Giornalismo
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il giornalismo è la professione di chi, operando nel mondo dell'editoria, è specializzato nella raccolta, nell'elaborazione e nella trasmissione di notizie. Il rapporto con il pubblico è fondamentale: una notizia viene scritta affinché possa essere resa nota. I mezzi di informazione sono molteplici: dai giornali ai mass media (o mezzi di comunicazione di massa) elettronici, quali la radio, la televisione e la rete internet. In senso lato, l'attività del giornalismo comprende - oltre a quella del giornalista - altre importanti figure professionali; ad esempio quelle del reporter e del fotoreporter, oltre che - sul versante del giornalismo televisivo e radiofonico - quelle del teleoperatore, del tecnico del suono e del montatore, vale a dire l'addetto al montaggio dei servizi giornalistici. Nel corso del tempo, e in particolare nella seconda metà del XX secolo, il giornalismo - e con esso la libertà di stampa - è stato al centro di importanti battaglie: il presupposto di partenza era - e tale viene ritenuto ancora - che una editoria libera da ogni condizionamento possa garantire una società e un convivere civile migliori. Non a caso il giornalismo è stato definito il Quarto potere (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l'importanza che da sempre riveste nella società civile e per i forti interessi che coinvolge. L'attività del giornalismo nel suo complesso e - in senso più ampio - quella del mondo dell'editoria (o almeno quello di certa editoria di un tempo) sono state ritratte magistralmente nel film Quarto potere (Citizen Kane), pietra miliare del cinema, interpretato e diretto nel 1941 da Orson Welles.
Fine articolo sul giornalismo da Wikipedia
DEFINIZIONE DI NOTIZIA
Una vecchia definizione di notizia, abbastanza diffusa nell’ambiente giornalistico, affermava che non fa notizia se un cane morde un uomo, ma fa notizia se, al contrario, un uomo morde un cane. Questa convinzione poneva l’enfasi proprio sulla stravaganza dell’evento, ovvero sulla straordinarietà di quello che accade. C’è un fondo di verità in questa definizione: un evento reiterato, infatti, tende a diventare meno “notiziabile” per un giornale. Ad esempio se un aereo precipita, causando alcune decine di morti, la notizia sarà considerata dai giornalisti come rilevante; al contrario la notizia delle decine di morti che tutte le settimane ci sono sulle strade, soprattutto nel week-end, tenderà a diventare una “non notizia”. E questo proprio perché si tratta di informazioni che vengono ripetute nel tempo. Eppure la gravità in termini numerici di morti degli eventi è assolutamente identica.
In realtà non esiste una definizione definitiva e univoca di “notizia”. Esistono, in ogni caso, diversi approcci.
- L’approccio anglosassone è quello che, evitando di definire cos’è una notizia, prescrive quali sono i suoi elementi costitutivi, vale a dire le famose 5W: il chi (Who); il dove (Where); il quando (When); il cosa (What) e il perché (Why). In realtà anche da questo punto di vista le cose sono molto cambiate, poiché l’avvento dei nuovi media, dalla televisione ad Internet, ha comportato che queste informazioni di base della notizia non siano più essenziali proprio perché la maggior parte dei lettori è già al corrente di quello che accade. Pertanto queste coordinate di base non appaiono più indispensabili. La vecchia regola anglosassone, prescriveva che queste informazioni fossero messe all’inizio dell’articolo; adesso, invece, non solo l’articolo non le mette più all’inizio, a volte non le inserisce neanche alla fine e, a volte, le omette del tutto proprio perché appare scontato che il lettore le conosca.
- Per dare agli studenti un minimo di orientamento sulle modalità con cui i giornalisti si pongono nei confronti di quello che è materiale informativo che può o non può diventare notizia, il professor Magistà ha elaborato una piccola teoria del tutto personale; teoria che rappresenta la derivazione, applicata al giornalismo, della “legge di gravitazione universale” di Newton.
Può sembrare una concetto complicato, ma in realtà si tratta di un’elaborazione molto semplice: Newton teorizzava che due corpi si attraggono in maniera direttamente proporzionale alla massa dei corpi stessi, e in maniera inversamente proporzionale alla loro distanza. Ovvero: più due corpi sono lontani e meno si attraggono, più i corpi hanno la massa elevata e più si attraggono. Ora applicando queste due modalità di attrazione, quindi trasformando la teoria gravitazionale in interesse della notizia, in notiziabilità dell’evento, possiamo accostare le due categorie (distanza e massa) alle notizie stesse. La distanza e la massa diventano così uno strumento utile per capire meglio la complessità di elementi che portano un giornalista a decidere che cosa è notizia.
Distanza: si tratta anche di distanza in senso fisico. È evidente che un fatto che accade vicino al luogo in cui è situata la direzione principale di un giornale è più importante rispetto ad un evento che accade in un’area più lontana.
Un concetto traslato di questa vicinanza, che rimanda sempre alla geografia, è la vicinanza sociale: ovvero tutti gli eventi che riguardano i paesi occidentali, anche fisicamente più lontani, sono psicologicamente più vicini a noi. Ad esempio se un fatto accade negli Stati Uniti (al di là della leadership che gli USA detengono nel mondo), esso sarà più direttamente interessante proprio per questa vicinanza geografico-psicologica, rispetto ad una cosa che può capitare in Turchia. Questo tipo di attrazione, di notiziabilità è maggiore quando il giornale ha un forte connotato locale. Quindi nelle redazioni dei giornali con una distribuzione regionale (“il Messaggero” a Roma, “La Stampa” a Torino, “Il Gazzettino” a Venezia) l’attrazione di interessi sarà maggiore proprio per le notizie di scala locale.
Per quanto riguarda la distanza possiamo applicare questo stesso concetto di attrazione alla distanza in termini temporali: più una notizia è accaduta indietro nel tempo e meno tende a trasformarsi in notizia. Questo tipo di applicazione del concetto di distanza è valido in generale per tutti i media, anche se poi ognuno ha i suoi tempi, ognuno ha il suo concetto diverso di freschezza della notizia.
E poi c’è una distanza in senso psicologico. In questa accezione rientra il fattore umano, nel senso che a parità di tutte le altre caratteristiche e a seconda di chi è in redazione, una notizia può essere più o meno notizia proprio perché gli è più vicina, più familiare, riguarda maggiormente i suoi interessi.
Queste sono delle coordinate in genere valide per tutti i casi.
La massa: possiamo interpretarla nel suo significato esteso di “gravità dell’evento”: più un evento è grave, più c’è un numero elevato di morti, più il fatto (declinando insieme alla distanza) è accaduto vicino e più la notizia si trasforma in notizia. La massa può essere interpretata inoltre come rilevanza delle persone coinvolte nell’evento. Un fatto che riguarda un perfetto sconosciuto o un qualunque cittadino è considerato meno importante di uno stesso evento che, invece, vede implicato un personaggio del mondo politico o dello star system. Ne conviene che un personaggio noto ha di per se una massa in termini di notiziabilità superiore e, in questo caso, l’attrazione nei confronti dei giornali risulta più elevata.
Tutte queste variabili comportano che un evento possa essere notizia per un giornale e una non notizia per un altro. Il fatto, quindi, che non esista una definizione univoca del termine notizia per i giornali ha dei fondamenti reali, dovuti proprio al concorrere di troppi e diversi elementi.
Tornando ai modelli del giornalismo, si può affermare che anche il tipo e la periodicità del giornale incide sulla selezione della notizia.
Un determinato evento, infatti, può essere o non essere notizia in base alla periodicità del giornale a seconda che si discuta della sua pubblicazione in un quotidiano, in un settimanale o in un mensile. È evidente che il settimanale punterà sulle notizie di lunga durata. Più aumenta la periodicità, più il grado di notiziabilità di un evento dipende dalla sua capacità di durare nel tempo. Ad esempio i giornali con lunga periodicità enfatizzano gli aspetti di ricerca di indagini, puntano su articoli o di racconto o di approfondimento. Esiste, difatti, tutto un filone di inchieste che comporta la presenza di giornalisti particolarmente adatti; giornalisti con attitudini specifiche e con fonti particolarmente introdotte nell’ambito in cui vanno ad operare. Per quanto riguarda il modello dei mensili specializzati il concetto di notizia diventa completamente diverso (ovviamente quello che è notizia per giornali come “Caccia e Pesca” non è notizia per un quotidiano).
Queste indicazioni possono essere molto utili per capire come in realtà sia complicato definire la notizia. Basti pensare che quando un giornalista cambia settore o passa dal quotidiano al periodico, ha quasi sempre dei problemi di ambientamento proprio per ciò che concerne la selettività e la scelta delle notizie; per i primi tempi, pur avendo incarichi di responsabilità, in genere egli non compirà mai da solo questo tipo di scelte, ma sarà affiancato da qualcun altro.
Modelli di giornalismo: il criterio della periodicità
I tre grandi tipi di periodizzazione del giornale sono:
- il quotidiano;
- il settimanale;
- il mensile (si fa riferimento al mensile specializzato, l’unico destinato a sopravvivere).
Queste tre tipologie danno origine a modalità di costruire il giornale abbastanza diverse tra di loro.
COME FUNZIONA LA REDAZIONE (vedi grafico scaricabile dalla web cattedra)
Il cambiamento non avviene contemporaneamente e in maniera radicale e organica in tutto il Paese, ma si realizza secondo modalità differenti. Veniamo al quadro generale:
- Recente passato
Un primo modello di redazione si riferisce al recente passato, cioè a come la redazione si strutturava fino a pochi anni fa. Questo modello sopravvive ancora nei giornali più piccoli o più conservatori perché da un lato si presenta come molto gerarchizzato, dall’altro, invece, conserva molte autonomie, soprattutto in campo decisionale.
Il modello si struttura sul sistema produttivo del quotidiano. È una compagine fortemente gerarchizzata, dotata soltanto di una struttura che garantisce una certa autonomia. Al vertice di questo organismo c’è un direttore, poi un redattore capo che è stato prima di tutti un vicedirettore. In realtà quest’ultima figura professionale rappresenta un vero e proprio appoggio alla direzione, è il giornalista che tecnicamente dirige il giornale dietro indicazione del direttore. Il capo redattore, capo armato del direttore, è il giornalista operativo, colui che pensa a tutto. Al redattore fanno riferimento i capi servizio che all’interno della redazione si occupano delle diverse aree tematiche: prima pagina, interni, economia, sport, cronaca, provincia. Essi rappresentano i vettori del giornale. Dopodiché, in un’ulteriore gerarchia, ci sono gli inviati, i corrispondenti, i collaboratori, gli informatori e i giornalisti specializzati soprattutto per l’informazione di tipo scientifico, che fanno a loro volta riferimento ai direttori. Questo tipo di struttura comporta una forte autonomia decisionale. Nelle altre pagine il capo servizio degli interni, per esempio, può decidere chi deve occuparsi di questo o di quello. Affiancata a questo sistema produttivo c’è la segreteria di redazione che organizza una serie di aspetti concordati, soprattutto di questioni burocratiche: smista le comunicazioni, prepara le agende con gli appuntamenti, i biglietti per i viaggi, coordina il lavoro dei collaboratori esterni, ecc.
Poco per volta si è venuta a formare una struttura diversa.
- Ipotesi 1: recente passato e presente
L’avvento delle nuove tecnologie ha introdotto nell’organico dei giornali una nuova figura professionale, quella del grafico. Il redattore capo, prima l’anima del giornale, oggi sta subendo una graduale mortificazione a causa del fiorire di redattori capo molto più numerosi, cui fanno riferimento in maniera più diretta tutti i capiservizio. L’ufficio centrale come entità è cresciuta nel corso degli anni: da un lato conserva un’attenzione maggiore per l’organizzazione del giornale, dall’altro è operativa e decide in maniera più dettagliata tutte le pagine; pagine che hanno subito un incremento grazie all’introduzione del formato tabloid.
-Ipotesi 2: recente passato e presente
È un’ipotesi ancora più radicale. Non c’è più la struttura ad albero come per i primi modelli, ma una serie di sfere concentriche. Al centro di queste sfere concentriche si trovano il direttore e il redattore capo che governano una struttura molto centralizzata. Il direttore decide la linea da seguire e fa in modo che anche i giornalisti la rispettino. Si tratta perciò di una linea molto compatta. Di fatto, oggi, i principali giornali (il “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Stampa”, ma anche il “Sole 24ore” e il “Messaggero”) sono regolati molto fortemente da un centro che pensa a tutto il giornale.
È un modello che ritroviamo anche nei settimanali in maniera abbastanza significativa, visti tutti i cambiamenti che sono intervenuti nel corso degli anni.
Come cambiano i tre modelli informativi:
- Quotidiano: la vecchia struttura era molto semplice e lineare. Fino agli anni ’40 i quotidiani erano di 4 pagine; un numero di pagine ridotto sia per le difficoltà tecniche di approvvigionamento carta, sia per l’intervento della censura attuato durante il fascismo. A volte capitava che i quotidiani uscissero in tre edizioni giornaliere , soprattutto quando c’erano eventi importanti da seguire. La prima pagina era per lo più occupata da editoriale e commenti. La seconda e la terza dai “giri” degli articoli che cominciavano in prima e da notizie di varia lunghezza. Allontanandosi dalla prima diminuiva la lunghezza delle notizie stesse: diventavano quindi notizie vicine al tipo che oggi definiamo “breve”.
Oggi i giornali sono molto cambiati. Intanto sono cresciuti numericamente di pagine; poi si sono strutturati in maniera molto forte e netta; infine hanno cambiato la scansione interna e hanno dato spazio al primo sfoglio. Aprendo il giornale, infatti, proprio nella prima parte troviamo una serie di argomenti che possono essere interni, esteri, cronaca o qualunque altro tema. Una volta, invece, quando i giornali incominciarono ad aumentare le pagine ed essere organizzati in settori, non funzionava così perché la loro scansione era molto rigida: prima c’erano gli interni, poi gli esteri, la cultura era in Terza pagina; andando ancora avanti cambiavano gli argomenti e c’era l’economia, lo sport ecc. Questa destrutturazione appare abbastanza sintonica e coerente con la centralizzazione, perché è proprio quel corpo centrale del giornale, quel primo mobile, il direttore con l’ufficio centrale che decide, e lo fa in sintonia col comune sentire dei media . Spesso, infatti, si ascoltano i telegiornali per vedere come aprono, e per capire se puntando su una notizia ci si discosta da essi, ci si allontana da ciò che domani la gente percepirà come argomento principale. Il direttore, quindi, decide qual è il “primo sfoglio”, dà ai lettori la percezione delle cose più importanti che sono accadute. È chiaro che quando si vede un’informazione formalizzata sul giornale si ha una percezione di quello che è accaduto abbastanza attendibile; il lettore, cioè, è convinto che tutto sommato ciò che è scritto sia l’informazione più importante. In questo cambiamento di struttura è emersa quella che potremo definire una polifonia. Il giornale di un tempo era a serpentone: c’era una notizia a coprire, un’altra ad aprire, e poco per volta sono aumentati gli elementi come i titoli, i sottotitoli, i formati, le fotografie, le infografiche. Tutto ciò veniva usato per ricreare un approccio polifonico alla notizia, ovvero tanti elementi che si fondevano per creare quella forma di giornale. L’approccio polifonico è in sintonia con l’evoluzione del giornale nel formato tabloid, che è risultato essere vincente; il cambiamento, infatti, si è rivelato vantaggioso per le testate perché ha reso possibile un aumento dei titoli importanti. L’investimento in mole di carta rimane identico, ovvero l’editore compra la carta e progetta un giornale di un certo volume. Diminuendo il formato aumentano però, in proporzione e a parità di peso, il numero di pagine. L’investimento dell’editore resta quindi uguale. Il direttore a sua volta si trova a disposizione più pagine, il che implica per la redazione la necessità di trovare più titoli di apertura, dal momento che ogni pagina deve avere un titolo che la “porti”, secondo la concezione moderna dei giornali. Questo da un lato permette di dare maggiore enfasi a eventi che magari non sono così rilevanti nei giorni in cui non accadono cose importanti, dall’altro produce una progressiva monografizzazione delle pagine. Una volta in una pagina di interni si poteva trovare accanto ad un articolo principale tante note brevi, o un altro articolo che riguardava un argomento completamente diverso. Oggi sui giornali principali (il “Corriere della Sera” e “La Repubblica”) abbiamo delle pagine essenzialmente monografiche quando non addirittura più pagine su uno stesso argomento. Quindi da un lato emerge la polifonia, dall’altro paradossalmente affiora quella che si può definire la “monotematizzazione” di ogni pagina. Ciò comporta da un lato che tantissime notizie meno importanti di fatto non siano più trattate, dall’altro che molte altre siano oggetto di un approfondimento maggiore.
- Tutto questo ha portato dei cambiamenti anche nel settimanale. L’arrivo dei nuovi media, più veloci e concorrenziali, ha avuto come principale conseguenza la perdita di appuntamento: l’avvento della radio prima, della televisione poi, e di Internet oggi, ha comportato gli assestamenti degli altri media. Ben presto il quotidiano ha iniziato ad assumere le stesse funzioni del settimanale: sono scomparse le edizioni straordinarie ed è diventato molto più visibile l’approfondimento. Una delle ragioni che spinge i lettori a comprare il giornale non è quella di sapere ma di capire, approfondire, avere un panorama più articolato della notizia. E difatti tutti i grandi quotidiani sono stati costretti a riposizionarsi sui settimanali. Questo processo è quello che comunemente viene chiamato la “settimanalizzazione” dei quotidiani, ovvero i quotidiani realizzano quello che prima facevano i settimanali: l’approfondimento. Inewsmagazine, i settimanali che si concentrano su un’informazione di attualità, sono molto più tonici per argomenti rispetto al quotidiano. Negli ultimi anni, però, stanno attraversando una crisi profonda proprio perché il quotidiano approfondisce molto di più i diversi argomenti e temi. Il settimanale, che comunque non ha dei margini produttivi molto più elevati del quotidiano , sta cercando di riposizionarsi. Essenzialmente quel modello di settimanale che ripeteva la ripartizione per argomenti, per aree tematiche come il quotidiano (attualità, ovvero “primo sfoglio” del quotidiano, interni, esteri, cronaca ecc.) continua a sopravvivere in giornali come “L’Espresso” e “Panorama”, anche se con enormi difficoltà diffusionali e di vendita proprio perché il lettore trova la stragrande maggioranza delle informazioni già nel quotidiano.
L’unica strada percorribile da parte dei newsmagazine sembra essere la riscoperta delle inchieste, non raramente però bruciate anch’esse dai quotidiani. Giornali come “La Repubblica”, e il “Corriere della Sera”, infatti, possono permettersi di investire due o tre giornalisti su un’indagine, riuscendo ad arrivare sulla notizia prima del settimanale che decide, perciò, di puntare su delle inchieste prodotte in esclusiva da un suo giornalista. Sempre di più ci si sta spostando sulla light information: un’informazione leggera su diversi argomenti.Non è un caso che, oggi, uno dei settimanali più diffusi non sia un newsmagazine, ma un giornale come “Vanity Fair”, dove da poco si è conclusa la direzione di Carlo Verdelli, ex vicedirettore del “Corriere della Sera”. Verdelli ha portato la light information a un livello qualitativo molto elevato grazie al suo impriting, al suo dna di quotidianista. In generale possiamo dire che il settimanale sta vivendo una crisi profonda da cui non riesce ancora a liberarsi. C’è chi ipotizza che in questo grande riassestamento di tutto il sistema dei media chi ci andrà a rimettere le penne sarà proprio il newsmagazine.
- Mensili: sono giornali che si dedicano ad argomenti più circoscritti. Hanno la specializzazione nel loro codice genetico. Il riassestamento del sistema dei media ha spinto i mensili a specializzarsi ulteriormente. Si prendano due periodici come “Sale e Pepe” e “L’orologio”: la competenza di un giornalista che si occupa di orologi, di alta meccanica è completamente diversa dalla competenza di un giornalista che tratta di cucina e di tematiche lontane come quelle legate al mondo del cibo. Il panorama di mensili appare molto dinamico e molto interessante, anche se con un numero di giornali molto più piccolo; per quanto riguarda il newsmagazine parliamo di centinaia di migliaia di copie, per i mensili possiamo anche parlare di livelli di convenienza produttiva intorno alle 15-30 mila copie. Si tratta di nicchie al cui interno, però, è possibile rintracciare un tipo di giornalismo molto concentrato e qualificato, che dà ai lettori un’informazione più attendibile perché molto specializzata. Chi si occupa di un determinato settore, infatti, deve avere un grado di specializzazione maggiore. Ancora oggi c’è un giudizio molto positivo nei confronti dei mensili: la crescente specializzazione di cui essi si sono dotati, specializzazione già insita nella loro matrice originaria, ha portato ad un elevatissimo grado di attenzione verso i contenuti (es. “Quattro Ruote”). Un caso interessante è “Focus”: giornale di educazione scientifica con un approccio molto popolare. “Focus” è riuscito a crearsi un suo pubblico e un suo mercato altrimenti inesistente; l’unico giornale affine e più specializzato in quest’ambito era per esempio “Le Scienze” che dava un’informazione molto più compattata, molto meno polifonica. Su “Focus”, invece, la polifonia si manifesta con i sommari, le fotografie, l’infografica, il montaggio della notizia.
Ricapitolando:
Il quotidiano si caratterizza per l’approfondimento e l’analisi.
Il settimanale è in preda ad una crisi di identità molto profonda. Non sappiamo che cosa ne sarà anche perché in edicola si sta registrando un calo di vendite significativo. Il newsmagazine è in una fase di riposizionamento.
Il mensile ha enfatizzato la sua anima di giornale specializzato, fornendo al lettore un’informazione estremamente attendibile: oggi la qualità più elevata la ritroviamo nei mensili, ovviamente in base al tipo di informazione che il giornale diffonde.
Modelli di giornalismo: classificazione per categoria tematica.
- GIORNALISMO POLITICO
I rapporti di influenza tra giornalismo e politica sono sempre stati molto stretti, a volte addirittura strettissimi. È possibile affermare che il giornalismo è sempre stato politico. La nascita del modello si fa risalire al 1789, anno dello scoppio della Rivoluzione francese. La data non è però del tutto corretta. Quando i giornali cominciano a fare la loro comparsa (parallelamente all’invenzione della stampa) il potere pubblico inizia a porsi il problema della rappresentanza; viene introdotto il meccanismo della concezione dei privilegi e quello della censura preventiva; si mette subito la museruola ai giornali. Iniziano poi a diffondersi le “gazzette”, giornali che ottengono il “privilegio”, da parte di governi e regnanti, di essere pubblicati o di poter esistere in maniera esclusiva in determinate aree e in determinati Stati a patto, però, di veicolare solo le informazioni gradite al potere. Da subito, quindi, l’ipoteca della politica inizia a pesare sui giornali. Immediatamente viene a formarsi un linguaggio politico.
Il “Tatler” e lo “Spectator” (Inghilterra) nascono in un periodo in cui la gente è ormai stanca di leggere i dibattiti sui giornali. Entrambe le testate decidono di parlare di altro; cominciamo ad occuparsi anche della società. Una scelta, questa, che rappresenta una diretta conferma del peso e del rilievo che la politica continua ad esercitare sui giornali.
È il 1789 quando nei giornali fa ufficialmente il suo ingresso la politica. Diverse sono le pubblicazioni che nascono come diretta espressione di orientamenti politici, di fazioni politiche.
In Italia la nascita del giornalismo politico segue un analogo percorso. (L’unico caso anomalo è quello di Eleonora Pimentel Fonseca che, invece, elabora un modo di fare informazione politica diverso, direttamente o parzialmente distaccato dalle pressioni politiche.) A partire dall’Ottocento vengono pubblicati giornali come “Il Risorgimento”, la “Giovine Italia” di Mazzini, a dimostrazione che i rapporti tra politica e giornalismo sono sempre esistiti. Quando nasce il giornalismo, insomma, nasce anche questo tipo di rapporto.
Un tipo di rapporto che, secondo la concezione anglosassone, può essere corretto e leale. È il cosiddetto modello del giornalismo come “watchdog”: il cane da guardia che sorveglia il potere, che controlla il corretto funzionamento dell’informazione rispetto alle norme e alle direttive principali. La linea che viene a manifestarsi in Italia è, invece, quella del rapporto scorretto tra giornalismo e politica; una linea in cui il giornalismo diventa espressione di determinate esigenze di carattere politico. Le forme di influenza politica sono molteplici. I giornali hanno il diritto e il dovere di schierarsi (il caso del “Corriere della Sera” durante le ultime elezioni (aprile 2006) è stato cruciale in questo senso: nel corso della campagna elettorale il direttore Paolo Mieli, accusato in precedenza di cerchiobottismo -dare un colpo al cerchio, uno alla botte, cioè di non assumere un atteggiamento ben definito- ha fatto una scelta molto netta a favore di Prodi; una presa di posizione che ha comportato tante conseguenze. La più grave in termini economici è stata la perdita di copie in area lombarda dove, comunemente, l’elettorato è più conservatore e molto orientato verso destra. Ancora oggi il “Corriere della Sera” sta pagando la colpa di quella preferenza con un’emorragia diffusionale). Si tratta, in ogni caso, di scelte che rendono giustizia al tipo di direzione politica.
I limiti del giornalismo politico
In Italia il problema principale del modello di giornalismo politico (oltre ai caratteri economici e dell’industria editoriale e quindi al loro essere facili prede di chi dispone di soldi) risiede nel fatto che storicamente i partiti politici vengono a formarsi molto presto, prima ancora che lo Stato centrale acquisti sufficiente forza. Sul versante opposto troviamo la Francia e l’Inghilterra dove, già da subito, si manifesta un forte Stato centralizzato. Addirittura il distacco tra potere centralizzato e senso democratico, in Inghilterra, viene giocato direttamente tra il Parlamento e il re prima ancora di essere giocato tra il cittadino e il sovrano. In questo modo determinate differenze, determinati distacchi vengono subito sanciti. In Gran Bretagna un potere centrale forte, che fa da arbitro, ha sempre garantito la formazione di un giornalismo politico corretto. Così invece non è andata in Italia. E questo fin dall’inizio, quasi in parallelo alla nascita dei primi partiti politici. La storia della prima Italia vede la presenza sulla scena politica del partito liberale; molto forte anche la partecipazione del partito socialista nella gestione del potere. Questo tipo di formazioni generano ben presto una stampa distorta; distorta perché il giornale finisce presto con il diventare per lo più espressione cerimoniosa dell’ortodossia e del pensiero del partito, dal momento che i diversi schieramenti hanno il diritto di comunicare ad un giornale le proprie idee. Quest’ultimo limite, quello dell’influenza dei partiti, modella il giornalismo politico, lo trasforma in un giornalismo di consenso; proprio come le vecchie gazzette erano gli strumenti di consenso nelle mani del potere centrale. Nello scenario attuale l’unica differenza con il modello del passato riguarda la possibilità di avere e leggere giornali che sostengono orientamenti diversi.
Il decollo e il secondo limite del giornalismo politico italiano è quello della contiguità stretta tra i giornalisti che si occupano di politica e il potere politico. Non sono rari, anzi sono numerosissimi i casi di giornalisti che passano alla politica; al contrario il percorso inverso è molto meno diffuso. Anche la stretta attualità ci informa di personaggi parlamentari implicati in casi analoghi . Il vero problema è che esiste una forte contiguità tra giornali e attività politica; contiguità dipesa proprio dalla specializzazione dei giornalisti. Oggi il giornalismo politico (è il caso soprattutto dei grandi giornali) si muove attraverso la creazione di un rapporto stretto tra il giornalista e l’area che segue. Ci sono dei giornalisti ad esempio che seguono regolarmente il Quirinale (quirinalisti), si occupano cioè di tutte le questioni relative al Presidente della Repubblica; essi, inevitabilmente, creano dei rapporti con il capo dello Stato. Per il giornale tutto ciò corrisponde alla possibilità di avere un valore aggiunto di conoscenza, di competenza e di accesso immediato alle fonti. Ci sono poi dei giornalisti che seguono schieramenti di destra e giornalisti che seguono schieramenti di sinistra; giornalisti che si dedicano alla politica locale o a quella nazionale. Sono scelte, queste, perseguite anche da quei giornali che cercano di essere il più corretti possibile nei confronti dei lettori; scelte fatte proprio per garantire alla testata una maggiore qualità informativa e la possibilità di avere notizie più o meno riservate o comunque in anticipo rispetto alla concorrenza. Così facendo si realizza un rapporto di vicinanza, di contiguità che diventa sempre più pericoloso: è evidente che questo tipo di frequentazione, salvo rari casi di comportamenti particolarmente rigorosi, dà vita anche a dei rapporti amichevoli. Il che non è sempre sbagliato, ma alla lunga la ricaduta che si ha nel nostro giornalismo è la creazione di amicizie particolari, di contiguità forti, con una conseguente ricaduta anche sui contenuti del giornale. E infatti, non è un caso che direttori particolarmente attenti nei confronti dei politici ad un certo punto cambino (per esempio un giornalista che fino a quel momento si è occupato di Forza Italia o del partito democratico) proprio perché ravvisano un deteriorarsi della qualità informativa degli articoli.
Un altro aspetto riguarda le direzioni. Esistono direttori di varia natura: direttori molto centralizzatori e direttori meno centralizzatori. Uno dei limiti dei direttori che centralizzano molto può essere quello che, da un lato, danno forma ad un giornale molto coerente e di qualità molto elevata in tutte le sue parti; dall’altro manifestano un orientamento spiccato che viene imposto anche ai giornalisti che vi scrivono. Nel contratto nazionale esiste la clausola di coscienza: un giornalista che si trova a lavorare in un giornale seguace di un dichiarato orientamento politico, può licenziarsi nel momento in cui questo orientamento viene modificato dal direttore o dall’editore (una volta licenziato avrà diritto a particolari tutele sindacali ed economiche).
Anche nel contratto nazionale, insomma, è entrata di fatto la politica.
L’attuale scenario italiano del giornalismo politico non è particolarmente felice e positivo. L’unico aspetto positivo è il progressivo decremento dello spazio dedicato alla politica, in particolare sulla prima pagina dei giornali. Questo cambiamento, però, non si è verificato per volontà del direttore o dei giornalisti, ma è stato indotto dal riposizionamento che i media stanno affrontando in questi ultimi anni. Il regime di concorrenza che si è attivato, infatti, ha costretto le redazioni e i direttori a riflettere maggiormente sulla qualità e sulle caratteristiche dei contenuti che offrivano ai lettori. Uno dei dati che è emerso in maniera forte, e che quindi ha modificato anche il tipo di rappresentazione politica sui giornali, è stato una forte disattenzione nei confronti della politica da parte dell’elettorato giovane: per gli editori la perdita dei lettori più giovani implica la perdita del futuro del giornale stesso (esempio de “La Nazione” che ha un elettorato molto vecchio e che, anno dopo anno, vede ridursi la sua diffusione in maniera irreversibile). Proprio per non perdere i lettori più giovani la prima mossa dei direttori è stata una riduzione delle notizie politiche sulle pagine dei giornali. Mossa facilitata anche dal convincimento interno di alcuni direttori, consapevoli che ormai l’informazione politica italiana avesse fatto il suo tempo.
Certo, lo scenario politico italiano così frammentato e diverso non aiuta il giornalismo. Uno dei problemi principali che hanno i corrispondenti esteri quando arrivano in Italia è quello di cercare di capire cosa succede nel nostro sistema politico. Sono numerosi i casi di giornalisti italiani che vengono contattati dai corrispondenti esteri perché gli venga spiegato cosa accade nel nostro confronto politico. Queste richieste rappresentano il segnale esplicito che nel meccanismo democratico italiano, nel rapporto tra i partiti c’è qualcosa di anomalo. È il cosiddetto “teatrino della politica” così come viene definito nel linguaggio giornalistico: questi continui cambiamenti di schieramenti, questo marcare differenze di posizione a volte minime, risultano abbastanza incomprensibili alla stampa estera abituata ad aree politiche più nettamente contrapposte. Si potrebbe pensare che una delle cause di questo problema sia la mancanza di uno sbarramento sufficiente (in Parlamento, infatti, hanno accesso anche quei movimenti politici con una piccolissima rappresentanza.) Anche la differenza tra sistema proporzionale e maggioritario non aiuta a concentrare le differenze di area politica.
Si potrebbe concludere questo discorso ricordando un libro di Norberto Bobbio di qualche anno fa: “Destra e Sinistra”. Forse il problema alla radice di questo rapporto è che le differenze tra destra e sinistra si vanno sempre più attenuando; il confronto politico odierno si gioca sempre più su contrapposizioni pretestuose condotte al fine di marcare la differenza. Tutto ciò porta ad una diminuzione sui giornali dello spazio dedicato alla politica; non solo perché agli elettori più giovani interessa conoscere altre tematiche, ma anche perché effettivamente il tipo di confronto politico così come da Tangentopoli in poi si è venuto delineando rende molto difficile la traduzione in termini semplici di tutte le differenze, anche di quelle interne ai partiti. Questa frammentazione, caratteristica del nostro Paese, fa sì che il giornalismo politico diventi particolarmente critico, e questo sia per l’incapacità dei giornalisti di ridurre ai minimi termini le espressioni, sia per i limiti intriseci del sistema politico italiano.
Per ciò che concerne gli articoli, anche qui la differenziazione e la polifonia del sistema politico italiano ha lasciato il segno. In origine, infatti, il giornale non solo aveva meno spazio, ma al suo interno aveva il cosiddetto “pastone”: un unico articolo che giorno per giorno faceva un punto di tutte le posizioni, di tutte le novità di carattere politico. Di fatto era chiamato pastone perché tutta questa serie di informazioni successive, di rilevanti diatribe, di piccole o grandi notizie finivano in questa grande melassa. Il pastone è sopravvissuto sulle pagine dei giornali per tantissimo tempo, almeno fino agli anni ‘50-‘60. Oggi il giornale segue una strada opposta: ogni giornalista politico è iperspecializzato nei suoi rapporti. Le problematiche di contiguità arrivano sempre meno al lettore, dal momento che gli interessi dell’elettorato, monitorati giorno per giorno dai giornali principali, vanno in una direzione diversa. Il decremento dell’informazione politica sulle pagine dei giornali può considerarsi dunque un dato positivo.
- GIORNALISMO ECONOMICO
Anche il rapporto tra economia e giornalismo è sempre esistito: i primi notiziari erano dispacci di imprese (in primi la Compagnia delle Indie Orientali) che veicolavano dati su merci e beni. L’informazione economica compare molto presto sui giornali. Quelli del 1700 riportano notizie di borsa e notizie sul valore dei beni. Ci si rende subito conto che questo tipo di informazione interessa molto al lettore. In Italia i primi giornali economici cominciano a sorgere intorno all’Ottocento; è del 1865 la nascita del “Sole”.
Le istanze di natura economica, così come quelle di natura politica, hanno sempre pesato nelle redazioni. Molto spesso, infatti, alle radici della nascita dei giornali c’è un imprenditore che porta con sé altri tipi di interesse. È questo il caso del “Corriere della Sera”. Il quotidiano milanese, al momento della sua fondazione, è costretto a fare i conti con un’influenza sia di tipo economico sia di natura politica; tra i suoi fondatori, infatti, c’è un signore che intraprende la carriera parlamentare, ed un altro che ha particolari interessi di carattere economico. Entrambi esercitano quasi da subito pressioni sul primo direttore, Eugenio Torelli Viollier.
L’informazione economica in Italia ha vissuto un lungo periodo di arretratezza, e solo in tempi più recenti ha iniziato a modificarsi.
I principali periodi dell’informazione economica:
- 1956-1975: fase iniziale, molto dinamica (i giornali che si occupano di economia iniziano a circolare già a partire dall’Ottocento). Nel 1956 cui nasce “Il Giorno”, quotidiano immediatamente innovativo caratterizzato da un’informazione economica molto disinvolta. Il momento di dinamismo si esaurisce intorno agli anni ’60.
- 1970-1975: periodo d’oro. L’informazione economica, seguendo il principio che tutto è politica, compresa l’economia, diventa un argomento chiave per tanti giornalisti e ritorna in maniera preponderante sulle prime pagine dei giornali.
- 1975-1985: gli italiani scoprono la Borsa, improvvisamente si rendono conto che non esistono solo i BOT. A questo interesse diffuso degli italiani corrisponde uno spazio maggiore dedicato dai giornali generalisti all’informazione economica, non solo nelle pagine ad essa dedicate ma anche nelle prime.
- 1986-1992: si assiste al boom della Borsa che prosegue fino agli anni ’90. In questo periodo si realizza un profondo cambiamento nel modo di fare giornalismo economico. Sono anni in cui l’influenza, manifesta o occulta, degli imprenditori all’interno delle redazioni è molto pesante. (Nel 1974 esce “Razza padrona”, libro scritto da Scalfari e Turani e dedicato polemicamente ad Eugenio Cefis, presidente della Montedison. Il titolo del testo appare emblematico: razza padrona indica, infatti, la presenza sempre più forte dei “padroni” in redazione. A questo punto l’informazione economica diventa principalmente un’informazione sui personaggi dell’economia. Giuseppe Turani ha creato un giornale che esprime bene questo concetto: “Uomini e business”). L’informazione economica non si sofferma più sulle vicende dell’economia, ma comincia a raccontare i suoi protagonisti, dando vita ad un approccio molto più personalistico; un approccio che attira immediatamente l’attenzione dei lettori. L’interesse per l’informazione economica cresce, come emerge dalle rilevazioni di lettura fatte dai quotidiani giorno dopo giorno, e l’economia conquista un ulteriore spazio sui giornali.
- 1995-2000: la febbre dell’informazione economica. Insieme alla new economy gli italiani scoprono la possibilità, a volte illusoria, di arricchirsi brevemente in Borsa. L’interesse dei quotidiani si concentra soprattutto su Piazza Affari.
Il giornalista economico scrive in genere di argomenti molto disparati. Anche in ambito economico vige la tendenza alla specializzazione: c’è un giornalista che si occupa di realtà immobiliari; un giornalista economico di Borsa; un giornalista che tratta la grande industria e un giornalista dedito alle piccole imprese. Questa divisione di compiti consente la formazione di reti di competenza molto forti. L’informazione economica è trattata anche sui settimanali (ad esempio da “L’Espresso”).
Anche in questo modello non mancano i risvolti problematici, ad esempio: un giornalista economico che segue le vicende della Fiat (una grande industria e al contempo uno dei principali inserzionisti di quasi tutti i giornali italiani) quasi sicuramente non potrà disporre di grandi spazi di autonomia.
Il giornalista economico, infatti, è particolarmente esposto alle pressioni finanziarie perché intesse continui contatti diretti sia con gli imprenditori sia con quelle stesse persone che è chiamato a monitorare, osservare e controllare. In Italia, purtroppo, non esiste lo stesso rigore che vige nei paesi anglosassoni. Negli Stati Uniti, ad esempio, esistono normative severe che tutelano l’equilibrio della libera concorrenza. Qui il controllo sulla stampa economica è molto più attento e rigido proprio come lo è nell’arbitraggio della libera concorrenza tra le imprese. In Italia, invece, il controllo più blando pregiudica la qualità dell’informazione economica. Il primo giornale a dotarsi di una carta etica per ciò che concerne l’informazione è stato il “Sole 24ore”.
EDITORIA PURA: da molto tempo è in corso una polemica secondo cui l’informazione generale, in particolare quella economica, sarebbe molto più libera se invece di editori industriali ci fossero degli editori puri. I due più grandi gruppi editoriali in Italia, RCS e il gruppo editoriale L’Espresso (Mondadori per la stampa periodica), hanno alle loro spalle editori che non sono puri, ma hanno interessi in altri ambiti; ambiti per lo più industriali. (es. nel “Corriere della Sera”, considerato il salotto buono della finanza, troviamo coinvolti banche d’affari, imprenditori impegnati in settori che riguardano la moda, ecc). Purtroppo nel nostro paese abbiamo avuto una macroscopica prova della situazione opposta, quella cioè di un editore puro come Rizzoli implicato nel grave scandalo della P2 , caso che dimostra come non esistano delle regole assolute per stabilire la trasparenza.
3. GIORNALISMO CULTURALE
L’informazione culturale vive e si rispecchia nella Terza pagina. Il suo inventore, il direttore de “Il Giornale d’Italia” Alberto Bergamini .
La Terza nasce con un tipo di carattere particolare scelto da Bergamini per imprimere una nota di differenza alla sua pagina: l’elzeviro. Il suo nome deriva da quello di una famiglia di librai olandesi, gli Elzevier, che nel Seicento chiedono all’incisore Christoffel Van Dick di realizzare degli appositi caratteri che contrassegnassero i loro lavori tipografici. Il carattere ben presto connoterà anche il principale articolo pubblicato in Terza; un pezzo che tradizionalmente apriva la pagina di cultura e che appariva nelle prime due colonne, quelle in alto a sinistra, dove appunto viene collocata l’apertura.
E’ nei primi anni del Novecento, tra il 1904-1905, che la Terza raggiunge un livello sviluppo e di affermazione di grande rilievo. Il momento chiave si ha quando anche il “Corriere della sera” comincia ad adottarla, nel 1905. Una Terza pagina che all’inizio, in questa sua formalizzazione, integra elementi eterogenei come le comunicazioni pubblicitarie o i brevi annunci e i notiziari di flash news che chiudono l’impianto progressivo della pagina. La struttura e la formazione della Terza segue un percorso abbastanza preciso: i due tipi di articoli che caratterizzano la pagina culturale, e che la segneranno per tantissimo tempo, sono l’elzeviro che in genere è un pezzo di prosa narcisistica, di bello scrivere affidato a uno scrittore, e un secondo pezzo, il reportage di viaggio. Tra i diversi reportage si sono storicamente distinti quelli di Alberto Moravia, scrittore e grande viaggiatore che ha lasciato corrispondenze dall’estero estremamente vivaci e precise.
La Terza pagina segna profondamente il modo in cui il giornalismo culturale viene pensato in questo paese, perché di fatto il modello culturale coincide per lo più con il giornalismo libresco. Con essa viene sottolineata e integrata una concezione tutto sommato molto latina, molto italiana della cultura e del sapere.
Per diversi decenni giornalisti, direttori e editori hanno provato a liberare la Terza pagina dalla presenza ingombrante della cultura, dalla sua mancanza di dinamismo. Due sono stati i momenti chiave.
- anni ’50: “Il giorno” comincia a smantellare la struttura della Terza, ma la sua esperienza cade un po’ nel vuoto
- anni ’70: “La Repubblica” nasce senza Terza pagina ma inserisce al centro del giornale una sezione culturale di due pagine, il cosiddetto “paginone” affidato a Rosellina Balbi. Sono i primi segni di un cambiamento importante; segni che danno il via ad un profonda trasformazione avvenuta nel corso degli anni. Nell’ultimo decennio del Novecento tutta la stampa italiana imprimerà un decisivo cambiamento alla Terza pagina dei propri giornali, e lo farà in un periodo caratterizzato dal crescente successo di “Repubblica”. Ma il più grande cambiamento concernente l’impianto della Terza pagina riguarda la graduale comparsa, prima su di essa e poi sul paginone culturale, di argomenti diversi. Poco per volta la letteratura cede il passo a tematiche come l’architettura, le culture altre e l’antropologia. I responsabili della sezioni culturali dell’epoca hanno un ruolo fondamentale nell’introduzione di materie diverse. In Italia vige, ancora oggi, una sorta di pregiudizio letterario: l’idea che la cultura corrisponda necessariamente alla letteratura. Un pregiudizio che crea dei problemi di formazione generale per quanto riguarda i giornalisti; un pregiudizio letterario che continua a generare un pesante equivoco: si pensa spesso che il bel scrivere equivalga a fare giornalismo. E il modello della Terza, così come si è presentato fino agli anni ’70, ha continuato a generare questa sensazione. L’elzeviro, infatti, era affidato quasi esclusivamente agli scrittori. C’erano critici letterari che facevano dei testi molto curati e precisi nella forma, ma alquanto inutili dal punto di vista della cronaca. Ecco, il vero problema del giornalismo culturale in questo Paese è stato quello di essere o un giornalismo legato ai libri e quindi un giornalismo essenzialmente di recensione, di comunicazione della produzione libraria, o semplicemente un giornalismo inutile. Il cambiamento più significativo è avvenuto, sta avvenendo, grazie allo spostamento dell’ attenzione verso una cultura più ampiamente intesa; una cultura che si articola anche per discipline scientifiche. La grande trascuratezza con cui queste sono state trattate fino a ieri dai giornali italiani nelle pagine culturali è molto significativa. È solo di recente che la matematica, la fisica, anche grazie a dei personaggi cardine come Rita Levi Montalcini, hanno avuto maggiore spazio in redazione. Il giornalismo culturale italiano si presenta, comunque, estremamente inferiore agli altri.
Spesso la pagina destinata alla cultura si trasforma in una pagina di recensione dei libri. Proprio mentre la pagina culturale ha cominciato ad occuparsi di argomenti paralleli, si è sentita l’esigenza di trattare questo tipo di informazione, essenzialmente di servizio. Nella dinamica della struttura dei giornali questo bisogno si trasforma nella rinascita di supplementi librari. Si tratta, tuttavia, di una dinamica estremamente produttiva. Innanzitutto perché l’occuparsi di libri nelle pagine culturali ha ceduto il passo all’interesse verso una cultura intesa in senso più esteso, includendo nella definizione cultura anche le discipline che in questo paese sono considerate di poco livello come l’antropologia e le scienze sociali. In secondo luogo ha segnato il ritorno di supplementi più specifici dedicati al mondo dei libri, ma ora con una maggiore attenzione al servizio stesso che deve cercare di comunicare al lettore ciò che effettivamente il libro dice e cerca. Il più delle volte, invece, nelle classiche recensioni si nota la preponderanza del critico rispetto al libro. Il caso migliore è quello, per esempio, di Pietro Citati, critico estremamente profondo e raffinato che, ogni volta che approfondisce i suoi studi su un autore e su un libro, ci presenta l’autore attraverso la sua lente interpretativa deformante.
Questa dinamica è cambiata, sta cambiando e c’è la possibilità che cambi ancora. Non è un caso che molti degli argomenti culturali finiscano col distaccarsi dalle pagine culturali, magari confluendo nei supplementi di parecchi giornali.
Il modello della stampa culturale è un modello francamente poco felice. È un’attività professionale di confine tra giornalismo tout court che si occupa di informazione e di notizie, e quella che può essere un’opinione, un commento o addirittura il bello scrivere. Tra l’altro quello del giornalismo culturale è il modello in cui si trova anche una maggiore bibliografia dal momento che i brani di moltissimi autori celebri venivano pubblicati nelle pagine culturali. C’è una forte motivazione di promozione culturale del giornalista che si sente giornalista in parte, ma che in realtà vorrebbe essere uno scrittore. Questa dinamica intrisa di fattore umano ha creato una consistente bibliografia sul giornalismo culturale delle Terze pagine a fronte, poi, di una grave inconsistenza di questo stesso giornalismo.
Come già accennato il cambiamento più profondo si è avuto negli anni ’90 con la direzione di Paolo Mieli al “Corriere della sera”. Quando si parla di “mielismo” si fa riferimento a un giornalismo che gerarchizza molto meno, che mescola argomento alto e materia bassa. È un approccio dal punto di vista culturale molto aperto e libero. Il nuovo modo di ripensare l’organizzazione dei contenuti ha connotato molti giornali che accanto alle trattazioni di grandi mostre hanno iniziato a collocare un articolo sulla pubblicità. È stato un fenomeno sicuramente positivo che ha permesso ai giornalisti di trattare una serie di tematiche affini, come appunto la pagina culturale tout court e l’area degli spettacoli, in un’unica sezione. In realtà il cambiamento è ancora in itinere: alcuni giornali lo hanno realizzato; altri, invece, hanno preferito mantenere distinte le diverse sezioni.
Così come per il giornalismo sportivo la cui attenzione è rivolta al ciclismo, all’ automobilismo e al calcio, anche per la sezione dedicata agli spettacoli si parla quasi esclusivamente di cinema e televisione. Due temi, questi, che valgono per uno perché il cinema non fa altro che alimentare il circuito della tv. C’è stato un momento in cui si teorizza la morte del cinema; ben presto però ci si rese conto che il grande schermo era decisamente funzionale al mezzo televisivo: il passaggio dei film dal cinema alla distribuzione dei dvd e subito dopo alla televisione ha chiuso definitivamente la questione. Sulle pagine di spettacoli, comunque, il tema dominante resta la cinematografia, laddove ci sarebbe invece tutta una serie di eventi interessanti, di prime di teatro o di lirica contemporanea che passano completamente sotto silenzio. Nelle pagine culturali domina ancora un atteggiamento fortemente conservatore che finisce per arrestare il processo dinamico di accorpamento tra tutte le sezioni (cultura-spettacoli), avvenuto soprattutto per impulso di Mieli. Il fenomeno di fusione è ancora in corso.
- LA CRONACA
La cronaca rappresenta uno dei settori che è cambiato in maniera più profonda negli ultimi anni. È proprio questo genere informativo ad aver segnato in maniera più incisiva la trasformazione del giornale, verificatasi in seguito al rivolgersi dell’attenzione del pubblico nei confronti di alcune tematiche particolari.
Dopo Tangentopoli, infatti, l’interesse verso gli argomenti di tipo politico è sostanzialmente crollato, sia nel pubblico giovane sia nel pubblico più tradizionalmente affezionato ai temi governativi. Il progressivo disinteresse per la politica ha indotto i direttori e gli editori a concentrare l’attenzione dei propri giornali su altre e differenti tematiche. Ogni mattina nelle redazioni dei principali quotidiani italiani arrivano rilevazioni, compiute da società specifiche, che individuano quali sono gli articoli del giorno, della mattinata, più letti dal pubblico (ovviamente sulla base del campione rilevato). Attraverso questo tipo di monitoraggi il direttore può correggere il tiro informativo nel corso del tempo della sua direzione, e può decidere di dare maggior o minor spazio ad alcune questioni. Questa tendenza, in parallelo all’interesse della società civile verso tematiche di carattere ambientale e di tipo salutistico, ha portato la cronaca a mutare e modificarsi.
In passato il modello tradizionale di cronaca era diviso in due categorie essenziali: cronaca nera e cronaca bianca. Mentre la prima si occupava di fatti di sangue, di delitti e della produzione dei processi; la seconda, invece, verteva sulle notizie ordinarie riguardanti la cronaca cittadina, l’amministrazione del comune, ecc. Si trattava di una struttura abbastanza rigida e allo stesso tempo curiosa, perché palesava come solo i grandi processi erano in grado di attirare l’attenzione del pubblico.
Il recente cambiamento della cronaca ha spostato l’attenzione verso quella che viene definita light information, ovvero l’informazione leggera. Il termine “leggera” non è da intendere nel suo significato letterale: al suo interno c’è sicuramente una notizia di costume, ma ci sono anche tematiche di carattere ambientale che riguardano in maniera più significativa il presente e il futuro non solo del Paese, ma del mondo stesso. Light, quindi, non perché sia un’informazione sciocca ma solo perché si occupa di argomenti che vengono considerati tradizionalmente più legati al costume e allo stile di vita, il life style. Il crescente spostamento di interesse nei confronti della light information ha spinto i giornalisti, dotati di competenze specifiche, ad acquisire maggior voce in capitolo, maggior potere di questi temi nei giornali. Bisogna sottolineare che non è facile e semplice far crescere all’interno della redazione un giornalista con una forte formazione scientifica. Non a caso la maggior parte dei giornalisti scientifici sono cronisti che hanno una preparazione forgiata in ambito accademico, in settori molto diversi da quello informativo, per esempio la medicina; professionisti che poi si ritrovano a fare i giornalisti per una serie di dinamiche particolari. Essi sono particolarmente preziosi in redazione perché, da un lato, devono mantenere i contatti con la comunità scientifica, dall’altro devono parlare in maniera regolare, specializzata (quasi tutta in lingua inglese); devono avere abilità e autorevolezza nello scrivere articoli, evitando di incappare in errori di imprecisione. Purtroppo gli errori di imprecisione rappresentano delle dinamiche ricorrenti sui giornali: se si leggono argomenti specifici su temi che si conosce bene è quasi certo, potremmo dire quasi scientifico, che si trovino delle inesattezze. È chiaro che ciò si verifica con una frequenza minore nei giornali specializzati. Accade inoltre che giornalisti specializzati in campo ambientale stanno guadagnando sempre più potere in redazione e sulle pagine dei giornali, e ci sono riviste anglosassoni che pubblicano rubriche fisse su questi temi (es. la rubrica che viene pubblicata settimanalmente dalla rivista “Internazionale” e curata da Leo Hickman, il cui scopo è quello di rendere manifeste ai lettori, in chiave quotidiana, le questioni ambientali). Queste problematiche, una volta del tutto inesistenti sui giornali, non solo hanno iniziato ad apparire nelle ultime pagine della cronaca , ma poco per volta hanno portato la light information a prendere il sopravvento sulle altre notizie. Di fatto non stupisce nemmeno più trovare un articolo di cronaca dedicato per esempio ad una sfilata di moda; tema considerato una volta appannaggio esclusivo delle donne.
In generale è possibile definire il cambiamento della cronaca come un cambiamento positivo. Le ragioni sono diverse. Intanto perché attraverso il suo mutamento è stato possibile alleggerire il peso della politica sul giornale. Normalmente, infatti, i giornali sono esentati sia dal rispetto della par condicio sia dal dovere di sentire e riportare tutte le opinioni; un rituale questo che viene proposto noiosamente dai telegiornali. La libertà di espressione nei confronti della politica ha permesso che venissero messi in primo piano quei fatti rilevanti dal punto di vista dell’ingerenza della società civile. Oggi troviamo spesso in prima pagina tematiche di interesse sociale: quello che una volta era il fogliettone nel taglio basso (nota di costume o di argomenti di tipo letterario) oggi è dedicato, invece, a tematiche di carattere ambientale e di tipo salutistico. Quasi sempre gli articoli dedicati a problemi di salute risultano tra i più letti sui giornali; incontrando uno specifico riscontro tra i lettori. Ovviamente sarà l’editore e il direttore del giornale stesso a stabilire lo spazio necessario da dedicare alle informazioni di salute.
Un minore spazio alla politica, uno spostamento significativo dell’attenzione verso temi ambientali e salutisti, il sopravvento della light information e l’emergere di tematiche che riguardano la vita civile e il life style rappresentano il cambiamento principale del modello della cronaca. Chi dirige la cronaca ha acquisito maggiore peso e potere all’interno del giornale perché possiede gli elementi e le tematiche che sono prioritari ormai per tutti i giornali. Non a caso negli ultimi anni alcune carriere di giornalisti che lavorano in cronaca sono state particolarmente brillanti.
5. L’INFORMAZIONE SPORTIVA.
La nascita e lo sviluppo del giornalismo sportivo italiano è databile intorno alla fine dell’Ottocento. Ovviamente non esisterebbe informazione sportiva se non esistessero gli sport. Quelli inizialmente più diffusi sono in stretta affinità con le arti marziali, ovvero la scherma e l’equitazione. Esistono delle cronache molto interessanti di scherma e di eventi di equitazione firmate da Gabriele D’Annunzio sul quotidiano romano “Tribuna”. Chi ha avuto modo di leggere “Il piacere” ha trovato l’eco di queste cronache anche in alcuni brani del romanzo.
Tra il 1800 e il 1900 emerge in maniera significativa uno sport molto diverso da quelli legati all’attività militare (equitazione e scherma). Sono gli anni in cui inizia a diffondersi la passione per la bicicletta. Ciò avviene per diverse ragioni. Innanzitutto in Francia, dove le tecniche del giornalismo sportivo sono molto più avanzate, nasce il Tour de France; in secondo luogo proprio la bicicletta rappresenta il mezzo di locomozione banalmente più diffuso per le entrate degli italiani. I dati sulla diffusione e sulla vendita delle biciclette relativi a fine Ottocento parlano di 15-20 mila biciclette vendute ogni anno; un numero che per l’epoca era davvero alto. Addirittura spostando l’attenzione sui primi anni del secolo, 1904-1906, il dato balza sorprendentemente in avanti attestandosi sulle 40-50 mila vetture l’anno. Semplicemente le persone utilizzano la bicicletta per spostarsi; non è una vera e propria attività sportiva, ma solo l’inizio di una significativa premessa. Chi pedala per diletto ha la propria attenzione orientata verso chi, invece, pedala per professione e per ragioni sportive. Si tratta pertanto di una attenzione selettiva. I primi giornali dedicati allo sport, infatti, o si occupano di attività ginniche diffuse, come per esempio fa “La ginnastica”, oppure cominciano a dedicarsi in maniera più esplicita ai temi riguardanti il ciclismo.
Sequenza di date significative.
Il calcio fa la sua prima apparizione verso la fine dell’Ottocento. È del 1893 la nascita della prima squadra calcistica italiana: il “Genoa Cricket and Football club” (Genova era diventato sul finire del secolo un importante porto commerciale attirando compagnie straniere. La presenza di una numerosa comunità anglosassone, che praticava qui le sue tradizioni sportive, diede un impulso decisivo per la nascita del calcio. Ovviamente si parla di albori calcistici, quando questo sport non era ancora radicato in maniera esclusiva nella cultura italiana. Basti pensare che la fase finale del primo campionato venne giocata in una sola giornata).
Il 3 aprile 1896 esce il primo numero de “La Gazzetta dello sport”. Si tratta di una nascita piuttosto precoce. Il nuovo quotidiano sportivo, infatti, nasce dalla fusione precedente di due settimanali: “Il ciclista” e “La tripletta”, il primo con sede a Milano e il secondo a Torino. I rispettivi direttori decidono, per ragioni soprattutto diffusionali, di fondere i due giornali che confluiscono in una testata molto particolare, che per alcuni anni sarà di colore verde pallido. “La Gazzetta dello sport” diventa la testata catenaccio che tiene insieme le altre due. Per diverso tempo “Il ciclista” e “La tripletta” continueranno a sopravvivere. Inizialmente i due direttori dirigono insieme il nuovo giornale, finché uno dei due, Eliseo Rivera, direttore de “Il Ciclista”, non viene arrestato durante i fatti del maggio del 1898, per aver preso parte alla sommossa spenta nel sangue da Bava Beccarsi. Un fatto importante questo perché sottolinea come all’epoca chi si occupava di giornalismo sportivo non era, come oggi, un giornalista poco partecipe della realtà quotidiana. I giornalisti sportivi del tempo erano, invece, persone che scendevano in piazza, si rimboccavano le maniche anche per le battaglie civili. Elemento interessante de “La Gazzetta dello Sport” degli esordi è il suo colore. La carta non è rosa ma verdina, un colore questo che connota un giornale interessato anche all’ippica e all’equitazione, e che ha scelto proprio la carta colorata per rappresentarsi. Il giornale diventerà rosa in ambiti successivi, designando una caratteristica del giornalismo sportivo di qualità.
La dinamica del giornalismo sportivo durante il fascismo è nota: lo sport diventa un importante strumento di propaganda politica per la diffusione degli ideali fascisti. Non è un caso che in questo momento storico la nostra nazionale riesce a vincere ben due mondiali, nel 1934 in Francia e nel 1938 in Italia, arricchendo le squadre di elementi stranieri. Per quanto riguarda l’informazione sportiva, l’Italia all’epoca rappresenta un fenomeno del tutto particolare a livello mondiale : è l’unico Paese in cui ci sono così tanti giornali sportivi. Se ne contano addirittura tre, a dimostrazione di come l’attenzione verso questo tipo di giornalismo sia del tutto particolare. “Il corriere dello sport” e “Tutto sport” sono tra i giornali sportivi più importanti e interessanti. Il primo viene fondato durante il periodo fascista, il secondo subito dopo la sua caduta.
Giornalisti sportivi.
La cronaca dello sport e la descrizione degli eventi sportivi è stata affidata nel corso degli anni a giornalisti che hanno segnato in maniera profonda il modello del giornalismo sportivo. Giornalisti che lo hanno modificato in alcune delle sue parti fino a portarlo a quello che è oggi, cioè un modello di informazione sportiva altamente specializzato. Tra questi ricordiamo:
- Gianni Brera: fa le sue prime esperienze giornalistiche su “Il Giorno”. Da ragazzo pratica sport in maniera abbastanza importante, arrivando fino alle giovanili dell’Inter. La sua formazione agonistica si riflette anche nei suoi pezzi. Gli articoli che scrive sono ricchi di una forte competenza; competenza che mancava in larghe parti del giornalismo contemporaneo. Molto spesso, infatti, il giornalista sportivo era una persona che non aveva una particolare preparazione tecnica e tattica. La riproduzione degli schemini delle formazioni delle squadre, presente oggi sui giornali, si deve proprio all’esistenza di giornalisti come Gianni Brera che, essendo stati prima praticanti a livello semiprofessionale e poi giornalisti sportivi, hanno sentito il bisogno di rendere visibili le tattiche di gioco. Uno degli aspetti negativi legati a questa celebre firma del giornalismo sportivo italiano riguarda la sua nota teoria "biostorica”, frutto della sua preparazione antropologica. Brera sosteneva l’inferiorità della razza italiana dal punto di vista fisico; inferiorità dovuta a ragioni storiche come lo scarsa nutrimento e l’alimentazione con tanti carboidrati e poche proteine. Per tutte queste ragioni egli arrivò a teorizzare quella che veniva definita in termini calcistici “la squadra femmina”, una squadra che sostanzialmente applicava una tattica apprendista lasciando agli avversarsi la possibilità di partire in contro piede. Brera è stato un grande teorico di queste ipotesi. Le sue teorie hanno fatto scuola nel giornalismo italiano, influenzandolo in maniera profonda. In ogni caso rimane un esempio di grande creatività del giornalismo sportivo. A lui si deve la creazione di alcune definizioni di personaggi o di modalità di gioco che sono giunte fino a noi (ad esempio il soprannome di Gianni Rivera: “Abatino” che ne sottolineava l’aria minuta). Definizioni che segnano ancora oggi il giornalismo sportivo, che tra i tanti suoi limiti denota, però, una capacità inventiva molto elevata e in certi casi prossima a quella del mondo pubblicitario. Brera è stato direttore de “La Gazzetta dello sport” dal 1949 al 1954.
- Gino Palumbo: direttore de “La Gazzetta dello Sport”, ha lanciato un tipo di giornalismo sportivo molto più aggressivo. In particolare ha proposto in maniera ricorrente e regolare le interviste ai giocatori che prima della sua direzione erano abbastanza inaudite. Palumbo si è giovato, in termini di diffusione del giornale, del successo dell’Italia nei mondiali del 1982 che ha portato le vendite della Gazzetta sopra il milione di copie.
L’attuale modello del giornalismo sportivo
Il giornalismo sportivo oggi segna anche le pagine dei quotidiani generalisti. La presenza dell’informazione sportiva può apparire una cosa normale, ma non lo era nel passato. Nei giornali degli anni ’50, ’60 e ’70 lo sport era presente in maniera molto marginale, se non addirittura assente. Basti pensare che nella storia de “La Repubblica” un momento di svolta importante si ebbe quando da giornale d’elite decise di diventare giornale popolare introducendo proprio la trattazione dello sport.
L’attuale giornalismo sportivo cartaceo è caratterizzato da un’elevata professionalità. L’informazione sportiva si caratterizza per un contenuto tecnico molto alto. Spesso la lettura di questi articoli può risultare ostica al lettore che non conosce tutti i termini tecnici, una volta tenuti completamente sotto silenzio. Le tecniche per semplificare gli schieramenti tattici dei giocatori (per rimanere nell’ambito del calcio perché è lo sport dominante in Italia) e il disquisire di elementi tecnici di gioco sono diventati oggetto di varia interpretazione giornalistica.
Il principale limite di questo modello è la mancata apertura nei confronti degli altri sport. Essenzialmente in Italia gli sport di riferimento sono: il calcio, l’automobilismo e il ciclismo. Si fa riferimento alle altre attività sportive solo quando anche esse risultano vincenti o caratterizzate da vicende particolari: nuoto, tennis ecc sono funzionali al giornale solo se legati all’esplosione di eventi particolari. E ciò per un fatto molto ovvio: l’attenzione dei lettori è orientata verso il calcio, l’automobilismo e il ciclismo perchè in questi sport il livello dell’Italia è mediamente elevato. Viene a crearsi una sorta di circuito per cui se in Italia alcuni sport sono molto praticati e molto seguiti automaticamente i giornali ne parlano e l’elettorato concentra puntualmente la sua attenzione su di essi. Purtroppo il giornalista sportivo che intende emergere deve dedicarsi solo agli sport principali.
Un periodo felice nel tennis si è avuto con atleti come Pietrangeli; un periodo d’oro che è conciso anche con una copertura forte degli eventi (ora è finito tutto sul satellite). Purtroppo il giornalismo sportivo in Italia riflette abbastanza specularmente quello che è l’andamento dell’interesse e della pratica di questi sport.
Per quanto riguarda il giornalismo sportivo sui quotidiani subentrano degli elementi legati anche alla diffusione e all’utilizzazione del giornale stesso. È evidente, infatti, che i giornali milanesi e “La gazzetta dello sport” tenderanno a dare maggiore attenzione agli eventi e alle squadre vicine la propria città. Il fatto che una squadra o un evento accada soltanto in una determinata città aiuta la diffusione del giornale stesso. In sostanza il giornalismo sportivo continua a connotarsi per un rilevato provincialismo..
Da un lato, quindi, abbiamo un modello di giornalismo altamente specializzato e professionalizzato, con forti competenze interne (sono sempre di più gli sportivi ex praticanti che diventano giornalisti); dall’altro un giornalismo molto viziato dal primato di alcuni sport rispetto ad altri che, per una dinamica legata anche a ragioni pubblicitarie e di funzione televisiva, non attirano particolare attenzione.
6. GIORNALISMO FEMMINILE
Il giornalismo femminile è un modello ricco di sfaccettature e molto specializzato.
Intanto merita di essere ricordata la dedica che Boccaccio fa alle donne nel suo Decameron. Una dedica assolutamente non casuale. Se andiamo a vedere a chi, in questo paese, è dedicato un libro ci rendiamo conto che otto volte su dieci si tratta di una donna o di uno studente; addirittura le due figure possono coincidere in quella di una studentessa. Il pubblico femminile, infatti, rappresenta un’importante fetta dell’elettorato di questo paese. Il giornalismo dedicato alle donne nasce proprio con l’intenzione di rivolgersi a una rappresentanza della società civile che per storia, per convenzione, per altre ragioni e dinamiche sociali è particolarmente orientata alla lettura. In realtà il primo giornalismo femminile si sviluppa all’interno di una volontà borghese che intende mantenere la donna nel suo ruolo di angelo del focolare. I primi giornali interamente femminili trattano esclusivamente di moda. Sono giornali che non si occupano di argomenti e contenuti, ma semplicemente aggiornano le donne sui cambiamenti degli stili e sulle nuove tendenze. Esempi molto interessanti di giornali di moda si ritrovano in Francia. Grazie alle riproduzioni e alle illustrazioni molto precise presenti sui giornali dell’epoca, ancora oggi conosciamo le mode del Settecento francese; mode che, nel periodo della Rivoluzione, si sono succedute con tempi molto ristretti.
Il tradizionale modello di giornalismo femminile si focalizza sul rapporto e sulla condizione di una donna che è soprattutto una madre, una moglie, l’angelo del focolare. Per lungo tempo la stampa femminile si è rivolta a questo tipo di donne. La svolta si ha verso la fine dell’Ottocento, quando iniziano a diffondersi i primi giornali dedicati alle donne che lavoravano. La “Difesa delle lavoratrici”, ad esempio, è un giornale femminile molto attento alle esigenze delle lavoratrici. Il periodico si occupa ampiamente di problemi sindacali femminili: rivendicazione delle otto ore lavorative, regolamentazione del lavoro nelle risaie e nei grandi stabilimenti tessili, disciplina del lavoro a domicilio.
La stampa femminile è senza dubbio una delle stampe più ricche per numero di testate, e più significative a livello di innovazioni. L’uscita nel 1996 del supplemento de La Repubblica “D” ha segnato un profondo cambiamento nei giornali femminili. Proprio intorno a questa cesura è possibile vedere come la stampa femminile si sia connotata fino a questo momento, e come sia cambiata nel tempo. L’attenzione di questo tipo di stampa è stata sempre attraversata da argomenti tipicamente femminili: il lavoro, i comportamenti sociali, le problematiche familiari, il sesso ecc. Alcuni giornali, in questo senso, si sono distinti per un particolare approfondimento. Un caso interessante è stato quello di “Marie Claire” che ha trattato questi argomenti con articoli anche molto complessi. In parallelo alla diffusione di questi giornali, negli anni ’70 largo spazio è stato dato alle donne come giornaliste televisive per trattare argomenti che solo marginalmente toccano il giornalismo femminile. È importante sottolinearlo perché segnala il cambiamento della percezione del Paese nei confronti della donna come figura sociale, ovvero una figura sociale che continua ad essere un interlocutore tout court. Ad ogni modo, i giornali femminili si connotano per un approccio light ai problemi legati al mondo delle donne (salvo appunto eccezioni come Marie Claire). Quando esce in edicola “D” l’operazione è un po’ radicale perché viene compiuta in un ambito di identità dell’editore che è molto specifica: “Repubblica” è un giornale orientato a sinistra, con una pretesa reale, incline a uno spessore culturale forte.
“D” nasce come un prodotto diverso. Intanto c’è da segnalare un dato tecnico: la carta di “D” è una carta molto particolare, selezionata su scala europea (soprattutto in Germania perché in Italia questo tipo di carta non esiste). Si tratta di una carta che ha una particolare resa qualitativa. Anche questa scelta si configura come un profondo cambiamento: molti giornali femminili hanno lentamente iniziato a dotarsi dello stesso tipo di carta, che tra le altre cose permette anche un’altissima resa fotografica. Il suo utilizzo rappresenta un elemento di innovazione tecnica importante (gli sviluppi delle innovazioni tecniche vanno rispettati ). Ma il vero cambiamento riguarda gli argomenti e i contenuti presenti in questo giornale soprattutto nei suoi esordi; ora c’è una piccola correzione della linea editoriale. Il supplemento del sabato di “Repubblica” dà spazio a temi sociali tout court (Israele- Palestina) con un approccio ovviamente molto femminile; in ogni articolo si cerca di illustrare come le donne vivano queste tematiche. L’altro grande tema riguarda i reportage di viaggio fatti in tutto il mondo, e resi con un articolo di vero spessore giornalistico, molto lontano dall’essere light. L’uscita in edicola di “D” ha creato una profonda cesura: improvvisamente su un giornale di carattere femminile, con tutte le problematiche diffusionali che questo comporta, si vanno a trattare degli argomenti tradizionalmente collocati in settimanali maschili o nei newsmagazine. Tale linea non è stata seguita dal “Corriere della sera”. Nel suo supplemento “Io donna”, il quotidiano milanese ha preferito mantenere un’identità (anche più pagata in termini diffusionali) di giornale femminile più tradizionale. Il nuovo modo di “D” di fare giornalismo ha creato parecchi problemi. Inizialmente il supplemento usciva di giovedì, un giorno lavorativo. Fin da subito c’è stato un rifiuto dell’elettorato; numerose sono state le proteste dei lettori che a fronte di una richiesta di soldi maggiore dovevano accollarsi insieme al giornale un supplemento che nei periodi delle sfilate diventava (come tutti i giornali femminili) il triplo, il quadruplo come foliazione. Ai lettori interessava essenzialmente il quotidiano. Per questi motivi alla fine si è deciso di spostare la sua uscita al sabato, dove tra l’altro era già collocato “Io donna”, suo diretto concorrente. La scelta di inserire “D” al sabato intendeva enfatizzare la sua identità di giornale rivolto a tutta la famiglia; un tipo di giornale caratterizzato da un approfondimento culturale. Nei primi anni la linea seguita è stata molto radicale a causa di servizi piuttosto forti. Il direttore di “Repubblica”, Ezio Mauro, ha avuto diversi contrasti con il direttore di “D” proprio per la presenza di servizi un po’ estremi e scabrosi. In realtà si trattava di articoli attinenti alle problematiche sociali interne; articoli che a un giornalista del quotidiano, abituato a scrivere di argomenti politici, apparivano naturalmente strani. Anche all’interno del gruppo editoriale questo scelta molto radicale e di rottura, ma allo stesso tempo molto vicina e molto simile all’identità di un pubblico editoriale come quello di “Repubblica”, ha provocato non pochi problemi.
“Velvet”, supplemento de La Repubblica uscito da poco più di un mese (9 novembre 2006), rappresenta l’opposto di “D”, la normalizzazione del giornalismo femminile. Il nuovo mensile è molto simile a “Flair” di Mondadori, giornale orientato verso la moda e ricco di introiti pubblicitari.
Giornalismo femminile e pubblicità
Non possiamo tralasciare il legame profondo che il giornalismo femminile ha con il mondo pubblicitario. Molti degli argomenti tradizionalmente femminili sono legati ai prodotti. Due sono in gli ambiti principali: il mondo della moda e quello della bellezza. Occorre precisare che il giornalismo femminile è tutto altamente specializzato. Proprio le responsabili di questi due ambiti risultano iperspecializzate. Le giornaliste di moda sviluppano delle culture molto particolari; il più delle volte sono affiancate, per esempio, da persone che si occupano di costruzione dei set. Per realizzare un servizio di moda, infatti, è necessario: allestire set fotografici, farsi mandare degli abiti con cui vestire le modelle, convocare il fotografo. È un’operazione di lavoro che somiglia per certi versi all’allestimento di un set cinematografico. È evidente che una giornalista di moda che sa ciò che vuole, cerca di programmare il più possibile queste dinamiche. Si parla di giornaliste di moda perché, purtroppo, nel giornalismo femminile esiste ancora una profonda impermeabilità all’ingresso degli uomini. Impermeabilità dovuta anche ad una scelta degli uomini stessi, i quali considerano una limitazione il lavorare per la stampa femminile. Gli unici uomini che ritroviamo in questo modello si occupano soprattutto di organizzazione del lavoro.
Per quanto riguarda la bellezza, con essa non si fa solo riferimento al trucco, ma anche ai diversi trattamenti. Esiste, infatti, un’industria molto specializzata che ogni anno registra numerosi brevetti specifici su creme e prodotti. Spesso nello scrivere gli articoli, le giornaliste omettono l’elemento chimico o tecnico del prodotto, perché insidioso. Al contrario, informare il pubblico sul contenuto scientifico dei prodotti aggiunge credibilità a questo tipo di giornalismo. Il legame forte con questi due settori produttivi, che in questo paese hanno fatturati molto ingenti, crea dei problemi nei rapporti tra le redazioni e la pubblicità in generale. Il giornalismo femminile specifico che si occupa di argomenti più leggeri, infatti, è sempre più oggetto di forme di blandizie da parte dell’industrie: nel migliore dei casi le giornaliste ricevono in redazione oggetti di cui parlano; nel peggiore hanno in dono viaggi e addirittura denaro sotto banco. I giornali femminili sono stati i primi dove il fatturato pubblicitario, a fronte delle vendite in edicola, è diventato preponderante. Oggi parliamo di un rapporto drasticamente orientato verso la pubblicità, tanto che si potrebbe dire che l’editore ha come interesse finale quello di non vendere. È evidente che se invece di stampare 600mila copie ne stampa 400mila, l’editore può risparmiare 200mila copie di costi industriali a fronte di un investimento pubblicitario che rimane lo stesso.
Ragione per cui l’inserzionista pubblicitario privilegia un’inserzione su un giornale femminile rispetto a uno generalista. →l’attenzione degli inserzionisti è sempre più indirizzata verso la qualità formale del giornale . Il loro grado di interesse è più orientato al dove la propria pubblicità esce, al tipo di giornale e in quale parte di esso il loro marchio sarà collocato, rispetto alla diffusione che ha il giornale, al numero di persone che lo leggeranno e che vedranno la propria inserzione. Questa dinamica è parallela al cambiamento avvenuto in ambito pubblicitario in relazione alla ricerca dei target mirati. Se un tempo ci si accontentava di rivolgersi a un determinato elettorato rappresentato da centinaia di migliaia di lettori; oggi, sempre di più, chi fa pubblicità o comunicazione legata a dei prodotti preferisce rivolgersi ad un numero più limitato di lettori, soprattutto se parla di prodotti di lusso, di nicchia. Così facendo può colpire in maniera più esplicita il proprio target. Queste sono le ragioni di base per cui di fatto i giornali femminili continuano ad essere infarciti di pubblicità. Nei casi peggiori il rapporto tra la pubblicità e l’attività giornalistica tout court si configura come deprolevole e inattendibile. Il fatto che i giornali femminili si siano connotati dal punto di vista formale come molto interessanti e curati ed abbiano selezionato in maniera più precisa il proprio target, li rende più appetibili in termini pubblicitari. Questo è l’aspetto più antipatico del giornalismo femminile.
L’aspetto positivo è che il giornalismo femminile degli ultimi anni ha consentito la pubblicazione e la specializzazione di giornaliste che, lavorando proprio in questi ambiti, hanno avuto la possibilità di scrivere anche di temi di attualità, un tempo percepiti in maniera piuttosto estesa. Oggi sul giornalismo femminile, settimanale in particolare, l’attualità è molto accurata e precisa. La lettura femminile è sempre stata molto importante in Italia. Se andiamo a guardare i giornali cosiddetti maschili scopriamo come la presenza di lettrici donne in termini percentuali sia molto significativa. Questa tendenza sottolinea come l’elettorato sia più avanti dei giornali che proprio ad esso sono rivolti. C’è una crescente richiesta di giornalismo più serio; un’ istanza molto più diffusa presso le lettrici donne di quanto il giornalismo tout court si sia finora reso conto.
Il giornalismo on line
Nel 1997 in Italia si sperimentano i primi servizi editoriali sul fenomeno dei giornalion line. I primi quotidiani ad avere una versione sul web sono stati il “Corriere della sera” e “La Repubblica”. Sul finire degli anni ’90 l’Italia scopre Internet; i giovani sotto i 30 anni iniziano ad usare sempre più spesso il World Wide Web per informarsi e consultare la carta stampata. Nel 2003 gli utenti di Internet arrivano a 23 milioni. L’effetto principale legato all’esplosione del giornalismo on line è la lenta erosione delle vendite dei quotidiani nel nostro Paese. Basti pensare che nel 2000 sono solo 8 milioni i giornali venduti. I giornali on line sono pubblicazioni che nascono per la comunità virtuale, per la realtà virtuale. Alcuni hanno un’esistenza esclusivamente virtuale; si tratta essenzialmente di giornali che contengono informazioni concernenti temi particolari, temi che cercano di soddisfare l’esigenze e gli interessi di questa comunità virtuale.
Attualmente il giornalismo on line è in corso di definizione. È un modello informativo che sta cercando di comprendere se stesso; di capire che cosa deve fare; di darsi un’identità.
Secondlife.reuters.com
Nell’ottobre del 2006 la Reuters sbarca su Second Life : un'agenzia di stampa nel mondo virtuale di uno dei giochi di simulazione più popolari del pianeta. Un sito di notizie sul web. L’obiettivo è raggiungere il mercato rappresentato dalle centinaia di migliaia di utenti del gioco. L'iniziativa, ideata dall’inglese Reuters, è decisamente seria anche se in un contesto di pura evasione. La prestigiosa agenzia inizia a pubblicare testi, foto e video dal mondo esterno ad uso e consumo dei membri di Second Life e, al tempo stesso, diffonde notizie provenienti da Second Life per i lettori del mondo reale. Adam Pasick, un corrispondente specializzato in media di Reuters, che lavora a Londra, è il capo dell'ufficio virtuale dell'agenzia. Il suo alter ego sul web è Adam Reuters.
Metaverse Messenger
È un giornale realizzato in pdf: è possibile scaricarlo da Internet, stamparlo e leggerlo. La costruzione delle pagine è quella di un giornale tradizionale. Non si può, quindi, parlare di un giornale così tanto innovativo.
COMUNE SENTIRE: un evento importante è percepito come tale da tutti gli organi informativi; i telegiornali e i quotidiani aprono la propria edizione sintonicamente non perché si sono accordati, ma perché effettivamente lo spirito del tempo è sintonico e permea quello che è la nostra cultura
Quello che il quotidiano pensa in giorno, lo pensa in due, in tre, in quattro al massimo perché poi visti i tempi tecnici di chiusura dei settimanali sono più lunghi dei quotidiani, perché nel settimanale la banda a colori su carta patinata ha dei tempi macchina molto lunghi.
Il Corriere della Sera è stato da sempre un giornale filogovernativo per definizione; la direzione Mieli, ciononostante, è una direzione brillante, vivace e illuminata.
È il caso di Paolo Guzzanti, prima giornalista de “La Repubblica”, poi passato alla destra, attualmente implicato nello scandalo Mitrokhin. Anche Scalfari è stato parlamentare socialista per una legislatura in Parlamento e poi è scappato via.
“Propaganda2”: loggia massonica italiana coperta, sospettata di operare per la realizzazione di un progetto di repubblica presidenziale che emarginasse l'opposizione di sinistra ma soprattutto attiva nel creare una rete di interessi economici illeciti, grazie all’adesione di personaggi del mondo imprenditoriale, giornalistico e politico. La loggia, guidata da Licio Gelli, è sciolta nel dicembre del 1981 perché sospettata di tramare contro le istituzioni dello Stato.
In passato la cronaca, in base al numero delle pagine del giornale, era organizzata in questo modo: solitamente si collocava sempre in posizione alta la nera e la bianca, mentre le ultime pagine erano dedicate alla light information.
Eliseo Rivera è il direttore de “Il ciclista”, mentre Eugenio Camillo Costamagna quello de “La tripletta”.
In ogni numero di “D”, alla fine del sommario, compare un box in cui c’è scritto: “Stampato su carta prodotta con cellulose senza cloro gas provenienti da foreste controllate e certificate, nel rispetto delle normative ecologiche vigenti”.
L’introduzione della carta cellulosa a metà Ottocento è stato un elemento innovativo per la tipografia.
Fine articolo sul giornalismo
TEORIA E TECNICA DEL GIORNALISMO
- Professione giornalistica –
L’art. 21 della Costituzione italiana del 1948 esordisce affermando al primo comma che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Nei commi successivi, dal secondo al quinto detta alcuni principi sulla disciplina della stampa, stabilendo innanzitutto che essa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Infine, nel sesto comma, si evidenzia l’unico limite esplicito alla libertà di manifestazione del pensiero in quanto sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.
Nel diritto e nella giurisprudenza, l’articolo 21 è stato oggetto di interpretazioni contrapposte, sviluppate principalmente da due scuole di pensiero: l’individualista e la funzionalista.
Secondo l’interpretazione individualista, la libertà di informare, in quanto “libertà di dare e divulgare notizie, opinioni, commenti” coincide con la libertà di manifestazione del pensiero del giornalista.
L’interpretazione funzionalista, invece, pone l’accento sui diritti del fruitore di informazione, quindi sul “diritto all’informazione” e sul diritto di essere informati, si evidenzia la condizione del destinatario dell’attività informativa, del pubblico cui l’informazione è rivolta.
Con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963 l’ordinamento della professione giornalistica ha assunto un assetto definitivo in quanto viene istituito l’Ordine dei giornalisti.
L’art. 2 della Legge n. 69 del 1963 afferma che: “è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica… ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. Il principio che la legge proclama è la libertà di informazione, cioè il diritto di cronaca.
Nell’esercizio della professione giornalistica si pone quotidianamente un contrasto tra due grandi valori: da un lato l’esercizio del diritto di cronaca e, dall’altro, la tutela di una serie di diritti fondamentali della persona (come quelli alla riservatezza, alla dignità, alla presunzione di innocenza).
L’art. 48 della legge prevede un procedimento disciplinare per coloro “che si rendono colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale o di fatti che compromettono la propria reputazione o la loro dignità dell’ordine. Il successivo art. 51 che le violazioni deontologiche sono perseguite in base alla maggiore o minore gravità del fatto. Le sanzioni disciplinari che possono essere inflitte agli iscritti all’albo sono:
- l’avvertimento, che è la più lieve e consiste in un mero richiamo sulla violazione commessa e in un esortazione all’osservanza dei doveri;
- la censura, che consiste in un richiamo formale conseguente all’accertamento di una violazione deontologica di maggiore gravità;
- la sospensione dall’esercizio della professione per un periodo non inferiore a due mesi e non maggiore di un anno;
- la radiazione dall’albo, che si verifica quando la violazione è tale da compromettere gravemente la dignità professionale, con conseguente perdita dello status di giornalista e della capacità di esercitare l’attività professionale.
Nel luglio del 1993, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e Federazione della Stampa hanno dato vita alla “Carta dei doveri dei giornalisti”. Questa, richiamando l’art. 2 della legge n . 69/63 e al fine di promuovere il rapporto di fiducia tra gli organi di informazione ed i cittadini, fissa in termini concreti una serie di doveri che attengono alla responsabilità del giornalista verso i cittadini, al rispetto del diritto di rettifica e alla replica, alla presunzione di innocenza, all’obbligo di verifica delle fonti, alla distinzione tra informazione e pubblicità ed infine alla tutela dei minori.
La Carta, divisa in tre parti, Premessa, Principi e Doveri, nasce in un periodo di acute polemiche sull’eccessivo potere della stampa, provocate dalle cronache giudiziarie, sui personaggi politici e sui dirigenti industriali coinvolti nelle inchieste di Mani Pulite.
Il documento si articola in quattro punti fondamentali: i diritti alla persona, il dovere di rettifica, la presunzione di innocenza e le incompatibilità professionali. Per la prima volta su tali questioni si riconosce la necessità di fissare un confine, oltre il quale il diritto di cronaca diventa lesivo della dignità delle persone coinvolte in fatti oggetto di notizie, ne offende la reputazione e ne subordina i diritti a interessi di parte.
Diritti della persona. È vietato fare discriminazioni per razza, religione, sesso,condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche e non si possono diffondere notizie sulla vita privata delle persone.
Ai diritti alla persona si collega la parte dedicata a minori e soggetti deboli, che riprende in larga misura i principi stabiliti nella Carta di Treviso, assimilando ai minori i disabili ei malati
Dovere di rettifica. Il diritto del cittadino di vedere rettificate notizie inesatte o ingiustamente lesive è dichiarato inviolabile. Deve essere soddisfatto dai giornalista sia con tempestività che con evidenza (“appropriato rilievo”) anche senza una specifica richiesta da parte del cittadino.
Presunzione di innocenza. Nella Carta dei doveri viene affermato che: “In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo”.
Incompatibilità professionali. Le norme sulle incompatibilità vietano ai giornalisti i seguenti comportamenti:
- subordinare informazioni economiche o finanziarie a profitti personali o di terzi;
- scrivere articoli relativi ad azioni sulle cui quotazioni si hanno interessi diretti o indiretti;
- accettare pagamenti, premi, vacanze o elargizioni varie in relazione all’attività giornalistica;
- assumere incarichi per iniziative pubblicitarie contrastanti l’esercizio autonomo della professione.
L’entrata in vigore della legge n. 675 del 1997 sulla tutela delle persone e di altri soggetti al trattamento dei dati personali, ha sollevato polemiche, in quanto per la prima volta, veniva limitato per legge l’esercizio del diritto di cronaca in favore della tutela dei diritti della persona.
Le novità contenute nella legge sono numerose e di grande rilievo, occorre pertanto richiamarne alcune:
- La persona che fornisce i propri dati personali deve essere informata, al momento della raccolta, dell’utilizzo che verrà fatto di quei dati (art. 10);
- Prima di procedere al trattamento dei dati è necessario ottenere il consenso dell’interessato (art. 11), tranne che per alcuni casi previsti dalla legge (art. 12): fra questi è contemplato quello dell’esercizio della professione giornalistica, purché esso avvenga per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità e nel rispetto del codice di deontologia che dovrà essere redatto a cura dell’Ordine dei giornalisti (art. 25);
- Per il trattamento dei dati sensibili, relativi cioè alla razza, alla religione e alla vita sessuale, oltre al consenso dell’interessato occorre anche la preventiva autorizzazione del Garante;
- All’interessato vengono riconosciuti rilevanti diritti, fra i quali quello di poter conoscere l’esistenza di raccolte di dati che lo riguardano, di ottenere la conferma di tale esistenza, nonché la cancellazione, la trasformazione in forma anonima, la rettifica, l’aggiornamento o l’integrazione dei dati.
In relazione all’art. 25 della legge 675/1997, il 29 luglio del 1998 l’Ordine dei giornalisti ha consegnato all’Ufficio del Garante il Codice di deontologia sulla privacy.
Tale Codice è costituito da 13 articoli, i primi due articoli delineano il quadro deontologico entro cui si svolge la professione e soprattutto è ammessa la ricerca e la raccolta di informazioni che contengano dati personali, su individui coinvolti in fatti di cronaca o più in generale, di pubblica notorietà; stabiliscono l’obbligo per i giornalisti di dichiarare la propria identità nell’esercizio della professione, prevedono le deroghe che consentono ai giornali e giornalisti di tenere archivi contenenti dati personali.
In particolare il Codice deontologico stabilisce che:
- i giornalisti non devono usare metodi intrusivi (riprese con teleobiettivi; intercettazioni telefoniche, ecc…);
- i giornalisti devono sempre dichiarare la propria identità, non si devono molestare persone che non vogliono rilasciare informazioni;
- non si possono seguire persone per raccogliere dati personali;
- i dati devono essere controllati se non sono forniti direttamente dall’interessato;
- i dati personali devono essere costantemente aggiornati;
- vige il diritto al segreto professionale sulla fonte della notizia;
- dovere di rettifica dei dati personali inesatti;
- i dati personali possono essere trattati senza consenso ad esclusione di quelli che possono rivelare lo stato di salute o la vita sessuale dell’interessato;
- diritto di cronaca è un diritto - dovere del giornalista di esporre fatti veri rispettando i limiti del buon gusto anche nel linguaggio;
- se i dati personali relativi a origine razziale ed etnica, convinzioni religiose o filosofiche ecc., sono di interesse pubblico, possono essere trattati senza il consenso del diretto interessato;
- in relazione ai minori è vietato il trattamento di dati relativi allo stato di salute e sulla vita sessuale senza l’autorizzazione di chi esercita la patria potestà;
- è vietato pubblicare i nomi di vittime di violenze sessuali, i nomi di coniugi di persone coinvolte in casi di cronaca;
- è vietato l’uso di immagini e fotografie contrarie alla dignità della persona.
- Il Direttore responsabile
Un giornale quotidiano è un prodotto collettivo con i caratteri dell’impresa e il lavoro del singolo giornalista rientra in un’ organizzazione complessa, in cui è condizionato dalla linea politica, dai programmi editoriali, da esigenze produttive, da problemi di mercato. La responsabilità di questa organizzazione spetta al direttore del giornale, il quale da un lato è, per legge, un giornalista, garante dei diritti della redazione nei confronti della proprietà, dall’altro interpreta gli interessi dell’editore, dal quale riceve un mandato di fiducia.
I poteri del direttore sono stabiliti dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico, lo strumento che regola i rapporti all’interno delle aziende giornalistiche, discusso e stipulato tra la Fieg (Federazione italiana editori giornali) e la Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana) e rinnovato ogni quattro anni.
Subito dopo la nomina il direttore è tenuto a presentare il proprio programma all’assemblea dei redattori, che può approvarlo o respingerlo con una votazione. Si tratta di un’attuazione del dovere del direttore di rappresentare i giornalisti.
Il comitato di redazione, è invece l’organismo sindacale dei giornalisti di una testata, costituito da tre membri eletti dall’assemblea di redazione. Il contratto di lavoro attribuisce al comitato di redazione la facoltà di pronunciarsi su questioni che riguardano la valutazione delle notizie e la completezza delle informazioni.
Se una notizia è soppressa, se un titolo è cambiato, il comitato di redazione ha facoltà di intervenire, ma la direzione non è tenuta a soddisfarne le richieste.
- L’accesso alla professione
I soggetti dell’attività giornalistica vengono individuati, dall’art. 1 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963, nelle categorie dei:
- professionisti, ovvero coloro che esercitano in modo esclusivo e continuato la professione giornalistica, dopo aver svolto per almeno 18 mesi la pratica professionale presso un giornale;
- pubblicisti, ovvero coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita da almeno 2 anni, anche se esercitano altre professioni o impieghi.
Per queste due categorie è prevista l’iscrizione all’Albo professionale nell’apposito elenco di categoria, deliberata dal competente Consiglio regionale o interregionale, a condizione che l’interessato dia dimostrazione dell’attività giornalistica svolta, attraverso la presentazione di giornali e periodici contenenti scritti a firma del richiedente ed i certificati dei direttori delle pubblicazioni, comprovanti lo svolgimento di un’attività pubblicistica regolarmente retribuita per almeno due anni.
L’iscrizione dei pubblicisti non richiede quindi, come accade invece per il giornalista professionista, il requisito della idoneità professionale accertata attraverso un esame, ma consegue esclusivamente al semplice accertamento amministrativo dell’attività svolta; è essenziale che l’attività sia di natura giornalistica e che il lavoro svolto denoti una continuità di prestazioni e di impegno professionale sotto forma di: collaborazione frequente e retribuita ad un giornale.
Fine articolo sul giornalismo
IL GIORNALE
L’articolo di Cronaca
E’ definito così l’articolo che tratta argomenti ed eventi di attualità
Possono essere di:
- cronaca politica,che trattano di dibattiti,eventi,provvedimenti della politica interna o internazionale
- cronaca giudiziaria,che si riferiscono a processi,indagini,vicende giudiziarie in genere
- cronaca nera,relativi a eventi delittuosi o vicende cruente
- cronaca rosa,che trattano di eventi mondani o sentimentali(Gossip)
- cronaca bianca,su vicende connesse alla vita civile o di interesse generale
Regole del giornalismo di informazione
- seguire le 5 W+1H
le regole fondamentali del giornalismo di informazione vengono tradizionalmente identificate con le famose 5W (corrispondenti alle iniziali delle parole inglesi “Who:chi, What:che cosa,Where:dove,When:quando,Why:perché, +How:come”)
- Background
Altre informazioni dettagliate che si aggiungono tra le quali quelle relative allo”sfondo”(background),cioè a fatti o dati precedenti o comunque utili alla comprensione dell’evento descritto
- Lead
“attacco”,cioè l’esordio dell’articolo(lead, in inglese),molto importante perché cattura l’attenzione del lettore
- Articolazione in paragrafi
La descrizione della cronaca,insieme alla eventuale espressione di commento personale,è articolata in paragrafi,meglio se distinti con i capoversi,corrispondenti alle varie fasi e ai vari aspetti dell’episodio descritto
- Notizie /opinioni
In genere, è considerato un giornalismo corretto quello che permette di distinguere tra notizie oggettive e opinioni soggettive
Linguaggio giornalistico
- struttura del periodo
frasi brevi,a prevalenza paratattica,con frequente ellissi del verbo
- sintassi del nome e del verbo
costante ordine di posizione di soggetto,predicato,complementi;prevalenza dell’indicativo presente
- lessico
prevalenza di termini oggettivi;presenza di termini espressivi;presenza di termini tecnici,gergali e di espressioni particolari
- stile
presenza di figure retoriche(soprattutto metafore e analogie)
Raccolta della documentazione
La documentazione può essere raccolta dal giornalista direttamente alla fonte o da testimonianze,oppure può essere ricavata dai comunicati diramati dalle agenzie di stampa.I testi delle agenzie si chiamano “comunicati stampa”(seguono le cinque W + 1H).Le più famose sono: Associated Press ,Reuters,Ansa, Adn Kronos.Operano naturalmente anche in internet.
Tipi di articoli
Articolo culturale:relativo al dibattito culturale in corso o a specifiche aree culturali.Si chiamano anche articoli di terza pagina anche se on si trovano necessariamente alla terza pagina del giornale. I contenuti sono prevalentemente umanistici,anche se oggi si trovano articoli anche di carattere scientifico e tecnologico.Talvolta le pagine culturali sono associate a quelle riguardanti gli spettacoli.Contengono spesso,oltre ad articoli in forma di saggio breve,anche recensioni di libri,di film,di eventi culturali,nonché interviste a personaggi famosi.
Di solito non seguono le regole delle 5 W+1H
Il testo può essere di carattere informativo e argomentativi;i termini sono di facile comprensione con talvolta dei tecnicismi relativi al tema trattato e con sintassi moderatamente ipotatticata.
Articolo specialistico:Hanno uno spiccato contenuto tecnico(a volte con qualche spiegazione per il lettore inesperto),riferito all’ambito trattato(economia,scienze ecc.)Possono riferirsi a notizie di attualità,nel qual caso seguono le regole delle 5W.Altrimenti si strutturano come saggi brevi
La tipologia è prevalentemente informativa e argomentativa.Di solito è strutturato in serie di paragrafi,ben distinti tra loro
La sintassi può essere paratattica o ipotattica
Articolo di opinione:Pur riferendosi ad avvenimenti di attualità hanno lo scopo di esprimere l’opinione del giornalista.Sono quindi a carattere argomentativo e ricchi di elementi espressivi.Fanno parte di questa tipologia ,l’articolo di fondo o il corsivo che di solito è di carattere ironico.Anche le vignette che accompagnano la I pagina fanno parte di questa tipologia, solo che usano le immagini invece delle parole.Non vengono seguite necessariamente le 5W
Il lessico è vario:piano,ad effetto,colloquiale,dotto,ricercato. I titoli sono efficacissimi e si rifanno alle regole pubblicitarie
Fine articolo sul giornalismo
PICCOLO DIZIONARIO PRATICO
DI GIORNALISMO
IL GIORNALE
- Formato= dimensione del giornale, comprende le misure di larghezza ed altezza dalla pagina. Ne esistono tre tipi:
- lenzuolo (ovvero formato classico) (esempio: Il Messaggero)
- tabloid (esempio: la Repubblica oppure La Stampa a partire dal 19 novembre 2006, CorSera dal 14 novembre)
- Foliazione= termine usato per indicare il numero di pagine di un giornale (ma anche di un libro o di una rivista)
PRIMA PAGINA
STRUTTURA
- Gabbia= L’impianto grafico di base della pagina, costituisce il riferimento su cui vengono inseriti i vari elementi, ad esempio le colonne di testo, la testata, le immagini ecc.
- Colonne= rappresentano gli elementi che danno la scansione verticale della pagina. Le colonne hanno delle giustezze variabili. (Giustezza= Indica la larghezza di un elemento (colonna, box, ecc), ovvero la sua estensione in orizzontale. Insieme al numero delle colonne fa parte degli elementi che danno la scansione verticale del giornale)
Un grafico, può decidere di variare e creare dei movimenti di pagine
- Fili neri= Verticali o orizzontali, hanno vari spessori e dividono parti diverse della pagina. I fili più grossi, ad esempio, tendono a dividere la pagina in taglio alto, medio e basso
- Taglio medio= è la parte centrale della pagina. Talvolta, il corpo del carattere del titolo di t.m. è maggiore di quello in apertura. Questa tendenza un tempo era considerata come un grave errore
- Taglio basso/fogliettone = dal francese feuilleton, è la parte bassa della pagina riservata a un argomento di lettura o sociale e dove un tempo, tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del 900, compariva un romanzo a puntate, detto appunto feuilleton, pubblicato per fidelizzare i lettori
- Primo sfoglio= indica la sequenza delle prime pagine del giornale (da pag. 2 per un numero variabile di pp. successive) dedicate al fatto o ai fatti principali indipendentemente dalla sezione naturale (interni, esteri, cronaca ecc.) di riferimento
- Sezioni= ufficio centrale, cronaca, politica, esteri, sport, ecc.
- Timone = struttura generale delle pagine che si susseguono per tutta la foliazione del giornale. Pagina per pagina riporta l’indicazione della divisione in sezioni e dei diversi contenuti (articoli, immagini ecc..)
ELEMENTI
- Testata= comprende il nome del giornale e i caratteri tipografici con cui è scritto. E’ un elemento molto simile al marchio di un prodotto e costituisce l’elemento distintivo del giornale stesso
- Manchette = Abitualmente sono i riquadri a destra e a sinistra della testata, dedicati alla pubblicità. In generale, indica un riquadro pubblicitario
- Gerenza= Informazioni di legge della stampa periodica: in genere la società editrice, il direttore responsabile, la data, il luogo e la tipografia di stampa. Oltre a tali informazioni, in genere se ne indicano altre, come i nomi dei principali responsabili della fattura del giornale, la concessionaria pubblicitaria ecc. ecc. Con lo stesso nome viene indicato lo spazio dedicato sul giornale a tali informazioni
- Apertura= Indica la parte della pagina in alto a sinistra
- Spalla= Indica la parte della pagina in alto a destra
- Titolo= Il titolo domina e introduce l’articolo e ha in genere molta evidenza grafica, ottenuta con l’uso di un corpo tipografico notevole. Nel corso del tempo la titolazione è cambiata soprattutto a causa della concorrenza televisiva: è diventata più di commento poiché si dà per scontato che il lettore conosca già la notizia, che ne abbia avuto conoscenza dalla tv o dalla radio il giorno prima, e in questo caso il titolo può diventare, ad esempio, un commento
- Catenaccio= elemento della titolazione passante su due o più titoli, che quindi “incatena” insieme. Il termine è anche usato per estensione a indicare una riga di titolazione di ampia estensione ma di minor corpo, e quindi minor impatto, rispetto al titolo
- Sommario= In genere è posto sotto il titolo ed è formato da più righe. Sintetizza il contenuto dell’articolo. Una volta era un estratto del testo, oggi spesso non è neanche una ripetizione dello stesso e non sono rari i sommari che danno addirittura informazioni in esso non presenti
- Occhiello= frase posta sopra il titolo che introduce l’articolo. Ha caratteri grafici differenti e più piccoli rispetto al titolo principale
- Colonnino= comprende i fatti del giorno (come per Il Foglio). È un modo molto sintetico per trattare i principali fatti della giornata
- Box= piccolo quadrato di testo dedicato a notizie di approfondimento o di minore importanza
- Richiami o strilli= titoli che rimandano a pezzi trattati nelle pagine interne del giornale. Il testo in prima spesso è una breve sintesi dell’argomento, magari trattato in più articoli. In prima pagina ci sono oggi molti più strilli rispetto a qualche anno fa
- Testatine = elementi paratestuali caratterizzati per grafica e per impatto di corpo e carattere che indicano la sezione del giornale in cui ci si trova, oppure il nome di una rubrica. In generale la testatina indica il tema o l’argomento
- Giri= sono le prosecuzioni degli articoli nelle colonne successive o in altre parti del giornale. Oggi, i giri sono collocati in aree “franche”, per esempio la pagina dei commenti, per alleggerire la gestione tecnica del giornale
- Negativo= indica i testi o gli elementi paratestuali stampati in bianco su fondo nero o colorato
- Testatine= elementi di pagina o di una precisa parte del giornale che ne indicano il tema o il contenuto
- Distico= è una breve nota che introduce un articolo. In genere è in corsivo, si trova all’inizio dell’articolo ed è di giustezza inferiore rispetto al resto del testo
TESTO
- Testo= Gli articoli hanno prevalentemente un carattere tondo. I primi caratteri erano gotici, successivamente Aldo Manuzio inventò il carattere latino che permise di realizzare il carattere corsivo, distinto dall’asse centrale inclinato verso destra. Nello scenario attuale il corsivo viene ancora usato, il grassetto, invece, molto meno
- Incipit rientrato= all’inizio di un testo o ad un nuovo capoverso, indica la prima riga che comincia qualche millimetro più a destra rispetto alla giustezza standard
- Capolettera= è la prima lettera maiuscola di inizio testo, di dimensione maggiore rispetto al resto del corpo del testo. Negli articoli di prestigio è alta circa il corrispettivo di 5 righe (a volte di più o di meno), il programma QuarkXpress permette di decidere la sua altezza
- Attacco= pezzo iniziale dell’articolo. Di solito è la parte più difficile da scrivere in quanto serve ad attirare l’attenzione del lettore che deciderà, in base ad esso, se continuare o meno a leggere il pezzo
- Editoriale= è l’articolo di prima pagina che esprime il punto di vista ufficiale del giornale. È senza firma o e firmato del direttore stesso
- Commento= nota di lunghezza variabile nella quale un giornale consente a un autore di esprimere la propria opinione, non necessariamente concorde con quella ufficiale del giornale
- Filo di nota= breve testo, separato dagli altri da un filo. In genere è un commento o una nota arguta
- Elzeviro= indicava l’articolo di apertura della Terza pagina Il nome elzeviro deriva da quello di un carattere tipografico realizzato da un incisore per gli stampatori olandesi Elzevier, operanti tra ‘500 e ‘600
- Carattere: tondo, corsivo, grassetto= insieme delle lettere alfabetiche, dei numeri e dei segni di punteggiatura. Si potrebbe definire il design del carattere, nel suo senso più ampio, come una serie di regole di progetto (per esempio di stile, immagine o impressione) all’interno delle quali il progettista possa concepire ogni singolo carattere. L’arte di disegnare i font, chiamata type design, è un’occupazione del type designer
- Corpo= indica le dimensioni dei caratteri tipografici, espresse in “punti”
- Famiglia (con o senza grazie)
- Tipo di carattere (elvetica, gotic, times, arial, scala, ecc..)
- Giustezza= Indica la larghezza di un elemento (colonna, box, ecc), ovvero la sua estensione in orizzontale. Insieme al numero delle colonne fa parte degli elementi che danno la scansione verticale del giornale
- Interlinea= spazio che intercorre tra una riga di testo e la successiva.
- Compensazione (track)= è la funzione che permette di stringere gli spazi bianchi tra i caratteri e le parole in modo da consentire l’inserimento di più testo rispetto allo standard indicato dal progetto grafico
- Punto = Unità di misura tipografica, parte, in genere 1/12, della riga tipografica. La riga tipografica del sistema Didot, per esempio, corrisponde a 4,512 mm. Quella del sistema Pica anglo-americano corrisponde a 4,217 mm
COME SI FA UN GIORNALE
- Foliazione= termine usato per indicare il numero di pagine di un giornale (ma anche di un libro o di una rivista)
- Segnatura= le parti di giornale (a gruppi di 16 pagine, in genere, o multipli) che vengono stampate in un unico ciclo tipografico. I giornali con molte pagine sono composti di diverse segnature che vengono licenziate con tempi diversi (es. i settimanali)
- Registro = Nella stampa a colori, in quadricromia, sono previsti in genere quattro passaggi tipografici. Il registro consente di sovrapporre perfettamente i vari passaggi. In caso di sovrapposizione imperfetta, ovvero di stampa “fuori registro”: l’immagine risulta mossa
- Spillatura: Allestimento delle pagine di un giornale realizzata automaticamente dalle macchine tipografiche che ripiegano in quattro il foglio e uniscono le pagine così ottenute con spille metalliche. I giornali spillati sono ad esempio i periodici, i quotidiani sono invece solo piegati
- Piegatura= Allestimento delle pagine di un quotidiano, realizzato con la semplice compiegatura dei fogli uno dentro l’altro, senza spillatura o uso di collanti
- Brossura= Allestimento delle pagine con l’uso di collanti. E’ usata in particolare per i periodici ad alta foliazione
- Patinatura= Rivestimento trasparente, lucido o opaco, delle pagine, tecnica usata soprattutto nei periodici, migliora il risultato estetico della pagina ed è particolarmente adatta per la resa di immagini
- Cellophanatura= Processo tecnico con cui il giornale viene chiuso in un involucro di cellophane
- Secondo dorso o costa = seconda fascicolazione del giornale, aggiunta e piegata insieme a quella principale. Questa tendenza si riscontra soprattutto nei paesi anglosassoni. In Italia, infatti, un esperimento del genere venne portato avanti da La Stampa, ma si rivelò ben presto fallimentare a causa di un lettorato troppo conservatore.
- Rese= copie invendute che l’edicolante restituisce all’editore
FIGURE PROFESSIONALI
PASSATO:
- Proto= Personaggio della tipografia che svolge un ruolo di “cerniera” nel rapporto tra la redazione e la tipografia stessa. Oggi è in via di estinzione
- Correttore di bozze= è, anche questi, una figura in via di estinzione nelle redazioni dei giornali. Sempre più spesso è il giornalista che corregge da solo i suoi testi con l’ausilio del computer e con gli inevitabili errore del caso
- Linotipista o compositore= compositore tipografico addetto alla linotype, macchina per la composizione tipografica meccanica inventata negli Stati Uniti nel 1881 dal tecnico tedesco Mergenthaler. La macchina aveva tastiera letterale (simile a quelle delle macchine da scrivere) su cui il linotipista componeva il testo. La macchina fondeva in tempo reale le lettere attraverso matrici, accorpandone riga per riga, da cui il nome
PRESENTE:
- Redattore= è la figura base all’interno di una redazione giornalistica. Svolge compiti di desk ed è essenziale all’interno del giornale. Si diventa redattori di prima nomina dopo aver svolto il praticantato e aver sostenuto l’esame di ammissione all’ordine dei giornalisti. Si è redattore ordinario dopo un ulteriore periodo
- Praticante è il neoassunto che non ha ancora dato l’esame da professionista
- Inviato= è il giornalista inviato dal direttore in diverse parti del mondo. È una figura sempre meno diffusa, se non in termini di qualifica formale, a causa delle nuove tecnologie che consentono di avere, direttamente in redazione, tutto il materiale necessario per realizzare un articolo
- Corrispondente= è il giornalista che vive in una sede diversa da quella naturale del giornale. Solitamente si trova in sedi locali distaccate dalla città principale. Il corrispondente resta fisso in un determinato posto, acquisendo in questo modo anche una competenza maggiore su una specifica città o area territoriale. Le corrispondenze più ambite sono quelle dalle più importanti città estere
- Editorialista/opinionista= è un giornalista - solitamente una firma di chiara fama - che commenta su un quotidiano o un rotocalco un fatto di rilievo
- Gerente= la figura individuata dallo Statuto Albertino come responsabile legale della pubblicazione. Non era necessariamente qualcuno che partecipava alla fattura del giornale. Questo consentiva l’escamotage di pagare una persona in condizioni di necessità che si prestasse come gerente-fantoccio. La figura viene abolita dal fascismo e sostituita con quella del direttore responsabile
- Direttore responsabile= è colui che risulta legalmente responsabile della pubblicazione e che quindi ne risponde dinanzi alla legge anche penalmente
- Caporedattore-caposervizio = il responsabile di una redazione o di una sezione (cronaca, politica ecc.) di una redazione
- Agenzie di stampa= Sono agenzie specializzate nel raccogliere informazioni. raccolgono e convogliano ai giornali associati una serie di informazioni giornaliere. Consentono di evitare la figura del corrispondente. La più importante in Italia è l’Ansa. La prima è invece l’Agenzia Stefani, creata da Cavour nel 1863
- Take, o lancio di agenzia= i lanci, in inglese take, sono delle stringhe di informazioni che le agenzie offrono alle varie testate. Possono essere di lunghezza variabile, dalle cinque alle venti righe. Le agenzie rappresentano uno strumento fondamentale perché consentono un enorme risparmio di risorse economiche
- Pubblicità, inserzioni p. advertising ecc.= Sono gli spazi in vendita agli inserzionisti per i prodotti/servizi che offrono. Sono a pagamento. La pubblicità è diventata una voce sempre più importante nei bilanci dei giornali
Fine articolo sul giornalismo
Il giornalismo
1. INTRODUZIONE Giornalismo Attività di raccolta, valutazione, pubblicazione e diffusione dei fatti di pubblico interesse, realizzata attraverso vari mezzi di comunicazione (i media, plurale del latino medium, "mezzo"). In origine, il giornalismo comprendeva soltanto i quotidiani, i settimanali, i periodici e in genere i media della carta stampata. Nel corso del XX secolo lo sviluppo della tecnologia ha fatto nascere altre forme di giornalismo, attuate per mezzo del cinema, della radio e della televisione.
2. PANORAMA STORICO
La prima produzione giornalistica conosciuta è quella degli Acta diurna (Eventi del giorno) dell'antica Roma, notiziari che nel I secolo a.C. Giulio Cesare ordinò di affiggere ogni giorno nel foro. Se si considera come stampa anche l'incisione, è possibile identificare il primo giornale stampato nei bollettini xilografati apparsi a Pechino già nel VII-VIII secolo d.C. Ma una più larga e più rapida diffusione delle notizie divenne possibile soltanto nell'Europa del XV secolo, grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili.
In Germania, in Olanda e in Inghilterra notiziari a stampa di varie dimensioni venivano prodotti già tra il XVI e il XVII secolo; e dello stesso periodo è la nascita delle prime "gazzette" italiane, a Venezia, Firenze, Roma. In Francia invece cominciarono ad apparire a partire dalla seconda metà del XVII secolo giornali di argomento letterario.
Fu nel XVIII secolo, in ogni modo, che si svilupparono e moltiplicarono giornali di varia intonazione, soprattutto in Gran Bretagna, che si può considerare la culla del giornalismo moderno. E sempre in Gran Bretagna, all'inizio del XVIII secolo i politici avevano cominciato a sfruttare l'enorme potenziale dei giornali nell'orientare l'opinione pubblica. Di conseguenza il giornalismo di quel periodo divenne di natura essenzialmente politica: esso veniva anzi considerato come una specie di elemento aggiuntivo della vita politica, e ogni partito politico aveva il suo giornale. In quel periodo spiccarono eccezionalmente le figure di grandi giornalisti inglesi, molti dei quali erano anche i maggiori scrittori del tempo: basti ricordare personaggi quali Daniel Defoe, Jonathan Swift, Joseph Addison e Richard Steele. Gli articoli sui periodici continuavano però a non essere firmati: questo per assicurare maggiore libertà di espressione, ma anche perché si voleva evitare che il giornalismo diventasse una professione autonoma. Non a caso, in quello stesso periodo ebbe inizio la lunga lotta per la libertà della stampa .
Nel corso del XIX secolo il giornalismo venne a essere inevitabilmente influenzato dalla rivoluzione industriale e dalla nascita dei sistemi soclastici nazionali. Per la prima volta nella storia, grandi masse alfabetizzate domandavano soggetti da leggere. Lo sviluppo di nuovi macchinari, e in particolare il diffondersi della linotype, a partire dal 1886, rese possibile la produzione a basso costo di immense quantità di carta stampata. Negli Stati Uniti, Joseph Pulitzer, Edward Wyllis Scrippis e William Randolph Hearst fondarono alcuni dei giornali più importanti, attirando il pubblico delle grandi città, la cui popolazione continuava ad aumentare.
Lo sfruttamento dell'invenzione del telegrafo e in genere l'impiego delle prime tecnologie di informazione via cavo, resero più agevole la raccolta e la diffusione delle notizie da tutto il mondo. Nell'ambito di questo sviluppo si colloca la nascita delle prime agenzie di stampa internazionali: l'inglese Reuters, le statunitensi Associated Press e United Press (in seguito United Press International). All'incirca in questo periodo in Inghilterra apparvero anche i primi articoli firmati dagli autori. Il primo periodico che abbandonò la tradizione delle riviste non firmate fu la "Fortnightly Review" (1865-1954; mensile dal 1866).
Contemporaneamente, la nascita di nuove testate popolari fu agevolata dalle nuove tecnologie, dal miglioramento dei trasporti, dalla diminuzione delle tariffe postali, oltre che dal progressivo emergere di marche di prodotti di consumo a diffusione nazionale, che naturalmente richiedevano di essere reclamizzate su mezzi di comunicazione a diffusione nazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, "The Ladies Home Journal", fondato da Cyrus H.K. Curtis nel 1883, ebbe ben presto una diffusione di quasi un milione di copie.
2.1. La situazione italiana fra Ottocento e Novecento
In Italia, solo fra la metà del XIX secolo e i primi anni dell'unità si formarono insieme, pur tra mille difficoltà, un'editoria e un'opinione pubblica nazionali: il numero dei titoli stampati raddoppiò e le testate periodiche aumentarono addirittura di cinque o sei volte. Le cifre di questo incremento produttivo sarebbero ben più clamorose se, invece di contare i titoli, potessimo calcolare le tirature, su cui sappiamo pochissimo. Ma questo recupero avvenne a partire da una situazione di grande arretratezza: fino all'unità, nessuna testata copriva l'intero territorio italiano, ed era impossibile sviluppare qualsiasi tipo di attività imprenditoriale attraverso le dogane e i dazi dei vari stati e staterelli italiani. Lo sviluppo di una stampa nazionale diede anche un immenso contributo alla diffusione di una lingua nazionale: nel 1870 gli italiani in grado di esprimersi in italiano non erano più del 2% della popolazione, cioè cinque o seicentomila persone su venticinque milioni.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, tuttavia, anche l'Italia registrò una straordinaria espansione della stampa e dell'industria editoriale, in connessione con il decollo dell'industria italiana in genere. Come in tutti i settori dell'industrializzazione, anche nell'editoria l'evoluzione strutturale impose una ricerca di nuove tecnologie che a loro volta rivoluzionarono le leggi della produzione. All'incirca dal 1890 ebbe inizio la diffusione della rotocalcografia, che dal 1910, applicata ai periodici, creò la rivista a colori. In Italia fu Angelo Rizzoli, attivo dal 1909 come editore di riviste (e solo dal 1929 anche di libri), a diffondere, col rotocalco, non solo una maniera giornalistica, ma quasi una forma di percezione del mondo.
In quegli stessi anni, la diffusione del telefono cambiò radicalmente tempi e modi dell'industria dell'informazione. Fra il 1885 e il 1905 il numero dei periodici pubblicati in Italia passò da circa 1500 a oltre 3000. Ma i cambiamenti quantitativi implicarono anche radicali trasformazioni qualitative: grazie infatti allo sviluppo della stampa, per la prima volta nella storia italiana l'industria culturale acquistò una posizione di forza rispetto al sistema scolastico. Fu un fenomeno importantissimo e per di più irreversibile, che ebbe fra le sue conseguenze anche la progressiva marginalizzazione della figura del letterato tradizionale, sostituito in larga misura dall'intellettuale legato all'editoria, sia come giornalista sia come redattore di case editrici.
2.2. Il Novecento
Nel corso del XX secolo apparvero numerose riviste volte a soddisfare i gusti di ogni tipo di lettore. Alcune di queste, in particolare quelle per il grande pubblico, divennero però progressivamente antieconomiche e furono costrette a cessare le pubblicazioni, perché la televisione sottraeva loro pubblicità e anche perché non erano sempre in grado di rispondere alla concorrenza di riviste più specializzate.
Le riviste dedicate all’informazione hanno continuato a occupare un posto importante nel complesso dell'universo giornalistico, così come del resto le cosiddette riviste femminili. Nel corso del XX secolo sono apparse due altre forme di media destinati prevalentemente alla comunicazione di notizie: i cinegiornali e la radio, che sarebbero stati soppiantati soltanto dalla televisione, negli anni Cinquanta e Sessanta. I notiziari radiofonici riuscirono a sopravvivere con maggiore successo. Nel corso della seconda guerra mondiale, la radio raccolse un pubblico sempre più largo, in corrispondenza, nei paesi in cui ciò era possibile, col proliferare delle emittenti.
2.3. Il giornalismo televisivo
Le trasmissioni televisive divennero commercialmente praticabili solo nel corso degli anni Cinquanta. La loro espansione a partire da quel momento fu però vertiginosa. I telegiornali della sera, che inizialmente erano lunghi circa quindici minuti, sono stati prolungati ai trenta minuti attuali, e i notiziari locali nelle maggiori città arrivano a un'ora o anche più. In Italia, dove le trasmissioni televisive sono state avviate nel 1954, l'azienda radiotelevisiva di stato, la RAI, ha conservato il monopolio fino al 1979. In quell'anno è avvenuta invece una liberalizzazione completa delle emittenti televisive, che ha portato inizialmente a una situazione di assoluta anarchia, in cui sono nate alcune migliaia di emittenti locali.
Nel corso degli anni Ottanta però le reti di proprietà della Fininvest di Silvio Berlusconi hanno conquistato una posizione di assoluto predominio nel campo delle televisioni private, fino a configurare una situazione che è molto vicina a un duopolio, con i network nazionali contrapposti ai tre canali di stato. Mentre la televisione pubblica continua a finanziarsi grazie al pagamento di un canone di abbonamento annuale obbligatorio, le emittenti private dipendono economicamente dalle quote pagate dagli inserzionisti pubblicitari. Dai primi telegiornali pionieristici si è passati a una situazione in cui praticamente ogni rete alterna sistematicamente, durante l'arco di tutta la giornata, notiziari giornalistici televisivi a programmi di altro genere.
3. I GIORNALISTI COME CRITICI SOCIALI
Nel corso del XIX secolo i giornali e le riviste si impegnarono sempre più nell’analisi di problemi o istanze di natura politica o sociale, utilizzando tale impegno anche come un mezzo per attrarre il pubblico di massa. In questo senso i giornalisti hanno sempre esercitato un’importante funzione informativa a favore dell'opinione pubblica. Negli anni Sessanta, ad esempio, la televisione statunitense fece arrivare in tutte le case le dimostrazioni per i diritti civili, e mostrò anche i mezzi brutali usati talvolta dalle autorità per reprimerle. I reporter impegnati sul fronte della guerra del Vietnam, quando si resero conto che i notiziari ufficiali mentivano rispetto alle proporzioni e alle caratteristiche dell'impegno bellico statunitense, avviarono una campagna d'informazione che sarebbe diventata decisiva per convincere l'opinione pubblica a prendere posizione contro la guerra. Nel 1972 e nel 1973, guidata dalle indagini di alcuni reporter del "Washington Post", la stampa mise in luce i legami fra l'amministrazione del presidente repubblicano Richard Nixon e una rapina avvenuta nel quartier generale del Partito democratico: è la vicenda conosciuta come scandalo Watergate. Le udienze in Senato sullo scandalo e successivamente i lavori preparatori per la procedura di impeachment (cioè di messa in stato d'accusa del presidente e conseguente sua estromissione dalla carica) vennero trasmesse in diretta dalla televisione e attrassero un largo pubblico. Subito dopo il presidente Nixon rassegnò le dimissioni.
Nel complesso la stampa italiana non ha sempre avuto un atteggiamento così rigoroso e fermo nel denunciare i casi di corruzione. Tuttavia non vanno dimenticati i fondamentali contributi dati anche da molti giornalisti italiani nello scoprire e denunciare alcune clamorose vicende di disfunzione politica e sociale: basti ricordare lo scandalo della Banca Romana (1894), le inchieste sul caso di corruzione economica che coinvolse alcuni politici italiani e che portò alle dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone (1978) o i molti giornalisti "scomodi" assassinati negli ultimi decenni dalla mafia.
A causa dei vigorosi attacchi fatti dalla stampa ai governi e delle denunce spesso violente nei confronti delle situazioni di disagio sociale, non poche persone si sono però convinte che le indagini giornalistiche si fossero spinte oltre i limiti nel loro ruolo di salvaguardia dell'opinione pubblica. Da questa persuasione derivarono varie reazioni: in molti casi l'insoddisfazione per il comportamento della stampa portò alla formazione di vari organismi preposti al controllo dei casi di irresponsabilità dei giornalisti. Ad esempio in Gran Bretagna la Press Complaints Commission controlla rigidamente ogni trasgressione che possa andare a danneggiare il sistema informativo; allo stesso modo l'organizzazione francese Reporters Sans Frontières, così come l'associazione Amnesty International controllano e combattono le violazioni della libertà di stampa da parte dei governi.
Nel corso di questo secolo non si può dire che la libertà di stampa sia stata seriamente impedita in Occidente, salvo che nel periodo delle due guerre mondiali. Tuttavia, se questa è stata la tendenza generale, non bisogna dimenticare le innumerevoli dittature, che, nel passato e anche al presente, impediscono l'esercizio della libertà d'informazione e manipolano l'opinione pubblica con la propaganda di regime. Basti pensare alle dittature di Mussolini in Italia, di Hitler in Germania, di Franco in Spagna e di Salazar in Portogallo, alle dittature comuniste che fino alla fine degli anni Ottanta hanno oppresso tutta l'Europa orientale, e ai regimi che hanno oppresso e opprimono l'America centromeridionale, il Medio ed Estremo Oriente e l'Africa.
Fine articolo sul giornalismo
I Fondamenti del giornalismo
N.B.: Questi schemi sono una trattazione molto sintetica e intuitiva, molte cose sono lasciate a intendere e quindi non sostituiscono il testo!
N.B.: Gli schemi sono stati realizzati con un programma di riconoscimento vocale, ci possono essere degli errori di scrittura del software che non sempre riconosce tutte le parole.
Intro
- Anche in società e culture diverse tutti gli uomini condividevano la stessa idea di informazione. Per tutti i messaggeri dovevano essere veloci e sapienti per raccontare le notizie in modo avvincente.
- La spiegazione di questo fenomeno sta nel fatto che tutti gli uomini soddisfano tramite l'informazione l'istinto di sapere ciò che accade in loro assenza, per essere tranquilli e consapevoli di ciò che accade.
- Quando non c'è flusso di notizie cresce l'ansia.
- Cercare di capire cosa dovrebbe essere il giornalismo rispetto ad altre forme di comunicazione.
- In questo libro: descrizione della teoria della cultura del giornalismo basato su studi empirici condotti negli Usa.
- Necessità di una teoria rispettata da tutti i giornalisti con principi chiari.
- Primo scopo del giornalismo: fornire alla gente informazioni necessarie per essere libera e autogovernarsi. Per adempiere a questo scopo c'è bisogno di:
1 obbligo di verità
2 lealtà verso i cittadini
3 obbligo di verifica
4 giornalisti indipendenti dai soggetti trattati
5 giornalista = osservatore indipendente
6 di tornare ad avere un forum per le critiche dei lettori
7 per rendere interessante e rilevante ciò che è significativo
8 fornire informazioni complete e proporzionate
9 giornalisti = praticare secondo coscienza
- In questa lista manca imparzialità ed equilibrio in realtà sono i reali per il giornalismo vero perché non esiste un giornale totalmente neutrale. In ogni periodo di cambiamenti sociali economici c'è anche una fase di transizione all'interno della stampa di far dare peso a certe situazioni piuttosto che ad altre.
- È successo questo in tutte le fasi rilevanti di transizioni storiche e ancor di più sta avvenendo oggi con Internet e le trasmissioni via cavo, oggi c'è davvero il pericolo che l'informazione indipendente lasci il posto ad un affarismo camuffato perché le società che producono giornali sono sempre più spesso esterne, oggi la stampa indipendente realmente minacciata.
Capitolo 1
A che cosa serve il giornalismo?
- Esempio della protesta polacca verso la censura di media fatta dallo Stato comunista che fece nascere una stampa clandestina e dunque l'opinione polacca: le nuove tecnologie d'informazione informando molte persone in poco tempo generano democrazia.
- Il giornalismo serve a costruire una comunità, serve alla cittadinanza e serve alla democrazia. Una libera circolazione di informazioni da gente s'impegna a creare un nuovo governo e nuove regole della vita politica, sociale ed economica.
- Anche se il giornalismo è cambiato lo scopo primario sempre lo stesso: fornire ai cittadini le informazioni di cui necessitano per essere liberi e autogovernarsi.
- Impossibile separare il concetto di giornalismo con quello di comunità e successivamente democrazia.
- Il giornalismo indipendente oggi è in pericolo perché rischia di cadere nella comunicazione commerciale
- Definire giornalismo è uguale a porre limiti
- l'obiettivo del giornalismo di dire la verità affinché il popolo sia sovrano. Il giornalismo a occhi di sociali morali perché a un'influenza diretta sull'opinione pubblica
L’istinto di consapevolezza
- Stephens: ha studiato l'influenza delle informazioni sulla vita umana. L'uomo ha bisogno dell'informazione per un istinto di consapevolezza: ha bisogno di sapere cosa accade in sua assenza perché gli dà sicurezza. Scambiarsi informazioni è la base per creare una comunità.
- Più la società democratica più tende ad avere maggiori notizie (Atene e Roma facevano giornalismo orale; nel medioevo regimi autoritari fecero sparire l'informazione)
La nascita del giornalismo
- medioevo: informazione da menestrelli ambulanti con le ballate
- XVII secolo apertura dei caffè dove si conversava di notizie date dai viaggiatori
- primi giornali nel 1609: si comincia a parlare dell'opinione pubblica
- nel 700 giornalista “Cato” formula l'idea che la verità è una difesa contro la calunnia ispirò la rivolta negli Stati Uniti è la prima richiesta verso il governo nuovo fu una stampa libera.
Una stampa libera nell'era elettronica
- anche alcune notizie che non vengono pubblicate perché non è giusto farle sapere alla fine appaiono su Internet: oggi il giornalista non ha da scegliere le notizie bensì aggiunge analisi e interpretazioni
- nella nostra epoca ognuno può fare giornalista: pro-sumer
- il pubblico può interagire con il giornalista e in tali casi correggere delle notizie sbagliate.
- Questa interazione genera un giornalismo che assomiglia alle conversazioni nei caffè, dunque il cerchio si chiude: le tecniche cambiano mai principi sono sempre gli stessi
L'idea di democrazia dei giornalisti
- in realtà l'attivismo politico di una nazione non è mai alto, a che serve quindi l'opinione pubblica dalla fine la gente non mette in pratica niente?
- Questo è il punto centrale del libro di Lippmann “L'opinione pubblica” nel quale diceva che la gente conosce il mondo in base a quello che vede nei media ma in maniera distorta perché non capisce le verità che vengono scritte, perché ragiona per pregiudizi e stereotipi. Quindi la democrazia del popolo era difettosa dalla base.
- Questo tema venne criticato fortemente da Dewey che disse che la democrazia non era lo scopo della stampa ma in mezzo per rendere da gente libera e la possibilità di migliorare la società e il governo tramite la libertà.
- Innegabile è che anche implicitamente il giornalista decide quello che i lettori devono sapere tuttavia bisogna operare per offrire un giornalismo che serva ai cittadini.
- Ci sono dei giornali che non danno alcun ruolo ai cittadini nell'ambito della politica prendendoli esclusivamente spettatori e non come sono veramente, ovvero parte attiva della società.
La teoria del pubblico interdipendente
- non tutti i lettori di giornale s'interessano a tutto e non tutti leggono tutti gli articoli di una pagina.
- Nel pubblico ci sono tre livelli di impegno su un argomento: 1 pubblico coinvolto, che conosce l'argomento ed è interessato; 2 pubblico interessato, che è interessato da un argomento che non conosce bene; 3 obbligo disinteressato, che all'argomento non dà alcuna attenzione. Il giornale ha il compito di dare ciò di cui ha bisogno un gruppo eterogeneo di gente, infatti giornali specialistici verso un settore non riflettono il mondo.
- La stampa deve fare gli interessi di una comunità più vasta possibile
La nuova sfida
- la nuova sfida è il giornalismo basato sul mercato e non sulla responsabilità civile
- vi è dunque un allontanamento dal giornalismo come formazione di cittadini e a provocarlo sono tre forze: 1 la natura di Internet, che non è una comunità politica geografica ma nella comunità della rete e quindi soggetta a regole commerciali della rete; 2 la globalizzazione, non esiste una cittadinanza per chi fa giornalismo on-line e per poter vendere le notizie bisogna accontentare tutti nell'ottica commerciale, cambiando i contenuti esemplificando gli spunti culturali; 3 la conglomerazione, ovvero chi possiede giornali possiede anche altri media e di certo riterrà l'informazione una piccola parte perché non dagli stessi introiti dell'intrattenimento.
- Se prima la stampa libera era quella non sottoposta alla censura del governo, oggi l'indipendenza si deve avere da imprenditori, inserzionisti e partiti.
- Sotto questi fattori ci si può oggi fidare di una stampa dagli interessi economici? Il giornalismo oggi serve ancora lo scopo per cui è nato?
Capitolo 2
La verità: il primo principio e il più ambiguo
- Esempio delle conferenze stampa sul Vietnam che emanavano comunicati opposti al reale andamento della guerra.
- Primo fondamento: Il primo obbligo del giornalismo e nei confronti della verità, tuttavia non esiste una definizione chiara di verità
- la verità è necessaria per capire quello che veramente accade tuttavia nel medioevo ad esempio i monaci ritenevano che esistesse una gerarchia delle verità: l'attività più importante era per i messaggi che riguardavano il destino, poi c'era la verità morale che doveva insegnare a vivere, dopo c'era la verità allegorica insegnava la morale della storia e per ultima c'era la verità letterale si era irrilevante e senza significato. Tuttavia l'obiettivo della chiesa medievale non era a vedere la verità a stabilire il controllo del popolo.
- Dalla nascita dei giornali si è sempre proclamato lo sforzo di pubblicare la verità
- anche i giornali sensazionalistici di Pulitzer e Hearst si proclamavano i giornali più veritieri e attendibili.
- Pulitzer nel 1913 crea un ufficio di attendibilità e fair play per assicurare ai lettori di poter credere su quello che scriveva
- ma oltre alla verità vengono sempre introdotte infiocchettature per dare una sensazione di realismo al pubblico: il realismo e la realtà non sono però la stessa cosa!
- Negli anni 40 nei testi di giornalismo già ci si chiedeva quanto era veritiera
- esiste un alone di scetticismo: le verità non fosse perché tutti siamo soggettivi e abbiamo mondi diversi di dire le cose in base a quello che pensiamo
- il giornalista non è un filosofo e non riflette su quello che scrive, è reattivo e non fa teoria. la stampa dunque lo specchio della società e riflette le passioni del momento.
- Il fatto che i giornalisti non spiegano quello che fanno a credere che ci sia poca obiettività. Tuttavia non c'è dubbio i giornalisti si impegnino per la verità dato che è quello che la società vuole.
- La verità giornalistica e tuttavia un'opera di cernita, ovvero si cerca di dare una forma pratica di verità per raccontare tutti gli eventi che sono accaduti
- un giornalista interpreta l'evento non lo descrive schematicamente anche perché l'estrema precisione può essere una distorsione della notizia stessa.
- Il giornalista deve capire ai fatti e poi riferirli dandogli un senso
- la precisione ha importanza perché è la base in cui si costruisce il resto ma non basta, bisogna dare una lettura dell'evento in base alla società e al momento in cui quest'evento ha luogo
- esempio del sindaco che in un discorso elogia la polizia in un momento di corruzione della stessa… il giornalista non può semplicemente riportare il discorso perché: è vero che il sindaco ha detto quelle cose ma quelle cose sono false nella lettura totale all'interno dell'ambito della società.
- Le verità giornalistica è un processo verso la comprensione di un evento: parte dalla notizia e si evolve con le verifiche e la contestualizzazione collegata ad altri articoli e ad altri eventi.
- La verità è spesso complicata e talvolta contraddittoria ma tramite un processo nel tempo il giornalista ci può arrivare
- con il nuovo tipo di informazione però la ricerca di selezionare un resoconto veritiero e affidabile sta avvenendo pian piano soppiantata dalla ricerca della grande motivo
- in ogni caso comunque la ricerca della verità resta per i giornalisti un fattore importante
Capitolo 3
Per gli lavorano i giornalisti?
- Le gratifiche in denaro che vengono date a fine anno ai giornalisti dipendono solo dai profitti della società per cui scrivono.
- Questo trasforma il giornalista in imprenditore che cerca il maggior profitto possibile piuttosto che fare bene il proprio lavoro.
- Secondo fondamento del giornalismo: la prima lealtà del giornalismo è verso i cittadini
- essere leali significa non farsi ostacolare nella ricerca della verità anche a spese di interessi economici dei proprietari
- i giornalisti hanno un obbligo sociale, devono lavorare per la gente e non per i proprietari
Dall’indipendenza all'isolamento
- indipendenza editoriale è sfociata spesso nell'isolamento
- isolamento è stato provocato anche dal cambiamento del tono giornalistico: fine anni 80 giornalismo più soggettivo e interpretativo, non più lunghe citazioni ma pezzi analitici sul contenuto di discorsi ad esempio dei candidati
- nascono: spin doctor, cura l'immagine di un politico; photo-op, fotografia di un politico in una luce favorevole; feeding frenzy, tormentone di media; gotcha journalism, tecnica per far fare una brutta figura all'intervistato.
- Si passa dunque ad una diversa concezione del far notizia: dal "che cosa?" si passa al "perché?"
La reazione al distacco
- con la crisi economica degli anni 90 gli inserzionisti diminuiscono e i giornali si trovano in difficoltà
- i giornalisti videro che l’indipendenza era minacciata e di interessi economici
- frattura tra chi voleva il cambiamento per mantenere i giornali secondo le nuove regole di mercato e chi voleva mantenere il giornalismo così com'era.
- i proprietari provarono un tipo di tecnica aziendale: chi raggiungeva un obiettivo di vendita veniva ricompensato: questo andò a scapito del ruolo di giornalisti e del ruolo di lealtà verso la società
I cittadini non sono clienti
- l'inizio del business del giornalismo ha fatto applicare le regole del marketing all'informazione facendo diventare i lettori dei veri clienti: questo è sbagliato il lettore non acquista i servizi del giornale sono gli inserzionisti i clienti del giornale perché acquistano la pubblicità
Il muro
- alcuni dicono che esiste un muro che separa informazione(il giornalista) e affari(l'inserzionista) ma è improbabile e poi incoraggerebbe l’isolamento o la corruzione
- 5 idee da esigere:
1 il proprietario del giornale deve essere impiegato nei confronti di cittadini: tutti si devono impegnare per rispettare i valori della professione
2 assumere manager che mettano i cittadini al primo posto: se una notizia chiede più posto non deve essere sacrificata per la pubblicità
3 fissare e comunicare standard chiari: chiarire rapporti tra pubblicità e informazione e assicurarsi che tutti dipendenti ne siano a conoscenza
4 giornalisti hanno l'ultima parola sulle notizie
5 comunicare al pubblico standard chiari: per recuperare la fiducia e la credibilità stabiliscono delle regole verso il pubblico
- La questione della fedeltà verso il pubblico è cruciale ma spesso ignorata, per questo c'è scetticismo
Capitolo 4
Il giornalismo di verifica
- Bisogna andare oltre le voci e verificare la notizia
- il terzo principio: l'essenza del giornalismo è la regola della verifica
- la verifica è quello che distingue il giornalismo dall'intrattenimento
- bisogna ascoltare tutte le sfaccettature della notizia per conoscere la verità dalla menzogna
Il significato perduto dell'obiettività
- il significato di obiettività riguarda un metodo di verifica delle informazioni trasparente e privo di pregiudizi
- Lippmann: i giornalisti dovevano acquisire un metodo scientifico comune fondando il loro mestiere sullo studio delle prove e sulla verifica. In pratica era il metodo a dover essere obiettivo e non il giornalista.
- Tuttavia fino ad oggi non esiste un metodo standard
Giornalismo di asserzione contro giornalismo di verifica
- da stampa moderna sta indebolendo la metodologia della verifica e la tecnologia a una parte di colpa
- dell'informazione 24 ore su 24 i giornalisti passano molto tempo a cercare cosa giungere a notizie esistenti piuttosto che verificare i fatti
- correttezza ed equilibrio vengono sfruttati come fini del giornalismo senza verificare le notizie(cfr. cap.2 es. sindaco) l'equilibrio porta la distorsione e la correttezza non è verso il cittadino ma verso le fonti per questo è sbagliato.
- alcuni giornalisti credono che usare uno stile letterario per raccontare dei fatti veri necessita di inventarne altri
- Metodo oggettivo:
1 non aggiungere mai niente che non c'è: non inventare fatti che non sono accaduti magari per aggiungere un effetto drammatico
2 non ingannare mai il pubblico: non imbrogliare la gente che si fida della verità. Significa anche che tutti i metodi adottati devono essere trasparenti e mai essere vaghi
3 essere trasparenti circa i propri metodi e motivazioni: si deve essere onesti rivelando le fonti e i metodi e anche sui motivi che rendono affidabile secondo il giornalista una notizia. Che cosa deve sapere il pubblico per valutare autonomamente questa informazione? C'è qualcosa, nel modo in cui la scrivo, che ha bisogno di spiegazioni?
4 affidati a notizie raccolte ed elaborate di prima mano: esigere dalle proprie fonti la sincerità anche in cambio dell'anonimato. A volte di giornalisti ingannano le fonti svolgendo inchieste sotto copertura. L'inganno è giustificato solo se allo scopo di essere vitale per l'interesse pubblico e comunque il giornalista deve dichiarare l'inganno ai lettori.
5 mantenere l'originalità: nel dubbio di veridicità bisogna omettere, nemmeno chiedere ad altri conferma serve, perché non si è in grado di confermare autonomamente le informazioni
6 essere umili: umiltà verso le capacità di giornalista e modestia nel giudicare quello che sanno perché spesso essere troppo sicuri fa cadere nell'errore perché in realtà non si sa mai abbastanza
Le tecniche di verifica
- L’editing scettico: giudicare un articolo riga per riga analizzando tutte le asserzioni, eliminando gli errori inconsci come ad esempio scrivere cose che “si sa che sono vere” senza le fonti. Tutto deve essere messo in discussione.
- Lista di controllo dell'esattezza: quando revisionano gli articoli i redattori devono rispondere a queste domande: 1 la tesi dell'articolo ha valore? 2 sono stati verificati i nomi numeri indirizzi e siti? 3 c'è tutto per capire la notizia? 4 tutte le persone coinvolte sono state contattate hanno avuto l'opportunità di parlare? 5 l'articolo prende posizione? 6 manca qualcosa? 7 le citazioni sono precise?
- Non presumere niente: (metodo di Protess)bisogna dimostrare tutto. Bisogna verificare tutto il materiale che arriva il dimostrare tante confronti incrociati.
- La matita colorata di Tom French: sottolineare tutti i contenuti che sono stati verificati
- Le fonti anonime: c'è bisogno di vedere quanta conoscenza ha la fonte dell'evento e semmai ha qualche motivo per fuorviare e alterare i fatti. Non usare mai una fonte anonima per presentare l'opinione della terza persona e non usare mai una fonte anonima come prima citazione in un articolo.
- Le molteplici radici della verità: ognuno un ruolo nella costruzione della verità anche cittadini che possono fare domande e sottoporle alle organizzazioni dell'informazione meritando le dovute risposte. I giornalisti devono essere impegnati della verità come primo principio, essere leali con i cittadini e coinvolgerli nella ricerca della verità.
Capitolo 5
L'indipendenza di spirito di mente
- Essere imparziali e neutrali non è un principio essenziale del giornalismo: esistono i giornalisti di parte, ovvero di una precisa fazione politica, che sono dei buoni giornalisti. Tutto questo però è distinto dal concetto di propaganda che è l’estremizzazione del punto di vista politico che sfocia nella ricerca dell'influenza del pubblico anche distorcendo le notizie.
- Si può essere corretti e rispettare tutte le norme di verifica e veridicità anche essendo di parte ed esprimendo un'opinione politica
- per considerarsi un vero giornalista non bisogna essere neutrali ma indipendenti
- quarto fondamento: i giornalisti devono mantenere l'indipendenza da quelli di cui si occupano
- un'indipendenza di tipo spirituale e mentale
- e un'illusione tuttavia pensare che il nostro punto di vista parziale possa rimanere estraneo quando diamo le notizie
L'indipendenza di mente
- non bisogna capire di essere un buon giornalista ma capire se si fa giornalismo, nei modi precedentemente descritti.
L'evoluzione dell’indipendenza
- si prima vi era una lotta contro l'opinione parziale oggi invece c'è una lotta solo contro i secondi fini del giornalismo(es. propaganda)
L'indipendenza in pratica
- ai giornalisti è spesso vietato di partecipare a manifestazioni pubbliche che manifestino un'attività politica
La rivalutazione dell'indipendenza
- ha fatto molto discutere l'impedimento di partecipare all'attivismo politico se si è giornalisti. Ma la questione centrale è di non nascondere il proprio attivismo perché questo va contro il principio di lealtà
L'indipendenza dello status sociale o economico
- appartenere ad uno status sociale implicitamente crea un isolamento di classe perché il giornalista arricchito si rivolge a settori elitari della popolazione e questo crea l'isolamento.
L'indipendenza da razza, etnicità, religione e sesso
- favorire dunque la diversità di giornalisti all'interno di quotidiani anche se ad es. un buon giornalista bianco dovrebbe potersi occupare anche gli afro americani o di qualsiasi argomento senza distinzione.
- Il problema sta nel fatto che spesso l'esperienza influenza in modo di scrivere e dunque il punto di vista verso un articolo per questo si crede che sia migliore una redazione con varietà di etnie e sesso.
- Ma esiste un modo di essere un buon giornalista a senza negare l'esperienza e senza esserne ostaggio: restare fedeli principi di veridicità e lealtà.
- L'unico scopo della varietà all'interno di una redazione è quello di creare un ambiente intellettuale variegato
- Nessun divieto rigido potrà comunque garantire l'indipendenza giornalistica perché avere un'opinione è umano e umanamente ammissibile, ma un giornalista deve essere abbastanza intelligente e onesto deve riconoscere che l'opinione personale non deve basarsi solo sulle proprie convinzioni. Trasmettere la fronte opinione deve essere giornalisticamente utile per questo si auspica l'indipendenza.
Capitolo 6
Controllare il potere e offrire una voce a chi non ce l’ha
- Nel 1964 il premio Pulitzer istituisce una nuova categoria il “giornalismo investigativo”
- con il watergate questo tipo di giornalismo diventa popolare
- tutto il giornalismo cambia in funzione di creare reportage investigativi
- alcuni dissero che era solo cambiato il nome perché tutti i giornalisti sono investigativi
- quinto fondamento: i giornalisti devono fungere da oltre indipendente di controllo del potere
- i primi periodici inglesi del XVII sec. Promettevano ai lettori di scoprire i nuovi del regno. Prima di questi giornali si sapeva poco sui meccanismi dei governanti.
- L'investigazione era quello che distingueva il giornalismo da altri mezzi di comunicazione con il pubblico
- di giornalisti devono dare formazioni utili al benessere pubblico e rivelare i segreti governativi restando una categoria protetta
- quindi la stampa controllare il governo e le istituzioni di potere di tutta la società
- nella storia dell'informazione il giornalismo investigativo non è mai scomparso
- da stampa informa e incoraggia il dibattito
- le inchieste e le denunce contro il potere corrotto
- oggi tre tipi:
- 1 gior. Investigativo originale: i reporter scoprono da soli attività oscure al pubblico con pratiche simili alla polizia. Oggi si fanno analisi anche tramite il computer
- 2 gior. Investigativo interpretativo: riflettere e analizza delle informazioni già note in maniera più profonda sintetizzando interpretando il significato di dati raccolti
- 3 gior. Relativo alle investigazioni: si parte da notizie riguardanti un'indagine ufficiale. È una tipologia nata nel 70, dipende dalle fonti. È rischioso perché non sempre le fonti sono affidabili
L'indebolimento della funzione di controllo
- anche la televisione usa il giornalismo investigativo perché dà molti ascolti
- tuttavia è un tipo di investigazioni deviata perché non tiene d'occhio l’élite ma si occupa soprattutto delle sicurezze personali, di truffe di alcune imprese e di meccanismi disonesti ma non parla mai del governo né delle istituzioni.
- Sono dunque investigazioni frivole che sminuiscono la vera attività del giornalismo investigativo
Il giornalismo investigativo come pubblica accusa
- tutto il giornalismo ha una dose di investigazione, ma quello vero deve avere dimensione morale
- quello che il giornalismo investigativo rivela comporta una responsabilità perché può costare la reputazione di qualcuno
- nell'investigazione bisogna guardare in tutte le direzioni possibili, intervistare tutti più volte ed essere certi quello che si pubblica con nomi date e documentazioni varie.
- I migliori reportage sono quelli meticolosamente documentati: le fonti servono solo per prendere una direzione, perché è quello che serve sono i documenti nero su bianco
- il nuovo tipo di stampa commerciale mette in dubbio il giornalismo investigativo
- ma esiste ancora un tipo di giornalismo indipendente: freelance. Non deve preoccuparsi degli ascolti e opera tramite i fondi di organizzazioni filantropiche
- tramite le associazioni non-profit i giornalisti possono trattare argomenti trascurati da altri media
- in cui anche un modo di fare dei servizi in maniera esterna dall'agenzia di giornali e poi venderle al loro
- ci sono dei dubbi che il giornalismo investigativo però possa continuare nello stesso livello perché questo tipo di giornalismo richiede un impegno di risorse economiche molto grande
Capitolo 7
Il giornalismo come forum pubblico
- A sin dalle origini il giornalismo ha sempre rappresentato in forma di dibattito pubblico
- il testo principio: il giornalismo deve fornire un forum per le critiche e i commenti da parte della pubblica opinione
- il giornalismo serve per fare riflettere la gente per questo deve fornire un forum aperto ai lettori che possono rispondere con le loro critiche a quello che leggono
- molto spesso accadono delle distorsioni della verità che possono essere contraddette dai lettori e che devono esserlo: la proliferazione del dibattito riduce al minimo la fallibilità umana
- il giornale dev'essere un luogo dove la comunità si incontra a parlare
- oggi tutto questo moltiplicato in maniera esponenziale da Internet
- il dibattito in televisione è sempre più diffuso ma molto spesso non ha niente a che fare con l'informazione anche se viene passato per tale con delle distorsioni che inducono l'opinione pubblica a credere che tutto sia vero quando non lo è, utilizzando pause e accenti fatti per fuorviare: non è un forum come vogliono farci credere
- in questi talkshow sin c'erano dibattiti per provocare e questo crea la cultura del litigio
- questi programmi vengono fatti senza verificare le notizia perché alla verifica si sostituisce la necessità di riferire
- gli autori di questi programmi insieme a chi li conduce non sono di giornalisti anche se alla fine si staccano come tali, ma non sono esperti e sono liberi da ogni responsabilità professionale
- inoltre si concentrano su una certa gamma di notizie ristrette: notizie bomba, semplici e avvincono il pubblico come le soap opera
- per questo motivo scompaiono i temi importanti: si tratta solo quello che fa audience e le discussioni non hanno niente a che vedere con l'ammissione giornalisti
- da cultura del litigio è il livello più basso dell'informazione
- si priva in questo modo la gente del dibattito pubblico necessario per la loro sopravvivenza: il vero giornalismo non è che non deve essere provocatorio ma deve provocare sui temi giusti
- i forum informatici non possono sostituire ricerca dei fatti di un giornalismo di verifica perché non si basa su fatti contesti, per questo smette di educare e rafforza soltanto i pregiudizi della gente
- di dibattito dovrebbero essere fatti solamente per chi ne in grado e quindi luogo privilegiato è il giornale
Capitolo 8
Avvincente contro rilevante?
- Il settimo fondamento: i giornalisti devono rendere interessante rilevante ciò che è significativo
- narrazione e informazione non sono incompatibili
- il compito di giornalisti quello di trovare il modo più interessante per comunicare una notizia significativo e renderla interessante e rilevante
- il vero giornalista una volta che ha scoperto qualcosa trova il modo di raccontarla nella maniera adatta
- il problema è questo: scrivere per un articolo richiede tempo che oggi non si ha. Per scrivere bene ci vogliono ricerche e approfondimenti, ma non si ha tempo e nemmeno il giornale può dedicare molto spazio
- L’infotainment: è l'intrattenimento che si finge giornalismo. Usano i trucchi dei tabloid scandalistici per dare le notizia come se fossero scoop e segreti con sensazionalismo.
- Nel lungo periodo questo tipo di informazione stanca il pubblico perché: offrendo argomenti futili senza contenuto stanca; l'autorevolezza del media divulga la notizia si distrugge; non funziona perché diventa troppo intrattenimento ma essendo basato sulle notizie perde audience rispetto all'intrattenimento vero; attrae il pubblico solo nel breve periodo quando si fanno molti soldi a basso costo
- Chi è il pubblico e cosa deve sapere? Ogni reporter deve chiedersi: chi leggerà questo articolo? Ovvero chi ha interesse per quello che sto scrivendo? Cosa deve sapere per farsi una propria idea sull'argomento?
- Queste domande scrollano la routine del fare informazione classica
- Chi, cosa, dove, quando, come e perché: rivisitarli per renderli interessanti secondo una teoria di Zahler
- chi: diventa il personaggio. Cosa: diventa la trama. Dove: diventa la scena. Perché: diventa il movente. Come: diventa la narrazione
- in questo modo si fonde informazione e racconto
- modi di impostare un articolo:
- la clessidra: cominciare con la notizia interrompere e spiegare tutto dall'inizio
- domanda e risposta: organizzare tutto in base a ciò che interessa al lettore che si può fermare quando ha preso quello che gli interessa
- racconto come esperienza: molti dettagli e testimonianze. Cogliere lo stato d'animo e i pensieri
- informazione scontata: dilungarsi su un punto in maniera esagerata
- immagini mentali: indurre il lettore a crearsi un'immagine mentale di quello che si dice
- la rivelazione: mettere nella narrazione una sorpresa rivelando un aspetto profondo che tocca il lettore
- personalità: mettere a nudo la personalità di protagonisti della storia che spesso viene scartata come rilevante che ci fa pensare che quelle trattate non siano persone. Questo modo rivaluta l'agente nella loro personalità rendendoli più vicini al lettore
- la metafora: trovare gli elementi nascosti e delle metafore in modo che la gente si ricordi di ciò che legge
- il giornalista deve trovare delle forme narrative e rendere interessante l'articolo sempre restando fedele ai principi di verità ed esattezza: non bisogna mentire pur di essere eclatanti
Capitolo 9
Un’informazione completa e proporzionata
- ottavo principio: i giornalisti devono mantenere l'informazione nelle giuste proporzioni e renderla completa
- il giornalismo come una mappa grazie alla quale i cittadini navigano nella società
- deve rispecchiare le proporzioni della società: quindi non solo notizie eclatanti perché la vita non è tutta così, ma anche quelle leggere
- nella mappa devono esserci notizie che riguardano tutte le comunità e non solo i gruppi che richiamano gli inserzionisti anche se le perdite economiche dei giornali fanno adottare dei metodi opposti: riferirsi solo alle élite
- ignorando alcune comunità il pubblico è male informato
- il giornale deve servire comunità diverse come se fossero parte di una comunità unica
- oggi per fare soldi si ricorre al sensazionalismo e si cade nell'intrattenimento. Per evitarlo bisogna capire i gusti di una comunità che non può volere solo scoop.
- I sondaggi però non servono perché chi risponde è limitato e poi non serve dare al pubblico quello che dice di volere perché avrà solo una visione ristretta di quella che poi è la realtà
- l'unica ricerca di mercato valida è quella che si accosta ai lettori non come clienti ma come cittadini.
- Valerie Crane ha creato un'indagine sulla base di interviste approfondite sullo stile di vita e sulle tendenze della gente
- John Carey: fa ricerche di mercato etnografiche con osservazione diretta all'interno della casa per capire i modi di fare e di interagire con i media
- se il giornalismo non ha più posto nella vita della gente è perché i giornalisti hanno perso la capacità di rendere completa e proporzionata informazione
Capitolo 10
Una responsabilità verso la propria coscienza
- nono principio: i giornalisti hanno un obbligo verso la propria coscienza
- mantenere sempre il senso dell'etica e della responsabilità
- di giornalisti devono dissentire e discutere con i direttori, i proprietari e gli inserzionisti
- il vero giornalista deve essere disposto ad andarsene per difendere le sue idee
- la coscienza non dev'essere placata. A volte fare delle cose contro la propria coscienza per accontentare il direttore è controproducente perché ci si può rimettere la faccia
- spesso però le redazioni non sono democrazie ma dittature, di prendere decisioni è uno solo anche perché i tempi sono stretti
- nelle redazioni esiste la monocultura: è più facile dirigere un gruppo che la pensa allo stesso modo
- tuttavia bisogna permettere a tutti di dar voce alla propria coscienza
- ci vorrebbe un dialogo anche nelle redazioni
- il termine diversità nelle redazioni non significa solo che devono esserci diverse etnie o sesso ma bisogna creare una diversità intellettuale
- da sfida più grande di un giornale è la qualità non solo l'efficienza
- bisogna poi creare un rapporto tra giornalisti e cittadini
- i cittadini devono valutare il lavoro di giornalisti: i 9 fondamenti del giornalismo sono oltre che i doveri di giornalisti anche i diritti dei lettori
Diritti del cittadino:
- veridicità: pretendere verifiche delle notizie in maniera trasparente
- lealtà: esigere che le notizie siano fatte per i cittadini e non per loro stessi
- indipendenza: pretendere che non ci siano conflitti di interessi dei giornalisti
- monitoraggio del potere: esigere il ruolo investigativo e anticipare ai cittadini rivelazioni importanti
- forum pubblico: offrire un canale per interagire con il giornale
- proporzionalità e attrattiva: notizie posate ma anche poste in maniera interessante
Conclusioni:
- Chi pratica il giornalismo deve usare questi fondamenti come una via etica nel proprio lavoro.
- Per mantenere il principio che ha creato il giornalismo ovvero la possibilità di un popolo di autogovernarsi tramite le informazioni: non è che bisogna tornare al passato ma non dimenticarlo per restare liberi
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