Rivoluzione copernicana tutto di tutto
Rivoluzione copernicana
LA RIVOLUZIONE COPERNICANA
L’osservazione dei corpi celesti ha da sempre affascinato e incuriosito lo spirito indagatore dell’uomo.
Nei cieli è possibile osservare sia stabilità, nel corso dei secoli, sia movimenti ciclici e regolari.
Per un approccio di tipo scientifico è stato necessario costruire un <<modello>> idoneo a
spiegare quanto viene osservato e in grado di prevedere eventi futuri.
Intorno al IV secolo a.C. si affermò primo modello cosmologico organicamente strutturato , riconosciuto e accettato dalla maggior parte degli astronomi e filosofi greci:
il modello dell’Universo a due sfere.
Secondo il suddetto modello L’Universo è un’enorme sfera , al cui centro , fissa e immobile si trova la terra, sulla quale sono fissate le stelle . Questa grande sfera compie in un giorno una rotazione completa intorno alla terra, rotazione che spiega il moto giornaliero delle stelle.
Esse descrivono traiettorie circolari attorno alla stella polare, pur mantenendo invariate le reciproche distanze. Per questo motivo la prima sfera era denominata sfera delle stelle fisse.
Per spiegare il moto del Sole si immaginava che esso fosse solidale ad un’altra sfera che partecipava al moto giornaliero della prima, ma possedeva anche un moto lento che la faceva ruotare in verso contrario, compiendo un giro completo in un anno. L’asse della seconda sfera doveva avere un’opportuna inclinazione rispetto all’asse della prima per spiegare il moto annuale Nord-Sud del sole.

Ovviamente il suddetto modello, detto geocentrico, descrive il moto dei corpi celesti come ci appare nel nostro riferimento, terrestre.Le traiettorie descritte dalle stelle e dal sole ci appaiono quindi in buona approssimazione circolari, ma non è così per le traiettorie descritte dai pianeti, il cui nome deriva dal greco “planetes” ovvero” stelle erranti” I pianeti, pur muovendosi attorno alla Terra (da una visione geocentrica) compiono questi loro movimenti in modo irregolare
. La figura mostra come il moto apparente di un pianeta nel cielo talvolta (come nel caso dei pianeti esterni) abbia un aspetto “elicoidale” tracciando degli occhielli. Il pianeta quindi descrive alternativamente un moto diretto (nella direzione del moto del sole) ed un moto retrogrado (nella direzione opposta) |
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Nel IV secolo a.C., il filosofo Platone, alla ricerca di una soluzione che salvasse l’ipotesi del moto circolare, pose ai suoi allievi il seguente problema:
"Le stelle, rappresentando oggetti eterni, divini e immutabili, si muovono con velocità uniforme intorno alla Terra, come noi possiamo constatare, e descrivono la più regolare e perfetta di tutte le traiettorie, quella della circonferenza senza fine. Ma alcuni oggetti celesti, i pianeti, vagano attraverso il cielo e seguono cammini complessi, con inclusione anche di moti retrogradi. Tuttavia, essendo corpi celesti, anch’essi devono muoversi in maniera conforme al loro rango elevato: i loro moti devono derivare da qualche combinazione di cerchi perfetti, dal momento che non descrivono esattamente cerchi perfetti. Quali sono le combinazioni di moti circolari con velocità uniforme che possono spiegare questo comportamento così particolare in un insieme coerente di moti regolari nel cielo?"
Progetto Fisica, 2, Zanichelli, Bologna 1986, pag. 13
Il tentativo di rispondere a questo tipo di domanda fece sorgere diversi modelli, detti modelli geocentrici, perché avevano in comune l’ipotesi che la Terra, concepita come sfera, fosse al centro dell’Universo.
Una eccezione si ebbe nel terzo secolo a.C. quando l’astronomo greco Aristarco di Samo propose una soluzione eliocentrica che spiegava bene il moto delle stelle e dei pianeti, giustificando anche il fatto sorprendente che i pianeti sono più luminosi durante la fase del moto retrogrado ( in quanto più vicini alla terra). Questa ipotesi fu però non solo trascurata ma anche osteggiata . Infatti l’idea che la terra fosse in movimento risultava in netto contrasto con tutte le dottrine filosofiche del tempo e con le osservazioni quotidiane e inoltre era sicuramente contraria al senso comune .
Il modello di Eudosso
Nel modello di Eudosso (IV secolo a.C.) i corpi celesti stanno su sfere concentriche rispetto alla Terra, che è considerata immobile al centro dell’Universo. La sfera più esterna è quella delle stelle fisse e si muove di moto circolare uniforme. Gli altri corpi celesti sono localizzati su 7 gruppi di sfere (sfere omocentriche): 3 per il Sole, 3 per la Luna, 4 per ciascuno dei cinque pianeti, per un totale di 27 sfere.
Le sfere sono tutte concentriche e ciascuna di esse all’interno del proprio gruppo ruota intorno a un asse differente.
Il corpo celeste relativo ad un gruppo è fissato alla sfera più interna e partecipa alla rotazione di tutte le sfere del gruppo. Con la combinazione di tutti questi moti circolari si ottengono traiettorie in grado di descrivere il moto reale dei corpi celesti.
Purtroppo il modello di Eudosso era alquanto complesso e artificioso, e inoltre, per cercare di rendere più coerente il sistema collegando tutte le sfere fra di loro necessitava l’aggiunta di altre sfere.
Tuttavia il modello ebbe la fortuna di essere incorporato nella più importante teoria cosmologica che sia stata sviluppata nell’antichità, quella di Aristotele
Il modello di Tolomeo
Nel II secolo a.C. fu formulato un secondo modello ad opera di Tolomeo di Alessandria (sistema tolemaico). Esso rimase il modello universalmente accettato fino alla rivoluzione copernicana.
Tolomeo si era prefisso di trovare un sistema capace di predire accuratamente le posizioni di ogni pianeta.
Nella prefazione del suo libro (Almagesto), egli definisce il problema ed enuncia le ipotesi da lui accettate:
"…noi desideriamo trovare le cose che appaiono evidenti e inconfutabili traendole dalle osservazioni antiche nonché da quelle da noi effettuate, e mediante dimostrazioni geometriche desideriamo utilizzare le conseguenze di queste concezioni. Inoltre, la nostra opinione è che i cieli sono sferici e che si muovono in maniera sferica; che la terra, per quanto riguarda la forma, è sensibilmente sferica…; per ciò che riguarda la sua posizione, è posta nel giusto mezzo dei cieli, a guisa di centro geometrico; per ciò che riguarda le dimensioni e la distanza, la terra è come un punto rispetto alla sfera delle stelle fisse, e non è animata da alcun moto locale."
Progetto Fisica, 2, Zanichelli, Bologna 1986, pag. 21
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Il sistema tolemaico era anch’esso un modello geocentrico e i pianeti venivano immaginati anche qui come sostenuti da sfere materiali. Il loro moto avviene lungo una circonferenza detta “epiciclo” il cui centro a sua volta si muove su un’altra circonferenza, detta “deferente”. Entrambe le circonferenze sono descritte a velocità costante, ma le due velocità sono tra loro diverse. |
Il sistema tolemaico si presentava in effetti come un’opera grandiosa, di indubbio interesse matematico Il suo successo e la sua fortuna rimasero immutati per 1500 anni, anzi la sua credibilità crebbe nel momento in cui fu inserito nella sintesi fra pensiero cristiano e filosofia aristotelica operata da Tommaso d’Aquino.
Quando, nell’epoca che ha inizio con la seconda metà del sec XV si assiste in Europa
ad una serie di cambiamenti in ambito politico, sociale ed economico,gli sviluppi della navigazione, del commercio, delle grandi costruzioni dettano nuove esigenze anche in ambito scientifico . Rinasce in particolare in questo periodo l’interesse per l’astronomia e l’astronomo polacco Niccolò Copernico propone un modello alternativo al modello tolemaico , ormai diventato estremamente complicato e artificioso, riprendendo l’ipotesi eliocentrica di Aristarco,
più vicina alla rinnovata esigenza di armonia e semplicità .
: Copernico espose il suo sistema nel testo “De Revolutionibus” che uscì nel 1543, lo stesso anno della sua morte. Il sistema copernicano, estremamente innovativo, manteneva però alcuni aspetti che lo legavano ancora alla tradizione: per esempio, per Copernico i pianeti si muovevano perché trasportati da sfere materiali rotanti. Inoltre l’universo veniva ancora pensato chiuso all’interno della sfera delle stelle fisse.
Ne citiamo un brano significativo:
"Cominciai a pensare alla mobilità della terra; e per quanto l’idea sembrasse assurda, sapendo che altri prima di me erano stati liberi di pensare ad orbite circolari quali essi sceglievano per spiegare i fenomeni delle stelle, io ritenni si potesse pure tentare di vedere se, assumendo un qualche moto della terra, non si potesse proporre una miglior spiegazione per il moto delle sfere celesti. Così, dopo lunghe e frequenti osservazioni, ho infine scoperto che se i moti dei rimanenti pianeti fossero relazionati con la rotazione della terra e ricondotti in proporzione all’orbita di ciascun pianeta, non solo ne risulta il loro comportamento ma gli ordini e le dimensioni di tutte le stelle e le sfere , i cieli stessi divengono così collegati che nulla potrebbe essere rimosso dal suo posto senza produrre confusione in tutte le altre parti dell’universo."
Copernico vuol affermare che i complicati moti retrogradi dei pianeti spariscono se immaginiamo il sole fermo al centro del sistema solare e la terra in rotazione intorno al sole e su se stesso. Accettando tale ipotesi le orbite dei pianeti diventano circolari e il loro apparente moto retrogrado si riduce a una conseguenza del moto relativo della terra e dei pianeti e del fatto che i pianeti vengono osservati dalla terra in movimento. Per esempio, il pianeta Marte, essendo più esterno, si sposta più lentamente della terra; ne segue che la terra, raggiunta la linea di congiunzione Sole-Marte, sorpasserà Marte che appare così muoversi di moto retrogrado.
A causa del contesto storico in cui viveva, nella sua più famosa opera, il "De Revolutionibus Orbium Coelestium" vi è una palese dimostrazione del timore che si aveva in quell’epoca di urtare la Sacra Scrittura che riteneva la terra al centro dell’universo: non si distingueva infatti fra verità scientifica (che rappresenta un modello, senza la pretesa di dire l’ultima parola sulla realtà) verità filosofica o religiosa. Mettere in crisi il modello geocentrico significava allora scuotere tutto l’edificio della filosofia e della teologia in un periodo in cui, a causa del nascente protestantesimo, tutta l’Europa era scossa da violenti dibattiti teologici tanto che sia la Chiesa cattolica sia quella luterana erano d’accordo sul bisogno di mantenere il modello geocentrico e rifiutare quello eliocentrico. La terra al centro del mondo sembrava molto più coerente con il racconto biblico della Genesi mentre il modello eliocentrico,che trasformava la terra in un pugno di materia vagante nello spazio, sembrava inconciliabile con l’assunto filosofico-religioso della centralità dell’uomo nell’universo. D’altra parte, se è vero che la teoria geocentrica tolemaica riusciva a interpretare i fatti sperimentali , è altrettanto vero che questi erano interpretati con maggiore semplicità dalla teoria eliocentrica, anche se le previsioni sperimentali basate sui moti circolari dei pianeti risultavano peggiori di quelle ottenibili con il modello geocentrico
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Rivoluzione copernicana
Rivoluzione copernicana
1. Il valore scientifico dell’ipotesi copernicana: oltre l’astronomia
Una breve sintesi sulle novità che, in campo scientifico, diffondeva la teoria di Copernico è indispensabile per comprenderne, succesivamente, il valore culturale.
Copernico, astronomo e matematico di formazione neoplatonica, era nato in Polonia ma aveva condotto i suoi maggiori studi in Italia, presso le Università di Padova, Bologna e Ferrara. Il suo capolavoro – come abbiamo già ricordato – fu pubblicato nel 1543 ma già nei primi anni del secolo egli aveva elaborato le linee fondamentali del suo pensiero. Solo nel 1530 egli pubblicò un breve estratto in merito alle sue ricerche; è interessante osservare come questa pubblicazione ottenne l’approvazione del papa Clemente VII, il quale anzi pregò l’autore di ripubblicarla in modo più ampio. Questo interesse dell’autorità pontificia dimostra il carattere strettamente tecnico degli studi di Copernico, che non lasciavano affatto trapelare quel pericolo per le istituzioni tradizionali che, più tardi, avrebbero acquistato. Nel 1616, infatti, l’opera di Copernico fu messa all’Indice.
Il testo definitivo di Copernico, pubblicato nell’anno stesso della sua morte, costituiva una ricerca che riguardava i dettagli più astrusi ed oscuri dell’astronomia; lo scienziato si limitava ad attribuire al sole molte funzioni che, sino ad allora, era state associate alla terra. Il De Revolutionibus sostanzialmente, si presentava come una riforma delle concezioni fondamentali dell’astronomia.
Dal punto di vista strettamente scientifico, la teoria copernicana presentava obiezioni di difficile soluzione, in particolare di ordine fisico. L’ipotesi che la terra si muovesse sembrava in contraddizione con tutta una serie di fenomeni che sulla terra si verificano, riguardanti sia i corpi inanimati sia gli esseri viventi. Copernico, d’altronde, non era in grado di rispondere a queste obiezioni, proprio perché, dal punto di vista della fisica, non aveva ancora conoscenze adeguate per rendere fra loro coerenti e il movimento della terra e il comportamento fisico dei corpi terrestri. Alcune obiezioni che personalità scientifiche opponevano all’idea che la terra si muovesse possono oggi farci sorridere, ma allora costituivano argomentazioni di indubbia efficacia: se la terra si fosse mossa, sulla sua superficie avrebbe dovuto esserci un tale vento da rendere impossibile la vita delle diverse specie animali; inoltre, il movimento della terra contraddiceva la caduta dei gravi su una linea perpendicolare rispetto alla superficie terrestre. Se la terra si fosse mossa – obiettavano i sostenitori dell’immobilità del globo terrestre – il grave sarebbe caduto obliquamente; gli uccelli inoltre, durante il volo, avrebbero dovuto vedersi slittare la terra sotto le zampe e la loro esistenza sarebbe stata quanto mai precaria.
A queste e ad altre obiezioni simili, Copernico non riusciva a fornire risposte adeguate; le argomentazioni a sostegno della verità fisica della sua ipotesi potevano valere solo per chi già era convinto della verità del nuovo sistema dell’universo, ma non avevano il carattere di prova.
Comprendiamo allora perché la teoria copernicana fonda l’intera scienza moderna, dà cioè avvio a quel fenomeno storico noto come rivoluzione scientifica: l’ipotesi copernicana dell’universo non riguardava solo l’astronomia ma coinvolgeva in modo ancora più determinante la fisica. La teoria copernicana potrà dirsi definitivamente legittimata solo quando si giustificherà, dal punto di vista fisico, la possibilità del movimento terrestre. La rivoluzione scientifica, allora, prende spunto dall’astronomia ma coinvolge in modo più specifico la fisica. Solo quando, grazie all’opera di Galilei, Cartesio, Leibniz e Newton, si arriverà a matematizzare la fisica, scoprendo i principi fondamentali del movimento dei corpi e della caduta dei gravi, il problema copernicano sarà definitivamente risolto e l’uomo avrà finalmente un sicuro metodo d’indagine per studiare i fenomeni naturali.
2. Il carattere conservatore della teoria copernicana
Copernico non era affatto consapevole del carattere dirompente della sua teoria, neanche dal punto di vista scientifico. Anzi, al di là dell’inversione delle funzioni del sole e della terra, la sua visione dell’universo rinnovava molto poco l’astronomia tradizionale.
Egli si opponeva alla concezione del cosmo elaborata da Aristotele nel De Coelo e successivamente sistematizzata, dal punto di vista matematico, dall’astronomo Tolomeo. L’universo copernicano, dunque, si poneva come alternativa a quello tolemaico. Copernico era stato spinto alla nuova ipotesi da alcune insufficienze tecniche che, con l’andar del tempo, la teoria di Tolomeo aveva mostrato: alcuni problemi relativi al movimento dei pianeti, e osservati a occhio nudo, non venivano risolti dal sistema toleimaico. Queste difficoltà avevano dato origine a diverse versioni astronomiche dello stesso sistema per cui si può affermare che, all’epoca di Copernico, non esisteva un solo sistema tolemaico, bensì parecchi e spesso in contraddizione fra di loro. Si capisce allora perché, all’interno dell’ambiente scientifico, si avvertisse la necessità di una teoria alternativa, in grado di risolvere questa confusione che regnava fra gli studiosi.
Copernico, ad onta della fama che acquisterà la sua teoria, voleva presentarsi come un riformatore e non come un rivoluzionario. Del vecchio universo aristotelico, che sarà confutato nei suoi principali aspetti dai successivi astronomi copernicani, egli accettava quasi tutto, anche le ipotesi più improbabili. Egli riteneva, ad esempio, che non fossero i pianeti a muoversi ma delle sfere trasparenti cui essi erano legati. L’ipotesi di queste sfere era stata elaborata da Aristotele per spiegare l’origine del movimento: il confine dell’universo (il cielo delle stelle fisse) sarebbe stato mosso all’inizio dalla divinità; quindi il movimento si sarebbe trasmesso a tutti gli altri esseri dell’universo grazie a quelle sfere che, concatenate fra di loro, avrebbero costituito un grande meccanismo, che spiegava il diffondersi del movimento, altrimenti non risolto. Copernico accettava inoltre l’idea di una differente qualità materiale fra modo sublunare e mondo sovralunare e, in alcuni casi, si dimostra più aristotelico degli stessi aristotelici. Non a caso uno studioso che ha dedicato un bello studio all’argomento, Thomas Kuhn, ha parlato di Copernico come dell’ “ultimo astronomo tolemaico”.
3. Il problema della prefazione di Osiander
Nell’approfondire la personalità intellettuale di Niccolò Copernico, gli studiosi si trovano di fronte a una difficoltà sorprendente: è impossibile per noi stabilire se Copernico credesse o meno nella verità fisica della propria teoria. Abbiamo ricordato, infatti, come l’ipotesi di Copernico si scontrasse con oggettive difficoltà di ordine fisico che neppure lo scienziato sapeva risolvere. Ma soprattutto, al momento della pubblicazione dell’opera, avvenne un fatto destinato a suscitare, in proposito, parecchia confusione.
Il De Revolutionibus venne pubblicato nel 1543 e la prima stampa venne portata a Copernico praticamente sul letto di morte. L’opera venne edita con un’introduzione dovuta a un teologo, Andrea Hosemann, detto Osiander, il quale propose delle affermazioni molto impegnative e, per noi, di estremo interesse. Secondo Osiander, il contenuto dell’opera voleva essere una semplice ipotesi matematica, senza alcuna pretesa di voler rispecchiare la realtà fisica. Copernico, in altre parole, non avrebbe avuto alcuna intenzione di proporre una visione radicalmente alternativa dell’universo, ma avrebbe invece voluto dimostrare che un’ipotesi d’inversione planetaria, quella che poneva il sole al centro dell’universo e la terra in orbita intorno ad esso, poteva egualmente essere provata dal punto di vista matematico.
Quanto affermato da Osiander sembra trovare conferma in alcuni aspetti dello scritto; innanzitutto – come abbiamo già osservato – si tratta sostanzialmente di un’opera matematica, che propone una serie di calcoli tesi a dimostrare la plausibilità, da un punto di vista teorico, dell’ipotesi eliocentrica. D’altra parte, nel proporre queste valutazioni, Copernico voleva risolvere alcuni problemi di ordine astronomico che i calcoli tolemaici non riuscivano a chiarire. Al di là dell’aspetto teorico, lo scienziato sembrava accreditare l’idea che l’ipotesi copernicana fosse più aderente alla realtà astronomica e risolvesse con maggiore semplicità alcuni rilevanti questioni relative al movimento degli astri.
Inoltre, in alcuni passi, Copernico sembra voler rispondere anche ad alcune obiezioni di ordine fisico che alla sua teoria erano state avanzate; sono risposte non convincenti, eppure il fatto che l’astronomo sentisse il bisogno di proporle lascia il sospetto che egli ritenesse la propria teoria ben più che un’ipotesi matematica. Per esempio, all’obiezione secondo la quale, se la terra si fosse realmente mossa avrebbe dovuto sfasciarsi, Copernico opponeva la constatazione che tale fenomeno sarebbe allora dovuto valere per tutti gli altri pianeti, il cui movimento era evidente.
Alcuni studiosi hanno allora proposto l’idea che Osiander, in quanto teologo, avesse scorto i reali pericoli insiti nella nuova ipotesi astronomica e avesse voluto realizzare una sorta di censura preventiva, per evitare conclusioni pericolose alla stabilità dell’ordine religioso. Nessuna delle ipotesi che abbiamo illustrato può essere confermata: proprio il fatto che Copernico muoia nell’imminenza della pubblicazione, ci priva di una sua presa di posizione a favore o contro l’introduzione di Osiander e lascia irrisolto il dubbio sul valore di queste afermazioni.
Emerge allora un fatto per noi fondamentale: il valore culturale – o metaforico – della rivoluzione copernicana, non appare affatto agli scienziati che, nel secolo XVI e XVII la sostengono, ma appare evidente agli altri uomini di cultura: teologi, filosofi e altri intellettuali. Ecco perché alcuni tendono a reprimere e diminuire i possibili significati di questa scoperta scientifica; altri (Cusano o Bruno) a esaltarne le straordinarie conseguenze di ordine culturale.
4. Le conseguenze di ordine culturale del copernicanesimo
Da quanto abbiamo detto in queste conversazioni, dovrebbe apparirci chiaro il carattere dirompente del copernicanesimo. La teoria copernicana investiva non solo il problema della struttura dell’universo, ma l’intero rapporto del’uomo con il cosmo e con Dio. Non costituiva solamente una revisione strettamente tecnica dell’astronomia, ma diventava il centro delle drammatiche controversie che si ebbero in ambito religioso, filosofico e sociale, nei due secoli succesivi, e che fissarono l’orientamento del pensiero moderno.
La rivoluzione copernicana determinò quindi una radicale trasformazione nel sistema di valori dell’uomo occidentale.
L’obiezione maggiore che veniva rivolta alla teoria copernicana riguardava il fatto che la nuova ipotesi astronomica contraddiceva alcuni passi delle Sacre Scritture; non solo le autorità cattoliche, ma anche quelle delle recenti religioni cristiane riformate, con le loro più rappresentative personalità – Lutero e Calvino – si scagliarono con violenza contro la nuova sistematizzazione dell’universo, considerandola eretica. La Bibbia divenne una delle fonti preferite per tutti gli anti copernicani; i seguaci della dottrina di Copernico furono spesso apostrofati come atei, infedeli, corrotti.
5. Un tentativo di compromesso: il sistema ticonico di Brahe
Vorrei fare una precisazione parzialmente estranea alle intenzioni del corso, ma che sottolinea ulteriormente il carattere di drammatica novità costituito dalla teoria di Copernico.
Come abbiamo già affermato, l’insufficienza della teoria tolemaica era evidente a quasi tutto il mondo scientifico e l’esigenza di trovare ipotesi alternative che ne attenuassero le contraddizioni era avvertita dalla quasi totalità degli studiosi. Anche in ambiente ecclesiastico – nel quale, d’altronde, erano concentrate la maggiori personalità intellettuali dell’epoca – si guardava con interesse alle nuove ricerche. Nel contempo, era però viva l’esigenza di salvaguardare la fondatezza delle Sacre Scritture e di non smentirle con ipotesi troppo ardite.
Di fronte alle difficoltà e alle polemiche suscitate dalla teoria copernicana, uno dei più importanti astronomi mai esistiti, Ticho Brahe, ipotizzo una soluzione alternativa o, per meglio dire, di compromesso. All’esigenza scientifica di risolvere i problemi della concezione tolemaica egli univa uno spiccato senso diplomatico che gli suggeriva di non entrare in contrasto con le autorità ecclesiastiche.
Egli teorizzò una nuova ipotesi, passata alla storia come sistema ticonico, dove la terra rimaneva immobile al centro dell’universo con il sole che gli ruotava attorno, ma con tutti gli altri pianeti che, contemporaneamente, ruotavano intorno al sole. Si risolvevano in un solo colpo i problemi di ordine fisico e teologico del copernicanesimo e si rinnovava il vetusto sistema tolemaico; il sistema di Brahe, infatti, era perfettamente giustificabile dal punto di vista matematico e, rispetto all’ipotesi di Tolomeo, presentava gli stessi vantaggi conseguiti anni prima da Copernico.
Non c’è dubbio che la posizione di Brahe si presenta come estremamente conservatrice; il suo scopo è quello di opporsi al sistema copernicano – che avversò per tutta la vita – risolvendo le difficoltà proprie della concezione geocentrica. Nondimeno egli fu un grandissimo scienziato e uno straordinario osservatore; anzi, fu proprio il suo prestigio a ritardare l’adesione di molti astronomi alla teoria di Copernico.
Il suo sistema astronomico sostituì rapidamente quello tolemaico come punto di riferimento per quegli astronomi competenti che non riuscivano ad accettare l’idea che la terra si muovesse. Quando Galilei sostenne la sua tenace opera di difesa del copernicanesimo, la maggior parte dei suoi interlocutori ecclesiastici erano per lo più convinti della verità del sistema ticonico.
L’ipotesi di Brahe d’altra parte è più interessante dal punto di vista culturale piuttosto che da quello scientifico; anche se rigorosamente dedotta da calcoli ineccepibili, l’idea di pensare un universo dalla conformazione così singolare era dovuta più a convinzioni ideologiche che scientifiche. Si trattava di far proseguire la scienza senza adirare l’autorità ecclesiastica; il che, dal punto di vista del rigore della ricerca, è alquanto discutibile.
Non a caso un personaggio come Galileo Galilei, un vero modello di coerenza scientifica, nutrirà sempre un grande disprezzo per Brahe, proprio per questo suo sacrificare le ragioni della scienza a opportunità di ordine culturale ad essa estranee. D’altra parte, anche l’atteggiamento di Galilei si manifesterà in parte condizionato da ragioni ideologiche: proprio a causa di questa personale disistima, egli si rifiuterà di prendere in considerazione alcuni studi astronomici di Brahe di considerevole valore, il che lo porterà a compiere degli errori teorici.
La posizione di Brahe è comunque estremamente indicativa perché ci fa comprendere come la scienza non sia una disciplina giustificabile unicamente da un punto di vista specialistico, ma trae risorse e motivazioni dal contesto politico-culturale in cui è inserita. E ci indica anche come le teorie scientifiche abbiano un valore che si estende al di là del loro contenuto particolare, per incidere in maniera esplicita sulle vicende umane. Nel caso che stiamo esaminando, la dottrina copernicana dispiega un nuovo modo di concepire il ruolo dell’uomo nel mondo destinato a sconvolgere le tradizioni sino ad allora dominanti e che spiegano le grandi difficoltà che la rivoluzione scientifica incontrerà per imporsi.
http://www.liceomeda.it/new/documenti/materialedidattico/filosofia/rivoluzione_copernicana.doc
Rivoluzione copernicana
SINTESI DI TUTTA L’ESPOSIZIONE DI KANT
Aristotele aveva suddiviso la filosofia in tre grandi settori (scienze teoretiche, scienze pratiche e scienze poietiche); Kant procede allo stesso modo e distingue il campo teoretico, quello pratico e infine quello estetico. A ciascuno di questi campi è dedicata rispettivamente una delle tre opere in cui si articola tutto il suo pensiero: la Critica della ragion pura, la Critica della ragion pratica e la Critica del Giudizio. Ogni Critica si occupa di un singolo settore, ma tutte e tre sono strettamente collegate tra loro attraverso il concetto di libertà.
- La rivoluzione copernicana gnoseologica: la critica della facoltà conoscitiva (ragion pura)
non ci sono leggi della natura che la mente rispecchia, ma è la mente che struttura la natura secondo le sue leggi o categorie
- Il problema di Hume viene risolto da Kant attraverso la rivoluzione copernicana gnoseologica: la conoscenza consta di un elemento trascendentale (riferibile al soggetto e perfettamente conoscibile: quello che Kant chiama il fenomeno) e di un elemento esterno, non riferibile al soggetto e non conoscibile (il noumeno). La causalità appartiene alle forme soggettive e pertanto è sicura e conoscibile.
- Kant mette a fuoco le caratteristiche dell’elemento trascendentale della conoscenza descrivendo le tre facoltà che caratterizzano il nostro apparato conoscitivo: la sensibilità (spazio e tempo), l’intelletto (le dodici categorie); la ragione (le tre idee di totalità)
- Vi è conoscenza solo quando le categorie dell’intelletto si riempiono di materiale proveniente dalla sensibilità (le intuizioni senza le categorie sono cieche, le categorie senza intuizioni sono vuote); diversamente non vi è conoscenza e si entra nel campo metafisico (l’immagine della colomba). Kant tra empirismo e razionalismo.
- La metafisica non ha valore conoscitivo (critica alle sue tre idee principali: anima, mondo e Dio; paralogismo, antinomie, insensatezza delle prove razionali dell’esistenza di Dio), ma rappresenta un’esigenza inestirpabile dell’animo umano. Le illusioni metafisiche non scompaiono anche se sappiamo che sono semplici illusioni.
- La rivoluzione copernicana morale: la critica della facoltà morale (ragion pratica)
non ci sono contenuti d’azione buoni o cattivi ma è il soggetto che con la sua ragione stabilisce che cosa è buono e che cosa è cattivo
- Parallelismo tra le due critiche: rivoluzione copernicana gnoseologica e rivoluzione copernicana morale.
- Per essere valida, l’azione morale deve avere un valore universale, cioè deve valere per tutti. Critica alle morali eteronome, che fanno dipendere la morale da fattori estrinseci alla morale stessa.
- La morale è universale nel senso che si presenta come un imperativo categorico in ogni persona, è la voce della coscienza che comanda in ogni individuo (è simile al demone socratico) e spinge ad agire secondo regole universali.
- Il carattere non eteronomo della legge morale viene fatto emergere distinguendo imperativi categorici e imperativi ipotetici. Il dovere per il dovere. Rigorismo kantiano.
- La legge morale ha la caratteristica di essere formale: non prescrive cosa fare ma come farlo per essere morali. Morale dell’intenzione: un’azione è morale se viene fatta senza secondi fini e per il solo senso del dovere. Non ci sono azioni che siano buone in senso assoluto, ma le azioni sono buone se vengono fatte con buone intenzioni. Etica della responsabilità (quella kantiana) contrapposta all’etica delle conseguenze. Rigorismo e pietismo.
- Altra caratteristica dell’azione morale è di essere libera, non necessitata, e responsabile. Non vi è moralità se non vi è responsabilità, perciò l’azione morale deve essere libera (devi dunque puoi). Distinzione tra müssen e sollen.
- Le tre formule dell’imperativo categorico: uomo come fine; universalizzabilità; sudditi e legislatori allo stesso tempo.
- Il primo collegamento tra le due critiche (ragion pura e ragion pratica)
- La legge morale presente nel soggetto permette di postulare l’esistenza della libertà, dell’anima e di Dio.
- I tre postulati rendono perciò reali – anche se solo in senso etico– le tre idee della ragione pura (anima, mondo e Dio), che sul piano teoretico sono indimostrabili (paralogismo, antinomie, insensatezza delle prove dell’esistenza di Dio). Il primato della ragion pratica sulla ragion pura.
- La rivoluzione copernicana estetica: la critica del Giudizio (o critica della facoltà di Giudizio)
l’essere bella o brutta di una cosa non dipende da fattori empirici, materiali, ma da un elemento di carattere trascendentale
- Oltre alla facoltà di conoscere e a quella di agire moralmente esiste anche la facoltà di provare piacere e dispiacere davanti alle cose, ovvero di produrre dei giudizi estetici: questo è bello, mi piace, questo non è bello, ecc.
- Il giudizio estetico non ha valenza conoscitiva; ambisce all’universalità; è disinteressato; il bello va distinto dal sublime.
- Il giudizio teleologico è imparentato con quello estetico: i giudizi estetici vedono gli oggetti come finalizzati a dare piacere al soggetto (il fine è esterno); il giudizio teleologico mostra una finalità interna agli oggetti e ce li fa vedere come degli organismi. La nuova visione della natura presente nella critica del Giudizio va al di là del meccanicismo settecentesco e ci mostra la natura come un organismo.
- Il secondo collegamento tra le due critiche (ragion pura e ragion pratica): La critica del Giudizio
- la libertà di cui si fa esperienza in campo morale viene proiettata nel fenomeno, che appare perciò libero e non più necessitato
http://www.webalice.it/leone.guaragna/scuola/SINTESI%20DI%20TUTTA%20L%20ESPOSIZIONE%20DI%20KANT.doc
Rivoluzione copernicana tutto di tutto
La rivoluzione scientifica
La nuova scienza
1. «Il tipo di sapere al quale attribuiamo il nome di scienza è nato in Europa e si è diffuso con straordinaria rapidità in tutte le aree del pianeta. Quel tipo di sapere è oggi presente non solo in culture non occidentali di antichissima tradizione (come la Cina, il Giappone, l'India, la Corea), ma anche presso popoli che, non più di un secolo fa, erano considerati "primitivi”. O perché troppo abituati a cose straordinarie o perché privi di senso storico, arriviamo a non meravigliarci neppure del fatto (per la verità stupefacente) che quel sapere abbia caratteristiche "trasversali" rispetto alle etnie, alle civiltà, alle nazioni, alle tradizioni religiose e culturali. Milioni di giovani studiano sugli stessi testi. La fisica o la genetica che si studiano in un dipartimento giapponese o australiano sono esattamente le stesse che vengono studiate in Scozia o in Francia o in Italia. Esiste anche un sistema di norme o un ethos scientifico che è condiviso da tutti i membri delle comunità scientifiche e che è (in misura storicamente variabile) indipendente dalle lingue, dai credi politici e religiosi. [...] Fra le norme accettate c’è quella della indipendenza delle verità scientifiche da ogni criterio razziale o politico o religioso o comunque "esterno" alla scienza, c'è quella che limita la proprietà intellettuale di una scoperta (che una volta effettuata appartiene a tutti) al pubblico riconoscimento della medesima, c'è infine quella di uno "scetticismo sistematico", di una volontà di controllo e di una corrispondente disponibilità al controllo che impongono che tutte le ipotesi avanzate e tutti i risultati conseguiti vengano sottoposti ad un continuo e irrispettoso e pubblico esame. […] Nel corso del Seicento si verificano una serie di modificazioni importanti: nascono le prime istituzioni scientifiche e viene proposta una immagine della scienza la quale contiene alcuni elementi che ci consentono di riconoscerla come nostra»
Paolo Rossi, Lo scienziato in L’uomo barocco, Laterza, Bari, 1991.
2. Attraverso la grande rivoluzione scientifica e filosofica del secolo XVII si è andato formando e rafforzando un determinato modo di concepire la scienza che, pur da molte parti e per varie ragioni insidiato, appare tuttora presente e operante nella cultura del mondo contemporaneo. Che la scienza sia una lenta costruzione non mai finita alla quale ciascuno, nei limiti delle sue forze e delle sue capacità, può portare il suo contributo; che al progredire della scienza sia essenziale la collaborazione e la cooperazione e quindi la creazione di appositi «istituti» sociali e linguistici; che la ricerca scientifica abbia come fine non il vantaggio di una singola persona o razza o gruppo, ma quello dell'intero genere umano; che in ogni caso lo sviluppo o la crescita della ricerca stessa sia qualcosa di più importante delle persone singole che lo pongono in atto: queste, oggi diventate verità di senso comune, sono alcune fra le componenti essenziali di una considerazione della scienza che ha precise origini storiche. Essa è assente nelle grandi concezioni religiose dell'Oriente, nell'antichità classica, nella Scolastica medievale. Viene alla luce in Europa, come il più tipico prodotto della civiltà occidentale moderna, fra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento.
P. Rossi, I filosofi e le macchine,; Feltrinelli, 1976
Il concetto di Rivoluzione scientifica
Negli anni recenti alcuni storici della scienza hanno trovato sempre più difficile adeguarsi ai compiti che il concetto di sviluppo per accumulazione assegna loro. Come cronisti di un processo incrementale, essi scoprono che ulteriori ricerche rendono più difficile, non più facile rispondere a domande come: Quando fu scoperto l'ossigeno? Chi fu il primo a concepire l'idea di conservazione dell'energia? Alcuni di loro sospettano in misura sempre maggiore che, semplicemente, è sbagliato fare domande di questo genere. Forse la scienza non si sviluppa per accumulazione di singole scoperte e invenzioni. Al tempo stesso questi storici si trovano di fronte a crescenti difficoltà quando si tratta di distinguere la componente "scientifica" delle osservazioni e delle credenze del passato da ciò che i loro predecessori hanno affrettatamente etichettato come "errore" o "superstizione". Quanto più accuratamente essi studiano la dinamica aristotelica o la chimica del flogisto o la termodinamica del calorico, tanto per fare degli esempi, con tanta maggiore certezza essi hanno la sensazione che le concezioni della natura che si erano affermate nel passato, non fossero, considerate nel loro insieme, né meno scientifiche né il prodotto di idiosincrasie umane più di quanto lo siano quelle di moda oggi. Se queste credenze fuori moda si devono chiamare miti, allora i miti possono essere prodotti dallo stesso genere di metodi e sostenuti per lo stesso genere di ragioni che oggi guidano la ricerca scientifica. Se, d'altra parte essi meritano il nome di scienza, allora la scienza ha incluso complessi di credenze abbastanza incompatibili con quelle che oggi sosteniamo. Date queste alternative, lo storico deve scegliere quest'ultima. Le teorie fuori moda non sono in linea di principio prive di valore scientifico per il fatto di essere state abbandonate. Una simile scelta, però, rende difficile guardare allo sviluppo scientifico come ad un processo di accrescimento " […]
"Una delle cose che una comunità scientifica acquista con un paradigma è un criterio per scegliere i problemi che, nel tempo in cui si accetta il paradigma, sono ritenuti solubili. In larga misura, questi sono gli unici problemi che la comunità ammetterà come scientifici e che i suoi membri saranno incoraggiati ad affrontare. Altri problemi, compresi alcuni che erano stati usuali in periodi anteriori, vengono respinti come metafisici, come appartenenti ad un'altra disciplina, o talvolta semplicemente come troppo problematici per meritare che si sciupi del tempo intorno ad essi. Un paradigma può finire addirittura, per questa via, con l'isolare la comunità da quei problemi socialmente importanti che non sono riducibili alla forma di rompicapo, poiché essi non possono venire formulati nei termini degli strumenti tecnici e concettuali forniti dal paradigma Una delle ragioni per cui la scienza normale sembra fare progressi così rapidi è che coloro che svolgono attività di ricerca entro i suoi quadri concentrano il loro lavoro su problemi che soltanto la loro mancanza di ingegnosità potrebbe impedir loro di risolvere."
[…] "Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche. Nei limiti in cui i loro rapporti con quel mondo hanno luogo attraverso ciò che essi vedono e fanno, possiamo dire che, dopo una rivoluzione, gli scienziati reagiscono ad un mondo differente. Le dimostrazioni familiari del riorientamento della Gestalt visiva sono molto utili nel fornire un modello elementare di queste trasformazioni del mondo dello scienziato. Quelle che nel mondo dello scienziato prima della rivoluzione erano anatre, appaiono dopo come conigli. Colui che in un primo momento aveva visto la parte esterna di una scatola dall'alto, più tardi ne vede la parte interna dal basso."
"L'individuo sottoposto ad un esperimento gestaltico sa che la sua percezione ha subito un'oscillazione perché egli è in grado di farla oscillare ripetutamente avanti e indietro finché tiene in mano lo stesso libro o lo stesso pezzo di carta. Cosciente del fatto che nulla è cambiato nell'ambiente che lo circonda egli dirige la sua attenzione in misura sempre maggiore non alla figura ( anatra o coniglio ), ma alle linee tracciate sulla carta a cui egli sta guardando. alla fine può persino imparare a vedere quelle linee senza vedere nessuna delle due figure, e può allora dire ( ciò che non avrebbe potuto legittimamente fare prima) che sono le linee quello che vede realmente, ma che le vede alternativamente come un'anitra o come un coniglio Per quanto riguarda l'osservazione scientifica, invece, la situazione è esattamente opposta. Lo scienziato non può far ricorso a nulla che sia al di sopra o al di là di ciò che vede con i propri occhi e coi propri strumenti. Se vi fosse una qualche autorità superiore rispetto alla quale si potesse dimostrare che la sua visione ha subito uno spostamento, quella autorità diventerebbe allora essa stessa la fonte dei suoi dati ed il comportamento della sua vista diventerebbe allora una fonte di problemi ( come lo è per lo psicologo il comportamento dell'individuo soggetto all'esperimento ). Lo stesso genere di problemi sorgerebbe se lo scienziato potesse far oscillare da una parte e dall'altra la propria percezione come fa l'individuo soggetto agli esperimenti gestaltici. Il periodo durante in quale la luce era "talvolta un'onda, talvolta una particella" fu un periodo di crisi - un periodo in cui qualcosa non funzionava - ed esso ebbe fine soltanto con la meccanica ondulatoria e la realizzazione che la luce era un'entità coerente, diversa sia dalle onde che dalle particelle. Se nelle scienze, dunque, degli spostamenti percettivi accompagnano i mutamenti di paradigma, non possiamo aspettarci che gli scienziati siano diretti testimoni di questi mutamenti . "
(T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche)
Scienza e metafisica
1. “Non si può negare che, accanto alle idee metafisiche che hanno ostacolato il cammino della scienza, ce ne sono state altre – come l’atomismo speculativo – che ne hanno aiutato il progresso. E guardando alla questione dal punto di vista psicologico, sono propenso a ritenere che la scoperta scientifica è impossibile senza la fede in idee che hanno una natura puramente speculativa, e che talvolta sono addirittura piuttosto nebulose; fede, questa, che è completamente priva di garanzie dal punto di vista della scienza e che pertanto, entro questi limiti, è metafisica.”
K. Popper, Logica della scoperta scientifica
2. “La scienza pertanto deve prendere avvio dai miti e dalla loro critica; non dunque dalla collezione di osservazioni, né dall’invenzione di esperimenti, bensì dalla discussione critica dei miti, delle tecniche e pratiche magiche. La trasmissione scientifica si distingue da quella prescientifica perché ha due livelli. Come quest’ultima essa trasmette le proprie teorie; ma trasmette anche un atteggiamento critico nei loro confronti. Le teorie vengono trasmesse non come dogmi, ma come la sfida a discuterle e a migliorarle. Questa tradizione è greca. […] L’atteggiamento critico, la tradizione della libera discussione delle teorie al fine di scoprirne i lati deboli, per poterle migliorare è l’atteggiamento tipico della ragionevolezza, della razionalità.”
(K. Popper, La scienza: congetture e confutazioni)
3. Il platonismo rinascimentale come molla della rivoluzione astronomica
Secondo Kuhn, la rivoluzione copernicana - e più in generale ogni rivoluzione scientifica - non fu messa in moto da nuove osservazioni empiriche, ma da un atto di fede scientifica da parte di Copernico e degli astronomi che come lui aderirono alla teoria eliocentrica. Tale atto di fede fu favorito dal platonismo rinascimentale, in particolare dalla sua esaltazione della matematica come fondamento dell'ordine cosmico e dal culto del Sole, come simbolo materiale della divinità.
Platone stesso rilevò la necessità della matematica come allenamento per la mente che va alla ricerca delle forme; si dice che sulla porta della sua Accademia egli abbia fatto incidere: «Non entri nelle mie porte nessuno che sia ignaro di geometria». I neoplatonici andarono oltre. Essi trovarono nella matematica la chiave per giungere alla natura essenziale di Dio, l'anima, e all'anima del mondo, cioè l'universo. Un caratteristico brano di Proclo, neoplatonico del secolo V, esprime perfettamente una parte di questa mistica visione della matematica [...].
Proclo e gli umanisti che abbracciarono la sua causa sono assai lontani dalle scienze fisiche. Ma essi, di quando in quando, influenzarono i loro contemporanei più portati agli studi scientifici e ciò ebbe come conseguenza una nuova ansia di ricerca che molti scienziati del tardo Rinascimento provarono per le semplici regole geometriche e aritmetiche della natura. Domenico Maria da Novara, amico di Copernico e suo docente a Bologna, fu strettamente legato ai neoplatonici fiorentini che tradussero Proclo ed altri autori della sua scuola. Il Novara stesso fu tra i primi a criticare la teoria planetaria tolemaica con argomentazioni neoplatoniche, ritenendo che nessun sistema così complesso e pesante potesse rappresentare il vero ordine matematico della natura. Quando l'allievo di Novara, Copernico, lamentava che gli astronomi tolemaici «sembrano violare i principi basilari dell'uniformità del moto» e che essi erano stati incapaci «di dedurre la cosa più importante, vale a dire la forma dell'universo e l'immutabile simmetria delle sue parti», si inquadrava nella stessa tradizione neoplatonica. La tendenza neoplatonica è ancor più forte nel grande successore di Copernico, Kepler. Come vedremo, la ricerca di semplici relazioni numeriche informa e motiva gran parte dell'opera di Kepler. [...]
Il Dio del neoplatonismo era un principio creatore che si moltiplicava e la cui immensa potenzialità era dimostrata dalla stessa molteplicità delle forme che da lui scaturivano. Nell'universo materiale questa feconda divinità era appropriatamente rappresentata dal Sole, le cui irradiazioni visibili e invisibili davano all'universo luce, calore e fertilità.
Questa identificazione simbolica del Sole con Dio si ritrova spesso nella letteratura e nell’arte del Rinascimento. […]
Il neoplatonismo è evidente nell'atteggiamento mentale di Copernico verso il Sole e la semplicità matematica. È un elemento essenziale del clima intellettuale che generò la sua visione dell'universo.
Thomas Kuhn La rivoluzione copernicana, 1957
L'invenzione della stampa e la rivoluzione astronomica
Nel brano seguente l’autrice sostiene che l'invenzione della stampa a caratteri mobili fu un fattore decisivo per la nascita della rivoluzione astronomica. Essa permise a Copernico, Brahe e Keplero di avere a disposizione e di poter confrontare simultaneamente una quantità di libri e di dati fino ad allora inaccessibile, in particolare quelli che facevano riferimento all'antica tradizione astronomica pitagorica. Inoltre gli astronomi del 1500 poterono avvalersi di disegni, grafici e illustrazioni riprodotti a stampa di cui gli antichi non disponevano.
Se ci si rendesse maggiormente conto dell'importanza della ricerca di archivio per gli astronomi, sarebbe più facile collegare le prime fasi della rivoluzione copernicana ai cambiamenti concomitanti che trasformarono le biblioteche e le rotte del libro durante il primo secolo della stampa. Come astronomo vissuto dopo l'invenzione della stampa, Copernico ebbe l'opportunità di esaminare una gamma più ampia di documenti e di usare più libri di consultazione rispetto agli astronomi che l'avevano preceduto. Questo dato ovvio è spesso celato dagli animati dibattiti sul ruolo svolto da una tradizione testuale rispetto a un'altra - sul peso da attribuire alla prolungata critica a Aristotele, piuttosto che a una nuova rinascita di Platone o alla voga dei testi ermetici. Posto che tali influenze possono essere importanti nel lavoro di Copernico e meritano uno studio, vale la pena soffermarsi anche sull'interazione di molti testi diversi su un'unica mente. Essendo libero dalla "schiavitù" della copiatura, avendo a disposizione più dizionari e altri libri di consultazione, i frontespizi, i cataloghi di libri e altri rudimentali sussidi bibliografici, Copernico fu in grado di intraprendere un esame della letteratura su scala più vasta di quanto era stato possibile in precedenza. L'accesso a una maggiore varietà di documenti era utile non solo quando decise di "rileggere i libri di tutti i filosofi su cui potevo mettere le mani [...]" in modo da vagliare le possibili alternative a una "tradizione matematica incerta" [Lettera introduttiva a De Revolutionibus]. […]Né la rinascita platonica né la prolungata critica di Aristotele gli consentivano di conoscere le osservazioni che risalivano a periodi pre-cristiani, di paragonare le osservazioni fatte dagli alessandrini e dagli arabi alle sue, di stabilire i "nomi dei mesi egizi" e la lunghezza dei "cicli di Calippo", o di rilevare che la datazione fatta da un collega di un equinozio autunnale osservato da Tolomeo era sbagliata di almeno dieci anni. [...] Con questo non voglio dire che le "correnti intellettuali" rinascimentali non abbiano influenzato il lavoro di Copernico. La critica scolastica di Aristotele e le idee neoplatoniche contribuirono certo a dar forma alla soluzione da lui proposta. Il suo riconoscimento che alcuni studiosi antichi avevano creduto in teorie eliocentriche e/o geocinetiche doveva molto alle antologie classiche rinascimentali composte da umanisti italiani come Giorgio Valla. Ma naturalmente l'accesso a varie antologie umanistiche e la maggiore consapevolezza di antiche cosmologie e teorie astronomiche dipendevano anche dalla produzione di edizioni a stampa. [...]
Elizabeth Eisenstein, La rivoluzione inavvertita: la stampa come fattore di mutamento,
Cusano: l'universo infinito, senza centro né circonferenza
Il mondo è explicatio di Dio e quindi non può avere limiti, pur non essendo propriamente infinito. Se non ha limiti, non ha neppure un centro née una circonferenza: il cosmo aristotelico-tolemaico viene messo in discussione, anche se con qualche incertezza.
Il centro del mondo coincide con la circonferenza. Ma il mondo non ha circonferenza. Se avesse un centro, il mondo avrebbe anche una circonferenza, e avrebbe in se stesso, al suo interno, l'inizio e la fine, e avrebbe dei limiti in rapporto a qualcosa d'altro e, al di fuori del mondo, vi sarebbe dell'altro evi sarebbero altri luoghi ancora. Affermazioni tutte senza verità. Essendo impossibile che il mondo si racchiuda fra un centro corporeo e una circonferenza, il mondo risulta inintelligibile, e Dio stesso ne è centro e circonferenza. E sebbene il mondo non sia infinito, tuttavia non lo si può concepire nemmeno finito, mancante com'è di termini che lo racchiudano.
Perciò quella Terra, che non può essere il centro del mondo, non è del tutto priva di moto. È necessario che essa si muova di tal moto che possa divenire minore di quello che è , all'infinito. Come la Terra non costituisce il centro del mondo, così nemmeno la sfera delle stelle fisse ne costituisce la circonferenza, sebbene, paragonando fra loro la Terra e quel cielo, la prima appaia essere più vicina al centro e il secondo più vicino ad essere la circonferenza.
(La dotta ignoranza, II, XI, par. 156, p. 171)
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Guida all’analisi
Nonostante la modernità della concezione astronomica che sostiene, soprattutto se si considera che scrive circa un secolo prima rispetto a Copernico, Cusano presenta ancora incertezze nel delineare la nuova immagine dell'universo. Ad esempio, l'universo è illimitato in quanto explicatio di Dio, ma non può essere infinito altrimenti coinciderebbe completamente con Lui. Queste e altre contraddizioni della
cosmologia di Cusano si spiegano con il fatto che egli non supera completamente la concezione aristotelico-tolemaica. Il suo è piuttosto un universo tolemaico dilatato all'infinito, che perde perciò un centro immobile e le sfere chiuse, ma ne conserva i punti di riferimento (centro, circonferenza ecc.), seppure sottratti al loro significato originario.
Cusano: Gli abitanti; degli altri mondi
Tutto l'universo è abitato e tra i diversi esseri, pur non essendovi rapporto diretto e intenzionale, sussiste la consonanza che deriva dal loro essere parti della stessa totalità. Anche se inconsapevolmente, dunque, gli esseri concorrono allo stesso progetto universale. Cusano non rinuncia tuttavia a congetture sugli abitanti degli altri corpi celesti, sulla base dell'analogia tra qualità fisiche e psichiche, per cui ogni elemento fisico ha caratteristiche tali da influenzare anche gli elementi psichici (sul Sole si è più solari, sulla Luna più lunatici ecc.).
Molto meno, senza proporzione, potremo capire degli abitanti d'una regione diversa, limitandoci a supporre che nella regione del Sole essi siano più solari, abitanti dotati d'una intelligenza chiara e illuminata, più spirituali anche di quelli della Luna, ove sono più lunatici, mentre gli abitatori della Terra sono più materiali e grossolani; e così gli intelletti di natura solare sono molto in atto e poco in potenza, quelli terreni più in potenza e poco in atto, e quelli della Luna oscillano in una posizione intermedia.
Sono opinioni che esprimiamo, considerando l'influenza ignea esercitata dal Sole, quella acquatica e ariosa, ad un tempo, della Luna e la gravezza materiale della Terra; e pensiamo in maniera analoga circa la realtà delle altre stelle, che cioè nessuna può mancare di abitanti, come se vi siano tante parti particolari di mondo nell'unico universo quante sono le stelle, che sono innumerevoli, cosicché alla fine un unico mondo universale si trova contratto trinitariamente, nella sua graduale discesa per quattro elementi, in tanti mondi particolari, innumerevoli di numero, noti solo a colui che nel numero ha creato ogni cosa.
(La dotta ignoranza, II, XII, parr. 171-72, pp. 177-78)
Il naturalismo rinascimentale
1. Bernardino Telesio [1509-1588],
Coloro che prima di noi indagarono la struttura di questo nostro mondo e la natura delle cose in esso contenute, lo fecero certo con lunghe veglie e grandi fatiche, ma inutilmente come sembra. Che cosa, infatti, questa natura può aver rivelato ad essi, i cui discorsi, nessuno escluso, dissentono e contrastano con le cose ed anche con se stessi? E possiamo ritenere che questo è ad essi accaduto proprio perché, avendo avuto forse troppa fiducia in se stessi, dopo aver indagato le cose e le loro forze, non attribuirono ad esse, come era necessario, quella grandezza, indole e facoltà, di cui si vede che sono dotate; ma, disputando quasi e gareggiando con Dio in sapienza, avendo osato ricercare con la ragione le cause e princìpi del mondo stesso, e credendo e volendo credere di aver trovato queste cose che non avevano trovato, si costruirono un mondo a loro arbitrio. Pertanto ai corpi, di cui si vede che il mondo è costituito, attribuirono non la grandezza e posizione, che si vede hanno ottenuto, né quella dignità e quelle forze, di cui si vede che sono dotati, ma quelle di cui avrebbero dovuto essere dotati secondo i dettami della loro ragione. Non era cioè necessario che gli uomini compiacessero a se stessi e insuperbissero fino al punto da attribuire (quasi precedendo la natura e affettando non solo la sapienza ma anche la potenza di Dio) alle cose quelle proprietà, che essi non avevano visto che a queste inerivano, e che invece dovevano essere assolutamente tratte dalle cose. Noi, poiché non abbiamo avuta tanta fiducia in noi stessi, e poiché siamo dotati di un ingegno più tardo e di un animo più debole, e poiché siamo amanti e cultori di una sapienza del tutto umana (la quale certamente deve sembrare che sia pervenuta al sommo delle sue possibilità, se è riuscita a scorgere quelle cose che il senso ha manifestato e quelle che si possono trarre dalla somiglianza con le cose percepite col senso), ci siamo proposti d'indagare solamente il mondo e le sue singole parti e le passioni, azioni, operazioni ed aspetti delle parti e delle cose in esso contenute. Ognuna di esse, infatti, se rettamente osservata, manifesterà la propria grandezza, ed ognuna di queste la propria indole, forza e natura.
Così che se apparirà che nulla di divino e che sia degno di ammirazione e che sia anche troppo acuto si trova nei nostri scritti, essi però non contrasteranno affatto o con le cose o con se stessi; noi cioè abbiamo seguito il senso e la natura, e nient'altro; quella natura, che, concordando sempre con se stessa, agisce ed opera sempre le stesse cose e allo stesso modo.
De rerum natura iuxta propria principia
2. Bruno: la nuova cosmologia
Nella seconda metà del secolo XVI il copernicanesimo è al centro di molte polemiche. A Londra nel 1584 Giordano Bruno viene invitato a esporre le sue idee sulle tesi di Copernico in una riunione amichevole, svoltasi nel primo giorno di Quaresima, il giorno delle Ceneri. Da questo incontro trae spunto la Cena delle Ceneri, consistente in cinque dialoghi nei quali Bruno espone la propria visione dell'universo.
Copernico, proponendo una cosmologia in cui la concezione della Terra come un astro in movimento elimina qualsiasi subordinazione del mondo terrestre al mondo celeste, apre la strada alla liberazione dell'umanità dalle tenebre dell'ignoranza. La compiuta liberazione sarebbe poi venuta dall'opera di Bruno. Nel dialogo, il protagonista Teofilo, dopo aver parlato di Copernico tesse l'elogio dello stesso Bruno, definito come «il Nolano».
Or ecco quello, ch'ha varcato l'aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia de le prime, ottave, none, decime ed altre , che vi s'avesser potuto aggiungere, sfere, per relazione de vani matematici e cieco veder di filosofi volgari; cossì al cospetto d' ogni senso e raggione, co' la chiave di solertissima inquisizione aperti que' chiostri de la verità, che da noi aprir si posseano, nudata la ricoperta e velata natura, [...] n'apre gli occhi a veder questo nume, questa nostra madre, che nel suo dorso ne alimenta e ne nutrisce, dopo averne produtti dal suo grembo, al qual di nuovo sempre ne riaccoglie [...] .
Cossì conoscemo tante stelle, tanti astri, tanti numi, che son quelle tante centinaia di migliaia, ch'assistono al ministerio e contemplazione del primo, universale, infinito ed eterno efficiente. Non è più imprigionata la nostra raggione coi ceppi de' fantastici mobili e motori otto, nove e diece, Conoscemo, che non è ch'un cielo, un'eterea reggione immensa, dove questi magnifici lumi serbano le proprie distanze, per comodità de la participazione de la perpetua vita. Questi fiammeggianti corpi son que' ambasciatori, che annunziano l'eccellenza de la gloria e maestà di Dio.
Cossì siamo promossi a scuoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio de l'infinito vigore; ed abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi, se l'abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesmi siamo dentro a noi; non meno che gli coltori degli altri mondo non la denno cercare appresso di noi, l'avendo appresso e dentro di sé, atteso che non più la luna è cielo a noi, che noi alla luna.
Cena delle Ceneri, Dialogo primo, in Dialoghi italiani, pp. 33-34
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Guida all’analisi
Bruno, elencando i propri meriti per bocca di Teofilo, propone una nuova cosmologia che contribuirà a demolire il modello aristotelico-tolemaico: l'universo, non avendo più margini, è diventato infinito; sono venute meno le sfere celesti che trasportavano i corpi celesti, come anche tutte le sfere aggiuntive, introdotte per spiegare i diversi moti celesti. La nuova visione astronomica si coniuga con una nuova concezione della natura, considerata un unico grande organismo del quale tutti facciamo parte. Il rinnovamento non è però solo scientifico, ma morale, perché la nuova astronomia ha liberato la ragione dai ceppi della tradizione e ha aperto di nuovo la strada della ricerca. Da ultimo, l'infinità dell'universo è fatta derivare, come in Cusano, dall'infinità di Dio che lo ha prodotto. Da qui deriva un esplicito panteismo che si traduce in un avvicinamento dell'uomo a Dio. Altro elemento suggestivo della cosmologia bruniana, già presente in Cusano, è il tema degli infiniti mondi, che ospitano un'infinità di forme di vita.
Sani: l'universo infinito
Significativo è l'atteggiamento psicologico del nolano di fronte alla nuova concezione di un mondo infinito: la perdita da parte della Terra della sua posizione centrale non è da lui avvertita come una degradazione per l'umanità. Al contrario, la nuova cosmologia gli sembra esaltare la dignità dell'uomo, perché pone la Terra in cielo, elevandola al rango delle stelle nobili Inoltre, il crollo dei limiti del mondo è annunciato da Bruno con l'entusiasmo de prigioniero che vede cadere le mura de carcere in cui è stato a lungo rinchiuso. [...] Se è vero che la distruzione del cosmo aristotelico- tolemaico suscita l'esaltazione di Bruno per l'abbattimento delle mura esterne dell'universo e per la fine del dualismo fra cielo, e Terra, è altrettanto certo che l'idea di un mondo infinito, col passare del tempo, sarà destinata a provocare anche una «ferita» al «narcisismo» umano (per usare la terminologia proposta da Freud in Introduzione alla psicoanalisi, del 1915-1917), cioè un'umiliazione che deprime l'orgoglio della nostra specie. Infatti, l'astronomia pre-copernicana forniva all'uomo il senso della sua importanza nel cosmo e del valore dei suoi atti: la Terra, posta al centro dell'universo, nel Medioevo era considerata teatro del dramma umano, in funzione del quale Dio aveva creato i cieli. L'infinitazzione del mondo fa invece apparire il nostro pianeta un insignificante corpo celeste e mette in crisi l'immagine di un universo antropocentrico, cioè costruito per l'uomo
A. Sani, Infinito, Firenze, La Nuova I 1998, pp.
La rivoluzione astronomica. Una rivoluzione mentale
Nessun altro motivo mi ha indotto a meditare su un nuovo possibile criterio di calcolare i movimenti delle sfere del mondo, se non il fatto di essermi accorto che i matematici stessi non sono d'accordo fra loro sul modo di determinarli. In primo luogo, essi sono tanto incerti sul moto del Sole e della Luna, che non riescono neppure a spiegare e osservare la lunghezza costante dell'anno stagionale. In secondo luogo, nel determinare il moto di questi pianeti e degli altri cinque, essi non usano né gli stessi princìpi e ipotesi né le stesse dimostrazioni adottate per le rivoluzioni e i moti apparenti. Così alcuni usano soltanto cerchi omocentrici, altri eccentrici ed epicicli, e tuttavia con questi mezzi non raggiungono integralmente i loro scopi. Infatti coloro che usano cerchi omocentrici, sebbene abbiano dimostrato che si possono comporre con questi alcuni moti differenti, non furono tuttavia in grado di stabilire con certezza nessun sistema che rispondesse sicuramente ai fenomeni. Quelli poi che hanno escogitato gli eccentrici, per quanto sembri che abbiano con buona approssimazione determinato i moti apparenti con calcoli rispondenti alle previsioni, furono tuttavia costretti ad aggiungere molte cose che sembrano violare i princìpi basilari dell'uniformità del moto. Né furono in grado di scoprire oppure di dedurre da tali mezzi la cosa più importante: vale a dire la forma dell'universo e l'immutabile simmetria delle sue parti. Accade invece ad essi quel che accade ad un pittore che prenda mani, piedi, testa e le altre membra da modelli differenti, e che le disegni in maniera eccellente ma non in funzione di un singolo corpo e, poiché tutte queste parti non armonizzano assolutamente fra loro, ne vien fuori un essere mostruoso invece che un uomo.
Nicolò Copernico, Opere, a cura di P. Barone, UTET, Torino 1979, pp 165-178.


Secondo Khun, dunque, la scienza non progredisce per accumulazione (né quella antica né quella moderna), o meglio progredisce per accumulazione solo all'interno di quella che egli chiama la "scienza normale ". Questa espressione sta ad indicare "una ricerca sensibilmente fondata su uno o su più risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una certa comunità scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore." Questi risultati raggiunti dalla scienza del passato, intorno ai quali la comunità scientifica svolge la sua attività di ricerca sono i " paradigmi " e cioè " conquiste scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e di soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerche . " I paradigmi hanno due fondamentali caratteristiche: " i risultati che presentavano erano sufficientemente nuovi per attrarre uno stabile gruppo di seguaci, distogliendoli da forme di attività scientifica contrastanti con essi ; " " e nello stesso tempo erano sufficientemente aperti da lasciare al gruppo di scienziati costituitosi su queste basi la possibilità di risolvere problemi di ogni genere ." Consideriamo più attentamente questa seconda caratteristica: i "problemi d'ogni genere" di cui si occupano gli scienziati nell'ambito delle attività connesse alla scienza normale sono ciò che Khun chiama " rompicapo ". L'attività più frequente, all'interno della scienza normale, è quella di " soluzione di rompicapo" ricordando, però, che un rompicapo (in enigmistica e nei giochi in genere ) non è una qualsiasi attività che metta alla prova l'ingegno degli uomini nel raggiungimento di risultati più o meno interessanti o importanti " il valore intrinseco [dei risultati] non è un criterio per definire un rompicapo, lo è invece la certezza che esista una soluzione . " Ciò significa che in questa fase gli scienziati adoperano le loro energie intellettuali per risolvere soltanto quelle questioni la cui soluzione è stata in qualche modo già determinata dalla struttura del paradigma.
All'interno della scienza normale, dunque, le conoscenze degli uomini si accrescono perché viene data via via soluzione a problemi e rompicapo, il cui significato dipende interamente dal paradigma che in quel momento è accettato dalla comunità scientifica. Le rivoluzioni scientifiche, invece, avvengono quando muta un paradigma; in questo caso non si tratta più di aggiungere nuove conoscenze alle vecchie, ma di reinterpretare l'intera nostra conoscenza del mondo
L'accostamento con i fenomeni visivi studiati dalla psicologia della Gestalt è però soltanto suggestivo, non può essere considerato una descrizione del tutto aderente a ciò che avviene nella mente degli scienziati durante una rivoluzione scientifica
L'ultima affermazione è particolarmente importante, perché chiarisce che vi è una riflessione sulla natura della scienza, e sui mutamenti dell'immagine del mondo ad essa connessi, che non può essere effettuata all'interno della ricerca scientifica. È un campo di indagine che si apre, invece, per lo storico delle idee e per il filosofo l'analisi delle "rivoluzioni scientifiche" è dunque loro compito.
La Terra non può essere il centro perché il centro del mondo è Dio, ma è vicina al centro del mondo. Cusano non si è ancora del tutto liberato dal modello tolemaico, di conseguenza la terra deve muoversi in quanto non è centro, ma il suo movimento deve poter decescere all’infinito, tendendo verso il centro e verso Dio.
http://www.liceoberard.org/classi/4b_pni/filo/la%20rivoluzione%20scientifica/introduzione%20alla%20riv%20scient%20testi.doc
Rivoluzione copernicana tutto di tutto
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