Edgar Allan Poe
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Introduzione
Edgar Allan Poe può essere ben definito il maestro senza tempo del “noir”, l’autore del viaggio verso l’ignoto,verso le viscere del terrore puro,alle origini del mistero senza limiti e confini, che non può mai perdere il suo fascino; proprio per questo Poe è ancora così contemporaneo. Quest’anno ricorre il bicentenario della sua nascita e si ha l’occasione di constatare come questo autore sia ancora molto apprezzato, proprio per la sua attualità. È stato una figura capace di influenzare la cultura a lui contemporanea e successiva; una figura avvolta da mistero, da “magia oscura” nata dallo stato di profondo malessere interiore e squilibrio con cui dovette convivere durante la sua brave vita. Come scrisse Baudelaire nel suo saggio “Edgar Poe, la sua vita e le sue opere”, era un “essere fatto per respirare in un mondo più puro e la cui vita non è altro che uno sforzo perpetuo per sfuggire all’influsso di quell’atmosfera ostile”. Visse nella prima metà dell’Ottocento, in condizioni difficili dal lato sia sociale che economico ed affettivo. Tutto ciò contribuì a modellare la sua figura di “poeta maledetto”, avverso al progresso, alla società, a qualunque forma di statuto e perciò dedito ad una vita solitaria e disordinata, che ha però contribuito alla crescita del suo Genio. I suoi racconti, in bilico tra realtà e visione, evadono dal mondo fantastico ed entrano nella sua vita quotidiana. Realtà e fantasia nono sono due cose distinte, sono complanari, hanno la stessa attendibilità; la realtà tenebrosa e oscura accetta la visione fantastica senza opposizioni. È singolare riflettere sulla lucidità con cui Poe delinea i suoi racconti, nonostante il suo essere abitualmente dedito ad alcool e oppio. È una lucidità forse apparente, ma comunque immersa nel mistero. Poe credeva all’eterno, all’immutabile, al culto del Bello, dell’arte. Fu il primo teorico dell’ “Art for art’s sake”, della poesia pura, e padre, insieme a Baudelaire, del Decadentismo europeo. Non è ricordato solo per aver scritto racconti dell’assurdo e del grottesco, opere di forte carattere gotico per i temi trattati (morte, sepolture premature, fantasmi, pazzia, rianimazione dopo la morte, etc.) ma con un carattere personale, che le traslano oltre il Gotico propriamente detto; egli scrisse anche molte opere di critica, poesie ed anche un poema cosmologico intitolato “Eureka”. Proprio per questo la sua influenza si estende a tutti i campi della cultura, dalla letteratura, all’arte, alla musica ed al cinema.Influenze sulla cultura odierna
Ai giorni nostri Poe è visto come maestro da molti autori di racconti gialli o thriller, proprio perché è lui il padre consacrato della “detective story”, carattere acquisito da lui grazie ai racconti di raziocinio, come “Gli assassinii della Rue Morgue”. Un autore di thriller molto famoso, Michael Connely, gli ha addirittura dedicato uno dei suoi personaggi più noti, “Il Poeta”, il serial killer che si firma lasciando sul luogo del delitto versi di Poe come “Fuori dallo spazio, fuori dal tempo”. Molti dei suoi racconti sono stati portati sul grande schermo da Roger Corman ed interpretati dall’attore Vincent Price. Non per caso quest’attore è l’idolo del regista Tim Burton, da me considerato “un genio contemporaneo” del cinema e al quale sono particolarmente devota. Un regista molto particolare, creatore di personaggi davvero magnifici e singolari, ognuno con i suoi tratti personali ed indelebili. Egli esordì proprio con un corto di animazione 3D intitolato “Vincent”, un tributo a Vincent Price, in cui il protagonista è un bambino di 7 anni tormentato da incubi, che legge i racconti di Poe e che ogni giorni ne interpreta i personaggi, abbandonandosi ad esperimenti folli e ad azioni scellerate. Il corto non è altro che la rappresentazione dell’omonima poesia scritta da Burton. È molto singolare il parallelismo con la poesia “Il corvo” di Poe, dove il protagonista, che vive in uno stato di reclusione, di solitudine, si ritrova a parlare con un corvo che, col suo gracchio, sembra rispondere all’uomo sempre con la medesima frase “Mai più!”.
“[…]His voice was soft and very slow,
As he quoted The Raven from Edgar Allen Poe, “And my soul from out that shadow floating on the floor,
Shall be lifted –Nevermore!”Con flebile voce il ragazzo citò
le parole del corvo di Edgar Allan Poe:
"L'anima mia da quell'ombra laggiù
non si solleverà mai più,
mai più... mai più".Tim Burton “Vincent”
“[..]…And the lamp-light o'er him streaming throws his shadow on the floor;
And my soul from out that shadow that lies floating on the floor
Shall be lifted - nevermore!”“[..]…e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia anima, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!
Mai più!”
E.A.Poe “The raven”
Nella poesia di Burton, Vincent si abbandona alle fantasie più tormentate: trasformare la zia in una statua di cera, fare esperimenti sul suo cane Abercrombie per trasformarlo in zombie, vedere la sua amata, seppellita viva, che torna dalle tenebre, etc. Possiamo notare che i temi riprendono molto quelli di Poe; Vincent è proprio una figura tormentata, isolata, incompresa e alla ricerca dell’auto-tortura e ciò lo riporta alla figura del “poeta maledetto” per eccellenza, come d’altra parte era Poe. Vincent è un vero a proprio capolavoro, nonostante la brevissima durata di appena 5 minuti; è difatti uno dei cento film d’animazione che hanno fatto la storia del cinema. Esso è l’archetipo di tutta l’opera e la poetica di Burton, rispecchia la sua persona, tormentata e sognatrice e di conseguenza è l’esempio più lampante dello stile unico di questo regista.
Come influenze in campo musicale possiamo ricordare il nome dell’album “ The Raven” di Lou Reed, che rivisita in chiave rock l’omonima opera di Poe e la vita del poeta stesso ed ancora i Beatles che lo hanno citato nella canzone “I Am The Walrus”e ne hanno fatto rappresentare il volto nella copertina dell’album “Sgt.Pepper’s Lonely hearts Club Band”.
Poe, precursore della “Science fiction”
La fama di Poe non si può solo soffermare ai racconti del terrore e del mistero: egli è infatti il padre fondatore del racconto fantascientifico, della “science fiction”, essendo stato capace di introdurre nei suoi racconti realtà scientifiche. Esse sono il mezzo per spiegare logicamente ogni allontanamento dalla realtà e per rafforzare gli aspetti estetici dell’opera. È stato visto come maestro da molti degli scrittori che hanno fatto la storia del racconto fantascientifico; basti ricordare Verne e Lovecraft. Le opere di Poe sono un curioso mix di fantasia e scienza; esse dimostrano il suo apprezzamento verso il progresso della scienza.
“Scienza, tu vera figlia del passato,che con l’acuto sguardo tutto muti!”
E.A.Poe “Alla Scienza”
Tra queste è di singolare importanza “le avventure di Arthur Gordon Pym”, l’unico suo romanzo, il cui protagonista intraprende un’avventura che si trasforma in una vera e proprio esperienza fantascientifica: scopre una razza perduta nei pressi del Polo Nord, creature ignote abitanti le acque e, per finire, una gigantesca figura umana. Purtroppo, a questo punto, il romanzo si interrompe bruscamente, lasciando quest’ultima apparizione avvolta dal mistero. Gli stessi Verne e Lovecraft hanno cercato di dare una conclusione ipotetica al romanzo e ciò evidenzia la loro devozione verso Poe. Ricordiamo anche “L’impareggiabile avventura d’un certo Hans Pfall”,descrizione del primo volo umano sulla luna, caratterizzata da parecchi dettagli tecnici e scientifici. Essa è stata di ispirazione diretta per Verne nella sua opera “Dalla Terra alla Luna”. Poe ha anche anticipato l’idea di “cyborg” con il racconto “L’uomo finito”, dove il protagonista è parte uomo, parte macchina. Poe non si è però interessato solo delle scienze fisiche, ma si è anche avvicinato a scienze di dubbia natura come il “mesmerismo”*, con racconti del tipo “Rivelazione mesmerica” e “La verità sul caso del signor Valdemar”. Nella opere di Poe il mesmerismo va ad abbattere la barriera tra vita e morte, facendo immergere la mente umana in un mondo oscuro, misterioso e senza alcuna certezza.
*Mesmerismo: teoria formulata in base alle ipotesi di Mesmer, medico tedesco. Egli era convinto che all’interno dell’uomo scorresse un fluido che gravita nell’universo e che fosse a diretto contatto con l’uomo, la terra e tutto il resto. Credeva che la malattie umane derivassero dalla distribuzione disomogenea di tale fluido e quindi sperimentò dei metodi di cura che sfruttavano la forze magnetiche (magneti, bagni magnetici,etc.). La scienza fisica ha sempre smentito tali pratiche, dicendo che il paziente guariva solo per condizionamento psicologico; il mesmerismo può essere considerato un “antenato” dell’ipnosi, anche se non induce alla creazione di uno stato di “coscienza alternata”.
Poe: primo “poeta maledetto”
L’incontro tra Poe e Baudelaire fu una rivelazione per entrambi i due poeti; si venne a creare una rapporto molto singolare, uno scambio reciproco: ognuno dava all’altro ciò che aveva e riceveva ciò che non aveva. Poe ha avuto la capacità di illuminare e fecondare il poeta francese con la sua visione dell’arte e della vita. Lo ha scosso nella sua totalità e gli ha permesso di cogliere il gusto per l’eleganza, l’arte e l’eccezionale. Baudelaire diede, invece, al pensiero di Poe un estensione infinita, lo propose al futuro, traducendo i suoi racconti in francese e introducendolo così in Europa. Egli vedeva in Poe una rivelazione, un genio incompreso e, proprio per questo, voleva denunciare i torti subiti dal poeta proponendolo alla cultura europea in modo da farne apprezzare le sue vere qualità. Baudelaire capì che l’alcoolismo di Poe aveva avuto due risvolti nel corso della sua vita : da un lato gli aveva attribuito quel carattere negativo che portò alla sua diffamazione da parte della società; dall’altro era per Poe un vero e proprio metodo di lavoro, infatti “aveva imparato a bere come un letterato accurato si esercita sui quaderni di appunti”. Il suo “genio” deriva proprio dall’insieme della più minuziose particolarità che hanno caratterizzato la sua vita; senza di esse ci sarebbe stato un altro Poe.
“[…]…una perfezione sarà il difetto della loro corazza e una qualità superlativa il germe della loro dannazione.”
C.Baudelaire “Edgar Poe, la vita e le opere”
Questa, secondo me, è la frase che meglio delinea la figura del “poeta maledetto”, il declassato,colui che ha “perso l’aureola”, avverso alla società e al progresso, che attuava un riscatto estetico, a volte anche disperato, e che si abbandonava alla ”tendenza essenzialmente demoniaca”, come la chiamava Baudelaire, per cercare un intensificazione di vita, attraverso l’uso di alcool e droghe.
Influenze sul mondo a lui contemporaneo
Baudelaire rimase fortemente influenzato da Poe e come lui lo furono gli altri simbolisti come Mallarmè , il quale si interessò talmente tanto al poeta americano da tradurne in francese tutte le poesie e da dedicargli dei componimenti, tra cui “Le Tombeau d’Edgar Poe”.
In Italia, verso gli anni 60 dell’Ottocento, si cominciò a delineare un movimento artistico e letterario, la “Scapigliatura”. Il termine deriva dal francese “bohème”(vita da zingari), che si riferiva alla vita disordinata e anticonformista dei poeti francesi dello stesso periodo, come Baudelaire. Essa non era una scuola accomunata da una poetica codificata in manifesti, era solo una reazione alla situazione dell’ “Italietta post-unitaria”, cha aveva costretto l’artista ad uno stato di emarginazione, lo aveva declassato, generando un conflitto tra lui e la società. Gli scapigliati reagirono a questa condizione prendendo esempio dai “poeti maledetti” e dedicandosi ad una vita disordinata, dedita all’alcool e a sostanze stupefacenti. Tra gli scapigliati possiamo ricordare Tarchetti, che fu forse quello che più si ispirò a Poe, scrivendo i “Racconti fantastici”, i quali si incentrano su temi come la morte, il macabro, i fenomeni para-psicologici, etc.
“Eureka, a prose poem”: Poe e l’infinito
Nonostante io fossi un appassionata di Poe, non sapevo del suo interesse per argomenti come la cosmologia. Egli, in quest’opera, ha anticipato molte delle questione tutt’oggi dibattute come l’infinità dell’universo, la sua origine nel tempo, la distribuzione della materia e il ruolo della vita. Eureka è un opera davvero singolare, un sintesi tra analitico e immaginario, i quali si completano a vicenda. Poe espone la sua teoria cosmologica, confutando le tesi contrarie; parte da un principio metafisico per poi arrivare ad una serie di conseguenze fisiche. Anche in quest’opera Poe non smentisce il suo ruolo di padre del romanzo fantascientifico, infatti è stato capace di far intersecare scienza e arte.
Partendo da uno dei più antichi dilemmi della cosmologia, l’infinità dell’universo, Poe, ponendo le basi sulla fisica newtoniana, ha ipotizzato che lo spazio fosse infinito ma che la materia si concentrasse uniformemente in una parte sferica finita di esso, l’ “Universo delle Stelle”. Per quanto riguarda l’origine, Poe parte dall’esistenza della Particella Primordiale [Promordial Particle], la quale si dovrebbe essere frammentata in varie parti, che dovrebbero poi essere state irraggiate da una forza repulsiva, fino a formare la distribuzione sferica da lui ipotizzata. Ma dato che la natura di questi frammenti è l’unità, secondo la fisica newtoniana, ossia la legge di gravitazione, esse si sarebbero dovute attrarre a vicenda, portando ad un collasso di tale universo. Vi è quindi un ciclo infinito: l’universo dal nulla scaturisce e al nulla ritorna. Ma dobbiamo inoltre dire che alla fine del poema, Poe arriva ad ipotizzare l’esistenza di una successione infinita di universi, che però non possono interagire tra di loro. Questa simmetria spaziale e temporale scaturisce dal non voler privilegiare un punto particolare né dello spazio, né del tempo e possiamo notare come i cosmologi moderni rispettino tutt’oggi questa simmetria; ciò dimostra come la cosmologia contemporanea non sia del tutto esente da considerazioni metafisiche.
“[…]…ora simmetria e coerenza sono termini convertibili; così Poesia e Verità sono una cosa sola.”
E.A.Poe “Eureka”
“Il paradosso di Olbers”
Poe tenta di dare una spiegazione a questo paradosso, anche per confermare la sua teoria cosmologica. Secondo lui, se la distribuzione di stelle fosse infinita, allora osservando in qualunque direzione del cielo dovremmo incrociare la luce di una stella, per quanto lontana possa essere, poichè è vero che il flusso luminoso diminuisce all’aumentare della distanza, ma è anche vero che la distribuzione di stelle aumenta all’aumentare della distanza, quindi i due effetti si compensano. In realtà non è riuscito ad arrivare alla reale soluzione del paradosso, l’ha soltanto intuita. Per dare una spiegazione esauriente si deve accettare la non eternità dell’Universo; difatti si può ipotizzare che la luce delle stelle, che si trovano ad una distanza maggiore dell’età dell’universo, non possa essere osservata dall’occhio umano.
Conclusioni
All’inizio volevo semplicemente parlare dell’autore per il fascino che ha sempre suscitato in me, ma a mano a mano che leggevo le sue opere e i saggi e gli articoli su di lui mi sono immersa talmente tanto nella cosa, da ideare questa tesina, forse un po’ insolita. E’ stata una sorpresa per me scoprire quanto Poe sia importante per la letteratura odierna e come abbia influenzato i generi e i personaggi che più mi piacciono. È stato un lavoro fatto con passione e interesse, dato che racchiude un po’ il mio essere e tutto ciò che mi piace. Purtroppo, da quello che ho potuto constatare Poe non è conosciuto e apprezzato come meriterebbe, dato che molti aspetti della sua poetica possono apparire banali e grotteschi e, invece, nascondono un qualcosa di magnifico, di unico, un qualcosa che svela il mistero della sua contemporaneità.
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La morale nella storia del gatto nero di Edgar Allan Poe
"E voi vedrete l'incremento che tali discorsi porteranno infallibilmente ai vostri sensi" Donatien Alphonse de Sade
La scena criminale discorsiva nel libro Il gatto nero di Edgar Allan Poe è una strutturazione spiegata in vista di consolidare un'argomentazione. Perché questa argomentazione si realizza nella cornice letteraria. Il discorso arriva e si presenti come un elemento determinante che sembra partecipare della logica del racconto stesso. Se il racconto sadien si divide in spazio pratico ed in spazio teorico, il discorso appartiene in proprio a questa seconda categoria. Si crede un elemento decisivo del programma narrativo. il narratore racconta come ha ucciso sua sposa: "Ah! che al meno Dio mi proteggo e mi rilascio degli artigli dell'Archidémon!". Vivere il suo proprio linguaggio è il progetto libertino da Edgar Allan Poe. Ha per vista essenziale il volo della parola. Appropriazione della parola nell'ottica di instaurare la possibilità della contraddizione obiettiva, lo mantiene in questa contraddizione a cominciare, al livello di si, per la contraddizione, il suo proprio discorso. Concretamente, ciò si presenta così: sotto forma di un crimine anti-crimine. Il discorso libertino arriva come un affrancamento dell'errore. Questo errore si assimila ad un discorso che porta storta alla verità. Cuando Edgar Allan Poe afferma nel libro Il gatto nero che "Non cerco di stabilire un collegamento di causa ad effetto tra l'atrocità ed i disastri, sono al di sotto questa debolezza. Ma rendo conto di una catena di fatti". È retorica per le ragioni rievocate piacqui presto. Per le ragioni di ordini consensuali, didattici ed emancipatori. Ma il discorso del narratore è abitato da una propensione a superare si sé. Propensione per la quale ciò che è in un'inferiore misura si nega, distrutto ed affermati diversamente. Questo fenomeno l'abbiamo notato più alto sotto il tema di perversione. Nell'ottica generale del discorso, appare come un effetto ragguardevole del crimine. La descrizione del crimine è rievocata chiaramente : "Questo orribile omicidio compiuto, mi misi immediatamente e molto deliberatamente in misura di nascondere il corpo". Parlare delle sue disavventure è spesso buono dolorosi. Oro per l'ascoltatore libertino, il racconto del dolore di altrui ha da lui un effetto che rinvigorisce, addirittura afrodisiaco e soprattutto criminale. È il fenomeno conosciuto sotto il nome di sadismo. Il dolore da altrui, in mancanza dell'impatto del suo racconto allarmante su sé, può essere causata dalla cattiveria del locutore. Edgardo Allan Poe confessa nel libro Il gatto nero : "sì, stesso in questa cellula di malfattore, sono quasi vergognoso di confessare che il terrore e l'orrore che mi ispiravano l'animale erano stati aumentati da una delle più perfette chimere che fosse possibile concepire."
Tutto sommato, La scena criminale discorsiva nel libro Il gatto nero di Edgar Allan Poe rinvia soprattutto a tutto questo che nella cornice dell'estetica è stata adoperata spesso per qualificare una realtà opposta al bello regolare. Un bel ideale, inserito in campionario, che rinvia ad un certo modello plastico ed estetico. Nell'ordine del discorso, la convenienza rinvia ad un'esigenza retorica. Se il passo discorsivo di Edgar Allan Poe nelle sue intenzioni primi, non si smarcano della funzione del discorso e del dialogo come lo considerano i filosofi greci, a sapere uscire delle tenebre per la ragione.
Nel gatto nero, il narratore descrive l'omicidio di una sposa commessa da suo marito. Questo crimine anodino è causato da un gatto. È banale come la vita e la morte. Ciò che arriva è come una fatalità dovuta al carattere contraddittorio dell'uomo.
Nel libro Il gatto nero di Edgar Allan Poe mette avanti un tema che resta di attualità, oggi, si può pensare egli come una descrizione del quotidiano degli uomini tormentati.
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Un genere narrativo: il romanzo poliziesco
Piccola guida alla lettura
- Definizione di genere letterario / narrativo (insieme in cui si raggruppano opere con caratteristiche strutturali e di contenuto simili)
- Caratteri del romanzo poliziesco ( giallo, crime story, detective story, Kriminalroman..)
- Costanti ( delitto, indagine, scioglimento)
- Diversità di tipologia: molti sottogeneri differenti (poliziesco classico, o scientifico,o giallo enigma; giallo psicologico; hard boiled novel,…)
- Produzione di massa, di consumo (Trivialliteratur), ma anche opere di grandi scrittori (Carlo Emilio Gadda, Friedrich Dürrenmatt, Leonardo Sciascia…)
- Un po’ di storia
- Edgar Allan Poe è considerato il “padre” del romanzo poliziesco ( circa metà ‘800): il suo investigatore, M. Dupin, si distingue per il suo metodo d’indagine logico-deduttivo.
- Tutta la letteratura poliziesca dell’800 è di carattere “scientifico”, centrata sull’osservazione e la deduzione razionale: Arthur Conan Doyle crea la figura di Sherlock Holmes, investigatore privato a Londra, nella seconda metà ‘800. E’ l’epoca del grande sviluppo della scienza, della tecnologia e della grande fiducia nel metodo scientifico, nella razionalità (la filosofia dominante è il Positivismo).
- Sempre in Inghilterra, nel ‘900, dagli anni Venti, Agatha Christie continua la tradizione del giallo enigma, ma i suoi investigatori (Miss Marple, Hercule Poirot) seguono, oltre a indizi oggettivi, le “impronte psicologiche” dell’assassino.
- Al modello classico si rifanno, in America, S.S. VanDine (con il detective newyorkese Philo Vance), Rex Stout (Nero Wolfe), Ellery Queen, Edgar Wallace,…
- 1929: il romanzo poliziesco si diffonde anche in Italia. L’editore A.Mondadori pubblica una collana di romanzi con la copertina gialla. Grande successo, da cui il nome.
- Anni ’30: sia in Francia sia in America, in sintonia con la grande letteratura, nasce un nuovo tipo di giallo, di impronta realista. Il detective non è più un personaggio speciale, con qualità fuori dal comune, ma è un uomo normale, con pregi, difetti, debolezze.
- Negli USA si sviluppa il grande filone del giallo d’azione, l’ hard boiled novel, dal ritmo serrato, ricco di suspense : Raymond Chandler crea l’investigatore privato Philip Marlowe, Los Angeles; Dashiell Hammet crea Sam Spade.
- In Francia il genere segue piuttosto il filone psicologico: George Simenon è l’autore del commissario Maigret, parigino, pieno di intuito e di buon senso. L’ambientazione è importante: gli investigatori si confrontano non solo con un assassino, ma con i problemi, i vizi di una società, che sia Parigi o Los Angeles. E’ una lotta quasi sempre vincente contro il male, ma dura, amara, consapevole che il male del mondo non si può estirpare del tutto.
- Nella seconda metà del secolo è più difficile seguire i percorsi della narrativa poliziesca, che si complicano sempre più. Non sempre gli investigatori riescono a portare a buon fine le indagini, ad assicurare alla giustizia il colpevole. Nei romanzi di Gadda (Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, 1957) o di Dürennmatt (Il giudice e il suo boia, 1952), sembra che il Caso sia più forte della logica umana; in certe opere di Sciascia (Il giorno della civetta, 1961) lo stato resta sconfitto nella sua lotta alla mafia.
- Oggi è molto conosciuto, anche attraverso le serie televisive, il personaggio del commissario Montalbano, di Andrea Camilleri, che opera in una Sicilia immersa, oltre che nelle passioni di sempre, nei problemi del mondo contemporaneo: immigrazione clandestina, droga, mafia,…La lettura non è facilissima per l’intarsio linguistico con il dialetto siciliano, ma si entra presto nel lessico e nei modi di questa lingua.
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Il racconto dell’horror
Analisi della novella “Il cuore rivelatore”, di Edgar Allan Poe
Si dice che Edgar Allan Poe fosse tormentato dall’idea di essere internato e che avesse la fobia delle torture. Dando un primo sguardo alle sue novelle, non si può far a meno di rimanere sconvolti. La minuziosa descrizione delle varie reazioni umane portate sino all’esasperazione ci fanno calare completamente nella storia, travolgendoci inesorabilmente. Più si legge, meno stabili ci appaiono i vari personaggi.
La novella più celebre dello scrittore inglese, va sotto il nome de “Il cuore rivelatore”. Una frase rivelatrice apre il monologo: “Io non sono pazzo” ci spiega il protagonista. Il lettore è portato a credergli, così prosegue ingenuamente, fino al momento in cui non si rende conto che le parole che i suoi occhi stanno seguendo nel libro possono essere state pronunciate solamente da un folle. Non si conosce il nome di chi parla, non si sa nulla del suo aspetto fisico né della sua vita. Egli non si presenta, racconta, probabilmente da un carcere o da un manicomio, la sua disavventura, con una ricchezza di particolari e una precisione che ben s’adatta a un clima di crescente tensione. L’omicidio è il tema fondamentale. Il protagonista, senza un apparente motivo, decide, improvvisamente, di uccidere un uomo, un anziano signore presso il quale alloggia. Spiega questo suo desiderio con l’acutezza dei propri sensi e aggiunge che non è interessato all’oro del vecchio, né mai aveva ricevuto del male da lui, è semplicemente infastidito dall’occhio glaciale del pover’uomo. Ecco che si arriva quindi al paradossale. Ogni notte, a mezza notte, l’assassino si accosta con una lucerna alla camera della sua vittima, senza lasciarsi sfuggire un rumore, ma ogni volta che è lì per porre fine alla propria insofferenza, si ferma, poiché non è il vecchio che non vuole più vedere, ma l’occhio che tanto gli dà il tormento. Così una sera si lascia sfuggire un rumore e la vittima si desta. Lo scrittore descrive, a questo punto, un battito, “un ticchettio di un orologio inviluppato nel cotone”. Il folle pensa che sia il cuore dell’anziano, crede addirittura che possa essere udito da altri, non sapendo, invece che quello che ode non è altro che il suo stesso cuore. L’assassino uccide l’altro calandogli giù il letto, poi stacca gli arti e la testa al cadavere e li seppellisce sotto l’impiantito di legno nella casa. Fa in modo che non rimanga alcuna traccia di sangue, poi, alle quattro del mattino, accoglie bene la polizia, arrivata per un sopralluogo dopo essere stata avvertita da un vicino a causa di alcune urla nella notte. Tutto procede per il meglio, ma si ode distinto un battito, come “un ticchettio di un orologio inviluppato nel cotone”…
ANALISI AL LIVELLO DELLA STORIA
Divisione in sequenze:
- "E' vero! Io sono nervoso… prima che l'uccidessi" ["l'io narrante" fa un autoritratto di sé];
- " Ogni notte, a mezzanotte circa… l'osservavo mentre dormiva"[ la prassi d'ogni notte];
- " L'ottava notte aprii la porta…una tinozza a raccogliere tutto" [l'omicidio];
- " Mi sbrigai che erano le quattro… è il battito del suo terribile cuore" [la confessione];
Relativamente alle quattro sequenze individuate, si possono individuare esordio (sequenza 1), spannung (prima sequenza 1, poi sequenza 4) e scioglimento (coincide con la confessione, sequenza 4);
Dove e quando:
La vicenda narrata si sviluppa in una vecchia casa e l'omicidio avviene nella camera da letto. Dello spazio non ci sono ulteriori elementi. Il tempo non è preciso, ma la vicenda è chiaro che si sviluppa nell'arco di una settimana, il tempo necessario per compiere il delitto.
Sistema dei personaggi:
- protagonista: l'io narrante;
- "antagonista": il vecchio;
- oggetto del desiderio: l'occhio d'avvoltoio del vecchio;
- aiutanti "dell'antagonista": i tre ufficiali di polizia;
ANALISI AL LIVELLO DELLA DISCORSO
IL TEMPO
Per quanto riguarda le figure dell'ordine il racconto di Edgar Allan Poe: "Il cuore rivelatore" può essere considerato tutto una retrospezione, in quanto l'autore narra un fatto che è accaduto antecedentemente al momento in cui scrive. Quindi essendoci una discordanza fra l'ordine della storia e l'ordine del racconto, siamo in presenza di una anacronia. Per quanto concerne alle figure della durata invece, nel racconto di Poe prevale la scena, in cui il tempo della storia coincide con quello del racconto, poichè il protagonista narra dettagliatamente tutte le azioni ed i movimenti che fece in quelle notti, senza dilungarsi a lungo con commenti personali o descrizioni accurate dello spazio. Inoltre nella seconda sequenza (da "Ogni notte, a mezzanotte circa"... .... a "l'osservavo mentre dormiva") troviamo un sommario, in cui il tempo del racconto è minore del tempo della storia, poichè Poe spiega ciò che il protagonista fece per sette notti con un'unica narrazione. Le uniche pause, in cui il tempo della storia è nullo, le ritroviamo all'inizio, quando il protagonista descrive gli effetti provocati dalla sua malattia, ed alla fine quando descrive dettagliatamente i suoi sentimenti, i suoi stati d'animo al rumore cupo, soffocato ed incalzante del cuore del vecchio.In conclusione comunque, il ritmo dell'intero racconto può essere definito veloce, soprattutto nel momento di massima tensione, lo spannung.
The "Tell-Tale Hearth" is a long retrospection as the narrator tells something which happened before the beginning. The setting prevails over the novel because the main character describes with full particulars what he made during those nights. In the novel moreover the protagonist summarizes what he did during the eight nights. There are also some pauses when he tells his feelings.
LO SPAZIO
La vicenda si sviluppa principalmente nella camera da letto del vecchio. Con pochi riferimenti allo spazio il narratore riesce a rappresentare un paesaggio tetro: i cardini della porta che cigolano, l'agghiacciante silenzio che regna nella casa e la fitta oscurità che il protagonista paragona alla pece. In questo spazio cupo l'autore rappresenta il terrore che affligge il vecchio nei minuti antecedenti alla sua morte. Un significato profono lo assume lo spazio in cui il narratore-protagonista ripone il cadavere, che dalla sua funzione di contenitore , di bara per il vecchio, finisce con l'identificarsi con la testa dell'omicida, con la stessa stanza in cui egli si muove, per essere la cassa di risonanza della sua ansia e della sua angoscia. Quello spazio è come il fondo della sua coscienza e della sua memoria dalle quali a poco a poco, attraverso il debole ricordo dell'ultimo battito di cuore del vecchio, il delitto riemerge e riempie tutta la stanza. La sua testa diviene lo spazio che rinchiude il cadavere del vecchio.
LO STILE
La sintassi del testo è prevalentemente paratattica perchè non compaiono subordinate, così facendo l'autore riesce a dare a tutte le affermazioni la stessa importanza: ciò comporta che siano presenti frasi più brevi coincise che rendono il ritmo incalzante. Possiamo poi notare che frequentemente Poe inserisce nel brano delle domande e delle affermazioni rivolte direttamente al lettore (narratario), al fine di coinvolgerlo in prima persona nella vicenda. (E allora, como posso essere pazzo?; Ascoltate attentamente! E osservate con che equilibrio, con che calma, posso raccontare tutta la storia; Ecco il punto, voi mi credete pazzo; Ah! Un pazzo si sarebbe comportato così prudentemente?). Alla fine del testo notiamo che l'autore fa largo uso dei ' punti di sospensione' (ricorrendo alla reticenza) per indurre il lettore a sensazioni di terrore che il protagonista della vicenda prova nel momento in cui il suo assassino sta per essere scoperto. (Dio onnipotente!........No, no!Essi udivano........ sospettavano! Sapevano!.......si prendevano beffa del mio orrore!........).
Per quanto riguarda il lessico invece, sicuramente il registro linguistico del testo sembra abbastanza elevato dal momento che sono pure presenti alcuni avverbi che rendono lo stile elegante (lentamente, cautamente, saggiamente... ). Inoltre alla fine del brano viene usata la ripetizione di parole da parte dell'autore forse per marcare la sua idea di non essere pazzo, ma uomo furbo e intelligente. (Più forte!Più forte!; qui!Qui). Ancora una cosa c'è da dire, che vengono utilizzati molti aggettivi e sostantivi per indicare l'atteggiamento tranquillo del personaggio ed esprimono tutti uno stesso concetto che è quello della serenità e della calma del personaggio.
NARRATORE E PUNTO DI VISTA
AUTORE
L'autore reale di questo racconto è Edgar Allan Poe, mentre l'autore implicito è una figura misteriosa e sinistra che ha dovuto vivere un'esperienza del genere.
NARRATORE
Nel Cuore rivelatore il narratore, come protagonista, afferma di aver vissuto la vicenda e ci fornisce particolari molto precisi e attendibili. Dall'ampio uso della prima persona durante la narrazione si deduce che il narratore è interno. In molti tratti il narratore evidenzia il narratario rivolgendosi al lettore per riferirgli i suoi pensieri. Come il narratore,anche il punto di vista è interno al racconto.I fatti sono narrati dalla voce del protagonista che non solo racconta ciò che ha fatto, ma le ragioni che lo hanno spinto ad agire, i pensieri e i sentimenti che hanno accompagnato ogni suo gesto.
PUNTO DI VISTA
La narrazione è condotta attraverso una focalizzazione interna.Il narratore è quindi interno alla storia, usa sempre la prima persona e coincide, in questo caso,con il protagonista quindi racconta solo ciò che può sapere o vedere.
I PERSONAGGI
Il protagonista-narratore
Modalità di presentazione
- Autopresentazione: il personaggio si presenta direttamente, ritrae se stesso secondo il proprio punto di vista in quanto la narrazione è in prima persona e l’ "io" narrante domina la scena.
- Indizi indiretti a livello del discorso:
linguistici : parole e pensieri del personaggio
stilistici : es. : frequente utilizzo del narratario .
Caratterizzazione del personaggio
- Elementi fisiognomici:
- sesso: maschile ("…come posso essere pazzo?…" "… un pazzo si sarebbe comportato così prudentemente?…")
- Elementi psicologici:
- Caratteristiche reali del personaggio deducibili dal lettore
- pazzo, ossessionato, psicotico ( "…mi è impossibile dire come in principio mi sia entrata l’idea nel cervello ; ma una volta che fu concepita, mi perseguitò giorno e notte…")
- temerario ("…A questo punto, penserete che io battessi in ritirata e invece no…")
- angosciato, terrorizzato, nevrotico ("… Oh Dio! Che cosa potevo fare? Con la bava alla bocca, farneticai, imprecai!…")
- Caratteristiche presentate dallo stesso narratore nel proprio ritratto:
- Giudizioso, furbo, abile nel fingere, prudente ("…Avreste dovuto vedere con che giudizio mi comportai, con quale prudenza,…,con quale finzione…")
- nervoso ( "…E’ vero! Io sono nervoso, terribilmente nervoso…")
- equilibrato ("…Ascoltate attentamente! E osservate con che equilibrio, con che calma posso raccontare tutta storia
- disinvolto e cordiale ("…E ogni mattina, quando faceva giorno, entravo sfacciatamente nella sua camera e gli parlavo con disinvoltura, chiamandolo per nome in tono cordiale…")
- ipersensibile ( "…Vi ho già detto che ciò che voi scambiate per follia, in me non è altro che straordinaria acutezza dei sensi…"
- Elementi ideologici:
la visione della vita che il personaggio possiede è distorta e caratterizzata da ossessioni per problemi inesistenti (occhio del vecchio: oggetto del desiderio) che influenzano le azioni del personaggio
Tipologia
Il personaggio è delineato a tutto tondo in quanto è poliedrico ed egli stesso presenta diversi aspetti e caratteristiche della sua personalità (ipersensibilità, intelligenza) e contemporaneamente il lettore può coglierne altri contrastanti (ossessione, pazzia). Inoltre il personaggio si evolve nel corso della vicenda passando dall’ossessione e dalla furia per l’occhio del vecchio alla sicurezza e al senso di trionfo che prova dopo l’uccisione per poi ritornare al terrore che manifesta davanti ai poliziotti.
Tecniche di rappresentazione dei pensieri e delle parole del personaggio
La principale tecnica utilizzata è quella del monologo interiore (DEFINIZIONE: tecnica di rappresentazione delle parole dei personaggi che si ha quando un personaggio parla ad un interlocutore presente ma silenzioso) es.: "…Che cosa potevo fare?…" "…Era possibile che mi udissero?Dio Onnipotente!…No, no! Essi udivano!…sospettavano!…sapevano! Si prendevano beffa del mio orrore!…")
Il vecchio
Modalità di presentazione
- Il personaggio è presentato dal protagonista-narratore: le paure, le sensazioni e le caratteristiche psicologiche vengono filtrate dal narratore che le ipotizza ma il lettore non può essere certo della loro veridicità
- Indizi diretti a livello della storia: azioni, gesti e pensieri del personaggio.
Caratterizzazione del personaggio
- Elementi fisiognomici:
- età: non specificata ma si può dedurre che è anziano ( "…al vecchio…")
- sesso: maschile
- aspetto fisico: l’unico elemento specificato è l’occhio "… di un azzurro pallido, coperto da un velo…"
- Elementi psicologici:
- calmo
- impressionabile
- inoffensivo
- impaurito
Tipologia
Il personaggio è statico in quanto non c’è una evoluzione delle già esigue caratteristiche presentate attraverso l’ottica del protagonista-narratore.
Tecniche di rappresentazione dei pensieri e delle parole del personaggio
Non vengono rappresentate né le parole né i pensieri del vecchio.
Fine articolo
Edgar Allan Poe
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