Giuseppe Ungaretti

     

    Giuseppe Ungaretti


    Tratto da wikipedia : Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1° giugno 1970) è stato un poeta e scrittore italiano.

     

     

    Giuseppe Ungaretti

    ugo foscolo

 

 

Giuseppe Ungaretti

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    La vita

     

    1888

    Giuseppe Ungaretti nasce il 10 febbraio 1888 "in una notte - scriverà - burrascosa" ad Alessandria d'Egitto (dove, dodici anni prima, era nato anche Marinetti) da genitori lucchesi: il padre, che lavora come operaio nel canale di Suez, muore quando il poeta ha appena due anni, e la madre continua a gestire un forno alla periferia delle città, ai confini con il deserto. Il soggiorno africano lascia ad Ungaretti un patrimonio di ricordi "esotici": la balia sudanese, i racconti favolosi della domestica croata Anna, la varietà cosmopolita caratteristica del quartiere in cui abitava ("la casa d'infanzia dista quattro passi dalla tenda del beduino, in una zona di subbuglio").Il periodo africano è anche fecondo di intense amicizie: con il compagno di scuola Moammed Sceab e con il conterraneo Enrico Pea che, emigrato ad Alessandria all'età di sedici anni (era nato nel 1881), commercia in marmi e ha fondato un circolo anarchico, la "Baracca rossa", cui aderisce anche Ungaretti. Insieme collaborano a molte riviste e giornali anarchici, con prose di ispirazione sociale, novelle, traduzioni e poesie. Dagli otto ai sedici anni frequenta il collegio salesiano, dove soffre la pesante disciplina, e poi la scuola migliore della città, "l'Ecole Suisse Jacot", per studiare diritto.

     

    1912   

    Ungaretti si trasferisce a Parigi, dove studia per due anni alla Sorbona, seguendo tra l'altro le lezioni del filosofo Bergson, senza tuttavia laurearsi. Intanto frequenta i maggiori esponenti delle avanguardie: Apollinaire, Picasso, Braque, De Chirico, Modigliani e, nei loro frequenti soggiorni a Parigi, Soffici, Papini, Palazzeschi, Marinetti, Boccioni. Gli anni parigini sono segnati anche da un evento tragico che turbò fortemente il giovane Ungaretti: il suicidio dell'amico Moammed Sceab, che si era trasferito con lui dall'Egitto a Parigi. Per lui scriverà una delle sue liriche più intense.

     

    1914   

    Rientra in Italia per prendere un titolo di studio: l'abilitazione all'insegnamento della lingua francese. Darà l'esame a Torino con Farinelli, ma si prepara in Versilia. Pea è rientrato con la famiglia in patria, ragione per cui Ungaretti è in quella zona. Si sposta poi a Milano dedicandosi all'insegnamento della lingua francese in una scuola secondaria e scrive le sue prime poesie: faranno parte della sezione Ultime che apre L'Allegria. Partecipa alla campagna interventista ed infine si arruola volontario combattendo sul Carso.

     

    1915   

    Pubblica le prime liriche su Lacerba nel febbraio, in aprile, in maggio. Viene richiamato e inviato sul fronte del Carso e su quello francese dello Champagne. La prima poesia dal fronte (Porto Sepolto) è datata 22 dicembre 1915.

     

    1917

    Combatte in Francia sul fronte della Champagne.

     

    1918-21         

    Vive ancora a Parigi, lavorando presso l'ambasciata italiana e scrivendo corrispondenze per il "Popolo d'Italia" (il giornale di Mussolini). Sposa Jeanne Dupoix. Pubblica con Vallecchi, a cura di Ettore Serra, l'edizione provvisoria della raccolta Allegria di Naufragi (quella definitiva uscirà da Preda nel 1931) che comprende Il Porto Sepolto e i versi del '17, '18 e '19, oltre alla sezione Ultime).

     

    1923   

    La difficile condizione economica lo induce a trasferirsi a Marino nei Castelli Romani. Si impiega presso il Ministero degli Esteri. Pubblica a La Spezia, con il titolo Il Porto Sepolto, una nuova edizione de L'Allegria; includendovi le liriche composte tra il 1919 e il 1922 e la prima parte del Sentimento del Tempo. La prefazione è di Benito Mussolini.

     

    1926   

    Muore la madre

     

    1928   

    E' l'anno della piena conversione alla religione cattolica, dopo un periodo passato a Subiaco, nella settimana di Pasqua. Ungaretti ha quarant'anni.

     

    1931   

    Diventa corrispondente della "Gazzetta del Popolo" e come tale compie numerosi viaggi in Europa e in Egitto.

     

    1936   

    Accetta l'incarico di insegnare Letteratura italiana all'Università di San Paolo in Brasile.

     

    1939   

    In Brasile è colpito da un grave lutto: la morte del figlio Antonietto, di soli nove anni, dovuta ad una appendice mal curata. Due anni prima era morto il fratello Costantino. Di queste e delle altre dolorose esperienze di quegli anni lasciò una profonda traccia nella prima raccolta poetica del dopoguerra Il dolore del 1947.

     

    1942   

    Rientra in Italia, dopo che il Brasile ha dichiarato guerra all'Asse, di cui fa parte l'Italia. E' nominato Accademico d'Italia (la sua adesione al fascismo fu stata tempestiva e non subì mai grossi ripensamenti); gli viene conferito un insegnamento universitario a Roma per "chiara fama". Mondadori inizia la pubblicazione delle sue opere sotto il titolo generale Vita d'un uomo.

     

    1947   

    E' sottoposto a procedimenti di "epurazione" presso l'Associazione degli scrittori: nessun addebito da muovergli. Viene iniziato anche un procedimento per l'abolizione della cattedra di "chiara fama" (avuta anche da De Robertis): dopo una lotta tra il Consiglio Superiore e il Ministro Gonella (favorevole alla permanenza in cattedra dei due maestri), sentite le rispettive Facoltà, l'insegnamento è confermato. Pubblica con Mondadori Il Dolore (poesie scritte tra il 1937 e il 1946).Alla raccolta fanno seguito le due edizioni della Terra promessa (1950 e 1954), Un grido e paesaggi del 1952 e Il taccuino del vecchio del 1961.Negli ultimi cori dell'ultima edizione della Terra promessa si avverte la sorda riflessione sulla natura di un Ungaretti fiaccato dalle terribili vicende personali.

     

    1970   

    Dopo una vecchiaia attivissima -costellata di viaggi, premi, conferenze- nella quale Ungaretti recita volentieri la parte di protagonista e di simbolo enfatico del "poeta", muore a Milano nella notte fra il 1 e il 2 giugno.


    Le Opere

     

    ·  Il Porto Sepolto

    Volumetto in versi uscì nel 1916, stampato a Udine in ottanta esemplari dall'amico Ettore Serra, che sostenne le spese della pubblicazione. Una nuova edizione, comprendente le poesie dell'Allegria e altre liriche, uscì nel 1923 con prefazione di Benito Mussolini. Il titolo si riferisce a un porto reale nei pressi di Alessandria ma ha soprattutto un significato simbolico: il porto sepolto è il mistero, l'assoluto, alla cui ricerca il poeta si pone con la speranza di approdarvi come in un porto di pace.

     

    ·  L'Allegria

    La raccolta, che subì molte modifiche, uscì per la prima volta nel 1919 presso l'editore Vallecchi di Firenze con il titolo Allegria di Naufragi. Il primo nucleo di questa prima edizione è costituito da Il porto sepolto. Nel 1931 la raccolta porta il titolo definitivo L'Allegria; la forma definitiva viene raggiunta solo nella successiva edizione del 1942, al termine di un iter correttorio lungo e difficile. Anche questo titolo è allusivo: la guerra è come un naufragio della vita, i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di ebbrezza per lo scampato pericolo e superano lo sgomento e il dolore con la fede e la speranza di un domani migliore.

    Nell'opera, che ha struttura diaristica (ogni poesia è legata ad una precisa occasione e reca luogo e data di composizione), Ungaretti, poeta-soldato, racconta una vicenda storica particolarmente traumatica: la prima guerra mondiale, che egli visse in prima persona. Nella guerra, l'uomo è posto di fronte a situazioni, esigenze e sentimenti elementari, e sente la presenza costante della morte: nonostante questo -o forse proprio per questo- egli riesce ad attaccarsi ad un insperato e disperato vitalismo, a compiere una "riscoperta primordiale dell'innocenza (...) e della natura, per la quale l'individuo si sente docile fibra dell'universo" (Mengaldo).

    Le due raccolte contengono in gran parte le impressioni della prima guerra mondiale: il sentimento dell'attaccamento alla vita, che spinge il poeta a scrivere lettere piene d'amore, un giorno che è costretto a passare un'intera nottata vicino a un compagno massacrato (Veglia); il cuore impietrito dal dolore, divenuto simile alla pietra refrattaria del San Michele, indurita dal sole (Sono una creatura); il cuore ancora più straziato delle case sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano (San Martino del Carso); il sentimento della precarietà della vita del soldato (Si sta come / D'autunno / sugli alberi / le foglie - Soldati); il sentimento di sentirsi docile fibra dell'universo, quando, durante un momento di pausa, nella guerra, il poeta si bagna nelle acque dell'Isonzo e ricorda altri fiumi(Il Serchio, il Nilo, la Senna); infine il disperato anelito a "un paese innocente" (Girovago) di uomini degni, liberi e fraterni.

    Il fatto di condividere con gli altri soldati un'esistenza "al grado minimo" e il costante pericolo di morte comporta un sentimento di "fratellanza": un tema sul quale la poesia dell'Allegria insiste particolarmente. Una condizione esistenziale così scarnificata, essenziale come le pietre del Carso che fanno da sfondo agli eventi bellici, non può trovare espressione che in una lingua altrettanto essenziale e in una metrica frantumata, fatta di "versicoli" che spesso coincidono con una sola parola.

    L'adozione di versi brevissimi ha importanti conseguenze: nella pagina lo spazio bianco diventa dominante, quasi a sottolineare l'importanza delle pause e quindi il fortissimo rilievo delle poche parole che interrompono il silenzio; acquistano nuovo significato anche le parole semanticamente poco rilevanti (come articoli, preposizioni, congiunzioni). La sintassi è scardinata dall'eliminazione dei nessi logici e dall'abolizione della punteggiatura (suggerita a Ungaretti dall'esempio dei futuristi e di Apollinaire): la poesia procede per accostamento di frammenti e immagini, per analogie. Tutto contribuisce a dare alla parola il massimo rilievo e un valore quasi magico di rivelazione.

    La poesia dell'Allegria è tutt'altro che ingenua e immediata, benché lo sgranarsi dei versicoli sulla pagina possa dare l'impressione di "uno spontaneo stillicidio poetico>" (l'espressione è di Eugenio Montale): in realtà siamo di fronte ad una studiata e calibrata "reinvenzione" della parola poetica, privata di corredi descrittivi e narrativi.

    La frantumazione metrica e la mancanza di punteggiatura sono compensate dalla coincidenza della pausa versale con una pausa sintattica e dal rispetto dell'uso delle maiuscole consente di individuare gli impliciti punti fermi). Inoltre, spesso riunendo due o più versicoli consecutivi è possibile ricomporre la misura di un verso tradizionale.

     

    ·  Sentimento del Tempo del 1933

    Le poesie di Sentimento del Tempo segnano una svolta fondamentale nella direzione di un ritorno alla tradizione: la parola poetica "reinventata" attraverso l'esperienza dell'Allegria> viene immessa nella tradizione letteraria, che ha i suoi nomi-guida in Petrarca e in Leopardi.

    Terminata la guerra, Ungaretti aveva continuato la sua meditazione sulla poesia e sulla condizione dell'uomo. La prima lo porta al recupero dell'endecasillabo e del settenario, che non si riduce ad una pura esercitazione stilistica e metrica ma risponde all'esigenza morale che avverte il poeta di comunicare agli uomini le sue arcane scoperte, di essere insomma il poeta "veggente", teorizzato dai simbolisti.

    Quanto alla seconda meditazione, sulla condizione dell'uomo, il titolo della nuova raccolta Sentimento del tempo è fortemente allusivo: sentimento del tempo significa sentimento del veloce scorrere del tempo, del rapido fluire delle cose, delle persone amate, che produce, per contrasto, la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita. Accanto a questo sentimento del fluire delle cose appare l'altro tema della raccolta, scaturito da un avvicinamento del poeta alla fede: il sentimento di Dio, in cui solamente si placa l'angoscia esistenziale del poeta.

    Ungaretti recupera dunque i versi tradizionali, rinunciando alla frantumazione in versicoli, e li organizza in strofe costruite su una sintassi che può anche essere molto complessa, con inversioni e molte subordinate; è ripristinata la punteggiatura.

    Tutti questi elementi fanno sì che la parola non sia più isolata, ma inserita in un discorso, con una struttura metrica e sintattica. Inoltre Ungaretti ricerca ora un lessico più alto, preferibilmente con autorizzazione letteraria (per essere stato usato dai poeti del passato). Altre importanti differenze di stile fra l'Allegria e il Sentimento del Tempo sono suggerite da Mengaldo: mentre l'Allegria privilegiava la prima persona del presente indicativo (a marcare un'esperienza -quella della guerra- attuale e vissuta in prima persona), ora domina l'indicativo imperfetto, con valore evocativo; la tendenza all'analogia espressa attraverso il "come" lascia il posto ad una netta prevalenza dell'analogia implicita (per Giuseppe Ungaretti

    alla Morte); alla lapidarietà degli enunciati subentra una tendenza allo sfumato, al non finito.

    Sarà la grammatica di questo secondo Ungaretti (molto più di quello dell'Allegria) a fare da base all'imminente Ermetismo. Al Sentimento del Tempo gli ermetici guarderanno come al loro vero libro-guida, per il suo linguaggio alto e prezioso, e per la sua ricerca di analogie complicate, singolari, spesso ellittiche e criptiche.

     

    ·  Il Dolore del 1947

    Comprende le poesie scritte per la morte del figlio Antonietto ed altre, composte a Roma nel 1944, che esprimono l'angoscia per l'occupazione nazista.

     

    ·  La Terra Promessa del 1950

    Doveva essere un poema, un libretto d'opera. Ma non fu condotto a termine. Il tema era la storia del viaggio avventuroso di Enea. Del progetto restano solo alcuni frammenti, come i "Cori descrittivi di stati d'animo di Didone", che contengono le meditazioni sulla morte, sul tempo e sull'amore.

     

    ·  Un Grido e Paesaggi del 1952

     

    ·  Il taccuino del Vecchio del 1960

     

    ·  Vita di un uomo del 1969, raccolta completa della produzione poetica.

 

GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)

 

VITA:            la biografia di Ungaretti la possiamo considerare suddivisa in tre fasi fondamentali, strettamente legati alla sua attività poetica.

- 1 fase: nasce ad Alessandria d'Egitto da genitori toscani, e li vive la sua giovinezza frequentando le scuole superiori- Nel 1912 lascia l'Egitto diretto in Italia, ma va a finire gli studi a Parigi dove frequenta la Sorbina e il College de France.  In questa città frequenta soprattutto pittori (Picasso, Modigliani, ecc.) e scrittori (Apollinare, Palazzeschi, ecc) che insieme rappresentano l'avanguardia letteraria e artistica francese e italiana.  Due anni dopo torna in Italia per prendere parte alla prima guerra mondiale come volontario.  E' in questo momento che nascerà la sua prima raccolta di poesie "L'Allegria" che verrà pubblicata nel 1925.  Sono delle poesie, alle volte brevissime che fissano i suoi dolorosi ricordi della guerra.  Quella di Ungaretti è una poesia nuova, pura che aprirà la strada alla poesia del 1900, in particolare all'ermetismo.

  1. 2 fase: nel 1928 in seguito ad una crisi religiosa si avvicina alla fede cristiana.  Nel 1933 esce una nuova raccolta di poesie "Sentimento del tempo".  Questa è divisa in due parti, nella prima canta l'amore per il paesaggio laziale, mentre nella seconda i temi riguardanti il destino dell'uomo e la civiltà che si spegne.  Molte liriche sono dai contenuti molto difficili, e oltretutto scritte secondo una metrica ben precisa, perciò tornando indietro nel tempo e ricalcando le orme di Dante, Petrarca, ecc.
  2. - 3 fase: nel 1936 Ungaretti ¬ chiamato ad occupare la cattedra di Italiano all'università di San Paolo del Brasile.  Accetta ma dopo tre anni gli muore il figlio di 9 anni Antonietto per un appendicite malcurata, E' un dolore immenso per il poeta che ne rimarrà segnato per il resto della vita scrivendo su questo fatto pagine di immenso dolore.  Nel 1942 torna in Italia martoriata dai bombardamenti, di nuovo anche se indirettamente stavolta rivive il dolore della guerra.  Terminata la guerra pubblica un altra sua raccolta "Il Dolore", dove oltre ad affiorare l'angoscia per la morte del figlio, soffre anche tantissimo per l'immane tragedia bellica appena finita.  In questa raccolta Ungaretti ritorna a scrivere liriche più aperte e semplici, perciò di più facile interpretazione.  Nel 1950 uscirà la raccolta di poesie "La terra promessa", e nel1960 "Il taccuino del vecchio".  Scrisse anche molte prose e curò delletraduzioni dallo spagnolo e dall'inglese.  Morì a Milano all'età di 82 anni il primo giugno 1970.

 

L'ERMETISMO:   nell'ambito delle avanguardie del primo'900 in Italia si affermò l'ermetismo, una corrente letteraria sorta alla fine degli anni '20 e che modificò profondamente la poesia, 1 poeti cercarono di evadere da uno stile d'annunziano e dai crepuscolari, per avvicinarsi il più possibile al simbolismo e postsimbolismo francese che stava diffondendo in tutta Europa una poesia pura, giusta, scavata nell'anima, Non più una poesia legata a versi, rime e metrica, ma libera, scarna, generata da un continuo colloquio con se stessi.  In queste poesie la parola e' ridotta all'essenziale e si è svicolati dalle regole grammaticali.

 

 

L'ALLEGRIA (1^fase)

 

E' la prima raccolta di Ungaretti quella in cui compaiono le liriche più nuove ed originali.  E' divisa in più parti "Prime", "Il porto sepolto", "Naufragi", "Girovago", "Ultime". In questa raccolta troviamo tutte le innovazioni portate dall'Ungaretti alla poesia:

- abolisce la punteggiatura lasciando solo il punto interrogativo, Per far fare al lettore una pausa lascia degli spazi bianchi.

- elimina tutte le parole strettamente poetiche, sostituendole con quelle che vengono parlate e capite da tutti.

- sconvolgela sintassi rompendo i "sintagmi", cioè dei gruppi di parolelegati logicamente tra loro, Facendo questo le parole staccate da ogni contesto logico assumono un suo significato attirando su di esse l'attenzione del lettore come vuole il poeta.

- rifiuta le forme metriche tradizionali, infatti scrive con dei versi liberi.

- va contro allo stile di D'Annunzio, dei crepuscolari e de¡ futuristi, usando frammenti di immagini ed espressioni scarne pero vive nell'anima.

- per le sue poesie prende spunto dalla sua vita di soldato durante la prima guerra mondiale:

- le sofferenze patite in guerra.

- la caducità della vita.

- l'angoscia della morte che incombe

- la fratellanza umana.

- la solitudine.

- il dolore.

- il desiderio di pace , di serenità, di sentirsi in armonia con la natura

 

SAN MARTINO DEL CARSO

 

COMMENTO:          in questa poesia come in quasi tutte quelle di Ungaretti ci sono soloparole essenziali per esprimere grazie ad un ritmo spezzato il senso tragico della distruzione, del paese secondo il poeta più distrutto.  Un paesino del Carso, San Martino, viene distrutto dalla furia della battaglia, molti amici sono morti uccisi dalla cannonate, ma ora mentre il poeta ricorda sono ancora tutti vivi nel suo cuore.

ANALISI DEL TESTO: la distruzione di un paesino diventa per il poeta un dolore enorme.  E' una lirica povera di sentimenti, solo con il ricordo il poeta rivive la battaglia, lo strazio e il dolore provato poche ore fa durante la battaglia.  La poesia è basata sul parallelo fra il paese ridotto a brandelli dalle bombe e il cuore del poeta straziato dal dolore.

 

Di queste case

non ¬ rimasto

che qualche

brandello di muro                                       è una  metafora che richiama l’immagine di un corpo lacerato

Di tanti                                                         di  tante persone

che mi corrispondevano                             che ricambiavano il mio affetto

non è rimasto                                  non è rimasto

neppure tanto                                  neppure i brandelli dei corpi  straziati  dalle canzonate

 

Ma nel cuore                                    ma nei mi. cuore

nessuna croce manca                     tutti quei morti sono  presenti

 

E' il mio cuore                                 cuore e paese è un’altra metafora, e vuol dire che ogni croce è presente nella sua mente

il paese più straziato.                     che ogni brandello di muro gli ricorda quelle strazianti e dolorose ore.

 

SONO UNA CREATURA

 

COMMENTO: il San Michele (luogo della poesia) è un monte del Carso ricordato per le sanguinose battaglie combattute durante la prima guerra mondiale, E' una zona aspra e arida.  Formato da rocce porose, la pioggia non ha tempo a toccare terra che già viene assorbita dal terreno permeabilissimo.  Simile all'acqua che viene immediatamente assorbita dal terreno è il pianto del poeta, un pianto senza lacrime, un dolore intimo che prosciuga l'anitna.  Quasi come se la pace della morte si debba scontare con le sofferenze della vita.

 

ANALISI DEL TESTO: è una poesia desolata, quasi a rispecchiare il paesaggio del Carso così arido, freddo. Troppo ha sofferto il poeta e la sua anima brucia ancora ma non ha più lacrime per piangere.  Il suo dolore lo possiamo paragonare a quella pietra così senza vita.  Vivere è uguale a soffrire, la sofferenza è uguale solo con la morte. I versi sono brevi e la immagini ridotte all'essenziale.  Questo è uno stile completamente nuovo.

 

Come questa pietra        i due conte (fino all'inizio della poesia e l'altro all'inizio della seconda strofa) stabiliscono un rapporto tra il paesaggio

del San Michele             arido e il pianto del poeta che non si vede perché prosciugato dalla sua anima.

così fredda

così dura

così prosciugata             prosciugata sta a significare questa terra arida come gli occhi del poeta oramai senza lacrime

così refrattaria                refrattaria cioè che respinge ogni forma di vita come il poeta respinge ogni conforto

così totalmente

disanimata                       Senza nessuna forma di vita

 

come questa pietra         la pietra che non lascia acqua in superficie

è il mio pianto                e come il piantodei poeta senza lacrime

che non si vede                  il pianto che non si vede cioè essendo, senza lacrime è chiuso nel suo cuore e perciò è più doloroso

 

La morte                          la pace che ci aspetta con la morte

si sconta                          deve essere pagata

vivendo                           con le sofferenze della vita

 

 

 

SENTIMENTO DEL TEMPO (2^fase)

 

Nel 1912 a causa di una profonda crisi religiosa Ungaretti si avvicinò alla fede cristiana, questo fatto influì molto su questa II fase.  In "Sentimenti del tempo" al contrario di "Allegria" non ci sono più grossi cambiamenti di tipo sintattico, ma si torna al lessico e alla metrica classica.  Questa è però la piena maturazione poetica dell’Ungaretti.  In questa fase domina l'uomo in pena che si sente sperduto di fronte al mistero dell'esistenza.  Queste poesia sono fondate sulla meditazione del tempo che trascorre veloce , sulla morte, sui miti e sui temi astratti.

 

PAESAGGIO

 

COMMENTO: questa poesia scritta nel 1920 rappresenta la descrizione di un paesaggio in più momenti diversi della giornata.  Però man mano che passa il tempo il paesaggio diventa più triste e questi vengono visti come dei momenti della vita che si consumano in crescente malinconia. Finchè al calare della notte, quando i rumori si allontanano e si rimane soli, l’uomo può mettere a nudo la sua stanchezza e la sua delusione.

 

Mattina

Ha una corona di freschi pensieri,

splende nell'acqua fiorita.

 

Meriggio

Le montagne si sono ridotte a deboli fumi e

l'invadente deserto formicola d'impazienze e

anche il sonno turba e anche le statue si turbano.

 

Sera

 

Mentre infiammandosi s'avvede ch'è nuda, il

florido carnato nel mare fattosi verde bottiglia,

non è più che madreperla.

Quel moto di vergogna delle cose svela per un momento,

dando ragione all'umana malinconia,

il consumarsi senza fine di tutto.

 

Notte

Tutto si è esteso, si è attenuato, si è confuso.

Fischi di treni partiti.

Ecco appare, non essendoci più testimoni,

anche il mio vero viso stanco e deluso.

 

IL DOLORE (3^fase)

 

Questa fase si ha dopo che il poeta ha perso il figlio di 9 anni in Brasile e in Europa è scoppiata la II guerra mondiale.  Ungaretti torna in Italia per assistere a questa immane tragedia.  Per lui sono momenti di sofferenza, di angoscia, di paura e di rovina.

NON GRIDATE PIU'

 

COMMENTO: Sacro è il silenzio delle tombe e sacre sono le spoglie dei morti che dall'aldilà ci parlano con una voce impercettibile.  Questa la si può vedere come il fruscio dell'erba che cresce qualora l'uomo non la pesti. Il poeta predica pace tra i vivi e rispetto per i morti.  Questa poesia è stata scritta dopo che era stato bombardato il cimitero di Verano a Roma.

 

Cessate di uccidere i morti,

non gridate più, non gridate

se li volete ancora udire,

se sperate di non perire,

 

Hanno l'impercettibile sussurro,

non fanno più rumore

del crescere dell'erba,

lieta dove non passa l'uomo

 

Giuseppe Ungaretti – La madre

Testo poetico

Parafrasi

E il cuore quando d'un ultimo battito

avrà fatto cadere il muro d'ombra,

per condurmi, Madre, sino al Signore,

come una volta mi darai la mano.

E quando il cuore, con il suo ultimo battito, avrà fatto cadere il mistero che, come un muro separa l’uomo dal mondo soprannaturale e che impedisce all’anima, finché vive la visione di Dio, come quando ero bambino mi darai la mano, Mamma, per condurmi al Signore.

 

 

In ginocchio, decisa,

sarai una statua davanti all'Eterno,

come già ti vedevo

quando eri ancora in vita.

Fermamente determinata, risoluta a ottenere con la preghiera (in ginocchio) la grazia per me, rimarrai immobile e solenne come una statua davanti a Dio, non diversamente da come già ti vedevo quando eri ancora in vita (cioè quando si raccoglieva in preghiera).

 

 

Alzerai tremante le vecchie braccia,

come quando spirasti

dicendo: Mio Dio, eccomi.

Alzerai al cielo le braccia ormai vecchie e tremanti, come quando, in punto di morte, dicesti: “Mio Signore, eccomi” (l’ansia provata dalla madre per la salvezza del figlio è la stessa provata da lei per se stessa: immedesimazione).

 

 

E solo quando m'avrà perdonato,

ti verrà desiderio di guardarmi.

 

E solo quando riceverò il perdono divino, grazie alla tua intercessione, ti volterai a guardarmi (atteggiamento materno severo).

Ricorderai d'avermi atteso tanto,

e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Ricorderai la lunga attesa che hai dovuto patire prima di rivedermi (amorosa sollecitudine verso il figlio) e i tuoi occhi comunicheranno la fine dell’ansiosa attesa e il sollievo di sapere che io sono salvo e purificato, nonché ricongiunto a te.

   

Tratta da “Sentimento del tempo” del 1933, ripubblicata in 2a ed. nel 1936 e in 3a ed. nel 1942.

La lirica è composta a breve distanza dalla morte della madre (1928) ed è tutta pervasa dalla perdita ancora recente. Ungaretti immagina il momento in cui rivedrà la figura materna al cospetto del Signore.

Il 1928 è stato anche l’anno della conversione religiosa del poeta. La lirica, infatti, è pervasa da un profondo sentimento cristiano. Cristiano è tutto I'atteggiamento materno verso il Signore: dalla dedizione di sé negli ultimi istanti, al valore attribuito alla preghiera, potente mezzo d'intercessione della madre salva a favore del figlio ancora in attesa del perdono. Tuttavia negli ultimi versi la madre credente cede il posto alla madre amorosa. Certa ormai del favore divino, può finalmente gioire del termine della sua lunga attesa, mentre il suo sollievo, tanto simile a quello terreno di tante altre madri, si svela, con una sorta di pudore, nei suoi occhi rasserenati.

Il tema della guerra lascia spazio a meditazioni esistenziali di carattere più generale:

  • la percezione dello scorrere rapido del tempo (da cui il titolo);
  • lo sgomento dell'attesa della morte;
  • la solitudine dell'uomo di fronte al dolore;
  • la pietà per tutti gli uomini;
  • il recupero della fede cristiana.

La poesia di Ungaretti non è più frutto di folgorazione immediata sull'attimo, ma nasce da una riflessione meditata, dall’esigenza dell'uomo Ungaretti di cercare il senso misterioso e religioso della vita dietro il «muro d'ombra» costituito dalle effimere apparenze del mondo.

 

TEMA PRINCIPALE

II tempo concesso all'uomo sulla terra deve inevitabilmente finire. Un giorno, dunque, l'anima del poeta si troverà di fronte a Dio: sua madre sarà ad attenderlo e, con l'umile e irremovibile fermezza che soltanto le madri sanno avere quando si tratta di difendere i loro figli, intercederà per lui presso Dio. Soltanto quando sarà certa di avergli ottenuto il perdono divino, si volgerà a guardare il figlio tanto amato, ritornato puro e innocente come quand'era bambino.

Possiamo suddividere il componimento in 4 parti:

  • Nella prima strofa il poeta immagina, subito dopo la propria morte, l’incontro con la madre;
  • nella seconda strofa ne ricorda la figura austera e la profonda religiosità;
  • nella terza la vede implorare il perdono divino per il figlio;
  • nelle due strofe conclusive appare finalmente rasserenata e felice di rivederlo.

 

CARATTERISTICHE FORMALI

Metro: versi liberi (in prevalenza endecasillabi).

 

  • II ritmo poetico frammentario in cui era espresso il linguaggio essenziale de “L'allegria” viene sostituito da un andamento ben più ampio e disteso, grazie al recupero del verso tradizionale (soprattutto endecasillabo e settenario) e della punteggiatura.
  • La costruzione sintattica si fa più complessa, il significato dei versi è a volte difficile da interpretare, le analogie diventano più oscure: non a caso la raccolta fu subito identificata come modello fondamentale dell'Ermetismo.
  • Poesia intensa, di tono elevato, scorre con un ritmo fluido che sa di speranza e di preghiera. I versi limpidi, in prevalenza endecasillabi e settenari, sono scanditi da un ritmo regolare, con pause quasi costanti al termine di ogni verso, pause spesso sottolineate da segni d'interpunzione. Si avverte una musicalità pacata, che nasce dall'uso di parole prevalentemente piane, tranne alcune eccezioni (battito, eccomi) e alcune tronche, che movimentano per un attimo il ritmo.
  • II linguaggio chiaro, quasi colloquiale, (discorso diretto) sembra volutamente trasmettere il complesso sentimento filiale del poeta, fatto di amore, di rispetto e di quella confidenza che e la principale componente del rapporto madre-figlio.

 

messaggio ermetico

A proposito del concetto di morte, non si trova il doloroso abbandono della vita, il ritorno al buio e alla tristezza, ma, al contrario, lo schiudersi di un mondo di luce in cui gli affetti trovano pienezza e giustificazione nel comune amore di Dio. È interessante notare come I'immagine dell'oscurità non appartenga alla morte, ma alla vita, la cui conclusione consentirà la caduta del muro d'ombra che la divide dalla luce divina.

 

Giuseppe Ungaretti

 

In dormiveglia

 

Assisto la notte violentata

 

L’aria è crivellata

come una trina

dalle schioppettate

degli uomini

ritratti

nelle trincee

come le lumache nel loro guscio

 

Mi pare

che un affannato

nugolo di scalpellini

batta il lastricato

di pietra di lava

delle mie strade

ed io l’ascolti

non vedendo

in dormiveglia

 

Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916

 

  1. Livello letterale. Riassumi il contenuto delle strofe. Nell’ultima strofa avviene uno spostamento in un’altra dimensione: quale? Quale elemento concreto lo fa scattare?Si tratta di un sogno, una fantasia, una speranza, di un insieme di queste cose?
  2. Livello formale. Perché il primo verso è isolato? Quali idee suggeriscono le parole “assisto” e soprattutto “violentata”, riferite insolitamente alla notte. Cosa evidenziano le due similitudini che troviamo nella strofa seguente? (Pensa a quali ambiti della vita appartengono i termini di paragone). Quale effetto producono versi così brevi? Ci sono delle parole che vengono messe in risalto? Ci sono suoni particolarmente significativi? Quali sono e perché sono stati scelti dall’autore? Che impressione determina, secondo te, l’assenza di punteggiatura?
  3. Il senso. Quali sentimenti comunica Ungaretti sulla guerra?
  4. Produzione. Scrivi in prosa un breve pensiero riferito ad una situazione di dormiveglia, volgi poi il testo in versi liberi brevi o brevissimi, assumendo come modello

 

Giuseppe Ungaretti  -   vita e opere Biografia
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto l'8 febbraio del 1888.
Nel 1908 frequenta la "Baracca Rossa", ritrovo internazionale di anarchici organizzati da Enrico Pea.
Nell'autunno del 1912 è a Parigi per studiare diritto e frequenta i caffè letterari dove conosce e stringe amicizia con Apollinaire. L'anno successivo rientra in Italia per sostenere l'esame di abilitazione all'insegnamento di lingua francese.
Si prepara in Versilia dove si reca perché vi è rientrato l'amico Enrico Pea. Si sposta a Milano dove scrive le sue prime poesie che faranno parte della sezione "Ultime" che apre "L'Allegria". Nella prima metà del'15 pubblica le prime liriche sulla rivista "Lacerba". Viene richiamato e passa tutto il 1916 in guerra, tra prima linea e retrovie. E' datata 22 dicembre 1915 la prima poesia dal fronte. Il 1916 vede data alla stampa la prima raccolta "Il porto sepolto". Nel '18 è in Francia. Cura un giornale per i soldati e lavorerà presso il "Popolo d'Italia" come giornalista. Esce "Allegria di Naufragi". Si sposa con Jeanne Dupoix.
Si trasferisce a Roma e lavora presso il Ministero degli Esteri. Vive in affitto. Si lega al gruppo della Ronda. Nel '23 si trasferisce fuori Roma per motivi economici. Nel '25 nasce la figlia Anna Maria; collabora con la rivista "Commerce" di cui è redattore. 1928 - Si converte alla religione cattolica, scrive la "Pietà". 1930, nasce il secondo figlio che morirà a soli nove anni.
Il 1931 vede l'uscita della versione definitiva della raccolta "L'Allegria" (poesie scritte tra il 1914 e il 1919). Ha il primo riconoscimento ufficiale nel 1932 con il premio del "Gondoliere". Nel '34 esce il primo libro tradotto (Praga). Nel '36 va ad insegnare all'Università di San Paolo del Brasile. Esce l'ed. definitiva della raccolta "Sentimento del Tempo" (poesie dal '19 al '35). Nel 1942 rientra in patria dove è nominato Accademico d'Italia e insegna all'università di Roma e Mondadori inizia a pubblicare le sue opere con il titolo di "Vita d'un uomo". Vengono raccolte le "Poesie disperse" ('45) . E' del '47 la raccolta "Il Dolore" (poesie dal '37 al '46). Esce il primo volume di prosa nel 1949: "Il povero nella città". 1950, esce "La terra Promessa".
1952, "Un Grido e Paesaggi" (illustrate da Giorgio Morandi). 1958, muore la moglie. Nel 1960 esce "Il taccuino del vecchio" con testimonianze di molti amici. Compie un, quasi, giro del mondo in aereo. Nel 1961 escono le prose di viaggio "Deserto e dopo".
1964, è a New York dove tiene un ciclo di lezioni presso la Columbia University. 1968, in occasione dei suoi 80 anni viene festeggiato dal governo italiano e escono due edizioni rare: "Dialogo" (con una combustiont di Burri) e "Morte delle stagioni" illustrata da Manzù. 1969 viene pubblicato tradotto in Francia. Esce la raccolta tutte le poesie. Scrive l'ultima poesia la notte tra il 31 dicembre 1969 e il 1° gennaio 1970: "L'impietrito e il velluto". Muore la notte tra il 1° e il 2 giugno 1970 a Milano. Poetica
La poetica di Ungaretti è incentrata sul senso del limite umano, l'incombere irrazionale delle passioni, il dramma degli affetti.
Le astrazioni "ungarettiane" sono sempre, ancora, disposte a trovare alimento nelle urgenze della mai rassegnata vicenda della vita.
Il viaggio del nomade senza patria si conclude pur sempre in un cammino perpetuo verso la patria: quello che si autodefinisce "il matto" perché si innamora ad ottant'anni è sempre capace di tramutare le cose in apertura verso l'infinito.
Mentre si sigilla in perfetta figura il cerchio del linguaggio in grado di ottenere in ogni caso il trionfo della forma sulle disarmonie dell'esistenza.

 

Poesie Ungaretti

 

 

 
 

Da "L'allegria"

Agonia
 
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
 
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
 
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
 
 
 
 
 
 
Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
 
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore
 
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
 
 
 
 
 
Fratelli
Mariano il 15 luglio 1916
 
Di che reggimento siete
fratelli?
 
Parola tremante
nella notte
 
Foglia appena nata
 
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
 
Fratelli
 
 
 
 
 
San Martino del Carso
Valloncello dell'Albero Isolato il 27 agosto 1916
 
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
 
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
 
Ma nel cuore
nessuna croce manca
 
E' il mio cuore
il paese più straziato
 

 

 
 
Allegria di naufragi
Versa il 14 febbraio 1917
 
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare
 

 

Mattina
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917
 
M'illumino
d'immenso.
 
 
 
Soldati
Bosco di Courton luglio 1918
 
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
  
La madre
1930
 
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
 
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
 
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
 
E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
 
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
 
 
 
Dove la luce
1930
 
Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
 
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.
 
L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo
 
 
 
Sentimento del tempo
1931
 
E per la luce giusta,
Cadendo solo un'ombra viola
Sopra il giogo meno alto,
La lontananza aperta alla misura,
Ogni mio palpito, come usa il cuore,
Ma ora l'ascolto,
T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra
Le tue labbra ultime.
 
 
Da "Il dolore"
Giorno per giorno
1940-1946
 
4
Mai, non saprete mai come m'illumina
L'ombra che mi si pone a lato, timida,
Quando non spero più...
 
7
In cielo cerco il tuo felice volto,
Ed i miei occhi in me null'altro vedano
Quando anch'essi vorrà chiudere Iddio...
 
8
E t'amo, t'amo, ed è continuo schianto
 
9
Inferocita terra, immane mare
Mi separa dal luogo della tomba
Dove ora si disperde
Il martoriato corpo...
Non conta... Ascolto sempre più distinta
Quella voce d'anima
Che non seppi difendere quaggiù...
M'isola, sempre più festosa e amica
Di minuto in minuto,
Nel suo segreto semplice...
 
13
Non più furori reca a me l'estate,
Né primavera i suoi presentimenti;
Puoi declinare, autunno,
Con le tue stolte glorie:
Per uno spoglio desiderio, inverno
Distende la stagione più clemente!...

Giuseppe Ungaretti

 

Giuseppe Ungaretti è considerato il fondatore dell'ermetismo, corrente letteraria che si diffonde in Italia più o meno a partire dagli anni Venti e che tanto peso avrà sulla poesia italiana successiva. In sintesi si può dire che, pur con mille aspetti e soluzioni diverse, gli ermetici cercano di restituire al linguaggio della poesia una sua dimensione essenziale, scabra, talvolta volutamente oscura (di qui il termine) al fine di restituire alla parola abusata verginità e novità. Così riscattate le parole tornano a essere specchio della realtà e consentono all'uomo di percepire l'inesprimibile sostanza di quel mondo apparentemente privo di senso che lo circonda. Strumento tecnico fondamentale per gli ermetici è l'analogia, intesa però in un senso tutto particolare ben spiegato dallo stesso Ungaretti: "il poeta d'oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza fili". Vale a dire che, abolendo il come che introduce il rapporto tra le cose paragonate, l'analogia diventa più sintetica e oscura, ma per questo più efficace. L'essenzialità della poesia ermetica è poi da mettere in diretta relazione con il contenuto; le scelte di stile, infatti, non sono mai dettate dal caso. I poeti ermetici sono accumunati da un male di vivere che, pur essendo diverso nella concreta esperienza di ciascuno, li accumuna tutti nel pessimismo sulle possibilità dell'uomo e persino della stessa poesia. In assenza di certezze da cantare a gola spiegata, gli ermetici rifiutano dunque i moduli espressivi tradizionali sulla base di una precisa scelta etica, dalla quale discendono poi le novità di stile.

Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori italiani. Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove si laurea alla Sorbona e frequenta gli ambienti dell'avanguardia artistica. Allo scoppio della guerra il poeta, fervido interventista, si arruola e va a combattere sul Carso e poi sul fronte francese. Rientrato in Italia nel 1921, si impiega al Ministero degli Esteri e aderisce al fascismo (Mussolini firma la presentazione di una sua raccolta). Nel 1936 va a San Paolo del Brasile, dove insegna all'università. Durante il soggiorno brasiliano, nel '39, muore il figlio Antonietto di nove anni. Nel '42 è di nuovo in Italia, a Roma, e si dedica sempre all'insegnamento universitario. La sua fama di poeta, che si era consolidata già a partire dagli anni Venti, cresce col passare del tempo, e sempre nuovi poeti si rifanno alla sua lezione. Muore a Milano nel 1970; l'anno prima era uscita l'edizione completa della sue poesie col titolo "Vita di un uomo".

Per illustrare brevemente la poetica di Ungaretti possiamo partire proprio da quest'ultimo titolo: "Vita di un uomo". Poesia e biografia sono infatti per Ungaretti strettamente legate, tanto che sono proprio le esperienze di vita a determinare alcune precise scelte di stile e contenuto assolutamente innovative per la poesia italiana. La prima, e fondamentale, è l'esperienza di soldato. Sepolto in trincea tra fango, pioggia, topi e compagni moribondi, il giovane poeta scopre una nuova dimensione della vita e della sofferenza che gli sembra imporre, per poter essere descritta, la ricerca di nuovi mezzi espressivi. Nasce così la raccolta Allegria di naufragi, nella quale il lavoro di scavo comincia, come si è visto, dalla parola. Dall'analisi delle proprie emozioni Ungaretti trae enunciazioni essenziali e fulminee che comportano la distruzione della metrica tradizionale: i versi vengono spezzati e ridotti talvolta a singole parole; queste ultime si stagliano isolate, o accostate tra loro con lo strumento dell'analogia, senza punteggiatura, intervallate da spazi bianchi che assumono a loro volta un preciso significato. Una poesia, dunque, che per dare il meglio di sè deve essere recitata, come magistralmente faceva l'autore stesso, o almeno pensata ad alta voce.

La successiva raccolta "Sentimento del tempo", del 1933, presenta un'evoluzione nella poetica di Ungaretti. Gli spunti autobiografici, così numerosi nell'Allegria di naufragi, diminuiscono lasciando posto a una riflessione più esistenziale. L'uomo Ungaretti tenta ora di farsi Uomo, cercando nelle proprie emozioni e paure il riflesso di quelle che sono comuni a tutti. Inizia qui il tormentato recupero della fede, la quale può forse rappresentare per l'uomo smarrito un'ancora di certezze.

Il cammino, tuttavia, non è lineare e non mancano situazioni di conflitto tra il sentimento religioso e le esperienze dolorose nella storia del singolo o della comunità. Parallelamente a questi cambiamenti tematici ne avvengono altri a livello stilistico: in particolare il recupero di una metrica più tradizionale, rinnovata però dal precedente lavoro di scoperta della parola.

Ne Il dolore, raccolta del 1947, la biografia irrompe nuovamente nella poesia in seguito alla tragica morte del figlio Antonietto, cui sono dedicate le liriche della prima parte; nella seconda parte, invece, Ungaretti si sofferma sulle vicende drammatiche della guerra. C'è dunque un rapporto tra le due sezioni: il dolore individuale e quello collettivo danno la misura di un cammino umano segnato dalla sofferenza e dalla difficile riconquista della fede negli imperscrutabili disegni divini. E tra questi due piani, quello personale celebrato nel Dolore e quello corale, collettivo, che ha trovato le sue più alte espressioni nel Sentimento del tempo, si muove tutta la successiva produzione di Ungaretti. "E una polarizzazione molto significava - scrive Mengaldo - nella quale si celebra ancora una volta lo sdoppiamento ungarettiano fra uomo di pena e clown delle forme, o se si vuole tra 'persona' e 'maschere'".

 

Giuseppe Ungaretti

 

L'8 febbraio 1888 nasce ad Alessandria d'Egitto il grande poeta Giuseppe Ungaretti, da Antonio Ungaretti e Maria Lunardini entrambi lucchesi. Nella città natale trascorre l'infanzia e i primi anni della giovinezza. La famiglia si era infatti trasferita in Africa per ragioni di lavoro. Suo padre, però, che lavorava come operaio alla costruzione del canale di Suez, muore in un incidente; la madre è così cotretta ad arrangiarsi ma riesce a mandare avanti la famiglia grazie ai guadagni di un negozio della periferia di Alessandria. Il piccolo Giuseppe viene dunque allevato dalla madre, da una balia sudanese e da Anna, un'anziana croata, adorabile narratrice di favole.

Ormai cresciuto, Frequenta l'Ecole Suisse Jacot, dove viene a contatto per la prima volta con la letteratura europea. Frequenta anche, nel tempo libero, la Baracca rossa, un ritrovo internazionale di anarchici, che ha il fervente organizzatore in Enrico Pea, versiliese, trasferito a lavorare in Egitto.

 

Si trasferisce in Italia con l'intenzione di compiere studi di diritto a Parigi per poi tornare in Egitto. A poche settimane di distanza si reca finalmente a Parigi, raggiunto poi da Mohammed Sceab, che muore però suicida qualche mese dopo. Si iscrive alla facoltà di lettere della Sorbona e prende alloggio in un alberghetto in rue Des Carmes. Frequenta i maggiori caffè letterari di Parigi e diventa amico di Apollinaire, al quale si lega di profondo affetto.

Malgrado la sua lontananza dall'Italia, rimane comunque in contatto con il gruppo fiorentino che, staccatosi dalla Voce, ha dato vita a Lacerba. Nel 1915 pubblica proprio su Lacerba le prime liriche. Viene però richiamato e inviato sul fronte del Carso e su quello francese dello Champagne. La prima poesia dal fronte è datata 22 dicembre 1915. Trascorre l'intero anno successivo tra prima linea e retrovie; scrive tutto il "Porto Sepolto", che viene pubblicato presso una tipografia di Udine. Curatore degli ottanta esemplari è "il gentile Ettore Serra", giovane tenente. Ungaretti si rivela poeta rivoluzionario, aprendo la strada all'ermetismo. Le liriche sono brevi, a volte ridotte ad una sola preposizione, ed esprimono forti sentimenti.

Torna a Roma e, su incarico del Ministero degli Esteri, si dedica alla stesura del bollettino informativo quotidiano. Intanto, collabora alle riviste La Ronda, Tribuna, Commerce. La moglie nel frattempo insegna francese. La difficile condizione economica lo induce a trasferirsi a Marino nei Castelli Romani. Pubblica a La Spezia, una nuova edizione de "L'Allegria"; include le liriche composte tra il 1919 e il 1922 e la prima parte del "Sentimento del Tempo". La prefazione è di Benito Mussolini. ". La raccolta segna l'inizio della sua seconda fase poetica. Le liriche sono più lunghe e le parole più ricercate.


Con il premio del Gondoliere del 1932, assegnato a Venezia, la sua poesia ha il primo riconoscimento ufficiale. Si aprono le porte dei grandi editori. Pubblica ad esempio con Vallecchi "Sentimento del Tempo" (con un saggio di Gargiulo) e dà alle stampe il volume "Quaderno di traduzioni" che comprende testi di Gòngora, Blake, Eliot, Rilke, Esenin. Il Pen Club lo invita a tenere una serie di lezioni in Sud America. In Brasile gli viene assegnata la cattedra di Letteratura Italiana presso l'Università di San Paolo, che terrà fino al 1942. Esce l'edizione compiuta del "Sentimento del Tempo".

Nel 1937 una prima tragedia familiare colpisce Ungaretti: muore il fratello Costantino, per il quale scrive le liriche "Se tu mio fratello" e "Tutto ho perduto", apparse successivamente in francese in "Vie d'un homme".
Da lì a poco, muore in Brasile, per un attacco di appendicite malcurato, anche il figlio Antonietto, di soli nove anni.
Rientrato in patria, è nominato Accademico d'Italia e gli viene conferito un insegnamento universitario a Roma per "chiara fama". Mondadori inizia la pubblicazione delle sue opere sotto il titolo generale "Vita d'un uomo".

Gli viene consegnato da Alcide De Gasperi il premio Roma; escono il volume di prosa "Il povero nella città" e alcuni abbozzi di "La Terra Promessa". La rivista Inventario pubblica il suo saggio "Ragioni di una poesia".

Gli ultimi anni di vita del poeta sono intensissimi. E' eletto presidente della Comunità europea degli scrittori e tiene, come visiting professor presso la Columbia University, una serie di lezioni, stringendo fra l'altro amicizia con letterati e pittori beats del Village newyorkese.

In occasione degli ottant'anni riceve solenni onoranze da parte del governo italiano: a Palazzo Chigi è festeggiato dal presidente del Consiglio Moro e da Montale e Quasimodo, con tanti amici attorno. Escono due edizioni rare: "Dialogo", (libro accompagnato da una "combustione" di Burri), piccola raccolta di poesie d'amore e "Morte delle stagioni", illustrata da Manzù, che raccoglie unite le stagioni della "Terra Promessa", del "Taccuino del Vecchio" e gli ultimi versi fino al '66.

Viaggia negli Stati Uniti, in Svezia, in Germania. Nel settembre esce il volume mondadoriano che comprende Tutte le poesie, con note, saggi, apparati delle varianti, a cura di Leone Piccioni.

Nella notte tra il 31 dicembre '69 e il primo gennaio '70 scrive l'ultima poesia "L'impietrito e il velluto". Torna negli Stati Uniti per ricevere un premio all'Università di Oklahoma. A New York s'ammala e viene ricoverato in clinica. Rientra in Italia e si stabilisce per curarsi a Salsomaggiore. Muore a Milano la notte tra l'1 e il 2 giugno.

 

L’Ermetismo appare l’esperienza poetica più importante del nostro primo ‘900; essa ha apportato modifiche e innovazioni sostanziali sia sul piano del linguaggio e dello stile che su quello dei contenuti.

Innanzitutto il termine “ermetismo” deriva da Ermete (o Mercurio), dio delle scienze occulte e misteriose, e fu usato per la prima volta –in senso dispregiativo- dal critico Francesco Flora, il quale in uno scritto del 1936 intitolato “La poesia ermetica”, definisce la nuova poesia del ‘900 appunto come “ermetica”, ovvero come chiusa, oscura, misteriosa e di difficile interpretazione e codificazione.

Nella storia della nostra letteratura il pubblico di lettori è diventato sempre più vario da un punto di vista sociale e culturale (composto non più di soli dotti ma anche di gente comune) e ha spostato il suo interesse sempre più verso la prosa anziché verso la poesia, anche perché non sempre era in grado di comprendere a fondo l’elaborazione formale da questa sottintesa.

Soprattutto nella società moderna, il poeta è sempre stato visto come un individuo solitario, distaccato dalla realtà, simbolo di una certa emarginazione e di un certo rifiuto o disprezzo nei confronti di un pubblico vasto. Questo è quanto accade grosso modo alla poesia del nostro primo ‘900, in un periodo storico difficile e tormentato dalle esperienze negative delle guerre mondiali e del fascismo. Anzi, proprio durante il ventennio fascista, una poesia chiusa e “in codice” come quella ermetica, permise ad alcuni intellettuali di esprimere in modi indiretti –e destinati a pochi lettori- la propria polemica o la propria indifferenza nei confronti del regime fascista. Così poterono evitare di compromettersi con il potere politico e con il fascismo e di chiudersi nel proprio mondo a meditare sull’esistenza e sul destino dell’uomo.

Ad ogni modo, l’Ermetismo ci offre una poesia “blindata" in pochi e oscuri messaggi; essa diventa la voce di un individuo solitario ed assoluto, chiuso in se stesso anziché aperto alle novità del suo tempo, come le guerre o il regime fascista. Questi eventi non vengono analizzati in chiave critica (non vengono, cioè, né esaltati né criticati dagli ermetici), ma solo descritti in base alla reazione del poeta ad essi (reazione di sgomento, di paura, di solitudine, di estraneità o indifferenza). Non esiste, cioè, altra realtà al di fuori di quella del loro animo. Il poeta ermetico non vive la realtà come qualcosa da raccontare oggettivamente nella sua opera, ma anzi come qualcosa entro cui proiettare la sua interiorità. Difatti, spesso la poesia ermetica è stata accusata di egocentrismo, di esaltare i problemi individuali e di trascurare quelli reali dell’umanità, di essere estranea alla vita del proprio tempo anziché partecipare con l’azione e l’impegno al regime fascista vigente, ma questa non è un’accusa ben fondata, se si guarda bene.

Certo la poesia ermetica sorvola sugli avvenimenti della cronaca quotidiana, ma non ignora i problemi più vasti e universali, come quelli riguardanti il destino e l’esistenza dell’uomo: forse questo chiudersi in se stessi costituiva per gli ermetici di quegli anni l’unica difesa contro il regime e la sua politica rumorosa e dispotica.

La poesia ermetica è piuttosto lo scavo interiore di un uomo che si guarda dentro mentre vagabonda solitario nella civiltà moderna nella quale si sente spaesato e disorientato. Egli avverte la propria vita e, in generale, la vita umana come dolore, come male; cerca disperatamente un rapporto di armonia e di solidarietà col mondo esterno, ma poi lo scopre arido e vuoto; va alla ricerca di una certezza che illumini finalmente la propria esistenza ma alla fine la trova soltanto nella propria poesia, che diventa così un urlo di disperazione.

Inoltre la poesia ermetica è quasi sempre una poesia autobiografica, incentrata su qualche aspetto dell’esistenza del poeta stesso, sui suoi sentimenti, sulle sue sensazioni ed emozioni, sulle sue esperienze di vita, sui suoi dolori; non è una poesia astratta, ma è la poesia dell’uomo, della sua esistenza concreta e della sua disperata resistenza alla distruzione della storia. Tale autobiografismo ci suggerisce quanto stretto sia per la poesia ermetica il rapporto tra vita e letteratura.

Molti poeti precedenti avevano parlato di sé nella propria opera; per es. D’Annunzio aveva descritto nelle sue poesie e nei suoi romanzi le proprie esperienze di vita, quali le proprie relazioni amorose, i propri viaggi o la propria eroica partecipazione alla guerra: la funzione della poesia era per lui quella di esibire la vita del poeta come una vita spettacolare, eroica, fatta di consensi e di successi.

Al contrario, gli ermetici intesero la poesia come scavo sottile nella propria interiorità, senza esibire nulla al pubblico, ma soltanto esprimendo in modo riservato le proprie sensazioni.

Chiuse e riservate, essenziali e concise furono le forme con le quali i poeti ermetici espressero i propri sentimenti in poesia. Essi con i loro versi non raccontano, non spiegano, ma fissano sulla pagina dei rammenti di verità a cui sono pervenuti in momenti di profonda ispirazione, senza l’aiuto del ragionamento e della logica. Visto che le esperienze negative delle guerre e del regime fascista li avevano condannati a una forte solitudine, a loro non interessava affatto essere chiari e precisi nella loro poesia, tanto nessuno mai avrebbe potuto veramente capire cosa volessero realmente esprimere.

I componimenti degli ermetici ruppero drasticamente con tutti in canoni e con tutte le regole della poesia precedente; non rispettarono più schemi tradizionalmente imposti come la rima, le strofe, il metro, la punteggiatura o il numero di versi; molto spesso il loro testo poetico è scarno, breve, essenziale, fatto di pochissimi versi e pochissime parole, quanto bastava ad esprimere lo stato d’animo del momento.

 

 

 

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Giuseppe Ungaretti