Storia della bandiera italiana
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La bandiera italiana è il Tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni, così come è definita dall'articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947.
Il 7 gennaio la stessa bandiera è protagonista della giornata nazionale della bandiera, istituita dalla legge nº 671 del 31 dicembre 1996.
L'articolo 292 «Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato» del codice penale tutela la bandiera italiana così:
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La bandiera italiana
simboli del Risorgimento
(bandiere, inni, armi, abbigliamento, monete):
un modo semplice ed efficace per far conoscere ai ragazzi un periodo storico fondamentale per la nostra nazione e per la nostra comunità.
L’impegno che la nostra scuola ha preso all’inizio dell’anno prende forma e si svolge in tutte le classi alla grande (cfr. Pof 2010.2011). Stiamo preparando una grossa sorpresa per tutti i bambini e le docenti dell’infanzia sul Risorgimento. A presto.
Possiamo brevemente sintetizzare, in attesa di maggiori particolari sul lavoro dei ragazzi:
- LA STORIA DEL TRICOLORE
Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797.
- L’INNO NAZIONALE DI MAMELI E NOVARO
Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria.
- LO STENDARDO PRESIDENZIALE
Lo stendardo presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento , il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti. Viene innalzato sulle automobili, sulle navi e sugli aeroplani che hanno a bordo il Presidente; all'esterno delle Prefetture, quando il Capo dello Stato visita una città; all'interno delle sale dove egli interviene ufficialmente. Il nuovo stendardo presidenziale, che si ispira alla bandiera della Repubblica Italiana del 1802-1805, vuole legare maggiormente l'insegna del Capo dello Stato al tricolore, sia come preciso richiamo storico del nostro Risorgimento, sia come simbolo dell'unità nazionale.
- Le monete
Il regno d'Italia, fondato da Napoleone nel 1805, fu smembrato alla caduta dell'impero francese e ceduto, in gran parte, all'Austria. Questo nuovo regno portò, dal 1815, il nome di regno lombardo-veneto, ed era composto dagli stati veneti e dai ducati di Mantova e di Milano. Con un decreto del 21 marzo 1806 Napoleone stabilì il nuovo sistema monetario francese in questo regno. Soltanto Venezia conservò il proprio sistema monetario, nell'interesse delle sue relazioni commerciali con il Levante. In conseguenza di queste disposizioni legislative, un nuovo decreto del 24 gennaio 1807 ordinò che le monete decimali d'oro e d'argento fabbricate in Italia, dal 1806 al 1823, avessero corso in Francia al valore nominale. Dal 1823 gli Austriaci modificarono questo sistema.
Il regno delle Due Sicilie, formato nel 1816, comprendeva il regno di Napoli e la Sicilia. Era formato dalle province: Terre di Lavoro, Abruzzo, Puglia e Calabria.In oro si contavano l’Oncia di 8 ducati; in argento erano diffusi i Carlini (circa 5 franchi francesi).
Il regno di Sardegna comprendeva i ducati di Savoia e di Genova, il principato del Monferrato, una parte del Milanese, la contea di Nizza e la Sardegna. Nizza, la Savoia e il Piemonte furono annessi alla Francia dopo la guerra del 1789 [Rivoluzione]; Genova lo fu nel 1805. Questi stati ricevettero, di conseguenza, la moneta francese [Regno di Francia] in attesa che vi fosse stabilito il nuovo sistema monetario decimale, ciò avvenne nel 1806. Il re Vittorio Emanuele, nel 1814, riprese possesso del regno di Sardegna e ordinò la fabbricazione di una nuova lira del Piemonte pari al franco Francese. Suo fratello, Carlo Felice, la fece adottare come nuova unità monetaria con un editto del 5 febbraio 1817.
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La bandiera italiana
La bandiera Italiana Nella costituzione repubblicana del 1947, all’art. 12, si legge: “La Bandiera della Repubblic Italiana è il Tricolore: verde, bianco e rosso a tre bande verticali di eguale dimensione”. Il significato dei tre colori è: Verde = Il colore delle nostre pianure. Bianco = La neve delle nostre cime. Rosso = Il sangue dei caduti. Dal discorso di Giosuè Carducci, tenuto il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia per celebrare il centenario della nascita del Tricolore «Sii benedetta! benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata anco procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, n sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all' Etn le nevi delle alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani, E subito quei colori parlarono alle anime generose e gent con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divi l' anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi, E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch' ella era la più bella tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà», La Bandiera degli italiani Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quand il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagno decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verd Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la qua debba portarsi da tutti". Ma perché proprio questi tre colori? Nell'Italia del 1796, attraversa dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina ch avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di color bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al mode francese del 1790. E anche i reparti militari "italiani", costituiti all'epoca per affiancare l'esercito di Bonapart ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggiment della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemen radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, infatti, comparivan nell'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre ver erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furon adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle ter dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblic Cispadana a confermarli nella propria bandiera.
Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e orna da un trofeo di armi.
L'epoca napoleonica
1796 Vessillo militare dei Cacciatori a cavallo della Legione Lombarda (Museo del Risorgimento di Milano) Il vessillo sventolò alla testa delle formazioni dei patrioti italiani che nell'ottobre 1796 si arruolarono volontariamente nell'Armata d'Italia per combattere contro l'Austria. Napoleone infatti, entrato da vincitore a Milano il 10 maggio 1796, promuove l’organizzazione della "Legione Lombarda", forte di 3.471 uomini, nella quale ognuna delle sette coorti "avrà il suo stendardo tricolorato Nazionale Lombardo distinto per numero, ed ornato degl'emblemi della Libertà". Fu questa una delle prime insegne consegnate da Napoleone Bonaparte ai soldati lombardi, in piazza del Duomo a Milano, che nel 1796 combattevano nelle file dell'esercito francese. Il tricolore, bianco, rosso, e verde, allora distintivo unicamente militare, Non si sa precisamente quando fosse stata utilizzata per la prima volta; Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell'ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore fu adottata l'anno seguente dalla Repubblica Cisalpina.
Repubblica Cispadana Nella seduta del 7 gennaio 1797 i delegati della Repubblica Cispadana, accogliendo una mozione di Giuseppe Compagnoni, decretano "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso". Nasce così il Tricolore come vessillo nazionale La prima bandiera tricolore Cispadana ha i colori disposti in tre strisce orizzontali: il rosso in alto, il bianco in mezzo, il verde in basso. Al centro è dipinto il Turcasso o Faretra con quattro frecce, a simboleggiare l'unione delle quattro popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia.Le lettere “R” e “C”, poste ai lati sono le iniziali di Repubblica Cispadana. La ricostruzione storica del primo tricolore è di Ugo Bellocchi..
Sala detta del Tricolore - Palazzo Comunale, Reggio Emilia Costruita su progetto dell'architetto Lodovico Bolognini tra il 1772 e il 1787, la Sala era originariamente destinata a sede dell'archivio generale della Municipalità. Il 27 dicembre 1796 ospitò il Congresso dei deputati di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara che, dopo aver proclamato la Repubblica Cispadana, il 7 gennaio 1797 ne adottarono come vessillo il tricolore bianco rosso e verde. Oggi è sede del Consiglio Comunale e delle più importanti manifestazioni civiche.
La bandiera italiana
La prima campagna d'Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l'antic sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubblich giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana. La maggior parte non sopravvisse al controffensiva austro-russa del 1799, altre confluirono, dopo la seconda campagna d'Itali nel Regno Italico, che sarebbe durato fino al 1814. Tuttavia, esse rappresentano la prim espressione di quegli ideali di indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento. E f proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazion stessa.
La bandiera italiana
Il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina, nella seduta dell’11 maggio 1798, decreta ch "La Bandiera della Nazione Cisalpina è formata di tre bande parallele all'asta, la prossim all'asta verde, la successiva bianca, la terza rossa. L'asta è similmente tricolorata a spiral colla punta bianca". Tale risoluzione venne molto spesso disattesa: per almeno quattr decenni, infatti, le bandiere con il tricolore saranno composte con modalità variab nell'accostamento e nella disposizione, sino alla definitiva codifica del 1848.
La bandiera italiana
Bandiera nazionale e di stato a terra dal 20 agosto 1802 al marzo 1805. Il tricolore cisalpino, forse ritenuto troppo simile a quello francese, o troppo rivoluzionario, fu riarrangiato nel 1802 in un nuovo disegno.
Il drappo era quadrato. Invece la versione marittima, decretata ufficialmente, come la versione di terra, il 30 agosto 1802 ma già descritta in un documento del 17 luglio, aveva una forma molto allungata (prop. 3/8). Curiosamente, le insolite proporzioni del drappo furono scelte perché stimate simili a quelle delle navi che lo inalberavano.
1 bandiera della guardia nazionale milanese (20-xi-1796) 2 prima bandiera tricolore napoleonica - (ott, 1796) 3 bandiera granatieri delle guardia di napoleone (1802) 4 bandiera del presidente napoleone (1802) 5 bandiera reggimentale del primo Regno d'Italia (1861) 6 bandiera ufficiale del regno di Sardegna (1848) poi del Regno d'Italia 7 bandiera del governo siciliano provvisorio (1848) 8 bandiera delle 5 giornate di Milano (1848) 9 bandiera della repubblica di Venezia (con San Marco) (1848-1849) La prima con le caratteristiche della n. 2 (barre verticali bianco, rosso e verde) fu proposta dal sacerdote Giuseppe Compagnoni, deputato di Ferrara, ed ebbe il suo battesimo il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia in eta' napoleonica con la Repubblica cispadana, formata da Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Nata a bande orizzontali aveva una feretra colma di frecce con fornde versi attorno. le bande divennero verticali durante la Repubblica Cisalpina a partire dall'11 maggio 1798. Nel 1802 (la n. 3) i colori erano a figure geometriche concentriche (quadrato, rombo, quadrato). Fu poi Venezia, nella famosa rivoluzione di manin, a riprendere la n. 2 Dopo il Congresso di Vienna e la restaurazione dei regimi reazionari, il tricolore compare sporadicamente come simbolo rivoluzionario della Carboneria a Napoli e a Torino, nel 1821 e nel Cilento nel 1828. Fu Mazzini, fondatore della Giovine Italia (1831) ad adottare il tricolore come simbolo dell’Italia futura: sopra di esso vi erano scritte che compendiavano il credo mazziniano: da una parte, “Libertà’ - Uguaglianza - Umanità’“, dall’altra “Unita’ - Indipendenza”. Il tricolore sventolo’ per la prima volta nelle strade in una manifestazione a Genova il 10 dicembre del 1847, nell'anniversario dell’insurrezione popolare del 1746, ma con un chiaro significato patriottico ed antiaustriaco; vi parteciparono oltre 30.000 patrioti provenienti da ogni regione italiana. Nella festa genovese, fra stendardi inneggianti a Balilla e ad altri popolani genovesi protagonisti della sommossa, spiccavano due tricolori. Uno lo issava Goffredo Mameli, l’altro, Luigi Paris. Il tricolore inizia a diventare l’emblema di una nazione e di un popolo che vuole riunirsi in una Repubblica dalle Alpi alla Sicilia. Il 23 marzo del 1848 al momento di varcare il Ticino ed intraprendere la guerra all’Austria, Carlo Alberto adotta il tricolore come bandiera del proprio esercito, mettendo nella banda bianca lo stemma dei Savoia. Diventato simbolo di liberta’ fu adottato negli Stati che si erano ribellati alle antiche dinastie, e fu l’emblema delle ultime repubbliche, la Romana e la Veneta, che resistettero alla restaurazione dei vecchi governi . Dopo 1849 divenne simbolo del Regno di Sardegna e dal 1861 del Regno d’Italia.
la bandiera italiana
Bandiera nazionale Decretata come bandiera mercantile il 15 aprile 1848, già del Regno di Sardegna dal 1848, diventata del Regno d'Italia il 17 marzo 1861. Fu ammainata il 19 giugno 1946, quando l'Italia era già una repubblica. Lo scudo dei Savoia rappresentava l'unità nazionale sotto la casa regnante. Il Tricolore adottato il 27 Marzo 1848 (rimarrà in vigore fino al Giugno del 1946). Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia rompe gli indugi e dichiara guerra all'Austria: ha inizio la prima guerra di indipendenza. Lo stesso Re ordina che "Le truppe che entreranno sul suolo lombardo inalberino ed assumano la bandiera italiana bianca, rossa e verde, con in mezzo lo scudo di Savoia (croce bianca in campo rosso)". L'incarico di disegnare il modello della nuova bandiera fu affidato a Bigotti, segretario del Ministro dell'Interno.
Bandiera del Regno d'Italia (dal Bellocchi) Regno di Sardegna (1848-1861) e Regno d'Italia (1861-1946) 1861 Tricolore del Regno d'Italia Il 18 febbraio 1861 si riunisce a Torino il primo Parlamento italiano e il 17 marzo viene proclamata la costituzione del Regno d'Italia. Il nuovo Stato adotta tacitamente come bandiera nazionale quella del Regno di Sardegna: il tricolore con lo stemma dei Savoia, orlato d'azzurro e sormontato dalla corona reale. Per l'impiego come bandiera di stato e della marina da guerra lo scudo dei Savoia doveva essere sormontato dallo corona reale.
Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dal Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti d 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazio negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono un comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica bandier una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. E quando dischiuse la stagione del '48 e della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenn il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da Roma a Palermo. Il 2 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclam che annuncia la prima guerra d'indipendenza e che termina con queste parole:"(…) pe viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che Nostre Truppe(…) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle bande del vessillo.
1849 Bandiera della Repubblica Romana (Museo del Risorgimento di Milano) Il 9 febbraio si costituisce la Repubblica Romana che decreta la fine del potere temporale e adotta come bandiera il tricolore, come del resto già avevano fatto i governi provvisori dei Ducati dell'Italia settentrionale sorti dopo la fuga degli antichi sovrani. L'estrema difesa della Repubblica dagli attacchi delle truppe francesi, capeggiata da Garibaldi, vede il sacrificio, tra gli altri, anche di Goffredo Mameli, autore dell'inno nazionale. Questo vessillo con il motto "Dio e popolo" sventolò dal balcone del Campidoglio durate la repubblica romana nel 1849.
La bandiera di combattimento delle Forze Armate della "Repubblica Sociale Italiana" entrata in vigore il 28 Gennaio 1944.

Repubblica Italiana 2 giugno 1946 Il Tricolore italiano attualmente in vigore, approvato dall'Assemblea Costituente il 24 Marzo 1947 e descritto nell' art. 12 della Costituzione...
Bandiera dei Corpi d'Armata dell'Esercito e dell'Aeronautica e dei reparti a terra della Marina definita con D.L. n°1252 del 25 Ottobre 1947. La Bandiera è pulita e si compone di una freccia d'ottone dorato, un'asta rivestita di velluto verde ed ornata con bullette d'ottone, un drappo quadrato di cm.99 X 99 diviso verticalmente in tre parti uguali, una fascia formante due strisce di colore turchino azzurro ed un cordone argentato. Dal 5 Ottobre 2000 bandiera anche dell'Arma dei Carabinieri in quanto decretata IV Corpo d'Armata d'Italia con DL n° 297.
Il 14 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò ad esser per consuetudine, quella della prima guerra d'indipendenza. Ma la mancanza di una apposi legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1923 definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stat Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nel rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Durante secondo conflitto mondiale dal 1943 al 1945 la RSI adottò una propria bandiera.
La bandiera italiana
Nel 1947, furono definite anche le bandiere della flotta della Marina Militare e della Marin Mercantile.
La bandiera della Marina Militare Italiana istituita il 9 Novembre 1947 con Decreto Legislativo n° 1305, con gli stemmi delle Repubbliche marinare di Venezia, Pisa, Genova ed Amalfi, sormontate dalla corona turrita e rostrata, per distinguerla sul mare da quella messicana.
La Bandiera mercantile decretata il 9 novembre 1947 e in vigore dal 30 successivo. Lo stemma con le armi inquartate delle repubbliche marinare, Venezia, Genova, Amalfi e Pisa, fu aggiunto alla bandiera nazionale per differenziarla in mare da quella messicana, che all'epoca era pulita. Analoga la bandiera della marina militare, ma lo stemma è coronato e il leone di Venezia tiene il libro chiuso sotto la zampa, alza la spada e differisce per alcuni altri particolari. Per le navi da guerra, infatti, l'emblema araldico delle quattro repubbliche marinare è sormontato dalla corona turrita e rostrata con il leone di San Marco, armato di una spada, che poggia la zampa anteriore sinistra sul Vangelo chiuso. Nella bandiera della marina mercantile la corona non è presente ed il leone, rappresentato nel quarto della repubblica veneziana, è senza spada ed il Vangelo è aperto con la scritta “pax tibi Marce evangelista meus”. Nuovo
Articolo tratto da http://www.arireggioemilia.org/ fonte : Tricolore.pdf
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L'Inno Nazionale Nota: quello che segue è il testo completo del poema originale scritto da Goffredo Mameli, tuttavia l'inno italiano, così come eseguito in ogni occasione ufficiale, è composto dalla prima strofa e dal coro, ripetuti due volte, e termina con un "Sì" deciso. Il resto del poema richiama episodi rilevanti della lotta per l'unificazione dell'Italia.
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa. Dov'è la vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un'unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Uniamoci, amiamoci, l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può? Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Dall'Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn'uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano, I bimbi d'Italia Si chiaman Balilla, Il suon d'ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute. Il sangue d'Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Sì (cantato)
Dal 1947 "Fratelli d'Italia" o il "Canto degli Italiani", scritto da Goffredo Mameli (Genova 1827 - Roma 1849) nel settembre 1847 e messo in musica due mesi dopo da Michele Novaro (Genova 1822 - ivi 1885), è l'Inno Nazionale Italiano. Manca, tuttavia, una esplicita norma in tale senso, poiché rimase priva di seguito la relativa proposta, portata al Consiglio dei Ministri dall'On. Cipriano Facchinetti, il 12 ottobre 1946, Ministro della Guerra dell'epoca. L'assenza di un'apposita sanzione normativa non ha, però, impedito al popolo italiano di riconoscere, in tutti questi anni, nelle parole e nella musica dell'Inno il simbolo dell'unità nazionale, al pari della bandiera tricolore, con la quale esso forma, anzi, un tutt'uno inscindibile. Del resto l'Inno di Mameli (questa la denominazione assunta dall'Inno nella cultura corrente) fu associato alla Bandiera Tricolore come segno della volontà di indipendenza nazionale fin dai primi moti popolari che precedettero l'esplosione rivoluzionaria del 1848. E attorno alla Bandiera Tricolore e all'Inno Nazionale si strinsero i milanesi nelle Cinque Giornate del marzo '48. Non meraviglia, quindi, che il primo biografo di Cavour e di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Massari, lo abbia definito come il vero e proprio Inno Nazionale italiano. E come tale dovette considerarlo anche Giuseppe Verdi, che lo inserì, accanto alla Marsigliese e all'Inno Nazionale inglese (God Save the King), nell'Inno delle Nazioni, da lui composto in occasione dell'Esposizione Universale di Londra del 1864. Negli ultimi anni parole e musica di questo Inno sono state oggetto di numerose critiche e non sono mancate le proposte di sostituirlo con altre composizioni risorgimentali o addirittura contemporanee. Bisogna, però, dire che "Fratelli d'Italia", altamente apprezzato da Carducci e dal grande storico francese Jules Michelet, per la sua capacità di coinvolgere emotivamente gli ascoltatori, più di ogni altra composizione risorgimentale riesce ad esprimere un forte sentimento di vera unità nazionale, derivante da una lunga storia comune, che spinge, secondo i princìpi del mazzinianesimo, verso l'unione e l'amore in vista del conseguimento di un fine comune. E anche il ritornello, la parte più conosciuta, perché eseguita nelle manifestazioni ufficiali, sulla quale si appuntano le critiche più malevole, non è manifestazione di pura retorica ma esprime le convinzioni della migliore cultura italiana ed europea dei secoli XVIII e XIX. In questi versi si avverte, infatti, l'eco delle parole scritte da Condorcet nel Quadro storico dei progressi dello spirito umano, ove si legge: "Roma ha portato le leggi in tutti quei paesi in cui i Greci avevano portato la loro lingua, le loro scienze e la loro filosofia. Tutti questi popoli, sospesi ad una catena, che la vittoria aveva agganciato ai piedi del Campidoglio..." (CONDORCET, Quadro storico dei progressi dello spirito umano, Introduzione R. GUIDUCCI, Milano, 1989, p. 188). Ma unità e fusione non devono significare piatta conformità o, peggio ancora, soppressione del grande patrimonio ideale che si racchiude nelle diversità regionali: questo è il significato della quarta strofa, nella quale Mameli, con straordinaria concisione (che non era sfuggita a Garibaldi), rievoca i momenti più significativi della storia delle diverse aree dell'Italia. Ed è proprio per questo motivo che nell'Inno "Fratelli d'Italia" si possono trovare i segni distintivi dell'identità nazionale del nostro paese.
Articolo tratto da : http://www.ilcapotreno.net La bandiera Italiana - Inno Nazionale.pdf
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Il significato dei tre colori
della nostra Bandiera Nazionale
Articolo tratto da : http://www.radiomarconi.com

Non tutti conoscono la storia della nostra Bandiera, e neppure il significato dei tre colori che la compongono. Secondo un'antica poesiola scritta nei "sussidiari" delle scuole elementari di un tempo, nel vessillo dell'Italia ci sarebbe il verde per ricordare i nostri prati, il bianco per le nostre nevi perenni, ed il rosso in omaggio ai soldati che sono morti in tante travagliate guerre. Su questo tema hanno profuso rime anche poeti di fama come Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Renzo Pezzani, Ada Negri.... Davvero il verde dei prati, il bianco delle nevi, e il rosso di un sangue versato tra le lacrime di un'intera nazione per duecento anni è la trasposizione allegorica del nostro Tricolore?
E' difficile identificare tra i tanti chi e come ha inventato una simile leggenda. Leggenda romantica, ma non vera. Alla luce della Storia essa appare puerile e senza senso. Può essere il tema di una filastrocca, ma è inconcepibile che una penisola frazionata in tanti piccoli stati, abbia avuto col Risorgimento la forza di unirsi per celebrare prati e nevai.
Nasce quindi il sospetto che l'ignoto cantore di tale favola abbia voluto nascondere una realtà ben diversa, e molto più seria e drammatica. Una verità difficile da gestire quando oggi, grazie ai motori di ricerca come Google, la storia patria reale, è interamente riscritta.
La bandiera italiana è nata nel 1794, quando due studenti di Bologna, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, tentarono una sollevazione contro il potere assolutista che governava la città da quasi 200 anni. I due presero come distintivo la coccarda della rivoluzione parigina, ma, per non far da scimmia alla Francia, cambiarono l'azzurro col verde. Il significato allegorico è rimasto comunque lo stesso: un Tricolore come traguardo di un popolo che mirava ad avere Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza. Tre obiettivi senza i quali non ci può essere Dignità, Democrazia, Prosperità.
Il nostro Tricolore riassume i naturali "Diritti dell'Uomo", le aspirazioni di tutte le genti, la volontà di chi crede nella propria nazione volta al progresso, con leggi adeguate, senza divisioni, stessi doveri e medesimi privilegi. Un paese dove non ci siano discriminazioni, ma ognuno fa' del proprio lavoro una cosciente responsabilità. Dove la morale e l'etica siano guida costante per un'esistenza felice e serena.
Questo è scritto nella nostra bandiera, e questo è quanto sognavano quei due studenti che l'hanno ideata e difesa sino a sacrificare la loro vita ventenne al bieco assolutismo despota dei carnefici del potere.
La cronologia della nascita del Tricolore sta in poche date: il 14 novembre 1794 appare per la prima volta come coccarda puntata sugli abiti dei patrioti nella sommossa di Bologna. Il 18 maggio 1796 i colori di questa coccarda sono accettati da Napoleone, a Milano, e questi consegna alla Guardia Civica, alla Legione Lombarda e alla Guardia Nazionale una bandiera a strisce verticali verde bianca e rossa. (Nel corso di questa cerimonia Napoleone specifica che questi tre colori provengono dalla coccarda della sollevazione bolognese, infatti, dice testualmente: "Visto che loro (i due studenti) hanno scelto questi tre colori, così siano". Il 9 ottobre 1796 (18 vendemmiaio anno V) La legione Italiana emanazione della Legione Lombarda riceve dal Bonaparte un Tricolore con la stessa composizione della coccarda di De Rolandis e Zamboni. Il 18 ottobre dello stesso anno, (27 vendemmiaio) il senato riunito a Bologna e Modena decreta che sia creata una bandiera a bande verticali con questi tre colori, simbolo della nuova Repubblica Cispadana, prima tappa di una nuova Repubblica Italiana. Il 7 gennaio del 1797 a Reggio Emilia, i convenuti delle assise fanno proprio il nuovo stendardo e s’impegnano a che esso diventi universale.
Torino, 20 aprile 2010
Ito De Rolandis
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COMUNE DI TRICASE
REGOLAMENTO STEMMA, GONFALONE, FASCIA TRICOLORE, BANDIERE, PATROCINIO
CAPO I
FINALITA’ DEL REGOLAMENTO
ART. 1
Finalità
- Il presente Regolamento disciplina l’uso dello stemma, del gonfalone, della fascia tricolore e delle bandiere nonché la concessione del patrocinio dell’Amministrazione Comunale.
CAPO II
LO STEMMA
ART. 2
Descrizione dello stemma
- Il Comune ha, come segno distintivo della propria personalità giuridica, lo stemma descritto: “Lo stemma civico di Tricase è diviso in due sezioni verticali. Nella sinistra dello scudo sono raffigurate tre case su campo rosso, mentre, nella parte destra su campo blu, vi è un albero di pino marittimo sovrastato da una stella”.
ART. 3
Uso Civico
- Lo stemma identifica il Comune di Tricase e lo scudo deve essere sempre accompagnato con la dicitura a lettere maiuscole: “CITTA’ DI TRICASE” posta sopra lo scudo e, nella parte sottostante, con la dicitura posta tra parentesi “Provincia di Lecce”.
- La dicitura “CITTA’ DI TRICASE “ (corrisponde a quella di “Comune di Tricase”) identifica sia il territorio comunale, che l’Amministrazione comunale nel suo complesso, nonché il Comune e gli organi amministrativi dell’Ente, secondo i principi fissati dalle leggi e dallo Statuto comunale.
ART. 4
Riproduzione dello stemma
- Lo stemma del Comune, con le diciture sopra indicate, viene riprodotto:
- Sulla carta e sugli atti d’ufficio;
- Sui manifesti pubblici e sugli inviti diramati dal Comune di Tricase;
- Sugli atti e sui documenti riguardanti manifestazioni promosse direttamente o patrocinate dal Comune di Tricase:
- Sulle pubblicazioni curate o patrocinate dal Comune;
- Sulle targhe murali nelle sedi di Uffici comunali;
- Sugli automezzi comunali;
- Sulle targhe, sulle medaglie e su altri oggetti predisposti dal Comune per ragioni di rappresentanza;
- Sul sito internet del Comune;
- Su ogni altro atto, documento od oggetto su cui il Comune intenda riprodurre il suo stemma.
- L’uso dello stemma è riservato al Comune.
Potrà essere autorizzato l’utilizzo dello stemma in favore di Enti ed associazioni che abbiano sede nel Comune di Tricase, perseguano scopi culturali, sociali, scientifici, al fine di pubblicizzare iniziative che abbiano ottenuto il patrocinio della Città di Tricase e che rivestano interesse rilevante per il Comune.
Non può essere concesso l’uso dello stemma per attività che rivestano scopo di lucro.
- L’utilizzo da parte delle aziende ed associazioni, di cui al precedente comma, dovrà essere autorizzato con deliberazione della Giunta comunale, su proposta del Dirigente competente.
- L’uso improprio ed indecoroso dello stemma, o quando dall’uso stesso sia arrecato danno, nocumento o disonore per la Città e per l’ Amministrazione comunale, comporterà l’immediata revoca determinata con provvedimento del Dirigente competente.
CAPO III
IL GONFALONE
ART. 5
Descrizione del gonfalone
- Il Gonfalone della Città di Tricase è costituito da drappo in velluto color azzurro, al centro è raffigurato lo stemma civico sovrastato dalla corona turrita. Al di sopra dello stemma è posta la scritta in oro “Città di Tricase”.
- Il gonfalone è ordinariamente custodito nel Palazzo Comunale.
ART. 6
Uso del gonfalone
- Nelle cerimonie ufficiali che si svolgono all’interno del Palazzo Municipale o nelle sale comunali, il Gonfalone è esposto accompagnato sempre dalla bandiera nazionale e da quella europea.
- Al di fuori del Palazzo Municipale o delle sale di proprietà del Comune, il Gonfalone può essere utilizzato solo in occasione di manifestazioni civili e religiose particolarmente sentite dalla Comunità, previa autorizzazione del Sindaco. Per la partecipazione ad iniziative promosse da privati, persone fisiche o giuridiche, è altresì necessario che le stesse siano patrocinate dal Comune o da altri Enti pubblici territoriali.
- Non è necessaria alcuna autorizzazione del Sindaco perché l’Amministrazione comunale presenzi con il Gonfalone alle seguenti cerimonie o ricorrenze:
Festa della Pace (1 gennaio);
Festa del Santo Patrono della Città;
Anniversario della Liberazione (25 aprile);
Festa del Lavoro (1 maggio);
Commemorazione delle vittime della strage del 15 maggio 1935 (15 maggio);
Festa della Repubblica (2 giugno);
Festività del Corpus Domini;
Festa dell’Unità Nazionale (4 novembre);
Lutto cittadino, regionale o nazionale;
Cerimonie di gemellaggio;
Cerimonie organizzate dal Comune;
Cerimonie ufficiali di altri enti ed istituzioni a cui il Comune sia ufficialmente invitato a presenziare;
Cerimonie funebri di ex Sindaci, Amministratori in carica e cittadini insigniti di onorificenza della Città.
CAPO IV
LA FASCIA TRICOLORE
ART. 7
Fascia tricolore
- Distintivo del Sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune, da portarsi a tracolla appoggiata sulla spalla destra.
- L’uso della fascia tricolore è strettamente riservato alla persona del Sindaco, il quale potrà farsi rappresentare con l’uso di tale distintivo esclusivamente da un Assessore oppure da un Consigliere delegato per la partecipazione a specifiche cerimonie pubbliche.
- L’uso della fascia tricolore è consentito nelle cerimonie o ricorrenze di cui all’art. 6 comma 3 del presente regolamento.
CAPO V
LA FASCIA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
ART. 8
Fascia del Presidente del Consiglio
- Distintivo del Presidente del Consiglio Comunale è la fascia di colore rosso-blu con frangia dorata, lo stemma della Città di Tricase e con lo stemma della Repubblica, da portarsi a tracolla appoggiata sulla spalla destra.
- L’uso della fascia è strettamente riservato alla persona del Presidente del Consiglio, in sua assenza o impedimento al Vice Presidente. Il Presidente qualora impossibilitato personalmente e nel caso di assenza o impedimento del Vice Presidente potrà farsi rappresentare con l’uso di tale distintivo esclusivamente da un Consigliere delegato per la partecipazione a specifiche cerimonie pubbliche.
- L’uso della fascia è consentito nelle cerimonie o ricorrenze di cui all’art. 6 comma 3 del presente regolamento.
CAPO VI
BANDIERE
ART. 9
Bandiera comunale
- La bandiera del Comune di Tricase è costituita da due bande rosso e blu.
ART. 10
Esposizione delle bandiere all’esterno del Palazzo Municipale
- All’esterno del Palazzo Municipale sono esposte quotidianamente la bandiera nazionale, quella europea e quella regionale.
- In aggiunta alla bandiera nazionale, europea e regionale, è esposta all’esterno del Palazzo Municipale la bandiera del Comune di Tricase nelle giornate di riunione del Consiglio Comunale e in occasione delle feste nazionali e religiose previste dalla legge.
- In aggiunta alla bandiera nazionale e a quella europea, viene esposta all’esterno del Palazzo Municipale nella giornata del 24 ottobre la bandiera delle Nazioni Unite.
- Le bandiere dovranno essere, nelle ore notturne, adeguatamente illuminate.
- Il Sindaco può autorizzare l’esposizione di bandiere di altri Enti, corpi o associazioni nel rispetto delle disposizioni di legge e del presente regolamento, indicandone le relative modalità.
ART. 11
Esposizione delle bandiere all’interno del Palazzo Municipale
- All’interno del Palazzo Municipale le bandiere nazionale, regionale, dell’unione europea e della città, sono quotidianamente esposte nell’Ufficio del Sindaco e nella Sala Consiliare.
- In occasione di cerimonie ufficiali la bandiera nazionale, quella europea e quella comunale sono esposte, a discrezione del Sindaco, nelle sale a ciò destinate.
- Il Sindaco può autorizzare l’esposizione di bandiere di altri Enti, corpi o associazioni nel rispetto delle disposizioni di legge e del presente regolamento, indicandone le relative modalità.
ART. 12
Modalità di esposizione delle bandiere
- Le bandiere devono essere usate in modo proprio e dignitoso e non devono essere esposte in cattivo stato d’uso. Né su di esse, né sul pennone che le reca, possono applicarsi figure, scritte o lettere di alcun tipo.
- Le bandiere devono avere la stessa dimensione ed essere issate su pennoni separati e tutte alla stessa altezza.
- Quando le bandiere sono due, quella nazionale occupa la posizione sinistra rispetto all’osservatore.
- Quando le bandiere sono tre, quella nazionale è posta al centro e quella europea occupa la posizione sinistra rispetto all’osservatore.
- Le bandiere esposte in segno di lutto devono essere tenute a mezz’asta, o recare all’estremità superiore dell’inferitura due strisce di velo nero.
- Per quanto riguarda ulteriori modalità di esposizione delle bandiere si rimanda alle disposizioni di legge, uso e consuetudine vigenti.
CAPO VII
RESPONSABILE
ART. 13
Responsabile dell’applicazione del Regolamento
- Con decreto del Segretario Generale, da adottarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento, viene individuato il funzionario responsabile della corretta esposizione delle bandiere e della regolare applicazione dei capi da II a V del presente regolamento.
CAPO VIII
CONCESSIONE DI PATROCINIO
ART. 14
Finalità
- Il patrocinio costituisce il riconoscimento da parte del Comune di Tricase delle iniziative e manifestazioni promosse da soggetti pubblici e privati di particolare valore sociale, morale, culturale, celebrativo, educativo,sportivo, ambientale ed economico non aventi scopo di lucro, le quali dovranno essere pubblicizzate con l’indicazione: “con il patrocinio della Città di Tricase”.
- Il patrocinio è concesso per iniziative e manifestazioni che si svolgono nell’ambito del territorio comunale ed, in via eccezionale, al di fuori del territorio comunale, purchè presentino un contenuto strettamente legato alla città.
ART. 15
Presentazione delle domande
- Le richieste di patrocinio dirette al Sindaco devono illustrare le iniziative nei contenuti, fini, tempi, luogo e modalità di svolgimento, nonché contenere l’indicazione dei soggetti richiedenti.
- Le domande di patrocinio sono trasmesse al Sindaco di norma almeno 10 giorni prima della data di svolgimento dell’iniziativa. La richiesta viene istruita dall’Ufficio componente e la relativa proposta di concessione sottoposta all’approvazione della Giunta Comunale.
ART. 16
Concessione del patrocinio
- Il patrocinio è concesso a:
- enti, associazioni pubbliche e private che, per notorietà e struttura sociale diano garanzia di carattere e validità dell’iniziativa.
- Soggetti privati di chiara fama e prestigio.
- Non è ammessa la concessione del patrocinio a favore di organizzazioni politiche e sindacali.
- Il patrocinio non dà diritto a contributi finanziari o ad interventi di supporto organizzativo o logistico.
- L’eventuale diniego del patrocinio dovrà essere motivato e comunicato agli interessati.
- I soggetti beneficiari sono tenuti a far risultare con appropriata pubblicizzazione che le attività sono realizzate con il patrocinio della Città di Tricase.
- Il patrocinio può essere concesso in riferimento a singole iniziative e non, genericamente per tutte o per più iniziative promosse dallo stesso soggetto.
CAPO IX
DISPOSIZIONI FINALI
ART. 17
Entrata in vigore
1. Il presente Regolamento entrerà in vigore dopo la pubblicazione all’albo pretorio per quindici giorni.
Fine articolo sulla bandiera italiana
REGOLAMENTO COMUNALE PER L’ESPOSIZIONE DELLA BANDIERA NAZIONALE , DELLA BANDIERA COMUNALE, DEL GONFALONE E DEL VESSILLO COMUNALE.
________________
ART. 1
Il presente regolamento Comunale disciplina l’uso della bandiera della Repubblica Italiana, della Bandiera del Comune e del Vessillo Comunale, da parte dell’Amministrazione Locale, così come stabilito dal D.R.P. 7 aprile 2000 n. 121 e L. R. 10.4.1998 N. 10.
ART. 2
La bandiera storica del Comune di Pieve di Cadore, decorata:
- di Medaglia d’Oro al Valor Militare, con D. R. del 9 Agosto 1898 “per la memoranda e tenace resistenza, fatta nel 1848 dalla popolazione cadorina contro soverchiante ed agguerrito nemico”;
- di Croce al Merito di Guerra con decreto del Ministero della guerra del maggio 1920 in obbedienza al decreto di S.M. il Re in data 28 marzo 1920 n. 60593;
compare nelle pubbliche solennità od onoranze di particolare rilievo, sia nell’ambito del Comune di Pieve di Cadore, come fuori di esso, accompagnata dal Sindaco o da un suo rappresentante, portata da un vigile urbano in alta uniforme, scortata da altri due rappresentanti dell’Ente ovvero vigili urbani, ovvero rappresentanti dell’A.N.A., ovvero militari dell’Esercito Italiano.
Essa è custodita nella Sala Consiliare.
ART. 3
Il gonfalone comunale, emblema del Magnifico Comune di Pieve di Cadore, è rappresentato da un drappo rettangolare bipartito d’azzurro e di giallo con fregi e decorazioni in oro e argento con blasonatura raffigurante le due torri legate ad un abete e una stella a cinque punte.
Il gonfalone rappresenta il Comune in tutte le manifestazioni civili patriottiche e religiose, accompagnando il Sindaco o chi lo rappresenta.
Quando viene portato all’esterno, è decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare e la Croce al Merito di Guerra della bandiera storica.
Il gonfalone è custodito nella Sala Consiliare.
ART. 4
Il vessillo comunale è rappresentato da una bandiera bipartita di giallo e d’azzurro, colori presenti nel gonfalone comunale. Il vessillo comunale potrà essere esposto all’esterno della sede municipale, su disposizione del Sindaco, anche in modo continuo, sia durante il giorno che durante la notte e in assenza di altre bandiere.
ART. 5
Il Sindaco, con proprio provvedimento, individua il funzionario comunale che dispone l’esposizione delle bandiere all’esterno e all’interno degli edifici comunali, avvalendosi, operativamente anche di altro personale.
Il Sindaco dispone che l’esposizione delle bandiere all’esterno del Municipio sia continuativa, ovvero solo per le ricorrenze e le occasioni comandate e previste dalla normativa di riferimento.
ART. 6
L’esposizione della bandiera Nazionale e dell’Unione Europea congiuntamente al vessillo o gonfalone dell’Ente e alla bandiera regionale, osservano la prioritaria dignità della bandiera Nazionale.
ART. 7
In segno di lutto le bandiere esposte all’esterno, sono tenute a mezz’asta.
Nella circostanza, all’estremità superiore dell’inferitura, saranno collocate due strisce di velo o di nastro nero.
ART. 8
Secondo il disposto dell’art. 4 comma 6 del D.P.R. 121/2000, l’esposizione delle bandiere nelle ore notturne è consentita solo a condizione che il luogo sia adeguatamente illuminato.
ART. 9
All’interno degli uffici, secondo il disposto dell’art. 6 del D.P.R. 121/2000, le bandiere nazionale ed Europea sono esposte su aste a terra alle spalle ed in prossimità del tavolo cui siede il Sindaco.
La bandiera Nazionale prende il posto d’onore a destra .
ART. 10
Le bandiere dei paesi stranieri sono esposte all’esterno e all’interno degli edifici, solo in occasione di incontri e manifestazioni internazionali, o di visite ufficiali di personalità straniere.
ART. 11
Sono fatte salve le disposizioni riguardanti le bandiere militari e di altri corpi organizzati dello Stato, nonché le regole consuetudinarie del cerimoniale militare oltre a quello internazionale.
Tratto da : https://myportal.regione.veneto.it
Fine articolo sulla bandiera italiana
COMUNE DI ANVERSA DEGLI ABRUZZI
Provincia dell’Aquila
Articolo tratto da : www.comune.anversa.aq.it
R E G O L A M E N T O
DI UTILIZZO DELLE BANDIERE
E DELLE ALTRE INSEGNE
DISTINTIVE DEL COMUNE
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 3 del 18/01/2002
REGOLAMENTO DI UTILIZZO DELLE BANDIERE ED ALTRE INSEGNE DISTINTIVE (gonfalone, stemma araldico, titolo, sigillo, fascia tricolore)
Articolo 1: Tipi di insegna
Nel Comune sono utilizzate come insegne distintive:
- la bandiera dell’Unione Europea;
- la bandiera della Repubblica Italiana;
- il gonfalone comunale;
- lo stemma araldico del Comune;
- il titolo del Comune;
- il sigillo o bollo comunale;
- la fascia tricolore del sindaco.
Articolo 2: Uso della bandiera dell’Unione Europea.
La bandiera dell’Unione Europea viene esposta, unitamente alla bandiera della Repubblica Italiana, all’esterno dell’edificio ove ha sede il Consiglio Comunale, per il tempo in cui questo esercita le rispettive funzioni ed attività e, comunque, in occasione della riunione dello stesso.
La stessa, unitamente alla bandiera della Repubblica Italiana, viene esposta anche all’esterno dei seggi elettorali durante le consultazioni ed all’esterno di tutti gli edifici pubblici ed istituzionali nei seguenti giorni:
- 7 gennaio (festa del tricolore)
- 11 febbraio (patti lateranensi)
- 25 aprile (festa della liberazione)
- 1° maggio (festa del lavoro)
- 9 maggio (giornata d’Europa)
- 2 giugno (festa della Repubblica)
- 28 settembre (insurrezione popolare di Napoli )
- 4 ottobre (Santi Patroni d’Italia)
- 24 ottobre (festa delle Nazioni Unite), assieme alla bandiera delle Nazioni Unite (ONU)
- 4 novembre (festa dell’unità nazionale)
- 16 gennaio (festa del santo patrono).
La bandiera dell’Unione Europea viene inoltre esposta, unitamente alla bandiera della
Repubblica Italiana, all’esterno di tutti gli edifici pubblici ed istituzioni in altre ricorrenze e solennità, secondo direttive emanate, caso per caso, dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Prefetto.
Articolo 3: Uso della bandiera della Repubblica Italiana.
La bandiera della Repubblica Italiana viene esposta, unitamente alla bandiera dell’Unione Europea, all’esterno dell’edificio ove ha sede il Consiglio Comunale, per il tempo in cui questo esercita le rispettive funzioni ed attività e, comunque, in occasione della riunione dello stesso.
La stessa, unitamente alla bandiera dell’Unione Europea, viene esposta anche all’esterno dei seggi elettorali durante le consultazioni ed all’esterno di tutti gli edifici pubblici ed istituzionali nei seguenti giorni:
- 7 gennaio (festa del tricolore)
- 11 febbraio (patti lateranensi)
- 25 aprile (festa della liberazione)
- 1° maggio (festa del lavoro)
- 9 maggio (giornata d’Europa)
- 2 giugno (festa della Repubblica)
- 28 settembre (insurrezione popolare di Napoli )
- 4 ottobre (Santi Patroni d’Italia)
- 24 ottobre (festa delle Nazioni Unite), assieme alla bandiera delle Nazioni Unite (ONU)
- 4 novembre (festa dell’unità nazionale)
- 16 gennaio (festa del santo patrono).
La bandiera della Repubblica Italiana viene inoltre esposta, unitamente alla bandiera dell’Unione Europea, all’esterno di tutti gli edifici pubblici ed istituzioni in altre ricorrenze e solennità, secondo direttive emanate, caso per caso, dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Prefetto.
Articolo 4: Edifici pubblici sul territorio comunale.
Quanto previsto per l’uso delle bandiere dell’Unione Europea e della Repubblica Italiana si applica anche ai seguenti edifici presenti sul territorio comunale:
- alle scuole di ogni ordine e grado, istituite dallo Stato.
Articolo 5: Norme comuni sull’uso delle bandiere.
Le bandiere non devono essere esposte in cattivo stato d’uso.
Non si possono applicare sulle bandiere, né nei pennoni che le recano, figure, scritte o lettere di alcun tipo.
Nelle ricorrenze in cui è prevista l’esposizione per l’intera giornata delle bandiere nazionali ed europee, sugli edifici già quotidianamente imbandierati si possono esporre ulteriori esemplari della bandiera nazionale e di quella europea.
L’esposizione delle bandiere all’esterno degli edifici ha luogo normalmente dalle ore otto del mattino al tramonto.
La bandiera nazionale esposta su di un’asta, in una pubblica sala, deve occupare il posto d’onore alla destra del tavolo della Presidenza.
La bandiera nazionale non deve essere usata per alcun tipo di drappo o festone; per drappeggiare palchi, o comunque per decorare, devono essere usati nastri tricolore (verdi, bianchi e rossi) collocati l’uno a fianco all’altro a partire dal verde.
Se la bandiera nazionale viene esposta assieme ad altre, ad essa spetta il posto d’onore, a destra, o, qualora le bandiere siano più di una, al centro. Qualora le altre siano issate su pennoni vicini, essa deve essere issata per prima ed ammainata per ultima. Nessuna bandiera, vessillo, gonfalone o gagliardetto deve comunque essere posto al di sopra della bandiera nazionale.
Le bandiere di due o più Stati, quando vengono esposte:
- vanno poste su pennoni distinti e di uguale altezza;
- devono avere la stessa dimensione;
- devono essere issate allo stesso livello.
La successione di più bandiere viene stabilita secondo quanto previsto dalle normative proprie dei singoli organismi internazionali e, in mancanza di queste, per ordine alfabetico secondo la prima lettera del nome dello Stato in lingua italiana.
Nel caso di visita di ospiti stranieri, alla bandiera dello Stato dell’Ospite spetta il posto d’onore, a destra, o, qualora le bandiere siano più di una, al centro.
Articolo 6: Bandiere esposte in segno di lutto.
Le bandiere esposte all’esterno degli edifici pubblici in segno di lutto devono essere tenute a mezz’asta.
Sulle bandiere esposte in segno di lutto si possono adottare, all’estremità superiore dell’inferitura, due strisce di velo nero che diventano obbligatorie per le bandiere portate nelle pubbliche cerimonie funebri.
Articolo 7: Responsabilità e vigilanza.
Il responsabile designato alla verifica della corretta esposizione delle bandiere all’esterno ed all’interno degli edifici di proprietà comunale è l’agente di Polizia Municipale.
Articolo 8: Uso della bandiera della Regione Abruzzo.
L’esposizione della bandiera della Regione Abruzzo all’esterno degli edifici pubblici ha luogo nei casi previsti per l’esposizione della bandiera nazionale e, previa espressa disposizione del Presidente della Giunta regionale, in occasione di avvenimenti che rivestano particolare importanza e solennità regionale e locale.
La bandiera regionale viene altresì esposta:
a) all’esterno dei seggi elettorali durante le consultazioni;
b) all’esterno dei Consigli comunali in occasione delle riunioni degli stessi;
c) all’esterno degli edifici scolastici, durante le ore di lezione, in occasione dell’inizio e della fine dell’anno scolastico;
d) all’esterno delle sedi dei Consigli comunali e in particolari occasioni, festività, celebrazioni.
Fatto salvo quanto disposto dalla normativa statale in materia, per la bandiera nazionale, quando la bandiera regionale è esposta su di un’asta, in una pubblica sala, essa deve occupare il posto d’onore alla destra del tavolo della Presidenza.
Fatto salvo quanto disposto dalla normativa statale in materia, nessuna bandiera, vessillo, gonfalone può comunque essere posta al di sopra della bandiera regionale.
Le disposizioni per l’esposizione in segno di lutto sono analoghe a quelle previste per la bandiera nazionale.
Articolo 9: Uso del gonfalone comunale.
Emblema del Comune è il gonfalone; la sua foggia è stabilita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.
Il gonfalone non può mai assumere la forma di bandiera, ma deve consistere in un drappo quadrangolare di un metro per due, di colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma, sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta, ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia.
Non si può far uso del solo gonfalone, ma esso deve essere sempre accompagnato o dalla bandiera nazionale o dal nastro tricolore.
In ogni caso la bandiera nazionale e quella europea sono esposte congiuntamente al vessillo o gonfalone proprio dell’ente ogni volta che è prescritta l’esposizione di quest’ultimo, osservata la prioritaria dignità della bandiera nazionale.
La disciplina dell’Ordinamento dello stato nobiliare italiano”, approvato con R.D. 07 giugno 1943 n. 651, si applica al gonfalone ed allo stemma araldico comunale.
I gonfaloni decorati al valore militare sia delle Province, sia dei Comuni, intervengono alle cerimonie raggruppati secondo il grado della decorazione. L’ordine di successione da seguire nell’ambito di ciascun gruppo viene determinato dall’ordine di anzianità della concessione. Quando tali gonfaloni partecipano a cerimonie ufficiali militari, la loro successione è di competenza delle autorità militari territoriali responsabili della manifestazione.
Nell’ambito di ciascun gruppo di gonfaloni la successione è questa: precede il gonfalone della città che ospita la cerimonia seguito dai gonfaloni delle città decorate al valore militare secondo l’anzianità di concessione; seguono gli altri gonfaloni delle rispettive città in ordine alfabetico.
Quando le bandiere ed i gonfaloni accedono nell’area della cerimonia per prendere posto nello schieramento, il loro ingresso avviene in ordine inverso di precedenza: entrano per primi i gonfaloni delle Regioni, Province e Comuni non decorati, seguiti dai medaglieri ed i labari delle associazioni, i gonfaloni decorati; per ultime, giungono le bandiere di guerra.
Quando i vessilli sono di numero ridotto, vengono fatti accedere nell’area della cerimonia contemporaneamente, nel rispetto però della citata successione, rendono gli onori solo al vessillo più importante.
La direzione di cerimonie militari con la partecipazione di bandiere di guerra e di vessilli decorati, che comportano la resa di onori e quindi la presenza di reparti militari, viene assunta dai Comuni di Presidio opportunamente interessati.
Articolo 10: Uso dello stemma araldico del Comune.
Lo stemma del Comune non può essre modificato ed il diritto di fregiarsene è riconosciuto, mediante apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, al solo ente.
Lo stemma araldico comunale ha la stessa origine e la stessa sostanziale essenza degli stemmi gentilizi privati.
Lo stemma araldico comunale, pertanto, forma oggetto di dominio da parte dell’Ente, e tale diritto di dominio implica la facoltà dell’amministrazione comunale di impedire, ogni volta che lo crede, l’uso dello stemma stesso da parte di chiunque. L’utilizzo del medesimo da parte di terzi deve essere debitamente richiesto ed autorizzato dal Sindaco con proprio provvedimento autorizzatorio.
L’utilizzo può essere autorizzato per iniziative puntuali e limitate nel tempo; la valutazione dell’idoneità delle iniziative promosse da terzi che richiedono l’uso dello stemma araldico comunale spetta al Sindaco.
La prova del diritto a stemma diverso si dà mediante l’uso di concessioni o mediante la dimostrazione di un possesso a termini dell’art. 1140 del Codice Civile, con la produzione di fotografie di monumenti, lapidi o opere d’arte, esposte al pubblico da almeno 100 anni.
L’uso dello stemma dello Stato deve intendersi riservato esclusivamente allo Stato ed ai suoi organi, esclusi i Comuni, le Province e gli Enti Morali.
Articolo 11: L’uso del bollo o sigillo del Comune.
Il bollo è il timbro che reca lo stemma del Comune e che ne identifica gli atti e i documenti. Il bollo deve essere composto con il simbolo del quale l’Ente ha ottenuto la concessione o riporti il riconoscimento.
Il divieto dell’uso del timbro con lo stemma dello Stato sussiste anche nei confronti di atti posti in essere dal Sindaco nell’esercizio delle sue funzioni di Ufficiale del Governo, non desumendosi alcuna discrezione fra le funzioni espletate dal Sindaco come Capo dell’amministrazione e quelle dello stesso svolte come Ufficiale di Governo.
Articolo 12: Uso del titolo di Città o Comune.
La competenza relativa alla denominazione dei Comuni è stata trasferita dallo Stato alle Regioni con DPR 14 gennaio 1972 n. 1.
La denominazione delle frazioni, dei centri e dei nuclei abitati (borgate) è attribuite ai Comuni, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione dall’art. 16 del DPR 24 luglio 1977 n. 616.
Le relative deliberazioni sono di competenza del Consiglio comunale.
Articolo 13: Uso comune di stemma e titolo.
Lo stemma araldico, munito dell’apposita corona ed il relativo titolo di “Città” o di “Comune” sono utilizzati per l’intestazione della corrispondenza ufficiale dell’ente.
Analogo utilizzo viene adottato per l’intestazione di avvisi pubblici emessi dagli Organi o dagli Uffici e Servizi dell’ente in modo da assicurarne la provenienza.
L’utilizzo dello stemma è consentito per intestare la corrispondenza:
- del Sindaco
- degli Assessori
- dei Consiglieri
- del Segretario
- dei Responsabili di Servizi.
Articolo 14: Uso della fascia tricolore del Sindaco.
Distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune, da portarsi a tracolla.
La fascia deve essere indossata in ogni circostanza nella quale il Sindaco, o altra persona cui la legge consente l’utilizzo della fascia, agisce come Ufficiale di Governo.
La fascia può essere indossata in ogni circostanza nella quale il Sindaco, o altra persona cui la legge consente l’utilizzo della fascia, rappresenti l’ente in cerimonie e manifestazioni pubbliche.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Richiamato il DPR 7 aprile 2000 n. 121 concernente le disposizioni per l’utilizzo della bandiera della Repubblica Italiana e di quella dell’Unione Europea;
Ritenuto opportuno dettare disposizioni per disciplinare in maniera completa l’uso sia delle bandiere in questione dia di altri organismi (Nazioni Unite e Regione), sia delle altre insegne distintive del Comune, quali il proprio gonfalone, lo stemma araldico e quant’altro;
Ritenuto utile raccogliere il tutto in un Regolamento delle insegne distintive dell’ente che raggruppi, in unico documento, tutte le indicazioni relative alle diverse insegne, sia per uniformità dei temi trattati, sia per una agevole consultazione operativa da parte degli uffici incaricati;
Visto l’art. 12 del DPR 7 aprile 2000 n. 121;
Visto il TUEL 267/2000;
Con voti unanimi, espressi nei modi e termini di legge;
DELIBERA
- di approvare il Regolamento comunale delle insegne distintive del Comune che, allegato alla presente, ne forma parte integrante e sostanziale, composto da n. 14 (quattordici) articoli.
Fine articolo sulla bandiera italiana
La bandiera italiana
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