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PABLO NERUDA
 Pablo Neruda, Pseudonimo di Ricardo Neftalà Reyes Basoalto, nato a Parral nel 1904, morto a Santiago nel 1973. Poeta cileno, ritenuto tra le voci più significative del XX secolo. Figlio di un ferroviere, cominciò a comporre versi fin dall'adolescenza. Alla sua prima raccolta pubblicata in volume, Crepuscolario (1923), seguirono nel 1924 le Venti poesie d'amore e una canzone disperata, grazie alle quali Neruda si affermò come il più famoso giovane poeta dell'America latina. Nelle composizioni di Residenza sulla terra (1933), scritte dopo alcuni anni di servizio diplomatico in Estremo Oriente, il poeta diede vita a immagini cupe e disperate di un mondo distrutto dalla civiltà moderna.
Trascorso un periodo in Spagna all'epoca della guerra civile, Neruda ritornò in Cile, si iscrisse al Partito comunista e fu eletto senatore, ma nel 1948 dovette riparare in esilio a seguito di un processo politico intentatogli dal presidente del Consiglio Gonzales Videla. Il primo frutto di questi anni difficili fu Canto generale (1950), poema epico che celebra la storia e la natura dell'America latina dal presente al lontano passato precolombiano. In Italia tra il 1951 e il 1952, compose I versi del capitano (1952) e Le uve e il vento (1954), mentre dal 1952 al 1957, dopo esser tornato in Cile, compose le Odi elementari, in cui fece assurgere a dignità poetica gli oggetti più umili e gli aspetti più semplici del vivere quotidiano. Sostenitore di Salvador Allende, con l'avvento al potere dei socialisti ottenne la carica di ambasciatore del Cile in Francia. Tornato in patria nel 1972, dopo aver ricevuto, nel 1971, il premio Nobel per la letteratura e il premio Lenin per la pace, morì pochi giorni dopo il colpo di stato di Pinochet, che segnò la fine del governo Allende e l'instaurazione della dittatura.
Neftalà Ricardo Reyes Basoalto (che poi scriverà con il nome d'arte di Pablo Neruda) nacque il 12 luglio 1904 a Parral, Cile; figlio di José del Carmen Reyes Morales, operaio delle ferrovie cilene e Rosa Neftalà Basoalto Opazo, maestra di scuola, morta pochi giorni dopo la sua nascita. Suo padre si trasferì a Temuco dove sposò Trinidad Candia Marverde, menzionata dal poeta in alcuni testi come Confieso que he vivido (Confesso che ho vissuto) e Memorial de Isla Negra (Memoriale di Isola Nera).
Recensione di un libro.
Titolo:Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Il postino di Neruda
Autore :Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Antonio Skarmeta
Luogo di edizione:Â Milano
Editore:Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Garzanti
Anno:Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â 1993
Pagine:Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â 121
Illustrazioni:Â Â Â Â Â Â Â Â Â Nessuna
Il libro “ il postino di Neruda “ racconta la storia di giovane ragazzo, Mario Jimenez,Â
che viene nominato postino nel villaggio di Isla Negra nel quale villaggio abita una sola persona: Pablo Neruda il famoso poeta cileno Pablo Neruda.
Il giovane verrà subito attratto dalle poesie del poeta con le sue metafore e similitudini , grazie alle quali, conquisterà la sua futura moglie : Beatriz , figlia di Donna Rosa, padrona dell’osteria in cui anche il poeta rimarrà stupefatto dalla bellezza della giovane.
Donna Rosa inizialmente impedirà ai due ragazzi di frequentarsi credendo Mario una persona non adatta per sua figlia tuttavia Mario e Beatriz continuano a incontrarsi e alla fine la madre sarà costretta ad acconsentire alle nozze.
POESIE PABLO NERUDA
Corpo di donna...
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono. Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava e fa saltare il figlio dal fondo della terra.
Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli e in me la notte entrava con la sua invasione possente. Per sopravvivermi ti ho forgiata come un'arma, come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.
Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo. Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo. Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza! Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo di donna mia, persistero' nella tua grazia. La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa! Oscuri fiumi dove la sete eterna continua, e la fatica continua, e il dolore infinito.
Qui ti amo...
Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento. Brilla la luna sulle acque erranti. Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti. Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto. A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo. A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima. Suona, risuona il mare lontano. Questo è un porto. Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde. Ti sto amando anche tra queste fredde cose. A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi, che corrono per il mare verso dove non giungono. Mi vedo già dimenticato come queste vecchie à ncore. I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s'affatica invano affamata. Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante. La mia noia combatte con i lenti crepuscoli. Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi. La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi. E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
La canzone disperata
Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono. Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.
Abbandonato come i moli all'alba. È l'ora di partire, oh abbandonato!
Sul mio cuore piovono fredde corolle. Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!
In te si accumularono le guerre e i voli. Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.
Tutto hai inghiottito, come la lontananza. Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!
Era l'ora felice dell'assalto e del bacio. L'ora dello stupore che ardeva come un faro.
Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco, torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!
Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita. Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!
Tiattaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio. Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!
Feci retrocedere la muraglia d'ombra, andai oltre il desiderio e l'atto. Oh carne, carne mia, donna che amai e persi, te, in quest'ora umida, evoco e canto.
Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza, e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.
Era la nera, nera solitudine delle isole, e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.
Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta. Erano il dolore e le rovine, e tu fosti il miracolo.
Ah donna, non so come hai potuto contenermi nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!
Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto, il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.
Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe, ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.
Oh la bocca morsa, oh le baciate membra, oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.
Oh la copula pazza di speranza e di vigore in cui ci annodammo e ci disperammo.
E la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina. E la parola appena incominciata sulle labbra.
Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito, e in esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!
Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva, che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.
Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti. In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.
Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti. Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.
Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere, scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!
È l'ora di partire, la dura e fredda ora che la notte lega ad ogni orario.
Il cinturone rumoroso del mare cinge la costa. Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.
Abbandonato come i moli nell'alba. Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.
Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.
È l'ora di partire. Oh abbandonato!
Come una marea...
È come una marea, quando lei fissa su me i suoi occhi neri, quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile tendersi e palpitare presso il mio, è come una marea, quando lei è al mio fianco.
Disteso davanti ai mari del Sud ho visto arrotolarsi le acque ed espandersi incontenibilmente fatalmente nelle mattine e nei tramonti.
Acqua delle risacche sulle vecchie orme, sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose, acqua delle risacche che dalle stelle s'apre come una rosa immensa, acqua che va avanzando sulle spiagge come una mano ardita sotto una veste, acqua che s'inoltra in mezzo alle scogliere, acqua che s'infrange sulle rocce, e come gli assassini silenziosa, acqua implacabile come i vendicatori acqua delle notti sinistre sotto i moli come una vena spezzata, o come il cuore del mare in una irradiazione tremante e mostruosa
È qualcosa che dentro mi trasporta e mi cresce immensamente vicino, quando lei è al mio fianco, e come una marea che s'infrange nei suoi occhi e che bacia la sua bocca, i suoi seni, le mani.
Tenerezza di dolore e dolore d'impossibile, ala dei terribili che si muove nella notte della mia carne e della sua come un'acuminata forza di frecce nel cielo.
Qualcosa d'immensa fuga, che non se ne va, che graffia dentro, qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi, qualcosa che, contro tutto s'infrange, contro tutto, come i prigionieri contro le celle!
Lei, scolpita nel cuore della notte, dall'inquietudine dei miei occhi allucinati, lei, incisa nei legni del bosco dai coltelli delle mie mani, lei, il suo piacere unito al mio, lei, gli occhi suoi neri, lei, il suo cuore, farfalla insanguinata che con le due antenne d'istinto m'ha toccato!
Non sta in questo stretto altopiano della mia vita! È come un vento scatenato!
Se le mie parole trapassano appena come aghi dovrebbero straziare come spade o come aratri!
È come una marea che mi trascina e mi piega, è come una marea, quando lei è al mio fianco!
Sento la tua tenerezza...
Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra, spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire, la vedo interrompersi, per seguirmi fino all'ora del mio silenzio assorto, della mia ansia di te. Ecco la tua tenerezza d'occhi dolci che attendono. Ecco la tua bocca, parola mai pronunciata. Sento che mi sale il muschio della tua pena e mi cresce tentoni nell'anima infinita.
Questo era l'abbandono, e lo sapevi, era la guerra oscura del cuore e tutto, era il lamento sprezzato di angosce commosse, e l'ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare, ed era questo la mia vita era questo che l'acqua dei tuoi occhi portava, era questo che stava nel cavo delle tue mani.
Ah, farfalla mia e voce di colomba, ah coppa, ah ruscello, ah mia compagna! Il mio richiamo ti raggiunse, dimmi, ti raggiungeva nelle ampie notti di gelide stelle ora, nell'autunno, nella danza gialla dei venti affamati e delle foglie cadute!
Dimmi, ti giungeva, ululando o come, o singhiozzando, nell'ora del sangue fermentato quando la terra cresce e vibra palpitando sotto il sole che la riga con le sue code d'ambra? Dimmi, m'hai sentito arrampicarmi fino alla tua forma per tutti i silenzi, per tutte le parole?
Mi son sentito crescere. Mai ho saputo verso dove. Al di là di te. Lo capisci, sorella? Il frutto s'allontana quando arrivan le mie mani e rotolano le stelle prima del mio sguardo.
Sento che sono l'ago di una freccia infinita, che penetra lontano, mai penetrerà , treno di umidi dolori in fuga verso l'eterno, gocciolando in ogni terra singhiozzi e domande.
Ma eccola, la tua forma familiare, ciò ch'è mio, il tuo, ciò ch'è mio, ciò ch'è tuo e m'inonda, eccola che mi empie le membra di abbandono, eccola, la tua tenerezza, che s'attorce alle stesse radici, che matura nella stessa carovana di frutta, ed esce dalla tua anima spezzata sotto le mie dita come il liquore del vino dal centro dell'uva.
Chi muore (Ode alla vita)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova la grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare. Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce .
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità .
Giochi ogni giorno... Giochi ogni giorno con la luce dell'universo. Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell'acqua. Sei più di questa bianca testina che stringo come un grapolo tra le mie mani ogni giorno. A nessuno rassomigli da che ti amo. Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle. chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud? Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi. Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa. Il cielo è una rete colma di pesci cupi. Qui vengono a finire i venti, tutti. La pioggia si denuda. Passano fuggendo gli uccelli. Il vento. Il vento. Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini. Il temporale solleva in turbine foglie oscure e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo. Tu sei qui. Ah tu non fuggi. Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido. Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura. Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi. Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli, ed hai persino i seni profumati. Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina. Quanto ti sarà costato abituarti a me, alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano. Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti. Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti. Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata. Ti credo persino padrona dell'universo. Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues, nocciole oscure, e ceste silvestri di baci. Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi.
Sete di te m'incalza Sete di te m'incalza nelle notti affamate. Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita. Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa. Sete di metallo ardente, sete di radici avide. Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora. Sei piena di tutte le ombre che mi spiano. Mi segui come gli astri seguono la notte. Mia madre mi partorì pieno di domande sottili. Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci. Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo. Solco per il torbido seme del mio nome. Esista una terra mia che non copra la tua orma. Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove. Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla. Come poter non amarti se per questo devo amarti. Se questo è il legame come poterlo tagliare, come. Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa. Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce. Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane. Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi. La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci. L'anima è accesa di queste braccia che ti amano. Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo. Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete. E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.
XVII sonetto Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t'amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove, t'amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
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Mi piaci quando taci Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti sian volati via e che un bacio ti abbia chiuso la bocca. Poiché tutte le cose son piene della mia anima emergi dalle cose, piene dell'anima mia. Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima, e rassomigli alla parola malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. E stai come lamentandoti, farfalla turbante. E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge: lascia che io taccia col tuo silenzio. Lascia che ti parli pure col tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e costellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Allora una parola, un sorriso bastano. E son felice, felice che non sia così.
Qui ti amo... Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento. Brilla la luna sulle acque erranti. Trascorrono giorni uguali che s'inseguono. La nebbia si scioglie in figure danzanti. Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto. A volte una vela. Alte, alte, stelle. O la croce nera di una nave. Solo. A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima. Suona, risuona il mare lontano. Questo è un porto. Qui ti amo. Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde. Ti sto amando anche tra queste fredde cose. A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi, che corrono per il mare verso dove non giungono. Mi vedo già dimenticato come queste vecchie à ncore. I moli sono più tristi quando attracca la sera. La mia vita s'affatica invano affamata. Amo ciò che non ho. Tu sei così distante. La mia noia combatte coni lenti crepuscoli. Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi. La luna fa girare la sua pellicola di sogno. Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi. E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
Perchè tu possa ascoltarmi... Perchè tu possa ascoltarmi le mie parole si fanno sottili, a volte, come impronte di gabbiani sulla spiaggia. Collana, sonaglio ebbro per le tue mani dolci come l'uva. E le vedo ormai lontane le mie parole. Più che mie sono tue. Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico. Così si aggrappano alle pareti umide. E' tua la colpa di questo gioco cruento. Stanno fuggendo dalla mia buia tana. Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi. Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi, e più di te sono abituate alla mia tristezza. Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato. Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle. Tempeste di sogni possono talora abbatterle. Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente. Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche. Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi. Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia. Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole. Tutto ti prendi tu, tutto. E io le intreccio tutte in una collana infinita per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
Posso scrivere i versi... Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Scrivere, per esempio. "La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri in lontananza". E il vento della notte gira nel cielo e canta. Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava. In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia. L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito. Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo. Come non amare i suoi grandi occhi fissi. Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa. Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei. E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato. Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla. La notte è stellata e lei non è con me. Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano. La mia anima non si rassegna d'averla persa. Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me. La stessa notte che sbianca gli stessi alberi. Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi. Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata. La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie. D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci. La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti. Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora. E' così breve l'amore e così lungo l'oblio. E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia, la mia anima non si rassegna d'averla persa. Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa, e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
Per il mio cuore... Per il mio cuore basta il tuo petto, per la tua libertà bastano le mie ali. Dalla mia bocca arriverà fino in cielo ciò che stava sopito sulla tua anima. E' in te l'illusione di ogni giorno. Giungi come la rugiada sulle corolle. Scavi l'orizzonte con la tua assenza. Eternamente in fuga come l'onda. Ho detto che cantavi nel vento come i pini e come gli alberi maestri delle navi. Come quelli sei alta e taciturna. E di colpo ti rattristi, come un viaggio. Accogliente come una vecchia strada. Ti popolano echi e voci nostalgiche. Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Abbiamo perso... Abbiamo perso anche questo crepuscolo. Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano mentre la notte azzurra cadeva sul mondo. Ho visto dalla mia finestra la festa del tramonto sui monti lontani. A volte, come una moneta mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani. Io ti ricordavo con l'anima oppressa da quella tristezza che tu mi conosci. Dove eri allora? Tra quali genti? Dicendo quali parole? Perchè mi investirà tutto l'amore di colpo quando mi sento triste e ti sento lontana? E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi. Sempre, sempre ti allontani la sera e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.
AFORISMI e FRASI DI PABLO NERUDA
L'età ci copre come una pioggerella, interminabile e arido è il tempo, una penna di sale tocca il tuo volto, una gocciolatura rose il mio vestito: il tempo non distingue tra le mie mani o un volo d'arance tra le tue: punge con neve e con zappa la vita: la vita tua ch'è la vita mia. La vita mia che ti diedi s'empie d'anni, come il volume d'un grappolo... (da L'età ci copre come una pioggerella)
Poveri poeti che la vita e la morte perseguitaron con la stessa cupa tenacia, poi son coperti d'impassibil pompa, abbandonati al rito e al dente funerario...(da Poveri poeti)
...Maledetto : solo l'umano ti perseguiti e dentro l'assoluto fuoco delle cose tu non possa consumarti, tu non possa perderti... (da Il generale Franco all'inferno)
Eppure simile al ricordo della terra, simile al petroso splendore del metallo e del silenzio , popolo, patria e avena, è la tua vittoria. Avanza la tua bandiera sforacchiata, come il tuo petto, sulle cicatrici del tempo e della terra (da La vittoria delle armi del popolo)
... città , città di fuoco resisti finchè un giorno verremo, indios naufraghi, a toccare le tue mura col bacio dei figli che speravano di arrivare. Stalingrado ancora non c'è il secondo Fronte ma tu non cadrai. Anche se dovessi morire non morirai! Poichè gli uomini non hanno più morte e devono continuare a lottare dal punto in cui cadono finchè la vittoria non sia nelle tue mani anche se saranno stanche e onorate, perchè altre mani rosse, se cadranno le vostre, semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi in modo che il tuo seme copra tutta la terra (da Canto a Stalingrado)
 Il mondo è mutato, la mia poesia è mutata. Una goccia di sangue caduta tra questi versi rimarrà viva su di essi, indelebile come l'amore ( dalla prefazione a Le furie e le pene )
Maledetti quelli che un giorno non guardarono; maledetti quelli che alla solenne patria non offrirono il pane ma le lacrime; maledette uniformi macchiate e sottane di odiosi, sudici cani da covo e sepoltura ...  o dura Spagna i tuoi feroci padroni ti costringevano a non seminare, a non far produrre le miniere, a concentrarti sulle tombe. Non costruite scuole, non riempite i granai: pregate bestie pregate perchè un dio dal culo immenso come quello del re vi aspetta: Lassù avrete la vostra minestra. (da La Spagna povera per colpa dei ricchi)
... cuori spezzati, abbiate fede nei vostri morti! Essi non soltanto sono radici sotto le pietre macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e vanno all'attacco come oceani di ferro e ancora i loro pugni levati smentiscono la morte. (da Canto alle madri dei miliziani caduti)Â
 Capitano, combattente , là dove una bocca grida libertà , dove un orecchio ascolta, dove un alloro di liberi sboccia, Bolivar, capitano, si riconosce il tuo viso. (da Un canto per Bolivar ,Simon Bolivar (1783-1830) patriota venezuelano)
Salve guerriglieri di tutte le regioni, toccate, toccate il sangue sotto la terra amata: attaccate gli stessi sinistri nemici, innalzate un'unica bandiera illuminata... (da Canto per la morte e la resurrezione di Luis Companys,(1883-1940) leader della sinistra catalana)
Poesie di Pablo Neruda
IL TUO SORRISO
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l' aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d' improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d' aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amore mio, nell' ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d' improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Pablo Neruda
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XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Pablo Neruda
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Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E' la felicità una torre trasparente.
L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura.
Pablo Neruda
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Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua liberta' bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arrivera' fino al cielo
cio' che stava sopito sulla tua anima.
È in te l'illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Pablo Neruda
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Se non fosse perché i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l'agilità dell'aria,
se non fosse perché sei una settimana d'ambra,
se non fosse perché sei il momento giallo
in cui l'autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,
oh, adorata, io non t'amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch'esiste,
l'arena, il tempo, l'albero della pioggia,
e tutto vive perché io viva:
senz'andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.
Pablo Neruda
Perché tu mi oda
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l'edera.
Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto.
Prima di te popolarono la solitudine che occupi,
e sono abituate più di te alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che voglio dirti.
Perché tu oda come voglio che m'oda.
Il vento dell'angoscia ancora le trascina.
Uragani di sogni a volte ancora le abbattono.
Senti altre voci nella mia voce addolorata.
Pianto di vecchie bocche, sangue di vecchie suppliche.
Amami, compagna. Non abbandonare. Seguimi.
Seguimi, compagna, in quest'onda di angoscia.
Ma vanno tingendosi del tuo amore le mie parole.
Tu occupi tutto, tutto.
Ne farò di tutte una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
Pablo Neruda
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Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
Pablo Neruda
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Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
Pablo Neruda
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CANTO DELLA TRISTEZZA
Non resta che invocare il tuo nome, creatore della vita:
soffro, ma tu soltanto sei nostro amico!
Parliamo solo il tuo incantevole linguaggio,
diciamo il perché della mia tristezza:
Cerco la grazia dei tuoi fiori,
l’allegria dei tuoi canti, i tuoi tesori.
Dicono che in cielo vi sia gioia,
vita e letizia: lì risuona il tamburo,
il canto è incessante e con esso si dissolvono
il nostro pianto e la tristezza,
nella sua casa dimora la vita…
questo sanno i vostri cuori,
oh principi!
Pablo Neruda
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