Giardinaggio consigli per il tuo giardino dal prato ai fiori
Giardinaggio giardino
Tratto da wikipedia : Il giardinaggio è la tecnica e l'arte della coltivazione di fiori e piante ornamentali. Può essere praticato per hobby o per attività professionale. A differenza dell'agricoltura e della floricoltura, non obbliga a coltivazioni estese di una particolare specie ma è essenzialmente praticato a scopo ornamentale e di svago.
Molte coltivazioni, praticate su scala maggiormente estesa, possono - in certe zone favorite da un clima mite - diventare tipiche anche del giardinaggio, specie in certe stagioni dell'anno e sotto talune latitudini: è il caso, ad esempio, dei limoni (prodotti principalmente in Sicilia per una diffusione di massa, ma coltivati anche sulle terrazze di molte città italiane) e delle Stelle di Natale, che raggiungono il loro aspetto di massima fioritura nella tarda stagione autunnale nonché in quella invernale.
Praticato all'aperto o in serra, comunque, il giardinaggio tradizionale comporta una manutenzione pressoché assidua e regolare, con la eliminazione dei fiori appassiti, dei parassiti e delle erbacce infestanti, nonché una regolare sfoltitura atta a favorire un armonioso e regolare sviluppo della pianta o del fiore. Al contrario, nel giardino naturale, detto anche giardino ecologico, gli interventi di manutenzione devono e possono essere ridotti al minimo indispensabile per assicurare l'accessibilità e la fruizione dell'area, e per mantenere in stato di relativo equilibrio alcuni tipi di vegetazione intrinsecamente instabili (come il prato e la siepe). Nel giardinaggio la moltiplicazione delle piante può avvenire per talea, margotta, propaggine, innesto, divisione di tuberi, rizomi, stoloni e bulbi o con la semina.
La progettazione dei giardini, o garden design, è una pratica di confine tra giardinaggio, botanica, architettura e design. Può essere praticata dai proprietari stessi del giardino o da professionisti di vario livello la maggior parte dei quali hanno competenze specifiche in materia di orticoltura, design o anche architettura.
Giardinaggio consigli per il tuo giardino dal prato ai fiori
Prima di dare avvio ai lavori per l'impianto di un tappeto erboso bisogna sottoporre a un piccolo check-up il terreno per controllare qual è il suo grado di fertilità , cioè la sua attitudine a ospitare e sostenere le piantine durante il loro ciclo biologico. Nel caso in cui vengano riscontrate anomalie gravi, infatti, è possibile prendere i necessari provvedimenti per migliorare la situazione.
Fertilità fisica. Da un punto di vista prettamente fisico, le proprietà più importanti che un terreno deve avere sono tre: la massa, la tessitura e la struttura. La massa è lo spessore dello strato del terreno utile per una buona espansione delle radici: permette alle piante di assimilare una maggiore quantità di acqua e di elementi nutritivi, mitigando nello stesso tempo gli effetti di eventuali sostanze tossiche o troppo concentrate.
Se la massa è carente e la roccia sottostante affiora qua e là (cosa che si può verificare soprattutto negli ambienti premontani e montani, nei luoghi più scoscesi) è opportuno aggiungere altra terra per creare uno spessore iniziale e sicuro di almeno 30 cm.
La tessitura è la proporzione con cui le particelle di vario diametro si trovano presenti nel suolo. Le particelle vengono universalmente suddivise a seconda del loro diametro in diverse categorie.
Ad esempio, una tessitura "grossolana" è composta essenzialmente da elementi di diametro maggiore; in una tessitura "fine" prevalgono le componenti più piccole. La struttura è il modo in cui queste particelle sono disposte e assestate. Quando gli spazi vuoti tra i vari elementi sono ridotti al minimo si ha la struttura "compatta"; se gli spazi invece sono molti, la struttura è "lacunare" o "glomerulare".
La tessitura e la struttura sono fondamentali in un suolo, perché determinano la maggiore o minore permeabilità , il grado di aerazione, la capacità di assorbimento. Un terreno con troppo "scheletro", cioè con troppi ciottoli o ghiaia, crea problemi, non solo di eccessiva permeabilità (l'acqua scivola via), ma anche per le normali lavorazioni e operazioni di impianto del prato (gli strumenti trovano ostacoli nel loro cammino). Anche un terreno sabbioso come quello di un deserto o di una spiaggia, non è adatto alla coltivazione. Come nel caso precedente, se gli elementi sono di una certa dimensione c'è molto spazio tra l'uno e l'altro e le radici possono godere di ottimi scambi gassosi, ma muoiono per disidratazione, perché l'acqua non si ferma a sufficienza negli strati superficiali, ma scivola subito nel sottosuolo.
Il caso opposto è quello di un terreno composto esclusivamente da argille in cui le piccolissime particelle sono talmente vicine tra loro da non permettere gli scambi gassosi. Il terreno è dunque asfittico. I suoli dovrebbero sempre contenere una giusta percentuale di argille, che trattengono l'acqua, e di sabbia, che ne aumenta la porosità . In definitiva il suolo adatto a un prato deve essere profondo, con poco scheletro, tessitura abbastanza fine, ma con una struttura non compatta, cioè con una buona parte di sabbia. Un eccesso di materiale sciolto (sabbia) è da preferire a un eccesso di argilla.
Come operare. Per migliorare un terreno troppo pesante si possono adottare vari metodi, tra i quali l'aggiunta di sabbia e di un buon materiale organico che ne migliorano la struttura, aumentano l'aerazione e la permeabilità .
Per la parte organica si può utilizzare un composto di buona torba, contenente i principali elementi nutritivi, che, oltre all'azione ammendante, svolge una contemporanea fertilizzazione del letto di semina. Si usa aggiungendolo al terreno in ragione di 6-9 l/mq e mescolandolo con gli ultimi 10-15 cm di suolo. Un altro metodo prevede l'aggiunta di calce viva spenta. La calce ha le proprietà di far flocculare (cioè addensare) le piccolissime particelle argillose, in modo che si formino degli aggregati di buone dimensioni.
Se il terreno, al contrario, è troppo sciolto, arido e sterile, la struttura può essere migliorata soprattutto con la sostanza organica. Anche in questo caso il problema può essere risolto dalla torba, che proviene in genere dalle torbiere della Germania del Nord, e che contiene una alta percentuale di sostanza organica. Ne vanno distribuiti 18-24 l/mq da incorporare poi a una profondità di 10-15 cm.
Dopo una iniziale buona modificazione della struttura e della massa del terreno, probabilmente non ci sarà bisogno di altri interventi in questo senso, perché saranno le stesse piante, con le loro radici e con la decomposizione delle loro parti secche, a creare altro humus o comunque a mantenere una struttura adeguata. Eventuali altre sabbiature rientreranno nei lavori di manutenzione.
L'analisi delle caratteristiche fisiche va fatta eseguire da persona esperta per ottenere dati corretti: l'esame infatti non è semplice e richiede attrezzature da laboratorio.
Fertilità chimica, il pH. Il grado di acidità o di alcalinità di un terreno è molto importante per la buona riuscita di una coltura, perché condiziona direttamente la capacità nutritiva del suolo.
Si misura con la scala del pH, che va da 0 (massima acidità ) a 14 (massima alcalinità ). L'analisi per valutare il pH del vostro terreno può essere fatta in casa, usando semplici indicatori (cartine di tornasole) oppure alcuni reagenti specifici in vendita nei garden center.
Acidità in eccesso? La maggior parte delle colture preferisce un pH neutro (6,57,5), ma per le essenze prative in genere sono adatti substrati leggermente acidi (pH tra 5,5 e 6,5). Una acidità eccessiva agisce negativamente sulla fertilità dei terreni: oltre a non rendere più disponibili certi elementi necessari alle piante, blocca l'attività della flora microbica, impedendo la trasformazione degli elementi nutritivi nelle forme assimilabili per le piante (il fosforo viene bloccato in composti con il ferro e l'alluminio e non è più assorbibile dalle radici, mentre il potassio, il calcio e il magnesio vengono più facilmente trasportati dalla pioggia negli strati profondi del suolo).
Un terreno acido può essere corretto apportando materiali come la calce spenta, calcari o marne, in quantitativi inversamente proporzionali al pH di partenza e al loro valore correttivo, e usando concimi non acidificanti. È da tener presente, comunque, che l'acqua di irrigazione, se presa dagli acquedotti comunali, è quasi sempre troppo dura e alla lunga tende a far innalzare il grado di pH, e che le essenze da prato tollerano abbastanza un lieve eccesso di acidità .
Alcalinità in eccesso? I terreni troppo alcalini in genere sono argillosi, chiari, privi di vegetazione arborea, ma presentano inconvenienti simili a quelli dei terreni acidi: molti elementi non sono più disponibili per le piante. Il ferro diventa meno solubile, per cui le piante possono accusare i tipici sintomi della clorosi ferrica (ingiallimento); il fosforo viene bloccato in una forma che decisamente non è assorbibile dalle radici; la compattezza, l'impermeabilità e la scarsezza di ossigeno rendono la vita difficile alla flora microbica, per cui anche l'azoto, che viene reso disponibile per la vegetazione dal "lavoro" dei batteri, scarseggia. Questo tipo di anomalia può essere abbastanza grave per le essenze che costituiscono i tappeti erbosi (graminacee).
La eccessiva alcalinità si corregge in genere con sostanze come gesso, zolfo, o solfato ferroso, ma è più importante ed efficace cercare di migliorare la struttura del terreno con i metodi spiegati prima, che oltretutto favoriscono molto l'ossigenazione e offrono un efficiente sistema di drenaggio. Col passar del tempo, saranno poi le stesse essenze del prato con il loro capillizio radicale a migliorare l'aerazione degli strati superficiali del suolo. I concimi da impiegare in questi terreni dovranno essere tendenzialmente acidi.
Operazione aratro. L'aratura è la prima operazione da affrontare per rendere un terreno in grado di essere coltivato. La frantumazione e il rimescolamento di un terreno compatto sono importanti perchè prima di tutto arieggiano lo strato coltivato, poi espongono all'azione del sole, del gelo, dell'acqua e delle escursioni termiche i diversi strati del suolo.
La struttura viene così profondamente modificata e migliorata, perchè riacquista una forma a glomeruli e porosità ideale per le colture, facilitando i movimenti dell'acqua.
Movimenti di terra.
Una volta che il terreno è stato dissodato, bisogna rendere la superficie più o meno livellata, seguendo canoni estetici voluti o esigenze di drenaggio (può essere utile, nei terreni pesanti, creare lievi pendenze che convoglino le acque verso docci di raccolta).
Volendo trasportare da una parte all'altra del giardino un certo quantitativo di terra per ottenere una superficie mossa, quasi collinare, o, al contrario, perfettamente piana, è necessario asportare prima uno strato superficiale di almeno 15-20 cm (i primi centimetri di suolo sono più umificati e fertili: è in questo strato che vivono i microrganismi che tengono vivo il terreno), che andrà ridistribuito, dopo aver effettuato il movimento, in modo regolare su tutta la superficie.
È sempre molto conveniente approfittare delle operazioni preliminari di aratura e di movimento per eseguire contemporaneamente le operazioni di correzioni del pH e di ammendamento della struttura con sostanza organica e sabbia.
Sistemazioni idriche. Nei periodi e nelle zone più piovose si presenta spesso il problema dei terreni troppo bagnati, che richiedono un sistema per sgrondare l'acqua in eccesso. Il terreno infatti può essere assimilato, nel comportamento, ad una spugna: esso assorbe acqua riempiendo tutti i pori interni sino al punto in cui, ammettendo altra acqua, non ne può contenere più, e allora l'acqua si spinge per gravità verso il sottosuolo oppure, se il terreno è molto compatto, scivola sulla superficie provocando fenomeni di erosione o ristagni.
Le piante hanno bisogno che un certo quantitativo d'acqua sia sempre a loro disposizione, ma molte non tollerano di averne in eccesso, con pericolo di asfissie radicali o marciumi. Semplici fossi o tubi di drenaggio favoriscono allora lo sgrondo dell'acqua in sovrappiù.
I fossi si preparano scavando semplici canaletti che hanno la funzione di convogliare le acque di superficie. La distanza tra i fossi è in rapporto con la compattezza del terreno; la loro profondità non deve essere mai eccessiva. Questo sistema ha due difetti: può rendere difficile il passaggio di macchine, è costoso da mantenere.
Il drenaggio invece è un sistema di tubi interrati che fa confluire l'acqua all'interno dei tubi stessi e la convoglia in fossi collettori sotterranei, molto utile nella sistemazione di terreni non molto estesi.
In Italia, però, sino a pochi anni fa non era preso in considerazione: si tratta infatti di un metodo piuttosto lento, poiché l'acqua, per penetrare all'interno dei dreni, richiede un certo tempo mentre da noi, spesso, i problemi nascono con gli acquazzoni, piogge di breve durata ma di alta intensità che provocano erosioni, in quanto le acque in eccesso scorrono in superficie e la quantità che può essere drenata nel sottosuolo è irrilevante. Il sistema tuttavia rimane comunque valido per terreni di piccole dimensioni.
Un sistema efficiente deve essere progettato in base alla natura del terreno che determina il diametro, la distanza e la profondità dei tubi da interrare. L'impianto deve essere affidato a esperti. I dreni possono essere tubi in terracotta, in cemento o in plastica e vengono sistemati in fossetti scavati con pendenza costante e alla profondità voluta. Sui dreni messi in opera si sistema materiale sempre più fine in progressione: ciottoli, ghiaia, ghiaino, eccetera. Gli schemi di apertura dei canaletti sono i più diversi: a spina di pesce, a ventaglio, a griglia.
Giardinaggio giardino
LA SEMINA
Scelta delle specie
Le essenze
Miscugli
Quando seminare
Quantità di semente
Preparazione del letto di semina
Semina
Propagazione vegetativa
Scelta delle specie. La semina del tappeto erboso presuppone la scelta della specie o, più spesso, delle specie che lo costituiranno. Scelta dalla quale dipende in molti casi il successo o il fallimento del prato, condizionata com'è da fattori quali il clima, il terreno, le esigenze delle diverse essenze, l'impiego cui il prato è destinato.
La particolare conformazione morfologica del nostro Paese, per il quale più che di clima si può parlare di un insieme di microclimi, definiti non soltanto dalla latitudine ma anche (e soprattutto) da altitudine e esposizione, rende tale scelta la più ampia possibile, potendo ricorrere sia a erbe per climi freschi sia a erbe per climi caldi.
Le prime vivono bene nei climi fresco-umidi, tollerano la neve, le gelate invernali e la calura estiva, non sopportando la siccità prolungata: allora diventano gialle e secche senza quasi traccia di nuovi germogli.
Le seconde, invece, restano verdi tutto l'anno nei climi miti, dove le temperature non scendono sotto gli 0 °C. Comunque i miscugli in commercio, costituiti essenzialmente da graminacee, sono studiati in modo da rispondere alle condizioni climatiche più disparate: le essenze che ne fanno parte, per le caratteristiche proprie a ciascuna, assicurano in ogni momento dell'anno una copertura verde, folta e uniforme.
Si contano sulle dita di una mano i generi botanici cui appartengono le più comuni e utilizzate specie da prato, arrivando invece a sommarne una ventina se si prendono in considerazione tradizionali piante da pascolo usate anche per i tappeti erbosi, o specie della flora tropicale e subtropicale.
Le essenze. Adattissime agli impianti sportivi e ai tappeti erbosi soggetti a calpestio, le Poa, che si diffondono per mezzo di rizomi, e producono una copertura verde fitta e uniforme; resistono bene al freddo, meno bene alla siccità e al caldo (specie quello del terreno), in presenza dei quali interrompono l'attività per riprenderla alle prime piogge e al sopraggiungere di temperature meno elevate. In genere sopportano poco anche l'ombra e i terreni molto acidi.
Di lento insediamento, hanno però una durata più che soddisfacente. Utilizzatissima sia da sola che nei miscugli è Poa pratensis, o erba fienarola. Di un bel colore verde brillante, preferisce terreno ben drenato, a reazione neutra oppure leggermente acida, e tagli non troppo bassi, intorno ai 3,5-4 centimetri. Se l'apparato radicale è profondo resiste bene al freddo e alla siccità . Tante le varietà selezionate, capaci di superare gli svantaggi della specie tipo.
Più rustiche e più resistenti al calpestio delle Poa, sono le Festuca, tipiche essenze per prati stabili, di cui soprattutto la "rossa" si presta alla formazione dei tappeti erbosi. Festuca rubra ha foglie verde scuro, strette e dure; tollera i terreni poveri e l'ombreggiamento, è adatta a quelli secchi ma non sopporta i tagli inferiori ai 3 centimetri. Anche Festuca ovina, simile a quella "rossa" ma con fogliame verdeblu, è ancora meno esigente, cresce bene nei terreni poveri e ombreggiati purché non soggetti a ristagni d'acqua, anche in condizioni di freddo e siccità .
Graminacee da prato "importanti" sono anche le Agrostis, capaci di adattarsi all'ombreggiamento, ma esigenti in fatto di umidità e di concimazioni, soprattutto azotate (in particolare AgrostÃs stolonifera). Agrostis tenuis è un'essenza molto bella ma delicata, che per tali caratteristiche viene impiegata nei prati in miscuglio con altre; da sola, seminata fitta, la si utilizza nei green dei campi da golf perché si presta a tagli molto bassi fornendo un tappeto compatto, quasi il piano di un biliardo. Sopporta una leggera acidità del terreno, ma come tutte le Agrostis è alquanto esigente in fatto di umidità e concimazioni.
La più nota tra le essenze da prato è però senza dubbio Lolium perenne, conosciuta con i nomi di loietto inglese o perenne. La frequente presenza del loietto nei miscugli si spiega col fatto che questa è una tipica specie protettrice, "un'erba pilota": grazie alla rapidità di crescita (a una temperatura del terreno di 8 °C germina in 5-6 giorni) protegge con la sua presenza le erbe più lente a germinare e svilupparsi ma più durature e attraenti; inoltre, se consociata con specie macroterme, quelle cioè che durante l'inverno interrompono il proprio sviluppo, assicura una continua copertura verde del terreno. Resistente al calpestio, entra a far parte, per un 40% almeno, dei miscugli per prati molto frequentati, come quelli destinati a giochi o a camping.
Per terminare questa brevissima rassegna sulle essenze prative maggiormente utilizzate, due parole soltanto su una specie per climi caldi, Cynodon dactylon. Conosciutissima come infestante (si tratta infatti della gramigna), si adatta a qualunque tipo di terreno, compresi quelli salini; non è molto esigente ma non sopporta l'ombreggiamento. Se ben curata si espande rapidamente formando un tappeto denso e uniforme. Per l'impianto si utilizzano sia i semi sia porzioni di stoloni, secondo un procedimento cui accenneremo brevemente al termine del capitolo.
Miscugli. È molto raro che un prato sia costituito da un'unica specie, più spesso si utilizza un miscuglio di erbe differenti, pronto tal quale in commercio oppure miscelato "artigianalmente".
Le ragioni di questa scelta sono essenzialmente pratiche. Un appezzamento, anche se di piccole dimensioni, difficilmente è uniforme in fatto di terreno o esposizione, certe zone saranno più ombrose o più soleggiate, più umide o al contrario più asciutte di altre. Seminando specie di erbe differenti si farà sì che ciascuna vada a insediarsi dove può crescere meglio.
Inoltre un prato formato da più essenze è molto più robusto, e capace di resistere agli attacchi dei parassiti perché non tutte hanno la medesima suscettibilità nei confronti dei patogeni.
Fino a non molto tempo fa i miscugli per tappeti erbosi erano costituiti da molte specie, anche otto, nove o più, ultimamente il loro numero non supera le due o tre. E questo perché si preferisce eliminare dal miscuglio le specie troppo o troppo poco invadenti, incapaci di crescere a fianco delle altre senza creare pericolose competizioni. E poi, quanto maggiore è il numero delle essenze scelte, tanto più difficile è decidere i rapporti percentuali di ciascuna nel miscuglio e più alta è la probabilità che le diverse caratteristiche si annullino reciprocamente: senza contare che anche i tempi di germinazione possono variare moltissimo.
Comunque, in generale, i miscugli per prati ornamentali in commercio sono preparati in modo da produrre erbe capaci di adattarsi a condizioni ambientali anche molto diverse tra loro: quando il prato si sarà consolidato prevarrà il tipo di erba specifico per quel determinato ambiente.
Quando seminare. L'epoca migliore per la semina del prato è quella in cui il terreno è tiepido e, dopo la semina, è prevedibile un periodo fresco e umido di alcune settimane: condizioni queste che favoriscono la rapida germinazione dei semi. Ciò, alle nostre latitudini, significa autunno o primavera.
In quelle zone in cui i primi mesi dell'anno sono caratterizzati da improvvisi ritorni di freddo o in cui soffiano venti freddi e asciutti, la semina autunnale, dalla fine di agosto alla metà di ottobre circa, darà senz'altro maggiori garanzie di successo, mentre là dove l'inverno arriva presto, sarà meglio aspettare marzo, o l'inizio di aprile, prima di affidare i semi al terreno.
In Italia si preferisce in genere la semina autunnale: è minore, infatti, il rischio di basse temperature in autunno rispetto a quello, ben più concreto, di ridotte precipitazioni primaverili. In primavera, poi, le erbe infestanti annuali (quelle che nell'arco di una decina di mesi nascono, fioriscono, fruttificano e muoiono) germineranno fianco a fianco con l'erba seminata che, al medesimo livello di sviluppo, difficilmente potrà competere per la luce, l'acqua o gli elementi nutritivi. La semina autunnale, invece, consentirà all'erba di attecchire bene, svilupparsi e farsi rigogliosa prima della comparsa delle infestanti.
Essenzialmente primaverile è, al contrario, la semina delle specie macroterme come Cynodon dactylon, in modo che il loro sviluppo sia già avanzato prima del periodo di massimo accrescimento in piena estate.
Quantità di semente. Altro fattore da ben valutare prima della semina è la quantità di semente necessaria, quantità variabile al variare del momento di semina, dell'utilizzo che del tappeto erboso si vuol fare, delle condizioni fisico-chimiche del terreno, del tempo in cui il prato deve essere pronto.
Premesso che è sempre meglio preferire sementi di buona qualità , anche se più costose, utilizzandole con parsimonia piuttosto che il contrario, quanto più ci si discosta dall'epoca di semina ottimale tanto maggiore sarà la quantità di seme necessaria, soprattutto nelle semine tardive: le non ottimali condizioni di temperatura o umidità che i semi dovranno affrontare determineranno una più bassa percentuale di germinazione e quindi, a parità di numero di piante per metro quadrato, un più elevato impiego.
Preparazione del letto di semina. Scelte le sementi, decisa la loro quantità per metro quadrato (o ettaro), effettuata l'aratura (come è stato detto nel capitolo precedente), si eseguiranno le operazioni di affinamento rappresentate da una o più erpicature (incrociate ad angolo retto in questo caso) per affinare quanto più possibile il terreno prima della semina, pareggiandone la superficie. Nella grande agricoltura si ricorre per questo agli erpici, alle fresatrici o ad altri strumenti capaci di disgregare il suolo mediante tagli verticali o orizzontali; per la lavorazione di superfici ridotte si ricorrerà a strumenti più semplici come motocoltivatori o motozappe oppure a rastrelli.
Fatto ciò, si spargono i concimi fosfatici, potassici e azotati a lento effetto non ancora distribuiti, e lasciare il terreno in riposo per qualche giorno. Completerà la preparazione del letto di semina un'ultima rastrellatura che ha lo scopo di spianare piccole differenze di livello, smuovere il terreno al punto giusto per ricevere la semente e permettere alle particelle di terra di assestarsi.
In conclusione, un terreno preparato a regola d'arte pronto per la semina deve essere privo di qualunque residuo vegetale vivo, e costituito da particelle di terra della grandezza di un grano di pepe, uniformemente assestate per uno spessore di almeno 20 centimetri.
Semina. Eseguite le operazioni descritte, non resta che attendere una giornata di bel tempo, secca e senza vento, per effettuare la semina. Semina che può essere eseguita a macchina oppure a mano, ma sempre a spaglio. In generale è sempre meglio, perché la semina sia la più uniforme possibile, non mescolare semi di specie diverse soprattutto quando le loro caratteristiche, dimensione e peso, differiscono parecchio.
Seminando a macchina, una volta regolata la seminatrice sulla base della dimensione della semente, se ne distribuirà metà in senso longitudinale e l'altra metà in senso trasversale. Le seminatrici più usate sono 'a caduta" o "a distributori rotanti". Si possono utilizzare anche seminatrici spandiconcime ma in questo caso bisognerà usare l'avvertenza di mescolare il seme a materiali inerti come sabbia, terra, vermiculite.
In mancanza di una seminatrice, non resta che ricorrere alla semina a mano, facendo cadere il seme dal pugno chiuso con un ampio gesto del braccio. Si potrà dividere la quantità totale di semente in due parti distribuendone una metà perpendicolarmente all'altra oppure ripartire la superficie da seminare in tanti riquadri per ciascuno dei quali verrà predisposta la relativa dose di seme, da dividere poi in quattro parti, ognuna delle quali verrà distribuita sul riquadro in tempi successivi, facendo in modo di incrociare le distribuzioni.
Subito dopo la semina si copriranno i semi con un sottilissimo strato di terra, non superiore ai 4-5 millimetri; uno strato più spesso infatti può impedire alle piantine di raggiungere la superficie del suolo. Lo si può fare con un erpice molto leggero, un rastrello oppure, seguendo un metodo empirico, adatto quindi a piccole superfici, tramite una porzione di rete metallica che, trascinata sul terreno, lo smuove coprendo i semi e le impronte dei piedi e lascia la superficie meno compatta, più ricettiva nei confronti dell'umidità . Altrimenti si potrà distribuire direttamente sulla superficie del terreno seminato uno straterello di terra o di sabbia. Nessuno di questi metodi comunque copre completamente i semi, ma ciò non è grave: alla prima innaffiatura la maggior parte cadrà nelle fenditure del terreno.
Se il suolo è molto sciolto può essere utile rullarlo leggermente per favorire la risalita dell'umidità dagli strati profondi e aumentare il contatto dei semi con le particelle di terra; altrimenti è meglio evitare la rullatura per non rischiare di comprimerlo eccessivamente.
Propagazione vegetativa. La semina non è l'unico metodo con il quale è possibile impiantare un tappeto erboso, lo si può fare anche ricorrendo alla propagazione vegetativa. I vantaggi risiedono nella rapidità di insediamento del prato, nella sicurezza di ottenere un tappeto erboso folto e uniforme costituito senza alcun dubbio dalle specie e dalle varietà prescelte e nel minore impegno richiesto in fase di preparazione e manutenzione. L'unico svantaggio è rappresentato dal costo elevato: ciò limita l'impiego di questa pratica ai casi in cui si voglia utilizzare una varietà di seme ibrido a scarsa o nulla produzione di semente oppure propagabile esclusivamente per via vegetativa.
Caratteristiche queste di molte specie macroterme adatte ai climi caldi, come ad esempio Cynodon dactylon.
I materiali utilizzabili per la propagazione vegetativa sono rappresentati da stoloni, piccoli germogli striscianti caratteristici delle specie stolonifere; ciuffi (meno utilizzati), porzioni di cotica erbosa di 5-10 centimetri di diametro circa per 5 di profondità ; zolle (o piote) erbose nonché dai rotoli di tappeto che hanno la stessa origine dei ciuffi, dimensioni molto maggiori e servono per coprire aree nude di una certa estensione. Gli stoloni vengono tagliuzzati e poi sparsi sulla superficie da inerbire; si esegue una rullatura e una distribuzione di terriccio. È indispensabile irrigare frequentemente l'area inerbita fintanto che il tappeto non si sia definitivamente insediato.
I ciuffi e le zolle erbose si utilizzano per riparare le zone danneggiate del tappeto: è importante, per non mescolare specie o varietà , eseguire le riparazioni con la graminacea già insediata.
I materiali usati per questi tipi di impianto si propagano tutti muovendosi sopra o sotto la superficie del suolo, grazie a fusti modificati chiamati stoloni e rizomi: è così che piantine disposte a intervalli riescono a riempire in breve tempo gli spazi vuoti intermedi. Il trapianto di piote erbose o di rotoli di cotica è, infine, il sistema più rapido per la costituzione di un nuovo prato e per impiantare tappeti erbosi su pendii ripidi dove la semente verrebbe. probabilmente dilavata alla prima pioggia. Zolle e rotoli possono essere tagliati e messi a dimora in qualunque momento (tranne quando il terreno è gelato), purché non manchi l'acqua necessaria per l'irrigazione.
Giardinaggio giardino
LA CONCIMAZIONE
Le sostanze nutritive
Azoto
Fosforo e potassio
I concimi complessi
Come si opera
L'erosione, il dilavamento delle sostanze a causa della pioggia e dell'irrigazione, il taglio e l'asportazione delle colture che a loro volta avevano assorbito elementi necessari alla crescita, possono portare a forti carenze nutritive o, nei casi peggiori, alla sterilità del terreno.
Come rimediare? Esistono due tipi di sostanze fertilizzanti: quelle organiche, che sono residui di sostanze di origine animale o vegetale decomposte, e quelle minerali, formate essenzialmente da azoto, fosforo e potassio combinati in forme più o meno prontamente assorbibili dalle piante.
I fertilizzanti organici sono conosciuti fin dai tempi più antichi: già Aristotele ne faceva menzione, sostenendo la tesi, poi accettata sino alla fine del '700, che solo la terra nutre le piante, come se il terreno fosse un enorme stomaco che prepara e fornisce cibo ai vegetali. L'uso dei fertilizzanti e dei concimi minerali ha rivoluzionato la storia dell'agricoltura, ma il loro uso sistematico è cominciato solo a metà del 1800, in seguito alle ricerche dello scienziato Julius Liebig, il "padre della chimica agricola". Il vantaggio offerto dai fertilizzanti minerali è nel minore costo e nei risultati superiori.
Di fatto, le piante assorbono con le radici gli elementi che servono alla loro crescita sotto forma di particelle elementari (ioni), siano esse provenienti da sostanze minerali oppure organiche. Usati soprattutto nella fase di preparazione del terreno, i fertilizzanti organici aiutano a correggere la struttura e ad aumentarne il tenore in humus, mentre la conciliazione minerale apporta gli elementi nutritivi necessari per un corretto sviluppo della vegetazione.

Le sostanze nutritive. Le radici assorbono dal terreno una soluzione composta da acqua e da elementi nutritivi disciolti. Gli elementi sono ceduti all'acqua dal terreno. Continuando a passare in soluzione, le sostanze si esaurirebbero se non intervenissero vari processi (disfacimento delle piante e degli animali morti, disgregazione delle rocce sottostanti, "fissazione" di elementi dall'aria, eccetera) a riequilibrare la situazione.
Un prato coltivato, che subisce rasature continue con esportazione di materiale, richiede grandi quantitativi di elementi nutritivi per crescere sano e rigoglioso: pertanto è necessario aiutare il terreno a soddisfare tali esigenze. Gli elementi di cui le piante hanno bisogno sono molti. Alcuni sono disponibili in abbondanza, e sono quelli presenti nell'aria e nell'acqua (carbonio, ossigeno e idrogeno). Altri, invece, sono "esauribili" non sempre a disposizione.
Possono essere macroelementi (necessari in quantità notevoli) e microelementi, che partecipano in minima parte alla costituzione della pianta e che perciò sono richiesti in quantità piccolissime. Quando vengono a mancare, però, determinano danni talmente gravi e immediati da non poter essere affatto sottovalutati. Tre i macroelementi essenziali: azoto, fosforo e potassio. Ma ci sono anche magnesio, zolfo e calcio, più o meno necessari a seconda della coltura o del terreno con cui si ha a che fare.
Microelementi, invece, sono il ferro, il molibdeno, il manganese, il rame, lo zinco, eccetera.
Azoto. È l'elemento più richiesto dalle piante perché serve alla sintesi delle proteine e con la fotosintesi clorofilliana consente la crescita e lo sviluppo delle piante.
L'azoto (N) presiede allo sviluppo vegetativo e la sua manifestazione più evidente è l'aumento della superficie fogliare. Se manca, le piante sviluppano poco la parte aerea (fenomeni di nanismo), appaiono poco vigorose, ingiallite e molto più suscettibili a problemi fitosanitari. Il tappeto erboso può diradarsi sino a deperire completamente.
Una corretta concimazione evita gli scompensi che derivano da dosaggi eccessivi: crescita sproporzionata delle foglie (e quindi maggiore spesa di manutenzione del prato e difficoltà per ottenere una corretta rasatura); cellule del tessuto fogliare con pareti deboli e notevoli perdite d'acqua per traspirazione (che avviene su una superficie maggiore).
L'azoto regola anche la formazione del feltro, costituito dalle parti vegetative morte, che sta alla base delle essenze prative. Una piccola parte di questa sorta di "tappeto secco" si trova in tutti i prati: permette di limitare l'evaporazione dell'acqua dal terreno e la sua decomposizione concorre alla formazione di uno strato organico superficiale. Un dosaggio corretto di azoto evita che il feltro si accumuli, che l'acqua di irrigazione stenti a penetrare in profondità e che l'aerazione risulti insufficiente rendendo necessari lavori di scarificazione.
La giusta conciliazione azotata determina, quindi, la crescita omogenea e il perfetto accrestimento delle specie prative, foglie resistenti e compatte, maggiore resistenza al calpestio, sviluppo radicale equilibrato con conseguente maggiore resistenza alla siccità .
Come essere sicuri che l'apporto di azoto utilizzabile per il prato sia quantitativamente corretto e continuo (non dilavato dall'acqua), senza dover ricorrere ad analisi complicate o metodi empirici per determinarne la mancanza?
Da qualche anno la ricerca ha fatto passi da gigante, e la soluzione a tutti questi problemi viene dalla creazione dei fertilizzanti cosiddetti "ad azione prolungata". Nel caso dell'azoto, si tratta di concimi granulari nei quali l'elemento contenuto viene ceduto lentamente, in funzione del fabbisogno della pianta. L'azoto ad azione prolungata si scioglie in circa 15 settimane, mantenendo costante la quantità di elemento ceduta al terreno. L'azione è determinata essenzialmente dalla sua scarsa solubilità : l'elemento viene decomposto da microorganismi o per via idrolitica. È importante sottolineare che, siccome l'azoto viene ceduto lentamente, le piante lo assorbono completamente e non si verificano eccedenze che possono venir dilavate dall'acqua e andare ad alterare le falde acquifere. Con la somministrazione di azoto ad azione prolungata, nei periodi e nei quantitativi corretti, vengono risolti i problemi che tale elemento ha sempre procurato.
Fosforo e potassio. L'azoto non è il solo macroelemento che si dà alle piante perché crescano sane e rigogliose: anche il fosforo e il potassio sono molto importanti.
Il fosforo (P) è necessario per la moltiplicazione cellulare poiché trasporta l'energia necessaria per le reazioni vitali; aumenta lo sviluppo radicale e apporta piccoli ma importanti benefici. Se viene a mancare, le piante presentano scarso sviluppo, deperimenti, diminuita attività clorofilliana.
Il potassio (K) ha la funzione di controllare la trasformazione e l'assorbimento dell'azoto minerale nelle forme assimilabili. Serve nella regolazione dell'equilibrio idrico, perché facilita l'assorbimento dell'acqua e limita le perdite per traspirazione. Aumentando la concentrazione salina dei succhi cellulari permette una maggiore resistenza al freddo e al gelo. Favorisce anche il processo fotosintetico. Se manca il potassio, le piante presentano gli apici e i margini delle foglie ingialliti, minor sviluppo, tessuti molli e acquosi.
Tra gli altri macroelementi ce n'è uno in particolare che, per la cura di un prato, è da prendere in considerazione: il magnesio (Mg). Questo elemento partecipa direttamente alla formazione della clorofilla e contribuisce a rendere più resistenti al freddo le piante.
I concimi complessi. In commercio esistono fertilizzanti che contengono due o tre elementi combinati nelle proporzioni giuste con speciali procedimenti chimici. A seconda che contengano due o tre elementi, vengono chiamati concimi complessi "binari" o "ternari". Offrono importanti vantaggi di ordine pratico: con un solo prodotto è possibile effettuare una conciliazione completa; gli elementi sono preordinati in dosi corrette e possono agire tutti nello stesso tempo; la reazione chimica, in genere, è neutra: non nascono quindi problemi nei confronti del pH del terreno; la forma è granulare, la più comoda da usare. I tre macroelementi fondamentali e il magnesio (N-P-K+Mg) sono contenuti in concimi con azoto a lenta cessione, usati con grande successo sia per i prati ornamentali sia per quelli sottoposti a forte calpestio, come campi di calcio, green per campi da golf, aree ricreative condominiali, eccetera.
Azoto, fosforo, potassio e magnesio, nei casi ottimali, entrano in queste proporzioni: 20-5-8-2. Vale a dire che 100 grammi di prodotto contengono 20 gr di azoto, 5 di fosforo, 8 di potassio e 2 di magnesio. L'azoto è, nella maggior parte, sotto forma di azione prolungata, mentre una frazione è in altre forme, per permettere alle piante di goderne immediatamente, in equilibrio con gli altri elementi.
L'azoto in azione prolungata è ideale per tappeti erbosi di qualsiasi tipo: ne aumenta la resistenza al calpestamento favorendo l'apparato radicale, intensifica il colore, fa sviluppare in modo giusto e armonico le essenze, accresce la resistenza al freddo. Con il buon sviluppo delle specie volute, inoltre, limita l'espansione delle infestanti.
Ne esiste una variante contenente solfato ferroso, utile nelle zone ombrose e umide perché previene la formazione di muschio. Le dosi consigliate per tappeti erbosi ornamentali sono: 10 kg per 300 mq di superficie (corrisponde a 30-40 g/mq) per ogni intervento.
Deve essere somministrato tre volte all'anno: in marzo-aprile, in giugno-luglio e in ottobre-novembre. L'azione prolungata dell'azoto consente il nutrimento costante ed equilibrato del prato, senza che si verifichino eccessi o carenze nell'arco dell'anno.
Come si opera. Le concimazioni si possono eseguire prima, contemporaneamente alla semina, oppure "in copertura", quando le piante sono già cresciute. La distribuzione del fertilizzante deve essere effettuata il più uniformemente possibile, a mano oppure con una macchina spandiconcime. Queste macchine piuttosto semplici consentono di dosare correttamente il prodotto e sono in genere in materiale plastico, leggero e maneggevole. Ne esistono di diverse dimensioni, a seconda delle superfici da trattare. Per non creare accumuli o carenze, si eviti di conciliare in giornate di forte vento. Se le dosi da somministrare sono piccole, si mescola accuratamente il fertilizzante con sabbia o terra per creare un certo volume.
Le concimazioni d'impianto vengono effettuate con l'aratura iniziale, sfruttando il movimento del terreno. In tale occasione si può aggiungere, insieme al fertilizzante, anche la sostanza organica.
Giardinaggio giardino
L'IRRIGAZIONE
Quando irrigare
Quanto irrigare
Sistemi di irrigazione
Irrigazione a pioggia
Se è vero che l'acqua migliore per bagnare il prato è quella piovana, è altrettanto vero che da sola raramente è sufficiente. Così com'è indubbio che un prato per vivere ha bisogno di acqua, non fosse altro perché essa rappresenta quasi l'85% del volume delle piante che lo costituiscono. Da tutto ciò ne deriva che l'innaffiatura è un'operazione indispensabile per avere tutto l'anno un prato folto e sano.
Le erbe del prato, come qualunque altro organismo vegetale, hanno bisogno di acqua. Ne hanno bisogno per rimpiazzare le perdite di vapore acqueo che si verificano attraverso gli stomi (presenti su foglie e steli) quando questi, aperti, permettono l'ingresso della anidride carbonica (CO2) necessaria per la fotosintesi, e dell'ossigeno (O2) indispensabile per la respirazione cellulare; ne hanno bisogno perché nell'acqua del terreno sono disciolte le sostanze minerali impiegate nei processi metabolici.
Provate ad osservare quali trasformazioni subisce il vostro prato se in primavera o in estate, a una settimana-dieci giorni dall'ultima pioggia, non lo innaffiate. Il primo segno sarà una perdita di elasticità dell'erba il cui colore diverrà opaco e scuro. Se l'aridità continua, le foglie assumeranno sfumature bluastre o blu-grigiastre; poi ingialliranno fino a diventare brune. A questo punto il danno è davvero grave, probabilmente irreversibile. L'aridità può inoltre favorire l'insediarsi di patogeni e erbe infestanti capaci di sopravvivere anche in condizioni estremamente secche e di prendere il sopravvento al ritorno dell'umidità . Quindi avere un bel prato, o forse sarebbe meglio dire per avere un prato, è importante non stancarsi di bagnare, bagnare, bagnare.
Quando irrigare. In un clima come il nostro, di tipo mediterraneo, l'autunno e l'inverno sono periodi di tutto riposo per il "giardiniere" adibito all'irrigazione del tappeto erboso: le precipitazioni e l'umidità ambientale, infatti, sono in genere più che sufficienti. Primavera ed estate, al contrario, rappresentano i momenti critici in cui le innaffiature si fanno via via più frequenti.
Come regola generale è preferibile irrigare quando la temperatura ' dell'acqua si avvicina a quella del terreno, non quindi nelle ore più calde della giornata ma all'alba o al tramonto quando la terra non si è ancora riscaldata o si è già raffreddata: si eviteranno pericolosi shock termici, con possibile blocco della vegetazione. Altrettanto importante è non irrigare nelle ore più assolate per evitare bruciature alle foglie, e non irrigare in giornate ventose, così da frenare le perdite d'acqua per evaporazione e traspirazione, tanto più che in presenza di vento la traiettoria degli irrigatori è alterata e la superficie risulta spesso bagnata in modo difforme.
Quanto irrigare. Le specifiche necessità delle essenze seminate, la natura del terreno, l'andamento climatico e la temperatura ambientale sono altrettanti fattori capaci di influenzare le esigenze idriche del prato e quindi la misura e, soprattutto, la frequenza delle irrigazioni.
I terreni, a seconda della loro natura, trattengono l'acqua per un tempo differente: nei suoli sabbiosi, dove le particelle sono alquanto distanziate, l'acqua penetra rapidamente e con pari rapidità scorre via; in quelli argillosi, invece, gli spazi tra le particelle sono ridottissimi per cui l'acqua vi penetra molto lentamente ma altrettanto lentamente filtra negli strati di terreno sottostanti.
Come regola generale si può quindi affermare che un prato in terreno sabbioso andrà innaffiato più di frequente rispetto a quello posto in terreno argilloso, la cui capacità di ritenzione idrica è, come si è visto, nettamente superiore. Anzi in questo caso bisognerà evitare di bagnare troppo spesso perché se i pori tra le particelle di terra sono occupati per troppo tempo dall'acqua, l'aria, indispensabile per una complessa serie di fenomeni tra cui la respirazione delle radici, ne viene esclusa. In un terreno di medio impasto, infine, per sua natura ottimale, la frequenza delle bagnature sarà superiore a quella dei suoli argillosi e inferiore a quella dei terreni sabbiosi.
Le innaffiature, inoltre, saranno più frequenti in presenza di temperature elevate e venti caldi e quando il prato è costituito da graminacee particolari come, per esempio, le specie appartenenti al genere Agrostis.
In generale dunque, alle nostre latitudini e tenuto conto delle variabili precedenti, il fabbisogno d'acqua di un prato, tra aprile e settembre, è di circa 3 litri per metro quadrato al giorno. Che non vuol dire, è chiaro, bagnare ogni giorno poco ma distribuire ogni 7-15 giorni 20-25 litri d'acqua per metro quadrato. Irrigare abbondantemente (lasciando comunque al terreno il tempo di asciugare prima di bagnare di nuovo) è fondamentale perché le erbe del prato sviluppino un apparato radicale profondo, ben disteso verso il basso, capace di "sostenere" un tappeto erboso robusto, resistente al calpestio e ai giochi dei bambini. Bagnando più di frequente ma in quantità ridotta, invece, non si farà altro che favorire la risalita delle radici alla ricerca di uno strato di terreno umido.
E se l'acqua disponibile è poca, insufficiente per soddisfare le esigenze del tappeto erboso? Innaffiare, anche se in misura inadeguata, o non innaffiare affatto? Per ciò che è stato appena detto è senz'altro meglio che il prato resti asciutto: l'erba non morirà , entrerà semplicemente in uno stato di dormienza, riprendendo a vegetare alla prima pioggia torrenziale. In un caso come questo, inoltre, la scelta delle sementi giuste, capaci di resistere a condizioni siccitose, è fondamentale. Avvedersi quando il prato soffre la mancanza di umidità non è difficile (i sintomi, già descritti, sono piuttosto evidenti), meno facile è accertare le necessità idriche del tappeto erboso e, soprattutto, capire se con l'irrigazione sono state soddisfatto.
Un modo però esiste. È quello di spruzzare il prato per un'ora o due, servendosi dell'irrigatore che si utilizza abitualmente; due o tre giorni più tardi si scaverà una piccola buca (allo scopo si può utilizzare un piantabulbi) profonda 15-20 centimetri. Se il fondo della buca è umido, la prossima irrigazione potrà essere all'incirca uguale. Se invece il fondo della buca si presenta asciutto, significa che l'innaffiatura non è stata sufficiente: è necessario allora aumentarne la durata.
Sistemi di irrigazione. Il sistema cui si ricorre più di frequente per irrigare il prato è quello "a pioggia". L'acqua passa attraverso condutture fino ad arrivare agli ugelli degli irrigatori che ne variano forma e velocità in modo che ricada sul terreno sotto forma di gocce più o meno consistenti.
Un sistema tecnicamente suggestivo che soltanto ora incomincia a riscuotere notevoli consensi nell'irrigazione dei tappeti erbosi è quello chiamato "per subirrigazione". Con questo metodo l'acqua è introdotta a pressione entro una rete di tubazioni permeabili in materiale plastico, interrata a una quarantina di centimetri di profondità , dalla quale fuoriesce diffondendosi per capillarità nella zona esplorata dalle radici.
I vantaggi di tale metodo sono rappresentati da minori costi di mano d'opera e, soprattutto, minori perdite d'acqua per evaporazione e ruscellamento. La rete di dreni posta eventualmente nel terreno per far defluire l'acqua in eccesso può venir sfruttata per un sistema di questo tipo, apportando l'acqua nei momenti siccitosi.
Irrigazione a pioggia. Con questo metodo l'acqua arriva sul terreno finemente suddivisa, in forma di pioggia. Nell'irrigazione di un prato è importante che il getto penetri nel suolo in modo lento e uniforme: se è troppo violento o male orientato può danneggiare le piante arrivando a scalzarle quando sono ancora molto piccole. I terreni argillosi, in particolare, richiedono, perché l'acqua possa filtrare in profondità , un getto finissimo. Un accorgimento in questi casi può essere quello di far funzionare l'irrigatore per 10-15 minuti, poi di dirigerlo altrove per ritornare dopo circa mezz'ora al punto di partenza, irrigando per altri 10-15 minuti.
I sistemi di irrigazione a pioggia possono essere mobili, semifissi e fissi. I primi sono costituiti da tubi flessibili di materiale plastico e irrigatori spostabili: rappresentano naturalmente la soluzione più economica e di più semplice installazione. Quelli semifissi sono costituiti da una rete idraulica interrata e da prese d'acqua distribuite qua e là nel giardino, cui attaccare gli irrigatori. Quelli fissi, infine (con comando manuale o automatico), presentano una rete idraulica interrata e irrigatori posti in punti strategici del tappeto.
Nel momento della scelta si dovrà tener conto della dimensione del prato, del tempo disponibile per la manutenzione, delle disponibilità idriche nonché economiche. Se è vero che un impianto fisso, in particolare se automatico, non è alla portata di tutte le tasche è altrettanto vero che nei paesi in cui l'irrigazione è la prima condizione per avere un tappeto erboso, molti terreni sono forniti proprio di un sistema di irrigazione di questo tipo.
L'efficacia del sistema a pioggia dipende in larga parte dalle prestazioni degli irrigatori (che devono polverizzare l'acqua e distribuirla uniformemente sul terreno), differenti per tipo e rendimento. Accanto alle lance, dispositivi posti all'estremità di uscita del tubo il cui scopo è di aumentare il flusso dell'acqua scomponendolo contemporaneamente in gocce più o meno sottili, esistono altri congegni specifici per l'irrigazione di superfici erbose più o meno ampie.
Gli irrigatori statici a pressione sono particolarmente adatti per piccole superfici, anche non pianeggianti, avendo un raggio d'azione di circa quattro metri; il getto è "a pioggia" ma, a seconda dell'ugello, può risultare polverizzato o orientato. Essendo piccoli e leggeri capita spesso che si rovescino: l'inconveniente è superato facendo ricorso agli irrigatori statici montati su puntale, da piantare nel terreno.
Gli irrigatori a braccia rotanti sono forse i più conosciuti, senz'altro i più numerosi. Ne esistono, infatti, molti tipi diversi: a due o tre braccia, con ugelli fissi o orientabili (questi ultimi consentono di variare l'ampiezza dell'area da irrigare), con basi di appoggio differenti (a puntale, a slitta, con longheroni di acciaio, eccetera). Molto diffusi sono anche gli irrigatori a braccio oscillante dai quali l'acqua esce veramente in forma di pioggia. Un braccio di alluminio, sul quale sono praticati tanti piccoli fori, mosso da un motore idraulico lancia un ventaglio di getti paralleli, avanti e indietro, bagnando interamente una superficie rettangolare. Alcuni sono dotati di un dispositivo che fa variare automaticamente la velocità di oscillazione del braccio, consentendo una certa uniformità di precipitazione anche alle estremità dell'area bagnata. In tutti può variare l'ampiezza dell'oscillazione e quindi quella dell'area irrigata.
Con gli irrigatori a intermittenza, infine (chiamati anche "intermittenti", "battenti" o "a impulsi"), il getto d'acqua è lanciato lontano e, grazie a un rompigetto posto vicino all'ugello, frazionato in tante gocce. Il raggio di gittata prodotto da irrigatori di questo tipo è superiore a quello di qualunque altro irrigatore rotante; la rotazione può essere continua (con un giro completo di 360°) oppure a settori (con angoli di 180°, 90° e ancora inferiori). La base d'appoggio può essere a slitta (in questo caso l'irrigatore è basso sul terreno) oppure a treppiede (e allora le teste irrigatrici sono alte, per una migliore distribuzione dell'acqua) quando non addirittura rientrabile nel terreno, una volta che l'irrigatore è in riposo.
Giardinaggio giardino
LA TOSATURA
Frequenza e altezza del taglio
Rimuovere o non rimuovere l'erba sfalciata?
Tosaerba
I più usati
Suggerimenti per una corretta tosatura
Tosatura. Tra le operazioni di manutenzione del tappeto erboso la falciatura dell'erba o, come comunemente si dice, la tosatura rappresenta quella più importante. Da essa dipendono bellezza, salute e longevità del prato.
Scopi della tosatura sono il mantenere corta l'erba (spuntando e rimuovendo le estremità delle foglie mano a mano che crescono), poi regolare la crescita delle radici, e favorire l'accestimento delle piantine che, nell'impossibilità di allungarsi, sono costrette a uno sviluppo principalmente orizzontale, formando così un manto erboso denso, resistente al calpestio.
Operazione "importante" la tosatura, anche per la periodicità e l'impegno richiesti. D'altra parte, un prato mal rasato o rasato a intervalli troppo lunghi si dirada più facilmente, mostrandosi poco compatto, non omogeneo per aspetto e colore, oltre a divenire terreno di coltura per svariate erbe infestanti.
Frequenza e altezza del taglio. La frequenza delle falciature dipende dal ritmo di crescita dell'erba, a sua volta influenzato dalle condizioni ambientali, dalla concimazione, dall'irrigazione, dalle essenze che costituiscono il prato, oltre che dalle condizioni di salute generali del tappeto erboso. In teoria l'erba dovrebbe essere tagliata con una certa frequenza per mantenerla sempre più o meno all'altezza desiderata. Altezza che dipende ancora una volta dalle essenze scelte, dall'uso al quale il prato è destinato, dalla stagione, dai gusti del proprietario.
In conclusione, la soluzione migliore è quella di tagliare poco e spesso, cercando ad ogni taglio di rimuovere la minore quantità di foglie possibile. Assolutamente sbagliato è lasciare crescere troppo l'erba per poi tagliarla "tutta" in un colpo solo, con la scusa, magari, che si risparmia tempo: anziché tagliarla si finirà con lo strapparla. Meglio, allora, tagliare poco in più volte, fino a raggiungere l'altezza desiderata, e intervenire in seguito appena è necessario.
In generale il prato di casa potrà essere mantenuto a una altezza compresa tra i 2 e i 4 centimetri, il che significa tosarlo diverse volte in un anno. Nei periodi più caldi si aumenterà l'altezza del taglio (anche di 1-2 centimetri), soprattutto se ci si trova nella condizione di non poter irrigare adeguatamente: il manto erboso, più folto, proteggerà il terreno, riducendo le perdite di acqua per evaporazione, oltre a frenare la germinazione dei semi delle infestanti.
Rimuovere o non rimuovere l'erba sfalciata? Se i residui lasciati dalla falciatrice sono corti e sottili, facilmente degradabili; se sono distribuiti sulla superficie del prato in modo irregolare, a strisce o a mucchietti; se il clima è caldo e asciutto; se, infine, il terreno è soltanto leggermente acido o, meglio ancora, neutro (con un pH compreso tra 6 e 7), spia di attive trasformazioni chimico-fisiche, l'erba sfalciata potrà essere lasciata tranquillamente sul prato.
Tale "pacciamatura verde" diminuirà le perdite d'acqua per evaporazione, ostacolerà la crescita del muschio e, decomponendosi, restituirà al terreno parte delle sostanze nutritive a suo tempo sottratte, rendendo più verde e rigogliosa l'erba del prato. Se però, anche soltanto una di queste condizioni dovesse differire, converrà raccogliere l'erba sfalciata, ricorrendo direttamente a un tosaerba con cestello incorporato oppure a un rastrello a scopa.
Nel dubbio, comunque, è sempre meglio preferire la raccolta dell'erba: sono più gravi e duraturi i danni derivanti da una pacciamatura mal condotta che i vantaggi che se ne traggono. Soprattutto se il clima è freddo e umido e il terreno acido non esitate un attimo, raccogliete senza indugi. Tanto più che i residui derivanti dalla tosatura del prato, in particolare quando sono grossolani, possono favorire lo sviluppo di diverse malattie.
L'erba sfalciata, tanta o poca che sia, non andrà perduta: come qualunque altro residuo vegetale, potrà essere immessa nel cassone per il compostaggio. Se è poca la si aggiungerà direttamente al cumulo, alternando sottili strati di erba con altri, più spessi, di detriti differenti, altrimenti, prima di farne composta, bisognerà essiccarla distribuendola sul terreno e muovendola spesso con una forca.
L'erba contiene infatti una percentuale d'acqua molto elevata; ammucchiata ancora fresca si decompone in una massa appiccicosa, verde-nera. Per sveltire i processi di decomposizione, capaci di trasformare i residui vegetali in una buona composta, è consigliabile l'uso di un acceleratore di decomposizione o, come è anche definito, di un bio-attivatore.
Tosaerba. Accantonati falce, falcetto e tosaerba a barra falciante (quest'ultima adatta ai prati rustici dove la qualità del taglio riveste scarsa importanza), i due tipi di tosaerba maggiormente utilizzati sono quello "a lame elicoidali" (chiamato anche "a rullo", "a cilindro", o "a fusi") e quello "rotativo" (detto anche "a disco", "a lame" o "a lama rotante"). Di entrambi esistono modelli diversi, versioni a mano o a motore.
Il primo tipo presenta un certo numero di lame elicoidali disposte a cilindro attorno a un rullo centrale. Mano a mano che le lame girano l'erba è intrappolata tra la lama rotante e quella fissa e tagliata come con le forbici. L'accuratezza del taglio dipende dal numero delle lame (variabile da 3 a 12) e dalla velocità di rotazione del rullo. I risultati ottenuti con un tosaerba elicoidale, utilizzato soprattutto per la manutenzione di impianti sportivi e campi da golf, sono in genere ottimi, in particolare se il taglio è eseguito di frequente e le essenze che formano il tappeto erboso crescono lentamente.
La maggior parte dei proprietari di piccoli giardini, e quindi di piccoli tappeti erbosi, preferisce però i tosaerba rotativi, concepiti e realizzati proprio per soddisfare le esigenze del giardiniere dilettante. Sono quel che ci vuole, infatti, per tagliare l'erba troppo cresciuta o molto infestata dalle erbacce. Questo tipo di attrezzo è composto da un motore, elettrico o a scoppio, che fa girare ad alta velocità una lama o una batteria di lame inserite sotto un carter di protezione.
L'altezza del taglio può essere regolata mentre la larghezza, come del resto per i tosaerba a lame elicoidali, è fissa, diversa secondo i modelli. A questo punto è necessario aprire una breve parentesi per ricordare che al momento dell'acquisto di un tosaerba la larghezza del taglio è uno dei fattori da non trascurare. Più il taglio è largo, meno tempo ci vuole per tosare una certa superficie ma d'altra parte più il prato ha forma irregolare o frazionata più è conveniente una larghezza di taglio "modesta", che aumenti la maneggevolezza dell'attrezzo.
Più d'uno i tipi di tosaerba rotativi in commercio: "a cuscino d'aria", "con cestello raccoglierba", "con meccanismo sminuzzatore". I tosaerba a cuscino d'aria per la grande maneggevolezza sono ideali per tosare prati in pendio, per l'estrema leggerezza facili da utilizzare. Diversi gli svantaggi, tra cui soprattutto la difficoltà di trasporto da fermi (privi come sono di ruote) e l'assenza di cestello raccoglierba.
I più usati. Quelli dotati di cestello raccoglierba sono i più usati, perché permettono di tagliare e contemporaneamente di raccogliere l'erba sfalciata. Nel cestello vengono inoltre aspirati materiali di scarto come foglie, rami secchi, detriti vegetali di diversa natura. Nei modelli di tosaerba rotativi più semplici (indipendentemente dal tipo) l'energia è concentrata esclusivamente sulla lama (o sulle lame), mentre quelli più sofisticati hanno anche le ruote motrici.
I tosaerba sminuzzatori, infine, sono provvisti, invece, di un particolare apparato di taglio che oltre a tosare l'erba la sminuzza finemente, lasciandola sul terreno.
A questo punto due raccomandazioni, riguardo la necessità di utilizzare con molta prudenza qualunque tipo di tosaerba e di eseguire una accurata manutenzione dell'attrezzo dopo ciascun utilizzo, nonché prima dell'inverno. I tosaerba, come tutti gli attrezzi "che tagliano", sono potenzialmente molto pericolosi; quelli rotativi, in particolare, "afferrano" qualunque oggetto si trovi sul prato (frammenti metallici, pezzi di vetro) e lo scagliano lontano, con forza, quasi fosse un proiettile.
Cercate quindi, nei limiti del possibile, di raccogliere questi materiali prima di procedere alla tosatura; di spegnere sempre il motore prima di toccare le lame e di non lasciare l'attrezzo incustodito a motore acceso.
Perché il taglio sia netto, senza lacerazioni, egualmente importante è regolare e affilare le lame dei tosaerba rotativi o la controlama di quelli elicoidali con una certa periodicità . Eliminare con una spazzola dura o un forte getto d'acqua la terra e l'erba incrostate sulle parti meccaniche e lubrificare periodicamente gli ingranaggi (secondo le istruzioni della ditta costruttrice).
Suggerimenti per una corretta tosatura. Per prima cosa è necessario stabilire la direzione di marcia così da evitare inutili sovrapposizioni o inversioni di percorso: se non altro si risparmierà tempo.
Utilizzando le tosatrici di cui si è finora parlato, si esegue in genere una tosatura a strisce parallele, con percorso di andata e ritorno: l'uniformità del taglio dipende dal grado di livellamento del terreno ottenuto al momento della preparazione del letto di semina. È sempre bene eseguire la tosatura perpendicolarmente alla precedente: le erbe sfuggite al primo passaggio per essere cresciute nella medesima direzione di marcia del tosaerba, potranno così essere tagliate.
Utile a questo proposito può risultare, prima del taglio, rastrellare il prato in senso contrario a quello della macchina, cercando di sollevare l'erba. Stoloni e erbe infestanti, eventualmente presenti, verranno anch'essi sollevati e preparati al taglio. I tosaerba manuali dovranno essere mossi soltanto in avanti: movimenti ripetuti avanti e indietro danno un taglio irregolare.
Infine, è sempre meglio tosare quando l'erba è asciutta, evitando così di intasare il tosaerba e il cestello. Ideali sono le prime ore del pomeriggio quando la rugiada si sarà ormai completamente asciugata.
Giardinaggio giardino
IL FELTRO
Quali cause
Quali danni
Quale prevenzione
Il feltro è l'accumulo di erba morta, erba tagliata, radici e altro materiale "esterno" che si forma nel corso del tempo e che è situato tra la superficie del terreno e la zona fogliare. In condizioni normali questo strato si decompone in un lasso di tempo sufficientemente breve e torna a poco a poco a reintegrarsi col terreno sottostante, restituendo così una parte delle sostanze assorbite dalle piante.
Il suo effetto può essere paragonato a quello di una pacciamatura: trattiene una maggiore umidità e mantiene più fresca la temperatura del terreno, controllando nello stesso tempo la germinazione dei semi e delle erbe infestanti. Per anomalie derivate da condizioni ambientali o colturali sbagliate, il feltro può accumularsi eccessivamente, senza decomporsi, e superare il centimetro, cosa che viene considerata non più tollerabile. Si comporta, allora, come una specie di tetto compatto di paglia e provoca danni talmente gravi al tappeto erboso da richiedere interventi non solo riparatori, ma anche preventivi.
Quali cause. Il feltro si accumula a causa di molti fattori: primo, la conciliazione non equilibrata che favorisce, in particolare, lo sviluppo eccessivo delle foglie provocando di conseguenza l'innalzamento dello spessore del feltro. Un secondo motivo è determinato dal cattivo drenaggio: il ristagno d'acqua comporta carenze di ossigeno e le parti vegetative morte si accumulano. Inoltre se l'attività della flora batterica rallenta o diminuisce, le parti indecomposte si accumulano in fretta.
Numerosi microrganismi hanno bisogno di ossigeno e di luce per svolgere le loro funzioni; ecco perché, mancando una sufficiente aerazione, vengono meno anche i processi di demolizione della sostanza organica (mineralizzazione). Anche un pH troppo acido del suolo influisce su alcuni processi di decomposizione, svolti da una flora batterica piuttosto esigente in fatto di reazione del terreno: se l'ambiente non è gradito, i demolitori si bloccano e non trasformano più le parti morte delle piante.
Quali danni. Uno strato di materiale secco posto alla base delle essenze del prato impedisce prima di tutto che l'acqua di irrigazione penetri sino alle radici. Le gocce vengono bloccate sopra il feltro e sono assorbite al suo interno senza avere il tempo né la possibilità di arrivare agli strati sottostanti.
La stessa sorte capita ai fertilizzanti: i granuli si fermano sulla superficie e, anche se disciolti dall'acqua, non riescono ad arrivare al suolo perché vengono trattenuti dal potere assorbente del feltro. Ma non manca solo l'acqua: anche l'ossigeno non arriva in quantità sufficienti al terreno e alle radici, provocando gravi fenomeni di asfissia. Le piante che compongono il prato non hanno bisogno solo di elementi nutritivi, l'ossigeno è indispensabile per la loro respirazione e per la scomposizione delle parti morte.
Un altro danno causato dalla cotica infeltrita è la mancanza di luce nella parte basale delle essenze, per cui non può avvenire la fotosintesi clorofilliana. Ecco che allora la base delle foglie resta bianca, debole, facile preda di parassiti e malattie. Senza acqua, ossigeno ed elementi nutritivi, inoltre, le radici tendono a risalire verso la superficie per cercare di sfruttare al massimo gli elementi disponibili, con la conseguenza che il prato si indebolisce, non resiste al calpestamento, e al minimo stress ne può risentire in modo irreparabile.
Quale prevenzione. Per ottenere un bel prato non si può pensare di lasciare che il feltro superi il centimetro. Per evitare che lo spessore risulti intollerabile si devono prendere alcuni provvedimenti preventivi. Prima di tutto è buona regola assicurarsi che i dosaggi dei fertilizzanti siano corretti. A questo proposito è utile ricordare che molti errori possono essere evitati con l'uso di concimi a lenta cessione, in particolare con l'azoto ad azione prolungata : con questo tipo di fertilizzante è possibile ridurre il numero degli interventi a 2 o 3 in un anno, mantenendo però costante la quantità di elemento ceduta al terreno. Si evitano così eccessi o squilibri nella fertilizzazione. Per prevenire accumuli o ristagni d'acqua bisogna sempre assicurarsi che il sistema di drenaggio e di scolo delle acque sia libero e funzionante.
Ma una costante aerazione è forse la cura colturale più importante per la manutenzione di un prato.
Per i piccoli tappeti erbosi è sufficiente usare un rastrello abbastanza rigido, con il quale si può contemporaneamente ripulire un prato e pettinarlo. Il feltro viene smosso e l'aria può penetrare negli interstizi. Nel caso di estensioni maggiori, si possono effettuare delle erpicature leggere.
Esistono in commercio rastrelli aeratori appositi, montati su ruote e regolabili in altezza oppure direttamente poggianti sul terreno. Sono di varie dimensioni con denti a lame acuminate e permettono di togliere, a solchi, il muschio e l'erba infeltrita. Esistono aeratori più complessi, con sistemi a lame rotanti o fisse.
Tutti questi attrezzi funzionano scavando piccoli solchi superficiali, con le lame verticali, tagliando il feltro e portandolo in superficie. Tra i solchi si accumula il materiale rimosso che può essere portato via con un rastrello. È utile sfruttare questo momento per fertilizzare, in modo da far penetrare il concime nelle fenditure appena create e stimolare così l'accestimento e la nascita di nuovi germogli.
L'epoca migliore per l'intervento è quella del maggior sviluppo vegetativo, tra maggio e settembre, e va ripetuto una o più volte all'anno, a seconda dello spessore della cotica. Unico accorgimento molto importante: evitare di usare questi strumenti all'inizio del periodo vegetativo (marzo-aprile), quando i teneri germogli delle essenze iniziano a svilupparsi dopo il riposo invernale.
LA LOTTA ALLE INFESTANTI
Giardinaggio giardino
Le principali specie infestanti
Epoca di intervento
Sistemi di lotta
Lotta contro il muschio
La lotta alle infestanti. Anche il prato, come qualunque altra coltura, deve essere diserbato, privato cioè delle erbe capaci di competere - per lo spazio, la luce, l'acqua e gli elementi nutritivi - con quelle che costituiscono il tappeto erboso. Che cos'è, infatti, un'erba infestante se non un'erba che cresce dove non la vorremmo?
È molto raro (forse addirittura impossibile) che un prato costituito da determinate essenze continui anno dopo anno ad essere formato soltanto dalle specie di partenza, tali e tanti sono i mezzi di diffusione a disposizione delle infestanti.
D'altra parte è anche vero che in un prato dove l'erba è sana e rigogliosa le erbacce non costituiscono un problema, che, quindi, la cattiva manutenzione del tappeto erboso e l'incuria nell'effettuare le più importanti operazioni colturali sono spesso i veri mezzi di propagazione delle malerbe. Se il terreno sarà stato preparato a regola d'arte, e ripulito di qualunque residuo vegetale, come semi, stoloni e rizomi; la semina fatta utilizzando sementi di buona qualità ; la falciatura eseguita con un tosaerba provvisto di cestello raccoglierba; la conciliazione e l'irrigazione compiute al momento opportuno, distribuendo le esatte quantità e di concimi e di acqua, il prato, folto e in buone condizioni di salute, renderà difficile l'insediamento delle infestanti.
Senza contare che un prato privo di malerbe è praticabile durante tutto l'anno oltre ad essere più ornamentale perché uniforme per aspetto e colore.
Le principali specie infestanti.


È impossibile descrivere le infestanti che vivono in un qualsiasi tappeto erboso, sarebbe un lungo elenco, probabilmente noioso: basterà dire che in genere le si suddivide in due gruppi, infestanti a foglia stretta e infestanti a foglia larga.
In un prato costituito da graminacee (quindi da piante con foglie strette e allungate) a spiccare per l'aspetto disordinato sono le malerbe a foglia larga (piantaggini, denti di leone, trifogli, eccetera), piante difficili da eliminare perché provviste di efficaci sistemi di disseminazione e di un apparato radicale fittonante, estremamente competitivo nella ricerca dell'acqua e degli elementi nutritivi.
Le infestanti a foglia stretta, invece, simili alle graminacee del tappeto erboso, rappresentano il male minore perché più fini e, in genere, di breve durata. Fanno eccezione le "crabgrasses" degli inglesi, le malerbe che costituiscono il cosiddetto "pabio", Setaria, Digitaria e Echinochloa. Tre graminacee annuali a sviluppo estivo, tenaci quanto quelle a foglia larga, se non di più.
Tre le piantaggini che infestano i prati, Plantago lanceolata, major e media. Tutte hanno foglie disposte a rosetta (talvolta molto appiattita sul terreno), strette e lunghe in Plantago lanceolata; larghe e tondeggianti, segnate da nervature molto evidenti nella pagina inferiore, in Plantago major; intermedie tra le due in Plantago media. Caratteristiche le infiorescenze allungate che, se raggiungono la fioritura, producono dai 1.500 ai 21.000 semi per pianta.
Diffuse ovunque, prediligono i terreni pesanti, ricchi di elementi nutritivi. Disposte a rosetta sono anche le foglie di Taraxacum officinale, il notissimo soffione, una delle più temibili infestanti prative. Il taglio della pianta nulla può contro la persistenza della specie che riesce a rivegetare anche da piccole porzioni di fittone e che, una volta fiorita, produce qualcosa come 5.000 semi circa. Anch'essa vive ovunque, prediligendo ancora una volta i terreni limosi, profondi, ricchi di nutrimento.
Notissimo anche Trifolium repens, il trifoglietto a fiori bianchi che, utilizzato un tempo come essenza da prato, si è dimostrato inferiore alle aspettative ma straordinariamente competitivo, soprattutto nei riguardi delle graminacee da tappeto erboso, in particolare quando sono seminate in terreni poveri di nutrimento.
Tenacissime le infestanti del genere Setaria, in vegetazione per l'intera estate e l'autunno. I culmi, eretti o ascendenti, portano foglie lunghe e strette e infiorescenze a pannocchia capaci di formare, se giungono a fioritura, 5.000 semi per pianta. Sei le specie spontanee nel nostro paese, di cui Setaria glauca è la più nota.
Simili alle precedenti le digitarie, soprattutto dannosa Digitaria sanguinalis. Ai primi freddi le piante acquistano tonalità bruna più o meno scura e scompaiono rapidamente, lasciando sul terreno chiazze vuote, ormai impossibili da riempire. La si riconosce facilmente per le infiorescenze disposte come le dita di una mano.
Frequente nei prati eccessivamente irrigati è infine Echinochloa crus-galli, il giavone delle risaie, che, come la specie precedente, scompare ai primi freddi. t pianta robusta con fusti più o meno eretti, violacei qua e là , dalle infiorescenze a pannocchia.
Epoca di intervento. Lasciate agli specialisti pratiche sofisticate come la sterilizzazione del terreno o il diserbo in preemergenza, l'epoca ideale per la lotta alle infestanti coincide col periodo di maggiore sviluppo vegetativo, tra maggio e settembre, quando le precipitazioni sono ridotte ma non assenti e la temperatura notturna superiore ai 10°, prima comunque che le malerbe maturino i semi. E questo sia che si preferisca intervenire meccanicamente sia che si propenda invece per la lotta chimica.
Sistemi di lotta. Quello meccanico è il più antico e sicuro per ripulire il prato dalle infestanti, anche se oggi è praticabile soltanto su piccole superfici, o su tappeti erbosi scarsamente infestati.
Efficace se si tratta di eliminare specie annue o bienni, lo è meno nel caso si debbano estirpare malerbe perenni che richiedono, oltre all'accurata pulizia della zona infestata dagli organi epigei, anche l'eliminazione di gran parte dell'apparato radicale. Può risultare una pratica conveniente in primavera durante il periodo di intenso sviluppo vegetativo quando l'erba del prato ricrescerà velocemente riempiendo le chiazze nude, ma non lo è più quando si è avanti nell'anno e la crescita dell'erba è più lenta, i semi delle infestanti sono più numerosi ed è assai maggiore il pericolo che le malerbe ricolonizzino le aree precedentemente diserbate.
Decidendo di operare manualmente, comunque, sarà meglio farlo dopo una pioggia o un'abbondante innaffiatura in modo che il terreno, cedevole, faciliti l'estrazione dell'apparato radicale. Ci si potrà servire, ad esempio, di un estirpatore: infilato nel terreno a contatto con il fittone della pianta e tirato lateralmente provoca il distacco delle radichette dalla radice principale; basterà a questo punto afferrare la pianta al colletto e tirare verso l'alto per estrarla completamente.
Se nel tappeto erboso sono presenti molte infestanti, però, l'unica soluzione è far ricorso agli erbicidi visto che il diserbo manuale non è più conveniente. Per il controllo delle infestanti a foglia larga si utilizzano i diserbanti derivati dagli acidi fenossicarbossilici o dell'acido benzoico che mostrano efficacia massima contro le specie per cui li si utilizza, rispettando le essenze che costituiscono il tappeto erboso.
In generale questi prodotti si trovano come concentrati liquidi, da diluire nell'acqua prima dell'uso e distribuire con macchine irroratrici. Pratici all'impiego sono i diserbanti in combinazione con fertilizzanti granulari che si possono distribuire comodamente con uno spandiconcime.
È bene ricordare che si tratta di antiparassitari (presidi sanitari ad uso agricolo) per cui vanno impiegati osservando le indicazioni riportate in etichetta.
Lotta contro il muschio. Altro ospite indesiderato dei tappeti erbosi è il muschio, sintomo, non diversamente dalle malerbe, di uno stato di sofferenza e debolezza del prato, da ricercare, nella maggior parte dei casi, in errate tecniche di manutenzione. Comunque sia, la sua presenza causa seri danni al tappeto erboso impedendo la penetrazione in profondità dell'aria, dell'acqua e degli elementi nutritivi.
Per nostra fortuna, delle centinaia di specie di muschi che vivono nei climi temperati, relativamente poche sono infestanti: si tratta di pianticelle con fusticini eretti o striscianti che formano un fitto intrico sul terreno e affidano la propria diffusione alle spore, prodotte in numero enorme e capaci di grande resistenza.
Il primo passo per eliminare il muschio in modo definitivo da un tappeto erboso è scoprire le ragioni della sua presenza e cercare di porvi rimedio. Diversamente il controllo sarà soltanto temporaneo. Le cause possono essere le più diverse: potrebbe trattarsi di scarsa fertilità del terreno; di debolezza del tappeto erboso in seguito, ad esempio, all'attacco di parassiti o malattie; di insufficiente aerazione; di cattivo drenaggio; di un eccesso d'ombra; di rasature troppo basse, e non, sempre e soltanto, come in generale si crede, di una eccessiva acidità del terreno. Il risultato è comunque un tappeto erboso debole e rado, ambiente ideale per la germinazione delle spore.
Un'attenta osservazione del prato e il riesame delle operazioni di manutenzione permetteranno di risalire alla o alle cause dell'infestazione. Si concimerà allora se il nutrimento è stato sporadico; si aererà se il drenaggio è scadente o il terreno, in seguito all'uso, molto compatto; si irrigherà se il tappeto erboso è soggetto ad aridità ; si regolerà il tosaerba ad una altezza di taglio superiore se si è sempre tosato "troppo", non dimenticando di tenere sotto costante controllo infestanti, funghi e insetti. Sempre utile poi, nei terreni molto acidi, un leggero apporto di calce triturata: riduce lievemente l'acidità e frena lo sviluppo del muschio presente.
Così come buona pratica è utilizzare un tosaerba provvisto di cestello raccoglierba e, rastrellando, dirigersi verso il centro delle chiazze di muschio anziché verso la loro periferia per evitare di diffondere le spore. Scoperta e rimossa la ragione della presenza del muschio, si potrà pensare al controllo chimico: il mezzo di lotta classico è una soluzione diluita di solfato di ferro e/o una di solfato di rame. Qualche giorno dopo il trattamento, il muschio assume un colore scuro, è il segno che è morto: a questo punto è facile eliminarlo utilizzando un rastrello.
La manutenzione
Giardinaggio giardino
Attrezzi
Sabbiatura
Rigenerazione
Se si ammalano
Per ottenere e mantenere un tappeto verde sano, folto, robusto e "verde", ci sono alcune cure da seguire scrupolosamente. Finora abbiamo visto come conciliare, irrigare e tosare in modo giusto senza incappare in errori grossolani. Adesso considereremo un'altra operazione, altrettanto importante: l'aerazione degli strati superficiali del terreno.
Con l'uso del prato si creano zone maggiormente costipate, ad esempio nei punti di passaggio, nei luoghi di appoggio dei mobili da giardino o di transito del tagliaerba. In queste zone l'aria non può più circolare liberamente nel suolo, ed ecco che si creano accumuli di anidride carbonica e viene limitato l'assorbimento dell'acqua con le sostanze nutritive disciolte.
Con l'avvicinarsi della stagione calda e secca, l'acqua assorbita dalle radici non compensa più quella persa per traspirazione dalle foglie, e le essenze del prato ingialliscono o muoiono creando brutte chiazze non inerbite. L'acqua di irrigazione, inoltre, può stagnare sulla superficie, favorendo la formazione di muschio o malattie fungine. Spesso non è necessario effettuare l'operazione su tutta l'estensione, ma basta aerare i punti "critici", nei quali il prato presenta visibili segni di sofferenza. Se il tappeto erboso è stato impiantato da poco, però, un leggero arieggiamento è utile alle giovani piantine per favorire la loro crescita. Questo lavoro di manutenzione consiste nel creare piccoli fori sulla cotica erbosa che permettono o migliorano gli scambi gassosi e la penetrazione dell'acqua.
Attrezzi. Esistono diversi attrezzi adatti e vengono scelti soprattutto in base all'estensione della superficie da trattare. Per prati casalinghi, di dimensioni ridotte, si usano strumenti che si limitano più o meno a bucare la superficie. Per aerare piccole zone, spesso viene usata una semplice forca da giardino. Si infila nel terreno, spingendola col piede, posizionata in modo che la parte convessa sia rivolta verso l'esterno. I denti vanno fatti penetrare di almeno 10 centimetri e la forca, così conficcata, va smossa avanti e indietro per allargare i fori. Si ripete l'operazione a intervalli di 10-15 centimetri, procedendo all'indietro, in modo da non calpestare i buchi già fatti.
Un altro attrezzo semplice, usato soprattutto per i terreni pesanti, è la forca aeratrice a denti cavi. Si tratta di uno strumento dotato di bastoni carotatori vuoti. Ogni volta che viene infilato nel suolo, rimuove delle "carote" di cotica e terreno che vengono depositate sul prato alla successiva penetrazione. I residui possono essere sparsi sul terreno e sminuzzati, magari servendosi di un pezzo di rete metallica che, fatta scorrere, frantuma le carote appoggiate sul tappeto. Nei fori si immetterà poi un po' di sabbia che servirà a migliorare la struttura troppo pesante del terreno.
Quando si ha a che fare con superfici estese, si possono usare macchine più complesse, anche a motore. La macchina carotatrice, ad esempio, è fornita di un grosso tamburo con punzoni di 5-10 centimetri che, penetrando nel terreno, asportano le carote con lo stesso principio della forca a denti cavi. I fori verranno coperti da nuova vegetazione, stimolata non solo dall'aumentata aerazione, ma anche dalla leggera rottura delle radici che vengono pungolate nella crescita.
Altri strumenti sono dotati di denti a forma di cuneo o di ruote stellate che tagliano leggermente la superficie. Prima di eseguire l'aerazione è consigliabile innaffiare abbondantemente il giorno precedente e tosare bene, per favorire la penetrazione dei denti e dei punzoni nel terreno.
L'epoca migliore per l'intervento è quella di maggio re sviluppo vegetativo, tra maggio e settembre, irrigando sempre subito dopo.
Sabbiatura. Approfittando dell'aerazione, è possibile migliorare la struttura dei terreni troppo pesanti aggiungendo sabbia in piccoli quantitativi, subito dopo la carotatura. I quantitativi di sabbia da usare (naturalmente di fiume e ben lavata) oscillano dai 3 ai 4 litri per metro quadro. La si distribuisce con un normale spandiconcime e si livellano gli eventuali residui irregolari con reti a strascico.
Rigenerazione. I tappeti erbosi hanno bisogno di cure specifiche che servono a rigenerare periodicamente le parti degradate. Vengono effettuate all'inizio del periodo vegetativo e si svolgono con fasi precise.
Prima di iniziare è necessario irrigare bene il terreno e rasare il prato molto basso (2 centimetri).
Una leggera scarificatura sarà necessaria per asportare il feltro in eccesso, e può essere fatta anche con un semplice rastrello. In questo modo si possono anche eliminare i detriti, il materiale di superficie e le infestanti per evitare che la attività degli insetti prolifichi. Per la scarificatura si possono usare vari tipi di rastrello, da quello normale, a denti rigidi, a quello "a scopa" (a forma di ventaglio). Esiste anche un rastrello scarificatore, con dischi a mezzaluna al posto dei denti.
Dopo la scarificatura si effettua una aerazione, approfittando dell'occasione per aggiungere un miscuglio di sabbia e seme. Se le chiazze senza erba sono troppo ampie, è opportuno procedere a una parziale risemina. Per questa operazione si procede così: si smuove bene il terreno e vi si mescola della buona torba concimata, si livella e si spargono i semi facendoli scorrere fra il pollice e l'indice per una maggiore uniformità .
Si rastrella leggermente per far affondare i semi e si comprime con il dorso di una zappa. Alla fine, si innaffia con acqua possibilmente nebulizzata per mantenere umida la parte. Per un certo periodo è bene evitare di calpestare le zone riseminate, per permettere ai semi di germinare con tranquillità .
Se si ammalano. Molte delle malattie che colpiscono i prati sono da attribuire ai funghi, anche se talvolta i responsabili sono virus, batteri o piccoli animali. Una tra le patologie più caratteristiche è quella che, a seconda delle zone, viene chiamata "cerchio fatato" o "cerchio delle streghe". Appare come un anello, spesso molto regolare, di erba più rigogliosa e scura, nella quale in autunno, con le prime piogge, compaiono dei funghi, in genere a ombrello. La specie che maggiormente è responsabile di questo fenomeno è Marasmius oreades, che si presenta con due anelli concentrici, all'interno dei quali l'erba si secca.
Il metodo migliore per eliminare i "cerchi fatati" è quello di delimitare gli anelli, considerando un margine in più di 30 centimetri verso l'esterno e verso l'interno, e di asportare tutta la parte infetta, bruciandola a parte. L'arrossamento del tappeto erboso che spesso si nota dalla metà di maggio a tutto ottobre è invece dovuto alle ruggini (Puccinia sp.). Sulle foglie compaiono delle pustole arancione. Il rimedio contro le ruggini, che colpiscono tutte le essenze del prato, consiste in cure preventive con concimazioni equilibrate e tagli frequenti a intervalli regolari.
Le malattie più temute per i prati sono le elmintosporiosi (Helminthosporium sp.). Si manifestano con macchie brune sulle foglie che si allargano sino ai margini e fanno disseccare la parte di lamina soprastante.
Le elmintosporiosi sono favorite dall'umidità e dal freddo in primavera e in autunno; si controllano soprattutto con l'impiego di fertilizzanti azotati a lento effetto e con l'uso di varietà resistenti al patogeno ("Merion" per le poe, "Pennlawn" e "Improved Illahee" per le festuche rosse).
La fusariosi (in particolare Fusarium nivale) è una malattia che appare a chiazze irregolari di erba gialla, che poi diventano marrone e infine secche. Con il tempo umido attorno alle macchie si formano delle masse cotonose bianche o rosate. F. nivale compare a volte dopo la caduta della neve, soprattutto nei punti in cui il prato è stato calpestato. Per prevenire questo patogeno è buona regola evitare che il feltro si accumuli, tosare il prato regolarmente e aerarlo bene. Bisognerebbe sempre evitare di calpestare un prato innevato.
Quando invece appaiono delle depressioni circolari giallastre o rossastre larghe qualche centimetro, ci troviamo di fronte all'ofiobolo (Ophiobolus graminis). Le dimensioni delle chiazze aumentano di anno in anno e spesso nella zona centrale prendono il sopravvento le infestanti a foglia larga. Questa malattia è agevolata dalle condizioni umide e da un alto valore del pH dal terreno (terreno poco acido).
Macchie rossastre sono anche il sintomo di Corticium fuciforme, una malattia molto frequente che si presenta in ogni stagione dell'anno. Le chiazze possono diventare biancastre e compaiono poi delle particolari forme fungine rossastre che ammazzettano insieme gruppi di foglie e di steli (da qui anche il nome di "malattia dei fili rossi"). Non è molto grave, perché sovente, se il prato è curato a dovere con le giuste opere di manutenzione (tagli, aerazioni, concimazioni soprattutto azotate), scompare da sé. Ultimo, ma non meno importante, è l'oidio o mal bianco, patologia che si manifesta con macchie biancastre sulle foglie e sulle guaine. Sotto le macchie, le parti ingialliscono e muoiono.
Esistono poche varietà che sono resistenti alla malattia, comunque è provato che si diffonde di più nelle zone in ombra e nei casi in cui sono state somministrate dosi sbagliate di azoto a pronto effetto. Tutti questi attacchi fungini possono essere combattuti preventivamente, seguendo con attenzione le cure colturali prescritte. Se un prato è sano e robusto difficilmente cade preda dei funghi o dei patogeni in genere, perché non viene lasciato loro lo spazio vitale per espandersi.
Seguendo i consigli che sono stati dati per eseguire correttamente le cure e le concimazioni, non si dovrebbero presentare grossi problemi riguardanti i patogeni. In caso di necessità si provvederà ad irrorare il tappeto erboso con fungicidi specifici sia ad azione preventiva sia ad azione curativa.
CALENDARIO DELLA MANUTENZIONE
Gennaio. Non è necessaria alcuna operazione di manutenzione. In presenza di neve o gelo è consigliabile evitare di camminare sul tappeto erboso.
Febbraio. Se la superficie non è gelata, libera da neve e abbastanza asciutta è utile rastrellare il prato con un rastrello a scopa fitto. In presenza di aree infestate dal muschio intervenire con i prodotti adatti (solfato di ferro e/o solfato di rame).
Marzo. Provvedere alla prima conciliazione e al primo taglio della stagione.
Aprile. In assenza di pioggia è necessario dare inizio all'irrigazione. La tosatura del prato si esegue ogni 10-15 giorni.
Maggio. Il taglio dell'erba diventa settimanale. Le irrigazioni si fanno più frequenti. Se il tappeto erboso è infestato da malerbe è il momento di intervenire.
Giugno. Si continua a tosare, irrigare e conciliare. Se la temperatura è alta è consigliabile aumentare l'altezza di taglio del tosaerba.
Luglio. Nessun intervento particolare: si continua a tosare settimanalmente e a irrigare.
Agosto. Tosare, irrigare, conciliare. Se ci sono danni da malattie fungine si può intervenire con fungicidi. In previsione di semine autunnali, si inizia la preparazione del letto di semina.
Settembre. Se il clima si mantiene estivo continuare a tosare alto. Irrigare se necessario. È il momento della semina dei nuovi prati.
Ottobre. La frequenza delle tosature diminuisce. All'inizio del mese si effettua l'ultima conciliazione. Raccogliere le foglie sotto le piante.
Novembre. Con l'inizio del mese si sospende il taglio dell'erba. A fine mese si aera il tappeto troppo compatto mediante forature.
Dicembre. Non si effettua alcuna operazione di manutenzione. È il momento adatto per revisionare con cura tutti gli attrezzi.
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