Vaccinazioni
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Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico.
Tratto da Wikipedia :
Il vaccino è un preparato contenente materiale costituito da proteine complesse a DNA eterologhe, cioè estranee, provenienti da microrganismi o parti di essi, opportunamente trattato per non perdere le proprietà antigeniche, e finalizzato ad essere utilizzato nel conferimento di immunità attiva al soggetto cui viene somministrato. L'immunità deriva dalla stimolazione, nel soggetto ricevente, alla produzione di anticorpi neutralizzanti il microrganismo stesso.
Il nome, ancora oggi utilizzato per indicare tale strumento di lotta alle malattie, fu proposto da Louis Pasteur ad un congresso internazionale di Medicina a Londra «al merito e agli immensi servizi resi da uno dei più grandi uomini dell'Inghilterra: il vostro Jenner», il primo ad aver fatto uso di vaiolo vaccino (da qui appunto vaccino) nella prevenzione del vaiolo umano, dando vita alle prime vaccinazioni secondo criteri scientifici riconosciuti dalla Royal Society.
La distinzione tra vaccini è legata alle modalità di creazione, produzione, estrapolazione delle sostanze vaccinali:
* vaccini da germi, attenuati (resi cioè meno virulenti)
* vaccini da anatossine (tossoidi) * vaccini da subunità (frazioni di microrganismi)
* vaccini da prodotti microbici. Tra i vaccini più noti: antivaioloso, antirabbico, antitetanico, antipoliomielitico, antitubercolare, antinfluenzale, vaccino anti morbillo/parotite/rosolia ecc.
Fine articolo sulle vaccinazioni
VACCINO ANTI MORBILLO E ORTICARIA
DOMANDA:
Dovrei fare il vaccino per il morbillo rosolia e parotite a mia figlia di quasi 14 anni. Nel 2001 ha avuto per la prima volta un episodio di orticaria gigante, la cui causa non è mai stata trovata. Il problema ricompare (circa una volta l'anno) a mio parere in occasioni di tipo influenzale, e ai primi sintomi tamponiamo con 3 pastiglie di Bentelan, bloccando in questo modo l'espandersi dell'orticaria.
Vorrei sapere se la vaccinazione di cui sopra potrebbe scatenarle l'orticaria e se, dovendo poi subito dopo darle il cortisone, si farebbe comunque la difesa contro tali malattie?
Grazie
RISPOSTE:
- Mi pare che sia difficile prevedere una reazione di tipo allergico al vaccino MPR con una storia di orticaria di incerta eziologia. D'altra parte l'unica cointroindicazione vera al vaccino è una pregressa reazione grave alle proteine dell'uovo (che la mamma non cita). E lo stesso vaccino MPR può determinare una reazione allergica grave molto raramente (1-5 casi ogni 100.000 dosi di vaccino somministrate).
Se si tratta di una prima somministrazione di MPR, direi che la vaccinazione è sicuramente vantaggiosa.
Se dovessere verificarsi una reazione allergica al vaccino e se si dovesse ricorrere ad una terapia cortisonica, è corretto suggerire, nel tempo, un rubeo test (che comunque è necessario in tutti i vaccinati prima di una gravidanza) per valutare la permanenza di una adeguata risposta anticorpale. (Igienista)
- penso sia utile tenere presente che per l'utilizzo di vaccini a virus viventi ed attenuati in soggetti in trattamento con corticosteroidi a dosi medio-basse, come ben sapete, vi sono alcune regole generali che non controindicano la vaccinazione.
Nel caso specifico poi si sta ragionando in termini probabilistici su un'eventuale comparsa di orticaria. Comunque anche fosse necessario "tamponare" con 3 pastiglie di Bentelan, non avendo il soggetto una malattia che si associa ad immunodepressione, la risposta immunitaria non dovrebbe essere molto differente da quellanormale.
Concordo quindi con voi sul vantaggio della vaccinazione e sul fatto che nel tempo potrà essere fatto un controllo sierologico. (Igienista)
- Chiederei se dopo la prima dose ha avuto reazioni di tipo allergico. E, ovviamente, se la mamma fosse molto titubante, le direi che, in realtà, anche una sola dose di vaccino è, in genere, sufficiente per dare una protezione verso le tre malattie di lunga durata (anche se è necessario effettuare, in età fertile, il rubeo test).
4) io non porrei controindicazioni alla vaccinazione, sia come prima somministrazione ma anche come richiamo. Non riferendo un quadro di anafilassi non appare neppure indicata vaccinazine in ambiente protetto. La sporadicità degli episodi di orticaria, in corso di episodi simil-influenzali può far pensare ad un meccanismo o da immunocomplessi circolanti, se non è associato ad uso di farmaci, o ad attivazione aspecifica del complemento con effetto anafilattogeno. In tal caso anche la vaccinazione potrebbe determinare un meccanismo simile, ma essendo una sola ipotesi ciò non controindica la vaccinazione. Potrebbe anche essere sufficiente una terapia antiistaminica associata a cortisone a basso dosaggio ( se necessario). (Allergologa)
VACCINAZIONE ANTIDIFTERICA
La difterite è una malattia infettiva acuta contagiosa dovuta al Corynebacterium Diphtheriae, bacillo gram-positivo asporigeno, aerobio, immobile e produttore di una potente esotossina.
La tossina difterica si diffonde per via ematica e agisce elettivamente a livello cardiaco, del sistema nervoso, renale ed epatico.
L’uomo è l’unico serbatoio noto di C. Diphtheriae.
La malattia si trasmette per via aerea dai soggetti malati e dai portatori, più raramente per contatto con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di persone infette; ha un’ incubazione che va da 2 a 6 giorni.
Cenni epidemiologici
La difterite è ricomparsa sotto forma di epidemia nei Nuovi Stati Indipendenti (CIS) dell’ex URSS ad iniziare dalla Federazione Russa nel 1990 interessando alla fine del 1994 tutti e 15 i Nuovi Stati Indipendenti .
I casi di difterite notificati all’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS sono stati, nel 1995, 50.466 (Paesi notificanti 47 su 50), rispetto ai 47.853 nel 1994 e
ai 19.604 del 1993. Russia ed Ucraina da sole notificano oltre l’80% dei casi di difterite della Regione (35.716 casi in Russia, 5.280 in Ucraina).
Casi sporadici legati a movimenti transfrontalieri e contatti con casi o portatori in occasione di viaggi in zone epidemiche, sono stati registrati negli ultimi anni anche in Finlandia, Estonia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca.
Epidemie di difterite sono state segnalate, in tempi recenti, in Algeria (1993-94), Ecuador (1993), Thailandia e Laos (1996).
In Italia la difterite è praticamente scomparsa grazie alla vaccinazione resa obbligatoria per tutti i bambini con la legge n.891 del 6/6/1939; da quando è stata resa obbligatoria successivamente anche la vaccinazione antitetanica con la legge n. 419 del 20/3/1968, viene utilizzato il vaccino combinato in varie formulazioni.
Nel periodo 1990-1995 sono stati segnalati al Ministero della Sanità 4 casi di difterite, di cui uno importato (1993); gli altri casi hanno riguardato una bambina di 5 anni, non vaccinata (1991), una donna adulta (1994) e una bambina di due anni regolarmente vaccinata (1995). In quest’ultimo caso il ceppo responsabile della malattia è stato tipizzato come C. Diphtheriae var- mitis non tossigenico.
Caratteristiche del vaccino
La componente di anatossina difterica presente nei suddetti vaccini combinati è costituita da anatossina purificata ottenuta con il procedimento di Ramon a mezzo di precipitazioni saline e di ultrafiltrazione.
Il prodotto finito viene adsorbito ad un adiuvante di natura minerale (idrossido o fosfato di alluminio o fosfato di calcio) al fine di aumentare il potere immunogeno.
La dose vaccinante contiene 10-25 Lf (Limite flocculante) che corrisponde ad almeno 30 U.I. secondo gli Standard Internazionali O.M.S.
Tale dose scende a 2 Lf quando l’immunizzazione è prevista per il bambino oltre il compimento del 6° anno di vita o l’adulto, allo scopo di ridurre le reazioni di ipersensibilità all’anatossina difterica.
Calendario vaccinale
Si rimanda al capitolo “Il calendario vaccinale”.
Risposta immunitaria
La risposta immunitaria dopo il ciclo completo (tre dosi):
il livello protettivo di antitossina (definito come 0,1 U.I. di antitossina/ml) è stato ritrovato in più del 95% dei casi, quindi è stato stimato avere un’efficacia del 97%.
Modalità di somministrazione
Il vaccino combinato al di sotto dei due anni è di regola somministrato per via intramuscolare profonda nella faccia antero-laterale della coscia.
Per i richiami successivi e al di sopra di tale età la sede di inoculazione elettiva è il deltoide.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C, e non va congelato.
A tale temperatura il vaccino presenta una validità di 3 anni e rimane stabile per 3 – 7 anni. In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questo influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 6 mesi
22° - 25°C max 6 mesi
26° - 37°C max 6 sett.
>37°C max 2 sett.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- precedenti reazioni anafilattiche dopo la somministrazione di una dose di vaccino antidifterico,
- età superiore a 7 anni per l’alto dosaggio della componente difterica del vaccino che può comportare, nei soggetti già immunizzati, un aumento della incidenza delle reazioni di ipersensibilità. In tali casi dovrà essere pertanto utilizzato il preparato Td.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al relativo capitolo per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Modeste reazioni locali (arrossamento, dolore, infiltrazione) che regrediscono al più tardi nel corso di una settimana.
Reazioni sistemiche quali febbre, sonnolenza, o irritabilità, anoressia, vomito, pianto persistente.
Calendario vaccinale incompleto
Concluso il ciclo di base non è mai necessario ripetere le tre dosi, qualunque sia stato l’intervallo di tempo.
Conclusioni
La presenza di casi sporadici isolati di difterite, di cui uno confermato laboratoristicamente, fa rilevare ancora la circolazione dell’ infezione in Italia.
E’ necessario di conseguenza mantenere elevati i tassi di copertura vaccinale in età infantile e incentivare i richiami nell’adulto al fine di prevenire manifestazioni epidemiche e realizzare l’obiettivo dell’eliminazione della malattia, datosi anche gli scarsi effetti collaterali e la lunga efficacia del vaccino.
VACCINAZIONE ANTIEPATITE A
L’epatite tipo A è una malattia infettiva sostenuta dal virus dell’epatite A, un picornavirus a RNA, classificato come “Hepatovirus” e appartenente alla famiglia “Picornaviridae”
La malattia esordisce con febbre, malessere, nausea, dolori addominali seguiti dopo pochi giorni da ittero. La malattia si può presentare in varie forme cliniche: da lieve della durata di 1-2 settimane, a gravemente debilitante con durata di diversi mesi. La gravità del quadro clinico aumenta con l’età del paziente.
Abitualmente il virus dell’epatite A penetra nell’organismo per via orale, attraverso la vena porta raggiunge il fegato e qui si moltiplica attivamente. Dal fegato raggiunge con la bile il lume intestinale, rendendo le feci altamente infettanti.
Pertanto la trasmissione dell’infezione avviene da persona a persona per via oro-fecale, o per via alimentare attraverso l’ingestione di acqua o di cibi contaminati dal virus dell’epatite A (quali i molluschi consumati crudi) o raramente, attraverso trasfusioni di sangue o di fattori della coagulazione, se provenienti da sangue infetto.
Cenni epidemiologici
L’epatite A è altamente endemica nei Paesi in via di sviluppo, mentre ha bassa endemicità nei Paesi sviluppati, dove le migliorate condizioni igieniche hanno però lasciato i giovani suscettibili alla malattia, non avendo contratto l’infezione durante l’infanzia o l’adolescenza.
I dati emersi da uno studio effettuato, tra il 1994 e il 1995, in Lombardia sui viaggiatori internazionali, indicano la quasi totale copertura immunitaria nei confronti di HAV nei soggetti nati prima del 1945, una sieroprevalenza del 58% nel gruppo di viaggiatori nati fra il 1955 e 1964, che si riduce al 18% nei soggetti nati dopo il 1965.
Pertanto la vaccinazione antiepatite A è consigliata ai viaggiatori internazionali i cui itinerari comprendono Africa, Asia, Paesi del Bacino del Mediterraneo, Medio Oriente, Centro e Sud America con le seguenti modalità: per i nati dopo il 1960 senza preventiva verifica sierologica; per i soggetti nati prima del 1960, o in Paesi a media o alta endemia, se possibile, previa ricerca dei markers dell’epatite A. In caso di difficoltà all’esecuzione del test per mancanza di tempo prima della partenza, è comunque consigliabile la vaccinazione che non ha un aumentato il rischio di effetti collaterali.
Caratteristiche del vaccino
Sono disponibili vaccini che contengono come principio attivo il virus inattivato dell’ epatite A.
Indicazioni:
Immunizzazione attiva contro l’epatite A. Il vaccino è consigliato ai soggetti a rischio di infezione, ed in particolare:
- ai viaggiatori diretti in aree geografiche in cui l’epatite virale A è allo stato endemo-epidemico, quali taluni Paesi Africani, Asiatici, del Bacino del Mediterraneo, del Medio Oriente e del Sud e Centro America,
- ai soggetti a stretto contatto con persone infette.
Calendario vaccinale
1° dose al tempo 0, dose di richiamo 6 - 12 mesi dopo la prima dose.
Si somministra all’adulto e ai bambini di età superiore ai 5 mesi (questa età è da riferirsi solo al vaccino contenente il ceppo HM 175 e adattato alle cellule diploidi umane MRC-5).
Risposta immunitaria
La sieroconversione è ottenibile nella quasi totalità dei soggetti dopo il ciclo primario.
La protezione inizia circa 14 gg. dopo la vaccinazione.
La protezione è a lungo termine (10 anni almeno dopo la seconda dose).
Modalità di somministrazione
Il vaccino antiepatite A deve essere somministrato per via intramuscolare in regione deltoidea.
Nei bambini fino a due anni di età è consigliato somministrare il vaccino nella regione antero-laterale della coscia.
Modalità di conservazione
Il vaccino antiepatite A va conservato a temperatura compresa tra +2 C° e +8 C°, e non va congelato. A tale temperatura il vaccino presenta una validità di 36 mesi.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 1 mese
22° - 25°C max 1 mese
26° - 37°C max 1 sett.
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo. Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnala:
- ipersensibilità accertata verso i componenti del vaccino.
Effetti indesiderati
Dolore e rossore, tumefazione nel sito di iniezione. Cefalea, malessere, mancanza di appetito e nausea. Gli eventuali effetti collaterali sono di lieve entità e di breve durata.
Anche per quanto riguarda la registrazione degli effetti indesiderati si fa rimando al relativo capitolo.
Conclusioni
Tale vaccinazione è da raccomandare a tutte le categorie di soggetti individuate nella parte relativa alle vaccinazioni.
VACCINAZIONE ANTI-EPATITE VIRALE DI TIPO B
Il virus dell’epatite B (HBV), o particella di Dane, è un virus a DNA, responsabile di una infezione, (epatite da siero), caratterizzata da un’incubazione che varia da 45 a 160 gg, in media 60-90gg.
Di questo virus sono noti 3 diverse strutture antigeniche:
- HBsAg, presente sulla superficie del virus, che provoca la comparsa di anticorpi specifici (HbsAb);
- HbcAg, presente solo sulla struttura capsidica del virus e negli epatociti infettati, responsabile della produzione di specifici anticorpi (HbcAb);
- HbeAg, compare nel siero di soggetti infetti contemporaneamente all’HbsAg, risulta essere indice di infettività e provoca la produzione di anticorpi specifici (HbeAb)
Cenni epidemiologici
La malattia, che presenta caratteristiche endemiche, è diffusa in tutto il mondo, con maggiore frequenza nelle zone tropicali e sub-tropicali.
Unica sorgente di infezione è l’uomo.
Il contagio avviene tramite contatto di materiale infetto (sangue, saliva, urina, sperma ecc…) con soluzioni di continuo cutanee (tatuaggi, agopuntura) o con mucose (rapporti sessuali sia etero che omosessuali con soggetti infetti o portatori), o attraverso la trasmissione materno-fetale.
In tutto il mondo, si calcola che un miliardo di persone sia infettato dal virus dell’epatite B e che i portatori cronici dell’HBsAg siano 350 milioni; di questi 2/3 sono concentrati in Asia ed Africa.
In base a calcoli statistici, annualmente 50 milioni di persone si infettano (un milione solo in Europa) e il 40% di questi presenta complicanze gravi, che provocano un milione di morti all’anno.
Nel nostro Paese i casi di epatite virale di tipo B notificati negli anni 1997-98 sono rispettivamente 1996 e 1796, mentre i casi notificati alla Regione Lombardia sono rispettivamente 284 e 290.
Si stima che in Italia i portatori cronici di HbsAg siano 2000000 e che l’ HBV sia responsabile di 9000 morti l’ anno.
Con la Legge 27 maggio 1991 n°165 e con i Decreti Ministeriali del 3 e 4 ottobre 1991 , venne introdotta in Italia la vaccinazione antiepatite virale di tipo B tra quelle obbligatorie (il recente DM 20.11.2000 ne aggiorna il protocollo di esecuzione).
La vaccinazione è quindi obbligatoria per tutti i nuovi nati entro il primo anno di vita e negli adolescenti entro il 12° anno di età.
Indicazioni
La vaccinazione antiepatite virale di tipo B è raccomandata e offerta gratuitamente ai nuovi nati e agli adulti appartenenti alle categorie a rischio previste nel Piano regionale vaccini.
Caratteristiche del vaccino
Esiste un solo tipo di vaccino, dato che il preparato da plasma di portatori HbsAg non è più in uso.
Vaccino DNA ricombinante:
vaccino costituito solo dall’antigene di superficie dell’epatite B (HbsAg) da rDNA espresso in mcg di proteina a dosaggi diversi nelle varie preparazioni pediatriche, per adulti o per soggetti dializzati prodotto da un ceppo ricombinante del lievito Saccharomyces cerevisiae .
Tali vaccini possono contenere eccipienti quali: mercuriotiolato di sodio, idrossido di alluminio, cloruro di sodio, formaldeide, tiocinato di potasssio, acqua per preparazioni iniettabili;
Il vaccino è presente in commercio come monovalente o formulato in varie combinazioni con altri vaccini.
Calendario vaccinale
Il ciclo vaccinale consiste nella somministrazione di tre dosi.
Pur tuttavia è necessario segnalare che nei confronti dei nati da madre HbsAg positiva dovrà essere adottato il seguente calendario, così come indicato nella Circ. Min. n.5/99, successiva nota del Ministero della Sanità del 25.5.99 prot. n. 400. 3/26V/2018 e protocollo di esecuzione allegato al DM del 20.11.2000:
prima dose: subito alla nascita (con contemporanea somministrazione in altra sede corporea di immunoglobuline specifiche antiepatite B);
seconda dose: dopo un mese dalla prima dose;
terza dose: nel corso del terzo mese di vita, in concomitanza con le prime vaccinazioni;
quarta dose: nel corso dell’undicesimo mese di vita, in concomitanza del terzo richiamo.
Qualora il ciclo vaccinale di base non fosse stato completato nei tempi e per le dosi raccomandate è importante non ricominciare mai il ciclo vaccinale.
Risposta immunitaria
Nei bambini, anche se nati da madre HbsAg+, non è prevista alcuna valutazione della risposta anticorpale
Modalità di somministrazione
Il vaccino anti-epatite virale di tipo B ricombinato, viene somministrato per via intramuscolare.
Quale sede di inoculazione elettiva è indicata la faccia antero-laterale della coscia nei bambini al di sotto dei 2 anni di età; negli adolescenti la sede elettiva è il deltoide.
Modalità di conservazione
Il vaccino anti-epatite virale di tipo B ricombinato, va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C, e non va congelato. A tale temperatura il vaccino presenta una validità di 36 mesi e rimane stabile per 2 – 4 anni. (16).
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questa influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 1 mese
22° - 25°C max 1 mese
26° - 37°C max 1 sett.
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo documento.
Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- ipersensibilità accertata a qualsiasi componente del vaccino;
- precedenti reazioni anafilattiche dopo la somministrazione di una dose di vaccino.
Effetti indesiderati
Reazioni locali nel sito di inoculazione (rossore, dolore, indurimento, edema).
Raramente sono state segnalati sintomi gastro-intestinali (nausea, vomito, diarrea) e sintomi a carico del sistema nervoso (parestesie, paralisi, neuropatie, neuriti compresa la sindrome di Guillain Barrè).
Perciò che concerne la problematica vaccinazione antiepatite B e malattie demielinizzanti si fa rimando alle disposizioni Regionali e Ministeriali, rispettivamente del 6/10/1999 e del 1/9/1999, dalle quali si evince che non sono stati evidenziati aumenti significativi di notifiche di malattie demielinizzanti nei soggetti vaccinati contro l’epatite B.
Anche per quanto riguarda la registrazione degli effetti indesiderati si fa rimando al relativo documento.
Conclusioni
Grazie all’introduzione della vaccinazione contro l’epatite virale di tipo B nel nostro Paese, il numero dei casi della patologia in questione si è notevolmente contratto e in Regione Lombardia i casi di epatite virale di tipo B hanno riguardato solo soggetti adulti.
VACCINAZIONE ANTIFEBBRE GIALLA.
La febbre gialla è una malattia infettiva endemica in vaste zone dell'Africa e dell'America del Sud.
La trasmissione della malattia avviene nella gran parte dei casi per via indiretta, da uomo infetto a uomo suscettibile attraverso la puntura di insetti vettori rappresentati principalmente da zanzare del genere Aedes; molto più rara pare essere la trasmissione per contatto occasionale con scimmie in fase viremica.
La sintomatologia insorge dopo un periodo di incubazione di 3-6 giorni ed è in genere caratterizzata, nei casi più lievi , da febbre elevata ad insorgenza improvvisa, bradicardia relativa, artromialgie diffuse, nausea, vomito grave prostazione, irrequietezza e irritabilità.
Nelle forme più gravi compaiono anche segni di grave interessamento epatico e renale quali ittero, tendenza alle emorragie (petecchie, ematemesi, melena), albuminuria marcata, oliguria sino all'anuria.
Non rare le complicanze meningoencefalitiche o miocarditiche.
Il tasso di mortalità varia dal 10% al 15%, ma nel caso di epidemie i decessi possono interessare sino al 50°% degli affetti. All'infezione naturale fa seguito una immunità permanente.
Caratteristiche del vaccino
Il vaccino antiamarillico, attualmente utilizzato approvato dall'O.M.S è costituito dal virus della febbre gialla di ceppo 17D vivo e attenuato coltivato su embrione di pollo.
Dopo tale trattamento il virus risulta poco neurotropo, per nulla epatotropo e non in grado di essere trasmesso da uomo a uomo mediante vettore
Indicazioni
Secondo il regolamento sanitario internazionale, approvato dall'O.M.S. IL 25.05.1951 al quale è stata data esecuzione in Italia con la legge 31.07.1954 n. 861 la vaccinazione antiamarillica è l'unica misura che può essere imposta obbligatoriamente per l'ingresso in alcuni Paesi il cui elenco aggiornato è pubblicato dall'OMS annualmente.
Nella maggior parte dei casi la richiesta è applicata soltanto ai viaggiatori provenienti da aree dichiarate infette.
Gli Stati che invece comprendono nell'obbligo tutti i viaggiatori da qualsiasi area provenienti sono pochi.
La vaccinazione dovrebbe comunque essere consigliata a tutti i viaggiatori di età superiore ai sei mesi che si recano in Paesi ove pur non vigendo l'obbligo, la febbre gialla è presente alla stato endemico.
In Italia ai sensi della legge 106/82 la vaccinazione antiamarillica può essere effettuata esclusivamente in centri specificatamente autorizzati.
Il certificato di vaccinazione è valido 10 anni a partire dal 10° giorno dopo la prima vaccinazione o dal giorno stesso di una rivaccinazione fatta prima dello scadere di 10 anni dalla precedente vaccinazione.
Risposta immunitaria
La vaccinazione ha un’efficacia del 97-100%.
Modalità di somministrazione
La via di somministrazione è quella sottocutanea o intramuscolare; la sede è la regione deltoidea.
Modalità di conservazione
Il vaccino termostabile, l'unico registrato in Italia, deve essere conservato ad una temperatura tra i +2°C e +8°C; va ricostituito al momento dell'uso, ottenendo una dose da 0,5 ml. valida per adulti e bambini. E’ da utilizzarsi comunque entro 1 ora dalla preparazione, mantenendo il vaccino in frigorifero e al riparo dalla luce. A tale temperatura ha una validità da due a tre anni.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza influire sulla normale data di scadenza:
22° - 25°C max 3 mesi
26° - 37°C max 10 ore
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazione
Per le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- Età inferiore ai 4 mesi i bambini al di sotto di questa età sono ad elevato rischio di gravi complicanze (encefalite) e non dovrebbero essere mai vaccinati (e comunque fino al nono mese di vita il vaccino dovrà essere utilizzato solo in caso di rischio elevatissimo altrimenti andrebbe evitato).
- Gravidanza: la donna gravida non dovrebbe essere vaccinata anche se non esistono in letteratura dati relativi all'azione del virus della febbre gialla sul feto in via di sviluppo; uno studio riguardante le donne gravide in Nigeria ha evidenziato unicamente una minor produzione anticorpale durate la gravidanza, ma nessun effetto anomalo sulla donna e sul feto.
Solo nel caso in cui il viaggio o il soggiorno in zona endemica sia improcastinabile si potrà prendere in considerazione la vaccinazione, oltre il 6° mese di gravidanza.
- deficit immunitari: i pazienti affetti da AIDS o altre manifestazioni dell'infezione HIV, o affetti da patologie maligne quali leucemia, linfoma, neoplasia generalizzate.
E' invece raccomandata negli HIV asintomatici che si recano in zone ad alta endemia. Per tali soggetti è opportuno procedere alla vaccinazione il più precocemente possibile nel corso della storia naturale dell’infezione (idealmente quando la conta linfocitaria CD4+ è superiore a 500/μl, e comunque superiore a 300/μl), quando la competenza immunitaria consente un’ottimale risposta immunitaria all’esposizione antigenica.
- Terapie immunosoppressive, quali radioterapia, agenti alchilanti, o corticosteroidi.
- Ipersensibilità: la vaccinazione è controindicata in soggetti che presentano allergie alle proteine dell'uovo.
- Malattie neurologiche: ogni patologia neurologica, pregressa o in atto, dovrà essere attentamente valutata in considerazione dello spiccato neurotropismo del virus responsabile della febbre gialla.
In ogni caso la vaccinazione non andrà somministrata in presenza di malattie neurologiche d tipo evolutive in atto.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al relativo capitolo per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Le reazioni alla somministrazione del vaccino vivo contenente il ceppo attenuato 17D sono:
- cefalea, mialgie, febbricola dopo circa 5-10 giorni dalla vaccinazione:
- lievi disturbi gastrointestinali,
- reazioni di ipersensibilità immediata (rash cutaneo, orticaria e/o asma) peraltro poco comuni e insorgenti principalmente fra i soggetti con precedenti di allergia all'uovo;
- encefalite associata alla vaccinazione: questo effetto collaterale si manifesta molto raramente.
Interazione della vaccinazione antiamarillica
Il vaccino può essere associato al vaccino polio orale o iniettabile, al vaccino antitifico orale, al vaccino antimorbilloso, ai vaccini antitetanico-difterico e antipertossico , non esistendo interferenze né sperimentalmente accertate né teoricamente presumibili, si ritiene possano essere somministrate sia contemporaneamente sia a qualsiasi distanza di tempo, fermo restando che i vaccini contenenti virus vivi attenuati o batteri viventi attenuati devono essere somministrati contemporaneamente o a distanza di 4 settimane.
Conclusioni
Il vaccino data la buona copertura immunologica e i contenuti effetti indesiderati, andrebbe somministrato a tutti coloro che si recano in aree ove la febbre gialla è allo stato endemo-epidemico, anche se le diverse normative dei Paesi ospiti non la prevedano obbligatoriamente.
VACCINAZIONE ANTIFEBBRE GIALLA.
La febbre gialla è una malattia infettiva endemica in vaste zone dell'Africa e dell'America del Sud.
La trasmissione della malattia avviene nella gran parte dei casi per via indiretta, da uomo infetto a uomo suscettibile attraverso la puntura di insetti vettori rappresentati principalmente da zanzare del genere Aedes; molto più rara pare essere la trasmissione per contatto occasionale con scimmie in fase viremica.
La sintomatologia insorge dopo un periodo di incubazione di 3-6 giorni ed è in genere caratterizzata, nei casi più lievi , da febbre elevata ad insorgenza improvvisa, bradicardia relativa, artromialgie diffuse, nausea, vomito grave prostazione, irrequietezza e irritabilità.
Nelle forme più gravi compaiono anche segni di grave interessamento epatico e renale quali ittero, tendenza alle emorragie (petecchie, ematemesi, melena), albuminuria marcata, oliguria sino all'anuria.
Non rare le complicanze meningoencefalitiche o miocarditiche.
Il tasso di mortalità varia dal 10% al 15%, ma nel caso di epidemie i decessi possono interessare sino al 50°% degli affetti. All'infezione naturale fa seguito una immunità permanente.
Caratteristiche del vaccino
Il vaccino antiamarillico, attualmente utilizzato approvato dall'O.M.S è costituito dal virus della febbre gialla di ceppo 17D vivo e attenuato coltivato su embrione di pollo.
Dopo tale trattamento il virus risulta poco neurotropo, per nulla epatotropo e non in grado di essere trasmesso da uomo a uomo mediante vettore
Indicazioni
Secondo il regolamento sanitario internazionale, approvato dall'O.M.S. IL 25.05.1951 al quale è stata data esecuzione in Italia con la legge 31.07.1954 n. 861 la vaccinazione antiamarillica è l'unica misura che può essere imposta obbligatoriamente per l'ingresso in alcuni Paesi il cui elenco aggiornato è pubblicato dall'OMS annualmente.
Nella maggior parte dei casi la richiesta è applicata soltanto ai viaggiatori provenienti da aree dichiarate infette.
Gli Stati che invece comprendono nell'obbligo tutti i viaggiatori da qualsiasi area provenienti sono pochi.
La vaccinazione dovrebbe comunque essere consigliata a tutti i viaggiatori di età superiore ai sei mesi che si recano in Paesi ove pur non vigendo l'obbligo, la febbre gialla è presente alla stato endemico.
In Italia ai sensi della legge 106/82 la vaccinazione antiamarillica può essere effettuata esclusivamente in centri specificatamente autorizzati.
Il certificato di vaccinazione è valido 10 anni a partire dal 10° giorno dopo la prima vaccinazione o dal giorno stesso di una rivaccinazione fatta prima dello scadere di 10 anni dalla precedente vaccinazione.
Risposta immunitaria
La vaccinazione ha un’efficacia del 97-100%.
Modalità di somministrazione
La via di somministrazione è quella sottocutanea o intramuscolare; la sede è la regione deltoidea.
Modalità di conservazione
Il vaccino termostabile, l'unico registrato in Italia, deve essere conservato ad una temperatura tra i +2°C e +8°C; va ricostituito al momento dell'uso, ottenendo una dose da 0,5 ml. valida per adulti e bambini. E’ da utilizzarsi comunque entro 1 ora dalla preparazione, mantenendo il vaccino in frigorifero e al riparo dalla luce. A tale temperatura ha una validità da due a tre anni.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza influire sulla normale data di scadenza:
22° - 25°C max 3 mesi
26° - 37°C max 10 ore
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazione
Per le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- Età inferiore ai 4 mesi i bambini al di sotto di questa età sono ad elevato rischio di gravi complicanze (encefalite) e non dovrebbero essere mai vaccinati (e comunque fino al nono mese di vita il vaccino dovrà essere utilizzato solo in caso di rischio elevatissimo altrimenti andrebbe evitato).
- Gravidanza: la donna gravida non dovrebbe essere vaccinata anche se non esistono in letteratura dati relativi all'azione del virus della febbre gialla sul feto in via di sviluppo; uno studio riguardante le donne gravide in Nigeria ha evidenziato unicamente una minor produzione anticorpale durate la gravidanza, ma nessun effetto anomalo sulla donna e sul feto.
Solo nel caso in cui il viaggio o il soggiorno in zona endemica sia improcastinabile si potrà prendere in considerazione la vaccinazione, oltre il 6° mese di gravidanza.
- deficit immunitari: i pazienti affetti da AIDS o altre manifestazioni dell'infezione HIV, o affetti da patologie maligne quali leucemia, linfoma, neoplasia generalizzate.
E' invece raccomandata negli HIV asintomatici che si recano in zone ad alta endemia. Per tali soggetti è opportuno procedere alla vaccinazione il più precocemente possibile nel corso della storia naturale dell’infezione (idealmente quando la conta linfocitaria CD4+ è superiore a 500/μl, e comunque superiore a 300/μl), quando la competenza immunitaria consente un’ottimale risposta immunitaria all’esposizione antigenica.
- Terapie immunosoppressive, quali radioterapia, agenti alchilanti, o corticosteroidi.
- Ipersensibilità: la vaccinazione è controindicata in soggetti che presentano allergie alle proteine dell'uovo.
- Malattie neurologiche: ogni patologia neurologica, pregressa o in atto, dovrà essere attentamente valutata in considerazione dello spiccato neurotropismo del virus responsabile della febbre gialla.
In ogni caso la vaccinazione non andrà somministrata in presenza di malattie neurologiche d tipo evolutive in atto.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al relativo capitolo per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Le reazioni alla somministrazione del vaccino vivo contenente il ceppo attenuato 17D sono:
- cefalea, mialgie, febbricola dopo circa 5-10 giorni dalla vaccinazione:
- lievi disturbi gastrointestinali,
- reazioni di ipersensibilità immediata (rash cutaneo, orticaria e/o asma) peraltro poco comuni e insorgenti principalmente fra i soggetti con precedenti di allergia all'uovo;
- encefalite associata alla vaccinazione: questo effetto collaterale si manifesta molto raramente.
Interazione della vaccinazione antiamarillica
Il vaccino può essere associato al vaccino polio orale o iniettabile, al vaccino antitifico orale, al vaccino antimorbilloso, ai vaccini antitetanico-difterico e antipertossico , non esistendo interferenze né sperimentalmente accertate né teoricamente presumibili, si ritiene possano essere somministrate sia contemporaneamente sia a qualsiasi distanza di tempo, fermo restando che i vaccini contenenti virus vivi attenuati o batteri viventi attenuati devono essere somministrati contemporaneamente o a distanza di 4 settimane.
Conclusioni
Il vaccino data la buona copertura immunologica e i contenuti effetti indesiderati, andrebbe somministrato a tutti coloro che si recano in aree ove la febbre gialla è allo stato endemo-epidemico, anche se le diverse normative dei Paesi ospiti non la prevedano obbligatoriamente.
VACCINAZIONE ANTIPERTOSSICA
La pertosse è una malattia infettiva altamente contagiosa che interessa il tratto tracheobronchiale e il cui agente eziologioco è la Bordetella Pertussis, un bacillo gram negativo di cui l’uomo è il solo ospite. La trasmissione avviene per contatto diretto attraverso le goccioline di saliva emesse dal soggetto ammalato.
Il periodo di incubazione varia da 6 a 20 giorni, di solito è 7 – 10 giorni.
La pertosse può essere contratta a qualunque età , ma il maggior numero
dei casi si manifesta nei bambini. In particolare il 35% dei casi si verifica nei lattanti nei primi sei mesi di vita ed il 60% dei casi in età inferiore a 5 anni.
La malattia può decorre con quadri diversi, risultando particolarmente grave se contratta nel primo anno di vita, soprattutto in bambini prematuri.
Cenni epidemiologici
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno nel mondo circa 40 milioni di persone contraggono la malattia e circa 4 milioni siano i casi dei paesi industrializzati.
In Europa ogni anno circa 500.000 casi e 5600 decessi sono attribuiti alla pertosse.
In Italia nello scorso decennio sono stati notificati in media 12.000 casi ogni anno con picchi epidemici ogni 4 anni.
Negli anni 1997-1998 sono stati notificati alla Regione Lombardia rispettivamente 608 e 896 casi di pertosse.
Caratteristiche del vaccino
Attualmente sono a disposizione per la vaccinazione antipertossica due tipi di vaccini:
- Vaccino a cellule intere
Il vaccino a cellule intere è composto da una sospensione di cellule di Bordetella Pertussis uccise tramite riscaldamento a 56° ed inattivate con formalina.
L’attività antigene o potenza del vaccino è misurata in “unità di protezione”. Ogni dose singola deve possedere un’attività non inferiore a 4 unità di protezione. Questo vaccino non è più utilizzato in Europa.
- Vaccino acellulare
Tale vaccino contiene anziché l’intero microrganismo, proteine immunogene selezionate, purificate o semipurificate e detossificate con mezzi chimici più drastici.
Diversi sono gli antigeni della B. Pertussis utilizzati per la messa a punto di nuovi vaccini fra i quali la tossina pertossica (PT), l’emoagglutinina filamentosa (FHA), la Pertactina (PRN), le fimbrie (FIM).
Indicazioni
In Italia la vaccinazione antipertosse non è obbligatoria , ma vivamente raccomandata, a conferma di quanto indicato dal PSN e dal PNV oltre che dall’OMS come già riportato nella parte relativa alla necessità del Piano.
In particolare è raccomandata a tutti i lattanti, per quelli precocemente introdotti in comunità o che abbiano contatti con fratelli che frequentino la scuola.
Calendario vaccinale
Si rimanda al capitolo “Il calendario vaccinale”.
Risposta immunitaria
Si stima che l’efficacia del vaccino a cellula intera nel prevenire casi di pertosse per i bambini che ne abbiano ricevuto quattro dosi vari dal 70% al 90%. Tale protezione diminuisce nel tempo, tanto dai 5 ai 10 anni dopo tale periodo i bambini sono da ritenersi di nuovo suscettibili all’infezione da B. Pertussis. La malattia nei bambini vaccinati decorre comunque in modo meno grave.
L’immunogenicità dei vaccini acellulari è simile a quella dei vaccini a cellula intera, mentre l’efficacia protettiva, per i vaccini acellulari, sembra essere proporzionale al numero di antigeni purificati presenti nella preparazione. La durata della protezione è ancora in fase di studio.
Modalità di somministrazione
Deve essere somministrato per via intramuscolare profonda, preferibilmente nella regione anterolaterale della coscia.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C e non va congelato.
A tale temperatura il vaccino presenta una validità di 3 anni per la preparazione acellulare, e 2 anni per quella cellulare.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questa influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 2 sett.
22°- 25°C max 2 sett.
26° - 37°C max 1 sett.
> 37°C max 1 gg.
Controindicazioni
Per le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- Gravi reazioni avverse dopo la prima somministrazione: collasso o shock anafilattico, convulsioni non febbrili, encefalopatia ad eziologia sconosciuta che si manifesti entro 7 giorni dalla precedente vaccinazione con vaccino antipertossico.
- Ipersensibilità accertata ai componenti del vaccino
- Disturbi neurologici progressivi
Non costituiscono invece controindicazione alla vaccinazione l’anamnesi familiare positiva per convulsioni o precedenti di convulsioni febbrili.
Effetti indesiderati
Si possono manifestare a 24-48 ore dalla vaccinazione reazioni locali quali arrossamento, edema, dolore nel punto di inoculazione.
Le reazioni indesiderate sistemiche riportate sono febbre <39°C, anoressia, pianto inconsueto (inconsolabile, persistente, inizia a poche ore dalla vaccinazione e dura per più di tre ore), irrequietezza o sonnolenza.
Raramente possono comparire effetti collaterali più gravi quali: febbre superiore i 39,5°C convulsioni (in genere di breve durata ), collasso o shock (episodi ipotonici o di iporesponsività).
L’utilizzo di vaccino antipertossico acellulare induce con minore frequenza la comparsa delle reazioni avverse sopraindicate; si verificano per lo più febbre ed arrossamento nel punto di inoculazione
Calendario incompleto
Il ciclo non va mai ricominciato.
Conclusioni
L’introduzione del vaccino antipertosse acellulare ha profondamente modificato l’adesione all’immunizzazione verso questa malattia, innalzando i valori di copertura vaccinale nazionale che fino all’inizio degli anni ’90 si attestavano intorno al 50% ( tre dosi entro i 2 anni di vita) a valori, per i nati in questi ultimi anni, decisamente superiori.
VACCINAZIONE ANTIROSOLIA
La rosolia è una malattia infettiva molto contagiosa a carattere endemico e con riaccensioni epidemiche non costanti soprattutto nel periodo primaverile. E’ una malattia ad eziologia virale (virus a RNA) dovuta al Rubivirus della famiglia Togaviridae, caratterizzata da esantema maculopapuloso e da tumefazioni linfoghiandolari retronucali e retroauricolari con decorso abitualmente benigno nella forma post-natale. Se contratta in gravidanza la rosolia può invece determinare la morte del feto o complicanze gravissime quali malformazioni congenite dei principali organi sistemici.
L’uomo è la sola fonte di infezione e la trasmissione avviene attraverso contatto diretto o tramite goccioline dalle secrezioni naso-faringee. Il periodo di incubazione della rosolia post-natale va da 14 a 21 giorni in media 16-18 giorni.
Cenni epidemiologici
L’80% delle persone non vaccinate entro il 20°-24° anno di vita, acquisisce l’infezione. Il 20% dei giovani adulti è suscettibile alla rosolia, tale suscettibilità è prevalentemente dovuta all’ancora insufficiente vaccinazione in questa fascia di età e non a un calo dell’immunità in soggetti vaccinati.
Il 30-50% di tutti i casi da infezione risulta essere asintomatico, ne deriva che la diagnosi di rosolia viene posta solo nel 50% dei casi d’infezione.
L’andamento endemo-epidemico della rosolia è stato influenzato in misura irrilevante dalla vaccinazione; è stato osservato un aumento del numero medio dei casi segnalati annualmente (circa 16.000 negli anni 1970-79, circa 21.000 negli anni 80-89 e circa 28.000 negli anni 90-97) riconducibile ad una maggiore attenzione nella notifica.
E’ stato altresì rilevato un innalzamento progressivo dell’età di massima incidenza della malattia: nel decennio 1980-89 il 18% dei casi notificati erano in soggetti maggiori di 14 anni ed il 12% in quelli di età compresa tra 15-24 anni. Nel periodo 1990-97 i casi al di sopra dei 14 anni sono stati in media il 29% e quelli di età compresa tra 15 e 24 anni il 22% del totale. In questa fascia di età l’84% dei casi riguarda soggetti di sesso maschile ciò si verifica perché la vaccinazione nel nostro Paese è stata soprattutto offerta alle femmine e quindi nei maschi non vaccinati il virus circola maggiormente.
Nel nostro Paese il numero di casi di rosolia congenita è risultato, purtroppo, molto alto (oltre 10 volte il numero di casi riportati negli Stati Uniti). Dal 1987 al 1991 la rosolia congenita era notificata mensilmente, in tale periodo sono state segnalate alcune decine di casi di tale sindrome con un picco di circa 100 nel 1989 in corrispondenza di una delle epidemie di rosolia.
Il vaccino antirosolia è stato introdotto in Italia all’inizio degli anni ’70, già nel 1973 con Circolare del Ministero della Sanità la vaccinazione era raccomandata e con la Circ. Min. n. 21 del 6/4/1976 vennero fornite alle Regioni indicazioni per l’esecuzione della vaccinazione nelle ragazze pre-adolescenti.
L’introduzione, alla fine degli anni ’80, del vaccino combinato antimorbillo-parotite-rosolia e la Circ. Min. n.13 del 1995 hanno incentivato l’offerta della vaccinazione antirosolia nei bambini di entrambi i sessi.
Caratteristiche del vaccino
Dal 1979 è disponibile un vaccino costituito da un virus vivo attenuato derivante dal ceppo Wistar RA 27/3 coltivato su cellule diploidi umane che ha la caratteristica di avere un elevato potere immunogeno (quasi simile alla malattia naturale), di far perdurare nel tempo l’immunità indotta e di avere minori effetti collaterali.
Indicazioni
In Italia la vaccinazione è raccomandata, in associazione al vaccino antimorbillo e antiparotite (MPR), nel secondo anno di vita, entro il quindicesimo mese, ed una seconda dose è raccomandata a cinque anni.
Calendario vaccinale
Si rimanda al capitolo “Il calendario vaccinale”.
Risposta immunitaria
L’immunità conferita dalla vaccinazione è pari al 90-95%.
Modalità di somministrazione
Il vaccino antirosolia viene somministrato per via sottocutanea.
Alcool e altri antisettici dopo il loro utilizzo devono evaporare prima della somministrazione del vaccino, per non inattivare i virus.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C, al riparo della luce.
A tale temperatura ha una validità di due anni.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questa influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 1 mese
22°- 25°C max 1 mese
26° - 37°C max 1 sett.
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- ipersensibilità alla neomicina.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al relativo capitolo per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Reazioni specifiche sono rappresentate da rash fugaci, artralgie, tumefazione dei linfonodi occipitali e cervicali e febbre.
Conclusioni
La vaccinazione antirosolia offerta attivamente alle ragazze pre-adolescenti ha determinato importantissime riduzioni dell’incidenza della malattia nelle femmine che ne hanno beneficiato, a discapito dei maschi di pari età esclusi dalla strategia vaccinale, che rappresentano quindi il serbatoio e la trasmissione del virus selvaggio.
Ne consegue che si riscontrano ancora alcuni casi di rosolia nelle donne in età fertile non precedentemente immunizzate, con il rischio potenziale di rosolia congenita.
VACCINAZIONE ANTITIFICA
La febbre tifoide è una grave malattia acuta febbrile dovuta alla Salmonella typhi, bacillo Gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae.
E’ caratterizzata da febbre elevata, sintomi sistemici (cefalea, malessere, anoressia, letargia), bradicardia relativa, splenomegalia, tosse stizzosa, dolenzia addominale con diarrea e comparsa fugace di “roseole” distribuite all’addome, al dorso, alla radice degli arti. Senza terapia, la malattia è associata a severe complicanze.
Cenni epidemiologici
Si stima che ogni anno si verifichino nel mondo 16 milioni di casi e 600 decessi per febbre tifoide.
In Italia sono stati notificati nel 1997 807 casi, nel 1998 n.662.
Negli anni 1997 e 1998 sono stati notificati alla Regione Lombardia rispettivamente n. 17 e n. 14 casi di febbre tifoide.
Caratteristiche del vaccino
Diversi sono i vaccini antitifici, per brevità si farà riferimento ai due vaccini attualmente utilizzati:
- un vaccino vivo attenuato per via orale contenente come principio attivo il ceppo Ty-21a di Salmonella typhi. Eccipienti: saccarosio, idrolisato di caseina, lattosio, stearato di magnesio, acido ascorbico. Composizione capsula: idrossipropilmetilcellulosaftalato, etilenglicole, dibutilftalato, E171, E127, E172, gelatina.
- un vaccino antitifico parenterale contenente come principio attivo il polisaccaride capsulare Vi. Eccipienti: fenolo (conservante) e soluzione tamponata isotonica.
Indicazioni
La vaccinazione antitifica è raccomandata per i viaggiatori che si rechino in aree dove la febbre tifoide risulta endemica e vi è un rischio riconosciuto di esposizione, come in alcuni Paesi Asiatici, Africani e dell’America Latina, con probabile esposizione prolungata a cibi e bevande potenzialmente contaminati.
Per i viaggiatori che si recano all’estero dovrà essere prestata attenzione alla somministrazione di meflochina e del vaccino antitifico, in quanto tale farmaco antimalarico, può inibire in vitro la crescita dei ceppi del vaccino Ty21a, per cui è necessario procedere alla somministrazione del vaccino orale almeno dopo 24 ore l’assunzione del farmaco.
Calendario vaccinale
Il vaccino Ty21a per via orale può essere utilizzato a partire dal terzo mese di vita, il vaccino parenterale Vi può essere somministrato a partire dal 5° anno di vita.
Dosi di richiamo sono raccomandate solo nel caso di esposizione continua o ripetuta alla S. Typhi, ogni anno per il vaccino orale vivo attenuato e ogni 3 anni per il vaccino Vi iniettabile.
Risposta immunitaria
La protezione immunitaria con il preparato vaccinale orale Ty21a è stata stimata del 67% per i primi 3 anni, scende al 62% nei successivi 7 anni.
Mentre invece per il vaccino parenterale la protezione conferita è del 72% a 17 mesi e del 64% a 21 mesi.
La vaccinazione non sostituisce un corretto comportamento alimentare, il grado di protezione può essere infatti superato dall’ingestione di un’alta carica batterica.
Modalità di somministrazione
Il vaccino Ty21a per via orale deve essere assunto a giorni alterni: una capsula per volta, sia nel bambino che nell’adulto. La capsula deve essere deglutita con un po’ d’acqua un’ora prima dei pasti.
Coloro che presentano difficoltà a deglutire la capsula, possono versarne il contenuto in un po’ d’acqua o in un altro liquido non caldo. In questo caso, il vaccino ricostituito deve essere somministrato 2-3 minuti dopo aver neutralizzato l’acidità gastrica con un antiacido (bicarbonato di calcio, idrossido di alluminio, ecc.).
Il vaccino parenterale Vi va somministrato per via intramuscolare nella regione deltoidea.
Modalità di conservazione:
I vaccini antitifici vanno conservati tra +2°C e +8°C, e non vanno congelati.
Una conservazione inadeguata non garantisce l’efficacia del vaccino vivo attenuato.
Il vaccino antitifico da polisaccaride capsulare Vi ha una validità di 36 mesi nelle condizioni di conservazione raccomandate, il vaccino Ty21a vivo attenuato, di 18 mesi.
Controindicazioni:
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- Ipersensibilità ai componenti del vaccino.
- Il vaccino Ty21a orale non deve essere utilizzato nei soggetti immunocompromessi, nelle infezioni intestinali acute e nelle persone in trattamento con sulfamidici o altri antibiotici.
Effetti indesiderati
Anche per questa parte si ritiene opportuno rimandare al successivo relativo capitolo.
Conclusioni
Si è del parere che vada incentivata la vaccinazione antitifica contenente il polisaccaride capsulare Vi, per la migliore copertura immunologica e per la validità nel tempo, da raccomandare a tutti i soggetti che si recano in aree ove la febbre tifoide è allo stato endemo-epidemico.
VACCINAZIONE ANTIVARICELLA
La varicella è una malattia infettiva acuta, altamente contagiosa, causata dal virus varicella zoster umano (VZV) appartenente al gruppo degli Herpesviridae.
L’infezione con herpes virus umano è universale. E’ stato calcolato che nelle aree metropolitane, il 90% circa della popolazione ha avuto la varicella entro il 15° anno di età. I periodi stagionali più colpiti sono i mesi invernali e primaverili.
L’unico serbatoio è l’uomo. Il periodo di incubazione, del tutto asintomatico, varia da 14 a 21 gg.
Il contagio avviene per contatto diretto e per diffusione aerea.
Dopo 4-6 gg dall’infezione, si ha una prima fase viremica con relativa disseminazione del virus ad altri organi (fegato, milza e gangli sensoriali); segue quindi una seconda replicazione di natura viscerale con successiva fase viremica che a questo punto interessa la cute.
Caratteristica tipica di herpes virus è rimanere latente all’interno delle cellule dei gangli spinali o cerebrali e successivamente, dopo riattivazione da parte di alcuni fattori esogeni (traumi, stress, radiazioni),dar luogo a tipiche manifestazioni eritemato-vescicolose clinicamente conosciute come Herpes Zoster.
E’ inoltre riportato che molto frequentemente la varicella precede il comparire della sindrome di Reye. L’embrione o il feto che vengono infettati con il virus varicella-zoster, possono presentare infatti alla nascita: basso peso, atrofia muscolare localizzata, microftalmia, cataratta, corioretinite, microcefalia, atrofia corticale.
Cenni epidemiologici
La varicella è una malattia con andamento endemico-epidemico.
Ogni anno al CDC vengono notificati dai 150.000 a 200.000 casi di varicella, circa il 4-6% di tutti i casi stimati intorno ai 4 milioni. La maggior parte dei casi, circa il 90%, si verifica nei bambini al di sotto dei 15 anni; i tassi di attacco specifici per età risultano più alti nei bambini dai 5 ai 9 anni (44% dei casi ), e nei ragazzi di 14 anni (33% dei casi). Nella popolazione adulta, circa il 90% risulta essere immune.
Caratteristiche del vaccino
Il vaccino contro la varicella è un vaccino vivo attenuato, ricavato dal ceppo selvaggio Oka. Il virus venne per la prima volta isolato all’inizio del 1970 dal liquido vescicale di soggetti affetti da varicella e successivamente attenuato in fibroblasti di embrione umano, cellule embrionali di cavia e colture di cellule diploidi umane.
Nel prodotto possono essere contenute tracce di aminoacidi, albumina umana, lattosio, neomicina solfato, sorbitolo e mannitolo.
La dose vaccinante contiene non meno di 2000 PFU (unità formanti placche) di virus della varicella zoster attenuato.
Indicazioni
La vaccinazione anti-varicella è indicata nelle seguenti categorie a rischio:
- pazienti affetti da insufficenza renale cronica;
- pazienti affetti da malattie immunoproliferative, in particolare leucemici;
- pazienti candidati a trapianto epatico, renale, midollare.
Per i suddetti pazienti, la vaccinazione può essere somministrata qualora la ricerca di anticorpi specifici anti V-Z sia risultata negativa.
Nei bambini leucemici la vaccinazione deve essere eseguita osservando le seguenti precauzioni:
â il vaccino deve essere somministrato quando il bambino è in fase di remissione completa dalla malattia di base da almeno 9-12 mesi;
â il bambino deve sospendere la chemioterapia da una settimana prima dell’inoculo ad una settimana dopo;
â l’emocromo non deve evidenziare leucopenia (livello di linfociti circolanti di almeno 1200/mm3);
- deve essere evidenziata una buona reazione blastica linfocitaria in “vitro” oppure risposta positiva in “vivo” a test di ipersensibilità cutanea ritardata (PPD, DNCB, PHA).
I bambini con leucemia acuta, inclusi quelli in remissione a seguito di chemioterapia, presentano un maggior rischio di contrarre forme di varicella disseminata, letale nel 5-10% dei casi.
Per i pazienti candidati a trapianto, ed in particolare trapianto renale, è stata segnalata la necessità, nell’ambito della fase pre-trapianto, di eseguire la vaccinazione antivaricella che non può essere praticata successivamente trattandosi di vaccino a virus vivi; inoltre, come già riferito, sono state sottolineate le proprietà “nefrotropiche” del virus V-Z che rendono tale agente eziologico in grado di interferire sensibilmente sulla prognosi di pazienti che sono già notevolmente immunodepressi per la terapia post-trapianto cui devono essere sottoposti.
Inoltre la vaccinazione è consigliabile:
- in anziani suscettibili;
- personale sanitario suscettibile dei reparti oncologici e dei centri di trapianto.
- contatti familiari con immunocompromessi che se vaccinati pur costituendo per gli stessi familiari rischio di contagio e provocando una malattia lieve, a differenza della malattia varicella sostenuta da virus selvaggio che può rappresentare un andamento particolarmente grave.
Calendario vaccinale
E’ consigliata una singola dose da 0, 5 ml (stessa dose in età pediatrica e nell’adulto) per via sottocutanea.
Il controllo dell’avvenuta sieroconversione potrà essere effettuata a distanza di due mesi dalla somministrazione del vaccino.
Una seconda dose potrebbe essere somministrata nei casi di mancata sieroconversione. Una dose di richiamo di vaccino anti-varicella è indicata qualora a distanza di tempo (5-10 anni) venga messa in evidenza la scomparsa del titolo anticorpale.
Risposta immunitaria
Una dose singola di vaccino provoca la sieroconversione nel 97% dei bambini sani di età compresa tra i 12 mesi e i 12 anni di età. Oltre il 90% dei rispondenti alla vaccinazione aveva mantenuto tali anticorpi per almeno sei anni.
In soggetti di 13 anni o più, il 78-82% dei soggetti vaccinati sieroconverte dopo una singola dose di vaccino, mentre il 99% dopo due dosi. La risposta anticorpale dopo la vaccinazione è comunque inferiore a quella che segue l’immunizzazione attiva.
Modalità di somministrazione
Il vaccino vivo attenuato contro la varicella deve essere somministrato subito dopo la sua ricostruzione per via sottocutanea nel deltoide.
Può essere somministrato in contemporanea ad altri vaccini vivi attenuati (MPR, OPV), avendo l’accortezza di usare sedi diverse; qualora la somministrazione non avviene simultaneamente, si dovrà attendere un periodo di tempo pari o superiore ad un mese.
Non esistono controindicazioni alla somministrazione simultanea del suddetto vaccino con il DTPa, Hib, Epatite B.
Modalità di conservazione
Il vaccino liofilizzato deve esser conservato a temperatura tra +2°C e +8°C e al riparo dalla luce. Non è alterato dal congelamento, ed è necessario trasportarlo in condizioni di refrigerazione.
Di seguito vengono indicate, alle diverse temperature di esposizione, la stabilità del vaccino anti-varicella, sia liofilizzato sia ricostituito così come riportate nella Circolare del Ministero della Sanità n.8/San 1992:
Temperatura conservazione |
Vaccino liofilizzato |
Vaccino ricostituito |
- 20°C |
2 anni |
8 ore |
+ 2°C/+8°C |
3 mesi |
6 ore |
+ 20°C/+25°C |
1 settimana |
1 ora |
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano non deve:
- essere somministrato contemporaneamente a intense terapie immunosoppressive come nella fase di induzione del trattamento di leucemie o durante un ciclo di radioterapia;
- essere somministrato a pazienti gravemente immunodepressi;
- essere somministrato nei soggetti con conosciuta ipersensibilità sistemica alla neomicina;
- essere somministrato in presenza di gravi reazioni avverse in seguito a precedenti vaccinazionioni antivaricella.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al relativo capitolo per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Il vaccino produce un’infezione di grado attenuato, generalmente non trasmissibile per contatto.
Le reazioni locali sono lievi (arrossamento, dolore, infiltrazione).
Dopo 2-3 settimane dalla vaccinazione possono comparire poche papule accompagnate o meno da febbre di lieve entità.
Conclusioni
La varicella pur essendo considerata una malattia infettiva con limitata gravità clinica, talora può presentare un andamento molto grave o addirittura mortale nei soggetti immunodepressi.
VACCINAZIONE ANTIEMOFILO
L’Haemophilus influenzae, è un coccobacillo Gram-negativo, scoperto nel corso di un’epidemia influenzale, nel secreto nasale di numerosi ammalati di influenza, così da essere ritenuto l’agente eziologico di questa malattia, prima che ne fosse dimostrata la natura virale. Esistono sei sierotipi (a, b, c, d, e, f) di Haemophilus influenzae, in questa breve trattazione verrà preso in considerazione il tipo b più comunemente denominato Hib.
Il microorganismo si situa abitualmente nelle mucose delle prime vie aeree di molti individui sani. La trasmissione dell’infezione avviene attraverso le goccioline di Flügge oppure per contatto diretto con le secrezioni infette.
E’ frequente l’infezione asintomatica, nell’era pre-vaccinale i microrganismi di tipo b erano presenti nel faringe nel 2-5% dei bambini.
L’Hib può essere responsabile di diversi quadri morbosi:
- infezioni secondarie: che si sovrappongono a malattie virali (influenze), provocando complicanze di solito a livello polmonare, spesso in associazione con altri batteri (pneumococco, stafilococco, streptococco);
- meningiti purulente: soprattuttoin bambini di età inferiore a 4 anni;
- infezioni primitive: più rare, come pericarditi, endocarditi, pleuriti e laringiti ostruttive.
Il periodo di incubazione varia notevolmente, anche se generalmente si attesta sui 2-4 giorni.
Cenni di epidemiologia
La menigite da H. influenzae di tipo b è più frequente nei bambini inferiori a 4 anni di età. Esiste una stretta correlazione tra incidenza ed età del bambino; infatti circa il 60% delle forme invasive si manifestano prima dell’anno, con un picco tra i 6-11 mesi di età. Tale percentuale arriva ad essere inferiore al 10% nei bambini di 2 anni e mezzo.
L’incidenza per età della malattia varia nei diversi Paesi e popolazioni; comunque risulta che l’ epidemiologia delle infezioni gravi da Hib nei paesi in cui si è raggiunta un’elevata copertura vaccinale è radicalmente cambiata e si sta assistendo al quasi completo controllo di queste malattie.
Caratteristiche del vaccino
Sono disponibili, contro l’Haemophilus influenzae di tipo b, vari tipi di vaccino:
Tali vaccini hanno dimostrato di aumentare l’efficacia anche nei lattanti.
Indicazioni
La vaccinazione, raccomandata, è indicata per l’immunizzazione contro le malattie invasive causate da Haemophilus influenzae di tipo b in bambini di età dai 2 mesi ai 4 anni. Dopo tale età la vaccinazione di routine non è più raccomandata.
Calendario vaccinale
Si fa riferimento al capitolo “Il calendario vaccinale”.
Il ciclo vaccinale non va mai ricominciato.
Risposta immunitaria
L’efficacia protettiva della vaccinazione (70-100%), i livelli raggiunti e la loro durata variano a secondo del carrier, dell’antigene polisaccaridico e del numero di dosi somministrate.
Modalità di somministrazione
Il vaccino combinato al di sotto dei 2 anni è di regola somministrato per via intramuscolare profonda nella faccia antero-laterale della coscia.
Per i bambini di età superiore a 2 anni, la sede di inoculazione elettiva è il deltoide.
Nei pazienti con trombocitopenia o alterazioni della coagulazione si consiglia somministrare il vaccino per via sottocutanea.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C e, non va congelato. A tale temperatura il vaccino presenta una validità di 2 anni e rimane stabile massimo per 2 anni.
Controindicazioni
Per le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- precedenti reazioni anafilattiche dopo la somministrazione di una dose di vaccino anti-Haemophilus di tipo b,
- ipersensibilità al tossoide tetanico o difterico, a seconda della coniugazione del preparato.
Effetti indesiderati
Si fa rimando al capitolo n.9 per gli effetti indesiderati di ordine generale.
Modeste reazioni locali (arrossamento, dolore, infiltrazione) che regrediscono al più tardi nel corso di una settimana.
Reazioni sistemiche quali: febbre, irrequietezza, pianto insolito, perdita dell’appetito, vomito e diarrea (osservati entro 48 ore dalla somministrazione del vaccino) scompaiono spontaneamente.
Conclusioni
E’ necessario raccomandare tale vaccinazione a tutti i neonati all’età di due mesi, essendo l’infezione da H. influenzae responsabile di gravi infezioni che comportano gravi sequele o addirittura mortalità.
VACCINAZIONE ANTIMORBILLOSA
Il morbillo è una malattia virale acuta contagiosa, causata da un virus a RNA appartenente alla famiglia Paramyxoviridae, genere Morbillovirus. Interessa elettivamente, ma non esclusivamente, il bambino ed è caratterizzata nella prima fase da febbre elevata, da congiuntivite, da raffreddore e dopo alcuni giorni da tipico esantema maculopapuloso generalizzato. Si trasmette solo per contatto diretto da malato ad individuo suscettibile attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse e starnuti. Ha un periodo d’incubazione che varia da 9 a 12 giorni.
Il decorso è in genere benigno, ma si stima che circa il 30 % dei casi di morbillo sia seguita da almeno una complicanza.
Le più frequenti sono in genere otiti medie, broncopolmoniti e diarrea, mentre complicanze più gravi sono: l’encefalite post-morbillosa o la morte.
La mortalità da morbillo raggiunge il 10% degli ammalati nei paesi in via di sviluppo, ed è pari a 1/10000 nei paesi industrializzati.
Cenni epidemiologici
Il morbillo è endemico in tutti i paesi del mondo e presenta riaccensioni epidemiche ogni 2 – 4 anni, con stagionalità spiccata nei mesi invernali.
Prima dell’introduzione della vaccinazione antimorbillosa , la fascia d’età maggiormente suscettibile all’ infezione era rappresentata dai bambini da 2 a 8 anni. La vaccinazione antimorbillo è stata introdotta in Italia sul finire degli anni 70, ma a tutt’oggi nonostante tale immunizzazione sia vivamente raccomandata, la copertura vaccinale appare assai disomogenea nelle varie Regioni italiane.
Caratteristiche del vaccino
Allo stato attuale è disponibile un vaccino derivante dal ceppo Edmonston-Zagreb (origina dal ceppo Edmonston B) attenuato con passaggi su cellule diploidi umane.
Indicazioni
In Italia la vaccinazione è raccomandata, in associazione al vaccino antirosolia e antiparotite (MPR), nel secondo anno di vita, entro il quindicesimo mese. Può essere anticipata al dodicesimo mese e somministrata in concomitanza con le vaccinazioni DTP, antipoliomielitica, Hib ed antiepatite virale B. Una seconda dose è proposta all’età di cinque anni.
Un’anamnesi positiva sia per morbillo, parotite o rosolia non è una controindicazione all’esecuzione della vaccinazione e non comporta un aumento degli effetti collaterali. (41)
Calendario vaccinale
Si rimanda al capitolo “Il calendario vaccinale”.
Risposta immunitaria
L’efficacia della vaccinazione è superiore al 95%, la protezione conferita da una singola dose perdura per diversi anni. Una piccola percentuale di vaccinati può perdere la protezione dopo alcuni anni.
Modalità di somministrazione
Il vaccino viene somministrato per via sottocutanea o intramuscolare nel deltoide.
E’ opportuno lasciare evaporare alcool e altri agenti disinfettanti dalla pelle prima della somministrazione del vaccino poiché possono inattivare i virus attenuati.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C , al riparo dalla luce.
A tale temperatura il vaccino presenta una validità che varia dai 18 ai 24 mesi. (16).
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questo influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 1 mese
22° - 25°C max 1 mese
26° - 37°C max 1 sett.
> 37°C inutilizzabile per perdita di efficacia.
Controindicazione
Per le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- per i vaccini coltivati su cellule embrionate di pollo e addizionati a neomicina è controindicato l’uso in soggetti che presentino all’anamnesi reazioni allergiche all’uovo e a tale antibiotico.
Effetti indesiderati
Reazioni locali: tumefazione, dolenzia, indurimento nella sede di inoculo. A livello cutaneo può comparire rash, usualmente di modesta entità, associato o meno a febbre. Generalmente la febbre, il rash, o entrambi appaiono tra il 5° e il 12° giorno dalla vaccinazione. Rare possono essere le reazioni di tipo anafilattico e eventi avversi quali: trombocitopenia, artrite acuta, convulsioni febbrili (bambini predisposti).
Conclusioni
La vaccinazione ha comportato una diminuzione dei casi di morbillo, tuttavia si verificano ancora focolai epidemici sia a livello locale che Regionale determinando un innalzamento dell’età media della malattia a causa di una copertura vaccinale ancora insufficiente.
Pertanto la strategia da intraprendere è quella di offrire attivamente la vaccinazione antimorbillosa, nella forma del preparato combinato MPR, come previsto dal Piano di eradicazione del morbillo.
VACCINAZIONE ANTIRABBICA
La rabbia è una zoonosi , una malattia trasmessa dall'animale all'uomo.
Consiste in una infezione virale acuta del sistema nervoso centrale, quasi invariabilmente fatale.
L'agente causale è un virus a RNA della famiglia dei Rhabdovirus.
Il periodo di incubazione è variabile : nell'animale da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 6 mesi; nell'uomo da 2 settimane a 3-6 mesi.
Cenni epidemiologici
Due sono le forme epidemiologiche in cui la rabbia esiste fra gli animali: la rabbia silvestre e la rabbia urbana.
La forma silvestre colpisce gli animali selvatici, che nella nostra area geografica possono essere volpe, donnola, furetto, faina, puzzola, tasso, riccio, scoiattolo.
In ogni continente vi è un animale che fa da serbatoio: in Europa si tratta della volpe rossa.
Si parla di rabbia urbana quando l'infezione viene trasmessa agli animali domestici: cani, gatti e bovini, sono i più frequentemente colpiti.
Nei paesi sviluppati i casi di rabbia nell'uomo sono eccezionali o addirittura assenti.
I picchi di incidenza maggiore della malattia sono nel Sud-Est Asiatico, Filippine, Africa, India.
L'Italia, dichiarata indenne da rabbia urbana nel 1973, è stata interessata periodicamente dalla reintroduzione della rabbia silvestre in corrispondenza delle regioni dell'arco alpino confinanti con Austria, ex Jugoslavia, Svizzera e Francia.
Sporadici casi di rabbia urbana sono stati segnalati negli ultimi anni in animali domestici (cani) provenienti da paesi esteri.
Non sono stati segnalati casi di rabbia umana nel nostro paese.
Le modalità di trasmissione della malattia sia fra gli animali che dall'animale all'uomo sono legati al contatto con la saliva di un animale infetto attraverso la morsicatura ma anche la semplice lambitura di cute non integra o di mucose, o il graffio di gatto, possono trasmettere la malattia.
Caratteristiche del vaccino
Il vaccino in uso è costituito dal vaccino diploide (HDCV) preparato con il ceppo Wistar PM di virus fisso della rabbia coltivato in cellule diploidi umane. Il virus è concentrato per mezzo di ultrafiltrazione ed è ucciso con proprionolattone. Il prodotto finito è liofilizzato.
Contiene come eccipienti neomicina e albumina.
Calendario vaccinale
Vaccinazione pre-esposizione:
Il trattamento antirabbico pre-esposizione rientra tra i provvedimenti di prevenzione diretti a categorie di cittadini anche professionalmente esposti a rischio specifico e viene offerta a veterinari, laboratoristi, guardiacaccia, boscaioli, naturalisti, speleologi, operatori addetti alla posa in campo, alla raccolta delle esche vaccinali, e a tutte le operazioni connesse all'azione di monitoraggio delle campagne di vaccinazione antirabbica sperimentale per via orale delle volpi. L’ O.M.S. ne prevede l’indicazione per i viaggiatori che intendono recarsi in zone di alta endemia quali: Sud America, Sud Est Asiatico, India e alcune aree africane e soggiornarvi per più di un mese.
Considerato che il vaccino antirabbico non è scevro da effetti indesiderabili, bisogna sempre tener conto della situazione epidemiologica presente nell’area in cui si intende soggiornare.
La vaccinazione pre-esposizione non elimina la necessità del trattamento profilattico dopo esposizione al virus rabbico, lo semplifica rendendo superflua la somministrazione di immunoglobuline e riducendo le dosi di vaccino necessarie.
La vaccinazione pre-esposizione, utilizzando il vaccino diploide, è somministrata in 3 dosi ai giorni 0, 7, 21 oppure 28.
Il richiamo della vaccinazione verrà effettuato con una singola dose con scadenza almeno biennale.
Vaccinazione post-esposizione
Il semplice contatto della cute integra con sangue, urine, o feci di animali rabidi, o altri contatti come l'accarezzare un animale rabbico non costituiscono esposizione e indicazione per il trattamento post- esposizione.
La decisione di avviare un trattamento antirabbico post esposizione deve comunque essere presa dopo aver attentamente valutato, oltre al tipo di esposizione altre possibili variabili quali:
- epizoologia locale della rabbia
- specie dell'animale responsabile della lesione
- anamnesi, stato clinico e vaccinale dell'animale e disponibilità per la
osservazione
- circostanze nelle quali è avvenuta la possibile esposizione
- natura del contatto e della lesione
- eventuali esami di laboratorio eseguiti sull'animale.
Le persone morsicate da animali rabidi o sospetti tali o che siano state esposte a rischio d'infezione, dovrebbero, se l'animale morsicatore non può essere sottoposto ad osservazione, iniziare il trattamento antirabbico post esposizione entro 24 ore.
La schedula attualmente raccomandata dall'OMS per la vaccinazione antirabbica post esposizione prevede la somministrazione di vaccino HDCV per via intramuscolare ai giorni 0.3.7.14.30. Molto valida si è dimostrata anche la schedula multisito abbreviata (2-1-1) che consiste nella somministrazione al giorno 0 di 2 dosi di vaccino nel deltoide destro e sinistro, seguita dalla somministrazione di una dose al giorno 7 e di una al giorno 21, che induce una risposta anticorpale precoce.
Per persone precedentemente vaccinate con la schedula raccomandata o comunque che abbiano un documentato titolo anticorpale in caso di esposizione al virus rabbico dovranno essere somministrate 2 dosi di vaccino ai giorni 0 e 3.
Risposta immunitaria
Il vaccino diploide provoca la formazione di anticorpi titolabili nel sangue dopo la seconda o la terza dose, cioè 7-10 giorni dopo l'inizio del trattamento, raggiungendo livelli considerati protettivi (> 0.5UI/ml secondo l'O.M.S., > di 1:16 secondo la U.S.Public Health Service) intorno al 14° giorno e persistendo per circa 2 anni .
Modalità di somministrazione
L'iniezione è da praticarsi per via intramuscolare nel deltoide. E' sconsigliata la regione glutea.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura fra +2°C e +8°C. Validità massima da 3- 5 anni.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questo influisca sulla normale data di scadenza:
22° - 25°C max 11 sett.
26° - 37°C max 1 mese
> 37°C inutilizzabile per perdita d’efficacia.
Controindicazioni
Per le controindicazioni di carattere generale si rimanda al relativo capitolo.
La somministrazione di clorochina fosfato (utilizzata nella profilassi della malaria in viaggiatori, turisti, lavoratori operanti in paesi ad endemia malarica) interferisce con la risposta anticorpale all' HDCV.
E' opportuno seguire le stesse precauzioni anche per gli altri antimalarici correlati strutturalmente alla clorochina (es. meflochina).
Effetti indesiderati
Le reazioni dopo HDCV sono meno gravi e meno comuni di quelle descritte per i vaccini utilizzati in passato.
Se viene usato in regime post esposizione, sono riportate reazioni locali caratterizzate da dolore, eritema, tumefazione e prurito in sede d'iniezione. Sono descritte reazione sistemiche, cefalea, nausea, dolori addominali, sofferenza muscolare e vertigini e dei casi di sindrome di Guillain-Barré.
Una reazione da complessi immuni può insorgere in soggetti che ricevono reazioni di richiamo di HDCV dopo 2-21 giorni dalla somministrazione. Questi soggetti presentano orticaria accompagnata da artralgia, artrite, angioedema, nausea, vomito , febbre, stato di malessere. Tali reazioni sono state associate alla presenza di albumina umana alterata dal propiolattone presente nel HDCV, ed allo sviluppo di anticorpi Ig E, diretti verso questo allergene.
Conclusioni
Il vaccino andrà proposto a categorie di lavoratori esposti a rischio nonché viaggiatori che si recano in aree ove la rabbia urbana o silvestre è presente allo stato endomo-epidemico e sempre in relazione al tipo di soggiorno.
VACCINAZIONE ANTITETANICA
Il tetano è una malattia acuta spesso fatale causata da una esotossina prodotta dal Clostridium tetani batterio anaerobio gram-positivo formante spore.
E’ caratterizzata dall’insorgenza di una rigidità e contrazione generalizzata dei muscoli striati cui si aggiungono accessi spastici e convulsivi.
Le spore di tetano sono ubiquitarie nell’ambiente esterno, il terreno contaminato da feci di erbivori (specialmente cavalli e pecore) ed umane rappresenta il serbatoio dell’agente infettivo.
Le spore penetrano attraverso ferite, lacerazioni, ustioni.
Il periodo di incubazione varia da 3 giorni a 3 settimane e anche più. Solitamente la severità della malattia è inversamente proporzionale alla lunghezza del periodo di incubazione.
Cenni epidemiologici
Nel 1997, 77 dei 166 Paesi in via di sviluppo, che rappresentano l’81% della popolazione, hanno notificato all’OMS 15716 casi di tetano neonatale.
Secondo stime dell’OMS il tasso di mortalità diminuisce nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo di circa il 42%; in particolare in Brasile, Egitto, Indonesia, Cina e Vietnam.Nel mondo i decessi di tetano, che si verificano in un anno, oscillano tra i 120/300.000 casi.
In Italia la morbosità del tetano, dopo l’introduzione della vaccinazione obbligatoria con la Legge n. 292 del 5/3/63 e la Legge n. 419 del 28/3/68, è andata lentamente ma progressivamente decrescendo.
Attualmente i casi di tetano notificati riguardano soggetti di età avanzata non immunizzati in età giovanile (97% dei casi)o per avere ricevuto un ciclo incompleto (3%) dei casi.) La fascia di età maggiormente colpita è quella tra i 65-69 anni per quanto riguarda il sesso maschile e 80-84 anni per il sesso femminile.
Caratteristiche del vaccino
Sono disponibili contro il tetano varie combinazioni del vaccino:
Vaccino monovalente: costituito da anatossina tetanica purificata e inattivata con formaldeide e adsorbita a fosfato o idrossido di alluminio al fine di aumentarne il potere immunogeno.
La dose vaccinante contiene 10Lf (Limite flocculante) che corrisponde ad almeno 40 U.I. secondo gli Standard Internazionali O.M.S.
Vaccino combinato:
L’anatossina tetanica presente nei vaccini combinati, subisce lo stesso procedimento di purificazione come nel vaccino monovalente.
La dose vaccinante, anche nei vaccini combinati, contiene 10Lf.
Calendario vaccinale
Si rimanda al capitolo relativo al calendario vaccinale.
Risposta immunitaria
La malattia non conferisce immunità permanente in quanto la quantità di tossina circolante è probabilmente insufficiente per poter indurre una risposta anticorpale efficace.
La vaccinazione primaria fornisce una protezione nel 95-99% dei casi.
Modalità di somministrazione
Il vaccino combinato, al di sotto dei due anni di età, è di regola somministrato per via intramuscolare profonda nella faccia antero-laterale della coscia.
Per i richiami successivi e al di sopra di tale età la sede di inoculazione elettiva è il deltoide.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C e non va congelato.
A tale temperatura il vaccino ha una validità di 3 anni e rimane stabile per 3 – 7 anni.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza che questa influisca sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 6 mesi
22° - 25°C max 6 mesi
26° - 37°C max 6 sett.
>37°C max 2 sett.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- Ipersensibilità accertata ai componenti del vaccino
- Gravi reazioni avverse in seguito a precedenti vaccinazioni antitetaniche (trombocitopenie e manifestazioni neurologiche).
Effetti indesiderati
Reazioni locali sono per lo più dovute agli adiuvanti e consistono in dolore, eritema, tumefazione nel luogo di iniezione, che possono essere trattati con applicazione di ghiaccio o di comuni antinfiammatori.
Sono stati riportati, con estrema rarità, sintomi a carico del sistema nervoso periferico e centrale, compresa la sindrome di Guillain-Barrè, alterazioni ematologiche quali la trombocitopenia ed alterazioni della funzionalità renale.
Reazioni di ipersensibilità sono possibili soprattutto nei soggetti che hanno ricevuto diversi richiami di vaccino antitetanico.
Le reazioni generali sono rare e consistono in febbre, vomito e rash cutaneo di tipo orticarioide.
Calendario incompleto
Il ciclo non va mai ricominciato.
Conclusioni
Dato che il vaccino a disposizione è da ritenersi efficace e con scarsi effetti indesiderati, e considerato che casi di tetano si verificano ancora nel nostro Paese è necessario non abbassare mai la guardia nei confronti di tale malattia.
VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE
L’influenza è un’infezione virale acuta e sicuramente costituisce un rilevante problema di sanità pubblica per la sua ubiquità, contagiosità, variabilità antigenica dei virus influenzali e le possibili gravi complicanze.
L’agente responsabile dell’influenza è un virus ad RNA appartenente alla famiglia delle Orthomyxoviridae. In base alle caratteristiche di alcune proteine interne, i virus influenzali sono classificati in tipo A, B e C. A tale distinzione corrisponde una diversa probabilità di modificazione degli antigeni di superficie emoagglutinina e neuraminidasi.
I virus di tipo A possono andare incontro a variazioni maggiori shift o minori drift degli antigeni, mentre i virus di tipo B in genere subiscono solo variazioni minori, i virus C non vanno incontro ad alcuna variazione e perciò rivestono scarso valore epidemiologico.
I virus di tipo A sono classificati in sottotipi, proprio in base alla presenza delle due proteine di superficie, inoltre sono stati evidenziati tre sottotipi di emoagglutinine (H1, H2 e H3) e due di neuraminidasi (N1 e N2), responsabili di infezione umana.
L’influenza è caratterizzata da un periodo di incubazione generalmente di 1-3 giorni, la trasmissione avviene per contatto diretto attraverso goccioline infette o oggetti contaminati da secrezioni naso-faringee, facile il contagio in ambienti e comunità chiuse, nonché in ambito familiare. I sintomi principali sono rappresentati da insorgenza brusca di iperpiressia uguale o superiore a 39° C, malessere generalizzato, cefalea, mialgie e astenia diffusa e interessamento dell’apparato respiratorio.
Cenni epidemiologici
L’epidemiologia dell’influenza è caratterizzata da lunghi periodi interpandemici, il cui intervallo è molto variabile nell’arco di un secolo. Tale andamento coincide con la circolazione di nuovi virus, da alcune varianti maggiori di uno dei tre virus influenzali: quello di tipo A. Il virus di tipo B, tipico dell’uomo, non da origine a varianti pandemiche, anche se può causare epidemie , mentre il virus C, di più recente scoperta, non provoca infezioni clinicamente significative. La presenza delle varianti virali del ceppo A sono influenzate da condizioni climatiche stagionali, ad esempio nel nostro emisfero gli inverni rigidi e secchi.
Le epidemie A sono in genere più diffuse e gravi, per il maggior impatto sulla popolazione rispetto alle epidemie B, molte epidemie sono anche provocate dalla diffusione contemporanea di virus A e B.
Ogni anno mediamente sono coinvolte centinaia di milioni di persone, le cui complicanze nelle persone anziane raggiungono una mortalità fino all’80% dei casi; mortalità dovuta non solo all’influenza e alle polmoniti, ma anche alle malattie cardio-polmonari e ad altre malattie croniche che possono essere conseguenti all’influenza.
Per fronteggiare l’impatto socio-sanitario ed economico di questa malattia, l’OMS ha messo a punto dal 1950 un programma, il “Who Influenza Programme”, con lo scopo di monitorare la situazione mondiale, prevedere di anno in anno il rischio epidemico e valutare quali nuove varianti di virus debbano essere utilizzate nell’allestimento dei vaccini per la stagione successiva.
A livello Europeo, dal 1995 è stato creato l’European Influenza Surveillance Scheme (EISS). Tale sistema di sorveglianza è basato su una rete di medici di medicina generale e su laboratori di virologia nazionali per la tipizzazione dei ceppi isolati. A livello italiano è attiva dal 1° novembre 1999 una rete di sorveglianza nazionale (InfluNet) in grado di fornire rapporti settimanali all’EISS, con sede centrale presso l’Università di Genova.
Caratteristiche del vaccino
Sono disponibili contro l’influenza i seguenti tipi di vaccino:
- Vaccino tipo split, coltivato in uova, purificato e inattivato, costituito da virus frammentati e contenente antigeni
- Vaccino a subunità, sono utilizzate soltanto le glicoproteine di superficie del virione (emoagglutinina e neuraminidasi)
- Vaccino inattivato-antigene di superficie adiuvato; costituito dagli antigeni di superficie dei ceppi A e B dei myxovirus influenzali, coltivati in uova embrionate di pollo, inattivati ed altamente purificati, adiuvati (in cui gli antigeni del virus sono formulati insieme a virosomi o con emulsione con olio di squalene MF59).
Per ogni vaccino la composizione antigenica ed i ceppi per la stagione in corso nell’Emisfero Nord, sono stabiliti dall’OMS e dalla Commissione della Comunità Europea.
Le quantità antigeniche standardizzate per ciascun ceppo virale presente nel vaccino dovranno contenere una quantità di emoagglutinina pari a 15 mcg per ceppo e per dose di vaccino, con limite fiduciario non inferiore a 12 mcg.
Calendario vaccinale
Da 6 mesi a 35 mesi 0,25 ml (mezza dose) di vaccino split o subunità
da 3 anni a 9 anni 0,5 ml (una dose) di vaccino split o subunità
Bambini > 9 anni e adulti: 0,5 ml (una dose) di vaccino
La vaccinazione deve essere ripetuta ogni anno, il periodo ottimale è dalla metà di ottobre fino alla fine del mese di dicembre.
I bambini di età inferiore a 9 anni, se vaccinati per la prima volta, devono ricevere due dosi a distanza di un mese.
Le categorie di soggetti a cui offrire la vaccinazione antinfluenzale così come riportate ormai da anni da diverse Circolari Ministeriali e Regionali, sono le seguenti:
- soggetti al di sopra dei 65 anni
- soggetti in età infantile ed adulta affetti da:
- malattie croniche debilitanti a carico dell’apparato respiratorio, circolatorio, uropoietico
- malattie degli organi emopoietici
- diabete ed altre malattie dismetaboliche
- sindromi da malassorbimento intestinale
- fibrosi cistica
- altre malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi
- patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
- soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo
- personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio
- bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
Risposta immunitaria
La vaccinazione garantisce un’efficacia pari a oltre il 70% nel prevenire l’influenza o le complicanze ad essa correlata; la durata della protezione è in genere breve, solitamente è di 6-12 mesi (protezione più breve per vaccini split o a subunità, protezione più lunga per i vaccini adiuvati).
La presenza dell’adiuvante potenzia la risposta immunitaria agli antigeni influenzali, rispetto a quella dei vaccini senza adiuvante, soprattutto nei soggetti di età più avanzata.
Modalità di somministrazione
Il vaccino va somministrato per via intramuscolare nel deltoide in tutti i soggetti di età superiore ai 9 anni.
Modalità di conservazione
Il vaccino va conservato a temperatura tra +2°C e +8°C, protetto dalla luce e non va congelato.
A tale temperatura il vaccino ha una validità di 12 mesi.
In caso di shock termico, la stabilità è di seguito riportata, senza influire sulla normale data di scadenza:
9° - 21°C max 2 sett.
22° - 25°C max 1 sett.
26° - 37°C max 2 gg.
> 37°C max 1 gg.
Controindicazioni
Per quanto concerne le controindicazioni generali si rimanda al relativo capitolo.
Relativamente invece alle controindicazioni specifiche si segnalano:
- lattanti al di sotto dei sei mesi, per l’elevata incidenza di reazioni febbrili in questo gruppo di età
- soggetti che abbiano manifestato reazioni anafilattiche alle proteine dell’uovo o ad altri componenti del vaccino, a meno di una attenta valutazione dei benefici in confronto ai possibili rischi e tenendo conto della possibilità di ricorrere, in caso di effettiva necessità, alla chemioprofilassi con agenti antivirali; qualora la vaccinazione sia ritenuta necessaria, va somministrata in ambiente protetto ed è più opportuno utilizzare i vaccini a subunità
- soggetti che hanno sviluppato severe reazioni al vaccino in passato
- soggetti che hanno manifestato sindrome di Guillain-Barrè entro sei settimane dalla somministrazione di vaccino antinfluenzale.
La condizione di sieropositività per HIV non costituisce di per sé una controindicazione alla somministrazione della vaccinazione antinfluenzale. Nei soggetti positivi con bassi valori di linfociti CD4+, la somministrazione del vaccino potrebbe non evocare una risposta anticorpale a titoli considerati protettivi. Una seconda dose di vaccino a questi soggetti non migliora la risposta anticorpale in modo sostanziale. Non sono stati dimostrati incrementi sostanziali della replicazione virale, deterioramento della coorte dei linfociti TCD4+ e progressione verso l’AIDS in persone HIV positive sottoposte a vaccinazione.
Precauzioni
La vaccinazione antinfluenzale deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Persone con alterazioni dell'immunocompetenza per effetto di trattamenti immunosoppressori possono rispondere in maniera non ottimale alla vaccinazione antinfluenzale; pertanto sarebbe opportuno, quando possibile, differire la vaccinazione finché non sia trascorso almeno un mese dall'interruzione del trattamento. E' comunque opportuna una attenta valutazione del rischio di contrarre un'infezione influenzale, che in tali persone potrebbe avere un decorso più serio e complicato che in altri, rispetto al rischio di una risposta sub-ottimale.
Il trattamento con cortisonici per uso locale o per uso sistemico a basso dosaggio non costituisce un motivo per differire la vaccinazione antinfluenzale.
Nei soggetti con malattie auto immuni il vaccino antinfluenzale va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio.
Somministrazione simultanea di più vaccini
In linea generale i vaccini inattivati, quali il vaccino antinfluenzale, non interferiscono con la risposta immune ad altri vaccini inattivati o viventi attenuati. Bambini ad alto rischio di complicazioni per influenza possono ricevere, se necessario, il vaccino antinfluenzale insieme con altri vaccini obbligatori e raccomandati, in sedi corporee e con siringhe diverse.
Negli adulti ad alto rischio di complicazioni e negli anziani, è possibile effettuare la vaccinazione antinfluenzale contemporaneamente ad altre vaccinazioni, in particolare con quella antipneumococcica, le cui indicazioni sono sostanzialmente le stesse dell'antinfluenzale.
Mentre la vaccinazioni antinfluenzale va ripetuta annualmente, per l'antipneumococcica è indicata, per i soggetti a maggior rischio, una dose di richiamo dopo almeno cinque anni.
Reazioni indesiderate al vaccino antinfluenzale
I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni.
Le persone vaccinate dovrebbero essere ragguagliate sul fatto che, particolarmente nella
stagione fredda, infezioni respiratorie e sindromi con sintomatologia di tipo influenzale possono essere provocate da molteplici agenti batterici e virali, nei cui confronti il vaccino antinfluenzale non può avere alcuna efficacia protettiva.
Gli effetti collaterali riferiti più frequentemente dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale consistono in reazioni locali: dolore, eritema, tumefazione nel sito di inoculo.
Altre reazioni indesiderate riferite con frequenza, soprattutto in persone mai vaccinate in
precedenza, consistono in malessere generale, febbre, mialgie, con esordio da 6 a 12 ore dalla somministrazione della vaccinazione, e della durata di 1 o 2 giorni.
Segnalate anche reazioni allergiche del tipo ipersensibilità immediata (orticaria, angioedema, asma), soprattutto in persone con ipersensibilità nota alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino.
Sono stati riferiti, dopo vaccinazione antinfluenzale, altri eventi avversi quali trombocitopenia transitoria, nevralgie, parestesie, disordini neurologici. La correlazione causale tra la somministrazione di vaccino antinfluenzale e tali eventi non è stata dimostrata. In particolare, non è stata dimostrata l'associazione tra i vaccini antinfluenzali correntemente in uso ed aumento della frequenza della sindrome di Guillain Barrè, che presenta invece una associazione con diverse malattie infettive, tra cui la stessa influenza, le infezioni da Campylobacter jejuni, e molte infezioni delle prime vie aeree.
Conclusioni
L’efficacia della vaccinazione nel prevenire l’influenza e le sue complicanze, costituisce la principale arma a nostra disposizione per combattere l’influenza.
Il Piano Sanitario Nazionale prevede una copertura vaccinale contro l’influenza per la popolazione al di sopra dei 65 anni del 75% (percentuale raggiunta in provincia di Bergamo).
20 GENNAIO 2002. AGGIORNATO AL 20 LUGLIO 2007
COME SI MANIFESTA UNA MENINGITE?
La meningite acuta può presentarsi con due quadri predominanti: una forma acuta con shock improvviso e alterazione dello stato di coscienza associata ad anomalie della coagulazione (che si manifestano sulla cute sotto forma di “petecchie” che sono delle piccole macchie di colore rosso intenso che non scompaiono con la pressione contrariamente a quanto avviene per tutti i tipi di macchie da malattie dei bambini o da allergia) che può avere un esito tragico, se non viene immediatamente intrapresa terapia antibiotica, entro 24 ore ed una forma più lenta preceduta da manifestazioni generali simil-influenzali con disturbi a carico dell’apparato respiratorio o intestinali.
I sintomi presenti più frequentemente oltre a quelli generali comuni a qualsiasi influenza o infezione virale come febbre, dolori muscolari, scarso appetito, tachicardia, dolori muscolari ed ossei sono:
macchie diffuse come petecchie o di altro tipo e segni della infiammazione delle meningi (una specie di sacchetto che contiene il cervello) che si manifestano con “rigidità nucale” che si evidenzia con alcune semplici manovre: dolore alla estensione della gamba dopo aver flesso l’anca sul bacino (segno di Kernig) e flessione involontaria delle ginocchia e delle anche dopo aver sollevato il capo facendo stare il paziente in posizione supina (segno di Brudzinski).
Purtroppo nel bambino piccolo sotto i due anni questi segni possono essere assenti.
Altri segni e sintomi che possono indicare una meningite sono: mal di testa (che è spesso presente anche solo in concomitanza della febbre ma che, in assenza di meningite si risolve dopo che la febbre è passata o la temperatura corporea si è ridotta), vomito a digiuno (anche questo sintomo si presenta in occasione di febbre nei bambini piccoli o accompagna una infezione gastrointestinale quale quella che sta tenendo a casa molte famiglie liguri), fontanella “bombata”, cioè sporgente in fuori, alterazione dello stato di coscienza con irritabilità o torpore.
Può essere presente anche fotofobia (la luce dà fastidio) anche se ricordiamo che anche questo disturbo, come la febbre, la cefalea, il vomito, i dolori muscolari ecc. possono essere presenti in qualsiasi episodio febbrile del bambino.
Dopo aver letto queste poche righe probabilmente avrete un certo stato di agitazione e di ansia che, a dire il vero, viene anche ai medici quando leggono o scrivono, come il sottoscritto, di certe patologie. Cercate comunque di valutare non quanta febbre ha il bambino ma lo stato generale, l’umore ed il comportamento del bambino che sarà chiaramente alterato se la febbre è alta ma dovrebbe tornare normale, o quasi, quando la febbre scende. Esistono situazioni, come la sesta malattia (detta anche febbre dei tre giorni), in cui la febbre è alta, sui 40° C, scende poco con l’antipiretico ma il bambino appare, tutto sommato, in discrete condizioni generali. Se il bambino appare, anche in assenza di febbre molto irritabile e lamentoso e molto diverso dal solito (e chi meglio di voi genitori conosce il proprio figlio) soprattutto se sono presenti disturbi particolari come fontanella tesa, strabismo acuto o convulsioni è giusto cercare immediatamente conforto nel medico. (Vedete anche articoli precedenti sulla febbre).
VACCINO ANTI MORBILLO E ORTICARIA
DOMANDA:
Dovrei fare il vaccino per il morbillo rosolia e parotite a mia figlia di quasi 14 anni. Nel 2001 ha avuto per la prima volta un episodio di orticaria gigante, la cui causa non è mai stata trovata. Il problema ricompare (circa una volta l'anno) a mio parere in occasioni di tipo influenzale, e ai primi sintomi tamponiamo con 3 pastiglie di Bentelan, bloccando in questo modo l'espandersi dell'orticaria.
Vorrei sapere se la vaccinazione di cui sopra potrebbe scatenarle l'orticaria e se, dovendo poi subito dopo darle il cortisone, si farebbe comunque la difesa contro tali malattie?
Grazie
RISPOSTE:
- Mi pare che sia difficile prevedere una reazione di tipo allergico al vaccino MPR con una storia di orticaria di incerta eziologia. D'altra parte l'unica cointroindicazione vera al vaccino è una pregressa reazione grave alle proteine dell'uovo (che la mamma non cita). E lo stesso vaccino MPR può determinare una reazione allergica grave molto raramente (1-5 casi ogni 100.000 dosi di vaccino somministrate).
Se si tratta di una prima somministrazione di MPR, direi che la vaccinazione è sicuramente vantaggiosa.
Se dovessere verificarsi una reazione allergica al vaccino e se si dovesse ricorrere ad una terapia cortisonica, è corretto suggerire, nel tempo, un rubeo test (che comunque è necessario in tutti i vaccinati prima di una gravidanza) per valutare la permanenza di una adeguata risposta anticorpale. (Igienista)
- penso sia utile tenere presente che per l'utilizzo di vaccini a virus viventi ed attenuati in soggetti in trattamento con corticosteroidi a dosi medio-basse, come ben sapete, vi sono alcune regole generali che non controindicano la vaccinazione.
Nel caso specifico poi si sta ragionando in termini probabilistici su un'eventuale comparsa di orticaria. Comunque anche fosse necessario "tamponare" con 3 pastiglie di Bentelan, non avendo il soggetto una malattia che si associa ad immunodepressione, la risposta immunitaria non dovrebbe essere molto differente da quellanormale.
Concordo quindi con voi sul vantaggio della vaccinazione e sul fatto che nel tempo potrà essere fatto un controllo sierologico. (Igienista)
- Chiederei se dopo la prima dose ha avuto reazioni di tipo allergico. E, ovviamente, se la mamma fosse molto titubante, le direi che, in realtà, anche una sola dose di vaccino è, in genere, sufficiente per dare una protezione verso le tre malattie di lunga durata (anche se è necessario effettuare, in età fertile, il rubeo test).
4) io non porrei controindicazioni alla vaccinazione, sia come prima somministrazione ma anche come richiamo. Non riferendo un quadro di anafilassi non appare neppure indicata vaccinazine in ambiente protetto. La sporadicità degli episodi di orticaria, in corso di episodi simil-influenzali può far pensare ad un meccanismo o da immunocomplessi circolanti, se non è associato ad uso di farmaci, o ad attivazione aspecifica del complemento con effetto anafilattogeno. In tal caso anche la vaccinazione potrebbe determinare un meccanismo simile, ma essendo una sola ipotesi ciò non controindica la vaccinazione. Potrebbe anche essere sufficiente una terapia antiistaminica associata a cortisone a basso dosaggio ( se necessario). (Allergologa)
Vaccinazioni
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