Classificazione dei venti tutto di tutto
Classificazione dei venti
Classificazione dei Venti
Classe Nome Caratteristiche
costanti alisei spirano nelle zone fra l’equatore e i tropici: da nord
(venti che soffiano tutto est a sud-ovest nell’emisfero boreale, da sud-est a
l’anno, sempre nella stessa nord-ovest nell’ emisfero australe; si generano nel-
direzione e nello stesso senso) le zone anticicloniche tropicale, e convergono ver-
so le zone equatoriali.
extratropicali spirano nelle fasce equatoriali dove, per effetto del
riscaldamento, si formano masse di aria calda e
umida ascendenti.
venti occidentali spirano fra i 35° e i 60°, in corrispondenza delle zo-
ne temperate: da sud-ovest a nord-est nell’ emisfe-
ro boreale, da nord-ovest a sud-est nell’emisfero
periodici monsoni sono sistemi di venti caratteristici dell’oceano India-
(venti che invertono (dall’arabo mausim, no e dei mari della Cina; soffiano, durante il seme-
periodicamente il senso; stagione) stre estivo (aprile-ottobre), dall’oceano (anticiclone)
possono essere a perio- verso terra (India e Asia nordorientale. aree ciclo-
do stagionale, come i niche); durante i mesi invernali (novembre-aprile),
monsoni o gli etesi, o a dall’India verso l0oceano (Africa orientale)
periodo diurno,come le
brezze). etesi
(dal greco étos, anno) spirano, durante l’estate, dal Mare Egeo all’Egitto,
e in senso opposto durante l’inverno
brezze venti moderati a periodo diurno; si distinguono in:
brezze di mare e di terra: soffiano, durante il dì, dal
mare alla costa, durante la notte dalla costa al ma-
re; brezze di monte e di valle: soffiano, durante il dì
dalla valle alla montagna, durante la notte, dalla montagna alla valle; brezze di lago e di riva: si comportano come le brezze di mare e di terra
variabili o locali scirocco vento caldo che nasce nel deserto del Sahara;
(venti che soffiano (dall’arabo shulùq, procedendo da sud-ovest verso nord, si carica di
irregolarmente nelle vento di mezzogiorno) umidità sul Mediterraneo, e raggiunge, umido e
zone temperate tutte violento, l’Europa
le volte che si vengo-
no a formare aree mistral vento assai freddo che spira dal Massiccio Centra-
cicloniche o anticiclo- (dall’antico le francese e raggiunge la massima violanza nella
niche. provenzale maestral) Vallata del Rodano
fohn o favonio vento caldo e secco che soffia prevalentemente in
(dal latino favonius primavera e in autunno nelle vallate alpine verso
da favere, far l’Austria e la Svizzera e, talvolta, raggiunge la Pia-
crescere) nura Padana
ghibli vento del sederto, molto caldo e carico di sabbia,
(dall’arabo qiblì, che soffia per una trentina di giorni l’anno soprat-
meridionale) tutto sui territori della Tunisia, della Libia e del-
l’Egitto
khamsin vento caldo e secco che spira da sud, da aprile
(dall’arabo khamasin, a giugno, sul delta del Nilo; dura da 3 a 5 giorni
50)
Classe Nome Caratteristiche
harmattan vento caldo, secco e molto violento, che spira da
(dal sudanese nord-est, in inverno e in primavera, nell’Africa oc-
haamet’n) cidentale
bora vento freddo e violento che spira dai Monti Illirici,
(dal greco boréas, nell’ex Iugoslavia, verso le coste dell’Istria e della
nord) Dalmazia, in inverno
austro vento caldo che spira da sud
(dal latino auster,
vento da sud, ostro)
grecale vento che soffia da nord-est a sud-ovest sul
(dal tardo latino Mediterraneo centrale e meridionale nelle stagio-
Graecalis, dei Greci) ni fredde
maestrale vento da nord-ovest; è uno dei venti predominanti
(da maestro, inteso sul Mediterraneo
come principale)
tramontana vento freddo, spesso violento, che spira da nord, in
(dal latino trans inverno, e puo’ investire tutta la penisola italiana
montanus, al di là
dei monti)
libeccio vento da ovest o da sud-ovest, violento in tutte le
(da Libycos, stagioni; soffia sulla Corsica e sull’Italia tirrenica
proveniente dalla
Libia)
chinook vento caldo e asciutto che soffia da nord-ovest,
(dal nome di una sulle Montagne Rocciose (USA), prevalentemente
tribù pellerossa del In primavera e in autunno
nord-ovest degli
USA)
Pampero vento freddo e umido che spira da ovest, tra luglio
e settembre, soprattutto sul Rio de la Plata (Argen-
tina
irregolari o cicloni vengono così genericamente definiti i venti ir-
ciclonici regolari, violentissimi e distruttivi, dotati di movi-
mento vorticoso; essi prendono nomi diversi se-
condo le località: uragani (dall’amerindio
huracanes), nelle Antille e sulle coste americane
dell’Atlantico; tifoni (dal cinese t’ai fung, vento
violento), nel Mar Giallo e nelle Filippine; tornados
(dallo spagnolo tornado, derivato da torno, giro,
vortice), nelle grandi pianure degli USA e nel-
l’ Australia
SCALA BEAUFORT
(velocità del vento a una altezza standard di 10 m su un terreno piatto)
grado velocità tipo di vento caratteri indicativi
(km/h)
0 0-1 calma il fumo ascende verticalmente; il mare è uno “specchio”
1 2-5 bava di vento il vento devia il fumo; increspature dell’acqua
2 6-11 brezza leggera le foglie si muovono, una girandola ordinaria è messa in
moto; onde piccole, ma evidenti
3 12-19 brezza foglie e rametti costantemente agitati, il vento dispiega
le piccole bandiere; piccole onde, creste che comincia-
no a infrangersi
4 20-28 brezza vivace il vento solleva polvere, foglie secche, foglietti di carta,
i rami sono agitati; piccole onde che divengono più
lunghe
5 29-38 brezza tesa gli arbusti con foglie cominciano a oscillare; nelle acque
interne si formano piccole onde con creste; onde mode-
rate, allungate
6 39-49 vento fresco grandi rami agitati, i fili telegrafici fanno udire un sibilo;
si formano marosi, con creste di schiuma bianca,
generalmente con spruzzi
7 50-61 vento forte alberi interi agitati, difficoltà a camminare contro vento;
il mare è grosso, la schiuma comincia a essere sfilac-
ciata in scie
8 62-74 burrasca rami spezzati, il camminare contro vento è impossibile;
moderate marosi di altezza media e più allungati, dalle loro creste
si distaccano turbini di spruzzi
9 75-88 burrasca camini e tegole asportati; grosse ondate, spesse scie
forte di schiuma e di spruzzi sollevate dal vento possono
ridurre la visibilità
10 89-102 tempesta rara in terraferma; alberi sradicati, gravi danni alle abi-
tazioni; enormi ondate con lunghe creste a pennacchio
11 103-117 fortunale si verifica raramente; gravissime devastazioni; onde
enormi e alte che talvolta possono nascondere navi di
medio tonnellaggio; visibilità ridotta
12 oltre 118 uragano in terraferma, distruzione di edifici, manufatti ecc.; in
mare l’aria piena di schiuma e di spruzzi porta a visibili-
tà assai ridotta
Venti
Sono masse d’aria che si spostano in senso orizzontale da una zona a pressione maggiore verso una zona a pressione minore. Tanto più è alta la pressione, tanto più pesante è l’aria: in un’area di alta pressione (anticiclonica), le masse d’aria che si trovano al centro, più dense e pesanti, tendono a dirigersi verso la periferia; mentre in un’area di bassa pressione (ciclonica) l’aria al centro è più leggera e viene sollevata da quella più pesante delle aree vicine. Poiché le aree cicloniche si trovano vicine a quelle anticicloniche, al suolo si avrà uno spostamento di aria dall’area anticiclonica verso l’area ciclonica. La forza che origina il vento è chiamata forza di gradiente edè direttamente proporzionale al valore del gradiente barico (differenza di pressione tra due punti). La velocità del vento viene misurata con l’anemometro in km/h e viene descritta dalla scala di Beaufort (dal nome dell’ammiraglio inglese F. Beaufort, 1774-1857, che la propose).
- La forza di Coriolis.
I venti sono influenzati dalla rotazione terrestre e dall’attrito che la base della massa d’aria incontra con il suolo. L’influenza della rotazione terrestre si estrinseca mediante la forza di Coriolis. Questa nell’emisfe-
ro settentrionale fa sì che i venti vengano deviati verso destra rispetto alla loro direzione iniziale e verso
sinistra nell’emisfero australe. Quindi nell’emisfero boreale i venti escono dalle aree cicloniche ruotando in senso orario e convergono verso il centro delle aree cicloniche ruotando in senso antiorario.
L’attrito che la massa d’aria incontra con il suolo tende a rallentare l’effetto della forza di Coriolis.
In base alla durata con la quale agiscono su di una determinata zona, si distinguono venti costanti, periodici, variabili e irregolari.
Fonte: www.conpesca.it/
Scheda articolo
Area tematica : Meteorologia | Argomento : Classificazione dei venti | Indice argomenti
Fonte articolo : indicata nell'articolo| Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |
Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 22/1/11
Classificazione dei venti
Corso di Laurea in Pianificazione Territoriale
Facoltà di Architettura
Modulo Ecologia
(a cura di Salvatore Pasta)
Il clima della Terra tra passato e futuro
1. Cos’è (e da che cosa dipende) il clima di un luogo?
La parola origina dalla radice del verbo greco “κλίνομαι” (= sono inclinato”) e in effetti potrebbe essere tradotta come “inclinazione, gradazione, gradiente, ecc.”. Nel 1910 Hann definisce il clima come “l’insieme dei fenomeni meteorologici che caratterizzano lo stato medio dell’atmosfera in un punto qualunque della Terra”. In questa definizione manca ogni indicazione circa la ciclicità dei principali fenomeni meteorologici (precipitazioni, venti, ecc.), introdotta invece da autori successivi quali Köppen (1931) e Sorre (1914). Per il primo autore il clima è “l’andamento abituale del tempo sulla regione geografica considerata”; similmente per Sorre esso è dato dalla “serie degli stati atmosferici al di sopra di un determinato luogo nella loro successione abituale”.
Le definizioni appena analizzate, sebbene diverse tra loro, convergono nel concepire il clima come un complesso di fattori fisici, chimici e biotici, la cui interazione si traduce, durante un certo periodo, in una successione caratteristica di tempi atmosferici al di sopra di un territorio di estensione più o meno ampia, intendendo per “tempo atmosferico” l’insieme delle condizioni meteorologiche della massa d’aria in un dato luogo e in un dato momento (minuto, ora, giorno, ecc.).
I fattori fisici diretti con cui vengono caratterizzate le risultanti climatiche terrestri sono essenzialmente:
- temperatura dell’aria e sue variazioni (giornaliere, mensili, ecc.)
- regime (= quantità e distribuzione) delle precipitazioni
- umidità atmosferica
- regime dei venti (costanti o dominanti)
In ogni luogo della superficie terrestre ciascuno di questi fattori (espresso ricorrendo a diversi parametri) dipende da alcuni fattori indiretti variabili, come:
- durata e intensità dell’insolazione
- circolazione generale dell’aria
- angolo di incidenza dei raggi solari sul terreno (funzione di ora, giorno e mese)
- correnti oceaniche e marine (calde o fredde)
- pressione atmosferica
a loro volta condizionati da fattori costanti (quanto meno nel medio-lungo termine) come:
- latitudine
- altitudine
- posizione geografica (es.: vicinanza o lontananza dalla costa)
- morfologia del territorio (esposizione, litologia, inclinazione, ecc.)
- moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole
- moto (e inclinazione dell’asse di) rotazione della Terra intorno a se stessa
Alla luce di tutti questi nuovi elementi, il clima può dunque essere definito come la risultante di condizioni astronomiche, geografico-topografiche e di un complesso di condizioni meteorologiche in grado di riprodursi con una periodicità più o meno regolare.
2. Il clima visto a diverse scale di dettaglio
Per macroclima si intende il clima comune a tutte le aree situate su un territorio piuttosto ampio (es.: clima mediterraneo). Lo studio del macroclima non sempre si dimostra utile per comprendere le potenzialità di un territorio e degli ecosistemi che esso ospita. Esso dipende in larga misura dalla latitudine, dalla posizione geografica e dalle condizioni di circolazione generale dell’atmosfera.
Punto di riflessione
La latitudine - come del resto anche l’altitudine - appare fortemente correlata con l’inclinazione con la quale i raggi solari colpiscono la superficie terrestre.
Con la loro presenza i corpi idrici (oceani, mari, laghi, ecc.) fungono da “volano termico”; in sostanza essi “catturano” calore durante le ore di luce per restituirlo lentamente all’aria circostante nel corso della notte. Lo stesso vale nei tempi lunghi per il calore accumulato durante il periodo primaverile-estivo e ceduto gradualmente nel corso dell’autunno-inverno. Ciò spiega come mai negli ambienti costieri non si verifichino (quasi) mai fenomeni di gelata e perché si possa coltivare l’olivo in riva al Lago di Garda…
Lo stesso meccanismo riguarda anche i suoli e le rocce; i substrati più scuri accumulano una maggiore quantità di calore, che restituiscono più rapidamente e in maggiori quantità nel corso della notte in caso di cielo sereno. Guarda le temperature estive di Palermo, circondata da chiare rocce carbonatiche, e Catania, circondata da (e costruita di) scura lava basaltica…
Per mesoclima si intende il clima che caratterizza un territorio di dimensioni subregionali (es.: clima dell’area iblea, del Messinese, dei Monti di Palermo, ecc.). Esso appare spesso influenzato da variabili che agiscono su porzioni più ristrette di territorio, come il regime dei venti locali, le correnti marine locali, la presenza, densità e tipologia delle vegetazione locale (in grado di mitigare le escursioni termiche giornaliere e di aumentare l’umidità atmosferica), la presenza di corsi d’acqua , ecc.
Punto di riflessione
I mesoclimi sono costanti nel breve-medio periodo, ma possono cambiare nel corso dei secoli. Un paio di esempi aiuteranno a comprendere meglio questo aspetto.
1. Nel XVIII le vette della Sicilia erano piene di neviere, edifici adibiti alla raccolta della neve. Se ne trovano tracce o toponimi anche a quote dove oggi non si verifica il benché minimo accumulo di neve (su Monte Sant’Angelo a Lipari, su Montagna Grande a Pantelleria, a San Martino delle Scale e M. Lauro sugli Iblei, ecc.). Come mai? Nel XVIII secolo si verificò una fase di raffreddamento globale nota come “piccola glaciazione”, in occasione della quale le temperatura media annua della fascia temperata si abbassò di ca. 2 °C.
2. Le principali vette dei Monti di Palermo (Moarda, Pizzuta, Kumeta, Gibilmesi, Cuccio, ecc.) oltrepassano i 1000 di quota. Stando ai dati disponibili presso l’Assessorato ai Lavori Pubblici, le precipitazioni piovose medie annue agli inizi del XX secolo erano pari a ca. 1.300 mm, mentre oggi ammontano a ca. 800-900 mm. Nell’arco di appena un secolo si è dunque registrato un decremento delle piogge pari al 30-35%!
Il clima di un determinato (micro-)sito (es.: un bosco o il suo sottobosco, un canyon, un versante montuoso, la base di un muretto a secco, ecc.) viene definito microclima. I parametri fisici misurabili (radiazione luminosa, temperatura ed escursione termica, umidità relativa ed assoluta, ecc) di microclimi vicini mostrano spesso marcate variazioni anche in spazi e tempi molto brevi; essi sono cioè estremamente variabili.
3. Clima e tempo meteorologico
La latitudine determina la lunghezza del giorno, la durata del periodo di illuminazione e la frequenza dei raggi che attraversano l’atmosfera e colpiscono la superficie terrestre.
Siccome la Terra è una sfera, infatti, l’insolazione, cioè la quantità di radiazione solare che giunge alla superficie, non è la stessa dappertutto. I raggi del Sole cadono verticali sulle regioni comprese tra la latitudine 23°30’ Nord (Tropico del Cancro) e Sud (Tropico del Capricorno) del pianeta. In questa fascia dunque la Terra riceve più calore di quanto ne disperda, mentre alle latitudini superiori avviene esattamente il contrario. Le differenze di temperatura registrate sulla Terra sarebbero ben più esasperate se i venti e le correnti marine non viaggiassero da Nord a Sud e viceversa “smorzando” l’effetto della diversa insolazione della sua superficie. Il loro moto continuo genera e regola il clima.
Oltre che dalla latitudine, il clima è influenzato anche da numerosi altri fattori, come l’altitudine, la topografia, la distribuzione delle terre emerse e dei mari, la presenza di foreste e correnti oceaniche, ecc.
Il vento viene definito da un insieme di elementi: temperatura e pressione atmosferica, venti, umidità, nuvolosità. La quantità, la durata e la distribuzione di questi elementi non sono uniformi. Anzi, il nostro pianeta è caratterizzato da una vistosa variabilità di questi elementi. Ciò provoca la formazione di diversi regimi climatici.
La meteorologia è la scienza che studia la distribuzione locale del clima e ne prevede l’evoluzione a breve termine. La climatologia si occupa invece della sua distribuzione complessiva e della sua evoluzione a lungo termine.
Temperatura dell’aria
La temperatura dell’aria dipende da vari fattori quali l’altitudine, l’alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni e, infine, la latitudine. Inoltre essa dipende dalla diversa capacità termica dell’acqua e del suolo, cioè dal diverso modo con cui essi si riscaldano e si raffreddano.
Se due recipienti identici vengono riempiti rispettivamente di sabbia e d’acqua, se esposti al sole in una giornata luminosa, misurando la variazione di temperatura di ciascuno di essi ogni mezz’ora, si rileva che la temperatura del contenitore pieno di sabbia aumenta molto più rapidamente. Se i contenitori vengono spostati all’ombra (simulando dunque le condizioni notturne) la sabbia si raffredda molto più rapidamente.
Allo stesso modo il mare d’estate, riscaldandosi più lentamente rispetto al suolo, rende le zone costiere molto più fresche di quelle poste nell’entroterra. Per lo stesso motivo d’inverno, raffreddando più lentamente, rende meno freddi gli inverni. Ecco perché la posizione rispetto influisce in modo notevole sui climi clima, che per questo vengono spesso distinti qualitativamente in oceanici e continentali.
Umidità dell’aria
L’aria è più o meno carica di vapore acqueo. Viene detta umidità assoluta la massa di vapore acqueo contenuta da un determinato volume d’aria.
Oltre un certo valore critico di umidità assoluta, detto punto di rugiada o di saturazione, inizia a piovere. Il punto di saturazione varia al variare della temperatura: l’aria calda, infatti, può sostenere un’umidità assoluta superiore rispetto all’aria fredda.
Pressione atmosferica, cicloni e anticicloni
Oltre a variare con l’altitudine, la pressione atmosferica dipende dalla temperatura e dall’umidità. Riscaldandosi infatti l’aria diventa più leggera e tende a salire verso l’alto.
La pressione varia da zona a zona perché le masse d’aria e l’acqua si spostano per bilanciare le differenze di pressione e di temperatura che si registrano sulla superficie terrestre. Così vi sono delle aree con aria calda e umida, dette aree di bassa pressione o cicloni e aree con aria fredda e asciutta, dette aree di alta pressione o anticicloni.
Se un anticiclone ed un ciclone si trovano vicini, la differenza di pressione spinge le due masse d’aria a muoversi l’una verso l’altra. In realtà, proprio come avviene tra due vasi comunicanti che partono da livelli diversi, l’aria della zona d’alta pressione si sposta verso quella a bassa pressione.
Più piccoli dei cicloni, gli uragani, i tornado e le trombe d’acqua sono sistemi che si contraggono e ruotano vorticosamente in senso antiorario all’emisfero Nord, in senso orario in quello Sud. La bassa pressione presente al loro centro fa soffiare il vento verso l’interno. Al contrario, negli anticicloni i venti soffiano dal centro verso l’esterno.
I venti e i loro percorsi
Per l’uomo è stato sempre molto importante conoscere i venti. Le loro principali caratteristiche sono direzione, regime e intensità. In base alle prime due caratteristiche vengono distinti venti locali, periodici e costanti.
I venti locali spirano sempre nella stessa direzione ed hanno una certa importanza a livello locale. Alcuni di essi compaiono nella rosa dei venti. È il caso del maestrale, vento freddo e secco che può superare i 100 km/h, proveniente da NW, o dello scirocco, vento caldo proveniente da SE.
I venti periodici possono essere di tipo stagionale, come i monsoni, o quotidiani, come le brezze.
I monsoni, tipici dell’Asia sudorientale (India, Indocina e Cina), d’inverno soffiano dal continente verso l’oceano, trasportando aria secca. D’estate invece soffiano spostando aria calda e umida dall’oceano verso il continente, causando piogge abbondanti e spesso disastrose. Verso aprile e ottobre i monsoni invertono il loro “senso di marcia”. Ciò causa delle violente tempeste, dette tifoni.
Le brezze hanno effetti più moderati. Si instaurano sempre tra zone con diversa capacità termica e si alternano nei due versi opposti nell’arco della stessa giornata. Così abbiamo le brezze di mare e di terra sulle coste, quelle di monte e di valle e quelle di lago e di riva nelle aree interne.
Le brezze di mare spirano di giorno dal mare verso la terraferma. Il suolo si riscalda più velocemente delle acque, per cui sulla terraferma si forma un zona di bassa pressione che “risucchia” aria fredda dal mare. Le brezze di terra si spostano in senso opposto durante la notte dalla terraferma verso il mare. Il suolo, raffreddandosi più velocemente, sposta aria ad alta pressione verso il mare.
I venti costanti e regolari mantengono tutto l’anno la stessa direzione. È il caso degli alisei, che soffiano fra l’equatore e i Tropici. L’aria calda e umida dell’area di bassa pressione con precipitazioni abbondanti e costanti dall’equatore si sposta verso latitudini maggiori, dove si raffredda e si secca. Ciò provoca la formazione di aree di alta pressione ai tropici. Successivamente l’aria ritorna verso l’equatore e il ciclo convettivo si chiude.
Per valutare l’intensità, o forza, dei venti, è stata creata una scala empirica detta scala di Beaufort.
Dalla climatologia alla meteorologia
I meteorologi chiamano anticicloni le zone geografiche racchiuse da gruppi di isobare concentriche di alta pressione. Essi in genere corrispondono a condizioni di bel tempo. Negli anticicloni infatti l’aria tende a fluire verso il basso, si riscalda e assorbe una maggiore quantità di vapore acqueo, disperdendo così le nuvole.
Nelle zone cicloniche, invece, si ha l’effetto opposto. L’aria umida cioè si sposta dal basso verso l’alto, e di conseguenza tende a raffreddarsi e a favorire la formazione di nuvole e pioggia.
Le differenti caratteristiche (temperature e pressione) delle masse d’aria provocano la formazione di fronti, cioè di linee di scontro tra di esse. Si tratta di zone di passaggio particolarmente instabili, in cui è più probabile che si verifichino delle precipitazioni.
Quando una massa d’aria calda e umida (bassa pressione) si scontra con una d’aria fredda (alta pressione) si forma un fronte caldo. L’aria più calda, e quindi più leggera, scorre sopra quella più fredda producendo lungo il fronte una pioggia debole ma insistente.
Quando invece la massa d’aria fredda si incunea sotto una d’aria calda si forma un fronte freddo. In questo caso l’aria fredda solleva e raffredda quella calda, originando la formazione di nubi cumuliformi provocando temporali e grandinate.
Le correnti oceaniche
Uno degli aspetti principali degli oceani sono le correnti. Si tratta di corpi d’acqua che percorrono come grossi fiumi curvi la loro superficie attraverso lunghe distanze.
Le correnti possono trasportare acque calde o fredde, influenzando il clima delle coste cui si avvicinano. Le correnti calde, come la famosa Corrente del Golfo, trasportano grandi quantità di calore, accumulato dall’acqua oceanica all’equatore, verso i due poli. Delle correnti “di ritorno” spingono le acque fredde dei poli verso l’equatore.
Senza l’effetto benefico delle correnti, la differenza di temperatura tra i poli e l’equatore sarebbe molto più netta. Le correnti possono dunque essere considerate come il “termostato naturale” della Terra.
Il movimento degli oceani è influenzato dalla forze di Coriolis. A causa della rotazione terrestre, le correnti generate dai venti si muovono in direzione oraria nell’emisfero Nord e in direzione antioraria in quello Sud.
Esistono inoltre correnti molto profonde che viaggiano molto lentamente in senso opposto rispetto alle correnti superficiali. Più che dai venti esse sono determinate in realtà dalle differenze di densità, dovute a loro volta alla temperatura e dalla salinità. Le acque più fredde e più salate sono più dense.
Le glaciazioni
Più volte nel corso della storia della Terra delle porzioni più o meno vaste della sua superficie sono state ricoperte dai ghiacci. Tali periodi vengono detti glaciazioni. Durante le glaciazioni i ghiacciai dell’emisfero boreale, spintisi verso Sud, hanno modellato in modo massiccio il territorio, creando zone pianeggianti ricche di laghi poco profondi. È questo il paesaggio tipico di ampie regioni del Canada, della Finlandia e della Russia settentrionale.
Le glaciazioni sono degli eventi ciclici con un massimo interglaciale caldo e un massimo glaciale freddo. In queste fasi fredde era “intrappolata” nei ghiacciai molta più acqua di oggi, per cui il livello dei mari era inferiore all’attuale, e buona parte delle attuali piattaforme continentali era emersa. Ad esempio, il livello del Mediterraneo era circa 130 metri più basso, per cui si poteva attraversare a piedi il mar Adriatico settentrionale, la Sicilia e Malta formavano un’unica isola, mentre Lampedusa era collegata alle coste africane.
Al contrario, un eventuale aumento della temperatura media annua globale di 3 °C sarebbe sufficiente a far sciogliere tutti i ghiacciai, sollevando di alcune decine di metri l’attuale livello del mare, con enormi danni a cose e persone…
I cicli gelo-disgelo
Gran parte delle sostanze, siano esse solidi, liquidi o gas, si dilatano, cioè si espandono occupando più spazio, quando vengono riscaldate. L’acqua si comporta esattamente al contrario. Quando si raffredda sino a solidificare (0 °C), essa infatti aumenta il proprio volume. Questo fatto fisico ha delle notevoli conseguenze sul paesaggio delle aree poste intorno ai circoli polari, dove la temperatura oscilla spesso (anche più volte al giorno) tra valori positivi e negativi.
Più nel dettaglio, trasformandosi in ghiaccio l’acqua si dilata del 10% circa. Ecco perché a parità di volume l’acqua è più pesante del ghiaccio ed ecco perché il ghiaccio galleggia in acqua, fuoriuscendo per l’appunto del 10%. Così si formano gli iceberg.
Fonte: architettura.unipa.it/pasta
Scheda articolo
Area tematica : Meteorologia | Argomento : Il clima della Terra | Indice argomenti
Fonte articolo : indicata nell'articolo| Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |
Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 22/1/11
Classificazione dei venti
CARTE PILOTO
GENERALITÀ'.
Premessa
Le Pilot Charts, vengono attualmente pubblicate in atlanti. Ciascuno di essi copre un’area oceanica e rappresentano delle carte utili nella fase di pianificazione della traversata, in quanto riportano gli elementi climatici prevalenti dell’area considerata per ogni mese dell’anno.
In particolare vengono riportate indicazioni inerenti a:
Venti prevalenti e calma di vento
Altezza media delle onde
Valori tipici della pressione atmosferica
Percentuali di burrasca
Elementi delle correnti marine prevalenti
Traiettorie dei cicloni tropicali ed extra tropicali
Temperatura dell’aria e della superficie dell'acqua
Visibilità
Rotte consigliate
Deviazione magnetica
Le aree coperte sono:
Nord Atlantico, Caraibi, Mediterraneo e Nord Europa
Sud Atlantico
Nord Pacifico
Sud Pacifico
Oceano Indiano
Premesso che sulla carta vengono riportate tutte le spiegazioni del caso, unitamente alle indicazioni relative alle condizioni climatiche locali per il mese considerato, cercheremo ora di analizzare gli aspetti salienti relativi alle indicazioni fornite dalle
Pilot Charts.
Queste carte presentano in forma grafica tutte le notizie utili o le conclusioni di molti anni di ricerche di carattere nautico, meteorologico e oceanografico allo scopo di aiutare il navigante nella fase di pianificazione della traversata nella scelta della rotta più sicura e nel contempo più breve da seguire evitando i pericoli.
Nelle carte, come sopra indicato, sono riportati principalmente i valori medi mensili per i venti e le correnti dominanti; la percentuale delle burrasche, delle calme, delle bave di vento, dei venti variabili, delle nebbie ; le isoterme dell'atmosfera e delmare superficiale ; le isobare ; i limiti dei ghiacci alla deriva; la posizione e la data cui sono stati avvistati icebergs e growlers ; le traiettorie dei cicloni verificatisi negli anni precedenti. Vi sono inoltre rappresentate le linee di uguale declinazione magnetica, le rotte raccomandate per piroscafi di piccola e grande potenza di macchina, la posizione delle navi meteorologiche stazionarie, ecc. Nella parte posteriore delle carte sono riportate informazioni, articoli ed istruzioni varie che possono interessare i naviganti.
2. - RAPPRESENTAZIONE E SIMBOLI DELLE CARTE PILOTO.
Le carte piloto vengono riprodotte nella rappresentazione di Mercatore con il reticolato dei paralleli e dei meridiani costituito da linee piene di 10° in 10° e da linee tratteggiate per i valori intermedi di 5°. Nel centro di ciascun rettangolo che ha 5° di differenza di latitudine è disegnato in azzurro un cerchietto con un numero in mezzo. Dal cerchietto, detto rosa del vento, partono nelle direzioni cardinali e inter-cardinali delle radiali che terminano con delle penne. Le radiali in qualche caso, sono interrotte da un numero.
Le rose del vento di ogni rettangolo di 5° precisano il carattere dei venti predominanti nella zona del rettangolo. Il numero in mezzo al cerchietto dà la percentuale di calme, di bave di vento e di venti variabili.
Le radiali indicano la provenienza dei venti e la loro lunghezza, misurata su un'apposita scala, detta scala delle percentuali del vento, fornisce la percentuale rispetto al numero totale di osservazioni eseguite in cui il vento ha soffiato dalla direzione indicata o da un punto vicino alla direzione indicata.
Le penne delle radiali indicano la forza media del vento in gradi della « Scala Beaufort ». Quando la radiale è interrotta da un numero significa che il segmento uscirebbe dal rettangolo se fosse rappresentato in scala ed il ioo numero indica la percentuale, 13 che negli altri casi si misura sulla scala.
Dall'esempio della figura riportata sulla destra si deduce che dalle osservazioni fatte nella zona i valori medi del vento, per il mese della carta, sono i seguenti: Da nord: 32 percento, forza 4 - Da nord-est: 19 percento, forza 3 - Da ovest :
3 percento, forza 6 - Da nord-ovest : 17 percento, forza 2 - Calme, bave di vento, e venti variabili: 29 percento. Le correnti marine sono indicate da linee verdi, piene o tratteggiate, terminanti con una freccia che indica il verso del moto, mentre la velocità, espressa in nodi, è segnata con un numero posto sopra le linee. Le linee piene rappresentano il percorso approssimato delle correnti ottenuto da numerose registrazioni eseguite da navi ; le linee tratteggiate, invece, si riferiscono a correnti dedotte da un numero minore di osservazioni.
Le stazioni meteorologiche stazionarie (Ocean Station Vessel) hanno per simbolo un cerchietto rosso con internamente una lettera maiuscola di riferimento.
La temperatura atmosferica è rappresentata dalle isoterme con linee rosse punteggiate ed il loro valore, espresso in gradi Fahrenheit, è segnato nel punto in cui le linee incontrano la costa.
La nebbia, dedotta da osservazioni fatte da navi, è segnata con linee punteggiate azzurre. L'inizio ed il termine di ciascuna linea sono distinti con lo stesso numero che precisa la percentuale della nebbia registrata.
Le isogone o linee di uguale declinazione magnetica, per l'anno precisato dalla carta, sono tracciate in grigio, di grado in grado.
Il limite minimo del ghiaccio galleggiante è segnato con linee rosse a cerchietti ; il limite massimo del ghiaccio galleggiante con linee rosse a piccoli festoni ed il limite massimo della media dell'iceberg con una
linea rossa a tratteggio spaziato. Ogni linea ha la relativa indicazione. Gli icebergs ed i growlers incontrati negli anni precedenti sono indicati in rosso, rispettivamente con un triangolino equilatero e con un cerchietto ; accanto ai simboli è precisato l'anno dell'avvistamento.
Le traiettorie dei centri dei cicloni, verificatisi durante lo stesso mese della carta ma negli anni precedenti, sono tracciate con linee piene di colore rosso. All'inizio della traiettoria è indicato il nome (femminile) assegnato al ciclone dai meteorologi e un numero romano, che permette di conoscere, entrando in un'apposita tabellina inserita nella carta, le coordinate geografiche del punto di origine del ciclone e la sua durata. La posizione dei centri nei giorni di vita del ciclone, riferita alle ore 12 di tempo medio di Greenwich, è contraddistinta da un cerchietto rosso con accanto la data.
Le rotte transoceaniche raccomandate sono tracciate in nero con curve per la navigazione ortodromica e con rette per quella lossodromica. Sulle linee una freccia indica il verso della navigazione ed un numero il cammino da percorrere. E' specificato, inoltre, se la rotta consigliata riguarda navi con grande velocità (Fullpowered ships), con piccola velocità (Low power ed ships) o navi con grande e piccola velocità (Full and low power ed ships).
La zona di ciascuna carta piloto è riprodotta in una cartina che porta le seguenti indicazioni :
- le linee di uguale variazione annua della declinazione magnetica in grigio, di primo in primo;
- le isobare o linee di uguale pressione atmosferica in azzurro, con i valori in pollici ; le linee sono piene per valori uguali o superiori a 30 pollici (1015.9 millibar), tratteggiate per valori inferiori;
- la percentuale media delle burrasche con vento di forza non inferiore a 8 gradi Beaufort ; tale valore è segnato al centro di ogni rettangolo di 5°.
Nella carta piloto dell'Oceano Nord Atlantico è rappresentato a parte il Mediterraneo Romano nella scala e con il simbolismo della carta principale.
Spiegazione di massima dei dati forniti
Le informazioni relative ai venti prevalenti ed alla calma di vento vengono fornite in apposite rose dei venti di colore blu, dislocate al centro di aree di 5° di lato nelle quali siano disponibili un numero sufficiente di indicazioni. I dati vengono forniti sia sul corpo centrale della carta che in appositi box.
Ciascuna rosa riporta la distribuzione dei venti prevalenti nell’area considerata, nelle direzioni cardinali ed intercardinali.
La lunghezza di ogni singola segmento fornisce la percentuale del numero di osservazioni che hanno visto il vento spirare da quella determinata direzione. Il valore riportato nel centro della rosa indica invece la percentuale relativa ai periodi di calma, il numero delle “barbe” indica infine l’intensità media del vento secondo la scala Beaufort
I
I dati relativi all’altezza media delle onde vengono forniti mediante delle linee di colore rosso, riportate nel corpo principale della carta In particolare viene riportata la frequenza in percentuale di casi in cui si registrano onde di altezza media superiore a 8 piedi.
I valori della pressione atmosferica sono riportati assieme ai dati relativi alle traiettorie dei cicloni in appositi box. Queste informazioni vengono fornite in modo distinto sia per i cicloni extra tropicali che per i cicloni tropicali, unitamente alle traiettorie tipiche . I valori relativi alla pressione sono infine indicati in colorazione blu
La visibilità, la deviazione magnetica,. la temperatura dell’aria e la temperatura del mare sono indicate in appositi box.
Questi dati vengono visualizzati rispettivamente con linee blu, grigio rosso e verde. Similmente la probabilità di burrasca.
Gli elementi delle correnti marine prevalenti vengono indicate nel corpo centrale della carta mediante linee di colore verde.
Le indicazioni relative alle rotte consigliate vengono fornite limitatamente alle rotte ortodromiche principali, percorribili per il periodo considerato
Nel corpo centrale della carta, rappresentate in grigio, vengono forniti i valori della deviazione magnetica relativa all’anno
di emissione della carta. Nelle spiegazioni iniziali vengono forniti i valori relativi alle variazioni annue.
Gli elementi relativi alle percentuali di burrasca sono pure essi inseriti nei box. In questo caso l’indicazione fornita è un numero che rappresenta, all’interno di un’area ampia 5°, in percentuale, i report di burrasca, in cui sono state registrate intensità di vento pari ad almeno la scala 8 per il mese preso in considerazione. Il valore 0 non deve far pensare quindi l’assenza di probabilità, ma piuttosto il fatto che il fenomeno è davvero infrequente.



www.meteopozzallo.it/lezioni/
Scheda articolo
Area tematica : Meteorologia | Argomento : Pilots charts| Indice argomenti
Fonte articolo : indicata nell'articolo| Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |
Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 22/1/11
Classificazione dei venti
Classificazione dei venti tutto di tutto
Collegamenti utili gratuiti
Disclaimer : gli obiettivi di questo sito sono il progresso delle scienze e delle arti utili in quanto pensiamo che siano molto importanti per il nostro paese i benefici sociali e culturali della libera diffusione di informazioni utili. Tutte le informazioni e le immagini contenute in questo sito vengono qui utilizzate esclusivamente a scopi didattici, conoscitivi e divulgativi. Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). In questo sito abbiamo fatto ogni sforzo per garantire l'accuratezza dei tools, calcolatori e delle informazioni, non possiamo dare una garanzia o essere ritenuti responsabili per eventuali errori che sono stati fatti, i testi contenuti nel sito sono di proprietà dei rispettivi autori. Se trovate un errore su questo sito o se trovate un testo o tool che possa violare le leggi vigenti in materia di diritti di autore, comunicatecelo via e-mail e noi provvederemo tempestivamente a rimuoverlo.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale, pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001. Il sito è curato e coordinato dall’autore al solo scopo informativo e didattico. Pur ritenendo le fonti utilizzate affidabili, l'autore di questo sito non garantisce l'accuratezza e l'integrità delle informazioni contenute e pertanto declina ogni responsabilità per eventuali problemi o danni causati da errori o omissioni, nel caso tali errori o omissioni risultino da negligenza, caso fortuito o altra causa. Tutti i testi scritti, ove espressamente indicato, e le immagini sono proprietà dei rispettivi autori o case di produzione che ne detengono i diritti, qualora gli aventi diritto si ritenessero danneggiati dall'inserimento in questo sito dei predetti files o fossero stati inavvertitamente inseriti immagini, informazioni, testi od altro materiale coperto da Copyright saranno immediatamente rimossi e/o ne saranno citate le fonti su semplice segnalazione all' indirizzo e-mail indicato nella pagina contatti .