo o sciamano che vengono vincolati a qualche famiglia. Ma questa differenziazione non incide sulla struttura segmentaria, che resta semplice.

    L’uguaglianza strutturale dei segmenti rende immediatamente evidenti le differenze in ciò che accade in essi. Così, ciò che non si riesce a spiegare stimola l’interpretazione, Ad esempio, il fatto che alcune coppie non riescano ad avere figli, l’insuccesso o il successo in qualche impresa, la morte precoce o tragica. È da questa necessità di interpretazione che nasce l’idea che insieme alla realtà nota esista una realtà ignota costituita da forze magiche, spiriti, antenati, il rapporto con i quali richiede una specifica competenza (magica). La magia è, in questa forma sociale, il sapere specifico del mondo non visibile. Al livello dell’interazione, l’uguaglianza strutturale dei segmenti struttura la norma fondamentale della reciprocità.

    La reciprocità è una norma molto importante per il funzionamento delle società segmentarie. Nelle sue caratteristiche e nella sua importanza per la riproduzione della società è generata dall’unica forma possibile dell’interazione nelle società segmentarie: l’interazione diretta.

    L’interazione diretta presuppone 1) la compresenza fisica degli attori della comunicazione, 2) un numero di attori solo relativamente alto, 3) la condivisione di elementi essenziali della comunicazione (non essere stranieri o comunque completamente estranei al sistema della comunicazione) già prima di iniziare l’interazione, 4) la ripetibilità della situazione di interazione tra i medesimi attori in futuro. Conseguenza di questi quattro elementi considerati nel loro insieme è il 5) carattere tendenzialmente aspecifico, e per questo vincolante nel tempo, delle aspettative generate nell’interazione, che produce la norma della reciprocità. L’interazione diretta si verifica in un punto preciso dello spazio e del tempo (qui e ora) ed è, in queste forme comunitarie, emotivamente molto coinvolgente (cfr. Parsons: le variabili strutturali dell’azione sociale di tipo espressivo). Possiamo descrivere due modalità attraverso le quali la reciprocità emerge come elemento strutturale dell’ordine sociale delle società segmentarie.

     

    • Il caso del bisogno/aiuto. a) Ogni unità (famiglia) può trovarsi in difficoltà o in particolari situazioni di necessità (la costruzione di una casa, la raccolta di prodotti coltivati ecc.) ed avere bisogno di aiuto. b) Altre unità offrono il loro aiuto, istituendo una situazione di vincolo per chi riceve l’aiuto. c) Il vincolo – generato dalle aspettative che l’aiuto sarà ricambiato, condivise anche da chi è aiutato – viene sentito come così importante (a causa del carattere comunitario ed espressivo delle relazioni sociali: per coinvolgimento emotivo-affettivo, conoscenza diretta di coloro che aiutano, certezza di avere con loro molte altre interazioni su contenuti anche molto diversi da quello dell’aiuto nel prossimo futuro) che una controprestazione immediata ed esclusivamente mirata a compensare l’aiuto ricevuto, come potrebbe essere un compenso in denaro, verrebbe ritenuta sconveniente, anche perché mancano, in molti casi, criteri oggettivi di equivalenza tra quel tipo di aiuto e il suo pagamento. d) L’obbligo generato dall’aiuto vale dunque nel tempo e la sua compensazione viene rinviata, sia ad un altro momento, ma anche ad un altro – eventuale – contenuto. In questo senso il tempo agisce come equivalente funzionale del denaro come mezzo astratto di compensazione. Ma il tempo agisce anche come canale di compensazione delle diseguaglianze sociali. Le diversità di fabbisogno possono essere livellate nel corso del tempo e in tal modo la reciprocità costituisce una istituzione efficace nel fronteggiare la scarsità di beni e risorse che è tipica delle società segmentarie. Tanto più stretta è la relazione, cioè è vissuta in modo aspecifico e ravvicinato - sia come alta frequenza di interazione, ma anche come compresenza fisica nello stesso spazio e tempo (come ad esempio all’interno della stessa casa o del villaggio) - tanto più il rapporto di aiuto/dono e restituzione è svincolato da un contenuto o una prestazione specifica. allo stesso modo, quanto più l’interazione perde i tratti della frequenza e vicinanza (spaziale e sociale) tanto più è richiesta una compensazione specifica all’aiuto/dono (cfr. Parsons: le variabili strutturali dell’azione sociale di tipo strumentale).

     

    • Il caso del dono. Nelle società segmentarie la reciprocità prodotta dallo scambio di doni ha un’importante valenza sociale, al punto che le pratiche di dono sono talvolta istituzionalizzate in forme rituali di alto valore simbolico e politico (alleanze). È il caso del Kula, il circuito di doni studiato da B. Malinowski nelle isole Trobriand, dove braccialetti e collane di conchiglie vengono donati di villaggio in villaggio, secondo una direzione precisa, creando una rete di obblighi e aspettative (amicizia, matrimoni) attraverso la quale circolano anche scambi politici (alleanze) ed altri scambi economici. Oppure il caso del Potlatch – studiato da F. Boas – pratica diffusa fino all’inizio del ‘900 fra gli indiani Kwakiutl della costa nord-occidentale degli Stati Uniti. Il Potlatch consisteva nell’organizzazione di feste in occasione delle quali la famiglia organizzatrice donava agli invitati beni di varia natura. Chi riceveva era tenuto ad accettare e a contraccambiare, in un secondo momento, con doni in quantità maggiore. Così si ottenevano due risultati, in apparenza contraddittori: a) la circolazione del prestigio, che era attribuito a chi riusciva a donare di più agli altri; b) la compensazione delle disuguaglianze, attraverso la circolazione dei beni, e la riaffermazione della uguaglianza strutturale dei segmenti della società segmentaria (cioè non c’è accumulazione finalizzata alla conservazione nel tempo dei beni attraverso forme di proprietà privata).

     

    Il carattere strutturale della reciprocità per l’ordine sociale nelle società segmentarie emerge non solo in relazione alle forme di cooperazione, ma anche a quelle di conflitto. L’esempio più significativo a questo proposito è quello della faida (pratica della vendetta reciproca tra famiglie).

     

    In conclusione: la forma della differenziazione sociale delle società segmentarie mostra come queste siano costruite per restare come sono, depotenziando il mutamento.

     

    Scheda 2

    La nascita delle città nella differenziazione di centro/periferia

    L’invenzione della scrittura permette di comunicare al di fuori dell’interazione; ciò ha costituito un fattore di mutamento molto importante a partire dal quale, insieme ad altri, ha preso forma la differenziazione centro-periferia. Un altro fondamentale fattore di sviluppo della differenziazione centro-periferia è la diffusione e lo sviluppo dell’agricoltura.

    Il processo che – a partire dalla struttura delle società segmentarie – porta alla formazione della differenziazione centro-periferia può essere sintetizzato nei seguenti passaggi: a) la crescita di produzione di beni alimentari conseguente alla diffusione dell’agricoltura che rende disponibile un surplus tale da permettere ad una parte della popolazione di vivere senza lavorare la terra. b) Si viene così a formare uno strato di persone (e di ruoli) che vivono intorno al tempio e che concentrano lì il surplus. c) Il tempio è il luogo del potere sia religioso che politico e – nelle prime città mesopotamiche – il re è anche sacerdote.

    Si viene così a costituire in un unico luogo un centro del potere caratterizzato dalla presenza di personale addetto alla gestione del tempio (sacerdoti, scribi, magazzinieri), dal controllo politico-amministrativo della campagna (reclutamento militare e tasse) e dall’immagazzinamento dei beni agricoli, dalla produzione di artigianato. Questi elementi definiscono la città e con essa uno strato sociale dominante (re, scribi, capi militari). La città domina economicamente, militarmente, culturalmente la campagna circostante, dalla quale lo strato dominante dipende per la propria sopravvivenza.

    La nascita delle città è l’esito di un processo che si è svolto lungo l’arco del IV millennio a.C. (dal 4.000 al 3.000 a.C. circa). Le prime città degne di questo nome si trovano in Mesopotamia. Gli archeologi hanno trovato segni di differenziazione delle abitazioni (indice di una differenziazione delle attività della popolazione) già databili al IV millennio. Un elemento che sembra abbia favorito il formarsi dei primi agglomerati di tipo urbano è stata la comunicazione resa possibile dai fiumi (Tigri, Eufrate) e dai canali di irrigazione già presenti nel IV millennio a.C.

    Alla fine del IV millennio compaiono le prime testimonianze della SCRITTURA, come strumento di aiuto per la memoria nella gestione dei magazzini (liste, etichette) e di stabilizzazione dell’organizzazione nel tempio (trasmissione dei compiti da una persona ad altre).

    Lo strato sociale urbano svolge lavori di organizzazione delle campagne (costruzione e gestione dei canali di irrigazione, acquisto, in luoghi lontani, dei beni e delle materie prime non prodotti dalle campagne, ma necessari per la vita della città e/o per i lavori agricoli), sviluppando una relazione di dominio-dipendenza. È con la città che prende forma la nobiltà (o élite).

    Lo sviluppo della scrittura da tecnica di aiuto-memoria a codice comunicativo permette di desincronizzare l’interazione differendo nel tempo e nello spazio una comunicazione (informazione/comando ecc.). Le possibilità organizzative aperte dalla scrittura rendono possibile l’articolazione di un controllo territoriale sempre più esteso (ancorché precario) da parte della nobiltà urbana e portano – insieme al consolidarsi dell’agricoltura – allo sviluppo dei grandi imperi.

    L’incremento dell’estensione delle aree rurali controllate dalla città favorisce lo sviluppo della divisione del lavoro nelle città e una maggiore differenziazione sociale e produttiva. Allo sviluppo dei grandi imperi fa da sostegno organizzativo la nascita della burocrazia (comunicazione all’interno dell’organizzazione tra ruoli e funzioni differenziate).

    Un elemento fondamentale dell’economia agricola della forma della differenziazione centro-periferia è l’impiego della schiavitù su larga scala. È la combinazione tra efficienza militare e organizzativa (vittoria nelle guerre) e conquista di prigionieri da trasformare in schiavi che permette la crescita rapida di alcuni imperi (tra i quali quello romano). Le città-stato della Grecia classica sono un esempio di variante al rapporto città-scrittura. Non generano imperi, ma altre città-stato sulle isole dell’Egeo. Anche Israele antico elabora una peculiare relazione tra città e scrittura che non produce la forma dell’impero. Entrambi, Grecia e Israele, sviluppano forme di sapere critico (la filosofia e la profezia) che non sono legate a posizioni socialmente stabilizzate, cioè non sono praticate da membri né dell’aristocrazia, né dell’élite burocratica. lo svincolamento dei filosofi e dei profeti da queste posizioni sociali rende possibile la loro critica sociale (politica e conoscitiva in Grecia, etico-politico-religiosa in Israele) e il loro prestigio sociale.

    La relazione città-campagna è soprattutto una relazione fiscale. Infatti, con qualche eccezione come il colossale servizio postale dell’impero romano, le possibilità effettive della comunicazione restano scarse e non sono – da sole – sufficienti per l’esercizio effettivo del dominio. Questo è sostanzialmente fiscale, militare e di impiego coatto della forza lavoro per costruzioni di edifici pubblici. Dal punto di vista sociale la campagna non viene urbanizzata, ma conserva la forma della differenziazione segmentaria. Si ha dunque una sorta di sviluppo “a isole” della differenziazione centro-periferia, nel contesto di una molto più diffusa struttura sociale segmentaria. La città si caratterizza per un dinamismo del mutamento sociale sconosciuto alla campagna e per la possibilità di attivare ulteriori forme della differenziazione, avviando la formazione di una società stratificata.

     

     

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    Scheda 3

    La struttura delle società stratificate in caste o in ceti

    Lo sviluppo di una pluralità di strati è esito di una elevata articolazione e differenziazione sociale ed economica, che acquista la forma di gerarchia di strati. Alla formazione di strati privilegiati fa seguito – come condizione della formazione di una struttura sociale stratificata – la chiusura verso l’esterno dello strato superiore, che così si distingue dagli inferiori.

    Importante caratteristica della società stratificata è lo sviluppo di forme di comunicazione differenziate: a) l’uguaglianza è il criterio della comunicazione tra membri del medesimo strato, b) la disuguaglianza è il criterio della comunicazione tra membri di strati differenti. È lo strato di vertice che definisce normativamente, ma anche simbolicamente e culturalmente (ad es. attraverso significati religiosi o etici come il dharma di casta in India o l’etica cavalleresca in Europa), la modalità di trattare la disuguaglianza.

    La disuguaglianza tra i sottosistemi della società stratificata è ancorata alla cumulazione di capacità selettive nello strato più elevato, che è l’unico a poter disporre di tutte le opportunità economiche, culturali e relazionali prodotte dalla differenziazione stratificatoria. Lo strato più elevato pone se stesso come riferimento esclusivo (cultura, valori, ideali, diritto, religione) per la descrizione della società nella sua totalità, i membri degli strati inferiori accettano questa descrizione e riconoscono nel tipo di vita che è proprio dei membri dello strato superiore la forma piena di umanità.

     

    Ogni stratificazione sociale è una combinazione di tre fattori:

    • ricchezza: controllo di risorse materiali,
    • prestigio: controllo di risorse simboliche e culturali,
    • potere: controllo della «possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un determinato contenuto (…) Ad ogni autentico rapporto di potere inerisce un minimo di volontà di obbedire, cioè un interesse (interno o esterno) all’obbedienza» (M. Weber, Economia e società, Torino, 1995, vol.1, pp.52 e 207).

     

    Ogni sistema di stratificazione combina ciascuna di queste tre dimensioni idealtipiche della diseguaglianza con modalità diverse e in gradi diversi.

    Tra i molteplici esempi di stratificazione presenti nelle società premoderne due solitamente indicati come particolarmente significativi: a) il sistema delle CASTE in India, b) il sistema dei CETI nell’Europa tra il tardo Medioevo e l’inizio della modernità.

     

    3.1 Le caste. Esistono in India da 2.500 anni, non hanno più un valore giuridico, ma sono ancora molto considerate nella vita quotidiana. Possono essere individuati quattro grandi gruppi di caste

    • Brahamani (sacerdoti/intellettuali: esegeti e controllori dei testi sacri, insegnanti con il compito di tramandare la tradizione).
    • Kshatryia (capi guerrieri: aristocratici militari)
    • Vaishya (commercianti, contadini e pastori)
    • Sudra (artigiani, servitori, operai ecc.)

     

    In fondo alla gerarchia si trovano i fuoricasta (Paria o “intoccabili”), persone che svolgono lavori ritenuti religiosamente impuri e il contatto con i quali è ritenuto motivo di impurità. Bisogna considerare che ogni gruppo è articolato al proprio interno in molte sottocaste per un totale di alcune migliaia. Le relazioni tra membri di gruppi di caste diverse sono regolate in modo assai preciso e ritualizzato (con chi mangiare, da chi accettare cibo, con chi fumare ecc.). Il sistema delle caste è fondato sulla tradizione religiosa dei testi Veda di cui i Brahamani sono i custodi e gli esegeti.

     

    Tre sono le caratteristiche di questo sistema di stratificazione:

    • La casta è uno strato chiuso. Weber ha definito la relazione sociale chiusa (di cui la casta è un tipo, ma non l’unico) come quella relazione che esclude, limita o condiziona, in misura e grado variabile, la partecipazione all’agire sociale reciproco che è peculiare dei membri della relazione stessa. In questo senso le caste sono forme di relazioni sociali chiuse sia verso l’esterno (cioè i membri di una casta sono i soli a poter svolgere attività, lavorative, religiose ecc., connesse a quella casta), che verso l’interno (nel senso che i membri della medesima casta non sono uguali tra di loro nell’accesso alle possibilità monopolizzate dalla chiusura verso l’esterno, ma sono differenziati tra di loro, fino al punto da vincolare rigorosamente ogni membro a determinate possibilità e compiti, anche in modo ereditario). Della casta si fa parte per nascita e si è vincolati ad essa anche nella scelta del partner matrimoniale (endogamia).
    • Specializzazione lavorativa ereditaria. Ogni casta è vincolata ad uno o più mestieri, trasmessi ereditariamente.
    • La gerarchia definisce la distanza in gradi di purezza (fondamento religioso-rituale). (I Brahamani  sono puri come le vacche sacre, la casta più numerosa del gruppo dei Paria è quella dei lavoratori del cuoio, il cui compito è lavorare la pelle delle vacche sacre morte).

     

    3.2 La stratificazione per ceti nell’Europa premoderna.Il crollo dell’Impero romano segna la crisi in Europa della forma della differenziazione centro-periferia, e apre una fase di ripresa della forma di società segmentarie (quali erano le società dei popoli germanici, i cosiddetti barbari). Tuttavia, non si tratta di azzeramento, ma di una trasformazione dalla quale emergerà un terzo tipo di differenziazione nel quale sono combinati elementi della cultura romana e barbarica, molto meno dipendente dalla forma organizzativa della città, ma molto efficace nel collegare – attraverso legami di dipendenza-uguaglianza – società locali tra di loro anche molto distanti. È la società feudale. Il Feudalesimo è un fenomeno di strutturazione della società che non è esclusivo dell’Europa; tipi di società feudale si sono sviluppati almeno anche in India, in Cina e in Giappone. Weber ha distinto due tipi ideali di feudalesimo. La forma diffusa in occidente, ma presente anche nella Cina antica, è definita feudalesimo fondato sulla concessione di feudi, e si caratterizza per: a) poteri di governo locale; b) diritti di tassazione e  c) poteri di comando militare. Si tratta dunque di un’ampia autonomia giuridica, fiscale e militare del titolare del feudo che viene vincolata ad un’autorità centrale da uno speciale rapporto personale tra chi concede il feudo e chi lo riceve. In Europa i contadini sono proprietà della terra e sono concessi con il feudo. Hanno doveri fiscali e di lavoro per il padrone, in cambio ricevono protezione nel castello in caso di guerra o crisi.

    Nel feudalesimo dell’Europa occidentale, il rapporto di chi riceve il feudo con il signore (imperatore o altro) è :

    a) puramente personale, e dunque valido solo per la vita del signore e del vassallo,

    b) istituito attraverso un contratto feudale (dunque tra uomini liberi) che non stabilisce un “negozio giuridico” (dare-avere), ma un affratellamento su base giuridica ineguale che comporta reciproci doveri di fedeltà,

    c) il vassallo e il signore condividono una specifica condotta di ceto (etica cavalleresca).

    Weber ha definito la condivisione di un modo di condotta di vita, ispirato alle stesse regole e fondato sulla medesima educazione formale e sul prestigio derivante dalla nascita o da una data attività, come situazione di ceto. Il ceto si individua  attraverso

    • preferenza endogamica (matrimoni tra membri dello stesso ceto);
    • commensalità (relazioni informali tra membri dello stesso ceto: anche tra persone che pur non avendo rapporti di amicizia mostrano atteggiamenti informali (ad esempio “darsi del tu”) perché sanno di appartenere allo stesso ceto;
    • appropriazione monopolistica di date attività o capacità/divieto di attività date (chiusura sociale);
    • tradizioni di ceto;

    Il rispetto dei doveri di fedeltà è fondato sull’onore di ceto. In occidente il signore può revocare il feudo al vassallo solo in caso di rottura della fedeltà. La ricerca di elementi di equilibro tra il potere centrale e quello, ampiamente autonomo, locale ha caratterizzato la forma della società feudale in Europa occidentale. Di fronte alle incertezze del solo vincolo di fedeltà personale, il signore occidentale (prima l’imperatore, poi sempre di più il re “nazionale”) ha sempre tentato di consolidare la propria posizione con mezzi vari, quali la limitazione o il divieto del trasferimento del feudo ad altri da parte del feudatario; l’affermazione del diritto di controllo dei poteri di governo del vassallo mediante riconoscimento ai valvassori del diritto di ricorso all’imperatore; l’affermazione del diritto di imposta dell’imperatore sui sudditi di tutti i vassalli.

    La società curtense è una società locale, territorialmente circoscritta, nella quale sono presenti e spesso in contatto strati diversi della popolazione. Ha caratteri misti di società segmentaria e di società stratificata. La famiglia del nobile, ad esempio, non è costituita solo dai parenti (membri dello stesso strato), ma anche dai domestici, servitori ecc. che coabitano con lui pur appartenendo a strati inferiori. Ciò è indicativo della forma di stratificazione in Europa, nella quale le relazioni di dipendenza e indipendenza rispetto agli strati sono elaborate in modo differenziato a seconda che ci si collochi nella sfera politica e pubblica in genere, o nella sfera economica e privata. Non così, abbiamo visto, in India.

    In Europa il clero costituisce un ceto aperto, al quale, cioè, è possibile accedere dall’esterno. Anche i feudatari costituiscono un ceto parzialmente aperto, perché ricevono personalmente dall’imperatore il titolo del feudo. In India le caste sono ceti chiusi, dei quali si fa parte per nascita.

     

     

    3.3 Il mutamento in una società stratificata. In questo tipo di differenziazione sociale la stratificazione funziona secondo il principio generale dell’inclusione concreta, cioè riferita all’intera persona.  Da questo punto di vista i membri delle società stratificate non si percepiscono come disuguali (dal punto di vista economico e sociale), cioè come individui uguali per natura ma collocati su posizioni sociali disuguali, bensì come differenti in senso sociale, ma anche morale. Sono uomini differenti in quanto vincolati a diritti e doveri diversi e dunque – in linea di principio – a forme di umanità diverse. In questo senso le rivolte e i disordini sociali che si possono verificare nelle società stratificate non sono, di norma, orientate a richieste di uguaglianza (quando si verifica è indice di un avvio di modernizzazione), ma sono reazioni ad un peggioramento (ulteriore) della propria condizione di contadini o subordinati in genere. Nelle società stratificate le figure dello strato di vertice (re, regine, principi ecc.) sono rappresentate come modelli di riferimento anche nelle dottrine morali perché, liberi dalle fatiche della sopravvivenza, sono concepiti come i soli che possono dare forma al proprio destino (pur nei vincoli del ceto).

    In India l’adesione e il rispetto di tutti gli obblighi di casta è l’unica condizione perché, nella vita successiva, l’indù possa reincarnarsi in un membro di una casta superiore. Ciò è un potente fattore di consolidamento della tradizione, permette di sviluppare un elevato grado di complessità nella divisione del lavoro, ma depotenzia le spinte all’individualizzazione e favorisce  un atteggiamento di rifiuto del mutamento.

    In Europa la società di ceto combina elementi di vincolo a posizioni sociali date con aspetti e fattori che favoriscono l’individualizzazione: dall’importanza della fedeltà personale nel sistema feudale, ai caratteri di autonomia politica ed economica delle città rispetto alla campagna, all’importanza assegnata alla responsabilità individuale dal cristianesimo. Ne deriva un complesso sistema all’interno del quale a partire dal XV-XVI secolo può crescere il ritmo e l’importanza delle spinte di incremento della complessità e dell’individualizzazione attraverso: la “rivoluzione” etico-religiosa della riforma protestante, la rivoluzione industriale, le rivoluzioni politiche inglese, americana e, soprattutto, francese, che nell’intreccio dei rispettivi effetti costituiscono il passaggio ad un nuova forma della differenziazione sociale, quella tipica della società moderna.


     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    PARTE SECONDA

     

    LA DIFFERENZIAZIONE NELLA SOCIETÀ MODERNA


    Introduzione

    La struttura della società funzionalmente differenziata (società della modernità classica)

    La transizione alla società funzionalmente differenziata mantiene al proprio interno elementi delle precedenti forme della differenziazione. In linea generale si può dire che il passaggio prende l’avvio attraverso una specificazione funzionale dei diversi strati che prevale sulla connessione ad una posizione nella gerarchia della stratificazione, ma il passaggio alle società funzionalmente differenziate è complesso in quanto NON conosce solo lo sviluppo del sistema economico, né la sua presunta centralità nella struttura sociale. Il passaggio e la costituzione di società funzionalmente differenziate è, come ogni forma della differenziazione, un complesso intreccio di aspetti sociali, culturali e anche psicologici nelle relazioni sociali.

    Un elemento che è indicatore del passaggio a società funzionalmente differenziate è la rinunzia alla ridondanza delle relazioni sociali tra individui e tra strati sociali, cioè la progressiva trasformazione della struttura dell’agire sociale nel senso di quelle che Parsons ha chiamato le variabili strumentali dell’azione. Rinunzia alla ridondanza significa dunque riduzione della diffusione delle conseguenze di un’azione specifica in altri contesti e contenuti. Ciò costituisce una importante condizione di un corrispettivo processo di incremento di complessità delle relazioni tra individui e tra sistemi sociali. Il tratto peculiare delle società funzionalmente differenziate è che in esse i sistemi parziali sono strutturati non più su di una gerarchia (stratificazione) ma sulla base della funzione che ciascuno di essi svolge nella società globale. Non c’è disuguaglianza tra funzioni (nessuna è intesa come più importante delle altre) ma differenza. Infatti tutte le funzioni devono essere svolte, ed è dall’interdipendenza dei sistemi parziali che la società nel suo insieme trae le possibilità di riproduzione. Ogni sistema parziale entra in rapporto con gli altri sistemi e con l’insieme sempre ed esclusivamente secondo il proprio codice funzionale.

    La costituzione della società moderna avviene dunque attraverso la differenziazione di 4  sistemi parziali principali: il sistema politico, il sistema economico, il sistema della scienza, il sistema dell’arte. Ogni sistema sviluppa operazioni in tre direzioni:

    • verso la società globale, si parla, allora, di funzione di quel sistema per la società nel suo complesso;
    • verso altri sistemi parziali, si parla, allora, di prestazione di quel sistema verso gli altri sistemi;
    • verso se stesso, si parla, allora, di riflessione di quel sistema al fine di differenziarsi dagli altri sistemi parziali.

     

    La differenziazione dei sistemi di azione sociale nella modernità classica (elementi di sintesi)

    Sistema

    Funzione

    Prestazione

    Riflessione

    Politico

    Produzione di decisioni collettivamente vincolanti

    Sviluppo di politiche nei diversi aspetti della vita sociale

    Definizione dei propri fondamenti, principi (sovranità, legittimità, democrazia) e procedure

    Economico

    Garantire l’approvvigionamento di risorse

    Produzione e soddisfacimento dei bisogni (mercato)

    Analisi e teorie economiche

    Scientifico

    Sviluppo metodologicamente controllato della conoscenza sulla realtà (ricerca di base)

    Ricerca applicata

    Teoria e metodologia della scienza, da Galileo a Einstein, Popper e Kuhn

    Artistico-cultruale

    Mostrare l’universale nel particolare (da Kant agli impressionisti). Dal XIX-XX sec. rinviare ad una esperienza socialmente condivisa attraverso oggetti, azioni, situazioni

    Correnti artistiche moderne, dal romanticismo al modernismo

    (superamento della distinzione tra contenuto e forma)

    Teorie estetiche, dell’autonomia e dell’autoreferenzialità dell’arte

     

     

    Due sistemi parziali che hanno avuto una centralità sociale nelle precedenti forme della differenziazione, la famiglia e la religione, continuano ad esistere, ma sono, in questa forma della differenziazione, messi ai margini nella logica della riproduzione sociale. Tuttavia acquistano dei tratti caratteristici (la famiglia nucleare moderna; la religione individualizzata) che non escludono la possibilità di nuove funzioni sociali di questi sistemi parziali in una fase diversa della differenziazione.

     

    Tutti i sistemi si sviluppano come tali attraverso una distinzione tra ambiente interno ed ambiente esterno al sistema. Questa distinzione può essere compresa in prima battuta come un processo storico-sociale nel quale si procede a definire ambiti specifici di azione sociale, codici specifici di questi ambiti, gruppi sociali (professioni) e apparati istituzionali legati a questi ambiti. L’integrazione di questi diversi aspetti definisce l’ambiente interno del sistema. L’ambiente esterno è definito tanto dagli altri sistemi che entrano in relazione con il sistema dato, quanto da distinzioni interne al sistema dato, che considerano in termini sistemici aspetti specifici del sistema, in questo caso la distinzione tra interno ed esterno è prodotta al di dentro del sistema stesso.

     

     

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    Scheda 1

    I mutamenti nella sfera politica. La lotta all’autonomia (militare, fiscale, giudiziaria, monetaria) dei signori feudali da parte del “re”, che conduce alla formazione dello stato moderno, avviene attraverso alcuni processi di espropriazione. Espropriazione ai guerrieri feudali dei loro mezzi di guerra (esercito professionale pagato dallo Stato). Espropriazione ai funzionari pubblici dei mezzi di amministrazione (dalla “concessione del diritto” – anche a  pagamento, come in Francia – all’istituzione di un sistema fiscale e, più tardi, giudiziario, a spese dello stato centrale [stipendi]). Questi processi di espropriazione definiscono una progressiva riduzione del potere dei ceti a vantaggio di un crescente potere del re. Weber ha indicato come elemento caratteristico di questo processo di costituzione dello Stato nazionale il la costituzione del monopolio della violenza legittima (a fini militari e giudiziari) da parte dello Stato, cioè dei suoi apparati funzionalmente differenziati (esercito verso l’esterno, polizia e forze dell’ordine verso l’interno).

    Con la centralizzazione del potere divengono importanti i confini territoriali dello Stato perché sono anche i confini della sovranità delle istituzioni centrali. Tra le forme di espressione della sovranità (concentrazione dei poteri) dello Stato possiamo ricordare il diritto esclusivo di battere moneta. Il concetto di sovranità si separa dalle qualità personali del re e diviene una caratteristica del sistema politico dello Stato e delle sue istituzioni, indipendentemente dalle persone che occupano i suoi ruoli. Questo mutamento è connesso alle trasformazioni della legittimità del potere. Weber distingue (in tipi ideali) tre tipi di legittimità: tradizionale, carismatica, legale-razionale (o procedurale), quest’ultima diviene sempre più la forma tipica della legittimità del potere nella società moderna.

    Il diritto è sviluppato nella forma della validità universale, cioè per tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro posizioni sociali, e astratta (cfr. i caratteri del “diritto restitutivo” come forma tipica del diritto nella solidarietà organica secondo Durkheim). In quanto universalistico e astratto il diritto viene totalmente separato dall’arbitrio e acquista il carattere della calcolabilità, cioè della certezza. Lo Stato moderno è Stato di diritto e la forma tipica del suo ordinamento è la democrazia procedurale. in queste trasformazioni di fondo la cittadinanza diviene, da condizione privilegiata di alcuni, un insieme di diritti che sono riconosciuti a tutti coloro che vivono nei confini dello Stato nazionale. Una tradizione ormai classica che fa riferimento a Marshall distingue tre principali forme dei diritti di cittadinanza ciascuna delle quali è sviluppata in corrispondenza a fasi diverse di lotte politiche:

    cittadinanza civile (libertà di parola, di movimento, di associazione)

    cittadinanza politica (elettorato attivo e passivo)

    cittadinanza sociale (diritti connessi al welfare state)

    La costituzione del sistema politico comporta lo sviluppo progressivo di una distinzione tra ambiente interno ed ambiente esterno al sistema politico stesso.  Rispetto all’ambito specifico dell’azione sociale, nel sistema politico la politica moderna si costituisce dalla separazione dai fondamenti etico-religiosi. Espressione evidente di questa separazione è l’affermazione del principio moderno di sovranità con il quale non si cerca più di affermare, come accadeva nel Medioevo, l’indipendenza dell’Impero dalla Chiesa, ma  l’unità del potere dello Stato nell’ambito di un territorio e il carattere primario del potere dello Stato, cioè la sua indipendenza da ogni altro potere. Weber ha mostrato come questa indipendenza presupponga la perdita di fondamenti del potere stesso e la sua giustificazione nel concetto di ragion di Stato, ovvero l’idea che il bene comune sia l’interesse dello Stato (e non viceversa). Con lo sviluppo delle costituzioni si giunge ad una forma che da un lato riconosce il carattere artificiale del potere legittimo in quanto fondato su di un patto  e non sulla tradizione o su principi etico-religiosi, dall’altro lato si caratterizza per due elementi fondamentali: a) i diritti umani, che permettono la definizione di un ambito specificamente politico e dunque consentono la distinzione interno/esterno attraverso il loro riferimento; b) il principio della separazione dei poteri come meccanismo dell’autocontrollo giuridico.

    Rispetto al codice specifico del sistema politico il codice sistemico di autoriproduzione e differenziazione che tipico del sistema politico è il diritto. È attraverso il diritto e le sue trasformazioni che il sistema politico elabora le proprie interazioni con gli altri sistemi e struttura le proprie prestazioni. La caratteristica sociologica fondamentale del diritto moderno è di essere razionale e procedurale.

    Con la differenziazione del sistema politico si assiste anche alla formazione di gruppi sociali (professioni) e apparati istituzionali specifici. La produzione e riproduzione del diritto avviene attraverso tre apparati ai quali sono progressivamente  connesse specifiche professioni: i politici (elaborazione/sistema della rappresentanza), i magistrati/avvocati (applicazione/magistratura), i giuristi (interpretazione/università).

     

     

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    Scheda 2

    I mutamenti nella sfera economica. Parallelamente alla formazione dello Stato moderno e dei suoi fondamenti costituzionali, si sviluppano nella sfera economica mutamenti che portano alla costituzione del capitalismo moderno che si definisce come sistema economico sociologicamente caratterizzato da:

    a) proprietà privata dei mezzi di produzione;

    b) concorrenza fra imprese e necessità di costante aumento del profitto;

    c) lavoro libero pagato ad un prezzo di mercato;

     

    La logica interna del capitalismo moderno indica nel mercato il regolatore del sistema di rapporti economici. In questo senso si parla di economia regolata dal mercato. Se il commercio regolato dal mercato è un fenomeno antico, è propria del capitalismo moderno la produzione regolata dal mercato (le merci vengono prodotte o meno in relazione a prospettive di profitto individuate a partire dalla tendenza dei prezzi di mercato). Nelle società segmentarie la produzione è finalizzata al consumo e solo in minima parte al mercato. La relazione diretta tra produzione e consumo resta nel tempo, anche se, nelle forme della differenziazione stratificata, diviene sempre maggiore lo spazio destinato al mercato. Ma è solo nel sistema del capitalismo moderno che la produzione è totalmente orientata al mercato ed è il mercato la fonte di sostentamento e di consumo.

    Weber ha mostrato ne L’etica protestante e lo spirito del capitalismo l’importanza del protestantesimo puritano per l’eliminazione delle resistenze culturali al perseguimento infinito del profitto che si manifestavano in primo luogo come vincoli etici/culturali all’appropriazione di beni scarsi. Ne deriva una struttura della personalità che è tipicamente moderna, in quanto sistematicamente orientata in senso acquisitivo e aperta al mutamento e all’innovazione. È la personalità che si struttura intorno all’ethos professionale.

     

    2.1 Denaro e interazione sociale. La rilevanza del mercato conduce ad una nuova importanza sociale del denaro (economia monetaria). Il denaro è indifferente al carattere specifico dei beni di cui permette lo scambio (cfr. la distinzione marxiana tra valore d’uso e valore di scambio). In quanto tale il denaro è un equivalente universale che nel capitalismo moderno tende ad estendersi e a generalizzarsi come medium di tutti gli scambi. Simmel ha definito il denaro come «l’espressione più adeguata del rapporto dell’uomo con il mondo» (Filosofia del denaro, p. 194) nella modernità.

    Il ruolo di centralità sociale svolto dal denaro illumina anche la sua relazione con il moderno individualismo. Il denaro consente relazioni tra individui nelle quali il contenuto della relazione è estremamente specifico (prestazione) e permette di distinguere quell’aspetto da tutti gli altri ambiti che sono propri della vita degli individui impegnati nella relazione (impersonalità delle relazioni e rinuncia alla ridondanza). Allo stesso modo il denaro permette l’associazione di individui anche diversi e, sotto altri aspetti, incompatibili (per es. la formazione di un fondo comune per finanziamenti o acquisti decisi collettivamente può costituire un’associazione tra individui che per altre ragioni  - ad es. politiche, etiche, linguistiche ecc.. - non si assocerebbero mai tra di loro).

    Il denaro, una volta che pervade molteplici contesti della vita collettiva, modifica l’interazione sociale in quanto è una forma estremamente astratta di reciprocità. Infatti non può essere impiegato direttamente in quanto oggetto (non si mangia o fonde la moneta, né la cartamoneta) ma deve essere sempre convertito in merci (cibo, vestiti, case, libri ecc. Nell’economia finanziaria è il denaro stesso ad essere trattato come merce).

    Considerato in quanto tale il denaro è possibilità astratte e senza contenuto. Ogni pagamento è un trasferimento di possibilità di pagamenti futuri dal compratore al venditore. Ciò significa che ogni pagamento, per essere valido, deve presupporre altri individui o sistemi istituzionalizzati dai quali si può ottenere la conversione del denaro ricevuto come pagamento in beni di consumo. In altri termini il pagamento in denaro è una sorta di promessa che altri potranno riconoscere valida e convertire la moneta in merci. Viene così a strutturarsi una fitta rete di reciprocità impersonale e indiretta. Indiretta perché sono altri a convertire in merci le possibilità ricevute; impersonale perché la relazione con i venditori può essere esclusivamente economica, senza toccare o investire altri aspetti. In tal modo diviene possibile una catena di reciprocità in linea di principio senza limitazioni, perché chiunque, indipendentemente dalle proprie caratteristiche (razza, lingua, cultura, residenza, sesso, posizione sociale ecc.) può entrare in questa relazione di reciprocità. L’unica condizione è la sua solvibilità (cfr. la distinzione parsonsiana tra le azioni sociali orientate all’attribuzione e le azioni sociali orientate alla realizzazione). Il carattere neutro e senza contenuto del denaro permette di allungare la catena dei mezzi per raggiungere fini sempre più astratti. Tanto più la tecnica (sistema dei mezzi/strumenti) diviene raffinata, tanto più gli obiettivi che ci si pone sono il raggiungimento di altri mezzi più sofisticati per fini (intermedi) nuovi.

    L’impersonalità universalistica del denaro dissolve gli stili di vita consolidati della società stratificata e incrementa la libertà individuale relativamente alle possibilità di acquisto e di decisione.

    La disparità nel possesso di beni o di competenze e nelle conseguenti possibilità di ricavare reddito, o comunque guadagno da questi beni e competenze, definisce la forma tipica della stratificazione nelle società differenziate funzionalmente: le classi.

    Il fondamento del sistema di classi  è dato dalle diverse posizioni che gli individui possono occupare sul mercato. Weber ha distinto tra:

    • classi possidenti (quando sono le differenze legate alla proprietà a determinare l’appartenenza). Classi possidenti privilegiate in senso positivo: redditieri;

    Classi possidenti privilegiate in senso negativo: i non proprietari (poveri, declassati);

     

    • classi acquisitive (controllo del processo di produzione dei beni/servizi e del profitto 

    connesso).

    Classi acquisitive privilegiate in senso positivo: imprenditori, professionisti;

    Classi acquisitive privilegiate in senso negativo: lavoratori, specializzati e non.

    Nel contesto delle classi acquisitive Weber colloca anche le classi medie, con questo termine si designano le classi che si collocano tra le classi acquisitive privilegiate in senso positivo e le classi acquisitive privilegiate in senso negativo. Composte da lavoratori sia indipendenti (liberi professionisti, commercianti, artigiani) che dipendenti (impiegati, tecnici, dirigenti, burocrati, insegnanti, professionisti, funzionari) le classi medie con il loro sviluppo hanno caratterizzato la fase espansiva della società moderna (seconda metà del XIX e XX sec.). La crescita delle classi medie è normalmente messa in relazione con lo sviluppo della società di massa. In particolare è opportuno sottolineare alcune importanti trasformazioni sia nel sistema politico con l’affermarsi di: democrazie, partiti e forme della partecipazione politica di massa, affermazione dei diritti di cittadinanza sociale, che nel sistema economico con la produzione in serie, la crescita del consumo, la diffusione di stili di vita tendenti all’omologazione dei diversi strati sociali.

     

    La stratificazione per classi è funzionale alle capacità di mercato degli individui e non costituisce un presupposto e vincolo per l’interazione, come invece accadeva nelle società stratificate per ceti. Per questo non si parla di differenze (naturali) tra gli individui ma di disuguaglianze (di possesso e di possibilità). Il fondamento solo economico della stratificazione per classi rende possibile in misura molto superiore al passato la mobilità sociale (ascendente e discendente). Una conseguenza importante della mobilità sociale è il declino degli stili di vita e dei sistemi di valori differenziati per classi e lo sviluppo di forme culturali “di massa” e di relativismo valoriale.

     

    La costituzione del sistema economico comporta lo sviluppo progressivo di una distinzione tra ambiente interno ed ambiente esterno al sistema economico stesso. Rispetto all’ambito specifico dell’azione sociale, nel sistema economico si assiste al superamento della distinzione tradizionale tra economia domestica e commercio, alla quale è agganciata la forma sociale della produzione orientata al soddisfacimento dei bisogni. Nell’economia capitalistica, invece, la produzione è orientata al mercato e da questo regolata. Il mercato capitalistico diviene dunque l’ambito specifico proprio del sistema economico moderno. Vi è una dinamica espansiva tipica del capitalismo nel trasformare  in mercato ambiti sociali prima esclusi da questo. Con l’avvio della rivoluzione industriale si ha così lo sviluppo del mercato del lavoro e, con le borse, lo sviluppo del mercato finanziario (nel quale la merce è il denaro stesso).

    Rispetto al codice specifico del sistema economico il codice sistemico di autoriproduzione e differenziazione tipico del sistema economico è il denaro. È attraverso il denaro e le sue trasformazioni che il sistema economico elabora le proprie interazioni con gi altri sistemi e struttura le proprie prestazioni.

    Con la differenziazione del sistema economico si assiste anche alla formazione di gruppi sociali (professioni) e apparati istituzionali specifici. Weber ha mostrato come la figura dell’imprenditore capitalistico si strutturi come personalità intorno all’ethos professionale che, nei suoi tratti generali di motivazione all’azione, costituisce l’elemento unitario che caratterizza non solo gli imprenditori, ma anche gli altri gruppi professionali che si sviluppano con il processo di differenziazione funzionale (cfr. l’importanza assegnata da Durkheim, in La divisione del lavoro sociale, alle etiche deontologiche degli ordini professionali per lo sviluppo di forme autoregolative dell’integrazione sociale nella solidarietà organica).

     

     

     

     

     

     

    Scheda 3

    Il mutamento nella sfera del sapere e il costituirsi del sistema scientifico. La prima rivoluzione scientifica (XVI-XVIII sec. - Galileo e Newton),  pone il problema della natura della verità (cioè dei fondamenti della conoscenza e dell’azione): con la definizione del metodo scientifico fondato sulle procedure di osservazione, analisi e spiegazione delle relazioni di causa-effetto dei fenomeni naturali si sviluppa il conflitto sui fondamenti tra scienza e religione: dalle Scritture alla scienza sperimentale . La scienza rivendica il carattere oggettivo del proprio sapere. Elementi caratteristici dell’oggettivismo scientifico sono individuabili nel criterio della separazione tra conoscenza ed interesse, tra asserzioni descrittive (ciò che è) e asserzioni normative (ciò che deve essere), nell’idea che il sapere certo muova a partire dai fatti esaminati in quanto tali (positivismo ed empirismo). In questo senso la conoscenza scientifica si appropria della distinzione classica (da Socrate-Platone) tra sapere rigoroso e opinione, collocando sul versante dell’opinione tutte le forme di conoscenza non empiricamente fondate. In ciò trova ragione la polemica con la centralità sociale delle spiegazioni religiose della realtà naturale e sociale.

    Tra gli ultimi decenni del XIX e l’inizio del XX secolo prende avvio la seconda rivoluzione scientifica. Le teorie di  Planck, Einstein e Bohr mostrano che la fisica di Newton descrive soltanto uno dei livelli della realtà. Altre leggi sono valide a livello atomico, sub-atomico e cosmico. Ciò non comporta l’abbandono della fisica classica, ma il suo ridimensionamento: non si tratta più di conoscenza valida universalmente, ma di conoscenza valida ad un determinato livello di realtà (così, ad esempio, per la teoria della gravitazione universale di Newton). Il sapere scientifico è dunque condizionato dal livello a cui si pone l’osservatore. Einstein mostra come non esistano categorie assolute e dunque come non sia possibile fondare su concetti a priori la garanzia dell’oggettività del sapere. Anche le definizioni di tempo e spazio sono dipendenti dall’osservatore e dalla sua posizione. In questa linea si colloca anche il principio di indeterminazione formulato da Heisenberg, secondo il quale non è possibile determinare nello stesso momento la posizione e la velocità di una particella in movimento, mentre ciò è possibile nella realtà osservabile (ad esempio con un proiettile). Ne deriva che ogni conoscenza è possibile solo all’interno di un sistema di riferimento dato. La realtà in quanto tale è il caos, se si cerca di pensarla al di fuori di tutti i sistemi di riferimento possibili. Ne deriva che l’oggettività scientifica non è più il rispecchiamento della realtà nel sapere, ma è meglio comprensibile come validità intersoggettiva delle asserzioni. Se ogni teoria è anche una forma di selezione e costruzione della realtà sulla base di criteri socialmente condivisi - che sono soggetti a mutamento - allora il sapere scientifico procede per approssimazioni, e produce teorie che non sono la realtà ma discorsi empiricamente riscontrati sulla realtà, che possono e richiedono di essere modificati e sostituiti nel tempo da altri, senza procedere stabilmente in modo cumulativo. Popper ha sostenuto che una teoria scientifica è vera fino a quando non è smentita da altri dati e sostituita da un’altra teoria (falsificazione). Le teorie non falsificabili non sono scientifiche, ma metafisiche (religione, ideologia ecc.).

    La “causa” di un fenomeno, così, viene ridefinita come quelle condizioni necessarie (cioè selezionate tra altre parimenti necessarie, ma proprie di altri sistemi di riferimento), ma non sufficienti a far si che il fenomeno da spiegare si verifichi.

    Come già accade per la politica (con la perdita dei fondamenti del diritto) e con l’economia (con la legittimazione del profitto come scopo in sé), anche per la scienza si apre con la modernità una nuova fase caratterizzata dalla perdita dei fondamenti del sapere. Le teorie scientifiche non rispecchiano la realtà, ma selezionano fattori e rapporti tra fattori ritenuti significativi sulla base di criteri selezionati dall’osservatore. Weber applica queste acquisizioni alla sociologia con il metodo del tipo ideale e l’affermazione della responsabilità, etica e scientifica, del punto di vista.

    Come anche la politica e l’economia, la scienza si costituisce come sistema autonomo di sviluppo della conoscenza e anche del metodo della conoscenza. In linea di principio si afferma come indipendente da istanze etiche, politiche, economiche nella determinazione dei propri obiettivi e nella selezione della validità dei propri risultati. In realtà lo sviluppo scientifico necessita sempre più di finanziamenti importanti che lo tengono vincolato allo sviluppo economico e anche, talvolta, alla politica, anche nella fase della forma classica della modernità di cui ci stiamo occupando.

    La costituzione del sistema scientifico comporta lo sviluppo progressivo di una distinzione tra ambiente interno ed ambiente esterno al sistema scientifico stesso.  Rispetto all’ambito specifico dell’azione sociale, nel sistema scientifico la produzione di una forma di conoscenza, appannaggio di specialisti, viene svincolata dal sapere tradizionale e dalle fonti di autorità tradizionali. Per quanto condizionabile da interessi economici e politici, il sapere scientifico viene separato da fondamenti di qualunque tipo (politici, etici, religiosi) e viene legittimato nella sua riproduzione e nel suo sviluppo esclusivamente dall’impiego del metodo scientifico. La scienza si fa, così, portatrice di una concezione del mondo costitutivamente instabile e in perenne mutamento (cfr. il box su Weber  nella pagine seguente).

     

    Rispetto al codice specifico del sistema scientifico il codice sistemico di autoriproduzione e differenziazione è il metodo scientifico. I caratteri del metodo scientifico sono individuabili come:

    • Formulazione delle ipotesi attraverso procedure formalizzate e condivise [a) Selezione di un problema che abbia rilevanza per la comunità scientifica (ma anche interesse per altri soggetti come aziende e istituzioni (® finanziamenti alla ricerca); b) Costruzione dell’ipotesi attraverso la selezione di concetti e categorie presenti nelle teorie esistenti e condivise dalla comunità scientifica funzionali all’ipotesi; c) Operazionalizzazione dei concetti].
    • Rilevazione dei dati [le tecniche e gli strumenti utilizzati agiscono al livello di realtà selezionato (® costruzione dei dati anche da parte delle tecniche e strumenti impiegati)].
    • Verifica della relazione tra le variabili e controllo delle ipotesi.
    • Generalizzazione dei risultati, eventuale modifica (falsificazione) della teoria preesistente, formulazione di nuovi quesiti.

    Le procedure devono essere chiare e replicabili così che ogni fase deve poter essere confermata o confutata da qualsiasi ricercatore che sappia far uso del metodo scientifico.

     

    Con la differenziazione del sistema scientifico si assiste anche alla formazione di gruppi sociali (professioni) e apparati istituzionali specifici. A partire dall’inizio del XIX secolo si assiste ad un sempre più importante processo di istituzionalizzazione delle discipline scientifiche nelle Università e, parallelamente, allo sviluppo quantitativo del numero degli scienziati e delle istituzioni di ricerca. Ciò è da collegare in primo luogo allo sviluppo della ricerca applicata alla produzione industriale (chimica, geologia, ingegneria ecc…), ma investe progressivamente tutti gli ambiti del sapere. L’istituzionalizzazione del sapere scientifico tra XIX e XX secolo si sviluppa in connessione con la nascita di nuovi ambiti e di nuove figure professionali (chimici, geologi, ingegneri ecc…). In tal modo scienza ed economia non solo si intersecano relativamente allo sviluppo della tecnologia utile alla produzione, ma anche nella definizione di nuovi gruppi sociali.

     

     

    Text Box: Weber ha mostrato come la scienza moderna, in quanto priva di fondamenti, non sia più né la via per giungere a Dio (ancora in Galileo c’è l’idea che la natura sia il libro scritto da Dio e che conoscerla nelle sue leggi significhi comprendere l’opera divina), né, dopo la seconda rivoluzione scientifica, per giungere alla comprensione definitiva della natura, fisica e dell’uomo. Se in passato il sapere scientifico era importante perché si riteneva offrire l’accesso a realtà definitive (Dio, la natura, la felicità), oggi in base a quale presupposto i risultati del lavoro scientifico possono essere considerati importanti, cioè degni di essere conosciuti? In La scienza come professione (1917) Weber osserva che «le scienze naturali, come la fisica, la chimica  l’astronomia, presuppongono come una cosa ovvia che valga la pena di conoscerne le leggi supreme del divenire cosmico (leggi che possono essere costruite fin là dove arriva la scienza). Non solo perché tali nozioni consentono di ottenere  dei risultai nel campo della tecnica, ma (…) anche soltanto in funzione di se stesse. Questo è un presupposto che non può essere affatto dimostrato. E a maggior ragione non può essere dimostrato se il mondo che esse descrivono sia degno di esistere, se abbia un “senso”, e se abbia senso esistere in esso. Di questo le scienze naturali non si occupano. Oppure si consideri una disciplina pratica così fortemente evoluta dal punto di vista scientifico come la medicina moderna. Il “presupposto” generale dell’attività medica è, in parole povere, che i compiti di conservare la vita e alleviare il più possibile il dolore siano in quanto tali degni di approvazione. E questo è problematico. Il medico usa i suoi  strumenti per mantenere in vita il moribondo anche quando questi lo supplica di esserne liberato, anche quando perfino i parenti gli concederebbero la liberazione  dalla sofferenza (…) Ma i presupposti della medicina, insieme al codice penale, impediscono al medico di cedere. Che la vita sia degna di essere vissuta, e in quali condizioni, non è questione che la medicina  metta in discussione. Tutte le scienze naturali rispondono alla domanda: che dobbiamo fare se vogliamo padroneggiare la vita con la tecnica? Ma che si debba e si voglia padroneggiare la vita con la tecnica, e che ciò abbia in definitiva un senso, è qualcosa che esse lasciano del tutto fuori discussione, o che al limite presuppongono per i loro scopi. Proviamo a considerare ancora una disciplina come la critica d’arte. Che esistano opere d’arte per l’estetica è un dato di fatto. Ciò che essa cerca di stabilire sono le condizioni che rendono possibile un tale fatto. Essa non si pone la domanda (…) se vi debbano essere opere d’arte. Oppure la giurisprudenza: essa stabilisce ciò che vale  secondo le regole del pensiero giuridico (…) stabilisce quando si considerano obbligatorie determinate regole  del diritto e determinati metodi per la loro interpretazione. Ma non risponde alla domanda (…) se siano proprio queste le regole da emanare. (…) La scienza offre naturalmente delle conoscenze sulla tecnica per dominare la vita con la ragione. (…) In secondo luogo la  scienza ha da offrire (…) i metodi e gli utensili del pensiero, e il relativo addestramento. (…) Nemmeno questo esaurisce l’utilità della scienza [questa è] infatti in grado di aiutarvi ad ottenere un terzo risultato: la chiarezza. [La scienza può chiarire] quali diverse possibili soluzioni si possano assumere in pratica di fronte allo specifico problema valoriale che è di volta in volta in questione. Per esperienza la scienza sa che, se si opta per una determinata posizione, allora bisogna utilizzare determinati mezzi per poterla praticamente realizzare. E può accadere che tali mezzi siano di per sé siffatti che voi ritenete di doverli rifiutare. Si dovrà allora scegliere tra il fine e i mezzi ad esso indispensabili (…) A questo punto giungiamo al supremo servizio che scienza in quanto tale può offrire in funzione della chiarezza: [può dire che] quella determinata posizione pratica deriva quanto al suo senso con intima coerenza, e quindi con onestà intellettuale, da quella determinata concezione fondamentale del mondo e non da altre» (M. Weber, La scienza come professione, Rusconi, Milano, 1997, pp.101-103 e 119).

     

     

     

     

     

     

    Scheda 4

    Il mutamento nella sfera dell’arte e la costituzione del sistema dell’arte. La nascita del “sistema delle arti” avviene nel XVIII secolo. Kristeller (1951) ha mostrato che è a partire dal XVIII secolo che le arti maggiori (pittura, scultura, architettura, musica, poesia) vengono paragonate l’una all’altra e discusse sulla base di principi comuni. Prima di quel periodo le arti erano discusse separatamente e i trattati tendevano a dare precetti tecnici e non ad elaborare teorie generali sull’arte. Il confronto tra le arti avvia la ricerca di caratteri comuni. Nasce l’estetica come teoria specifica dell’arte.

    Durante la maggior parte del Medioevo l’arte ha un rapporto con la società che ne fa una forma alta di “artigianato”. La creazione artistica è controllata dalle corporazioni che sono le strutture principali di insegnamento, certificazione e organizzazione del lavoro artistico. Il sistema di  apprendistato per gli artisti era molto simile a quello degli altri mestieri. La forma e il contenuto dell’opera erano sottoposte a regolazione e controllo tanto da parte delle corporazioni che da parte della Chiesa, il maggior patrocinatore di arte dell’epoca. la definizione di canoni che dettavano regole precise di rappresentazione e di tecniche limitava notevolmente la libertà dell’artista. L’esistenza di più fonti di finanziamento e di sostegno al lavoro artistico aumenta lo spazio di autonomia dell’artista. È quanto succedeva in Italia dove la concorrenza tra città stato favorisce una molteplicità di richieste che permette agli artisti di ridurre la loro dipendenza dalla chiesa e dai canoni tradizionali. Tuttavia, l’artista – anche quando è autore di fondamentali innovazioni - lavora su commissione, e resta aderente al paradigma dell’arte figurativa (l’unico esistente), seguendo – anche con originalità – lo stile dell’epoca (cioè evitando sempre di rendersi incomprensibile per “eccesso di innovazione”: cfr. Giotto che sa dipingere la prospettiva ma non ne fa un uso centrale nei suoi lavori perché difficilmente comprensibile all’epoca).

    Dalla metà del XVII secolo in Francia, con lo stato nazionale centralizzato e dal XVIII secolo con lo sviluppo dell’assolutismo, prende avvio il sistema delle Accademie, il cui modello in Europa resterà l’Académie française . Scopo del sistema accademico è di creare una produzione artistica nazionale, svincolando gli artisti dalle corporazioni, dalla chiesa e dalle dipendenze dai mecenati ed elaborando un canone ed una gerarchia delle arti tipicamente nazionali.

    Nel XIX secolo, con il romanticismo, comincia a svilupparsi un modo individualizzato di produzione artistica. il sistema accademico entra in crisi come centro di controllo e di produzione dell’arte nazionale anche in seguito alla crescita della borghesia e alla  conseguente formazione di un nuovo pubblico interessato all’arte, che però non appartiene alla tradizione accademica. L’artista non lavora più vincolato al canone e ad una istituzione come l’Accademia, la Chiesa ecc.., La decisione di che cosa rappresentare non è più proveniente dall’esterno, ma deve essere presa da solo. Ciò apre la via alla rappresentazione della propria interiorità, delle proprie emozioni. Un aspetto tecnico non secondario di questa trasformazione è, in pittura, la nuova importanza della pittura su cavalletto (i cui soggetti sono ambienti esterni di vita reale, paesaggi, in generale  si tratta di temi molto diversi sia dalla pittura mitologica di tipo accademico che da quella religiosa) e il corrispondente declino dell’affresco, molto più legato a lavori su commissione. Il risultato artistico diventa frutto di una elaborazione tormentata, un equilibrio tra forze interiori in conflitto. La scelta dell’oggetto dell’arte è in primo luogo un problema teorico, di riflessione su cosa debba essere e fare l’arte per l’artista.

    Anche lo stile risente di questo mutamento. L’artista può scegliere qualsiasi stile, presente o passato, o anche inventarne uno nuovo per dare forma alla propria opera. Gli impressionisti francesi si ribellano all’arte delle accademie e vanno all’aperto per dipingere la vita quotidiana, rappresentandola in modo da dare spazio alle emozioni (anche di chi guarda l’opera). Ciò è frutto di riflessione sulla tecnica e sulla pittura.

    La riflessione sulla tecnica artistica è il codice che caratterizza in senso specifico la costituzione del sistema dell’arte come autonomo e autoreferenziale. Espressione di ciò è la fine della distinzione tra contenuto e forma e cioè la fine dell’arte di immaginazione (“figurativa” in pittura e scultura) e la nascita dell’arte astratta. L’arte astratta è un intervento a partire da una riflessione teorica sui rapporti tra tecnica, stile, forma.

    Tra la fine del XIX sec. e i primi decenni del XX si registrano profonde trasformazioni nelle diverse arti tradizionali e ne nascono di nuove, come la fotografia e il cinema, che favoriscono l’elaborazione di nuove regole formali. Ma anche nelle arti tradizionali è molto marcata la trasformazione delle regole espressive  in senso di maggiore astrazione e di svincolo da valori e fondamenti condivisi: in pittura e scultura nascono Cubismo e Dada, l’arte astratta, nella musica la dodecafonia, la musica concreta ecc., in poesia si sviluppano le correnti dell’ermetismo, futurismo ecc., in letteratura il flusso di coscienza, nel teatro si sviluppano correnti che si basano sulla rottura degli schemi tradizionali della relazione attore/pubblico.

    Il rifiuto delle ripartizioni e delle gerarchie artistiche tradizionali favorisce la valutazione dell’arte popolare e di quella etnica come vere e  proprie forme d’arte.

    La costituzione del sistema dell’arte comporta lo sviluppo progressivo di una distinzione tra ambiente interno ed ambiente esterno al sistema scientifico stesso. Rispetto all’ambito specifico dell’azione sociale, l’agire artistico assume i caratteri di una forma di azione sociale connotata dallo svincolamento dalla tradizione e dalla perdita dei fondamenti, dall’affermazione dell’autonomia della soggettività dell’artista nell’opera d’arte (cfr. l’Espressionismo), fino all’affermazione dell’autonomia dell’opera d’arte anche dalla soggettività dell’artista (cfr. Cubismo). Infine l’agire artistico si caratterizza per la progressiva astrazione dei propri contenuti e per la connotazione dell’opera d’arte come intervento nel dibattito della teoria estetica.

     

    Rispetto al codice specifico del sistema delle arti il codice sistemico di autoriproduzione e differenziazione sono le teorie estetiche, in relazione alla e quali si definiscono i criteri di distinzione di un oggetto dall’opera d’arte.

     

    Con la differenziazione del sistema dell’arte si assiste anche alla formazione di gruppi sociali (professioni) e apparati istituzionali specifici. Già dal XVIII secolo la progressiva trasformazione delle raccolte private in gallerie d’arte pubbliche come spazi specializzati per l’arte, separati dalle altre attività sociali. Nascono i musei e, successivamente, le gallerie d’arte come mercato dell’arte. La libertà dell’artista trova radicamento nel sistema di mercato dell’arte che raccoglie e mette in circolazione le opere d’arte prodotte senza commissione. Lo sviluppo autoreferenziale del sistema porta ad una significativa produzione di ruoli specializzati e differenziati nel quadro della divisione del lavoro artistico tra: a) artista b) critico d’arte c) mercante d’arte e) musei. È l’interazione tra questi ruoli a definire la riproduzione del sistema dell’arte moderna.

     

     

     
     
     
     
     

    Scheda 5
    Le interazioni tra i sistemi

    Ogni sistema parziale si sviluppa in modo autonomo e autoreferenziale; ciò fa sì che la specifica funzione di ciascun sistema possa essere svolta esclusivamente da prestazioni di quel sistema, che non può essere sostituito da altri.

    Ogni sistema, però, seleziona e tematizza come proprie prestazioni aspetti delle relazioni che ha con gli altri sistemi.

     

    Tab.3 Interazioni tra sistemi (elementi di sintesi)

     

     

    Ambiente

    Sistema

    Politica

    Economia

    Scienza

    Arte

    Sistema politico

    riflessione

     

    politiche economiche

    politiche della ricerca scientifica

    politiche culturali

    Sistema economico

    lobbying

    (o mercato delle decisioni politiche)

    riflessione

    mercato della ricerca scientifica

    mercato dell’arte

    Sistema della scienza

    ricerca scientifica sulla politica (filosofia, sociologia, storia, scienza politica)

    teorie economiche

    riflessione

    critica d’arte

    (istituzionalizzata, ad es. nelle

    Università)

    Sistema dell’arte

    arte militante e di denuncia

    Correnti artistiche della società di massa (per es. Warol, pop art ecc.)

    arte e tecnologia

     (computer art, ecc..)

    riflessione

     

    Weber  ha definito la dinamica complessiva di sviluppo di ciascun sistema parziale come razionalizzazione, cioè crescente adeguamento dei mezzi alle singole prestazioni dei sistemi parziali e conseguente espansione delle relazioni sociali di carattere impersonale e funzionale all’interno dei sistemi. In questo quadro di relazioni funzionali tra i sistemi è impossibile una struttura gerarchica tra i sistemi. A differenza di quanto accadeva nelle società stratificate ora non c’è nessuno strato al vertice e, allo stesso modo, non c’è più una prospettiva (etica, religiosa, teorica) dalla quale si possa descrivere la società come un intero. Ciò cambia profondamente anche la struttura dell’interazione e il sistema dei valori, individualizzandoli.

     

     

     


    Scheda 6

    Forme di identità individuale e differenziazione sociale. Nelle forme della differenziazione precedenti a quella funzionale, la vita sociale degli individui era caratterizzata dall’appartenenza a cerchie sociali relativamente ristrette, sia numericamente che territorialmente (clan/tribù, villaggi, città, corporazioni, ceti). In queste cerchie l’interazione è spesso coinvolgente e aspecifica, la reciprocità tende ad essere diretta e la comunicazione è faccia a faccia o mediata dalla scrittura (più spesso a mano piuttosto che dalla stampa). La personalità dell’individuo era fortemente plasmata da queste condizioni della sua appartenenza a gruppi.

    Simmel ha evidenziato una struttura concentrica delle cerchie sociali tra loro collegate: nel Medioevo i membri delle corporazioni erano inseriti in associazioni di corporazioni (per il governo cittadino ad es.), i cittadini erano inseriti in confederazioni di città. Il concetto stesso di individuo era molto diverso da quello moderno.  Con questo termine si intendeva il membro di un gruppo. Le relazioni tra individui erano generalmente regolate dall’appartenenza di ciascuno al rispettivo gruppo e dai rapporti (gerarchici/collaborativi/conflittuali ecc.) che esistevano tra i gruppi a cui appartenevano gli individui (clan/strati/ceti ecc.). In quanto indicatore del membro di un gruppo (allo stesso modo in cui si indica un gatto come membro della specie dei felini) il concetto di individuo aveva un carattere fortemente concreto. Nel pensiero pre-moderno si può descrivere così la direzione di specificazione dall’astratto al concreto, rispetto all’idea di individuo:

     

    (Max. astratto) essere vivente ® uomo ® appartenente a un ceto ® abitante di città/villaggio ® appartenente ad un mestiere o professione ® appartenente ad una famiglia ® individuo   (Max. concreto)

     

    In questa concettualizzazione si sottolineano le affinità tra i singoli in quanto appartenenti al gruppo. Nel passaggio da una differenziazione sociale stratificata ad una funzionale l’appartenenza del singolo non è più ad un solo sottosistema (ceto, casta) ma a tutti i sottosistemi che strutturano la società o a qualcuno sì e ad altri no (non è detto che si appartenga al sistema dell’arte, ma nemmeno ad una religione). In altri termini il singolo in una differenziazione sociale funzionale viene pensato e presupposto in linea di principio come senza un luogo proprio (con possibilità di collocarsi in tutti). Ciascuna persona prende parte a molte cerchie sociali, normalmente molto estese, numericamente e territorialmente. Ad ogni persona deve poter essere riconosciuta la possibilità (in termini giuridici) di ottenere l’accesso a qualsiasi funzione sociale: è in questo modo che si attua l’inclusione nella società differenziata funzionalmente. In linea di principio ciascuno deve poter partecipare ai processi di decisione politica, deve poter sperimentare l’acquisizione del sapere attraverso la scienza e l’arte, garantirsi la soddisfazione dei bisogni nel contesto dell’economia, poter essere educato, poter contrarre matrimonio e formarsi una famiglia. tutto ciò deve poter essere possibile per ciascuno individuo, anche se  non per tutti allo stesso momento e allo stesso modo. Il lavoro, che era già differenziato nella società stratificata (in quella era però era ordinato gerarchicamente in relazione ai diversi tipi di lavoro e alla struttura della stratificazione), si sgancia, nella propria differenziazione moderna, dalla necessità per essere riferito al fabbisogno sociale (cioè il lavoro soddisfa i bisogni non in quanto tale (autoconsumo), ma attraverso la realizzazione delle funzioni sociali e dell’integrazione tra i ruoli funzionalmente differenziati (in altri termini, ciascun individuo non mangia ciò che produce, ma riceve danaro per la prestazione con il quale acquista il nutrimento). Questa funzionalità sociale del lavoro fa sì che in ogni ambito funzionale si sviluppi uno specifico “pubblico”:  l’opinione pubblica/corpo elettorale per la politica, i consumatori per l’economia, i colleghi e gli studenti per gli scienziati, i critici, i mercanti d’arte e i musei per gli artisti. Nella modernità classica, cioè fino agli anni ’70 del XX secolo, vi è una netta separazione tra i diversi pubblici che esige che il voto politico non venga dato in qualità di consumatori, che non si giudichi il lavoro scientifico e l’insegnante con i criteri dell’elettore politico, che il consumo non sia deciso con riferimento a criteri etici ecc.. (questa separazione mostra caratteri diversi nella fase contemporanea della modernità, ma ciò esula dal presente testo).

    Una condizione importante della moltiplicazione delle cerchie sociali  e delle relative interazioni per ciascun individuo è data dalla tecnologia. Lo sviluppo e la diffusione di massa della tecnologia rendono possibili nuove modalità di comunicazione e di relazione sociale, tra cui possiamo indicare almeno:

    • la comunicazione senza interazione (stampa, cinema, fotografia, grammofono/registratore)
    • la comunicazione con interazione diretta ma non faccia a faccia (telefono, telegrafo)
    • le possibilità di comunicazione e di scambio offerte dai  nuovi mezzi di trasporto (aereo, automobile, treno) che rendono accessibili nell’arco di breve tempo luoghi lontani, riducendone di fatto la distanza.

    Diviene possibile un numero molto elevato di interazioni, tipologicamente diverse tra loro che comportano la possibilità di definizione di nuovi tipi di identità degli attori coinvolti in queste forme comunicative.

     

    Dal punto di vista psicologico ed esistenziale nella società differenziata funzionalmente nessuna cerchia sociale coinvolge integralmente la personalità dell’individuo (famiglia, lavoro, scuola, associazioni, religione, politica, amici, ecc.). La singolarità di un individuo è data dall’essere egli l’unico punto di intersezione di tutte le cerchie delle quali fa parte, è impossibile che ve ne sia un altro identico. È per questo che diviene necessario per i singoli comprendere il proprio rapporto con la società attraverso la propria persona e le proprie esperienze e non facendo riferimento a categorie sociali generali (età, sesso, condizione sociale) che appaiono generiche e fredde.

    La partecipazione ad un’ampia gamma di cerchie sociali riduce il sentimento di dipendenza e di appartenenza incrementando il senso della propria unicità di individuo (® Durkheim: l’individuo come valore è un prodotto della società moderna). L’allentamento dei vincoli ai gruppi porta a considerare ogni uomo indipendentemente dalla sua appartenenza ai gruppi. Individuo diviene il termine che indica la condizione di uguaglianza di fondo tra tutti gli uomini. Una uguaglianza che viene poi plasmata dalle diverse cerchie di appartenenza e dalle esperienze che in esse vi fanno gli individui, differenziandosi così gli uni dagli altri.

    Ne deriva il rovesciamento del concetto di individuo: da concreto e condizionato dalla contingenza ad astratto e presupposto dell’uguaglianza degli uomini, indipendentemente dal loro rapporto con le cerchie sociali (® individuo = membro dell’umanità => diritti umani).

    L’appartenenza a molte cerchie sociali trasforma e relativizza anche le forme di potere e subordinazione. Il potere è circoscritto in termini spaziali e temporali ed è funzionalmente determinato (diritto razionale-procedurale). Un individuo può essere subordinato in una cerchia (per es. operaio) e sovraordinato in un’altra (per es. presidente di associazione o assessore).

    Le immense possibilità che sono liberate dalla differenziazione funzionale appaiono anche all’individuo come qualcosa che non è del tutto proprio, ma esterno a lui e con il quale egli può combinare esperienze diverse. Gli oggetti sono sempre più merci che non rinviano ad un tipo di umanità che le ha prodotte; ciò vale anche per i valori che appaiono più opachi e talvolta equivalenti creando una tensione, che Simmel dice “tragica”, tra la vita individuale e la società e cultura moderna.

    L’individualizzazione delle persone rende dunque le relazioni sociali sempre più astratte ed anche impersonali, ma agisce anche sull’interiorità degli individui, rendendo molto più acuti e complessi i problemi e le esigenze di identità come autenticità e il bisogno di senso della propria vita.

    L’astrazione e l’impersonalità delle relazioni “pubbliche” spingono ad una ricerca di esperienze, valutazioni e modi di reagire validi solo a livello personale e che si distinguono dal mondo anonimo delle prestazioni funzionali. Questa distinzione è socialmente prodotta come conferma sociale dell’esigenza di ricercare ciò che si è attraverso interazioni tra individui (esperienze).

    L’amore moderno (post-romantico) si caratterizza proprio come relazione sociale specificamente orientata alla condivisione di spazi di interiorità tra due individui e alla comunicazione di forme di autenticità. Ciò caratterizza l’amore moderno per l’importanza assegnata socialmente alla passione come espressione non controllata, e perciò considerata autentica, dell’orientamento dell’interiorità di un individuo verso un altro (romanticismo), ma anche per la difficoltà e impegno della relazione di comunicazione dell’interiorità nel tempo (divorzio, de-istituzionalizzazione delle relazioni di coppia).

    Un aspetto tipico di questa forma multidimensionale dell’identità moderna è l’importanza socialmente assegnata all’auto-realizzazione dell’individuo, nei rapporti interpersonali e nel suo relazionarsi con il mondo. Il criterio dell’autorealizzazione è inteso anche in senso strettamente individualistico, come affermazione della priorità dell’individuo sulle sue relazioni interpersonali. Ciò rende molto più precarie che in passato le relazioni tra individui.

    Il tema dell’identità diviene cruciale nella società moderna in seguito al passaggio dalla struttura stratificata (pre-moderna) a quella differenziata funzionalmente. L’appartenenza ad un ceto definiva una modalità di riconoscimento dell’identità fondata sull’onore. Onore era appartenenza ad un gruppo portatore di prestigio. L’idea di onore è intrinsecamente generata sulla differenza e disuguaglianza (solo alcuni strati hanno onore, gli altri strati devono rendere loro omaggio). La forma della differenziazione funzionale sviluppa una idea di uguaglianza fondamentale degli individui che è molto più connessa all’idea di dignità umana. Tutti condividono e partecipano della dignità. Questo passaggio dal concreto (onore) all’astratto (dignità) e anche dal particolare (alcuni) all’universale (tutti) dei valori è strettamente connesso ad alcune dinamiche tipiche della differenziazione funzionale.

    • Al mercato come luogo di impersonalità ed equivalenza delle relazioni economiche. Tutti possono partecipare, l’unica distinzione è relativa alle possibilità di ciascuno di stare sul mercato (pagamenti/competenze).
    • Alla democrazia come sistema politico fondato sull’uguaglianza di fondo degli individui e sulle differenze delle loro idee e interessi. La democrazia ha introdotto la politica del riconoscimento eguale fondata sulla dignità e che ha nella cittadinanza il proprio massimo sviluppo.

    L’impossibilità di derivare l’identità individuale da un gruppo, oltre a sviluppare mercato e democrazia favorisce un altro elemento essenziale: lo sviluppo dell’ideale dell’autenticità, cioè dell’identità derivata dall’interno (di se stessi), cioè personale e unica.

    L’autenticità dell’identità si sviluppa come tema sociale in due direzioni: 1) il lavoro su se stessi per derivarla dall’interno; 2) il riconoscimento da parte degli altri.

    La negazione del riconoscimento viene intesa infatti come oppressione (da combattere in sede politica: femminismo, multiculturalismo, movimenti per l’identità sessuale ecc.) La logica che è propria dei sistemi economico e politico è tipicamente strumentale (razionalità rispetto allo scopo). L’identità può essere trattata politicamente attraverso la democrazia procedurale, ossia riconoscimento dei diritti di identità a tutti coloro che lo chiedono con il solo limite di non danneggiare gli altri. Ciò però entra in tensione con il sentimento di appartenenza. L’assenza di valori comuni rende difficile la convivenza, anche politica. Inoltre l’identità tematizzata in termini di riconoscimento procedurale rende tutti equivalenti e reciprocamente indifferenti (similmente alla logica interna del denaro), negando la dimensione di riconoscimento dell’identità come autentica. È la condivisione di un orizzonte di compartecipazione e di responsabilità che permette il riconoscimento nel rispetto delle differenze specifiche. Vi è dunque una tensione tra agire strumentale e istanze di identità e autenticità che non è mai superata definitivamente, ma è composta in un equilibrio che è sempre precario e che rinvia ad una assunzione di responsabilità da parte degli individui e dei gruppi. La rottura dell’equilibrio conduce ad una “colonizzazione” della sfera intima da parte dell’agire strumentale (la “gabbia d’acciaio” di Weber) per un verso, oppure ad un ripiegamento narcisistico sull’idea di autenticità egocentrica le cui esigenze vengono fatte valere sempre come prioritarie alle relazioni interindividuali.

    Tuttavia i toni del conflitto tra religione e scienza sono più netti nei paesi cattolici che in quelli a maggioranza protestante. R. Merton, in un’importante opera del 1938, Scienza tecnologia e società nell’Inghilterra del XVII secolo, ha sostenuto l’importanza dell’etica protestante nello sviluppo della scienza moderna in Inghilterra. Tra le ragioni indicate da Merton sembrano particolarmente rilevanti per le loro conseguenze sociali l’idea che le azioni utili al prossimo siano da ritenersi anche il mezzo migliore per rendere gloria a Dio. La concezione etica del lavoro, in base alla quale l’impegno e il successo nel proprio lavoro sono mezzi per confermare a se stessi la correttezza del proprio rapporto con Dio. L’idea che il modo migliore per servire Dio consista nell’agire dominando le passioni e usando la ragione. Oltre a queste ragioni di tipo soggettivo Merton mette in luce alcune condizioni sociali di carattere macrosociologico come l’esistenza in Inghilterra di un pluralismo religioso e la mancanza di un’autorità religiosa centrale. nei paesi a maggioranza cattolica, invece, la Chiesa cattolica ha contrastato lo sviluppo della scienza, soprattutto fino alla metà del XX sec. Inoltre in Inghilterra, Francia e Olanda la scienza si sarebbe sviluppata presto anche perché funzionale alla crescita di strati borghesi già presenti.

    Nello stesso periodo in altri paesi, come l’Olanda, si assiste a nuovi sviluppi artistici che vanno in una direzione di più spinta individualizzazione, anche in relazione alla cultura del protestantesimo, più diffusa che in Francia.  Il rifiuto delle immagini religiose da parte delle chiese protestanti comporta una sostanziale autoeliminazione delle istituzioni religiose dalla committenza di opere d’arte, e dunque una netta riduzione della produzione artistica religiosa. Ciò avviene nello stesso periodo in cui, in queste aree, si ha un importante sviluppo economico con la formazione di una nutrita classe borghese. Si viene così a creare un mercato di arte orientato, in pittura, soprattutto verso la ritrattistica (il possesso di quadri con il proprio ritratto conferiva prestigio ai ricchi borghesi dell’epoca), il paesaggio e le opere di genere (cfr. la pittura fiamminga), in precedenza ritenuti temi minori. La stessa combinazione tra sviluppo della borghesia, formazione di un nuovo pubblico e nuove forme di arte avviene in Inghilterra con la nascita del romanzo borghese nel XVIII secolo.

 

  • Fine articolo DIFFERENZIAZIONE SOCIALE

 

 

 

 

 

 

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