Igiene corpo umano
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A. Debay
Igiene delle mani e dei piedi, del petto e del corpo tutto,
dove si indicano i sistemi per raddrizzare
le direzioni viziose di tali organi
e per combattere le diverse affezioni
che n’alterano le funzioni
o nuocciono alla loro bellezza.
a cura di Ugo Gabriele Becciani
tratto da www.ugobecciani.it
La donna ha sempre cercato di migliorare, con il trucco e l’igiene del corpo, il proprio aspetto fisico, per piacere al partner e, perché no, farsi ammirare da tutti gli appartenenti al sesso opposto.
Anche se non si può escludere che la toeletta femminile risalga alla più vicina preistoria, i primi reperti archeologici che ci possono documentare un tale stile di vita risalgono alle antiche civiltà egizia e mesopotamica: sono di questo periodo piastre di pietra incavate, atte a miscelare polveri ed oli, al fine di personalizzare il proprio belletto. In quelle torride regioni, dove la sabbia del deserto aggrediva violentemente la pelle, nacquero le prime creme cosmetiche, preparate con grassi animali, fiori ed essenze estratte per macerazione o decozione. I prodotti base erano forniti dai sacerdoti del tempio, depositari dei secreti della scienza, considerata emanazione divina.
Ecco il qamdi, profumato di giglio, il nenufar, a base di fiori di loto, o il chichi, allestito con olio di ricino e riservato quindi, per l’odore non certo gradevole, al ceto più basso.
Risalgono a qualche secolo prima di Cristo i preparati per truccare gli occhi, in genere neri, per la presenza di galena, o verdi, per la malacchite. Le ocre gialle erano riservate per le ciprie, quelle rosse per tingere le labbra, l’henna per le unghie o per tingere, di un bel nero, i capelli.
Il culto della bellezza, in Grecia, prima ostacolato da uomini insigni come Licurgo o Solone, che cacciavano i profumieri da Sparta o proibivano i cosmetici ad Atene, divenne, con Socrate, un principio di vita.
Le fanciulle, per le quali l’unico trattamento igienico fino ad allora consentito era di cospargersi il corpo d’oli profumati, scoprirono l’uso di bagni con infusi vegetali o il bicarbonato di sodio. Con Galeno la cosmesi entrò a far parte, ufficialmente, della medicina, e, sotto il governo di Pericle, apparvero unguenti come quello di rose (rodinon), di zafferano (croceron), d’alcanna (ciprinon), di mela cotogna (melinon), e, ancora, di nardo, maggiorana, mandorle amare, foglie di vite; e profumi, distinti da Teofrasto in secchi, umidi, calidi, astringenti, dolci.
Nei primi tempi del dominio romano, quando il problema principale era costituito dalle guerre di consolidamento ed espansione dello stato, non c’era tempo per dedicarsi alla cura del corpo più di tanto: si cercava soltanto di rispettare i canoni di bellezza imposti dagli scultori greci. Ma, in un secondo momento, quando i costumi si rammollirono, il trucco affascinò le matrone romane, comparvero ricche profumerie, con disparate preparazioni, dal bianchetto per le guance, fino al costosissimo ‘unguento regio’ che conteneva più di 25 ingredienti.
Numerose sono le ricette riportate dagli scritti che ci sono pervenuti. Il medico Quinto Severo scrive, a proposito della cura delle lentiggini: spalma assieme ruchetta ed aceto, bene anche la cipolla stemperata nel miele e unita a rape crude ed aceto… oppure il sangue di lepre. Ovidio, nelle “Metamorfosi” riporta il ‘ceratum refrigerans', l’antesignano della cold-cream: abbrustolisci lupini gialli e, nel solito tempo fa cuocere fave gonfiate nell’acqua… d’ogni cosa sei libbre. Riduci in polvere, mescola con more mature ed unisci a biacca, nitro rosso ed iris illirica, impastando con forza… Dopo aver incorporato intimamente con sterco del martin pescatore… vedrai eliminare le macchie del volto… Se mi chiedi quanto serve di questo rimedio, ti dirò che ne basta ½ oncia, spalmata sulla pelle con miele d’Attica.
Quando, nel tardo impero, giunsero in Italia le orde barbariche, le donne romane s’invaghirono dei lunghi e bei capelli biondi delle compagne degli invasori e cominciarono ad usare estratti di camomilla e saponi alcalini forti, per schiarire le chiome.
Ma il predominio del Cristianesimo, tarpò presto le ali all’uso dello specchio, considerato dalla Chiesa l’anticamera dell’inferno.
Solo il contatto con la civiltà araba, portò a raffinare i saponi, fino a quel momento preparati con il sego, con l’aggiunta di calce, che migliora le proprietà detergenti e sbiancanti. A Savona, il cui nome deriva appunto da sapone, nacquero i primi artigiani saponai, che si trasformarono presto in fiorenti industrie dove il sapone si allestiva con grassi animali raffinati e, soprattutto con l’olio d’oliva, di cui è ricca la Liguria, confezionandolo nei panetti attuali.
L’influenza araba investì anche la Scuola Salernitana dove l’ostetrica Tortula, scrisse un trattato di cosmetologia ed igiene femminile: il viso è trattato con biacca, allume, borace, limone, aceto, bianco d’uovo, zafferano, nonostante le reprimende che si alzavano dai pulpiti delle chiese, per nulla ascoltate.
Le donne tornarono a prepararsi i cosmetici personalizzati, con grassi animali o vegetali, latte di mandorle, piante aromatiche macerate o decotte nel vino o nell’aceto, come malva, viola, salvia, rosmarino, e profumi muschiati.
Dello stesso autore:
Un manoscritto pistoiese di ‘secreti’ del tardo ’600.
Lettura di un manoscritto di ‘secreti’ del XVIII secolo.
Raccolta di segreti medicinali…
Quadretto di vita sociale degli anni ’30.
Un ritrovamento di reperto dell’alto paleolitico in val di Lusia.
Tre approcci alla medicina nel corso di un millennio.
La spezieria del Medioevo.
Ciarlatani nei secoli.
Curiosità galeniche.
Stregonerie e credenze popolari nella medicina dei secoli passati.
Superstizione e medicina.
Breve panoramica sulla legislazione sanitaria.
Ancora sui ciarlatani.
Appunti curiosi sugli elementi chimici…
Saggio storico e letterario sulla medicina degli Arabi (libera traduzione e commento).
Alcune note sull’alimentazione degli arabi.
Medicina facile: una farmacopea popolare del XVIII secolo.
Come si curavano gli animali all’inizio del ’900.
Guarigione e fede.
L’enologia all’inizio del ’900.
Lais di Corinto fu un’etera, capriccio di Demostene, amante d’Alcibiade e d’Aristippo, discepolo di Socrate.
Aspasia, anch’essa etera, fu amante di Pericle.
Scrittore greco, interprete, per professione, di sogni, tentò una sistemazione scientifica della materia onirica.
O drappo incollato, allestito con colla di pesce ed acqua piovana su un pezzetto di seta.
Baudruche, termine francese intraducibile, stava ad indicare un cerotto fatto con la sottile ed elastica membrana estratta dall’intestino del montone o del bue.
Cuvier Georges (1769-1823), naturalista francese, studioso d’anatomia comparata, lavorò allo Jarden de Plantes di Parigi. Acceso sostenitore della teoria del catastrofismo, scrisse, fra le altre cose, “Lezioni d’anatomia comparata”, “Ricerca sulle ossa fossili”.
Proudhon Pierre-Joseph (1809-1865), teorico francese del socialismo, partecipò alla rivoluzione del ’48 (“Le confessioni di un rivoluzionario”, “Che cos’è la proprietà”).
Esistono varie formulazioni del passato d’unguenti con iodio e/o ioduro di potassio. Ve ne proponiamo una: ioduro di potassio p. 10/grasso con benzoino p. 82/ acqua p. 8/ iposolfito di sodio p. 0,2.
Le pillole erano composte di: ioduro di potassio g 0,20/ lattosio g 0,10/ lanolina q.b. per una pillola.
I liquidi che fuoriescono dai genitali femminili durante il puerperio. Sono dovuti alla secrezione della membrana uterina in via di riparazione.
La crema nivea (da cui ha preso il nome quella attualmente in commercio) era un semplice preparato all’ossido di zinco. In passato era detta unguentum nihil album.
Anche nei recenti cataloghi di vendita per corrispondenza si può trovare un apparecchio analogo, con una variante idraulica, che consente un effetto rassodante per mezzo dell’acqua fredda.
Nominare il pube era ancora cosa disdicevole, ai primordi del ’900. Più avanti sarà definito proprio regione innominabile.
Calzatura nata per le esigenze di scena, degli antichi attori comici, che per il loro funambolismo, e per la figura che rappresentavano, necessitavano di una calzatura grossolana.
L’uso di polveri vegetali, contro il sudore, in luogo di minerali come il talco, è senza dubbio un sistema adeguato che evita l’occlusione dei pori.
Lo smeriglio è un minerale, varietà granulosa del corindone nero, che, ridotto in polvere, è usato come abrasivo. Più comunemente s’impiegava, però, la pelle dell’omonimo squalo che, opportunamente trattata e polverizzata, serviva a fabbricare anche la carta smerigliata.
Il catecù o cattù è la sostanza brunastra ed amara ottenuta dal legno dell’Acacia catechu delle Mimosacee, usata come colorante e in farmacia.
Il cinabro è il solfuro di mercurio, di colore rosso vermiglione, di cui è ricco il nostro monte Amiata.
Ancora al nascere del ’900, non era ben chiara la differenza fra virus e battere, malattia endemica, sistemica o topica.
Una forma di medicazione occlusiva, che aveva anche lo scopo di proteggere da ulteriori urti l’unghia lesa.
Acetato di piombo liquido con alcool del Goulard: Acqua stillata, libbre 2/ alcool once 1/acetato di piombo concentrato once ½. Preconizzato anche per emorroidi cieche, ulcere fistolose e tumori localizzati.
“Diaquilon di Mesue della prima descrizione: Mucillagine di fieno greco, linseme, altea ana once 6/litargirio netto da piombo e da scaglie libbre 1/olio vecchio libbre 2. Pesta il litargirio sottilmente e mescola con l’olio in calderotto di rame, agitando con mestatoio, di poi cuoci a fuoco lento, rimenando sempre fino a che il litargirio s’incorpora; e quando è incorporato leva dal fuoco e lascia freddare, di poi aggiungi le mucillagini e tieni al fuoco sempre rimenando, tanto che sia cotto…”. Più simile il cerotto di pelle arietina d’Arnaldo, che impiegava come veicolo la colla ottenuta liquefacendo una pelle di capretto o di montone.
Si fa riferimento alla coppiera degli dei greci, che dispensava ambrosia e bevande alcoliche. Nel nostro caso si tratta di una soluzione alcolica con la funzione di disinfettare e rendere il residuo del callo più molle.
Simile al basilicon delle vecchie farmacopee si componeva di cera gialla, grasso di montone, resine, pece ed olio d’oliva.
L’acido nitrico ed il nitrato d’argento. Più avanti si chiama la soluzione d’acido nitrico ‘acqua forte’.
Juniperus sabina - Cupressinee. La sua efficacia è stata provata, ma l’alta tossicità ne ha impedito l’impiego terapeutico.
L’ergotina è il principio attivo della Claviceps purpurea, fungo parassita della segale, su cui forma uno sclerozio, da cui il nome di segale cornuta.
L’acqua del Brochieri era una soluzione a base di cloruro ferrico.
Amido di frumento p. 7/acqua p. 3/glicerina p. 90. Si stemperi l’amido, finemente polverizzato, nell’acqua, s’aggiunga poi, agitando di continuo la glicerina; si scaldi la miscela a 100°, finché l’amido sia sciolto e la preparazione divenga traslucida, omogenea e gelatinosa.
Silicato doppio d’alluminio e magnesio, a struttura colloidale, che, per la proprietà di rigonfiare, è utilizzato come emulsionante, addensante, sospendente, legante, tamponante.
Cera bianca, spermaceti ana p. 8/ olio di mandorle p. 56. Si scalda fino a completa fusione e si lascia raffreddare. Quando comincia a solidificare si aggiunge, a poco a poco, una soluzione di: borace p. 0,5/acqua distillata p. 28/essenze di rose e di neroli ana p. 0,75.
Detto anche cetina o spermaceti, è la sostanza solida che si separa, per raffreddamento, dalla sostanza grassa contenuta nelle cavità pericraniche d’alcuni cetacei.
Sinonimo di pece greca. È il residuo solido della distillazione di diverse specie di trementina, fra le quali predomina quella del Pinus silvestris.
Schinus molle - Anacardiacee, detto anche pepe falso e terebinto dalle foglie strette. Balsamico, astringente (olio essenziale e resina).
Il colorante estratto dall’Anchusa tinctoria, noto più comunemente come alcanna. In ambiente acido e alcolico è rosso; in ambiente alcalino e acquoso, azzurro.
O alcolato di trementina composta. Conteneva: aloe, elemi, galbano, mirra, storace ana p. 4/angelica, galanga, cannella, garofani, zenzero, zedoaria, noce moscata ana p. 2/essenza di trementina p. 5/acqua p. 27/acqua p. 88. In altre formulazioni si trovano anche bacche di lauro e dittamo cretico.
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