Il Jazz

 

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    Il Jazz

     

    Nell’800 in America nasceva il Jazz che si ispirava agli elementi ritmici e melodici della musica africana. Ad inventare questo nuovo genere, furono i neri d’America, figli di quel popolo schiavizzato dai bianchi, ed era nel canto che questa gente trovava la forza per sopportare le fatiche disumane e le loro canzoni accompagnavano il lavoro nei campi e le cerimonie religiose.

     

    Work Song

     

    Il work song è un canto di lavoro chiamato anche plantition-song (canto di piantagione), con lo scopo di cadenzare il ritmo di lavoro e alleviare la fatica.

     

    Spiritual e Gospel Song

     

    In America intorno all’800, i neri  nonostante fossero ancora tenuti ai margini della società, avevano subito l’influenza bianca, apprendendone la lingua e convertendosi al cristianesimo.

    Gli spirituals e i gospel songs erano fondati sullo spirito della tradizione africana ricalcando elementi tipici dei canti religiosi protestanti. Ispirati dalle vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, venivano eseguiti secondo lo schema antifonale cioè il predicatore esponeva un versetto e i fedeli lo ripetevano.

    Go down Mose è uno spiritual, un canto di speranza ispirato dalla figura di Mosè che per ordine del Signore libera il suo popolo dall’oppressione Egizia, conducendolo verso la Terra Promessa.

    Analisi del brano. Le note sono brevi lunghe legate e staccate, la tessitura centrale acuta e ci sono ripetizioni. Il ritmo è moderato e costante, l’intensità è mezzo-forte e presenta crescendi e diminuendi. È presente un coro una voce solista e dei tamburelli.

     

    Blues

     

    Il blues è di genere profano, fondamento nella storia del Jazz. Nostalgico e triste, ispirato dai work song, trattò temi come la fatica, le sventure e i problemi quotidiani. Il languore che si prova ascoltando questi brani è dovuto dall’utilizzo della scala blues, che abbassa di un semitono il mi e il si della scala maggiore occidentale. La melodia blues è costituita, di solito, su dodici battute suddivise in tre segmenti (uno per ogni strofa). Molte volte, prima della chiusura di un segmento c’è un break, cioè una libera improvvisazione degli strumentisti. È proprio questo spirito improvvisativo che anima le composizioni Jazz.

    St. James Infirmare è un blues eseguito da Joseph “King” Oliver (New Orleans 1885- Chicago 1938). Originario della Louisiana visse a Chicago dove fondò l’orchestra “Creole Jazz Band” esibendosi con la cornetta e la tromba.

    La melodia di questo brano ad ogni ripetizione viene trasformata da improvvisazioni affidate alla tromba suonata da King Oliver, al pianoforte, al trombone e al clarinetto.

    Analisi del brano. Le note sono lunge, brevi e legate, la tessitura è centrale e ci sono ripetizioni. Il ritmo è moderato e costante, l’intensità è mezzo-forte e presenta crescendi e diminuendi. Sono presenti un solista, il clarinetto, il trombone, la tromba e il pianoforte.

     

    Ragtime

     

    Nell’Ottocento, nella zona sud-occidentale degli Stati Uniti, si diffuse il ragtime (o tempo stracciato) elemento di passaggio fra il blues e il jazz classico. Non più vocale, ma strumentale, fu una musica popolare legata al pianoforte e caratterizzata dall’utilizzo del ritmo sincopato sovrapposto al ritmo di marcia.

    Il Rag della foglia d’acero è stato scritto nel 1899 da Scott Joplin (Arkansas 1868-New York 1917) e ne vennero stampate un milione di copie che portarono l’autore al successo come maggior esponente del ragtime.

    Analisi del brano. Le note sono brevi, legate e staccate, la tessitura è centrale acuta e ci sono ripetizioni. Il ritmo è allegro e costante, l’intensità è mezzo-forte e costante. È presente un pianoforte. 

     

    I grandi del Jazz

     

    Verso il 1920 brillarono grandi solisti jazz. Dalle orchestre emersero le straordinarie sonorità della tromba di Armstrong, il cui strumento sembrava parlare, le note di Duke Ellington al pianoforte e dopo un decennio circa trionfò la voce di Ella Fitzgerald per il timbro brillante e espressivo.

    Louis Daniel Armstrong. Nato a New Orleands nel 1900, trascorse l’infanzia in ambienti violenti e fu rinchiuso in un riformatorio. Seguì il suo idolo “King Oliver” a Chicago e raggiunto il successo rimase sempre un semplice. Venne soprannominato “Satchmo” (bocca a portone) e fu uno dei più grandi trombettisti jazz; formò diversi complessi e collaborò con importanti orchestre con tournées in Europa, Sud America, Estremo Oriente, Australia e Africa contribuendo alla diffusione del jazz che iniziava la sua vendita grazie alle case discografiche.

    Morì a New York nel 1971.

     

    Duke Ellington. Nato a Washington DC nel 1899, fu soprannominato sin da ragazzo “Duke” (il duca) per il suo portamento e rivelò ben presto doti di musicista. Grazie all’agiatezza della famiglia partì per New York affermandosi come improvvisatore e arragiantore. Fu alla guida di importanti orchestre e ci ha lasciato numerose incisioni discografiche tra cui i concerti al Carnagie Hall di New York. Morì in questa città nel 1974.

     

     

    Ella Fitzgerald fu una delle voci più abili nell’improvvisazione jazzistica. Nata a Newport News in Virginia nel 1918 trascorse l’infanzia in un orfanotrofio. Nel 1934 durante un concorso per dilettanti fu notata dal batterista Chick Webb. Scritturata nella sua orchestra raggiunse il successo negli anni ‘35/’39. Ineguagliata partner di Amstrong fu presente in molti concerti di Ellington. Si esibì in tournées ancora oggi indimenticabili. Soprannominata “la voce del Jazz” ha inciso ben 250 dischi. Morì in California per una grave forma di diabete nel giugno del 1996.

    Lady be good è un famossimo brano dove la voce di Ella Fitzgerald è ricca di sfumature e capace di coprire una grande estensione.

    Analisi del brano. Le note sono lunghe legate e staccate, la tessitura è centrale e ci sono ripetizioni. Il ritmo è lento e costante, l’intensità è mezzo-forte e costante. 

     

    Il jazz sinfonico

     

    Il 24 febbraio del 1924 si svolse a New York il concerto “Experiment in Modern Music” con lo scopo di lanciare il jazz sinfonico cioè l’unione fra la musica popolare e la musica colta, fra elementi dei poveri neri americani e degli aristocratici splendori europei.

    Quel giorno venne eseguita la Rapsodia in blu di Gorge Gershwin nella seconda versione per orchestra arrangiata dal musicista Ferde Grofè. Questa rapsodia elaborava elementi jazzistici inserendoli in ambito sinfonico.

    Gorge Gershwin nacque a New York il 26 settembre 1898. Pianista, si dedicò da ragazzo alla musica leggera. Le sue canzoni lo resero famoso ma furono “Rapsodia in blu” e “Un americano a Parigi” a portarlo agli onori della critica. Nel 1931 si trasferì a Hollywood iniziando a collaborare con i primi film sonori e quattro anni più tardi compose Porgy e Bess. Conquistato il primato assoluto a Broadway era a capo di una grossa organizzazione musicale e riconosciuto in ambito internazionale. Venne colpito da un tumore al cervello e morì a Beverly Hills il’11 luglio 1937.

    Rapsodia in blu. È l’immagine della rapsodia di Gershwin dove un insieme di proposte stilistiche e note blues si affiancano agli sviluppi della canzonetta americana.

    Analisi del brano. Le note sono lunghe, brevi, legate e staccate, la tessitura è centrale acuta, ci sono ripetizioni. Il ritmo va dal lento al veloce con rallentandi e accellerandi, l’intensità va dal piano al forte con crescendi e diminuendi. C’è l’orchestra al completo.

     

LA NASCITA DEL JAZZ

 

L'esodo dei neri dalle campagne verso le maggiori città del Sud e del Nord degli Stati Uniti ebbe come immediato risultato quello di aumentarne considerevolmente la popolazione, e, con un processo più lento, di modificarne i costumi e la cultura. Si può affermare pertanto che il jazz, così come oggi lo concepiamo, nacque in seguito a questa forzata migrazione di grande portata storico-sociale.

Tra le città che a questo riguardo rivestirono un ruolo fondamentale vi fu New Orleans, sebbene sarebbe sbagliato pensare che il primo jazz si diffuse soltanto lì. Molti grandi musicisti sono infatti nati in altre città degli Stati Uniti. Tuttavia New Orleans diede i natali ai primi grandi solisti del jazz: Joe King Oliver, Louis Armstrong, Sidney Bechet e moltissimi altri, che, in una fase successiva, si videro costretti a emigrare in varie città statunitensi ma soprattutto a Chicago e a New York; queste due città ebbero il merito di diffondere e consacrare definitivamente in pochi anni il jazz come prima grande, originale espressione di musica americana.

Nei primi decenni del 1900 si affermarono il blues, lo stile New Orleans ad opera dei neri, e lo stile Dixieland ad opera dei bianchi, che vissero a New Orleans a stretto contatto con i creatori della musica afroamericana. Inizierà così un lungo e costante scambio che influenzerà entrambe le culture: quella afroamericana sempre più levigata dai costumi, dalla logica costruttiva formale e dalla propensione melodica europea; quella europea sempre più conscia dell'assoluta novità del fresco e innovativo linguaggio ritmico-melodico afroamericano e della naturale pratica improvvisativa che sarà del jazz un aspetto fondamentale, anche se non l'unico.

Da sottolineare che gli scambi e le reciproche influenze tra le due culture in questo periodo e per lungo tempo non saranno mai alla pari. Una vera coscienza creativa e istituita del popolo afroamericano avverrà solo quando il razzismo e le discriminazioni razziali sfoceranno in gravi conflitti sociali e i neri sentiranno il bisogno di affermare se stessi come identità disgiunta dalla popolazione bianca.

 

Storia del jazz.

Gli schiavi neri, deportati dall'Africa dal 1500 al 1865, si incontrarono con gli europei giunti a colonizzare le Americhe, e dall'incrocio di forze sotterranee di un popolo considerato istintivo (gli africani) e dall'idealismo occidentale nato dalla Grecia classica e dal mondo germanico fiorì una nuova forma culturale basata sulla creatività istintività conviviale e sull'improvvisazione; vocale e strumentale.

Nel sud degli Stati Uniti gli schiavi neri si mantennero legati alla loro musica e innanzitutto al canto; gli strumenti musicali portati dall'Africa, in particolare i tamburi, furono infatti confiscati in quanto i bianchi credevano che fossero usati per comunicare e per incitarsi alla ribellione. Le canzoni, work songs, le plantation songs, avevano vita per vincere la condizione di inferiorità e assoggettamento al quale erano costretti e per non dimenticare la propria identità delle quale i black codes (codici per i neri) li avevano privati. La tradizione musicale africana era collegata ad avvenimenti della vita quotidiana agricola e pastorale e manifestazioni guerresche.

La tradizione europea fornì l'impulso per attingere da altre forme musicali: la musica classica, i canti religiosi, le canzoni folcloristiche, le musiche da ballo, le marce, le opere liriche, e infine gli strumenti musicali dal pianoforte agli strumenti a fiato.

Tra le musiche sacre mutuate, un esempio è Oh Tannenbaüm, successivamente adattato a marcia e suonato in stile jazz

Infine il jazz definito New Orleans è basato sull'improvvisazione collettiva normalmente a tre voci; tromba, clarinetto e trombone. I temi provengono dal ragtime, dal blues, dalle marce, dalle canzoni popolari dell'epoca. Il termine dixieland spesso indica opere interpretate da musicisti bianchi come, per esempio, l'Original Dixieland band.

C'erano delle piccole orchestre che si potevano incontrare nelle strade di New Orleans; i cosiddetti street parade. Erano delle parate musicali che venivano utilizzate per le feste pubbliche come il Mardì Gras, per le manifestazioni, e a scopo pubblicitario: l'arrivo o la partenza di un battello, campagne elettorali, o l'apertura di un nuovo locale. Si accompagnava con ritmi lenti un funerale, per poi lanciarsi in ritmi scatenati al ritorno dalla sepoltura.

Durante la Prima Guerra Mondiale, a seguito della chiusura dei bordelli di New dalla parte del Ministro della Marina Militare, i musicisti, trovandosi senza lavoro, cercarono fortuna al Nord, risalendo il Mississippi. A Chicago, King Oliver, Louis Armstrong e altri fecero conoscere questa musica ad un vasto pubblico, ed alcuni giovani, come il cornettista Bix Beiderbecke ne furono attratti. Le prime importanti incisioni fatte da musicisti neri risalgono al 1923, dalla King Oliver's Creole Jazz Band, gruppo che incluse alcuni dei più importanti musicisti di New Orleans a Chicago.

 

Duranti gli Anni '20 il jazz conobbe negli USA una grande popolarità. I centri più importanti per le incisioni discografiche erano a Chicago e a New York, ma in tutto il resto dell'America e in Europa furono di gran voga i balli associati a questa musica. Fu allora che nacque THE JAZZ AGE.

 

Storia del jazz.

L'etimologia della parola JAZZ, e' sconosciuta, ma il grande Dizzy Gillespie diceva che "jasi", in un dialetto africano, significa Vivere ad un ritmo accelerato. Nella realta' esistono molte versioni sulle origini di questa parola, forse deriva da "chase" (caccia), o dall'inglese "jasm" (energia) o addirittura ancora da "jazz-belles", con il quele venivano chiamate le prostitute di New Orleans. I musicisti venivano chiamati infatti "jasbo" e "jass", parola sconcia con la quale (nelle case di tolleranza dell'epoca) si incitavano i clienti a ballare. Il jazz è un linguaggio musicale estremamente emozionale, nato dall'improvvisazione, ma che necessita allo stesso tempo di notevole tecnica; basato sulla varietà ritmica e del fraseggio, su giri armonica e splendide melodie. Pur essendo principalmente musica strumentale, il jazz ha espresso nel tempo, a cominciare da quella di Bessie Smith, voci straordinarie per intensità, calore interpretativo e tecnica.
Il jazz nasce e prende forma con l'affermarsi nella società americana della minoranza nera, ma discende da quando gli schiavi neri d'America si erano inventati la loro musica: memorie di ricordi africani trapiantate sulle sonorità popolari dei bianchi e contaminate dai canti  religiosi cristiani. Dapprima il canto accompagna il lavoro (il blues) quindi diviene preghiera (spiritual e gospel).
Ma possiamo dire che l'inizio si puo' identificare in New Orleans.

La città di New Orleans, sul finire dell'800, era un insieme di popoli e razze, essendo stata dominata, nel tempo da spagnoli, francesi, inglesi e anche italiani. Qui e' nato il jazz, anche se in molte zone degli Stati Uniti, contemporaneamente, il particolare modo di vivere la musica da parte dei neri era presente sin da epoche remote. New Orleans costituì, però, il baricentro delle tendenze e degli stilemi originari del jazz.

storia del jazz

 

 

I worksongs che i neri cantavano nelle campagne durante il lavoro, gli spirituals nelle funzioni religiose, i blues, si riversarono tutte assieme nelle originarie e primitive forme del jazz. Per questo New Orleans rappresentò il centro di riferimento nel quale le varie tendenze della musica nera trovarono il loro sbocco naturale. Fino agli anni trenta i principali musicisti di jazz provenivano da New Orleans e la maggior parte di loro aveva iniziato lì la sua carriera musicale. Una delle caratteristiche sicuramente  più interessanti di New Orleans è che nella città convivevano due comunità nere profondamente diverse tra loro, ognuna con il proprio patrimonio etnico e culturale: i creoli e quelli che possiamo definire più genericamente i neri americani. Mentre i neri americani costituivano la parte più povera del proletariato di New Orleans, molti creoli erano ben integrati nella realtà economico-sociale della città e avevano una estrazione piccolo borghese. Lo stile di New Orleans nacque dall'incontro tra questi diversi gruppi:  nello Storyville,

"http://www.thestoryvilledistrict.com/", il quartiere riservato alle case di tolleranza, che con i suoi innumerevoli locali costituiva un incredibile punto di ritrovo e la rampa di lancio per i molti musicisti e cantanti; nelle strade della città, dove si esibivano le "bands" dei cortei funebri che accompagnavano i defunti al cimitero suonando musiche di circostanza.

storia del jazz

Quando tornavano in città suonando musiche colorite e allegre; durante i festeggiamenti del carnevale. la caratteristica principale dello stile di New Orleans e' l' esecuzione di linee melodiche improvvisate in collettivo su semplici e tradizionali progressioni armoniche, con la presenza centrale di tre strumenti tromba, trombone e clarinetto accompagnati da una sezione ritmica, che si inseguono alternarnamdosi e innestandosi tra loro.
Tappa fondamentale quanto consequenziale a New Orleans fu Chicago.
Infatti, dopo la chiusura dello Storyville di New Orleans (voluta dalle autorità militari statunitensi all'entrata in guerra degli U.S.A. per non turbare i militari di leva nella città), i musicisti rimasero senza lavoro, rifugiandosi a Chicago dove trovarono ospitalità nei numerosi club, music-hall e locali, nell'ambito della più generale migrazione delle popolazioni nere verso le terre del Nord.Durante gli anni '20, l'originario stile di New Orleans trovò la sua vera fioritura in Chicago, e  qui si affermò definitivamente. Nella southside di Chicago, il quartiere nero, si sviluppò una fervente attività musicale e jazzistica. Qui vennero incisi i primi capolavori del jazz da parte delle bands  

storia del jazz

e qui si affermò definitivamente. Nella southside di Chicago, il quartiere nero, si sviluppò una fervente attività musicale e jazzistica. Qui vennero incisi i primi capolavori del jazz da parte delle bands guidate da King Oliver, poi da Louis Armstrong ( http://www.satchmo.net/index1.html ), Johnny Dodds, Jelly Roll Morton, Jimmie Noone . Contemporaneamente a questa affermazione dello stile di New Orleans a Chicago, un gruppo di musicisti bianchi, dilettanti e professionisti maturò una propria interiorizzazione del jazz suonato dai neri, dando vita ad uno stile proprio, lo stile di Chicago.

gli elementi della cultura occidentale e bianca contaminarono il jazz nero. guidate da King Oliver,poi da Louis Armstrong, Johnny Dodds, Jelly Roll Morton, Jimmie Noone .partendo dal modello di improvvisazione collettiva dello stile New Orleans, a poco a poco, la sensibilità bianca derivata dai modelli musicali europei  introdusse soluzioni armoniche più raffinate e sempre crescendo, la valorizzazione dell'elemento solistico che all'apice dello stile di Chicago, si tradurrà nella preponderanza dell'improvvisazione del singolo e nella dominazione del sassofono, nonché nella nascita delle grosse formazioni (Big Bands ), annunciando il jazz degli anni trenta e lo stile Swing. Chicago fu, dunque, un centro che segnò profondamente l'evoluzione del jazz e rimase costantemente un importante punto di riferimento per i musicisti, tanto è vero che, negli anni '60, diverrà uno dei più importanti luoghi in cui si solidificheranno le tendenze d'avanguardia musicalmente e politicamente più radicali della cultura nero-americana, delle quali l'Art Ensemble of Chicago

 

Fine articolo

 

Il Jazz.

Il Jazz è uno stile musicale nato negli Usa, rappresenta un contributo fondamentale degli afro-americani alla musica e alla cultura del ‘900.

 

Evoluzione stilistica e storica del jazz.

Benché sia ormai chiaro che il Jazz non ha avuto origine in un solo luogo, la storia della sua evoluzione è fortemente legata a tre città: New Orleans, Chicago e New York.

  • NEW ORLEANS. La nascita del Jazz è convenzionalmente collocata nella New Orleans fondata dai francesi all’ inizio del 1700, essa conobbe un notevole sviluppo commerciale e demografico diventando la quarta città americana per importanza. Ai numerosissimi schiavi che vi vivevano era permesso, diversamente da quanto accadeva in altri centri del Sud, praticare i propri riti e tradizioni. Danze con canti e percussioni si svolgevano il sabato e domenica nelle piazze. Caratteristiche di New Orleans erano le brass bands, fanfare di neri attive a funerali, matrimoni, feste, parate, e caratterizzate dalla confluenza di stili afro-americani come blues, spirituals e ragtime con la musica bandistica europea. I musicisti che vi militavano avevano generalmente scarsa preparazione formale e suonavano a orecchio, abbandonandosi spesso all’ improvvisazione collettiva. Verso la fine dell’ ottocento il trasferimento in massa dei creoli (figli di schiave nere e padroni francesi) nella zona nera della città a causa della discriminazione razziale portò all’ ingresso dei più colti musicisti creoli nella brass bands. Le numerose orchestre da ballo (generalmente composte da cornetta, clarinetto, trombone, banjo, contrabbasso e batteria) trovarono lavoro a Storyville –“quartiere delle luci rosse” e punto di incontro di jazzmen come B. Golden, F. Keppard, K. Oliver, K. Ory, S. Bechet e J.R. Morton- e sui battelli a vapore che facevano servizio fino a Saint Louis. La chiusura di Storyville all’ inizio del novecento determinò l’ esodo in massa dei musicisti verso il nord in cerca di lavoro. La musica di New Orleans, conosciuta come “Jazz arcaico”, era caratterizzata dall’ evidente influsso del ragtime, da una polifonia in cui le voci improvvisavano collettivamente sovrapponendosi melodicamente senza un rapporto armonico e da un uso espressivo del timbro in cui gli strumenti musicali miravano a produrre effetti vocali.
  • CHICAGO. La città fu nei primi anni del ‘900 meta di un’ enorme immigrazione nera proveniente dal sud attratta dal suo grande sviluppo industriale. Divenne dunque anche la meta di molti musicisti provenienti dalla New Orleans in declino trasformandosi nei primi anni del novecento nella capitale del Jazz, dove i musicisti trovarono ingaggio nei numerosissimi locali gestiti dalla malavita in cui si spacciavano illegalmente alcolici. Mentre la musica delle orchestre da ballo nere riscuoteva un successo crescente, negli stessi anni nacquero i race records, dischi per il mercato afro-americano. Tra i Jazzmen che lavoravano a Chicago, vi furono K. Oliver, L. Armstrong, J. Dodds, J.R. Morton. Tipici esponenti dello stile Chicago furono B. Beiderbecke, P.W. Russell, M. Mezzrow. All’ improvvisazione collettiva di New Orleans il nuovo stile sostituì progressivamente successivi assoli individuali su sequenze di accordi. Nel frattempo le formazioni si ampliarono trasformandosi gradualmente in big bands. 
  • NEW YORK. Dall’ inizio del novecento in poi fu la sede dei principali sviluppi stilistici del Jazz. All’ inizio del secolo la metropoli conobbe grande prosperità economica, da cui però fu esclusa la massa dei neri che viveva nel quartiere-ghetto di Harlem. Al benessere economico corrispose uno sviluppo della musica nera da intrattenimento che si ascoltava in locali da ballo come il Cotton Club e il Clef Club, e che rivelò presto il suo potenziale commerciale. Fino al 1917, anno dell’ arrivo a New York dell’ Original Dixieland Jazz Band, la scena musicale della città era dominata dalla musica ballabile delle “orchestre sincopate” di Jazz Europe. Nonostante l’ emergere dal 1920 di figure come l’ arrangiatore e direttore d’ orchestra nero F. Henderson, la musica più nota al grande pubblico era cosiddetto “Jazz sinfonico” di P. Whiteman, che commissionò a G. Gershwin la Rhapsody in blue e rese rispettabile la musica degli afro-americani agli occhi dei bianchi che frequentavano i locali di Harlem dove si esibivano gli artisti neri. Il Jazz si trasformò dunque in business, e nel periodo dal 1925 al 1929 musicisti come Armstrong, Beiderbecke, Henderson e D. Ellington acquistarono notevole prestigio. Il processo di sfruttamento economico del Jazz proseguì negli anni ’30 con la cosiddetta era dello swing, in cui il Jazz giunse a identificarsi con la musica popolare da ballo raggiungendo un alto grado di perfezione esecutiva ma anche un’ inevitabile diluizione e commercializzazione. Mentre negli anni ’40 le big band swing entrarono economicamente in crisi, la commercializzazione del Jazz e lo sfruttamento dei musicisti neri spinse alcuni solisti delle grandi orchestre a riunirsi in lunghe    jam-sessions (sedute improvvisative) prive di intenti commerciali. Nacque così, nelle riunioni dei musicisti, il be-bop, uno stile non ballabile e anti-commerciale con tempi rapidissimi e temi contorti, nuova complessità ritmica e una sempre più ardita ricerca armonica. Tra i maggiori esponenti di questa nuova musica d’ arte afro-americana vi furono il sassofonista C. Parker, il trombettista D. Gillespie, i pianisti T. Monk e B. Powell e il batterista K. Clarke. Al be-bop che influenzò in modo determinante le successive generazioni di jazzisti, seguì a fine anni ’40 un nuovo tentativo di avvicinare il Jazz alla musica colta europea. Il cosiddetto cool-Jazz (Jazz freddo) è un Jazz sofisticato e rarefatto che impiega spesso arrangiamenti scritti e vide un ritorno dei musicisti bianchi, con nomi come L. Tristano, G. Evans, G. Mulligan, C. Baker, D. Brubeck, oltre a musicisti neri come M. Davis e J. Lewis. A tale fase di tentativi di “nobilitare” il Jazz in direzione colta seguì un periodo nuovamente marcato dalla volontà dei musicisti neri di riappropriarsi del Jazz: l’ hard-bop di metà anni ’50 presenta un be-bop semplificato ma sonoramente più aspro, e un ritorno ad elementi stilistici della tradizione popolare afro-americana. Tra i protagonisti di questa stagione vi furono il trombettista C. Brown, i batteristi M. Roach e A. Blakey, il bassista e compositore C. Mingus, il pianista H. Silver, i sassofonisti S. Rollins, J.C. Adderley e J. Coltrane. L’ esplorazione    dell’ armonia e della melodia Jazz da parte di quest’ ultimo, in particolare, creò un rivoluzionario stile improvvisativo che influenzerà il linguaggio dei sassofonisti delle epoche successive.           

Nell’ era delle battaglie per i diritti civili, la crescente politicizzazione e radicalizzazione degli afro-americani, già testimoniata da alcuni lavoratori hard-bop, si rilevò centrale nel successivo free-Jazz. La New Thing (nuova cosa, espressione coniata dai musicisti neri che rifiutavano il termine Jazz) era caratterizzata musicalmente           dall’ abbandono dei tradizionali schemi armonici, melodici e ritmici,  dall’ apertura alla tonalità, dall’ allargamento nel campo sonoro a rumori, grida e soffi. Il free-Jazz nacque ufficialmente nel 1960 con   l’ incisione dell’ album omonimo realizzato dai quartetti dei sassofonisti O. Coleman ed E. Dolphy. A questi due nomi si aggiunsero quelli di Coltrane, del trombettista D. Cherry, del pianista C. Taylor, dei sassofonisti A. Shepp, P. Sanders e S. Lacy. Fra le più note formazioni di free-Jazz ricordiamo l’ orchestra di Sun Ra, l’ Art Ensemble of Chicago e la Jazz Composer ‘s orchestra di C. Bley. L’esperienza del free-Jazz si trasferì poi con un certo ritardo in Europa ,dove generò interminabili polemiche e diede origine alla cosiddetta “musica creativa”, che cercava di coniugare improvvisamente e sperimentalismo. Negli Usa invece l’ impatto del rock introdusse nel Jazz a partire da fine anni ’60 sonorità elettroniche e diede origine al Jazz-Rock o fusion, di cui fu pioniere M. Davis, seguito da pianisti come C. Corea ed H. Hancock e gruppi come Weather Report. Negli anni ’70 altri Jazzisti rimasero tuttavia fedeli alla tradizione be-bop e hard-bop, oppure si espressero in un linguaggio di discendenza free. L’ attuale popolarità del Jazz deve molto a centinaia di festival che si tengono ogni anno in tutto il mondo. Tali festival ormai presentano accanto ai migliori musicisti americani, numerosi nomi locali, ospitando spesso anche stages, dibattiti, audizioni, proiezioni e mostre.

 

 

 

Gli elementi caratteristici del Jazz

Uno degli elementi caratterizzanti la musica Jazz è l’ improvvisazione, la creazione estemporanea di linee melodiche, armoniche o ritmiche da parte del musicista. L’ improvvisazione può seguire vari procedimenti, dalla variazione a partire da una melodia, alla creazione di melodia completamente nuova (il caso del Jazz moderno, in cui l’ improvvisatore parte da accordi e scale), passando per procedimenti intermedi come la parafrasi, assai usata nell’ esposizione dei brani Jazzistici.

L’ improvvisazione Jazzistica, lungi dall’ essere espressione senza struttura, si richiede continuità di pensiero e coerenza di discorso che utilizzano modelli e formule stilistiche interiorizzate dal musicista.

 

Curata da Stefano Casti e Davide Amato.          

 

 

 

 

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