Periodo devoniano tutto di tutto

 

 

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Periodo devoniano
Il periodo Devoniano ebbe inizio circa 405 milioni di anni fa e durò poco meno di 60 milioni di anni. Vide il diffondersi di pesci, piante terrestri e dei primi animali terrestri, rappresentati dagli anfibi primitivi. Tra i pesci erano comprese numerose specie di individui privi di mascelle (Ostracodermi), o dalla pelle cosparsa di placche ossee, oltre a squali e ai primi pesci dallo scheletro osseo (Osteitti). Da un gruppo trassero le origini i pesci a pinne lobate (Crossopterigi) ed i primi anfibi (Ittiostegali), che presentano caratteri intermedi tra quelli degli anfibi e quelli dei pesci. Nelle montagne della Groenlandia sono stati trovati fossili di queste specie, originarie di un ambiente naturale caldo ed umido.
I ragni primitivi, i millepiedi e gli insetti apparvero nel periodo devoniano, insieme ai molluschi bivalvi di acqua corrente. Le primitive piante terrestri erano di struttura assai semplice, essendo prive di vere radici e di foglie, ma avevano in comune con le piante attuali il sistema vascolare o linfatico. Nel tardo Devoniano erano ampiamente diffuse vaste foreste di licopodi e pteridofite.
Una scogliera corallina del Devoniano comprendeva grandi formazioni coralline a forma di calice che potevano raggiungere un'altezza di più di mezzo metro, insieme a formazioni semplici di estensione di più di due metri. Inoltre erano diffuse formazioni ramificate. Brachiopodi e molluschi continuavano a diffondersi; apparvero i primi esemplari di ammoniti comuni, mentre le vere graptoliti si erano già estinte e i trilobiti erano anch'essi in via d'estinzione. In molte zone si erano accumulati spessi depositi di sabbia rossa e di fango.


Fonte: http://www.dinosauri-bora.it/periodo_devoniano.htm

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Periodo devoniano
Da 395 a 345 milioni di anni fa


L'Asia è ormai un unico pezzo di terra, l' Europa le si avvicina e i rilievi dclla zona degli Urali (Uraudi) continuano a "crescere". Il Gondwana si muove sempre verso Nord e conseguentemente si elevano alcune aree dell'Europa e dell 'America settentnonale (Ercinidi); queste regioni diventeranno in seguito la base delle Alpi e degli Appalachi. La compressione della zona tra Europa e America settentrionale fa emergerc varie zone che sono state in precederiza fondi marini:queste zone sono ricoperte di rocce formatesi dalle sabbie (arenarie); il colore di esse è rossiccio e tutta questa "nuova' lingua di terra è detta 'continente della vecchia arenaria rossa" . Questc vecchie sabbie ci raccontano. con interessanti fossili, cbe cosa e accaduto sui bassi fondali di allora La Groenlandia era attraversata dall'Equatore: i suoi terreni erano coperti da paludi e da laghi. Il Polo Nord si stava avvicinando all'Antartide, pur rimanendo ancora nella parte del Gondwana che corrisponde all'Africa meridionale. Sul blocco continentale meridionale fa piuttosto freddo, ma non si hanno vere glaciazioni. Il clima nelle altre aree continentali e abbastanza secco e caldo con fasi caldo-umide limitatte alla sola fascia equatoriale. Gli ambienti della terraferma sono frequentati da artropodi.

Eusthenopteron

Agli scorpioni si affiancano i primi ragni, acari, millepiedi alcuni insetti senza ali. Nel mare i gigantostraci sono in decadenza; diminuiscono i generi dei trilobiti; compaiono i minuscoli 'ragni di mare" (Pantopodi). Sono già enormemente diffusi i microscopici crostacei Ostracodi e Branchiopodi (comune come la dafnia, la "pulce d'acqua"): sia nelle acque marine, sia in quelle dolci inerne, questi artropodi e varie larve erano i principali costituenti del plancton. Conoscono grande diffusione i Brachiopodi ma emerge Il gruppo delle Ammoniti: si tratta di cefalopodi in cui la conchiglia ha varie camere ed e avvolta a spirale. Questi animali rimarranno in scena per oltre 300 milioni di ann e saranno un elemento essenziale delle catene alimentare marina. Ma veniamo ai vertebrati. i Devoniano è spesso indicato come "'età dei pesci''. I vertebrati sviluppatisi nell'Ordoviciano e nel Siluriano danno origine a forme con caratteristiche nuove. . Come sappiamo, le branchie dei cetalaspidi erano sostenute da una serie di lamine cartilaginee, gli archi branchiali. Con il tempo gli archi branchiali anteriori si sono trasformati in una struttura a pinza. Si tratta delle mascelle, sulle quali in scguito, si sviluppano elementi di dentina, i denti. A lungo la mascella rimarrà staccata dal resto delle strutture di sostegno della regione anteriore:un vero cranio si formerà piu tardi. Si distinguono alcuni gruppi principali. Gli Acantodi hanno testa protetta da placche ossee e varie pinne tnangolari: l'aspetto è già "da pesce" (genere Climatius).

I Placodermi ricordano invece molto i cefalaspidi: sembrano granchi con la coda, ma hanno bocca con mascelle (tipici i generi Pterichthvs e Borthrioleris). Sono placodermi anche gli Artrodiri il cui capo era protetto da una corazza poderosa: la bocca era una vera cesoia con mascelle dentellate ma priva di veri denti. A questa testa seguiva un corpo affusolatoo (gigantesche le forme del genere Dinichrhys, lunghe fino a 8 m). Gli artrodiri presentano alcune affinità con le chimere, Pesci Cartilaginei attuali. Si è perciò proposto di considerare questi placoderini come "antenati" di tutti i pesci cartilaginei.

Dinichrhys
Notiamo che in tutti questi animali si è avuto un radicale mutamento nelle abitudini alimentari: da consumatori di detriti e minuscole particelle di cibo essi sono diventati "morditori", "azzannatori". Da colini da tè essi si sono fatti attive tagliole o cesoie.
La Terra era ormai ricoperta di verde, dunque. Anche dove il terreno era roccioso e vergine, alghe e licheni avevano provveduto ad intaccarlo, creando le condizioni per lo sviluppo di piante piu progredite. L'ambiente era finalmente pronto ad accogliere i primi animali, ad offrire loro cibo e rifugio. Ed essi vennero. Non sappiamo quando, ma siamo certi che provennero dall'acqua, abbandonando il fondo marino per avventurarsi sulla terraferma. Probabilmente i primi animali terrestri furono scorpioni, ragni, blatte e millepiedi, tutti discendenti dallo scorpione marino, e tutti abbastanza vicini alle forme attuali. Con le blatte, palpitarono nell'aria le prime ali. Ben presto altri animaletti impararono a volare. Si trattava per lo più di piccoli insetti dalle forme abbastanza diverse da quelle attuali, come lo Stemodictya a sei ali il cui fossile è giunto fino a noi racchiuso in una marna del periodo Carbonifero. Spesso erano insetti predatori che s'aggiravano tra le fronde delle foreste primordiali, a caccia di altri animaletti. Tipica di questo periodo ad esempio una libellula gigante, con un'apertura alare di 60 centimetri. I fossili di quest'epoca ci rivelano pure la presenza d'una gran quantità di felci, che vanno assumendo dimensioni sempre più grandi. Il periodo era particolarmente favorevole allo sviluppo della vita. Il caldo non era eccessivo, ma era abbastanza intenso per stimolare lo sviluppo dei vegetali. Pioveva di frequente, e le precipitazioni davano origine a vastissimi acquitrini, in cui le piante trovavano il loro ambiente ideale.

Fonte: http://users.libero.it/ram640k/preistoria/devoniano.htm

 

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DEVONIANO

(da 416 a 359 milioni di anni fa)

Il termine Devoniano o Devonico deriva dalla contea inglese del Devon, dove sono state ritrovate significative testimonianze risalenti a questo periodo. Il periodo Devoniano è compreso tra 416 e 359 milioni di anni fa. In termini di Anno della Terra, esso dura più o meno dalle ore 6.11 del 28 novembre alle ore 21 del 2 dicembre. Siamo già all'ultimo mese e non abbiamo ancora incontrato i vertebrati terrestri!
Il Devoniano segue il periodo Siluriano, precede il periodo Carbonifero ed è suddiviso in sei piani, compresi in tre sottoperiodi:

Devoniano inferiore o Renano

Devoniano medio

Devoniano superiore o Condrusiano

Lochkoviano

Eifeliano

Frasniano

Pragiano

Givetiano

Famenniano

Emsiano

L'orogenesi ercinica
Il Devoniano è rappresentato da calcari e da scisti nella contea di Devon che gli ha dato il nome, ma è particolarmente visibile nelle rocce delle Ardenne, nel Massiccio Renano, nella Westfalia dove si hanno depositi marini:

  1. scisti, arenarie, calcari oolitici con Branchiopodi (Spirifer), nel Devoniano inferiore;
  2. marne, calcari e dolomie con tetracoralli (Calceola) e Branchiopodi (Stringocephalus e Uncites), nel Devoniano medio;
  3. calcari marnosi e dolomie con Branchiopodi (Spirifer e Rhynconella) e ammoniti (Tornoceras), nel Devoniano superiore.

Anche dalla Turingia alla Russia meridionale, attraverso la Repubblica Ceca e la Polonia, si ritrovano sedimenti marini di questo periodo, mentre nell'Europa settentrionale, dall'Irlanda alla Russia settentrionale, e nell'America Settentrionale il Devoniano è rappresentato da depositi continentali: le « old red sandstones » o arenarie rosse antiche. Nell'Europa mediterranea (Alpi Carniche e Sardegna) si hanno calcari marnosi di mare profondo, successivamente metamorfosati. Il Devoniano è presente anche in America Meridionale, nel Sahara, nel Sud Africa e nell'Australia.
Intanto, che accadeva ai continenti? Nel suo lento ma inesorabile movimento, l'enorme placca che trasportava il continente di Gondwana cominciò ad immergersi sotto la Laurussia, dando origine ad una fossa di subduzione ed alla crescita di un arco insulare vulcanico. L'avvicinarsi dei due continenti provocò l'orogenesi ercinica con la nascita degli Appalachi meridionali.


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Il Tirannosauro dei mari
Nel periodo Devoniano visse il Dunkleosteus terrelli, considerato uno dei più feroci predatori di tutti i tempi. Si trattava di un pesce corazzato che pesava quattro tonnellate ed era lungo anche 12 metri, ma soprattutto era dotato delle fauci più mostruose che si conoscano: la sua bocca era quattro volte più grande di quella del Tyrannosaurus rex, solitamente considerato uno dei peggiori predatori mai vissuti sulla Terra. Nel 2006 alcuni paleontologi di Chicago hanno ritrovato nuovi resti di questo mostro marino, e finalmente sono riusciti a ricostruirne correttamente le spaventose fauci. Il loro studio ha stabilito che questo pesce riusciva ad aprire la sua bocca in meno di un quindicesimo di secondo. « Sicuramente Dunkleosteus riusciva a divorare qualsiasi altro animale gli si trovasse davanti » ha affermato Philip Anderson, dell'Università di Chicago, che ha condotto lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica « Royal Society journal Biology Letters »: questi ha ricostruito i muscoli intorno alla bocca del pesce per calcolare la forza dell'animale quando chiudeva il morso. La pressione sviluppata dalle sue formidabili mandibole è stata calcolata in 5.600 kg per centimetro quadrato, almeno tre volte più forte di quella del Tirannosauro: abbastanza da spezzare in due uno squalo con un morso. Per fare un paragone, il morso dell'alligatore (il più potente tra le specie non estinte) è pari a "soli" 963 kg/cm2. Mark Westneat, l'amministratore del Chicago's Field Museum, ha dichiarato: « La parte più interessante di questo lavoro consiste nel fatto che questo pesce, così grande e pesante perchè ricoperto di grandi piastre ossee, fosse velocissimo nell'aprire la bocca e avesse una straordinaria potenza nel chiuderla. Ciò era dovuto all'incredibile forma del suo cranio e ai diversi muscoli usati per le operazioni di apertura e chiusura della bocca ». La ricostruzione visibile qui sotto fa spavento anche a 400 milioni di anni di distanza dalla sua estinzione...

I pesci polmonati e i crossopterigi
Il Devoniano è l'era dei pesci polmonati, che riuscirono ad avventurarsi sulla terraferma persino per diversi giorni. Non si sa che cosa spinse gli esseri viventi marini verso la terraferma. Forse alcune mutazioni chiave permisero loro di difendersi dalla disidratazione. Forse lo strato d'ozono nell'alta atmosfera raggiunse finalmente una consistenza sufficiente da bloccare gran parte degli ultravioletti solari, nocivi per la vita. Forse, dicono alcuni, in quest'epoca la Terra catturò la Luna, e di conseguenza l'ampiezza degli effetti delle maree crebbe all'improvviso, per cui la vita venne sospinta sempre più verso l'entroterra. Già nel Siluriano, comunque, miriapodi e ragni si erano avventurati nelle prime "foreste" terrestri, fatte di... muschi.
Nel Devoniano fecero la loro comparsa nei mari i Crossopterigi ("con le pinne a frangia"), dalle pinne frangiate nettamente separate dal tozzo corpo anziché spuntare direttamente da esso; una famiglia di questi pesci sopravvive tuttora. Nel 1938, alle foci del fiume Chalumna in Sudafrica, fu infatti pescato un esemplare di Latimeria chalumnae, lungo 1,50 m e pesante 57 kg: la loro preda incuriosì a tal punto i pescatori, che la mandarono imbalsamata al Museo di East London, sempre in Sudafrica. La direttrice del Museo, la dottoressa Marjorie Courtenay-Latimer (1907-2004), da cui il nome della specie, riconobbe in quell'esemplare le caratteristiche dei Crossopterigi del Devoniano, che si credevano estinti da 120 milioni di anni. Le sue pinne hanno un vero e proprio "corpo basale", che in pratica le trasforma in zampe, grazie alle quali esso può "camminare" sul fondo marino: un vero e proprio fossile vivente, dunque, risalente all'epoca in cui i pesci si stavano lentamente trasformando in anfibi. Del resto il Lepidosiren paradoxa del Sudamerica riesce ancor oggi ad interrarsi sul fondo degli acquitrini prosciugati e a respirare aria con un primitivo polmone. Il Lepidosiren è dunque l'ultimo dei pesci polmonati oggi viventi.
Questi due esseri possiedono, separatamente, due caratteristiche dei vertebrati terrestri: una zampa mobile ed un polmone. E se essi si fossero trovati nello stesso animale?
Ciò accadde nel Devoniano, allorché comparvero i tetrapodi, cioè i primi esseri viventi dotati (come suggerisce il loro nome) di quattro arti nettamente caratterizzati e diversi dalle "pinne" dei loro antenati pesci. Fino pochi anni or sono si conosceva un solo esponente della famiglia di tetrapodi primitivi che per primi conquistarono le terre emerse: l'Ittiostega (Ichthyostega watsoni), descritto per la prima volta da Gunnar Säve-Söderbergh nel 1932, che fu anche il primo anfibio. Esso viveva per lo più in acqua, ma poteva permanere per lunghi periodi sulla terraferma. Fu il primo pioniere dei continenti emersi e, naturalmente, il primo antenato terrestre dell'uomo.
Studi recenti hanno però allargato notevolmente la famiglia dei tetrapodi primitivi, facendo luce anche sui possibili motivi della loro improvvisa evoluzione verso la conquista delle terre asciutte. In particolare l'attenzione degli esperti si è appuntata sull'Acantostega (Acanthostega gunnari), un tetrapode ancor più primitivo dell'Ittiostega e, come questo, vissuto in quella che per noi è la Groenlandia orientale, a qui tempi caratterizzata da un clima assai più mite (si pensa che quell'area fosse un ampio bacino fluviale al confine tra i due supercontinenti di Laurenzia e di Gondwana, caratterizzato addirittura da un clima subtropicale). Questo animale aveva sì quattro arti, ma era privo di tutte le altre caratteristiche necessarie alla vita terrestre. Per esempio le sue caviglie non erano adatte a sostenerne il peso fuori dall'acqua; gli arti avevano la forma di pagaie più che di zampe, ed in effetti erano dotate di otto dita, anziché di cinque come quasi tutti i tetrapodi successivi; e, sebbene fosse dotato di polmoni, le costole erano troppo corte per impedire il collasso della cavità toracica, una volta fuori dall'acqua. Anzi, le proporzioni delle ossa dell'avambraccio ricordano quelle dei pesci polmonati, e l'animale era dotato di una grande pinna causale, del quale invece l'Ittiostega era già privo. In più, questo strano essere manteneva le branchie. Questo fossile ha insomma tutte le caratteristiche del classico "anello di congiunzione"; ma, anziché svelare dei misteri, paradossalmente li infittisce.
L'evoluzione dei tetrapodi
Infatti negli anni '50 Alfred Sherwood Romer, professore di paleontologia dei vertebrati presso l'Università di Harvard, aveva fatto l'ipotesi che i primi tetrapodi avessero unito le due caratteristiche suddette, cioè i polmoni e le pinne muscolarizzate, per salvarsi dal prosciugamento dello specchio d'acqua in cui vivevano, trascinandosi verso un altro stagno; poi, i tetrapodi capaci di percorrere distanze maggiori sarebbero stati favoriti dall'evoluzione, sviluppando infine veri e propri arti. Ma la struttura dell'Acantostega fa piuttosto pensare che, a differenza degli odierni pesci polmonati, esso abbia sviluppato le sue caratteristiche già nell'acqua, e che solo in un secondo tempo le abbia utilizzate per spostarsi sulla terraferma. In altre parole, l'esigenza di abbandonare degli stagni in via di prosciugamento era un fattore assolutamente secondario durante l'evoluzione dei tetrapodi più primitivi. Jennifer Clack, dell'università di Cambridge, ha avanzato l'ipotesi che l'innovazione fondamentale, cioè la rotazione morfologica delle pinne, sia avvenuta non per motivi di locomozione, ma per respirare ossigeno direttamente dall'atmosfera. Mi spiego meglio: nei pesci le pinne sono rivolte verso il retro dell'animale; nei primissimi tetrapodi esse ruotarono fino a trasformarsi in arti orientati verso l'esterno, aumentando l'area delle inserzioni dei muscoli e, di conseguenza, la capacità di sostenere il peso dell'animale, che in tal modo diventava capace di issare il proprio corpo sopra il pelo dell'acqua per respirare l'aria; le dita distribuivano meglio il suo peso.
Si può inoltre osservare come i crossopterigi fossero provvisti (così come tutti gli altri pesci) delle "ossa opercolari" che coprono le branchie e collegano il capo alle spalle, impedendo all'animale di voltare il capo senza voltare tutto il corpo; invece esse sono del tutto assenti nell'Acantostega, caratterizzato da una netta separazione tra capo e spalle. Anche questa evoluzione è oggi interpretata come la risposta alla richiesta di poter orientare meglio il capo per sporgerlo fuori dall'acqua. Anche le mascelle si rafforzano, forse per consentire la nutrizione direttamente sulla terraferma. Quanto alle otto dita, il ritrovamento di altri tetrapodi primitivi con più di cinque dita ci aiuta a capire che i primi tetrapodi sperimentarono più soluzioni, anche se poi a vincere furono le cinque dita che abbiamo anche noi, perché a quanto pare consentivano un'articolazione tibio-tarsale abbastanza stabile da sostenere il peso del corpo e abbastanza flessibile da consentire l'andatura a quattro zampe. Infine, anche l'orecchio si evolse notevolmente per poter ascoltare i suoni nell'acqua che, come tutti stanno, si trasmettono in maniera assai diversa rispetto a quanto avviene nell'acqua; fu allora che l'osso chiamato iomandibolare, che nei pesci dirige i movimenti durante la respirazione e l'alimentazione, si rimpicciolì e fu rinchiuso in una cavità del cranio, dando vita a quella che oggi è la nostra staffa, deputata a trasferire i suoini dall'orecchio esterno a quello interno.
Ittiostega invece era un animale già assai più adattato alla vita terrestre, avendo a disposizione spalle ed arti assai più robusti, e costole assai più lunghe in grado di impedire che i polmoni collassassero sotto il loro peso, una volta fuori dall'acqua. La disposizione delle apofisi (cioè delle escrescenze posteriori) lungo la colonna vertebrale ha fatto pensare che esso si spostasse per balzi come fanno le nostre foche, ma si tratta solo di un ipotesi. In ogni caso si attende la scoperta di nuovi membri della famiglia dei tetrapodi primitivi per capire come si sono evolute le zampe posteriori, fondamentali per una locomozione di tipo terrestre, e già troppo evolute nell'Acantostega e nell'Ittiostega per rivelare particolari interessanti sulla loro evoluzione. Insomma, ci sono altri "anelli mancanti" da trovare.


Fonte: http://www.fmboschetto.it/didattica/Anno_della_Terra/paleozoico.htm

 

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