Giovanni Boccaccio
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« Umana cosa è l'aver compassione agli afflitti; e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è massimamente richiesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere, e hannol trovato in alcuni: fra' quali, se alcuno mai n'ebbe bisogno, o gli fu caro, o già ne ricevette piacere, io son uno di quegli. » (Giovanni Boccaccio, Decameron - incipit.)
Giovanni Boccaccio (Certaldo o Firenze, giugno/luglio 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375) è stato uno scrittore e poeta italiano.
Boccaccio è stato uno fra i maggiori narratori italiani e europei del XIV secolo: con il suo Decameron, che venne subito tradotto in molte lingue, diviene infatti conosciuto ed apprezzato a livello europeo, tanto da influire, per esempio, anche nella letteratura inglese, con Geoffrey Chaucer. Da alcuni studiosi (tra i quali Vittore Branca) è considerato il maggiore narratore europeo e ha avuto un ruolo egemone nel panorama letterario del XIV secolo.
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Giovanni Boccaccio, Il decameron
Il Decameron fu composto da Boccaccio tra il 1349 e il 1351, gli anni centrali della sua vita e gli anni della maturità artistica, a Firenze, sua città d'origine.
L'opera, il cui titolo deriva dal greco e significa "dieci giorni", è una raccolta di cento novelle, raccontate in dieci giornate, appunto, tutte inquadrate in una complessa cornice narrativa. L'autore si immagina che durante la peste del 1348 si incontrino nella chiesa di Santa Maria Novella sette giovani donne e tre giovani i quali, per sfuggire ai rischi di contagio della terribile pestilenza oltre che all'atmosfera di morte che regna a Firenze, decidano di trovare rifugio in una villa in campagna. Qui trascorrono due settimane tra canti, balli e racconti: infatti per meglio far trascorrere il tempo a disposizione i dieci decidono di raccontare delle novelle, dieci ogni giorno (tranne il venerdì e il sabato, per riguardo alla religione), una ciascuno. Ogni giorno viene eletto una regina o un re che sceglie il tema al quale bisognerà attenersi nei racconti, da questo vincolo sono escluse la prima e la nona giornata che sono a tema libero e l'ultima novella di ogni giornata sempre raccontata da uno dei tre giovani, Dioneo, il quale ha la facoltà di scegliere l'argomento che preferisce. Le giornate si concludono con il canto di una ballata. I temi scelti riguardano nella seconda e nella terza giornata i casi della fortuna; nella quarta e la quinta avventure amorose con lieto fine oppure dall'esito infelice; poi si passa a «motti» e beffe attraverso i quali si esprime l'ingegno umano fino all'ultima giornata dedicata a celebrare la «cortesia», suprema virtù cavalleresca valida per il Boccaccio anche nella nuova realtà mercantile, subentrata alle corti medievali, che le novelle nel loro complesso illustrano.
La presenza di questo tipo di cornice che ingloba le cento novelle dà vita ad una notevole complessità strutturale: innanzitutto la presenza di due distinti livelli di narrazione: da un lato il narratore della cornice, autore del Proemio, del prologo alla prima giornata con la descrizione della peste, dell'incontro dei giovani, delle rubriche (il riassunto posto all'inizio di ogni novella), dell'introduzione alla quarta giornata dove si difende dalle accuse di licenziosità, e dell'epilogo. All'interno della cornice si collocano poi i dieci giovani ai quali è delegato il compito di raccontare le novelle. Dei dieci novellatori solo alcuni spiccano per tratti individuali ben marcati, per lo più sono figure di maniera la cui importanza sta proprio nella loro omogeneità: esso rappresentano il pubblico ideale al quale si rivolgono le novelle del Boccaccio: un pubblico colto, raffinato, ricco, signorile, capace di «ridere e divertirsi dei mille casi della vita, incapaci di andare al di là dei limiti che fissano la decenza e il pudore». Una brigata di giovani che rappresenta idealmente le linee di comportamento e i gusti della nuova aristocrazia mercantile emersa durante l'età comunale.
Il tratto saliente del Decameron è senz'altro la varietà tematica: il gran numero di situazioni diverse, di personaggi appartenenti a tutte le classi sociali, di ambientazioni geografiche. Boccaccio descrive una realtà a tutto tondo, non trascurando nessun aspetto della vita, ma anzi includendo in un'opera letteraria temi che precedentemente erano stati considerati materia non poetabile. Questa registrazione della realtà "in presa diretta" è il vero filo conduttore dell'opera: un'osservazione empirica della realtà, atteggiamento inedito per i tempi, alla quale non è associata nessuna preoccupazione morale. Non c'è la volontà di dimostrare una tesi o di edificare il lettore, ma soltanto il desiderio di rendere sulla pagina scritta il più fedelmente possibile tutti gli aspetti della vita reale, una vita che si caratterizza come una serie ininterrotta di cambiamenti, di imprevisti dettati dalla buona o dalla cattiva "fortuna" cui però è possibile dare un indirizzo a sé favorevole grazie all'ingegno e alla prontezza di spirito frutto non solo di capacità personali, ma anche risultato acquisito grazie all'esperienza accumulata nei vari casi della vita.
Poiché pur nella varietà della materia trattata è possibile individuare dei temi ricorrenti, non solo in base agli argomenti scelti via via dai vari re e regine delle giornate, nelle novelle: prima di tutto l'amore, anche qui però inteso nella più ampia casistica possibile e quindi sia l'amore come nobile sentimento sia il puro desiderio fisico (va notato come il Boccaccio superi anche le discriminazioni di classe della tradizione letteraria a lui precedente descrivendo autentici amori cortesi, prima privilegio esclusivo di dame e cavalieri, con come protagonisti semplici filatori di lana [novella IV, 7] ); poi l'intelligenza, cioè la capacità di valutare una situazione e di adottare di conseguenza il comportamento più utile ai propri scopi e anche qui poco contano le differenze sociali (da Cisti fornaio [VI, 2] al poeta Guido Cavalcanti [VI, 9] ), ma va sottolineato invece il valore assegnato a quelle qualità indispensabili per emergere in una società come quella mercantile contemporanea al Boccaccio; il proprio ingegno comunque da solo non basta a schivare i colpi della fortuna, altro elemento fondamentale nell'economia narrativa del Boccaccio, una forza incontrollabile che attraverso avvenimenti casuali può mettere in moto una serie di conseguenze. Nel contrastare questa casualità si dispiega al meglio l'intelletto umano.
Va anche notato come questa concezione della realtà come continua lotta di forze tra loro in opposizione e di continui cambiamenti di situazione generi novelle dalle vicende complesse e dal ritmo incalzante, il che naturalmente contribuisce non poco alla riuscita dei racconti. Ogni aspetto per così dire "ideologico" o tematico dell'opera trova un immediato rispecchiamento a livello stilistico: per rendere in modo veritiero la realtà a lui contemporanea e la miriade di personaggi che popolano le sue novelle Boccaccio abbraccia un'infinità di stili e di linguaggi, una molteplicità che è un altro dei punti di forza del Decameron.
La ricchezza e la varietà sia tematica che stilistica di questa raccolta di novelle ne hanno fatto quasi un unicum nella storia letteraria occidentale che ha avuto un'influenza enorme sia nel panorama italiano che estero dove non sono mancati i tentativi più o meno riusciti di imitazione e che merita ancora oggi tutta la nostra attenzione e curiosità di lettori.
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Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio, insieme con Dante e Petrarca, può essere considerato il più importante scrittore del 14° secolo, in Italia e in tutta Europa.
Può essere considerato l'inventore della novella.
Nasce nel 1313 (giugno o luglio) in Toscana (forse a Certaldo o a Firenze: oggi non si ritiene più attendibile l'ipotesi di una sua nascita a Parigi), da famiglia di origine certaldese.
Era figlio illegittimo, vale a dire nato al di fuori del matrimonio, di un mercante, Boccaccio di Chellino (prima dipendente e poi socio della Banca dei Bardi) e di una donna di cui non si sa il nome: ma venne riconosciuto e legittimato dal padre, e visse in famiglia con pari diritti rispetto ai fratelli.
Dopo i primi studi a Firenze, nel 1327 venne mandato dal padre a Napoli prima a far pratica mercantile e bancaria nella succursale dei Bardi, poi, vista la sua svogliata applicazione a questa attività, il padre lo convince a studiare diritto canonico con il maestro Cino da Pistoia, amico di Dante e Petrarca.
Qui Boccaccio visse dodici anni, i più belli della sua vita, frequentando la corte e la ricca borghesia.
In quegli anni, Giovanni studiò i Classici Latini e la letteratura cortese francese e italiana, e scrisse le sue prime opere: Filocolo (1336-38); Filostrato (1335), Teseida (1339-41), Caccia di Diana (1334-38) e le Rime (la cui composizione rimanda ad anni diversi).Ebbe anche presumibilmente relazioni amorose, che più tardi esprime nella figura di Fiammetta, identificata un tempo con una Maria figlia naturale di Re Roberto D'Angiò e maritata nella casa dei conti D'Aquino. Poi Fiammetta lo abbandonò (la reale esistenza di questa donna è però messa in dubbio dagli studiosi).
Nel 1341 dovette tornare a Firenze dal padre il quale aveva difficoltà economiche a causa del fallimento della banca di Bardi. Per Boccaccio la vita non è più serena come quella vissuta a Napoli, ma triste, aggravata dalle preoccupazioni economiche.
In questi anni difficili rafforzò il suo impegno nella letteratura: comporrà nuove opere poetiche e narrative come Ninfale d'Amleto o Commedia delle Ninfe fiorentine (1341-42), elegia di Madonna Fiammetta (1343-44); in quest'opera si vede il suo rimpianto per il mondo napoletano. Poi Ninfale fiesolano (1344-46).
Soggiorna in alcune corti della Romagna, come Ravenna alla corte di Ostasio da Polenta; poi a Forlì, da Francesco degli Ordelaffi.
Nel 1348 è di nuovo a Firenze, dove assiste alla peste e dopo la morte del padre (forse nel 1350) vi rimase per amministrare lo scarso patrimonio. Sempre nel '50 è inviato a Ravenna per consegnare a suor Beatrice, figlia di Dante, un simbolico risarcimento per l'esilio del padre.
Cominciò a partecipare in vario modo alla vita pubblica e culturale della sua città, e, grazie alla sua fama letteraria, gli furono affidati uffici e ambascerie dal Comune di Firenze. Nel frattempo andava componendo quella che noi consideriamo la sua opera maggiore, il Decamerone, terminato nel 1351.La prima visione che ci presenta nel Decamerone è una visione di morte, dovuta dalla terribile peste cui egli aveva assistito pochi anni prima.
Nel 1351 si reca a Padova da Petrarca per restituirgli il patrimonio familiare confiscatogli dal Comune, e per offrirgli una cattedra del nuovo Studio.
In questi anni si stringe il rapporto di amicizia con Francesco Petrarca, il maestro che lo aveva convinto a dirigere la mente verso le cose eterne lasciando da parte le cose temporali. Il Petrarca lo aiutò a superare una crisi religiosa, indirizzando il Boccaccio verso una cultura letteraria di tipo "umanistico": le opere tarde del Boccaccio saranno in latino, e fra queste va citata la "Genealogia deorum gentilium", un grande trattato di mitologia greco-romana, che per due o tre secoli rimase il libro più consultato su questo argomento.
Questo per Boccaccio è il periodo della meditazione: si dedica soprattutto alla lettura di classici, scambiando testi con Petrarca.
Inoltre il Petrarca lo convinse a non distruggere il Decamerone: infatti il Boccaccio aveva intenzione di farlo.
Nel 1360 torna nella casa paterna a Certaldo, dove istituisce un centro di cultura umanistica con Villani, Marsili, e Coluccio.
Nel 1362 torna a Napoli nella speranza di trovare una sistemazione, ma torna a Certaldo deluso.
Si dedica allo studio dell'opera di Dante, per cui ebbe un vero e proprio culto: da ciò nasce il "Trattatello in laude di Dante",
Nel 1373 riceve l'incarico da parte del comune di Firenze di commentare pubblicamente la Commedia di Dante nella chiesa di Santo Stefano di Badia, ma dopo pochi mesi si ammalò e non poté più leggere i suoi commenti, interrompendo al canto XVII dell'inferno.
Morì il 21 dicembre 1375 fra le ristrettezze economiche, un anno e mezzo dopo il suo amico Petrarca.
IL DECAMERONE
La sua opera maggiore è sicuramente il DECAMERONE:
è una raccolta di cento novelle raccontate a turno in dieci giorni (il titolo tradotto dal greco significa appunto "dieci giorni"), da sette ragazze e tre ragazzi.
Questi, dopo il loro incontro avvenuto nel 1348 nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze mentre infuria la peste, decidono di allontanarsi dalla città invasa dal contagio e di trascorrere due settimane in campagna.
Qui parte del tempo è dedicata alla narrazione di alcune storie.
Ogni giorno viene eletto un re o una regina che fissa il tema della giornata al quale devono attenersi tutti i dieci ragazzi, ad eccezione di Dioneo, il più divertente.
A Dioneo è concesso di raccontare sempre l'ultima storia scegliendo un tema a suo piacimento.
LO STILE
Boccaccio si distingue da Dante e Petrarca per uno stile letterario differente: infatti è centrato sulle tematiche terrene, con un relativo disinteresse riguardo le questioni religiose, morali e politiche.
Nel Decamerone descrive con grande abilità vari personaggi e le rispettive passioni, creando una visione della vita sotto tutti i punti di vista.
Il Boccaccio tenta di concludere le sue storie con un lieto fine: infatti, per quanto riguarda il Decamerone, lasciando raccontare l'ultima novella al più divertente del gruppo, fa sì che anche nelle giornate in cui è stato prestabilito un tema triste, ci sia sempre un lieto fine.
Questa opera è stata la prima a narrare un fatto realmente accaduto, la peste; infatti le raccolte precedenti erano basate soprattutto su elementi fantastici.
La struttura narrativa utilizzata da Boccaccio è piuttosto complessa: c'è infatti un narratore di primo grado, lui stesso, che racconta senza esserne il personaggio, la storia dei dieci ragazzi. Sono proprio i ragazzi ad essere i narratori di secondo grado, raccontando le loro storie.
L'opera è costituita da due nuclei principali: il mondo cavalleresco a aristocratico ormai al tramonto, e la società borghese e cittadina.
Boccaccio guarda con nostalgia al periodo cavalleresco del passato, tanto che le novelle che trattano quel periodo si trovano alla fine della raccolta, proprio per contrapporre gli ideali cavallereschi ai vizi della società borghese.
È però la borghesia la protagonista: viene rappresentata nei suoi diversi livelli e in aspetti positivi e negativi.
Nel Decamerone sono racchiusi vari tipi di novella, poiché sarebbe stato impossibile ricondurre tutte le cento novelle ad un unico schema preciso.
Si può parlare di novella-azione, vale a dire una sequenza di fatti ordinati cronologicamente e i personaggi che si muovono al loro interno.
Novella-romanzo, perché si prende molto in considerazione la mente dell'uomo e i sentimenti che lo spingono verso nuove avventure.
Novella-esemplare: il personaggio, anche nelle situazioni più complicate, utilizza i suoi valori per risolverle, agendo da esempio.
Inoltre c'è un gran senso dell'inganno: spesso si ricorre a bugie e tranelli studiati nei minimi dettagli per mettere in difficoltà l'antagonista.
Con il Decamerone, Boccaccio, oltre a perfezionare il genere novellistico, ha anche elaborato una particolare lingua letteraria, nella quale si intrecciano i livelli più alti della scala sociale e quelli più bassi.
Grazie al suo stile, il Boccaccio ha ispirato molti autori dei secoli successivi.
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Giovanni Boccaccio
Il Decamerone
Struttura e riassunti dell’Autore
Note letterarie
Proemio
Prima giornata
nella quale dopo la dimostrazione fatta dall'autore, per che cagione avvenisse di doversi quelle persone, che appresso si mostrano, ragunare a ragionare insieme, sotto il reggimento di Pampinea si ragiona di quello che più aggrada a ciascheduno.
Seconda giornata
nella quale, sotto il reggimento di Filomena, si ragiona di chi, da diverse cose infestato, sia, oltre alla sua speranza, riuscito a lieto fine.
Terza giornata
nella quale si ragiona, sotto il reggimento di Neifile, di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse.
Quarta giornata
nella quale, sotto il reggimento di Filostrato, si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine.
Quinta giornata
nella quale, sotto il reggimento di Fiammetta, si ragiona di ciò che ad alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse.
Sesta giornata
nella quale sotto il reggimento d'Elissa, si ragiona di chi con alcuno leggiadro motto, tentato, si riscosse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno.
Settima giornata
nella quale, sotto il reggimento di Dioneo, si ragiona delle beffe, le quali, o per amore o per salvamento di loro, le donne hanno già fatte a'lor mariti, senza essersene avveduti o sì.
Ottava giornata
nella quale, sotto il reggimento di Lauretta, si ragiona di quelle beffe che tutto il giorno o donna ad uomo, o uomo a donna, o l'uno uomo all'altro si fanno.
Nona giornata
nella quale sotto il reggimento d'Emilia, si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che più gli aggrada.
Decima giornata
nella quale, sotto il reggimento di Panfilo, si ragiona di chi liberalmente ovvero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a fatti d'amore o d'altra cosa.
Conclusioni dell'Autore
Prima giornata
Introduzione
Novella prima
Ser Cepperello con una falsa confessione inganna uno santo frate, e muorsi; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto.
Novella seconda
Abraam giudeo, da Giannotto di Civign“ stimolato, va in corte di Roma; e veduta la malvagità de' cherici, torna a Parigi e fassi cristiano.
Novella terza
Melchisedech giudeo, con una novella di tre anella, cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli.
Novella quarta
Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena.
Novella quinta
La marchesana di Monferrato, con un convito di galline e con alquante leggiadre parolette, reprime il folle amore del re di Francia.
Novella sesta
Confonde un valente uomo con un bel detto la malvagia ipocresia de' religiosi.
Novella settima
Bergamino, con una novella di Primasso e dello abate di Clign“, onestamente morde una avarizia nuova venuta in messer can della Scala.
Novella ottava
Guglielmo Borsiere con leggiadre parole trafigge l'avarizia di messer Erminio de' Grimaldi.
Novella nona
Il re di Cipri, da una donna di Guascogna trafitto, di cattivo valoroso diviene.
Novella decima
Maestro Alberto da Bologna onestamente fa vergognare una donna, la quale lui d'esser di lei innamorato voleva far vergognare.
Conclusione della prima giornata
Seconda giornata
Introduzione
Novella prima
Martellino, infignendosi attratto, sopra santo Arrigo fa vista di guarire, e, conosciuto il suo inganno, battuto, e poi, preso e in pericolo venuto d'esser impiccato per la gola, ultimamente scampa.
Novella seconda
Rinaldo d'Esti, rubato, capita a Castel Guiglielmo ed è albergato da una donna vedova e, de' suoi danni ristorato, sano e salvo si torna a casa sua.
Novella terza
Tre giovani, male il loro avere spendendo, impoveriscono; dei quali un nepote con uno abate accontatosi tornandosi a casa per dispeÐlui truova essere la figliuola del re d'lnghilterra, la quale lui per marito prende e de'suoi zii ogni danno ristora, tornandogli in buono stato.
Novella quarta
Landolfo Rufolo, impoverito, divien corsale e da'Genovesi preso, rompe in mare, e sopra una cassetta, di gioie carissime piena, scampa, e in Gurfo ricevuto da una femina, ricco si torna a casa sua.
Novella quinta
Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubino si torna a casa sua.
Novella sesta
Madonna Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l'un de'figliuoli col signor di lei si pone e colla figliuola di lui giace ed è messo in prigione. Cicilia ribellata al re Carlo, e il figliuolo riconosciuto dalla madre, sposa la figliuola del suo signore e il suo fratello ritrova e in grande stato ritornano.
Novella settima
Il soldano di Babilonia ne manda una sua figliuola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in spazio di quattro anni alle mani di nove uomini perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie.
Novella ottava
Il conte d'Anguersa, falsamente accusato, va in essilio e lascia due suoi figliuoli in diversi luoghi in Inghilterra, ed egli sconosciuto tornando, lor truova in buono stato, va come ragazzo nello essercito del re di Francia, e riconosciuto innocente, è nel primo stato ritornato.
Novella nona
Bernabò da Genova, da Ambrogiuolo ingannato, perde il suo e comanda che la moglie innocente sia uccisa. Ella scampa, e in abito d'uomo serve il soldano; ritrova lo 'ngannatore, e Bernabò conduce in Alessandria, dove lo ngannatore punito, ripreso abito feminile, col marito ricchi si tornano a Genova.
Novella decima
Paganino da Monaco ruba la moglie a messer Ricciardo da Chinzica, il quale, sappiendo dove ella è, va e diventa amico di Paganino. Raddomandagliele, ed egli, dove ella voglia, gliele concede. Ella non vuol con lui tornare, e, morto messer Ricciardo, moglie di Paganin diviene.
Conclusione della seconda giornata
Terza giornata
Novella prima
Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e diviene ortolano di uno monistero di donne, le quali tutte concorrono a giacersi con lui.
Novella seconda
Un pallafrenier giace con la moglie d'Agilulf re, di che Agilulf tacitamente s'accorge; truovalo e tondelo; il tonduto tutti gli altri tonde, e così campa della mala ventura.
Novella terza
Sotto spezie di confessione e di purissima conscienza una donna innamorata d'un giovane induce un solenne frate, senza avvedersene egli, a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto.
Novella quarta
Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato faccendo una sua penitenzia; la quale frate Puccio fa, e don Felice in questo mezzo con la moglie del frate si dà buon tempo.
Novella quinta
Il Zima dona a messer Francesco Vergellesi un suo pallafreno, e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna ed, ella tacendo, egli in persona di lei si risponde, e secondo la sua risposta poi l'effetto segue.
Novella sesta
Ricciardo Minutolo ama la moglie di Filippello Sighinolfo, la quale sentendo gelosa, col mostrare Filippello il dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno, fa che ella vi va, e credendosi col marito essere stata, si truova che con Ricciardo è dimorata.
Novella settima
Tedaldo, turbato con una sua donna, si parte di Firenze; tornavi in forma di peregrino dopo alcun tempo; parla con la donna e falla del suo error conoscente, e libera il ma ito di lei da morte, che lui gli era provato che aveva ucciso, e co'fratelli il pacefica; e poi saviamente colla sua donna si gode.
Novella ottava
Ferondo, mangiata certa polvere, è sotterrato per morto; e dall'abate, che la moglie di lui si gode, tratto della sepoltura, è messo in prigione e fattogli credere che egli è in purgatoro; e poi risuscitato, per suo nutrica un figliuolo dello abate nella moglie di lui generato.
Novella nona
Giletta di Nerbona guerisce il re di Francia d'una fistola; domanda per marito Beltramo di Rossiglione, il quale, contra sua voglia sposatala, a Firenze se ne va per isdegno, dove vagheggiando una giovane, in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli; per che egli poi, avutola cara, per moglie la tenne.
Novella decima
Alibech diviene romita, a cui Rustico monaco insegna rimettere il diavolo in inferno; poi, quindi tolta, diventa moglie di Neerbale.
Conclusione della terza giornata
Quarta giornata
Introduzione
Novella prima
Tancredi prenze di Salerno uccide l'amante della figliuola e mandale il cuore in una coppa d'oro; la quale, messa sopr'esso acqua avvelenata, quella si bee, e così muore.
Novella seconda
Frate Alberto dà a vedere ad una donna che l'Agnolo Gabriello è di lei innamorato, in forma del quale più volte si giace con lei; poi, per paura de'parenti di lei della casa gittatosi, in casa d'uno povero uomo ricovera, il quale in forma d'uomo salvatico il dì seguente nella piazza il mena, dove, riconosciuto, è da'suoi frati preso e incarcerato.
Novella terza
Tre giovani amano tre sorelle e con loro si fuggono in Creti. La maggiore per gelosia il suo amante uccide; la seconda, concedendosi al duca di Creti, scampa da morte la prima, l'amante della quale l'uccide e con la prima si fugge: ènne incolpato il terzo amante con la terza sirocchia; e presi il confessano e per tema di morire con moneta la guardia corrompono, e fuggonsi poveri a Rodi e in povertà quivi muoiono.
Novella quarta
Gerbino, contra la fede data dal re Guglielmo suo avolo, combatte una nave del re di Tunisi per torre una sua figliuola, la quale uccisa da quegli che su v'erano, loro uccide, e a lui è poi tagliata la testa.
Novella quinta
I fratelli dell'Isabetta uccidon l'amante di lei; egli l'apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso.
Novella sesta
L'Andreuola ama Gabriotto; raccontagli un sogno veduto ed egli a lei un altro; muorsi di subito nelle sue braccia; mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano, son prese dalla signoria, ed ella dice come l'opera sta; il podestà la vuole sforzare; ella nol patisce; sentelo il padre di lei, e lei innocente trovata fa liberare; la quale, del tutto rifiutando di star più al mondo, si fa monaca.
Novella settima
La Simona ama Pasquino; sono insieme in uno orto; Pasquino si frega a'denti una foglia di salvia e muorsi; è presa la Simona, la quale, volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino, fregatasi una di quelle foglie a'denti, similmente si muore.
Novella ottava
Girolamo ama la Salvestra; va, costretto da'prieghi della madre, a Parigi; torna e truovala maritata; entrale di nascoso in casa e muorle allato; e portato in una chiesa, nuore la Salvestra allato a lui.
Novella nona
Messer Guiglielmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer Guiglielmo Guardastagno ucciso da lui e amato da lei; il che ella sappiendo, poi si gitta da una alta finestra in terra e muore e col suo amante è sepellita.
Novella decima
La moglie d'un medico per morto mette un suo amante adoppiato in una arca, la quale con tutto lui due usurai se ne portano in casa. Questi si sente, è preso per ladro; la fante della donna racconta alla signoria sé averlo esso nell'arca dagli usurieri imbolata, laond'egli scampa dalle forche e i prestatori d'avere l'arca furata sono condannati in denari.
Conclusione della quarta giornata
Quinta giornata
Introduzione
Novella prima
Cimone amando divien savio, ed Efigenia sua donna rapisce in mare; è messo in Rodi in prigione, onde Lisimaco il trae, e da capo con lui rapisce Efigenia e Cassandra nelle lor nozze, fuggendosi con esse in Creti; e quindi, divenute lor mogli, con esse a casa loro son richiamati.
Novella seconda
Gostanza ama Martuccio Gomito, la quale, udendo che morto era, per disperata sola si mette in una barca, la quale dal vento fu trasportata a Susa; ritruoval vivo in Tunisi, palesaglisi, ed egli grande essendo col re per consigli dati, sposatala, ricco con lei in Lipari se ne torna.
Novella terza
Pietro Boccamazza si fugge con l'Agnolella; truova ladroni; la giovane fugge per una selva, ed è condotta ad un castello; Pietro è preso e delle mani de'ladroni fugge, e dopo alcuno accidente, capita a quel castello dove l'Agnolella era, e sposatala con lei se ne torna a Roma.
Novella quarta
Ricciardo Manardi è trovato da messer Lizio da Valbona con la figliuola, la quale egli sposa, e col padre di lei rimane in buona pace.
Novella quinta
Guidotto da Cremona lascia a Giacomin da Pavia una fanciulla, e muorsi; la quale Giannol di Severino e Minghino di Mingole amano in Faenza; azzuffansi insieme; riconoscesi la fanciulla esser sirocchia di Giannole, e dassi per moglie a Minghino.
Novella sesta
Gian di Procida trovato con una giovane amata da lui, e stata data al re Federigo, per dovere essere arso con lei è legato ad un palo; riconosciuto da Ruggieri de Loria, campa e divien marito di lei.
Novella settima
Teodoro, innamorato della Violante figliuola di messere Amerigo suo signore, la 'ngravida ed è alle forche condannato; alle quali frustandosi essendo menato, dal padre riconosciuto e prosciolto, prende per moglie la Violante.
Novella ottava
Nastagio degli Onesti, amando una de'Traversari, spende le sue ricchezze senza essere amato. Vassene, pregato da'suoi, a Chiassi; quivi vede cacciare ad un cavaliere una giovane e ucciderla e divorarla da due cani. Invita i parenti suoi e quella donna amata da lui ad un desinare, la quale vede questa medesima giovane sbranare; e temendo di simile avvenimento prende per marito Nastagio.
Novella nona
Federigo degli Alberighi ama e non è amato e in cortesia spendendo si consuma e rimangli un sol falcone, il quale, non avendo altro dà a mangiare alla sua donna venutagli a casa; la quale, ciò sappiendo, mutata d'animo, il prende per marito e fallo ricco.
Novella decima
Pietro di Vinciolo va a cenare altrove; la donna sua si fa venire un garzone; torna Pietro; ella il nasconde sotto una cesta da polli; Pietro dice essere stato trovato in casa d'Ercolano, con cui cenava, un giovane messovi dalla moglie; la donna biasima la moglie d'Ercolano; uno asino per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta; egli grida; Pietro corre là, vedelo cognosce lo 'nganno della moglie con la quale ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.
Conclusione della quinta giornata
Sesta giornata
Introduzione
Novella prima
Un cavaliere dice a madonna Oretta di portarla con una novella a cavallo, e malcompostamente dicendola, è da lei pregato che a piè la ponga.
Novella seconda
Cisti fornaio con una sola parola fa raveder messer Geri Spina d'una sua trascutata domanda.
Novella terza
Monna Nonna de'Pulci con una presta risposta al meno che onesto motteggiare del vescovo di Firenze silenzio impone.
Novella quarta
Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l'ira di Currado volge in riso, e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado.
Novella quinta
Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto dipintore, venendo di Mugello, l'uno la sparuta apparenza dell'altro motteggiando morde.
Novella sesta
Pruova Michele Scalza a certi giovani come i Baronci sono i più gentili uomini del mondo o di maremma, e vince una cena.
Novella settima
Madonna Filippa dal marito con un suo amante trovata, chiamata in giudicio, con una pronta e piacevol risposta sé libera e fa lo statuto modificare.
Novella ottava
Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli, come diceva, l'erano a veder noiosi.
Novella nona
Guido Cavalcanti dice con un motto onestamente villania a certi cavalier fiorentini li quali soprappresso l'aveano.
Novella decima
Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrar loro la penna dell'agnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo.
Conclusione della sesta giornata
Settima giornata
Introduzione
Novella prima
Gianni Lotteringhi ode di notte toccar l'uscio suo; desta la moglie, ed ella gli fa accredere che egli è la fantasima; vanno ad incantare con una orazione, e il picchiar si rimane.
Novella seconda
Peronella mette un suo amante in un doglio, tornando il marito a casa; il quale avendo il marito venduto, ella dice che venduto l'ha ad uno che dentro v'è a vedere se saldo gli pare. Il quale saltatone fuori, il fa radere al marito, e poi portarsenelo a casa sua.
Novella terza
Frate Rinaldo si giace colla comare; truovalo il marito in camera con lei, e fannogli credere che egli incantava i vermini al figlioccio.
Novella quarta
Tofano chiude una notte fuor di casa la moglie, la quale, non potendo per prieghi rientrare, fa vista di gittarsi in un pozzo e gittavi una gran pietra. Tofano esce di casa e corre là, ed ella in casa le n'entra e serra lui di fuori, e sgridandolo il vitupera.
Novella quinta
Un geloso in forma di prete confessa la moglie, al quale ella dà a vedere che ama un prete che viene a lei ogni notte; di che mentre che il geloso nascostamente prende guardia all'uscio, la donna per lo tetto si fa venire un suo amante, e con lui si dimora.
Novella sesta
Madonna Isabella con Leonetto standosi, amata da un messer Lambertuccio, è da lui visitata; e tornando il marito di lei, messer Lambertuccio con un coltello in mano fuor di casa ne manda, e il marito di lei poi Leonetto accompagna.
Novella settima
Lodovico discuopre a madonna Beatrice l'amore il quale egli le porta; la qual manda Egano suo marito in un giardino in forma di sé, e con Lodovico si giace; il quale poi levatosi, va e bastona Egano nel giardino.
Novella ottava
Un diviene geloso della moglie, ed ella, legandosi uno spago al dito la notte, sente il suo amante venire a lei. Il marito se n'accorge, e mentre seguita l'amante, la donna mette in luogo di sé nel letto un'altra femina, la quale il marito batte e tagliale le trecce, e poi va per li fratelli di lei, li quali, trovando ciò non esser vero, gli dicono villania.
Novella nona
Lidia moglie di Nicostrato ama Pirro, il quale, acciò che credere il possa, le chiede tre cose, le quali ella gli fa tutte; e oltre a questo in presenza di Nicostrato si sollazza con lui, e a Nicostrato fa credere che non sia vero quello che ha veduto.
Novella decima
Due sanesi amano una donna comare dell'uno; muore il, compare e torna al compagno secondo la promessa fattagli, e raccontagli come di là si dimori.
Conclusione della settima giornata
Ottava giornata
Introduzione
Novella prima
Gulfardo prende da Guasparruolo denari in prestanza, e con la moglie di lui accordato di dover giacer con lei per quegli, sì gliele dà, e poi in presenzia di lei a Guasparruolo dice che a lei gli diede, ed ella dice che è il vero.
Novella seconda
Il Prete da Varlungo si giace con monna Belcolore; lasciale pegno un suo tabarro; e accattato da lei un mortaio, il rimanda e fa domandare il tabarro lasciato per ricordanza; rendelo proverbiando la buona donna.
Novella terza
Calandrino, Bruno e Buffalmacco giù per lo Mugnone vanno cercando di trovar l'elitropia, e Calandrino se la crede aver trovata; tornasi a casa carico di pietre; la moglie il proverbia, ed egli turbato la batte, e a'suoi compagni racconta ciò che essi sanno meglio di lui.
Novella quarta
Il proposto di Fiesole ama una donna vedova; non è amato da lei, e credendosi giacer con lei, giace con una sua fante, e i fratelli della donna vel fanno trovare al vescovo suo.
Novella quinta
Tre giovani traggono le brache ad un giudice marchigiano in Firenze, mentre che egli, essendo al banco, teneva ragione.
Novella sesta
Bruno e Buffalmacco imbolano un porco a Calandrino; fannogli fare la sperienzia da ritrovarlo con galle di gengiovo e con vernaccia, e a lui ne danno due, l'una dopo l'altra, di quelle del cane confettate in aloè, e pare che l'abbia avuto egli stesso; fannolo ricomperare, se egli non vuole che alla moglie il dicano.
Novella settima
Uno scolare ama una donna vedova, la quale, innamorata d'altrui, una notte di verno il fa stare sopra la neve ad aspettarsi; la quale egli poi, con un suo consiglio, di mezzo luglio ignuda tutto un dì la fa stare in su una torre alle mosche e a'tafani e al sole.
Novella ottava
Due usano insieme; l'uno con la moglie dell'altro si giace; l'altro, avvedutosene, fa con la sua moglie che l'uno è serrato in una cassa, sopra la quale, standovi l'un dentro, l'altro con la moglie dell'un si giace.
Novella nona
Maestro Simone medico, da Bruno e da Buffalmacco, per esser fatto d'una brigata che va in corso, fatto andar di notte in alcun luogo, è da Buffalmacco gittato in una fossa di bruttura e lasciatovi.
Novella decima
Una ciciliana maestrevolmente toglie ad un mercatante ciò che in Palermo ha portato; il quale, sembiante faccendo d'esservi tornato con molta più mercatantia che prima, da lei accattati denari, le lascia acqua e capecchio.
Conclusione dell'ottava giornata
Nona giornata
Introduzione
Novella prima
Madonna Francesca, amata da uno Rinuccio e da uno Alessandro, e niuno amandone, col fare entrare l'un per morto in una sepoltura, e l'altro quello trarne per morto, non potendo essi venire al fine imposto, cautamente se gli leva da dosso.
Novella seconda
Levasi una badessa in fretta e al buio per trovare una sua monaca, a lei accusata, col suo amante nel letto; ed essendo con lei un prete, credendosi il saltero de'veli aver posto in capo, le brache del prete vi si pose; le quali vedendo l'accusata e fattalane accorgere, fu diliberata, ed ebbe agio di starsi col suo amante.
Novella terza
Maestro Simone, ad instanzia di Bruno e di Buffalmacco e di Nello, fa credere a Calandrino che egli è pregno; il quale per medicine dà a'predetti capponi e denari, e guarisce della pregnezza senza partorire.
Novella quarta
Cecco di messer Fortarrigo giuoca a Buonconvento ogni sua cosa e i denari di Cecco di messer Angiulieri, e in camicia correndogli dietro e dicendo che rubato l'avea, il fa pigliare a'villani e i panni di lui si veste e monta sopra il pallafreno, e lui, venendosene, lascia in camicia.
Novella quinta
Calandrino s'innamora d'una giovane, al quale Bruno fa un brieve, col quale come egli la tocca, ella va con lui, e dalla moglie trovato, ha gravissima e noiosa quistione.
Novella sesta
Due giovani albergano con uno, de'quali l'uno si va a giacere con la figliuola, e la moglie di lui disavvedutamente si giace con l'altro. Quegli che era con la figliuola, si corica col padre di lei e dicegli ogni cosa, credendosi dire al compagno. Fanno romore insieme. La donna, ravvedutasi, entra nel letto della figliuola, e quindi con certe parole ogni cosa pacefica.
Novella settima
Talano d'Imolese sogna che uno lupo squarcia tutta la gola e 'l viso alla moglie; dicele che se ne guardi; ella nol fa, e avvienle.
Novella ottava
Biondello fa una beffa a Ciacco d'un desinare, della quale Ciacco cautamente si vendica, faccendo lui sconciamente battere.
Novella nona
Due giovani domandano consiglio a Salamone, l'uno come possa essere amato, l'altro come gastigar debba la moglie ritrosa. All'un risponde che ami, all'altro che vada al Ponte all'oca.
Novella decima
Donno Gianni ad istanzia di compar Pietro fa lo 'ncantesimo per far diventar la moglie una cavalla; e quando viene ad appiccar la coda, compar Pietro, dicendo che non vi voleva coda, guasta tutto lo 'ncantamento.
Conclusione della nona giornata
Decima giornata
Introduzione
Novella prima
Un cavaliere serve al re di Spagna; pargli male esser guiderdonato, per che il re con esperienzia certissima gli mostra non esser colpa di lui, ma della sua malvagia fortuna, altamente donandogli poi.
Novella seconda
Ghino di Tacco piglia l'abate di Clignì e medicalo del male dello stomaco e poi il lascia quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa e fallo friere dello Spedale.
Novella terza
Mitridanes, invidioso della cortesia di Natan, andando per ucciderlo, senza conoscerlo capita a lui, e da lui stesso informato del modo, il truova in un boschetto, come ordinato avea, il quale riconoscendolo si vergogna, e suo amico diviene.
Novella quarta
Messer Gentil de'Carisendi, venuto da Modona, trae della sepoltura una donna amata da lui, sepellita per morta, la quale riconfortata partorisce un figliuol maschio, e Messer Gentile lei e 'l figliuolo restituisce a Niccoluccio Caccianimico, marito di lei.
Novella quinta
Madonna Dianora domanda a messer Ansaldo un giardino di gennaio bello come di maggio. Messer Ansaldo con l'obligarsi ad uno nigromante gliele dà. Il marito le concede che ella faccia il piacere di messer Ansaldo, il quale, udita la liberalità del marito, l'assolve della promessa, e il nigromante, senza volere alcuna cosa del suo, assolve messer Ansaldo.
Novella sesta
Il re Carlo vecchio, vittorioso, d'una giovinetta innamoratosi, vergognandosi del suo folle pensiero, lei e una sua sorella onorevolmente marita.
Novella settima
Il re Piero, sentito il fervente amore portatogli dalla Lisa inferma, le conforta, e appresso ad un gentil giovane la marita, e lei nella fronte baciata, sempre poi si dice suo cavaliere.
Novella ottava
Sofronia, credendosi esser moglie di Gisippo, è moglie di Tito Quinzio Fulvo, e con lui se ne va a Roma, dove Gisippo in povero stato arriva, e credendo da Tito esser disprezzato, sé avere uno uomo ucciso, per morire, afferma. Tito, riconosciutolo, per iscamparlo, dice sé averlo morto; il che colui che fatto l'avea vedendo, sé stesso manifesta; per la qual cosa da Ottaviano tutti sono liberati, e Tito dà a Gisippo la sorella per moglie e con lui comunica ogni suo bene.
Novella nona
Il Saladino in forma di mercatante è onorato da messer Torello Fassi il passaggio; messer Torello dà un termine alla donna sua a rimaritarsi; è preso, e per acconciare uccelli viene in notizia del soldano; il quale, riconosciutolo e sé fatto riconoscere, sommamente l'onora; messer Torello inferma, e per arte magica in una notte n'è recato a Pavia, e alle nozze, che della rimaritata sua moglie si facevano, da lei riconosciuto, con lei a casa sua se ne torna.
Novella decima
Il marchese di Saluzzo, da'prieghi de'suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo, piglia una figliuola d'un villano, della quale ha due figlioli, li quali le fa veduto di uccidergli. Poi, mostrando lei essergli rincresciuta e avere altra moglie presa, a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camicia cacciata e ad ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra, e come marchesana l'onora e fa onorare.
Conclusione della decima giornata
Conclusioni dell’Autore
Fine articolo
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Giovanni Boccaccio…
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Boccaccio pare sia nato a Firenze o a Certaldo, in un vicino borgo nel 1313.
Figlio naturale di un certo Boccaccino di Chelino, famosissimo mercante e personaggio illustre, dal quale prende cognome.
Riconobbe e fece studiare figlio. Lo portò a Napoli quando egli fu chiamato alla banca dei Bardi a Napoli.
Inizia un periodo napoletano per Boccaccio. Un periodo felice, indirizzzato agli studi economici ma come al solito prevalse sua vocazione per la letteratura. I sui primi testi sono fortemente influenzati da questo periodo napoletano.
A Napoli vi era un'aristocrazia molto attenta e Boccaccio grazie all'importante ruolo del padre potè frequentare la corte napoletana, frequentò la borghesia avendo a che fare con molte persone soprattutto della borghesia bancaria e Boccaccio si porterà dietro questo indirizzo borghese con cui egli è cresciuto e ha studiato.
Entrò in contatto con autori classici, amava molto latino e amava i classici del suo tempo tra cui Dante e Petrarca e tra i due ci fu un grande scambio di lettere fino alla fine della vita.
Scrisse un commento alle opere di Dante, soprattutto la divina commedia.Fu gande ammiratore delle sue opere.
Dopo la crisi del '300 le banche fallirono tra cui la banca dei Bardi dove lavorava il padre e fu costretto insieme al padre a tornare a Firenze.
Rispetto alla sua bella vita di Napoli. Firenze gli parve cupa, noiosa, piena di mercanti.
Tuttavia si adattò ai nuovi ambienti, pur rimpiangendo gli anni napoletani si integrò abbastanza a Firenze.
Fu accusato di aver partecipato a una congiura, dopo un accusa nel 1362 si ritirò a Certaldo dove poi alla fine morì nel 1365 dove fu riabilitato nel potere politico.
Nel 1360 ricevette voti di chierico, dovuto anche alle lettere con Petrarca.
Boccaccio per guadagnare qualcosa al ritorno a Firenze andava in giro anche per le corti.
Oltre a un certo travaglio interiore poteva usufruire dei privilegi di cui usufruivano i chierici, quindi gli faceva anche comodo. Muore il 21 dicembre 1375 a Certaldo.Il Decamerone
Giovanni Boccaccio visse intorno al XIV secolo nel pieno della civiltà comunale, in cui la nuova classe dirigente è quella borghese che prende in mano il controllo dell'economia e della cultura. La vita del Boccaccia fu difficile perché nonostante avesse affermato a Napoli il suo valore letterario, fu costretto a ritornare a Firenze per la grave situazione economica del padre causata dal fallimento della Banca dei Bardi. Dopo il suo rientro a Firenze egli non riuscì più ad essere felice come quando era a Napoli anche perché qualche anno dopo ci fu la peste nera. Fu proprio in questo periodo che il Boccaccio scrisse uno dei suoi più grandi capolavori, il Decameron. Boccaccio non è il protagonista delle sue opere o se lo è lo è indirettamente. Egli è osservatore attento e interprete acuto della civiltà in cui vive. Dimostra chiaramente nelle sue opere che i suoi interessi si indirizzano verso i valori materiali e mondani, il suo interesse specifico è quello di tracciare le caratteristiche dell'uomo in tutti i suoi aspetti giusti e negativi, infatti, rappresentano la vita nel suo divenire e nella sua evoluzione. Le virtù che il poeta esalta sono l'intelligenza, l'astuzia, l'arguzia, il buon senso, la prudenza, la gentilezza d'animo e la cortesia, tutte virtù strettamente pratiche che non fanno certo di un uomo un santo né gli garantiscono la vita eterna, ma almeno gli permettono di vivere da uomo, di conseguire nella vita quotidiana i suoi scopi materiali e personali e di essere felice quanto un uomo possa esserlo. Con la composizione del Decameron diventa il rappresentante dell'alta cultura fiorentina.
Il Decameron è un racconto di 100 novelle raccontate da dieci giovani: il titolo, dal greco, significa "dieci giornate". Boccaccio immagina che, durante la peste scoppiata a Firenze nel 1348, sette giovani donne e tre giovani uomini si allontanino dalla città per sottrarsi al pericolo del contagio e al triste spettacolo di morte, e decidano di rifugiarsi in campagna. I dieci giovani lasciano Firenze e trascorrono insieme quindici giorni in una villa in campagna. Essi si riuniscono ogni giorno, tranne il venerdì e il sabato, per raccontarsi delle novelle, una per ciascuno, su un tema fissato dal re o dalla reginetta eletti giornalmente. Il libro inizia con un Proemio, nel quale lo scrittore delinea il pubblico cui l'opera è rivolta: le donne che amano sulla linea cortese. Inoltre presenta due temi principali del libro: il peccato di Fortuna e il motivo Amoroso.
Il libro poi inizia con una descrizione molto realistica della peste che rappresenta una vasta cornice con il compito di isolare il mondo delle novelle con quello esterno devastato dalla peste e dalla degradazione sociale. Infatti le cento novelle hanno vita autonoma, e in questo sta la grandezza dell'opera. La realtà che le varie novelle riflettono è quella dei traffici e dei commerci mercantili della società borghese. I protagonisti delle novelle sono vari ma soprattutto sono presentati uomini e donne veri e reali che affrontano la vita con determinazione e con la precisa volontà di realizzarsi. Per emergere, per conquistare il proprio posto nel mondo e per raggiungere quel tanto o poco di felicità che può toccare agli uomini, bisogna essere abili e astuti. La vera virtù per il Boccaccio è l'intelligenza cioè la capacità di saper sfruttare a proprio favore le situazioni e il prossimo (Fortuna). Infatti, coloro che nella maggior parte delle novelle trionfano e vincono sono personaggi intelligenti e furbi, in particolare, quelli che sanno approfittare delle debolezze o delle ingenuità degli altri; ingannandoli e burlandoli ora per il puro piacere del divertimento, ora per procurarsi interessi o piaceri personali. Nel mondo del Boccaccio non c'è posto per gli sciocchi e creduloni come non c'è posto per gli spiriti troppo indoli e idealisti. Per gli sciocchi non c'è pietà; essi sono le vittime predestinate dei furbi e di loro si può solo ridere.
Un caso esemplare di attaccamento alla "ragion di mercatura" è la novella Lisabetta da Messina; i fratelli uccidono il giovane amato dalla sorella e causano a Lisabetta atroci sofferenze, che la portano alla morte. Nella novella troviamo uno scontro tra due forze potenti: l'amore (Lisabetta) e la "ragion di mercatura" (fratelli). Opporsi alla forza dell'amore è però impossibile. Lisabetta, per quanto vittima, è alla fine vincitrice. L'amore appare più forte della logica mercantile. Il messaggio che il Boccaccio vuole darci è la necessita di un'apertura laica della morale familiare e sociale, rivolta alla classe dirigente cittadina, aristocrazia e gran borghesia.Alcune tra le novelle principali del Decamerone
2° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Fiammetta
* Tema centrale: liete conclusioni di disgrazie
Schema narrativo:
1) Andreuccio di Pietro da Perugia si reca a Napoli per comprare un cavallo.
2) Al mercato non riesce a concludere nessuna trattativa, ma una prostituta siciliana adocchia la sua borsa contenente 500 fiorini.
3) Andreuccio incontra una sua vecchia serva e gli racconta lo scopo del suo viaggio. Questa viene poi avvicinata dalla donna siciliana che si fa raccontare nei particolari tutta la vita del giovane.
4) Tornato all'albergo Andreuccio trova ad aspettarlo una servetta dalla donna che gli riferisce l'invito della sua padrona a casa propria. Il giovane accetta volentieri credendo che la siciliana si sia innamorata di lui.
5) Arrivato a casa della "signora" viene accolto molto calorosamente, e lei gli fa credere di essere una sua sorella illegittima.
6) Andreuccio cade nel tranello molto ingenuamente e accetta di restare a mangiare e a dormire a casa della "sorella", ma, quando va in bagno, le assi del pavimento cedono e lui precipita in un vicolo pieno di sporcizia. La "sorella", che non aspettava altro, lo deruba dei soldi e dei vestiti e non lo soccorre.
7) Il giovane capisce l'inganno e cerca di rientrare, ma viene minacciato da un vicino di casa ed è costretto ad andarsene.
8) Vagando per la città incontra due compari che, sentita la sua storia, <<hanno pietà di lui>> e lo invitano ad aiutarli a svaligiare la tomba dell'Arcivescovo di Napoli morto il giorno precedente.
9) Andreuccio accetta e, dopo essersi lavato in un pozzo, segue i due nella chiesa maggiore, entra nella tomba e ne estrae tutti i paramenti, ma tiene per sé l'anello di rubini che vale più dei 500 fiorini rubatigli. I due compari non vedendo l'anello chiudono Andreuccio nella tomba e fuggono.
10) Dopo molti tentativi di uscire, il giovane si rassegna alla morte, ma, proprio in quel momento, arrivano altri ladri che aprono la tomba: Andreuccio li spaventa, loro fuggono e lui riesce finalmente ad uscire e a tornare a casa senza aver perso una lira.
Personaggi:
Il personaggio principale di questa novella è Andreuccio di Pietro. Egli è un bel giovanotto perugino, mercante, ma purtroppo è anche molto ingenuo, credulone e oltretutto è alla prima esperienza di viaggio, infatti non si era mai mosso da casa prima di allora. Questa sua ingenuità e inesperienza lo porta ad esser preda di una donna, prima, e di due uomini, poi, senza alcuno scrupolo che lo imbrogliano in maniera colossale (se la Fortuna non fosse intervenuta in suo aiuto egli avrebbe rischiato di morire tre volte nella stessa serata). Proprio queste caratteristiche lo rendono il simbolo della classe nascente dei piccoli commercianti: contadini o artigiani che decidono di cimentarsi nella difficile arte del commercio per incrementare le proprie ricchezze, ma che rischiano tutto a causa della propria inesperienza e dell'eccessiva furbizia dei "veri" mercanti o dei malviventi che riescono a raggirarli molto facilmente.
Un altro personaggio-simbolo è la prostituta siciliana che, con la sua astuzia e la sua grazia, riesce a derubare il povero Andreuccio per soddisfare la sua sete di denaro. Ella rappresenta, secondo me, un po' tutte le donne del popolo che erano costrette ad arrabattarsi come meglio potevano per riuscire a sopravvivere e, quindi, usavano la loro furbizia per racimolare qualche fiorino in più ingannando qualche viandante o mercante ingenuo come Andreuccio.
Spazio e tempo:
La vicenda di Andreuccio si svolge a Napoli: al mercato, nel quartiere malfamato "Malpertugio", nella tomba dell'Arcivescovo appena morto nella chiesa maggiore. Tutti questi luoghi non vengono descritti dettagliatamente dal Boccaccio, ma egli da rilevanza solo ad alcuni particolari che possono essere, allo stesso tempo, esilaranti e spaventosi, come ad esempio la caduta di Andreuccio nel vicolo pieno di liquami oppure l'interno della tomba quando Andreuccio resta chiuso dentro col morto. Un'altra impressione che si ricava dalla descrizione della città è la sua struttura labirintica che richiama di per sé un luogo losco, dove i malviventi la fanno da padroni.
Per quanto riguarda il tempo, come al solito, non è precisato, ma è possibile risalirvi grazie al riferimento alla data della morte dell'Arcivescovo Filippo Minutolo ("Era quel dì seppellito uno Arcivescovo di Napoli, chiamato messere Filippo Minutolo...") che è avvenuta il 24 Ottobre del 1301. La durata dell'episodio è, invece, scandita con estrema precisione dagli indicatori di tempo lungo la narrazione e corrisponde a una giornata (Andreuccio arriva a Napoli la Domenica sera, ma si reca al mercato solo la mattina successiva), durante il quale Andreuccio va al mercato per comperare un cavallo, e una notte, durante la quale viene ingannato dalla prostituta e dai due profanatori di tombe.3° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Pampinea
* Tema centrale: acquisizione di qualcosa di molto desiderato grazie all'uso dell'astuzia
Schema narrativo:
1) Il cocchiere della regina Teodolinda si innamora di lei, ma cerca di nascondere la sua passione.
2) Col passare del tempo nascondere il suo amore diventa sempre più difficile, così il cocchiere decide di cercare di possederla o di uccidersi.
3) Una notte spia Re Agilulfo e vede come fa a farsi riconoscere dalla Regina che lo fa entrare.
4) La notte seguente lo imita e, sfruttando la sua somiglianza col Re e l'oscurità, giace con Teodolinda.
5) Quando Agilulfo va e "cercare" la Regina lei ne resta stupita e glielo dice. Il Re capisce l'inganno, ma tace per non turbarla.
6) Agilulfo si reca nelle abitazioni della servitù e scopre il colpevole, ma non lo uccide, gli taglia i capelli per poterlo riconoscere il giorno seguente.
7) Il cocchiere capisce l'intento del Re e taglia i capelli a tutti gli altri servitori, così Agilulfo, la mattina seguente, non lo riconosce e riesce a salvarsi, perché il Re per non rovinare né la sua reputazione né quella della Regina decide di tacere.
4° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Fiammetta
* Tema centrale: amori finiti in tragedia
Schema narrativo:
1) Tancredi, Principe di Salerno, ha una figlia,Ghismonda, molto amata e la fa sposare al figlio del Duca di Capua, ma lei rimane vedova e torna da lui.
2) Tancredi non cerca più un marito per la figlia, ma lei vuole qualcuno da amare e lo cerca a corte.
3) Ghismonda si innamora, ricambiata, di Guiscardo, un giovane di nobili costumi ma povero.
4) I due cominciano ad incontrarsi segretamente nella stanza di lei. Guiscardo, per entrare nel castello, passa per una grotta sotterranea collegata ad una stanza di questo attraverso un passaggio segreto.
5) Un pomeriggio Tancredi si reca nella stanza della figlia, non la trova e si addormenta in un angolino. Quando arriva Ghismonda non si accorge di lui e fa entrare tranquillamente Guiscardo e giace con lui.
6)Tancredi li sente, ma decide di non uscire per non mettere in imbarazzo la figlia, e quindi non si muove, lascia uscire i due e poi esce indisturbato dalla stanza.
7) Il giorno seguente Tancredi fa imprigionare Guiscardo e parla con Ghismonda rivelandogli di averla scoperta.
8) Ghismonda non si difende, anzi dichiara tutto il suo amore per Guiscardo ed incolpa il padre per averla "costretta" a questi sotterfugi per incontrare il suo amante solo perché lui non voleva più maritarla.
9) Tancredi resta impressionato da questa sua dichiarazione, ma è irremovibile: fa uccidere Guiscardo e si fa portare il suo cuore, lo mette in una coppa e lo fa portare a Ghismunda.
10) Ghismunda si dispera e giura che raggiungerà Guiscardo per riunire le loro anime, poi riempie la coppa del siero velenoso di alcune piante e si avvelena.
11) Arriva Tancredi e si mette a piangere, Ghismunda gli dice che è inutile piangere per quello che si è desiderato e gli chiede di essere sepolta con il suo amore e poi muore.
Figura della donna e concetto di amore:
La figura della donna che emerge da questa novella è molto forte, infatti Ghismunda dimostra delle capacità quali la capacità di ascoltare e di dominare le parole, quella di architettare intelligentemente le sue mosse e quella di sopportare coraggiosamente e dignitosamente la sventura (ne è un tipico esempio il colloquio col padre) che la rendono molto simile ad un eroe e rivelano il suo ruolo fondamentale nel rapporto amoroso, in effetti, è lei che sceglie Guiscardo, lei che prende l'iniziativa e sempre lei che architetta mille sotterfugi per soddisfare il proprio desiderio. Per effetto di questa supremazia l'uomo svolge un ruolo subordinato alla donna amata, infatti a lui spetta solo il compito di recarsi agli appuntamenti (in questa particolare situazione non era un compito facile) e di soddisfare i desideri di lei. Questo schema ricalca fedelmente il modello dell'amor cortese e ne riprende tutte le sue caratteristiche.
Tornando alla figura femminile trattata dal Boccaccio in questa novella, essa si presenta come dominatrice e rivela virtù quali la fermezza, la coerenza, la sincerità, la dignità che superano quelle del padre infatti dal confronto con la figlia Tancredi esce decisamente perdente sia per la sua fragilità che per la sua codardia, e anche per la sua grande incoerenza (prima provoca la morte della figlia amata e poi la piange disperato).
5° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Fiammetta
* Narratore di 3° grado: Coppo di Borghese Domenichi
* Tema centrale: le conclusioni fortunate di storie d'amore partite male.
Schema narrativo:
1) Coppo di Borghese Domenichi era uno degli uomini più autorevoli di Firenze ed era solito raccontare la storia di Federigo degli Alberighi.
2) Federigo degli alberighi era un giovane nobile fiorentino innamorato di monna Giovanna. Per conquistarla aveva fatto di tutto, ma lei non ricambiava minimamente.
3) Continuando a spendere denaro per far colpo su monna Giovanna, Federigo sperpera tutto il patrimonio di famiglia ed è costretto a trasferirsi nell'unico podere che gli rimane col suo amato falcone dove conduce una vita misera.
4) Dopo qualche anno il marito di monna Giovanna muore nomina suo erede il figlio o, se questi dovesse morire senza figli, la moglie.
5) Quell'estate monna Giovanna si trasferisce in campagna col figlio, vicino al podere di Federigo.
6) Il figlio di monna Giovanna si "innamora" del falcone di Federigo e, quando si ammala, chiede alla madre di portaglielo.
7) Giovanna, dopo una prima esitazione, cede alla richiesta del figlio e si reca da Federigo accompagnata da una sua amica.
8) Federigo, vedendola arrivare la invita a pranzo e, per offrirgli un pasto degno del suo nome, uccide e cucina il suo amato falcone.
9) Dopo pranzo Giovanna chiede il falcone a Federigo, ma lui gli confessa in lacrime di averglielo cucinato, lasciando di stucco la sua amata.
10) Dopo pochi giorni il figlio di Giovanna muore e la lascia ricchissima; quando i suoi fratelli la obbligano a risposarsi, lei si ricorda del gesto di Federigo e lo sposa facendolo l'uomo più felice del mondo e restituendogli la sua ricchezza.
Figura della donna e concetto di amore:
Anche in questa novella la donna non ricambia l'amore dell'uomo mandandolo in rovina, ma emerge anche un altro aspetto tipico dell'amor cortese e cioè l'amore fuori dal matrimonio. Federigo, infatti si innamora di monna Giovanna che è già sposata quindi, questo suo innamoramento, è puramente "intellettuale", caratteristica fondamentale dell'amor cortese.
L'uomo subisce il volere della donna, ma non si rassegna al suo rifiuto arrivando a rovinarsi economicamente e quindi ad essere costretto ad abbandonare tutte le sue speranze di colpo. Anche dopo molti anni, e nonostante le conseguenze del comportamento della donna, però Federigo conserva intatta la sua devozione alla sua amata tanto da sacrificare per lei il suo ultimo bene: il falcone che lo aiutava a procacciarsi il cibo. Proprio questo gesto di lui riscalda il cuore di monna Giovanna che rivela finalmente un po' di pietà e forse un po' di rimpianto per essersi rifiutata di trascorrere più tempo con quell'uomo così sensibile.
8° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Elissa
* Narratore di 3° grado: Maso del Saggio
* Tema centrale: Beffe fatte dalle donne agli uomini, dagli uomini alle donne o tra uomini.
Schema narrativo:
1) A Firenze vivevano tre amici pittori: Calandrino, Bruno e Buffalmacco. Il primo era un sempliciotto e gli altri due amavano prenderlo in giro.
2) Maso del Saggio sente parlare dell'ingenuità di Calandrino e decide di fargli uno scherzo: lo incontra nella chiesa di S. Giovanni e gli parla delle proprietà magiche di alcune pietre che si trovano nel paese di Bengodi.
3) Calandrino, attirato da un gioco di parole di Maso che gli fa credere che esista una pietra che doni l'invisibilità, chiede dove poter trovare questa pietra dell'elitropia.
4) Maso gli rivela che questa pietra si trova nel Mucrone (un torrente vicino Firenze), così Calandrino va da Bruno e Buffalmacco e li convince a seguirlo nella ricerca dell'elitropia la Domenica mattina.
5) La domenica Calandrino raccoglie tantissime pietre che corrispondono alla descrizione dell'elitropia ma non è sicuro di averla trovata. A questo punto Bruno e Buffalmacco fingono di non vedere più Calandrino che si convince di avere trovato la pietra e si incammina verso casa. 6) I due amici approfittano della trovata per prenderlo a sassata lungo tutto il tragitto, durante il quale, fortunatamente, non incontrano nessuno.
7)Quando Calandrino entra in casa la moglie lo saluta normalmente: lui si arrabbia perché crede che lo possa vedere solo perché è una creatura diabolica, così gliele dà di santa ragione.
8)Bruno e Buffalmacco fingono di non sapere nulla e chiedono spiegazioni a Calandrino sulla situazione della moglie.
9)Calandrino racconta loro tutta la storia e vorrebbe picchiare ancora la moglie, ma i due amici hanno pietà di lei così lo raggirano di nuovo convincendolo che la colpa era soltanto sua, quindi doveva rappacificarsi con la moglie.
Ambientazione sociale e geografica:
La vicenda si svolge nella città di Firenze, ma all'interno della novella possiamo trovare anche la descrizione del "paese di Bengodi" dove succedono le cose più piacevoli e più strane del mondo (es.: maccheroni che rotolano lungo i fianchi di montagne di parmigiano, ecc.) e dove tutti sono ricchi e contenti perché non hanno nessun problema.
L'ambiente sociale descritto è quello degli "artisti" dell'epoca: burloni, amanti dei vizi (donne, vino e buon cibo), ma piuttosto poveri. Essi vivevano come dei normalissimo artigiani, cioè non avevano grandi problemi finanziari, ma non navigavano certamente nell'oro. In questo quadro spicca particolarmente la figura di Calandrino che potrebbe essere definito come "il giullare del villaggio" per la sua ingenuità. Nella famiglia di Calandrino chi comanda è la moglie che si preoccupa di far quadrare i conti e di "mettere in guardia" il marito dalle burle degli amici che, in un modo o nell'altro, riescono sempre a causargli dei danni economici; quindi lei incarna perfettamente la figura della donna cantata dall'amor cortese.
Sistema dei personaggi:
* Eroe: Calandrino
* Aiutanti dell'eroe: la moglie
* Antagonista: Maso del Saggio
* Aiutanti dell'antagonista: Bruno, Buffalmacco e le guardie
* Strumenti: l'elitropia
9° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Elissa
* Tema centrale: l'ipocrisia
Schema narrativo:
1) In Lombardia c'era un convento famoso per l'austerità della vita delle sue monache.
2) Un giorno una delle monache, Isabetta, si innamora dell'amico di un suo parente che è venuto a trovarla e comincia a trascorrere le notti con lui nella sua cella.
3) Le monache del convento scoprono il segreto di Isabetta e decidono di "denunciarla" alla superiora.
4) Una sera, mentre Isabetta si trovava con il suo amante, le monache chiamano la superiora che, però, in quel momento, si trovava a sua volte in "compagnia" del prete: nella fretta di vestirsi la suora fa un errore e mette in testa i pantaloni del prete, ma, nella concitazione del momento, nessuno se ne accorge.
5) La superiora va nella cella di Isabetta, la coglie sul fatto e la porta nel suo ufficio dove comincia a riprenderla duramente. Isabetta però si accorge dello strano copricapo della badessa e glielo fa notare.
6) Vistasi scoperta la superiora modera i toni e perdona Isabetta, la quale può continuare ad intrattenersi con il suo amico come farà la superiora col prete e le altre consorelle con chi possono.
10° giornata
* Narratore di 1° grado: Boccaccio
* Narratore di 2° grado: Dioneo
* Tema centrale: vicende amorose che mettono in luce la liberalità e la magnanimità delle persone
Schema narrativo1) Il marchese Gualtieri di Saluzzo non si decideva a sposarsi, ma un giorno, stanco delle insistenze dei suoi consiglieri, decide di sposare una contadina molto bella.
2) Gualtieri si accorda col padre delle ragazza, che si chiamava Griselda, e dà inizio ai preparativi per le nozze.
3) La mattina della cerimonia Gualtieri si reca a casa della sposa e si fa promettere da lei obbedienza eterna. Griselda accetta e Gualtieri la veste riccamente e la sposa; Griselda si dimostra una buona padrona di casa e, nonostante le umili origini, si adatta facilmente alla vita da nobildonna.
4) Dopo un po' di tempo Griselda dà alla luce una bambina, ma Gualtieri, per mettere alla prova l'ubbidienza di lei, manda un suo servo a prendere al bimba facendo credere alla madre che l'avrebbe uccisa; in realtà la bimba viene mandata a Bologna presso dei parenti che l'avrebbero allevata.5) Nonostante l'ubbidienza dimostratagli dalla moglie in quell'occasione, Gualtieri ripete l'operazione anche con il secondo figlio dato alla luce da Griselda che, anche questa volta, accetta tutto senza fiatare.
6) Per mettere definitivamente alla prova Griselda, Gualtieri le comunica di volerla ripudiare e lei, dopo tredici anni di matrimonio, torna a casa dal padre solo con una camicia, perché lei di suo non aveva nulla.
7) Al colmo della crudeltà Gualtieri ordina a Griselda di venire a lavorare per lui per organizzare il banchetto delle sue nuove nozze e le chiede la sua opinione sulla nuova fidanzata.
8) Griselda ammette la bellezza di lei, ma avverte Gualtieri di non mettere alla prova la ragazza come aveva fatto con lei, perché, a causa delle sua educazione nobile, non avrebbe potuto sopportare quello che aveva sopportato lei.
9) A questo punto Gualtieri rivela a Griselda che i paggetti delle nozze erano in realtà i loro figli, che lui l'amava veramente e che l'aveva solo sottoposta a delle prove per testare la sua ubbidienza.
10) Dopo la riconciliazione la famiglia viene riunita e allargata anche al padre di Griselda. Guatieri e Griselda vissero a lungo insieme e lei fu sempre pienamente rispettata dal marito per il coraggio e la pazienza dimostrati .
Divisione in tre macrosequenze:
1. Sposalizio tra il Marchese di Monferrato ed una contadina (Griselda);
2. Griselda viene sottoposta a prove durissime;
3. Il Marchese riconosce le qualità di Griselda e la accoglie nuovamente in famiglia con molto rispetto.
Valori della società ideale:
In questa novella viene messa in evidenza l'importanza della fedeltà ad una promessa fatta o ad un impegno preso, anche se questi possono essere gravosi o possono portare a delle conseguenze dolorose da sopportare. Griselda è un perfetto esempio di fedeltà ad una promessa, infatti non si ribella mai alle decisioni del marito al quale aveva promesso eterna ubbidienza, anche quando queste comportano l'allontanamento dei suoi figli o il suo ripudio dopo tredici anni di matrimonio.
Di conseguenza è possibile individuare nella fedeltà e anche nella forza d'animo due valori che Boccaccio riteneva fondamentali in una società ideale.
Giovanni Boccaccio
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