Cardinale Riccardo Annibaldi e ordine Agostiniano tutto di tutto

 

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  • IL CARDINALE RICCARDO ANNIBALDI
    Fonte www.ghirardacci.it
    Primo Protettore dell'Ordine Agostiniano

    Nell'anno 1956 l'Ordine Agostiniano commemorerà il 700° anniversario della sua Grande Unione, che trasformò i precedenti eremiti in frati mendicanti, portandoli dall'isolamento dei loro eremi alla vita delle grandi città, richiedendo loro una attiva e decisa partecipazione alla cura delle anime attraverso la predicazione e la confessione.
    La maggior parte dei documenti riguardanti gli anni in cui avvenne questo cambiamento sono andati perduti, ma quelli che rimangono lasciano pochi dubbi circa la grande influenza sullo sviluppo dell'Ordine così riorganizzato esercitata dal suo primo Cardinale Protettore, Riccardo Annibaldi, il quale governò l'Ordine con autorità suprema per più di 30 anni. Per ragioni che in seguito prenderemo in esame, gli storici Agostiniani lo hanno tenuto in poca considerazione. Un trattamento simile gli fu riservato anche da altri storici, sebbene Riccardo fosse stato al servizio di 9 Papi (1237-1276) e fosse stato responsabile della venuta di Carlo d'Angiò in Italia . Le ragioni ovvie di questo silenzio sono da ricercare certamente nella distruzione degli archivi della famiglia Annibaldi, e qualsiasi particolare della vita di Riccardo può essere dedotto solo dalle testimonianze sparse in numerosi documenti di quel periodo. Alcune di queste testimonianze tuttavia, sono state interpretate in modo talmente erroneo che si potrebbe parlare di una intenzionale diffamazione di questo "pater magnificus", come fu chiamato persino dal suo oppositore contemporaneo, Saba Malaspina . Sternfeld in particolare, presentò Riccardo come un personaggio cattivo governato dall'avidità, dall'ambizione e dalla mancanza di fede in opposizione al suo eroe buono, il Cardinale Giovanni Gaetano, e nel parlare del nostro Cardinale trovò sempre aggettivi denigratori; ma molte delle sue dichiarazioni gli servirono solo come scenario per una presentazione drammatica della biografia di Gaetano, con poco o nessun fondamento nei fatti reali.
    Mentre le fonti primarie sono poche e molto sparse, esistono molti resoconti secondari della vita del Cardinale Riccardo, che però abbondano di errori . Uno degli errori più comuni consiste nel confonderlo col Cardinale Riccardo di San Ciriaco, l'ex abate di Montecassino, che fu nominato Cardinale da Innocenzo IV, destituito nel 1259 da Alessandro IV per aver partecipato all'incoronazione di Manfredi e che morì nel 1262 , ma la vita e gli scopi di questi due cardinali, dallo stesso nome e appartenenti allo stesso periodo, sono totalmente differenti.

     

    LA FAMIGLIA DI RICCARDO

    Gli Annibaldi, considerati discendenti di Annibale , appartenevano ad un potente casato, con grandi proprietà nel Lazio, ma, in realtà, la famiglia risaliva al Conte Annaldus o Anwaldus ed era, come i Conti e la casata di Ceccano, di origine germanica . Le fondamenta della loro futura grandezza furono poste attorno al 1090, quando Annibale Annibaldi sposò una delle figlie di Agapio, Conte di Tuscolo, che ricevette come dote Rocca Priora (Arx Perjura), Monte Porzio (Mons Porculi) e Molara . La famiglia, tuttavia, divenne politicamente influente solo dopo che Annibaldo Senior sposò la sorella del Papa Innocenzo III e ricoprì la carica di senatore in Roma nel 1221 e, dopo la sua rielezione nel 1231, introdusse un tipo di inquisizione laica contro gli eretici che operò fino al 1336 . Annibaldo Senior fu probabilmente il padre del nostro cardinale e il primo di una lunga discendenza di senatori della casa degli Annibaldi che governarono Roma durante il XIII secolo. Alla fine di questo periodo la famiglia si divise in molti rami, e per distinguere un ramo dall'altro aggiunsero al nome di famiglia quello del luogo dove vivevano oppure il nome di uno dei loro possedimenti . Così gli Annibaldi a Roma furono dapprima conosciuti come gli Annibaldi de Urbe, ma a metà del XIII secolo un ramo si fece chiamare Annibaldi de Militiis, dalla Torre delle Milizie che divenne la loro roccaforte. Gli altri furono conosciuti come gli Annibaldi de Coliseo dopo che essi lo ebbero preso ai Frangipani . Il Cardinale Riccardo è spesso soprannominato "de Molaria" dall'antica residenza della sua famiglia, una rinomata fortezza che si trovava vicino a Frascati e che dominava la vallata che divide le montagne Latine . Non è possibile stabilire se questo soprannome gli fosse stato dato perché nacque là oppure perché anni dopo egli divenne l'unico possessore del castello. Con molta probabilità, egli ebbe tre fratelli: Mattia, Annibaldo e Pietro de Urbe; tra questi la famiglia di Mattia fu la più importante. Il figlio di Mattia, Riccardello, fu un  impetuoso Ghibellino e causò molti guai al papato. Adriano, un altro figlio di Mattia, fu nominato Arcivescovo e una figlia, Golizia, sposò Fortebraccio Orsini e nel 1263 fece porre un monumento nella chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo a Roma . Oltre a queste notizie, non abbiamo nessun’altra conoscenza della vita di Riccardo prima che divenisse Cardinale, ad eccezione di un documento papale che lo chiama canonico di San Pietro .

     

     

    CAPITOLO I
    CARDINALE DELLA CURIA ROMANA
    All'inizio del 1237 Riccardo fu nominato cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria, un diaconato che era vacante sin dal trasferimento del Cardinale Romano alla sede episcopale del Porto nel 1236. Riccardo occupò quella carica per 39 anni, il che sembra indicare che egli non fu mai consacrato sacerdote; diversamente, egli sarebbe stato con ogni probabilità promosso ad una chiesa titolare più alta . Senza dubbio giocò un ruolo decisivo nell'elevazione a questa carica la consanguineità tra la sua famiglia e i Papi Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV . Due anni dopo la sua elevazione Riccardo prestò i suoi servigi come rettore di Campagna e Maritima, due provincie papali a sud di Roma . Il rettorato consisteva in una supervisione generale del territorio, nella riscossione delle tasse, nella mobilitazione delle truppe in caso di guerra e nel potere giudiziario di seconda istanza . Pochissimi documenti parlano di quell'incarico di Riccardo. Nel 1240 egli impose agli abitanti di Ceperani una multa di 100 once d'oro per l'assassinio del figlio di Tommaso de Rubeo . Nel 1243 decise che gli abitanti di Piperno non potessero costruire un acquedotto nel territorio di Terracina . Nel luglio 1246 gli fu ordinato dal papa di costringere Alatri a mantenere la pace con Ferentino ; nell’anno seguente mobilitò gli abitanti di Terracina per recuperare un castello dalla vicina città di Setino e nel 1248 fu richiesto il suo intervento per dirimere le controversie tra la nobiltà ed i cittadini di Anagni . Comunque queste poche note indicano in maniera sufficiente i principali problemi che dovette affrontare durante il suo rettorato: le continue guerre particolari di città contro città, di baroni contro baroni, di città e comunità contro gli abusi dei nobili sulle loro libertà tanto duramente conquistate. Su questi contrasti locali incombeva la divisione di tutta l'Italia in Guelfi e Ghibellini, cioè lo sfortunato stato di guerra tra papato e impero. Il cardinale Riccardo, senza dubbio, prese parte alla riunione di cardinali che decisero di scomunicare l'Imperatore Federico II il giorno di Pentecoste del 1239. Voluta per sottomettere lo Hohenstaufen, la scomunica lo incitò a dichiarare guerra al papa. Nell'agosto 1241, il suo esercito circondò Roma, ma Federico sapeva che non era necessario un attacco dal momento che la temuta malaria aveva già colpito  la città e tra le sue vittime ci fu anche l'anziano papa Gregorio IX che morì il 22 agosto .

    SOTTO INNOCENZO IV ( 25 luglio 1243 - 7 dicembre 1254)
    Il Senatore di Roma, Matteo Rosso Orsini, fece immediatamente imprigionare i dieci cardinali presenti così da forzare una veloce elezione di un papa che potesse vigorosamente difendere Roma contro l'imperatore. I cardinali che resistettero all'incarcerazione furono percossi, gettati a terra e trascinati mani e piedi nel Septizonium dove furono rinchiusi in una stanza comune e sottoposti ad un trattamento indegno e vergognoso . Le condizioni malsane di vita aggravarono l'epidemia malarica e causarono gravi malattie tra i cardinali. Sinibaldo Fieschi e Riccardo Annibaldi furono tra le vittime e uno storico del tempo riferì perfino della morte di Riccardo . Furono rifiutate le cure agli ammalati e perfino l'acqua calda; e quando il cardinale Riccardo Summercote morì, ai cardinali non fu concesso di partecipare al suo funerale: ma fu detto loro con scherno che avrebbero fatto meglio a seguire il suo esempio. A dispetto di queste sofferenze i cardinali non furono concordi su un candidato fino a novembre, quando scelsero l'anziano Goffredo di Milano e immediatamente fuggirono dalla città. Goffredo scelse il nome di Celestino IV, ma tre giorni dopo si ammalò e morì il 10 di novembre, prima di essere consacrato. I cardinali si rifiutarono di ritornare a Roma, dove avevano sperimentato le più basse ignominie e dove uno di loro, il cardinale Giovanni Colonna era ancora tenuto prigioniero dal senatore. Per un anno e mezzo la Chiesa rimase senza un capo, ma finalmente grazie agli sforzi dell'imperatore, nove cardinali riuniti ad Anagni, liberi da interferenze, elessero il 12 luglio del 1243 Sinibaldo Fieschi che prese il nome di Innocenzo IV. Non è in discussione il punto di vista politico del Cardinale Riccardo . Egli, assieme a Sinibaldo e Rainaldo Conti, sostenne fermamente la candidatura di Romano Bonaventura, cardinale vescovo di Porto, che l’imperatore considerava come un nemico . Solo dopo la morte di Romano essi cambiarono il loro voto, ma riuscirono a far eleggere uno del loro gruppo. Federico II approvò l'elezione di Sinibaldo, ma raramente fu fatto da un imperatore un più grande errore di valutazione. Innocenzo IV e i suoi seguaci ebbero un solo scopo politico: impedire all'imperatore di unificare sotto di sè tutta l’Italia, poiché essi si rendevano chiaramente conto che l'indipendenza del papato poteva essere mantenuta solo se il nord e il sud dell'Italia fossero stati controllati da differenti governanti. Questa linea di condotta fu per l’avvenire la base di tutte le azioni politiche del cardinale Riccardo, il quale in un decennio divenne "il riconosciuto leader dei Guelfi" . Se storici imperiali come Saba Malaspina si trovarono in grande imbarazzo nello spiegare questo repentino cambiamento di convinzioni sotto Papa Urbano IV , vuol dire che essi o non conoscevano gli antecedenti o di proposito travisarono i fatti per scopi propagandistici. Non esiste spiegazione per il cambiamento di politica da parte di Riccardo poiché non ci fu cambiamento. Egli ebbe due soli scopi: la libertà di Roma e la libertà della Santa Sede. I sentimenti guelfi di Riccardo furono nutriti anche dalle malvagità perpetrate in guerra dall’imperatore. In una delle sue poche lettere ancora rimaste, indirizzate a Papa Innocenzo, scrisse : "Chiese e altari sono in stato di abbandono; preti chierici e religiosi sono sterminati; le donne sono violentate e i bambini lasciati morire nelle loro case incendiate. I diritti della chiesa sono disconosciuti, le ostie sacre profanate... Contrapporsi ai piani dell'imperatore, controllare le potenze che lo sostengono significa effettivamente salvare la Fede dalla perdizione; liberare per mezzo dell'ineffabile potere di Dio la Chiesa da questo leone ruggente... da questo drago che è Satana ed il diavolo in persona." Riccardo fu ancor più sollecitato a difendere questi ideali quando Innocenzo IV, per preservare la sua libertà di azione e l’integrità personale, fuggì a Lione il 28 di giugno del 1244 e non ritornò sino al 6 ottobre del 1251. Per ordine del papa solo tre cardinali rimasero a Roma; Riccardo come rettore di Campagna e Maritima, l'impetuoso Raniero di Viterbo (+1250) come legato della Toscana, di Spoleto, della Marca di Ancona e del Patrimonio, e Stefano di S. Maria in Trastevere come amministratore di Roma, che da sempre formava una apposita circoscrizione governativa . Un quarto cardinale, Rainaldo di Ostia (il futuro Alessandro IV), era persona non grata e rimase senza alcun incarico ufficiale contro la volontà del papa . I tre cardinali governanti spesso si incontrarono in consiglio e a dispetto degli scarsi mezzi, compirono miracoli nell'arte del governo. La lotta fu condotta con grande accanimento da entrambe le parti e mezzi leciti o illeciti furono usati indiscriminatamente. Da una testimonianza casuale trovata in una lettera scoperta recentemente, il tentativo di assassinio tramato nel 1246 in Sicilia e diretto contro l'imperatore, è stato imputato al nostro cardinale . Il testo originale, comunque, non nomina il destinatario né indica in maniera sufficiente che o il papa o il cardinale Riccardo avessero nulla a che fare con questa impresa; nemmeno esiste una prova indiscutibile che il papa avesse chiesto al cardinale Riccardo di proteggere i probabili assassini dopo che il loro attentato era fallito .  L'imperatore accusò apertamente il papa di essere l'istigatore di questo attentato alla sua vita e i tre cardinali furono così impauriti dalla sua collera che non intervennero al concilio di Lione nel quale per la prima volta fu consegnato il cappello rosso ai cardinali, sia come segno di distinzione che come ricordo che essi dovevano sempre essere pronti a versare il loro sangue per la difesa della libertà del popolo cristiano . Nel 1249 Innocenzo IV pensò che fosse il momento opportuno per l'inizio di un campagna vigorosa per rovesciare il regno di Federico. Questo piano richiedeva di riunire tutte le forze del papa sotto un unico comando e perciò i tre vecchi cardinali dovettero cedere la loro carica al giovane nipote del papa, Cardinale Riccardo Pietro Capocci che aveva avuto grande successo come legato in Germania, ma questa sua campagna finì con un desolante insuccesso.  Si fece molto rumore per l'ingratitudine del papa che destituì questi tre cardinali e la sua breve lettera a Riccardo sembrò particolarmente offensiva dal momento che in essa si dichiarava semplicemente che il cardinale aveva espresso il desiderio di essere assegnato a Roma per un po’ di tempo e questa richiesta ora poteva  essere accolta . Non vi è alcuna ragione di dubitare che Riccardo avesse espresso questo desiderio e al suo arrivo fu designato vicarius in Urbe, carica che tenne sino al 1252. Era una carica simile a quella di vicario generale di una diocesi; ma in questo periodo includeva anche la rappresentanza politica del papa nella città e nelle vicinanze di Roma . Qualsiasi dubbio sull’incarico di Riccardo fu ulteriormente dissipato quando Innocenzo IV delegò lui e Gaetano "a causa della loro importanza nella Chiesa" a metter pace fra Firenze e Siena; la missione, tuttavia, fallì . L'imperatore Federico II morì nello stesso anno in cui il cardinale Riccardo fu nominato vicario di Roma, ma Manfredi, reggente dell'imperatore in Sicilia, ebbe più successo nella conquista della Sicilia del suo maestro e predecessore. Il papa ed i suoi consiglieri pervennero alla conclusione che lo Stato Papale poteva essere libero da pericoli di accerchiamento solo se un estraneo che non fosse né Guelfo né Ghibellino, né italiano né tedesco, avesse accettato il regno di Napoli e di Sicilia come feudo papale. Nel 1252, il Regno fu perciò offerto a Riccardo di Cornovaglia, fratello del Re Enrico III di Inghilterra, e a Carlo di Angiò, fratello di Re Luigi il Santo di Francia, ma il prezzo richiesto fu estremamente alto, poiché la Sicilia era allora una terra molto ricca . Entrambi i principi risultarono essere astuti mercanti ed alla fine rifiutarono; ma Re Enrico III accettò per suo figlio Edmondo che era ancora un bambino. Questa politica papale spaccò in due il gruppo guelfo del collegio cardinalizio in fazione francese ed inglese , ma il cardinale inglese, Giovanni di Toledo, guadagnò alla causa di Edmondo sei dei nove cardinali, tra i quali Riccardo Annibaldi. La tesi che il suo successo fosse dovuto alle molte concessioni da parte del re, è ampiamente giustificata . Il cardinale Riccardo ottenne un compenso annuo per se stesso e molti favori per i membri della sua famiglia. Anche le numerose fondazioni agostiniane in Inghilterra molto probabilmente furono dovute alla sua influenza. Il patto con l'Inghilterra fu firmato a Vendome il 14 maggio 1254, ma Enrico III non fu in grado di soddisfare le alte richieste finanziarie dell'accordo ed era afflitto da così tanti disordini politici in patria che non riuscì a mandare un esercito contro Manfredi. Quando il papa cercò di espellere l’usurpatore siciliano con le sue truppe sotto il comando di suo nipote, cardinale Guglielmo Fieschi, questi fu sconfitto in maniera decisiva vicino a Foggia il 3 dicembre 1254 e morì quattro giorni dopo a Napoli. Si suppone che durante la preparazione di questa guerra, il cardinale Riccardo fosse il comandante dell'esercito papale nella Marca di Ancona, ma non possiamo averne alcuna prova .

    SOTTO ALESSANDRO IV (12 dicembre 1254 - 25 marzo 1261)
    Immediatamente dopo la morte di Innocenzo IV il podestà di Napoli, Bartolomeo Tavernerio, imprigionò i cardinali per impedire che fuggissero all'avvicinarsi dell'esercito di Manfredi; ma stavolta il loro trattamento sembra sia stato più umano e gli undici cardinali presenti (solo tredici cardinali erano in vita) elessero velocemente Rainaldo Conti, cardinale vescovo di Ostia, un uomo alto e robusto, di indole piuttosto mite e profondamente devoto . Il cardinale Riccardo era imparentato con il nuovo papa; i legami di sangue diventarono anche affetto e concordanza di opinioni per la loro comune visione politica. Il carattere forte e saldo di Riccardo, che si era saggiamente adeguato al regime autocratico di Innocenzo IV, poteva ora affermarsi senza causare troppi problemi, perché Alessandro IV aveva un buon carattere e si lasciava guidare facilmente; egli era solito scegliere l’uomo adatto ad un compito e poi gli lasciava le più ampie libertà . Il nuovo potere di Riccardo divenne immediatamente chiaro quando il papa lo nominò arciprete di S. Pietro quale successore del cardinale Stefano di Santa Maria in Trastevere . La nuova carica gli portò grande ricchezza e più potere. Alcuni storici hanno cercato di paragonare questo ruolo con quello di segretario di stato del papa, ma una carica simile non esisteva prima dell’avvento del cardinale nipote nel periodo Rinascimentale . La grossa rendita della basilica derivava dal possesso di quarantaquattro chiese, quattordici ospedali, due monasteri e dodici castelli . Non si sa se le offerte dei molti pellegrini apppartenessero anch’esse al Capitolo. L'arciprete aveva piena libertà nell’assegnare i canonicati e i benefici della chiesa di S. Pietro, mentre il papa designava solo i custos altaris o altararius. La politica di Riccardo fu di tenere le rendite nel numero più basso possibile di  mani, e alla sua morte erano rimasti solo dieci canonici . L'amministrazione della cattedrale non fu delle migliori. Nella lettera del papa a Gaetano Orsini, successore di Riccardo, non si deve faticare molto, leggendo tra le righe, a capire il grande scontento del papa per l'amministrazione di Riccardo . Due anni dopo la sua nomina, Riccardo dovette essere informato che il reddito della basilica doveva essere destinato alla manutenzione dei suoi edifici e nel 1259 Alessandro IV stabilì che almeno un quarto del reddito doveva essere destinato a questo scopo. Nel 1263 i libri e i registri della basilica scomparvero e nel 1267 Papa Clemente IV si lamentò che i redditi dello stesso fossero stati usati per altri scopi e non per quelli stabiliti, e ciò con grande perdita per la chiesa . Nella sua dignità di arciprete di S. Pietro, il cardinale Riccardo assieme al Cardinale Ugo di Sabina accettò, il 7 aprile 1255, il solenne giuramento di John le Roux, duca di Britannia, di rimanere fedele ai comandi di papa Gregorio IX e Innocenzo IV, dopo di che lo assolsero dalla scomunica nella quale era incorso con i suoi attacchi al vescovo di Nantes . Un anno dopo Riccardo mise fine alla devastante guerra tra Enrico, vescovo di Speyer, e Iringus, vescovo di Würzburg, guadagnandosi in questo modo una amicizia che egli usò per ottenere un monastero per gli Agostiniani in quest’ultima città, monastero che è tuttora esistente . Nel 1258 egli scomunicò con una sentenza pubblicata tramite il suo cappellano Andrea Spiliati, i consoli di Genova perché questi avevano rifiutato di mantenere il termine fissato da lui nella causa di Giovanni Cinthius, un noto mercante di Genova, il quale nel suo ricorso alla Santa Sede aveva chiesto il cardinale Riccardo come revisore . Un anno più tardi egli ottenne una pensione per Sant’Alberto Magno come ricompensa per le ingiustizie da lui sofferte per la sua opposizione all'imperatore Federico II . Questi ed altri documenti simili rivelano come il nostro cardinale fosse un membro della curia papale al quale erano affidate le decisioni più importanti. Sembra anche che partecipasse attivamente alla vita politica di Roma, dove il senatore Brancaleone aveva esercitato un governo tirannico fin dal 1252. Gli Annibaldi divennero i principali agitatori contro il senatore e lo imprigionarono nel 1257 . Sfortunatamente essi nominarono al suo posto Manuel di Brescia, che si allontanò dal sentiero della giustizia, impoverendo il popolo e tentò di compiacere solamente i nobili, in particolare gli Annibaldi . Con l'appoggio di Manfredi e sotto il comando di un fornaio inglese, Brancaleone fu liberato dalla plebe infuriata, la quale lo rinominò senatore. Egli si prese una terribile vendetta sugli Annibaldi scacciandoli dalla città, distruggendone i palazzi e mandando due nipoti di Riccardo al patibolo . Dopo la morte di Brancaleone nel 1258 Riccardo ritornò attivo nella politica romana. Egli e gli altri cardinali della fazione inglese spesero una gran quantità di denaro per eleggere senatore, nel 1261, Riccardo di Cornovaglia, scelto imperatore di Germania ; la parte Ghibellina, però, creò una situazione di stallo eleggendo Re Manfredi senatore, entrambe le parti si illudevano che la carica di senatore di Roma fosse ancora abbastanza importante da insediare il proprio candidato sul trono di Germania. I due candidati non riuscirono ad entrare in città, sebbene Manfredi tentasse ripetutamente di ottenere il suo scopo con la forza.  Il principe inglese d'altra parte era così assillato dalle sue difficoltà che non tentò neppure di andare a Roma a dispetto dei frenetici appelli del cardinale “bianco” John di Toledo e dei suoi seguaci, i quali desideravano il suo aiuto perfino contro il volere del sempre esitante Papa . Nel mezzo di questa confusione Alessandro IV morì a Viterbo il 5 marzo 1261.

    SOTTO URBANO IV ( 29 agosto 1261 - 2 ottobre 1264)
    Solo otto cardinali si riunirono per il conclave a Viterbo. Alessandro IV ebbe paura di nominare nuovi membri del Sacro Collegio perché uno di loro aveva cercato di "costruire Sion sopra la sua parentela" . Il cardinale così accusato era Gaetano Orsini e non Riccardo Annibaldi, perché il papa difficilmente avrebbe avuto da obiettare sul  rafforzamento della sua famiglia. L’Orsini aveva sperato di ottenere il trono papale aggiungendo alcuni membri della propria famiglia al Sacro Collegio; e sebbene fallisse il suo scopo durante la vita di Riccardo, non smise di lottare per raggiungere il suo scopo. Il suo maggiore avversario durante questo conclave, come pure nei due seguenti, fu Riccardo. La loro lampante rivalità per il trono papale accrebbe il disaccordo tra i cardinali che già erano divisi a causa delle loro diverse appartenenze politiche. Quando divenne evidente che la maggioranza richiesta non poteva essere ottenuta con votazioni ordinarie, i cardinali elessero Gaetano e Riccardo come "compromissarii" eliminandoli in questo modo dalla candidatura. Infrante le loro speranze di ottenere la tiara pontificia, essi sorvolarono sulle loro personali differenze ed elessero Jacob Pantaleone, il figlio del calzolaio di Troyes, che non era un membro del Sacro Collegio, ma come patriarca di Gerusalemme era ben addentro nei problemi dell'Oriente dove i Tartari con una costante avanzata avevano conquistato la Siria nel 1259 e dove l'imperatore greco, Michele Paleologo, era desideroso di sottomettersi a Roma in materia religiosa, se, facendo ciò, avesse potuto trovare le milizie necessarie contro i nemici della cristianità e del suo impero. Essendo di discendenza francese, Urbano IV poteva essere accettato sia dai Guelfi che dai Ghibellini, e i due "compromissarii" potevano aspettarsi eguali favori dal nuovo papa; egli non li deluse. Nei primi anni del suo governo nominò quattordici nuovi cardinali, dei quali due appartenevano alla famiglia Orsini e due agli Annibaldi. Riccardo di Sant’Angelo fu raggiunto nel 1262 da suo nipote Goffredo di Alatri , cardinale diacono di S. Giorgio ad velum aureum, e da Annibaldo degli Annibaldi (chiamato anche Annibaldo di Molaria), il dotto Domenicano, che divenne cardinale prete dei Dodici Apostoli. Entrambi furono una eccellente scelta per quanto riguardava il loro valore. Essi seguirono la guida del loro zio in tutti gli affari politici, in special modo nell'audace direzione che Riccardo prese negli anni immediatamente seguenti. L'incapacità del re inglese di sostenere la condizione disperata della Santa Sede nella lotta con Manfredi allontanò tutti i cardinali, tranne John di Toledo, dall'Inghilterra. Un aiuto lo si poteva aspettare solo dalla Francia, ma S. Luigi si oppose a questa impresa e Carlo d’Angiò rifiutò di rivelare la sua posizione. In questa situazione il cardinale Riccardo decise di forzare la conclusione; se avesse previsto gli eventi storici che furono conseguenza della sua azione, difficilmente avrebbe scelto questa direzione. La sua prima mossa fu di eleggere il conte d’Angiò alla carica di senatore di Roma e così costringerlo a venire. Questo alto incarico fu fonte di costanti dispute fin dalle elezioni contrastate del 1261; e la candidatura di Pietro di Aragona accrebbe soltanto le difficoltà, ma la politica papale nel frattempo aveva creato un efficiente governo della città con i boni homines: questo governo era composto da due candidati provenienti da ciascuno dei tredici distretti di Roma e divenne una specie di parlamento che godette di grande favore, poiché era eletto dal popolo. Se non può essere dimostrato con prova diretta che fu il cardinale Riccardo a creare questa forma democratica di governo, non può però essere negata la sua influenza schiacciante sui rappresentanti del popolo; altrimenti non avrebbero fatto il passo straordinario di eleggere Carlo d'Angiò senatore a vita nel 1263 . Evidentemente questa elezione a vita fu offerta al Conte di Provenza come garanzia che il suo impegno in Italia doveva essere permanente e non una temporanea crociata per il papato. L'elezione di Carlo aveva avuto luogo senza che il papa e Carlo stesso ne fossero a conoscenza. Il papa, preso completamente di sorpresa, si oppose così duramente a questa elezione che rifiutò di nominare Carlo Re di Sicilia fino a che egli non rinunciò alla dignità senatoria . Per quanto riguarda il Conte, così tanto reticente, non abbiamo un solo documento che possa indicare che egli abbia preso l'iniziativa . Anzi, egli non accettò la carica fino a sette mesi dopo. Con questa accettazione egli mandò anche un suo deputato ed alcune truppe per aiutare il cardinale Riccardo a scacciare Giacobbe Orsini e i suoi ghibellini dalla città; non lo disturbò che alcuni dei suoi parenti ghibellini erano tra gli esiliati . Roma era pronta per l'entrata trionfale di Carlo, ma egli esitava.  Disperato, Riccardo si rivolse nel luglio del 1264 ad Alfonso, conte di Tolosa e Poitiers, per informarsi circa i piani di suo fratello, ma Alfonso confessò che egli non ne sapeva assolutamente nulla . Da questa lettera, che è stata trascurata dalla maggior parte degli storici moderni, risulta evidente che la nomina di Carlo a senatore di Roma era stata una realizzazione personale del cardinale Riccardo, ma è anche evidente che Carlo conservò la sua indipendenza al massimo grado; egli usò Riccardo, ma senza fidarsi di lui. Riccardo, comunque, continuò ad esortarlo a rompere ogni indugio e venire in aiuto di Roma . La situazione della città era diventata disperata dopo che il Conte Pandolfo di Anguillara, il suo difensore più valido, era stato sconfitto in modo definitivo da Pietro de Vico a Vetralla nell'agosto del 1264. A seguito della preveggenza di Riccardo, che aveva cacciato i ghibellini da Roma, la città rimase in potere dei Guelfi. Questo fatto decise il futuro. La città divenne luogo di incontro di tutti gli avversari di Manfredi, specialmente gli esuli Apuliani che speravano nella vendetta e nel loro ripristino . La sola speranza di Manfredi stava nell’impedire al Conte di Provenza di entrare nella città, ma il nipote del cardinale, Riccardo, figlio di Pietro Annibaldi, aveva anticipato questa mossa occupando nel 1262 il porto di Ostia con grande contrarietà da parte del papa il cui permesso non era stato ottenuto . I Cardinali stessi erano occupati in moltissime missioni durante i giorni critici del 1264 e mobilitarono tutte le loro forze per la difesa della chiesa, ma il pericolo, l'agitazione e la molteciplità degli intrighi portarono alla morte del papa il 2 ottobre 1264.

    SOTTO CLEMENTE IV (5 febbraio 1265 - 29 novembre 1268)
    Diciotto cardinali si riunirono a Perugia per eleggere il successore di Urbano IV. La divisione tra loro, il ritardo nella elezione, il modo con cui risolvere il problema, erano gli stessi del precedente conclave. Per quattro mesi i cardinali Riccardo e Gaetano sollecitarono il voto dei loro colleghi per guadagnare la desiderata tiara e nuovamente la loro rivalità finì con la loro nomina a "compromissarii" . Venne quindi eletto l'assente cardinale francese Guido Fulconii, che prese il nome di Clemente IV, il quale scelse Riccardo per essere incoronato nella cattedrale di Perugia il 22 febbraio 1265 . Sebbene volitivo e cauto, egli ebbe poca influenza sulla rapida sequenza di eventi politici che determinarono il destino del papato per più di cento anni. Carlo d'Angiò decise improvvisamente di intraprendere la campagna d’Italia quando le condizioni politiche della Lombardia cambiarono a suo favore. Egli salpò per Ostia il 14 maggio e, avendo evitato la flotta di Manfredi, che lo stava apettando, arrivò a Roma il 23 maggio 1265. Il papa come tutti gli altri non era a conoscenza della sua venuta, ma velocemente delegò i due Annibaldi, Riccardo e Annibale, e i due Orsini, Gaetano e Giacobbe Savelli di dare il benvenuto al futuro re del Regno . In questo momento il più fervente seguace del conte in Italia era Riccardo che incessantemente lo aveva spinto a venire e da nessun altro Carlo dipendeva quanto da questo Annibaldi. Il conte non aveva denaro per intraprendere una guerra efficace e l'erario papale era pressochè vuoto. Fu compito di Riccardo procurare i soldi necessari e radunare i Guelfi al seguito del nuovo venuto. Riccardo corrispose e diede 2000 fiorini d’oro del suo patrimonio, mantenendo così in parte la sua promessa di spendere una grande somma per ottenere il successo. Carlo volle costantemente Riccardo accanto a sè e sembra che il nostro cardinale sia rimasto continuamente assente dalla Curia Papale per i seguenti tre anni . Clemente IV, che annoverava Riccardo tra i più intimi consiglieri , era convinto che, malgrado il suo interesse ai successi di Carlo, Riccardo avrebbe posto l’interesse della Chiesa sopra tutte le altre considerazioni e che sarebbe dipeso da lui non solo per le molte necessarie trattative, ma anche per ottenere informazioni corrette dal riservato e ambizioso comandante. I cardinali Annibaldi e Orsini conferirono col Conte per quanto concerneva le difficili condizioni alle quali egli avrebbe ottenuto il Regno e ricevettero il suo giuramento di fedeltà in nome del papa . Quando Carlo e sua moglie Beatrice vennero incoronati re e regina del Regno il 6 gennaio 1266, i tre Annibaldi erano tra i sei cardinali scelti dal papa per la cerimonia , e prima che Carlo partisse per la battaglia decisiva di Benevento (27 febbraio 1266) nella quale Manfredi perse il trono e la vita, Riccardo offrì alla coppia reale e al loro entourage un banchetto sontuoso nel suo castello di Molaria. Lui solo tra i cardinali li accompagnò ai confini del Regno di Napoli dove li congedò con la sua benedizione e le parole "Vade cum Deo ". Con la grande vittoria di Benevento, Riccardo vide raggiunti i suoi scopi e la sua gioia dovette essere davvero grande, ma i fatti presero una piega diversa. Carlo d'Angiò non si mostrò sostenitore della Chiesa come lo era stato suo fratello Luigi il Santo. La sua crudele amministrazione della Sicilia scandalizzò tutta la cristianità ed infine sfociò nei Vespri Siciliani; le sue costanti interferenze con gli Stati Papali ed i suoi trattati con vari comuni non lasciarono dubbi che egli lottasse per quella unificazione d'Italia che aveva causato l'amara lotta tra la Chiesa e gli Hohenstaufen. Il suo sforzo di guadagnare il controllo dell'impero Bizantino fece fallire la settima crociata e l’unione già programmata con le chiese orientali. Da difensore e liberatore della Chiesa egli era diventato il suo più pericoloso nemico. Riccardo dovette essere amaramente deluso ed umiliato da questo cambiamento degli eventi. Per un certo periodo egli usò la sua influenza su Carlo per mitigarne le dure misure. Nel 1267 perorò con successo la causa dei cittadini di Pisa viventi in Sicilia , e nel 1270 salvò la vita a suo nipote Riccardello, chiamato Marchio, che era stato fedele a Corradino fino alla fine . Carlo dovette aver capito il cambiamento dell'atteggiamento di Riccardo e per questo nella lettera contenente il perdono andò al di là delle consuete forme di cortesia ed espresse nei termini più calorosi la sua stima per lui . Un'altra ragione di questa condiscendenza poteva essere l'intento di Carlo di mitigare il colpo che il suo rappresentante a Roma, Roberto Summerosa, aveva inferto al cardinale. Roberto aveva ordinato una spedizione punitiva contro alcuni baroni di Campagna e non aveva escluso Rocca di Papa, Molaria, Burgum e Monte Compatri, tutte proprietà del nostro cardinale . Era troppo tardi però per annullare, per mezzo di una lettera adulatoria, il grande danno o chiudere la falla causata dalla brama di potere di Carlo. Durante il lungo conclave del 1268-71 viene riferito in modo attendibile che Riccardo era un membro del partito imperiale . Questo cambiamento di politica non fu in realtà un cambiamento, ma scaturì sostanzialmente da tutta una vita tenacemente fedele al principio: libertà di Roma, libertà della Santa Sede. Questa libertà poteva essere ottenuta solo tenendo il nord e il sud d'Italia nelle mani di diversi governanti. Eliminati gli Hohenstaufen e la loro rivendicazione del Regno con la morte di Corradino, loro ultimo discendente, ci si sarebbe potuto aspettare un aiuto dal futuro imperatore di Germania, poiché un imperatore fedele doveva sempre considerare suo dovere proteggere la Santa Sede dagli aggressori. Il potere di Riccardo raggiunse l’apice durante i pontificati molto brevi di Urbano IV e Clemente IV. Le ragioni sono del tutto ovvie: entrambi i papi dovevano a lui la loro nomina; entrambi erano poco pratici dei metodi e dei sistemi della Curia Papale e perciò dovevano fare affidamento sull'esperienza di uomini come Riccardo; entrambi erano di origine francese e non potevano permettersi di rifiutare il migliore amico di Carlo. Il cardinale Gaetano fu, secondo Sternfeld, il più intimo consigliere di questi due papi, ma Riccardo lo sorpassò per quanto riguardava le mosse politiche decisive. La politica di Riccardo fu portata a termine, mentre quella di Gaetano finì in compromessi o fallimenti. L’agire indipendente di Riccardo non sempre fu di gradimento a questi papi e Clemente IV rimproverò subito Riccardo e i suoi amici cardinali quando concessero a Carlo il permesso per una campagna militare senza consultarlo ; e un aspro disaccordo personale ebbe inizio quando nel maggio 1265 Riccardo interferì con l’ordine papale di punire le città di Civita Castellana, Orte, Todi, Spoleto e Nardi per aver parteggiato per il nemico. Bertoldo, il vicario del cardinale Matteo Orsini, sfruttò questa occasione per procedere contro gli Annibaldi e i loro amici. Nella prima vampata del suo temperanento collerico Riccardo scrisse a Clemente IV una lettera violenta nella quale, tra le altre cose, fece la dichiarazione che non poteva permettere alcuna interferenza nel territorio del quale egli solo deteneva la giurisdizione. Il papa rispose con eguale asprezza : "La lettera che ci hai inviato, a nostro giudizio, non fa onore né a noi né a te ... Tu non avresti mai dovuto dichiarare che noi non avremmo potuto mandare un altro rettore nel territorio nel quale tu solo sei il governatore... Noi non possiamo ammettere che un cardinale abbia potere al nostro stesso livello... Inoltre vogliamo aggiungere che quei territori che sono governati da te o dalla tua famiglia ci offendono più di qualunque altro. Vogliamo menzionare soltanto Corneto, Spoleto, Civita Castellana e manteniamo il silenzio su Pietro di Vico ed altri individui." Il papa sospese ulteriori azioni contro Civita Castellana , ma accolse la richiesta di Carlo d’Angiò prima che tutte le azioni fossero sospese contro le atre città eccetto Corneto . Questo non placò Riccardo che, profondamente offeso, si allontanò dalla Curia; ma il papa dipendeva talmente dal suo giudizio in quei giorni critici, che lo pregò di ritornare "daturus consilium quod tibi magni consilii angelus ispirabit" . Il papa, nella sua umiliante richiesta, si trattenne saggiamente dall'insistere sugli interessi locali, che avrebbero solo approfondito la frattura , ma parlò dei pericoli che minacciavano la Chiesa in Spagna e in Terra Santa. Clemente IV era di certo pienamente giustificato nella sua accusa contro la famiglia di Riccardo, anche se Riccardo non poteva essere ritenuto responsabile dei misfatti dei suoi parenti ghibellini, che a quel tempo avevano fatto causa comune con Pietro de Vico ed invaso la Sabina rendendo così necessario che il papa avvertisse i cardinali che andavano ad incontrare Carlo d'Angiò a Ostia che si guardassero da un attacco . La lettera del 28 maggio 1265 pone il problema della posizione di Riccardo come rettore durante questo periodo. Egli certamente non era, come la lettera poteva far supporre, rettore del ducato di Spoleto e della Marca di Ancona, poiché abbiamo numerose lettere datate  maggio ed agosto 1265 indirizzate al rettore di questi territori, Simone Paltanieri, cardinale prete di S. Martino . E' inoltre stato provato che Riccardo non era più rettore di Campagna e Maritima dopo il 1252, ma probabilmente nel 1265 aveva assunto di nuovo l'incarico che aveva già avuto, perché il rettore, cardinale Giordano Pirunti, era malato e si dovette ritirare a Viterbo per ristabilirsi ; ma non si possono avere prove sicure. Prima dell'arrivo di Carlo di Angiò nel 1265, Riccardo era a capo della Curia Romana come era evidente dalle numerose decisioni prese da lui ; dopo il 1265 deteneva grandi poteri come delegato papale negli affari riguardanti il Regno di Sicilia. In questa veste egli nominò vescovo di Tivoli un certo Jacopo, che il papa confermò nel novembre del 1265 . L'8 giugno 1266, ricevette ordini di non permettere ulteriori molestie al Provinciale Agostiniano della Provincia di Pisa e un decreto papale del dicembre 1267 confermò la nuova forma di vita che egli e un altro cardinale avevano dato alla Militia Beatae Mariae Virginis, una specie di Terz’Ordine per nobili che abbracciava sia laici viventi nel mondo che coloro che conducevano una vita in comune. Questa società aveva come scopo la venerazione della Madonna e un piano di vita più alto. Il popolino però rideva della loro vita riservata e, a causa della loro regola morbida, li chiamò cavalieri gaudenti o frati gaudenti . L'influenza di Riccardo non dipese soltanto dalla sua forte personalità, dalla sua lunga esperienza e lealtà alla causa del papato, ma anche dalla grande ricchezza personale che aveva accumulato. Nel 1261 Urbano IV gli affidò a vita l'amministrazione dell’Ospedale Trinitario di S. Tommaso in Formis, a Roma, nella speranza che egli lo avrebbe generosamente fornito di mezzi . Prima della venuta di Carlo d'Angiò egli aveva ottenuto l'esclusivo possesso di Molara e aveva fatto di questo castello la sua residenza permanente . Nelle sue immediate vicinanze egli possedeva Castel Gerusalemme, San Lorenzo, Montefrenello, Monte Compatri e Fusiniano . Nel 1270 Campagnano si impegnò a divenire suo vassallo poiché nessuno era uguale a lui in potenza e autorità a causa della sua amicizia con Carlo d'Angiò ; nel 1271 ottenne Rocca di Papa dai Frangipani, che l’avevano promessa come garanzia per un prestito di 6.500 libras . La maggior parte di questi luoghi erano cime di montagne fortificate o rocche importanti come punti strategici militari. Attorno alla alta torre di regola erano situati gli edifici della curia e accanto ad essi le case degli abitanti del villaggio, le cui fattorie e i cui orti formavano la proprietà feudale, e questi dovevano i tributi al signore ed in cambio ricevevano protezione dai nemici. Gli accordi o statuti delle città di Campagnano e Sermoneta, che si conservano ancora, mostrano Riccardo come signore gentile e generoso . Sebbene tutta la giurisdizione fosse nelle sue mani, gli abitanti erano liberi di sposarsi con chi volevano, di andare e venire come desideravano, di vendere le loro proprietà e di trasferirsi altrove. Nessuna tassa era imposta su case e giardini, ma si esigeva un quarto di quanto era raccolto dai loro vigneti e un ottavo dalle loro fattorie. Gli uomini erano obbligati al servizio militare, ma dovevano pagare solo le provviste del primo giorno. Alcuni dei sopra menzionati luoghi non esistono più, ma al tempo di Riccardo erano floridi villaggi. Molara consumava quindici rubbia di sale , più della vicina Frascati e, come Campagnano, contava almeno 300 abitanti. Nelle immediate vicinanze di Sermoneta, altri membri della famiglia Annibaldi possedevano San Donato, Bassiano e Ninfa, possedimenti che erano tra i più ricchi delle Paludi Pontine . Nel 1297 questi ultimi quattro posti menzionati furono venduti per 340.000 fiorini d'oro, e ottanta muli furono necessari per trasferire questa somma ed altro denaro da Anagni a Roma . Non soddisfatto delle sue tenute feudali, il nostro cardinale usò i comuni metodi della nobiltà del periodo per incrementare la sua influenza. Nel 1270 successe alla carica di podestà a Velletri e, contrariamente ai desideri della Chiesa, egli sembrò anche attivo nel collocare la sua famiglia a Terracina . Membri della sua famiglia furono podestà ad Alatri, Todi, Viterbo ed altri luoghi. Con la venuta di Carlo d'Angiò il nostro cardinale dovette farsi carico di un prelievo finanziario pesante e fare sforzi eccezionali per raccogliere rilevanti obbligazioni in Francia e Inghilterra. Sternfeld ripetè l'accusa che i cardinali prolungassero il conclave del 1268 per tre anni per poter dividere tra loro gli introiti della Chiesa e che la disponibilità del denaro suddetto fosse senza dubbio possibile al cardinale Riccardo attraverso questa speciale entrata.


    Emil Van Moè fu il primo ad evidenziare gli sforzi del Cardinale Riccardo a favore degli Agostiniani: Recherches sur les Eremites de Saint Augustin entre 1250 et 1350, Revue des questions historiques, LX (1932), 257-316, ma lo scopo del suo eccellente lavoro non include nè la biografia del cardinale, nè una storia dei vari gruppi di eremiti riuniti nell’Ordine da poco organizzato.

    MURATORI VIII, 820

    STERNFELD, passim, ad esempio 13,163,172,325

    Questo biasimo non riguarda le brevi biografie di EMILIO RE in Enciclopedia Italiana, VI (1929), 394, e quelle di P. RICHARD in Dictionnaire d'histoire et de gèographie ecclèsiastique, III  (Paris, 1924), 388. P. Richard, comunque dipende troppo strettamente da Sternfeld.

    M. INGUANEZ, Cronologia degli abati cassinesi del sec. XIII, Casinensia, II (Montecassino, 1929), 427. A. OLDOINUS, Athenaeum Romanum (Perugia, 1675), 580, aveva già provato che il Cardinale Riccardo Annibaldi non era stato abate a Montecassino.

    E. BATZER, Zur Kenntnis der Formelsammlung des Riccardo von Pofi, Heildelberg 1919, 133: “describit enim ystoriografforum antiquitas venisse de Cartagine ad Italie partes Annibalem, de cuiusvos Annibaldenses linea sanguinis desendistis”; così PETRARCA, Epistolae II, 12 (Basel 1581, p. 98): Paulo Hannibalensi Senatori/Nota loquor, fuerit potius tibi sanguinis auctris/ Scipiadum divina domus, nova  nomina sumens/ Hostibus a domitis, Afroque ex more subactus/ Hannibal haec domui dederit  cognomina vestrae.

    F. GREGOROVIUS, History of the city of Rome in the Middle Ages (trad. da A. Hamilton, London, 1897), V, 158.

    T. TOMASETTI, Topografia della Campagna Romana, Archivio, XLVI (1923), 260.

    T. AMAYDEN, La storia delle famiglie Romane (2. ed., C. A. Bertini, Roma, 1914) 61; cfr. A. SALIMEI, Senatori e statuti di Roma nel Medioevo (Roma, 1935), 66. Per ciò che riguarda l’inquisizione: E. RE, Statuti della città di Roma, 1 (Rome, 1880), 2,3.

    F. SAVIO, Gli Anibaldi di Roma nel secolo XIII, Studi e documenti di storia e diritto, XVII (1896), 355-363. Altri rami furono gli Annibaldi di Monte Compatri, di Zancato, di Cave, ecc.

    Sia il Colosseo che la Torre delle Milizie erano di fronte alle porte e alle strade che portavano ai possedimenti degli Annibaldi in Campagna e Maritima. Gli Annibaldi costrinsero Enrico e Giacomo Frangipani a cedere metà del Colosseo e vi riuscirono perchè erano alleati di Federico II, ma Papa Innocenzo IV il 16 marzo 1244 revocò l’accordo col pretesto che i Frangipani avevano ricevuto il Colosseo come feudo papale. Dieci anni dopo, comunque, gli Annibaldi erano in possesso di tutto il Colosseo: A. THEINER, Codex diplomaticus dominii temporalis S. Sedis, I, (Roma, 1861), 118. La Torre delle Milizie era una postazione militare sul punto più alto del Quirinale  e dominava tutti gli edifici della Città Eterna. Nel 1301 Papa Bonifacio VIII costrinse gli Annibaldi a venderla alla sua famiglia, i Gaetani, perchè era troppo vicina alla torre dei Colonna, suoi avversari. Dal momento della sua acquisizione, i Gaetani così come gli Annibaldi usarono il titolo di “dominus de militiis” oppure “militarum”: G. GAETANI, Domus Caietana (Val di Pesa, 1927,) I, 1, p. 144. A. DE BOUARD, Le règime politique et les insitutions de Rome au moyen-âge (Paris, 1920), 85, 164.

    G. & F. TOMASETTI, La campagna Romana, antica, medioevale, e moderna (Roma, 1926), IV, 515-528

    Archivio XLVII (1924), 140.

    AMAYDEN, Famiglie Romane, 61.

    Ex libro primo anni XI Regesti Gregorii Noni fol. 488 canonicus erat Sancti Petri”: GRIMALDI, Catalogus omnium presbiterorum sanctae Vaticanae Basilicae, Ms. H. 1, Archivio Capitolare S. Pietro. Il testo fu gentilmente trascritto dal Rev. Reinhold Schraml, OESA, Roma.  Non sono riuscito a trovare questo passo in Auvray.

    Questa data che fu riportata da OLDOINUS, Athen. Rom., 580, è corretta. Fu la quarta creazione di cardinali fatta da Gregorio IX ed ebbe luogo all’inizio del 1237. Cfr. J. FELTEN, Papst Gregor IX (Freiburg, 1888), 384. K. EUBEL, Hierarchia catholica medii aevi, 1 (2° ed. Münster, 1913), 6, è in errore quando accetta il 1239 come data della nomina di Riccardo, perchè quest’ultimo firmò la sua prima bolla papale il 30 agosto 1238: AUVRAY 4515.

    Vedi la controversia tra Huyskens e Sägmüller in Historisches Jahrbuch der Görresgesellschaft XXVII (1906), 817. Persino la nomina di Riccardo ad Arciprete della Basilica di S. Pietro (vedi nota 53) non implicò necessariamente una sua promozione agli ordini sacri, perchè il Card. Gaetano Orsini, che seguì Riccardo in questa carica, ricevette una speciale dispensa papale, “ut ad susceptionem sacerdotalis ordinis minime tenearis”,affinchè non si sentisse costretto a ricevere gli Ordini, Collectio Bullarum SS.ae Basilicae Vaticanae, chiamata anche Bullarium Vaticanum, I (Roma 1747), 154.

    Innocentius Papa tertius avunculus tuus”, GUIRAUD, Reg. d’Urbain IV, 27. Alessandro IV parla di un Annibaldi, senatore di Roma nel 1262, come di un suo nipote, P 17826. Gregorio IX fu un membro della famiglia Conti, che era strettamente imparentata con gli Annibaldi.

    Egli è menzionato per la prima volta in questa carica il 12 aprile 1239, AUVRAY 4830. Campagna si estendeva attraverso la vallata del fiume Aniene fino ai monti Lepini, la Maritima correva lungo la costa parallela alle stesse montagne e confinava a sud con il  Regno di Napoli (FAWTIER, Les registres de Boniface VIII, index).

    G. FALCO, Il Comune di Velletri nel Medioevo, Archivio, XXXI (1913), 382; J.B. SÄGMÜLLER, Tätigkeit und Stellung der Kardinäle bis Bonifaz VIII (Paderborn, 1896), 110, afferma brevemente: “Verwaltung, Gerichtswesn Finanzen und Armee lagen in den Handen des Rektor”. BOUARD, Reg. Polit., 81.

    AUVRAY 5254, 13 luglio 1240.

    RODENBERG II, 168; BERGER 2043.

    THEINER, Domin. temp. I, 116.

    Il Papa Innocenzo IV comandò ai fedeli di Campania e Maritima: “Setinos armis cogant ut nobili viro G. de Trebis Castrum ab eis ereptum restituant”, THEINER, op. cit., I, 125 e 136. Non è certo, se questo è il castello di Trivigliano (Trebellianum) che il Card. Riccardo diede alla Chiesa Romana come punizione per un crimine: Archivio XLVII (1924), 186, dove troviamo anche una descrizione (p. 157) delle varie divisioni in classi ad Anagni e della loro lotta per la libertà. Pedites erano i liberi lavoratori, gli artigiani, i mercanti, gli industriali. Milites erano i piccoli feudatari, che volevano liberarsi dalla Chiesa: cioè dai Vescovi e dai Monasteri e dai nobili o dai grandi possidenti terrieri. I Massarii o Populares formavano il resto della popolazione. Di regola i Nobiles e i Milites erano uniti contro i Populares, ma i vari gruppi spesso si combattevano tra loro.

    A. CELLI, La malaria nella storia medievale di Roma, Archivio XLVII (1924), 32-33. Federico II morì della stessa malattia il 3 dicembre 1250 e con lui molti delle sue truppe: suo figlio Corradino fu abbattuto da questo morbo e Celli è dell’opinione che molti dei così detti errori tattici di Manfredi nel 1264-5 furono dovuti al timore della malaria.

    K. HAMPE, Ein ungedruckter Brief über das Konclave fon 1241, Sitzungsberichte der Heidelberger Akdemie der Wissenschaften, 1913, I. O. JOELSON, Die Papstwahlen des 13. Jahrhunderts (Berlino, 1928), 27; Archivio XLVII, 31.

    MATTEW PARIS, Chronica Maiora (ed. H. R. Louard, London 1872/82), IV, 172: “Et sub eodem tempore obiit unus cardinalium videlicet Ricardus Hannibaldi”. L’autore aveva probabilmente sentito della malattia di Riccardo di S. Angelo e l’aveva confuso con il Card. Riccardo Summercote.

    J. MAURBACH, Die Kardinäle und ihre Politik um die Mitte del 13. Jahrhunderts (Bonn, 1902), 56, è chiaramente in errore quando scrive: “Unbestimmt ist auch die Parteistellung bei...Richard Annibaldi”.

    M. PARIS, Chronica IV, 165, riporta Riccardo dalla parte di Romanus, colui che Federico II aveva accusato nel 1243, “quod fecerat dissidium inter papam iam defunctum et ipsum imperatorem”. H. HUILLARD-BRÈHOLLES, Historia diplomatica Friderici II (Paris, 1869), VI, 88. Vedi E. WESTENHOLZ, Kardinal Rainer von Viterbo (Heildelberg, 1912), 57.

    GREGOROVIUS, Rome V, 642.

    Nescitur quo spiritu ductus...cum tota domus cardinalis eiusdem nomen Gebellinitatis ab antiquo sortita Regi iam dicto (Manfredo) studeret sincera devotione placere”: MURATORI VIII, 807. Malaspina fu anche in errore nei riguardi della famiglia di Riccardo che, come la maggior parte delle famiglie Romane, era divisa nella devozione politica tra papa e imperatore. Intima convinzione e vantaggi materiali, piuttosto che la tradizione, determinavano la loro lealtà.

    Post desolacionem ecclesiarum, altarium, post sacerdotum et clericorum ac religiosorum exterminium, post mulierum in dispendium adulteria, parvulorum concremacionis incendium, per ecclesiastice potestatis (abusum?) , divinum in derisum, summi pontificis et clavium Petri contemteum ingerendo se divinis misteriis, polluit celebriter, publici contaminat, et sollemniter divinum officium et quantum est in se crucifigit patris unigenitum et unicum matris filium, dum prophanat et prophanari facit dominici corporis sacramentum. Eius, pater sancte, astuciis occurrere vires servientes reprimere nichil aliud est, quam fidem, ne pereat, defendere et ecclesiam totam a rugiente preparato ad escam, a dracone, qui sathanas est et dyabolus ineffabili Domini munere liberare”: K. HAMPE, Papst Innozent IV und die sizilische Verschwörung, Sitzungsber, Heidelberg, 1923, n°8.

    MAUBACH, Kardinäle, 46, afferma che il Cardinale Riccardo fu incaricato di presiedere la Curia Romana fino al 1249. E. SÜTTERLIN, Die Politik Kaiser Friederichs II und die römischen Kardinäle (Heidelberg, 1929), 31, assegnò questo compito al Cardinale Stefano. La soluzione si potrebbe trovare in RODENBERG  III, 319, dove si dice che nel 1245 entrambi furono chiamati “in Campania e Maritima papales vicarii”. Il lavoro amministrativo della Curia,  perciò,  poteva essere fatto da ambedue.

    remansit sine papae voluntate”, P II, p. 1286.

    Quando HAMPE, Verschwörung, 12, scrive: “Seine eigenste Politik konnte er (Innocent IV) nur unter Mitarbeit seiner zuverlassingsten Anhanger unter den Kardinalen betriben und als streng geheim schwerlich dem Papier anvertraut werden. Hochstens allgemeine Andeutungen ohne griefbaren Inhalt darf man in dem Briefe erwarten”, egli dà a una ipotesi il peso di una prova. Gli studenti del professore Hampe considerarono la sua intepretazione come definitiva, come ad esempio SÜTTERLIN, Politik 100.

    RODENBERG II, 124. “Ut sicut olim laudabiliter sic et in posterum ipsos benignis fovetis favoribus” interpreta ipsos aggiungendo “id est fugitivos” e BERGER 1896 segue il suo esempio; ma un’altra lettera indica che il Papa ebbe il primo rapporto dai cardinali italiani e perciò esclude la sua partecipazione: RODENBERG II, 125.

    Una bolla fu attaccata alla fronte di Theobaldo Francisco, il leader della cospirazione così che tutto il mondo potesse conoscere l’istigatore della trama omicida: Innocenzo IV”: E. KANTOROWICZ, Federico secondo 1194-1250 (traduzione E.O. LORIMER, London,1931), 635.

    La richiesta di partecipare era datata 31 gennaio 1245: RODENBERG II, 63; SÜTTERLIN, Politik, 87.

    G. TAMAGNA, Origini e prerogativi de’ Cardinali della Santa Romana Chiesa (Roma, 1790), I, 330.

    REH, Kardinal Peter Capocci (Heidelberg, 1934), 72. Spesso si è erroneamente affermato che Riccardo continuò nel suo compito di rettore di Campania e Maritima, ma questo incarico fu tenuto da Giordano Pirunti (morto nel 1269) che viene menzionato come rettore nel 1253, benchè egli fosse allora solo notaio papale, RODENBERG III, 186. Pirunti fu fatto cardinale nel 1262 ed è ancora menzionato come rettore nel 1264 (GUIRAUD 195) e nel 1268 (RODENBERG III, 406). Nel 1259 egli fu anche a capo della cancelleria papale (STERNFELD 34, 141). Nel 1264 si ammalò e lasciò la sua carica per almeno un anno (BATZER, Pofi 268).

    Er schob diese Männer, die doch unter den schwierigsten Verhältnissen die Interessen der Kirche in Italien verteidigt hatten, in rücksichtsloser Weise und unter nichtigen Entschuldigungsgründen zur Seite”: MAUBACH, Kardinäle 36 cf. SÜTTERLIN, Politik 117. La fondatezza e l’esattezza dell’azione del papa sembra non sia stata capita da alcuni storici.

    Nos itaque audito frequenter quod venire ad praesentiam (nostram) intendebas”: RODENBERG II, 491.

    K. EUBEL, Series vicariorum urbis a. 1200-1558, Römische Quartalschrift VIII (1894), 493-9. F. SCHILLMANN, Die Formularsammlung des Marinus von Eboli (Rome, 1929) riporta tre lettere papali indirizzate a “R(iccardo) S. Angeli cardinali diacono vicario nostro in urbe” (n° 335, 782, 793). Il Dr. R. Schraml ha copiato da H. PONZETTI, Elenchus chronicus vicariorum urbis (Roma, 1797), 19: “(Innocentius IV) qui eidem Ricardo dirigit bullam anno 1252 datam: Dilecto filio s. Angeli c.d. vicario nostro in urbe, editam in Supplemento ad Bullarium Franciscanum p. 28. De hoc Ricardi vicariatu altum silentium apud omnes scriptores satis magno numero a nobis lecto”. Il Supplementum ad Bullarium Franciscanum fu edito da Flaminus Annibaldi da Latera OFM. (Roma, 1780). Cf. C. EUBEL, Bullarii Franciscani Epitome (Quaracchi, 1908), 251 e nota p. 28. Innocenzo IV raccomandò nella summenzionata bolla al Card. Riccardo il frate francescano Lorenzo il quale era stato mandato a Roma in missione speciale. BOUARD, Reg. polit., 70, pone in rilievo l’influenza politica del Vicarius de Urbe.

    R(icardo) a S. Angelo et I(oanni) S. Nicolai in Carcere Tulliano diaconibus cardinalibus celebris quidem ecclesie membris de latere nostro missis, pacem discordibus nuntiavit...nullum sui fructum laboris preter pie intentionis meritum retulerunt”: RODENBERG III, 135. Questa nomina, spesso citata avrebbe dovuto almeno impedire alla signora JOELSON di fare la seguente infondata affermazione (Papstwahlen, 48): “...dass Gaetan Orsini und Richard Annibaldi in der letzten Zeit abseits standen... Mit Gewissheit lässt sich nur sagen, dass sie zur Opposition gehörten. Das beweist auch die Tatsache, dass Innocent IV sie zu keinem politische Geschäfte heranzog. Die beiden scheinen 1252 (April 20-Mai 27) nicht an der Kurie gewesen zu sein, da sie die Privilegien bei Potthast 14560 und 14606 nicht unterzeichnet haben” .

    Nella sua allocuzione ai cardinali il 21 aprile 1264, Papa Urbano IV disse: “...sed a Regno Sicilie nobis et vobis panditur omne malum: nam de eius divitiis magna pars mundi corrumpitur, ecclesie patrimonium laceratur...”: THEINER, Domin. Temp. I, 159.

    STERNFELD 9.

    I contatti di Riccardo con l’Inghilerra si possono far risalire all’anno 1243, quando Re Enrico III cercò il suo appoggio per suo zio Bonifacio di Savoia, candidato all’arcivescovato di Canterbury (Cal. Pat. R. 1232-47, p. 400). Bonifacio riuscì ad essere nominato (W. STUBBS, Registrum Sacrum Anglicanum, Oxford, 1897, p. 59). Al cappellano di Riccardo, Roffredo da Ferentino, su richiesta del cardinale fu dato un beneficio nella diocesi di York (BERGER 5473, 2 Settembre.1251) e il 21 luglio 1256 il Papa chiese al re d’Inghilterra di assegnare la chiesa di Stodentin, nella diocesi di Hereford, al Magister Stefano Annibaldi, canonico di Furnes e nipote del nostro cardinale (P 16479). Un Mattia (Matteo?) Annibaldi ottenne grandi favori dal re inglese “ob reverentiam Ricardi Dei gratia S. Angeli c.d.” (Close Rolls 1247-51, p. 566, e Pat. R. 1247-58, p. 414 ( A. D. 1255). Nel 1251 Re Enrico III ordinò che il nostro cardinale “al quale il Re da lungo tempo garantiva a vita 30 marchi all’anno dal Tesoro da pagarsi annualmente il giorno di S. Michele” (ibid., p. 101), ma queste ripetute promesse non furono sempre mantenute come è evidente dall’ordine del 1268 che i 300 marchi arretrati dovessero essere pagati (Pat. R. 1268-1272, p. 197). Nel 1259 il re scrisse a diversi cardinali e tra i quali a Riccardo, ringraziandoli per la promozione dei suoi interessi e chiese loro “se egli potesse fare qualcosa per contraccambiare” (Pat. R. 1258-66, p.52). L’ultimo contatto conosciuto di Riccardo con l’Inghilterra è una lettera molto vaga da parte di Walter Giffard arcivescovo di York del 23 mggio 1271 (Surtees Soc. Publications, 109 (1904), (244-5). Il Calendario dei Registri Papali, vol I, contiene un certo numero di richieste di benefici sia per i suoi chierici che per i suoi parenti, specialmente per Riccardo, figlio di Matteo (Mattia?) Annibaldi, pp. 202, 273, 301, 377, 417. Questo rapporto stretto degli Annibaldi con la chiesa d’Inghilterra continuò anche dopo la morte del cardinale. Suo nipote Stefano Surdus attingeva 40 marchi all’anno da un beneficio e ad un Aldobrandinus Annibaldi venne concessa una prebenda nel 1301. Op. cit. 492, 596 e nota 126 infra.

    Annibaldo, figlio di Trasmund Annibaldi, la cui famiglia era in maniera speciale cara al nostro cardinale, poichè era sempre dalla parte del papa, è menzionato come capo delle truppe papali nella Marca di Ancona nel 1256 e 1259, ma non nel 1254: J. VON PFLUGK-HARTTUNG, Iter Italicum (Stuttgart, 1883), 578. Egli sfruttò le circostanze favorevoli a suo vantaggio e questo causò un estenuante processo con la città di Fermo, che nel 1272 non era ancora terminato. (Documenti di storia patria Italiana, IV (Firenze, 1870), 415, 434-6, 443, 548). Nel luglio 1282 egli fu ambasciatore a Perugia (PFLUGK-HARTTUNG, l. c.) e nel 1283 egli è menzionato con altri nobili e Anibaldo de Militiis come amico di Pietro di Aragona (SALIMEI, Senatori 86). Nello stesso anno ricevette una tenuta feudale da Carlo d’Angiò (SAVIO, Annibaldi 357, 362).

    JOELSON, Papstwahlen 45.

    Vir satis benignus et bene religiosus, assiduus in orationibus, in abstinentia strenuus”. “Grossus”, cioè “corpulentus et crassus fuit et Deo devotus” P II, p. 1472.

    Cambridge Medieval History V, 178.

    Il cardinale Stefano morì l’8 dicembre 1254 (EUBEL, Hierarchia I, 4) dopo aver occupato la carica di arciprete per undici anni (Bull. Vat. I, 126). La prima bolla papale indirizzata direttamente al Cardinale Riccardo come arciprete è del 26 luglio 1263 (Bull. Vat. I, 143), ma ci sono altre quattro precedenti lettere indirizzate a “Dilectis filiis archipresbytero et capitulo”, la prima di queste scritta il 27 maggio 1256 (ibid. I, 134). Non c’è dubbio che Riccardo fu nominato poco tempo dopo la morte di Stefano.

    Comunicazione del professore S. Kuttner, Washington. Questa rivendicazione fu fatta da STOPPER, Papa Giovanni XI (Münster, 1898), 104, e accettata da STERNFELD 281. Seguendo i passi di Ciacconius, CARDELLA, Cardinali I, 2, 257, assegnò la dignità di cardinale arcidiacono a Riccardo, poichè egli incoronò Papa Clemente IV. Questo doveva essere un ufficio importante poichè includeva il governo della chiesa alla morte del papa (SÄGMÜLLER, Kardinäle 180), ma non esiste un solo documento in cui venga chiamato con questo titolo, e il titolo di arcidiacono non fu più usato dopo il XII secolo.

    Si tratta dell’elenco dei possedimenti risultanti negli anni 1188, 1205 e 1228 (Bull. Vat. 1, 68, 83 e 113).

    Hist. Jahrbuch XXVII, 267.

    Bull. Vat. 1, 154 (Oct. 18, 1276).

    Ibid. 137 (27 maggio 1256); 139 (1259), 143, 147.

    M. BRÈQUIGNY, Table chronologique des diplômes, chartes, titres...concernant l’histoire de France (Paris, 1850), VI, 283 (7 aprile 1256) e 479 (7 maggio 1266), La differenza di date deriva dalla ripetizione del giuramento di John le Roux, che governò dal 1227 al 1286: POCQUET DU HAUT-JUSSE, Les papes et les ducs de Bretgne (Paris, 1928), 1, 135.

    RODENBERG III, 382, 387, 417 (23 gennaio, 1256 al 31 marzo, 1257). VAN MOÈ, Recherches 228, ristampò il documento di A. HÖHN, Chronologia Provinciae Rheno-Suevicae (Würzburg, 1744), 25. L’accordo speciale del vescovo e del suo capitolo con gli Agostiniani fu firmato da Guido Salanus il 13 maggio 1263: Monumenta Boica XXXVII (1864), n. 1093.

    T. HIRSCHFELD, Genuesicshe Dokumente zur Geschichte Roms im 13. Jahrhundert, Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken XVII (1924), 125.

    RODENBERG III, 460, 11 ottobre 1259. Quando S. Alberto divenne vescovo di Ratisbona nel 1261, accettò gli agostiniani nella città. Se la sua amicizia col Card. Riccardo fu un fattore decisivo non si sa, poichè la maggior parte dei vecchi documenti del monastero furono distrutti quando i riformatori si impadronirono della città. E’ da sottolineare, comunque, che in un documento del 1267, col quale il consiglio comunale dette la famosa chiesa di S. Salvatore agli Agostiniani, il Cardinale Riccardo è espressamente menzionato sebbene non ci fosse evidente ragione per farlo. Documento in CRUSENIUS 1, 18. Alberto il Grande e il Cardinale Riccardo erano senza dubbio informati per mezzo della loro amicizia con S. Tommaso d’Aquino. S. Alberto era ad Anagni nel 1256, da dicembre del 1256 a maggio del 1257 probabilmente a Roma e nel 1258 con la Curia Papale a Viterbo: H. C. SCHEEBEN, Albert der Grosse. Zur Chronologie seines Lebens (Quellen und Forschungen zur Geschichte des Dominikaner Ordens in Deutschland XXVII, Vechta, 1931), pp. 43-47. Scheeben portò anche il testo dell’indulgenza che Alberto concesse agli Agostiniani in Wuerzburg (p. 73, 140, 28 giugno, 1263), ma non sembra conoscersi un documento simile per gli Agostiniani di Nuremberg (vedi appendice). S. Alberto benedisse inoltre l’altare degli Agostiniani in Mühlhausen: MOSSMANN, Cartulaire de Mulhouse (Strassburg, 1883), 1, n. 84.

    Il 13 aprile 1255 egli risolse la disputa tra Dean Warric di Treves e Theoderic di Prum: RONCIERE 393. Nel 1256 egli risolse un caso nella diocesi di Rochester (Cal. Pap. Reg. 1, 329), e l’anno seguente un altro nella diocesi di Durham (ibid., 352). Quando il giudizio di Riccardo privò l’importante uomo inglese John Mansell di tutti i suoi benefici, Papa Urbano IV lo invalidò (ibid. 378, A. D. 1262). Questo è il solo caso da noi conosciuto in cui la decisione di Riccardo potrebbe essere stata influenzata dalla sua insoddisfazione per la dilatoria politica inglese, della quale Mansell fu rappresentante rilevante. Alessandro IV lo aveva nominato auditore nelle difficoltà che i Domenicani di Hereford (England) stavano avendo con il capitolo della cattedrale di quella città, ma dovettero nominare un altro cardinale “cum dictus cardinalis (Richardus) a Romana Curia discessisset” (Sua nobis del 21 ottobre 1261): W. CAPES, Charters and records of Hereford Cathedral (ibid., 1908),117. La partenza di Riccardo fu probabilmente connessa con la sua interferenza nella politica Romana. Vedi nota 87.

    Invitis Romae nobilibus et Hanebalensibus et omnibus aliis qui incarcerationem suam provocaverunt”: J. DE WALLINGFORD, Chronica, MGH-Script. XXVIII, 511; cf. F. TENCKHOFF, Papst Alexander IV (Paderborn, 1907), 76.

    et solis nobilibus maxime Hanebalensibus studuit complacere”: MGH XXVII, 377.

    Liberatus (Brancaleone) igitur duos nepotes Ricardi Hanibalensis videlicet cardinalis suspendit”. J. WALLINGFORD, loc. cit. Lo stesso autore ci dice che il papa si spaventò e si spostò da Viterbo ad Assisi, da dove egli minacciò Brancaleone di scomunica.

    BOUARD, Règime politique, 23, n° 6.

    Die Unentschiedenheit der päpstlichen Politik nach aussen und ihr Mangel an Straffheit innerhalb der Kurie erlaubte es den englisch gesinnten Kardinälen den missglückten Versuch von 1259 zu erneuern um durch die Wahl Richard’s als Senator sein Eingreifen in Italien selbst gegen den Willen des Papstes zu erzwingen”: P. SCHMITTHENNER, Die Ansprüche des Adels und Volkes der Stadt Rom (Berlin, 1923), 40.

    Questa dichiarazione molto discussa negli Annales S. Justinae, MGH Script. XIX, 181, dette un considerevole disturbo a STERNFELD (16, n. 1), che propose persino una lettura differente del testo per poter salvare la reputazione del suo eroe Gaetano e coinvolgere Riccardo Annibaldi. La sua proposta era senza fondamento e fuori luogo.

    STERNFELD 22.

    Dominus Godefridus, natione Campanus, affinis Domini Richardi factus est St. Georgii ad velum aureum diaconus cardinalis”: EUBEL, Hierarchia 1, 8. Secondo CARDELLA (Cardinali 1, 302) incoronò Onorio IV e cadde vittima della pestilenzia del 1287. Egli firmò per la prima volta il 23 gennaio 1262: P 1822.

    Hic (Urbanus IV) fecit unum cardinalem de Ordine Predicatorum, nepotem videlicet Domini Ricardi cardinalis, cui nomen frater Anibaldus, qui fuit magister in theologia, qui multa humilitate in dicta dignitate permansit et sancta vita quasi alter frater videbatur...quem frater Thomas (Aquinas) multum dilexit”: Die Annalen des Tholomeus von Lucca (ed. Schmeidler, 1930)  MGH Script. n. s. e MURATORI XI, 1153. Le date della sua nomina sono molto incerte. GREGOROVIUS, Roma V, 605, dice 1257,  il MURATORI XI, 1153, la pone nel 1261 e SCHMEIDLER nel maggio o giugno del 1262. AMAYDEN (Fam. Rom. 62), fa nominare tutti i quattordici cardinali nel 1263. A. WALZ, I cardinali domenicani (Roma, 1940), 16, segue Muratori. Il Cardinale Annibale Annibaldi firmò il suo primo documento il 13 novembre del 1263 (P 18713) e morì nel 1272.

    Saba Malaspina non lascia dubbi che furono il Cardinale Riccardo e i suoi Guelfi i responsabili di questa nomina: “Huius igitur cardinalis pars Guelfa Urbis sedulum... vel potius subdolum praesentiens studium...procuraverunt sagaciter et provide ordinarunt quod populus Urbis... praedictum Provinciae comitem eligerunt in Domunum et Senatorem Uris perpetuum vocaverunt”: MURATORI VIII, 807; SCHMITTHENNER, Ansprüche 48.

    L’11 agosto 1263 Urbano IV scrisse al Magister Alberto di Parma, suo rappresentante in Francia, che Carlo d’Angiò era stato eletto senatore, ma che non sapeva se a tempo determinato o a vita: P 18621.

    Sine nostro et Romane ecclesie gravissimo preiudicio nostreque discrimine libertatis tolerari non posse, quod comes... ad vitam vel ad longum tempus dictam obtineat dignitatem”: Lettera del 25 dicembre 1263; MARTÈNE-DURAND, Thesaurus novus anecdotorum (Paris, 1717), II, 30, e H. GRAUERT, Der Kardinal Johann von Toledo (München, 1901), 152.

    Mais toutes ces manoeuvres trouvèrent un adversaire habile et entreprenant en la personne du Cardinal Richard Annibaldi. Celui-ci avait depuis long-temps mis toute sa confiance pour l’Eglise et pour Rome dans une intervention ètrangère et à l’insu du pape, à l’insu de Charles d’Anjou lui-même avec autant de zèle que d’adresse il posa sous main la candidature du comte de Provence... Du moins aucun texte n’indique que Charles d’Anjou ait pris la moindre initiative”: E. JORDAN, Les origines de la domination Angevine en Italie (Paris, 1909), 458.

    “...exclusis pro maiore parte Nobilibus Ghibellinis ab Urbe, de quorum numero quidam ipsius cardinalis nepotes erant”: MURATORI VIII, 807; STERNFELD 134.

    “...quos quasi penitus ignoramus cum super hoc dictus karissimus frater noster nobiscum collationem minus plenam habuerit, immo ut verius dicamus, in tanto negocio quasi nullam”: A. MOLINIER, Correspondance administrative d’Alfonse de Poitiers (Paris, 1900), II, 553, n° 2035. La lettera di Riccardo sembra non sia più esistente; la risposta di Alfonso è datata 14 luglio 1264.

    “...indefessae solicitudinis studio (Richardus vehementer instabat quod praedictus comes Provinciae negotium regni contra Regem eumdem mora qualibet aggrederetur abiecta, offerens magna de suo peculio pro expensis dicti Comitis mutuare”: MURATORI VIII, 807.

    GREGOROVIUS, Roma V, 357.

    Nel 1264 Urbano IV chiamò Riccardo uomo maligno che contro Dio e la giustizia aveva occupato Ostia per più di due anni (GUIRAUD 754). Sternfeld erroneamente dà come data il 1263, per di più egli considera Riccardo un partigiano di Manfredi, probabilmente confondendolo con Riccardo, figlio di Mattia; BOUARD, Reg. Pol. 34, fa lo stesso errore. GREGOROVIUS, Roma V, 400, correttamente lo chiama un Guelfo; e SAVIO in Gli Annibaldi, 357, scrive: “che per il suo Guelfismo fu con feudi splendidamente remunerato da Carlo d’Angiò”. Riccardo fu podestà di Todi nel 1250 (PFLUGK-HARTTUNG, Iter Ital. 548), senatore di Roma nel 1258 (SALIMEI, Senatori, 79) e tenuto prigioniero da Enrico di Castilla nel 1266 (P 20165). Suo nipote dello stesso nome, un figlio di suo fratello Tebaldo, forzò Orso Orsini a dare le dimissioni da podestà di Viterbo nel 1280, si nominò decano del conclave, imprigionò due cardinali e si rese colpevole di molte altre offese; Matteo Orsini, cardinale vescovo di Porto, lo imprigionò fino a che non fu eletto il nuovo papa, il quale lo assolse ad una condizione, che egli visitasse le chiese principali di Roma scalzo e con una fune attorno al collo: H: MANN, Lives of the Popes in the Middle Ages, XVI, 8s, St. Louis 1931, 171, 391. Egli fu anche chiamato Riccardo de Rota: R. MORGHEN, Il cardinale Matteo Rosso Orsini, Archivio XLVI (1923), 309. Se egli è proprio quel Riccardo figlio di Teobaldo che offrì i suoi servizi a Giacomo II di Spagna per il suo “viaggio” in Sardegna, è ancora da vedersi: Acta Aragonensia, ed. H. Finke (Berlin, 1908), 90. Questi tre Riccardi sono spesso stati confusi l’un con l’altro. Su Riccardo, figlio di Mathias, chiamato anche Riccardello, vedi nota 95 infra.

    STERNFELD 39. Il Cardinale Annibaldi dei Dodici Apostoli fu mandato a Narni, dove cercò “sedulis monitis et studiosis inductionibus” di persuadere i cittadini a venire in aiuto della Chiesa: GUIRAUD 1095; JORDAN, Origines, 500.

    In duos ex ipsis fratres qui magis contrari videbantur communiter extitit compromissum, qui compromisso accepto....statim effecti...unanimes et concordes, concorditer elegerunt...”. Questo è il resoconto di Papa Clemente nella sua lettera a Smaragdus, arcivescovo di Colocza: Neues Archv XXII (1897), 406; JOELSON, Papstwahlen 78.

    J. HEIDEMANN, Papst Clemens IV (Münster, 1903), 3, corregge POTTHAST II, p. 1543, che aveva situato l’incoronazione a Viterbo.

    19 maggio 1265, JORDAN 1462; MARTÈNE, Thesaurus II, 130.

    JORDAN, Origines, 500.

    A karissimo in Christo filio C(arolo) preces obnixas accepimus petentes ex affectu, ut tuam sibi concederemus praesentiam, hoc sibi tempore admodum necessariam: causam tamen huius necessitatis non expressit...quia tamen regium volumus explorare secretum tuae totum discretioni committemus”: lettera di Clemente IV a Riccardo del 12 ottobre 1265: MARTÈNE, Thesaurus II, 215.

    Egli firmò solo poche bolle papali nel 1265, nessuna nel 1266 e 1267 e solo una nel 1268: POTTHAST II, p. 1649. La regola che tutti i cardinali presenti nella Curia dovessero firmare documenti importanti nacque sotto Innocenzo II: SÄGMÜLLER, Kardinäle 71. Vedi anche la nota 137 infra.

      “Nec enim omnibus communicare volumus quoniam non omnium unis est animus et defectuum publicatio posset parere detrimentum”: G. GIUDICE, Codice diplomatico del regno di Carlo (Napoli, 1863), I, 36.

    P 19217, 21 giugno 1265.

    RODENBERG III, 639.

    GRAUERT, Johann v. Toledo 132. Il cardinale Annibale dei Dodici Apostoli è menzionato da MURATORI IIIb, 422. Il Papa rifiutò saggiamente di incoronare Carlo a meno che egli non fosse venuto a Perugia: BÖHMER, Acta Imperii 9617, 9621.

    Il Cardinale Riccardo perse due parenti in questa battaglia. Il nome di uno è sconosciuto (MURATORI VIII, 1125), l’altro era Teobaldo, figlio di Pietro Annibaldi, “luxta cadaver Manfredi compertum est corpus Theobaldi de Anniballis qui semper in pugna Manfredum e vestigio sequebatur”: MURATORI VIII, 80. Questo Teobaldo era stato proconsole di Roma e podestà di Alatri nel 1260: SAVIO, Anibaldi 363. La battaglia è importante per la storia degli Agostiniani poichè cambiò completamente la vita di Matteo di Thermes, consigliere e giudice supremo alla corte di Manfredi. Egli era fuggito inorridito in Sicilia alla vista dei soldati francesi infuriati che uccidevano a loro piacimento chiunque volessero. Là si ammalò e, avendo fatto voto di entrare in una comunità religiosa, se si fosse ristabilito, egli entrò nell’Ordine degli Eremiti Agostiniani sotto il nome di Agostino Novello: VFR. 458. La sua conoscenza giuridica fu di grande aiuto nella redazione finale delle Costituzioni dell’Ordine nel 1274, e durante il periodo che fu generale dal 1298-1300 Matteo di Thermes non è menzionato nell’elenco dei giudici di Manfredi in H. ARDT, Studien zur inneren Regierungsgeschichte Manfred’s (Heidelberg 1911). Il solo documento esistente sulla vita di Agostino Novello, prima della sua entrata nell’Ordine fu scoperto dai Bollandisti: ASS (Maggio 19), 615.

    Malaspina, MURATORI VIII, 807 e 820. Vedi le appendici di STERNFELD 317.

    M. RICCIO, Alcuni fatti riguardanti Carlo II (Firenze, 1875), 21.

    Riccardello, della fedele famiglia Ghibellina di Mattia Annibaldi, combattè col giovane Corradino a Tagliacozzo (23 agosto 1268). Mentre si ritirava col suo capo ad Austar, prese il castello di Lariano che era di grande importanza per il papato, poichè dominava l’intera Campagna (Archivio XXXI (1913), 388, 449; SAVIO, Anibaldi 357). Da questa fortezza egli attaccò i soldati di Carlo d’Angiò e uccise molti di loro nella foresta ai piedi della fortezza: MURATORI VIII, 468; GUIRAUD 229.

    “...Quod nos considerantes grata servicia que venerabilis pater Dominus Ricardus Dei gratia Sancti Angeli Cardinalis praecordialis amicus noster, maiestati nostre hactenus exhibuit...”: GIUDICE, Cod. dipl. III, 235 (15 nov. 1270).

    Archivio XXXI (1913), 454. Il documento è datato 14 agosto 1270.

    Vedi note 125 e 126.

    Quodsi de vestro procedit assensu miramur plurimum et dolemus, simul si nostra sententia non requiritur vel contemnitur requisita. Stupemus utique et confundimur”: MARTÈNE, Thesaurus II, 163; MAUBACH, Kardinäle 118.

    STERNFELD 49. La lettera di Riccardo è andata perduta.

    MARTÈNE, Thesaurus II, 138; P 19162 (28 maggio 1265).

    MORGHEN, Matteo Orsini 290. Il Papa sospese ulteriori azioni contro Civita Castellana perchè Bertoldo Orsini aveva agito “male e in modo disonesto”.

    Precibus regis Sicilie inductus cardinali Sancte Marie in Porticu mandat ut solum factum Cornetorum prosequatur iuxta traditam ei formam; contra autem Ortanos quibus Tudertini auxilium miserunt, Narnienses et Spoletani obtulerunt ulterius non procedat”: JORDAN 909 (14 luglio 1265); MAUBACH, Kardinäle 121.

    P 19218 (21 giugno 1265). Il 27 giugno 1265, Clemente IV permise sia a Riccardo che a Gaetano di rimanere a Roma come cosiglieri di Carlo o di venire alla Curia a Perugia: JORDAN 899.

    BATZER, Formelsammlung des Richard Pofi, 133, da una lettera papale a Riccardo, riguardante solo questioni locali, per esempio i problemi connessi con l’arrivo di Carlo d’Angiò: “Ad curiam reditu celeri veniatis vestra iam inchoata negotia que ni iuventur perire possunt”. Evidentemente la lettera di Pofi non è la finzione che Batzer suppone sia, ma la prima bozza di una lettera all’offeso cardinale. Le parole “negotia vestra” rafforzano l’evidenza che Roma considerava l’arrivo di Carlo opera di Riccardo.

    JORDAN 844 (19 maggio 1265). Il Papa chiamò Pietro de Vico “publicus ipsius ecclesie hostis et proditor nequissimus”: RODENBERG III, 578. Dopo lo sbarco di Carlo, Pietro si sottomise subito: JORDAN 888, 21 maggio 1265.

    A. MAIN, Il cardinale de Monselice Simone Paltanieri nella storia del secolo XIII, Nuovo Archivio Veneto, n.s. 22 (1920), 98, 138.

    BATZER, Pofi 368-369.

    Il 2 febbraio 1263 Urbano IV chiese a Riccardo di difendere energicamente i diritti della Chiesa e di multare Velletri per 300 libre, denaro che doveva essere usato per la ricostruzione di Larriano: GUIRAUD 189. Il 20 aprile 1263 Riccardo risolse una disputa tra due monasteri: Ibid. 224, anche 1002 e 1010.  Il 18 giugno, 1264 egli consacrò la chiesa di San Benedetto di Guarcino nella diocesi di Alatri: GUIRAUD 1191. Numerosi favori furono fatti ai suoi amici e cappellani: GUIRAUD 1517, 1725, 1752, 1899, 2198.

    Jacobum a Ricardo s. Angeli card. legato in Tiburtinum episcopum confirmat”: P 19349, 5 nov. 1265; K.RUESS, Die rechtiliche Stellung der päpstlichen Delegaten bis Bonifaz VIII (Paderborn, 1912), 99-103.

    EMPOLI 62; P 19678.

    In accordo con H. HEFELE, Die Bettelorden und das religiöse Volksleben ober und Mittelitaliens (Feiburg, 1910), 74 l’unione era stata approvata nel 1261 e il decreto Solet annuere del 31 dicembre 1267 confermò il primo atto di riconoscimento P 20202. Il Cardinale Riccardo impose la regola di Sant’Agostino in aggiunta alle nuove costituzioni.

    Curam domus hospitalis S.ti Thomae in Formis de Urbe Ordinis Sanctae Trinitatis et captivorum... quam felicis recordationis Innocentius papa tertius, predecessor noster, avunculus tuus, de bonis ecclesie Romane fundavit, per tuam industriam circa spiritualia et temporalia Deo propitio, salutaria poterit suscipere incrementa, ipsius curam auctoritate presentium tibi plene ad vitam tuam solummodo duximus committendam... possis corrigere, ordinare, reformare... et etiam per tuam industriam et beneficio tuo liberalitatis, largitionis et donationis acquiret in vita tua et postmodum...”: GUIRAUD 27, 13 nov. 1261. Egli fu anche nominato supervisore delle vendite dell’ospedale di S. Spirito in Saxia de Urbe: GUIRAUD 2314, 13 dic. 1263.

    Pater tamen ille magnificus Dominus Richardus sancti Angeli d. c. natione Romanus usque ad castrum Molariae, quod idem cardinalis proprio impenso peculio pro sua et suorum perpetua hereditate quaesierat, Regem conduxit...”: Malaspina, MURATORI VIII, 820.

    Archivio IX (1891), 404, e XLVI, 263 (15 luglio 1277); GREGOROVIUS, Roma V, 384.

    La cui potenza ed autorità difficilmente avevano l’eguale dopo il suo amico Carlo d’Angiò”: Archivio XIV (1896).

    GAETANI, Domus Caetana, I (1), 122 e II, 13; GAETANI, Reg. Chart., I, 44 (15 luglio 1272).

    F. PASSERI, Lo statuto di Campagnano, Archivio XIV (1891), 5-85. Sermoneta più tardi divenne il principale possesso dei Gaetani; gli statuti conservati nei loro archivi, erano stati confermati dal Cardinale Riccardo il 27 dicembre 1271: GAETANI, Dom. Caetana, II, 13.

    Nel XIII secolo la quantità di sale usato determinava l’ammontare delle tasse che dovevano essere pagate: Archivio IX, 385 e 396.

    Castrum Nymphae quood ditissimum castrum est et uberrimum in redditibus”: GAETANI, Dom. Caiet., I (2), 112; “vastissimo territorio”: ibid., I (1), 122; vedi anche I (2), 274-277.

    Ibid., I (1), 114.

    G. FALCO, I comuni della Campagna e della Maritima nel medio evo, Archivio XLVII (1924), 180. Il nipote di Riccardo, Tebaldo, figlio di Pietro, fu podestà di Alatri nel 1260 e gli seguì nel 1286 Goffredo di Alatri, cardinale e nipote di Riccardo. Ibid.

    Quando i cittadini di Terracina, adirati, distrussero la torre dei Frangipani, il rettore di Campagna e Maritima (probabilmente Riccardo) li multò di una grande somma di denaro. Innocenzo IV richiamò questo giudizio nel 1250, ma quattro anni dopo gli Annibaldi e i Frangipani reclamarono, sulla base di un patto firmato, che solo una delle loro famiglie potesse essere scelta come podestà di Terracina. Come il suo predecessore, Alessandro IV denunciò questa pretesa dal momento che Terracina era un feudo della Chiesa, ma i nobili ebbero la meglio fino a quando Papa Bonifacio VIII si autonominò podestà della città: A. CONTATORE, De historia Terracinensi (Roma, 1706), 188, 191, 193; Archivio XLVII, 145, 159.

    Il Re Enrico III d’Inghilterra ordinò il 26 febbraio 1268 che i 300 marchi arretrati della tassa annuale di 30 marchi fossero pagati al Cardinale Riccardo: Cal. Pat. R. 1266-1272, p. 197. In Francia i soldi dovuti  furono raccolti da mercanti fiorentini: H. SUDENDORFF, Urkundenbuch zur Geschichte der Herzöge von Braun schweig und Lüneburg und ihrer Lande (Hannover, 1876), VIII, 217. Il documento del 9 novembre 1267 sembra indicare che i possedimenti di Riccardo fossero molto grandi, a meno che le parole “von den Kirchen, Pfründen, Benefizien, die er in Frankreich besitzt”, non siano una semplice formula. Ibid., p 218, è una ricevuta rilasciata da Tommaso Spiliati, mercante di Firenze, a Hildebold, arcivescovo di Bremen, di più di 100 sterline che lui doveva al Cardinale Riccardo, datata 24 marzo 1268. Sebbene il cumulo di benefici nella mano di una sola persona fosse proibito dalla legge della chiesa, ciò veniva allora sanzionato ufficialmente da decreti papali caso per caso. In questo modo Riccardo ottenne per se stesso e per i suoi parenti le entrate di benefici in altri paesi. Sebbene suo nipote Stefano Surdus possedesse già il reddito di otto chiese, e tra queste un canonicato in Spagna, Riccardo fece sì che ottenesse diverse nuove prebende: BERGER 51113, GUIRAUD 1899. Attraverso gli sforzi di Riccardo fu inoltre assegnato un beneficio a suo nipote Guglielmo, figlio di Landolfo Ceccano: BERGER 7699, 4 aprile 1254.

 

SOTTO GREGORIO X (1 settembre 1271 - 10 gennaio 1276)
Alla morte di Clemente IV, il 29 novembre 1266,  il Sacro Collegio di cardinali era composto da 20 membri, divisi tra loro in gruppo angioino e gruppo imperiale . Il cardinale Riccardo si era unito al gruppo imperiale per le ragioni sopra menzionate e apertamente diresse le trattative con gli elettori tedeschi . Dopo che il conclave si era protratto per più di due anni, il popolo di Viterbo, disgustato, trattenne i cardinali come prigionieri virtuali e con piacere scoperchéiò il tetto dell'edificio nel quale i cardinali soggiornavano così che lo Spirito Santo potesse avere la possibilità di illuminarli . Tuttavia non fu questo trattamento offensivo che portò all'elezione del nuovo papa, ma i progressi fatti da Carlo d'Angiò nell'unificazione dell'Italia. Il metodo dell'elezione seguì la falsariga dei due conclavi precedenti. Furono scelti tre compromissarii da ciascuno dei due gruppi contrapposti con l'intesa che qualunque candidato avesse ricevuto cinque voti sarebbe stato eletto Papa. Riccardo e Gaetano, i leaders delle due fazioni, furono nuovamente tra i compromissarii e così nuovamente esclusi dal poter ottenere la tiara . La scelta cadde sul Cardinale Teobaldo Visconti di Piacenza che prese il nome di Gregorio X. E' stato affermato che il nuovo papa riteneva entrembi, Riccardo e Gaetano, responsabili del lungo ritardo nella conclusione del conclave e che ebbe perciò poco amore per i due principali cardinali romani . Salimbene, un cronista contemporaneo, asserì persino che Gregorio X privò Riccardo del cappello cardinalizio per tentata simonia e Panvinio gli fa perdere lo stesso cardinalato e quindi per questo motivo morire di crepacuore . Nessuna di queste asserzioni può essere provata dai pochi registri di Gregorio X che sono stati conservati, anzi essi rivelano l'opposto. Gregorio X  incaricò il cardinale Riccardo  di provvedere alla sepoltura di Clemente IV nella chiesa Domenicana di Viterbo e alla erezione del suo monumento . Nel 1273 Riccardo e Gaetano ricevettero ordini di imprigionare Guido di Montford che aveva assassinato Enrico, figlio di Riccardo di Cornovaglia, nella Cattedrale di Viterbo davanti agli occhi atterriti dei cardinali riuniti . Il 25 marzo 1275 il papa confermò Riccardo come cardinale protettore degli Agostiniani con l’espressione della sua massima fiducia . La costante influenza di Riccardo può inoltre essere ulteriormente confermata dalla politica filo-tedesca del papa, politica che era stata inaugurata da Riccardo durante il conclave. Questi documenti contraddicono chiaramente le affermazioni di Salimbene e questo storico vivace, ma qualche volta senza scrupoli, contraddice se stesso quando narra della mite resa di Gregorio X a Riccardo sulla questione concernente la soppressione dell'Ordine Agostiniano . Nessun cardinale caduto in disgrazia avrebbe potuto esercitare una tale influenza. Se c'è qualche verità nell'asserzione che il Cardinale Riccardo non prese parte al Concilio Generale di Lione nel 1274 e che restò a Roma in assoluto ritiro per due anni , questo non fu per lo sfavore papale, ma per le sofferenze del cardinale dovute alla vecchiaia che avanzava. A quel tempo infatti doveva avere ottanta anni o più. Nove anni prima (1265) quando S. Tommaso d’Aquino fu suo ospite a Molara e convertì due importanti ebrei, Riccardo era così sofferente di gotta da non poter camminare, tanto che dovette essere trasportato in chiesa per partecipare al canto del Te Deum . Malattia e vecchiaia furono anche probabilmente le ragioni principali  per cui nel 1275 chiese che il capitolo generale dell'Ordine Agostiniano fosse celebrato nel suo castello di Molara. Fu l'ultimo capitolo che egli presiedette e come dono di commiato fondò ai piedi della sua residenza una casa dell'Ordine, che dedicò a S. Agostino . Nel settembre 1276, quando il capitolo generale Italiano fu tenuto a Todi, il suo nome non è menzionato . A quel tempo o seguiva il conclave per l'elezione di Adriano V o forse era già morto.

LA MORTE DEL CARDINALE RICCARDO
Un documento di Papa Giovanni XXI il 18 ottobre 1276 ci dice che il Cardinale Riccardo morì "poco fa" , ma la parola nuper può significare pochi giorni o pochi mesi . E' discutibile se il cardinale Riccardo prese parte all'elezione di tutti e tre i papi scelti nel 1276, ma sicuramente prese parte all’elezione di Innocenzo V, che lasciò nelle sue mani la decisione concernente la contestata elezione circa il vescovato di Aversa . Anche gli Annales Veronenses, sempre bene informati, danno la data della sua morte nel 1276, ma menzionano il suo nome dopo quello del Cardinale Uberto di Coconato, il che implicherebbe che il Cardinale Riccardo abbia preso parte non solo al conclave di settembre dove fu eletto Innocenzo V, ma anche al conclave di settembre in cui fu eletto Adriano V . Il duro trattamento dei cardinali richiesto col decreto Ubi periculum di Gregorio X fu spietatamente eseguito da Carlo d'Angiò per ottenere un papa di sua scelta. Ciò portò alla morte di due papi prima che potessero essere incoronati e, senza dubbio, fu la ragione della morte del Cardinale Riccardo, probabilmente nel settembre del 1276. La semplice pietra sepolcrale del Cardinale Riccardo si trova sul muro della navata sinistra della Basilica del Laterano. L'iscrizione, fatta al tempo di Clemente VIII , dà  una data falsa sia per la sua nomina al cardinalato che per la sua morte. Il ritratto in marmo, comunque, è originale . Nell’iscrizione si dice :
Memoriae Riccardi Hannibaldensis de Molaria
S. R. E. archidiaconi cardinalis Sancti Angeli,
qui a Gregorio Papa Nono creatus est anno 1240
obiit Lugduni in consilio generali anno Domini 1274.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO II

L'ORDINE AGOSTINIANO NEL TREDICESIMO SECOLO E LA SUA RIORGANIZZAZIONE SOTTO IL CARDINALE RICCARDO

Nel 1256 Papa Alessandro IV unì cinque congregazioni di eremiti nell'Ordine dei Frati Agostniani - Ordo Fratrum Eremitarum Sancti Augustini - che divenne uno dei quattro grandi Ordini mendicanti.
Le cinque congregazioni erano:

1 - Gli Eremiti di S. Guglielmo, con la loro casa madre a Malavalle vicino a Siena.
2 - Gli Eremiti di S. Guglielmo, con la loro casa madre sul Monte Favale vicino a Pesaro.
3 - Gli Eremiti di Brettino, diocesi di Fano, nella Marca di Ancona.
4 - I Frati del B. Giovanni Bono, con la loro casa madre a Butriolo vicino a Cesena, anch’essa nella Marca di Ancona.
5 - Gli Eremiti di Sant'Agostino.

I primi quattro gruppi erano chiaramente definiti e un numero sufficiente di documenti storici è disponibile per seguire il loro sviluppo e per abbozzarne un profilo. Il quinto gruppo, gli Eremiti di Sant'Agostino, sono stati invece motivo di infinite discussioni fino ad oggi perché è il solo che può discendere direttamente dal monachesimo istituito da S. Agostino in Africa, una rivendicazione tanto aspramente negata quanto sostenuta con fervore . Oggi si è generalmente concordi nel pensare che Sant'Agostino abbia creato una forma di vita monastica particolare come ogni fondatore di un Ordine religioso . Nemmeno può esserci alcun dubbio che i suoi seguaci abbiano portato il suo tipo di vita comunitaria nei paesi europei durante la persecuzione dei Vandali ed ancora di più durante la loro fuga dall'aggressione dei Maomettani. Poiché nessun’altra forma di vita monastica, tranne quella di Sant'Agostino, è storicamente conosciuta in Nord-Africa, è impresa vana negare l'origine agostiniana di quelle antiche comunità in Spagna, Francia e Italia che furono fondate da monaci profughi del Nord Africa . Un problema totalmente differente è la continuità del monachesimo agostiniano attraverso i secoli. Che sopravvivesse è implicito nel grande numero di manoscritti contenenti la Regola di S. Agostino,  dei quali i più antichi risalgono al settimo secolo. In tutti i manoscritti più antichi la Regula Prima, meglio conosciuta come Disciplina Monasterii, era unita alla Regula Secunda o la Regula ad Servos Dei che è conosciuta oggi come la Regola di S. Agostino. Quest’ultima esponeva o spiegava lo spirito profondo del monachesimo, mentre la prima regolava l’andamento della vita quotidiana nel monastero e prescriveva in particolare le leggi riguardanti l'officio divino ed il digiuno . La separazione delle due Regole fu effettuata nell'anno 1118, quando la Santa Sede concesse ai Canonici di Springirsbach, vicino a Treviri, una dispensa dalla Regula Prima così da permettere loro di seguire le nuove regole papali sul breviario e adattarsi ai rigori del clima nordico. La Regula Prima venne sostituita dalle costituzioni fatte dai Canonici stessi, una procedura che fu pian piano adottata da tutti i seguaci della Regola di S. Agostino. Questa accettazione generale della decisione papale del 1118 portò il caos nella forma tradizionale del monachesimo agostiniano come è evidente nel caso di Fontaine Gehard (Fons Giardi, oggi Chatillon sur Colmont, dep. Mayence) che fu la casa madre di tutti gli eremi dei dintorni. Quando Guglielmo, vescovo di Le Mans, dette Fontaine Gehard al monastero Benedettino di Marmoutiers allo scopo di riformarlo, gli eremiti protestarono per quasi cent'anni dicendo che essi avevano osservato la Regola di S. Agostino dall'inizio della loro fondazione e volevano una riforma conforme a quella regola, ma il vescovo Hamelin, che rinnovò la donazione nel 1203, ribattè che gli eremiti non avevano alcuna regola e sia Innocenzo II che Alessandro IV presero una decisione contro di loro . Il caso di Fontaine Gehard, la cui storia può essere fatta risalire alla prima metà del sesto secolo, indica chiaramente che alcuni eremi agostiniani esistevano da secoli fino a che le loro caratteristiche e il loro nome non furono cambiati dai movimenti di riforma monastica, ma è attualmente impossibile dare prova positiva di tutte le richieste simili a questa perché nessuna ricerca critica è stata ancora fatta e gli storici del passato non hanno avuto la capacità che avrà Mandonnet nella sua nuova valutazione del decreto del 1118. Tale ricerca deve stabilire non solo l'antichità di una casa, ma anche la sua fondazione e il possesso continuo da parte degli Eremiti di S.Agostino,  un compito costantemente ostacolato dalla perdita di documenti e da frequenti cambiamenti di proprietà o da affiliazioni, spesso imposte da poteri esterni . Non è soluzione alle esistenti difficoltà il ricoprire di ridicolo ogni serio sforzo fatto per sollevare il sipario che nasconde la storia agostiniana tra il settimo e l'undicesimo secolo. Altri Ordini sperimentano gli stessi disagi ogni volta che scrivono la storia reale. I re francesi per esempio avevano prescritto che solo la Regola di San Benedetto potesse essere permessa nei monasteri del loro regno, tuttavia quando Sant’Odilo richiese la sua osservanza gli fu detto che nessuno in Francia conosceva questa Regola, ma che tutti i monaci seguivano la Regola di San Colombano . D'altro canto non si possono sostenere molti argomenti precedentemente usati per provare l’esistenza di un Ordine degli Eremiti Agostiniani che si era esteso in tutta l'Europa cristiana  prima del tredicesimo secolo . La vita eremitica agostiniana sopravvisse in singole case o piccoli gruppi di case che riapparvero alla luce della storia durante l'XI e XII secolo, ma furono poco conosciute fino a che le leggi del Concilio Lateranense IV non ebbero effetto e le costrinsero a diventare unità centralizzate. Verso la metà del XIII secolo un gran numero di eremi furono riuniti in un Ordine completamente autonomo, conosciuto come "Fratres Eremitae ordinis sancti Augustini"  ed essi soli formarono il quinto gruppo nella Grande Unione. Molto è stato scritto su questo Ordine ed ogni secolo sembra avere aggiunto la sua parte alla confusione generale, ma Enrico di Friemar, che conobbe Lanfranco, il primo generale eletto dopo la Grande Unione , non ha dubbi che esso fosse la Congregazione della Toscana, il cui primo e unico protettore era il Cardinale Riccardo, sebbene entro il 1256 questa fosse già una congregazione che aveva sfondato i confini locali e avesse fatto fondazioni non solo a Sud, ma anche in Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra. Nel suo Trattato sulla origine degli Agostiniani, Friemar elencò i nomi di alcuni dei priori generali prima del 1256, ma in ogni caso si tratta di superiori della Congregazione di Toscana . Giordano di Sassonia non fu così esplicito come il suo riverito maestro, ma aderì alla teoria dei Tuscani . I bollandisti Henschen e Carpentier, che scrissero storie eccellenti sui frati agostiniani nelle loro vite di S. Guglielmo e Giovanni Bono seguirono le loro orme e G. A. Little, uno delle principali autorità nella storia dei frati, concordò con le loro affermazioni . Sebbene queste affermazioni siano chiare, la storia di queste congregazioni è velata e oscura e i seguenti abbozzi chiariranno solo alcuni dei problemi esistenti.

IL PROTETTORE DEGLI EREMITI DI TOSCANA
La vita monastica in generale e la vita eremitica in particolare avevano conservato una notevole possibilità di individualismo fino al Concilio Lateranense IV che richiese che tutte le comunità religiose fossero guidate da una delle Regole approvate e che conventi indipendenti dovessero formare unità provinciali con un superiore comune conformemente all'esempio dato dall'Ordine Cistercense . I Conventi od Ordini esistenti che non avessero osservato questa legge avrebbero perso il diritto ad una ulteriore esistenza. Le conseguenti richieste di avere una regola e l'approvazione della Santa Sede segnano in molti casi la prima apparizione di comunità religiose negli annali della storia. Molte di loro preferirono la Regola di Sant'Agostino perché questa cambiava poco il loro precedente modo di vivere e permetteva loro di conservare le proprie costituzioni. Più difficile, e perciò più lenta, risultò la formazione di unità provinciali sotto un comune superiore, perché ciò significava l'abbandono di molti diritti individuali, un nuovo orientamento e una supervisione più rigida. Ma Roma insistette su queste richieste e sfruttò ogni opportunità per raggiungere il suo scopo. Quando per esempio nel 1231 gli eremi di Lecceto e Montespecchio richiesero la Regola di Sant'Agostino, si dice che il vescovo di Siena lo estendesse a tutti gli eremi di quella regione , dando così loro l'impressione che essi fossero considerati come uno solo. La più vecchia unità provinciale conosciuta tra gli eremiti di Toscana fu la Congregazione di Lucca, spesso chiamata dagli storici dell'ordine la Congregazione di Lupocavo, che venne creata nel 1228 quando tredici eremi si unirono in San Colombano fuori le mura di Lucca . I loro nomi erano:
1   - S. Maria di Spelonca sul Monte Moricone vicino a Lucca.
2   - San Giacomo di Cella o Cella di prete Rustico, anche chiamata Colledonico vicino a Miati.
3   - S. Maria Maddalena in Valle Buona vicino alla Versilia, anche chiamata Val di Castello.
4   - S. Maria di Monteforte
5   - S. Maria Maddalena di Valle Buona in Garfagnana.
6   - San Giorgio e Galgano di Valle Buona in Garfagnana.
7   - San Francesco sul ponte di Chifenti, anche conosciuta come Ventoso.
8   - S. Maria dell'Annunciazione sulla montagna di Brancoli.
9   - S. Maria sulle montagne di Compito in Valleromita o Fontanella.
10 - San Bartolomeo sul Monte Vorno.
11 - San Michele di Buti (o Buci) nel distretto di Cerreto.
12 - San Salvatore di Cascina sulle montagne di Pisa.
13 - S. Maria di Rupecava (o Lupocavo) vicino a Flesso.

Solo poche transazioni di beni immobili e alcune concessioni di indulgenze parlano della loro esistenza e non molti uomini escono da questo nebbioso passato per lasciare i loro nomi ai posteri. Due di loro vengono chiamati priori generali: uno è Giovanni Onesto della Spelonca che guidò l'Ordine sotto Alessandro III e l'altro, conosciuto come Giovanni della Cella, occupò la medesima posizione sotto Innocenzo III.  Se queste date di Enrico Friemar sono corrette, allora il periodo della loro carica precedette l'unione del 1228 e pertanto quest’ultima potrebbe non essere interamente una nuova formazione, ma solo una affiliazione di alcuni conventi ad una già esistente coalizione. Non solo per il suo nome è conosciuto  fra Stefano, uomo importante che ricevette l'abito nel 1203, fu nominato priore di Cataste nel 1215 e aiutò a fondare S.Galgano mandando quattro dei suoi frati in aiuto di fra Andrea. Probabilmente questi è lo stesso fra Stefano che nel 1243 andò con fra Ugo a Lione, dove risiedeva allora Papa Innocenzo, per richiedere l'unione di tutti gli eremiti di Toscana sotto un’unica regola ed un solo priore generale.

L'UNIONE DEL 1244
Il Papa acconsentì immediatamente ed ordinò al Cardinale Riccardo Annibaldi, che era a quel tempo incaricato della Curia Papale a Roma, di realizzare questa unione e a questo scopo lo nominò corrector e provisor degli eremiti in questione . In obbedienza a queste direttive papali, Riccardo convocò una riunione nel marzo 1244, alla quale ogni convento degli eremiti di Toscana -con l'eccezione dei Guglielmiti- doveva mandare due delegati con piena autorità di decidere a nome dei loro confratelli. Questo capitolo generale fu tenuto a Santa Maria del Popolo a Roma presieduto dal cardinale che era assistito dagli abati Cistercensi di Fossanuova e Fallera, poiché il canone 12 del Concilio Lateranense IV, che introduceva i capitoli generali per tutti i religiosi, decretava: "Nell'introdurre queste nuove disposizioni fate in modo che due abati dell'Ordine Cistercense, di due monasteri vicini, siano invitati per dare consigli e opportuna assistenza dal momento che tra loro la celebrazione di tali capitoli è da lungo tempo praticata . Gli atti di questo capitolo, che già nel 1259 venne chiamato il primo capitolo generale dell'Ordine , non esistono più,  ma Papa Innocenzo IV ne elencò i punti più salienti quando li confermò con la Bolla Pia desideria del 31 marzo 1244 . Il punto più importante era l'accettazione generale di una Regola approvata per conformarsi alle norme del Concilio Laterano IV. I frati riuniti non ebbero scelta al riguardo, poiché nella lettera di convocazione il Papa aveva imposto la Regola di Sant'Agostino; tuttavia non avrebbe probabilmente preso questa decisione se la maggioranza degli eremi non avesse già precedentemente seguito questa regola. Interessanti sono i dettagli che riguardano il nuovo abito. I sacerdoti ebbero l’ordine di indossare un abito nero con uno scapolare bianco e un mantello nero, mentre i fratelli laici un abito nero con uno scapolare nero e un cappuccio nero. Sacerdoti e fratelli laici dovevano entrambi cingere l’abito e lo scapolare con una cintura di cuoio. Questa combinazione di colori era chiaramente Cistercense con l'ordine dei colori rovesciato per i sacerdoti. La disposizione fu ribadita dal Papa , ma il problema dell’abito indica che dovevano esserci state delle proteste contro i Toscani  simili a quelle altrettanto veementi fatte contro i frati di Giovanni Bono e gli Eremiti di Brettino. Ogni volta che i Toscani lasciavano le loro dimore, dovevano portare un bastone, il simbolo degli eremiti. Nel sec. XVI le nuove costituzioni approvate da Innocenzo IV erano ancora osservate nel convento di Lucca , ma dal compendio ufficiale dei privilegi papali, mandato nel 1354 dal priore generale Tommaso di Strasburgo a tutte le case dell'Ordine, appare evidente che il documento papale a Lucca non era che l'originale o una copia ufficiale della Bolla Pia Desideria; infatti Tommaso scrisse: "Item Alexander IV primas constitutiones nostras aliquas factas de consilio Ricardi sanct Angeli Diaconi Cardinali et abbatum de Falera et Fosse Nove Cisterciensis Ordinis, repertas in Registro Innocentii Pape IV, confirmavit . Il silenzio della Bolla Pia desideria su argomenti diversi dall’abbigliamento è prova sufficiente che nulla fu aggiunto che non fosse pratica comune tra gli eremi uniti, e che una completa indagine sulle consuetudini Cistercensi potrebbe contribuire poco o nulla alla comprensione del loro modo di vita. Molto di più si dovrebbe ottenere da studi dettagliati di regole eremitiche come i Bollandisti hanno fatto per la vita di Giovanni Bono. Sarebbe interessante conoscere le cause immediate, le discussioni e le difficoltà connesse con l'unione del 1244. Papa Innocenzo IV non specifica i motivi della sua affermazione: "Noi non vogliamo che ancora a lungo voi siate come pecore erranti senza pastore, che vagano dietro le tracce lasciate dal gregge , ma sembra porre in rilievo la loro precedente mancanza di organizzazione. Se questo giudizio volesse esprimere altre cose, non lo sappiamo; ma gli eremiti riuniti lo sapevano e obbedirono, sebbene alcuni di loro aderissero all'unione solo a determinate condizioni. Così Aldobrandino, priore dell'eremo di San Matteo in Lepori (Firenze), divenne affiliato a condizione che rimanesse superiore a vita della sua fondazione e ricevesse una regolare rendita , condizione che creò molte complicazioni dopo la Grande Unione, quando gli Agostiniani accettarono l'assoluta povertà. Malcontento verso i nuovi superiori si verificò nell'eremo di Santa Maria di Lupocavo che ricevette nel 1248 un permesso papale con il quale si concedeva che non fosse costretto “all’accoglienza, alla visita e al controllo finanziario da parte dei priori e dei visitatori dell'Ordine di Sant'Agostino . Comunque le difficoltà furono superate, poiché nel 1250 Lupocavo era ancora membro della Congregazione di Toscana, ed è pertanto contrario alla diretta testimonianza dei documenti considerare Lupocavo capo di una speciale congregazione che si unì all'Ordine nel 1256 . La Congregazione di Lucca, della quale Lupocavo era stato uno dei membri, aderì all'unione del 1244 e non fu più una unità indipendente, sebbene ci potrebbe essere qualche dubbio su parecchie altre case vicino a Lucca. Solo tre superiori generali della Congregazione Toscana sono conosciuti per nome: Fra Matteo diresse l'Ordine nel 1250, frate Aiuto nel 1252 e Filippo (Dexter) di Parma governò immediatamente prima del 1256 . Col completamento della loro unione i Toscani crebbero velocemente di statura attraverso la moltitudine di privilegi che essi ottennero per mezzo del Cardinale Riccardo e che li resero un Ordine religioso completamente autosufficiente. Nel 1244 ricevettero l'importante e tanto desiderato beneficio contenuto nella costituzione Religiosam vitam eligentibus che li rese soggetti direttamente alla Santa Sede, li esentò da tutte le decime e tasse, dette loro il diritto di eleggere il loro superiore generale e di seppellire nel loro cimitero non solo i loro membri, ma anche i laici. Essi dipendevano dal vescovo solo per le consacrazioni e la creazione di nuove case. Un altro decreto papale che rimase in vigore tra gli Agostiniani del tempo accordò loro l'uso del breviario Romano perfezionato che differiva dai precedenti breviari principalmente per un migliore ordinamento e una maggiore concisione. Un terzo grosso vantaggio ottenuto per gli sforzi del Cardinale Riccardo fu la concessione della residenza dell'Ordine al centro della Cristianità. I superiori della nuova congregazione erano frequentemente chiamati a Roma per consultazioni con il loro protettore, ma qui trovavano piuttosto difficile soggiornare a lungo poiché erano obbligati ad alloggiare con estranei e non avevano un luogo dove mettere al sicuro le loro cose. Riccardo rimediò a questa situazione dando loro l'antico monastero di Santa Maria del Popolo che era appartenuto ai Francescani; un fatto che solo di recente è stato scoperto dagli storici di entrambi gli Ordini. I Francescani si spostarono all’Ara Coeli che era appartenuta ai Benedettini, che protestarono per la perdita, ma senza risultato . Le scarse notizie sulla storia degli Eremiti di Toscana si arricchirono grandemente a seguito della scoperta di uno strumento di vendita redatto il 3 maggio del 1250 nel capitolo generale di Cascina e firmato dai superiori presenti che aggiunsero ai loro nomi quelli delle loro case. Di conseguenza possiamo conoscere l'esistenza di 61 fondazioni, delle quali solo quindici erano designate come eremi, sebbene tutti questi posti avrebbero dovuto essere chiamati con questo nome, poiché i Toscani avevano la consuetudine di chiamare i loro insediamenti eremi persino dopo che essi si erano trasferiti nelle città. Alcune delle case menzionate in questo capitolo furono annoverate nei secoli seguenti tra le più importanti nella storia Agostiniana, mentre altre sono ora completamente dimenticate, tanto che neppure un lavoro dettagliato come il Dizionario della Toscana del Repetti li menziona. Noi indicheremo i loro nomi e la loro storia che è disponibile in una speciale appendice a questo lavoro. E’ comprovato che solo sei eremi esistevano prima del sec. XIII. Il più antico e autentico documento è un privilegio rilasciato a Lecceto nel maggio del 1144 da Papa Lucio II,  ma il più rinomato tra gli eremi italiani dell'Ordine Agostiniano risale probabilmente al sec. XI,  poiché la bolla non pubblicata Pia Postulatio del 19 luglio 1255 garantiva ad esso tutti i privilegi che aveva ricevuto sin dal tempo del Vescovo Zalfredo, che guidò la diocesi di Siena dal 1088-1127 . Lupocavo (o Rupecava) esisteva prima dell'anno 1153, Acquaviva nel 1163 e Spelonca nel 1187. I Bollandisti dubitavano che questa antichità provasse la connessione con le fondazioni di eremiti profughi dall'Africa. La loro obiezione era basata sull'ordine di Papa Gregorio IX al vescovo di Siena il 3 gennaio 1231 di dare a Lecceto, a Montespecchio e ad altri eremi della sua diocesi una regola idonea . Questo ordine fu la risposta alla richiesta di quegli eremiti che alla loro entrata nel monastero rinunciavano ai loro possedimenti, facevano voto di castità e obbedienza ed indossavano l'abito dei religiosi, ma volevano una regola che disciplinasse l’ufficio divino e "altre cose". I Bollandisti pensavano che questo documento fosse prova sufficiente che gli eremiti non avevano alcuna regola (almeno non una regola approvata), ma questo non può essere applicato a tutti gli eremiti di Toscana. I pochi documenti ancora disponibili rivelano che almeno alcuni di loro seguivano la Regola di Sant'Agostino, ma incontravano gli stessi disagi come quelli riscontrabili a Fontaine Gehard. Gli eremiti di Morimond per esempio avevano mantenuto la Seconda Regola di Sant'Agostino, ma avevano accettato i regolamenti di San Damiano per riempire il vuoto creato dalla perdita della regula prima . Sembra che la maggior parte delle fondazioni enumerate nello strumento del 1250 sia di origine recente e il loro grande numero testimonia l’abbondanza di vocazioni.  L'aumento dei loro membri e l'influenza del loro cardinale protettore trapiantò il monachesimo agostiniano di Toscana in altre parti d’Europa e rese necessaria una estensione dei suoi privilegi a tutte le loro case "ovunque esse fossero situate" . Questa concessione di Papa Innocenzo IV coincise con la prima apparizione delle colonie a nord delle Alpi e non vi sono dubbi che almeno alcune di loro furono fondate dalla Congregazione Toscana. E’ anche la prima testimonianza di un cambiamento veramente importante che avvenne durante gli anni immediatamente successivi e consistente nell’omissione delle parole "in Toscana" e nel rivolgersi ai frati semplicemente come Eremiti di S. Agostino; il cambiamento non è evidente in ogni singolo caso, ma è presente in diverse occasioni e porta alla conclusione che, o perché diventato di uso comune, o introdotto di proposito, gli Eremiti di Toscana venivano ormai considerati come “l'Ordine di Sant'Agostino”, specialmente dopo che l'espansione in altri paesi rese obsolete le limitazioni locali. Per questa ragione siamo convinti che l'importante bolla Hiis qui pro animarum del 31 luglio 1255 col suo dettagliato sistema di governo fosse indirizzato a loro e il punto di vista contrario di E. Esteban non è sostenibile. La sola difficoltà nell'attribuire questo documento ai Toscani nasce esclusivamente dall’assegnazione dello stesso nome ai Zanbonini nell'anno 1252 e questa duplicazione di titoli fu un altro mezzo per promuovere l'unione finale tra questi due gruppi. Se la presenza di "fra Rainaldo da Polverigi della Marca di Ancona e ora ospite dei frati dell'Ordine di Sant'Agostino in Toscana e del Ducato di Spoleto alla vendita della proprietà per conto del convento di Gubbio, che apparteneva ai Brettinesi, abbia qualche significato o sia semplicemente accidentale è difficile da determinare fino a che non verranno alla luce ulteriori documenti. La richiesta degli eremiti Stefano e Ugo per l'unione di tutti gli eremiti di Toscana non derivava da motivazioni interessate, ma dall'obbedienza alla legislazione papale, che vedeva nell'unione di gruppi sparsi e di case individuali un mezzo per migliorare la vita monastica e una possibilità di superare i pericoli derivanti dai predicatori eretici vaganti, per mezzo di affiliazioni più vicine alla Santa Sede, di un controllo più severo degli individui e di una educazione dei frati per renderli più abili in una cura attiva delle anime. Che questa partecipazione attiva fosse desiderata è evidente dalle varie concessioni circa la predicazione e l'ascolto delle confessioni fatte dopo l'unione del 1244 , ed il trasferimento dell'eremo di San Matteo di Lepori nella città di Firenze indica il cambiamento di ideali e scopi che ebbe luogo nella congregazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I GULIELMITI
Questi eremiti ricevettero il loro nome da San Guglielmo di Malavalle che morì nel 1157.  Egli non fondò un Ordine né scrisse una regola, ma i suoi seguaci cercarono di imitare il più strettamente possibile la sua quotidiana vita di preghiera e mortificazione come descritta dal suo discepolo Alberto e queste pratiche furono chiamate le consuetudines Sancti Guilielmi  e qualche volta la regola di San Guglielmo. La canonizzazione di questo grande penitente nel 1202 attrasse molti candidati all'Ordine, ma quando solo pochi riuscirono a vivere secondo il suo rigore, la regola fu mitigata da Gregorio IX; dopo di che l'Ordine si espanse più rapidamente, si diffuse in Francia, Germania e Ungheria, ma non fiorì come gli altri grandi Ordini. Nel 1235, in un capitolo tenuto a Bernardfagne, in Belgio , esso contava due case in Francia, due in Germania e otto in Belgio in aggiunta a quelle in Italia, che non avevano mai superato il numero di sedici abbazie e tredici praepositurae. Al tempo della loro massima espansione, nel 1435, i Guglielmiti possedevano solo cinquanta abbazie .  Non si sa quando e perché essi si divisero in due gruppi in Italia, ognuno avente il proprio generale: un gruppo soggetto alla casa madre di Malavalle, anche conosciuta come Stabulum Rhodis e l'altro a Monte Favali , ma tutte le case ultramontane sembra siano state sotto la giurisdizione di Malavalle. Obbedendo al Concilio Lateranense entrambi i gruppi di Guglielmiti scelsero la Regola di San Benedetto e non un solo documento può esser addotto a sostegno dell’opinione che alcune case Guglielmite seguirono la Regola di Sant'Agostino e che solo queste furono incluse nell'unione del 1256; tutti i documenti disponibili parlano solo della Regola di San Benedetto e l’ordine papale del 9 aprile 1256 certamente includeva le case che seguivano quella regola. L'abito dei Guglielmiti era quello degli eremiti: un abito grigio di lana con maniche molto ampie e lunghe e stretto da una cintura. Ogni volta che i Guglielmiti lasciavano i loro eremi, dovevano portare un bastone , il segno degli eremiti. Il colore del loro abito non causò proteste da parte degli altri Ordini fino a che vissero delle rendite delle loro proprietà e di elemosine.

 

I FRATI DI GIOVANNI BONO
Un grande penitente, alla stregua di San Gugliemo di Malavalle, fu San Giovanni Bono o Zanebono. Questi nacque verso il 1168 a Mantova, dove anche morì nel 1249. Non abbiamo dati riguardanti la sua vita fino al 1209, quando si ritirò a Butriolo distante due miglia da Cesena, una città episcopale dell'Italia settentrionale, e nella solitudine di una grotta cominciò una implacabile lotta contro se stesso in uno stato di incredibile penitenza e costante preghiera.  Subito attrasse l'attenzione di un gruppo di discepoli che si riunirono presso di lui per "imparare il giusto servizio a Cristo". Secondo i primi cronisti agostiniani, uno dei suioi discepoli fu San Francesco d’Assisi. Nel sec. XVII questa asserzione sollevò una vivace controversia tra il famoso storico francescano L. Wadding e l'agostiniano Thomas Herrera .  Ora è stato stabilito definitivamente attraverso l'edizione critica dell’opera di Giordano di Sassonia che il brano riguardante il "monachesimo agostiniano di San Francesco" fu aggiunto in certi manoscritti italiani un centinaio di anni dopo che Giordano aveva compilato il suo lavoro . Un esame critico dei manoscritti di Enrico di Friemar porta alle stesse conclusioni. Il Bollandista Edzard Carpentier giunse alle giuste conclusioni attraverso la testimonianza storica degli Atti del Processo di Canonizzazione che non lascia dubbi sul fatto che Giovanni Bono iniziò la sua vita di penitenza circa nell'anno 1209, l'anno in cui San Francescò iniziò il suo Ordine. Perciò egli non poteva essere stato un discepolo di Giovanni Bono i cui frati iniziarono a radunarsi attorno a lui solo nel 1217. La bolla Admonet nos del 15 aprile 1253 ci da un chiaro profilo della storia dei Zanbonini chiarendo che molti si unirono a Giovanni Bono quando diventò nota la fama della sua conversione. Non appena egli vide che i suoi discepoli erano decisi a restare, egli si rivolse al vescovo Otto di Cesena ed ottenne il permesso di formare una comunità religiosa a condizione che il vescovo e i suoi successori potessero sempre avere piena giurisdizione su di essa. Giovanni si mise immediatamente al lavoro e costruì una casa e una piccola chiesa per i suoi seguaci; ma il loro numero e qualità crebbero talmente che fu costretto a fondare numerosi nuovi eremi. Riconobbe quindi che la fondazione di una nuova congregazione religiosa era inevitabile e, dal momento che lui e i suoi frati non seguivano una delle regole approvate come richiesto dal Concilio Lateranense, fu mandata una delegazione a Roma per chiedere la Regola di Sant'Agostino. Questa fu concessa verso il 1225 e da quella data i frati di Giovanni Bono furono approvati ufficialmente e "considerati regolari" . In aggiunta alla regola approvata essi seguirono le loro costituzioni delle quali si conoscono solo pochi dettagli . Dopo l'approvazione papale Giovanni Bono e i suoi frati misero da parte l'abito di penitenza e presero l'abito degli eremiti che consisteva in una tunica grigia alla quale era attaccato un cappuccio ed era stretta alla vita da una cintura . Questo abito era quasi uguale a quello dei Francescani e, poiché anche i Zanbonini erano mendicanti, fu inevitabile che essi ricevessero elemosine destinate ai Francescani. La controversia che ne derivò fu portata davanti ai legati papali, il Cardinale Tommaso di Sabina e Rainaldo di Ostia, dopo di che, nel 1240, Papa Gregorio IX prescrisse loro un abito nero o bianco con una larga cintura e il bastone . I Francescani erano anche convinti che la somiglianza degli abiti li privasse di canditati e non esitarono ad andare a Butriolo per portare via dei candidati dei Zanbonini per portarli nel loro Ordine . A dispetto di queste difficoltà l'Ordine continuò ad espandersi e nel 1251 era diviso in tre Provincie: Lombardia, Marca Trevisana e Romagna . Il numero dei frati non può essere determinato. Solo di Butriolo si sa che vi risiedevano trenta membri nel 1240 e di Parma è detto che vi erano “molti frati . Gli storici agostiniani affermarono che i Zanbonini possedevano trenta case nel 1231 e circa sessanta nel 1256 , ma fino ad ora si è riusciti a localizzare solo i dodici eremi menzionati nel processo di canonizzazione e circa altri quattordici da altre fonti , però ci si è trovati di fronte ad una totale mancanza di ricerche storiche circa i monasteri del Nord Italia.  Dalle note sparse nel processo possiamo ricavare un quadro più o meno completo dell’aspetto fisico delle fondazioni di Giovanni Bono. Tutte erano collocate fuori dalle città, ma sufficientemente vicine per poter provvedere alle necessità della vita e per trovare velocemente un rifugio dentro le mura delle città durante le frequenti guerre di quel periodo. Quando il visitatore si avvicinava al convento era ricevuto al portone da un frate e veniva portato alla casa degli ospiti che era costruita vicino alla chiesa. Gli estranei non erano ammessi al refettorio comune, regola che troviamo espressa chiaramente anche negli statuti di Brettino. I visitatori potevano entrare nella chiesa in prossimità della quale erano situate le singole celle di quei frati, ai quali dopo una lunga e completa preparazione, era consentito di condurre una vita solitaria. Gli altri membri vivevano nella “casa” o monastero. E’ anche fatta menzione di due chiostri. Nel chiostro maggiore era permesso parlare in certe ore del giorno; nel minore, vicino al cimitero, veniva rispettato il silenzio perpetuo . Sebbene agli inizi la maggior parte dei membri probabilmente fossero frati laici, il numero dei sacerdoti crebbe velocemente e grazie alla loro preparazione e all’ordinazione assunsero gli incarichi del superiorato. Essi esercitarono il loro ministero attraverso la preghiera , l’ascolto delle confessioni e la recita del divino officio. I fratelli laici facevano i lavori di casa, raccoglievano elemosine, costruivano nuovi edifici e praticavano il loro mestiere d’origine. Sia i sacerdoti che i laici erano educati a passare molto tempo in preghiera e a fare penitenze molto dure . La precedente posizione sociale non determinava la posizione nella comunità, un povero poteva diventare sacerdote e un nobile rimanere un frate laico . La presenza a Butriolo di suddiaconi e diaconi suggerisce l’esistenza di qualche tipo di scuola monastica; questi membri diventavano sacerdoti diversi anni dopo il loro ingresso in convento. Ma ciò che più di tutto induce a ipotizzare l'esistenza di tale scuola è il fatto che erano entrati nell’Ordine ragazzi di dodici, quindici e sedici anni. C’era un noviziato, ma non abbiamo documentazione sulla sua durata . Il beato Giovanni Bono diresse la sua comunità solo mediante il potere della sua santa personalità;  egli non era consacrato o dotto; in verità non sapeva né leggere né scrivere . Verso la fine della sua vita sorsero difficoltà dovute all’inattesa espansione del suo Ordine ed alla promessa fatta al vescovo di Cesena , che cioè egli ne avrebbe mantenuto il pieno controllo. Mentre questa promessa fu facilmente mantenuta all’inizio, divenne molto gravosa quando furono fondati monasteri in altre diocesi. I membri più lungimiranti (specialmente quelli dei monasteri più lontani) lavorarono di conseguenza per l’indipendenza dal vescovo di Cesena, ma furono avversati dai frati di Romagna e specialmente da quelli di Butriolo. Giovanni Bono riconobbe la necessità di un cambiamento, ma apparentemente non voleva spezzare la sua promessa al vescovo di Cesena e, perciò verso il 1243 si dimise dall’incarico di superiore generale. In sua vece egli nominò il sacerdote Fra Matteo di Modena come priore di Butriolo e di conseguenza questi divenne anche superiore generale . Fra Matteo era entrato nell’Ordine nel 1217 ed era perciò uno dei membri più anziani . Dopo che egli ebbe governato l’Ordine per diversi anni, la discordia tra i frati scoppiò apertamente quando molti novizi fecero la professione a lui come priore generale e non come priore di Butriolo. Subito dopo, nel 1246, due frati andarono a Lione, dove ottennero da Papa Innocenzo IV non solo un protettore in Guglielmo Fieschi , cardinale diacono di S. Eustachio, ma anche un privilegio indirizzato “al priore di S. Maria di Butriolo e ai priori e frati soggetti a lui”.  Con questa mossa essi cercavano di mettere in scacco i loro confratelli che non volevano un superiore generale legato a Cesena, ma indebolirono la posizione di Matteo in tale misura che nel 1249 egli convocò un capitolo a Ferrara dove si dimise dalla carica di superiore. I frati di Romagna dichiararono illegittime le sue dimissioni perché egli non aveva eletto prima i definitori come prescritto dagli statuti; dopo di che Matteo elesse i definitori e nuovamente rassegnò il suo ufficio. Ciò irritò i suoi oppositori a tal punto che questi abbandonarono il capitolo. I frati rimasti elessero Fra Ugo (o Ugolino) di Mantova superiore generale e decisero che la formula di professione dovesse essere: “ Io N... faccio professione e prometto obbedienza a Dio e alla Beata Maria e a te, priore generale degli Eremiti di Giovanni Bono”. Tutto questo fu confermato dal delegato papale, il vescovo di Aquileia. L’opposizione da parte sua convocò un altro capitolo nel quale venne eletto il sacerdote Fra Marco , che fu confermato dal vescovo di Cesena .  In questo modo l’ordine fu diviso in due ed ogni superiore generale scomunicò gli appartenenti all’altro gruppo, ma fino a che entrambe le parti pensavano che la loro posizone fosse giustificata dalla approvazione della legittima autorità, non si turbarono per la scomunica e dissero Messa, ricevettero gli Oridini Sacri e fecero la professione religiosa per tre anni, prima che sorgessero seri dubbi sulla loro validità.  I frati pertanto invitarono il loro Cardinale Protettore Guglielmo Fieschi a dipanare la questione e questi nominò come suoi rappresentanti il neo-eletto vescovo di Padova e il francescano fra Simone . Su loro raccomandazione entrambi i superiori generali si dimisero e nel 1252 al Capitolo di Bologna Lanfranco di Milano fu eletto priore generale. Il Cardinale Guglielmo approvò l’elezione e prese le seguenti decisioni confermate poi da Roma: Il Generalato non doveva essere limitato ad una persona e a un luogo; ogni generale appena eletto doveva essere confermato dalla Santa Sede; l’Ordine doveva essere chiamato Ordo Heremitarum e la formula della professione doveva essere “Io, N..., faccio professione e prometto obbedienza fino alla morte a Dio, alla Beata Vergine Maria e a te, Priore Generale dell’Ordine degli Eremiti, e ai tuoi sucessori secondo la Regola di Sant’Agostino e gli Statuti di questo Ordine”.  Così lo scisma finì. Ma esso a quel tempo creò una tal confusione che si pensò che i fratelli separati della Lombardia fossero la mitica Congregatio Insubrica della quale parleremo più avanti.

IL TERZ’ORDINE DI GIOVANNI BONO
Giovanni Bono era un predicatore di grande abilità e si rivolgeva regolarmente alla grande folla che andava a Butriolo . Difese con vigore la Chiesa contro l’Imperatore Federico II , combattè continuamente le grandi eresie del tempo e insegnò ai suoi ascoltatori una viva vita cristiana. Per ostacolare i Patarini e i Catari che come segno della loro devozione ripetevano continuamente preghiere che loro stessi avevano fatto, egli insegnò ai suoi ascoltatori a ripetere spesso il Padre Nostro e il Credo degli Apostoli . Le pratiche religiose sono raramente dovute a rivelazione divina, ma nascono dalle necessità. Gli stessi mali richiedono gli stessi rimedi e le menti vigili troveranno la stessa soluzione indipendentemente l’una dall’altra. Se la ripetizione costante di preghiere da parte degli eretici era così attraente per le folle, allora la Chiesa doveva adottare gli stessi mezzi per combattere il nemico. Allo stesso tempo i mezzi dovevano essere superiori a tutto ciò che il nemico aveva da offrire e S.Domenico fornì questa arma perfetta con il rosario, la cui forma ed efficacia può essere capita solo se si prende in considerazione il suo retroscena storico. Ciò vale anche per il Terz’Ordine di Giovanni Bono. Le sue parole ispirate portarono alla conversione molti eretici e peccatori , la maggior parte dei quali entrarono nel suo Ordine; altri non adatti alla vita religiosa formarono i Fratelli (o Sorelle) della Penitenza, che includeva sia sposati che non sposati. L’organizzazione certamente esisteva prima del 1226 o persino prima del 1221 . San Francesco d’Assisi iniziò il suo Terz’Ordine sotto lo stesso nome nel 1221 , ma non ci possono essere dubbi che i due gruppi fossero distinti e che Giovanni Bono avesse pieno controllo sui suoi membri .  Essi indossavano un abito che differiva da quello del suo Primo Ordine, sebbene non conosciamo come fosse; inoltre non si riconoscevano più come laici . Giovanni ebbe grande interesse per il loro benessere spirituale e li giudò secondo sani principi religiosi. Alcuni Frati della Penitenza lavoravano a Butriolo , ma la maggior parte vivevano a Cesena e nelle altre città vicine. Sembra che alcuni di essi vivessero in comune e può darsi che uno di questi gruppi corrispondesse a quei Fratres Poenitentiae che fu incluso nella Grande Unione del 1256. Tutti i più antichi storici dell’Ordine Agostiniano dichiararono che un gruppo di Frati della Penitenza si unì all’Ordine, ma potrebbero averli confusi con i Frati del Sacco, che erano anche chiamati Fratres Poenitentiae Jesu Christi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eodem tempore maxima discordia erat inter cardinales Rome qui erant 17. Undecim ex ipsis, videlicet dominus Richardus de Annibaldis...fovebant partem imperii, alii scilicet dominus Johannes de Gaytanis... fovebant partem Karoli...”, Annales Placentini Ghibellini, MGH Script. XVIII, 533.

Eodem tempore comes Anrigetus de Sparroeria, cives Papie, ivit in alamaniam ad ortandum et adcellerandaum domni Frederici III regis Sicilie et Theutonicorum qui cotidie prestollantur. Et predicta omnia acta sunt et tractata per Marchionem Montisferati de voluntate Ricardi de Onibalibus (i. e. Anibaldibus)”. Ibid., 553.

“...dominus Johannes (de Toledo) cardinalis dicebat ludendo ceteris cardinalibus: “Discooperiamus hanc domum, quia spiritus sanctus non potest ad nos per toto coopercula pertransire”...: Bernardi Guidonis, Vita Gregorii X” (MURATORI III, 597).

Cum cardinales urbis Rome diu stetissent in magna divisione in electione summi pontificis per duos annos et plus, ad ultimim in concordia elegerunt sex ex eis; ex una parte primo dominum Ricardum de Anibaldis cardinalem... ex altera parte domnum Johannem Gaytanum... in quibus sex omnes in concordia compromiserunt, ut in quem quinque ex ipsis sex sese concordaverunt, esset papa...” : Annal. Plac. Ghib., 554.

STERNFELD 234, 248.

Capellum rubeum abstulit (Gregorius) domno Ricardo cardinali pro eo quod visum fuit sibi quod simoniacae quandam praebendam dedisset”: SALIMBENE, MGH Script. XXXII, 491. Holder-Egger, l’editore della Cronica di Salimbene e STERNFELD 198,240, considerano falsa questa dichiarazione. Holder è dell’opinione che, se c’è qualche verità nella storia di Salimbene, il Cardinale Riccardo non può essere stato privato del cappello rosso se non per breve tempo. La sola indicazione che Riccardo potesse essere accusato di corruzione si trova in un documento di DAVIDSSOHN, Forschungen zur Geschichte der Stadt Florenz (Berlin, 1908), II, 2, 128. Il 14 marzo 1276 il consiglio della città di Perugia, per liberarsi dall’interdizione, decise di corrompere sei cardinali. Questi erano Riccardo Anibaldi, Matteo Orsini, Ottobuono Fieschi (più tardi Papa Adriano V), Guglielmo e Giacobbe Savelli (più tardi Papa Onorio IV) e Oliviero Coconato. Questa decisione del concilio di Perugia, comunque, non aveva nulla a che fare con l’assegnazione di una prebenda, nè con la punizione di Gregorio X , che era morto due mesi prima, il 10 gennaio 1276.

Il Panvinio senza recare alcuna prova, o autentico monumento o autorità di antichi scrittori, asserisce, che questo Porporato morì di dolore, per essere stato privato della cardinalizia dignità... e quella di Arcidiacono”: CARDELLA, Cardinali I, 2, 257. Sembra che la storia del Panvinio sia stata una ulteriore importante ragione per cui gli scrittori agostiniani abbiano trascurato di scavare nella vita del loro primo cardinale protettore. E’ anche ulteriore prova della tremenda conoscenza delle fonti medievali che Panvinio aveva acquisito nella sua breve vita.

POTTHAST 20876 (31 luglio 1274); 20934 (1 ottobre 1274); 21014 (1 aprile 1275).

GUIRAUD 326 (29 nov. 1273); P. 20767; DAVIDSSOHN, Forschungen IV, 206

GUIRAUD 1067.

Vedi il capitolo seguente.

Così P. RICHARD in Dict. d’hist. eccl., III, 388. Non  riesco a trovare la fonte di questa affermazione.

A. WALZ, San Tommaso d’Aquino (Roma 1945), 127.

In loco novo in Castro Molarie tunc acepto”: AA. II, 225. Il monastero rimase nelle mani dell’Ordine fino al 1428: CRUSENIUS I, 299.

AA. II, 224, 226.

Qui nuper in eadem Basilica per obitum bone memorie Richardi S. Angeli c. d. archipresbyteri Basilicae supradictae vacavit”: Bull. Vat. I, 154: P. 21171.

CADIER 47 (28 dic. 1276). Il documento dà un rendiconto di ciò che era accaduto.

Innocenzo V fu eletto il 21 gennaio e morì il 22 giugno 1276. Adriano V fu eletto il 23 luglio e morì il 18 agosto 1276. Vedi N. SCHÖPP, Papst Hadrian V (Heidelberg, 1916), 222.

Quod sepulcrum a Clemente VIII summo pontifice memoriae causa instaurato hoc epitaphio...”: GRIMALDI, Catalogus, fol. 50v. AMAYDEN, Fam. Rom., 66-68, riproduce una decisione della Rota Romana del 12 giugno 1651, nella quale Tiberius de Anibalis de Molaria e Joseph de Anibalis de Zancato ricevettero il permesso di ripristinare l’iscrizione della tomba del cardinale che era stata distrutta dall’incuria di alcuni operai durante il restauro della Basilica voluto da Papa Innocenzo X.

GREGOROVIUS, Roma V, 642.

Patrologia Latina (ed. Migne), CLXXIII, c. 11049, n° 48.

Vedi i capitoli seguenti.

La disputa divenne così aspra che nel 1484 Papa Sisto IV la concluse con il Motu proprio Quia apostolus precepit (EMPOLI 321). Manoscritti inglesi su questo problema si trovano al British Museum Add. 38665 e Lambeth 357. G. SANDERLIN, John Capgrave speaks up for the Hermits, Speculum 18 (1943), 358-361, dimenticò di notare che lo sforzo principale di Capgrave fu di “riformare i rapporti di benevolenza e carità tra gli Eremiti di S. Agostino e i suoi Canonici” e scrisse il suo Concordia a questo scopo: John Capgrave’s Lives of St. Augustine and S. Gilbert of Sempringham, ed. J.J. MUNROE (London, 1910), 146. R. ARBESMANN, OESA, Jordanus of Saxony’s Vita S. Augustini, the source for John Capgrave’s Life of St. Augustine, Traditio I (1943), 341-353.

A. ZUMKELLER, OESA, Das Mönchtum des hl. Augustinus (Würzburg 1950).

Vfr. n. 98. B. Bossue nella edizione della vita di San Nunctus, ASS  22 ottobre, pp. 598-601, eccepì a questa dichiarazione, quando descrisse l’odio dei Vandali per i monaci che di tanto in tanto visitavano Cartagine. Tuttavia la sua citazione da Salvian “et si quando aliquis Dei servus, aut de Aegyptiorum coenobiis aut de sacris Hierusalem locis, aut de sanctis eremi venerandisque secretis” sembra rendere evidente che solo gli eremiti erano nativi del Nord-Africa, poichè la casa degli altri monaci visitatori è chiaramente indicata

P. MANDONNET, Saint Dominique (Paris, 1937), II, 101ss; Vfr. LXXIXss; T. PURCELL OESA, The Rule of St. Augustine, The historical Bulletin 25 (1946), 5-17; J. C. DICKINSON, The origin of the Austin Canons and their introduction into England (London, 1950), Appendix I.

L. H. COTINEAU, Rèpertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurès (Mâcon, 1939), I, 1172. Documenti importanti si trovano in L. CELIER, Catalogue des actes des èvêques du Mans jusqu’à la fin du XIII siècle (Paris, 1910). Sembra che non il vescovo, ma alcuni degli eremiti stessi desiderassero l’unione con Marmoutiers (CELIER n. 84, 1147), mentre altri vi si opponevano. I dissensi seguenti agli appelli dei vescovi di Le Mans e del Papa produssero una forma di anarchia, che privò l’intera comunità per lungo tempo sia di un superiore che degli statuti e condusse ad una “esistenza vagabonda e disordinata” (CELIER n. 322, 1203). Le proteste dei religiosi erano ancora vive nel 1260 quando Alessandro IV riconfermò la decisione di Innocenzo III, il che è prova sufficiente che Fontaine Gehard non era incluso nell’unione del 1256.

Si può chiaramente capire l’importanza di un possesso continuo dalla vita del Beato Ugolino di Gualdo Cattaneo che condusse vita eremitica conformemente alla Regola di San Benedetto vicino a S. Giovanni di Lonterio. Questo monastero fu eretto nel 1340 e nel 1425 fu unito al monastero Olivetano di Foligno, ma nel 1437 entrambi i luoghi furono dati agli Agostiniani e poichè uno dei loro monasteri era in Foligno dal 1338, il Beato Ugolino fu prontamente fatto frate agostiniano, sebbene egli non fosse mai appartenuto a questo Ordine: W. HÜMPENER, Lexicon für Theologie und Kirche V (1933), 186. Una delle perdite più gravi di antichi documenti è annotata il 2 agosto 1508 nel Registro di Egidio da Viterbo. Infatti questi aveva trovato alcuni documenti veramente antichi, tra i quali il Registro di Ugolino Malabranca e un vecchio manoscritto contenente la prima storia dell’Ordine, nella sua casa madre di Viterbo e li aveva inviati a Roma,  ma andarono perduti in una forte tempesta vicino a Putrioli (TORELLI, prefazione al vol. II).

MABILLON, Annali dell’anno 927, citati  in ASS 22 Ottobre, p. 731.

Prima dei Cistercensi e della Congregazione di Cluny non esisteva una associacione di monasteri con un governo centralizzato, solida come quelle a cui siamo abituati. Uno degli argomenti più  persuasivi è l’omissione degli Eremiti Agostiniani nella enumerazione  dei vari Ordini, che seguivano la Regola di Sant’Agostino, nella Summa ad omnes status di Umberto de Romanis OP che fu scritta prima del 1244: K. WENCK, Das erste Konklave der Papstgeschichte, Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken XVIII (1926), 159.

Ciò è anche riconosciuto dai Bollandisti: ASS  22 ottobre; CP 137/138.

AA. IV, 325.

Friemar affermò di aver trovato i loro nomi in antichi documenti o di averli appresi dai confratelli più anziani: AA. IV, 298.

dispersi sunt, quorum quidam venerunt in Tusciam...”: Vfr. 44.

Solo cinque congregazioni, dice Henschen, furono menzionate dal Papa nella Licet ecclesiae del 1256. “Quinta quae superest congregatio Sti Augustini iam ante sub Innocentio IV coaluerat”: ASS 10 febbraio, p. 483.

Cambridge Medieval History VI, 700.

G.D. MANSI, Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio, 31 vol. (Venezia 1758-98), vol. IV, col. 999, can. 12: “In singulis regnis sive provinciis fiat de triennio in triennium salvo iure diocesanorum pontificum commune capitulum abbatum atque priorum...ad quod universi conveniant... apud unum de monasteriis ad hoc aptum, hoc adhibito moderamine, ut nullus eorum plus qum sex evectiones et octo personas adducat. Advocent autem caritative in hujus novitatis primordiis duos Cisterciensis Ordinis abbates vicinos, ad praestandum sibi consilium et auxilium opportunum, cum sint in hujusmodi capitulis celebrandis ex longa consuetudine plenius informati”. Col. 1002: richiede  che i visitatori siano nominati.

Vedi Appendice I per la storia di questa ed altre case che saranno menzionate in seguito.

Inventario del R. Archivo di Stato in Lucca I (ibid., 1872), 6-7. La storia di questi tredici eremi è stata scritta da M. BARSOTTI  nella sua ben documentata opera: La coronatione della miracolosissima imagine di Maria Vergine detta del Sasso nella chiesa di S. Agostino di Lucca (ibid., 1693), 100-185.

Bolla Incumbit nobis, 16 dicembre 1243: BERGER 335 e 336; Vfr. 449. In questa costituzione papale i Guglielmiti furono esclusi ufficialmente dall’unione e fu prescritta la Regola di Sant’Agostino. La data del capitolo doveva essere stabilita dal Cardinale Riccardo.

Traduzione da H. J. SCHROEDER, Disciplinary decrees of the General Councils (St. Louis, 1937), 253; Vfr. 467.

Vfr. 449.

AA. IV, 419; E. 165; P. 11315.

AA. I, 109.

AA. IV, 419.

Padre Esteban richiamò l’attenzione sulla designazione della provincia come visitatio conforme alla consuetudine dei Cistercensi; qualche volta fu anche chiamata contrada: AA. VI, 20.

Nos nolentes vos sine pastore sicut oves errantes post gregum vestigia evagari”: E. 164.

AA. XI, 100.

ut de cetero ad susceptionem, visitationem et procurationem priorum et visitatorum ordinis sancti Augustini compelli non possint inviti”. BERGER 3909 (Cum sicut accepimus del 16 Aprile 1248).

Erat anno 1256 caput peculiaris congregationis eremitrum S. Marie de Lupocavo Lucensis diocesis, quam eo anno in unione generali in unum cum aliis congregationibus corpus coaluisse, expressit Pamphilus fol. 30 suae Chronicae Augustiniae”: HERRERA II, 30. TORELLI II (Introduzione) e CRUSENIUS I, 240 ripetono questa tradizione, sebbene l’accordo di vendita del 1250 fosse da loro conosciuto.

Aiutus fu priore di Colle nel 1250 e venne nominato priore generale alla fondazione del convento di Faenza nel 1252 e visitatore generale nel 1253, quando riunì gli eremi di Fultignano e Lecceto (vedi appendice). Matteo è menzionato nei contratti di vendita del 1250 ed il nome di Filippo Dexter di Parma è conosciuto solo attraverso Enrico di Friemar: AA. IV, 298.

BERGER 658 ( 26 aprile 1244).

L’elezione doveva aver luogo dopo la morte del precedente generale, il che indica che i loro generali erano scelti a vita come quelli dei Cistercensi: AA. II, 158.

Et divinum officium secundum ecclesie romane consuetudine, elegeritis celebrare, Nos vestris precibus fvorabiliter annuentes...”. EMPOLI 165; P. 11315 (Pia desideria del 31 marzo 1244); “...ut observantia moderni officii quod in breviariis vestris exacta diligentia correctum a vobis ex statuto Regulae vestrae iuxta Ecclesiae Romanae morem excepto Psalterio celebrare debetis, sitis contenti perpetuo”: EMPOLI 172; P. 12991 (Pio vestro collegio del 30 luglio 1248). I due testi rivelano una differenza di opinioni nella congregazione riguardo l’obbligo della Disciplina Monasterii di Sant’Agostino (vedi nota 150). Il Papa cercò apparentemente di soddisfare entrambi i gruppi  mantenendo la Disciplina Monasterii dove erano prescritti i salmi per ogni ora canonica, ma concedendo loro d’altra parte tutti i vantaggi del breviario moderno. E. ESTEBAN, De festis et ritibus sacris Ordinis Er. S. Aug., AA. VIII, 113 non esamina questo problema.

La scoperta fu fatta da S. Lopez, che provò che questa casa era stata data ai Toscani tra il 1248 e il 1250: AA. IX, 71. F. SCHILLMANN, Die Formelsammlung des Marinus von Eboli (Roma, 1929), n° 2200 seguì le orme di Padre Lopez. Il 1250 è probabilmente la data corretta, perchè S. Maria del Popolo non è menzionata nell’accordo di vendita dei frati Toscani nel loro capitolo generale del 1250.

TORELLI IV, 453ss è il solo storico a fornire il testo intero che è conosciuto solo attraverso trascrizioni sommarie. S. Lopez correttamente propose l’anno 1250, invece del 1251 come fece Torelli, a causa del differente computo del tempo a Pisa: AA. VIII, 293, n. 1.

E. REPETTI, Dizionario grafico, fisico, storico... della Toscana, 6 vol. (Firenze, 1833-1843).

P. KEHR, Italia Pontificia III (Etruria), pp. 225-226 e appendice (Berlino, 1908). Dopo la sua pubblicazione ne ho trovato un altro del luglio 1119. Vedi Appendice.

E’ conservato nella Biblioteca di Stato di Berlino che acquistò gran parte degli archivi di Lecceto nel 1865: KEHR, l. c.; P. R. Schraml me ne ha mandato una copia. Per le altre case vedi l’appendice.

Dilecti filii de Monte Speculo et de Silva Lacu fratrum Eremitarum priores Nobis humiliter supplicarunt, ut cum tam ipsi, quam fratres in eisdem locis et aliis tuae Diocesis eremiticam vitam ducentes in ingressu locorum ipsorum abrenuntient propriis, continentiam voveant, promittant obedientiam et sub regulari habitu perpetuo se victuros, quia non habent regulam specialem, secundum quam in divinis officiis quam in aliis vivere debeant, seu deliquentium corrigantur excessus...”. E 125; P. 8646.

Vedi appendice.

“... fratribus vestris in Tuscia dumtaxat morantibus concessa ad quoslibet alios vestre Religionis et Ordinis fratres ubique constitutos... extendentur...” (Ut eo liberius, 25 settembre 1245: BERGER 1534; AA. IV, 473). La Bolla era indirizzata a “Dilectis filiis priori et fratribus eremitarum ordinis sancti Augustini” ed è chiaramente diretta ai Toscani. La Bolla Pia desideria, che fu data nel 1244, era indirizzata a “Priori et fratribus Eremitarum in Tuscia ordinis sancti Augustini”, ma quando fu rinnovata il 1 luglio 1253 (BERGER 6834; P. 15035) fu mandata a “Visitatori Generali et prioribus et fratribus universis ordinis sancti Augustini”. La Bolla Hiis qui pro eo, con un lungo commento di E. ESTEBAN,  si trova in AA. IV, 369 (P 15965).

AA. XVI, 51.

Il permesso alla predicazione e all’ascolto delle confessioni fu concesso con la Bolla Vota devotorum del 22 marzo 1244 (TORELLI VII, 646; BERGER 572) e di nuovo con la Bolla Pia desideria  del 31 marzo 1244.

La prima storia dell’Ordine di LA HAYE (P. Samson), De veritate vitae et ordinis divi Guilelmi quondam Aquinatorum et Pictorum principis (Parigi, 1587) fu molto perfezionata da HENSCHEN in ASS 10 febbraio, pp. 474ss. Un contributo prezioso è di G. C. A. JUTEN, De Orde van den H. Guilielmus in Noord en Zuid-Nederland, Analectes pour servir à l’histoire ecclèsiastique de la Belgique XXXII (1906, 45-66 anche i voll. 31 e 33 per correzioni e addizioni. L. CRICK, Bijdrage tot de Geschiedenis del Wilhelmitenorde in België, Bijdragen tot de Geschiedenis XXX (1939), 155-200. M. HEIMBUCHER, Die Orden und Kongregationen der katholischen Kirche (Paderborn, 1933), I, 543ss. L’Ordine aveva solo due case in Francia: Louvergny, che esistette dal 1249 fino al 1618 circa e Montrouge (Blancs Manteaux) a Parigi, che essi ricevettero da Filippo il Bello nel 1298 ma che fu presa dalla Congregazione di St. Maur nel 1618: A. HAUDECOEUR, Les Guillelmites et leur fondateur, Travaux de l’Acadèmie Nationale de Reims XCV (1893-1894), 147-161; J. TRUTMANN-A. M. BURG, L’Ordre des Guilelmites en Alsace, in Archives de l’èglise d’Alsace, n. s. II (1947-948), 173-204. Non una delle storie delle singole case che fecero la loro apparizione in Germania durante gli ultimi decenni trattò le questioni che ci interessano maggiormente in questo articolo e che noi discuteremo nel prossimo paragrafo. Poco è conosciuto circa l’Ordine in Italia e JUTEN, Analectes XXXII, 45 dichiara persino che la provincia Toscana non è più menzionata dopo il 1340. Il MS 1124 della Biblioteca di Cambrai contiene note sulla storia dei Guglielmiti tra il 1251 e il 1348.

JUTEN, Analectes XXXII, 45.

ASS 10 febbraio, p. 481, enumera 16 abbazie e 13 prepositure per l’Italia, 20 fondazioni in Germania e 14 in Francia e Belgio.

La Bolla Devotionis augmentum del 27 agosto 1251 (BERGER 5468) è diretta a “Generali heremi Sancti Benedicti de Monte Fabali ac ceteris prioribus et fratribus heremitis Sancti Guilielmi”. Per Malavalle : REPETTI II, 73 e per Monte Favali: COTTINEAU, Rèpertoire II, 1918. Malavalle ricevette il suo nome dalla insenatura dello stesso nome (Mala Valle), mentre a motivo dei Cavalieri di Rodi,  molti dei quali si ritirarono colà dopo la Seconda Crociata, il luogo venne chiamato Stabulum Rhodis. Il monastero è ora distrutto, i resti di San Guglielmo sono sepolti nella parrocchia di Castiglione della Pescaia, che era situata a circa cinque miglia dall’eremo di San Guglielmo, nome con cui l’eremo era conosciuto negli anni seguenti. Gli Agostiniani avevano un monastero nelle immediate vicinanze, a Tirli. Monte Favali si trova a circa tre miglia da Pesaro.

Per es. le Bolle Justis petentium dell’11 agosto 1238 (AUVRAY 4493), Exigentibus vestris dell’8 aprile 1248 (BERGER 4282), Religiosorum molestiis del 5 gennaio 1249 (P 13154) e Devotionis augmentum del 27  agosto 1251 (BERGER 5468) li chiamarono Ordinis Sancti Benedicti e nella Justis petentium Papa Innocenzo IV dichiarò che Gregorio IX aveva dato loro la Regola Benedettina conformemente ai costumi dei Cistercensi.

BSA I, 71 e molti altri.

Cum prior et fratres heremitarum in partibus Germaniae ordinis sancti Guilelmi vestiti laneis cucullis et curtis usque ad cavillam seu junturam pedis cum manicis bene latis et longis, nullo alio superindutis colore nisi quam secum lana earum causa primordialis contraxit, latis quoque et circumcinctis corrigiis desuper cum congruis religioni cultellis, et baculos deferentes in manibus et calciati eneantur incedere...”: Religiosorum molestiis del 5 gennaio 1249 (BERGER 4282; P. 13154).

In ASS, 22 ottobre, si trova la biografia di Giovanni Bono scritta da Ambrogio Calepino, l’eminente lessicografo agostiniano, e gli Atti completi del Processo Apostolico per la canonizzazzione del nostro santo (citato in questo capitolo come Pr.). Il Processo fu ordinato da Innocenzo IV e tenuto negli anni 1251 e 1253-1254. Il Carpentier, S.J., disse di questi atti: “Verum enimvero vehementer erro, si hactenus unus processus canonizationis lumen viderit qui simul tam copiosus sit et antiquus quam processus confectus ad coelitos honores defendos B. Johanni Bono”. Poichè molti errori si erano insinuati nelle varie vite di Giovanni Bono, Carpentier ne scrisse interamente una nuova biografia nel suo Commentarius praevius che citeremo come CP. La sola vita del Santo scritta in inglese la si può trovare nelle “Vite dei Santi” di BUTLER (ed. Thurston-Atwater, London 1936), X, 312. E’ malfatta e ripete molti errori che furono corretti da Carpentier nel 1869. L’ultima biografia si trova in Cor unum VII (1949), 43ss. Giovanni Bono non discendeva dalla nobile famiglia dei Bonomi; il suo nome era una combinazione del nome di suo padre Giovanni e sua madre Bona. La gente lo chiamava Zanebono e i suoi seguaci venivano chiamati Zambonini (ASS 22 Ottobre, p. 758), nome che preferiamo a Gianboniti che non trova fondamento nei documenti.

L. WADDING, Annales Minorum II (Quaracchi, 1931), Appendix. Herrera voleva difendere il suo maestro J. MARQUEZ, la cui opera: Origen de los frayles Eremitanos de la Orden de San Augustin (Salamanca, 1618) era sotto accusa. Quando Wadding e l’Herrera si incontrarono a Roma, essi divennero grandi amici. Herrera lo chiama “dulcissimus amicus noster” (I, 315).

Vfr. LXV e 445.

CP 141-160; P 14945;  BERGER 6493,

Cum  autem iidem religiosi aliquam de approbatis regulis non haberent, quidam ex eis accedentes ad sedem apostolicam obtinuerunt ab ea B. Augustini regulam sibi dari et sic ex tunc in regularibus observantiis instrui et regulariter se habere”: Admonet nos (CP 144).

“...secundum tenorem constitutionum ipsius ordinis” (CP 148, 156). Frate Morello testimoniò che Giovanni Bono riprendeva duramente quei frati “qui non observabant regulam et ordinem” (Pr. 173); la parola ordinem in questo contesto significa Costituzioni. E’ menzionata la formula di professione (infra); la dipendenza dal vescovo; i capitoli generali prima dei quali i definitori erano eletti dal priore generale (infra). Anche i Brettinesi avevano i loro definitori eletti prima del capitolo, ma dal priore generale e dai visitatori (CP p. 816, n.1).

Ferebat unicam cucullam, sive tunicam stamineam” (Pr. 181) grisei coloris (Pr. 237) et cingebatur desuper (Pr. 169). Prima Giovanni Bono indossava l’abito della penitenza, ma lo cambiò con l’abito degli eremiti dopo che la sua congregazione aveva ricevuto l’approvazione apostolica, come fu notato da numerosi testimoni che dissero “antequam dictus frater Johannes Bonus assumeret habitum religiosum” (Pr. 197).

Vfr. 453, n. 13, 14 e WADDING III, 42.

Quod a quibusdam fratribus de ordine Minorum passus fuerat tribulationes et persecutiones non modicas (Pr. 37). Fra Giovanni “vidit dictum fratrem Joannem Bonum pati tribulationem et persecutiones a fratribus Minoribus, auferentibus fratres dicti fratris Joannis Boni, et ducentibus eos ad regulam suam; quam persecutionem et tribulationem sustinuit patienter” (Pr. 294). Il commentario di Carpentier su questo argomento è fuorviante: egli apparentemente trascurò questi due passaggi. Le “persecuzioni” avvennero nel 1240 (Pr. 37, 44) e coincisero perciò con la bolla Dudum apparuit.

Nel 1251 Lanfranco da Milano è chiamato “prior provincialis Lombardiae” (Pr. 109); questo territorio fu anche chiamato con il suo antico nome Gallia Cisalpina (Pr. 10, 22). Fra Dobello, o Dotello, è chiamato “prior provincialis in Romandiola” (Pr. 49) e nuovamente “prior provincialis ultra Padum in Romagnola” (Pr. 110). Le case attorno a Cesena dovevano perciò aver formato le due Provincie di citra Padum, che noi chiamiamo Romandiola, e l’altra della Marca Trevisana, nomi che vennero conservati anche dopo la Grande Unione.

Pr. 277 (Butriolo) e 81 (Parma).

“Nel 1231 contava almento una trentina di romitori fiorentissimi ed observantissimi... Toscana... contava da sola ben 61 monisteri... quella dei Giamboniti, se non sorpassava certo la sorella della Toscana” (sic!): BSA I, 42 e 70.

Carpentier trascurò Milano che è menzionata diverse volte, per esempio: “Frater Martinus prior fratrum Mediolani” (Pr. 109), ma dette una buona descrizione storica di altre undici case.

Una fonte sono i nomi di città che sono aggiunti a quelli dei frati, sebbene questa non sia una garanzia assoluta di una fondazione in quella città, poichè in alcuni casi essi indicano solo la loro città nativa (AA. II, 343, n. 2); ma dal momento che ogni membro veniva affiliato al convento nel quale aveva fatto la professione, era molto più frequente che si aggiungesse il nome della città nella quale il suo convento-madre era situato. Qualche volta erano usati entrambi i nomi, per esempio Fra Ardizzione  “presbyterus, natione et conventu Mantuanus” (Pr. 304); “Thaddeus laicus de conventu Cesena, oriundus de Colina” (Pr. 298). Dei 75 frati menzionati nel Processo solo i due fratelli laici Bonincontro (48) e Deotesalvo (15) sono chiamati “de Tuscia”, tutti gli altri portano il nome di una città nella quale poco dopo la Grande Unione gli Agostiniani avevano una fondazione. Alcuni frati sembra che abbiano usato il loro nome di famiglia, come Greco de Disendeis de Mantua (Pr. 276) o Giovanni de Calesis de Cremona (272). Troviamo una simile duplicazione nella storia dei Brettinesi, appendice III, dove si ritorna a questa questione. Vedi anche le note di E. VAN MOÈ, Recherches..., p. 277, n. 1.

Portiere: Pr. 211, Casa degli ospiti: 6; Capitolo: 8, 258, Chiostri: CP p. 776. Nel sec. XVII la distinzione tra chiostro maggiore e minore era ancora usata dagli Agostiniani di Tolosa: H. RAMET, Histoire de Toulouse (ibid. 1935), Index.

Concessione della bolla Vota devotorum del 6 settembre 1246: BERGER 2103. Dei diciannove sacerdoti menzionati nel processo, sette sono superiori. Le cariche più alte erano tutte ricoperte da sacerdoti, Giovanni Bono era la sola eccezione. Otto membri sono designati come fratelli laici, dei rimanenti 48 uno è chiamato novizio, due suddiaconi e uno diacono.

Questua: Pr. 223 (e nota a p. 829) - Lavori domestici: 16, 200 - Mestieri: 63, 82 - Coro: “...veniebat in ecclesiam ad alias horas diurnas et nocturnas” Pr. 278 - Digiuni: 229.

I figli del cavaliere Guido Morello erano fratelli laici (Pr. 242), mentre il Beato Angelo da Foligno,  fratello di Bernardo, conte di Torre e Vignola era un sacerdote. Nato nel 1226, all’età di vent’anni entrò nell’Ordine dei Zambonini e morì il 27 agosto 1312. Il Beato Giovanni Bono si dice che fosse il suo maestro di noviziato. Fondò la casa di Foligno nel 1248 e dieci anni dopo quella di Gualdo Cattaneo, che era appartenuta ai Benedettini, e nel 1275 un’altra a Montefalco: F. PULIGNANI, Il B. Angelo da Foligno, in Archivio per la storia ecclesiastica dell’Umbria I (1913), 380-389; BUTLER-THURSTON, Lives VIII, 340.

Bonad. (sic) de Cesena era suddiacono (Pr. 245);  fra Vitale diacono (Pr. 66); Fra Ardizzone “fuerat heremita dicti ordinis iam sunt triginta anni elapsi, et quod fuit sacerdos iam sunt viginti septem anni elapsi” (Pr. 304 e infra nota 220). Nascimbene era un novizio (Pr. 20) e candidati di vari anni sono menzionati in Pr. 60, 298 ecc.

Giovanni Bono non prendeva parte alle ore canoniche “cum ipse J.B. sit idiota ita quod aliquam litteram non cognoscebat”: CP 14; Pr. 279, 289 ecc. Anche Tommaso di Spoleto chiama S. Francesco d’Assisi un “uomo idiota”, cioè un uomo che non apparteneva ai dotti: MGH - SS. XXIX, 580. Qualche volta la parola rusticanus era usata nello stesso senso.

In priorem dictae domus et per hoc in generalem totius ordinis” (Admonet nos).

Pr. 89. Salimbene dice di lui “et cujus (Johannis Boni) filium vidi et cognovi fratrem Matheum Mutinensem et pinguem”: MGH-SS. XXXVII, 254. Egli iniziò il suo generalato prima del 1245. Vedi Storia di Modena, App. II.

Guglielmo Fieschi “cui... generalem curam ordinis predicti commisimus” fu nominato cardinale nel 1244 e morì nel 1256: H. SBRALEA, Bullarium Franciscanum (Roma, 1759), II, 503.

Nel 1251 il priore generale Fra Ugo predispose il processo apostolico (Pr. 38, 99) e testimoniò riguardo l’improvvisa guarigione di Fra Lanfranco (Pr. 111),  ma a lui non fu chiesto di deporre ciò che sapeva su fra Giovanni Bono.

Frater Marcus, natione de Cesena, prior fratrum heremitarum conventus Ariminensis” depose nel processo del 1253 “quod testis esset bene quadraginta annorum, et quod fuit heremita iam sunt triginta anni et plus, et quod ipse testis presbyter fuerat iam octodecim anni elapsi et quod fuit conversatus cum fratre Joanne Bono per septem annos et amplius.. in quibus temporibus fuit ipse testis aliquando prior provincialis, quandoque conventualis dicti ordinis”: Pr. 309. La relativa giovane età persino dei membri “più vecchi”  fu senza dubbio un fattore decisivo per l’origine dello scisma.

Il vescovo Mangino o Manzino governò la diocesi di Cesena dal 1234 al 1254 (Pr. 169).

Electus Paduanus” era Giovanni Battista Forzato il quale era stato nominato nel 1250, ma a causa dell’opposizione di Ezzelino non potè prendere possesso del suo vescovato fino al 1256: Bullarium Franciscanum, II, 656. Fra Simone è chiamato “lector Mediolanensis” in WADDING, Annales VII, 2 (Add. II).  Per la biografia di Lanfranco vedi il prossimo capitolo.

Secondo la tradizione Giovanni Bono, prima di cominciare la sua vita di penitenza, era stato un attore e questo si rivelò provvidenziale nella sua nuova vita.

quandoque tanta gentium multitudo confluebat ad dictum heremum (Butrioli) in qua dictus frater Johannes Bonus morabatur quod vix ipsi fratres poterant ibi esse: Pr. 244, 308. Butriolo era facilmente accessibile poichè si trovava sulla Via Emilia. Chierici e religiosi, uomini e donne, nobili, ambasciatori, ufficiali dell’imperatore e persino Enzo, il figlio di Federico II, vennero a vederlo (Pr. 293), per toccarlo ed ascoltare i suoi sermoni (Pr. 4). Attraverso i suoi insegnamenti guadagnò anche molti candidati al suo Ordine (Pr. 6, 77, 244).

Pr. 177, 240.

CP., p. 82ss.

Et multi, qui primo erant pleni omni lascivia et mundano et carnali amore, verbis et exhortationibus adepti sunt aliquem habitum religionis vel poenitentiae”: Pr. 6, 244, 256.

“...in quibus triginta annis dictus testis (Dominus Maurinus) pluries ivit ad dictum fratrem Joannem Bonum et conversatus fuit cum eo, secundum quod ipse testis fuit frater poenitentiae”: Pr. 203.  Se fosse assolutamente certo che Maurino era un Frate della Penitenza per tutto il tempo che conobbe il Santo, ciò porrebbe l’Ordine della Penitenza nell’anno 1221.

R. HUBER, A documented history of the Franciscan Order ( Milwaukee, 1944), 36.

ASS 22 ottobre p. 790. Essi lo chiamarono ministro o priore generale dei Frati della Penitenza: Pr. 164; CP.  87.

Fratre Artusio tunc laico et nunc est frater poenitentiae”: Pr. 5. Per rendere il loro proposito più costante essi indossarono un abito speciale: “et ex tunc ipse cum uxore sua sumpserunt habitum fratrum poenitentiae”: Pr. 70.

“...et sic dicta Maria in ipso habitu coepit ministrare in vitae necessariis quandoque ipsi fratri Johanni Bono et etiam fratribus qui morabantur in conventu”: Pr. 70. Un’altra sorella della penitenza col nome di Titia è menzionata presente a Butriolo insieme a Maria (ibid.).

Quando alcuni Frati della Penitenza diffamarono pubblicamente Giovanni Bono, egli fu obbligato a giustificarsi davanti al vescovo di Cesena, ma “quod cum iidem fratres qui scandalizabant ipsum, non haberent quid comederent, dictus frater J.B. faciebat eis portare per suos fratres panem et vinum, et hoc multoties faciebat eis...”: Pr. 65. Poichè è improbabile che un numero così grande di famiglie patissero contemporaneamente una povertà così estrema, possiamo concludere che questi uomini vivessero in comune.

 

 

GLI EREMITI DI BRETTINO
La casa madre di questa congregazione giaceva sulla collina di Brettino a circa otto chilometri a nord-ovest di Fano e fu soppressa nel 1650, quando Papa Innocenzo X ordinò la chiusura di tutte le case religiose con meno di sei membri. Gli Agostiniani cercarono di fare tutto il possibile pur di salvare i loro preziosi monumenti storici e nella loro relazione non mancarono di richiamare l’attenzione su una lapide di Brettino che nell’iscrizione ne collocava la fondazione nell’anno 431. La lapide può essere ancora vista sul muro del chiostro dell’antico monastero agostiniano di S. Lucia a Fano, ma la data è senza dubbio pura invenzione e antidatata di secoli dalla sua reale origine. Secondo alcuni cronisti, diversi uomini pii di Fano fondarono questo eremo tra il 1200 e il 1215 , ma non si hanno notizie storiche sicure fino al 26 di novembre 1227, quando Papa Gregorio IX pose i suoi membri e la loro chiesa di S. Biagio sotto la speciale protezione della Sede Apostolica, liberandoli così dalle continue richieste di tasse ed altri contributi per i quali erano molestati. Questo documento del 1227 era una pura concessione locale per una fondazione già consolidata e non evidenzia l’anno del suo inizio come è stato spesso invece dichiarato . Ciò è ancora più evidente nella costituzione papale dell’anno seguente che era indirizzata ai frati di Brettino “e agli altri frati a loro soggetti e che parlava della loro congregazione come già saldamente stabilita da tempo (olim); inoltre li riconosceva come un Ordine approvato, dal momento che essi avevano abbandonato la loro precedente regola ed accettata quella di S.Agostino; perciò l’anno 1228 segna soltanto la loro entrata ufficale nella famiglia agostiniana. Come altri Ordini essi osservarono solo la Seconda Regola e pertanto necessitarono di Costituzioni proprie che il Papa confermò nel 1235 e nella loro semplicità e brevità mostrano una organizzazione assai poco sviluppata. Ogni anno si doveva tenere un capitolo generale durante il quale il priore generale e i visitatori eleggevano i definitori. Questi visitatori assieme ai visitatori dell’anno precedente dovevano correggere qualsiasi cosa necessitasse di correzioni nel capo e nelle membra e dovevano avere piena libertà nei loro compiti. La principale attenzione era posta sulle mortificazionie del corpo: tutti i pasti dovevano essere presi in comune, e i laici non erano ammessi nel refettorio. Dalla festa della Esaltazione della Croce (14 settembre) fino a Pasqua dovevano digiunare, cioè potevano consumare solo un pasto al giorno; lo stesso doveva avvenire tutti i mercoledì e venerdì dell’anno. La carne era sempre proibita e le uova venivano servite tre volte alla settimana e per nulla durante l’Avvento e la Quaresima. Il colore e la qualità del loro abito non doveva avere importanza per loro che dovevano impegnarsi solo nella povertà. Dovevano essere assicurate ad ogni membro quattro tuniche (probabilmente due estive e due invernali), due scapolari e un cappuccio.  I Brettinesi praticarono la mendicità fin dal loro inizio e nessun altro, tra gli Ordini uniti nel 1256, insistette così tanto sulla povertà come loro. Quasi tutti i documenti papali indirizzati a loro parlano della loro grande povertà e un profondo rispetto per i loro sforzi fu espresso nelle parole del Vescovo Matteo di Ascoli “che nudi essi desideravano seguire la nudità di Cristo fino al punto più alto della povertà . Questo amore alla povertà è meglio espresso nelle vite dei loro due più grandi figli: il Beato Clemente da Osimo e San Nicola da Tolentino. Quest’ultimo fu convertito dal sermone di uno dei padri di Brettino sulle parole del Vangelo: lasciare ogni cosa per seguire Cristo; e questo ideale lo rese immune da tutte le tattiche persuasive di suo zio che era canonico in una abbazia delle vicinanze . Gli uomini di Brettino aggiungevano alla loro severa vita di penitenza alcuni straordinari atti di abnegazione. Per esempio essi percorrevano un lungo corridoio, tuttora esistente, che penetrava nel monte, diramandosi su entrambi i lati in piccoli cubicoli grandi appena a sufficienza perché un uomo vi si potesse adagiare ; esistono ancora nei paraggi celle simili che furono dedicate a santi speciali come S. Paterniano, patrono di Fano. La sola spiegazione che si può dare di tali celle sembra essere che queste celle fossero luoghi di penitenza fatti con l’intento di restringere i movimenti del corpo il più possibile, una tortura che diventava più dolorosa per l’aggiunta di un duro digiuno. Queste grotte per la mortificazione si ritrovano anche nella vita di San Giovanni Bono. La santa vita di questi frati fece una così profonda impressione sui loro contemporanei che in gran numero si affollarono nelle loro case e più di trenta nuovi conventi poterono essere fondati in venti anni e intere comunità religiose di altri Ordini come gli Agostiniani Canonici di Fano e i Benedettini di Santa Maria Maddalena in Valle Petrae vicino a Porta Saragozza di Bologna si unirono alla loro congregazione. Quando il Vescovo di Bologna rifiutò di dare il suo consenso all’unione di Santa Maria Maddalena a causa della grande diversità tra i due Ordini, gli fu risposto che le costituzioni dei Brettinesi erano molto più severe, dopo di che il Papa dette il suo consenso. L’aumento dei membri portò con sè una diversità di impegni; specialmente i sacerdoti che si erano uniti alla comunità, volevano esercitare le loro funzioni e Papa Gregorio IX dette loro la facoltà di predicare e di ascoltare le confessioni purchè il vescovo e il parroco della chiesa dessero il loro consenso; pochi anni dopo fu loro concesso il privilegio di celebrare Messa su altari portatili . Quando venne loro data la tanto desiderata bolla Religiosam vitam eligentibus nel 1245 essi godettero i privilegi degli altri grandi Ordini e poco dopo esiste la prova che la congregazione fosse divisa in Provincie . L’indifferenza per il colore del loro abito, che le loro costituzioni esigeva e che era stata approvata dalla Santa Sede, li portò ad un aspro conflitto con i Francescani; poiché i loro abiti erano pressochè identici ed entrambi gli Ordini dipendevano dalle elemosine per la loro sussistenza, i Francescani sentivano di essere spesso privati delle elemosine che la gente aveva messo da parte per loro. Quando la rapida espansione dei Brettinesi richiese una più decisa raccolta di elemosine, i diversi interessi vennero inevitabilmente allo scoperto. Nel 1240 Papa Gregorio inviò non meno di quattro ordini ai Vescovi della Marca di Ancona per obbligare i Zanbonini e “altri eremiti simili a loro “ ad indossare un abito o nero o bianco, ma i vescovi non disturbarono i Brettinesi poiché essi non erano menzionati per nome. Quando le lettere, nonostante il loro duro linguaggio, non portarono ai risultati desiderati, Roma si rese conto che la maggioranza degli eremiti nella Marca di Ancona non era costituita dai Zanbonini ma dai Brettinesi e domandò loro un cambiamento immediato dell’abito. Il Priore generale dei Brettinesi, Andrea di Francavilla , chiese tuttavia una udienza su questo argomento e quando gli fu rifiutata, egli non si mosse dalla Curia Papale. Papa Gregorio ne fu così contrariato che dimenticò l’usuale sereno linguaggio usato nei documenti ufficiali e criticò duramente una tale sfrontatezza , ma alla fine cedette e domandò solo un cambiamento nel loro abito che fosse sufficiente a distinguerli dai Francescani, e non insistette oltre perché fosse bianco o nero, ma che portassero una larga cintura e un bastone . Tutti gli eremiti obbiettarono in modo particolare all’uso del bastone poiché questo oggetto faceva sì che la popolazione li considerasse briganti . Papa Innocenzo IV non continuò la politica del suo predecessore, ma favorì i Brettinesi sotto ogni aspetto. Tra il 1247 e il 1252 egli garantì indulgenze ad almeno quindici delle loro case allo scopo di sostenere il loro programma di costruzione e in varie dispute, come con i Francescani su Monte Goffredo o con il vescovo di Bologna su Santa Maria Maddalena in Valle Petrae, egli decise a favore dei Brettinesi; inoltre approvò le loro Costituzioni e rinnovò i loro molti privilegi.  La sola decisione contro di loro riguardò la loro intenzione di lasciare Brettino, a cui sia i cittadini di Fano che probabilmente alcuni dei frati stessi si opponevano. Papa Alessandro IV riprese la questione dell’abito nel febbraio del 1256, quando ordinò ai vescovi della Marca di Ancona di scomunicare tutti coloro che non fossero obbedienti, ma persino dopo la Grande Unione dovette dare loro un’altra possibilità fissando come data finale la festa di Tutti i Santi del 1256 che poi estese fino a Pasqua del 1257 . Questa è l’ultima notizia che abbiamo da fonti papali circa l’ostinata battaglia degli Eremiti di Brettino per il loro abito che essi probabilmente indossavano prima che fosse stato fondato l’Ordine Francescano. Dalla storia di questa congregazione si possono trarre parecchie evidenti conclusioni. Ognuno dei gruppi agostiniani si era sviluppato lungo le medesime linee, sia che essi avessero avuto origine da un ceppo comune come i Zanbonini e i Brettinesi o fossero stati fusi insieme da un comando Papale come i Toscani. Ciascuno di essi costituì una congregazione pienamente sviluppata, libera dalla giurisdizione del vescovo locale e guidata da un superiore generale, la cui conferma era riservata alla Santa Sede. Ciascun gruppo aumentò rapidamente e si diffuse perché la santità dei suoi membri attrasse un gran numero di vocazioni e tutti e tre rivelano una tendenza sempre crescente verso la vita attiva della chiesa, una tendenza che trovò il pieno appoggio della Santa Sede. Le differenze si notavano per lo più nella forma dell’abito e nella pratica della povertà. Alcune delle vecchie fondazioni dei Toscani possedevano considerevoli proprietà dalle quali traevano il necessario per la loro sussistenza, sebbene i loro membri dovessero rinunciare a tutti i possessi personali . I Brettinesi al contrario mettevano in rilievo la povertà totale e come i Francescani vivevano con il ricavato delle elemosine. I Zanbonini univano entrambe le forme e il loro modo di vivere divenne lo standard dell’Ordine dopo la Grande Unione. I Toscani e i Zanbonini indossavano lo stesso abito nero, mentre i Brettinesi mantenevano ancora un abito abbastanza somigliante a quello grigio che indossavano precedentemente. La preminenza dei Toscani fu sempre accettata tra gli Agostiniani. Il loro capitolo generale del 1244 fu considerato come il primo tenuto dall’intero Ordine; le loro costituzioni furono dichiarate ufficialmente le prime leggi per l’intero Ordine; il loro contributo fu una organizzazione maggiormente sviluppata e la maggior parte dei privilegi. I Zanbonini portarono l’eredità di Giovanni Bono il Santo e nulla può sostituire l’esempio e gli ammaestramenti di un Santo.  Il loro sistema rappresentava una felice via di mezzo tra i vecchi ed i nuovi tipi di ideali religiosi, una forma che determinò lo sviluppo dell’Ordine dopo il 1256. I Brettinesi contribuirono con l’amore alla povertà nella sua forma più rigida; e tra di loro viveva, al tempo della Grande Unione, il giovane San Nicola di Tolentino che divenne la luce più brillante nella infanzia del nuovo Ordine appena riorganizzato, e dette ad esso fama come nessun altro membro. Abbiamo eliminato dalle nostre considerazioni i due gruppi di Guglielmiti perché essi sono di poca importanza nella storia agostiniana, poiché a loro fu concesso di riacquistare la loro indipendenza nello stesso anno della Grande Unione. Tuttavia questa valutazione fu temporaneamente respinta quando Erasmo, non per mezzo di sani ragionamenti, ma per la sua fama, convinse il mondo dei dotti che la Regola di S.Agostino non era mai stata scritta dal più grande Dottore della Chiesa e conseguentemente chiunque non avesse condiviso questo falso punto di vista era considerato un vir obscurus . Alcuni storici agostiniani, quando in questo modo venne “eliminata” la grande personalità del loro fondatore e l’Ordine fu ridotto in pezzi dalla Riforma, cercarono di convincere se stessi e gli altri, che San Guglielmo di Malavalle era il riformatore della vita eremitica degli Agostiniani e perciò il loro secondo fondatore . Ma questa storia distorta ebbe fine quando Henschen in uno dei grandi capolavori degli Acta Sanctorum portò ordine nella biografia di questo santo penitente con una minuziosa separazione tra le vite di almento tre santi che avevano lo stesso nome e che erano vissuti in secoli diversi. Quando l’Ordine agostiniano presentò nuovamente uomini bene istruiti sugli scritti di Sant’Agostino, questi riaffermarono decisamente la reale fondazione del loro Ordine da parte del Santo di cui l’Ordine porta il nome e questo è il punto fermo che è rimasto come eredità dell’Ordine fino ad oggi. Tuttavia, dalla storia delle tre congregazioni agostiniane unite nel 1256, è evidente che l’attuale Ordine dei Frati Agostiniani ebbe una origine italiana, perché i nomi di tutti i primi superiori di cui siamo a conoscenza sono italiani e nessuna delle case ultramontane che aderì all’Unione può considerarsi senza alcun dubbio esistente prima del XIII secolo, ma furono fondate quando le congregazioni italiane erano pienamente organizzate. Ugualmente decisiva è la schiacciante influenza degli italiani sul resto dell’Ordine, dimostrata non solo dal grande numero di case, ma anche dalla distinzione di capitula generalia e capitula generalissima. I primi si tenevano annualmente ed erano presenziati solo da italiani, mentre i secondi venivano convocati ogni tre anni e ad essi intervenivano anche le Provincie non italiane . Tuttavia nei capitula generalia si promulgavano le leggi per tutte le Provincie, il che sarebbe stato impossibile se i fondatori delle case ultramontane non fossero venuti dall’Italia e fossero stati ancora strettamente legati alle loro Provincie d’origine. Questa consuetudine continuò fino al 1281. Entro quel periodo le case ultramontane furono occupate dai nativi e raggiunsero forza sufficiente per rendere desiderabile un cambiamento. Un altro punto importante necessita di essere esplorato. Nel loro desiderio di dimostrare l’esistenza di un Ordine di S.Agostino distinto dai Zanbonini e dai Brettinesi, ma più grande di quello dei Toscani, gli storici agostiniani sia del passato che più recenti hanno fatto molte congetture circa la sua composizione. Il vescovo Pamfilio iniziò la moda di distinguere:
Congregatio Eremitarum Vallis Hirsutae per Italiam propagata.
Congregatio Eremitarum de Poenitentia Jesu Christi per Italiam et Franciam propagata.
Congregatio Eremitarum Turris Palmarum Firmane diocesis.
Congregatio Eremitarum Sancti Johannis Boni per universam Italiam propagata.
Congregatio Eremitarum Sancti Augustini in loco Sancti Blasii de Brittinis Fanensis diocesis.
Congregatio Eremitarum Sanctae Trinitatis de Centumcellis in Tuscia.
Congregatio Eremitarum Sanctae Mariae de Lupocavo, Lucensis diocesis.
Congregatio Eremitarum Sanctae Mariae de Murceto, Pisanae diocesis.
Congregatio Eremitarum Sancti Jacobi de Monilio, Lucensis diocesis.
Congregatio Eremitarum Sancti Benedicti de Monte Fallio per universam Italiam propagata.
Congregatio Eremitarum Sancti Guilelmi per Franciam, Alemanniam et Ilyricum propagata .

Al momento non sappiamo nulla degli Eremiti della “valle boscosa”, si pensa possano essere un gruppo di eremiti riuniti attorno a Sant’Antonio nella Foresta o Selvamaggio, dal momento che gli eremi Toscani per la loro collocazione geografica fanno pensare ad una casamadre per ogni gruppo.
Gli Eremiti della Penitenza di Gesù Cristo, comunemente chiamati Frati del Sacco, certamente non erano inclusi nel 1256, poiché essi continuarono come Ordine indipendente fino al 1274, quando furono soppressi dal Secondo Concilio di Lione. L’errore fu probabilmente fatto perché molte delle loro case importanti furono date agli Agostiniani e senza dubbio un buon numero dei loro frati si unirono ai frati agostiniani .
Torre di Palma nella Marca di Ancona aveva seguito la Regola di S. Agostino, ma nel 1232 chiese quella di San Guglielmo. Non si sa se la richiesta sia stata esaudita, ma nel 1256 l’eremo era un membro della provincia della Marca di Ancona e finora non si è trovata alcuna prova che fosse a capo di una congregazione. Torelli enumera diverse case che secondo lui appartenevano a Torre di Palma, ma tutte queste erano state fondate dai Brettinesi .  
Centocelle deve essere stata una vecchissima fondazione, tanto che Enrico di Friemar la pensò come anello di congiunzione tra Sant’Agostino e i suoi Eremiti e potè riferirsi ad antichi documenti per questa asserzione . Negli anni seguenti venne riconosciuto come il luogo dove l’Ordine di S.Agostino aveva avuto i suoi inizi. L’unico antico documento che la nomina è la domanda nel 1243 per la chiesa di Santa Severa, che si trovava incustodita in aperta campagna . Papa Innocenzo IV accolse la richiesta e da allora in poi il monastero fu conosciuto come S. Severa de Centumcellis. Dopo la Grande Unione i suoi membri fondarono una casa a Corneto con una chiesa in onore di San Marco. Nessun documento è stato finora trovato che la mettesse a capo di una congregazione, ma potrebbe facilmente aver formato una provincia dei Toscani, alla quale forse appartenevano S. Maria del Popolo a Roma ed altre case a sud, delle quali parla la bolla Litterae nostrae del 17 giugno 1256, quando menziona fondazioni non solo nel Patrimonio di San Pietro in Toscana, ma anche in Campania Marittima e nel Regno di Sicilia .
Murceto o Mulceto nella diocesi di Pisa non si unì  mai agli Agostiniani, altrimenti il suo abate non avrebbe potuto intervenire al Concilio di Pisa nell’anno 1409 .  Panfilo fu probabilmente tratto in inganno dalla richiesta del 1244 di passare dalla Regola Benedettina alla Regola Agostiniana .
Non sembra esserci alcun documento disponibile per S. Giacomo di Monilio, a meno che non si tratti di quel S.Giacomo di Morilio (mt. Morello) per il quale esiste una transazione di beni immobiliari dall’anno 1244 .
Che Montefallio fosse la casa madre della Congregazione Napoletana sembra molto incerto, perché nel 1221 i suoi membri si unirono all’Ordine Cistercense . La sola ragione per aggiungere questo monastero potrebbe essere il fatto che precedentemente a questo cambiamento aveva seguito la Regola di Sant’Agostino. L’intera ipotesi di Panfilio pertanto crolla sotto il peso dell’evidenza storica e lo stesso si può dire delle teorie di Giuseppe Lanteri ed Eustasio Esteban che seguirono strettamente la tradizione dell’Ordine. Essi ipotizzarono dalle tre alle quattro congregazioni in Italia che assieme alle quattro congregazioni ultramontane di Ungheria, Germania, Francia-Inghilterra e Spagna-Portogallo formarono l’Ordine di S.Agostino o come scrisse Torelli il vere Augustiniani. Lanteri trovò la prima Congregazione italiana in Insubria, che poteva essere all’incirca il territorio del vecchio ducato di Milano; menzionò come seconda quella dei Toscani, come terza Torre di Palma e come quarta Montefallio. Nonostante la sua vasta conoscenza delle fonti, Esteban accettò la mitica congregazione di Insubria, perché la bolla Ne pro eo del 14 luglio 1255 era diretta a “Dilectis filiis priori generali et fratribus eremitarum sancti Augustini in Lombardia et Romandiola , ma dimenticò di prendere conoscenza del fatto che fino alla Admonet nos (1251) ai Zanbonini, che avevano la maggior parte delle loro case in questi territori, era stato dato il titolo ufficiale di Ordine degli Eremiti  e non ci si rivolgeva più a loro chiamandoli Frati di Giovanni Bono. La sola giustificazione per tutte queste congetture su congregazioni sconosciute che si unirono all’Ordine, sta nelle parole del Cardinale Riccardo che aveva ricevuto l’ordine di unire non solo i cinque Ordini menzionati nella Licet Ecclesiae, ma anche quelli conosciuti con altri nomi , ma egli usò questa argomentazione solo contro i Poveri Cattolici di Milano, che costrinse ad unirsi agli Agostiniani nel luglio 1256. Al posto di tutti i tipi di congregazioni sarebbe più in armonia con la nostra attuale conoscenza della storia supporre molte provincie dei tre Ordini Agostiniani unite nel 1256; tali divisioni furono richieste dalla rapida espansione di tutti e tre i gruppi, che godevano di una grande abbondanza di vocazioni. Uno studio dei documenti disponibili rivela non più di tre dozzine di case in tutte le Provincie ultramontane prima del 1256 e la recentissima origine di queste case; i documenti indicano anche che queste furono fondate sia dai Toscani che dai Zanbonini. Nel 1243 troviamo ad esempio una transazione di beni immobili in Portogallo firmata da Fra Lorenzo priore provinciale, Pascasio Dareta visitatore generale e da Giovanni Lombardo priore di Lisbona . I loro nomi Italiani non lasciano dubbi sulla loro origine e le qualifiche delle loro funzioni indicano i Toscani le cui costituzioni prevedevano lo stesso tipo di superiori. Queste conclusioni sono ulteriormente rafforzate dal fatto che la bolla Quia ex apostolica cura  fu data ai Toscani e in Spagna nello stesso mese (aprile 1244) . Non si fa menzione di alcun priore generale di Spagna in questo documento; se fosse esistito, la bolla papale certamente sarebbe stata indirizzata a lui e così la tesi di Esteban che ognuna delle 4 Provincie ultramontane avesse il proprio generale non riguarda la Spagna e il Portogallo. Ugualmente interessante è il fatto che la prima copia conosciuta della Recordamur liquido del febbraio del 1256 apparteneva ai Francescani di Colonia e poiché questo decreto papale non è altro che un rinnovamento della Dudum apparuit che era diretta ai Zanbonini, ciò starebbe ad indicare che questo Ordine energico causò l’inizio delle case alla foce del fiume Reno e nel resto della Germania e questa teoria prende forma di prova quando si considera che la stessa bolla fu mandata ai vescovi di Boemia, Moravia e Austria , i cui territori erano allora parte dell’impero tedesco. Questa lettera papale eliminò anche gli eremiti in questa parte d’Europa come congregazione indipendente con un suo generale. L’esistenza di case prima del 1256 in quello che è oggi il territorio tedesco è stata smentita da molti storici moderni, ma perché gli importanti privilegi della Religiosam vitam eligentibus sarebbero stati mandati già il 22 marzo 1249 agli Eremiti agostiniani in Germania se essi non esistevano? Le molte nuove fondazioni in Germania immediatamente dopo la Grande Unione sarebbero state impossibili se, nella maggior parte dei casi, gli eremi non fossero stati fondati vicino a quelle città. I documenti sono tanto rari perché questi eremi esistettero pochi anni prima di essere trasferiti nelle città. Storici delle Provincie francesi cercarono di collegare diverse delle loro case con le fondazioni degli eremiti profughi dal Nord Africa , ma in effetti si sa molto poco del periodo precedente al 1256. Il monastero di Arles conservò la bolla Religiosam vitam del 31 marzo 1253, che era diretta a “priori et fratribus eremitis ordinis sancti Augustini in ultramontanis partibus” e portava il vidimus del Vescovo di Arles, datato 1255 . Il 5 luglio dello stesso anno Papa Alessandro IV mandò al priore generale degli Eremiti Agostiniani di Francia e Inghilterra l’ordine di riformare i suoi sudditi, ma questo documento che Torelli trovò seppellito negli archivi di S.Giacomo a Bologna necessiterà di un approfondimento di indagini nel caso fosse ancora esistente, poiché il suo contenuto sembra non avere uno scopo ben definito. Le prime fondazioni in Francia erano quasi senza eccezioni collocate in Linguadoca e nei territori francesi occupati dagli inglesi e alcune di loro come quelle di Bordeaux e più tardi di Mezins furono costruite dalla nobiltà inglese, che introdusse gli Agostiniani anche in Inghilterra. Questo paese sembrava essere il solo dove gli inizi della vita agostiniana potevano essere chiaramente datati, perché il 3 settembre 1249 Re Enrico III diede il benvenuto ai “Frati Eremiti dell’Ordine di S.Agostino venuti in Inghilterra” ed espresse il desiderio “che essi rimanessero in questa terra e che tutti facessero loro del bene”. Ma chiunque sia familiare con la storia agostiniana non può aspettarsi una tale fortuna e rassegnarsi al fatto che almeno tre documenti parlano di un arrivo molto precedente. Il primo documento, generalmente trascurato dagli storici, concerne il monastero di Winchester, che doveva essere trasferito in città nel 1352, ma questo trasferimento trovò una opposizione dura da parte del consiglio comunale “poiché i frati per più di duecento anni- è detto- avevano una casa adatta a loro nel sobborgo di Winchester”. Il secondo documento non usato da alcuno storico moderno, getta  nuova luce sull’inizio delle case agostiniane di Londra. Nell’anno 1227 Re Enrico III ordinò una indagine ad quod damnum se poteva concedere ai frati Eremiti di S.Agostino la cappella di S.Lorenzo sulla strada per Clayanger . John Capgrave, che chiaramente conosceva questo documento, collocò perciò l’inizio della Provincia Inglese nell’anno 1230 . Ammesso che questi due gruppi di eremiti fossero realmente degli agostiniani, allora non c’è difficoltà a collocare il loro arrivo al capitolo di Stamford e il benvenuto dei Francescani nell’anno 1239, invece di accettare semplici ipotesi . Pertanto la lettera regia del 1249 sembra riguardare un  nuovo gruppo di Agostiniani, probabilmente mandati dai Toscani, per i quali il Cardinale Riccardo aveva spianato la strada. Entro breve tempo furono fondate case a Clare (1248), Londra (1252), Woodhouse (1250), Huntington (prima del 1258), Ludlow (1254), Leicester e Shrewsbury nel 1255. Sidingborn (o Shamele) si unì nel 1255, ma fu abbandonata poco tempo dopo. Alla Grande Unione queste case probabilmente portarono con sè vecchie fondazioni come Winchester e Warrington (?), mentre altre che erano anch’esse popolate da eremiti di Sant’Agostino non si unirono . Giovanni da Gubbio fu chiamato nel 1260 “vicario generale di Francia, Inghilterra, Scozia e dei territori e diocesi di Losanna, Verdun e Cambrai . L’Irlanda non è menzionata e perciò non era ancora entrata nell’orbita della storia agostiniana e quindi gli antichi dati che abbiamo circa le fondazioni irlandesi possono solo riguardare i Canonici agostiniani, dei quali molte loro abazie furono rilevate dagli eremiti nel diciassettesimo secolo. Nessun documento è stato scoperto dagli storici antichi circa eventuali fondazioni in Scozia, sebbene si sia sempre sostenuto che là esistesse almeno una casa che poi scomparve prima del quindicesimo secolo. Si tratta dell’antica “Berwae” dei Registri del Generale, o Brewick-upon-Tweed, della quale abbiamo il primo documento nel 1299 , ma deve essere esistita prima del 1260, altrimenti la nomina di Giovanni da Gubbio non avrebbe avuto senso. La diocesi di Losanna penetrava profondamente nella Svizzera e includeva Friburgo, la prima casa dell’Ordine in quel paese. La diocesi di Verdun comprendeva nei suoi confini Girouet che si suppone fondata nel decimo secolo e Verdun costituita nel 1110, ma nessuna delle due rivendicazioni può essere sostenuta con la minima prova. La diocesi di Cambrai includeva non solo la maggior parte della Lorena dove Metz costituiva la fondazione più antica, ma anche il Belgio dove Bruges, Hasselt, Louvain, Maestricht, Malines e Ypres furono fondate poco prima del 1256. Ciò che causò questa improvvisa esplosione di fondazioni in Belgio in questo periodo è per ora solo frutto di congetture. Forse potrebbero essere state fondate da eremiti italiani che non potevano entrare in Inghilterra durante la guerra civile. L’unione tra Francia e Inghilterra non esisteva più nel 1265 quando l’Inghilterra tenne il suo capitolo e Giovanni da Gubbio firmò come provinciale della sola Francia . Come nel caso della Francia,  anche per l’Ungheria nulla di definito è conosciuto prima del 1249, quando il priore e i frati eremiti di quel paese ricevettero la Vitam religiosam eligentibus. Le invasioni dei Tartari e dei Turchi distrussero la maggior parte dei primi documenti monastici e i pochi rimasti negli archivi papali e imperiali spesso confondono il nostro Ordine con gli Eremiti della Santa Croce, che erano semplicemente chiamati “heremitani” e dopo la loro accettazione della Regola Agostiniana “Heremitae Sanctae Crucis (in eremo) ordinis sancti Augustini . Essi non erano uniti nel 1256, ma conservavano la loro indipendenza. Enrico di Friemar enumerò tra i santi dell’Ordine Agostiniano immediatamente dopo Giovanni Bono, un certo fra Vito d’Ungheria, ma sembra non conoscesse altro che il suo nome . Il monachesimo agostiniano fu portato sulle coste spagnole dagli eremiti rifugiati dal Nord-Africa, tra i quali San Donato e S. Nunctus sono i più eminenti. E’ impossibile stabilire quanto continuò questo tipo di vita religiosa dopo la conquista della penisola da parte dei Mussulmani. Le seguenti case sono menzionate come esistenti prima della grande Unione: Aquas Vivas (1239), Burgos (1050!), San Gines vicino a Cartagena (1217), Carvajal (1050), Cordoba (1236), Valencia (1238) e Siviglia, il famoso convento Hispalensis (1248). Padre P. Velez che fornì una critica particolareggiata delle storie scritte di queste case, arrivò alla conclusione che tutti i fatti dovevano essere riesaminati. La sola base sicura è un documento regio dell’anno 1307, che attesta che in tutta la Spagna esistevano cinque monasteri Agostiniani: Siviglia, Cordova, Badajoz, Burgos e Toledo . Il Portogallo rimase un vicariato della Spagna fino al 1482, quando fu promosso allo stato di provincia. Il suo convento di S. Ginés fuori dalle porte di Lisbona esisteva nel 1243, ma fu trasferito nella città nel 1270 . La data molto antecedente per Penafirma (1140) è basata su un immaginario pellegrinaggio di San Guglielmo di Malavalle e perciò non merita alcun credito, ma vi sono documenti che sembrano provare non solo la sua esistenza, ma anche quella di Torres Vedras nel 1226 . Dare il numero esatto di fondazioni alla fine del 1255 per i tre gruppi agostiniani è impossibile, si può fare solo una stima generale. Le nostre appendici mostreranno 70 case nella Toscana propriamente detta e altre nove nei territori a sud di essa. Per Brettinesi e Zanbonini, le cui fondazioni nella Marca di Ancona e nella Romagna sono talmente mescolate che in molti casi non possono essere assegnate in maniera sicura o all’uno o all’altro Ordine, ne troviamo sessantaquattro, sebbene avrebbero dovuto essercene molte di più, e per il resto dell’Europa 36, che è un numero abbastanza alto. Il totale di 180 case dovrebbe essere vicino al vero numero di case (Guglielmiti esclusi) che erano unite nel Marzo 1256. Il compito della loro unificazione era pertanto pesante, ma le forti mani del Cardinale Riccardo, alle quali esso era stato affidato, lo diressero senza difficoltà. L’unificazione fu resa più facile perché Guglielmo Fieschi, il Cardinale protettore dei Zanbonini era morto nel medesimo anno, e i Brettinesi non avevano un protettore particolare,  per quanto ne sappiamo. Per il buon esito dell’incarico a lui affidato, il Cardinale Riccardo seguì il modello tracciato nell’unione dei Toscani nell’anno 1244. Che egli fosse il suo principale promotore, come Henschen suggerisce, è abbastanza probabile, ma non tanto per ragioni di personale ambizione, quanto per obbedienza alle legggi del Concilio Lateranense IV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO III

LA GRANDE UNIONE DEL 1256
E LA COSTITUZIONE DELL’ORDINE AGOSTINIANO
NELLA SUA FORMA MODERNA

Il 15 luglio 1255 Papa Alessandro IV inviò una lettera a tutti i superiori degli Eremiti di Sant’Agostino e San Guglielmo con la quale egli comandava ad ogni singolo convento di mandare due delegati con pieni poteri per votare a nome dei loro confratelli. La data ed il luogo dell’incontro furono lasciati alla discrezione del Cardinale Riccardo Annibaldi, che convocò il capitolo a Santa Maria del Popolo a Roma per il marzo 1256 . Questi presenziò all’incontro e quando riuscì nella sua grande opera di unire gli Ordini lì radunati, il Papa ratificò il suo lavoro con la bolla Licet Ecclesiae del 9 aprile 1256, il documento più importante nella storia dell’Ordine ed il solo documento di questo evento.

Licet Ecclesiae Catholicae
Seguendo esattamente lo stile agostiniano, la bolla comincia col sottolineare l'unità armoniosa nel corpo mistico di Cristo nonostante le diversità individuali e mette in rilievo la necessità che ogni membro debba essere chiaramente distinguibile dagli altri ed avere una sua propria ordinata collocazione. Poiché tutti i religiosi in questione seguivano la vita eremitica e vi erano solamente poche e leggere differenze nel professarla, non c’era ragione per una diversità di titoli ed in alcuni casi per una diversità di abito, e perciò il papa stesso aveva deciso di incorporarli tutti in un unico Ordine sotto un unico generale. I padri riuniti erano stati concordi su questo principio, ma avevano chiesto di non essere obbligati a ricevere o avere possedimenti, di essere liberati dalla necessità di portare il bastone e che da quel momento in poi il Cardinale Riccardo potesse avere l’autorità  di nominare un priore generale per l’intero Ordine. Il papa acconsentì e garantì tutte queste richieste, ratificò la nomina di Lanfranco da Milano a nuovo priore generale e domandò, per il voto di severa obbedienza, che tutti si sottomettessero a lui. Approvò poi gli altri atti del capitolo, prese l’Ordine sotto la protezione della Santa Sede, li dispensò dai precedenti voti, professioni ed obbligazioni, prescrisse un abito nero e chiese che quelle case che non avevano mandato delegati aderissero senza eccezioni e pretese a questa unione come membri di un corpo. La bolla è un capolavoro di conciliazione e moderazione. Con grande tatto si toccano appena le condizioni necessarie all’unione, ma si mettono in rilievo i suoi vantaggi e vengono presentate le varie disposizioni come l’opera dei frati stessi. Il papa non fece nemmeno allusione alla visione che, secondo gli storici agostiniani, lo indusse ad unire gli eremiti. Questi storici sostengono che S. Agostino d’Ippona, comparve diverse volte al Papa Alessandro IV con una grande testa, ma con un corpo piccolissimo, implorandolo di rendergli un corpo adeguato alla testa unendo tutti gli eremiti sotto la sua guida spirituale. Enrico di Friemar, che è il primo a narrare la visione, conobbe alcuni membri dell’Ordine che presero parte al primo capitolo generale e la sua testimonianza pertanto non può essere trascurata, specialmente quando altri documenti contemporanei indicano che l’argomento era generalmente conosciuto . La visione, comunque, non spiega specificatamente perché i cinque gruppi sopra menzionati furono uniti, né perché furono aggiunti i Guglielmiti che seguivano la Regola di S. Benedetto e i cui punti di vista circa la povertà sembravano contrari agli ideali della maggioranza dei frati. La storia d’altra parte ci dice che ognuno dei primi quattro gruppi aveva sperimentato grosse difficoltà negli anni immediatamente precedenti il 1256. I Guglielmiti dovettero deporre il loro generale Giovanni che si era dimostrato inadatto al suo ufficio; e il contrasto che ne seguì tra lui ed i membri del suo Ordine fu portato davanti al papa . Essi inoltre sperimentarono difficoltà in Germania dove “fugutives” dall’Ordine avevano fondato nuove case senza permesso . Potrebbe essere stata l’incapacità di far fronte a tali situazioni a causare l’attrito tra il generale Giovanni e i suoi sottoposti. I Brettinesi erano ancora in contrasto con i Francescani che erano risentiti per la somiglianza dell’abito e per le conseguenti perdite di elemosine. Numerose lettere erano state mandate ai vescovi del Nord Italia; ma l’obbedienza era sempre stata rimandata. Il papa sperava di eliminare la confusione dell’abito e gli scandali e le liti che ne seguivano, unendoli in un unico Ordine. Un atteggiamento puramente negativo, comunque, non avrebbe potuto dare sufficiente ispirazione e forza per vincere le molte difficoltà inerenti a tali unioni. Era necessaria una nuova forza vivificante: ed era quella insita nell’apostolato attivo assegnato all’Ordine. Gli Agostiniani dovevano lasciare i loro eremi ed entrare nelle città per predicare e ascoltare le confessioni. La chiesa necessitava di nuove forze per combattere le molte eresie diffuse da predicatori itineranti. Le città erano cresciute velocemente: ma la cura d’anime dei molti nuovi arrivati, in modo particolare nei sobborghi era stata trascurata e così queste zone offrivano un campo fertile ai seminatori di inquietudine e di individualismi religiosi. Se non fosse stato per gli Ordini Mendicanti, la Chiesa nel XIII secolo avrebbe subito una disfatta come quella del XVI secolo; ma si rese conto in tempo della grandezza di questo pericolo con le guerre Albigesi e lo superò chiamando al suo servizio tutte le forze disponibili. Queste ragioni positive sono espresse nella Licet Ecclesiae con le parole: “Ut ex pluribus cuneis acies una consurgeret fortior, ad hostiles spiritualis nequitie impetus conterendos”. Quando queste ragioni furono spiegate ai frati convenuti, essi furono unanimamente d’accordo all’unione, dopo di che il Cardinale Riccardo nominò Lanfranco Settala nuovo priore generale. Egli dette all’Ordine anche il suo nuovo nome: “Ordo Eremitarum Sancti Augustini”, ma il papa stesso prescrisse l’abito nero. Non si fa menzione di nuove costituzioni; le uniche usate a garanzia dell’uniformità della professione furono probabilmente quelle dei Toscani. Gli Zanbonini avevano soltanto nel 1253 composto lo scisma che aveva diviso il loro Ordine nelle fazioni di Cesena e di Romagna, e aveva dato loro due generali, ciascuno dei quali aveva scomunicato i seguaci dell’altro. I Francescani non erano soddisfatti della decisione papale che dispensava gli Eremiti dal portare larghe maniche svolazzanti, una alta cintura e l’odiato bastone. Essi riuscirono a far rinnovare la bolla Recordamur liquido che richiedeva queste cose ed armati di questo documento pretesero che i vescovi procedessero contro gli Agostiniani per costringerli persino a portare il bastone .  Dopo tre mesi gli Agostiniani si appellarono alla Santa Sede ed Alessandro IV con la Litteras nostras scrisse ai vescovi di richiedere a tutti gli eremiti uniti solo ed unicamente di portare l’abito nero e di non procedere contro i recalcitranti sino al giorno di Ognissanti. L’opposizione all’abito nero fu originata senza dubbio dal movimento apostolico che chiedeva di portare  il tipo di vestito meno costoso come la stoffa da sacco grigia, mentre l’abito nero classificava quelli che lo portavano come appartenenti al vecchio ordine monastico, un concetto che non volevano che facesse presa tra la popolazione o i loro stessi membri. In verità l’abito nero era molto appropriato, perché gli Agostiniani erano nutriti  sia dal vecchio che dal nuovo corso di ideali religiosi ed erano più di ogni altro Ordine l’anello di connessione tra i due ideali, in quanto non arrivavano agli estremismi dello Spiritualismo francescano e nemmeno erano trattenuti dalla incapacità dei vecchi Ordini a conformarsi ai tempi, mentre si attenevano strettamente all’essenziale per condurre una vera vita monastica. Dopo aver superato il pericolo dei predicatori eretici itineranti, la Chiesa volse ogni sforzo a frenare gli spostamenti incessanti dei Mendicanti con una adeguata legislazione e sicuramente la sua richiesta, che non potessero essere fondati nuovi Ordini a meno che non fosse garantito il sostegno di almeno 12 membri [per convento], servì a diminuire grandemente le differenze tra le vecchie e le nuove forme di vita religiosa. La questione dell’abito non era ancora del tutto sistemata nel 1274, quando gli Agostiniani si riunirono durante il periodo del Concilio di Lione , ed il Capitolo della Provincia Romana del 1290 dovette prendere severi provvedimenti per regolamentare il vestito dei frati . Il disprezzo dell’abito nero non durò; gli scrittori spirituali dell’Ordine nei secoli seguenti cercarono di dimostrare che esso era il vero abito di Sant’Agostino , ma l’evidenza storica non lascia dubbi che esso fu introdotto dalla Chiesa stessa per distinguere gli Agostiniani dai Francescani. Fatto abbastanza curioso, i Francescani cambiarono il colore del loro abito negli anni seguenti e fino ad oggi l’abito dei Francescani Conventuali può essere distinto da quello degli Agostiniani solo per una cintura bianca.

Il primo Priore Generale e i suoi Vicari
I frati riuniti non avevano osato eleggere un generale, ma avevano chiesto al Papa che fosse il Cardinale Riccardo a nominarlo ed il protettore scelse Lanfranco Settala, il generale dei Zanbonini. Questi non fu scelto perché il suo Ordine era il più grande, come Salimbene vorrebbe farci credere , ma per la grande fama ed il profondo rispetto che si era guadagnato . Gli scrittori gli hanno sempre attribuito il titolo di “beato” ed egli fu sepolto certamente come un santo in S. Marco di Milano , ma non si è mai avuto un processo per riconoscergli ufficialmente questo titolo, anche se sarebbe un compito facile e certamente un dovere di rispetto filiale il farlo. Senza dare alcuna fonte, Torelli ed altri stabilirono che egli era nato a Milano dalla nobile famiglia Settala o Settare , che entrò nella Congregazione di Giovanni Bono e che ricevette l’abito in SS. Giacomo e Filippo sulla riva destra del fiume Savena, vicino a Milano (=Bologna), dove gli eremiti dimoravano prima di entrare in città. La prima data sicura la troviamo nel Processo di Canonizzazione di Giovanni Bono , che rivela che Lanfranco era sacerdote e che stette con il santo a Butriolo da febbraio ad agosto del 1241. E’ piuttosto allettante considerare questo periodo come il tempo del suo noviziato, ma egli non lo dice e l’intera cronologia della sua vita seguente dice il contrario, a meno che S. Giovani Bono fosse così pressato dal bisogno di trovare superiori validi da nominare ad alte cariche persino uomini molto giovani . Tra gli anni 1245 e 1249 Lanfranco soffrì di una ripugnante malattia della pelle che si pensava potesse trattarsi di un inizio di lebbra , ma riuscì ugualmente a lavorare come segretario del generale Ugo a Venezia, Bologna, Ferrara e Milano. Quando Giovanni Bono morì il 23 ottobre 1249, Lanfranco era a Mantova e pregò sulla sua tomba aperta con tale devozione e fiducia nella intercessione del suo santo fondatore, che al nono giorno si trovò improvvisamente e completamente guarito dalla malattia, e non un segno di questa rimase sul suo corpo . La sua preghiera di rassegnazione, molto bella, è il solo sguardo che possiamo gettare nella sua vita interiore, ma essa rivela un grado di sottomissione tale  che solo i santi posseggono. Due anni dopo egli era provinciale di Lombardia e nel 1254 era responsabile della erezione della magnifica chiesa di S. Marco che rimase di proprietà dell’Ordine attraverso i secoli. Quando lo scisma all’interno del suo Ordine finì, egli fu eletto generale e questa scelta lo caratterizza come uomo che, attraverso una lunga e amara malattia, aveva acquistato la pazienza necessaria per sopportare le fazioni sempre in lite e lentamente ristabilire la piena armonia tra di loro. Il Papa lo descrisse come “vir utique providus et discretus ac in spiritualibus et temporalibus circumspectus . Il primo generale del nuovo Ordine unito di eremiti aveva esperienza nel governo dell’Ordine sia per quanto riguardava la direzione dei suoi uomini che per l’erezione di nuove case; egli aveva una forte ed attraente personalità, come solo un santo può avere. Un uomo di tale carattere ed abilità era necessario in quel momento più che un uomo di grande sapienza allo scopo di effettuare una piena e completa unione, il trasferimento nelle città con un impegnativo programma di costruzione e l’educazione dei giovani dell’Ordine, cosicchè esso potesse partecipare alla vita attiva della chiesa e combattere le eresie del momento. Il compito principale era l’unione di tutte le case che non avevano mandato delegati al primo capitolo generale e il raggiungimento di un pieno governo centrale; a questo proposito egli mandò i suoi vicari nei vari paesi. Crusenio, la cui limpida storia dell’Ordine si classifica ancora tra le migliori,  è la sola autorità ad attestare che come risultato di questo comando papale Lanfranco inviò immediatamente eremiti italiani nelle fondazioni ultramontane: Guido Salano e più tardi Andrea da Siena in Germania, Marco Ventonus e dopo di lui Pietro da Gubbio in Francia, Giovanni Lombardo e Pascasio Dareta in Spagna e Albertino di Verona e Guglielmo da Sengham in Inghilterra . Questa narrazione del Crusenio non sembra essere una pura invenzione, poiché alcune dichiarazioni possono essere provate con documenti; probabilmente deve essersi basato su una fonte a noi sconosciuta.  Se accettiamo questo resoconto dobbiamo concludere che nessuna delle comunità ultramontane fosse rappresentata al primo capitolo generale e che Lanfranco abbia mandato delegati che erano ignoranti della lingua, usi e costume di queste nazioni ; ma noi sappiamo che Pascasio Dareta e Giovanni Lombardo lavoravano in Spagna già nel 1243 e poi c’è una dichiarazione non confermata che Guglielmo Sengham si era unito ai primi Agostiniani che erano stati mandati da Lanfranco in Inghilterra nel 1252 per individuare luoghi dove fondare nuove case . La storia incerta dei primi vicari generali, come raccontata dal Crusenio, dovrebbe pertanto essere sostituita con quella più probabile che questi uomini fossero i rappresentanti delle case ultramontane al capitolo generale del 1256, che fossero ben informati sulle condizioni delle loro Provincie e che  probabilmente avessero fondato molte delle prime case. Una più dettagliata descrizione del lavoro di Guido Salano verrà da me fornita nel prossimo paragrafo; la falsa identificazione del Beato Pietro da Gubbio con Giovanni da Gubbio è stata corretta da Padre Mattioli , ma non abbiamo un solo documento sulle attività di Marco Ventonus, Andrea da Siena e Albertino da Verona. Crusenio afferma anche che tutta l’Italia formava una sola provincia, ma era invece stata quasi immediatamente divisa nelle provice di Lombardia, Romandiola, Marca di Ancona, Pisa e Lucca . E’ assai più probabile che le tre Provincie dei Zanbonini : Lombardia, Marca di Treviso e Romandiola si fossero mantenute così come la Marca di Ancona, dove gli eremiti di Brettino prevalevano. I Toscani erano divisi in diverse Provincie, sebbene troviamo il primo documento della provincia di Pisa solo nel 1259 e un anno più tardi uno della provincia di Siena. Le provincie di Roma e Napoli erano senza dubbio esistenti al momento del primo Capitolo Generale, sebbene si abbia la prima indicazione della loro esistenza solo nel 1274 . Francia-Inghilterra, Ungheria, Spagna e Germania formavano le altre Provincie dando così un totale di dodici Provincie al tempo della Grande Unione. Fino ad ora è stato trovato un solo documento  con la firma di Lanfranco e siccome concerne la fondazione di una casa di studi a Parigi e un centro di Teologia, esso mostra lo zelo con cui egli cercò di dare ai giovani dell’Ordine la migliore educazione possibile. Pochi anni prima della sua morte egli mandò Egidio Romano a quella casa da poco fondata, dando al suo Ordine il teologo più famoso che esso abbia mai prodotto.

LE DIFFICOLTA’ DOPO L’UNIONE
1. La secessione dei Guglielmiti.
La decisione del Capitolo Generale del 1256 privò i Guglielmiti non solo del loro precedente modo di vivere, ma anche del loro nome ed abito, segno sicuro che essi formavano una piccola minoranza in questa unione e Giordano di Sassonia era giustificato, almeno nel caso dei Guglielmiti, nel voler cambiare il testo della Licet Ecclesiae da “universas domos et congregationes vestras in unam ordinis Eremitarum Sancti Augustini professionem counivit” a “Ordini Eremitarum Sancti Augustini concorporavit et univit . Gli elementi Agostiniani certamente prevalsero. I Guglielmiti risentirono fortemente dei cambiamenti loro imposti e, sebbene il Cardinale Riccardo riferisse al papa dell’unanime consenso del Capitolo , i Gugliemiti reclamarono che essi non erano d’accordo all’unione, ma che anzi l’avrebbero avversata . Non appena i loro delegati ritornarono, decisero di fare di tutto per riacquistare la loro precedente indipendenza e ci riuscirono nello stesso anno . Essi basarono la loro protesta sul vecchio ed approvato principio che un monaco può passare dal proprio Ordine solo ad un altro di più rigida osservanza, e non ad uno di vita più moderata . Mentre questa ragione legale non sembrava decisiva nel loro caso, poiché Papa Gregorio IX aveva grandemente mitigato la loro austerità, la sua correttezza generale non poteva essere negata. Si dovettero fare alcuni compromessi alla Grande Unione in maniera di soddisfare tutti i gruppi. Un altro motivo per la separazione sembra essere stata la questione della povertà. I Gugliemiti abituati alla forma di automantenimento dei Benedettini, e pertanto contrari a chiedere elemosine, erano minacciati da serie perdite poiché la Licet Ecclesiae richiedeva assoluta povertà concordemente all’ideale dei Francescani. Così il Duca Ulrico III di Carinzia, nell’ottobre del 1256, ritirò i suoi precedenti lasciti ai Gugliemiti a Windischgraetz, “perché attraverso la loro trasformazione nell’Ordine Agostiniano, ad essi non era più permesso di avere tali possedimenti . Poiché l’unione era stata in vigore soltanto per sei mesi, sembrò fosse compito facile ristablire la precedente indipendenza, ma non fu questo il caso, per il fatto che in diverse località i Guglielmiti avevano eremi vicino alle stesse città dove vivevano gli Agostiniani. Subito dopo la Grande Unione gli eremi di entrambi i gruppi furono venduti ed i frati uniti si spostarono nella città dove essi costruirono un nuovo monastero. In simili casi i Gugliemiti furono sempre perdenti, sebbene tali perdite in Italia fossero limitate. Tuttavia le cose andarono in maniera diversa dove il problema era la presenza di una sola casa guglielmita, ma anche in questo caso potevano nascere grosse difficoltà quando essa era stata trasferita o costruita ex novo con denaro agostiniano e in simili casi si poteva a mala pena parlare di fondazione gugliemita. Questo fu il caso particolare della Germania e Boemia, dove nessuna delle case gugliemite si era stabilita prima del 1250 ed erano perciò solo nel loro periodo formativo.  Il primo provinciale tedesco, Guido Salano, non era disposto a rinunziare ai frutti del suo duro lavoro, poiché era il legittimo proprietario e, quando i priori delle precedenti case gugliemite di Schonthal e Seemannshausen cercarono di tornare all’ovile gugliemita, egli resistette loro con tutte le sue energie. Il caso fu portato davanti a Leo Thundorfer, vescovo di Ratisbona, che decise in favore di Guido, ma i due priori si conformarono alla sua decisione solo quando egli interpellò i priori dei Domenicani e dei Francescani perché testimoniassero che essi non avevano agito di loro spontanea volontà, ma che avevano ceduto solo ad una più alta autorità . Il generale dei Gugliemiti fece ricorso a Roma e dopo molti negoziati Stefano d’Ungheria, cardinale protettore dei Gugliemiti, decise, “secondo la volontà del Cardinale Riccardo , che tutte le case dei Gugliemiti dovessero ritornare al loro stato precedente con l’eccezione di quelle del regno di Germania e Ungheria, ma che tuttavia in quel regno potevano rimanere in loro possesso quelle di Porta Coeli a Weissenborn in Turingia e di Mariakron vicino a Tubinga . Gli Agostiniani di Weissenborn non vollero credere a questo documento e rifiutarono di abbandonarla, fino a che non furono costretti a farlo sotto la minaccia della scomunica . Quando il polverone della battaglia si dileguò, gli Agostiniani si trovarono in possesso di Pivonia (Stockau) e Insula Marie in Boemia, Lixtin nella diocesi di Kamin, Mindelheim nella diocesi di Augsburg, Seemannshausen e Schönthal nella diocesi di Regensburg e “alcune altre”. Tra queste ultime possiamo trovare solo Saros in Ungheria, che fu chiamata fino al 1278 “conventus fratrum Gyllermitarum Ordinis Sancti Augustini de Saros”, Windischgrätz e Völkermarkt in Austria , ma Himmelspforte vicino a Helmstadt apparteneva agli Agostiniani prima del 1253 e non c’è indicazione che fosse una fondazione Gugliemita. In pratica di tutte queste fondazioni, precedentemente Guglielmite, possiamo provare che gli Agostiniani le avevano trasferite nelle città oppure le avevano ricostruite e questa è la sola ragione per cui furono assegnate a loro; ed è  la semplice soluzione dell’enigma che aveva infastidito i vecchi storici dell’Ordine e fatto sì che essi distinguessero tra Guglielmiti con la regola agostiniana, che erano affiliati, e Gugliemiti senza di essa, che rimanevano indipendenti, soluzione che è contraria a tutti i fatti storici conosciuti, come è dimostrato nella storia dell’Ordine. A partire da questa decisione papale gli Agostiniani e i Gugliemiti andarono per strade separate. E’ comunque evidente che le poche case che i Guglielmiti persero in Germania e in Ungheria, nessuna delle quali aveva superato il primo stadio di sviluppo, non potevano essere considerate il colpo paralizzante dal quale l’Ordine non si riprese più . Essi fiorirono in Olanda, e in Italia verso la fine del XIII secolo trovarono un grande sostegno papale, ma quando la Riforma si prese la maggior parte delle case e la Germania e la Congregazione di St. Maur li privò delle loro importanti case a Parigi , essi condussero una esistenza inconcludente e scomparvero durante la secolarizzazione all’inizio del XIX secolo. Anche i Guglielmiti di Monte Favale lasciarono l’unione, dal momento che essi non sono più menzionati come membri dell’Ordine Agostiniano dopo la Grande Unione.  I Bollandisti supposero che essi si fossero uniti nuovamente a Malavalle, ma noi ne dubitiamo, dal momento che nel 1390 Monte Favale era membro dell’Ordine Cistercense . Oggi rimane una sola traccia dell’unione tra i due Ordini: la liturgia degli Agostiniani tiene  viva la memoria di S. Guglielmo . E’ stato detto anche che i Brettinesi calarono enormemente , perché due papi avevano ordinato loro di rimanere nel posto dove si trovavano, ma uno studio più profondo della loro storia mostra che questo comando non riguardava l’intera Congregazione ma solo la casa di Brettino, dove erano sorte grandi difficoltà quando gli Agostiniani volevano spostarsi verso la vicina città di Fano, ma ne furono aspramente contrastati da alcuni avversari di quella operazione, i quali trovarono i loro migliori soccorritori in alcuni dei più vecchi confratelli che volevano continuare la loro precedente vita penitenziale.

2. I “Pauperes Catholici”
Il successo della “rivoluzione” dei Guglielmiti pose fine al piano lungimirante del Cardinale Riccardo Annibaldi di unire tutti i gruppi di Eremiti in un Ordine grande ed attivo. Il linguaggio del documento papale su questo argomento è chiaro: “Richardus... qui auctoritate nostra omnes heremitas cuiuscumque ordinis uniens . Esso mostra che Riccardo non aveva pianificato di unire solo gli Agostiniani, come è stata la costante tradizione dell’Ordine, ma di unire tutti gli eremiti senza preoccuparsi se essi appartenessero ad un tipo di Ordine o ad un altro. Egli fallì e questo fallimento fu inevitabile perché solo gruppi omogenei potevano essere saldati in un corpo che fosse uniforme nelle sue prospettive ed azioni. Prima di riconoscere questa verità, il cardinale cercò di compensare le perdite sofferte a causa della secessione dei Gugliemiti con l’aggregazione dei Pauperes Catholici di Milano, ciò che rimaneva di un Ordine mendicante molto incompreso e calunniato. I Pauperes Catholici di Milano ,  erano un gruppo di Valdesi convertiti dopo la grande disputa tenutasi a Pamiers nel 1207 davanti al vescovo Diego di Osma, che era assistito da San Domenico. Dopo una minuziosa professione di fede ed un incontro personale col papa Innocenzo III, il leader di questi convertiti, Durando Huesca, ricevette il permesso per se stesso ed i suoi seguaci di continuare esteriormente il loro precedente modo di vita, che consisteva nella accettazione completa della vita apostolica con la pratica della povertà e l’osservanza dei consigli evangelici senza vincolarsi ad alcuna delle vecchie regole monastiche. Il loro compito principale consisteva nella predicazione del Vangelo di Penitenza ed una attenta educazione religiosa della popolazione attraverso le loro cosidette “scholae” che potrebbero essere paragonate ai clubs di studio o ai “movimenti” dei nostri giorni, ma molto più efficaci poiché gli uomini e le donne che si univano alle “scholae” si sottomettevano in tutto alla direzione dei loro maestri. Qualche volta i membri di queste  “scholae” vivevano in comune, davano i loro averi ai poveri, facevano voto di castità ed obbedienza, facevano penitenza e praticavano la carità; essi erano senza dubbio infiammati da un vitale ed attivo cristianesimo. Papa Innocenzo III, volendo preservare i grandi valori religiosi di questo movimento ed avendolo purificato da elementi eretici, cercò di rompere il potere dei valdesi usando contro di loro le loro stesse armi. Questo lungimirante Papa non fu capito, poiché l’uomo medio non poteva comprendere come potesse essere approvata una comunità religiosa che usava gli stessi vestiti dei Valdesi, che usava gli stessi metodi di predicazione ed istruzione e che, come questi eretici condannati, combatteva contro l’avidità verso il denaro di laici e chierici. Lamentele piovvero a Roma sul fatto che i Pauperes Catholici ammettessero i Valdesi non convertiti al loro servizio e accettassero nei loro ranghi monaci fuggiti dai loro Ordini; che impedissero a molti i servizi regolari nelle loro parrocchie e dimostrassero le loro inclinazioni eretiche negando ai poteri secolari il diritto di dare la pena capitale. Innocenzo III rispose che gli accusatori cacciavano in questo modo dalla chiesa religiosi e religiose con false accuse di eresia ed impedivano ad altri di accostarsi alla chiesa con severi ed antiquati metodi di conversione. Presto, comunque, non ci fu più necessità di ulteriori litigi. I nuovi Ordini di Frati Mendicanti con la loro predicazione per le strade, la loro povertà, lo zelo apostolico ed i Terz’Ordini combatterono gli eretici molto efficacemente; e quando nel 1247 i Vescovi di Narbonne e di Elne si lamentarono a Roma perché i Pauperes Catholici predicavano senza permesso e diffondevano false dottrine, Papa Innocenzo IV proibì loro di predicare e pretese che entrassero in uno degli Ordini approvati. Come conseguenza la loro provincia di Lombardia, con il monastero agostiniano di Milano quale casa madre, si unirono agli eremiti Agostiniani nel 1257 per ordine di Riccardo Annibaldi . Se questa forte inclinazione verso la vita attiva e le idee moderne di cura religiosa delle anime sia stato un elemento completamente nuovo che abbia incitato il ri-organizzato Ordine degli Agostiniani ad una più efficace realizzazione dei suoi nuovi compiti, potrebbe essere una parte interessante di ricerca, qualora il materiale per farla fosse disponibile; attualmente però non si sa niente del numero delle case e dei frati che erano affiliati . Come i Guglielmiti che erano stati uniti contro la loro volontà, anche i Pauperes Catholici di Milano cercarono di riguadagnare la loro indipendenza. Secondo Giulini , il famoso storico di Milano, i membri del convento di Sant’Agostino erano stati trasferiti in quello di San Marco ed alcuni Agostiniani erano subentrati nella conduzione della loro chiesa e convento. Quando i Pauperes Catholici divennero insoddisfatti della loro nuova sistemazione, ritornaro nel mezzo della notte nel convento di Sant’Agostino, ne cacciarono gli Eremiti con la forza delle armi e a causa delle condizioni instabili dell’archidiocesi e della città, riuscirono a conservare la loro indipendenza fino al 1272, quando si sottomisero di nuovo agli Agostiniani. Tuttavia non si sottomisero per un riconoscimento della loro colpa, come credeva Torelli, ma i 10 membri rimasti del convento di Sant’Agostino si dovettero piegare alla forza dei governatori di Milano . Per evitare ulteriori scandali il convento fu distrutto, probabilmente nello stesso anno, ma la chiesa di Sant’Agostino continuò ad esistere per un certo tempo e cadde vittima di altre circostanze durante il XIV secolo.

3. Difficoltà interne
La secessione dei Guglielmiti e le sue conseguenze stavano ancora agitando le loro menti e i loro cuori quando tra i frati rimasti sorsero nuovi problemi originati dalle necessità dei nuovi doveri apostolici, dalla pratica della povertà e dal trasferimento dentro le città. Il miglior resoconto delle prime difficoltà fu espresso da Giordano di Sassonia : “Papa Alessandro comandò che i frati dovessero spostarsi nelle città per aiutare la gente a dare buoni frutti con la loro predicazione, con l’insegnamento, con l’ascolto delle confessioni e con l’esempio di una vita virtuosa. Ma alcuni frati ebbero difficoltà. Essi preferivano continuare la loro vita di solitudine piuttosto che esporsi ai pericoli del mondo ... Il Papa voleva soddisfarli e allo stesso tempo coinvolgere l’Ordine nella vita attiva. Perciò ordinò che coloro i quali avevano una forte inclinazione alla vita eremitica potessero, col permesso dei loro superiori, rimanere nei loro precedenti eremi; ma coloro che erano in grado di partecipare alla vita attiva, avrebbero dovuto vivere nelle città, predicare al popolo ed ascoltare le confessioni dei fedeli”. Il voto di povertà fu un’altra fonte di disputa. Prima del 1256 alcuni degli Ordini riuniti, probabilmente seguendo l’esempio dei primi Francescani, avevano fatto il voto di assoluta povertà e questo alto ideale era stato garantito nella Licet Ecclesiae. Mentre la sua osservanza era relativamente facile per coloro che abitavano nelle città, era invece piuttosto gravoso, e in alcuni casi pressochè impossibile, nei luoghi isolati, dove ciò che necessitava quotidianamente lo si poteva avere solo col possesso di fattorie o orti . Tuttavia l’uniformità dell’Ordine richiedeva da parte di tutti i membri le stesse attività per cui, con una decisione importante, il Cardinale Riccardo dette all’Ordine il diritto di possedere le proprietà che erano necessarie; diritto che fu confermato da Alessandro IV il 13 giugno 1257 nella costituzione Iis quae nostri auctoritate e così la questione, che aveva causato tanti grandi disagi tra i Francescani, fu definita per gli Agostiniani prima che potessero insorgere altre agitazioni. Una terza difficoltà, ed una delle ragioni dell’unione, non menzionata neppure dalla Licet Ecclesiae o da Giordano di Sassonia, ma piuttosto evidente negli eventi successivi, fu il moltiplicarsi di fondazioni eremitiche nella stessa città o nelle vicinanze. Ciò fu velocemente risolto con l’ordine di Papa Alessandro IV, che in tutti i luoghi dove i diversi gruppi avevano precedentemente una casa, solo una di queste dovesse essere mantenuta e le altre dovevano essere vendute . Questa decisione promosse la mescolanza dei frati e dette al solo convento rimasto più membri, una maggiore influenza ed i fondi necessari per erigere od allargare il nuovo monastero comune. Un tipico caso è Faenza, dove i Zanbonini avevano S. Alberto in Tagliavera, i Brettinesi S. Maria Maddalena in Bondiolo e i Toscani S. Agostino della Malta. Nel 1256 queste tre case, che erano situate fuori città, furono disciolte ed i loro membri furono riuniti in S. Giovanni in Sclavo vicino a Porta Montanara . I trasferimenti richiesero grandi somme di danaro all’Ordine fino ad esaurire tutte le sue risorse. I documenti del periodo parlano frequentemente della estrema povertà dei religiosi e della necessità  di dare loro assistenza. Per alleviare i loro bisogni papi e vescovi incoraggiarono i fedeli ad una grande generosità verso di loro concedendo molte indulgenze a chi li avesse aiutati. Quando gli Agostiniani incrementarono i loro sforzi nella raccolta delle elemosine, sentirono che la resistenza, sempre più crescente contro tutti gli Ordini Mendicanti, veniva rivolta anche contro di loro, ma, quando fu loro rifiutato l’ingresso in città, perché il loro stesso nome indicava appunto che dovevano vivere nei loro eremi, Papa Clemente IV inviò lettere ai vescovi di Germania, Aquitania (Sud della Francia) e Spagna con l’ordine di non impedire agli Agostiniani di entrare nelle città, ma di dare loro pieno sostegno. Se ciò pose fine alla opposizione ufficiale, non servì tuttavia a proteggere l’Ordine da individui irresponsabili che distrussero le loro case a Vienna, Erfurt, Norimberga ed altri luoghi , e nemmeno li liberò dalla necessità di venire ad un accordo con le parrocchie o i Capitoli delle Cattedrali nei cui territori essi si spostarono e che giustamente temevano non solo la loro competizione, ma anche la perdita di entrate a causa della loro esenzione da tasse e diritti di sepoltura nelle loro chiese. Furono prese le precauzioni più minuziose per salvaguardare i precedenti diritti, i contratti furono solennemente firmati e qualche volta furono persino sottoposti a Roma a garanzia della loro applicazione .

4. Il lavoro del Cardinale Riccardo
Quando si parla del papa e dei suoi decreti, si deve sempre tener presente che la maggior parte delle costituzioni papali veniva preparata dal Cardinale Riccardo. A lui erano state affidate “la cura, i provvedimenti e il governo dell’Ordine senza restrizioni” e questo controllo assoluto combinato con la sua posizione, essendo egli uno dei cardinali leader della Curia, rese il suo governo più efficace, se non proprio dittatoriale. Papa Alessandro IV si compiacque del suo lavoro e perciò lo nominò nuovamente cardinale protettore degli Agostiniani nel 1257, posizione che detenne fino alla sua morte. Il papa dichiarò inoltre che la giurisdizione di Riccardo fosse la stessa di quella goduta dal cardinale protettore dei Francescani . Il Cardinale Riccardo considerò uno dei suoi principali doveri “una costante attenzione alla spiegazione punto per punto di ciò che nel decreto Apostolico della Grande Unione rimaneva difficile da comprendere e in certe condizioni difficile da applicare”. Questa spiegazione poteva prendere la forma di una legislazione completamente nuova, come nel caso dell’osservanza della povertà, ma sfociò anche nella concessione di molti benefici che affermarono  l’Ordine come una forte organizzazione internazionale. Alessandro IV da solo pubblicò oltre settanta bolle in favore dell’Ordine, facendone grandi elogi . Tale stima da parte della Santa Sede fu una importante raccomandazione per la fondazione di nuove case e l’ottenimento di altri favori. Questi elogi, ripetuti più e più volte in documenti contemporanei non furono adulazione, ma un giusto e meritato riconoscimento della santità dei suoi membri. Circa nell’anno 1256 S. Nicola da Tolentino entrò nell’Ordine e nei primi 50 anni della sua esistenza l’Ordine contò non meno di 60 santi e beati, dei quali due terzi ancora attendono l’approvazione ufficiale della chiesa. Fu questa santità di vita e lo zelo per le anime che dette all’Ordine il suo enorme impulso. Il Cardinale Riccardo aiutò l’effettiva espansione dell’Ordine. Abbiamo notato diverse volte nel Capitolo I come molte fondazioni fossero dovute alla sua influenza e relazioni politiche. Inoltre dette agli Agostiniani il Monastero Benedettino di S. Bartolomeo “de Gestinga in monte Fulconii” nella Diocesi di Arezzo , ottenne per loro S. Nicola a Spoleto nel 1265 e li sistemò nel suo castello di Molaria nel 1274 . D’altra parte egli mantenne saldamente nelle sue mani il governo dell’Ordine. Nel 1270 comandò al provinciale di Pisa di comporre i dissidi tra il convento di Prato e il Capitolo di quella città . Egli presiedette non solo i capitoli generali di Molaria nel 1274 e 1275, ma anche il capitolo provinciale di Corneto nel 1274 . In questi capitoli egli nominò il provinciale della provincia Romana, nominò Matteo da Viterbo primo priore di Molaria e Padre Simone priore di Corneto. Poiché non abbiamo registrazioni di capitoli prima del 1274 questi pochi ultimi atti della sua direzione rivelano come egli facesse pieno uso della sua potestà anche in casi in cui non era apparentemente necessaria e in cui avrebbero dovuto prevalere i metodi democratici delle Costituzioni. Il suo comportamento dovette essere piuttosto irritante anche quando domandava la stretta osservanza di accordi che non erano più in armonia con le nuove leggi dell’Ordine come nel caso di Aldobrandino, priore dell’eremo di S. Matteo di Lepori vicino Firenze, che aveva aderito all’unione degli eremiti Toscani del 1244 a condizione di poter rimanere priore e ricevere un vitalizio personale. Questo accordo era stato ratificato da un capitolo generale, probabilmente quello del 1244. Quando l’accordo fu rotto, Aldobrandino e il suo compagno fra Agostino, si appellarono al cardinale protettore, che scrisse a fra Aiuto, provinciale di Pisa: “Ora per l’ultima volta noi ti ordiniamo rigorosamente in forza del voto di obbedienza che l’ordine sopra menzionato sia fermamente mantenuto ed effettivamente eseguito”. Nella stessa lettera egli pretese la restituzione dell’introito di cui questi due frati erano stati privati, e dichiarò che non voleva che questi due anziani tornassero nuovamente da lui piangendo sulle loro difficoltà, perché questa sarebbe stata “una cosa che avrebbe provocato in lui una grande collera .Tale interferenza costante nel governo dell’Ordine, tali decisioni che derivavano da un pensiero puramente canonico piuttosto che dalla necessità di mantenere la disciplina e di lottare per raggiungere la perfezione religiosa furono senza dubbio le principali ragioni che portarono all’abdicazione del terzo generale dell’Ordine, il Beato Clemente da Osimo, dopo che era stato in carica per un solo mandato. Egli non potè sviluppare la sua grande leadership finchè il cardinale fu in vita e pensò fosse più saggio dare le dimissioni piuttosto che resistere. Il suo predecessore Guido Salano sentì ugualmente la mano pesante di Riccardo, come quando dovette mantenere un completo silenzio in merito alla controversia dei Guglielmiti se non voleva pagare una multa di 1000 marchi d’argento .

5. Il secondo Generale: Guido di Stagia o Salanus 1265-1271
C’è una strana incertezza circa questo secondo generale tra gli storici dell’Ordine. Essi pensavano che Guido Salano, il primo provinciale della Germania e Guido di Stagia, il priore generale, fossero due persone differenti e perciò non osarono mettere insieme certi fatti ben conosciuti. La verità è che essi non sono due persone diverse, ma una sola, lo stesso uomo, come è evidente dal sigillo di Guido che egli usava come priore provinciale di Germania nel 1264 e in cui si legge: “Sigillum Fratris Guidonis de Stagia Ordinis Heremitarum . Guido era originario o della città di Stagia o dell’antico eremo di S. Antonio del Bosco situato lì vicino, e talvolta conosciuto col nome di Stagia. Il nome Salano probabilmente indica la sua famiglia. La maggior parte degli storici lo indentificano con quel Guido, priore dei SS. Giorgio e Galgano di Vallebuona in Garfagnana negli anni 1243-1250 . Questi mostrò grande energia nei progressi materiali della sua casa e questa eccellente conduzione dovette essere causa della sua nomina a primo provinciale di Germania, dove combattè con successo contro i Gugliemiti e fondò nuovi monasteri in più di trenta città . In nessun altro luogo l’Ordine ebbe tanto successo ed avanzò così rapidamente e ciò focalizzò l’attenzione di tutti su di lui come il migliore candidato a ricoprire il posto lasciato vacante dalla morte di Lanfranco nel 1264. Prima di partire per il capitolo generale che si tenne l’anno successivo a Perugia , egli introdusse un nuovo elemento nell’Ordine quando il 27 maggio 1264, con un atto ufficiale del capitolo provinciale tenuto a Seemannshausen, egli prese sotto la protezione dell’Ordine le suore di clausura di Oberndorf nel Württemberg e le fece partecipi di tutte le grazie spirituali e i privilegi dell’Ordine . Fino a poco tempo fa si è creduto che il monastero femminile di S. Maria Maddalena a Viterbo, che il Beato Clemente ricevette nell’Ordine nel 1291, fosse stata la prima comunità di suore sotto la giurisdizione degli Agostiniani . Devono invece esserci state diverse altre case oltre Oberndorf e Viterbo, perché nel 1291 il Papa Nicola IV liberò tutti i conventi di suore che erano affidati alla cura degli Eremiti Agostiniani dai tributi dei delegati papali , documento che sembra essere stato sconosciuto ai precedenti scrittori dell’Ordine. Nei secoli seguenti la cura e l’affiliazione di comunità di suore si sviluppò principalmente in Spagna e in Italia e diede grande lustro all’Ordine attraverso sante come S. Chiara da Montefalco e S. Rita da Cascia e molte Beate, ma una storia dettagliata in questo campo non è stata ancora scritta. Guido continuò la politica del suo predecessore per una sana educazione della gioventù dell’Ordine e nel 1268 fondò una casa a Oxford che divenne intimamente unita alla vita dell’università ed ospitò per più di duecento anni le scuole di Grammatica e Teologia. Il Re Enrico III è generalmente considerato come suo fondatore, ma la sua generosità verso questa casa era dovuta non solo al suo noto amore per i Mendicanti e al debito di gratitudine verso il Cardinale Riccardo, ma anche al suo desiderio di ottenere più spazio per la veloce espansione dell’università che durante il XIV secolo doveva oscurare persino la fama di Parigi. Enrico di Friemar descrisse Guido come “vir utique strenuus et discretus”, un uomo di energia e prudenza, una descrizione che è in piena armonia con i pochi fatti conosciuti. Precedentemente si pensava che egli fosse morto nel 1269, ma documenti da poco scoperti lo mostrano ancora in vita il 25 aprile 1270 ed è perciò probabile che egli fosse quel frate agostiniano Guido, che fu fatto patriarca di Grado il 7 agosto 1278 e che morì dieci anni dopo. Un agostiniano sconosciuto difficilmente sarebbe stato nominato a così alta dignità, ma un ex generale, che aveva mostrato grande abilità in circostanze difficili, poteva essere ritenuto l’uomo giusto per raddrizzare le difficoltà che erano sorte tra i canonici del Capitolo di Grado, che non riuscivano ad accordarsi su un successore del loro vescovo e che avevano lasciato la nomina al papa.

Siamo debitori a Fra Benigno Van Luijk OESA, per le sue note sui Brettinesi che raccolse in una visita personale alla loro casa madre e in vari archivi italiani.

Sacrosancta Romana Ecclesia: AUVRAY 22186; P. 26186. La stessa bolla papale è anche citata il 27 novembre 1226, il che potrebbe renderla l’unico documento dato agli Agostiniani da Onorio III (P 7616). T. KOLDE, Die deutsche Augustiner Kongregation (Gotha, 1879) segue la falsa affermazione di CRUSENIUS, Monasticon Augustinianum (Munich 1623), 114: “quidam enim eremitae arctissimam vitam mediantes ad eremum Brictinensem iuxta Fanum convenerunt solo hoc eremo contenti donec quarto post anno apud Gregorium IX pro confirmatione suarum constitutionum instantes peterent”. Crusenio fa con sicurezza molte di queste dichiarazioni, delle quali non abbiamo alcun documento, senza fornire alcuna fonte come già si lamentava Herrera, che scrisse alcuni decenni più tardi. S. LOPEZ in AA. XVII (1940), 541 prende il 1227 come inizio della congregazione contro il chiaro tenore della bolla. Per dettagli riguardanti la prosecuzione dei monasteri in questa sezione, vedi P. M. AMIANI, Memorie storiche della città di Fano (ibid. 1751), I, 190.

Cum olim, sicut intelleximus, motu proprio quendam novum ordinem inveneritis et ad ipsius observantiam vos duxerimus obstringendos. Quia tandem illo relicto, cum non essetis de ordinibus approbatis, Beati Augustini regulam recepistis, eamque cupitis in perpetuum irrefragibiliter observare; nos... Vos ab observantia praedicti Ordinis absolventes a Vobis perpetuis temporibus inviolabiliter observari concedimus”. AMIANI, Memorie II, p. XLV dà come data il 5 febbraio 1228, mentre EMPOLI 123 (P 8288) menziona l’8 dicembre dello stesso anno.

Que omnium conditoris, 13 marzo 1235 (P. 9856). Innocenzo IV la confermò il 17 settembre 1250 (BERGER 4831; P. 14059).

L’avvento è chiamato quadragesimale sancti Martini (ibid.).

Nella Circa opera pietatis del 4 luglio 1248 (E 172; P. 12975) Papa Innocenzo IV raccomandò i Brettinesi ai vescovi e disse “nec permittatis super eleemosynis colligendis ad sustentacionem ipsorum ab aliquibus inferri molestiam aliquam vel gravamen”.

Appendice III: Cignano.

N. CONCETTI OESA, Vita di S. Nicola da Tolentino (ibid., 1932), 79-82.

Informazione di Fra B. van Luijck.

Vota devotorum, 24 settembre 1243: BERGER 128.

Devotionis augmentum, 20 settembre 1250 : BERGER 4832. Il privilegio doveva essere usato solo entro i confini dei loro eremi ed era molto probabilmente necessario ai sacerdoti che conducevano una vita solitaria.

3 novembre 1245 e 30 luglio 1252: BERGER 1603, 5887; fu rinnovata da Alessandro IV il 10 aprile 1255: P. 15792.

Fr. Angelo, prior de Trevisano”: BERGER 4836.

Dudum apparuit, 24 marzo 1240 (AUVRAY 5122); Apparente dudum, 18 luglio 1240 (AUVRAY 5260); Dudum apparuit, 18 agosto, 1240 (AUVRAY 5277). Per evitare ulteriori incomprensioni su simili argomenti, gli Agostiniani ottennero attraverso la Quanto studiosis del 20 marzo 1255 (E. 1) il diritto di non essere costretti a fare nulla “absque mandato Sedis Apostolicae speciali, faciente plenam et expressam de verbo ad verbum de vobis, vestro Ordine et hac indulgentia mentionem”. In ugual modo la Pacis vestrae del 13 luglio 1266 (E. 61).

P. M. PUPI, Memorie storiche del convento di S. Agostino dal 1265 al 1600. Un Ms del convento di Montegiorgio, redatto nel 1680, lo chiama Fra Andrea da Francavilla e dice che governò Brettino dal 1240 al 1256. Citazione da La Provincia Agostiniana Picena (Tolentino, 1933), 69. Il documento papale lo chiama semplicemente priore generale Andrea: Cum venerabilibus, 21 agosto 1240 (AUVRAY 5278); Licet nobis, 23 agosto 1240 (AUVRAY 5279).

Frater Andreas generalis prior maioris partis Eremitarum Marchiae cum quibusdam fratribus suis in nostra presentia constitutus se admitti ad prosecutionem appellationis iam dictae cum instantia postulavit, nos utem frivolem reputantes eamdem ispsam super hoc, sic nos debuimus, non duximus audiendum “: Bull. Franc. II, 284; AUVRAY 5277.

AUVRAY 5278/9.

Vfr. 453.

Recordamur liquido, 22 febbraio 1256 (P. 10934) e 17 giugno 1256 (P. 16425 e Bull. Franc. II, 117 e 138-140); Litteras nostras, 15 ottobre 1256 (P. 16583).

Hiis qui pro animarum, 31 luglio 1255: AA. IV, 369-372.

La prova di queste asserzioni sarà portata nel prossimo libro di W. Hümpfner sulla Regola di Sant’Agostino, di cui ho consultato il manoscritto.

Per es. J. ALEN, arcivescovo di Dublino nel 1433, Repertorium viride (ed. in Analecta Hibernica, n. 9 (1940), p. 185: “Fratres Ordinis Augustini. Supple Heremitarum. Ab Innocentio IV confirmatur, sed anno 1157 a Guillelmo Aquitanie et comite Pictaviensi exordium sumpsit. Qui in hac inclita civitate doctrina prefulgerunt, unde in nostro registro f° 41 utroque latere constat de ipsorum prestantia pre ceteris mendicatibus palam”, o PAMPHILUS, Chronica Ordinis Fratrum Eremitarum Sancti Augustini (Roma, 1581), fol. 29vo: “Ordinem eremitarum sancti Augustini de ipso Augustino incoeptum, collabentem a S. Gulhelmo trans Alpes, in Italia a B. Johanne Bono instauratum novissime Alexander IV Pontifex Maximus aliorum complurium monachorum et eremitarum congregationibus adjunctis amplificavit”.

AA. VIII, 288ss.

J. PAMPHILUS, Chornica, f. 30. Nessuno degli storici prima di Panfilio sapeva nulla di questi vari gruppi, essi sono perciò una sua costruzione.

R. EMERY, The Friars of the Sack, in Speculum XVIII (1943), 323-334 e H. F. CHETTLE, in Downside Review, ottobre 1945, pp. 240-251 e EMERY, ibid., ottobre 1951, pp. 520-521. L’errore di Panfilio fu riconosciuto prima dagli storici agostiniani: Vfr. 452. Gli Agostiniani ottennero Lamballe, Orleans, Tournai, Paris, Rouen, Verdun in Francia e Acre in Siria. A queste sette case si dovrebbe aggiungere Stamford in Inghilterra (Cal. of Papal Registers III, 69) e in Francia Angers (AFM XIX, 73) e Bayeux (BEZIERS, Histoire de la ville de Bayeux (Caen, 1772), 35). Gli Annales Dunstaplenses (MGH. SS. XVIII, p. 512) raccontano la soppressione dei Frati del Sacco e aggiungono: “unde multi ex eis ad alias religiones convolarunt”. Sebbene questo Ordine nella sua totalità non si unisse agli Agostiniani, rimane la possibilità che che membri di Giovanni Bono che vivevano in comune ed erano conosciuti come Fratelli della Penitenza, si unissero all’Ordine (vedi sopra).

Cum fratres heremi, 5 dicembre 1232: AUVRAY 986; TORELLI, Prefazione al vol. II.

Et cum (sanctus Augustinus) in heremo Tuscie multos fratres heremitas invenisset sancte vite, demum aplicuit ad locum nostrum qui dicitur Centumcellis qui fuit, ut dicitur, primus locus conventualis ordinis nostri, et cum illis fratribus per biennium morabatur, quibus etiam regualm et modum vivendi tradidit...quod ex antiquis legendis non abbreviatis colligitur”: AA. IV, 301; Vfr. 24. La posizione di Centocelle non è sicura. Generalmente si pensa si tratti di Civitavecchia e Lanteri accetta questa versione (CRUSENIUS I, 236), ma altri la collocano vicino a Corneto, che fu sua fondazione (CRUSENIUS I, 296).

Pium est del 15 dicembre 1243; Justis petentium del 30 marzo 1244 (BERGER 326, 759).

Era diretta ai vescovi “per Lombardiam, Tusciam et Romandiolam ac Tervisinam, et Anconitanam Marchias, Campaniam maritimam et regnum Sicilie constitutis”. Questo è interessante poichè considera tutte le case eremitiche in questione come una unità, sebbene la loro unione non fosse ancora una realtà. Vedi E. 21; P. 16425.

COTTINEAU, Rèpertoire II, 2011.

Cum vos et del 26 marzo 1244: BERGER 578; TORELLI IV, 456.

Vedi Appendice I.

TORELLI IV, 247. Nel 1170 Alessandro III li rimproverò per aver ricevuto nel loro Ordine ragazzi che non avevano ancora 14 anni; ibid., p. 81.

LANTERI, Postrema saecula sex religionis Augustinianae (Tolentino, 1858), 3 vol., vedi Introduzione. ESTEBAN sviluppò le sue idee esp. in AA. IV, 274ss. Persino Victor MATURANA, la cui Historia general de los Ermitaños de San Agustin, 5 vol. (Santiago de Chile, 1912-1913) attirò la collera di Esteban per aver rotto con la tradizione Agostiniana (AA. V (1913) accettò la maggior parte delle congregazioni italiane di Panfilio (II, 34ss). A. DE ROMANIS, L’Ordine Agostiniano (Firenze, 1935) ruppe con questa tradizione.

TORELLI IV, 508; AA. IV, 274; Hh. 2, n.26 nell’Archivio Generale di Roma danno la data del 13 agosto 1248.

TORELLI V, 664: “et aliae aliorum vocabulorum nuncupationibus censebantur”.

TORELLI IV, 379; I cronisti spagnoli J. JORDAN e F. FABRIAN preferiscono gli Eremiti di Giovanni Bono: P. M. VELEZ, Leyendo nuestras cronicas, 2 vol. (Escorial, 1932), 697, 777.

TORELLI IV, 387. L’originale era a Nostra Signora delle Grazie, monastero di Lisbona.

Era indirizzata ai vescovi di Germania: L. KORTH, Papsturdunden aus dem ehemaligen Minoriten-Archive von Köln, in Mitteilungen aus dem Stadtarchiv von Köln, fasc. 16 (1889). Korth attesta che Potthast non conosceva questo documento, sebbene fosse citato nel Bullar. Franc. II, 117. Tra parentesi vorremmo accennare che la Dudum dilectus filius noster R(ichardus) del 5 novembre 1258 che manca in Potthast, sembra una evidente falsificazione, nonostante il suo editore non la riconosca come tale: N. STREGANZ, Papstbullen im Archiv der nordtirolischen Franziskaner-Ordensprovinz, Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, N. F. VI (1891), 454.

P. 16427.

BERGER 4430. Fu inviata a “priori et fratribus heremitis in Alamania” e lo stesso giorno al priore e frati eremiti in Ungheria: le parole ordinis sancti Augustini non sono usate in nessuno dei documenti, nè furono usate quando Urbano IV concesse gli stessi privilegi: E. 371 ( senza data), sebbene P. 18445 le aggiungesse senza motivo.

P. ARCHANGEL GUIN (morto nel 1672), Chronologia conventuum provincie Provincie, Ms 5-H-29 del dep. Bouches de Rhone, tentò di collegare Lerins con l’agostinismo africano e aveva fatto iniziare il suo monastero da S. Onorio, un monaco di Lerins, ma non potè portare una sola prova.

HERRERA I, 69.

TORELLI IV, 506. Quia salutem.

Cal. Pat. Rolls Henry III 1247-1258, p. 49.

                      Close R. Edw. III 1349-1354, p. 484.

P.R.O.C. 143, schedario I, n. 38. Il Dr. Emery di New York gentilmente richiamò la mia attenzione su questo documento non pubblicato.

Chronicle of England, 153.

A. G. LITTLE, Tractatus fr. Thomae vulgo dicti de Eccleston De adventu fratrum in Angliam (Paris, 1909), 129.

Dettagli verranno forniti nella mia storia della Provincia Inglese che apparirà tra breve. A. GWYNN, The English Austin Friars at the time of Wycleff (London, 1940).

DENIFLE-CHATELAIN, Chartularium Universitatis Parisiensis I (Paris, 1889), 405.

HERRERA I, 124; Liber quotidianus contrarotularius Garderobe... Eduardi I anno 28, p. 27.

Il 21 marzo 1264 Giovanni da Gubbio si firmò “prior provincialis Fr. Er. in regno Francie”: E. FEYS e E. NELIS, Les cartulaires de la prèvôtè de Saint-Martin à Ypres, II, n. 231 e nel 1265 la provincia Inglese tenne il suo capitolo provinciale: Chartulary of Clare (Brit. Mus. Harleian Ms. 4835), fol. 9ro.

  Monumenta Romana episcopatus Vesprimiensis (Budapest 1896), I, 252: “frater Andreas prior eremitarum de Buda”; essi ricevettero la Regola di S. Agostino nel 1263-64: Ibid., pag. 144.

G. FEJER, Codex diplomaticus Hungariae, 40 voll. (Budapest 1829-44), VIII (6), p. 29. Esiste la forte possibilità della loro identità con gli Erermiti di S. Paolo: Monumenta Vaticana historiam regni Hungariae illustrantia, ser. I, vol. 2 (Budapest, 1885),  n. 390, ma una delle loro case precede di 25 anni la fondazione dei Paolini nel 1250: FEJER III (2), 34.

AA. IV, 327. Negli Acta Sanctorum Ungariae II, pp. 49, è stato pubblicato un Elogium B. Viti Varadiensis sive Pannonii O.E.S.A. auctore Prospero Chule (=Cherle), che è senza valore storico. X. SCHIER, Memoria Provinciae Hungariae Augustinianae antiquae (Graz, 1778), 10 cita il sermone 158 di Enrico di Friemar, ‘Sermones de Sanctis’, che non è a mia disposizione.

Leyendo nuestras cronicas (Escorial, 1932), 569.

T. HERRERA, Historia del convento de S. Augustin de Salamanca (Madrid, 1652), p. 2.

HERRERA, Alph. Aug. II, 509.

Ibid. II, 466 (Torres V) e 289-290 (Pennafirma).

Cum quaedam salubria, AA. IV, 297; Vfr. 451, n. 10; P. 15928.

Edizione critica in AA. V, 1-4; traduzione in The Tagastan VII (1943), 55-88.

Vedi l’eccellente discussione in Vfr. 450, n. 9. Quando nel 1272 Guadalosti (vescovo di Pistoia 1251-57), dette agli eremiti di Vallebuona il permesso di entrare nella sua città, scrisse: “Mire devotionis propositum, vestris studiis non, ut credimus, humanis, immo potius celestibus revelationibus iudicatum, de costruenda ecclesia nova infra muros circlarum pistoriensium...” AA. XVII, 366. Guadalosti fu un Canonico Agostiniano: EUBEL, Hierarchia I, 246.

Episcopo Foroliviensi scribit de quaestione quae inter heremitas Ordinis Sancti Guilelmi et fratrem Johannem tunc priorem generalem ipsorum, super ipsius prioris insufficientia exorta est, in qua Hugo tituli Sanctae Sabinae presbyter cardinalis, partibus auditor datus est. Innocentius post cessione, voluntriam eiusdem Joannis, episcopo mandat, ut ‘Gunbertum’ dicti ordinis fratrem ab ordine electum, si canonica fuerit electio, confirmat”: Bolla Dilecti filii fratres, 18 agosto 1254; BERGER 7964.

Monumenta Boica XXVI, n. 2, 15 ottobre 1250.

Litteras nostras, 17 giugno 1256 (P. 16425), contiene la bolla Recordamur liquido, ma si limita ad alcune frasi  introduttive alle nuove regole della Licet Ecclesie. Vedi note 262 e 273 concernenti la Recordamur liquido.

“...atque inter se discrepantes circa habutum exteriorem ad conciluim accurisse”: WADDING, Annales Min. IV, 452; CRUSENIUS I, 22.

Diffinimus et ordinamus quod nullus frater portet pro cingulo cordulam ad modum Minorum fratrum, aut cingulum cum mappis aut cingulum de serico, aut Bursam, aut cirothecas (sic) aut muscum aut pater noster de ambra vel cristallo. Quod si quis contrafecerit, per priorem suum talia auferantur, et imponant ei poenitentia, trium dierum in gravioribus culpis”: AA. II, 300.

Enrico di Friemar iniziò questa moda basando il suo assunto su un sermone Pseudo-Ambrosiano: AA. IV, 300; Vfr. 452, n.11. In seguito interi libri apparvero sull’argomento come T. BARILARI OSA, Speculum carissimum verissimumque utriusque habitus nigri et albi heremiti Augustiniani (Rimini 1620). La questione dell’abito divenne oggetto di animate argomentazioni nelle controversie con gli Agostiniani Scalzi; per es. MAURITIUS A MATRE DEI, Sacra eremus Augustiniana (Chambery 1658). Friemar non conosce la leggenda dell’apparizione della Beata Vergine a S. Monica alla quale viene mostrato l’abito di vedovanza, che la Madonna stessa aveva indossato e che era, naturalmente, come l’abito delle monache Agostiniane.

SALIMBENE scrisse (MGH-SS XXXII , 254): “... cum prius omnes Heremitae in quinque diversitatibus discrepantibus partirentur, ut oculis meis vidi. Nam erant Heremite qui dicebantur Sancti Augustini et Heremite qui decabantur Sancti Guilelmi et illi de Favali et Britti et Jambonitani. Fuit enim quidam Hoannes Bonus qui fuit tempore beati Francisci, qui congregatione, Heremitarum fecit: cuius corpus diebus meis Mantue est sepultum, et cujus filium vidi et cognovi fratrem Mateum Mutinensem et pinguem. Ad congregatione, istius ultimi omnes alie sunt reducte, ut in illa unione primitus caput esset. Verumtamen impleta est scriptura que dicit Jere, XV ‘ferrum numquid federabitur ferro ab aquilone et es?’. Nam quod nova testa capit inveterata sapit”. Il passaggio è tipicamente di Salimbene. La sua penna sarcastica trova facilmente parole sprezzanti per coloro che non gli piacciono e dà una ragione per la sua personale antipatia verso gli Agostiniani a p. 400: “Caput vero Helysei habere non potui quia Heremitani sine licentia abstulerunt et asportaverunt illud”. Malgrado questi limiti, la cronaca di Salimbene ha un considerevole importanza per comprendere l’opinione popolare del suo tempo e senza dubbio esprime il pensiero del popolo circa Mantova, dove i frati di Giovanni Bono molto probabilmente incoraggiarono questa opinione. Gli Agostiniani non furono del tutto innocenti nella creazione della animosità così chiaramente espressa da Salimbene. L. KORTH, in Mitteilungen Stadtarchiv Köln XVI (1889), n. 23 pubblicò per la prima volta la bolla A vestra sollicite del 30 marzo 1259 nella quale Alessandro IV ammoniva gli Agostiniani perchè evitassero qualunque cosa che potesse irritare i Francescani, e si mostrava sorpreso che essi, per eludere il suo comando di non accettare Francescani nel loro Ordine, prima di riceverli facessero far loro la professione secondo la Regola di S. Benedetto o una simile.

propter magnam famam et personae reverentiam”: AA. IV, 425. Dal momento che Enrico di Friemar conosceva personalmente Lanfranco, la sua testimonianza è preziosa.

La precedente iscrizione “Hic sunt ossa B. Lanfranchi Septala Mediolanensis...” come riportata in vari testi storici (ad es. TORELL IV, 690-694) è stata sfortunatamente cambiata da qualche persona ben itenzionata che non era familiare con le leggi della chiesa in merito alla venerazione dei Beati. HERRERA II, 4: dice che dal 1466 esisteva un quadro di Lanfranco nella chiesa di S. Maria della Cella, con l’aureola e la scritta: “B. Lanfranchus de Mediolano”.

TORELLI IV, 694.

Circa la famiglia Settala e il suo monumento in S. Marco vedi Archivio Storico Lombardico, ser. 3, XVI, 61 e le opere letterarie ivi citate.

ASS 22 ottobre, n. 109-111 e 259.

Nota 220 sopra. Potrebbe anche essere che Lanfranco, quando entrò nell’Ordine, fosse più vecchio rispetto alla media dei candidati.

Quadam turpi et horribili aegritudine, quae diebatur morphea, quae quidem infirmitas membrum seu principium leprae erat. Discurrebat enim ipsa infirmitas per totum corpus ipsius a genibus supra, excoriando cutem superioris corporis dum scalpebat, et faciendo sibi carnem rubicundam etiam cum sudebat” (Proces.  n. 109).

Obsecre te, pater mi, quod si maior honor Dei est, et melius animae meae intercedere digneris pro me ad Dominum, ut si precibus et meritis liberet me ab infirmitate mea; credens firmiter, quod si dictus fr. Johannes Bonus rogaret pro eo, quod ipse liberaretur ab infirmitate praedicta. Et dixit testis, quod post novem dies antequam ipsa arca obturata foret, perpendit et vidit sanitatem sibi redditam et integre restitutam, ita vere quod nulla vestigia seu stigmata infirmitatis praedictae in eius corpore videbantur: qod quidem verum est prout ego notarius et D.A. episcopus venerabilis Mutinensis et prior S. Marci vidimus manifeste aliqua non esse signa in corpore ipsius testis occasione praedicta, cum idem nobis suum corpus honeste nudatum plenius demonstrasset” (Proces.  n. 109).

V. ADAMI, Spigolature di archivio sulla chiesa e convento di S. Marco in Milano, Archivio Stor. Lombard., ser. 7, vol. III (1938), 436-447.

Apostolicae sedis provisio del 9 aprile 1256 (P. 16335), che ordina a tutti i  provinciali, priori e frati di obbedire al nuovo generale. Dalla timbratura di questa bolla è evidente che la Licet Ecclesiae fu pubblicata il 9 aprile e non il 4 maggio come molti editori hanno affermato: AA. IV 441-443.

Certum etiam est ad externas nationes statim Italos fuisse dimissos, viros zelo ac pietate ferventes, qui ibidem tunc monasteria erecta dirigerent, nova conquirerent, unita realiter possiderent...”: CRUSENIUS I, 8.

S. LOPEZ, Cenni Storici sulla provincia Agostiniana dell’Umbria, Libretto giubilare per il moltoRev. Costanzo Marcelloni (1933), 18: “...d’inviare là dei frati italiani, probabilissimamente ignoranti di quelle lingue ed usi e costumi?”. Lopez dice che l’affermazione del Crusenio non può essere provata da documenti contemporanei o posteriori, ed Herrera, che scrisse pochi anni dopo di lui, si lamentò di non poter trovare la fonte della storia di Crusenius.

Sunt tamen qui Augustinianis fratribus istum in primo eorum ad Angliam accessu, se mox adiunxisse ferant... Porro Lanfrancus Mediolanensis primus eorum praeses generalis, illos fratres A. D. 1252 ad Angliam pro quaerendis illic sedibus misit, antequam essent ab Alexndro IV, Romano Pontifice, post sui Augustini apparitione, ecstaticam admissi, ut ex eius bulla claret...”: BALE, Scriptorum Illustrium Brytaniae pp. 302-3 basa la sua opera su Collectanea scritta da Thomas Colby’ attorno al 1400. Colby potrebbe aver raccolto le sue note dal Registrum theologorum Ordinis Eremitarum Divi Augustini nella libreria degli Agostiniani a Londra che pare contenesse dati biografici: J. BALE, Index Britanniae Scriptores, ed. POOLE-BATESON, Oxford, 1902, pp. 186-7. Il miglior resoconto dei lavori di Sengham in J COX RUSSEL, Dictionary of Writers of 13 century England (London, 1936) in London Bulletin of the Institute of Historical Research, suppl. 3. Sospettiamo che il Liber Historiarum venerabilis fratris Willelmi de Clare, che il frate Thomas di Tyfford prese in prestito dagli Agostiniani di Clare nel 1299 fu scritto da SENGHAM: Chartulary of Clare, Brit. Mus. Harl. 4835, fol. 41r.

AA. VI, 53-58.

CRUSENIUS 1,8.

v. nota 205.

AA. VII, 18ss dove sono raccolte notizie di tulle le provincie

AA. XII, 158.

Una storia dettagliata del grande Convento di S. Anna a Parigi e le due fondazioni a Montmartre (1259) e a Chardonnet (1285) non è stata ancora scritta. Il suo carteggio (LL 1471 negli Archives Nationales) fu usato per la prima volta da E. RAUNIÈ, Epitaphier du vieux Paris 1 (ibid., 1890), 151-219, ma era sconosciuto a BERTY-TISSERANT, Topographie historique du vieux Paris (ibid., 1887), 241-262. Questi due scrittori forniscono un resoconto migliore della maggior parte delle storie su Parigi. Un dettaglio della vita del Beato Angelo da Furci è stato trascurato da tutti i biografi di Egidio: “Qui (Egidius) sibi mox eum (Angelum) recepit in socium et in suum pariter hospitium; erat enim domus ipsius ordinis (Montmartre) in ipsa Parisiensi civitate nimis distans a contrata seu parte civitatis ubi studium regebatur; qua de re cuncti tunc temporis pro studio accedentes per conducta hospitia propriis in omnibus sumtibus permanebant”: ASS Febr. 1, p. 936. Materiale di valore per la storia della casa Parigina può anche essere trovato nella Biblioteca Angelica di Roma: Cod. 1416, nella Biblioteca Pubblica di Lione: Mss. 199, 841 e a Tolosa: Catalogue de l’histoire de France V, Paris 1858, cap. V.

Egidio andò a Parigi probabilmente all’età di sedici anni, il che indicherebbe l’anno 1261. Vedi la cronologia della sua vita di G. BRUNI in Collezione di testi Filosofici inediti e rari XIII (Napoli, 1935); MOE’, Recherches, 290 e 307, n. 3. Dal momento che molte notizie fino al 1274, specialmente di capitoli generali e provinciali, sono andate perdute, non possiamo dare un resoconto dettagliato dell’educazione all’interno dell’Ordine in questo periodo. Per un eccellente trattato sulla formazione nell’Ordine agli inizi del XIV secolo vedi A. ZUMKELLER, OSA, Hugolin von Orvieto und seine theologische Erkenntinislehre (Würzburg 1941), 47-72.

Vfr. 47. I contemporanei non hanno dubbi sul fatto che l’opinione di Giordano fosse corretta. Vedi nota 329 infra .

de communi capituli assensu... unanimes consenserunt”: Licet Ecclesie.

quod unioni non consenserunt imo contradixerunt”: Ea quae iudicio del 29 agosto 1266: P. 19807.

Licet olim pro, 22 agosto 1256: P. 16528, RONCIÈRE 1452.

Vestre religionis meritis (19 febbraio 1263: ASS 10 febbraio, appendice 26) ripete le accuse del superiore dei Gugliemiti: “Nonnulli tamen ex vobis, assumpta audacia, quod sub leviori pugna de antiqui hostis versutiis facilius triumphabunt, humanae fragilitatis seducti consilio ad mitioris ordinis observatiam aspirantes, ad Ordinem Fratrum Eremitarum Sancti Augustini proprio motu se trasferre praesumpserunt”.

Hinc est quod, cum dilectis nobis fratribus ordinis sancti Guilelmi quasdam possessiones apud Grez donassemus pro nostre anime remedio incolendas et cum propter transumtatione, in ordinem sancti Augustini factam in capitulo generali per dominum papam talibus possessionibus non liceat eis uti...”: A. VON JAKSCH, Monumenta historica Ducatus Carinthiae (Klagenfurt, 1906), n. 2639.

Monumenta Boica XXVI, n. 14: AA. XIII, 520.

De voluntate dicti domini Richardi sancti Angeli diaconi cardinalis, cui curam predicti ordinis Eremitarum Sancti Augustini eadem Sedes commisit, tamquam in arbitrum abitratorem, et amicabilem compositorem super causis litibus et questionibus ejusdem, que erant, vel esse possent super predictis”. Questo lungo documento papale Ea que iudicio è datato 29 agosto 1266. Fonte in Vfr. 452. Il testo è pubblicato anche in FÈJER, Cod. dipl. Hungariae IV, 3, 347-358 e in M. FELIBIEN, Histoire de la ville de Paris (Parigi, 1725), III, 234-238, ma non è stato prodotto dall’Empoli.

Questa di Porta Coeli è differente da quella di Himmelspforte vicino a Helmstadt nel Brunswick, e da Porta Coeli, De Hemelsche Poort, in Belgio, che fu anche chiamata Baseldonck ed i suoi membri Baselaars, e che fu la più antica casa dei Gugliemiti nei paesi ultramontani, fondata nel 1205: Analectes XXXII (1906), 46.

La maggior parte degli editori della Ea quae judicio hanno letto “Corona Marie de Fuvisene, Constantiensis Diocesis”, ma, dopo un accurato esame dell’originale del registro papale, Bernouilli potè chiaramente leggere Tuwingene, cioèTübingen: Württembregisches Urjundenbuch (Stuttgart, 1833ss) VI, 508. Il monastero di Mariakron in Oberried, la cui storia è stata scritta da F. GIESLER, Die Geschischte del Wilhelmiten-klosters in Oberried (Freiburg, 1912), non offre nulla per quanto riguarda questo periodo. A. Neuscheler della Biblioteca Universitaria di Tubinga gentilmente richiamò la mia attenzione sul domumento della sua fondazione, il 25 marzo 1252, stampato in M. GERBERT, Historia Magana Silvae Ordinis sancti Benedicti coloniae (St. Blasius, 1788) III, 157 e la letteratura fino al 1904 in F. X. KRAUS, Die Kunstdenkmäler des Grossherzogtums Baden (Freiburg, 1904) VI, 1, p. 316. Gli Agostiniani entrarono nella città di Tubinga nel gennaio 1262: “Quod nos ad ampliandum divini nominis cultum et remedium animarum nostrarum viros religiosos fratres ordinis eremitarum Sancti Augustini locavimus infra muros nostre civitatis”: Württemb. UB VI, 45.

O. DOBENECKER, Regesta diplomatica necnon epistolaria historie Thuringiae (Jena, 1925) III, n. 3518. La fondazione del monastero è collocata di regola nell’anno 1253: W. REIN, Burg Scharfenberg und Kloster Wissenborn, in Zeitschrift des Vereins für Thüringische Geschichte und Altertumskunde VI (1865), 285-300, con una registrazione dei documenti disponibili. L’archivista della Thüringisches Landeshauptarchiv, Weimar, richiamò la mia attenzione su alcuni documenti a Gotha. Il monastero si disciolse al tempo della Riforma.

Vedi appendice.

Die Zahl der zurückgebliebenen Klöster war im Verhältnis zu denen, die den Augustinern blieben nur klein und niemals konnte sich der Orden von diesem Schlage erholen “: REIN in: Archiv für sächsische Geschichte III (1865), 202.

Il capitolo di Wallincourt tenuto il 10 novembre 1619 impose una tassa su tutti i monasteri per recuperare il convento di Parigi che era stato perduto “per simplicitatem aliquorum fratrum et fraudem quorundam Benedictinorum”: JUTEN, Analectes 46. “Hodie (1623) in tota Germania vix duo reperiuntur Guillermitarum coenobia, in Belgio circiter sex supersunt, in Gallia totidem, ac in his paucissimi religiosi”: CRUSENIUS 1, 17. Per ironia della storia la casa madre di Malavalle  fu data agli Agostiniani: Histoire des ordres monastiques religieux et militaires (Paris, 1721) VI, 142.

Mons Fabuli, Faballo (de Monte Fabuli) monasterium sancti Benedicti, Cisterc. Ordinis, Pensauriensis diocesis”: P. KROFTA, Acta Urbani VI et Bonifatii IX (Prague, 1905), n. 365.

ASS 10 febbraio, paragrafo 8 dice che Gregorio XIII concesse la festa di S. Guglielmo agli Agostiniani il 25 luglio 1556, ma che era da loro celebrata già dal 1291: AA. V, 77, anche VIII, 192 e XVI, 167.

Così KOLDE, Deutsche Aug. Kongreg. 13; LITTLE in Cambr. Med. Hist. VI, 760 e MONAGHAN in The Tagastan XIV (1951), 27.

Justis petentium, 23 ottobre 1257: LOYE- CENIVAL 2299.

J. B. PIERRON, Die Katholischen Armen (Freiburg, 1911); H. GRUNDMANN, Religiöse Bewegungen des Mittelalters (Berlin 1935).

LOYE- CENIVAL 2299.

Memorie spettanti alla storia...di Milano (ibid., 1764-1774) VIII, 134-135.

Odo Visconti, arcivescovo di Milano il 24 novembre 1272 dette al vicario Aliprando Visconti il comando “ut fratres de S. Marco Mediolani in possessionem inducat loci Sancti Augustini alias fratrum pauperum Catholicorum”: E. LATTES, Repertorio diplomatico Visconteo (Milano 1911) 1, n. 13; L. ZANONI, Valdesi a Milano nel secolo XIII, in Archivio Storico Lombardo 39 (1912); Torelli IV, 545, 607.

Vfr. 57-58.

Vfr. 342-344.

AA.  III, 29-31.

Nos attendentes quod in eodem loco plures domos vestri ordinis habere non congruat... indulgemus, ut... uno locorum ipsorum qui commodior fuerit reservato, reliquum vendere seu commutare, distrahere aut alias etiam alienare libere valeatis”: Cum sicut vestra, 12 aprile 1256, RONCIERE 1314; AA. IV, 441.

BSA IV, 55.

Iis qui relictis, 30 giugno 1268: in Germania (Württ. UB. VI, n. 1978), in Aquitania (AA. V, 354), in Spagna (Gratia conditoris, 9 giugno 1268; AA. V, 423). Persino più severa è la Rem in oculis del 4 aprile 1268 (TORELLI IV, 741-2), che fu diretta a tutte le autorità ecclesiastiche, nella quale il papa usa l’espressione “gravamen indebitum tolerare non intendimus et debemus... auctoritate praesentium districtius prohibemus”. In aggiunta il Papa protesse gli Agostiniani a Reggio (TORELLI IV, 711), a Pisa (Ib. 720), Lovanio (ib. 330), Treviso (HERRERA II, 466-7) e appoggiò il loro programma di costruzione a Verona (TORELLI IV, 675-6), Bologna, (ib. 735-6), Teramo (ib. 745), Perugia (ib. 676), Treviso (HERRERA II, 466-7) e Rosia (REPETTI II, 274).

Otho dictus de foro, Otho judex et quidam alii maligno incitati spiritu nostram domum (Vienna) damnabili praesumptione destruxerunt anno 1266”, SCHIER, De monasteriis Austriae notitia 60. - “Anno Domini 1273 consules et iudices Erfordi cum universitate confregerunt domum fratrum Augustiniensium non permittentes ipsos in Erfordia habitare”: Chronica S.ti Petri Erforensis, MGH SS. XXX (I), 406. - “Destructa fuit domus Sancti Augustini in Nulenberc (Nurenberc) a populo, rege minime prohibente”, Annales Basileenses, MGH SS. XVII, 198.

Come nel caso di Ypres del 22 aprile 1265: E. FEYS e E. NELIS, Les cartulaires de la prèvôtè de Saint-Martin à Ypres (Bruges, 1880) II, 238; e per Lovanio l’11 maggio 1268, Archiv. Conv. Gand., Ms. J. Rivii, fol. 36; Oxford sotto Gregorio X: LITTLE  in Vict. Co Hist. Oxford, II, 143.

Inter alias solicitudines, 28 marzo 1257: LOYE CENIVAL 1874. La lettera del cardinale è acclusa. Il Bullarium Franciscanum non da documenti concernenti il cardinale protettore fino al maggio 1263, quando Giovanni Gaetano Orsini seguì Gregorio IX ed Alessandro IV  in questo incarico. La nomina papale dette a Gaetano “gubernationem et correctionem dicti ordinis” con il diritto “ordinandi, statuendi, et faciendi omnia per te vel alium seu alios, tam in spiritualibus quam temporalibus, quae ad salubrem statum memorati ordinis generaliter et specialiter expedire videris... et alia execere quae dicti fratres eorumdem predecessorum gerebant” (l’ultima parte dell’originale è mutilata), SBRALEA, Bull. Franc. II (Roma, 1761), 467-8.

Sic ordo fratrum heremitarum Sti Augustini a suis primordiis gratia cooperante divina de virtute in virtutem successive profecit, quod velut lignum fructiferum in ellesie agro plantatum flores proferens copiosuis honestatis et producens uberius fructum vite, precelsa regularis observantie sanctimonia et preclaris virtutum operibus specialiter extitit insignitum”: Sic Ordo fratrum del 10 aprile 1258: EMPOLI 30, LOYE-CENIVAL 2505, POTTHAST 17232. Vedi anche Caelestis amor patriae del 14 giugno 1255, POTTHAST 15922 e Vobis assidue del 27 aprile 1256, POTTHAST 16346, EMPOLI 17.

Per es. il Vescovo Enrico di Basilea scrisse il 18 settembre 1269: “In generalem Christi fidelium notitiam jam devenit quod dilecti filii prior et fratres domus Mulnhusensis ordinis sancti Augustini, nostre diocesis, pro innocentia sue vite ac religionis sacre meritis occurrant gratissimi oculis maiestatis... ipsorumque adhuc ferventer expirat affectio, ut per eorum ministerium  salus deo gratissime proveniat animarum”: X. MOSSMANN, Cartulaire de Mulhouse (Strassburg 1883) 1, n. 84; o “Per quorum doctrinam, vitam ac conversatione, non solum nostra civitas immo tota terra recipit salutis aucmentum”: Documento della fondazione di Gmünd A. D. 1284: Württ. UB. VIII, n. 3300.

N. CONCETTI, Vita di S. Nicola da Tolentino (ib. 1932) ha fatto uso del Processo Apostolico di Canonizzazione appena riscoperto; i suoi tre volumi sono stati preparati per la pubblicazione.

Sic ordo fratrum del 10 aprile 1258: P. 17232. Il monastero era meglio conosciuto come S. Bartholomeo de Sestinga e più tardi come badia vecchia di Colonna (di Buriano, Massa Marittima); esso fu fondato prima del 1055, data del suo primo documento conosciuto: SCHNEIDER F., Regestum Senese (Roma, 1911), n. 51 (anche 67, 75, 141, 289, 301). REPETTI, Dizionario... Toscana I, 192 e 785, fece diversi errori. Fu nelle mani dell’Ordine fino alla sua soppressione da parte di Leopoldo I.

Il Vescovo Bartholomeus Voratus di Spoleto dette agli Agostiniani la chiesa di S. Nicola su richiesta del Cardinale Riccardo: TORELLI IV, 714.

In loco novo in Castro Molarie tunc accepto”: AA. II, 225. Uno studium vi fu immediatamente istituito come appare dagli atti dei capitoli provinciali tenuti a Civitavecchia nel 1275: “Diffinimus quod frater Leonardus de Viterbio legat in conventu de Molaria”: l. c. 227. Nel 1427 Martino V costrinse gli Annibaldi a vendere Molaria ai Colonna e nella guerra del 1431 tra i Colonna ed Eugenio IV, Molaria fu completamente distrutta e non riscostruita. Pio II la chiamò "deserta" nel 1463: Archivio IX, 396, e RE in Enciclopedia Italiana VII (1929), 394. Con il castello anche il monastero fu distrutto, e da quel momento non se ne sa più nulla: CRUSENIUS I, 299.

AA. VIII, 286; XVIII, 404 e appendice.

AA. II, 225-6.

AA. XII, 100. Il Cardinale Riccardo autorizzò la vendita e il trasferimento di S. Matteo in S. Spirito a Firenze: ib. 107. S. Matteo esisteva prima del 1233: DAVIDSSOHN, Forschungen... Florenz IV, 491.

Ea quae iudicio, vedi nota 331 supra.

Biografie in TORELLI IV, 453 e BSA II, 47.

Württ. UB VII, 487.

D. PACHI, Ricerche istoriche...della Garfagnana (Modena, 1785), 95.

La Provincia tedesca include anche tutti i paesi dell’est, come Polonia, Boemia, Austria ecc., vedi appendice.

Il primo documento conosciuto di Guido come priore generale fu scritto al capitolo generale di Perugia l’8 maggio 1265 e confermò l’accordo tra il Capitolo di St. Martin di Ypres e Giovanni da Gubbio, priore provinciale di Francia: FEYS-NELIS, Les cartulaires II, n. 240.

Württ, UB VI, N 1748; VII, p. 483; The Tagastan X (1946), 25.

AA. I, 372.

J. KRUDEWIG, Das Archiv der Universität und des Jesuitenkollegiums, in MitteilungenStadtarchiv KölnXXXI (1911), 79.

Documento della fondazione in Charter Roll 52 Henry III (C 53/57 m 7). LITTLE in Victoria County History-Oxford II (London, 1907), 143-148.

AA. VIII, 284.

Ad universalis ecclesie regimen: GAY 119.

 

 

6. Il terzo Generale: il Beato Clemente da Osimo (primo periodo 1271-1274)
A causa della mancanza del cognome divenne d’uso comune tra i religiosi del XIII secolo aggiungere il nome della loro città o del monastero al loro nome di battesimo, per poter distinguere un membro da un altro. Nel caso del Beato Clemente entrambi i nomi sono stati usati fino ad oggi. Dalla sua città natale derivò l’aggiunta di “di S. Elpidio” e dal suo monastero quella di “di Osimo”. Questo monastero era situato nella Marca di Ancona, dove i Brettinesi avevano la maggior parte delle loro case. Nella scelta del nuovo generale pensiamo abbia giocato un ruolo significativo il fatto che dopo i Zanbonini e i Toscani anche questa importante Congregazione dovesse essere tenuta in considerazione. Non sappiamo nulla circa i primi anni del Beato Clemente e la sua grandezza come generale può essere testimoniata solo nel secondo periodo (1284-1291) poiché sono arrivati a noi pochissimi documenti riguardanti il suo primo periodo di generalato. Quando si tenne il capitolo generale al castello di Molaria nel 1274, Clemente si dimise e non c’è una singola indicazione che fosse stato fatto alcun sforzo per trattenerlo. Abbiamo menzionato la sua naturale opposizione alla maniera dittatoriale con cui Riccardo diresse l’Ordine, ma ci devono essere state anche ragioni di opportunità politica, che gli fecero considerare più saggio il ritirarsi e sopportare silenziosamente la colpa di altri per evitare un danno più grave al suo amato Ordine. Desumiamo questo dai resoconti di due cronisti Francescani: il primo racconta che gli Agostiniani arrivarono in gran numero al Concilio Generale di Lione in Francia ma con ogni tipo di abito, al che Papa Gregorio X delegò il Cardinale Bonaventura a porre decisamente fine a questo problema, ma il santo morì prima di poter portare a termine il compito assegnatogli . L’altro resoconto viene dalla penna del contemporaneo Salimbene Adami, il cronista più vivace, ma non sempre attendibile, del XIII secolo. Questi racconta che il Papa voleva sciogliere gli Agostiniani assieme ai Carmelitani, così come aveva fatto con altri gruppi minori di mendicanti, ma che il Cardinale Riccardo gli si oppose con tale forza che egli desistette . Ma il Cardinale Riccardo non era neppure al Concilio ; come aveva allora potuto resistere al Papa? Inoltre Salimbene aveva affermato che Riccardo era caduto in disgrazia e che era stato privato del cappello cardinalizio da Papa Gregorio X; poteva un cardinale in disgrazia avere una tale influenza? Tuttavia è anche certo che una durissima battaglia fu intrapresa contro i vari Ordini e che i vescovi riuniti insistevano che venisse rispettato il canone del Concilio Laterano del 1215 che aveva proibito la fondazione di nuovi Ordini e prescritto che, se qualcuno avesse contravvenuto a questa legge, la sua fondazione doveva essere soppressa. Alcuni delegati episcopali potevano aver incluso nella loro richiesta gli Agostiniani, poiché nella loro forma moderna essi avevano certamente avuto origine dopo il Concilio Laterano, ma i rappresentanti dell’Ordine poterono rivendicare che la loro fondazione era precedente all’anno 1215 e pertanto che il canone non poteva essere applicato al loro caso. Il racconto di Salimbene contiene alcune verità, ma è una combinazione di notizie separate come appare da due documenti degli statuti conciliari: uno è una bozza, l’altro la pubblicazione ufficiale; uno letto ai padri al Concilio, l’altro pubblicato a Roma. Nella bozza si legge: “Ceterum Carmelitarum et heremitarum S.ti Augustini ordines qui se asserunt ante dictum concilium institutos in suo statu remanere concedimus, donec de ipsis fuerit aliter ordinatum . La pubblicazione ufficiale, molto più positiva, dice: “Ceterum Carmelitarum et Eremitarum S. Augustini Ordines quorum institutio dictum concilium generale praecessit, in suo statu manere concedimus, donec de ipsis aliter fuerit ordinatum . E’ molto probabile che il Cardinale Riccardo fosse responsabile di questo cambiamento a favore dei due Ordini, dal momento che riuscì a convincere il papa che egli personalmente aveva conosciuto molte case Agostiniane esistenti prima del 1215. Così si riuscì a superare in modo sicuro un punto molto pericoloso e gli Agostiniani dovono ringraziare per sempre il loro protettore se la nave del loro Ordine ha potuto proseguire la navigazione senza far naufragio, ma il Beato Clemente dovette rimanere profondamente sconvolto ed umiliato al pensiero di come era stato evitato di poco il disastro e di come principalmente i membri della sua precedente congregazione, che più a lungo aveva resistito al cambiamento dell’abito, fossero stati uno dei fattori principali dell’atteggiamento sfavorevole del papa. Non è una semplice coincidenza che Friemar sottolineasse la sua gentilezza: “Il nome e il carattere erano identici .  Pensava il Beato Clemente di essere tanto indulgente al punto che la sua debolezza gli impedisse di mettere in riga gli elementi recalcitranti? Una cosa egli imparò da questa amara esperienza: l’Ordine necessitava di unità e quando fu rieletto nel 1284 egli fece dell’unità il suo principale scopo. La legge che un generale degli Agostiniani non poteva accettare un ufficio inferiore al termine del suo generalato, non esisteva ancora e così troviamo Clemente e Giacomo da Perugia come visitatori generali della Provincia Romana nel 1277 . Il successore del Beato Clemente, Francesco da Reggio (1274-1283) ha un ruolo poco importante nel nostro trattato poiché il Cardinale Riccardo morì due anni dopo che egli ebbe l’incarico. Friemar lo chiamò “vir magnae reverentiae et mirae facundiae ac honestatis eximiae , ma egli non portò alcun esempio di queste virtù. Alla fine della sua vita il Cardinale Riccardo vide l’Ordine degli Eremiti di S. Agostino ben stabilito in ogni parte d’Europa. Le sue trasformazioni interne avevano attecchito e il nome di eremiti poteva essere loro riferito come nome poiché essi erano attivi in tutte le attività della chiesa. Le leggi che li dovevano governare per più di 300 anni ricevettero la loro forma finale nel 1274 sotto la guida esperta del Cardinale Riccardo e per mezzo degli sforzi del Beato Clemente da Osimo e del Beato Agostino Novello . Egli prevedeva un brillante futuro per l’Ordine al quale aveva prestato molta attenzione personale, in brillanti teologi come Egidio di Roma e Giacomo da Viterbo, nella splendida disciplina e nella grande santità che fioriva in tutte le Provincie. Il trasferimento nelle città non era ancora completo, ma era sulla buona strada ed erano state fondate molte nuove case. Nel 1276, l’anno della morte di Riccardo, l’Ordine contava 16 case in Inghilterra, 14 in Francia, 7 in Olanda e Belgio, 28 in Germania, 5 in Spagna, 4 in Portogallo, 2 (4?) in Austria, 3 in Svizzera, 4 in Cecoslovacchia e 5 in Ungheria, per un totale di 88 in territorio ultramontano. Il numero esatto di fondazioni in Italia non può essere accertato con sicurezza, perché così poco si sa circa il destino dei precedenti eremi, ma sembra essere garantita l’esistenza di almeno 130 fondazioni in tutta Italia. L’Ordine pertanto era cresciuto da 200 a 300 case tra gli anni 1256 e 1278. Il lavoro di Riccardo Annibaldi è continuato fino a questa data. Senza la sua influenza, guida e controllo l’unione del 1256 avrebbe potuto sfociare in un fallimento. Egli può essere giustamente riconosciuto come il padre del riorganizzato Ordine di S. Agostino.

 

7. IL CARDINALE RICCARDO: Sua influenza e carattere
Nessun cardinale del XIII secolo ricoprì per un così lungo periodo l’ufficio di Riccardo e pochi lo sorpassarono per l’importanza politica. La sua insistenza portò la venuta del conte d’Angiò, il quale stabilì il dominio Francese in Italia e questo a sua volta condusse alla cattività Avignonese dei papi con tutti i danni per la chiesa in generale; ma nessuno avrebbe potuto prevedere questo sviluppo. Il Cardinale Riccardo voleva solo salvare la libertà politica sia della chiesa che di Roma. Il suo ruolo come cardinale protettore dell’Ordine Agostiniano è più conosciuto; questa sua opera ha mantenuto viva la sua memoria attraverso i secoli; soprattutto a causa dei suoi sforzi ebbe luogo, prese forma e fu salvaguardata la Grande Unione del 1256. Riccardo non trascurò mai il compito di promuovere il benessere del “suo” Ordine con amore paterno e con ogni mezzo a sua disposizione. Nessuno dei cardinali protettori dei secoli seguenti ebbe più il controllo completo dell’Ordine come Riccardo , e nemmeno fecero così tanto per il suo benessere. Potremmo solamente indicare il suo terzo grande scopo: stabilire il casato degli Annibaldi tra i più potenti di Roma. Praticamente alla sua morte aveva ottenuto questo scopo; ma Bonifacio VIII disfò il suo lavoro costringendo gli Annibaldi a vendere i loro possedimenti più importanti e di valore alla sua casata, quella dei Gaetani. Quattrocento anni dopo la morte di Riccardo il suo blasone - due leoni e cinque anelli- era ancora usato dagli Annibaldi come loro proprio . Questo era un chiaro riconoscimento che gli Annibaldi lo consideravano come il loro più grande rappresentante. L’amore per la sua famiglia e l’orgoglio per il loro potere erano ben conosciuti ; e furono la causa del suo solo alterco con un papa (Clemente IV) e di una moltitudine di prove come membro della cerchia più intima dei papi che egli servì. L’amore per la sua famiglia lo rese cieco nel caso del suo nipote Saullus Surdu, un buono a nulla che diventò un assassino . La forte volontà di Riccardo è evidente in numerosi documenti che registrano che una decisione era stata raggiunta “in accordo alla volontà del Cardinale” e anche per l’insistenza con cui i suoi comandi erano portati avanti. Questo desiderio di potere, ricchezze e influenze, unito alla sua indole facilmente eccitabile lo potevano facilmente caratterizzare come una personalità collerica. L’asprezza inerente a tale carattere fu nel caso di Riccardo mitigata dal calore di una reale amicizia con uomini come S. Tommaso D’Aquino. Questo santo sembre amasse visitare il cardinale nel suo castello di Molaria, dove convertì nel Natale 1254 alcuni eminenti ebrei che ogni anno erano soliti passare questo giorno col cardinale e dove nel 1272 egli ottenne improvvisa salute per mezzo di una reliquia di S. Agnese . Se un uomo lo si conosce dai suoi amici , allora il Cardinale Riccardo fu uno dei veri grandi uomini del secolo.
FRANCIS ROTH O.E.S.A.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APPENDICI

Le case dell’Ordine Agostiniano prima della Grande Unione
Il mio manoscritto era già ultimato, quando ebbi l’imprevista fortuna di fare visita all’Archivio del Priore Generale a Roma, dove furono messe a mia disposizione le grandi collezioni di Padre Saturnino Lopez e Padre Ignazio Aramburu. In molti anni di duro lavoro questi due uomini dotti avevano trascritto i primi documenti dell’Ordine che erano stati trovati in vari Archivi di Stato in Italia. Un considerevole numero di queste loro scoperte fu pubblicato in Analecta Augustiniana, ma non lo fu il corpo principale, come gli importanti documenti delle prime case nei territori di Siena, Firenze e Lucca.  Se questo materiale fosse stato a mia disposizione fin dall’inizio avrei potuto aggiungere molti dettagli ed evitare errori, ma soprattutto avrei potuto ottenere maggior chiarezza e certezza.
Negli elenchi seguenti cercherò di elencare le case esistenti prima del 1256 e i loro più antichi documenti. Mi sarebbe piaciuto fare una storia delle fonti completa, ma lo spazio non lo permette.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

___________________________________________________________________________
Appendice I

LE CASE IN ITALIA

1. LE FONDAZIONI IN TOSCANA

Nella storia degli Eremiti di Toscana (supra II, 118ss) abbiamo menzionato gli strumenti di vendita al loro capitolo generale di Cascina nel 1250. L’originale non è più disponibile e nemmeno la trascrizione fatta nel 1637 dal notaio Marianus Fundi. Il primo storico ad usare la trascrizione del Fundi fu Th. Herrera, che ricevette la sua copia nel 1642 tramite il procuratore generale Egidio Consoni; essa è conservata nel Ms. 4835 pp. 1116/9 della Biblioteca Nazionale di Madrid. Non c’è molta differenza tra i testi di Herrera e Torelli eccetto che per l’aggiunta della parola “prior” da parte del Torelli. Indicheremo le omissioni di Herrera con ().
Nell’elenco che segue indichiamo i nomi delle case in ordine alfabetico, ma aggiungiamo tra parentesi il luogo che essi hanno nel testo di Torelli, poiché esiste la forte possibilità che la maggior parte dei priori firmasse per ordine di precedenza determinata, dal momento in cui le loro case si erano unite. I nomi locali di molti eremi erano sconosciuti persino ai contemporanei e perciò erano a volte sostituiti con i nomi delle città vicine o delle parrocchie, per esempio S. Antonio del Bosco con Stagia, S. Antonio di Ardinghesca con Pari e Petriolo. Ci è sembrato utile, per un veloce controllo, aggiungere questi nomi, come anche aggiungere gli eremi che non sono menzionati nello strumento di vendita persino se essi dovessero essere solo nomi locali diversi o aggiunte posteriori.
Le sigle usate sono AC= Archivio Comunale; AGR= Archivi del Priore Generale in Roma, Via del San Uffizio 25; AS= Archivio di Stato.
GUIDI= P. Guidi, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, in Studi e Testi, voll. 58 e 98 (Roma 1932). Egli ripubblicò anche il catalogo delle chiese della diocesi di Lucca nel 1260, stampata per la prima volta in BERTINI, Memorie... di Lucca IV (Lucca 1818). Doc. 27.
LISINI = A. Lisini, Inventario delle pergamene conservate nel Diplomatico... A. S. Siena (1908).
PACCHI= D. Pacchi, Ricerche istoriche... della Garfagnana (Modena 1785).     Relazione= Relazioni sullo stato di ogni casa in Italia fatta nel 1650, MSS-AGR, Ii 4 Provincia di Pisa; Ii 5 Provincia di Siena.
SCHNEIDER = F. Schneider, Regestum Senense I (Roma 1911).

1. AGNANO (17): “frater Vincentius, prior de Agnano”. Non si conosce nulla di questo logo, ma è possibile che da qui fosse fondato il convento di Solicciano che si trova nelle immediate vicinanze. REPETTI V, 422.

2. AQUAVIVA (3): “frater Johannes, prior Acquae Vivae”. E’ uno degli eremi più antichi, fu dedicato a S. Giacomo e situato un miglio da Livorno, il cui convento fu fondato da qui. Fu soppresso nel 1652. Il documento più antico è la concessione di una indulgenza di 40 giorni concessa da Gregorio VII nel 1187 (E 391). Mentre la sua autenticità è respinta da KEHR, Italia Pontif. III, 377, il suo contenuto è dimostrato esatto da altri documenti: BSA III, 99ss; REPETTI I, 40b; GUIGGI GIOVANNI, S. Giacomo d’Acquaviva nella tradizione e nella storia, in Rivista di Livorno I (1926) fasc. 5. Il 17 maggio 1255 contava otto membri: Arch. Capit. Pisa, Trasunte delle pergamene VI, n. 1029.

3. ARDIGNETA o ARDENGHESCA (1) : “frater Simon, prior eremitarum Sancti Antonii de Ardenghesca”. Fu conosciuto anche come Selvagiunta (Silvaiuncta) ed era situato a circa  quattro miglia dalla parrocchia di Pari, nome con il quale era anche conosciuto (LUBIN 300). Una iscrizione pubblicata dal LANDUCCI e da altri assegnava questa fondazione ad un eremita di nome Biagio, che visse al tempo di S. Antonio l’eremita, ma è così piena di anacronismi che la sua autenticità può essere comodamente rifiutata. La fondazione esisteva prima del 20 aprile 1206, quando il suo priore Bannerius ricevette un pezzo di terra dai conti di Ardenghesca: SCHNEIDER I, n. 426. Dopo il 12 maggio 1211 era nelle mani dei Guglielmiti: SCHNEIDER n. 484 e 828 (1230). Non si sa quando si unì alla Congregazione degli Eremiti di Toscana: Vfr. 447/8. Accettare eremi separati per i Gugliemiti ed Agostiniani potrebbe anche essere stato possibile, tuttavia non esiste un solo fatto storico che lo confermi. Papa Eugenio IV lo chiamò “S. Antonius super balneum Petrioli” nome col quale è conosciuto ancor oggi: AA. V, 378. REPETTI II, 72.

4. AREZZO (48) : “frater Accursus de Valle Bona de Aritio”. Nel 1257 i frati si spostarono da S. Maria Maddalena in città dove costruirono S. Agostino: P. FARULLI, Annali....di Arezzo (Foligno 1717) 38; TORELLI V, 671.

5. ASCIANO (16) : frater Accursius, prior S.ti Bartholomaei de Asciano”.

6. ASCIANO (20) : “frater Philippus, prior de Asciano”.

7 ASCIANO (21) : “frater Amicus S.ti Bartholomaei de Asciano”. La città di Asciano era situata sul fiume Ombrone nella diocesi di Arezzo. Per risolvere le difficoltà di due priori nello stesso luogo il TORELLI (in IV, 458) propose che qui come in altri luoghi vi fossero due comunità, una dentro e una fuori della città. Dopo il 1256 fu mantenuto solo un convento e nel 1557 questo fu unito a Monte Sansavino: LUBIN 26; REPETTI III, 523.

ASINALUNGA= Vallesi.
BAGNO DI PETRIOLO= Ardenghesca.
BAGNOLOCO = S. Fiora.
BARGA= Sommo Cologno.
BIANCANE, BIGIANO, BISIANUM, BINGONIENSE = Brancane.
BOLCIONE = Cassina
BOLOGNA = n. 62 e Labeto.
BONDIOLO = Faenza
BOSCO, S. Antonio de = Selvamaggio

8. BRANCANE (44) : “frater Bonaiutus, prior de Brancani, alias Brancanis”. AGR: ii 4 fol. 210/4 pone l’eremo a circa tre miglia da Pistoia. Il 3 gennaio 1254 Guadalosti, vescovo della città, concesse una indulgenza di 40 giorni al “heremitorium quod cum cappella prope Giulianum in loco qui dicitur Biancane de novo sit constructum”: AA. XVII, 364. Il luogo era anche chiamato Bigiano: REPETTI I, 326. La chiesa, dedicata a S. Alessio, fu consegnata agli eremiti di Vallombrosa nel 1275, quando gli Agostiniani si trasferirono in Pistoia, dove officiarono l’oratorio di S. Antonio abate in Panatano. Negli anni seguenti Brancane ritornò agli Agostiniani e nel 1458 Papa Callisto III la unì a S. Spirito di Firenze: SCHIAPARELLI, Guida II, 1, 38 e 149-150.

9. BRANCOLI (11) : “frater Maurus, prior eremi de Brancolo, alias de Brancalo”. Nei primi tempi era chiamata S. Salvatore e S. Antonio, più tardi S. Maria: GUIDI I, 255 n. 5, anche S. Maria de Eremita: TORELLI VI, 622. Il 27 settembre 1216 Papa Onorio III prese sotto la sua protezione fra Giovanni e il sacerdote Martino, eremiti di “Monte de Branca qui dicitur vulgo il Romito”: AS-Lucca, Diplom. Conv. S. Agostino. Nel 1247 quattro frati sono menzionati per nome e nel 1314 sebbene il Priore Generale Alessandro da S. Elpidio ricevesse dal capitolo generale la facoltà di venderlo assieme a S. Galgano di Vallebuona e Versilia, l’eremo era ancora una grancia di Lucca nel 1850: CRUSENIO I, 234. Sopra n. 163.

BRASI = Buti.
BUJANO = Cerbajola

10. BUTI (BUITA, BUYTI) (23) :frater Bonavoglius, prior eremi de Brasi alias Buyo”. Non si ha notizia di un luogo chiamato Brasi o Buyo. Lopez suggerisce che si tratti di Buti nel territorio di Cerralto, che era dedicato a S. Michele e si era unito alla Congregazione Toscana nel 1228: PACCHI 96. Nel 1260 doveva pagare 25 libbre al vescovo di Lucca: GUIDI I, 5070 e quando nel 1461 fu unito al convento di Lucca quest’ultimo dovette continuare i pagamenti: HERRERA I, 120. Vedi Chifenti.

BUYO = Buti.
CALCI = Costa Aqua.

11. CAMERATE (23) : “frater Paulus, prior de Camerate”. Questo luogo, dedicato a S. Pietro era anche conosciuto come Camarte o Pietro Rondinaio ed era situato vicino a Monticiano. Nel 1238 acquistò due appezzamenti di terra in città: REPETTI III, 570; TORELLI IV, 313, 343. L’eremo fu testimone della santa vita del Beato Pietro, il grande amico del Beato Agostino Novello: Vfr. 462/3. Dopo il 1256 fu assegnato come grancia a Monticiano.

12. CAMPIANO (52) : “frater Petrus de Campirano alias de Campiano”. Il luogo è stato identificato con l’eremo di S. Martino di Campiano, Diocesi di Orvieto: AA. VIII, 137; GUIDI I, P. 136.

CAPRAJA = Cerbaia.
CAPROLECCHIO = N 63.
CARFAGNANO = Garfagnana.

13. CASSINA (22) : “frater Hilarius, prior S.ti Salvatoris de Cavina alias Cassina”. Situato sul fiume Arno tra Pisa e Pontedera e conosciuto con vari nomi come Bucioni, S. Salvatore in Vina o Vica e dal 1556 come Vico Pisano: AA VIII, 296; REPETTI V, 760/1. La relazione di Pisa (del 1650) lo dichiara come una delle sue grancie. Nel 1275 doveva pagare 20 libbre al vescovo di Pisa : GUIDI I, 3506.

14. CASTAGNETA (34) : “frater Coraldus de Castagnola alias de Castagneta”. AGR-Ii 5, fol. 34, lo descrive come soggetto al convento di Piombino, Diocesi di Massa Marittima, REPETTI I, 529.

15. CASTIGLIONE-ARETINO (43) : “frater Bonachristianus, prior eremi Montis de Castilione”. Nel 1248 (giorno e mese non sono indicati) il plebanus Sancti Januarii ricevette il permesso di fare un compromesso con fra Cristiano, eremita di Monte Castiglione nella valle Nievole (Vallis Nebulae), riguardo al danno causato dalla guerra: AS-Lucca LL 22, fol. 222. Il 23 aprile 1330 Papa Giovanni XXIII dette al Provinciale di Siena il permesso di costruire nella diocesi di Arezzo, dal momento che il vescovo aveva abbattuto il loro convento di Castello Aretino: AS-Firenze Dipl. Aug. BSA II, 73 identificò il posto sopra indicato con Castiglione della Pescaja senza darne prova.

CASTELLO NUOVO = Siena o Versilia.
CATASTE = n. 64.
CELLA = Colle.
CELLO = Monteforte.

16. CERBAIA (24) : “frater Huguccio, prior de Corbaria alias de Cerbaria”. Ci cono vari posti con questo nome, uno vicino alla città di Parrana ( v. n. 46).

17. CERBAIOLA (40) : “frater Joannes de Corbajola alias de Cerbaiola”. Cerbajola, nella valle del Serchio vicino al ponte di S. Quilico, ora dà il titolo alla chiesa distrutta di S. Bartolomeo di Cerbajola, anche chiamata S. Bartolo in Valle Buia, a circa tre miglia da Lucca: REPETTI, I, 165. Sembra che un buon numero di eremi fosse raggruppato vicino alla parrocchia di Parrana, che era situata a quattro miglia da Collesalvetti di Livorno, tra questi Monte Romboli (n. 25) e Petreto (n. 50).

CERRALTO =Certaldo.
CERRETO = Buti.

18. CERTALDO (42) : “frater Vincentius de Ceralto alias de Certaldo”. Non esiste il minimo dubbio che corrisponda all’eremo di Certaldo, Diocesi di Lucca, poiché tutti gli eremi menzionati nel Catalogo Diocesano del 1260 sono Agostiniani. Esso doveva pagare 10 libbre al vescovo di Lucca. Il 14 febbraio 1259 Agnese, badessa di S. Michele in Pescia, vendette a fra Gracchiano (o Graziano) “Eremitae de Cerralto, procuratorio seu gestorio nomine, pro Giunta de Gragnano” un pezzo di terra nel territorio di Pescia: AA. XVII, 365; REPETTI III, 114.

19. CHIFENTI (10) : “frater Cambius, prior de Chefenti alias Chifenti”. PACCHI 96/7 cita una delle poche letture diverse dal testo di Torelli: “et interventu et in praesentia fr. Cambii, prioris de Chifenti, alias Chifeati”. Egli doveva perciò aver conosciuto il testo originale. L’eremo era dedicato ai Santi Maria Maddalena e Francesco e doveva pagare 10 libbre: GUIDI I, 259. Il 7 dicembre 1247 un fra Pietro “heremita heremitorii et domus Pontis de Chifenti, aedificati, ubi dicitur Ventoso” è menzionato nel Diplom. S. Augustini, AS-Lucca, mentre il 13 settembre 1251 lo stesso priore è stranamente chiamato “eremita S.ti Pauli de heremitorio Ventoso”. Il 28 febbraio 1334 un fr. Johannes Roggio(?) OESA, era priore di Buita (Buti), “cui conventui heremitorium Chifenti provinciae Garfagnanae est unitus”: Arch. Cancellariae Archiep. Lucani. Era ancora menzionato nel 1443.

CIMINO = Montecimino.

20. COLLE (2) :  “frater Aiutus, prior Colle presbiteri Rustici Lucanae diocesis”. Questo luogo è meglio conosciuto come Cella o Cella di Prete Rustico, Diocesi di Lucca. Nel libro de’ Censi (Arch. Vat. Arm. XXXIII, vol. 33A, fol. 33v) si ha “Heremitorium S.ti Jacobi di Colle Donico (Dominicato), una lib. cere, quod hodie (a. 1290) appellatur Cella presbiteri Rustici” (cf. FABRE-DUCHESNE, Le Liber Censuum de l’Eglise Romaine, Parigi 1905, p. 69); GUIDI I, 253. Ci sono numerosi documenti disponibili per la storia di questa casa. Il primo è datato 30 aprile 1202, quando le suore di S. Maria di Pontetetto dettero a fra Lottario “Cella pie memorie presbyteri Rustici, positum in loco qui dicitur Colledonicus”. Poiché fra Lottario era solo un accolito, necessitava di un permesso da parte della Sede Apostolica, che Innocenzo III gli garantì attraverso l’abate S. Freddiano. Nel 1238 un certo fra Luparello “che è ora chiamato fra Andrea” dispose della sua eredità dopo aver raggiunto il quindicesimo anno. Nel 1248 dodici membri sono menzionati per nome; tra questi il Magister Aiutus, che appare come priore dal 1250-53. Il capitolo generale del 1319 dette il permesso di vendere questo luogo al vescovo di Aquila: AS-Lucca, Diplom. conv. S. Augustini; REPETTI II, 272 645; PACCHI 96.

COLLEDONICO = Colle.
COLLE NOMBOLI = Nomboli.
COLOGNA= Sommo Cologna.
COMPITO = n. 67.

21. COSTA AQUA DE CALCI  (8) : “frater Bernardus, prior de Costa Aquae alias Aquae”. Il 17 settembre 1210 Papa Innocenzo III prese sotto la sua protezione fra Bernardo e suo fratello. Non è chiaro se essi seguissero la regola di S. Agostino: AA. VIII, 299-300. La relatione di Pisa (AGR Ii 4, fol. 205) attesta che S. Maria del Monte di Calci dell’Acque era stata unita a Pisa nel 1614.

EREMITA, S. Maria de = Brancoli.

22. FAENZA (60) : “frater Paulus, prior eremi de Faventia”. Vedi nota 350 e il testo dove noi dimostriamo che sia i Zanbonini che i Brettinesi avevano case vicino a questa città rispettivamente dal 1231 e dal 1247, mentre i Toscani non si stabilirono definitivamente fino al 1252, quando Walter Poggi, vescovo della città e i suoi canonici “concesserunt fratri Aiuto priori generali fratrum Ordinis Eremitarum S.ti Augustini in Tuscia ecclesiam Sancti Augustini de Malta”: TORELLI IV, 473. La posizione di Faenza al sessantesimo posto indica che i priori firmarono secondo l’ordine di precedenza. Vedi Labeto e Firenze.

FABBRICHE DE GARFAGNANA = Garfagnana.

23. FALCONE (37) “frater Udibrandinus alias Ildebrandinus de Falcone”.

24. FERRARA (58) : “frater Bartholomaeus, prior eremi Sti Leonardi de Ferrara”. Anche i Zanbonini avevano una casa vicino a Ferrara (infra). Storici moderni della città non sembrano conoscere S. Leonardo.

25. FIRENZE (47) : “frater Aldobrandinus, prior eremi de Florentia”. Nel 1250 l’eremo era situato sulla collina di Arcetri sopra Firenze ed era chiamato S. Matteo di Ileperi (Lepori). Nello stesso anno il suo priore Aldobrandino (supra: nota 363) vendette questo luogo ad alcune suore per la somma di 205 lire dopo aver comprato dal farmacista Homodei una casa ed un pezzo di terra nella città di Firenze. Nel 1269 gli Agostiniani di Firenze terminarono la loro chiesa di Santo Spirito, famosa nel mondo. E’ interessante che i primi frati continuassero a chiamare la nuova acquisizione “eremo” sebbene essa fosse situata entro la città: AA. XII, 94-108. A fra Aldobrandinus (o Ildobrandinus) Cavalcanti (Cambi?), che era ancora vivo nel 1265, è attribuito il ‘Liber qui inscribitur Scala in quo agitur de fide, spe et caritate’, che è stato conservato nella Biblioteca Agostiniana di Firenze fino al XVIII secolo: PERINI I, 215/6.

FLESSO (vecchio) di Montuolo =Spelunca.
FONTANELLE = Compito.
FONTICELLE = N. 65.

26. FROCECHIA (9) : “frater Jacobus prior de Frocechia”. Questo luogo è completamente sconosciuto a Repetti. Potrebbe essere il territorio della grande abbazia di S. Salvatore di Fucecchio, Diocesi di Lucca?

27. FULTIGNANO (6) : “frater Johannes, prior eremi (de Fultignano, alias) de Latignano”. Il 6 maggio 1228 Bonfilio, vescovo di Siena, scrisse al priore Bandino e ai frati di S. Salvatore in Silva Lacus che, per ordine del Papa Gregorio IX, egli aveva consacrato il loro eremo: SCHNEIDER n. 762. Il 25 giugno 1255 esso fu unito al vicino eremo di S. Leonardo di Lecceto (n.32) dal visitatore generale Aiuto: E 10, P 15904; Kehr III, 225; REPETTI II, 665; GUIDI I, 112.

GALLICANO= Garfagnana.

28. GARFAGNANA  (7) : “Guido, prior de Valle Bona de Garfagnana”. Il luogo è oggi chiamato Fabbriche della Garfagnana ed è situato a quattro miglia da Trassilico, Diocesi di Lucca, i cui abitanti avevano fornito la terra nel 1214. Era dedicato ai SS. Giorgio e Galgano e doveva essere stata una casa ben dotata poiché doveva pagare 40 libbre al vescovo di Lucca nel 1260, quando era chiamato “Heremitorium Vallis Bone de Carfanea in plebe de Gallicano”. Nel 1245 contava dieci frati. Nel 1461 il priore generale Giacomo Becchi ne ordinò la vendita assieme a Buti per pagare i debiti del nuovo monastero di Lucca: AS-Lucca, Diplom. S. Maria Corteorlandini. Nel territorio della Garfagnana si trovavano: Buti, Cella, Chifenti, Giuncheto (o Sommo Cologno) e Mozanella: PACCHI 95.

29. GENOVA (59) : “frater Placitus, prior eremi Januensis”. Fra Placido è menzionato in tre documenti del 1251 dove egli si definisce: “prior ecclesiae Sanctae Theclae de Ordine Eremitarum St. Augustini de Tuscia”. L’eremo era situato sul fiume Bisagno nel territorio della parrocchia di S. Martino d’Albaro, ma la sua esistenza nel 1191 non può essere provata. Il 22 febbraio 1264 i suoi membri ricevettero una donazione per “opere constructionis ecclesiae, quam de novo intendunt construere”. Nel 1277 questo nuovo monastero era conosciuto col titolo di S. Agostino. Il P. ex-provinciale Raffaele Bracco gentilmente copiò la data sopra citata da P. DE LUCCHI, Chiesa di S. Agostino in Genova (ib. 1893).

GERFALCO = Monte Beni.
GIUDICE = Spelonca.
GIUGNANO o JUNIANO = Sommo Cologno.
GIUNCANO o GIUNZANO = Larniano.
GIUNCHETO = Sommo Cologna.

30 GUARDISTALLO (31) : “frater Pirovarus, alias Ricovarus, prior de Guardastallo”. Dedicato a S. Maria Maddalena, divenne una grancia del convento di Volterra nel 1462: AGR Ii-4 (Volterra) 333. Vedi S. LOPEZ, Chartularium conventus Sancti Giminiani (Rome 1929), 175.

ILIPERI = Firenze.

31. LABETO (61) : “frater Dominicus de Laboto alias Labeto”. La sua locazione è sconosciuta. Il 1 giugno 1249 i frati Domenico di Labado e Giovanni di Manzalano de Labeto rimisero il loro ufficio e l’eremo di Labeto nelle mani di fra Alberto, “prior, rector et administrator eremi Sancti Augustini de Bonia” (Bononia) quale vicario del Cardinale Riccardo, e “promisero perpetua obbedienza e di rimanere per tutta la vita nello stesso Ordine”. Il documento firmato “in loco fratrum de Landino” dà un indizio di come i singoli eremi erano aggregati nell’Ordine dopo l’unione del 1244. AS-Siena, Diplom. S. Aug. - Orig.

LANDINO = Labeto.

32. LARNIANO (41) : “Frater Matheus de Lancarnio alias de Giuncano”. A 7 miglia da Volterra e cinque miglia a ovest di S. Gimignano c’erano due villaggi chiamati Larniano e Guinzano, sotto un’unica amministrazione (REPETTI II, 630), dove era situato l’eremo dei Toscani detto di S. Lucia. Pertanto è chiamato col nome dell’uno o dell’altro villaggio e i documenti parlano di Lancarnio, Giuncano, Incarnii etc. Il 9 settembre 1279 Rainero, vescovo di Volterra, dette al priore di S. Lucia ed ai suoi confratelli Angelo e Giovanni il permesso di erigere un nuovo convento nella città di Volterra: M. BATTISTINI, La chiesa di S. Agostino di Volterra (Firenze 1936) 17. Larniano è ancora menzionato nel 1317: BSA XII, 22, n. 3: GUIDI, I, 154.

LATERINO = Siena.

33. LECCETO (57) : “frater Paulus, prior eremi S. Leonardi”. Questo eremo famosissimo nella storia Agostiniana fu dapprima conosciuto come S. Leonardo al Lago o de Lacu Verano. L’ultimo nome gli derivò dalla grande foresta di lecci (lecceti) , che una volta nascondeva le celle eremitiche sparse al suo interno. Nella solitudine di questa foresta frate Agazzari scrisse il suo Assempri, opera che è stata tradotta in diverse lingue. Fu visitato da molti papi (REPETTI II, 665) e qui più di 33 uomini raggiunsero grande santità, ma il luogo divenne maggiormente conosciuto per l’amore ed il rispetto che S. Caterina da Siena aveva per questi eremiti. Ella trovò qui l’inglese William Flete, il principale dei suoi  difensori, ed affidò a lui la sua famiglia:  A. GWYNN, The English Austin Friars at the time of Wycliff (London 1940), 139-210. D. LANDUCCI, Sacra Leccetana Selva (Roma 1657). Molti degli antichi documenti di S. Leonardo e S. Salvatore furono comprati dall’Archivio Segreto di Stato Prussiano di Berlino-Dahlem nel 1865 (SCHNEIDER p. XLIX, n. 2), ma una visita all’archivio è stata inutile poiché essi sono stati trasferiti nella Zona Russa della Germania. Il primo documento pubblicato da SCHNEIDER (n. 159) è del luglio 1119, in esso i conti della Ardenghesca donarono del terreno,  ma l’eremo era precedente a quella data (supra n. 183).

LEPORI= Firenze.
LIVORNO= Aquaviva.
LOPELLIA= Sommo Cologno.
LUCCA= Brancoli, Buti, Garfagnana.

34. LUPOCAVO o RUPECAVE (13) : “frater Arrigus, prior de Lupocavo”. L’eremo di S. Maria non esiste più e la sua chiesa fu annessa alla parrocchia di Ripafratta nel territorio di Montuolo (precedentemente Flesso), cinque miglia da Bagni di S. Giuliano. L’eremo fu fondato sul monte Rupecava all’inizio del XIII secolo dai Signori di Ripafratta, i quali ne mantennero sempre il giuspatronato perché avevano dato parte della montagna sulla quale esso fu costruito. Il 5 maggio 1214 Roberto, vescovo di Lucca, consacrò la  loro chiesa: REPETTI IV, 843. Gli altri dati forniti da questo autore, per il resto preciso, sono falsi. La mia supposizione che l’unione del 1228 deve essere stata preceduta da un’altra più piccola (AUG. II, 114 supra) è confermata dal documento del 22 marzo 1223 conservato nell’Archivio Arcivescovile di Lucca (L 64, originale): “Valenthanus quondam Gerardini Ricii et Guido quondam Duodi”, vendettero a Fra Agostino ed ai suoi compagni eremiti di Vallebona, Cella Presbiteri Rustici, Spelonca e S. Salvatore di Cassina “...et pro universitate heremitarum predictorum locorum et onmium aliorum heremitarum, quos predicti heremite ad suum consortium vel hospitalitatem aut usum recipere et admictere voluerint...unam petiam terre”. Nel 1243, un anno prima dell’unificazione degli Eremiti Toscani, chiese alla Santa Sede il permesso di trasferirsi alla chiesa di S. Quirico di Populonia (Dioc. Grossetto), dove era rimasto solo l’abate: BERGER 326, 1535, 3909, ma la petizione dovette essere stata rifiutata poiché negli anni seguenti il monastero era in possesso dei Gugliemiti: COTTINEAU, Repert, II, 2565.

35. MOZANELLO (9) : “frater Maurus, prior de Moganallo alias Moganello” (Mozanello: PACCHI 96). Fu dedicato a ‘Nostro Salvatore’ e situato nella comunità di Castiglione, territorio di Castelnuovo di Garfagnana, Diocesi di Massa Ducale. Nel 1247 un certo fra Frediano è menzionato come “prior eremi Sti Salvatoris de Mothanello”: PACCHI 96. Il 30 novembre 1248 fra Gerardo “electus in rectorem et pastorem domus et heremitorii de Mocanello, plebatus de Fosciano” dovette rassegnare il suo ufficio nelle mani di uno dei canonici di Lucca perché aveva cominciato a governare senza essere stato confermato dal vescovo. Dopo di che fu assolto e reintegrato nella carica, ma dovette promettere obbedienza al vescovo: Archiv. Capitolare di Lucca, Lib. LL 22, fol. 148.

MONTALCINO= Montespecchio.

36 MONTE BENI (32) : “frater Benedictus, (prior) Montis Boni alias Bene”. Questo eremo era situato vicino a Gerfalco, Diocesi di Volterra. Nel 1323, quando fu distrutto nella guerra tra Massa e Siena, gli Agostiniani si spostarono nella città di Gerfalco e costruirono il monastero di Santa Croce. Quando non vi fu più disponibilità di denaro per il completamento della loro chiesa essi vendettero alla città di Massa i possedimenti che avevano sul Monte Beni: REPETTI II, 431.

 

MONTE CASTIGLIONE = Castiglione.
MONTE CATINI = n. 68.
MONTECCHIO = n. 69.

37. MONTECIMINO (56) : “frater Ricardus, prior Montis Cimini”. Il documento della fondazione di questo eremo da parte di Papa Alessandro III nel 1164 (TORELLI IV, 73) è stato dichiarato falso da KEHR , It. Pont. II (“Soriano”). Gli atti della Provincia Romana del 1275 lo chiamano ‘SS. Trinitas in loco Montecimino’: AA. II, 227. La storia migliore è quella di U. MARIANI in BSA II e III; A. BUSSOLETTI, La santissima Vergine e l’Ordine Agostiniano...nell eremo di Cimino....e nella chiesa degli Agostiniani in Soriano (n. d., ab. 1930).

38. MONTEFERRATO (46) : “frater Reringotus [alias Herrigetis], prior Montis Ferrati”. Il luogo era situato a circa tre miglia da Prato: REPETTI III, 387.

MONTE FOLLONICO = Montespecchio.

39. MONTEFORTE (28) : “frater Michael, prior Montis Fortis”. Il 23 maggio 1237 “Presbyter Mateus, rector et prior heremitorii de Monteforte, plebatus de Cello, Lucanae diocesis” rassegnò la sua carica nelle mani di un canonico di Lucca in presenza del sacerdote Potens, priore di Cella, di Giacomo, eremita di Monteforte e del sacerdote Genetticus, eremita di Lupocavo e del suo compagno Orlandus: Arch. Capit. Lucca, LL II, fol. 100. Era dedicato a S. Maria: AA. VIII, 297-98. La relazione di Pisa dice che nel 1650 vi era un solo frate con il titolo di priore.

MONTE MORILLONE= Morillone.
MONTEPULCIANO= Vallese.
MONTE RAZZANESE = Viterbo.
MONTE SANSAVINO = Asciano.
MONTESPECCHIO= n. 71.

40 MONTE VASONE (29) : “frater Jordanus, prior Montis Vasonis”. Nel 1273 un frate agostiniano era priore “conventus et loci heremitarum de Monte Vasone”: LOPEZ, Chart. Geminiani 15. Era dedicato a S. Maria Maddalena e situato nella Val d’ Elsa, nella parrocchia di S. Fiora, Diocesi di Colle: LUBIN 301 (Ms. Bruxelles).

MONTE VORNO = Morillone.
MONTICIANO = Camerate.

41. MORILLONE (15): “frater Donatus, prior de Morillone”. Supra II, 142. Era dedicato a S. Giacomo e situato a quattro miglia da Lucca tra Spelonca e Compito: REPETTI V, 836. Doveva pagare 60 libbre al vescovo di Lucca: GUIDI I. 4840.  Una considerevole confusione fu originata da una transazione con il monastero di S. Maria de Gloria (Guado?), al quale essi vendettero il loro luogo su Monte Vorno e lo ripresero, quando esso rimase senza abitanti, e sebbene Papa Innocenzo IV avesse approvato la transazione (Sicut petitio del 12 aprile 1244. BERGER 609), i monaci di S. Bartolomeo su Monte Vorno procedettero contro il loro superiore fra Accorso: AS-Lucca Reg.  Non è possibile dimostrare che l’eremo di S. Bartolomeo fosse unito a quello di S. Giacomo di Monte Vorno, il cui priore nel 1267 era fra Stefano OESA.

42. MORIMONDO (50) : “frater Gregorius de Moribondo, alias Morimondo”. L’eremo di S. Maria di Morimondo era situato in Umbria, non lontano da Cagli, e secondo un documento conservato nel convento di Perugia, i suoi membri vivevano seguendo la regola agostiniana, ma avevano accettato anche le istituzioni di S. Pier Damiani. Saturnino Lopez non potè trovare questo documento citato in AA. 1, 109.

NEPI= Stretto.

43. NOMBOLI (25) : “frater Martinus, prior de Colle Nontoli alias Nomboli”. REPETTI non conosce questo luogo, ma menziona un Colle Romboli (I, 770) che era situato a circa 3 miglia e mezza da Colle Salvetti, nella Diocesi di Livorno (v. Cerbaiola n. 17).

44. ORVIETO (55) : “frater Bernardus, prior eremi Urvetani”. Il 21 agosto 1251 Bartho di Stendanello vendette a fra Homodeo “de ordine fratrum sancti Augustini de loco Urbevetano” un pezzo di terra adiacente alla loro proprietà nella parrocchia di S. Martino: AGR-Misc. Membr. solut. Oltre ai Toscani, anche i Brettinesi e i Gugliemiti avevano qui loro fondazioni. Questi ultimi avevano ricevuto l’antico monastero o eremo di Mazapalu (Massapolo): AUVRAY 4493; particolari nel L. FUMI, Codice diplomatico della città di Orvieto (Firenze 1884). Nel 1263 il Cardinale Ottone di Tuscolo pose la prima pietra della chiesa di Sant’Agostino dentro la città: MGH-SS XIX, 231.

45. PALMAIOLA (36) : “frater Nonavultus, prior de Palmarola alias Palmaiola”. REPETTI IV, 43 accenna ad una sola Palmaiola, che egli chiama Isola di Palmaiola o Palmara, ma non fa menzione alcuna del nostro eremo.

PANTANO =Brancane.

46. PARAIANA o PARRANA (26) : “frater Isaias, (prior de Pacrana) alias de Paraino”. REPETTI IV, 62 pone questo luogo sulle montagne di Livorno e attesta che assieme ai villaggi di Porciano, Ceppeto e Petreto (n. 50) esso forma una unità amministrativa. L’8 aprile 1260 i giudici di Pisa si pronunciarono nella causa di fra Vincente “sindico e procuratore de Romitorio di Santa Maria di Parrane” contro Nicola Gherardo: Arch. Capit. Pisa-Trasunte delle pergamene, vol. VI, n. 1108.

PARI = Ardenghesca.

47. PERETA (53) : “P. prior de Peretto”. La relazione di Pisa (Ii 4, fol. 765) lo chiama “Convento di S. Maria Maddalena di Peretta nel Commune di Ceppato et Parlascio, Dioc. Sanminiato”: AA. VIII, 28; REPETTI II, 428. Nel 1650 consisteva in tre stanze e una cucina, che serviva anche da salone. Nessun documento allora disponibile era datato prima dell’anno 1489. GUIDI I, 8842 lo chiama “Heremitorium S.te Marie de Peretra” e nel n. 5338 “Herem. de Pereta”; doveva pagare 8 libbre alla diocesi di Lucca.

48. PERLATE (54) :  “frater Guido, prior Vallis Perlatae”.

49. PEROLLA (38) : “frater Bartholomaeus, prior de Perolla”. Era probabilmente situato nella diocesi di Massa Marittima: AA. VIII, 298.

50. PETRETO (4) : “frater Orlandus, prior eremi de Petreto”. v. n. 46.

PETRIOLO = Ardenghesca e Stagia.
PIETRA RONDINAIO = Camerate.
PIETRASANTINO = Versilia
PIOMBINO = Castagneta, Montechio, Suvereto.
PISA = Cassina, Costa Aqua, Caprolecchio.

51. PISTOIA (45) : “frater Gregorius, prior Vallis Bonae Pistoriensis”. Da qui e non da Brancane gli Agostiniani si spostarono nella città nel 1272: AA. XVII, 366.

POGGIBONSI = Selvamaggio.

PRATO = Monteforte.
Due monasteri Agostiniani esistevano a Prato o nelle sue vicinanze. Uno era S. Anna in Filettole, a circa un miglio e mezzo dalla città, fondato dal Beato Brunetto nel 1269. Essi seguivano la Regola di S. Agostino ma non si unirono all’Ordine sino al 1434: AA. XVIII, 407; documenti ibid. XIX, 22-60. L’altro monastero, S. Agostino in Seraglio, poteva essere stato fondato solo dopo che le questioni con il Capitolo della Cattedrale sulla sua costruzione erano state chiarite nel 1270 per ordine del Cardinale Riccardo: AA. VIII, 284-87; Gli archivi d’Italia ser. 2, vol. I (1933-34) 128-137; SCHIAPARELLI, Guida I, 53; G. PASQUETTI, La chiesa di S. Agostino e l’opera degli Agostiniani in Prato (ib. 1930) non era disponibile.

RESIGNANO = Vada.
RIO AFFRICO = Monte Catini.

52. ROCETI (39) : “frater Simon, prior de Roveto alias Reveto”. Il testo lo chiama anche Roceto.

53. ROSIA (30) : “frater Dominicus, prior de Rosia”. Dedicato ai santi Lucia e Antonio e situato sulla riva destra del fiume Rosia, Diocesi di Volterra, questo eremo appare per la prima volta nei documenti del XIII secolo, che sono elencati da LISINI 119, 187, ecc. Il primo è del 21 maggio 1200, quando era priore un certo fra Giovanni.

RUPE CAVA= Luposcavo
S. ANTONIO DE LACU = Selvamaggio.

54. SANTA FIORA (51) : “frater Angelus, prior eremi Sanctae Florae”. La relazione del convento (del 1650) dice che l’anno della sua fondazione è sconosciuto, ma che una pietra parla dell’anno 1146 come data della sua consacrazione (Ii 5, fol. 43). Era situato nella diocesi di Chiusi, provincia di Grosseto, vicino a Monte Catino. Nel 1251 un certo fra Angelo costruì l’eremo di S. Barbara in un luogo chiamato Bagnolo: Inventario generale del R. Archivio di Stato di Siena I (1899) 26. Nel 1320 i frati si spostarono nella città dove costruirono una chiesa in onore di S. Michele: LUBIN 299.

S. LEONARDO de Lacu = Lecceto.
SANSAVINO = Asciano.
SCLAVO = Faenza.
SELVA DI LAGO = Lecceto.
SELVAGIUNTA = Ardenghesca.

55. SELVAMAGGIO (4) : “frater Melioratus, prior eremi Sylvae Majoris”. Questo antico eremo è conosciuto con molti nomi come Stagia, Petriolo, S. Antonio de Bosco o de Lacu Nemoso e de Lacu Virido. Situato a sei miglia da Poggibonsi, Diocesi di Volterra, sulla strada che conduce da Monteriggioni a Colle, tra due piccoli laghi, uno conosciuto come Lago Scuro, l’altro come Lago della Chiesa e anche come Lago di S. Antonio. LISINI 177, cita una bolla di Papa Onorio III del 1223, nella quale i suoi membri sono chiamati Gugliemiti. Il luogo fu ceduto negli anni seguenti ai Francescani Riformati: REPETTI I, 94.

SIENA = N. 75.
SOLICCIANO = Agnano.

56. SOMMO COLOGNO (8) : “frater Pellegrinus eremi de Summo Cologno alias Colongo”. La relazione del convento di Barga (AGR Ii 4, fol. 248) riporta che i suoi membri ebbero per un lungo tempo un ospizio ed una chiesa dedicata a S. Maria Maddalena nella foresta di Samo (!) Cologna, a circa tre miglia di distanza; questi esistevano dal 1248, ma la chiesa era veramente piccola. Dal momento che PACCHI 95 collocò l'eremo nel territorio di Loppia, questo deve essere identificato con l’eremo di Lopellia, che fu fondato nel 1238, quando fra Rainero ricevette un pezzo di terra “que est campus et boscus, posita in Alpibus dictis Lopellensium”. Il sacerdote Henrigus, pastore di Mostesigradi ne ricevette la sua promessa di obbedienza e lo insediò: AS Lucca, Diplom. conv. di S. Agostino, originale. Sembra abbastanza certo che Sommo Cologno sia identificabile con S. Maria Maddalena di Giunchetto o Juncetto, che era completamente sconosciuto a Lopez: AA. VIII, 298, ma che è menzionato da GUIDI I, 5133. Il vecchio territorio di Loppia fu in seguito chiamato Barga, città nella quale gli Agostiniani si spostarono nell’anno 1369; essi tennero Giunchetto come loro grancia: Relazione. Giunchetto non deve essere confuso con l’antica abbazia Cistercense di Giugnano, Diocesi di Grosseto, situata a circa due miglia da Roccastrada che prima dell’anno 1215 era stata divisa tra Ardenghesca e Rosia conformemente alla decisione papale dell’11 maggio 1305: REPETTI II, 72 e 541.

SORIANO (Suriano) = Montecimini.

57. SPELONCA (14) : “frater Amatus, prior de Spelunca”. Questo famoso eremo era situato nelle montagne di Pisa sopra il villaggio di S. Maria de Guidice e si dice che sia stato fondato nel 1187, quando Paganello Porcari, podestà di Lucca, donò il terreno al suo fondatore, fra Giovanni Honestus: TORELLI IV, 113. Il documento più antico ancora esistente è del 15 settembre 1198 quando Guido da Milano, vescovo di Lucca “investivit Johannem Magistrum de Petri de ecclesia cujus vocabulum est St. Marie et S. Andree, S. Stephani et Sti. Georgii Martyrum sita in loco et finibus Masse Pisane, ubi dicitur Monte Morillone seu Spelunca et dari ipsi Joanni et presbytero Dulci fratribus et heremitis, ipsius ecclesie administrationem”: AS-Lucca Diplom. conv. S. Agostino.  Nel 1204 Giovanni, priore di S. Frediano, dichiarò che quattro eremiti di Spelonca, “qui sub districte discipline heremitice regule viverint” erano liberi da qualunque giurisdizione, specialmente da quella del monastero di S. Galgano OSB. Per quanto riguarda l’elezione dei superiori in questi eremi è molto interessante un documento del 29 giugno 1245 che mostra come fra Domenico fosse stato eletto “pastor et rector” con i voti dei suoi confratelli (per scrutinium) sotto la presidenza di un certo fra Terdici, vicario generale degli eremiti Toscani, che era assistito dal superiore di Cella e da un sacerdote di Lupocavo: AS-Firenze, Spogli, Tom VIII, fol. 24,4. Nel 1251 vi dimoravano otto frati e fra Amato nel 1254 vi era ancora priore.


BSA II, 47.

WADDING, Annales Minorum V, 452.

Voluit etiam (Gregorius) cassare et ad nihilum redigere Heremitarum ordinem; sed interventu domni Ricardi, Romane curie cardinalis, qui erat eorum ordinis gubernator, abstinuit se, ne facere, quod volebat”: MGH-SS XXXII, 253-255.

Nota 138 supra.

S. KUTTNER, Conciliar Law in the making (La legge conciliare in formazione), in Miscellanea Paschini II (Roma, 1949), 74.

P. 20950.

qui utique a re nomen accepit”: AA. IV, 325.

AA. II, 228.

AA. IV, 325.

AA. I, 109-117; Vfr. 466.

MOE’, Recherches 297-8. Il successore conosciuto del nostro cardinale fu Bernard de Languissel, cardinale vescovo di Porto, che Nicola IV nominò il 30 giugno 1288; LANGLOIS 170. “Dovuto al fatto che ogni tanto i Cardinali Protettori si intromettevano troppo nel governo interno degli affari dell’Ordine, Gregorio XI nel 1375 proibì loro di sospendere o dispensare dagli Statuti dell’Ordine o di loro iniziativa di insediare o deporre superiori... Gregorio XI, Sisto IV e Giulio II furono costretti a inculcare di nuovo l’osservanza di queste sagge precauzioni dei loro predecessori”: HUBER, History Francisc. Order 666.

Decisione della Romana Rota del 12 giugno1651: MAYDEN, Famiglie Romane I, 67.

Scitur enim quod polletis prosapia, generis potentia prominetis, multisque facultatibus habundatis et ut concludam breviter potentes estis et magni”: BATZER, Pofi 133. La lettera naturalmente sottolineava i punti che interessavano la maggior parte dei cardinali. Vedi nota 105 supra.

Fuerat quippe sub multae lubricae delectationis libertate nutritus et ex eo maxime, quod nepos erat Domini Richardi de Aniballis, Sancti Angeli Diaconi Cardinalis, cuius industria pene in Urbe sibi vendicaverat inter omnes nobiles primitiam. Luxuriabat excessibus et ex avunculi potentia sumpto vigore vitam agebat protinus dissolutam”: MALASPINA in Muratori VIII, 797.

A. WALZ, S. Tommaso 128-9; 161-2.

CIACCONIUS, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S.R.E. Cardinalium (Roma, 1630) II, 88, non poteva aver dato elogio più alto di questo: “Jucundissima enim erat illi amicitia quam morum similitudo coniungeret”.

 

STRETTO = n. 73.

58. SUVERETO (35) : “frater Lucas, prior de Lavvereto, alias Suvereto”. Un miglio e mezzo dalla città di Suvereto (Com. Campiglia, Dioc. Massa Marittima) su una altura del Monte Pitti si trovava l’eremo di S. Ilario, che fu annesso a S. Michele di Piombino nel 1650: REPETTI V, 492.

TEGULARIO = Perugia n. 72.
TODI = n. 76.
TRASSILICO = Garfagnana.

59. VADA (27) : “frater Benedictus, (prior) de Vada”. Vada era un antico porto della Toscana che non esiste più. Il luogo era senza dubbio lo stesso dell’eremo di Resignano che fu venduto nel 1290: AA. VIII, 300.

VAL DI CASTELLO = Versilia.
VALLASPRA = Ardinghesca.
VALLEBUONA D’AREZZO = Arezzo.
VALLEBUONA DI GRAFFAGNANA = Garfagnana.
VALLEBUONA DI PERLATE = Perlate.
VALEBUONA PISTORIENSE = Pistoia.
VALLEBUONA DE VESSILIA = Versilia.

60. VALLESI (49) : “frater Johannes, prior delle Vallese”. Gli storici Agostiniani lo chiamarono S. Maria alle Vallese, ma originariamente il monastero era chiamato S. Bartolomeo e ora è unito alla chiesa parrocchiale di S. Maria in Vallese, che dista circa sei miglia da Asinalunga, Diocesi di Arezzo. Il 22 aprile 1257 Papa Alessandro IV concesse una indulgenza a tutti coloro che avessero contribuito alla sua ricostruzione (REPETTI V, 673) e nel 1570 fu assegnato al convento di Montepulciano per ordine di Papa Pio V, ma in seguito fu unito a Siena (GRA Ii 5, fol. 5v). Nel 1275 un certo fra Nicola fu chiamato “prior loci et heremi de Vallesi”: LOPEZ Chart. Gemin. 18.

61. VERSILIA (12) : “presbiter Bonus, prior eremi de Vosilia alias de Vesilia”. Era anche conosciuto come Versilia di Pietrasanta o ‘l’eremo di Valbona in Val di Castello’: REPETTI V, 624, e nel 1650 fu unito alla casa di Pietrasantina, Diocesi di Lucca, che era distante circa due miglia. Nel 1247 il suo fra Bornus (!) che si chiamava “prior heremi Ste Marie Magdalene que dicitur Vallis Bone de Versilia” vendette alcune proprietà a Cella.

VICO PISANO= Cassina.
VENTOSO= Chifenti.
VOLTERRA= Larriano e Guardistallo.

 

CASE NON MENZIONATE NEL 1250

62.  BOLOGNA.
Secondo il GUIDICINI, Cose Notabili della città di Bologna, 5 voll. n. 3009/10,  tutti e quattro i gruppi eremitici avevano fondazioni vicino a questa importante città. I frati di San Guglielmo vivevano a Porta Mascarella, i Brettinesi avevano S. Maria Maddalena nella valle di Preda fuori porta Saragozza, i Zanbonini si erano stabiliti in S. Giacomo di Savena e i Toscani a Fossa Cavallina, anche conosciuta come S. Paolo di Ravone: TORELLI IV, 409. Il 5 luglio 1254 fra Alberto, che abbiamo incontrato a Labeto, dichiarò a nome suo e dei suoi confratelli che se ci fosse stata una qualsiasi trasgressione di autorità da parte di Benvenuto, visitatore di Romagna e dei suoi compagni Cavino di Cremona e Manfredo di Brescia, che erano stati nominati visitatori al capitolo generale, egli si sarebbe riservato il diritto di appello al Cardinale Riccardo e al Priore Generale Matteo. Una simile protesta fu registrata davanti a Ottonello, che pretendeva essere vicario di Lombardia e Romagna: AS Siena, Diplom conv. di S. Agostino. Questo documento potrebbe indicare che i Zanbonini cercavano di portare la fondazione dei Toscani in Bologna sotto la loro giurisdizione, ma con veramente poco successo.

63. CAPROLECCHIO, S. Maria. E’ menzionato solo nei Registri dell’Ordine, quando fu ordinata la sua vendita alla abbazia benedettina di S. Michele di Verucca in cambio della chiesa di S. Nicola dentro la città di Pisa: AA. VIII, 300. In un documento non pubblicato del 18 maggio 1297 (Dipl. Coletti) è detto situato “in plano portus”, cioè veramente nelle vicinanze di Livorno, come il direttore del AS di Pisa gentilmente mette in risalto. Nel 1275 doveva pagare 9 libbre alla diocesi di Pisa: GUIDI I, 3506.

64. CATASTE, S. Galgano. Dall’anno 1203 governava  questo eremo un certo Priore Stefano e aveva sotto di sè circa 24 frati. Tra loro scelse un certo fra Andrea e quattro altri per iniziare una fondazione a Fidentio di Fonticelle.

65. FIDENTIO DI FONTICELLE, anch’essa dedicata a S. Galgano. Nel 1249 Matteo, il priore generale della Toscana, chiese informazioni a fra Andrea sulla vita religiosa nel suo eremo e questi rispose che i frati avevano indossato l’abito, portavano il bastone e seguivano il modo di vita eremitico (vivere eremitico more). L’originale di questo documento non si trova più nel AS-Siena; la sua unica copia fino ad ora conosciuta è in HERRERA, Opera Varia, Ms. 4835, presso la Bibl. Nazionale di Madrid, pp. 550/2. L’eremo di S. Galgano di Cataste è ancora menzionato nel registro delle tasse della diocesi di Chiusi nel 1276, quando fu addebitato di 6 libbre e 17 s: GUIDI I, 24 e 130. Fu considerato un membro dell’Ordine Agostiniano: A. CAREZANO OESA, Vita e miracoli di S. Galgano, confessore dell’Ordine Eremitano di S. Agostino (Pisa 1614), citato da PERINI, I, 201; SCHNEIDER, Reg. Senense I, p. XLIX, n. 1 dà come data di morte di S. Galgano il 3 dicembre 1181 e richiama l’attenzione sulla sua importanza riguardo al movimeno eremitico in Toscana. Considera gli eremiti che seguirono le orme di questo santo, indipendenti come i Guglielmiti. Il loro principale monastero di S. Galgano fu rilevato dai Cistercensi che vennero in Toscana nel 1191, e sembra che alcune case si siano fuse con quelle degli Agostiniani.

66.  CENTUMCELLAE. Supra II, 141-142

67.  COMPITO, S. Maria. Si trova nella diocesi di Lucca ed è ora conosciuto come Vico o Borgo S. Agostino: BARSOTTI, Lucca sacra (1923) 399. C’è la possibilità che questo Compito in Valleromito, o Fontanelle, si possa identificare con S. Fidentio di Fonticelle.

CRYPTA o GROTTA, S. Maria di = Montecchio.

68.  MONTE CATINI, S. Maria di Rio-Affrico. Questo eremo di S. Maria di Rio Affrico si trovava un miglio fuori della città di Montecatini; il primo documento che lo riguarda è del 3 aprile 1222 (AS Firenze) ed è stato falsificato e retrodatato all’anno 822. Egualmente falso è un altro documento assegnato all’anno 903, in cui gli eremiti descrivono come ricercassero rifugio in un ospizio vicino alle mura della città dopo che la loro fondazione era completamente bruciata, ma il linguaggio toscano del documento è così puro che chiaramente appartiene più al periodo di Dante che al X secolo: LIVI L. Memorie... di Montecatini (Firenze 1811) 84-90. Nel 1223 il luogo è chiamato “Romitorio di S. Maria V. e S. Margarita V. del Rivo-Affrico”. Nel 1273 i frati si spostarono nella città, ma solo il 9 agosto 1276 e non nel 1213 come è dichiarato nella Relazione del 1650, infatti il priore provinciale Simone ricevette in quell’anno il permesso di porre la prima pietra del convento da Paganello, vescovo di Lucca.

69. MONTECCHIO (Monticulum), S. Maria Maddalena. Il primo documento, conservato tra quelli agostiniani dell’AS di Siena, è dell’11 febbraio 1247, ma l’eremo riceveva annuali elemosine da Siena già dal 1234. Nel 1302 il convento divenne soggetto a Siena e nel 1363 i suoi edifici e le mura divennero parte delle fortificazioni della città: REPETTI III, 367. Oltre alla loro chiesa di S. Maria Maddalena, ne possedevano un’ altra chiamata S. Maria de Crypta o de Grotta: Relazione (Ii 5, fol. 5v).

70.  MONTEMAGNO, S. Alessandro. E’ difficile dire se questo eremo nella diocesi di Pisa menzionato da GUIDI I, 3508 fosse una fondazione agostiniana.

71.  MONTESPECCHIO (Mons Speculi), S. Maria. A questo eremo fu prescritta la Regola di S. Agostino nel 1231 (supra 164) e divenne membro della Provincia Senese dopo la Grande Unione, ma non è menzionato nel 1250 come membro della Congregazione Toscana. Fu fondato nel 1189, quando Guazalinus Capulongi donò a un certo fra Giovanni “totum quod habemus in Montespeclio (sic) in loco Planum de Altari ad hedificandum heremitorium in honorem Dei et S. Marie de Rocca Amadoris”: SCHNEIDER 344. Nostra Signora di Roccamadour fu un famoso luogo di pellegrinaggio nel Sud della Francia. Quando tutti gli edifici di Montespecchio furono distrutti, le proprietà rimanenti nel 1433 furono assegnate a Lecceto: REPETTI II, 665; III, 4577; ma con la erezione della Congregazione Illicetana esso riguadagnò la sua indipendenza. Il monastero Montalcino, nelle cui vicinanze era situato Montespecchio, fu probabilmente fondato da questo eremo: REPETTI III, 297; nelle immediate vicinanze vi era anche l’abbazia di S. Annunziata di Monte Follonico (supra nota 360).

72.  PERUGIA, SS. Giacomo e Filippo: 1257. Gli archivi di questa casa sono andati perduti, ma la sua prima fondazione fu garantita dal dono di 300 libbre che Papa Alessandro IV concesse il 23 febbraio 1257: TORELLI V, 670. I frati forse provenivano dal “locus seu heremus de Tegulario” che era situato vicino alla città, sebbene sia menzionato solo nel 1288: AA. II, 273. Nel 1290 esso fu venduto come l’eremo di S. Nicola de Stricto.

73.  Heremus, S. Nicola de Stricto (STRETTO), è menzionato nel 1287: AA II, 271. Era situato “prope Scrophanum” nella diocesi di Nepi. Quest’ultima città aveva una casa dell’Ordine nel 1276: AA II, 228.

74. ROMA, S. Maria del Popolo, fu data ai Toscani tra il 1250 e il 1251 (v. nota 179 e testo).

75.  SIENA, S. Agostino. Questa casa non fu fondata nel 1201 come Lopez cercò di provare (AA XVII, 450), ma l’eremo della Santissima Trinità di Laterino, che era lì vicino, esisteva già nel 1254 (AS Siena B-70; B 38) e non solo nel 1256 come credeva lo stesso autore. Il luogo nel quale S. Agostino fu costruito fu dato a Laterino nel 1259.

76  TODI (Tudertum). Nel 1249 fra Giacomo e fra Stefano ricevettero la chiesa di S. Maria alla Porta in Todi (AS Siena, Compendio degli istrumenti, S. Spirito) e il 7 luglio 1254 Papa Innocenzo IV concesse loro una indulgenza: Vestris inclinati precibus: TORELLI IV, 794.

77  VITERBO, Santa Trinità: 1256
Questa casa fu fondata dai frati sul monte Razzano o Rozzano, la cui chiesa di S. Maria ricevette una indulgenza da Papa Gregorio IX il 5 maggio 1236, Ad veneranda beatae: AA. XI, 227. Il capitolo di Ratisbona decise nel 1290: “quod si vendatur locus de Monte Raccanensi fra Giacomo da Viterbo baccalaureus parisiensis, habeat 25 florenos”: AA. II, 292. Gli Agostiniani si spostarono in Viterbo, quando il 18 ottobre 1256 comprarono un pezzo di terreno da Rainero Altadonna vicino a porta Pilastro che divenne nel 1267 parte delle mura della città.

Non ci si poteva aspettare molte nuove fondazioni nelle Provincie di Pisa e Siena dopo che i loro membri si erano spostati dagli eremi nelle città. Una ulteriore espansione poteva aver luogo solo verso sud, dove le Provincie di Roma e del Regno (regno di Napoli e Sicilia) dovevano essere state fondate pochi anni dopo la Grande Unione. Dodici fondazioni nuove sono menzionate nei capitoli della Provincia Romana i cui documenti iniziano nell’anno 1274 (AA. II, 227ss, 249ss ecc); esse erano: Bagnorea, Città della Pieve, Cori, Corneto, Genazzano, Gualdo Cattaneo, Magliano, Montefiascone, Orte, Tivoli, Tuscanella e Veroli in aggiunta a Spoleto (1265) e Molaria (1274) che erano state annotate sopra (vedi n. 360), e quattro piccoli conventi vicino Norcia: TORELLI IV, 619. Più difficile è capire la situazione nel Regno, dove l’esistenza del convento di Benevento nel 1181 è piuttosto dubbia (AA. IX , 444) e fino ad ora non si è trovata alcuna prova certa circa la fondazione di Brindisi nel 1196, di Catania prima del 1239, di Nari nel 1230, di Salemi nel 1250 e persino di Napoli nel 1129, poiché i primi documenti iniziano solo nel 1259 (AA. XII, 128 e XVII, 518), sebbene tutti probabilmente già esistevano o iniziarono attorno al 1256. Da aggiungere a queste case vi sono poi Foggia (1250), Lanciano (1273) e Teramo, alla quale fu concessa una indulgenza nel 1268: TORELLI IV, 475. Palermo invece doveva essere stata costruita dai conti d’Angiò solo dopo il loro arrivo nel 1265. Al tempo della morte del Cardinale Riccardo le sopra menzionate quattro provincie contavano perciò almeno 120 case.

 

 

 

 

 

 

 

 

2. LE CASE DEI ZANBONINI

I princìpi che seguiremo nello stilare questa lista sono gli stessi di quelli usati sopra. I numeri tra parentesi sono quelli del Processo di Canonizzazione di Giovanni Bono in ASS 22 ottobre.

1.  BUTRIOLO, S. Maria (Butrioli o Botriolo, anche chiamato convento di Cesena). Fu fondato poco prima del 1217 ed esisteva ancora nel 1644, ma era sottomesso a Cesena: HERRERA I, 566.

2.  BERTINORO (Bertinorium o Brictinorium). “Postquam ad locum Bertinoris venit, Caesenatis diocesis, ubi secundum eremum ordinavit, pluries multa passus fuit a daemone” (62). Bertinoro era situata a circa dieci miglia da Forlì. La sua esistenza era sconosciuta a Herrera e Lubin.

BIELLA = Vercelli.

3.  BOLOGNA (Bononia), S. Giacomo di Savena: prima del 1246. Deve essere esistito qualche tempo prima del 1246, quando vi si tenne un capitolo generale (31). Un dipinto di Giovanni Bono, mentre egli era ancora vivo, si trovava nel refettorio (47). Il 10 ottobre 1247 Giacomo, vescovo di Bologna, dette il permesso a (Matteo?) “ministro generali fratrum heremitarum fratris Zaneboni di zesena” di costruire una chiesa “citra Savinam”: Archiv. Capit. Bologna. Quando i Zanbonini vollero spostarsi “ad plateam Sti Donati” nel 1247, ciò risvegliò una così grande opposizione che preferirono rimanere nel loro vecchio luogo e tutte le concessioni papali sono dirette agli Agostiniani di S. Giacomo di Savena fino al 1263: TORELLI IV, 617, 652; HERRERA I, 119. Il trasferimento in città fu così a lungo procrastinato perché il Vescovo Giacomo aveva ordinato che “parochianos aliarum ecclesiarum ad divina seu perceptionem (!) ecclesiasticorum sacramentorum, vel ad sepulturas etiam non admittant, nec infirmos visitent absque licentia rectorum earundem ecclesiarum et quod in testamentis, oblationibus et aliis que a fidelibus offeruntur, nullo genio attentabunt aliquid quod quoquo modo in dampnum ecclesiarum redundare valeat vicinarum... Cum autem locus ipse postmodum sicut cetera loca fratrum heremitarum dicto ordini Sti Augustini auctoritate Sedis Apostolice incorporatus extiterit, et dignum sit, ut omnes quos iungit ejusdem Ordinis uniformitas uniformi gaudeant libertate...” perciò il papa non volle sostenere la richiesta del vescovo: Arch. Capit. Bonon. 17-5-1. Nel 1267 il Cardinale Ottaviano finalmente li ammise nella città dove essi eressero la loro famosa chiesa e convento di S. Giacomo Maggiore; ma persino in seguito essi ebbero bisogno di una speciale protezione papale contro le molestie: Sub religioni habitu, 23 agosto 1267: TORELLI IV, 736; MURATORI VIII, 260; Prov. Picena Agostiniana 52-57. Il loro convento di S. Giacomo di Savena fu rilevato dagli Umiliati. Anche gli altri tre gruppi di eremiti avevano fondazioni vicino alla città (vedi i Toscani).

4. BRESCIA (Brixia): prima del 1249 (S. Barnaba dentro la città). “frater Jacobus de Brescia” (8). TORELLI IV, 791 asserisce che i frati vissero per lungo tempo fuori della città. Nel 1268 il vescovo Bernard de Madiis permise loro di acquistare la chiesa di S. Barnaba entro le mura: J. H. GRADONICI, Brixia Sacra (ib. 1755), 286-89.

5. CREMA, S. Bartolomeo (S. Giacomo dentro la città). Il 27 giugno 1257 papa Alessandro IV confermò la donazione della chiesa di S. Giacomo vicino alla porta di Rivalta, che Alberto, vescovo di Piacenza, aveva fatto agli Agostiniani il 5 giugno 1256. Prima di quel tempo essi avevano vissuto a S. Bartolomeo fuori le mura: HERRERA I, 173.

6. CREMONA, S. Maria: prima del 1249 (S. Giacomo dentro la città). Il 2 maggio 1249 fu venduto un pezzo di terra “ad Dominum Coannem priorem fratrum heremitarum”: orig. AS-Milano, Cremona S. Aug. Castello n. 145, 2 fasc., n° 21. Il 13 aprile 1255 papa Alessandro IV approvò il trasferimento del loro eremo a causa della guerra: Dilecti filii; RONCIERE 375. Si trattava probabilmente di una piccola casa vicino a Pipia in un luogo chiamato S. Maria di reposo: L. MANINI, Memorie storiche della città di Cremona II (ib. 1819) 57. Nel 1259 quei frati sono menzionati nel testamento di Homobonus Morixius; nel 1260 ricevettero alcuni appezzamenti di terra da Bernardo di Sasso, podestà della città, e nel 1262 cominciarono a costruire la loro chiesa: L. ASTEGIANO, Codex diplomaticus Cremonae (Torino 1865), 309, 312, 319.

 

7. FAENZA (Faventia), S. Alberto in Tagliavera. Il 15 agosto 1231 fra Bartolomeo, priore di Cesena, in nome di Giovanni Bono ricevette in dono da Federico e Guido Maganti alcuni terreni per fondarvi un eremo: TORELLI IV, 305. La fondazione fu probabilmente il risultato di una visita di Giovanni Bono, della quale si parla nel Processo (76): “quod cum quodam vice fr. Johannes Bonus veniret de Faventia pro quibusdam regotiis suae domus expediendis, declinavit ad quoddam hospitale, quod dicitur Messina, ubi erat quidam heremita qui vocatur frater Gualterius, ut ipsum in Deo comfortaret”. Si è tentato di identificare l’eremita malato con Walter Poggi, vescovo della città, che unì tutti e quattro i gruppi di eremiti agostiniani in S. Giovanni in Sclavo subito dopo il primo capitolo generale. Papa Alessandro IV approvò questa unione il 3 gennaio 1257: Cum a nobis: TORELLI IV, 598.

8. FERRARA (Ferraria), S. Antonio: prima del 1249 (S. Andrea). Nel suo ultimo viaggio “Johannes Bonus venit Ferrariam ad locum ipsorum fratrum Sancti Antonii” (93). E a S. Antonio, nell’ottobre del 1249, si tenne il capitolo generale della congregazione (5). La storia confusa di questo luogo fu districata da A. FRIZZI, Memorie per la storia di Ferrara (2 ed. ibid. 1850) vol. III, cap. 12. L’affermazione di tutti gli storici del passato, compreso il Muratori, che il monastero di S. Stefano della Rotta in Polesine era stato dato agli Agostiniani nel 1197 è falsa. Prima di tutto S. Antonio in insula Polesine e S. Stefano della Rotta (Rupta) in Fuocomorte nel borgo di Quacchio non erano lo stesso monastero, perché distavano quattro miglia tra loro; inoltre la Beata Beatrice era ancora in S. Stefano quando fece la professione il 26 giugno 1254, e i Zanbonini erano ancora in S. Antonio di Polesine il 25 settembre 1256, quando vendettero alle suore di S. Stefano della Rotta la loro casa e tutti i loro possedimenti in S. Antonio di Polesine in cambio della cappella di S. Andrea dentro la città e 1.000 lire. I religiosi menzionati nel documento del 1197 erano canonici. Cfr. O. MONTENOVESI, Regesto del monastero di S. Andrea di Ferrara in Atti e memorie della Deputazione Ferrarese di Storia Patria I (vol. 24, 1922, pp. 5-81); II (vol. 26, 1926, pp. 147-367); AA. XIX, 82-103 e 104-109. I Toscani di S. Leonardo dovevano essersi trasferiti in S. Andrea, poiché questa rimase la sola casa agostiniana della città.

9. FOLIGNO (Fulgineum), S. Agostino: 1248. Fu fondato nel 1248 dal B. Angelo da Foligno, un discepolo di Giovanni Bono (supra n. 213). Il 9 febbraio 1258 Papa Alessandro IV concesse 500 libbre: Vestre religionis meritis: AA. V, 351.

FONTANA = Reggio.
LIMATE = Rimini.

10.  MANTOVA (Mantua), S. Agnese: prima del 1239. Secondo il Commentarius praevius del Processo (169), S. Agnese fu la terza fondazione del Beato Giovanni Bono. Nel 1251 fra Guizzardo ne era priore (1); egli era stato provinciale nel 1239 (309) e anche nel 1253 (38). Quando il 12 gennaio 1252 egli comperò un pezzo di terra, l’acquisto fu approvato da 19 confratelli, tra questi 5 erano sacerdoti, 2 diaconi e 2 suddiaconi: AS-Milan, Mantova, S. Agnese, cartella 197, 117. L’eremo di S. Agnese era situato fuori le mura della città e continuò ad esistere nonostante l’erezione di un altro monastero dentro la città dove era conservato il corpo del Beato Giovanni Bono.

11.  MILANO (Mediolanum), S. Marco: prima del 1250. Infatti il primo documento è dell’anno 1250, quando Isabella Villati fece una donazione a “fratribus de S.to Marcho”: AS-Milano 435-493, sec. XII-XIII mem. 2. Nel 1251 vi era priore fra Martino, sacerdote (49), e fra Lanfraco vi stette come provinciale (109). Immediatemente dopo la Grande Unione i frati si spostarono in città dove costruirono il loro nuovo S. Marco. Nel 1258 Alessandro IV comandò all’abate di S. Simpliciano di desistere da ulteriori molestie verso gli Agostiniani: TORELLI IV, 619; supra nota 312.

12.  MODENA: 1245, Santi Filippo e Giacomo. I frati eremiti avevano frequentemente chiesto al Vescovo Alberto Boschetti O.P. (1234-1264) il permesso di costruire un monstero in Modena. Questi, finalmente persuaso da fra Martino, priore di Parma, che era stato mandato dal priore generale Matteo, diede loro il permesso di costruire una chiesa nel Quartiere dei Canonici il 18 dicembre 1245. TORELLI IV, 396 fa l’osservazione infondata che Matteo non fosse il priore generale dei Zanbonini e il priore Martino non fosse un loro membro. Ma Matteo era il loro priore generale, anche se il priore dei Toscani era chiamato con lo stesso nome, e fra Martino apparteneva certamente ai Zanbonini, come il titolo “fratres Eremitani” mostra chiaramente. G. SOLI, La chiesa de’ SS. Filippo e Giacomo in Modena, in Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia patria per le provincie Modenesi, ser. 5, vol. 14 (1922), 144-157.

MONTIRONE = Rimini.

13.  PADOVA (Padua), S. Guglielmo: prima del 1242 (SS. Giacomo e Filippo intra muros). Il 5 marzo 1242 Lemicato e Giovanni Cagarienti vendettero “fratri Martino de ordine Eremitanorum fratris Zaneboni petiam terre que iacet in Campaneo Padue”: AC-Padova, Secondo Corona, orig. no. g 7213, p. 1297. Nel 1245 era priore fra Bonamico e dimoravano con lui 2 frati sacerdoti, 1 diacono e 10 altri confratelli: Ibid. Corp. Soppr. vol. 63, n. 62, fol. 15v. Il 4 aprile 1249 Papa Innocenzo IV chiese al vescovo di Ferrara di investigare sull’assalto perpetrato a danno degli eremiti da parte di alcuni uomini del vescovo di Padova e contemporaneamente sui gravi danni che avevano causato: Dilecti filii: TORELLI IV, 600, 627. L’editore degli Archivi di Stato di Venezia II (1940) 185, critica ingiustamente il TORELLI IV, 490 in quanto aveva affermato che gli Agostiniani avevano comprato il loro luogo in Arena nel 1253, infatti un originale del maggio 1254 parla di “fratres S. Marie de Eremitanis de Arena de Padue”: AC-Pad. Corona perg. n. 7215-1299, luogo conosciuto più tardi come S. Maria della Carità. L’acquisto dalla vedova di Zacharia de Arena nel 1264, deve pertanto essere stato un acquisto ulteriore.

14. PARMA. Prima del 1243. S. Maria de Plano (S. Luca entro le porte). Nel 1243 fra Gratiadeus lasciò l’Ordine contro il consiglio del Beato Zanebono ed ebbe una fine infelice come gli era stata predetta: “Sed quando (Gratiadeus) exivit, multi erant ex fratribus, quia fuit in conventu Parmanensi” (81). Il 6 febbraio 1249 ci fu una vendita di terreno a fra Simone: AS-Parma, Eremitani S. Aug. Misc. 149-1671, n. 3, e nel 1266 è fatta menzione di “fratres heremitorii S.te Marie de plano, Dioc. Parmensis”. Dopo il 1256 fu eretto S. Luca dentro la città: G. DREI, L’archivio di Stato di Parma (Roma 1941) 184.

15. PIACENZA (Placentium): prima del 1248. S. Lorenzo M. vicino a Porta Nuova. “Frater Gregorius de Placentia” (8). Nel 1260 i frati si trasferirono in città. Il lavoro di L. ASTENGO, Gli Agostiniani in Piacenza (ibidem 1930) non era a mia disposizione. I pochi documenti sono a Parma AS; DREI, op. cit. 186.

16. POGGIOLO (Podiolum, Pudioli) anche chiamato conv. Montefeltrensis: prima del 1254. Diocesi di Forlì. Era situato a circa sei miglia da Cesena e ad una eguale distanza da Rimini. Fra Moltogrande vi era priore nel 1254 (236). Verso l’anno 1374 i membri di Poggiolo fondarono una casa a Talamello e nel 1393 fra Ventura da Forlì è chiamato “prior conventus Talamelli vel Podioli”, e tempo dopo Poggiolo divenne una dipendenza di Talamello: HERRERA II, 119.

17.  PONCELIA, diocesi di Forlimpopoli: prima del 1254. “Frater Jacobus, laicus heremita ejusdem ordinis, de conventu Poncelia, Foro-Populiensis diocesis et oriundus de Cesena” (298). L’ASS suppone che l’eremo fosse trasferito nella città di Forlimpopoli, dove si sa che esisteva una fondazione dell’Ordine nel 1514: HERRERA I, 263. Il convento di Poncelia era sconosciuto a tutti i precedenti scrittori Agostiniani e persino la posizione della città stessa sembra essere sconosciuta.

18.  RAVENNA, S. Nicola: prima del 1248:  “frater Philippus de Ravenna” (51).

19. REGGIO EMILIA, S. Margarita de Fontana o ad Saldinas: 1236 (S. Apollinare: 1268). Nel 1236 fra Bartolomeo O.P. disse la prima messa “ad Fontanam Borgii...pro fratribus qui stabant ad Saldinas, sed non posita erat ibi crux a Domino episcopo”. Il luogo era situato a circa mezzo miglio fuori Porta S. Stefano.  Nei testamenti di alcuni anni dopo i suoi membri sono chiamati o “fratres heremitani de Fontana” o “Fratres de Saldinis”. Il 4 agosto 1268 i Canonici di S. Prospero donarono la chiesa di S. Apollinare agli Agostiniani a condizione che la ricostruissero poiché era stata distrutta nella guerra tra Federico II e suo figlio Enzo: J. TIRABOSCHI, Memorie storiche Modenesi (Modena 1794) IV, 30/1; TORELLI IV 624, 711; L. BOCCONI, Gli Agostiniani a Reggio Emilia (ib. 1930) non era disponibile. Atti e Memorie... Reg. Dep. Prov. Modenesi ser. 5, vol. XII (1919), 59-70.

20. RIMINI (Ariminum) prima del 1254: “fr. Marcus, natione de Cesena, prior fratrum heremitarum conventus Ariminensis” (309). Anche i Brettinesi avevano una casa vicino a questa città (infra). Non si può determinare al momento a quale delle due congregazioni si riferiscono gli interessanti documenti che Lopez raccolse nell’AC di Rimini. Il primo, del 1242, riguarda la vendita di una proprietà a D. Benvenuto, “prior loci Ste Marie de Donigalie in loco dicto Limate”. Nel 1250 il priore Guido e i suoi quattro frati si trasferirono “ad locum de Montirone”, dove essi costruirono. Parte dei documenti sono pubblicati in L. TONINI, Rimini nel secolo XIII (ib. 1862) 325/8, il quale menziona anche un altro eremo: S. Maria di Pantano, che era ancora esistente nel 1388. Il 5 dicembre 1256 Bernardo, rettore della chiesa di S. Giovanni Evangelista si dimise in favore degli Agostiniani con il permesso del Vescovo Giacomo, al quale avevano chiesto diverse volte (multoties), per mezzo di un certo fra Nicola, di poter trasferirsi in città. La transazione fu approvata dal Papa Alessandro IV il 2 maggio 1257: Justis petentium : TORELLI IV, 599.

TALAMELLO = Poggiolo.

21. TORTONA (Dertona), Santa Trinità: 1246. Padre van Luik richiamò la mia attenzione su Notizie del convento (AS-Tortona, Conventi Tortona, busta 1), dove si afferma che il convento fu fondato nel 1212 dai Poveri Cattolici, ma che nel 1246 era nelle mani degli Eremitani. Se ciò fosse vero, allora TORELLI IV, 624 aveva ragione nel dire che la casa proveniva originariamente dai Poveri Cattolici, ma aveva torto nel sostenere che essa fu acquistata solo con la loro incorporazione nel 1256. Il 13 giugno 1271 Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, lodò l’“opus ecclesie ad honorem S.te Trinitatis a monasterio Derthonensi eremitarum sancti Augustini noviter inceptum”: E. LATTES, Repertorio diplomatico Visconteo (Milan 1911) n. 10; TORELLI IV, 762.

22. TREVISO (Tarvisium): 1233 (S. Paolo: 1266-1297; S. Margherita). Secondo la tradizione un certo fra Girardo da Camino costruì un eremo vicino alla città nel 1233: HERRERA II, 308. Quando gli Agostiniani vollero costruire la loro chiesa dentro la città, i Domenicani si opposero perché essa era situata a meno di 300 canne dal loro monastero, ma il 13 luglio 1267 e nuovamente il 9 agosto 1268 Papa Clemente IV decise in favore degli Agostiniani: HERRERA II, 466-67. La prima chiesa, dedicata a S. Paolo fu usata solo dal 1266 al 1297 ed in seguito venduta a una comunità di suore. La nuova chiesa ebbe il titolo di S. Margherita. Documenti in AS-Venezia: MOSTO II, 200.

23. VENEZIA (Venetum), S. Maria di Nazareth, conosciuta anche come S. Maria Stella Coeli. Il 9 maggio 1249 Pietro, vescovo di Castello, “ad instantiam et petitionem prioris et fratrum Heremitanorum S. Marie de Nazareth Castellane diocesis benedixit primum lapidem et locavit ipsum lapidem et crucem in loco, ubi habitant dicti fratres, ubi intendebant et volebant edificare seu construere ecclesiam ad honorem B. Mariae Virginis...”. In questa occasione il vescovò richiese la piena giurisdizione episcopale e gli fu concessa con piacere a condizione che non fosse in contraddizione con i loro privilegi papali. La casa esistette fino al 1436, quando Papa Eugenio IV la trasformò in ospedale: F. CORNER, Ecclesiae Venetae IV (Venezia 1749) 298-310); in seguito a questo essi si unirono a S. Stefano che era stata costruita dai Brettinesi: F. APOLLONIO, La chiesa e il convento di S. Stefano in Venezia (ibid 1911); A. MOSTO, L’archivio di Stato in Venezia II (Roma 1940) 152 e Indice generale (1941).

24. VERCELLI (S. Marco intra muros) : 1241? Una lettera dettagliata inviatami dal Prof. G. Ferraris cita vari autori che parlano in favore di una piccola fondazione agostiniana in questa città prima della Grande Unione, ma è molto più probabile che essi entrassero in città solo dopo che i Poveri Cattolici erano stati affiliati, perché essi avevano un monastero in questa città agli inizi del 1212, e S. Marco, che gli Agostiniani costruirono nel 1266, si trova esattamente nel luogo precedentemente occupato dai Poveri Cattolici: V. MANDELLI, Il commune di Vercelli nel medio evo III (Vercelli 1853) 192-193. Gli Agostiniani avevano un’altra fondazione in questa diocesi, chiamata S. Pietro di Biella (Bugella) che esisteva per lo meno già dal tempo del vescovo Martino Avogadro (de Advocatis) che guidò la diocesi dal 1244 al 1263: T. MULLATERA, Le memorie di Biella (Biella 1778) 135ss; G. FERRARIS, La ingloriosa fine di un codice medievale, in Illustrazione Biellese, aprile 1938, pp. 24-27.

25.  VERONA : 1243 (S. Eufemia). Il 18 gennaio 1243 l’arciprete Guido dette a “fr. Adobello priori fratrum heremitarum Veronae commorantium de ordine fratris Zanoboni (sic) de Cesena...licentiam... construendi... ecclesiam et locum in honorem Dei et Beati Augustini in fundo sito extra Portam Episcopo”: BIANCOLINI J., Notizie storiche delle chiese di Verona II (ibid. 1749) 502. Qui vissero il Beato Evangelista e il Beato Pellegrino, che morirono verso il 1250 (ASS, luglio-16 settembre). Nel 1262 fu data agli Agostiniani la ex chiesa parrocchiale di S. Eufemia: AS Venezia II (1940) 206. Nel Museo di Verona ci sono più di 1500 pergamene sulla storia del convento.

26.  VERUCCHIO (Veruculum), dioc. Forlì: 1240?

27.  VICENZA (Vicenzia): 1243 (S. Michele intra muros 1266)
La Relazione del convento del 1650, senza portare un solo documento, cita l’antica tradizione che gli Agostiniani siano venuti a Vicenza verso il 1243 e si siano stabiliti vicino alla chiesa di S. Lorenzo in Berga. In memoria della morte del tiranno Ezzelino, la città per gratitudine dette agli Agostiniani 500 libbre per trasformare la chiesa di S. Lorenzo, che i Canonici avevano dato loro il 23 marzo 1266, nella magnifica chiesa di S. Michele: S. BARBARO DI MIRONI, Historia ecclesiastica della città, territorio e diocese di Vicenza V (ibid. 1761) 209; Statuti de Commune di Vicenza 1264 (Venezia 1886) 2; AS-Venezia II, 213.

Oltre a Biella sono riuscito a localizzare solo altre due case prima della morte del Cardinale Riccardo:
Alessandria, dove il 17 luglio 1264 Papa Urbano IV ordinò ai Canonici della città di dare agli Agostiniani la chiesa parrocchiale di S. Martino in Gamundia,  poiché il suo pastore trascurava i suoi compiti (Sane petitio vestra : GUIRAUD 1944/59 e
Trento, che esisteva prima del 1271, quando fu iniziata la nuova chiesa: HERRERA II, 475.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. LE CASE DEGLI EREMITI DI BRETTINO

Questi eremiti si erano stabiliti principalmente nella Marca di Ancona, dove i Zanbonini avevano molte case ed i Toscani solo alcune. Per accertare quali fondazioni appartenessero ai Brettinesi, in mancanza di una testimonianza diretta, possiamo contare su diversi compendi di indulgenze papali, uno dell’anno 1310 in TORELLI IV, 407, un altro del 1317 in Archives Departementales de la Somme XLVIII, H. 13, Agostiniani d’Amiens ed altri due in AA. IV, 421. In essi sono elencate quindici case che ricevettero gli stessi favori in quel territorio e poiché gli originali disponibili per sei di queste case le descrivono come case dei Brettinesi, è ragionevole presumere che le altre nove appartenessero alla stessa congregazione. Conclusioni simili possono essere tratte dai nomi delle città che sono aggiunte ai nomi dei frati. Pur non essendo una guida infallibile in ogni singolo caso (supra n. 209), può essere però seguita con sicurezza quando un intero gruppo di frati venivano dalla stessa città, per esempio riguardo agli inizi di Gubbio, che era una fondazione dei Brettinesi, tre uomini furono mandati da  Monte Rubbiano, tre da S. Angelo in Pontano, due rispettivamente da Cingoli e da Monte Santo, e uno da ciascuna casa da Bevagna, Camerino, Montecosaro, Mutignano, Offida, Ravenna e Terni. Per almeno sei di questi luoghi abbiamo documenti originali che i Brettinesi vi si erano stabiliti.

1. AMELIA (Amerinum), S. Romana: 1245. Il 31 marzo 1245 il Cardinale Rainer, legato papale, approvò la donazione della chiesa di S. Benedetto su Monte Supiano vicino alla città di Amelia agli Eremiti di S. Agostino: AA. VII, 236-240. La Relazione di Amelia del 1650 parla di un’altra chiesa in onore di S. Romana che si suppone esistesse prima del 1245: TORELLI V, 569. La ragione per l’assegnazione di questa casa in Umbria ai Brettini è data sotto Narni.

2. ASCOLI (Asculum, Esculanum): 1247.
Papa Innocenzo IV concesse una indulgenza a tutti i fedeli che avessero aiutato “in extructione ecclesie et conventus prioris et fratrum de Brittinis ordinis sancti Augustini apud Asculum”: Quoniam ut ait, 3 settembre 1247: AA V, 374; TORELLI IV, 407. Nel 1256 i frati si spostarono in città dopo aver firmato un contratto con il capitolo di S. Giovanni del Laterano.

3. BEVAGNA (Mevanium) : 1254. “frater Lucas de Mevanio”: AA XVI, 41ss., doc. 13.

BOLOGNA= Valle di Preda.

BONDIOLO = Faenza.

(4) 3. BRETTINO: prima del 1215: supra II, 132/3.

(5) 4. CAMERINO : prima del 1245. Indulgenza di Innocenzo IV nel 1245: TORELLI IV, 399.

CASTEL SANT’ANGELO = S. Angelo in Pontano.

(6) 5. CESENA: 1248. I Zanbonini iniziarono la loro congregazione nelle vicinanze di Butriolo, ma sembra che anche i Brettinesi avessero avuto una casa vicino a questa città: Sommario 1310 e 1317.

(7) 6. CIGNANO : diocesi di Ascoli: prima del 1238. Ricevette una indulgenza da Matteo, vescovo di Ascoli nel 1238, “cum fratres de Cignano ordinis sancti Augustini propter ruinam qua domus eorum constituta in loco ipso evidentius minabatur... re-edificare velint aliam in Monte de Mortice, in qua iuxta eorum votum suorum offerre possint Jesu Christo hostias labiorum et ipsi qui nudi sequuntur nudum Christum in altitudinem paupertatis, nequeant perficere nec incipere illud opus absque vestro adiutorio”: HERRERA I, 157; BSA VII (1931), 105.

(8) 7.  CINGOLI (Cingulum): prima del 1251. “Frater Acurrimbonus de Cingulo”: AA XVI, 46.

(9) 8. CISTERNA, diocesi di Fermo. M. PUPI in Memoria del. ven. convento di S. Augustino in Monte Giorgio (MS ibid. scritta nel 1680 circa) per il periodo più antico porta solo il permesso di Papa Clemente IV del 3 luglio 1266 che i frati potevano trasferire la loro casa da Cisterna nella fortezza di Montegiorgio “propter loci distantiam et guerrarum discrimina”. La Provincia Agostiniana Picena (Volume per il Giubileo di P. Carlo Pasquini), Tolentino 1933, p. 69.

COLLE MORICE= Cignano.

CORRIDONIA= Mont’Olmo.

(10) 9. CIVITANOVA (Civitas Nova): 1226? TORELLI IV, 407/8. Sommari del 1310 e 1317.

(11) 10.  FAENZA (Faventia), S. Maria Magdalena in Bondiolo: 1247. “Cum igitur prior et fratres de Brittinis” aveva mostrare nella loro petizione che Hugolin Pecci, un cittadino di Faenza, aveva dato loro un luogo per costruire...”: Quoniam ut ait, 30 settembre 1247: TORELLI IV, 407. Un anno dopo essi eressero S. Maria Magdalena in Bondiolo. Toscani e Zanbonini avevano anch’essi una casa nelle vicinanze di Faenza.

(12) 11.  FANO : prima del 1253. Il 17 dicembre 1255 Papa Alessandro IV esortò il podestà ed i cittadini di Fano a non molestare i frati di Brettino nel loro legale possesso della casa che un certo Fuscoli aveva dato loro nella città: Cum ecclesias et personas: E 16.  E’ incerto se questa casa servisse come convento, ma fu considerata come un cuneo per aprirsi un punto d’appoggio nella città: supra nota 340. Essi furono ammessi nella città nel 1265, quando il Cardinale Simone Paltinieri dette loro la chiesa parrocchiale di S. Lucia: TORELLI IV, 715. La storia intera dei Brettinesi contraddice la tesi che essi si stabilissero in S. Stefano nel 1163, come è ripetuto in Prov. Agost. Picena 80.

(13) 12. FERMO (Firmanum): prima del 1247
Sommari del 1310 e 1317: AA IV, 421; Prov. Ag. Picena 63-66.

(14) 13. FORLI’ (Forlivium): prima del 1247 item.

(15) 14. GUBBIO (Eugubinum):  1250. “Fratres heremite de Brictinis...apud civitatem Eugubinam”: Quoniam ut ait, 1 ottobre 1250: AA XVI, 42.

(16) 15. IMOLA : 1247. Sommari del 1310 e 1317. Il 13 giugno 1257 il convento di SS. Filippo e Giacomo di Imola ricevette 300 libbre da multe: Vestri religionis meritis: TORELLI IV, 602-3.

(17) 16. JESI (Aesinum), S. Luca. Quoniam ut ait  17 agosto 1247. Originale in GRA-Hh. 2, n. 12.

INTERAMNUM = Terni.

(18) 17. MACERATA, S. Maria: 1247. Sommari come sopra. Il 27 novembre 1256 Papa Alessandro IV concesse una indulgenza per il restauro della loro chiesa: Arch. depart. Amiens l.c. e  AGR-Bullarium Ca II, 7 (da AS. Bologna).

MEVANIUM = Bevagna.

(19) 18.  MONTECHIO (Monticulum): 1248. (1247?). Sommari del 1310 e 1317. Questo luogo, ora chiamato Treia, è differente da Montecchio vicino a Siena, che apparteneva ai Toscani.

(20) 19.  MONTE COSARO (Mons Causarius): 1247. Sommario del 1310 e 1317. “Frater Benevenuto de Monte Cosero” AD 1251: AA. XVI, 46.

MONTEGIORGIO= Cisterna.

(21) 20. MONTE GAUFRI (conventus Montis Gaufri o Gaufredi): 1252. Papa Innocenzo IV confermò nella sua bolla In causa quae del 9 aprile 1252 la decisione del suo legato in favore dei Brettinesi dopo che una disputa era sorta tra loro e i Frati Minori. Wadding omise questo documento. E 173; TORELLI IV, 488.

(22) 21. MONTE GRANARO. TORELLI IV, 449 (AD 1250).

(23) 22. MONTE MELONE (Mons Milonis), diocesi di Camerino: 1247. Sommari come sopra.

MONTE MORTICE = Cignano.

(24) 23. MONT’OLMO (Mons Ulmi) ora chiamato Corridonia: 1248. I “fratres heremite de Britinis Montis Ulmi Ordinis sancti Augustini, Firmamensis diocesis” ricevettero una indulgenza per la costruzione della loro chiesa, monastero ecc: Quoniam ut ait, 24 settembre, 1247 : Arch. depart. Amiens H. 13, n. XVIII; TORELLI IV, 407.

(25) 24. MONTE RUBIANO (Mons Rubianus): 1254: “fr. Marcus de Monte Rubiano, fr. Jacobus de M.R., fr. Matheus de M.R.,  fr. Albertus de M.R.” : AA. XVI, 523.

(26) 25. MONTE SANTO (Mons Sanctus), S. Maria, diocesi di Fermo: 1250. Il 20 settembre 1250 Papa Innocenzo IV confermò la donazione della chiesa di S. Maria in Monte Santo che G., vescovo di Fermo, aveva dato ai Brettinesi: Solet annuere, BERGER 4836; F. UGHELLI, Italia Sacra II (Roma 1647) 780. Monte Santo è a circa cinque miglia da Ascoli.

MONTE SUPIANO = Amelia.

(27) 26. MUTIGNANO alias MURIGNANO: fr. Johannes de Mutignana”: AA. XVI, 44; Murignano ibid. p. 54. Non sono riuscito a localizzare questo luogo. Potrebbe essere Murano (Venezia).

(28) 27. NARNI (Narnia), S. Andrea nella Valle: prima del 1245. Fra Pace da Gubbio era procuratore del convento di Narni, quando nel 1245 fu donata all’Ordine la chiesa di S. Benedetto sul Monte Supiano, vicino ad Amelia,: AA VII, 236-240. Poiché Gubbio era indubbiamente una casa dei Brettinesi, ne consegue che Amelia e Narni dovevano essere appartenute alla stessa Congregazione. Nel 1266 il priore generale chiese ai due cardinali Annibaldi, Riccardo e Goffredo, di fare da intermediari al trasferimento dell’eremo di S. Andrea nella città di Narni, il che essi fecero con successo: l. c.

(29) 28. OFFIDA: prima del 1254: “fr. Jacobus de Offida”: AA XVI, 52; Prov. Ag. Picena 70-72.

(30) 29. ORVIETO (Urbs Vetus): 1251. Il 1 ottobre 1251 Papa Innocenzo concesse una indulgenza a tutti coloro che avessero aiutato i “fratres Eremite Brittinenses in Urbe Veteri” nel loro programma di costruzione. Quoniam ut ait: AA I, 426.

(31) 30. OSIMO (Auximanum) : 1226? : TORELLI IV, 272.

(32) 31. PESARO (Pisaurum), S. Lorenzo: 1247. “Cum igitur dilecti filii prior et fratres de Brictinis, Pisaurensis diocesis, ordinis sancti Augustini, ibidem ecclesiam...edificare ceperint”. Quoniam ut ait, 27 settembre 1247. E 171; P 12697; TORELLI IV, 406. Vedi Valmanente.

(33) 32. PIAGGIOLINO (PLAIOLINO) in una selva nella diocesi di Fano. CONCETTI, Vita S.ti Nicolai 73.

PONTANO = Valmanente.

(34) 33. RAVENNA: 1251: “frater Johannes de Sancto Vito de Ravegnana”: AA XVI, 46. Torelli ha identificato un’altra piccola casa con Ravenna. E’ menzionata il 28 ottobre 1261, quando Papa Urbano IV impose ammende superiori a 50 marchi ai frati “domorum eremitarum S. Maria de Tabernario e S. Petri de Trasforata quarum una dependet ab alia, ordinis sancti Augustini Ravennatensis et Foropopoliensis diocesum”: TORELLI IV, 673.

(35) 34. RIMINI (Ariminum), S. Giovanni Evangelista: 1248. Indulgenza a coloro che avessero contribuito alla costruzione dei fabbricati “quas edificare ceperant prior et fratres Eremitae de Brictinis Ariminenses ord. Sti Augustini”: Quoniam ut ait del 27 agosto 1248: AA V, 426. Vedi sopra Zanbonini.

36. S. ANGELO in PONTANO: prima del 1253: “fr. Rainaldus de S.to Angelo in Pontano de ordine Eremitarum de Brictinis”: AA XVII, 48, 50.

37. S. CONCORDIA: 1250: Quum pape significaverint infrascripti (prior et fratres heremi de Britinis ordinis S.ti Augustini) quod Spoletanus episcopus ipsis ecclesiam sancti Concordii suae diocesis cum terra sufficienti ad hortum et officinas illis necessarias concesserit...”, Cum a nobis del 6 ottobre 1250: BERGER 4856.

38. S. ELPIDIO: 1226? : TORELLI IV, 272.

39. SAN GINESIO: CONCETTI S. Nic. 41.

40. SAN SEVERINO, diocesi di Camerino. Sommari del 1310 e 1317.

41. TERNI (Interamnum):  ca. 1253. Il 27 gennario 1252 Papa Innocenzo IV ammonì i fedeli di Terni affinchè aiutassero gli eremiti di Brettino che volevano fondare una casa nella loro città (Credentes firmiter, AA. V, 466) e il 25 maggio 1253 concesse una indulgenza a tutti coloro che li avessero aiutati nella costruzione della nuova chiesa e monastero che “fratres Eremitae Brittinenses de Interamno” stavano costruendo: Quoniam ut ait, AA V, 466. Gli altri documenti iniziali riguardanti questo luogo furono pubblicati da S. LOPEZ in AA. VIII, 212-216.

42. TORRE DI PALME (Turris Palmarum). Supra II, 141 e  AUVRAY 986.

TREIA = Montechio.

43. VALMANENTE (Vallemanetanum). Nel 1238: “Berardus olim Ugolini Berardi, donavit fratri Glodio, priori heremitarum de Vallemanente montem cum silvis, vincis, terris et ortis ut aedificarent monasterium Valmanentis”: AA III, 428. Il monastero fu chiamato S. Maria in Sajano e fu costruito mille piedi fuori dalla città di Pesaro. Nel 1258 San Nicola da Tolentino, che era stato appena ordinato, fu assegnato a questa casa ed ebbe qui la sua famosa visione del purgatorio. Nel 1454 il convento di Valmanente fu unito a Pesaro: AA III, 453. Il convento ha un eccellente storico in Luigi Zacconi, i cui MSS sono conservati nella Biblioteca Oliveriana n. 223, 436, 602. CONCETTI (S. Nicolao 62), che seguì le orme di Torelli ed altri nel cercare il vero Ordine Agostiniano, afferma che nulla può provare una connessione di Valmanente con i Brettinesi. Ma non c’è nulla che la contraddica. (supra II, 141).

44. VALLE DI PREDA (Vallis Petrae), S. Maria Maddalena: 1247. Questo monastero, precedentemente Benedettino, era situato sulle colline a sud-ovest di Bologna, fuori porta Zaragozza. I documenti menzionati nel testo (supra II, 135) sono Insinuarunt nobis del 17 luglio 1247 (E 170) e Dilecti filii del 7 dicembre 1249: E. 172. La decisione finale fu raggiunta con l’Oblata nobis ex del 2 dicembre 1253: BERGER 7097: “Quum prior et fratres domus sanctae Mariae Magdalenae de Valle Petrae, tunc Ordinis S. Benedicti, Bononiensis Diocesis, Ordini et domui Heremitarum de Brictinis uniri affectaverint...”.

45. VENEZIA (Venetia), S. Anna: 1242 (S. Stefano intra muros). L’11 gennaio, 1242 fra Giacomo di Fano “de ordine Heremitarum de Bramis (Brictinis)” comprò un pezzo di terra dove i frati costruirono la chiesa ed il monastero di S. Anna. Nel 1297 essi vendettero la loro proprietà a una comunità di suore, ma si spostarono in città solo nel 1304, dove essi costruirono S. Stefano: vedi Case dei Zanbonini. CORNER F., Ecclesiae Venetae IV (Venezia 1749) 252-257; F. P. ORIUNDI, La chiesa e il convento di S. Anna in Venezia (ibid. 1914) non ho potuto consultarlo.

 

 

 

 

 

 

 

APPENDICE  II

LE CASE ULTRAMONTANE

 

1. LE CASE DEI GUGLIELMITI CHE RESTANO

* significa che la fondazione è menzionata nella bolla Ea quae judicio del 29 agosto 1261, che determina le differenze tra gli Agostiniani e i Guglielmiti.

 

*1. INSULANUM, oggi Ostrov, Boemia, Dioc. Praga. - S. Maria, più tardi S. Benigna, fondata nel 1252.
Questo monastero fu costruito sull’isola dei Signori di Waldeck, a sud-est di Praga. Alcuni storici fanno ancora il vecchio errore di confondere l’anno 1263, nel quale la nuova chiesa fu completata (AA III, 234) con l’anno della sua origine, che ebbe luogo nel 1252 circa.

2. KOMAR in Ungheria (Komara), S. Elisabetta.
LUBIN p. 346 la identifica con Kara (conventus Carensis) nel territorio di Gran, fondata da Bela IV, che governò dal 1235-1270. Il Cardinale Pazman fu il primo storico a sostenere la sua origine Guglielmita e tutti gli storici seguenti seguirono le suo orme, sebbene sembri che non si sia trovato alcun documento a supporto di questa tesi: D. FUXHOFFER, Monasteriologia Regni Hungarici II (Pest 1860), 212.

*3. LIPPEN o LIPPENE, Diocesi di Kammin, Provincia di Brandeburgo, Prussia.
Per secoli gli storici hanno riflettuto sul nome Lixtin che apparve nelle copie ufficiali della Ea quae judicio. Consultando il documento originale nella Vaticana, S. Lopez risolse infine l’enigma, quando potè chiaramente leggere Lippen, dove un monastero esisteva ancora nel 1290. In quell’anno il priore di Lippen fondò case dell’Ordine in Königsberg e Friedeberg: RIEDEL, Codex diplomaticus Brandenburgensis I. Hauptteil vol. 19 (Berlin 1860), 175. Il monastero scomparve dalla scena ed è possibile che i suoi membri si siano trasferiti nelle due nuove case.

LIXTIN  v. LIPPEN

*4. MINDELHEIM, Diocesi di Augsburg, Bavaria, S. Maria 1250.
Nell’anno 1250 i Guglielmiti cominciarono una fondazione nel Bedernau, non lontano da Mindelheim, che fu trasferita dagli Agostiniani nella città di Mindelheim nell’anno 1263. Il Vescovo Hartmann di Augsburg ammonì i pastori di quella città affinchè invitassero gli Agostiniani alla preghiera e all’ascolto delle confessioni, “ut si quid forte per vos officii vestri ex torpore omissum est, per eorum doctrinam suppleatur”: ZOPFL F., Geschichte des ehemaligen Augustinerklosters zu Mindelheim, in Archiv für die Geschichte des Hochstiftes Augsburg V (1917), 255-320.

OSTROV v. INSULANUM.

*5.  PIVONKA o STOCKAU, Diocesi di Praga, Boemia, S. Maria 1252.
Un monastero, che era stato fondato prima del 1077, fu dato ai Guglielmiti nel 1252 circa: AA III, 308-310. I documenti rimasti sono elencati da A. SCHUBERT, Urkunden-Regesten aus den ehmaligen Archiven der von Kaiser Josef II aufgehobenen Klostern Bohmens  (Innsbruck 1907), 7.

6. SAROS o SARUS, alias KURCHE, Ungheria, S. Stanislao.
Il suo primo documento conosciuto è dell’anno 1274, quando Re Ladislao dette agli Agostiniani un grosso appezzamento di terreno “in castro Tubul”, un territorio la cui ubicazione è ora sconosciuta: FEJER, Cod. dipl. Hung. VII (5), p. 400. Lo strano nome “Ordo fratrum Villermitarum Sancti Augustini de claustro St. Stanizlay Martyris de Sarus” è la sola ragione per cui assegnamo questa casa ai Guglielmiti; compare per la prima volta nel 1278, ed era ancora usata nel quattordicesimo secolo (FEJER V (2), 433 e IX (1) 334), sebbene sia assolutamente certo che dopo il 1266 era nelle mani degli Agostiniani.


In appendice al lavoro di  P. Roth, abbiamo aggiunto una ulteriore appendice con le ultime scoperte di documenti che
permettono di far luce su questo convento.

 

7. SCHONTHAL (Vallis Speciosa), Diocesi di Ratisbona, Bavaria 1253.
Materiale che riguarda questa fondazione è in Kunstdenkmäler des Königreiches Bayern,  Oberpfalz Heft 3, Bez. Amt Waldmünchen (1906). Né le storie antiche di D. Reithofer (Munich 1816) e A. Fischer (Mindelheim 1836) e nemmeno le ultime di J.B. Mayer (1935) offrono alcuna risposta alle nostre domande. I documenti furono pubblicati in Monumenta Boica XXVI (Munich 1826), dove leggiamo a p. 16 che il 13 settembre 1263 Hildebrand, vescovo di Eichstätt, invitò i fedeli a dare elemosine agli Agostiniani  che avevano iniziato un nuovo monastero.

8. SEEMANNSHAUSEN vicino a Gangkofen, Dioc. di Ratisbona, Baviera S. Maria Maddalena 1255.
Fu fondata nel 1255 da Henry Seeman, canonico della cattedrale di Ratisbona: G. SPIRKNER, Das ehemalige Augustinerkloster Seemannshausen, in Niederbayerische Monatsschrift VIII e IX (1919-20); H. HOGGMAIR, OESA, Chronicon Monasticon, in P. FINAUER, Bibliothek zum Gebrauch der bayrischen Staats, Kirchen und Gelehrten Geschichte II (Munich 1772), 173-204; AA. I, 152.

9. STETTIN Prussia, Monasterium Vallis Sancti Guilelmi, prima del 1253.
Solo un documento del 2 luglio 1253 menziona questo monastero: H. HOOGEWEG, Die Stifter und Kloster der Provinz Pommern II (Stettin 1925), 456-57. Questo autore suppose che Wilhelmstal fosse trasferito a Gartz sull’Oder, perché gli Agostiniani di quella città possedevano parte della proprietà sulla quale fu eretta la prioria di S. Giacomo di Stettino; le prime notizie di Gartz si registrano nel 1289-91, gli anni in cui si iniziò a costruire gli edifici di S. Giacomo.

10. VÖLKERMARKT, Diocesi di Gurck in Carinzia, Austria; S. Maria 1256. Vedi nota 329.
Il 2 novembre 1262 il Vescovo Squillace consacrò la nuova chiesa degli Agostiniani: JAKSCH, Monumenta Historiae Ducatus Carinthiae IV (Klangenfurt 1906) 584-85.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. AUSTRIA - UNGHERIA 

Le Provincie di Austria e Ungheria trovarono uno storico preciso in XYSTUS SCHIER OESA, i cui studi estesi furono parzialmente pubblicati dal suo confratello MARTIN ROSNAK in due piccoli volumi: De Monasteriis provinciae Austriae et Hungariae Ord. FF. Er. S. Augustini notitia succincta (Vienna 1776) e Memoria Provinciae Hungaricae Augustinianae antiquae (Graz 1778). I molti suoi manoscritti riempiono almeno una dozzina di pagine nel Catalogo della Biblioteca di Stato di Vienna, alcuni sono conservati anche all’Angelica di Roma (Cod. 353). L’ultima storia delle case Agostinane in Ungheria può essere trovata in D. FUXHOFFER, Monasteriologia Regni Hungarici II (Pest 1860) 205-224 che basò il suo lavoro su SCHIER e FEJER, Codex diplomaticus Hungariae 40 voll. (Buda 1829-40). E’ anche prezioso A. ZAK, Oesterreichisches Klosterbuch (Vienna 1911) 205-8. Né Baden (fondata nel 1285) e nemmeno Laibach (Llubana, m. Labacense, primo documento del 1329) offrono motivo alcuno per pensare che la loro fondazione fosse anteriore al 1256.

1. VIENNA, S. Giovanni Battista, ora Vienna IX Ross-Au sull’Obern Werd.
Si suppone fondata prima del 1255: K. LIND, Ueber die drei mittelalterlichen Kirchen der Minoriten, Augustiner und Karmeliten in der Stadt Wien, Berichte und Mitteilungen des Altertumsvereins zu Wien V (1861) 157. Era esistente nel 1266, quando fu distrutta: supra n. 352.

2. GRAN (Strigonium), S. Anna.
Si dice che la più importante casa dell’Ordine in Ungheria fosse precedente alla Grande Unione; fu definitivamente completata nel 1262, quando il conte Herman di Gran, donò al monastero il villaggio di Daag: FEJER, Cod. dipl. IV (3) 90. Dieci anni dopo Valentine Cantor, vescovo della città, dette “20 marcas ad hedificacionem loci iam assumpti pro claustro beate Anne”: F. KNAUZ, Monumenta ecclesiae Strigoniensis II (Gran 1882) 607. Nel 1290 Re Andrea III elogiò i membri del monastero perché conducevano una buona vita religiosa (religiosam et Deo placitam vitam) e ordinò che uno “studium theologie et aliorum arch(t)ium ibidem cum aliis ministeriis studiorum collocari et iugiter exerceri “: KNAUZ II, 274.

3  PECS (Fünfkirchen, Quinque Ecclesiae).
Eremitas Augustinianos priscis quoque temporibus hic cosedisse res est extra omnem controversiam posita”: SCHIER, Memoria 93. Ma persino Schier ammise di non essere riuscito a trovare  una singola prova a sostegno della la sua affermazione.

4  MEZÖ - SOMLYO, S. Tommaso Martire.
Nel 1270 Re Stefano V concesse un mulino sul fiume Burzna agli Agostiniani di S. Tommaso Martire a Mezeusumlew  “che suo  padre (BELA IV, 1235-1270) aveva fondato”: KNAUZ 1, n. 751. Nel 1278 Re Ladislao confermò i precedenti favori in cambio di sermoni patriottici che gli Agostiniani avevano predicato contro Ottocar di Bohemia, il quale aveva invano cercato di annettere l’Ungheria al suo regno: KNAUZ II, n. 72 e IV, 231. Questo luogo sembra essere stato del tutto sconosciuto ai primi storici agostiniani ed è perciò possibile che l’editore di questi documenti abbia confuso il nostro Ordine con i Paolini o Frati Crociferi, ai quali fu dato spesso il nome “heremitae sanctae crucis oridinis sancti Augustini in griseo habitu Deo militantes” (FEJER, Cod. dipl. IX (6) 29) o semplicemenete “Eremitani ordinis sancti Augustini” dopo che essi avevano preso la regola agostiniana tra il 1263-1264: Monumenta Romana episcopatus Vesprimiensis I (Buda 1869-1902) 144, 246, 36 ecc. Essi ebbero origine nel 1250 circa ed ebbero 170 case in Ungheria. Prima di accettare la regola agostiniana erano chiamati Cruciferi, appellativo che essi usarono nuovamente dopo che i Frati Agostiniani erano riusciti ad appropriarsi del titolo di “Eremitae Ordinis Sancti Augustini” solo per loro. Per le notizie sulle case in Komar, Saros e Volkermarkt si vedano sotto i Guglielmiti.

 

 

 

 

3  BELGIO

Le fonti riguardanti le case antiche in Belgio sono più ricche rispetto a quelle delle altre Provincie, poiché alcuni tra i migliori storici agostiniani come Gratianus, Maigretius, Crusenius, Brulius, Elssius, Chr. Lupus e Nicholas de Tombeur appartenevano a questa ex provincia di Cologne. TOMBEUR pubblicò Provincia Belgica Ordinis Fratrum Eremitarum Sancti Augustini (Louvain 1727) e lasciò dieci volumi di preziosi manoscritti che sono conservati nel monastero Agostiniano di Ghent e che noi citeremo come ‘Coll. Tombeur’. Padre Norbert Teeuwen gentilmente copiò i testi richiesti per questo studio. Per ulteriori fonti  vedi V. VAN DEN GHEYN, Catalogue des manuscrits de la Bibliothèque Royale de Belgique VI (Bruxelle 1906) 49-51. A. WAUTERS, Table chronologique des chartes et diplômes imprimès concernant l’histoire de la Belgique (Bruxelles 1871) ha elencato i documenti di Tombeur e Miraeus-Foppens in Opera diplomatica historica (Bruxelles 1723-1748) 4 voll. Le seguenti case sono considerate antecedenti alla Grande Unione.

1. BRUGES, Bruegge, Brugense m. (1240), S. Nicola.
Tutti gli autori sembrano essere concordi sul fatto che alcuni Agostiniani vennero da Malines nel 1250 e fu loro concesso da Giovanni Ghistelles nel 1252 l’uso della cappella di S. Martino, ottenendola poi come loro proprietà nel 1275: A. KEELHOFF, OESA, Histoire de l’ancien couvent des Ermites de Saint-Augustin à Bruges (ib. 1869) 7, 341. TOMBEUR, Prov. Belg. 121-126.

2. HASSELT, Hasseletum (1236).
Non esiste un solo documento che attesti che esso fu fondato nel 1236: C. VAN DER STRATEN, De Augustijnen en hun klooster te Hasselt, Verzamelde Opstellen uitgegeven door den geschied-een oudheidkundigen studiekring te Hasselt IX (1933) 238. Il primo documento è del 14 marzo 1297: WAUTERS, Tab. VI, 566; TOMBEUR, Pr. Belg. 95-100. Gli archivi di Stato di Hasselt conservano due cartolarii del monastero, ma le registrazioni risalgono solo al XIV secolo: H. STEIN, Bibliographie gènérale des cartulaires francais (Paris 1901), 227.

3. LOUVAIN, Löwen, Lovanium (1237), S. Giovanni Battista.
Il 2 luglio 1272 il necrologio degli Agostiniani di Lovanio nomina un certo padre Arnoldus: “fuit hic prior primus per triginta quinque annos”: J. WILS, Obituaire des Augustins de Louvain, Analectes pour servir à l’histoire ecclèsistique de la Belgique XXX (1904) 346-442. Da questo attestato la fondazione di Lovanio è stata datata 1237. Il 9 maggio 1265 fu concesso da Papa Clemente IV il permesso di erigere chiesa e monastero dentro la città: TORELLI IV, 330. Circa 250 carte e documenti del monastero conservate presso l’università di Lovanio furono distrutti durante la seconda guerra mondiale, ma fortunatamente erano stati enumerati in J. CUVELIER, La formation de la ville de Louvain des origines à la fin du XIV siècle, Academie Royale des Sciences, des Lettres...Mèmoires. Coll. ser. 2, tom. X, fasc. 2 (Bruxelles 1935). Tombeur lasciò quattro volumi di Annales conventus Lovaniensis che sono conservati nel monastero agostiniano di Ghent: Prov. Belg. 101-112. Vedi anche E. REUSENS, Couvent au collège des Augustins à Louvain, Analectes...Belgique XXXII (1890/1) 240-318.

4. MALINES, Mecheln, Machliniae (1242), S. Maria Maddalena.
Questo monastero esisteva da circa dieci anni dopo il beghinaggio, fuori le mura della città, dove ancora oggi un certo territorio è chiamato “Augustijnen Dijk”, prima di essere trasferito nel 1252 nella cosidetta Terranova (Nieuwland): TOMBEUR, Prov. Belg. 113-120. Gli archivi dell’archidiocesi di Malines (Carton XXXVI Liasse: Augustiniani conventus Mechliniensis) ancora conservano una pergamena con il sigillo di Enrico, vescovo di Liegi, che dice “dilecti patres et fratres ordinis sancti Augustini apud novam terram (cioè Nieuwland) Mechlinie ex novo edificare inceperunt, ubi nuperrime Domino servire proponunt”, e in cui il vescovo concede una indulgenza di 40 giorni a coloro “qui Augustinianis Mechliniae eleemosynam dederunt pro eorum edificatione”. La pergamena è datata “A. D. MCCL quarto, feria sexta infra Octavam Epiphanie” (cioè 8 gennaio 1255). Vedi G. NEEFS (Naevius), Liber memorialis conventus FF. Er. S. Augustini Mechliniensis p. 2, Ms. presso il monastero agostiniano di Ghent; WAUTERS, Table chronol. V, 300; VAN DEN GHEYN, Catalogue VIII, 150; N. TEEUWEN, Sint Nicolaus van Tolentino (Gent 1946) 76; SCHOEFFER, Historische Aanteekeningen rakende de Kerken, de Kloosters, de Ambachten en andere Stichten (Mechelen 1877) II, 500-510. Il cartolario del monastero negli Archivi di Stato di Anversa contiene documenti del 1254-1692: STEIN, Cartulaires, p. 317.

 

5. MAESTRICHT, Trajectum super Mosam (1254). S. Maria.
Gli Agostiniani di Hasselt presumibilmente fondarono questa casa nel 1254: A. VAN BROEKHYSEN, Beschrijving der Stadt Maestricht (1731), Publications de la Sociètè historique et archèologique dans le Limbourg à Maastricht vol. 42, n. s. 22 (1906) 35. L’8 dicembre 1272 Papa Gregorio X confermò tutti i privilegi di questa casa: WAUTERS, Table V, 509.

6. YPRES, Ieper, Ypern (1255), S. Nicasio.
Il primo documento di questa casa è del 21 marzo 1261, ma l’accordo con il capitolo di S. Martino fu raggiunto solo nel 1265. E’ firmato da Giovanni da Gubbio, priore provinciale della Francia: FEYS-NELIS, Les cartulaires de la prèvotè de Saint-Martin à Ypres (Bruges 1880) II, 145, 154. TOMBEUR, Pr. belg. 127-130. I documenti originali furono distrutti nella prima Guerra Mondiale.

    La fondazione di Enghien (Edingen) e quella di Dordrecht non possono essere accertate prima del 1276.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4  BOEMIA

La storia dell’Ordine Agostiniano in Boemia è molto chiara se si fa affidamento sui documenti disponibili. Non c’erano altre case in questo paese tranne le due dei Guglielmiti di Stockau (Pivonia) e Insulanum (Ostrov, S. Benigna), che furono unite all’Ordine nel 1256, e, se possiamo fidarci del Crusenius (I, II), ebbero un buon aumento di membri provenienti dalle case della Baviera. Entrambe le fondazioni precedevano la Grande Unione, ma solo di pochi anni ed erano al primo stadio di sviluppo. Ma siccome questa storia era troppo semplice e fuorviata da una falsa cronologia e da una tradizione erronea, P. Pachomius Kreybich, l’ultimo priore di Stockau, cercò di collegare le case della Bohemia con l’eremita S. Colmano, che visse attorno all’anno 1050 e attraverso lui con gli altri grandi eremiti di Baviera e Austria fino ad arrivare a S. Severino che morì nel 487, ma questa congettura errata dovette essere abbandonata. Il manoscritto di KREYBICH intitolato: Catalogus patrum et fratrum OESA a primaria introductione, seu ab anno 1040 in Bohemia existentium... ex libris historicis et manuscriptis domesticis excerptus et conscriptus AD 1802, fu conservato fino alla recente invasione Russa negli archivi degli Agostiniani a Praga: G. UTH, History of the Polish Provincie (Cracow 1930) 336. La storia immaginaria di Kreybiche e dei suoi predecessori era ancora accettata in AA. III, 370 e da P. SLADEK, Die Augustiner in Bohmen, in St. Augustin, 1930, p. 219. Fino al 1276 fu aggiunta solo una casa in più: S. Lorenzo in Melnik, meglio conosciuta come Schopka.

 

 

5 INGHILTERRA

La storia dell’Ordine in Inghilterra, Scozia e Irlanda non fu trattata in modo soddisfacente fino a che non comparve l’opera di A. GWYNN: The Enghlis Austin Friars at the time of Wycliff (London 1940). Il suo scritto sul XIII e XV-XVI secolo deve essere comunque completamente riveduto. Speriamo di pubblicare una nostra storia entro breve tempo. CAPGRAVE, il più dotto degli agostiniani inglesi, scrisse nella sua Chronicle of England (Rolls Series, London 1858) p. 153, che nel 1230 Papa Alessandro IV (!!) dette il permesso di costruire conventi a Surek, Clayanger, Clare, Sidingborn ed in altri luoghi, ma che tutti questi tentativi fallirono ad eccezione di Clare e Woodhouse, che poi fu chiamata Bica o Vilentynge; e a pag. 157 egli nota che Leicester e Ludlow furono costruite nel 1254 e Shrewsbury nel 1255. La testimonianza di Capgrave non piò essere presa alla leggera perché egli aveva accesso ai documenti della sua provincia ed era ben informato degli avvenimenti, come è provato dal suo resoconto su Lynn (Chronicle 367-71) e perché diversi dei suoi dati possono essere provati da altri documenti.

1. CLARE in Suffolc, 1248, S. Maria, Diocesi di Londra.
La sua fondazione da parte di Riccardo di Clare, conte di Gloucester nel 1248 è conosciuta grazie ad un dialogo in rima scritto nel 1460 che è stato stampato diverse volte. Questi versi di Master Osbern Bokenham sono così caratteristici che solo la falsa credenza che fosse morto in un tempo precedente ha impedito agli studiosi di attribuirli a lui. Ved O. BOKENHAM, Legendys of Hooly Wummen ed. by M. Serjeantson (London 1938) p. XVIII. I Registri del priore generale in Roma comunque lo menzionano come ancora vivo nel 1463: Dd-6 fol. 18v. Il primo documento ufficiale conosciuto è del 1262: Calendar of Patent Rolls Henry III 1258-66, p. 237.

CLAYANGER vedi London.

COULAN vedi Shrewsbury.

2. HUNTINGDON, Huntingdonia, Huntigelonia, prima del 1258, Diocesi di Lincoln.
Questo convento è menzionato per la prima volta nel 1258, quando Re Enrico III concesse ai suoi frati quattro querce per le loro costruzioni: Cal. of Close Rolls 1256/9 p. 262. I loro edifici bruciarono completamente nel 1286: Publications of the Surtees Society 123 (1913) 12.

3. LEICESTER, Lancestria, Licesbira (!), S. Caterina, 1254, Diocesi di Lichfield.
Se si eccettua il resoconto di Capgrave sopra menzionato, non si conosce nulla di questa casa fino al 1304: Cal. Pat. R. 1301/4, p. 268.

4. LONDRA, Londinum, prima del 1257. Supra II, 146.
Un controllo con il Master of the Rolls di Londra ha rivelato che è stato fatto un errore nella trascrizione del documento originale, quando il nostro agente scrisse ‘XI anno di Enrico III’ invece di ‘XL’ anno. La data di Clayanger riguarda perciò l’anno 1257 e non il 1227 come è attestato nella precedente nota 280. Il professore Emery richiamò la mia attenzione sull’errore.

5. LUDLOW, Lodelawe nello Shropshire, 1255, Diocesi di Hereford.
Le formelle della chiesa, ora riscoperte, indicano come fondazione della casa almeno l’anno 1260, secondo BOTFIELD, The discovery of the remains of the priory of the Austin Friars at Ludlow, in Archeologia 39 (1868) 173-188. Ciò rende la data di Capgrave accettabile.

SHAMELE vedi Sittingbourne

6. SHREWSBURY, Salopia, conventus Scrobesburiensis, nello Shropshire, Diocesi di Lichfield, 1255.
A dispetto delle obiezioni di DRINKWATER (Shropshire Archeol. Soc. VII, 1907, pp. 105-114) non c’è il minimo dubbio che i frati di Coulan (Cowlane) ai quali Re Enrico III aveva concesso nel 1254 il permesso di costruire una cappella fuori le mura di Shrewsbury, siano identificabili con gli Agostiniani: C. Pt. R. 1247/58 p. 372.

7. SITTINGBOURNE, nello Dorsetshire, Diocesi di Canterbury, 1255.
Il 7 febbraio 1255 Re Enrico III concesse a “fra Silvestro, eremita dell’Ordine di S. Agostino” una cappella a Shamele e quattro poderi con relative case coloniche nelle vicinanze di Sidingborne “per costruire in quel luogo una casa del loro Ordine”: C. Pt. R. 147/58 p. 397. La nuova sistemazione apparentemente non soddisfece fra Silvestro che si separò dall’Ordine, ma rimase responsabile della cappella a Shamele, dedicata a S. Tommaso di Canterbury: K. CHANTRIES, in Kent Archeol. Soc. - Records Branch XII (1936) 291.

8. SUREK.
Nonostante i molti tentativi non sono riuscito a raccogliere alcuna informazione su questo luogo. Né il nome né il luogo sono oggi conosciuti e non è menzionato nei Rolls. Si è pensato a Southward nel Surrey, ma quello era un monastero dei Canonici Agostiniani.

9. WOODHOUSE, Wodusia, nello Shropshire, Diocesi di Hereford, 1250.
Era una fondazione della famiglia dei Turberville: T. TANNER, Notitia Monastica (London 1744) 454. Nessuno degli autori dà una ragione per la collocazione di questa fondazione nel 1250, tutti senza eccezione ripetono l’asserzione di Tanner.

Durante la vita del Cardinale Riccardo furono aggiunte le seguenti case: Lincoln 1270., Lynn prima del 1276, Oxford 1257, Tickhill 1260, York 1272.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6  FRANCIA

Una storia comprensiva delle case Francesi non è disponibile. Liste di queste case si possono trovare in La Documentation Catholique XXIV (1930) 299-317 e in W. MONAGHAN, The Tagastan XIII (1950) 26-45. Molto importanti sono due manoscritti che contengono le risposte al questionario mandato da Augustin Lubin, OESA a tutte le Provincie dell’Ordine ed è stampato in F. OSSINGER, Bibliotheca Augustiniana (Ingolstadt 1776) 516. Un manoscritto n° 2590 è stato trovato a Bruxelles ed è descritto in J. VAN DEN GHEYN, Catalogue... Bibliotheque Royale de Belgique VI (1906) n° 3642. Esso contiene nei fogli 55-100 un resoconto della Provincia di Provenza e nei fogli 100-132 delle Provincie di Narbonne e Burgundia. L’altro manoscritto LL 1472 al National Archives di Parigi è stato completamente trascurato, poiché fu impropriamente titolato Orbis Augustinianus che è il titolo di un libro stampato dal Lubin. Dal n° 62 al 120 tratta della Provincia di Francia e della Comunità di Bourges e dal n° 145 al 166 delle Provincie di Toulouse e Aquitaine. Un’altra fonte di informazione ricca e facilmente disponibile è contenuta nei resoconti fatti al re dai superiori nel 1766 ed elencati coi nn. G-9-9-0-509 del National Archives. Speriamo di pubblicare presto una storia delle fonti delle case agostiniane francesi in questa rivista. Per ora abbiamo solo gli incompleti elenchi di Archives de la France Monastique, che in seguito citeremo con la sigla AFM. Nella nostra indagine completa delle case francesi non abbiamo trovato un solo documento che preceda la Grande Unione eccetto la bolla Quia salutem del 1255 (supra II, 145). Dopo che quella parte del mio articolo era stata pubblicata, ricevetti una copia fotostatica di questa bolla dall’Archivio di Stato di Bologna e fui informato dal direttore che questa è un originale e porta ogni segno di autenticità. Gli Agostiniani francesi ebbero il loro primo forte sviluppo nei territori che Carlo d’Angiò, Conte di Provenza e sua moglie Beatrice di Savoia, governarono dal 1243 al 1263. I loro molti contatti con il Cardinale Riccardo (supra II, 37 e 44-51) furono certamente una delle ragioni del loro rapido sviluppo; almeno nel caso di Grasse è chiaramente testimoniato che Beatrice ne fu la fondatrice: Inventaire sommaire des archives dèpartementales des Alpes Maritimes, ser. H. p. XVII. I seguenti monasteri hanno una data di fondazione precedente alla Grande Unione:

1. ARLES, Arelatum, prima del 1253, S. Cesario, più tardi S. Maria.
Questa casa è menzionata per la prima volta in un testamento del 1258: E. F(ASSIN), Recherches et notes sur l’ancien couvent des Grands Augustins et l’èglise Saint-Cèsaire, Sociètè des amis du vieil Arles X (1913) 138-152. P. Archange Guin, priore del monastero che morì nel 1672, scrisse una cronaca molto utile di questo luogo che, per quanto ne sappiamo, non è stata usata da nessuno storico, ora Ms. 5-H-29 dell’Archives Departem. Bouches de Rhone. Come altri prima di lui, egli tentò di collegare Lerins con S. Agostino e fece iniziare la costruzione del suo monastero da S. Onorio, un monaco di Lerins, ma non possiamo addurre alcuna prova. HERRERA, Alph. Aug. I, 69, cercò di provare l’esistenza di Arles prima della Grande Unione con la bolla Religiosam Vitam eligentibus del 1253, una copia della quale era conservata negli archivi del priore generale in Roma con il Vidimus di Giovanni, arcivescovo di Arles nell’anno 1255. AFM VII, 80.

2. BAYEUX, Baiocum (prima del 1220?), S. Anna.
A causa della distruzione della città di Caën durante la seconda guerra mondiale, non ho potuto consultare i documenti che si erano salvati. Il primo documento sembra essere una donazione di Giacomo Baudart del 1274: M. BEZIERS, Mèmories pour servis l’ètat historique et gèographique du diocèse de Bayeux II (Parigi 1895) 123. Lo stesso autore desume, dal fatto che gli Agostiniani avessero la precedenza sui Francescani, che avessero fondato il loro convento nel 1220 (?), e che quindi si fossero stabiliti a Bayeux prima di quell’anno.

3. BORDEAUX, Burdigalia (1207), Nostra Signora di Loretto.
Non si conosce nulla di questa importante casa prima dell’anno 1287, quando gli Agostiniani del sobborgo di Mirailh vennero ad un accordo con il Capitolo di S. Andrea: H. LOPES, L’èglise mètropolitaine et primatiale Saint-Andrè de Bordeaux II (1668, nuova ed. di Callen nel 1884), 238. Il 19 gennaio dello stesso anno fu posta la prima pietra della chiesa da Robert BURNELL, vescovo di Bath e Wells: Inventaire sommaire des Archives dèp. de la Gironde, G-828. Secondo una antica iscrizione lo stesso vescovo consacrò anche la chiesa agostiniana di Agen: J. BARRERE, Histoire religieuse et monumentale du diocèse d’Agen II (Paris 1856) 35.

 

 

4. DRAGUIGNAN, Dragonianum, Draccenae (1256).
E’ certamente esistita prima del 1297”: F. MIRREUR, Les rues de Draguignan, 8 voll. (Draguignan 1921-31) VII, 307. I suoi archivi sono andati perduti. P. GUIN (Ms. cit.) pone la sua fondazione nel 1256, ma senza portare prove.

5. GIROUËT, Gyroetum, vicino a Grimacourt-près-Sampigny, Dep. Meuse (prima del 1000?), S. Geltrude.
Si dice che il vescovo Heimon di Verdun (988-1024) abbia fondato questo monastero; se ciò è vero, esso fu occupato da un’altra comunità prima che vi abitassero gli Agostiniani. Vedi N. ROUSSEL, Histoire ecclèsiastique et civile de Verdun II (Bar-le-Duc 1864), 271. Il primo documento che menziona questa casa sono le definizioni del capitolo provinciale di Parigi del 1326: AA IV, 66.

6. GRASSE , prima del 1259, S. Agostino.
Il Bullarium di EMPOLI p. 31 riporta l’ordine di Papa Alessandro IV al vescovo di Grasse nel 1259 di porre la prima pietra della chiesa che gli Agostiniani volevano costruire “de novo”. Da queste ultime parole fu tratta la conclusione che l’Ordine avesse una casa fuori città prima di questa data, ma H-1362 (Arch. dèp. des Alpes Marit.) p. 1, ne attribuisce la fondazione a Beatrice di Savoia come sopra menzionato. Ho trovato un solo caso in cui le parole “de novo” significassero una seconda costruzione; in tutti gli altri casi queste non significano altro che la semplice costruzione di un nuovo edificio.

7. LIONE, Lugdunum (1000 !), S. Agostino.
Per la ricca letteratura su questa casa vedi AFM XXXVII, 35 e J. B. MARTIN, Bibliogaphie Lyonnaise I (Lyon 1922) 147. Il cartolario del convento scritto da P. Giuseppe JANIN nel 1769 (MS. 4499, Arch. dèp. du Rhône) cita un documento del 12 maggio 1319 che conferma la donazione di Filippo di Savoia, arcivescovo di Lione dal 1246 al 1268, che ammise gli Agostiniani nella città.

8. METZ, Mettense (1247) S. Margherita.
LUBIN, Orbis Aug. 93 attesta che gli Agostiniani furono ricevuti nella città di Metz da Giacomo, suo LXII vescovo, “qui nominatus fuit anno 1247”. Ho trovato un buon numero di casi nei quali i vecchi storici del nostro Ordine citavano sempre il primo anno di episcopato di un vescovo. In questo caso Lubin era in errore perché Giacomo di Lorena governò dal 1239 al 1260; egli poteva perciò collocare l’inizio nel 1239. La casa era già saldamente fondata nel 1267, quando “Henrias, li filz Jenin le lavour” fece una donazione: K. WICHMANN, Die Metzer Bannrollen des 13. Jahrhunderts (1906-18) I, 128.

9. NARBONNE, prima del 1256, S. Pietro, più tardi Nostra Signora delle Grazie.
L’Archivio Comunale della città, AA. 105 fol. 45, contiene il più antico documento tra tutti quelli riguardanti i monasteri francesi del nostro Ordine. E’ un testamento del novembre 1256 che lascia dei beni anche ai “fratribus sancti Augustini”, come mi ha gentilmente informato il Prof. R. Emery di New York. I documenti del monastero scomparvero dall’archivio dipartamentale nel 1847, ma alcuni sono conservati nella Collection Doat della Biblioteca Nazionale di Parigi vol. 58 pp. 87-92. Papa Giovanni XXII permise loro di entrare in città nel 1317, perché il loro vecchio monastero era così lontano dalla città che la gente trovava molto difficile assistere alla liturgia e ai sermoni: G. MOLLAT, Jean XXII Lettres Communes II, n. 6030.

10. LA ROCHELLE, Rupella (1205) 1323, Diocesi di Saintonges.
La fondazione di questa casa nel 1205 non può essere sostenuta per il fatto che non è menzionata nell’elenco di case religiose fatto nel 1322 (Bibl. La Rochelle, Ms 2556e, p. 321) e perché il 9 marzo 1323 Papa Giovanni XXII concesse al priore generale dell’Ordine Agostiniano il permesso di “recipiendi locum in villa de Rupella, Xanct. dioec... ibidem domum ejusdem ordinis aedificandi”: G. MOLLAT, Jean XXII Lettres communes IV, n. 17041.

11. TOULOUSE, Tolosanum (1249), S. Agostino.
TORELLI, Secoli Agost. IV, 430 dimostrò l’esistenza di questa casa nel 1249 basandosi sul fatto che un certo fra Guglielmo Alberone, “eremita”, è menzionato in questo anno come confessore dei conti di Tolosa. Ma mentre è vero che in certe parti d’Italia “eremita” significa sempre Agostiniano, non è così in altri paesi, dove appaiono abbastanza frequentemente eremiti individuali che non hanno alcun rapporto con il nostro Ordine. Pertanto sono necessarie ulteriori prove per rendere accettabile il 1249. E’ difficile comunque che si possano reperire ulteriori prove poiché il grande incendio del 1451, che durò quindici giorni, distrusse un quarto della città ed anche il nostro monastero. I cartolari ancora esistenti nell’Archivio Dipart. della Garonna non furono compilati in base ai documenti del monastero che furono distrutti, ma sono il risultato di una diligente ricerca nei registri rimasti dei locali notai pubblici. Essi coprono gli anni 1268-1668. S. Simplicien DE SAINT MARTIN, Mèmoires qui peuvent servir à l’histoire du monastère de l’Ordre des hermites de St. Augustin de la ville de Tolose (ibidem 1653) non era disponibile. La migliore storia moderna del convento è di DU MÈGE in Mèmoires de la Sociètè archèologique du Midi III, 141-182. Scritti sul convento in AFM XII, 276/7.

12. VITRÈ, Vitriacum (1240), Diocesi di Rennes. Santa Trinità.
La storia dei primi anni di questa casa si basa solo su pure ipotesi. Alcuni scrittori collocano il suo inizio intorno al X secolo, altri nell’anno 1240: P. BANEAT, Le dèpartement d’Ille-et-Vilaine IV (Rennes 1929) 377. Secondo i resoconti dell’Archivio Naz. di Parigi (supra) fu fondata nel 1363 da una nobile signora di Vitray.

 

Altri monasteri che esistevano in Francia al tempo del Cardinale Riccardo e i loro primi documenti conosciuti sono: Aix 1276, Avignone 1260, Châlons-sur-Marne 1272, Marsiglia 1258, Parigi 1259 per un totale di 12 case delle quali l’esistenza è indubbia. Il grande sviluppo delle Provincie Francesi venne solo sotto Egidio Romano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7  GERMANIA

Per una visione generale vedi W. HUMPFNER OESA, Aeussere Geschichte der Augustiner-Eremiten in Deutschland, in St. Augustin (Wurzburg 1930) 147-196. Egli dà i seguenti dati sulle fondazioni che precedono la Grande Unione:

1. ALSFELD in Hessia (1244) 1255, S. Salvatore.
L’anno 1244 è dato nella Die Chroniken des Wigand Gerstenberg von Frankenburg (ed. H. Dimar, Marburg 1909) 209. L’anno 1255 sembra essere certo: W. DERSCH, Hessisches Kosterbuch, 2. ed. (Marburg 1940) 4.

2. AACHEN, Aix-la-Chapelle, Aquisgranum (1200) 1275, S. Caterina.
Sembra abbastanza evidente che i cronisti Agostiniani come GIRKEN (Coll. Tombeur III, fol. 6) e come NELSBACH (infra) abbiano scambiato un documento, riguardante la Cappella di S. Caterina della Cattedrale della città, per un documento riguardante la loro chiesa che aveva lo stesso nome: Zeitschrift des Aachener Geschichtsvereins X (1888) 96. Non avrebbero dovuto allontanarsi dalla pur chiara affermazione di Crusenio I, 23 che Aachen fosse stata fondata dai frati di Maestricht op der Maas nel 1275.

3. COLMAR, Columbaria 1316, S. Giorgio.
L’anno 1116 dato da A. HOHN, Chronologia provinciae Rheno-Suevicae Ord. Er. St. Augustini (Wurzburg 1744) 20, è un refuso per 1316. I documenti di questa casa sono nell’Archivio Dipartimentale di Haunt-Rhin in Colmar (Etat general des..., Colmar 1928, pp. 30-32) e nell’archivio della città (L. SITTLEV, Inventaire 1937) 40. BEUCHOT I., Die ehemalige Augustinerkiche zu Colmar, in Kirchenkalender von Colmar 1915.

4. COLONIA, Köln, Colonia Agrippina (1167) prima del 1262, Santi Tre Re Magi.
NELSBACH, Historia conventus Coloniensis Ord. Er. St. Augustini (1676), ora Ms. 350 della Bubioteca universitaria di Bonn, attesta che gli eremiti Agostiniani portarono le reliquie dei Tre Re Magi nella città di Colonia, dove ancora si conservano. Poiché non è possibile citare alcuna prova documentaria, Nicola Girken, ex Provinciale di Colonia, ha portato i seguenti motivi: i sigilli più antichi del convento mostrano i tre Re Magi; l’altare principale è dedicato a loro e l’origine della casa è sconosciuta, il che è una “prova molto importante” (in rebus historicis non leve argumentum). Quando si celebra la festa dei Tre Re Magi solo ai Benedettini e agli Agostiniani è permesso entrare nel coro assieme al Clero diocesano, mentre gli altri Ordini Religiosi sono esclusi, e quando, alla convocazione generale del clero, si celebrano i servizi divini nella Cattedrale, allora gli Agostiniani dicono Messa nella cappella più vicina al Mausoleo dove sono conservate le preziose reliquie. Il più antico documento disponibile è una compravendita di un terreno nell’anno 1262: W. PLANITZ-Th. BUYKEN, Die Kölner Schreinsbücher des 13. und 14. Jahrhunderts (Weimar 1937) 302/3.

5. COSTANZA (1240) 1264.
Non c’è nessuna prova della fondazione del monastero nel 1240. “Nach einem Vermerk auf der Urkunde des Bischofs Hartmann von Augsburg ist das Kloster zugleich mit dem Tubinger Kloster in 1264 gebaut worden”: Württemb. Urkunden Buch VI, 33; BAYERLE, Das ehemalige Augustinerkloster zu Costanz (ca 1905) non era disponibile.

6. ERFURT (1223) 1266, S. Wigbert, più tardi S. Agostino.
Il vescovo Werner di Mainz diede il permesso ai frati di stabilirsi dentro la città il 26 febbraio 1266: OVERMANN, Urkunden Buch der Erfurter Stifter und Klöster 1 (1926) 391. La sua collocazione fuori dalle mura della città fino dal il 1223 fu attestata da N. DE SIEGEN OSB, Chronica St. Petri Erfordiensis moderna, MGH-SS XXX 406.

7. FRIBURGO in Breisgau (prima del 1258) 1278 S. Erhard.
Il Protocollum conventus ordinis FF. S. P. Augustini Friburgensis, Brisgoviae, ora Ms. 1311 del Landesarchiv Karlsrue, contiene note storiche di vario tipo dal 1224 al 1775, ma il documento più antico che può portare è del 1278, quando il conte Egeno III, signore della città, insieme a suo fratello Conrad, canonico di Costanza, donò un luogo dentro le mura della città per la costruzione del monastero agostiniano. I restanti documenti del convento, che coprono gli anni 1303-1794, sono conservati nell’archivio della parrocchia di S. Martino di Friburgo e sono descritti da A. POINSIGNON in Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins N. F. II (1887). Appendice M-34.

 

8 GOTHA (1249) 1258.
Nicola di Siegen, che era probabilmente ben informato sugli Agostiniani di Erfurt, riferì che Gotha fu fondata da alcuni frati di Erfurt nel 1249: Chronicon Ecclesiasticum, ed. Wegele in Thüringische Geschichtsquellen, II, 358. Il primo documento conosciuto è del 19 novembre 1258 quando Jutta, badessa delle monache Cistercensi, dette agli Agostiniani la chiesa e gli edifici che il suo monastero possedeva dentro la città:  O. DOBENECKER, Regesta diplomatica necnon epistolaria historiae Thuringiae III (Jena 1925) n. 2682. L’8 luglio 1265 Werner, vescovo di Mainz concesse una indulgenza a tutti coloro che avessero aiutato gli Agostiniani nel completamento dei loro edifici in Gotha: DOBENECKER, op. cit. n. 3310.

9. HAGUENAU, in Alsazia (1153) 1282, Assunzione di Maria.
I quattro cartolarii del monastero nell’archivio dipartimentale di Bas-Rhin a Strasburgo coprono gli anni 1232-1668. Richieste ripetute per informazioni più dettagliate non hanno portato ad alcun risultato. GURBER, Histoire de Haguenau II (Rixheim 1876) 128-135, colloca la fondazione nel 1282, quando gli Agostiniani si stabilirono nel sobborgo di Blanc.

10. HELMSTETT, vicino a Wernigerode, 1253, Porta Caeli.
I documenti furono pubblicati da E. JACOBS, Urdundenbuch der Deutschordens Commende Langeln und der Klöster Himmelspforten und Waterler bei Wernigerode (Halle 1882), in Geschichtsquellen der Provinz Sachsen XV, 93-224 con una storia alle pp. 464-506. Jacobs ritiene il documento del 1253 una falsificazione poiché l’Ordine degli Eremiti non esisteva ancora (sic) ed il vescovo che concesse la fondazione non era ancora stato eletto: Zeitschrift des Harzvereins für Geschichte und Altertumskunde XII, 145-157. Helmstett non era una precedente fondazione dei Guglielmiti, altrimenti i documenti avrebbero menzionato questo fatto. Il secondo documento è datato 21 aprile 1257.

11. MARIENTHALL vicino a Wesel, Provincia del Reno, Prussia (759), 1256.
Questa casa non fu  fondata nel 759, perché i documenti in questione si riferiscono alla vicina parrocchia di Brünen, ma nel 1256: J. RAMACKERS, Marienthal, des ersten deutschen Augustiner Klosters Geschichte und Kunst (Cleve-Duisburg 1930); W. SAUER, Urkunden und Regesten des Augustiner-Eremitenklosters Marienthal bei Brünen, in Zeitschrift des Bergischen Geschichtsvereins 34 (1898) 179-209.

12. NORIMBERGA, Nürnberg (1218), prima 1265, S. Vito.
Il 1218 o il 1225 come anni della sua fondazione non possono essere provati”: ROSENTHAL-METZGER, Das Augustinerkloster in Nürnberg, in Mitteilungen des Vereins für Geschichte der Stadt Nürnberg 30 (1931) pp. 1-105. La prima notizia, nella Oeconomia o Saalbuch della casa, ora Ms. 7.4° dell’archivio di Nuremberg, è del 1265, quando S. Alberto Magno concesse una indulgenza per l’erezione di un nuovo monastero, poiché il vecchio era stato distrutto dal fuoco: ROSENTHAL p. 91. Nello stesso anno Papa Clemente IV proibì al Capitolo di importunare gli Agostiniani e nel 1268 il vescovo di Bamberg, che aveva rifiutato il permesso di costruire, ricevette l’ordine dal Papa di concedere ai frati di erigere un oratorio e tutti gli altri edifici necessari sul luogo che essi avevano legalmente acquistato, ma sembra che il Vescovo Berthold abbia dato il suo consenso solo nel 1275, probabilmente indotto dagli atti di violenza contro il monastero che sono riportati negli Annales Basileenses, MGHSS XVII, 198.

13. REGENSBURG, Ratisbona (1255) 1267, S. Salvatore.
La data 1255 non può essere provata. Nel 1267 gli Agostiniani si stabilirono dentro la città: CRUSENIUS 1, 18.

14. SCHMALKALDEN (prima del 1205?), 1322 Hessia, Diocesi di Wuerzburg (ora Fulda).
Secondo le affermazioni di G. GEISTHIRT, Historia Smalcaldica I, 299, l’anno della sua fondazione è sconosciuto, ma il monastero esisteva prima del 1205: KOLDE, op. cit. 39. Se l’anno 1205 è corretto, allora si può supporre che gli Agostiniani siano subentrati in un monastero già esistente. Il primo documento esistente è del 1322: W. DERSCH, Hessisches Klosterbuch (2. ed. Marburg 1940) 143.

15. SCHWÄBISCH-GMÜND, Gamundia (1251), prima del 1285, Diocesi di Augsburg.
Fratres predicti ordinis in Gamundia noviter se receptos” dice il Vescovo Hartmann di Augsburg in una lettera di protezione, datata 19 luglio 1285 e diretta contro il rettore della città che voleva demolire i loro edifici: Württ. UB XI n. 5714. B. KLAUS, Zur Geschichte der Klöster der ehemaligen Reichsstadt Schwäbisch-Gmünd, in Württembergische Viertel-jahrshefte für Landesgeschichte N. G. XX (1911) 48-67. Supra n. 356.

 

16. SPEYER, Spira (prima del 1258) 1265, Corpus Christi, poi S. Agostino.
Due documenti nell’archivio del monastero Agostiniano di Muennerstadt danno il 1265 come l’anno della sua fondazione: Comunicazione di P. W. Humpfner, mentre in A. HILDEGARD, Urkunden zur Geschichte der Stadt Speyer (Strassburg 1885) 99, 17 appare solo nel 1279.

17. STARGARD, a. d. Ihna (1119) 1267, Diocesi di Kammin, Pommern.
La chiesa degli Agostiniani dentro la città fu completata nel 1267. Una precedente fondazione fuori le mura fatta dal Duca Casimiro II (1186-1202) su richiesta del Vescovo Sigfrido di Kammin è molto improbabile: H. HOOGEWEG, Die Stifter u. Klöster der Provinz Pommern II, 401-414 e EYSENBLATTER, Die Klöster der Augustiner Eremiten im Nordosten Deutschlands, in Altpreussische Monatschrift 35 (1898) 357-391. I documenti del primo periodo sono andati perduti.

Considerando solo gli attuali documenti non possiamo accettare che la maggioranza delle sopra menzionate fondazioni Tedesche siano state fondate prima del 1256. Solo Helmstett è certamente antecedente alla Grande Unione, mentre Alsfeld, Colonia, Gotha, Marienthal e Norimberga potrebbero esserlo. Durante il protettorato del Cardinale Riccardo, nell’anno 1260, alle summenzionate tredici case furono aggiunti i conventi di Mainz e di Friedeberg (Hessia). Tübingen nel 1262, Würzburg nel 1263, Worms e il convento di monache a Oberndorf nel 1264, Strasburgo nel 1266, Mühlhausen nel 1268 e Breisach nel 1270. Gli Annales Basileenses MGH-SS XVII, 194 dicono nel 1271: “Fratres Sancti Augustini in Gebwilre (cioè Gebweiler) valle, in qua ante paucos annos civitas inchoata fuerat, suum capitulum celebraverunt”. L’Ordine degli Eremiti Agostiniani non ebbe mai una casa in quella città; il suo nome era stato scambiato da CRUSENIUS-LANTERI I, 303 con Sevilbire, che era una fondazione dei Domenicani. Abbiamo trovato diversi altri esempi dove i Domenicani sono chiamati frati di S. Agostino. Gli inizi del Secondo Ordine in Germania sono stati già descritti sopra (III, 28). Oltre quello, abbiamo trovato in un antico cartolario della nostra casa in Mainz, (ora Ms. 86 dell’Archivio di Stato di Darmstadt) una lettera del Cardinale Riccardo, del 9 aprile 1266, con la quale egli dava al priore provinciale della Germania poteri molto estesi sulle suore che si erano unite all’Ordine. Pubblicheremo questo documento (n. 191) in AA. in un prossimo futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

8 SVIZZERA

FRIBOURG, S. Maurice (1224) prima del 1255.
Fribourg nell’Uechtland (Uchtonia, Euchlangia) certamente esisteva prima della Grande Unione perché nel 1255 ricevette una reliquia del suo santo patrono dall’abate di S. Maurice-en-Valais, un documento la cui autenticità è provata anche da una lettera dell’abate alla città: A. BUECHI, Urkunden zur Geschichte des Augustinerklosters in Freiburg, in Freiburger Geschichtsblaetter III (1896) 79-106. Zurigo fu aggiunta alle case Svizzere nel 1270 e Bale (Basilea) nel 1276

 

 

9  SPAGNA E PORTOGALLO

La Spagna non ha mai trascurato la sua storia, ma i vecchi autori, con l’eccezione di Thomas Herrera, davano troppe cose per scontate e la difficile cronologia li rendeva confusi. Non ho fatto alcuna ricerca originale sulla storia degli Agostiniani Spagnoli e quindi indico qui solo le affermazioni dei loro migliori storici. Il documento del 1243 che abbiamo citato, non sembra essere così autentico come si credeva, ma Torelli IV, 387 adduce la Bolla Quia ex apostolica cura del 19 aprile 1247 che era indirizzata ai “dilectis filiis prioribus fratrum eremitarum in Hispania Ordinis Sancti Augustini” e asserisce che l’originale era conservato nell’archivio di Nostra Signora delle Grazie di Lisbona. Un certo fra Arnulfus o Arnaldus è menzionato come provinciale in Spagna nel 1257 (AA V, 158), ma aveva la cura certamente di poche fondazioni perché nel 1307 esistevano in tutta la Spagna solo cinque case (supra): Badajoz, Burgos, Cordoba, Toledo e Siviglia. Badajoz (c. Pacensis) fu rilevata dai Domenicani, quando abbandonarono il loro “heremus Sancte Marie” nel 1298. Una data antecedente all’unione è accettata per:

1. BURGOS, (1050) prima del 1267, S. Andrea, più tardi S. Agostino.
Il diritto di Burgos ad avere il primato di antichità si basa sul famoso crocefisso, conosciuto come il Cristo di Burgos. La prima data sicura è il 1267, quando Blanca, principessa del Portogallo, contribuì ad ingrandire il convento: HERRERA, Salamanca p. 164.

CARTAGENA vedi Toledo.

2. CORDOVA, Cordubae (1236), S. Achatius.
La leggenda che Re Ferdinando III abbia eretto una casa per ognuno degli Ordini Mendicanti quando conquistò la città nel 1236, è la sola ragione per assegnare l’anno 1236 come inizio di questa casa. A causa dei continui attacchi dei Mussulmani essa fu trasferita in città (Vetus Castellum) nel 1310: HERRERA, Alph. I, 157.

3. SIVIGLIA, Hispalensis (1248).
Per questa casa valgono gli stessi motivi dati per quella di Cordova: la conquista della città nel 1248 da parte di Re Ferdinando ed il conseguente programma di costruzione. Il primo documento sembra essere del 1292: HERRERA, Alph. I, 359.

4. TOLEDO, Toletanum (1217), prima del 1260, S. Esteban, più tardi S. Agostino.
Gli eremiti, prima di entrare nella città di Toledo a causa delle invasioni dei Mori, si erano stabiliti a S. Ginesio, vicino a Cartagena. Nel 1260 Re Alfonso dette loro la chiesa di S. Esteban fuori le mura della città, dove essi dimorarono fino al 1437. Sconosciuta agli storici Spagnoli sembra essere la lettera della Regina Maria di Castiglia scritta nel 1312 al Papa, nella quale ella chiedeva per gli Agostiniani la facoltà di entrare in città nonostante l’opposizione dell’arcivescovo: Registrum Clementis Papae V (Rome 1885) vol. VI, n. 8534

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La provincia del Portogallo ha conosciuto un solo buon storico: ANTONIO DELLA PURIFICAZIONE, il cui principale lavoro è la Chronica da antiquissima provincia da Portugal da Ordem dos Eremitas de San Augustinho, 2 voll. (Lisbona 1642-56). Questo lavoro non era disponibile, ma Torelli ha ristampato molto del suo materiale. ANTONIO DELLA PURIFICAZIONE fa delle audaci asserzioni sull’antichità della sua provincia, ma nessuna può essere provata. Monasteri che appartenevano all’Ordine dopo la Grande Unione e per i quali si presentano dati antecedenti all’unione sono:

5. LISBONA, Ulyssipone (1199) prima del 1243, S. Agostino, più tardi Nostra Signora delle Grazie.
Supra II, 149. F. DE ALMEIDA, Historia da Igreja em Portugal vol. I (Coimbra 1912) 287 accetta un documento del 1291 come attendibile, ma non è informato sulla storia agostiniana come molti studiosi moderni.

6. TORRES VUEDRAS, Torri Vecchie (1226), 1274 Diocesi di Lisbona.
Nel 1266 Alfonso III, re del Portogallo, dette agli Agostiniani il diritto di costruire tre case: Estremoz, Aurantes o Abrantes e Torresvuedras. Solo quest’ultima fu iniziata immediatamente. Il documento era conservato nel convento di N. S. delle Grazie a Lisbona: TORELLI IV, 732. HERRERA, Alphabetum II, 466 è, perciò nel giusto quando colloca la donazione di un certo fra Gaibitinus non nell’anno 1226, ma nel 1264 o persino nel 1274. Il monastero è famoso per il Beato Gundisalvo di Lagos, che qui venne sepolto.

7. PEÑAFIRMA, Penae Firmae (1226) 1274, S. Maria.
Il suo priore fu il sunnominato fra Gaibitinus nell’anno in cui egli fece la sua donazione: HERRERA, Alph. II, 289.

 

 

 

 

 

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