ingegneria naturalistica

     

    Ingegneria naturalistica


    Tratto da wikipedia : L'Ingegneria Naturalistica è una disciplina tecnico-scientifica che studia le modalità di utilizzo, come materiale da costruzione, del materiale vegetale vivo (piante o parti di esse) in abbinamento con altri materiali inerti non cementizi quali il pietrame, la terra, il legname, l'acciaio, nonché in unione con stuoie in fibre vegetali o sintetiche. Trova ampia applicazione nelle operazioni di consolidamento, drenaggio e rinaturalizzazione dei terreni in un'ottica di protezione dall'erosione, di sviluppo di ambienti naturali, di salvaguardia del paesaggio nonché di mitigazione dell'impatto ambientale e di reinserimento di luoghi e di infrastrutture.

     

 

Ingegneria naturalistica

 

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    OPERE DI INGEGNERIA NATURALISTICA

     

    Introduzione

                La sezione riguardante le opere di ingegneria naturalistica presenta sotto forma di articoli da inserire alle voci tecniche di capitolato, la descrizione analitica delle principali tipologie di intervento con tecniche di ingegneria naturalistica.Sono stati utilizzati i principali dati di bibliografia centro europea esistenti nonché le casistiche e le applicazioni verificate in Italia negli ultimi anni. Sono state prese in considerazione solo tecniche già sperimentate o comunque adatte alla realtà territoriale italiana con particolare riferimento agli interventi stabilizzanti e di consolidamento con abbinamento di reti metalliche e stuoie o feltri biodegradabili o sintetici, scarsamente utilizzati nel resto d'Europa ma con grandi prospettive di applicazione in ambito mediterraneo.La descrizione delle singole voci individua i parametri comuni e gli ambiti di variabilità delle singole quantità dei materiali più comunemente impiegati o impiegabili in Italia.     In tal senso l'utilizzo in sede progettuale e tecnico amministrativa prevede l'adattamento caso per caso, con particolare riferimento ai parametri quantitativi dei materiali, alle specie da impiegare che vanno riferite al contesto ambientale ed alla loro quantità per unità di superficie. A titolo esemplificativo sono state citate nel testo alcune specie di più comune impiego, mentre si rimanda alla sede progettuale la redazione degli abachi in particolare delle specie arbustive, suffruticose ed erbacee con idonee caratteristiche biotecniche dedotte dagli elenchi floristici degli stadi delle serie vegetazionali dei vari ambiti regionali.    Gli interventi sono stati raggruppati in quattro categorie funzionali (di rivestimento, stabilizzanti, di consolidamento e costruttivi particolari) come proposto da Schiechtl (1992). Per quanto riguarda i geotessuti sono state adottate le definizioni di stuoia, rete, feltro e griglia come riportate nei dizionari Palazzi (1985) e Zingarelli (1955), nonché quelle internazionali della moderna letteratura specifica (IGS News 1992). Per alcuni casi equivoci sono state aggiunte fra parentesi le terminologie di frequente uso commerciale, restando aperto il problema di unificare in sede nazionale le terminologie, tenendo conto dell'invalso uso di certi termini.

    1. Interventi di semina e rivestimenti

    1.1 Semina a spaglio

    Rivestimento di superfici di scarpata mediante spargimento manuale a spaglio di idonea miscela di sementi e di eventuali concimanti organici e/o inorganici in quantità e qualità opportunamente individuate.La composizione della miscela e la quantità di sementi per metro quadro sono stabilite in funzione del contesto ambientale ovvero delle caratteristiche geolitologiche e geomorfologiche, pedologiche, microclimatiche floristiche e vegetazionali della stazione (in genere valgono quantità da 30 a 60 g/m2). La provenienza delle sementi e germinabilità dovranno essere certificate.

    1.2 Semina con fiorume

    Rivestimento di superfici di scarpata mediante lo spargimento manuale a spaglio di fiorume (ovvero miscuglio naturale di sementi derivato da fienagione su prati stabiliti naturali dell’area d’intervento) e di eventuali concimanti organici e/o inorganici in quantità e qualità opportunamente individuate.La quantità di fiorume per m2 è stabilita in funzione del contesto ambientale ovvero delle condizioni edafiche, microclimatiche e dello stadio vegetazionale di riferimento, delle caratteristiche geolitologiche e geomorfologiche, pedologiche, microclimatiche floristiche e vegetazionali della stazione ed è in genere tra i 30 e 60 g/m2.

    1.3 Semina a paglia e bitume

    Rivestimento di superfici povere di sostanza organica mediante:

    - spargimento manuale di paglia a fibra lunga a formare uno strato continuo di 2-4 cm di spessore;

    - semina a spaglio con miscela di specie idonea alle condizioni locali;

    - spargimento di concimanti organici ed inorganici;

    - bitumatura a freddo mediante soluzione idrobituminosa spruzzata a pressione atta a formare una pellicola protettiva e di fissaggio della paglia e dei semi.

    La composizione della miscela e la qualità di sementi per m2sono stabilite in funzione del contesto ambientale ovvero delle condizioni edafiche, microclimatiche e dello stadio vegetazionale di riferimento (in genere si prevedono 30-40 g/m2). La provenienza e germinabilità delle sementi dovranno essere certificate.

    1.4 Idrosemina

    Rivestimento di superfici mediante spargimento meccanico a mezzo di idroseminatrice a pressione atta a garantire l’irrorazione a distanza e con diametro degli ugelli e tipo di pompa tale da non lesionare i semi e consentire lo spargimento omogeneo dei materiali.

    L’idrosemina contiene:

    - miscela di sementi idonea alle condizioni locali;

    - collante in quantità idonea al fissaggio dei semi e alla creazione di una pellicola antierosiva sulla superficie del terreno, senza inibire la crescita e favorendo il trattenimento dell’acqua nel terreno nelle fasi iniziali di sviluppo;

    - concime organico e/o inorganico;

    - acqua in quantità idonea alle diluizioni richieste;

    - altri ammendanti e inoculi.

    La composizione della miscela e la quantità di sementi per metro quadro sono stabilite in funzione del contesto ambientale ovvero delle condizioni edafiche, microclimatiche e dello stadio vegetazionale di riferimento, delle caratteristiche geolitologiche e geomorfologiche, pedologiche, microclimatiche floristiche e vegetazionali (in genere si prevedono 30-40 g/m2). La provenienza e germinabilità delle sementi dovrnno essere certificate e la loro miscelazione con le altre componenti dell’idrosemina dovrà avvenire in loco, onde evitare fenomeni di stratificazione gravitativa dei semi all’interno della cisterna.

    1.5 Idrosemina a spessore

    Rivestimento di superfici mediante spargimento meccanico di uno o due strati di idrosemina a spessore (mulch) da eseguire a mezzo di idroseminatrice a pressione atta a garantire l'irrorazione a distanza e con diametro degli ugelli tali e tipo di pompa da non lesionare i semi e consentire lo spargimento omogeneo dei materiali.

    L'idrosemina a spessore contiene:

    - miscela di sementi idonea alle condizioni locali in quantità minima di 30 g/m2;

    - mulch, ovvero fibra organica (paglia, torba bionda, torba scura, cellulosa, sfarinati, ecc.) in quantità opportune (in genere 200-500 g/m2) da suddividersi in due o più passate;

    - collante in qualità e quantità idonea al fissaggio dei semi e del mulch, senza inibire la crescita e favorendo il trattenimento dell'acqua nelle fasi iniziali di sviluppo;

    - concime organico e/o inorganico;

    - acqua in quantità idonea alle diluizioni richieste;

    - altri ammendanti ed inoculi.

    La composizione del mulch come quella della miscela e la quantità per m2 sono stabilite in funzione del contesto ambientale ovvero delle condizioni edafiche, microclimatiche e dello stadio vegetazionale di riferimento, delle caratteristiche geolitologiche e geomorfologiche, pedologiche, microclimatiche floristiche e vegetazionali. La provenienza e germinabilità delle sementi e la loro miscelazione con le altre componenti dovranno essere certificate; la miscelazione dovrà avvenire in loco onde evitare fenomeni di stratificazione gravitativa dei semi all’interno della cisterna.

    1.6 Semina a strato con terriccio

    Rivestimento di scarpate, substrati minerali privi di copertura organica, strutture in terra rinforzata o rivestimenti vegetativi con georeti tridimensionali e reti metalliche, su pendenze sino al verticale, mediante spruzzata di miscela di terriccio artificiale composto da: terriccio a matrice sabbiosa, compost a fibra organica, carbonati e silicati, minerali argillosi, polimeri ritentori idrici, fertilizzanti e concimanti organici, collanti e miscela di sementi in quantità minima di 50 g/m2.

    La composizione del terriccio come quella della miscela e la quantità per metro quadro vanno stabilite in funzione del contesto ambientale ovvero delle condizioni edafiche, microclimatiche e dello stadio vegetazionale di riferimento, delle caratteristiche geolitologiche e geomorfologiche, pedologiche, microclimatiche floristiche e vegetazionali. La provenienza e germinabilità delle sementi e la loro miscelazione con le altre componenti dovranno essere certificate; la miscelazione dovrà avvenire in loco, onde evitare fenomeni di stratificazione gravitativa dei semi all’interno della cisterna.

    La spruzzata del composto avverrà in una o più fasi a seconda del substrato mediante idonea macchina a pressione, previa miscelazione dei componenti atta a garantire l’omogeneità e la plasticità del prodotto e con sistema di pompaggio che mantenga l’integrità delle sementi.

    1.7 Semina di piante legnose

    Separatamente o in aggiunta ai miscugli di semi di piante erbacee di cui ai punti precedenti, potranno essere inseriti nelle idrosemine anche semi di specie legnose in genere arbustive ove le condizioni di intervento siano difficilmente accessibili ad una normale piantagione e consentano la germinazione e la crescita delle stesse.

    La semente costituita da semi grossi, come le ghiande o le nocciole, deve essere eventualmente eseguita in distinte fasi lavorative, possibilmente a mano.

    Dovranno essere impiegate specie autoctone di provenienza locale raccolte dal selvatico, corredate da certificazione di origine.

    1.8 Biotessile in juta (geojuta)

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di un biotessile biodegradabile in juta, a maglia aperta di minimo 1x1 cm, peso non inferiore a 250 g/m2 e fissaggio della stessa mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o in legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della stuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti devono essere sempre abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone, corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    1.9 Biostuoia in paglia

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di una biostuoia in paglia di grammatura minima 300 g/m2, montato su supporto in rete fotossidabile e biodegradabile di maglia minima 1x1 cm o su carta cucita con filo sintetico biodegradabile o in fibra vegetale, eventualmente preseminata con minimo 40 g/m2 di miscela di sementi, e fissaggio dello stesso mediante interro in testa ed al piede e picchettatura con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della biostuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti, se non preseminati, devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui agli articoli precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine. Nel caso di biostuoia preseminata dovrà essere certificata la miscela utilizzata e la provenienza e germinabilità delle sementi.

    1.10 Biostuoia in cocco

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di una biostuoia biodegradabile in fibra di cocco, di grammatura minima 300 g/m2, montata su un supporto in rete sintetica fotossidabile e biodegradabile di maglia minima 1x1 cm o su carta cucita con filo sintetico biodegradabile o in fibra vegetale, eventualmente preseminato con minimo 40 g/m2 di miscela di sementi, e fissaggio dello stesso mediante interro in testa ed al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della biostuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti, se non preseminati, devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui agli articoli precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine. Nel caso di biostuoia preseminata dovrà essere certificata la miscela utilizzata e la provenienza e germinabilità delle sementi.

    1.11 Biostuoia in cocco e paglia

    Rivestimento di scarpate mediante la stesura di una biostuoia biodegradabile in fibre miste di paglia e cocco, in percentuali variabili a seconda del prodotto con quantitativo in paglia non inferiore al 40 % e di grammatura complessiva non inferiore a 300 g/m2, eventualmente preseminata con minimo 40 g/m2 di miscela di sementi e/o preconcimata con ammendanti migliorativi delle caratteristiche fisico-idrologiche ed organiche; fissaggio della stessa mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della biostuoia sino ad accrescimento del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti, se non preseminati, devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    Nel caso di biostuoia preseminata dovrà essere certificata la miscela utilizzata e la provenienza e germinabilità delle sementi.

    1.12 Biostuoia in trucioli di legno

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di una biostuoia in trucioli di legno, di grammatura minima 300 g/m2, legati assieme e trattenuti mediante una reticella sintetica foto-ossidabile e biodegradabile di maglia minima 1x1 cm; fissaggio dello stesso mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza del biofeltro sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    1.13 Biofeltro in fibre miste

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di un biofeltro biodegradabile in fibre miste di paglia, cocco e juta, sisal, cotone, ecc., in percentuali variabili a seconda del prodotto e di grammatura minima di 300 g/m2, eventualmente preseminate con minimo 40 g/m2 di miscela di sementi e/o preconcimato con ammendanti migliorativi delle caratteristiche fisico-idrologiche ed organiche; fissaggio dello stesso mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza del biofeltro sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    La posa del rivestimento dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti, se non preseminati, devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    Nel caso di biofeltro preseminato dovrà essere certificata la miscela utilizzata e la provenienza e germinabilità delle sementi.

    1.14 Biotessile in cocco (sin. stuoia di cocco)

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di stuoia biodegradabile in fibra di cocco o sisal di grammatura minima 250 g/m2 e maglia minima 1x1 cm; fissaggio dello stesso mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della stuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    1.15 Biorete di cocco

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di una biorete in fibra di cocco di grammatura minima 200 g/m2 e maglia minima 5x5 cm; fissaggio della stessa mediante interro in testa e al piede e picchettature con staffe o picchetti in metallo o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della stuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti devono essere abbinati ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    1.16 Biostuoia tridimensionale in cocco

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di una biostuoia a struttura tridimensionale di cocco di grammatura minima 800g/m2; fissaggio della stessa mediante interro alle estremità in apposito solco per almeno 50 cm e picchettature con staffe o picchetti in ferro acciaioso o legno, in quantità e di qualità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della geostuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti vanno preferibilmente abbinati ad un intasamento con uno strato di terreno vegetale e ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

     

    1.17 Geostuoia tridimensionale in materiale sintetico

    a) Nylon

    b) Polipropilene

    c) Polietilene

    d) Polietilene ad alta densità

    Rivestimento di scarpate mediante stesura di geostuoia tridimensionale in materiale sintetico (nylon, polipropilene, polietilene e polietilene ad alta densità a seconda del prodotto) di spessore minimo 8 mm e grado di vuoto non inferiore al 90%; fissaggio della stessa mediante interro alle estremità in apposito solco per almeno 50 cm e picchettature con staffe o picchetti in ferro o legno in quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della geostuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante sormonti laterali di almeno 10 cm.

    Tali rivestimenti devono essere sempre abbinati ad un intasamento con uno strato di terreno vegetale e ad una semina, con le modalità di cui ai punti precedenti, e possono essere seguiti dalla messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine, previa opportuna esecuzione di tagli a croce nel rivestimento.

    1.18 Geostuoia tridimensionale in materiale sintetico bitumata in opera a freddo

    a) Nylon

    b) Polipropilene

    c) Polietilene

    d) Polietilene ad alta densità

    Rivestimento di superfici generalmente a contatto con l’acqua (canalette, fossi di guardia, sponde di canali e corsi d’acqua, ecc.) mediante stesura di geostuoia tridimensionale in materiale sintetico (nylon, polipropilene, polietilene e polietilene ad alta densità a seconda del prodotto) di almeno 18 mm di spessore, resistenza a trazione non inferiore a 2.0 kN/m e grado di vuoto non inferiore al 90 %; fissaggio della stessa mediante interro alle estremità in apposito solco per almeno 50 cm e picchettature con staffe metalliche di diametro minimo 8 mm, in quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della geostuia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Dovrà essere accurato il fissaggio di eventuali fasce parallele di georete tenendo conto in particolare della direzione del flusso.

    Tale rivestimento sarà intasato con uno spessore di ghiaino e bitumato a freddo in almeno due passate ghiaia/bitume alternate con peso complessivo non inferiore a 15 Kg/m2 e dovrà sempre essere abbinato ad una semina in doppia passata, che preceda e segua l’intasamento e la bitumazione, con le modalità di cui ai punti precedenti.

    Possono essere eseguiti, a posteriori, dei tagli a croce per la messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine.

    1.19 Geostuoia tridimensionale in materiale sintetico prebitumata industrialmente a caldo

    Rivestimento di superfici spondali con lavorazione in presenza d’acqua (canalette, fossi di guardia, canali e corsi d’acqua) mediante stesura di geostuoia tridimensionale in materiale sintetico (nylon) di almeno 18 mm di spessore; la geostuoia avente resistenza a trazione non inferiore a 2.5 kN/m, temperatura di fusione non inferiore a 215°C intasata industrialmente a caldo con una miscela permeabile pietrisco/bitume/additivi dovrà avere una permebilità sotto battente idraulico di 10 cm non inferiore a 10-2 m/s ed un peso complessivo non inferiore a 20 kg/m2 ; fissaggio della stessa mediante interro alle estremità in apposito solco per almeno 50 cm e picchettature con staffe metalliche di diametro oppotuno ed in quantità tali da garantire stabilità ed aderenza della geostuoia sino ad accrescimento avvenuto del cotico erboso.

    Tale rivestimento deve essere sempre abbinato ad una semina, che precede la stesura della geostuoia, di minimo 40 g/m2 di semente con le modalità di cui ai punti precedenti. Una idrosemina a spessore di rincalzo dovrà essere eseguita anche sopra la georete ove la prima semina sia avvenuta in periodo stagionale sfavorevole. Possono inoltre essere eseguiti, a posteriori, dei tagli a croce per la messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine. Dovrà essere accurato il fissaggio di eventuali fasce parallele di georete in particolare tenendo conto della direzione del flusso.

    1.20 Geocelle a nido d’ape in materiale sintetico

    a) Non tessuto poliestere

    b) Polietilene estruso

    Protezione di scarpate in terra mediante struttura sintetica a geocelle a nido d’ape costituita da strisce di altezza da 10 a 20 cm apribili a fisarmonica e collegate tra loro a formare una struttura tridimensionale a celle circa esagonali. La posa delle geocelle dovrà avvenire su scarpate stabili precedentemente regolarizzate e liberate da radici, pietre, ecc.

    I pannelli andranno fissati in trincea in sommità con picchetti di ferro acciaioso sagomati ad "U" e lunghezza 40-50 cm in quantità minima di 1 ogni 2 celle. Ulteriori ancoraggi saranno efettuati lungo il pendio in ragione di almeno due ancoraggi/m2.

    Effettuate la posa si procederà al completo riempimento con terreno vegetale e quindi alla semina con le modalità di cui ai punti precedenti.

    Tale rivestimento va di regola abbinato con la messa a dimora di specie arbustive autoctone in zolla corredate da certificazione di origine o per talea con prelievo in loco dal selvatico.

    1.21 Rete metallica a doppia torsione

    a) Zincata

    b) Zincata e plastificata

    Rivestimento di superfici in rocce sciolte o compatte più o meno degradate superficialmente, mediante stesura di rete metallica a doppia torsione di maglia minima 6x8 cm e filo di diametro minimo 2,2 mm. Il tutto debitamente teso ed ancorato al substrato. L’ancoraggio sarà a mezzo di chiodi in tondino di ferro acciaioso, ad aderenza migliorata di diametro minimo 14 mm, aventi lunghezza infissa non inferiore a 40 cm e con l’estremità libera sagomata ad "U" o comunque adatta per il fissaggio della rete, inclusa eventuale perforazione e boiaccatura con miscela acqua e cemento e compreso il fissaggio in testa e al piede a mezzo fune d’acciaio; il tutto nelle quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della rete. Nel caso di rocce particolarmente friabili verranno operate delle legature in fune d’acciaio anche tra i chiodi lungo la superficie, a miglioramento dell’aderenza delle rete al substrato.

    Nei casi di stesura per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante cuciture con filo di ferro zincato/plastificato di diametro uguale al filo della rete.

    Tale rivestimento va in genere abbinato con idrosemina a spessore o con semina a strato, con le modalità di cui ai punti precedenti.

    1.22 Rivestimento vegetativo in rete metallica a doppia torsione zincata (e plastificata) e biofeltri - biostuoie

    a) in paglia

    b) in cocco

    c) in fibre miste

    d) in trucioli di legno

    Rivestimento di superfici in rocce sciolte o compatte più o meno degradate superficialmente, mediante stesura di biotessili di grammatura minima 300 g/m2, eventualmente preseminati e preconcimati, cuciti con punti in filo di ferro zincato ad una rete metallica a doppia torsione di maglia minima 6x8 cm e filo di diametro minimo 2,2 mm.

    Le superfici da trattare per il rivestimento dovranno essere liberate da radici, pietre, ecc. ed eventuali svuoti andranno riempiti in modo da ottenere una superficie uniforme affinchè la biostuoia e la rete metallica possano adagiarsi perfettamente al suolo.

    Prima si stenderà sulla pendice la biostuoia che verrà picchettata a monte, mentre i teli verranno stesi verticalmente uno vicino all’altro con una sovrapposizione di circa 5-10 cm onde evitare l’erosione fra le fasce.

    La picchettatura in scarpata sarà in ragione di 1-2 picchetti/m2; gli stessi saranno metallici a forma di cambretta o a T, formati con tondino d’acciaio del ø di 6 mm e della lunghezza di 20 cm. Successivamente verrà fissata al terreno la rete metallica: essa verrà picchettata a monte e lungo le fasce con picchetti d’acciaio a T, della lunghezza di 50-100 cm dello spessore di 12-14 mm (in funzione della consistenza del terreno di posa); la picchettatura sulla rete metallica sarà in ragione di 1-2 picchetti/m2 a seconda della regolarità della superfice del terreno, inclusa eventuale perforazione e boiaccatura con miscela acqua e cemento, compreso il fissaggio in testa e al piede a mezzo fune d’acciaio; il tutto nelle quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della rete alla scarpata. Nel caso di rocce particolarmente friabili verranno operate delle legature in fune d’acciaio anche tra i chiodi lungo la superficie a miglioramento dell’aderenza delle rete al substrato.

    Tale rivestimento va in genere abbinato con un’idrosemina a mulch a forte spessore realizzata con le modalità descritte agli articoli precedenti, prima della posa del rivestimento.

    1.23 Rivestimento vegetativo in rete metallica a doppia torsione e geostuoia tridimensionale

    a) in rete zincata

    b) in rete zincata e plastificata

    c) in geocomposito

    Rivestimento di scarpate in terreno molto ripide soggette a fenomeni di erosione accelerata mediante stuoia tridimensionale di spessore minimo 10 mm, di massa areica minima pari a 300 g/m2 ed una rete metallica a doppia zincatura e doppia torsione, ø 2,7 mm maglia 6x8 cm.

    Le superfici da trattare per il rivestimento dovranno essere liberate da radici, pietre, ecc. ed eventuali svuoti andranno riempiti in modo da ottenere una superficie uniforme affinchè la biostuoia e la rete metallica possano adagiarsi perfettamente al suolo.

    Prima si stenderà sulla pendice la rete tridimensionale che verrà picchettata a monte, mentre i teli verranno stesi verticalmente uno vicino all’altro con una sovrapposizione di circa 5-10 cm onde evitare l’erosione fra le fasce.

    La picchettatura in scarpata sarà in ragione di 1-2 picchetti per m2; gli stessi saranno metallici a forma di cambretta o a T, formati con tondino d’acciaio del ø di 6 mm e della lunghezza di 20 cm. Successivamente verrà fissata al terreno la rete metallica: essa verrà picchettata a monte e lungo le fasce con picchetti d’acciaio a T, della lunghezza di 50-100 cm dello spessore di 12-14 mm (in funzione della consistenza del terreno di posa); la picchettatura sulla rete metallica sarà in ragione di 1-2 picchetti per m2 a seconda della regolarità della superficie del terreno, inclusa eventuale perforazione e boiaccatura con miscela acqua e cemento e compreso il fissaggio in testa e al piede a mezzo fune d’acciaio; il tutto nelle quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della rete. Nel caso di rocce particolarmente friabili verranno operate delle legature in fune d’acciaio anche tra i chiodi lungo la superficie a miglioramento dell’aderenza della rete al substrato.

    Tale rivestimento va in genere abbinato con un’idrosemina a mulch a forte spessore realizzata in maniera da intasare completamente lo spessore della rete tridimensionale.

    1.24 Rivestimento vegetativo a materasso preconfezionato in rete metallica a doppia torsione zincata (e plastificata) con:

    a) Geostuoie tridimensionali in materiale sintetico

    b) Biostuoie - Biofeltri (paglia, cocco, fibre miste)

    La struttura è costituita da gabbioni di rete metallica di 1,00x2,00x0,23 m rivestiti sul fronte esterno con geostuoia tridimensionale e biostuoie, sul dorso e sui lati con altre georeti o stuoie di contenimento sintetiche o in fibra vegetale. Il materasso viene riempito con un miscuglio di terreno vegetale locale, addittivato con opportuni ammendanti a seconda delle caratteristiche fisiche ed organiche (sabbia, compost di corteccia, inerte leggero, polimeri per lo stoccaggio dell’acqua, concimanti, ecc.).

    La struttura viene realizzata in loco e sollevata a macchina sul fronte roccioso, dove viene agganciata a due barre metalliche di diametro minimo 24 mm, preventivamente ubicate mediante perforazione perpendicolare agli strati rocciosi.

    La superficie esterna può essere preseminata (biofeltri) o venire idroseminata o seminata a spaglio con le modalità di cui ai punti precedenti. Segue la messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine previo taglio di alcune maglie della rete, o per talee prelevate in loco mediante infissione a mazza.

    1.25 Rivestimento vegetativo a materasso confezionato in opera in rete metallica a doppia torsione zincata (e plastificata) e diaframmi con non tessuto, biofeltro o geostuoia tridimensionale

    Rivestimento di scarpate d’acqua con struttura a materasso metallico in moduli di 2,00x4,00x0,23 m con diaframmi ad interasse 1 m realizzati con rete metallica a doppia torsione con maglia esagonale minima 6x8 cm e filo di diametro minimo 2,2 mm. I materassi verranno confezionati in opera. L’interno del modulo verrà rivestito con biofeltro di grammatura minima 200 g/m2 fissato alla rete mediante punti metallici; il materasso verrà quindi riempito con adeguata miscela di terreno vegetale o inerte sciolto opportunamente ammendati e ricoperti da un biofeltro in fibra vegetale o una geostuoia tridimensionale in materiale sintetico a cui verrà sovrapposto un telo di rete zincata con le medesime caratteristiche di cui sopra. La preparazione e l’assemblaggio dei moduli avverrà con punti metallici in acciaio zincato di 3 mm di diametro minimo, in modo da costituire una struttura monolitica.

    Il biofeltro può essere preseminato o idroseminato in loco con le modalità di cui ai punti precedenti. Segue la messa a dimora di specie arbustive autoctone corredate da certificazione di origine previo taglio di alcune maglie della rete, o per talee prelevate in loco mediante infissione a mazza.

    1.26 Rivestimento vegetativo a tasche in rete zincata e non tessuto o geostuoia sintetica

    a) a tasche singole

    b) a tasche a strisce

    Rivestimento di scarpate in roccia di natura friabile o compatta con inclinazione generalmente compresa tra 40° e 55°, costituito da un supporto in rete zincata a tasca rivestita da un tessuto o stuoia sintetica,di maglia minima 5x7 cm e diametro minimo del filo 1,5 mm, debitamente tesa ed ancorata al substrato a mezzo di chiodi in tondino di ferro acciaioso, ad aderenza migliorata di diametro minimo 14 mm, aventi lunghezza infissa non inferiore a 40 cm e con l’estremità libera sagomata ad "U" o comunque adatta per il fissaggio della rete, inclusa eventuale perforazione e boiaccatura con miscela acqua e cemento, compreso il fissaggio in testa e al piede a mezzo fune d’acciaio, il tutto nelle quantità tali da garantire la stabilità e l’aderenza della rete. Nel caso di rocce particolarmente friabili verranno operate delle legature in fune d’acciaio anche tra i chiodi lungo la superficie a miglioramento dell’aderenza della rete al substrato.

    Nei casi di stesura delle tasche per fasce parallele dovrà essere garantita la continuità mediante cuciture con filo di ferro zincato/plastificato di diametro uguale al filo della rete.

    Su tale supporto verranno fissate mediante cucitura con punti metallici singole tasche o tasche disposte a strisce formate da rete zincata di caratteristiche analoghe alla rete madre, rivestite in stuoie o biofeltri o georeti in fibre vegetali a lunga durata o sintetici atti a trattenere l’inerte ed il terreno vegetale consentendo la crescita delle piante.

    Le tasche, aperte verso l’alto, vengono riempite di terra vegetale locale a matrice sabbiosa eventualmente migliorata con idonei ammendanti di natura fisica ed organica. Segue la messa a dimora di specie arbustive autoctone in zolla corredate da certificazione di origine o per talea con prelievo in loco dal selvatico e una idrosemina con le modalità di cui ai punti precedenti.

    1.27 Rivestimento in griglia o rete metallica ancorata e geotessuto e terriccio

    a) a materasso

    b) a stuoia

    Rivestimento su rocce subverticali in rete metallica come ai punti precedenti o griglia in ferro acciaioso a maglia elettrosaldata di minimo 10x10 cm, foderate in geostuoia sintetica eventualmente abbinata a biofeltro in fibra vegetale di grammatura, maglia e resistenza a trazione atte a garantire il trattenimento del terreno vegetale e contemporaneamente la crescita delle piante, incluso ancoraggio alla roccia mediante chiodature in ferro acciaioso di diametro minimo 18 mm infisse nella roccia previa perforazione e boiaccatura per almeno 40 cm e fissate all’estremità della griglia in modo da consentire il riempimento a tergo con terriccio e/o garantire l’aderenza al substrato roccioso.

    Segue la messa a dimora di specie arbustive autoctone in zolla corredate da certificazione di origine o per talea con prelievo in loco dal selvatico e una idrosemina con le modalità di cui ai punti precedenti.

    1.28 Chiodature nei terreni

    L’esecuzione è articolata nelle seguenti fasi:

    - scotico del terreno vegetale ed operazioni di pulizia e regolarizzazione dei fronti di scavo;

    - esecuzione delle chiodature in numero, spaziatura, lunghezza ed inclinazione dei singoli elementi in funzione della geometria e delle caratteristiche fisiche e meccaniche dei terreni (profondità della superficie di scivolamento, stratigrafia del sustrato), preferendo la disposizione dei chiodi a quinconce, il loro infittimento nella parte centrale della massa instabile e la loro direzione il più possibile ortogonale alla superficie di rottura;

    - posa in opera di geostuoie o biofeltri e loro fissaggio alle chiodature;

    - posa in opera di eventuale rete metallica a doppia torsione zincata ed eventualmente plastificata;

    - intasamento delle stuoie o biofeltri con terreno ed idrosemina.

     

    2. Interventi stabilizzanti

    2.1 Messa a dimora di talee

    a) salici

    b) tamerici

    c) altre specie

    Fornitura e messa a dimora di talee legnose di specie arbustive idonee a questa modalità di trapianto vegetativo prelevate dal selvatico di due o più anni di età, di ø da 1 a 5 cm e lunghezza minima di 50 cm, messe a dimora nel verso di crescita previo taglio a punta e con disposizione perpendicolare o leggermente inclinata rispetto al piano di scarpata. Le talee verranno infisse a mazza di legno o con copritesta in legno, previa eventuale apertura di un foro con punta di ferro, e sporgere al massimo per un quarto della loro lunghezza adottando, nel caso, un taglio netto di potatura dopo l'infissione.

    La densità di impianto dovrà essere di 2 ÷ 10 talee per m2 a seconda delle necessità di consolidamento. Le talee dovranno essere prelevate, trasportate e stoccate in modo da conservare le proprietà vegetative adottando i provvedimenti cautelativi in funzione delle condizioni climatiche e dei tempi di cantiere.

    La messa a dimora dovrà essere effettuata di preferenza nel periodo invernale e a seconda delle condizioni stagionali anche in altri periodi con esclusione del periodo di fruttificazione.

    2.2 Piantagione di arbusti

    a) a radice nuda

    b) in zolla

    c) in contenitore

    d) in fitocella

    Fornitura e messa a dimora di arbusti autoctoni da vivaio, con certificazione di origine del seme, in ragione di 1 esemplare ogni 3 ÷ 20 m2 aventi altezza minima compresa tra 0,30 e 1,20 m, previa formazione di buca con mezzi manuali o meccanici di dimensioni prossime al volume radicale per la radice nuda o dimensioni doppie nel caso di fitocelle, vasetti o pani di terra.

    Si intendono inclusi:

    - l'allontanamento dei materiali di risulta dello scavo se non idonei;

    - il riporto di fibre organiche quali paglia, torba, cellulosa, ecc. nella parte superiore del ricoprimento, non a contatto con le radici della pianta;

    - il rincalzo con terreno vegetale con eventuale invito per la raccolta d'acqua o l'opposto a seconda delle condizioni pedo-climatiche della stazione;

    - la pacciamatura in genere con dischi o biofeltri ad elevata compattezza o strato di corteccia di resinose per evitare il soffocamento e la concorrenza derivanti dalle specie erbacee.

    Le piante a radice nuda potranno essere trapiantate solo durante il periodo di riposo vegetativo, mentre per quelle in zolla, contenitore o fitocella il trapianto potrà essere effettuato anche in altri periodi tenendo conto delle stagionalità locali e con esclusione dei periodi di estrema aridità estiva o gelo invernale.

    2.3 Piantagione di alberi

    a) a radice nuda

    b) in zolla

    c) in contenitore

    d) in fitocella

    Fornitura e messa a dimora di alberi autoctoni da vivaio, con certificazione di origine del seme, in ragione di 1 esemplare ogni 5 ÷ 30 m2, aventi altezza minima compresa tra 0,50 e 1,50 m, previa formazione di buca con mezzi manuali o meccanici di dimensioni prossime al volume radicale per la radice nuda o doppie nel caso di fitocelle, vasetti o pani di terra.

    Si intendono inclusi :

    - l'allontanamento dei materiali di risulta dello scavo se non idonei;

    - il riporto di fibre organiche quali paglia, torba, cellulosa, ecc. nella parte superiore del ricoprimento, non a contatto con le radici della pianta;

    - il rincalzo con terreno vegetale con eventuale invito per la raccolta d'acqua o l'opposto a seconda delle condizioni pedo-climatiche della stazione;

    - la pacciamatura in genere con biofeltri ad elevata compattezza o strato di corteccia di resinose per evitare il soffocamento e la concorrenza derivanti dalle specie erbacee;

    - 1 o più pali tutori.

    Le piante a radice nuda potranno essere trapiantate solo durante il periodo di riposo vegetativo, mentre per quelle in zolla, vasetto o fitocella il trapianto potrà essere effettuato anche in altri periodi, tenendo conto delle stagionalità locali e con esclusione dei periodi di estrema aridità estiva o gelo invernale.

    2.4 Trapianto dal selvatico di zolle erbose

    Rivestimento protettivo di scarpate mediante trapianto di zolle erbose di prato polifita naturale di stadio vegetazionale simile a quello potenziale della scarpata. Le zolle verranno ritagliate, previo sfalcio, dal prato esistente in quadrati di 40x40 cm a spessore minimo di 5 cm; verranno utilizzate le superfici destinate comunque a distruzione (es. tracciato stradale) prima dell'intervento di spianamento e scotico.

    Il trapianto potrà essere eseguito durante il periodo vegetativo e l'eventuale stoccaggio avverrà con mucchi di lunghezza massima di 1 m ed altezza massima di 0,60 m, avendo cura di evitare il dissecamento ed il soffocamento.

    La disposizione sul pendio avverrà a scacchiera o a strisce avendo cura di riempire gli interstizi con terreno vegetale e seminare il tutto. Le zolle verranno fissate con picchetti di ferro da 30 a 40 cm (uno ogni 4-5 zolle) e, in caso di sollecitazioni particolari, con reti metalliche o sintetiche a maglia di apertura non superiore a 15 cm.

    2.5 Trapianto dal selvatico di intere ecocelle

    Trapianto di intere porzioni di vegetazione autoctona di 0,5-1 m2, con il terreno compenetrato dalle radici. Attraverso lo spostamento di un'intera comunità vivente si possono creare delle isole verdi in aree prive di vegetazione; da questi punti isolati (ecocelle) partirà il processo di colonizzazione dell'area. Il principale vantaggio di questo tipo di intervento sta nel fatto che si trapiantano contemporaneamente la comunità vegetale - costituita da piante erbacee, suffrutici e arbusti singoli o a cespo - la pedofauna ed i microrganismi del terreno (funghi e batteri) così importanti nei processi di decomposizione e di mineralizzazione della sostanza organica.

    Il prelievo ed il trasporto verranno eseguiti a macchina e la collocazione in aree a ciò predisposte dovrà avvenire il più rapidamente possibile. L'attecchimento migliore si avrà durante lo stadio di riposo vegetativo.

    Il trapianto di ecocelle va effettuato in concomitanza di scavi, ad esempio minerari, che prevedono vaste superfici di scotico ed altrettante di ripristino. Le porzioni di scarpata tra le ecocelle verranno ricoperte di terreno vegetale che verrà seminato con miscele normali, in attesa della ricolonizzazione da parte delle specie autoctone sia vegetali che animali contenute nelle ecocelle stesse.

    2.6 Tappeto erboso pronto

    a) a rotolo

    b) a zolla

    Rivestimento di scarpata o sponda a bassa pendenza con cotico erboso pronto in genere a rotolo di larghezza 0,3-0,4 m e di lunghezza di 1,5-2 m, rasati a macchina, dallo spessore di 2,5 - 4 cm, disposti a strisce verticali srotolate dall'alto verso il basso, eventualmente fissate con picchetti sui pendii più ripidi.

    Il substrato va comunque rivestito con uno strato di terreno vegetale o di humus sabbioso, per il miglior attecchimento delle piante erbacee. Le miscele impiegate per la produzione dei cotichi vanno calibrate in funzione delle condizioni di applicazione. Dopo la posa in opera i tappeti erbosi vanno pressati o rullati.

    2.7 Trapianto di rizomi e di cespi

    a) divisi

    b) sminuzzati

    Prelievo dal selvatico di rizomi, stoloni e cespi di graminacee ed altre specie idonee in pezzi di circa 10-15 cm e loro piantagione (per i rizomi fittonanti ad es. Phragmites) per circa 4 cm o deposizione sul terreno sminuzzati od interi e ricopertura con un leggero strato di terreno vegetale per evitarne il disseccamento.

    Il trapianto va eseguito all'inizio o al termine del periodo di riposo vegetativo in ragione di 3-5 pezzi per m2.

    Tale tecnica va utilizzata per la riproduzione di specie non esistenti in commercio e di difficile riproduzione per seme. La moltiplicazione può essere effettuata anche tramite vivaio e successivo trapianto, utilizzando contenitori a bivalve in cui vengono inseriti frammenti di cespi dalle graminacee selvatiche, che vengono ritrapiantati dopo un ciclo di sviluppo nelle aree da colonizzare.

    2.8 Copertura diffusa con ramaglia viva

    a) normale

    b) armata

    Rivestimento di sponda, precedentemente rimodellata mediante copertura con ramaglia viva con capacità di propagazione vegetativa (Salici, Tamerici, Myricaria, Ligustrum) con densità di 20-50 verghe o rami per metro, di lunghezza minima di 150 cm, disposte perpendicolarmente alla corrente, previa posa di paletti di castagno o di larice infissi per almeno 60 cm e sporgenti per 20 cm a file distanti 1 m e con interasse da 1 a 3 m a seconda della pressione idraulica. La parte inferiore dei rami dovrà essere conficcata nel terreno o nel fondo e lo strato inferiore dovrà coprire lo strato superiore con sormonto di almeno 30 cm.

    La ramaglia verrà fissata ai paletti tramite filo di ferro, talee trasversali, fascine o graticciate e ricoperta con uno sottile strato di terreno vegetale. La base della sponda così ricoperta verrà consolidata con blocchi di pietrame eventualmente collocati in un fosso preventivamente realizzato. Tali blocchi (di dimensioni minime di 0,2 m3) potranno venir collegati con una fune di acciaio (variante "armata") fissata a pali di legno o di ferro, onde consentire una maggior protezione al piede, pur conservando una certa elasticità. Il periodo migliore di esecuzione è il tardo autunno.

    2.9 Copertura diffusa con culmi di canna

    Rivestimento di sponda, precedentemente modellata, in condizioni di bassa pendenza e velocità dell'acqua, con culmi di canna (essenzialmente viene impiegata Phragmites australis) in numero di 30-60 culmi per metro, di lunghezza da 80 a 170 cm, disposti perpendicolarmente alla corrente, con la parte inferiore a contatto con l'acqua (10-15 cm sotto il livello medio). Il fissaggio avverrà mediante paletti e filo di ferro in analogia al punto precedente.

    Il periodo migliore per il rivestimento va da marzo a maggio quando i giovani culmi hanno raggiunto la grandezza indicata.

    2.10 Viminata viva

    a) Viminata viva

    b) Viminata viva con disposizione romboidale

    c) Viminata viva seminterrata

    Stabilizzazione di pendio o scarpata mediante viminata formata da paletti di legno (larice, castagno, ecc.) di ø 3 ÷ 10 cm o di ferro ø 12 ÷ 14 mm, di lunghezza 80 ÷ 100 cm infissi nel terreno lasciando una altezza fuori terra di 15 ÷ 30 cm, alla distanza di 1 ÷ 3 m uno dall'altro, intervallati ogni 30 cm da paletti o talee vive di 40-50 cm, collegati da verghe di salice vivo o altra specie legnosa con capacità di propagazione vegetativa, con l'estremità conficcata nel terreno, di almeno 150 cm di lunghezza, intrecciate sui paletti principali e secondari e legate con filo di ferro per un'altezza di 15 ÷ 25 cm fuori terra ed una parte interrata di almeno 10 cm (l'infossamento ed il contatto con il terreno consentono il migliore attechimento e radicazione delle piante).

    Le viminate verranno disposte sui pendii a file parallele distanti da 1,2 a 2 m. Delle varianti sono costituite da file diagonali a formare rombi o quadrati che aumentano la capacità antierosiva e dalla disposizione seminterrata in solchetti di 20 cm ca onde aumentare la percentuale di attechimento in substrati aridi e aumentare l’effetto antiruscellamento.

    La messa in opera potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.11 Viminata viva spondale

    Stabilizzazione di sponda mediante viminata formata da paletti di legno (larice, castagno) di ø 8 ÷ 15 cm, di lunghezza 100 ÷ 150 cm infissi a reggere la sponda per una altezza fuori terra di 50 ÷ 80 cm, alla distanza di 1 ÷ 3 m uno dall'altro, collegati da verghe di salice vivo o altra specie legnosa con capacità di propagazione vegetativa, di almeno 150 cm di lunghezza, intrecciate sui paletti e legate con filo di ferro. Il contatto con il terreno spondale consente il migliore attechimento e radicazione delle piante.

    Le viminate spondali verranno utilizzate su sponde di piccoli corsi d'acqua per creare dei piccoli terrazzamenti o sostegni spondali in genere ad una sola fila parallela alla direzione del flusso e con la parte interrata e più grossa delle verghe a monte e l'intreccio a valle.

    La messa in opera potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.12 Fascinata viva su pendio

    a) Fascinata viva su pendio

    b) Fascinata viva su pendio con piantine

    Stabilizzazione di pendio su pendenze massime di 30°- 35° e con necessità di drenaggio superficiale, con fascinate vive, mediante scavo di un fosso di 0,3 ÷ 0,5 m di larghezza ed uguale profondità, posa nei solchi di fascine di specie legnose con capacità di propagazione vegetativa (salici, tamerici, ecc.), composte da 5-6 verghe di ø minimo 1 cm con punti di legatura distanti circa 70 cm, fissaggio con paletti di legno vivi o morti di almeno 60 cm e ø 5 cm o con aste in ferro ø 8 - 14 mm, infilati attraverso la fascina o a valle di essa, legati con filo di ferro, il tutto ricoperto con uno sottile strato di terreno. Le file di fascine saranno orizzontali (con funzione di immagazzinamento dell'acqua) o avranno opportuna inclinazione (per aumentare la funzione di deflusso laterale) e disteranno 1,5 ÷ 2 m l'una dall'altra.

    Nella variante con piantine le fascinate potranno essere abbinate a piantagioni di idonee specie arbustive radicate in ragione di 1-2 pezzi per metro avendo cura di tracciare solchi più larghi (0,30 ÷ 0,60 m) che vengono riempiti, dopo deposta la fascina con terreno vegetale o compost.

    La messa in opera potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.13 Fascinata viva drenante su pendio

    Costituzione di drenaggi con fascine disposti lungo il percorso più breve che seguirebbe l'acqua lungo il pendio con eventuali diramazioni laterali per un prosciugamento diffuso. Le fascine saranno formate da verghe o rami lunghi e diritti di piante legnose con capacità di propagazione vegetativa, anche in combinazione con ramaglia "morta" (ma non disseccata), che viene posta nella parte bassa a contatto con il terreno, disponendo le parti grosse sempre dalla stessa parte (in direzione opposta al deflusso). Il tutto a costituire fascine continue di ø 0,20 ÷ 0,60 m, legate ad intervalli di 50 cm con filo di ferro ø 1,5 ÷ 3,0 mm e fissate in solchi di drenaggio predisposti lungo il pendio mediante paletti di legno ø 8 ÷ 12 cm o di ferro ø 8 ÷ 14 mm, con eventuale rinforzo longitudinale con fili di ferro o corde di acciaio per evitare rotture dovute ad eccessive sollecitazioni da trazione nei tratti più ripidi.

    Per drenaggi di acque che si trovano ad una profondità maggiore di 30 - 40 cm, verrà scavato un fosso ad opportuna profondità che verrà riempito con pietrisco drenante, eventualmente concomitante con un tubo di drenaggio, per uno spessore di 20 ÷ 60 cm, sormontato a sua volta da una fascinata viva che raggiunge la superficie. Altri abbinamenti possono essere effettuati tra diverse fascinate vive (superficiali) e fascinate morte (sotterrate). I fossi drenanti con fascinate andranno collegati ai collettori di sgrondo.

    La messa in opera potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.14 Fascinata spondale viva di specie legnose

    a) Fascinata spondale viva di specie legnose rinforzata con massi

    Protezione del piede di sponda con fascinata viva in corsi d'acqua con portata relativamente costante e il cui livello medio permetta che la fascina si trovi fuori dall'acqua per almeno tre mesi durante il periodo di vegetazione.

    Le fascine saranno costituite da rami vivi di specie legnose adatte alla riproduzione vegetativa (salici, tamerici, miricaria) mescolati ad altre specie, avranno un ø da 0,20 a 0,50 cm legate con intervalli di 30 cm con filo di ferro di almeno 2 mm, e verranno poste in modo da sporgere per 1/2 ÷ 1/3, in un fossatello predisposto al piede della sponda, su uno strato di rami che sporgeranno per almeno 50 cm da sotto la fascina fuori dall'acqua.

    Le fascine verranno fissate ogni 0,8 - 1 m con pali di salice vivi o con barre in ferro e dovranno essere rincalzate con terreno per garantire la crescita delle piante.

    La messa in opera potrà avvenire soltanto durante il periodo di riposo vegetativo.

    Nella fascinata rinforzata sino all'altezza della portata di magra l'alveo viene rivestito con massi di varia dimensione a rinforzo basale della parte sommersa.

    2.15 Fascinata sommersa

    Protezione di sponda mediante una fascina costituita da legname morto di specie arbustive, appesantita al centro con ghiaia o pietrisco di ø 0,3 ÷ 0,6 m costruita in posto e legata con filo di ferro ø minimo 3 mm, nastro metallico o tessuto sintetico, fissata con pali di legno di minimo 0,6 - 1 m di lunghezza o tondini metallici di lunghezza variabile a seconda del substrato.

    La tecnica, adatta per protezione di sponda nel tratto normalmente sommerso dal livello medio, va di solito abbinata con strati di ramaglia e fascine spondali vive nella parte a contatto e fuori acqua.

    2.16 Fascinata spondale viva con culmi di canna

    Stabilizzazione di sponda di neoformazione da dragaggi a bassa pendenza su substrati limoso-sabbiosi in aree lagunari o stagnanti o soggette a moto ondoso di lieve entità mediante fascine di culmi di canna (Phragmites australis) di 80÷120 cm di lunghezza e di ø di circa 10 cm legate con filo di ferro e fissate al substrato con picchetti di legno o di ferro di 0,6-1 m, infossate nel limo per circa 1/3-2/3 del diametro, disposte a file parallele distanti 0,50 - 1,50 m.

    La messa in opera potrà avvenire preferibilmente quando i giovani culmi avranno raggiunto la citata dimensione, di solito da marzo a fine maggio.

    2.17 Cordonata viva

    Stabilizzazione di pendii anche molto ripidi e su terreni instabili mediante le seguenti operazioni nell'ordine:

    - formazione di banchine o terrazzamenti ad L orizzontali di larghezza minima di 35 - 50 cm, con leggera contropendenza (minimo 10°) distanti circa 2 - 3 m l'uno dall'altro, su cui si dispone longitudinalmente dello stangame preferibilmente di resinosa o di castagno con corteccia di ø 6 ÷ 12 cm, su due file parallele, una verso l'esterno fissata con picchetti in legno o ferro e una verso l'interno dello scavo;

    - stesura di un letto di ramaglia in preferenza di conifere sul fondo dello scavo;

    - ricopertura con uno strato di terreno di circa 10 cm;

    - collocazione a dimora di talee di salice (od altra specie legnosa con capacità di riproduzione vegetativa) in ragione di 10 ÷ 25 talee per metro, sporgenti verso l'esterno del pendio per almeno 10 - 20 cm;

    - ricopertura del tutto con inerte proveniente dallo scavo superiore.

    La messa in opera della cordonata potrà avvenire soltanto durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.18 Cordonata viva con piloti

    Stabilizzazione di pendii con cordonata costituita da tondame di larice, altra resinosa o castagno di ø 18-25 cm e lunghezza 3-4 m, appoggiato in orizzontale sul pendio, su file con disposizione alterna e distanti 2-3 m, fissato con piloti di ferro (a sezione tonda o a doppio T) o di legno (ø 8-10 cm) infissi nel pendio per minimo 1,70 m e sporgenti per 0,30 m.

    Sul tondame verranno appoggiate piantine di latifoglie a radice nuda ricoperte poi di terra o inserite piantine in zolla in piccoli solchi ricavati a tergo dei tronchi.

    2.19 Gradonata viva

    a) con ramaglia viva di salici, tamerici, ecc.

    b) con latifoglie radicate

    c) mista

    d) su rilevato

    e) rinforzata

    Stabilizzazione di pendii mediante scavo di gradoni o terrazzamenti con profondità in genere di 0,5 ÷ 1 m con pendenza verso l'interno di 5°-10° e del pari contropendenza trasversale di almeno 10° e realizzazione di file parallele dal basso verso l'alto con interasse 1,5 ÷ 3 m, riempiendo la gradonata inferiore con il materiale di scavo di quella superiore.

    a): con messa a dimora in appoggio al gradonedi ramaglia con tutte le ramificazioni di piante legnose con capacità di riproduzione vegetativa (Salici, Tamerici, ecc.) disposta in modo incrociato alternando le diverse specie e i diversi diametri (età) dei rami. I rami devono sporgere per almeno 1/4 della loro lunghezza e gli interstizi tra i rami devono essere accuratamente intasati di terreno per evitare eccessive circolazioni di aria e dissecamento.

    b): con messa a dimora in appoggio al gradone di piante radicate di latifoglie resistenti all'inghiaiamento e in grado di formare radici avventizie, di 2 - 3 anni, in ragione di 5 - 20 piante per metro, a seconda della specie, ed aggiunta di terreno vegetale o paglia o compost di corteccia per il miglioramento delle condizioni di crescita. Le piante dovranno sporgere per almeno 1/3 della loro lunghezza.

    c): vengono formate file alterne di gradonate con ramaglia e gradonate con piantine radicate con le modalità di cui alle varianti a) e b).

    d): la messa a dimora della ramaglia viva avviene durante la costruzione a strati dei rilevati (ad esempio stradali, ferroviari o arginali). La ramaglia (10 - 30 rami per metro) viene appoggiata sul ciglio del rilevato, può avere lunghezza di 2 o più metri e viene ricoperta dallo strato successivo del rilevato. Indipendentemente dalla lunghezza i rami non dovranno sporgere più di 25 cm dal terreno. L'insieme funge anche da terra rinforzata aumentando la stabilità del rilevato.

    e): viene utilizzato un rinforzo con una striscia di carta catramata (od altro materiale sintetico) a rivestire orizzontalmente la parte esterna del gradone per circa 30 cm.

    2.20 Graticciata di ramaglia

    Stabilizzazione e ricostruzione di sponda in erosione mediante:

    - infissione di una fila di piloti in legno (ogni 2 - 3 m) lungo la linea di sponda che si intende ricostituire;

    - deposizione a tergo dei piloti di ramaglia morta a strati (o interi alberi sino a 20 cm di diametro) a formare una graticciata con le cime dei rami sporgenti per 50 ÷ 80 cm nel fiume e per uno spessore sufficiente ad eguagliare il livello medio dell'acqua;

    - infissione di rami vivi di salice attraverso la graticciata sul fondo;

    - appesantimento con pietrame o massi o pezzi di calcestruzzo o legatura con filo di ferro di ø 3 mm.

    Durante le piene per la perdita di velocità dell'acqua verrà garantita la deposizione di materiale trasportato e l'intasamento graduale della graticciata.

    I salici garantiranno a loro volta il rinverdimento iniziale e verranno in seguito sostituiti da altri arbusti.

    L'opera andrà eseguita e reintegrata durante il periodo di riposo vegetativo, compatibilmente con il livello dell'acqua.

    2.21 Graticciata di ramaglia a strati

    a) con piloti e ghiaia

    b) con piloti e ghiaia fascinate

    Stabilizzazione e ricostruzione di sponda in erosione mediante costruzione a strati di 20 - 30 cm di ramaglia viva alternati con ghiaia o materiale di riempimento; il tutto fissato con piloti in legno prima di collocare lo strato succesivo. I rami vengono collocati a formare un graticcio o vengono alternati a file di fascinate (variante a) disposte ad angolo retto rispetto ai rami e lungo la direzione del flusso.

    Il profilo di sponda dovrà essere rispettato senza che sporgano rami; la parte sott'acqua rispetto alla portata media verrà consolidata con massi da scogliera; la parte fuori acqua potrà essere picchettata con talee vive di salice.

    Anche in questo caso la scabrosità superficiale favorirà il deposito del trasporto solido mentre i salici vivi consolideranno la costruzione anche a lungo termine. Le numerose nicchie e interstizi favoriranno lo sviluppo del microzoobenthos.

    2.22 Graticciata in rete zincata e stuoia

    a) sintetica

    b) biodegradabile

    Formazione di graticciata costituita da chiodature di sostegno in tondino di ferro ad aderenza migliorata diametro minimo 24 mm, 1 m di lunghezza di cui 40 cm sporgenti, inclusa perforazione in roccia, disposti a graticciata in ragione di un pezzo ogni metro lineare e collegate a fascia di rete zincata di maglia 8x10 e filo ø 2,7 rivestita internamente in stuoia sintetica tridimensionale (a) o in stuoia in fibra vegetale preseminata (b) rinforzata nella parte superiore con un tondino di ferro ø 10 mm, ripiegata ad L nella parte inferiore con un risvolto minimo di 20 cm incluse legature di fissaggio, riempimento a tergo di terreno vegetale e fornitura e messa a dimora di arbusti pionieri autoctoni.

    2.23 Ribalta viva

    Ricostruzione e stabilizzazione di sponda mediante strati alterni di ramaglia viva di Salici, Tamerici o altra specie legnosa con capacità di riproduzione vegetativa, disposti perpendicolarmente alla linea di sponda e fascine di salici, disposte longitudinalmente alla sponda stessa. Il modulo andrà ripetuto sino a riempire l'erosione e raggiungere l'altezza desiderata, completando la costruzione con riempimento con inerte a tergo delle fascine e sopra la ramaglia.

    La parte ubicata sotto il livello medio dell'acqua andrà rivestita con massi da scogliera (se del caso basati su geotessuto) o con fascine morte. La ramaglia, eventualmente disposta in obliquo rispetto alla corrente, andrà legata con molti punti di legatura e fissata con piloti in funzione della pressione idraulica.

    La messa in opera potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo.

    2.24 Palizzata viva

    Sistemazione a gradinata di solchi a "V" profondi e ripidi che normalmente non portano acqua, in terreni soffici ed a granulometria fine (limo, argilla, sabbia) mediante infissione nel terreno uno accanto all'altro, per 1/3 della loro lunghezza, di pali vivi di specie legnose dotate di capacità vegetativa, di ø minimo 5 cm, appuntiti in basso e tagliati diritti in alto, rispettando il verso di crescita.

    I pali vivi verranno legati con filo di ferro ø minimo di 2 mm ad un tronco trasversale, bene ammorsato nelle pareti laterali del fosso. Sono possibili luci non superiori ai 5 - 6 m ed altezze sino a 2 - 4 m.

     

    3. Interventi combinati di consolidamento

     

    3.1 Grata viva su scarpata

    a) semplice

    b) doppia

    Sostegno di scarpate e versanti in erosione molto ripidi con substrato compatto (che non deve essere smosso) con grata in tondame di larice, altra resinosa o castagno di ø 20 - 40 cm e lunghezza 2 - 5 m, fondata su un solco in terreno stabile o previa collocazione di un tronco longitudinale di base, con gli elementi verticali distanti 1 - 2 m e quelli orizzontali, chiodati ai primi, distanti da 0,40 a 1,00 m a seconda dell'inclinazione del pendio (in genere si lavora su pendenze di 45° ÷ 55°); fissaggio della grata al substrato mediante picchetti di legno di ø 8 - 10 cm e lunghezza 1 m, o di ferro di dimensioni idonee per sostenere la struttura; riempimento con inerte terroso locale alternato a talee e ramaglia disposta a strati, in appoggio alle aste orizzontali con eventuale supporto di una griglia metallica per un miglior trattenimento del terreno. L'intera superficie verr‡ anche seminata e in genere piantata con arbusti autoctoni.

    La grata può essere semplice (variante a) o doppia (variante b) a seconda della profondità e forma dello scoscendimento. La radicazione delle piante si sostituirà nel tempo alla funzione di consolidamento della struttura in legname.

    L'altezza massima possibile per le grate vive non supera in genere i 15 - 20 m.

    3.2 Palificata spondale con fascine vive

    Consolidamento di sponde subverticali mediante tondami di resinosa o di castagno di ø 20 - 30 cm e di almeno 3 m di lunghezza, infissi verticalmente per almeno 2/3 e addossati alla sponda stessa, dietro i quali vengono collocati tronchi orizzontali paralleli alla sponda alternati ad altri tronchi di minimo 1 m di lunghezza inseriti nella sponda in senso trasversale.

    I singoli tondami vengono fissati l'uno all'altro con chiodi in tondino ø 14 mm. Gli interstizi tra i tondami longitudinali vengono riempiti con massi sino al livello di magra dell'acqua. Negli interstizi sovrastanti, vengono inserite fascine di salice leggermente ricoperte di terreno per assicurare la radicazione dei rami di salice. Dai salici si sviluppa una vegetazione arbustiva riparia con funzione naturalistica e nel tempo anche statica mediante la radicazione che va a sostituirsi al tondame destinato a marcire.

    La struttura si presta anche alla creazione di tane per ittiofauna ricavando delle nicchie nella parte sommersa sostenute da legname al posto del pietrame di riempimento.

    3.3 Palificata viva di sostegno

    a) a parete semplice

    b) a parete doppia

    c) spondale

    Consolidamento di pendii franosi con palificata in tondami di larice o castagno ø 20 ÷ 30 cm posti alternativamente in senso longitudinale ed in senso trasversale (l = 1,50 - 2,00 m) a formare un castello in legname e fissati tra di loro con chiodi in ferro o tondini ø 14 mm; la palificata andrà interrata con una pendenza del 10% - 15% verso monte ed il fronte avrà anche una pendenza del 30% - 50% per garantire la miglior crescita delle piante; una fila di piloti potrà ulteriormente consolidare la palificata alla base; l'intera struttura verrà riempita con l'inerte ricavato dallo scavo e negli interstizi tra i tondami orizzontali verranno collocate talee legnose di Salici, Tamerici od altre specie adatte alla riproduzione vegetativa nonché piante radicate di specie arbustive pioniere. Rami e piante dovranno sporgere per 0,10-0,25 m dalla palificata ed arrivare nella parte posteriore sino al terreno naturale. Gli interstizi tra i tondami vengono riempiti con massi sino al livello di magra dell’argine

    a) a parete semplice: una sola fila orizzontale esterna di tronchi e gli elementi più corti perpendicolari al pendio sono appuntiti ed inseriti nel pendio stesso.

    b) a parete doppia: fila di tronchi longitudinali sia all'esterno che all'interno. La palificata potrà essere realizzata per singoli tratti non più alti di 1,5 - 2m.

    c) di difesa spondale: una fila di massi posti al piede della palificata, a contatto con l'acqua, legati con una fune di acciaio di ø 16 mm e ulteriormente fissati con piloti in legno o in profilato metallico di lunghezza di 2 m, infissi nel fondo per almeno 3/4 della lunghezza.

    3.4 Sbarramento vivo

    Formazione di sbarramenti costituiti da due file di pali di diametro e lunghezza proporzionale alla situazione idraulica e geomorfologica (in genere si usa un ø di 10 - 12 cm), tra le quali vengono introdotti sterpi secchi e fascine sommerse; i pali saranno contraventati a coppie con filo di ferro ø 5 mm; all'interno del pacchetto potranno essere inserite talee di salice, nei casi di livelli dell'acqua con scarsa variabilità; lo sbarramento verrà disposto parallelamente alla linea di sponda come frangiflusso per la creazione di tratti protetti, tutela di canneti e incremento di spazi vitali per la fauna acquatica.

    3.5 Pennello vivo ad intreccio

    Formazione di pennelli a partire dalla riva e posizionati ad angolo retto, con inclinazione verso valle o verso monte rispetto alla direzione del flusso, costituiti da pali di lunghezza variabile (in genere 100 ÷ 150 cm e ø 5 ÷ 10 cm) disposti a file singole o multiple, sui quali vengono intrecciati rami o verghe di salice.

    La struttura verrà posizionata in modo da determinare una riduzione della forza erosiva dell'acqua, dell'erosione e al contempo un deposito del trasporto solido.

    3.6 Traversa viva

    a) in pietrame e talee

    b) in fascinate e talee

    c) in gabbionata cilindrica e talee

    Formazione di traverse costituite da pettini o soglie nel tratto di golena in erosione partendo dalla sponda erosa sino alla linea di sponda progettata, mediante scavo di solchi di circa 30 x 50 cm con accumulo lato valle del materiale scavato, infissione nel solco di rami vivi di salice di 100 ÷ 150 cm di lunghezza rivolti verso valle con un angolo di 45° - 60°, a formare una barriera molto fitta e senza lacune; consolidamento della ramaglia mediante riempimento del solco a monte con pietrame (variante a) o con fascine (variante b) o con gabbionate cilindriche (variante c) poste con la parte superiore all'altezza del livello medio dell'acqua.

    Particolare cura dovrà essere posta nella finitura delle due estremità: la "testa" verso l'acqua andrà costruita con rami di salice disposti a ventaglio attorno alla testa in pietrame; la "radice" lato sponda, andrà impostata in profondità e rialzando il coronamento.

    Per ottenere un'efficace difesa del tratto in erosione ed un interramento nel tempo, andranno realizzate varie file di traverse disposte ad angolo retto rispetto al filone della corrente, tranne la prima a monte (angolo acuto verso la corrente) e l'ultima a valle (angolo ottuso). Le traverse verranno collocate a distanza di una volta sino ad una volta e mezzo della loro lunghezza.

    In caso di corsi d'acqua a forte capacità erosiva il sistema di traverse vive andrà abbinato con graticciate o con opere longitudinali lungo la futura linea di sponda.

    3.7 Repellente di ramaglia a strati

    a) con sostegno in pali

    b) con sostegno in geotessile a sacche

    Formazione di repellente di ramaglia a strati con funzione di difesa sia longitudinale che trasversale, costituita da un corpo di strati di fascine o di ramaglia alternati con tout-venant ghiaioso in genere prelevato dall' alveo.

    Nella variante a) tutto è sostenuto da file di pali, eventualmente infissi in precedenza, di dimensione e passo funzione del tipo di fondo e del livello dell' acqua. Nel caso di ricostruzione della linea spondale le punte dei rami dovranno terminare esattamente in corrispondenza della linea di sponda progettata. Il piede della costruzione a strati verrà ulteriormente consolidato con pietrame nel tratto di oscillazione del livello dell' acqua.

    Nella variante b) la struttura è sostenuta da geotessuti a sacche riempiti di tout-venant e alternati alla ramaglia. La sacca superiore viene ulteriormente piantata con talee legnose di salice od altra specie idonea infisse verticalmente. Le caratteristiche di portanza e resistenza a trazione/taglio del geotessuto dovranno essere dimensionate in funzione dei parametri statici ed idraulici.

    3.8 Rullo spondale con zolle (pani) di canne

    a) in rete metallica

    b) in georete sintetica

    Per il consolidamento di tratti di sponda in erosione di canali, corsi d'acqua a bassa pendenza, laghi, con limitate oscillazioni del livello dell'acqua, con trasporto solido limitato a limi in sospensione, in genere su substrati sabbioso-limosi debolmente ghiaiosi, verrà realizzato un rullo cilindrico in rete zincata (plastificata se in presenza di acque salmastre o salse) di maglia minima 8x10 cm, disposta a telo aperto di larghezza minima di 120 - 160 cm, in un solco predisposto di minimo 40 x 40 cm, sostenuto da pali di legno verso l'esterno e sul fondo, opportunamente dimensionati e intercalati in funzione del substrato e dello sforzo; il telo viene riempito di tout-venant ghiaioso (pezzatura 80-120 mm) o sabbioso per i 2/3 inferiori (in tal caso la rete va rivestita con un geotessuto filtrante sintetico o in fibra vegetale o va adottata la georete sintetica).

    Nella variante b) sopra vengono collocati pani di canne ed altre specie igrofile (Phragmites, Typha, Schoenoplectus, Phalaris, Carex, ecc.), il tutto verrà poi richiuso e legato a cilindro con filo di ferro.

    Il rullo ad operazione conclusa dovrà sporgere per 5-10 cm sul livello medio dell'acqua.

    La lavorazione potrà avvenire durante il periodo di riposo vegetativo, possibilmente in primavera prima della germogliazione.

    3.9 Rullo con ramaglia viva

    a) in georete sintetica

    b) in rete metallica

    In analogia al punto precedente potranno venir realizzati rulli in geotessuto sintetico riempiti di tout-venant ghiaioso o terroso abbinati a ramaglia viva e morta di salici o altre specie con analoghe proprietà vegetative, disposta a sostegno come sottofondo al rullo e internamente ad esso nella parte periferica inferiore e superiore.

    La lavorazione prevede:

    - scavo di un basamento in contropendenza al piede della sponda;

    - disposizione di ramaglia trasversalmente alla linea di flusso;

    - stesura della rete zincata o del geotessile in teli larghi 2-4 m e lunghi secondo necessità;

    - rivestimento con ramaglia, ricarico del materiale da riempimento;

    - copertura con ulteriore strato di ramaglia;

    - chiusura a rullo e cucitura con filo di ferro (diametro minimo 2 mm) con eventuale ausilio di mezzi d'opera per diametri vicini ad 1 m;

    - fissaggio del rullo mediante pali d'acciaio di 1-3 m di lunghezza e ø 16-22 mm, battuti attraverso il rullo.

    La variante b) in rete metallica potrà essere applicata solo in presenza di inerte ghiaioso di riempimento di diametro superiore a 80-120 mm.

    La difesa in rullo e ramaglia verrà attuata su fondali limosi e fangosi che male sopportano i carichi (es. scogliera) e con fondi movimentati. La collocazione avverrà nel periodo di riposo vegetativo e in modo che la ramaglia di base non si trovi sott'acqua per oltre tre mesi in tale periodo.

    3.10 Rullo spondale in fibra di cocco

    In analogia ai punti precedenti potranno venir realizzati rulli in fibra biodegradabile, in genere in cocco, costituiti da una rete in fibra sintetica o biodegradabile in cocco di maglia massima 60x80 mm riempiti in fibra di cocco naturale, con fibre di 10-16 cm, di peso secco per metro lineare di rullo tra 4 e 40 Kg in funzione del ø da 20 a 60 cm, con una resistenza a pressione di 1,3 tonn/m2 ed una deformazione da 1,5 a 3,5 cm in funzione del diametro se sottoposti ad un peso di 80 Kg. I rulli saranno a moduli cuciti lunghi da 3 a 6 m e cuciti con filo di nylon di ø di 5 mm e fissati al substrato con pali in legno di diametro e lughezza funzionali alle caratteristiche dl progetto ed al numero di file sovrapposte. In genere per rulli disposti a fila unica si prevedono pali di ø 8 cm lunghi 100 cm e distanti 80 cm.

    I rulli stessi potranno essere piantati con specie idonee alle caratteristiche locali, in genere canne, carici e specie salsoresistenti nelle zone ad acqua salmastra.

    La durata prevista dei rulli è di 10-15 anni ed il progetto dovrà tener conto della sostituzione della funzione meccanica e di drenaggio del rullo stesso da parte delle specie piantate. Il rullo ad operazione conclusa dovrà sporgere per 5-10 cm sul livello medio dell'acqua.

    La lavorazione potrà avvenire durante il periodo di riposo vegetativo, possibilmente in primavera prima della germogliazione.

    3.11 Muro cellulare (alveolare) rinverdito

    a) in calcestuzzo

    b) in legno

    c) spondale

    Formazione di muri cellulari o alveolari con elementi prefabbricati in calcestruzzo (variante a) di varia forma e dimensioni (a trave, a tubo, a piastra, a contenitori sovrapposti, ecc.).

    Il metodo va considerato ai confini dell'Ingegneria Naturalistica in quanto la funzione statica è totalmente legata alla struttura in cls, mentre le piante consolidano solo il terreno di riempimento. Inoltre le superfici in cls dei moduli esaltano i problemi legati all'insolazione e al deficit idrico estivo limitando le possibilità di crescita delle piante. Questo limite d'impiego si aggrava nelle regioni centro meridionali.

    Pur nella notevole varietà costruttiva e strutturale dei diversi sistemi di muro prefabbricato in commercio, valgono alcune prescrizioni funzionali comuni:

    - verifica dela stabilità geomeccanica complessiva della base d'appoggio e della stabilità propria della struttura;

    - dimensionamento minimo della parte alveolare frontale tale da consentire la crescita delle piante;

    - riempimento con inerte drenante nella parte posteriore a contatto con il versante riempimento con terreno vegetale nel 1/4 fronte esterno;

    - altezza e inclinazione del muro, forma dei paramenti frontali e sistemi di convogliamento acqua tali da garantire l'affluenza di acque meteoriche o di irrigazione nel fronte esterno;

    - inerbimento e messa a dimora di specie arbustive a comportamento pioniero e xeroresistenti.

    Nella variante b) gli elementi costruttivi prefabbricati del muro sono in legname squadrato, trattato con sali impregnanti, che consente altezze da 1 a 8 m e durata dichiarata di 40-50 anni. Per la natura dei materiali vi sono dei vantaggi sia estetici che rispetto alla crescita delle piante. Vi è il rischio di alveoli di dimensione eccessivamente ridotta per certi elementi modulari con piccoli spessori e rapporti vuoto/pieno sfavorevoli alle piante.

    Come consolidamento spondale (variante c) il muro cellulare si presta in condizioni di sezione ristretta senza possibilità di ampliamento o addolcimento della pendenza (tratti urbanizzati, adiacenze di infrastrutture, manufatti) ed è sostitutivo del muro in cls o della scogliera cementata.

    I muri cellulari potranno essere realizzati in qualsiasi stagione salvo la parte verde che sarà soggetta alle normali limitazioni stagionali delle semine e messe a dimora.

    3.12 Mantellate in calcestruzzo

    Formazione di rivestimento di superfici piane o in scarpata in piastre forate o in mattoni forati d'impilaggio in genere con morfologia ad incastro strutturati per lo scopo specifico; i fori vanno riempiti di materiale terroso, non necessariamente vegetale, ma tale da poter accogliere la radicazione delle piante erbacee a seguito di semina o idrosemina.

    Tale rivestimento verrà utilizzato ove sussitano esigenze funzionali di carico (aree di sosta, parcheggi, rampe di uso saltuario), di protezione di scarpate con limitazioni di crescita per le piante (spalle di ponti, banchine, bordi stradali in adiacenza di edifici), di protezione di scarpate con valori limite di pendenza su substrati soggetti ad erosione (sabbie, argille) in presenza di acque di ruscellamento superficiali.

    I problemi di manutenzione e le possibilità di crescita sono legati alle caratteristiche stazionali. Spesso sarà consigliabile riempire i vuoti con miscugli di sabbia (poveri di sostanze nutritizie) al posto della terra vegetale per limitare l'eccessivo sviluppo delle erbe infestanti.

    3.13 Gabbionata in rete metallica zincata rinverdita

    a) con talee

    b) con cuneo verde interno

    c) con cuneo verde esterno

    Formazione di gabbionata verde mediante impiego di normali gabbionate in rete metallica a doppia torsione di maglia esagonale minima 8x10 cm tessuta con trafilato in ferro di diametro minimo 2,7 mm zincato a caldo (UNI 8018) se del caso ricoperto di rivestimento plastico in PVC di spessore minimo di 0,4 - 0,5 mm e diametro complessivo minimo del filo 3,7 mm, confezionato a parallelepipedo di varie dimensioni (in genere 0,5 ÷ 1 m x 1 m x 2 m). Tali elementi, riempiti con pietrame grossolano sono tradizionalmente usati nelle costruzioni idrauliche, stradali, consolidamento di versanti, ecc.

    Nel loro impiego combinato con piante vive si prestano a varie applicazioni dell'ingegneria naturalistica che sono suscettibili di ulteriori evoluzioni data l'adattabilità dei materiali. Già il loro uso tradizionale presenta notevole plasticità dando adito nel tempo a processi di rinaturazione spontanea.

    Sulle tipologie di abbinamento sinora operate valgono le seguenti indicazioni:

    - inserimento di talee, ramaglia viva, piante all'interno del gabbione o tra un gabbione e quello soprastante in fase di costruzione (variante a), le talee dovranno attraversare completamente il gabbione ed essere inserite nel terreno dietro il gabbione stesso per una profondità che dia garanzia di crescita. Tale operazione potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo

    - realizzazione di un cuneo frontale interno costituito da un non tessuto verticale di separazione interna verso il pietrame e una georete tridimensionale plastica o in fibra vegetale verso l'esterno, il tutto riempito di terra vegetale, seminato e piantato (variante b)

    - formazione di un cuneo, come al punto precedente, ma esterno realizzato sul gradoncino tra un gabbione e quello soprastante in genere arretrato di 50 cm. In questo caso il non tessuto è posto esternamente a rivestire la parte orizzontale, e in parte quella verticale, del gradoncino. Il cuneo potrà essere semplicemente ricaricato di terra vegetale, seminato e piantato oppure richiuso con una rete zincata foderata con georete tridimensionale sintetica o in fibra vegetale.

    3.14 Materasso in rete metallica rinverdito

    a) spondale

    b) su scarpata

    Formazione di rivestimento in materasso verde in gabbionate di spessore minimo di 0,17 cm, in moduli di larghezza minima di un metro, fabbricati con rete metallica a doppia torsione con maglia esagonale minima 6x8 cm, tessuta con trafilato di ferro, di diametro minimo 2,2 mm zincato a caldo (UNI 8018) se del caso ricoperto da un rivestimento plastico di PVC di spessore minimo 0,4 - 0,5 mm e diametro complessivo del filo non inferiore a 3,2 mm., foderati sul fondo in geotessuto sintetico o in fibra vegetale ritentore di fini del peso minimo di 350 g/m2, riempito di un miscuglio di terreno vegetale e/o materiale sciolto con caratteristiche fisico-idrologiche, chimiche ed organiche tali da favorire la germinazione e la crescita delle piante. La copertura esterna sarà realizzata con rete metallica dello stesso tipo abbinata ad una georete tridimensionale o a un biofeltro in fibra vegetale di minimo 800 g/m2 eventualmente preseminato e preconcimato. A chiusura avvenuta il materasso verrà ulteriormente seminato in superficie e piantato con talee, rizomi, cespi ed arbusti radicati di specie autoctone. Le operazioni in verde verranno eseguite nelle stagioni idonee.

    a) spondale: verrà adottata in condizioni di pressione idraulica significativa su sponde di fiumi e canali con pendenza massima 2/3, operando il rivestimento continuo o finestrato con moduli a diaframmi interni con interasse 1 m. In testa e al piede verrà effettuato un riempimento con pietrame.

    b) su scarpata: prevede la collocazione su pendio, in genere in roccia, su pendenze massime di 45° - 50° anche di singoli materassi, in genere di minimo 0,2 x 1 x 2 m, fissati mediante barre metalliche di lunghezza e diametro atti a garantire l'aderenza e la stabilità del materasso stesso. L'impiego su scarpata è giustificato in condizioni di pendenza e substrato tali da non consentire altri interventi a verde. Il valore soglia di 45° - 50° è condizionato dall'apporto di acque meteoriche che a valori superiori diventa insufficiente.

    La messa a dimora di specie arbustive prevede il taglio di alcune maglie della rete nella parte superficiale. Va accuratamente effettuata la selezione delle specie pioniere xeroresistenti autoctone e ove necessario (nelle regioni centro meridionali e in esposizione Sud) adottato un impianto di irrigazione di soccorso per i primi due cicli stagionali sino ad affrancamento avvenuto delle piante.

    3.15 Terra rinforzata a paramento vegetato

    a) con geosintetici

    b) con griglia metallica e geosintetici

    c) con griglia e armatura metallica

    d) con pannello in calcestruzzo e armatura metallica

    e) con rete metallica a doppia torsioneFormazione di opere sostegno in terra rinforzata abbinando materiali di rinforzo di varia natura con paramenti sul fronte esterno realizzati in modo da consentire la crescita delle piante.

    Ciò si ottiene con varie tecnologie ma secondo le seguenti prescrizioni generali:

    - pendenza massima del fronte esterno di 60°(-70°) per consentire alle piante di ricevere almeno in parte l'apporto delle acque meteoriche;

    - presenza di uno strato di terreno vegetale verso l'esterno a contatto con il paramento;

    - idrosemina con miscele adatte alle condizioni di intervento con quantità minima di seme di 60 g/m2, collanti, ammendanti, concimanti e fibre organiche (mulch) in quantità tali da garantire la crescita e l'autonomia del cotico erboso. A miglior garanzia di riuscita del cotico erboso le stuoie frontali dovranno, ove tecnicamente possibile, essere preseminate e preconcimate;

    - messa a dimora di specie arbustive pioniere locali per talee o piante radicate in quantità minima di 1 ogni 5 m2, che svolgono nel tempo le seguenti funzioni: consolidamento mediante radicazione dello strato esterno della terra rinforzata; copertura verde della scarpata con effetto combinato di prato-pascolo arbustato che più si avvicina agli stadi vegetazionali delle scarpate naturali in condizioni analoghe; raccolta e invito delle acque meteoriche, sopperendo in tal modo all'eccessivo drenaggio dell'inerte e all'eccessiva verticalità.

    - realizzazione di un sistema di drenaggio a tergo della struttura in terra rinforzata che non impedisca però la crescita delle radici.

    L'impiego delle specie arbustive sulle terre rinforzate va considerato quindi una condizione indispensabile per dare autonomia naturalistica, stabilità superficiale e collaudabilità a questo tipo di interventi.

    Per le terre rinforzate a paramento vegetato valgono, e devono essere parte integrante della progettazione, i principi statici e costruttivi delle terre rinforzate con particolare riferimento a : verifica di stabilità interna in assenza di pressioni interstiziali, verifica di stabilità esterna (schiacciamento del terreno di fondazione, ribaltamento, scivolamento lungo il piano di base) e quella globale dell’insieme struttura terreno; dimensionamento opportuno dei materiali di rinforzo in funzione della tensione ammissibile e di esercizio della struttura in relazione all'altezza e profondità della terra rinforzata, spessore degli strati, pendenza, caratteristiche del rilevato; selezione degli inerti in base alle loro caratteristiche geomeccaniche e di drenaggio; compattazione degli stessi a strati di spessore massimo 0,4 m mediante bagnatura e rullatura con rullo vibrante con raggiungimento del fattore di compattazione almeno pari al 95 % dello standard Proctor.

    a) con geosintetici: per il rinforzo delle terre vengono utilizzati geosintetici costituiti da fibre di varia natura (poliestere, polietilene, polipropilene, etc). Nella specifica del materiale di rinforzo da impiegare oltre alle caratteristiche fisiche quali resistenza a trazione (superiore a 20 KN/m) ed allungamento a rottura compatibile con le deformazioni della struttura rinforzata, dovrà essere indicato il valore di tensione ammissibile del materiale che tenga in considerazione la natura del polimero, la qualità delle fibre impiegate, il comportamento al creep del materiale, il danneggiamento meccanico, chimico ed ai raggi UV e la durata di esercizio dell’opera: tali caratteristiche dovranno essere documentate con certificazioni di qualità in conformità alla normativa vigente. In tal caso il geosintetico, oltre a fungere da rinforzo orizzontale, viene ripiegato a sacco a chiudere frontalmente il materiale di riempimento. Il contenimento durante la rullatura è garantito da casseri mobili, il cui posizionamento a scalare verso l'alto determinerà la pendenza finale del fronte. L'impiego di geosintetici a maglia aperta è migliorativo in funzione della crescita delle piante e del cotico erboso. Per problemi di trattenimento dello strato di terreno vegetale fronte esterno vengono abbinati al geosintetico georeti tridimensionali sintetiche o biofeltri e biostuoie in fibra vegetale.

    b) con griglia metallica e geosintetici: l'armatura del rilevato è costituita da un geosintetico con resistenza a trazione non inferiore a 25 KN/m; sul fronte esterno viene posizionata una rete metallica elettrosaldata che funge da cassero con maglie differenziate di ø da 6 mm a 9 mm; la rete metallica è rivestita da un geotessile composito per il trattenimento del terreno e base d'appoggio della vegetazione che dovrà consentire la trasparenza alla radicazione delle piante erbacee; lo spessore degli strati non potrà superare i 65 cm. Le specifiche del geosintetico di rinforzo devono presentare caratteristiche conformi al punto a).

    c) con griglia e armatura metallica: le armature vengono realizzate con lamine metalliche di lunghezza variabile, ad aderenza migliorata mediante rilievi trasversali in numero non inferiore a 24/m su entrambe le facce, in acciaio zincato a caldo di sezione minima di 5 x 45 mm vincolate a griglie frontali in rete metallica elettrosaldata inclinata di circa 63°, che funge da cassero, in acciaio zincato a caldo con maglia minima di 10x10 cm di diametri differenziati da 6 mm a 14 mm, rivestite all’interno da una biostuoia o da un biofeltro e/o da una geostuoia tridimensionale in materiale sintetico con elevate caratteristiche di resistenza agli agenti chimici e atmosferici.

    d) con pannello in calcestruzzo e armatura metallica: le armature sono come al punto precedente e sono collegate con un sistema di pannelli in cls formati da piastre inclinate e contrafforti d'appoggio verticali ad incastro. Le piastre sono inclinate di circa 70° rispetto all'orizzontale a formare, mediante la loro sovrapposizione a quinconce, dei contenitori che vengono riempiti di terra vegetale. Il metodo presenta rispetto ai muri cellulari i seguenti vantaggi:

    - un'inclinazione complessiva massima del muro (circa 70°) e posizionamento ad invito dei pannelli tali da ricevere e convogliare l'acqua meteorica;

    - un facile apporto dall'esterno di terra vegetale ad opera realizzata, che va a contatto con l'inerte costituente il rilevato in terra armata.

    e) con rete metallica a doppia torsione: il paramento esterno (max 70°) e l'armatura orizzontale sono realizzati con elementi in rete metallica a doppia torsione con maglia esagonale minima 8x10 cm, tessuta con trafilato di ferro di diametro minimo 2,7 mm zincato a caldo (UNI 8018), con rivestimento in PVC o XLPE con resistenza agli UV, alte temperature ed agli altri agenti atmosferici certificati, di spessore minimo 0,4 - 0,5 mm e diametro complessivo del filo 3,7 mm circa avente resistenza nominale non inferiore a 40 kN/m; gli elementi sono di lunghezza variabile e costituiscono senza soluzione di continuità anche il paramento esterno verticale, a gradoni o inclinato, che è rinforzato da barrette metalliche inserite nella rete e da un ulteriore pannello in rete metallica a doppia torsione abbinato a un geosintetico o a un biostuoia-biofeltro che garantisca il trattenimento del materiale terroso e la crescita del cotico erboso e delle piante.

    3.16 Muro a secco rinverdito

    Formazione di muratura a secco con pietrame squadrato al grezzo con inserimento durante la costruzione di ramaglia viva (sino a 10 pezzi/m2), o piante legnose radicate (2-5 pezzi/ m2) o zolle erbose. I rami non dovranno sporgere più di 30 cm dal muro nell'aria, per evitare disseccamenti, e in tal senso dovranno essere potati dopo la posa in opera.

    Le fughe tra i massi andranno intasate con terreno vegetale o almeno materiale fine tale da rendere possibile l'attecchimento delle piante.

    La costruzione potrà avvenire solo durante il periodo di riposo vegetativo, la presenza della vegetazione oltre a consolidare nel tempo la struttura, consentirà di ottenere un maggior drenaggio del terreno retrostante. Date le condizioni particolari è prevista una fallanza del 30-40%.

    3.17 Cuneo filtrante

    Formazione di un cuneo di inerte drenante a varia pezzatura (ghiaia, pietrisco) riportato a strati alternati a disposizione di ramaglia viva e talee, con capacità di ricaccio (che devono arrivare sino al substrato di base) piante radicate o zolle di canneto. Il tutto a ricostruire un tratto di versante franato ove vi sia presenza di acqua nel substrato, inserendo, se del caso, tubi drenanti alla base e lungo il pendio o realizzando un sostegno al piede in muro a secco o palificata viva o altra tecnica.

    La superficie esterna (in genere senza riporto di terreno vegetale) verrà inerbita con idonea miscela di sementi e tecnica di semina in funzione delle condizioni locali di intervento.

    3.18 Rampa a blocchi

    Consolidamento di fondo di corso d'acqua in tratti di salto mediante pietrame o massi di diametro variabile a seconda dei parametri idraulici da 0,4 a 1(2) m, disposto a rampa su 1 - 2 file di massi fissati ulteriormente da file di piloti in acciaio o in legno di dimensioni tali da garantire la funzione di bloccaggio e la durata.

    La rampa è sostitutiva delle briglie e dei salti di fondo in calcestruzzo e garantisce gli spostamenti di risalita dei pesci e di altra fauna acquatica.

    La rampa a blocchi può essere realizzata:

    a) lungo la sezione principale di deflusso e in tal caso verrà creato un allargamento consolidato con pietrame nel punto di inserzione tra la rampa e la sponda;

    b) quale by-pass laterale al corso principale in presenza di una preesistente briglia in calcestruzzo o altro sbarramento trasversale. In tal caso si collocano i massi al fine di creare diversi piccoli bacini a vari livelli in modo da consentire a tutta la fauna ittica di risalire l'ostacolo. La pendenza non dovrà superare il rapporto 1:10 e il dislivello tra due bacini contigui i 20-25 cm. I massi principali vanno collocati in piedi e fissati con putrelle o tondini in acciaio (va evitato il calcestruzzo) le vasche vanno riempite di pietrisco e ghiaia di ø 20-30 cm.

    3.19 Blocchi incatenati

    a) a protezione longitudinale

    b) a soglia

    Disposizione di massi ciclopici a file e loro legatura mediante fune d'acciaio di diametro opportuno collegata con barre d'acciaio con estremità ad occhiello (o tasselli ad espansione) fissata con malta cementizia antiritiro a singoli massi e vincolate al fondo mediante piloti in legno o ferro.

    Le file possono fungere da protenzioni spondali longitudinali (variante a) come nella copertura diffusa armata, o trasversali a soglia (variante b) nel qual caso vengono di solito collocate due file di massi legati e collegati a loro volta tra loro e fissate a travi poste a monte della soglia, infisse nell'alveo per 1,5 - 2 m e con interasse idoneo a garantirne la stabilità.

    La struttura viene di solito completata con inserimento di ramaglia viva

    3.20 Scogliera rinverdita

    Formazione di scogliera in grossi massi ciclopici rinverdita, di rivestimento e difesa di scarpate spondali, realizzata mediante:

    - sagomatura dello scavo, regolarizzazione del piano di appoggio con pendenza non superiore a 2/3;

    - eventuale stesa di geotessile sul fondo di peso non inferiore a 400 g/m2 con funzione strutturale di ripartizione dei carichi e di contenimento del materiale sottostante all’azione erosiva;

    - realizzazione del piede di fondazione con materasso o taglione (altezza di circa 2,0 m e interramento di circa 1,0 m al di sotto della quota di fondo alveo) in massi, ad evitare lo scalzamento da parte della corrente e la rimobilitazione del pietrame in elevazione. Il materasso di fondazione deve essere realizzato prevedendo eventuali soglie di consolidamento costruite sempre con grossi massi, o anche con la realizzazione di piccoli repellenti;

    - realizzazione della massicciata in blocchi di pietrame per uno spessore di circa 1,50 m, inclinati e ben accostati, eventualmente intasati nei vuoti con materiale legante (al di sotto della linea di portata media annuale) oppure legati da fune d’acciaio. I blocchi devono avere pezzatura media non inferiore a 0,4 m3 e peso superiore a 5-20 q, in funzione delle caratteristiche idrodinamiche della corrente d’acqua e della forza di trascinamento. Le pietre di dimensioni maggiori vanno situate nella parte bassa dell’opera. Nel caso che il pietrame venga recuperato nell’alveo, è necessario fare in modo che non venga alterata eccessivamente la struttura fisica dello stesso (dimensione media del pietrame di fondo, soglie naturali, pendenza);

    - impianto durante la costruzione di robuste talee di salice, di grosso diametro, tra le fessure dei massi (al di sopra della linea di portata media annuale), poste nel modo più irregolare possibile. In genere vanno collocate 2-5 talee/m2, e su aree soggette a sollecitazioni particolarmente intense (es. sponda di torrenti con trasporto solido) da 5 a 10 talee/m2 e di lunghezza tale (1,50-2 m) da toccare il substrato naturale dietro la scogliera. I vuoti residui devono essere intasati con inerte terroso. Il dilavamento del terreno nelle fessure poste al di sotto della linea di portata media annuale può essere diminuito o anche eliminato con l’inserimento di stuoie vegetali.

    3.21 Briglia viva in legname e pietrame

    Briglia viva in legname e pietrame di consolidamento, di modeste dimensioni trasversali, a struttura piena, realizzata mediante:

    - incastellatura di legname a parete doppia (struttura a cassone o reticolare) in tondame scortecciato, unito da chiodi e graffe metalliche zincate. la soglia sarà realizzata da travi di diametro pari a 15-20 cm, opportunamente incastrate nelle spalle, ancorate ai pali di sostegno mediante tacche di ancoraggio e chiodi di ferro o nastri d’acciaio zincati. se necessario, la fondazione dovrà essere consolidata da pali. Il rivestimento della vasca tra il corpo briglia e la controbriglia verrà realizzato con pietrame reperito in loco;

    - riempimento della briglia con materiale drenante di ciottoli o ghiaia e terreno drenente costipabile, o pareggiato con dei sassi;

    - eventuale posizionamento a tergo di geotessile per evitare sifonamenti;

    - completamento della soglia durante il riempimento con deposizione fra i correnti di rami lunghi 1,50-2,0 m, con capacità di propagazione vegetativa, e/o con talee di salice (1-5 pezzi/m), e/o con piante di latifoglie radicate. Per briglie di piccole dimensioni, si può alternare alle travi di legno viminate o fascinate vive, ben fissate al terreno di fondazione e ai pali di sostegno mediante picchetti di legno e legature metalliche.

     

    4. Interventi costruttivi particolari

    4.1 Muro vegetativo in conglomerato a secco di inerte e fibre tessili sintetiche

    Formazione di opere di sostegno a muro realizzate con un materiale composito ottenuto dalle proiezioni simultanee di inerte terroso di opportuna granulometria e di fibre tessili sintetiche in continuo, di titolo compreso tra 50 e 330 dtex, per una pecentuale in peso atta a garantire la stabilità del muro, come risultante dal calcolo di ogni opera. Il tutto ricoperto da uno strato di un miscuglio di fibre tessili o sabbia con aggiunta di miscele di semi di specie erbacee idonee a costituire un cotico erboso nelle condizioni ambientali di intervento, inclusi la messa a dimora di arbusti di specie pioniere autoctone posti a dimora sulle superfici orizzontali e inclinate in ragione di minimo 1 pezzo ogni 5 m2.

    4.2 Barriera vegetativa antirumore in terrapieno compresso

    a) metallica

    b) in legno

    c) in calcestruzzo

    d) in doppia terra rinforzata

    Formazione di una barriera antirumore di altezza minima di 2 m e larghezza minima di 1,2 m costituita da una struttura in terrapieno compresso riempita di una miscela di inerte vegetale locale additivato con ammendanti migliorativi delle caratteristiche fisico-idrologiche ed organiche, di natura tale da garantire il drenaggio, la crescita delle piante e la stabilità nel tempo di queste due caratteristiche.

    Il verde inizialmente sarà deputato al cotico erboso da idrosemina a spessore e in seguito sarà garantito dalla crescita di arbusti autoctoni che verranno messi a dimora per talee o piante radicate sia in testa che su entrambe le pareti subverticali della barriera, in ragione di minimo 1 pezzo ogni 3 m2. Anche in questo caso, come nelle terre rinforzate a paramento vegetato, lo stadio di riferimento della vegetazione è la siepe su prato-pascolo. Per le regioni centro meridionali andrà previsto un impianto di irrigazione per i primi periodi vegetativi costituito da linee di tubi porosi posti orizzontalmente ogni 1,5 m al massimo di altezza. Verranno effettuate le verifiche statiche relative alle fondazioni che, ove necessarie, non potranno essere continue, ma disposte come le traverse ferroviarie, in modo da garantire la permeabilità delle radici degli arbusti nel substrato.

    Le verifiche statiche delle fondazioni e delle strutture nonchè le caratteristiche di fonoisolamento dovranno essere conformi alle prescrizioni normative vigenti.

    Sono possibili varianti relative:

    a) in struttura metallica: la struttura di sostegno in metallo sarà costituita da montanti in profilato di acciaio zincato a caldo di idonea portanza rapportata all' altezza della barriera, le pareti saranno realizzate in rete metallica elettrosaldata zincata a caldo di maglia minima 10x10 cm e tondini di diametro minimo di 8 mm (il dimensionamento sarà rapportato alle esigenze statiche e funzionali) la rete sarà foderata all'interno da stuoia o biofeltro preseminato e preconcimato in fibre vegetali di grammatura minima 100 g/m2 a sua volta rivestiti verso l'interno da una geostuoia in materiale sintetico con elevate caratteristiche di resistenza agli agenti chimici e atmosferici per il trattenimento del terreno. Il riempimento avverrà dall'alto e l'inerte verrà compattato in modo tale da aderire alle pareti senza che rimangano vuoti, ciò nonostante verrà previsto un ricarico nella parte superiore ad assestamento finale del terreno che normalmente avviene dopo alcuni mesi ed a seguito delle prime pioggie di una certa consistenza.

    b) in legno

    c) in calcestruzzo.

    Per le strutture alveolari o a mensola in legno e calcestruzzo valgono le prescrizioni relative all' articolo dei muri cellulari;

    d) in doppia terra rinforzata.

    Valgono le prescrizioni relative alle terre rinforzate con geotessuti e reti metalliche indicate al cap. 3.15 salvo che la costruzione avvenga a piramide con risvolti da ambo i lati della barriera e chiusura superiore con un ricarico di inerte su una testa orizzontale di almeno 1,5 m.

     

    PARTE II

    OPERE A VERDE

    Introduzione

    Nella sezione riguardante le Opere a Verde sono individuati sinteticamente quegli elementi, ritenuti fondamentali quali orientamenti alla stesura di un Capitolato.

    Solo attraverso un chiaro e completo documento contrattuale il Committente, il Progettista/Direttore Lavori e l’impresa esecutrice possono procedere alla realizzazione di un’opera che sia totalmente rispondente alle aspettative di tutti i concorrenti all’esecuzione. E’ in tale ottica che all’inizio della prima parte vengono richiamate le Norme Generali tecnico-amministrative, indispensabili in ogni Capitolato. Esse definiscono i lavori da effettuare, l’importo delle opere, a chi queste vengono affidate e quali solo gli obblighi delle parti prima, durante e dopo l’esecuzione delle opere.

    Per una maggiore completezza è bene includere nel Capitolato, come parte integrante, tutti gli elaborati di progetto.

    Trattandosi di orientamenti alla stesura di capitoli, in questa sezione, le Norme Generali vengono semplicemente richiamate in quanto trattate con maggior dettaglio nei documenti approvati e vigenti, quali il Capitolato Generale e Speciale del Ministero dei Lavori Pubblici, o in uso quale il Capitolato Speciale Tipo per Appalti di Opere a Verde e del Paesaggio della Commissione Tecnica Permanente (Padova Fiere) già collaudato da parte di Enti Pubblici Territoriali.

    Le Prescrizioni Generali sono invece le operazioni da effettuare sia preliminarmente che durante l’esecuzione dei lavori, volte a garantire una serie di lavori e responsabilità che non sono specificatamente le opere da eseguire ma ne risultano complementari ed a corredo. Esse precisano le modalità d’esecuzione delle operazioni accessorie all’esecuzione principale (Oggetto principale di Capitolato. Inoltre le Prescrizioni Generali specificano le responsabilità dell’esecutore a garanzia dei lavori completati.

    Le parti essenziali che concorrono alla corretta stesura di un Capitolato si individuano nei seguenti elementi:

    - i materiali da impiegare nell’opera;

    - le indicazioni sulle tecniche e modalità d’esecuzione;

    - l’avvio in esercizio dell’opera.

    La determinazione della Qualità e provenienza dei materiali garantisce i requisiti minimi di tutti i materiali e/o componenti che vengono utilizzati.

    Se per una serie di elementi componenti si può far riferimento a requisiti già codificati quali le norme UNI, per altri materiali, mancando norme specifiche ufficiali, diventa fondamentale dare indicazioni dettagliate all’interno del Capitolato.

    Risulta perciò importante, per le opere a verde, dare delle indicazioni specifiche e dettagliate proprio per una delle principali componenti: il materiale vegetale, privo di una normativa che lo codifichi ufficialmente (attualmente esiste solo una normativa per la certificazione sanitaria delle piante).

    Una volta individuate le caratteristiche tecniche delle componenti da impiegare nelle opere risulta essenziale definire le Modalità di esecuzione dei lavori e le tecniche di impiego dei materiali. In questa parte sono indicati sia i tempi che la conseguenzialità delle operazioni: queste devono seguire rigorosamente l’ordine imposto dalla Direzione Lavori in quanto trattasi di interventi da realizzare in ordine cronologico predefinito.

    Non dobbiamo dimenticare che le Opere a Verde si attuano fondamentalmente con materiali naturali e vivi, che quindi crescono e mutano nel tempo e richiedono così un controllo e governo che non si limita al pericolo di realizzazione. Per tale motivo l’ultima operazione temporale da effettuare si può individuare nell’avvio all’esercizio dell’opera compiuta e che definiremo Manutenzione delle opere a verde per il periodo di garanzia. Per un tempo determinato nel Capitolato, una volta compiuti i lavori, l’Impresa prenderà in carico la gestione delle opere realizzate impegnandosi al controllo di quanto effettuato perchè tutto si avvii all’uso senza vizi o difetti nascosti che possono manifestarsi in un congruo periodo di tempo dalla fine dei lavori.

    Ricordiamo infine che trattandosi proprio di orientamenti alla stesura dei Capitolati, le indicazioni sinteticamente individuate forniscono semplicemente una traccia delle specifiche fondamentali per ogni singolo argomento. La traccia servirà per costituire un Capitolato che poi operi i necessari approfondimenti nei documenti specifici attualmente pubblicati e ai quali abbiamo già fatto riferimento in precedenza.

    1. Norme generali

    Le Norme Generali definiscono:

    - i lavori da effettuare,

    - l’importo delle opere,

    - gli obblighi delle parti.

    Tali norme, trattandosi di orientamenti alla stesura dei Capitolati, vengono solamente elencati in quanto trattate con maggior dettaglio nei documenti approvati ed in uso. Esse riguardano:

    1.1 Oggetto dell’appalto

    1.2 Descrizione sommaria delle opere

    1.3 Ammontare dell’appalto

    1.4 Programma dei lavori

    1.5 Occupazione del suolo

    1.6 Tempo utile per l’ultimazione dei lavori - Penale per i ritardi

    1.7 Collaudo : provvisorio e definitivo (verbali)

    1.8 Manutenzione delle opere

    1.9 Danni di forza maggiore

    1.10 Oneri e obblighi a carico dell’Impresa

    1.11 Misure di sicurezza sui posti di lavoro

    1.12 Responsabilità dell’Impresa

    1.13 Elenco prezzi

    1.14 Risoluzione del contratto

     

    2. Prescrizioni generali

    Sono le operazioni da effettuare sia preliminarmente che durante l’esecuzione dei lavori. Precisano le modalità di esecuzione degli interventi accessori all’esecuzione principale (Oggetto principale di Capitolato). Specificano le responsabilità dell’esecutore a garanzia dei lavori completati.

    Per la stesura completa di un Capitolato é necessario integrare le descrizioni di queste operazioni con i documenti approvati ed in uso.

    2.1 Sopralluoghi e accertamenti preliminari

    Prima di presentare l’offerta per l’esecuzione dei lavori oggetto del Capitolato, l’impresa dovrà ispezionare il luogo per prendere visione delle condizioni di lavoro e dovrà assumere tutte le informazioni necessarie in merito alle opere da realizzare.

    2.2 Conservazione spostamento e recupero delle piante esistenti nella zona

    Tutta la vegetazione esistente indicata in progetto per restare in loco dovrà essere protetta adeguatamente da ogni danneggiamento.

    Nell’eventualità di dover trapiantare piante esistenti nel cantiere o sul luogo della sistemazione, la Direzione Lavori si riserva la facoltà di fare eseguire, secondo tempi e modi da concordare, la preparazione delle piante stesse.

    2.3 Accantonamento degli strati fertili del suolo e del materiale di scavo

    Gli strati fertili sull’area del cantiere devono essere preservati.

    2.4 Approvvigionamento di acqua

    Devono essere individuate le fonti di approvvigionamento e stabiliti gli oneri relativi.

    2.5 Pulizia dell’area del cantiere

    A mano a mano che procedono i lavori di sistemazione e le operazioni di piantagione, l’Impresa, per mantenere il luogo più in ordine possibile, è tenuta a rimuovere tempestivamente tutti i residui di lavorazione e gli utensili inutilizzati.

    2.6 Garanzia di attecchimento

    La garanzia decorre dal momento della presa in consegna e la sua durata è fissata nei documenti dell’appalto.

    L’ Impresa si impegna a fornire una garanzia di attecchimento del 100% per tutte le piante.

    L’attecchimento si intende avvenuto quando, al termine di 90 giorni a decorrere dall’inizio della prima vegetazione successiva alla messa a dimora, le piante si presentino sane e in buono stato vegetativo.

    2.7 Garanzia per i tappeti erbosi

    L’impresa si impegna di realizzare tappeti erbosi rispondenti alle caratteristiche previste dal progetto e a garantirne la conformità al momento della ultimazione dei lavori, salvo quanto diversamente specificato dal progetto e/o dall’ Elenco prezzi.

     

    3. Qualità e provenienza dei materiali

    La determinazione della qualità e provenienza dei materiali garantisce i requisiti minimi di tutti i materiali o componenti che verranno utilizzati.

    Se per una serie di componenti si può fare riferimento a requisiti già codificati quali le norme UNI, per altri materiali, soprattutto di tipo vegetale (le piante), mancando in Italia una normativa specifica, si dovranno dare indicazioni specifiche e dettagliate all’interno del Capitolato.

    3.1 Materiale edile, impiantistico e di arredo

    Tutto il materiale edile, impiantistico e di arredo dovrà essere delle migliori qualità, senza difetti e in ogni caso con qualità e pregi uguali o superiori a quanto é prescritto dal Capitolato, dal progetto e dalla normativa vigente.

    3.1.1 Pavimentazione per esterno

    Le pavimentazioni per esterno devono essere eseguite in modo da costituire superfici continue ed uniformi tali da garantire la sicurezza e la percorribilità dei piani di calpestio.

    A seconda dell’impiego queste possono essere impermeabili o permeabili.

    Per pavimentazione in ambienti di uso pubblico tali superfici dovranno essere adeguate alle norme di fruibilità e sicurezza vigenti.

    In generale il materiale utilizzato dovrà rispondere ai requisiti specifici delle categorie di appartenenza.

    3.1.2 Impianti di illuminazione

    L’impianto di illuminazione da esterno dovrà rispondere ai caratteri previsti dal progetto assolvendo ai requisiti di funzionalità ed ornamento richiesti.

    Negli impianti da realizzare in aree di uso pubblico le apparecchiature i comandi e le reti di distribuzione dovranno essere protette o poste in zone inaccessibili al pubblico in rispetto delle normative di sicurezza vigenti.

    Tutti i materiali e le apparecchiature devono essere conformi alle vigenti norme emanate dal Consiglio Nazionale Ricerche (C.N.R.) e dal Comitato Elettronico Italiano (C.E.I.).

    3.1.3 Impianti di irrigazione

    Gli impianti irrigui dovranno assolvere alle specifiche funzioni previste dagli elaborati di progetto secondo le preventive valutazioni resesi necessarie alla loro progettazione. Essi rispetteranno la funzionalità e l’efficacia in rispetto delle norme di sicurezza vigenti.

    3.2. Materiale agrario

    Per materiale agrario si intende tutto il materiale usato negli specifici lavori di agricoltura, vivaismo e giardinaggio (es. terreni e substrati di coltivazione, concimi, fitofarmaci, tutori, ecc.), necessario alla messa dimora, alla cura ed alla manutenzione delle piante occorrenti per la sistemazione.

    3.2.1 Substrati di coltivazione e terra di coltivo riportata

    Con substrati di coltivazione si intendono materiali di origine minerale e/o vegetale utilizzati singolarmente o miscelati in proporzioni note per impieghi particolari e per ottenere un ambiente di crescita adatto alle diverse specie che si vogliano mettere a dimora.

    L’impresa prima di effettuare il riporto della terra di coltivo dovrà accettarne la qualità per sottoporla all’approvazione della Direzione Lavori.

    3.2.2 Concimi, ammendanti e correttivi, fitofarmaci

    I concimi minerali, organici, misti e complessi da impiegare dovranno avere titolo dichiarato secondo le vigenti disposizioni di legge ed essere forniti nell’involucro originale della fabbrica, fatta esclusione per i letami, per i quali saranno valutate di volta in volta qualità e provenienza.

    Con ammendanti si intendono quelle sostanze sotto forma di composti naturali o di sintesi in grado di modificare le caratteristiche fisiche del terreno.

    Con correttivi si intendono quei prodotti chimici, minerali, organici o biologici capaci di modificare le caratteristiche chimiche del terreno.

    I fitofarmaci o Presidi sanitari devono essere rispondenti alle normative vigenti e sono regolamentati dal Ministero della Sanità.

    3.2.3 Pacciamatura

    Con pacciamatura si intende una copertura del terreno a scopi diversi (es. controllo infestanti, limitazione dell’evapotraspirazione, sbalzi termici, ecc.).

    I materiali per pacciamatura comprendono prodotti di origine naturale o di sintesi.

    3.2.4 Pali di sostegno, ancoraggi e legature

    Per fissare al suolo gli alberi e gli arbusti di rilevanti dimensioni, l’Impresa dovrà fornire pali di sostegno (tutori) adeguati per numero, diametro ed altezza alle dimensioni delle piante o ancoraggi in corda di acciaio muniti di tendifilo.

    Le legature dovranno rendere solidali le piante ai pali di sostegno e agli ancoraggi, pur consentendone l’eventuale assestamento.

    3.2.5 Drenaggi e materiale antierosione

    I materiali da impiegare per la realizzazione di drenaggi ed opere antierosione dovranno corrispondere a quanto indicato in progetto e/o riferirsi a specifiche normative concernenti i lavori di bonifica idraulica.

    3.2.6 Acqua

    L’acqua da utilizzare per l’annaffiamento e la manutenzione non dovrà contenere sostanze inquinanti e sali nocivi oltre i limiti di tolleranza di fitotossicità relativa.

    3.3 Materiale vegetale

    Per materiale vegetale si intende tutto il materiale vivo (alberi, arbusti, tappezzanti, sementi, ecc.) occorrente per l’esecuzione del lavoro.

    Questo materiale dovrà provenire da ditte appositamente autorizzate ai sensi delle leggi 18.6.1931 n. 987 e 22.5.1973 n. 269 e successive modificazioni e integrazioni. L’Impresa dovrà dichiararne la provenienza con relativa certificazione varietale e fitosanitaria alla Direzione Lavori.

    L’Impresa sotto la sua piena responsabilità potrà utilizzare piante non provenienti da vivaio e/o di particolare valore estetico unicamente se indicate in progetto e/o accettate dalla Direzione Lavori.

    In particolare l’Impresa curerà che le zolle e le radici delle piante che non possono essere immediatamente messe a dimora non subiscano ustioni e mantengano il tenore di umidità adeguato alla loro buona conservazione.

    3.3.1 Alberi

    Gli alberi dovranno presentare portamento e dimensioni rispondenti alle caratteristiche richieste dal progetto e tipici della specie, della varietà e della età al momento della loro messa a dimora e dovranno essere stati specificatamente allevati per il tipo di impiego previsto (es. alberate stradali, filari, esemplari isolati o gruppi, ecc.)

    Gli alberi dovranno corrispondere alle richieste del progetto e dell’Elenco prezzi secondo quanto segue:

    - altezza dell’albero: distanza che intercorre fra il colletto e il punto più alto della chioma;

    - altezza di impalcatura: distanza intercorrente fra il colletto e il punto di inserzione al fusto della branca principale più vicina;

    - circonferenza del fusto: misurata a un metro dal colletto;

    - diametro della chioma: dimensione rilevata in corrispondenza della prima impalcatura per le conifere, a due terzi dell’altezza totale per tutti gli altri alberi;

    - caratteristiche di fornitura : a radice nuda, in contenitore, in zolla.

    3.3.2 Arbusti e cespugli

    Arbusti e cespugli, qualunque siano le loro caratteristiche specifiche (a foglia decidua o sempreverdi), anche se riprodotti per via agamica, non dovranno avere portamento "filato", dovranno rispondere alle specifiche indicate in progetto ed in Elenco Prezzi per quanto riguarda altezza, numero delle ramificazioni, diametro della chioma.

    Anche per arbusti e cespugli l’altezza totale verrà rilevata analogamente a quella degli alberi. Il diametro della chioma sarà rilevato alla sua massima ampiezza.

    Tutti gli arbusti e i cespugli dovranno essere forniti in contenitori, in zolla o a radice nuda.

    3.3.3 Piante esemplari

    Per piante esemplari si intendono alberi, arbusti, e cespugli di grandi dimensioni nell’ambito della propria specie con particolare valore ornamentale per forma e portamento.

    3.3.4 Piante con altre caratteristiche di crescita o ambientali

    In questo raggruppamento vengono incluse le piante:

    - tappezzanti;

    - rampicanti, sarmentose e ricadenti;

    - erbacee: annuali, biennali, perenni;

    - bulbose, tuberose, rizomatose;

    - acquatiche e palustri.

    Tutto il materiale vegetale ascrivibile a questo raggruppamento dovrà rispondere alle specifiche indicate in progetto ed in Elenco Prezzi per quanto riguarda tipo, specie, caratteristiche vegetative e di fornitura.

    3.3.5 Sementi

    L’impresa dovrà fornire sementi selezionate e rispondenti esattamente a genere, specie e varietà richieste, sempre nelle confezioni originali sigillate e munite di certificato di identità ed autenticità con l’indicazione del grado di purezza e di germinabilità e della data di confezionamento e di scadenza stabiliti dalle leggi vigenti sulla certificazione E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette).

    3.3.6 Tappeti erbosi in strisce e zolle

    Nel caso che per le esigenze della sistemazione fosse richiesto per il rapido inerbimento delle superfici a prato (pronto effetto) o per la costituzione del tappeto erboso per propagazione di essenze prative stolonifere, l’Impresa dovrà fornire piante, zolle e/o strisce erbose costituite con le specie prative richieste nelle specifiche di progetto (es. cotica naturale, miscuglio di graminacee e leguminose, prato monospecie, ecc.)

    Prima di procedere alla fornitura l’Impresa dovrà sottoporre all’approvazione della Direzione Lavori campioni del materiale che intende fornire; analogamente, nel caso fosse richiesta la cotica naturale, l’Impresa dovrà prelevare le zolle soltanto da luoghi approvati dalla Direzione Lavori.

     

    4. Modalità di esecuzione dei lavori

    Una volta individuate le caratteristiche tecniche delle componenti da impiegare nelle opere risulta essenziale definire le modalità di esecuzione dei lavori e le tecniche di impiego dei materiali.

    In questa sezione sono indicati sia i tempi che la consequenzialità delle operazioni. Queste devono infatti seguire rigorosamente l’ordine imposto dalla Direzione Lavori in quanto trattasi di interventi da realizzare in ordine cronologico predefinito.

    4.1 Pulizia generale del terreno

    Qualora il terreno all’atto della consegna non fosse idoneo alla realizzazione dell’opera, i preliminari lavori di pulitura del terreno saranno eseguiti in base all’Elenco prezzi ed in accordo con la Direzione Lavori.

    4.2 Lavorazioni preliminari

    L’Impresa, prima di procedere alla lavorazione del terreno, deve provvedere come da progetto all’abbattimento delle piante da non conservare, al decespugliamento, alla eliminazione delle specie infestanti, all’estirpazione delle ceppaie e allo spietramento superficiale.

    Queste operazioni saranno da computarsi in base all’Elenco prezzi.

    4.3 Movimenti di terra e lavorazioni del terreno

    I movimenti di terra a carattere generale, definiti dal Capitolato Generale del Ministero dei Lavori Pubblici comprendono :

    - il modellamento del terreno secondo le quote indicate nel progetto ;

    - gli scavi;

    - i riporti;

    - i lavori annessi come: il trasporto dei materiali, il compattamento, ecc.

    Tutte le lavorazioni saranno eseguite nei periodi idonei, con il terreno in tempera, evitando di danneggiare la struttura e di formare suole di lavorazione.

    4.4 Drenaggi localizzati ed impianti tecnici

    Successivamente ai movimenti di terra e alle lavorazioni del terreno, l’Impresa dovrà preparare, sulla scorta degli elaborati progettuali e delle indicazioni della Direzione Lavori, gli scavi necessari alla installazione degli eventuali sistemi di drenaggio e delle opere a rete e le trincee per alloggiare le tubazioni e i cavi degli impianti tecnici (es. irrigazione, illuminazione, ecc.), le cui linee debbano seguire percorsi sotterranei.

    4.5 Correzione, ammendamento, concimazione di fondo - fitofarmaci diserbanti

    Dopo avere effettuato la lavorazione, l’Impresa dovrà incorporare nel terreno tutte le sostanze eventualmente necessarie ad ottenere la correzione, l’ ammendamento e la concimazione di fondo nonchè somministrare gli eventuali fitofarmaci e/o diserbanti.

    4.6 Tracciamenti e picchettature

    Prima di procedere alle operazioni successive, l’Impresa deve ottenere l’approvazione della Direzione Lavori che verifichi la rispondenza agli elaborati di progetto ed alle indicazioni impartite.

    4.7 Preparazione delle buche e dei fossi

    Le buche ed i fossi per la piantagione delle specie vegetali dovranno avere le dimensioni più ampie possibili in rapporto alla grandezza delle piante da mettere a dimora.

    4.8 Apporto di terra da coltivo

    Prima di effettuare qualsiasi impianto o semina, l’Impresa in accordo con gli elaborati di progetto e con la Direzione Lavori, dovrà verificare che il terreno in sito sia adatto alla piantagione: in caso contrario dovrà apportare terra di coltivo in quantità sufficiente a formare uno strato di spessore adeguato per i prati, e a riempire totalmente le buche e i fossi per gli alberi e gli arbusti.

    4.9 Preparazione del terreno per i prati

    Dopo aver eseguito le operazioni di pulizia del terre, le lavorazioni preliminari e gli eventuali movimenti ed apporti di terra, l’Impresa dovrà livellare e rastrellare il terreno secondo le indicazioni di progetto per eliminare ogni ondulazione, buca o avvallamento.

    4.10 Messa a dimora delle piante

    La messa a dimora del materiale vegetale dovrà avvenire in relazione alle quote definite dagli elaborati di progetto, avendo cura che le piante non presentino radici allo scoperto ne’ risultino, una volta assestatosi il terreno, interrate oltre il livello del colletto.

    La messa a dimora delle piante acquatiche e palustri rispetterà le caratteristiche esigenze della specie e varietà secondo quanto definito negli elaborati di progetto e dalle eventuali indicazioni della Direzione Lavori.

    4.11 Formazione dei prati

    Nella formazione dei vari tipi di prati sono compresi tutti gli oneri relativi alla preparazione del terreno, alla semina o alla piantagione e alle irrigazioni.

    Le sementi impiegate nella esecuzione dei manti erbosi, siano esse pure o in miscuglio, devono presentare i requisiti legge richiesti in purezza e germinabilità, od essere fornite in contenitori sigillati ed accompagnate dalle certificazioni ENSE.

    La formazione dei prati dovrà aver luogo dopo la messa a dimora di tutte le piante (in particolare modo di quelle arboree e arbustive) previste in progetto e dopo la esecuzione degli impianti tecnici delle eventuali opere murarie, delle attrezzature e degli arredi.

    Terminate le operazioni di semina o piantagione, il terreno deve essere immediatamente irrigato.

    4.11.1 Semina dei tappeti erbosi

    Dopo la preparazione del terreno, l’area sarà seminata con uniformità secondo le indicazioni degli elaborati di progetto o della Direzione Lavori ed eventualmente lavorata a seconda del tipo di manto erboso da realizzare.

    4.11.2 Formazione dei prati per divisione di rizomi e cespi d’erba

    La formazione di tappeti erbosi con il metodo della propagazione comprende tutte le operazioni di preparazione agraria del terreno, la divisione delle zolle di specie erbacee stolonifere o rizomatose e le cure colturali, irrigazioni compresa, previste negli elaborati di progetto.

    4.11.3 Formazione di prati su suoli nudi (privi di terra di coltivo)

    Le operazioni da eseguire per la semina effettuata su suolo non rivestito di terra di coltivo (Suolo nudo) comprendono tutte le seguenti operazioni:

    - eliminazione di: sassi, radici, elementi dannosi o d’intralcio;

    - fresatura;

    - apporto di correttivi;

    - apporto di fertilizzanti;

    - esecuzioni della semina;

    - apporto di prodotti di fissaggio;

    - apporto di prodotti di protezione.

    L’impresa eseguirà tutte quelle operazioni previste dagli elaborati di progetto o indicati dalla Direzione Lavori.

    4.11.4 Messa a dimora delle zolle erbose

    La formazione di manti erbosi con zolle precoltivate comprende tutti i lavori di preparazione agraria del substrato d’impianto, la messa a dimora delle zolle erbose e le lavorazioni successive, compresa l’irrigazione, che ne favoriscano l’attecchimento, secondo quanto previsto dagli elaborati di progetto.

    Nel caso debbano essere collocate su terreni in pendio o su scarpate, le zolle erbose dovranno essere anche adeguatamente fissate al suolo come da prescrizione di progetto o da indicazioni della Direzione Lavori.

    4.12 Inerbimenti e piantagioni di scarpate e di terreni in pendio

    Gli inerbimenti e le piantagioni delle scarpate e dei terreni in pendio comprendono tutte le lavorazioni del terreno e le operazioni di semina o piantagione con specie caratterizzate da un potente apparato radicale e adatto a formare una stabile copertura vegetale secondo quanto stabilito dagli elaborati di progetto.

    4.13 Protezione delle piante messe a dimora

    Nelle zone dove potrebbero verificarsi danni causati da animali domestici o selvatici oppure dal transito di persone e automezzi, l’Impresa dovrà proteggere, singolarmente o in gruppo, le piante messe a dimora con opportuni ripari (es. reti metalliche, protezioni in ferro o in legno, griglie, ecc.) e/o sostanze repellenti previste dagli elaborati di progetto o precedentemente concordati ed approvati dalla Direzione Lavori.

    Se è previsto dal progetto, alcuni tipi di piante (tappezzanti, piccoli arbusti, ecc.) dovranno essere protette dai danni della pioggia battente, dalla essiccazione e dallo sviluppo di erbe infestanti per mezzo di pacciame (paglia, foglie secche, segatura, cippatura di ramaglia e di corteccia di conifera, ecc.) od altro analogo materiale precedentemente approvato dalla Direzione Lavori.

     

    5. Manutenzione delle opere

    Si definiscono così le ultime operazioni da effettuare per l’avviamento all’esercizio dell’opera compiuta: per un tempo determinato nel Capitolato e dopo aver terminato i lavori, l’Impresa curerà la gestione delle opere realizzate.

    5.1 Manutenzione delle opere a verde per il periodo di garanzia

    E’ la manutenzione che l’Impresa è tenuta ad effettuare durante il periodo di concordata garanzia e dovrà essere prevista anche per le eventuali piante preesistenti e comprendere le seguenti operazioni:

    1. irrigazione;
    2. ripristino conche e rincalzo;
    3. falciatura, diserbi e serchiature;
    4. concimazioni;
    5. potature;
    6. eliminazione e sostituzione delle piante morte;
    7. rinnovo delle parti difettose dei tappeti erbosi;
    8. difesa della vegetazione infestante;
    9. sistemazione dei danni causati da erosione;
    10. ripristino della verticalità delle piante;
    11. controllo dei parassiti e delle fitopatie in genere.

    La manutenzione delle opere dovrà aver inizio immediatamente dopo la messa a dimora (o la semina) di ogni singola pianta e di ogni parte di tappeto erboso, e dovrà continuare fino alla scadenza del periodo di garanzia concordato),

    5.1.1 Irrigazioni

    L’Impresa é tenuta ad irrigare tutte le piante messe a dimora e i tappeti erbosi realizzati per il periodo di garanzia concordato.

    5.1.2 Ripristino conche e rincalzo

    Le conche di irrigazione eseguite durante i lavori di impianto devono essere, se necessario, ripristinate.

    A seconda dell’andamento stagionale, delle zone climatiche e delle caratteristiche di specie, l’Impresa provvederà alla chiusura delle conche e al rincalzo delle piante, oppure alla riapertura delle conche per l’innaffiamento.

    5.1.3 Falciatura, diserbi e sarchiature

    Oltre alle cure colturali normalmente richieste, l’Impresa dovrà provvedere, durante lo sviluppo delle specie prative e quando necessario, alle varie falciature del tappeto erboso.

    L’eventuale impiego di diserbanti chimici dovrà attenersi alle normative vigenti.

    Le superfici di impianto interessate da alberi, arbusti e cespugli perenni, biennali, annuali, ecc. e le conche degli alberi devono essere oggetto di sarchiature periodiche.

    5.1.4 Concimazioni

    Le concimazioni devono essere effettuate nel numero e nelle quantità stabilite dal piano di concimazione.

    5.1.5 Potature

    Le potature di formazione e di rimonda devono essere effettuate nel rispetto delle caratteristiche delle singole specie.

    5.1.6 Eliminazione e sostituzione delle piante morte

    Le eventuali piante morte dovranno essere sostituite con altre identiche a quelle fornite in origine; la sostituzione deve, in rapporto all’andamento stagionale, essere inderogabilmente effettuata nel più breve tempo possibile dall’accertamento del mancato attecchimento.

    5.1.7 Rinnovo delle parti difettose dei tappeti erbosi

    E’ obbligo dell’Impresa dover riseminare o piantare ogni superficie a tappeto erboso che presenti una crescita irregolare, difettosa, che non rientri nei limiti di tolleranza previsti per le qualità dei prati.

    5.1.8 Difesa dalla vegetazione infestante

    Durante l’operazione di manutenzione l’Impresa dovrà estirpare, salvo diversi accordi con la Direzione Lavori, le specie infestanti e reintegrare lo stato di pacchiane quando previsto dal progetto.

    5.1.9 Sistemazione dei danni causati da erosione

    L’Impresa dovrà provvedere alla sistemazione dei danni causati da erosione per difetto di esecuzione degli interventi di sua specifica competenza e quindi non dovuti a danni di forza maggiore.

    5.1.10 Ripristino della verticalità delle piante

    L’impresa è tenuta al ripristino della verticalità e degli ancoraggi delle piante qualora se ne riconosca la necessità.

     

     

    5.1.11 Controllo dei parassiti e delle fitopatie in genere

    E’ competenza dell’Impresa controllare le manifestazioni patologiche sulla vegetazione delle superfici sistemate provvedendo alla tempestiva eliminazione del fenomeno patogeno onde evitarne la diffusione e rimediare ai danni accertati.

     

    L'ingegneria naturalistica (I.N.) o bioingegneria forestale è una disciplina tecnico-scientifica che utilizza, le piante vive o parti di esse (semi, radici, talee), da sole o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame, terreno), materiali artificiali biodegradabili (biostuoie, geojuta) o materiali artificiali non biodegradabili (reti zincate, geogriglie, georeti, geotessili), per ridurre il rischio di erosione del terreno negli interventi di consolidamento, con un impatto ambientale minimo.

    L’ingegneria naturalistica è un settore relativamente nuovo per l’Italia, mentre in Europa ha ormai qualche decennio di applicazioni. Le società di bioingegneria (Gesellschaft fur Ingenieurbiologic) opera dal 1977, ma interventi sistematici di bioingegneria forestale vennero iniziati in Austria, Germania, Svizzera già nel dopoguerra.

    Al centro di queste tecniche sta la pianta e le sue capacità di rafforzare il terreno con le radici e dissipare l’energia idraulica con la sua crescita.

    I processi per i quali la natura impiega forse 100 anni, vengono accorciati dalla bioingegneria forestale, che abbrevia i tempi dell’insediamento e del consolidamento con il miglioramento delle caratteristiche stazionali ed una accelerazione dei processi della successione naturale.

    E' importante però evidenziare come ogni opera di I.N., proprio perché realizzata con materiali naturali, necessiti di controlli e manutenzione periodica (sfalcio della copertura erbosa, potatura delle piante arboree), nonché comportino un automatico incremento dei costi. Negli ultimi anni, in Italia, si è registrata una maggiore sensibilità nei confronti dell'ambiente in generale ed in particolar modo della tutela del paesaggio, con un conseguente incremento nella diffusione delle tecniche di I.N.

    E' opportuno però ricordare che qualsiasi  intervento "sistematorio" sia di versante o su un corso d'acqua, debba essere sottoposto  preventivamente ad una stringente analisi di verifica della correttezza degli obiettivi e delle inevitabili ripercussioni ambientali. Non è dunque sufficiente sostituire le tradizionali opere di sitemazione con le più rispettose tecniche di ingegneria naturalistica, (spesso utilizzate come semplice “abbellimento verde”) ma occorre compiere la scelta di inserirsi in una strategia coerente di buongoverno dei fiumi e del territorio.  Campo di applicazione Le tecniche di I.N. vengono applicate in diverse tipologie di ambiente:

    ·        corsi d'acqua: consolidamento di sponde soggette ad erosione, rinaturalizzazione; costruzione di briglie e pennelli; creazione di rampe di risalita per l'ittiofauna;

    ·        zone umide: realizzazione di ambienti idonei alla sosta e alla riproduzione degli animali;

    ·        coste marine e lacustri: consolidamento dei litorali soggetti ad erosione e assestamento delle dune sabbiose;

    ·        versanti: consolidamento e inerbimento dei versanti;

    ·        infrastrutture viarie e ferroviarie: costruzione, inerbimento e rinverdimento di scarpate e svincoli; realizzazione di barriere antirumore;

    ·        cave: recupero ambientale di cave estrattive abbandonate;

    ·        discariche: inerbimento e rinverdimento dei rilevati.

 

L'ingegneria naturalistica è una disciplina che fa uso insieme di soluzioni ingegneristiche e di tecniche agroforestali e naturalistiche, che vengono applicate per ricondurre ambiti modificati dall'uomo o dagli agenti naturali ad un sufficiente livello di stabilità ecologica e di naturalità, principalmente attraverso interventi di rivegetazione e/o di regolazione degli equilibri fra vegetazione, suolo e acqua. 

Fanno parte delle tecniche di ingegneria naturalistica gli interventi di rinverdimento per la stabilizzazione delle scarpate (creazione di manti erbosi anche con idrosemina, fascinate, cordonate, gradonate, palizzate, graticciate e rimboschimenti con fini naturalistici), la realizzazione di opere per la regimazione e regolarizzazione delle aree di compluvio e dei piccoli corsi d'acqua (scogliere, piccole briglie, gabbionate, fascinate spondali, rivestimenti di fossi ecc.). Sono interessate agli interventi un po' tutte le aree degradate, dalle pendici collinari e montane soggette ad erosione alle discariche, dalle scarpate stradali alle aree dei torrenti e dei fiumi e così via. 

Anche se alcune metodiche specifiche sono state integrate ed adattate alle particolari condizioni di applicazione cui si rivolgono,  l'ingegneria naturalistica deriva moltissimi dei suoi contenuti dalla tecnica di gestione del verde.  

 

 

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