William Shakespeare

 

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  • William Shakespeare

     

    William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, battezzato il 26 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) è considerato uno dei più importanti drammaturghi di sempre.

    Le date riportate, di battesimo e di morte, seguono il calendario giuliano. Secondo il calendario gregoriano, Shakespeare fu battezzato il 6 maggio e morì il 3 maggio. La data di nascita presunta è il 23 aprile 1564, ma l'argomento è ancora dibattuto tra gli esperti.

    Delle sue opere ci sono pervenuti circa 38 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi.

    Benché fosse già molto popolare in vita, divenne enormemente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi ed importanti personaggi dei secoli seguenti; è spesso considerato inoltre il poeta rappresentativo del popolo inglese.William Shakespeare

    Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile collocare con sufficiente certezza l'epoca di composizione della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni compresi tra il 1588 e il 1612. Considerato uno dei pochi scrittori capaci di eccellere sia nelle tragedie sia nelle commedie, fu uno dei pochi drammaturghi della sua epoca capace di combinare il gusto popolare con una complessa caratterizzazione dei personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità filosofica.

    Le sue opere sono state tradotte nelle maggiori lingue e inscenate in tutto il mondo. Inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nella lingua quotidiana inglese. Negli anni, molti studiosi si sono interessati alla vita di Shakespeare, portando alla luce questioni riguardo alla sua sessualità e religiosità.

         

     Biografia 

    La mancanza di notizie biografiche su William Shakespeare è stata a lungo oggetto di dibattito fin dal XVIII secolo, tanto da far ipotizzare l'attribuzione delle opere a diversi autori. Lo studioso settecentesco George Steevens affermava come le uniche cose certe sul Bardo fossero il suo luogo di nascita e morte e poche altre informazioni anagrafiche. Nei secoli seguenti, tuttavia, sono emersi tali e tanti documenti al riguardo da poter scartare le ipotesi più fantasiose e da far affermare a Samuel Schoenbaum, uno dei suoi più recenti biografi, che della sua vita ormai si conosce più d'ogni altro drammaturgo suo contemporaneo.

     I primi anni 

     

    Shakespeare visse a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, un periodo in cui si stava realizzando il passaggio dalla società medioevale al mondo moderno. Nel 1558 sul trono del regno era salita Elisabetta I d'Inghilterra, inaugurando un periodo di fioritura artistica e culturale che da lei prese il nome.

    Documentata al giorno 26 aprile 1564 è la data di battesimo di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon, in Inghilterra, figlio di John Shakespeare, fabbricante di guanti, proveniente da una famiglia di contadini e piccoli proprietari terrieri (yeomen) del Warwickshire, e di Mary Arden, figlia del nobile Robert Arden di Wilmcote, nella cui tenuta il nonno del Bardo, Richard Shakespeare, era mezzadro. Non è documentata la data di nascita che tradizionalmente si suppone sia avvenuta tre giorni prima, il 23 aprile, giorno in cui si festeggia San Giorgio, patrono dell'Inghilterra. Shakespeare fu il terzo di otto figli.

    Suo padre, persona di discreta importanza nel suo paese, negli anni seguenti cadde in disgrazia: fu sottoposto ad indagine per aver partecipato al mercato nero della lana, ed in seguito perse la sua posizione di funzionario locale (nel 1568 aveva assunto la carica di balivo). Esistono alcuni indizi che entrambi i rami della famiglia avessero simpatie per la Chiesa Cattolica Romana.

    Sebbene non siano sopravvissuti i registri scolastici di questo periodo, molti biografi concordano che Shakespeare frequentò la King's New School, la "grammar school" locale distante circa quattrocento metri dalla sua casa. Le grammar school - paragonabili per fascia d'età alla nostra scuola secondaria - variavano per qualità durante l'età elisabettiana, ma il programma di studi era imposto per legge in tutta l'Inghilterra ed era centrato sullo studio del latino e dei classici.

    Il 27 novembre 1582, all'età di diciotto anni, sposa a Stratford Anne Hathaway, di otto anni più anziana. Il matrimonio, testimoniato da Fulk Sandalls e John Richardson, considerata la data di nascita della prima figlia, è probabile che sia stato affrettato dalla gravidanza della sposa.

    Il 26 maggio 1583 la prima figlia di Shakespeare, Susannah, venne battezzata a Stratford. Due anni dopo, il 2 febbraio 1585, vennero battezzati due gemelli: un maschio, Hamnet, e una femmina, Judith. La figlia di Judith e del vinaio Thomas Quinley, Elisabeth, sarà l'ultima discendente della famiglia.

     

    Gli anni perduti 

     

    Dal battesimo dei due gemelli fino alla comparsa di Shakespeare sulla scena letteraria inglese, non si dispongono di altri documenti, a causa di ciò gli studiosi si riferiscono al periodo tra il 1585 e il 1592 come agli "anni perduti".

    Il tentativo di spiegare questo periodo ha dato vita a numerose supposizioni e fantasie; spesso nessuna prova suffraga queste storie se non le dicerie raccolte dopo la morte del drammaturgo.

    Nicholas Rowe, il primo biografo di Shakespeare, riporta una leggenda di Stratford secondo la quale Shakespeare abbandonò la città, rifugiandosi a Londra, per fuggire ad un processo causato dalla caccia di frodo di un cervo. Un altro racconto del diciottesimo secolo riporta che Shakespeare iniziò la sua carriera teatrale badando ai cavalli dei clienti dei teatri di Londra. John Aubrey riportò che Shakespeare divenne un insegnante di campagna. Alcuni studiosi moderni hanno suggerito la possibilità che Shakespeare sia stato assunto come insegnante da Alexander Hoghton di Lancashire, un proprietario terriero cattolico che cita un certo "William Shakeshafte" nel suo testamento.

     L'ascesa al successo 

    Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di Shakespeare in ambito teatrale. Sappiamo che sue opere sono già state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di Pembroke e del Sussex; si ha notizia, inoltre, della rappresentazione il 3 marzo 1592 della prima parte dell'Enrico VI.

    La fama di Shakespeare era in ascesa vertiginosa, tanto da attirarsi le gelosie dei colleghi più anziani. Proprio in quest'anno Robert Greene gli dedicò la celebre invettiva:

         

          « an upstart Crow, beautified with our feathers, that with his Tygers hart

          wrapt in a Players hyde, supposes he is as well able to bombast out a

          blanke verse as the best of you: and beeing an absolute Johannes factotum,

          is in his owne conceit the onely Shake-scene in a countrey. »

     

          « Un corvo parvenu, abbellito dalle nostre piume, che con la sua "Arte di

          tigre nascosta da un corpo d'attore" ritiene d'essere capace quanto il

          migliore di voi di tuonare in pentametri giambici; ed essendo un

          faccendiere affaccendatissimo, è secondo il suo giudizio l'unico

          'Scuoti-scene' del paese »

          (Greene, in un opuscolo pubblicato il 3 settembre 1592)

     

    Negli anni 1593-94, a causa di una epidemia di peste, i teatri inglesi rimasero chiusi. Shakespeare, in questo periodo, pubblicò i due poemi Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia. Dal 1594 entra nella compagnia dei "servi del Lord Ciambellano" (The Lord Chamberlain's Men), della quale facevano parte Richard Burbage e William Kempe.

    Nel 1596 muore il figlio maschio (Hamnet) che fu sepolto l'11 agosto 1596. A causa della somiglianza fra i nomi, alcuni sospettano che la sua morte abbia ispirato l'Amleto, benché in verità questa tragedia sia stata scritta probabilmente quattro anni dopo e, d'altra parte, il nome Hamnet o Hamlet fosse a quei tempi piuttosto comune. Shakespeare lo aveva probabilmente imposto al figlio come segno di rispetto per il padrino di battesimo, che appunto si chiamava Hamnet, come risulta dai registri parrocchiali.

    Sempre nel 1596, il padre di Shakespeare, John, ottiene il diritto di fregiarsi di uno stemma e del titolo di gentleman per sé e per i suoi discendenti, il motto scelto è "Non sanz droict", "Non senza diritto".

     

    Nel 1597 William comprò da William Underhill per sessanta sterline una residenza a Stratford, The New Place, composta da "due granai, due giardini, due frutteti, con annessi". La casa, la più grande di Stratford a quei tempi, era stata infatti costruita da un eminente cittadino della generazione precedente, Sir Hugh Clopton.

    Quest'acquisto testimonia il notevole guadagno che Shakespeare aveva ottenuto con la sua attività teatrale.

    Gli uomini del re

    Per il 1598 Shakespeare si era trasferito nella diocesi di St. Helen's Bishopgate. Francis Meres pubblica il Palladis Tamia dove parla di "un Ovidio risorto nel mellifluo Shakespeare", e aggiunge che tra gli inglesi è il migliore sia nella tragedia sia nella commedia, citando i titoli di molte sue opere. In quello stesso anno partecipò come attore alla rappresentazione di Every Man in his Humour di Ben Jonson, nella parte di Kno'well, un vecchio gentiluomo; nell'in-folio delle opere di Jonson del 1616, Shakespeare compare infatti in cima alla lista degli attori, lo stesso in-folio ci informa dell'anno di rappresentazione.

    Shakespeare divenne azionista (circa del 10%) della compagnia teatrale di cui faceva parte, conosciuta come The Lord Chamberlain's Men - la compagnia prendeva il nome, come altre di quel periodo, dal suo sponsor aristocratico. Essa, soprattutto grazie all'opera di Shakespeare, era talmente popolare da far si che, dopo la morte di Elisabetta I e l'incoronazione di Giacomo I (1603), il nuovo monarca adottasse la compagnia che si fregiò così del titolo di The King's Men (Gli uomini del re) nella quale Shakespeare ricoprì il ruolo di amministratore, oltre a quelli di drammaturgo e attore. Vari documenti che registrano affari legali e transazioni economiche mostrano che la ricchezza di Shakespeare si accrebbe di molto nei suoi anni londinesi.

     Il ritorno a Stratford 

    Intorno al 1611 si ritirò nella sua città natale, Stratford. L'11 settembre "Mr. Shackspere" figura sulla lista dei contribuenti che dovranno pagare l'imposta per la manutenzione delle strade reali.

    Nel maggio del 1612 Shakespeare venne convocato a Londra per testimoniare nella causa "Mountjoy-Bellott", che opponeva due fabbricanti di parrucche londinesi, Christopher Mountjoy e il genero Stephen Bellott. Gli atti del processo sono giunti fino ai nostri giorni, al termine di quelli che contengono la deposizione di Shakespeare è presente la sua firma.

    Nel marzo del 1613 Shakespeare acquistò una casa a Londra per 140 sterline (di cui 80 in contanti), si tratta dell'ex portineria dell'abbazia dei Frati Neri (Blackfriars), dunque non lontano dall'omonimo teatro.

    Nel novembre 1614 trascorse a Londra diverse settimane insieme al suo genero

    John Hall.

     

    La morte

     

    Il 25 marzo 1616 Shakespeare fa testamento: la maggior parte delle sue sostanze va alla figlia Susanna e al marito; all'altra figlia, Judith, lascia alcune somme in denaro con clausole cautelative; alla moglie viene lasciato "l'usufrutto della seconda camera da letto" nella casa a New Place; lascia poi oggetti e piccole somme per l'acquisto di anelli ricordo a conoscenti di Stratford e agli attori Richard Burbage, John Heminge e Henry Condell.

    Shakespeare muore il 23 aprile del 1616, e viene seppellito nel coro della chiesa parrochiale di Stratford "Holy Trinity". Restò sposato ad Anne fino alla morte. A proposito della sua morte Richard Davies scrisse: "He died a papist" (morì da cattolico), la frase potrebbe confermare la circostanza che egli fosse cattolico o indicare una sua successiva conversione al cattolicesimo.

    L'epitaffio sulla sua tomba recita:

         

          « Good frend for Iesvs sake forbeare,

          To digg the dvst encloased heare.

          Blest be ye man yt spares thes stones,

          And cvrst be he yt moves my bones. »

         

           « Cura, dolce amico nell’amore di Gesù,

          di smuovere la polvere qui contenuta.

          Benedetto colui che custodisce queste pietre.

          E maledetto colui che disturba le mie ossa »

         

    Il monumento funebre fu realizzato alcuni anni dopo la morte del Bardo da uno scultore olandese, ed è uno dei pochi ritratti attendibili che siano giunti fino a noi. Curiosamente Shakespeare è morto lo stesso giorno del grande scrittore spagnolo Miguel de Cervantes.

     

     L'Opera 

     

    Fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia), Shakespeare non si è mai curato di dare alle stampe le proprie opere; d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo: le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie rivali i propri copioni. Le opere di Shakespeare oggi in nostro possesso si basano quindi su copie illegali, spesso malandate, dell’epoca (i cosiddetti bad Quartos) e soprattutto sulle edizioni in-folio pubblicate dopo la sua morte. La prima e la più importante di queste è quella stampata nel 1623 dai suoi amici John Heminge e Henry Condell (Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies). L’in-folio comprende trentasei opere teatrali suddivise per categoria: commedie, drammi storici, tragedie.

     Cronologia delle opere 

     

    La cronologia delle opere di Shakespeare è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto dagli studiosi. Di certo sappiamo che Shakespeare inaugurò la sua carriera teatrale e pubblica con la prima parte di un dramma storico, l'Enrico VI. Esclusi rari come questo, si è proceduto all'identificazione della data di composizione tramite due canali: considerazioni stilistiche e richiami presenti in documenti del tempo. L' opera poetica e drammaturgica di Shakespeare costituisce una parte fondamentale della letteratura occidentale, è continuamente studiata e rappresentata in ogni parte del globo. Per ciò che riguarda i testi teatrali, per la loro natura di opere destinate alla rappresentazione pubblicate fortunosamente, non possono essere considerati alla stessa stregua di testi letterari, ma tutt'al più copioni, strumenti dell'arte mutevole della recitazione. Non a caso (e con poche eccezioni filologiche), è tuttora costume di ogni rappresentazione scespiriana di adattare, volta per volta, il testo alle necessità sceniche, operando tagli o omettendo intere scene. Ognuno dei drammi può essere considerato come la fotografia di un determinato momento nella elaborazione di uno spettacolo, condizionato da molti fattori, nel quale il ruolo di Shakespeare fu non solo quello del fornitore di copioni originali o magistralmente riscritti, ma spesso anche dell'organizzatore teatrale e dell'impresario, attento ai mutevoli gusti del pubblico e pronto ad adattare ogni scena alle necessità del momento, ai vincoli della censura o al particolare talento di un attore.

     

     Opere teatrali

     Le Tragedie

            Romeo e Giulietta

            Macbeth

            Re Lear

            Amleto

            Otello

            Tito Andronico

            Giulio Cesare

            Antonio e Cleopatra

            Coriolano

            Troilo e Cressida

            Timone di Atene

     Commedie

            La commedia degli errori

            Tutto è bene quel che finisce bene

            La dodicesima notte

            Come vi piace

            Sogno di una notte di mezza estate

            Molto rumore per nulla

            Misura per misura

            La tempesta

            La bisbetica domata

            Il mercante di Venezia

            Le allegre comari di Windsor

            Pene d'amore perdute

            I due gentiluomini di Verona

            Pericle principe di Tiro

            Cimbelino

            Il racconto d'inverno

     Drammi storici

            Riccardo III

            Riccardo II

            Enrico VI, parte I

            Enrico VI, parte II

            Enrico VI, parte III

            Enrico V

            Enrico IV, parte I

            Enrico IV, parte II

            Enrico VIII

            Re Giovanni

     

    La suddivisione in "tragedie" o "commedie" è comunque parzialmente inesatta.

    Questa distribuzione nasce dall'ordine dato alle opere nel "First Folio", letteralmente primo in-folio. Oggi, gli studiosi aggiungono a queste categorie quella di "romances" o "drammi romanzeschi" (Cimbelino, Il racconto d'inverno, Pericle, principe di Tiro, La tempesta), che racchiudono un'atmosfera fiabesca e romanzesca tipica delle ultime opere shakespeariane.

     

    Collaborazioni teatrali

      I due nobili cugini - pubblicato nel 1634, Shakespeare collaborò con il   drammaturgo John Fletcher per la composizione di questo dramma.

      Tommaso Moro - Shakespeare forse ha scritto parte della scena VI di questo   dramma, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e   stampato soltanto nel 1814.

      Probabilmente anche l'Enrico VIII è stato scritto in collaborazione con John   Fletcher.

      Edoardo III L'opera non è presente nell'in-folio del 1623, ma probabilmente   almeno la seconda scena del primo atto e l'intero atto II sono di Shakespeare.

      Scritta entro il 1595 e pubblicata l'anno seguente.

     Opere di incerta attribuzione

      Love's Labour's Won (Pene d'amor conquistato) Un documento del tardo XVI   secolo elenca quest'opera tra quelle recenti di Shakespeare, ma non si ha   traccia di alcuna commedia con questo titolo. Potrebbe trattarsi del titolo   alternativo di una delle commedie sopra elencate, come "Pene d'amor perduto"; è invece improbabile che si tratti di "Tutto è bene quel che finisce bene".

      Cardenio - Pare che Shakespeare abbia collaborato con Fletcher anche per   un'altra opera, Cardenio, ora perduta, basata su un episodio di Don Chisciotte.

      Elegia Funebre di W.S. Alcuni studiosi hanno valutato recentemente questa   elegia opera di Shakespeare, altri invece pensano che lo stile dell'elegia sia   incompatibile con quello shakespeariano.

      Lamento di un'innamorata Poemetto probabilmente apocrifo pubblicato in   appendice ai Sonetti.

     

      Alla regina Dedica attribuita a Shakespeare

      Per un periodo fu pensato sulla base dell'evidenza ricercata da Don Foster che   Shakespeare scrisse una elegia funebre per William Peter. Ad ogni modo la maggior parte degli studiosi adesso accettano che questo pezzo non fu scritto da Shakespeare.

     

    Opere non drammatiche 

      Venere e Adone

      Lo stupro di Lucrezia

      Sonetti

      La fenice e la tortora

      Il pellegrino appassionato

     

     Gli inizi e i primi drammi storici

     

    Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri alla stesura dei copioni per gli attori, nello stesso modo in cui oggi vengono realizzate le sceneggiature cinematografiche. La tragedia Tito Andronico (composta con molta probabilità tra il 1589 ed il 1593) è una di queste 'sceneggiature teatrali' scritta più mani, nella quale tuttavia l'apporto di Shakespeare, allora non ancora trentenne e all'inizio della sua carriera, fu senz'altro determinante, nonostante la paternità dell'opera sia stata a lungo messa in dubbio. Secondo un drammaturgo di fine seicento, «egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali». Aderente al genere della tragedia di vendetta che con la Spanish Tragedy di Thomas Kyd aveva avuto in quegli anni uno straordinario successo, l'opera si rifà a Seneca e Ovidio, mantenendo del primo la struttura tragica e del secondo un linguaggio e un tono elegiaco che rimandano alle Metamorfosi. L'impronta ovidiana era già evidente ai contemporanei, come il Meres, il quale afferma che «la dolce anima arguta di Ovidio vive nel mellifluo Shakespeare», e segnala già dall'inizio la sensibilità e la perizia di uno Shakespeare poeta drammatico, grande innovatore del teatro e della letteratura inglese ma costantemente ancorato a modelli classici. Quando il Titus fu pubblicato nel 1594, come molti altri drammi del periodo senza l'indicazione di un autore, era già stato rappresentato da piccole compagnie come i Derby's (o Lord Strange's) Men, i Pembroke's Men e i Sussex' Men.

     

    Allo stesso modo nascono i quattro drammi intorno al regno del Lancaster Enrico VI, i primi drammi storici della letteratura inglese. Enrico VI, parte I (composto tra il 1588 e il 1592), potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena (se non commissionata) da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi. Opere in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed (ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo), descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile[nb 22]. Una particolarità sostanziale nel Riccardo III, oltre alla grande quantità di anacronismi, è nel ruolo del re gobbo, che a differenza dei protagonisti degli altri drammi giganteggia sulla scena, pronunciando circa un terzo delle battute.

    Un'altra opera a cui Shakespeare collaborò (ma solo in piccola parte) fu il dramma mai rappresentato Sir Thomas More, incappato subito nella censura che ne impose tali e tanti tagli da renderne impossibile la rappresentazione. Stampato per la prima volta nel 1844, è un esempio della perizia degli uomini di teatro elisabettiani in questo genere di scrittura collaborativa, in cui, nonostante le diverse mani e le numerose revisioni e aggiunte, l'insieme ha una struttura coerente ricca di rimandi e di corrispondenze.

         

    La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591 (The Troublesome Reign of King John) e già utilizzato dai Queen's Men, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano.

     

     I drammi eufuistici 

     

    Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie (La bisbetica domata, La commedia degli errori, I due gentiluomini di Verona, Pene d'amore perdute, Sogno di una notte di mezza estate) e la tragedia Romeo e Giulietta. In tutti questi drammi è forte l'influenza dell'eufuismo, ed emerge un nuovo genere: la commedia italiana, ispirata ai testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni della penisola.

    In tutte queste opere, compresa la tragedia Romeo e Giulietta, è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, come strumenti espressivi. Il gioco di parole raffinato non è mai fine a sé stesso, ma inserito a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Esempi di un tale contrasto sono ravvisabili appunto anche in Romeo e Giulietta, dove gli stilemi del linguaggio sono utilizzati per sottolineare stati d'animo tutt'altro che giocosi (un esempio è la scena di Giulietta con la Balia, al momento di apprendere la notizia dell'esilio di Romeo).

     

     I poemi non drammatici

     

    Negli anni dal 1592 al 1594 a Londra infuriò la peste, provocando la chiusura dei teatri. Shakespeare, nell'attesa di riprendere la sua attività sul palcoscenico, scrive alcuni poemi, di diverso stile. Venere e Adone, pubblicato nel 1593, fu ristampato numerose volte ed ebbe un notevole seguito. Lo stupro di Lucrezia, registrato l'anno seguente, ebbe un successo molto inferiore. Negli anni seguenti Shakespeare continuò occasionalmente a scrivere poemi e sonetti, perlopiù diffusi nella cerchia delle sue amicizie.

    Nel 1609 l'editore Thomas Thorpe stampa senza il consenso dell'autore Sonnets, una raccolta di 154 sonetti di William Shakespeare. Scritti presumibilmente tra il 1593 e il 1595, i sonetti sono di una validità artistica tale che da soli basterebbero per assicurare a Shakespeare un posto rilevante nella storia della letteratura inglese.

     

    La critica ha suddiviso sommariamente la raccolta in due grossi tronconi: la prima parte è dedicata a un non meglio specificato "fair friend" (bell'amico, sonetti 1-126), la seconda ad una "dark lady" (donna bruna, misteriosa, sonetti 127-154); tra questi possiamo poi individuare la sequenza del "poeta rivale" (sonetti 76-86).

    Thorpe appose una dedica nell'opera in cui ringraziava l'autore e un fantomatico "begetter" (l'"ispiratore" dei versi della prima parte, ma per alcuni semplicemente il "procacciatore" della copia fraudolenta). Molto si è dibattuto e indagato per scoprire l'identità di questa persona; la critica storicamente si è divisa principalmente su due candidati: il Conte di Southampton Henry Wriothesly e William Herbert.

    I sonetti, trasfigurando nel mezzo letterario gli stati d'animo dell'autore, rappresentano l'unica opera autobiografica di Shakespeare; d'altra parte, come sottolineato da diversi critici, l'intera raccolta è da considerarsi anche come libro filosofico colmo di implicazioni meditative.

     

     Il secondo ciclo storico

     

    Nel 1594 Shakespeare trova una situazione per lui molto propizia. La peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, tra cui i celebri Queen's Men. Nascono nuove realtà teatrali che ne raccolgono i migliori talenti, e in una di queste, i "servi del Ciambellano" (The Lord Chamberlain's Men) egli prende parte come autore e azionista. La abilità del drammaturgo e uomo di teatro di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels (il maestro di cerimonie incaricato di supervisionare le opere rappresentate) gli assicurano in questo periodo una rapida ascesa al successo.

    Nacque per i Chamberlain's la seconda serie di drammi storici inglesi, il Riccardo II, le due parti dell'Enrico IV e Enrico V. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.

     

    Tragicommedie e commedie romantiche 

     

    Seguì un nutrito gruppo di commedie, caratterizzate per i toni a volte più scuri e propri di un tragicommedia come Il mercante di Venezia e Molto rumore per nulla, altre più leggere (e definite commedie romantiche): Come vi piace, La dodicesima notte, Le allegre comari di Windsor.

     

    Giulio Cesare e i drammi dialettici

     

    Ormai il drammaturgo è riconosciuto e famoso, e negli anni a cavallo tra i due secoli riesce ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità creative, facendo rappresentare al Globe moltissimi dei suoi drammi tra cui il Giulio Cesare, precursore di altre opere di argomento romano, e un nuovo tipo di tragedia: l'Amleto. Il problem play, dramma dialettico, segna un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali.

     

    La transizione è un passaggio definitivo, che influenzerà la produzione successiva, sia tragica (Troilo e Cressida) che dei drammi a lieto fine come Tutto è bene quel che finisce bene e Misura per misura.

     

    Le grandi tragedie

     

    Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese. Salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello (1604), Re Lear (1605), Macbeth (1606, omaggio alla dinastìa Stuart), e La tempesta (1611, che include tra l'altro una "maschera", interludio musicale in onore del re che assistette alla prima rappresentazione).

    Le tre ultime tragedie risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando casomai ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza, l'essere maturi (ripeness is all), come afferma Edgar nel quinto atto del Re Lear (parafrasando Amleto, the readiness is all). Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.

     

     I drammi d'argomento classico

     

    I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica, ricca di corrispondenze con la realtà britannica, ma con la possibilità di assumere una valenza universale. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano, non limitandosi a raccontare della tragedia privata dei protagonisti. Coriolano è occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù. Viene data voce ad una intera comunità (cittadini, servitori, senatori senza nome) come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia (fatta per bocca del misantropo Timone) della corruzione, del potere dell'oro, gialla carogna che farà diventare bianco il nero, bello il brutto.

     

     I drammi romanzeschi 

     

    Negli ultimi anni della produzione scespiriana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile. Il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequentava più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione.

    Shakespeare, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi". Nascono Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta, I due nobili cugini.

     

     L'ultimo dramma storico 

     

    Un discorso a parte merita Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali. La versione di Shakespeare (aiutato probabilmente da Fletcher) arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine.

     

     Debiti intellettuali e fonti

     

    Sterminata è la ricchezza delle fonti da cui Shakespeare ha tratto ispirazione.

    La grande maggioranza dei suoi lavori sono rielaborazioni di opere precedenti; inoltre, non rado è il caso in cui Shakespeare attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro. Oltre che per il tema delle sue opere, Shakespeare ha tratto spunti e materiale per i suoi dialoghi e monologhi da innumerevoli autori precedenti, tanto che Ralph Waldo Emerson, nel suo saggio su Shakespeare, scrisse:

          « Di fatto appare che Shakespeare aveva debiti in ogni direzione, ed era

          in grado di utilizzare qualunque cosa trovasse; e l'ammontare dei debiti

          si può inferire dai laboriosi calcoli di Malone riguardo alla parte I, II

          e III dell'Enrico IV, in cui, su 6043 versi, 1771 furono scritti da

          qualche autore precedente Shakespeare, 2373 da lui, sulle fondamenta

          posate dai suoi predecessori, e 1899 erano interamente suoi. »

     

    Fra le fonti di Shakespeare spiccano Plauto, Holinshed, Goffredo di Monmouth, Saxo Grammaticus, che gli offrono temi per i drammi storici, e anche per Re Lear e Amleto; poi Chaucer, Greene, tra i francesi Belleforest, ma sono molti anche gli autori italiani utilizzati come risorse e ispirazione: Giovanni Boccaccio, Ludovico Ariosto, Matteo Bandello, Baldassarre Castiglione, Giambattista Giraldi Cinzio,Torquato Tasso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che molte delle sue opere furono riscritture di allestimenti delle compagnie rivali (ad es: Amleto, Troilo e Cressida, Re Lear), o adattamenti di materiali di provenienza non teatrale alle esigenze della scena.

    Tra la moltitudine di fonti a cui ha attinto direttamente o indirettamente Shakesepare, è possibile individuare quattro filoni principali:

      Gli elisabettiani

    Il primo punto di riferimento sono evidentemente le opere dei     contemporanei, le opere teatrali, ma anche i romanzi e i poemi. Alcuni esempi di opere utilizzate come fonte d'ispirazione sono i romanzi Rosalynde di Thomas Lodge per Come vi piace; Pandosto o il trionfo del tempo di Robert Greene per Il racconto d'inverno; Arcadia di Philip Sidney per Re Lear, I due gentiluomini di Verona e Come vi piace.

    Alle opere originali degli autori del tempo vanno aggiunte tutte quelle opere di autori stranieri riproposte da autori inglesi, a loro volta ripresi da Shakespeare: ad esempio, è il caso del poemetto The tragical History of Romeus and Juliet di Arthur Brooke - riproposizione di una novella di Matteo Bandello - utilizzato da Shakespeare per Romeo e Giulietta; oppure del romanzo pastorale Diana Enamorada del portoghese Jorge de Montemayor, tradotto in inglese da Bartolomew Yong nel 1582, traduzione utilizzata da Shakespeare per I due gentiluomini di Verona e per Sogno di una notte di mezza estate.

      Gli storici Tudor

    Per i drammi storici la fonte principale sono le imponenti compilazioni     cronologiche degli storici Tudor.

    La prima opera utilizzata da Shakespeare per i suoi drammi storici fu The Union of the Two Noble and Illustre Families of Lancastre and Yorke (1542) di Edward Hall, tuttavia "ben presto Shakespeare avrebbe abbandonato l'opera di Hall a favore delle più ricche e pittoresche Chronicles of England, Scotland and Ireland di Raphael Holinshed". Oltre che ai drammi storici, queste cronache fornirono spunti importanti anche per Macbeth, Cimbelino e Re Lear. Sia Hall sia Holinshead hanno spesso attinto dalla Anglicae Historiae Libri XXVI (1534) dell'umanista italiano Polidoro Virgilio.

    Altre opere storiche certamente utilizzate da Shakespeare furono la Historia Regum Britanniae redatta in latino da Goffredo di Monmouth nel 1130 e poi ripresa da altri autori compreso Holinshed, utilizzata per Re Lear e Cimbelino, e le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus fonte principale dell'Amleto.

    La novellistica italiana

    Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella novellistica italiana, tuttavia è probabile che Shakespeare sia arrivato a conoscenza di tali storie solo attraverso la mediazione di traduzioni ed adattamenti francesi ed inglesi. Tra Quattrocento e Cinquecento spesso le novelle italiane seguirono un percorso che le portò a traduzioni in francese e da qui a traduzioni in inglese, presumibilmente solo queste ultime furono conosciute da Shakespeare.

    Le traduzioni o adattamenti inglesi delle novelle di Matteo Bandello furono utilizzate per Romeo e Giulietta, in Molto rumore per nulla e ne La dodicesima notte.

    Alcuni spunti del Decameron di Giovanni Boccaccio sono rintracciabili in Tutto è bene quel che finisce bene e nel Cimbelino.

    La traduzione inglese delle 100 novelle degli Hecatommithi di Giambattista Giraldi Cinzio servì a Shakespeare per alcuni elementi di Misura per misura e una novella in particolare fu la fonte principale dell'Otello

    Il Pecorone di Giovanni Fiorentino servì per Le allegre comari di Windsor e per Il mercante di Venezia.

    La novella Le piacevoli notti di Gianfrancesco Straparola servì anch'essa per Le allegre comari di Windsor.

    La traduzione inglese di George Gascoigne de I suppositi di Ludovico Ariosto servì per La bisbetica domata.

    Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa de La dodicesima notte.

    La traduzione inglese di Thomas Hoby de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione fu certamente letta da Shakespeare: "la figura delineata nell'opera fornì un modello ai gentiluomini dell'epoca; la visione della "dama di palazzo" come sua degna interlocutrice trova più di un'eco nei duetti tra Beatrice e Benedetto in Molto rumore per nulla".

    I classici greci e latini

    Shakespeare probabilmente non conosceva il greco, tuttavia aveva studiato il latino e letto i classici come Seneca alla King's New School di Stratford, non c'è da stupirsi pertanto che molti spunti delle sue opere provengono da autori antichi.

    Le Vite parallele di Plutarco fornirono la fonte principale del Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano e del Timone d'Atene; non conoscendo il greco è probabile che Shakespeare abbia utilizzato la traduzione di Thomas North Plutarch's Lives of the noble Grecians and Romans (Vite dei nobili greci e romani) stampata nel 1579 e nel 1595.

    I Menaechmi di Plauto servirono come spunto per La commedia degli errori e La dodicesima notte; la Mostellaria servì invece per La bisbetica domata.

    Le tragedie di Seneca fornirono alcuni elementi del Tito Andronico, ma anche più in generale un modello classico alle "tragedie di vendetta".

    Ovidio era il modello dichiarato dei due poemetti giovanili di Shakespeare, Venere e Adone e il Lo stupro di Lucrezia. Le Metamorfosi riecheggiano anche in Tito Andronico, La commedia degli errori, Le allegre comari di Windsor, Sogno di una notte di mezza estate (con la vicenda di Piramo e Tisbe), Troilo e Cressida e La tempesta.

     

     Identità e paternità

     

    I più recenti studi scespiriani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

    In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di:  Edward de Vere, 17° conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro. I sostenitori di questa ipotesi prendono il nome di oxfordiani; essendo de Vere morto nel 1604, essi assumono estremi di composizione delle opere differenti rispetto alla cronologia stratfordiana.

    William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de Vere.

    Francesco Bacone, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo.

    Christopher Marlowe, altro autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome.

    Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter Raleigh, forse in collaborazione con Bacone, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino della stessa regina Elisabetta I.

    Altre ipotesi sono state avanzate in seguito, tra cui quella sorta negli anni venti del XX secolo, che ha avuto una isolata reviviscenza negli anni '50, riguardo al linguista siciliano Michel Agnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza. Di recente ha avuto un limitato rilievo giornalistico ma, nel tempo, non ha mai goduto di riconoscimento e credibilità in campo accademico

     

    Nel cinema

     

    Le opere di William Shakespeare sono state rappresentate moltissimo anche sul grande schermo, sia in forma integrale sia come adattamenti. Le sue storie si sono rivelate nei secoli sempre attuali, sia che si parli d'amore o del potere, delle guerre inutili o della condizione esistenziale dell'uomo. Come nel teatro la ricerca di nuove forme espressive ha portato a regie originali e attualizzate, così nel cinema Shakespeare è stato riscritto, ambientato in ogni possibile epoca storica, sezionato e riproposto in forme diverse. Tuttavia, ci sono state grandi opere cinematografiche in cui le commedie o le tragedie sono presentate in una forma fedele all'originale, spesso riscuotendo un successo analogo.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    To me fair friend you never can be old,
    For as you were when first your eye I eyed,
    Such seems your beauty still: three winters cold,
    Have from the forests shook three summers' pride,
    Three beauteous springs to yellow autumn turned,
    In process of the seasons have I seen,
    Three April perfumes in three hot Junes burned,
    Since first I saw you fresh which yet are green.
    Ah yet doth beauty like a dial hand,
    Steal from his figure, and no pace perceived,
    So your sweet hue, which methinks still doth stand
    Hath motion, and mine eye may be deceived.
    For fear of which, hear this thou age unbred,
    Ere you were born was beauty's summer dead.

     

     

    Per me caro amico non puoi mai essere vecchio,

    perché come eri quando per la prima volta i miei occhi incontrarono il tuo sguardo,

    così sembra la tua bellezza ancora: tre inverni freddi,

    hanno dalle foreste scosso l’orgoglio di tre estati,

    tre meravigliose primavere l’autunno ha tinto di giallo,

    nel susseguirsi delle stagioni ho visto

    tre profumi d’aprile bruciarsi in tre caldi mesi di giugno,

    da quando ti vidi fresco, tu che sei sempre verde.

     

    Bellezza è come un’asta di gnomone –

    muove furtiva e passa impercepita;

    parendo indenne, la tua carnagione

    muta sotto la mia vista tradita.

    Tempo che timoroso nasci, ascolta:

    l’estate di bellezza ti è già tolta.

     

    William Shakespeare

 

Amleto
di William Shakespeare
RAPPRESENTATO PER LA PRIMA VOLTA NEL: 1601

PERSONAGGI:

AMLETO, Principe di Danimarca

CLAUDIO, Re di Danimarca, zio di Amleto

IL FANTASMA del re morto, padre di Amleto

GERTRUDE, la Regina, madre di Amento, ora moglie di Claudio

POLONIO, consigliere di stato

LAERTE, figlio di Polonio

OFELIA, figlia di Polonio

ORAZIO, amico e uomo di fiducia di Amleto

ROSENCRANTZ cortigiani, già compagni di scuola di Amleto

GUILDENSTERN

FORTEBRACCIO, Principe di Norvegia

VOLTEMAND consiglieri danesi, ambasciatori in Norvegia

CORNELIO

MARCELLO

BERNARDO guardie del Re

FRANCISCO

OSRIC cortigiano lezioso

REYNALDO servo di Polonio

Attori.

Un gentiluomo della corte.

Un prete.

Un becchino.

Il compagno del becchino.

Un capitano dell’esercito di Fortebraccio.

Ambasciatori inglesi.

Gentiluomini, gentildonne, soldati, marinai, messaggeri e gente del seguito

 

SCENA: Elsinore: la Corte e i suoi paraggi

 

RIASSUNTO

ATTO PRIMO

Scena prima

  • Bernardo, Francisco, Orazio e Marcello vedono il fantasma del re. Decidono di avvisare Amleto perché pensano che, mentre con loro lo spirito è muto, con il principe parlerà.
  • Orazio racconta che Amleto aveva ucciso Fortebraccio di Norvegia che, assieme alla vita, perse anche molte terre di conquista; il figlio del defunto, Fortebraccio, stava cercando con la guerra di riprendere le terre perdute dal padre.

Scena seconda

  • Il re invia Cornelio e Voltemand dal re di Norvegia, zio del giovane Fortebraccio, per avvisarlo dei progetti dle nipote.
  • Laerte chiede il permesso di tornare in Francia
  • Il re e la regina pregano Amleto di non andare a Wittemberg a studiare, e di restare in Danimarca. Il principe acconsente.
  • Orazio dice ad Amleto di aver visto il fantasma del re morto, e decidono di incontrarsi sul luogo dell’avvistamento tra le undici e le dodici.

Scena terza

  • Laerte sta per partire, e mette in guardia la sorella sull’amore che Amleto prova per lei.
  • Polonio chiede alla figlia la verità sul rapporto che c’è tra lei e Amleto, e le ordina d non cedere alle sue lusinghe

 

Scena quarta

  • Amleto, Orazio e Marcello vedono il fantasma.
  • Amleto e il fantasma si allontanano dagli altri.

Scena quinta

  • Il fantasma dice ad Amleto che è stato ucciso mentre dormiva nel giardino dal nuovo re, che ha versato nelle sue orecchie del succo di giusquiamo.
  • Lo prega di non agre contro la madre, ma solo contro lo zio.
  • Amleto e il fantasma fanno giurare Orazio e Marcello di non dire nulla su quanto hanno visto quella notte.

 

ATTO SECONDO

Scena prima

  • Polonio invia Reynaldo a Parigi, dal figlio
  • Ofelia dice al padre che Amleto è entrato nella sua stanza con un atteggiamento da pazzo, e il padre pensa che la causa sia l’amore del giovane verso la figlia.

Scena seconda

  • Il re e la regina chiedono a Guildenstern e a Rosencrantz di controllare il comportamento di Amleto.
  • Voltemand e Cornelio portano notizie dalla Norvegia: il vecchio re è riuscito a bloccare Fortebraccio, ma chiede un transito pacifico delle truppe del nipote perché possa scendere in campo contro i polacchi
  • Polonio parla al re e alla regina dell’amore sfrenato che Amleto prova nei confronti di Ofelia
  • Polonio, Guildenstern e Rosencrantz parlano con Amleto per appurarne la pazzia
  • Amleto ascolta un attore, e decide di far recitare alla compagnia teatrale un dramma che rappresentasse qualcosa di simile al massacro del padre

 

ATTO TERZO

Scena prima*

  • Il re e Polonio si nascondono, mentre Ofelia incontra Amleto
  • Amleto dice ad Ofelia che non l’ha mai amata, e le dice di chiudersi in convento perché è impudica.
  • Il re è spaventato dalla pazzia di Amleto, perché ha capito che la causa non è l’amore, e decide di farlo partire per l’Inghilterra.

Scena seconda

  • Amleto spiega agli attori come vuole che venga recitata il dramma
  • Amleto dice ad Orazio di osservare il comportamento del re quando viene rappresentato il dramma
  • Comincia la rappresentazione teatrale, e durante al recita il re si sente male e se ne va

Scena terza

  • Il re è preoccupato
  • Amleto vuole ucciderlo, ma ci ripensa

Scena quarta

  • Amleto rimprovera duramente la madre del fatto che ha sposato il fratello del re morto
  • Polonio era nascosto dietro un arazzo e ascoltava tutto, ma ad un certo punto si muove, Amleto crede che sia un topo e lo uccide
  • La madre è sconvolta dalle parole del figlio; entra il fantasma e prega Amleto di smetterla
  • La regina, vedendo il figlio parlare con qualcun che li non vedeva, si convince sempre di più della pazzia del principe


 

ATTO QUARTO

Scena prima

  • La regina informa il marito dell’omicidio d Polonio,e insieme decidono di imbarcare definitivamente Amleto

Scena seconda

  • Rosencrantz e Guildenstern chiedono ad Amleto dove sia il cadavere di Polonio, e il principe risponde con parole senza senso

Scena terza

  • Il re avvisa Amleto della sua imminente partenza per l’Inghilterra.

Scena quarta

  • Fortebraccio sta per attraversare la Danimarca
  • Il capitano norvegese sta andando ad avvisare il re danese del loro arrivo, e incontra Amleto

Scena quinta

  • La regina cerca di consolare Ofelia, che è impazzita per la morte del padre
  • Laerte irrompe violentemente nella reggia, e vuole sapere come è morto il padre
  • Laerte vede la sorella impazzita

 

Scena sesta

  • Orazio riceve una lettera da Amleto che dice di essere stato catturato da dei corsari buonissimi, e chiedeva all’amico di andarlo a prenderlo

Scena settima

  • Anche il re riceve la lettera di Amleto sul suo ritorno
  • Il re dice a Laerte di uccidere Amleto per vendicare al morte del padre
  • Progettano un duello in cui Laerte combatterà con la spada avvelenata
  • Entra al regina e dice che Ofelia è annegata

 

ATTO QUINTO

Scena prima

  • Amleto e Ofelia assistono al funerale di Ofelia
  • Amleto si fa scoprire, elitra con Laerte

 

Scena seconda

  • Osric dice ad Amleto che il re ha scommesso su di lui in un duello contro Laerte
  • Amleto decide di battersi subito con Laerte
  • Il re mette del veleno nella coppa di Amleto, per essere sicuro di ucciderlo
  • Combattono,  e la regina beve dalla coppa avvelenata,
  • Laerte ferisce Amento con la spada avvelenata, poi nel copro a corpo si scambiano le spade, e Amleto ferisce Laerte
  • La regina muore, Amleto uccide il re e poi muore assieme a Laerte
  • Fortebraccio e gli ambasciatori inglesi entrano in scena e scoprono il massacro

Fine articolo

 

  •  

  • William Shakespeare

 

Tratto da Wikipedia

William Shakespeare (1564 - 1616), poeta, commediografo, drammaturgo e attore britannico.

 

Aforismi di William Shakespeare

  • A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, che noi siamo dei subalterni.
  • Addio, bella crudeltà.
  • Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno.
  • Assomiglia al fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.
  • Attraverso le vesti stracciate si mostrano i vizi minori: gli abiti da cerimonia e le pellicce li nascondono tutti.
  • Basta una stilla di male per gettare un'ombra infamante su qualunque virtù.
  • Beh, chiunque può sopportare un dolore tranne chi ce l'ha.
  • Bello è brutto e brutto è bello.
  • C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata.
  • Che ogni occhio negozi per se stesso / E non fidi in agente alcuno.
  • Chi dorme non sente il mal di denti.
  • Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo.
  • Chi muore paga tutti i debiti.
  • Chi non ha denaro, mezzi, né contentezza è senza tre cose buone.
  • Ci sono occasioni e cause e perché e percome in tutte le cose.
  • Ciò che l'uomo osa, io oso.
  • Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.
  • Con chi sta fermo il tempo? Con gli uomini di legge quando sono in ferie, perché essi dormono fra un'udienza e l'altra, e non s'accorgono che il tempo si muove.
  • Con la tua immagine e con il tuo amore, tu, benché assente, mi sei ogni ora presente. Perchè non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri; ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te.
  • Debbo essere crudele solo per esser giusto.
  • E chi muore senza portare nella propria tomba almeno una pedata ricevuta in dono da un qualche amico?
  • E ogni angoscia che ora par mortale, di fronte al perder te, non parrà eguale.
  • È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.
  • È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.
  • Essere saggio e amare eccede le capacità dell'uomo.
  • Fai maturare la tua ammirazione per un poco.
  • Gli angeli ancora risplendono, anche se è caduto quello più splendente.
  • Gli uomini chiudono la porta in faccia a un sole calante.
  • Gli uomini dovrebbero essere quello che sembrano.
  • Gli uomini sono morti in ogni tempo, e i vermi se li sono mangiati, ma non per amore.
  • Ho una sorta d'alacrità nell'andare a fondo.
  • I clamori avvelenati di una donna gelosa sono più micidiali dei denti di un cane idrofobo.
  • Il buono e il cattivo dipendono dal pensiero di chi li rende tali.
  • Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi.
  • Il discernimento è la parte migliore del valore.
  • Il dovere di ogni soggetto appartiene al re, ma l'anima di ogni soggetto è solo sua.
  • Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene viene seppellito con le loro ossa.
  • Il mio solo amore, nato dal mio solo odio!
  • Il principe delle tenebre è un gentiluomo.
  • Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.
  • Il vecchio proverbio ha ragione: Il vaso vuoto è quello che rende il suono più ampio.
  • In nulla mi considero felice se non nel ricordarmi dei miei buoni amici.
  • La bellezza da sola persuade / Gli occhi degli uomini senza aver bisogno d'avvocati.
  • La bellezza tenta i ladri più dell'oro.
  • La brevità è l'anima della saviezza.
  • La colpa è così piena d'ingenua gelosia che si versa da sola per timore d'essere versata.
  • La disgrazia ci fa conoscere strani compagni di letto.
  • La gloria è simile a un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, a causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde in un nulla.
  • La pazzia, signore, se ne va a spasso per il mondo come il sole, e non c'è luogo in cui non risplenda.
  • La tua vecchia verginità è come una delle nostre vizze pere francesi: è brutta, è secca al gusto.
  • La virtù è ardita e la bontà non ha mai paura.
  • L'ambizione, la virtù del soldato.
  • L'amicizia è fedele in tutto, tranne che nei servigi e nelle faccende d'amore.
  • L'amore è la più saggia delle follie, un'amarezza capace di soffocare, una dolcezza capace di guarire.
  • L'amore non guarda con gli occhi ma con la mente e perciò l'alato Cupìdo viene dipinto cieco.
  • L'arte resa muta dall'autorità.
  • L'azione è più rara nella virtù che nella vendetta.
  • Le compagnie, le compagnie scellerate sono state la mia rovina.
  • Le cose dolci da gustare si dimostrano amare da digerire.
  • Le cose non sono un bene o un male di per se ma è il pensiero che le rende tali.
  • Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l'amore che dura fa così.
  • L'uomo che si agita fa scoppiare di risate gli angeli.
  • Ma io sono costante come la stella polare, che per il suo esser fedele, fissa e inamovibile non ha pari nel firmamento.
  • Ma l'amore è cieco e gli amanti non possono vedere le graziose follie ch'essi commettono.
  • Narra con esattezza di me e della mia causa.
  • Nessuno ammira la celerità più dei negligenti.
  • Niente arriva a sproposito, se arriva insieme al denaro.
  • Niente più della pietà imbaldanzisce il peccato.
  • Noi siamo per gli dei quel che sono le mosche per un ragazzo capriccioso: ci uccidono per divertirsi.
  • Non bisognerebbe affliggersi per ciò che è stato ed è senza rimedio.
  • Non c'è belva tanto feroce che non abbia un briciolo di pietà. Ma io non ne ho alcuno, quindi non sono una belva.
  • Non c'è modo che gli uomini esistano senza che le donne lavorino a mezza giornata?
  • Non c'è nulla che sia buono o cattivo in se stesso, ma è il nostro pensiero che lo rende tale.
  • Non farmi sentire delle bugie: non s'addicono a nessuno, tranne a un commerciante.
  • Non sai che sono donna? Quando penso, devo parlare.
  • Non si è ancor mai vista donna bella e stupida.
  • Non siamo nati per supplicare, ma per comandare.
  • Non tentare un uomo disperato.
  • Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.
  • Nostalgia: il ricordo delle cose passate.
  • Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale.
  • O, un bacio, lungo come il mio esilio, dolce come la mia vendetta!
  • Ogni colpa sembra mostruosa finché non arriva un'altra colpa che le sia compagna.
  • Oh, è stupendo avere forza da gigante ma è da tiranni usarla come un gigante.
  • Ora sono, se uno deve dir la verità, poco meglio di uno dei dannati.
  • Per prima cosa, ammazziamo tutti gli avvocati.
  • Perché il coraggio insorge all'occasione.
  • Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce.
  • Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro c'è tanti asini in giro.
  • Puoi depormi dalle mie glorie e dal mio stato, ma non dai miei dolori: di quelli io sono ancora il re.
  • Quando ambiamo al meglio, spesso roviniamo ciò che è bene.
  • Quando arrivano i dispiaceri, non arrivano come singole spie, ma in battaglioni.
  • Quando i ricchi furfanti hanno bisogno di quelli poveri, quelli poveri possono fare il prezzo che vogliono.
  • Quando il valore toglie alla ragione, / Rode la spada con cui combatte.
  • Quando marciscono i gigli mandano un puzzo più ingrato che quello della malerba. (Sonetto XCIV, GB)
  • Quanto spesso gli uomini sono stati allegri poco prima di morire!
  • Questa è la mostruosità dell'amore, signora, che infinito è il volere ma limitata è la sua attuazione.
  • Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.
  • Se ho fatto una sola cosa buona nella mia vita, me ne pento dal profondo del mio cuore.
  • Se l'amore è cieco, tanto meglio si accorda con la notte.
  • Se soltanto avessi servito il mio Dio con metà dello zelo con cui ho servito il mio re, egli non mi avrebbe abbandonato nella mia vecchiaia, nudo, ai miei nemici.
  • Se tu non ti ricordi la più piccola follia a cui ti ha condotto l'amore, tu non hai amato.
  • Sei tutto ghiaccio; la tua gentilezza raggela.
  • Signore, Signore, quanto siamo soggetti noi vecchi a questo vizio del mentire.
  • Sii casta come il ghiaccio, pura come la neve, tu non sfuggirai alla calunnia.
  • Solo i difetti dei ricchi sembrano virtù.
  • Sono le stelle, le stelle sopra di noi, che governano la nostra condizione.
  • Sperperiamo le nostre luci invano, come le lampade di giorno.
  • Spesso dalle intenzioni sue l'uomo è sviato. Tutti i nostri propositi dipendono dalla memoria: se nascendo quindi sono robusti, poi si indeboliscono. Acerbo il frutto sta ben saldo al ramo; maturo, da sé cade, senza scuoterlo.
  • Ti prego, aggrava la tua collera.
  • Tu sei sposato alla calamità.
  • Tu, "Z", figlia illegittima, tu lettera affatto necessaria.
  • Un amico dovrebbe sopportare le debolezze dell'amico, ma Bruto fa le mie più grandi di quelle che sono.
  • Un atto senza nome.
  • Un giorno l'afflizione sorriderà di nuovo, e fino ad allora, dolore, stai a cuccia!
  • Un politicante... uno che sarebbe stato capace di circuire anche Dio.
  • Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.
  • Un vero amore non sa parlare.
  • Una donna è un piatto per gli dei, se a condirla non è il diavolo.
  • Vado pazza della sua stessa assenza.
  • Vivi per essere la meraviglia e l'ammirazione del tuo tempo.

Amleto

Citazioni tratte dall'opera

  • Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.
  • Come avete potuto smettere di nutrirvi di questa montagna di neve, per pascervi invece di questo moro? Ah, non avete occhi? (Amleto; Atto III, Scena IV)
  • O Vergogna, dov'è il tuo rossore? (Atto III, Scena IV)
  • Fragilità, il tuo nome è donna!
  • I commedianti non son capaci di tener segreti; dicono tutto.
  • Il diavolo ha il potere di comparire agli uomini in forme seducenti e ingannatorie.
  • La brevità è l'anima del senno, e il parlar troppo un fronzolo esteriore.
  • Pur se tu sia casta come il ghiaccio e pura come la neve, non sfuggirai alla calunnia. Vattene in convento.
  • Questa è follia, se pure c'è del nesso.

Citazioni sull'opera

  • La si direbbe l'opera di un selvaggio ubriaco. (Voltaire, 1768)

Cimbelino

  • La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota.

Come vi piace / Come vi piaccia

  • Che peccato che ai matti non sia permesso di parlare saggio di ciò che i saggi fanno pazzamente! (Pietraccia)
  • [Amare] È esser tutto fantasia, passione, e tutto desiderio, adorazione, esser dovere, rispetto, umiltà, esser pazienza ed impazienza insieme, castità, sofferenza, obbedienza.

Coriolano

  • Ah, per me, dico, datemi la guerra! È meglio cento volte della pace, come il giorno è migliore della notte; la guerra è cosa viva, movimento, è vispa, ha voce, è piena di sorprese. La pace è apoplessia, è letargia: spenta, sorda, insensibile, assonnata, e fa mettere al mondo più bastardi che non uccida uomini la guerra. (Atto IV, Scena V)

Giulio Cesare

  • C'è una marea nelle cose degli uomini che, colta al flusso, mena alla fortuna; negletta, tutto il viaggio della vita s'incaglia su fondali di miserie.
  • Che dobbiamo morire lo sappiamo. Ma è il numero dei giorni, e l'ora, e il momento che soprattutto preoccupano l'uomo. Così colui che toglie vent'anni alla vita dell'uomo, toglie un egual numero di anni alla paura della morte.
  • Come mi accorgo, la commozione è contagiosa, poiché i miei occhi, al vedere le perle di dolore che brillano nei tuoi, prendono ad inumidirsi.
  • Gli unicorni possono essere indotti in inganno per mezzo degli alberi; gli orsi per mezzo degli specchi; gli elefanti per mezzo delle buche; i leoni per mezzo delle reti, e gli uomini, infine, per mezzo dell'adulazione.
  • Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa.
  • L'abuso della grandezza si offre tutte le volte in cui essa disgiunge la pietà dalla potenza.
  • L'umiltà, prova esperienza comune, è la scala di una giovane ambizione. Ma, come abbia raggiunto l'ultimo gradino, volge essa le spalle alla scala e rimira le nubi, spregiando i gradini più bassi ond'essa è ascesa.
  • Oh, se uno potesse già conoscere l'esito degli avvenimenti d'oggi! Ma basterà che si concluda il giorno, e tutto si saprà.
  • Oh sole al tramonto, così come nei tuoi raggi rossi tu sprofondi alla notte, allo stesso modo la giornata di Crasso tramonta nel suo rosso sangue.
  • Quando l'amore prende ad ammalarsi e affievolirsi, fa uso di cortesie e spese di contraggenio. In una fedeltà semplice e schietta non si trovano artifici di sorta.
  • Sangue, gocce scarlatte che visitano il cuore.
  • Se avete lacrime, preparatevi a versarle adesso. (Atto III, Scena II, GB)
  • ...sono ammalato di molti anni.
  • Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi. (Cesare ad Antonio)

 

Il mercante di Venezia

  • Aspetta un momento, c'è qualcos'altro. Questo contratto non ti accorda neanche una goccia di sangue. Le precise parole sono: "Una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo Stato di Venezia. (Porzia; Atto IV)
  • Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.
  • Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

Il racconto d'inverno

  • Eretico sarà chi accenda il rogo, non già colei che vi brucerà dentro!

La bisbetica domata

  • C'è poco da scegliere frammezzo alle mele marce. (Hortensio; Atto I, Scena I, GB)

La Tempesta

  • La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate!
  • Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

Macbeth

  • La vita è solo un'ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla. (Atto 5, Scena 5)
  • Il mondo senza Dio sarebbe una favola raccontata da un'idiota in un accesso di furore. (Atto 5, Scena 5)

Otello

  • E crepi la tua idea di volerti annegare! È davvero fuori luogo! Se mai, fatti impiccare per aver avuto il tuo piacere; altro che annegarti per non averlo goduto! (Iago a Roderigo; Atto I, Scena III)
  • Il Moro è franco e leale e giudica onesti tutti gli uomini, anche quelli che solo all'apparenza sono tali. (Iago; Atto I, Scena III)
  • Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso. (Il Doge di Venezia; Atto I, Scena III)

Pericle principe di Tiro

  • La malinconia dagli oscuri occhi, triste compagna.

Riccardo II

  • Nessuna virtù può eguagliare il bisogno. (Gaunt - Atto I, Scena III)

Riccardo III

  • Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

Re Lear

  • Finché possiamo dire: "quest'è il peggio", vuol dir che il peggio ancora può venire. (Atto IV, Scena III)

Romeo e Giulietta

  • Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno. (Giulietta; Atto II, Scena II)
  • Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, sembrerebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Giulietta, Atto II, Scena II)
  • Chi è troppo veloce, arriva tardi, come chi va troppo lentamente. (Atto II, Scena VI)
  • Chi sei tu che difeso dalla notte entri nel mio chiuso pensiero? (Giulietta; Atto II, Scena II)
  • Giulietta: "Ciò che deve essere, sarà." Frate Lorenzo: "Questa è una sentenza sicura." (Atto IV, Scena I)
  • È fidato il vostro servo? Non avete mai sentito dire che due persone possono serbare un segreto se soltanto una sola lo conosce? (la Nutrice a Romeo; Atto II, Scena IV)
  • Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome. (Giulietta)
  • L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma lamore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.
  • Si ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita.

Sogno di una notte di mezza estate

  • L'amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato. (Atto I, scena I)
  • Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia. (Atto V, Scena I)

 

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  • William Shakespeare

 

William Shakespeare (1564-1616)

La gioventù

William Shakespeare nacque nell'aprile del 1564 a Stratford sull'Avon.
Era il terzo figlio e il primo maschio, di John Shakespeare e Mary Arden.
Suo padre era uno dei cittadini più benestanti della città e per un certo tempo ricoprì anche la carica di sindaco. Sua madre era di origini nobili ed ereditò estesi possedimenti terrieri.

Nel dicembre del 1582 Shakespeare sposò Anne Hathaway, figlia di un agricoltore di Shottery, una città non lontana da Stratford; la loro prima figlia, Susanna, venne battezzata il 6 Maggio del 1583 e due gemelli, Hamnet e Judith, il 22 Febbraio del 1585.
Significativo è che uno dei due bambini porti con una lieve variante il nome di quello che sarebbe stato il protagonista del dramma più famoso del poeta, "Hamlet".

Non si sa molto degli anni giovanili dello scrittore, ma è improbabile che trascorresse tutto il suo tempo nella tranquilla Stratford, che pure viene descritta dai contemporanei come una cittadina linda e gradevole.

Una leggenda vuole che egli abbandonasse la sua città natale in seguito all'accusa di aver rubato un daino; altri sostengono che fu per un certo tempo preside di una scuola.

A Londra

Dal 1592 in poi le notizie si fanno più precise.

Nel marzo 1592 la compagnia di Lord Strange inscenò al "Rose Theatre" un nuovo dramma dal titolo "Harry the Sixth", che ebbe molto successo e che probabilmente era "The first part of Henry VI".

La prima critica

Nell'autunno del 1592 Robert Green, nell'epilogo di un libello scritto nello scorcio dell'estate 1592, si rivolgeva ai colleghi mettendoli in guardia contro l'ingratitudine degli attori in generale, ed in particolare contro colui che definisce:

"Un villan rifatto di corvo abbellito delle nostre penne, che con il suo Cuor di tigre rivestito della pelle d'un attore crede d'esser buono a dar fiato a versi sciolti come il migliore fra voi, e non essendo nient'altro che un Johannes fac totum, s'immagina di essere l'unico scuoti-scena (Shake-scene) di tutt'il paese".

Questo è il primo riferimento a Shakespeare e il contesto fa pensare che egli fosse diventato improvvisamente molto famoso come scrittore per il teatro.
E' in quest'epoca che venne in contatto con Edward Alleyn, il grande attore tragico, e con Cristopher Marlowe .

L'attore interpretava con successo i ruoli di Tamburlaine, dell'Ebreo di Malta e del Dottor Faustus come pure quello di Hieronimo, protagonista della Spanish Tragedy, il più famoso dramma elisabettiano.

Il poeta

Nell'aprile del 1593 Shakespeare pubblicava il suo poema "Venus and Adonis", dedicato al giovane Conte di Southampton: fu un successo duraturo, ristampato nove volte in pochi anni.
Nel maggio del 1594 appariva il suo secondo poema "The rape of Lucrece", anche questo dedicato al Conte di Southampton.

I teatri restarono inattivi nel 1593, quando si ebbe una terribile epidemia di peste, ma nell'autunno del 1594, quando l'epidemia cessò, le compagnie teatrali si riorganizzarono e Shakespeare divenne socio e azionista della compagnia di Lord Chamberlain, guidata dall'attore Richard Burbage, che inscenava le sue rappresentazioni nel teatro di Shoreditch.

Nel frattempo erano morti Marlowe e Thomas Kid e Shakespeare restò per qualche tempo senza antagonisti.

Il drammaturgo

Nel 1594 Shakespeare aveva già scritto le tre parti di "Henry VI", "Richard III", "Titus Andronicus", "The two Gentlemen of Verona", "Love's Labour Lost", "The Comedy of Errors" e "The taming of the Shrew".

Nel periodo immediatamente successivo, scrisse i primi grandi drammi: "Romeo and Juliet", "A Midsummer's Night's Dream", "Richard II", "The Merchant of Venice". Le due parti dell' "Henry IV", in cui introduceva il personaggio di Falstaff- il più noto ed amato dei suoi caratteri comici- vennero scritte fra il 1597 ed il 1598.

La Compagnia lasciò il teatro a Shoreditch nel 1597 per problemi connessi al pagamento della cessione del terreno e si spostò al "Curtain", nello stesso circondario.
Le dispute legali continuarono durante tutto il 1598 ed a Natale gli attori presero una risoluzione definitiva demolendo il vecchio teatro e ricostruendone uno nuovo sulla riva sud del Tamigi, vicino alla Cattedrale di Southwark. Questo auditorio venne chiamato "Globe".

Le spese per la sua costruzione vennero condivise da tutti i soci fondatori della Compagnia, incluso Shakespeare, che ormai era un uomo ricco di mezzi.
Nell'estate del 1598 era già considerato il maggior drammaturgo inglese. I librai stampavano i suoi drammi più famosi, spesso anche in edizioni pirata, i cosiddetti "bad-quartos".
Un giovane scrittore, Francis Meres, gli riservò un grande tributo letterario nel suo libro "Palladis Tamia", in cui, in un lungo catalogo degli scrittori inglesi, gli riservò il primo posto.

Al Globe

Subito prima che il "Globe" venisse inaugurato, Shakespeare aveva completato il ciclo di drammi relativi alla Guerra delle Due Rose con l'"Henry V".
A questo fecero seguito "As you like it", e "Julius Caesar", la prima delle tragedie più mature.

Nei tre anni successivi scrisse "Troylus and Cressida", "The Merry Wives of Windsor", "Hamlet" e "Twelfth Night".

Il 24 marzo del 1603 moriva la regina Elisabetta. La Compagnia aveva spesso inscenato rappresentazioni per lei, ma il successore al trono fu, se possibile, un sostenitore anche più entusiasta del teatro.

Uno dei primi provvedimenti presi da re Giacomo fu infatti quello di rilevare la Compagnia e di promuoverne gli attori al rango di suoi dipendenti personali, cosicché da allora presero il nome di King's Men.

La fase maggiore

D'ora in poi i King's Men rappresentarono molto spesso a corte e naturalmente ebbero un periodo di grande prosperità.

Nei primi anni di regno di re Giacomo Shakespeare scrisse qualche altra commedia (le cosiddette "dark comedies"): "All's Well that Ends Well", "Measure for Measure", seguite dai drammi "Othello", "Macbeth", e "King Lear" che mostrano l'altezza della sua creatività.
Già dal 1601 il poeta aveva cominciato a scrivere con meno frequenza.

Si andavano intanto affermando nuovi drammaturghi, che proponevano nuovi tipi di dramma, come Ben Jonson (il suo "Every man in his Humour" venne rappresentato dalla Compagnia di Shakespeare nel 1598).

L'ultima fase

Nel 1608 i King's Men acquistarono un nuovo teatro, uno spazio scenico privato al chiuso nell'elegante quartiere di Blackfriars. (Nei teatri privati i drammi venivano rappresentati al coperto e quindi i prezzi dei biglietti erano più elevati.)

E' questo il momento in cui sembra che Shakespeare si sia ritirato dalle scene: il suo nome non figura in nessuna lista di attori dopo il 1607.

Prese a vivere per la maggior parte del tempo a Stratford, dove era onorato come uno dei cittadini di maggior riguardo.

Scrisse ancora qualche dramma e si cimentò in un nuovo tipo di tragicommedia, un dramma con eventi tragici, ma con un lieto fine. Ne scrisse quattro: "Pericles", "Cymbeline", "The Winter's Tale", "The Tempest".

Per gli ultimi quattro anni della vita visse lontano dalla vita pubblica.
Morì a Stratford il 23 Aprile 1616.

 

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  • William Shakespeare

     

William Shakespeare
(Nato il 26 aprile 1564. Morto nel 1616.)

Drammaturgo e poeta inglese, è uno degli esponenti principali del rinascimento inglese e uno dei più grandi autori della storia del teatro occidentale. Nato a Stratford-on-Avon, nel 1592 si trasferì a Londra dove si impegnò come autore e, marginalmente, come attore con la compagnia "Chamberlain's Men" (divenuta in seguito "King's Men" a causa della salita al trono di Giacomo I). Da questo momento la sua carriera fu fulminea e gli procurò considerevoli guadagni che gli consentirono di essere comproprietario dei due teatri più importanti di Londra: il "Globe Theatre" e il "Blackfriars".

Difficile inquadrare la sua notevole produzione artistica, che annovera drammi storici, commedie e tragedie, anche a causa della rilettura successiva dei suoi lavori ad opera dei letterati romantici che videro profonde assonanze tra la loro ricerca estetica e i lavori di Shakespeare. Per lungo tempo, infatti, questa rilettura ha influenzato sia la critica che gli allestimenti delle sue opere, esasperando le affinità poetiche con il romanticismo. Indubbiamente sono presenti, soprattutto nelle grandi tragedie, temi e personaggi che preludono all'esperienza romantica, ma l'originalità del grande artista inglese va cercata maggiormente nella grande capacità di sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo in opere di grande respiro ed equilibrio dove il tragico, il comico, l'amaro, il gusto per il dialogo serrato e per l'arguzia, sono spesso presenti in un'unica miscela di grande efficacia.

Essendo impossibile selezionare alcuni lavori più importanti di altri, mi limiterò a segnalarne alcuni in ordine sparso. Per quanto riguarda le tragedie la più famosa è certamente "Amleto" (1599-1600), insieme a "Romeo e Giulietta" (1594-95), "Enrico IV" (1597-98) e "Macbeth" (1605-06); per le commedie possiamo citare "La bisbetica domata" (1593-94), "Molto rumore per nulla" (1598-99) e "Le allegre comari di Windsor" (1600-01). Una menzione speciale meritano due opere "fantastiche" nelle quali sogno e realtà si mescolano in maniera talmente suggestiva da essere dei veri e propri capostipiti del genere "Fantastico": si tratta di "Sogno di una notte di mezza estate" (1595-96) e "La tempesta" (1611-12).

Cenni storici

L'avvento al trono di Elisabetta nel 1558 non fu facile. Durante il breve regno della sorellastra Maria, che l'aveva preceduta, c'era stato un sanguinoso tentativo di restaurazione del cattolicesimo contro la Riforma protestante.

Assicuratasi il trono, Elisabetta aveva perseguito all'estero una politica di espansione commerciale e territoriale e all'interno aveva mirato ad uno sviluppo economico accelerato.

La nazione la sosteneva, soprattutto dopo che la sua flotta riuscì a distruggere l'Invincibile Armata spagnola, facendo dell'Inghilterra la maggiore potenza mondiale sui mari.

Ma proprio questo straordinario sviluppo implicava delle profonde trasformazioni all'interno del paese: la classe mercantile aveva il sopravvento sulla tradizionale aristocrazia terriera, la Chiesa anglicana doveva ora confrontarsi, oltre che con i cattolici, con le minoranze calviniste e puritane che prevalevano nel ceto medio. Inoltre la regina non aveva eredi e gli aristocratici entrarono in conflitto tra loro per assicurarsi posizioni di privilegio al momento della successione.

Un episodio significativo di queste manovre fu la fallita ribellione capeggiata dal conte di Essex nel 1601, nella quale fu coinvolta anche la compagnia teatrale di Shakespeare (la compagnia dei Chamberlain's Men era stata invitata a rappresentare nel giorno fissato per la rivolta il "Riccardo II", dramma che si pensava potesse istigare gli animi all'azione).

 

 

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William Shakespeare

 

GIULIO CESARE

 

AUTORE:  William Shakespeare, di origini inglesi, visse nel 1600 e fu un grande scrittore di opere teatrali.

TITOLO: GIULIO CESARE

 PERIODO STORICO: La vicenda si svolge nel periodo romano durante la dittatura di Giulio Cesare.

LUOGHI: L’ambiente storico in cui si svolge il racconto è Roma.                              

CONTENUTO: L’autore antepone allo svolgersi della vicenda vera e propria, una descrizione del paesaggio: la piazza era affollata, gli  artigiani chiacchieravano animatamente e numerosi  banchetti erano imbanditi per i festeggiamenti in onore di Cesare.

Al suo arrivo Cesare incontrò un vecchio veggente che lo mise all’erta dicendogli che nelle idi di marzo qualcuno avrebbe tentato di ucciderlo. Lui non diede molto peso alle parole del vecchio e partecipò spensierato alla sua festa. Ma, proprio nel giorno delle idi di marzo, Cesare, entrato nel palazzo del senato, fu pugnalato a morte da Bruto, Cassio e tutti gli altri suoi cospiratori.

I cesaricidi tennero poi un discorso in Campidoglio nel quale spiegavano il perché dell’omicidio; seguito da un altro discorso di Antonio che riuscì a convincere la folla che Cesare non era quel tiranno che i cesaricidi dicevano, bensì un grande uomo che aveva lasciato tutta la sua eredità a Roma.

Da quel giorno i cesaricidi furono perseguitati dall’esercito di  Ottaviano e Antonio. In guerra, durante la ritirata dei cesaricidi, Bruto e Cassio, vedendosi spacciati, preferirono suicidarsi che farsi uccidere dal nemico.

PERSONAGGI: Il testo propone tre personaggi di rilievo:

- Giulio Cesare: il dittatore romano.

- Ottaviano: il nipote di Cesare che, chiamato Augusto, diventerà     imperatore romano.

- Antonio: fu compagno e amico di Cesare.

 

Vi sono poi altri tre personaggi secondari che sono:

Bruto: figlio di Cesare e suo cospiratore.

Cassio: amico di Bruto.

Calpurnia: moglie di Cesare.

 

TECNICHE NARRATIVE: Il testo è destinato ad una rappresentazione teatrale 

OSSERVAZIONI: Il contenuto del libro presenta dati e fatti realmente accaduti al tempo dei romani, si può quindi considerare una vera e propria fonte storica, anche se su certi aspetti rende chiara l’idea che il testo è destinato ad una rappresentazione teatrale.  Questo libro mi e piaciuto per la semplicità del modo in cui è scritto e per l’approccio ai fatti storici che sono realmente accaduti certamente diverso da un qualsiasi libro di storia.

 

 

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  • William Shakespeare

 

Biografia di William Shakespeare

 

William Shakespeare nasce a Stratford-on-Avon, una cittadina poco a Sud di Coventry, nell'aprile del 1564 da famiglia benestante: il padre John è un agiato commerciante appartenente alla corporazione dei pellai e guantai, e la madre, Mary Arden, cattolica, discende da un'antica famiglia di possidenti. Il piccolo William viene battezzato nella chiesa di Stratford il 26 aprile, ma, secondo la tradizione, la sua nascita risale a 3 giorni prima, il 23, festa di San Giorgio patrono della nazione. Nel 1568 la carriera del padre raggiunge il suo apice quando viene nominato balivo (sindaco) sotto la reggenza di Elisabetta I: a causa di alcune liti giudiziarie e di errate operazioni commerciali, la sua fortuna va però presto declinando, almeno fino al 1596, quando i successi del figlio gli permetteranno di fregiarsi di uno stemma e del titolo di gentleman. Nel frattempo William, forse già dai cinque anni, frequenta la King's New School di Stratford, una grammar school molto valida condotta da laureati di Oxford, e qui impara un po' di latino e di greco. La sua famiglia è costretta a ritirarsi per un certo periodo dalla vita pubblica, in quanto ormai le fortune del padre si sono di molto ridotte, e ritroviamo tracce sicure della vita di William nel 1582, quando, all'età di 18 anni, sposa Anne Hathaway, di otto anni più anziana di lui, che gli darà tre figli: nel maggio del 1583 Susanna, che avrebbe ricevuto il grosso dell'eredità paterna, e due anni più tardi i due gemelli Hamnet, morto a soli 11 anni, e Judith, che avrebbe poi dato alla luce Elizabeth, l'ultima discendente di casa Shakespeare. Negli anni che vanno dal 1585 al 1592 (chiamati dai biografi gli "anni perduti"), al di là degli aneddoti che lo vorrebbero maestro di scuola in campagna o addirittura bracconiere a Charlecoat, è probabile che William venga ingaggiato da una delle compagnie londinesi che passarono per Stratford. Lo ritroviamo infatti nel 1592 attore e drammaturgo di successo a Londra. Nel biennio successivo i teatri vengono chiusi a causa della peste, e William si dedica alla poesia, pubblicando i due poemetti "Venere e Adone" e "Il ratto di Lucrezia". Sul finire del 1594 entra a far parte dei Lord Chamberlain's Men, una compagnia teatrale che vantava tra le sue fila due dei maggiori attori dell'epoca: William Kempe e Richard Burbage. Quattro anni più tardi diventa azionista del nuovo teatro The Globe. Dopo la morte della regina Elisabetta I, il suo successore Giacomo I autorizza la compagnia a prendere il nome di The King's Men; William è al tempo stesso attore, autore e amministratore. Dal 1608 i King's Men iniziano a recitare al teatro dei Blackfriars. In questi anni di piena attività William accumula cospicui guadagni che investe quasi interamente in terreni, case e altre speculazioni a Stratford (a Londra si limita all'acquisto di una casa). Probabilmente nel 1609 ritorna al suo paese natale e da quel momento si ritira a vita privata. Le ultime notizie che si hanno di lui risalgono al 1615-16, e si riferiscono al suo testamento, scritto prima "in perfetto stato di salute e memoria" e rivisto poi ad un mese dalla sua morte con mano tremante. Il 23 aprile del 1616 (giorno del suo cinquantaduesimo compleanno) muore a Stratford-on-Avon. Due giorni più tardi viene seppellito nel coro della chiesa dell'Holy Trinity: la lapide maledice chiunque osi rimuovere le sue ossa, scongiurando così il destino comune alle tombe di allora, descritto nella scena del cimitero di "Amleto" ("... Quel cranio aveva dentro una lingua, una volta, e sapeva cantare. E guarda come il birbante lo scaraventa a terra ... Costarono così poco a crescerle queste ossa, che ora ci si gioca ai birilli? ..." atto V, scena prima).

 

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  • William Shakespeare

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  • VITA SCHEMATIZZATA DI William Shakespeare.

     

    Anno

    Avvenimenti

    Rappresentazione*

    Stampa*

    1564

    - il 23 aprile nasce a Stratford-on-Avon William Shakespeare.

     

     

    1567

    - nasce Richard Burbage, il più famoso attore shakespeariano dell'epoca.

     

     

    1568

    - il padre di William, John, viene eletto balivo (sindaco) della città di Stratford.

     

     

    1569

    - William inizia probabilmente a studiare alla King's New School di Stratford.

     

     

    1576

    - James Burbage, padre di Richard, ottiene il permesso per costruire il primo teatro a Londra, chiamato "The Theatre" (il Teatro).

     

     

    1577

    - un altro teatro è costruito nella capitale inglese: "The Curtain" (il Sipario). Seguiranno, prima della fine del secolo, "The Rose" (la Rosa) e "The Swan" (il Cigno).

     

     

    1582

    - il 28 novembre William Shakespeare sposa la ventiseienne Anne Hathaway.

     

     

    1583

    - il 26 maggio viene battezzata Susan, primogenita di William e Anne.

     

     

    1585

    - il 2 febbraio vengono battezzati i due gemelli di casa Shakespeare: Hamnet e Judith.

     

     

    1586/ 1592

    - gli "anni perduti" della biografia shakespeariana. Probabilmente William e la famiglia si trasferiscono a Londra seguendo una compagnia teatrale.

    1590 - Enrico VI (I)

    1592 - Enrico VI (II;III); Riccardo III

     

    1593

    - un'epidemia di peste costringe alla chiusura dei teatri londinesi che riapriranno solo alla fine del 1594.

    - forse William inizia a scrivere i "Sonetti".

    La bisbetica domata; La commedia degli errori; I due gentiluomini di Verona; Tito Andronico

    Venere e Adone

    1594

    - William entra a far parte della compagnia dei Lord Chamberlain's Men.

    Pene d'amor perdute

    Tito Andronico; Il ratto di Lucrezia.

    1595

     

    Sogno di una notte di mezza estate; Riccardo II; Romeo e Giulietta

     

    1596

    - John Shakespeare ottiene il diritto ad uno stemma e la qualità di gentleman per sè e i suoi discendenti.

    - Hamnet Shakespeare muore all'età di 11 anni.

    Re Giovanni; Il Mercante di Venezia

     

    1597

    - Shakespeare acquista una casa nel centro di Stratford ("New Place").

    Enrico IV (I)

    Riccardo III; Riccardo II; Romeo e Giulietta

    1598

    - William diventa azionista del teatro "The Globe".

    Enrico IV (II); Molto rumore per nulla

    Enrico IV (I); Il mercante di Venezia; Pene d'amor perdute

    1599/ 1600

     

    1599 - Enrico V; Come vi piace; Giulio Cesare

    1600 - Le allegre comari di Windsor; Troilo e Cressida

    1600 - Enrico V; Enrico IV (II); Sogno di una notte di mezza estate; Molto rumore per nulla

    1601

    - in settembre muore John Shakespeare.

    Amleto

     

    1602

    - altri investimenti di William a Stratford.

    La dodicesima notte

    Le allegre comari di Windsor

    1603

    - muore la regina Elisabetta I.

    - sotto la protezione del nuovo re Giacomo I, la compagnia cambia il suo nome in King's Men.

     

    Amleto

    1604/ 1606

     

    1604 - Tutto è bene ciò che finisce bene; Misura per misura; Otello

    1605 - Re Lear

    1606 - Macbeth

     

    1607

    - Susan Shakespeare sposa un medico, John Hall.

    Antonio e Cleopatra; Coriolano; Timone d'Atene

     

    1608

    - i King's Men iniziano ad esibirsi al Blackfriars.

    Pericle

    Re Lear; Pericle

    1609

    - in settembre muore Mary Arden, madre di William.

    - William e la famiglia probabilmente tornano a Stratford.

     

    Sonetti; Troilo e Cressida

    1610/ 1615

    1613 - scrive in collaborazione con John Fletcher "I due nobili congiunti"

    1610 - Cimbelino

    1611 - Racconto d'inverno; La tempesta

    1613 - Enrico VIII

     

    1616

    - il 10 febbraio Judith Shakespeare sposa il mercante Thomas Quiney.

    - il 23 aprile William muore, e tre giorni più tardi viene sepolto nella chiesa dell'Holy Trinity.

     

     

    1622

     

     

    Otello

    1623

    - il 6 agosto muore Anne, la moglie di William.

    - esce il primo volume che raccoglie 36 drammi di Shakespeare ("Mr. William Shakespeare Comedies, Histories & Tragedies. Published according to the True Original Copies").

     

     

     

     

     

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William Shakespeare

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William Shakespeare – Le opere

(Nato il 26 aprile 1564. Morto nel 1616.)

Drammaturgo e poeta inglese, è uno degli esponenti principali del rinascimento inglese e uno dei più grandi autori della storia del teatro occidentale. Nato a Stratford-on-Avon, nel 1592 si trasferì a Londra dove si impegnò come autore e, marginalmente, come attore con la compagnia "Chamberlain's Men" (divenuta in seguito "King's Men" a causa della salita al trono di Giacomo I). Da questo momento la sua carriera fu fulminea e gli procurò considerevoli guadagni che gli consentirono di essere comproprietario dei due teatri più importanti di Londra: il "Globe Theatre" e il "Blackfriars".

Difficile inquadrare la sua notevole produzione artistica, che annovera drammi storici, commedie e tragedie, anche a causa della rilettura successiva dei suoi lavori ad opera dei letterati romantici che videro profonde assonanze tra la loro ricerca estetica e i lavori di Shakespeare. Per lungo tempo, infatti, questa rilettura ha influenzato sia la critica che gli allestimenti delle sue opere, esasperando le affinità poetiche con il romanticismo. Indubbiamente sono presenti, soprattutto nelle grandi tragedie, temi e personaggi che preludono all'esperienza romantica, ma l'originalità del grande artista inglese va cercata maggiormente nella grande capacità di sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo in opere di grande respiro ed equilibrio dove il tragico, il comico, l'amaro, il gusto per il dialogo serrato e per l'arguzia, sono spesso presenti in un'unica miscela di grande efficacia.

Essendo impossibile selezionare alcuni lavori più importanti di altri, mi limiterò a segnalarne alcuni in ordine sparso. Per quanto riguarda le tragedie la più famosa è certamente "Amleto" (1599-1600), insieme a "Romeo e Giulietta" (1594-95), "Enrico IV" (1597-98) e "Macbeth" (1605-06); per le commedie possiamo citare "La bisbetica domata" (1593-94), "Molto rumore per nulla" (1598-99) e "Le allegre comari di Windsor" (1600-01). Una menzione speciale meritano due opere "fantastiche" nelle quali sogno e realtà si mescolano in maniera talmente suggestiva da essere dei veri e propri capostipiti del genere "Fantastico": si tratta di "Sogno di una notte di mezza estate" (1595-96) e "La tempesta" (1611-12).

Cenni storici

L'avvento al trono di Elisabetta nel 1558 non fu facile. Durante il breve regno della sorellastra Maria, che l'aveva preceduta, c'era stato un sanguinoso tentativo di restaurazione del cattolicesimo contro la Riforma protestante.

Assicuratasi il trono, Elisabetta aveva perseguito all'estero una politica di espansione commerciale e territoriale e all'interno aveva mirato ad uno sviluppo economico accelerato.

La nazione la sosteneva, soprattutto dopo che la sua flotta riuscì a distruggere l' Invincibile Armata spagnola, facendo dell'Inghilterra la maggiore potenza mondiale sui mari.

Ma proprio questo straordinario sviluppo implicava delle profonde trasformazioni all'interno del paese: la classe mercantile aveva il sopravvento sulla tradizionale aristocrazia terriera, la Chiesa anglicana doveva ora confrontarsi, oltre che con i cattolici, con le minoranze calviniste e puritane che prevalevano nel ceto medio. Inoltre la regina non aveva eredi e gli aristocratici entrarono in conflitto tra loro per assicurarsi posizioni di privilegio al momento della successione.

Un episodio significativo di queste manovre fu la fallita ribellione capeggiata dal conte di Essex nel 1601, nella quale fu coinvolta anche la compagnia teatrale di Shakespeare (la compagnia dei Chamberlain's Men era stata invitata a rappresentare nel giorno fissato per la rivolta il "Riccardo II", dramma che si pensava potesse istigare gli animi all'azione).

Amleto – La trama

L’opera è ambientata nella Danimarca feudale e la quasi totalità delle scene si svolgono all’interno del castello di Elsinor, ad eccezion fatta per alcune scene ambientate rispettivamente nello spazio circostante al castello (atto primo, scena prima e scena quarta), nella casa di Polonio (atto primo, scena terza ed atto secondo, scena prima), nella pianura danese (atto quarto, scena quarta) ed all’interno di un cimitero (atto quinto, scena prima).

Il primo atto inizia con due uomini (Bernardo e Francesco) di guardia al castello, raggiunti più tardi da Orazio e Marcello. Un fantasma dalle sembianze del padre di Amleto appare agli uomini ma, improvvisamente e prima di poter parlare, svanisce nel nulla. La notte successiva, dopo essere stato dovutamente avvertito, il giovane Amleto si unisce alla guardia del castello. Il fantasma riappare ed Amleto riesce a parlargli, dopo averlo seguito, prima che esso scompaia di nuovo. Il fantasma gli rivelerà i veri avvenimenti che hanno preceduto la sua morte, svelandogli l’omicidio da parte del fratello Claudio e chiedendogli di vendicarlo. Da adesso in poi Amleto si fingerà pazzo per confondere chiunque cerchi di prevederlo ed in modo da facilitarsi, quindi, la vendetta.

Dopo la morte del re, Claudio ha sposato la regina, Gertrude. Sia la madre Gertrude che lo zio Claudio sono preoccupati per la presunta pazzia di Amleto e chiedono a due suoi amici di scuola, Rosencrantz e Guildenstern, di trovare la causa del problema.

Una compagnia di attori, la "compagnia stabile della città", viene invitata al castello con l’intento di risollevare l’animo di Amleto. Amleto chiede agli attori di interpretare "L’Omicidio di Gonzago" (chiamandola in seguito "La trappola per topi") aggiungendo alcune sue righe al testo. L’interpretazione, raggiungendo l’obiettivo prefissato da Amleto, rende furioso il re, che interrompe la recita. Questo sembra provare agli occhi di Orazio ed Amleto la colpa di Claudio.

Amleto raggiunge la madre nella sua stanza per parlarle. Mentre dialoga animatamente con ella, sente Polonio gridare da dietro le tende. Amleto, credendo si trattasse del re, lo uccide. Claudio, decidendo quindi che Amleto è troppo pericoloso per essere lasciato a piede libero in Danimarca, decide di trasferirlo in Inghilterra con Rosencrantz e Guildenstern, a cui consegna una lettera con l’ordine di uccidere Amleto non appena raggiunta l’Inghilterra. Sulla nave, a causa dell’attacco di una nave corsara, Amleto scopre la lettera e la rimpiazza con un’altra in cui si ordina invece di uccidere Rosencrantz e Guildenstern a viaggio completato. Amleto si dirige di nuovo verso l’Inghilterra.

Non appena ritornato in Danimarca, Amleto scopre che Ofelia, impazzita dopo la morte del padre, è annegata. Vedendo Amleto, Laerte lo accusa della morte di Ofelia e Polonio. Per mettere fine alla disputa, il re prepara un incontro di scherma tra Amleto e Laerte, trovando un artificio per uccidere "accidentalmente" Amleto. Claudio avvelena del vino che offrirà ad Amleto alla fine del primo incontro, e Laerte avvelena a sua volta la punta del suo fioretto. Durante il combattimento Gertrude, all’oscuro delle macchinazioni del re, beve dalla coppa riservata ad Amleto. Laerte ferisce Amleto, condannandolo a morte e, scoprendo Amleto che il fioretto è a punta scoperta, attacca furiosamente Laerte. Nello scontro che segue i due si scambiano i fioretti ed Amleto ferisce Laerte. Quasi nello stesso istante, Gertrude cade a terra, affermando che la coppa è avvelenata. Laerte confessa quindi che la morte di Gertrude è opera del re, e che la punta da cui Amleto è stato ferito è avvelenata. Amleto, gridando al tradimento, Trafigge il re. Prima di morire Amleto chiede ad Orazio di fare in modo che tale storia non vada perduta, e di raccontare pubblicamente gli avvenimenti di cui è stato vittima.

Pochi istanti dopo Fortebraccio entra con i suoi soldati nel castello e, impreparato ad un simile scenario di morte, reclama i propri diritti sulla Danimarca. Viene ordinato di esporre sul palco la salma di Amleto, e di annunciare la sua morte con fanfare e salve di guerra.

Amleto - Analisi

Quando William Shakespeare completò la prima stesura dell'Amleto (1600) aveva alle spalle già numerosi anni di successi come sceneggiatore. Diede prova della sua maestria nelle commedie (Come vi piace), nelle opere a sfondo storico (Riccardo II) e nelle tragedie (Giulio Cesare) dimostrando inoltre le sue notevoli capacità di poeta nei suoi numerosi sonetti.

La tragedia di Amleto, la più lunga tra le opere di Shakespeare, rappresenta una svolta nello sviluppo spirituale ed artistico dell'autore soprattutto tramite dei dialoghi che raggiungono all'interno dell'opera un'intensità di significato difficilmente ripetuta in passato. Un'intensità dovuta soprattutto ai giochi di parole di Amleto, aventi sempre significati molteplici, che lo rendono probabilmente uno dei personaggi che meritano più attenzione all'interno del panorama teatrale.

Le origini della storia sono avvolte nelle nebbie del passato. Si presume che il nome Amleto, di origine danese, provenga da un testo ("Belleforest' Histoires Tragiques", dal "Saxo Grammaticus' Historia Danica") pubblicato nel 1582. Questa tesi è avvalorata anche dalla presenza in questo testo di elementi come l'incesto, il fratricidio e di personaggi come Ofelia, Polonio, Orazio, Rosencrantz e Guildenstern, senza considerare inoltre il viaggio in Inghilterra.

Comunque sia, la storia della vendetta di Amleto era già conosciuta alla corte della regina Elisabetta tramite un presunto lavoro perduto di Thomas Kyd, una tragedia ispirata a Seneca in cui gli elementi realistici dell'opera erano stati congiunti con elementi contemporanei di carattere sovrannaturale, come l'apparizione del fantasma o il caratteristico avvelenamento di cui il vecchio re Amleto è vittima.

Gli antecedenti storici e le affinità concettuali non devono comunque oscurare la singolarità dell'opera di Shakespeare. Prima di tutto occorre notare la natura conflittuale dell'uomo, perfettamente rappresentata in quest'opera. Non appena la rappresentazione inizia, Amleto ha appena completato gli studi, è figlio di un grande re e suo diretto discendente al trono, e tutto ciò sembra esaltare la natura stessa dell'uomo, come si evince da uno dei suoi primi monologhi, in presenza di Rosencrantz e Guildenstern: "Che capolavoro è l'uomo! Nobile d'intelletto, dotato d'una illimitata varietà di talenti; esatto nella sua forma e in tutti i suoi atti; compiuta, ammirevole creazione: pari a un dio nella mente, e nell'azione a un angelo. Lui, la bellezza del mondo. Lui, la misura di ogni animata cosa!". Ma, in contrasto con quanto detto in precedenza, conclude con questa pessimista nota malinconica: "Ebbene, per me non è che una quintessenza di polvere. L'uomo non m'incanta".

Non rende contraddittoria la rappresentazione del giovane ascendente al trono della Danimarca, figlio di un importante re?

Effettivamente, l'intera opera ruota intorno a questo punto di vista. Si vedrà il giovane Amleto intraprendere una profonda introspezione, tanto da farlo dubitare del mondo intero, di quanto pensava in passato e della presunta eccellenza della sua stessa natura. Di che genere di mondo è stato testimone per essere indotto a rendere tanto discordi i suoi pensieri dalle sue azioni?

Amleto è stato forzato a "sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna". La morte di un re e di un padre, il precedente re Amleto. Scoprire che sua madre Gertrude è una donna di facili costumi, tanto da arrivare all'incesto a soli due mesi dalla morte del padre (rivelazione resa ancora più sconcertante dall'intimità che lega Amleto e Gertrude). Rendersi conto che i propri amici di vecchia data, Rosencrantz e Guildenstern, non sono differenti da tutti gli altri cortigiani: opportunisti con la sola intenzione di "assorbire, dal re, incarichi favori e ricompense". Argomento, questo dell'amicizia (che difficilmente resiste alle pressioni del tempo, come dimostrano qui Rosencrantz e Guildenstern) da non sottovalutare in quanto ricorrente nelle opere di Shakespeare, come ad esempio ne "Il Mercante di Venezia" ed in un'alta percentuale dei suoi sonetti.

Infine, l’ultimo elemento responsabile dello sconvolgimento di Amleto, del suo cambiamento nel vedere il mondo, è la sua fedeltà nell’amore. Inizialmente osserviamo Polonio negare ad Ofelia il diritto di vedere Amleto, fatto in se neanche troppo sconvolgente, se non fosse legato all’atto di Ofelia di prendere parte ad un esperimento preparato dal re e da Polonio per testare l’effettiva pazzia di Amleto. Questa completa perdita di fiducia nel mondo femminile, che sembra confermare quanto pensato in precedenza su Gertrude, è determinante; tanto determinante da spingere alcuni autori teatrali a rivisitare il personaggio di Amleto in chiave Freudiana, accentuando i rapporti con Ofelia e la madre Gertrude.

Inoltre, a generare ed in seguito ad affilare i suoi propositi di vendetta, un fantasma rivelatore (lo spirito di suo padre) appare davanti a lui in due occasioni: lo metterà a conoscenza del suo omicidio da parte del fratello Claudio, incitandolo alla vendetta, e ritornerà in seguito per evitare che i suoi propositi si possano attenuare.

Amleto scopre così di vivere in un mondo di apparenze. Il nuovo re Claudio, usurpando il trono con metodologia e propositi vili, non potrà mai rappresentare l'autorità e la legge come fece in passato il re Amleto. Rappresenta per Amleto, di fatto, "un assassino, un vigliacco, un cialtrone che non vale la ventesima parte d'un millesimo del vostro re di prima; una parodia di re, un tagliaborse del potere e del regno che da un cassetto scassinato ha tratto di furto il ricco diadema della legalità, e se l'è cacciato in tasca".

Un altro elemento degno di nota è "La trappola per topi". Questa rappresentazione teatrale dentro la rappresentazione teatrale, e soprattutto la scena in cui il re interrompe bruscamente la recita, sembrano eliminare la sensazione di essere solo presenti ad un’opera. Questo effetto è dato dall’impressione che effettivamente l’unica opera a cui si stia assistendo sia "L’Omicidio di Gonzago", e che l’interruzione di quest’ultima sia un fatto reale. Inoltre non bisogna dimenticare che è la storia di Priamo e Gonzago a convincere realmente Amleto del crimine di Claudio, ravvivando il suo desiderio di vendetta, ed a spegnere la seppur vana ipotesi di aver parlato con uno spirito diabolico.

Ma è solo durante il viaggio in Inghilterra, venendo a conoscenza del tradimento di Rosencrantz e Guildenstern, che Amleto decide di dare il colpo decisivo alla Danimarca, permettendogli di superare ogni scrupolo da cui era stato trattenuto in precedenza.

E' interessante inoltre analizzare i due contrastanti punti di vista di Amleto e Claudio: dove il fantasma del vecchio Amleto rappresentava coraggio, onestà ed onore, Claudio rappresenta viltà, disonestà e vizio. Laddove il giovane Amleto è filosofo e poeta, Claudio è politicante e retorico.

Oppone all'immaginazione filosofica di Amleto un atteggiamento orientato alla praticità ed al materialismo. Ed è proprio questa dualità dell'attuale re, simbolo di autorità del paese e, al contempo, individuo dedito alla menzogna ed alla volgarità, a portare Amleto a scontrarsi con la falsa autorità che Claudio rappresenta. Questo elemento, anch'esso basilare all'interno dell'opera, raggiunge il suo apice nella scena finale, quando Amleto (ferito a morte) trafigge il re, avvelenandolo.

L’unico personaggio che sembra mantenere la propria lucidità senza subire rilevanti sconvolgimenti psicologici, forse a causa della propria saggezza (spesso dimostrata nei dialoghi con Amleto, di cui di fatto è il suo unico confidente), è Orazio. Acquisterà un'importanza sempre più rilevante all'interno dell'opera, divenendo infine l’unico perno fisso nel tragico scenario di morte della scena finale, in cui rappresenta il tramite per trasmettere l’accaduto ai posteri; probabilmente Orazio si può considerare anche il solo uomo veramente degno di rispetto all'interno della corte di Elsinor.

Per concludere, quest’opera non offre verità etiche o morali, ma mostra la vita da una prospettiva molto più ampia di quanto sia mai stato fatto in precedenza; una prospettiva in cui l’uomo si interroga, analizza se stesso, ragiona e soffre sotto una continua pressione emotiva. Un uomo che si interroga, prima ancora che sugli avvenimenti correnti, sui misteri della sua stessa natura. Una simile visione della vita si allontana dal semplice concetto di tragedia, diventando prima ancora di un opera d’arte, uno schema sulla condizione dell’uomo.

 

 

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William Shakespeare

 

 

 

Shakespeare, William (Stratford-upon-Avon, Warwickshire 1564-1616), poeta e drammaturgo inglese, una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese.

La vita

Manca una biografia esauriente e autorevole di Shakespeare; a molte congetture corrispondono pochi fatti. La tradizione vuole che sia nato il 23 aprile a Stratford-upon-Avon. I suoi genitori erano John Shakespeare, un facoltoso mercante, e Mary Arden, proveniente da una famiglia cattolica della piccola nobiltà terriera. Nel 1582 William sposò Anne Hathaway, figlia di un agricoltore. Dal matrimonio nacquero Susanna nel 1583 e nel 1585 una coppia di gemelli. Il maschio morì a undici anni. Sembra che Shakespeare, trasferitosi a Londra intorno al 1588, nel 1592 già godesse di una certa fama come attore e autore di testi teatrali. La pubblicazione di due poemetti d’amore, Venere e Adone (1593) e Lucrezia violentata (1594), e dei Sonetti (editi nel 1609 ma in circolazione già da tempo) lo consacrarono poeta rinascimentale versatile e piacevole. I suoi sonetti descrivono la devozione dello scrivente, identificato perlopiù con il poeta stesso, per un giovane signore di cui vengono esaltate l’avvenenza e la virtù, e per una dark lady, una “dama bruna”, misteriosa e infedele, di cui il poeta è infatuato. Tuttavia, la fama di Shakespeare è oggi legata soprattutto alle 38 opere teatrali da lui composte. Questi testi, pur accolti con favore, non godevano di grande considerazione da parte del pubblico colto del tempo; ma Shakespeare fu un uomo avveduto e investì con oculatezza i propri guadagni nel settore che conosceva meglio: il teatro. Aveva infatti una partecipazione nei profitti della compagnia teatrale dei Chamberlain’s Men, successivamente chiamatisi King’s Men, che metteva in scena gli spettacoli nei due teatri di sua proprietà, il Globe e il Blackfriars. Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un’imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Morì il 23 aprile 1616 e fu sepolto nella chiesa di Stratford.

Le opere

 

Sebbene sussistano molti dubbi sulla cronologia delle opere di Shakespeare, è consuetudine individuare quattro periodi nella sua produzione artistica: il primo arriva al 1594; il secondo comprende gli anni dal 1594 al 1600; il terzo va dal 1600 al 1608; il quarto copre la fase successiva al 1608. In mancanza di dati certi, queste sono semplici congetture, utili comunque per seguire lo sviluppo dell’artista fino alla sua piena maturità. I temi e gli intrecci delle opere teatrali attingono, come pure quelli degli autori suoi contemporanei, dalle cronache, dalla storia, dalla commedia e dalla tragedia classiche, dalla commedia dell’arte italiana, da opere narrative (novellieri, romanzi pastorali, cavallereschi ecc.).

Il primo periodo

A questa fase appartengono i drammi che prendono spunto dalle vicende dinastiche dell’Inghilterra del Quattrocento: Enrico VI (in tre parti, 1590-1592 ca.) e Riccardo III (1593 ca.). Il ciclo si chiude con la morte di Riccardo III e l’ascesa al trono di Enrico VII, il primo sovrano Tudor. Per stile e struttura questi “drammi storici” in parte si riallacciano alla tradizione del teatro medievale (vedi Teatro e arti drammatiche) e in parte riecheggiano l’opera dei precedenti drammaturghi elisabettiani, in particolare quella di Christopher Marlowe. Le numerose scene cruente e il linguaggio colorito e altisonante si rifanno al teatro classico di Seneca, la cui influenza, che arrivava a Shakespeare tramite il drammaturgo Thomas Kyd, è evidente soprattutto nel Tito Andronico (1594 ca.), tragedia ambientata nella Roma imperiale.

Le commedie del primo periodo toccano una vasta gamma di motivi. Nella Commedia degli errori (1592 ca.), che si ispira ai Menaechmi di Plauto, il comico scaturisce dagli equivoci sulle rispettive identità di due coppie di gemelli coinvolte nei giochi dell’amore e della guerra. L’elemento farsesco si attenua e assume toni sentimentali nella Bisbetica domata (1594 ca.), nei Due gentiluomini di Verona (1594 ca.) e in Pene d’amore perdute (1594 ca.).

Il secondo periodo

 

Questa fase comprende tre “drammi storici”, sei commedie e due delle grandi tragedie. I drammi storici (Riccardo II, 1595 ca.; Enrico IV, parte I e parte II, 1597 ca.; Enrico V, 1598 ca.), che riguardano il periodo precedente a quello trattato nell’Enrico VI, partono dal concetto che gravi calamità derivino all’ordine sociale quando sul trono siede un re debole, anche se non malvagio, come Riccardo II, e approdano al concetto che per il bene comune la corona debba andare a un re consapevole delle responsabilità legate al potere.

L’alternarsi del tragico e del comico è un meccanismo ricorrente nelle opere di Shakespeare. Fra le commedie del secondo periodo si distingue Sogno di una notte di mezza estate (1595 ca.), complicato intreccio di varie vicende che coinvolgono due coppie di nobili innamorati, un gruppo di personaggi inconsapevolmente comici e altri appartenenti al mondo della fiaba. Nella tragicommedia Il mercante di Venezia (1596 ca.) il mondo rinascimentale dell’amicizia maschile e dell’amore romantico si contrappone al complesso delle leggi e dei valori rappresentati dall’ebreo Shylock, che dalla tradizione del suo popolo trae la forza per prescindere dall’ambiente circostante. Nella sua solitudine sociale, contrastato perfino dalla figlia, il personaggio amaro di Shylock acquista una statura tragica. Le tre “commedie romantiche” – Molto rumore per nulla (1599 ca.), Come vi piace (1599 ca.) e La dodicesima notte (1600 ca.) – sono caratterizzate dall’alternarsi di toni lirici, romanzeschi e comici e dalla contrapposizione fra la dura realtà e l’incanto di atmosfere liete. Appartiene al secondo periodo anche Le allegre comari di Windsor (1599 ca.), farsa sulla media “borghesia” inglese, nella quale riappare, nelle vesti di comica vittima, il personaggio di Falstaff, già tra i protagonisti di alcuni drammi storici. Due importanti tragedie, assai diverse fra loro, segnano l’inizio e la fine del secondo periodo: Romeo e Giulietta (1595 ca.), celebre soprattutto per come viene descritto l’amore giovanile, impetuoso e passionale, e Giulio Cesare (1599 ca.), tragedia politica che mette in evidenza il rapporto tra virtù pubbliche e virtù private.

Il terzo periodo

 

 

Questa fase, che si apre con il dramma storico Re Giovanni (1596 ca.) sul regno (1199-1216) di Giovanni Senzaterra, comprende otto tragedie e due “commedie amare”. Amleto (1601 ca.), l’opera più famosa, che si iscrive nel genere della revenge tragedy, il dramma centrato sulla vendetta, trascende i limiti della categoria letteraria per diventare una possente rappresentazione della miseria e nobiltà della condizione umana, e contrappone il mondo dei valori morali alla menzogna e alla corruzione di quello reale. Otello (1604 ca.) è la storia di un generale coraggioso e leale, la cui rovina è paradossalmente decretata dalle sue stesse virtù. Re Lear (1605 ca.), di respiro epico, mostra i tragici effetti dell’errore di giudizio di un vecchio re così abituato alle adulazioni dei cortigiani da essere incapace di distinguere la menzogna dalla verità. Antonio e Cleopatra (1606 ca.) è la tragedia della passione erotica fra il generale romano Marco Antonio e la regina d’Egitto, Cleopatra. Sul motivo passionale di fondo si innesta il tema del conflitto etnico e della lotta per il potere. Macbeth (1606 ca.) mostra quale germe maligno e distruttore sia la sete di potere e come l’ambizione possa avviare un’ineluttabile spirale di delitti.

Le altre tre opere di questo periodo, prive di protagonisti di statura tragica, esprimono soprattutto amarezza. Troilo e Cressida (1602 ca.), l’opera più intellettuale di Shakespeare, mette in luce il contrasto fra l’ideale e il reale; Coriolano (1608 ca.), ambientata nella Roma repubblicana, porta sulla scena il conflitto interno al protagonista fra superbia e onore, e il conflitto pubblico fra patriziato e plebe; Timone di Atene (1608 ca.) mostra la trasformazione di un uomo generoso in un misantropo quando coloro che credeva amici lo abbandonano nel momento del bisogno. Lo stile diseguale di quest’opera ha avvalorato l’ipotesi che alla stesura abbia collaborato Thomas Middleton.

Le due commedie del terzo periodo (Tutto è bene quel che finisce bene, 1602 ca.; Misura per misura, 1604 ca.), definite “commedie amare” o “drammi a tesi”, hanno spesso toni cupi e appartengono al genere della commedia soltanto perché il finale è lieto, mentre gli atteggiamenti umani messi in evidenza dall’intreccio sono sordidi e ignobili.

Il quarto periodo

Questa è la fase delle cosiddette tragicommedie o romances; in esse l’intervento di forze magiche e un’atmosfera incantata, permeata dall’arte e dalla grazia, trasmettono l’idea che per la condizione umana ci sia una speranza redentrice; il lieto finale vede sempre il trionfo dell’innocenza, la riconciliazione dei personaggi e delle generazioni, il perdono, il coronamento di una promessa d’amore. Appartengono a questo periodo Pericle (1607 ca.), Cimbelino (1609 ca.), ispirato a una novella del Boccaccio, Il racconto d’inverno (1610 ca.) e, più celebre di tutti, La tempesta (1612 ca.). Quest’ultima tragicommedia racconta come Prospero, duca spodestato dal fratello e da questi esiliato, scateni con l’uso di arti magiche una tempesta che fa naufragare la nave dell’usurpatore sulla sua isola. Ma l’isola non diventa lo scenario di una vendetta, bensì la cornice della riconciliazione e dell’amore.

Le due ultime opere attribuite a Shakespeare sembrano il frutto di una collaborazione, forse con John Fletcher (vedi Beaumont e Fletcher): sono il dramma storico Enrico VIII (1613 ca.) e I due nobili congiunti (1613 ca.), sull’amore di due amici per la stessa donna.

Fortuna letteraria

 

Fino al Settecento la critica considerò Shakespeare un autore geniale ma poco raffinato. Secondo alcuni, le opere tradizionalmente attribuitegli erano state scritte da un intellettuale che poteva vantare un’educazione superiore a quella che avrebbe potuto avere il figlio di un mercante di provincia. Furono fatti i nomi di Francesco Bacone, filosofo e uomo politico, del conte di Southampton, mecenate di Shakespeare, e del drammaturgo Christopher Marlowe, che non sarebbe stato ucciso nel corso di una rissa in una taverna, ma sarebbe riuscito a rifugiarsi in un paese europeo e lì avrebbe continuato a scrivere. Altri critici invece, fra i quali Ben Jonson, intravidero in Shakespeare la grandezza del genio, un autore che “non fu di un’epoca, ma di ogni tempo”. Maggiori riconoscimenti gli vennero nell’Ottocento, quando i romantici cominciarono a considerarlo la voce più significativa del teatro europeo. In Italia, oltre a suscitare l’interesse di Vittorio Alfieri e Vincenzo Monti, fu oggetto di profonda ammirazione da parte di Ugo Foscolo e di Alessandro Manzoni. Anche Giuseppe Verdi contribuì alla fortuna di Shakespeare in Italia con le sue versioni in musica di Macbeth (1847), Otello (1887) e Falstaff (1893).

L’opera shakespeariana influenzò non soltanto i drammaturghi delle generazioni immediatamente successive, come John Webster, Philip Massinger e John Ford, ma anche quelli della Restaurazione, in particolare John Dryden, William Congreve e Thomas Otway. Non si sono sottratti alla sua influenza neppure gli autori del Novecento, quali Harold Pinter, Samuel Beckett e George Bernard Shaw.

 

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William Shakespeare

 

GIULIETTA E ROMEO :

 

DALLA NOVELLA DI LUIGI DA PORTO ALLA TRAGEDIA DI WILLIAM SHAKESPEARE

 

 

 PROBLEMI DI METODO

 

     La stessa storia può essere narrata in innumerevoli luoghi e a lungo, nel tempo. Essa è, dunque, destinata ad assumere  forme diverse, e a essere oggetto di stratificazioni progressive di varianti di cui, non sempre, è facile individuare il momento di nascita e la paternità.

     La storia di Giulietta e Romeo, una delle storie d’amore più famose d’ogni tempo, si rivela, a questo proposito, esemplare. Noi  prenderemo in esame un solo tratto, forse il più significativo: quello che va dalla scrittura della storia in forma di novella da parte di Luigi da Porto, alla sua scrittura in forma di tragedia, in Inghilterra, da parte di William Shakespeare.

    L’oggetto della comparazione è dunque il testo, il contenitore della storia, da una parte, e la storia stessa, il contenuto nelle sue varianti, dall’altra.

    I punti da mettere a fuoco sono, così, molteplici e di natura diversa:

  1. l’autore delle due opere e la fisionomia della sua produzione letteraria;
  2. il contesto storico e culturale in cui scrive;
  3. il genere letterario scelto per narrare la storia;
  4. il contenuto della storia: la trama e i personaggi;
  5. gli eventuali antecedenti e le fonti;
  6. il destinatario della storia;
  7. il fine che l’autore si propone.

              A lato di questo, si pone il problema delle varianti: quindi

  1. la ricerca delle redazioni della storia fra il testo di partenza e quello d’arrivo, che contempla, a sua volta, e per ogni testo,
  2. la messa a fuoco dei punti 1-5 sopraindicati, cui deve seguire
  3. la collazione dei testi, lo scrutinio delle varianti e l’esame della loro natura;
  4. la ricostruzione finale del percorso.

All’insegnante la scelta delle modalità con cui realizzare il confronto che devono essere, comunque, da adattare al grado di competenza e di interesse degli studenti.

 

LE COORDINATE

 

 

 

AUTORE

LUIGI DA PORTO

WILLIAM SHAKESPEARE

TEMPO DELLA SCRITTURA

XVI SECOLO (1524)

XVI SECOLO (1592)

LUOGO DELLA SCRITTURA

PENISOLA ITALICA- VERONA

INGHILTERRA - LONDRA

DESTINATARIO

LETTORI VERONESI/VENETI/ITALICI

SPETTATORI LONDINESI/INGLESI

 

 

 

 

GENERE

 

 

NOVELLA

 

TRAGEDIA

LINGUA                                

ITALIANO

(TOSCANO CON PATINA VENETA)

INGLESE

 

 

 

TEMPO DELLA STORIA

XIV SECOLO (1301-1304)

IDEM

LUOGO DELLA STORIA

VERONA

IDEM

PERSONAGGI

GIULIETTA, ROMEO, GIOVANNA E ANTONIO CAPULETI, I DUE GENITORI MONTECCHI, FRATE LORENZO, TEBALDO, IL SERVITORE PIETRO, BARTOLOMEO DELLA SCALA

ROMEO, JULIET, LADY AND LORD CAPULET, LADY AND LORD MONTAGUE, MERCUTIO, BENVOLIO, TYBALT, FRIAR LAWRENCE, PARIS, PRINCE

 

L’AUTORE

 

 

    Luigi da Porto nasce a Venezia, da nobile famiglia vicentina, il 10 agosto 1485. Fra il 1503 e il 1505 è alla corte di Urbino, un’esperienza fondamentale per la sua formazione, in cui conosce, oltre a guido da Montefeltro, Matteo Bandello e Pietro Bembo, con cui stringe una fraterna amicizia. Combatte per Venezia contro la lega papato/impero e, nella notte fra il 18 e il 19 giugno, viene gravemente ferito alla gola da un soldato tedesco. Non si riprenderà più: vivrà altri dodici anni fra la villa di Montorso e Venezia, dove muore il 10 maggio 1529.

    La sua opera più consistente sono le Lettere storiche (postume, 1832-1837), racconto in prima persona dei fatti di cui fu testimone. Postumo (1539) è anche un volumetto, Rime et Prosa di M. da Porto, voluto dal fratello Bernardino e dedicato a Pietro Bembo.

 

    William Shakespeare nasce a Stratford-on-Avon, nel 1564, da un guantaio e piccolo proprietario terriero. A venticinque anni si sposa e ha tre figli: nel 1592 è già a Londra dove è in contatto con l’ambiente degli University Wits. Grazie anche all’appoggio del duca di Southampton, riscuote grandissimo successo coi suoi lavori e riesce a diventare in breve anche comproprietario del Globe Theatre e poi del Blackfriars, dove la sua compagnia recita.

    Le notizie sulla sua vita sono scarse e sporadiche: sappiamo che nel 1610 si ritira a Stratford dove ha acquistato delle proprietà e ottenuto uno stemma gentilizio. Qui muore, da tranquillo gentle,  il 23 aprile 1610 e viene sepolto nel coro della chiesa della Old Town.

    Aveva scritto in versi, aderendo alla moda di quegli anni, poemetti erotico-mitologici Venere e Adone (1593) e Lucrezia violata (1594), e la raccolta dei 154 Sonetti (1609).

    Ma è naturalmente la sua produzione teatrale, che consta di 34 fra tragedie, drammi storici e commedie, a costituire il monumento alla sua memoria, e a farne, probabilmente, il più grande autore di teatro del mondo occidentale.

 

 

 

 

 

DALLA NOVELLA DI LUIGI DA PORTO ALLA TRAGEDIA DI SHAKESPEARE

 

LA NOVELLA

 

   L’Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, con la loro pietosa morte, intervenuta già nella città di Verona nel tempo del Signor Bartolomeo dalla Scala, deve essere già conclusa nel 1524, come testimonia una lettera di Pietro Bembo (del 9 giugno 1524), dove egli si complimenta con da porto per il valore dello scritto.

    La prima edizione è curata dallo stampatore Benedetto Bodoni di Venezia fra il 1530 e il 1531; una seconda edizione uscì sempre a Venezia, per i tipi di Francesco Marcolini, col titolo La Giulietta.

         La novella è introdotta da una lettera dedicatoria a Lucina Savorgnana, sorella della madre dell’autore; al suo interno compare il personaggio del narratore, Peregrino, arciere di circa cinquant’anni che accompagna da porto nel suo viaggio da gradisca ad Udine. L’intento della narrazione è consolatorio e suasorio insieme: Peregrino vuol consolare Luigi per le sue pene d’amore e dissuaderlo dall’amare con eccessiva intensità, poiché amore reca con sé, inevitabilmente, dolore.

      Il racconto ha poi inizio: siamo a Verona, all’inizio del XIV secolo: signore della città è Bartolomeo della Scala, e i Montecchi e i Capuleti sono tra le famiglie più ricche e influenti. Una volta unite, esse sono adesso divise da un odio insanabile. In occasione del carnevale Antonio Capuleti dà una festa dove Romeo Montecchi va di nascosto e lì avviene l’incontro con Giulietta, la bellissima figlia diciottenne del padrone di casa. Giulietta decide che sposerà soltanto lui e lo comunica a Romeo in una delle sue visite notturne: “...per non tenirvi più ne’ pericoli, ne’ quali veggio essere la vita vostra venendo ogni notte per queste contrade, vi dico che quando a voi piaccia di accettarmi per vostra donna, che io son pronta a darmeli tutta, e con voi in ogni luogo, che vi sia in piacere, senza alcun rispetto venire”.

 

 

 

     Romeo chiede a Frate Lorenzo, confessore anche di Giulietta, di sposarli; dopo le nozze, tenute segrete,  i due giovani “più notti del loro amore felicemente goderono”, sino a quando scoppia la tragedia. Durante una rissa per strada fra seguaci dei Montecchi e dei Capuleti, Romeo uccide Tebaldo, cugino di Giulietta, e viene condannato all’esilio perpetuo. Intanto vengono fissate le nozze tra la fanciulla e il conte Paride. Giulietta chiede e ottiene da frate Lorenzo una pozione che la farà cadere in un sonno simile alla morte; prende la bevanda alla vigilia della cerimonia e, creduta morta, viene portata nella cripta di famiglia.

      Intanto Romeo avrebbe dovuto essere avvertito dello stato reale delle cose: ma il messaggero non giunge in tempo ed egli giunge alla cripta dove si uccide con il veleno sul corpo della fanciulla amata. Giulietta, svegliatasi subito dopo, non sopporta il dolore della sua morte e, lanciato un alto grido, muore a sua volta.    

      La novella si chiude col funerale congiunto dei due giovani e l’erezione di un monumento, voluto da Bartolomeo, con una epigrafe che suonasse a monito dei cittadini.       

     

                                                                     LE  FONTI

 

AUTORE

TITOLO

TEMPO DELLA SCRITTURA

Ovidio, Metamorfosi (IV, 55-166)

Piramo e Tisbe (novella)

I sec. d.C.

 

Ero e Leandro (romanzo)

II sec. D. C.

Senofonte da Efeso

Efesiache, II libro (gli amori di Anzia e Abrocome) (romanzo)

II sec. D. C.

Caritone

Le avventure di Cherea e Clliroe (romanzo)

II sec. D. C.

Chrétien de Troyes

Roman de Cligés (gli amori di Cligés e Fenice) (poemetto)

XIII sec.

Giovanni Boccaccio

Decameron, IV, 10 (La moglie di un medico per morto mette un suo amante nell'arca…)

1350 ca.

Giovanni Boccaccio

Decameron, X. 4 (Messer gentil de' Carisendi, venuto da Modona, trae della sepoltura una donna amata da lui, seppellita per morta…)

1350 ca.

Anonimo

Gli amori di Ginevra degli Almieri (cantare in ottave)

XV sec.

 

Gentile Sermini

Novelle, I,1

1424

Leon Battista Alberti

Historietta amorosa fra Leonora de' Bardi e Ippolito Buondelmonte (novella)

1450 ca.

Anonimo

Iulia e Pruneo (novella)

XV sec.

Masuccio Salernitano

Novellino (Mariotto e Ganozza) (novella)

1476, postumo

Gaspare Visconti

De Paulo e Daria amanti (poema in ottave)

XV sec.

 

 

 

   Il nucleo più antico della storia si trova, probabilmente, nel racconto ovidiano di Piramo e Tisbe (I sec. d.C.)dove sono già tutti presenti gli elementi strutturali: i due giovani amanti appartengono a famiglie nobili e ricche; devono incontrarsi di nascosto; avviene un malinteso per il quale Piramo crede morta Tisbe e si uccide. La fanciulla scopre l’amato morte e si uccide a sua volta.

    Nel racconto di Ero e Leandro viene introdotto l’elemento del matrimonio segreto e l’alchimia di questi elementi tornerà, anche se con modalità disparate, in Senofonte da Efeso, in Catone, in Chrétien de Troyes, Giovanni Boccaccio, Gentile Sermini, Leon Battista Alberti, Gaspare Visconti, in cantari popolari e, in particolare, in Masuccio Salernitano. E’, infatti la sua novella di Mariotto e Ganozza a rappresentare la fonte più ravvicinata e importante del testo di da Porto.

 

 

 

   I  PASSAGGI

 

          AUTORE

GENERE LETTERARIO

VARIAZIONI

LUIGI DA PORTO,

Hystoria novellamente ritrovata di due nobili amanti

NOVELLA

 

 

MATTEO BANDELLO,

La sfortunata morte di dui infelicissimi amanti che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono, con varii accidenti

(1554)

 

NOVELLA

 

 

In

 

FINALITA': "L'AMMONIR I GIOVANI CHE IMPARINO MODERATAMENTE A GOVERNARSI E NON CORRER A FURIA"

CODICE DI LETTURA: l'onore.

INSERZIONI: 1. Racconto di un precedente amore di Romeo.

2. rovesciamento fra i ruoli dei due genitori di Giulietta.

3. la lettera per Romeo è scritta da fra' Lorenzo, invece che da Giulietta.

N.B.: i punti 2 e 3 sono da leggere come segnale di una misoginia assente in da Porto.

PIERRE BOAIUSTUAU,

Histoire troisieme. De deux amans, dont l'un mourut de venin, l'autre de tristesse

(1559)

NOVELLA

(TRADUZIONE FRANCESE DALL'ITALIANO)

              in

Histoire tragiques extraictes des oeuvre

Italiennes de Bandel, et mises en notre langue Francoise par Pierre Boaistuau

INTRODUZIONE di nuovi elementi narrativi:

  1. Romeo decide di parlare con la donna che ama prima di conoscere Giulietta;
  2. Giulietta acconsente esplicitamente alle nozze col conte di Lodrone;
  3. Il fantasma di Tebaldo appare a Giulietta nella cripta;
  4. Giulietta si uccide con un pugnale;
  5. Si celebra il processo alla nutrice, al servo Petro, allo speziale  e a fra' Lorenzo che, nella sua testimonianza, racconta gli eventi che hanno portato alla morte dei due giovani e ne individua le cause.

ARTHUR BROOKE,

The tragicallyHistorye of Romeus and Juliet, written first in Italian by Bandell, nowe in Englishe by Ar(thur) Br(ooke)

(1562)

POEMA

(VERSIONE INGLESE  DAL FRANCESE)

 

INTRODUZIONE di elementi narrativi e di carattere:

  1. Friar Lawrence informa Romeo del suo bando e lo rimprovera perché piange (S);
  2. Viene approfondito il carattere della nutrice e accentuato il registro comico (S).

 Il personaggio di Marcuccio diventa Mercutio.

 

WILLIAM PAINTER The goodly History of the true, and costant Loue between Rhomeo and and Iulietta,  the one of whom died of Poyson and the other of sorrow, and heuinesse: wherein be comprysed many adventures of Loue, and other devises touching the same

(1567)

NOVELLA

(TRADUZIONE INGLESE DAL FRANCESE)

 

in

The Palace of Pleasure

E' traduzione letterale di Boaistuau.

WILLIAM

SHAKESPEARE,

Romeo and Juliet

(1592)

 

TRAGEDIA

Il testo di riferimento è Brooke, rispetto al quale:

  1. viene ulteriormente dilatato lo spazio attribuito a Mercuzio e alla nutrice;
  2. Mercuzio diventa personaggio protagonista  (cfr. monologhi e dialoghi);
  3. Lo scatenamento della rissa viene attribuito a Mercuzio e non a Tebaldo (che appartiene alla famiglia dei della Scala;
  4. Paride va a spargere fiori sulla tomba di Juliet e Romeo lo uccide;
  5. Taglia, per motivi tecnici, alcune scene.

 

  Comparando il testo di Bandello con quello di da Porto risultano evidenti difformità e significative varianti. Da segnalare, per prima, la diversa finalità della narrazione che, per Bandello, è l’”ammonir i giovani che imparino moderatamente a governarsi e non correr a furia”; l’ideale sarebbe un “ben regolato amore”, dove la ragione si imponga sul sentimento. A differenza di da Porto per il quale è centrale la vicenda amorosa, per Bandello acquista un’importanza primaria il sistema sociale, le sue regole e il tema dell’onore: per garantire la necessaria stabilità e il giusto equilibrio alla società, amore ed onore devono essere in una relazione armonica.

    Passando alla materia della narrazione e alla sua distribuzione, colpisce la continua tensione verso una misura più drammatica: l’obiettivo è raggiunto, tecnicamente, con una dilatazione costante dei dialoghi. In particolare sono da segnalare il colloquio fra Giulietta e Romeo durante il loro primo incontro; quello fra Giulietta e la balia che subito segue; il dialogo tra il frate e Romeo subito prima del matrimonio segreto; quello tra Romeo e Tebaldo che precede il loro duello; l’incontro fra i due giovani nella cripta. Il dialogo è utilizzato da Bandello anche come contenitore di nuove informazioni: esemplare quello inserito all’inizio della novella fra Romeo e un suo coetaneo nel quale si narra la storia di un precedente amore del giovane Montecchi.

    Una ulteriore, essenziale, annotazione, va fatta a proposito di una velata, ma percepibile, misoginia di Bandello, che è possibile inferire, tra l’altro, dal maggior spessore che hanno i personaggi maschili, a cominciare dal padre di Giulietta che viene presentato come il più colpito dalla tragedia, mentre la madre, che in da Porto era personaggio ben caratterizzato risulta figura appena accennata e sbiadita.

     La novella di Giulietta e Romeo è la terza della raccolta delle Histoires tragiques di Pierre Boaistuau che, programmaticamente, dichiara di voler migliorare la qualità della prosa dell’italiano, “car sa phrase m’a semblé tant rude, ses termes impropres, ses propos tant mal liez  et  ses sentences  tant maigres”,  da  non  poter evitare la  riscrittura. A  lato di una serie  di

 

 

microvarianti che non mutano la sostanza della narrazione, Boaistuau introduce una variante di grande interesse nel finale: Giulietta si uccide con un pugnale. L’inserimento di questa variante presenta un significato plurimo che si potrebbe così riassumere:

Giulietta decide di togliersi la vita, mentre in da Porto e Bandello muore per cause naturali: il cuore non sopporta l’eccesso di dolore;

  1. la scelta arbitaria di togliersi la vita connota in senso “alto” il personaggio che, da patetico, diventa decisamente tragico;
  2. la scelta di uccidersi è legata, in Boaistuau, non solo all’insostenibile  dolore per la perdita di Romeo, ma anche ad una serie di considerazioni di natura etico-sociale: ella è stata la moglie di Romeo e non è più fanciulla; non potrebbe quindi fare la promessa di amore eterno ad un altro uomo perché il suo cuore appartiene a Romeo; non riuscirebbe, infine, a vivere nella menzogna e nell’occultamento perenne del suo matrimonio col giovane Montecchi.

          L’aggiunta più significativa, che verrà mantenuta in Brooke ed eliminata in Shakespeare, riguarda il finale della novella. L’autore introduce una sorta di processo che permette di restaurare l’ordine sociale sconvolto dai due giovani. Dopo la lunga testimonianza di Fra’ Lorenzo, che ricostruisce puntualmente i fatti Bartolomeo della Scala bandisce la nutrice (cui Boaistuau aveva dato la fisionomia compiuta di un personaggio a tutto tondo), assolve il servo Pietro, fa impiccare lo speziale, spinge il frate a ritirarsi in eremitaggio.

    Quattro anni dopo, nel 1562, esce a Londra un lungo poema di 3022 distici a rima baciata dal titolo The tragical Historye of Romeus and Juliet; l’autore, Arthur Brooke, traspone con fedeltà il testo di Boaistuau, ma introduce alcune significative varianti. La prima riguarda il colloquio tra Romeo e frate Lorenzo, che rimprovera il giovane perché piange dopo essere stato condannato all’esilio. La seconda è da riferire al carattere della nutrice, che diventa decisamente comico: entrambe queste innovazioni verranno fedelmente riprese da Shakespeare. La terza e la più significativa è la trasformazione del personaggio di Marcuccio, appena nominato in da Porto, in quello,  già caratterizzato, di Mercuzio.

 

 

    Un ulteriore testo di passaggio è da considerare la versione che, della novella, è presente nel Palace of Pleasure di William Painter, pubblicato a Londra nel 1567; anche questo testo si presenta come una fedelissima versione di Boaistuau, che alcune precise spie lessicali inducono a ritenere sia stato presente a Shakespeare al momento della scrittura della tragedia.

    Fra il 1594 e il ‘95, quasi trent’anni dopo, Shakespeare scrive Romeo and Juliet, seguendo l’ordine della materia presente in Brooke e apportando alcune varianti che hanno, sopra tutto, lo scopo di rilevare i caratteri e ottenere efficaci tagli scenici. Acquistano maggior spessore i personaggi di Mercuzio e della balia; è mercurio e non Tibaldo a scatenare la rissa; l’ignaro Paride va a spargere fiori sulla tomba di Giulietta e viene ucciso da Romeo.

    Shakespeare non pare aver letto direttamente né la versione di Bandello, né quella di da Porto, anche se il critico inglese Kenneth Muir sostiene questa tesi suggestiva. Piuttosto è da segnalare, comparando fra loro iltesto di da Porto e quello di Shakespeare, uno spostamento fondamentale di cui la critica, sinora, pare non essersi accorta.

       Quella di da Porto è una novella drammatica nella quale elemento dominante è Thanatos; nella tragedia di Shakespeare è signore, invece, Eros. Amore e Morte, i due elementi cardine della tragedia, assumono un peso affatto diverso nei due testi, nei quali, in ogni caso, domina lìillogica e insondabile azione della Tyche.

       La novella è dominata dai due eventi-chiave dell'uccisione di Tebaldo e della morte di Giulietta e Romeo. Elemento fondamentale per comprendere il peso di Thanatos è il colloquio, nella cripta, fra Giulietta e Romeo: lo spazio concesso a un dialogo di morte, in un luogo di morte.

       In Shakespeare, invece avviene uno spostamento di materiale e spazio verso l'elemento amoroso: Romeo e Benvolio parlano d’amore prendendo spunto dalla prima passione di Romeo; all’inizio del secondo atto Mercuzio parla ancora dell'amore; e ampio spazio viene concesso ai dialoghi amorosi fra i due protagonisti sino al taglio finale del “dialogo di morte” fra i due protagonisti. Così lo strazio della loro fine risulta, per l’invadente e dominante presenza d’amore, assai più intenso: la morte, repentina e indesiderata è la grande nemica della vita.

 

                                  RAFFRONTI PARZIALI

 

                LUIGI DA PORTO                                                                   WILLIAM SHAKESPEARE

 

                                          PERSONAGGI

 

Giulietta è la protagonista assoluta

Juliet è co-protagonista rispetto a Romeo

Marcucio è appena nominato nella scena del ballo

Mercutio diventa uno dei protagonisti

La nutrice è personaggio appena abbozzato

La nutrice diventa personaggi comico a tutto tondo

 

 

                                        ELIMINAZIONI

 

Presenza della cornice col narratore Pellegrino

Assenza della cornice e del narratore della storia

 

Il tessuto della narrazione viene meno.

Benvenuto di Giulietta a Romeo che la libera di Marcucio

Juliet chiede alla nutrice chi sia Romeo

Lungo intervento della madre di Giulietta che spinge il marito a dar moglie alla fanciulla

Paride compare sulla scena e interviene nel dialogo fra i genitori di Juliet

Giulietta racconta alla madre del suo incontro con fra' Lorenzo, ed ella si mostra lieta

La parte della madre, in questa scena è tagliata

Scambio di battute tra fra' Lorenzo e Giulietta dopo il suicidio di Romeo: il frate la invita a chiudersi in convento

Friar Laurence pronuncia solo tre battute "esclamative"

 

 

 

 

                                         AGGIUNTE

 

 

Il monologo del Principe nella prima scena

 

Il personaggio di Benvolio (dialoghi) (B)

 

Il personaggio di Mercutio (monologhi e dialoghi)

"Giulietta s'affliggeva"

Nella seconda scana Juliet occupa grande spazio con l'esternazione del suo dolore

 

Il personaggio della nutrice (con un numero più alto di battute

 

La visione del famtasma di Tybalt

 

Il personaggio di Balthasar

 

 

PERCORSI DI RICERCA

 

  1. Il personaggio di Giulietta: sua evoluzione da Da Porto a Shakespeare.
  2. Novella drammatica e tragedia: individuare i punti di contatto e le differenze tra i due generi letterari, servendosi della storia di Giulietta e Romeo.
  3. Amore e potere: esemplificare, anche ricorrendo all’esempio di altri autori e altre opere letterarie,  il loro rapporto.
  4. Dalla novella di da Porto a quella di Bandello: mettere a fuoco i mutamenti del sistema dei personaggi e le innovazioni apportate da Bandello, anche alle soluzioni narrative.
  5. Eros e thanatos: alchimia dei due elementi nella novella di Da Porto e nella tragedia di Shakespeare, attraverso esemplificazioni testuali.

 

                                                          BIBLIOGRAFIA

 

LUIGI DA PORTO

La Giulietta nelle due edizioni cinquecentesche, a cura di Cesare De Marchi, Firenze, Giunti, 19942.

*Cino Chiarini, Romeo e Giulietta. La storia degli amanti veronesi nelle novelle italiane e nella tragedia di Shakespeare, Firenze, Sansoni, 1906.

*Maria Cristina Zaniboni, Un’antica passione. Romeo e Giulietta dalle fonti a Shakespeare, Imola Grafiche Galeate, 1988.

 

WILLIAM SHAKESPEARE

Romeo e Giulietta, introduzione, traduzione e note di Gabriele Baldini, Milano, BUR, 1999.

* Le storie di Giulietta e Romeo, a cura di Angelo Romano, Roma, Salerno, 1993.

* Giorgio Melchiori, Romeo and Juliet: la retorica dell’eros, in L’eros in Shakespeare, a cura di A. Serpieri e K. Elam, Parma, Pratiche Editrice, 1988.

 

 

 

Matteo Bandello: castelnuovo Scrivia, Alessandria 1485 – Agen 1561. Shakespeare trasse dalle sue Novelle anche l’argomento per Molto rumore per nulla e La dodicesima notte.

Poche sono le informazioni che abbiamo sulla vita di Pierre Boaistuau: sappiamo che fu studioso di scienze naturali, cronista, storico, romanziere, moralista e poeta. La pubblicazione delle sue opere è concentrata fra il 1556 e il 1560.

 

Fine articolo su William Shakespeare

 

William Shakespeare (1564 - 1616), poeta, commediografo, drammaturgo e attore britannico.

William Shakespeare

 

Aforismi di William Shakespeare

  • A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, che noi siamo dei subalterni.
  • Addio, bella crudeltà.
  • Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno.
  • Assomiglia al fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.
  • Attraverso le vesti stracciate si mostrano i vizi minori: gli abiti da cerimonia e le pellicce li nascondono tutti.
  • Basta una stilla di male per gettare un'ombra infamante su qualunque virtù.
  • Beh, chiunque può sopportare un dolore tranne chi ce l'ha.
  • Bello è brutto e brutto è bello.
  • C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata.
  • Che ogni occhio negozi per se stesso / E non fidi in agente alcuno.
  • Chi dorme non sente il mal di denti.
  • Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo.
  • Chi muore paga tutti i debiti.
  • Chi non ha denaro, mezzi, né contentezza è senza tre cose buone.
  • Ci sono occasioni e cause e perché e percome in tutte le cose.
  • Ciò che l'uomo osa, io oso.
  • Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.
  • Con chi sta fermo il tempo? Con gli uomini di legge quando sono in ferie, perché essi dormono fra un'udienza e l'altra, e non s'accorgono che il tempo si muove.
  • Con la tua immagine e con il tuo amore, tu, benché assente, mi sei ogni ora presente. Perchè non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri; ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te.
  • Debbo essere crudele solo per esser giusto.
  • E chi muore senza portare nella propria tomba almeno una pedata ricevuta in dono da un qualche amico?
  • E ogni angoscia che ora par mortale, di fronte al perder te, non parrà eguale.
  • È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.
  • È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.
  • Essere saggio e amare eccede le capacità dell'uomo.
  • Fai maturare la tua ammirazione per un poco.
  • Gli angeli ancora risplendono, anche se è caduto quello più splendente.
  • Gli uomini chiudono la porta in faccia a un sole calante.
  • Gli uomini dovrebbero essere quello che sembrano.
  • Gli uomini sono morti in ogni tempo, e i vermi se li sono mangiati, ma non per amore.
  • Ho una sorta d'alacrità nell'andare a fondo.
  • I clamori avvelenati di una donna gelosa sono più micidiali dei denti di un cane idrofobo.
  • Il buono e il cattivo dipendono dal pensiero di chi li rende tali.
  • Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi.
  • Il discernimento è la parte migliore del valore.
  • Il dovere di ogni soggetto appartiene al re, ma l'anima di ogni soggetto è solo sua.
  • Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene viene seppellito con le loro ossa.
  • Il mio solo amore, nato dal mio solo odio!
  • Il principe delle tenebre è un gentiluomo.
  • Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.
  • Il vecchio proverbio ha ragione: Il vaso vuoto è quello che rende il suono più ampio.
  • In nulla mi considero felice se non nel ricordarmi dei miei buoni amici.
  • La bellezza da sola persuade / Gli occhi degli uomini senza aver bisogno d'avvocati.
  • La bellezza tenta i ladri più dell'oro.
  • La brevità è l'anima della saviezza.
  • La colpa è così piena d'ingenua gelosia che si versa da sola per timore d'essere versata.
  • La disgrazia ci fa conoscere strani compagni di letto.
  • La gloria è simile a un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, a causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde in un nulla.
  • La pazzia, signore, se ne va a spasso per il mondo come il sole, e non c'è luogo in cui non risplenda.
  • La tua vecchia verginità è come una delle nostre vizze pere francesi: è brutta, è secca al gusto.
  • La virtù è ardita e la bontà non ha mai paura.
  • L'ambizione, la virtù del soldato.
  • L'amicizia è fedele in tutto, tranne che nei servigi e nelle faccende d'amore.
  • L'amore è la più saggia delle follie, un'amarezza capace di soffocare, una dolcezza capace di guarire.
  • L'amore non guarda con gli occhi ma con la mente e perciò l'alato Cupìdo viene dipinto cieco.
  • L'arte resa muta dall'autorità.
  • L'azione è più rara nella virtù che nella vendetta.
  • Le compagnie, le compagnie scellerate sono state la mia rovina.
  • Le cose dolci da gustare si dimostrano amare da digerire.
  • Le cose non sono un bene o un male di per se ma è il pensiero che le rende tali.
  • Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l'amore che dura fa così.
  • L'uomo che si agita fa scoppiare di risate gli angeli.
  • Ma io sono costante come la stella polare, che per il suo esser fedele, fissa e inamovibile non ha pari nel firmamento.
  • Ma l'amore è cieco e gli amanti non possono vedere le graziose follie ch'essi commettono.
  • Narra con esattezza di me e della mia causa.
  • Nessuno ammira la celerità più dei negligenti.
  • Niente arriva a sproposito, se arriva insieme al denaro.
  • Niente più della pietà imbaldanzisce il peccato.
  • Noi siamo per gli dei quel che sono le mosche per un ragazzo capriccioso: ci uccidono per divertirsi.
  • Non bisognerebbe affliggersi per ciò che è stato ed è senza rimedio.
  • Non c'è belva tanto feroce che non abbia un briciolo di pietà. Ma io non ne ho alcuno, quindi non sono una belva.
  • Non c'è modo che gli uomini esistano senza che le donne lavorino a mezza giornata?
  • Non c'è nulla che sia buono o cattivo in se stesso, ma è il nostro pensiero che lo rende tale.
  • Non farmi sentire delle bugie: non s'addicono a nessuno, tranne a un commerciante.
  • Non sai che sono donna? Quando penso, devo parlare.
  • Non si è ancor mai vista donna bella e stupida.
  • Non siamo nati per supplicare, ma per comandare.
  • Non tentare un uomo disperato.
  • Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.
  • Nostalgia: il ricordo delle cose passate.
  • Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale.
  • O, un bacio, lungo come il mio esilio, dolce come la mia vendetta!
  • Ogni colpa sembra mostruosa finché non arriva un'altra colpa che le sia compagna.
  • Oh, è stupendo avere forza da gigante ma è da tiranni usarla come un gigante.
  • Ora sono, se uno deve dir la verità, poco meglio di uno dei dannati.
  • Per prima cosa, ammazziamo tutti gli avvocati.
  • Perché il coraggio insorge all'occasione.
  • Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce.
  • Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro c'è tanti asini in giro.
  • Puoi depormi dalle mie glorie e dal mio stato, ma non dai miei dolori: di quelli io sono ancora il re.
  • Quando ambiamo al meglio, spesso roviniamo ciò che è bene.
  • Quando arrivano i dispiaceri, non arrivano come singole spie, ma in battaglioni.
  • Quando i ricchi furfanti hanno bisogno di quelli poveri, quelli poveri possono fare il prezzo che vogliono.
  • Quando il valore toglie alla ragione, / Rode la spada con cui combatte.
  • Quando marciscono i gigli mandano un puzzo più ingrato che quello della malerba. (Sonetto XCIV, GB)
  • Quanto spesso gli uomini sono stati allegri poco prima di morire!
  • Questa è la mostruosità dell'amore, signora, che infinito è il volere ma limitata è la sua attuazione.
  • Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.
  • Se ho fatto una sola cosa buona nella mia vita, me ne pento dal profondo del mio cuore.
  • Se l'amore è cieco, tanto meglio si accorda con la notte.
  • Se soltanto avessi servito il mio Dio con metà dello zelo con cui ho servito il mio re, egli non mi avrebbe abbandonato nella mia vecchiaia, nudo, ai miei nemici.
  • Se tu non ti ricordi la più piccola follia a cui ti ha condotto l'amore, tu non hai amato.
  • Sei tutto ghiaccio; la tua gentilezza raggela.
  • Signore, Signore, quanto siamo soggetti noi vecchi a questo vizio del mentire.
  • Sii casta come il ghiaccio, pura come la neve, tu non sfuggirai alla calunnia.
  • Solo i difetti dei ricchi sembrano virtù.
  • Sono le stelle, le stelle sopra di noi, che governano la nostra condizione.
  • Sperperiamo le nostre luci invano, come le lampade di giorno.
  • Spesso dalle intenzioni sue l'uomo è sviato. Tutti i nostri propositi dipendono dalla memoria: se nascendo quindi sono robusti, poi si indeboliscono. Acerbo il frutto sta ben saldo al ramo; maturo, da sé cade, senza scuoterlo.
  • Ti prego, aggrava la tua collera.
  • Tu sei sposato alla calamità.
  • Tu, "Z", figlia illegittima, tu lettera affatto necessaria.
  • Un amico dovrebbe sopportare le debolezze dell'amico, ma Bruto fa le mie più grandi di quelle che sono.
  • Un atto senza nome.
  • Un giorno l'afflizione sorriderà di nuovo, e fino ad allora, dolore, stai a cuccia!
  • Un politicante... uno che sarebbe stato capace di circuire anche Dio.
  • Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.
  • Un vero amore non sa parlare.
  • Una donna è un piatto per gli dei, se a condirla non è il diavolo.
  • Vado pazza della sua stessa assenza.
  • Vivi per essere la meraviglia e l'ammirazione del tuo tempo.

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Amleto

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Citazioni tratte dall'opera

  • Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.
  • Come avete potuto smettere di nutrirvi di questa montagna di neve, per pascervi invece di questo moro? Ah, non avete occhi? (Amleto; Atto III, Scena IV)
  • O Vergogna, dov'è il tuo rossore? (Atto III, Scena IV)
  • Fragilità, il tuo nome è donna!
  • I commedianti non son capaci di tener segreti; dicono tutto.
  • Il diavolo ha il potere di comparire agli uomini in forme seducenti e ingannatorie.
  • La brevità è l'anima del senno, e il parlar troppo un fronzolo esteriore.
  • Pur se tu sia casta come il ghiaccio e pura come la neve, non sfuggirai alla calunnia. Vattene in convento.
  • Questa è follia, se pure c'è del nesso.

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Citazioni sull'opera

  • La si direbbe l'opera di un selvaggio ubriaco. (Voltaire, 1768)

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Cimbelino

  • La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota.

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Come vi piace / Come vi piaccia

  • Che peccato che ai matti non sia permesso di parlare saggio di ciò che i saggi fanno pazzamente! (Pietraccia)
  • [Amare] È esser tutto fantasia, passione, e tutto desiderio, adorazione, esser dovere, rispetto, umiltà, esser pazienza ed impazienza insieme, castità, sofferenza, obbedienza.

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Coriolano

  • Ah, per me, dico, datemi la guerra! È meglio cento volte della pace, come il giorno è migliore della notte; la guerra è cosa viva, movimento, è vispa, ha voce, è piena di sorprese. La pace è apoplessia, è letargia: spenta, sorda, insensibile, assonnata, e fa mettere al mondo più bastardi che non uccida uomini la guerra. (Atto IV, Scena V)

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Giulio Cesare

  • C'è una marea nelle cose degli uomini che, colta al flusso, mena alla fortuna; negletta, tutto il viaggio della vita s'incaglia su fondali di miserie.
  • Che dobbiamo morire lo sappiamo. Ma è il numero dei giorni, e l'ora, e il momento che soprattutto preoccupano l'uomo. Così colui che toglie vent'anni alla vita dell'uomo, toglie un egual numero di anni alla paura della morte.
  • Come mi accorgo, la commozione è contagiosa, poiché i miei occhi, al vedere le perle di dolore che brillano nei tuoi, prendono ad inumidirsi.
  • Gli unicorni possono essere indotti in inganno per mezzo degli alberi; gli orsi per mezzo degli specchi; gli elefanti per mezzo delle buche; i leoni per mezzo delle reti, e gli uomini, infine, per mezzo dell'adulazione.
  • Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa.
  • L'abuso della grandezza si offre tutte le volte in cui essa disgiunge la pietà dalla potenza.
  • L'umiltà, prova esperienza comune, è la scala di una giovane ambizione. Ma, come abbia raggiunto l'ultimo gradino, volge essa le spalle alla scala e rimira le nubi, spregiando i gradini più bassi ond'essa è ascesa.
  • Oh, se uno potesse già conoscere l'esito degli avvenimenti d'oggi! Ma basterà che si concluda il giorno, e tutto si saprà.
  • Oh sole al tramonto, così come nei tuoi raggi rossi tu sprofondi alla notte, allo stesso modo la giornata di Crasso tramonta nel suo rosso sangue.
  • Quando l'amore prende ad ammalarsi e affievolirsi, fa uso di cortesie e spese di contraggenio. In una fedeltà semplice e schietta non si trovano artifici di sorta.
  • Sangue, gocce scarlatte che visitano il cuore.
  • Se avete lacrime, preparatevi a versarle adesso. (Atto III, Scena II, GB)
  • ...sono ammalato di molti anni.
  • Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi. (Cesare ad Antonio)

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Il mercante di Venezia

  • Aspetta un momento, c'è qualcos'altro. Questo contratto non ti accorda neanche una goccia di sangue. Le precise parole sono: "Una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo Stato di Venezia. (Porzia; Atto IV)
  • Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.
  • Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

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Il racconto d'inverno

  • Eretico sarà chi accenda il rogo, non già colei che vi brucerà dentro!

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La bisbetica domata

  • C'è poco da scegliere frammezzo alle mele marce. (Hortensio; Atto I, Scena I, GB)

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La Tempesta

  • La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate!
  • Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

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Macbeth

  • La vita è solo un'ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla. (Atto 5, Scena 5)
  • Il mondo senza Dio sarebbe una favola raccontata da un'idiota in un accesso di furore. (Atto 5, Scena 5)

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Otello

  • E crepi la tua idea di volerti annegare! È davvero fuori luogo! Se mai, fatti impiccare per aver avuto il tuo piacere; altro che annegarti per non averlo goduto! (Iago a Roderigo; Atto I, Scena III)
  • Il Moro è franco e leale e giudica onesti tutti gli uomini, anche quelli che solo all'apparenza sono tali. (Iago; Atto I, Scena III)
  • Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso. (Il Doge di Venezia; Atto I, Scena III)

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Pericle principe di Tiro

  • La malinconia dagli oscuri occhi, triste compagna.

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Riccardo II

  • Nessuna virtù può eguagliare il bisogno. (Gaunt - Atto I, Scena III)

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Riccardo III

  • Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

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Re Lear

  • Finché possiamo dire: "quest'è il peggio", vuol dir che il peggio ancora può venire. (Atto IV, Scena III)

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Romeo e Giulietta

  • Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno. (Giulietta; Atto II, Scena II)
  • Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, sembrerebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Giulietta, Atto II, Scena II)
  • Chi è troppo veloce, arriva tardi, come chi va troppo lentamente. (Atto II, Scena VI)
  • Chi sei tu che difeso dalla notte entri nel mio chiuso pensiero? (Giulietta; Atto II, Scena II)
  • Giulietta: "Ciò che deve essere, sarà." Frate Lorenzo: "Questa è una sentenza sicura." (Atto IV, Scena I)
  • È fidato il vostro servo? Non avete mai sentito dire che due persone possono serbare un segreto se soltanto una sola lo conosce? (la Nutrice a Romeo; Atto II, Scena IV)
  • Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome. (Giulietta)
  • L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma lamore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.
  • Si ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita.

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Sogno di una notte di mezza estate

  • L'amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato. (Atto I, scena I)
  • Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia. (Atto V, Scena I)

 

 

 

William Shakespeare

 

 

 

 

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