Le dodici fatiche di Ercole tutto di tutto

 

 

    Le dodici fatiche di Ercole

 

 

La nascita   di Ercole e … della Via lattea

 

Zeus, signore degli Dei, un giorno prese forma umana e si recò a Tebe, dove incontrò Alcmena, Regina della città. Zeus, pur essendo marito di Era, mise incinta Alcmena. Quando Zeus tornò nell'Olimpo, Era sapeva già ciò che era successo e, presa dall'ira, lanciò dietro a Zeus montagne, astri e colline, come faceva di solito quando era arrabbiata. Il marito di Alcmena, Anfitrione, al contrario di Era, non si arrabbiò più di tanto, ma accettò il figlio che la moglie aveva concepito con il re degli Dei pensando che se lo avesse cresciuto sarebbe diventato famoso. Zeus per farsi perdonare dalla moglie, quando il figlio nacque, lo chiamò Ercole (Eracles), che in greco significa '' gloria ad Era''. Così tutte le volte che Ercole veniva chiamato, Era veniva lodata. Un giorno, Alcmena aveva lasciato il piccolo Ercole da solo in giardino, passò di lì Era insieme alla figlia Atena. Era, non sapendo chi fosse quel bambino, vedendolo da solo, si impietosì e decise di allattarlo. Il latte della Dea era buonissimo tanto che Ercole ne prese troppo e rigurgitò. Ercole era un bambino molto forte e il suo rigurgito fu così potente da raggiungere il cielo, dando così vita alla Via Lattea.    

 

Le fatiche di Ercole

 

Segno zodiacale: LEONE

Il leone di Nemea

I   fatica

 

Gli dei riferirono ad Ercole  che doveva affrontare delle sfide. Gli dissero poi di cercare Sibilla, che gli avrebbe riferito cosa fare. Sibilla disse ad Ercole che avrebbe dovuto compiere dodici fatiche e che per compiere la prima, Ercole doveva recarsi a micene dove c’era un re malvagio e tiranno, di nome Euristeo. Sibilla spiegò che Euristeo era amico di Era che, molto arrabbiata con Ercole, voleva vendicarsi; finita questa frase Sibilla si addormentò.
         La mattina seguente, al suo risveglio, Ercole trovò arco e frecce (doni di Apollo) ed una clava (dono delle Muse). Quando arrivò a Micene, Ercole fu accolto sgarbatamente da Euristeo, che gli disse subito che doveva recarsi a Nemea dove avrebbe dovuto uccidere un felino che disturbava i contadini. Il re ordinò ad Ercole di portargli la pelle della belva.
         Quando giunse a Nemea, Ercole si recò nel bosco dove viveva il felino …un enorme leone. La belva iniziò a ruggire ed Ercole prese l’arco, estrasse una freccia, tese l’arco, mirò, ma … quando la freccia entrò in contatto con la pelle del leone, rimbalzò e con un rumore metallico cadde a terra. Il ragazzo allora prese la clava e la scaraventò contro il leone, che anche questa volta non sentì niente. A questo punto il felino si rifugiò nella sua tana a due entrate. L’eroe allora sigillò un’uscita e si avventurò dentro la tana. Il leone ed Ercole si affrontarono entrambi su due gambe: ondeggiavano come in un ballo, ma ad un tratto Ercole strinse il collo del leone … che appoggiò la testa sulla spalla del giovane e morì. Ercole cercò di tagliarne la pelle, ma non ci riuscì. A questo punto apparve Atena che disse ad Ercole di tagliare la pelle con le unghie del leone. Il valoroso guerriero seguì il consiglio della dea, poi per premiare la bestia, la sollevò da terra e iniziò a farla roteare per aria. Quando lasciò la presa, il leone scomparve nel firmamento.
         Ercole alzò lo sguardo e vide un gruppo di nuove stelle, guardò attentamente e vide il leone che muoveva la folta criniera.
RACHELE MAGNANI LAVINIA VENTURINI

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 
Segno zodiacale:   CANCRO

L'Idra di Lerna : il mostro della palude

II fatica

Quando Ercole tornò al regno e fece vedere ad Euristeo la pelle di leone,  il re gli ordinò di eliminare l'Idra di Lerna.
Ercole prese i bagagli e partì. Quando arrivò nel bosco, dovette attraversare una palude dove l'acqua era nera e quindi non poteva vedere niente.
Appena sentì un rumore, il ragazzo prese la clava di legno dalla cintura di cuoio. Dopo un attimo si girò... gli cadde la clava, lo zaino , tutto; era lei, l'Idra era davanti ad Ercole.
L'enorme mostro aveva sette teste, sette colli, sette occhi, denti neri, lingua di fiamma, la pancia biancastra e flaccida, quattro zampacce e le code a chiazze.
Ercole vedeva poco perché c'era la nebbia ma riuscì a prendere la spada e tagliare una testa. Ciò non servì a niente perché dalla testa tagliata ne uscirono altre tre. Ercole sorpreso dal fatto accaduto, prese dei rami, gli diede fuoco e  bruciò il collo tagliato dell'Idra.
Dopo che il mostro  si fu steso al suolo, il ragazzo vide nella palude un granchio gigantesco con delle chele enormi, che era un amico dell'Idra.
Ercole prese la clava e colpì il granchio che schizzò in cielo. Quando ci fu di nuovo calma, il ragazzo prese la spada e tagliò una zampa dell'Idra per portare ad Euristeo la prova dell’avvenuta uccisione. Mentre tagliava la zampa all'enorme mostro, vide il sangue che fece morire una piantina; allora il ragazzo intinse le frecce dentro il sangue verde per  avvelenare la punta in modo da vere un’arma potente contro altri nemici.

Alessandra Colzi

 

 
 
 
 
Segno zodiacale: CAPRICORNO

Corna d’oro e zoccoli di bronzo

III fatica

 

Dopo che Ercole ebbe portato ad Euristeo la zampa puzzolente dell'Idra egli gli ordinò di andare a catturare la cerva Sofia.
Ercole si arrabbiò perché Euristeo non lo aveva informato che la cerva correva velocemente ed era instancabile. Sofia possedeva degli zoccoli e delle corna ramose d'oro; per queste qualità nessuno riusciva a prenderla.
Ercole per compiere l'impresa aveva bisogno di informazioni: doveva sapere dove si trovava la cerva Sofia. Così egli si mise in viaggio per vari paesi di tutto il mondo chiedendo informazioni sulla cerva.
Un giorno Ercole incontrò un ragazzo armato di arco e di frecce che ansimava, Ercole gli porse la sua borraccia e il ragazzo gli mostrò le orme degli zoccoli di Sofia. A quel punto Ercole corse a perdifiato per inseguire la cerva, che a giudicare dalle orme  doveva essere vicina.
Dopo tanta fatica la cerva si fermò ad un ruscello e da lì iniziò l’anno più faticoso della vita di Ercole: corsero per dodici lune senza fermarsi e passando da ogni parte del mondo. Un giorno si fermò vicino ad un ruscello, finalmente Ercole la vide, era lì davanti a lui e tremava. Ercole prese l'arco ma non ce la fece ad uccidere una nobile creatura come quella; così prese una corda e imprigionò le corna di Sofia.
Quando Ercole giunse da Euristeo egli gli ordinò di strapparle gli zoccoli e le corna dorate, ma Ercole non lo fece: prese delle cinghie di cuoio e legò il corpo della cerva facendolo roteare sopra il suo capo poi abbandonò la presa e la cerva volò in aria .
Durante la sua assenza era arrivata una lettera per Ercole da parte del suo amico Giasone ed egli voleva conquistare il trono ma per riuscire in questo intento doveva riportare in Grecia il vello d'oro di un ariete. Giasone ed Ercole diventarono ottimi amici e si promisero amicizia eterna. Ercole confessò a Giasone  che stava scrivendo un diario di tutte le sue avventure e gli propose di conservare quelle importanti pagine, il ragazzo accettò. Quella stupenda notte, quando alzarono gli occhi al cielo videro che la cerva Sofia aveva preso posto nel firmamento stellato
GIADA ROMEO E IRENE CAPPELLINI

 

Segno zodiacale: SAGITTARIO

Un cinghiale per Euristeo

IV fatica

Era una mattina presto, quando ERCOLE fu chiamato al palazzo di Euristeo. Il perfido re voleva un arrosto di cinghiale e proprio per questo lo mandò in Arcadia ,dove ce n’era uno molto grande, che da tempo disturbava i contadini del luogo. ERCOLE si incamminò e arrivato sul posto, notò una cosa molto strana: oltre al segno delle zampe c’era anche quello delle zanne. Mentre ragionava spuntò Folo, un centauro, che lo invitò a bere . ERCOLE per sbaglio fece cadere la damigiana di vino. Il contenuto si sparse per tutta la grotta di Folo e nell’aria si senti un odore di vino buonissimo. ERCOLE guardando Eolo si stupì che a lui non piacesse quell’odore . Egli gli spiegò che l’odore di vino faceva impazzire i centauri. Poco dopo la terra cominciò a tremare: erano i centauri. Allora ERCOLE, per difendere la caverna , cominciò a combattere. I centauri  spuntavano da tutte le parti . Per sbaglio colpì il suo amico centauro CHINONE . Per non farlo  soffrire lo prese per una zampa e lo lanciò in cielo, facendo nascere la costellazione del SAGITTARIO. All’improvviso spuntò il cinghiale: era più grosso di un normale suino, la bestia prese la rincorsa, ma ERCOLE si schivò, facendolo cadere in un precipizio .

                  IRENE DREONI ,LORENZO MARSICOLA ,ANDREEA  MITROI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segno zodiacale: PESCI

Le incredibili stalle

V  fatica

 

Quando Ercole tornò da Euristeo, dopo la sua quarta fatica, il re non esitò neanche un istante ad imporgli un altro compito da svolgere in poco tempo.
Egli gli ordinò di recarsi nell’Elide a pulire le immense stalle del re Augia. Questo re aveva più di trecento buoi e per questo non riusciva a tenerli puliti. Il compito di Ercole era quello di pulire le stalle, arare, seminare quelle terre nude e per finire di portare un mannello di grano a Euristeo: tutto questo doveva essere svolto in un solo giorno.
In questa impresa non portò con sé il suo arco ma solamente la sua clava.
Una volta arrivato nell’Elide sentì subito che l’atmosfera era impregnata dal fetore degli escrementi dei buoi. In quel posto desolato non c’era quasi nessuno, incontrò soltanto un contadino che sedeva triste all’ombra di un platano. Il ragazzo si avvicinò ed il contadino gli chiese che cosa stesse facendo in quelle terre desolate: l’eroe svelò il suo nome e disse che si trovava in quel posto per volere di Euristeo e per salvare gli abitanti di quel luogo. Il contadino a prima vista non riconobbe Ercole, che rimase offeso fortemente. L’eroe, stressato dal fetore della valle, ma pieno di volontà e di orgoglio, si mise al lavoro. Quando  trovò una soluzione per pulire le stalle era ormai mezzogiorno. Egli si accorse infatti che poco lontano da lì scorreva un imponente torrente. L’eroe fabbricò una diga con tronchi di quercia per deviare il corso del fiume e dirigerlo verso le immense e sporche stalle, riuscendo a pulirle. Nella valle quel fetore maledetto sparì.
Con la clava aveva aumentato la velocità delle acque per compiere la pulizia delle stalle ma, come al solito, non dosò abbastanza la sua forza facendo così finire in cielo una nuvola di pesci.
Pulite le stalle rimaneva il campo da arare, seminare ed infine raccogliere.
Ercole allora invocò suo padre e pregò affinché lo potesse aiutare; poi prese dalle stalle il bue più grosso e potente, lo legò con le cinghie all’aratro e si mise a lavoro. Dopo aver arato e seminato, come per magia spuntarono le spighe che si colorarono magicamente d’oro. Ercole prese allora la falce ed iniziò a mietere il grano; dopo qualche minuto arrivò anche il contadino che aveva già incontrato e con lui molta altra gente. In poco tempo Ercole finì la sua fatica e tornò da Euristeo con il mannello di grano.
 LAVINIA VENTURINI  ALESSANDRA TOFANI BENEDETTA BARTALUCCI

Segno zodiacale: ACQUARIO

Gli uccelli infernali

 

VI fatica

Il perfido Euristeo manda Ercole a uccidere gli “uccellini” che infestavano i campi dei contadini in Beozia. Sulla strada per andare vide dei scheletri di animali e persone. Un’ombra oscurò il cielo. Ercole sentì dei rumori di battiti d’ali; vide un uccello gigantesco e mostruoso; prese l’arco e lo trafisse. Gli altri uccelli dopo l’accaduto si nascosero dentro gli alberi. Dopo un po’ arrivò un uccello parlante (la civetta, messaggera di Atena) e gli consigliò di usare delle nacchere per far uscire dagli alberi gli uccelli cattivi. Ercole seguì il suo consiglio e usando le nacchere fece stordire gli uccelli, li fece uscire dagli alberi e così poté ucciderli. Più Ercole tirava le frecce più si stancava e aveva sete. Dopo un po’ arrivò un ragazzo che gli offrì da bere: Ercole avrebbe potuto riposarsi e lui avrebbe tirato le frecce. Ad un certo punto  un uccello trafisse il ragazzo con le unghie e lo uccise. Ercole dispiaciuto cominciò a scagliare le frecce fino ad uccidere tutte le bestiacce.
Vedendo il povero ragazzo disteso, Ercole chiese aiuto a Zeus, e il re degli dei gli disse di lanciarlo tra le stelle in modo che facesse da coppiere di signori del cielo. Ercole pose la brocca d’acqua tra le mani del giovane e fece come aveva detto suo padre e poi tornò da Euristeo. Nel cielo apparve la costellazione dell’ACQUARIO.

Pandolfini Doinita, Malarbi Veronica, Niccolò Cozzi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Segno zodiacale: TORO

Il toro di Creta

 

VII fatica

 

Ercole era appena andato alle terme per una vacanza, quando fu raggiuntodal messaggero di Euristeo, che lo chiamava urgentemente. Egli andò dal re che lo ricevette nella stanza da bagno, dove si era disteso nella vasca piena di rose. Gli disse che dal re di Creta, Minosse, gli era arrivato un papiro con su scritto che doveva andare sull'isola per uccidere il toro che si aggirava per il suo giardino.
Allora Ercole salì sulla nave cretese che lo aspettava.
La nave si fermò a metà strada ed Ercole dovette fare un bel pezzo a nuoto. Arrivato sulla spiaggia si imbatté subito nel toro. Esso era grosso come un mulino a vento, la sue corna erano affilate come la pale del mulino, era nero come una notte di tempesta e soffiava fuoco dalle narici.
Il ragazzo prese una freccia dalla custodia e con gran sudore la lanciò proprio nella fronte, ma non gli fece niente.
Allora Atena gli suggerì una cosa strepitosa. Ercole prese la sua pelle di leone e cominciò a farla roteare con sotto nascosta la clava. Quando il  toro passò sotto di essa, Ercole gli tirò un colpo micidiale con la clava e l'animale cadde ai suoi piedi.
Ercole, con forza, lo lanciò in aria, lo guardò e poi... andò via.

Alessandra Colzi, Isacco Cafaggi, Leonardo Mandarò

 

Segno zodiacale: ARIETE

Cavalle mangiatrici di uomini

VIII fatica

 

Euristeo aveva molti difetti. Uno di questi era che si illudeva di intendersi di corse di cavalli. Anche Ercole condivideva con lui questa passione. L’eroe si trovava a strigliare il suo cavallo quando un servo di Euristeo si presentò da lui e gli disse che doveva recarsi subito al palazzo. Quando l’eroe raggiunse il re nella sala del trono, Euristeo disse a Ercole di andare a prendere dal suo amico Diomede quattro puledri.
Il re avvertì l’eroe che i puledri non mangiavano erba ne’ biada, ma che avevano una dieta tutta loro. Così Ercole si incamminò verso la stalla.
Quando arrivò da Diomede fu accolto con poca simpatia, qui il re gli porse le chiavi della stalla.
Prima di lasciarlo andare Diomede disse a Ercole di stare attento alle mani.
Lo stalliere di Diomede fece strada a Ercole verso i recinti dei quattro puledri.
Quando arrivarono lo stalliere si rifiutò di entrare nello spiazzo erboso dove i puledri erano intenti a mangiare miseri resti di creature umane. Ercole iniziò a gridare e gli animali sollevarono le orecchie. Due puledri attaccarono Ercole al galoppo da due direzioni diverse.
Lampo fu colpito dal dardo di Ercole e cadde pesantemente a terra, Piè di Tempesta si era preparato a maculare l’eroe, ma Ercole riuscì a schivare l’animale, pio le braccia cominciarono a stringere il collo dell’animale che cadde a terra morto.
Vortice colpì Ercole con gli zoccoli, stava per mordere il suo petto ma Ercole riuscì a ucciderlo prima che potesse fargli del male.
Ercole era sfinito e non si accorse che Fulmine era già sopra di lui, il cavallo morse l’eroe alla spalla destra, Ercole cadde a terra alzando la mano al cielo e chiedendo aiuto a Zeus.
Vicino al recinto dei  cavalli c’era un gregge di pecore e a capo di esso c’era uno splendido ariete.
L’animale parve capire la richiesta di aiuto di Ercole, l’ariete prese la rincorsa e si precipitò contro Fulmine colpendolo con le corna.
Fulmine puntò contro il povero ariete che non potè difendersi, ma il suo sacrificio aveva salvato Ercole che balzò in groppa al cavallo tirandogli un colpo fra le orecchie.
Il cavallo crollò a terra e l’eroe si inginocchiò vicino all’ariete che respirava a fatica, all’improvviso il cielo si oscurò e un’aquila gigantesca con delicatezza strinse le sue zampe  intorno all’ariete e si diresse verso il cielo così si formò la  costellazione dell’ariete.
TERESA MIGNOLLI, FERIDA MUSTAFOVIC

 
 
 
 
 
Segno zodiacale: VERGINE

La cintura dell’Amazzone

 

IX  fatica

 

Segno zodiacale: GEMELLI

I buoi di Gerione

X fatica

 

Euristeo consigliò una vacanza a Ercole nell’Isola Rossa chiamata Erizia, ospitato dal suo amico Gerione.  Il re consegnò al ragazzo una lettera da dare a Gerione per accoglierlo meglio. Sulla nave per la partenza, Ercole fece amicizia con due gemelli, Castore e Polluce nominati Dioscuri, il cui significato era “ragazzi di Zeus”, talmente belli, saggi e coraggiosi, da non sembrare veri; volevano diventare protettori dei naviganti. Ercole, sbarcato sull’isola e arrivato all’alloggio di Gerione, si accorse che questi era una strana creatura: aveva tre corpi: tre teste, sei braccia, sei gambe attaccate ad un unico tronco. Gli faceva compagnia Ortro, un cane con due teste. Euristeo aveva scritto sulla lettera che aveva bisogno di cento buoi e Gerione voleva consegnargli le bestie dopo aver lottato con lui,  il povero Ercole. Gerione stava per essere sconfitto, quando chiamò in aiuto tutti i mandriani ed Ercole si difese scoccando frecce. Il duello continuava a svolgersi, quando due voci, quelle dei Dioscuri gli sussurrarono: ”Ercole, cosa ti sta succedendo?“ Ercole non dette retta, e si accorse di aver perso di vista Ortro, il cane di Gerione; lo vide, era dietro un albero che guardava in malo modo i due gemelli. Più veloce di un battito di ciglia, Ortro era già ai loro colli, ed essi dopo pochi istanti morirono. Ercole dispiaciuto chiese a Zeus di farli ritornare in vita, ma sapeva che non  era possibile. Arrivò un vortice di vento forte che prese i gemelli e li portò in cielo per farli diventare così una costellazione utile ai naviganti. Ercole prese  cento fra i buoi più belli e li portò ad Euristeo.
GIULIA LIPSI   VINCENZO SCIACCA

 
 
 
 
 
 
 
Segno zodiacale: BILANCIA

Mele d’oro nella sera

XI fatica

Mentre mangia Euristeo dice ad Ercole che ha ricevuto un messaggio e che Ercole doveva andare in Africa dove abitavano gli uomini neri e un gigante chiamato Atlante (che non sente la fatica). Lì si trovano delle mele d’oro. Le Espèridi che controllano le mele vogliono regalarne qualcuna alla figlia di Euristeo. L’ostacolo era il drago. Ercole parte per l’Africa e dopo dodici giorni all’orizzonte vede le catene montuose. Quando arriva alla destinazione vede un cartellone con su scritto:
“GIARDINO DELLE ESPERIDI!  VIETATO ENTRARE!”
Anche se c’era scritto questo Ercole entra e vede un drago enorme. Lancia dieci frecce che uccidono il drago. Ucciso il drago, Ercole sente delle personeche singhiozzavano. Dopo essersi guadato intorno vede le tre Espèridi che piangono per il fatto che lui ha ucciso il loro drago. Ercole è pronto ad andare ma una delle tre Espèridi lo ferma e gli dice che il vincitore deve superare ancora una prova. Due piatti legati ad un ferro con delle catene: era una bilancia. Una delle tre fanciulle gli dice che per superare una prova non serve soltanto la forza fisica ma serve anche la saggezza e l’equilibrio. Ercole mette tre mele su un piatto e altre tre nell’altro per farle stare in equilibrio perfetto. I piatti della bilancia vanno in giù e in su e alla fine risultano allo stesso piano. Le Espèridi scompaiono. Ercole ce l’ha fatta e per la felicità prende la bilancia e la lancia nel cielo, Poi scolpisce due colonne. Su un lato di quello stretto braccio di mare mette una colonna e sistema l’altra sulla spiaggia della sponda opposta. Da allora quello Stretto verrà chiamato anche “le Colonne d’Ercole”. La notte Ercole cerca una via per tornare a casa e guardando nel cielo vede la costellazione della bilancia.

DOINITA PANDOLFINI, ZIEED ZITOUNI

 

Segno zodiacale: SCORPIONE

Il cane a tre teste

XII fatica

 

   Ercole, dopo aver portato le mele doro ad Euristeo, va verso l’Ade per sconfiggere Cerbero , il cane a tre teste. Prima però va da Orfeo che gli dice che per trovare l’Ade doveva andare a cercare un luogo desolato dove tutto moriva, perfino gli uccelli che volavano sopra di esso. Ercole allora continua il suo viaggio e dopo un po’ di giorni trova questo luogo. Camminando trova Caronte,  il traghettatore dei morti. All’inizio il vecchio crede che Ercole sia un morto,  ma non vedendo l’obolo nella bocca loriconosce. Siccome Caronte traghettava solo i morti con l’obolo, si rifiuta di trasportare Ercole nell’Ade. Però Ercole non ci sta e di conseguenza spinge Caronte fuori dalla barca e inizia a remare. Caronte è molto veloce e rientra subito nella barca iniziando anch’esso a remare. Però la lotta è impari:  Ercole è più forte e di conseguenza rema più veloce. Così Caronte è costretto a portare Ercole nell’Ade e a riportarlo poi indietro.
Appena Ercole mette piede nell’Ade vede subito Cerbero . Si ricorda che Euristeo gli aveva detto che Cerbero era ghiotto di focacce al miele,  così prende dalla sacca una delle tante focacce al miele e la butta contro Cerbero. Cerbero abbassa la guardia per mangiare la focaccia e subito Ercole corre e prende  il collare che unisce le tre teste e cerca di ucciderlo con le mani.  Cerbero usa per difendersi l’arma più potente che ha: la sua coda. Infatti era velenosissima e colpisce la corazza di Ercole cioè la pelle del Leone di Nemea,  che però era molto resistente e quindi il veleno non uccide Ercole. Per non correre rischi il nostro eroe dà un pugno a Cerbero che sviene . Veloce come un fulmine  ritorna sulla barca,  scende e torna da Euristeo che si impaurisce e gli ordina di portarlo via. Così Ercole lo prende e lo rilancia nell’Ade,  però calibra male il tiro e lo lancia nell’universo . Si forma così la costellazione dello scorpione con la coda velenosissima di Cerbero.
LORENZO TRENTI

 

Fonte: http://www.lastravinci.com/nwlv/documenti/2008_2009/Lavori%20ragazzi/1C%2008_09/Le%20fatiche%20di%20Ercole%202.doc

 

 

    Le dodici fatiche di Ercole

     

     

    Le dodici fatiche di Ercole

 

Eracle – Ercole   
Nella mitologia greca e romana gli dei e gli eroi appartenevano a due gruppi ben distinti: i primi erano di pura stirpe divina, erano immortali, avevano una precisa collocazione e "funzione" nel cosmo, erano onorati con templi e culti particolari; gli eroi avevano generalmente uno solo dei genitori divino e immortale, si distinguevano per forza, coraggio e bellezza, compivano imprese straordinarie, e spesso, dopo la morte, venivano loro dedicate grandi feste propiziatorie e le loro tombe e monumenti venivano onorati e rispettati.

ercoleUna delle figure eroiche più importanti per quanto riguarda il culto è Eracle, che i Romani chiamarono Ercole. Egli gode della doppia natura terrena e celeste: dopo la morte per volontà degli dei viene, infatti, assunto nell'Olimpo e riceve in sposa Ebe, la dea dell'eterna giovinezza.
Eracle fu onorato in numerosi santuari sparsi un po' dovunque in Grecia e le sue tante imprese, espressione dell'altruismo e della forza fisica, lo fecero credere il fondatore dei Giochi Olimpici. In alcuni casi, mettendo in luce la generosità con la quale affrontava avversari temibili, si rese dell'eroe un'immagine dall'intensa forza morale, oltre che puramente fisica.
La sua complessa personalità, l'ambientazione di certe sue imprese e il fatto che la maggior parte di esse sia legata ad animali, assimilano talvolta l'immagine di Eracle agli antichi sciamani, dotati di poteri soprannaturali, e una certa comunanza di aspetti si rintraccia anche in eroi fenici come Melqart.
Le dodici fatiche, poi, possono avere qualche correlazione con i segni dello Zodiaco, molti dei quali sono appunto rappresentati da animali.
Nel mondo romano Ercole presiedeva alle palestre e a tutti i luoghi in cui si faceva attività fisica; considerato anche una divinità propizia, gli si rivolgevano invocazioni in caso di disgrazie, chiamandolo Hercules Defensor o Salutaris.

E' inoltre da ricordare che fin quasi all'età moderna lo Stretto di Gibilterra era noto come "Colonne d'Ercole", con espressione chiaramente evocativa: un ricordo dei viaggi e degli spostamenti dell'eroe che, nel corso delle sue imprese, toccò paesi dell'Asia Minore e del Caucaso e raggiunse l'Estremo Oriente e il Grande Oceano, che delimitava le terre dei vivi. La leggenda era d'origine fenicia: il dio tirio Melqart (identificato poi dai Romani con Ercole e detto Hecules Gaditanus, per il famoso tempio di Gades a lui dedicato) avrebbe posto ai lati dello Stretto due colonne, che furono poi considerate l'estremo limite raggiunto da Ercole e, soprattutto nel Medioevo, come un confine posto dal dio perché gli uomini non si spingessero nell'Oceano Atlantico.
Le leggende legate alla sua figura costituiscono un ciclo infinito, in perpetua evoluzione dall'epoca pre-ellenistica fino al termine dell'Antichità, ed è difficile esporre i diversi episodi secondo un ordine logico ed anche enumerarli tutti. Molte imprese sono connesse e intrecciate con le famose dodici fatiche impostegli da Euristeo, altre sono anteriori a quel periodo e infine, dopo la dodicesima fatica, Eracle compì un'altra serie di imprese eroiche, tra cui varie spedizioni guerresche.
A cominciare dunque da quando era ancora nella culla, ebbe ragione di due grossi serpenti che avrebbero dovuto ucciderlo, strozzandoli con le mani. Gli animali erano stati mandati da Era, la moglie legittima di Zeus, che voleva vendicarsi dell'infedeltà del marito: questi, invaghitosi di Alcmena, moglie di Anfitrione, aveva profittato dell'assenza di costui per introdursi nel suo letto assumendone le sembianze per ingannare Alcmena, e aveva generato Eracle.

ercole
Eracle strozza i serpenti. Pittura parietale da Ercolano.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La prima educazione di Eracle fu molto accurata: fu istruito soprattutto nell'arte della guerra e del combattimento con armi diverse, ma anche nelle lettere e nella musica; ma presto rivelò la violenza della sua indole, uccidendo in un accesso d'ira il suo maestro Lino. Allora Anfitrione, che esercitava su di lui la patria potestà, lo mandò sul monte Citerone tra i pastori, dove rimase fino all'età di diciotto anni. Fu in questo periodo che egli compì la sua prima grande impresa, uccidendo un leone che decimava le mandrie in quel luogo.
Un'altra impresa di una certa importanza fu, poco dopo, la liberazione di Tebe dal tributo di cento buoi imposto annualmente dal re d'Orcomeno. In seguito a ciò il re Creonte diede in sposa all'eroe la figlia Megara, che gli dette vari figli; ma Eracle li uccise tutti in un accesso di pazzia, causata da Era (che non gli diede mai tregua, e si riconciliò con lui solo dopo la sua ascesa all'Olimpo) per provocare in lui un'impurità morale che lo avrebbe costretto a sottomettersi ad una espiazione.
Fu così che per volontà della Pizia, sacerdotessa di Apollo, egli dovette andare esule presso il re Euristeo di Tirinto, che gli impose una serie di prove da affrontare per espiare la sua colpa. Sono le dodici famose fatiche, che Ercole riuscì a portare a termine, ottenendone in premio l'immortalità.

ercole
Alcune fatiche di Eracle, da sinistra: il Leone di Nemea, l'Idra di Lerna, il Cinghiale di Erimanto. Sarcofago.
Roma, Museo Nazionale Romano

Tali imprese, pur con varianti nella loro successione, in età ellenistica, sono:
1) L'uccisione del leone di Nemea, mostro dalla pelle invulnerabile, che devastava il paese e divorava gli abitanti e i loro armenti. Eracle lo strozzò con le mani e dopo averlo scuoiato si rivestì della sua pelle come di un impenetrabile corazza, usandone la testa come elmo (questa, insieme alla grande, nodosa clava, che egli stesso si era fabbricata, fu poi la sua "divisa" nell'iconografia greca e romana).
2) L'uccisione dell'Idra di Lerna, un drago mostruoso con cinque o sette o più teste esalanti alito mortale, che distruggeva i raccolti e le greggi. Quando Eracle cominciò a tagliare le teste con la spada si accorse che da ognuna ne ricrescevano due, per cui, con l'aiuto dell'auriga Iolao, che fu suo compagno e aiutante, le bruciò con tronchi infuocati; la testa centrale, che era immortale, la schiacciò con un masso; infine intinse nel sangue del mostro le sue frecce, che da quel momento, quando andavano a segno, provocavano ferite che non si rimarginavano mai.
3) La cattura della cerva di Cerinea (monte tra l'Arcadia e l'Acaia), che aveva le corna e gli zoccoli d'oro ed era sacra ad Artemide; per questo doveva essere catturata viva. Eracle le diede la caccia per un anno, inseguendola fino alla terra degli Iperborei, e alla fine riuscì a catturarla.
4) La cattura del cinghiale di Erimanto, che infestava e recava gravi danni nelle regioni vicine: Euristeo gli aveva comandato di catturarlo e portarglielo vivo. Eracle riuscì ad afferrarlo e immobilizzarlo, poi lo legò per bene e se lo caricò sulle spalle. Mentre l'eroe si trovava sulla via per il compimento di questa impresa, era stato ospitato dal centauro Folo, che gli aveva offerto del vino, il cui odore aveva attirato altri Centauri; ne era nata una zuffa durante la quale Eracle ne aveva uccisi alcuni e altri li aveva ricacciati a Malea, presso il centauro Chirone, ridotto in fin di vita perché ferito per errore da Ercole durante la colluttazione.
5) La pulizia delle stalle di Augia, re degli Epei nell'Elide: erano piene del letame accumulatosi da anni dagli immensi armenti del re. In un solo giorno Eracle riuscì a ripulirle, immettendovi la corrente di due fiumi, che portarono via tutta la sporcizia con l'impeto dell'acqua.


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Eracle, assistito da Atena, spazza le stalle del re Augia. Metopa, V sec. a.C., dal tempio di Zeus.
Olimpia, Museo Archeologico

Eracle e il toro di Creta.
Metopa, V sec. a. C.,
dal tempio di Zeus a Olimpia.
Parigi, Louvre

6) L'annientamento degli uccelli di Stinfalo (lago dell'Arcadia), che avevano artigli, becco e anche penne di bronzo, che scagliavano come frecce, e si nutrivano di carne umana. Eracle ne uccise alcuni con le armi di cui disponeva: frecce, clava e pietre, e gli altri li cacciò spaventandoli con alcuni sonagli di bronzo, opera di Efesto, che gli erano stati donati da Atena.
7) La cattura del Toro di Creta (da non confondersi con il Minotauro), che era stato mandato da Poseidone al re Minosse, e poi, reso furioso dal dio perché Minosse non gliel'aveva sacrificato secondo la promessa, seminava il terrore nell'isola distruggendo le campagne. Eracle riuscì a catturarlo e a riportarlo vivo a Micene.
8) La cattura delle cavalle di Diomede, re dei Bistoni in Tracia, che si nutrivano di carne umana, fornita loro dal re attraverso l'uccisione di tutti gli stranieri che passavano per la sua terra. Eracle le legò, diede loro in pasto lo stesso Diomede, e le portò vive al re Euristeo, come egli aveva richiesto.
9) La conquista della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni, che era stata un dono di Ares per simboleggiare il potere; ma era desiderata da Admeta, figlia di Euristeo la desiderava e ad Eracle fu comandato di impadronirsene. Egli si recò quindi a Temiscira, la città delle Amazzoni, accompagnato da altri eroi come Teseo, Peleo, Telamone. Le Amazzoni presero subito le armi e ne nacque una zuffa in cui Ippolita fu uccisa ed Eracle portò via la cintura. Secondo un'altra tradizione, ottenne la cintura, ma non uccise Ippolita, bensì la dette in sposa a Teseo.

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Eracle combatte le Amazzoni. Sarcofago, V sec. a.C.
Taranto, Museo Nazionale

10) I buoi di Gerione, mostro orrendo che dalla cintura in su aveva tre corpi, erano custoditi in grandi armenti nell'isola di Eritea (collocabile in qualche punto del Marocco) da un gigantesco pastore e da un cane bicipite. Per prenderli Eracle si recò nell'estremo Occidente sul carro del Sole, ammazzò i guardiani e portò via i buoi; trafisse con le frecce anche Gerione, che l'aveva inseguito, e riuscì a guidare le bestie fino alla reggia di Euristeo, facendo fronte a vari imprevisti, tra cui un assalto dei briganti liguri Alchione e Dercino, figli di Poseidone, che gli volevano rubare i buoi, e un tafano inviato dalla solita Era, che innervosì e disperse parte dell'armento.
11) I pomi d'oro delle Esperidi erano stati regalati da Gea ad Era per le sue nozze con Zeus; erano custoditi dalle Esperidi in un giardino nell'estremo Occidente presso il monte Atlante, e guardati dal drago Ladone. Eracle si recò in quell'estremo paese, uccise Ladone, prese tre pomi e li portò a Euristeo. Tale racconto si arricchì poi di molti particolari: l'uccisione del gigante Anteo che l'aveva sfidato a combattimento, la cui caratteristica era di essere invincibile finché teneva i piedi ben saldi sulla terra; Eracle lo afferrò, lo sollevò in aria e infine lo soffocò.


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Eracle lotta con Anteo.
Cratere attico,
part., VI sec. a.C., da Cerveteri
Parigi, Museo del Louvre

Atlante, osservato da Atena, porta a Eracle i pomi delle Esperidi. Metopa, V sec. a.C.
Olimpia, Museo Archeologico

Poi, giunto al Caucaso, trovò Prometeo incatenato ad una rupe per la condanna di Zeus, avendo egli osato donare agli uomini il fuoco divino, e lo liberò. Nel prosieguo del viaggio incontò Atlante, condannato da Zeus a reggere sulle spalle la volta del cielo; Eracle si offrì di sostituirsi a lui purché Atlante lo aiutasse a rubare le mele e uccidere il drago; ma dopo dovette giocare di astuzia per ristabilire i ruoli - perché Atlante non voleva riprendersi il proprio carico - e fuggire con i pomi. Questi ultimi, però, dopo poco tempo furono riportati da Atena al loro posto, dove sarebbero rimasti per sempre, perché a nessun mortale era concesso il possesso di quei frutti che davano al loro proprietario la conoscenza degli arcani e la percezione del bene e del male.
La cattura di Cerbero, il mostruoso cane tricipite che stava a guardia dell'Ade, fu l'ultima fatica di Eracle, quella che l'avrebbe finalmente liberato dalla servitù di Euristeo. L'eroe fu per ordine di Zeus aiutato da Ermes e da Atena, che gli permisero di giungere alle porte degli Inferi dove ebbe molti incontri e avventure: l'incontro con la gorgone Medusa, l'incontro con Meleagro, la liberazione di Teseo, la zuffa col pastore di Ade. Ade gli impose di catturare Cerbero senza fare uso delle armi: permetteva all'eroe di portare il mostruoso animale verso la luce, con l'impegno che lo restituisse subito al regno al quale per sempre doveva appartenere. Eracle dette la sua parola: strinse alla gola Cerbero, lo condusse da Euristeo ma poi lo riportò indietro.

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Alcune fatiche di Eracle, da sinistra: la Cerva di Cerinea, gli Uccelli del Lago Stinfalo, la Regina delle Amazzoni. Sarcofago.
Roma, Museo Nazionale Romano

Ormai Eracle era libero di andarsene dove voleva ma, data la sua natura così disponibile a risolvere situazioni ingarbugliate, era inevitabile che si imbattesse in numerose altre avventure. Così combatté contro i Giganti e partecipò alla spedizione degli Argonauti; riportò dal regno degli Inferi alla vita e al marito Alcesti; liberò Esione - figlia dello spergiuro re di Troia Laomedonte - dal mostro marino, mandato come punizione da Poseidone; si azzuffò persino con Apollo per il possesso di un tripode sacro, e l'elenco delle sue imprese non finirebbe mai.


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Lotta tra Apollo ed Eracle per il tripode.
Lastra in terracotta,
particolare, I sec. a. C.,
Roma, Antiquarium del Palatino

Lotta tra Eracle e Tritone. Coppa del pittore di Xenokles,
VI sec. a.C.
Tarquinia, Museo Nazionale

Va menzionata ancora la leggenda, narrata da Virgilio, dello scontro di Ercole col gigante ladrone Caco; questi gli aveva rubato alcuni buoi, tirandoli per la coda e facendoli così camminare all'indietro, fino alla sua grotta sull'Aventino, per non far scoprire il luogo in cui li aveva nascosti; ma i buoi avvisarono il loro padrone con i muggiti, e dopo una dura lotta Ercole ebbe la meglio su Caco. Questo episodio diede l'avvio al culto di Ercole in terra italica: gli venne infatti consacrato un altare, l'Ara Maxima, nel Foro Boario, tra l'Aventino e il Palatino, dove ogni anno gli venivano sacrificati due buoi in segno di ringraziamento e di augurio per la prosperità del bestiame.
Eracle sposò Deianira, figlia del re dell'Etolia. Mentre viaggiava con lei diretto in Tessaglia, giunto ad un fiume che dovevano guadare, pregò il centauro Nesso di portare sulla groppa di là dal fiume la moglie; ma, avendo Nesso tentato di usar violenza a Deianira, lo colpì con le frecce avvelenate con il sangue dell'Idra; il Centauro morente diede a Deianira un po' del suo sangue dicendole che ne avrebbe potuto ottenere un filtro magico per conservarsi l'amore del marito, se questi l'avesse tradita: sarebbe bastato che avesse bagnato con quel sangue la tunica di Eracle e poi gliela avesse data da indossare. Così fece Deianira quando le nacque il sospetto che l'eroe la volesse abbandonare per sposare Iole, la bella figlia di Eurito, re di Ecalia; ma la tunica, appena indossata cominciò a corrodere le membra dell'innocente, rendendolo furioso dal dolore; quando seppe che Deianira si era uccisa per il dolore dell'involontario misfatto, eresse con le sue mani un rogo sul monte Eta e, montatovi sopra, vi fece appiccare il fuoco: in mezzo all'ardore delle fiamme rimbombarono tuoni e fulmini, e una nuvola circonfuse il corpo dell'eroe, elevandolo immortale sul carro di Atena fino all'Olimpo.


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Ercole e Onfale. Pittura parietale, I sec.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Eracle e Iole.
Gemma in ametista

www.sullacrestadellonda.it

Fonte: www.duenote.it/Miti%20e%20Misteri/Eracle.doc

 

 

    Le dodici fatiche di Ercole

 

VIAGGIO ALLE ORIGINI DEL LOGOS

Olimpia è

luogo di culto panellenico
luogo di tregua sacra dalla guerra
che si manifesta come sfida di prestazione fisica regolata
sotto la garanzia di Zeus
secondo il principio della misura
il Logos

autoconoscenza del proprio corpo
la gioia dell’effimera vittoria e della gloria
l’accettazione leale della sconfitta e dei propri limiti
come a Delfi le glorie e le sconfitte convivono all’ombra del Tempio

valorizzazione della fatica umana
che è sfida e lotta continua
che libera lo spazio umano dai mostri selvaggi
come fa Eracle rappresentato nelle metope del Tempio di Zeus
e lo prepara per la civiltà operosa

istituzione di ordine e di regole del vivere civile
educazione al loro rispetto
come vuole Apollo
che sul frontone del Tempio sostiene l’istituzione sacra del matrimonio di Piritoo
contro i Centauri selvaggi e senza legge

lotta che costruisce
che non distrugge
che conosce la misura del Logos

 

Elementi notevoli

Miti rappresentati a Olimpia

Tempio di Zeus

Sfida tra Pelope ed Enomao
Lotta tra Lapiti e Centauri
Le fatiche di Eracle

Altri

Ermes e Dioniso
Rapimento di Ganimede

01.Mito di Pelope.
Tantalo, per compiacere gli dei, preparò per essi in sacrificio un banchetto con le carni di suo figlio Pelope. Gli dei si accorsero del delitto al momento del pasto. Solo Demetra non si accorse e mangiò una spalla. Gli dei ebbero pietà di Pelope, lo ricomposero restitutendogli la vita ed in luogo della spalla mangiata gliene fecero una in avorio.
Pelope fu poi amato da Poseidone.
Pelope successivamente decise di presentarsi a chiedere la mano di Ippodamia, figlia di Enomao di Pisa in Elide. Questi sfidava i pretendenti di sua figlia in una gara di corsa coi carri. Chi avesse vinto avrebbe ucciso l’altro. Pelope fu aiutato a vincere da Ippodamia stessa, che con l’aiuto di un servo fece sfilare un chiodo dall’asse del carro del padre, e da Poseidone, che gli procurò cavalli veloci.
Per la vittoria conseguita Pelope istituì i giochi a Olimpia. Diede il nome al Peloponneso: isola di Pelope.
La sua tomba secondo la leggenda è collocata tra il tempio di Zeus e quello di Era a Olimpia.

 

02. Mito dei Lapiti e dei Centauri
Il re dei Lapiti Piritoo sposava Deidamia. Aveva invitato alle sue nozze anche i Centauri, metà cavalli e metà uomini. Questi si ubriacarono e cominciarono a molestare le donne e la sposa. Ne venne fuori una lotta furibonda. Apollo e l’eroe Teseo aiutarono Piritoo e i suoi Lapiti imponendo il rispetto delle regole civili.

I Centauri rappresentano l’umanità ancora ferina, che non rispetta e non conosce le regole civili e quelle che istituiscono la famiglia. Il mito è rappresentato sul frontone occidentale del Tempio di Zeus ad Olimpia, nel luogo dove i Greci in luogo della lotta senza regole istituiscono la competizione che rispetta le regole sacre del Logos.

03. Miti di Eracle
Eracle è eroe argivo, anche se fu generato a Tebe. Zeus assunse le fattezze di Anfitrione, marito di Alcmena, e giacque con essa. Al mattino tornò il marito, e anche questi si unì ad Alcmena, che generò due gemelli di cui il primo fu Eracle. Fin da bambino dimostrò la sua forza tremenda e fece prodigi.
Combatté contro i mostri della terra, e per espiare una sua colpa per delitti commessi in stato di pazzia fu costretto a sottostare a 12 fatiche che gli dovevano essere commissionate da Euristeo di Micene. Rappresenta l’umanità che con la lotta assoggetta la natura ostile e la rende vivibile, e che comunque per espiare una colpa deve faticare.
La sua protettrice è Atena, che è sempre presente nella rappresentazione delle sue fatiche nelle metope del Tempio di Zeus a Olimpia.

Le 12 fatiche: 1.Uccise il Leone di Nemea, fratello della Sfinge, figlio di Echidna (vipera mostruosa), che divorava armenti ed abitanti; lo scuoiò e vestì la pelle; 2.Uccise l’Idra di Lerna dalle molte teste, figlia di Echidna, che ricrescevano dopo tagliate, e quindi le bruciò perché non rispuntassero; 3.Catturò vivo il mostruoso cinghiale Erimanto, che devastava l’Arcadia; 4.Uccise la gigantesca Cerva Cerinea dalle corna d’oro dopo averla inseguita per un anno; 5.Uccise gli uccelli della palude Stimfalia che distruggevano i raccolti ed avevano penne di ferro che lanciavano come frecce; 6.Pulì le stalle del re Augia di Elide che erano piene di letame perché questi trascurava di rimuoverlo e di spargerlo nei campi, condannando questi alla sterilità, deviando il corso del fiume Alfeo, e facendo l’opera in un solo giorno; 7.Catturò il Toro di Creta che aveva rapito Europa per conto di Zeus, lo portò a Micene facendolo nuotare per mare; 8.Calmò le Giumente di Diomede in Tracia, che mangiavano carne umana, dando loro in pasto lo stesso Diomede; 9.Si recò dalla regina della Amazzoni Ippolita per averne la cintura, che gliela diede, ma per un malinteso scaturì una battaglia ed Eracle la uccise; 10.Portò i Buoi di Gerione dal lontano Occidente, dove si recò attraversando l’Oceano e viaggiando nella coppa del Sole, quella che portava il sole la notte da Occidente ad Oriente; 11.Condusse in catene Cerbero, cane degli Inferi; 12.Portò le mele d’oro del giardino delle Esperidi, sul monte Atlante; resse il mondo sostenuto da Atlante mentre questi gli staccava le mele.

Eracle aiutò anche Atena a sconfiggere quei mostri primordiali che erano i Giganti. Il tema della Gigantomachia ricorre spesso nelle rappresentazioni sacre e significa la vittoria del Logos (Atena) contro le forse primordiali figlie della terra Ghe.

Le fatiche di Eracle compaiono:
1.Nelle metope del Tempio di Zeus a Olimpia
2.Nelle metope del Tesoro degli Ateniesi a Delfi assieme a quelle di Teseo, eroe attico.

04. Miti di Dioniso
Dioniso è il dio figlio di Zeus e di Semele mortale. Era, sorella e moglie di Zeus, gelosa, suggerì a Semele di chiedere a Zeus di farsi vedere com’era in realtà, sapendo che, come mortale, non avrebbe potuto reggere allo splendore divino. Così Semele, già incinta di Ermes, chiese a Zeus di manifestarsi e restò incenerita. Ma il feto era divino e quindi si salvò. Zeus lo raccolse e lo mise dentro la sua coscia come fosse un utero perché finisse di svilupparsi. Una volta maturo venne alla luce e Zeus dovette sottrarlo alla persecuzione di Era. Lo affidò anche a Ermes perché lo portasse lontano.
A Olimpia si raffigurò Ermes che riposa in una pausa del viaggio per portare in salvo il piccolo Dioniso.

05. Zeus e Ganimede
Zeus non amò soltanto donne. Ganimede era un bellissimo adolescente figlio di un re troiano. Zeus se ne invaghì e lo rapì (o lo fece rapire dalla sua aquila, o fu lui stesso in forma di aquila). Lo portò sull’Olimpo e lo fece coppiere alla mensa degli dei.

A Olimpia c’è una statua lignea di epoca arcaica che raffigura il rapimento.

 

Fonte: www.liceocopernico.it/logos/0910/lezioni/LEZ_2_olimpia.doc

 

Le dodici fatiche di Ercole tutto di tutto

 

Liceo Classico “Amedeo di Savoia”  Tivoli
Anno scolastico 2004 – 2005
Classe IV C

A cura degli alunni
ercole 



Baglioni Francesco
Benedetti Diletta
Cardoni Angelica
Casaroli Lucia
Gargiuli Jessica
Luciani Luca
Mollicone Marta
Ofano Giovanna
Pacifici Carlo
Romano Biancamaria
Saltalamacchia Francesco
Saltalamacchia Viola
Serrao Nimai
Veroli Sara
Vitanza Maria Iris

 


ERACLE NEL MITO GRECO

 

Eracle, figlio di Zeus e Alcmena, fu il grande eroe nazionale dei Greci. Il suo nome significa ”gloria di Era”. Suo padre umano fu Anfitrione che mandò Eracle, ancora ragazzo, a vivere insieme ai pastori Tebani alle pendici del monte Cicerone dopo aver ucciso il suo maestro. Per volontà di Euristeo in età adulta Eracle compì le dodici fatiche. L’eroe morì bruciato dalla camicia intrisa del sangue del centauro Nesso, regalatogli dalla moglie Dejanira. Eracle era la divinità che proteggeva l’allevamento e la transumanza, era il custode dell’ingresso dell’Olimpo, oltre ad essere una divinità oracolare. Il suo culto ebbe sempre molta fortuna e l’eroe, poiché era simbolo di forza e coraggio, fu identificato come ideale d’uomo. Le piante a lui sacre erano il pioppo e l’ulivo. Egli era raffigurato generalmente nudo o con una piccola tunica o con la pelle del leone di Nemea. Quando passò dalla mitologia greca a quella romana, venne chiamato Ercole.

 

ERCOLE A TIVOLI

L’eroe, venerato come protettore della pastorizia e del commercio, diventò il nume protettore di Tivoli nel VI sec. a.C. . E quindi si può ipotizzare la priorità del culto tiburtino su quello romano. Sarebbe stato infatti M. Ottavio Erennio, originario di Tivoli, a introdurre il culto di Ercole a Roma con la costruzione di un tempio presso Porta Trigemina. L’ epiteto comunemente attribuito all’eroe era Victor  oppure Invictus ed al suo culto, a Tivoli, furono addetti i Salii. Al suo santuario sia i mercanti sia i militari offrivano una decima che contribuì alla formazione di un thesaurus di cui si occupavano i curatores fani. A questo complesso sacro è attribuita anche la base votiva dell’ Aquoria rinvenuta presso il fiume Aniene. Il culto di Ercole fu sempre molto popolare nell’area tiburtina anche in età imperiale addirittura fino al IV secolo d.C.

 


LE FATICHE DI ERACLE

Il leone di Nemea
La prima fatica che Euristeo impose a Eracle, quando egli si stabilì a Tirinto, fu di uccidere e scuoiare il leone di Nemea, una belva enorme se attaccata col ferro, bronzo o pietra. Eracle raggiunse Nemea a mezzogiorno, ma, poiché il leone aveva fatto stragi nel vicinato, non trovò nessuno che potesse dargli indicazioni.
Eracle, allora si recò sul monte Treto e finalmente vide da lontano il leone ritornava alla sua tana con il mantello chiazzato dal sangue della sua quotidiana strage.
Eracle scagliò le frecce, ma tutte rimbalzarono sulla sua fitta pelliccia allora usò la spada, però questa si piegò quasi fosse di stagno.
Infine agguantò la sua clava e vibrò un tale colpo sul muso del leone che la belva entrò nella sua tana scrollando il capo: non per il dolore, ma perché gli ronzavano le orecchie.
Eracle fissando con rammarico la sua clava infranta, decise allora di bloccare uno degli ingressi della caverna ed entrò dall’altro.
Il leone gli amputò un dito con un morso; ma immobilizzatali la testa, Eracle gli premette il braccio contro la gola finché non lo soffocò.
Con la carcassa del leone sulle spalle, Eracle ritornò a Cleone.
Compiuto il sacrificio Eracle si fabbricò una nuova clava e portò la carcassa del leone sino a Micene.
Euristeo, stupito e terrorizzato, gli ordinò di non mettere mai più piede nella città.

L’idra di Lerna
La seconda fatica che Euristeo impose ad Eracle fu di uccidere l’Idra di Lerna, mostro nato da Echidna e da Tifone e che Hera aveva addestrato per minacciare la vita di Eracle.
Lerna sorge accanto al mare, a circa cinque miglia dalla città di Argo.
L’Idra aveva un mostruoso corpo di cane e otto o nove teste serpentine; una di esse immortale, era così velenosa che il suo solo respiro e persino il puzzo delle sue tracce potevano uccidere.
Atena aveva ben meditato in quale modo Eracle avesse potuto uccidere L’idra, e quando egli giunse a Lerna sul suo cocchio guidato da Iolao, gli indicò la tana del mostro.
Dietro consiglio della dea, Eracle costrinse l’Idra a uscire fuori dalla tana tempestandola di frecce infuocate, e poi l’assalì trattenendo il fiato.
Il mostro si avvolse ai suoi piedi nel tentativo di farlo inciampare. Invano Eracle si accanì con la clava, perché non appena gli riusciva di spaccare una delle teste dell’Idra, subito ne crescevano altre due o tre per sostituirla.
Un enorme granchio emerse allora dalla palude per aiutare l’Idra e si attaccò al piede di Eracle.
Schiacciando violentemente il guscio del granchio sotto il tallone, l’eroe gridò per invocare il soccorso di Iolao. Iolao diede fuoco ad un lembo del bosco e poi, per impedire che nuove germogliassero sul corpo dell’Idra ne bruciava la radice con rami infuocati e così fermò il flusso del sangue. Usando un falcetto dorato, Eracle tagliò la testa immortale, che era in parte d’oro, e la seppellì,ancor sibilante, sotto una pesante roccia ai margini della strada che conduceva a Elea. Poi squartò la carcassa e immerse le punte delle sue frecce nella bile del mostro.
Da quel giorno la minima scalfittura prodotta da tali frecce fu sempre fatale.
Per ricompensare il granchio dei suoi servigi, Hera lo immortalò tra i segni dello Zodiaco, ed Euristeo dichiarò che quella fatica non era stata compiuta a dovere, perché Iolao aveva aiutato Eracle con i suoi rami infuocati.

Cattura della cerva di Cerinea
L’animale viveva su una collina del Peloponneso, aveva zoccoli di bronzo e corna d’oro ed era rapidissima nella corsa. Per non irritare la dea Artemide, a cui la cerva era sacra, Eracle decise di catturarla viva. Colpì con una freccia le zampe anteriori senza recidere i muscoli e senza far sgorgare il sangue.
Si caricò poi sulle spalle l’animale immobilizzato e lo portò a Micene da Euristeo.

Cinghiale di Erimanto
Un feroce cinghiale devastava , nel Peloponneso, il territorio del fiume Erimanto. Eracle riuscì a catturarlo con una rete in un precipizio pieno di neve e poi lo portò vivo ad Euristeo. Quest’ultimo, preso dal terrore, andò a nascondersi in una cisterna da cui dovette uscire precipitosamente quando Eracle vi gettò dentro lo stesso cinghiale per sbarazzarsene.

Lotta contro le Amazzoni
Ippolita regina delle Amazzoni, volle aiutare Eracle nella sua nona fatica, facendogli dono della propria cinta che Euristeo aveva chiesto per sua figlia; Era però fece credere alle Amazzoni che Eracle stesse tentando di rapire la loro regina: assalito dalla furia delle guerriere, l’eroe si difese uccidendo Ippolita, credendola responsabile dell’attacco, e fuggì portando con se la cintura.

Cattura dei buoi di Gerione
Euristeo comandò a Eracle di recarsi nell’isola di Erizia, ai confini del mondo, catturando i buoi di Gerione.
Grazie ad una nave d’oro messa a sua disposizione dal dio Elios, Eracle giunse ad Erizia, abbattè con la clava il cane e il guerriero che sorvegliavano il bestiame, poi uccise Gerione trapassando tutti e tre i suoi corpi con una sola freccia.


Ricerca dei pomi delle Esperidi
Dopo aver portato a Euristeo i buoi di Gerione, Eracle venne incaricato di cogliere le mele d’oro delle ninfe Esperidi: non sapendo dove queste mele si trovassero, chiese soccorso ad Atlante, che accettò di aiutarlo se in cambio Eracle avesse retto il mondo in vece sua, mentre questo raccoglieva le mele.
Il vecchio gigante poi non volle riprendere il suo fardello, ma Eracle glielo restituì con un astuto inganno.

Cattura di Cerbero
La dodicesima, ultima e più difficile fatica costrinse Eracle a scendere agli inferi per portarne fuori Cerbero, il cane a tre teste. Ade, il dio dei morti, diede a Eracle il permesso di prendere la bestia a patto di non usare armi; Eracle catturò Cerbero con la forza e con l’astuzia afferrandolo alla gola, lo condusse da Euristeo e poi lo riportò agli inferi.

Pulitura delle stalle di Augia
Stando ad Omero Augia è il figlio di Helios, il sole, e regna sugli Epei di Elide. Egli possiede armenti in gran numero, tra cui dodici tori bianchi consacrati a suo padre; le sue stalle sono piene di letame, che ammala tutta la regione circostante. Eracle riceve l’ordine di pulire le stalle in un sol giorno e senza alcun aiuto. L’eroe allora decide di aprire una breccia tra i muri e deviare il corso del fiume Alfeo o il Peneo (secondo nuovi mitografi) affinché le acque ripuliscano le stalle per lui. Augia però venuto a sapere che Eracle non ha pulito le sue stalle manualmente ma si è fatto aiutare dal fiume, non gli da la sua ricompensa cioè il decimo del suo tesoro. Allora Eracle furioso si vendica con una spedizione punitiva ai danni di Elide.

Cattura del toro di Creta
Un’altra fantastica avventura è quella del toro di Creta che ebbe inizio quando Poseidone diede a Minasse un toro, da sacrificare per lui. Il re di Creta, tuttavia, sedotto dalla bellezza e vigore dell’animale, preferisce tenerlo e sacrificare un’altra bestia. Poseidone venuto a sapere di questo losco tentativo da parte di Minasse rende furioso il toro. Eracle informato dai danni devastanti che il toro sta compiendo si reca a Creta e lo affronta. Secondo alcuni afferra l’animale per un corno, secondo altri lo minaccia con la clava dopo aver posto un ginocchio sul dorso, secondo altri ancora egli ricorse ad una specie di lenza o ad una rete. Riesce comunque a domarlo e a riportarlo in Grecia sulle sue spalle.

Uccisione degli uccelli Stinfalidi
Altra grande impresa fu l’uccisione degli uccelli della palude Stinfalia in Arcadia; essi avevano artigli rostri ed ali di bronzo che scagliavano come dardi. Eracle ne uccise alcuni con le sue frecce, cacciò gli altri spaventandoli con un sonaglio di bronzo donatogli da Atena.
Cattura delle cavalle di Diomede
Eracle insomma ne ha passate tante ma forse quella più grande è stata la cattura delle cavalle di Diomede, re dei bisonti in Tracia, che si nutrivano di carne umana.
Si chiamavano Pedargo, Lampon, Xanto, Deino.
Eracle vinse Diomede e lo diede in pasto alle cavalle che poi si fecero domare dall’eroe e condurre da Euristeo il quale in seguito le rimise in libertà.

 


Origini agrarie del culto di Ercole
Il culto di Ercole,con cui spesso la città veniva identificata nell’antichità(Herculancum Tibur)riporta alle originarie rotte della transumanza delle greggi di cui il dio era protettore.Le greggi con moltan probabilità costituirono uno degli elementi portanti dell’originaria economia cittadina tiburtina posta tra il Sannio e la pianura romana.Il culto di Ercole vincitore,dio guerriero e protettore dei commerci oltre che ,come si è detto ,originariamente della transumanza delle greggi,è uno dei più importanti del Lazio ed è la divinità tutelare di Tivoli.

Caratteri del Santuario
Il santuario eretto in suo onore fra il IV e III secolo a.C. era sicuramente extraurbano come normalmente avveniva per i culti legati al commercio, e sorse lungo il percorso di un tratturo diretto verso il Sannio che poi diventerà via Tiburtina-Valeria.In origine qui forse c’era un mercato e vi trovava posto uno stanziamento temporaneo di pastori transumanti veneranti il dio.Probabilmente il primo luogo di culto era un bosco che circondava un semplice recinto consacrato. Nel II secolo a.C. l’aspetto commerciale del culto si ampliò grazie alla fortuna degli imprenditori tiburtini specie sul fiorentissimo mercato di Delo.E proprio la ricchezza giunta a, Tivoli e più in generale in Italia Centrale grazie a questa attività permise la realizzazione del grandioso santuario e la ristrutturazione della città che si ebbe alla fine del II secolo.

Evandro e il culto di Ercole nella Roma arcaica
Virgilio dedica un episodio dell’Eneide al racconto di una grande e faticosa impresa di Ercole:lo scontro con Caco.Ercole infatti raggiunse l’Italia dopo aver intrapreso un lungo viaggio che lo aveva portato in Spagna.Fu proprio in Spagna che l’eroe uccise il maestro Gerione e si impadronì della mandria dei suoi splendidi buoi.Così dopo aver compiuto una delle sue ultime fatiche si fermò nel Lazio.Nel luogo scelto per riposarsi e per far riposare il bestiame si trovava la grotta dell’Aventino dove viveva il ladrone Caco,un mostro figlio di Vulcano terrore dei vicini a causa delle sue ruberie.Caco,avido e ladro,vedendo gli splendidi animali rubò una parte dei buoi che Ercole stava portando ad Argo e li nascose nella sua grotta.Inoltre, per evitare che  le improne delle bestie segnalassero il nascondiglio dei buoi rubati e rivelassero l’autore del furto,Caco trascinò gli animali nella grotta per la coda,in modo che le improne dessero l’impressione di uscire dalla grotta,non di entrarvici.Quando però Ercole stava per riprendere il viaggio accompagnato dalla mandria,una delle giuvenche rubate,muggì dalla grotta dove Caco si era nascosto,e l’eroe adirato per il furto scoperchiò la caverna,poiché questa era bloccata da un grande masso e con forza sovrumana strangolò il gigante.Da quel giorno il popolo di Evandro fu sempre grato ad Ercole per aver ucciso Caco e in segno di riconoscenza istituì un rito in suo onore.

 


IL CULTO DI ERCOLE VINCITORE NEI PRESSI DI PORTA TRIGEMINA E NEL FORO BOARIO A ROMA

  Alcuni antichi scrittori fanno cenno a due templi di Ercole Vincitore a Roma:uno presso Porta Trigemina , l’ altra nel Foro Boario.

La Porta Trigemina
Sul tracciato della Ostiense, tra l’ Aventino e il Tevere ai piedi dell’ attuale chiesa di S. Sabina fu sede di un culto pubblico di Ercole con un’ ara dove il dio era venerato con i titoli di Invictus o Victor. Qui nel 399 per ordine dei Duunviri fu celebrato un particolare rito espiatorio in occasione di una pestilenza . In una recente ricostruzione di Filippo Coarelli il tempio sarebbe stato dedicato da Ottavio Erennio , commerciante del mercato dell’ olio , nativo di Tivoli. Un’ iscrizione , rinvenuta nelle vicinanze del tempio , permette l’ attribuzione a Scopas minore della statua di culto di Hercules Olivarius . Il nome è assunto come omaggio all’ attività di Ottavio Erennio.

L’ Ara massima 
Situata nel Foro Boario comprendeva un’ ara scoperta , un fanum o boschetto sacro con una cappella dedicata a Ercole. L’ Ara massima era sede di un culto gentilizio , quindi privato , assegnati alla famiglia dei Potizi coadiuvata da quella dei Pinari. La prima celebrò il culto fino al 312 a. C. quando il censore Appio Claudio lo inserì tra  culti di stati. Da questo l’ Ara massima diviene il culto principale del culto di Ercole in Roma e la tradizione attribuisce la fondazione allo stesso Ercole. La festa si svolgeva il 12 agosto secondo un rituale descrittoci nell’ “Eneide” da Virgilio , il quale lo fa compiere da Evandro proprio all’ arrivo di Enea. Il rito si svolgeva in due tempi: la mattina e la sera. La mattina si immolava un toro o una giovenca che è in Grecia la vittima del culto eroico. La sera le viscere delle vittime immolate la mattina venivano offerte sull’ ara , quindi seguiva una processione con torce e un banchetto in cui venivano completamente consumate le viscere e perfino la pelle dell’animale al canto di inni. Altro uso legato al culto di Ercole era l’ offerta della decima parte dei beni dall’ offerente in occasione di voti particolari.

La decima e il Thesaurus
L’ uso della decima , offerta o da mercanti o da generali dopo una vittoria , è accertato anche per quanto riguarda il fanum di Tivoli e si ipotizza l’ esistenza di un ingente tesoro , il Thesaurus Herculis et Augusti , perché il santuario aveva a disposizione grandi risorse finanziarie affidate ai cosiddetti Curatores Fani.     

 


Culto nell’età imperiale

 

Con l’inizio dell’impero si introdussero nel Lazio dei culti orientali, però in Tivoli non si diffusero molto perché il popolo era assai legato alle sue tradizioni. In questo periodo i Tiburtini veneravano principalmente Ercole vincitore e Vesta.
Il culto del primo era praticato nel santuario di Ercole vincitore dove i Salii offrivano un servizio religioso e ricoprivano una carica molto importante. In seguito i sacerdoti  di Ercole furono chiamati “Herculanei Augustales”, da quando s’introdusse il culto dell’imperatore Augusto. Questi formavano una confraternita religiosa dedita al culto di Ercole e degli imperatori. Quindi la politica di Augusto  stimolò nuovamente l’attenzione della popolazione per questo culto tradizionale anche se si suppone che personalmente l’imperatore si sia orientato più verso Apollo e Marte Ultore in quanto Ercole era stato protettore di Pompeo (nemico di Cesare) e di Antonio (nemico dello stesso Ottaviano Augusto). Comunque il culto di Ercole fu sempre molto popolare anche nei secoli successivi e l’immagine dell’eroe compare sulle monete (sotto Galba,Traiano ecc )o è collegata direttamente con la figura degli imperatori (Calligola, Comodo, Massimiano). Nel III secolo la venerazione di Ercole fu sempre molto diffusa ma egli andava a poco  a poco perdendo le sue caratteristiche di eroe della forza fisica per diventare eroe della forza morale e a Tivoli il suo culto fu addirittura praticato più di quello per Giove.

 

Base votiva dell’Acquoria

La base votiva dell’Acquoria venne scoperta nel 1928 a Tivoli, sulla riva del fiume Aniene, nel tratto sottostante al santuario di Ercole.
L’appartenenza di questo ritrovamento ad un complesso sacro è sicura sia per il tipo del carattere dell’iscrizione sia per il luogo del ritrovamento.
Incerta però è la divinità  a cui era dedicata questa offerta anche se , per l luogo dove è stata ritrovata, si pensa che il dio in questione sia Ercole; questa incertezza nasce dal fatto che le iscrizioni sulla base votiva non sono del tutto chiare e decifrabili.
In queste iscrizioni però si è potuto riconoscere il nome del dedicante “KAUIOS….ONIOS QETIOS” e la formula sacra MED MITAT non ancora decifrata.


Il collegio dei salii tiburtini

Si dice che i sacerdoti salii siano stati istituiti da Numa perché si tramandava che, durante un'epidemia di peste in Italia che colpì anche Roma, fu testimone della caduta di uno scudo di bronzo dal cielo fra le sue braccia. Egli raccontò che l'oggetto era venuto per la salvezza di Roma e bisognava custodirlo fabbricandone undici simili così se un ladro avesse tentato di rubarlo non l'avrebbe distinto fra questi. Come custodi degli scudi e del santuario Numa istituì appunto i sacerdoti salii e chiamò gli scudi ancilia per la loro forma. Alcune fonti ricordano che vi furono anche salii più antichi legati alla visita di Ercole alla reggia palatina. Alla cerimonia in onore di Ercole parteciparono anche i sacerdoti di Marte e Microbio spiegò che il sacerdozio era comune ai due culti. All'Ercole tiburtino, e più in generale italico, rimanda anche l'uso delle corone di pioppo che portavano originariamente i salii di Evandro. Oltre a Roma e a Tivoli i salii sono attestati anche a Tuscolo e a Veio.

Marco Ottavio Erennio

La documentazione riguardante il culto di Ercole Vincitore è notevole.
Si sa che il dio era venerato a Tibur ( l'attuale Tivoli ) ed a Roma. Secondo gli studiosi contemporanei il culto della suddetta divinità a Roma è da reputarsi "esportato" da un mercante tiburtino, probabilmente di olio, identificato con il nome di Marcus Octavius Herrenus ( Marco Ottavio Erennio ) vissuto nel 2° secolo a. C.
Marco Ottavio Erennio è spesso confuso con Octavius Hersenus, scrittore antico, che dedicò al culto del dio a Tivoli un'opera intitolata "De sacris saliaribus Tiburtinum": cioè "I riti dei Salii a Tivoli". Data la somiglianza del nome e l'interesse comune i due personaggi sono considerati dagli studiosi moderni come la stesso persona.
Marco Ottavio Erennio prima di dedicarsi al commercio era un flautista; poi, stanco del suo mestiere, divenne un commerciante: gli affari gli andarono bene e così consacrò la decima parte dei suoi guadagni ad Ercole. In seguito, durante un viaggio d'affari, fu attaccato dai pirati in mare e si difese con vigore fino ad avere la meglio; il dio Ercole gli apparve in sogno rivelandogli che era stato per merito suo che si era salvato dall'attacco dei pirati. Per questo motivo quando Marco Erennio tornò a Roma, una volta ottenuto il terreno dai magistrati, consacrò un tempio ad Ercole. E su una statua Erennio fece scolpire un'iscrizione in cui chiamava il dio "Victor": cioè "vincitore". Da ciò si diffuse il culto romano di Ercole Vincitore. Il dio Ercole Vincitore però è anche detto in questo modo per ragioni militari e cioè perché i tiburtini sconfissero gli Equi, ( confusi con i Volsci da Servio ) in una celebre battaglia e reputarono la loro vittoria ad un intervento dei dio. Questo epiteto dava al dio una connotazione più militare e spiegherebbe la presenza dei Salii.

Fonte: www.liceoclassicotivoli.it/Ercole.doc


 

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