Sigmund Freud tutto di tutto

     

    Sigmund Freud


    Tratto da wikipedia : Sigismund Schlomo Freud, detto Sigmund (Příbor, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939), è stato un neurologo e psicoanalista austriaco fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia. Ha elaborato una teoria scientifica, secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui.

    Nella psicoanalisi l'impulso sessuale e le sue relazioni con l'inconscio sono alla base dei processi interpretativi. Molti dissensi con Freud, e quindi indirizzi di pensiero alternativi (Adler, Jung e altri) nascono dalla contestazione del ruolo, ritenuto eccessivo, riconosciuto da Freud alla sessualità. In un primo momento si dedicò allo studio dell'ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psicolabili, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale si interessò sulla base delle considerazioni di Charcot che individuava nell'isteria un disturbo della psiche e non già una simulazione come ritenuto fino ad allora. Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert. Di questo periodo furono anche le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo di indagine mediante l'analisi di associazioni libere, lapsus (da cui appunto il lapsus freudiano), atti involontari e l'interpretazione dei sogni. Le idee di Freud e le sue teorie - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancora oggi al centro di accesi dibattiti e di discussioni, non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale in genere.

 

Biografia romanzi aforismi Sigmund Freud

 

 

    Biografia romanzi aforismi Sigmund Freud

 

Sigmund Freud

 

Freud

 

 

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  • Sigmund Freud

    (1856-1939)

     

    Sigmund Freud nacque nel 1856 a Freiberg, in Moravia  in una tipica famiglia di commercianti.

    Il trasferimento di tutta la famiglia a Vienna ebbe   caratteri traumatici, poiché il piccolo Sigmund si trovò a cambiare stile di vita in modo radicale, passando dalla campagna alla grande città.

    Si laureò in medicina nel 1881, e nel 1882,  si dedicò alla professione medica, specializzandosi in neurologia. Nel 1885 ottenne una borsa di studio che gli permise di accedere alla leggendaria scuola di neuropatologia, diretta dal celebre Charcot. Questa esperienza assai intensa e l'incontro-conoscenza con il grande scienziato, lasciò una profonda impronta sul giovane studioso. Ciò però non tolse che Freud in seguito mantenne sempre un atteggiamento assai originale ed autonomo rispetto alle convinzioni dell'illustre studioso. Ad esempio, il futuro padre della psicoanalisi mal accettava le conclusioni di Charcot circa l'isteria, da lui considerata come una malattia dovuta a cause organiche. Tuttavia, per Freud cominciarono a prendere corpo alcune osservazioni sul ruolo della sessualità nel comportamento umano, proprio a partire da osservazioni che per Charcot erano marginali.
    Nel 1886 si sposò con Martha Bernays, che in seguito gli diede ben sei figli.
    Tornato a Vienna, si dedicò completamente alla professione di neurologo. Nel frattempo strinse amicizia con Josef Breuer, con il quale pubblicò nel 1895 gli "Studi sull'isteria" e con cui iniziò quella grande avventura intellettuale e clinica che lo porterà alla fondazione della psicoanalisi. Gli inizi, ironia della sorte, sono dovuti proprio al comune interesse per l'ipnosi. Breuer, infatti, utilizzando questo metodo, era riuscito a far ricordare ad una sua paziente (la celebre Anna O. degli scritti freudiani), gli eventi traumatici connessi con l'insorgere dell'isteria. Avvertendo però che nella paziente si stava sviluppando una forma d’amore e di dipendenza nei suoi confronti (quel fenomeno che poi verrà denominato "transfert"), Breuer interruppe la terapia affidando la paziente a Freud il quale, dal canto suo, riuscì, a guarire la giovane. Il risultato è connesso ad un'altra celebre "invenzione" freudiana, quasi un'icona del suo metodo, il famoso "lettino" dello psicoanalista, che permette al paziente, in quel caso appunto Anna O., di esprimere il proprio magma interiore attraverso l'uso terapeutico della parola. E' la cosiddetta "talking cure", come la definì la stessa Anna. Se dovesse nascere un registro incaricato di certificare la data di nascita della psicoanalisi, quello sarebbe sicuramente il momento prescelto...
    Nel 1899 (ma con data simbolica del 1900) Freud pubblicò un'altra opera dagli esiti rivoluzionari e per certi versi sconvolgenti: "L'interpretazione dei sogni". Era una tappa che segnò una svolta dell'intero pensiero occidentale, attraverso i parallelismi fra logica razionale e logica del sogno e il disvelamento del linguaggio "geroglifico" attraverso cui i sogni parlano all'essere umano concreto che ne è portatore. A partire da allora, il peso che i sogni avranno nell'opera di Freud si farà sempre più ingente, così come l'attenzione e l'approfondimento che lo psicologo dedicherà loro. Questo approccio del tutto singolare non mancherà di suscitare numerose reazioni, per lo più di venate di scetticismo se non di aperta maldicenza. In particolare, comunque, vengono prese di mira le sue teorie sulla sessualità, per tacere delle reazioni indignate nei confronti delle scoperte "scandalose" circa le dinamiche della sessualità infantile.
    Nel 1908 si svolse finalmente il primo Congresso della Società psicoanalitica Internazionale.
    Nel 1933 a Berlino i nazisti ormai al potere bruciarono, in un rogo, anche le opere dell'ebreo Freud.
    Nel 1938 la situazione era talmente insostenibile che fu costretto ad andarsene. Si trasferì a Londra dove, dopo un solo anno, morì per un cancro alla mascella.

 

Sigmund Freud

 

FILOSOFIA

 

La nevrosi vs Genialità-Follia

Freud e Schopenhauer

 

 

 

La follia in psicoanalisi potrebbe essere definita come una sovrapposizione della parte istintuale su quella razionale.                     Secondo Sigmund Freud il comportamento ordinario non è altro che il risultato di un continuo processo dialettico tra la parte più selvaggia e disorganizzata del cervello, l'Es, e quella più pesata e razionale, il Super-io. Nel momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull'altra il comportamento può apparire irrazionale e privo di logica.

Freud si laureò a Vienna nel 1881 e si specializzò in neurologia. Nel 1885 si recò a Parigi per studiare le malattie nervose, in particolare l’isteria, malattia dalle cause sconosciute e dai sintomi molto gravi come la volontà di non mangiare e di non parlare. La scienza dell’epoca, sotto l’influsso del positivismo, riteneva che a ogni malattia mentale corrispondesse una lesione organica. Freud, ritornato a Vienna, studiò con il suo collega Breuer le cause della malattia e giunse ad affermare che essa non era collegata a nessuna  lesione fisica. Utilizzò l’ipnosi per giungere ad una spiegazione dei sintomi della malattia stessa. Nel 1895 pubblicò con Breuer gli studi sull’isteria, dove tramite l’ipnosi dimostrò di aver acquisito due elementi fondamentali relativi alla malattia: i sintomi dell’isteria sono collegati a precisi episodi della vita del soggetto, i quali si possono eliminare attraverso al loro riproduzione sotto ipnosi: tale metodo fu definito “catartico”. Il caso di Anna O.,studiato nel libro, è la storia di una ragazza che mentre cura il padre ammalato è colpita da tratti isterici.

Una notte ella vegliava nella più grande ansia il malato che era in preda a una febbre altissima, tutta in tensione perché da Vienna doveva arrivare un chirurgo per operarlo. La madre era uscita, e Anna sedeva accanto al letto, col braccio destro penzolante lungo la spalliera della sedia. Cadde cosi in una reverie,  e vide un serpente nero come sbucare dalla parete e avvicinarsi al malato per morderlo. (E’ molto probabile che la ragazza avesse visto realmente parecchi serpenti nel prato dietro casa e ne fosse rimasta spaventata). Cercò di scacciare la bestia, ma sembrava paralizzata. Il braccio destro, che penzolava dietro la sedia, si era addormentato diventando insensibile e paretico, e quando ella lo guardò, le dita si trasformarono in tanti serpentelli con teschi. E’ probabile che ella abbia cercato di allontanare il serpente con la mano destra paralizzata, così che l’anestesia e la paralisi dell’arto vennero ad associarsi con l’allucinazione del serpente.

Quando questa svanì, ella, in preda all’angoscia, cercò di parlare, ma non ci riuscì. Non poteva esprimersi in nessuna lingua, finché non le vennero in mente le parole di una filastrocca inglese e da quel momento poté pensare e parlare solo in quella lingua.”                  

                                                         (Studi sull’isteria)  

 

Attraverso l’ipnosi risultò che i sintomi isterici si presentavano perché certi episodi vissuti dalla ragazza nell’infanzia le erano riaffiorati alla mente ed essa li aveva rimossi, in quanto in contrasto con le cure umorali per il padre. Sotto ipnosi tali episodi venivano rivissuti e permisero quindi la guarigione della ragazza.

 

“Si era d’estate, in un periodo di afa intensa, e la paziente aveva sofferto moltissimo la sete; ché, senza ragioni plausibili, all’improvviso ella non era riuscita più a bere. Così, prendeva un bicchier d’acqua, ma non appena lo portava alle labbra lo respingeva bruscamente come se fosse affetta da idrofobia. Naturalmente, in quei brevi attimi, era in stato di assenza. Per alleviare in qualche modo la sete che la torturava, la paziente mangiava solo frutta. Dopo circa sei settimane di un tale stato di cose, un giorno, mentre in ipnosi stava parlando della sua antipatica governante inglese, le uscì finalmente detto, con evidenti segni di ribrezzo, che una volta era entrata nella sua stanza e aveva visto il suo odioso cagnolino che beveva in un bicchiere. Per una forma di cortesia, la paziente non aveva detto nulla. Ora, dopo esser riuscita ad esprimere violentemente tutta la sua collera repressa, ella chiese di bere e trangugiò una grande quantità di acqua senza il minimo disturbo; si svegliò dall’ipnosi col bicchiere alle labbra. Da allora il sintomo scomparve definitivamente”                                        

                                                            (Studi sull’isteria)

 

Da quel momento però Breuer non volle più collaborare con Freud.

 

I fondamenti della Psicoanalisi

 

Freud cercava di studiare le cause dell’isteria, poi le trovava definendole genericamente irritazioni oggettive nella convinzione che la loro origine era sessuale. Freud abbandonò l’ipnosi perché non era applicabile a tutti i pazienti e perché le verità scoperte sotto ipnosi non venivano ricordate al risveglio. Cosi egli puntò sul metodo che egli chiamò “metodo delle libere associazioni”, secondo cui il paziente poteva dire al medico tutto ciò che gli passava per la mente senza vincoli di sorta. In tal modo il paziente diventava parte della sua terapia e si legava maggiormente al medico in base ad una relazione affettiva chiamata “Transfert”, nel senso che ciò che si era provato per i genitori veniva trasferito su medico stesso. Per questo Breuer non voleva più lavorare con Freud: aveva scambiato le manifestazioni di Anna O. rivolti a lui come persona e non rivolte a lui come sostituzione del padre.

 

 

 

La rimozione

 

Freud si chiede per quale motivo i suoi pazienti hanno dimenticato molte esperienze di vita, che soltanto sotto terapia venivano richiamate alla memoria. La risposta è che queste esperienze sono vissute come vergognose e dolorose ed è per questo che vengono allontanate dalla coscienza. In ciò consiste la rimozione che è un meccanismo di difesa, tramite il quale l’Io si ripara da un impulso minaccioso. Nella nevrosi l’Io si ritira da quest’impulso minaccioso, che però resta comunque presente con tutta la sua carica energetica e quindi pur rimanendo lontano cerca delle vie indirette per venire allo scoperto e scaricare così la sua energia: queste vie indirette sono meccanismi della nevrosi. Freud, con “la teoria della rimozione”, cercò di capire i meccanismi delle nevrosi e ne indicò anche la possibile cura. Infatti si rese conto che doveva scoprire le rimozioni ed eliminarle attraverso un lavoro di interpretazione e valutazione di ciò che la rimozione aveva escluso dalla coscienza. Questa cura venne chiamata psicoanalisi.

 

L’inconscio

 

L’inconscio è la struttura della psiche. Dalla rimozione emerge il concetto di inconscio. Secondo Freud ogni atto della nostra vita psichica nasce dall’inconscio e riaffiora nella coscienza solo in minime parti: infatti la maggior parte della vita psichica rimane inconscia a causa della rimozione. L’inconscio ha diversi caratteri dalla coscienza: non esiste in esso il principio di contraddizione, per cui possono coesistere due tendenze opposte come l’amore e l’odio, inoltre non esiste negazione, perché ogni desiderio per l’inconscio è sempre attuabile e per finire nell’inconscio non esiste né lo spazio né il  tempo. Inoltre Freud intese poi spiegare in che modo funziona l’apparato psichico e giunse così a distinguere tre diverse istanze l’Io, L’ES e il Superio. L’Io corrisponde alla coscienza grazie alla quale l’uomo  è razionalmente consapevole di se stesso . L’ES (pronome neutro in terza persona nella lingua tedesca paragonabile all’ ”Id” latino) è un inconscio in cui sono presenti le pulsioni psichiche sia innate, sia acquistate con la rimozione. Nell’inconscio tutto funziona in base al principio del piacere che ignora la realtà esterna per realizzare i suoi desideri. Il Superio è prevalentemente inconscio ed è paragonabile alla coscienza morale: esso è come un giudice o un censore dell’Io, in quanto si forma sia dall’infanzia interiorizzando le regole e i divieti dei genitori. In età adulta la società con le sue leggi prende il posto dei genitori. L’Io deve stare dunque in equilibrio tra l’ES ,che non conosce regole, e il Superio ,che impone regole, senza dimenticare che bisogna fare i conti anche con la realtà esterna. Le difficoltà dell’Io sono comuni a tutti, ma quando i conflitti ciclici fanno sì che l’Io venga prevaricato dall’ES o dal Superio allora nascono le nevrosi.

 

La scoperta della sessualità infantile

 

Ricordando le cause delle nevrosi, Freud scoprì i conflitti fra gli impulsi sessuali e la resistenza del soggetto contro di essi. La scoperta più importante di Freud in questo ambito è il conflitto avvenuto nella prima fase della vita. Da ciò Freud discerne che esiste una vita sessuale prima dell’età adulta. Nei racconti dei pazienti di Freud ricorrevano episodi infantili che si riferivano a seduzioni subite da parte di un genitore o di un fratello maggiore. Ciò convinceva Freud che l’origine delle nevrosi fosse da attribuire a questi rapporti incestuosi dell’infanzia e pensava che il problema fosse risolto. In questo periodo Freud utilizza anche il materiale fornito dai sogni dei suoi pazienti.

Nel 1896 morì il padre di Freud. Il dolore di quel lutto portò Freud a scavare profondamente in se stesso iniziando un’autoanalisi che durerà dal 1897 al 1901 e che sarà molto importante per lo sviluppo della psicoanalisi. Analizzando i suoi sogni in relazione alla morte del padre, trovò in essi il bisogno di liberarsi da una colpa verso suo padre: trovò in tutto ciò le tracce della seduzione infantile che già aveva riscontrato e si rese conto che esse coprivano sentimenti molto più complessi provenienti  da desideri contraddittori nei confronti dei genitori. Freud capì che le scene di seduzione non erano mai avvenute nella realtà, ma esprimevano fantasie collegate a desideri. In tal modo viene elaborata la teoria della sessualità infantile, il cui nucleo essenziale è costituito dal complesso di Edipo. Alla base di questo complesso vi è una vera passione d’amore: il desiderio di possesso nei confronti del genitore di sesso opposto porta il bambino a vivere in termini conflittuali la relazione con il genitore delle stesso sesso. La gelosia e l’invidia che spingono fino all’odio e al desiderio di morte, si scontrano con l’amore e il bisogno di confermare la propria identità sessuale. L’esistenza di fratelli e sorelle complicano le cose. La rinuncia di questa passione avviene per la paura della punizione per la perdita dell’amore del genitore rivale. La rinuncia della pretesa edificata avviene attraverso il meccanismo della rimozione e si manifesta nel bambino come una nevrosi con atteggiamenti repressivi e fobie. Il superamento di questa fase conduce il bambino ad investire la pulsione sessuale verso altre mete di carattere sociale in quanto i suoi interessi si spostano al di fuori della famiglia. Questo processo è chiamato sublimazione. Intorno al quinto anno di vita, segue un periodo di latenza della vita sessuale,che dura fino alla pubertà, da cui prende avvio la sessualità adulta. Per sessualità, Freud, non intende più soltanto ciò che si riferisce alla “genialità”, egli interpreta la sessualità come una funzione somatica tesa verso il piacere e che soltanto in parte riguarda la riproduzione. All’energia degli istinti sessuali Freud dà il nome di libido. Normalmente la libido segue una sua evoluzione dalla sessualità infantile alla sessualità adulta. Può avvenire, tuttavia, che esperienze negative durante lo sviluppo causino una sua fissazione in uno stadio precedente ed una regressione a tale stadio. È cosi possibile che una nevrosi insorga nella persona adulta. Tale estensione del concetto di sessualità abbatte le frontiere tra normalità e perversione, intendendo con perversione ogni attività sessuale che abbia come meta il conseguimento del solo piacere senza finalità riproduttive. Il bambino è un essere perverso per eccellenza perché la sua libido si sposta nelle sue fasi evolutive verso mete diverse corrispondenti a diverse zone erogene. Le fasi evolutive sono tre:1) la fase orale, di cui la zona erogena è la bocca; 2)la fase anale, in cui l’oggetto erotico sono le feci; 3) la fase fallica di cui la zona erogena è il pene o il clitoride. Una perversione diventa patologica quando invece di manifestarsi puramente a lato di uno scopo e dell’oggetto sessuale e normale, tende a sostituirli completamente e prende il loro posto in tutte le circostanze: il caso di voyeurismo, del sadomatismo, feticismo.

 

L’interpretazione dei sogni

 

Freud dopo la morte del padre nel 1896, giunse a capire che i sogni hanno un significato e una loro logica, simile a quella dei sintomi nevrotici. Il sogno per Freud è un prodotto psichico completo,che, pur essendo interpretato, deve essere scomposto nei suoi diversi elementi la cui analisi fa affiorare una logica nascosta. Secondo Freud, nel sogno, si distinguono due livelli: 1) un contenuto manifesto, cioè quell’insieme di immagini, parole, sensazioni, che il sognatore ricorda e racconta al risveglio e che ricostituisce una trasposizione deformata del vero significato del sogno; 2) un contenuto latente, cioè l’insieme dei desideri inconsci del sognatore che non sono più riconoscibili nel contenuto manifesto in quanto sono mascherati. Il sogno, una volta interpretato è l’espressione più diretta del mondo dell’inconscio e infatti il sonno è una condizione psichica durante la quale, l’Io si riposa, abbandonando in parte e temporaneamente le sue difese di fronte all’emergere degli impulsi dell’ES. Tuttavia una parte dell’azione dell’Io riamane attiva e funziona come censura onirica, proibendo ai desideri inconsci di manifestarsi nella loro sincera natura. Per tanto i contenuti onirici vengono mascherati per rendere irriconoscibile il significato proibito del sogno. I desideri rappresentati possono essere recenti o di origine remota. Un sogno esprime allo stesso tempo più desideri e sono quelli infantili (i desideri) che causano maggiormente l’attività onirica. Per lavoro onirico Freud intende quel procedimento che trasforma il significato latente del sogno nel suo significato manifesto. L’interpretazione psicanalitica deve ripercorrere in senso inverso il lavoro onirico. Ecco i meccanismi che permettono al significato profondo del sogno di manifestarsi in modo chiaro: 1) lo spostamento fa sì che un impulso profondo, diretto verso una persona, nel contenuto manifesto del sogno, può apparire rivolto verso una altra; 2) la condensazione fa sì che impulsi diversi possano fondersi tra loro nel sogno manifesto in modo da essere inconoscibili: per esempio nel sogno una persona può apparirci con alcune caratteristiche appartenenti ad una persona diversa; 3) il simbolo, che è un sogno che accoglie in sé una forte carica emotiva e attraverso di esso si esprimono uno o più impulsi diversi o profondi della psiche. L’interprete del sogno deve riuscire a percorrere in senso inverso il lavoro onirico, sciogliendo gli enigmi prodotti dal lavoro di spostamento, di condensazione e di simbolizzazione.

 

 

Svariate opere e fase ultima del suo pensiero

 

Nel 1904 Freud pubblicò un libro dal titolo Psicologia della vita quotidiana. In questo libro vengono interpretati gli atti mancati, cioè le dimenticanze, i lapsus verbali, smarrimenti di oggetti e alcuni gesti automatici, in cui facilmente ogni individuo può incorrere nella sua vita quotidiana. Freud dimostro che questi errori di comportamento e questi gesti, sono il prodotto di un’intenzione inconscia che si rende manifesta attraverso l’analisi. È importante che Freud abbia messo in risolto l’analogia tra i processi psichici che producono nevrosi e quelli che producono interruzioni lievi e temporanee del controllo della coscienza. Nel 1905 Freud pubblicò un altro volume dal titolo  Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio. Esso serve a liberare dai desideri proibiti che non riescono ad essere espressi per motivi di ordine morale. Nel motto di spirito esiste sia un significato nascosto sia un significato manifesto come nei sogni e quindi si presta ad un’interpretazione. Il motto può essere prodotto attraverso la sintesi del discorso in una parola chiave, attraverso un gioco di parole (esempio: gli ordinari non furono nella di straordinario, e gli straordinari non furono nulla che sia soltanto ordinario). Con il motto di spirito siamo in presenza di un appagamento di desideri altrimenti censurati. Essi procurano un effetto piacevole che si manifesta con il riso e che riporta al mondo infantile del gioco. Il motto inoltre ha un carattere sociale, nel senso che è un modo di comunicare tra gli uomini. Partendo dal motto di spirito, si fa strada per Freud la possibilità di interpretare con la psicoanalisi le elaborazioni culturali degli uomini, letterarie e artistiche. Per esempio Freud pubblica a questo riguardo i seguenti saggi:  Un ricordo di infanzia di Leonardo Da Vinci, Il Mosè di Michelangelo e Gradiva. Secondo Freud, l’artista si ritira  nel mondo della fantasia sfuggendo da una realtà non appagante: in tal modo le opere d’arte soddisfano diversi desideri inconsci; ma esse si rivolgono ad un pubblico riescono, comunicando, a suscitare gli stessi desideri istintivi che ne sono alle origini. Nell’ultima fase del suo pensiero Freud si convinse dell’esistenza di due pulsioni contrapposte, quella vitale libidica e la pulsione della morte. Quest’ipotesi fu elaborata nel libro Al di là del principio del piacere del 1920. In quest’opera Freud distinse: 1) un istinto di conservazione dell’individuo e della specie che si chiama “Eros” (il dio greco dell’amore); 2) un opposto istinto di distruzione e di morte che si chiama “Thanatos”(il dio greco della morte), che è una tendenza al ripristino di uno stato anteriore, disgregante, che agisce come distruzione del vivente nella psiche e in ogni cellula umana, una sorta di forza chimica e biologica che tende al ritorno dello stato inorganico. Questa forza diventa manifesta quando si rivolge all’esterno e si palesa nella forma dell’aggressività e nell’autodistruzione. L’Eros invece ha come fine quello di complicare la vita allo scopo di conservarla, aggregando in unità sempre più vaste, le particelle disperse della sostanza vivente. La pulsione di amore e di morte agiscono in modo conservativo, poiché mirano al ripristino di uno stato turbato dell’apparire della vita. L’apparire della vita sarebbe dunque la causa della continuazione della vita e al tempo stesso dell’aspirazione alla morte e , dunque, la vita sarebbe una lotta e un compromesso fra queste due tendenze. Freud ha dato un contributo alla psicologia della religione da un punto di vista antropologico. Nell’opera Totem e tabù del 1913, costatando l’esistenza del tabù dell’incesto, anche nelle società primitive organizzate secondo il sistema del totemismo, Freud, sottolinea la coincidenza tra i due principali tabù del totemismo: non uccidere il totem e non congiungersi con donne dello stesso clan totemico. Riprendendo l’ipotesi Darwiniana, secondo la quale ciascun clan è capeggiato da un unico maschio dominatore, padre di tutti i figli e marito di tutte le donne dell’orda; Freud,  ipotizza che un giorno i figli, esclusi dal potere, in comune accordo, uccisero il padre e ne mangiarono il cadavere. Ma nessuno dei figli riuscì a sostituirsi al padre perché ogni fratello lo impedì all’altro. Pentiti della loro azione, i patricidi, si organizzarono in clan secondo i principi del totemismo che avevano la funzione di scongiurare la ripetizione del delitto. L’isogamia (cioè il divieto di sposare le donne dello stesso clan di appartenenza) e l’adorazione di un animale totem, simulacro oggetto di culto e sostitutivo del padre, derivano da questa vicenda primordiale commemorata ogni anno con un rito solenne, il così detto banchetto totemico, durante il quale viene mangiato l’animale totem-sacro e poi pianto. Il rito serve ad esprimere il senso di colpa per il delitto commesso (il peccato originario) ed è l’origine dell’organizzazione sociale, della religione e delle regole morali. Il padre ucciso, sostituito con l’animale sacro divinizzato, diventerà l’evoluzione della società, il prototipo della divinità. La comunione cristiana, secondo Freud, conserva una traccia del primitivo banchetto totemico. Con tutto ciò, Freud  voleva sottolineare  che alla base delle religioni c’è il desiderio edipico di ribellarsi al padre. Nell’opera dal titolo L’avvenire di un’illusione, Freud dice che la religione si fonda sulle più intime angosce degli uomini e ribadisce che essa. È un’illusione da cui l’umanità deve liberarsi grazie al progresso delle scienze. Nell’ opera Il disagio della civiltà, Freud studia il rapporto tra le pulsioni individuali e la costituzione della società con le sue esigenze. Il principio del piacere non tiene conto dell’esigenze della realtà (o società): l’Io deve strutturarsi facendo interagire le pulsioni interne con il mondo esterno, ma qui si creano problemi oggettivi che non sono immediatamente compatibili con le pulsioni dell’Io e poi bisogna tener presente la presenza di altri uomini, con cui l’Io deve fare i conti. Nessuno può fare a meno dei propri simili ma il principio del piacere riduce gli altri a strumenti per soddisfare le proprie esigenze. A queste condizioni la società nasce come guerra di tutti contro tutti (“…Omnium bellum contra omnes…”, Thomas Hobbes ). Una società può strutturarsi in modo efficace solo in una relativa situazione di equilibrio, basandosi sull’accordo. I conflitti vanno regolati con le leggi. Ciò significa che il principio del piacere viene tenuto a freno. Freud usa l’espressione “disagio della società” per indicare la necessità sociale che al principio del piacere non venga data piena soddisfazione. Per questa ragione la società sottopone a regole e a controlli l’intera sfera della vita sessuale e ne limita in modo rigoroso l’aggressività umana perché non sfoci nella guerra, ma se poi la guerra diventa una realtà, anch’essa deve essere sottoposta a regole (per esempio la convenzione di Ginevra e il divieto di usare i gas e l’arma atomica), alla fine però bisogna riconoscere con Freud che la società limita fortemente la libera realizzazione della vita psichica. Tuttavia senza questa limitazione la società non avrebbe mai potuto evolversi. Quindi la società deve permettere il massimo delle soddisfazioni per il principio del piacere che sia però compatibile con il massimo rispetto per il principio della realtà.

 

Sigmund Freud

 

Sigmund Freud - Biografia e opere

Medico e psicanalista austriaco (Freiberg, oggi Pribor, Repubblica ceca, 1856 - Londra, 1939). Spesso isolato di fronte agli oppositori come ai suoi allievi, irriso dagli ambienti scientifici ufficiali viennesi, il fondatore della psicoanalisi ha operato una vera rivoluzione all’inizio del XX secolo con la “scoperta” dell’inconscio, attraverso l’interpretazione dei sogni come anche dei motti di spirito, con la rivelazione dell’importanza della sessualità nella vita psichica tanto normale che patologica e con la sua teoria del modo di funzionamento della vita psichica in generale.

Sigmund Freud visse le grandi rivoluzioni sociali e politiche del suo tempo nella Vienna di fine secolo capitale dell’impero austro-ungarico e vivaio di intellettuali e di scienziati come mai nella storia dell’umanità (pari all’Atene del V sec. a.C, alla Firenze del ‘500, alla Parigi del XIX secolo). Odiava questa città ma la lasciò soltanto sotto costrizione dopo l’Anschluss. Aveva tre anni quando Darwin pubblicò, Le origini delle specie (1859), undici anni quando Karl Marx fece apparire il primo libro del Capitale (1867), e diciannove quando uscì il libro di Nietzsche Umano, troppo umano (1875).

Gli anni giovanili

Sigismond Schlomo Freud nacque il 6 maggio 1856 a Freiberg, piccola città della Moravia. Suo padre, Jacob Freud, commerciante di lana, si sposò due volte. Dal primo matrimonio, ebbe due figli, Emmanuel e Philippe. Vedovo, sposò Amalia Nathansohn, di venti anni più giovane di lui. Sigmund - che modificò il suo nome all’età di ventidue anni - è il primo figlio nato da quest’unione. Suo padre aveva allora quarant’anni. Il primo amico di Sigmund Freud fu suo nipote John, di un anno appena più grande. In seguito nacquero cinque fratelli e sorelle. Avendo fatto fallimento Jacob Freud condusse nel 1870 la famiglia a Vienna dove visse poveramente; il piccolo Sigmund ha quattro anni.

 

All’istituto universitario, dove entra con un anno in anticipo, è un allievo brillante. Affascinato da Annibale, Napoleone, legge avidamente Ludwig Börne, Goethe, Shakespeare e la Bibbia. Alla fine dei suoi studi secondari, riceve le lodi dal suo professore di lettere per il suo stile. Sigmund Freud resterà segnato dalla sua cultura d’origine: «Essendo ebreo, mi trovavo scevro da numerosi pregiudizi (...) ero già preparato a pormi all’opposizione (...)». Ma, più che da una preoccupazione generica d’originalità, egli dimostrò «Un desiderio di sapere, che aveva come riferimento tuttavia più la condizione umana che quella della natura».

Freud sceglie di studiare medicina dopo avere assistito ad una conferenza dove era esposto il Saggio sulla natura, attribuito a Goethe. Le teorie di Darwin, allora molto discusse, ebbero anch’esse grande influenza su di lui. All’università, dove si iscrive nel 1873, non avrà vita molto facile.

 

Dopo alcune ricerche sulle ghiandole sessuali delle anguille, entra nel laboratorio del fisiologo Brücke, dove resterà a proprio agio sei anni (1876-1882). Nel corso delle sue ricerche, è molto vicino a scoprire il neurone che sarà descritto qualche tempo dopo da Waldeyer. Alla fine dei suoi studi, si dedica alla ricerca pura in anatomia patologica. Tuttavia, il suo maestro, Brücke, gli consiglia - certamente a causa dell’antisemitismo ambientale e della sua povertà che gli interdicono una carriera universitaria - di scegliere una pratica clinica. Si orienta verso la neurologia e lo studio di ciò che si chiamavano allora le malattie nervose. «Né a quest’epoca né più tardi, io ebbi una particolare predilezione per la condizione e le preoccupazioni solite del medico (...), ero piuttosto in preda ad una generica sete di sapere».

Della neurologia all’isteria

Freud pubblica alcuni articoli d’istologia nervosa. Seguendo i consigli del suo maestro, passa nel 1881 gli esami finali di medicina e lavora all’ospedale generale di Vienna. È chiamato a servizio dello psichiatra Meynert nel 1883. Da allora, l’onestà intellettuale ed il rigore che aveva appreso presso Brücke ed esercitato sugli elementi microscopici trova campo di impiego sull’ampio spettro delle persone.

Durante questo periodo fa due incontri fondamentali: quello di Martha Bernays, con il quale si fidanza (attenderà cinque anni l’apertura del suo studio per sposarla), e quello del neurofisiologo Josef Breuer, che avrà un posto rilevante nella sua vita e nelle sue ricerche. Nel 1885, ottiene una borsa di studio che gli permette di recarsi a Parigi, presso Charcot, i cui studi vertono sull’isteria. È in quest’ambito che scopre ad un tempo la potenza dell’ipnosi e la natura psichica dei sintomi isterici. Impressionato, rientra a Vienna, dove fa scandalo pronunciando una conferenza sull’isteria maschile, basata sugli studi di Charcot. «Da allora non ho più messo piede alla Società di medicina di Vienna». Apre il suo studio la domenica di Pasqua del 1886, e si sposa infine con Martha Bernays. Per trattare i pazienti che riceve, pratica allora l’elettroterapia e l’ipnosi. Traduce in tedesco le Lezioni del martedì di Charcot. Nel 1889, Freud fa un viaggio a Nancy per incontrare Bernheim, specialista dell’ipnosi. Tuttavia, il 1891, lo vede ancora dedito alla neurologia: esce allora il suo lavoro Sul concetto di afasia, nel quale critica la teoria delle localizzazioni cerebrali.

Josef Breuer, che aveva incontrato da Brücke e che aveva aiutato moralmente e finanziariamente il giovane studente Freud, sempre in preda a difficoltà materiali, gli aveva anche parlato, prima del suo viaggio a Parigi, di Bertha Pappenheim, che sarà la famosa Anna O. degli Studi sull’isteria: aveva scoperto che i sintomi di questa giovane paziente, colta ed intelligente, scomparivano quando poteva, sotto ipnosi, collegarli ad eventi “traumatizzanti” (il termine è di conio freudiano) del suo passato.

Fu il genio di Freud a stabilire una connessione d’ordine epistemologico tra gli sforzi di “modellizzazione” di Charcot - che restavano fondati su un’ipotesi meccanicistica-, ed i tentativi terapeutici di pratica clinica di Breuer: «Questi sintomi avevano dunque un senso, e corrispondevano ai residui o reminiscenze di situazioni emozionali». Ad un tempo, Freud, osservava il ruolo curativo della parola - il chimney sweeping (“spazza camino”) come lo chiamava Anna O. (Bertha Pappenheim) - che dava altra luce al sintomo. Quindi la ricerca freudiana prese un’altra direzione: essa non si doveva fare più in laboratorio, ma sulle e a partire dalle emozioni del paziente, e, anche, di quelle del ricercatore.

 

Freud concepì rapidamente l’idea che il trauma (termine ch’egli introdusse nel linguaggio corrente, originato dal tedesco Traum, sogno) primigenio era sempre d’ordine sessuale, fatto che Breuer, recalcitrante, non volle accettare. Charcot ne aveva avuto l’intuizione, senza tuttavia soffermarvisi. Freud seppe trarre le dovute conseguenze, sorprendenti per l’epoca, di quest’osservazione. Poneva così le fondamenta del suo particolare determinismo psichico, ossia la convinzione che ogni atto della nostra vita psichica (una dimenticanza, un lapsus, un motto di spirito etc) ha da essere messo in connessione con i dati nascosti della nostra psiche (inconscio) e questa con la nostra vita sessuale fin dai primi atti della vita neonatale. Nel 1896, Freud pronunciò una conferenza intitolata “L’eziologia sessuale dell’isteria”, che fece nuovamente scandalo. Era nato il pansessualismo freudiano - l’accusa invero che gli venne sempre rivolta e che non era distante dal cogliere il nucleo profondo della sua teoresi scientifica -, ossia che molti disagi psichici degli individui hanno un’origine sessuale ad essi ignota a livello conscio (inconscio).

 

Un anno prima, aveva pubblicato con Breuer Studi sull’isteria, che segna la nascita della psicanalisi freudiana facendo tuttavia apparire la divergenza teorica tra i due autori. Freud riconoscerà sempre il suo debito nei confronti di Breuer, ma d’ora in poi i loro cammini si separeranno. «Sotto l’influenza della mia scoperta sorprendente» (cioè dell’importanza delle “emozioni di natura sessuale”), scrisse Freud, «abbandonai lo studio dell’isteria ed iniziai ad esplorare la vita sessuale dei nevrastenici».

 

Parallelamente, elabora un metodo, che si affranca dall’ipnosi, ed una teoria, quella del trasfert (sostituzione per trasferimento, nelle relazioni emozionali del soggetto, da una persona a un’altra) e del primato della sessualità. L’ipnosi favorisce uno scarico emozionale che allevia il paziente attenuando o facendo scomparire temporaneamente i sintomi del malessere: è ciò che Breuer chiamava il metodo catartico. L’osservazione degli isterici che ha in cura conduce Freud ad abbandonare questa metodica a favore di una tecnica detta delle associazioni libere. «Feci fronte al nuovo stato di cose nominando il metodo d’indagine e di cura non più catarsi ma psicoanalisi». Da ora in poi egli è sensibile alle parole dei pazienti, ai loro sogni, alle loro memorie, che segue nell’espressione verbale dei loro conflitti interni. Capisce poco a poco che ciò che è stato dimenticato è “penoso, terribile, imbarazzante...” e scopre così i meccanismi della resistenza (rifiuto del soggetto a riconoscere un materiale inconscio) e della rimozione (tentativo di mantenere a livello inconscio un materiale psichico ritenuto inconfessabile): sono i primi tasselli della rappresentazione teorica del funzionamento della psiche e dell’inconscio.

Questo periodo di scoperta segna la vita personale e familiare di Freud. Ha sei figli, tutti recanti un nome in ricordo delle personalità ammirate o amiche: Jean Martin come Charcot, Oliver come Cromwell, Ernst come Brücke, il suo primo “maestro” in medicina, Mathilde come la signora Breuer, Sofia come la signora Paneth, moglie di un amico molto stretto, Anna come la figlia del professore d’ebraico della sua infanzia.

 

La nascita della psicoanalisi

Nel momento in cui si stacca da Breuer, Freud si lega fortemente ad un altro medico, Wilhelm Fliess, un otorinolaringoiatra berlinese. Dal 1890 al 1900 si scambieranno una fitta corrispondenza nella quale si mescolano i resoconti di fatti quotidiani e dei loro svaghi, i commenti di letture, le riflessioni sull’affare Dreyfus. Freud vi esprime anche le difficoltà che incontra nell’elaborazione teorica del suo sistema, le sue esitazioni dinanzi al carattere rivoluzionario che sottende il suo metodo di osservazione e cura dei pazienti, e la confusione profonda nella quale lo gettano talora le sue ipotesi scientifiche. Nonostante il dubbio e la sua ripugnanza, intellettuale e morale, dinanzi a ciò che scopre, Freud non rinuncia mai ad avanzare. La sua corrispondenza con Fliess fungerà da stanza di compensazione necessaria contro lo smarrimento in cui vien gettato dall’avventura scientifica in atto, e vi troverà incoraggiamento e comprensione. I due uomini si incontrano quanto più spesso possibile, in incontri che chiameranno il loro “congresso”.

Nel 1896, Freud è sconvolto dalla morte del padre. Come testimoniano le sue lettere a Fliess, si rende conto che ha riversato sull’amico un affetto e ne ha ricavato una dipendenza da cui dovrà liberarsi. È interrogandosi su questa relazione che progredirà nella conoscenza del suo stesso inconscio. Così arriverà ad avere l’audacia di consegnarsi ad un’auto-osservazione psicanalitica, ad autoanalisi che lo condurrà inevitabilmente alla rottura con Wilhelm Fliess.

Freud capisce che «i sintomi nevrotici non si collegano direttamente ad eventi reali, ma a residui, tracce di desiderio». Così, nella nevrosi, la realtà psichica, ovvero ciò che colpisce l’individuo, può avere più importanza della stessa realtà materiale, di ciò che effettivamente è successo. In altre parole non conta il fatto in sé, ma l’eco che rimbomba nella testa del soggetto, la rappresentazione mentale, inconscia, che egli se n’è fatta. Questa scoperta scuote completamente le sue osservazioni precedenti e modifica del pari la tecnica della psicanalisi. Applicando a se stesso questo metodo di indagine e quindi comprendendo meglio la natura della relazione intercorsa con il padre, anziano, e con la giovane madre, egli getta la base di ciò che chiamerà il complesso di Edipo, e assume per la prima volta uno dei suoi sogni come oggetto d’analisi. È il "sogno", si vorrebbe dire con un gioco di parole, di Giuseppe l’Ebreo della Bibbia, quello di divinare, interpretare i sogni e assegnare ad essi, attraverso un complesso processo di decifrazione simbolica il loro contenuto latente, il loro significato.

L’interpretazione dei sogni esce nel 1900. Accolta nell’indifferenza generale, è tuttavia un’opera capitale. I sogni - produzioni apparentemente assurde dello spirito - diventano improvvisamente un oggetto di studio principale, sono la “via reale verso inconscio”. Nel “lavoro del sogno” sono all’opera diversi meccanismi psichici: condensazione, spostamento, rovesciamento nel loro contrario dei pensieri inconsci sottostanti. Il contenuto manifesto del sogno è soltanto la messa in scena di un contenuto latente, che l’interpretazione - atto fondamentale dello psicanalista - mette in luce.

 

Alcune persone cominciano a interessarsi alle sue teorie: andranno a costituire il gruppo dei primi discepoli: Alfred Adler, Rudolf Reitler, Max Kahane, Wilhelm Stekel. Iniziano a riunirsi, fin dal 1902, ogni mercoledì sera, da Freud. Presto li raggiungono Paul Federn ed Hans Sachs.

Lo stesso anno, Freud fa un viaggio a Roma, di grande importanza per lui: fino ad allora non aveva potuto realizzare il suo desiderio di vedere la Città Eterna a causa di una fobia dei viaggi e di una sensazione ambivalente al riguardo di una città che incarnava per lui elementi di conflitti edipici. Dopo questo viaggio, rinsaldato nelle sue convinzioni, avanza la sua candidatura a titolo di professore aggiunto alla Facoltà: è nominato, grazie all’intervento di una paziente che riesce a rintuzzare le riserve delle autorità al suo riguardo. La concezione psicoanalitica della sessualità continua, infatti, a fare scandalo. Le tre prove sulla teoria della sessualità sconvolgono molti luoghi comuni: Freud vi sostiene che anche il bambino (un tempo ritenuto esente dai turbamenti del sesso come gli angioletti dei pittori) manifesta un sessualità attiva e che non ci sono frontiere tra il normale ed il patologico, che tutte le forme di sessualità, anche le più perverse, esistono nell’intimo di ogni essere umano. Si cerca di incastrare Freud a proposito del caso di Dora, resoconto della cura di una giovane donna che esprime desideri considerati inconfessabili. Attraverso questo caso, Freud consolida la costruzione del modello del transfert, benché la cura si riveli un fallimento terapeutico. Simultaneamente alla pubblicazione differita di questo caso, fa pubblicare, nel 1905, Il motto di spirito nelle sue relazioni con inconscio.

 

L’ ascesa del movimento psicoanalitico

Nel 1906, all’età di cinquantun’anni, Freud esce dall’isolamento. Psichiatri prestigiosi si accostano alla psicoanalisi; si tratta di Eugen Bleuler e del suo allievo Carl Gustav Jung, svizzeri entrambi, che conferiscono così alla scienza nascente una viatico universitario ed una dimensione internazionale. Il movimento prende slancio. Nel 1908, la Società psicanalitica conta trentadue membri e tiene il suo primo congresso a Salzburg. Lo stesso anno esce il primo giornale di psicanalisi («Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschung») sotto la direzione di Bleuler e di Freud, di cui Jung è il redattore in capo; la pubblicazione del giornale si interromperà durante la prima guerra mondiale. Gli zurighesi difenderanno ormai la psicanalisi, ed il metodo avrà diritto di cittadinanza nell’ospedale di rinomanza mondiale del Burghöltzli.

 

Sándor Ferenczi psicoanalista ungherese, diventerà in quel tempo un amico personale della famiglia Freud. Uomo di clinica medica, è spinto dalla sua curiosità intellettuale ad interessarsi ad ogni specie di situazioni cliniche ed assistere pazienti difficili; teorico, è interessato ad allargare il campo della psicoanalisi ( Thalassa, prova sulla teoria della genialità , 1924); visionario pragmatico, Sándor Ferenczi acquista una posizione crescente nel gruppo di Freud e dà così avvio ad una corrente fortemente rappresentata in Ungheria, quindi in Gran Bretagna ed in America del Sud. Sarà anche un compagno di viaggio di Freud, di seguendolo come un figlio spirituale.

Abraham Brill, ed Ernest Jones – il futuro biografo di Freud -, introducono la psicanalisi Oltremare. Karl Abraham fonda, nel 1910, la Società psicanalitica di Berlino; discepolo fedele di Freud, prenderà sempre le sue difese nei contrasti che lo opporranno a Adler, a Jung o a Rank. La sua opera, copiosa, approfondisce i concetti freudiani nella più assoluta ortodossia.

Nel 1909, Freud è invitato negli Stati Uniti. Pronuncia una serie di conferenze sulla psicoanalisi alla Clark University a Worcester. Jung e Ferenczi lo accompagnano. Freud riceve un’accoglienza molto favorevole, che contrasta con la sfiducia o l’ostilità montante in Europa.

 

Primi dissensi

Nel 1910, al secondo congresso del movimento psicoanalitico, a Norimberga, scoppiano conflitti tali che Freud lascia la presidenza del gruppo viennese a Adler, mentre Jung diventa presidente della «Società internazionale di psicoanalisi» che ha appena isitutuito Ferenczi. Le riviste di psicoanalisi si moltiplicano: la «Zentral Blatt für Psycho-Analysis», animata da Adler e Stekel, quindi «Imago», diretta da Sachs e Rank. Presto, Adler crea un gruppo dissidente, la «Società di psicoanalisi libera». La sfida teorica è di grosso spesso teorico: si tratta di ridurre al minimo l’importanza della sessualità e del derivante determinismo psichico a favore del potere di direzione della volontà degli uomini. Quindi è Stekel che lascia il movimento nel 1912. La separazione da Jung è più delicata, poiché si mescolano delle considerazioni teoriche, politiche ed emotive. Freud aveva puntato su Jung per la propria successione alla direzione del movimento. All’inizio dei loro primi rapporti intellettuali, Freud si sforzò di ignorare la tendenza di Jung a psicologizzare la teoria psicoanalitica ed a sostituire il funzionamento psichico interno con una visione mistica ed universale (teoria degli archetipi). Se Adler trasformava la libido in una forza che si esercita sul piano sociale, Jung, diluiva questo concetto fino a farne una forza vaga e sfocata, una sorta d’energia interiore. Il concetto freudiano di una forza motrice, di natura sessuale, presente fin dall’infanzia, è stato e resta all’origine delle più grandi contestazioni alla psicoanalisi.

 

Freud non si accontenta di respingere queste resistenze e queste deviazioni, le utilizza piuttosto per approfondire il suo pensiero ed elaborare un altro modo di concepire il funzionamento psichico inconscio: Introduzione al narcisismo (1914) è un testo animato in modo sotterraneo dal suo desiderio di mostrare le differenze tra la sua teoria della libido è quella di Jung. Freud distingue ormai due forme di libido: una libido oggettiva (esterna, proiettata verso l’oggetto del desiderio pulsionale), e una libido narcisista, incentrata sull’individuo stesso. Questa distinzione, oggi classica, comportava una più grande complessità a livello teorico, seminando scompiglio fra gli allievi di Freud.

Adler si dimette nel 1911, prima del congresso di Weimar, e Jung nel 1913, dopo quello di Monaco. Per prevenire altre rotture, sempre molto penose per Freud, Jones istituisce un “comitato segreto” allo scopo non soltanto di aiutare Freud nei suoi lavori e di diffondere le sue idee, ma anche di proteggere dalle scosse inevitabili la disciplina ancora nascente. Il comitato, che si riunisce per la prima volta il 25 maggio 1913, è composto da Jones, Ferenczi, Rank (che abbandonerà a sua volta), Sachs, Abraham.

In questo periodo, Lou Andreas-Salomé s’accosta al movimento. Letterata, amica di Nietzsche, musa Egeria di Rainer Maria Rilke, diventa molto amica di Freud.

È un periodo molto fertile per Freud. In Cinque conferenze di psicoanalisi(1911), lo studio a partire dalla monografia sul presidente Schreber, che gli era stata indicata da Jung, gli permette di aprire il campo sull’esame clinico della paranoia e dei fenomeni di proiezione, connessi all’omosessualità rimossa. Quella dell’”uomo dei lupi”, un paziente di Freud sofferente per una grave nevrosi, gli dà l’occasione di opporsi formalmente alle concezioni di Adler e di Jung, che volevano provare il nesso tra l’insorgenza della nevrosi con l’accadere di eventi sociali o personali recenti nella vita del paziente. In questo studio, Freud insiste sulla nevrosi infantile e si dichiara stupefatto dal materiale sessuale infantile che la psicanalisi del suo paziente ha fatto emergere. Lo studio del caso del piccolo Hans (1909), figlio di un allievo di Freud, viene anch’esso a confermare l’importanza dei residui traumatici sessuali infantili nell’insorgenza di disordini nevrotici. Questi testi, oltre al loro interesse teorico, sono rivelatori dello stile di Freud, che coniuga, in modo quasi romantico, la complessità e la flessibilità del pensiero alla limpidezza delle frasi e delle parole usate.

Allo stesso tempo, in Totem e tabù (1913), Freud dà un’ampiezza nuova al suo pensiero estendendo le sue indagini alla storia delle religioni e delle società, di cui compara il processo evolutivo a quello dell’individuo. Freud radica l’origine delle società umane in un evento: l’omicidio del padre dell' orda primitiva, che unisce tutti i figli in un sentimento di colpevolezza comune. Per difendersene e sfuggire alla reiterazione della violenza cui hanno dato avvio, organizzano norme di vita e leggi sociali. Le prime tra esse sono i tabù: divieto di incesto, dell’omicidio dei rappresentanti totemici del padre, ed istituzione dell’esogamia. Si riconoscono qui le caratteristiche della situazione conflittuale edipica, che qualsiasi individuo attraversa nella sua infanzia. Freud riprenderà questo tema nel suo libro Mosè e il monoteismo .

Nel corso di questi anni, Freud allargherà ancora il campo della sua riflessione ad altri ambiti, in particolare, con lo studio sul romanzo di Jensen, Gradiva, ed il suo lavoro su Leonardo da Vinci, dove sono analizzate, attraverso le opere d’arte, le relazioni tra la curiosità sessuale infantile, la pulsione di conoscenza e la sublimazione.

Gli anni della Grande Guerra

Prima dello scoppio del conflitto, le condizioni di vita di Freud sono relativamente soddisfacenti. Segue l’istruzione dei suoi sei figli, ospita in casa la cognata, trascorre ogni estate le vacanze in famiglia e in montagna e fa alcuni viaggi. La guerra distrugge questo bell’equilibrio. I suoi tre figli maschi partono al fronte, la clientela è dispersa. Di tutti i suoi parenti, solo Sachs resta a Vienna. Queste disgrazie pubbliche e private conducono Freud ancora una volta ad una ulteriore evoluzione teorica. «L’umanità, non ne dubito, si riprenderà anche da questa guerra, ma sono certo che né io né i miei contemporanei troveranno un mondo felice (...) tutto succede come la psicanalisi avrebbe potuto prevedere secondo la conoscenza che essa ha dell’uomo e del suo comportamento». Ma si rimette al lavoro e pubblica nel 1915 Metapsicologia , dove studia in particolare la questione della pulsione, dell’inconscio e della rimozione, di cui distingue tre aspetti: dinamico, topico ed economico. Nel 1916 e nel 1917, dà una serie di conferenze all’Aula Magna della clinica psichiatrica di Vienna, che saranno pubblicate nel 1917 sotto il titolo Conferenze d’introduzione alla psicoanalisi.

Due personaggi importanti gli si avvicineranno: Georg Groddeck, il promotore della medicina psicosomatica, ed il mecenata Anton von Freund, la cui generosità permetterà di creare una casa editrice specializzata in testi di psicanalisi. Prima della fine delle ostilità, Abraham organizza a Budapest il quinto congresso internazionale, il cui successo si basa sulla scoperta e lo studio psicanalitico delle nevrosi di guerra.

 

Freud è colpito da gravi lutti. Perde il fratellastro Emmanuel e il suo amico e mecenata Anton von Freund e, scomparsa penosa tra tutte, la figlia Sophie, portata via dalla spagnola all’età di ventisette anni. L’anno 1920 è quello di un’altra svolta nell’opera di Freud: mentre scrive il saggio sull’Io e l’Es è colpito da un nuovo lutto: il piccolo Heinz, uno dei figli di sua figlia appena deceduta, al quale era molto attaccato, muore a sua volta.

Nel 1923, il suo amico e medico Felix Deutsch gli diagnostica un cancro al cavo orale (Freud fumava molto il sigaro). Poco dopo, subirà il primo dei trentatre interventi praticatigli sulla mandibola. Accetterà con coraggio il deterioramento progressivo delle sue condizioni fisiche dovuto alla malattia che gli ostacola l’uso della parola e gli impone una protesi ingombrante e affliggente. Senza lagnarsi mai, si batterà per non perdere la sua lucidità. Fino alla fine, accetterà serenamente la propria morte, tenendosi sempre distante dall’accettazione di ogni credo religioso. «Considero come una vittoria poter conservare una chiarezza d’intelletto in qualsiasi circostanza», scriverà ad un amico in una lettera datata del 1926.

Nel 1923, nel momento in cui Freud è provato da queste avversità, il Comitato segreto è lacerato da dissensi e rivalità, acuiti dall’eventualità che Freud possa morire rapidamente per via del cancro. Le clausole del Comitato prevedevano che tutti i membri dovessero presentare le loro pubblicazioni agli altri: nel 1923, Rank e Ferenczi disattendono il vincolo e pubblicano «Lo sviluppo della psicanalisi», volume che Freud accoglie favorevolmente. Tuttavia Rank vi espone già le sue teorie della nascita intesa come trauma primigenio ed universale; Ferenczi, a sua volta, vi espone i suoi tentativi di psicanalisi breve ed attiva. Là dove Freud vede uno sforzo di ricerca, gli “ortodossi”, riuniti intorno ad Abraham, individuano un’eresia.

Il trionfo

Freud ormai è considerato unanimemente come un pensatore di fama universale. La sua riflessione si innalza sempre più dalle indagini clinico-mediche dalle quali era partita e si pone come una teoria generale e complessiva sulla vita dell’uomo sia come individuo che come specie. Pubblica, nel 1927, Il futuro di un’illusione , dove lumeggia il funzionamento del bisogno religioso, della sua illusione e dei suoi rapporti con la verità, e conclude con un omaggio al procedimento scientifico.

Mostra con ancora più precisione ne Il disagio della civiltà (1930) che la religione veicola dei bisogni arcaici inconsci. La società e la cultura hanno come funzione precipua la repressione degli istinti e recano in sé un potenziale di disagio e di conflitti insorgente tra i bisogni naturali dell’uomo e le costrizioni della vita collettiva; questo disagio è interiorizzato a livello psichico tra gli impulsi di vita (Eros) e gli impulsi di distruzione (Thanatos).

In questo periodo, Freud si astiene da ogni attività di medico analista e sottopone ad analisi soltanto gli allievi in tirocinio. Oggetto di frequenti sollecitazioni, scambia una fitta corrispondenza con i grandi intellettuali del suo tempo: Romain Rolland, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig, Alfred Einstein. Nel 1933, su richiesta di quest’ultimo, pacifista militante, scrive un testo per la Società delle Nazioni, Perché la guerra , dove indica come fondo della natura umana la violenza e l'odio.

Nel 1930 gli viene assegnato il premio «Goethe», che la figlia Anna - la sola dei suoi figli che diventerà psicoanalista - riceverà al suo posto. Il suo settantacinquesimo compleanno è segnato da manifestazioni d’amicizia e d’ammirazione nel mondo intero.

L’esilio

Durante l’ascesa del nazismo, di cui segue con timore l'avanzata in Austria, Ferenczi lo incita a fuggire, ma, stanco e malato, Freud non teme la morte. Ben presto, tuttavia, i suoi libri sono bruciati in pubblica piazza a Berlino, la psicanalisi è denunciata come una “scienza ebrea”, nonostante gli sforzi di alcuni che tentano “di salvarla” attraverso la fondazione di un istituto di psicoterapia a Berlino. Per parte sua, in questo frangente, Jung opta per quella che definisce una “psicologia ariana”.

 

Freud subisce senza recriminare, e a volte con umorismo, le “attenzioni” della Gestapo austriaca. Tuttavia, dopo l’ Anschluss, nel marzo 1938, Ernest Jones, la principessa Marie Bonaparte, cofondatrice della società psicanalitica di Parigi e della Rivista francese di psicanalisi, e William O. Bullitt, ambasciatore degli Stati Uniti in Francia, organizzano la partenza per Londra della famiglia Freud. Furono probabilmente le minacce d’arresto pendenti su Anna che indussero Freud a lasciare Vienna; egli stesso era troppo famoso per essere attaccato personalmente, e sotto il suo prestigio trovarono riparo numerosi allievi che poterono fuggire prima di lui. La società viennese di psicanalisi fu sciolta. Le quattro sorelle di Freud, rimaste in Austria, furono deportate e morirono in campo di concentramento.

Il 4 giugno 1938 Freud lascia Vienna per sempre e si reca a Londra, dopo una sosta a Parigi. Accolto con entusiasmo nella capitale britannica, isolato tuttavia sul piano personale a causa della sua malattia, si affida al lavoro e riceve soltanto alcuni ospiti stranieri di rango come Malinowski, Chaïm Weizmann, Salvador Dalí, che ne fa il ritratto, Stefan Zweig. Allo stremo delle forze, in preda a sofferenze atroci, si rivolge al suo medico curante Schur: « Mi avete promesso di aiutarmi quando non ne avrei potuto più. Adesso è soltanto una tortura e ciò non ha più senso ». Una quantità trascurabile di morfina lo addormenta placidamente. Muore il 23 settembre 1939.

 

Che possieda o no pienamente lo statuto di una formulazione scientifica, che sia o meno una pratica clinica efficace per la cura dei disagi psichici (quella malalingua di Karl Kraus diceva che la pisicoanalisi è una malattia di cui vuole essere la terapia), sicuramente la psicoanalisi e il freudismo nello scoprire quel "continente sommerso" che è l'incoscio e nell'offrire congetture teoriche di grande fascino argomentativo e forza rivelatrice sull'uomo in quanto individuo e in quanto specie, resta uno dei costrutti teorici più importanti che mente umana abbia mai consegnato all'umanità perché essa possa capire, e mai come in questo caso, per capirsi.

 

 

Sigmund Freud

 

  • La psicoanalisi e l'evoluzionismo a cura di Vincenzo Del Piano La controversa idea di Freud sulle teorie evoluzionistiche

    La psicoanalisi e l'evoluzionismo Soprattutto negli scritti della maturità [1], Freud affrontò spesso l'argomento della 'evoluzione', andando a cercare nella preistoria dell'uomo le radici degli 'atti psichici' più importanti [2]; in questa ricerca egli credette (tra altro) di poter individuare nell'organizzazione sociale della 'orda primitiva' [3], le origini del conflitto edipico: in quel tempo antichissimo, il padre/capobranco avrebbe affermato un suo diritto esclusivo di possesso di tutte le femmine, che -traducendosi nell'impedimento della sessualità tra i figli e le madri- si sarebbe 'fissato' nell'inconscio delle generazioni successive come divieto edipico. E' importante precisare che Freud intendeva questo 'fissarsi' del divieto edipico nell'inconscio come un fatto genetico, nel senso che il divieto sarebbe iscritto fin dalla nascita nell'inconscio, e non sarebbe un derivato successivo dell'esperienza, nè dell'educazione/cultura. Freud, infatti, si era convinto che alcuni contenuti dell'inconscio (che egli trovava presenti in bambini troppo piccoli per averli potuti apprendere dalla esperienza personale) dovessero derivare necessariamente dalle esperienze delle generazioni precedenti, e che quei contenuti inconsci rappresentassero la memoria di quelle esperienze.[4] L'ipotesi freudiana sottintende un fatto molto controverso, e cioè che se si apprende una cosa molto importante, essa passa a livello genetico, e viene 'ereditata' dalla generazione successiva. Esasperando molto il concetto (per fare un esempio evidente) è come se dicessimo che un campione di scacchi (per il quale quel gioco è molto importante) avrà i figli che già alla nascita sapranno giocare a scacchi...o per lo meno vi saranno predisposti geneticamente, al punto che, se giocheranno anch'essi a scacchi, trasmetteranno a loro volta questo carattere acquisito (abilità scacchistica) ai loro figli, e l'evoluzione propria di quella catena di individui produrrà campioni di scacchi, necessariamente! [5]

    Una teoria evoluzionistica che ipotizzava la ereditarietà dei caratteri acquisiti era stata formulata dal naturalista Lamarck [6] che aveva sostenuto che se in una generazione viene trovato un adattamento efficace, si produce a livello genetico una modificazione che lo rende stabile anche nella generazione successiva: le giraffe (per esempio) avrebbero 'allungato' il collo perché i loro antenati (col collo corto) avrebbero trovato vantaggioso allungarlo per giungere a mangiare le foglie degli alberi; ciò avrebbe prodotto un 'desiderio' che avrebbe agito a livello genetico. La teoria lamarckiana fu successivamente superata dalla teoria della selezione naturale formulata da Darwin [7] secondo la quale (per esempio nel caso della giraffa) ce ne furono alcune che nacquero per caso con il collo un po' più lungo; riuscirono a nutrirsi di più e meglio, e anche i loro piccoli morirono in una percentuale minore rispetto a quelle rimaste con il collo corto; alla fine del processo di selezione dei più adatti, sono rimaste solo le giraffe con il collo lunghissimo ...

    Osserviamo che sia la teoria di Lamarck che quella di Darwin riguardano la ereditarietà di modifiche fisiche, mentre secondo l'ipotesi di Freud, sarebbero trasmessi anche caratteri culturali; con tale ipotesi, Freud andava addirittura oltre la teoria evoluzionistica della ereditarietà dei caratteri acquisiti (pur non ignorando che essa era molto avversata). [8] Probabilmente (come sostiene egli stesso) Freud era pervenuto a un'ipotesi così controversa perché non sapeva spiegarsi in altro modo il fatto che il conflitto edipico apparisse attivo ancor prima che "il bambino nevrotico" avesse avuto il tempo di "apprenderlo dall'esperienza" o prima che esso gli fosse "comunicato". Forse, l'argomentazione di Freud (che tradisce un po' di disagio!) dovrebbe bastare...eppure sembra che si possa fare anche qualche altra considerazione.

    La prima è che le osservazioni di Freud riguardavano bambini nevrotici, nei quali proprio la presenza di questa patologia testimoniava che era già intervenuta una comunicazione disfunzionale. Resta un mistero perché Freud escludesse che nell'àmbito di quella più vasta comunicazione disfunzionale avesse potuto trovar posto anche quella relativa al divieto edipico, ma bisogna tenere presente che ciò che oggi sappiamo essere comunicazione è ben più di quanto poteva sapere Freud a quell'epoca: egli, infatti, intendeva per "comunicazione" prevalentemente solo il linguaggio (più o meno) manifesto. Viceversa, oggi sappiamo che la possibilità di esprimere una interdizione (come il divieto edipico) può basarsi su "segni" che hanno valenza comunicativa pur non essendo "segni linguistici".

    Una seconda considerazione è legata anch'essa all'enorme differenza di informazioni scientifiche disponibili attualmente rispetto a quando Freud stendeva quei suoi scritti: particolarmente quando parlava degli 'istinti', ignorava la loro base genetica, e (anche rispetto ad essi) si sentiva costretto a ricorrere all'ipotesi della 'memoria delle esperienze' delle generazioni precedenti. [9] Invece, ora sappiamo (dalla teoria evoluzionistica di Darwin) che ogni volta che si è verificata una modificazione fisica che ha avvantaggiato alcuni individui di una specie, questi si sono affermati al punto che tutti gli altri (svantaggiati rispetto a loro) sono 'scomparsi', eliminati per selezione naturale. Sappiamo anche che, trattandosi di una modificazione fisica, essa è stata trasmessa geneticamente ai discendenti e si è resa stabile nella specie: per questo tutti gli individui di adesso di quella specie sono dotati di quella 'fortunata' modificazione ontogenetica. [10] Ciò premesso, osserviamo che (per es.) anche la accortezza del gatto quando saggia cautamente il sostegno dove poggia la zampa (che è un 'istinto' presente in tutti i gatti di adesso) è un elemento che possiamo pensare abbia avvantaggiato i gatti 'cauti' rispetto a quelli 'incauti', i quali presumibilmente sono 'scomparsi', eliminati per selezione naturale dalla maggior sopravvivenza dei 'gatti modificati'. Questa, però, è una modifica istintuale; si capisce che i gatti 'cauti' se ne siano potuti avvantaggiare al punto da sopravvivere essi solo rispetto agli altri...ma, come si è potuta trasmettere una modifica di questo tipo? e come ha potuto rendersi stabile nella specie?

    Oggi sappiamo (ma Freud non poteva saperlo) che ogni modifica istintuale (tutte, e non solo quella che nel nostro esempio avvantaggiò i gatti 'cauti') si basa su (e dipende da) corrispondenti modificazioni fisiche, avvenute in alcune strutture nervose; esse, una volta modificatesi (o formatesi ex-novo) impongono agli individui il comportamento involontario al quale diamo il nome di istinto; quelle strutture nervose (quelle sì!) si trasmettono ereditariamente per via genetica, e se costituiscono un vantaggio, si rendono stabili in ciascuna specie, per effetto del processo di selezione. Per questo, tutti gli individui della stessa specie hanno la stessa struttura fisica e hanno anche gli stessi istinti: entrambe le cose 'vantaggiose' per la sopravvivenza della specie, ed entrambe basate su modifiche (mutazioni) che sono corporee, anche se riguardano parti del corpo diverse: la struttura muscolo-scheletrica nel primo caso, il sistema nervoso (e suoi contenuti) nel secondo. [11]

    Vogliamo chiudere queste argomentazioni con una osservazione (che svilupperemo con più spazio prossimamente). Le neuroscienze rendono oggi possibile considerare l'inconscio umano (per buona parte) simile a ciò che nel mondo animale è l'istinto, vale a dire la 'spinta' ad attuare un insieme di comportamenti rivelatisi i più adatti alla sopravvivenza del singolo e della specie; trascritti nelle strutture nervose nel corso dell'evoluzione, questi comportamenti inconsci/istintivi si sono stabilizzati e appaiono 'regole' uguali in tutti gli individui della stessa specie: infatti, le modalità con le quali si costruisce l'inconscio (ed alcuni suoi contenuti pulsionali) sono uguali in tutti gli individui della specie umana, e tutti gli animali della stessa specie hanno gli stessi istinti. [12]

    Da ultimo, osserviamo che l'ipotesi che l'inconscio umano derivi da processi analoghi a quelli che negli animali producono l'istinto, (o sia "quei" processi!) spiega la sua natura non-cosciente e la non-volontarietà dei comportamenti da esso indotti; ciò, in maniera analoga a quanto avviene negli animali, nei quali il comportamento istintivo non è volontario, ma pre-organizzato dal contenuto delle strutture nervose.

    Bibliografia citata nel testo: S. FREUD "Opere": Boringhieri (TO 1980)

    NOTE

    [1] All'epoca della maturità di Freud, il mondo occidentale era travolto da dinamiche sociali e politiche molto inquietanti come dittature di diversa natura, persecuzioni razziali, la rassegnazione/consapevolezza dell'inevitabilità (e dell'imminenza) di conflitti bellici generalizzati ... e Freud (come altri) si chiedeva se tutto ciò trovasse fondamento su qualche componente psicologica acquisita dall'uomo nel corso dell'evoluzione, che fosse quindi comune a tutti, e agisse a livello di massa. (Vedi "Perché la guerra? - Carteggio con Einstein" 1932). Qui facciamo particolare riferimento allo scritto "Mosè, il suo popolo e la religione monoteista" (1938) inserito come 'terzo saggio' nella più vasta opera "L'uomo Mosè e la religione monoteista" steso tra il 1934 e il 1938, nel quale le interpretazioni psicoanalitiche sono poste in rapporto con l'evoluzione dell'uomo in termini chiari e mai tanto espliciti come in precedenza. In effetti, però, anche 'più da giovane', Freud aveva accennato a questo argomento: si veda "Totem e tabù" (1912), "Metapsicologia" (1915), "L'IO e l'ES" (1922), e "Analisi terminabile e interminabile" (1937). (tutti in "Opere"; op.cit.)

    [2] L'aggressività, la rabbia, la difesa gelosa del proprio territorio sono comuni a tutte le creature, e sono funzionali alle esigenze di ciascuna specie, ma perché nell'uomo si manifestano anche altre caratteristiche, quali (per es.) il pudore della nudità, il divieto edipico, il senso morale, ecc.? E come tali caratteristiche sono diventate tanto stabili da ritrovarsi in tutti gli individui? (almeno del 'nostro' gruppo umano, e non in tutti: basti pensare a popolazioni dove non esiste interdizione né per la nudità, né per l'incesto). Come vedremo, Freud fa l'ipotesi della trasmissione genetica di questi caratteri che sarebbero stati acquisiti dal 'nostro' gruppo umano nel corso delle vicende di civilizzazione.

    [3] Secondo gli antropologi, la 'orda' costituì il primo piccolo gruppo sociale umano; essa era formata da un gruppo di maschi adulti, tra di loro ordinati gerarchicamente, che imponevano una rigida subordinazione sia alle femmine che ai maschi ancora non adulti.

    [4] Riportiamo letteralmente le osservazioni di Feud: "Se studiamo le reazioni ai traumi del bambino piccolo, siamo spesso sorpresi di trovare che esse non si attengono strettamente all'effettiva esperienza individuale, ma si allontanano da essa in una maniera che s'adatta assai meglio al modello di un evento filogenetico e che, in maniera del tutto generale, si spiega solamente mediante un suo influsso. Il contegno del bambino nevrotico verso i genitori nel complesso edipico e in quello di evirazione abbonda di tali reazioni, che individualmente appaiono ingiustificabili e che divengono comprensibili solo filogeneticamente, poste in relazione con le esperienze di generazioni precedenti." ("L'uomo Mosè .../terzo saggio" in 'Opere' vol. 11; pag 419; op.cit.)

    [5] Di fatto, Freud sostenne proprio qualcosa del genere: il divieto edipico (così come ipoteticamente il gioco degli scacchi) appreso dai padri, sarebbe diventato un elemento di conoscenza trasmesso geneticamente alla generazione successiva. L'elemento cognitivo (edipo o scacchi che sia) acquista la caratteristica della necessità (inevitabilità) della progressiva affermazione per il fatto di essere trasmesso geneticamente (purché sia rinforzato di generazione in generazione). E' evidente che si tratta di un'ipotesi molto ardita; molto!

    [6] Jean Baptiste de Lamarck (1744-1829), naturalista francese, formulò la teoria evoluzionistica fondata sull'ipotesi della ereditarietà dei caratteri acquisiti. La sua teoria (rifiutata dai genetisti che la definiscono una "bestemmia") negli ultimi decenni è stata più volte riproposta, perché riconsiderata non pregiudizialmente infondata in base alle più recenti scoperte scientifiche.

    [7] Charles Robert Darwin (1809-1882), naturalista inglese, in un viaggio di cinque anni intorno al mondo raccolse un gran numero di osservazioni sulla flora e sulla fauna in base alle quali formulò la teoria evoluzionistica fondata sull'ipotesi della selezione naturale. Secondo la teoria darwiniana, solo gli individui meglio adattati all'ambiente riescono a sopravvivere e a riprodursi; le specie animali (così come le osserviamo adesso) sono il frutto di una serie di piccoli cambiamenti (mutazioni genetiche diremmo oggi) che si sono verificati casualmente ma che hanno soddisfatto le esigenze ambientali di ciascuna di quelle specie. E gli individui di ciascuna specie nei quali non si sono verificati cambiamenti, o non sono risultati efficaci? Si sono estinti, sono semplicemente tutti morti, senza riprodursi in numero sufficiente per non scomparire, e hanno lasciato posto a quelli più 'fortunati', a quelli che osserviamo oggi, e che ci appaiono ben adatti al loro ambiente...

    [8] Riferiamo ancora una volta lo scritto di Freud stesso; egli premette che negli scritti precedenti sugli stessi temi aveva sempre avuto in mente la possibilità che una serie di tradizioni culturali risultasse trasmessa per via di ereditarietà genetica, e aggiunge esplicitamente "e non propagata per comunicazione" (vale a dire 'trasmessa non per via di apprendimento' né 'per modelli culturali'). Freud ammette che "la mia posizione è resa più difficile dall'atteggiamento attuale della scienza biologica, che non vuol sentir parlare di proprietà acquisite dai discendenti per eredità." ("L'uomo Mosè .../terzo saggio" in 'Opere' vol. 11; pag. 420. Op.cit.) La posizione di Freud, in effetti, non era agevole: con la sua ipotesi, egli andava anche oltre la (già molto criticata) teoria evoluzionistica di Lamarck (alla quale fa riferimento solo implicito: non menziona mai né la teoria, né il suo ideatore). L'ulteriore passo fatto da Freud consiste nel fatto che l'ipotesi lamarckiana considera ereditabili i caratteri fisici acquisiti; Freud, invece, parla di caratteri culturali ...

    [9] Di nuovo, lasciamo la parola a Freud: "Se i cosiddetti istinti degli animali, che consentono loro di comportarsi fin dall'inizio in una nuova situazione vitale come se fosse antica e da tempo familiare, se mai questa vita istintiva degli animali ammette una spiegazione non può essere che questa: gli animali portano con sé nella loro nuova esistenza le esperienze della loro specie, ossia hanno conservato in sé ricordi di ciò che avevano sperimentato i loro progenitori. Nell'animale umano le cose in fondo non sarebbero diverse. Agli istinti degli animali corrisponde l'eredità arcaica a lui propria, benché di altra estensione e contenuto." ("L'uomo Mosè .../terzo saggio" in 'Opere' vol. 11; pagg. 420-421. Op.cit.)

    [10] Ricordiamo che la filogenesi è il processo al quale si attribuisce l'evoluzione di tutte le specie (e che in particolare ha reso possibile che da una specie se ne originasse un'altra); invece, la ontogenesi riguarda le trasformazioni che sono intervenute all'interno di ciascuna specie. Per es., il processo per cui dai rettili privi di zampe (serpenti) si sono evoluti quelli che le hanno (lucertole), è un processo filogenetico; l'allungamento del collo della giraffa (che riguarda solo quella specie particolare) è un processo evolutivo ontogenetico. Osserviamo che si tratta di una 'precisione' della quale non sempre ci si cura: anche Freud, negli scritti riportati in queste note, nomina la 'filogenesi' laddove fa invece evidente riferimento alla 'ontogenesi' dell'uomo (nel corso della quale si sarebbero stabilizzati nella nostra specie particolare il divieto edipico e altro ...)

    [11] Ancora una volta ci troviamo di fronte alla 'naturalità' dei processi mentali e alla difficile definizione di un confine tra il fisico e lo psichico (o se si vuole, tra il corporeo e il mentale). Il fatto che i contenuti psichici dipendano da stati fisici (che sono tali perché si realizzano nella struttura fisica del sistema nervoso) non solo rende evanescente il confine tra corpo e mente, ma va progressivamente rivelando che la mente è patrimonio comune a tutte le creature esistenti; patrimonio emerso dalla natura, e dal lavoro (che non abbiamo motivo di ritenere non stia ancora adesso continuando!) di costruzione di sempre più complesse forme organizzative della struttura materiale su cui poggia la vita.

    [12] Precisiamo che i 'contenuti inconsci' dell'uomo che valutiamo simili all'istinto degli animali e uguali in tutti gli individui, si limitano a quelli generati dall'attività del sistema neurovegetativo come risposta biologica dell'organismo umano agli stimoli ambientali; tra questi, aggressività/possessività, dominanza/subordinazione, reazioni di lotta/fuga, rabbia, paura e depressione, dipendenza/socialità, sessualità...e anche quelle dinamiche egoiche (non tutte!) che -per quanto esclusive dell'uomo- emergono anch'esse da attività del sistema nervoso finalizzate alla salvaguardia dell'individuo, e che risultano contraddistinte dalla non-volontarietà. Pertanto, escludiamo esplicitamente da ogni similitudine con gli istinti animali tutto quanto emerge dal processo di civilizzazione, che risulta diverso in dipendenza dei modelli culturali (e trova collocazione nello spazio della volontà cosciente). Sosteniamo, anzi, che è proprio in questo 'spazio di coscienza' (di un IO esclusivamente umano) che possono trovare un limite efficace le dinamiche inconscie, incompatibili con il processo di civilizzazione e dalle quali l'IO voglia affrancarsi.

 

Sigmund Freud

 

 

Sigmund Freud

 

  • Freud nasce a Freiberg, in Moravia, il 6 maggio 1856 da genitori di origine e religione ebraica che lo sottopongono a circoncisione. A Vienna, dopo essersi laureato in medicina nel 1881, comincia il suo periodo neurologico che, grazie a studi e pubblicazioni, gli varrà la docenza. I suoi interessi per la psicologia e la filosofia, la frequenza alle lezioni di J.M. Charcot alla Salpetriere di Parigi, l'amicizia e la collaborazione con Josef Breuer, segnano la nascita della psicoanalisi. In particolare la scoperta dell'inconscio porta, in un primo tempo, a rappresentare la psiche come un campo di forze, a livello dinamico (da una parte le forze legate a bisogni e desideri rimossi dalla coscienza, contro le forze legate ai valori e alle necessità dell'Io), in un secondo tempo, come una realtà complessa, divisa da Freud in tre zone o luoghi che definiscono la prima topica:

    L'inconscio è un sistema dell'apparato psichico composto dai contenuti psichici che hanno subito una rimozione e ai quali è pertanto interdetto l'ingresso alla coscienza. È una forza attiva, dotata di proprie finalità e operante con una propria logica.

    Il preconscio è un sistema dell'apparato psichico con contenuti psichici che non sono attualmente nel campo della coscienza, ma il cui accesso alla coscienza non è interdetto. Comprende ricordi, rappresentazioni, desideri.

    La coscienza è un sistema dell'apparato psichico che riceve stimoli sia dal mondo esterno sia dall'organismo. Si identifica con la nostra attività diurna e consapevole.

    Freud ritiene quindi che la causa delle psiconevrosi è da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce, i cui sintomi risultano psicogeni, cioè non derivano da disturbi organici. Dopo il lutto del padre, nel 1896, Freud inizia la sua autoanalisi appoggiandosi all'amico Wilhelm Fliess, nel loro epistolario si rintracciano sia le scoperte analitiche fondamentali sulla nuova scienza, sia la profonda esplorazione interiore che Freud compì su se stesso. Nel 1910 viene fondata l'Associazione psicoanalitica internazionale che aggrga allievi ed estimatori di Freud (ad es. C.G. Jung, E. Bleuler, A. Adler, S. Ferenczi, K. Abraham). La psicoanalisi, non si serve più dell'ipnosi, né dell'elettroterapia o farmaci, ma è una talking cure (cura con le parole), per liberare il rimossooccorre far vincere al paziente le resistenze, soprattutto grazie al tranfert che questi applica sull'analista. Durante la saduta psicoanalitica si utilizzano le associazioni libere per l'interpretazione dei sogni. Dietro il sogno, comunemente inteso come il solo contenuto onirico manifesto, Freud ipotizza l'esistenza dei pensieri onirici latenti che sono un misto di residuo diurno (le esperienze fatte durante la veglia) e di un desiderio pulsionale, trasfigurati tramite il lavoro onirico attraverso la censura. Il sogno è quindi simile ad un rebus, ad un geroglifico perché i suoi elementi non possono venire decodificati tramite le regole logiche della coscienza, ma hanno alla base una relazione simbolica. Per interpretare correttamente il sogno bisogna tener conto:

    della condensazione, cioè la tendenza ad esprimere in un unico elemento più elementi collegati tra loro;

    dello spostamento, che consiste nel trasferimento di interesse psichico da una rappresentazione ad un'altra; della drammatizzazione delle situazioni;

    della rappresentazione per opposto;

    della simbolizzazione.

    Proseguendo la sua indagine alla psiche Freud, nell'opera L'Io e l'Es del 1922, individua la seconda topica, basata, non più su un modello spazializzato della psiche, ma su un modello umano-relazionale in cui le tre istanze sono centri di psichismo che hanno esigenze e modi di agire ben differenziati:

    l'Es è il centro pulsionale, l'istanza più irrazionale, più pressante e intransigente;

    il Super-io è l'istanza morale e critica della personalità, le cui esigenze si spingono fino a una crudele azione persecutoria nei confronti dell'IO;

    l'Io è sottoposto ad un triplice servaggio, si trova infatti costretto a mediare tra i bisogni dell'Es, la severità del Super-io e i dati e le richieste del mondo esterno.

    Le affermazioni più scioccanti della psicoanalisi, che sconvolsero un'epoca, riguardano la sfera della sessualità. Per Freud il bambino è un perverso polimorfo. È perverso perché la sua ricerca del piacere non è finalizzata alla riproduzione, ed è polimorfo perché, per la sua soddisfazione, stimola tutte le parti del proprio corpo. Freud è convinto che le situazioni traumatiche alla base di una nevrosi sono da rintracciarsi nella vita e nella fantasia sessuale infatile e a questo proposito traccia le fasi del suo sviluppo:

    fase orale, dalla nascita ai due anni, in cui la libido si concentra nella bocca;

    fase anale, dai due ai quattro anni, in cui il bambino prova piacere nel controllo dello sfintere;

    fase fallica, dai quattro ai sei anni, in cui si sviluppa nel maschio il complesso di castrazione e nella femmina l'invidia del pene. Durante questa fase nasce il complesso edipico in cui le fantasie sono rivolte verso il genitore di sesso opposto. Superando normalmente il complesso viene introiettata la sfera morale con la comparsa del Super-io;

    fase di latenza, dai sei agli undici anni, che segna la tregua ma anche la rimozione dei precedenti desideri sessuali, per lasciare spazio all'introiezione dell'ordine culturale e sociale dell'ambiente;

    fase genitale, con pubertà, durante la quale si forma in maniera definitiva la propria personalità sessuale.

    Freud organizza un ulteriore livello d'indagine della psiche, quello economico che è di tipo energetico, prende in considerazione la quantità di energia di cui le forze psichiche sono cariche e premono per il soddisfacimento. L'energia che alimenta le forze operanti nell'inconscio è libera, spinge direttamente e ciecamente verso la scarica, mentre quella nel preconscio e conscio è legata, viene controllata in modo da ritardare la scarica. La motilità dell'energia è significativa perchè sottolinea come questa possa essere veicolata da un oggetto all'altro, ad esempio nell'isteria da conversione (quando l'energia che in un primo momento alimentava un desiderio sessuale inconscio va successivamente ad alimentare i processi biologici che determinano un disturbo somatico). L'energia, punto di congiunzione tra biologia e psicologia, è la fonte delle pulsioni.

    Freud individua in Al di là del principio del piacere un'opera metapsicologica, questo termine designa un tipo di indagine psicoanalitica che prende in considerazione la vita psichica dai tre differenti punti di vista, analizzati in precedenza, dinamico, topico ed economico. L'oggetto è sempre lo stesso ma viene affrontato con prospettive differenti e anche con concetti e con obiettivi diversi, tuttavia, in ambito metapsicologica, quello economico è il punto di vista dominante.

    Nell'aprile del 1923 a Freud viene asportato un tumore al palato che si rivela di natura maligna e lo costringerà a subire trentatre interventi e ad utilizzare una protesi che gli impedirà di tenere conferenze e lezioni. La sua attività clinica e scientifica prosegue comunque intensamente fino al 1938, anno in cui i nazisti occupano Vienna ed è costretto a partire per Londra dove, un anno dopo, morirà.

    SIGMUND FREUD

    A cura di Diego Fusaro

    L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

    Una via privilegiata per addentrarsi nell'inconscio é per Freud data dall' interpretazione dei sogni ; la cosiddetta autoanalisi, cioè l'analisi che Freud mise in atto sulla propria persona, fu portata avanti in buona parte sul materiale che i suoi stessi sogni gli offrivano.

    Nel 1900 appare L'interpretazione dei sogni , che può venir considerata il vero e proprio manifesto della psicoanalisi; stando a Freud, il sogno non é l'inconscio e basta, ma é solo una delle sue manifestazioni, la quale, se opportunamente interpretata, permette di accedere ai contenuti repressi e al modo di lavorare dell'inconscio stesso. Durante il sonno infatti la censura messa in atto dalla coscienza si affievolisce e così l'inconscio, coi suoi desideri rimossi, preme con più intensità e genera tensioni; il sogno, presentando all'immaginazione come realizzati i desideri inconsci, rende possibile la liberazione di queste tensioni: in questo senso, il sogno viene concepito da Freud come l' "appagamento di un desiderio". Ma questa realizzazione si attua in forma allucinatoria, tramite mascheramenti e deformazioni, effettuate dalla censura della coscienza stessa, che, sebbene affievolita, può ancora dire la sua: il fine di queste deformazioni é di rendere accettabili alla coscienza i contenuti rimossi. In ciò consiste il lavoro onirico .

    Il sogno ha un contenuto manifesto , quale appare al sognatore che racconta il proprio sogno: esso può risultare incoerente o anche prendere la forma di una storia dotata di una certa coerenza, ma il racconto dei propri sogni fatto dai sognatori é sempre un'elaborazione secondaria, ovvero un rimaneggiamento che porta a renderli, in linea di massima, comprensibili. Il vero significato del sogno non é quindi in questo livello, ma sta nel contenuto latente che é stato trasformato dal lavoro del sogno, dando luogo al contenuto manifesto. Il contenuto latente va allora ricostruito ripercorrendo all'indietro il lavoro svolto dal sogno: e proprio in questo consiste l' interpretazione dei sogni, che risale dal sogno come risultato finito agli elementi per i quali é stato composto secondo regole e meccanismi specifici. Il sogno infatti non é un fenomeno arbitrario e casuale, che esula totalmente dalla logica, bensì é il risultato di un lavoro dell'inconscio, che lavora secondo una propria logica, diversa da quella della vita conscia che noi conosciamo. In primo luogo, esso dà una veste visiva anche ad elementi che non sono tali da averla, come desideri o pensieri; inoltre, le componenti del sogno sono formazioni sostitutive, ossia simboli , rappresentazioni indirette e figurate di conflitti o desideri inconsci: si tratta allora di individuare che cosa simboleggi ciascuna componente del sogno.

    Ma questo é possibile solamente tenendo in considerazione le regole 'sintattiche' che presiedono al collegamento di questi disparati elementi: queste regole sono essenzialmente la condensazione e lo spostamento; la condensazione é la tendenza ad imprimere tramite un solo elemento più elementi connessi tra loro, ad esempio rappresentando due individui mediante un unico tratto comune o tramite un'assonanza tra i loro nomi e così via; questo vuol dire che, in una certa misura, il contenuto manifesto del sogno contiene sempre abbreviazioni rispetto a quello latente. Lo spostamento consiste nel trasferimento di interesse da una rappresentazione ad un'altra, trasferimento che permette, grazie ad associazioni, di passare dai contenuti rimossi ad altri che appaiono più neutri sul piano emotivo. Tenendo presenti queste regole, l'interpretazione può arrivare alla decifrazione del sogno, il quale al termine dell'analisi non sembrerà più un semplice racconto fatto per immagini, ma un insieme organizzato e ragionato di pensieri, tramite il quale si esprimono i desideri risalenti al passato, per lo più all'infanzia.

    A parere di Freud, la censura che impedisce l'emergere alla coscienza di contenuti rimossi opera non solo nel sogno, ma anche in altri comportamenti della vita quotidiana, come nelle amnesie temporanee, per esempio di certe parole, o nei lapsus , in cui una parola viene detta anzichè un'altra, o in determinati gesti automatici o involontari, o, ancora, nei motti di spirito. Per lo più questi sono atti mancati , cioè azioni in cui il risultato apertamente perseguito e solitamente raggiungibile non viene raggiunto, ma é sostituito con un altro atto. Solitamente questi comportamenti sono attribuiti al caso o alla distrazione, cioè ad una riduzione della soglia della coscienza; in realtà per Freud essi sono comprensibili solo ammettendo l'esistenza dell'inconscio, già a suo tempo individuato da Leibniz, che lavora esprimendo contenuti riconducibili a qualcosa di rimosso, ma sottoponendoli al tempo stesso a deformazioni. Freud scrive alcune opere su questi argomenti, come Psicopatologia della vita quotidiana (1901) e Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio (1905). Da essi si può evincere che anche le attività coscienti dell'individuo normale possono essere perturbate dal riaffiorare di contenuti rimossi, che si estrinsecano in questi comportamenti. Ma la presenza di elementi patologici nella vita normale e di ogni giorno trova ulteriore conferma nella scoperta dell'esistenza di una sessualità infantile.

    Inconscio, Io e Super Io

    Inconscio

    Termine che si riferisce ai contenuti psichici (desideri, ricordi, paure, sentimenti e idee) non presenti alla coscienza dell'individuo. L'esistenza di una mente inconscia era già stata ipotizzata in filosofia e in psicologia, ma solo con la psicoanalisi il concetto fu oggetto di studio sistematico. La nozione di inconscio fu elaborata da Sigmund Freud, che lo considerò come il ricettacolo delle esperienze derivanti dalla vita infantile, completamente sconosciute alla mente cosciente e identificabili solo attraverso i sogni e i sintomi psicopatologici. Nell'inconscio confluiscono anche le pulsioni sessuali (libidiche) e aggressive e le successive modificazioni su di esse operate in seguito allo sviluppo del Super-io. Lo psicoanalista svizzero Carl Jung dissentì da Freud sulla natura pulsionale dell'inconscio e ipotizzò la presenza di un inconscio collettivo, costituito da fantasie arcaiche, universali.

    Ego

    Termine della psicoanalisi per definire l'Io, uno dei tre aspetti della psiche umana secondo Sigmund Freud (insieme a Es e a Super Ego), deputato ai rapporti con la realtà e influenzato da fattori sociali. La sua formazione ha inizio al momento della nascita, dal primo contatto con il mondo esterno (persone e cose). Nella sua funzione di controllo degli impulsi inaccettabili, l'Io agisce da mediatore tra i desideri inconsci e le richieste sociali.

    Super-Ego

    In psicoanalisi, istanza dell'apparato psichico, assieme a Es e Io. Nell'accezione di Sigmund Freud, il termine indica la parte della mente che, nella personalità normale, controlla e modifica automaticamente gli istinti antisociali derivanti dall'Es per adeguarli alle richieste dell'ambiente. Il Super-Ego si sviluppa gradualmente nel bambino attraverso l'adozione inconscia dei valori e delle norme morali dei genitori prima, e dell'ambiente sociale poi.

    Es

    In psicoanalisi, una delle tre parti della psiche umana (insieme con Io e Super Io). L'Es può essere considerato equivalente all'accezione comune di inconscio, la riserva di forze pulsionali, necessità biologiche, desideri e motivazioni affettive; è regolato dal principio del piacere, che porta l'individuo alla gratificazione immediata dei bisogni. Secondo Sigmund Freud, l'Es è alimentato da un'energia propria, detta libido, di natura essenzialmente sessuale.

 

Sigmund Freud

 

 

Sigmund FREUD (1856-1939)

Freud nasce a Freiberg, in Moravia. La sua famiglia, di origini ebraiche, si trasferisce qualche anno dopo a Vienna. Freud si laurea in medicina nel 1881 e si specializza in neurologia. Nel 1885, grazie a una borsa di studio, è a Parigi presso la scuola di neuropatologia di Salpetriere, ai tempi tra le più rinomate.

Nel 1886 si sposa con Martha Bernays, da cui ebbe sei figli (da ricordare Anna Freud, che portò avanti il lavoro del padre nel campo della psicoanalisi infantile). Nel 1895, tornato a Vienna, pubblica assieme a Josef Breuer gli Studi sull'isteria che segnano l'inizio della scoperta della psicoanalisi.

Il fatto che portò alla nascita della psicoanalisi è la celebre guarigione di una paziente, Anna O. Colpita da isteria, Breuer utilizzerà l'ipnosi per riportare alla luce gli avvenimenti inconsci che causarono il trauma. Accortosi però che la paziente stava sviluppando un certo legame affettivo nei suoi confronti (il transfert), Breuer lascerà proseguire la cura a Freud, il quale, senza ipnosi e con l'aiuto della talking cure (il metodo discorsivo che dava libero sfogo al flusso dei pensieri), ne curerà definitivamente l'isteria.

Nel 1900 Freud pubblica l'Interpretazione dei sogni, il testo che segna ufficialmente la nascita della psicoanalisi. La nuova teoria faticherà a imporsi e troverà non poca resistenza in ogni campo, sopprattutto a causa dei risvolti rivoluzionari legati alla scoperta della sessualità infantile.

Nel 1908 si tiene il primo congresso della Società Psicoanalitica Internazionale, al quale partecipano anche Jung e Adler, successivamente allontanatisi dalla linea di Freud e fondatori di teorie proprie ed autonome.

Nel 1933, a Berlino, il regime nazista brucerà, tra gli altri, anche i libri di Freud. Malgrado la sua ristrosia nel lasciare Vienna, partirà con la famiglia per Londra nel 1938, dove morirà un anno dopo.

Opere principali: L'Interpretazione dei sogni (1900); Psicopatologia della vita quotidiana (1901); Tre contributi alla teoria sessuale (1905); Il motto di spirito e le sue relazioni con l'inconscio (1905); Totem e tabù (1913); Per la storia del movimento psicoanalitico (1914); Al di là del principio del piacere (1920); L'Io e l'Es (1923); L'avvenire di un'illusione (1927); Il disagio della civiltà (1930); Lezioni introduttive alla psicoanalisi (1932).

*

Sommario

1. La psiche come entità autonoma

2. Prima topica. Conscio, inconscio e preconscio

3. La nevrosi, la rimozione e l'equilibrio psichico

4. La sublimazione: l'elaborazione realistica e creativa del trauma

5. Principio di piacere e principio di realtà

6. Il metodo psicoanalitico: la talking cure

7. Il sogno: il luogo degli indizi psichici

8. Eros e Thanatos

9. Seconda topica. Io, Es, e Super-io

10. Il cammino della sessualità

11. Totem e tabù

*

1. La psiche come entità autonoma

Partendo da un ambito prettamente medico la psicoanalisi ha finito per rivestire una importanza sempre maggiore per la vita degli uomini: la scoperta rivoluzionaria che la psiche nasconde in sé più livelli autonomi, indipendenti dalla volontà conscia del quotidiano, non poteva che costringere a rivedere molte delle opinioni che l'uomo si era fatto sulla propria libertà di scelta, sul fondamento delle proprie leggi morali, sulle reali intenzioni di ogni suo atto.

La psicoanalisi fu ed è in qualche modo il tentativo di riempire un vuoto, la speranza di poter risolvere entro se stessi ogni conflitto manifestatosi all'esterno, nella realtà, attraverso un atteggiamento esclusivamente ateo e scientifico. Sul fatto che la psicoanalisi sia realmente riuscita a dare qualche risposta ai suoi frequentatori abituali e interessati non possiamo dare risposte certe, indubbia è la sua importanza non solo in ambito medico, ma anche in ambito filosofico.

Interessante leggere la psicoanalisi alla luce del pensiero di Nietzsche e di Schopenhauer. Nietzsche aveva portato alla luce l'importanza dello stato psico-fisiologico dell'individuo, per cui non è la virtù che conduce l'uomo alla felicità, ma è la felicità dell'uomo che porta a pensare la virtù. Nietzsche riscontra quindi nell'individuo quell'entità originaria e istintiva che è l'energia vitale stessa, nel suo flusso caotico, egli considera però la psiche una delle tante forme di menzogna messe in atto dall'uomo per ordinare il flusso caotico dell'esistenza. In Schopenhauer vi è invece l'individuazione di un principio caotico che sottende il funzionamento del mondo, quel cieco e irresistibile impeto che è la volontà. La volontà di cui parla Schopenhauer è quindi il fondo istintuale e irrazionale che genera ogni cosa e che si trova nel profondo dell'anima di ciascun uomo (e Schopenhauer giunge a porre questa entità caotica come cosa in sé, esistente indipendentemente dagli uomini). Sia il mondo come scontro di profonde e oscure forze istintive indicato da Nietzsche che la volontà di Schopenhauer si possono leggere come anticipazioni di quella forza psichica caoticamente desiderante e serbatoio di ogni libido che Freud chiamerà Es (si veda il capitolo 9).

2. La prima topica: Conscio, Inconscio e Preconscio

La psiche umana non è del tutto trasparente. Non tutto ciò che sentiamo e crediamo di intendere in superficie è in sé compiuto e completamente chiaro. La psiche è come un iceberg: la parte superficiale è molto meno rilevante della parte sommersa, immensa e misteriosa. Freud, come prima suddivisione della psiche, formula la prima topica (nel senso di toponomastica, dislocazione e individuazione di luoghi psichici): la psiche è suddivisa in conscio, inconscio e preconscio.

L'Inconscio. E' la parte sommersa della psiche: i suoi scopi sono autonomi e nascosti alla coscienza superficiale. L'inconscio contiene il "ribollire" dei pensieri nascosti al sentire immediato, l''uomo non sente il contenuto dell'inconscio, l'inconscio ha una sua vita autonoma, le forze psichiche in esso contenute lottano e "agiscono" all'oscuro del pensato cosciente.

Il Preconscio. E' composto da i ricordi non completamente consci ma facilmente richiamabili alla coscienza superficiale, come, ad esempio, desideri e sentimenti dominanti che sottendono particolari circostanze o fasi della vita. Già dal nome si può notare come il preconscio è posto da Freud come termine medio tra l'assolutamente non percepito rappresentato dall' "inconscio" e il percepito chiaramente rappresentato dal "conscio".

Il Conscio. E' la parte superficiale della psiche, la coscienza "chiara e distinta" del contenuto della mente, l'ordinaria percezione dei pensieri, con il loro flusso di idee immediatamente presenti alla coscienza.

3. Nevrosi, rimozione ed equilibrio psichico

E' entro questa struttura della psiche che si possono manifestare le nevrosi, le psicosi e le isterie, ovvero quelle malattie dell'animo legate a uno squilibrio, a un trauma (un evento che ferisce profondamente l'anima), a quel meccanismo psichico che genera l'impedimento di uno sfogo emotivo e il porre in essere di una rimozione degli eventi indesiderati.

La nevrosi è quel malessere della psiche che insorge quando ci nascondiamo un trauma. Fatti e accadimenti spiacevoli sono infatti spesso oggetto di rimozione, ovvero di una dimenticanza impostaci dalla nostra mente: tali fatti spiacevoli vengono stipati allora nell'inconscio, e, nel loro tentativo inesausto di riaffiorare, vengono sublimati (trasformati in energia e comportamenti positivi) o dolorosamente castrati dalla mente cosciente (e in questo caso assumono le forme negative di compulsioni, ovvero atti illogici, tic nervosi, ai quali non ci possiamo sottrarre, e ossessioni, corto circuiti mentali, che ci costringono a tormentarci attorno a un'idea fissa).

Il concetto di nevrosi porta a rivoluzionare il nostro concetto equilibrio mentale: ben presto ci si accorgerà che pochi di noi sono realmente immuni da manie e nevrosi più o meno fastidiose. La psicoanalisi costringe a fare i conti con una scomoda verità: nessuno è immune dalle proprie piccole manie, per la nostra mente la salute è una questione di equilibrio, di compromesso tra luoghi della psiche, la salute si erge al di sopra della possibilità sempre incombente della malattia psichica.

4. La sublimazione

La sublimazione, come già accennato nel capitolo precedente, è lo sfogo creativo di una nevrosi o comunque di una situazione rimossa. Essa si distingue quindi dalla nevrosi per il fatto di portare ad un comportamento positivo, conforme alle norme della vita reale, e non negativo-distruttivo.

Mentre la nevrosi è quindi da ritenere una malattia, la sublimazione rappresenta la rielaborazione positiva (o meglio realistica) dello stesso processo nevrotico. Il processo di sublimazione sarebbe dunque alla base dell'ispirazione artistica, ma anche di ogni comportamento utile alla vita, come la passione per una certa organizzazione del proprio lavoro, le passioni sportive, gli hobbies in generale.

La sublimazione agisce seguendo il principio di realtà (si veda il capitolo successivo): essa è lo sfogo del desiderio frustrato in atteggiamenti conformi alle norme e ai divieti sociali.

5. Principio di piacere e principio di realtà

Tutte le scelte della psiche sono dettate dal principio del piacere: l'uomo desidera la sua felicità, l'appagamento immediato e incondizionato dei suoi desideri, ma tale desiderio si scontra quasi sempre con la realtà, ovvero con le costrizioni morali e le tradizioni sociali che sono ostili alla pieno soddisfacimento del piacere (tale affermazione ha molto in comune con l'indagine dell'anima propria della filosofia ellenistica).

Il principio del piacere si scontra con la realtà e ne deriva l'inevitabile frustrazione dei desideri. Ecco allora che al principio del piacere può subentrare il principio di realtà: esso cerca la soddisfazione del desiderio in relazione a ciò che la realtà può offrire secondo comportamenti accettati.

Mentre il principio di piacere cerca la soddisfazione immediata del desiderio in modo completamente irrazionale, il principio di realtà persegue l'appagamento del desiderio ponendosi obiettivi estesi nel tempo e sublimando l'impossibile appagamento immediato in rappresentazioni sostitutive. In altre parole, di fronte all'impossibilità di un appagamento completo secondo le modalità del principio di piacere, il principio di realtà agisce in modo da adattare il soddisfacimento del desiderio alle situazioni che tendono a limitarlo, escogitando diversi quanto necessari appagamenti.

6. Il metodo psicoanalitico: la "talking cure"

Il metodo psicoanalitico utilizzato da Freud si discostava di molto dai precedenti metodi di cura: se prima di Freud isteria e nevrosi erano curate con l'ipnosi o addirittura con l'elettroshock, con Freud la cura divenne meno cruenta e più raffinata (si potrebbe azzardare il termine "sublimata").

Freud introdusse la talking cure ("la cura del parlare, del discorrere"), ovvero lasciava che i pazienti, opportunamente rilassati e distesi comodamente su un divano (tramutatosi poi nell'iconografia della psicoanalisi nel famigerato lettino dell'analista), dessero libero sfogo alle parole e al flusso delle proprie idee, tentando di vincere l'azione di censura delle tradizioni, della morale e degli imperativi sociali che impedivano ai fatti raccontati di presentarsi per ciò che erano.

L'azione di tali imperativi ostacolava spesso la soluzione di un trauma rimosso, il trauma incontrava resistenza nel venire alla luce: lasciando che le parole fluissero per associazione di idee, senza alcuna logica che non fosse spontanea, permetteva a Freud e al paziente di portare a galla verità che non si credevano nemmeno di avere nascoste.

Importante per tale lavoro di recupero del trauma era un certo rapporto di amore ed odio che si instaurava tra paziente e medico (il transfert, ovvero il vincolo emotivo): lungi da costituire un ostacolo alla terapia, Freud riteneva un certo grado di transfert essenziale per la guarigione del paziente. La cura così strutturata appariva dunque come un lavoro sul paziente, che da soggetto passivo diventava soggetto attivo: il paziente, con l'aiuto del terapeuta, si curava da sé, da sé poteva arrivare alla soluzione del suo stesso trauma (in questa tecnica psicoanalitica si possono riscontrare echi della maieutica socratica).

7. Il sogno: il luogo degli "indizi psichici"

Il sogno riveste una grande importanza per la psicoanalisi. Nel sogno l'inconscio riaffiora in parte, grazie ad un allentamento della censura diurna normalmente esercitata dalla coscienza. Nel sogno gli elementi che normalmente vengono ritenuti immorali riescono a trovare uno sfogo, ma la censura non allenta completamente le sue maglie ed ecco allora che i contenuti indesiderati si rivelano velati e deformati simbolicamente.

Benché ogni sogno sia in sé compiuto e irripetibile, vi sono cinque regole che si possono utilizzare per la sua interpretazione:

1. La condensazione, ovvero interpretare la tendenza del sogno a diluire elementi che sono altresì accomunabili fra loro; 2. Lo spostamento, ovvero l'attenzione a come l'interesse, l'impatto emotivo di una situazione onirica, si sposta da una rappresentazione all'altra; 3. La drammatizzazione, ovvero la consapevolezza che fatti psichici ordinari possono trasfigurarsi in rappresentazioni alterate e drammatiche; 4. La rappresentazione per opposto, ovvero la consapevolezza che a volte un fatto onirico in sé evidente può significare anche il suo opposto; 5. La simbolizzazione, ovvero l'apparente cambiamento di significato di un certo elemento onirico, la sua trasfigurazione in un altra cosa.

Per mezzo di queste cinque regole la psicoanalisi può indagare le cause inconsce di un trauma attraverso la via maestra del sogno, luogo di "indizi psichici" importantissimi nella chiarificazione della meccanica dell'anima.

8. "Eros" e "Thanatos"

Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.

I comportamenti autodistruttivi suggeriti dalla pulsione negativa erano osservabili in quei pazienti che si vedevano costretti a ripetere azioni in modo compulsivo (=costrizione a ripetere certi atti in modo ossessivo). La pulsione di morte sarebbe quindi indirizzata alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un autopunizione derivante dall'impossibilità del piacere. Essa può venire tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l'esterno in comportamenti violenti.

9. La seconda topica: "Io, Es e Super-Io"

Nel 1923, con la pubblicazione de L'Io e l'Es, Freud individua altri tre luoghi psichici, i quali non andavano a sostituire la prima topica, ma la integravano.

L'Es è il serbatoio dell'energia vitale, l'insieme caotico e turbolento delle pulsioni, quell'entità che si fa interprete della volontà di ottenere il piacere ad ogni costo. L'Es è quindi governato dal principio di piacere.

Il Super-Io è la censura morale, l'insieme dei divieti sociali sentiti dalla psiche come costrizione e impedimento alla soddisfazione del piacere. Il super-io rappresenta quindi la censura morale della coscienza.

L'Io è la coscienza mediatrice prodotta dai due movimenti contrastanti dell'Es e del Super-io. L'Io è governato dal principio di realtà, il suo compito è quello di mediare le istanze vitali dell'Es, tese al soddisfacimento irrazionale e assoluto, e le istanze del Super-Io, indirizzate verso la censura delle istanze dell'Es.

10. Il cammino della sessualità

Altro argomento rivoluzionario della psicoanalisi fu la scoperta che molti dei nostri comportamenti comuni sono in realtà dettati da impulsi di origine sessuale. Considerato il fatto che dal punto di vista psichico "siamo l'eredità della nostra infanzia", Freud cominciò dall'analisi delle pulsioni infantili per arrivare alla conclusione che esse sono dettate da istinti sessuali non censurati.

Fu un annuncio scioccante, un'ipotesi di lavoro che costò parecchio a Freud in termini successo accademico: Freud definiva il bambino come un perverso polimorfo, ovvero un individuo che, data la mancanza di una censura morale consolidata, esplorava ogni via del piacere corporeo (la libido) senza sensi di colpa.

Nello sviluppo della sessualità di un individuo Freud distingue cinque fasi: la fase orale, quella anale, quella fallica, una fase di latenza e infine la fase genitale.

La fase orale va dalla nascita ai due anni: il bambino esplora il mondo principalmente con la bocca. In questo periodo porta alla bocca gli oggetti per conoscergli e succhia il latte dal seno materno, ovvero la parte del corpo che lo lega al mondo circostante è la bocca.

La fase anale va dai due ai quattro anni: è la fase in qui il bambino impara a controllare la ritenzione delle feci (l'educazione al vasino). E' il periodo in cui incassa i primi si e i primi no, ciò che può e ciò che non deve fare. Questo implica secondo Freud il raggiungimento di una prima forma di autonomia psicologica.

La fase fallica va dai quattro ai sette anni: è una fase cruciale. maschi e femmine si accorgono della propria differenza sessuale. I maschi temono di perdere ciò che pensano abbia perso anche la femmina (complesso di castrazione), le femmine tendono a sentirsi inferiori ai maschi per ciò che manca a loro e subentra l'invidia del pene. In questa fase si definiscono i ruoli sessuali che si assumeranno da adulti. Subentra il complesso di Edipo: i maschi vogliono sposare la mamma e le femmine il papà, entrambi sopperiscono alla gelosia nei confronti del papà e della mamma assumendo i ruoli dei genitori. E in questa fase che si forma il Super-Io: i ruoli che si obbligano ad assumere portano i bambini a far fronte ai primi imperativi sociali legati alla figura materna e paterna (Freud ipotizza che un errata comprensione dei rispettivi ruoli assunti in questa fase sia all'origine dell'omosessualità e della delinquenza).

La fase di latenza va dai sette agli undici anni: i bambini si concentrano sull'apprendimento dei comportamenti sociali e trascurano momentaneamente quelli di natura sessuale.

La fase genitale va dagli undici anni fino all'età matura: è la fase del pieno sviluppo sessuale, del piacere attraverso i genitali, della masturbazione e del primo rapporto: l'adolescenza, la giovinezza e l'età adulta.

11. Totem e tabù: Dio e l'origine dei divieti sociali

Che cos'è la religione per Freud? La religione non è altro che una delle molte sublimazioni messe in atto dalla psiche, un andare incontro alla realtà vissuta come castrazione delle pulsioni dell'Es secondo un principio di realtà (questa affermazione contiene analogie piuttosto evidenti con il pensiero di Nietzsche). Inoltre, per Freud, Dio non è altro che la proiezione del rapporto ambivalente che ognuno di noi ha con il proprio padre e rappresenta quindi una proiezione umana di desideri e momenti psichici umani (questa affermazione presenta invece forti analogie con il pensiero di Feuerbach). La religione rappresenta quindi, secondo Freud, una rappresentazione mediata del desiderio umano di vincere la finitezza.

Che cosa dire poi della civiltà e del modo in cui viene vissuta dall'uomo? La civiltà è un insieme di atteggiamenti morali acquisiti che coincidono con le istanze del Super-io. Ogni individuo vive la civiltà come limitazione della sua libido: le circostanze sociali impongono di trovare alle pulsioni incontrollate sfoghi socialmente tollerati (il meccanismo della sublimazione).

Le società tendono quindi a ritenere morali quei comportamenti che ne garantiscono l'esistenza: ecco perché il tabù dell'incesto e della masturbazione (visti come impedimento alla procreazione) e di molti altri tabù anche non evidentemente sessuali. Il fondamento della morale non è quindi di carattere divino ma prettamente umano (ancora analogie con la filosofia di Nietzsche).

 

 

Sigmund Freud

 

  • Freud:  "PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA"


    1. Il fenomeno chiamato "dimenticanza dei nomi” è causato da un disturbo del nuovo argomento ad opera del precedente . Ovvero, l ‘associazione d ’ idee disturba il pensiero che è sul punto di esser formulato, poiché sottrae ad esso la nostra attenzione, e così non riusciamo a portarlo a termine. Ciò non comporta solo il dimenticare una certa cosa, ma anche il ricordarla falsamente. E più ci sforziamo di ricordare il pensiero dimenticato, più ci si presentano alla mente dei nomi, che nonostante siano immediatamente riconosciuti come errati, continuano ad imporsi con grande insistenza. Tali nomi sono detti “nomi sostitutivi“. Il processo che deve riportarci il nome cercato si è spostato, richiamando una soluzione errata. Tratte tali riflessioni, Freud ritiene che questo spostamento non sia un evento casuale, ma che segua un preciso percorso psichico, regolato da leggi. La dimenticanza di un nome può esser spiegata solo ricordando l‘argomento immediatamente precedente e può essere riconosciuto come disturbo dell‘argomento, che era appena affiorato, da parte del precedente.

    2. L ‘ analogia tra dimenticanza , falsi ricordi e ricordi di copertura è , a pare mio, assai stretta, poiché tutti e tre questi fenomeni sono legati ad uno spostamento del processo psichico del ricordo, e tramite essi ci è permesso risalire a ciò che davvero ci interessava; facendo tutto ciò, ovviamente, ci possiamo servire di metodi regolati da leggi precise, e non mediante supposizioni,…ecc…

    3. Freud per lo studio e la spiegazione del fenomeno dei lapsus si serve di un saggio del 1895 di Meringer e Mayer, tuttavia da essi prenderà solo un minimo spunto, poiché le loro opinioni non coincidono con quelle dell‘inventore dalla psicoanalisi. I lapsus possono essere verbali, di scrittura o di lettura; quelli di tipo verbale sono il risultato di una perturbazione del discorso che può essere causata dall‘influenza di un'altra parte dello stesso discorso, la quale viene anticipata o posticipata da una seconda froma della frase che si vuol dire o da influssi esterni. Tali lapsus si posso verificare sottoforma di contaminazione o di sostituzione; in entrambi i casi hanno un ruolo determinante i fonemi vaganti, situati sotto la soglia della coscienza e che causano la deformazione delle parole; spesso sono echi di parole o frasi appena proferite. Talvolta le cause sono riconducibile alla somiglianza tra le varie parole o alla loro contiguità logica nel nostro inconscio. Le influenze psichiche si possono verificare in maniera positiva, cioè con un flusso non inibito delle associazioni lessicali e fonetiche innescate dai suoni pronunciati, o negativa, con la perdita o il cedimento degli effetti inibitori della volontà. Spesso nel lapsus si afferma un ‘ idea che si vorrebbe reprimere; in molti di essi avvenuti mediante sostituzione , questa prescinde dalle leggi fonetiche. Esempi :
    - Il dottor Steckel in una tempestosa assemblea generale : “ Ora ci combattiamo ( STREITEN ) - invece di imbattiamo ( SCHREITEN ) - sul quarto punto dell ‘ ordine del giorno “.
    - Un professore nella sua prolusione inaugurale : “Non sono disposto ( GENEIGT ) - invece di adatto ( GEEGNET ) - a illustrare i meriti del mio stimatissimo predecessore“.
    - Il dottor Steckel narra : “Una certa persona vuole descrivere il rapporto tra due amici , uno dei quali , va tenuto presente , è ebreo . Egli dice : "Vivevano insieme come Castore e Pollak . Non era affatto una spiritosaggine ; chi parlava non si era neanche accorto del lapsus finché non glielo feci notare io".

    4. Gli altri tipi di dimenticanza che Freud tratta sono :
    - dimenticanza di parole straniere ;
    - dimenticanza di impressioni e di propositi ;
    - dimenticanza di nomi e di sequenze di parole.
    Esempi : 1. Dimenticanza della parola “ aliquis “ citata dal discorso fatto da Didone , abbandonata dall ‘ amato Enea (VIRGILIO , Eneide ) . 2. “ Una giovane ragazza aveva sciupato, tagliandola, una stoffa dalla quale voleva ricavare un colletto. Dovette perciò ricorrere alla sarta per tentare di aggiustare quello che si poteva. Quando arrivò la sarta e la ragazza volle riprendere il pezzo di colletto mal tagliato dal cassetto in cui credeva di averlo messo, non riuscì a ritrovarlo. Buttò tutto sottosopra ma non lo trovò. Quando , piena di rabbia, si sedette chiedendosi perché esso fosse improvvisamente scomparso, e se per caso non fosse lei a non volerlo trovare, pensò che naturalmente si vergognava davanti alla sarta di avere guastato una cosa tanto semplice come un colletto. Non appena ebbe fatto questa riflessione si alzò , si diresse verso un altro armadio e tirò fuori al primo colpo il colletto rovinato”. 3. Una volta, accingendomi a prendere un biglietto alla stazione Reichenhall, non mi vuol venire in mente il nome, che del resto mi era molto familiare, della principale stazione successiva, dalla quale sono passato tante volte. Devo per forza cercarlo sull ‘orario ferroviario. Il nome è Rosenheim ( = casa delle rose ). Allora capisco subito per quale associazione mi era sfuggito. Un‘ora prima avevo fatto visita a mia sorella che sta vicino a Reichenhall; mia sorella si chiama Rosa : ecco dunque un altro Rosenheim ( casa di Rosa ) . Questo nome mi è stato portato via dal “complesso familiare”.

    5. La dimenticanza di propositi è il gruppo di fenomeni meglio indicato a dimostrare la tesi che lo scemare dell‘attenzione sia in sé sufficiente a spiegare un‘azione mancata. Un proposito è un impulso all‘azione che è già stato approvato, però nell’intervallo tra tale approvazione ed il presunto compimento del proposito può subentrare un mutamento nei motivi, così che impedisca l‘esecuzione di quest’ultimo; esso però non viene dimenticato, bensì riveduto e annullato. Nelle situazioni delle relazioni amorose e in quelle delle gerarchie militari c ‘è la dimostrazione che la dimenticanza di propositi giustifica la presunzione di motivi inconfessati: sia la donna che la gerarchia militare, infatti, pretendono che ogni cosa che li riguardi sia di riparo alla dimenticanza, creando così l‘illusione che la dimenticanza sia ammissibile solo nelle cose trascurabili.

    6. A differenza della dimenticanza accompagnata da falso ricordo, gli errori di memoria non vengono riconosciuti come tali, ma trovano credito. Parliamo di “errore” anziché di “falso ricordo” quando nel materiale psichico da riprodurre si vuol dare rilievo al carattere della realtà obiettiva, dove si vuol ricordare qualcosa che sia non un fatto della vita psichica, ma qualcosa di accessibile alla conferma o confutazione da parte della memoria altrui. Esempio:
    - A p. 135 dell’ “Interpretazione dei sogni” il padre di Annibale viene chiamato Asdrubale. Questo errore mi ha dato particolarmente fastidio, ma ha rafforzato la mia concezione intorno a questo tipo di errori. Sulla storia dei Barcidi pochi lettori del libro sono più informati di quanto non sia io stesso, che feci questo errore lasciandomelo sfuggire fino alle terze bozze. Il padre di Annibale si chiamava Amilcare Barca. Asdrubale era il nome del fratello di Annibale e anche del cognato che era stato suo predecessore nel comando .
    - Brill racconta che una signora, nel chiedergli notizie di una comune conoscente, chiama costei, erroneamente, con il suo nome da ragazza. Avvertita, ammette che il marito di quella signora non le va a genio e che non era stata contenta di quel matrimonio.

    7. Il fenomeno del cosiddetto deja vu è l’ impressione, che a volte si ha, di aver già vissuto una volta la stessa esperienza, senza però riuscire a ricordare quel passato che sentiamo così vivamente; si tratta di un giudizio di conoscenza, non di un’ impressione vera e propria . E’ sbagliato considerarla un’ illusione, poiché viene effettivamente toccato qualcosa che si è già vissuto una volta, solo che non possiamo ricordarlo con precisione perché esso non è mai stato cosciente.

    8. Per tirare un po’ le somme di queste analisi riportate da Freud possiamo dire che certe insufficienze della nostra psiche e certe azioni solo all’apparenza intenzionali, se vengono analizzate mediante la psicoanalisi, risulteranno ben motivate e determinate da motivi ignoti alla coscienza. Per dare una conclusione più chiara e schematica al discorso, è utile prendere a esempio una piccola lista di punti stilati da Freud, i quali raccolgono le caratteristiche necessarie che un atto mancato deve avere per esser inserito nella classe dei fenomeni da spiegarsi nei termini definiti poc’anzi . Essi sono:
    a) non deve oltrepassare una certa misura, designata dall’ espressione “entro l’ambito della normalità“.
    b) Deve avere il carattere della perturbazione momentanea e temporanea. Se veniamo corretti da qualcun altro, dobbiamo subito riconoscere l’erroneità del nostro processo psichico.

    c) Se in generale percepiamo l’atto mancato, non dobbiamo sentire in noi nulla che possa presentarsi come sua motivazione, ma dobbiamo essere tentati di spiegarlo con la “disattenzione“ o ascriverlo al “caso“.
    Rimangono dunque in questo gruppo i casi di dimenticanza e gli errori nonostante una conoscenza migliore, i lapsus di parola , di lettura , di scrittura , le sbadataggini e le cosiddette azioni casuali .

 

Sigmund Freud

 

La critica psicanalitica

 

Sigmund Freud – tedesco di origine ebrea, nasce a Vienna nel 1856 e muore a Londra nel 1938.

Freud era interessato alla scrittura e alla tradizione letteraria, per lui era importante la componente inconscia dell’opera letteraria. Tra i suoi libri in casa troviamo Goethe, Shackespear e molte raccolte di tragici greci…

Egli studiò medicina a Vienna, si occupò di fisiologia e diventò un grande conoscitore di anatomia cerebrale. Nel 1885 ottenne una cattedra in neuropatologia che già in quegli anni iniziò a chiamarsi psichiatria. Successivamente si trasferì a Parigi dove incontrò Charcot (altro luminare in psichiatria). Charcot aveva sperimentato l’ipnosi chiamando il metodo “catartico” che significava: arrivare a un livello superiore. Freud allora applica l’ipnosi agli isterici

1895 abbiamo la sua prima opera: “studi sull’isteria”. Ma freud si stanca presto dell’ipnosi per sostituirla poi con una più blanda tecnica di rilassamento. Lui diventa psicanalista: il paziente parla con lui in libertà a partire da un dato che lo psicanalista gli presenta. Freud chiama questo metodo “libere associazioni”

Le sue opere più importanti:

- “L’interpretazione dei sogni” 1900 = la più importante!!!!

- “La psicopatologia della vita quotidiana” 1904

Per quanto riguarda l’interpretazione dei sogni, l’opera è divisa in tre parti:

  • studio sulla storia del problema del sogno (questo perché lui voleva arrivare a una spiegazione scientifica del sogno)
  • analisi degli elementi costitutivi del sogno
  • teoria della formazione del sogno che è tripartita in: - elaborazione

                                                                                                - cause

                                                                                                - significati

Per freud il sogno è la rappresentazione della realizzazione di un desiderio; dai desideri più semplici si passa però a quelli più complessi. Il sogno è un pensiero che si svolge per immagini ma non tutto quello che noi desideriamo può trasformarsi in immagini, ne deriva che alcune immagini sono il livello nascosto di pensieri che noi ci autocensuriamo. Molte delle immagini che noi sogniamo sono il frutto di censure interne e alcune perciò sono forme allegoriche (simboliche)

Il sogno ha per freud una natura bipartita: ha un contenuto manifesto e un contenuto latente

Freud poi identifica un elemento comune a tutti i sogni: la pulsione sessuale. Per lui le stratificazioni, le censure sono da eliminare per arrivare alla sessualità che secondo lui era spostata sugli oggetti del sogno e per questo non più riconoscibile .

L’analista ha perciò il compito di eliminare queste stratificazioni e ha la necessità di trovare la causa, perché la scoperta della causa è la guarigione della malattia.

L’interpretazione dei sogni è un’opera interessante anche dal punto di vista letterario perché al suo interno freud concentra la sua attenzione su 2 importanti opere:

  • “l’Edipo”--- da cui deriverà poi l’omonimo complesso
  • “l’Amleto” di Shackspear. Amleto è il primo antieroe, è colui che non agisce pur sapendo che lo zio aveva ucciso il padre. Con Amleto, freud rappresenta uno dei caratteri tipici dell’isteria. E in più da risalto al fatto che la tragedia è stata scritta da Shak poco dopo la morte del padre

1907 freud è in trentino ed effettua uno studio sulla “Gradiva” (dal latino, colei che cammina): novella lunga con sottotitolo “una fantasia pompeiana” scritta dal tedesco W. Jensen

Il protagonista della novella è un archeologo che in casa ha tra i suoi oggetti un’icona che raffigura la Gradiva(arte greca). Un giorno dalla finestra vede passeggiare sotto casa sua proprio questa gradiva e se ne stupisce, decide perciò di partire per Pompei dove alla fine incontra questa persona che si rivela essere reale e sua vecchia conoscente

Freud scrive un saggio in merito: “delirio e sogni nella gradiva di Jensen” dove arriva a 2 conclusioni: 1°- per gli autori i sogni hanno una propria realtà e 2°- l’autore vede i sogni come freud: il poeta va al di la dell’analisi e della psicologia, ma non si schiera, mostra solamente. Perciò il sogno dice sempre qls sul personaggio e gli scrittori se ne servono in questo senso.

Quando F. pubblica il saggio Jensen è ancora vivo e rinnega il fatto che la sua novella sia un’opera psicanalitica, ma F. risponde che l’opera letteraria elabora già prima della nascita della psicoanalisi problemi che sono propri della psicoanalisi. (vedi fotocopie sulla gradiva)

Da qui in poi si vorrà intenzionalmente produrre romanzi psicoanalitici.

 

La psicanalisi in Italia                                                                                      

Siamo nell’area geografica di Trieste, inizi del ‘900. In quel tempo quei territori erano di lingua tedesca.

Parliamo di Italo Svevo: nasce a Trieste nel 1861 e muore 1928 (vero nome=Ettore Schmitz)

Svevo viene da una famiglia di chimici(avevano una sociètà di vernici) e perciò stava bene. Sceglie però di avere una doppia vita: fa il direttore di marketing per la sua azienda e alla sera si dedica alla lettura. Tra i testi inizia a leggere quelli di Freud. Fu proprio lui infatti a tradurre l’interpretazione dei sogni per l’Italia

 Negli anni della 1a GM la lettura di Freud è sistematica, Svevo si appassiona alla psicoanalisi anche grazie ad un suo cugino psicanalista (Weiss) che  ebbe il merito di diffondere per primo il metodo psicanalitico in Italia.

Sempre a Trieste in quegli anni c’è James Joyce(irlandese di Dublino) Joyce nel 1922 pubblica a Parigi “l’Ulisse” che però aveva scritto a Trieste. L’ulisse è una ricostruzione di ciò che viene narrato nell’Odissea ma con ambientazione Dublino. Il protagonista è un borghese di Dublino e insieme a lui c’e poi un altro personaggio che altro non è che la proiezione di Joyce. La vicenda si svolge in 24 ore: ogni ora è un capitolo

Joyce conobbe Svevo e tra i due nacque una profonda amicizia. Joyce fu importante perché promosse l’opera di Svevo “La coscienza di Zeno” del 1923, opera che egli aveva già letto prima della sua pubblicazione. C’è da dire che Svevo aveva già prodotto nel 1898 “Senilità” che però non aveva avuto successo. La storia parla di un impiegato che s’innamora di una ragazza molto prorompente e vistosa che però è innamorata di un suo amico artista il quale è l’oggetto del desiderio anche della sorella dell’impiegato. (è tutto un chiasmo). Il protagonista nel libro capisce da solo che la ragazza è stata idealizzata, è diventata solo un simbolo per lui col passare del tempo. Perciò già in questa opera erano presenti elementi psicanalitici che comunque nessuno poteva capire visto che a quell’epoca la psicoanalisi non si era ancora affermata come disciplina.

Anni ’80 del 900: Proust, Joyce e Svevo caricano i loro romanzi del tema del tempo e dell’esistenza di un’interiorità dell’uomo.

“La coscienza di Zeno” di Svevo racconta la lunga psicoanalisi di un paziente che vuole smettere di fumare. Il romanzo è composto secondo la tecnica del manoscritto ritrovato: è il diario di un medico che (casualità!?) si firma S. E’ una delle prime volte in cui in un romanzo compare il termine psico-analisi. La vicenda si conclude con l’odio di Zeno verso il suo analista che in qualche modo ricambia.

Sempre a Trieste tra i pazienti di Weiss c’è anche Umberto Saba (1883-1957) che è uno dei maggiori poeti del 900. Anche Saba sviluppa grande interesse per la materia ed è colui che fa entrare la psicoanalisi nella poesia. (ad esempio la poesia “la capra” è dedicata alla moglie che viene vista sotto le caratteristiche di parecchi animali). Nel 1946 sempre Saba compone un saggio “Poesia, Filosofia e Psicoanalisi” in cui contrasta l’opinione di Croce che vedeva la psicoanalisi come una forma di decadentismo, un qualcosa che poteva servire solo ai malati.

 

Michel David: il testo “La psicoanalisi nella cultura italiana” 1970 è un’importante riferimento per studiare la penetrazione della psicoanalisi in Italia. David è anche colui che lesse e analizzò “Il Gattopardo” del 1958 di  Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) Il gattopardo è un romanzo impregnato di termini e temi psicoanalitici e c’è da ricordare che Giuseppe Tomasi era sposato con una psicologa. Il gattopardo fu il libro più venduto e la casa editrice Feltrinelli con esso fece la sua fortuna. Uno degli allievi di Tomasi di Lamp. fu Francesco Orlando. Egli fu poi interpellato da Luchino Visconti per la messa in scena cinematografica del romanzo. Oggi Orlando insegna a Pisa ed è un grande esperto di critica psicoanalitica in Italia.

 

Confronto tra metodo analitico e critica testuale

Prendiamo in esame il racconto di Freud sull’incontro con un ragazzo ebreo in treno. Durante questo viaggio Freud incontra questo ragazzo che sta tornando da Napoli dove aveva lasciato una ragazza incinta… Ad un certo punto il ragazzo pronuncia questa frase: “Exoriare ex nostris ossibus ultor”. La frase latina è tratta dall’eneide di Virgilio e Freud conoscendo bene l’opera nota subito la presenza di un lapsus. La frase originale infatti era: “Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor”. E’ la frase che pronuncia Didone prossima al suicidio riferendosi ad Enea che l’aveva abbandonata e significa: “sorgerà dalle nostre ossa un qualche vendicatore”

Freud sentendo quella dimenticanza e sapendo che comunque la frase funzionava lo stesso (aliquis vuol dire “un qualche”) chiede al ragazzo di dire cosa gli veniva in mente pensando alla parola mancante (analizza perciò le libere associazioni); il ragazzo risponde:

reliquien, liquidation, flussigkeit= liquido, fluid, san Simonino (bimbo ucciso dagli ebrei), san Gennaro e il suo liquido, sant’Agostino…. Il tutto per Freud è riconducibile alla situazione in cui il ragazzo si trovava, ciò aveva messo incinta la ragazza col suo fluido e in qualche modo pensava alla possibilità di farla abortire, ossia di uccidere il bimbo. Il lapsus per Freud è infatti un segnale, un’indizio che arriva direttamente dall’inconscio.

La critica testuale analizza il fatto con metodo differente e  lo possiamo verificare nel testo “Il lapsus freudiano- psicanalisi e critica testuale” 1974 di Sebastiano Timpanaro= correttore di bozze che s’intendeva molto di critica testuale. Anche Timpanaro analizza il verso pronunciato dall’interlocutore di freud e arriva alla conclusione che  qualsiasi parola avesse dimenticato il ragazzo in qualche modo Freud sarebbe arrivato alla sua conclusione e perciò smentisce il metodo analitico. (leggi fotocopie “Didone, san Gennaro e lo spettro di una gravidanza indesiderata”).

 

La Critica Marxista

Il Prof proietta”Tempi difficili” di Charles Dikens del 1854, esattamente 4 anni prima dell’opera più importante per il marxismo. Cita questo romanzo perché è stato letto da Karl Marx (Marx parla di questa sua lettura ne “Il capitale”) Marx capisce subito il valore documentario del romanzo chè è un “affresco” sociale di ciò che accadeva in quell’ epoca nella città. E’ un romanzo che descrive tra l’altro le rivolte degli operai, gli scioperi. (leggi fotocopia su dickens)

Karl Marx nasce a Treviri (in germania) nel 1818, muore in Inghilterra nel 1883. Insieme a Engels (1820-1895) scrive nel “Il manifesto”che viene pubblicato a Bruxelles nel 1848. Il manifesto non è soltanto l’atto di nascita del marxismo ma è anche un testo letterale importante, Marx infatti era anche un buono scrittore. Per Marx i testi scritti sono importanti per capire la struttura di una società, quindi la letteratura aiuta a capire sia la struttura economica di una società sia la struttura sociale. Per lui l’opera d’arte non serve a produrre capitale, perciò la considera sovrastruttura.

Marx amava i classici (le tragedie greche e il teatro inglese, proprio come Freud) ma ciò che più lo appassionava erano i romanzi perché erano gli unici testi a rappresentare la struttura sociale borghese e i suoi feticci (denaro, merce, rapporti tra innovazione e conservazione, ecc.). Marx conosce bene i romanzi della tradizione inglese (Scott, Dickens) ma conosce altrettanto quelli francesi (Balzac e Stendal). Il romanzo per lui è la forma moderna della narrazione e si fa carico dei problemi sociali (cosa che invece la poesia non fa)

 

 

 

Il prof proietta “Il circolo Pickwick” di Dickens, romanzo del 1828 che segna l’inizio del mercato editoriale, se ne vendono infatti 40000 copie. Il romanzo parla di Pickwick che è in carcere per non aver pagato i debiti alla sua affittuaria che gli aveva fatto causa per “mancata promesa di matrimonio”. Leggendo il testo (che comunque non è nei materiali dati dal prof) vediamo scritto: “questa non è letteratura”. Qui s’intende dire che si sta raccontando la realtà delle cose riguardo la condizione dei debitori nelle carceri. Il romanzo mi fa anche capire la natura degli avvocati che stanno sempre dalla parte di chi ha il potere

Tornando a Marx e a Engels: loro si chiedono se esiste una letteratura che si adatti alle premesse del socialismo. La risposta che si danno è la letteratura realista, perché il realismo è l’ingrediente fondamentale che può rappresentare il marxismo. Il realismo è la rappresentazione di caratteri tipici in condizioni tipiche (NB: si usa l’aggettivo tipico e non vero, vero si avvicinerebbe più alla storia)

1867 seconda importante opera di Marx: “il capitale” dove si parla del realismo  e del problema delle opere d’arte. Nella parte “per la critica dell’economia” si trattano questi argomenti e le priorità sono: 1 dichiarare la libertà dell’artista, 2 il valore di documento che deve avere l’opera, 3 marx si chiede poi se il romanzo possa avere anche valore storico, ma questo è un problema che non riesce a risolvere (chi risolverà tale problema saranno i suoi successori).

Dopo la rivoluzione russa del1917 l’ideologia di stato è il marxismo

Marx sbagliava quando diceva che l’opera d’arte doveva essere libera, questa era una premessa che non funzionava, perché col marxismo si pretende un’arte marxista, un’arte definita “realismo- socialista” (questa è una contraddizione perché il realismo dovrebbe essere neutrale e non socialista o di destra o ecc..)

A riflettere sul fatto che l’unica forma d’arte sia quella marxista sono proprio gli artisti che non sono liberi… un esempio è Brect, a cui vanno stretti i condizionamenti marxisti, altro esempio è nel cinema Eisestein. Molto amico di Eisestein è alfred Doblin che nasce e vive a Berlino (1878-1957), egli è un romanziere di successo e la sua opera più importante è “Berliner alexanderplatz”. Doblin inizia a chiedersi se il romanzo storico sia realistico. Risponde di no a questa sua domanda. Si pone poi un secondo problema: il realismo deve essere socialista? Anche qui risponde no e aggiunge che non esiste l’arte ma esiste l’artista: ciò che conta sono le scelte individuali  non le scelte del potere.

Doblin scrive tutto ciò nel “Il romanzo storico” scritto tra il 1938 e la fine della guerra. Questo è un romanzo che ha molto dell’influsso cinematografico.

 

George Lukàcs nasce a Budapest 1885 e muore nel 1971. E’ il primo critico letterale marxista. E’ di famiglia ebraica e per questo lascia l’Ungheria per la Russia dove inizia ad occuparsi di estetica. Diventa docente universitario e poi ministro dell’educazione, ma dopo il 1956 viene epurato. Fu colui che cercò di definire il concetto di realismo e fece questo in 2 saggi “Saggi sul realismo” 1948 e “Il marxismo e la critica letteraria”1952. Per lui realismo è la capacità di narrare; significa cogliere l’essenza di un fatto contro il proprio destino: bisogna narrare, non descrivere! Egli poi ebbe un forte pregiudizio contro le avanguardie, le innovazioni.

 

Walter Benjamin (tedesco) nasce a Berlino 1892-1940. E’ il secondo critico marxista. E’ uno che ama innovare, è un’originale. Si laurea con una tesi sul “dramma barocco tedesco” a Parigi, perché in germania la stessa tesi gli era stata respinta. A Parigi Benjamin incontra la città col suo sviluppo urbanistico e dice che Parigi rappresenta il 19° secolo. Afferma questo nei suoi appunti intitolati “Parigi capitale del 19° secolo” dove parla della città , di Baudelaire e del tema della folla (tema per altro toccato da Baudelaire)

Benjamin inizia poi ad interessarsi alla condizione economica degli scrittori e ai mezzi espressivi. Il prof proietta “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” dove si dice che il primo grande cambiamento per le opre d’arte fu la fotografia. All’inizio la creazione artistica contava anche se nessuno spettatore la vedeva (affreschi nelle grotte fatti dai primitivi rivolte alle divinità), oggi siamo all’estremo: l’arte è tale se il maggior numero di persone la possono vedere.

 

Emile zolà (1840-1902) francese. Il prof ci fa vedere la visione multimediale di un suo romanzo. Zolà era un naturalista. Nel 1880 pubblica “Nanà” e “saggio sul romanzo sperimentale”; i riferimenti alla scienza (sperimentale, naturale,ecc..) fanno si che l’opera sia giustificata dalla scienza, che si possa ritenere  scientifica. Zolà osservò i fenomeni nella realtà e fece esperimenti= osservò cioè la Francia del suo tempo e inserì i personaggi nel sociale arrivando a descrivere una sorta di modello. Egli  descrive con disegni le ambientazioni topografiche in modo molto dettagliato e prende appunti su tutto quello che vuole mettere nel romanzo(osserva e studia e poi scrive il romanzo). Ci vengono mostrati infatti suoi disegni di piante di città, di camere, di teatri, alberi genealogici, sistemazione dei posti a tavola per una particolare cena, ecc)

Egli nei suoi 20 romanzi “I Rougon –Macart” (di cui Nanà fa parte)analizza tutte le classi sociali e tutte le caratteristiche di personalità che esistono; vi inserisce infatti circa 1000 personaggi.

Zolà è una figura emergente  sul piano della cultura impegnata; è un’intellettuale impegnato. A fine ‘800 infatti diventa un esempio per tutti quando si svolge l’affare Dreyfus (un ufficiale dell’esercito francese che aveva combattuto nella guerra franco-prussiana venne destituito perché era ebreo e per questo si tenne il processo). Zolà si schiera infatti dalla parte dell’ufficiale e per questo, minacciato di morte, deve per un certo tempo allontanarsi da Parigi.

Prima di Zolà c’era come autore di maggior successo Victor Hugò che negli anni 30 del 900 diventa famoso con “I miserabili” E “Notredame de Paris”, nel frattempo Alexandre Dumas scrive “Itre moschettieri”= romanzo più popolare

Franco Moretti “la letteratura vista da lontano” è uno studio statistico-quantitativo con accentuata attenzione sul romanzo

 

L’ultimo segmento della critica marxista in Italia è Antonio Gramsci (1891-1937 muore dopo nove anni di carcere). E’ di origine sarda ma studia a Torino, fu dirigente politico e fondò il Pc.

Gramsci medita sulla cultura italiana nei suoi anni di carcere. “Quaderni dal carcere”sono circa 5 volumi ed è ciò che scrive e ciò che appunta. Anche se in carcere non disponeva di libri da leggere fa le sue citazioni a memoria o grazie all’aiuto delle lettere dalla sua compagna Kulishov. La parte che riguarda la letteratura viene poi pubblicata a se nel 1950 “letteratura e  vita nazionale”

Per G. il rapporto politica/letteratura è fondamentale, lui si preoccupa di evitare l’autonomia del giudizio letterario e allo stesso tempo di evitare  l’intromissione eccessiva del giudizio politico nella letteratura ( questa è una contraddizione: la soluzione è che il politico guarda al futuro, ha di fronte quel che ci dovrebbe essere e per questo deve programmare uno sviluppo; il letterato invece vede e rappresenta quel che c’è e guarda al passato).

Quindi si ha questa contrapposizione:

livello politico V/S livello letterario

L’unica cosa che per G. può mediare tra i due è la CULTURA. Per G. la cultura è organizzazione( che si crea attraverso gli intellettuali, i giornali, le riviste, la scuola,ecc)

Per G. il rapporto con la situazione storica non è mai univoco: uno stesso periodo storico può dar vita a grandi artisti ma può anche creare depressioni (l’esempio è il Rinascimento: da una parte ci sono la costruzione di san pietro, ecc.. dall’altro il sacco di Roma, i lanzichenecchi, ecc…).

Gramsci conclude sull’importanza di elaborare una nuova cultura che possa generare una nuova vita nazionale. Il suo è un atteggiamento anti-idealista. L’idealista invece era Benedetto Croce che con Gramsci in comune aveva solo l’antifascismo.

Chi completa il quadro iniziato da Gramsci è Elio Vittorini (1908-1966). Autore ragusano scrive “ Conversazioni in Sicilia” e “Uomini e no” . Vittorini è un intellettuale impegnato ed è  redattore di una (all’epoca) piccola casa editrice nata nel 38/39: l’Einaudi, nata in chiave antifascista a cui si uniranno altri uomini di sinistra come Calvino o Pavese.

V. nel 1945 fonda una rivista “Il politecnico” che doveva essere scritta da intellettuali impegnati proprio per realizzare  il programma di Gramsci. La rivista dura però solo 2 anni, questo perché Palmiro Togliatti chiede a Vittorini un maggior impegno per la propaganda del Pc.

Vittorini si rifiuta e lascia anche il partito. Nasce così un caso ideologico: per V. l’intellettuale è naturalmente impegnato, cioè non deve ricevere direttive dal partito.

 

NB: dopo la caduta del muro l’Italia è l’unico paese che mantiene un forte Pc ed è per questo che alcuni testi russi vengono tradotti prima da noi(richiamo a Bachtin)

 

Formalismo e Strutturalismo

 

Siamo sempre nella Russia del 1910-1917

Il Formalismo nasce come movimento promosso dai circoli culturali. I circoli erano riunioni di gruppi che si dedicavano a particolari temi. Erano presenti in quasi tutte le città russe e anche negli stati limitrofi (molto importante fu il circolo di Praga). In questi circoli viene messa in evidenza l’innovazione linguistica che si fa strada all’interno di un sistema preesistente e se ne descrivono i cambiamenti. Si spiega come deve essere fatto un testo.

Nel 1927 in Russia spopola un testo: “Morfologia della fiaba” di Vladimir Propp. Secondo Propp in tutte le fiabe sono presenti elementi ricorrenti (intreccio, fabula, ecc..) Propp definisce funzione questi singoli elementi.

Il Formalismo perciò non è altro che l’analisi formale dei testi culturali e nel 1927 Propp col suo libro, ne introduce i due concetti principali:

FUNZIONE: elementi ricorrenti all’interno di un’opera e delle loro variazioni. La funzione di un elemento può variare a seconda del sistema in cui si trova; questo spiega come l’attenzione di quei circoli si soffermò sul sistema lingua, facendo nascere così il concetto di funzione linguistica.

SISTEMA: l’evoluzione della lingua è concepita come un avvicendamento di sistema. Un sistema viene dopo un altro= questa è l’evoluzione

Nel 1929 questi concetti di sistema e funzione vengono elaborati dal circolo linguistico di Praga che arriva a definire il concetto di struttura. (N:B: di questo circolo facevano parte nomi come Jacbson, Trubezkoi, ecc.)

STRUTTURA: l’opera letteraria è una struttura funzionale e la struttura è all’interno di un sistema.

Nel 1929 perciò nasce lo Strutturalismo che viene dipartito in due tendenze:

linea ortodossa e linea eterodossa (nb: sono 2 linee che non s’incontreranno)

Linea ortodossa:

quando si parla di strutturalismo si parla quasi sempre della linea ortodossa, essa ha una forte componente antistorica.

Lo strutturalismo si presenta come studio del linguaggio e dei fenomeni letterari ma grazie a nomi come Levi-Strauss o Barthes, si arriverà ad applicarlo a tutti gli ambiti della vita umana.

Claude Levi_Strauss (1908- vivente) per lui tutto è segno (anche i vestiti, le espressioni non verbali, ecc..) Importanti le sue opere: “Le strutture elementari della parentela” 1955 e “Antropologia strutturale” 1958. Con lui lo strutturalismo è diventato un metodo generale per lo studio delle scienze umane.

Roland Barthes (1915-1980) Insegnava in una delle più prestigiose università francesi e teneva una rubrica  su una rivista femminile dove periodicamente analizzava le tendenze delle culture contemporanee (soprattutto concentrandosi sulla moda)

“Miti di oggi”= raccolta di saggi che hanno come oggetto di studio svariati temi  ovviamente trattati secondo il metodo strutturalista.

Linea eterodossa:

Parliamo di Michel Bachtin (russo 1895-1975)

La sua opera ha avuto molti problemi di divulgazione ma fu proprio l’Italia a dargli fiducia e a lanciarla in Europa negli anni ’70.

Per Bachtin il linguaggio è dialogo: ogni parola è dialogica. L’analisi critica di B. ha enorme interesse per l’interlocutore. (nel libro è più importante il lettore rispetto allo scrittore, nelle fiabe è più importante l’antagonista che il protagonista)

Per B. l’analisi del testo letterario non si può basare solo su elementi linguistici e più è complessa e più è bella da analizzare. Per lui il formalismo ha il difetto di ritagliare particolari dalla forma complessiva e non arriva quindi a selezionare le lingue specifiche dei diversi interlocutori: seguire le diverse voci del romanzo significa seguire le polifonia del romanzo.

Anche per B. il romanzo resta l’opera più complessa dell’epoca occidentale.

Saggio “La parola nel romanzo”1934-35, tradotto in Italia nel ’79 da Einaudi.

 

Fine articolo su Sigmud Freud

 

L’interpretazione dei sogni - Sigmund Freud

Il sogno è un’attività mentale che ha luogo durante il sonno e la cui natura è stata descritta in numerosi studi clinici e di laboratorio.

L'attività del sogno coinvolge tutti i sensi, anche se in percentuale diversa: le esperienze visive sono presenti in tutti i sogni, quelle uditive nel 40-50% e quelle gustative, olfattive e tattili in percentuale relativamente bassa.

Le emozioni e i sentimenti, nei sogni, sono di solito puri e non mediati, come invece si presentano nella veglia. La maggior parte dei sogni è costituita in parte da ricordi, con frequenti cambiamenti di scena. I contenuti sono vari: spesso si tratta di situazioni comuni, benché i sogni di situazioni insolite siano un'esperienza condivisa pressoché da tutti.

Condizioni per l’analisi: il paziente deve aumentare l’attenzione per le proprie percezioni psichiche ed eliminare la critica che generalmente vaglia i pensieri che gli vengono.

Il sogno è la soddisfazione di un desiderio: i sogni si possono comprendere solo considerandoli come appagamento di desideri. Ciò è talvolta manifesto, nel caso di sogni brevi e semplici di bambini, che non sollevano problemi da risolvere, ma che risultano essere essenziali per lo studio dei sogni ben più complicati degli adulti.

Sembra tuttavia contraddittorio che sogni spiacevoli o angosciosi possano essere interpretati come soddisfazioni di desideri.

Per sciogliere questo nodo basta però considerare il fatto che la teoria di Freud non si basa sulla valutazione del contenuto manifesto nel sogno, ma si riferisce ai pensieri che si rivelano attraverso il lavoro di interpretazione, come celati dietro al sogno. Bisogna contrapporre il contenuto manifesto e il contenuto latente del sogno, sussiste quindi la possibilità che i sogni  d’angoscia si rivelino appagamenti di desideri.

Tutto si spiega con il fenomeno della deformazione nel sogno, fenomeno che si verifica quando la nostra mente maschera il desiderio espresso nel sogno perché non accettabile per una certa “parte“ di noi, si verifica quindi un caso di censura.

Possiamo presumere che, nel singolo individuo, i sogni ricevano forma dall’azione di due forze psichiche (correnti, sistemi), una delle quali costruisce il desiderio espresso nel sogno, mentre l’altra esercita una censura su di esso provocando, di conseguenza, una deformazione nella sua espressione. Se teniamo presente che i pensieri latenti del sogno non sono coscienti prima dell’analisi, mentre il contenuto manifesto viene ricordato coscientemente, allora sembra plausibile supporre che il privilegio del secondo agente sia di permettere ai pensieri di divenire coscienti. Sembra che nulla possa raggiungere la coscienza dal primo sistema senza passare per il secondo agente; e questo non lascia passare nulla senza esercitare i propri diritti e fare delle modifiche che ritiene adatte al pensiero che vuole essere ammesso nella coscienza.

I sogni di dolore o di angoscia quindi contengono qualcosa, qualche desiderio che risulta spiacevole per il secondo agente che pertanto esercita la sua funzione deformando il sogno che sarebbe la normale espressione di quel desiderio e facendolo quindi divenire un sogno penoso.

La spiacevole sensazione che accompagna questi sogni è poi completamente assimilabile a quelle che proviamo quando siamo costretti a discorrere su certi argomenti che normalmente evitiamo di trattare, e quindi in conclusione possiamo pensare che il sogno sia l’appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso), di un desiderio di cui non vogliamo parlare con gli altri e che neppure  noi stessi ammettiamo e siamo in grado di accettare consapevolmente.

Il materiale e le fonti dei sogni: ci sono tre caratteristiche nella memoria nei sogni:

  1. I sogni mostrano una palese preferenza per le impressioni dei giorni immediatamente precedenti.
  2. Essi compiono la loro selezione secondo principi diversi da quelli della memoria sveglia, infatti non ricordano ciò che è essenziale ed importante ma ciò che è secondario e inosservato.
  3. Hanno a loro disposizione le primissime impressioni  dell’infanzia e ripresentano dei dettagli di quel periodo della nostra vita che di nuovo ci sembrano insignificanti e che, quando siamo svegli, siamo convinti di aver dimenticato da lungo tempo.

E’ possibile trovare in ogni sogno un punto di contatto con le esperienze del giorno precedente, anche nel caso in cui sembra che l’impressione che abbia determinato il contenuto del sogno sia di due o tre giorni prima, o di un passato remoto, poiché quell’impressione risulta essere comunque stata riportata alla mente durante il giorno precedente al sogno.

L’elemento ispiratore del sogno è da trovarsi tra le esperienze sulle quali non si è ancora “dormito sopra”. Quindi, i rapporti del contenuto di un sogno con le impressioni del passato più recente non differiscono in alcun modo dai rapporti con le impressioni di un passato più lontano. I sogni possono scegliere il loro materiale da qualunque parte della vita del sognatore, purchè ci sia un’associazione che leghi l’esperienza del giorno del sogno con quelle più lontane.

Il fatto poi che i sogni riguardino particolari insignificanti della vita da svegli si può spiegare con il fenomeno della deformazione, mediante spostamento. Al particolare che ricordiamo nel sogno, infatti, si legano tramite una serie di associazioni altri pensieri ed avvenimenti della vita del sognatore che costituiscono il vero e principale contenuto del sogno. Si verifica, quindi, uno spostamento di enfasi psichica per mezzo di associazioni intermedie, in tal modo rappresentazioni che inizialmente avevano una debole carica di intensità acquistano carica da altre originariamente più intense ed infine ottengono abbastanza energia da penetrare nella coscienza.

Essendo questo processo una manifestazione della deformazione nel sogno e quindi il prodotto dell’azione di due forze psichiche in contrasto è evidente che l’analisi del sogno rivelerà la fonte rilevante del contenuto nella vita da svegli.

La fonte di un sogno può essere tuttavia anche un’esperienza interiore, cioè il ricordo di un fatto psichicamente importante o un’associazione di idee.

Classificando quindi, la fonte di un sogno può essere:

  1. Un’esperienza recente e psichicamente rilevante che viene rappresentata direttamente nel sogno
  2. Diverse esperienze, recenti e significative, che vengono composte in unità dal sogno
  3. Una o più esperienze recenti e significative che vengono rappresentate nel contenuto del sogno da un’esperienza contemporanea, ma indifferente
  4. Un’esperienza interiore significativa, che viene rappresentata nel sogno da un’impressione recente, ma indifferente

Ma se le impressioni indifferenti possono inserirsi nel sogno solo se sono recenti, come mai troviamo nei sogni elementi che non sono nè recenti né psichicamente rilevanti, ovvero elementi che risalendo a un periodo di vita precedente in cui non avevano valore psichico dovrebbero essere stati dimenticati del tutto?

Si può rispondere a quest’obiezione considerando che evidentemente deve essere avvenuto uno spostamento, durante il periodo di vita precedente, che ha sostituito al materiale psichicamente importante dal materiale indifferente e tale spostamento è rimasto impresso nella memoria.

Ciò che è realmente rimasto indifferente non può essere prodotto in un sogno. Non ci sono stimoli di sogni indifferenti e di conseguenza non ci sono sogni innocenti. I sogni non riguardano mai delle sciocchezze; non permettiamo, infatti, che il nostro sonno venga turbato da inezie.

Tra le altre fonti dei sogni sono poi da considerare quelle somatiche, che molto spesso hanno la stessa importanza nella formazione dei sogni delle impressioni recenti ma indifferenti del giorno precedente. Esse, se non sono talmente intense da risvegliare il dormiente, costituiscono uno stimolo alla formazione del sogno, vengono, infatti, elaborate in una soddisfazione di desiderio, le cui altre componenti sono i noti residui psichici del giorno. Si ha pertanto una specie di combinazione di fattori, psichici e somatici, tale da costituire lo spunto per l’elaborazione dell’espressione dell’appagamento di un desiderio. Se il materiale fornito dalle sensazioni è doloroso, ciò non significa che esso non possa essere usato per la formazione di un sogno, il lavoro onirico si servirà di quel fatto per rappresentare la realizzazione di qualche desiderio generalmente represso.

Il lavoro onirico: la prima cosa che diventa evidente a chiunque metta a confronto il contenuto del sogno coi pensieri del sogno è l’esistenza di un lavoro di condensazione di grande portata.

I sogni sono brevi, miseri e laconici in confronto all’estensione e all’abbondanza dei pensieri del sogno. Il sogno non è tuttavia formato dalla rappresentazione condensata di uno o più pensieri onirici, ogni singolo pensiero è, infatti, rappresentato più e più volte da diversi elementi che vengono determinati attraverso associazioni. Sentieri associativi conducono da un elemento del sogno a parecchi pensieri del sogno, e da un pensiero del sogno a parecchi elementi del sogno. Gli elementi del sogno provengono tutti dalla massa dei pensieri del sogno e ognuno di questi elementi è stato chiaramente determinato molte volte in relazione ai pensieri del sogno.

Il lavoro onirico si presenta inoltre come lavoro di spostamento, in molti sogni si osserva, infatti, che gli elementi che risaltano come principali costituenti principali  del contenuto manifesto del sogno non hanno lo stesso ruolo nei pensieri del sogno.

Tenendo presenti queste regole, l'interpretazione può arrivare alla decifrazione del sogno, il quale al termine dell'analisi non sembrerà più un semplice racconto fatto per immagini, ma un insieme organizzato e ragionato di pensieri, tramite il quale si esprimono i desideri risalenti al passato, per lo più all'infanzia.

freud

 

 

 

 

Il suo celebre divano

 

  

 

 

 

 

 

 


freudBiografia

Sigmund Freud nacque il 6 maggio 1856, da una modesta famiglia israelitica, a Freiberg (Moravia). A Vienna dove la famiglia si era trasferita quattro anni dopo la sua nascita, si iscrisse dapprima alla facoltà di Scienze, dedicandosi con alcuni successi alla ricerca pura e, successivamente, a causa di problemi economici, a Medicina. Nel 1881 si laureò. Quattro anni dopo ebbe la libera docenza in neuropatologia ed una borsa di studio; ne approfittò per andare a Parigi, alla Salpêtrière, da Charcot, il più grande neurologo europeo di quei tempi. Per la cura degli isterici Charcot si serviva dell'ipnoterapia ed in quegli anni l'interesse di Freud per l'ipnosi divenne vivissimo. Dell'ipnosi per la terapia dei casi isterici si serviva anche a Vienna il dottor Joseph Breuer. A partire dal 1887 Freud iniziò a collaborare con lui. Da questa collaborazione, che durò sino al 1895, Freud ricavò alcune acquisizioni che resteranno essenziali per la terapia dell'isteria e di altre nevrosi. I risultati di questo lavoro comune furono pubblicati nell'opera Studi dell'isteria apparsa nel 1895. Motivi teorici e pratici e in massima parte una sostanziale diversità di interessi provocarono il graduale allontanamento di Freud da Breuer, allontanamento che si compì, come abbiamo già accennato, poco dopo la pubblicazioni degli Studi. A partire dal 1895 Freud iniziò la propria autoanalisi che si concluse nel 1900. Freud che aveva conseguito la libera docenza nel 1885 ottiene la carica di professore straordinario all'università di Vienna nel 1902 e, in seguito, nel 1920, di professore ordinario. Tali riconoscimenti erano dovuti al suo prestigio di neuropatologo, infatti in quegli anni la psicoanalisi era ancora fraintesa o ritenuta scandalosa ed oggetto di accuse e di polemiche, tuttavia aveva iniziato, sia pure lentamente, a diffondersi. Nel 1902 si costituì un primo gruppo di Vienna, con segretario Otto Rank, nel quale si ebbero, già le prime ripicche per questioni di priorità. Nel 1907 si strinsero i primi rapporti con il Bürghölzli, la clinica psichiatrica di Zurigo, e cioè con Bleuler ed i suoi assistenti Eitington e Jung, che dovevano ben presto dar luogo alla pubblicazione d'una rivista di studi comuni, lo Jahrbuch fuer Psychologie und Psychopathologie. Questa collaborazione consentì una maggiore diffusione della psicoanalisi, grazie alla istituzione di una associazione privata ed all'insegnamento che pubblicamente se ne faceva da una clinica di così grande risonanza. In quegli anni Freud aveva pubblicato alcuni importanti lavori: Psicopatologia della vita quotidiana (1901), Tre saggi sulla sessualità (1905), Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio 1905). Nel congresso di Norimberga, tenutosi nel 1910, fu fondata una Associazione ufficiale degli psicoanalisti a capo della quale venne eletto Jung. Negli anni seguenti si tennero altri congressi, a Weimar (nel 1911) e a Monaco (nel 1913), e questi contribuirono a far uscire definitivamente la psicoanalisi dalla sua preistoria. Nel febbraio del 1923 Freud avvertì i primi sintomi di un male che si rivelò un cancro alla mascella. Egli conservò, tuttavia, la sua straordinaria vitalità; continuò il lavoro di analista e di scrittore; volle rimanere sempre consapevole e presente a se stesso, rifiutando ogni pietoso inganno; nonostante i dolori, non prendeva calmanti, per non ottundere la propria usuale chiarezza intellettiva. Aveva continuamente accanto, in un rapporto sempre più stretto, la figlia Anna, cui era legato, dice Jones, da "una reciproca, profonda, silenziosa comprensione e simpatia". Anna era la sua compagna, la segretaria, l'assistente, la collaboratrice. Nel 1933 i nazisti prendono il potere in Germania; nonostante i cattivi presagi di un'aggressione all'Austria e le ripetute esortazioni degli amici, Freud non acconsente a lasciare Vienna. Vi si deciderà solo cinque anni più tardi, di fronte all'Anschluss. Nel 1938, dunque, si trasferisce con la famiglia a Londra, dove muore l'anno seguente il 23 settembre. La letteratura esistente sulla vita e sull'opera di Sigmund Freud è amplissima ed è, quindi, impossibile darne in questa sede un quadro sia pure sommariamente esaustivo. Ci si limiterà a ricordare qui di seguito le opere principali pubblicate dallo studioso viennese: Studi sull'isteria (1895); L'interpretazione dei sogni (1900); Psicopatologia della vita quotidiana (1901); Tre saggi sulla sessualità (1905); Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio (1905); Il caso di Dora (1905); Delirio e sogni nella Gradiva di Jensen (1907); Il caso del piccolo Hans (1909); Il caso dell'uomo dei topi (1909); Sulla psicoanalisi. Cinque conferenze (1910); Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (1910); Totem e tabù (1913); Storia del movimento psicoanalitico (1914); Il caso dell'uomo dei lupi (1918); Al di là del principio del piacere (1920); Psicologia collettiva e analisi dell'io (1921). A partire dal 1968, a cura di Cesare Musatti, presso l'editore Boringhieri di Torino è iniziata la stampa in traduzione italiana delle Opere di Freud. Dalla Newton Compton nel 1992 sono state pubblicate le opere e gli scritti minori di Freud in due ampi volumi: Opere 1886-1905 e Opere 1905-1921.

 

 

 

 


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