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Venezuela

Il Venezuela è un paese di incredibile bellezza naturale e di profondi contrasti: a ovest si ergono i picchi andini ammantati di neve, a sud si estendono le umide giungle amazzoniche, a est si eleva il tavolato della Gran Sabana con i suoi monti dalla forma particolare e infine 3000 chilometri di spiagge bianche orlate di palme occupano la costa caraibica. Qui si trovano anche il lago di Maracaibo, il più grande del Sud America, l'Orinoco, il terzo fiume per lunghezza del continente e la cascata Salto Angel, la cui altezza non ha pari in tutto il mondo. In Venezuela vivono anche centinaia di specie di piante esotiche e di animali tra cui il giaguaro, l'ocelot, il tapiro, l'armadillo, il formichiere e l'anaconda, il serpente più lungo del mondo.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica del Venezuela

Superfice
912.050 kmq

Popolazione
24.654.694 abitanti (tasso di crescita demografica 1,48%)

Capitale
Caracas (1.741.400 abitanti, 3.517.300 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
67% meticci, 21% di discendenza europea, 10% di discendenza africana, 2% amerindi. Vi sono approssimativamente 200.000 amerindi, ultimi discendenti di società primordiali basate sull'attività venatoria e sulla raccolta dei prodotti naturali

Lingua parlata
spagnolo (lingua ufficiale), oltre a più di 30 dialetti amerindi, per lo più utilizzati dalle minoranze etnico-linguistiche degli arawak, cariban e chibcha

Religione
96% cattolica, 2% protestante, 2% altre religioni

Ordinamento dello stato
repubblica federale di tipo presidenziale
Presidente: Hugo Rafael Chávez Fríaz

 

Economia

PIL
132,8 miliardi di dollari

PIL pro capite
5.500 dollari

Crescita economia annua
-8,9%

Inflazione %
31,2%

Settori/prodotti principale
petrolio, ferro, acciaio, alluminio, bauxite, materiali da costruzione, industria alimentare, tessuti, assemblaggio di autoveicoli, prodotti chimici, cereali, canna da zucchero, riso, banane, caffè, bovini, suini, pesce

Principale partner commerciali
USA, Brasile, Colombia, Italia, Spagna, Germania

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani non è richiesto il visto turistico per una permanenza di 90 giorni, previa compilazione dell'apposito formulario di ingresso (tarjeta de turismo) rilasciato dalle rappresentanze diplomatico-consolari venezuelane all'estero e dalle compagnie di trasporto aereo autorizzate dall'Ente Venezuelano del Turismo

Rischi sanitari
colera, dengue, epatite, malaria, febbre gialla, AIDS. La febbre gialla è presente in gran parte del Sud America, fatta eccezione per l'altopiano andino e la parte meridionale del continente. Si tratta di una malattia virale trasmessa dalla puntura di una zanzara (la Aedes in Africa e la Haemagogus in Sud America) e all'inizio si manifesta con febbre, cefalea, dolori addominali e vomito. La diagnosi è complessa e richiede l'intervento del medico. La vaccinazione offre una buona protezione per 10 anni ed è caldamente consigliata a chiunque abbia intenzione di recarsi nel continente sudamericano

Elettricita
110V

Fuso orario
quattro ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

In Venezuela la stagione turistica dura tutto l'anno e perciò, in teoria, ogni periodo è buono per visitare il paese. La stagione secca è comunque la migliore, nonostante alcune destinazioni turistiche, come ad esempio il famoso Salto Angel, siano più interessanti durante la stagione delle piogge.

Tenete anche in considerazione i periodi in cui i venezuelani vanno in vacanza. Essi non possono prescindere dal visitare i loro parenti durante le festività della Pasqua, durante il Carnevale (diversi giorni prima del Mercoledì delle ceneri) e la Settimana Santa (quella prima di Pasqua). In questi giorni dovrete pianificare in anticipo i vostri spostamenti e, probabilmente, faticare un po' di più per trovare dove dormire. In compenso questi periodi sono ricchi di vita e di colore.

 

Eventi e Manifestazioni

In Venezuela, la festa più importante e più variopinta è il Carnevale, che si celebra il lunedì e il martedì che precedono il Mercoledì delle ceneri. Caratterizzato da musica, balli, processioni e travestimenti, assume connotati diversi da regione a regione. Il carnevale che si festeggia nella città di Carúpano è rinomato in tutto il paese.

Essendo poi un paese fortemente improntato alla cultura cattolica, gran parte delle altre feste che si celebrano sono legate al calendario cristiano. Oltre alla Pasqua, al Natale e al Corpus Domini, ricorrenze assai popolari, si festeggiano numerosi santi durante tutto l'anno.

 

Prezzi e costi

Valuta
Bolívar (Bs)

Economicita del paese
Durante il periodo in cui vigevano i tassi fissi di cambio, se si arrivava in Venezuela con un po' di dollari e li si cambiava al cambio nero, vi si poteva viaggiare e vivere con poco. Con la liberalizzazione del bolívar, i prezzi dei beni e dei servizi sono aumentati di molto. Ciò nonostante, coloro che viaggiano con pochi soldi possono cavarsela con US$30-40 al giorno, mentre chi desidera maggiori comfort deve affrontare una spesa giornaliera di US$40 e oltre.

I dollari nordamericani e la carta di credito American Express sono accettati senza problemi e quindi cercate di procurarveli. La Visa e la MasterCard sono invece le migliori per farsi anticipare somme e per pagare negli alberghi, nei ristoranti e nei negozi di lusso. Potete cambiare valuta nelle banche e nelle casas de cambio (uffici del cambio autorizzati); questi ultimi però cambiano solo contanti, a differenza delle banche che accettano tutto.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$3-7
Pasto in un ristorante di categoria media: US$7-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$15 e oltre

Albergo economico: US$10-25
Albergo di categoria media: US$25-50
Albergo di categoria elevata: US$50 e oltre

 

Sport e tempo libero

I quasi 40 parchi nazionali del Venezuela offrono la possibilità di effettuare escursioni di ogni tipo, da quelle più tranquille a quelle più dure nella giungla, dove non ci si dovrebbe avventurare senza un machete e un po' di conoscenza di quelli che sono i pericoli del luogo. Il Parco nazionale El Ávila, situato nella valle di Caracas, è probabilmente un buon punto di partenza; altre escursioni meno facili si possono effettuare a Guatopo, Terepaima e a San Esteban. La zona migliore è forse quella della Sierra Nevada de Merida, dove si possono compiere escursioni in mountain bike, fare trekking e alpinismo, noleggiando guide e attrezzatura. Merida è anche l'ideale per il deltaplano e il parapendio. La costa caraibica offre moltissime occasioni per fare snorkelling e immersioni, soprattutto a Tucacas. Gli speleologi dovrebbero visitare Cueva del Guócharo, il più interessante dei complessi di grotte presenti in Venezuela. Ci si arriva in 3 ore di autobus da Cumaná.

 

Storia

Ai tempi della conquista spagnola, in Venezuela vivevano almeno 500.000 indigeni appartenenti ai tre principali ceppi etnico-linguistici dei cariban, degli arawak e dei chibcha. Il paese, 'scoperto' da Cristoforo Colombo, fu così chiamato (letteralmente 'piccola Venezia') dall'esploratore Alonso de Ojeda l'anno successivo all'arrivo del navigatore genovese. Il primo insediamento spagnolo sul continente risale al 1521, presso la città di Cumaná.

Le tribù indigene lottarono con tutte le loro forze contro i tentativi di colonizzazione e di saccheggio da parte degli spagnoli e dei popoli germanici, i quali lasciarono una scia di sangue dietro di sé nel tentativo di inoltrarsi nella regione in cerca del mitico El Dorado. La resistenza delle popolazioni locali venne infine meno quando numerose comunità caddero vittime delle malattie portate dagli europei: il solo vaiolo uccise due terzi della popolazione della valle di Caracas.

Ciò nonostante, la mancanza di ricchezze suscettibili di immediata monetizzazione condusse le potenze coloniali a trascurare lo sviluppo del Venezuela e ciò produsse insoddisfazione e malcontento tra le classi sociali più agiate, di discendenza spagnola. I dominatori spagnoli vennero così cacciati dalla rivolta popolare guidata da Simón Bolívar, noto localmente col nome di 'El Libertador' che, aiutato da alcuni mercenari inglesi e da un gruppo di cavalieri provenienti da Los Llanos, conseguì una vittoria decisiva nella battaglia di Campo Carabobo, presso Valencia, nel 1821. Bolívar, già fautore dell'indipendenza della Colombia, continuò la sua missione aiutato dal fedele luogotenente Antonio José de Sucre e liberò poi l'Ecuador, il Perù e la Bolivia. Il suo sogno di una federazione chiamata Grande Colombia, destinata a unire Colombia, Venezuela e Ecuador, svanì con la sua morte nel 1830, quando il Venezuela si proclamò indipendente adottando una nuova costituzione.

Il periodo successivo all'indipendenza fu caratterizzato dal susseguirsi di dittature militari, colpi di stato e instabilità economica, finché la scoperta di enormi quantità di riserve petrolifere nella laguna di Maracaibo nel 1910 non portò un certo grado di ricchezza al paese. Alla fine degli anni '20, il Venezuela era divenuto il maggior esportatore di petrolio del mondo, ma ciò non migliorò di molto le condizioni sociali della gente comune. La diffusione della povertà e l'inesistenza di progetti governativi relativamente all'educazione e alla sanità condussero a una serie di rivolte popolari che portarono il Venezuela alle sue prime elezioni democratiche nel 1947.

Nonostante una certa stabilità politica acquisita di recente, la scena politica venezuelana continua a essere contraddistinta da scandali, corruzione e minacce di colpi di stato. La situazione economica del paese, messa a dura prova dal crollo del prezzo del petrolio nel 1988, rimane difficile. I severi provvedimenti riguardanti le speculazioni finanziarie e i diritti civili adottati nel 1994 da colui che ai tempi era il presidente della repubblica, Caldera, hanno dato impulso alle rivendicazioni della corrente politica liberale, ma solo nel 1996 l'opinione pubblica si è schierata apertamente contro di lui. Le drastiche misure avevano lo scopo di riportare sotto controllo l'inflazione galoppante e l'allarmante diminuzione del potere di acquisto della moneta locale, ma l'establishment politico e la burocrazia hanno resistito a questi tentativi di cambiamento. Resta da vedere se la cultura economica venezuelana, profondamente tradizionale e anacronistica, è in grado di aprirsi a una classe sociale in ascesa, quella della gente di colore.

Nel dicembre 1998, i venezuelani, ormai stanchi dell'inefficienza governativa, hanno eletto democraticamente alla presidenza del paese Hugo Chávez, candidato di matrice populista, con il più alto margine di voti a favore degli ultimi 40 anni. Appena sei anni prima lo stesso Chávez aveva tentato un colpo di stato contro il governo in carica e aveva trascorso 2 anni in prigione. Chávez è stato rieletto per un mandato di sei anni, anche questa volta con un ampio margine, nel 2000.

Nella primavera del 2002 il colpo di stato dell'11 aprile e il suo repentino rovesciamento hanno messo in subbuglio il paese. I guai sono cominciati l'11 aprile, quando un terrorista ha aperto il fuoco contro i dimostranti dell'opposizione, uccidendo 16 persone. I militari poi hanno arrestato Chavez il 12 aprile, chiedendo che presentasse le dimissioni. Il presidente ad interim Pedro Carmona, presidente della Confindustria venezuelana, nel frattempo è stato immediatamente insediato al potere e ha cominciato da subito a prendere drastici e impopolari provvedimenti come quello di sciogliere l'Assemblea Nazionale, di abolire tutte le riforme di Chavez e di aumentare del 15% le esportazioni di petrolio verso gli Stati Uniti. Il Venezuela è il quarto esportatore di petrolio del mondo e la rendita del petrolio costituisce l'80% delle entrate che il paese ricava dalle sue esportazioni.

Ma mentre migliaia di persone si riversavano nelle strade per insorgere contro il colpo di stato, domandavano il ripristino della presidenza di Chavez e occupavano molte stazioni televisive che non avevano dato nessuna notizia della rivolta e delle manifestazioni, il presidente provvisorio Carmona, perso il supporto militare e viste le violente proteste per le strade nelle quali persero la vita 25 persone, diede le dimissioni. E così, il 14 aprile, Chavez, dopo esser stato arrestato e imprigionato dai militari, ha ripreso il suo incarico presidenziale al palazzo di Miraflores nella capitale Caracas appellandosi, in una diretta televisiva, alla calma di tutti i venezuelani. E ha promesso anche di non rivalersi sulle violenze che gli erano state inflitte. Ha dichiarato inoltre di esser pronto a "rettificare qualunque cosa io abbia da rettificare ", auspicando di fare da ponte fra le profonde divisioni del suo paese. L'opposizione a Chavez era venuta soprattutto dai detentori del potere economico-finanziario che gestisce il commercio del petrolio e dalle classi agiate di questa nazione. Chavez aveva conservato però la sua popolarità con i poveri del Venezuela, che lo consideravano il loro campione malgrado il suo governo sempre più autoritario.

Giunti alla sesta settimana consecutiva di sciopero generale contro il presidente, il 13 gennaio 2003 sostenitori e oppositori di Chavez si sono fronteggiati nelle strade a Maracaibo e nell'isola caraibica di Margarita, dopo gli scontri che il 4 gennaio avevano provocato, a Caracas, due morti per colpi d'arma da fuoco e decine di feriti a causa di lanci di pietre e di bottiglie. Gli oppositori hanno accusato Chavez di non avere più il controllo del paese, dopo averlo condotto sull'orlo della bancarotta, e avrebbero voluto destituire il presidente mediante un referendum programmato per febbraio. Ma Chavez ha ribadito che, secondo la Costituzione, questa consultazione avrebbe potuto essere effettuata solo a metà mandato e, pertanto, non prima del 19 agosto.

Lo sciopero generale ha avuto serie ripercussioni sull'industria petrolifera, la scarsità di benzina è stata contenuta dall'arrivo di navi provenienti da Stati Uniti, Russia, Trinidad e Tobago.

Chavez ha proposto al presidente brasiliano da Silva la creazione, fondendo le rispettive compagnie statali, di una compagnia petrolifera unica per Venezuela, Brasile, Bolivia e Ecuador, per poter competere con le grosse compagnie statunitensi ed europee.

Il 1° ottobre 2003 il Consiglio nazionale elettorale ha convalidato la richiesta necessaria a far partire l'iter referendario per la revoca del presidente Chavez. Per ottenerla è necessario il consenso di 2,4 milioni di persone, pari al 20% dell'elettorato. Il partito del presidente, Movimento Quinta Repubblica, ha replicato richiedendo la revoca dei mandati di 38 deputati, 7 governatori regionali e del sindaco di Caracas, tutti membri dell'opposizione.

 

Cultura

Il cattolicesimo è di gran lunga la religione più diffusa in Venezuela ed è stata adottata dalla maggior parte delle popolazioni indigene - solo quelli che vivono nelle zone più isolate del paese continuano a praticare antichi culti tribali. Vi è una presenza significativa di protestanti, il cui numero continua ad aumentare proprio grazie ai numerosi cattolici che hanno deciso di convertirsi. Nella regione nordoccidentale del Venezuela prospera una setta panteista di dubbia trasparenza, nota come il culto di María Lionza, che combina credenze indigene risalenti a tempi anteriori alla conquista spagnola, riti vudù africani e pratiche religiose di matrice cristiana.

Lo spagnolo, parlato da quasi tutti i venezuelani, convive con almeno 25 dialetti locali ancora vivi presso le tribù che abitano le zone più remote del paese. Alcune persone parlano anche l'inglese, soprattutto nei centri urbani.

In Venezuela, l'interesse per tutte le forme di arte visiva e manuale è grande; forse però, ciò che contraddistingue maggiormente questa terra è la musica, un insieme variopinto di ritmi e suoni europei, africani e indigeni. La popolarità del teatro è in ascesa e la scena letteraria è particolarmente attiva, soprattutto tra le generazioni più giovani.

La cucina venezuelana è varia e ricca di specialità regionali. Chiamati collettivamente comida criolla, i piatti e gli spuntini più tipici sono: l' 'arepa', la 'cachapa', l' 'hallaca', l' 'hervido', il 'lechón', il 'mondongo', il 'muchaco', il 'pabellón criollo' e il 'sancocho'. L'arepa è una piccola frittella di mais servita come contorno di alcuni piatti. Più spesso viene preparata come un vero e proprio spuntino e farcita con diversi tipi di ripieno: formaggio, carne di manzo, polpo, gamberetti, salsiccia, uova, insalata, avocado o qualsiasi altro ingrediente. Nella regione andina esiste l'arepa de trigo, una variante a base di farina di grano. La cachapa è una frittella rotonda di granturco fresco, di solito servita con formaggio e/o prosciutto. La hallaca è carne di maiale, manzo e/o pollo a pezzi con verdure e olive, il tutto contenuto in una pasta di mais avvolta in foglie di banano e cotta al vapore; è particolarmente popolare a Natale. Si chiama hervido una ricca minestra fatta con carne di manzo o di pollo, patate, carote e altre verdure locali. Il lechón è il maialino da latte farcito con carne di maiale, riso e legumi e arrostito allo spiedo. Il mondongo è trippa stagionata e cotta nel brodo con mais, patate, carote e altre verdure. Il muchacho è arrosto di manzo servito con una salsa. Lo stufato di verdure con pesce, manzo o pollo si chiama sancocho, mentre il piatto nazionale del Venezuela è il pabellón criollo, portata unica che consiste in pezzi di manzo, riso, fagioli neri, formaggio e tajada (plantano maturo fritto). Una bevanda tipica degli altipiani andini che si serve calda è il 'calentado', che si prepara con 'miche' (liquore fatto con la canna da zucchero e aromatizzato con l'anice) e latte, addolciti con 'papelón' (liquore fatto con la canna da zucchero e aromatizzato con l'anice) e lasciati riposare con erbe.

 

Ambiente

Il Venezuela si estende lungo la costa settentrionale del Sud America, a nord del Brasile tra la Colombia e la Guyana. La regione sudorientale è caratterizzata dalla presenza del Massiccio della Guayana e un'altra porzione del paese, pari al 30%, è occupata dall'ampia pianura erbosa dei Llanos, resi fertili dall'Orinoco, il terzo fiume più lungo del Sud America. Il lago di maggiori dimensioni di tutto il continente, il lago di Maracaibo, si trova nella parte nordoccidentale del paese ed è circondato da terre basse, in parte paludose e in parte coltivate. A sud del lago si ergono le propaggini settentrionali delle Ande, qui conosciute come la Cordillera de Los Andes, che raggiungono l'altitudine di 5007 m al Pico Bolívar. Gli umidi pascoli sulle montagne, noti come páramos, ospitano alcune delle specie vegetali più sorprendenti del Venezuela. Altre piante particolarmente interessanti si possono osservare sui tepuis (montagne dalla cima piatta) nella regione sudorientale del paese, nei dintorni di Roraima.

Il clima venezuelano è in prevalenza tropicale, fatta eccezione per una zona calda e temperata lungo la costa caraibica. L'escursione termica è limitata (a Caracas la temperatura oscilla tra i 18° e i 20° mentre a Maracaibo tra i 17° e i 29°) e così le zone climatiche del paese si distinguono in base alle precipitazioni piuttosto che alle differenze di temperatura. La regione costiera settentrionale è caratterizzata da un clima relativamente secco, nonostante le precipitazioni aumentino man mano che si procede verso est in direzione dei Llanos e del Massiccio della Guayana (in entrambe le zone il livello medio annuale è pari a 150 cm). La stagione secca (chiamata 'verano') va da dicembre ad aprile, mentre la stagione delle piogge ('invierno') copre la parte restante dell'anno. Nella regione amazzonica non si può individuare una stagione arida, dal momento che le precipitazioni annuali superano i 200 cm senza distinzione di periodo. La stagione migliore per visitare il Venezuela è quella secca, soprattutto per chi ha intenzione di effettuare escursioni a piedi.

 

Precauzioni

Parallelamente all'avvio dell'iter per la revoca di Chavez, mediante referendum (richiesta convalidata il 1° ottobre 2003), sono prevedibili dimostrazioni a Caracas e nel resto del Venezuela. Si consiglia pertanto di evitare assembramenti e manifestazioni.

Nelle zone più remote del paese al confine con la Colombia, Zulia, Tachira, Apure e nella regione amazzonica sono diffusi preoccupanti fenomeni di criminalità (rapine e sequestri di persona a scopo di estorsione), e di terrorismo compiuti dai narcotrafficanti.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Vi sono innumerevoli voli per Caracas in partenza dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Partendo dall'Australia e dalla Nuova Zelanda forse converrebbe acquistare un biglietto 'round-the-world'. Arrivare in aereo in Venezuela da altri paesi sudamericani potrebbe invece rivelarsi difficile e/o molto costoso. Fate una ricerca accurata.

È possibile arrivare via mare dagli Stati Uniti, dove ci si imbarca su una nave cargo da uno dei tanti porti del Golfo del Messico. Come alternativa, è in funzione un servizio di traghetti con le Piccole Antille (quelli con le Antille Olandesi sono stati invece soppressi).

Via terra, si può arrivare in Venezuela dalla Colombia e dal Brasile ma non dalla Guyana. Quei viaggiatori intenzionati a passare il confine con la Colombia a El Amparo de Apure-Arauca o a Puerto Paez-Puerto Carreño dovrebbero consultare la loro ambasciata per conoscere il grado di sicurezza di queste due zone, entrambe assai pericolose. Infatti, a partire dal marzo 1995, su entrambi i lati sono stati aumentati dimostrativamente i contingenti militari per via di attacchi di guerriglieri colombiani alle truppe di frontiera venezuelane.

Trasporti interni: Avensa, la linea aerea venezuelana più importante, collega 24 città all'interno del paese. Vi sono poi una mezza dozzina di linee aeree minori che servono altre zone.

La mancanza di ferrovie fa sì che l'autobus sia il mezzo di trasporto principale attraverso gran parte del Venezuela; i servizi sono solitamente rapidi, efficienti e confortevoli. Dalla stazione centrale di Caracas partono frequentemente autobus per ogni località del paese e i prezzi sono piuttosto bassi data la concorrenza tra le diverse compagnie.

Guidare un'automobile o una motocicletta garantisce maggiore flessibilità ma ricordatevi che è costoso tanto entrare in Venezuela con un'auto quanto affittarne una direttamente lì. Oltre a ciò, i guidatori locali raramente rispettano il codice della strada e quindi la faccenda potrebbe farsi pericolosa. I posti di blocco della guardia nazionale e della polizia sono numerosi e pertanto bisogna seguire le istruzioni e prepararsi a perquisizioni e a trafile burocratiche. Siate gentili e obbedienti: in passato non si è esitato a sparare a chi faceva resistenza.

Tra i trasporti locali vi sono anche gli autobus urbani, affollati ma a buon prezzo, e i taxi collettivi, anch'essi una buona soluzione economica. Caracas è dotata di un servizio di metropolitana efficiente e poco costoso.

Mete principali

Caracas
Situata in una pittoresca vallata vicino alla costa settentrionale, la capitale del Venezuela è una metropoli brulicante di più di tre milioni e mezzo di abitanti, includendo l'area metropolitana. Città in rapido sviluppo, progressista e cosmopolita, ha perduto quasi del tutto le sue radici coloniali per indirizzarsi verso un aspetto 'nordamericano', tanto che vanta alcuni degli esempi di architettura moderna più arditi dell'intero Sud America. Caracas è però anche caratterizzata dai ranchos, estese bidonville di lamiera e di cartone che occupano le colline circostanti, testimoniando l'immigrazione incontrollata avvenuta nel dopoguerra.

Tra le principali attrattive turistiche ricordiamo la Plaza Bolívar, con la cattedrale del XVII secolo; la Casa Natal de Bolívar, luogo di nascita di Simón Bolívar; il monumentale Palacio de Miraflores in cui visse uno dei passati leader del paese, Joaquin Crespo; il Panteon Nacional, mausoleo in cui sono sepolti alcuni dei cittadini venezuelani più importanti; il quartiere di Petares, che ha mantenuto la sua impronta coloniale; il Parque Central, affollato e moderno come la capitale che lo ospita.

Gran parte degli alberghi a buon mercato si trova nei quartieri malfamati, la cui sicurezza, specialmente di notte, è naturalmente assai dubbia. Con ogni probabilità, il posto migliore è il Sabana Grande. State sempre attenti, perché le aggressioni e i reati minori sono in aumento.

La vita notturna si concentra nei quartieri di Las Mercedes, El Rosal, La Floresta e La Castellana. Potete anche bere una birra al Greenwich Pub o ascoltare jazz al Juan Sebastián Bar, uno dei migliori della città.

Río Orinoco
Terzo per lunghezza in Sud America, l'Orinoco nasce vicino al confine con il Brasile nella parte meridionale del Venezuela e scorre per 2150 km fino all'ampio delta paludoso sulla costa nordorientale del paese. I numerosi isolotti coperti di foreste che costituiscono il delta sono abitati dai Warao, una tribù che vive su palafitte nei pressi delle rive del fiume, si sposta per lo più in canoa e trae il proprio sostentamento dalla pesca. Nella regione del Basso Orinoco è situata Ciudad Bolívar (una volta nota come Angostura), una città afosa che vanta un passato glorioso e mantiene ancora gran parte del proprio fascino coloniale. Qui Simón Bolívar progettò l'ultima fase della guerra di indipendenza e qui venne istituita la prima capitale del paese prima della liberazione dal dominio spagnolo.

Coloro che visitano Ciudad Bolívar sono di solito diretti a Canaima, una cittadina che gode di una posizione spettacolare, essendo sorta lungo il Rio Carrao proprio al di sotto di una magnifica serie di cascate. Lì vicino, originato da un affluente, c'è il Salto Angel, la cascata più alta del mondo, le cui acque si gettano nel vuoto da un'altezza di 807 metri (16 volte l'altezza delle Cascate del Niagara). Continuando in direzione sud-est, si incontra il meraviglioso paesaggio del tavolato della Gran Sabana, con i suoi tepuis e simas (depressioni nel terreno coperte di vegetazione e delimitate da pareti scoscese, la cui larghezza può raggiungere i 350 metri).

Le Ande venezuelane
Le verdeggianti montagne della Sierra Nevada de Merida costituiscono l'estremità settentrionale della catena delle Ande e si trovano nella parte nord del paese. Costellate di piccoli villaggi i cui abitanti conducono ancora uno stile di vita tradizionale, esse sono percorse da sentieri che conducono a vedute panoramiche spettacolari su picchi innevati, che soddisfano anche il viaggiatore più esigente. La città di Merida, la cui atmosfera piacevole e rilassata la rende una delle mete turistiche preferite del Venezuela, si trova a soli 12 km dalla montagna più alta del paese, il Pico Bolívar.

La costa caraibica
La costa nordorientale è il posto giusto per dedicarsi ad attività quali lo snorkelling, le immersioni, la pesca d'altura, la vela o semplicemente l'abbronzatura. Qui le spiagge del Venezuela offrono veramente il massimo: ampie distese di sabbia bianca bagnate da acque turchesi e orlate di palme da cocco. La Isla Margarita, distante 40 km dalla terraferma, è assai popolare tra gli amanti della vita da spiaggia ed è anche una delle destinazioni turistiche preferite dai venezuelani. E' facilmente raggiungibile mediante i traghetti che partono da Cumaná e da Puerto La Cruz.

Coro
Situata sulla costa caraibica nella parte inferiore della penisola di Paraguaná, Coro è una città tranquilla, piacevole e con un'interessante vita culturale, nota soprattutto per avere alcuni dei migliori esempi di architettura coloniale di tutto il Venezuela. Fondata nel 1527, essa fu uno dei primi insediamenti europei sul continente; ciononostante, le opere architettoniche più interessanti risalgono al XVIII secolo, quando Coro agì come centro di contrabbando in combutta con le isole di Curaçao e Bonaire. Il centro storico venne dichiarato monumento nazionale negli anni 1950 e diversi palazzi sono già stati restaurati. Tra le principali attrattive vi sono la Calle Zamora, stupenda stradina pavimentata a ciottoli, su cui sono state costruite ville lussuose e poi la Cattedrale e il Museo de arte de Coro.

La giungla amazzonica
La regione amazzonica si estende nella parte meridionale del Venezuela ed è coperta da una fitta foresta tropicale attraversata da innumerevoli corsi d'acqua e popolata da un mosaico di isolate comunità indigene. Si possono organizzare escursioni lungo l'Orinoco, il Sipapo, l'Autana e altri fiumi nonché nel profondo della giungla informandosi presso la città di Puerto Ayacucho, afosa ma accogliente.

 

 

Mete alternative

Colonia Tovar
Sperduta tra le foreste della Cordillera de la Costa, all'incirca 60 km a ovest di Caracas, c'è la curiosa cittadina di montagna di Colonia Tovar. Fondata nel 1843 da un gruppo di coloni tedeschi, essa è rimasta al riparo da influenze esterne per quasi un secolo: la mancanza di strade impediva le comunicazioni e i rigidi costumi sociali legavano gli abitanti a un rapporto esclusivo con la loro cultura (ad esempio, il matrimonio veniva proibito se contratto con un non appartenente alla comunità). La lingua spagnola venne introdotta solo negli anni 1940 e una strada asfaltata venne costruita solo nel 1963. Oggi Colonia Tovar è una cittadina incantevole che fonda il proprio benessere sulla vendita di beni alimentari e manufatti ed ha l'aspetto di un borgo tedesco. Gran parte degli antichi edifici è ancora in piedi e il cibo, in particolare il pane e le salsicce, continua a essere preparato secondo vecchie ricette tedesche.

Roraima
Attraverso i confini del Venezuela, della Guyana e del Brasile si estende un altopiano di 280 kmq noto come Roraima, la cui popolarità tra crescendo tra i viaggiatori amanti del trekking e della botanica. Il viaggio dura cinque giorni e gli ultimi due sarete obbligati a viaggiare con una guida. Nonostante l'escursione comporti l'essere sottoposti ad abbondanti precipitazioni, la scalata dell'altopiano è davvero interessante e una volta arrivati in cima si ammira un panorama che sembra uscire da un sogno fantastico, con rocce nere, spiagge rosa e specie vegetali incredibili.

Salto Aponguao
Una delle cascate più spettacolari e fotogeniche presenti sul tavolato della Gran Sabana è il Salto Aponguao, che può essere complicato raggiungere. Per arrivarci si può deviare dalla strada statale e percorrere 40 km di strada sterrata fino al villaggio indio di Iboribó. Qui si può pagare uno dei locali per farsi portare in curiara (piroga) attraverso il Rio Aponguao e poi in mezz'ora giungere alle cascate. Un'altra possibilità è di arrivarci direttamente in barca e ritornare a piedi. Qualsiasi soluzione scegliate, la cascata è spettacolare e l'acqua precipita da un'altezza di 105 m. Un sentiero segnalato conduce ai piedi della cascata dove si può fare il bagno e nuotare nei laghetti naturali che vi si formano. Vicino c'è anche un posto ideale per pernottare, da cui si gode un eccellente vista del Salto Apoguano e della zona circostante.

 

 

Argentina

La fama dell'Argentina è di solito legata al tango e ai gauchos, ma molti viaggiatori sono attirati soprattutto dalle sue meraviglie naturali che spaziano dai deserti del nord alla cordigliera delle Ande meridionali e dalle cascate di Iguazù agli splendidi e desolati paesaggi della Patagonia. E poi c'è la capitale, Buenos Aires, una città favolosa ammirata da molti visitatori per la sua raffinatezza, ma anche derisa da chi l'accusa di emulare la cultura europea.

Infatti la connotazione caratteristica della popolazione argentina, composta pressoché interamente da immigrati europei, sta nell'aver conservato quasi del tutto intatti i tratti salienti della cultura europea. È per questa ragione che sia gli europei sia i nordamericani e gli anglofoni in genere si trovano perfettamente a loro agio in questo paese in cui possono viaggiare in lungo e in largo senza avere troppo l'aria dei turisti. Chi s'interessa di calcio e può far mostra di qualche abilità con il pallone ha più probabilità di passare per una persona del luogo.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Argentina

Superfice
2.766.890 kmq

Popolazione
38.740.807 abitanti (tasso di crescita demografica 1,05%)

Capitale
Buenos Aires (12.116.400 abitanti, 13.076.300 abitanti nell'area metropolitana, 14.124.800 abitanti nel distretto amministrativo)

Composizione etnica
97% di origine europea (soprattutto spagnoli e italiani), 3% meticci, indios e altre minoranze

Lingua parlata
spagnolo latinoamericano (lingua ufficiale) più 17 lingue indigene, italiano, inglese, francese, tedesco

Religione
92% cattolica (meno del 20% i praticanti), 2% protestante, 2% ebraica, 4% ucraina, ortodossa armena e altre religioni

Ordinamento dello stato
repubblica federale di tipo presidenziale
Presidente: Nestor Kirchner

 

Economia

PIL
391 miliardi di dollari

PIL pro capite
10.200 dollari

Crescita economia annua
-14,7%

Inflazione %
41%

Settori/prodotti principale
industria alimentare, aziende agricole, tessili (lino e cotone), autoveicoli, prodotti chimici e petrolchimici, combustibili ed energia, gas naturale, metallurgia, acciaio, cemento, gomma, semi di girasole, olio da tavola, soia, frutticoltura, uova, cereali, frumento, tabacco, arachidi, tè, bestiame

Principale partner commerciali
Brasile, USA, Cile, Spagna, Germania, Cina

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani in viaggio per turismo non necessitano del visto per entrare in Argentina. Per una permanenza fino a 90 giorni è sufficiente esibire, oltre al passaporto, il biglietto aereo di andata e ritorno o di proseguimento del viaggio e una carta di credito internazionale, per dimostrare di avere fondi sufficienti per il soggiorno.

Rischi sanitari
rischio di colera nelle regioni subtropicali settentrionali

Elettricita
220V, 50hZ

Fuso orario
tre ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
il sistema metrico decimale è in uso praticamente in tutto il paese, ma nelle zone rurali viene talvolta usato il legua (lega, corrispondente a circa 5 km)

 

Quando andare

A chi vive nell'emisfero settentrionale l'Argentina offre la suggestiva possibilità di godere di due estati nello stesso anno, ma la geografia molto varia e la conformazione allungata del paese fanno sì che l'Argentina possa essere visitata in ogni stagione dell'anno. Le attrattive metropolitane di Buenos Aires sono pronte ad accogliere il turista in qualsiasi stagione, ma in regioni come la Patagonia e in quella di Santa Cruz, dove si trova il Ghiacciaio Moreno, è meglio andarci d'estate (da dicembre a febbraio). Le Cascate dell'Iguazú, nella provincia subtropicale di Misiones, sono più accessibili durante l'inverno e la primavera dell'emisfero australe, quando il caldo e l'umidità sono un po' meno opprimenti. In inverno c'è anche la possibilità di andare a sciare.

 

Eventi e Manifestazioni

Può sembrare strano, ma in Argentina non si svolgono molte fiestas o festival. La maggior parte delle festività coincide con quelle previste dal calendario liturgico della chiesa cattolica. Nel periodo tra Natale e Capodanno e in quello di Pasqua tutto si ferma. Nelle diverse province si celebrano le feste dei santi e le ricorrenze civili, come il 25 maggio che commemora la rivoluzione di maggio del 1810 o il Malvinas Day (10 giugno) e il Columbus Day (12 ottobre).

 

Prezzi e costi

Valuta
Peso ($)

Economicita del paese
Fino a poco tempo fa l'Argentina era un paese caro da visitare, tanto che gli stessi argentini avevano l'abitudine di passare le vacanze in paesi 'non cari' come gli Stati Uniti. La politica economica che fissava il valore di un peso a un dollaro americano manteneva i prezzi alti ma l'inflazione sotto controllo.

Con la recente svalutazione del peso ogni scommessa è persa. Il peso è precipitato: potrà essere un buon affare per i turisti a basso profilo economico, ma solo se l'inflazione resta sotto controllo. Il governo preme perché non vengano aumentati i prezzi, visto che un'inflazione galoppante precipiterebbe nel caos la già debole economia del paese. Negli anni settanta e ottanta, l'inflazione annua era sempre sopra il 100%, e spesso anche di più, con una punta sorprendente del 5000% nel 1989. Data l'instabilità economica del paese, i turisti avveduti dovrebbero tener d'occhio il mercato dei cambi e l'andamento della situazione economica.

Ufficialmente i dollari statunitensi non sono più accettati, ma dal momento che scarseggiano sono molti i negozianti che sarebbero felici di averne. In un cambio ufficiale avrete un tasso migliore, ma preparatevi a stare in fila per delle ore. Non sorprende che vi sia anche un prospero mercato nero, principalmente per i dollari americani ma anche per gli euro; evitatelo - non solo è illegale, ma potreste finire con in mano dei pesos contraffatti. Il prelevamento ai bancomat, che tengono conto del tasso di cambio in corso, è il modo migliore per tenersi informati sul valore instabile del peso.

Visa e MasterCard sono le carte di credito più accettate, ma non contate solo su queste - alcuni viaggiatori ci hanno riferito di avere avuto problemi per farsi accettare le carte di credito in alcuni negozi. Lo stesso discorso vale per i travellers' cheque. Ai ristoranti si usa lasciare una mancia di circa il 10%. Non è abitudine contrattare, se non nei mercati artigianali delle zone andine nord-occidentali.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$4-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$20-30
Albergo di categoria media: US$30-40
Albergo di categoria elevata: US$40 e oltre

 

Sport e tempo libero

Per farsi un'idea della prevalente influenza italiana nel paese basti pensare all'importanza del gioco del calcio, di gran lunga lo sport più visto e praticato. In Argentina però sono popolari anche molte altre attività sportive come il trekking, lo sci e gli sport acquatici, oltre a sport d'élite come il rugby e il polo, che dimostrano il peso avuto dall'immigrazione delle diverse fasce sociali. Lo sci, malgrado sia un'attività dispendiosa, sta diffondendosi sempre più: in Argentina infatti ci sono alcune delle stazioni sciistiche migliori del mondo e molte di queste possono avvalersi di buone scuole di sci. Questo sport si pratica soprattutto nella regione meridionale di Cuyo, nella zona dei laghi, a La Hoya e nei pressi di Ushuaia nella Terra del Fuoco.

Trovano molti adepti anche le passeggiate e le escursioni lungo i bei sentieri che si snodano attraverso le Ande, le Sierras de Córdoba e la Sierra de la Ventana nella provincia di Buenos Aires. Se amate arrampicare dirigetevi verso l'Aconcagua, a ovest di Mendoza, o verso la Catena FitzRoy nel Parque Nacional Los Glaciares nella provincia di Santa Cruz e, se siete scalatori provetti, tentate la Sierra de la Ventana. La pratica del rafting sulle rapide dei torrenti che discendono dalle Ande sta diventando sempre più popolare: i luoghi più adatti a tale attività sono il Río Mendoza e il Río Diamante nella regione di Cuyo, il Río Hua Hum e il Río Meliquina vicino a San Martín de los Andes e il Río Limay e il Río Manso nei pressi di Bariloche.

 

Storia

I primi a sviluppare l'agricoltura nell'Argentina precolombiana furono gruppi stanziali indigeni, i Diaguita, mentre le tribù nomadi si dedicavano alla caccia. La resistenza opposta dagli indios impedì le incursioni degli spagnoli e ne scoraggiò l'insediamento. Buenos Aires non prese forma come centro abitato che nel 1580, ma per altri 200 anni rimase in un stato di letargo economico e culturale. Poiché le popolazioni indie, oltre a essere ormai in declino, erano sparse sul territorio in maniera disuguale e non potevano quindi essere sfruttate come manodopera, i nuovi immigrati europei incominciarono a impiantare immense aziende di allevamento del bestiame, le haciendas, che diedero vita alla figura leggendaria del gaucho e a immense ricchezze per un numero molto ristretto di fortunati proprietari terrieri.

Buenos Aires fu designata capitale del nuovo viceregno del Río de la Plata nel 1776; era in pratica il riconoscimento che il predominio politico ed economico della Spagna sulla regione poteva ormai considerarsi superato. Ma lo scontento provocato dalle continue ingerenze spagnole negli affari locali raggiunse un livello tale da scatenare, il 25 maggio 1810, una vera e propria rivoluzione che portò all'indipendenza dell'Argentina nel 1816. Con l'indipendenza vennero a galla i fermenti che ribollivano nel paese a causa delle disparità esistenti tra le diverse regioni e che il potere spagnolo era riuscito a non fare emergere. I federalisti delle zone interne (proprietari terrieri di tendenza conservatrice sostenuti dai gauchos e dalla classe lavoratrice rurale) richiedevano a gran voce l'autonomia provinciale, mentre gli unitaristi della capitale (abitanti di una città cosmopolita che guardava con favore all'iniezione di capitali freschi, di immigrati e di nuove idee dall'Europa) appoggiavano il potere centrale di Buenos Aires. Dopo la disastrosa e feroce dittatura del sedicente federalista Juan Manuel de Rosas, prevalse la soluzione unitaria e nel 1861 fu proclamata la Repubblica argentina.

Vennero introdotte le pecore nelle campagne e si avviò la coltivazione intensiva di cereali nella Pampa. Le caratteristiche principali del nuovo liberalismo furono l'immigrazione europea, l'investimento di capitali esteri e lo sviluppo del commercio. Tuttavia l'eccesso di interessi stranieri nell'economia locale rese quest'ultima particolarmente vulnerabile alle svolte sfavorevoli cui era soggetta l'economia mondiale; la ricchezza del paese rimase concentrata nelle mani di pochissime famiglie e, quando le piccole aziende agricole incominciarono a fallire e i contadini furono obbligati a lasciare le campagne per cercare fortuna nelle città, la disoccupazione raggiunse livelli insostenibili.

Le prime decadi del XX secolo furono spettatrici di una serie di governi conservatori sempre più deboli, di un'economia fallimentare, di un persistente scontento da parte dell'élite dei proprietari terrieri e della crescente sfiducia degli interessi britannici nel paese. L'insieme di questi fattori portò, nel 1943, a un colpo di stato militare che preparò la strada all'avvento del dittatore Juan Perón, un colonnello con un incarico di secondaria importanza al ministero del lavoro, che arrivò alla presidenza una prima volta nel 1946 e una seconda nel 1952. Insieme alla moglie Eva, che godeva di uguale carisma e favore popolare, egli avviò un programma economico molto rigoroso che sosteneva con forza l'industrializzazione interna e l'autodeterminazione e che fu accettato con favore sia dai conservatori nazionalisti sia dalla classe lavoratrice. Lo smantellamento del partito di Perón nel 1955 ad opera di un colpo di stato militare portò all'esilio del dittatore in Spagna e segnò l'inizio di un disastroso governo dei militari che durò 30 anni, inframmezzato da brevi periodi di amministrazione civile. Perón ritornò brevemente al potere nel 1973 ma morì nel 1974, passando la carica di presidente, che ancora deteneva alla terza moglie Isabel Martinez. Le crescenti difficoltà economiche e l'instabilità politica portarono a una lunga serie di scioperi, rapimenti di esponenti politici e guerriglia. Il governo di Isabel cadde nel 1976 e i militari ritornarono al potere instaurando il regime del terrore.

Gli anni tra il 1976 e il 1983 sono stati descritti come gli anni della 'guerra sporca'. L'opposizione e la critica furono sradicate dagli squadroni paramilitari della morte che svolgevano il loro compito con il sostegno del governo. Si calcola che la dittatura militare sia stata responsabile della 'sparizione' di 10.000-30.000 cittadini. Le vittime più famose di questo periodo furono le Madres de la Plaza de Mayo, le donne che continuarono con coraggio a manifestare pubblicamente il loro sdegno contro la sparizione di membri della loro famiglia, spesso finendo per 'sparire' esse stesse.

Ironia del destino, la fine di questo conflitto interno fu determinata dall'emergenza di una guerra 'vera' che si svolgeva nell'Oceano Atlantico meridionale: la battaglia per le isole Malvine o Falkland. Il generale Leopoldo Galtieri, per stornare l'attenzione mondiale dall'incredibile livello di corruzione politica raggiunto in Argentina e dalla cattiva amministrazione dello stato e per conservare il potere, occupò nel 1982 le isole Malvine per sottrarle agli inglesi. Attacchi di nazionalismo isterico si verificarono in entrambi i paesi con il risultato che una flotta di navi inglesi fece vela dall'altra parte del mondo per difendere un minuscolo puntino sulla carta geografica. L'Inghilterra risultò essere il 'vincitore' finale di quello che si può ricordare come un episodio vergognoso e molto costoso per entrambe le nazioni.

La battaglia per il possesso delle isole Malvine rimane sempre aperta. Nel giugno del 1995, il ministro degli affari esteri argentino propose di comprare le isole, offrendo a ognuno dei 2000 insulari US$800.000 per la loro nazionalità. La questione è stata ulteriormente complicata dall'Inghilterra che credeva ci fossero giacimenti petroliferi in mare aperto, e nuove dispute si prospettavano all'orizzonte.

La vergognosa sconfitta a livello nazionale e internazionale ha segnato il destino del ruolo militare dell'Argentina, e il paese ha fatto marcia indietro alla costituzione del 1853. L'ex presidente peronista Carlos Menem ha iniziato grandi cambiamenti economici - vendendo le industrie di stato, aprendo l'economia a investimenti stranieri e fissando il valore di un peso a un dollaro americano nel 1991 - che hanno ridotto l'inflazione dal 5000% del 1989 a un sorprendente 1% del 1997. Ma se i cambiamenti hanno arginato l'inflazione, hanno anche portato a una maggiore disoccupazione e a una recessione prolungata.

Il presidente Fernando de la Rua del partito di centrosinistra UCR, eletto per quattro anni nel 1999, ha promesso misure restrittive contro la corruzione e misure fiscali inflessibili per risanare le casse dello stato. Ma dopo quattro anni di recessione e una disoccupazione che supera il 20%, gli argentini hanno detto basta. Ai programmi rigidi di de la Rua hanno fatto eco scioperi e manifestazioni di livello nazionale diventati più violenti dopo che il governo ha imposto divieti severi per il ritiro dei soldi in banca. Dal dicembre 2001, con un debito pubblico di US$132 miliardi - il più grande della storia - l'Argentina è precipitata in un clima di agitazioni economiche e politiche. De la Rua, insieme a molti altri ministri, si è dimesso fra disordini, saccheggi e caos, in cui sono morte 27 persone.

Dal primo gennaio 2002 Eduardo Duhalde è il nuovo presidente argentino. Peronista incallito, ha assunto una posizione populista e protezionista, anche se i più scettici non hanno dimenticato gli scandali di corruzione che lo hanno accompagnato durante la sua carica di governatore di Buenos Aires. Una delle sue prime mosse politiche è stata di svincolare il peso dal dollaro e quasi immediatamente il peso si è svalutato di più del 50%. La mossa, molto impopolare, è stata necessaria per assicurarsi nuovi aiuti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

A livello del mercato monetario mondiale, il peso svalutato ha avuto una risposta migliore di quanto previsto, anche se la sua forza relativa è dovuta in parte alle restrizioni bancarie imposte dal governo. Duhalde ha in programma cambiamenti radicali per il governo argentino, fra i quali smantellare l'attuale sistema presidenziale per una democrazia parlamentare. Tuttavia, l'opinione pubblica non è molto convinta, perché conflitti economici e corruzione governativa sembrano essere endemici nella classe politica. Ci sono proteste e scioperi quasi ogni giorno e la gente, cui è stato negato il diritto di disporre liberamente dei propri soldi, ha commesso atti di vandalismo contro le banche. Se non ci saranno miglioramenti nel prossimo futuro, al presidente Duhalde la situazione potrebbe sfuggire di mano. Ma nonostante le continue proteste e le lunghe file ai cambi, la violenza si è in gran parte allentata ed è stato tolto lo stato d'assedio.

Nel gennaio 2003 l'Argentina ha firmato un nuovo accordo con il Fondo Mondiale Internazionale (con scadenza il 31 agosto), per rimodulare i pagamenti e rifinanziare i prestiti contratti presso il FMI, la Banca Mondiale e il Banco Interamericano de Desarollo (BID), ammontanti a un totale di 16,112 miliardi di dollari. Si tenta di dare così copertura finanziaria al periodo che intercorre tra gennaio e l'insediamento del nuovo governo vincitore delle elezioni del 27 aprile. I sette paesi del FMI hanno posto come condizione per l'accordo che Duhalde indicesse nuove elezioni e hanno auspicato la vittoria di un nuovo presidente con maggiori conoscenze in campo economico.

Mentre le presidenziali erano imminenti, all'interno del Partito Justicialista (PJ, neoperonista) assai dura è stata la contesa tra il presidente ad interim Duhalde e l'ex presidente Menem. Entrambi si sono confrontati con altri diciassette candidati, in un clima sociale arroventato dalle proteste e dagli scioperi dei lavoratori ferroviari, degli insegnanti, dei lavoratori dello zucchero e delle ceramiche.

Per il ballottaggio sono emersi cinque candidati: Carlos Menem, peronista, già presidente per due mandati (1989-99); Nestor Kirchner, appoggiato dal presidente ad interim Eduardo Duhalde; Ricardo L. Murphy, economista liberista; A. Rodrigues Saa, peronista dell'ala "populista di sinistra " ed ex presidente per una sola settimana, dopo le dimissioni di de la Rua; infine, Elisa Carrò, avvocato in prima linea contro la corruzione e la politica di privatizzazioni promossa da Menem e il Fondo Monetario negli anni Novanta.

Il 14 maggio, quattro giorni prima del ballottaggio, Menem si è inaspettatamente ritirato, lasciando così la vittoria a Nestor Kirchner che, il 25 maggio, ha ufficialmente ricevuto i poteri presidenziali.

Un altro passo importante verso la rinascita del paese è stata la storica cancellazione dall'ordinamento giuridico, il 12 agosto 2003, da parte della Camera dei Deputati del Punto Finale (1986) e dell'Obbedienza Dovuta (1987) che avevano sancito l'amnistia per le violazioni dei diritti umani commessi contro i dissidenti alla dittatura militare.

 

Cultura

L'arte, l'architettura, la letteratura e lo stile di vita dell'Argentina sono permeati dall'influenza europea. Tuttavia soprattutto nel campo della letteratura si è creato un fervente clima culturale che ha prodotto grandi scrittori di livello internazionale come Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Ernesto Sábato, Manuel Puig e Osvaldo Soriano. Poiché un gran numero di argentini usa completare la sua istruzione in Europa, Buenos Aires in modo particolare si è sforzata di emulare le tendenze culturali europee nel campo dell'arte, della musica e dell'architettura. Il risultato di questa competizione è il gran numero di musei e gallerie d'arte di cui la città va fiera insieme alla presenza di una fiorente attività teatrale. Anche il cinema argentino ha raggiunto livelli internazionali ed è stato usato come mezzo per esorcizzare gli orrori della 'guerra sporca'.

La manifestazione più conosciuta della cultura popolare argentina è probabilmente il tango, una danza e una musica che hanno catturato la fantasia dei romantici di tutto il mondo. Anche la musica popolare è molto viva e sentita nel paese. Lo sport è un'attività d'importanza fondamentale per gli argentini e il calcio ha preso più la forma di un'ossessione nazionale che di un gioco. L'Argentina ha vinto la Coppa del Mondo nel 1978 e nel 1986 e le prodezze di Diego Maradona (l'argentino più famoso dopo Che Guevara) hanno tenuto occupati i tifosi del calcio, i paparazzi e i giornalisti per più di dieci anni.

In Argentina la religione cattolica, religione ufficiale dello stato, è impregnata di credenze popolari che hanno poco o niente a che vedere con la dottrina ufficiale. Per esempio, lo spiritualismo e il culto dei morti sono molto radicati tra la gente e veri e propri pellegrinaggi nei luoghi in cui sono seppelliti parenti o personaggi famosi sono molto frequenti. La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma alcune comunità di immigrati hanno conservato la propria lingua come elemento di identità e in particolare l'italiano è compreso quasi da tutti, cosa che evidenzia la forte influenza esercitata sul paese dalla più consistente comunità di immigrati. L'inglese, parlato in modo preciso ed elegante, è invece salvaguardato con cura dal gruppo anglofono. Le lingue indigene sono 17 e comprendono il quechua, il mapuche, il guaraní, il tobas e il matacos.

La carne ha un posto di primo piano nella dieta argentina. 'Carne' significa manzo, in genere servita in grigliate miste (parrillada). Una simpatica alternativa a quello che può rivelarsi un vero incubo per i vegetariani è uno dei piatti italiani più graditi, gli gnocchi (ñoquis). Lo squisito gelato (helado) argentino, anch'esso introdotto dagli italiani, merita una menzione speciale. Il mate, tè paraguayano, consumato insieme ad altra gente è più un rito che una bevanda e viene offerto alle persone cui si vuol dimostrare maggiore benevolenza. Le sue foglie, imparentate con l'agrifoglio, vengono preparate secondo una procedura piuttosto elaborata e la bevanda viene bevuta da una zucca vuota usata come recipiente comune.

 

Ambiente

L'Argentina è un grande paese che occupa la metà orientale della lunga coda affusolata dell'America meridionale, l'ottavo del mondo e il secondo del continente sudamericano in ordine di grandezza. Gli stati confinanti sono il Cile (da cui è separato dalla Cordigliera delle Ande) a occidente e l'Uruguay, il Paraguay, il Brasile e la Bolivia a nord e a oriente (da cui è separato da fiumi). Inoltre l'Argentina condivide con il Cile l'isola della Tierra del Fuego (Terra del Fuoco) e continua a disputare all'Inghilterra la proprietà delle Islas Malvinas (isole Malvine o Falkland per gli Inglesi). Latitudine e altitudine influiscono in maniera determinante sulla topografia del paese e contribuiscono alla sua varietà. L'Argentina può essere suddivisa in quattro grandi zone aree geofisiche: le Ande a ovest (aridi bacini, colline coltivate a vigne, montagne glaciali e regione dei laghi), le fertili pianure del nord (foreste pluviali subtropicali), le Pampas al centro (una distesa piatta caratterizzata da un misto di espansioni umide e secche) e la Patagonia a sud (steppe tenute a pascolo e aree glaciali).

Ventidue parchi nazionali sono stati istituiti per proteggere questo ambiente così vasto e diversificato che ospita specie uniche al mondo di flora e fauna, quali il caimano (o yacaré), il puma, il guanaco (un animale simile al lama che, al contrario di quest'ultimo che vive ad alta quota sulle Ande, risiede invece in pianura), il nandù (simile allo struzzo), il condor delle Ande, il fenicottero, svariate specie di mammiferi marini e strani uccelli di mare. Anche le boscaglie spinose, le foreste vergini pluviali, i cactus fioriti e le immense distese di foreste di araucaria del Cile e di faggio australe sono protetti.

Il clima dell'Argentina varia da quello subtropicale del nord a quello caldo e umido del centro a quello freddo del sud nella zona temperata. La regione andina va soggetta a rovesci irregolari di pioggia, a improvvise e brevi inondazioni in estate, al caldo soffocante, alla neve alle alte quote e allo Zonda, un vento caldo e secco. Le pianure ricevono invece pioggia sufficiente alla conservazione delle foreste paludose e delle savane degli altipiani, ma la quantità di pioggia diminuisce mano a mano che ci si sposta da oriente a occidente; in estate a est si registrano spesso inondazioni di scarsa entità. Il secco clima invernale si fa piuttosto sentire mentre il caldo estivo può essere decisamente pesante. Anche la piatta pianura della pampa va soggetta ad inondazioni mentre il clima della Patagonia è temperato durante tutto l'anno ad oriente e glaciale nel sud.

 

Precauzioni

Nonostante i problemi economici, l'Argentina continua a essere una meta sicura per i viaggiatori stranieri e, finché l'inflazione sarà tenuta a bada, anche una destinazione relativamente economica. Nel primo semestre 2003 la situazione economica e sociale è migliorata, le dimostrazioni, i blocchi stradali e gli scioperi sono leggermente diminuiti; si consiglia, tuttavia, di informarsi mediante i media per prevedere manifestazioni che possono intralciare localmente il traffico. Assembramenti e dimostrazioni di piazza di qualsiasi genere vanno assolutamente evitati.

Per quanto riguarda Buenos Aires, si consiglia di non avventurarsi da soli in ore notturne nei quartieri di La Boca, Retiro, Constitucion e Once; negli ultimi tre quartieri citati sono situate le principali stazioni ferroviarie della città.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: L'Argentina ha eccellenti collegamenti aerei con tutto il mondo. L'Aeropuerto Internacional Ezeiza, fuori Buenos Aires, è il maggiore aeroporto internazionale del paese. Una tassa aeroportuale di US$23.50 (più il 21% d'IVA) è richiesta alla partenza di ogni volo internazionale e di US$5 (più il 21% d'IVA) sui voli per l'Uruguay.

Tra l'Aeropuerto Internacional Ezeiza e Buenos Aires c'è un efficiente servizio d'autobus. Il tempo impiegato per il percorso è maggiore rispetto a quello impiegato dai taxi ma la tariffa è di gran lunga più economica.

L'Argentina è collegata con gli stati limitrofi, l'Uruguay, il Brasile, il Paraguay, la Bolivia e il Cile da un gran numero di punti di confine terrestri e fluviali. L'arrivo dal Cile prevede generalmente un'escursione a piedi sulle Ande mentre il viaggio via terra verso la Bolivia passa dalle città di frontiera di La Quiaca, Tarija, Pocitos/Yacuiba. Il Paraguay può essere raggiunto in autobus e/o per mezzo fluviale e il punto di attraversamento più frequentato verso il Brasile è quello di Foz do Iguaçu o di Uruguaiana. L'Uruguay è collegato all'Argentina da ponti stradali e traghetti che fanno servizio tra Buenos Aires e Colonia in Uruguay.

Trasporti interni: Tre compagnie aeree argentine tentano di far sembrare più piccolo questo grande paese: Aerolínea Argentinas gestisce le linee interne oltre a quelle internazionali, Austral copre solo le rotte interne e Líneas Aéreas de Estado fa servizio soprattutto verso le destinazioni della Patagonia. Le tariffe aeree sono alte per questa ragione è opportuno darsi da fare per scoprire e farsi applicare tutti gli sconti e le riduzioni possibili. I prezzi dei voli interni argentini sono inoltre appensantiti da una tassa d'imbarco che si aggira sui US$6 (incluso il 21% d'IVA).

Gli autobus che percorrono lunghe distanze sono veloci e confortevoli, alcuni dispongono anche di un servizio di ristorazione; per contro il prezzo dei biglietti è piuttosto alto e soggetto a incredibili variazioni.

Alcune imprese private hanno assunto il controllo dell'estesa rete ferroviaria del paese ma, se si escludono le linee pendolari di Buenos Aires, hanno mostrato ben poco interesse a migliorare il servizio passeggeri, che resta particolarmente scadente nelle province di Río negro, Chubut, Tucumán e La Pampa.

Mete principali

Buenos Aires
Per il poeta ufficiale della città, Jorge Luis Borges, Buenos Aires è eterna come l'aria e l'acqua. Per molti argentini la capitale s'identifica con il paese stesso e infatti il 40% della popolazione vive nella sterminata e disordinata periferia della città. Buenos Aires è distesa sulle rive del Río de la Plata nel distretto della capitale federale e non, come ci si potrebbe aspettare, nella provincia di Buenos Aires. Il centro ordinato e regolare ricorda Parigi mentre i viali alberati e le numerose piazze hanno l'aria seducente di un'eleganza un po' appassita. La città brulica di banchieri intenti a far quattrini e di persone vestite in maniera sofisticata che si mescolano a mendicanti dall'aria macilenta e a una moltitudine di disoccupati provenienti dalle bidonville della periferia circostante. La centrale Plaza de Mayo è da sempre il fulcro di ogni attività mentre la vicina Avenida 9 de Julio, conosciuta universalmente come la strada più larga del mondo, è un vero e proprio incubo per i pedoni. I negozi più eleganti sono in Avenida Santa Fe.

I maggiori luoghi d'interesse turistico della capitale comprendono la Catedral Metropolitana in cui si trova la tomba di José de San Martín, eroe della lotta per l'indipendenza dell'Argentina; il Teatro Colón visitato da compagnie teatrali e di danza e da concertisti di musica classica di livello mondiale; un certo numero di musei interessanti tra i quali segnaliamo il Museo Nacional de Bellas Artes, il Museo del Cine e il Museo Histórico Nacional, dove è conservata una completa raccolta di pittura che illustra la storia argentina dai suoi incerti inizi fino al momento attuale; il pittoresco quartiere italiano di La Boca, con le sue case di legno dipinte a colori vivaci lungo il canale Riachuelo, e il Cementerio de la Recoleta, il luogo che non dovete mancare se volete rendervi conto personalmente della passione nazionale degli argentini per la morte.

Buenos Aires è una città cara, ma sia che cerchiate una camera a buon mercato o un hotel molto esclusivo riuscirete sempre a sistemarvi in un luogo centrale e animato. Se non volete spendere troppo dirigetevi verso il quartiere del Congreso, mentre gli alberghi di livello medio sono concentrati soprattutto in Avenida de Mayo. Per un buon pasto a prezzi convenienti andate nei quartieri suburbani di La Boca e di San Telmo mentre nelle zone più centrali di Lavalle e Avenida Corrientes potrete condividere una pizza e un caffè, o uno di quei piatti a base di carne che si trovano dappertutto, con gli intellettuali della città.

Mar del Plata
D'estate, quando gli abitanti di Buenos Aires e dintorni desiderano una spiaggia, in realtà pensano quasi sempre a quella di Mar del Plata. Lungo questa spiaggia, che si estende per 8 km sulla costa atlantica settentrionale a 400 km dalla capitale, si alternano dimore signorili dall'aria sofisticata (in origine la zona era frequentata solo dalla classe dirigente del paese) a nuove villette della media borghesia. Intorno ai moli i leoni marini tengono d'occhio le mosse dei pescatori e una copia della grotta di Lourdes fa di questo luogo un paradiso del kitsch.

Córdoba
Seconda città dell'Argentina, Córdoba rivaleggiò a lungo con Buenos Aires per la supremazia politica, economica e culturale del paese. E in effetti, mentre la capitale languiva in uno stato di abbandono, Córdoba si trasformava nel tesoro architettonico dell'Argentina. Oggi nel centro ben disegnato della città si può ammirare una serie di pregevoli edifici di epoca coloniale tra i quali ricordiamo il vecchio mercato, la Iglesia Catedral e la Iglesia de la Compañia. Il Museo Histórico Provincial Marqués de Sobremonte è uno dei più importanti musei storici del paese.

La Pampa
La pianura implacabilmente piatta della Pampa è il cuore agricolo del paese e la dimora di quel romantico simbolo del nazionalismo argentino che è il gaucho. Il territorio della Pampa, che copre l'intera provincia di Buenos Aires e una buona parte di quelle di Santa Fe e di Córdoba, è molto vario e caratterizzato da colline ricoperte di foreste, praterie molto estese e laghi salati popolati da fenicotteri. Il Parque Nacional Liahué Calel, abitato da una fauna molto varia tra cui il puma, il guanaco e una grande varietà di cincillà selvatici chiamati vizcacha, merita una deviazione dal vostro itinerario di viaggio. Anche le città di La Plata, Luján (la cui basilica dedicata alla Virgen de Luján è visitata ogni anno da 4 milioni di pellegrini), Rosario e Santa Fe valgono la pena di essere visitate per i loro numerosi musei, le chiese e gli edifici coloniali dall'aria romanticamente appassita.

Cascate dell'Iguazú
Situate nel Parque Nacional Iguazú nei pressi di Puerto Iguazú, queste cascate spettacolari interrompono il corso del fiume omonimo poco a monte della sua confluenza nel Paraná. Almeno 5000 metri cubi di acqua al secondo si gettano nel sottostante abisso profondo 70 m. Se vi sembrerà di averle già viste è perché queste cascate avevano un ruolo fondamentale nel film Mission: infatti una delle attrattive della zona è rappresentata dalle storiche rovine delle missioni erette un tempo dai Gesuiti. San Ignacio Miní, edificata in uno stile architettonico conosciuto come 'barocco guaraní', è particolarmente interessante. A monte delle cascate le acque del fiume sono adatte a escursioni in canoa, kayak e ad altri sport acquatici. Il parco circostante è formato da 55.000 ettari di lussureggiante foresta tropicale, abitata da un gran numero di specie di piante e animali selvatici.

 

 

Mete alternative

Cuyo
La regione di Cuyo è costituita dalle province andine di Mendoza e di San Juan e da quella confinante di San Luis. Questa zona conserva una forte identità locale e la sua popolazione meticcia testimonia l'influenza del vicino Cile. Dedita soprattutto all'agricoltura e famosa per le sue uve e per il suo vino, quest'area si trova ai piedi della massiccia catena andina e offre molte opportunità di attività turistiche e sportive quali l'alpinismo e l'escursionismo ad alta quota. Altre attrattive sono costituite dalle aziende vinicole, dai villaggi nascosti tra le montagne e dai centri di Mendoza e San Juan.

Zona andina nord-occidentale
Questa regione, caratterizzata da molte bellezze naturali e da numerose testimonianze del passato precolombiano e coloniale del paese, è quella in cui le tradizioni dell'Argentina sono state meglio custodite. Il territorio comprende le province di Jujuy (numerose riserve naturali), di Salta (la città coloniale meglio conservata del paese con centinaia di zone archeologiche ed edifici coloniali), di Tucumán, La Rioja, Catamarca e di Santiago del Estero.

Patagonia
L'immensa regione a sud della provincia di Buenos Aires è caratterizzata da un territorio interno montagnoso e disseminato di ghiacciai, da specie di flora e fauna non riscontrabili altrove lungo la zona costiera e dai parchi nazionali andini. Per gli amanti della natura incontaminata la Península Valdés, con i suoi leoni ed elefanti marini, guanachi, nandù, pinguini di Magellano, uccelli acquatici, fenicotteri e balene rappresenta un vero godimento. Il famoso ghiacciaio Moreno di Santa Cruz è uno dei pochi al mondo attualmente in fase d'avanzamento. Carmen de Patagones è una bella città coloniale; nella zona, in particolare nella cittadina di Gaiman, si trovano inaspettatamente vestigia dei precedenti abitanti gallesi della regione.

Tierra del Fuego
La metà orientale di questa vasta isola all'estremità meridionale del continente è argentina, cilena è invece la sezione occidentale. I tratti caratteristici di questo territorio sono i pozzi di petrolio, le pecore, i ghiacciai, il vento e i corsi d'acqua. Le due città più importanti sono Ushuaia e Río Grande; le attrattive maggiori dell'isola sono i panorami spettacolari, l'esplorazione della sua natura selvaggia e la pesca. L'unico parco nazionale costiero dell'Argentina è costituito da fiumi, laghi, foreste e ghiacciai che offrono splendide possibilità di trekking e di osservazione degli animali.

 

AUSTRIA

 

L'Austria e' situata al centro dell'Europa e confina a Nord con la Germania e la Repubblica Ceca, a Sud con l'Italia e la Slovenia, a Est con la Slovacchia e Ungheria, a Ovest con la Svizzera e il Liechtenstein.

DESCRIZIONE FISICA

L'Austria, tre volte e mezzo meno estesa dell'Italia, presenta un territorio prevalentemente montuoso, formato quasi completamente dal versante Nord-Orientale del sistema alpino e in minima parte dall'estremità occidentale della pianura Ungherese, dal bacino del Danubio e dai protendimenti della Selva Boema. Al confine con l'Italia sorgono le Alpi Tridentine Camiche e di Caravanche, al centro dello stato sorgono gli Alti Tauri, le Alpi Noriche e i Bassi Tauri ed infine, al confine con la Germania e la Repubblica Ceca, le Alpi di Algovia, quelle Bavaresi e la Selva Boema. Il fiume più importante che attraversa l'Austria da Ovest a Est per 360 Km è il Danubio, l'unico ad essere navigabile; il suo percorso e' ricco di affluenti: quelli di destra che provengono dalle regioni alpine e vanno ad ingrassare il Danubio accentuando le magre invernali, i principali sono: l'Inn che nasce in Svizzera e, dopo aver oltrepassato il Tirolo sfocia nel Danubio a Passau, il Traun che sfocia nel Danubio a Linz e la Drava che sbocca in Jugoslavia. Gli affluenti di sinistra sono di scarsa importanza. Il maggiore e' la Morava che segna per un tratto il confine con la Cecoslovacchia. I laghi più' numerosi e belli sono quelli alpini; il più vasto è pero il lago di Neusiedl (320 kmq), nelle pianure del Burgenland.

 

STORIA

 

L'ascesa al trono nel 1740 di Maria Teresa, sembrò portare in Austria una ventata di illuministica trasformazione sul modello francese con alcune iniziative già adottate con successo da Federico in Prussia; suo nemico fin dal primo giorno di regno (che in entrambi fu quasi di quarant'anni).

Nel caos dinastico della Prammatica Sanzione di Maria Teresa, Federico aveva invaso la Slesia austriaca e se l'era annessa. Fu inutile una guerra di Maria Teresa durata sette anni per riprendersela, la piccola Prussia sotto il despota più illuminato d'Europa, era ormai diventata una potenza territoriale, economica e militare, e anche culturale. Ma soprattutto aveva creato una coscienza nazionale che lasciò in eredità a tutto il popolo tedesco. Lui a far nascere il "Nazionalismo".

La pace di Aquisgrana (1748) concluse la guerra di successione austriaca e sancì la sovranità di Maria Teresa su tutti gli Stati ereditati dal padre (tranne la Slesia e qualche piccolo territorio lombardo ceduto a Carlo Emanuele III in cambio del suo aiuto contro l'esercito franco-spagnolo).

Con l'avvento della stabilità, Maria Teresa si dedicò al consolidamento del suo potere, eliminando dove possibile, l'eccessivo frazionamento della monarchia asburgica, creando uno stato più accentrato, un proprio esercito, ed un corpo burocratico al servizio del Sovrano.

Cercò di unificare razionalmente tutto ciò che vi era di diverso a partire dalle tradizioni, dagli usi, dagli ordinamenti sociali e politici nei domini austriaci, nel dominio di Ungheria e nei territori degli ex domini spagnoli (il Milanese ed i Paesi Bassi meridionali).

Con una serie di riforme, imitando proprio lo Stato che più odiava -la Prussia- Maria Teresa risolse alcuni problemi sociali; tolse ai nobili la supremazia assoluta sui contadini (liberati solo in parte); diede impulso all'istruzione; tolse benefici e proprietà agli ecclesiastici ma per darli poi ai funzionari esasperò il suo e il loro potere d'impronta feudale. Le sue riforme toccarono solo il piccolo territorio di Vienna o attorno a Vienna, non si spinsero oltre, non arrivarono nemmeno in Carinzia, perchè era rimasta protestante e perchè era tutta tedesca.

Infatti, nel Settecento, come i suoi predecessori, paladina anche Maria Teresa della chiesa cattolica  la "cacciata" dei protestanti continuò più di prima. La sua intransigenza contro i protestanti nei domini a est s'identificò anche con la repressione nazionale dei cechi e con l'insediamento di signori feudali austriaci in ogni luogo. Così la rottura tra cattolici e protestanti fu definitiva su tutto l'impero.

Se ne avvantaggiò la Prussia per trasformarsi in una potente nazione tedesca; Federico aprì le porte a tutti, a contadini, artigiani, commercianti, insegnanti, tecnici, cacciati da ogni parte dai territori austriaci o sotto la loro influenza solo perchè erano protestanti, ebrei o gesuiti. Il sovrano tedesco costruì con loro la "sua" grande Prussia.

In pochi anni aveva già raddoppiato la popolazione, triplicato l'esercito, riuscito a dare a tutti il necessario, potenziato incredibilmente l'economia, alfabetizzato un intero popolo. Modificati gli equilibri politici.

Con questa straordinaria ascesa la rivalità verso Federico di Maria Teresa divenne totale, fino a combatterlo alleandosi perfino con gli ex nemici di sempre: la Francia e la Russia, inutilmente. Federico ebbe dalla sua parte anche la fortuna.

A continuare in Austria la politica accentratrice e di repressione di Maria Teresa, troviamo poi il figlio Giuseppe II, che impose agli stati soggetti anche l'uso della lingua alimentando i nazionalismi cechi, boemi, slavi.

Il suo successore Leopoldo, nel 1792 non solo revocò molte riforme teresine, ma prima lui, poi Francesco II, si schierarono contro la Francia rivoluzionaria, e il secondo (opportunista) si alleò proprio con la odiata Prussia contro Napoleone che aveva tolto agli Asburgo il vago titolo di imperatore del Sacro Romano Impero.

Dopo la caduta di Napoleone, con la Restaurazione iniziò la rigida politica di Metternich, che conservò rigorosamente fino al 1848 tutto l'assetto che era stato stabilito a Vienna. Ogni inquietudine che serpeggiava dentro nel paese era scambiata non come un malessere sociale locale, ma l'opera di fantomatiche sette segrete che serpeggiavano tra i popoli soggetti.

Metternich criticò il pesante sistema poliziesco instaurato da Sedlnicky ma non lo fermò, gli fu anzi utile. Dominando con la repressione i popoli ritornati sotto l'influenza austriaca (in Italia da Napoli alla Lombardia, dal Piemonte al Veneto) causò così un danno maggiore di quello già fatto da Maria Teresa; tutto il carattere assunto dall'Austria nel Settecento fu totalmente perso, il processo involutivo spazzò via il nuovo spirito liberale che si era diffuso con Rosseau, Voltaire, la Rivoluzione e con Bonaparte.

Tutto il potere fu accentrato sulla Vienna godereccia che contava in città un milione di abitanti, di cui la metà viveva con gli introiti che la corona rastrellava ai poveri sudditi delle campagne. Molte riforme, non toccarono minimamente il resto dell'impero.

Nell'Austria viennese l'analfabetismo era nel 1848 il 2-3%, mentre nei Paesi soggetti, in Cecoslovacchia, in Croazia, in Boemia, in Slovenia e anche nello stesso Veneto, toccava l' 80 %.
Salvo piccole zone sfruttate con le loro risorse, nelle campagne rimase una agricoltura arcaica o la pastorizia allo stato brado.

Poi nel 1848 arrivò Francesco Giuseppe.

 Appena salito sul trono aprì subito alla repressione politica e applicò altre spietate tassazioni ai popoli soggetti. La opulenta corte viennese costava molto e le uniche risorse erano le tasse più altre tasse.
L'Impero d'Austria nel 1848 aveva un debito di 2 miliardi di franchi, mentre le sue rendite annue erano la quarta parte 500 milioni di franchi. 300.000 soldati nell'esercito su una popolazione di 32.100.000 con dentro di tutto: Slavi di ogni genere, Boemi, Magiari, Rumeni, Valacchi, Armeni, Greci, Zingani, Musulmani, Veneti, Lombardi, Piemontesi, Turchi ecc.

Dopo le sconfitte con Francia, poi con l'Italia e soprattutto con la Prussia nel 1866, gli Asburgo persero il contatto con il mondo reale e non ricevettero più quell'influenza proveniente dall'area germanica dove si era sviluppato il progresso industriale, quello economico, commerciale ed enormemente quello culturale.

Erano progressi nemmeno più promossi o gestiti da un governo di Principi; nelle classi medie si era sviluppato un sistema economico in una forma del tutta autonoma. Paradossalmente avvenne con la collaudata Zolleverein; che era nata per evitare l'unione politica degli staterelli tedeschi, ed invece contribuì proprio la Zolleverein all'unione; la politica -tutta elitaria e di censo - dovette arrendersi all'evidenza, aggregarsi, mettersi a rimorchio se voleva ancora campare.

Gli Asburgo sconsideratamente rifiutarono di farne parte perchè temevano proprio una unione politica degli stati tedeschi; legati com'erano allo loro dinastia temevano di perdere il "prestigio" della dinastia asburgica.

 Con queste limitate vedute, il contatto lo persero poi anche dentro il loro stesso territorio. Come in Carinzia. Tutta la toponomastica ancora oggi testimonia la tedeschità della regione.

Molte località infatti non hanno perso il vezzo di iniziare la denominazione con il classico Deutsch...:
Che era rimasta ostinatamente tedesca, ne abbiamo una testimonianza precisa. Quando l'ultimo imperatore, Francesco Giuseppe volle fare una visita in Carinzia, fu accolto beffardamente con lo sventolio delle bandiere tedesche, pur avendo disposto i suoi funzionari che la città "doveva" (già quest'ordine è ricco di significato) essere addobbata con le bandiere della monarchia asburgica. Il giorno dopo il malcapitato governatore della Carinzia dovette dimettersi.

Al Kaiser quel giorno andò anche bene, perchè più tardi in uno dei paesi soggetti, non sventolarono le bandiere, ma una pistola: a Saraievo! E quel giorno fu l'inizio della fine dell'impero.

Per poter conservare il potere o per salvare il salvabile (nonostante la potenza) Francesco Giuseppe fu spinto a concedere un sistema rappresentativo trasformando la monarchia austriaca in monarchia austro-ungarica, con due parlamenti e due governi distinti, ma che non erano per nulla dualistici, ma semmai trialistici, perchè l'allargamento del suffragio andava a vantaggio dei tanti gruppi slavi, che aumentò ancora di più quando l'Austria avventatamente (e sempre con un atto di forza) si annetterà la Bosnia e l'Erzegovina.

Una mossa fatale che inasprirà l'irredentismo serbo e croato con le note conseguenze. In più l'Austria fece un altro grave errore: non aver concesso il suffragio ai cechi e ai croati; quindi aveva contro queste popolazioni anche se Vienna le governava; con il terrore però.

Le diserzioni in questi paesi, quando l'Austria iniziò la guerra, furono enormi.

Ma ve ne furono anche nella stessa Austria. I giornali patriottici austriaci si scagliano con disprezzo contro i disfattisti austriaci evidenziando la debolezza dell'impero e degli uomini che ne facevano parte, ma ai vertici nessuno se ne accorse. Gli informatori e gli intellettuali italiani nemmeno.

 

Così si presentò l'Austria alla guerra del 1914. Un Impero con un grossissimo problema: una forte contraddizione nazionale, che invece di guardare e poi dialogare a ovest, guardava a est, per di più con leggi sociali arretrate, ignorando del tutto i grossi problemi che le organizzazioni operaie, socialdemocratiche e quelle cattoliche stavano creando negli altri paesi, e anche nella stessa Austria, che però non voleva vedere. C'era la dissoluzione dell'impero e nessuno se ne accorse. Guardavano solo al possesso della terra; il Paese che solo un secolo prima si affacciava su La Manica, che possedeva il porto di Rotterdam, le ricche miniere del Belgio, della Slesia e sul Mar Baltico quelle Polacche e che solo per un attimo aveva creduto all'illuminismo e alle riforme, già alla vigilia della guerra era destinato a estinguersi. Mazzini molti anni prima lo aveva preannunziato.

La disfatta totale dell'impero austriaco servì poi ai tedeschi nel dopoguerra. Le responsabilità furono attribuite anche agli austriaci, cioè a Vienna. Non per nulla che nei trattati fu impedito all'Austria di rinunciare all'unione con la Germania, era psicologicamente pericolosa. Perchè nella capitale non stavano meglio che a Berlino. La classe dirigente della nuova repubblica pur nella terribile crisi del dopo guerra (a Vienna era angosciante!) non fu per nulla capace di adeguarsi alle nuove realtà. Crollati i mille benefici di una supernutrita classe parassita, tornarono nuovamente i conflitti tra le due vecchie anime dell'Austria, riemergendo dal basso.

Con i contrasti fra cristiano-sociali di estrazione contadina e i socialdemocratici di formazione operaia e urbana. Due schieramenti che si affrontano in un guerra civile, mentre in mezzo provenienti dalle correnti sotterranee riemerge in nazionalismo che guarda alla Germania di Hitler.

Nel 1927 una rivolta di operai viene repressa con un massacro. Il governo guidato da DOLFUSS, ancora più autoritario di quello imperiale, sopprime i partiti, revoca la costituzione, instaura un regime autoritario.

Molti lo accostano al fascismo italiano, lo classificano austrofascismo, anche perchè vagamento appoggiato da un Mussolini che non vuole certo le armate dell'amico Hitler che arrivino sul Brennero. Anche se in cuor suo l'Austria di Vienna la odia, non ha dimenticato quello che gli hanno fatto a Trento nel 1910 gli austriaci del Kaiser: messo in galera con un'accusa infamante: di aver fatto una rapina..

Ma Hitler non rinuncia ai suoi piani. Inoltre era di Braunau, in più aveva subìto anche lui delle dure umiliazioni a Vienna, e così ne fece "anche lui" una questione personale. Quando decise l'annessione, quella parte dell'Austria sempre rimasta tedesca che Hitler conosceva molto bene, sull'Inn e in Carinzia, divenne una popolazione fortemente nazionalista (quella che si identifica solo in uno stato forte in un capo forte).

Si schierò contro il governo cattolico conservatore organizzando il 25 luglio 1934 l'assassinio del cancelliere Dolfuss.

Quindi fu errata l'accostamento di un Dolfuss all'estrema destra; lo era di destra, ma viennese, cioè conservatore, nulla a che vedere con la destra estremista nazionalista tedesca della Carinzia e dell'Inn.
Liquidato Dolfuss, il nuovo ministero si mostrò favorevole all'Anschluss. L'11 marzo le truppe di Hitler entrarono tranquillamente in Austria.

Stranamente perfino i cattolici scesero nelle strade ad applaudirlo. All'improvviso erano diventati tutti nazionalisti, anzi nazisti. Come in Italia erano diventati tutti fascisti.

Dopo pochi giorni, il 3 maggio, Hitler scese a Roma, e anche l'Italia gli tributò una parata memorabile con la capitale illuminata a giorno.

 

I Balcani

 

L’uomo è ormai comparso da diversi secoli su questo pianeta e si vanta di aver raggiunto con le sue sole forze un altissimo livello tecnologico, culturale e sociale: in altre parole, gli uomini affermano con arrogante presunzione di esser progrediti, di aver imparato dai propri errori e di esser proiettati verso un radioso futuro. Certamente è innegabile che oggi non si usino più due pietre per accendere il fuoco, ma si può veramente affermare che l’uomo sia significativamente progredito dal giorno della sua comparsa su questa terra? Oppure non è forse vero che quest’essere è ancora oggi governato, tiranneggiato, dalle stesse passioni, dagli stessi istinti animali, che lo spinsero a muovere i primi passi? A mio avviso, il progresso di un popolo, di una razza, meglio di un’intera specie, non si misura dal numero di satelliti che riesce a mettere in orbita, ma dai semplici gesti quotidiani, dagli affetti che vive e dalle sofferenze che patisce. Il progresso dell’uomo risiede nell’aver posto una linea di demarcazione tra bene e male, tra accettabile e inaccettabile: purtroppo, però, gli uomini non riescono a rispettare quel confine da loro stessi instaurato e tradiscono i loro principi più profondi, i loro valori più sacri. Cosa può esserci di più sacro della vita stessa, quando tutte le culture umane adorano un Dio che è creatore e signore della vita? Eppure, non mancano nelle cronache quotidiane episodi d’inaudita violenza che spezzano fragili vite d’indifesi innocenti. L’uomo è come rinchiuso in un bellissimo e delicatissimo giardino: egli n’ammira l’infinita bellezza, s’inebria della vita e della gioia che sprigiona, ma non appena sfiora un fiore, non appena tenta di coglierlo, ecco che questo appassisce, quasi rabbrividisse ad un simile contatto. Non nego che le persone siano piene di buone intenzioni, ma non riescono a –metterle in pratica, anzi nel tentativo di realizzarle concretamente distruggono, senza accorgersene, tutto ciò che hanno intorno. L’esempio più eclatante e terrificante della brutalità umana, della sua violenza, della sua disperata ipocrisia, è la guerra: uccidere per uccidere, uccidere per rimanere soli, uccidere per essere uomini, ridiventando uomini, tornando alla natura primaria del nostro vero essere. La storia degli uomini è costellata e puntellata di guerre: senza la guerra la nostra società attuale non esisterebbe, tutte le conquiste di cui noi oggi godiamo sono frutto di qualche guerra. La nostra stessa vita quotidiana è ormai una guerra di sopravvivenza, in cui sfidiamo e sfruttiamo tutto e tutti per il nostro tornaconto personale. I frenetici ritmi che ci sono imposti dall’ambiente lavorativo, dalla scuola e dalla stessa famiglia, generano segreti, profondi, repressi rancori, che covano nel nostro animo, attendendo pazientemente di traboccare da noi stessi con inimmaginabile irruenza, violenza ed aggressività. Sempre più giovani commettono atti efferati, apparentemente senza alcuna spiegazione, senza motivo; la ragione, invece, è molto semplice: sono soldati creati ed addestrati dal mondo, che combattono le loro battaglie per sopravvivere, seguendo l’istinto che ha sempre guidato tutti noi, non permettendoci di dimenticare che siamo soltanto animali… Siamo creature fondamentalmente selvagge e pavide, che trovano tutte le risposte nell’attaccare per prime, nel dare libero sfogo alla nostra sadica capacità distruttiva, nell’annientare chiunque possa rappresentare una minaccia, vera o presunta che sia. Quante guerre sono state fatte nel nome della pace? Quanto sangue è stato versato nel nome della vita? Quante bugie sono state dette nel nome della verità? L’uomo ha saputo dividere il bene dal male, si è dato un’etica ed una morale, dei principi religiosi, che professa essere inviolabili, eppure non riesce a vivere all’interno di quei confini, quasi fossero una gabbia che imprigiona la sua parte animale. Sappiamo cos’è il bene, ma non riusciamo ad accettarlo e seguirlo: questa è la gran contraddizione degli essere umani, questo il motivo del rancore, dell’odio, che proviamo contro noi stessi, poiché non riusciamo ad accettare la nostra vera natura. Abbiamo così paura del demone che è in ognuno di noi da non riuscire a guardarlo negli occhi: vorremmo così disperatamente essere buoni che odiamo ciecamente la malvagità insita nel nostro animo, cercando di nasconderla e mascherarla, per non essere costretti ad ammetterla. Grandi statisti potrebbero affermare che sebbene alcune guerre siano state effettivamente “sbagliate”, altre, la maggior parte, siano state “giuste e dovute”, fatte per proteggere il mondo libero e civile dalla follia di spietati tiranni. Ma quale guerra è “giusta”? Quale territorio o risorsa economica vale la vita di migliaia di persone? E quale diritto inalienabile della persona giustifica la carneficina di massa comunemente chiamata guerra? Cos’altro è la guerra se non morte, distruzione, devastazione e umiliazione a profusione? Cos’altro se non la più vera e raccapricciante testimonianza di quanto possano essere malvagi gli uomini? La storia avrebbe dovuto insegnarci gli orrori di cui la paura, l’ignoranza, la rabbia e l’arroganza sono capaci: eppure, nulla abbiamo imparato ed anche i delitti più efferati si sono ripetuti nello stesso identico modo, con fredda, calcolata, pianificata razionalità. Persino la ragione è asservita ai più brutali istinti animaleschi, per compiacere esseri che godono del sangue versato, quasi n’empissero la coppa con cui brindano al proprio successo, alla propria perversione, alla propria superbia e vanagloria. Sui libri di storia restano le battaglie memorabili, le grandi strategie, le vittorie e le sconfitte, ma non c’è nessuna traccia del dolore delle famiglie, del gelido silenzio della morte, dell’insensatezza di tutte le battaglie. Sul nudo suolo, devastato dal conflitto, invece, restano le macerie fumanti, imbrattate di sangue e coperte di corpi inerti; restano le urla disperate di bambini, donne e padri, che hanno perso tutto, che si sentono impotenti e pieni di rabbia. Sopravvivere può essere peggio che morire, poiché si deve affrontare la realtà; la realtà di vedere ogni proprio affetto distrutto, calpestato, sepolto, la realtà di essere rimasti soli, attorniati soltanto dal pianto e dalla disperazione: la realtà di non aver potuto far nulla per evitare che accadesse… Quale uomo può avere la forza di ricominciare daccapo, dopo aver perso tutto, persino la propria dignità? Il recente e sin troppo vicino conflitto nei Balcani dovrebbe farci riflettere su quanto siamo fortunati a vivere in una realtà imbottita d’ovatta, entro cui non sono permeati i terribili suoni della guerra. In realtà, la guerra in quelle regioni ha origini assai lontane nel tempo: per secoli i popoli slavi ed albanesi sono stati oppressi dall’impero Ottomano, covando un odio feroce per coloro che li tenevano in soggezione e governavano la loro terra pur essendo stranieri. Nel XIX sec. la Questione d’Oriente era un nodo nevralgico della politica europea, e nel 1817, dopo anni di dura guerriglia, i Serbi riuscirono a scacciare gli oppressori Turchi, forti dell’appoggio dello zar Alessandro I di Russia. Tutte le più grandi potenze europee hanno sempre avuto forti interessi nell’area balcanica: la Russia per un libero accesso al Mediterraneo; l’Austria per avanzare a sud del Danubio; l’Inghilterra per espandere i propri traffici e consolidare il dominio strategico sul Mediterraneo; ciò, naturalmente, ha contribuito a renderla una regione altamente instabile e sempre sul punto di esplodere. Da questo punto di vista non ha certo giovato la ben nota bellicosità dei Serbi, infatti, questo popolo ha antiche origini guerriere, e prima di essere sottomesso da Turchi nel 1371, costituiva un potente impero. La guerra sembra essere profondamente legata a questa terra e a questo popolo, basti pensare che la prima guerra mondiale scoppiò in seguito ad un attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, erede del trono austro – ungarico, compiuto da due nazionalisti serbi mentre il principe era in visita a Saraievo. Il problema del conflitto attuale nasce da un profondo odio etnico tra Serbi ed Albanesi, che ha un altro triste precedente nella guerra tra Serbi e Croati, scoppiata in seguito al disfacimento della federazione jugoslava.  Infatti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il leader socialista Tito unì nel 1945 sei repubbliche diversissime fra loro: Croazia, Slovenia, Bosnia – Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia, e due regioni autonome, Vojodina e Kosovo. Dopo la morte di Tito nel 1980, risorsero feroci e violenti odi etnici, che culminarono con la guerra nell’ex Jugoslavia. La guerra del Kosovo è quasi una naturale prosecuzione di quel conflitto, generato e diretto dall’odio etnico serbo, che prima era rivolto contro i croati e che dopo ha avuto libero sfogo contro gli albanesi. Questo tipo di conflitto è la vera essenza della guerra e della malvagità umana, poiché non ha avuto bisogno di nessuna “scusa” ammissibile: i Serbi volevano eliminare un’etnia diversa dalla loro e l’hanno fatto spietatamente, razionalmente e con agghiacciante premeditazione. Il mondo è impallidito alla notizia delle violenze commesse in Kosovo e si è impietosito per le vittime, poiché è stato messo di fronte a fantasmi che credeva sepolti con i nazisti, dimenticando che quei tedeschi erano soltanto uomini e che uomini sono anche i Serbi, e, soprattutto, tutti noi… La storia ci insegna che gli uomini non sanno imparare dai propri errori e che dimentica troppo in fretta, crogiolandosi in dolci illusioni di fratellanza e pace. Ora, finiti gli orrori, messi a tacere i cannoni, bisogna ricostruire le case distrutte, poiché è impossibile ed impensabile ricostruire le vite spezzate. Le cicatrici lasciate da una guerra si rimarginano molto lentamente, di generazione in generazione, ma l’odio ed il rancore non si arrestano mai: crescono continuamente e divorano coloro che ne sono affetti, fino a sfociare in nuova, inaudita, incontrollata violenza. È molto facile premere un grilletto e vendicarsi in un istante di tutto il male subito, è molto vicino alla natura umana colpire il “nemico”, ciò che è difficile è perdonare, è capire le ragioni di quello che è accaduto, per evitare che si ripeta. Sin troppe volte questo non è stato fatto e puntualmente da ogni guerra ne è nata un’altra, ancora più atroce, ancora più sanguinosa. Non si deve permettere che i forti interessi economici che ruotano intorno al mondo delle armi decidano la sorte di migliaia di soldati e di civili. Non si deve permettere che la violenza chiami altra violenza: l’Occidente si è sentito in dovere di intervenire, ma per farlo ha dovuto varcare la soglia del bene e del male, generando, a sua volta, odio e risentimento. Forse non era possibile evitare l’intervento armato, così come non è stato possibile evitare che lo sterminio avesse inizio, ma ci si deve sempre chiedere fin dove è lecito spingersi, senza farsi accecare dall’arroganza e dalla superbia. Sarebbe forse lecito colpire Caino affinché non uccida Abele? Forse, si; ma quanto forte dovrebbe essere quel colpo? E chi dovrebbe sferrarlo? Chi può arrogarsi il diritto di far del male al prossimo in nome del bene? Forse tutte queste giustificazioni non sono altro che ipocrisie, menzogne, illusioni, chimere che vogliono distrarci dalla realtà, dalla verità… Ma non siamo forse noi a crearle, in modo da avere la coscienza pulita, evitando di confrontarci con noi stessi? Siamo quel che siamo e non possiamo essere diversi, dunque dobbiamo riuscire ad accettare la nostra natura, per poterla dominare e controllare. Il vero progresso per l’umanità tutta sarebbe porre un freno ai propri istinti omicidi, poiché eliminarli vorrebbe dire eliminare gli stessi uomini, essi possono soltanto venire domati dalla ragione e dal cuore. Lasciamoci invadere da quel sentimento chiamato pietà, proviamo compassione per chi soffre, e soprattutto impariamo a non temere chi è “diverso”. Solo così potremo vantarci a pieno titolo di essere una specie progredita, di avere saputo cogliere il meglio del creato, apprezzando il dono di Dio stesso: il fiore della vita…                        

Barbados

Barbados, la più orientale delle isole caraibiche, è chiamata la "Piccola Inghilterra " dei Caraibi, ma i suoi abitanti non hanno certo abbandonato il rotis a favore del pasticcio di rognone o il rum a favore della birra scura. I Bajan, come si definiscono gli isolani, conservano numerosi tratti culturali tipici delle Indie occidentali e hanno sempre avuto la tendenza ad appropriarsi delle usanze inglesi piuttosto che adottarle. Ciò è evidente fin dalla prima volta che si assiste a una partita di cricket locale, poiché questo gioco inglese così da gentleman qui assume un ritmo completamente diverso. Tuttavia, ci sono vecchie chiese anglicane in pietra in ogni quartiere, corse di cavalli al sabato e ritratti della regina Elisabetta appesi a moltissime pareti.

Il turismo è una delle principali risorse economiche di Barbados, che racchiude in sé elementi famigliari agli occidentali ed esotici tocchi di sapore locale. Quindi, se state cercando un'isola caraibica che vi possa offrire luoghi ameni, sport acquatici e vita notturna, Barbados è quello che fa per voi. Se, invece, desiderate esplorare aree incontaminate e visitare luoghi fuori dai circuiti del turismo tradizionale, sarà bene che vi orientiate su un'altra isola.

A colpo d'occhio

Superfice
431 kmq

Popolazione
277.264 abitanti (tasso di crescita demografica 0,38%)

Capitale
Bridgetown (distretto amministrativo di Saint Michael, 98.900 abitanti)

Composizione etnica
90% africani, 4% europei, 6% asiatici e meticci

Lingua parlata
inglese

Religione
67% protestante (40% anglicana, 8% pentecostale, 7% metodista, 12% altre), 4% cattolica, 17% nessuna, 12% altre

Ordinamento dello stato
stato indipendente nell'ambito del Commonwealth; segue una politica di non allineamento

 

 

Economia

PIL
4 miliardi di dollari

PIL pro capite
14.500 dollari

Crescita economia annua
-1%

Inflazione %
-0,6%

Settori/prodotti principale
turismo, servizi bancari, industria manifatturiera leggera, prodotti chimici, assemblaggio di componenti elettrici per l'export, canna da zucchero, verdura, cotone, zucchero e melassa, rum, cibi e bevande, pesca

Principale partner commerciali
Caribbean Community (CARICOM), USA, Regno Unito, Giappone, Canada

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. Occorre però esibire un biglietto di ritorno o di proseguimento del viaggio. Il permesso di soggiorno viene apposto sui formulari distribuiti a cura delle compagnie aeree

Rischi sanitari
epatite A; l'acqua può causare dissenteria bacillare e amebica

Elettricita
110V, 50Hz

Fuso orario
quattro ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale.

Quando andare

Il periodo migliore per recarsi a Barbados sono i mesi freschi e secchi del tardo inverno e dell'inizio della primavera (da febbraio a maggio). Ricordatevi che si tratta della stagione di maggior afflusso turistico, quindi i prezzi sono più alti e i luoghi più affollati.

Eventi e Manifestazioni

La festa principale dell'isola è il Crop-Over Festival (Festival per la fine del raccolto), nato nel periodo coloniale per festeggiare il raccolto di canna da zucchero. Le celebrazioni si svolgono per un periodo di tre settimane a partire da metà luglio e comprendono vivaci gare di calypso e fiere in tutta l'isola. La festa si conclude con una parata in maschera che si svolge il primo lunedì di agosto (Kadooment Day).

A febbraio, l'Holetown Festival festeggia l'arrivo dei primi colonizzatori inglesi a Barbados, avvenuto nel 1627. Le celebrazioni di Holetown durano una settimana e comprendono fiere, un festival musicale nella storica chiesa parrocchiale e una corsa su strada. L'Oistins Fish Festival, che si svolge durante il fine settimana di Pasqua, festeggia la ratifica della Carta di Barbados. È una festa essenzialmente marinara che propone regate, gare di diliscaggio, piatti tipici, artigianato locale e balli. Il Festival delle Arti Creative e dell'Indipendenza Nazionale, che si svolge a novembre, propone gare di ballo, di teatro, di canto e altro. Il giorno dell'Indipendenza (30 novembre) ha luogo l'esibizione dei finalisti.

Ci sono anche alcune manifestazioni sportive, quali ad esempio la Coppa del Mondo di Windsurf di Barbados, che si svolge in gennaio a Silver Sands e il Campionato di Surf dei Caraibi che si svolge all'inizio di novembre a Bathsheba.

Festività Nazionali

1° gennaio - Capodanno

21 gennaio - Errol Barrow Day

marzo o aprile - Venerdì Santo, Domenica di Pasqua

28 aprile - Heroes Day

1° maggio - Festa del Lavoro

ottavo lunedì dopo Pasqua - Lunedì di Pentecoste

1° agosto - Giornata dell'Emancipazione

prima domenica d'agosto - Kadooment Day

prima domenica d'ottobre - Independence Day

30 novembre - Giornata dell'Indipendenza

25 dicembre - Natale

26 dicembre - Santo Stefano

Prezzi e costi

Valuta
dollaro di Barbados (B$)

Economicita del paese
Un discreto viaggio a Barbados può facilmente venire a costare US$250 al giorno. Un viaggio economico può rientrare tra US$100 e US$200 al giorno, se si affitta un'automobile solo occasionalmente e se si limitano i divertimenti e gli extra. Se si utilizzano unicamente i trasporti pubblici, è possibile cavarsela con una spesa di US$50-75 al giorno.

Per ogni evenienza, è meglio essere provvisti di un po' di valuta locale, anche se la maggior parte dei pagamenti di una certa entità può essere effettuata in dollari statunitensi o con una carta di credito. I prezzi degli alberghi e delle pensioni sono sempre espressi in dollari USA; ciononostante è possibile pagare il conto sia in valuta statunitense sia in valuta locale. La maggior parte dei ristoranti, degli alberghi e dei negozi accetta le carte di credito Visa, MasterCard e American Express, mentre pochi accettano la Discover Card. Nelle grandi città e nei principali centri turistici è facile trovare una banca. La maggior parte degli alberghi aggiunge il 10% per il servizio.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$3-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-25
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$25 e oltre

Albergo economico: US$20-50
Albergo di categoria media: US$50-150
Albergo di categoria elevata: US$150 e oltre

Sport e tempo libero

Barbados ha numerosissime spiagge e, di conseguenza, offre ottime possibilità di dedicarsi al nuoto, allo snorkelling e alle immersioni. Alcune delle più belle spiagge, bagnate da un oceano particolarmente calmo, si trovano lungo la costa occidentale. Le migliori sono Paynes Bay, Sandy Bay e Mullins Bay. Anche la zona sud-occidentale dell'isola ha belle spiagge, tra cui ricordiamo Sandy Beach, vicino a Worthing, e Dover Beach, a sud di St Lawrence. Nella zona sud-orientale si estende Crane Beach, un suggestivo lembo di spiaggia rosata molto frequentata da chi ama fare bodysurf, ma poco adatta per il nuoto tradizionale. L'oceano lungo la costa orientale è molto pericoloso a causa del fondo roccioso e di forti correnti ed è per questo adatto soltanto ai nuotatori più esperti.

La costa occidentale di Barbados presenta scogliere costellate di coralli, gorgonie e spugne colorate. Ci sono anche una decina di relitti facilmente accessibili, alcuni dei quali (come il Berwin nella Baia di Carlisle) si trovano a una profondità alla portata di chi fa snorkelling. Da novembre a giugno l'isola presenta ottime condizioni per fare windsurf a Maxwell e a Silver Sands e per fare surf a Soup Bowl, South Point e Rockley Beach.

La Compagnia Nazionale di Barbados organizza ogni settimana escursioni guidate, alla scoperta della storia, della geologia, della flora e della fauna dell'isola. È possibile anche fare escursioni a cavallo lungo la spiaggia nella zona di Mullins Bay.

Storia

Gli abitanti originari di Barbados erano gli Arawak, che furono scacciati dall'isola intorno al 1200 d.C. a causa dell'invasione degli indiani caraibici provenienti dal Venezuela. Questi ultimi abbandonarono Barbados all'epoca della prima invasione dell'isola da parte degli europei. Le condizioni reali del loro allontanamento dall'isola sono ancora poco chiare, ma alcuni storici ritengono possibile che gli spagnoli siano approdati sull'isola all'inizio del XVI secolo e abbiano preso alcuni indiani caraibici come schiavi, costringendo il resto della tribù a cercare rifugio sulle isole vicine.

L'esploratore portoghese Pedro a Campos fece una sosta a Barbados nel 1536, mentre era in viaggio verso il Brasile. Nonostante non avesse alcun interesse a stabilirsi lì, si pensa che abbia introdotto i maiali sull'isola con l'intenzione di disporne come fonte di nutrimento durante il viaggio di ritorno. Fu Campos a chiamare l'isola Los Barbados ('i barbuti'), probabilmente a causa dei curiosi alberi di fico presenti sull'isola, a cui le lunghe radici aeree sospese danno l'aspetto di alberi barbuti.

Il capitano John Powell approdò a Barbados nel 1625 e si appropriò dell'isola in nome dell'Inghilterra. Due anni dopo, suo fratello, il capitano Henry Powell, approdò sull'isola con un gruppo di 80 coloni e 10 schiavi. Il gruppo diede origine al primo insediamento europeo dell'isola, Jamestown, sulla costa occidentale dove adesso si trova Holetown. Essi furono seguiti da numerosi altri coloni e alla fine del 1628 la popolazione della colonia aveva raggiunto le 2000 unità.

In pochi anni i coloni rasero al suolo gran parte delle foreste e piantarono tabacco e cotone. Tra il 1640 e il 1650 cominciarono a coltivare la barbabietola da zucchero. Per soddisfare la richiesta di manodopera generata dalle nuove piantagioni, i coloni, che fino a quel momento avevano utilizzato lavoratori dipendenti, cominciarono a importare numerosissimi schiavi africani. Le loro tenute, le prime grandi piantagioni di barbabietola da zucchero dei Caraibi, si rivelarono estremamente proficue e, verso la fine del XVII secolo, mercanti e tenutari cominciarono a prosperare.

Nel 1639 i proprietari terrieri dell'isola si unirono per costituire un'assemblea legislativa, il secondo parlamento in ordine di tempo fondato in una colonia britannica (il primo era stato istituito alle Bermuda). Barbados rimase fedele alla Corona durante le guerre civili britanniche e, dopo la decapitazione del re Carlo I, Oliver Cromwell vi inviò delle truppe per stabilire la sua autorità sull'isola. Le truppe arrivarono nel 1651 e già l'anno successivo Barbados si arrese e firmò gli Articoli della Capitolazione, che costituiscono la base della Carta di Barbados. La carta stabiliva che l'isola fosse amministrata da un governatore assegnato e da un'assemblea eletta liberamente, e che nessuna tassa britannica potesse essere introdotta senza il consenso locale. Quando, nel 1660, la Corona riprese il potere, questo documento forniva paradossalmente Barbados maggiore libertà nei confronti della monarchia inglese rispetto a quella di cui godevano le altre colonie britanniche.

L'industria dello zucchero continuò a prosperare anche nel secolo successivo, nonostante l'abolizione delle piantagioni. L'indipendenza fu ottenuta nel 1834, ma non servì a risolvere le difficili condizioni di vita degli isolani di colore. Tutti i terreni arabili dell'isola rimasero nelle mani dei grandi proprietari terrieri e per molti schiavi l'unica possibilità fu quella di restare nelle piantagioni. Molti di coloro che lasciarono le piantagioni finirono con il vivere in baraccopoli.

Durante la crisi economica degli anni Trenta, la disoccupazione raggiunse livelli altissimi, le condizioni di vita peggiorarono notevolmente e nelle strade scoppiò la protesta. Per ovviare a questo problema fu istituito l'Ufficio Coloniale Britannico per l'Assistenza e lo Sviluppo. Esso metteva a disposizione ingenti somme di denaro per Barbados e per altre colonie caraibiche. Per far fronte al crescente disagio politico, i coloni, sebbene riluttanti, affidarono un ruolo nel processo di attuazione di riforme politiche anche ai riformatori di colore. Uno di questi riformatori, Grantley Adams, divenne, dieci anni più tardi, primo ministro di Barbados e fu nominato cavaliere dalla regina.

Barbados ottenne la possibilità di un governo interno nel 1961 e cinque anni dopo divenne una nazione indipendente. Quando, dopo la seconda guerra mondiale, l'industria dello zucchero cominciò a declinare, il turismo divenne una risorsa sempre più importante. All'inizio degli anni Novanta il turismo è diventato la risorsa economica principale, seguita dai servizi bancari. L'industria dello zucchero è in calo per quanto riguarda le esportazioni verso l'Unione Europea, mentre lo scambio con gli USA resta invariato.

Cultura

Fatta eccezione per il nome spagnolo, Barbados ha subito molto poco l'influenza della Spagna o di altre nazioni europee. La sua collocazione nelle isole di Sopravento, ha permesso all'isola di essere abbastanza al riparo dalle invasioni, consentendo così alla cultura britannica di sedimentare per circa 400 anni. L'esempio più eclatante dell'influenza britannica è lo sport nazionale dei Bajan, che potrebbe anche essere definito come l'ossessione nazionale: il cricket. Prendendo in considerazione il numero di abitanti, Barbados vanta la percentuale più alta di giocatori di cricket professionisti rispetto a qualsiasi altra nazione. Uno dei migliori giocatori di cricket al mondo è stato Garfield Sobers, originario di Barbados, che fu nominato cavaliere nel 1975. Un altro eroe del cricket, Sir Frank Worrell, appare sulle banconote da 5 dollari di Barbados.

Nonostante l'influenza britannica, la cultura dell'India occidentale è ancora molto forte nella vita familiare, nelle abitudini alimentari e nella musica. L'artista di calypso Mighty Gabby, le cui canzoni sull'identità culturale e di protesta politica hanno contribuito alla diffusione dell'orgoglio nero in tutti i Caraibi, è originario di Barbados. Non deve sorprendere il fatto che Barbados sia stata un terreno fertile per queste voci di protesta, in quanto l'isola ha avuto una storia di grande segregazione razziale e discriminazione da parte della minoranza bianca nei confronti della maggioranza di colore.

Barbados dovrebbe essere in grado di soddisfare ogni tipo di palato. Chi preferisce gusti già noti troverà sia la pizza sia il pollo fritto, nonché i piatti più raffinati della cucina europea, mentre chi vuole conoscere la cucina caraibica può assaggiare le specialirà bajan, piccanti e speziate. Nelle ricette tradizionali si avverte l'influenza della cucina africana e indiana. I piatti principali sono conkies, cou-cou, cutter, jug-jug e pesce volante. Il conkies è un piatto misto a base di farina di granoturco, cocco, zucca, patate dolci, uva passa e spezie cotti al vapore in una foglia di plantano (varietà di banano). Il cou-cou è una crema a base di farina di granoturco, che in genere si accompagna al pesce salato. Il cutter è un rotolo di pane salato per sandwich di carne o pesce. Il jug-jug è preparato con farina di durra, piselli verdi e carne salata.

Il rum prodotto a Barbados è considerato uno dei migliori dei Caraibi.

Ambiente

Barbados è un'isola a forma di pera situata 2585 km a sud-est di Miami e 860 km a nord-est di Caracas (Venezuela). La sua superficie è più meno equivalente a quella di una metropoli statunitense. La costa occidentale presenta spiagge di sabbia bianca e tranquille acque turchesi, mentre la costa orientale sull'Atlantico è caratterizzata da scogliere ed è molto più turbolenta. Gran parte dell'isola è circondata da barriere coralline.

L'isola è formata prevalentemente da roccia sedimentaria coperta da strati di depositi corallini. L'acqua permea il soffice manto di corallo di corallo e dà origine a torrenti sotterranei, fonti e grotte calcaree. La grotta maggiormente degna di nota, la Harrison's Cave, è una delle principali attrattive turistiche dell'isola. In superficie l'isola si presenta pianeggiante lungo le coste e lievemente collinosa nell'interno; la zona nord-orientale, conosciuta come Scotland District, raggiunge un'altitudine di 340m con il Mt Hillaby.

I primi colonizzatori abbatterono gran parte della foresta naturale per dare spazio alle coltivazioni, quindi oggi il paesaggio dell'isola è costituito per la maggior parte da campi di barbabietola da zucchero, pascoli e boscaglia. Piccole zone di boschi e foreste originari sopravvivono in gole e dirupi troppo ripidi per essere coltivati. Uno degli alberi più celebri dell'isola è il fico barbuto, da cui l'isola ha preso il nome (los barbados in spagnolo significa 'i barbuti'). Altri alberi diffusi a Barbados sono le palme, l'equiseto australiano, il carrubo, il cedro bianco, la poinsettia e il mogano. Ci sono anche numerose piante ornamentali e alcuni bellissimi giardini coltivati aperti ai visitatori.

Alcuni mammiferi introdotti dagli europei sono presenti allo stato brado, come ad esempio la mangusta, la lepre europea, il topo e il ratto. Le scimmie, presenti dappertutto sull'isola, furono introdotte come animali domestici dall'Africa occidentale circa 350 anni fa. Un rettile che si può trovare solo a Barbados è una specie non velenosa di biscia dal collare che, però, si incontra solo raramente. Sull'isola ci sono anche piccoli serpenti ciechi non velenosi, rane fischietto, lucertole, tartarughe dalle zampe rosse e otto diverse specie di pipistrelli. Le tartarughe embricate giungono a riva regolarmente per deporre le uova sulle spiagge di sabbia bianca, mentre le tartarughe liuto nidificano solo occasionalmente sulle spiagge dell'isola. A Barbados sono state avvistate più di 180 specie diverse di uccelli. La maggior parte di essi sono uccelli migratori (uccelli marini e trampolieri) che si riproducono nel Nord America e si fermano sull'isola durante il viaggio verso le terre del Sud America dove è possibile trovare cibo durante l'inverno. Solo una minima parte di essi nidifica a Barbados. Tra questi, si segnalano la colombella, il merlo nero, l'uccello della Guinea, l'airone guardabuoi, l'airone cinerino, il fringuello e tre diverse specie di colibrì.

Barbados può vantare 300 giorni di sole all'anno. Inoltre, i costanti alisei mantengono le temperature diurne costantemente basse. A gennaio, la temperatura massima è di 28°C, la minima di 21°C. A luglio, la massima è di 30°C, la minima di 23°C. I mesi compresi tra febbraio e maggio sono i più secchi. A luglio (il mese più umido), le giornate piovose sono in media 18, ad aprile (il mese più secco) 7.

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Barbados è facilmente raggiungibile dal Nord America. American Airlines, Air Canada e BWIA (con sede a Trinidad) forniscono collegamenti tra Barbados e New York, Miami, Toronto e Montreal. BWIA ha anche dei voli per Londra, Francoforte e Zurigo, mentre British Airways ha dei voli per Londra. LIAT fornisce voli giornalieri tra Barbados e altre isole dei Caraibi quali Antigua, Santa Lucia, Grenada e St Vincent. BWIA fornisce anche voli tra Barbados e molte delle isole vicine. Durante la stagione turistica, un gruppo musicale locale e un omaggio di punch al rum accolgono i passeggeri in arrivo. Alla partenza, una tassa aeroportuale di 25 dollari di Barbados è l'arrivederci dell'isola.

Ogni anno, circa 500.000 navi passeggeri arrivano nel porto di Bridgetown. Una nave passeggeri e merci collega Barbados con Santa Lucia, St Vincent, Trinidad e il Venezuela. A causa della sua posizione estremamente orientale e delle difficili condizioni di navigazione della zona, Barbados si trova al di fuori delle rotte principali e non esiste un'industria di navigazione locale.

Trasporti interni: Il mezzo migliore e più economico per spostarsi sull'isola è l'autobus. Ci sono tre tipi di autobus: gli autobus pubblici gestiti dal governo, che percorrono le distanze più lunghe, un sistema di mini-autobus privati e i taxi a lunga percorrenza.

Un altro modo molto comodo per muoversi è noleggiare un'auto. Nessuna delle agenzie di noleggio auto dell'isola è affiliata alle grandi catene di noleggio internazionali, esistono invece delle compagnie locali molto piccole (in genere basta richiedere la macchina per telefono e qualcuno verrà a prendervi direttamente al vostro albergo). Per il noleggio è necessario avere un permesso di guida temporaneo che può essere ottenuto senza grossa spesa presso l'agenzia di noleggio. Sull'isola la guida è a sinistra.

I prezzi dei taxi sono in genere stabiliti dal governo. Tuttavia, le automobili non hanno il tassametro, quindi è meglio accordarsi sulla tariffa in anticipo. A Hastings e a Maxwell si possono noleggiare anche biciclette.

L'aeroporto internazionale, Grantley Adams, si trova sulla costa meridionale dell'isola, 16 km a sud-est di Bridgetown. Poche agenzie di noleggio auto hanno degli uffici in aeroporto, ma la maggior parte di esse è presente con un incaricato per accogliere i potenziali clienti. I turisti possono anche prendere un taxi per recarsi a destinazione o semplicemente andare a piedi fino alla strada principale e prendere un autobus.

Mete principali

Bridgetown
Vivace città commerciale e capoluogo dell'isola, sorge lungo le sponde della Baia di Carlisle, l'unico porto naturale di Barbados. Non offre molti luoghi di particolare interesse turistico, ma vale sicuramente la pena di passare una mezza giornata passeggiando per le sue vie. È infatti un pot pourri di architettura moderna e coloniale, con strade secondarie che conducono ai quartieri residenziali costellati di negozi di rum e case private. L'eredità britannica dell'isola è evidente negli obelischi monumentali, negli edifici in stile neogotico del Parlamento e nella grande cattedrale anglicana. Più sorprendente è forse la caratteristica sinagoga del XIX secolo. La prima sinagoga era stata costruita nel 1600, quando Barbados aveva una comunità ebrea costituita da più di 300 persone.

I luoghi più interessanti nei dintorni di Bridgetown comprendono il Careenage, una piccola baia lunga e stretta affollata di barche da turismo che portano nel centro della città, e il Queen's Park, con le sue bellissime aree da picnic e il suo enorme baobab sotto il quale riposare all'ombra. Gli appassionati di storia militare possono visitare la Guarnigione di Barbados, che risale al XVII secolo ed è la base del Comando Britannico delle Isole Sopravento e Sottovento. Possiede un museo, delle fortificazioni e moltissimi brigantini e cannoni. Il Barbados Museum ospita mostre interessanti e non c'è modo migliore per immergersi rapidamente nella storia dell'isola che passarvi un'ora o due. Per concludere la giornata è visitate i locali e i negozi di rum lungo l'illuminatissima Baxter's Road, la via di Bridgetown che non dorme mai.

Holetown
Nonostante la sua parvenza moderna, è la città più antica di Barbados. Fondata tra il 1620 e il 1630, Holetown è oggi una delle componenti principali della "macchina da turismo " dell'isola. Nella St James Church, una struttura del XIX secolo che conserva tracce del XVII secolo, tra cui una campana con inciso il nome di re Guglielmo, è possibile respirare un po' della storia della città. Il Folkestone Park è situato di fronte a una piccola spiaggia dove è possibile fare picnic, snorkelling (c'è una chiatta sommersa nelle vicinanze) quando l'oceano è calmo o surf quando le onde sono alte. Nel parco c'è un museo marittimo con mostre sulla pesca e sulla costruzione delle imbarcazioni.

Castello di Sam Lord
La storia di questa casa padronale in arenaria situata sulla costa meridionale della Long Bay è interessante, sebbene un po' romanzata. L'edificio fu costruito da Samuel Lord che, secondo la leggenda, aveva l'abitudine di appendere delle lanterne 'traditrici' al largo della costa per attirare le navi verso la scogliera di Cobbler. Le navi, che credevano di entrare in un porto sicuro, si schiantavano contro la scogliera, e Samuel Lord si precipitava a depredarne il carico. Nonostante non ci siano dubbi sul fatto che Samuel Lord fosse un poco di buono, la maggior parte degli storici reputa la leggenda della lanterna priva di fondamento storico. Nella vecchia residenza di Lord, che ha l'aspetto più di una casa signorile che di un vero e proprio castello, si trova una modesta collezione di dipinti e mobili d'epoca.

St Lawrence
Lungo la costa sud-occidentale c'è un gruppo di piccole città poco sfruttate turisticamente con bellissime spiagge e possibilità di alloggio a prezzi medio-bassi. St Lawrence, circa 15 km a sud-est di Bridgetown, è la più vivace tra queste e offre moltissime opportunità di ballare e di abbuffarsi di pesce volante. Dover Beach, la spiaggia della città, è di sabbia bianca finissima. Una passeggiata di pochi minuti lungo la spiaggia in direzione ovest conduce alle città di Worthing e Hastings, interessanti per l'artigianato locale e per le bellissime spiagge di sabbia bianca.

Mete alternative

Casa colonica Sunbury
La Sunbury Plantation House, caratteristica casa colonica del XVII secolo, è l'unica di Barbados a poter essere interamente visitata. La casa ha spessi muri di pietra costruiti con blocchi di corallo locale e pietre di zavorra prese dalle navi inglesi che facevano rifornimento di zucchero sull'isola. L'interno conserva la tipica atmosfera coloniale ed è arredato con mobili antichi, molti dei quali in mogano di Barbados. Le guide dalla parlantina facile sono preparatissime sulla storia locale e contribuiscono, così, a rendere la visita di questa casa colonica la migliore dell'isola. Autobus provenienti da Oistins si fermano ai cancelli della casa.

Flower Forest
Circa 20 km a nord-est della capitale si estende la Flower Forest, 20 ettari di vegetazione tropicale e sentieri tortuosi ricavati su quella che in passato era una piantagione di barbabietola da zucchero, dove è possibile imparare virtualmente il nome di tutte le piante presenti a Barbados. Dal giardino si gode anche di un'ampia vista di Chalky Mount e sull'Oceano Atlantico. Qualche chilometro a sud della foresta si trova la Welchman Hall Gully, una gola fitta di alberi attraversata da un sentiero percorribile a piedi. Nelle vicinanze, la Harrisons Cave è un affascinante insieme di grotte calcaree con stalattiti e stalagmiti, torrenti sotterranei, pozze d'acqua e cascate. Un trenino entra nella grotta e ogni tanto si ferma lungo il percorso per permettere ai passeggeri di scendere a osservare da vicino i punti più spettacolari, come per esempio l'immensa caverna dalla volta a cupola nota come Great Hall.

Barbados Wildlife Reserve
Questo piccolo zoo safari a circa 25 km da Bridgetown presenta brevi sentieri che si diramano attraverso una foresta di alberi di mogano popolata da cercopitechi grigioverdi, lente tartarughe dalle zampe rosse e placidi caimani nella acque di uno stagno. C'è anche una piccola voliera con are e cacatua, oltre a pavoni e pellicani in libertà. Circa un chilometro a nord della riserva, si trovano la St Nicolas Abbey, uno degli edifici coloniali più antichi dei Caraibi, e la Francia Plantation, che possiede un elegante giardino ed è circondata da terreni coltivati.

 

BARCELLONA

 

Non è una capitale, ma dal punto di vista culturale, commerciale e sportivo, è come se lo fosse. Orgogliosa, dinamica, vivace, nel cuore dei suoi abitanti rimane la "capital" della regione che domina e di cui rappresenta il fulcro e il simbolo: la Catalogna. Tanto che qui il catalano, al pari dello spagnolo, è considerata lingua ufficiale. È questa Barcellona, città dalle notti magiche (non solo perché per noi italiani il ricordo va subito al memorabile Mundial del 1982), cosmopolita, la grande rivale, in tutti i sensi, della vera capitale di Spagna, Madrid.

Con i suoi 1.700.000 abitanti, Barcellona è la seconda città più grande della penisola iberica ma ne è il porto più importante, con un traffico annuo di oltre 17 milioni di tonnellate di merci. La vicinanza con il confine francese e i suoi intensi scambi commerciali e culturali con tutto il bacino del Mediterraneo e con il Nordeuropa, hanno contribuito alla sua fama di città multietnica e aperta alle novità. Inoltre, grazie ad un'intensissima attività di promozione della sua immagine, culminata con le esemplari Olimpiadi del 1992, e al lancio turistico della Costa Brava, Barcellona e la Catalogna sono diventate una delle mete più visitate di Spagna.

Barcellona si trova su una stretta pianura costiera, nei pressi della foce del fiume Llobregat, ed è dominata a nord da una serie di colline parallele alla costa. Dal punto di vista urbanistico e architettonico è una città dove convivono il rigore tipicamente mitteleuropeo e la fantasia più sfrenata, simboleggiata dalle opere di Gaudì. La parte più importante della città è la Ciudad Veja, la città vecchia, a sudest che si apre direttamente sul grande porto. Qui si trova la più importante serie di viali di Barcellona, le notissima Ramblas animata da una sfrenata vita notturna, ed anche i principali monumenti, tra cui la Catedral, splendido esempio di architettura gotica, iniziata nel 1298 su un preesistente edificio romanico ma terminata solo nell'Ottocento con il complemento della facciata principale e della guglia.

I fasti della antica potenza militare catalana si riflettono nel Barri Gòtic, il quartiere gotico e la parte più vecchia della città, sede di numerosi edifici eretti tra il Duecento ed il Quattrocento (da non perdere il Palau Reial Major, dove Fernando e Isabella ricevettero Colombo nel 1492, di ritorno dal suo viaggio nel Nuovo Mondo). Fu proprio allora che si sviluppò lo spirito borghese e imprenditoriale della città, che oggi la fa tanto assomigliare ad una metropoli del nord. Tanto che nel XII secolo Barcellona era una delle piazze finanziarie più importanti d'Europa ed in quegli anni venne pubblicato il primo esempio europeo di legislazione marittima, il Libro del Consolato del Mar.

Qui si sviluppò il primo nucleo abitato della città (restano i ruderi di un tempio in stile corinzio dedicato ad Augusto e buona parte della cerchia muraria), che si dice fondato dal generale cartaginese Amilcare Barca. Barcellona divenne presto romana e nel 415 diventò capitale della Gothia Hispana. Venne poi conquistata dai saraceni nell'VIII secolo, che la chiamarono Barciliona, sino alla liberazione avvenuta nell'801 da parte di Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno che ne fece la capitale di una contea autonomia.

La città, entrata a far parte del Regno di Aragona nel 1137, ne diventa il porto più importante. Ma la scoperta dell'America, la fine dell'impero aragonese-catalano e il peso crescente di Madrid, causarono il malcontento dei Catalani tanto che nel 1640 la città si rivoltò nel "Corpus Domini di sangue". Poco dopo i Catalani, da sempre dotati di uno spirito indipendentista, si unirono alla Francia proclamando Luigi XIII conte di Barcellona. Ne seguì una guerra in seguito alla quale la città fu ripresa dalle truppe spagnole dopo un lungo assedio.

Lo stesso spirito indusse Barcellona a schierarsi, durante la guerra di Successione (1702-11), con l'arciduca Carlo d'Austria, cedendo solo dopo un altro durissimo assedio. Dopo la vittoria i Borbone le tolsero i pochi privilegi che ancora aveva (fra cui l'uso del catalano negli atti pubblici), rinfocolando le tendenze separatiste. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento Barcellona visse uno straordinario sviluppo industriale che nel giro di qualche decennio la portarono a diventare la più importante città di Spagna per numero di abitanti (190 mila nel 1860, oltre mezzo milione nel 1900, oltre 1 milione nel 1935), superando la stessa Madrid.

Correlato inevitabile di questa situazione furono lo sviluppo dei movimenti anarchico e socialista, culminati nel primo sciopero generale organizzato d'Europa (1902) e nella "settimana tragica" del 1909, quando agitazioni anticlericali furono represse con durezza dall'esercito. Nel 1931 il governo repubblicano riconobbe alla Catalogna uno statuto regionale autonomo, con governo proprio (Generalidad), soppresso dai franchisti e recuperato definitivamente solo nel 1978.

Centro culturale e artistico fin dal Medioevo e sede di due università, Barcellona è ricca di biblioteche e di numerosi musei d'arte e di storia naturale. Da visitare il Museu Picasso, con i primi dipinti dell'artista, numerose stampe e le sue ceramiche, il Museu d'Art Modern, che ospita una raccolta di arte catalana dei secoli XIX e XX, e il Museo Archeologico, con numerose sculture e mosaici romani scoperti in vari punti della città. Al di fuori della città vecchia si trova invece il monastero di Pedralbes, fondato nel 1326, con chiesa e chiostro gotici e affreschi (1345-46) di Ferrer Bassé, caposcuola della pittura catalana trecentesca e diffusore di modi italiani.

Il volto moderno di Barcellona lo si può scoprire nella parte più a nord, dove si trova la città nuova (Eixample), dalla regolare struttura a scacchiera e attraversata dalla Diagonal, la più elegante strada della città. Punto di unione della città vecchia con quella nuova è la Plaza de Cataluña, il fulcro di tutta l’attività urbana. A disegnare la parte nuova furono Ildefons Cerdà i Sunyer (1815-76) e i seguaci del Modernismo catalano, la corrente architettonica che fiorì nel 1854 quando si decise di distruggere le mura medievali per consentire lo sviluppo della città su quella che un tempo era stata riservata a zona militare.

Questo è anche il regno di Antoni Gaudì (1852-1926), il massimo esponente del Modernismo ed uno dei più originali architetti di questo secolo. Il suo capolavoro è la stravagante chiesa della Sagrada Familia, alla quale si dedicò interamente a partire dal 1914, impiegando tutti i suoi soldi nel progetto (tanto che visse sul posto per 16 anni) e andando di casa in casa per chiederne altri fino alla morte, avvenuta dopo essere stato travolto da un tram. Oggi la chiesa, sicuramente la più inusuale e originale d'Europa, ricca di simbolismi e richiami alla natura, è tuttora in costruzione. Manca ancora, secondo il progetto originario di Gaudì, la torre centrale con le quattro grandi torri che la dovrebbero circondare e la facciata sud.

Uno dei quartieri più dinamici e innovativi, ricco di musei, gallerie d'arte, parchi di divertimento e nightclub, è quello di Montjuic. La spettacolare collina, che si innalza per 213 metri dal porto, si trova a sud della città ed è anche la sede del moderno autodromo dove si disputa annualmente il Gran Premio di Formula Uno. Sempre Montjuic ospitò nel 1929 l'Esposizione Internazionale e nel 1992 le Olimpiadi, eventi che segnarono lo sviluppo edilizio dell'intera zona. Gli edifici più interessanti si trovano attorno al Palau Nacional, dove si può ammirare la più grande collezione d'arte romanica d'Europa ospitata nel Museu Nacional d'Art de Catalunya. Come il Poble Espanyol, una sorta di villaggio che conserva copie di edifici di varie regioni. Oppure la Fundacion Joan Miró, con la collezione permanente di stampe, dipinti, sculture e arazzi illuminati dalla luce naturale dell'artista catalano.

Di Gaudì e Miró non si possono mancare anche i parchi, che si trovano nelle periferia di Barcellona. Quello di Gaudì, coloratissimo e ricco di mosaici, chiamato Parc Guell, è una vera città-giardino di 20 ettari. Fu aperto nel 1922 ed è stato definito "World Heritage Site" dall'Unesco. Altrettanto insolito è il Parc de Joan Miró, dominato dal "Dona i Ocell", enorme scultura dell'artista alta 22 metri e situata al centro di una piscina. Vicino al parco si trova anche il celebre Nou Camp, lo stadio della squadra del Barcellona (comunemente chiamata Barsa), vera fede, non solo calcistica, dei catalani, con annesso Museu del Futbal Club Barcelona, ricco di cimeli e souvenir e non per niente uno dei più popolari e visitati della città.

Se Barcellona è il nucleo accentratore, in tutti i sensi, della Catalogna, una visita alla regione può comunque regalare delle splendide emozioni. A partire dalla zona costiera della Costa Brava ("costa selvaggia") lunga 200 chilometri, che alterna scogliere, insenature boscose e belle spiagge. Per una vacanza a regola d'arte la località più frequentata è Lloret de Mar, che conta più alberghi di qualsiasi altra città sulla costa (la spiaggia più bella e intatta è quella di Santa Cristina). Meritano una vacanza anche Roses, vera mecca per chi ama gli sport acquatici, Lafranc, dalle tipiche case bianche e dal bel lungomare, e La Platja d'Aro. Ma anche antichi villaggi di pescatori come Cadaques, L'Escala e Tossa de Mar mantengono intatto un loro caratteristico fascino.

All'estremo sud della costa catalana c'è Tarragona, una delle più importanti città romane in terra di Spagna. Conserva un anfiteatro e un acquedotto ma il suo monumento-simbolo è la statua di Roger de Lleria, comandante catalano della Marina del XIII secolo. Nell'interno, dal territorio prevalentemente montuoso, meritano una visita le stupende città medioevali di Montblanc (il più bell'esempio di architettura militare catalana), Besal (con le due belle chiese di Sant Vincent e Sant Pere, unica parte rimasta dell'antico monastero benedettino) e Girona (con una bella cattedrale gotica e i bastioni romani ancora intatti). Ma il centro spirituale della regione sono i due possenti monasteri di Montserrat, situato a 1.236 metri d'altezza e circondato da cappelle e grotte di eremiti, e di Poblet, veri paradisi di tranquillità e di pace.

 

Un’ultima segnalazione merita Figueres, posta a nord della regione di Emporadà, la fertile pianura che dal Golfo delle Rose si estende verso l'interno.
È la città natale di Salvador Dalì, l'eccentrico pittore catalano, considerato uno dei padri del surrealismo, che qui fondò il Teatro-Museo Dalì, il più visitato in Spagna dopo il madrileno Museo del Prado. L'edificio, che non ospita solo opere di Dalì e nessuna delle sue più note, è in realtà un monumento all'opera e alla vita dell'artista, che qui è sepolto.

 

IL BELGIO

 

Posizione

           

Il Belgio è un paese dell’Europa centro-occidentale con una estensione territoriale di circa 30000 Km2.

 

Confini

 

Il Belgio confina a Sud con la Francia, ad Est con la Germania ed il Lussemburgo, a Nord-Est con l’Olanda ed infine ad Ovest con il Mare del Nord.

 

Aspetto Fisico

 

Il Belgio è costituito in buona parte da colline ed altopiani che non raggiungono i 700 m. di altezza e per la parte restante da territori pianeggianti che arrivano fino al mare.

Il Belgio è attraversato da due fiumi principali la Schelda e la Mosa.

Il territorio è anche ricco di boschi e foreste.

 

Popolazione

 

Il Belgio ha una popolazione di circa 10 milioni di abitanti con una densità pari a quella della Liguria (circa 350 abitanti per Km2).

La popolazione è divisa culturalmente e linguisticamente in Fiamminghi e Valloni.

I fiamminghi abitano nel nord del paese (Le Fiandre) e parlano il fiammingo, un “dialetto” dell’olandese.

I Valloni abitano nel sud del paese, al confine con la Francia e parlano il francese.

I Fiamminghi sono il 57% circa della popolazione mentre i Valloni ammontano a circa il 32%; il restante 10% è costituito dagli abitanti bilingue della zona metropolitana di Bruxelles.

 

Città principali

 

La città belga più importante è Bruxelles che è anche la capitale dello Stato.

Bruxelles ha circa 1.000.000 di abitanti, compresa la zona metropolitana.

Le altre città del paese sono molto più piccole e sono:

Anversa, Gent, Brugge, Liegi e Charleroi con popolazioni che vanno dai 100.000 abitanti di Brugge ai 400.000 di Anversa.

Il resto del paese è costituito da comuni con meno di 2000 abitanti.

 

Clima

 

Il clima è di tipo temperato marittimo con inverni non molto freddi ed estati calde ma ventilate.

Le zone interne e soprattutto gli altopiani (Le Ardenne) hanno inverni più rigidi.

Le precipitazioni sono abbondanti e distribuite in tutti i mesi dell’anno ma più frequenti nei mesi invernali.

Nelle pianure vicino al mare e sui rilievi è spesso presente la nebbia.

 

Forma di Governo

 

Il Belgio è una monarchia costituzionale ereditaria. Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento e dal Re.

Il Parlamento è formato da due rami: il Senato e la Camera dei Rappresentanti rinnovati entrambi ogni quattro anni.

La struttura dello Stato è federale formata da tre distinte regioni:

Fiandra, Vallonia e Bruxelles.

La bandiera nazionale è formata da tre colori: nero, giallo e rosso a strisce verticali.

 

Economia

 

L’economia del Belgio è basata prevalentemente sulle attività industriali e commerciali.

Le industrie principali sono:

la produzione di acciaio e la lavorazione metallurgica dei materiali non ferrosi (ad es. rame, piombo, alluminio).

la raffinazione del petrolio e l’industria chimica.

Negli ultimi anni si sono molto espanse le aziende elettrotecniche ed elettroniche ad alta tecnologia.

Nella zona delle Fiandre è concentrata l’industria tessile.

 Infine l’industria estrattiva,  benché molto meno rilevante di un tempo, costituisce ancora una risorsa importante del paese.

 

Dal punto di vista commerciale il Belgio esporta buona parte della propria produzione ed è uno dei primi 10 paesi nel mondo per volume degli scambi commerciali.

 

Anversa è inoltre uno dei più importanti porti del Mare del Nord.

 

Personaggi

 

I belgi più celebri sono degli artisti noti in tutto il mondo:

H. Bosch, Bruegel, Rubens e Van Dyck di cui ho anche visto una mostra di tutti i suoi capolavori al Palazzo Ducale di Genova.

 

Moneta

 

L’unità monetaria del Belgio è il Franco Belga (franc per i valloni e frank per i fiamminghi)

 

 

Politica verso l’Euro

 

Il Belgio è da sempre favorevole all’unione economica europea ed alla moneta unica. Addirittura il Belgio fu, insieme a Olanda e Lussemburgo, un precursore della CEE avendo fondato il Benelux che già nel 1948 era un accordo per la libera circolazione di persone, merci e capitali tra paesi diversi.

 

Curiosità

 

Uno dei personaggi più famosi della letteratura gialla è un belga infatti Monsieur Hercule Poirot, il pignolo detective inventato dalla mitica scrittrice inglese Agatha Christie, è un belga vallone.

 

 

 

Bermuda

 

Pensando alle Bermuda vi si affacceranno alla mente immagini di lindi cottage color pastello, spiagge di sabbia rosa e tradizioni tipicamente britanniche quali partite di cricket e il tè del pomeriggio, e inoltre professionisti che se ne vanno in giro per i propri affari in giacca, cravatta e pantaloncini bermuda, come se si fossero dimenticati di infilarsi i calzoni. Una volta tanto lo stereotipo non è diverso dalla realtà, ma sbagliate se credete che le Bermuda si trovino in qualche angolo dei Caraibi. L'arcipelago è infatti situato nella zona occidentale dell'Oceano Atlantico, circa 1.112 km al largo della costa del North Carolina.

La maggior parte di coloro che visitano le Bermuda viene dall'America settentrionale, si ferma appena qualche giorno, e le ritiene una caricatura della Gran Bretagna; i visitatori britannici, molto meno numerosi, dal canto loro la considerano eccessivamente americanizzata. Questa situazione la ritrova solo alle Bermuda, che è il prodotto di quasi quattro secoli di presenza coloniale britannica e di altrettanti secoli di legami commerciali con l'America.

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Isole Bermuda

Superfice
53,3 kmq

Popolazione
63.960 abitanti (tasso di crescita demografica 0,69%)

Capitale
Hamilton (970 abitanti, 1.500 abitanti nell'omonimo distretto amministrativo)

Composizione etnica
58% discendenti da africani, 36% discendenti da europei, 6% una piccola minoranza di discendenti dagli indiani d'America e altri popoli

Lingua parlata
inglese, portoghese

Religione
39% protestante non anglicana, 27% anglicana, 15% cattolica, 19% altre religioni

Ordinamento dello stato
colonia britannica dotata di autogoverno

Economia

PIL
2,2 miliardi di dollari

PIL pro capite
34.800 dollari

Crescita economia annua
2,9%

Inflazione %
3%

Settori/prodotti principale
turismo, finanza, assicurazioni, industria leggera, vernici, profumi, riparazioni navali, prodotti farmaceutici, fiori, banane, ortaggi, agrumi, latticini

Principale partner commerciali
Unione Europea, USA, Russia

Documenti ed info utili

Visto
non sono richiesti visti per i cittadini di Stati Uniti d'America, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Israele e paesi dell'Europa occidentale. Sono invece necessari per i cittadini dell'ex Unione Sovietica, della maggior parte dei paesi africani e mediorientali nonché di Cina, Sri Lanka e di alcuni paesi dell'Europa orientale che appartenevano all'ex blocco sovietico

Turismo
550.000 visitatori l'anno

Rischi sanitari
fisàlia o 'caravella portoghese' (celenterato molto velenoso)

Elettricita
110 volt, 60 hertz, spine con due spinotti piatti di tipo americano

Fuso orario
quattro ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich (un'ora avanti rispetto all'Eastern Standard Time, cioè a quella degli stati della costa orientale degli Stati Uniti)

Pesi e misure
sistema britannico

Quando andare

Le Bermuda si possono visitare tutto l'anno; l'alta stagione turistica va da aprile a ottobre, quando il clima è più caldo e la temperatura dell'acqua è ideale per il nuoto e per le immersioni. È anche il periodo più vivace e animato, con un gran numero di manifestazioni e avvenimenti.

La stagione invernale è un po' fredda per i bagni, e molte agenzie turistiche (per esempio quelle che organizzano immersioni e gite in barca) sospendono l'attività per qualche tempo. Gennaio è il mese più tranquillo, e se vi interessa giocare a tennis o a golf, o visitare le isole quando vi sono pochi turisti, questo è il periodo ideale per il vostro soggiorno.

Il vantaggio principale della stagione invernale sta nel fatto che i prezzi degli alberghi sono anche del 40% inferiori a quelli praticati nei mesi estivi. I 'giramondo' che, alla fine del XIX secolo, iniziarono a migrare per sfuggire dal freddo della costa orientale degli Stati Uniti, sono stati i primi a far diventare i mesi invernali l'alta stagione delle Bermuda. L'inverno è anche il periodo migliore per il windsurf.

Eventi e Manifestazioni

Le Bermuda propongono un numero incredibile di tornei di golf e di manifestazioni tranquille quali gare di bocce e mostre di giardinaggio, attività destinate in particolar modo alle persone più anziane, ma non prive di vivacità.

I danzatori di Gombey si esibiscono a Capodanno, mentre il Bermuda Festival offre per sei settimane, da metà gennaio fino alla fine di febbraio, un gran numero di spettacoli di ogni genere. Il Bermuda Cat Fanciers Association Championship Cat Show (una mostra-concorso di gatti), a metà marzo, è piuttosto divertente, ma è un po' meno prestigiosa della Newport-Bermuda Race, una delle più importanti regate oceaniche del mondo che si svolge alla fine di giugno negli anni pari.

Il SOCA è un festival di musica caraibica che ha luogo nei Royal Naval Dockyards alla fine di luglio o all'inizio di agosto; il Bermuda Reggae Sunsplash si svolge a metà agosto. Tutt'altro ritmo vi farà marciare durante il Bermuda Tattoo, una parata militare della durata di tre giorni, all'inizio di novembre, che termina con grandiosi fuochi d'artificio.

Prezzi e costi

Valuta
dollaro delle Bermuda (ma il dollaro statunitense è largamente accettato)

Economicita del paese
È inutile negare che le Bermuda siano care. L'alto costo della vita, dovuto al fatto che quasi tutte le merci sono importate dagli Stati Uniti, si ripercuote sulle tariffe degli alberghi e sui prezzi dei ristoranti. Anche il prezzo dei generi alimentari è superiore del 50% a quello che paghereste negli Stati Uniti d'America.

Non è il posto ideale se dovete stare attenti ai quattrini: cercherete disperatamente una stanza a due letti a meno di US$100, mentre il prezzo medio corrente è quasi il doppio. Se prevedete di fermarvi una settimana o meno, vale la pena di dare uno sguardo ai pacchetti tutto compreso che includono sia la tariffa aerea sia il pernottamento.

Il modo più comodo per portare il denaro è quello di munirsi di travellers' cheque in dollari statunitensi. Le principali carte di credito possono essere usate in quasi tutti i negozi e ristoranti, ma alcuni piccoli alberghi e pensioni non sempre le accettano. Portatevi dei dollari USA in contanti, che ovunque sono accettati come mezzo legale di pagamento. La Bank of Bermuda dispone di sportelli (ATM) che accettano i bancomat internazionali e le carte di credito.

Gli alberghi aggiungono al conto il 7,5% di tasse, e spesso applicano pure un 10% di servizio per assicurare le mance al personale. Ai ristoranti si lascia di norma una mancia del 15%, ma molto sovente questa percentuale ve la troverete direttamente sul conto. Se questo non avviene, fate voi il calcolo. Ai tassisti di solito si dà una mancia del 10% circa.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-30
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$30

Albergo economico: US$100-150
Albergo di categoria media: US$150-200
Albergo di categoria elevata: a partire da US$200

Sport e tempo libero

Alle Bermuda troverete un po' ovunque delle belle spiagge adatte al nuoto, ma la zona migliore è quella di South Shore Park, con una dozzina circa di insenature collegate tra loro da sentieri che costeggiano il mare. Altre spiagge notevoli sono Elbow Beach, nei pressi di Hamilton, e John Smith Bay (dal nome esotico) nella Paget Parish. Gli isolani dicono che è facile individuare la nazionalità della gente che entra in acqua: la gente del posto non fa il bagno dopo settembre, gli Americani smettono verso novembre mentre gli Inglesi continuano tutto l'anno. Gli isolani fanno il primo tuffo il giorno della festa delle Bermuda (24 maggio); i più restii invece aspettano fino al compleanno della regina, a metà giugno.

I bassi fondali delle Bermuda, le correnti calde, i numerosi relitti e le barriere coralline sono l'ideale per le immersioni subacquee. Tra i relitti preferiti dai sub vi sono quelli della Constellation, adagiato in soli 10 m d'acqua, e della vicina Montana. L'alta stagione va da aprile a tutto ottobre. Vi sono diverse agenzie che organizzano immersioni, e quasi tutte offrono corsi preparatori per principianti. Chi pratica lo snorkelling troverà fondali interessanti quasi ovunque l'acqua sia calma e la costa rocciosa. Tra i punti preferiti da chi pratica questa attività vi sono Church Bay nella Southampton Parish e Tobacco Bay, a nord della cittadina di St George.

Per il windsurf in genere è particolarmente adatto il Great Sound, ma i punti migliori cambiano a seconda del vento. Nelle acque protette del Great Sound e del Little Sound è molto praticata la navigazione a vela. Potete affittare barche a vela, seguire corsi preparatori o noleggiare yacht con skipper. L'affitto di un'imbarcazione da pesca vi consentirà di verificare la vostra abilità nel maneggiare la canna e il mulinello con pesci quali i marlin, i tonni e i barracuda. Nell'interesse della tutela dell'ambiente, i pescatori sportivi sono invitati a ributtare in mare le loro prede, e fortunatamente quasi tutti lo fanno.

I più lunghi sentieri per passeggiate si snodano lungo i binari (ora coperti) della ferrovia a scartamento ridotto delle Bermuda. Purtroppo il Bermuda Railway Trail non segue un solo percorso continuo, ma è formato da altri 24 km di sentieri. Il governo pubblica una splendida guida che illustra in sette parti i punti più interessanti dal punto di vista storico e naturalistico. Altre belle zone per escursioni a piedi sono la Spittal Pond Nature Reserve e il South Shore Park.

Se vi piace l'attività fisica, troverete molti campi da tennis e ben otto da golf, il che costituisce un record per un paese di appena 53,5 kmq.

Storia

Le Bermuda prendono il nome dal capitano di marina spagnolo Juan de Bermúdez, che avvistò le isole disabitate verso il 1503. Gli spagnoli non rivendicarono l'arcipelago, che tuttavia divenne presto un importante punto di riferimento per i galeoni che attraversavano l'Atlantico tra la Spagna e il Nuovo Mondo. Poiché le Bermuda sono circondate da una pericolosa barriera corallina, gli spagnoli in queste acque ebbero molti incidenti di navigazione e lasciarono in fondo al mare un bottino tale che alcuni furono indotti a considerare le immersioni subacquee qualcosa di più che un semplice sport.

Nel 1609 l'ammiraglio Sir George Somers faceva rotta dall'Inghilterra con i rifornimenti destinati al recente insediamento di Jamestown quando la sua nave, la Sea Venture, naufragò al largo delle Bermuda. Trovando che quello fosse un luogo piuttosto piacevole per fare naufragio, per sostituire la nave perduta l'ammiraglio ne costruì altre con il bel legno di cedro delle Bermuda, quindi riprese il mare ma lasciò sul posto un paio di uomini per attestare il possesso britannico delle isole. Pare che l'esperienza di questi naufraghi abbia indotto Shakespeare a scrivere 'La tempesta'. Più tardi, nello stesso anno, Somers ritornò alle Bermuda ma morì poco dopo il suo arrivo. Per rendere omaggio all'ammiraglio, gli inglesi diedero alle Bermuda il nome di Somers Islands, ma la nuova denominazione non s'impose rispetto all'originaria.

La Virginia Company manifestò un forte interesse per le isole quando seppe che erano adatte a essere colonizzate, in particolare alla luce dei difficili rapporti di Jamestown con gli indiani del luogo. Appena tre anni dopo la disavventura di Somers, la compagnia inviò 60 coloni per fondare un insediamento permanente. Purtroppo però le isole non si rivelarono così ricche come si era pensato in un primo tempo: il sottile strato superficiale del terreno limitava la produzione agricola, e la mancanza d'acqua era un ostacolo all'introduzione di coltivazioni commerciali come la canna da zucchero. In breve tempo i coloni dovettero fare affidamento sul cibo importato dall'America, pagandolo con il sale marino proveniente dalle Turks Islands.

Per molti anni la Virginia Company, e poi la Bermuda Company, governarono le isole come un feudo. La situazione si fece così intollerabile che i coloni ottennero la rescissione del contratto con la compagnia, e nel 1684 le Bermuda divennero una colonia della corona britannica. Gli schiavi giunsero per la prima volta nel 1616; per la maggior parte furono prelevati con la forza dall'Africa, ma alcuni erano indiani d'America. Costoro vivevano in condizioni degradanti, ma in genere erano impiegati più nei lavori domestici e nel commercio che non nel settore agricolo. I mestieri appresi tornarono loro assai utili quando, nel 1834, la schiavitù fu abolita. Al tempo dell'emancipazione 5.000 delle 9.000 persone residenti alle Bermuda erano registrate al censimento come 'neri' o 'di colore'.

Nonostante i rapporti commerciali con le colonie americane, i legami politici con la Gran Bretagna si dimostrarono più saldi durante la guerra d'indipendenza, quando le Bermuda rimasero fedeli alla corona. Durante la guerra del 1812 la Marina britannica usò le Bermuda come base dalla quale attaccare Washington, DC. Gli americani risposero confiscando i cargo non protetti della flotta mercantile delle Bermuda, infliggendo così un colpo durissimo all'economia locale. La guerra civile americana arrecò maggiori vantaggi alle isole. Quando i Nordisti misero il blocco ai porti del Sud, i commercianti di cotone usarono piccole imbarcazioni veloci per sfuggire alle cannoniere del Nord. Queste barche non erano in grado di attraversare l'Atlantico, e così le Bermuda divennero un centro di trasbordo sulla rotta per l'Inghilterra sottoposta al blocco. Avendo scelto di appoggiare i perdenti, la prosperità delle isole ebbe breve vita e crollò con la sconfitta dei Sudisti.

Si ritiene che sia stata la principessa Luisa, figlia della regina Vittoria, a inserire le Bermuda nelle cartine turistiche con il suo lungo soggiorno nelle isole nel 1883. La principessa era la moglie del Governatore Generale del Canada e voleva evitare l'interminabile inverno canadese. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento le Bermuda diventarono una destinazione invernale alla moda per gli 'snow birds', cioè per coloro che, volendo svernare al caldo, si imbarcavano sulle navi a vapore che collegavano regolarmente New York con Hamilton.

Durante la seconda guerra mondiale la posizione strategica nell'Atlantico assicurò alle Bermuda un ruolo particolare nelle operazioni militari e d'informazione alleate, e la vicinanza agli Stati Uniti rese inevitabile la creazione di basi americane. Successivamente gli abitanti dovettero subire un accordo secondo il quale i Britannici concedevano per 99 anni parti consistenti del territorio delle Bermuda all'esercito degli Stati Uniti. Sull'Isola di St David, dove ora è situato l'aeroporto internazionale, gli Americani costruirono una base aerea.

Al termine del conflitto fu concesso il diritto di voto alle donne e, dopo una serie di boicottaggi, furono abolite alcune norme che limitavano il voto della gente di colore. Nel 1963 fece la sua comparsa il Progressive Labour Party (Partito Laburista Progressista), nato soprattutto per rappresentare gli interessi della popolazione non bianca di fronte a un governo costituito quasi completamente da possidenti bianchi. Gli altri parlamentari si unirono per formare lo United Bermuda Party. Lavorando di comune accordo, nel 1968 i due partiti vararono una costituzione che prevedeva il completo autogoverno interno, mentre lasciava alla corona materie quali la sicurezza, la difesa e gli affari diplomatici.

Sebbene alle Bermuda i rapporti tra le varie componenti etniche fossero stati sostanzialmente armoniosi, i tumulti e gli scontri razziali che si verificarono negli anni '70 portarono all'abolizione di ogni discriminazione di fatto e all'avvio di colloqui per ottenere l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Nei decenni successivi la questione dell'indipendenza divenne il problema politico prevalente. Tuttavia nel referendum del 1995 non fu raggiunta la maggioranza dei due terzi, perché gli isolani cominciarono a nutrire preoccupazioni circa i costi politici ed economici del distacco dalla madrepatria. Due settimane più tardi, gli abitanti riacquistarono il controllo del 10% del loro territorio, in quanto i tagli alle spese militari dovuti alla fine della guerra fredda determinarono la chiusura della base americana alle Bermuda. Nel 1998 la laburista Jennifer Smith fu nominata primo ministro e sostituì nella carica Pamela Gordon (dello United Bermuda Party), la prima donna presidente del Consiglio e la persona più giovane che avesse mai ricoperto quell'incarico. Nel dicembre del 1999 è stata abolita la pena di morte.

Dall'11 settembre 2001 oltre 12 miliardi di dollari di capitali sono affluiti alle Bermuda e sono stati investiti nella costituzione di nuove società di assicurazione o nel sostegno dei patrimoni di quelle già esistenti. Il fenomeno è dovuto alla rapidità con cui è possibile creare società e avviare l'attività nelle isole.

Cultura

La cultura delle Bermuda è un misto di eredità britanniche e africane. L'influenza inglese è evidente nelle istituzioni, dalla forma di governo al sistema scolastico al quadro giuridico. I giudici portano ancora la parrucca incipriata, i bobbies dirigono il traffico, il cricket è lo sport più praticato e una pinta di birra nel pub sotto casa è il modo più consueto per concludere una giornata di lavoro. Alle Bermuda si parla l'inglese e la maggioranza degli abitanti è cristiana. Il retaggio africano è meno avvertibile, ma lo si può ritrovare nella musica e nella danza, in particolare nella musica di origine africana arrivata nell'arcipelago attraverso le Indie occidentali, per esempio il reggae e il calypso nonché i ritmi dei danzatori di Gombey.

La danza Gombey, l'espressione artistica peculiare delle Bermuda, ha le proprie radici nella musica tribale dell'Africa occidentale e sono evidenti anche le influenze dei missionari cristiani e dell'esercito britannico, mentre dagli Indiani d'America i danzatori di Gombey hanno tratto ispirazione per i propri costumi. Per i non iniziati, questi danzatori possono sembrare nient'altro che tipi in costume che saltellano qua e là al suono di una musica fortissima, ma in realtà la danza segue una coreografia accurata predisposta su specifici ritmi e spesso rappresenta storie bibliche. Secondo la tradizione, i danzatori scendono in strada il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano (Boxing Day), e a Capodanno (New Year's Day).

Nessun artista locale ha mai stupito il mondo con il suo talento, ma le Bermuda possono vantare legami con molti importanti pittori e scrittori che vissero, lavorarono o trascorsero qui le vacanze. Tra questi ricordiamo Eugene O'Neill, Noel Coward, James Thurber, Peter 'big tooth' Benchley, Georgia O'Keefe e Winslow Homer.

Le Bermuda non possiedono una cucina caratteristica, ma possono offrire alcuni piatti locali di pesce che meritano una citazione. La zuppa di pesce di solito è fatta con scorfano e ballerino ('pomatomus saltatrix') e insaporita con rum scuro locale e salsa di peperoni allo sherry. Le crocchette di merluzzo erano un tempo uno dei piatti principali delle isole, e ancora oggi compaiono sulle tavole in certi giorni dell'anno. I 'Johnny-cakes' - frittelle di farina di mais con riso e piselli, cotte sulla piastra - si trovano invece tutti i giorni e sono molto richiesti.

Il pasto tradizionale è la prima colazione della domenica con merluzzo, un piatto pantagruelico a base di merluzzo, uova, patate irlandesi bollite, banane, avocado, il tutto condito con una salsa di cipolle e pomodori. La torta di manioca ('cassava pie') è una tradizione natalizia e sta a dimostrare la particolare importanza attribuita a questo vegetale dagli isolani, i quali ritengono che abbia aiutato i primi coloni a salvarsi dalla carestia. Il Black Seal Rum è il liquore nazionale delle Bermuda: in genere la gente del posto lo beve allungato con una bibita gassata aromatizzata allo zenzero (ginger beer), i visitatori invece preferiscono farne un cocktail con ghiaccio.

Ambiente

Le Bermuda sono un arcipelago subtropicale situato nell'Oceano Atlantico 1.043 km al largo della costa del North Carolina. Si trovano oltre 1.600 km a nord dei Caraibi, dove a torto le colloca la maggior parte della gente. Sono costituite da 150 isolette con una superficie totale di appena 53,5 kmq. Le 8 isole più grandi sono collegate tra loro da strade rialzate e ponti, così da formare un territorio continuo a forma di amo che si estende per 35 km in lunghezza e, in media, meno di 1.600 m in larghezza. Gli abitanti in genere considerano queste 8 isole, che costituiscono il 95% della superficie del paese, come un'unica entità geografica che di solito chiamano 'the island', cioè l'isola. Solo una dozzina di altre isole sono abitate.

Tutte le isole hanno un'origine vulcanica e sono circondate da barriere coralline; il loro entroterra è collinoso, ma il rilievo più elevato supera di poco i 77 m. La superficie delle Bermuda, la densità relativamente alta della popolazione e il mezzo milione di visitatori all'anno hanno inevitabilmente un forte impatto sull'ambiente. La pesca eccessiva, per esempio, ha esaurito le risorse ittiche delle isole,distruggendone le potenzialità commerciali di questo settore. Fortunatamente l'accresciuta coscienza ecologica e un'attenta legislazione hanno consentito notevoli successi nella protezione e nella reintroduzione di alcune specie, in particolare delle tartarughe.

Le Bermuda godono di un clima mite e piacevole grazie all'effetto della Corrente del Golfo. La media annuale delle temperature massime è di 23°, mentre di quelle minime è di 20°. Il tasso di umidità è elevato tutto l'anno e le precipitazioni sono uniformemente distribuite, senza che si possa individuare una vera e propria stagione delle piogge.

Questo clima mai rigido consente alle isole una fioritura perenne, con fiori dai colori intensi quali le buganvillee, gli ibischi e gli oleandri. Le Bermuda non possiedono mammiferi terrestri indigeni; l'endemica lucertola delle rocce era l'unico animale non marino esistente sulle isole prima della colonizzazione. Ora si trovano diversi tipi di lucertole (introdotte dai colonizzatori), un paio di specie di raganelle e un genere di rospo gigante che spesso si vede spiaccicato sulle strade - di qui il soprannome di 'road toad' (rospo della strada).

Alle Bermuda vi sono coralli che attirano una varietà di pesci tropicali variopinti quali il pesce angelo, il baliste e il pesce pagliaccio. Purtroppo tra marzo e luglio nelle acque delle Bermuda fanno la loro comparsa anche le fisàlie, simili alle meduse: anche solo un lieve tocco di una di queste, e saprete che cos'è il dolore.

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Le Bermuda sono collegate con Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna da voli regolari. I viaggiatori che arrivano in aereo da altre destinazioni devono passare da uno di questi paesi. Il prezzo di molti biglietti aerei è compreso in pacchetti prepagati che prevedono anche il pernottamento, cosa che si rivela più economica che non cercarsi un albergo per conto proprio. Per tutti i voli la tassa d'imbarco è di US$20.

Circa 17.000 persone l'anno arrivano alle Bermuda in nave tra aprile e ottobre. La maggior parte delle imbarcazioni da crociera salpa da città della costa orientale degli Stati Uniti quali New York, Boston, Philadelphia, Newport, Wilmington, Charleston e Fort Lauderdale. Nei mesi invernali tutte le traversate sono sospese. I passeggeri delle navi pagano una tassa d'imbarco di US$60, di norma compresa nel prezzo del biglietto.

Trasporti interni: Alle Bermuda non ci sono agenzie di autonoleggio. I visitatori possono servirsi degli autobus e dei traghetti pubblici, oppure affittare un motorino o un motoscooter, usare i taxi e persino noleggiare un carro con cavallo. Gli autobus sono così efficienti, che anche il viaggiatore più indipendente non rimpiangerà la mancanza di un mezzo proprio. Per salire sull'autobus dovete disporre della tariffa esatta in monete.

I taxi con tassametro si trovano all'aeroporto e presso i principali alberghi. Se volete organizzare da soli una visita delle isole, i tassisti possono anche trasformarsi in tour operator e affascinarvi con racconti e commenti che aggiungono alla gita una buona dose di colore locale. Per questo tipo di servizio i tassisti disattivano il tassametro e applicano una tariffa oraria.

Le strade strette e tortuose delle Bermuda possono costituire una sfida per chi non è pratico di motorini: prima di affittarne uno per una settimana siate certi di trovarvi a vostro agio sulle due ruote. Per noleggiare un motorino dovete avere 16 anni, indossare il casco e promettere che guiderete sul lato sinistro della strada. Stranamente la bicicletta non è un mezzo altrettanto diffuso, ma a volte dove si trovano i motorini a nolo si possono noleggiare anche le biciclette. Preparatevi a delle belle sudate.

I traghetti, da cui si può ammirare uno splendido panorama, sono in alcuni casi più veloci degli autobus e collegano Hamilton con Paget, Warwick e la zona di Somerset/Dockyard. Andare a piedi è il modo più ovvio per visitare le cittadine delle Bermuda, ma spostarsi in questo modo da una città all'altra non è molto divertente dal momento che le strade sono strette e raramente hanno i marciapiedi.

Mete principali

City of Hamilton
Hamilton è il cuore delle Bermuda e ha la funzione sia di capitale sia di centro commerciale. Pur non essendo di grandi dimensioni (ha 970 abitanti, che diventano 1.500 nell'omonimo distretto amministrativo), sorprende per la sua febbrile animazione - almeno in confronto al resto delle isole. La gente del luogo la chiama semplicemente 'town' (città): 'andare in città' vuol dire, senza alcun dubbio, andare a Hamilton.

Il centro è situato in Front St, una via che costeggia il porto ed è fiancheggiata da edifici vittoriani di fine Ottocento-inizio Novecento dipinti in un acceso color limone pastello, limetta, albicocca e azzurro cielo. Molte case hanno verande dalle quali, mentre pranzate con tutta calma, osserverete il passaggio delle navi nel porto.

Tra i punti più interessanti segnaliamo la Bermuda Cathedral, imponente edificio neo-gotico che è uno dei principali punti di riferimento della città, il Bermuda Historical Society Museum, che contiene modellini della sfortunata nave Sea Venture, e la Bermuda National Gallery, che ospita opere di Thomas Gainsborough, Joshua Reynolds e Winslow Homer.

Fort Hamilton è un notevole forte in cima a una collina, da cui la vista spazia sull'Hamilton Harbour (il porto). Appartiene a una di una serie di fortificazioni erette a metà dell'Ottocento, in un periodo di crescenti tensioni tra Gran Bretagna e Stati Uniti. I baluardi sono armati con cannoni ad avancarica da 10 pollici, in grado di perforare con palle da 400 libbre gli scafi di ferro delle navi. Fortunatamente queste armi devastanti non furono mai usate.

Hamilton è anche il centro dei trasporti delle Bermuda, per cui potete recarvi in città quando volete usando gli autobus pubblici. Vi troverete inoltre i migliori negozi, caffè, ristoranti e pub delle isole.

Town of St George
Questa cittadina ben conservata che si affaccia sul St George's Harbour fu la prima capitale delle Bermuda e rimane la zona turistica più affascinate, immersa com'è nell'incanto di un passato che l'ha vista sorgere come secondo insediamento britannico nel Nuovo Mondo. Molti dei suoi tortuosi vicoli e delle case coloniali hanno tuttora il loro aspetto originale, e parecchi edifici risalenti a diversi secoli fa sono stati restaurati e trasformati in musei.

Tra i luoghi di maggior interesse vi è Kings Square, con la bella Town Hall (il palazzo comunale, costruito nel 1782) che si affaccia sul ceppo e sulla gogna dove un tempo si punivano pubblicamente coloro che violavano le usanze coloniali. Poco più in là potete ancora vedere lo sgabello (ducking stool), assicurato con cime all'estremità di un palo, sul quale i pettegoli e coloro che avevano commesso reati di piccola entità venivano legati e costretti a subire l'umiliazione di essere immersi nell'acqua del porto.

La Old State House (il vecchio palazzo del governo) risale al 1620 ed è l'edificio più antico delle Bermuda. Benché di modeste dimensioni, possiede tratti italianeggianti e ha un aspetto solenne, come si addice al suo vecchio ruolo di parlamento coloniale delle Bermuda. A nord vi è il Somers Garden, che prende il nome dall'ammiraglio Somers il quale, letteralmente, lasciò il cuore alle Bermuda. Il suo organo vitale (con le interiora) è contenuto in una tomba disadorna nel parco. Com'era consuetudine a quel tempo, il suo corpo fu caricato in nave e riportato in Inghilterra.

La Tucker House è la dimora settecentesca di una delle più prestigiose famiglie dell'arcipelago ed è stata ben conservata insieme agli arredi dell'epoca. Grosso modo allo stesso periodo risale l'Old Rectory (la vecchia canonica protestante) che vanta il non piccolo merito (con relativo diritto alla fama) di essere stata una delle prime case dell'arcipelago ad avere il tetto di pietra.

Il Bermuda National Trust Museum è ospitato in un severo edificio coloniale ed è dedicato al ruolo svolto dalle Bermuda nella guerra civile americana, quando St George fu toccata da una ricchezza senza precedenti per avere aiutato gli stati del sud ad aggirare il blocco navale dei Nordisti.

La St Peter's Church originaria, costruita con paglia e legno nel 1612, era una delle più antiche chiese anglicane dell'emisfero occidentale. L'attuale edificio, assai bello, risale all'inizio del Settecento e ha travi di legno a vista, monumenti marmorei in onore dei primi governatori e un altare di mogano che costituisce il più antico arredo delle Bermuda tuttora esistente nell'arcipelago.

Il mercoledì è un giorno particolarmente favorevole per visitare St George, in quanto l'Old State House e l'Old Rectory sono aperti al pubblico e la non lontana Bermuda Biological Station offre visite guidate alle sue attrezzature. I ristoranti sul lungomare sono l'ambiente perfetto per una cena ricca d'atmosfera. Terminata la vostra immersione nella storia, andate alla vicina Tobacco Bay, una spiaggia eccellente per fare una nuotata o un po' di snorkelling

South Shore Park
Questa riserva naturale costiera (il nome significa 'parco della costa meridionale'), lunga 2,5 km circa, tutela alcune delle più belle spiagge delle Bermuda. Un sentiero lungo la riva attraversa il parco e collega tra loro una serie di insenature e baie separate da scoscesi affioramenti rocciosi. Vi sono 12 spiagge; si va da quelle di medie dimensioni a forma di mezzaluna, come la Horseshoe Bay, alle calette minuscole come la Peel Rock Cove.

La splendida striscia di sabbia corallina rosa e bianca, nota come Warwick Long Bay, costituisce il limite orientale del parco. Non essendo protetta da un promontorio, di solito questa spiaggia ha delle buone onde, adatte a praticare il bodysurf.

Royal Naval Dockyard
Dopo la guerra d'indipendenza americana gli Inglesi non potevano più servirsi dei porti delle loro ex colonie, e quindi scelsero questo luogo situato nella collinosa Ireland Island, all'estremità occidentale delle Bermuda, per farne la loro 'Gibilterra occidentale'. La nuova struttura serviva da cantiere navale ('dockyard') e da scalo per il rifornimento delle navi in rotta tra Nova Scotia (provincia del Canada orientale, sull'Atlantico) e le Indie Occidentali britanniche. Il forte fu costruito tra il 1814 e il 1863 da circa 10.000 forzati, detenuti in condizioni indescrivibili in navi-galera alla fonda al largo dell'insenatura.

Il forte, in blocchi di calcare, è in stile georgiano e fu usato per la prima volta dalla Marina britannica nel 1814 per lanciare i raid contro Washington, DC, e più tardi come base nell'Atlantico settentrionale durante le due guerre mondiali, ma fu abbandonato nel 1951 in quanto era diventato troppo dispendioso come avamposto. Da allora in poi gli edifici furono restaurati e riportati a nuova vita. L'arsenale ora ospita l'interessante Bermuda Maritime Museum, situato in quello che era un tempo il maschio della fortezza, un pub ricco d'atmosfera, una sala cinematografica, un mercato di oggetti d'artigianato e il Bermuda Snorkel Park.

Mete alternative

Nonesuch Island
Questo santuario ornitologico, situato a sud-est dell'aeroporto delle Bermuda, è stato istituito per reintrodurre la procellaria delle Bermuda, o cahow (Pterodrama cahow), uno degli uccelli più a rischio d'estinzione nel mondo. Dall'arcipelago sono stati eliminati i predatori nel tentativo di ricreare la situazione ecologica esistente prima della colonizzazione. Non sorprende quindi che l'accesso dei visitatori all'arcipelago sia sottoposto a severe limitazioni, ma di tanto in tanto la Bermuda Biological Station e la Bermuda Audubon Society guidano escursioni riservate ai gruppi.

Cristobal Colon
Questo transatlantico spagnolo lungo 150 m circa, incagliatosi 13 km a nord delle Bermuda nel 1936, è la più grande nave mai entrata nelle acque delle Bermuda. Dopo essersi arenata sul reef, senza però affondare, divenne facile preda dei ladruncoli che la spogliarono di tutto, dai candelieri agli impianti idraulici.

Durante la seconda guerra mondiale la Marina militare statunitense usò la Cristobal Colon come nave bersaglio spezzandola in due, e una metà si posò a cavallo della barriera. Fu probabilmente una saggia decisione, poiché nel 1937 un mercantile norvegese squarciò irreparabilmente il proprio scafo quando, per errore, ritenne che la Cristobal Colon stesse passando attraverso il reef e decise di seguire la stessa rotta. Entrambe le navi ora si trovano in circa 15 m e costituiscono relitti molto interessanti per i sub. Sul ponte prodiero del mercantile norvegese c'è ancora un carro antincendio che doveva essere consegnato alle Bermuda.

Il triangolo delle Bermuda
Se volete sparire per qualche tempo e non vi basta una vacanza di una settimana sulle isole, forse dovreste dirigervi verso la zona che si estende verso sud dalle Bermuda a Puerto Rico e a ovest fino alla costa della Florida. Si ritiene che non meno di 100 tra navi e aerei siano scomparsi in questo triangolo, per cui non c'è nessun motivo di sospettare che abbiate tagliato volontariamente la corda.

Le scomparse misteriose sono state da alcuni attribuite a perturbazioni atmosferiche, a strani campi magnetici, a discrasie temporali o a rapimenti da parte di esseri extraterrestri. Altri invece, che respingono queste ipotesi, parlano di guasti meccanici, di maltempo e di errore umano.

Se siete alla ricerca di qualcosa di più banale, potete sempre prenotare un'escursione della Bermuda Triangle Brewery nella Southampton Parish.

 

 

Bielorussia

 

La Bielorussia è sempre stata descritta come un tratto di terra pianeggiante e monotono a cavallo del percorso più breve tra Mosca e la frontiera polacca. È pianeggiante, d'accordo, ma dire che sia monotono è eccessivo. Ampi boschi di betulle incontaminati, vaste paludi ricoperte di foreste e villaggi con le case in legno situati nel mezzo di campi verdi e neri conferiscono alla Bielorussia una bellezza che non si può scordare.

In Bielorussia ci sono molte più cose da vedere di quante ne possiate immaginare. Minsk è un centro cosmopolita e una testimonianza vivente della pianificazione urbana sovietica. Brest è vivace e frenetica, Hrodna è un cocktail di eredità storiche e Polatsk è una nobildonna che riposa sulle sue antiche glorie. Tutto questo, e nemmeno un turista all'orizzonte.

  A colpo d'occhio

Superfice
207.600 kmq

Popolazione
10.335.382 abitanti (tasso di crescita demografica -0,14%)

Capitale
Minsk (1.769.500 abitanti)

Composizione etnica
81,2% bielorussi, 11,4% russi, 7,4% ucraini, polacchi e altri

Lingua parlata
bielorusso, russo, altre lingue

Religione
80% cristiano-ortodossa orientale, 20% cattolica, protestante, ebraica, musulmana, altre religioni

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

Economia

PIL
84,8 miliardi di dollari

PIL pro capite
8.200 dollari

Crescita economia annua
4,1%

Inflazione %
46,1%

Settori/prodotti principale
macchine utensili per il taglio dei metalli, trattori, camion, scavatrici, motocicli, televisori, radio, frigoriferi, fibre chimiche, fertilizzanti, tessili, grano, patate, ortaggi, barbabietole da zucchero, lino, manzo, latte

Principale partner commerciali
Russia, Ucraina, Polonia, Germania

Membro dell'Unione Europea
no

Documenti ed info utili

Visto
tutti i visitatori stranieri devono essere in possesso di un visto. È molto più facile ottenerne uno fuori dal paese che non alla frontiera.

Rischi sanitari
epatite A e B, tifo, encefalite da zecche.

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich (in Crimea, tre ore)

Pesi e misure
sistema metrico decimale

Quando andare

In Bielorussia è sempre bassa stagione, quindi non dovete preoccuparvi di trovare troppi turisti. L'estate è calda, ma umida, mentre l'inverno è grigio e freddissimo, quindi i momenti migliori per visitare il paese sono la tarda estate e la primavera.

Eventi e Manifestazioni

Molti compositori si riuniscono a Minsk in gennaio per discutere di musica e per tenere una serie di concerti durante il Convegno Nazionale dei musicisti bielorussi. Minsk ospita anche il festival internazionale delle lingue, Expolingua, in aprile. Il Festival della Poesia, che si tiene sul lago Svityaz a giugno, celebra le opere dei grandi poeti russi e bielorussi. L'Autunno Musicale Bielorusso, che si svolge a Minsk gli ultimi 10 giorni di novembre, è un festival di musica e danza classica e popolare.

Prezzi e costi

Valuta
rublo bielorusso (BR; potrebbe essere sostituito dal rublo russo)

Economicita del paese
Il rublo bielorusso (meglio conosciuto come zaichiki o 'conigli') ha sostituito il rublo russo nel 1992. Inizialmente era inteso per essere un'unità monetaria transitoria da utilizzarsi soltanto fino a quando l'economia non si fosse stabilizzata. Recentemente, dalle banconote bielorusse sono stati eliminati tre zeri e ci vorranno sicuramente molti anni prima che tutte le vecchie monete spariscano dalla circolazione, quindi fate attenzione.

I costi più alti di un viaggio in Bielorussia sono quelli relativi al pernottamento; tutto il resto è decisamente economico. Un pasto completo costa raramente più di US$6, una serata all'opera mai più di US$1 e i biglietti dei treni nazionali sono un vero affare. Programmate di spendere circa US$30 al giorno se viaggiate all'insegna dell'economia, US$75 se desiderate un buon livello di comfort.

Il modo più conveniente e sicuro per trasportare denaro è quello di utilizzare carte di credito e travellers' cheque, ma a volte può essere difficile trovare un posto dove sia possibile usarli. Per evitare inconvenienti, portatevi anche una discreta quantità di contanti: le valute più accettate sono il dollaro USA e il marco tedesco. Potete cambiare il denaro presso i chioschi del cambio o presso le banche.

Alcuni alberghi di lusso tendono ad aggiungere un supplemento del 5-15% al vostro conto. I portieri si aspettano una mancia di US$1-2, mentre i camerieri gradiscono una mancia pari al 5-10% del conto. I negozi hanno prezzi fissi, mentre nei mercati di artigianato è di norma la contrattazione.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$1-3
Pasto in un ristorante di categoria media: US$3-5
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$5

Albergo economico: US$5-20
Albergo di categoria media: US$20-50
Albergo di categoria elevata: a partire da US$50

Sport e tempo libero

Gli appassionati della natura dovrebbero visitare la Riserva Naturale di Belavezhskaja Pushcha, al confine occidentale con la Polonia. Si tratta del più ampio tratto di foresta antica in Europa e ospita un numero consistente di bisonti europei, razza un tempo in via d'estinzione. Se disponete di un mezzo di trasporto, potete visitare la zona dei Laghi Blu a nord della Bielorussia, conosciuta per le sue bellezze naturali. Nella zona è possibile campeggiare e dedicarsi a piacevoli escursioni a piedi. La vasta rete di laghi e torrenti del paese ne fa un'ottima meta per gli appassionati di pesca.

Storia

La presenza umana in Bielorussia è testimoniata fin dalla prima età della pietra. Nel VI-VIII secolo d.C., durante l'espansione slava, sicuramente gli slavi dell'Est occupavano il paese. Molte città bielorusse passarono sotto il dominio dei tartari dopo la sconfitta degli slavi, avvenuta per mano dei mongoli a Kiev nel 1240. Nel XIV secolo, la zona venne conquistata dalla Lituania, che permise alla Bielorussia di conservare la sua religione ortodossa e la sua lingua, ma ridusse la popolazione locale in una sorta di semischiavitù. Nel corso dei successivi quattrocento anni, la Bielorussia si trasformò in un'entità culturale distinta dalla Russia e dall'Ucraina. In seguito all'unificazione di Polonia e Lituania, avvenuta nel 1569, la cultura polacca esercitò un'influenza sempre maggiore in Bielorussia e la chiesa bielorussa passò sotto l'autorità del Vaticano.

Alla fine del XVIII secolo, la Polonia cominciò a indebolirsi e la Russia ne approfittò per invaderne i territori e conquistare la Bielorussia. La Russia era decisa a rendere la Bielorussia parte integrante della sua grande patria: le pubblicazioni in bielorusso vennero bandite e venne istituita la chiesa russa ortodossa. Nel corso del XIX secolo, l'economia della Bielorussia cominciò a trasformarsi da agricola a industriale. Nel 1860, i servi della gleba vennero liberati, ma la povertà nelle campagne rimase così alta da costringere un milione e mezzo di persone a emigrare verso la fine del secolo. Dal momento che i russi costringevano gli ebrei a vivere in zone prestabilite (una delle quali era proprio la Bielorussia), la popolazione urbana ebrea crebbe in maniera considerevole nel corso del XIX secolo: in alcune città, più della metà della popolazione era ebrea. La maggior parte delle aree urbane erano occupate da ebrei e russi, mentre i bielorussi rimanevano confinati nelle campagne e continuavano ad avere una scarsissima influenza politica e un accesso quasi inesistente alle risorse del paese.

Durante la prima guerra mondiale, in Bielorussia ebbero luogo molte battaglie tra russi e tedeschi e gran parte del paese venne distrutto. La Germania conquistò la Bielorussia, ma nel 1921 il paese venne diviso fra la Polonia e la Russia Bolscevica (che l'anno successivo si chiamò URSS). Nel corso degli anni '30, la zona sovietica della Bielorussia fu soggetta a epurazioni e a collettivizzazioni agricole e la sua cultura e la sua indipendenza vennero distrutte. Migliaia di bielorussi vennero assassinati, soprattutto nelle foreste intorno a Minsk.

Nel 1939, quando la Polonia fu invasa da Germania e URSS, l'URSS si riprese la zona polacca della Bielorussia. Di conseguenza, i bielorussi si trovarono in prima linea quando, nel 1941, la Germania invase la Russia. L'occupazione tedesca fu selvaggia e la resistenza partigiana si diffuse ovunque. Nel 1944 i tedeschi vennero scacciati dall'Armata Rossa, ma questa operazione causò la distruzione della Bielorussia: Minsk venne rasa al suolo quasi completamente e un quarto della popolazione del paese morì. Molte delle vittime vennero uccise nei campi di concentramento nazisti oppure vennero deportate e uccise dall'URSS.

Il primo piano quinquennale del dopoguerra riuscì a sistemare gran parte dei danni causati dalla guerra e Minsk divenne un importante centro industriale per l'URSS. Molte persone si trasferirono a Minsk, compresi numerosi immigrati russi che permisero di alimentare la forza lavoro locale. Fino al 1980, i politici bielorussi cercarono di enfatizzare per quanto possibile l'identità nazionale della Bielorussia pur restando al sicuro all'interno della grande famiglia sovietica. Detto questo, però, bisogna anche sottolineare che la Bielorussia era conosciuta come una delle repubbliche comuniste più rigide dell'Unione Sovietica.

Quando, nel 1986, ci fu l'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, la Bielorussia fu colpita più duramente della stessa Ucraina. Circa un quinto del paese fu seriamente contaminato e l'opinione pubblica cominciò a esprimere dissenso rispetto all'appartenenza all'Unione Sovietica. Nel 1988, venne istituito il Fronte Popolare Bielorusso, con il compito di risolvere le questioni venute a galla con Chernobyl e per far rinascere la lingua bielorussa. Negli anni seguenti, i sentimenti nazionalistici aumentarono e il 27 luglio 1990 la repubblica fece una dichiarazione di sovranità all'interno dell'URSS. Il 29 agosto 1991, il Partito Comunista fece una dichiarazione di totale indipendenza nazionale.

Stanislau Shushkevich, un fisico che aveva manifestato contro la negligenza delle autorità in occasione di Chernobyl, fu il primo capo di stato. Egli si impose di perseguire una linea centrista a metà tra la vecchia guardia comunista e il Fronte Popolare riformista. Nei primi anni '90, la riforma economica proseguì molto lentamente e i comunisti riallacciarono molti legami con la Russia, contro la volontà di Shushkevich. Shushkevic fu sconfitto nel 1994, in occasione delle prime elezioni presidenziali dirette della Bielorussia, vinte da Alexandr Lukashenko. Lukashenko promise di bloccare l'aumento dei prezzi, di fermare le privatizzazioni, di sconfiggere la corruzione e il crimine organizzato e di stringere legami sempre più forti con la Russia. Ma l’11 giugno 2002 è fallito a Pietroburgo il piano di unione politica fra Russia e Bielorussia presentato dal presidente bielorusso. La proposta bocciata dal presidente Putin prevedeva, fra l’altro, un parlamento unificato russo-bielorusso con capacità normativa di grado superiore rispetto a quella dei parlamenti nazionali dei due stati. Gli estesi poteri di quest’organo hanno richiamato alla memoria di molti osservatori quelli del vecchio Soviet Supremo e il disegno di governo dell’unione prospettato da Lukashenko è sembrato allo stesso presidente russo una Unione Sovietica in miniatura. Il divieto alla creazione di un organo sopranazionale non mette tuttavia in discussione la volontà da parte della Russia di continuare a rafforzare la profonda cooperazione economica già in atto per giungere all’introduzione di una moneta unica nei due stati. Lukashenko aspirava a incassare dall’operazione importanti divedendi politici (la sua ambizione lo aveva portato ad accarezzare l’idea di poter presiedere il parlamento comune), e l’azione di Putin mira anche a fargli prendere le distanze da Iran, Iraq e Siria inducendolo ad abbandonare la sua politica caparbiamente antioccidentale che lo ha recentemente portato a ritirare il gradimento al rappresentante dell’OCSE a Minsk. La prima conseguenza economico-politica del mancato accordo è stata la decisione di abbandonare il progetto, per altro già in avanzato stato decisionale, di costruire attraverso la Bielorussia una conduttura per il trasporto del gas verso l’Europa.

Il 19 novembre 2002, quattordici paesi dell'Unione Europea hanno negato il visto di ingresso al presidente Lukashenko, e ai suoi collaboratori, in segno di protesta per le violazioni dei diritti umani in Bielorussia. Soltanto il Portogallo aveva sollecitato il riesame per il blocco dei visti, ma quest'eccezione deriva da divergenze tra Lisbona e gli altri stati membri dell'Unione riguardo l'Africa meridionale.

Cultura

Le pubblicazioni bielorusse hanno avuto un importante impatto sulla regione: le bibbie bielorusse furono tra i primi libri a essere stampati nell'Europa dell'Est e il poeta bielorusso del XVII secolo, Symeon di Polatsk, introdusse lo stile barocco nella letteratura russa. La letteratura bielorussa moderna nacque nel XIX secolo: Jabus Kolas ne è considerato il pioniere, mentre Natalia Arseneva, autrice di Sotto il cielo blu, è considerata una pietra miliare della letteratura del XX secolo. Gli scrittori locali vennero soffocati dall'occupazione sovietica, ma la scena letteraria oggi sta subendo un revival.

Il paese ha una grande tradizione musicale: molti degli inni e dei sermoni ortodossi del XII secolo hanno avuto le loro origini in Bielorussia. La musica popolare bielorussa è molto conosciuta: se ne avete la possibilità, assistete a uno spettacolo. La musica popolare moderna deriva dalle cerimonie rituali o dalla musica sacra e si è andata sviluppando dal XVI secolo in poi. La musica classica bielorussa è un fenomeno recente (risale al XX secolo), ma ciò non ha impedito all'opera e alle compagnie di balletto di Minsk di diventare famose a livello internazionale.

La Bielorussia, come l'Ucraina, ha sempre costituito un punto d'incrocio tra la cristianità latina e quella ortodossa. Circa il 70% dei bielorussi è di religione ortodossa orientale, ma i lunghi anni di dominazione polacca hanno lasciato in eredità una consistente comunità di cattolici (che dominano il clero). Ci sono anche alcuni protestanti (retaggio culturale della comunità tedesca, un tempo molto consistente), musulmani (tartari) ed ebrei, ma molti di essi stanno emigrando.

Il bielorusso è una lingua slava orientale, simile al russo e all'ucraino. È solitamente scritto in cirillico, ma esiste anche un alfabeto bielorusso latino (usato molto raramente). Durante la dominazione sovietica, l'80% dei bambini bielorussi a scuola imparava solo il russo, che era anche la lingua ufficiale di tutte le transazioni politiche ed economiche. Nel 1990, il bielorusso divenne la lingua nazionale del paese. Attualmente, si stanno modificando i nomi delle strade e nelle scuole viene posto di nuovo l'accento sulla storia e sulla letteratura bielorusse. Tuttavia, la lingua più diffusa è ancora il russo.

I bielorussi amano molto i funghi e raccoglierli è una sorta di rituale locale. Molti dei piatti principali sono a base di funghi in una forma o nell'altra: in una ricca salsa, in un ripieno cremoso o da soli. Tra i piatti principali segnaliamo hryby v smtane (funghi con panna acida), hribnoy sup (funghi e zuppa d'orzo) e kotleta pokrestyansky (costoletta di maiale in salsa di funghi). Altri ingredienti importanti della cucina russa sono l'aglio, il pesce e il comino. Il kvas è una bevanda tipica preparata con malto, zucchero, menta e frutta.

Ambiente

La Bielorussia è leggermente più piccola del Regno Unito; confina a nord e a est con la Russia, a nord-ovest con la Lettonia e la Lituania, a ovest con la Polonia e a sud con l'Ucraina. È un paese prettamente pianeggiante: la collina più alta, la Djarzhinskaja, raggiunge soltanto i 345 m. Il terreno è costituito da bassi spartiacque che dividono grandi zone paludose intervallate da piccoli laghi. Il fiume principale è il Dnjapro, che scorre verso la Bielorussia orientale partendo da Smolensk in Russia.

Un tempo la Bielorussia era completamente ricoperta di foreste. Nel XVI secolo, la maggior parte di esse era già stata abbattuta per fare spazio ai campi, ma in molte zone sono ricresciute, specialmente a sud. Gli alberi più diffusi sono le conifere, le querce, i faggi e le betulle argentate. La Riserva Naturale di Belavezhskaja Pushcha, al confine con la Polonia, è la più grande foresta primordiale d'Europa e ospita un numero consistente di bisonti europei. Nelle altre riserve naturali della Bielorussia si possono trovare alci, daini, cinghiali, lupi, volpi, scoiattoli, martore, lepri, castori, lontre, visoni e tassi. Il terreno coltivato è dedicato in particolare a cereali e lino: le distese di campi di lino sono bellissime da vedere.

La Bielorussia gode di un clima continentale che diventa un po' più rigido spostandosi da sud-ovest a nord-est. Le temperature medie di gennaio sono comprese tra -4°C e -8°C e per circa sette o otto mesi all'anno il terreno è coperto di ghiaccio. Il mese più caldo è luglio, quando la temperatura raggiunge normalmente i 19°C. A giugno e ad agosto c'è maggiore umidità, mentre nevica da dicembre ad aprile.

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La maggior parte dei voli internazionali arriva all'aeroporto internazionale Minsk-2, 40 km a est di Minsk. Ci sono voli per/da Berlino, Beirut, Francoforte, Larnaka, Mosca, Monaco, San Pietroburgo, Tallinn, Tel Aviv, Vienna, Varsavia e Zurigo. L'aeroporto Minsk-1, più piccolo, situato 3 km a sud della città, serve Kiev, Mosca e San Pietroburgo. L'altro aeroporto internazionale del paese si trova a Brest. Qui potete trovare voli per Mosca, San Pietroburgo, Kiev, Varsavia e Odessa.

I percorsi di autobus internazionali più conosciuti sono quelli tra Minsk e Vilnius (Lituania) e tra Minsk e Bialystok (Polonia). I treni che arrivano in Bielorussia provengono da Lettonia, Lituania, Polonia, Russia e Ucraina e possono entrare da dieci blocchi di frontiera. Ci sono dieci blocchi di frontiera anche per i veicoli privati.

Trasporti interni: In teoria, esistono voli nazionali che collegano Minsk, Brest, Homel, Hrodna, Mahileu, Mazyr e Vitsebsk, ma in realtà pochi voli nazionali decollano a causa delle restrizioni sul carburante. I collegamenti ferroviari tra le città principali sono piuttosto frequenti e abbastanza economici. Ci sono anche molti autobus, ma possono essere sporchi e sovraffollati; inoltre, è sempre piuttosto difficile riuscire ad acquistare un biglietto. Noleggiare un'automobile può essere più economico che utilizzare un taxi, ma guidare in Bielorussia può creare qualche problema: è difficile trovare carburante e pezzi di ricambio e le strade non sono certo in condizioni ottimali. Se desiderate guidare, fatelo sul lato destro della strada.

Letture consigliate

Tutte le Russie: Storia e cultura degli Stati europei della ex Unione Sovietica dalle origini a oggi:
di Sergio Salvi (Ponte alle Grazie, Firenze 1994) Il volume è dedicato ai sette stati europei ex-sovietici; di ognuno è raccontata la storia, dalle origini etniche fino al 1994 attraverso la ricostruzione dei dati finora disponibli.

C'era una volta l'Est. Viaggio a cavallo dal Friuli alla Bielorussia:
di Dario Masarotti e Antonietta Spizzo (EDT, Torino 2002; collana 'Orme') La lunga traversata compiuta nel 1997 dai due autori, che dal Friuli arrivano a Minsk, in Bielorussia. È la scoperta di un modo di viaggiare attento all'ambiente e alla realtà sociale dei luoghi visitati, in tempi in cui si parla tanto di turismo responsabile.

Belarus, immagini di Christian Reinhardt:
di Christian Reinhardt (Sandro Teti, Roma 2002) È un volume fotografico dedicato alla Bielorussia, paese lontano dalla globalizzazione e fedele alla memoria storica.

Preghiera per Cernobyl'. Cronaca del futuro:
di Svetlana Aleksievic (E/O, Roma 2002) L'autrice, rielaborando e trasformando in narrativa centinaia di interviste, dà voce al popolo di Cernobyl.

Russi. Se li conosci non li eviti:
di Elizabeth Roberts (Edizioni Sonda, Casale Monferrato 2000; collana 'Le Guide xenofobe') Spiega chi sono, come ragionano, cosa amano e cosa detestano i russi. È una guida 'antropologica' semiseria, con uno scopo serissimo: prevenire e curare qualsiasi forma di xenofobia.

Mete principali

Minsk
Quasi tutti gli edifici di Minsk sono stati costruiti dopo l'occupazione da parte dell'esercito sovietico nel 1944, che distrusse quasi interamente la città. Minsk è probabilmente l'esempio migliore di pianificazione sovietica su larga scala. La città è quasi riuscita a realizzare l'utopia operaia: l'uniformità delle sue facciate monumentali è smorzata dalle strade ampie e dai piacevoli parchi. La sua atmosfera è frenetica e cosmopolita, con un senso della pulizia e brillantezza maggiore rispetto a quello di altre città dell'ex Unione Sovietica.

La strada principale di Minsk, praspekt Skaryny, è un viale enorme e frenetico. All'estremità sud-occidentale della strada, la ploscha Nezalezhnastsi (Piazza dell'Indipendenza), lunga 500 m, è circondata dagli edifici governativi e dall'affascinante Chiesa Cattolica Polacca di San Simone. Il Parco Janki Kupaly è una piacevole zona verde costeggiata su due lati dal tortuoso fiume Svislach. È possibile noleggiare una barca a remi o visitare la casa in cui il Partito Comunista Russo tenne illegalmente il suo primo congresso nel 1898.

Il Museo Nazionale Bielorusso di Storia e Cultura vi permetterà di fare un viaggio attraverso la storia turbolenta della nazione, mentre presso il Museo d'Arte Statale della Bielorussia potrete ammirare numerosi dipinti risalenti ai secoli compresi fra il XVII e il XX. Il Museo della Grande Guerra Patriottica descrive tramite le immagini gli orrori della seconda guerra mondiale e cerca di spiegare l'apparente ossessione del paese per la guerra. Le immagini dei prigionieri di guerra e le testimonianze fotografiche delle esecuzioni dei partigiani sono particolarmente macabre.

La Città Vecchia, a ovest di praspekt Skaryny, ospita la Cattedrale di St Dukhawski, in stile barocco. Un tempo la cattedrale faceva parte di un convento bernardino polacco. Gli edifici del monastero sono stati restaurati e oggi sono sede di un'accademia musicale. Per farvi un'idea di com'era Minsk in passato, recatevi nella zona a est del fiume Svislach, dove troverete un quartiere che è stato ricostruito secondo lo stile tipico del XVII e del XVIII secolo. È curioso e quasi in miniatura, pieno di caffè, bar, ristoranti e negozi di souvenir. Poco distante, sorge la Chiesa di Santa Maria Maddalena, costruita nel 1847, caratterizzata da un campanile ottagonale a punta e da una grande cupola.

Khatyn
Nel 1943, il piccolo villaggio di Khatyn fu completamente raso al suolo dai nazisti. Oggi è una sorta di memoriale focalizzato intorno a una scultura realizzata dall'unico sopravvissuto, Yuzif Kaminsky. Il Cimitero dei Villaggi commemora 185 altri villaggi bielorussi distrutti dai tedeschi; gli Alberi della Vita (in realtà dei pali di cemento) commemorano 433 villaggi distrutti ma in seguito ricostruiti; il Muro della Memoria elenca i campi di concentramento nazisti in Bielorussia e alcune delle loro vittime.

Khatyn (60 km a nord di Minsk) non è raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici. Tuttavia, esistono delle visite organizzate e un viaggio di andata e ritorno in taxi dalla capitale non è particolarmente caro.

Brest
Brest è uno dei posti di frontiera, sia stradali sia ferroviari, più trafficati dell'Europa dell'Est. Si trova a meno di 200 km da Varsavia e a 350 km da Minsk, proprio al confine con la Polonia. Come in tutte le città di frontiera, c'è un'atmosfera estremamente frenetica, con numerosi bielorussi che attraversano il confine per andare a fare acquisti in Polonia. La zona centrale di Brest si apre a ventaglio in direzione sud-est dalla stazione ferroviaria principale verso il fiume Mukhavets. La strada più importante è la Vulitsa Savetskaja. Brest fu una delle undici 'Città Eroiche' dell'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale: in occasione dell'invasione tedesca del giugno 1941, la Fortezza di Brest resistette per un mese intero.

Situata alla confluenza dei fiumi Buh e Mukhavets, la Fortezza di Brest è il monumento della città che bisogna visitare. Tra il 1838 e il 1842, l'intera città fu spostata verso est per lasciare spazio alla costruzione di questa fortificazione massiccia. Venne distrutta nel 1941 e i suoi resti sono stati trasformati in un importante monumento alla memoria dei suoi difensori. Presso la fortezza ci sono musica lugubre, registrazioni di sparatorie e sculture in stile sovietico. Appena a ovest della fortezza c'è la Chiesa di Nikolaivsky, la più antica della città; fu parzialmente distrutta durante l'assedio del 1941. Un tempo faceva parte di un monastero.

Tra le altre chiese della città segnaliamo la Chiesa di St Nikolaiv, decorata con precisione anche nei dettagli, che risale a 200 anni fa, in tipico stile ortodosso, e la Cattedrale Ortodossa di San Simone, del XVII secolo e riccamente decorata in oro. Il Museo Archeologico Bereste è stato costruito sugli scavi delle rovine del quartiere artigiano di Brest del XIII secolo.

Riserva Naturale di Belavezhskaja Pushcha
In questa riserva naturale sopravvivono circa 1300 kmq di foresta europea primordiale. Si estende in direzione nord dalla città di Kamjanjuky, circa 40 km a nord di Brest, e una piccola sua parte si trova in Polonia, che la amministra congiuntamente alla Bielorussia. Qui vivono circa 55 specie di mammiferi, tra cui alci, daini, linci, cinghiali, cavalli allo stato brado, tassi, lupi, ermellini, martore, lontre, visoni e castori, ma essa è famosa per i suoi mille e più bisonti europei, una specie che era già in via d'estinzione negli anni '20 del Novecento.

Presso la riserva ci sono un museo naturale e dei recinti dove si possono vedere bisonti, daini, cinghiali e altri animali.

Tutti i giorni ci sono alcuni autobus che la collegano a Brest; se riuscite a ottenere un permesso, potete anche visitare la riserva con i vostri mezzi.

Hrodna
Hrodna, situata 280 km a ovest di Minsk, è probabilmente la città più pittoresca della Bielorussia. Il motivo è molto semplice: si tratta della città che è sopravvissuta alla guerra meglio di qualunque altra e, a testimonianza di questo, ci sono molti edifici storici intatti. Fondata in tempi antichissimi, Hrodna fu annessa dalla Lituania nel XIV secolo, diventando una delle principali roccaforti difensive, e poi dalla Polonia, che vi fece costruire un palazzo e numerose chiese. Hrodna capitolò molto presto durante la seconda guerra mondiale; non subì gravi danni strutturali, ma perse gran parte della sua popolazione. Oggi, la città è un centro industriale e culturale che gode di un'atmosfera cosmopolita.

La strada preferita per le passeggiate è Vulitsa Savetskaja, una piacevole via acciottolata con negozi e caffè curiosi e un parco alberato all'estremità meridionale. Tra le chiese di Hrodna segnaliamo l'orgogliosa Cattedrale Farny, in stile barocco, con i suoi altari e santi decorati, la Chiesa e il Monastero rinascimentali appartenenti all'ordine cistercense e la Chiesa dei Santi Boris e Hilib, costruita in legno nel XII secolo. Per quanto possa sembrare modesto, è il secondo edificio più antico della Bielorussia.

Il Museo di Storia della Religione si trova all'interno di un palazzo del XVIII secolo restaurato di recente. Esso contiene acqueforti e oggetti d'artigianato che testimoniano in particolare le influenze del cattolicesimo polacco e dell'ortodossia russa. Ci sono anche alcuni esempi di arte ebraica. Lo Stari Zamak (Vecchio Castello) di Hrodna fu costruito nel XIV secolo; oggi, rimangono solo alcune sezioni delle mura. Il museo che si trova presso il castello ospita interessanti oggetti risalenti al IX secolo. Poco distante c'è il Novi Zamak (Castello Nuovo), costruito nel 1737 nell'opulenza del rococò e più tardi ristrutturato ispirandosi a uno stile più sobrio. Oggi ospita un museo, una biblioteca e gli uffici principali del Ministero della Cultura.

Mete alternative

Njasvizh
Njasvizh, 120 km a sud-ovest di Minsk, è una delle città più antiche del paese. Fu edificata nel XIII secolo, ma raggiunse il suo splendore intorno alla metà del XVI secolo, quando i mercanti che la governavano la ricostruirono con un sofisticato sistema di fortificazioni. Nel corso dei secoli, guerre, incendi e incuria contribuirono a diminuire l'importanza della città, tanto che oggi non è altro che un insieme confuso di cottage in legno e case semplici con alcuni esempi di pregevole architettura del XVI secolo.

Il municipio del XVI secolo è uno degli edifici più antichi del paese; benché sia in cattivo stato e scolorito, rivela una struttura degna di interesse. La Porta Slutsk, anch'essa costruita nel XVI secolo, fu rifatta in stile barocco due secoli più tardi. La grande e cupa Cattedrale Cattolica Romana Polacca di Farny, espressione del primo barocco, mostra la sua facciata dalle proporzioni eccellenti. Oltre la chiesa, la Fortezza del Palazzo Radziwill, progettata dall'architetto italiano Bernardoni nel XVI secolo, è oggi sede di una casa di cura per pazienti che soffrono di malattie cardiache e neurologiche.

Polatsk
Polatsk, 260 km a nord di Minsk, è una sonnecchiante città di fiume con una ricca storia, che risale all'epoca dei variaghi (IX secolo). Sebbene fosse riuscita a evitare il saccheggio da parte dei mongoli nel XIII secolo, la città venne in seguito annessa prima dalla Lituania e poi dalla Polonia e i suoi abitanti divennero servi della gleba. Polatsk si sviluppò come porto fluviale, ma passò continuamente dal dominio degli zar feudali moscoviti a quello della corona polacca e fu rasa al suolo più di una volta.

Non c'è molto da vedere a Polatsk: la città non è altro che una tipica cupa città in stile sovietico, con alcuni monumenti che celebrano varie guerre ed eroi. Il monumento principale della città è la Cattedrale di Santa Sofia. Costruita nell'XI secolo, è l'edificio più antico della Bielorussia, fra quelli sopravvissuti. Per la sua costruzione, fu presa a modello la Cattedrale di Santa Sofia a Kiev. Purtroppo, la chiesa non ha potuto mantenere intatte le sue caratteristiche. Danneggiata da un incendio nel XV secolo, fu trasformata in un quartier generale militare e poi ricostruita interamente in stile barocco nel XVIII secolo, quando diventò una cattedrale cattolica. Il museo all'interno della cattedrale contiene un modello della cattedrale originale. Nel seminterrato è possibile vedere le fondamenta dell'XI secolo.

Altri luoghi che meritano una visita sono l'affascinante Muzey Belarushka Knihadrukavanni, un museo contenente libri e dipinti storici, e il Museo Storico Regionale, situato in una bella strada costeggiata da vecchi incantevoli cottage in legno.

Vitsebsk
Vitsebsk, 277 km a nord di Minsk, un tempo poteva vantare più di trenta chiese e una vita culturale molto attiva. Kandinsky, Malevich e Chagall passarono molto tempo qui. La seconda guerra mondiale e l'era sovietica misero fine a tutto questo, ma in alcune zone della città vecchia si respira ancora un'atmosfera elegante.

Il Museo Artistico Cittadino ospita mostre temporanee e permanenti di opere europee tra il XVIII e il XX secolo. Poco distante dal museo sorge l'antico municipio; di fronte, ci sono dei murales che rappresentano la Vitsebsk storica. La strada principale della città vecchia è Vulitsa Suvarova. A metà di questa strada troverete un piccolo parco con un monumento alla guerra franco-russa del 1812. Volgendo lo sguardo oltre questo luogo dedicato alla memoria dei caduti, si gode un'ottima vista sulla valle. Il vecchio palazzo vicino, molto elegante, ospita oggi il quartier generale del KGB. Per il futuro, c'è in programma la costruzione di un Museo Chagall (l'artista è nato a Vitsebsk).

 

 

Paese senza sbocco sul mare, la Bolivia è il Tibet delle Americhe - il territorio più alto e isolato di tutte le repubbliche latino-americane. È anche il paese che meglio conserva la cultura tradizionale, con oltre il 50% della popolazione che ancora ne osserva i valori e le credenze. La Bolivia è uno dei paesi più poveri dell'America Latina, ma le sue colorite culture indigene, i suoi paesaggi andini mozzafiato e i resti di misteriose antiche civiltà la rendono la più ricca ed emozionante destinazione per i viaggiatori avventurosi ed indipendenti.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica della Bolivia

Superfice
1.098.580 kmq

Popolazione
8.586.443 abitanti (tasso di crescita demografica 1,63%)

Capitale
La Paz (830.500 abitanti, 1.576.100 abitanti nell'area metropolitana) e Sucre (204.200 abitanti)

Composizione etnica
30% indios quechua, 30% meticci (europei e amerindi), 25% indios aymará, 15% europei (principalmente spagnoli)

Lingua parlata
spagnolo, ma la maggior parte degli indios parla quechua o aymará; i dialetti composti di spagnolo e aymará o spagnolo e quechua sono anche molto diffusi

Religione
95% cattolica; protestante (evangelica metodista)

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
21 miliardi di dollari

PIL pro capite
2.500 dollari

Crescita economia annua
1,9%

Inflazione %
2%

Settori/prodotti principale
estrazione mineraria (oro, zinco, stagno), fusione dei metalli, gas naturali, petrolio, tabacco, narcotici, cibi e bevande, artigianato, vestiti, soia, caffè, coca, cotone, cereali, canna da zucchero, riso, patate, legname

Principale partner commerciali
USA, Colombia, Regno Unito, Brasile, Perù, Cile, Argentina

 

Documenti ed info utili

Visto
le normative cambiano spesso, ma attualmente i cittadini italiani possono rimanere nel paese per 90 giorni a scopo di turismo senza bisogno del visto. La durata del soggiorno può comunque essere prolungata rivolgendosi agli uffici per l'immigrazione presenti nelle principali città. Tutti i viaggiatori devono presentare un certificato di vaccinazione contro la febbre gialla.

Rischi sanitari
amebiasi, mal di montagna, colera, epatite, febbre gialla, malaria, malattia di Chagas, rabbia e tifo

Elettricita
220V, 50 Hz (tranne a La Paz, che ha 100V e 220V, 50Hz)

Fuso orario
quattro ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

 

Quando andare

La Bolivia si trova nell'emisfero australe; l'inverno dura da maggio a ottobre e l'estate da novembre ad aprile. Il più importante fattore da ricordare è che il clima è generalmente umido in estate e secco in inverno.

Mentre le montagne e gli altipiani possono essere freddi in inverno e umidi in estate, gli unici veri ostacoli che può incontrare chi è in viaggio sono gli occasionali disastri stradali. Invece, nei bassipiani tropicali l'estate può diventare sgradevole per il fango, il caldo umido, gli insetti e gli interminabili acquazzoni. Muoversi diventa difficile e i servizi possono essere messi fuori uso dal fango e dagli allagamenti.

Si tenga anche presente che l'alta stagione turistica è in inverno (da fine giugno a inizio settembre), non solo a causa dei fattori climatici, ma anche perché questo periodo coincide con le vacanze degli europei e dei nordamericani, nonché con la stagione delle più importanti fiestas boliviane. Questo significa che sia i visitatori d'oltreoceano sia molti sudamericani viaggiano proprio in questi mesi.

 

Eventi e Manifestazioni

Le fiestas boliviane hanno sempre origine religiosa o politica: generalmente commemorano un santo cristiano o una divinità india o ancora un evento politico come una battaglia o una rivoluzione. Di solito le festività vengono celebrate con musica folk, processioni, danze cibo, alcool, riti e comportamenti spesso sfrenati. Le più importanti fiestas comprendono la Fiesta de la Virgen de Candelaria, una festa che dura una settimana in onore della Vergine, e il miglior posto dove vederla è Copacabana, sulle rive del Lago Titicaca (inizio febbraio); il Carnival, che è un evento nazionale, ma la manifestazione più spettacolare è a Oruro (la settimana prima della Quaresima); il Phujllay, che si celebra a Tarabuco per commemorare la battaglia di Lumbati (inizio marzo); l'animata Festividad de Nuestro Señor Jesús del Gran Poder, festeggiata a La Paz per celebrare il potere di Gesù Cristo (maggio-giugno); e la Festa dell'Indipendenza, una scatenatissima festa nazionale (6 agosto).

 

Prezzi e costi

Valuta
boliviano (B$)

Economicita del paese
La Bolivia non è un paese caro. Chi viaggia in economia calcoli di spendere circa US$15 al giorno; mentre chi sceglie alberghi più comodi e mangia al ristorante non spenderà molto più di US$20-30 al giorno. Per vivere con tutti i comfort si spendono più di US$35 (e si potrà facilmente raggiungere le cifra di US$150).

Di norma la miglior valuta da portare è il dollaro americano, che è la sola valuta straniera accettata in tutta la Bolivia. La moneta dei paesi confinanti può essere cambiata nelle zone di frontiera e in alcune casas de cambio di La Paz. Tutte le casas de cambio cambiano i dollari in contanti e alcune anche i travellers' check.

Spesso la valuta si può anche cambiare in agenzie di viaggi, gioiellerie, negozi di elettrodomestici e farmacie. Quando cambiate chiedete banconote di piccolo taglio perché ci sono sempre difficoltà con i resti. Nelle città più grandi si possono usare le carte di credito.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$10 e oltre

Albergo economico: US$6-15
Albergo di categoria media: US$15-35
Albergo di categoria elevata: US$35 e oltre

 

Sport e tempo libero

La maggior parte degli itinerari a piedi inizia nei pressi di La Paz, attraversa la Cordillera Real lungo le antiche piste inca, e termina nelle Yungas. Il trek di tre giorni da La Cumbre a Coroico, a nord-est di La Paz, è il trek più importante che si possa fare in Bolivia. Altri itinerari rinomati sono il Tazuesi Trek, di due giorni, conosciuto anche come Sentiero degli Inca, che attraversa un passo ad altitudine moderata nella Cordillera Real tra Ventilla e Chulumani; il poco conosciuto Trek Yunga Cruz, tra il villaggio di Chuñavi e Chulumani, che attraversa un versante dei possenti Illimani; ed El Camino de Oro, o Sentiero dorato, che da Sorata si snoda per sei giorni fino a raggiungere le miniere del Río Tipuani. L'itinerario che raggiunge le Grotte di Ghiaccio della Valle Zongo vicino a La Paz è un'alternativa spettacolare e meno faticosa, adatta a coloro che soffrono di crampi o hanno bisogno di adattarsi gradualmente all'altitudine. La Cordillera Real offre anche ottime opportunità di arrampicate, sugli Illimani, sul Huayne Potosí (6088 m), sul Condoriri (5648 m) e sull'Ancohuma (6427 m). È possibile sciare nella più alta stazione sciistica del mondo, in cima a un ghiacciaio situato sui fianchi del Chacaltaya, vicino a La Paz, o in zone attigue ma meno sviluppate sul Condoriri e sul Mururata.

Quando avrete esplorato le montagne, potrete organizzare un trek nella giungla partendo da Rurrenabaque, El Porvenir (nella Reserva Biosférica del Beni), Perseverancia (nella Perseverancia e Reserva de Vida Salvaje Ríos Blanco y Negro) e dal remoto ma intatto Parque Nacional Noel Kempff Mercado ai confini più settentrionali del dipartimento di Santa Cruz. La navigazione sul Río Mamoré è attiva da Trinidad fin nel cuore della Bolivia selvaggia, e permette ai viaggiatori di sperimentare la mistica e la solitudine che hanno reso celebre l'Amazzonia.

 

Storia

Si ritiene che le prime tracce di civilizzazione delle Ande boliviane risalgano a circa 21.000 anni fa. Le culture precolombiane più importanti furono quelle dei Tiahuanaco, sulle sponde del Lago Titicaca, che dominarono la regione tra il 600 e il 1200 d.C., e degli Incas, che furono a capo di un grande impero che comprendeva buona parte degli attuali Perú, Bolivia, Ecuador e Cile settentrionale.

La conquista spagnola del paese iniziò nel 1531 con Francisco Pizarro. I conquistadores avanzarono rapidamente sfruttando la fiducia (e più tardi la mancanza di unità) degli indios per impadronirsi, nel giro di due anni, del territorio che venne identificato col nome di Alto Perú. Nel 1544 furono scoperti depositi di argento a Potosí, che divennero il sostegno dell'economia spagnola (e della stravaganza dei suoi monarchi) per più di due secoli. Le condizioni dei minatori erano spaventose e la maggior parte degli schiavi indios e africani moriva nel giro di pochi anni.

Si ottenne l'indipendenza dalla dissoluta amministrazione spagnola con battaglia di Ayacucho, nel 1824, dove eccelse Antonio Josè Sucre, il tenente di Simòn Bolivar. L'anno seguente la Bolivia venne formalmente dichiarata una repubblica.

Il territorio della Bolivia, che comprendeva oltre 2 milioni di kmq è sempre stato oggetto delle brame delle popolazioni confinanti. Il desiderio del Cile di ingrandirsi causò la guerra del Pacifico, combattuta contro la Bolivia tra il 1879 e il 1884. Il Cile ebbe la meglio e si impossessò di 850 km di costa, incluso il Porto di Antofagasta, lasciando la Bolivia senza uno sbocco sul mare. Poco dopo, Perú, Brasile e Argentina cominciarono a premere sulle frontiere della Bolivia. Nel 1932 una disputa di confine con il Paraguay per il possesso dei depositi di petrolio nella regione del Chaco si concluse con la perdita per la Bolivia di altro territorio. La guerra del Chaco (1932-1935) causò disordini tra la popolazione all'interno del paese, e favorì la creazione di associazioni riformiste, portando a una serie di colpi di stato da parte di militari solo in apparenza riformisti.

Forse la svolta più significativa fu l'emergere del Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR). Nel 1951 l'MNR, guidato da Víctor Paz Estenssoro, vinse le elezioni, ma fu ostacolato da un improvviso colpo di stato militari, che causò una rivolta armata popolare conosciuta come rivoluzione di aprile del 1952. I militari furono sconfitti e Paz Estenssoro andò per la prima volta al governo.

Nel 1964 una giunta militare con a capo il generale René Barrientos Ortuño rovesciò l'MNR. Seguì una lunga serie di regimi militari fino all'elezione del Movimiento de la Izquierda Revolucionaria (MIR), partito di sinistra guidato da Hernán Siles Zuazo, nel 1982. Tre anni dopo Zuazo fu sconfitto dall'MNR di Paz Estenssoro, il quale cercò di frenare l'inflazione, che aveva raggiunto livelli stratosferici (fino al 35.000% annuo), e applicò misure assai rigide. L'attuale presidente della Bolivia è Gonzalo Sánchez de Lozada Sánchez Bustamante, in carica dal 6 agosto 2002.

Oggi la Bolivia è seconda al mondo, dopo la Colombia, nell'esportazione di cocaina, il che ha incrinato i rapporti con gli USA, la principale fonte di aiuti per il paese. Questo rapporto teso ha aggravato una dura recessione che è culminata nel 1999 con un dato del 20% di disoccupazione. Attualmente la Bolivia si sta impegnando a consolidare i suoi rapporti con gli altri paesi del Sud America e a sostenere un mercato comune. Nonostante l'inflazione sia stata ridotta al 2% annuo, il ricordo dell'enorme inflazione del passato ancora scoraggia gli investitori stranieri. Il più grande problema nella struttura della Bolivia è il baratro che separa il mondo degli affari e la vita della maggior parte della popolazione, che sopravvive lavorando la terra.

Un´ondata di manifestazioni, incendi e saccheggi, aggravata da scontri armati tra agenti di polizia in sciopero e soldati intervenuti anche con franchi tiratori delle forze speciali, dallo sciopero di gran parte dei pompieri (il bilancio è di 32 morti e 200 feriti), è esplosa il 13 febbraio 2003, quando il governo ha proposto di imporre una tassa del 12,5% sugli stipendi, già di fatto bassissimi, in conformità alle richieste del Fondo Mondiale Internazionale. L'opposizione, guidata da Evo Morales, dirigente dei produttori di coca (già insorti a gennaio contro il progetto di sostituire la coca con altre coltivazioni), ha chiesto le dimissioni del presidente, tenuto contemporaneamente sotto pressione dai suoi stessi compagni di partito reclamanti un profondo rimpasto di governo.

Il governo ha fatto marcia indietro e ha annullato il provvedimento. La situazione sembrava essere tornata sostanzialmente normale dopo che il presidente aveva acconsentito al consistente rimpasto del governo, con soppressione di alcuni ministeri e tagli alla spesa statale. Ma un comunicato congiunto di un rappresentante della polizia e di uno dell'esercito (sottoposti immediatamente ad azione disciplinare), emesso il 26 marzo e fatto proprio anche dall'opposizione, ha reso evidente il malessere delle forze armate e della popolazione che chiedono una distribuzione equa di terre ai contadini, la soluzione al problema della coca, l'aumento del salario minimo a 2.000 bolivianos (attualmente è fermo a 430), un'indagine sulle fortune di politici e imprenditori, l'industrializzazione del gas prima della sua esportazione e la difesa delle risorse naturali del paese. Violenti scontri sono scoppiati il 13 ottobre tra manifestanti e forze dell'ordine, lasciando a terra 23 morti e un centinaio di feriti. Dopo due settimane di sciopero le strade di La Paz sono ostruite da pietre, tronchi e spazzatura, impedendo la circolazione delle auto; la benzina è esaurita. L'aeroporto di El Alto è stato chiuso.

Mancano i generi alimentari di prima necessità come pane, carne, frutta e verdura.

Nella notte del 18 ottobre il presidente Gonzalo Sanchez de Lozada si è dimesso ed è fuggito a Miami, subito sostituito dal vice Carlos Mesa, che ha promesso un referendum sulla questione dell'esportazione del gas, causa principale dei disordini scoppiati nell'autunno.

 

Cultura

Le tradizioni musicali boliviane variano da regione a regione. La musica andina dei desolati altipiani è inquietante e malinconica, mentre quella della più calda regione di Tarija, con il suo insieme di bizzarri strumenti musicali, ha toni più esuberanti. Danze quali la cueca, l'auqui-auqui e il tinku hanno un posto importante nella cultura popolare. Tra le altre forme di espressione folcloristica ci sono la filatura e la tessitura, che vengono praticate con qualche differenza a seconda della regione, ma che negli ultimi 3000 anni sono cambiate di ben poco.

La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma solo il 60-70% della popolazione lo parla, spesso come seconda lingua. Il resto della popolazione parla quechua, la lingua degli Incas, oppure l'aymará, la lingua pre-inca parlata negli altipiani.

Circa il 95% della popolazione della Bolivia si dichiara cattolica romana, ma l'assenza di sacerdoti nelle zone rurali ha portato alla fusione di credenze inca e aymará con il cristianesimo, creando un interessante intreccio di dottrine, riti e superstizioni.

Anche se la cucina boliviana non è rinomata in tutto il mondo, alcune specialità sono davvero deliziose: le salteñas (lo spuntino di metà mattina preferito in Bolivia), la sopa de quinoa (minestra di quinoa, cereale caratteristico della regione), le trote del lago Titicaca e il surubí (un pesce gatto dell'Amazzonia). Altre vanno assaggiate almeno per curiosità, e potrebbero anche piacere: il charque kan (carne di lama essiccata con una specie di polenta), la yuca (manioca) e il masaco (carne bovina essiccata con un tipo particolare di banana). Per insaporire i piatti a volte si utilizza una salsa piccante di pomodori e peperoncino.

Jugos e licuados sono gli ottimi succhi e frullati di frutta fresca venduti sulle bancarelle nei mercati. La birra boliviana, il vino e la chicha (liquore distillato dal granoturco) sono tutti ottimi, ma fate attenzione: se siete invitati a bere con la gente del posto, sappiate che gli alcolici sono forti e i boliviani sono grandi bevitori.

 

Ambiente

La Bolivia si trova tra Perú, Paraguay, Argentina, Brasile e Cile, nel centro dell'America meridionale. In ordine di grandezza è il quinto paese del continente, ed è grande circa quanto i territori di Francia e Spagna messi insieme.

Ci sono cinque regioni geografiche: l'altopiano, una regione densamente popolata a un'altitudine di 3500 m che si estende dal confine col Perú a nord del Lago Titicaca verso sud, fino al confine argentino; la zona montuosa che si trova a sud-est dell'altopiano e che vanta condizioni climatiche quasi ottimali e terre fertili; le Yungas, che costituiscono la zona di transizione tra le gelide vette delle Ande e l'umida foresta amazzonica; il Chaco, una pianura impenetrabile e disabitata, calda e secca, che si estende lungo i confini con il Paraguay e l'Argentina; le paludi, le savane, la macchia e la foresta pluviale del bacino amazzonico, zone sottosviluppate che occupano gran parte della zona nord-orientale del paese.

La scarsa densità della popolazione, il sottosviluppo e la varietà di habitat naturali fanno della Bolivia una delle migliori zone del continente dove ammirare la flora e la fauna del Sud America. La fauna comprende il raro orso dagli occhiali, il giaguaro, la vicuña, il lama, l'alpaca, il formichiere, il tapiro, il capibara, la tartaruga, l'alligatore e il condor. La Bolivia ha un sistema di parchi nazionali abbastanza buono, tuttavia la violazione delle pianure del bacino amazzonico da parte di insediamenti umani sta aumentando, e le enormi fortune che può offrire lo sfruttamento delle risorse minerarie, agricole e di legname di questa zona hanno reso l'ambientalismo una politica non molto conveniente per il governo.

A causa delle estreme diversità territoriali, la Bolivia è caratterizzata da un'ampia gamma di modelli climatici. In genere le temperature sono fresche, con la stagione delle piogge che va da novembre a marzo nella maggior parte del paese. Le città di La Paz e Potosí spesso attraversano periodi di freddo intenso e talvolta di neve, mentre nella regione dell'altiplano si verificano di frequente piogge abbondanti. Durante la stagione secca il clima è piacevole, anche se il cielo sereno può far precipitare la temperatura durante la notte. In pianura, il clima è caldo e soleggiato, con un temporale che rinfresca l'aria ogni tanto.

 

Precauzioni

I violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell'ordine (23 morti e un centinaio di feriti), esplosi il 13 ottobre 2003 in particolare a La Paz, El Alto e Cochabamba, fanno vivamente sconsigliare di recarsi in Bolivia. Coloro che vi stiano soggiornando, per turismo o per lavoro, sono invitati a segnalare la loro presenza all'Ambasciata d'Italia a La Paz (ambitlap@ceibo.entelnet.bo), a seguire l'evolversi degli eventi e a evitare i luoghi di assembramento e le manifestazioni. L'aeroporto di El Alto è chiuso. Le strade di La Paz sono ostruite da pietre, tronchi e spazzatura, rendendo impossibile la circolazione delle automobili, dopo due settimane di sciopero contro il progetto del governo di esportare il gas naturale verso gli USA e il Messico senza averlo prima trattato nel paese.

Il deterioramento della situazione di grave instabilità, cominciata con i disordini e i saccheggi scoppiati il 13 febbraio (32 morti e 200 feriti), ha portato a un clima di diffuso malcontento della popolazione che, con l'opposizione, ha chiesto le dimissioni del presidente. Nella notte del 18 ottobre De Lozada ha dato in effetti le proprie dimissioni ed è fuggito a Miami, ed è auspicabile che il suo successore Carlos Mesa riporti progressivamente la situazione del paese a uno stato di normalità.

Si consiglia di evitare in ogni caso la zona di frontiera con il Cile, in particolare ove non vi siano strade pubbliche, sentieri e valichi di confine ufficiali, a causa del pericolo di mine.

Le regioni di Yungas e di Chapare sono state oggetto delle recenti campagne di estirpazione della coca che causano scontri tra le forze dell'ordine e i coltivatori. La valle dello Yungas (da La Paz a Coroico), il circuito verso Rurrenabaque e l'adiacente regione della foresta vergine sono molto frequentate dai turisti con un conseguente aumento di furti e aggressioni. Lonely Planet ha avuto segnalazioni credibili di incidenti collegati al traffico della droga e di rapimenti di turisti che si erano affidati a guide indipendenti per escursioni nella giungla e nella pampa nella zona intorno a Rurrenabaque. Preferibilmente le donne dovrebbero evitare di viaggiare da sole e affidarsi esclusivamente ad agenzie referenziate. Per verificare l'attendibilità delle guide chiedere che sia esibita la 'autorizacion'.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Solo poche compagnie aeree offrono un collegamento diretto con la Bolivia e il costo del biglietto è elevato. Molti viaggiatori prendono prima un volo per un altro paese del Sud America come l'Argentina, il Brasile, la Colombia o il Perú e raggiungono poi la Bolivia via terra, riuscendo in tal modo a risparmiare. I luoghi dove si può attraversare la frontiera includono Villazón-La Quiaca e Yacuiba-Pocitos (Argentina); Quijarro-Corumbá e Guayaramer Guajar-Mirim (Brasile); Charaña-Visviri e Abaroa-Ollagüe (Cile); Yunguyo-Puno e Desaguadero-Puno (Perú);

Trasporti interni: I voli interni sono gestiti da LAB, TAM e AeroXpress. Siate pronti ad affrontare ritardi, cancellazioni e una generale inaffidabilità. La rete stradale della Bolivia non è buona, specialmente a causa della mancanza di strade asfaltate. La maggior parte degli autobus che coprono tratte lunghe partono la sera e viaggiano di notte. A chi vuole vedere la campagna tra una città e l'altra conviene prendere un camion, un mezzo di trasporto largamente utilizzato dai campesinos. Il viaggio in camion costa circa la metà rispetto all'autobus, ma può essere molto faticoso. Ci sono due reti ferroviarie: una nella regione occidentale e una nella regione orientale. Quest'ultima è assolutamente caotica, quella occidentale è solo disorganizzata. Non lasciatevi ingannare da treni chiamati 'tren expreso' o con altri nomi simili: tutti i treni, tranne il ferrobus sono terribilmente lenti. I fiumi Ichilo, Mamoré, Beni, Madre de Dios e Guaporé sono i più transitabili del Bacino delle Amazzoni.

Mete principali

La Paz
La Paz, la più alta capitale del mondo, sembra un cratere lunare. La città si trova 4 km sopra il livello del mare ed è adagiata sul fondo e sui pendii di un ampio canyon con pochissima vegetazione, persino l'ossigeno è una rarità. Fortunatamente la vita e il colore di La Paz vengono dalla sua gente e dalla sua cultura, e non dal paesaggio. Trovate un buon punto d'osservazione e guardate la gente passare: le donne con i loro cappelli a bombetta (indossati da un lato se sono single e in centro se sposate) e le gonne voluminose; gli uomini d'affari e i politici con camicie bianche; i militari muniti di mitragliatrici; i mendicanti che dormono in tende improvvisate, arrotolati in coperte come in sarcofagi.

La gente si ritrova nei pressi della splendida Iglesia de San Francisco (la cui costruzione iniziò nel 1549) con la sua magnifica fusione di stili mestizo e spagnolo. Dietro la chiesa si trova il Mercato delle Streghe, dove si può comprare un bizzarro assortimento di oggetti come amuleti, pozioni, graziosi gioielli d'argento artigianali, dolci e feti di lama secchi. A La Paz ci sono anche alcuni musei, tra i quali il Museo Costumbista Juan de Vargas, dove si trovano alcuni stupendi diorami della città, e il Museo de Metales Preciosos Pre-Columbinos, che ospita in tre stupendi saloni lavori d'artigianato in argento, oro e bronzo risalenti al periodo precedente alla Conquista. Su tutto questo troneggia l'Illimani (6460 m), a circa 60 km verso est, la vetta più famosa della Bolivia.

La maggior parte dei posti economici dove pernottare e mangiare si trova nella zona tra Calle Manco Capac e il Prado. Ci si può divertire con spettacoli di musica folk, bar (in genere frequentati da clienti un po' strani), alcune discoteche e parecchi cinema. Siccome le temperature sono soggette a significative variazioni, è essenziale portarsi abiti pesanti in tutti i periodi dell'anno.

Intorno a La Paz si trovano la Valle de la Luna, un pendio eroso costituito di canyon in miniatura e pinnacoli, 11 km a est della città; la spettacolare Valle Zongo, 50 km a nord della città, che ha grotte fatte di ghiaccio, laghi turchesi e la vetta del Huayna Potosí; e lo storico centro cerimoniale di Tiahuanaco, 70 km a ovest della città, che è anche il sito archeologico più importante di tutta la Bolivia.

Il Lago Titicaca
L'immenso Titicaca è considerato il lago navigabile a più alta quota del mondo (anche se in realtà ci sono laghi navigabili situati ad altitudini maggiori sia in Cile sia in Perú). La sua estensione è di 233 km da nord-ovest a sud-est e 97 km da nord-est a sud-ovest. Il lago ha un litorale frastagliato, 36 isole e un'acqua color zaffiro eccezionalmente limpida. Il Lago Titicaca è venerato dagli indios che ne abitano le coste, e l'Islas del Sol e l'Islas de la Luna, due isole in mezzo al lago sono, secondo la mitologia degli Incas, i luoghi leggendari della creazione. La principale città in questa zona è Copacabana, che ha una splendida cattedrale bianca in stile moresco e ospita la Fiesta de la Virgen de Candelaria. L'Isla Suriqui è conosciuta in tutto il mondo per le sue imbarcazioni di canne di totora; l'Isla Kalahuta per le sue torri funerarie di pietra; mentre l'Isla Incas, secondo la leggenda, ha una rete di cunicoli sotterranei che la collegano a Cuzco, l'antica capitale inca che si trova in Perú.

IIndossate sempre un cappello o un copricapo perché l'aria rarefatta fa sì che ci sia un livello altissimo di raggi ultravioletti. Metà del lago si trova all'interno del territorio del Perú. Puno è l'insediamento principale e il centro da cui partono le escursioni per il versante peruviano del lago.

Cochabamba
Cochabamba si trova in una valle fertile e verde, immersa tra campi e collinette, ed è considerata la città con il miglior clima del mondo e con i più grandi bevitori del paese. Fondata nel 1574, ha il più importante mercato di tutta la Bolivia ed è stata un tempo il granaio del paese. È tuttora prospera e progressista e ha un insieme di attrattive storiche e archeologiche tra cui la cattedrale, costruita quattro secoli fa, il Convento de Santa Teresa e il Museo Arqueológico.

Sorata
Questa tranquilla città è situata in bellissima posizione, all'altezza di quasi 2700 m, in una valle sotto le imponenti vette innevate dell'Illampú (6362 m) e dell'Ancohuma (6427 m) che, con la sua vegetazione rigogliosa, attrae un continuo flusso di viaggiatori (che inevitabilmente si innamorano del posto!). La maggior parte dei visitatori cammina per 10 km fino alla Gruta de San Pedro per vedere la grotta e il lago sotterraneo.

Tupiza
Tupiza si trova nel cuore della più spettacolare campagna boliviana ed è un vero gioiello per chi ama i paesaggi del deserto. È una città con una popolazione giovane ed è culturalmente fiorente. Situata nella stretta valle del Rio Tupiza, è circondata dalla frastagliata Cordillera de Chichas, le cui attrattive comprendono rocce di più colori, montagne, voragini, fiumi dalle acque trasparenti, foreste di cactus, cieli brillanti e grandi spazi aperti.

 

 

Mete alternative

Salar De Uyini
Questa salina di 12.000 kmq, situata a un'altezza di 3650 m, faceva parte di un lago salato preistorico che comprendeva la maggior parte della regione sud-occidentale della Bolivia. È stato stimato che il lago contenga 10 miliardi di tonnellate di riserve di sale fino, ma gli unici che sfruttano questa risorsa sono i campesinos, abitanti locali armati esclusivamente di picconi e pale. L'Isla de Pescadores, situata al centro della salina, è ricca di spettacolari cactus e ospita una piccola colonia di vizcacha (roditori con lunghe code della famiglia dei cincillà).

A sud-est della salina si trova il villaggio di Uyini, la migliore base di partenza per le escursioni. A nord-ovest di Salar de Uyini si trova Salar de Coipasa. Sulla costa settentrionale di questa salina si trova il villaggio indios Chipaya, i cui abitanti potrebbero essere i discendenti della civiltà perduta dei Tiahuanaco. Se vi spingerete così lontano dagli itinerari classici, abbiate rispetto della cultura locale e ricordate che è sconsigliato fotografare le persone.

Laguna Colorada
Questo lago rosso fuoco, nel lontano sud-ovest della Bolivia, si trova in mezzo a remoti altipiani, circondati da un paesaggio surreale e senza alberi punteggiato da dolci colline. Chi ama il birdwatching potrà osservare i rari fenicotteri di James che abitano nella zona del lago. Le temperature scendono al di sotto di -20°C ma l'aria freddissima ha un forte profumo di yareta, un arbusto usato come combustibile.

Solo 50 km a sud del lago si trova il Sol de Mañana, 4800 m, dove un geyser, pozze di fango ribollente e fumarole infernali emettono puzzolenti esalazioni solforose nella fresca aria di montagna.

Laguna Verde
Questo magnifico lago di colore blu-verde è situato a un'altezza di 5000 m, nell'estremità sud-occidentale della Bolivia, quasi 100 km dal Sol de Mañana. Alle spalle del lago sorge il Volcán Licancabur, alto 5930 m, sulla cui vetta si trova una cripta inca. Giovani uomini inca dovevano camminare fino in cima senza un abbigliamento che li proteggesse ed erano costretti a morire di freddo come sacrificio alle divinità.

San Vicente
Questo sperduto villaggio nell'altopiano meridionale non sarebbe di grande interesse se non fosse il luogo dove i leggendari fuorilegge Butch Cassidy e Sundance Kid, nel 1908, persero la vita per mano di un commando militare boliviano. Ci sono diversi luoghi dove si sostiene sia sepolta la famigerata coppia, e chi ci crede deve recarvisi in pellegrinaggio.

Rurrenabaque
Questo animatissimo villaggio di frontiera sul Río Beni, 300 km a nord di La Paz, è il più grazioso di tutti i villaggi della pianura boliviana. Gli originari abitanti della zona, i Tacana, furono tra le poche tribù delle pianure che rifiutarono il cristianesimo e la civilizzazione occidentale. La foresta pluviale che circonda questa zona è ricca di flora e fauna amazzonica, e le escursioni nella giungla che partono dal villaggio sono veramente indimenticabili.

 

BUDAPEST

 

Crocevia tra il mondo slavo e quello germanico, la capitale magiara ha fatto di una simile singolarità la principale caratteristica. Sino a pochi anni orsono quando ancora era in piedi la "cortina di ferro", Budapest costituiva, per il mondo occidentale, la capitale socialista più accettabile, dove ci si sentiva maggiormente a proprio agio, mentre, per gli abitanti dell'Europa orientale, rappresentava una specie di varco dove era possibile almeno intravedere il mondo occidentale tanto sognato. I Magiari, e soprattutto gli abitanti di Budapest, hanno dovuto coltivare a lungo lo spirito di indipendenza: la loro posizione geografica li ha esposti continuamente alle invasioni e alla stessa perdita di identità, anche se tutto ciò ha finito col rafforzarne tratti caratteristici, permettendo loro di fronteggiare sia l'Impero absburgico che, in seguito, il dominio sovietico.
Sotto gli austriaci, essi ottennero comunque la costituzione del regno ungherese e fecero di Budapest una città in grado di tenere testa, per eleganza e sviluppo economico, alla stessa capitale imperiale. Nel 1956 si ribellarono gagliardamente all'oppressione del blocco sovietico, con un'insurrezione che commosse il mondo intero. La rivoluzione ungherese fu comunque sconfitta, ma produsse, pur nella forma statale socialista, un sistema economico più aperto alle relazioni con i paesi dell' "altra Europa". Dopo la caduta del muro di Berlino, queste relazioni si sono sviluppate anche sul piano turistico.

Se a Vienna il Danubio scorre esterno alla città e non fa parte del paesaggio urbano, a Budapest il fiume, che per un tratto si divide in due rami formando l'isola Margherita, s’inoltra invece largo e placido nel cuore stesso dello spazio urbano, tanto che si potrebbe dire, con una piccola forzatura, che Budapest è davvero la città danubiana per eccellenza.
Strana capitale Budapest, formata da due città che, fino a centocinquanta anni fa, esistevano appena. Lo stesso nome risale al 1867, e sino ad allora la capitale dell'Ungheria si era chiamata Buda-Pest, con un trattino che simboleggiava la divisione dei due agglomerati: Buda, la città vecchia, sorta e appollaiata intorno al castello, per volere di Bela IV; Pest, il nuovo centro adagiato sull'altra riva, là dove si anticipa la grande pianura ungherese, popolato da commercianti che avevano costruito le loro case in mezzo a giardini e boschi. Nel mezzo, l'ampio corso del Danubio rappresentava ancora una divisione, senza neanche un collegamento tra le due sponde se non un malfermo ponte di barche che ogni inverno, puntualmente, veniva spezzato dai ghiacci del fiume, per venire poi ristabilito nella primavera successiva. Il Ponte delle Catene, il primo costruito a Budapest, non a caso il più caro agli abitanti della città, fu inaugurato solo nel 1848. Ciononostante il sito vanta una storia millenaria, come ben dimostra l'area archeologica della romana Aquincum, anche se le periodiche distruzioni subite dalla città, in particolare con la dominazione turca, e i fitti bombardamenti succedutisi durante il secondo conflitto mondiale, hanno causato la perdita di tutte le costruzioni antiche. E' sopravvissuto solo qualche edificio del XVIII secolo, ma dello stile gotico e rinascimentale si è purtroppo persa ogni traccia. Ciò non vuol dire che il grande richiamo che la città suscita sia ingiustificato: Budapest va visitata non per le sue particolari antichità storiche, ma per ammirare lo stile delle sue strade e le belle case art nouveau, per godere degli ampi viali che costeggiano il fiume, per assaporare la particolare atmosfera dei suoi locali, come il bellissimo Hungària, luogo d'incontro della vita letteraria della città: in altre parole, è il contesto complessivo a costituire il vero fascino della capitale.

I luoghi e gli edifici più significativi di Pest sono la costruzione neogotica del Parlamento, che riflette le sue guglie sulle rive del fiume, la chiesa di Santo Stefano e l'isola Margherita, antica riserva di caccia reale. A Buda si può visitare il palazzo reale e fare una passeggiata per Fö Utca. la bella strada parallela al Danubio.

Bulgaria

 

Quando la Bulgaria è entrata nel vorticoso circo del capitalismo, nessuno ha detto ai suoi cittadini che stavano camminando su un filo sospeso senza rete di sicurezza. Quello che i turisti incontrano oggi è un paese che lotta per adattarsi al mondo moderno con una popolazione molto ospitale, a dispetto del caos economico e sociale in cui versa. La Bulgaria urbana, specialmente Sofia, è molto cambiata. Nei paesi, invece, si possono ancora incontrare persone che vanno a lavorare con l'asino e mangiano patate coltivate nel proprio orto e formaggio fatto in casa. La differenza è che trascorrono la serata davanti a una TV satellitare.

Naturalmente l'inflazione galoppante permette ai turisti che hanno valuta pregiata di frequentare località di villeggiatura montane e balneari spendendo cifre irrisorie. E non sono necessarie grandi spese per apprezzare le splendide montagne bulgare, i monasteri simili a eremi, le chiese, le moschee, le rovine romane e bizantine e l'eccellente caffè che viene offerto dovunque si vada.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Bulgaria

Superfice
110.910 kmq

Popolazione
7.537.929 abitanti (tasso di crescita demografica -1,09%)

Capitale
Sofia (1.088.700 abitanti, 1.182.700 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
83,6% bulgari, 9,5% turchi, 4,6% gitani, 2,3% macedoni, armeni, tatari, gagauzi, circassi, russi, altri

Lingua parlata
bulgaro. La lingua turca e quella zingaresca sono parlate dalle minoranze

Religione
83,8% ortodossa bulgara, 12,1% musulmana, 1,7% cattolica, 0,8% ebraica, 1,6% protestante, gregoriana armena, uniate, altre religioni

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare

 

Economia

PIL
50,6 miliardi di dollari

PIL pro capite
6.600 dollari

Crescita economia annua
4,8%

Inflazione %
5,9%

Settori/prodotti principale
energia elettrica e idroelettrica, gas, industria alimentare, apparecchiature e macchinari, metalli non preziosi, ferro e acciaio, carbone fossile, raffinazione del petrolio, combustibile nucleare, combustibili, prodotti chimici, abbigliamento, calzature, verdura, frutta, bestiame, vino, frumento, orzo, girasoli, barbabietole da zucchero

Principale partner commerciali
Italia, Turchia, Germania, Grecia, Iugoslavia, Russia, Francia

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani che si recano in Bulgaria per turismo non hanno bisogno del visto per una permanenza fino a 30 giorni. Se s'intende trattenersi nel paese più a lungo, occorre procurarsi un visto prima della partenza, rivolgendosi all'ambasciata bulgara in Italia

Turismo
8 milioni di turisti all'anno

Rischi sanitari
non ve ne sono, ma conviene affidarsi a cliniche private se si ha bisogno di cure

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

La Bulgaria ha un clima continentale con inverni rigidi (tranne che nella fascia costiera) ed estati, specie nella regione danubiana e nella Bulgaria occidentale, calde e asciutte. Sofia ha una temperatura media diurna superiore ai 15°C da maggio a settembre, sopra gli 11°C in aprile e in ottobre, superiore ai 5°C in marzo e in novembre e sotto lo zero in dicembre e in gennaio. Le spiagge della costa del Mar Nero si affollano in misura preoccupante in estate e nelle località di mare è difficile trovare posto in alberghi e campeggi. La costa è praticamente deserta nel periodo compreso fra la metà di settembre e la metà di maggio.

 

Eventi e Manifestazioni

Le festività pubbliche comprendono Capodanno (1 e 2 gennaio), la Festa della Liberazione del 1878 (3 marzo), la Festa dell'alfabeto cirillico (24 maggio) e Natale (25 e 26 dicembre). La ragione per cui Natale è festeggiato in due giorni è che durante il periodo comunista erano proibite le cerimonie religiose e quindi i bulgari inventarono una celebrazione secolare - e sospettosamente simile al Natale - per il giorno seguente. Dal crollo del comunismo, Natale viene nuovamente festeggiato il 25, ma la festa del giorno successivo è stata saggiamente mantenuta. I bulgari osservano una serie di usi tradizionali: Trifon Zarezan il 14 febbraio è l'antica festa dei vignaioli. Le viti vengono potate e bagnate col vino per assicurare un raccolto generoso. Il 1° marzo i bulgari si scambiano martenitsi, collane con fiocchi rossi e bianchi che vengono indossate per ottenere salute e felicità con l'arrivo della primavera. Chi indossa questa collana deve legare la martenitsa all'albero più vicino quando vede la sua prima cicogna della stagione.

Al Koprivshtitsa Folk Festival, che si svolge ogni 4 anni, partecipano circa 4000 finalisti. C'è un festival biennale a Pernik nel quale i partecipanti, indossando maschere e costumi tradizionali, compiono antichi balli per scacciare gli spiriti maligni e chiedere agli spiriti buoni un raccolto favorevole. Koukeri è un'altra festa primaverile, particolarmente sentita nei monti Rodopi. Il Festival delle Rose viene celebrato con canti e balli popolari a Kazanlâk e Karlovo la prima domenica di giugno.

 

Prezzi e costi

Valuta
lev (leva bulgara)

Economicita del paese
Nonostante il 22% dell'IVA, probabilmente avrete modo di constatare che in Bulgaria i souvenir, gli ingressi alle varie attrattive del paese, i pasti e le bevande, nonché tutti i mezzi di trasporto (taxi compresi) sono economici. O meglio, tutto ciò che riuscirete ad acquistare al medesimo prezzo dei bulgari costerà poco, mentre quando viene applicato il prezzo per turisti (ed è il caso della maggior parte degli alberghi) i costi possono aumentare notevolmente. Ve la caverete, comunque, con un budget di US$20-40 al giorno, a seconda del livello di comfort richiesto.

La valuta estera in contanti si cambia facilmente nei numerosi piccoli uffici di cambio, che di solito non imputano alcuna commissione. I travellers' cheque danno più problemi, perché molte banche non li accettano e quelle che li cambiano aggiungono una commissione del 5% circa. Gli sportelli di prelievo automatico sono molto diffusi a Sofia e nelle località di villeggiatura del Mar Nero, dove si possono ottenere anche gli anticipi di contante su carta di credito. È comunque meglio portarsi molto denaro contante.

Camerieri e tassisti si aspettano che arrotondiate il conto alla cifra superiore, mentre per quanto riguarda i taxi senza tassametro non è necessario aggiungere la mancia alla somma pattuita prima della partenza.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$1-4
Pasto in un ristorante di categoria media: US$4-10
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$10 e oltre

Albergo economico: US$8-16
Albergo di categoria media: US$16-40
Albergo di categoria elevata: US$40 e oltre

 

Sport e tempo libero

Lo sci è molto diffuso in Bulgaria e la stagione della neve va da dicembre ad aprile. Il monte Vitosha, ai margini meridionali di Sofia, costituisce la più accessibile località sciistica bulgara, ma quella principale si trova a Borovets, 70 km a sud di Sofia, sullo sfondo delle più alte montagne dei Balcani. Pamporovo, nei monti Rodopi, è frequentata dai turisti dei gruppi organizzati, mentre Bansko nei monti Pirin è la stazione sciistica meno commercializzata della Bulgaria. L'alpinismo è praticabile e non bisogna essere Edmund Hillary per scalare il picco Musala. Si possono anche effettuare escursioni a piedi, meno impegnative, nella catena di Stara Planina e nei monti Rodopi.

 

Storia

La Bulgaria, terra di Orfeo e di Spartaco, apparteneva anticamente al regno della Macedonia. Nel 46 a.C. i Romani avevano già conquistato l'intera penisola, che controllarono fino a quando le invasioni delle tribù della Tracia e dell'Illiria distrussero il paese. I pacifici allevatori slavi arrivarono nel corso del VI secolo. Nel 679 i bulgari, una fiera tribù di lingua turco-tatara, attraversarono il Danubio e fondarono il primo impero bulgaro. Poi si espansero verso sud a spese di Bisanzio prima di conquistare la Macedonia nel IX secolo. I bulgari furono infine assimilati dagli slavi, più numerosi, e adottarono la loro lingua e i loro modi di vita.

Nell'865, un monaco bizantino che dipinse una raffigurazione dell'inferno sulle mura del palazzo, riuscì a intimorire lo zar Boris I facendogli abbracciare la fede cristiana ortodossa. Nell'870 la Chiesa bulgara divenne indipendente, con un suo patriarca, e incoraggiò lo zar Simeone (893-927) a espandere i propri domini fino alla Serbia e al Mare Adriatico. Il regno si ridusse nuovamente quando Simeone cercò di impadronirsi della corona bizantina. Questo indebolì la Bulgaria mettendola in balia dell'imperatore di Bisanzio Basilio II, che fece cavare gli occhi a 15.000 soldati bulgari dopo una decisiva vittoria nel 1014. La Bulgaria passò sotto il dominio bizantino 4 anni più tardi.

Il secondo impero bulgaro (1185-1396) fu fondato dopo una rivolta contro Bisanzio capeggiata da due fratelli, Asen e Peter. Con una rinnovata fiducia nei propri mezzi, il nuovo impero occupò tutta la Tracia, la Macedonia e l'Albania, ma nel corso dei due secoli successivi fu progressivamente eroso dai tatari e poi dai turchi. Alla fine del XIV secolo i turchi controllavano tutta la Bulgaria, dando inizio a cinque secoli di dominio ottomano.

I turchi non ebbero un impatto del tutto negativo: non fecero alcun tentativo di convertire i bulgari all'Islam o di sradicare la loro lingua e i loro usi. Fu solo nel XVIII secolo che i bulgari ebbero tasse più pesanti e inflazione, conseguenza delle sfortunate guerre turche contro gli austriaci e i russi. Il risentimento covava e i turchi risposero introducendo riforme che miravano ad assimilare i bulgari, ma era troppo tardi. All'inizio del XIX secolo, usi e folklore popolari fiorirono nel Revival Nazionale, mentre i rivoluzionari segretamente complottavano contro i turchi. Quando la rivolta scoppiò prematuramente a Koprivshtitsa nell'aprile 1876, i turchi la soffocarono con brutalità inaudita, diffondendo in tutta Europa racconti di 'atrocità bulgare'. Circa 15.000 bulgari furono massacrati a Plovdiv e 58 paesi vennero distrutti. Si dice che Pazardzhik fu salvata da un coraggioso impiegato che spostò una virgola in un dispaccio ufficiale, trasformando la frase 'bruciare la città, non risparmiarla', in 'bruciare la città non, risparmiarla'.

Gli indignati alleati europei vennero in soccorso della Bulgaria alla fine degli anni '70. La Russia, forza principale, subì 200.000 perdite nel conflitto. Quando l'esercito russo avanzò fino ad arrivare a 50 km da Istanbul, la Turchia cedette il 60% della penisola balcanica alla Bulgaria. La storia moderna della Bulgaria - e il suo complesso di inferiorità nei confronti della Russia - risale a questa liberazione del 1878. Le potenze europee, temendo la presenza di un satellite della Russia nei Balcani, si appropriarono di alcune porzioni della Bulgaria, lasciando tutti insoddisfatti e desiderosi di sfruttare a proprio vantaggio le due guerre balcaniche che precedettero la prima guerra mondiale. La Bulgaria, vittoriosa nella prima contro la Turchia ma sopraffatta nella seconda dai suoi ex alleati balcanici, non ne uscì bene (perse la Macedonia), e pagò poi con cessioni territoriali la sconfitta subita, a fianco degli imperi centrali, anche nella prima guerra mondiale. Gli anni tra le due guerre mondiali furono caratterizzati da gravi problemi con i profughi macedoni, agitazioni da parte dei comunisti e crisi economiche. L'incidente più vergognoso nel processo di balcanizzazione della Bulgaria avvenne nel settembre 1923, quando migliaia di agitatori agrari e comunisti furono uccisi durante una campagna reazionaria. La Bulgaria si schierò con la Germania allo scoppio della seconda guerra mondiale, ma lo zar Boris III, temendo una sollevazione popolare, rifiutò di dichiarare guerra alla Russia. Dopo la misteriosa morte di Boris III (1943), la presenza tedesca si fece sempre più opprimente e minacciosa. Il clandestino Fronte della Madrepatria consolidò l'opposizione al governo filonazista, ottenendo infine il sostegno popolare. Il comunista Todor Zhivkov persuase l'esercito (in realtà ben poco riluttante) a non opporre resistenza all'occupazione sovietica e a facilitarne l'avanzata. La presenza delle armate sovietiche favorì l'insurrezione antifascista e portò a un governo di coalizione.

Sotto Todor Zhivkov, leader bulgaro dal 1954 al 1989, il paese divenne uno dei più prosperi dell'Europa orientale: ai coltivatori era consentito avere piccoli appezzamenti di terra privati mentre l'industria in crescita produceva oltre la metà del PIL bulgaro. Il crollo del comunismo nel 1989 ha lasciato l'industria scoperta e la transizione verso la democrazia è stata molto travagliata. Il Partito comunista (ribattezzato Partito socialista bulgaro) è riuscito a guidare il corso della nuova Bulgaria democratica, limitando il ruolo del presidente a quello di ammonitore. L'inflazione galoppante, l'alto tasso di disoccupazione, la mancanza dello stato assistenziale e la esibita ricchezza di noti criminali già condannati hanno diffuso una grande sfiducia. Il progresso, in modo laborioso, continua sotto il presidente Georgi Parvanov e il governo è impaziente di avere i requisiti necessari per far entrare il paese nella NATO e nella UE.

In seguito alle elezioni del giugno 2001 il partito dell'ex re Simeone II ha conquistato una vittoria elettorale senza precedenti nella storia della giovane repubblica, sfiorando la maggioranza assoluta. Simeone II considera obiettivi prioritari l'avvio della rinascita economica e la sconfitta della corruzione.

All'apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell'Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta 'cortina di ferro': Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia.

La Commissione Europea raccomanderà al Consiglio di aprire le porte dell'Unione alla Bulgaria nel 2007.

 

Cultura

Dopo cinque secoli di dominio turco, la cultura bulgara è rinata nel XIX secolo mentre artisti e scrittori cercavano di risvegliare la coscienza nazionale. Zahari Zograf (1810-53) dipinse magnifici affreschi ispirati dall'arte medievale bulgara nei monasteri. Le incisioni di monaci contemplativi appaiono nei musei dei monasteri sparsi in tutta la Bulgaria: i santi grandi come chicchi di riso sono particolarmente caratteristici. Molti poeti bulgari sono legati a storie di violenza e di morte precoce e questo conferisce una certa intensità all'alto idealismo di personaggi come Hristo Botev (poeta popolare ribelle della fine del XIX secolo), Dimcho Debelyanov (poeta lirico ucciso nella prima guerra mondiale) e Geo Milev (poeta delle rivolte sociali successive alla prima guerra mondiale, rapito e ucciso dalla polizia). Il grande vecchio della letteratura bulgara, Ivan Vazov, è uno dei pochi che è riuscito a superare i 30 anni di età. Il suo romanzo Sotto il giogo descrive la sollevazione del 1876 contro i turchi.

Un antico mito greco assegna a Orfeo e alle Muse origini trace, un'eredità che i cantanti bulgari prendono ancora molto seriamente. I canti religiosi ortodossi evocano il misticismo delle fiabe e delle leggende regionali, mentre gli spontanei canti e balli popolari uniscono origini classiche a una marcata influenza turca. L'interesse internazionale per la musica vocale bulgara è stimolato da gruppi come Le Mystere des Voix Bulgaires, che hanno fatto conoscere il canto corale polifonico femminile bulgaro in tutto il mondo.

Il bulgaro è una lingua slava scritta con l'alfabeto cirillico. I santi Cirillo e Metodio, due fratelli di Salonicco, inventarono questa scrittura nel IX secolo; uno dei legami più forti che lega bulgari e russi è proprio l'uso di questo alfabeto comune. Il russo è la seconda lingua dei vecchi bulgari ed è ancora insegnato nelle scuole. I giovani sono più interessati a una versione dell'inglese condita con parole dei classici del rock e slogan pubblicitari. Al contrario di noi italiani, i bulgari muovono la testa a destra e a sinistra come gli indiani per dire sì, mentre il movimento in alto e in basso significa no.

La dieta bulgara è composta prevalentemente da carne, patate, fagioli e insalate, il tutto annaffiato con pericolosi liquori: è bene fare attenzione ai bicchieri riempiti di rakia e mastika. La prima colazione è un veloce spuntino a base di pane: nelle vie secondarie si possono cercare i chioschi che vendono deliziosi banitsi, pasticcini a base di formaggio spesso accompagnati da boza, una bevanda a base di miglio importata dall'estero. Il pranzo è il pasto principale della giornata. La cena viene servita la sera tardi, soprattutto per segnalare la fine degli aperitivi e l'inizio delle vere bevute.

 

Ambiente

La Bulgaria si trova all'incrocio tra Europa e Asia, proprio nel cuore dei Balcani. Qualsiasi viaggio di una certa lunghezza permette di apprezzare la sorprendente varietà morfologica del paese: dalle sponde del Danubio una ventosa pianura risale fino alle vette arrotondate della Stara Planina, una catena che taglia la metà settentrionale del paese da est a ovest, dal Mar Nero alla Yugoslavia. La Bulgaria meridionale è ancora più montagnosa. Il picco Musala (2925 m) nei monti Rila a sud di Sofia è la vetta più alta tra le Alpi e la Transcaucasia. Di poco più basso è il picco Vihren (2915 m), nel massiccio del Pirin ancora più a sud. I monti Rodopi si estendono a est dei monti Rila lungo il confine greco, separando il Mar Egeo dalla pianura della Bulgaria centrale, che sbocca sulla costa del Mar Nero formando splendide baie e laghi costieri a Burgas e Varna.

Come in molti paesi ex comunisti, il fascino del guadagno facile supera quello dello sviluppo economicamente sostenibile. L'abbattimento delle foreste e la caccia di frodo avvengono anche all'interno di aree protette, mettendo a repentaglio la vita di uccelli come la cicogna bianca e l'avvoltoio nero. La popolazione di orsi, temporaneamente aumentata da 'orsi profughi' provenienti dalla Yugoslavia, sta nuovamente diminuendo. Cervi e conigli sono tra i pochi animali che si riescono ad avvistare mentre si cammina nelle foreste.

L'impianto nucleare di Kozloduj, 200 km a nord di Sofia, è uno dei più pericolosi del mondo. Da quando ha aperto ci sono stati incidenti di entità contenuta e problemi di sicurezza ambientale che hanno costretto a una parziale chiusura e hanno provocato interruzioni elettriche in tutto il paese. Malgrado i finanziamenti occidentali per l'abbattimento dell'impianto, non sono ancora state fatte mosse concrete.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La Balkan Bulgarian Airlines vola nella maggior parte delle capitali europee, nei principali scali asiatici e in alcune città del Nord America, ma è notoriamente poco affidabile. Prima di acquistare un biglietto di andata e ritorno per la Bulgaria dall'Europa occidentale è meglio controllare il prezzo dei pacchetti turistici più convenienti diretti alle località del Mar Nero: si potrebbe spendere di meno e se non si vuole rimanere in spiaggia per due settimane è sufficiente non considerare i voucher degli alberghi compresi nei pacchetti. Autobus e treni sono i mezzi più comodi per entrare in Bulgaria dall'Europa e dalla Turchia, con frequenti corse dalla Grecia, dalla ex Yugoslavia, dalla Macedonia, dall'Albania, da Istanbul, da Praga e dall'Europa occidentale. Non ci sono autobus per la Romania e il treno dalla Grecia è sconsigliato (conviene l'autobus).

Quando si entra in Bulgaria con l'auto bisogna comunicare quale punto di confine si utilizzerà per uscire e in proporzione pagare una tassa stradale. Le restrizioni all'itinerario vengono imposte solo nel caso in cui si transiti in Bulgaria. Un regolare servizio di traghetti solca il Danubio da Vidin a Calafat in Romania. L'attraversamento del 'ponte dell'amicizia' dalla Romania a Ruse, in Bulgaria, è esasperante, anche se questo non riguarda i viaggiatori in uscita, che in genere non subiscono grandi ritardi.

Trasporti interni: La rete di autobus e treni è estesa e abbastanza economica, anche se rovinata da orari assurdi, misteriose cancellazioni e personale impegnato con cruciverba di estrema importanza. Gli autobus privati fanno la concorrenza al servizio pubblico negli itinerari principali, spesso applicando un piccolo sovrapprezzo che include alcuni optional come gli ammortizzatori. Difficilmente si riuscirà a evitare la colonna sonora a base di musica pop che si sperava di aver dimenticato e c'è da augurarsi che non ci sia alcun legame tra i luridi sedili e la tappezzeria di manifestini erotici di molti autobus.

 

Letture consigliate

Storia della Bulgaria:
(Bulzoni, Roma 1982) Tratto dalla collana 'Biblioteca bulgara' dell'editore, offre una serie di scritti, risalenti per lo più agli anni ’80, che forniscono un prezioso contributo alla conoscenza del paese.

L'utopia caduta. Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov:
di Massimo Salvadori (Laterza, Bari 1992) Il volume prende in esame il periodo storico in cui è nato il comunismo che ha influenzato fortemente la storia del paese.

Caffè Europa:
di Slavenka Drakulic (Il Saggiatore, Milano 1998) Indaga sull'Est europeo, un mondo dilaniato tra la nostalgia del recente passato marxista e un'ansia consumistica di imitazione nei confronti dell'Occidente, un anelito di appartenenza. I paesi presi in esame: Croazia, Repubblica Ceca, Albania, Bulgaria e Romania.

Seppellitemi in piedi:
di Isabel Fonseca (Sperling & Kupfer, Milano 1999) Offre un interessante spaccato della società e della cultura degli zingari rom.

Il mistero delle voci bulgare:
di Marcel Cellier (Red, Como 1997; con cd annesso) La storia del gruppo che ha fatto conoscere il canto corale polifonico femminile bulgaro in tutto il mondo.

Mitologia popolare bulgara:
di Ivanicka Georgeva (Bulzoni, Roma 1990).

La caduta dei comunismi:
di Bruno Bongiovanni (Garzanti, Milano 1995).

Una storia infausta:
di Jean-Marie Le Breton (Il Mulino, Bologna 1999) Ripercorre la storia dei paesi di quella zona turbolenta e vulnerabile che il collasso dei regimi comunisti ha riportato all'attenzione in forme drammatiche. A grandi linee si traccia la storia di Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Romania e Ungheria.

 

Mete principali

Sofia
A Sofia, l'unica metropoli bulgara, i problemi urbani della droga e della criminalità convivono con carretti trainati da asini, bancarelle che vendono alimenti fatti in casa e la tipica indolenza estiva dei caffè europei. Ricostruito con gusto dopo la seconda guerra mondiale, il centro città ha ampie zone aperte pavimentate con mattoni gialli, mentre i fangosi sobborghi sono mostruosità della Legoland stalinista, con cani randagi che vagano per le strade e tristi abitanti impegnati a sopravvivere.

La stazione ferroviaria principale si trova nella parte nord della città. Da qui, il viale Marija Luiza va in direzione sud fino alla Cattedrale di Sveta Nedelya, restaurata dopo un attentato dinamitardo contro lo zar Boris III nel 1924, nel quale 124 persone (tra cui la maggior parte dei membri del gabinetto) rimasero uccise. La trecentesca Chiesa di San Petra Semerdjuska si trova nelle vicinanze. L'anonimo esterno non lascia intuire la presenza degli splendidi affreschi nella scura e spettrale navata. Sull'altro lato della cattedrale, vicino al Museo Nazionale di Storia, si trova il viale Vitosha, la strada alla moda della Sofia moderna.

L'estremità orientale della città è dominata dalla neobizantina Chiesa di Alexander Nevski, un monumento commemorativo ai 200.000 soldati russi morti combattendo per l'indipendenza della Bulgaria. Ploschtad Batenberg a est è dominata dal Mausoleo di Georgi Dimitrov, primo ministro della Bulgaria dal 1946 al 1949. Fino alla metà degli anni '90, quando il suo corpo imbalsamato fu cremato, il pubblico poteva devotamente sfilare davanti alla sua figura deificata sotto lo sguardo di una guardia d'onore. Oltre Ploschtad Batenberg, a nord, si trova l'ex sede del partito, un opprimente costruzione stalinista saccheggiata e parzialmente bruciata dai dimostranti nel 1990. In seguito ha funzionato come cinema, bazaar e discoteca, ma ora è nuovamente utilizzato per gli affari di governo.

Il monte Vitosha, appena 8 km a sud di Sofia, è una frequentata stazione sciistica invernale, mentre in estate funziona una seggiovia che permette di apprezzare il panorama. Vitosha è raggiungibile con gli autobus locali ma per la popolazione del posto costituisce una comoda meta per una gita domenicale, quindi conviene andarci nei giorni feriali.

Con il crollo del turismo di stato, è diventato molto più facile trovare un alloggio economico a Sofia, anche se gli stranieri pagano ancora 10 volte in più rispetto ai bulgari. La scelta migliore è uno dei nuovi alberghi privati che sorgono nel centro, oppure una delle agenzie private che affittano camere singole o doppie con il bagno in appartamento. La cucina più cosmopolita della Bulgaria si trova a Sofia, dove sono concentrati anche il maggior numero di fast food in stile americano. I luoghi migliori per mangiare sono le mehanas, ristoranti tradizionali in stile taverna, generalmente economici, che preparano ricette bulgare e sono aperti fino a tardi.

Monti Rila
I maestosi monti Rila a sud di Sofia sono il luogo adatto per escursioni a piedi. Il trekking sulle montagne per raggiungere il Monastero di Rila può essere effettuato in un paio di giorni, a seconda di quanto si riesce a camminare e di quante soste si vogliono fare. Chi è allenato può partire dalla località sciistica di Borovets e scalare il picco Musala, la vetta più alta della penisola balcanica, lungo la strada per il monastero.

Il Monastero di Rila, situato in una stretta vallata 119 km a sud di Sofia, aiutò a tenere viva la cultura bulgara durante la lunga età oscura del dominio turco dal XV al XIX secolo. Il monastero fu fondato da Ivan Rilski nel 927 e serviva come luogo di ritiro per gli eremiti. Fu trasferito a 3 km dalla sua attuale posizione nel 1335. La torre dell'orologio accanto alla chiesa è tutto ciò che rimane di questo periodo. Nel 1833 un incendio distrusse il monastero, che fu però subito ricostruito ancora più grande in stile revival nazionale. La splendida chiesa, con le sue tre grandi cupole, è abbellita da 1200 affreschi che raffigurano donatori e personaggi biblici. C'è anche un'iconostasi decorata con 36 scene bibliche dorate. Il museo locale ospita oggetti d'arte sacra oltre a costumi popolari e utensili domestici. Addentrandosi nella foresta per un paio di chilometri si arriva alla grotta dove Ivan Rilski viveva e dove è ora sepolto. Secondo una leggenda locale, chi riesce a passare attraverso il buco nel soffitto della grotta è senza peccato, ma bisognerebbe essere dei giganti per non riuscirci!

Rila è raggiungibile con autobus giornalieri da Sofia (3 ore). Si può pernottare nel monastero, ma c'è anche un campeggio nelle vicinanze.

Veliko Târnovo
Veliko Târnovo, capitale del secondo impero bulgaro (1185-1393), è ricca di storia. Il fiume Yantra passa attraverso una gola nel centro della città e le pittoresche abitazioni sono costruite sulle pareti scoscese. La Cittadella di Tsaravets, di cui è possibile visitare le rovine, era una grande fortezza protetta dal fiume ma saccheggiata dai turchi nel 1393. La Chiesa Patriarcale dell'Assunzione sulla sommità della collina è stata ricostruita ed è un ottimo punto panoramico. Guardando in giù si possono vedere le fondamenta del Palazzo Reale, nel quale vissero 22 zar. La roccia delle esecuzioni è un imponente sperone immediatamente a nord, dove i traditori venivano spinti nel fiume Yantra.

Dato che Veliko Târnovo è una città universitaria, è un luogo abbastanza vivace dove trascorrere alcuni giorni. Ci sono molti bar sul lato a monte della strada principale e basta seguire il fumo delle sigarette per capire qual è quello più frequentato. Poco lontano si trovano una serie di ostelli, alberghi e ristoranti abbastanza convenienti.

Nesebâr
Nel 510 a.C. i Greci fondarono questa città, l'antica Mesembria, sul sito di un precedente stanziamento tracio. Fu di grande importanza commerciale per Bisanzio, ma molte delle 40 chiese costruire a Nesebâr nel V e VI secolo sono oggi in rovina. Nesebâr cessò di essere una stazione commerciale attiva nel XVIII secolo e oggi vive prevalentemente di pesca e turismo. La città si trova su una piccola penisola rocciosa collegata alla terraferma da uno stretto istmo. Vicino alla fermata dell'autobus si possono vedere i resti delle mura cittadine risalenti al II secolo, mentre le case in pietra e legno si affacciano sulle strette strade in acciottolato.

Sebbene vi siano camere private e alberghi economici nella penisola, in estate è meglio cercare alloggio nell'abominevole resort Sunny Beach, 10 minuti a ovest di Nesebâr e 36 km a nord di Burgas. Ci sono frequenti autobus in servizio tra Burgas e il Sunny Beach e regolari navette automobilistiche per Nesebâr.

 

 

Mete alternative

Monti Rodopi
Se non siete allergici alle patate e alla vita contadina, visitate i monti Rodopi, patria delle più isolate e etnicamente diversificate comunità della Bulgaria. Il paesaggio comprende spettacolari gole e ripidi pendii rocciosi che si aprono su campi a terrazze e foreste di pini. Le tradizioni degli slavi della Bulgaria sono particolarmente forti nei Rodopi ed è qui che vive gran parte della popolazione musulmana: turchi etnici e pomachi, i cui antenati si convertirono durante il dominio ottomano. In epoca comunista esisteva una zona invalicabile di 20 km lungo il confine meridionale della Bulgaria per isolare gli abitanti di questa regione.

Molti turisti arrivano solo fino al Monastero di Bachkovo, 30 km a sud di Plovdiv, ma Smolyan, una grande città per la produzione del legname, che si trova 70 km più a sud, è un'ottima base per effettuare visite nelle zone circostanti. La località sciistica di Pamporovo, 16 km a nord-ovest, è frequentata dai turisti inglesi e tedeschi dei viaggi organizzati, ma sono i benvenuti anche i visitatori che restano qui solo una giornata. Venti chilometri a sud di Smolyan si trova Shiroka Lâka, un villaggio molto pittoresco con case in pietra, capre che vagano per le strade e paesani che chiacchierano appoggiati a forconi e ad asini. La Scuola per la Musica Tradizionale, fondata nel 1971 per conservare il folklore e la musica dei Rodopi, offre regolari spettacoli al pubblico.

Koprivshtitsa
Koprivshtitsa è stata conservata come museo all'aperto dello stile revival nazionale bulgaro e ancora oggi è profanata solo da qualche pubblicità della Coca Cola e della Marlboro. Qui il 20 aprile 1876 Todor Kableshkov guidò un'insurrezione armata contro i turchi che sfociò poi nella guerra russo-ottomana del 1877-78. Questi eventi sono ben documentati nelle varie case museo, ma anche senza la sua importanza storica il paese meriterebbe una visita solo per le sue tortuose strade in acciottolato e i suoi ponti in pietra. Si può alloggiare in molte delle vecchie case, alcune delle quali hanno persino l'acqua calda! Ci sono diversi treni giornalieri che arrivano a Koprivshtitsa da Sofia (2 ore).

Varvara
Varvara è una minuscola comunità di pescatori 82 km a sud di Burgas. In inverno è tranquillissima, ma in estate si trasforma per accogliere artisti e amanti della vita alternativa provenienti da Sofia che si accampano sui prati sopra la spiaggia. I turisti più fedeli hanno la loro capanna di foglie e rami che viene rimessa in sesto a ogni nuova stagione. Nel paese affittano camere in case private e si possono acquistare pesce e verdure dalla popolazione locale.

 

 

Cipro

Map

Se riuscirete a eludere la sorveglianza delle guardie delle Nazioni Unite e delle forze d'ordine locali che pattugliano la Linea Verde, potrete visitare due paesi al prezzo di uno. Si tratta, purtroppo, di un unico paese diviso in due: dal 1974 i visitatori hanno dovuto scegliere fra l'esperienza turca del nord e quella greca del sud. La maggior parte dei turisti ha scelto quest'ultima e di conseguenza questa parte del paese si è spiacevolmente riempita di alberghi e taverne che servono patatine e qualsivoglia altro piatto.

Tuttavia, con un piccolo sforzo è possibile sfuggire alle orde di turisti e immergersi completamente in una cultura che attinge dall'Europa, dal Medio Oriente e da 9000 anni di continue invasioni. I castelli dei Crociati si ergono a pochi metri dagli antichi vigneti, i monasteri affrescati si affacciano sugli agrumeti e i piedi abbronzati e sporchi di sabbia calpestano pavimenti a mosaico d'epoca romana.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Cipro

Superfice
9.250 kmq (3.355 dei quali sono la superficie di Cipro del Nord)

Popolazione
771.657 abitanti (tasso di crescita demografica 0,56%)

Capitale
Nicosia (Lefkosia, 197.600 abitanti nel distretto amministrativo greco-cipriota, 45.800 nel distretto amministrativo turco)

Composizione etnica
85,2% greci, 11,6% turchi, 3,2% altri

Lingua parlata
greco, turco, inglese

Religione
78% greco-ortodossa, 18% musulmana sunnita, 4% maronita, apostolica armena, altre religioni

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
9,4 miliardi di dollari - Cipro del Nord: 787 milioni di dollari

PIL pro capite
15.000 dollari - Cipro del Nord: 6.000 dollari

Crescita economia annua
1,7% - Cipro del Nord: 2,6%

Inflazione %
2,8% - Cipro del Nord: 24,5%

Settori/prodotti principale
turismo, lavorazione dei metalli, prodotti chimici, legname, alimenti e bevande, tessuti, abbigliamento, calzature, patate, agrumi, ortaggi, orzo, uva, olive

Principale partner commerciali
Unione Europea (in particolare Regno Unito, Grecia, Germania, Italia), Russia, Siria, Libano, USA; Cipro del Nord: Turchia, Regno Unito, altri Paesi dell'Unione Europea

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
I cittadini dei paesi dell'Unione Europea possono entrare e soggiornare a Cipro del Nord o nella Repubblica di Cipro per un periodo fino a tre mesi senza bisogno di richiedere il visto.

Se avete il timbro di Cipro del Nord sul passaporto, potreste avere dei problemi a entrare nella Repubblica, mentre di solito non s'incontrano particolari difficoltà per entrare in Grecia. In ogni caso, quando entrate a Cipro del Nord, vi conviene farvi apporre il visto su un foglio separato anziché sul passaporto: si tratta in effetti di una procedura comune. La soluzione migliore rimane comunque quella di entrare a Cipro del Nord dalla parte sud nel corso di una gita di un giorno, con l'obbligo di rientrare entro le 17 dello stesso giorno; i funzionari di frontiera turchi vi rilasceranno un visto giornaliero e non vi timbreranno il passaporto.

Rischi sanitari
non esistono rischi particolari, ma fareste bene a prendere in considerazione la vaccinazione contro l'epatite

Elettricita
240V, 50 Hz

Fuso orario
due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Dal punto di vista climatico, aprile/maggio e settembre/ottobre sono i periodi migliori per visitare il paese. L'estate, da giugno ad agosto, può essere caldissima, mentre l'inverno è talvolta umido ma comunque piacevole.

 

Eventi e Manifestazioni

La Repubblica di Cipro celebra fondamentalmente le stesse feste della Grecia. La Pasqua, che per la chiesa greco-ortodossa è più importante del Natale, è la festa più solenne dell'anno e viene celebrata con processioni a lume di candela, fuochi d'artificio e banchetti. La data cambia da un anno all'altro, ma cade esattamente 50 giorni dopo la prima domenica di Quaresima, anch'essa festeggiata in grande stile. La Festa dell'indipendenza di Cipro viene celebrata il 1° ottobre.

Il Nord osserva le festività musulmane, la più importante delle quali è il Ramadan, un mese durante il quale i musulmani digiunano dall'alba al tramonto per conformarsi al quarto pilastro dell'Islam. Il Ramadan termina con una grande festa, l'Eid al-Fitr, in cui i fedeli pregano insieme, visitano gli amici, si scambiano regali e si rimpinzano. La Proclamazione della Repubblica turca di Cipro del Nord viene celebrata il 15 novembre.

 

Prezzi e costi

Valuta
lira sterlina di Cipro (lira turca a Cipro del Nord; il suo valore è precipitato di oltre il 30% a inizio 2001))

Economicita del paese
Rispetto all'Europa occidentale Cipro è relativamente economica, ma a confronto con il Medio Oriente vi sembrerà costosa. Se pensate di limitarvi ai trasporti pubblici, di pernottare in camere molto economiche e di acquistare il cibo nei negozi piuttosto che pranzare al ristorante, preventivate una spesa di circa US$35 al giorno. Con circa US$70 al giorno potrete invece pernottare in un albergo di categoria media, mangiare fuori due volte al giorno e spostarvi su un'automobile a noleggio. I prezzi dei servizi turistici nella Repubblica di Cipro e a Cipro del Nord sono simili, anche se al Nord il rapporto qualità-prezzo negli alberghi più economici e nei ristoranti è migliore. Su entrambi i lati della Linea Verde le tariffe più care vengono applicate nei mesi di luglio e agosto. A causa del crollo della lira turca a inizio 2001, Cipro del Nord offre un cambio più favorevole per la vostra moneta.

Tutte le banche di Cipro sono in grado di cambiare contanti o traveller's cheque nelle principali valute. A Cipro del Nord la maggior parte delle banche accetta la lira sterlina di Cipro e altre valute forti oltre alla lira turca. Si possono ottenere anticipi di contante sulla Visa in quasi tutte le banche della Repubblica di Cipro e in un paio di istituti di credito di Cipro del Nord. Nella Repubblica di Cipro gli sportelli automatici si trovano nella maggior parte delle città e persino in alcuni villaggi, mentre a Cipro del Nord sono presenti solo a Nicosia, Famagosta e Kyrenia.

In quasi tutti i ristoranti dell'isola viene aggiunto al conto un servizio del 10%; qualora ciò non si verificasse, il ristoratore si aspetta comunque una mancia equivalente. Anche i tassisti si aspettano una mancia.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-7
Pasto in un ristorante di categoria media: US$12-16
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$16

Albergo economico: US$8-15
Albergo di categoria media: US$12-16
Albergo di categoria elevata: a partire da US$30

 

Sport e tempo libero

In un paese pieno di luoghi di villeggiatura come Cipro, non sorprende affatto che si possano praticare un gran numero di sport acquatici. Se siete interessati al windsurf o alla vela, dirigetevi verso le penisole e i promontori, dove il vento è più forte. Nelle località turistiche più grandi troverete anche uno o più centri di immersioni. L'escursionismo e le gite in mountain bike si possono praticare in tutta l'isola, soprattutto sui numerosi sentieri segnalati delle colline meridionali, nella penisola di Akamas e nella regione di Troödos. Benché Cipro non sia rinomata per lo sci, troverete una stazione sciistica non propriamente all'altezza degli standard internazionali sulla parete nord-orientale del monte Olympus. In una meta turistica prescelta per i viaggi organizzati non può certo mancare la possibilità di praticare il golf - molti campi sono funzionanti o in via di costruzione; il migliore si trova nel distretto di Pafos.

 

Storia

Cipro è sempre stata un'importante stazione di scambio fra gli imperi d'Europa, Africa e Medio Oriente e in tutta la sua storia c'è sempre stato qualcuno che ha cercato di sottrarla a qualcun altro. Dapprima se ne impossessarono i micenei, poi i fenici, gli egiziani, gli assiri e i persiani. Alessandro Magno la strappò a questi ultimi, poi Cipro passò nelle mani di Tolomeo I. Nel 58 a.C. cadde sotto il dominio dei romani, che mantennero l'isola in relativa pace e sicurezza fino al VII secolo, quando gli imperi bizantino e islamico diedero il via a tre secoli di contese. Nel 1191 Riccardo Cuor di Leone, lungo il percorso che lo conduceva alle Crociate, tentò di conquistarla, ma i ciprioti opposero resistenza (uno di essi uccise il suo falco, spingendolo a massacrare gli abitanti di alcuni villaggi per rappresaglia) ed egli decise di vendere l'isola ai Templari, che a loro volta la cedettero a Guido di Lusignano; i suoi eredi regnarono poi per tre secoli, reprimendo la cultura e la religione ortodossa ma facendo meraviglie per quel che riguarda l'economia.

Nel 1489 Cipro cadde sotto i veneziani, che però furono ben presto (nel 1571) spodestati dall'impero ottomano, all'epoca in forte espansione, che governò l'isola per 300 anni prima di cederla alla Gran Bretagna. Nel 1925 Cipro divenne una colonia del Regno Unito, ma i Ciprioti ne avevano abbastanza di essere una pedina nelle mani degli imperialisti e fu così che iniziarono le agitazioni per l'autodeterminazione. Furono proprio tali fermenti a gettare le basi per l'odierno conflitto fra Grecia e Turchia: mentre molti greco-ciprioti auspicavano un'unione con la Grecia (movimento noto come enosis), la popolazione turca non ne era affatto entusiasta. Nel 1950 la Chiesa ortodossa cipriota e il 96% dei greco-ciprioti si espressero a favore dell' enosis. In risposta gli inglesi redassero una nuova costituzione, che fu accolta dalla popolazione turca ma respinta dall'Organizzazione nazionale dei combattenti per la libertà di Cipro; costoro, che desideravano unicamente l'attuazione dell' enosis, diedero inizio a una serie di azioni terroristiche contro gli inglesi.

Nell'agosto 1960 la Gran Bretagna concesse a Cipro l'indipendenza. Un greco, l'arcivescovo Makarios, fu eletto presidente, mentre il turco Kükük divenne vicepresidente. Nel 1964 Makarios stava instaurando legami sempre più stretti con la Grecia e, poiché la violenza tra i due gruppi etnici era in aumento, le Nazioni Unite inviarono sull'isola le loro forze di pace. Nel 1967 una giunta militare si sostituì al governo greco e l'enosis venne abbandonata - neppure i più ferventi filogreci volevano l'unione con un regime così repressivo. Ma la Grecia non si arrese: il 15 luglio 1974 un colpo di stato organizzato anche con l'aiuto della CIA, depose Makarios e lo rimpiazzò con un presidente fantoccio. La Turchia rispose con l'invasione dell'isola e i greci si ritirarono velocemente, ma i turchi non si placarono e arrivarono a occupare un terzo dell'isola, costringendo 180.000 greco-ciprioti ad abbandonare le loro abitazioni. Nel 1983 i turco-ciprioti proclamarono uno stato separato chiamandolo Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuto come stato sovrano solo dalla Turchia.

Nonostante gli sporadici negoziati di pace intrapresi sinora, Cipro continua a essere divisa in due. Le Nazioni Unite hanno gradatamente ridotto la loro presenza sull'isola e le scaramucce lungo il confine sono in aumento. L'acquisto da parte della Repubblica di Cipro di missili in grado di raggiungere la costa turca ha ulteriormente inasprito i rapporti tra le due comunità. Tuttavia, sia la Turchia sia Cipro sono intenzionati a diventare membri a pieno titolo dell'Unione Europea e ciò potrebbe costringere le due parti a trovare una soluzione diplomatica a questo annoso conflitto.

Nel maggio 2001 le elezioni parlamentari hanno visto il successo di misura del partito comunista Akel su quello di governo, di centro-destra. Questo fatto non produrrà probabilmente grandi cambiamenti, dal momento che Cipro è una repubblica presidenziale saldamente guidata da Glafkos Klirides.

Il 18 novembre 2002 il governo cipriota ha ufficialmente annunciato di essere pronto a negoziare il piano di pace proposto dal segretario generale dell'ONU Kofi Annan per la riunificazione dell'isola. Si tratta di un importante passo verso l'ingresso di Cipro nell'Unione Europea, che è previsto per il 2004, e interesserà anche altri nove paesi: Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica slovacca, Slovenia.

Le elezioni presidenziali del febbraio 2003 sono state vinte da Tassos Papadopoulos, leader del partito greco-cipriota Dimokratikon Komma (Diko).

Ai primi di maggio 2003, le frontiere si sono aperte e, finalmente, circa un terzo della popolazione dell'isola è andato a vedere l'altra parte. Che ciprioti turchi e ciprioti greci si vedessero, così da vicino, non accadeva dal 1974.

 

Cultura

I ciprioti sono molto orgogliosi del loro patrimonio culturale, acquisito in oltre 9000 anni. Tuttavia, non è difficile accorgersi che Cipro oggi è più interessata alla storia degli ultimi 20 anni che a quella di un millennio fa. Nel tentativo di diventare quanto più simile alla Turchia, la parte settentrionale dell'isola sta cambiando i nomi greci a favore di quelli turchi e sta abbracciando la cultura e lo stile di vita della vicina Turchia. Allo stesso tempo anche la Repubblica di Cipro sta cercando di crearsi una propria identità e anche qui molti luoghi sono stati rinominati.

Quale che sia la situazione odierna, Cipro è disseminata di monumenti che ricordano la storia dell'isola. Vestigia di ogni età, templi greci, mosaici romani e affreschi del XV secolo influenzano gli artisti di oggi. Molti villaggi sono specializzati in una particolare forma artistica e, girando per Cipro, avrete modo di ammirare porcellane, oggetti in argento e in rame, ceste intrecciate, arazzi e i famosi pizzi di Lefkara.

Come qualsiasi altro aspetto della regione, anche la religione varia da una parte all'altra della Linea Verde. I ciprioti del nord sono in prevalenza musulmani sunniti, quelli del sud greco-ortodossi. Pure il cibo riflette la divisione esistente: nel nord la cucina è quasi esclusivamente turca, nel sud greca. Tuttavia, in qualunque parte di Cipro, troverete il kleftiko (agnello al forno) e i mezedes (intingoli, insalate e spuntini). Cipro è famosa anche per la sua frutta (fragole, drupe, meloni, fichi d'india, agrumi e uva) tutelata dal governo con un bando sui prodotti importati.

 

Ambiente

L'isola di Cipro si trova nel Mar Mediterraneo orientale, sotto la Turchia e a ovest della Siria. Nell'isola si snodano due vaste catene montuose, separate dalla piana di Mesaoria: i monti Kyreniani a nord e il massiccio del Troödos a sud. Le montagne settentrionali sono in genere calcaree, mentre quelle meridionali sono di natura vulcanica.

Molte specie cipriote, in particolare le piante, non si trovano in nessun'altra parte del mondo. Ci sono tre habitat principali sull'isola: le catene montuose, le pianure costiere e le terre coltivate. Le pianure costiere, a tratti trasformate in agrumeti, sono percorse da corsi d'acqua stagionali. La flora e la fauna locali sono state in gran parte danneggiate dal turismo; le zone dove sono più tutelate sono le montagne e la penisola di Akamas (che, pur non essendo un parco nazionale, viene gestita nell'interesse dell'ambiente). Il nord, meno visitato dai turisti, vanta un maggior numero di specie animali e vegetali autoctone. Con un po' di fortuna riuscirete a vedere grifoni, volpi, megachirotteri, tartarughe marine e mufloni, le pecore selvatiche endemiche di Cipro.

Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati molto calde (soprattutto in luglio e agosto), ed è secco per quasi tutto l'anno, con piogge imprevedibili a dicembre, gennaio e febbraio. La siccità è un problema che si ripresenta regolarmente e l'acqua è un bene raro che viene spesso razionato.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La Repubblica di Cipro ha due aeroporti internazionali, uno a Larnaca e uno a Pafos, con voli in arrivo da quasi tutta l'Europa e dal Medio Oriente. L'aeroporto internazionale di Cipro del Nord si trova ad Ercan, ma viene utilizzato solo dalle linee aeree turche. Per mare si possono raggiungere la Grecia (per lo più Atene, ma talvolta anche Rodi, Patmos o Creta) e Israele dal porto di Limassol. Per approdare nelle isole greche dovrete probabilmente cambiare ad Atene. Da Cipro del Nord ci sono traghetti in partenza per la Turchia, ma questa via d'uscita è consentita solo a chi è entrato nel paese dalla Turchia (v. Visti in Notizie utili).

Trasporti interni: Gli autobus circolano tutti i giorni eccetto la domenica. Quelli che collegano tra loro le città principali sono economici, frequenti ed efficienti. Per spostarvi la domenica dovrete prendere un taxi. Nella Repubblica di Cipro il servizio è generalmente buono, ma i tassisti tendono ad allungare il percorso. Cipro del Nord ha un servizio di taxi da Kyrenia a Nicosia settentrionale. Automobili e biciclette a noleggio si trovano con facilità in tutto il paese.

Se entrate a Cipro dalla Turchia non vi sarà consentito attraversare la Linea Verde per recarvi nella Repubblica di Cipro. Da quest'ultima è invece possibile effettuare escursioni giornaliere a Cipro del Nord. Per ulteriori informazioni, v. Visti in Notizie utili.

 

Letture consigliate

I Lusignan di Cipro. Splendore e tramonto di un regno cristiano in Oriente:
di Felice Fileti (Firenze Libri Atheneum, Firenze 2000)

Gli amari limoni di Cipro:
di Lawrence Durrell (Giunti, Firenze 2000) dà un’idea dell’atmosfera idilliaca di Cipro alla metà degli anni ’50. Durrell, che visse nel villaggio di Bellapais (Beylerbeyi), nella parte settentrionale dell’isola, descrive la vita quotidiana a Cipro dal punto di vista dei suoi abitanti e di un volenteroso amministratore coloniale inglese.

Scavi e ricerche in Grecia e a Cipro della Scuola archeologica italiana di Atene (1977-1987):
a cura di Antonino Vita (Gruppo Editoriale Int., Roma 1994)

La storia di Cipro:
di Rocco Aprile (Argo, Lecce 2001) è una sintesi della storia dell’isola che mette in luce l’importanza strategica che essa ha sempre avuto per il controllo delle vie del Mediterraneo orientale, per via della sua particolare posizione geografica.

L’assedio:
di Maria Grazia Siliato (Mondadori, Milano 1995) è un romanzo storico che ricostruisce l’ultimo periodo dell’assedio di Famagosta da parte dei Turchi e la fine di Marcantonio Bragadin, governatore di Cipro.

Cipro. Crocevia del Mediterraneo orientale: 1600-500 a.C.:
di Vassos Karageorghis (Elemond-Electa, Milano 2002) ricostruisce la storia dell’antica Cipro attraverso le testimonianze architettoniche e artistiche dell'isola.

La guerra di Cipro:
di Francesco Antonio Doni (Tirrenia Stampatori, Torino 2001)

La questione cipriota. La storia e il diritto:
a cura di Auguro Sinagra e Claudio Zanghì (Giuffré, Milano 1999)

Costituzione internazionalmente ottriata e indipendenza (Cipro):
di Ermanno Cabiaia (CLUEB, Bologna 1992)

Cipro: dinamiche spaziali recenti di un'isola mediterranea:
di Daniela Lombardi (Verasa, Lucca 2000)

Cipro nella letteratura (prosa e poesia):
di AA.VV. (Argo, Lecce 1999) è un'opera in due volumi che raccoglie il meglio della produzione letteraria cipriota.

Documenti inediti di Cipro antica:
a cura di Vassos Karageorghis (Canova, Treviso 1998)

Turchia: coste, porti e approdi della Turchia e isola di Cipro:
di Rod Heikell (Atlantis, Roma 1992) è un utilissimo manuale per gli appassionati di vela.

 

Mete principali

Nicosia (Lefkosia)
La capitale di Cipro, al centro dell'isola, è divisa in due parti dalla Linea Verde, che separa la Repubblica di Cipro da Cipro del Nord. Da quando il muro di Berlino è stato abbattuto, Nicosia è l'unica capitale divisa al mondo. Una visita a Nicosia vi aiuterà a comprendere i problemi di Cipro e vi consentirà di avere una visione meno turistica rispetto a quella che potreste avere limitandovi alle città costiere. La città vecchia, all'interno delle mura veneziane del XVI secolo, è la parte più interessante di Nicosia; il centro cittadino e i giardini municipali si trovano appena fuori dalle mura sul lato sud-occidentale.

Il Museo Municipale Leventis ripercorre lo sviluppo della città dalla preistoria ai giorni nostri e offre una visione d'insieme abbastanza buona, ideale per iniziare la visita di Nicosia. Immediatamente a est del Leventis sorge il museo della cultura Dragoman Hadzigeorgakis. Gli oggetti in esposizione non sono nulla di speciale, ma l'edificio, una villa del XV secolo, è meraviglioso. Se volete ammirare qualcosa di veramente spettacolare, visitate il Museo Bizantino nel mediocre Palazzo Arcivescovile, che vanta una superba collezione di mosaici e icone sacre. Nel giardino del museo la Cattedrale di San Giovanni possiede alcuni affreschi del XVIII secolo restaurati di recente. Sul lato orientale delle mura troverete la Porta di Famagosta, un tempo l'ingresso principale della città, che è ben conservata e attualmente ospita un centro culturale.

Il centro di Nicosia nord è piazza Atatürk, nella parte nord-occidentale della città. Dalla piazza la via principale corre in direzione nord fino alla Porta di Kyrenia (Girne), anch'essa ben conservata. Accanto alla porta, un monastero del XVII secolo ospita il Museo Turco, che comprende una collezione di cimeli dervisci. La Moschea Selimiye, costruita nel XIII secolo, è uno dei migliori esempi di architettura gotica del paese. Famoso in tutto il mondo, il Büyük Hammam, nel sud della città, è il bagno turco più grande di Nicosia.

Nella parte meridionale della città la maggior parte degli alberghi, economici o meno, è concentrata nei pressi delle mura; un po' più a sud c'è anche un ostello della gioventù, accanto al quale si trova un negozio di cibi macrobiotici. Nel nord la maggior parte degli alberghi si trova nei dintorni della Moschea Selimiye, che è anche la zona migliore in cui andare a mangiare un boccone. Se siete alloggiati nel sud e volete visitare il nord, potrete ottenere un permesso di ingresso valido per una giornata. Non è consentito effettuare escursioni giornaliere nella direzione opposta.

Pafos
In un paese pieno di grossolani complessi commerciali e mostruosità turistiche mal progettate, Pafos (sulla costa occidentale) sembra rimanere ancorata alla propria identità pur attirando i dollari dei turisti. Kato Pafos, la città bassa, ha commesso alcuni orribili peccati urbanistici, ma la vera e propria Pafos, leggermente più interna, è molto più gradevole. In mezzo ai negozi di souvenir troverete Saranta Kolones, la fortezza dei Lusignano distrutta da un terremoto nel XIII secolo. Fra le rovine si distinguono per lo più colonne e condotti fognari. Le Tombe dei Re, 2 km a nord di Kato Pafos, sono una serie di affascinanti lapidi scolpite nella tenera roccia della falesia.

L'attrattiva più celebre di Pafos è costituita dai suoi mosaici, eseguiti nel III secolo come pavimenti per i nobili romani. Il primo fu scoperto nel 1962 e gli scavi successivi hanno portato alla luce una serie di edifici per una superficie complessiva di circa 300 mq. La maggior parte dei mosaici, considerati i migliori della regione, sono dedicati a Dioniso. Molti visitatori giungono a Pafos in viaggio organizzato e la cittadina, che ha pochi alberghi discreti, non è attrezzata per accogliere i visitatori occasionali. Date un'occhiata nella parte settentrionale della città e forse riuscirete a scovare qualcosa.

Massiccio del Troödos
Le montagne della regione di Troödos, nel sud del paese, sono indimenticabili. Diversamente dal resto della Repubblica, qui non vi sentirete numericamente inferiori ai turisti dei viaggi organizzati. Frequentata da sciatori, escursionisti e da chiunque voglia sfuggire al caldo, la regione di Troödos è disseminata di monasteri affrescati del XV secolo, villaggi con tradizioni vinifere e sentieri piacevoli. Il Monastero di Kykkos, nel Troödos occidentale, è il monastero più famoso ma anche il più turistico. Costruito nel XII secolo, è stato completamente rinnovato e ospita un museo di icone sacre. Quello di Asinou è probabilmente il monastero più bello della zona, ma è un po' fuori mano; per raggiungerlo occorre dirigersi a sud da Nikitari.

Platres, nel sud della regione, è la principale località di soggiorno del Troödos. Un tempo fu una stazione di villeggiatura coloniale ed è tuttora popolare fra gli stranieri residenti a Cipro. Non è nulla di speciale, ma vi sono numerosi alberghi. Pedoulas, nel Troödos occidentale, è la sede della Chiesa di Arhangelos Mihail ed è anche il punto di partenza più comodo per visitare il monastero di Kykkos. Il distretto di Solea, nel nord, pullula di monasteri e piccoli villaggi pittoreschi ed è l'ideale se volete fare un giro in bicicletta.

Famagosta (Gazimagusa)
Famagosta, un tempo la città più ricca del mondo, in cui Shakespeare ambientò l'Otello, è andata romanticamente in malora. La decadente città vecchia è circondata da mura veneziane, all'esterno delle quali si estende irregolarmente la città nuova. Immediatamente a nord della Linea Verde nella parte orientale del paese, Famagosta sorge ai piedi della misteriosa e desolata penisola di Karpas. Ostentatamente ricca nel XIII secolo e ridimensionata dall'impero ottomano nel XVI secolo, la città vecchia è oggi più che altro famosa per le poche chiese rimaste. La Cattedrale di San Nicola, oggi Moschea di Mustafa Pasha, è un emblematico ricordo dei giorni di gloria della città governata dai Lusignano. Benché i regimi successivi l'abbiano modificata o addirittura danneggiata, rimane tuttora un edificio elegante. Da notare il minareto incongruamente appollaiato su una delle sue torri in rovina.

L'altra grande attrattiva di Famagosta è la Torre di Otello. Secondo la leggenda, questo è il luogo in cui Cristoforo Moro (governatore di Cipro dal 1506 al 1508) uccise la moglie Desdemona. Si dice anche che qui Francesco de Sessa, un soldato dalla pelle scura, commise un ignobile reato che gli costò l'esilio. Secondo un'altra leggenda le ricchezze che i mercanti veneziani abbandonarono a Famagosta durante i bombardamenti degli Ottomani sarebbero sepolte nelle fondamenta della torre. Anche se nessuna di queste storie è vera, vale la pena di visitare il castello soltanto per le sue splendide vedute sul porto. Famagosta non ha una grande scelta di alberghi e ristoranti (la maggior parte delle strutture ricettive si trovava nella parte greca della città, attualmente deserta e vietata), per cui la maggioranza dei turisti visita Famagosta in giornata dalle località balneari della costa settentrionale.

Kyrenia (Girne)
Nonostante alcuni orribili sviluppi edilizi, Kyrenia, a metà della costa settentrionale, è la più piacevole località costiera dell'isola. Come nel resto di Cipro, il quartiere vecchio è il più ricco d'atmosfera, ma la maggior parte degli alberghi si trova nella parte nuova della città. Se l'aria mediterranea e i caffè all'aperto non riescono a tenervi abbastanza occupati, date un'occhiata al Castello di Kyrenia. Costruito originariamente in epoca romana, l'edificio che vedete oggi risale quasi interamente al periodo veneziano. Nel castello vi sono una cappella bizantina e un museo di rovine, dov'è conservato, con il suo carico, il relitto più vecchio del mondo.

 

 

Mete alternative

Polis e la penisola di Akamas
La penisola di Akamas, sulla costa occidentale, è uno degli ultimi tratti della costa cipriota ancora selvaggi e incontaminati. Il paesaggio è un mosaico di aride rocce e lussureggiante vegetazione, con una grande varietà di specie animali e vegetali, fra cui alcune rare. Con la sua rete di sentieri che la attraversano in ogni direzione, la penisola di Akamas è la meta ideale per gli amanti delle camminate. Nel punto da cui partono i sentieri sorgono le Terme di Afrodite. È qui che secondo la leggenda Afrodite si trasformava in una vergine.

Polis è praticamente l'unica località balneare della costa meridionale in grado di accogliere i turisti che non hanno optato per un viaggio organizzato. Circondata da agrumeti e da un paesaggio spettacolare, è un punto di partenza incantevole e tranquillo per esplorare la zona circostante. Polis è inoltre un ottimo posto per noleggiare mountain bike, biciclette e automobili. In realtà non c'è molto da vedere, ma è una località meravigliosa per osservare il mare bevendo un bicchierino di brandy con aggiunta di limone o di limetta.

Kolossi
Fuori della città di Limassol (Lemesos), nell'estremo sud dell'isola, il Castello di Kolossi torreggia su un paesaggio costituito di vigneti. Il castello fu costruito dagli Hospitaller (l'ordine di San Giovanni di Gerusalemme), a cui vennero concesse queste terre nel 1210, e per un certo periodo fu il loro quartier generale. Accanto al castello, restaurato dagli inglesi nel 1933, vi è uno zuccherificio, anch'esso costruito dagli Hospitaller - prima che gli inglesi iniziassero a portare gli schiavi nei paesi caraibici, Cipro era uno dei maggiori produttori di zucchero al mondo. Nella zona si trovano anche moltissimi agrumeti, che riversano nei mercati locali alcune tra le arance più succose del paese. Il modo migliore per raggiungere Kolossi è in autobus da Limassol.

Salamis
Salamis, 9 km a nord di Famagosta, era la città precristiana più importante di Cipro ed è tuttora il migliore sito archeologico del paese. Per visitare con calma l'anfiteatro romano completamente restaurato, la palestra con i bagni in marmo e i mosaici si impiega quasi una giornata intera. Le rovine sono in buona parte bizantine o romane, sparse su una superficie di 8 km. Lungo il perimetro del sito si estende una bellissima spiaggia, per cui vi consigliamo di portare con voi il costume da bagno. Troverete dei campeggi a sud delle rovine e un paio di alberghi di lusso a nord.

 

 

 

Con magnifiche foreste pluviali, montagne e spiagge, città deliziose e gente incantevole, la Colombia dovrebbe essere fra le destinazioni più allettanti e rilassanti del mondo. Purtroppo, le attuali rappresaglie della guerriglia, insieme alle continue attività dei cartelli della cocaina, hanno reso la Colombia (denominata dalla stampa 'Locombia', il paese pazzo) inaccessibile a tutti, tranne ai viaggiatori più avventurosi.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Colombia

Superfice
1.138.910 kmq

Popolazione
41.662.073 abitanti (tasso di crescita demografica 1,56%)

Capitale
Bogotá (6.837.800 abitanti)

Composizione etnica
58% meticci (indios ed europei), 20% di origini europee, 14% mulatti di origine afro-europea, 4% di origini africane, 3% di origini afro-indiane, 1% indios

Lingua parlata
spagnolo e più di 200 dialetti indios

Religione
90% cattolica; riti tradizionali, episcopale, ebraica

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
268 miliardi di dollari

PIL pro capite
6.500 dollari

Crescita economia annua
2%

Inflazione %
6,2%

Settori/prodotti principale
industria alimentare, prodotti tessili, petrolio, abbigliamento e calzature, bevande, prodotti chimici, cemento, oro, carbone, smeraldi, narcotici, caffè, banane, fiori, riso, tabacco, cereali, canna da zucchero, fave di cacao, semi oleiferi, verdura, silvicoltura, gamberi

Principale partner commerciali
USA, Unione Europea, Andean Community of Nations, Giappone

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani che si recano in Colombia per turismo viene semplicemente apposto un timbro di ingresso sul passaporto al momento dell'arrivo, non importa se via terra o in aereo. L'ufficio immigrazione indicherà dunque sul vostro passaporto per quanto tempo vi è concesso rimanere nel paese; si tratta di solito di un periodo di 90 giorni, e cioè il massimo previsto. All'arrivo dovrete dichiarare quanto intendete fermarvi nel paese e dove siete diretti. Ufficialmente è necessario essere in possesso di un biglietto di ritorno, ma probabilmente all'ingresso nel paese non vi sarà chiesto di esibirlo

Rischi sanitari
mal di montagna, colera, epatite, malaria, rabbia e tifo.

Elettricita
110V, 60Hz

Fuso orario
cinque ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Il periodo migliore per andare in Colombia è la stagione secca, anche se non s'incontra alcun tipo di difficoltà visitando il paese durante la stagione delle piogge. Ricordatevi, però, che la maggior parte dei colombiani è in vacanza tra la fine di dicembre e la metà di gennaio, quindi i mezzi di trasporto sono più affollati e gli alberghi tendono a riempirsi velocemente.

 

Eventi e Manifestazioni

Il calendario colombiano è costellato di festival, carnevali, feste e fiere di paese. Tra le principali festività vanno ricordate: il Carnaval de Blancos y Negros (Pasto; gennaio); il Festival Internacional de Música del Caribe (Cartagena; marzo); la Semana Santa ('settimana santa', le celebrazioni più significative si tengono a Popayán e Mompós; marzo o aprile); la Feria de las Flores (Medellín; agosto); il Reinado del Coco (San Andrés; novembre).

 

Prezzi e costi

Valuta
peso ($)

Economicita del paese
La Colombia non è un paese caro. Se viaggiate in economia dovreste spendere circa US$10 al giorno; se scegliete ristoranti e alberghi di fascia media dovrebbero essere sufficienti US$20-30 al giorno. Se volete fare una vacanza di lusso, la spesa giornaliera dovrebbe aggirarsi intorno a US$50-70.

Non tutte le banche effettuano operazioni di cambio di contanti e travellers' cheques. Può capitarvi che alcune banche accettino di cambiare i vostri contanti e che altre filiali della stessa banca si rifiutino di farlo. Le procedure sembrano variare in continuazione a seconda della banca, della città e del giorno, e possono essere ulteriormente complicate se, per esempio, la banca ha raggiunto il suo limite giornaliero di valuta straniera. Per rendere le cose ancora più difficili, di solito le banche effettuano le operazioni di cambio soltanto in determinate ore della giornata, a volte anche solo una o due ore al giorno; in genere il momento migliore è al mattino.

È anche possibile cambiare dollari in contanti per strada, ma non è consigliabile. L'unico posto in cui tale procedura si può prendere in considerazione è alle frontiere, dove potreste non avere altre alternative. Potete utilizzare una carta di credito (la Visa è la più diffusa) per noleggiare un'automobile, per acquistare un biglietto aereo e per saldare il conto negli alberghi e nei ristoranti di lusso. Le carte di credito stanno diventando sempre più in uso nei negozi e in altre attività commerciali che forniscono servizi al pubblico. Inoltre, sono sempre di più i cajeros automáticos (sportelli automatici) che accettano Visa e MasterCard dove potrete prelevare pesos.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria elevata: da US$10 e oltre

Albergo economico: US$5-10
Albergo di categoria media: US$10-15
Albergo di categoria elevata: da US$15 e oltre

 

Sport e tempo libero

Un gran numero di turisti opta per un'escursione di sei giorni alla volta delle rovine de La Ciudad Perdida. Il tour comprende trasporto, cibo e pernottamento (è essenziale affidarsi a una guida perché questa è una regione dove la coltivazione di marijuana e cocaina è molto diffusa). Se volete praticare il trekking sulle montagne colombiane, un'escursione da Nabusímake a Pico Colón nella Sierra Nevada de Santa Marta è un'ottima scelta (l'escursione ha una durata da 5 a 7 giorni).

Le Islas del Rosario, 30 km al largo delle coste di Cartagena, e Isla Barú, la penisola a sud di Cartagena, sono un luogo perfetto per lo snorkelling e le immersioni subacquee. Le acque nei dintorni di San Andrés e Providencia sono l'ideale per osservare la grande varietà di pesci della zona.

Da Leticia è invece possibile partire per un'avventurosa escursione nella foresta amazzonica. Le guide sono ben attrezzate e conoscono bene la zona, e da questa città è molto facile organizzare un'escursione anche della durata di 10 giorni. Non dimenticate di portare con voi il repellente per le zanzare e le pellicole fotografiche ad alta sensibilità, perché le foreste sono spesso estremamente scure.

 

Storia

Le civiltà precolombiane si svilupparono sulla costa del Pacifico, su quella dell'Atlantico e in svariate zone della regione andina. Tra le più interessanti vanno ricordate le seguenti: Tayrona, Sinú, Muisca, Quimbaya, Tierradentro e San Agustín. Di molte tribù rimangono manufatti, soprattutto in oro e terracotta; di altre sono testimonianza le camere funerarie e le pitture rupestri, che hanno consentito agli antropologi di ricostruire la loro civiltà.

Nel 1499 Alonso de Ojeda, compagno di viaggio di Cristoforo Colombo, approdò sulla penisola di Guajira. La ricchezza degli indios del luogo diede vita al mito dell'El Dorado, e le coste dell'attuale Colombia diventarono meta di numerose spedizioni. In un primo momento, gli indios tollerarono i conquistatori ma, quando gli spagnoli tentarono di ridurli in schiavitù e di impossessarsi della loro terra, insorsero. In breve tempo, gli spagnoli conquistarono un'ampia porzione del territorio, mentre molte città, inclusa Cartagena (fondata nel 1533) prosperavano. Nel 1544, il paese fu annesso al vicereame del Perú e nel 1739 la Colombia divenne parte di Nueva Granada (che comprendeva i territori di ciò che oggi corrisponde a Colombia, Venezuela, Ecuador e Panamá).

Verso la fine del XVIII secolo la schiavitù, il monopolio dei commerci, le tasse e le dogane diedero origine a movimenti di protesta. Fu proprio in questo periodo che si registrarono le prime rivolte indipendentiste, ma l'indipendenza venne raggiunta solo nel 1819, con l'arrivo del liberatore Simon Bolívar e del suo esercito. Dopo dieci anni di difficile convivenza Venezuela ed Ecuador, che, insieme a Panamá, erano entrati a far parte della Federazione della Grande Colombia, giunsero alla rottura dell'unione.

Le correnti politiche nate durante la lotta per l'indipendenza vennero formalizzate nel 1849, con la fondazione di due partiti politici (dominati dall'élite creola): i Conservatori, con tendenze centraliste e rappresentanti dei proprietari terrieri, della chiesa e dell'esercito, e i Liberali, sostenitori del federalismo ed espressione della borghesia laica. I partiti divisero il paese in accampamenti di partigiani che avrebbero in seguito dato vita a una serie di insurrezioni, rivolte e guerre civili. Durante il XIX secolo, il paese visse non meno di 50 rivolte e 8 guerre civili, culminate nella sanguinosa guerra dei mille giorni del 1899.

Dopo un periodo relativamente pacifico, la lotta fra Conservatori e Liberali esplose nuovamente nel 1948 con La Violencia, la più cruenta e terribile delle numerose guerre civili colombiane. Dopo il conflitto, durante il quale si registrarono quasi 300.000 morti, i Conservatori cercarono di consolidare il proprio potere. Entrambi i partiti presero poi la decisione di sostenere un colpo di stato militare come estremo rimedio per mantenere il potere e operare un controllo sul crescente numero di bande di ribelli presenti nelle aree rurali. Il colpo di stato, realizzato dal generale Gustavo Rojas nel 1953, rappresenta l'unico intervento militare avvenuto in Colombia nel corso di questo secolo. Tuttavia, l'iniziativa militare non ebbe lunga vita e il tentativo fallì definitivamente nel 1957, quando i Liberali e i Conservatori decisero di dividersi il potere con un accordo politico sancito da un emendamento costituzionale (questo accordo prese il nome di Fronte Nazionale).

Il Fronte Nazionale decadde nel 1974, con l'elezione del liberale Alfonso López Michelsen a presidente del paese. Ad ogni modo, però, una versione modificata del Fronte Nazionale continuò per altri 17 anni. Nel frattempo, questo monopolio politico incoraggiò la nascita di una serie di gruppi di guerriglia di orientamento marxista: l'esercito per la liberazione nazionale (ELN), le forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il Movimento 19 aprile (M19). Questi gruppi non riuscirono a far cadere il governo, ma arrivarono a controllare intere regioni del paese.

Un'altra costante minaccia alla sicurezza era la nascita di squadroni della morte paramilitari che, indipendentemente dal credo politico, combattevano contro qualsiasi gruppo si opponesse all'operato dei cartelli della droga di Medellín e Cali. Nel 1990 un'escalation di violenza, che coinvolse anche alcuni membri della classe politica di governo, minacciò di paralizzare il paese. Nel 1991 venne approvata una nuova costituzione che conferiva maggiori poteri giudiziari e poteri di controllo al governo. Nel giugno di quello stesso anno Pablo Escobar, leader del cartello di Medellín, sospettato di essere l'ideatore della cruenta campagna di terrore, fu arrestato. L'anno dopo riuscì a fuggire, ma fu individuato e ucciso nel dicembre 1993.

Oggi, il narcotraffico è in continua crescita (grazie all'attività del cartello di Cali) e si stima che il fatturato annuale del commercio clandestino si aggiri intorno ai US$20 miliardi all'anno. Nel giugno 1995 l'arresto del leader del cartello di Cali Gilberto Rodríguez Orejuela costituì il fiore all'occhiello del governo colombiano, ma non alterò la dinamica del traffico di droga. Persino il presidente di allora, Ernesto Samper, ha dovuto trascorrere gran parte del suo ultimo anno in carica rispondendo alle accuse di aver usufruito del denaro del narcotraffico per finanziare la sua campagna elettorale. Horacio Serpa, successore di Samper nel partito liberale, ha perso le elezioni presidenziali del giugno 1998 contro il conservatore Andrés Pastrana, che nel 1994 aveva fatto una soffiata sui legami di Samper con il cartello di Cali.

Nonostante la notevole crescita economica dal 1993 al 1996, le cose continuano ad andar male per la Colombia. Secondo il SIPRI, l'Instituto Internacional de Investigaciòn Sobre Paz, i conflitti interni di questo paese sono considerati tra i dieci più sanguinosi nel mondo e nell'ultimo anno sono stati paragonati a quelli della ex-Jugoslavia. Il governo ha sospeso le trattative di pace con i guerriglieri a tempo indeterminato. Nel 2000 gli Stati Uniti hanno stanziato 1,3 miliardi di dollari per sostenere il governo colombiano contro i guerriglieri.

Nell'agosto 2002 il presidente Uribe ha dichiarato lo stato d'emergenza (misura che permette all'esecutivo di legiferare per decreto senza interpellare il parlamento), ma il ministro della giustizia ha assicurato che non saranno sospese le garanzie costituzionali. In questo modo il presidente finanzierà azioni dirette contro le FARC.

Ingrid Betancourt, la candidata dei verdi (Oxigeno verde) alle elezioni presidenziali del 26 maggio 2002, è ancora nelle mani delle FARC e, secondo un comunicato del portavoce dei guerriglieri, datato 13 marzo 2003, è viva. Il suo sequestro, avvenuto il 23 febbraio 2002, nei pressi della città di San Vicente del Caguan, ha come obiettivo la scarcerazione di tutti i guerriglieri catturati dall'esercito. Eletta senatrice nel 1998, con il più alto numero dei voti, Ingrid Betancourt da anni combatte la corruzione e, insieme al suo partito, ha proposto che siano gli stessi agricoltori a eliminare le loro piantagioni di coca, in cambio della garanzia di poter vendere a condizioni eque i prodotti coltivati in sostituzione.

A metà novembre l'esercito colombiano ha liberato il vescovo Jorge Enrique Jimenez, capo della conferenza episcopale latino-americana, che era stato sequestrato dalle FARC insieme a padre Desiderio Orjuela. I due religiosi erano stati tenuti in ostaggio in una zona denominata Penol, vicino a Tapaipì, non lontano dal luogo del rapimento.

Alla fine di dicembre l'ambasciata italiana, quella britannica e il consolato statunitense in Colombia sono state chiuse per precauzione dopo che altre sedi diplomatiche erano state raggiunte da non meglio precisate minacce.

Un video trasmesso dal canale colombiano Noticias Uno, alla fine di agosto 2003, ha presentato Ingrid Betancourt ripresa in un messaggio diretto al capo dello stato affinché svolgesse un'operazione dell'esercito per liberarla senza mettere alla prova la sua incolumità e quella degli altri ostaggi. Poiché le riprese risalirebbero a maggio, non si ritiene che il video valga come prova che l'ex candidata alla presidenza sia ancora in vita.

 

Cultura

La Colombia è un mosaico di etnie che lasciano il proprio contributo nella cultura, nel folclore, nell'arte e nell'artigianato del paese. Le diverse radici e tradizioni indios, spagnole e africane hanno dato vita a un gran numero di fusioni interessanti, soprattutto nel campo dell'artigianato, della scultura e della musica. L'arte precolombiana spicca per le sue sculture di pietra e per la lavorazione dell'oro e della ceramica. L'artigianato indios, che si distingue per la creazione di ceste, la tessitura e la lavorazione della ceramica risale al periodo precolombiano ma, al giorno d'oggi, riesce a fondere tecniche moderne con motivi decorativi tradizionali. La musica colombiana comprende i ritmi africani dei Caraibi, la salsa cubana e la musica andina, fortemente influenzata dai ritmi spagnoli.

Uno dei più grandi scrittori del Sud America è il colombiano Gabriel García Márquez, nelle cui opere sogno e realtà si fondono, dando vita a una forma di espressione che i critici hanno chiamato realismo magico. García Márquez insiste nel sostenere che il suo è uno stile documentaristico, il che dice molto sulla natura, il ritmo e la percezione della vita in questo paese. Tra gli scrittori emergenti va segnalato Moreno Durán, il quale è stato insignito del titolo di migliore romanziere dell'America Latina dai tempi dell'ondata di nuovi talenti letterari che aveva caratterizzato gli anni '50.

Lo spagnolo è la lingua ufficiale della Colombia e, a eccezione di alcune remote tribù indios, è parlato da tutti i colombiani. Nel paese, inoltre, vengono utilizzati circa 75 dialetti indios. L'inglese viene insegnato nelle scuole, ma rimane una lingua poco conosciuta e poco diffusa.

Il cattolicesimo è la religione principale della Colombia, anche se negli ultimi anni più di 3 milioni di fedeli hanno abbandonato la religione cattolica per unirsi ad altre congregazioni (anglicane, luterane, mormone ecc...) e sette religiose.

La cucina colombiana abbonda di pollo, maiale, patate, riso, fagioli e minestra. Tra i piatti regionali più interessanti figurano: l'ajiaco (minestra di pollo e patate; è una specialità di Bogotá), la hormiga culona (grandi formiche fritte; piatto esotico che si trova soltanto a Santander) e la lechona (maiale da latte cotto allo spiedo e ripieno di riso; è una specialità di Tolima). La grande varietà di frutta che caratterizza la Colombia è sorprendente.

Il caffè non è soltanto la bevanda più diffusa, ma è quasi un rito. Il tinto (una tazzina di caffè nero) si trova ovunque. La sua qualità, però, varia a seconda delle zone, perché non è raro che nei caffè servano surrogati a base di fagioli colombiani. Sono molto buone ed economiche le tisane (aromáticas). Un'altra bevanda gradevole è l'agua de panela (zucchero grezzo sciolto in acqua calda); nei posti caldi di solito viene servita fredda con succo di limone; in montagna invece si beve calda e spesso viene accompagnata da un pezzo di formaggio.

Il liquore più diffuso è l'aguardiente, una bevanda alcolica aromatizzata all'anice. Un altro liquore molto apprezzato, soprattutto lungo la costa e in Antioquia e Caldas, è il ron (rum). In alcune zone, specie in campagna, si possono trovare il guarapo e il chicha, che sono bevande alcoliche fatte in casa, ottenute facendo fermentare la frutta o il mais nell'acqua di panela. Possono avere gradazioni alcoliche diverse, ma ve ne sono alcune varietà piuttosto forti.

 

Ambiente

Per dimensioni, la Colombia è il quarto paese del Sud America ed è il solo ad affacciarsi sia sulle coste del Pacifico sia sul Mar dei Caraibi. La Colombia confina con il Panamá a nord-ovest, con il Venezuela a est, con il Brasile a sud-est, con il Perú a sud e con l'Ecuador a sud-ovest. Fanno anche parte del territorio colombiano gli arcipelaghi di San Andrés e Providencia, situati nel Mar dei Caraibi, 700 km a nord-ovest della terraferma. I due arcipelaghi si trovano 230 km a est del Nicaragua.

La parte occidentale della Colombia è per lo più montagnosa. La Cordillera de los Andes, che percorre l'America Latina in tutta la sua lunghezza per 8.000 km, in territorio colombiano si divide in tre catene montuose: la Cordillera Occidental, la Cordillera Central e la Cordillera Oriental. Tra queste tre cordigliere si trovano la Valle del Cauca e la Valle del Magdalena, i cui fiumi scorrono quasi parallelamente verso nord fino a che il fiume Cauca confluisce nel fiume Magdalena e insieme sfociano nel Mar dei Caraibi. Oltre alle tre catene andine, la Colombia vanta la Sierra Nevada de Santa Marta, la catena montuosa costiera più elevata del mondo. Più del 50% del territorio a est delle Ande è costituito da un'estesa pianura e da una fitta foresta pluviale attraversata da numerosi fiumi e dai loro affluenti.

Tra gli aspetti geografici di maggiore interesse figurano i deserti nella parte nord-occidentale del paese, la giungla sulla costa del Pacifico, che detiene il primato di precipitazioni atmosferiche e la Serranía de la Macarena, una formazione montuosa isolata che si eleva nel mezzo delle pianure orientali raggiungendo 1.000 m di altezza.

La Colombia vanta il più elevato numero di specie animali e vegetali in proporzione al territorio. Tra le specie presenti nel paese figurano giaguari, ocelot, pecari, tapiri, cervi, armadilli, numerose specie di scimmie e il raro orso con gli occhiali. In Colombia sono state registrate più di 1.550 specie di uccelli (più che in Europa e in Nord America messi insieme), dall'enorme corvo andino al minuscolo colibrì. Altrettanto ricca è la fauna marina, che comprende il famigerato piranha e l'anguilla elettrica. Per quanto riguarda la flora, nel paese sono state classificate più di 130.000 piante, compresa la Victoria Amazónica, una pianta simile alla ninfea dalle foglie grandi e talmente forti da sostenere un bambino.

La rete di riserve naturali del paese conta 33 parchi nazionali, sei zone dalle dimensioni ridotte (i santuarios de flora y fauna), due reservas nacionales e un'área natural única. Tutti insieme, questi territori costituiscono il 7,9% della superficie del paese.

Dato che la Colombia si trova vicino all'equatore, la temperatura media non subisce grandi variazioni nel corso dell'anno. Tuttavia, le temperature variano a seconda dell'altitudine: di regola, la temperatura scende di circa 6°C ogni 1.000 m di altitudine. Il clima equatoriale della Colombia è caratterizzato da due stagioni: verano (la stagione secca) e invierno (la stagione delle piogge). Tuttavia, i complessi fattori geografici e topografici che caratterizzano la Colombia impediscono una scansione stagionale che valga per tutto il paese. Tra le aree con una scansione regionale ben definita figura Los Llanos, nella parte orientale del paese, dove la stagione secca va da dicembre a marzo, mentre il resto dell'anno è dominato dalla stagione delle piogge.

 

Precauzioni

Si raccomanda di evitare di inoltrarsi nelle province di Choco, Putumayo, Meta, Caqueta, nelle campagne di Antioquia, Cauca, Narino.

Il 13 settembre 2003 sono stati sequestrati da un commando delle FARC, nel folto della Sierra Nevada de Santa Marta, otto giovani di varie nazionalità mentre cercavano la zona archeologica della Ciudad Perdida, in una zona notoriamente pericolosa per la presenza di guerriglieri e di trafficanti di droga.

La Colombia è andata di male in peggio da quando, nel febbraio 2002, il presidente Andres Pastrana ha interrotto i negoziati di pace con l'organizzazione dei ribelli marxisti FARC (Forza Armata Rivoluzionaria della Colombia). Con il rapimento da parte dei ribelli della FARC del senatore Jorge Gechem Turbay si sono conclusi tre anni di vane trattative. Inoltre il presidente Pastrana ha rioccupato con l'esercito i territori ceduti ai ribelli nel 1998. Da allora, senza interruzione, si sono verificati scontri sanguinosi fra le truppe e i guerriglieri. Sono aumentati i sequestri di persona, fra i quali i rapimenti della candidata alle presidenziali Ingrid Betancourt e del governatore di Antioquia Guillermo Vaviria, entrambi avvenuti mentre si recavano a manifestazioni pacifiche. Attualmente il FARC tiene in ostaggio cinque personaggi politici di grande calibro e si sospetta abbia ucciso la senatrice Martha Catalina Daniels. Anche l'assassinio dell'arcivescovo Isaias Duarte Cancino potrebbe essere opera del FARC, nonostante altri sospetti conducano verso bande che gestiscono il traffico della droga e politici corrotti.

Come sempre i civili sono fra i due fuochi e subiscono le conseguenze della violenza. Nel maggio 2002, nella provincia di Choco una bomba ha ucciso 117 persone che si erano rifugiate in una chiesa per sfuggire allo scontro fra il FARC e il gruppo paramilitare di destra Unione di Autodifesa della Colombia (AUC). Il FARC ha rivendicato la sua responsabilità, ma sostiene che sia stato un incidente.

Il Dipartimento di Stato americano e il Dipartimento degli Affari Esteri australiano consigliano ai propri cittadini di non recarsi mai in Colombia. Il Ministero degli Esteri inglese mette in guardia sul fatto che 'violenza e sequestri sono problemi seri e tutti i cittadini stranieri sono potenziali bersagli '. Ogni anno vengono rapite più di 3000 persone - e non è che la cifra ufficiale. E cose ben peggiori sono successe ai turisti saccopelisti che si sono avventurati all'interno del paese. La violenza dei narcotrafficanti e dei gruppi paramilitari ha alimentato una cultura di paura che ha catalizzato elementi criminali in tutto il paese. Questo è dunque un periodo pericoloso per visitare qualsiasi parte della Colombia: se prima gli atti di violenza si limitavano alla campagna, adesso i ribelli mirano sempre di più ai centri urbani, al fine di creare disagi economici e politici. Se dovete andarci, fate molta attenzione alle avvertenze dell'ambasciata d'Italia a Bogotà e alle notizie locali sia prima sia durante il soggiorno.

Volendo tentare il viaggio, c'è una lunga lista di precauzioni che vale la pena di seguire. Spostarsi fra le aree urbane (non importa con quale mezzo) è estremamente pericoloso. Non indossate capi di vestiario eccessivamente costosi e non portate con voi macchine fotografiche e borse, per limitare il rischio di essere derubati. Evitate manifestazioni, folle e altri raduni pubblici, dal momento che le bombe sono una delle forme di rappresaglia favorite da diversi gruppi della guerriglia scontenti dalle azioni del governo. A meno di non poterlo evitare, state alla larga dalla polizia colombiana, perché non gode di una buona reputazione. Le droghe, in modo particolare la cocaina e i suoi derivati, sono diffuse in tutto il paese e devono essere evitate a tutti i costi. Non accettate bibite o sigarette dagli stranieri, perché potrebbero contenere il borrachero, una droga dall'effetto soporifero spesso somministrata agli sventurati turisti.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Grazie alla sua posizione geografica la Colombia, situata all'estremità settentrionale del Sud America, gode di collegamenti aerei comodi e relativamente economici sia con l'Europa sia con gli Stati Uniti. La maggior parte dei visitatori atterra all'aeroporto di Bogotá, ma alcuni volano anche su altri aeroporti internazionali, come quelli di Cartagena e San Andrés. Le tasse aeroportuali per i voli internazionali ammontano a US$23, US$44 per chi ha un visto per affari.

La Colombia ha collegamenti stradali soltanto con il Venezuela e l'Ecuador. Se pensate di attraversare la frontiera con il Venezuela percorrendo la strada che collega Arauca a El Amparo de Apure o quella da Puerto Carreño a Puerto Páez, è consigliabile che vi rivolgiate all'ambasciata del vostro paese per tenervi informati sulla sicurezza del percorso. Nel marzo 1995 gli attacchi dei guerriglieri colombiani ai posti di blocco venezuelani hanno avuto come conseguenza un maggiore schieramento di truppe da parte di entrambi i paesi.

I più intrepidi possono raggiungere la Colombia dal Panamá, attraversando il Darién Gap, un tratto di giungla fitta, pericolosa e dalla grande ricchezza ambientale che interrompe la strada Panamericana. Per il viaggio, che richiede un paio di settimane, sono necessari una guida, un percorso stabilito prima della partenza, molta fiducia in sé stessi e una buona dose di fortuna. Nella zona, che è spesso sede di guerriglie, i rapimenti non sono rari: si tratta di un viaggio da non prendere alla leggera.

La Colombia ha porti sia sulla costa del Pacifico sia su quella del Mar dei Caraibi; pertanto, è possibile arrivare o partire dal paese via mare. Il traffico marittimo è più intenso sul versante caraibico, poiché vi sono frequenti collegamenti con Stati Uniti, Messico, America Centrale, Venezuela e isole caraibiche. I principali porti colombiani lungo la costa caraibica sono Baranquilla, Cartagena, Santa Marta e Turbo; il principale porto colombiano sulla costa del Pacifico è Buenaventura.

Trasporti interni: La Colombia è stato il primo paese del Sud America ad avere una compagnia aerea, la SCADTA, che fu fondata nel 1919 e in seguito prese il nome di Avianca. Oggi il paese è dotato di un sistema aereo ben sviluppato e di una delle più fitte reti di voli interni dell'America Latina. La politica dei cielos abiertos ('cieli aperti'), che ha preso il via nel 1991, ha portato alla nascita di nuove compagnie aeree e all'utilizzo di una grande varietà di aerei, dai jumbo a velivoli molto più piccoli. Le tariffe aeree sono abbastanza costose. Le compagnie più care sono Avianca e SAM, ma le compagnie fondate in tempi più recenti offrono tariffe promozionali che a volte si rivelano estremamente convenienti. Ricordatevi sempre di riconfermare la vostra prenotazione almeno 72 ore prima della partenza e siate pronti a essere spostati su altri voli o a partire in ritardo. La tassa aeroportuale sui voli nazionali è di US$3,50.

L'autobus è il mezzo di trasporto principale per visitare il paese. La rete degli autobus è ben sviluppata, conveniente e organizzata. Purtroppo, però, fatta eccezione per le strade principali, i collegamenti stradali sono in cattive condizioni. Spostarsi con l'autobus in città richiede molto tempo e le vetture sono molto affollate, ma i taxi sono comodi e convenienti per il servizio che offrono e possono essere impiegati per lunghi percorsi.

Tra gli altri mezzi di trasporto vi sono i chivas (un autobus in legno che viene usato soprattutto lungo le strade secondarie) e i colectivos (un incrocio tra un autobus e un taxi che effettua il servizio di trasporto su itinerari fissi). In Colombia non esiste alcun tipo di servizio ferroviario, e il viaggio in automobile o in motocicletta non è consigliabile perché è caro e pericoloso. I mezzi di trasporto via mare, soprattutto lungo la costa del Pacifico, dove non esistono strade, non effettuano un servizio regolare e sono spesso disagevoli.

Mete principali

Bogotá
Bogotá, la capitale del paese riassume tutte le principali contraddizioni della Colombia. È una città dall'architettura futuristica, con una vita culturale e intellettuale vibrante e varia, con splendide chiese coloniali e magnifici musei, tuttavia è anche una città di baraccopoli, mendicanti, bambini di strada, spacciatori di droga e ingorghi di traffico. Questa incredibile mescolanza di ricchezza e povertà, di Maserati e muli, rende Bogotá una delle metropoli più caotiche, affascinanti e aggressive del mondo.

Tra i luoghi più interessanti da visitare si ricordano: il Museo del Oro, che ospita molte reliquie della cultura precolombiana ed è probabilmente il museo più importante del mondo nel suo genere; il Museo Nacional, che dispone di un gran numero di collezioni che spaziano dall'arte precolombiana all'arte moderna; la Iglesia de Santa Clara, ricca di affreschi, dipinti e altari; la Iglesia de San Ignacio, una delle chiese più riccamente decorate del paese; La Candelaria, il quartiere coloniale più antico della città; Cerro de Monserrate, una cima che fiancheggia la città, sede di un gran numero di miracoli; il Jardín Botánico José Celestino Mutis, un incantevole orto botanico che vanta una grande varietà di esemplari della flora nazionale.

Passeggiare per le strade del centro osservando il viavai indaffarato, la marea di busetas, gli stravaganti negozi e le bancarelle, non è meno affascinante che immergersi nella serena atmosfera delle chiese coloniali e dei musei. Quindi, concedetevi un po' di tempo per questo tipo di visita. Non mancate di fare due passi intorno a Plaza de Santander per ammirare gli artisti da strada, di esplorare il Mercado de las Pulgas (mercato delle pulci) e di fare un giro al famoso mercato degli smeraldi, situato all'angolo sud-occidentale tra Avenida Jiménez e Carrera 7.

Bogotá costituisce inoltre un centro di iniziative culturali e artistiche, tra le quali rientrano rappresentazioni teatrali, musica classica, numerose discoteche che diffondono i sinuosi ritmi cubani nella Zona Rosa, nei pressi della Carrera 15, e un gran numero di arene e stadi per assistere a una corrida o a una partita di calcio. La meta della maggior parte dei turisti che viaggia in economia è La Candelaria, che offre camere e pasti a buon prezzo.

Circa 50 km a nord-est di Bogotá si trovano la città coloniale di Guatavita e la famosa Laguna de Guatavita, centro rituale e luogo sacro degli indios Muisca e culla del mito dell'El Dorado.

Cartagena e la costa caraibica
Cartagena de Indias è una città leggendaria per storia e bellezza. La città è stata immortalata in innumerevoli quadri, glorificata in centinaia di libri e fotografata infinite volte; dal momento che Cartagena è la città più affascinante della Colombia, essa merita tutti questi tributi.

La città, circondata dalle mura di un porto coloniale spagnolo, è un vero e proprio gioiello, abbonda di chiese, monasteri, piazze, palazzi e nobili dimore con balconi sporgenti e terrazze ombrose. A Cartagena è sufficiente andare a zonzo senza fretta, ma vale anche la pena di vedere il Palacio de la Inquisición, la Casa del Marqués de Valdehoyos, una costruzione coloniale, e il grazioso antico porto sulla Bahía de las Ánimas.

La zona al di fuori delle mura, meno frequentata dai turisti, è il Getsemaní. Pur non essendo ben conservato come altre zone della città, il Getsemaní presenta alcuni scorci di grande bellezza. Nelle vicinanze si trovano alcuni forti spagnoli di grande fascino, tra cui il Castillo de San Felipe de Barajas, risalente al XVII secolo, che senza dubbio è la più grande e solida fortezza costruita dagli spagnoli nelle loro colonie. Le Islas de Rosario, un arcipelago situato 30 km a sud-ovest di Cartagena, vantano magnifiche barriere coralline e una ricca vita marina che rendono la zona un paradiso per lo snorkelling e le immersioni subacquee. A sud della città vecchia si trova una penisola fatta a L, sede di due eleganti località turistiche, Bocagrande e El Laguito. Quasi tutti i visitatori che cercano una sistemazione poco costosa soggiornano nella zona di Getsemaní, mentre la città vecchia offre una scelta di sistemazioni di categoria media.

Tra le località più affascinanti della costa caraibica spiccano Mompós, con le sue straordinarie strutture architettoniche; le spiagge del Parque Nacional Tayrona; la Sierra Nevada de Santa Marta, che è la catena montuosa costiera più elevata del mondo; i vulcani di fango di Arboletes e, nascosta dalla vegetazione della giungla, La Ciudad Perdida ('la città perduta'), antica città costruita dagli indios Tayrona che costituisce il sito archeologico più esteso tra quelli scoperti in America durante il XX secolo.

Il nord-ovest
La zona nord-occidentale della Colombia comprende due grandi regioni: il dipartimento di Chocó (un'immensa distesa di foresta tropicale, poco popolata, che comprende lo spettacolare Parque Nacional Los Katiós) e i dipartimenti di Antioquia, Caldas, Risaralda e Quindío (una regione montagnosa abitata prevalentemente da bianchi, sede della ricca e dinamica città industriale di Medellín). La città più antica del nord-ovest è Santa Fe de Antioquia, circa 80 km a nord-ovest di Medellín, che mantiene tuttora gran parte dell'architettura coloniale e dell'atmosfera di un tempo.

Il sud-ovest
Le due località che vale la pena di visitare nella zona sud-occidentale della Colombia sono i siti archeologici di San Agustín e Tierradentro e la città coloniale di Popayán. Sia San Augustín che Tierradentro sono ricche di statue antiche, tombe e tumuli, mentre Popayán abbonda di chiese, musei e lunghe file di case coloniali lungo le strade. Cali, terza città della Colombia per estensione, è più famosa per la sua atmosfera rilassata che per le sue attrattive turistiche.

 

 

Mete alternative

San Andrés e Providencia
Questo arcipelago di isolette nel Mar dei Caraibi è situato circa 750 km a nord-ovest della terraferma colombiana e solo 230 km a est del Nicaragua. Nell'arcipelago meridionale, spicca l'isola di San Andrés, dalla forma di cavalluccio marino, mentre 90 km più a nord l'isola di Providencia, dal territorio prevalentemente montagnoso, si trova già in pieno clima tropicale. La possibilità di fare acquisti duty-free attira un gran numero di turisti a San Andrés, ma il fascino e la bellezza dell'arcipelago sono rimasti pressoché intatti. Le acque color turchese, le lunghe barriere coralline e la ricchissima vita marina rendono la zona una delle mete preferite per lo snorkelling e le immersioni subacquee, e le spiagge battute dal sole fanno apparire l'esposizione ai raggi ultravioletti un'attività quasi salubre. La vita tranquilla, l'atmosfera accogliente, le attrezzature turistiche (adeguate, anche se dai prezzi non proprio convenienti) e la sicurezza della zona rendono l'arcipelago un luogo perfetto per fuggire dal mondo.

San Andrés costituisce uno scalo vantaggioso per le compagnie aeree che effettuano un servizio di linea dai paesi dell'America centrale alla Colombia. Le compagnie effettuano voli diretti che collegano l'arcipelago alla terraferma e a diverse capitali degli stati americani meridionali. Non esiste un servizio regolare di navi o traghetti, ma i mercantili e le navi da carico che salpano da Panama e da Cartagena accettano passeggeri.

Santuario de Nuestra Señora de las Laja
Situato a 7 km di distanza da Ipiales, il Santuario de Nuestra Señora de las Lajas è una chiesa in stile gotico costruita su un ponte che attraversa una spettacolare gola del fiume Guáitara. La leggenda narra che, alla metà del XVIII secolo, la Vergine Maria apparve su un'enorme roccia che sovrasta il fiume. L'aspetto peculiare di questa chiesa è che essa è stata edificata in modo da poter utilizzare la roccia come altare maggiore. La chiesa è meta di pellegrini provenienti da tutta la Colombia e dall'Ecuador, e non sorprende che siano molti i miracoli attribuiti alla Vergine. Anche il pernottamento nel convento, piccolo ma accogliente, situato in fondo alla strada dove sorge la chiesa è consono all'atmosfera del luogo.

Bahía Solano e El Valle
Questi due insediamenti, che sorgono sulla costa pacifica di Chocó, circa 250 km a ovest di Medellín, stanno progressivamente diventando accoglienti località turistiche dove trascorrere le vacanze. Le attrezzature turistiche sono essenziali, ma le spiagge, in particolar modo la Playa Larga di El Valle, sono stupende. I due insediamenti sono un ottimo punto di partenza per un'escursione in barca risalendo il fiume, per addentrarsi nella fitta giungla tropicale e venire a contatto con la sorprendente fauna selvatica. Nelle vicinanze, il Parque Nacional Ensenada de Utría, al cui interno si trova la Isla de Salomón, è un ottimo punto per avvistare balene e delfini.

 

Croazia

 

Prima del 1991 la Croazia, che all'epoca faceva parte della Iugoslavia, era avviata a diventare la nuova Costa del Sol. Aerei carichi di turisti dell'Europa occidentale (circa 10 milioni di visitatori ogni anno) calavano sulle coste adriatiche della Croazia in cerca di sole, prezzi economici, fascino medievale e magari una spiaggia naturista. In seguito alla violenta dissoluzione della federazione iugoslava, l'immagine pubblica della Croazia non fu più quella di un piacevole angolo di mondo in cui godersi un paio di settimane di vacanza, ma di un inferno distrutto dalla guerra.

Nonostante le tragedie e gli orrori degli ultimi anni il fascino della Croazia è rimasto tuttavia ampiamente intatto. Gran parte delle zone più rinomate fra i viaggiatori non sono state toccate dalla guerra oppure sono già state restaurate, ma senza dubbio rimangono ancora molte testimonianze della storia dolorosa della Croazia e pressoché ogni abitante ha qualcosa da raccontare sul conflitto del '91.

Le atmosfere medievali sopravvivono nelle vie acciottolate di Rovinj e nelle bellezze recentemente restaurate della città vecchia di Dubrovnik. La Croazia ospita anche alcune delle rovine romane più belle d'Europa, fra cui è doveroso citare il Palazzo di Diocleziano a Spalato. Il clima mite e le splendide acque blu-verdi incantano ancora il viaggiatore. Se poi avete la passione per il naturismo, la Croazia è un ottimo posto in cui togliersi tutti i vestiti di dosso, e le spiagge non sono troppo affollate.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Croazia

Superfice
56.542 kmq

Popolazione
4.422.248 abitanti (tasso di crescita demografica 0,31%)

Capitale
Zagabria (685.500 abitanti)

Composizione etnica
78,1% croati, 12,2,% serbi, 0,9%, bosniaci, 0,5% ungheresi, 0,5% sloveni, 0,4% cechi, 0,3% albanesi, 0,3% montenegrini, 0,2% rom, 6,6% altri popoli

Lingua parlata
96% croato, 4% tedesco, serbo, italiano, ceco, slovacco

Religione
76,5% cattolica, 11,1% ortodossa, 1,2% musulmana, 0,4% protestante, 10,8% altre religioni o nessuna

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare
Presidente: Stjepan Mesic'

 

Economia

PIL
38,9 miliardi di dollari

PIL pro capite
8.800 dollari

Crescita economia annua
5,2%

Inflazione %
2,2%

Settori/prodotti principale
prodotti chimici, plastica, macchine utensili, elettronica, lavorazione dei metalli; prodotti in ghisa, acciaio, alluminio; carta, legname e prodotti in legno, materiali da costruzione, prodotti tessili, cantieri navali, petrolio e raffinazione del petrolio, cibi e bevande, turismo, mezzi di trasporto, combustibili, frumento, cereali, barbabietole da zucchero, semi di girasole, orzo, erba medica, trifoglio, olive, agrumi, uva, soia, patate, latticini

Principale partner commerciali
Italia, Germania, Bosnia-Erzegovina, Slovenia, Austria, Russia

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani non occorre alcun visto per recarsi nel paese. Chi viaggia per turismo può rimanere in Croazia per un periodo massimo di tre mesi.

Rischi sanitari
nessuno. Se avete intenzione di fare trekking o di campeggiare in uno dei parchi nazionali della Croazia e non siete sicuri dell'acqua, ricordate che il modo più semplice per sterilizzarla è farla bollire almeno per quindici minuti. Le compresse o le soluzioni di cloro (Steridrolo, Amuchina) uccidono molti dei germi patogeni, ma non tutti. Lo iodio è molto efficace ed esiste sotto forma di compresse, ma seguite attentamente le istruzioni e ricordate che l'eccesso di iodio può essere dannoso. Alcuni paesi dell'Unione Europea (compresa l'Italia) hanno un accordo con la Croazia in base al quale i loro cittadini hanno diritto all'assistenza sanitaria gratuita. Prima di partire procuratevi tutte le informazioni necessarie presso la vostra ASL.

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

I mesi da maggio a settembre offrono le condizioni climatiche migliori per visitare la Croazia, anche se a luglio e agosto si rischia di trovare un certo affollamento nelle località lungo la costa adriatica. Settembre è probabilmente il mese migliore perché la maggior parte dei turisti è già partita, gli alberghi applicano le tariffe di bassa stagione e abbondano fichi e uva. Ad aprile e a ottobre potrebbe fare troppo fresco per campeggiare, ma lungo la costa il tempo è in genere bello e si trovano facilmente camere private economiche. La stagione migliore per i bagni in mare va dalla metà di giugno alla fine di settembre.

 

Eventi e Manifestazioni

Dal 21 marzo a 4 aprile gli appassionati di jazz di Zagabria assistono con aria assorta e concentrata ai concerti della Febbre del Jazz di Primavera, mentre a metà ottobre ci sono le Giornate Internazionali del Jazz. Vale la pena di verificare il calendario delle varie manifestazioni del Festival Estivo di Spalato, che ha luogo a luglio. In questo stesso mese si svolge anche il Festival Estivo di Zagabria, dove potete assistere ai concerti di vari compositori classici croati. Il Festival Estivo di Dubrovnik, che ha luogo a luglio e ad agosto, presenta i migliori attori e musicisti classici croati. Nei mesi di luglio e agosto a Omis ha luogo un festival di musica corale.

Zagabria ospita il Festival Internazionale del Cinema d'Animazione, il Festival Internazionale del Folklore a luglio e l'EUROKAZ, ovvero il festival europeo del teatro, a giugno. A Opatja nel mese di luglio si tiene un festival di musica istriana mentre a settembre la cultura della Slavonia è al centro del Festival dei Violini d'Oro di Pozega. A Sibenik, alla fine di giugno ha luogo il Festival Internazionale dei Bambini.

 

Prezzi e costi

Valuta
kuna croata

Economicita del paese
Il governo croato tiene deliberatamente la kuna a un tasso superiore al suo reale valore in modo da ottenere valuta straniera a buon mercato. I prezzi degli alberghi vengono indicati in marchi tedeschi e quindi risultano abbastanza stabili, ma poi i pagamenti vengono effettuati in kuna al tasso di cambio del giorno. Le soluzioni economiche per il pernottamento non sono molto numerose, ma i mezzi di trasporto, il cibo e i biglietti di teatri e concerti hanno prezzi abbastanza ragionevoli. Se si alloggia negli ostelli o presso i privati non è difficile viaggiare in Croazia con un budget di US$35 al giorno. Se si campeggia è possibile spendere ancora meno. Calcolate invece il doppio se volete viaggiare con un certo comfort e il triplo se volete concedervi qualche piccolo lusso.

In Croazia i posti in cui cambiare la valuta sono numerosi e offrono quasi tutti gli stessi tassi. Gli uffici cambi fanno pagare una commissione mentre alcune banche no. Le banche sono gli unici posti in cui sia possibile cambiare la kuna in valuta pesante, e in tutte quante è possibile ottenere anticipi di contante con la carta di credito, ma tenete conto che la Visa non viene sempre accettata.

Se trovate che il servizio al ristorante sia particolarmente soddisfacente potete lasciare la mancia, sempre che al conto non sia già stata aggiunta una cifra per il servizio. Bisognerebbe arrotondare per eccesso il conto al bar e la tariffa dei taxi e anche le guide turistiche si aspettano di ricevere una mancia.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$4-8
Pasto in un ristorante di categoria media: US$8-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$12-20
Albergo di categoria media: US$20-50
Albergo di categoria elevata: US$50 e oltre

 

Sport e tempo libero

Le isole lunghe e frastagliate che si estendono al largo del montuoso litorale fanno della Croaziaun paradiso per la navigazione a vela, con molti canali profondi, porti graziosi e venti costanti e robusti. Questa zona è anche ottima per le escursioni in canoa in mare, particolarmente belle sono le acque attorno alle isole Elafiti e Kornati. In Croazia l'industria legata alle immersioni subacquee è appena agli inizi: i negozi che vendono e noleggiano l'attrezzatura stanno cominciando solo adesso a comparire in località come Hvar e Rab, ma se disponete di un vostro equipaggiamento potete approfittare delle acque limpide e di una discreta fauna marina. Chi invece preferisce restare a terra trova ottime possibilità per le escursioni a piedi nei parchi nazionali di Risnjak e di Paklenica.

 

Storia

Nel 229 a.C. le popolazioni illiriche native della Croazia dovettero cedere i propri territori all'impero romano. Nel 285 d.C. l'imperatore romano Diocleziano fece costruire a Spalato il proprio palazzo-fortezza, che è il più grande edificio romano ancora esistente in Europa orientale. L'impero romano d'Occidente crollò nel V secolo e all'inizio del VIl secolo le tribù slave migrarono in Croazia arrivando dalla regione che corrisponde attualmente alla Polonia. La tribù dei croati si stanziò in quelle che un tempo erano state le province romane della Dalmazia e della Pannonia, a nord-est. Le due province vennero unite nel 925 in un unico regno che prosperò fino al XII secolo.

Nel 1242 la Croazia venne devastata da un'invasione dei tatari. Nel XVI secolo, mentre i turchi minacciavano di impadronirsi dei Balcani, la Croazia settentrionale si rivolse agli Asburgo d'Austria per avere protezione e rimase sotto la loro influenza fino al 1918. Nel frattempo la costa dalmata veniva conquistata da Venezia agli inizi del XV secolo e rimase nella sua sfera d'influenza fino alla fine del XVII secolo, quando cadde nelle mani della Francia napoleonica e divenne parte delle province illiriche insieme all'Istria e alla Slovenia.

La rinascita della vita culturale e politica croata ebbe inizio nel XIX secolo, allorché fu abolita la servitù della gleba e, con il compromesso austro-ungarico, la Croazia settentrionale fu assegnata all'amministrazione ungherese, che le concesse un certo grado di autonomia locale. L'impero austro-ungarico uscì sconfitto dalla prima guerra mondiale e la Croazia entrò a far parte del regno dei serbi, dei croati e degli sloveni, il cui nome fu abbreviato in Iugoslavia nel 1929. I nazionalisti croati non accettarono che la capitale dell'unione venisse stabilita a Belgrado e nel 1934 per protesta assassinarono il re Alessandro.

Nel 1941 la Germania invase la Iugoslavia e instaurò a Zagabria il governo fantoccio degli ustascia, di orientamento fascista. Gli ustascia infierirono sui serbi e sulle altre minoranze, offrendo uno dei primi esempi di 'pulizia etnica' della regione con lo sterminio di circa 350.000 persone fra serbi, ebrei e zingari. Non tutti i croati concordavano con una simile politica e molti si unirono ai partigiani comunisti che lottavano per scacciare il regime degli ustascia. Alla fine della seconda guerra mondiale circa un milione di persone aveva perso la vita in Croazia e in Bosnia-Erzegovina.

Nel dopoguerra fu assicurato alla Croazia lo status di repubblica nell'ambito della federazione iugoslava, di ispirazione comunista, governata dal maresciallo Tito. Nel corso degli anni successivi il paese superò ampiamente in termini economici le altre repubbliche poste più a sud e iniziò a chiedere una maggiore autonomia rispetto al potere federale, ma a queste richieste il governo si oppose duramente. Nel 1980 morì Tito e fu messa in piedi una ridicola struttura di potere in base alla quale di anno in anno la presidenza della federazione veniva assegnata a rotazione fra tutte le repubbliche. L'economia croata entrò in una fase di crisi.

Sul finire degli anni '80 la dura repressione a danno della maggioranza albanese in Kosovo destò in molti il timore che la Serbia volesse imporre la propria posizione egemone all'intera federazione iugoslava. Mentre i governi comunisti dell'Europa orientale crollavano uno dopo l'altro, i croati iniziarono a chiedere a gran voce l'indipendenza e la fine del regime comunista. Nel 1990 l'Unione Democratica Croata di Franjo Tudjman vinse le elezioni. Fu promulgata una nuova costituzione in base alla quale i serbi della Croazia passavano dalla loro condizione di 'nazione costituente' a quella di minoranza. La nuova costituzione non tutelava i diritti dei serbi e molti di essi, che erano impiegati nella pubblica amministrazione, persero il lavoro.

Nel giugno 1991 la Croazia proclamò la propria indipendenza dalla federazione serba mentre l'enclave serba della Krajina si dichiarava a sua volta indipendente dalla Croazia. Scoppiarono violenti scontri in tutto il paese e l'esercito iugoslavo, dominato dai comunisti serbi, intervenne a sostegno della minoranza serba della Croazia. Quando la situazione si fece particolarmente spinosa, la Croazia accettò di 'congelare' per tre mesi la propria dichiarazione d'indipendenza. Ciò nonostante i combattimenti non si arrestarono e un quarto della Croazia cadde nelle mani delle milizie serbe e dell'esercito federale. Nell'ottobre 1991 l'esercito federale attaccò Dubrovnik e bombardò il palazzo presidenziale di Zagabria: questo gesto indusse l'Unione Europea a decretare una serie di sanzioni a danno della Serbia. Nel novembre dello stesso anno Vukovar cadde nelle mani dei serbi dopo un assedio di tre mesi. In sei mesi di conflitto morirono 10.000 persone, centinaia di migliaia furono costrette a fuggire e decine di migliaia di case vennero distrutte.

Dopo una serie di cessate il fuoco che non condussero ad alcun risultato utile, nel gennaio 1992 le Nazioni Unite dislocarono una forza di protezione nella parte di Croazia controllata dai serbi. L'esercito federale si ritirò e nel maggio 1992 la Croazia venne ammessa alle Nazioni Unite, dopo aver apportato una modifica alla costituzione al fine di tutelare le minoranze etniche e il rispetto dei diritti civili. In Krajina i gruppi paramilitari serbi mantenevano tuttavia il controllo della situazione e nel gennaio 1993 l'esercito croato sferrò un attacco contro la regione. La Krajina reagì proclamando la formazione di una repubblica indipendente e causando una riduzione della popolazione croata di quasi il 98%. Nel 1994 la Krajina firmò un cessate il fuoco, ma nel maggio 1995 scoppiarono nuovi scontri. La Krajina perse l'appoggio di Belgrado e le forze croate invasero la regione facendo fuggire circa 150.000 serbi, molti dei quali lasciavano città in cui i loro antenati avevano vissuto per secoli.

L'accordo di Dayton, siglato nel dicembre 1995, portò finalmente una certa stabilità al paese, anche se ancora oggi vi sono migliaia di profughi che vivono in attesa di sapere quale sarà il loro destino mentre il governo deve affrontare i problemi costituiti dagli ex combattenti ormai privi di un'occupazione, dai profughi croati giunti da altre parti della federazione e dai danni gravissimi che il conflitto ha inferto alle infrastrutture del paese. Nonostante queste gravi questioni, la Croazia è riuscita a rimediare a una grande quantità di danni inferti dalla guerra (in tal senso il restauro di Dubrovnik è un esempio particolarmente significativo) e i turisti stanno cominciando a tornare.

Il presidente Franjo Tudjman è morto nel dicembre 1999, e nel gennaio 2000 la sua Unione Democratica Croata, che aveva governato sino al 1990, è stata fortemente osteggiata dall'opposizione di centro-sinistra. Il carismatico ancorché rustico Stjepan Mesic' è stato eletto presidente. Il nuovo governo ha promesso di migliorare le relazioni internazionali, la libertà di stampa e la situazione economica.

Nel luglio 2002 Mesic' ha per la prima volta incontrato, dalla fine della guerra, i presidenti di Bosnia e Iugoslavia per confrontarsi sul rimpatrio dei rifugiati, sulla lotta contro la criminalità organizzata e per attuare piani di reciproco aiuto economico.

Al vertice di Praga per l'allargamento della NATO ai paesi della ex cortina di ferro, tenutosi il 21 novembre 2002, la Croazia non ha presentato in tempo la propria candidatura che, pertanto, non è stata presa in considerazione. Ma non rimarrà esclusa.

Infatti, con la firma della «Carta di partenariato dell'Adriatico», siglata dal segretario di stato americano Colin Powell a Tirana il 2 maggio 2003, si è concluso il negoziato tra Washington e le tre nazioni balcaniche rimaste fuori dall’allargamento della NATO, definito a Praga. La «Carta» accompagnerà Croazia, Albania e Macedonia verso l’ammissione a pieno titolo nell'Alleanza Atlantica.

Mancano ancora all’appello Serbia, Bosnia e Montenegro ma gli USA hanno già espresso la loro disponibilità ad accoglierli nel partenariato. Attualmente sono proprio i paesi dell’Est quelli più solidali nell’appoggiare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale. Dopo la Romania, infatti, l’Albania ha sottoscritto un’intesa bilaterale che esenta il personale militare americano dalla nuova Corte Penale Internazionale.

 

Cultura

La personalità eminente del mondo artistico croato è lo scultore Ivan Mestrovic, le cui opere fanno bella mostra di sé nelle piazze di tutta la Croazia. Mestrovic ha progettato anche diversi sontuosi edifici, fra cui il Museo Storico Croato di Zagabria. Fra gli scrittori più importanti si possono citare il commediografo Marin Drzic, vissuto nel XVI secolo, e il romanziere, commediografo e poeta contemporaneo Miroslav Krleza, il quale tra le altre cose ha pubblicato un'opera in più volumi intitolata The Banners, che tratta della vita in Croazia al volgere del secolo.

La musica popolare croata è un guazzabuglio di stili diversi. La danza tradizionale kolo si balla in cerchio ed è accompagnata da violini in stile tzigano o dal suono del tambura, un mandolino tipico della Croazia. Le pacate musiche croate per chitarra e fisarmonica presentano un distinto carattere italiano.

I croati sono in stragrande maggioranza cattolici mentre i serbi sono praticamente tutti di religione cristiana ortodossa. I cristiani ortodossi venerano le icone, ammettono il matrimonio dei sacerdoti e non riconoscono l'autorità del papa. La religione cattolica ha subito pesanti repressioni durante il periodo comunista, ma ora sta conoscendo un periodo di grande ripresa e ogni domenica le chiese si riempiono di fedeli. I musulmani rappresentano l'1,2% della popolazione mentre i protestanti sono lo 0,4%. Esiste anche una minuscola comunità ebraica a Zagabria.

A tavola i croati amano i cibi piuttosto grassi e fra le specialità locali si possono citare il burek, uno sformato a strati preparato con carne oppure formaggio, e la piroska, una frittella tonda a base di formaggio tipica della zona di Zagabria. Le località lungo la costa adriatica sono rinomate per il pesce e fra i piatti regionali ci sono gli scampi, gli prstaci (molluschi) e il brodet della Dalmazia, che è una zuppa di pesce con riso. Nelle regioni interne della Croazia potrete assaggiare specialità quali la manistra od bobica (zuppa di fagioli e mais) o gli struckle (gnocchi di formaggio).

Prima dei pasti è usanza bere un piccolo bicchiere di brandy. La Croazia è famosa per i suoi brandy di prugne (sljivovica) e di erbe (travarica), per i suoi cognac (vinjak) e per liquori quali il maraschino, un alcolico a base di ciliegie fatto a Zara, e il pelinkovac a base di erbe.

 

Ambiente

La Croazia si trova sulla costa nord-orientale dell'Adriatico e confina con la Slovenia e l'Ungheria a nord, con la Iugoslavia a est e con la Bosnia-Erzegovina a sud e a est. La repubblica croata è grande due volte il Belgio e si incurva come un boomerang dalle pianure della Slavonia alla penisola istriana e alla frastagliata costa adriatica passando per la regione montuosa della Croazia centrale. Il tratto più meridionale della costa adriatica, che comprende anche la città di Dubrovnik, è separato dal resto del paese da un breve segmento del territorio della Bosnia-Erzegovina.

Da sempre la principale attrattiva turistica della Croazia è costituita dalle sue spiagge. Le coste del paese si estendono per 1778 km, che diventano 5790 km se si tiene conto anche delle isole. Le spiagge, tuttavia, sono costituite in gran parte da scogli e non da distese di sabbia. Il mare davanti alla Croazia è punteggiato di isole belle quanto quelle greche. Il loro numero ammonta a 1185, ma quelle abitate sono solamente 66.

La Croazia ha sette ottimi parchi nazionali. Il Parco delle Isole Brijuni, nei pressi di Pola, è fra tutti quello tenuto meglio ed è il luogo dove Tito veniva a cercare rifugio dagli impegni di stato. Il Parco Nazionale di Risnjak è quello più incontaminato mentre un paradiso per gli arrampicatori su roccia è il Parco Nazionale di Paklenica, dove ogni anno all'inizio di maggio ha luogo una gara europea di questo sport. Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice è invece rinomato per le sue splendide cascate.

Il clima della Croazia è di tipo mediterraneo lungo la costa e continentale nelle regioni interne. Le aree costiere sono caratterizzate da un gran numero di giornate di sole e presentano estati calde e asciutte e inverni miti e piovosi. A ridosso della costa croata si estende una catena montuosa elevata che tiene lontani i freddi venti che soffiano da nord e assicura alle località rivierasche una primavera precoce e un autunno tardivo. A Zagabria la temperatura massima si aggira in media sui 27°C a luglio e scende a 2°C a gennaio.

 

Precauzioni

Si raccomanda cautela nel visitare alcune zone, e in particolare la Slavonia, a causa della fitta presenza di mine. Gran parte dei campi minati sono segnalati e delimitati da apposite recinzioni, ma ve ne sono anche in boschi e terreni, anche collinari, che non risultano segnalati. Nelle aree non sicure non è prudente allontanarsi dalle strade. Nei dintorni di Karlovac vi sono zone a rischio.

Lungo l'autostrada per Belgrado, in prossimità del confine croato-serbo, vi sono estesi campi minati.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: L'aeroporto internazionale della Croazia si trova 17 km a sud-est di Zagabria ed è servito da voli da e per diverse città europee. La tassa d'imbarco ammonta a 93 kune (circa US$11). Ci sono autobus che collegano Zagabria a diverse città ungheresi e tedesche così come ad Amsterdam in Olanda e ad Anversa in Belgio. La rete ferroviaria collega Zagabria con l'Italia, la Germania, l'Austria, l'Ungheria e la Romania, mentre i traghetti uniscono la Croazia alla Grecia e all'Italia. I viaggiatori che dispongono di un proprio veicolo possono utilizzare 4 valichi di confine per l'Ungheria, 29 per la Slovenia, 23 per la Bosnia e 7 per la Iugoslavia.

Trasporti interni: La Croatia Airlines effettua voli giornalieri da Zagabria a Dubrovnik, Pola, Spalato e Skopje. L'ottima rete di autobus della Croazia è molto estesa e ha prezzi abbordabili. I treni sono più economici e più confortevoli degli autobus, ma sono anche molto più lenti.

A Zagabria e a Spalato trovate le agenzie di tutte le principali società internazionali di autonoleggio. Sulle strade si circola tenendo la destra. La spettacolare strada adriatica che collega l'Italia all'Albania segue le ripide pendici della catena costiera croata ed è uno degli itinerari automobilistici più eccitanti del mondo.

Se per raggiungere una località è possibile usare il traghetto non dovreste perdere questa possibilità, perché navigare fra le isole adriatiche è certamente molto più divertente che stare seduti su un autobus, anche se quest'ultimo può risultare senza dubbio più economico e più veloce. I traghetti della Jadrolinja collegano Dubrovnik e Fiume e se acquistate il biglietto per l'intero tragitto potete fare scalo tutte le volte che volete nelle località intermedie fermandovi ogni volta fino a una settimana. Ci sono inoltre traghetti che uniscono Pola, Mali Losinj, Zara e quasi tutte le isole maggiori.

 

Letture consigliate

Storia del regno di Dalmazia e Croazia:
di Giovanni Lucio (Lint, Trieste 1983), un saggio di approfondimento su epoche passate.

Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni:
di Joze Pirjevec (Il Mulino, Bologna 2002): a ciascuno dei tre popoli è dedicato un capitolo, nel quale la loro storia s'intreccia con quella di gruppi gravitanti nella loro orbita.

Rifare i Balcani:
di Christopher Cviic (Il Mulino, Bologna 1993) è un volume sintetico e rigoroso che offre al lettore una buona occasione per capire quello che sta succedendo sull'altra sponda dell'Adriatico.

Sarajevo. Quando la storia uccide:
di Demetrio Volcic (Mondadori, Milano 1993).

Dal mito alla pulizia etnica:
di Cristiano Diddi e Valentina Piattelli (Giunti, Firenze 1999) offre un'analisi della storia jugoslava, delle deformazioni dei nazionalismi e dei miti della cultura tradizionale.

Croazia. Operazione Tempesta:
di Giacomo Scotti (Gamberetti Editrice, Roma 1996) prende in esame il caso Krajina: nell'agosto del 1995, dopo la cacciata di un intero popolo, una regione è stata saccheggiata e devastata per poter essere colonizzata.

I Balcani:
di Paul Garde (Il Saggiatore, Milano 1996) illustra la storia, la geografia, le etnie, le religioni e i conflitti che hanno fatto dei Balcani la polveriera d'Europa.

Nuovi scenari geo-politici:
di Sebastiano Monti (Loffredo, Napoli 1997).

Souvenir from Yugoslavija:
di Mario Boccia (Selene, Milano 1997) in questo volume l'autore propone il suo viaggio fotografico in cinque anni di guerra jugoslava.

Boschi senza confini. Escursioni nelle foreste di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia:
(Ediciclo, Portogruaro 2000). Trentuno escursioni fra boschi e foreste di queste regioni di frontiera, alla ricerca di luoghi e piaceri spesso dimenticati.

Viaggio in Iugoslavia. La vecchia Serbia:
di Rebecca West (EDT, Torino 1994; collana 'Viaggi e Avventura') è un resoconto di viaggio nel cuore della vecchia Serbia, dove l'autrice, visitando città, monasteri e campi di battaglia, indaga il passato di un popolo e di una terra funestati da un conflitto che affonda le sue radici nel passato.

Caffè Europa:
di Slavenka Drakulic (Il Saggiatore, Milano 1997) indaga sull'Est europeo, un mondo dilaniato tra la nostalgia del recente passato marxista e un'ansia consumistica di imitazione nei confronti dell'Occidente, un anelito di appartenenza.

Non è terra bruciata:
a cura di A. Stamac e I. Sanader (Book, Bologna 1995) è un'antologia di poesie della guerra in Croazia.

La Bosnia e l'Erzegovina:
di Rebecca West (EDT, Torino 1994)

Croazia e Slovenia in barca:
di Franco Melone, Laura N. Zema (Effemme, Milano 1999) Una guida pratica per chi ama veleggiare.

Viaggio in Iugoslavia. La Croazia:
di Rebecca West (EDT, Torino 1994; collana 'Viaggi e Avventura'): l'agnello e il falco, due simboli sempre presenti nelle tradizioni della Croazia e della Dalmazia, diventano il filo conduttore del resoconto di questi viaggi compiuti fra il 1935 e il 1938.

Comprendere il menu all'estero. Croazia:
(L'Airone, Roma 2003) Una guida pratica che vi aiuterà a districarvi nella comprensione dei menu al ristorante.

 

Mete principali

Zagabria
Nel XVI secolo Zagabria diventò la capitale dello stato croato e molte vestigia del passato medievale della città sono giunte sino a noi. È la città più grande della Croazia, è sede del governo e ospita gli uffici dirigenziali della maggior parte delle società straniere del paese, ma questo suo carattere sobrio e operoso è ravvivato dai sontuosi edifici ottocenteschi del centro e dalle viuzze del quartiere vecchio. Nel 1995 la città è stata colpita dai missili serbi, ma i danni sono stati contenuti e la vita quotidiana ha rapidamente ripreso i suoi ritmi: incontrerete persone che fanno shopping o si godono una pausa sedute in un caffè, con il volto sorridente e indossando capi degli stilisti italiani. Molti musei della città sono ancora chiusi, in alcuni casi per lavori di 'reinterpretazione'. Nei pressi della stazione ci sono alcuni alberghi molto eleganti e piuttosto costosi mentre scarseggiano le possibilità di sistemazione economiche.

I campanili gemelli in stile neogotico della Cattedrale di Santo Stefano sono stati costruiti solo nel 1899, ma è possibile vedere diversi elementi della vecchia cattedrale medievale che un tempo sorgeva in questo luogo. Particolarmente interessanti sono gli affreschi del XIII secolo, le panche rinascimentali, gli altari in marmo e il pulpito barocco. Potete recarvi a nord-ovest del centro cittadino per salire sulla Torre Lotrscak e ammirare una veduta a 360° della città oppure per visitare il Muzejski Prostor, che ospita magnifiche mostre d'arte. Sempre in questa zona trovate la Chiesa di San Marco, con un particolare tetto di tegole colorate e alcune statue di Ivan Mestrovic, il Museo di Storia Naturale, il Museo Storico Croato e il Museo Cittadino, che occupa gli edifici di un ex convento.

Nella città bassa potete letteralmente consumare le scarpe e mettere a dura prova la vostra capacità di concentrazione visitando una lunga serie di musei. Il padiglione espositivo ospita mostre d'arte temporanee mentre la Galleria Strossmayer presenta opere di antichi pittori e un'antica iscrizione in croato. Il Museo Archeologico, al pari dei suoi corrispettivi di tutto il mondo, mostra una serie di reperti di epoca preistorica e medievale e possiede anche alcune mummie egizie. Sul retro del museo c'è un giardino in cui sono esposte diverse sculture romane.

Prima di farvi passare la voglia di visitare musei, dirigetevi a ovest del centro di Zagabria, dove si trova il Museo Mimara, una delle gallerie d'arte più belle d'Europa. Il museo occupa un edificio in stile neorinascimentale e ospita la collezione privata di Ante Topic Mimara, che donò alla propria città migliaia di oggetti di inestimabile valore. Le opere di maggior pregio del museo sono i dipinti dei maestri spagnoli, italiani e olandesi, ma sono anche esposti interessanti oggetti in vetro, sculture e saggi di arte orientale. Altro luogo d'interesse è il Mirogoj, uno dei cimiteri più belli d'Europa, nella parte settentrionale della città, con mausolei davvero imponenti, immersi in un giardino all'inglese circondato da un lungo porticato in stile neorinascimentale del XIX secolo.

Dubrovnik
La città di Dubrovnik venne fondata circa 1300 anni fa: gran parte del suo fascino risiede nella città vecchia o Stari Grad, con le sue piazze pavimentate in marmo, le ripide vie acciottolate, le case alte, i conventi, le chiese, i palazzi, le fontane e i musei, tutti realizzati con la stessa pietra da costruzione di colore chiaro. Le mura servono oggi a tenere lontani i veicoli a motore e la città possiede un clima gradevole e una vegetazione lussureggiante, grazie alla sua posizione all'estrema punta meridionale della costa adriatica della Croazia. Nel 1991 Dubrovnik ha subito pesanti bombardamenti, ma è stata in gran parte restaurata, al punto che chi ha visitato la città in epoca recente riferisce che ha addirittura un aspetto migliore di quello che mostrava prima del conflitto. Questo è dovuto anche al fatto che le orde di turisti non hanno ancora ripreso a deturparne l'aspetto.

La Placa è la bellissima via pedonale di Dubrovnik che si estende dalla fermata dell'autobus all'esterno della Porta Pile fino alla Torre dell'Orologio all'estremità opposta della città. Appena oltrepassata la Porta Pile si trova il monastero francescano, al cui interno è situata una farmacia che è in esercizio dal lontano 1391. All'estremità opposta della Placa si trovano la Chiesa di San Biagio, un incantevole edificio in stile barocco italiano, e il gotico Palazzo del Rettore, costruito nel 1441. Il palazzo ora è un museo nelle cui sale potete ammirare mobili d'epoca, dipinti barocchi e reperti d'interesse storico. Di fronte al palazzo nelle ore del mattino viene allestito un vivace mercato.

Le mura di Dubrovnik vennero realizzate fra il XIII e il XVI secolo e ancora oggi sfidano il tempo. Costituiscono probabilmente la cinta muraria più bella del mondo e sono lunghe oltre 2 km. Raggiungono un'altezza di 25 m e lungo il loro perimetro presentano 16 torri. Dalle mura si ammira una vista assolutamente impareggiabile e con tutta probabilità la passeggiata lungo i bastioni costituirà uno dei momenti salienti della vostra visita di Dubrovnik.

Se avete voglia di crogiolarvi al sole potete distendervi senza problemi su una delle spiagge di Dubrovnik, ma farete certamente meglio a prendere il traghetto che porta a Lokrum, un'isola dichiarata parco nazionale dove troverete una spiaggia naturista (scogli), un giardino botanico e le rovine di un monastero benedettino eretto in epoca medievale. Il sistema migliore per trovare una sistemazione per la notte a Dubrovnik è quella di accettare una delle camere private offerte dalle donne che attendono i turisti all'attracco del traghetto. Tenete conto che in albergo si spende molto di più.

Potete raggiungere Dubrovnik in aereo da Zagabria, in autobus da varie località della Croazia oppure in traghetto da Hvar, Spalato, Zara e Fiume. I traghetti sono più cari ma offrono un comfort maggiore rispetto agli autobus. Ricordate che con gli autobus si devono passare i controlli di confine a Neum, dove la Bosnia-Erzegovina arriva fino al mare separando la costa adriatica della Croazia meridionale dal resto del paese.

Spalato
Spalato è il cuore della Dalmazia. Si trova 150 km a nord di Dubrovnik ed è la località croata più grande della costa adriatica. La città conquistò per la prima volta una certa fama nel IV secolo, quando l'imperatore romano Diocleziano, di cui si ricordano le terribili persecuzioni a danno dei cristiani, decise di far costruire proprio qui un palazzo in cui ritirarsi a vivere dopo aver lasciato il trono di Roma. Quando la vicina colonia di Salona fu abbandonata nel VII secolo, molti dei suoi abitanti si trasferirono a Spalato e trovarono rifugio fra le alte mura del palazzo imperiale. La città è ora un centro industriale, ma possiede un grande fascino grazie alla parte vecchia, all'atmosfera esuberante e all'infinità di cose da vedere.

Il Palazzo di Diocleziano è una delle rovine romane più imponenti del mondo. Si tratta più di una fortezza che di un palazzo e in origine la sua cinta muraria misurava 215 m per 180 m e conteneva all'interno la residenza imperiale, vari templi e un mausoleo. Oggi è ancora possibile vedere il vestibolo del palazzo originario, la piazza della fortezza, circondata da un colonnato, il Tempio di Giove e i resti del Mausoleo di Diocleziano, che sono stati trasformati in una cattedrale. Appena all'esterno del palazzo si trovano alcuni edifici di epoca medievale, fra cui il municipio del XV secolo. Potete trascorrere diverse ore a passeggiare senza una meta particolare in questa zona della città, che sembra un vero e proprio museo all'aria aperta.

Ospitato in una fortezza del XVII secolo, il Museo Marittimo possiede una vasta collezione di cartine, fotografie, manufatti e modellini in scala. Non dovreste anche mancare di visitare il Museo Archeologico, la cui collezione è in parte esposta nei giardini all'esterno. La Galleria Mestrovic presenta una raccolta ampia e ben organizzata di opere del più famoso scultore moderno della Croazia.

Trovare una camera a Spalato non è per niente facile perché molti degli alberghi danno tuttora asilo ai profughi e il settore degli affittacamere privati è entrato in una fase di grave crisi durante la guerra e stenta a riprendersi. Potete raggiungere Spalato in aereo o in treno da Zagabria, in autobus dal resto del paese o in traghetto partendo da una serie di località sia sul continente sia sulle isole della costa adriatica, fra cui Dubrovnik, Hvar e Korcula.

Rovinj
La tranquilla Rovinj è una pittoresca cittadina dalle strade acciottolate che trovate sulla costa dell'Istria, la penisola a forma di cuore nella parte nord-occidentale della Croazia al confine con la Slovenia. È circondata da colline coperte di boschi e punteggiate da alberghi che grazie al loro modesto sviluppo verticale armonizzano con il paesaggio. Le 13 verdi isole dell'omonimo arcipelago offrono un magnifico panorama. Rovinj è un attivo porto di pesca e si trova a ragionevole distanza in barca dal porto di Trieste, il che può spiegare la presenza di una numerosa comunità italiana.

La Cattedrale di Santa Eufemia, alta 57 m, è l'edificio barocco più grande dell'Istria e con la sua mole domina la città. Fu costruita quando Rovinj era un importante centro di pesca e baluardo della flotta veneziana. Le spoglie di santa Eufemia vennero portate qui da Costantinopoli nell'800, cinquecento anni dopo il suo martirio. Tutti gli anni il 16 settembre i devoti della santa si radunano presso la sua tomba.

L'Acquario di Rovinj ha più di un secolo di vita e ospita un'ottima collezione di animali marini locali, fra cui velenosi pesci scorpione e variopinti anemoni di mare. Il Parco Forestale di Punta Corrente, a sud della città, è un luogo incantevole per nuotare e meditare osservando il mare. Potete raggiungere Rovinj in autobus da quasi tutte le città croate e in traghetto da Trieste nei mesi estivi.

 

 

Mete alternative

Rab
L'Isola di Rab si trova quasi al centro delle isole situate nel Golfo del Quarnaro ed è una delle più belle dell'Adriatico. Il lato nord-orientale dell'isola è spoglio e roccioso mentre il versante sud-occidentale è coperto da verdeggianti foreste di conifere. Il paese di Rab, di epoca medievale, è una delle località più incantevoli della regione e sorge su una stretta penisola che chiude una baia molto riparata. Gli edifici in pietra di Rab si estendono dalla baia fino a una scogliera che si affaccia sul mare. L'isola fu in passato sotto il dominio sia di Venezia sia dell'Austria e oggi si sente parlare tanto il croato quanto il tedesco.

Le quattro torri campanarie delle chiese di Rab spiccano in mezzo ai tetti rossi delle case. La barocca Chiesa di Sant'Antonio venne costruito nel 1175. La Cattedrale di Santa Maria la Grande, con la torre più alta, ha una piacevole terrazza che si affaccia sul mare, mentre la Chiesa di Santa Giustina ospita ora un piccolo museo di arte sacra. La torre campanaria e le fondamenta sono tutto quel che rimane della chiesa più vecchia di Rab. Potete fare una passeggiata lungo le mura per ammirare magnifiche vedute del paese, oppure dirigervi a nord per passeggiare lungo i sentieri ombreggiati del parco cittadino. L'isola è raggiungibile con il traghetto e l'autobus. Dal continente i traghetti per Rab partono dal porto di Jablanac.

Korcula
L'Isola di Korcula è ricca di vigneti e uliveti e la sua costa meridionale è punteggiata di insenature tranquille e piccole spiagge. Il paese di Korcula è un tipico esempio di centro dalmata di origine medievale e presenta torri difensive a pianta rotonda e graziose case dai tetti rossi.

La piazza della cattedrale di Korcula risente di un forte influsso veneziano e vanta addirittura una propria Cattedrale di San Marco, con due dipinti del Tintoretto. Accanto alla cattedrale si trova il trecentesco Palazzo dell'Abbazia dove è conservato il tesoro della città, mentre di fronte potete vedere il quattrocentesco Palazzo Gabriellis che ora ospita il Museo Civico, al cui interno sono esposte ceramiche greche e romane e mobili di vario genere. A detta dell'ufficio turistico locale Marco Polo nacque a Korcula ed è possibile dare un'occhiata alla casa in cui si suppone che il grande viaggiatore sia vissuto.

Dal paese di Korcula potete andare a visitare Lumbarda, un pittoresco insediamento all'estremità sud-orientale dell'isola, dove trovate una bella spiaggia. Questo villaggio è circondato da vigneti che producono un vino bianco secco. Da Korcula partono imbarcazioni che fanno la spola con l'Isola di Badija, dove c'è una spiaggia naturista. Se volete pernottare a Badija potete alloggiare in un monastero del XV secolo che è stato trasformato in albergo.

Korcula si trova a circa 20 km dalla costa adriatica della Croazia meridionale, a metà strada fra Dubrovnik e Spalato, ed è accessibile con il traghetto da entrambe queste località.

Salona
Le rovine dell'antica città di Salona (ora nota con il nome di Solin) si trovano in mezzo ai vigneti a nord-est di Spalato e costituiscono il sito archeologico più interessante della Croazia. Salona fu la capitale della provincia romana della Dalmazia dall'epoca di Giulio Cesare fino al 614 d.C., quando, incorporata nell'impero romano d'Oriente, cadde tuttavia nelle mani di slavi e avari che la rasero al suolo.

Fuori del perimetro della città antica si trova Manastirine, un luogo di sepoltura dei primi martiri cristiani. Si possono vedere varie tombe riportate alla luce dagli scavi e una basilica del V secolo. Più in alto rispetto alle tombe si trova il museo archeologico. A sud sono situate invece le rovine di un centro di culto dei primi cristiani, che comprende una cattedrale a tre navate del V secolo, uno stabilimento termale e un piccolo battistero. All'estremità occidentale di Salona sorge l'enorme anfiteatro del II secolo, che venne distrutto dai veneziani nel XVII secolo affinché i pirati turchi non potessero utilizzarlo come rifugio. Salona può essere facilmente raggiunta con una gita di un giorno da Spalato.

Isola di Mljet
L'Isola di Mljet, lunga e stretta, è occupata per un terzo da un parco nazionale le cui principali attrattive sono due laghi di acqua salata circondati da pendici coperte di pini. Quasi tutti visitano l'isola con una gita dal mattino alla sera; quindi se decidete di fermarvi per la notte l'avrete tutta per voi. Al centro del lago più grande sorge una piccola isola che potete raggiungere con una barca e dove è possibile consumare il pasto presso un monastero benedettino che è stato trasformato nell'albergo del parco nazionale. L'isola è un luogo quasi ideale per i bagni di mare e di sole ed è anche possibile noleggiare una bicicletta per visitare il parco. Mljet si trova a circa 15 km dalla costa adriatica della Croazia meridionale, a metà strada fra Korcula e Dubrovnik, da cui la si può raggiungere in traghetto.

 

 

Cuba

 

Malgrado gli sforzi della superpotenza che si trova pochi chilometri a nord, il sole splende ancora su Cuba. È la più grande isola dei Caraibi e quella meno commercializzata, oltre a essere una delle ultime roccaforti mondiali del comunismo. Anche se non tutto è roseo nel giardino della rivoluzione permanente, l'isolamento politico ha impedito che l'isola fosse contaminata dal fenomeno del turismo di massa e la popolazione locale accoglie con spontanea cordialità i visitatori. L'embargo statunitense e le legge Helms-Burton hanno contribuito a tenere lontane da Cuba le navi da crociera che intasano gli altri porti dei Caraibi, limitando il turismo consumistico tipico dei nordamericani. Godetevi l'isola finché dura questo stato di cose, poiché la situazione è destinata a cambiare.

Persino le grandi città cubane sono abbastanza tranquille. Il massimo della confusione si ha durante uno sfrenato mambo o chachacha. L'interno e le spiagge sono mete ideali per escursionisti, nuotatori, speleologi e per chiunque voglia soltanto fumare un sigaro sotto una palma.

Nome completo del paese
Repubblica di Cuba

Superfice
110.860 kmq

Popolazione
11.263.429 abitanti (tasso di crescita demografica 0,34%)

Capitale
L'Avana (2.343.700 abitanti, 2.686.000 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
51% mulatti, 37% di discendenza spagnola, 11% di origine africana, 1% cinesi

Lingua parlata
spagnolo

Religione
prima che Fidel Castro prendesse il potere: 85% cattolica; protestante, santeria (spiritisti afroamericani), ebraica, avventista

Ordinamento dello stato
repubblica socialista Capo dello stato: Fidel Alejandro Castro Ruz

  Economia

PIL
25,9 miliardi di dollari

PIL pro capite
2.300 dollari

Crescita economia annua
0%

Inflazione %
7,1%

Settori/prodotti principale
nichel, petrolio, acciaio, zucchero, tabacco, turismo, prodotti chimici, medicinali, biotecnologia, macchinari agricoli, materiali da costruzione, servizi, caffè, pesce, agrumi, riso, patate, fagioli, bestiame

Principale partner commerciali
Russia, Canada, Paesi Bassi, Venezuela, Italia

 

Documenti ed info utili

Visto
per entrare a Cuba i cittadini italiani devono esibire il passaporto e un documento chiamato 'carta turistica' (tarjeta de turista). Chi prenota un viaggio organizzato riceverà la carta insieme agli altri documenti di viaggio. Chi viaggia per conto proprio può ottenerla attraverso un'agenzia di viaggi o l'ufficio della compagnia aerea presso la quale acquista il biglietto, oppure rivolgendosi a un consolato cubano. Presso i consolati cubani di Roma e Milano la carta turistica viene emessa dietro presentazione del passaporto, del biglietto aereo di andata e ritorno o di proseguimento del viaggio e del voucher di prenotazione alberghiera; costa 12.50. Questo documento è richiesto a tutti i viaggiatori, bambini compresi. Il numero di passaporto riportato sulla carta turistica deve corrispondere al numero del passaporto che utilizzerete per viaggiare. Se siete giornalisti, evitate di riportarlo nella colonna relativa alla professione, perché questo indicherebbe che per voi è necessario il visto. La carta turistica permette un soggiorno di quattro settimane, che può essere esteso per altre quattro senza difficoltà dietro il pagamento di una tassa di US$25. Per il governo cubano la carta turistica è soltanto un pretesto per incassare denaro; una volta entrati nel paese non vi verrà mai chiesto di esibirla, a meno che non cerchiate di estendere il permesso di soggiorno presso un ufficio immigrazione

Turismo
700.000 turisti all'anno

Rischi sanitari
dengue, epatite A, tifo

Elettricita
110-230V, trifase a 60Hz

Fuso orario
cinque ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale con variazioni statunitensi e spagnole

 

Quando andare

Non esiste un periodo sconsigliato per visitare Cuba. La stagione calda e piovosa va da maggio a ottobre, ma l'inverno (da dicembre ad aprile) corrisponde all'alta stagione turistica. I cubani fanno in genere le ferie a luglio e agosto, che sono perciò i mesi in cui le spiagge locali sono più affollate. Anche Natale, Pasqua e il periodo intorno al 26 luglio, quando i cubani celebrano l'anniversario della rivoluzione, sono molto affollati.

 

Eventi e Manifestazioni

Le feste per il Carnevale, che si tenevano a L'Avana, Santiago de Cuba e Varadero, sono state sospese dopo il 1990 per le difficoltà economiche, ma si sta cercando di riportarle in vita nella capitale con spettacoli all'aperto ogni venerdì, sabato e domenica sera per tutto il mese di febbraio. Le Jornadas de la Cultura Camagneyana si svolgono nelle prime due settimane di febbraio, e l'Havana International Jazz Festival si svolge ogni due anni sempre a febbraio. Ad aprile si svolgono la Semana de la Cultura a Baracoa e il Festival di musica elettroacoustica a Varadeao. Durante la prima settimana di maggio si festeggia la Romería de Mayo a Holguin, mentre alla fine di giugno Trinidad ospita le Fiestas Sanjuaneras. Da segnalare ancora il Festival della cultura caraibica (giugno o luglio), il Festival di musica contemporanea dell'Avana (10 giorni a ottobre), la Semana de la Cultura Trinitaria a Trinidad (fine novembre), il Festival internazionale dei film latinoamericani a L'Avana (dicembre).

Festività pubbliche

1° gennaio - Festa della liberazione

1° maggio - Festa del lavoro

25-27 luglio - Celebrazione della rivolta nazionale

10 ottobre - Festa della cultura cubana

Il giorno di Natale non è considerato festivo

 

Prezzi e costi

Valuta
peso cubano e dollaro americano (da quando il governo cubano ha reso legale l'uso del dollaro americano nel 1993, si usano i pesos solo per pagare le tariffe degli autobus locali, i pasti sui treni e i piccoli acquisti). Molte carte di credito e travellers' cheque a Cuba sono inutilizzabili, sono valide solo le carte di credito emesse da banche non affiliate a quelle statunitensi.

Economicita del paese
I dollari in contanti e i 'pesos convertibili' (uguali ai bigliettoni verdi americani) restano le valute fra cui si può scegliere negli alberghi e nei ristoranti statali e privati, sugli autobus, i treni e gli aerei e nella maggior parte degli esercizi per turisti. Il pesos cubano, o moneda nacional, può essere usato nei negozi locali venta libre, nei bar e nelle bancarelle per strada, nei cinema, e in molti altri negozi lontani dalle destinazioni turistiche. La Candeca, con chioschi in tutta Cuba, assicura cambi onesti.

Le carte di credito emesse da istituti americani possono essere accettate, ma fate attenzione perché gli Stati Uniti potrebbero in teoria confiscare l'intera transazione, lasciandovi a secco e nei debiti. Una Visa o una MasterCard (o entrambe) emesse da una banca non americana rappresentano la soluzione migliore. I travellers' cheque in dollari americani, oppure quelli emessi da banche americane (secondo le ultime notizie, il Banco Internacional ha accettato senza problemi l'American Express), possono essere cambiati, ma con una commissione del 2,5-4%.

Come destinazione caraibica, Cuba è ancora abbastanza abbordabile, anche se non proprio economica. Una camera doppia in un albergo sul mare di categoria media costa US$50, US$100 tutto compreso. La stessa stanza in un albergo statale costa circa US$35, e in una casa privata US$15-25. Un pasto in un ristorante statale costa US$10-15, mentre una cena per una persona in un paladar (ristorante a gestione privata) costa circa US$7. Un biglietto dell'autobus o del treno per un tratto di 160 km costa US$4, mentre noleggiare una macchina può costare anche US$100 al giorno, più che nella vicina Florida.

Gli operatori turistici cubani vivono di mance. Lasciate una mancia di US$1 alle guide dei musei che vi offrono un giro completo, ai portinai dell'albergo che controllano la vostra macchina a noleggio per tutta la notte, agli autisti degli autobus disponibili, ai camerieri premurosi o a chiunque nel servizio terziario che vada al di là del semplice dovere. Non date soldi alle autorità per avere in cambio un trattamento preferenziale; la corruzione governativa è rara e peggiorereste solo le cose.

I paladar, a discrezione, possono aggiungere il 10-20% al vostro conto a mo' di 'tassa' o 'coperto'. Se sospettate una truffa chiedete di poter trattenere il conto e vedete cosa succede. Tutti gli esercizi privati vengono tassati pesantemente in modo da renderli meno competitivi rispetto a quelli gestiti dallo stato, e chiaramente i costi vengono addossati al turista. Evitate i jineteros (procacciatori di turisti) che si offrono di accompagnarvi ad alberghi o ristoranti, a meno che non vogliate spendere US$5 in più.

Trattenetevi dal dare soldi o altro ai bambini o ai mendicanti per strada. I cubani non possono elemosinare dai turisti e la polizia in borghese è spesso presente dove si mescolano turisti e cubani. Potrà anche riempirvi di gioia dare qualche ninnolo ai bisognosi, ma questi, una volta che voi sarete lontani, potrebbero essere interrogati dalla polizia e voi potreste esserne responsabili.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$15-25
Albergo di categoria media: US$25-100
Albergo di categoria elevata: US$100 e oltre

 

Sport e tempo libero

A Cuba ci sono splendide opportunità di praticare escursioni a piedi e trekking. L'escursione di tre giorni nella Sierra Maestra, da Alto del Naranjo a Las Cuevas attraversando il Pico Turquino, il monte più alto dell'isola, è una grande attrattiva per i viaggiatori più arditi. Praticamente non esistono sentieri segnalati, cartine e guide per professionisti, ma i residenti locali in genere possono fare da guida per pochi dollari.

Anche le escursioni a cavallo sono diffuse tra i turisti e sono stati istituiti degli speciali ranch a Baconao e Trinidad. Gli alisei nord-orientali favoriscono le onde tra dicembre e aprile, ma gli amanti del surf devono portarsi le proprie tavole perché in loco non si possono noleggiare. Cuba ha una splendida zona per le immersioni subacquee e gli oltre 30 centri specializzati nel paese organizzano immersioni, corsi e noleggiano l'equipaggiamento. Anche la pesca d'altura è molto praticata.

 

Storia

Si pensa che i primi esseri umani siano arrivati nell'isola di Cuba dal Sud America intorno al 3500 a.C. Si trattava di popoli di pescatori e cacciatori-raccoglitori, cui si aggiunsero in seguito gli agricoltori indiani Arawak (Taino). Quando arrivarono gli spagnoli alla fine del XV secolo, tre quarti della popolazione di Cuba (100.000 persone) erano Arawak di lingua taino.

Colombo avvistò Cuba il 27 ottobre 1492 e, nonostante la bellezza di quella che egli descrisse come 'la terra più avvenente che occhi umani abbiano mai visto', gli spagnoli la ignorarono e fondarono il loro primo insediamento a Santo Domingo, sull'Isola di Hispaniola. Nel 1512, Diego Velázquez de Cuéllar guidò un gruppo di 300 persone da Hispaniola a Cuba prendendone possesso a nome della corona spagnola e nel giro di due anni costituì sette centri abitati. Gli spagnoli massacrarono migliaia di aborigeni, malgrado le proteste di Velázquez, e costrinsero gli altri a ritirarsi verso ovest. Cuba, però, non aveva grandi giacimenti d'oro e dopo il 1516 Velázquez finanziò quattro spedizioni in Messico, tra cui quella di Hernán Cortés dal 1519 al 1521, facendo di Cuba un avamposto spagnolo per la colonizzazione del Sud America.

Grandi latifondi furono creati nell'isola con il sistema della encomienda, che fondamentalmente ridusse in schiavitù gli indios con il pretesto di dare loro un'istruzione religiosa. Nel 1542, quando il sistema fu abolito, la deleteria combinazione di sfruttamento e malattie europee aveva ridotto la popolazione indigena ad appena 5000 unità. Gli spagnoli, allora, cominciarono a importare schiavi africani per supplire alla mancanza di manodopera. A differenza del Nord America, i vari gruppi tribali furono tenuti insieme permettendo la sopravvivenza di alcuni aspetti della loro cultura. Gli schiavi vennero mandati al lavoro nei ranch e i prodotti bovini - pelle e carne essiccata - rimasero la base dell'economia cubana fino agli inizi del XVIII secolo, quando il tabacco divenne la coltura principale.

Intanto le altre potenze europee cominciavano sempre più a minacciare l'impero coloniale spagnolo nei Caraibi: gli inglesi invasero la Giamaica nel 1655, Haiti cadde nelle mani dei francesi nel 1697 e Cuba era sotto la costante minaccia di attacco. Gli inglesi invasero Cuba il 6 giugno 1762, espugnando L'Avana e occupandola per 11 mesi. In questo periodo, essi importarono 4000 schiavi africani e diedero un forte impulso al traffico commerciale. La produzione di zucchero divenne la principale industria del paese, dal momento che l'indipendenza degli Stati Uniti nel 1783 aprì un nuovo enorme mercato e l'insurrezione degli schiavi ad Haiti nel 1791 eliminò il principale concorrente. Nel 1820, Cuba era il più importante produttore di zucchero, grazie anche a decine di migliaia di nuovi schiavi fatti giungere dall'Africa.

In seguito alle attività rivoluzionarie di Simón Bolivár in Sud America tra il 1810 e il 1825, Cuba e Puerto Rico rimasero le uniche due colonie spagnole dell'emisfero occidentale. I lealisti spagnoli fuggirono dalle ex colonie e arrivarono in gran numero a Cuba. La prima guerra d'indipendenza cubana scoppiò nell'ottobre del 1868 e fu guidata da un piantatore creolo, Carlos Manuel de Céspedes. Dopo 10 anni di combattimenti e 200.000 vittime, però, i ribelli erano esausti e fu firmato un accordo che concedeva loro l'amnistia. Gli spagnoli cercarono di placare la comunità creola, mentre gli USA si preparavano ad annettere l'isola. Nel frattempo, un gruppo di ribelli cubani esiliati negli USA cominciarono a pianificare il rovesciamento del governo coloniale spagnolo. Tra loro c'era José Martí, poeta e saggista che sarebbe diventato un eroe nazionale. Martí e il suo comandante militare, il generale Máximo Gómez, sbarcarono nella parte orientale di Cuba nel 1895 e poche settimane dopo Martí, sul suo cavallo bianco, fu ucciso durante una battaglia con gli spagnoli.

Gómez e il leader rivoluzionario Antonio Maceo si spinsero verso ovest, bruciando tutto ciò che incontravano - piantagioni di zucchero, campi e città. La Spagna inviò allora l'implacabile Valeriano Weyler per soffocare la rivolta, che aveva ormai assunto proporzioni da guerra civile ma, pur riuscendo nell'intento, i metodi dello spietato generale, con le proprietà date alle fiamme e le città saccheggiate, portarono l'economia agricola a una situazione di stallo. Nel giugno del 1897, il primo ministro spagnolo Antonio Cánovas, nettamente contrario all'indipendenza di Cuba, fu assassinato da un anarchico filocubano e il nuovo governo scelse una linea più conciliante.

Il tempo era ormai maturo per un'annessione da parte degli USA. In America, la stampa fomentò gli intenti bellicosi dopo l'esplosione della nave da guerra Maine nel gennaio 1898, ancorata poco al largo del porto dell'Avana. Quando la Spagna declinò un'offerta di US$300 milioni per l'acquisto dell'isola, gli USA dichiararono guerra. Le ostilità durarono 3 mesi, fino alla resa degli spagnoli. Un emendamento approvato simultaneamente alla dichiarazione di guerra alla Spagna impegnava gli Stati Uniti a rispettare il diritto di Cuba all'autodeterminazione, e solo questo impedì loro di aggiungere Cuba alle annessioni di Portorico, Guam e le Filippine (dovendosi accontentare di occuparla militarmente).

Il nuovo governatore militare, il generale John R. Brooke, insieme al suo successore, avviò una serie di progetti, costruendo scuole e migliorando il sistema sanitario pubblico, in modo da legare maggiormente Cuba agli USA. L'Emendamento Platt concesse agli USA il diritto di intervenire militarmente negli affari interni dell'isola e di fronte alla scelta di accettare l'emendamento o restare indefinitamente sotto l'occupazione militare statunitense, i cubani scelsero il male minore. Nel 1903, gli USA utilizzarono l'emendamento per tutelare i loro interessi sull'isola, costruendo una base navale nella Baia di Guantánamo. Oggi, questo simbolo dell'imperialismo statunitense esiste ancora - un insulto a Cuba e una chiara smentita del rispetto che gli USA dichiarano di avere nei confronti dell'autodeterminazione cubana.

Negli anni '20 del XX secolo, le società statunitensi possedevano due terzi delle terre agricole cubane e, mentre le tariffe sfavorivano le industrie manifatturiere, fiorì il turismo legato al gioco d'azzardo e alla prostituzione in concomitanza con il periodo del proibizionismo negli USA. Il crollo del prezzo dei beni di consumo dopo la crisi degli anni '30 provocò sommosse civili, che furono violentemente soffocate dal presidente Gerado Machado y Morales. Nell'agosto 1933 Morales fu rovesciato da un colpo di stato e un sergente dell'esercito, Fulgencio Batista, assunse il potere. Per i 20 anni successivi, il corrotto Batista ottenne, perse e riottenne il potere, mentre Cuba crollava e i suoi settori principali finivano in mani straniere. Gli anni della corruzione politica e dell'ingiustizia sociale finirono dopo una campagna di guerriglia guidata dal giovane avvocato Fidel Castro. Batista lasciò Cuba e si rifugiò nella Repubblica Dominicana, portando con sé US$40 milioni di denaro pubblico.

Castro fu nominato primo ministro e cominciò immediatamente a riformare l'economia dell'isola, abbassando le tariffe degli affitti e dell'elettricità e nazionalizzando qualsiasi terreno che superasse i 400 ettari. Le relazioni con gli USA si deteriorano e gli interessi americani furono toccati direttamente dalla statalizzazione degli zuccherifici e delle società petrolifere, telefoniche ed elettriche. Di conseguenza, gli USA tagliarono le importazioni di zucchero cubano e la CIA addestrò un esercito controrivoluzionario per rovesciare Castro. L'Unione Sovietica acquistò lo zucchero in eccesso e inviò esperti commerciali e tecnici. Un massiccio esodo della classe media cubana cominciò quasi subito dopo la salita al potere di Castro. Gran parte di questi esuli si stabilirono poco distante, a Miami, dove da allora hanno organizzato violente campagne anti-castriste e hanno esercitato una forte influenza sulla politica estera statunitense.

Durante un discorso in onore delle forze cubane che respinsero la disastrosa invasione della Baia dei Porci nell'aprile del 1961 tentata da 1400 emigrati cubani e soldati statunitensi addestrati e armati dalla CIA, Castro disse per la prima volta che la rivoluzione cubana era socialista. Castro e Che Guevara cominciarono a sostenere attivamente i gruppi di guerriglieri in Sud America e in Africa, inviando truppe e consulenti per favorire le insurrezioni in Zaire, Angola, Mozambico, Bolivia (dove Che Guevara fu ucciso in presenza di consulenti statunitensi) ed Etiopia. La risposta degli USA fu il sostegno ai regimi dittatoriali in molti di questi paesi e l'inizio di un embargo contro Cuba, che ridusse sensibilmente i commerci e i collegamenti tra i due paesi.

Malgrado il massiccio aiuto sovietico, alla fine degli anni '60 l'economia cubana languiva. I problemi del paese si sono tuttavia aggravati con il crollo del blocco sovietico nel 1989, dato che la Russia ha richiamato immediatamente in patria gli 11.000 soldati e tecnici che vivevano lì. Gli USA hanno mantenuto le loro severissime misure commerciali e Cuba è rimasta ben presto isolata politicamente ed economicamente. Nel dicembre 1991, la costituzione cubana è stata emendata per eliminare qualsiasi accenno al marxismo-leninismo. Nel 1993 sono state approvate delle leggi che permettevano ai cubani di possedere e utilizzare i dollari americani; inoltre è stato permesso il lavoro autonomo in 100 settori commerciali e sono stati aperti i mercati degli agricoltori. Nel 1994 sono state introdotte delle tasse sui redditi e sui profitti in dollari, e nel settembre 1996 alle società straniere è stato concesso di possedere e gestire imprese commerciali e tenute agricole. Gli USA hanno risposto a questa nuova apertura irrigidendo il loro decennale embargo nel 1996 con la legge Helms-Burton, permettendo agli investitori statunitensi di intraprendere azioni legali contro le società straniere che utilizzavano le loro proprietà confiscate e sconsigliando prestiti a Cuba.

Il governo cubano è stato criticato per il mancato rispetto dei diritti umani negli ultimi 30 anni. La repressione politica ha provocato almeno 500 'prigionieri di coscienza' che sono ancora nelle carceri cubane semplicemente per aver criticato la leadership o per aver cercato di organizzare l'opposizione politica. Questa deplorevole situazione deve però essere considerata nel contesto della continua minaccia di destabilizzazione da parte degli USA. Il papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto tutto questo durante la sua visita nell'isola nel gennaio 1998, condannando sia la mano pesante utilizzata dal governo cubano sia l'embargo statunitense. Ogni anno centinaia di cubani sfidano le acque infestate da squali che separano Cuba dagli Stati Uniti, sperando in questo modo di ottenere, una volta toccata terra, la cittadinanza statunitense e un supporto dalla facoltosa comunità di esiliati cubani in Florida.

Nel novembre 1999, il piccolo Elián González, un bambino di sei anni la cui madre aveva perso la vita durante quel viaggio pericoloso, riuscì a raggiungere Miami aggrappato a un copertone. Questa vicenda scatenò una inusuale battaglia per la custodia del bambino che vide fronteggiarsi il prozio, un esiliato cubano che viveva negli Stati Uniti, e il padre di Elián, membro del Partito comunista cubano, che chiedeva il rientro del figlio a Cuba. Sorprendentemente, i funzionari statunitensi applicarono un ordine del tribunale che imponeva il ritorno di Elián a Cuba.

Intanto prosegue il dibattito intorno all'embargo. Molti membri del congresso statunitense appoggiano i disegni di legge volti ad attenuare l'embargo, in particolare per cibo e medicine, così come le restrizioni circa i trasporti. Ma il presidente Bush, nel maggio 2002, proprio nel giorno della celebrazione dell'indipendenza cubana, ha ribadito che la condizione principale per l'annullamento dell'embargo economico è la liberazione dei detenuti politici, affinché possano partecipare liberamente a un consultazione elettorale realmente democratica.

Tuttavia, dove si ferma la politica arriva il libero mercato. Alla fiera dell'Avana, svoltasi alla fine del settembre 2002, hanno partecipato trecento aziende americane del settore agroalimentare che hanno dimostrato di ritenere l'embargo di fatto superato. Attualmente Cuba importa dagli USA il 16% del fabbisogno alimentare ma l'obiettivo è arrivare al 60%, grazie a occasioni come questa recente fiera, organizzata in collaborazione con il dipartimento del tesoro e del commercio dell'amministrazione statunitense.

Il diciottesimo vincitore del premio Sakharov per la libertà di pensiero è Oswaldo Payà Sardinas, leader del Movimento Cristiano di Liberazione di Cuba. Da tre anni Payà promuove il progetto Varela, che ha l'obiettivo di indire un referendum popolare sui diritti umani e sulla democrazia. Firmato già da ventimila persone, Varela sembra essere lo strumento scelto da tutti gli esponenti dell'opposizione per giungere alla piena democrazia. La cerimonia si è svolta a metà dicembre durante un'assemblea solenne dell'Unione Europea e il premio è stato consegnato dal presidente dell'europarlamento Pat Cox. Grazie alle richieste che Cox e il premier spagnolo Aznar hanno rivolto (durante il vertice UE di Copenaghen) direttamente a Fidel Castro, Payà per la prima volta in vita sua è uscito da Cuba.

Il 7 marzo 2003 Fidel Castro è stato confermato presidente: lo hanno votato tutti i 600 deputati presenti sui 609 componenti dell'Assemblea Nazionale.

 Cultura

Gli schiavi africani hanno introdotto il ritmo e le danze tribali a Cuba, dove sono state unite a chitarre e melodie spagnole e poi esportate e rielaborate in tutte le Americhe (gli USA negli anni '20 del XX secolo ballavano al ritmo della rumba che, fuso con le sezioni di fiati e di percussioni del jazz, diedero origine alle sonorità big band). La conga originaria era una danza degli schiavi, i quali potevano fare solo brevi passi per i ferri ai piedi, mentre gran parte della danza cubana contemporanea ha importanti legami con la religione afrocubana della santería. La musica più diffusa a Cuba è oggi il son, che unisce chitarre, tres (un piccolo strumento a corda), contrabbasso, bonghi, claves, maracas e voce. Mambo, bolero, salsa e chachacha sono tutti derivati da questa forma musicale. I principali musicisti cubani sono stati Pérez Prado e Benny Moré, ma la musica cubana è in continua evoluzione.

La figura letteraria più importante del paese è José Martí, divenuto eroe nazionale per la sua vita, le sue idee e la sua morte da martire, ma altri grandi scrittori cubani sono Cirilo Villaverde y de la Paz (1812-94), Alejo Carpentier (1904-80), Nicolás Guillén (1902-89) e Guillermo Cabrera Infante (1929-). Tra i registi locali spiccano Tomás Gutiérrez Alea (1928-96), autore dell'acclamato Fresa y Chocolate (Fragola e cioccolato), e Humberto Solás, i cui film hanno ottenuto apprezzamenti a livello internazionale. I pittori Wilfredo Lam (1902-82) e Marianao Rodríguez (1912-90) sono tra i più importanti del paese, mentre Manuel Mendive (1944-) è considerato il migliore pittore vivente.

Dopo la rivoluzione le arti sono state attivamente sostenute dal governo: sono nati teatri, musei e scuole d'arte, ai musicisti è stato garantito uno stipendio ed è stata istituita un'industria cinematografica. Il governo ha cercato di compensare l'influenza della cultura di massa statunitense concedendo fondi ai gruppi culturali e teatrali afrocubani.

Storicamente, il cattolicesimo è stato sempre la religione dominante a Cuba e resta tale, con circa il 40% dei cubani che si definisce tale, almeno di nome. Circa il 4% della popolazione è protestante e il 2% spiritista afrocubana - devoti della santería, il cui numero è cresciuto da quando il governo ha posto fine all'ateismo di stato nel 1992. Fedeli alla cultura mestizo del paese, i cubani hanno trapiantato il cattolicesimo nelle religioni africane introdotte dagli schiavi, così che molte divinità afrocubane hanno un rapporto d'identità con i principali santi cattolici. Quando Giovanni Paolo II ha incoronato Nuestra Señora de la Caridad del Cobre, patrona di Cuba, i devoti della santería si sono inorgogliti, dato che identificano la Vergine del Cobre con la loro Ochun, dea dell'amore e dell'abbondanza.

La cucina cubana unisce spunti spagnoli e africani utilizzando ingredienti locali. Piatti come Moros y Cristianos (Mori e Cristiani; riso con fagioli neri), arroz con pollo (riso e pollo) e picadillo (carne tritata e riso) sono molto diffusi, così come le minestre a base di Musa paradisiaca, lathyrus sativus o fagioli. Il fufú (banane verdi bollite ridotte in purè e condite con il sale) in genere accompagna la carne. Bisogna tener presente che la scarsità di alimenti a Cuba fa sì che quando si va a mangiare fuori si debbano fare lunghe code nei ristoranti statali o nelle sale da pranzo degli alberghi. Una gustosa leccornia da non perdere nei chioschi all'aperto è la fritura de maíz (frittelle di granturco). La birra cubana (cerveza) è eccellente e i cocktail sono leggendari.

 

Ambiente

Cuba fa parte delle Indie Occidentali e si trova all'interno dell'Arcipelago delle Antille. L'Avana dista appena 170 km da Key West, in Florida, e la provincia di Pinar del Río è a 210 km dalla penisola messicana dello Yucatan. Altre isole vicine sono la Giamaica, le Bahamas e Haiti, 77 km al di là del Windward Passage. L'isola principale di Cuba è la quindicesima al mondo per estensione (104.945 kmq, lunga 1250 km e larga 191 nel punto più ampio). A Cuba appartiene anche l'Isla de la Juventud, 220 kmq, e oltre 4200 banchi e isole coralline, in genere bassi e disabitati.

Gran parte del territorio cubano è occupato da fertili pianure, dove viene allevato il bestiame e vengono coltivati canna da zucchero, caffè e tabacco. Le catene montuose che si trovano a est, ovest e nel centro coprono il 25% del paese e la vetta più elevata è il Pico Tarquino (1972 m). Il fiume più lungo è il Río Cauto, lungo 343 km ma difficilmente navigabile, persino per le barche più piccole. Le zolle tettoniche nordamericana e cubana si incontrano a 7200 m di profondità nella Cayman Trench, tra Giamaica e Cuba, e quindi la zona è soggetta a terremoti.

Ci sono oltre 6000 specie di piante, circa la metà delle quali endemiche. L'onnipresente palma reale (Reistonea regia) compare anche nello stemma del paese e pare che ve ne siano 20 milioni a Cuba. Tra le altre specie vegetali vi sono la rara e preistorica cicadea di Cuba (Microcycas calocoma), che risale al periodo cretaceo; il jagüey - un fico che ha radici superficiali; la plama barrigona; la ceiba, il sacro albero del cotone; e la mariposa (gelsomino farfalla), il fiore bianco nazionale. Gran parte della costa meridionale ha foreste di mangrovie che favoriscono la presenza di piccoli pesci e uccelli marini, mentre la maggior parte della costa settentrionale è aspra.

La fauna terrestre di Cuba è formata prevalentemente da rettili: coccodrilli, iguane, lucertole, salamandre, tartarughe e 15 specie di serpenti non velenosi. Il più grande mammifero è la jutía (Capromys), un innocuo roditore che può raggiungere anche i 60 cm di lunghezza. L'uccello più piccolo del mondo vive a Cuba: il colibrì-ape o zunzuncito (Mellisuga helenae), che è poco più grande di una cavalletta e pesa solo 2 grammi. Il torocoro (Priotelus temnuros) è stato scelto come l'uccello nazionale di Cuba perché ha piume rosse, bianche e blu - i colori della bandiera cubana.

Non ci sono grosse differenze di temperatura tra le varie stagioni e il gradevole clima subtropicale cubano è reso ancora più piacevole dai leggeri alisei nordorientali. La stagione umida estiva va da maggio a ottobre, l'inverno è più secco e va da novembre ad aprile. La temperatura media oscilla intorno ai 27°C a luglio e agosto e ai 22°C a febbraio. L'umidità è in media dell'80% tutto l'anno e l'afa è leggermente superiore durante la stagione umida.

  Arrivare e trasporti

Come arrivare: Quasi tutti i visitatori arrivano a Cuba in aereo: ci sono voli di linea da Canada, Caraibi, America centrale e meridionale, Europa. Ci sono anche voli diretti dagli USA, ma i cittadini statunitensi devono avere un permesso speciale dal Ministero del Tesoro, che lo concede solo a giornalisti, ricercatori e a pochi altri gruppi di persone.

A causa dell'embargo, ben poche navi da crociera fanno scalo a Cuba e non esistono navi di linea che servano il paese. Gli yacht privati fanno regolarmente scalo nei numerosi porti di Cuba.

Trasporti interni: Cuba ha una capillare rete di collegamenti aerei interni che servono tutti i centri regionali e non sono molto costosi, anche se i prezzi sono aumentati. I voli vengono per lo più effettuati da piccoli aerei a elica e costano il 25% in meno se prenotati insieme al biglietto internazionale.

L'Asociaciones de Transportes por Omnibus (Astro) gestisce il servizio statale degli autobus che collega tutti i capoluoghi di provincia e, una o due volte al giorno, le città più lontane. I turisti stranieri hanno alcune priorità sugli autobus Astro, come i quattro posti a sedere assegnati a molte partenze a chi paga in dollari. Oltre ad Astro, esiste una compagnia di autobus 'della moneta forte', la Viázul, che accetta solo passeggeri che pagano in dollari. Autocarri privati (camiones particulares) hanno una posizione molto importante nel trasporto pubblico, in particolare nella parte orientale di Cuba.

La ferrovia è rapidamente peggiorata negli ultimi anni. Nonostante ci siano ancora dei tratti economici e confortevoli, in particolare fra le maggiori città, il mezzo migliore attualmente è l'autobus.

Cuba ha la rete stradale più estesa tra i paesi dell'America Latina e noleggiare un'auto è forse il modo più semplice per visitare l'isola (ci sono molte società di autonoleggio tra cui scegliere). Molti cubani fanno l'autostop per andare da un luogo all'altro e localmente questa attività è chiamata hacer botella (letteralmente 'fare una bottiglia' con la mano). I veicoli statali devono per legge far salire gli autostoppisti se hanno spazio, e all'uscita delle città o presso i grandi incroci ci sono spesso dei funzionari (gli amarillo) vestiti di giallo che organizzano i cubani in fila in attesa di un passaggio.

 

Letture consigliate

Melodia cubana:
di Erik Orsenna e Bernard Matussière (EDT, Torino 1999; collana 'Viaggi e avventura'): viaggio autobiografico alla ricerca delle proprie origini e di un paradiso raccontato dal nonno giramondo durante l'infanzia: i Caraibi, Cuba, la rivoluzione, il mito di Castro... Coinvolgente e appassionante, l'entusiasmo di Orsenna si stempera dopo l'arrivo nell'isola, la cui realtà si rivela meno paradisiaca del previsto. Il testo è illustrato dalle splendide foto di B. Matussière.

Il nostro agente all'Avana:
di Graham Greene (Mondadori, Milano 2002) è un romanzo ispirato a un viaggio del celebre scrittore a Cuba.

Breve storia di Cuba:
di Antonio Moscato (Datanews, Roma 1996) è un testo maneggevole che ricostruisce la storia di Cuba a partire dalla scoperta dell'America.

Cuba magica. Conversazioni con un santero:
di Giordano Lupi (Mursia, Milano 2003) è un romanzo di viaggio che si dipana tra i misteri della santeria cubana e del palo mayombe e che vi farà conoscere i vari aspetti della mitologia cubana.

Castro e Cuba. Dalla rivoluzione a oggi:
di Angelo Trento (Giunti, Firenze 1998) traccia un profilo della rivoluzione castrista e dei suoi effetti.

Guantanamera. Le più belle poesie cubane:
di José Martí (Zelig, Milano 1996) Una raccolta di poesie da uno dei cantori più ispirati e sinceri dell'anima cubana.

Cuba. Edifici e arredi interni dallo stile coloniale all'art déco:
di Alexandra Black e Simon McBride (DeAgostini, Milano 1998): la storia e la cultura di Cuba hanno impresso i loro segni nei palazzi, nei centri urbani, nelle architetture e negli arredi; la mescolanza di stili (indigeni e coloniali, barocchi e déco) rende lo spettacolo particolarmente interessante. Il volume propone circa 400 illustrazioni a colori.

Cuba. La vita di ogni giorno:
con immagini di Pietro Gigli e prefazione di Aldo Garcia (Datanews, Roma 1992) contiene scatti che immortalano la vita quotidiana della gente di Cuba.

Tre eroi:
di José Martí (ES/Synergon, Bologna 1993).

Nenè birichina:
di José Martí (ES/Synergon, Bologna 1993).

Mignolo:
di José Martí (ES/Synergon, Bologna 1993).

Bebè e il signor don Pomposo:
di José Martí (ES/Synergon, Bologna 1993).

Il processo Guiteau:
di José Martí (Sellerio, Palermo 1996).

La bambola nera:
di José Martí (ES/Synergon, Bologna 1993).

Piccola storia di Cuba:
di Julio Le Riverend (Zelig, Milano 1997, ma il libro è del 1970). Storia dell'isola ricostruita con una sintesi efficace anche nei suoi aspetti culturali ed economici.

Cuba. La isla grande:
è un volume fotografico corredato da splendide immagini realizzate da Martino Fagiuoli (White Star, Vercelli 2002; collana 'Monografie'); un originale e un appassionato omaggio a una terra dove s'incontrano bellezza della natura e bellezza dell'anima.

La cucina a Cuba. La storia e le ricette:
di Natalia Bolívar Arostegui, G. Jimenez Soler, D. Torres Delgado (Manifestolibri, Roma 1996) vi introdurrà alle specialità culinarie dell'isola.

  Mete principali

L'Avana
L'Avana (La Habana) è la città più grande dei Caraibi ed è il centro politico, economico e culturale di Cuba. Malgrado la sua storia turbolenta, è stata solo parzialmente danneggiata dalle guerre e rivoluzioni e oggi possiede un nucleo antico che rappresenta forse il più bel complesso di architettura coloniale spagnola che si conservi nelle Americhe. In città si respira un'atmosfera di gloria passata, dato che nelle strade predominano ancora le grandi automobili statunitense degli anni '50 e '60 e l'intonaco dei cadenti edifici (molti dei quali finalmente in restauro) si stacca dovunque.

L'Avana ha una vivace vita notturna, con cinema, teatri storici, cabaret, nightclub, e locali dove si suona dal vivo che possono soddisfare le esigenze di tutti i turisti. Non ci sono il traffico e la commercializzazione che soffocano le altre città dell'America Latina, e dalla scabra bellezza della vecchia Avana alle zone residenziali (alcune squallide, altre da radere al suolo), l'esuberante simpatia degli abitanti della capitale è la cosa che più colpisce della città.

Santiago de Cuba

Santiago de Cuba è la rivale dell'Avana per quel che concerne la letteratura, la musica e la politica, ed è considerata la 'culla' della rivoluzione in quanto ha avuto un ruolo centrale nel rovesciare il regime di Batista. È la seconda città per estensione e, a differenza degli altri centri dell'isola, ha una caratteristica atmosfera caraibica grazie alla presenza dei latifondisti francesi e degli haitiani che vi si stabilirono nel XIX secolo. Il carattere distintivo della città è anche dovuto al suo isolamento e la sua storia è movimentata come quella della capitale (il primo sindaco di Santiago de Cuba fu il conquistador del Messico, Hernán Cortés). Nella città si trovano i palazzi e i musei più antichi dell'isola, tra cui la Casa de Diego Velázquez e il Museo Municipal Bacardí. La città si affaccia sulla Bahía de Santiago de Cuba e molte case hanno balconi in ferro battuto, finestre a sesto acuto e strette scale esterne. Il Cementerio Santa Ifigenia è il luogo dove riposano molti famosi rivoluzionari, tra cui José Martí, il cui corpo imbalsamato è in esposizione.

Trinidad
Trinidad fu fondata nel 1514, ma ciò nonostante è rimasta un porto secondario utilizzato dai contrabbandieri fino alla fine del XVIII secolo. I trafficanti portavano schiavi e oro dalla Giamaica controllata dagli inglesi, ma la situazione cambiò agli inizi del XIX secolo quando una rivolta degli schiavi ad Haiti indusse i latifondisti francesi a rifugiarsi a Trinidad, dove ristabilirono i loro piccoli imperi. La prosperità economica tuttavia terminò quando le guerre d'indipendenza devastarono le piantagioni di zucchero della regione e la città cadde nuovamente nell'ombra. L'eredità di questo breve periodo di ricchezza è testimoniato dalle torri delle chiese barocche della città, dai pavimenti in marmo di Carrara, dalle griglie in ferro battuto e dalle grandi residenze. Il più interessante tra i molti musei di Trinidad è il Museo Histórico Municipal e merita una visita anche Taller Alfarero, un grande laboratorio di ceramica dove vengono ancora impiegate le tradizionali tecniche di lavorazione. A breve distanza dalla città si trovano alcune delle più belle spiagge di Cuba.

Baracoa
Baracoa si trova su un promontorio tra due pittoresche baie nei pressi del punto più orientale di Cuba, Cabo Maisí. Fondata nel 1512 da Diego Velázquez, è il più antico stanziamento europeo dell'isola. La città era accessibile solo via mare fino agli anni '60 del XX secolo, quando fu finalmente costruita una strada per collegarla al resto dell'isola. L'atmosfera è abbastanza tranquilla e l'abbondanza di palme lungo la costa le conferisce un aspetto da città del Pacifico meridionale. Il fatto che sia stata un importante avamposto spagnolo è testimoniato dalla presenza di tre massicci forti: Fuerte Matachín, che attualmente ospita il Museo Municipal; Fuerte de la Punta, riadattato a ristorante e El Castillo de Seboruco, che è stato trasformato in un piacevole albergo.

Provincia di Pinar del Río
Escursionisti, speleologi e naturalisti apprezzeranno questa regione all'estremità occidentale dell'isola. La Cordillera de Guaniguanico, lunga 175 km, corre per tutta la lunghezza della provincia e la regione vanta un'enorme quantità di grotte calcaree, alcune lunghe anche 26 km, e fiumi che sprofondano sottoterra. Viñales ha delle guglie in calcare erose dal vento fino a formare bizzarre forme surreali.

Forse questa zona è la più bella di Cuba, e ci sono magnifiche opportunità per gli amanti delle immersioni subacquee al largo della costa, con eccellenti punti di ancoraggio per gli yacht, acque limpide, spettacolari coralli e grandi distese deserte di sabbia bianca.

Mete alternative

Bayamo
Bayamo è la capitale della provincia di Granma, il punto più a sud dell'isola, una regione non molto frequentata dai turisti, che svolse un ruolo importante durante la lotta per la libertà: Castro e 81 ribelli sbarcarono a Cabo Cruz a bordo della Granma (da cui il nome della provincia) il 2 dicembre 1956 mentre la prima guerra d'indipendenza era cominciata qui nell'ottobre del 1868, quando il piantatore creolo Carlos Manuel de Céspedes liberò i suoi schiavi, costituì un esercito e invase la parte orientale dell'isola. La zona comprende numerose località storicamente interessanti, tra cui il luogo dove fu ucciso José Martí, e uno dei parchi nazionali cubani, il Gran Parque Nacional Sierra Maestra a sud della municipalità di Bayamo. L'atmosfera è piacevole e rilassante e concede poco al turismo. Al centro della città si trova il Parque Céspedes, un delizioso parco ombroso con lunghe panchine in marmo e statue di Carlos Manuel de Céspedes e di Perucho Figueredo (che compose l'inno nazionale cubano nel 1868 in concomitanza con la rivoluzione di Céspedes). Sul lato settentrionale del parco si trova l'Ayuntamiento, davanti al quale nel 1868 Céspedes dichiarò l'indipendenza di Cuba.

Isla de la Juventud
Delle 350 isole che formano l'Archipiélago de los Canarreos, l'Isla de la Juventud è di gran lunga la più grande, e l'intera regione è amministrata dal capoluogo dell'isola, Nueva Gerona. Il suo territorio è per la maggior parte pianeggiante e la Ciénaga de Lanier è la seconda palude per estensione di Cuba. L'Isla de la Juventud è la regione meno popolata di Cuba e la maggior parte degli abitanti vive nella parte settentrionale. Un tempo chiamata Parrot Island (Isola del Pappagallo), costituì un rifugio per pirati come Francis Drake, John Hawkins, Thomas Baskerville e Henry Morgan, e ispirò a R. L. Stevenson l'Isola del tesoro. L'economia locale si basa sull'allevamento del bestiame e sulle piantagioni di pompelmi, e il ritmo tranquillo di vita e la natura incontaminata sono le sue maggiori attrattive. Già raggiungere l'Isla de la Juventud in nave o aereo è un'avventura. Ci sono pitture rupestri nelle grotte a Punta del Este e ottime opportunità per le immersioni subacquee lungo lo strapiombo della Costa dei Pirati nei pressi di Punta Frances. I banchi corallini a est dell'isola ospitano tartarughe, iguane e pellicani che sembrano indifferenti alla presenza degli uomini.

 

 

Danimarca

 

Il mondo si accorse per la prima volta dell'esistenza della Danimarca mille anni fa, quando i vichinghi danesi iniziarono a solcare i mari e saccheggiarono vaste aree dell'Europa. Da allora molto è cambiato. Ai giorni nostri, la Danimarca è sinonimo di società civile ed è famosa per la sua politica progressista, per la diffusa tolleranza e per il suo sistema liberale di stato sociale.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Regno di Danimarca

Superfice
43.094 kmq

Popolazione
5.384.384 abitanti (tasso di crescita demografica 0,28%)

Capitale
Copenaghen (1.094.400 abitanti, 2.335.700 nell'area metropolitana Copenaghen-Malmo)

Composizione etnica
scandinavi, inuit, isolani delle Faer Øer, tedeschi, turchi, iraniani, somali

Lingua parlata
danese, dialetti delle Faer Øer e inuit; l'inglese e il tedesco sono diffusamente parlati

Religione
95% evangelica luterana, 3% altri riti protestanti, cattolica, 2% musulmana

Ordinamento dello stato
monarchia costituzionale

 

Economia

PIL
155,5 miliardi di dollari

PIL pro capite
29.000 dollari

Crescita economia annua
1,8%

Inflazione %
2,3%

Settori/prodotti principale
industria alimentare, macchinari, elettrodomestici, prodotti tessili, abbigliamento, prodotti chimici, elettronica, edilizia e materiali da costruzione, mobili e altri prodotti in legno, cantieri navali, mulini a vento, orzo, frumento, patate, barbabietole da zucchero, carne, latticini, pesce

Principale partner commerciali
Germania, Svezia, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, USA, Norvegia, Italia

Membro dell'Unione Europea

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno di alcun visto per soggiornare in Danimarca.

Rischi sanitari
i cittadini italiani possono usufruire dell'assistenza sanitaria gratuita di pronto soccorso, presentando il modello E111. Richiedetelo presso gli uffici della vostra ASL prima di partire e portatelo con voi in viaggio.

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Considerata la latitudine, tutto sommato la Danimarca ha un clima abbastanza mite durante tutto l'anno. Ciò nonostante i mesi invernali, freddi e con giornate brevi, sono certamente i meno adatti per visitare il paese. È dalla fine di aprile in avanti, infatti, che le agenzie turistiche iniziano a proporla come meta, mantenendola in offerta fino a ottobre.

Maggio e giugno sono però probabilmente i mesi migliori: il paesaggio è di un verde intenso impreziosito dai campi gialli di fiori, il clima è confortevole e la massa dei turisti non è ancora arrivata. Anche l'autunno potrebbe essere un buon periodo, ma non gradevole come la primavera; il paesaggio rurale muta infatti colore, dal verde al marrone, e la qualità dell'aria peggiora per i fuochi che i contadini accendono nei campi per disfarsi delle stoppie.

L'alta stagione turistica è concentrata nei mesi di luglio e agosto. È questo il periodo dei concerti all'aperto, di altre iniziative lungo le strade e delle scampagnate sulla spiaggia. I visitatori estivi sono inoltre facilitati dall'orario più lungo di apertura dei musei e dal maggior tempo per visitare le attrattive turistiche. Anche la seconda metà di agosto può essere un buon periodo per viaggiare in Danimarca; il clima è infatti ancora estivo e gran parte dei turisti ha già lasciato il paese.

 

Eventi e Manifestazioni

Di grande interesse, in Danimarca, sono le centinaia di festival musicali che si susseguono praticamente senza interruzione, coprendo un ampio spettro di generi che vanno dal jazz, al rock, al blues, al gospel, alla musica irlandese, classica, country e cajun. Iniziando dai falò del Midsummer's Eve, verso la fine di giugno, tra i più popolari festival musicali ricordiamo il Roskilde Festival, il principale evento rock del Nord Europa, che si tiene tra giugno e luglio, il Midtfyns Festival di Ringe, agli inizi di luglio, cui partecipano musicisti rock, pop, world, folk e jazz di livello internazionale, il Copenaghen Jazz Festival, che si articola in 10 giorni agli inizi di luglio, uno dei maggiori festival di musica jazz, il Copenaghen Summer Festival, con concerti di musica da camera nell'ultima settimana di luglio e nelle due prime settimane di agosto e il Tønder Festival, uno dei principali festival di musica folk del Nord Europa, che si tiene alla fine di agosto.

Il Festival di Århus, che inizia il primo sabato di settembre e dura nove giorni, trasforma questa città in un palcoscenico di ininterrotte baldorie, con musica e rappresentazioni teatrali che attirano centinaia di migliaia di danesi e di turisti stranieri. Il programma comprende anche il Viking Festival, con giocolieri itineranti, tornei e competizioni di tiro con l'arco, imbarcazioni in stile vichingo, cibi e bevande tradizionali e feste di ogni tipo.

 

Prezzi e costi

Valuta
corona (Dkr)

Economicita del paese
Se si prescinde dagli standard scandinavi, la Danimarca è certamente un paese costoso. In parte la responsabilità è da attribuire al 25% di tasse che è incluso in ogni prezzo, dalle camere d'albergo agli articoli dei negozi. D'altra parte le spese dipendono anche da come si viaggia; è infatti possibile visitare la Danimarca senza spendere una fortuna.

Se vi appoggiate all'estesa rete di campeggi o di ostelli e vi preparate voi stessi da mangiare, potete cavarvela con US$30 al giorno. Se soggiornate in un modesto albergo e mangiate in ristoranti economici potete preventivare di spendere circa US$65-75 al giorno. Il noleggio auto è molto caro; è quindi conveniente noleggiare un'automobile in Germania, a circa un terzo del prezzo, e poi passare il confine.

Ogni tipo comune di travellers' cheque è accettato dalle principali banche danesi; le commissioni per il cambio di valuta sono piuttosto alte; è quindi conveniente cambiare in una sola volta la somma che vi serve. Gli uffici postali cambiano valuta estera e sono aperti anche il sabato, cosa che può essere di gran comodità. Le principali banche hanno sportelli bancomat che funzionano con le carte di credito. In Copenaghen ci sono sportelli automatici di cambio in funzione 24 ore su 24.

I conti dei ristoranti e le tariffe dei taxi includono il servizio nel prezzo esposto. Ulteriori mance non sono necessarie anche se arrotondare il conto non è una pratica inusuale quando il servizio è stato soddisfacente. La contrattazione non è una pratica comune in Danimarca.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$6-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$10-25
Albergo di categoria media: US$25-80
Albergo di categoria elevata: US$80 e oltre

 

Sport e tempo libero

La Danimarca è orgogliosa di presentarsi come il paese ideale per le passeggiate in bicicletta. È infatti attraversata in lungo e in largo da migliaia di chilometri di apposite piste ciclabili, tra le quali almeno 10 di notevole lunghezza. La più corta di queste prove di resistenza si sviluppa per 100 km attorno al perimetro di Bornholm, mentre la più lunga percorre la costa occidentale dello Jutland, coprendo circa 500 km dal confine tedesco a Skagen. Il più popolare giro turistico in biciclertta nella zona di Copenaghen, un percorso di 12 km, punta verso nord fino a Dyrehaven, seguendo perlopiù la costa dell'Øresund ma anche infilandosi in divertenti sentieri tra i boschi.

Sparse per tutto il paese, dalle coste meridionali di Bornholm alla estrema punta settentrionale dello Jutland, ci sono numerose spiagge adatte al nuoto. Lungo le coste ci sono anche alcune località molto adatte alla pratica del windsurf (in danese lo chiamano semplicemente 'surfing'), sia nel mare aperto, preferito dagli esperti, sia nei fiordi interni e nelle insenature più protette dove le acque calme sono la palestra ideale per i principianti. Con più di 7300 km di costa e centinaia di isole, la Danimarca offre infinite possibilità agli appassionati di navigazione. Sono numerosi i fiordi e le zone riparate, come lo Smålandshavet (il braccio di mare annidato tra la Zelanda e l'isola di Lolland) o le acque punteggiate di isole a sud di Funen. La Danimarca abbonda di corsi d'acqua e di laghi, molti dei quali sono ricchi di lucci, pesci persici e trote. Le possibilità della pesca in mare sono praticamente illimitate; i più comuni pesci di acqua salata sono il merluzzo, lo sgombro, la passera di mare e la trota marina.

 

Storia

Antiche popolazioni nomadi di cacciatori si inoltrarono in Danimarca seguendo le tracce delle renne, che si cibano di licheni e di muschi. Le renne con il progressivo riscaldamento del pianeta migrarono a nord, i cacciatori dell'Età della pietra si spostarono sulle coste e iniziarono a coltivare i campi resi liberi dai disboscamenti e fertili dalle ceneri, rinchiusero gli animali nei recinti e seppellirono i loro morti in posizione verticale. I mestieri e le arti fiorirono nell'Età del bronzo, dal 1800 a.C., le rotte navali commerciali si spinsero verso sud e i migliori manufatti danesi vennero sepolti negli acquitrini nel corso dei riti propiziatori sacrificali. Il ferro cominciò a comparire sulla scena a partire dal 500 a.C.; la sua disponibilità per usi domestici promosse lo sviluppo di grandi comunità agricole. La Danimarca di oggi può far risalire le proprie radici linguistiche all'epoca in cui la regione venne colonizzata dai danesi, una tribù che si ritiene sia emigrata verso sud dalla Svezia intorno al 500 d.C.

Alla fine del IX secolo, un esercito guerriero guidato dal condottiero vichingo norvegese Hardegon conquistò la penisola dello Jutland. La monarchia danese, che sostiene di essere la più antica del mondo, ebbe inizio col figlio di Hardegon, Gorm il Vecchio, che fondò il suo regno agli inizi del X secolo. Il figlio di Gorm, Aroldo Denteazzuro, completò la sottomissione dei danesi accelerando la loro conversione al cristianesimo. Gli insaziabili successori di Aroldo diressero le navi sull'Inghilterra, trasferendovi gli interessi e il trono e dando inizio alla dolce vita della monarchia anglo-danese. Essi ressero entrambi i regni su per giù per mezzo secolo ma, come venne meno il potere vichingo, riportarono i propri confini nella sola Danimarca.

Il periodo medievale fu caratterizzato da velenose discordie, complotti, contro complotti e assassinii. Verso la fine del XIV secolo alcune dinastie emergenti si imparentarono costituendo l'Unione di Kalmar sotto l'onesta guida della regina Magrethe; la Danimarca, la Norvegia e la Svezia, allora strettamente unite, iniziarono a esasperare le reciproche relazioni. La Svezia era particolarmente infastidita dagli sperperi della Danimarca per le guerre, e l'unione si dissolse nel 1523 quando la Svezia elesse come proprio re Gustav Vasa. La Norvegia, invece, rimase sotto il governo danese per altri tre secoli.

Nel XVI secolo la Riforma si diffuse nel paese, lasciando sulla sua scia chiese incendiate e guerra civile. Il conflitto si concluse nel 1536 con l'estromissione della potente Chiesa cattolica e con l'insediamento della Chiesa luterana guidata dalla monarchia. Re Christian IV regnò per la prima metà del XVII secolo e trascinò i suoi sudditi nella disastrosa guerra dei Trent'anni con la Svezia, che finì con l'indebolire la florida economia commerciale e le ricchezze accumulate. La Danimarca perse territori e benessere, e il re perse un occhio. Ancora maggiori furono le perdite a favore della Svezia provocate alcuni decenni più tardi dal successore di Christian, re Frederick III. La Danimarca si risollevò a stento da queste guerre, dedicandosi allo sviluppo e alle riforme civili.

Nel corso delle guerre napoleoniche la Gran Bretagna attaccò Copenaghen ben due volte, infliggendo pesanti perdite alla flotta danese nel 1801 e riducendo in cenere gran parte di Copenaghen nel 1807. Gli svedesi approfittarono della debolezza della Danimarca pretendendo la cessione della Norvegia. Il XIX secolo iniziò dunque in declino, sotto il malinconico dominio di un piccolo francese dal grande ego, ma negli anni '30 la Danimarca visse un nuovo risveglio culturale nelle arti, nella filosofia e nella letteratura. Un movimento democratico portò all'adozione di una costituzione, siglata il 5 giugno 1849, e quindi alla formazione di una monarchia costituzionale. La Germania prese il controllo del ducato di Schleswig, nello Jutland meridionale, quando la sua popolazione, composta sia da danesi sia da tedeschi, si rivoltò contro la nuova costituzione.

Neutrale nel corso della prima guerra mondiale, la Danimarca riconfermò la propria neutralità agli inizi della seconda guerra mondiale ma, il 9 aprile 1940, con l'aviazione tedesca sopra Copenaghen, finì con l'arrendersi alla Germania. I danesi riuscirono a mantenere un certo grado di autonomia ma dopo tre anni la Germania finì col pretendere il controllo completo del paese, e lo ottenne. A parte l'isola di Bornholm, che venne pesantemente bombardata dalle forze sovietiche, il resto della Danimarca uscì dal conflitto mondiale abbastanza indenne. Con la guida del Partito socialdemocratico si formò in Danimarca un sistema di assistenza sociale globale che ancora oggi fornisce ai cittadini, per tutto l'arco della vita, un'ampia copertura assicurativa.

Nonostante la Danimarca nel 1973 avesse votato per l'adesione alla Comunità Europea (ora Unione Europea), i danesi erano piuttosto titubanti nel sostenerne gli ulteriori sviluppi. Così, quando il Trattato di Maastricht, che fissava i termini per l'unione politica ed economica dell'Europa, venne sottoposto alla ratifica della Danimarca nel giugno del 1992, gli elettori danesi lo rifiutarono con uno stretto margine di voti, il 51%. Ma quando ottennero la garanzia che dal trattato erano escluse sia la questione di una difesa comune sia l'imposizione di una singola valuta monetaria, in un secondo referendum, nel maggio del 1993, venne votata l'adesione, sempre per una stretta maggioranza. Il sostegno danese all'Unione Europea continua ad essere piuttosto tiepido; molti danesi temono infatti di perdere il controllo del proprio paese all'interno di una burocrazia dominata da nazioni più forti.

Quando la Norvegia interruppe il proprio legame politico con la Danimarca, agli inizi del XIX secolo, le antiche colonie norvegesi dell'Islanda, della Groenlandia e delle Isole Faroe erano sotto l'amministrazione danese. L'Islanda, dal 1380 sotto il governo danese, dichiarò la propria indipendenza nel 1918, pur lasciando la propria politica estera sotto il controllo di Copenaghen; l'Islanda divenne completamente indipendente nel 1944. Il Regno di Danimarca comprende tuttora la Groenlandia e le Isole Faer Øer che però si governano praticamente in modo autonomo. Le Isole Faer Øer hanno un governo locale dal 1948, la Groenlandia dal 1979. Siccome la Danimarca mantiene la responsabilità della loro economia, della difesa e delle relazioni estere, la Groenlandia e le Isole Faer Øer hanno due parlamentari ciascuna a rappresentarle nel parlamento danese. A differenza della Danimarca, d'altra parte, né la Groenlandia né le Isole Faer Øer fanno parte dell'Unione Europea. Nel 2000 la Danimarca ha rifiutato la proposta di adottare l'euro come moneta ufficiale e di aderire alla Unità monetaria europea.

Il 2 novembre 2002 è stato arrestato a Copenaghen Akhmed Zakayev, l'ex vicepremier ceceno deposto dall'intervento militare russo del 1999, su richiesta delle autorità russe che lo accusavano di aver collaborato all'organizzazione del recente assalto dei separatisti ceceni al teatro Dubrovka e di altri attentati verificatisi nella capitale russa tra il 1996 e il 1999. Zakayev era arrivato a Copenaghen in rappresentanza dell'ex premier Mashkadov per partecipare ai lavori del Congresso mondiale ceceno. La tensione tra Danimarca e Russia – che aveva minacciato di far saltare il vertice dell'Unione Europea, fissato anch'esso a Copenaghen – rimane alta dopo che non è stata concessa l'estradizione a Mosca di Zakayev, poiché le prove fornite non sono state ritenute sufficienti.

Con il 2002 è terminata la presidenza di turno dell'Unione Europea affidata alla Danimarca, che si è distinta per aver avviato l'allargamento dell'Unione previsto entro il 2007 e per aver proposto un piano per far sì che i palestinesi abbiano un loro stato indipendente entro il 2005.

La Danimarca, il 14 settembre 2003, ha detto no al referendum sull'introduzione dell'euro.

 

Cultura

La lingua danese appartiene al ramo nordico del gruppo linguistico germanico ed è strettamente imparentata con le altre lingue scandinave. Tra i più famosi scrittori danesi ricordiamo Hans Christian Andersen, le cui favole sono state tradotte in più lingue di qualsiasi altro libro a parte la Bibbia, il teologo e filosofo Søren Kierkegaard, un precursore dell'esistenzialismo moderno e Karen Blixen, autrice de La mia Africa e del Pranzo di Babette. Peter Høeg, autore del noto Il senso di Smilla per la neve, è lo scrittore danese contemporaneo di maggior rilievo. Il regista danese di maggior fama internazionale è Carl Dreyer (1889-1968). Dreyer diresse numerosi film tra cui, nel 1928, il capolavoro La Passione di Giovanna D'Arco, acclamato per le sue ricche composizioni visive e per l'uso innovativo del primo piano. Ultimamente il cinema danese ha attirato l'attenzione con il delizioso Il pranzo di Babette e con l'adattamento del libro Pelle il Conquistatore dell'autore danese Martin Andersen Nexø. Carl Nielsen, il più grande compositore danese, scrisse più di cento opere, dai quartetti per archi all'opera lirica; tra l'altro è autore dell'incantevole opera corale Primavera in Funen (Funen è il luogo di nascita di Nielsen), di un concerto per clarinetto, considerato il migliore di questo secolo, e di sei sinfonie delle quali le più note sono la quarta, l'Inestinguibile, e la quinta, con le sue percussioni quasi nevrotiche. Il Balletto Reale Danese, che si esibisce dall'autunno alla primavera al Teatro Reale di Copenaghen, è ritenuto il migliore dell'Europa del Nord. La Danimarca è anche un paese di punta nel disegno industriale, caratterizzato da uno stile fresco e pulito applicato in ogni campo, dall'architettura, all'arredamento, ai lavori in argento.

I danesi sono molto orgogliosi della loro modernità, tanto che l'utilizzo dei costumi popolari, la celebrazione delle feste tradizionali e l'attaccamento alle vecchie usanze è meno forte qui che in qualsiasi altro paese europeo. I turisti scopriranno che i danesi sono gente rilassata, spontanea, non incline agli eccessi e tollerante verso i differenti stili di vita. La Danimarca, in effetti, nel 1989 fu il primo paese europeo a legalizzare i matrimoni di coppie omosessuali e a garantire loro gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Forse niente rende maggiormente l'idea della prospettiva di vita dei Danesi quanto il concetto di hygge che, tradotto alla buona, significa accogliente e discreto. Questo li porta a tenere lontane l'agitazione e le preoccupazioni del mondo esterno ricercando invece un'atmosfera calda e intima. L'hygge influenza l'approccio dei danesi in molti aspetti delle loro vite personali, dai disegni delle loro case all'inclinazione per i piccoli caffè e i pub.

Nessun cibo può meglio rappresentare la cucina danese dello smørrebrød (letteralmente 'pane imburrato'), un generoso panino con variazioni dalla più semplice alle più elaborate creazioni scultoree. La cucina danese si basa principalmente sul pesce, la carne e le patate. Tra i piatti tipici ricordiamo il flæskesteg (maiale arrosto con cotenna), il gravad laks (salmone affumicato o salato, marinato nell'aneto e servito con una delicata salsa di senape) e lo hvid labskovs (uno stufato di cubetti di manzo bollito con patate, foglie di lauro e pepe). I ricchi dolci conosciuti quasi ovunque come 'danesi' in Danimarca vengono chiamati wienerbrød; praticamente a ogni angolo di strada secondaria c'e una panetteria che ne offre una scelta da far venire l'acquolina in bocca. Le birre Carlsberg e Tuborg, di produzione danese, sono sicuramente eccellenti. Il distillato più popolare in Danimarca è l'acquavite prodotta ad Aalborg. Birra, vino e liquori sono facilmente reperibili nella maggior parte dei ristoranti, dei caffè e delle drogherie.

 

Ambiente

La Danimarca è un piccolo paese in gran parte costituito dalla penisola dello Jutland. La zona meridionale dello Jutland confina con la Germania, unico legame fisico col continente europeo. Il paese è bagnato a ovest dal Mare del Nord e a est dal Mar Baltico. A nord, a separare la Danimarca dalla Norvegia e dalla Svezia ci sono i canali della Skagerrak e dello Skattegat. Ci sono poi circa 500 isole, solo 100 delle quali abitate. Copenaghen si trova nella Zelanda, l'isola più grande, particolarmente decentrata verso est. Gran parte della Danimarca è costituita da fertili bassopiani agricoli, da ondulate colline, da boschi di faggi e da brughiere ricoperte di eriche. Il paese non ha neanche una montagna; il rilievo maggiore, alto ben 173 m, si trova a Yding Skovhøj, nel Distretto dei Laghi nello Jutland.

Nel corso dei secoli, con le deforestazioni e con l'intenso utilizzo per il pascolo, l'ambiente danese è stato pesantemente sfruttato. Circa il 20% delle fattorie si trova sul, o vicino al, livello del mare, in gran parte su terreni molto bagnati e instabili, resi arabili con il drenaggio dell'acqua tramite l'uso di pompe. Il paesaggio è stato così modificato che difficilmente qualche corso d'acqua in Danimarca segue ancora il suo corso naturale. Circa il 12% del territorio danese è ricoperto da boschi, ma le foreste primarie sono molto rare. I boschi sono prevalentemente decidui con una dominanza di alberi di faggio e di quercia. Sono però anche presenti olmi, noccioli, aceri, pini, pioppi, tigli e castagni. Il più grande animale selvatico presente in Danimarca è il cervo rosso, che può superare i 200 kg di peso. Troviamo poi i caprioli, i daini, le lepri selvatiche, le volpi, gli scoiattoli, gli istrici e i tassi. In Danimarca sono presenti circa 400 specie di uccelli, i più comuni dei quali sono le gazze, i piccioni, le folaghe, le oche e le anatre. La principale area boscosa della Danimarca è il Rold Skov, una foresta pubblica di 77 kmq che ospita l'unico parco nazionale danese, il Rebild Bakker.

Considerata la sua posizione settentrionale, il clima del paese è relativamente mite, temperato dagli effetti della Corrente del Golfo che scivola verso nord lungo la costa occidentale. Ciò nonostante si è quasi sicuri di trovare pioggia e cieli grigi in Danimarca, ciò che rende una ancor più piacevole sorpresa la comparsa del sole tra le nuvole. Il periodo migliore per visitarla va da maggio ad agosto, quando la temperatura può oscillare intorno ai 25°C e l'illuminazione diurna dura quasi 18 ore. Nei mesi più freddi dell'inverno, gennaio e febbraio, la media giornaliera delle temperature è vicina allo zero; benché possa apparire fredda, è comunque circa 10°C superiore alla media normale di queste latitudini.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La gran maggioranza dei voli internazionali per la Danimarca fa capo all'Aeroporto Internazionale di Copenaghen. Alcuni voli internazionali, per lo più provenienti dagli altri paesi scandinavi e dalla Gran Bretagna, fanno invece scalo ai piccoli aeroporti regionali di Åhrus, Aalborg, Esbjerg e Billund. Dalla Germania ogni giorno ci sono collegamenti in autobus con la penisola dello Jutland. È anche possibile raggiungere la Danimarca in traghetto dalla Norvegia e dalla Svezia; ci sono poi collegamenti marittimi giornalieri (in alta stagione) e settimanali (con rompighiaccio) con la Germania (Kiel e l'Isola di Sylt), l'Islanda (Seyñisfjörñur), la Norvegia (Oslo e Larvik), la Svezia (Helsingborg, Limhamm e Malmö), la Polonia (Swinoujscie) e la Gran Bretagna (Harwich e Newcastle). Lasciando il paese non ci sono tasse da pagare.

Trasporti interni: Le linee aeree interne sono il mezzo di trasporto più conveniente per muoversi tra le principali città della Danimarca; su alcuni voli è anche possibile godere di notevoli sconti. La maggior parte delle località è comunque servita da linee regionali di autobus, molti dei quali hanno orari che consentono le coincidenze con i treni. La Danimarca ha un sistema ferroviario di buona qualità e affidabile, con tariffe ragionevoli e corse frequenti. In Danimarca si guida tenendo la destra, le cinture di sicurezza sono obbligatorie così come il triangolo di emergenza. Nel paese esiste una rete di piste ciclabili, sia interna alle città sia tra una città e l'altra; la bicicletta è quindi un mezzo molto pratico per spostarsi. Le linee di traghetti collegano tutte le isole abitate della Danimarca, ma forse è più affascinante visitarle a piacere noleggiando un piccolo battello.

 

Letture consigliate

Una storia in Danimarca:
di John Updike (Guanda, Milano 2001) Un romanzo legato alle origini della nazione danese in cui l'autore inventa le premesse dell'Amleto shakespeariano.

La ragazza della vaniglia:
di Michael Ib (Einaudi, Torino 2001) In questo romanzo, opera di uno fra i più noti autori danesi contemporanei, il passato il presente si fondono a creare una storia misteriosa e avvincente.

I Vichinghi:
di Philip Steele (White Star, Vercelli 2001; collana 'Le grandi civiltà del passato') Questo testo, dedicato ai ragazzi, offre una panoramica sulla storia e la cultura del popolo vichingo. Il testo è corredato da disegni, fotografie a colori, ricostruzioni, cartine storiche e da una tavola cronologica.

I Vichinghi:
di Johannes Brondsted (Einaudi, Torino 2001) Opera di un eminente storico dedicata a questa civiltà.

Il senso di Smilla per la neve:
di Peter Hoeg (Mondadori, Milano 2000) Un thriller ambientato fra Copenhagen e la Groenlandia, da cui è stato tratto un film di successo.

L'architettura del ferro - La Danimarca, 1815-1914:
di Simonetta Curcio (Gangemi, Roma 2000) Esplora l'architettura danese del XIX secolo, che ha come suo elemento peculiare l'utilizzo del ferro, prima come elemento decorativo e poi come caratterizzante lo 'stile nazionale'.

C'era una volta, tanto tempo fa:
di Hans Christian Andersen (Einaudi, Torino 2003) Solo una delle molte raccolte disponibili delle più belle fiabe nate dalla fantasia del celebre scrittore danese.

La storia dei sogni danesi:
di Peter Hoeg (Mondadori, Milano 1998) Il racconto di una famiglia che serve a dipingere un affresco della società danese

 

Mete principali

Copenaghen
Con una popolazione di 1.094.400 abitanti (2.335.700 abitanti nell'area metropolitana, che si estende sino a inglobare la cittadina svedese di Malmo), Copenaghen è la più grande e animata città della Scandinavia. Si tratta di un'affascinante città, costituita in gran parte da basse costruzioni circondate da isolati di edifici d'epoca di sei piani. Le guglie delle chiese disegnano l'orizzonte; solo un paio di moderni alberghi sono sorti a guastare il paesaggio. I luoghi storici e culturali di maggior interesse sono racchiusi in una zona relativamente piccola della città, mentre i parchi, i giardini, le fontane e le piazze sono sparpagliati per tutta la sua superficie. Città cosmopolita, Copenaghen è ricca di luoghi di interesse turistico e di possibilità di intrattenimento. Per gli amanti della musica e di altri divertimenti la vita notturna è molto attiva fino alle prime ore del mattino.

La stazione ferroviaria centrale è fiancheggiata sul lato ovest dalla principale zona di alberghi e sul lato est dal parco di divertimenti Tivoli. Di fronte all'angolo settentrionale del Tivoli c'è la Rådhuspladsen, la piazza centrale della città, principale nodo di transito delle linee di autobus. Questi collegano l'aeroporto, 9 km a sud del centro, con la Stazione Centrale e con Rådhuspladsen. Lo Strøget, il più lungo viale pedonale del mondo, corre attraverso il centro della città, tra Rådhuspladsen e Kongens Nytorv, una piazza che si trova all'estremità della pittoresca zona del canale Nyhavn.

Subito a nord del canale, al Amalienborg Palace - residenza della famiglia reale fino al 1794 - potete assistere al pittoresco cambio della guardia che si effettua quando la regina vi risiede. Il palazzo è costituito da quattro costruzioni praticamente identiche, in stile rococò, che circondano uno spiazzo centrale pavimentato in ciottoli e con una immensa statua equestre del re Federico V. Un'ala è stata aperta come museo e consente di visitare quelli che sono stati gli appartamenti reali per tre generazioni, dal 1863 al 1947. Tra le chiese più classiche ricordiamo la Vor Frue Kirke, la cattedrale della città, con le sue famose statue del Cristo e dei discepoli, opere di Bertel Thorvaldsen, e la Vor Fresler Kirke, del Christianshavn, che possiede un elaborato altare barocco e un organo a canne intagliato con altrettanta ricchezza. Per una spettacolare vista sulla città inerpicatevi sulla torre a spirale della chiesa, alta 95 m, salendo i 400 scalini, gli ultimi 160 dei quali girano sul bordo esterno della torre, restringendosi fino al punto in cui letteralmente spariscono sulla sua cima.

Tra i musei di Copenaghen ricordiamo la Ny Carlesberg Glyptotek che possiede una eccellente collezione di arte e scultura greca, egiziana, etrusca e romana. Il Nationalmuseet ospita una vasta collezione di manufatti storici danesi, a partire dal paleolitico superiore fino ad arrivare agli anni '40 del XX secolo. Se invece preferite un passatempo un po' più leggero, potete recarvi al Tivoli, un parco divertimenti, ormai più che centenario, situato proprio al centro della città. Questo allettante parco giochi, aperto nel 1843, è tanto deliziosamente vario quanto terribilmente costoso. I visitatori possono lanciarsi sulle montagne russe, cimentarsi nella sala del tiro a segno, apprezzare le recite e i concerti o semplicemente sedersi e osservare la folla meravigliata. Naturalmente una visita a Copenaghen non è completa se non si fa una passeggiata, o non si prende un battello, per raggiungere e ammirare il più famoso simbolo della città, la statua della Sirenetta, collocata in riva al mare, 10 minuti a nord del centro.

Gli alberghi meno costosi sono perlopiù distribuiti lungo il lato occidentale della Stazione Centrale. Il quartiere di Nyhavn, a lungo frequentato da marinai e scrittori (compreso Hans Christian Andersen), è per metà trasandato e per l'altra metà sofisticato, con una serie di caffè alla moda e di vecchie case a timpano restaurate. Nyhavn è un luogo carico di atmosfera invitante, ideale per la pausa del pranzo o per una birra pomeridiana. Nelle vicinanze, nel quartiere di Strøget, ci sono diversi ristoranti economici, ma perlopiù si parla di mangiare un hamburger o un hot dog. A nord di Strøget, nel Quartiere Latino, ci sono alcuni buoni ristoranti. Se volete proseguire, fate caso ai musicanti di strada ascoltando la musica dal vivo, quindi attraversate Strøghet. A nord del centro, nel quartiere di Nørrebro, ci sono molti locali che, con i loro buoni gruppi musicali, attraggono una folla di giovani. In Christianshavn ci sono poi alcuni fumosi locali di buona musica jazz.

Århus
Centro culturale dello Jutland, Århus è una vivace città universitaria, scenario della migliore musica e dei migliori spettacoli della Danimarca; c'è di tutto, dai concerti sinfonici, alle rappresentazioni teatrali, alla florida vita da popolo della notte. La più interessante attrattiva della città è Den Gamle By (la Città Vecchia), un vero museo all'aria aperta con 75 edifici restaurati portati qui da tutta la Danimarca e messi insieme a formare la ricostruzione di una cittadina di provincia. La maggior parte sono case a graticcio dei secoli XVII e XVIII; ci sono poi un mulino ad acqua, uno a vento e alcuni edifici di fine/inizio secolo.

La Århus Domkirke, la cattedrale, è la più grande chiesa della Danimarca, con una originale cappella romanica risalente al XII secolo. Il resto della chiesa è in gran parte in stile gotico del XV secolo. La Vor Frue Kirke ha la più antica cappella della Danimarca, risalente all'incirca al 1060; il Moesgård Museum espone notevoli collezioni di manufatti dell'età del bronzo e del ferro e propone una interessante e gradevole passeggiata lungo un sentiero che attraversa un paesaggio di siti preistorici ricostruiti. Il reperto di maggior rilievo del museo è l'uomo di Grauballe, vecchio di 2000 anni, rinvenuto, in buon stato di conservazione, in una torbiera della zona nel 1952. Århus si trova sulla costa orientale della penisola dello Jutland ed è ben servita da linee aeree, autobus e treni.

Ribe
Ribe è la più antica città della Scandinavia; risale infatti al IX secolo. Recenti scavi archeologici hanno però portato alla luce un gran numero di monete d'argento che fanno pensare alla presenza in loco di una città commerciale fin dall'VIII secolo. Le continue guerre con la Svezia soffocarono il commercio nella regione portando come risultato il declino di Ribe come importante centro commerciale medievale. Questo declino, d'altra parte, ha risparmiato la città dai danni della modernizzazione. Passeggiare per le sue vecchie strade acciottolate, tra le case a timpano del XVI secolo, è come entrare in un vivente museo di storia.

Il principale monumento della città, la Cattedrale di Ribe, si erge a testimoniare la grandezza del suo passato. Per una vista aerea della città salite sulla torre della cattedrale, alta 27 m e risalente al XIV secolo. Il Ribe Vikinger è un ampio museo che espone reperti del periodo vichingo e medievale. In una delle sue sale si può ammirare una riproduzione del mercato dell'800, con una nave da carico vichinga; c'è poi un progetto per la realizzazione di un viaggio multimediale su una nave vichinga lungo le antiche rotte commerciali. Poco a sud del centro città si trova il Vikingecenter, un tentativo di ricreare, con una serie di costruzioni, la Ribe dell'era vichinga; il centro comprende una casa lunga 34 m in stile fyrkat. Ribe si trova nello Jutland meridionale ed è raggiungibile in treno da Esbjerg (40 minuti) e da Tønder (50 minuti).

Møns Klint
Le spettacolari falesie di gesso bianco che si innalzano a 128 m di altitudine sul livello del mare costituiscono uno dei più straordinari paesaggi della Danimarca. Sorte 5000 anni fa, queste scogliere si formarono quando i sedimenti calcarei vennero sollevati dal fondo dell'oceano. È possibile discendere le scogliere fino alla spiaggia e risalirle in circa 30 minuti, o camminare sul bordo in entrambe le direzioni e quindi tornare indietro attraverso una fitta foresta di faggi piegati dal vento, un percorso non facile di circa un'ora e mezzo.

Møns Klint si trova sull'isola di Møn, a sud della Zelanda, alla quale è collegata da un ponte; è servita quotidianamente da corse di autobus.

Castello di Egeskov
Il Castello di Egeskof, col suo fossato e il suo ponte levatoio, è una gemma rinascimentale. Costruito nel 1554, al centro di un piccolo lago, Egeskov - letteralmente 'foresta di querce' - poggia su fondamenta costituite da migliaia di tronchi di quercia infissi verticalmente nel lago. Il vasto parco che circonda il castello, di 15 ettari di superficie, venne disegnato verso la metà del 1700 e vanta secolari siepi di ligustro, pavoni che circolano liberamente, arbusti potati in forme decorative e curatissimi giardini all'inglese. L'interno del castello è arredato con mobili antichi e arricchito da dipinti d'epoca e da una grande abbondanza di trofei di caccia. Chi ama i labirinti può fare un giro nel labirinto, vecchio di 200 anni, realizzato in canne di bambù alte tre metri. Sempre all'interno della proprietà c'è un museo che espone circa 300 auto d'epoca. Situato a sud di Odense, sull'isola di Funen, il Castello di Egeskov è raggiungibile sia in treno sia in autobus.

Legoland
Legoland, un chilometro a nord della piccola città di Billund, nello Jutland, è un parco tematico di 10 ettari interamente costruito con i mattoncini di plastica della Lego, non raccomandato a chiunque abbia paura di rivedere la propria infanzia scritta con 42 milioni di pezzi a caratteri lillipuziani. Nonostante sia la più frequentata attrattiva della Danimarca, a parte Copenaghen, Legoland non è certo un luogo molto interessante, a meno che non abbiate con voi dei bambini o che vi attiri particolarmente risolvere il problema strutturale di una Statua della Libertà costruita in plastica. La ricostruzione più elaborata è il Porto di Copenaghen, costruito con tre milioni di pezzi, con navi, treni e gru meccaniche, tutto controllato elettronicamente.

La popolarità di Legoland è parzialmente responsabile della trasformazione di Billund nel secondo aeroporto danese per quanto riguarda il traffico aereo. Potete raggiungere Legoland in autobus da Billund o da Vejle che è collegata anche da frequenti treni.

 

 

Mete alternative

Christiansø
Christiansø è un'isola fortificata del XVII secolo, molto ben conservata, un'ora di navigazione a nord di Bornholm. L'isola intera è una riserva incontaminata - non ci sono automobili o costruzioni moderne, né gatti né cani. Parte di un gruppo di piccole isole granitiche conosciute collettivamente come Ertholomene, Christiansø (140 abitanti) è collegata con un ponte pedonale alla sua piccola isola gemella, Frederiksø. Græsholm, a nord-ovest di Christiansø, è una riserva faunistica e importante zona di riproduzione delle gazze marine, delle urie e di altri uccelli marini. La Store Tårn (Grande Torre) di Christiansø, eretta nel 1684, è una impressionante costruzione di 25 m di diametro. Il centenario faro della torre offre una splendida veduta a 360° dell'isola.

La Lille Tårn (Piccola Torre) di Frederiksø risale invece al 1685 e ospita il museo di storia locale. Il piano terra espone attrezzature da pesca, utensili e lavori in ferro; al piano superiore ci sono cannoni, arredi d'epoca, modellini ed esemplari di fauna e flora locale. I giorni ventilati sono i migliori per una passeggiata lungo le mura in pietra delle fortificazioni che contornano il perimetro dell'isola, con le loro batterie di cannoni. Nella zona orientale di Christiansø ci sono delle scogliere in cui nidificano gli uccelli marini e una appartata insenatura adatta al nuoto. Da maggio a settembre ci sono imbarcazioni che collegano Christiansø con Bornholm, ma i battelli postali la raggiungono in qualsiasi periodo dell'anno.

Ærø
Davvero insolita come meta turistica, Ærø è un'isola idilliaca, con piccoli villaggi, ondulate colline e un mosaico di fattorie. È il posto ideale da esplorare in bicicletta; le sue stradine di campagna sono punteggiate di case col tetto di paglia, mulini a vento, antiche tombe e dolmen. Ærøskøbing, una prosperosa città mercantile della fine del XVII secolo, si è preservata nella sua interezza. Le sue strette stradine di ciottoli corrono tra le case del XVII e XVIII secolo, molte delle quali ingentilite da graticci in legno, vetri piombati, portali decorativi e fiori di malvarosa sulla strada. In accordo col carattere della cittadina, non ci sono luoghi di grande interesse turistico. La principale attrazione è il Flaskeskibssamlingen, un museo dedicato a lavoro dell'intera vita di Peter Jacobsen, un marinaio locale soprannominato Bottle Peter che costruì 1700 navi in bottiglia, molte delle quali in bottiglie di vetro soffiato.

Ci sono traghetti giornalieri da Funen e Faaborg per Søby, all'estremità occidentale di Ærø. Un traghetto meno frequente parte da Monmark nello Jutland. Ærøskøbing, in posizione più centrale nell'isola, è invece collegata con Svendborg. Altri traghetti collegano Marstal, nella zona orientale di Ærø, con Rudkøbing, e anche con Kiel nella Germania del Nord.

Skagen
Porto di pesca per secoli, col suo luminoso paesaggio di dune e brughiere Skagen è stata scoperta dagli artisti verso la metà del XIX secolo, e in tempi più recenti dai turisti estivi della città. La penisola è fiancheggiata da delicate spiagge, una ad appena 15 minuti di cammino dal centro della città. Il Skagen Museum espone dipinti di P.S. Krøyer, di Michael e Anna Ancher e di altri artisti che affollarono Skagen tra il 1830 e il 1930 per 'dipingerne la luminosità'. Il punto più settentrionale della Danimarca è la lunga e curva distesa di sabbia di Grenen, 3 km a nord-est di Skagen. Il sentiero che porta alla spiaggia attraversa una serie di dune ricoperte di rose e, nel suo punto più elevato, passa vicino al sepolcro del poeta Holger Drachmann (1846-1908).

Den Tilsandede Kirke, 'la chiesa sepolta', è la torre di una chiesa medievale che ancora svetta nel suo biancore dalle dune sabbiose, ultimo testimone del villaggio e delle fattorie che vennero sepolte dalla sabbia verso la fine del XVIII secolo. La chiesa stessa, un tempo la più grande del paese, venne chiusa nel 1795 perché il movimento della sabbia ne aveva bloccata la porta d'ingresso. Nel 1810 venne definitivamente demolita, ma la torre venne risparmiata perché servisse da punto di riferimento per la navigazione. Skagen si trova all'estremità settentrionale dello Jutland ed è raggiungibile sia in autobus sia in treno.

 

 

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