Obesità

 

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  • Tratto da Wikipedia :

    L'Obesità è una patologia multifattoriale, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva, con indice di massa corporea maggiore di 30. L'obesità è quasi sempre correlata ad altre malattie, tra queste le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, patologie a carico del sistema osteo-articolare, ictus e la sindrome da apnea notturna.

    Dieta ipocalorica e attività fisica possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.

    Alla base dell'obesità è quasi sempre una cattiva o eccessiva alimentazione e una vita sedentaria, ma, nonostante questo, l'obesità può essere anche legata a:

    • condizioni genetiche
    • fattori ambientali
    • disfunzioni ormonali
    • la psiche del paziente

    dove spesso risiede la causa di questi disordini alimentari. È quindi basilare un supporto psicologico o psichiatrico per curare questa patologia invalidante.

    Fine articolo tratto da Wikipedia

     

    Articolo tratto da http://www.pforster.ch/ :

     

     

     

    Obesità

  • Determinanti del peso corporeo

    Fattori determinanti che influenzano il peso corporeo umano :

    - genetica: peso dei genitori

    - anatomia e fisiologia individuale

    - metabolismo individuale

    - gestazione, peso alla nascita

    - infezioni (p.es. l'adenovirus 36 e altri 6 micro organismi sono noti per creare adiposità)

    - malattie e disfunzioni ormonali

    - età

    - ambiente psicosociale

    - stile di vita

     


    La maggiore incidenza sul peso è data dagli ormoni:

    - in donne, un alto livello di estrogeni aumenta il peso,

    - in uomini, un basso livello di testosteroni aumenta il peso

    - alto livello di cortisoli aumenta il peso

    - basso livello di ormone tiroidale aumenta il peso

    - alto livello di adrenalina aumenta il peso

    - basso livello di melatonina e serotonina aumentano il peso

    - alto livello dell'ormone della crescita aumenta il peso

    - glicemia e insulina alta aumentano il peso

    Considerando che si può far fronte all'obesità unicamente con misure che rispettano questi dati di fatto, discuteremo le relative misure più o meno sensate nel capitolo "Consigli per il mantenimento del peso".

     


    Peso, obesità e mortalità

    Il tema è trattato enciclopediamente nel testo Peso corporeo umano.

     

     

    Esistono pochi studi sulla correlazione statistica di mortalità e peso. Le uniche affidabili provengono da società di assicurazione vita. Questo è molto strano: la medicina moderna  punta sull'evidenza dei fatti, e in un discorso socialmente tanto importante si muove senza la loro conoscenza. 

    Personalmente evito il termine "obeso", perché non è biologicamente definito. Uso il termine "adiposo"se l’indice di massa corporea BMI (body mass index)è superiore a 36 per donne e 32 per uomini.

    obesità

    Fig. 3: Circonferenza della vita


    Dati biometrici

    I dati biometrici sono dati oggettivamente rilevabili che vengono statisticamente messi in relazione con altri dati. Nel contesto servono sei dati che sono poi trasformati in due indici di referenza.


    Sesso, Età, Peso, Statura, Rc, BMI (IMC)

    Sesso

    Età

     

    Circonferenza dei fianchi Cf

    Circonferenza della vita Cv

    Relazione circonferenziale

    Rc = Cv / Cf

    Peso corporeo Pc

    Statura Ac

    Indice di massa corporea

    BMI = Pc / Ac2

    Fig. 4: Dati biometrici rilevanti per valutare il peso corporeo

    Esempio: Uomo 60 anni, Statura A 1.76 m, Peso Pc 80 kg, Circonferenza fianchi Cf 105 cm, Circonferenza vita Cv 107 cm:

    Sesso ♂

    Età 60 anni

     

    Cf = 105 cm

    Cv = 107 cm

    Rc = Cv / Cf = 107 / 105 = 1.02 = 102%

    Pc = 80 kg

    Ac = 1.76 m

    BMI = Pc / Ac2 = 80 / 1.76*1.76 = 80 / 3.1 = 25.8

    Fig. 5: Esempio di dati biometrici per vvalutare il peso corporeo

    Con questi dati si riesce a stimare i  fattori  rischio derivanti dal peso corporeo, paragonando i valori individuali con valori statistici che mettono in relazione dati biometrici e mortalità.


    Tabella Body mass index BMI (IMC Indice di massa corporea)

    La seguente tabellina risparmia scomodi calcoli:

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    Fig. 6: Tabella per rilevare l'indice di massa corporea BMI


    Relazione circonferenziale Rc

    La relazione tra circonferenza del punto vita Cv e circonferenza dei fianchi è un dato approssimativo per stimare il grasso addominale, ritenuto un importante fattore rischio per malattie cardiovascolari.

    obesità

    Fig. 7: Circonferenza di fianchi e vita

    La figura mostra una donna con una relazione della circonferenza di ca. 0.7 (70%). Senza grandi misure si vede che non c’è presenza  di grasso addominale, di conseguenza nessun rischio  causato dal peso corporeo.

    Le donne lamentano spesso il fatto di avere le "cosce grasse". Dovrebbero invece ringraziare l'inventore che ha disposto  riserve per periodi  “di carestia” in un posto assolutamente  esente da rischi.

     

    Diversa è la situazione per l'uomo se la relazione della circonferenza è di ca. 102 %. Sopra i 100%  aumenta lentamente  il rischio di malattie cardiovascolari.

    Per valutare bene questa referenza, ci vuole un minimo di occhio clinico: la circonferenza della vita  aumenta anche in gravidanza e con la flatulenza.

    Non è invece correlato con il peso corporeo, in quanto persone troppo magre come persone in soprappeso  possono avere una relazione della circonferenza sopra i 100%. Questa relazione non è solo più semplice da applicare rispetto l'indice di massa corporea, ma è anche molto più affidabile come segno diagnostico!

    Finché la relazione della circonferenza è minore di 1, indipendentemente dal BMI alto, il rischio di mortalità proveniente dal peso è minimo. Personalmente non controllo neanche il BMI, se a occhio noto che la circonferenza dei fianchi è maggiore di quella della vita.

    Se invece la relazione della circonferenza è notevolmente maggiore di 1, approfondisco cautamente la faccenda, anche se il BMI è entro i limiti della minima mortalità.

     

    Prima di controllare il BMI e dargli troppa importanza, valutare la relazione della circonferenza*

     


    Indice di massa corporea BMI (IMC)

    Fino a dieci anni fa, come indice diagnostico, i medici usavano la formula di Broca: il "peso ideale" è dato dall'altezza corporea in cm, meno 100  meno 10%. Per l'uomo dall'esempio menzionato prima il peso ideale risulterebbe 68 kg: (176 cm – 100 = 76 kg – 7.6 kg) Questo corrisponderebbe a un BMI di ca 21:( 68 kg / 1.76 * 1.76 m2 ) e per un sessantenne è nettamente a rischio:

     

    obesità

    Fig. 8: Valutazione dell'indice di massa corporea BMI

    Dal grafico si deduce  che per un maschio sessantenne il rischio minimo è dato da un BMI tra 23 e 28, media ca. a 26.

    Questo significa che un uomo di sessant'anni, alto 1.76 può pesare  ca. tra 70 e 87 kg (1.76 * 1.76 = 3.1 * BMI) senza aumentato rischio né per malattie degenerative, né per malattie cardiovascolari. L’ importante è  che la  relazione della circonferenza non sia molto superiore al 100%.

    Un indicatore di questa portata (media +- 10% per gli uomini) non è che sia molto discriminante. Quindi non capisco l'importanza che gli si attribuisce. Ma come tutti devo vivere anch'io con certe realtà più sociali che biologiche.

    Tra i medici, la valutazione del BMI è aleatoria. Si riscontrano valori generalizzati per età e sesso che abbinano BMI 20 come"ideale", BMI 22 come "normale" e BMI > 26 come "obeso". Da quale fonte prendono questi valori è un grande mistero. Non ho mai visto uno studio epidemiologico decente che confermi questi dati. Comunque ci sono i salutisti delle tabelle  che definiscono un "normopeso" indipendentemente da sesso, età e mortalità tra BMI 18.5 e 25.

     

    Esempio di una tipica tabella spostata di ca. 3 punti BMI (IMC Indice massa corporea) per gli uomini risp. Di 7 punti per le donne:

    obesità

    Fig. 9: Grafico di BMI in circolazione (molto dubbioso)

    Personalmente mi ritengo un terapista con l'obiettivo di minimizzare la mortalità dei miei clienti. Non intraprendo assolutamente niente, se i valori per la relazione della circonferenza e per il BMI sono fuori limite di rischio e mi dedico a problemi salutari che denotano l’esigenza di essere trattati.


     

    Peso e valori culturali

    Il peso come valore culturale varia e varia molto secondo la cultura.

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        obesità  obesità  obesità  obesità

    Fig. 10: Illustrazione dii ideali di bellezza di statura in diverse culture e società


    Ideale occidentale contemporaneo

    Tra i valori della nostra cultura occidentale contemporanea e benestante ce ne sono due di primordiale importanza: non si deve puzzare e bisogna essere snelli.


    Superstizioni corrispondenti

    Essere snelli . Diete e sport rendono snelli. Snello è sano.


    Sensi di colpa coinvolti

    Troppo, troppo grasso, troppo dolce, troppo salato, ...

    Si crede più in questi ideali ascetici che alla risurrezione di Cristo e persino più della credenza in Dio (80%).


    Cui bono?

    ovvero chi ne trae vantaggio:

    * corsi e raccomandazioni di dimagrimento

    * cure dietetiche

    * medicamenti e rimedi dimagranti

    * giornalisti di riviste per la donna

    * medici ansiogeni

    * missionari e paranoici di ogni provenienza

    Comportamento medico

    È difficile come medico  far fronte a degli ideali sociali, perché la medicina stessa è a metà culturale e   biologica. E bisognerebbe astenersi da questo perché è il compito di politici, missionari e terroristi. Ma ci si può rifiutare di curare una malattia che non è malattia: questo dovrebbe essere l’esigenza di ogni medico in buona fede.

 

Peso e diete

Il tema è trattato enciclopediamente nel testo Peso corporeo umano.

 

 

Le diete rappresentano uno strumento medico “tagliente”. Chi non si fida di gusto, appetito e voglia di alimentarsi ma di concetti dietetici, corre gravi rischi di malnutrizione con conseguenti disturbi metabolici difficili da identificare.

Di solito il medico prescrive diete  per mitigare disturbi metabolici ben definiti (p.es. renali). Non consiglio a nessuno, di seguire delle diete (o di consigliarle) senza approfondite conoscenze metaboliche, perché si rischiano lesioni anche gravi e irrimediabili. È come prescrivere medicamenti senza conoscenza di effetti, indicazioni e controindicazioni.

Usare un rimedio (la dieta è un rimedio) nel tentativo di raggiungere un ideale estetico (diminuire di peso) può essere tollerato se lo si fa per propria ignoranza. Ma se lo si prescrive a terzi questo è eticamente deprecabile.

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Fig. 11: Grafico dell'organizzazione mondiale per la salute sulla nutrizione mondiale



 

Memoria del peso, cellule lipidiche

Ogni organismo umano è dotato di un certo numero di cellule lipidiche. Queste possono svuotarsi per coprire il fabbisogno energetico in periodi magri e riempirsi come riserva in periodi grassi. In carestie e durante cure dimagranti, quando le cellule lipidiche sono quasi vuote, l’organismo percepisce  il fatto come se  le cellule fossero in sottonumero. Procede quindi a proliferarne delle nuove in previsione di tempi ancora peggiori. E quando la situazione si normalizza, le riempie tutte, anche quelle formate da ultimo e il peso chiaramente aumenta.

Questo è menzionato come "memoria del peso" oppure  "peso referenza" e illustra  come le diete  dimagranti in ultima analisi portano all'effetto contrario.

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Fig. 12: Cellule lipidiche ben riempite

Evitare che subentri lo stimolo della  fame

La fame duratura aumenta il peso di referenza dell'organismo.


Regola del minimo determinante

Per sopravvivere l'organismo umano ha bisogno di ca. 50 sostanze essenziali  in dosi differenziate. Certe a chili (p.es. l'acqua) altre a milionesimi di grammi (p.es. selenio). L'organismo è in grado di farsi delle scorte energetiche in forma di grasso, ma anche di altre sostanze, per giorni e mesi.

Quando una sostanza  scarseggia , ci viene voglia di mangiare certi alimenti  che ne contengono rilevanti dosi. Può capitare che a furia di soddisfare questo bisogno, assumiamo in esubero altre sostanze energeticamente rilevanti che non riusciamo a bruciare con conseguente aumento di  peso, perché il sovrappiù energetico viene trasformato e immagazzinato come grasso.

Sotto questo aspetto tutte le diete restrittive e le regole del "malsano" sono rischiose perché escludono  sostanze necessarie delle quali non conosciamo nemmeno il nome.

Un esempio è dato dall’ uovo: contiene in dosi rilevanti più di 40 delle 50 sostanze essenziali ma  l'argomento del “troppo colesterolo contenuto in esso” ha fatto sì che il suo consumo diminuisse  con conseguente carenze nutrizionali (ca. la metà degli ospedalizzati soffrivano di malnutrizione). Nel frattempo è stato dimostrato che il colesterolo consumato non influisce minimamente sul colesterolo nel sangue.

 

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Fig. 13: Contenuto in vitamine di diversi alimenti

Un simile destino hanno avuto burro, cioccolato, formaggi, salumi, insaccati e altri alimentari preziosi. Sono stati sostituiti da pasti prefabbricati molto scarsi in sostanze essenziali.

I primi colpevoli di questa situazione sono i prevenzionisti e salutisti. Si illudono di sapere (meglio del nostro appetito) cosa sia "sano" o meno. Ma cosa ha bisogno un organismo in una determinata situazione lo sa solo lui; se non fosse così la razza umana, senza professori, dietisti,  salutisti e prevenzionisti non sarebbe sopravissuta fino ad oggi.

Il secondo colpevole in questo contesto è costituito dall’industria alimentare che mette in commercio  pasti confezionati. Pasti talmente poveri di contenuti, assumendo i quali  vengono certamente a mancare alcune sostanze (delle ca. 50 in totale). Per sopperire a questa mancanza e coprire il fabbisogno minimo della sostanza che scarseggia si arriva a consumare più "calorie" di quanto il corpo riesce a smaltire.

 

Limitare il più possibile l’assunzione di pasti industrializzati.

Evitare le regole nutritive dei salutisti.

 

Per motivo di costi,i pasti industriali sono molto scarsi in diverse delle 50 sostanze alimentari essenziali. Idem per alimentari "sani", non per costo, ma per scelta. Uova, salumeria e formaggi grassi contengono sostanze che non sono contenute in modo sufficiente negli alimenti salutistici.

Ambedue portano a deficienze alimentari che non ti rendono mai sazi. Lo stimolo della fame perdura finché tutte le 50 sostanze hanno raggiunto un livello soddisfacente. Più c’è scarsità di sostanze essenziali, più aumenta la probabilità di assumere calorie di troppo.

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Vitamine in alimenti

 


Diete dimagranti

Le diete dimagranti a lungo termine non servono a niente.  Lo dimostra uno studio menzionato nel rinomatissimo giornale medico Lancet (Peer Reviewed):

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Fig. 14: Progresso di cure dimagranti (sotto controllo medico e psicologico) per ca. 2 anni (secondo LANCET)

Anzi, si nota che dopo ca. 2 anni, il peso è leggermente (ca. 2%) aumentato. Questo grazie ai meccanismi di "memoria del peso", che in periodi di "carestia" fanno proliferare le cellule lipidiche:esse diminuiscono di volume, ma aumentano di numero.

Sotto questo aspetto, qualsiasi cura dimagrante è antiterapeutica per definizione, perché a lungo andare fa aumentare il peso. Ed è forse per questo che chi ha seguito molte cure dimagranti potrebbe diventare veramente obeso (BMI > 36 per le donne e 32 per gli uomini).

In questa ottica è contro l'etica medica suggerire, proporre o prescrivere diete dimagranti, qualunque esse siano. Al massimo si può proporre delle misure per mantenere l’attuale peso. Andando avanti con gli anni, questo abbassa il rischio, visto che la referenza di peso con gli anni aumenta.

 

Non seguire mai delle diete dimagranti

Perché aumentano il peso di referenza! Vedi anche "Memoria del peso ... "



 

Consigli per il mantenimento del peso

 

Fidarsi dell'appetito, della voglia e del gusto momentaneo

e non di concetti dietetici. L'inventore non ha previsto né professori ne giornaliste per alimentarsi! Mia nonna disse: mai mangiare senza appetito, e, se puoi, sempre quando ne hai.

 

Appetito: decide la pancia

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Fig. 15: Determinanti dell'appetito (secondo POLLMER)

L'immagine tenta di illustrare le complesse interazioni che determinano l'alimentazione. Si basa su degli studi dell'istituto Europeo per l'alimentazione: Udo Pollmer.


Prendersi tutto il tempo necessario per gustare quello che si mangia

Chi non ha tempo non mangia finché lo trova!

La sensazione di sazietà richiede un certo tempo. Chi mangia in modo affrettato e solo dei cibi con alta concentrazione energetica, rischia di mangiare oltre le proprie necessità.

 


Rispettare fatti fondamentali individuali

I seguenti fatti sono stati dimostrati da un ampio studio epidemiologico germanico:

* il matrimonio e i figli rovinano la figura

* la mancanza di sonno fa crescere i fianchi

* guardare la televisione più di un'ora al giorno fa aumentare il peso

* la luce al neon e gli schermi PC non a cristalli liquidi idem

* ansia, disperazione, logorio emozionale e altre forme di stress cronico fanno aumentare i chili; meno, la mancanza di sforzi fisici e l'alimentazione "malsana" smisurata.

Vi sembreranno strane queste considerazioni e infatti e al primo sguardo lo sono. Se vi ricordate però l'inizio di questa tutoria, diventa abbastanza logico: in tutte queste vicende sono coinvolti  degli ormoni che a tasso elevato aumentano il peso tramite complessi meccanismi. Pro memoria:

- in donne, un alto livello di estrogeni aumenta il peso

- in uomini, un basso livello di testosteroni aumenta il peso

- alto livello di cortisoli aumenta il peso

- basso livello di ormone tiroidale aumenta il peso

- alto livello di adrenalina aumenta il peso

- basso livello di melatonina e serotonina aumentano il peso

- alto livello dell'ormone della crescita aumenta il peso

- glicemia e insulina alta aumentano il peso

Tentate di scoprire nessi tra ormoni e fatti che fanno ingrassare! E poi tentate di immaginarvi delle strategie da adottare che potrebbero migliorare la situazione!

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

* Gestione ormonale, endocrina

* Patologia dello stress


Adattare lo stile di vita

Lo stile di vita non si può sempre modificare come si vuole.  I coinvolgimenti sociali ed economici sono molto forti. Ma qualcosa possiamo fare per mantenere il nostro peso.

* Imparare delle tecniche antistress e di distensione

* Dormire secondo il sonno

* Guardare la televisione non più di un'ora al giorno

* Liberarsi dov'è possibile da situazioni ansiose, anche se a costo di grandi sforzi

* Sostituire (dov'è possibile) le lampade al neon con altre

* Sostituire (dov'è possibile) schermi oscillanti con schermi a cristalli liquidi

* Camminare 20 minuti al giorno a polso elevato

Queste misure servono più di tutti gli sforzi alimentari.

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

* Patologia dello stress


Non nutrirsi in modo ipercalorico

Si aumenta di peso solo se ci si alimenta in modo ipercalorico per un lungo periodo e non si consuma maggior energia di quanto si spende. Ma come si fa a capire se si mangia  in modo adatto al dispendio calorico?

Nessuno lo sa. E non si può calcolare, perché sia la composizione del cibo sia l'elaborazione energetica sono troppo complesse per essere determinate  con esattezza.

Per fortuna, l'inventore ci ha fornito di uno strumento infallibile: l'appetito. E da questo fatto proviene l'antica regola alimentare: mai mangiare senza appetito e sempre quando lo si ha!

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Regole dietetiche

Vedi anche   Allegato 2: Nozioni energetiche / caloriche


 

Evitare ipoglicemia e attacchi di fame

 

Chi soffre di attacchi di fame, molto probabilmente soffre di ipoglicemia regolatoria. È abbastanza facile  rimediare assumendo alimenti a basso indice glicemico e con l'aggiunta di cromo, zinco e manganese, riccamente contenuti nel lievito medicinale.

 

Vedi  Metabolismo dei glucidi


Rispettare densità calorica e sazietà

Chi si nutre prevalentemente di panini, inganna la propria sensazione di sazietà: ci vuole un certo lasso di tempo perché si faccia sentire. La inganna pure chi si nutre prevalentemente di verdura perché la sensazione di sazietà svanisce presto. Assaporare con calma  pasti tradizionali completi evita sia l'uno  che l'altro inconveniente.

La densità calorica è definita per kCal / grammo.A livello calorico un pasto può essere  ricco o carente secondo la sua composizione

Esempio:

 

gr

KCal/%

kCal

 

gr

KCal/%

kCal

Patate fritte

300

115

345

Patate fritte

300

115

345

Bistecca

120

130

156

Bistecca

120

130

156

Coca Cola

300

45

135

Birra

300

44

132

Cafè

30

 

25

Cafè

30

 

25

 

 

 

 

Insalata

100

 

30

 

 

 

 

Verdura

200

24

48

Totale

750

 

661

Totale

1'050

 

736

Densità calorica = 661/750*100 =  88 kCal/100gr

Densità calorica = 736/1'050*100 = 70 kCal/100gr

Sicuramente sazia di più e a tempo più lungo il piatto a destra. E probabilmente si è anche sazio prima di aver mangiato tutto, perché si impiega più tempo per mangiarlo.

Fig. 16: Esempio di un pasto caloricamente denso e uno medio denso


Quantità di liquidi, bibite

È diventato di moda  consigliare a tutti di bere smisuratamente. Questo può essere pericoloso. Un cibo ben fatto contiene almeno 2/3 di acqua. Se si consuma anche frutta e verdura (90% di acqua) e si beve ogni tanto un caffè e un bicchiere di vino ai pasti, non si avrà sete e quindi nessun motivo di bere ulteriormente.

Chi beve smisuratamente, corre il rischio di disturbare seriamente il proprio equilibrio idro-elettrolitico. Se proprio non si vuole fare a meno di bere si aggiunga almeno un cucchiaio da tè di sale da cucina.

Fra l'altro, le bibite addolcite hanno una grande concentrazione calorica e non saziano né a breve né a lungo termine. Inoltre causano sbalzi di glicemia che in persone afflitte da ipoglicemia regolatoria, creano dopo ca. 1/2 ora una leggera ipoglicemia con attacco di fame. Per mantenere il proprio peso sono quindi più rischiose del cioccolato (concentrazione alta), che perlomeno contiene abbastanza grassi per saziare a lungo,  quasi tutta la gamma di minerali e diverse vitamine.

 

Allegato 1: Nozioni sull'alimentazione

Il tema è trattato enciclopedicamente nel testo Fabbisono sostanziale umano

 

L'alimentazione umana è tutt'altro che un fatto puramente energetico (calorico). Oltre alle quattro sostanze "di massa": acqua, proteine, lipidi, glucidi richiede l’assunzione di ca 46 sostanze essenziali che portano a seri sfasamenti metabolici se sono carenti: degli aminoacidi delle proteine, la metà sono essenziali (ca. 10). Si aggiungono diversi acidi grassi essenziali, ca. una dozzina di vitamine (A, D, E, K, C e la gamma dei B) più una dozzina di minerali (p.es. sodio, potassio, cloro, ferro, iodio, ... ).

Riguardo le sostanze di massa, l'uomo necessita al minimo di:

* Proteine ca. 1 gr / kg di peso corporeo (ca. 4 kCal/kg)

* Lipidi (oli e grassi) di ca. 1 gr / kg (ca. 9 kCal/kg)

* Glucidi ca. 120 gr indipendentemente del peso corporeo (ca. 450 kCal)

* Acqua ca. 1 gr / kCal "bruciata" (0 kCal)

Il resto del fabbisogno calorico può essere coperto sia con proteine, sia con lipidi, sia con glucidi, ma anche con alcool (6 kCal/gr) e acidi organici (2 kCal/gr).

Qual'è il fabbisogno calorico?  Tra 20 a ca. 60 kCal / kg di peso corporeo (1:3). Dipende maggiormente dallo sforzo fisico, dalla temperatura ambientale , dal metabolismo della tiroide, ma anche da altri fattori. È completamente impossibile stimarlo in modo affidabile. Diamo comunque un orientamento  in merito  nel seguente esempio.

 

Esempio: Uomo 80 kg, modesti sforzi fisici (cammina un'ora al giorno), lavora in ambiente climatizzato, metabolismo tiroidale normale. Stimato fabbisogno calorico giornaliero ca. 27 kCal/kg di peso corporeo.

Sost.

Fabbis.

Peso

Quant.

specif.

Energia
Energia

Quant.

Proteine

1 gr *

80 kg =

80 gr *

4 kCal/gr =

320 kCal

 

 

Lipidi

1 gr *

80 kg =

80 gr *

9 kCal/gr =

720 kCal

 

 

Glucidi

120 gr *

1=

120 gr *

4 kCal/gr =

480 kCal

1'520 kCal

 

Fabbisogno**

27 kCal/kg *

80 kg =

 

 

 

2160 kCal

 

Fabbisogno aggiuntivo energetico (proteine, lipidi, glucidi, alcol, acidi organici)

640 kCal

 

Acqua min.

1 gr/kCal *

 

 

 

2'160 kCal =

 

2.2 litri*

* Maggiormente contenuto nel cibo

** Per il fabbisogno energetico sono partito con la formula di Harris – Benedict

Per uomini: BMRm = 66,5 + (13,8 * peso kg) + (5 * statura cm) – (6,8 * età anni).

Per donne: BMRf = 655,1 + (9,6 * peso kg) + (1,9 * statura cm) – (4,7 * età anni).

BMRm = 66.5 + (13.8*80) + (5*176) – (6.8*60) = 1650 kCal/dì = 21 kCal/kg. Per  il fabbisogno di sforzi ho aggiunto 6 kCal/kg. La stima del fabbisogno risulta 27 kCal/kg&dì * 80 kg = 2160 kCal/dì.

Fig. 17: Esempio di fabbisogno energetico (calorico) ripartito nei prinncipali gruppi di alimentari (lipidi, proteine, glucidi)

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Nozioni dietetiche MmP 13

 


Proteine, Lipidi e Glucidi

Sono le sostanze di massa che abbiamo bisogno per la continua ricostruzione dell'organismo. Gli "scarti" di queste sostanze (e altre) servono per la fornitura dell'energia necessaria ai processi metabolici e ai movimenti.

Gli aminoacidi nelle proteine servono a scopi strutturali e funzionali. Lipidi e glucidi hanno anche loro scopi strutturali e funzionali, ma anzitutto servono a scopi energetici. Per processi metabolici sono trasformabili gli uni negli altri. In tempi grassi, dei glucidi sono trasformati in lipidi di  scorta, mentre in tempi magri vengono svuotati i magazzini dei grassi di scorta, trasformati in glucidi e poi "bruciati" come fonte di energia.

 

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Fig. 18: Alimentazione basilare in diverse culture

 

Questo è possibile grazie alla versatilità metabolica dell'organismo umano che non trova difficoltà nel sostituire glucidi e lipidi (non essenziali) a vicenda. Negli ultimi anni si sono accese controversie tra dietisti che optano per un "minimo di lipidi" (low-fat) e quelli che optano per un "minimo di glucidi" (low-sugar). Talvolta la diatriba è simile  per intensità ad una guerra religiosa. Per fortuna non è questione di vita o morte ; lo testimoniano gli esempi sopra citati.

Sotto aspetti medici c'è da notare una semplice regola:

* chi consuma esageratamente glucidi è a rischio di diabete mellito II

* chi consuma esageratamente lipidi è a rischio di chetosi

* chi consuma esageratamente proteine è a rischio di gotta

Non sono evidentemente "esagerate" le dosi riportate nell'immagine sopra (se no, tutti i giapponesi soffrirebbero di gotta e di diabete e tutti i masai e eschimesi di chetosi ma mai di gotta e di diabete).

Per il medico possono invece essere utili indicatori: non consiglierà a un diabetico di nutrirsi prevalentemente con glucidi, ma piuttosto con grassi e proteine.

In contrasto alle superstizioni popolari riguardante il peso corporeo, esso non dipende dal  mangiare più grassi, più proteine o più glucidi. Dipende unicamente dalla relazione tra energia consumata ed energia spesa; in altre parole dalla quantità calorica che si consuma.

Certo che i lipidi contengono il doppio di energia per unità di peso dei glucidi e delle proteine. In compenso saziano molto di più, più a lungo e senza sbalzi di glicemia.

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Metabolismo dei lipidi

 



 

Glucidi

Sui glucidi esistono tantissime superstizioni. Esistono vari tipi rilevanti per l'alimentazione umana:

* amidi

* composti di lunghe catene di glucosio (uno zucchero, monosaccaride)

* zuccheri

* da cucina e di canna: saccarosio (composto di una molecola di glucosio e fruttosio

* lattosio (composto da una molecola di galattosio e di glucosio)

* maltosio (composto da due molecole di glucosio)

* glucosio (destrosio)

* fruttosio

* galattosio

* ribosio

(monozuccheri assorbibili dall'intestino tenue senza ulteriore decomposizione enzimatica)

 

Assorbimento di glucosio, fruttosio, ribosio ed ev. galattosio (tolleranza al lattosio)

⇪  Parete intestinale

obesità

obesità

obesità

obesità

Glucosio (glu)

Fruttosio (fru)

Galattosio (gal)

Ribosio (rib)

⇪  Decomposizione enzimatica intestinale in monosaccharidi

obesità

obesità

obesità

Sacharosio (glu & fru)

Maltosio (glu & glu)

Lattosio (gal & glu)

 

obesitàobesitàobesità...

Ammido (... glu & glu & glu ... )

Fig. 19: Composizione chimica di glucidi

I glucidi si distinguono per diverse proprietà metaboliche:

Il glucosio aumenta la glicemia (glucosio nel sangue) in poco tempo, mentre gli altri monosaccharidi lo fanno molto meno e molto più lentamente. La preparazione del cibo gioca un grande ruolo in questo fatto.

Secondo la velocità e la misura di aumento della glicemia, si distinguono diversi alimenti secondo il loro indice glicemico. È importante per diabetici e chi soffre di ipoglicemia regolatoria.

Il glucosio si definiva con un indice glicemico di 100 (%). Lo zucchero da cucina ha un indice di ca.

La qualità di glucidi non incide minimamente sul peso: dispongono tutti di un'energia di 4 kCal/gr.

Il discorso cambia con i surrogati dello zucchero, che hanno un forte gusto dolciastro ma sono privi di energia: l'organismo con un gusto dolciastro riceve il segnale di elaborazione di glucidi e produce insulina. Se poi non arrivano zuccheri, vengono eliminati quelli che occorrono nel sangue: si va in ipoglicemia e si sviluppano forti attacchi di fame.

Ai tempi si aggiungeva l'assugrine al pasto dei maiali: il loro appetito aumentava e ingrossavano più in fretta. Oggi si aggiungono ai prodottti "light".

Non usare surrogati di zucchero

Assugrine e altri surrogati di zucchero, contenuti anche in prodotti "light".


Proteine

Le proteine sono complesse catene di  20 aminoacidi, delle quali ca. la metà sono essenziali. Servono per la continua ricostruzione dei tessuti, di enzimi e di certi ormoni. L'uomo necessita al minimo 1 gr/kg di peso corporeo di proteine al  giorno. Se mancano, iniziano processi degenerativi, specialmente nei tessuti connettivi.

Le proteine sono maggiormente contenute in tessuti animali (pesce, volatili, carne, ... ), in prodotti animali (uova, latte, latticini, formaggi). Riguardo i vegetali, sono le leguminose (piselli, fagioli, lenticchie, ... ) che ne contengono in maggior quantità. Ma anche le graminacee (pasta, pane) contengono  proteine in misura di ca il 10% del loro peso a secco. Frutta, verdura e altri ortaggi non ne contengono rilevanti dosi.

 

obesità

Fig. 20: Composizione di alimenti in aminoacidi rilevanti (essenziali)

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Proteine alimentari

Aminoacidi essenziali in alimentari


Lipidi

I lipidi sono oli e grassi animali e vegetali, composti da catene di ca. 30 diversi acidi grassi, dei quali ca. 5 sono essenziali. Servono per la continua ricostruzione di tessuto adiposo funzionale, per diversi processi metabolici e per la maggior parte di ormoni. L'uomo  necessita di ca. 1 gr/kg di peso corporeo al giorno. Se vengono a mancare, cominciano processi degenerativi specialmente  a livello di tegumenti (pelle, capelli, unghie), sindromi di ipovitaminosi (liposolubili A, D, E, K) e seri disturbi ormonali.

I lipidi sono contenuti in certi semi e specialmente  in nocispeci vegetali (olive, girasole, noci, noccioline, cacao, soia e altre leguminose ... ), in prodotti animali (burro, uova, latte, formaggi) e in tessuti animali; pochi nella muscolatura, molti in strati sottocutanei (strutto) e di tessuto connettivo lasso; aumentano  in organi interni. Frutta, verdura e ortaggi non contengono lipidi in dosi rilevanti.

Ci sono diatribe tra  promotori di grassi animali e oli vegetali, che si basano anzitutto su superstizioni e ignoranza. Come è dimostrato dal grafico, le composizioni di oli e di grassi non è molto diverso tra loro.

 

obesità

Fig. 21: Composizione di alimenti in acidi grassi

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Acidi grassi in lipidi alimentari

Trasporto di lipidi e lipidemie


Sostanze essenziali e loro carenze

Oltre agli aminoacidi e agli acidi grassi, anche le vitamine e  i minerali sono sostanze essenziali.

Le vitamine si trovano in prodotti sia animali che vegetali, ma non le stesse. Uova, carni e prodotti lattici contengono in media più vitamine dei prodotti vegetali, ai quali mancano le vitamine  A, D, B3 e B12. (vedi anche "Regola del minimo determinante"). Ai prodotti animali manca invece solo la vitamina C. E' una superstizione popolare divulgata che frutta, verdura e ortaggi contengano tante vitamine. In realtà, della dozzina di vitamine necessarie, contengono in abbondanza solo la C, la K e l’ acido folico.

Il discorso è simile riguardo i minerali: la frutta non ne contiene; ortaggi, graminacee e noci ne contengono certi e altri meno, così vale anche per i prodotti animali. Perlopiù sono carenti in sodio e cloro ma si può ovviare al fatto aggiungendo sale da cucina. Il minerale più a rischio di carenza per chi vive nelle nostre regioni  è il calcio, perché manca nel terreno. Chi non tollera prodotti lattici dovrebbe porre rimedio bevendo acqua minerale calcarea.

obesità

Fig. 22: Minerali rilevanti in alimenti

 

È difficile sia per vegetariani che per accaniti carnivori  soddisfare le esigenze minerali e vitaminiche dell'organismo. Le mancanze di anche solo un elemento (sono complessivamente ca. due dozzine) può disturbare processi rigenerativi, ormonali, immunitari come pure l'equilibrio idro-elettrolitico. E non è facile  decifrare cosa crea i diffusi sintomi.

Consumare preferibilmente alimenti di stagione, della propria regione e prodotti con un criterio di qualità

Così è facile senza lunghe analisi alimentari di nutrirsi in modo completo con tutte le 50 sostanze essenziali per l'uomo

Mangiare  variato

 

Scritti in merito si trovano sotto le seguenti voci:

Minerali in alimenti



 

Allegato 2: Nozioni energetiche

Il tema è trattato enciclopediamente nel testo Fabbisogno energetico umano.

 

 

Tutti gli apostoli delle diete dimagranti vedono l'alimentazione prevalentemente sotto aspetti calorici (energetici). A parte le fatali conseguenze di un riduzionismo del genere, il discorso energetico è ridicolo, perché i dati concreti individuali non sono rilevabili per due motivi:

* Il fabbisogno energetico metabolico di base individuale non è determinabile. Dipende di troppi fattori connessi al metabolismo individuale per essere misurato  in modo sufficientemente affidabile.

* Il fabbisogno energetico durante uno sforzo non è determinabile. Non solo perché in una giornata ci sono fasi con diversi sforzi, ma anche per il semplice fatto che ognuno usa il proprio organismo con variabile economicità.

* Il contenuto energetico rilevante di alimenti che serve al metabolismo umano è difficilmente misurabile. Inoltre la composizione di alimenti è energeticamente talmente variabile, che è impensabile  determinare valori per una normale alimentazione anche di pochi giorni.

* Non si sa bene quanto, dell'alimento, viene metabolizzato energeticamente e quanta energia lascia il corpo con le feci. Esistono poche misure in merito.

Le seguenti immagini danni un'idea della complessità metabolo – energetica.

Il primo raggruppa i fattori più rilevanti sul bilancio energetico umano.

obesità

Fig. 23: Bilancio energetico umano

 

Il secondo, in forma di esempio, da un'idea sulle variazioni della rate metabolica basale BMR, differenziato per sesso ed età:

obesità

Fig. 24: Rate metabolica basilare (Basic metabolic rate BMR) in funzione di sesso e età (kCal/d)

Si nota che la differenza delle medie statistiche tra uomini e donne è del 10 ... 15% e  con la differenza di età (tra 20 e 70 anni) ancora del 15%. Poi la statistica stessa indica che la metà delle persone è sopra e l'altra metà sotto. Di quanto, non sono riuscito a trovare esattamente, ma stimo almeno per un 10%.

E questo solo per i dati del metabolismo basale, quindi assolutamente fermo in un ambiente di ca. 20o C. Figuriamoci le approssimazioni per lo sforzo fisico, il contenuto di alimenti e il rendimento metabolico (energia nelle feci).

Non riesco a immaginarmi, in quale università i professori di dietetica abbiano fatto i loro studi. Scientificamente seri non possono essere chiamati finché vanno avanti a insegnare sciocchezze del genere.

 

Non consultare mai tabelle caloriche

La vita è troppo bella per guastarla rompendosi le scatole con inutili calcoli di calorie

Chi ha bisogno di un professore per nutrirsi, soffre di una malattia mentale.



 

Allegato 3: BMI e mortalità

I seguenti grafici illustrano la relazione tra mortalità e sesso, età e BMI. Si nota che:

* C'è un ambito di minima mortalità abbastanza vasto

* Riguardo le donne, questo ambito è maggiore rispetto agli uomini

* L'ambito si sposta con l'età

* Il sottopeso incide molto di più sulla mortalità che il sovrapeso

 

obesità

Fig. 25: Mortalità femminile in funzione di Indice di massa corporea BMI ed età

 

obesità

Fig. 26: Mortalità maschile in funzione di Indice di massa corporea BMI ed età

 

La vita è troppo bella per rompersi le scattole con calcoli finti di calorie.

 


 

Regole per "obesi"

 

Prima di controllare il BMI e dargli troppa importanza, valutare la relazione della circonferenza*

 Evitare che subentri lo stimolo della  fame

Limitare il più possibile l’assunzione di pasti industrializzati

Evitare le regole nutritive dei salutisti

Non seguire mai delle diete dimagranti

Fidarsi dell'appetito, della voglia e del gusto momentaneo

Prendersi tutto il tempo necessario per gustare quello che si mangia

Rispettare i fatti fondamentali individuali*

Genetica, anatomia e fisiologia, metabolismo, gestazione, nascita, infezioni, disfunzioni ormonali, età, matrimonio, figli, ambiente psicosociale, disturbi psichici (mentali, emotivi, d'istinto e di pulsioni)

Adattare lo stile di vita*

Distress cronico, sonno, televisione, ansie, lampade al neon, schermi oscillanti, movimento

Non nutrirsi in modo ipercalorico*

Evitare ipoglicemia* e attacchi di fame

Rispettare densità calorica* e sazietà

Evitare l’assunzione di bibite dolci

Non usare surrogati di zucchero*

Consumare preferibilmente alimenti di stagione, della propria regione e prodotti con un criterio di qualità

Mangiare  variato

Non consultare mai tabelle caloriche

La vita è troppo bella per guastarla rompendosi le scatole con inutili calcoli di calorie

* vedi sopra

 

Fine articolo sull' obesità

 

Come calcolare il proprio metabolismo basale

 

Il calcolo del metabolismo basale può seguire varie forme, sempre considerando che i valori ricavati sono forzatamente teorici, in quanto non tengono conto di tutti i parametri di cui abbiamo parlato sopra.
Esistono diverse formule che possono essere così riassunte:


1) CONSUMO CALORICO IN BASE AL PESO

 

METABOLISMO BASALE UOMO

METABOLISMO BASALE DONNA

Kg. peso corporeo x 24

Kg. peso corporeo x 24 x 0.85

 

Questa formula, nonostante sia facile utilizzo, dà un’approssimazione notevole.
E’ inoltre importante che il peso corporeo considerato debba fare riferimento ad un peso ideale e non a quello attuale (se la persona non è in peso forma). A parità di peso una persona con molti muscoli avrà un metabolismo più alto rispetto ad uno con molto grasso.
Nell’ utilizzo di questa formula è quindi indispensabile la conoscenza del peso ideale del soggetto.

 


2) PER FASCE DI ETA' RAPPORTATE A NUMERI FISSI

 

ETA'

MASCHI

FEMMINE

10-17

17.5 x peso + 651

12.2 x peso +746

18-29

15.3 x peso + 679

14.7 x peso + 496

30-59

11.6 x peso + 879

8.7 x peso + 829

> 60

12.3 x peso + 609

9.0 x peso + 688

 


3) SECONDO SESSO E SUPERFICIE CORPOREA (Du Bois)

 

Si deve utilizzare l'apposita tabelle (Tab. 1), in base a peso ed altezza si ricava la superficie corporea, che a seconda del sesso, va moltiplicato per dei coefficienti fissi:

 

METABOLISMO BASALE UOMO

METABOLISMO BASALE DONNA

38 x M.Q. di superficie corporea x 24

35 x M.Q. di superficie corporea x 24

 

Du Bois

Tabella 1


4) SECONDO SESSO, ALTEZZA, PESO E NUMERI FISSI

 

METABOLISMO BASALE UOMO

METABOLISMO BASALE DONNA

655 +(9.6 x peso) + (1.8 x h ) – (4.7 x età )

66 + (13.7 x peso ) + (5 x h ) – (6.8 x età )


5) SECONDO MASSA GRASSA E MASSA MAGRA

 

Il metodo si basa sulla conoscenza della massa magra e della massa grassa del soggetto.
In base a questo si moltiplicano i Kg. di massa magra per un coefficiente ed i Kg. di massa grassa per un altro.
Questi conteggi sono solitamente riservati a programmi informatici che elaborano automaticamente i valori dopo che si è effettuato un rilevamento del grasso corporeo.

 

 

Fine articolo sull'obesità

 

Bambini e Obesità

Quale futuro?

 

“Secondo una recente ricerca, la principale causa dell’obesità risiederebbe nello stile di vita eccessivamente sedentario dei bambini: il 15% non pratica alcuno sport o lo fa per appena un’ora a settimana; la metà dei bimbi non esce mai a giocare con i coetanei, preferendo trascorrere il pomeriggio in casa, tra compiti (poco meno di 2 ore), TV (1 ora e 36 minuti), computer (1 ora e 5 minuti) e videogiochi (55 minuti).

Dall’inchiesta emergono dati poco incoraggianti anche per quanto riguarda le abitudini alimentari dei minori: il 23% spesso o sempre mangia al di fuori dei pasti tradizionali e il 15% lo fa anche in modo disordinato, combinando almeno quattro diverse tipologie di alimenti tra dolci e salati”

(La Stampa – 20 aprile 2007)

 

Sebbene l’obesità e più in generale il sovrappeso non debbano essere considerati una malattie, è però fondamentale comprendere che le principali malattie moderne, come alcune forme di tumore, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari come l’ictus e l’infarto, le patologie muscoloelettriche, diversi problemi mentali, compaiono molto più frequentemente in persone grasse piuttosto che magre.

 

Per questa ragione, da diversi anni i principali istituti nazionali e mondiali hanno iniziato a puntare il dito contro l’obesità e i pericoli che essa comporta.

Inoltre, i dati previsionali raccolti creano davvero preoccupazione; in Italia si stima che entro 10 anni circa il 30% della popolazione sarà obeso. In Inghilterra la percentuale sarà del 50%.

L’obesità, oltre ad essere come già detto ‘una porta’ per le principali malattie, è anche un grande costo sociale che ‘appesantisce’ le già fragili strutture sanitarie.

 

Quali sono le principali cause dell’obesità.

Indubbiamente è il cambiamento di stile di vita che ha coinvolto la maggior parte della popolazione occidentale ad aver causato un aumento spropositato di peso corporeo. Se da un lato è notevolmente diminuito il movimento fisico, tanto che oggi possiamo dire che le persone sono sempre sedute e si spostano da un luogo all’altro sempre rimanendo sedute, dall’altro, il grave peggioramento delle abitudini alimentari ha contribuito a creare una situazione di intossicazione cellulare diffusa in tutto il corpo.

 

Il grasso corporeo, che in passato era un ‘lusso’ nel senso che solo le persone ricche potevano permettersi uno stile di vita sedentario e un’alimentazione sovrabbondante, colpisce oggi forse più i poveri in quanto mentre i primi possono ancora permettersi un’alimentazione migliore, basata ad esempio su frutta e verdura fresche di stagione, i meno abbienti acquistano nei discount la maggior parte dei loro alimenti, scandenti dal punto di vista qualitativo.

 

Dimagrire da adulti una volta che si è obesi risulta estremamente difficile. Lo hanno confermato recentissimi studi sulle diete che hanno definitivamente affermato il fallimento di queste in quanto le persone, a conclusione della dieta, acquistano addirittura più peso di quanto ne avessero all’inizio!

Agire sulla leva del movimento fisico appare ancora più improbabile, anche perché alimenti moderni come ad esempio un hamburger richiedono circa 4 ore di corsa per essere smaltiti. Sempre per fare un parallelo, un etto di biscotti industriali contiene le stesse calorie di circa 5 kg. di frutta.

 

Per queste ragioni, chi oggi è obeso pare condannato a rimanere tale. L’ultima frontiera della medicina consiste in un’operazione chirurgica dove viene asportato una parte dello stomaco, in modo che la persona avverta mano fame e si sazi prima. Questo intervento si è dimostrato efficace in molti casi, ma c’è da chiedersi se dobbiamo arrivare fino a questo punto per fermare la nostra voracità.

 

Per ottenere un significativo risultato a livello sociale, occorre partire con un programma preventivo che coinvolga già le madri in gravidanza, in quanto è provato scientificamente che la nutrizione della madre produce un grande effetto sulla costituzione del nascituro.

Secondariamente, l’allattamento al seno rappresenta una valvola di sicurezza contro l’obesità in quanto il bambino si regola automaticamente per quanto riguarda la fame e la sazietà grazie ad ormoni presenti nel latte della madre.

 

Più critico diventa il periodo dello svezzamento e più in generale i primi anni di vita, dove la madre sostituisce il proprio latte con altri cibi, spesso di provenienza industriale e quindi ricchi di grassi, zuccheri e sostanze dannose per l’organismo. Qui purtroppo la pessima informazione fornita dalla televisione ha un ruolo estremamente dannoso in quanto la madre è spesso ancora ingenua rispetto ai messaggi pubblicitari.

 

Con la scuola la situazione si complica, in quanto una parte dell’alimentazione non è più sotto il controllo dei genitori. Purtroppo gli scandali alimentari delle mense scolastiche sono sempre più frequenti e comunque in linea generale la qualità dei cibi forniti ai bambini è molto scarsa, in quanto le disponibilità finanziarie – e spesso anche la poca volontà al cambiamento – non permettono scelte qualitative migliori.

 

L’adolescenza è forse la fase evolutiva più a rischio per l’obesità, in quanto il giovane dispone di una grande libertà rispetto alla propria alimentazione. Egli mangia spesso fuori casa, con i propri coetanei, ed è molto sensibile ai messaggi che riceve, soprattutto dalla televisione. Potremmo dire che questa è la fase dove la persona mangia peggio in assoluto! La maggior parte dei cosiddetti ‘cibi spazzatura’ vengono consumati dagli adolescenti; coca cola, hamburger, patatine fritte, gelati, zuccheri raffinati ecc. sono alimenti che vengono consumati quotidianamente senza alcun controllo da parte dei genitori, della scuola e della società in generale.

 

Purtroppo, il giovane non ha strumenti per rendersi conto dei danni che sta producendo al proprio organismo. Da un lato infatti non ha accesso ad informazioni corrette ed adeguate rispetto all’alimentazione, dall’altro, egli sopravvaluta le proprie forze, per cui eccede in ogni modo convinto di potercela fare senza problemi. Invece, i problemi sorgeranno presto, e già intorno ai 30 anni appaiono le prime gravi patologie.

 

L’adulto quindi ha sempre meno possibilità di intervenire sulla propria salute, e comunque ogni intervento viene pagato a caro prezzo.

 

Come è possibile intervenire per fermare o al limite arginare tale situazione?

E’ alquanto improbabile che televisione e mass-media in generale possano agire in controtendenza rispetto a quanto fatto finora. Tutti i mezzi informativi oggi vivono grazie alla pubblicità i cui maggiori introiti finanziari derivano proprio dalle grande multinazionali. Appare quindi difficile pensare ad interventi che mettano sotto accusa i loro prodotti.

 

L’informazione deve partire ancora una volta dalle famiglie e da coloro che sono ad esse strettamente collegati, come i medici e i pediatri, gli insegnanti e tutte le figure di sostegno.

 

Conoscere i sani principi dell’alimentazione non è un’impresa impossibile perché oggi soprattutto esistono sempre più ricerche a sostegno, libri e articoli, soprattutto internet che rimane l’unico mezzo d’informazione veramente libero.

 

In linea generale, queste ricerche tendono tutte a confermare alcuni dati fondamentali:

  • Preferire alimenti come frutta e verdure fresche, cereali e legumi.
  • Limitare il consumo di carni, pesce, uova, formaggi e latte
  • Evitare i prodotti che contengono grassi saturi (per semplificare sono quelli animali) e grassi definiti trans, come le margarine. Sostituire questi grassi con altri monoinsaturi e polinsaturi.
  • Sostituire i prodotti industriali complessi (come una merendina) con cibi fatti in casa, dove è possibile scegliere attentamente la qualità degli ingredienti.
  • Ridurre il consumo di sale e zucchero, e in particolare sostituire lo zucchero bianco con altri dolcificanti naturali, come il miele o il malto.
  • Sostituire le bevande gassate e i succhi di frutta industriali con semplice acqua o spremute e centrifugati di frutta fresca.
  • Preferire cibo biologico.

 

Un’ultima osservazione riguarda il movimento fisico, che insieme all’alimentazione è il principale fattore di obesità nei giovani.

 

Il linea generale, l’uomo, come tutti i mammiferi, dispone di una forma fisica idonea al movimento più che alla staticità. Rimanere fermi significa rallentare tutto il metabolismo e rendere più difficile l’eliminazione delle impurità.

Per questo, il movimento dovrebbe essere visto come qualcosa di naturale, qualcosa che ci accompagna quotidianamente e non è invece un’eccezione.

Andare in palestra o fare sport una volta la settimana non è in armonia con questa visione del movimento.

Invece, tornare a passeggiare, magari andando a piedi al lavoro o a fare alcune spese, usare la bicicletta al posto dell’auto, seguire i figli nei loro giochi movimentati e così via, sono tutti aspetti di vita quotidiana.

 

Solo se i genitori si lasceranno coinvolgere in queste cose sarà possibile insegnare ai bambini a preferire il movimento alla televisione. Difatti, basta la semplice osservazione per notare che un bambino che gioca liberamente ha un bel corpo, un sistema immunitario più efficiente, e soprattutto è meno interessato alla televisione, ai giochi di plastica e alle attività mentali.

Costringere invece i bambini a rimanere ore immobili a scuola per riempire la testa di dati spesso inutili non è solo una sofferenza, ma un danno alla loro salute.

 

Giacomo Bo

 

 

Fine articolo sull'obesità

 

La riabilitazione psico-nutrizionale nell’obesità-BED: nuove strategie terapeutiche.

Ruocco, R., Di Matteo, G., Morbidelli, A.M., Monsignore, A.

Dipartimento di Medicina Interna  Scienze Endocrine e Metaboliche

(Dir. Prof. F. Santeusanio)

Azienda Ospedaliera di Perugia

 

L’obesità non rientra allo stato attuale tra i Disturbi del Comportamento Alimentare pur se un consistente numero di persone obese (dal 10 al 40%) presenta un quadro clinico e sintomatologico definito Binge Eating Disorder (BED) classificato ancora genericamente fra i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (DCA-NAS). Questa percentuale così variabile nella prevalenza disturbo nei soggetti obesi soffre dell’attuale indecisione nei criteri diagnostici.

L’obesità –BED è oggi molto diffusa anche nelle minoranze etniche, a differenza degli altri disturbi alimentari per le quali l’appartenenza a una minoranza etnica rappresenta un fattore di protezione.

Gli obesi –BED oltre alle due caratteristiche tipiche che definiscono i pazienti  BED (eccesso alimentare e perdita di controllo) presentano alcune prerogative: obesità più grave ed esordio più precoce, ricorso più precoce a diete ipocaloriche, indici più elevati di psicopatologia (depressione, disturbi d’ansia, disturbi dissociativi, disturbi di personalità) storie familiari con più frequenza di traumi, in particolare, abusi fisici e sessuali. Altre prerogative degli obesi-BED rispetto agli obesi non-BED sono le maggiori fluttuazioni di peso (weight cycling), la maggiore conflittualità nel controllo orale e la paura di ingrassare, una immagine fortemente negativa del corpo (pur se minore rispetto alla bulimia nervosa), l’occasionale utilizzo di condotte di compenso (generalmente vomito).

Inoltre, confermato dalla nostra casistica composta da 58 femmine e 7 maschi esaminati nel periodo gennaio 2004-giugno 2005, negli obesi–BED è elevata la presenza di 2 fattori aggiuntivi di mantenimento della sintomatologia che perpetuano il disturbo e ostacolano il buon esito  della terapia: la bassa autostima nucleare e l’intolleranza alle emozioni.

Per bassa autostima nucleare si intende una visione negativa di sé globale, incondizionata e pervasiva costituente della propria identità. La bassa autostima nucleare ostacola il trattamento degli obesi-BED attraverso due meccanismi: primo, crea un senso di impotenza e sfiducia nel paziente, secondo, spinge l’individuo a inseguire il successo in domini quali il controllo dell’alimentazione, del peso e delle forme corporee notoriamente caratterizzati dall’insuccesso.

L’intolleranza alle emozioni, altro fattore aggiuntivo di mantenimento del disturbo, si riferisce all’incapacità di questi pazienti a tollerare gli stati emotivi sia positivi che negativi. Essi adottano comportamenti disfunzionali di modulazione dell’umore (abbuffate, vomito, autolesionismo, assunzione di sostanze psicoattive ) che riducono la consapevolezza dello stato emotivo e dei pensieri associati. La neutralizzazione delle emozioni comporta però un alto costo personale emotivo, interpersonale e fisico che ostacola il trattamento e peggiora il senso di autoefficacia.

 

Attualmente il modello cognitivo comportamentale (CBT) e quello interpersonale (ITP) risultano essere le terapie di elezione negli obesi-BED dimostrando  una buona efficacia a breve termine  nel ridurre la frequenza delle abbuffate e nel produrre un modesto calo ponderale. La terapia farmacologia con topiramato e sibutramina sembra avere una buona ulteriore efficacia sul calo ponderale. Tuttavia il trattamento degli obesi-BED soffre di molti limiti e i dati della letteratura non sono incoraggianti.

Queste considerazioni e le nostre osservazioni ci hanno  suggerito  e stanno orientando dal 2003 il nostro intervento verso  una strategia terapeutica nei pazienti obesi-BED che associa una riabilitazione nutrizionale comportamentale mirata al calo ponderale con una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale modificata o interpersonale volta ad agire soprattutto sui fattori aggiuntivi di mantenimento del disturbo come la bassa autostima nucleare e l’intolleranza alle emozioni. Da circa 1 anno inoltre aggiungiamo alla terapia un modulo per il miglioramento dell’immagine corporea.

 

La struttura generale del trattamento iniziale, della durata di sei mesi,  prevede tre fasi. La prima fase definita della preparazione  serve ad illustrare il programma terapeutico, affronta il problema della motivazione al trattamento e si conclude con la formulazione personalizzata che aiuta il paziente ad identificare i principali meccanismi cognitivi e comportamentali di mantenimento del problema e i fattori aggiuntivi di mantenimento. La fase due  di  riabilitazione psico-nutrizionale è il cuore della terapia e aiuta il paziente ad acquisire abilità specifiche per contrastare l’alimentazione emotiva (emotional eating) con l’uso specifico della pianificazione alimentare, del diario emotivo, del diario delle attività giornaliere, delle sedute di verifica settimanali e di esercizi finalizzati al miglioramento dell’autostima, dell’intolleranza alle emozioni e dell’immagine corporea. Nella fase  tre l’intervento è focalizzato sullo sviluppo e consolidamento di strategie per mantenere il cambiamento, prevenire le ricadute e istruire il paziente a riconoscere i segnali cognitivi e comportamentali che rendono necessaria la ripresa del trattamento. E’ possibile se le condizioni lo consentono avviare una ulteriore fase quattro, della durata di sei mesi, focalizzata sul monitoraggio dell’alimentazione per permettere una  ulteriore perdita di peso. L’agenda dei prossimi mesi prevede i primi follow-up utili, sulla base delle prime osservazioni cliniche, a ridefinire le linee teoriche e cliniche per il trattamento dell’obesità-BED.

 

Bibliografia essenziale

  1. Fairburn, C.G., & Brownell, K.D. (2002) Eating Disorders and Obesity: A Comprehensive Handbook. New York: Guilford Press.
  2. Ruocco, R., Dalla Ragione, L.“Early sexual violence and abuse as risk factor for the development of eating behavioural disorders”. 4th International Conference on Adolescent Health and Welfare. London 23-25 October 2002
  3. McElroy et al. Topiramate in the treatment of binge eatind disorder associate with obesity (Abstract 093). In: 2002 International conference on Eating Disorders. Academy for Eating disorders, Boston, MA, 2002, p65.
  4. Garner, D.M., Dalle Grave, R. Terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Verona, Positive Press, 1999.
  5. Bosello, O.,Cuzzolaro, M., Conoscere e curare l’Obesità (2004) Editrice Kurtis – Milano.
  6. Ruocco, R., et al. “Terapia Cognitivo-Comportamentale dei disturbi del comportamento alimentare (CBT): valutazione a 18 mesi dall’applicazione del programma terapeutico in regime ambulatoriale”. ADI Magazine vol.6 – N°3. 2002.
  7. Ruocco, R., et al. “Disturbi del comportamento alimentare (DCA): epidemiologia, modello organizzativo di riferimento e domanda di cura in Umbria. ADI Magazine Vol.6 – N°3. 2002.

 

 

Abstract

 

L’obesità non rientra allo stato attuale tra i Disturbi del Comportamento Alimentare pur se un consistente numero di persone obese (dal 10 al 40%) presenta un quadro clinico e sintomatologico definito Binge Eating Disorder (BED) classificato ancora genericamente fra i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (DCA-NAS).

I pazienti  obesi-BED si presentano come un sottogruppo specifico nella popolazione di individui sovrappeso presentando alcune prerogative caratteristiche quali: obesità più grave ed esordio più precoce, ricorso più precoce a diete ipocaloriche, indici più elevati di psicopatologia (depressione, disturbi d’ansia, disturbi dissociativi, disturbi di personalità) storie familiari con più frequenza di traumi, in particolare, abusi fisici e sessuali.

Inoltre nel nostro campione esaminato da gennaio 2004 a giugno 2005, 58 femmine e 7 maschi, abbiamo rilevato  la presenza ulteriore di 2 fattori aggiuntivi di mantenimento della sintomatologia che sembrano agire perpetuando il disturbo e ostacolando il buon esito  della terapia: la bassa autostima nucleare e l’intolleranza alle emozioni.

Sulla base di queste osservazioni abbiamo orientato il nostro intervento verso  una strategia terapeutica che associa una riabilitazione nutrizionale comportamentale mirata al calo ponderale con una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale modificata o interpersonale volta ad agire soprattutto sui fattori aggiuntivi di mantenimento del disturbo come la bassa autostima nucleare e l’intolleranza alle emozioni. Da circa 1 anno alla terapia viene aggiunto un modulo per il miglioramento dell’immagine corporea.

I risultati, pur necessitando di ulteriore conferma, sembrano essere molto incoraggianti a medio termine per quanto attiene al miglioramento della psicopatologia di base del disturbo e al mantenimento del calo ponderale raggiunto.

 

 

 

Fine articolo sull'obesità

 

Obesità e patologia bilio pancreatica

 

Paolo Pallini e Maria Loretta Lazzaretto

UO di Gastroenterologia  - Sezione di Dietetica e Nutrizione Clinica

Azienda ULSS n. 12 Veneziana –

Venezia Mestre

 

 

L’incremento ponderale nell’obesità, indipendentemente dalla causa eziologica ( genetica e/o ambientale) è sempre il risultato di un bilancio energetico positivo, in cui l’energia assunta con l’alimentazione è maggiore di quella che l’organismo consuma per compiere il lavoro necessario alla sua sopravvivenza ed alle  esigenze della vita quotidiana.

 

L’eccesso di peso ed in particolare l’eccesso di grasso viene correlato con un maggior rischio di patologie ed una maggiore mortalità. E’ opinione comune che la perdita di peso determini un miglioramento della salute e della sopravvivenza proprio grazie alla riduzione dei rischi legati all’obesità.

 

L’eccesso di calorie, introdotta con gli alimenti,”transita”   fisicamente  attraverso il sistema epato biliare: nelle complicanze metaboliche il fegato costituisce un organo molto importante, infatti, riceve l’insulina dal pancreas e gli acidi grassi dai tessuti adiposo e viscerale.  Durante la perdita di peso, inoltre, il sistema epatobiliare è caricato di metaboliti che gli sono inviati dai vari compartimenti dell’organismo. Il sistema epato biliare è sede, nel paziente obeso, di una intensa attività  nutrizionale  e metabolica.

 

La conseguenza più frequente a carico del tratto  epato-biliare di questo alto turnover metabolico nell’obeso è la presenza di calcolosi colesterinica colecistica. 

La calcolosi è una condizione in cui giocano un ruolo determinante le alterazioni della motilità colecistica e  le alterazioni della composizione lipidica e proteica della bile.

 

La colelitiasi costituisce la patologia più frequente del tratto biliare e colpisce in media il 10 – 15% della popolazione adulta occidentale,  con una prevalenza maggiore nel sesso femminile.  L’associazione positiva fra soprappeso, obesità e colelitiasi è stata messa in evidenza negli studi epidemiologici soprattutto nel sesso femminile. Molto si discute rispetto a questa maggiore prevalenza  nel sesso femminile:  vi potrebbero essere  differenze biologiche obiettive (fattori ormonali e/o legati alla gravidanza?), ma anche  possibili errori da inadeguata pianificazione dello studio e /o degli strumenti utilizzati.   Il BMI (Indice di Massa Corporea), per esempio,  può risentire della maggior massa muscolare maschile e quindi catalogare come obeso chi realmente non è né in soprappeso né  obeso. Questo potrebbe dare una spiegazione della prevalenza femminile. Come controprova, in uno studio epidemiologico si è, infatti, osservato un aumentodi prevalenza  nel sesso maschile, quando fu  considerata lo spessore delle pliche cutanee al posto  dell’Indice di Massa Corporea (BMI).  Nella donna, invece sia il BMI che lo spessore delle pliche si correla con una maggior frequenza di calcolosi.

 

Lo studio MICOL (Multicentrico Italiano COLeliatiasi) ha eseguito uno screening di un campione della popolazione di oltre 29.000 soggetti di età compresa tra i 30  e 69 anni con indagine ecografica.  In questo studio si evidenzia una correlazione positiva tra obesità e litiasi colecistica sia nell’uomo che nella donna: per ogni aumento di BMI  l’incremento di colelitiasi è pari al 6,1% nelle donne e 3,2% nell’uomo. Queste osservazioni portano ad estrapolare una prevalenza di colelitiasi circa 4 volte superire nei soggetti obesi rispetto a quelli normopeso.

 

Lo studio Framingham, studio longitudinale, ha ben rilevato il rischio di colelitiasi correlato all’obesità :  un soprappeso del 20% rispetto al peso ideale, inteso come valore mediano tra soggetti di pari età ed altezza, determina un incremento del rischio di colelitiasi di più del 10% rispetto ai soggetti sottopeso.

 

Anche l’aumento di colelitiasi rilevata all’esame autoptico nell’uomo osservato al crescere della dell’età è stato messo in relazione all’aumento di BMI di questi soggetti con l’aumentare dell’età e alle variazioni della composizione della dieta, che si modifica generalmente con il passare degli anni e contiene maggiori quantitativi di lipidi.

 

Il calo di peso di soggetti obesi fa aumentare il rischio di colelitiasi, ma il rapporto osservato non presenta, però, un andamento lineare.

 

Nell’obeso la sintesi epatica di colesterolo aumenta e quindi quantità maggiori vengono riversate nella bile ottenendo più facilmente concentrazioni che possono essere sovrassature. Il rapporto, infatti,  tra colesterolo e Sali biliari + lecitina, noto come indice litogeno è più alto nell’obeso.

 

Il tessuto adiposo contiene circa 2 mg di colesterolo per grammo, il calo ponderale promosso dalla dieta mobilizza una parte di questo colesterolo che determina ipercolesterolemia tardiva.

La sintesi di colesterolo può risultare aumentata a livello epatico nei soggetti con colelitiasi colesterinica per maggior disponibilità dei substrati.

 

Nel soggetto obeso la colecisti ha volume aumentato: il volume si correla bene al BMI. Il maggior volume si associa ad una riduzione della motilità della parete colecistica con svuotamento piuttosto rallentato.  Tutte queste situazioni concorrono direttamente nella genesi della colelitiasi.

 

La dieta sembra svolgere un ruolo importante in questa situazione. Liddle e Coll. nel 1989 hanno dimostrato come una dieta marcatamente ipocalorica e con contenuto inferiore a 2 g di grassi, determini la comparsa di colelitiasi dall’11 al 26% dei soggetti che sono così trattati.  L’incidenza aumenta al 36% nei soggetti obesi sottoposti ad intervento chirurgico di by-pass gastrico.

 

Solo studi recenti mettono chiaramente in relazione l’obesità e il rischio di pancreatite acuta ed in particolare con la gravità della pancreatite e/o delle complicanze associate.

 

Suazo-Barahona J e Coll. nel 1998 hanno pubblicato il risultato di uno studio retrospettivo in cui veniva valutata la relazione tra obesità e gravità della pancreatine: il 57% della popolazione affetta da pancreatite acuta era obesa, il 38% degli obesi svilupparono complicanze rispetto al 21% dei non obesi. In particolare più frequenti la necrosi peripancreatica  e le infezioni.  

 

Tsai CJ. sempre nel 1998 giunge a conclusioni analoghe definendo che non vi sono significative differenza nella mortalità da pancreatite fra pazienti obesi e non obesi, mentre maggiore erano le complicanze osservate soprattutto complicanze locali.

 

Kerstin B. Blomgren et al. nel 2002 hanno pubblicato i risultati di una loro analisi su uno studio di popolazione caso controllo condotto in Svezia nell’arco di tre anni. Durante lo studio furono analizzati ben 1,4 milioni di abitanti di quattro regioni della Svezia con età compresa fra 25 e 85 anni.  462 pazienti furono ricoverati in ambiente chirurgico per il loro primo episodio acuto di pancreatite acuta senza pregressa patologia della colecisti. 11% di questi soggetti presentò un BMI >30, mentre solo il 7% dei soggetti di controllo.

Queste osservazioni portarono gli autori a definire l’obesità come  fattore di rischio per la pancreatite acuta ed in particolare per la gravità della stessa.   La durata della degenza in terapia intesiva risultava superiore ai 14 giorni se il BMI era superiore a 30 e  6 su 11 dei pazienti deceduti erano in sovrappeso.

 

Tutte queste considerazioni impongono attenzione per poter prevenire la patologia bilio-pancreatica e le loro  complicanze.  La terapia con acido ursodesossicolico risulta efficace nella prevenzione quando associata a terapia dietetica molto restrittiva,  mentre  alla dose di 12-15 mf /kg/die ha dimostrato anche  effetto litolitico.

 

La patologia biliopancreatica trova nell’obesità un fattore di rischio importante. I soggetti obesi presentano prevalenza maggiore rispetto ai normopeso e soprattutto frequentemente il quadro clinico e le complicanze si presentano con  maggiore gravità.

 

 

Bibliografia

 

 

  1. Salvioli G, Pula B. Obesità e sistema epatobiliare In “Obesità:  un tratto multidiemnsionale” Editor O. Borsello – Editrice –Kurtis1998-  441-448
  2. Liddle RA, Goldstein Rb Saxton J – Gallstone formation durino weight-reduction dieting- Arch Intern. Med 1989; 149: 1750-53
  3. Peruzzi E, Galeazzi R.  Le patologie gastroenteriche. In Universo obesità: Editir A. Nicolai – 2001  pag 160 -70
  4. Diehl AK  - Epidemiology and natural history of gallstone Disease  In Gastroenterolgy Clinics of North America  1991 Vol. 20 n.1 pag 1-19
  5. Eversono G – Gallbladder function in Gallstone disease - In Gastroenterolgy Clinics of North America  1991 Vol. 20 n.1 pag. 85-111
  6. Wetter LA and Way LW  Surgical therapy for gallstone disease - In Gastroenterolgy Clinics of North America  1991 Vol. 20 n.1 pag. 157- 169

Kerstin B. Blomgren, RN1, Anders Sundström, BA2, Gunnar Steineck, MD, et al. - Obesity and Treatment of Diabetes With Glyburide May Both Be Risk Factors for Acute Pancreatitis - Diabetes Care 25:298-302, 2002

  1. Suazo-Barahona J, Carmona-Sanchez R, Robles-Diaz G et al. - Obesity: a risk factor for severe acute biliary and alcoholic pancreatitis.- Am J Gastroenterol 1998 Aug;93(8):1324-8
  2. Tsai CJ. - Is obesity a significant prognostic factor in acute pancreatitis? - Dig Dis Sci 1998 Oct;43(10):2251-4

 

 

 

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