Psicologia cognitiva tutto di tutto

 

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Psicologia cognitiva

 

La psicologia è lo studio su base empirica della soggettività, espressa sia come stati di coscienza sia come manifestazione del comportamento.

 

Esistono vari tipi di psicologi:

 

-psicologo clinico

-il psicofisiologo

-lo psicologo sociale

 

Il compito della psicologia moderna è fare da ponte tra le scienze biologiche e quelle sociali.

 

GLI ORIENTAMENTI:

 

Psicobiologico:

 

Il suo scopo è cercare le connessioni tra pensiero e comportamento e i cambiamenti che avvengono nel sistema nervoso

 

Comportamentale:

 

Studia il comportamento, quello che genera i comportamenti e il come essi si possono modificare.

 

Cognitivo:

 

Mira a scoprire in che modo gli essere umani elaborano gli eventi esterni interpretandoli e costruendone una rappresentazione interna.

 

Psicodinamico:

 

Sviluppato da Freud che dice che buona parte del pensiero e dell’azione umana è governata da processi inconsci.

 

LE SCUOLE:

 

Wundt:

 

Presso Lipsia, Wundt (1832-1920)

Volevano capire in che modo la mente costruisse le sensazioni e percezioni a partire dai messaggi nervosi inviati al cervello dagli organi di senso.

Definisce quale oggetto di studio della psicologia l’esperienza umana immediata contrapposta a quella mediata, oggetto delle scienze fisiche

Codifica in maniera rigorosa il metodo sperimentale nell’indagine psicologica insistendo sull’importanza dell’identificazione, del controllo e della quantificazione delle variabili psichiche circoscritte ai processi sensoriali e percettivi semplici

Parallelismo psicofisico: Secondo Wundt i processi mentali e i processi fisici dell’organismo umano sono paralleli: né i primi causano i secondi, né i secondi causano i primi, ma a ciascun cambiamento dei primi corrisponde puntualmente un cambiamento dei secondi

 

Strutturalismo:

 

Si sviluppa a Wurzburg dove Titchener fonda la scuola

Fisica e psicologia hanno entrambe come oggetto di studio l’esperienza umana:

a)la prima studia l’esperienza come indipendente dal soggetto esperiente,

b)la seconda è dipendente dal soggetto esperiente (cioè dalle condizioni soggettive dell’osservatore

 

Mente e coscienza sono le due categorie generali che si riferiscono all’esperienza umana immediata:

–Mente: somma di tutti i processi mentali che hanno luogo nella vita dell’individuo

–Coscienza: somma di tutti i processi mentali che hanno luogo in un determinato momento della vita di un individuo

 

Lo scopo dell’indagine psicologica è la descrizione dei contenuti di coscienza e le leggi che presiedono al loro combinarsi (chimica mentale)

L’oggetto di studio era l’esperienza immediata.

L’esperienze cosciente si presenta sotto forma di:

 

Percezioni: sono costituite dalle sensazioni ovvero gli stati di coscienza concomitanti alla stimolazione di un organo sensoriale periferico, quindi derivanti dagli organo di senso, ma anche dall’apparato muscolare (sensazioni cinestesiche)

 

 

Idee: sono costituite dalle immagini che compaiono nei processi mentali relativi a esperienze non attuali, come i ricordi e le anticipazioni del futuro

 

 

Emozioni: sono costituite dagli stati affettivi alla base di sentimenti quali l’amore, la gioia, l’odio, la tristezza

 

Il metodo migliore per fare questo è l’introspezione, che consiste nell’osservare in maniera sistematica e diretta i processi che hanno luogo nel momento in cui il soggetto esperisce la realtà.

Ciò venne chiamato strutturalismo perché lo scopo è l’analisi della struttura mentale e il suo compito è la vivisezione dei processi in termini funzionali.

Per adottare correttamente il metodo introspezionistico lo psicologo deve:

 

-attenersi ad un criterio elementistico: Seguire il criterio elementistico significa registrare una serie di parole-qualità che connotano le singole fasi dell’intera esperienza cosciente

 

 

-salvaguardarsi costantemente dall’incorrere nell’“errore dello stimolo”: Consiste nell’attribuire significati e valori ai dati dell’esperienza cosciente.

 

Non tutte le menti sono pero accessibili e non vi è modo di risolvere una disputa tra due introspezionisti le cui analisi fossero differenti.

 

Comportamentismo:

 

Watson, 1913, la rivoluzione comportamentista.

Egli sosteneva che la psicologia doveva concentrarsi su un oggetto di studio determinato che potesse essere osservato in maniera introsoggettiva da tutti, cioè il comportamento, inteso come adattamento dell’organismo all’ambiente.

 

Per lui la psicologia aveva lo scopo di prevedere e controllare il comportamento e per fare questo la psicologia deve scoprire le leggi che determinano il comportamento, ovvero quali stimoli producono le risposte osservabili.

 

Il comportamentismo è una teoria S-R stimolo risposta. Non si può esaminare l’interno di un uomo, ma solo gli stimoli e le risposte. Lo stimolo è un dato fisico, la risposta un dato fisiologico, entrambi misurabili e verificabili oggettivamente.

 

Gestalt:

 

1912 Wertheimer. Questa scuola si occupò dei processi percettivi e cognitivi. W. Aveva osservato che le configurazioni percettive o melodiche restavano invariati pur al variare degli elementi che le compongono.

La scuola della Gestalt ha approfondito lo studio della percezione, del pensiero, della dinamica di gruppo della personalità e del suo formarsi.

Si ha la supremazia della totalità rispetto alle parti che la compongono. Il tutto precede le parti ed esse assumono un valore diverso a seconda del tutto di cui sono parti.

Riserva poca rilevanza al concetto di esperienza passata.

 

Usa il metodo fenomenologico, inteso come osservazione naturalistica dei fenomeni, in base a ciò che appare, senza troppo meditazioni intellettuali.

 

Cognitivismo:

 

Prima di approdare al cognitivismo si passo per il neo comportamentismo che ammetteva l’esistenza e l’azione di variabili intermedie ed interne al soggetto non direttamente osservabili.

 

Lo studio si è spostato poi dal comportamento come unità di osservazione ai processi cognitivi come realtà innegabile e come fattore fondamentale nell’elaborazione delle informazioni e nella presa delle decisioni.

Quando parliamo di mente o di pensiero ci  riferiamo all’elaborazione interna costituita dai processi che hanno luogo tra lo stimolo in ingresso e la risposta in uscita. Questi processi non sono osservabili direttamente, devono essere inferiti.

Oggetto di indagine non è il comportamento ma i processi cognitivi.

 

Modularismo:

 

Considera la mente come un sistema a moduli che trasforma le informazioni in rappresentazioni mentali attraverso i processi di computazione.

 

Connessionismo:

 

Ha elaborato modelli di funzionamento in parallelo per il trattamento dell’informazione, si tratta di modelli a rete neurali che si propongono di porre in evidenza tutte le possibili connessioni e legami fra le unità che costituiscono la rete.

 

Funzionalismo:

 

Per questa scuola la psicologia deve occuparsi delle funzioni del pensiero e il suo compito è quello di mostrare in che modo il pensiero permette agli esseri umani di far fronte alle sfide poste dall’esistenza.

 

W. James pubblica nel 1890 PrinciplesofPsychology

L’organismo umano è considerato l’ultimo stadio del processo evolutivo, perciò i processi mentali sono quelli che sono perché in qualche modo hanno aiutato l’organismo a sopravvivere

L’oggetto di studio sono le attività mentali relative all’acquisizione, all’immagazzinamento, all’organizzazione e alla valutazione delle esperienze e alla loro successiva utilizzazione come guida del comportamento

E’ un orientamento anti-elementista: le funzioni sono attività globali, grazie alle quali l’intero organismo si adatta all’ambiente

 

 

Freud:

 

Per lui molti processi mentali sono inaccessibili, soltanto complesse dinamiche dell’inconscio potevano spiegare i comportamenti strani di soggetti nevrotici che si rivolgevano a lui.

 

 

ESPERIMENTI

 

 

ELABORAZIONE DELLE TEORIE:

 

Una volta che una teoria è stata formulata essa viene controllata tramite verifiche empiriche.

Il confronto tra le previsioni e i risultati effettivamente ottenuti permette di stabilire se la teoria è valida o meno.

 

Formulazione ipotesi:

 

Le teorie vengono scoperte nel senso che vengono ipotizzate le cause degli eventi. Ma il più delle volte il contesto della scoperta ha carattere intuitivo e creativo.

Lo scienziato osserva i dati a disposizione, fa congetture e ipotesi sulle possibili cause, discute con i colleghi e procede a costruire una teoria esplicativa che spieghi in modo parsimonioso e coerente i fenomeni che sta studiando.

 

Verifica delle ipotesi:

 

Si passa poi a verificare la correttezza e la validità della teoria costruita, questo è il contesto della verifica.

 

METODI DI RICERCA:

 

Per acquisire conoscenze attendibili gli psicologi hanno una predilezione per il metodo sperimentale, poiché esso può fornire la dimostrazione di una relazione causale fra due o più eventi.

 

Gli sperimentatori pianificano la loro attività e tengono sotto controllo quello che accade, registrano sia quel che è avvenuto sia le circostanze nelle quali è avvenuto. Esse possono variare queste circostanze a piacimento e osservare in che modo viene influenzato l’evento.

Lo scopo è prevedere i fenomeni e comprenderli, e per fare ciò formulano teorie tenendo conto dei risultati.

Gli esperimenti servono sia a convalidare teorie e a generare teorie nuove.

 

Metodo di tipo ipotetico-deduttivo:

a)Formulazione di una teoria della mente che si ispira al funzionamento del calcolatore elettronico

b)Deduzione di modelli più specifici relativi ad un processo mentale particolare

c)Controllo dei modelli mediante simulazione

 

Metodi non sperimentali:

 

Questionari: Elenco di domande su un argomento specifico, su classi di oggetti o eventi, comportamenti ed esperienze.Le domande possono essere aperte o a risposta multipla.

 

Colloqui con individui su argomenti specifici: Possono essere svolti seguendo una traccia in cui sono indicati i punti generali dell’argomento oppure una sequenza di domande tra loro relate cui i soggetti devono rispondere liberamente.

 

Colloqui in profondità ovvero volti a far emergere motivazioni ed emozioni profonde relative a comportamenti critici. Sono liberamente condotti e sviluppati sulla base dei contenuti esperienziali espressi dal soggetto.

 

Le domande aperte vengono utilizzate quando si ha una conoscenza molto scarsa di ciò che la gente pensa o fa in relazione ad un certo tema e quindi non si possono prevedere alternative realistiche di risposta. Le domande aperte sono difficili da analizzare.

 

Le domande chiuse sono utilizzate quando gli aspetti che si vogliono analizzare sono chiari e ben definiti. Le domande chiuse sono più facili da interpretare e da analizzare.

 

Mentire:

 

Le persone intervistate sia con il questionario che con le interviste non sempre dicono la verità.

C’è in tutti gli individui un comune atteggiamento protettivo della della propria sfera privata che induce spesso a modificare parzialmente ciò che si vorrebbe dire.

La tendenza a modificare quanto si vorrebbe dire spesso segue  il criterio della desiderabilità sociale della risposta cioè la tendenza dei soggetti a rappresentarsi come persone normali, non devianti, cioè unità tipo che condividono abitudini, sistemi di credenze, valori, comportamenti e attitudini, con il loro contesto sociale.

 

Strumenti di ricerca:

 

Uno strumento di ricerca serve a rendere visibili entità e processi in precedenza invisibili.

Uno dei primi fu il microscopio.

Il dispositivo per misurare i tempi di reazione è stato uno dei primi, usato in psicologia per controllare la velocità dei vari processi mentali e per misurare le velocità di un impulso nervoso.

Poi sono arrivati i calcolatori

 

ESPERIMENTI:

 

Consiste nello studio delle relazioni tra due (o più) variabili, cioè tra due entità che variano.

 

Struttura degli esperimenti:

–una variabile, detta indipendente, deve essere controllata (o manipolata) dallo sperimentatore;

–dalla variazione di questa dipende la prestazione psicologica misurata, cioè la variabile dipendente.

 

Fonti di variazione:

–variazione tra i gruppi indotta dalla variabile indipendente

–variazione entro ciascun gruppo

 

Esperimenti guidati

:si manipola una variabile indipendente per misurare gli effetti sulla variabile dipendente

Esperimenti naturali

:privi del gruppo di controllo.

Negli esperimenti naturali si confronta quello che determinate persone pensano o fanno prima che sia successo qualcosa con quello che fanno o pensano dopo.

 

Variabili:

 

In ogni esperimento lo sperimentatore manipola la variabile indipendente e misura gli effetti di questa manipolazione sulla variabile dipendente.

 

Vengono assegnati differenti valori alla variabile individuata come causa degli effetti sulla variabile dipendente. La variabile indipendente è quella manipolata dallo sperimentatore.

In ogni esperimenti vengono presi in considerazioni due o più valori della variabile indipendente

 

La variabile dipendente rappresenta sempre qualche aspetto misurabile del comportamento di un soggetto. La domanda è se il valore della variabile dipendente è modificato o no da una modificazione del valore della variabile indipendente.

 

Teorie:

 

Lo scopo dell’esperimento consiste nel verificare se la teoria è corretta, cioè se le relazioni tra la variabile indipendente e quella dipendente sono realmente valide.

Spesso vi è una relazione funzionale tra i valori delle variabili indipendenti e quelli delle variabili dipendenti studiate.

 

Teorie ingenue della psicologia = teorie fondate esclusivamente sull'esperienza personale

 

Teoria scientifica della psicologia = teorie fondate su controlli sperimentali

 

La differenza tra una teoria ingenua  e una teoria scientifica sta fondamentalmente nel metodo di controllo delle spiegazioni; per le teorie scientifiche il metodo principale è il metodo sperimentale.

 

 

Gruppi di controllo:

 

Occorre spesso introdurre gruppi di controllo per escludere spiegazioni alternative dei risultati.E’ fondamentale trattare il gruppo di controllo e quello sperimentale allo stesso modo tranne uno, la variabile indipendente. Importante è che anche gli sperimentatori non sappiamo a che gruppo sperimentali appartiene un determinato soggetto, doppio cieco.

 

Problemi:

 

Le persone rispondono al farmaco e alle terapie nel modo in cui pensano dovrebbero rispondere:effetto placebo.

 

Effetto delle attese dello sperimentatore, che potrebbe valutare erroneamente le risposte dei soggetti in modo da alterare i risultati. In un esperimento di Rosenthal le attese diventano la variabile indipendente e bisognava vedere quanto essa influenzava la variabile dipendente.

 

Artefatto, un risultato dovuto a qualcosa di diverso da quel che gli scienziati pensavano di manipolare attraverso la variabile indipendente.

 

 

SENSAZIONE

 

Impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una determinata intensità dello stimolo fisico.

Ma se un certo cambiamento nell’ambiente viene descritto in maniera simile da persone diverse è ragionevole pensare che essere abbiamo avuto sensazioni simili.Questo indica l’esistenza di una relazione sistematica tra lo stimolo fisico e la sensazione degli individui. Questa relazione viene chiamata psicofisica perché ci sono variabili fisiche e psicologiche.

Noi siamo sensibili soltanto alle forme di energia per le quali abbiamo ricevitori, o meglio organi recettori.

 

PERCHE’ STUDIARLA:

 

1)Per dimostrare la possibilità di misurare i processi psicologici; di conseguenza, per dimostrare la realizzabilità di una psicologia empirica e sperimentale

 

2)Per verificare alcuni metodi fondamentali di misura dell’attività psichica, evidenziando errori sistematici di rilevazione

 

3)Per studiare le forme basilari dell’adattamento fra organismo e ambiente in un processo di reciproca interdipendenza

 

4)Per evidenziare le capacità e i limiti dell’organismo umano nella rilevazione degli stimoli fisici provenienti dall’ambiente

 

LE SOGLIE:

 

soglia assoluta:

-iniziale (stimoli infraliminari)

-terminale (stimoli sovraliminari)

 

soglia differenziale

-differenza appena rilevabile tra due intensità

 

Esempi soglie assolute:

 

Visione-Luce-Fiamma di una candela a 5 km

 

Udito-Suono-Ticchettio di un orologio in una stanza a 6 m.

 

Olfatto-Profumo-Goccia di profumo in diffusa in un appartamento di tre stanze

 

Gusto-Zucchero-Un cucchiaino in 9 l. d’acqua

 

Tatto-Ala di un’ape-Ala d’ape che passa alle spalle di un soggetto a 1 m. di distanza

 

 

METODI:

 

Metodo dei limiti:

 

-far variare lo stimolo in senso regolarmente ascendente partendo da un valore inferiore a quello di soglia,ordine ascendente

 

-far variare lo stimolo in senso regolarmente ascendente partendo da un valore superiore a quello di soglia, ordine discendente

 

Errori sistematici:     errore della direzione della serie o errore dell’abitudine

 

Metodo degli stimoli costanti:

 

Presentazione causale per diverse volte di un certo numero di stimoli

Metodo proposto per eliminare gli errori di abitudine

La soglia assoluta è il valore dello stimolo in corrispondenza del quale può essere evocata una sensazione nel 50% dei casi.

 

Metodo dell’aggiustamento

 

–Aggiustare in modo continuo il livello di intensità dello stimolo

Errori sistematici: è connesso con le aspettative e con le risposte propriocettive del soggetto.

 

PSICOFISICA:

 

Legge di weber:

 

La soglia differenziale è proporzionale all’intensità assoluta degli stimoli utilizzati secondo la formula: DR = kR

Dove DR è l’incremento da dare ad uno stimolo (R) per registrare una differenza percettibile e k una costante.

Tale legge suggerisce che i Ss sono in grado di identificare una differenza tra due stimoli per un valore (soglia diff.) che rappresenta un percentuale costante della misura di riferimento.

 

 

Legge di Fechner:

 

Fechner elaborò una legge derivata da quella di Weber:  S = k logR

Dove S sta per sensazione, k la costante, R è l’intensità dello stimolo.

Dalla legge deriva che la sensazione provocata da un dato stimolo è direttamente proporzionale al logaritmo dell’intensità fisica di quello stimolo.

 

Esempio: Una persona deve giudicare la luminosità di una stanza accendendo in successione 1, 2 e 3 lampadine della stessa intensità.

La lampadina aggiunge una quantità costante alla grandezza fisica della luminosità della stanza

Il contributo di ciascuna lampadina alla determinazione della sensazione è progressivamente più piccolo.

Mentre l’intensità dello stimolo aumenta in progressione geometrica, l’intensità della sensazione aumenta in progressione aritmetica.

 

Psicofisica soggettiva:

 

Stevens ipotizza che l’uomo sia un “organismo misuratore”.

Con il metodo della stima di grandezza, verificò che i Ss sono in grado di valutare direttamente l’intensità di una sensazione associandola ad un numero.

 

Es.:

Stimolo sonoro viene associato ad un valore 10

Stimolo sonoro differente sarà valutato con valore 20 se i   Ss lo ritengono di intensità doppia, oppure con valore 5             se i Ss lo ritengono di intensità dimezzata

 

Stevens scoprì che la funzione più efficace per descrivere la relazione il giudizio sensoriale (Y) e l’intensità fisica (I) è una funzione di potenza:

Y = k per l alla n

secondo cui l’intensità soggettiva della sensazione (Y) è proporzionale all’intensità dello stimolo (I) elevata ad un certo esponente (n), che è diverso per ciascuna modalità sensoriale.

 

DETENZIONE DEL SEGNALE:

 

Nella valutazione interviene sempre una presa di decisione da parte del soggetto

La teoria della decisione statistica prevede quattro possibilità:

 

hit (H): dire di sì quando il segnale esiste realmente

falso allarme (FA): dire di sì quando il segnale non esiste

omissione (O): dire di no quando il segnale invece esiste

rifiuto corretto (RC): dire di no quando il segnale non esiste

 

Nel processo di valutazione dello stimolo, oltre alla sensibilità dell’organismo, interviene in modo sistematico il criterio soggettivo di decisione, che comporta due esiti ciascuno dei quali caratterizzato dalla possibilità di errore:

atteggiamento “gambler” (chi azzarda di più, fa più scelte H ma anche più errori FA)

atteggiamento “conservative” (chi è più prudente, fa più scelte RC, ma farà anche più errori O

 

 

UDITO:

 

Il suono è una variazione (sotto forma di onde) della pressione atmosferica registrata dall’organo dell’udito.

 

Vibrazione:il passaggio dallo stato di quiete a una estremità e poi all’altra dell’oscillazione (detta periodo) per giungere al punto di partenza.

 

Frequenza: numero di periodi per secondi e determina la tonalità.

 

Ampiezza: dipende dall’energia che mette in moto il corpo e determina l’intensità

 

20-20000 Hz: intervallo entro cui la le persone possono sentire i toni di frequenza variabile

 

Funzione audometrica: valori liminari (soglia assoluta inferiore) dell’energia udibile in funzione

di ogni frequenza.

 

Vibrazioni scomposte: possono avere una fase identica, opposta o sfasata.

 

Teoria topica: Suoni di frequenza differente attivano zone differenti della membrana basilare del cotto coclearie. L’informazione relativa all’altezza dei suoni viene codificata mediante la stimolazione di definite parti dell’organo di corti che corrisponderebbero in modo specifico a suoni di differente tonalità. Non tutte le frequenze sembrano però causare modificazioni della membrana maggiori in certi punti che in altri.

 

Teoria della frequenza: L’informazione relativa all’altezza dei suoni è codificata in funzione del ritmo con il quale le cellule acustiche ciliate vengono attivate.

 

Localizzazione dei suoni: Lievi differenze nel modo in cui un suono arriva alle orecchie permettono di individuarne la fonte.La differenza di tempo è utile per i suoni a bassa frequenza, mentre la differenze di intensità è utile per i suoni a frequenza elevata.

 

VISIONE:

 

Gli occhi sono sensibili a una stretta gamma di energia elettromagnetica, di lunghezza d’onda compresa tra i 400 e i 760nm. Questa gamma è nota come spettro visibile.

 

Il test di Snellen misura l’acuità visiva ossi la capacità di discernere dettagli sempre più fini delle configurazioni spaziali della luce.

 

La visione combinata dei due occhi è il campo visivo e comprende 200 gradi.

 

Lo stimolo visivo è una variazione periodica regolare della chiarezza dello spazio. La sucessione di tali variazione da origine a un reticolo a onda sinusoidale. Ogni reticolo è definito da due parametri: frequenza spaziale e contrasto.

 

Adattamento visivo: adeguamento della sensibilità visiva in risposta alle variazioni del livello di illuminazione.

 

Gli individui non hanno a che fare con sensazioni isolate ma con percezioni. La percezione è un’organizzazione immediata, dinamica e significativa dei dati della realtà. Conduce a segmentare il flusso continuo dell’esperienza in unità distinte con le loro proprietà e relazioni immediatamente evidenti.

 

Per la psicologia scientifica i percetti non corrispondono alla realtà fisica (realismo ingenuo) ma il modo percettivo è il risultato di una serie di mediazioni e di attività svolte dall’organismo.

 

PERCEZIONE

 

COSTITUENTI:

 

Gli oggetti del mondo producono in continuazione una molteplicità indefinita di radiazioni (luminose, sonore, ecc.), cioè: Stimolazioni distali:

 

Queste radiazioni vanno a suscitare negli apparati percettivi precise sollecitazioni, cioè: Stimolazioni prossimali.

 

Queste ultime producono una serie di eccitamenti nervosi che vengono trasmessi in forma di messaggio nervoso in una regione della corteccia cerebrale deputata all’elaborazione del messaggio, cioè: Area di proiezione.

 

 

 

 

TEORIE:

 

Teoria empiristica di Helmholtz:

 

Le ripetute esperienze con la realtà fisica e l’apprendimento che ne deriva forniscono un contributo essenziale alla percezione degli oggetti.. I dati sensoriali sono parcelli e danno origine a un  mosaico di sensazioni elementari. Le sensazioni vengono poi integrate con altre informazioni e sintetizzate grazie a meccanismi di associazione sulla base dell’esperienza passata. Questi processi avvengono sotto forma di inferenza inconscia.

 

Gestalt:

 

La per gestalt la percezione non è preceduta da sensazioni. Essa risulta dalla dinamica interna delle forze che si vengono a creare fra le diverse componenti di uno stimolo (autodistribuzione automatica).

Come il campo magnetico, pure il campo percettivo si organizza attraverso la distribuzione dinamica delle forze percettive, e le sue parti vengono a costituire totalità coerenti e configurazioni strutturate.

Va riservata importanza secondaria all’esperienza passata.

 

New Look:

 

L’organizzazione del mondo percettivo dipende da fattori come i bisogni, gli stati emotivi, le aspettative, le motivazioni del soggetto percipiente.

In questa prospettiva funzionalistica il soggetto compie una categorizzazione, provvede all’identificazione e alla classificazione dello stimolo medesimo. La percezione si fonda su un sistema di categorie idoee per codificare la realtà.

 

Teoria ecologica di Gibson:

 

La stimolazione non è caotica ma offre un ordine intrinseco, legato alle reciproche relazioni esistenti fra gli stimoli stessi.

Una ricca informazione è già contenuta nella distribuzione spaziale e temporale degli stimoli e resa disponibile per il soggetto (affordances). Il soggetto deve solo riuscire a cogliere tali informazioni.

 

 

 

ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA:

 

Ridondanza percettiva:

 

I diversi aspetti dell’esperienza sono fra loro interconnessi e una determinata sensazione diventa un segnale affidabile di altre (indizio) in modo da formare un’insieme coerente e unitario.

Ridondanza strutturale: relazione tra le parti.

 

Attenzione selettiva nella percezione:

 

Siccome non siamo in grado di far fronte a tutti gli aspetti percepibili di un ambiente tendiamo a selezionare l’informazione in arrivo. Il modo in cui percepiamo selettivamente dipende dall’attenzione.

Il miglioramento delle comprensione di uno stimolo porta il peggioramento nella comprensione dell’altro. L’interdipendenza tra l’ascolto di una fonte e l’ascolto dell’altra è ricondotto a una divisione simultanea piuttosto che a uno spostamento di attenzione. Si può ascoltare una fonte e destinare un po’ di attenzione anche all’altra (teoria del filtro).

 

Secondo Norman la selezione ha luogo non filtrando ma elaborando selettivamente l’informazione attivata nella memoria dall’informazione sensoriale in arrivo. Stimoli presentati frequentemente e familiari sono percepiti cosi automaticamente che è impossibile ignorarli.

 

Effetto stroop: dimostrazione di tali automatismi( esperimento coi nomi di colori scritti con colori diversi)

 

Principi gestaltici di raggruppamento:

 

Si riferiscono alla tendenza umana a organizzare e raggruppare insiemi di stimoli isolati sulla base dei fattori di

 

Vicinanza = a parità di altre condizioni si unificano gli elementi vicini

 

Somiglianza  = si unificano gli elementi simili

 

Continuità = vengono privilegiati determinati orientamenti spaziali delle linee rispetto ad altri

 

Chiusura = vengono percepiti come totalità gli elementi che tendono a chiudersi tra loro

 

Pregnanza = privilegiati gli stimoli dotati di semplicità, ordine, simmetria

 

Articolazione figura sfondo:

 

Ogni stimolo che funge da figura emerge sempre in relazione ad uno sfondo. Non c’è figura senza sfondo. Di solito la figura ha forma mentre lo sfondo è amorfo, il contorno appartiene alla figura mentre lo sfondo continua dietro la figura, la figura pare in risalto rispetto lo sfondo e a carattere oggettuale.

 

Le leggi: inclusione e convessità (La regione inclusa è percepita come figura, La regione convessa diventa figura)

,

area relativa(L’area minore è percepita come figura),

 orientamento(Diventa figura la regione con gli assi orientati secondo le direzioni principali dello spazio)

 

Figure reversibili:

 

Sono stimoli instabili perché si ha un inversione figura sfondo. Si ha un’alternanza periodica tra figura e sfondo, ed è impossibile percepire contemporaneamente entrambi gli elementi come figure.

 

 

 

COSTANZE PERCETTIVE:

 

Le costanze percettive sono processi in base ai quali gli individui percepiscono gli stimoli dell’ambiente come dotati di invarianza e stabilità, pur al continuo variare delle immagine retiniche.

 

Costanza di grandezza:

 

Una persona che si allontana pur proiettando un’immagine più piccola sulla retina da l’impressione di mantenere la sua grandezza costante.

 

La grandezza retinica dello stimolo caria in funzione della grandezza dell’oggetto e della sua distanza dall’occhio. Legge di Euclide: La grandezza dell’immagine retinica è inversamente proporzionale alla distanza dell’oggetto dall’occhio

.

Un oggetto distante per proiettare un immagine delle medesime dimensioni di uno vicino deve essere proporzionalmente più grande.

 

La relazione tra l’oggetto e l’ambiente rimane immutata e stabile, per questa ragione è possibile la costante di grandezza.

 

Costanza di forma:

 

E’ la tendenza ad attribuire agli oggetti la medesima forma a dispetto della varietà di forma che essi proiettano sulla retina.

Grazie alla prospettiva lineare e al gradiente di microstrutturale è possibile spiegare la costanza di forma, pur con inclinazioni differenti l’oggetto contiene il medesimo numero di elementi nelle diverse posizioni. Pure questa è una proprietà di campo.

 

Maggiore è la compressione ciclica degli elementi di una superficie, maggiore è l’inclinazione percepita della superficie

 

 

Costanza cromatica:

 

La luce riflessa da un oggetto varia in continuazione a seconda del tipo di illuminazione dell’ambiente, noi però lo percepiamo sempre dotato delle medesime proprietà. Anche questa ha natura relazionale: la tonalità e la chiarezza dipendono dai rapporti con le zone adiacenti della stimolazione complessiva.

 

PERCEZIONE DELLA PROFONDITA’:

 

Indizi monoculari:

 

La messa a fuoco o accomodazione è un’importante indizio monoculare di profondità, altri indizi, detti pittorici sono la sovrapposizione, l’altezza sul piano dell’orizzonte, il chiaro scuro, la prospettiva lineare e il gradiente di densità microstrutturale.

 

Indizi binoculari:

 

Quel che vede un occhio non coincide con l’altro. Tale differenza è proporzionale alla vicinanza di un oggetto.

Quando gli occhi convergono su un oggetto si vede un solo oggetto perché si ha corrispondenza fra le immagini (punti corrispondenti nella fovea).

Quando le immagini retiniche non corrispondono (punti disparati nelle retine) si ha una visione doppia (diplopia), non si accorgiamo delle immagini doppie perché mettiamo a fuoco continuamente.

La disparazione binoculare da luogo a diplopia soltanto quando è molto grande, quando la disparazione è piccola le due immagini monoculari si fondono (fusione binoculare).

 

Quando un oggetto è più vicino di un altro proietta le immagini nell’emiterina temporale in ogni occhio( disperazione crociata) mentre quando è più lontano proietta le immagini nell’emiterina nasale (disperazione non crociata)

 

La disperazione binoculare è il correlato fisiologico binoculare più importante per la percezione della tridimensionalità (streoscopia) e della profondità.

 

PERCEZIONE DELLE IMMAGINI:

 

Quando guardiamo un’immagine usiamo la maggior parte delle proprietà della percezione,  ci basiamo sulle esperienze passate e sui segnali che dalla retina sono inviati alla corteccia.

 

Movimenti oculari:

 

Quando si guarda una fotografia la percezione dell’immagine viene costruita sulla base di una serie di sguardi spostando e tenendo fermo l’occhio per 100-300 ms.

 

Lo spostamento è detto saccade, e la sosta fissazione.. Durante ciascuna fissazione l’intera immagine viene proiettata sulla retina, ma la capacità di discernere i dettagli risiede solo nella fovea, perciò gli occhi vengono spostati sull’immagine in modo chela fovea possa coglierne i dettagli.

 

Figure impossibili: figure in cui le varie aree sembrano aver senso, solo finche non si cerca di comporle, e quando i dettagli vengono messi insieme ci si rende conto che le carie parti si contraddicono.

 

Illusioni ottico-geometriche degli indizi di profondità:

 

L’impiego di indizi bidimensionali è cosi forte e radicato da produrre rilevanti effetti illusori.

 

Uomini disegnati sopra di linee convergenti, quello più vicino al punto di convergenza sembra più grande.

 

PERCEZIONE DEL MOVIMENTO:

 

Quando ci si sposta o si cambia la direzione dello sguardo le immagini proiettate sulla retina si spostano in continuazione.La percezione del movimento è complessa, regolata da meccanismi fisiologici, senza che vi sia necessariamente una corrispondenza tra movimento fisico e movimento percepito.

 

Movimento assoluto:

 

Leggendo non si percepisce il movimento delle parole soltanto perché la loro posizione assoluta nel campo visivo cambia. Tali movimenti vengono interpretati come dovuti agli occhi. Il cervello è capace di confrontare il movimento degli occhi con il movimento assoluto degli oggetti sulla retina. Solo se i due movimenti differiscono si ha la percezione del movimento.

 

Effetto autocinetico: percezione di uno stimolo in movimento anche quando è immobile. Se in una stanza buia si fissa un puntino luminoso, a causa dell’incapacità di mantenere la traccia dell’esatta direzione in cui si guarda combinata all’assenza di punti di riferimento, sia ha l’illusione che si muova.Gli spostamenti sulla retina vengono erroneamente interpretati e attribuiti al puntino.

 

Illusione del treno:Prodotta dal movimento relativo dei due treni e dalla difficoltà di operare il confronto in assenza di indizi percettivi.

 

Movimento relativo:

 

Normalmente poiché gli oggetti si muovono in campi visivi illuminati contro sfondi complessi non ci si basa solo sul movimento assoluto proiettato sulla retina.

Il movimento relativo o parallasse di movimento è un indizio monoculare efficace sia per la percezione della profondità sia del movimento.

 

Movimento indotto:

 

Stanza buia con puntino luminoso inserito in cornice luminosa. Se si muove la cornice si ha l’impressione che sia il puntino a muoversi nella direzione opposta.

 

Movimento apparente:

 

Nel 1921 Wertheimer fece un esperimento per spiegare la percezione del moto apparente o stoboscopico alla base del cinematografo.

Tale fenomeno dipende dal ritmo con cui si alternano le due immagini o due luci.

Se l’intervallo di accensione dei due stimoli stazionari è compreso tra 50 2 100 ms si ha la percezione di uno stimolo solo che si muove da a a b.

 

 

LETTURA:

 

Prime ipotesi:

 

Buswell (1922) osservò che  l’occhio:

a)fa un breve movimento (saccade ogni 1 o 2 msec)

 

b)resta immobile per un breve tempo (una fissazione di 150-200 msec)

 

Buswell e i primi studiosi della lettura ipotizzarono che:

 

a)I lettori lenti facessero molte fissazioni e molte ricorsioni (spostamenti a ritroso sulla riga da destra a  sinistra)

 

b)I lettori veloci eseguivano tre o quattro fissazioni per riga in maniera ordinata senza fare ricorsioni

 

c)I lettori veloci quando passano dalla lettura silente a quella ad alta voce mostrano un configurazione dei movimenti saccadici molto simile a quella dei lettori lenti in lettura silente

 

Lettura veloce:

 

I soggetti sono addestrati a leggere una frase in 100 msec (presentazione tachistoscopica)

 

In 1 sec. i Ss possono riuscire a leggere fino a 10 righe.

 

I lettori in addestramento vengono sollecitati a fissare brevemente il centro di ciascuna riga di testo durante la lettura normale.

Vengono addestrati, anche, a far scorrere lentamente con la punta del dito lungo l’asse verticale centrale di ogni pagina, fissando brevemente ogni riga man mano che la punta del dito la attraversa.

 

Ricerche successive:

 

Quando si legge effettivamente il materiale?

 

a)l’immagine iconica dello stimolo persiste anche per 1 sec. dopo la presentazione:

 

-La lettura di una frase può continuare anche dopo la sua presentazione tachistoscopica

-Una seconda riga presentata sullo schermo immediatamente dopo la prima maschera quest’ultima

 

Quindi una frase non può essere letta in 100 msec, solo perché viene presentata per 100 msec

 

Quanto si legge effettivamente?

 

Grazie alla ridondanza del linguaggio molte parti di una frase possono essere inferite a partire da altri elementi presenti nella frase.

I soggetti quindi non leggono l’intera riga ma solo un piccola parte inferendo le altre.

 

La maggior parte dei lettori fissa direttamente il 70% delle parole di una frase.

Sono saltati i termini funzionali: articoli, preposizioni, congiunzioni

Sono fissati prevalentemente: verbi, nomi, pronomi e aggettivi

 

RICONOSCIMENTO DI CONFIGURAZIONI:

 

La struttura delle configurazioni:

 

La struttura di una semplice scena può essere rappresentata come una gerarchia di componenti attraverso l’analisi sintattica. Man mano che si scende lungo la gerarchia la scena viene scomposta in forme di ordine inferiore, man mano che si sale le componenti vengono combinata in forme di ordine superiore.

 

-metodo dall’alto al basso, processo centrale guidato dal concetto, ciò che si sa influisce sull’attività percettiva e cognitiva (ruolo delle aspettative)

 

-metodo dal basso in alto, processo periferico guidato dagli stimoli sensoriali in base al quale le informazioni contenute negli stimoli orientano la nostra attività percettiva e cognitiva.

 

Riconoscimento computerizzato di lettere e parole:

 

Uno dei primi metodi usati per il riconoscimento delle parole è il template matching, il pc per riconoscere una lettere la confronta con un’insieme di prototipi. Il problema è la variabilità di grandezza.

 

Un approccio migliore è costituito nell’uso di una descrizione strutturale delle lettere, uno dei primi metodi dal basso verso l’alto basato su questo approccio è un programma chiamato pandemonium.

 

Analisi mediante sintesi: combinazione di un processo dal basso all’alto e di un processo dall’alto l basso, sfrutta l’informazione ridondante nel contesto.

 

McClelland ha elaborato un approccio dell’analisi mediante sintesi basato su reti neurali ( connessionista).

Le untà della rete cono interconnesse da legami di facilitazione reciproca o inibizione.

In questo sistema la conoscenza linguistica è rapprentata dalla configurazione delle connessioni, alcune facilitatorie, altre inibitorie che collegano le varie unità.

 

COSCIENZA

 

La coscienza è la consapevolezza degli stimoli esterni e di eventi mentali interni, intimamente connessa al concetto di attenzione.

 

Un processo normale di coscienza consiste nell’essere desti ma non troppo eccitati, vigili ma non tesi, consapevoli delle cose che ci accadono attorno e in grado di reagire, ci sono poi stati di coscienza alterata come per esempio il sonno, l’ubriachezza, l’ipnosi.

 

CARATTERISTICHE:

 

Gli elementi che permettono di caratterizzare in positivo o in negativo la nozione di processo di coscienza  sono in particolare la capacità di risposta agli stimoli, e la capacità cognitiva.

 

Capacità di risposta agli stimoli:

 

E’ uno degli aspetti fondamentali che caratterizzano la coscienza, in mancanza di consapevolezza di parla infatti di incoscienza.

E’ importante distinguere tra reattività fisica e consapevolezza mentale.

Molte risposte a forza di essere ripetute diventano automatiche, il processamento automatico delle informazione è rapido e non richiede risorse attentive.

 

Capacità cognitive:

 

Gli essere umani hanno un’ampia gamma di capacità cognitive di base.

Il grado di integrità delle nostre normali capacità cognitive è un aspetto rilevante della coscienza.

L’autoconsapevolezza è la capacità di descrivere i propri processi di pensiero.

 

IL SONNO:

 

Sonno = stato dell’organismo con una ridotta reattività  agli stimoli ambientali e con una riduzione del livello di coscienza

Sogno = fenomeno spontaneo, periodico, limitato nel tempo

 

Teorie:

 

Adattamento o Cicardiana: comparsa del sonno durante l’evoluzione della specie umana - funzione di riparo del sonno dai pericoli esterni - protezione della vulnerabilità della specie

 

Conservazione dell’energia o Ristorativa: recupero delle risorse fisiche - rilassamento del cervello - riparazione dei danni subiti durante la veglia

 

 

Insonnia:

 

Causata da problemi emotivi, droghe o cattivi abitudini, è l’incapacità cronica al dormire.

 

GLI STADI:

 

Il sonno non è uno stato omogeneo di coscienza.

Per studiare le fasi del sonno sono impiegate diverse tecniche:

 

EEG(lettroencefalogramma

): registra le variazioni dei potenziali elettrici

EOG(elettrooculogramma

):misura i movimenti oculari

EMG(elettromiogramma ): misura le tensione muscolare

 

I ricercatori hanno individuato 6 livelli di attività celebrale nel sonno in base alla configurazione delle onde celebrali:

 

- la veglia attiva o REM (onde beta)= rapide e irregolari variazioni di voltaggio

 

- la veglia rilassata (onde alfa)= variazioni più lente e regolari

 

- lo stadio 1 (onde theta)

 

- lo stadio 2 (fusi del sonno e complessi K)

 

- lo stadio 3 (onde lente e ampie)

 

-lo stadio 4 (onde molto lente; sonno profondo + specifici fenomeni come sonnanbulismo, enuresi, incubi notturni)

 

Quando si dorme si passa dallo stadio di veglia rilassata allo stadio 1 del sonno e con una sucessiose di 10-20 min per stadio si arriva al quarto.

In una notte ci sono 4-6 cicli di sonno, che durano in media 90 minuti

In seguito al ritorno allo stadio uno si passa a volte alla fase REM. Per distinguerli gli altri 4 stadi vennero chiamati stadi NREM.

 

REM:

 

Sonno REM chiamato anche sonno paradosso o sonno D (onde cerebrali desincronizzate).

 

Chi dorme passa il 25% delle notte nella fase REM, all’incirca ogni 90 minuti

 

I processi del sonno REM:

 

-rapidi movimenti oculari

 

-aumento dell’attività cerebrale, simile a quella della veglia attiva (per questo si chiama “sonno paradosso”)

 

-perdita del tono della muscolatura, meccanismo per prevenire movimenti reali

 

-il cervello è isolato dalle connessioni sensoriali e motorie

 

-cervello attivo in un corpo paralizzato

 

-nell’80% dei casi si ha attività onirica (sogni emotivamente vividi)

 

Dopo la scoperta del Rem fu avanzata l’ipotesi che i rapidi movimenti oculari si verificassero solo e quando la persona stesse sognando. Infatti persone svegliate durante la fase Rem ricordavano un sogno, ma non sempre il Rem è accompagnato da sogni.

 

NREM:

 

Sonno NREM  chiamato anche sonno ortodosso o sonno S (onde sincronizzate)

 

I processi del sonno NREM:

 

- rallentamento dei ritmi cardiaco e respiratorio

- assenza di movimenti oculari

- rilassamento dei muscoli

- attività cerebrale lenta e ridotta in un corpo rilassato

- nel 25% dei casi si ha attività onirica (sogni simili a pensieri normali)

 

I SOGNI:

 

Teoria psicoanalitica dei sogni:

 

il sogno come “via regia dell’inconscio”

sogno come chiave per la comprensione dei problemi psicologici del soggetto

 

Teoria rielaborativa dei sogni:

 

il sogno come organizzatore delle attività diurne della veglia

funzione di ordine per la memoria

 

Teoria dell’attivazione-sintesi:

 

i sogni sono generati dai circuiti nervosi del tronco dell’encefalo

i sogni sono casuali

 

Sogni lucidi = sogni in cui si è consapevoli di sognare

 

 

IPNOSI:

 

Ipnosi  =  processo attraverso cui un operatore nella funzione di ipnotizzatore suggerisce all’ipnotizzato significativi cambiamenti nelle proprie condizioni di coscienza (sensazioni, percezioni pensieri o comportamenti).

 

Analisi del modo in cui avviene il processo ipnotico:

 

-presenza di un contesto ipnotico

-l’ipnotizzato è in uno stato di rilassamento

-l’ipnotizzatore invia una serie di suggestioni

-segue la suggestione postipnotica (= non ricordare la medesima ipnosi)

 

Strategie: in passato si faceva riferimento a strategie autoritarie (strategia imperativa o direttiva) oggi si fa ricorso a tecniche più fini e più sottili, basate sul linguaggio.

 

Esiti dell’ipnosi

:

 

allucinazioni positive e negative

reazioni ideomotorie

regressione di età

inibizione del dolore

 

Per amnesia postipnotica  si intende l’oblio delle suggestioni dell’ipnotizzatore e di quanto è successo durante l’ipnosi.

 

Nella suggestione post-ipnotica a una persona ipnotizzata viene data una suggestione da attuare solo quando essa non è più in stato di ipnosi.

Durante l’ipnosi viene meno il processo di coscienza normale e le persone appaiono inconsapevoli del mondo circostante.

Differenza tra sonno e ipnosi è che durante quest’ultima le onde celebrali assomigliano di più a quelle di una persona in stato di veglia.

 

Sensibilità:

 

Non tutti i soggetti sono ipnotizzabili e fra i soggetti ipnotizzabili vi sono notevoli differenze

Modalità di misurazione dell’ipnotizzabilità del soggetto (= scala di suscettibilità ipnotica di Stanford)

Meno del 10% della popolazione non è ipnotizzabile e il 15% è altamente ipnotizzabile.

 

I più sensibili all’ipnosi sono caratterizzati da:

 

-dissociazione (= vivere una situazione in maniera distaccata)

-immaginazione (= reverie, sogni a occhi aperti)

-disposizione al contesto ipnotico

 

MEDITAZIONE:

 

Meditazione = stato modificato della coscienza attraverso l’esecuzione ripetitiva e sequenziale di alcuni esercizi mentali.

 

La meditazione come metodo di rilassamento che crea un senso piacevole di benessere psicofisico e che genera un’espansione della coscienza. A differenza dell’ipnosi non vengono impartite suggestioni.

La meditazione è una tecnica impiegata in tutto il mondo e presso tutte le religioni.

 

meditazione di apertura (= non pensare a niente)

meditazione di concentrazione (= focalizzare tutte le risorse su un unico  oggetto)

meditazione trascendentale (= attenzione sulla ripetizione mentale di un suono speciale – mantra – o sulla respirazione)

 

L’attività muscolare ritmica può provocare una forma di rilassamento cognitivo simile alla meditazione.

 

CONDIZIONAMENTO E APPRENDIMENTO

 

Le forme di vita più semplici ereditano modi e mezzi per sopravvivere, gli essere umani hanno l’intelligenza e la capacità di apprendere dall’esperienza, la capacità cioè di modificare pensieri e comportamenti in funzione di quel che è accaduto loro in passato.

 

Contingenza di stimoli: imparare ad associare stimoli diversi tra loro Pavlov chiamo questo condizionamento classico.

 

Contingenza stimolo-risposta: imparare che certe risposte sono seguite da certi stimoli. Skinner chiamò questo condizionamento operante.

 

Riflesso: risposta automatica inscritta geneticamente nel sistema nervoso.

 

CONDIZIONAMENTO CLASSICO:

 

 

Stimolo incondizionato: cibo

 

Risposta incondizionata: salivazione

 

Stimolo condizionato: campanella

 

Risposta condizionata: salivazione dopo campanella

 

Il condizionamento classico comporta l’associazione ripetuta in contiguità temporale tra SC e SI in modo che alla fine condiziona lo SC a evocare una RC simile a RI.

 

Acquisizione e estinzione:

 

Fase 1, acquisizione: un cane non addestrato aumenta la RC mediante associazioni campana cibo.

 

Fase 2, estinzione: si continua a presentare lo SC ma senza SI. La RI evocata da SC scompariva gradualmente.

 

Fase 3,recupero spontaneo: continuando con la estinzione si vide che invece di RC debole alla presentazione di SC si aveva una RC abbastanza forte.

 

Riacquisizione: viene presentato nuovamente un rinforzo costituito dalla coppia SC + SI

 

Il condizionamento è più efficace quando SC precede leggermente SI (condizionamento in avanti).

La presentazione simultanea peggiora il condizionamento e la presentazione dello SC dopo lo SI (condizionamento all’indietro) è la meno efficace.

 

Generalizzazione e discriminazione:

 

Generalizzazione: la risposta condizionata da uno stimolo neutro si associa a stimoli simili

 

Discriminazione:se solo alcuni stimoli sono seguiti ripetutamente da stimoli incondizionati si ottiene il riconoscimento della differenza tra stimoli

 

Condizionamento superiore:

 

Scoprì che poteva condizionare un altro stimolo, come una luce (SC’, rinforzio secondario) a evocare la salivazione associandolo con la campanella, anche senza mai presentare il cibo.

 

Stimoli eversivi: l’associazione di una scossa elettrica (SI) con uno stimolo neutro quale la luce (futuro SC) farà si che la luce evochi una risposta RC simile a quella evocata dalla scossa elettrica RI. La luce diventa uno stimolo aversivo condizionato.

 

CONDIZIONAMENTO OPERTANTE:

 

Thorndike:

 

Thorndike studiò il modo in cui i gatti uscivano dai problem boxes, gli studi indicarono un apprendimento per prova ed errori. Verificò che le risposte giuste tendono ad essere ripetute quelle sbagliate no, diminuendo i tempi di soluzione del problema (legge dell’effeto), verificò anche che i comportamenti più frequenti sono appresi meglio (legge dell’esercizio).

 

Skinner:

 

Prosegui le ricerche del collega dal punto di vista comportamentista. Propose la distinzione tra comportamenti rispondenti (associazione S-S: stimolo condizionato stimolo incondizionato) e gli operanti (associazione S-R: stimolo rispsta).

I comportamenti operanti aumentano o diminuiscono in funzione del rinforzo, che può essere positivo o negativo.

 

L’apprendimento è il risultato del condizionamento mediante rinforzo di una risposta selezionata tra le tante possibili in un dato contesto.

Un topo affamato, introdotto nella Skinner-box, durante l’attività esplorativa preme casualmente una leva.

La pressione fa emettere una pallina di cibo (rinforzo) e ciò succederà ogni volta che il ratto preme la leva. Si è così instaurato un condizionamento operante.

 

Rinforzi:

 

Rinforzo positivo: consiste in una contingenza volta ad aumentare la probabilità di emissione di una risposta desiderata

 

Rinforzo negativo: consiste nell’eliminazione di uno stimolo che produce una risposta di evitamento

 

Punizione: consiste in una contingenza volta a diminuire la probabilità di comparsa di una risposta non voluta

 

Modellaggio:

 

Il comportamento complesso è modellato attraverso un processo di approssimazione successiva, ovvero i comportamenti complessi vengono sviluppati rinforzando parti del comportamento che assomiglia alla forma finale che si vuole produrre.

 

Rinforzo intermittente:

 

Skinner scoprì che la risposta dell’animale era più rapida quando l’abbassamento delle leva produceva solo a volte il cibo.

Seguendo uno schema di rinforzo intermittente l’animale continuerà a rispondere molto più a lungo durante il periodo di estinzione (cioè quando non vi è alcun rinforzo).

 

Skinner sperimentò diversi programmi di rinforzo in funzione di:

 

-Tempo: intervallo fisso-intervallo variabile

-Prestazione: rapporto fisso-rapporto variabile

 

Apprendimento tramite osservazione:

 

Si parla di apprendimento tramite osservazione quando l’individuo guarda gli altri o presta attenzione a ciò che gli sta intorno.

 

Esperimento di Murray (1973)

I bambini che sono esposti a scene di violenza tratte da The Untouchables manifestano comportamenti aggressivi verso i compagni più frequentemente di coloro che non vi sono stati esposti.

L’osservazione favorisce anche l’apprendimento del differimento della gratificazione.

 

Apprendimento di aversivo:

 

Apprendimento di un comportamento che consente di evitare uno stimo aversivo.

 

Apprendimento di esitamento:

 

L’animale apprende a rispondere a uno stimolo neutro presentato prima dello stimolo aversivo evitando cosi la punizione.

 

Impotenza appresa:
(Seligman e Maier 1967)

 

 

Gli animali imparano velocemente una risposta di evitamento anche in presenza di uno stimolo aversivo condizionato:

 

luce + shock elettrico = fuga

luce = fuga

 

Se l’animale non può evitare o fuggire a stimoli fortemente aversivi manifesta un comportamento passivo denominato impotenza appresa.

Dei cani esposti a shock elettrico, ma incapaci di muoversi e di annullare lo stimolo aversivo, dopo una serie prolungata di prove non manifestano alcuna risposta di fuga se vengono lasciati liberi di muoversi.

 

INSIGHT:

L’esperimento di Kohler (1925) scimmi e bastoni

 

 

Intuizione che conduce ad una soluzione che sembra prospettarsi “di colpo”, come una “luce” che improvvisamente chiarisce un problema.

 

L’insight è la capacità di ristrutturare in modo radicalmente nuovo gli elementi della situazione problemica, dando ad essi un significato preciso in una struttura unitaria e coerente di pensiero corrispondente alla soluzione del problema.

 

DISPOSIZIONE AD APPRENDERE:

(Harlow 1949)

 

 

E’ stato osservato che un gruppo di scimmie addestrate a risolvere un numero di problemi di discriminazione (tra due contenitori di diversa foggia o colore), assimilavano schemi e strategie  efficaci per risolvere problemi di questo tipo sulla base di regole generali, ad esempio:

 

“se c’è il cibo sotto A la prossima volta guarda A; altrimenti guarda B”

 

Il meta-apprendimento indica quanto siano importanti gli apprendimenti precedenti per “disporre”

gli apprendimenti successivi secondo determinate impostazioni piuttosto che altre.

 

 

APPRENDIMENTO LATENE:
(Tolman e Honzik 1930)

 

Analizzando il comportamento dei ratti posti in un labirinto più volte successivamente, Tolman osservò che i ratti raggiungevano l’uscita diminuendo in modo significativo il numero di errori.

Ciò che l’animale apprende è una sorta di Mappa cognitiva.

Il successo dell’apprendimento è determinato dalla rappresentazione mentale, non da rinforzi di risposte: Apprendimento latente.

 

LA MEMORIA

 

Lo studio scientifico della memoria risale al 1885, quando Hermann Ebbinghaus propose il metodo di studio della memoria in maniera oggettiva e sperimentale.

L’approccio consiste nello studiare  come si apprende e come si dimentica del “materiale artificiale” in un unico soggetto sotto rigidi controlli di laboratorio.

 

 

MISURAZIONE:

 

Rievocazione:

 

Con il termine rievocazione si intendono: tutte le situazioni in cui il soggetto ricorda verbalmente, mediante una ricerca in memoria dell’informazione richiesta. E’ un metodo per la valutazione della memoria umana che consiste nel far studiare una lista di parole e poi chiedere ai soggetti di rievocarne il maggior numero possibile.

 

Con il termine riproduzione si intendono: tutte le situazioni in cui il soggetto deve riprodurre graficamente materiale appreso visivamente.

 

Nella rievocazione verbale si distinguono tre tipi di processi:

 

-Rievocazione libera = ricordare il materiale nell’ordine desiderato

 

-Rievocazione seriale = rispettare l’ordine di presentazione del materiale

 

-Rievocazione guidata = utilizzo di indizi per il ricordo

 

La prova più usata è la presentazione seriale: vengono presentate una lista di parole serialmente in modo che i soggetti vedano ogni parola per lo stesso intervallo di tempo.

Effetti di posizione seriale:

-effetto priorità ( le prime parole vengono rievocate più facilmente)

-effetto recenza (le ultime parole vengono rievocate più facilmente)

 

Distribuzione dell’esercizio: frazionando  lo studio del materiale in più sessioni si ottiene una rievocazione superiore. Si parla del vantaggio dello studio distribuito rispetto a quello massivo.

La capacità di rievocazione può essere influenzata dalla presenza di stimoli appena prima o al momento della rievocazione, si parla di facilitatori e di indizi di rievocazione.

Apprendimento dipendente dalla situazione: ciò che è appreso in un determinato ambiente viene rievocato più facilmente in tale ambiente.

 

 

 

Riconoscimento:

 

Nel riconoscimento il soggetto ha il compito di identificare gli elementi fa ricordare distinguendoli da altri detti distrattori. Il riconoscimento richiede di decidere quale è l’informazione richiesta e di eliminare le altre, cosa più facile che la rievocazione.

 

Riconoscimento a scelta binaria: al soggetto viene presentato un item alla volta e deve decidere se appartiene o no alla lista presentata.

 

Riconoscimento a scelta multipla: ogni item della lista viene presentato assieme ad un numero limitato di item nuovi e il soggetto deve dire quello che faceva parte della lista vecchia; tutti gli item originari vengono presentati insieme ad altri nuovi e il soggetto deve dire quelli che sono nuovi.

 

Riconoscimento continuo: viene presentata in modo sequenziale un’unica lista che prevede la ricomparsa di item già presentati; il soggetto deve riconoscere gli item vecchi.

 

 

 

Riapprendimento:

 

Gli individui anche quando sembrano aver dimenticato una cosa posso riapprenderla in un tempo minore. Si suppone perciò la presenza di ricordi latenti. Ebbinghaus dimostrò che il riapprendimento è in funzione di 2 fattori:

 

-metodo del sovrapprendimento: tanto più si ripete lo studio, tanto più facile è riapprendere

 

-metodo del’apprendimento ripetuto: tanto più l’apprendimento è distribuito nel tempo tanto più facile è riapprendere.

 

Se il secondo apprendimento raggiunge lo stesso “criterio” in minore tempo o in un numero minore di prove, allora si può concludere che vi è un ricordo del primo apprendimento.

 

 

 

OBLIO:

 

Oblio = perdita di informazione,senza l’oblio la nostra mente diverrebbe sovraccarica di informazioni e di dettagli e non potremmo più pensare.

 

Le cause sono:

 

Tempo:

 

L’oblio è molto rapido all’inizio, dopo un’ora si perde il 50% del materiale acquisito, poi va rallentando stabilizzandosi.

 

Distrazione:

 

Focalizzazione dell’attenzione su elementi diversi al bersaglio.E’ di 2 tipi.

 

-distrazione al momento della codifica

-distrazione al momento del recupero

 

In ogni caso è un problema di selezione delle risorse attentive.

In oltre anche se si presta attenzione durante la codifica una distrazione subito successiva può produrre una perdita di informazione (perterson)

 

Interferenza:

 

L’interferenza è un fenomeno che provoca il mancato ricordo

Tanto più sono simili gli item da ricordare tanto più è elevato il loro numero, maggiore è la probabilità di fare confusione e l’oblio.

 

Gli psicologi distinguono due tipi di interferenza:

 

 -interferenza retroattiva viene causata dall’informazione presentata dopo l’evento da ricordare

 -interferenza proattiva viene causata dall’informazione presentata prima dell’evento da ricordare

 

Tanto più l’apprendimento è differenziato tanto più sono limitati gli effetti dovuti alle interferenze.

 

Fattori emozionali:

 

Tanto più un evento è emozionalmente denso tanto più sarà ricordato ed esenta da oblio.

Un evento per non cadere in oblio deve essere fortemente emotivo.

 

Cause organiche:

 

-Amnesia anterograda (perdita informazioni successive al danno cerebrale)

 

-Amnesia retrograda (perdita informazioni precedenti al danno cerebrale)sono temporanee e di solito causate da schock

 

-Alzheimer (riduce l’ossigenazione del cervello provocando riduzione dei processi cognitivi)

 

-Psicosi di Korsakoff ( associata all’alcolismo e alla malnutrizione, provoca danni permanenti, i soggetti soffrono di amnesia anterograda)

 

 

 

IPOTESI SULLA MEMORIA:

 

Platone paragonava la memoria umana a cera sulla quale l’esperienza lascia traccie

 

Aristotele introdusse il concetto di associazioni, recuperare una traccia mestica faceva recuperare altre tracce per via di una rete organizzata di associazioni.

 

Teoria del decadimento: le tracce mestiche si cancellano per mancanza di esercizi per i normali processi metabolici del cervello.

 

Teoria del consolidamento:le vie nervose restano attive per qualche momento dopo essersi formate, tale attività è necessaria perché esse si consolidino. Ciò spiega l’amnesia retrograda.

 

TEORIA MULTI PROCESSEO:

 

La memoria non è un sistema unico ma un complesso di sistemi interconnessi.

 

Secondo Atkinson e Shiffrin l’informazione sensoriale viene conservata per un brevissimo periodo nel sistema di memoria sensoriale, poi viene parzialmente ricodificata nella MBT dove avvengono processi di controllo come: Reiterazioni Decisioni Strategie di recupero, e infine l’informazione veniva trasferita nella MLT.

 

Registro sensoriale:

 

Si è arrivati all’idea dell’esistenza di una memoria sensoriale con determinate caratteristiche secondo la modalità di ingresso (memoria iconica = occhi memoria ecoica = udito) in grado di tranne re l’informazione per un tempo molto breve 1-2 s.

 

Un esperimento sulla memoria iconica fu questo:

 

Sperling (1960) mostrava per 50 msec. matrici di lettere.

La rievocazione

-era molto accurata se la matrice era costituita da meno di 5 lettere

-decadeva se il numero veniva aumentato

In media i soggetti rievocavano 4,5 lettere, qualsiasi fosse il numero di lettere nella matrice.

La prestazione non è un problema di riconoscimento ma di memoria: è possibile che i soggetti riconoscano la maggior parte delle lettere ma le dimentichino prima di poterle rievocare.

In seguito il compito era quello di rievocare le lettere della riga segnalato da un tono (alto, medio, basso). I soggetti erano in grado di rievocare 3 su 4 lettere.Se il segnale acustico veniva emesso subito dopo la presentazione le lettere erano riporta più correttamente rispetto all’aumentare dell’intervallo di tempo.

 

Ciò conferma l’idea di un sistema di memoria sensoriale a elevata capacità e rapido decadimento.

Gli errori fatti dai soggetti evidenziano due codici: visivo(veniva nominata una lettera non presente ma simile a una presente), e acustico (i soggetti riferivano lettere che avevano un suono simile a lettere presenti)

 

Memoria a breve termine:

 

MBT = magazzino a capacità limitata per un breve periodo (circa 30 sec.)

 

MBT è caratterizzata da un rapido oblio e decadimento della informazione.

 

Per conservare l’informazione occorre attuare la reiterazione che consente di reinserire continuamente l’informazione nel magazzino.

Il materiale viene elaborato a livello fonologico, è questo favorisce gli errori tra suoni simili.

 

Miller 1967 definì la capacità limitata della MBT come un magico numero sette più meno 2

 

Span di memoria = indice della capacità della MBT, ovvero la più lunga sequenza di item che un soggetto riesce a ricordare nell’ordine corretto.

 

La probabilità che un item di una lista sia rievocato dipende dalla sua posizione nella lista.

 

Se viene presentata una lista di 20 parole sono più facili da ricordare:

a) Le parole all’inizio della lista = effetto primacy

b) Le parole alla fine della lista = effetto recency

 

Le parole all’inizio sono sottoposte a reiterazione più frequentemente che le parole collocate nella parte centrale della lista

Le parole alla fine della lista sono ancora presenti nella MBT.

 

Memoria del lavoro:

 

All’interno della M.B.T. si distingue una serie di componenti costituenti la Memoria di Lavoro (Baddeley, 1986):

 

-Sistema adibito alla elaborazione e al mantenimento dell’informazione linguistica (loop articolatorio o fonologico).

-Sistema responsabile dell’elaborazione e del mantenimento dell’informazione visuo-spaziale (taccuino visuo-spaziale).

 

I due sistemi sono controllati da un sistema dalle capacità attentive limitate denominato esecutivo centrale.

La velocità di recupero è in funzione degli item in essa contenuti, gli item vengono esaminati in modo sequenziale e qualunque tipo di decisione venga presa tutti gli item vengono esplorati secondo un processo esaustivo di esplorazione.

 

Memoria lungo termine:

 

Magazzino nel quale sono contenute tutte le conoscenze di un individuo

Le conoscenze possono essere organizzate in:

 

Memoria semantica = insieme delle conoscenze relative ai significati e all’uso del linguaggio

Memoria episodica = insieme delle conoscenze biografiche e autobiografiche

Memoria dichiarativa = conoscenza relativa a fatti che possono essere acquisiti in un unico tentativo e che sono direttamente accessibili alla coscienza

Memoria procedurale = conoscenza relativa alle procedure o all’apprendimento di abilità

 

La MLT è un magazzino in cui:

1)l’informazione è mantenuta permanentemente o quasi permanentemente

2)la velocità dell’oblio varia da pochi minuti a parecchi anni

3)la capacità di immagazzinamento è illimitata.

 

La facilità di immagazzinamento dipende da tre processi:

a)reiterazione: ripetizione dell’informazione ad alta voce o subvocalicamente

b)codifica: immissione della nuova informazione in un contesto di informazione precedente, facilmente recuperabile come una frase conosciuta

c)immaginazione: produzione di immagini visive per ricordare l’informazione verbale

 

La conoscenza consiste di una rete di associazioni più precisamente di una rete preposizionale.

La rievocazione dell’informazione contenuta in una rete proposizionale avviene grazie ad: propagazione dell’attivazione.

Una proposizione attivata propaga l’attivazione ad altre proposizioni ad essa collegate.

L’attivazione è favorita da un facilitatore o prime.

 

La conoscenza procedurale concerne la memoria dei modi con cui si svolgono molte attività.

Script (Shank e Abelson, 1976) = schema che descrive in termini generali come si fa qualcosa, rappresentazione mentale di una procedura abituale e stereotipata.

Chi soffre di amnesia anterograda cronica può apprendere nuove abilità e conservarle mentre non può ritenere nuovi fatti per più di qualche minuto.Può immagazzinare conoscenze procedurali ma non preposizionali.

 

Memoria intenzionale ed accidentale:

 

Craik e Lockhart (1972) hanno utilizzato un paradigma basato sui compiti di copertura (compiti che coprono il compito reale di memorizzazione) o compiti di orientamento (compiti che orientano il livello di codifica).

In questi compiti il soggetto deve indicare:

-Se il materiale proposto contiene una determinata lettera dell’alfabeto

-Se il materiale fa rima con una determinata parola

-Se il materiale è sensato o corretto.

Successivamente viene chiesto al soggetto di ricordare il materiale presentato.

 

Mandler utilizzò 4 gruppi di soggetti: a due gruppi veniva detto di memorizzare una lista di parole, agli altri due non veniva detto nulla.

I gruppi erano suddivisi ancora: in situazione di memoria intenzionale e incidentale dovevano o ripetere le parole della lista o raggruppare le parole in categorie.

Solo il gruppo che non sapeva di dover ricordare (memoria) e che ripeteva le parole della lista, aveva una incidentale prestazione inferiore a quella degli altri gruppi.

 

Memoria di testi:

 

Gli schemi sono “blocchi” di conoscenza che rendono conto della organizzazione delle conoscenze in memoria.

La nozione di schema è proposta da Bartlett (1932), mutuata dal neurologo Head, per designare l’organizzazione delle esperienze e reazioni degli individui che influenzano la percezione e la memoria.

Bartlett ritiene che lo schema aiuti il soggetto a comprendere e a ricordare. Quando il materiale non può essere prontamente incorporato nello schema, si verifica una distorsione.

 

Bartlett studiò il problema delle distorsioni rispetto allo schema, presentando a dei soggetti materiali sconosciuti, ma strutturati come una  favola popolare degli indiani del Nord America.

Rievocazioni successive riproducevano in maniera sistematica la stessa struttura schematica, via via depurata da particolari stilistici, morfologici e sintattici

Venivano alterati contenuti che non corrispondevano con lo schema del soggetto (es.: “qualcosa di nero che usciva dalla bocca da uno degli indiani”, veniva ricordato come “l’anima che lasciava il corpo attraverso la bocca”)

 

 

 

LA PROFONDITA’ DI ELABORAZIONE:

 

Per rendere conto dei fenomeni della memoria è stata proposta una teoria dei livelli di elaborazione

dell’informazione.

Secondo Craik e Lockhart  parte delle informazioni sensoriali vengono trascurate, soltanto le informazioni che giungono in profondità di elaborazione vengono immagazzinate tramite l’elaborazione e l’associazione del materiale con le altre informazioni già presenti nella memoria, e succesivamente e ricordate.

I livelli di codifica dell’informazione sono tre e corrispondono a tre differenti profondità di elaborazione:Strutturale Fonemico Semantico.

Craik e Tulving (1975) hanno utilizzato una serie di domande per porre in evidenze i diversi livelli di codifica.

Se durante l’apprendimento il materiale viene organizzato secondo categorie ordinate gerarchicamente diventa successivamente più agevole il lavoro di rievocazione in quanto ogni item viene a costruire un valido indizio per gli altri.

 

MEMORIA E IMMAGINAZIONE:

 

In memoria le informazioni possono essere mantenute anche sotto forma di immagini.

Teoria del “doppio codice” di Paivio (1986)

Le informazioni vengono codificate in base a due codici:

a)Analogico (immagine)

b)Proposizionale (parola)

 

Il diverso ricordo di parole e figure dipende dal tipo di codifica.

 

Manipolazioni:

 

La nostra mente oltre a costruire le immagini, le può manipolare mentalmente.

Riconosciamo che si tratta di una A anche se il simbolo è rovesciato poiché possiamo ruotare mentalmente l’immagine di quello stimolo.

Shepard e Metzler (1971) hanno dimostrato sperimentalmente che le immagini possono essere manipolate e che la rotazioni mentali sono analoghe a quelle fisiche.

 

L’esperimento di Shepard e Metzler (1971):

 

I soggetti dovevano decidere se due figure geometriche come quelle riportate sotto erano uguali o diverse.

Venivano registrati i tempi di reazione per ogni risposta.

I TR sono direttamente proporzionali alla differenza di orientamento tra i due stimoli:

Tanto maggiore è la rotazione che deve essere fatta mentalmente per effettuare il confronto, tanto più lungo sarà il tempo necessario per dare la risposta.

 

 

 

MNEMOTECNICHE:

 

Le mnemotecniche sono metodi per rendere più efficiente la memoria.

Una caratteristica comune a gran parte delle mnemotecniche è l’impiego di indizi più facili da rievocare rispetto all’informazione che quegli indizi consentiranno di rievocare.

L’indizio deve essere efficace -->  fenomeno della specificità di codifica.

L’indizio deve essere presente nel momento in cui l’informazione è stata codificata e immagazzinata.

 

 

Esempi di mnemotecnica:

-metodo dei loci: successione di luoghi familiari come indizi della e informazioni da ricordare

 

-metodo delle parole-piolo: parole (come i numeri) ai quali vengono agganciate termini che

possono fare rima.

 

-parole chiave

 

-acronimo

LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE

 

Il soggetto umano è un essere comunicante per sua natura

La comunicazione è relata con due dimensioni:

cognitiva (= pensiero e intelligenza)

relazionale  (= interazione e contatto sociale)

 

EVOLUZIONE:

 

L’evoluzione filogenetica della comunicazione umana in connessione con:

 

–posizione eretta

–opponibilità del pollice

–riduzione della mandibola

–sviluppo del sistema gestuale

–sviluppo dell’apparato fonatorio e articolatorio

 

Lo sviluppo ontogenetico della comunicazione umana in termini di:

 

–processi comunicativi preverbali nell’infante

–routine quotidiane

–comparsa dell’intenzionalità e dell’azione pianificata

–interdipendenza intrinseca fra pensiero e linguaggio

 

 

 

UNIVERSALI LINGUISTICI:

 

Tutte le lingue umane hanno proprietà comuni, gli universali linguistici, la più importante è la produttività:

 

-Qualsiasi lingua del mondo può essere utilizzata per creare un numero infinito di nuove frasi

-Qualsiasi pensiero o idea esprimibile in una lingua lo è in qualunque altra lingua.

 

Proprietà costruttive del linguaggio:

 

Le lingue sono inoltre costruite secondo alcune identiche modalità fondamentali:

 

-Nel linguaggio verbale viene usato un numero limitato di fonemi (di solito meno di 100). Il fonema è l’elemento minimo distinguibile dagli altri all’interno di una sequenza fonica.

 

-In tutte le lingue i fonemi possono essere combinati per generare un numero illimitato di unità lessicali dotate di significato, le parole.

 

-Arbitrarietà del significato delle parole: il suono della maggioranza delle parole non ha a che fare col significato. I segni linguistici sono arbitrari e convenzionali, la lingua è un sistema di differenze di suoni combinati a un sistema di differenze di significati.

 

-Le parole possono essere combinate fra loro per enunciare discorsi.

 

PERCEZIONE DEI SUONI:

 

Allofono: variante di un medesimo fonema.

 

Conoscere i suoni di una lingua aiuta a identificare l’inizio e la fine di una parola nel flusso linguistico.

Il riconoscimento delle parole è influenzato da:

 

 

Effetto frequenza: le parole più usate in una lingua sono riconosciute più facilmente e rapidamente

 

Effetto del contesto: parole inserite nell’appropriato contesto vengono riconosciute più rapidamente e accuratamente rispetto alle stesse presentate isolate.

 

Superiorità della parola:

ESEMPIO la lettera critica viene riconosciuta più facilmente quando fa parte di una parola, sia rispetto a quando è parte di una non-parola, che quando viene presentata in isolamento

 

Cattura visiva: attribuire suoni significativi ad una fonte sonora anche se fisicamente dislocata rispetto al parlante

 

 

SIGNIFICATO DI SIGNIFICATO:

 

Morfena = più piccola unità lessicale dotata di significato, sequenza minima di fonemi che ha significato. Possono essere legati (per formare una parola devono essere usati con un altro morfema) o liberi (parole semplici tipo sempre, non).

 

Le parole possono essere di due tipi:

funzionali:sono impiegate per specificare le relazioni tra concetti (preposizioni e avverbi)

di contenuto: nomi, verbi, aggettivi e avverbi

 

Il significato deriva dall’interazione di tre elementi:

 

a) referenza: relazione tra parola e ciò che significa (ad es. l’oggetto cui la parola si riferisce

 

b) denotazione: l’equivalente lessicale del concetto

 

c) senso: l’insieme delle relazioni che una parola può assumere in combinazione con altre parole (ad es.: sinonimia, antinomia)

 

3 livelli di significato:soggettivo, condiviso, oggettivo.

 

La teoria strutturalista dice che le parole hanno un significato da stabile e duratura che il parlante deve assumere per essere compreso,la teoria funzionale dice invece che il parlante può usare le aprole in modo da conferire a esse valori semantici differenti in base al contesto.

 

Differenziale semantico:

 

Tecnica utilizzata per misurare il significato

Il procedimento permette di valutare lo spazio semantico di una parola secondo tre fattori:

-bontà (buono-cattivo, positivo-negativo)

-attività (atti-passivo)

-intensità (forte-debole)

 

Questa tecnica può esser utilizzato anche per valutare parole che denotano prodotti, marchi, ecc.

 

LE FRASI:

 

Una grammatica a struttura sintagmatica (sintagma = costituente frasale) si fonda su tre elementi:

 

a)Un vocabolario finito

 

b)Un insieme finito di simboli

 

c)Un insieme finito di regole:

 

Regole di riscrittura: regole che consentono di trasformare (riscrivere) il contenuto di

un simbolo in quello di un altro simbolo

Esempio: X à Y = mettere al posto di X quanto indicato in Y

 

Regole sintattiche: Le regole permettono di trasformare da un simbolo generale F la struttura sintagmatica della frase

 

F = SN + SV

SN = Art + (Agg) + N

SV = V + SN

 

Regole trasformazionali: Regole che descrivono le relazioni tra le frasi.

 

Struttura superficiale e profonda:

 

L’automobile è stata riparata da un meccanico

L’automobile è stata riparata da un minuto

 

La struttura superficiale delle due frasi è simile: c’è solo la differenza di una parola (meccanico-minuto)

 

La struttura profonda è diversa: la diversità è esplicitata applicando la stessa trasformazione a ciascuna frase.

 

TEORIA DI GRACE:

 

La comunicazione umana si distingue in:

-significato naturale = il fumo è un indizio naturale della presenza di fuoco

 

-significato convenzionale (o significato n-n, non naturale) = qualsiasi parola della lingua italiana o di un’altra lingua.

 

Per Grice il significato è il voler dire qualcosa da parte del parlante a qualcun altro.

La comunicazione = processo costituito da un emittente che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa, operando in modo tale da riconoscere che l’emittente sta cercando di causare in lui quel pensiero o quell’azione.

In questo processo, sono centrali i concetti di:

 

-intenzione comunicativa

-consapevolezza reciproca (fra parlante e interlocutore) di tale intenzione

 

 

Dai il tuo contributo al momento opportuno, così com’è richiesto dagli scopi e dall’orientamento della conversazione in cui sei impegnato.

 

Da tale principio Grice fa discendere quattro massime:

 

di quantità = contributo adeguato agli scopi; non informativo più del necessario

 

di qualità = contributo vero; non dire cose ritenute non provate

 

di relazione = contributi pertinenti

di modo = espressioni non oscure, non ambigue, brevi; ordinate

 

 

La violazione di qualunque di queste massime va a minacciare la conversazione fra due o più interlocutori.

L’equazione di Grice: comunicazione = cooperazione

 

 

APPRENDIMENTO DELLA PRIMA LINGUA:

 

Dal prelinguaggio al linguaggio:

 

Diversità tra apprendimento e acquisizione

 

La componente innatista del linguaggio = LAD

 

I bambini molto piccoli imparano a distinguere: Suoni linguistici,Suoni non linguistici

 

I bambini dimostrano di possedere:

 

Competenza linguistica = stringhe di suoni significative da quelle non

Competenza comunicativa = quando le persone parlano vogliono comunicare qualcosa

 

Lo sviluppo dell’abilità di produrre suoni linguistici è condizionata dallo sviluppo del Tratto vocale: al momento della nascita è molto simile a quello dello scimpanzé.

 

A 4 mesi il tratto vocale cambia in maniera da rendere possibile la produzione di suoni linguistici

A 6 mesi i bambini eseguono il controllo volontario di alcuni suoni consonantici (lallazione)

Quasi subito dopo i bambini incominciano ad usare una sorta di gergo espressivo (usano una varietà di sillabe, con un minore numero di ripetizioni).

 

Per acquisire una precisa competenza linguistica il bambino deve sviluppare la competenza comunicativa, infatti l’acqusizione del linguaggio è possibile solo se in precedenza ha elaborato prerequisiti cognitivi e sociali.

 

Acquisizione del vocabolario:

 

 

Un bambino per poter apprendere una parola deve riuscire a identificarla e riconoscerla.

I bambini sono aiutati dal modo con cui la coppia parentale e gli adulti in genere parlano con il bambino:parlano lentamente e usano frasi brevi, semplici e ridondanti

Viene usato il motherese: aiuta i bambini a segmentare il flusso dei suoni in unità linguistiche.

 

Olofrasi e frasi:

 

 

La produzione di parole singole inizialmente corrisponde alla produzioni di olofrasi

Alla metà del 2° anno le olofrasi cominciano ad essere sostituite da enunciati con due parole (linguaggio telegrafico).

Il linguaggio olofrasico è universale.

Con l’aumentare della complessità cognitive e linguistica il bambino tenderà a produrre enunciati sempre più lunghi. Si verificano due tipi di cambiamenti:

 

1)Il bambino dimostra la capacità di organizzare e produrre frasi più lunghe indipendentemente dalla complessità di queste sequenze

 

2)Il bambino dimostra di apprendere forme grammaticali più complesse

 

La conversazione:

 

In seguito i bambini acquisiscono una competenza conversazionale e apprendono le regole della conversazione. Passano da uno stile diretto a uno indiretto secondo le strategie della cortesia

 

IL FENOMENO DELLA GENERALIZZAZIONE GRAMMATICALE:

 

L’acquisizione della sintassi favorisce forme di di: Iperregolarizzazione grammaticale

 

Esempio: la forma del participio passato con suffisso –ito viene generalizzata anche ai verbi irregolari:

-Capito - Aperto = Aprito

-Sentito - Sofferto = Soffrito

 

La generalizzazione si manifesta anche nei riguardi delle parole inesistenti.

Esempio: “un wuggo”  viene trasformato al plurale in “dei wugghi”

 

RELATIVISMO LINGUISTICO:

 

Ipotesi Sapir – Worf à la lingua parlata di un individuo determina il modo in cui egli percepisce e concettualizza il mondo.

Carmaichael, Hogan e Walter (1932) hanno dimostrato che nomi diversi dati a figura ambigue determinano il modo in cui vengono memorizzati e riprodotti gli oggetti denotati

 

Heider (1972) ha verificato la capacità di discriminare e ricordare i colori in Ss Americani e Dani (Nuova Guinea): gli americani e i dani discriminano bene le differenti tonalità cromatiche, nonostante i primi dispongano di sei termini di base e i secondi solo due.

Questi risultati costituiscono una falsificazione dell’ipotesi di Worf, perché?

 

Worf non era interessato alle differenze alle differenze di vocabolario tra le lingue, piuttosto alle differenze sintattiche

Worf pensava che la grammatica plasmasse il pensiero.

Bloom (1981) ha studiato l’effetto della lingua sull’uso dei controfattuali (se … allora):

 

-i cinesi pensano in maniera differente rispetto agli americani perché la grammatica cinese non consente la formulazione di enunciati controfattuali.

 

- in inglese: se fossi re ti farei regina

- in cinese: se sono re ti faccio regina

 

Au (1983) ha scoperto che i cinesi monolingui sono in grado di comprendere una storia controfattuale

 

PENSIERO E RAGIONAMENTO

 

IL PENSIERO:

 

Attività mentale in grado di elaborate e di sviluppate le relazioni fra le informazioni codificate in precedenza nella memoria.

           

L’informazione può essere:

           

- una rappresentazione mentale della propria esperienza passata:  Può avere forma linguistica (forma linguistica del pensiero), essere costituita da immagini( rappresentazione visiva).

           

- una particolare percezione del mondo

           

- uno stato possibile del mondo

 

Forme di pensiero:

 

Pensiero finalizzato: congloba tutte le forme di attività mentali volte ad uno scopo e in cui il processo è controllato dalla coscienza

 

Pensiero associativo: congloba le forme di pensiero che no hanno una qualche finalità, per lo meno a livello consapevole.

 

 

Pensiero senza immagini:

 

Nei pensieri descritti fin’ora si è consapevoli dell’oggetto del pensiero, vi è un altro tipo di pensiero però, non legato ne alle parole ne alle immagine, costituito da pensieri nei quali non sono rintracciabili elementi sensoriali primitivi.

 

Pensare per mezzo di parole e immagini:

 

Watson affermo che il pensiero coincide con il linguaggio implicito. Riteneva che gli eventi mentali non potevano essere oggetto di scienza. Ma se si riduce il pensiero a linguaggio implicito , esso può essere studiato poiché è possibile registrare con elettrodi i minimi movimenti muscolari, ma siccome tali movimenti non sono necessari la sua ipotesi risultò sbagliata.

 

Quando pensiamo in termini lessicali siamo portati a pensare sequenzialmente, ma i compiti di pensiero che richiedono immagini possono prendere in considerazione più elementi iconici contemporaneamente. La rotazione mentale è del tutto analoga a quella fisica, e se si chiede di dire se due figure sono uguali il tempo necessario per valutare l’identità è direttamente proporzionale alla differenza di orientamento tra i due stimoli.

 

Pensiero astratto:

 

Buona parte della nostra conoscenza non può essere espressa ne in parole ne in immagini.

La conoscenza dei concetti può essere codificata un una astratta forma preposizionale, e anche l’attività mentale può assumere tale forma.

Una proposizione è una rappresentazione mentale che non è riconducibile ne alle parole ne alle immagini ma al linguaggio del pensiero. Questo processo ha luogo quando le informazioni mentali vengono elaborate e trattate senza far ricorso a parole e immagini.

 

IL RAGIONAMENTO:

 

Ragionamento induttivo: va dal particolare al generale, non può dare certezze ma è possibile far affidamento sulle sue conclusione. Es: ogni giorno nasce il sole.

Problemi di ragionamento o giudizio probabilistico, cioè fare stime  di probabilità di accadimento degli eventi sulla base di informazioni fornite dallo sperimentatore.

 

 

Ragionamento deduttivo: si parte da affermazioni generali ritenute vere per giungere a una conclusione necessaria e vera. Se A allora B –A –Quindi: B

 

 

La distinzione tra deduzione e induzione può essere fatta anche in termini di informazione presente nelle conclusioni tratte.

Sono deduttive le inferenze in cui vengono ricavate conclusioni implicitamente presenti nelle premesse date.

Sono induttive le inferenze nelle quali le conclusioni aggiungono informazioni rispetto alle premesse date.

 

 

 

Sillogismo:

 

Concatenazione di proposizioni in base alle quali si può stabilire con certezza che la conclusione deriva necessariamente da premesse.

Le proposizioni di un sillogismo possono essere:

-affermative (tutti gli x sono y) A

-negative (nessun x è y) I

-particolari affermative (qualche x è y) E

-particolari negative (qualche x non è y) O

 

I sillogismo si caratterizzano per i sedici modi in cui si possono combinare le forme delle premesse e per le quattro figure che può assumere il termine medio:termine presente in entrambe le premesse ma non nella conclusione.

 

Atteggiamento verso la conclusione: i soggetti d’accordo con la conclusione accettano più facilmente forme erronee di sillogismo, quelli che non sono d’accordo con la conclusione sono propensi a rispettare forme valide di sillogismi.

 

Effetto atmosfera: Se le premesse sono di tipo diverso:

 

-la presenza di una proposizione particolare nelle premesse conduce a una proposizione particolare nella conclusione (I oppure O)

 

-la presenza di una proposizione negativa nelle premesse crea un effetto atmosfera negativo e conclusione risulta negativa.

 

Fattore prudenza:I soggetti sono portati ad accettare conclusioni deboli e caute più che forti.

 

Teoria del conflitto (Potlizer): Conflitto tra la logica formale e il linguaggio comune.Essi sono due sistemei in conflitto tra loro nel controllo del processo del ragionamento e gli errori sarebbero causati dall’impiego del sistema del linguaggio al posto del sistema della logica formale ( discorso specialistico derivato dal discorso comune).

 

REGOLE DI INFERENZA:

 

La mente è munita di un insieme di regole di inferenza che viene tacitamente e inconsapevolmente usato per eseguire inferenze

.

 

Regola usata per il modus ponens:

–Se A allora B

–A

–Quindi: B

 

Regola che quando entrambe le premesse sono particolari non si possono trarre conclusioni valide.

 

Problemi:

 

La ricerca sul ragionamento ha messo in luce che in molti casi i soggetti accettano o traggono conclusioni formalmente non valide

 

Fallacia della negazione dell’antecedente:

–Se sulla parte sinistra di una carta c’è un cerchio, allora sulla parte destra della carta c’è un quadrato

–Sulla parte sinistra di una carta non c’è un cerchio

–Quindi: sulla parte destra della carta non-c’è un quadrato

 

Fallacia dell’affermazione della conseguente:

–Se sulla parte sinistra di una carta c’è un cerchio, allora sulla parte destra della carta c’è un quadrato

–Sulla parte destra della carta c’è un quadrato

–Quindi: sulla parte sinistra di una carta c’è un cerchio

 

La teoria logistica di Henle 1962

 

Gli errori di ragionamento non sono dei veri errori logici

Gli errori dipendono da vari fattori extra-logici, che non mettono in discussione la realtà della competenza logica della mente umana.

L’errore, quindi, è soltanto un errore di esecuzione.

Se si potessero eliminare gli effetti prodotti da questi fattori, gli errori  scomparirebbero.

 

I fattori principali sono:

-limiti delle capacità di memoria e di attenzione

-bias nel valutare o nel produrre inferenze sulla base delle nostre credenze

 

Esempio:

Se una persona è iscritta al partito P allora è una persona onesta

Tizio è iscritto al partito P

Allora: Tizio è una persona onesta

 

MODELLI MENTALI:

 

Gli scienziati cognitivi hanno mostrato come la mente costruisca modelli mentali a partire dalla percezione, dalla comprensione del linguaggio, dall'immaginazione e dalle conoscenze depositate in memoria.

 

Modelli mentali:  rappresentazioni di situazioni reali, ipotetiche o immaginarie

 

VERIFICA DELLE IPOTESI:

 

Verificare un’ipotesi significa controllare la validità di una conclusione. Ciò si può fare tramite:

 

-regole di inferenza

-modelli mentali

-schemi pragmatici di ragionamento (schema delle regole di permesso, se vuoi a devi fare b)

 

Schema pragmatico:

 

Gli schemi pragmatici sono degli insiemi di regole quasi astratte, ma sensibili al contesto, relative alle azioni e scopi importanti da un punto di vista pragmatico (Cheng e Holyoak, 1985).

 

Se si compie l’azione deve essere soddisfatta la precondizione                  

 

Se non si compie l’azione, non si deve soddisfare la precondizione           

 

Se la precondizione è soddisfatta, l’azione può essere compiuta                

 

Se la precondizione non è soddisfatta, l’azione non può essere compiuta

 

Esperimento di Watson 1966:

 

Vengono presentate 4 carte da un mazzo così costruito: ciascuna carta ha un numero da un lato ed una lettera dall'altro. Due carte sono girate dal lato della lettera e le altre due carte sono girate dal lato del numero.

 

Ipotesi da verificare: "Se c'è una vocale su un lato della carta, allora dall'altro lato c'è un numero dispari“

 

Quale carta o quali carte bisogna girare per controllare se la regola è vera? Il 90% dei soggetti sbaglia.

 

Evans (1989) ha ipotizzato che gli errori nel compito di selezione siano imputabili ad un processo euristico elementare (matching bias).

Tale processo consiste nella scelta delle carte i cui valori corrispondono a quelli indicati nella regola:

 

-data la regola “Se c’è una A allora c’è un 5” i soggetti tenderanno a scegliere le carte A (p) e 5 (q)

 

-data la regola “Se c’è una A allora non c’è un 5” i soggetti tenderanno a scegliere le carte A (p) e 5 (non-q)

 

In quest’ultimo caso le risposte risultano logicamente corrette, ma non necessariamente sono il risultato di una comprensione corretta del problema.

 

Si ha il fenomeno di tendenza alla verifica:  tendenza a cercare elementi volti a confermare piuttosto che a eliminare l’ipotesi.

 

Effetto del contesto: il problema diventa più facile se collocato in un contesto di vita quotidiana.

 

Gli schemi pragmatici di ragionamento sono generalizzazioni dell’esperienza quotidiana. Con un problema familiare usiamo schemi pragmatici, di fronte a situazioni insolite invece impieghiamo regole di inferenza.

 

VALUTAZIONE DELLA PROBABILITA’ DEGLI EVENTI:

 

La valutazione della probabilità con cui un evento può verificarsi è spesso basata su informazioni: Incomplete e Inattendibili.

Per effettuare tali valutazioni gli individui fanno ricorso a strategie empiriche dette

euristiche

Le euristiche sono procedure molto efficienti ma sono responsabili dei biases, cioè distorsioni sistematiche nei giudizi e nelle stime.

 

Euristica della disponibilità:

 

La gente ritiene che siano più probabili quegli eventi per i quali si riesce ad evocare un maggior numero di esempi o di casi (Kahneman e Tversky, 1973).

 

Se si chiede ad un gruppo di persone:

E’ più rischioso guidare un’auto per 800 km o viaggiare su un aereo per 800 km?

Molti rispondono che è più rischioso viaggiare in aereo.

Quanto più i fatti da valutare sono salienti, cioè hanno un forte impatto, tanto più vengono in mente esempi di quei fatti.

Perciò sono ritenuti più probabili di altri che evocano meno esempi.

 

Euristica della rappresentatività:

 

Le stime possono essere effettuate anche sulla base della similarità  tra l’evento in esame e la categoria di appartenenza o il processo che l’ha generato (Kahnenam e Tversky, 1973).

 

Legge dei piccoli numeri: L’euristica della rappresentatività favorisce anche la tendenza a non tener conto della grandezza del campione (Tversky e Kahneman, 1974).

 

Fallacia del giocatore d’azzardo:

 

L’euristica di rappresentatività è responsabile anche della fallacia dello scommettitore:

“Se sono stati fatti 20 lanci di una moneta equa e gli esiti sono stati per 20 volte Testa, qual è la probabilità che il 21 esito sia croce?”

La gente tende a dire che dopo una sequenza così lunga di esiti uguali, il successivi esito dovrà essere diverso.

 

Ancoraggio e aggiustamento:

 

Le nostre stime spesso restano ancorate ad una valutazione iniziale anche se tale valutazione viene “aggiustata” sulla base di informazioni o dati acquisiti successivamente (Tversky e Kahneman, 1974). Due equazioni, una crescente, una decrescente uguali, si chiede di approssimare i due valori.

 

Valore corretto dei due prodotti: 40.320

Stima per la sequenza decrescente: 2.250

Stima per la sequenza crescente: 512

 

LA DECISIONE:

 

Decidere significa scegliere tra più alternative, quindi il compito di decisione deve prevedere:

-due o più alternative descritte da una o più  caratteristiche

 -una qualche strategia in base alla quale effettuare una comparazione tra le alternative per poter scegliere quella preferita

 Gli esiti delle diverse opzioni di scelta possono essere:

certi o incerti

 

La presa di decisione è un processo di scelta tra corsi di azione alternativi.

Secondo la teoria normativa della decisione un decisore per compiere una scelta razionale dovrebbe comportarsi nel modo seguente:

 

-elencare le azioni alternative rilevanti

-identificare le possibili conseguenze di quelle azioni

-valutare la probabilità di ogni conseguenza

-stabilire l’importanza relativa di ogni conseguenza

-integrare questi valori e probabilità per stabilire il corso di azione più  interessante  (utilità).

 

Eliminazione per aspetti:

 

Tversky (1972)  sviluppò un modello descrittivo generale che dimostra come gli individui, spesso, utilizzano strategie pragmatiche per far fronte alla complessità delle decisioni.

 

Fasi della strategi

a:

-Vengono determinati i livelli di accettazione (o "soglie") per ognuno degli attributi che descrivono le opzioni. Si fissano, cioè, dei limiti al di sotto o al di sopra dei quali un’opzione è da considerarsi insoddisfacente e, conseguentemente, da scartare.

 

-Si seleziona un attributo tra quelli che considerati e si procede al confronto tra le opzioni. Se le opzioni soddisfano l’attributo, non ne viene scartata alcuna e si passa a considerare un secondo attributo, altrimenti si eliminano quelle che non lo soddisfano.

 

-La scelta cadrà su quell’opzione che rimane al termine dell’applicazione della procedura.

 

Frame e decisioni:

 

Le nostre scelte possono essere influenzate dal modo con cui interpretiamo le opzioni di scelta.

Le prospettive attraverso le quali noi guardiamo il mondo limita le opzioni della decisione che possiamo vedere e influenza come noi possiamo effettivamente comunicare e “trasferire” quelle opzioni ad altri.

I frames sono strutture mentali che semplificano e guidano la nostra comprensione di una realtà complessa e ci costringono a vedere il mondo da una particolare e limitata prospettiva.

 

Mental acocunt:

 

E’ una cornice in cui gli individui strutturano i “conti mentali” dei vantaggi e degli svantaggi di un’opzione

 

b) la strutturazione viene fatta in base a regole:. Integrazione - Segregazione

 

c) dipende dalla formulazione del dilemma decisionale

 

Topical account: il decisore focalizza un solo acquisto e valuta gli sconti in riferimento a quell’acquisto

 

Comprehensive account: il decisore focalizza l’insieme degli acquisti e valuta lo sconto in riferimento all’insieme

 

Conclusioni:

 

L’organizzazione discorsiva del problema assume un valore importante per coglierne gli elementi significativi.

 

Teoria del doppio codice: Nessuna situazione è di per sé un problema e i problemi sono prodotti dalla nostra mente, risolvere un problema corrisponde a disfare ciò che in precedenza ha fatto il problema medesimo.

Il soggetto procede a una doppia codificazione facendo ricorso sia a un codice naturale proprio della lingua di appartenenza sia a un codice legale per la comprensione successiva.

Il processo di doppia codifica consente la distinzione tra problema e compito, il primo non è un dato ma un prodotto del soggetto per cui ogni situazione può essere soggetta a problematizzazione.

Il secondo richiede attività mentale continua e progressiva passo dopo passo dall’inizio alla fine in modo sequenziale.

 

PROBLEM SOLVING

 

PROBLEMA:

 

Definizione:

 

Un problema è una qualsiasi situazione dalla quale non si sa come uscire:

 

-non avendo ben chiari gli obiettivi e gli aspetti costitutivi del problema (problema mal definito)

 

-pur avendo chiari obiettivi (problema ben definito)

 

Struttura:

 

Un problema può essere scomposto in:

 

a) Lo stato iniziale, ovvero la situazione problemica che il solutore si trova a fronteggiare

 

b) Lo stato finale, ovvero l’obiettivo che il solutore deve raggiungere

 

c) I percorsi di soluzione, ovvero le differenti possibilità di soluzione che definiscono lo spazio del problema

 

La rappresentazione interna mentale di questi aspetti di un problema è lo spazio del problema

Quando un individuo tenta di risolvere un problema Cerca attraverso lo spazio del problema

il migliore percorso dallo stato iniziale a quello finale

 

METODI DI SOLUZIONE:

 

Algoritmo:

Serie di regole esplicite che seguite in modo sistematico portano direttamente alla soluzione corretta.

 

Euristiche:

 

Procedure di semplificazione e di riduzione delle complessità indipendente dal contenuto del problema che serve a trovare le soluzioni soddisfacenti ai problemi posti. Esse non specificano ogni azione ma servono a guidare la ricerca e la sequenza delle azioni da fare.

 

Analisi mezzi-fini:

Il problema viene trasformato in una sequenza di sottoproblemi ognuno dei quali ha un sottoscopo. La soluzione del problema implica la soluzione dei singoli sottoproblemi individuando i mezzi che consentono di raggiungere i rispettivi sottoscopi.

 

Esame a ritroso:

Il problema viene risolto a partire dal risultato ritenuto corretto, risalendo passo dopo passo allo stato iniziale del problema per controllare la correttezza della procedura.

 

Semplificazione:

Il problema può essere tanto complesso che il modo più efficace di affrontarlo è quello di produrre una rappresentazione semplificata del compito per mettere alla prova l’efficienza della soluzione.

 

IMMAGINI:

 

Molto spesso quando si cerca di risolvere un problema o di rispondere ad un quesito gli individui fanno ricorso all’iimagine.

Provate, ad esempio, a rispondere a questo quesito: quante finestre ha la vostra casa o il vostro appartamento?

L’immagine sembra essere un supporto agli atti creativi che portano alla soluzione di problemi complessi

 

Il caso di Kekulé: L’immagine del serpente che si morde la coda

Il grande chimico riferì che fu questa l’immagine visiva che gli consentì la scoperta della struttura della molecola del benzene: “un anello invece di una catena come tutte le altre molecole”

 

INSIGHT:

 

Molto spesso certi problemi sembrano non avere alcuna soluzione a causa del fatto che gli individui non riescono ad andare oltre le relazioni tra gli elementi direttamente espresse dalla situazione problemica.

La circostanza in si verifica la soluzione produttiva è l’insight.

 

L’insight consiste nella capacità di strutturare in modo radicalmente nuovo e diverso gli elementi dell’ambiente a propria disposizione, dando ad essi un significato preciso in una struttura unitaria e coerente di pensiero corrispondente alla soluzione.

 

Interpreta l’insight in termini di ristrutturazione cognitiva del campo problematico in base alla quale si ha una riorganizzazione degli elementi del problema.

 

 

Davison ha individuato 3 fasi di riorganizzazione:

 

-Codifica selettiva:Quando si risolve un problema si ha molte informazioni inutili, l’insight viene quando si determinano le informazioni importanti.

 

-Combinazione selettiva:Quando abbiamo tutti gli elementi per risolvere il problema ma non sappiamo come usarli,insight quando scopriamo un nuovo modo di usarli.

 

-Confronto selettivo: Spesso per le soluzioni usiamo modelli usati in passato, insight è quando un confronto più originale porta a conseguenze non intraviste prima.

 

Insight è fortemente associato con le soluzioni creative e le scoperte del pensiero, che avvengono lungo 4 fasi: preparazione, incubazione, insight, verifica.

 

VARIE:

 

Impostazioni mentali negative:

 

Un’impostazione (set) mentale è la tendenza a proseguire a fare qualcosa nello stesso modo.

Un’impostazione negativa è la tendenza a ripetere percorsi erronei e a lavorare su un problema senza successo.

 

Transfer di apprendimento: gli apprendimenti precedenti possono diventare un ostacolo per apprendimenti successivi quando eseguono vecchi metodi per risolvere problema nuovi.

 

 

Fissità funzionale del pensiero: Uno dei maggiori vincoli alla produzione di soluzioni creative è un atteggiamento comune degli individui a essere fissati alle funzioni che gli oggetti normalmente o tipicamente svolgono.

L’etichettamento può condurre a un appropriata rappresentazione del problema.

 

Transfer positivo:quando possiamo applicare con successo apprendimenti passati a situazioni nuove. Ci sono 2 condizioni:

 

-l’apprendimento antecedente deve essere applicabile alle nuove condizioni

 

-è necessario essere consapevoli della trasferibilità dell’apprendimento

 

Problemi analogici:Problemi che hanno la stessa struttura problematica e il medesimo tipo di soluzione.

 

 

CONCETTI

 

I concetti sono le unità di base della memoria semantica e costituiscono  la conoscenza di una persona.

 

Tre aspetti rilevanti:

 

1)sono strumenti cognitivi che rendono possibile l’esecuzione di operazioni mentali e di risposte comportamentali riferite a una classe di oggetti della classe stessa

 

2)hanno un ruolo centrale nel processo di classificazione e categorizzazione

 

3)possono essere tra loro relati a molti altri concetti in una rete semantica

 

TEORIA CLASSICA-APPROCCIO PER CARATTERISTICHE:

 

La teoria classica prevede che ogni concetto sia definito da un insieme finito di tratti (o caratteristiche), singolarmente necessari e complessivamente sufficienti posseduti da tutti gli esemplari del concetto in questione.

Ad esempio: il concetto di triangolo, il concetto di numero pari.

 

LA RICERCA DI HULL:

 

Ai soggetti  vengono presentate liste di ideogrammi; gli stimoli di ogni lista hanno un elemento in comune che costituisce il concetto cui è associata una parola senza senso.

 

I soggetti sono addestrati ad apprendere le diverse liste di ideogrammi con le rispettive parole associate a ciascun elemento comune della lista.

 

I risultati dimostrarono che i soggetti dopo varie prove erano in grado di classificare correttamente in base all’elemento comune sia gli ideogrammi appresi che altri ideogrammi mai visti prima.

 

ESPERIMENTO DI BRUNER:

 

L’esperimento di Bruner consiste nell’individuare il concetto che lo sperimentatore aveva in mente sulla base delle informazioni fornite dallo sperimentatore stesso riguardo ai casi positivi o negativi liberamente scelti dal soggetto.

Lo sperimentatore sceglie una carta a caso affermando che si tratta di una so “positivo” del concetto che egli ha in mente.

Il soggetto sceglie a sua volontà altri casi e per ognuno di essi gli viene detto se si tratta di un caso positivo o negativo del concetto.

 

I Ss per eseguire il compito possono utilizzare due strategie:

 

-Messa a fuoco conservativa

 

Strategie economica e sicura.

Il soggetto applica tre regole:

a)Variare un solo valore per volta dell’esempio positivo presentato dallo sperimentatore

b)Se il risultato della variazione si rivela un esempio positivo del concetto, l’attributo corrispondente al valore variato è irrilevante per il concetto

c)Se il risultato della variazione si rivela un esempio negativo, l’attributo corrispondente da parte del concetto

 

-Esame successivo

 

Strategie cognitivamente più semplice ma in-sicura.

Il soggetto opera seguendo una procedura molto familiare:

a)focalizza il primo esempio positivo che gli viene confermato (in genere quello fornito inizialmente dallo sperimentatore)

b)cerca di identificare il concetto andando alla ricerca di altri esempi positivi

 

MEMORIA SEMANTICA:

 

Una delle informazioni codificate a livello della Memoria Semantica riguarda le Relazioni semantico/categoriali.

 

Alcuni esempi di relazione:

 

Relazione Semantica

categoriale: topo-leone;

campo semantico: topo-cantina;

 

Relazione Associativa (è importante l’ordine)

co-occorenza nella lingua: topo-Gigio;

 

Relazione Mista

sia semantica sia associativa:  topo-gatto

 

CATEGORIZZAZIONE:

 

Funzioni:

 

-permette di semplificare l’analisi dell’input ambientale;

 

-permette l’esecuzione di risposte comportamentali a una    classe di elementi cognitivamente “equivalenti” (piuttosto che considerare singolarmente ciascun esemplare);

 

-permette di stabilire analogie e differenze fra elementi a diversi livelli di astrattezza

 

Struttura:

 

Dimensione Verticale:Struttura gerarchica;Livello di base;

 

Gli oggetti possono essere organizzati a livelli diversi di astrazione.

Per esempio, il gatto Puffi può essere categorizzato in molti modi: “essere vivente”  “animale” “mammifero” “gatto siamese”.

All’interno di tutti questi livelli gerarchicamente ordinati ve ne è uno che è “privilegiato” dal punto di vista cognitivo, e che Rosch ha denominato livello di base.

 

Livello di base: livello che ha gli attributi più distintivi e che fornisce l’“entrata” cognitivamente più economica nella memoria semantica.

La differenza negli attributi distintivi è grande con i livelli superordinati ma piccola con i livelli subordinati

 

Dal punto di vista empirico/sperimentale si è visto che il livello di base:

 

- permette alle persone di elencare facilmente gli attributi condivisi;

 

- è quello che gli adulti usano spontaneamente nelle loro descrizioni;

 

- fornisce tempi di risposta più veloci nel verificare frasi contenti legami categoriali;

 

- fornisce tempi di denominazione più veloci;

 

- corrisponde al livello più generale rispetto al quale è possibile formarsi un’immagine “concreta” dell’intera categoria;

 

- viene generalmente acquisito prima dai bambini.

 

Dimensione Orizzontale:Categorie sfuocate; Prototipicità;

 

MODELLI A TRATTI DIFFERENZIATI:

 

Gli attributi si differenziano in due classi (Smith, Shoben e Rips 1974):

 

Attributi definienti: un esemplare  deve possederli tutti

Attributi caratteristici: sono presenti in misura differenziata e sono di tipo percettivo e funzionale

 

Concetto “uccello”

Esempi di A.Definienti: ha sangue caldo, ha piume, depone uova, ha due ali, ha il becco, ecc.

Esempi di A.Caratteristici: può volare, si posa sugli alberi, emette suoni, ecc.

 

Vantaggi:

 

-Spiegano  il diverso grado di difficoltà nella identificazione

 

-Non sempre si riescono ad elencare i tratti definienti

 

-Consentono di spiegare in maniera elegante la diversa difficoltà nei compiti di verifica di frasi esprimenti relazioni categoriali

 

Limiti:

 

-Prevedono che lo studioso possa decomporre un concetto nei suoi attributi definienti

 

-Non riescono a rendere conto delle relazioni tra gli attributi, relazioni che possono avere un peso notevole nella definizione di un concetto (si veda il caso di bicchiere vs ciotola).

 

PROTOTIPO:

 

Ipotesi della “somiglianza di famiglia”

 

Wittgenstein (1953) sostiene l’ipotesi che, pur all’interno dell’“approccio per caratteristiche”, un concetto non può essere definito nei termini di un set di attributi necessari e sufficienti, siano essi considerati da soli che in congiunzione con attributi caratteristici.

 

Viene ipotizzato che i concetti siano rappresentati da prototipi dei concetti stessi, che sono caratterizzati dal possesso di numerosi attributi comuni alla maggior parte degli esemplari del concetto, ma non necessariamente da tutti.

 

Le ricerche di Rosch e coll. (1975, 1976)

 

 

L’ipotesi della somiglianza di famiglia prevede:

 

1)gradualità di appartenenza categoriale

 

2)gradualità determinata dal diverso possesso di attributi tale per cui gli esemplari che condividono con gli altri esemplari del concetto un maggior numero di attributi sono più centrali rispetto agli esemplari che condividono un numero minore di attributi

 

3)centralità come caratteristica strutturale della rappresentazione delle categorie

 

Prove a favore della gradualità:

 

Vengono chiesti “giudizi di appartenenza categoriale” utilizzando scale da 1 a 7.

Si osserva che all’interno della categoria gli elementi si strutturano lungo un continuum che va un grado massimo (1) ad un grado minimo (7) di appartenenza.

 

Prove a favore della centralità vs perifericità

 

Rosch e Mervis (1975) chiedevano ai soggetti di elencare per ogni esemplare tutti gli attributi che venivano loro in mente nel tempo prestabilito di 1 minuto e 1/2.

I risultati:

1)gli attributi elencati per tutti gli esemplari di una categoria erano pochissimi, corroborando l’ipotesi della somiglianza di famiglia

 

2)la correlazione fra il grado di appartenenza categoriale e il numero di attributi elencati era altamente significativo per tutte le categorie

 

Prove a favore dell’ipotesi della centralità come aspetto strutturale

 

Rosch e Mervis (1975) chiedevano ai soggetti un giudizio di similarità tra coppie di esemplari più il nome della categoria di appartenenza.

 

Questi giudizi venivano trattati con il “multidimensional scaling”.

 

Ciò permise di osservare che sia il nome della categoria che gli esemplari prototipici risultavano sempre in posizione centrale all’interno del campo semantico determinato dagli esemplari del concetto.

 

Perciò:

Il grado di somiglianza di famiglia determina la struttura dello spazio semantico e la posizione al suo interno degli esemplari.

 

La ricerca di Amstrong, Gleitman e Gleitman (1983)

 

Veniva chiesto di giudicare il grado di appartenenza categoriale di alcuni esemplari.

 

Venivano utilizzate sia a) categorie semantiche sia b) concetti logici

Ad esempio:

a) frutta, sport

b) numeri pari, numeri dispari, figure geometriche piane

 

I risultati mostrarono che sia per le categorie semantiche sia per i concetti logici vengono replicati i risultati della Rosch.

 

Numeri pari” e “uccelli”, sono trattati psicologicamente nello stesso modo: sono “categorie sfuocate”.

 

Si postulano che per ogni concetto due livelli di rappresentazione:

 

1)Nucleo concettuale: l’insieme dei tratti definienti necessari per la determinazione del concetto

 

2)Funzione di identificazione:  permette di classificare gli oggetti del mondo fisico sulla base di un insieme di attributi percettivi e funzionali

 

INTELLIGENZA

 

PRIMI APPROCCI:

 

Galton: In “Hereditary Genius” (1869) sosteneva che l’intelligenza fosse ereditaria

           

Binet: Doveva sviluppare per il governo francese uno strumento in grado di valutare i benefici dell’istruzione scolastica.

Definisce l’intelligenza come una facoltà fondamentale caratterizzata da “abilità a ben giudicare”, “comprendere adeguatamente” e “ragionare correttamente”.

 

TEORIE:

 

Teoria monofattoriale

 

Spearman (1923) propone una concezione gerarchica dell’intelligenza:

- l’intelligenza è una capacità generale, detta fattore g trasversale e comune a diverse abilità specifiche

 

-le abilità specifiche costituiscono i fattori secondari, fattori s, come abilità linguistica, spaziale, aritmetica

 

 

Teoria multifattoriale

 

Guilford (1967) sostiene che

L’intelligenza si compone e si articola in un numero elevato di abilità distinte ed autonome, specializzate per compiti specifici.

Sono state individuate 120 differenti capacità.

 

Teoria delle abilità primarie:

 

Thurstone (1938) propone una definizione di intelligenza caratterizzata da 7 abilità primarie che si collocano nella medesima posizione nell’articolazione dell’intelligenza:

1.Comprensione verbale (test di vocabolario)

2.Fluidità verbale (parole che cominciano con una certa lettera)

3.Capacità numerica (ragionamento aritmetico)

4.Visualizzazione spaziale (confronto tra figure)

5.Memoria (test di rievocazione)

6.Ragionamento (problemi di analogia)

7.Percezione (ricognizione e manipolazione di percetti)

 

Gardner 1983 ha invece individuato 7 categorie non tutte coincidenti con quelle di Thurstone: intelligenza linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corpore-cinestetica, personale A ( verso gli altri), personale B (verso se stessi). Queste categorie seppure indipendenti possono interagire tra loro.

 

Teoria triarchica: Proposta da Stenrberg divide l’intelligenza in tre tronconi:

 

-intelligenza contestuale: capacità di adattarsi al proprio ambiente

 

-intelligenza empirica: capacità di far fronte a nuovi compiti e di automatizzare l’esecuzione dei compiti

 

-intelligenza componenziale: normale concetto di intelligenza articolato in metacomponenti ( capacità di pianificazione, visione strategica), componente esecutiva (capacità di eseguire piani, recuperare informazioni), acquisizione della conoscenza (capacità di apprendimento).

 

LA MISURAZIONE:

 

Età mentale:

 

Binet e Simon  dovevano costruire uno strumento in grado di predire le prestazioni scolastiche di un bambino.

Concetto di età mentale (misura relativa dell’intelligenza):

Insieme delle prove che in media un bambino di una certa età cronologica dovrebbe essere in grado di risolvere.

 

La scala di intelligenza è costruita in base a:

-Progressiva difficoltà

-Discriminazione

 

Quoziente di intelligenza:

 

Stern propose di individuare una misura dell’intelligenza che fosse indipendente dall’età cronologica.

 

Concetto di QI: rapporto tra età mentale ed età cronologica moltiplicato per 100

 

Standardizzazione = procedimento per stabilire le norme di riferimento

Campione di standardizzazione = campione rappresentativo della popolazione di riferimento

 

 

Test:

 

Test di intelligenza = strumento di misura obiettiva uno o più attributi psicologici di un soggetto.

 

Requisiti di base del test:

 

Attendibilità = le misure ottenute devono essere accurate, perciò:

-stabilità dei punteggi (test-retest)

-equivalenza dei risultati (forme parallele)

 

Validità = capacità effettiva di misurare l’intelligenza

-validità concorrente

-validità predittiva

-validità di contenuto

-validità di costrutto 

 

Sensibilità = efficace finezza discriminativi

 

Per valutare tutti questi attributi si fa ricorso al coefficiente di relazione che esprime il grado di relazione fra i punteggi di due variabili

 

Scala Wechesler:

 

La scala stanford binet fu concepita per i bambini e vi erano probleme ad adattarla agli adulti.. Cosi lui creo la Wechesler Adult Intelligence Scale. Il problema di attribuire eta mentali agli adulti con più di 16 anni venne risolto mantenendo costante per tutte le età l’entità della variazione attorno a valori medi attraverso i QI di deviazione.

 

Usò 11 prove divise in due categorie: QI verbale e QI di esecuzione. Il QI totale è la media dei due parziali.

 

Reattivi (test) non verbali e l’indipendenza culturale:

 

I test verbali sono influenzati dalla nostra cultura e conoscenza.Negli anni 40 si inziò ad usare test non verbali per eliminare le influenze culturali. Me le ipotesi dell’indipendenza culturale e quelle imparzialità culturale non furono confermate poiché i test non verbali anche se esenti da fattore g risentono delle influenze culturali.

 

Test attitudinale:

 

Usato per predire le prestazioni future.

 

Batterie attitudinali multiple = valutano contemporaneamente un insieme di abilità dei soggetti che consentono la delineazione di un profilo individuale.

 

Test attitudinali specifici = orientati a misurare singole capacità dell’individuo

 

Test di profitto:

 

Test usato per valutare ciò che si è appreso, misurano i risultati dell’approfondimento in condizioni specifiche e controllate.

 

Stabilità del QI:

 

I QI dei bambini rimangono relativamente stabili.

 

I QI possono migliorare (mediamente del 15%) grazie ad educazione volta allo sviluppo delle capacità intellettive.

 

Le capacità intellettive declinano nella tarda età.

 

Rimangono stabili nei soggetti sani fino verso i 70/75 anni; il declino intellettivo diverrebbe più consistente solo dopo gli 80 anni

 

QI ereditario:

 

Il problema “natura e cultura”

 

Il rapporto di ereditarietà = grado in cui la variabilità di un carattere è provocata da una differenza genetica

 

Aspetti critici:

-I caratteri genetici complessi sono influenzati da fattori ambientali

 

-Le differenze entro i gruppi sono ereditarie e tra i gruppi sono ambientali

 

-La omogeneità della popolazione determina un elevato rapporto di ereditarietà

 

Lo studio dei gemelli omozigoti è il metodo più semplice per studiare le basi genetiche del QI.

 

Le prestazioni intellettive dei gemelli omozigoti separati sono tanto più simili quanto più sono stati allevati in ambienti socio-culturali simili.

 

Lo studio sui bambini adottati: è stato osservato che in certi casi i bambini adottati hanno un QI superiore a quello dei genitori naturali.

 

Gli studi correlazionali con gemelli omozigoti e gemelli eterozigoti depongono a favore di un’ipotesi ereditaria dell’intelligenza.

 

 

 

MOTIVAZIONE

 

La motivazione = processo di attivazione  dell’organismo finalizzato alla realizzazione di un determinato scopo in relazione alle condizioni ambientali

 

La motivazione prevede diversi livelli di attivazione:

riflessi = risposte innate, automatiche e involontarie, regolate da meccanismi neurofisiologici

 

istinti = sequenze congenite, fisse e stereotipate di comportamenti specie-specifici su base genetica in relazione a determinati stimoli ambientali.:

 

-le predisposizioni istintive (non consapevoli dello scopo da raggiungere) secondo l’etologia

 

il concetto di imprinting (= predisposizione istintiva del neonato a seguire qualsiasi oggetto in movimento che emetta un determinato richiamo)

 

PULSIONI:

 

Concetto elaborato all’inizio del 1900. La pulsione crea uno stato di disagio e di tensione che l’individuo tende a eliminare.

Un bisogno innesca una pulsione diretta verso certi comportamenti che riducano il bisogno, quindi la pulsione. Si può però avvertire un bisogno senza avvertire la pulsione, e si può provare una pulsione senza che ci sia un reale bisogno.

 

Omeostasi: insieme dei processi per mantenere nel tempo uno stato di equilibrio interno.

 

Incentivi (stimoli ed eventi esterni); hanno la funzione di rinforzo con la qualità della  ricompensa

 

 

MOTIVAZIONE PRIMARIA E SECONDARIA:

 

I bisogni fisiologici fondamentali sono chiamati motivi primari, mentre i motivi che sono prodotto di processi di apprendimento e influenzamento culturale sono motivi secondari. Quando qualcosa può essere associato a una gamma di scopi differenti esso è un motivo funzionale.

 

Fenomeno dell’autonomia funzionale dei bisogni: passaggio da una motivazione primaria – esempio risparmiare per far fronte agli imprevisti – a una motivazione secondaria – esempio: risparmiare per il piacere di accumulare denaro (avarizia)

 

MOTIVAZIONI BIOLOGHICHE:

 

Viene evidenziata l’importanza dei centri neurobiologici implicati nei processo motivazionali dell’individuo

In tale teoria si sottolinea il concetto di omeostasi à esigenza di conservare stabilmente i livelli di equilibrio per il funzionamento dell’organismo

.

In realtà, i fattori biologici sono condizioni necessarie ma non sufficienti per spiegare gli aspetti motivazionali del soggetto.

 

PROSPETTIVA COMPORTAMENTISTA:

 

Propone la distinzione fra pulsione e abitudine.

Spiega le pulsioni secondarie attraverso l’apprendimento grazie all’associazione (condizionamento classico e operante): il ratto impara ad avere paura del bianco anche se un oggetto bianco non è rinforzato.

Illustra la costruzione di una abitudine cioè una associazione ripetuta tra pulsioni e risposte

-Insiste sul concetto di incentivo collegato a quello di rinforzo (determinate situazioni diventano incentivi poiché sono associate ad esperienze di soddisfazione o di insoddisfazione).

 

PROSTEPPETIVA COGNITIVISTA:

 

Focalizza l’attenzione sui processi cognitivi e sul sistema delle credenze per l’elaborazione delle motivazioni.

 

Evidenzia il fatto di perseguire degli scopi e sul concetto di meta (o traguardo)

Sottolinea i processi mentali necessari per arrivare alla meta (successo) e per superare gli ostacoli (evitamento dell’insuccesso).

Propone il concetto di utilità soggettivamente intesa, nel quale giocano un particolare ruolo le aspettative.

 

Illustra la tendenza al successo e la tendenza a evitare l’insuccesso come fattori motivazionali fondamentali.

Spiega il paradosso di una meta molto elevata, spesso impossibile

Pone attenzione alla dimensione temporale come orizzonte motivazionale

Illustra le modalità con cui sorgono nuovi bisogni

 

PROSPETTIVA SCOPISTICA:

 

Si basa sul concetto di comportamento guidato da scopi attraverso l’unità TOTE (text-operate-text-exit).

Sottolinea la struttura gerarchica degli scopi (scopi generali, scopi specifici, sottoscopi ecc.)

Evidenzia la funzione dello stile attribuzionale del soggetto e il concetto di locus of control

Illustra la connessione fra motivazioni e immagine di sé (concetto di autoefficacia)

 

PROSPETTIVA INTERAZIONISTA:

 

Pone in evidenza gli aspetti relazionali nella definizione delle motivazioni umane.

Sottolinea la connessione fra le motivazioni secondarie e i giochi relazionali.

Focalizza l’attenzione sul rapporto fra le motivazioni espresse e la cultura di appartenenza.

Attribuisce una valenza squisitamente psicologica alle motivazioni inserendole nella rete dei rapporti interpersonali.

 

GERARCHIE:

 

Il concetto di gerarchia delle motivazioni e dei bisogni:

–i bisogni fisiologici

–i bisogni di sicurezza

–i bisogni di appartenenza e di attaccamento

–i bisogni di stima

–i bisogni di autorealizzazione

–i bisogni di trascendenza

 

Secondo Maslow si passa da bisogni di carenza a bisogni di crescita.

 

-gli individui sviluppano sistemi di bisogni simili a causa dell’ereditarietà genetica e dell’interazione sociale

 

-alcuni bisogni sono più importanti di altri

 

-i bisogni più importanti (di base) devono essere soddisfatti oltre un certo livello prima che l’individuo possa orientarsi alla soddisfazione di quelli più importanti

 

AFFILIAZIONE:

Consiste nella ricerca della presenza degli altri per la gratificazione intrinseca che deriva dalla loro compagnia e dalla percezione di fare parte di un gruppo.

 

In questo processo predominano gli aspetti di:

-accondiscendenza

-dipendenza

-collaborazione

-ricerca dell’intimità

-armonia e conciliazione

-cordialità

-condivisione

 

SUCCESSO:

 

Consiste nella motivazione a fare le cose al meglio per un intrinseco bisogno di affermazione e di eccellenza

 

In questo processo contano:

–l’ottimizzazione delle risorse

–la buona conoscenza di sé

–l’esigenza di ottenere il massimo

 

Il bisogno di successo trova affermazione soprattutto nelle culture occidentali che privilegiano i valori dell’indipendenza.

Nel bisogno di successo assumono un particolare peso le aspettative che devono essere elevate e realistiche nel medesimo tempo.

Quando le aspettative sono eccessive si possono correre rischi psicologici: frustrazione e perdita di autostima-

Importante è la relazione fra bisogno di successo e motivazione sul lavoro:

–motivazioni razionali ed economiche

–motivazioni sociali

–motivazioni all’autorealizzazione

 

POTERE:

 

Il bisogno di potere consiste nell’esigenza di esercitare, là dove è possibile, la propria influenza e il proprio controllo sulla condotta delle altre persone.

Il bisogno di potere si esprime in:

-

occupare posizioni di comando

-attirare l’attenzione degli altri su di sé

-non temere la competizione

-affrontare i rischi e i pericoli

 

Nell’ambito del bisogno di potere possiamo analizzare l’attività di comando e la leadership.

 

Sono stati individuati tre stili di leadership:

-

autoritario

-democratico

-permissivo

 

La leadership più efficace è la leadership situazionale: il leader va valutato in riferimento ad una particolare situazione.

Un leader può essere:

funzionale

socioemotivo

 

COMPETENZA:

 

Il concetto di competenza di base intesa come capacità di realizzare con successo i propri obiettivi à fiducia nelle proprie risorse.

 

Si può distinguere fra:

motivazione intrinseca (= fare qualcosa perché è gratificante per se stesso)

motivazione estrinseca (= fare qualcosa per conseguire qualcosa d’altro)

La natura, l’utilità, l’efficacia e gli aspetti fuorvianti dei premi e delle ricompense.

Il livello motivazionale è determinato dalla quantità e dalla qualità degli interessi di un individuo (tendenza a preferire determinati stati di sé e del mondo).

 

EMOZIONI

 

In psicologia si è affrontato il tema delle emozioni sotto il profilo empirico, basandosi sulle evidenze sperimentali.

 

TEORIE SULLE EMOZIONI

 

TEORIA PERIFERICA:

 

James (1884) ha definito l’emozione in termini operativi come il sentire i cambiamenti neurovegetativi che hanno luogo a livello viscerale a seguito dello stimolo elicitante. Es: Abbiamo paura perché tremiamo e non viceversa.

L’evento emotigeno determina una serie di reazioni viscerali e neurovegetative che sono avvertite solo dal soggetto e la percezione di queste modificazioni fisiologiche sarebbe alla base della esperienze emotiva. Procede ad una radicazione biologica poiché stabilisce l’importanza dell’attivazione biologica (aurosal) dell’organismo per poter definire come emozione un determinato processo psichico. Cannon ne ha verificato l’infondatezza.

 

Evidenze empiriche alle sue intuizioni sono però fornite dall’ipotesi del feedback facciale, secondo la quale le espressioni facciali forniscono informazioni propriocettive, motorie, cutanee che influenzano il processo emotivo. Se ne ricavano due paradigmi:

 

-paradigma dell’esagerazione-inibiosione:

modificando volontariamente le espressioni facciali i soggetti valutano più o meno dolorose le scosse in base alla loro espressione

 

-paradigma dell’induzione muscolare:

 contraendo volontariamente i muscoli facciali implicati in una determinata emozione si è verificato un maggior divertimento a parità di emozione.

 

Teoria dell’autoprecezione:

 

Glie effetti del feedback facciale vengono riscontrati maggiormente in quegli individui che prestano maggiormente attenzione ai segnali da esse prodotti rispetto a quelli che non hanno questa attenzione.

 

Teoria vascolare dell’efferenza emotiva:

 

 teoria secondo cui il ritmo e le modalità di respirazione assicurano il raffreddamento termico della regione talamica che è sotteso al mantenimento degli stati emotivi positivi legati alla sensazione di benessere. Pone in evidenza la validità della teoria periferica.

 

TEORIA CENTRALE:

 

Cannon (1927). Per lui i centri di attivazione controllo e regolazione dei processi emotivi sono localizzati centralmente nella regione talamica, in quanto i segnali nervosi sarebbero in grado sia di indurre le manifestazioni espressivo-motorie delle emozioni, sia di determinare le loro componenti attraverso le connessioni con la corteccia celebrale.

 

Aurosal simpatico:

 

 Configurazione di risposte neurofisiologiche che convariano simultaneamente alla comparsa dell’emozione e che comprendono l’aumento della frequenza cardiaca, la vasocostrizione cutanea ecc…

 

Circuito di Papez:

 

Ipotesi secondo cui i centri di elaborazione delle emozioni si situano lungo un circuito composto dall’ipotalamo dal talamo anteriore e dall’ippocampo. Furono poi introdotte altre regioni, amigdala, nuclei del setto, porzioni della corteccia fronto-orbitaria che furono denominate sistema limbico.

 

Funzioni emotive dell’ippotalamo:

 

 Svolge la funzione di coordinamento ed è la sede della regolazione centrale dell’ambiente interno dell’organismo.

 

Funzioni emotive dell’amigdala:

 

Ritenuta come il computer dell’emozionalità.Il suo ruolo chiave dipende dalla sua posizione, ha molteplici sistemi di connessione con le altre strutture nervose.

 

TEORIA COGNITIVO ATTIVAZIONALE:

 

Schachter concepì l’emozione come la risultante dell’interazione fra due componenti distinte: una di natura fisiologica con l’attivazione diffusa e l’altra di natura psicologica con la percezione di questo stato di attivazione e con la sua spiegazione in funzione di un evento emotigeno plausibile.. Occorre un’attribuzione causale che stabilisca una connessione fra queste due componenti.

 

L’emozione è il risultato dell’aurosal e di due atti cognitivi distinti, uno che riguarda la percezione ed il riconoscimento della situazione emotigena, l’altro che stabilisce la connessione tra questo atto cognitivo e l’aurosal stesso.

 

3 ipotesi:

 

-se un individuo attribuisce erroneamente una attivazione irrilevante non spiegata a una situazione emotiva pertinente, la sua risposta sarà emotiva

 

-se l’attivazione fisiologica è ridotta risulterà ridotta anche l’esperienza emotiva

 

-se il soggetto attribuisce erroneamente la propria attivazione fisiologica a una situazione neutra anche l’intensità del suo stato emotivo sarà attenuata.

 

Aurosal non spiegato non risulta emotivamente neutro ma induce risposte emotive negative.

 

Paradigma dell’attribuzione erronea:

 

L’intensità dell’esperienza emotiva diminuirebbe se il soggetto è indotto ad attribuire erroneamente la propria attivazione fisiologica a cause neutre.

 

Informazione preparatoria:

 

La concentrazione sulle proprietà e sulle caratteristiche dello stimolo nocivo o doloroso favorisce una maggiore tollerabilità e controllo.

 

Paradigma del transfer di eccitazione:

 

Un individuo emozionalmente attivato dalla situazione A può attribuire erroneamente  il residuo di questa attivazione alla situazione B. In questo caso si ha un’incremento delle reazioni emotive.

 

TEORIE DELL’APPARAISAL:

 

Le emozioni dipendono dal modo con cui gli individui valutano e interpretano gli stimoli del loro ambiente fisico e sociale. Le emozioni sono intrecciate con i processi cognitivi. Le emozioni non compaiono all’improvviso ma sono la conseguenza di una attività di conoscenza.

Sorgono in risposta alla struttura di significato di una determinata situazione. Esse non sono attivate dall’evento in sé bensì generate dai significati e dai valori che un individuo attribuisce a questo evento.

 

Il significato situazionale:

 

 Esistono fattori disposizionali e stili cognitivi differenti che possono condurre a valutazioni differenti degli eventi con conseguenti diverse reazioni emotivi.

Le emozioni vanno considerate come risposte soggettive dotate di un notevole grado di flessibilità, distinte dai riflessi che sono processi determinati e prestabiliti.

 

La prospettiva dimensionale:

 

Secondo tale modello le emozioni sono dei mediatori complessi fra il mondo interno e quello esterno e variano a secondo alcune dimensioni continue quali la valenza edenica, la novità, il livello di attivazione, il grado di controllo, la compatibilità con le norme sociali.

I sentimenti variano lungo tre dimensioni:piacere/dispiacere attenzione/rifiuto livello di attivazione.

 

LE TEORIE PSICO EVOLUZIONISTICHE:

 

Le emozioni sono strettamente associate alla realizzazione di scopi universali, connessi con la sopravvivenza delle specie e dell’individuo. Questo comporta l’accettazione della tesi innatista delle espressioni facciali delle emozioni, per la quale le singole emozioni vengono a configurarsi come quadri distinti.

 

La prospettiva categoriale:

 

Emozioni intese come categorie distinte e separate, emozioni primarie (gioia paura collera) e miste. Le espressioni facciali sarebbero universali.

 

VALUTAZIONE DELL’EVENTO EMOTIGENO

 

Le emozioni sono processi complessi e multifattoriali, costituiscono la sintesi fra la valutazione della situazione, l’attivazione dell’organismo, l’espressione delle risposte e la prontezza all’azione.

Le emozioni sarebbero attivate dalla relazione fra evento e interesse. Sono i più precisi e attendibili rilevatori di interesse.

 

Tema relazionale centrale:

 

Ogni emozione sarebbe attivata da una determinata relazione e da uno specifico incontro tra individuo e ambiente. Ogni emozione è collegata con una circostanza attivante che funge da precedente emotigeno.

 

Valutazione primaria:

 

Esplora e definisce il grado di pertinenza e di importanza dell’evento

 

Valutazione secondaria:

 

Esamina le diverse possibilità e modalità con cui l’individuo può far fronte alla situazione emotigena.

 

Sequenza dei controlli auto valutativi dello stimolo:

 

Scherer ha proposto una sequenza lineare di controlli di valutazione dello stimolo organizzata secondo il seguente ordine progressivo, che parte dagli stimoli biologici per passare a quelli cognitivi per giungere a quelli sociali:

 

-Novità

 

-Piacevolezza/Spiacevolezza

 

-Pertinenza dello stimolo per i bisogni e scopi dell’organismo

 

-Capacità di far fronte allo stimolo --> Coping: primario, capacità di gestire l’evento / secondario, capacità di gestire le rezione emotive / attivo,prontezza dell’organismo a entrare in azione / passivo,preparazione dell’individuo alla difesa

 

-Compatibilità con le norme sociali

 

ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI

 

L’esperienza emotiva è anche un processi che viene manifestato all’esterno attraverso specifiche espressioni facciali, vocali, posturali e motorie.

A ogni espressione corrisponde uno specifico quadro espressivo mimico-motorio.

 

ESPRESSIONE FACCIALE:

 

Problema dell’universalità:

 

L’universalità delle espressioni emotive fu avanzata da Darwin a cui si contrappose l’approccio culturale secondo il quale il comportamento espressivo avrebbe un’origine culturale.

 

Tomkins nel 1962 ripropose la tesi dell’universalità delle espressioni emotive. Si parte dal presupposto che gli esseri umani condividono e riconoscono le espressioni facciali fondamentali delle cosiddette emozioni primarie. Esisterebbe un segnale panculturale distinto per ogni emozione. Emozioni come il risultato di un apprendimento filogenetico. Ma questo riguarda solo le emozioni principali.

Sembra che esista un certo legame universale tra le emozioni e le loro espressioni facciali, ma è lungi dall’essere perfetto e forte, esso lascia spazio a rilevanti e significative variazione culturali.

 

Molarità o molecolarità dell’espressione:

 

Si è posto ultimamente il problema della genesi delle espressioni:

 

Ipotesi molare secondo la quale le configurazioni espressive del volto umano sono gestalt unitarie e chiuse, universalmente condivise. Corrispondenza biunivoca tra emozione e espressione.

 

Ipotesi molecolare che prevede un processo sequenziale e cumulativo in ogni espressione emotiva; essa sarebbe formata attraverso la progressiva accumulazione delle singole fasi della valutazione della situazione emotigena.

 

ESPRESSIONE VOCALE:

 

La voce è in grado di comunicare le emozioni attraverso la modulazione ed il ritmo dell’intonazione e dell’intensità dell’eloquio. Fondamentali sono tono, durata, intensità qualità oratioria

 

Fase di encoding:

 

Esamina e misura ci correlati acustici dell’espressione vocale delle emozioni attivate mediante il ricorso a una varietà di procedimenti.

 

Fase di decoding:

 

Riguardano la capacità dell’ascoltatore di riconoscere lo stato affettivo ed emotivo del parlante. C’è una accuratezza media di riconoscimento del 60 %.Percentuale più alta del riconoscimento facciale.

 

 

EMOZIONE E AZIONE

 

L’emozione prepara l’individuo all’azione. A livello scientifico è definita come la tendenza sentita di muoversi verso qualcosa intuitivamente valutato come buono o viceversa.

 

Tendenza all’azione: le diverse emozioni possono essere distinte in base ai specifici cambiamenti

nella prontezza di agire. Emozioni utili per realizzare gli scopi.

 

Le emozioni assumono però anche un valore funzionale di adattamento, sono una risposta evoluzionistica per modificare priorità.

 

Le emozioni di base servono per colmare il vuoto fra gli istinti ma nella prospettiva dimensionale dell’apparisal le diverse emozioni vengono considerate come processi di attivazione di sistemi di comportamento in grado di mantenere o di modificare le relazioni dell’individuo con il proprio ambiente.

 

La prontezza all’azione comporta un bilancio delle proprie risorse.

 

Per certe emozioni come la gelosia c’è discrepanza tra quello che viene sentito e quello che viene comunicato.

 

Ruminazione mentale:

 

Modifica interna connessa con la preparazione all’azione. Le emozioni meno ruminate sono quelle socializzate più rapidamente mentre tristezza paura colpa amore sono molto ruminate.Più un episodio risulta disturbante più si va incontro a ruminazione mentale e più viene condiviso con gli altri.

 

EMOZIONE E CULTURA

 

Le emozioni sono manifestate e modellate dai vincoli culturali. Le differenze culturali nelle emozioni costituiscono il risultato delle differenze culturali nella percezione e nell’interpretazione degli eventi.

 

Script culturali:

 

La cultura può essere definita come il contesto coerente e generalizzato dei simboli condivisi e dei significati che le persone dinamicamente creano e ricreano per se stesse nel processo dell’interazione sociale.

 

Uno script culturale costituisce la rappresentazione mentale, socialmente condivisa, di una sequenza stereotipata di azioni e interazioni che si susseguono in modo simile e comparabile nel tempo.

Gli script contribuiscono in modo efficace a definire la focalità emotiva degli eventi. Gli eventi assumono il valore di focalità quando rappresentano scopi socialmente precisi

 

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