Il commissario Montalbano
Il commissario Montalbano
Tratto da wikipedia : Il commissario Montalbano è una serie televisiva trasmessa dalla Rai, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Salvo Montalbano. La regia è di Alberto Sironi.
Dato il grande successo di pubblico dei romanzi con protagonista il commissario siciliano, la RAI dal 1999 ha prodotto e trasmesso i riadattamenti televisivi di gran parte dei romanzi e dei racconti che lo vedono protagonista. D'altronde lo stesso Camilleri fu un celebre sceneggiatore televisivo, e non ha mai negato che i suoi romanzi avessero una struttura ottima per la trasposizione sul piccolo schermo. Ogni puntata della fiction riprende - abbastanza fedelmente - la trama delle opere, in alcuni casi unendo più racconti brevi; la regia è stata curata in tutta la serie da Alberto Sironi, che ha effettuato le riprese in gran parte nella provincia di Ragusa; le trasmissioni sono avvenute sul canale Rai Uno, e adesso sono visibili integralmente e gratuitamente sul sito di Rai Click e sul sito ufficiale di Palomar Sulle tracce di Montalbano. Il protagonista è interpretato da Luca Zingaretti, che ha dovuto adeguare la sua parlata al siciliano essendo di origine romana. Tra l'altro, è da ricordare che Camilleri era stato docente dell'attore capitolino quando quest'ultimo frequentò l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico.
Il commissario Montalbano
NOTE REGIA
“Il grandissimo vantaggio di essere regista è soprattutto quello di non avere mai nessuno a cui dare la colpa! Quasi tutti hanno qualcosa o qualcuno a cui dare la colpa. Non i registi. Essi posseggono l’inconcepibile possibilità di rappresentarsi da soli le proprie realtà, i propri destini, insomma la vita, comunque la si voglia chiamare”.
Per quasi dieci anni ho raccontato Montalbano e oggi, dopo quattordici film, potrei avere la presunzione di conoscere il segreto di Montalbano, ma non è così!.
Montalbano è ogni volta nuovo anche per me.
Quando ho letto “La pazienza del ragno” e “Il gioco delle tre carte” due straordinarie storie d’amore, ho capito che questo sarebbe stato un Montalbano diverso.
Che c’è di più affascinante che raccontare gli amori, le paure, l’angoscia, il dolore, insomma i sentimenti che muovono la vita degli uomini?
Il regista per mestiere fa questo, e ogni volta che affronto un nuovo film provo un sottile piacere: percorrere i pensieri dei personaggi, indicare la strada agli attori…….
“La pazienza del ragno” e “Il gioco delle tre carte”, ognuno per il suo verso, sono storie molto letterarie. Il commissario è un uomo più fermo, riflessivo: legge, studia, pensa.
Non voglio raccontarvi la trama, ma posso dirvi che in questi film mi muovo su piani diversi: tempo, spazio, ricordo, sogno, realtà.. Queste storie abitano più nel passato e di tanto in tanto si affacciano alla realtà.
Camilleri è un affabulatore straordinario, e quando raccontaio lo ascolto sempre con piacere, le sue parole sono già romanzo.
Poi il regista prende il testo, lo fa suo, ci mette le sue esperienze, la sua sofferenza, paura, timore, gioia, brutalità e lo consegna agli attori perché lo mostrino al pubblico.
Finchè siamo sul palcoscenico, noi registi, attori, etc… ci accorgiamo di destare attrazione, la gente ci guarda, ci ama.
Quando usciamo di scena in pochi ci riconoscono, non abbiamo più la maschera del personaggio.
Voglio salutare il pubblico dicendo che, uscendo da questa scena non sono solo, mi porto nel taschino, come quelle con cui giocavo da bambino, le figurine di Montalbano.
Il commissario Montalbano
Il commissario Montalbano . cast tecnico
regia : ALBERTO SIRONI
sceneggiatura : FRANCESCO BRUNI, ANDREA CAMILLERI e SALVATORE DE MOLA
direttore della fotografia : FRANCO LECCA
montaggio : STEFANO CHIERCHIÉ
fonico di presa diretta : UMBERTO MONTESANTI
mixage : ROBERTO CAROSELLI
scenografia : LUCIANO RICCERI
costumi : TIZIANA MANCINI
musiche composte, orchestrate e dirette da : FRANCO PIERSANTI
aiuto regia e casting : FRANCO NARDELLA
edizione : GIANNI MONCIOTTI
produttore esecutivo : GIANFRANCO BARBAGALLO
distribuzione internazionale : RAI TRADE
produttori RAI : CECILIA COPE
ERICA PELLEGRINI
editor PALOMAR : GLORIA GIORGIANNI
una produzione : RAI FICTION
realizzata da : PALOMAR ENDEMOL
prodotto da : CARLO DEGLI ESPOSTI (Apt)
Il commissario Montalbano cast artistico intera serie :
LUCA ZINGARETTI Montalbano
CESARE BOCCI Mimì Augello
PEPPINO MAZZOTTA Fazio
ANGELO RUSSO Catarella
DAVIDE LO VERDE Galluzzo
MARCELLO PERRACCHIO Pasquano
Nella VAMPA D'AGOSTO Montalbano scopre il cadavere di una ragazza violentata e uccisa. Al commissariato compare la gemella monozigote della vittima: una bella ragazza di vent'anni disinibita, provocante, tenera e ammaliatrice.
Per la prima volta il duro Montalbano cede alle lusinghe di una donna che non sia la sua fidanzata Livia.
(Nel romanzo di Camilleri il commissario Montalbano è un uomo di sessant'anni facile preda di una ragazza di venti. Nel film tv le età dei due personaggi sono diverse: una storia d'amore tra un quarantenne e una ventenne è più che plausibile).
LE ALI DELLA SFINGE si apre ancora con il cadavere di una ragazza bella e giovane. Le ali sono quelle della farfalla tatuata sulla spalla destra della vittima.
Montalbano scopre dietro la facciata di una associazione benefica, la "Buonavolontà" un'associazione a delinquere. Le ragazze dell'est vengono attratte con il miraggio di un lavoro domestico (cameriera, badante etc.), sistemate in case facoltose e costrette a rubare.
Mentre indaga Montalbano tenta di riannodare i rapporti con Livia. Il commissario è ancora sotto choc per la recente storia d'amore, ma anche Livia ha avuto un'avventura nella calda estate della Vampa. Riusciranno Salvo e Livia a rimettere insieme il loro amore?
Nella PISTA DI SABBIA un cavallo è venuto a morire sulla spiaggia, davanti alla casa di Montalbano. Si sviluppa da qui una storia inconsueta per il nostro commissario che si trova ad indagare nel mondo della nobiltà.
Una bella amazzone straniera denuncia la scomparsa del suo purosangue inglese. E' questo il cavallo che è venuto a morire sotto le finestre di Montalbano? Ma assieme al plot poliziesco, la pista di sabbia ci presenta un altro straordinario personaggio di donna.
E chi è la bella Rachele che, quando si accosta ad un uomo, comincia da quello che per le altre donne è un punto d'arrivo?
E che succede a Salvo Montalbano?
LA LUNA DI CARTA è, dei quattro, la storia più misteriosa. Montalbano si ritrova presto irretito nelle bugie di due formidabili personaggi di donna: una diabolica sorella che vuole salvare ad ogni costo l'onore del fratello ucciso e una bella signora che frequenta tranquillamente i suoi amanti con l'assenso del marito.
LA VAMPA D’AGOSTO . sinossi
Tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri edito da SELLERIO EDITORE
Caldo torrido, calore estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l’ardore e la passione che infiammano Montalbano. Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigàta. Augello lo invita a passare qualche giorno nella bella villetta sul mare, a Montereale Marina, che ha preso in affitto con Beba e il piccolo Salvo. Ma un giorno il bambino sparisce e proprio non si trova. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di Rina, una ragazza scomparsa sei anni prima.
Finita la brutta avventura con il ritrovamento del bambino, il commissario inizia l’indagine. Difficile perché il caldo non lascia requie, bollente come la passione amorosa di cui Montalbano rimane in balia. Una passione che ha come oggetto la sorella gemella della vittima, Adriana, una giovane donna bellissima e desiderabile. Insieme a lei, Montalbano cerca di trovare l’assassino della povera Rina, ma al tempo stesso si fa sedurre fino a… perdere completamente la testa. E a fare il gioco di Adriana. Che vuole scoprire chi ha ucciso la sorella, sì, ma vuole anche qualcosa di più. Vuole vendicarsi. Montalbano sarà l’inconsapevole agente di questa vendetta. Se ne farà carico, ma a prezzo di una sofferenza indicibile, che lo porterà alla fine a fare il solito bagno purificatore, sì, ma nel mare si perderanno anche le sue stesse lacrime.
LE ALI DELLA SFINGE . sinossi
Tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri edito da SELLERIO EDITORE
Non è un buon momento per il commissario Montalbano: con Livia continui litigi, incomprensioni ingigantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia. E in una di queste serate di malinconia viene chiamato d’urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra - una farfalla - potrebbe favorire l’identificazione della donna. Parte l’indagine con un Montalbano svogliato, stanco di ammazzatine. Ma il caso lo trascina: ci sono altre ragazze con una farfalla tatuata sulla scapola, sono tutte dell’Europa dell’est, hanno trovato lavoro grazie all’associazione cattolica “La buona volontà” che le ha salvate da un destino di prostituzione. Montalbano non si fa persuaso. C’è qualcosa di poco chiaro all’interno di quell’organizzazione benefica? E mentre l’inchiesta va avanti il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su “La buona volontà”, dal questore, che non vuole dispiacere al vescovo, da Livia, che vuole partire con lui per ritrovarsi. Tutto si muove sempre più velocemente, alla ricerca della soluzione e il commissario ha fretta, di concludere, di andarsene.
Ma proprio alla fine tutto accelera, con una frenesia tale che Montalbano non riesce a far coincidere le due strade della sua vita: quella professionale e quella sentimentale. Le due strade si rincorrono ma non si incontrano: il caso viene risolto, ma Livia, forse, è persa per sempre…
LA PISTA DI SABBIA . sinossi
Tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri edito da SELLERIO EDITORE
La pista di sabbia è una storia bellissima, avventurosa, calda, e si svolge in un contesto completamente nuovo per Montalbano, quello delle corse di cavalli: alcune elegantissime organizzate da un éntourage di nobili, altre clandestine organizzate dalla mafia.
La pista di sabbia inizia con il ritrovamento di un cavallo massacrato che è venuto a morire nella spiaggia sotto la casa del commissario. Da quel momento Montalbano incomincia la sua indagine circondato da una serie di personaggi curiosi ed affascinanti: i manichini della nobiltà siciliana di provincia, i brutti ceffi dei cavallari, i gregari della mafia, semplici delinquenti e infine i capo-rioni che tirano le fila dei delitti, il tutto condito dall’apparizione di una bella amazzone amica di Ingrid.
Montalbano conduce la sua indagine difficile evitando i falsi obiettivi che si frappongono tra lui e la soluzione e finalmente con uno stratagemma ingegnosissimo riesce a snidare i veri colpevoli e a salvare il fido Galluzzo addirittura da un’accusa di omicidio. Come sempre un giallo dalle grandi atmosfere che ritorna all’azione dei primi episodi, un vero Montalbano.
LA PISTA DI SABBIA . cast artistico
LUCA ZINGARETTI Montalbano
CESARE BOCCI Mimì Augello
PEPPINO MAZZOTTA Fazio
ISABELL SOLLMAN Ingrid
ANGELO RUSSO Catarella
MANDALA TAYDE Rachele Estermann
GIOVANNI MOSCHELLA Saverio Lo Duca
DAVIDE LO VERDE Galluzzo
MARCELLO PERRACCHIO Pasquano
GIGIO MORRA PM Nicola Giarrizzo
MIMMO GENNARO Ciccio Bellavia
MARIO PUGLISI Enzo
altri interpreti in ordine alfabetico:
GIOVANNI AREZZO Antonio Firruzza
IGNAZIO BARCELLONA primo addetto rimozione cavallo
LUIGI CARUSO Caruso
ALFIO DE FRANCO Anziano contadino
FILIPPO JELO Barone di San Militello
ALBERTO MOLONIA secondo addetto rimozione cavallo
MARZIA MESSINA Concetta Siragusa
MIRELLA PETRALIA Adelina
SARO SPATA Spata
BRUNO ZOLEA Prestia
LA LUNA DI CARTA . sinossi
Tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri edito da SELLERIO EDITORE
Chi era Angelo Pardo? Un informatore medico-scientifico? Un fratello premuroso? Un amante appassionato?
Queste sono le domande che si farà Montalbano nello sciogliere il caso che gli si squaderna davanti. Si tratta di un delitto spietato: un colpo sparato a bruciapelo nel soggiorno di una casa alla periferia di Vigàta. La vittima è appunto Angelo Pardo. Tutto sembra condurre a una pista passionale, tanto più che nella vita di Angelo Pardo donne non ne mancavano.
Montalbano non si lascia ingannare dalle apparenze e indaga con il solito e collaudato metodo: scava nel passato della vittima sguinzagliando il solerte Fazio, affida il computer del morto all’ottimo Catarella, compie sopralluoghi, parla con tutti quelli che sono immischiati nella vicenda, in cui si inseriscono anche degli onorevoli che muoiono come mosche avvelenati da una partita di cocaina tagliata male. Come sempre alla fine la verità viene a galla. Ma a costo di una fatica immane da parte del nostro commissario. Perché questa volta Montalbano si trova in mezzo a due forti figure di donna, contrapposte l'una all'altra. Entrambe possibili assassine. Montalbano sarà chiamato al compito più arduo della sua carriera: capire la psicologia femminile. E dopo essersi convinto che tutte e due queste donne lo hanno preso in giro, come suo padre, che una volta per scherzo gli disse che la luna era di carta, e lui bambino ci aveva creduto, la verità emerge, una verità rosso fuoco che svela gli intrighi, le passioni nascoste .
LA LUNA DI CARTA . cast artistico
LUCA ZINGARETTI Montalbano
CESARE BOCCI Mimì Augello
PEPPINO MAZZOTTA Fazio
PIA LANCIOTTI Michela Pardo
ANGELO RUSSO Catarella
FRANCESCA CHILLEMI Teresa Sciacca
ROBERTO NOBILE Nicolò Zito
DAVIDE LO VERDE Galluzzo
MARCELLO PERRACCHIO Pasquano
GIOVANNI VISENTIN Giudice Tommaseo
LUDOVICO CALDARERA Angelo Pardo
ANTONELLO PUGLISI Vittorio Emanuele
con la partecipazione di
ANTONIA LISKOVA Elena Sclafani
altri interpreti in ordine alfabetico:
GAETANO ALEPPO Orazio Genco
NINO BELLOMO commesso gioielleria
VINCENZO BONANNO Filippo Zocco
PIPPO CABIBBO Tumminello
LUIGI CARUSO Caruso
PAOLO LA BRUNA Maresciallo Laganà
FRANCESCO LAMANTIA Luigi Benzinaio
VALENTINO PIZZUTO Giogiò Cumella
MARIO PUGLISI Enzo
SARO SPATA Spata
LUCA ZINGARETTI
Montalbano
Nato a Roma, si è diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Ha seguito lo stage di “danza per attori” alla MUDRA, la scuola di Maurice Bejart, lo stage di studio tenuto da Thierry Salmon e quello di “movimento per attori” di Elsa Wollianstone.
Episodi de IL COMMISSARIO MONTALBANO:
- LA PAZIENZA DEL RAGNO . IL GIOCO DELLE TRE CARTE
2005 IL GIRO DI BOA . PAR CONDICIO
- GLI ARANCINI DI MONTALBANO . IL SENSO DEL TATTO
L'ODORE DELLA NOTTE . GATTO E CARDELLINO
2001 LA GITA A TINDARI . TOCCO D'ARTISTA
2000 LA FORMA DELL'ACQUA . IL CANE DI TERRACOTTA
1999 IL LADRO DI MERENDINE . LA VOCE DEL VIOLINO
Altri film e serial TV:
CINEMA
2008 SANGUE PAZZO di Marco Tullio Giordana - Film e Miniserie TV
AMICI MIEI '400 di Neri Parenti
2007 TUTTE LE DONNE DELLA MIA VITA di Simona Izzo
2006 MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO di Daniele Luchetti
A CASA NOSTRA di Francesca Comencini
NON PRENDERE IMPEGNI STASERA di Gianluca Maria Tavarelli
2005 I GIORNI DELL'ABBANDONO di Roberto Faenza
ALLA LUCE DEL SOLE di Roberto Faenza
2003 PRIMA DAMMI UN BACIO di Ambrogio Lo Giudice
2002 TEXAS '46 di Giorgio Serafini
2000 IL FURTO DEL TESORO di Alberto Sironi
SEI COME SEI registi vari
1999 OLTREMARE - NON È L'AMERICA di Nello Correale
L'ANNIVERSARIO di Mario Orfini
1998 TU RIDI di Paolo e Vittorio Taviani
REWIND di Sergio Gobbi
1997 ARTEMISIA - PASSIONE ESTREMA di Agnes Merlet
I COLORI DEL DIAVOLO di Alain Jessuà
1996 VITE STROZZATE di Ricky Tognazzi
1995 L'ANNO PROSSIMO VADO A LETTO ALLE DIECI di Angelo Orlando
CASTLE FREAK di Stuart Gordon
1994 SENZA PELLE di Alessandro D'Alatri
MARATONA DI NEW YORK di Marina Spada
IL BRANCO di Marco Risi
1993 ABISSINIA di Francesco Martinotti
E QUANDO LEI MORÌ FU LUTTO NAZIONALE di Lucio Gaudino
1987 GLI OCCHIALI D'ORO di Giuliano Montaldo
TELEVISIONE
2005 CEFALONIA regia di Riccardo Milani
2003 DOPPIO AGGUATO regia di Renato De Maria
2002 INCOMPRESO regia di Enrico Oldoini
PERLASCA, UN EROE ITALIANO regia di Alberto Negrin
1999 LA BIBBIA: JESUS regia di Robert Young
OPERAZIONE ODISSEA regia di Claudio Fragasso
1998 KIDNAPPING-LA SFIDA regia di Cinzia TH Torrini
1997 LA PIOVRA 8 regia di Giacomo Battiato
1993 L'OMBRA DELLA SERA regia di Cinzia TH Torrini
IL GIOVANE MUSSOLINI regia di Gianluigi Calderone
1991 UNA QUESTIONE PRIVATA regia di Alberto Negrin
1990 IL GIUDICE ISTRUTTORE regia di Florestano Vancini e Gianluigi Calderone
TEATRO
- SIRENA di G. Tomasi di Lampedusa, elaborazione drammaturgia di Luca Zingaretti
2007 SPINGENDO LA NOTTE PIÙ IN LÀ di Luigi Calabresi, elaborazione drammaturgia di Luca Zingaretti
1999 TRE ALBERGHI di Baetz regia di Tony Bertorelli
1997/98 SEPARAZIONE di Tom Kempinski regia di Patrick Rossi Gastaldi
1996 BODIES di James Saunders regia di Patrick Rossi Gastaldi
1995 CANNIBAL di R. Crowe e R. Zaijdlic regia di Patrick Rossi Gastaldi
1994 PRIGIONIERI DI GUERRA di J. R. Ackerley regia di Luca Zingaretti e Fabio Ferrari
1993 MARATONA DI NEW YORK di Edoardo Erba regia di Edoardo Erba
TROMPE L'OEIL di Cagnoni, Cavilli, Martelli regia di Federico Cagnoni
1992 PARTAGE DE MIDI di Paul Claudel regia di Franco Però
CRIMINI DEL CUORE di Beth Henley regia di Nanny Loy
1991 LA PAZZA DI CHAILLOT di Jean Girardeaux regia di Luca Ronconi
ANTIGONE di Sofocle regia di Franco Branciaroli
1990 GLI ULTIMI GIORNI DELL'UMANITÀ di K. Krauss regia di Luca Ronconi
1989/92 TITO ANDRONICO di W. Shakespeare regia di Peter Stein
1989/90 LE TRE SORELLE di A. Checov regia di Luca Ronconi
1988 THE FAIRY QUEEN di F. Pourcell regia di Luca Ronconi
1987/88 COME GOCCE SU PIETRE ROVENTI di R. W. Fassbinder regia di Marco Mattolini
I VILLEGGIANTI di M. Gorkij regia di Sandro Sequi
1985/86 BENT di M. Shermann regia di Marco Mattolini
1984/85 LE DUE COMMEDIE IN COMMEDIA di G. B. Andreini regia di Luca Ronconi
1983/84 SANTA GIOVANNA di G. B. Shaw regia di Luca Ronconi
REGIA
2000 GULU Documentario
DOPPIAGGIO
2006 LA GRANDE FINALE Film documentario ufficiale dei Mondiali di calcio Germania 2006
ALLA RICERCA DI NEMO regia di Andrew Stanton e Lee Unkrich - Voce di Marlin
CESARE BOCCI
Mimì Augello
CINEMA
L'ARIA SERENA DELL'OVEST di S. Soldini
A TUTTE LE VOLANTI di R. Guerrieri
FACCIA D'ANGELO di D. Damiani
L'ULTIMO DESIDERIO DI UN CONDANNATO A NOZZE di G. Piccioni
AQUERO di E. Valgiusti
JUST ANOTHER VAMPIRE'S STORY di A. Maulà
NELLA MISCHIA di G. Zanasi
A FORMA DI CUORE di M. Speroni
PRINCESA di E. Goldman
IL SERVO UNGHERESE di Piesco/Molteni
IL GIORNO DEL LUPO dei Manetti Bros.
COMUNQUE MIA di S. Paravicini
IO CHE AMO SOLO TE di G. Pannone
CHRISTMAS IN LOVE di N. Parenti
LA PAURA DEGLI ANGELI di A. Longoni
TELEVISIONE
ZANZIBAR regia di M. Mattolini
CLASSE DI FERRO regia di B. Corbucci
IL CASO DOZIER regia di C. Lizzani
FALCONE regia di G. Ferrara
SCOOP regia di J. M. Sanchez
IL COMMISSARIO SARTI regia di G. Questi
TUTTI A CASA regia di R. Donna
UN GIORNO FORTUNATO regia di M. Martelli
MEGLIO TARDI CHE MAI regia di L. Manfredi
SENSO DI COLPA regia di M. Spano
TEQUILA E BONETTI regia di Dall'Orso/Nappi
GIOCO A INCASTRO regia di E. G. Castellari
COMMESSE 2 regia di J. M. Sanchez
ELISA DI RIVOMBROSA (intera serie) regia di C. Th Torrini /S. Alleva
CASA FAMIGLIA regia di R. Donna
AMANTI E SEGRETI regia di G. Lepre
L'AMORE NON BASTA regia di T. Aristarco
IL COMMISSARIO MONTALBANO intera serie) regia di A. Sironi
FRATELLI regia di A. Longoni
CACCIATORI SEGRETI regia di Massimo Spano
IO E MAMMA regia di A. Barzini
HOSPITAL CENTRAL
TEATRO
ARLECCHINO INNAMORATO regia di S. Marconi
I DIALOGHI DELLE CARMELITANE regia di M. Garroni
LA CORTIGIANA regia di G. L. Radice
CENERENTOLA regia di S. Marconi
POST SCRIPTUM, IL TUO GATTO È MORTO regia di J. Bardwell
LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI regia di S. Marconi
IL FRATELLO MAGGIORE regia di G. L. Radice
PERSEO E ANDROMEDA regia di G. Ferraiola
LA STANZA DEL DELITTO regia di S. Marconi
LA PUTAIN AU GRAND COEUR regia di R. Reim
CENTOCINQUANTA regia diG. L. Radice
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO regia di S. Marconi
AMLETO regia di A. Lorenzoni
UN MOSTRO QUALUNQUE regia di L. Malà
SWEET CHARITY regia di Saverio Marconi
PEPPINO MAZZOTTA
Fazio
CINEMA
CERTI BAMBINI di A.A. Frazzi
DOMENICA di W. Labate
PRIMA DEL TRAMONTO di S. Incerti
IL PUGILE E LA BALLERINA di F. Suriano
LA VELOCITÀ DELLA LUCE di A. Papini
CORTOMETRAGGI
UNA PASSIONE NON TRASCURABILE di V. Marino
LA GIOIA di V. Marino Vincitore Film Lab Festival 2005
SENZA DELITTO di A. Postiglione
TELEVISIONE
IL COMMISSARIO MONTALBANO regia di A. Sironi
S. ANTONIO DA PADOVA regia di U. Marino
BORSELLINO regia di G. Tavarelli
DISTRETTO DI POLIZIA 5 (protagonista di puntata) regia di L. Gaudino
RIS 3 regia di Alexis Sweet
IL CAPITANO 2 regia di V. Sindoni
PER UNA NOTTE D'AMORE regia di V. Sindoni
TEATRO
REQUIESCAT regia di F. Saponaro
L'ARROBBAFUMU regia di F. Suriano
ALÈ ALÈ Cita regia di F. Saponaro
A CASCIA 'NFERNALI regia di F. Suriano
TOMBA DI CANI regia di C. Pezzoli
ILLUMINATO A MORTE regia di P. Mazzotta
TARTUFO regia di T. Servillo
IL DECIMO ANNO regia di F. Saponaro
LA BISBETICA DOMATA regia di G. Dall' Aglio
LA CELESTINA regia di C. Pezzoli
L' AGNELLO DEL POVERO regia di F. Però
MOLTO RUMORE PER NULLA regia di G. Dall'Aglio
GIULIO CESARE regia di G. Dall'Aglio
ANGELO RUSSO
Catarella
TEATRO
Attore teatrale della compagnia ARCHIMEDE di Ragusa, dove ha interpreto ruoli: comici, drammatici, tragicomici in commedie, con grande consenso da parte del pubblico per la buona mimica. Imitatore di personaggi dello spettacolo.
TELEVISIONE
PIERINO IL RIPETENTE con Alvaro Vitali
GLI ANTENATI TUA E DE PIERINO con Alvaro Vitali
LA GIARRA regia Paolo e Vittorio Taviani, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
IL COMMISSARIO MONTALBANO regia di A. Sironi
IL CAPO DEI CAPI regia di E. Monteleone / A. Sweet
CINEMA
PESCE INNAMORATO di L. Pieraccioni
ADESSO SESSO di C. Vanzina
STREGATI DALLA LUNA di P. Ammendola e N. Pistoia
DAVIDE LO VERDE
Galluzzo
CINEMA e FICTION
ALESSANDRO PATURNIO (corto) regia di M. Blandini e T. Marletta
TRE STORIE regia di P. Gay
PERTINACE (corto) regia di A. Melani
IL COMMISSARIO MONTALBANO regia di A. Sironi
LA VOCE DEL VIOLINO regia di A. Sironi
NEBBIA IN VAL PADANA regia di F. Farina
IL MATRIMONIO PUÒ ATTENDERE (corto) regia di F. Sargentini
CUORE SCATENATO regia di G. Sodaro
IL FURTO DEL TESORO regia di A. Sironi
DISTRETTO DI POLIZIA 2 regia di A. Grimaldi
MEZZA VERITÀ (corto) regia di A. Piva
LA SQUADRA 3 regia di G. Lacche
CASA FAMIGLIA 2 regia di T. Aristarco
SALVO D’ACQUISTO regia di A. Sironi
IO, L’ALTRO regia di M. Melliti
R.I.S. 3 regia di A. Sweet , P.Belloni
MEDICINA GENERALE regia di R. De Maria
IN GABBIA regia di A. Negri
ALDO MORO regia di G. Tavarelli
MARCELLO PERRACCHIO
Pasquano
Marcello Perracchio nasce a Modica (RG) e sin da bambino calca le scene teatrali. Negli anni '60 è organizzatore, attore ed animatore di tutti gli spettacoli studenteschi in provincia di Ragusa.
Nel 1970 è fra i soci fondatori della PICCOLA ACCADEMIA DI RAGUSA con la quale agisce come attore protagonista in decine di spettacoli, vincendo per tre anni di seguito il primo premio come miglior attore protagonista al Festival Nazionale di Chieti. Nel 1977 viene scoperto da Luigi Zampa, che lo vuole nel film "GENTE DI RISPETTO" da lui diretto e tratto dal romanzo di Giuseppe Fava.
Nel 1980 viene scritturato dal Teatro Stabile di Catania e partecipa, accanto a Turi Ferro, alle maggiori produzioni di tutte le stagioni teatrali, fino ad oggi.
Esperienze Professionali:
1982-1985: Partecipa alle ORESTIADI DI GIBELLINA negli spettacoli Agamennone,
COEFORE, EUMENIDI per la regia di F.Crivelli e nello spettacolo IL RATTO DI
PROSERPINA di Rosso San Secondo, per la regia di G.De Monticelli.
Partecipa con Turi Ferro alla tournée in Italia di:
IL BERRETTO A SONAGLI, ruolo del delegato Spanò
L'ULTIMA VIOLENZA di G.Fava, ruolo dell'emigrante Infantino
I MALAVOGLIA di G. Verga
LA TEMPESTA di W. Shakespeare
I VICERÉ di De Roberto
LA GIARA di L. Pirandello
IL CONSIGLIO D'EGITTO di Sciascia
CINEMA
GENTE DI RISPETTO regia di M. Spano
PIZZA CONNECTION regia di D. Damiani
IL GIUDICE RAGAZZINO regia di A. Di Robilant
NATI STANCHI regia di D. Tambasco
LA LETTERA regia di L. Cannito
TELEVISIONE
LA PIOVRA 1 regia di D. Damiani
AEROPORTO INTERNAZIONALE regia di P. Poeti e E. Tarquini
LA SINGOLARE AVVENTURA DI FRANCESCO MARIA regia di E. Muzi
IL COMMISSARIO MONTALBANO regia di A. Sironi
ONORE E RISPETTO regia di S. Samperi
IL BAMBINO DELLA DOMENICA regia di M. Zaccaro
IL COMMISSARIO MONTALBANO regia di A. Sironi
La matematica e Montalbano
Cammini Minimi con Il CommissarioMontalbano Gli interrogatori diMontalbano. Nel comune di Vigata sono state realizzate recentemente 3 grosse rapine ai 3 principali supermercati. Il commissario Montalbano è convinto che le 3 rapine siano collegate e che degli accurati interrogatori nelle tre zone vicino i supermercati possano portare alla scoperta dei colpevoli. A tal fine la mappa del comune di Vigata viene suddivisa da Montalbano in tre zone nelle quali effettuare le indagini; ogni zona contiene i punti della mappa più vicini a ciascuno dei tre supermercati in cui si sono verificate le rapine. Fazio e Galluzzo si occuperanno delle indagini nelle prime due zone. La terza zona verrà invece affidata al suo vice Mimì Augello. Si immagini la rete stradale del comune di Vigata come un grafo G=(V,E) orientato e pesato, in cui le strade sono rappresentate dagli archi e il peso di ogni arco rappresenta la lunghezza della strada. Siano v1, v2 e v3 i tre nodi corrispondenti ai tre supermercati. Si proponga un algoritmo efficiente per generare una partizione dell'insieme dei nodi V, in tre sottoinsiemi V1, V2 e V3 tali che: - Ogni nodo del grafo appartiene ad uno ed uno solo dei tre sottoinsiemi; - v1 appartiene a V1 , v2 appartiene a V2 e v3 appartiene a V3; - se un nodo v appartiene al sottoinsieme Vi, allora il supermercato più vicino a v, in termini di distanza di cammino, è vi Si fornisca lo pseudocodice dell'algoritmo descrivendone adeguatamente la struttura. Se ne calcoli la complessità asintotica. Gli arancini diMontalbano. Per la serata di capodanno il commissarioMontalbano è stato invitato a cena dalla sua cameriera Adelina. Il commissario non intende mancare all'appuntamento dato che per quella serata Adelina ha previsto di preparare i suoi magnifici arancini. Per ricambiare il gentile invito, Montalbano ha pensato di portare alla cena dei cannoli alla ricotta comprandoli alla rinomata pasticceria Augello, la cui proprietaria è la sorella del suo vice. Il commissario deve quindi recarsi alla pasticceria durante il suo percorso verso casa di Adelina. Si immagini la rete stradale del comune di Vigata come un grafo G=(V,E) orientato e pesato, in cui le strade sono rappresentate dagli archi e il peso di ogni arco rappresenta la lunghezza della strada. Siano: c Є V, il nodo che rappresenta la casa del commissario Montalbano; p Є V, il nodo che rappresenta la pasticceria Augello; a Є V, il nodo che rappresenta la casa della cameriera Adelina. Si dia un algoritmo che risolva il problema di identificare il costo del più corto cammino dal nodo sorgente c al nodo destinazione a, che passi per un dato nodo p. Che complessità ha l'algoritmo trovato? Il pranzo diMontalbano. Il 18 di giugno il commissario Montalbano viene convocato d'urgenza dal vicequestore di Montelusa per delle rogne inerenti un'indagine di qualche anno prima. Il rapporto tra il commissario e il vicequestore non si può certo dire essere fondato sulla reciproca stima. Il commissario decide quindi di lasciare attendere per qualche ora il vicequestore e recarsi a pranzare in uno dei tanti ristoranti del comune di Vigata. Il commissario ha già in mente in quali ristoranti recarsi.... sa bene che non se ne pentirà! Il vicequestore può attendere! Si consideri la rete stradale di Vigata come una grafo G=(V,E) orientato e pesato, dove la presenza di un arco (u,v) indica un collegamento stradale dal punto u al punto v, ed il peso dell'arco indica la lunghezza del collegamento. Sia n il numero di nodi nella rete stradale e sia m il numero di collegamenti presenti, con m>log n. Siano inoltre r1, r2, ..., rk Є V, i k ristoranti in cui il commissario Montalbano potrebbe recarsi a pranzare, con k=o(n). Sia c Є V, il nodo della rete stradale che identifica il commissariato di Vigata. Sia q ЄV il nodo della rete che identifica la questura di Montelusa. Definire un algoritmo efficiente che identifichi il più breve cammino da c a q, passante per almeno uno dei k ristoranti, supponendo che m=Ω(k log n). (l'algoritmo dovrà identificare il ristorante vi, tra le k possibili alternative, che permetta di percorrere il più breve cammino da c a q, passando per vi) I semafori diMontalbano. I funerali non sono mai piaciuti al commissario Montalbano. Ma a quello della madre del vicequestore di Montelusa lui non poteva mancare: il vicequestore l'avrebbe presa come offesa alla sua persona. Essendo che la funzione solenne si sarebbe svolta la mattina seguente, alle ore 7:30, presso la chiesa madre di Montelusa, il commissario pensò bene di non negarsi un meritato riposo che sarebbe durato fino alle sette. Il commissario tuttavia non aveva riflettuto bene non considerando il fatto chea Montelusa, a differenza di quanto avviene a Vigata, i semafori devono essere rispettati! Si immagini la rete stradale del comune di Montelusa come un grafo G=(V,E) orientato e pesato, in cui le strade sono rappresentate dagli archi e il peso di ogni arco rappresenta il tempo in secondi necessario a percorrere la strada. Sia s il vertice di partenza del viaggio del commissario Montalbano verso la Chiesa Madre di Montelusa, identificata dal vertice c. Si supponga inoltre che ad ogni nodo v del grafo sia associata una funzione sem() il cui valore ha il seguente significato: - sem(v,t) = x > 0, se al tempo t il semaforo del vertice v è rosso e bisogna aspettare x secondi prima che diventi verde - sem(v,t) =0, se al tempo t il semaforo del vertice v è verde Naturalmente, per un determinato nodo v, la funzione sem(t,v) cambia al variare del tempo, per cui si potrebbe avere sem(v,2)=7, sem(v,3)=6, sem(v,9)=0. Nei nodi v in cui non è presente alcun semaforo si suppone sem(v,t)=0 per tutti i valori di t. Se il commissario arriva ad un vertice v al tempo t e vale sem(v,t)=x>0, allora dovrà aspettare x secondi prima di continuare il suo cammino. Supponendo che il commissario inizi il suo cammino al tempo t=0, si dia un algoritmo che trovi il cammino minimo, in termini di tempo, dal vertice sorgente s al vertice destinazione t. Si fornisca lo pseudocodice dell'algoritmo descrivendone adeguatamente la struttura. Se ne calcoli la complessità asintotica. Lamappa di Catarella Quel giorno Salvo Montalbano arrivò in commissariato di umore nero. Questo perchè il giorno appresso il suo aiutante Catarella era arrivato nuovamente in ritardo per una consegna urgente al comune di Montelusa. Era quindi stato convocato in questura per un richiamo ufficiale. Entrò nell'ufficio di Mimì Augello bestemmiando come un diavolo contro Catarella, e ordinò al suo vice di realizzare una mappa del comune che contenesse solo le strade più brevi per raggiungere le varie destinazioni del paese.Da ora in poi Catarella non sarebbe più arrivato in ritardo! Si immagini la rete stradale del comune di Montelusa come un grafo G=(V,E) orientato e pesato, in cui le strade sono rappresentate dagli archi e il peso di ogni arco, definito dalla funzione w:E-->R, rappresenta il tempo in secondi necessario a percorrere la strada. Definiamo il grafo G’=(V,E’), detto grafo dei cammini minimi di G, nel seguente modo: - V’ è l’insieme dei vertici di G ( uguale a quello di G’) - E’ è l’insieme di tutti gli archi di G che fanno parte di un qualsiasi cammino minimo nel grafo; in altre parole (u,v) appartiene ad E’ se e solo se (u,v) appartiene ad E e (u,v) fa parte di una cammino minimo . Fornire un algoritmo che dato un grafo G in input ne calcoli i cammini minimi e ne costruisca il relativo grafo dei cammini minimi. (Non si ha alcuna restrizione sul grafo di input G. Si costruisca il grafo G’ utilizzando la procedura AddEdge(u,v,G’) che aggiunge al grafo G’ l’arco (u,v). Notare che per una coppia di vertici si possono avere più cammini minimi)
Storia di Montalbano
La serie Il commissario Montalbano s’è affermata nella programmazione televisiva italiana (e non solo italiana) come una trasmissione atipica che coniuga, in modo tanto esemplare quanto raro, la qualità e il successo. Questo felice accostamento di successo e qualità è stato messo in evidenza dagli osservatori, dai critici e dagli studiosi del fenomeno televisivo. Volendo studiare più a fondo il fenomeno, per passare dalle prime intuitive impressioni e valutazioni all’analisi delle ragioni che lo hanno prodotto, emergono alcune questioni. La prima di esse è: sino a che punto il commissario Montalbano può essere considerato un personaggio televisivo circoscritto in una fiction seriale? In una prospettiva sincronica, possiamo sostenere che il personaggio del commissario Montalbano usufruisce di quella “intermedialità” che è ormai caratteristica costitutiva dell’attuale sistema dei mezzi di comunicazione di massa. La serie televisiva acquista dunque il suo significato se viene inserita nella rete intertestuale, interdiscorsiva e soprattutto intermediatica in cui il suo protagonista circola vorticosamente. Da qui, il valore di cult che il personaggio ha da tempo acquisito, dando luogo a fenomeni che fuoriescono dall’universo immaginario per diffondersi nel mondo della nostra esperienza vissuta. Ne deriva la seconda questione: siamo certi che una figura come quella di Montalbano possa essere chiamata ancora, in senso tradizionalmente narrativo, “personaggio”? Se per certi versi, infatti, il commissario di Vigàta vive e opera, prova emozioni e acquisisce esperienze all’interno di configurazioni eminentemente narrative, per altri versi la sua figura eccede la narrazione propriamente detta per abitare in universi immaginari più ampi e al tempo stesso più rarefatti, che gli permettono di vagare in tipi di discorso molto diversi come quello giornalistico, quello politico, quello promozionale e così via. Così, il libro è suddiviso in due diverse parti. La prima parte si occupa della presentazione della figura del commissario Montalbano nei contesti mediatici in cui, modificandosi costantemente, ricorre, ma anche di una ridefinizione teorica della nozione di personaggio alla luce del problema posto da questi continui processi di “traduzione”. La seconda parte procede all’analisi sistematica di un corpus eminentemente televisivo, operando tre diversi tagli del materiale, secondo il principio teorico per cui il senso d’un testo si struttura a diversi livelli di profondità, a complessità decrescente e generalizzazione progressiva. In primo luogo, il livello testuale, dove si descrivono le trame dei dieci episodi della serie televisiva, nei loro rapporti con i testi letterari da cui provengono. In secondo luogo, il livello discorsivo, più astratto del precedente, dove vengono esaminate le tematiche presenti nel corpus e le loro relazioni significative, il sistema dei personaggi, l’organizzazione degli spazi e dei luoghi, l’articolazione temporale. In terzo luogo, le strutture narrative soggiacenti che, proprio perché forme comuni ai dieci episodi della serie, forniscono l’intelligibilità generale del corpus preso in analisi. Viene garantita in tal modo sia l’esplicitazione delle variazioni fra i testi sia il reperimento della loro base semiotica invariante.
1.1 Cultura alimentare e storia della cultura
Il cibo è una parte essenziale della vita quotidiana, difatti, l’uomo ha bisogno di cibo per vivere. Perciò ha creato la propria alimentazione. In seguito è nata una cultura attorno a cibo. Questa cultura alimentare viene influenzata dalla storia, dalla geografia e dalla politica. È necessario conoscerle per analizzare una cultura alimentare .
La nascita dell’agricoltura, a causa dell’incremento demografico, indica il passaggio dall’uomo selvatico, che cacciava e raccoglieva, all’uomo civile, che produce e prepara il proprio cibo. Questo sviluppo indica che l’uomo non dipende di più dalla natura, dato che ormai controlla la produzione, il tempo e lo spazio. Questa dominazione umana, infatti, richiede un saper fare e per questo è cultura.
Le scelte alimentari vengono fatte in base a fattori economici, sociali e culturali. Il grano, per esempio, è il cereale più coltivato in Europa. È una pianta economica ed il clima ed il terreno europeo sono adatti a coltivarlo. Per questo il grano, usato per fare pane e pasta, è tipico della cucina europea. Il pane, che non esiste nella natura, simbolizza la civilizzazione, perché la sua produzione richiede tecniche ed attrezzature, insomma, una coscenza.
Questo processo di civilizzazione ha anche cambiato i modi di mangiare. Prima l’uomo mangiava il cibo crudo e non elaborato. La scoperta del fuoco, proprio come la nascita dell’agricoltura, rendeva possibile trasformare il cibo. Ciò significa che l’uomo non solo produce il proprio cibo, ma anche lo prepara se stesso. Perciò è nata un’arte culinaria, dato che preparare i piatti richiede un saper fare. Cucinare, infatti, proprio come il pane, simbolizza la civilizzazione.
Il gusto viene anche formato attraverso fattori economici, sociali e culturali, perché determinano la disponibilità del cibo. Nel passato, per esempio, l’uomo doveva mangiare il cibo locale, perché non c’era ancora lo scambio interculturale. Per questo le scelte alimentari erano limitate. In seguito è nato il commercio, a causa dell’industrializzazione e dell’internazionalizzazione, che rendeva possibile mangiare prodotti non locali. Anche la religione influenza la formazione del gusto, poiché dia precetti alimentari. Il gusto, infatti, non viene formato attraverso la lingua, ma è stato determinato dai cervelli.
L’alimentazione influenza la letteratura, la pittura ed altre forme di cultura, dato che il cibo porta un valore simbolico ed identificativo. Ad esempio, descrivere il pane in un romanzo indica che l’autore mette in evidenza la civiltà o rivela l’identità europea del suo personaggio.
Le culture alimentari si influenzano attraverso lo scambio. Ciò significa che questi nuovi prodotti vengono adattati alle abitudini e preferenze della propria cultura alimentare. È da notare che l’uso degli ingredienti cambia. Il gusto ed i modi di preparare e mangiare, invece, rimangono i stessi.
1.2 La cultura alimentare italiana
L’agricoltura ha anche determinato la cultura alimentare in Italia, perché la penisola non è adatta all’allevamento di bestiame. Per questo il grano, che serve a fare il pane e la pasta, è alla base della dieta italiana. È un prodotto di origine sud-italiano che oggi simbolizza l’identità italiana sia sul livello nazionale che sul livello internazionale.
Questa cucina italiana, costruita attraverso sviluppi storici e sociali, è caratterizzata da regionalità. Questo campanilismo ha influenzata l’alimentazione italiana, proprio come la dominazione straniera. L’Italia, infatti, non è mai stata un’unità per cui gli italiani dipendevano dai prodotti locali. Per questo tali prodotti tipici mantengono e trasmettono l’identità regionale. Oggi questi prodotti tipici, per esempio la pizza e la pasta, vengono mangiati fuori della propria regione e perfino all’estero, a causa dell’internazionalizzazione che influenza tutta la società italiana. Ciò indica che le scelte alimentari vengono sempre più fatte in base a ragioni economiche. Insomma, il gusto e la qualità del cibo vengono meno importante. Quest’unificazione della cultura alimentare, difatti, fa perdere la funzione identificativa del cibo. In Italia, infatti, è nato il movimento ‘Slow Food’ che stimola la rivalutazione dei prodotti locali. Questo movimento è un modo di ritrovare la propria identità regionale. Non solo tratta dell’identità alimentare, ma anche di quella politica, economica ecc. Ciò indica che il cibo porta un valore non solo identificativo, ma anche comunicativo, perché trasmette questo messaggio.
In tutto il mondo l’Italia è famosa per la sua cultura alimentare che viene tramandata di generazione in generazione. È noto, infatti, che il cibo ha un ruolo importante in questa società. Sebbene le pietanze mangiate siano diverse in ogni regione, il buono cibo viene apprezzato dovunque in Italia. Questo rapporto tra italiani e cibo è rafforzato attraverso i media italiani. In Italia, per esempio, è una rete che trasmette solamente programmi culinari. Anche i giornali e le riviste pubblicano molte ricette ed articoli sul cibo con cui mantengono e trasmettono la cultura alimentare italiana. La sua storia e società, infatti, possono essere analizzate attraverso queste pubblicazioni e ricettari.
L’ordine dei piatti italiani è sicuro; antipasto, primo, secondo con contorni, formaggio, frutta, dolce e caffè. Tutto ciò è sempre accompagnato col pane, un ingrediente indispensabile del menù italiano. È da notare che quest’ordine è uguale in tutta l’Italia. Però la mangiata quotidiana è per lo più formata da un primo o un secondo. Quest’ordine tradizionale viene mantenuta solamente i giorni festivi.
Insomma, non esiste una cultura alimentare italiana. La sua gastronomia è un insieme di tradizioni e abitudini regionali e locali che è stata formata attraverso la storia e gli sviluppi sociali. La frammentazione, infatti, caratterizza la cultura alimentare della penisola ed ogni regione culinaria occupa il proprio posto nella medesima cultura alimentare italiana.
1.3 La cucina siciliana
La Sicilia è una delle regioni culinarie in Italia. Ha una gastronomia tipica che è già diversa in ogni paese dell’isola. Però certi ingredienti sono tipici della cucina siciliana, per esempio, pasta, melanzana e pesce spada.
Prima di tutto l’alimentazione siciliana è stata formata dalla sua geografia, infatti, l’isola non è adatta all’allevamento di bestiame. Per questo la maggior parte dei piatti siciliani non contiene carne. La sua cultura alimentare è anche stata influenzata da dominazione straniera, tra cui greci, arabi, spagnoli e normanni, che hanno portati i propri ingredienti e modi di preparazione. Invece, i siciliani hanno usati questi prodotti stranieri nel proprio modo. Gli arabi, per esempio, che sono sbarcati all’osta occidentale, hanno portato il cuscus che oggi è ancora un prodotto tipico della cucina dell’ovest e la seccazione, usata per fare la pasta, è anche di origine arabo. Ormai la pasta non è solamente tipico della Sicilia, ma viene mangiata in tutta l’Italia e perfino all’estero. Infatti, è diventata un simbolo italiano.
La gastronomia siciliana non è solamente stata formata dalla geografia e dalla dominazione straniera, ma è anche stata influenzata da sviluppi sociali come corruzione ed emigrazione. Tutto ciò ha determinato la mentalità dei siciliani. È noto che sono chiusi, furbi, crudeli e cinici e per lo più, il proprio interesse e quello della famiglia sono più importanti che il bene comune. Per questo è nata una tradizione nella cucina domestica di confortargli ed appoggiargli, proprio come la mafia, l’organizzazione criminale siciliana che è nata per superare le difficoltà quotidiane. Ciò indica che cibo e società si influenzano.
La dieta siciliana (olio, verdure, cereali, pesce e frutta) è valutata per motivi di salute. Oggi questa cucina povera è, infatti, popolare in tutto il mondo. Per questo il cibo siciliano è diventato uno strumento essenziale per mantenere e tramandare la cultura dell’isola.
2. Cibo e letteratura
Il cibo porta un valore comunicativo, proprio come la lingua. Ha, infatti, una funzione unificatore, perché unisce senza parlare la medesima lingua. Inoltre, il cibo può simbolizzare un messaggio che non è trasmessibile attraverso la lingua. Ciò indica che c’è un rapporto tra cibo e letteratura. Per questo è necessario studiare questo legame per analizzare i modi in cui si influenzano.
Il cibo ha anche un valore simbolico, dato che la vita umana può essere analizzato attraverso l’alimentazione. Nella letteratura, infatti, il cibo viene spesso descritto in un modo esplicito. Da qualche anno il rapporto fra letteratura e cibo viene studiato negli studi accademici. È da notare che questi studi sono dell’interesse pubblico, dato che gli sviluppi in una società possono essere studiati attraverso quest’analisi alimentare nella letteratura.
La letteratura contribuisce a trasmettere la cultura alimentare, poiché mantiene ingredienti, pietanze, abitudini ecc. Ciò significa che queste tradizioni alimentari sono tenute. Oggi l’alimentazione antica è ancora conosciuta, perché è stata descritta da scrittori nei loro romanzi.
È importante che uno scrittore struttura la sua narrativa. Il cibo, infatti, è un modo di caratterizzare il suo personaggio e di dargli una certa identità. L’autore scrive, per esempio, che il suo personaggio mangia il pane durante ogni mangiata. Ciò indica che questo personaggio vive in una società civile, difatti, il pane è un simbolo della civilizzazione. Inoltre, il tipo di pane e il modo di mangiarlo rivelano l’identità di questo personaggio.
Allo stesso tempo il cibo è uno strumento dello scrittore per descrivere certi sviluppi sociali nel suo romanzo. Per questo le descrizioni alimentari nella letteratura sono un modo di analizzare una cultura, di denunciare i suoi abusi sociali e di esprimere la propria critica. L’alimentazione, difatti, rispecchia le circostanze sociali. Descrivere l’abbondanza di cibo, per esempio, mostra il benessere di una società. Per questo la conoscenza dei lettori rispetto alla loro società aumenta attraverso le descrizioni alimentari nella letteratura.
3. Andrea Camilleri: profilo bio-bibliografico
La vita e scrittura di Andrea Camilleri devono essere studiate prima di analizzare la sua narrativa, perché la sua estrazione siciliana e le opere di altri scrittori hanno avuto una grande influenza nella sua narrativa.
Andrea Camilleri è nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, una città siciliana nella provincia di Agrigento. Durante l’infanzia è nato l’interesse per il romanzo poliziesco, dato che il padre leggeva sempre i gialli di George Simenon sul commissario Maigret. In seguito Camilleri ha approfondito la conoscenza di questo genere letterario in cui la verità è centrale, perché è il genere per eccellenza che descrive realmente l’uomo e la società. A causa della Seconda Guerra Mondiale, non potendo andare a studiare a Firenze, ha deciso di rimanere in Sicilia dove ha studiato letteratura all’università di Palermo. Durante gli anni della guerra Camilleri è diventato un simpatizzante comunista, il che ha influenzato la sua narrativa. Dopo la guerra è andato a vivere a Roma dove ha cominciato a scrivere le poesie che sono state pubblicate negli anni 1945-1950. Nel 1949 ha cominciato una carriera come regista ed autore teatrale e televisivo, scrivendo saggi sul mondo dello spettacolo; contemporaneamente si è sposato e ha avuto tre figlie. Camilleri è legato alle produzioni poliziesche come Commissario Maigret ed alle opere teatrali di Luigi Pirandello. Da loro ha imparato la struttura dei romanzi polizieschi e l’importanza dei dialoghi in questi romanzi per crearne la trama. Di conseguenza ha approfondito la sua capacità di scrivere dialoghi sempre più dettagliati. Dopo aver scritto, le poesie ha cominciato a scrivere romanzi sulla storia siciliana. Nel 1978 ha pubblicato il primo romanzo storico Il corso delle cose, ma solo nel 1994 ha ottenuto un grande successo letterario col primo romanzo poliziesco La forma dell’acqua, che è il primo volume della collana dedicata al commissario Montalbano.
La vita e scrittura di Camilleri vengono determinate dalla cultura siciliana in modi diversi. La sua scrittura infatti mostra rassomiglianze con quella di altri autori siciliani, come per esempio Luigi Pirandello, uno scrittore siciliano nato nella provincia di Agrigento proprio come Camilleri. Come Pirandello, anche Camilleri usa un linguaggio misto con influenze spesso dialettali, in cui l’italiano standard rispecchia la ragione ed il dialetto siciliano esprime il sentimento. Il dialetto è la madrelingua degli scrittori siciliani per cui è la lingua più adatta per esprimere le loro emozioni, dato che è legata alla storia e cultura dell’isola. Il dialetto trasmette e mantiene l’identità siciliana e serve a dare autenticità al discorso, a richiamare i luoghi, i modi di pensare e di essere siciliani. L’identità siciliana è particolarmente importante per Camilleri, dato che vive a Roma. Attraverso la sua narrativa, cerca di rimanere legato alla Sicilia. Inoltre il legame con la tradizione letteraria siciliana serve a mantenere e trasmettere questa tradizione. Camilleri non ha scoperto una scrittura nuova, ma ha soltanto rinnovato la scrittura esistente, adattandola all’età contemporanea.
Camilleri non si rivolge solo a un pubblico siciliano, ma a un pubblico internazionale. La sua narrativa è molto popolare sia in Italia che all’estero, nonostante il fatto che il dialetto siciliano non sia capito fuori della Sicilia. Oggi il linguaggio camilleriano viene parlato quotidianamente in particolare dai giovani. La sua narrativa unisce la Sicilia e l’Italia. I suoi romanzi contengono sempre un messaggio e per questo possono essere definiti letteratura, perché il messaggio sottolinea la differenza fra lettura e letteratura. Anche il fatto che Camilleri abbia rinnovato la scrittura siciliana indica che la sua narrativa è letteratura.
Il linguaggio camilleriano non esprime solamente l’identità siciliana, ma anche l’anti-istituzionalità, così come è evidente nel rapporto complicato fra Montalbano e la mafia. Montalbano, infatti, disapprova la mafia, ma la usa anche a proprio beneficio il che è tipico della mentalità siciliana. Ufficialmente lo stato governa l’isola, ma ufficiosamente i siciliani hanno le proprie regole. Questa diffidenza verso lo stato e le autorità è il risultato della dominazione straniera. Montalbano, per esempio, trasgredisce le regole continuamente e indaga spesso su delitti che non cadono sotto la sua competenza. Va alla ricerca della verità che viene coperta dalle prescrizioni. L’anti-istituzionalità ha influenzato tutta la letteratura siciliana in cui la ricerca della verità è un tema centrale.
Ambiente, lingua, mentalità, umorismo, dialogo e ragionamento, rapporto con le istituzioni, ricerca della verità e rapporto fra letteratura e verità sono tipici della tradizione letteraria siciliana e conseguentemente della narrativa camilleriana. Camilleri è un classico scrittore siciliano, perché la sua narrativa è legata alla tradizione e cultura siciliana. Montalbano, per esempio, trova importante ricercare la verità, perfino se va a discapito della sua carriera. La ricerca della verità viene guidata dal ragionamento il che è tipico della narrativa siciliana. Camilleri parla di realtà attuale senza rivelare la sua verità, perché vuole che i lettori cerchino la propria verità.
L’ironia del dire e non dire è alla base della letteratura siciliana e mostra un problema sociale molto forte in questa regione. Nella narrativa camilleriana l’ironia è un mezzo per prendere coscienza di questo problema. Camilleri esprime la propria identità attraverso la profonda etica sociale che è tipica di Montalbano. Per di più il linguaggio volgare, ma efficace del commissario è uno strumento che Camilleri usa per criticare la società. Ciò indica che la sua narrativa contiene elementi autobiografici, dato che Montalbano è la personificazione di Camilleri.
Luigi Pirandello non è l’unico scrittore siciliano che ha influenzato la narrativa di Camilleri. Leonardo Sciascia, amico di Camilleri dagli anni ’50 e scrittore sicilliano, l’ha anche influenzata, dato che il ragionamento tipico della tradizione letteraria siciliana ha un ruolo importante nella loro narrativa. La scrittura ragionevole di Sciascia ha influenzato la scrittura camilleriana. Anche Sciascia scriveva romanzi polizieschi e entrambi gli scrittori hanno creato un protagonista non-tradizionale, che non consegna i criminali alla giustizia e la cui verità differisce da quella della giustizia. Montalbano, per esempio, scopre sempre la verità, ma non la rivela spesso, perché non vuole che la verità giudiziaria trionfi. Ciò è anche l’espressione dell’anti-istituzionalità siciliana.
Non solo Camilleri è stato ispirato da scrittori siciliani, ma anche da scrittori stranieri. Ha scoperto il romanzo poliziesco attraverso George Simenon, uno scrittore francese famoso per la collana sul commissario Maigret. Questo personaggio ha ispirato la creazione del personaggio Montalbano. Simenon, così come Camilleri rappresentano un personaggio semplice, tipico del modello europeo, che è diverso da quello americano. Il protagonista di un romanzo americano, infatti, è spesso una persona spigliata che ha una tumultuosa vita amorosa. Ciò non è il caso di Montalbano, un’uomo di mezza età, che crede nell’amicizia fra uomo e donna. Camilleri ha usato il modello europeo, perché trova il modello americano troppo impersonale ed insensibile. Il fatto che usi il dialetto siciliano prova che lo trova molto importante per esprimere le sue emozioni. Anche la personalità di Maigret assomiglia a quella di Montalbano, dato che entrambi sono golosi e amano il cibo buono. Però ci sono anche differenze fra Maigret e Montalbano. Maigret si è sposato con una brava cuoca, mentre Livia, la compagna di Montalbano, non sa cucinare per niente. Per questo Camilleri ha creato due donne importanti nella vita di Montalbano, Livia e Adelina, la cameriera che fa la spesa e cucina per lui. Queste donne sono riunite nella moglie di Maigret. Un’altra differenza è il fatto che Maigret sia una persona immobile, mentre Montalbano cambia e cresce attraverso le sue esperienze. Queste differenze mostrano che Camilleri si è ispirato alla narrativa di Simenon, ma non l’ha copiata.
La narrativa dello scrittore spagnolo, Manuel Vázquez Montalbán, è un’altra fonte d’ispirazione. Il nome del protagonista camilleriano è lo stesso dello scrittore spagnolo, ma Montalbano è anche un cognome tipico siciliano. Così Camilleri lega la narrativa alla cultura siciliana e rende l’identità siciliana. Il buon cibo piace sia a Pepe Carvalho, protagonista di Montalbán, che al commissario. Però Pepe Carvalho ama la cucina raffinata e la prepara da solo, mentre Montalbano preferisce il cibo semplice e non cucina mai. Entrambi i modi di scrivere, di Montalbán e di Camilleri, mostrano molte rassomiglianze soprattutto nei finali che non sono mai definiti, ma di solito restano aperti per un eventuale seguito.
Camilleri inserisce fatti autobiografici nella propria narrativa, così molti avvenimenti e personaggi derivano dal suo passato. In questo modo riesce a dare autenticità ai suoi romanzi e tale verità è alla base del romanzo poliziesco, il genere letterario per eccellenza di Camilleri. Questa ricerca della verità occupa anche un posto importante nella narrativa siciliana. Per di più il romanzo poliziesco ha una forma trasparente che richiede abilità, esperienza e professionalità. Per sviluppare queste capacità Camilleri ha impiegato del tempo: infatti, con i suoi primi romanzi non ha avuto successo, perché non aveva ancora sviluppato tali capacità. In seguito si è concentrato di più sul dialogo e in particolare sul modo di ragionare dei personaggi, aspetti importanti sia nel genere poliziesco che nella letteratura siciliana. I personaggi e la verità vengono analizzati attraverso il dialogo. Prima di apparire fisicamente, noi conosciamo le figure di Camilleri attraverso il loro modo di parlare.
Le ricette descritte sono autobiografiche, dato che sono piatti che Camilleri ha mangiato nella sua infanzia. Li ha presi da un vecchio ricettario di sua madre. Camilleri si aspetta dai lettori una certa conoscenza della storia e cultura siciliana, necessaria per capire la sua narrativa. Bisogna conoscere la cultura alimentare siciliana, perché Camilleri parla di ingredienti e piatti tipici senza spiegarli ai lettori. Non è però normale per la maggior parte dei lettori conoscere tutti dettagli per cui si perde il significato del cibo.
Il cibo è un motivo libero nella narrativa di Camilleri proprio come letteratura e pittura. Questi motivi liberi caratterizzano la narrativa, dando una struttura e creano un rapporto di fiducia tra lettore e personaggio. Inoltre mantengono una continuità tra i vari volumi.
Camilleri non ha mai fatto concessioni commerciali o stilistiche per ottenere successo. Ha legato la letteratura alta a quella di consumo attraverso la sua scrittura, basata sulla tradizione letteraria siciliana. Il suo linguaggio fa anche parte di questo successo. Ha un effetto narrativo piacevole, è scenografico ed evoca la Sicilia e i modi di pensare siciliani. La chiave del successo di Camilleri e Montalbano è la combinazione tra un commissario sarcastico, un’atmosfera siciliana ed il linguaggio camilleriano. Il fatto che i suoi romanzi vengano letti da un vasto pubblico, rende Camilleri uno scrittore molto popolare.
4. Il cibo nella narrativa di Andrea Camilleri
4.1 Il cane di terracotta
Il romanzo Il cane di terracotta (1996) contiene venticinque capitoli che sono tutti dedicati al cibo. Il cibo viene descritto sia in modo ampio che indirettamente. Tutte queste considerazioni hanno la propria funzione nel romanzo. Andrea Camilleri non avrebbe descritto il cibo così spesso, se non avesse avuto per lui una funzione di rilievo. La sua scrittura è diretta, concisa e dettagliata. Nei suoi romanzi ogni elemento ha una precisa funzione. Il cibo dà struttura al romanzo e attraverso la struttura crea una trama e caratterizza i personaggi. Qualche volta sembra che il cibo sia più importante dei personaggi e della trama stessa, al punto da sembrare il vero protagonista del romanzo.
Il cibo viene contestualizzato in moltissimi modi. Montalbano mangia frequentemente in certe località, per esempio nella trattoria ‘San Calogero’. Nel romanzo Il cane di terracotta il commissario mangia quattro volte in questa trattoria. Salvo ha una relazione speciale col proprietario Calogero che può essere definita un’amicizia, perché è un legame più stretto di quello fra cliente e ristoratore. Calogero sa giudicare lo stato d’animo di Montalbano attraverso il cibo mangiato dal commissario. Calogero stesso ha una relazione speciale col cibo, dato che lo valorizza come Montalbano e per questo è nata la loro amicizia. Nel romanzo c’è un’interazione positiva fra cibo ed emozioni, per esempio il cibo di ‘San Calogero’ influenza l’umore di Montalbano. Se il commissario ha una giornata pesante, va a mangiare da ‘San Calogero’ e generalmente il suo umore cambia positivamente, perché il cibo gli dà coraggio per vivere o per completare un’indagine. Non solo Montalbano viene rivitalizzato dal cibo, ma anche dalle parole e dai gesti di Calogero. Montalbano mangia da Calogero non solo per nutrirsi, ma anche per altre ragioni. Per esempio, se il commissario ha una giornata lavorativa pesante, va a mangiare da ‘San Calogero’.
Davanti all’osteria ‘San Calogero’ restò indeciso: s’era fatta l’ora di mangiare, certo, e lo stimolo se lo sentiva, d’altra parte l’idea che gli era venuta vedendo il filmato e che doveva essere verificata, lo spingeva a proseguire verso il crasticeddru. Il sciàuru di triglie fritte che veniva dall’osteria vinse il duello. Mangiò un antipasto speciale di frutti di mare, poi si fece portare due spigole così fresche che pareva stessero ancora in acqua a nuotare.
“Vossia sta mangiando senza intenzioni”.
“Vero è, il fatto è che ho un pinsèro”.
“I pinsèri bisogna scordarseli davanti alla grazie che u Signuri le sta facendo con queste spigole” disse solenne Calogero allontanandosi. (102)
Montalbano mangia da ‘San Calogero’ anche quando ha avuto una lite con la compagna Livia.
…però siccome di ritorno da Serradifalco gli era smorcata una fame lupina, raprì il frigorifero: niente. Raprì il forno: niente. Il sadismo di Livia, che non voleva la cammarera mentre si trovava a Vigàta, s’era spinto fino alla pulizia più rigorosa, in giro non si vedeva manco una mollichella di pane. Tornò in macchina, arrivò all’osteria “San Calogero” che stavano abassando le saracinesche.
“Per lei siamo sempre aperti, commissario”.
Per fame e per vendetta verso Livia, si fece una mangiata da chiamare il medico. (208)
Nel primo brano il commissario è molto curioso, perché sta per risolvere l’omicidio. È indeciso se mangiare alla trattoria, ma finalmente cede alla tentazione. Calogero si accorge che Montalbano mangia in modo frettoloso e quindi gli fa notare che mangiare frettolosamente è un peccato, perché non apprezza quello che sta mangiando.
Nel secondo brano la rabbia di Montalbano viene dissolta da Calogero. Il commissario si è arrabbiato a causa della lite con Livia. Il proprietario dice che la trattoria è sempre aperta per il commissario. Montalbano viene consolato dalle parole di Calogero, perché lo rendono consapevole del fatto che, dopo la mangiata, supererà la crisi. È da notare che, nel primo brano, il cibo mangiato da Salvo viene descritto esplicitamente, mentre nel secondo brano la descrizione è implicita. Evidentemente la descrizione esplicita ha una certa funzione nel primo brano. Salvo sta dubitando se continuare a lavorare o fermarsi da Calogero. La descrizione dettagliata dei piatti, colpisce tutti i suoi sensi dalla vista all’olfatto, e mette in evidenza la lotta interna del commissario. Nel secondo brano il commissario ha già deciso di andare a mangiare da ‘San Calogero’, perciò Camilleri usa una descrizione implicita, perché non è necessario rappresentare lo stato d’animo di Montalbano.
Se il commissario non mangia da ‘San Calogero’, per lo più mangia a casa. Adelina, la cameriera, tiene i piatti in frigorifero o li mette in forno. In questo romanzo Montalbano mangia piatti preparati da Adelina otto volte. Dopo la mangiata il commissario si sente felice ed allegro, perché la cameriera è una cuoca bravissima. Qualche volta le pietanze preparate da Adelina non gli piacciono. Però non sono piatti cattivi, ma Montalbano è di malumore.
Nel frigorifero trovò pasta fredda con pomodoro, vasalicò e passaluna, olive nere, che mandava un profumo d’arrisbigliare un morto, e un secondo piatto d’alici con cipolla e aceto: Montalbano usava affidarsi interamente alla fantasia culinaria ma gustosamente popolare d’Adelina, la cammarera, la fìmmina di casa che una volte al giorno veniva a dargli adenzia, madre di due figli irrimediabilmente delinquenti, uno dei quali stava ancora in galera per merito suo. Magari questo giorno Adelina dunque non l’aveva deluso, ogni volta che stava per raprire il forno o il frigo gli si riformava dintra la stessa trepidazione di quando, picciliddro, alla matina presto del due novembre cercava il canestro di vimini nel quale durante la notte i morti avevano deposto i loro regali. Festa ormai persa, cancellata dalla banalità dei doni sotto l’albero di Natale, così come facilmente adesso si cancellava le memoria dei morti. Gli unici a non scordarseli, i morti, anzi a tenacemente tenerne accesso il ricordo, restavano i mafiosi, ma i doni che inviavano in loro memoria non erano certo trenini di latta o frutti di martorana. La sorpresa insomma era un pimento indispensabile ai piatti di Adelina.
Pigliò le pietanza, una bottiglia di vino, il pane, addrumò il televisore, s’assistimò a tavola. Gli piaceva mangiare da solo, godersi i bocconi in silenzio, fra i tanti legami che lo tenevano a Livia c’era magari questo, che quando mangiava non rapriva bocca. Pensò che in fatto di gusti egli era più vicino a Maigret che a Pepe Carvalho, il protagonista dei romanzi di Montalbán, il quale s’abbuffava di piatti che avrebbero dato foco alla panza di uno squalo. (41-42)
Talvolta Montalbano non ha voglia dei pasti di Adelina a causa di un sentimento di vergogna.
La parte della spiegazione di com’era fatta la tabisca, quella che gli era venuta meglio, non venne trasmessa, forse non era perfettamente in linea con l’argomento pricipale, la cattura di tano.
Le milanzane alla parmigiana che la cammarera gli aveva lasciate nel forno gli parsero di colpo scipite, ma non poteva essere, non era così, si trattava di un effetto psicologico nel vedersi tanto testa di minchia dintra la televisione. (69)
Nel primo brano Montalbano è agitato, perché è indeciso se credere la verità. Il pasto è un rimedio contro la sua negatività. Per mangiare il pasto, la sua agitazione sparisce. Il cibo ha, infatti, un effetto calmante e positivo sullo stato d’animo di Montalbano. Per questo il cibo potrebbe essere un rimedio contro depressioni. Se il cibo può curare il commissario, può anche medicare altre persone. Quest’approccio è forse solamente applicabile a persone che hanno un rapporto speciale col cibo, proprio come Montalbano. Il cibo preparato da Adelina crea, inoltre, un sentimento di nostalgia che riporta il commissario indietro nel tempo. Nel secondo brano il cibo messo in forno da Adelina non piace a Salvo, poiché è di malumore a causa della trasmissione. Ciò indica che questa trasmessione ha un effetto psicologico sul commissario. Il commissario sembra essere sicuro di sé, ma evidentemente non ha fiducia nelle proprie capacità. Per questo perde il suo appetito il che è stato sottolineato attraverso il pasto di melanzane. In questo modo lo scrittore mette in evidenza lo stato d’animo del suo personaggio. Infatti, l’umore di Montalbano viene rappresentato sia dal cibo da ‘San Calogero’ che dai piatti preparati da Adelina.
Frequentemente Salvo viene invitato a cena dagli altri personaggi. Nel romanzo Il cane di terracotta viene invitato sette volte e per lo più accetta l’invito in modo avido. Ciò è sorprendente, perché il commissario preferisce una mangiata solitaria per godersi ogni boccone senza essere distratto. Mangiare, infatti, ha un effetto calmante su Montalbano. È un’esperienza quasi religiosa per lui con un valore meditativo. Ciò indica che c’è un rapporto fra religione e cibo, perché entrambi rappresentano la vita umana e l’umore del commissario. La religione dà struttura alla vita, proprio come il cibo. Nella nostra società l’influenza della Chiesa è stata diminuita per cui l’uomo ha bisogno di un nuovo sostegno. Il cibo potrebbe rivestire quest’incarico importante. Per questo la cultura alimentare è un mezzo di comunicazione non-verbale.
Per lo più i piatti mangiati da Montalbano sono preparati da brave cuoche. Però vuole sempre sapere il menù prima di accettare un invito. In questo modo sa se il cibo va col suo umore.
“Si fece tardo, me ne vado” disse Montalbano.
“T’avissi dittu di ristare a mangiare cu mia, ma haiu cosi che forsi pi tia sono pesanti”.
“Che preparò? “.
“Attupatteddri al suco”.
Attupatteddri, cioè quelle piccole chioccole marrone chiaro che quando cadevano in letargo secernevano un umore che solidificava diventando una sfoglia bianca che serviva a chiudere, attuppare appunto, l’entrata del guscio. Il primo impulso di Montalbano fu di rifiutare nauseato. Fino a quando sarebbe stato perseguitato da quell’ossessione? Poi, freddamente, decise d’accettare per una doppia sfida alla panza e alla psiche. Davanti al piatto, che mandava un odore finissimo di colore ocra, dovetti farsi forza, ma dopo aver estratto il primo attupatteddru con una spilla ed averlo gustato, di colpo si sentì liberato: scomparsa l’ossessione,esorcizzata la malinconia, non c’era dubbio che magari la panza si sarebbe adeguata. (188-189)
È eccezionale che la moglie del vicequestore Valente non sa cucinare, dato che quasi tutte le donne in questo romanzo lo sanno.
Giulia, la moglie del vicequestore Valente, non solo aveva la stessa età di Livia, ma per di più era nata a Sestri. Le due donne simpatizzarono subito. Un poco meno simpatica la signora riuscì a Montalbano per via della pasta indegnamente scotta, dello stracotto concepito da una mente chiaramente malata, del caffè che manco a bordo degli aerei osavano propinare. Al termine di cosiddetto pranzo, Giulia propose a Livia di restare con lei in casa, sarebbero uscite più tardi. Montalbano invece seguì il suo amico in ufficio. Ad aspettare il vicequestore c’era un uomo quarantino, con le basette lunghe e la faccia di siciliano cotta dal sole. (…) “Stammi a sentire” suggerì Valente. “Io lo so che mia moglie non sa fare il caffè. A trecento metri da qui c’è piazza Mokarta, t’assetti al bar e te ne bevi uno buono. (…) Non ordinò subito il caffè, prima si dedicò a un sostanzioso e profumato piatto di pasta al forno che lo sollevò dalla cupezza in cui l’aveva sprofondato l’arte culinaria della signora Giulia. Quando Rahman arrivò, Montalbano aveva fatto sparire le tracce della pasta e aveva davanti solo un’innocente tazzina di caffè vacante. (222)
La donna non è una brava cuoca, ma questa valutazione negativa del commissario è creata dal suo stato d’animo. Prima Salvo e Livia stanno litigando. Inoltre la moglie del vicequestore piace a Livia, perché vengono dalla stessa regione italiana. Questi fatti influenzano l’opinione di Montalbano sull’arte culinaria di questa donna. Ciò indica che il suo giudizio non è obiettivo. Il lettore, difatti, non può giudicare il cibo preparato. Per questo il giudizio del commissario è soggetivo.
Nel primo brano Montalbano vince il suo trauma rispetto alle lumache attraverso il pranzo. Quest’esperienza positiva influenza lo stato d’animo di Salvo. Attraverso questa mangiata il commissario si rassegna alla vita e concede la sua fiducia al futuro. Inoltre il pasto è una specialità siciliana con cui Camilleri rappresenta la cultura siciliana. Il cibo dell’isola ha un effetto speciale su Montalbano, dato che si sente buonissimo dopo aver mangiato un piatto siciliano. Allo stesso tempo il cibo è uno strumento dello scrittore per esprimere la propria malinconia e per mettersi in contatto con i suoi radici siciliani.
Nel secondo brano Camilleri ha menzionato che la moglie del vicequestore è di Sestri. L’origine nord-italiano della donna potrebbe anche suscitare il giudizio negativo di Salvo. L’autore, difatti, esprime la sua critica rispetto all’Italia del Nord attraverso la cattiva arte culinaria della norditaliana.
Salvo fa la propria spesa raramente. Adelina gliela fa o il commissario mangia fuori. Una volta ha comprato arachidi e semi di girasole ed un’altra volta pane integrale ed un pezzo di formaggio, ma trattava allora di un’emergenza. Infatti Adelina non lavora, se Livia sta con Salvo. Le donne non sanno prendersi per cui la spesa non è stata fatta. Inoltre Livia era arrabbiata con Montalbano e perciò ha buttato via tutto il cibo esistente. In questo modo Livia ferisce Salvo ed allo stesso tempo esprime la sua rabbia. Per questo il commissario va a fare la propria spesa. La mancanza del cibo nella sua vita rivela la debolezza di Salvo. Ciò indica che il cibo è anche uno strumento di pressione che influenza il psiche del commissario in un modo negativo.
Molti personaggi sanno che Montalbano è un goloso. Perciò gli regalano il cibo, per esempio ‘mostazzoli’ o ‘petrafèrnula’. In questo modo vogliono coccolarlo o disporlo bene. Sebbene Montalbano sia una persona chiusa, il cibo fa scioglierlo. Però non ha sempre questo effetto.
Anna lo baciò sulle guance, gli pruì un pacchetto.
“Ti ho portato la petrafèrnula”.
Era un dolce oramai difficile a trovarsi, a Montalbano piaceva molto, ma chissà perché i pasticceri non lo facevano più.
“Sono andata per lavoro a Mìttica, l’ho visto esposto in una vetrina e te l’ho accattato. Attento ai denti”.
Il dolce più duro era più gustoso diventava. (154)
Riprecipitò nel sonno appena posata la cornetta. Si svegliò di soprassalto perché qualcosa gli si muoveva sul petto. Era Anna, della quale si era completamente scordato, che, distesa allato a lui sul letto, gli andava sbottonando la camicia. Su ogni pezzetto di pelle che scopriva, posava a lungo le labbra. Quando arrivò all’ombelico, la ragazza rialzò la testa, infilò una mano sotto la camicia per carezzargli un seno, e incollò la sua bocca a quella di Montalbano. Dato che l’uomo non dava segno di reazione al suo bacio appassionato, Anna fece scivolare in basso la mano che gli teneva sul petto. Anche lì carezzò.
Montalbano decise a parlare.
“Vedi, Anna? Non è cosa. Non succede niente”.
Con un balzo Anna scese dal letto, si chiuse nel bagno. Montalbano non si cataminò nemmeno quando la sentì singhiozzare, un pianto infantile, da picciliddra alla quale viene negato un dolce o un ghiocattolo. La vide vestita di tutto punto, nel controluce della porta del bagno lacsiata aperta.
“Un armalò sarvaggia ha più cuore di te” disse e se ne andò. A Montalbano passo il sonno, alle quattro di notte stava ancora addritta facendo un solitario che non c’era verso che gli arriniscìva. (157-158)
Nella cultura siciliana offrire alimenti simbolizza ospitalità e cortesia. Allo stesso tempo questo gesto dispone bene una persona e dà il tempo di valutare l’interlocutore.
Camilleri usa il cibo anche per rafforzare un suo passo. Per esempio, lo scrittore ha fatto un confronto fra cibo ed emozione nel brano seguente.
Trasi la signora Angelina.
“È pronto”.
Il tinnirume, foglie e cime di cuccuzzeddra siciliana, quella lunga, liscia, di un bianco appena allordato di verde, era stato cotto a puntino, era diventato di una tenerezza, di una delicatezza che Montalbano trovò addirrittura struggente. Ad ogni boccone sentiva che il suo stomaco si puliziava, diventava specchiato come aveva visto fare a certi fachiri in televisione.
“Come lo trova? “ spiò la signora Angelina.
“Leggiadro” disse Montalbano. E alla sorpresa dei due vecchi arrossì, si spiegò. “Mi perdonino, certe volte patisco d’aggettivazione imperfetta”.
Le triglie di scoglio, bollite e condite con oglio, limone e pitrosino, avevano la stessa leggerezza del tinnirume. Solo alla frutta il preside ripigliò la questione che gli aveva posto Montalbano, ma non prima d’avere terminato di parlare del problema della scuola, della riforma che il ministero del nuovo governo aveva deciso d’attuare tra l’altro liceo. (151-152)
In un altro passo Camilleri fa un confronto fra cibo ed azione.
Con stupore Montalbano vide che il parrino allungava una mano, s’impadroniva di una piccola bottiglia con uno strano tappo. Sul tavolo ce n’erano altre tre, due vuote e una piena d’un liquido bianco. Non erano bottiglie, erano biberon, ognunomunito della tettarella. Stupidamente si sentì innervosire, il vecchio aveva cominciato a ciuccare.
“Mi scusi, ma non ho denti”.
“Ma perché il latte non se lo beve da un cicarone, da una tazza, che so, da un bicchiere?”
“Perché così ci provo più gusto. È come se mi fumassi la pipa”. (163-164)
Prima Camilleri paragona il pasto alla commozione per spiegare l’effetto psicologico del cibo. Questo pasto, in effetti, fa arrossire Montalbano. Perciò Camilleri scrive che il cibo pulisce Salvo dentro di sé. Ciò fa pensare al confronto fra cibo e religione, perché entrambi hanno un effetto chiarificatore sullo psiche umano. Il commissario, per esempio, si sente rinato dopo aver mangiato i tinnirume. Salvo dà la sua approvazione al cibo attraverso parole che potrebbe meglio usare per descrivere una bella donna. Le proprie parole fanno spaventarsi il commissario il che indica che il cibo ha un effetto emozionale e sentimentale. In seguito Camilleri fa un confronto fra bere un poppatoio e fumare una pipa. Non tratta di un’emozione, ma di un’azione che rappresenta la strana abitudine dell’uomo. Nel primo brano questo confronto ha una funzione illustrativa, mentre ha una funzione descrittiva nel secondo brano.
L’odore, il sapore e la vista di cibo riportano il commissario indietro nel tempo.
…andarono alla Vuccirìa. Livia era stordita e travolta dalle voci, dagli inviti, dalle grida delle mercanzie, dalla parlata, dalle contraddizioni, dalle fulminee risse, dai colori così accesi da parere finti, pittati. Il sciàuro del pesce frisco si mescolava a quello dei mandarini, delle interiora d’agnello bollite e cosparse di caciocavallo, la cosiddetta mèusa, delle fritture, e l’insieme era una fusione irripetibile, quasi magica. Montalbano si fermò davanti a un negozietto d’abiti usati.
“Quando frequentavo l’università e venivo qui a mangiarmi il pane con la mèusa, che oggi mi farebbe semplicemente scoppiare il fegato, questo era un negozio unico al mondo. Ora vendono abiti usati, allora gli scaffali, tutti erano vuoti; il proprietario, don Cesarino, se ne stava assittato darrè il bancone, anche quello accuratamente vacante di tutto e riceva i clienti”. (192)
Camilleri lega il presente al passato attraverso il cibo. Per questo il commissario sembra un po’ più umano. Infatti questa descrizione mostra che è un vero uomo formato dal suo passato e dalle sue esperienze. I personaggi vengono approfonditi attraverso il cibo. Ciò crea un rapporto fra lettore e personaggio, perché è possibile identificarsi con i personaggi.
È difficile per il lettore straniero capire la funzione del cibo siciliano, perché non conosce l’importanza del cibo in questa società. Tutto quello che è normale per un siciliano, è sconosciuta allo straniero. Certi ingredienti o abitudini non hanno alcun significato per un lettore straniero che non conosce per niente la cultura alimentare siciliana. È perfino possibile che certi italiani non conoscono questi ingredienti o piatti siciliani, perché la cucina italiana è caratterizzata da regionalità. L’alimentazione siciliana differisce, infatti, da quella, per esempio napoletana o milanese.
Un secondo problema è il fatto che Camilleri ha combinato l’italiano standard ed il dialetto siciliano. Probabilmente un italiano può capire la maggior parte di questa lingua mista, ma un lettore straniero avrà le difficoltà sia con l’italiano standard che col dialetto siciliano. Per lo più lo straniero legge una traduzione in cui il significato originario è perduto. Ad esempio, certe parole, come ‘mostazzoli’, non hanno un traducente in un’altra lingua. È meglio unire un glossario o scrivere una nota introduttiva che spiega la cultura alimentare siciliana e la sua importanza. L’alimentazione olandese, per esempio, è completamente diversa da quella siciliana, perché gli olandesi hanno altri valori alimentari. Un lettore olandese non capisce il testo senza spiegargli la cultura alimentare siciliana. Difatti, una gran parte del significato sostanziale, sociale e simbolico si è perduta nella traduzione. Un vantaggio del lettore italiano, invece, è che conosce la cultura alimentare siciliana, perché fa parte della cucina italiana. L’alimentazione, difatti, è ugualmente importante per l’italiano ed il siciliano, soprattutto in quest’epoca moderna, dato che i prodotti tipici sono conosciuti e mangiati in tutto il paese. Oggi questi prodotti italiani vengono usati ed esportati in tutto il mondo, sebbene i prodotti vengano adottati alla cultura alimentare destinataria. Ad esempio, la pasta è un primo piatto in Italia, mentre gli olandesi la mangiano come secondo o contorno. Per questo sono nate le differenze fra culture alimentari.
È da notare che i rapporti fra i personaggi diversi vengono descritti e sottolineati al lettore attraverso il cibo. Ciò indica che il cibo ha una funzione nella narrativa di Camilleri. Lo usa per caratterizzare i suoi personaggi e per mettere in evidenza le loro emozioni. Il cibo è uno strumento dello scrittore per mostrare i pensieri dei suoi personaggi. Inoltre, il cibo viene usato per esprimere critica sociale. Insomma, Camilleri mette la Sicilia in una buona luce attraverso le sue descrizioni alimentari.
4.2 L’odore della notte
Il romanzo L’ odore della notte (2001) contiene sedici capitoli che trattano di cibo. Però non ha descritto il cibo in modo ampio in tutti questi capitoli, per esempio, nel terzo capitolo c’è solo una parola che rinvia al cibo.
L’ unica fonte di luce era una lampada da tavola bassa, a fungo, che illuminava le carte sulla scrivania del Questore, ma che teneva completamente allo scuro la sua faccia. (36)
Il raffronto fra lampada e cibo è un po’ astratto, mentre il capitolo seguente contiene una descrizione di cibo esplicita che occupa quasi cinque pagine. Per questo sembra se Camilleri voglia compensare la mancanza del cibo nel capitolo precedente attraverso questo brano ampio. Nel terzo capitolo Montalbano sta per visitare il suo capo Bonetti-Alderighi, ma Camilleri non trova necessario rappresentare la loro relazione tesa attraverso il cibo. Lo scrittore, infatti, parla delle emozioni di Montalbano in un modo esplicito.
Il dodicesimo capitolo è l’unico dei sedici capitoli che non si riferisce per niente al cibo. È da notare che Bonetti-Alderighi ha di nuovo un ruolo importante in questo capitolo. L’autore esprime la sua avversione per l’autorità attraverso la mancanza del cibo. Montalbano, infatti, non accetta l’autorità, proprio come molti siciliani. Camilleri fa questo raffronto tra avversione e cibo, la vera passione del commissario, per mettere in evidenza il potere della mafia siciliana. Per secoli, difatti, la società siciliana è stata dominata da quest’organizzazione criminale. Per questo i siciliani non hanno mai avuto alcuna fiducia nel governo italiano e nelle autorità. Montalbano, ad esempio, reagisce impetuosamente all’autorità. La suscettibilità e l’irritazione del commissario sono mostrato attraverso la sua relazione con Bonetti-Alderighi. Se ci fosse stato il cibo per calmarlo, non sarebbe stato così furioso.
La trattoria ‘San Calogero’ è una delle località più importante nel romanzo, dato che Salvo mangia da Calogero sei volte. Un’altra località importante è la propria casa. Qui Salvo mangia sei volte i pasti preparati da Adelina o, in sua assenza, cucinati dalla nipote Concetta. Una volta entrambe le località vengono menzionate in un solo passo.
“Nun m’ arriconosci, dottori? Adelina sugnu.”
“Adelina! Che c’ è? “
“Dottori, ci vuliva fari avvirtenzia che oggi non pozzo avvenire.”
“Va bene, non…”
“E non pozzo avveniri né dumani né passannadumani.”
“Che ti succede?”
“La mogliere di mè figliu nicu la portaro allo spitali ch’ avi malo di panza e io ci devu abbadari ‘e figli ca sunnu quattru e il chiù granni ch’ avi deci anni è unu sdilinqenti peju di sò patre.”
“Va bene, Adelì, non ti dare pinsèro.”
Riattaccò, andò in bagno, pigliò una montagnola di roba da lavare, compreso il pullover che gli aveva arrigalato Livia e che si era allordato di rena, infilò il tutto in lavatrice. Non trovò una cammisa pulita e si rimise quella usata. Pensò che per almeno tre pranzi e tre cene sarebbe dovuto andare in trattoria, ma giurò a se stesso di non cadere in tentazione e di restare fedele alla ‘San Calogero’. Con la telefonata di Adelina però il malo umore era tracimato, convinto com’ era di non sapere dare adenzia né a se stesso né alla casa. (57-58)
Prima il commissario è disperato ed il suo senso di sicurrezza e la sua fiducia spariscono. Ciò indica che Salvo non è una persona sicura, perché trae dignità dal suo cibo. Per questo lo stato d’animo di Montalbano viene influenzato in un modo negativo.
Camilleri descrive i pasti mangiati da Montalbano in un modo dettagliato.
Quando si fu assittato al solito tavolo della trattoria ‘San Calogero’, il proprietario, Calogero, gli si avvicinò con aria cospirativa.
“Dottore, nunnatu aiu.”
“Ma non è proibito pescarli?”
“Sissi, ma di tanto in tanto permettono di pigliari una casetta a barca.”
“Allora perché me lo dici accussì che pare una congiura? “
“Pirchì tutti lo vogliono e io non ci ne ho di bastevole.”
“Come me lo fai? Con la lumìa?”
“Nonsi, dottore. La morti del nunnatu è fritto a purpetta.”
Aspettò un pezzo, ma ne valse la pena. Le polpettine, schiacciate, croccanti, erano costellate di centinaia di puntini neri: gli occhietti dei minuscoli pesciolini appena nati. Montalbano se li mangiò sacralmente, pur sapendo che stava ingoiando qualcosa di simile a una strage, uno sterminio. Per autopunirsi, non volle mangiare nient’ altro. Appena for a dalla trattoria, si fece viva, come di tanto in tanto gli capitava, la voce, fastidiossima, della sua coscienza.
“Per autopunirti, hai detto? Ma quanto sei ipocrita, Montalbà! O non è perché ti sei scantato d’ aggravare la digestione? Lo sai quante polpettine ti sei fatte? Diciotto! (82-83)
In altri passi Camilleri parla solo del fatto che Salvo sta mangiando, ma non descrive gli alimenti esplicitamente.
Alla trattoria ‘San Calogero’ gli smorcò un tale pititto che persino il proprietario ch’ era abituato a vederlo mangiare s’ imparpagliò:
“Dottore, che fece? Si sfondò?” (155)
Nel primo brano l’attenzione del lettore è richiamata sul nunnatu, dato che Camilleri parla del procedimento di preparazione. Benché Salvo sia consapevole del fatto che pescarli è vietato, il commissario si gode i pesci. Il commissario, in effetti, viene attratto da questa conoscenza. Per questo l’avversione di autorità e mangiare i pesci sono legati, dato che Camilleri menziona il pesce per chiarire l’avversione del commissario. Insomma, quest’atteggiamento influenza tutti gli aspetti della vita di Montalbano, in particolare la sua alimentazione, perché gli dà un sentimento di libertà e d’indipendenza. Nel secondo brano Camilleri non dà priorità al cibo, ma all’orgoglio di Montalbano, dato che il commissario si sente triste a causa della vecchiaia. Camilleri ha fatto un confronto fra questa tristezza e cibo attraverso la golosità del commissario, però, non parla del cibo in un modo esplicito.
Il cibo mangiato a casa da Montalbano è contestualizzato in moltissimi modi.
Tornato a casa a Marinella, trovò sul tavolino della cucina il pullover che gli aveva regalato Livia e allato un biglietto di Adelina la quale scriveva che, essendo passata nel dopopranzo per dare una puliziata alla casa, aveva scoperto il pullover sull’ armuar. Aggiungeva che, avendo trovato al mercato dei merluzzi boni, glieli aveva preparati bolliti. Bastava condirli con oglio, limone e sale.(…) Andò in bagno, si svestì, si diede una rapida lavata, s’ assistimò in poltrona. I merluzzi se li sarebbe mangiati dopo il telegiornale.(…) Ma non voleva farsi pigliare dalla raggia. Si susì. I mirluzzeddri lo stavano aspittando. (190-192)
In questo brano il merluzzo è un tema ricorrente ed una sicurezza calmante. Camilleri descrive la spesa fatta da Adelina ed il procedimento di preparazione. Prima di prepare i merluzzi, Salvo vuole guardare il telegiornale. Per questo può risolvere la sua ricerca. L’importanza della trasmissione è stata messa in evidenza attraverso questa descrizione esplicita. Sebbene la cena sia descritta in dettaglio, il commissario non va a mangiare immediatamente. È, infatti, una situazione anormale, dato che il pesce è il suo cibo preferito. Questa situazione suscita sollecitudine ed ansia per cui l’interesse del lettore è risvegliato. In un altro brano Camilleri ha descritto una situazione simile.
Pigliato di curiosità, decise de leggerla subito, prima ancora di scoprire quello che la nipote di Adelina gli aveva lasciato in frigo. Parlando della sua famiglia, il filosofo a un certo punto diceva: “Quando si diventa vecchi, contano più gli affetti che i concetti.”
Il pititto gli passò di colpo. Se per un filosofo arriva il momento che la speculazione vale meno di un affetto, quanto può valere per uno sbirro sul viale del tramonto un’indagine di polizia? (135-136)
Nel primo brano Camilleri menziona gli ingredienti esplicitamente, mentre il cibo viene descritto in un modo implicito nel secondo passo. Camilleri ha deciso di non distrarre il suo lettore attraverso l’alimentazione. Per questo lo scrittore incentra l’attenzione del lettore sul punto di vista del filosofo e sulla conclusione di Livia. Per dire che Montalbano non ha appetito Camilleri sottolinea il fatto che l’umore del commissario è stato influenzato dagli avvenimenti.
Inoltre, le bevande, menzionate undici volte, hanno un ruolo di rilievo nel romanzo L’odore della notte. L’autore parla sia di alcolici, come vino e whisky, che di non-alcolici, per esempio, caffè.
A un centinaro di metri, a mano mancina, e quindi in senso opposto al suo, ci stava il ‘Ristoro del Camionista’ dove facevano un cafè di prima. Arrivato quasi all’ altizza del locale, mise il lampeggiatore e giro. Scoppiò un subisso, un biribirissi di frenate, calcsonate, vociate, insulti, santioni. Miracolosamente, arrivò indene nello spiazzo davanti al ristoro, scinnì, trasì. (25-26)
Questo passo mette in evidenza l’importanza di caffè, dato che Montalbano fa una manovra pericolosa per andare a bere un cafè di prima.
La signora Clementina principiò a parlare dopo che, assittati in salotto, si erano pigliati il cafè. (201)
Salvo si sente a proprio agio a causa del caffè. Prima di conversare, il commissario e la signora bevono un caffè. Ciò gli dà l’occasione di valutare la situazione. Prima Salvo è indeciso se credere la signora, ma dopo si sente calmo attraverso questa bevanda.
Però, il caffè non ha sempre un effetto positivo sui personaggi.
Mi pare eccessivo questo ritratto” disse Augello.
“Ah, sì? E secondo te non era una testa parziale quello che finì impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra? E quell’ altro che si fines rapito dalla mafia, si fece sparare a una gamba e andò a bersi un cafè avvelenato in càrzaro? Ma fammi il piacere!”.
Mimì non osò contraddire. (180)
La bibita, contestualizzata in un modo negativo, è diventata un’arma del delitto, perché è stata avvelenata. Questo passo indica che non ci sono sicurezze nella vita di Montalbano a causa della mafia che sta dominando la società siciliana. Per questo Camilleri ha descritto questo sentimento di incertezza attraverso il caffè avvelenato.
Il whisky ha anche una funzione importante nella narrativa camilleriana.
Poi te lo spiego. Mi dai due dita di whisky senza ghiaccio?” fece Augello assittandosi supra una seggia allato al tavolo.
Il commissario, che stava versando il whisky, si bloccò di colpo. Ma questa stessa ‘ntifica scena lui e Mimì non l’ avevano già fatta? Non avevano quasi detto le stesse ‘ntifiche parole?
Augello si sbacantò il bicchiere in un solo sorso, si susì, andò a pigliarsi altro whisky, si riassittò.
“Come salute starei bene” disse. “Il problema è un altro”.
“Il problema, in politica, in economia, nel pubblico e nel privato, da qualche tempo a questa parte è sempre un altro” pensò Montalbano. (94-95)
Il whisky crea un rapporto di fiducia fra Salvo e Mimì, proprio come parole. Camilleri menziona perfino la parola parole, ma nonostante ciò il passo sul whisky abbia più valore comunicativo che le parole stesse, perché indica che gli uomini non sono di più colleghi, ma amici. Il fatto che Salvo abbia un déjà vu, dopo aver bevuto il whisky, sottolinea che quest’amicizia si è già nata precedente alla serata. Però ciò non viene descritto esplicitamente da Camilleri. Nonostante il suo diverbio, la loro amicizia non è rotta, perché Salvo e Mimì fanno a metà il whisky.
Mimì era stato previdente. Si era portato appresso un sachetto di plastica con asciugamani e una bottiglia di whisky ancora sigillata. Prima di cominciare a fare domande, Augello aspettò che il commissario si fosse spogliato della muta, asciucato, rivestito. Aspettò ancora che il suo superiore la finesse d’attaccarsi alla bottiglia e ci si attaccò pure lui. Alla fine spiò:
“Allora? Che hai visto ventimila leghe sotto i mari?”
“Mimì, tu fai lo spiritoso perché non vuoi riconoscere che ti sei fatto mettere la sputazza sul naso da me. Tu quest’ indagine l’ hai pigliata sottogamba, me l’ hai detto tu stesso, e io invece ti ho fottuto. Passami la bottiglia”.
Tirò una lunga sorsata, pruì la bottiglia ad Augello che l’ imitò. Ma chiaro che, dopo le parole di Montalbano, non se la godeva più tanto. (…) I due signori che scinnerono dal gommone erano indubbiamente il commissario Salvo Montalbano e il suo vice, il dottor Domenico “Mimì” Augello, i due noti custodi della Legge. Ma quelli che li incontrarono, strammarono alquanto. I due si tenevano sottobraccio, traballavano tanticchia sulle gambe e canticchiavano a mezza voce “la donna è mobile”.
Trasirono in commissariato, si lavarono, s’ aggiustarono, si fecero portare due cafè. (152-153)
Questo passo sottolinea che il whisky simbolizza la loro amicizia. Il caffè, in effetti, è un simbolo del suo cameratismo.
Nel romanzo L’odore della notte il cibo ha una funzione retorica. Camilleri, per esempio, ha fatto un raffronto tra cibo e azione.
Si voltava di scatto e vedeva il ragioniere Gargano. Morto macari lui e da gran tempo, la faccia cummigliata da lippo verde, laghe che gli attorcigliavano alle braccia, alle gambe. La corrente lo faceva ruotare lentamente su se stesso come si fosse infilato in uno spiedo e messo sul girarrosto. (196)
Il modo di ruotare viene chiarito attraverso la descrizione dello spiedo. Ciò suscita al lettore un’imagine di carne infilata in uno spiedo messa sul girarrosto.
Camilleri fa anche un raffronto fra cibo e religione.
Gli era smorcato il solito pititto lupigno, forse perché da tempo non aveva dormito bene. Lo sfogo fatto a Livia l’ aveva come alleggerito, gli aveva fatto ritrovare la giusta misura di se stesso. Gli venne gana di babbiare. Interuppe subito Calogero che aveva principiato la breve litania del menu:
“Oggi mi andrebbe una cotoletta alla milanese”.
“Davvero?!” fece strammato Calogero, sostenendosi al tavolino per non cadere.
“E tu pensi che io la cotoletta la vengo a domandare a tia? Sarebbe come pretendere la santa Messa da un Monaco buddista. Che hai oggi?”
“Spaghetti al nìvuro di siccia”.
“Portameli. E dopo?”.
“Polpettine di polipetti”.
“Di queste, portamene una decina”. (126)
Salvo fa battute sulla propria ordinazione attraverso il raffronto tra la santa Messa ed il Monaco buddista. Ciò è assurdo, proprio come l’ordinazione del commissario. Per lo più è strano che Salvo ordina un piatto di carne, ma ordinare una cotoletta alla milanese è straordinario, infatti, il commissario è un campanilista.
Un altro raffronto interessante è quello tra cibo e godimento fisico.
Intercalando le forchettate con sorsate di vino e gemiti ora di estrema agonia ora di insostenibile piacere (“esiste un piatto estremo come il sesso estremo?” gli venne di spiarsi a un certo punto), Montalbano ebbe macari il coraggio di mangiarsi col pane il condimento rimasto sul fondo del piatto, asciucandosi di tanto in tanto il sudore che gli spuntava in fronte. (52)
Camilleri fa un raffronto fra cibo e godimento fisico, perché entrambi fanno parte dell’essere umano. Talvolta Camilleri fa un raffronto tra cibo e cose terrene, talaltra tra cibo e cose spirituali. Con questo lo scrittore sottolinea il fatto che le cose terrene e la spiritualità debbano essere in equilibrio per creare una personalità equilibrata. Se l’autore descrive un commissario squilibrato, dice che gli manca quest’equilibrio. Il cibo, in effetti, è uno strumento di ristabilire l’equilibrio necessario.
Il titolo del romanzo L’odore della notte è anche legato al cibo. Questo significato è parzialmente spiegato nel seguente brano:
“Si chiama Punta Pizzillo. Poi l’ ora: sicuramente era mezzanotte passata”.
“Guardò l’ ora?”
“Non ho ralogio, di giorno mi regolo col sole; quand’ è scuro, con l’ odore della notte: ho una specie di segnatempo naturale, inserito dintra al mio corpo”.
“Ha detto l’ odore della notte?”
“Sì. A seconda dell’ ora, la notte cangia l’ odore”.
Montalbano non insistette. (143)
Il commissario accoglie quest’osservazione in un modo scettico, perché la trova strana. Montalbano è indeciso se sia possibile regolare il tempo attraverso l’odore delle notte. Nondimeno la conversazione porta la soluzione della sua indagine. Per questo Salvo comincia a credere nella sincerità dell’osservazione.
L’altra parte di questo significato è spiegato nel seguente brano:
Oramà si era veramente fatta notte. Respirò a fondo. E allora sentì che la notte aveva cangiata l’ odore: era un odore leggero, fresco, era odore d’ erba giovane, di citronella, di mentuccia. Ripartì esausto, ma confortato. (218)
Salvo ha constatato che la notte ha diversi odori descritti attraverso citronella e mentuccia. Questi alimenti non hanno nessun significato, se non conoscere quest’odore. Senza tale conoscenza il testo perde il suo significato. Nel brano precedente Camilleri dice che l’odore ha un effetto consolatorio sul commissario. Per questo un pasto preparato con mentuccia può avere un effetto simile. Salvo, difatti, si calma attraverso le pietanze. Ad esempio, Livia e Salvo non litigano sul pullover dopo aver mangiato.
Il pesce preparato con un po’ di limone ed olio è il piatto preferito di Montalbano. Ciò indica che questi piatti lo confortano, perché hanno un effetto psicologico sul commissario.
Sia l’odore che il sapore del cibo vengono determinati dall’ambiente sociale e culturale. Per esempio, Camilleri parla di una pasticceria dove Salvo ha comprato dolci tipici come cannoli di ricotta.
Prima di partire, dovette aspettare che al bar Albanese arrivassero i cannoli di ricotta freschi. Ne accattò una trentina, assieme a chilli di biscotti regina, di pasta di mandorle, di mustazzola. Viaggiando, la sua macchina lasciava una scia odorosa. Doveva per forza tenere i finestrini aperti, altrimenti l’ intensità di quell sciauro gli avrebbe fatto venire malo di testa. (111)
Questi dolci mandano un odore che dà alla testa di Montalbano. Il lettore deve conoscere questi cannoli di ricotta per sapere la sua odore. Se il lettore non ha mai sentito un dolce così, il lettore non può ricordarsi il profumo di ricotta fresca ed il gusto dolcissimo del primo boccone seguito dalla complessissima aroma di agrumi e di cioccolato. Ciò indica che è difficile fare un raffronto col cibo, cosicché tutti lo riconoscano. Per questo sarebbe necessario descrivere cibo disponibile in tutto il mondo come le patatine fritte di McDonalds. Però non è una buona soluzione, dato che le patatine fritte vengono mangiate in modi diversi. Infatti, sono uno snack per gli americani, un pasto principale per gli olandesi ed un contorno per gli italiani. È da notare che il cibo non è sempre un mezzo di comunicazione universale.
L’alimentazione siciliana viene menzionata in certi passi.
Nel dopopranzo è tornato, potevano essere le quattro e mezzo.(121)
… segno che qualcuno in cucina stava priparando il mangiare. Taliò il ralogio, era quasi l’ una.(113)
Ciò mette in evidenza che è normale che il pranzo siciliano dura circa da 13:00 a 16:30. È però una mangiata lungissima per gli olandesi.
Inoltre, l’autore descrive ingredienti tipici della cucina siciliana.
“Ma che c’ è?” spio Montalbano ancora mezzo assufficato.
“Oglio, mezza cipuddra, dù spicchi d’ agliu, dù angiovi salati, un cucchiarinu di chiapparina, aulive nìvure, pummadoro, vasalicò, mezzo pipiruncinu piccanti, Sali, caciu picurinu e pipi nìvuru” elencò il baffuto con una nota di sadismo nella voce. (51-52)
Riaprì il frigofero e non ci trovò nenti di speciali, un barattolo d’ aulive, uno d’ angiovi e tanticchia di tumazzo. (…) … faceva interagire cipolla con capperi, olive con aceto e zucchero, sale col pepe. (92)
Ciò indica che acciuga, olive e capperi sono alimenti quotidiani prodotti per secoli in Sicilia. Però gli olandesi li conoscono soltanto qualche decennio. Questi alimenti sono diventati famosi in Olanda negli anni ’60 attraverso gli emigranti italiani.
Una terza caratteristica dell’alimentazione siciliana è l’ordine in cui i piatti vengono mangiati. Mangiano i suoi piatti uno apresso l’altro; antipasto, primo, secondo con contorni, formaggio, frutta, dolce e caffè. Gli olandesi, invece, mangiano il primo ed il secondo insieme e, per lo più, mangiano soltanto un dolce dopo la loro mangiata.
Alla trattoria “San Calogero” si sbafò due porzioni di pesce alla griglia, una appresso all’ altra, come primo e come secondo. (33)
Salvo non mangia questi piatti di pesce allo stesso tempo. Prima mangia il pesce come primo, poi come secondo. Sebbene Salvo abbia ordinato lo stesso tipo di pesce, fa una distinzione tra una porzione e l’altra.
“Che vuole per secondo, signore?”.
Il commissario capì che con quell “signore” il padrone gli stava rendendo l’ onore delle armi.
“Niente”.
“E fa bene. Il danno dei pirciati ch’ abbruscianu è che uno ripiglia i sapori il giorno appresso”. (52)
Dopo aver mangiato la pasta Salvo è indeciso se mangiare un secondo. Gli olandesi, invece, mangiano queste pietanze allo stesso tempo. Se un lettore non conosce quest’ordine italiano, non capisce il significato del brano. Ha, infatti, bisogno di questa conoscenza, perché è l’informazione essenziale.
Nel romanzo L’odore della notte il cibo è sia uno strumento per chiarire problemi sociali che una retorica. Non solo la cultura alimentare siciliana è sottolineata attraverso il cibo, ma anche l’identità dei personaggi e dell’autore. Questa sicilianità, infatti, è stata descritta attraverso gli ingredienti tipici ed i modi di mangiare locali.
Flandrin, Jean-Louis, & Massimo Montanari. Food: a culinary history from antiquity to the present. New York: Columbia University Press, 1999. p. 548-553
Sorcinelli, Paolo. Gli italiani e il cibo. Appetiti, digiuni e rinunce dalla realtà contadina alla società di besessere. Bologna: CLUEB, 1995.
Capatti, Alberto, & Massimo Montanari. La cucina italiana. Storia di una cultura. Roma: Laterza, 2002.
Capatti, Alberto. ‘Lingua, regioni e gastronomia dall’Unità alla seconda guerra mondiale’. Storia d’Italia. Annali 13. L’alimentazione. Alberto Capatti, e.a. Torino: Einaudi, 1998. p. 755-801
Hyman, Clarissa. De Siciliaanse Keuken. Authentieke recepten en culinaire geheimen uit de Cucina Siciliana. Baarn: Tirion, 2002.
Gallingani, Daniela. ‘Gusti e disgusti: la tavola e il cibo nella letteratura e nel cinema’. Storia d’Italia. Annali 13. L’alimentazione. Alberto Capatti, e.a. Torino: Einaudi, 1998. p. 929-948
Un confronto fra Il cane di terracotta, L’odore della notte e Il giro di boa
I tre libri fanno parte della collana sul commissario Montalbano. Camilleri usa il cibo per creare continuità fra questi volumi. In tutti i romanzi studiati il commisario mangia da ‘San Calogero’. Per lo più ordina i piatti di pesce in questa località. È da notare che ‘San Calogero’ sta per chiudere nel romanzo Il giro di boa. Per questo sembra che la continuità sia sparita, ma lo scrittore offre, invece, un’alternativa, dato che sostituisce ‘San Calogero’ con la trattoria ‘Da Enzo’. Ciò indica, infatti, che la continuità non è stata rotta, perché queste località hanno la stessa funzione nei suoi romanzi. La località abituale del commissario viene sostituita, ma le sue abitudine e le sue preferenze alimentari non cambiano. Camilleri, infatti, fa un confronto tra le due trattorie.
La pasta col nìvuro di siccia poteva battersi degnamente con quella di Calogero. E nel misto di triglie, spigole e orate alla griglia il commissario ritrovò quel paradisiaco sapore che aveva temuto perso per sempre. Un motivo principiò a sonargli dintra la testa, una specie di marcia trionfale. Si stinnicchiò, beato, sulla seggia. Appresso tirò un respiro funnuto.
Doppo lunga e perigliosa navigazione, ulisse finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca.
Il brano precedente sottolinea la continuità, perché Camilleri convince il lettore del fatto che il commissario non abbia perduto il suo appetito per sempre. Allo stesso tempo lo scrittore dice che Montalbano mantiene la sua fiducia nella vita. Ciò indica che i punti di riconoscimento del lettore non cambiano per niente.
Un altro tema ricorrente nella narrativa camilleriana è la cameriere Adelina. Fa la spesa e prepara il cibo di Montalbano in tutti i volumi. Camilleri usa certi rituali fissi per descrivere il rapporto fra Adelina e cibo,per esempio, il cibo preparato da Adelina è sempre messo in forno o tenuto in frigorifero del commissario. Per questo Salvo lo trova sempre. Queste pietanze variano, ma per lo più sono piatti di pesce. Solo se Livia sta con Salvo, la cameriera non prepara il suo cibo il che è un avvenimento che ritorna in ogni romanzo della collana sul commissario Montalbano, proprio come il fatto che sia invitato a cena da altri personaggi. Ciò indica che queste descrizioni alimentari mantengono la continuità nella narrativa di Camilleri.
Certi personaggi ritornano in ogni volume, per esempio Livia, Mimì Augello ed Adelina. Fanno, in effetti, parte della vita culinaria del commissario, dato che mangiano con lui, preparano il suo cibo ed influenzano il stato d’animo del commissario. Questi personaggi, infatti, sono strumenti dello scrittore per sottolineare il rapporto fra Montalbano e cibo. Invece, ci sono anche personaggi che ricorrono soltanto in alcuni volume come Ingrid. Questa svedese ha un ruolo nel romanzo Il giro di boa, ma anche in volumi non studiato. Però, non si trova in Il cane di terracotta e L’odore della notte. Invece, Ingrid ha un ruolo essenziale nel romanzo Il giro di boa. Ciò indica che questo personaggio ha una funzione specifica per cui Ingrid è soltanto usata in certe situazioni. Anche questo è una forma di continuità, perché la svedese ha sempre la stessa funzione. La svedese, infatti, è uno strumento di Camilleri per fare confront fra cibo ed le emozioni del commissario.
Senti dintra di sé montare una sensazione nuova verso Ingrid, un senso di struggente tenerezza.
Ci sono ancora personaggi che si trova in un solo volume. Però, anche loro hanno un valore importante, dato che vengano descritti dallo scrittore per esprimere un sentimento irripetibile. Inoltre, questi personaggi sottolineano questioni sociali o rissolvono l’indagine di Montalbano.
“Haiu del vino buono” fece Tano come un vero padrone di casa.
“Grazie sì” disse Montalbano.
Tra il freddo, la nuttata, la tensione, il chilo e passa di mostazzoli che s’era sbafato, del vino ne sentiva veramente il bisogno.
Tano ha solo un ruolo nel romanzo Il cane di terracotta in cui ha una funzione importante. Questo personaggio, in effetti, inizia la prossima ricerca di Montalbano.
Gli avevano vagamente accennato a una trattoria aperta, da qualche misata, una decina di chilometri dopo Montelusa, sulla provinciale per Giardina e dove si magiava bono. Gli avevano macari detto il nome, da “Giugiù ‘u carritteri’.
In seguito, il ristoratore Giugiù viene menzionato da Camilleri in questo brano per mettere in evidenza un sentimento di Montalbano che influenza tutto il romanzo L’odore della notte. Per questo Giugiù è un personaggio essenziale in questo libro.
La funzione principale del cibo nella narrativa di Camilleri è sottolineare le emozioni del commissario. Lo scrittore, infatti, fa confronti fra cibo ed emozioni in tutti i suoi romanzi. Un’altra funzione imporatnte è mettere in evidenza la sicilianità sia di Montalbano che dell’autore stesso. Camilleri, difatti, è siciliano, proprio come il commissario. Benché lo scrittore non viva più in Sicilia, quest’isola rimane a determinare la sua vita. Questo carattere siciliano è anche presente nei suoi romanzi, infatti, sono tutti situati in Sicilia. Inoltre, Camilleri usa il dialetto siciliano per esprimere le emozioni e la maggior parte del cibo descritto è tipica della Sicilia. È da notare che Salvo non mangia mai prodotti tipici di un’altra regione italiana o piatti stranieri. L’unico prodotto non siciliano che viene menzionato da Camilleri è il whisky, infatti, quest’alcolico ha un ruolo essenziale in ogni volume studiato. È sorprendente che Camilleri dà questo ruolo di rilievo al whisky e non ad un alcolico siciliano. Per questo Camilleri mette in evidenza che il commissario non detesta tutto quello che non è siciliano, ma solo prodotti che vengono dall’Italia del Nord. Il whisky, difatti, non è neanche italiano, ma un’alcolico straniero. In ogni caso il whisky è stato descritto per sottolineare l’amicizia fra Montalbano ed un altro personaggio.
“Ti disturbo, Salvo? Sono Mimì”.
“Per niente”.
“Stavi andando a dormire?”
“Beh,sì”.
“Sei solo?”.
“Chi vuoi che ci sia?”.
“Mi puoi dare cinque minuti?”.
“Come no, parla”.
“Non per telefono”.
“Va bene, vieni”. (…)
“Poi te lo spiego. Mi dai due dita di whisky senza ghiaccio?” fece Augello assittandosi supra una seggia allato al tavolo. (…)
Montalbano lo persuase a restare, a parlare. E Mimì principiò un lungo monologo. Il fatto era, spiegò, che una notte era addotato da un core d’asino e la notte appresso da un core di leone. Si sentiva spaccato a metà, ora aveva scanto di assumersi obblighi che non avrebbe saputo mantenere, ora si vedeva patre felice di almeno quattro figli. Non sapeva arrisolversi, temeva di pigliare il fujuto al momente di dover dire di sì, lasciando tutto in tredici. E la povira Beba come avrebbe resistito a una botta simile? Come era capitato la volta precedente, si scolarono tutto il whisky che c’era in casa.
In questo brano l’amicizia fra Salvo e Mimì è sottolineata attraverso il whisky. Mimì, infatti, parla con Salvo dei suoi pensieri più profondi dopo aver bevuto il whisky. Ciò indica non sono solamente colleghi, ma anche amici. Inoltre, è già noto che c’è amicizia fra Salvo ed Ingrid il che è ancora messo in evidenza attraverso il whisky nel seguente brano in cui Camilleri scrive in un modo esplicito che la svedese ed il commissario sono amici.
Parlottò al telefonino, poi spiò:
“Whisky ne hai?”.
“Una bottiglia non ancora aperta. Ecco, Ingrid, pigliati le chiavi di casa mia e vai avanti. Non ce la faccio a stare dietro a te”.
La svidisa rise, pigliò le chiavi ed era già scomparsa, mentre ancora il commissario tentava di mettere in moto. Era contento di quell’incontro che gli avrebbe consentito, a parte il piacere di passare qualche orata con una vecchia amica, dimettere la distanza necessaria a ragionare, con la mente fridda, supra a quello che gli aveva rivelato il dottor Pasquano.
È da notare che il caffè simbolizza il cameratismo fra Salvo e Mimì, sottolineato nel passo seguente.
Se ne andò sulla verandina, la giornata era potabile. Tornò in cucina, si preparò il cafè, se ne piglio una tazza. Apparse Mimì rasato, freschissimo, sorridente.
“Ce n’è macari pi mia?”.
Montalbano non rispose, non sapeva quello che poteva nescirgli dalla bocca se la rapriva. Augello riempì a metà la tazza di zucchero e al commissario venne un conato di vomito, quello non beveva cafè, se lo mangiava a marmellata.
Bevuto il cafè o quello che era, Mimì lo taliò serio.
“Ti prego di scordarti di quello che ti ho detto stanotte. Sono più che deciso a maritarmi con Beba. Sono minchiate passeggere che ogni tanto mi vengono in testa”.
“Agurì e figli màscoli” murmuriò torvo Montalbano.
E mentre Augello stava per andarsene, aggiunse, stavolta con voce chiara: “E tanti complimenti”.
Mimì si voltò adascio, inquartandosi, il tono del commissario era stato volutamente incarcato.
“Complimenti per che cosa?”.
“Per come hai travagliato su Gargano. Hai fatto una cosa pirtusa pirtusa”.
“Hai taliato tra le mie carte?” spiò, di subito irritato, Augello.
Entrambi sono iritati, mentre bevono un caffè e parlano del lavoro. La sera scorsa, invece, erano amici stretti che bevevano il whisky insieme. Infatti, questi passi sottolineano il significato diverso di queste bevande.
Anche i momenti in cui certo cibo è mangiato hanno lo stesso significato. Per esempio, gli ingredienti simili simbolizzano sempre lo stesso sentimento.
“Che hai oggi?”.
“Spaghetti al nìvuro di siccia”.
“Portameli. E dopo?”.
“Polpettine di polipetti”.
“Di queste, portamene una decina”.
L’antipasto fatto solo di polipi alla strascinasali parse fatto di mare condensato che si squaliava appena dintra alla vucca. La pasta col nìvuro di siccia poteva battersi degnamento con quella di Calogero.
È da notare che una volta Montalbano mangia da ‘San Calogero’ e l’altra volta dalla trattoria ‘Da Enzo’. Però il commissario ordina lo stesso menù. Dopo aver mangiato questi piatti Salvo si sente sempre felice. Inoltre, chi glielo serve è di scarso interesse per il commissario. Per questo lo scrittore descrive gli stessi ingredienti nei suoi romanzi per esprimere un sentimento simile.
La funzione del cibo, descritto da Camilleri, è uguale in ogni romanzo. Per descrivere questo cibo lo scrittore usa parole diverse, ma il significato degli ingredienti non cambia. Per lo più, l’autore esprime i pensieri dei personaggi o mette in evidenza un problema sociale attraverso le sue descrizioni alimentari. Infatti, Camilleri esprime critica sociale in ogni volume. Nel suo romanzo Il cane di terracotta l’autore mostra la propria disapprovazione riguardo alle autoritá.
“Ca quali casa e casa! Non ce lo sta dicendo Fazio? Da Palermo veniamo, direttamente. Quando siamo arrivati dove ci sta l’Antimaffia e abbiamo consegnato Tano u grecu, ci hanno pigliato e ci hanno messo ognuno in una càmmara diversa. (…) A farla breve, dalle tre di dopopranzo fino alla mezzanotti d’aieri a sira, ognuno di noi è stato interrogato otto volte da otto persone diverse”. (…) Hanno staccato i telefoni e se li sono portati via. Poi ci hanno mandato quattro panini fitùsi e quattro birre càvude che parevano pisciazza.
Questi cattivi panini e la birra tiepida simbolizzano la sua disapprovazione. Perdipiù Camilleri critica la corruzione siciliana nel romanzo L’odore della notte. Per descrivere questo problema lo scrittore ha usato un articolo di Francesco La Licata intitolato Multinazionale mafia dove si accennava alla vicenda di Giovanni Sucato (il ‘mago’, appunto) che “riuscì, con una sorta di catena di Sant’Antonio miliardaria, a metter su un impero. Poi saltò in aria con l’auto”.
“Gesù” disse Montalbano. “E chi c’è in cucina?”.
“Mè mogliere” rispose il baffuto andando incontro a tre nuovi clienti.
Intercalando le forchettate con sorsate di vino e gemiti ora di estrema agonia ora di insostenibile piacere (“esiste un piatto estremo come il sesso estremo?” gli venne di spiarsi a un certo punto), Montalbano ebbe macari il coraggio di mangiarsi col pane il condimento rimasto sul fondo del piatto, asciucandosi di tanto in tanto il sudore che gli spuntava in fronte. (…) Montalbano spiò il conto, pagò una miseria, si susì, s’avviò per nesciri senza salutare come di rigore e proprio allato alla porta vide una grande fotografia con sotto una scritta:
“RICOMPENSA DI LIRI UN MILLIONE A CHI MI DARA NOTIZZIE DI QUESTO UOMO”.
“Chi è?” fece rivolto al baffuto.
“Non lo conosce? Questo è quel granni e grannissimo cornuto del ragioniere Gargano, quello che…”.
“Perché vuole sue notizie?”.
“Per pigliarlo e scannarlo”.
“Che le ha fatto?”.
“A me, nenti. Ma a mè mogliere, trenta milioni ci fotté”.
“Dica alla signora che sarà vendicata” disse solennemente il commissario posandosi una mano sul petto.
E capì d’essere completamente ‘mbriaco.
In questo brano il commissario è deciso di vendicarsi di Gargano, perché questo truffatore ha truffato milioni a questa bravissima cuoca. Il fatto che Gargano abbia truffato una cuoca fa arrabbiare il commisario, mentre ci sono anche altre persone che sono state truffate da quest’uomo. Però il commissario non reagisce a questi casi in un modo così intenso. È da notare che Camilleri fa questo confronto fra cibo ed ingiustizia per esprimere la propria critica rispetto alla corruzione in Sicilia. In seguito, lo scrittore parla della problematica degli immigranti clandestini nel suo romanzo Il giro di boa.
“Tu metti in diretta relazione l’ammazzatina del picciliddro col tentativo di fuitina che aveva fatto al momento dello sbarco. E questo può essere sbagliato”. “Ma và, Mimì! Perché l’avrebbero fatto, allora?”. “Ti conto una cosa. Un mese fa, un mio amico è andato a New York ospite di un suo amico americano. Un giorno vanno a mangiare. Al mio amico servono una bistecca enorme con patate. Non riesce a sbafare tutto e lo lascia nel piatto. Poco dopo un cameriere gli consegna un sacchetto con dentro quello che non ha mangiato. Il mio amico lo piglia e quando esce dal ristorante si avvicina a un gruppo di barboni per dare loro il sacchetto con i resti del mangiare. Ma l’amico americano lo ferma e gli dice che i barboni non lo accetteranno. Se proprio vuole fare l’elemosina, dia loro mezzo dollaro. “Perché non vogliono il sacchetto con la mezza bistecca?” domanda il mio amico. E l’altro: “perché qui c’è gente che offre loro cibo avvelenato, come si fa per i cani randagi”. Hai capito? “.
“No”.
“Capace che quel picciliddro, sorpreso mentre camminava sulla strada, è stato volontariamente investito da qualcuno, un garruso figlio di buttana, per puro divertimento o per un attacco di razzismo. Un qualcuno che non aveva niente a che fare con l’arrivo del picciliddro quà”.
Montalbano cacciò un sospiro funnuto.
“Macari! Se le cose sono andate come dici tu, io mi sentirei meno in colpa. Ma purtroppo mi sono fatta opinione che tutta la facenna ha una sua precisa logica”.
Il cibo, descritto da Camilleri, mette in evidenza che la maggior parte degli siciliani rifiutano questi immigranti clandestini. Lo scrittore è deciso di sollecitare il governo italiano a dissolvere questo grandissimo dell’isola attraverso le sue descrizioni alimentari. L’autore, infatti, usa il cibo per esprimere la propria critica. È da notare che Camilleri esprime questa critica sempre in favore di Sicilia. Per questo, lo scrittore sottolinea che i siciliani non hanno una cattiva mentalità, in effetti, le autorità mette in difficoltà gli isolani. Allo stesso tempo l’autore dice che i siciliani non sono tutti mafiosi. Però sono proprio vittime della mafia che domina la società siciliana da secoli. Camilleri, infatti, mette in evidenza che quest’organizzazione criminale è solo uno aspetto della cultura siciliana. La maggior parte di questa cultura è, invece, brava. La Sicilia, difatti, ha una cultura alimentare buonissima, un paesaggio molto bello e gli abitanti accoglienti.
In definitiva, il cibo è di grande interesse in ogni volume studiato. Però è stato usato in modi diversi da Camilleri, ma il significato delle descrizioni alimentari non cambia mai. I dettagli, infatti, variano, ma la sua funzione rimane la stessa. È da notare che il cibo dà struttura alla narrativa ed alla scrittura camilleriana ed allo stesso tempo mantiene la continuità fra i suoi romanzi.
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