India

 

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  • India

  • (in hindi Bharat) Stato dell'Asia meridionale, formato da una federazione (Unione Indiana), bagnato, a ovest, dal Mar Arabico, a sud dall'Oceano Indiano e, a est, dal golfo del Bengala; confina a ovest con il Pakistan, a nord con la Cina (Tibet), il Nepal e il Bhutan, a est con il Bangla Desh e la Birmania; 3.166.414 km²; 844.324.222 ab. Moneta: rupia indiana. Cap. Nuova Delhi; città principali: Calcutta, Bombay, Madras, Ahmedabad, Hyderabad, Delhi, Bangalore, Kapnur, Lucknow, Nagpur, Poona, Varanasi, Agra.

 

  • Geografia


    Penisola meridionale dell'Asia, punta avanzata del continente verso l'Oceano Indiano, l'India sta fra il Medio e l'Estremo Oriente. Il Deccan si distingue per struttura geologica e caratteristiche morfologiche sue proprie. La linea di contatto tra questo resto dell'antico continente e il blocco asiatico è segnata dalla catena montuosa dell'Himalaya, la più alta del mondo. Questi due complessi strutturali sono collegati da una terza regione naturale: la pianura indogangetica (Punjab), una delle più vaste pianure alluvionali delle regioni tropicali, che forma come un lungo corridoio densamente popolato e intensamente coltivato.

    I fiumi di questa regione sono molto più lunghi e ricchi d'acque di quelli del Deccan, e dotati inoltre di un bacino molto più ampio. Oltre al Gange, il fiume sacro degli Indù, e ai suoi affluenti orientali verso il golfo del Bengala, appartiene al sistema himalaiano l'Indo, che si dirige verso il Mar Arabico. Nel Deccan, invece, i fiumi, in genere brevi e di portata inferiore, sono influenzati dalla lieve inclinazione dell'altopiano peninsulare verso il golfo del Bengala: verso quest'ultimo si versano, infatti, il Godavari, Kistna, il Mahanadi, il Cauvery. Tutta la vita dell'India e la sua agricoltura sono regolate dal fenomeno monsonico, con una stagione secca ed una umida (ma con caratteristiche diverse, causa la vastità del territorio, nelle diverse regioni). La pianura indo-gangetica e le pianure litoranee sono le uniche regioni aperte dell'India; la migrazione di popolazioni di lingua indoaria e indoiranica e successivamente di popolazioni mongole si diffuse attraverso i passi dei bacini dell'Indo e del Gange. L'India è stata per lungo tempo arrestata nella sua evoluzione a causa dell'immobilismo delle strutture sociali, della vastità del territorio, e della lentezza dei trasporti. La grande maggioranza degli Indiani (circa i tre quarti) vive direttamente dell'agricoltura e dell'allevamento e questa situazione è la causa prima del basso livello di vita. Le precarie condizioni dell'economia e il suo orientarsi verso attività industriali e del terziario hanno provocato uno sviluppo abnorme ed incontrollato delle città, dove la popolazione si riversa anche in conseguenza della carestia endemica delle campagne. Si calcola che il numero dei senzatetto e degli abitanti delle bidonvilles superi abbondantemente i 3 milioni (circa un terzo della popolazione) nell'agglomerato di Calcutta, sfiori i 2 milioni nella Grande Bombay, e sia intorno al milione a Madras e a Delhi. Al di fuori dei grandi agglomerati urbani, la densità demografica rimane legata alla mappa delle piogge e dell'irrigazione. Gli Stati più sovrappopolati sono quelli più ricchi d'acqua, quali Bengala Occidentale e il Kerala (con densità rurali superiori ai 1.000 ab. per km²). La popolazione indiana ha un indice di accrescimento annuo superiore al 21‰, risultante da un indice di natalità di oltre il 32‰ e da un indice di mortalità infantile di circa l'82‰. Questo incontrollato e, finora, incontrollabile incremento demografico comporta la sotto-alimentazione di gran parte della popolazione, ed è la causa prima della disoccupazione e della sotto-occupazione in un mercato del lavoro in cui l'offerta non riesce a stare al passo con la domanda. 

    Economia

     L'India ha un'economia mista, in cui il settore pubblico è notevolmente ridotto rispetto a quello privato. Predominano ancora il settore primario e quello terziario, che concorrono alla formazione del prodotto interno lordo rispettivamente per il 34 e per il 41%, ma l'industria manifatturiera si è notevolmente espansa nell'ultimo dopoguerra. Nonostante la potenza del monsone, parecchie regioni dell'India soffrono per la scarsità o l'irregolarità delle piogge estive. Nel corso dei secoli furono intrapresi numerosi lavori per conservare l'acqua fornita dalle piogge in modo da poterla distribuire nei periodi di siccità. Lo sforzo ininterrotto ha dato i suoi frutti: l'irrigazione permette infatti due raccolti su una considerevole porzione di terreni coltivati. Data la necessità di nutrire un'immensa popolazione, l'agricoltura rimane fondamentalmente un'agricoltura di sussistenza, basata sul riso (il cereale più coltivato: 41 milioni di ha e 111 milioni di t) in un gran numero di regioni e principalmente sul frumento (23 milioni di ha e 56.762.000 t) nelle regioni nordoccidentali e centrali. Vanno quindi considerate a parte le colture commerciali, che sono spesso specialità regionali: il cotone (2.170.000 t di fibra), nel Maharashtra; la iuta (1.500.000 t) nel Bengala Occidentale e nell'Assam; la canapa; le oleaginose, principalmente l'arachide (7.400.000 t); la canna da zucchero (11.535.000 t di zucchero raffinato), coltivata per lo più nella piana gangetica e nel Deccan (altopiano di Mysore); il tabacco (581.000 t). Vanno considerate a parte le piantagioni impiantate da vaste imprese capitaliste d'origine coloniale. La coltura più importante è quella del tè (400.000 ha e 758.000 t). Accanto a questa si ricordano l'hevea,l'areca, l'eucalipto, il caffè (227.000 ha e 169.000 t). Queste colture di piantagione sono una delle ricchezze dell'India, in particolare il tè, di cui è il primo produttore mondiale. L'allevamento è generalmente legato all'agricoltura tradizionale. Quello dei bovini (zebù) e quello dei bufali sono di fondamentale importanza ma la loro produttività è molto scarsa. I suini (10.547.000) vengono allevati essenzialmente dalle caste basse e la loro carne è disdegnata dalla maggior parte degli Indù (oltre che dai musulmani). In compenso nelle regioni aride prosperano i caprini (117.547.000) e gli ovini (44.608.000), legati all'economia agro-pastorale di talune tribù. Praticata generalmente da caste specializzate, la pesca, in fiumi e laghi dell'interno e lungo la costa, rimane ancora un'attività artigianale dai metodi estremamente arcaici. L'India possiede materie prime agricole e anche minerali: minerali di ferro, bauxite, rame, manganese, mica, calcare, sale, ecc. Relativamente povera di petrolio, è invece ricca di carbone e di carbone bianco. Quasi un terzo della complessiva produzione di energia elettrica (oltre 327 milioni di kWh) proviene infatti da centrali idroelettriche; salvo una modesta frazione prodotta da centrali nucleari. L'industria tessile rappresenta il settore più importante dell'apparato industriale indiano con la iuta, la lana, la seta e soprattutto il cotone e le fibre artificiali e sintetiche. L'industria chimica ha aumentato, in particolare, la produzione di fertilizzanti. Notevoli sono anche l'industria farmaceutica, quella del cemento e quella del cuoio. La metallurgia pesante si è sviluppata in prossimità dei grandi giacimenti minerari all'estremità nordorientale del Deccan. Le industrie meccaniche producono materiale ferroviario, motori elettrici, motori diesel, oltre 6,5 milioni di biciclette all'anno, ma neppure 250.000 autovetture all'anno. Un cenno a parte merita infine l'industria cinematografica, la seconda del mondo per numero di film prodotti. Il relativo successo dell'industria indiana non dissimula le sue carenze: penuria di capitale, attrezzature insufficienti, inadeguatezza dei trasporti. Le ferrovie hanno subito un sensibile degrado; la rete attuale ha uno sviluppo di 61.976 km. La rete stradale è inadeguata sia per qualità sia per sviluppo: 2.037.000 km (di cui il 47% asfaltato). Poco progredite sono pure le vie d'acqua interne, mentre hanno notevole importanza le comunicazioni marittime. Abbastanza sviluppati sono anche i servizi aerei, e gli aeroporti internazionali di Calcutta (Dum Dum), Bombay (Santa Cruz) e Delhi (Palam) sono importanti scali sulle rotte tra l'Europa e l'Estremo Oriente. La bilancia commerciale è in passivo, soprattutto a causa delle grosse importazioni di idrocarburi e di beni strumentali, mentre le principali voci dell'esportazione sono i prodotti dell'industria tessile (cotone, iuta, lana, seta) grezzi o lavorati, quelli della metallurgia pesante e il tè. Principale fornitore dell'India è il Giappone; seguono Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna. 

    Storia

     La storia antica dell'India presenta gravi difficoltà di ricostruzione, tuttavia molte notizie possono essere tratte dai Veda, dal Mahabharata, dal Ramyana e dalle tradizioni raccolte nei Purana. I Veda descrivono una società pastorale divisa in tre classi: guerrieri, sacerdoti e artigiani. Verso il VI sec. a.C. l'India. conobbe un periodo di rinnovamento che si maniestò fra l'altro con la nascita di nuove religioni: il buddhimo e il giainismo. Alessandro Magno conquistò l'India (327-325 a.C.); ma nel 313 Ciandragupta Maurya prese il potere e iniziò una nuova espansione rioccupando i territori conquistati da Alessandro. La fine dell'Impero Maurya fu seguita da due principali eventi politici: nel Deccan la nascita dell'impero degli Andhra, nel Nord una serie di invasioni: Greci, Saha (o Indosciti), Parti e Kishana. Da allora l'India fu costituita da un mosaico. A partire dall'VIII e X sec. e fino al completamento della conquista musulmana, l'India, prese il carattere feudale d'un immenso territorio suddiviso in una moltitudine di regni, di principati e di cittadelle autonome. La minaccia dell'invasione musulmana si profilava sempre più precisa nell'India settentrionale. I musulmani rivolsero i loro attacchi soprattutto contro il Punjab, il Kahtiawar e il Gujarat. Guidati da Ma–Zhmud di Ghazna (Ghazni), che penetrò fino al Doab (saccheggio di Gwalior, 1021-1022), poi nel Kathiawar (incendio del tempio di Somnath, 1026), i musulmani si stabilirono a poco a poco nel Punjab, particolarmente sotto il comando del conquistatore Mahmud (998-1030), causando distruzioni irrimediabili. Nel XIII sec. tutta l'India del Nord era stata sommersa dall'invasione turca. La resistenza indiana si ridusse al regno meridionale di Vijayanagar (1336). Ma una nuova ondata capitanata da Tamerlano (Timur), saccheggiò l'India nel 1398 e nel 1399. Alla fine del XV sec., l'India era un paese diviso in Stati musulmani e indiani rivali. Assuefattisi bene al paese, i capì musulmani, giunsero a un relativo equilibrio. La civiltà di quell'epoca risultò fondata sulla coesistenza degli apporti musulmani e indiani. Nonostante lo smembramento, la civiltà dell'India musulmana era al suo apogeo, testimoniato dalle creazioni artistiche dell'epoca e anche dall'importanza della produzione industriale e commerciale. Questa era la situazione politica, economica e culturale dell'India quando i Portoghesi di Vasco de Gama giunsero a Calicut (1498). Dal 1503 Afonso de Albuquerque estese la dominazione portoghese a tutto l'Oceano Indiano; nel 1510, occupò Gôa. Accolti, dapprima, favorevolmente, i Portoghesi vollero imporre le loro istituzioni e il cattolicesimo. Ma l'imposizione del Vangelo fece fuggire gli abitanti. Nel sultanato di Delhi i nemici degli Afghani Lodi fecero appello a Baber (1483-1530), discendente di Tamerlano e di Gengis khan e che regnava sul Fergana e sul Kabul, il quale invase l'India nel 1519 e poi nel 1525. L'Impero venne sottoposto al potere assoluto del gran mogol, sostenuto da un forte esercito. Il dominio dei Moghul continuò fino ad Aurangzeb (1658-1707), sotto il cui governo cominciò la decadenza. Sconvolto da rivolte interne e da minacce esterne, l'impero iniziò a disgregarsi. Mentre i Moghul erano impegnati nelle lotte intestine e nella amministrazione del loro Impero, Inglesi e Francesi, approfittando del disordine, crearono fondachi e fattorie, aprirono la via ai missionari e iniziarono un'accanita lotta per il dominio dell'India Shah Alam nel 1764 fu vinto dagli Inglesi di Clive e il trattato di Allahabad (1765) gli tolse ogni autorità in cambio di una semplice pensione. L'Impero durò nominalmente fino al 1858, ma non era più un realtà politica. Fino al XVIII sec. la presenza degli Europei in India fu d'importanza secondaria. Dopo il 1600 gli stabilimenti portoghesi, furono minacciati. Gli Inglesi (1600) e gli Olandesi (1602) fondarono compagnie commerciali rivali che si installarono a Surat (1612-1624), Masuipatam, Ceylon, Agra, Madras, Bombay e Calcutta; nel 1611 la Francia tentò di costituire una Compagnia delle Indie Orientali che sarebbe stata organizzata solo da Colbert nel 1664 e riorganizzata da Law nel 1719. A partire dalla metà del XVIII sec., gli Europei approfittarono della disintegrazione dell'Impero e furono trascinati a una politica di conquiste territoriali che non corrispondeva alla politica originariamente perseguita dalle Compagnie e anche dagli Stati, mirante esclusivamente al possesso di alcune basi commerciali e navali. Le guerre franco-inglesi si estesero perciò nell'India Dopo un lungo periodo di conflitti l'Inghilterra ottenne il predominio, sancito dal controllo della Corona sulla Compagnia (India Act di Pit, 1784). Nel marzo del 1857 scoppiò la grande rivolta (the Great Mutiny) dei sepoys. L'India centrale fu rapidamente perduta (caduta di Delhi), numerosi Inglesi vennero massacrati a Cawnpore («stragi di luglio») e in altre località. Dopo duri combattimenti l'ordine fu ristabilito militarmente dal generale Colin Campbell e politicamente con l'aiuto di Sikh, degli Afghani del Punjab ed i numerosi principi rimasti fedeli alla Gran Bretagna. La Compagnia delle Indie fu soppressa (1858) e i suo beni annessi alla Corona. Il governatore generale assunse il titolo di vicerè. Il 1° gennaio 1877 la regina Vittoria fu proclamata imperatrice delle Indie. Tra il 1880 e il 1884 un sistema di amministrazioni locali, venne organizzato dal nuovo viceré lord Ripon. Alla fine del XIX sec. nacque un nazionalismo indiano di origine composita: a crearlo contribuirono l'apparizione di un induismo militante (movimento Brahmo Sama), la dottrina di Ramakrishna (1884-1886), la fondazione della Società teosofica (1875), i lavori degli orientalisti europei, l'influenza del cristianesimo, l'azione delle università e delle idee occidentali (in particolare quelle dei liberali britannici), l'unificazione amministrativa, l'uso dell'inglese che consentiva ai liberali delle varie regioni di comunicare. Nel 1906 il Congresso reclamò l'indipendenza ma il problema rimase per il momento irrisolto. Nel 1919 Gandhi organizzò un campagna di protesta (massacro di Arritsar, 13 aprile 1919). Egli propose nuovi mezzi di lotta: la non violenza, la resistenza passiva, il boicottaggio dei prodotti europei, lo sciopero della fame, l'alleanza con i musulmani. Le divisioni fra i nazionalisti fecero fallire le conferenze della Tavola rotonda (Londra, 1930-1932). La seconda guerra mondiale non arrestò l'attività dei nazionalisti. La lega musulmana, chiese la costituzione di uno Stato musulmano indipendente; dopo l'entrata in guerra della Gran Bretagna contro il Giappone (dicembre 1941) il movimento per l'indipendenza si precisò: la pressione dei partigiani di Gandhi e il movimento «Via dall'India» (1942) misero in difficoltà gli Inglesi. Nel 1946 i progetti inglesi d'Indipendenza fallirono a causa del contrasto tra il Congresso nazionale indiano e la Lega musulmana. Gli Inglesi, durante il governo del viceré lord Mountbatten, accettando la proposta (Lega musulmana) di divisione dell'India in due dominions, riconobbero (legge del 18 luglio 1947) l'indipendenza dell'Unione Indiana, abitata in prevalenza da Indù, e del Pakistan musulmano (orientale e occidentale), a cui trasmisero i poteri (15 agosto 1947). L'Unione Indiana soffrì di questi disordini sul piano sia economico (distruzioni, carestie), sia politico (assassinio di Gandhi a opera di un fanatico indù 30 gennaio 1948). Sotto la guida del primo ministro (Nehru 1947-1964) e del partito del Congresso, l'Unione Indiana si dava una costituzione (26 novembre 1949) che, entrata in vigore il 26 gennaio 1950, ne faceva, con il nome hindi di «Bharat» (dal nome di Bharata, un mitico re dell'India), una repubblica sovrana, democratica e federale. Con decisione della conferenza di Londra del 27 aprile 1949, ratificata il 17 maggio 1949, questa restava nel Commonwealth. Le elezioni del marzo 1968 per il rinnovo parziale della camera alta sancirono la sconfitta del Congresso. L'opposizione ebbe il sopravvento nelle elezioni per il rinnovo dei parlamenti di alcuni Stati (febbraio 1969). Indira Ghandi, decise di avviare una politica di nazionalizzazione delle maggiori banche del paese e di controllo dei settori fondamentali dell'economia. In politica estera Indira Gandhi si mantenne fedele al principio di «non allineamento». Concluse però un accordo economico-commerciale conl' URSS per il periodo 1971-1975, perfezionato da un trattato di amicizia e collaborazione. Il 1971 fu l'anno del conflitto armato con il Pakistan che si concluse con il successo dell'Unione Indiana. Tra la fine del 1974 e l'inizio del 1975, si sviluppò un movimento di protesta verso la politica di Indira Gandhi. L'opposizione conservatrice costituì il Fronte del popolo (Janata Front), che nel giugno 1975 batté il Nuovo Congresso nelle elezioni del parlamento dello Stato del Gujarat. Poco dopo, la corte di Allahabad condannò Indira Gandhi alla perdita del mandato parlamentare e all'interdizione per sei mesi dai pubblici uffici. Il primo ministro reagì con fermezza: fece proclamare lo stato d'emergenza dal presidente della repubblica (25 giugno) e fece arrestare i leaders dell'opposizione. Il periodo di emergenza durò fino al giugno 1977, quando Indira Gandhi annunciò il ritorno alla democrazia e fissò per il marzo successivo le elezioni politiche. Queste sancirono il trionfo del partito del popolo (Janata Party), che conquistò la maggioranza assoluta alla camera bassa. Il suo successo fu però effimero: le elezioni del 1980 sancirono la vittoria del Congresso (I). Indira Gandhi tornò al potere, mentre il partito Janata finì per disgregarsi. Indira Gandhi riprese l'azione tesa a dare all'India la leadership dei paesi non allineati e fece proprie le iniziative di dialogo avviate dal passato regime con l'Occidente e con la Cina, mantenendo inoltre buoni rapporti con l’ URSS. Anche nei confronti del Pakistan Indira Gandhi avviò una diplomazia conciliante. Il 31 ottobre 1984, Indira Gandhi rimase vittima di un attentato a opera di due miliari sikh della sua guardia del corpo.

    La successione alla carica di primo ministro fu regolata con la nomina del figlio Rajiv Gandhi, il quale rifiutò di coinvolgere la comunità sikh nella condanna dell'attentato alla madre e confermò la data delle elezioni generali. Queste, svoltesi nel dicembre 1984, diedero al Congresso(I) e al nuovo premier una vittoria storica (400 seggi su 508). La sua politica, volta ad attenuare i contrasti interni, non è stata in grado di risolverli. Rajiv Gandhi è rimasto vittima di un attentato il 2 maggio 1991. Il nuovo governo guidato da N. Rao, sempre del partito del Congresso, ha dovuto affrontare una sempre più forte spinta indipendentistica ramificata dal Kashmir al Punjab, oltre all'estremismo sikh. · Costituzione. L'Unione Indiana è una repubblica federale comprendente 25 Stati e 7 territori. In base alla costituzione del 26 gennaio 1950 il presidente dell'Unione è eletto per 5 anni dai due rami del parlamento e dalle Assemblee degli Stati ed è rieleggibile. Il potere esecutivo è esercitato dal governo, presieduto dal primo ministro, designato dal presidente della repubblica. Il parlamento è composto da due camere: il Consiglio degli Stati (in cui 238 membri sono in parte di nomina presidenziale [12] e il resto eletti dalle Assemblee degli Stati con un sistema di rotazione [1/3 ogni due anni]) e la Camera del popolo, composta da 544 membri eletti a suffragio universale diretto ogni cinque anni. · Religioni. L'India ha come religione nazionale l'induismo. Nel corso della sua evoluzione, il brahmanesimo si è sovraccaricato di credenze e riti popolari, e il suo pantheon si è moltiplicato e sovrappolato. Tuttavia esso tende verso un monoteismo più o meno sentito. L'induismo è ancora praticato da circa l'83% della popolazione indiana. Simultaneamente, a partire dal VI sec. a.C., l'India ha visto nascere sul suo territorio due religioni: il giainismo e il buddhismo. Si devono anche ricordare due altre religioni: quella dei Parsi, zoroastriani, e quella dei Sikh (1,97%). L'islamismo s'è installato nell'India a partire dall'VIII sec.; ed è oggi praticato dall'11,35% della popolazione. Il cristianesimo, infine, comprende la Chiesa giacobita cattolica e quella monofisita del Malabar, vi sono infine protestanti di varie sette. · Lingue. In India sono usate circa 850 lingue e dialetti diversi. Nella maggior parte del paese, eccetto la zona meridionale, dominano le lingue indoarie; le lingue dravidiche sono parlate negli Stati di Karnataka, Andhra Pradesh, Madras, Kerala, e in una parte del Maharashtra e il Bengala Occidentale, mentre le linque sinotibetane sono parlate in varie zone dell'estremo nord e all'estremo est del Paese. La costituzione del 1950 ha riconosciuto quattordici lingue principali ma ha scelto come lingua federale l'hindi che è la lingua della cultura superiore e dei rapporti tra i vari Stati. · Letteratura. I testi fondamentali, scritti in sanscrito, sono i Veda, di carattere filosofico e religioso, e il grande poema epico, il Ramayana, (III sec. a.C.). Le successive opere di diffusione del buddhismo e del giainismo sono scritte nelle lingue volgari. Il II sec. d.C. è considerato epoca di generale rinascita, caratterizzata dalla poesia in stile kavya (ricercatezza formale e precisione verbale) che trova in Kalidasa, che coltivò la poesia epico-mitologica, la lirica e soprattutto il dramma, il suo maggior esponente. Domina fino al XIX sec. un filone mistico e devozionale, dato che qualsiasi ricerca veniva considerata un modo di accostarsi alla divinità, all'Assoluto. A questo filone si collega R. Tagore insignito del premio Nobel (1913). In epoca più recente hanno conquistato il primo posto i temi patriottici. 

     

 

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INDIA

Posizione

L'India confina a nord con la Cina, ad ovest con il Pakistan, a nord-est con il Nepal e ad ovest con la Birmania.

Territorio

Risorse naturali

L'India è un paese ricco di risorse minerarie, delle quali non è stata ancora esattamente valutata la reale consistenza. Fra le risorse energetiche ci sono abbondanti quantità di carbone, una produzione di petrolio ancora insufficiente ma in lieve aumenta, discrete quantità d'energia idroelettrica e sabbie uranifere che hanno spinto a costruire alcune centrali nucleari. L'autosufficienza energetica sembra un obiettivo abbastanza a portata di mano.

Le altre risorse comprendono giacimenti di minerali di ferro, che sono i maggiori del Mondo e che alimentano una forte esportazione.

Dal sottosuolo possiamo ricavare anche oro e pietre preziose: le leggendarie miniere contenenti i più famosi diamanti del Mondo sono quasi esaurite, ma il paese possiede ancora rubini, zaffiri, berilli e molte pietre semipreziose.

Clima e ambiente

Ambienti

Settimo paese per estensione, l'India comprende ambienti e paesaggi vari.

Lungo i 300 Km della sua massima estensione in senso nord-sud, si possono distinguere tre zone fondamentali: l'impressionante barriera montuosa, che limita l'intero subcontinente indiano, appartiene oggi solo la minima parte allo Stato indiano. La zona intermedia, appartenente in parte all'India, in parte al Pakistan e al Bangladesh, comprende le pianure alluvionali formate dai grandi fiumi. La parte peninsulare protesa sull'Oceano Indiano, il Deccan, costituisce un tavolato piuttosto alto, inclinato da ovest verso est, che ha la parte più coltivata e più popolata e più coltivata lungo le rive del Golfo del Bengala.

Idrografia

Accanto al Gange e al Brahmaputra, che insieme all'alto corso dell'Indo sono i principali corsi d'acqua del paese, si devono ricordare quelli del Deccan, meno lunghi ma oggi in via di valorizzazione mediante grandiosi sbarramenti; il più lungo di questi ultimi è il Godavari

Clima

interessati dai monsoni. La temperatura media oscilla tra i 20 ed i 28°C con valori in Tagliata a metà dal Tropico del Cancro, l'India cade nel dominio dei climi caldi, ogni modo più basse nelle regioni montane del nord e del nord-est.

Popolazione

Un popolo …diverse culture

Nel giugno 1978 la popolazione indiana era rimasta ufficialmente in 638 milioni d'abitanti, pari a metà densità media di circa 170 abitanti per chilometro quadrato. Una densità alta, che diventa altissima nelle zone di maggior concentrazione umana, superando i 500 abitanti per chilometro quadrato nel Kerala a Sud del paese e sfiorando gli 800 in alcune zone della pianura del Cange. Fra l'altro si tratta di dati che cambiano da un anno all'altro, tanto è vero che nell'ottobre del 1982 si parlava di una popolazione di 650 milioni di persone…

Economia

Nel corso degli anni seguenti l'India ha condotto una dura battaglia contro la pesantissima eredità lasciata dai secoli passati: diffusa miseria, malattie anemiche, alta natalità accompagnata da una breve durata della vita media, una struttura sociale di tipo feudale e, infine, la mancanza di una solida organizzazione politica e amministrativa centralizzata, resa precaria dai particolarismi etno-linguistici e religiosi che lacerano il paese intero. Dato l'aiuto ricevuto in conseguenza dai paesi esteri, all'India è stato consentito il conseguimento di un normale progresso in quasi tutti i campi. Lo sviluppo industriale indiano è costituito da una relativa ricchezza di materie prime di cui quasi abbonda tale paese.

Qualità di vita

Un uomo su sette è indiano; un uomo su due è povero

Con quasi 700 milioni d'abitanti, l'India è il più popoloso paese del globo dopo la Cina: su 100 esseri umani 14 sono indiani, essi rappresentano un settima della popolazione terrestre.

L'enorme paese è senza dubbio il più povero del pianeta, o almeno l'unico in cui la povertà così accentuata riguardi un numero tanto grande di persone.

Le cifre di questa povertà sono impressionanti: circa metà della popolazione è riconosciuta ufficialmente sotto i limiti dell'indigenza; nelle grandi città due famiglie

su 3 (per lo più numerose) vivono in una sola stanza; milioni di persone dormono lungo le strade, sui marciapiedi; i denutriti e i malati sono milioni (4 o 5 solo di ciechi); i mendicanti non si contano…

Il reddito annuo del cittadino indiano era nel 1981 di 230 dollari.

Storia

III millennio a.C.- Nella valle dell'Indo si sviluppa una fiorente civiltà, una delle prime del globo.

1700-1500 a.C.- Da nord-ovest giungono gli Arii, che occupano la valle dell'Indo e iniziano il gran periodo indù della storia locale.

1500-1000 a.C.- La prevalenza, senza mescolanza, degli Arii sugli indigeni genera lentamente una società divisa in caste.

IV-VI secolo d.C.- Con Chandragupta I inizia la felice età gupta della civiltà indù.

1221- L'India settentrionale è invasa dalle tribù mongole di Gengis Khan.

1498- L'arrivo di Vasco da Gama dà inizio ai contatti europei con l'India.

1600- Le Indie Orientali vengono alla Compagnia delle Indie, inglese.

1836-1857- La Compagnia delle Indie estende il suo potere fino a comprendere direttamente o indirettamente l'intero subcontinente indiano.

1858- Abolita la Compagnia delle Indie, la Gran Bretagna assume direttamente la sovranità del paese.

1885- Le forze nazionalistiche sorte nel paese danno origine al "Congresso nazionale indiano", che mira all'autonomia e all'indipendenza.

1919- Dopo disordini, violenze e massacri, Gandhi dà inizio alla lotta non violenta per l'indipendenza.

1947- La Gran Bretagna riconosce l'indipendenza del subcontinente indiano, che lascia diviso in due parti: India e Pakistan.

1971- Il paese sancisce il suo rapporto preferenziale con l'URSS firmando il trattato di reciproco aiuto.

1974- Mentre permangono drammatici problemi interni, con l'esplosione della prima bomba atomica, entra nel gruppo delle potenze nucleari.

 

 

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India

(Bharat Juktarashtra)

 

 

Stato indipendente (Unione Indiana) dell'Asia meridionale.

Superficie: 3.287.782 km2.

Popolazione: 844.324.000 ab.

Capitale: New Delhi.

Lingua: ufficiale l'hindi, ma anche l'inglese.

Religione: prevalente l'induismo (80%).

Unità monetaria: la rupia indiana.

Confini: il territorio comprende tutta la penisola del Deccan, tra il Mare Arabico a ovest e il golfo del Bengala a est, buona parte dell'Hindustan o bassopiano indogangetico, limitato dal Pakistan a ovest, dalla Cina, Nepal, Buthan a nord, dalla Birmania e dal Bangladesh a nord-est.

Ordinamento: Repubblica federale con Parlamento bicamerale, retta da un presidente (eletto ogni 5 anni), comprendente 25 Stati e 7 Territori. L'India è membro dell'ONU.

 

GEOGRAFIA

n Morfologia. Si possono distinguere tre grandi subregioni naturali: 1) l'altopiano tabulare del Deccan, formato da rocce antichissime (graniti, gneiss e scisti cristallini) e limitato ai bordi dalle catene dei Ghati; 2) la piana indogangetica, formata da depositi alluvionali antichi e recenti; umida, tropicale la sezione orientale, subdesertica quella occidentale (deserto di Thar); 3) a nord e a nord-est si trovano le parti interessate dalle fasce pedemontane e montane dell'Himalaia meridionale (Jammu-Kashmir e Himachal Pradesh a nord, Assam a nord-est).

n Clima. L'India appartiene al gruppo dei climi tropicali, interessati dai monsoni. La temperatura media oscilla tra i 20 e i 28 °C, con valori più bassi nelle regioni montane. Il mese più caldo è maggio, che precede l'arrivo del monsone di mare, il più fresco è gennaio. Il monsone inverte la sua direzione ogni 6 mesi ca., generando una stagione secca e una umida. La distribuzione delle piogge è molto varia: dai 250 mm del nord-ovest ai 2500 mm dei Ghati Occidentali.

n Idrografia. Accanto al Gange e al Brahmaputra, che insieme all'alto corso dell'Indo sono i principali corsi d'acqua del Paese, si ricordano i fiumi del Deccan, tra cui il Godavari.

n Economia. L'India ha condotto una dura battaglia contro la pesantissima eredità dei secoli passati: diffusa miseria, malattie endemiche, alta natalità, una struttura sociale di tipo feudale e, infine, la mancanza di una solida organizzazione politica e amministrativa centralizzata. I fondamentali problemi di struttura (questione agraria, creazione di industrie di base, valorizzazione delle risorse locali ecc.) vennero affrontati mediante un sistema pianificato di investimenti, provenienti in larga misura da prestiti e aiuti esteri. L'agricoltura resta tuttora la principale fonte di reddito del Paese (la superficie lavorata si estende su circa il 50% del territorio): il settore si articola in piccolissime aziende a conduzione familiare, dove i metodi di coltura sono ancora tra i più antiquati, mancando macchine e fertilizzanti. L'India vanta una vasta gamma di colture, di cui alcune destinate all'esportazione; tra queste le arachidi, la canna da zucchero, il cotone, la iuta. Importanti anche il tè, le spezie e il caffè. Tra i prodotti alimentari, sono molto diffusi riso, mais, sorgo, che tuttavia risultano insufficienti a causa del continuo aumento demografico. L'allevamento dei bovini, sacri all'induismo, non può recare alcun miglioramento all'alimentazione. Numerosi gli ovini, ma di scarsa produttività. Le foreste sono ricche di essenze pregiate (legno rosa, sandalo, teak e bambù), che alimentano un'attiva industria e una notevole esportazione. La base di un futuro sviluppo industriale è costituita dalla relativa ricchezza del sottosuolo (carbone, minerali di ferro), che ha consentito il sorgere di industrie siderurgiche (Bhilai, Rourkela, Jamshedpur); vi sono anche giacimenti di bauxite, manganese, mica, rame, piombo e zinco. In aumento la produzione di petrolio. Accanto alle industrie siderurgiche figurano le industrie meccaniche (materiale ferroviario, autoveicoli, motori elettrici, aeronautici e macchine tessili), tessili (cotone, iuta), chimiche (fertilizzanti, prodotti farmaceutici), della carta e del cemento. A Bombay è presente e sviluppatissima l'industria cinematografica.

 

STORIA

La prima grande civiltà indiana si sviluppò dal 2400 al 1500 a. C. ca. nella vallata dell'Indo. Seguì da nord-ovest l'immigrazione degli Arii e dei Dravida, che occuparono tutta l'India settentrionale. L'elemento caratteristico della civiltà aria fu l'organizzazione della società in caste. La storia vera e propria dell'India si può dividere in 5 periodi: periodo indù (500 a. C.-1192 d. C.), periodo musulmano (1192-1707), periodo di transizione (1707-1803), periodo inglese (1803-1947), periodo dell'indipendenza o dell'Unione Indiana (dal 1947). Nel periodo indù, il bassopiano del Gange costituì il centro della civiltà indiana. I Persiani conquistavano la valle dell'Indo (ca. 518 a. C.) e più tardi Alessandro Magno invadeva il Paese (327-325 a. C.). Sorse allora la dinastia Maurya (ca. 320-187 a. C.). Le succedeva la dinastia indù dei Sunga (ca. 187-60 a. C.), la quale nel 175 ca. a.C. batté i Greci che provenivano dalla Battriana. Altri invasori furono i Saci, i Parti, i Kusana, che fondarono un regno (ca. 20-300 d. C.) tra il Syr-Darja e il Gange. Attraverso quello Stato la cultura indiana e soprattutto il buddismo si diffusero nel bacino del Tarim, in Cina, Corea e Giappone. Nel periodo classico delle lettere e delle arti indiane regnò la dinastia dei Gupta (ca. 320-550) che esercitò uno splendido mecenatismo. Fu l'ultimo tentativo di unificare il mondo indù. A partire dall'VIII sec. si formarono vari regni, spesso in lotta fra loro. Ma già dopo il Mille le infiltrazioni e la pressione dei musulmani andarono man mano crescendo, sino al XII sec., quando le ultime resistenze dei Raiput furono travolte dagli invasori e una nuova era si apriva nella storia dell'India. La prima conquista musulmana fu opera del turco Mahmud di Ghazna (997-1030). Il dominio islamico, durato parecchi secoli, vide il succedersi di varie dinastie: Mamelucchi (1206-1290), Khalgi (1290-1320), Tughlaq (1320-1413). La sua disgregazione, verso la fine del XIV sec., consentì l'invasione di Tamerlano (1398), e poiché la maggior parte dei regni che sorsero dalle rovine dell'impero furono regni musulmani, una restaurazione indù si rivelò impossibile. Nel 1526 Baber, un discendente di Tamerlano, batteva a Panipat il sultano di Delhi e fondava il regno dei Moghul o Gran Mogol, che, almeno nominalmente, durò fino al 1857. Sotto Akbar (1556-1605), uno dei più straordinari personaggi della storia dell'Asia, il regno, ormai esteso a comprendere non solo l'India settentrionale ma anche parte dell'Afghanistan e del Deccan, ebbe una salda struttura amministrativa. Akbar pose anzi le basi per una nazionalità indiana superando l'esclusivismo islamico. I successori Giahangu (1605-1627) e Shah Giahan (1627-1658) non seguirono una politica diversa, mentre con la salita al trono di Awrangzeb (1658-1707) si ritornò ai tempi del più violento fanatismo musulmano. I secc. XVI e XVII videro anche le prime presenze europee (portoghese, olandese, più tardi francese e inglese). Il XVIII sec. segnò la fine del dominio islamico in India. La concorrenza fra le compagnie (olandese, francese e inglese) delle Indie Orientali dette il colpo di grazia all'indipendenza del Paese. Alla fine della guerra dei Sette anni (1763) il trattato di Parigi assegnava l'India francese ai vincitori inglesi. Nel 1818 avvenne l'eliminazione definitiva dei Maratti, che avevano tentato invano di restaurare l'induismo dopo la dissoluzione dell'impero Moghul. Nel 1857 gli Inglesi scioglievano la Compagnia delle Indie e tutti i territori da essa occupati passavano alla corona (1858). La conquista inglese impedì lo sviluppo dell'economia indiana, tuttavia le università create a partire dal 1857 formarono un'élite intellettuale, che andò assumendo carattere nazionalista. Nel 1885 venne fondato il partito del Congresso nazionale indiano. Nel 1919 Gandhi inaugurava un nuovo metodo, non violento, di lotta, fondato sulla non collaborazione, il boicottaggio dei prodotti inglesi, l'appoggio ai musulmani. Il movimento indipendentista continuò a svilupparsi anche durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 l'indipendenza indiana venne riconosciuta dagli Inglesi. Il Paese, però, fu diviso in due: l'Unione Indiana popolata da indù e il Pakistan musulmano. La spartizione e le migrazioni in massa (17 milioni di persone), avvenute in un'atmosfera di fanatismo religioso, provocarono gravi disordini (100.000 morti nell'agosto-settembre 1947) e l'assassinio dello stesso Gandhi (30 gennaio 1948), che aveva predicato la conciliazione coi musulmani. Sotto la guida di Nehru, l'altro grande artefice dell'indipendenza indiana, il Paese ebbe una Costituzione (1950), che aboliva fra l'altro il sistema delle caste, e divenne una Repubblica sovrana, democratica e federale, membro del Commonwealth. Perseguendo una politica neutralista, l'India si mise alla testa dei Paesi non allineati. Nel 1962 fu coinvolta in un conflitto con la Cina Popolare per la frontiera tibetana e soltanto dal 1982 si è manifestata una certa distensione. Aperto è rimasto il problema del Kashmir, la cui popolazione, in maggioranza musulmana, rivendica il diritto all'autodecisione. Nel 1966 assumeva il governo la figlia di Nehru, Indira Gandhi. Nel 1975 il Sikkim veniva annesso all'India. Sconfitta alle elezioni nel 1977, Indira Gandhi tornò al potere nel 1980, in un clima di gravi tensioni sociali e religiose, in particolare nei confronti della setta dei Sikh; nel 1984 venne assassinata da una guardia del corpo sikh; le succedette al governo il figlio Rajiv, che fu però sconfitto alle elezioni del 1989 da P. Singh. Durante la campagna elettorale del 1991 anche R. Gandhi fu assassinato dai Sikh, ma il suo partito ha vinto le elezioni e primo ministro è diventato N. Rao. Le tensioni fra indù e musulmani sono sfociate in gravi fatti di sangue (tra gli altri, gli scontri per la costruzione di un tempio indù sul sito della moschea di Ayodhya, nel 1992 hanno provocato 1200 morti), mentre ancora nel 1993-1994 è proseguita la repressione contro i separatisti del Kashmir e i Sikh. Rao ha dovuto affrontare nel 1995 l'aggravarsi della situazione in Kashmir, dove a luglio i guerriglieri sono arrivati a catturare cinque turisti occidentali. Nonostante il lieve miglioramento delle condizioni economiche il malcontento interno non ha accennato a diminuire portando a una spaccatura all'interno del governo.

 

LINGUA E LETTERATURA

n Lingua. Secondo gli ultimi censimenti, si annoverano in India 177 lingue (di cui 116 parlate da esigui gruppi tribali himalaiani) e 544 dialetti. Lingua ufficiale è l'hindi, temporaneamente anche l'inglese. Complessivamente le lingue dell'India vengono suddivise in quattro famiglie: 1) lingue austriche (o austro-asiatiche o nisada), monosillabiche, sopravviventi nei gruppi Kol (o Mundal) e Khasi (Assam, Bihar, Nicobare); 2) lingue sino-tibetane o himalaiane o kirata, monosillabiche, nel Kashmir, nel bacino del Brahmaputra e nella fascia himalaiana; 3) lingue dravidiche, agglutinanti, gruppo compatto dell'India meridionale, presenti anche nel Belucistan; 4) lingue indo-europee ariane, flessive, sviluppatesi con l'invasione aria attraverso le tre fasi dell'antico, medio e neo-indiano.

n Letteratura. La letteratura indiana inizia coi Veda, da cui traggono origine la maggior parte delle espressioni artistiche. L'arcaica letteratura vedica si svolge con i Brahmana, commentari dei Veda per quanto attiene alle pratiche del culto e del sacrificio, con i mistici Aranyaka, per comporsi nelle Upanishad, in cui la speculazione filosofico-religiosa si articola già nel sanscrito classico. Gli elementi narrativi si svilupparono in epoca non ben precisata nella recitazione dei kavia, paragonabili ai rapsodi pre-omerici, che fusero la problematica dell'India brahminica con gli ideali degli Ksatrya (la nobile casta dei guerrieri), esprimendosi nei due grandi poemi epici, il Mahabharata e il Ramayana, eco di lontani avvenimenti storici rivissuti nel mito in forma unitaria. Del I millennio a. C. sono anche le vaste raccolte dei Purana. Con il formarsi del sanscrito classico, evolutosi dal più antico vedico, nasce la grande letteratura d'arte, favorita dalla tranquillità che l'impero gupta poté assicurare all'India. La fioritura di questo periodo esprime un mondo in equilibrio tra l'umano e il divino: tipiche sono la lirica religiosa di Sankara e quella profana di Amaru. Il capolavoro di Jayadeva, il Gitagovinda (XII sec. d. C.), rappresenta l'ultimo grande canto della natura e dell'amore, prima dei preziosismi del Medioevo indiano. Il testo novellistico più famoso del periodo gupta è il Pancatantra, che mostra notevoli affinità con i racconti esopici; di più alto livello artistico è il Briniatkatha (il Grande Racconto), che può essere considerato l'enciclopedia novellistica indiana. Ma è nel teatro che l'India espresse gli aspetti più significativi del suo genio artistico: con Bhasa si forma il dramma sanscrito nobile, detto nataka. Con Sudraka, il delizioso autore del Carretto di argilla, si apre una lunghissima serie di drammi storici o pseudostorici. Kalidasa, che nel perfetto equilibrio tra la lirica e la fantasia creò con la Sakuntala il capolavoro della drammaturgia indiana, chiude il periodo aureo del dramma sanscrito classico, estensibile però per molti critici a Bhavabhuti (VIII sec.). Nei primi tempi dopo l'invasione musulmana, la cultura islamica influenzò taluni aspetti della poesia e del pensiero indiani, come si nota in Kabir e in tutta la letteratura urdu; ma l'India in definitiva vi si sottrasse, rimanendo fedele ai suoi temi fondamentali. Quelli di Tulsidas, la famosa Mirabai (XVI sec.), e di Surdas, il poeta cieco (XIV sec.), sono i nomi più illustri dell'hindi medievale; Candidas (XIV sec.) inizia la poesia bengali, seguito da Vidyapati Thakur (XVI sec.) e, nel Settecento, da Bharata-candra e Ramprasad Sen. Hindi e Bengala sono le due aree più importanti per la formazione della letteratura moderna, cui contribuì notevolmente l'influsso inglese. Il Rinascimento indiano, come suol definirsi il periodo moderno, ha inizio coi primi anni del XIX sec. Scrissero in hindi Hariscandra, Jayshankar Prasad e Prithviraj; più sensibile agli influssi occidentali fu il bengalese Madhusudan Datta; il romanzo storico inglese fu adattato a fini nazionalistici da Chattopadhyaya, detto il padre del romanzo indiano. Vanno ricordati, tra i letterati: Tilak, Bankim, Chandra Chatterji, Sarat Chandra Chatterji, Nazrul Islam, Vallatol; tra i pensatori: Ramakrishna, Vivekananda, Aurobindo Ghose. Ma la voce più alta della letteratura indiana moderna è quella di Rabindranath Tagore, insieme a Gandhi interprete profondo di un sentimento della vita che supera i confini di una nazione per divenire patrimonio universale.

 

ARTE

Dal 2400 al 1500 a. C. ca. si ebbe la fioritura straordinaria della civiltà dell'Indo, nota soprattutto col nome dei due centri maggiori, Harappa e Mohenjo-Daro, che conservano resti di mura, di edifici residenziali e di una complessa rete di strade e di fognature. Dopo l'invasione di popolazioni di stirpe aria (ca. 1500 a. C.) si ebbe il cosiddetto periodo vedico (ca. 1500-VI sec. a. C.), poverissimo dal punto di vista artistico (bastioni di Rajagriha). Splendida invece la fioritura artistica del periodo antico (VI a. C.-IV d. C.), dovuta al mescolarsi di elementi persiani ed ellenistici con le tendenze proprie dell'India e alla diffusione del buddismo. Alla dinastia Maurya risalgono i primi caratteristici stupa, tumuli commemorativi e simbolici nei quali erano conservate le reliquie dei vari Buddha. Tra il I e IV sec., sotto la dinastia Kuana si manifestano varie tendenze: a ovest la splendida arte del Gandhara, caratterizzata da influssi ellenistici (stupa di Hadda, Saltanpur, Shalji-Ki-Dheri; città fortificate di Begram e di Birkot); nel nord l'arte Mathura, che sviluppa un linguaggio formale prettamente indiano, prima vera espressione dell'arte classica. Nei primi due secoli del periodo classico (secc. IV-X), sotto la dinastia Gupta, l'arte e la civiltà indiane raggiungono massima perfezione e squisita raffinatezza. Notevole la scultura, in genere grandiosa, e la pittura delle grotte sacre (Ajanta). Nel periodo medievale (secc. X-XIII) sorgono templi imponenti, con uno straordinario numero di sale affiancate al santuario vero e proprio, sovrastati da torri ricoperte da una pesante decorazione scultorea. Nel periodo indo-islamico (secc. XIV-XIX), al primo momento dell'invasione islamica (secc. XII-XIV), durante il quale la civiltà hindu subì una stasi sotto il predominio culturale musulmano, soprattutto nelle regioni dell'Indo e del Gange, seguì una vivace reazione indigena, caratterizzata dal ritorno alle tradizioni del Medioevo preislamico o dalla valorizzazione dell'arte popolare, fino a quando (XVI sec.) la dinastia Moghul portò alla fusione delle due culture. In pittura si sviluppano la scuola moghul, di tendenze auliche e di stile indo-persiano, e quella rajput, d'ispirazione religiosa e popolare. Verso la fine del secolo scorso (periodo moderno) la scuola del Bengala e l'opera di D. N. Tagore portarono a un deciso tentativo di riforma, che si oppose al predominio e all'imitazione di forme occidentali con un ritorno alle tradizioni dell'arte nazionale, ma senza ottenere risultati validi, soprattutto in architettura. Tra i pittori moderni: D. P. Roy Chowdari, J. Roy, Amrita Sher Gil, F. Newton Souza e M. F. Husain; tra gli scultori: P. Das Gupta, C. Kar, S. Chauduri e D. Bhagat.

 

RELIGIONE

Oltre che del brahmanesimo (o induismo), nato dall'antico vedismo, l'India, a cominciare dal VI sec. a. C., fu la patria del giainismo e del buddismo. Oggi i giainisti rappresentano solo il 4% della popolazione indiana e il buddismo conta meno di un milione e mezzo di seguaci (Sri Lanka compresa). I Parsi non superano i 115.000, i Sikh sono poco più di 4 milioni. L'Islam, in India fin dall'VIII sec., conta 110 milioni di fedeli: 90 milioni di essi vivono nel Pakistan. Il cristianesimo conta dieci milioni e mezzo di fedeli tra cattolici e protestanti. Non mancano i culti animistici.

 

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                                                                     INDIA

                                                       Aspetto politico e storico

Già millenni prima di Cristo sul subcontinente Indiano fiorivano grandi civiltà: la più antica, chiamata civiltà dell’Indo, fu sopraffatta dall’invasione degli Arù. A questo seguirono nei secoli nuove invasioni, mentre andavano prendendo forma le due religioni tipiche dell’India, l’Induismo e pio il Buddismo. Più tardi i mussulmani si impadronirono del paese; sotto i sultani turchi si diffuse la religione islamica, in seguito al viaggio del navigatore portoghese Vasco de Gama cominciò il lungo periodo coloniale. Portoghesi, olandesi, inglesi e francesi fondarono empori commerciali. Nei primi decenni del secolo scorso la potente Compagnia inglese delle Indie orientali – la società commerciale che aveva il controllo dei traffici fra l’India e la madre patria; la seconda metà del secolo il potere passò direttamente alla corona inglese. Il malcontento ed il desiderio d’indipendenza della popolazione si manifestarono presto; ci furono rivolte sanguinose; venne fondato il Partito de Congresso, alla cui guida giunse M.K.Gandhi, un politico di grande prestigio che combatté con metodi non violenti la lotta per il distacco dell’India dalla Gran Bretagna. L’indipendenza fu ottenuta nel 1947, ma dall’ex colonia sorsero due stati automi: il contrasto tra mussulmani e indù impose infatti la divisione del paese in Pakistan e Unione Indiana. Nel 1948 Gandhi fu assassinato da un fanatico indù; gli successe Nehru, che riorganizzo lo Stato puntando sul nuovo sviluppo economico e abolendo per legge gli aspetti più arcaici della società indiana. Negli ultimi anni l’Unione Indiana ha dovuto affrontare gravissimi problemi interni ed esterni il sottosviluppo; le lotte accanite tra i diversi gruppi religiosi. Oggi l’Unione Indiana è una repubblica federale composta da 25 Stati, più sette territori, sottoposti al governo centrale. Il Parlamento, esercita il potere legislativo e, insieme alle assemblee degli Stati federali, elegge il presidente della repubblica. 

 

                                                                   Aspetto economico

Il periodo coloniale ha lasciato all’Unione Indiana una grande eredità di sottosviluppo.  All’atto d’indipendenza circa i 2/3 della popolazione lavorava la terra con una produttività bassissima; l’industria di base mancava, e le uniche imprese erano quelle tessili. Gli interventi dell’agricoltura hanno mirato alla cosiddetta “Rivoluzione Verde”: aumento della popolazione , nuovi terreni dissodati, impiego di macchinari, rotazione dei raccolti, uso di concimi e sementi selezionati, costruzione di magazzini per conservare le derrate. Le colture più diffuse danno così rese insufficienti ai bisogni alimentari della popolazione. I prodotti più importanti sono i cereali: nelle zone ricche di acqua, come la pianura del Gange viene coltivato il riso, le campagne del nord-ovest danno invece il grano. Consistente anche la produzione di legumi. Tra le colture industriali dominano le piante o le anginose, il tè, il tabacco, la canna da zucchero, le spezie. L’allevamento, pur contando su 103.000.000 di bovini, contribuisce pochissimo all’alimentazione. Il settore industriale si è arricchito di alcune industrie di base. Sono sorte moderne acciaierie che lavorano il ferro e il carbone, di cui il sottosuolo ha anche riserve. Anche la produzione di energia si avvale delle abbondanti materie prime: alle fonti energetiche più comuni, come acqua e carbone, si affianca l’uranio, che ha consentito di costruire alcune centrali nucleari. Nel complesso però è ancora lontano un apparato industriale avanzato, in gradi di sfruttare al meglio le notevolissime risorse minerarie. Le manifatture più importanti rimangono quelle tessili, che continuano una tradizione coloniale e, prima ancora di antico artigianato: è indiano l’8% circa del cotone lavorato nel mondo. Hanno avuto impulso il settore meccanico, che produce vari tipi di macchinari ferroviari e agricoli, e chimico, che fornisce soprattutto fertilizzante. 

 

 

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Luca Gambirasio

 

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“Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti, essa rappresenta una buona guida per il comportamento individuale; imporla a chiunque sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno”.

Mahatma Gandhi

 

 

Introduzione

 

“India. Terra di mistero, di avventura e di pericolo. La terra dei santuari e del misticismo. La terra dalle centinaia di popoli, la terra della povertà, la terra dove scorre il Gange placido e venerato. La terra dove l'amore sa mostrarsi sotto innumerevoli forme. La terra rifugio della maestosa e nobile tigre e del mortale serpente […]”  Emilio Salgari

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Con queste parole Salgari era solito definire l’india, la terra a quel tempo ancora molto misteriosa, in cui sono ambientati numerosi suoi romanzi.

Fu proprio questa terra, nel corso dei secoli, ad attirare numerosi scrittori e pensatori di ogni genere, nonché ad ospitare avvenimenti di carattere politico grazie ad altri personaggi altrettanto straordinari. Ognuno di questi personaggi, nel corso della sua “avventura” in India, provò a descrivere una sua immagine, non del tutto personale, ma in stretta relazione con la situazione socio-politica con cui veniva in contatto, in modo da poter far conoscere le meraviglie di questa terra all’uomo occidentale.

 

 

 

Arthur Schopenhauer e la sapienza indiana

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Un immagine decisamente rilevante dell’India, e forse dell’oriente più in generale, la possiamo avere tramite lo studio fatto da un importante filosofo europeo vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo: Arthur Schopenhauer.

 Figlio di un ricco mercante, fin da giovanissimo gli fu permesso di accompagnare il padre nei suoi viaggi d’affari, e cosi venne in contatto con alcuni degli ambienti più stimolanti d’Europa, sul piano umano e culturale. Queste esperienze eccezionali, però, non lo indirizzarono, come era prevedibile, a seguire il lavoro del padre, ma servirono solo ad aggravare la sua tendenza a chiudersi in se stesso ed a nutrire una visione pessimistica della vita molto simile a quella di Leopardi. A differenza di quest’ultimo, che nonostante tutto, nutriva una certa simpatia degli altri uomini, accomunati dalla stessa cattiva sorte, Schopenhauer nutriva un totale rifiuto della vita.

 

Ed è proprio grazie a questo senso di distacco dalla società che egli comincia ad avvicinarsi alla filosofia, spinto dal bisogno di far chiarezza sul suo senso di “insoddisfazione esistenziale”. Intraprese lo studio dei testi platonici, che in un certo modo rispondevano alle esigenze del suo animo, in particolare nel desiderio di evadere dal mondo dei sensi, elevandosi in quello delle idee; ma si avvicino anche a Kant, attirato da una lucida critica al realismo, e in particolare dall’affermazione che la mente dell’uomo avverte la necessità di raggiungere la “cosa in se”, o Noumeno, vale a dire l’essenza profonda delle cose.

 

Oltre che a questi filosofi egli nutri un grande interesse verso le filosofie orientali, attratto dalla consapevolezza che esse avevano del carattere effimero e fragile dell’esistenza dell’individui, e cosi si dedico allo studio delle Upanishad, antichi testi induisti, da cui rimase fortemente impressionato, tanto che era solito rivolgere un invito a chi si voleva avvicinare alle suo opere, ritenendo che la sua filosofia fosse comprensibile soltanto tramite riferimenti alla spiritualità orientale:

 

Legga, ora, anche i meravigliosi scritti della sapienza indiana, che le raccomando caldamente, e così lei avrà conosciuto tutto quello che il lettore dovrebbe sapere per capire appieno le mie opere”

(A. Schopenhauer, Colloquio con C. G. Beck, marzo 1857)

Le Upanishad sono scritture sacre nelle quali vengono insegnate sia la meditazione che la filosofia e fanno parte delle scritture post-vediche. Contengono diversi argomenti spirituali, e, dei 123 libri, solo 12 sono accettati come più importanti.

 

Schopenhauer definì la lettura delle Upanishad

“conforto della mia vita” e “consolazione della mia morte”

Successivamente incomincio a mettere in discussione l’allora diffusa tesi del “miracolo” Greco, ovvero la convinzione che la Grecia fosse la culla del pensiero umano, tanto che addirittura derise i messaggeri della cultura occidentale, recatisi in oriente con l’intento di insegnare e convertire, ma surclassati dalla superiorità della spiritualità orientale, di cui scrive:

 

Voi andaste colà come maestri
E ne ritornaste come discepoli
Dell'ascoso senso
Là caddero per voi i veli
»
(Sull'etica, in Parerga e paralipomena, VIII, 115)

 

Il filosofo, infatti, andava scoprendo che l’oriente sapeva pensare e sollevare le stesse problematiche tipiche dell’uomo dell’occidente, rispondendo a esse con soluzioni altrettanto ingegnose, ma tuttavia derivanti da un'altra concezione filosofica della vita.

 

Da questa diversa concezione filosofica Schopenhauer trasse un concetto che diventò uno dei pilastri fondamentali della sua rielaborazione della relazione tra fenomeno (ciò che una cosa appare) e noumeno (ciò che realmente una cosa è) propria di Kant; ma, mentre quest’ultimo asserì che il fenomeno è l’unica realtà raggiungibile dalla mente umana, sottolineando quindi l’irraggiungibilità dell’”essenza vera delle cose”; secondo Schopenhauer il fenomeno è illusione, sogno e parvenza, ed è separato dal Noumeno da quello che nella filosofia indiana è chiamato “Velo di Maya” ossia l’illusione che racchiude la realtà delle cose nella loro essenza autentica, di cui scrive nel suo libro “il mondo come volontà e rappresentazione”:

 

india“E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno , rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia , che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o che rassomiglia alla corda gettata a terra che egli prende per un serpente.”

 

Si tratta di un «velo» illusorio che impedisce gli esseri di ottenere la liberazione spirituale, tenendoli così imprigionati nel samsara, il continuo ciclo delle morti e delle rinascite.

In seguito a queste considerazioni il filosofo capisce che il compito della filosofia è proprio quello di “squarciare” questo velo, cosa che i saggi Indù, consapevoli della natura umana di questo velo, avevano da tempo imparato a fare, tramite la meditazione e quindi una volontaria immersione nel profondo di se stessi, tramite la quale l’uomo può arrivare a percepire la volontà di vivere tanto ricercata da Schopenhauer. Una volta che l’uomo riesce a percepire questa volontà, li parte il suo percorso per arrivare alla negazione della stessa (noluntas), poiché solamente cessando di volere la vita l’uomo può liberarsi dal dolore. Il percorso per giungere alla noluntas, secondo Schopenhauer, è scandito in tre “passi”: il primo è quello della giustizia, che gli fa riconoscere se stesso e gli altri uomini come rappresentazione di un'unica volontà, il secondo è quello della compassione, tramite cui l’individuo comprende il proprio dolore come simile a quello degli altri esseri, il terzo è quello dell’ascesi, in cui l’uomo deve abbandonare i piaceri terreni e dedicarsi alle virtù tipiche degli asceti: umiltà, digiuno, rassegnazione e sacrificio. Anche se questa via per la liberazione può apparire molto simile a quella derivante dalla religione cristiana, in realtà l’ascesi di Schopenhauer è molto diversa: mentre nel cristianesimo lo stadio finale di questo processo è l’incontro con Dio, secondo il filosofo la liberazione finale dell’uomo non è altro che la conquista del nirvana, elemento proprio delle filosofie induista e buddhista, ovvero l’esperienza del nulla, della negazione del mondo.

 

Il filosofo, giunto a questo punto, era quindi riuscito a coniugare il sapere filosofico occidentale con quello derivatogli dallo studio degli antichi testi sacri indù, consapevole che non esistono un uomo occidentale e un uno orientale, bensì esiste l'uomo in quanto tale, uguale in tutto il mondo e capace di porsi le stesse domande indistintamente dal luogo in cui si è trovato a nascere.

 

 

 

 

Joseph Rudyard Kipling e Edward Morgan Forster

Confronto d’immagine

 

indiaindiaJoseph Rudyard Kipling was born in Mumbai (India) in 1865, but educated in England at the United Service College. After he return to India where he work for an Anglo-Indian newspaper. He travel across the world and he visit so many state, like China, Japan and USA, and he takes home in first time in England, after in USA, with his wife. At the time of the First World War, he joined the English army like a war correspondent. After the years of war, with the growing popularity of the cars in the world, he travel across the Europe and he write some interesting article; then he became the headmaster of the University of Toronto, and there he remain till the years 1925. He died in January of 1936 in London, at the age of 71.

There is a heavy contrast about the images that this author gives from India. He was born in India, and he loves the mystery of this country, his cities and his people, but he also supported the England’s colonial power and duty; so he was considered as the writer of the British imperialism, a figure that exalted the patriotic spirit apply in some way at the injustices perpetrated by the  English colonizer. His famous poem (that it is rightly considered the “manifesto of the English imperialism”, even if Kipling wrote it after the invasion of the Philippines by the USA) that explain this idea of Justices of Imperialism was: “The white man’s burden” and this is the first stanza, that contain the most exemplificative concepts about imperialism:

 

“Take up the White Man’s Burden

Send forth the best ye breed

Go bind your sons to exile

To serve your captive’s need

To wait in heavy harness

On fluttered folk and wild

You new-caught, sullen peoples

Half devil and half child

 

Kipling describes the natives population as  ignorant and underdeveloped, then, according to him, the British white man (that can also be any Europe man, generally), have the difficult duty (burden), to civilize the population of the colonised countries, teaching them new culture and new behaviours, that in this case are the same of the British ones. Than, he also says, the white man had also to be patient because it could be difficult to reach this target without explaining in a careful way what he wants to teach. 

indiaEdward Morgan Forster was born in London in 1879, and soon, his life was shocked by the dead of father. He studied at king’s college of Cambridge and he gained the degree in story and classic’s subjects. After university, he travelled across the world, sometimes with his mother to Greece and Italy, and sometimes alone, to Germany, Egypt and India; and these journeys were the source of his whole inspiration that bring him to write some of his best novel. An example can be “A room with a view”, a novel about the contrast between the respectability and the passion, that was influenced by his travel to Italy, in particular by the characteristic Mediterranean way of life and thought. Foster lays a lot of interest on the theme of the personal relationships, as the only way to connect the people, to find harmony in the face of the increasing disintegration of the world.

In his whole life he did so many travel in India, in one of them he had also the privilege to be a guest of the Marajah of Dewas; and after all this travels, he wrote his last novel:

“A passage to India” that puts the focus on the theme of Anglo-Indian relationship.

The novel is set in the Indian town of Chandrapore, which is divided into the old Indian quarter and a British Civil station. The City Magistrate, Ronny Heaslop, is engaged by Miss Adela Quested, who decides to visit India with the Ronny’s mother, Mrs Moore. One night Mrs Moore meets a Muslim doctor, Aziz, at the Mosque. They soon became friends, and he invites Mrs Moore and Adela to visit the Marabar Caves, which are about 20 miles from the town. At the enter of the caves, Mrs Moore suffer a nervous crisis, then she suggest that Aziz and Adela should continue the exploration of the cave without her. During the visit a not well define incident happens, and when Adela comes out from the caves, she accuse Aziz to raped her. This accusation against Aziz, who is very well considered by his countrymen, creates great antagonism between the two races, and on the English party, only Mr Fielding, the headmaster of the local college, an old friend of Aziz, believe in his innocence; and Adela is surrounded by the formal concern of the British community. At the trial she is near to a state of nervous collapse; finally she declares that she has made a mistake. Aziz is acquitted and released, but he lose

Hare Krishna

any kind of faith in English justice. Then, Aziz, go to live in an isolated village, bringing up his family far away from the English influence. Here, Aziz, is visited by his old friend Fielding and they speak about the broken of their friendship caused by the intolerable presence of England in India.

With this novel, Forster express his clear opinion about the British dominion over India; using the racial contrast as a pretext, he study the deep and complex relations between the two different cultures. Forest shared the idea of social equality between the British and Indian wanted by Gandhi, and he criticized the imperialistic politics of discrimination and the injustices perpetrated against the Indian people.

 

 

 

Mahatma Gandhiel’indipendenza dell’India

 

Tra la fine del 1757 e la prima metà dell'ottocento la Gran Bretagna si impadronì dell'india pezzo per pezzo. L'India entrò a far parte dell'impero britannico nel 1876 quando la regina Vittoria fu proclamata imperatrice delle Indie.

L'India rimase sotto il dominio inglese all'incirca due secoli. Ci fu soltanto un duro sfruttamento soprattutto nel settore  manifatturiero che fu completamente rovinato dalla concorrenza inglese, anche l'agricoltura indiana fu devastata da quella britannica. L'India era un enorme insieme di villaggi autosufficienti, e ciascun villaggio produceva il necessario richiesto dai suoi abitanti, e i campi erano proprietà di tutti. La politica coloniale mirò soprattutto a mantenere il controllo di quel vastissimo dominio. Tuttavia il governo britannico realizzò oltre 50.000 km di ferrovie 60.000 km di strade e la costruzione di scuole, ospedali, ponti, dighe, e grandi bonifiche agricole. E non soltanto sorsero grandi piantagioni per produrre materie prime, ma vennero anche create numerose industrie locali per trasformarle in prodotti finiti.

La lotta per l'indipendenza dell'India si identifica per gran parte da Mohandas Karamchand Gandhi, che cercò di far capire ai suoi connazionali indiani che il dominio inglese stava rovinando l'economia del paese.

india

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (che in sanscrito significa “Grande Anima”), nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869 in una città di pescatori. La sua famiglia appartiene alla comunità modh, gruppo tradizionalmente dedito al commercio: il nome Gandhi significa infatti "droghiere". Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’attività di avvocato a Bombay.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha”: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico 

Dal 1915-1945 lotta per l'indipendenza dell'India

Moltiplica anche le iniziative contro la segregazione degli intoccabili, l’alcolismo, l’ignoranza e la povertà.

 

indiaNel 1930 la campagna di disobbedienza contro la tassa sul sale, Dopo questo episodio la campagna si allarga: boicottaggio ai tessuti provenienti dall'estero, isolamento dei funzionari governativi. Gli inglesi reagiscono duramente. Arrestano Gandhi e sua moglie. In carcere finiscono anche altre cinquantamila persone.

Nel 1932 Gandhi inizia un digiuno: afferma che si lascerà morire di fame se non verrà abolita dalla Costituzione la norma degli elettorati separati. L'India avrà la sua Costituzione. Certo la via della libertà sarà ancora lunga, ma questo è il primo significativo successo. II Mahatma dovrà fare molti altri digiuni, ma alla fine la vittoria sarà sua.

Questo “omino”, armato soltanto di intelligenza e di fede totale nell'amore universale e nella non-violenza, mette in ginocchio il grande e potente impero inglese.

La Gran Bretagna, cedendo alle pressioni del movimento anticoloniale, decide di concedere la piena indipendenza alla sua colonia è il 24 marzo 1947.

Il 30 gennaio 1948 a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da un fanatico indù radicale . Egli riteneva Gandhi responsabile dei presunti cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debito dovuto al Pakistan.

Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:

india Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese

Nonviolenza: La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale.
Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste.


La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno;

è non-cooperazione con il male,…” (Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128).

Tolleranza religiosa: ”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanzatra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” (M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.

 

 

La non violenza non è un vestito che possiamo mettere e togliere quando ci pare. Essa abita nel cuore, e deve essere una parte inscindibile del nostro essere”

 

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MoraviaePasolini

Condizione umana e sociale dell’India

L’india con la sua aura di antichità e mistero riesce anche a catturare l’animo di raffinati intellettuali dell’occidente. È questo il caso di Pier Paolo Pasolini, importante regista, scrittore e giornalista, e Alberto Moravia, altro importante scrittore italiano che, insieme alla signora Morante (moglie di Moravia) atterrano a Bombay nel capodanno del 1961 e intraprendono una lunga traversata del paese, alla scoperta di quell’India allora sconosciuta in gran parte del mondo, ovvero della sua condizione umana e sociale, che entrambi poi racconteranno agli italiani in due libri: Pier Paolo Pasolini, da quel viaggio trasse il materiale per pubblicare una serie di articoli sul quotidiano “Il giorno”, che poi andranno a formare il volume “L’odore dell’India”. In questo volume pasolini alterna le sue impressioni tra rilevamenti sociologici ed esaltazione del mito della “barbarie” .

 Alberto Moravia pubblicò una serie di reportage sulle mille contraddizioni caratterizzanti l’india, delineando un decadente quadro sociale nel volume “Un’idea dell’India”.

 

In primo piano si colloca la visione decadente di Moravia, una visione che vede questo Paese come la “negazione del mondo materiale” che viene espressa nelle accurate descrizioni (molto evocative) che egli fa dei paesaggi a lui circostanti, dove domina la decadenza, la putrefazione e la morte.

 

…“Sulle aiuole si levano qua e là alberi enormi,dai tronchi membruti,carnosi,morbidi,carichi di un fogliame pesante e grasso. Corvi neri e grossi in grande quantità,come se in un luogo del parco pettinato ci fosse un campo di battaglia sparso di cadaveri,svolazzano pesantemente da un albero all’altro,gracchiando con voci sonore. […]L’odore dolciastro, penetrante,disfatto e nauseabondo,come di fiori putrefatti,di frutta marce che si sente nei vicoli di Benares mentre ci si fa largo tra la folla dei pellegrini, quell’odore mi solleva lo stomaco e mi

 

una strada di Bombay

 

fa venire in bocca l’acquolina del vomito,la sensazione nella schiena del muso morbido e umido di una vacca sacra che mi spinge e mi manda incontro a sei o sette lebbrosi che camminano in fila,con i moncherini avvolti in bende e le facce lustre di muco e di pus”…

 

Oltre a questo putrescente spirito di decadenza, che sembra impregnare ogni cosa, Moravia sottolinea anche un altro aspetto di questo paese: la povertà, che egli vede ovunque, nelle strade, nei templi, nelle città e nelle campagne, una povertà che sembra quasi essere un tratto costituzionale dell’India stessa, un carattere proprio del popolo indiano.

 

 

indiaAl contrario del suo compagno di viaggio, Pasolini sembra essere un osservatore più coinvolto e meno negativamente critico nei confronti del paese da loro attraversato. Scritto quasi come un diario, “L’odore dell’India” è un resoconto del viaggio di sei settimane compiuto dagli scrittori, dove l’autore prova a tracciare un completo panorama sociologico del grande Paese che visita; il suo interesse, infatti, abbraccia tutti gli aspetti dell’india dalla religione alla vita comune del popolo indiano, del quale scrive:

 

La vita in India, ha i caratteri dell'insopportabilità: non si sa come si faccia a resistere mangiando un pugno di riso sporco, bevendo acqua immonda, sotto la minaccia continua del colera, del tifo, del vaiolo, addirittura della peste, dormendo per terra, o in abitazioni atroci".

 

E circa la loro religiosità:

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"Ho osservato tra gli indiani una religiosità generica e diffusa: un prodotto medio della religione. La non violenza, insomma, la mitezza, la bontà degli indù. Essi hanno forse perso contatto con le fonti dirette della loro religione (che è evidentemente una religione degenerata) ma continuano ad esserne dei frutti viventi". 

 

Le immagini che maggiormente colpiscono l’autore sono quindi di amore ed impotenza, ma soprattutto quell’innato e assoluto senso di disponibilità espressa tramite un tipico cenno della testa, disponibilità che porta ad un immediato relazionarsi tra le persone, e quindi a dolorosi addii di cui scrive:

 

“….si ha l’impressione di lasciare un moribondo [] ormai, tutta la strada dell’India dietro a me era seminata di naufraghi…” .

 

 

Ciò che nell'Odore dell'India risulta letteralmente più vivo è il susseguirsi dei ritratti umani.

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 Il ritratto più intenso e tragico lo abbiamo nella figura di Suor Teresa, a cui Moravia Pasolini e la Morante fanno visita durante la loro permanenza a Calcutta. Una descrizione della madre, da cui traspare un'opinione molto positiva, ce l'ha lasciata Pier Paolo Pasolini. Il poeta friulano ebbe modo di incontrarla quando ancora era sconosciuta ai più.

                              Cosi di lei scrive:

“Suor Teresa vive in una casetta non lontana dal centro della città, in uno sfatto vialone, roso dai monsoni e da una miseria che toglie il fiato. Con lei ci sono altre cinque, sei sorelle, che l’aiutano a dirigere l’organizzazione di ricerca e di cura dei lebbrosi, e, soprattutto, di assistenza alla loro morte: esse hanno un piccolo ospedale dove i lebbrosi vengono raccolti a morire.”

Pasolini descrive Suor Teresa come una donna buona e misericordiosa, e al contempo molto pratica nel svolgere il suo lavoro, infatti egli rimane talmente affascinato da questa persona che addirittura la definisce come “un trapianto splendidamente riuscito dello spirito di dio”.  

(...) Suor Teresa è una donna anziana, bruna di pelle perché è albanese, alta, asciutta, con due mascelle quasi virili e l'occhio dolce, che, dove guarda, "vede".

 

Pasolini fu stordito dalla immensa folla, dalla vita e dagli odori di questo Paese. Si spogliò della mentalità eurocentrica e si immerse nel noto marasma indiano. Girava di notte, come sempre, e nei falò accesi per strada e nella disponibilità della gente vedeva qualcosa che qui, nella vecchia Europa, non c'è più: la gioia e la voglia profonda di vivere e di stare con gli altri.

 

 

 

 

Conclusione

Uomini e idee si avvicendano attorno al Grande Paese, tanti viaggi nell’India affascinante e meno conosciuta, quella degli indiani che lottano per l’indipendenza dall’impero britannico. Ma  è anche L’India delle grandi contraddizioni, dei maestri dell’artigianato  e dei tessuti, dell’arte e dei colori, della miseria e della ricchezza, del rispetto verso gli altri e della profonda spiritualità.

 

 

  • Fine articolo India

 

 

 

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