Rivoluzione Americana tutto di tutto
Rivoluzione Americana
LA RIVOLUZIONE AMERICANA
- Cronologia: 1775-1783; conquista dell’indipendenza dalla Gran Bretagna delle 13 colonie inglesi dell’America del nord;
- Rilievo: uno degli eventi più significativi del ‘700 da diversi punti di vista:
- geopolitico: si conclude con la formazione degli Usa che diverranno protagonisti della storia contemporanea tra fine ‘800 e ‘inizi ‘900;
- rivoluzioni liberali e democratiche: si inserisce in quella linea di sviluppo politica e culturale che, dalle due rivoluzioni inglesi conduce all’affermazione dei valori illuministi e alla rivoluzione francese;
- età delle rivoluzioni: caratterizza, secondo una interpretazione tradizionale, il settecento come età delle rivoluzioni borghesi in campo politico, economico e culturale contribuendo a segnare una svolta epocale nella storia mondiale;
- colonialismo: costituisce il primo caso in cui una colonia extraeuropea, si ribella vittoriosamente alla madrepatria.
- premessa: per comprendere tale evento occorre ricostruire la situazione geopolitica, sociale e culturale delle colonie americane che era molto diversa da quella tipica dell’Europa.
- La situazione a metà settecento: intorno a metà del settecento nella fascia costiera atlantica vivevano in tredici colonie un milione e mezzo di abitanti, compresi 300000 schiavi. La linea di sviluppo tendenziale era quella di un rapido incremento demografico (rapida crescita: 25000000 nel 1775) e di una espansione territoriale verso ovest favorita da fiumi navigabili, ricchezza del suolo, risorse naturali. Fondamentale per comprendere la rivoluzione e il futuro assetto degli Usa e la situazione sociale, economica, politica e culturale delle colonie che dipendeva dalle modalità di colonizzazione.
- La colonizzazione: avvenuta tra inizi ‘600 e metà settecento, la colonizzazione inglese non fu il risultato di una sistematica politica di conquista, ma presentò tempi e circostanze molto diverse ed eterogenee:
- Virginia: prima colonia fondata nel 1607 dalla compagnia commerciale Virginia Company e così chiamata in onore della regina Elisabetta;
- New England: insieme di quattro colonie fondate da perseguitati religiosi. La prima fu il Massachussets fondato dai padri pellegrini, calvinisti inglesi perseguitati dalla chiesa anglicana, che a bordo della Mayflower erano sbarcati nel 1620; in seguito colonizzarono Rhode Island, Connecticut e New Hampshire;
- concessioni regie fatte a privati tra il 1630 e il 1660, portarono alla formazione di: Carlo I, Maryland; Carlo II, Carolina (nord e del sud); Duca di York, New York
- Pennsylvania: fondata dai quaccheri nel 1681, guidati da Arthur Penn. Comunità protestante fondata sull’amore fraterno, la tolleranza, la libertà di coscienza e politica, il pacifismo. Perseguitati in Inghilterra, fuggirono e costituirono uno stato democratico, fondato sui loro principi. Lo stesso Penn Acquistò in seguito il futuro Delaware.
- Georgia: in onore di Giorgio II, nucleo dei coloni condannati per reati comuni cui veniva offerta la scelta di emigrare in America.
- Le migrazioni: ondate migratorie successive si svilupparono dall’Europa, le cause principali furono i conflitti sociali e le persecuzioni di carattere politico e religioso: cattolici irlandesi, ugonotti francesi, quaccheri inglesi, contadini espulsi dalle campagne per la rivoluzione agricola; ecc.
- La società americana prima della rivoluzione: popolazione eterogenea per cultura, tradizioni, religione, provenienza, determina le caratteristiche peculiari della società americana:
- tolleranza e vivacità culturale: la mescolanza produce contrasti ma anche vivacità culturale e tolleranza che spinsero a costituire una società diversa da quella europea, fondata sulla libertà di coscienza, anche perché molti dei coloni erano fuggiti a causa di persecuzioni religiose e/o politiche;
- ambiente: difficili condizioni ambientali (naturali e indiani) valorizzarono si ail solidarismo che la valorizzazione delle capacità individuali;
- struttura di classe: l’assenza di una struttura di classe gerarchica e rigidamente determinata, sotto il controllo dell’aristocrazia e dell’alto clero determinarono una alta mobilità sociale, la impossibilità per i gruppi sociali privilegiati di controllare pienamente la situazione politica l’evoluzione democratica delle istituzioni;
- istituzioni politiche: simili nelle diverse colonie: colonie regie o di proprietà, governatore nominato dall’alto, consiglio nominato dall’alto. Emergere istituti rappresentativi: assemblee legislative elette a suffragio molto esteso, molte comunità erano poi dotate di organi di autogoverno, specie quelle periferiche e di origine religiosa.
- economia: si possono distinguere tre principali aree:
- colonie del nord: New England, villaggi rurali, cerealicoltura; lungo la costa: centri urbani commerciali e portuali, industria cantieristica, alimentare, pesca;
- colonie del centro: New York, Delaware, New Jersey, Pennsylvania. Simile alle precedenti.
- colonie del sud: Virginia, Maryland, Carolina N e S. Grandi piantagioni, schiavi, commercio cotone con madrepatria, supremazia grandi proprietari terrieri.
- Le cause della rivoluzione: individuazione delle principali cause della rivoluzione, esame dei principali eventi:
- la relativa autonomia in campo politico e, di fatto, anche in campo economico, determinava una situazione di tranquillità nei rapporti tra le colonie e la madrepatria. Le colonie erano integrate nel sistema economico e commerciale inglese, sul piano politico veniva tollerata una certa autonomia. Le principali caratteristiche del rapporto tra colonie e madrepatria erano le seguenti:
- obbligo di non praticare attività manifatturiera;
- obbligo di commerciare solo con la madrepatria, monopolio inglese nell’impor e nell’export compensato da un intenso contrabbando;
- protezione militare nei confronti della presenza francese nel nord (Canada);
- punto disvolta: guerra dei sette anni (1756-63): comincia a cambiare la situazione:
- guerra produce coesione tra colonie e germe identità;
- mancanza necessità protezione militare madrepatria;
- strategia geopolitica inglese: imposizione sistema di dazi e tasse al fine di finanziare le spese di amministrazione e difesa dell’impero:
- Sugar Act: 1764, ristrutturazione sistema dazi e imposte doganali su molti beni;
- Stamp Act: 1765, tassa bollo su atti legali, giornali, fatture commerciali;
- protesta: in base al principio “No Taxation Without Representation”, tumulti, boicottaggio, atti intimidatori, organizzazioni segrete;
- monopolio commercio del tè alla compagnia delle Indie, 1773, gravi danni per i coloni, e rivolta di Boston (Boston Tea Party);
- leggi intollerabili: 1774, punizione di Boston (chiusura porto) e Massachussets (privazione autonomie e sostituzione funzionari americani con britannici);
- La guerra: la tensione gradualmente crescente aveva portato sull’orlo della crisi:
- 1774: primo congresso di Filadelfia:
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Rivoluzione Americana
LA RIVOLUZIONE AMERICANA
IL PERIODO
- 1775/1783: guerre di indipendenza delle 13 colonie inglesi vs. la madrepatria.
- E’ la prima lotta di liberazione vittoriosa vs. un paese del vecchio continente.
IL TERRITORIO E LA POPOLAZIONE
- Vasta fascia della costa atlantica, limitata a nord dai Grandi Laghi, a ovest dagli Appalachi e a sud dalla Florida spagnola.
- Ci vivono 1,5 milioni di coloni, che tendono ad allargarsi verso l’interno lottando con le tribù indiane, ostili alla colonizzazione.
I FATTORI DELLA COLONIZZAZIONE
- Iniziative di compagnie commerciali.
- Emigrazioni di minoranze politiche e religiose.
IL NORD
- Ci sono 4 colonie della Nuova Inghilterra, fondate nel periodo 1620/1680 dai Puritani.
- Qui si sviluppano: -coltivazione dei cereali.
-villaggi rurali in stile puritano; nei centri urbani sulla costa (vd. Boston) fiorisce l’industria cantieristica.
IL SUD
- Ci sono 5 colonie, in cui l’economia è incentrata su piantagioni dove lavorano gli schiavi.
IL CENTRO
- Ci sono 4 colonie, con una situazione economica simile alla Nuova Inghilterra, ma ci sono differenze per: -la struttura della proprietà terriera.
-i marcati squilibri sociali.
LA DIPENDENZA ECONOMICA
- La madrepatria aveva il monopolio sui commerci da e per le colonie, e si sviluppa quindi il commercio clandestino.
L’AUTOGOVERNO
- Le colonie hanno una grande autonomia politica: anche se sono sottoposte al controllo di un Governatore e di Consigli di nomina regia, si costituiscono assemblee legislative che danno luogo a un Governo rappresentativo.
- Anche le comunità locali hanno molta autonomia, e si fondano sui valori del pluralismo e della tolleranza (ma non per gli indiani e gli schiavi). Questi valori avevano un fondamento religioso: i coloni si considerano un popolo eletto a realizzare il vero cristianesimo.
I VINCOLI CON L’INGHILTERRA
- I coloni si sentivano soprattutto sudditi inglesi, e quindi erano troppo deboli i rapporti tra le colonie perché si sviluppasse spontaneamente una identità americana.
LA PROTESTA DELLE COLONIE
- Il boicottaggio delle merci inglesi fu attuato quando l’Inghilterra impose alle colonie forti dazi doganali e una tassa di bollo.
- Per difendersi, i coloni facevano appello alla legge inglese del “no taxation without representation”
LE “LEGGI INTOLLERABILI”
- 1773: il monopolio della vendita del tè va alla Compagnia delle Indie, danneggiando i coloni.
- A Boston, essi assalgono le navi della Compagnia e gettano in mare il carico.
- C’è una dura reazione inglese, che emana le “leggi intollerabili”.
IL CONGRESSO CONTINENTALE
- 1774: il primo Congresso Continentale delle colonie decide di portare avanti il boicottaggio delle merci inglesi.
- 1775: primi scontri presso Boston.
- 1775: il secondo Congresso Continentale forma un esercito (Continental Army) e ne affida il controllo a George Washington. E’ guerra aperta.
LA DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA
- 4 Luglio 1776: viene approvata la Dichiarazione d’Indipendenza, che sancisce la nascita degli Stati Uniti d’America.
IL CONFLITTO
- Le prime fasi non sono favorevoli agli americani.
- Washington evita gli scontri campali e logora gli avversari, che subiscono la prima dura sconfitta a Saratoga, 1777.
- Per arginare la crisi finanziaria i coloni dovettero ricorrere a imposte straordinarie.
- A favore degli americani c’era l’opinione pubblica europea, e dal 1777 arrivarono volontari dall’Europa.
- Aiuti arrivarono soprattutto dalla Francia: -1777 riconosce l’indipendenza.
-1778 firma un’alleanza militare.
- 1781: assedio a Yorktown, e la guerra può dirsi conclusa.
- 1783: Trattato di Versailles, col quale è riconosciuta l’indipendenza americana.
L’OPERA DELLA CONVENZIONE
- I singoli stati agivano senza coordinamento in politica e commerci.
- 1787, Filadelfia. Si apre la Convenzione Costituzionale per emanare gli articoli della Confederazione; questi si ispiravano al principio di equilibrio e divisione dei poteri, e davano vita ai nuovi Organi federali, trasformando la Confederazione in Unione.
IL POTERE LEGISLATIVO
- Era esercitato da due Camere, dette Congresso:
-Camera dei rappresentanti, eletti in proporzione al numero di abitanti.
-Senato, con due rappresentanti per stato.
IL POTERE GIUDIZIARIO
- Era posto sotto il controllo di una Corte Suprema federale.
IL POTERE ESECUTIVO
- Era accentrato nelle mani del Presidente della Repubblica, eletto ogni 4 anni con voto indiretto.
- Aveva il comando dell’esercito e poteva bloccare le leggi del Congresso, che a sua colta aveva il potere di accusarlo.
FEDERALISTI E ANTIFEDERALISTI
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LA SOLUZIONE FEDERALISTA
- La tesi federalista prevale quasi ovunque.
- 1789: George Washington viene eletto Presidente.
- 1789/1791: vengono emessi 10 Emendamenti a favore degli antifederalisti; gli articoli tutelano i diritti dei cittadini e la prerogativa dei singoli stati vs. il potere federale.
GLI SCHIERAMENTI POLITICI
- Il governo federale viene organizzato in Dipartimenti.
- Al Tesoro c’è Alexander Hamilton, che risana le finanze e promuove la Banca degli Stati Uniti.
- La politica di Hamilton favorisce i ceti commerciali e finanziari del centro-nord, suscitando l’opposizione dei proprietari del sud e dei coloni dell’ovest, che trovano un punto di riferimento in Thomas Jefferson.
I PARTITI
- Si formano così due partiti:
- Repubblicano-democratico: Jefferson
- Federalista: Hamilton
L’ESPANSIONE TERRITORIALE
- 1787: Ordinanza del Nord-Ovest, con la quale le regioni da colonizzare ottengono la condizione di Territori, cioè aree poste sotto la tutela del Congresso.
Fonte: http://www.mcurie.com/admin/fckeditorDocenti/userfiles/245/file/RIVOLUZIONE%20AMERICANA.doc
Rivoluzione Americana
LA RIVOLUZIONE AMERICANA
LE RADICI DELLA RIVOLTA
Nelle colonie* inglesi d’America è vivo (forte) lo scontento contro la madrepatria (Inghilterra) in quanto (perché) è proibito (non si può) sia vendere le merci(prodotti) a paesi diversi dall’Inghilterra, sia fabbricare manufatti (un oggetto fatta a mano) in concorrenza* con quelli inglesi.
Inoltre i coloni vengono sottoposti a una crescente pressione fiscale ( devono pagare più tasse).
Nel 1773, una nuova tassa imposta sul tè scatena la rivolta dei coloni. Le 13 colonie inviano (mandano) i loro rappresentanti a Filadelfia dove formano il Congresso*, ( fanno l’assemblea) che affida a George Washington il compito di guidare un esercito contro gli inglesi.
Il 4 luglio 1776 il Congresso approva la dichiarazione d’indipendenza* delle colonie dall’Inghilterra. Esse prendono il nome di Stati Uniti d’America.
LA GUERRA D’INDIPENDENZA
La guerra d’indipendenza fu dura e lunga (durò oltre 7 anni, dall’Aprile 1775 al Novembre 1782) . L’indipendenza degli Stati Uniti fu riconosciuta dall’Inghilterra nel 1783 ( Trattato di Versailles). La 13 colonie erano abituate a governarsi autonomamente*. Dopo varie discussioni ci si accordò che il nuovo organismo diventasse una confederazione* di stati.
Ciascuna delle 13 colonie avrebbe mantenuto il suo governo e le sue leggi, i suoi tribunali(luogo dove i giudici fanno i processi dove si decide se condannare o assolvere un accusato) le sue scuole. La confederazione doveva tuttavia avere anche un governo centrale, che si occupasse delle cose di interesse comune e del rapporto con le nazioni straniere. Altri stati avrebbero potuto aggiungersi alla confederazione, con pari diritti. Già molti coloni erano partiti verso le terre dell’Ovest, scacciando gli Indiani che le abitavano: erano i primi passi della famosa conquista del West, che si sarebbe sviluppata nell’800 ed esaltata da tanti film americani (i western). Nuovi stati si sarebbero col tempo aggiunti alla confederazione. Oggi sono 50. Nella loro bandiera: le strisce bianche e rosse sono sempre state 13, come le colonie che hanno fondato gli U.S.A. Le stella nel rettangolo blu sono invece aumentate nel tempo perché ciascuna simboleggia una stato della confederazione.
La Guerra di Indipendenza IN SINTESI
- Dal 1775 al 1782 ha luogo la guerra d’indipendenza, che per l’esercito americano si rivela( si mostra, appare) più dura (difficile) del previsto. Ma le vittorie di Saratoga (1777) e di Yorktown (1781) determinano (provocano) infine la sconfitta degli inglesi.
- Dopo la vittoria definitiva(finale), che sancisce* la nascita degli Stati Uniti, ha inizio la conquista dell’Ovest: a poco a poco gli originari 13 Stati divengono 50.
LA COSTITUZIONE AMERICANA
La costituzione approvata nel 1787 si ispirava ai principi illuministici della separazione dei poteri (Montesquieu).
Il presidente eletto ogni quattro anni dalle assemblee dei vari stati della confederazione, avrebbe avuto il potere esecutivo, cioè quello di fare eseguire le leggi. Le leggi erano preparate dal Congresso (che ha il potere legislativo), i cui rappresentanti (coloro che parlano a nome di altri, cfr i rappresentanti di classe) erano eletti dai cittadini maschi di ciascun Stato che avessero una certa ricchezza o censo. L’autonomia del potere giudiziario, esercitato dai giudici eletti dal popolo, era assicurato dalla Corte Suprema federale. Ancora oggi la Costituzione del’87 è in vigore (valida) negli Stati Uniti.
LA COSTITUZIONE AMERICA IN SINTESI
- Nel 1787 viene approvata (accettata)la Costituzione degli USA ancora oggi in vigore= valida), che attua la separazione dei poteri: l’esecutivo spetta al Presidente, eletto ogni 4 anni; il legislativo al Congresso; il giudiziario a giudici eletti dal popolo.
COLONIA= paese sottomesso a un altro
CONCORRENZA= gara per ottenere qualcosa, per avere più clienti
CONGRESSO=Parlamento degli Stati Uniti d’America
PARLAMENTO= assemblea delle persone che rappresentano un popolo, elette dal popolo stesso
INDIPENDENZA= condizione di chi non è sottoposto ad altri, libertà
AUTONOMAMENTE= da solo
CONFEDERAZIONE= unione di due o più stati
SANCIRE (sancisce)=rendere valido per mezzo della legge ad esempio: la Costituzione sancisce il diritto di sciopero oppure rendere solido, fissare
Fonte: www.strarete.it/documenti/daniela/rivamer.doc
Rivoluzione Americana tutto di tutto
L’EUROPA E L’AMERICA TRA RIFORME E RIVOLUZIONI
1. La rivoluzione atlantica
A giudizio di Godechot (La Grande Nazione, 1956) la Rivoluzione francese non è un fatto isolato, come lo videro gli storici dell'Ottocento, ma l'aspetto saliente di una più vasta rivoluzione, che investì i paesi dell’area europeo-americana o, come suol dirsi, atlantica, tra la fine del secolo XVIII e l’inizio del XIX. «Non già una serie di rivoluzioni isolate e scarsamente collegate tra loro, ma una grande rivoluzione occidentale o atlantica nella quale si possono distinguere una "fase americana" e una "fase francese"». «Non si può non restar colpiti», osserva Godechot, «dalla successione rapida delle rivoluzioni tra il 1763 e il 1848». Quali furono le ragioni che determinarono queste rivoluzioni politiche «a catena», destinate a provocare «una profonda rivoluzione economica, industriale, agricola, sociale» ? Lo storico indica varie componenti: le nuove idee bandite dagli illuministi, lo squilibrio delle strutture sociali, la congiuntura economica (rialzo dei prezzi, diminuzione del potere di acquisto per l'operaio, l'artigiano e il lavoratore agricolo a giornata, crisi degli approvvigionamenti in conseguenza di cattivi raccolti), la continua crescita della popolazione (rivoluzione demografica). Nei paesi ad est dell’Elba (Russia, Prussia), ma anche in Austria e in Spagna, i sovrani illuminati, sostenuti da quella parte dell'aristocrazia che ha letto i «philosophes», si sforzarono di risolvere i problemi posti dalla rivoluzione demografica e dalla congiuntura economica procedendo sulla via delle riforme; ma ciò non si verificò nell’Europa occidentale e in America, ove le classi aristocratiche e quelle borghesi erano ormai orientate verso il liberalismo politico, cioè intendevano avere parte nel governo dei rispettivi paesi. Su questa via, ossia quella della Rivoluzione, la borghesia trovò alleate le classi popolari, che fornirono «la massa d 'urto che le era indispensabile per condurre a buon fine la Rivoluzione stessa» .
La tesi della «rivoluzione dell'Occidente» o della «rivoluzione atlantica», per usare l'espressione dello storico americano R Palmer, ha sollevato obbiezioni e riserve. Soprattutto C. Lefebvre e, dopo di lui, A. Soboul hanno posto in evidenza il pericolo di «stemperare» in un contesto rivoluzionario di così ampia portata le caratteristiche peculiari della Rivoluzione francese, di allinearla ad altri moti che conservano caratteri regionali e si muovono in un ambito politico diverso, sostanzialmente moderato.
Soltanto per una cattiva abitudine si è comunemente parlato sempre di una «Rivoluzione francese». Questa espressione fa credere che alla fine del secolo XVIII si sia sviluppata in Francia una rivoluzione assolutamente isolata e senza alcun rapporto con gli avvenimenti che si produssero nel resto del mondo nella medesima epoca. Tale era la visione della maggior parte degli storici della Rivoluzione francese sino a poco tempo fa; tutt'al più, essi concedevano una certa influenza sulla Rivoluzione francese alla rivoluzione americana, anch’essa concepita come un fenomeno isolato: a questa maniera di vedere si conformarono tutti gli storici del XIX secolo e specialmente i più celebri tra loro fra cui Thiers, Mignet, Michelet, Tocqueville; né diversamente si può dire per quelli che tra gli storici sono assai spesso classificati come «scientifici» e che furono i nostri maestri: Aulard e Mathiez. «La Rivoluzione francese - scrive quest'ultimo - sorprese per la sua irresistibile subitaneità... Scoppiò dal divorzio sempre più profondo di giorno in giorno tra la realtà e le leggi, tra le istituzioni e i costumi, tra la lettera e lo spirito...». Ma Albert Mathiez non si domanda se questo divorzio fosse particolare alla Francia o se lo si ritrova all’origine delle altre rivoluzioni che si moltiplicano alla fine del secolo XVIII e all'inizio del XIX. In verità fu fuori della Francia che gli storici, indagando la propria storia nazionale, riconobbero alle rivoluzioni dei loro paesi delle cause, alcune particolari ed altre analoghe a quelle della Rivoluzione francese. I primi a sviluppare queste idee sembra siano stati gli storici italiani. Nel secolo scorso ed agli inizi del secolo presente, la maggior parte degli storici del Risorgimento ricollegavano le origini di questo moto nazionale alla Rivoluzione francese, o almeno alla relativa unificazione dell'Italia sotto lo scettro di Napoleone. [...]
Gli storici americani, analizzando le cause della rivoluzione degli Stati Uniti e paragonandole alle cause della Rivoluzione francese, hanno anch’essi concluso che alla fine del secolo XVIII e all'inizio del secolo XIX vi fu non già una serie di rivoluzioni isolate e scarsamente collegate tra loro, ma una grande rivoluzione occidentale o atlantica nella quale si possono distinguere una «fase americana» e una «fase francese». [...]
In Francia questo modo d'intendere la Rivoluzione si è fatto strada solo in questi ultimi anni con la nuova edizione della Révolution française di Georges Lefebvre, pubblicata nel 1951, nella quale l'autore consacra un importante capitolo alla situazione del mondo verso la fine del secolo XVIII e mostra come, almeno nell'emisfero occidentale, esistesse una situazione o un «clima» rivoluzionario. Del resto non si può non restar colpiti dalla successione rapida delle rivoluzioni tra il 1763 e i11848. [...]
Queste rivoluzioni politiche provocarono una profonda rivoluzione economica, industriale, agricola, sociale. A parte il caso assolutamente particolare della Polonia, si può constatare che queste rivoluzioni si produssero in America e in Europa occidentale, cioè nei paesi rivieraschi dell’Atlantico. Quale meraviglia, se si considera che alla fine del secolo XVIII il mare era molto più «permeabile» della terra, che mercanzie ed idee vi camminavano più rapidamente? L' oro o il grano varcavano più rapidamente l'oceano che non i continenti e creavano da una parte e dall'altra dell'Atlantico condizioni economiche assai simili; le lettere e le stampe passavano cosi molto rapidamente da un continente all'altro: la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti fu conosciuta a Parigi prima che in Georgia. Vi fu dunque una grande rivoluzione atlantica composta di parecchie rivoluzioni «a catena».
[Godechot, La grande nazione.]
2. Una rivoluzione senza ideologia
La storiografia ha sempre indicato uno stretto rapporto tra la rivoluzione americana e le rivoluzioni europee del Sette e dell’Ottocento, facendone risalire le motivazioni alle idee politiche e sociali dell’Illuminismo. Recenti studiosi statunitensi hanno tuttavia sottoposto a revisione tutta la questione giungendo alla conclusione che la rivoluzione dei coloni inglesi d’America ha una propria originalità che la distingue dalle rivoluzioni europee. A loro giudizio ( riportiamo in proposito alcune pagine di Daniel Boorstin) v 'è una profonda differenza tra la rivoluzione americana e quella francese dell"89. La prima è, a loro dire, una rivoluzione di tipo legalistico, che muove dai principi stessi del costituzionalismo inglese, dai diritti e dai privilegi consacrati sulle Carte inglesi ( «niente tassazione senza rappresentanza» ). Una rivoluzione «conservatrice», dunque, come l'ha definita un altro recente studioso, il Brown ( «Questa lotta, per conservare e non per distruggere, ha fatto della nostra rivoluzione qualcosa di unico nella storia» ), laddove quella francese, che si rispecchia nella formula «libertà, uguaglianza, fratellanza», stabilisce non già quali debbano essere i diritti e i doveri del cittadino francese, ma quali i diritti e i doveri dell'umanità in generale; e perciò tende piuttosto all'umana rigenerazione che a riformare la Francia. Di fatto, come rileva Boorstin, la rivoluzione americana non produsse un solo trattato importante di teoria politica e lo stesso Jefferson, che pure è considerato il filosofo che ha guidato la rivoluzione, non nutrì un grande interesse per la speculazione politico-sociale. «L 'interesse filosofico di Jefferson per la politica allo scoppio della Rivoluzione era l'entusiasmo e l'attaccamento di un uomo di legge intelligente e progressista per i diritti tradizionali degli Inglesi».
Il giudizio di Boorstin ha pesato fortemente sulla storiografia americana, anche se altri storici non meno autorevoli si discostano dalla sua interpretazione, rivendicando l'influsso determinante del pensiero illuministico e reinserendo con ciò la rivoluzione americana nel circolo vitale della storia europea. «Gli Americani», scrive Bailyn, «erano profondamente consapevoli di essere degli innovatori, di portare avanti l'umanità. Essi erano convinti di avere avuto successo nel loro sforzo di modificare la situazione, per farla corrispondere agli ideali illuministici, mediante i quali essi avevano iniziato una nuova era della storia umana. Ed erano confortati in questo dall'opinione di aggiornati pensatori d’Europa».
Noi Americani siamo abituati a pensare alla Rivoluzione come al periodo aureo del pensiero politico americano. Può quindi essere uno choc accorgersi che in questo periodo non si produsse in America un solo trattato importante di teoria politica. Uomini come Franklin e Jefferson dagli interessi universali, attivi e straordinariamente felici nelle loro realizzazioni politiche, non produssero molto come teorici. [...]
Abbiamo tardato molto, prima di vedere alcune delle più evidenti e importanti caratteristiche della nostra Rivoluzione, perché autorevoli studiosi dell'argomento hanno costruito la loro storia secondo i moduli della Rivoluzione francese del 1789. Alcuni dei nostri migliori storici hanno cercato di togliere alla nostra Rivoluzione il suo colore locale, esasperando ciò che aveva in comune con quel fenomeno tipicamente europeo [...]
Lo studioso, che avvicina per la prima volta la letteratura sulla nostra Rivoluzione, può essere probabilmente deluso dal tono grigio e legalistico di ciò che deve leggere. Anche se la Rivoluzione americana si verificò in un momento in cui in tutta l'Europa non mancavano la speculazione filosofica e importanti trattati, essa non fu né particolarmente ricca né particolarmente originale nel suo apparato intellettuale. [...]
I due primi paragrafi della Dichiarazione d'Indipendenza si sono ormai logorati, ma pochi si curano di leggere i restanti trenta. La gente ha affermato subito «la vita, la libertà e la ricerca della felicità», dimenticando che era per due terzi un prestito e solo una parte del preambolo. Noi abbiamo ripetuto che «tutti gli uomini sono stati creati uguali», senza curarci di analizzarne il significato e senza renderci conto che, probabilmente, per nessuno degli uomini che l'affermavano significava ciò che a noi piacerebbe. [...]
Il tipico slogan della Rivoluzione - se davvero fu uno slogan - era: «niente tassazione senza rappresentanza». Queste parole sono un po' troppo polisillabiche, un po' troppo legalistiche per infiammare il cuore del popolo. Ma se le confrontiamo con il principio «1ibertà, uguaglianza, fratellanza» della Rivoluzione francese e con quello «pace, pane e terra» della Rivoluzione russa, possiamo avere una chiave, per interpretare lo spirito della Rivoluzione americana. Io sono convinto che il principale oggetto in contestazione nella Rivoluzione americana fosse la natura della costituzione dell'Impero inglese, cioè qualcosa di squisitamente giuridico. Questa convinzione è condivisa dal professor Charles H. Mc Ilwain che, nel suo ammirevole libro sulla Rivoluzione americana, si avvicina più di qualsiasi altro storico recente allo spirito della nostra era rivoluzionaria. [...]
La nostra Dichiarazione d 'Indipendenza è essenzialmente un elenco di specifiche pretese storiche. Essa non è diretta alla rigenerazione, ma solo alle «opinioni» dell'umanità. E strettamente legata al tempo e al luogo; lo speciale attaccamento ai «fratelli inglesi» è apertamente ammesso; essa si occupa dei doveri di un determinato re e di alcuni dei suoi sudditi.
Anche se prendessimo soltanto i due primi paragrafi o preambolo, che costituiscono la parte più generale del documento, e li considerassimo separatamente, ci accorgeremmo facilmente che suonano come una riedizione ridotta della teoria whig della Rivoluzione inglese del 1688. Allo stesso Karl Becker non poteva sfuggire questo fatto. «Nella teoria e nella prassi politica, egli scrisse tra l'altro, la Rivoluzione americana trasse la sua ispirazione dalle lotte del Parlamento del XVII secolo. La filosofia della Dichiarazione non fu presa dai Francesi. Non era neppure nuova; era una buona vecchia dottrina inglese riformulata per le esigenze di una nuova situazione». Per essere comprese, le sue parole devono essere riferite alla storia inglese. Alcuni storici, infatti (Guizot, per esempio) , arrivarono a dire che la Rivoluzione inglese trionfò due volte, una volta in Inghilterra, una volta in America.
I rimanenti tre quarti - i tre quarti ignorati - del documento sono tecnici e legalistici. Questo, naturalmente, è il principale motivo per cui non si leggono. Perché si tratta di un atto di accusa contro il Re, redatto nelle forme del costituzionalismo inglese. «La paziente sopportazione di queste Colonie» è il punto di partenza. Esso tratta di diritti e di privilegi consacrati dalle Carte inglesi. Riferisce accuratamente che le forme tradizionali e consuetudinarie di protesta, come le «reiterate petizioni», erano già state tentate.
Più si rilegge la Dichiarazione nel contesto, più essa si rivela un documento di relazioni giuridiche con l'Impero piuttosto che un esempio di elevata filosofia politica. Il desiderio di rimanere fedeli ai principi del costituzionalismo inglese, a qualunque costo, spiega perché, come è stato spesso osservato, il documento fosse diretto contro il Re, nonostante le lagnanze fossero rivolte contro il Parlamento; forse anche perché, a questo punto, non c'è più un esplicito appello ai diritti degli Inglesi. La maggior parte del documento è una enumerazione degli errori, degli eccessi, dei reati di Giorgio III in violazione della Costituzione e delle leggi della Gran Bretagna. Tutte queste accuse hanno senso soltanto se si presuppone la struttura del costituzionalismo inglese. [...]
[Boorstin, The genius of American]
3. La Rivoluzione americana e le differenze rispetto alla Rivoluzione francese
La differenza essenziale dei rivolgimenti costituzionali in America alla fine del XVIII secolo sta nella circostanza che colà i diritti umani e la libertà erano una realtà presente e operante in una società che non assomigliava più all'Antico regime. Il compito era semplicemente quello di organizzare una struttura politica che non potesse attentare a tali diritti e a quella libertà. Staccandosi dalla madre-patria - l'Inghilterra che con la legislazione opprimeva i diritti delle tredici colonie della «Nuova Inghilterra» -l'America operava una rivoluzione politica, non una rivoluzione sociale, come era quella francese.
In Francia, come si è visto, le necessità della rivoluzione sociale portavano all'onnipotenza del legislatore. In America, al contrario, trattandosi di difendere diritti già esistenti di una società che voleva proteggere la sua libertà dagli arbitri politici, la legge fin dall'inizio fu considerata limitata nella sua potenza. I diritti, considerati un patrimonio «naturale» dei cittadini, valevano più della legge. Non alla legge, quindi, ma ai diritti si addiceva la sovranità. Da questo punto di vista, la vera rivoluzione liberale con le sue esigenze di garanzia contro gli abusi del potere, è quella americana. La Rivoluzione francese, invece, apriva la strada al potere illimitato del legislatore.
Il fondamento di questa concezione sta nella teoria della delegazione del potere. A differenza della Francia, dove si parlava di poteri rappresentativi, in America si parla di poteri delegati. Secondo la famosa concezione espressa dal Federalist, lo Stato si basa sui diritti naturali dei cittadini e i cittadini sovrani delegano ai propri rappresentanti in Parlamento (il Congresso) i poteri necessari per la protezione di tali loro diritti. La Costituzione è appunto l'atto solenne col quale avviene questa delega. La conseguenza è che, se i delegati (cioè i rappresentanti al Congresso) esercitano i loro poteri contro i diritti dei cittadini, cioè fuori della delega ricevuta, i loro atti sono nulli, cioè non hanno alcun valore, anche se questi atti sono leggi. Così si esprime il Federalist (n. 78) :
«Non esiste affermazione alcuna che discenda da più ovvi presupposti di quella che sostiene che ogni deliberazione di un 'autorità delegata che sia contraria allo spirito dell'atto di delega in virtù del quale essa viene esercitata, è nulla ( void). Pertanto, nessuna legge contraria alla costituzione può essere valida. Il negarlo varrebbe ad affermare che colui che è delegato ha funzioni di maggiore importanza di chi lo delega; che il servitore è al di sopra del padrone; che i rappresentanti del popolo sono superiori al popolo stesso; che infine coloro che deliberano in virtù di determinati poteri non solo possono fare ciò che non è autorizzato da questi poteri ma, addirittura, ciò che sarebbe a essi proibito» .
In questo modo, veniva realizzato un vero e proprio rovesciamento copernicano nel rapporto tra diritti e legge. Secondo le concezioni politiche precedenti, nessun diritto dei singoli poteva dirsi esistente se non era proclamato dalla legge: i diritti dipendevano dalla legge. In America si afferma il contrario: che i diritti esistono prima della legge, sono un patrimonio proprio di ciascun individuo e la validità della legge dipende dal rispetto dei diritti. Naturalmente, come tutti sanno, queste affermazioni valevano originariamente solo per gli uomini liberi. In America esisteva una stridente e radicale contraddizione che gettava un'ombra pesante su queste concezioni dei diritti: la schiavitù. Essa poté però essere superata, all'epoca della guerra civile, proprio appellandosi alla grande forza morale degli anzidetti principi contenuti nella Costituzione.
Nel descritto rovesciamento dei rapporti tra la legge e i diritti sta la premessa di una grande realizzazione costituzionale: il controllo delle leggi da parte dei giudici. Tale controllo, non previsto espressamente dalla Costituzione americana, vale per l'appunto per eliminare le leggi che violano i diritti e, corrispondendo pienamente alle concezioni costituzionali americane, poté svilupparsi spontaneamente, a partire da una celebre sentenza del 1803 della Corte suprema federale, presieduta dall'altrettanto famoso giudice Marshall. È la sentenza pronunciata nella causa Madison contro Marbury, nella quale si afferma che se i giudici dovessero applicare le leggi incostituzionali tradirebbero il loro dovere di fedeltà alla Costituzione, che invece vale di più del dovere di fedeltà alla legge. Da questa prima decisione, si è sviluppato negli Stati Uniti e poi nel mondo intero - sia pure con modalità talora differenti - il controllo di costituzionalità sulle leggi.
Il legislatore è così sottoposto al diritto contenuto nella Costituzione e perde il suo carattere sovrano. Sovrana, semmai, dovrà dirsi la Costituzione, o l'assemblea dei rappresentanti costituenti che, all'inizio della vita costituzionale, l'ha approvata. Rispetto allo Stato di diritto di origine francese, la garanzia è molto più forte, perché vale a contenere anche gli abusi che possono provenire dalle stesse assemblee legislative. L’intera organizzazione dello Stato è così assoggettata al diritto. Questa è la situazione che si determinò in America e che si denomina costituzionalismo. Il costituzionalismo è dunque una realizzazione più perfetta dello Stato di diritto.
[ G. Zagrebelsky, Questa Repubblica, Le Monnier]
http://www.liceoberard.org/classi/4b_pni/storia/rivoluzione%20americana/rivoluzioni%20testi.doc
Rivoluzione Americana
LA RIVOLUZIONE AMERICANA - VERIFICA
Rispondi alle domande:
- Come si chiamano gli abitanti delle colonie inglesi d’America?
- Perché i coloni vogliono diventare indipendenti dall’Inghilterra?
- Quale fatto scatena la rivolta dei coloni?
- Cos’ è la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America?
- Quanto dura la guerra d’indipendenza?
- Chi vince la guerra d’indipendenza?
- Cos’è il Trattato di Versailles? Quando viene firmato? Cosa stabilisce?
- Come funziona la confederazione?
- Quante colonie formano la confederazione all’inizio della sua storia?
- Cos’è la conquista del west?
- Quando viene approvata la costituzione americana? Cosa dice?
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http://www.inretelab.altervista.org/storia/verifiche/settecento/rivoluzione_americana_verifica.doc
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