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  • LA VISTA E L’OCCHIO

     

    Gli organi della vista sono gli occhi. Questi sono due organi globulosi posti nelle orbite, due cavità ossee situate sopra gli zigomi. Gli occhi sono delicatissimi e per questo hanno strutture protettive: le palpebre, le sopraciglia e le ciglia. Le prime sono delle pieghe della pelle che, grazie a dei piccoli muscoli, si alzano e si abbassano per proteggere gl’occhi dalla luce o da corpi estranei. Questo movimento è aiutato dalle ghiandole lacrimali, formate da acqua, sali minerali e sostanze  disinfettanti che proteggono l’occhio dai germi. Sono rivestite da una membrana fittamente vascolarizzata* che si arrossa facilmente. Il movimento delle palpebre è legato agli stati d’animo, come l’ansia e la noia, di solito quando si è stanchi il battito delle palpebre aumenta.

    Le seconde sono due archi di peli disposti sopra le orbite e bloccano il sudore per non farlo scendere sugli occhi.

    Le terze sono una serie di peli disposti sul margine delle palpebre e ostacolano l’ingresso dei corpi estranei.

     

    L’occhio è formato da tre membrane, chiamate: sclerotica, coroide e retina.

    La sclerotica è la parte più superficiale ed è il “bianco” dell’occhio, è appunto di colore bianco opaco; nella parte anteriore dove prende il nome di cornea è curva e trasparente. Il trapianto di cornea è necessario quando la cornea diventa opaca e non lascia passare la luce e porta quindi alla cecità, questo trapianto non dà problemi poiché la cornea non è percorsa da vasi sanguinei.

    La coroide è una pellicola sottilissima di colore scuro che dietro la cornea forma l’iride, cioè la parte colorata dell’occhio. L’iride varia di colore da persona a persona, nel cui centro si trova un foro chiamato pupilla che si ingrandisce se c’è poca luce e si contrae se ce ne è troppa.

     La retina è la più interna, è costituita da milioni di cellule sensoriali: i coni e i bastoncelli collegati con il nervo ottico. I coni percepiscono i colori, certi sono sensibili al rosso, altri al blu e altri ancora al verde, con questi tre tipi di coni riusciamo a percepire ogni colore e ad ogni tipo di sfumatura. I coni agiscono solo quando c’è la luce per questo di notte non riusciamo a percepire i colori. I bastoncelli hanno una forma affusolata e percepiscono le differenze di luce e ombre, grazie ad un pigmento** detto rodospina che è sensibile alla luce. Queste cellule sensoriali riescono a captare anche le luci molto deboli come quelle della notte.

    Tra i vari strati ci sono delle strutture molto importanti per la vista, che si possono paragonare a delle lenti. L’umore acqueo è simile all’acqua ed è posto fra l’iride e la cornea. Il cristallino è posto dietro la pupilla. L’umore vitreo è gelatinoso e trasparente ed è posto fra il cristallino e la retina.

     

     

    *Ricco di vasi sanguigni

    **Sostanza organica colorata presente nelle cellule dei tessuti animali e vegetali cui conferisce la colorazione caratteristica.

     vista

     

    Come funziona l’occhio?

     

    Per vedere un oggetto è indispensabile che esso sia illuminato, poiché la luce riflettendosi su di lui arriva agli occhi.

    La luce passando per la pupilla attraversa l’umore acqueo, il cristallino e l’umore vitreo che comportandosi come lenti fanno arrivare l’immagine alla retina capovolta e rimpicciolita.

    I coni e i bastoncelli trasformano le immagini in impulsi nervosi, che percorrendo il nervo ottico arrivano al cervello.

    Nella parte occipitale del cervello ( all’altezza della nuca) ci sono dei neuroni* “leggono” e raddrizzano l’immagine, dandoci la sensazione di vedere. L’immagine è chiara se cade in un punto preciso della retina chiamato: fuoco. Ciò accade se l’oggetto è ad una distanza superiore ai 60 m. Se la distanza è minore il cristallino si curva, grazie ad una serie di piccoli muscoli, così l’immagine cade nel fuoco ed è nitida. Questa curvatura del cristallino è della accomodazione dell’occhio; se l’oggetto è a meno di 15 cm, l’accomodazione non avviene e l’immagine è sfocata. L’immagine di un oggetto resta impressa nella retina per 1/10 di secondo e se l’immagine in movimento supera questa velocità una posizione non si è ancora cancellata quando sopraggiunge la nuova immagine, questo provoca l’illusione ottica di continuità della luce.

     

    La visione binoculare o stereoscopica

     

    I due occhi vedono lo steso oggetto in due angolazioni differenti. Le due immagini recepite dagli occhi arrivano al cervello attraverso i nervi ottici e lì si incrociano: la destra va a sinistra e la sinistra va a destra. Nel cervello le due immagini si sovrappongono e per questo vediamo l’oggetto in tre dimensioni. Questa visione è detta binoculare o stereoscopica, ed è una caratteristica di tutti gli animali che hanno gli occhi nella parte anteriore della testa.

     

     

    *Unità funzionale del sistema nervoso, formata da una cellula e dai suoi prolungamenti, che la collegano con altre, per trasmettere il segnale lungo il nervo.

     

    Le malattie dell’occhio

     

    La capacità di vedere può essere ridotta da difetti funzionali, o da malattie o da traumi.

    La miopia è l’incapacità di vedere gli oggetti lontani. Ad esempio per leggere bisogna avvicinare lo scritto agli occhi. Questo è dovuto al globo oculare troppo lungo e ad un cristallino troppo incurvato, per cui le immagini risultano sfocate non raggiungendo la retina. Per correggere questo difetto si usano lenti divergenti che allontanano le immagini e le riportano sulla retina. Da qualche anno, per fortuna, si interviene chirurgicamente attraverso il laser con notevole successo.

    La presbiopia, o stanchezza visiva, compare con l’età ed è provocata dall’indurimento del cristallino che non riesce a mettere a fuoco l’immagine questo difetto viene curato con lenti convergenti.

    L’astigmatismo è causato dalla curvatura irregolare del cristallino. Chi è affetto da questa difetto mette a fuoco in modo diverso le varie parti dell’oggetto che si vede deformato. Anche l’astigmatismo si cura con speciali lenti.

    Lo strabismo è provocato dal cattivo funzionamento dei muscoli degli occhi che non riescono a muoversi nella stessa direzione viene curata da specifici esercizi o nei casi gravi con operazioni chirurgiche.

    L’ipermetropia è il difetto opposto della miopia. Chi ne è affetto vede sfocati gli oggetti vicini perché il globo oculare è troppo corto e il cristallino è troppo piatto quindi le immagini si formano dopo la retina si cura con lenti convergenti.

    Il daltonismo è una difetto poco frequente ed è una alterazione ereditaria. Colpisce l’8% degli uomini ma raramente le donne. È l’incapacità di riconoscere alcuni colori o tutti per il mancato funzionamento dei coni.

    Malattie che colpiscono l’apparato visivo sono la congiuntivite, l’orzaiolo e la cataratta.

    La prima è l’infiammazione della membrana interna della palpebra provocata da polvere o germi.

    Il secondo è un piccolo ascesso che si forma sulla palpebra che dà prurito o bruciore.

    La cataratta è l’opacizzazione del cristallino ed è diffusa tra le persone anziane.

    La cecità è dovuta a malattie materne durante la gravidanza o acquisita dopo lesioni. Nella prima metà dell’800 Louis Braille cieco dell’età di 3 anni inventò la scrittura formata da punti letti usando le dita delle mani.

     

    Igiene dell’occhio

 

 

    1. lavare ogni giorno gli occhi
    2. non toccare gli occhi con le mani sporche e non sfregarli
    3. non leggere o scrivere con luce scarsa
    4. la luce deve arrivare da sinistra e da una certa distanza
    5. non leggero in tram o in automobile per via delle oscillazioni
    6. non avvicinare gli occhi a libri e quaderni
    7. non fissare luci troppo forti
    8. non passare da buio a luce troppo rapidamente
    9. non esporre gli occhi al vento
    10. non esporsi a aria fredda o umida
    11. non stare in ambienti dove l’aria è inquinata
    12. proteggere gl’occhi dal sole con occhiali scuri
    13. se gli occhi bruciano o sono arrossati andare dal medico
    14. andare dall’oculista
    15. per eliminare una corpo estraneo aspettare la lacrimazione.

 

GLI ORGANI DI SENSO

 

Il cervello percepisce e riconosce le sensazioni che il mondo esterno ci invia: suoni, odori, colori, sapori e sensazioni tattili.

Alcuni organi (organi di senso) sono particolarmente strutturati per raccogliere queste sensazioni che i nervi, poi, inviano al cervello.

Gli organi di senso sono cinque: orecchio, occhi, naso, pelle, lingua.

Ogni organo di senso corrisponde ad una funzione:

 

NASO

vista e occhi

olfatto

LINGUA

vista e occhi

gusto

PELLE

vista e occhi

tatto

ORECCHIO

vista e occhi

udito

OCCHIO

vista e occhi

vista

 

L’ORECCHIO E L’UDITO

 

 vista e occhi

L’organo dell’udito è l’orecchio. Con l’udito si percepiscono i suoni trasmessi attraverso un mezzo che vibra: l’aria, l’acqua, il suolo, ecc.

L’orecchio è un organo che si divide in tre parti: orecchio esterno, orecchio medio e orecchio medio.

vista e occhiL'orecchio esterno è formato dal padiglione, una sottile ma robusta cartilagine con tante pieghe, infossature e sporgenze (solo la parte inferiore detta lobo è priva di cartilagine) e dal condotto uditivo, un tubicino lungo poco più di 2 cm, difeso da un "cancelletto" di setole.
L'orecchio medio è formato da quattro parti:
timpano: una membrana sottile, quasi trasparente, che chiude il condotto uditivo; ha il diametro di circa 1 cm e vibra ad ogni minimo suono;

 

 

 

 

 

martelletto - incudine – staffa: con questi nomi curiosi si indicano tre ossicini, i più piccoli di tutto il nostro scheletro;
vista e occhitromba di Eustachio: il condotto che mette in comunicazione l'orecchio con la parte posteriore della faringe ed ha il compito di regolare la pressione interna dell'orecchio medio;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'orecchio interno è costituito da una serie di cavità e gallerie e costituisce la parte più complicata dell’organo dell’udito, dove sono vista e occhipresenti le cellule sensoriali. Possiamo distinguere:
vestibolo: l'anticamera dell'orecchio interno; vi si trovano gli organi dell'equilibrio, immersi in un liquido trasparente;
canali semicircolari: descrivono un semicerchio e poi tornano a sboccare nel vestibolo; sono detti anche labirinto, e costituiscono la bussola che dirige i movimenti;
chiocciola: è una galleria dall'andamento a spirale, essa contiene i recettori uditivi, percepisce i suoni e li comunica ai nervi che poi li portano al cervello, che ha il compito di decodificarli.

 

 

COME FUNZIONA?

I suoni prodotti da un corpo che vibra giungono all’orecchio sottoforma di onde sonore.

Il padiglione auricolare capta le onde; queste vanno a colpire la membrana del timpano che di conseguenza vibra e la catena degli ossicini amplifica le vibrazioni. Esse agiscono sulle cellule nervose che producono impulsi elettrochimici: questi vengono inviati al nervo uditivo che, a sua volta, li trasmette al cervello.

Il sistema uditivo permette anche la percezione del movimento e della posizione del proprio corpo, cioè controlla il senso dell’equilibrio e dell’orientamento.

 

L’OCCHIO E LA VISTA

 

vista e occhi

L’organo della vista è l’occhio. Gli occhi, di forma pressoché sferica, si trovano in due cavità del cranio, chiamate orbite.

vista e occhiL’occhio è protetto dalle palpebre, munite di ciglia. L’occhio è mosso da muscoli che gli permettono di compiere movimenti in ogni direzione e rotatori. Le lacrime infine , prodotte dalle ghiandole lacrimali, poste vicine al globo oculare, permettono una costante umidificazione di tutte le membrane.

 

 

 

 

 

 

 

L’occhio è formato da tre membrane: la sclerotica, la coroide e la retina.

vista e occhiLa sclerotica è la parte bianca e opaca dell’occhio; anteriormente è trasparente e prende il nome di cornea.

La coroide è una membrana nera percorsa da numerosi vasi sanguigni; sul davanti forma un disco, l’iride, che si vede attraverso la cornea trasparente. L’iride è variamente colorata, dal nero al castano, dall’azzurro al verde. Al centro dell’iride c’è un piccolo foro, la pupilla.

Questo foro si dilata e si restringe variando il suo diametro da 2 a 8 millimetri: cioè lasciando passare una minore o una maggiore quantità di raggi luminosi. Dietro l’iride c’è il cristallino, una piccola membrana chiusa e piena di liquido trasparente.

La terza membrana, la retina è molto sottile ed è formata da numerosissime cellule sensibili. Queste cellule funzionano come la pellicola di una macchina fotografica che fissa i raggi luminosi ricevuti. La retina contiene un liquido chiamato umore vitreo, è collegata con il nervo ottico e questo con il cervello.

 

COME VEDIAMO

 

vista e occhi

L'occhio è l'organo che ci permette di osservare le immagini del mondo attorno a noi. Per vedere un oggetto è indispensabile che la luce arrivi all'occhio, così si potrà formare l'immagine sulla retina. Quando le onde luminose colpiscono un oggetto, esse vengono da questo riflesse e trasmettono l'immagine all'occhio; le onde attraversano una parete spessa e trasparente curvata verso l'esterno, la cornea, e entrano dalla pupilla.
Il cristallino funziona come una lente e viene incurvato più o meno per permettere ai fasci luminosi di portare l'immagine esattamente sulla retina. Se l'oggetto è vicino, il cristallino si piega o si appiattisce; invece se l'oggetto si trova a più di 60 m non occorre che si muova.

L’immagine viene proiettata sulla retina capovolta e rimpicciolita.
La retina funziona come una pellicola fotografica, sulla quale si imprime l'immagine , qui l'energia luminosa si trasforma in energia nervosa e continua il suo viaggio attraverso il nervo ottico, fino al cervello.

Una volta ricevuti gli impulsi il cervello li confronta, li elabora (rispetto al colore, alla forma, alle dimensioni, ecc. degli oggetti) e ci fa vedere l’oggetto raddrizzato, com’è realmente.

 

L'OCCHIO

 

vista occhi

 

Il bulbo oculareha la forma di sfera ed è formato da tante membrane che sono:
sclera: è la parte più esterna, di colore quasi bianco;


cornea: una specie di finestra trasparente e protettiva, assomiglia al vetrino dell'orologio;

coroide: una membrana sottilissima che si trova subito sotto la sclera, ricca di vasi sanguigni;

iride: dà il colore caratteristico degli occhi; al suo centro si apre una finestra circolare:

la pupilla, da cui la luce passa all'interno del bulbo oculare;
cristallino: lente che si trova dietro la pupilla e serve a far convergere i raggi di luce in un unico punto dell'occhio, la:

retina: è lo strato più interno dell'occhio ed è la membrana più importante, dove si formano le immagini e da dove partono per il cervello attraverso il nervo ottico. E' composta da due tipi di cellule nervose: i bastoncelli e i coni.
Il bulbo oculare è pieno di liquidi trasparenti detti umori: l'umor vitreo è piuttosto gelatinoso, l'umor acqueo è molto più limpido; tra di essi si trova il cristallino.
Un ruolo importante hanno i muscoli oculari: alcuni permettono all'occhio di muoversi nelle varie direzioni; altri modificano la forma del cristallino permettendo la messa a fuoco; quelli dell'iride fanno allargare o restringere il foro della pupilla.

Le lacrime infine, prodotte dalle ghiandole lacrimaliposte vicine al globo oculare, permettono una costante umidificazione di tutte le membrane.
Ciascun occhio è alloggiato nella cavità frontale del cranio detta orbita, ed è protetto da due pieghe della pelle chiamate palpebre, orlate da due file di cigliache garantiscono una perfetta chiusura dell'occhio.

 

 

 

 

COME VEDIAMO

 

vista occhi

 

LA LUCE

Alcuni fra i più importanti stimoli che permettono agli esseri viventi di entrare in rapporto con l'ambiente circostante sono quelli luminosi.
Certe cellule dette recettori sono stimolate dalla luce e rispondono inviando piccoli flussi di corrente al centro nervoso corrispondente.
In genere questi recettori si concentrano in organi specializzati, come ad esempio gli occhi.

Anche gli esseri viventi più minuscoli, però, possiedono questo tipo di cellule.
Perfino le piante hanno i loro recettori cellulari di luce, per mezzo dei quali orientano le foglie e schiudono i fiori a seconda della luce solare che ricevono.

 

LA PUPILLA

La pupilla funziona come il diaframma di una macchina fotografica: si apre e si chiude a seconda dell'intensità luminosa. Ecco perché quando c'è una luce intensa le nostre pupille appaiono molto più piccole che non in penombra.

 

IL CRISTALLINO

Con gli anni il cristallino perde la sua elasticità e non riesce più a curvarsi nella visione ravvicinata. Ecco perché gli anziani hanno bisogno degli occhiali per vedere bene da vicino: la lente compensa l'irrigidimento del cristallino.

 

L'IMMAGINE

Proprio come in una macchina fotografica, l'immagine che si forma sulla retina risulta capovolta. Nel cervello, poi, essa viene raddrizzata e noi la vediamo corretta.

 

 

 

I coni sono sensibili alle variazioni di lunghezza d'onda rappresentate dai tre colori fondamentali: verde, rosso e blu.

Alla fine i colori si mescolano nel cervello che identifica il colore definitivo.
Un famoso chimico inglese, John Dalton (1766-1844) scoprì il fenomeno della insensibilità ad alcuni colori, dovuto alla carenza dei relativi pigmenti nei coni.
I daltonici (circa l'8% degli uomini, solo 1 su 200 tra le donne) sono persone che, a causa di un'alterazione genetica, non vedono uno dei tre colori base (di solito il rosso o il verde). Hanno qualche problema al semaforo!

Anche l'acromatopsia è una alterazione ereditaria, per fortuna rarissima, e porta all'incapacità di distinguere qualsiasi colore.

 

NERVI OTTICI

Ogni occhio vede l'immagine da un punto di vista diverso. Le due immagini vengono trasmesse ai due emisferi del cervello in senso incrociato, e vengono poi sovrapposte: questo ci consente di vedere gli oggetti in tre dimensioni (visione stereoscopica).

 

CORTECCIA CEREBRALE

L'analisi degli impulsi provenienti dal nervo ottico è affidata soprattutto a una zona del cervello nella corteccia visiva primaria.

Ma anche molte altre zone sono coinvolte. E ognuna assolve un particolare compito: c'è un'area che analizza il colore, un'altra dedicata alla percezione della profondità, una al movimento e così via.

Non è ancora chiaro come e dove il cervello ricomponga tutte queste immagini in un'unica immagine, quella che "vediamo".

 

COME VEDIAMO

 

L'occhio è l'organo che ci permette di osservare le immagini del mondo attorno a noi. Per vedere un oggetto è indispensabile che la luce arrivi all'occhio, così si potrà formare l'immagine sulla retina. Quando le onde luminose colpiscono un oggetto, esse vengono da questo riflesse e trasmettono l'immagine all'occhio; le onde attraversano una parete spessa e trasparente curvata verso l'esterno, la cornea, e entrano dalla pupilla.

Il cristallino funziona come una lente e viene incurvato più o meno per permettere ai fasci luminosi di portare l'immagine esattamente sulla retina. Se l'oggetto è vicino, il cristallino si piega o si appiattisce; invece se l'oggetto si trova a più di 60 m non occorre che si muova.

La retina funziona come una pellicola fotografica, sulla quale si imprime l'immagine , qui l'energia luminosa si trasforma in energia nervosa e continua il suo viaggio attraverso il nervo ottico, fino al cervello.
I coni e i bastoncelli sono le cellule della retina sensibili alla luce. Il loro numero è enorme: circa 7 milioni di coni e quasi 100 milioni di bastoncelli.
I coni servono alla visione distinta, colorata , diurna; i bastoncelli servono alla visione indistinta, non colorata, e sanno cogliere luci molto deboli.
Dalla retina, attraverso le cellule bipolari, o di collegamento, e le cellule gangliari, l'immagine arriva al nervo ottico. I due nervi ottici si uniscono a X nel chiasma ottico che si trova nella base del cervello e arrivano al lobo occipitale nella corteccia cerebrale dove vengono decodificati: come sempre è il cervello che "vede".

 

 

IL COLORE

Il colore degli occhi dipende dalla quantità di melanina, un pigmento colorante che si trova anche nei capelli e nella pelle ed è legato a fattori genetici, cioè ereditari.
Il colore degli occhi si intona quasi sempre al colore della pelle, per cui una persona con la pelle chiara avrà di solito occhi verdi o azzurri, mentre un castano li avrà marroni o neri.

 

LE LACRIME

Quando, per cause fisiche od emotive, le nostre ghiandole lacrimali secernono più liquido del normale, esso fuoriesce dalle palpebre inferiori e compare il pianto.

 

LE MALATTIE DELL'OCCHIO

Congiuntivite: è un'infiammazione dello strato interno della palpebra congiuntiva), dovuta a cause infettive (in questo caso è molto contagiosa) o ad allergie. Va curata con colliri o pomate prescritte dal medico.
Orzaiolo: è un piccolo gonfiore e guarisce con terapie di impacchi e pomate.
Cataratta: la pupilla, di solito scura, appare bianca, a causa del cristallino che diventa opaco. E' dovuta a malattie metaboliche o all'uso di collirio al cortisone. Un'altra causa sono i traumi oculari, in questo caso l'occhio è cieco. La cura è chirurgica ed ora si fa anche con il laser.

 

I DIFETTI DELLA VISTA

 

E' importante sapere che la condizione fondamentale perché l'occhio possa vedere è che i raggi paralleli formino il loro fuoco sulla retina. In questo caso si dice che l'occhio è Emmetrope. Negli altri casi si dice che l'occhio è Ametrope. Quando l'immagine si forma dietro alla retina l'occhio è Ipermetrope, e la persona vede male da vicino.

Quando l'immagine si forma davanti alla retina si dice che l'occhio è Miope, e la persona vede male da lontano.

Nell'Astigmatico invece i raggi vengono raccolti in modo distorto e deformato, quindi la visione è confusa.

Tutti questi difetti vengono corretti tramite lenti (occhiali o lenti a contatto), che aiutano a centrare l'immagine sulla retina.

 

 

Le persone prive di vista riescono in genere ad orientarsi bene nello spazio e a condurre una vita quasi normale, poiché gli altri sensi suppliscono la mancanza visiva affinandosi e riuscendo a far giungere al cervello le informazioni necessarie.
In particolare i ciechi possiedono in genere un udito molto raffinato e un tatto estremamente sensibile.

La loro capacità tattile è così elevata che riescono a "leggere" con grande precisione e velocità le pagine scritte in Braille, uno speciale alfabeto a rilievo fatto di punti, ideato appositamente per chi è privo della vista.
Per le persone sordo-cieche, invece, è stato ideato un vero e proprio alfabeto tattile, che attraverso sfioramenti e tocchi sui vari punti del palmo e delle dita della mano permette di comunicare con gli altri. Questo alfabeto, ad esempio, fu usato da Anne Sullivan per rieducare una bimba sordo-cieca che poi divenne famosa: Helen Keller.

 

BRAILLE

Louis Braille era un insegnante cieco, vissuto in Francia nella prima metà del secolo XIX.

Divenuto cieco all'età di 3 anni, studiò in un istituto per ciechi, e da grande si dedicò all'insegnamento nello stesso istituto. Fu anche un bravissimo organista.
Nel 1829 realizzò il sistema di scrittura a punti in rilievo che da lui prese il nome.
Il metodo Braille fu esteso anche alla musica ed è tuttora usato per stampare giornali e libri destinati ai ciechi.

 

HELEN KELLER

Helen Keller nacque in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1880. Cieca, sorda e muta quasi dalla nascita, imparò a parlare e a scrivere dalla sua insegnante Anne Sullivan, compiendo in seguito studi universitari.
Fondò e diresse una società per la produzione e diffusione delle opere in alfabeto Braille e pubblicò vari romanzi, quasi tutti autobiografici.
La storia della sua rieducazione ha ispirato un bellissimo film, che si intitola Anna dei miracoli.

 

PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE

Gli occhi sono un organo così delicato che è bene trattarli con ogni cura sia nella prevenzione che nella cura dei disturbi che possono interessarli.
Bisogna evitare di affaticare troppo gli occhi guardando eccessivamente la televisione (soprattutto da distanze troppo ravvicinate e in posizioni scorrette), restando troppo a lungo al computer, leggendo con luce fioca o tenendo il libro o il quaderno a distanza inferiore ai 30 cm.

Chi ha problemi di vista deve mettersi sempre gli occhiali, sia di giorno che di notte e soprattutto per guidare.

Quando si va in vacanza al mare o nelle piscine, certe volte gli occhi diventano rossi a causa della salsedine o dei disinfettanti. Per questo è meglio usare gli occhialini da mare.

Quando si va a sciare il riflesso del sole sulla neve è molto pericoloso perché può produrre l'ustione della retina e per questo bisogna ricorrere agli occhiali protettivi e così evitare infezioni e irritazioni.

 

L'occhio

 

Embriologia La formazione dell'apparato oculare è il risultato dell'attività di matrici di natura varia: nervosa, mesenchimale ed ectodermica, e inizia molto precocemente, verso la quarta settimana di vita intrauterina. Nell'uomo l'occhio deriva da due processi distinti: 1. la formazione, verso la quarta settimana, della vescicola oculare primitiva (per evaginazione della vescicola cerebrale anteriore), la quale dà origine alla sclera, alla coroide, alla retina e organi annessi; 2. la formazione della fossetta cristallinica (per invaginazione dell'epidermide), da cui prendono origine il cristallino e l'umor vitreo. Anatomia Visione Occhio all'oftalmoscopio Cornee L'occhio, presente in quasi tutti i vertebrati nonché in molti invertebrati, provvede alla trasformazione dell'energia luminosa in segnali nervosi comprensibili dai centri superiori. Consta di un globo, situato nella cavità orbitale, in cui si distinguono un polo anteriore (corneale) e uno posteriore (ottico) congiunti dall'asse anatomico (che pur essendo orientato nello stesso modo non coincide con l'asse ottico percorso dai raggi luminosi). L'occhio può essere paragonato a una camera oscura circolare la cui parete è costituita da tre membrane concentriche: sclerotica (o sclera), tonaca vascolare (o uvea) e retina. La sclerotica, biancastra e resistente, ha funzioni protettive: è provvista di numerosi orifizi per il passaggio dei vasi e dei nervi e anteriormente dà luogo alla cornea, lamina trasparente che presenta una faccia anteriore convessa e una posteriore concava delimitante la camera anteriore dell'occhio. La membrana vascolare, che a livello della superficie interna della sclera è detta coroide, a livello della cornea forma una serie di piccole pieghe raggiate (corpo ciliare) quindi un diaframma (iride) avente colore variabile nei singoli individui, attraversato da un foro (pupilla) che si allarga e si restringe in relazione all'intensità dei raggi luminosi. Lo strato sensibile è rappresentato dalla retina, semitrasparente, formata dalle terminazioni del nervo ottico e costituita da dieci strati concentrici di cellule e fibre nervose, fra cui quello dei coni e dei bastoncelli incaricati rispettivamente della percezione dei colori e dell'intensità luminosa. L'occhio è dotato di mezzi rifrangenti, rappresentati (in senso anteroposteriore) dalla cornea, dall'umor acqueo, liquido che riempie la camera anteriore, delimitata dalla cornea e dall'iride, dal cristallino costituito da una lente biconvessa posta dietro all'iride e avente la prerogativa di variare la propria curvatura in base alla distanza dell'oggetto e dal corpo vitreo, o umor vitreo, sostanza gelatinosa rivestita da una membrana ialina, che riempie lo spazio compreso fra il cristallino e la porzione visiva della retina. Il globo oculare, mantenuto in situ posteriormente da una formazione fibrosa, la capsula di Tenone, è ricoperto anteriormente dalla congiuntiva che riveste anche la parete interna delle palpebre ed è lubrificata dalle lacrime, prodotte dalle ghiandole lacrimali. Gli altri annessi oculari od organi accessori dell'occhio sono rappresentati dalle vie lacrimali che convogliano le lacrime, dai sei muscoli motori dell'occhio (v. OCULOMOTORE ) e dalle palpebre con le ciglia. L'irrorazione sanguigna dell'occhio è assicurata da un doppio sistema vascolare consistente in arterie per la retina, rappresentate da rami dell'arteria oftalmica (circolazione retinica), e in arterie ciliari che si distribuiscono alle altre parti dell'occhio (circolazione ciliare). Il sangue della retina si raccoglie nella vena della retina, mentre quello della circolazione ciliare converge nelle quattro vene vorticose che sfociano nelle vene oftalmiche, tributarie del seno cavernoso. Nel bulbo oculare non esistono vasi linfatici, ma il movimento della linfa è assicurato da vari spazi e fessure che fungono da vie linfatiche. Fisiologia . VISIONE . Patologia I disturbi dell'occhio rilevano cause svariatissime: infettive, microbiche, virali, allergiche, degenerative, dismetaboliche e possono essere localizzati all'apparato oculare, come le uveiti, la panoftalmite, il glaucoma, il distacco di retina, alcune neoplasie, oppure possono dipendere da malattie interessanti tutto l'organismo, come le retinopatie ipertensive e diabetiche; spesso le malattie di un occhio si propagano anche all'altro (oftalmite simpatica). Per le infiammazioni, affezioni o malformazioni localizzate a carico della congiuntiva, della cornea, dell'iride, della coroide, della retina, delle palpebre, v. questi termini oltre a CONGIUNTIVITE e COROIDITE ; per le lesioni delle vie nervose ottiche, v. AMAUROSI ; per l'opacità del cristallino, v. CATARATTA ; per i disturbi della vista, v. ASTIGMATISMO , IPERMETROPIA , MIOPIA , PRESBIOPIA , VISIONE. Le ferite e le malattie dell'occhio possono determinare la perdita o l'abolizione della funzione (v. CECITÀ ) oppure possono richiedere l'enucleazione del globo oculare o provocarne l'atrofia. Per evitare la deformità risultante dalla mancanza di un occhio, si ricorre alle protesi, cioè all'introduzione nell'orbita di un occhio artificiale. Quando l'occhio è solo parzialmente atrofizzato, si applica sul moncone residuo un pezzo di smalto o di materia plastica che imita esternamente la superficie dell'occhio sano; la protesi partecipa allora a tutti i movimenti del moncone e dà un'illusione pressoché completa. (V. anche TRAPIANTO.) Invertebrati Tutti gli organismi animali sono sensibili alle radiazioni luminose: anche gli unicellulari, i protozoi, benché privi di organi fotorecettori, vengono attratti o respinti da radiazioni di diversa intensità e lunghezza d'onda. Il più semplice organismo capace di percepire la presenza di una sorgente luminosa è la medusa degli scifozoi che è munita sul margine dell'ombrello di cellule sensibili alla luce. Talvolta le cellule fotorecettrici sono accompagnate da cellule pigmentate (es. turbellari e anellidi policheti) o associate in macchie oculari (es. planaria). Alla patella, che vive ancorata agli scogli, è offerta la possibilità di riconoscere il movimento della sorgente luminosa grazie agli occhi a calice: in essa l'insieme delle cellule visive è posto in fondo a una fossetta in modo che un oggetto luminoso in moto le impressiona in tempi successivi. È nell'occhio del nautilo (cioè 500 milioni circa di anni fa, ché a tanto risale questo genere di cefalopodo) che la natura ha inventato la prima camera oscura: le cellule visive sono poste in fondo a una fossetta fornita di apertura molto stretta attraverso la quale i raggi luminosi proiettano sulla parete opposta un'immagine rovesciata come in una camera oscura. Applicando all'apertura dell'occhio a calice un mezzo diottrico (cornea e cristallino), la natura, alla fine, ha realizzato il principio della macchina fotografica: quest'occhio, che chiameremo occhio a lente, è proprio dei molluschi cefalopodi, degli aracnidi miriapodi e dei vertebrati, compreso l'uomo. Vertebrati Generalmente sferico o subsferico, il globo oculare si presenta nei pesci abissali allungato in senso anteroposteriore e sporge dall'orbita (occhi telescopici, che permettono di raccogliere le minime quantità di luce diffuse negli strati più profondi). L'accomodazione del cristallino che nei pesci è una sferetta rigida, è affidata a tre formazioni: il processo falciforme, una lamina vascolarizzata che si stacca dalla coroide, il muscolo retrattore della lente (di fibre lisce) e la campanula di Haller che, raggiunta la superficie posteriore della lente cristallina, vi si salda e può perciò avvicinarla alla retina accomodando l'occhio alla visione degli oggetti lontani. Negli anfibi, l'accomodazione, questa volta alla visione vicina, è compito di un muscolo protrattore, la cui contrazione allontana il cristallino dalla retina. Nei rettili, negli uccelli e nei mammiferi l'accomodazione è realizzata non con uno spostamento totale del cristallino, ma attraverso la modificazione del suo raggio di curvatura: tale compito è svolto da una propaggine della coroide, a forma di cono nei rettili trasformata in una lamina nera pieghettata (pettine) negli uccelli; sembra però che le funzioni principali del pettine siano quella nutritiva e di regolatore della pressione endoculare, in quanto l'accomodazione del cristallino è dovuta soprattutto all'azione dei muscoli ciliari, come nei mammiferi. La sclerotica, che nella maggior parte dei mammiferi e nei ciclostomi è fibrosa, si presenta cartilaginea nei pesci, anfibi e monotremi, parzialmente ossificata in buona parte dei rettili e degli uccelli. Le palpebre appena accennate nei selaci, sono ridotte a pliche anulari nei teleostei (non hanno ragione d'essere in occhi costantemente bagnati e puliti dall'acqua), ben sviluppate negli anfibi, rettili (negli ofidi e in alcune lucertole si possono fondere in un'unica palpebra trasparente, detta occhiale) e uccelli e accompagnate dalla membrananittitante e dalla ghiandola di Harder, che secerne un liquido grasso e sbocca presso l'angolo interno dell'occhio nel sacco lacrimale. Il campo visivo varia nelle diverse classi di vertebrati in relazione alla posizione degli occhi e alla loro grandezza: negli animali con occhi laterali il campo visivo è più ampio rispetto a quelli con occhi frontali (proscimmie, scimmie e uomo): ad es. l'ampiezza è di 300º negli uccelli contro i 160º dell'uomo, mentre il settore della visione binoculare è più ridotto (140º per l'uomo, da 60º a 30º per gli uccelli); tutti gli animali notturni (i rapaci tra gli uccelli, i lemuri tra i mammiferi) hanno occhi notevolmente sviluppati rispetto alle dimensioni dell'animale perché, avendo abitudini crepuscolari o notturne, devono utilizzare al massimo la poca quantità di luce disponibile. Un caso unico è offerto dal camaleonte che ha gli occhi mobili in ogni direzione e indipendenti l'uno dall'altro. Occhi composti Negli insetti e in genere nei crostacei si realizzano due tipi di visione grazie a organi visivi particolari, chiamati occhi composti perché costituiti da numerosi occhi semplici od ommatidi. Ogni unità visiva è formata da una cornea (esagonale negli insetti, quadrata nella maggior parte dei crostacei), un cristallino e una retinula; gli ommatidi, in ogni occhio composto, possono raggiungere il rilevantissimo numero di quattromila (es. ape). Quando il pigmento isola tra loro i singoli ommatidi, ogni retinula è impressionata soltanto dai raggi di luce che giungono a colpirla direttamente attraverso la cornea dell'ommatidio e perciò raccoglie una limitata porzione dell'immagine: in questo caso l'immagine completa risulta dal mosaico di tante immagini parziali e si ha la visione per apposizione. Quando manca il pigmento, i raggi emanati da ciascun punto dell'oggetto stimolano le retinule di più ommatidi e ciascuna di queste raccoglie i raggi provenienti da più punti: in tal caso si realizza una maggiore fusione delle singole immagini e si ha la visione per sovrapposizione. Lo stesso occhio composto può funzionare nell'uno e nell'altro modo in seguito allo spostamento del pigmento: in piena luce si ha il primo tipo di visione come se l'animale mediante una visione reticolata volesse localizzare gli oggetti compresi nel campo visivo; nelle ore crepuscolari e notturne si ha la visione per sovrapposizione. Secondo gli ultimi studi, la frequenza di fusione delle immagini nella mosca è sei volte superiore a quella dell'uomo con la conseguenza che nella mosca si avrebbe un'analisi molto più minuziosa dei movimenti rapidi.

 

 

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